CAF, IMU, TASI E MODELLO F24Dichiarazione IMU 2026: Quando è Obbligatoria, Scadenze e SanzioniLa dichiarazione IMU 2026 è uno degli adempimenti fiscali più sottovalutati dai proprietari di immobili: molti la confondono con il versamento dell’imposta, altri non sanno quando è effettivamente obbligatoria presentarla. Eppure omettere questa comunicazione al Comune può costare sanzioni salate, dal 100% al 200% dell’imposta non dichiarata. Se hai acquistato, venduto o modificato l’uso di un immobile nel 2025, devi verificare entro il 30 giugno 2026 se sei tenuto a presentare la dichiarazione IMU. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: i casi in cui è obbligatoria, le scadenze, il modello da usare, come ravvederti se sei in ritardo e le sanzioni previste dalla legge.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Cos’è la dichiarazione IMU e a cosa serveL’Imposta Municipale Propria (IMU), disciplinata dall’art. 1, commi 739-783 della Legge 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), è un tributo locale che si articola in due distinti adempimenti, spesso confusi tra loro:Il versamento IMU: il pagamento dell’imposta dovuta, effettuato tramite modello F24 in due rate (acconto 16 giugno, saldo 16 dicembre).La dichiarazione IMU: una comunicazione al Comune che informa di variazioni nella situazione dell’immobile non conoscibili automaticamente dagli archivi catastali o fiscali.Questi due obblighi sono indipendenti: puoi dover versare l’IMU senza presentare alcuna dichiarazione, oppure doverti presentare la dichiarazione senza che sia cambiato nulla nel calcolo dell’imposta. La finalità della dichiarazione è esclusivamente informativa: serve a comunicare al Comune fatti e variazioni che influenzano il calcolo corretto dell’IMU o il diritto a riduzioni/esenzioni, ma che l’ente locale non può conoscere autonomamente dalle banche dati a sua disposizione.Il riferimento normativo principale per la dichiarazione IMU è il D.M. 29 luglio 1998 (modello e istruzioni), aggiornato dalle disposizioni introdotte dalla L. 160/2019. Per i chiarimenti sull’obbligatorietà, il MEF ha emanato la Risoluzione n. 1/DF/2022, che ha precisato numerose casistiche di dubbio interpretativo. Approfondisci la guida dichiarazione IMU per un quadro completo degli adempimenti. Quando è obbligatoria la dichiarazione IMU 2026La dichiarazione IMU è obbligatoria quando si verificano variazioni che il Comune non può conoscere autonomamente attraverso i propri sistemi informativi (catasto, banche dati fiscali). In pratica, deve essere presentata ogni volta che il contribuente acquisisce o perde il diritto a un’esenzione, a una riduzione dell’aliquota o a un’agevolazione, e tale variazione non è rilevabile d’ufficio. Di seguito le principali casistiche per il 2026 (riferite a variazioni intervenute nel corso del 2025). 1. Comodato d’uso gratuito a parenti di primo gradoChi concede un immobile in comodato gratuito a un genitore o figlio che lo utilizza come abitazione principale ha diritto alla riduzione del 50% della base imponibile IMU, ai sensi dell’art. 1, comma 747, lett. c) della L. 160/2019. Condizioni: il comodante deve possedere un solo immobile in Italia (oltre a quello già adibito ad abitazione principale), risiedere e avere la dimora abituale nello stesso Comune dell’immobile concesso in comodato, e il contratto deve essere registrato. La dichiarazione IMU è obbligatoria per comunicare questa situazione al Comune, che altrimenti non può applicare la riduzione.2. Immobili inagibili o inabitabiliPer i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, l’IMU si calcola sulla base imponibile ridotta al 50% (art. 1, comma 747, lett. b) L. 160/2019). L’inagibilità deve essere accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia, oppure dal contribuente tramite dichiarazione sostitutiva. La dichiarazione IMU è necessaria per comunicare al Comune l’insorgenza di questa condizione. La stessa regola si applica agli immobili colpiti da calamità naturali (terremoti, alluvioni) formalmente riconosciute.3. Immobili di interesse storico-artisticoGli immobili riconosciuti di interesse storico-artistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) beneficiano della riduzione del 50% della base imponibile IMU. Se nel 2025 è intervenuto il riconoscimento ufficiale dell’interesse storico-artistico, il contribuente deve presentare la dichiarazione IMU per comunicare al Comune il diritto alla riduzione.4. Locazioni a canone concordatoGli immobili locati a canone concordato (contratti 3+2 ai sensi della L. 431/1998) beneficiano della riduzione del 25% dell’IMU dovuta. Se nel 2025 hai stipulato o rinnovato un contratto di locazione a canone concordato, devi presentare la dichiarazione IMU al Comune per accedere all’agevolazione. Attenzione: la riduzione si applica sull’imposta finale (non sulla base imponibile), quindi è più conveniente di quanto possa sembrare.5. Immobili rurali strumentaliI fabbricati rurali strumentali all’attività agricola (art. 9, comma 3-bis, D.L. 557/1993) sono esenti dall’IMU. Se nel 2025 un immobile ha acquisito o perso la qualifica di rurale strumentale (ad esempio per cambio di destinazione d’uso o variazione catastale), è necessario presentare la dichiarazione IMU per comunicare al Comune il mutamento.6. Terreni agricoli: variazioni di conduzione o proprietàI terreni agricoli godono di regimi differenziati in base alla conduzione (coltivatori diretti, IAP) e alla localizzazione geografica (montagna, collina, pianura). Se nel 2025 è cambiata la qualifica del conduttore, la proprietà del terreno o la sua destinazione, la dichiarazione IMU terreno edificabile potrebbe essere necessaria. In particolare, la dichiarazione è obbligatoria per i terreni edificabili quando varia il valore venale in commercio che costituisce la base imponibile IMU.7. Immobili ERP e IACP (edilizia residenziale pubblica)Gli immobili appartenenti a enti dell’edilizia residenziale pubblica (IACP e assimilati) godono dell’aliquota ridotta pari a quella per l’abitazione principale con le relative detrazioni. I soggetti titolari di questi immobili devono presentare la dichiarazione IMU per comunicare al Comune la natura degli immobili e le variazioni nella destinazione d’uso.8. Cooperative a proprietà indivisaLe cooperative edilizie a proprietà indivisa che destinano gli alloggi ai soci assegnatari come abitazione principale sono assimilate all’abitazione principale ai fini IMU (esenzione). La dichiarazione è necessaria per comunicare questa condizione al Comune e per segnalare eventuali variazioni nel numero di alloggi assegnati.9. Enti non commerciali: uso misto degli immobiliGli enti non commerciali che utilizzano immobili in parte per attività istituzionali esenti e in parte per attività commerciali devono calcolare l’IMU proporzionalmente alla quota commerciale. La dichiarazione IMU è obbligatoria per questi soggetti, con modalità e tempistiche specifiche.10. Variazioni della rendita catastaleSe nel 2025 è variata la rendita catastale dell’immobile (ad esempio a seguito di ristrutturazione con variazione catastale, o di accatastamento di nuove unità immobiliari), la dichiarazione IMU potrebbe essere necessaria per comunicare la variazione al Comune, specialmente se la nuova rendita non è ancora recepita automaticamente nelle banche dati comunali.Ecco una tabella riepilogativa delle principali casistiche:CasisticaRiduzione/BeneficioDichiarazione obbligatoria?Comodato gratuito a parenti 1° grado-50% base imponibileSìImmobile inagibile/inabitabile-50% base imponibileSìImmobile storico-artistico-50% base imponibileSìLocazione canone concordato-25% imposta finaleSìFabbricato rurale strumentaleEsenzione totaleSìTerreno edificabile: variazione valoreVariazione base imponibileSìIACP/ERPAliquota abitazione principaleSìCooperativa a proprietà indivisaEsenzioneSìEnte non commerciale (uso misto)Proporzionale alla quota commercialeSìVariazione rendita catastale rilevanteVariazione base imponibileSì (se non rilevabile d’ufficio)Quando NON è obbligatoria la dichiarazione IMUNon tutti i proprietari di immobili sono tenuti a presentare la dichiarazione IMU ogni anno. La regola generale è che la dichiarazione non è necessaria quando le variazioni sono già conoscibili dal Comune attraverso le proprie banche dati. In particolare, la dichiarazione IMU non è obbligatoria nei seguenti casi:Abitazione principale ordinaria: l’esenzione dall’IMU per la prima casa (cat. A/1, A/8, A/9 escluse) è automatica e non richiede alcuna dichiarazione, perché il Comune la rileva dalla residenza anagrafica del contribuente.Acquisto o vendita di immobili soggetti a tassazione ordinaria: se acquisti o vendi un immobile non esente e non agevolato, non devi presentare la dichiarazione IMU perché il Comune viene informato automaticamente tramite gli atti notarili e le banche dati catastali.Situazione immutata rispetto all’anno precedente: se non è cambiato nulla nella tua situazione patrimoniale immobiliare e hai già presentato la dichiarazione in anni precedenti (o non eri tenuto a presentarla), non devi ripresentarla ogni anno.Prima presentazione già effettuata: la dichiarazione IMU ha valore permanente. Una volta presentata per una determinata situazione (es. comodato gratuito), non deve essere ripresentata ogni anno se le condizioni restano invariate — solo in caso di modifica delle condizioni.Variazioni conoscibili dal Comune: ad esempio, la costituzione, modifica o estinzione di un diritto reale (usufrutto, uso, abitazione) risultante da atto notarile registrato e trascritto, che il Comune può rilevare autonomamente.Per i IMU 2026 pensionati, la situazione può essere più complessa: i pensionati residenti all’estero (AIRE) beneficiano di un’esenzione IMU su una sola unità abitativa in Italia, ma solo se il Comune ha aderito. In tal caso, la dichiarazione IMU potrebbe essere necessaria per comunicare la residenza estera e il diritto all’esenzione. Scadenze dichiarazione IMU 2026La scadenza per la presentazione della dichiarazione IMU è fissata dalla legge al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione. Quindi:Anno variazioneScadenza dichiarazione2025 (variazioni intervenute nel 2025)30 giugno 20262026 (variazioni che interverranno nel 2026)30 giugno 20272024 (variazioni del 2024, già scaduta)30 giugno 2025 (già trascorso)Attenzione alle festività: se il 30 giugno cade di sabato o domenica o in un giorno festivo, la scadenza è prorogata al primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026, il 30 giugno è un martedì, quindi la scadenza è confermata al 30 giugno 2026.La dichiarazione IMU va presentata al Comune competente, ovvero al Comune nel cui territorio si trovano gli immobili oggetto di dichiarazione. Se si hanno immobili in Comuni diversi, occorre presentare una dichiarazione separata per ciascun Comune.Per conoscere gli altri adempimenti fiscali in scadenza, consulta anche la nostra guida sui tributi locali 2026. Come si presenta la dichiarazione IMU 2026 Il modello ufficialeLa dichiarazione IMU si presenta utilizzando il modello ufficiale approvato con D.M. 29 luglio 1998 e successive modificazioni. Il modello è composto da un frontespizio e da una serie di quadri (A, B, C, D, E) che raccolgono le informazioni sugli immobili oggetto di dichiarazione. Il MEF aggiorna periodicamente il modello e le relative istruzioni; per il 2026 occorre verificare se siano state apportate modifiche rispetto alla versione precedente.Il modello è scaricabile gratuitamente dal sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.mef.gov.it) nella sezione dedicata alla fiscalità locale, oppure può essere richiesto direttamente all’ufficio tributi del Comune.Modalità di presentazioneLa dichiarazione IMU può essere presentata con le seguenti modalità:Consegna diretta allo sportello: presso l’ufficio tributi del Comune competente, che rilascia ricevuta di presentazione.Invio postale: tramite raccomandata con avviso di ricevimento, all’ufficio tributi del Comune. La data di spedizione fa fede per il rispetto della scadenza.Via PEC: in molti Comuni è possibile inviare la dichiarazione all’indirizzo PEC dell’ufficio tributi, allegando il modello in formato PDF. Verifica la disponibilità sul sito del tuo Comune.Portale telematico: alcuni Comuni mettono a disposizione portali online (es. il portale del federalismo fiscale) che consentono la compilazione e presentazione telematica della dichiarazione IMU.Documenti necessariPer compilare correttamente la dichiarazione IMU ti serviranno:Visura catastale dell’immobile (dati catastali: foglio, particella, subalterno, categoria, rendita)Atto di acquisto, donazione, successione o altro titolo di possessoContratto di comodato registrato (se si richiede la riduzione per comodato)Contratto di locazione a canone concordato (se si richiede la riduzione del 25%)Perizia tecnica di inagibilità o dichiarazione sostitutiva (se si richiede la riduzione per inagibilità)Documentazione del vincolo storico-artistico (se applicabile)Codice fiscale del dichiaranteSanzioni per omessa o tardiva dichiarazione IMULe sanzioni per la mancata o tardiva presentazione della dichiarazione IMU sono disciplinate dal D.Lgs. 471/1997 e, in caso di accertamento con adesione, dal D.Lgs. 218/1997. Ecco le principali:ViolazioneSanzioneMinimo assolutoOmessa dichiarazioneDal 100% al 200% dell’imposta dovuta51 euroDichiarazione infedeleDal 50% al 100% della maggiore imposta51 euroTardiva dichiarazione (oltre 90 giorni dalla scadenza)Dal 100% al 200% (come omessa)51 euroTardiva dichiarazione (entro 90 giorni dalla scadenza)1/9 del minimo (ravvedimento)VariabileLe sanzioni si applicano sull’imposta che non è stata correttamente calcolata o comunicata. Se, ad esempio, non hai presentato la dichiarazione per il comodato gratuito a tuo figlio e per questo motivo hai versato meno IMU del dovuto (paradossalmente, potrebbe essere il Comune ad aver applicato l’aliquota ordinaria invece di quella ridotta), le sanzioni vengono calcolate sulla differenza d’imposta.Ravvedimento operoso: come mettersi in regolaSe ti accorgi di aver omesso la dichiarazione IMU, puoi regolarizzare la situazione con il ravvedimento operoso, versando sanzioni ridotte rispetto a quelle applicabili in caso di accertamento d’ufficio. Le riduzioni previste dal D.Lgs. 471/1997 e dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 sono:Tempistica del ravvedimentoRiduzione sanzioneSanzione effettiva (su base 100%)Entro 30 giorni dalla scadenza1/10 del minimo10%Da 31 a 90 giorni dalla scadenza1/9 del minimo11,11%Entro 1 anno dalla violazione1/8 del minimo12,5%Entro 2 anni dalla violazione1/7 del minimo14,28%Oltre 2 anni dalla violazione1/6 del minimo16,67%Dopo presentazione PVC1/5 del minimo20%Si ricorda che il ravvedimento operoso è possibile solo finché non sia stato notificato un atto di accertamento da parte del Comune. Considera anche la possibilità della rottamazione IMU 2026 per le somme già iscritte a ruolo, che potrebbe consentire l’abbattimento di sanzioni e interessi.Casi pratici: esempi di dichiarazione IMU obbligatoria Caso 1: Comodato gratuito a figlio (riduzione 50%)Situazione: Mario, residente a Udine, possiede un appartamento (cat. A/3) nello stesso Comune. A gennaio 2025 lo ha concesso gratuitamente in comodato al figlio, che ci abita come abitazione principale. Il contratto è stato registrato. Mario ha diritto alla riduzione del 50% della base imponibile IMU.Obbligo dichiarazione: Sì. Entro il 30 giugno 2026, Mario deve presentare la dichiarazione IMU al Comune di Udine, indicando i dati del contratto di comodato e confermando il possesso dei requisiti (un solo immobile oltre la prima casa, stessa residenza nel Comune).Calcolo del risparmio: Se la rendita catastale dell’appartamento è 500 euro, la base imponibile ordinaria è 500 × 168 = 84.000 euro. Con la riduzione del 50% la base scende a 42.000 euro. Applicando l’aliquota ordinaria dell’1% (esempio), Mario pagherebbe 420 euro invece di 840 euro: un risparmio di 420 euro annui.Caso 2: Appartamento reso inagibile da alluvioneSituazione: Luisa possiede un appartamento (cat. A/2) che nel maggio 2025 è stato gravemente danneggiato da un’alluvione. L’ufficio tecnico comunale ha certificato l’inagibilità. L’immobile non è attualmente utilizzabile.Obbligo dichiarazione: Sì. Entro il 30 giugno 2026 Luisa deve presentare la dichiarazione IMU allegando la perizia tecnica comunale che certifica l’inagibilità, per ottenere la riduzione del 50% della base imponibile per il 2025.Nota: Se il Comune ha già rilevato d’ufficio l’inagibilità (es. attraverso i propri uffici tecnici che hanno verificato i danni), potrebbe non essere necessaria la dichiarazione. Verificare con l’ufficio tributi locale.Caso 3: Terreno edificabile con variazione di valoreSituazione: Giuseppe possiede un terreno classificato come edificabile. Nel 2025, il Comune ha approvato una variante urbanistica che ha modificato il valore venale del terreno da 100.000 a 150.000 euro.Obbligo dichiarazione: Sì. Giuseppe deve presentare la dichiarazione IMU terreno edificabile per comunicare la variazione del valore venale, che costituisce la base imponibile IMU. La base imponibile corrispondente salirà da 100.000 a 150.000 euro.Calcolo IMU aggiuntiva: Con aliquota 0,76% (aliquota base legale IMU), l’IMU sul valore aggiuntivo di 50.000 euro è: 50.000 × 0,0076 = 380 euro in più annui.Caso 4: Locazione a canone concordato (riduzione 25%)Situazione: Anna ha stipulato a marzo 2025 un contratto di locazione 3+2 a canone concordato per il suo appartamento (cat. A/3) a Udine. L’accordo è stato sottoscritto dalle associazioni di categoria e registrato regolarmente.Obbligo dichiarazione: Sì. Anna deve presentare la dichiarazione IMU entro il 30 giugno 2026, allegando o indicando i dati del contratto di locazione concordata, per ottenere la riduzione del 25% sull’IMU dovuta per il 2025.Risparmio concreto: Se l’IMU ordinaria dovuta è 800 euro, con la riduzione del 25% diventa 600 euro: 200 euro di risparmio annuo.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti sulla dichiarazione IMU 2026La dichiarazione IMU va presentata ogni anno?No. La dichiarazione IMU non va presentata ogni anno, ma solo quando si verifica una variazione rispetto alla situazione già comunicata (o già conoscibile dal Comune). Una volta presentata per una determinata situazione (es. comodato gratuito), vale anche per gli anni successivi senza necessità di rinnovo, a condizione che le circostanze non cambino. Se la situazione rimane invariata, non occorre ripresentare la dichiarazione. Cosa succede se presento la dichiarazione IMU in ritardo?Se presenti la dichiarazione IMU dopo la scadenza del 30 giugno 2026, sei esposto a sanzioni. Se la presenti entro 90 giorni dalla scadenza (quindi entro il 28 settembre 2026), puoi avvalerti del ravvedimento operoso con sanzione ridotta all’1/9 del minimo (circa 11% invece del 100-200%). Oltre i 90 giorni, la sanzione è pari a quella per omessa dichiarazione (100-200% dell’imposta). Presenta la dichiarazione anche se sei in ritardo: è sempre meglio regolarizzarsi autonomamente che attendere un accertamento d’ufficio. Devo presentare la dichiarazione IMU se vendo la mia seconda casa?In generale, la vendita di un immobile soggetto a tassazione ordinaria non richiede la presentazione della dichiarazione IMU, perché il trasferimento di proprietà è già comunicato al Comune attraverso l’atto notarile. Tuttavia, se l’immobile venduto godeva di un’agevolazione (es. era concesso in comodato o era inagibile), la cessazione del beneficio potrebbe richiedere la presentazione della dichiarazione IMU. Consulta l’ufficio tributi del Comune per verificare il tuo caso specifico. Il CAF può presentare la dichiarazione IMU al posto mio?Sì. Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) è abilitato ad assistere il contribuente nella compilazione e presentazione della dichiarazione IMU. I nostri esperti di Centro Fiscale possono verificare se sei tenuto a presentare la dichiarazione, compilare il modello correttamente e trasmetterlo al Comune per tuo conto. Contattaci al 0432 1638640 oppure vieni presso il nostro sportello di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Qual è la differenza tra dichiarazione IMU e versamento IMU?Il versamento IMU è il pagamento dell’imposta, effettuato tramite F24 in due rate (acconto a giugno, saldo a dicembre). La dichiarazione IMU è invece una comunicazione al Comune di variazioni non conoscibili automaticamente, che influenzano il calcolo dell’imposta. Sono due adempimenti separati e indipendenti: potresti dover fare solo il versamento (situazione ordinaria), solo la dichiarazione (es. variazione di aliquota già pagata correttamente) o entrambi. Cosa rischio se non presento la dichiarazione IMU e il Comune la scopre?Se il Comune rileva d’ufficio l’omessa dichiarazione (ad esempio attraverso controlli incrociati tra banche dati), notifica un avviso di accertamento con sanzioni dal 100% al 200% dell’imposta non dichiarata, più interessi moratori. Il minimo assoluto è 51 euro. A quel punto non puoi più avvalerti del ravvedimento operoso (disponibile solo in assenza di accertamenti) e puoi solo aderire all’accertamento con adesione (D.Lgs. 218/1997) per ottenere una riduzione delle sanzioni a 1/3. La tempestiva regolarizzazione spontanea è sempre la scelta più conveniente. Conclusione: hai bisogno di aiuto con la dichiarazione IMU?La dichiarazione IMU 2026 è un adempimento che può generare dubbi e incertezze, soprattutto quando si hanno situazioni immobiliari complesse (comodati, inagibilità, terreni edificabili, locazioni concordate). La scadenza del 30 giugno 2026 è ravvicinata: non aspettare l’ultimo momento per verificare se sei tenuto a presentarla.Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:Verificare se sei obbligato a presentare la dichiarazione IMUCompilare correttamente il modello ufficialePresentare la dichiarazione al Comune per tuo contoCalcolare l’IMU dovuta e verificare eventuali agevolazioni spettantiAssisterti in caso di accertamenti o sanzioniPuoi contattarci al 0432 1638640, scriverci su WhatsApp al 366 6018121 o inviarci una email a info@centrofiscale.com. Il nostro ufficio si trova in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.Per approfondire altri aspetti legati all’IMU, puoi consultare anche la guida sulla rottamazione quinquies tributi locali, che potrebbe interessarti se hai importi IMU arretrati da regolarizzare. Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-29 08:22:402026-05-31 17:40:53Dichiarazione IMU 2026: Quando è Obbligatoria, Scadenze e Sanzioni
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, VeterinariPartita IVA Veterinario 2026: Guida Completa ENPAV, Regime Fiscale e FatturazioneAprire la partita IVA da veterinario nel 2026 significa scegliere tra regime forfettario e regime ordinario, iscriversi all’Ordine dei Medici Veterinari (FNOVI) e versare i contributi all’ENPAV, la cassa previdenziale dedicata. La professione veterinaria ha regole fiscali peculiari: il codice ATECO 75.00.00, il coefficiente di redditività al 78%, l’IVA ordinaria al 22% sulle prestazioni (a differenza dei medici umani) e l’esclusione dal Sistema Tessera Sanitaria.Questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spiega ogni aspetto pratico: requisiti di laurea e abilitazione, iscrizione FNOVI, scelta del regime fiscale, ENPAV con riduzione neoiscritti, fatturazione B2C e B2B, detraibilità delle spese veterinarie per il cliente, autorizzazione ASL per l’ambulatorio, RC professionale obbligatoria e telemedicina veterinaria 2026. Con esempi pratici di calcolo tasse e contributi a 40K, 60K e 85K di fatturato.Indice dei contenutiChi è il veterinario libero professionistaRequisiti per aprire partita IVA da veterinarioIscrizione all’Ordine dei Veterinari (FNOVI)Codice ATECO veterinario 75.00.00Regime forfettario veterinario 2026Regime ordinario veterinarioENPAV: la cassa previdenziale dei veterinariRiduzione contributi ENPAV neoiscrittiIVA veterinario: aliquota 22%Detraibilità 19% spese veterinarie per il clienteFatturazione veterinario: B2C e B2BSistema Tessera Sanitaria: i veterinari sono esclusiTariffario veterinario FNOVIAttrezzature ambulatorio veterinarioFarmaci veterinari: registro obbligatorioRC professionale veterinarioAutorizzazione ASL ambulatorio veterinarioTelemedicina veterinaria 2026Esempi calcolo tasse veterinarioCosti apertura ambulatorio veterinarioDomande frequentiChi è il veterinario libero professionistaIl medico veterinario libero professionista è il laureato in Medicina Veterinaria abilitato all’esercizio della professione e iscritto all’Ordine provinciale dei Medici Veterinari, che esercita l’attività in proprio con partita IVA, in autonomia o all’interno di studi associati e cliniche veterinarie.A differenza del veterinario dipendente del Servizio Sanitario Nazionale (ASL, IZS, Ministero della Salute) o convenzionato pubblico, il libero professionista:Emette fatture con il proprio codice ATECO 75.00.00 (Servizi veterinari)Versa contributi previdenziali all’ENPAV (non all’INPS Gestione Separata)È responsabile civilmente e penalmente dell’atto medico veterinarioSceglie autonomamente tariffe, orari e organizzazione dello studioDeve dotarsi di RC professionale obbligatoriaGestisce in proprio autorizzazione ASL, registro carico/scarico farmaci e adempimenti fiscaliLe aree di attività più comuni sono: animali da compagnia (pet, cani, gatti, esotici), animali da reddito (bovini, suini, ovicaprini, avicoli), equini, ispettore degli alimenti di origine animale, chirurgia, diagnostica per immagini (ecografia, radiologia), comportamentalista, omeopatia/agopuntura veterinaria. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Requisiti per aprire partita IVA da veterinarioPer esercitare la professione di medico veterinario in Italia e aprire la partita IVA sono richiesti tre requisiti formativi fondamentali, regolati dal D.Lgs. 206/2007 di recepimento delle direttive europee sulle qualifiche professionali:1. Laurea Magistrale in Medicina Veterinaria (LM-42)La Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria (classe LM-42) ha durata di 5 anni e si conclude con il conseguimento del titolo di Dottore Magistrale in Medicina Veterinaria. È erogata dalle facoltà di Medicina Veterinaria delle università italiane (Bologna, Milano, Padova, Pisa, Napoli, Perugia, Torino, Bari, Camerino, Sassari, Teramo, Messina, Parma, Udine).Il piano di studi include: anatomia, fisiologia e patologia animale, farmacologia, microbiologia, igiene degli alimenti, clinica medica e chirurgica, ostetricia e ginecologia veterinaria, ispezione degli alimenti, zootecnia. Il tirocinio pratico è obbligatorio negli ultimi anni.2. Esame di Stato e abilitazioneDopo la laurea è necessario sostenere l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di Medico Veterinario, organizzato dal MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e svolto presso le sedi universitarie. L’esame prevede due prove scritte e una prova orale che certificano l’idoneità all’esercizio professionale autonomo.3. Iscrizione all’Ordine dei Medici VeterinariL’iscrizione all’Albo dell’Ordine provinciale dei Medici Veterinari è obbligatoria per esercitare la professione. Senza iscrizione all’Albo l’attività veterinaria costituisce esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.) ed è penalmente sanzionata.Attenzione: sia l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate sia l’iscrizione ENPAV richiedono come prerequisito l’iscrizione all’Ordine provinciale. La sequenza corretta è: Laurea → Esame di Stato → Iscrizione Ordine FNOVI → Apertura P.IVA → Iscrizione ENPAV. Iscrizione all’Ordine dei Veterinari (FNOVI)La FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) è l’ente che federa i 102 Ordini provinciali dei Medici Veterinari. Per esercitare bisogna iscriversi all’Ordine della provincia in cui si intende svolgere prevalentemente l’attività.Documenti per iscrizione all’OrdineDomanda di iscrizione in bollo (€ 16) sul modulo dell’Ordine provincialeCertificato di laurea in Medicina Veterinaria (autocertificazione)Certificato di abilitazione all’esercizio della professioneDocumento di identità e codice fiscale2 fototessere per il tesserino professionaleTassa annuale Ordine provinciale (variabile, generalmente 250-450 €)Quota FNOVI nazionale (circa 75-90 € l’anno)L’iscrizione comporta il rispetto del Codice Deontologico dei Medici Veterinari, l’obbligo di formazione ECM (Educazione Continua in Medicina veterinaria), la sottoposizione al potere disciplinare dell’Ordine e l’obbligo di stipulare la polizza RC professionale.ECM VeterinariaOgni veterinario iscritto all’Albo deve acquisire 150 crediti ECM nel triennio (50 crediti l’anno) tramite corsi accreditati AGENAS. La formazione include eventi residenziali, FAD (formazione a distanza), formazione sul campo e auto-apprendimento documentato.Codice ATECO veterinario 75.00.00Il codice ATECO 75.00.00 (denominato “Servizi veterinari”) è il codice univoco utilizzato in Italia per inquadrare l’attività professionale del medico veterinario libero professionista. Va indicato nel modello AA9/12 (apertura partita IVA) all’Agenzia delle Entrate.Cosa comprende l’ATECO 75.00.00Cure mediche e chirurgiche per animali da compagnia e da redditoDiagnostica veterinaria: ecografia, radiologia, analisi clinicheVaccinazioni e profilassiChirurgia veterinaria: sterilizzazioni, ortopedia, chirurgia d’urgenzaServizi di emergenza e pronto soccorso veterinarioVisite a domicilio e attività ambulatorialeConsulenze zooiatriche e perizieInseminazione artificiale e riproduzione assistita animaleCoefficiente di redditivitàPer il regime forfettario il codice ATECO 75.00.00 è classificato come “Attività professionali” (gruppo 9, ultimo della tabella) con coefficiente di redditività del 78%. Significa che il 78% del fatturato è considerato reddito imponibile, mentre il 22% rimanente rappresenta il forfait di costi riconosciuti dal fisco.Esempio: con un fatturato annuo di 50.000 € il reddito imponibile forfettario è 50.000 × 78% = 39.000 €, da cui si deducono i contributi ENPAV effettivamente versati prima di applicare l’aliquota d’imposta sostitutiva (5% o 15%). Regime forfettario veterinario 2026Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato più conveniente per i veterinari neoiscritti che prevedono un fatturato annuo non superiore a 85.000 €. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP con un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività in presenza dei requisiti di “nuova attività”.Requisiti del forfettario 2026Ricavi/compensi non superiori a 85.000 € nell’anno precedenteSpese per lavoro dipendente e collaboratori non superiori a 20.000 €Non aver percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 € nell’anno precedente (salvo cessazione del rapporto)Non partecipare a società di persone, associazioni professionali o SRL controllateNon esercitare attività prevalente verso datori di lavoro o ex datori degli ultimi 2 anniAliquota 5% startup per i veterinariPer beneficiare dell’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni occorre che:Il veterinario non abbia esercitato attività professionale, artistica o d’impresa nei 3 anni precedentiL’attività non costituisca mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta come dipendente o autonomoSe l’attività precedente è di un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi del periodo precedente non superi il limite forfettarioAttenzione neoabilitati: il tirocinio pratico durante il corso di laurea o l’attività di praticantato gratuito presso strutture veterinarie non costituiscono “attività professionale precedente” e non precludono l’aliquota 5%. Diversa la situazione per chi ha già esercitato come veterinario dipendente di una clinica e apre P.IVA per la stessa attività verso lo stesso datore: in tal caso si rischia la qualifica di “mera prosecuzione”.Vantaggi del forfettario per veterinariTassazione sostitutiva bassa (5% o 15% invece di IRPEF progressiva 23-43%)Esenzione IVA: il veterinario forfettario non addebita IVA in fattura ma non la detrae sugli acquistiEsonero dichiarazione IVA, esterometro e LIPENon si applica ritenuta d’acconto alle fatture B2BGestione contabile semplificata (registro corrispettivi minimo)Nessun ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)Limiti del forfettario per veterinariCosti non deducibili: tranne i contributi ENPAV, tutte le spese (attrezzature, affitto, farmaci) sono coperte dal forfait 22%IVA non detraibile sugli acquisti (rilevante per ecografi, ferri chirurgici, farmaci)Soglia 85.000 €: superando 100.000 € si esce immediatamente; tra 85.001 e 100.000 € si esce dall’anno successivoIl cliente impresa potrebbe preferire fornitori che addebitano IVA detraibile Regime ordinario veterinarioIl regime ordinario semplificato diventa obbligatorio sopra gli 85.000 € di fatturato e conviene quando le spese reali sono superiori al forfait 22% (es. ambulatori con costi elevati di attrezzature, farmaci, personale). In ordinario:Il reddito imponibile è fatturato meno costi effettivamente sostenuti e documentatiSi applica l’IRPEF progressiva (23-43%) più addizionali regionali e comunaliSi addebita IVA 22% in fattura e si detrae l’IVA sugli acquistiObbligo di tenuta libri IVA, registro incassi/pagamenti e dichiarazione IVA annualeSi applica la ritenuta d’acconto del 20% sulle fatture verso sostituti d’imposta (allevamenti, aziende agricole con P.IVA)Sono soggetti agli ISA (modello CG93U “Servizi veterinari”)L’IRAP (3,9% sul valore della produzione) si applica solo se è presente autonoma organizzazione (collaboratori stabili, attrezzature di rilevante valore). Il singolo veterinario con un solo collaboratore di studio generalmente non è soggetto a IRAP.ENPAV: la cassa previdenziale dei veterinariL’ENPAV (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza Veterinari) è l’ente di previdenza obbligatoria dedicato ai medici veterinari libero professionisti. È un ente di diritto privato regolato dal D.Lgs. 509/1994 e gestisce contribuzione, pensione di vecchiaia, pensione di anzianità, invalidità, reversibilità e prestazioni assistenziali.L’iscrizione all’ENPAV è obbligatoria per ogni veterinario iscritto a un Ordine provinciale che eserciti, anche occasionalmente, la libera professione (titolare di partita IVA o anche solo prestazione occasionale rilevante).Contributi ENPAV 2026I contributi ENPAV si articolano in tre voci principali:Contributo soggettivo: 16% del reddito netto professionale (con minimo annuo). Calcolato sul reddito IRPEF (o forfettario) dichiarato l’anno precedenteContributo integrativo: 2% del fatturato (volume d’affari) addebitato in fattura al cliente. Da versare anche dai forfettariContributo di maternità: importo fisso annuo (circa 80-110 €), uguale per tutti gli iscrittiContributo minimo ENPAVL’ENPAV prevede un contributo soggettivo minimo annuo (intorno a 2.500 € nel 2026, soggetto a rivalutazione ISTAT) dovuto anche se il reddito è basso o nullo, salvo le riduzioni per neoiscritti. Il minimo si paga in quattro rate trimestrali (28 febbraio, 30 aprile, 31 luglio, 31 ottobre).Se il 16% del reddito supera il minimo, la differenza si versa a conguaglio entro l’anno successivo, dopo la dichiarazione dei redditi. Esiste un massimale contributivo annuale oltre il quale il contributo soggettivo non aumenta.Contributo integrativo 2% in fatturaIl contributo integrativo del 2% va sempre addebitato in fattura al cliente, anche dai forfettari. È una rivalsa obbligatoria che si somma al compenso e che il cliente paga direttamente al veterinario, il quale poi lo riversa all’ENPAV.Esempio fattura forfettario: Visita veterinaria: 60,00 € Contributo integrativo ENPAV 2%: 1,20 € Imposta di bollo (oltre 77,47 €): 0,00 € Totale fattura: 61,20 € Riduzione contributi ENPAV neoiscrittiPer agevolare l’avvio della professione, l’ENPAV prevede una riduzione del contributo soggettivo minimo nei primi anni di iscrizione. La misura varia in base ai regolamenti ENPAV vigenti, ma tipicamente:Primi 3 anni di iscrizione: riduzione del minimo soggettivo (in genere al 50% o pagamento di una quota ridotta)La riduzione può essere ulteriormente potenziata per veterinari under 35 al momento dell’iscrizioneLa riduzione opera sul minimo: se il 16% del reddito effettivo supera comunque il minimo agevolato, si paga il 16% pienoIl contributo integrativo 2% e il contributo di maternità non sono ridottiPer accedere alla riduzione occorre presentare apposita domanda all’ENPAV con copia dell’iscrizione all’Albo provinciale. È opportuno verificare le aliquote aggiornate 2026 sul sito ufficiale ENPAV (enpav.it) o tramite il proprio commercialista, perché possono essere modificate annualmente da delibera del Consiglio di Amministrazione ENPAV.Riscatto laurea ENPAVL’ENPAV consente il riscatto degli anni di laurea (5 anni) per fini pensionistici. Il costo del riscatto è calcolato in base al reddito attuale e all’età. Le somme versate per il riscatto sono integralmente deducibili dal reddito IRPEF anche per i veterinari forfettari (limitatamente però al reddito forfettario imponibile).IVA veterinario: aliquota 22%A differenza dei medici umani (che applicano l’esenzione IVA art. 10 n. 18 DPR 633/1972 per le prestazioni sanitarie alla persona), il veterinario in regime ordinario applica l’IVA ordinaria al 22% sulle prestazioni professionali.Il motivo è normativo: l’esenzione art. 10 si applica alle “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona” e quindi si riferisce alla salute umana. Le cure agli animali, anche se erogate da medici abilitati, sono considerate servizi commerciali e scontano IVA piena.Esempio fattura veterinario regime ordinario Fattura n. 47/2026 Visita specialistica gatto: 80,00 € Ecografia addominale: 60,00 € Imponibile: 140,00 € Contributo integrativo ENPAV 2%: 2,80 € Subtotale: 142,80 € IVA 22%: 31,42 € Totale fattura: 174,22 €IVA forfettario: nessun addebitoIl veterinario in regime forfettario non addebita IVA in fattura. La fattura riporta la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014. Operazione senza applicazione dell’IVA.”Attenzione clientela B2B: chi fattura prevalentemente ad allevamenti, aziende agricole, canili, allevatori professionali, deve valutare bene la convenienza del forfettario. Tali clienti possono preferire fornitori che addebitano IVA detraibile (regime ordinario), perché in forfettario l’IVA “incorporata” rimane un costo per il cliente impresa che potrebbe ribaltarla sul prezzo richiesto. Detraibilità 19% spese veterinarie per il clienteBuona notizia per la clientela privata: le spese veterinarie sostenute per animali da compagnia e per cavalli sportivi (animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o sport, non a scopo alimentare) sono detraibili al 19% nella dichiarazione dei redditi del proprietario, ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c-bis del TUIR.Limiti di detraibilità 2026Tetto massimo: 550 € di spesa annuaFranchigia: 129,11 € (la detrazione si applica solo sulla parte eccedente questa soglia)Detrazione effettiva massima: (550 – 129,11) × 19% = 79,97 € annuiPagamento tracciabile obbligatorio (bonifico, carta, bancomat, app di pagamento, assegno)Spese ammissibiliVisite e prestazioni del medico veterinarioEsami diagnostici, ecografie, radiografieInterventi chirurgici e degenzaFarmaci veterinari (anche da banco) acquistati in farmacia o presso il veterinarioAnimali esclusi dalla detrazioneAnimali destinati all’allevamento, alla riproduzione e al consumo alimentareAnimali utilizzati per attività commerciali o agricoleAnimali utilizzati per illeciti o non legalmente detenutiPer il veterinario: per consentire al cliente la detrazione 19%, in fattura devono essere riportati nome e codice fiscale del proprietario e una descrizione idonea della prestazione. Il pagamento deve essere tracciato. Conviene incentivare i clienti a pagare con POS, bonifico o app: per loro è più agevole, e per il veterinario è più tutelante.Fatturazione veterinario: B2C e B2BLa fatturazione del veterinario è prevalentemente B2C (verso privati con animale da compagnia) ma include anche una componente B2B (allevamenti, aziende agricole, allevatori professionali, canili, pensioni per animali, scuderie ippiche, zoo, parchi, associazioni sportive equestri).Fatturazione elettronica obbligatoria 2026Dal 1° gennaio 2024 anche i veterinari forfettari devono emettere fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio (SDI), come tutti gli altri contribuenti P.IVA. La fattura elettronica si trasmette in formato XML al SDI dell’Agenzia delle Entrate, che la inoltra al destinatario tramite codice destinatario o PEC.Fattura B2C (cliente privato con pet)Indicare nome, cognome e codice fiscale del cliente proprietario dell’animaleSpecificare la natura della prestazione (visita, vaccinazione, chirurgia, esami)Indicare il nome dell’animale e la specie (utile per la storia clinica)Codice destinatario: 0000000 (sette zeri) per privati senza PECIndicare modalità di pagamento (preferibile tracciabile per detraibilità 19%)Fattura B2B (allevamento o azienda agricola)Indicare partita IVA e codice fiscale del cliente impresaCodice destinatario di 7 caratteri (canale telematico SDI) o PEC del clienteSe regime ordinario: applicare ritenuta d’acconto 20% se il cliente è sostituto d’impostaSe regime forfettario: nessuna ritenuta e dicitura art. 1 c. 54-89 L. 190/2014Possibili agevolazioni IVA per allevamenti zootecnici (regime speciale agricoltura)Imposta di bolloLe fatture in regime forfettario o senza IVA, di importo superiore a 77,47 €, scontano l’imposta di bollo virtuale di 2 €. Va addebitata in fattura al cliente o trattenuta dal compenso e versata trimestralmente all’Agenzia delle Entrate tramite il portale Fatture e Corrispettivi. Sistema Tessera Sanitaria: i veterinari sono esclusiUna particolarità importante che distingue i veterinari da medici, dentisti, psicologi, fisioterapisti, infermieri e altre professioni sanitarie umane: i veterinari NON trasmettono al Sistema Tessera Sanitaria (STS) i dati delle proprie fatture.Il Sistema TS è la piattaforma del MEF/Agenzia delle Entrate creata per la dichiarazione precompilata IRPEF: i professionisti sanitari che si occupano di salute umana inviano i dati delle prestazioni e degli importi pagati dai pazienti, e questi compaiono automaticamente nella precompilata come spese sanitarie detraibili.Le spese veterinarie, pur essendo detraibili al 19% (entro 550 € e con franchigia), seguono un canale diverso:Il proprietario dell’animale conserva la fattura veterinaria e la prova del pagamento tracciatoLe spese si inseriscono manualmente nel modello 730 al rigo E8/E10 (codice 29 “Spese veterinarie”)Non sono precompilate e quindi richiedono attenzione del CAF o commercialistaPer il veterinario: non occorre richiedere alcuna abilitazione al Sistema TS, non occorre nessuna trasmissione delle fatture al MEF. Si tratta di una semplificazione operativa, ma occorre informare i clienti che dovranno consegnare le fatture al loro CAF o commercialista per fruire della detrazione 19%.Tariffario veterinario FNOVIIl tariffario professionale dei medici veterinari è stato abolito come obbligatorio dalla L. 248/2006 (decreto Bersani) e dal D.L. 1/2012, ma la FNOVI pubblica e aggiorna periodicamente indicazioni tariffarie di riferimento, utili come parametro di mercato e per le perizie giudiziali.Tariffe orientative 2026 (esempi indicativi)Visita generica ambulatoriale: 35-60 €Visita specialistica: 60-120 €Vaccinazione (singola): 25-50 € (esclusi farmaci)Vaccinazione completa cucciolo: 80-150 €Microchip e iscrizione anagrafe: 30-60 €Sterilizzazione gatto/gatta: 100-250 €Sterilizzazione cane/cagna: 200-500 € (in base al peso)Ecografia: 50-120 €Radiografia: 40-90 €Esami del sangue (emocromo, biochimica): 40-100 €Visita a domicilio: maggiorazione 30-50 €Reperibilità notturna/festiva: maggiorazione 50-100%Le tariffe variano in base a area geografica (zone metropolitane più alte), specializzazione del veterinario, complessità del caso clinico e tipo di animale. Per gli equini e gli animali esotici esistono tariffari specifici, generalmente superiori. Attrezzature ambulatorio veterinarioL’avvio di un ambulatorio veterinario richiede investimenti significativi in attrezzature mediche e diagnostiche. Le principali categorie:Attrezzature di base ambulatorioTavolo da visita regolabile in altezza, idrolavabile (800-2.500 €)Lampada scialitica per illuminazione visite (300-1.500 €)Stetoscopio, otoscopio, oftalmoscopio (300-800 € per kit)Bilancia veterinaria (per pesare animali da 0 a 100 kg) (300-1.500 €)Frigorifero per farmaci certificato (400-2.000 €)Autoclave per sterilizzazione strumenti (1.500-5.000 €)Microscopio binoculare per analisi citologiche (800-3.500 €)Diagnostica per immaginiEcografo veterinario: 8.000-30.000 € (in base alla qualità e alle sonde)Apparecchio radiologico: 15.000-50.000 € (con autorizzazione ASL/ARPA)Sviluppatrice digitale o CR: 8.000-25.000 €Sala chirurgicaTavolo chirurgico dedicato (1.500-5.000 €)Lampada chirurgica a LED (800-3.500 €)Apparecchio anestesia gassosa con vaporizzatore (3.000-12.000 €)Monitor multiparametrico (ECG, SpO2, pressione) (1.500-6.000 €)Set ferri chirurgici base + suture (1.000-3.000 €)Elettrobisturi (800-3.500 €)Importante per il regime forfettario: in forfettario i costi delle attrezzature NON sono deducibili. Sono coperti dal forfait 22% e l’IVA pagata sull’acquisto è un costo (non detraibile). Per ambulatori che richiedono investimenti importanti (ecografo, radiologico, sala chirurgica), il regime ordinario semplificato può risultare più conveniente: si deducono ammortamenti, leasing, manutenzioni e si detrae l’IVA al 22% sull’acquisto.Farmaci veterinari: registro obbligatorioI medici veterinari che detengono e somministrano farmaci nell’ambulatorio o presso le strutture dei clienti devono tenere il registro di carico-scarico dei farmaci veterinari, ai sensi del D.Lgs. 193/2006 (codice del farmaco veterinario) e del Regolamento UE 2019/6.Registro carico-scaricoDa tenere presso lo studio in formato cartaceo o digitale (sistema VetInfo)Annotazione di tutti i farmaci acquistati (carico) con fattura del fornitoreAnnotazione di tutti i farmaci somministrati o ceduti (scarico) con dati paziente e proprietarioDa conservare per 5 anni e disponibile per controlli ASL/NASRicetta veterinaria elettronicaDal 16 aprile 2019 è obbligatoria la ricetta veterinaria elettronica (REV) per la prescrizione di tutti i farmaci veterinari (anche da banco). La REV viene generata e trasmessa al portale ministeriale VetInfo e alla farmacia tramite sistema informatico. Il veterinario deve essere registrato a VetInfo con CIE/CNS e firma digitale.Scorte di farmaciPer detenere scorte di farmaci nell’ambulatorio (es. anestetici, antibiotici, vaccini) occorre autorizzazione ASL con specifica per la tipologia di farmaci. Le scorte vanno conservate in armadio chiuso a chiave e annotate nel registro carico-scarico. RC professionale veterinarioL’assicurazione di responsabilità civile professionale è obbligatoria per tutti i veterinari iscritti all’Ordine, ai sensi della L. 148/2011 (riforma delle professioni). La polizza copre i danni causati a terzi (proprietari, animali, strutture) nell’esercizio dell’attività professionale.Cosa copre la polizza RC veterinariaErrori diagnostici e terapeutici (malpractice veterinaria)Danni materiali all’animale durante visita o interventoDanni patrimoniali al proprietario (es. perdita animale di valore)Spese legali per difesa civile e penaleEventuale copertura postuma (claims made) per richieste successive alla cessazioneCosto polizza RC veterinariaVeterinario neoiscritto animali da compagnia: 250-500 € l’annoVeterinario chirurgo con sala operatoria: 600-1.500 € l’annoVeterinario equino o grandi animali: 800-2.000 € l’annoMassimali: tipici 500.000 – 2.000.000 € per sinistroIl costo della polizza RC professionale è integralmente deducibile in regime ordinario semplificato. In regime forfettario rientra nel forfait 22% e non è deducibile separatamente.Autorizzazione ASL ambulatorio veterinarioPer aprire un ambulatorio veterinario in locali aperti al pubblico è necessaria l’autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL territorialmente competente, ai sensi della normativa regionale e dell’Accordo Stato-Regioni del 26/11/2003.Tipologie di strutture veterinarieStudio veterinario: locali per visita ambulatoriale, no chirurgia, no degenza, no diagnostica complessa. Requisiti minimi semplificatiAmbulatorio veterinario: visita, piccola chirurgia (extra-cavitaria), diagnostica di base. Requisiti più stringentiClinica veterinaria: visita, chirurgia maggiore, degenza limitata, diagnostica avanzata, presenza di personaleOspedale veterinario: chirurgia complessa, terapia intensiva, degenza prolungata, reperibilità H24, équipe medicaRequisiti strutturali ambulatorioSala d’attesa separata dagli ambienti cliniciLocale visita con tavolo, lavabo con erogatore non manuale, pavimento e pareti lavabiliLocale per piccole procedure chirurgiche (se ambulatorio)Servizi igienici per personale e clientiLocale spogliatoio per il personaleArmadio farmaceutico chiudibileSmaltimento rifiuti speciali sanitari (contratto con ditta specializzata)Documenti per autorizzazione ASLSCIA sanitaria al SUAP del ComunePlanimetria dei locali con destinazione d’usoRelazione tecnica sui requisiti igienico-sanitariAutocertificazione del Direttore Sanitario (può essere il veterinario stesso)Iscrizione all’Ordine dei Medici VeterinariSmaltimento rifiuti speciali: contratto con ditta autorizzataVeterinario convenzionato con ASLIl veterinario libero professionista convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale svolge attività di Sanità Pubblica Veterinaria su incarico ASL: profilassi obbligatorie, anagrafe canina, vigilanza sugli alimenti di origine animale. La convenzione segue regole specifiche di compatibilità con la libera professione e di compenso (Accordo Collettivo Nazionale dei veterinari convenzionati). Telemedicina veterinaria 2026La telemedicina veterinaria è stata definitivamente regolamentata dalle linee guida FNOVI ed è consentita per specifiche prestazioni. Nel 2026 è una realtà consolidata, particolarmente utile per follow-up, teleconsulto tra colleghi, controllo cronicità e second opinion.Prestazioni di telemedicina veterinaria consentiteTelevisita di follow-up: controllo post-operatorio, monitoraggio terapie croniche, valutazione esami a distanzaTeleconsulto: tra veterinari di base e specialisti per second opinionTelecooperazione: assistenza in tempo reale durante procedureTelemonitoraggio: controllo parametri (es. diabete, insufficienza renale) tramite dispositivi connessiTeletriage: valutazione iniziale dell’urgenza prima di indirizzare a visita in presenzaLimiti della telemedicina veterinariaLa prima visita deve essere in presenza (non si può diagnosticare a distanza un nuovo paziente animale)Le prestazioni manuali (palpazione, auscultazione, prelievi) non sono telemedicabiliLe prescrizioni di farmaci per nuove patologie richiedono visita in presenzaVale il principio di responsabilità professionale: il veterinario decide se la telemedicina è clinicamente appropriata o se richiedere visita in presenzaNecessità di consenso informato specifico del proprietario per prestazioni di telemedicinaAspetti fiscali della telemedicina veterinariaLe prestazioni di telemedicina veterinaria sono fatturabili come prestazioni veterinarie ordinarie con codice ATECO 75.00.00, IVA 22% in regime ordinario o esenzione in forfettario, e contributo integrativo ENPAV 2%. Per il cliente sono detraibili al 19% come le prestazioni in presenza, sempre con pagamento tracciabile.Esempi calcolo tasse veterinarioTre scenari pratici di calcolo tasse e contributi per veterinario in regime forfettario, ipotesi neoiscritto con aliquota startup 5% e contributi ENPAV ridotti per neoiscritti (ipotesi minimo soggettivo agevolato 1.250 € + integrativo 2% + maternità 90 €).Scenario 1: Fatturato 40.000 €Calcolo regime forfettario (5% startup, neoiscritto ENPAV)Fatturato annuo: 40.000 €Reddito forfettario (78%): 31.200 €Contributo ENPAV soggettivo (16% reddito = 4.992 € — supera il minimo agevolato): 4.992 €Contributo ENPAV integrativo 2% (a carico cliente, neutro per il veterinario): 800 € (incassati e riversati)Contributo maternità: 90 €Reddito imponibile: 31.200 – 4.992 – 90 = 26.118 €Imposta sostitutiva 5%: 1.305,90 €Totale tasse + contributi (a carico veterinario): circa 6.388 €Netto in tasca: 33.612 € (84% del fatturato)Scenario 2: Fatturato 60.000 €Calcolo regime forfettario (5% startup)Fatturato annuo: 60.000 €Reddito forfettario (78%): 46.800 €Contributo ENPAV soggettivo (16% reddito): 7.488 €Contributo ENPAV integrativo 2% (rivalsa cliente): 1.200 €Contributo maternità: 90 €Reddito imponibile: 46.800 – 7.488 – 90 = 39.222 €Imposta sostitutiva 5%: 1.961,10 €Totale tasse + contributi (a carico veterinario): circa 9.539 €Netto in tasca: 50.461 € (84% del fatturato)Scenario 3: Fatturato 85.000 € (limite forfettario)Calcolo regime forfettario (5% startup)Fatturato annuo: 85.000 €Reddito forfettario (78%): 66.300 €Contributo ENPAV soggettivo (16% reddito): 10.608 €Contributo ENPAV integrativo 2% (rivalsa cliente): 1.700 €Contributo maternità: 90 €Reddito imponibile: 66.300 – 10.608 – 90 = 55.602 €Imposta sostitutiva 5%: 2.780,10 €Totale tasse + contributi (a carico veterinario): circa 13.478 €Netto in tasca: 71.522 € (84% del fatturato)Dopo il 5° anno (aliquota 15%): con fatturato 85.000 € il calcolo cambia: imposta sostitutiva 15% × 55.602 = 8.340 € (invece di 2.780 €). Il carico fiscale aumenta di circa 5.500 € l’anno e il netto in tasca scende a circa 66.062 € (78% del fatturato). Costi apertura ambulatorio veterinarioL’investimento per aprire un ambulatorio veterinario nel 2026 varia significativamente in base al livello di servizi offerti. Stima realistica per nuovo studio:Configurazione minima — Studio veterinario base (15.000-25.000 €)Adeguamento locale (pavimenti, pareti lavabili, lavabi non manuali): 4.000-8.000 €Tavolo da visita, lampada, stetoscopio, otoscopio: 2.000-4.000 €Microscopio base, bilancia veterinaria: 1.500-3.500 €Frigo farmaci, autoclave: 2.000-5.000 €Software gestionale veterinario, fatturazione elettronica: 800-1.500 €/annoMobilio sala d’attesa, ufficio: 2.000-4.000 €Insegna, cartelli, sito web: 1.500-3.000 €RC professionale primo anno: 300-700 €Iscrizione Ordine + ENPAV primi versamenti: 1.500-2.500 €Configurazione media — Ambulatorio con piccola chirurgia (30.000-50.000 €)Configurazione base + sala chirurgicaApparecchio anestesia gassosa: 4.000-9.000 €Monitor multiparametrico: 1.800-4.000 €Ecografo entry level: 8.000-15.000 €Strumenti chirurgici, set ferri, suture: 1.500-3.000 €Adeguamenti sala chirurgica (autoclave dedicato, lampada): 3.000-6.000 €Smaltimento rifiuti speciali, contratti: 500-1.200 €/annoConfigurazione completa — Clinica veterinaria (60.000-120.000 €)Locali più ampi (sala chirurgica, degenza, diagnostica): canone affitto +50%Ecografo professionale + sonde: 18.000-30.000 €Apparecchio radiologico digitale: 25.000-50.000 €Personale (assistente veterinario, ASA): 18.000-25.000 € lordi/anno per FTESoftware gestionale evoluto: 1.500-3.000 €/annoMarketing e comunicazione iniziale: 3.000-8.000 €Finanziamenti agevolati: per l’apertura di nuovi ambulatori veterinari sono accessibili strumenti come Resto al Sud (regioni Sud + Centro), ON-Oltre Nuove Imprese, Smart&Start Italia (per innovazione digitale), microcredito Invitalia e bandi regionali per giovani professionisti. Anche la Nuova Sabatini può finanziare l’acquisto di attrezzature diagnostiche con contributo in conto interessi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. 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I veterinari sono esclusi dall’obbligo. Il cliente che vuole detrarre la spesa veterinaria al 19% deve conservare la fattura e inserirla manualmente nel 730 al codice 29 “Spese veterinarie”.Le prestazioni veterinarie sono esenti IVA come quelle dei medici?No. L’esenzione IVA art. 10 n. 18 DPR 633/1972 si applica alle “prestazioni sanitarie alla persona”, quindi solo alla salute umana. Le prestazioni veterinarie scontano IVA ordinaria 22% in regime ordinario. In regime forfettario non si applica IVA per la natura del regime, non per esenzione sanitaria.Quanto pago di ENPAV come neoiscritto al primo anno?Nei primi anni di iscrizione l’ENPAV applica una riduzione del minimo soggettivo (l’aliquota esatta è stabilita dai regolamenti annuali ENPAV). Si versano comunque il contributo integrativo 2% (rivalsa in fattura) e il contributo di maternità (circa 80-110 €). Verificare gli importi 2026 aggiornati su enpav.it o tramite commercialista.Posso fare il veterinario libero professionista e dipendente ASL contemporaneamente?Per il veterinario dipendente del SSN (ASL, IZS) la libera professione è regolata dall’incompatibilità del pubblico impiego: il dipendente a tempo pieno non può esercitare libera professione (salvo intramoenia se prevista) mentre il dipendente a tempo parziale al 50% o meno può esercitare attività libero-professionale in regime extramoenia, previa autorizzazione dell’amministrazione.Devo fare l’autorizzazione ASL anche se faccio solo visite a domicilio?Se l’attività è esclusivamente itinerante (visite presso il cliente o presso strutture terze) senza locali aperti al pubblico, l’autorizzazione sanitaria di struttura non è necessaria, ma servono comunque iscrizione Ordine, P.IVA, ENPAV, RC professionale e registrazione VetInfo per la ricetta elettronica. Se si detengono scorte di farmaci in auto o presso un domicilio, occorre comunque comunicazione/autorizzazione ASL specifica.I costi dell’ecografo e del radiologico sono deducibili?Solo in regime ordinario semplificato: si deducono come ammortamento (in genere 6-7 anni per attrezzature mediche) o tramite leasing. Si detrae anche l’IVA al 22% sull’acquisto. In regime forfettario tutti i costi (tranne i contributi ENPAV) sono coperti dal forfait 22% e non sono deducibili separatamente.La mia polizza RC professionale è deducibile?In regime ordinario sì, integralmente. In regime forfettario rientra nel forfait 22% e non si deduce separatamente. La RC è comunque obbligatoria per legge, indipendentemente dal regime fiscale.Quanto detrae il mio cliente per le spese veterinarie del cane?Il proprietario di un animale da compagnia detrae il 19% delle spese veterinarie per la parte eccedente i 129,11 € e fino a un tetto di 550 € l’anno. Detrazione massima effettiva: (550 – 129,11) × 19% = 79,97 € l’anno. Indispensabile pagamento tracciabile (POS, bonifico, app, assegno).Posso fare telemedicina veterinaria anche per la prima visita?No. Le linee guida FNOVI prescrivono che la prima visita a un nuovo paziente animale debba essere svolta in presenza. La telemedicina è ammessa per follow-up, controllo cronicità, teleconsulto, second opinion e teletriage di urgenza. La diagnosi a distanza di un nuovo paziente non è clinicamente né deontologicamente accettabile.Apri la partita IVA da veterinario con il CAF Centro Fiscale di UdineAprire la partita IVA da medico veterinario richiede attenzione a numerosi aspetti specifici: scelta del regime fiscale ottimale (forfettario 5% startup vs ordinario), iscrizione Ordine FNOVI, gestione contributi ENPAV con riduzioni neoiscritti, autorizzazione ASL ambulatorio, registro carico-scarico farmaci, RC professionale, fatturazione elettronica B2C/B2B, IVA 22% e detraibilità 19% per i clienti.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i veterinari e tutti i professionisti sanitari del Friuli Venezia Giulia in:Apertura partita IVA con codice ATECO 75.00.00 e scelta regime fiscalePratica iscrizione ENPAV e gestione contributi annualiFatturazione elettronica B2C/B2B e gestione SDIDichiarazione redditi e calcolo imposta sostitutivaConsulenza fiscale per passaggio al regime ordinario quando convenienteAdempimenti antiriciclaggio e tracciabilità incassiPrenota una consulenza al CAF Centro Fiscale di UdineApriamo la tua partita IVA da veterinario e gestiamo tutti gli adempimenti, dalla pratica ENPAV alla fatturazione elettronica.Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineTelefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Email: info@centrofiscale.com★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-29 08:00:002026-09-27 00:04:33Partita IVA Veterinario 2026: Guida Completa ENPAV, Regime Fiscale e Fatturazione
MATERNITA', PATRONATOBonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la DomandaBonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la DomandaIl bonus donne 2026 rappresenta una delle misure piu’ significative introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) per sostenere l’occupazione femminile in Italia. Si tratta di un esonero contributivo al 100% sui contributi previdenziali a carico delle lavoratrici dipendenti che soddisfano specifici requisiti legati alla maternita’. In questa guida completa analizziamo tutto quello che c’e’ da sapere: chi ne ha diritto, quanto vale il beneficio, come funziona il calcolo e come presentare la domanda.📬Resta aggiornato sulle novita’ fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Cos’e’ il Bonus Donne 2026 e Chi lo IntroduceIl bonus donne 2026 e’ un esonero contributivo strutturale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207 del 30 dicembre 2024), che proroga e amplia le misure gia’ sperimentate nel biennio 2024-2025. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche per la parita’ di genere e il sostegno alla natalita’, con l’obiettivo di ridurre il divario occupazionale tra uomini e donne e contrastare il fenomeno delle dimissioni post-maternita’.Concretamente, il beneficio consiste nell’azzeramento dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice (la quota a carico del dipendente, pari generalmente al 9,19% della retribuzione lorda), con un massimale annuo che garantisce un risparmio netto significativo in busta paga. L’esonero non interessa la quota contributiva a carico del datore di lavoro, che rimane invariata.La misura si affianca ad altri strumenti di supporto all’occupazione femminile, come il bonus assunzioni per donne 2026, che riguarda invece gli incentivi per i datori di lavoro che assumono lavoratrici in condizioni svantaggiate. Requisiti per Accedere al Bonus Donne 2026Per beneficiare dell’esonero contributivo nel 2026, la lavoratrice deve soddisfare tutti i seguenti requisiti contemporaneamente:Essere lavoratrice dipendente del settore privato (con alcune specificita’ per il settore pubblico – vedi oltre)Avere almeno due figli (requisito base), con benefici potenziati per chi ne ha tre o piu’Il figlio piu’ piccolo deve avere meno di 10 anni (per le madri con 2 figli) oppure meno di 18 anni (per le madri con 3 o piu’ figli)Non essere in stato di disoccupazione ne’ in cassa integrazione al momento dell’applicazione del beneficioAttenzione: Il requisito anagrafico del figlio e’ determinante. Una madre con due figli di cui il piu’ piccolo ha gia’ compiuto 10 anni non potra’ accedere al beneficio standard, ma potrebbe comunque beneficiare di altre misure agevolative legate all’Assegno Unico o alla pensione anticipata per le donne 2026. Madri con 2 Figli: Requisiti SpecificiPer le lavoratrici con due figli, l’esonero contributivo si applica alle seguenti condizioni:Avere almeno 2 figli a carico (biologici, adottivi o affidatari)Il figlio piu’ piccolo deve avere un’eta’ compresa tra 0 e 9 anni (fino al compimento del 10° anno)Rapporto di lavoro dipendente attivo nel settore privatoContribuzione previdenziale regolare da parte del datore di lavoroMadri con 3 o piu’ Figli: Requisiti PotenziatiLe lavoratrici con tre o piu’ figli godono di una finestra temporale piu’ ampia:Avere 3 o piu’ figli a caricoIl figlio piu’ piccolo deve avere un’eta’ inferiore a 18 anniRapporto di lavoro dipendente attivoPer il 2026, nessuna limitazione al reddito dichiarato (il beneficio non e’ means-tested)Importi e Calcolo del BeneficioL’esonero contributivo del bonus donne 2026 corrisponde al 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, entro specifici massimali mensili. Il beneficio si traduce direttamente in un aumento della retribuzione netta in busta paga. Massimali Mensili 2026SituazioneMassimale Mensile EsoneroMassimale Annuo StimatoMadri con 2 figli (figlio minore under 10)Fino a 250 euro/meseFino a 3.000 euro/annoMadri con 3+ figli (figlio minore under 18)Fino a 250 euro/meseFino a 3.000 euro/annoNota: I massimali esatti sono soggetti a conferma circolari INPS 2026. I valori indicati sono coerenti con la normativa L. 207/2024. Verificare sempre il messaggio INPS piu’ recente per l’importo aggiornato.Esempio Pratico di CalcoloVediamo un esempio concreto per capire quanto vale il bonus donne 2026 in busta paga:Scenario: Lavoratrice dipendente con 2 figli (il piu’ piccolo ha 6 anni), retribuzione lorda mensile di 2.000 euro.Contributi a carico lavoratrice (9,19% circa): 2.000 x 9,19% = 183,80 euro/meseEsonero applicato (100%): 183,80 euro/meseRisparmio netto annuo: 183,80 x 12 = 2.205,60 euroAumento mensile netto in busta: circa +183 euro (al lordo delle imposte sull’IRPEF, poiche’ il risparmio contributivo incrementa la base imponibile)Scenario 2: Lavoratrice con 3 figli (il piu’ piccolo ha 14 anni), retribuzione lorda mensile di 3.000 euro.Contributi a carico lavoratrice calcolati: 3.000 x 9,19% = 275,70 euro/meseEsonero applicato (fino al massimale): 250 euro/mese (cap applicato)Risparmio netto annuo massimo: 250 x 12 = 3.000 euroNota fiscale importante: L’esonero contributivo a carico della lavoratrice non riduce la retribuzione imponibile IRPEF, ma determina una riduzione delle trattenute previdenziali. Di conseguenza, la retribuzione netta aumenta di un importo inferiore all’esonero lordo, a causa della maggiore base IRPEF.Settori e Tipologie di Lavoro Incluse ed Escluse Chi e’ InclusoLavoratrici dipendenti del settore privato (industria, commercio, artigianato, servizi)Lavoratrici domestiche (colf, badanti) regolarmente assunteLavoratrici dello spettacolo iscritte al FPLSApprendiste con contratto di apprendistato professionalizzanteLavoratrici con contratto a tempo determinato (purche’ nel periodo di validita’ del contratto)Lavoratrici con contratto part-time (l’esonero si calcola sui contributi effettivi, proporzionati all’orario)Chi e’ EsclusoLavoratrici autonome (partite IVA, libere professioniste) – per loro esistono misure diverse come la riduzione INPS forfettariLavoratrici del settore pubblico (alcune eccezioni per enti pubblici economici)Lavoratrici in stato di disoccupazione al momento dell’applicazioneLavoratrici in cassa integrazione ordinaria o straordinaria durante il periodo copertoLavoratrici con un solo figlioDurata e Decorrenza del BeneficioLa decorrenza del bonus donne 2026 e’ fissata al 1° gennaio 2026, con applicazione automatica da parte del datore di lavoro attraverso il sistema di denuncia contributiva mensile (UNIEMENS). Non e’ richiesta una domanda preventiva da parte della lavoratrice: e’ il datore di lavoro che applica l’esonero in fase di elaborazione delle buste paga, previa verifica dei requisiti dichiarati dalla dipendente.La durata del beneficio e’ legata al mantenimento dei requisiti:Per le madri con 2 figli: fino al compimento del 10° anno del figlio piu’ piccoloPer le madri con 3+ figli: fino al compimento del 18° anno del figlio piu’ piccoloIl beneficio decade automaticamente quando il figlio di riferimento supera l’eta’ limiteL’esonero e’ confermato per l’intero anno 2026; per gli anni successivi e’ necessaria conferma in Legge di Bilancio Come Funziona: Ruolo del Datore di LavoroIl meccanismo operativo del bonus donne 2026 prevede che sia il datore di lavoro il soggetto attivo nella gestione dell’esonero. Il processo si articola come segue:Dichiarazione della lavoratrice: La dipendente comunica al datore di lavoro (tipicamente all’ufficio HR o paghe) di possedere i requisiti (numero e eta’ dei figli), fornendo documentazione (certificati di nascita, dichiarazioni sostitutive)Verifica documentale: Il datore di lavoro verifica i requisiti e acquisisce la documentazione di supportoApplicazione in UNIEMENS: Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro/CAF) inserisce l’esonero nel flusso UNIEMENS mensile tramite il codice specifico comunicato dall’INPSRecupero del beneficio: Il beneficio viene recuperato come credito contributivo dall’azienda, che lo compensa con i versamenti INPS successiviControllo INPS: L’INPS effettua controlli a campione sulla correttezza dei dati dichiaratiCosa fare se il datore di lavoro non applica l’esonero? Se la lavoratrice ritiene di avere i requisiti ma il beneficio non compare in busta paga, puo’ rivolgersi all’ufficio HR, al consulente del lavoro aziendale o direttamente a un CAF o patronato per verificare la situazione e assistere nella gestione del caso.La Domanda INPS: Quando e’ NecessariaCome anticipato, il bonus donne 2026 per le lavoratrici dipendenti non richiede una domanda INPS diretta da parte della lavoratrice. L’esonero e’ applicato in modo automatico dal datore di lavoro attraverso la denuncia contributiva mensile. Tuttavia, esistono alcune situazioni in cui potrebbe essere necessario un intervento diretto:Conguagli per periodi pregressi: Se il datore di lavoro non ha applicato l’esonero sin dal 1° gennaio 2026, la lavoratrice puo’ richiedere il recupero degli arretrati attraverso il datore di lavoro stesso o con assistenza di un patronatoLavoratrici domestiche: Per colf e badanti, la procedura potrebbe richiedere comunicazioni specifiche all’INPS tramite il portale dedicato ai lavoratori domesticiVerifica della corretta applicazione: Attraverso il portale INPS (myINPS) o il CAF di riferimento, e’ possibile verificare che l’esonero sia stato correttamente applicato nella propria posizione contributiva Come Verificare Online la Propria PosizioneAccedere al portale www.inps.it con SPID, CIE o CNSCliccare su "Fascicolo Previdenziale del Cittadino"Verificare l’estratto conto contributivo per il periodo di interesseControllare che le settimane contributive siano correttamente accreditate nonostante l’esoneroL’esonero non riduce il montante contributivo previdenziale della lavoratrice: i periodi coperti dall’esonero vengono accreditati comunque ai fini pensionistici, in quanto lo Stato si sostituisce alla lavoratrice nel versamento della quota esonerata.Differenze con il Bonus Donne degli Anni PrecedentiCaratteristicaBonus Donne 2024Bonus Donne 2025Bonus Donne 2026TipologiaEsonero contributivo sperimentaleEsonero contributivo sperimentaleEsonero contributivo strutturaleLavoratrici con 2 figli (min. piccolo under 10)Si’ (100%)Si’ (100%)Si’ (100%)Lavoratrici con 3+ figli (min. piccolo under 18)Si’ (100%)Si’ (100%)Si’ (100%)Massimale mensileVariabile per fasciaVariabile per fasciaFino a 250 euro/meseNatura giuridicaTemporanea (1 anno)Temporanea (1 anno)Prorogata L. 207/2024Norma di riferimentoL. 213/2023Proroga Legge BilancioL. 207/2024Altri Bonus e Agevolazioni per le Donne nel 2026Il bonus donne 2026 non e’ l’unica misura di sostegno disponibile per le lavoratrici. Ecco un quadro delle principali agevolazioni collegate: Assegno Unico UniversaleL’Assegno Unico Universale e’ una prestazione mensile INPS per le famiglie con figli a carico fino a 21 anni. Per il 2026, l’importo base e’ di 199,40 euro al mese per figlio (con ISEE fino a 17.090 euro) fino a un minimo di 57 euro mensili per figlio senza ISEE o con ISEE oltre 45.574 euro. E’ cumulabile con il bonus donne e non richiede rinunce ad altri benefici. Consulta il calendario pagamenti INPS per conoscere le date di accredito.Pensione Anticipata Opzione DonnaLe lavoratrici con carriere lunghe possono accedere alla pensione anticipata tramite Opzione Donna, che consente il pensionamento prima dei requisiti ordinari a fronte del ricalcolo contributivo dell’assegno. Nel 2026, i requisiti specifici prevedono un’eta’ anagrafica e contributiva determinata. Leggi la guida completa sulla pensione anticipata per le donne 2026.Bonus Assunzioni Donne (per i Datori di Lavoro)I datori di lavoro che assumono donne disoccupate da almeno 6 mesi, over 50 in condizioni di svantaggio o residenti in aree ZES possono beneficiare di esoneri contributivi fino al 100% per un massimo di 12/18 mesi. Questa misura si affianca al bonus donne contributivo e riguarda la prospettiva del datore di lavoro. Approfondisci il bonus assunzioni 2026.Maggiorazione Assegno Unico per Madri LavoratriciLe famiglie in cui entrambi i genitori lavorano possono beneficiare di una maggiorazione di 35,68 euro mensili per figlio sull’Assegno Unico, applicata automaticamente dall’INPS sulla base dei dati dichiarativi. Per le madri under 21 e’ prevista una maggiorazione aggiuntiva di 23,68 euro mensili per figlio.Bonus Giorgetti per Lavoratori e LavoratriciIl Bonus Giorgetti 2026 prevede un incentivo del 9,19% in busta paga per chi decide di continuare a lavorare dopo il raggiungimento dei requisiti pensionistici. Si rivolge sia agli uomini che alle donne che scelgono di posticipare il pensionamento.Compatibilita’ con Altri Strumenti di WelfareIl bonus donne 2026 e’ compatibile con la maggior parte degli altri strumenti di welfare e previdenza. Ecco una sintesi:MisuraCompatibile con Bonus Donne 2026?NoteAssegno Unico UniversaleSi’ – cumulabileNessuna interazioneMaternita’ obbligatoriaSi’ – cumulabileL’esonero si applica anche sui periodi di indennita’Congedo parentaleSi’ – cumulabileVerifica importi ridotti dell’indennita’NASpI (disoccupazione)No – incompatibileL’esonero cessa durante la percezione NASpICassa integrazioneParzialmenteNon si applica sulle ore di CIGDetrazione lavoro dipendenteSi’ – cumulabileRegimi fiscali indipendentiOpzione Donna (pensione)No – alternativoAl pensionamento decade il rapporto di lavoroImpatto sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e sulla PensioneUna domanda frequente riguarda l’impatto del bonus donne sulla posizione previdenziale complessiva della lavoratrice. La risposta e’ rassicurante:Pensione: I periodi coperti dall’esonero sono pienamente accreditati ai fini pensionistici. Lo Stato integra la quota esonerata, quindi non vi e’ alcuna riduzione del montante contributivo accumulatoTFR: Il calcolo del TFR non e’ influenzato dall’esonero contributivo, poiche’ il TFR si calcola sulla retribuzione lorda annuale, non sui contributiRatei previdenziali: Le settimane utili per la pensione vengono conteggiate normalmenteNASPI futura: L’esonero non pregiudica i diritti alla NASpI in caso di futura disoccupazione, poiche’ la contribuzione virtuale viene comunque accreditata Normativa di Riferimento: Le Fonti UfficialiPer chi vuole approfondire la base giuridica del bonus donne 2026, ecco i principali riferimenti normativi:Legge n. 207 del 30 dicembre 2024 (Legge di Bilancio 2025): articoli che prorogano e rafforzano l’esonero contributivo per le lavoratrici madriLegge n. 213 del 30 dicembre 2023 (Legge di Bilancio 2024): prima introduzione strutturata dell’esonero contributivo per madri con 2 o piu’ figliCircolari INPS operative per l’applicazione dell’esonero tramite flusso UNIEMENS (consultare il portale INPS per il numero aggiornato)Messaggio INPS di aggiornamento per l’anno 2026 (verificare sul portale INPS per la circolare specifica 2026)D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico maternita’ e paternita’): quadro normativo di riferimento per le tutele alle lavoratrici madriPer consultare le circolari ufficiali, visitare il portale INPS (www.inps.it) nella sezione "Circolari e messaggi" oppure rivolgersi al CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata.Domande Frequenti (FAQ)📬Resta aggiornato sulle novita’ fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi. Il bonus donne 2026 vale anche per le lavoratrici part-time?Si’. Le lavoratrici con contratto part-time accedono al bonus donne 2026 in misura proporzionale all’orario di lavoro svolto. I contributi esonerati saranno calcolati sulla base della retribuzione effettiva, che per il part-time e’ inferiore a quella full-time. Il massimale mensile si applica sempre come tetto massimo.I figli adottivi o in affidamento contano per il bonus?Si’. I figli adottivi e quelli in affidamento preadottivo o affidamento tout court sono equiparati ai figli biologici ai fini del bonus donne 2026. L’eta’ di riferimento (under 10 o under 18) si calcola dalla data di nascita del figlio, non dalla data di adozione o affidamento.Cosa succede se nasco un terzo figlio durante il 2026?Se una lavoratrice con 2 figli (e beneficiaria del bonus base) da’ alla luce o adotta un terzo figlio nel corso del 2026, acquisisce il diritto al bonus nella versione potenziata (figlio piu’ piccolo under 18) a partire dalla data della nascita/adozione. Il datore di lavoro aggiornera’ il trattamento dalla competenza mensile successiva alla comunicazione della lavoratrice.Il bonus si applica anche durante la maternita’ obbligatoria?Si’. Durante il periodo di maternita’ obbligatoria (congedo di maternita’), la lavoratrice percepisce l’indennita’ di maternita’ dall’INPS. L’esonero contributivo si applica anche su questo periodo, poiche’ i contributi vengono versati figurativamente sull’indennita’ percepita. Il datore di lavoro gestisce il conguaglio in fase di UNIEMENS.Come faccio sapere se il mio datore di lavoro ha applicato il bonus?Puoi verificarlo direttamente sulla tua busta paga: la voce relativa ai contributi a carico del dipendente (tipicamente la trattenuta INPS) dovrebbe risultare azzerata o ridotta. In alternativa, accedi al portale myINPS con SPID e controlla l’estratto conto contributivo. Se hai dubbi, rivolgiti a un CAF o patronato per un controllo professionale.Il bonus e’ cumulabile con il bonus nascita o il bonus asilo nido?Si’. Il bonus donne 2026 (esonero contributivo) e’ pienamente cumulabile con il bonus nascita (una tantum alla nascita/adozione), il bonus asilo nido INPS (rimborso rette fino a 3.000 euro annui) e con tutte le altre prestazioni a supporto della famiglia, incluso l’Assegno Unico Universale. Non vi sono clausole di incompatibilita’ tra questi strumenti.Cosa Fare se Non si Riceve il BonusSe sei convinta di avere i requisiti ma il bonus non compare nella tua busta paga, segui questi passi:Controlla la busta paga nel dettaglio delle trattenute contributiveParla con l’ufficio HR o il responsabile paghe: potrebbe essere che non abbiano ricevuto la tua comunicazione o non siano a conoscenza della misuraFornisci la documentazione richiesta (certificati di nascita dei figli, eventuale documentazione di adozione/affidamento)Se il problema persiste, rivolgiti a un patronato o CAF per assistenza. Il CAF Centro Fiscale offre consulenza su queste tematiche e puo’ aiutarti a recuperare gli arretratiPresenta un’istanza INPS tramite il portale o tramite patronato se il datore di lavoro non adempie ai propri obblighiArretrati 2026: Se il bonus non e’ stato applicato da gennaio 2026, il datore di lavoro e’ tenuto a recuperare le quote non erogate nei mesi successivi, con il conguaglio in busta paga. Non si perde nulla: il recupero degli arretrati e’ garantito dalla normativa.Per qualsiasi dubbio o necessita’ di assistenza, il team del CAF Centro Fiscale di Udine e’ a disposizione. Puoi contattarci telefonicamente al 0432 1638640 o tramite WhatsApp al 366 6018121. Il nostro sportello e’ in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-29 00:58:502026-05-28 20:21:50Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda
ANF - ASSEGNI NUCLEO FAMILIARI, MATERNITA', PATRONATOAssegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida CompletaL’Assegno Nucleo Familiare (ANF) è una prestazione economica erogata dall’INPS a favore dei lavoratori dipendenti con nuclei familiari a reddito basso o medio-basso. Per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, le tabelle degli importi sono state aggiornate dall’INPS tenendo conto della composizione del nucleo familiare e del reddito complessivo. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi ha diritto all’ANF, come si calcola l’importo, come fare domanda e come si coordina con l’Assegno Unico Universale.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Che cos’è l’Assegno Nucleo Familiare (ANF) INPS L’Assegno Nucleo Familiare, spesso abbreviato in ANF, è un sussidio mensile che l’INPS riconosce ai lavoratori dipendenti del settore privato (e ad alcune categorie assimilate) il cui nucleo familiare non supera determinati limiti di reddito.In parole semplici: se lavori come dipendente e hai figli, un coniuge o altri familiari a carico, puoi ricevere ogni mese una somma di denaro aggiuntiva che varia in base a quante persone compongono il tuo nucleo familiare e a quanto reddito guadagna complessivamente la famiglia.L’ANF è disciplinato dal Testo Unico delle norme sugli assegni familiari (D.P.R. 797/1955) e dal D.L. 69/1988 convertito con L. 153/1988. Le tabelle degli importi vengono aggiornate ogni anno dall’INPS con apposita circolare per il periodo luglio-giugno.Attenzione: l’ANF è una prestazione diversa dall’Assegno Unico Universale (AUU). Vedremo più avanti le differenze chiave.Chi ha diritto all’ANF nel 2026: i requisiti Per avere diritto all’ANF nel 2026 devi soddisfare contemporaneamente questi requisiti:Essere lavoratore dipendente del settore privato (industria, commercio, artigianato, servizi). I dipendenti pubblici hanno un sistema separato (Assegno per il Nucleo Familiare gestito direttamente dall’amministrazione).Avere un nucleo familiare con almeno un componente oltre al richiedente: coniuge, figli, genitori o fratelli/sorelle a carico.Reddito familiare entro i limiti stabiliti dalle tabelle INPS aggiornate annualmente (luglio 2026 – giugno 2027).Il reddito da lavoro dipendente deve essere almeno il 70% del reddito complessivo del nucleo. Se hai anche redditi da lavoro autonomo o d’impresa che superano il 30% del totale, potresti perdere il diritto all’ANF.Hanno diritto all’ANF anche:Lavoratori in CIG (Cassa Integrazione Guadagni), sia ordinaria che straordinariaTitolari di NASpI (indennità di disoccupazione)Pensionati da lavoro dipendente (ma con tabelle e importi diversi rispetto agli attivi)Lavoratori domestici (colf e badanti) con contratto regolareSoci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinatoChi NON ha diritto all’ANF:Lavoratori autonomi e liberi professionisti (partite IVA)Dipendenti pubblici (che hanno l’ANF gestito dall’ente datore di lavoro)Chi ha un nucleo familiare composto solo dal richiedente (single senza familiari a carico)Tabelle importi ANF 2026/2027: quanto spetta Le tabelle degli importi ANF vengono aggiornate ogni anno dall’INPS con apposita circolare per il periodo luglio – giugno dell’anno successivo. Gli importi variano in base a:Numero di componenti del nucleo familiareFascia di reddito annuo familiarePresenza di figli minori o disabiliTipologia di nucleo (con entrambi i genitori, monoparentale, ecc.)Di seguito le tabelle indicative ANF per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, riferite ai nuclei familiari più comuni. Gli importi vengono erogati mensilmente in busta paga dal datore di lavoro (che poi li recupera in compensazione con i contributi INPS) oppure direttamente dall’INPS per alcune categorie.Nucleo familiareReddito annuo (euro)Importo mensile ANF2 componenti (coniuge senza figli)fino a 15.598~35 euro3 componenti (2 genitori + 1 figlio)fino a 20.285~137 euro4 componenti (2 genitori + 2 figli)fino a 24.816~209 euro5 componenti (2 genitori + 3 figli)fino a 30.278~277 euro6 componenti o piùfino a 36.206~340 euroNucleo monoparentale (1 genitore + 1 figlio)fino a 20.285~170 euroNota: gli importi indicati sono riferiti alle fasce di reddito più basse. All’aumentare del reddito familiare, l’importo si riduce progressivamente fino ad azzerarsi al superamento del tetto massimo previsto. Consulta sempre la circolare INPS aggiornata (tipicamente emessa a giugno/luglio) o contatta il CAF per il calcolo preciso in base alla tua situazione.Come si calcola il reddito per l’ANF: il reddito familiare da dichiarare Per il calcolo dell’ANF, il reddito familiare da prendere in considerazione è quello dell’anno solare precedente. Ad esempio, per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, si considera il reddito del 2025.Nel reddito familiare si includono:Redditi da lavoro dipendente di tutti i componenti del nucleoRedditi da pensioneRedditi da lavoro autonomo (se presenti, attenzione alla soglia del 30%)Redditi di fabbricati (ma NON la rendita catastale dell’abitazione principale)Redditi di capitaleNon si include nel reddito ANF:Il TFR percepitoLe indennità una tantumL’Assegno Unico Universale ricevutoI trattamenti assistenziali (assegno di invalidità, pensione di reversibilità per i minorenni)Esempio pratico: Immagina che Marco lavori come impiegato e guadagni 24.000 euro lordi all’anno. Sua moglie Giulia è casalinga. Hanno due figli minori. Il nucleo familiare è composto da 4 persone e il reddito complessivo è 24.000 euro. Secondo le tabelle ANF 2026/2027, Marco ha diritto a un assegno mensile che può arrivare a circa 209 euro, direttamente nella busta paga ogni mese.Come fare domanda ANF 2026: la procedura passo per passo La domanda di ANF si presenta in modo diverso a seconda della categoria di appartenenza:Per i lavoratori dipendenti del settore privatoIl lavoratore presenta la domanda al datore di lavoro tramite il modulo INPS SR16 (Richiesta di Assegno per il Nucleo Familiare). Il datore di lavoro, dopo aver ricevuto il modulo debitamente compilato e firmato, provvede a erogare l’ANF direttamente nella busta paga mensile, recuperando poi le somme pagate in compensazione con i contributi INPS dovuti.Documenti necessari per il modulo SR16:Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiareImporto del reddito familiare complessivo dell’anno precedente (ricavabile dalla dichiarazione dei redditi o dal CU)Dichiarazione di responsabilità sulla composizione del nucleoEventuale documentazione per figli disabili (verbale di invalidità)Per i lavoratori in NASpI, CIG o percettori di trattamenti INPSIn questo caso la domanda si presenta direttamente all’INPS tramite portale web (accesso con SPID, CIE o CNS) oppure tramite un patronato o CAF abilitato. L’INPS eroga l’ANF insieme alla prestazione principale (NASpI, CIG, ecc.).Per i pensionati da lavoro dipendenteI pensionati che percepiscono una pensione da lavoro dipendente e hanno familiari a carico possono richiedere l’ANF (denominato per loro Assegno al Nucleo Familiare con i trattamenti pensionistici) direttamente all’INPS tramite portale o patronato. L’importo è inserito direttamente nel cedolino pensione.Rinnovo annuale obbligatorioL’ANF va rinnovato ogni anno. In genere il rinnovo va presentato entro il 30 giugno di ogni anno (o all’inizio di luglio), dichiarando il reddito dell’anno precedente. Se non rinnovi la domanda, il datore di lavoro è obbligato a sospendere l’erogazione dell’assegno.Maggiorazioni ANF: nuclei monoparentali e figli disabiliLa legge prevede maggiorazioni degli importi ANF in presenza di situazioni particolari che rendono il nucleo più vulnerabile. Le principali sono:Nuclei monoparentaliI nuclei familiari composti da un solo genitore con figli a carico (famiglie monoparentali) ricevono una maggiorazione sull’importo base dell’ANF. Questo perché la mancanza di un secondo reddito rende più difficile mantenere i figli. La maggiorazione può arrivare al 30% in più rispetto all’importo standard per la stessa fascia di reddito.Figli con disabilitàIn presenza di figli con invalidità riconosciuta al 100% oppure in situazione di grave disabilità (art. 3 co. 3 L. 104/92), l’ANF viene aumentato e vengono applicate tabelle speciali con importi più elevati e tetti di reddito più alti rispetto ai nuclei senza disabili. Anche i figli maggiorenni gravemente disabili continuano a essere considerati nel nucleo ai fini ANF, a condizione che siano fiscalmente a carico e conviventi.Nuclei con tre o più figli minoriLe famiglie numerose (tre o più figli minori) beneficiano di tabelle ANF specifiche con importi superiori rispetto ai nuclei con uno o due figli. Anche in questo caso la logica è quella di sostenere economicamente le famiglie con più carichi.ANF e Assegno Unico Universale: le differenze chiave Una delle domande più frequenti è: “Ma l’ANF non è stato sostituito dall’Assegno Unico?”. La risposta è parzialmente sì, ma con importanti distinzioni che è fondamentale conoscere.CaratteristicaANF (Assegno Nucleo Familiare)Assegno Unico UniversaleChi può richiederloSolo lavoratori dipendentiTutti (dipendenti, autonomi, disoccupati)Familiari copertiConiuge, figli, genitori, fratelliSolo figli (fino a 21 anni)CumulabilitàSì, ma limitata (solo per componenti non coperti dall’AUU)Sì, cumulabile con ANF per i componenti residuiBase calcolo redditoReddito familiare anno precedenteISEEErogazioneBusta paga o INPSAccredito bancario diretto INPSRinnovoAnnuale (luglio-giugno)Annuale (marzo-febbraio) con ISEE aggiornatoCosa è cambiato con l’introduzione dell’Assegno Unico (marzo 2022): l’ANF per i figli minori è stato assorbito dall’Assegno Unico. Questo significa che oggi l’ANF non viene più corrisposto per i figli minori (coperti dall’AUU), ma può ancora essere corrisposto per gli altri familiari del nucleo: coniuge, genitori, fratelli/sorelle a carico, e per i figli maggiorenni con disabilità grave che non rientrano nell’Assegno Unico.In sintesi: se hai figli, prendi l’Assegno Unico. Se hai anche un coniuge o altri familiari non coperti dall’AUU, puoi ancora richiedere l’ANF per quella parte del nucleo. I due strumenti sono complementari, non alternativi.Per approfondire le tabelle complete aggiornate, puoi consultare anche il nostro articolo sulle Tabelle ANF INPS 2026/2027 e quello sugli Assegni Familiari 2026: limiti di reddito e maggiorazioni.Arretrati ANF: quando e come recuperarliMolti lavoratori scoprono di avere diritto all’ANF solo dopo mesi o anni dall’inizio del rapporto di lavoro. Buona notizia: gli arretrati ANF possono essere recuperati, ma solo entro certi limiti temporali.La prescrizione del diritto agli arretrati ANF è di 5 anni dalla data in cui si è maturato il diritto. Questo significa che se non hai mai chiesto l’ANF negli ultimi anni pur avendone diritto, puoi presentare la domanda e chiedere il rimborso degli importi non percepiti fino a 5 anni indietro.Per recuperare gli arretrati ANF:Presenta la domanda al datore di lavoro attuale con il modulo SR16 per il periodo correntePer gli arretrati relativi a rapporti di lavoro già terminati, la domanda si presenta direttamente all’INPS (tramite portale o CAF/patronato)Allega la documentazione del reddito familiare per ciascun anno per il quale chiedi gli arretratiIl CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nel calcolo degli arretrati ANF spettanti e nella presentazione della domanda all’INPS.ANF per lavoratori domestici (colf e badanti)Spesso dimenticato, l’ANF spetta anche ai lavoratori domestici (colf, badanti, baby sitter) che hanno un contratto regolare e superano determinate soglie di ore lavorative. Il lavoratore domestico può richiedere l’ANF direttamente all’INPS (non al datore di lavoro), in quanto i contributi vengono versati dal datore tramite il sistema PagoPA trimestrale.Per avere diritto all’ANF come lavoratore domestico:Il contratto di lavoro deve essere regolare (denunciato all’INPS)Si devono rispettare i limiti di reddito familiare previsti dalle tabelle ANFLa domanda si presenta tramite portale INPS o CAF abilitatoCosa fare se l’ANF è stato calcolato male o è stato sospeso Può capitare che l’ANF venga calcolato in modo errato dal datore di lavoro, o che venga sospeso per mancato rinnovo o per una dichiarazione di reddito inesatta. Ecco cosa fare in ciascun caso:Se l’importo è sbagliatoRivolgiti prima al datore di lavoro o al suo consulente del lavoro. Se il problema persiste, puoi presentare ricorso amministrativo all’INPS allegando la documentazione del reddito familiare corretto. Il CAF può assisterti nella preparazione del ricorso.Se l’ANF è stato sospesoLa causa più comune è il mancato rinnovo della domanda entro la scadenza di giugno. In questo caso:Presenta subito il modulo SR16 aggiornato al datore di lavoroL’ANF ripartirà dal mese successivo alla presentazione della domanda (senza effetto retroattivo salvo casi specifici)Verifica se hai diritto agli arretrati per i mesi di sospensione (entro i 5 anni di prescrizione)Se l’INPS ha chiesto la restituzione di sommePuò accadere che l’INPS, a seguito di controlli, contesti l’ANF percepito e chieda la restituzione delle somme. Questo avviene tipicamente quando il reddito dichiarato si rivela superiore al limite, oppure quando il nucleo familiare dichiarato non corrisponde alla realtà. In questi casi è fondamentale farsi assistere da un professionista o dal CAF per valutare la fondatezza della richiesta e, se necessario, presentare ricorso.Novità ANF 2026/2027: cosa è cambiatoPer il periodo luglio 2026 – giugno 2027, l’INPS ha aggiornato le tabelle degli importi ANF applicando la consueta rivalutazione annuale legata all’inflazione. Le principali novità da tenere presenti:Adeguamento ISTAT delle soglie reddituali: i limiti di reddito familiare che determinano il diritto all’ANF e l’importo spettante vengono rivalutati ogni anno in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo.Conferma del sistema tabellare: l’INPS continua ad applicare il sistema a tabelle a scaglioni, con importi decrescenti al crescere del reddito familiare.ANF per il coniuge rimane invariato nella struttura: dopo l’introduzione dell’Assegno Unico per i figli, la componente ANF rimasta (per coniuge e altri familiari) mantiene la propria struttura e viene erogata come in passato.Verifica obbligatoria della percentuale del 70%: l’INPS sta intensificando i controlli sul requisito che il reddito da lavoro dipendente rappresenti almeno il 70% del reddito complessivo del nucleo. Chi ha redditi misti è invitato a verificare attentamente la propria posizione.Per approfondire le detrazioni fiscali correlate, consulta anche il nostro articolo sulle Detrazioni figli a carico 2026.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti sull’Assegno Nucleo Familiare 2026 (FAQ)L’ANF è tassabile? Va dichiarato nel 730?No, l’Assegno Nucleo Familiare non è soggetto a IRPEF e non va dichiarato nel modello 730 o nel Modello Redditi. È una prestazione assistenziale esente da imposizione fiscale.Posso ricevere l’ANF se sono in part-time?Sì, l’ANF spetta anche ai lavoratori dipendenti con contratto part-time, a condizione che il reddito familiare complessivo rientri nei limiti previsti. L’importo non viene ridotto in proporzione alle ore lavorate: si applica la stessa tabella basata sul reddito familiare totale.Mio figlio ha compiuto 18 anni: perdo l’ANF?Dipende dalla situazione. Con l’introduzione dell’Assegno Unico, i figli minori (fino a 18 anni) sono coperti dall’AUU, non più dall’ANF. Tra i 18 e i 21 anni i figli possono ancora rientrare nell’Assegno Unico a certe condizioni (studio, tirocinio, ecc.). Oltre i 21 anni, i figli non generano più diritto né all’AUU né all’ANF, salvo che siano gravemente disabili e a carico.Cambio lavoro a metà anno: cosa succede all’ANF?In caso di cambio di datore di lavoro, devi presentare una nuova domanda ANF al nuovo datore di lavoro. Non si trasferisce automaticamente. Se c’è un periodo di NASpI tra un lavoro e l’altro, puoi richiedere l’ANF direttamente all’INPS per quel periodo.Sono un lavoratore straniero: ho diritto all’ANF?Sì, i lavoratori stranieri residenti in Italia con permesso di soggiorno regolare e titolari di contratto di lavoro dipendente hanno diritto all’ANF alle stesse condizioni dei cittadini italiani. È necessario che i familiari per i quali si chiede l’assegno siano fiscalmente a carico e residenti in Italia, oppure in Paesi che hanno stipulato accordi internazionali di sicurezza sociale con l’Italia.Come verifico quanto ANF mi spetta?Puoi verificare l’importo spettante consultando le tabelle ufficiali INPS pubblicate ogni anno con apposita circolare, oppure utilizzando il simulatore presente sul portale INPS. In alternativa, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri operatori calcolano gratuitamente l’importo ANF spettante in base alla tua situazione specifica.Come il CAF Centro Fiscale ti aiuta con l’ANFRichiedere l’ANF sembra semplice, ma nella pratica ci sono molte insidie: calcolo del reddito familiare, verifica della percentuale del 70%, gestione degli arretrati, coordinamento con l’Assegno Unico Universale, rinnovo annuale. Un errore nella domanda può significare percepire meno di quanto spetta, o peggio, dover restituire delle somme.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:Calcolo dell’importo ANF spettanteCompilazione e presentazione del modulo SR16Domanda ANF diretta all’INPS (per pensionati, NASpI, lavoratori domestici)Recupero arretrati ANFCoordinamento con Assegno Unico e altre prestazioni INPSRicorsi in caso di contestazioni INPSPuoi contattarci per un appuntamento presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, telefonando al 0432 1638640 oppure su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team è a tua disposizione per assisterti senza stress nella gestione di tutte le pratiche INPS.Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/01/anf.jpg 457 798 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 23:58:502026-05-31 17:41:11Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITIErrore Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026: Attenzione al Quadro RT e MinusvalenzeL’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 ha acceso i riflettori su una sezione della dichiarazione dei redditi che riguarda milioni di contribuenti italiani: il Quadro RT, dedicato alle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni su titoli, strumenti finanziari e partecipazioni. Un errore tecnico ha generato dati precompilati scorretti o precompilazioni mancanti per chi aveva minusvalenze pregresse da riportare, creando confusione tra contribuenti e professionisti del settore. In questa guida ti spieghiamo che cosa è successo, chi è coinvolto, quali sono le conseguenze fiscali e soprattutto come tutelarsi per non pagare imposte che non sono dovute.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiChe cos’è il Quadro RT del Modello Redditi PFL’errore dell’Agenzia delle Entrate nel 2026: cosa è successoChi è coinvolto dall’errore sul Quadro RTCome funziona la compensazione minusvalenze-plusvalenzeConseguenze fiscali dell’errore: il rischio di pagare di piùCome verificare il Quadro RT nel precompilatoCome correggere l’errore nella dichiarazioneTabella riepilogativa: Quadro RT e compensazione 2026Domande frequenti (FAQ) Che cos’è il Quadro RT del Modello Redditi PFIl Quadro RT è la sezione della dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) dedicata alle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni finanziarie. Per capire di cosa si tratta, facciamo un passo indietro con un esempio pratico.Supponiamo che Mario abbia acquistato azioni di una società quotata in Borsa per 10.000 euro e le abbia rivendute a 7.000 euro. Ha realizzato una minusvalenza di 3.000 euro, cioè una perdita di natura finanziaria. Questa perdita non va sprecata: la normativa fiscale italiana consente di compensarla con le plusvalenze future (cioè con eventuali guadagni realizzati nei 4 anni successivi). Solo sulla differenza positiva rimanente si pagherà l’imposta sostitutiva del 26%.Il Quadro RT del Modello Redditi PF serve proprio a questo: registrare le plusvalenze e le minusvalenze dell’anno, calcolare l’imposta sostitutiva dovuta e riportare le minusvalenze non compensate agli anni successivi. Si tratta di una sezione fondamentale per chi investe in:Azioni e obbligazioni negoziate in mercati regolamentati e nonETF e fondi comuni di investimentoContratti derivati (futures, options, certificati)Partecipazioni non qualificate in societàValute estere e metalli preziosi in regime dichiarativoChi utilizza il regime dichiarativo (invece del regime amministrato, dove è l’intermediario a fare tutto) deve compilare il Quadro RT autonomamente nella propria dichiarazione dei redditi PF 2026. Ed è proprio qui che è emerso un problema grave nel 2026. L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel 2026: cosa è successoNel mese di maggio 2026, dopo il rilascio del Modello Redditi PF precompilato (disponibile dal 30 aprile 2026, data anticipata rispetto al passato per effetto della riforma fiscale), sono emerse segnalazioni diffuse da parte di commercialisti, CAF e contribuenti: il Quadro RT appariva compilato in modo errato o, in alcuni casi, le minusvalenze pregresse riportabili non risultavano valorizzate nella precompilata.L’Agenzia delle Entrate ha utilizzato i dati comunicati dagli intermediari finanziari (banche, SIM, broker) tramite le certificazioni degli intermediari (CU finanziaria) per precompilare il Quadro RT. Tuttavia, in alcuni casi i dati trasmessi dagli intermediari presentavano incongruenze, oppure il sistema di precompilazione ha gestito in modo non corretto il riporto delle minusvalenze residue dagli anni precedenti (2022-2025).In particolare, i problemi segnalati riguardano principalmente due situazioni distinte:Minusvalenze pregresse non riportate: il precompilato non ha trascinato le perdite finanziarie residue degli anni precedenti (riportabili per 4 anni), generando un calcolo dell’imposta sostitutiva potenzialmente maggiore di quella dovuta.Dati errati sulle operazioni 2025: in alcuni casi i valori di acquisto (costo fiscale) risultavano diversi da quelli effettivi, alterando il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze dell’anno d’imposta 2025.L’errore nel Modello Redditi 2026 non è unico nel suo genere: già negli anni passati si sono verificate anomalie nei dati precompilati, ma il caso del Quadro RT è particolarmente delicato perché riguarda importi potenzialmente significativi e perché il contribuente che accetta la dichiarazione precompilata senza verificarla rischia di pagare imposte sostitutive non dovute. Chi è coinvolto dall’errore sul Quadro RTNon tutti i contribuenti sono interessati dall’errore nel Modello Redditi 2026. Il problema riguarda in modo specifico chi:Ha realizzato minusvalenze negli anni 2022, 2023, 2024 o 2025 e non le ha ancora completamente compensate con plusvalenze successiveHa un deposito titoli in regime dichiarativo (e non nel più comune regime amministrato, dove è la banca a calcolare e versare l’imposta)Ha effettuato operazioni su strumenti finanziari complessi (ETF, certificates, derivati) dove il costo fiscale può essere difficile da determinareHa avuto operazioni di switch o rimborso di fondi con risultati negativiHa ricevuto certificazioni da più intermediari che devono essere aggregate nella dichiarazioneSe rientri in una di queste categorie, è fondamentale non accettare passivamente il precompilato ma verificarne i dati con attenzione. Chiunque abbia in portafoglio titoli e utilizzi il regime dichiarativo dovrebbe controllare il proprio Quadro RT prima di inviare la dichiarazione dei redditi PF 2026. Affidati al CAF Centro Fiscale per una verifica accurata: i nostri esperti ti guidano in ogni passaggio. Come funziona la compensazione minusvalenze-plusvalenzePer capire perché l’errore nel Quadro RT sia così grave, è necessario spiegare come funziona la compensazione tra minusvalenze e plusvalenze in ambito fiscale italiano.Quando vendi un titolo in perdita, generi una minusvalenza. Questa perdita può essere utilizzata per ridurre le plusvalenze (guadagni) realizzate nello stesso anno oppure nei 4 anni fiscali successivi. In pratica, il fisco ti permette di “portare avanti” le perdite per non pagarle invano.Esempio pratico: Lucia ha realizzato nel 2022 una minusvalenza di 5.000 euro su azioni. Nel 2023 ha avuto una plusvalenza di 2.000 euro, che ha compensato parzialmente. Restano 3.000 euro di minusvalenze da riportare. Nel 2025 (anno d’imposta del Modello Redditi 2026) realizza una plusvalenza di 4.000 euro. Senza compensazione, pagherebbe il 26% su 4.000 euro = 1.040 euro. Con la compensazione corretta, paga il 26% solo su 1.000 euro (4.000 – 3.000) = 260 euro. La differenza è di 780 euro. Se il precompilato non tiene conto delle minusvalenze residue, Lucia pagherebbe 780 euro in più del dovuto.Il meccanismo di compensazione si applica a plusvalenze e minusvalenze di natura omogenea: le perdite su azioni possono compensare guadagni su azioni, obbligazioni, ETF e certificati; le perdite su derivati compensano guadagni su derivati. Esistono limitazioni specifiche per gli OICR (fondi comuni e SICAV): le minusvalenze su OICR non possono compensare le plusvalenze su OICR, ma possono compensare plusvalenze su azioni e altri strumenti finanziari. Questa distinzione tecnica è una delle aree dove gli errori si verificano più frequentemente.Nel Quadro RT del Modello Redditi PF troviamo le seguenti sezioni principali:RT1-RT2: plusvalenze da partecipazioni qualificate (aliquota IRPEF progressiva sul 49,72% dell’importo)RT2: plusvalenze da partecipazioni non qualificate (imposta sostitutiva 26%)RT21-RT30: minusvalenze e differenziali negativi con riporto agli anni successiviRT34: compensazione con minusvalenze degli anni precedenti Conseguenze fiscali dell’errore: il rischio di pagare di piùLe conseguenze fiscali dell’errore nel Modello Redditi 2026 sul Quadro RT possono essere significative. Analizziamo le due casistiche principali.Caso 1 — Minusvalenze pregresse non riportate. Se il precompilato non include le minusvalenze residue degli anni precedenti, il contribuente che lo accetta senza modifiche pagherà l’imposta sostitutiva del 26% sull’intera plusvalenza 2025, anziché sulla parte netta. Questo si traduce in un versamento in eccesso, recuperabile solo tramite dichiarazione integrativa a favore (presentabile entro il termine ordinario di presentazione della dichiarazione successiva) o istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate.Caso 2 — Costo fiscale errato. Se il precompilato riporta un costo fiscale inferiore a quello reale, la plusvalenza (e quindi l’imposta) risulta gonfiata. Anche in questo caso il contribuente pagherebbe più del dovuto. Il recupero avviene nelle stesse modalità del caso 1.È importante sottolineare che il contribuente che accetta il precompilato senza modifiche e lo invia beneficia di una protezione speciale: l’Agenzia delle Entrate non può effettuare controlli documentali sulle spese indicate dalla stessa Agenzia nel precompilato. Tuttavia, questa protezione non vale se i dati errati derivano da informazioni sbagliate fornite dall’intermediario finanziario, o se il contribuente aveva minusvalenze residue da anni precedenti che il sistema non ha incluso automaticamente.Un ulteriore rischio riguarda chi ha effettuato operazioni in regime dichiarativo con più broker o banche: i dati devono essere aggregati manualmente, e l’eventuale errore del precompilato su uno degli intermediari può passare inosservato se non si incrociano tutti i dati. Per avere la certezza di un Quadro RT corretto, il consiglio del CAF Centro Fiscale è di verificare ogni singola operazione con la documentazione originale (contratti di acquisto, estratti conto, CU finanziaria dell’intermediario).Come verificare il Quadro RT nel precompilatoVerificare il Quadro RT nel Modello Redditi precompilato 2026 richiede un confronto tra i dati della dichiarazione e la documentazione in tuo possesso. Ecco i passaggi fondamentali.1. Accedi al precompilato. Dal 30 aprile 2026 è disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate il Modello Redditi PF precompilato. A differenza del 730, il Modello Redditi è riservato a chi ha redditi più complessi (redditi di impresa, partecipazioni, redditi esteri, plusvalenze finanziarie significative). Il CAF Centro Fiscale può accedere al precompilato per tuo conto in modo sicuro e verificarne l’accuratezza.2. Controlla le minusvalenze pregresse residue. Recupera le dichiarazioni degli anni precedenti (2022-2025) e individua le minusvalenze non ancora compensate riportate nel Quadro RT di ciascun anno. Queste devono comparire nel Quadro RT 2026 nella sezione dedicata al riporto (rigo RT34 o equivalente). Se non compaiono, il precompilato è errato e va corretto.3. Verifica i dati dell’anno d’imposta 2025. Confronta le operazioni indicate nel precompilato con:La Certificazione Unica finanziaria rilasciata dalla banca/broker (da ricevere entro il 31 marzo 2026)I rendiconti annuali del deposito titoli al 31 dicembre 2025I contratti di acquisto per verificare il costo fiscale originaleLe comunicazioni di corporate action (frazionamenti, raggruppamenti, fusioni) che possono modificare il costo fiscale4. Attenzione ai valori negativi. Una minusvalenza da compensare non riduce l’imposta da pagare se non viene inserita correttamente. Verifica che ogni perdita sia stata registrata e che il totale delle minusvalenze riportabili corrisponda a quanto presente nelle dichiarazioni degli anni precedenti. Come correggere l’errore nella dichiarazioneSe hai riscontrato un errore nel Quadro RT del Modello Redditi 2026, non devi preoccuparti: la normativa fiscale prevede strumenti precisi per correggere la situazione. Ecco le opzioni disponibili.Opzione 1 — Modifica prima dell’invio. Se hai già accesso al precompilato ma non hai ancora inviato la dichiarazione, puoi modificarlo liberamente. Basta correggere i dati errati nel Quadro RT (aggiungendo le minusvalenze mancanti o rettificando i costi fiscali) prima di procedere all’invio. In questo caso, tieni presente che modificando il precompilato perdi parzialmente la protezione dai controlli documentali per la sezione modificata. La scadenza per il Modello Redditi PF 2026 è il 30 novembre 2026.Opzione 2 — Dichiarazione integrativa a favore. Se hai già inviato la dichiarazione con il Quadro RT errato e ti accorgi dell’errore successivamente, puoi presentare una dichiarazione integrativa a favore (ai sensi dell’art. 2 comma 8-bis del DPR 322/1998). Questa va presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno successivo (quindi entro il 30 novembre 2027 per correggere il Modello Redditi 2026). Il rimborso dell’eventuale imposta sostitutiva versata in eccesso avviene tramite il credito d’imposta da indicare nella dichiarazione successiva.Opzione 3 — Istanza di rimborso. In alternativa alla dichiarazione integrativa, puoi presentare un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art. 38 del DPR 602/1973, entro 48 mesi dal versamento indebito. Questa procedura è più lenta rispetto alla dichiarazione integrativa, ma è l’unica percorribile se i termini per l’integrativa sono decorsi.In tutti i casi, il CAF Centro Fiscale ti consiglia di non procedere da solo se non hai familiarità con il Quadro RT e le sue complessità tecniche. La compilazione errata di una dichiarazione integrativa può generare nuovi errori o persino accertamenti. I nostri operatori sono specializzati nella gestione di queste situazioni e si occupano di tutto, dalla raccolta della documentazione all’invio della dichiarazione corretta.Tabella riepilogativa: Quadro RT e compensazione 2026ElementoDettaglioSezione dichiarazioneQuadro RT — Modello Redditi PFAliquota imposta sostitutiva26% sulle plusvalenze nette da partecipazioni non qualificateRiporto minusvalenzeFino a 4 anni fiscali successivi a quello di realizzoScadenza Modello Redditi PF 202630 novembre 2026Precompilato disponibile dal30 aprile 2026Correttivo entro30 novembre 2026 (stesso termine dell’ordinaria)Integrativa a favore entro30 novembre 2027 (termine dichiarazione anno successivo)Istanza rimborso art. 38Entro 48 mesi dal versamentoNorma di riferimento compensazioneArt. 68 c. 3 e 4 TUIR (DPR 917/1986) 📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti (FAQ)Devo preoccuparmi se uso il regime amministrato della banca?No. Il problema dell’errore nel Modello Redditi 2026 riguarda principalmente chi utilizza il regime dichiarativo, dove è il contribuente (tramite la dichiarazione dei redditi) a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze. Se invece utilizzi il regime amministrato (il più diffuso tra i privati), è la banca o il broker ad applicare automaticamente l’imposta sostitutiva del 26% su ogni operazione e a gestire la compensazione delle minusvalenze. In questo caso non devi compilare il Quadro RT e non sei coinvolto dall’errore.Come faccio a sapere se ho minusvalenze pregresse da recuperare?Le minusvalenze da compensare degli anni precedenti sono indicate nel Quadro RT delle dichiarazioni dei redditi degli anni 2022, 2023, 2024 e 2025 (rigo RT31 o equivalente). Se non le ricordi con certezza, il CAF Centro Fiscale può recuperare le tue dichiarazioni precedenti e verificare quali minusvalenze residue hai ancora disponibili. Conserva sempre una copia delle tue dichiarazioni dei redditi: sono documenti fondamentali per la gestione fiscale del portafoglio.Se ho già pagato in eccesso, posso recuperare l’importo?Sì. Chi ha versato un’imposta sostitutiva superiore a quella dovuta a causa dell’errore nel Quadro RT può recuperarla presentando una dichiarazione integrativa a favore entro il 30 novembre 2027, oppure un’istanza di rimborso entro 48 mesi dal versamento. In entrambi i casi, il CAF Centro Fiscale ti assiste in tutto l’iter: dalla verifica del diritto al rimborso alla presentazione dei documenti necessari.L’errore nel precompilato mi tutela da eventuali sanzioni?In linea di massima, se l’errore deriva da dati trasmessi in modo scorretto dall’intermediario finanziario, la responsabilità ricade sull’intermediario stesso e non sul contribuente. Tuttavia, il contribuente che accetta la dichiarazione precompilata senza verificarla si assume la responsabilità dei dati in essa contenuti. È quindi sempre consigliabile verificare il Quadro RT prima dell’invio, anche quando si utilizza il precompilato.Il Quadro RT riguarda anche le criptovalute?No, le criptovalute e cripto-attività non vanno dichiarate nel Quadro RT ma nel Quadro W del Modello Redditi PF (che ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto dal 2023). Le plusvalenze da cripto-attività realizzate dal 2026 sono tassate con aliquota del 33% (aumentata rispetto al 26% precedente per effetto della Legge di Bilancio 2025). Per approfondire, consulta il nostro articolo sulle criptovalute nel Modello 730/2026.Hai bisogno di verificare il tuo Quadro RT? ContattaciL’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 sul Quadro RT è un problema concreto che può costare centinaia o anche migliaia di euro di imposte pagate in eccesso. La soluzione è verificare attentamente la propria dichiarazione prima di inviarla, confrontando i dati del precompilato con la documentazione originale.Se hai effettuato operazioni finanziarie negli ultimi anni e hai dubbi sul tuo Quadro RT minusvalenze 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia, per verificare il tuo Modello Redditi PF 2026, correggere eventuali errori e tutelarti da versamenti in eccesso.Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team di esperti si occupa di tutto, dalla raccolta dei documenti all’invio della dichiarazione corretta, sia in presenza a Udine che comodamente da casa tua tramite il servizio online.Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 22:58:502026-05-31 17:41:20Errore Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026: Attenzione al Quadro RT e Minusvalenze
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATOPensione in Cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS: Guida Completa 2026La pensione in cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS è uno strumento prezioso per chi ha versato contributi in diverse gestioni previdenziali nel corso della propria vita lavorativa. Molti lavoratori — freelance diventati commercianti, o artigiani che hanno avuto periodi di collaborazione — si trovano con contributi «spezzettati» tra più casse, senza riuscire a maturare da soli i requisiti minimi per la pensione. Il cumulo contributivo, introdotto dalla Legge di Stabilità 2013 (L. 228/2012) e poi potenziato dalla Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016), risolve proprio questo problema: permette di sommare periodi assicurativi non coincidenti tra le diverse gestioni INPS, senza costi e senza perdere i contributi versati.In questa guida approfondita analizziamo nel dettaglio come funziona il cumulo tra la Gestione Separata e la Gestione Commercianti INPS, quali sono i requisiti di accesso nel 2026, come viene calcolata la pensione, e quali sono le differenze rispetto a totalizzazione e ricongiunzione. Troverai esempi pratici di calcolo e una tabella riassuntiva dei requisiti. Se vuoi verificare la tua situazione contributiva personale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione: i nostri esperti analizzano il tuo estratto conto INPS e ti aiutano a pianificare il pensionamento.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi. Indice dei ContenutiCos’è il cumulo contributivo: definizione e normativaGestione Separata e Gestione Commercianti: le differenzeRequisiti per la pensione in cumulo 2026Come si calcola la pensione in cumulo: esempi praticiCumulo, totalizzazione e ricongiunzione: differenze chiaveVantaggi e limiti del cumulo contributivoCome fare domanda di pensione in cumuloTabella riassuntiva requisiti 2026Domande Frequenti (FAQ)Cos’è il Cumulo Contributivo: Definizione e Normativa Il cumulo contributivo è il meccanismo che consente a un lavoratore di mettere insieme — senza costi — i periodi assicurativi maturati presso diverse gestioni previdenziali dell’INPS, ai fini del raggiungimento dei requisiti pensionistici. In parole semplici: se hai lavorato 12 anni come collaboratore (versando alla Gestione Separata INPS) e poi 12 anni come commerciante (versando alla Gestione Commercianti INPS), con il cumulo puoi sommare questi 24 anni e maturare il diritto alla pensione, pur non avendo i 20 anni minimi richiesti in nessuna delle due gestioni prese singolarmente.La normativa di riferimento è costruita su due pilastri fondamentali:Legge 228/2012 (Legge di Stabilità 2013), art. 1 c. 239-248: ha introdotto il cumulo gratuito per i lavoratori iscritti a due o più forme di previdenza obbligatoria, limitatamente alla pensione di vecchiaia.Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017), art. 1 c. 195: ha esteso il cumulo anche alla pensione anticipata, eliminando la penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni che era stata prevista in origine. Dal 2017 il cumulo vale quindi per tutte le tipologie di pensione.Una caratteristica fondamentale del cumulo, che lo distingue nettamente dalla ricongiunzione, è la sua gratuità: non si paga nulla per utilizzarlo. I contributi restano fisicamente in ciascuna gestione e vengono «sommati» solo ai fini del calcolo del diritto. La pensione viene poi liquidata pro-quota da ciascuna gestione, ognuna per la parte di competenza.Il cumulo si applica tra le diverse gestioni INPS (Gestione Separata, Gestione Commercianti, Gestione Artigiani, Fondo Lavoratori Dipendenti) ma anche tra INPS e casse previdenziali dei liberi professionisti (come Cassa Forense, ENPAM, INARCASSA, ecc.), a condizione che la cassa professionale aderisca all’istituto del cumulo.Gestione Separata e Gestione Commercianti: Le Differenze Prima di capire come funziona il cumulo, è utile chiarire la differenza tra le due gestioni coinvolte, perché hanno caratteristiche molto diverse sia per chi vi è iscritto sia per come vengono calcolati i contributi.Gestione Separata INPSLa Gestione Separata INPS è stata istituita dalla Legge 335/1995 (riforma Dini) per coprire i lavoratori parasubordinati e autonomi «privi di cassa»: collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.), liberi professionisti senza albo, lavoratori a progetto, venditori a domicilio. Dal 2012 vi sono iscritti anche i soci di alcune cooperative. È la gestione dei «nuovi lavori» nati con la flessibilizzazione del mercato del lavoro.I contributi alla Gestione Separata si versano su base percentuale del reddito imponibile. Nel 2026, le aliquote sono le seguenti:26,07% per i soggetti non iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria (include quota base 25% + maternità 0,72% + DIS-COLL 0,35%).24% per chi è già pensionato o iscritto ad altra cassa previdenziale (c.d. «doppia iscrizione»).Il massimale annuo di reddito imponibile per il 2026 è pari a circa 119.650 euro (rivalutato ISTAT annualmente). Il minimale contributivo è di circa 19.000 euro. Non esiste un contributo minimale fisso annuo come per artigiani e commercianti: si versa solo in proporzione al reddito effettivo.Gestione Commercianti INPSLa Gestione Commercianti INPS (tecnicamente «Gestione Esercenti Attività Commerciali») è destinata a commercianti al dettaglio e all’ingrosso, agenti e rappresentanti di commercio, gestori di impianti di distribuzione carburanti e altre categorie similari che svolgono attività in modo autonomo. Anche il titolare d’impresa familiare e i collaboratori dell’imprenditore commerciale devono iscriversi a questa gestione.Per il 2026 i commercianti (così come gli artigiani, che hanno una gestione analoga) versano contributi INPS con un’aliquota del 24,48% sul reddito d’impresa dichiarato nel Modello Redditi. Una caratteristica peculiare rispetto alla Gestione Separata è l’esistenza di un contributo minimale fisso: anche se il reddito è basso o nullo, il commerciante deve comunque versare un importo minimo annuo (circa 4.200 euro nel 2026, rivalutato ogni anno). Questo minimale garantisce almeno un anno di anzianità contributiva. Per i contribuenti in regime forfettario è prevista una riduzione del 35% sull’aliquota contributiva.Requisiti per la Pensione in Cumulo 2026 Quando si utilizza il cumulo, i requisiti di accesso alle diverse tipologie di pensione restano quelli ordinari dell’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria), cioè come se l’assicurato fosse un lavoratore dipendente standard. Questo è un aspetto cruciale: non si usano i requisiti specifici della gestione con il maggior numero di contributi, ma quelli «canonici» dell’AGO.Pensione di Vecchiaia in Cumulo 2026Per la pensione di vecchiaia con il cumulo, i requisiti nel 2026 sono:Età: 67 anni (sia per uomini che per donne).Anzianità contributiva minima: 20 anni di contributi complessivi (sommati tra tutte le gestioni).Importo soglia: la pensione deve risultare pari o superiore all’assegno sociale (circa 546 euro mensili nel 2026 per chi ha contribuzione interamente post-1995). Per chi ha contribuzione mista, la soglia non si applica.Attenzione: se le tue gestioni sono entrambe «contributive pure» (ossia tutti i contributi versati dopo il 31 dicembre 1995), la soglia di importo minimo è obbligatoria. In caso contrario, con almeno un anno di contributi ante-1996, si applica il sistema misto e la soglia non è richiesta.Pensione Anticipata in Cumulo 2026Per la pensione anticipata con cumulo, i requisiti 2026 sono:Uomini: 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.Donne: 41 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.Nessun requisito anagrafico minimo (ma esiste una finestra di 3 mesi tra la maturazione del diritto e la decorrenza della pensione).Anche in questo caso, i contributi si sommano tra tutte le gestioni. Un lavoratore che ha versato 22 anni alla Gestione Separata e 20 anni alla Gestione Commercianti può raggiungere i 42 anni e 10 mesi necessari per la pensione anticipata.Pensione Anticipata Contributiva in Cumulo 2026Esiste anche una forma di pensione anticipata contributiva, accessibile a chi ha tutta la contribuzione dopo il 1995 (sistema contributivo puro). I requisiti 2026 sono:Età: 64 anni.Anzianità contributiva: 20 anni effettivi (non con il minimale, ma con contribuzione reale).Importo soglia: la pensione deve essere pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (circa 1.638 euro mensili lordi nel 2026). Questo è il requisito più selettivo: molti freelance con carriere discontinue non lo raggiungono.Nota importante: dalla Legge di Bilancio 2024 è stato abrogato il meccanismo che consentiva di computare il montante dei fondi pensione complementari per raggiungere la soglia delle 3 volte l’assegno sociale. Dal 2024 si usa solo la pensione obbligatoria.Come si Calcola la Pensione in Cumulo: Esempi Pratici Il meccanismo del calcolo della pensione in cumulo è quello che spesso crea più confusione. Ecco come funziona in modo semplice: ogni gestione calcola in modo indipendente la quota di pensione di propria competenza, applicando le proprie regole di calcolo. La pensione totale è la somma delle quote pro-rata di ciascuna gestione.Il Meccanismo Pro-QuotaCiascuna gestione calcola la propria quota come se l’assicurato avesse lavorato solo per quella gestione, per il numero di anni effettivamente versati. Il calcolo avviene con il sistema contributivo (per i periodi post-1995) o retributivo/misto (per i periodi ante-1996), applicando le regole specifiche della gestione coinvolta.Per la Gestione Separata, il calcolo è esclusivamente contributivo (sistema che moltiplica il montante accumulato per il coefficiente di trasformazione in base all’età). Per la Gestione Commercianti, il calcolo dipende dall’anzianità: se ci sono anni ante-1996, si applica il metodo retributivo o misto; se tutti i contributi sono post-1995, si usa il contributivo puro.Esempio Pratico: Marco, Freelance Diventato CommercianteSupponiamo che Marco abbia questa storia contributiva:Gestione Separata: 18 anni di contributi (dal 1997 al 2014) come consulente informatico. Reddito medio: 28.000 euro/anno.Gestione Commercianti: 12 anni di contributi (dal 2015 al 2026) come titolare di un negozio. Reddito medio: 32.000 euro/anno.Totale contributi cumulati: 30 anni.Marco compie 67 anni nel 2026 e ha tutti i requisiti per la pensione di vecchiaia in cumulo (67 anni di età + 30 anni di contributi cumulati, superiori ai 20 anni richiesti). La pensione sarà liquidata così:Gestione Separata calcola la quota sui 18 anni di contributi, applicando il sistema contributivo. Con un reddito medio di 28.000 euro e un’aliquota del 26,07% per i primi anni (poi ridotta al 24%), il montante accumulato sarà di circa 130.000-140.000 euro. Applicando il coefficiente di trasformazione all’età 67 (pari a circa 5,604%), la quota Gestione Separata ammonterà a circa 7.300-7.800 euro annui (circa 600 euro al mese).Gestione Commercianti calcola la quota sui 12 anni di contributi, sistema contributivo. Con reddito medio 32.000 euro e aliquota 24,48%, il montante è circa 94.000 euro. Quota annua: circa 5.200-5.500 euro (circa 450 euro al mese).Pensione totale: circa 1.050-1.050 euro mensili lordi.Nota: questi sono valori indicativi. Il calcolo esatto dipende dai contributi effettivamente versati anno per anno, dalla rivalutazione dei montanti e dal coefficiente di trasformazione vigente al momento del pensionamento. Il CAF Centro Fiscale può effettuare una simulazione precisa sulla base del tuo estratto conto INPS.Tabella dei Coefficienti di Trasformazione 2026Il coefficiente di trasformazione è un moltiplicatore che l’INPS applica al montante contributivo accumulato per calcolare la pensione annua. Viene aggiornato ogni 2 anni in base all’aspettativa di vita ISTAT. I coefficienti vigenti nel 2026 (attivi dal 2025 fino al 2026) sono i seguenti:Età al pensionamentoCoefficiente (%)Pensione annua su 100.000 euro di montante57 anni4,270%4.270 euro60 anni4,615%4.615 euro62 anni4,856%4.856 euro64 anni5,159%5.159 euro65 anni5,352%5.352 euro67 anni5,604%5.604 euro70 anni6,466%6.466 euro71 anni6,751%6.751 euroNota: i coefficienti indicati sono approssimativi e basati sui valori INPS 2025-2026. I valori esatti sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale con il decreto ministeriale di aggiornamento biennale.Cumulo, Totalizzazione e Ricongiunzione: Differenze Chiave Molti lavoratori confondono cumulo, totalizzazione e ricongiunzione. Si tratta di tre strumenti diversi, ciascuno con pro e contro specifici. Capire le differenze è fondamentale per scegliere la strategia pensionistica più conveniente.Il Cumulo Contributivo (L. 228/2012 e L. 232/2016)Come abbiamo visto, il cumulo è gratuito: i contributi restano dove sono stati versati e le gestioni liquidano ciascuna la propria quota. Il calcolo avviene sempre con il sistema contributivo per i periodi post-1995, mentre per i periodi ante-1996 si applicano le regole specifiche di ciascuna gestione. Il vantaggio è evidente: nessun costo, nessun trasferimento di contributi. Lo svantaggio è che le quote pro-rata vengono calcolate separatamente, e per chi ha carriere molto discontinue o con redditi bassi, l’importo complessivo potrebbe risultare limitato.La Totalizzazione (D.Lgs. 42/2006)La totalizzazione è disciplinata dal D.Lgs. 42/2006 e consente, come il cumulo, di sommare periodi contributivi di diverse gestioni senza trasferirli. La differenza principale rispetto al cumulo è che con la totalizzazione il calcolo della pensione è sempre contributivo puro per tutti i periodi, anche quelli ante-1996. Questo può penalizzare chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, perché perde il più favorevole calcolo retributivo (che premia le ultime retribuzioni più alte). Per questo motivo, dopo l’estensione del cumulo del 2017, la totalizzazione è diventata meno conveniente per la maggior parte dei lavoratori.Un altro limite della totalizzazione riguarda i requisiti: per la pensione di vecchiaia servono 65 anni di età e 20 anni di contributi; per la pensione anticipata in totalizzazione servono 41 anni di contributi (indipendente dal sesso) e almeno 57 anni di età. Requisiti più stringenti rispetto al cumulo. Infine, la totalizzazione prevede una finestra di 18 mesi tra il momento della maturazione del diritto e il primo pagamento (24 mesi per la pensione anticipata), contro i soli 3 mesi del cumulo.La Ricongiunzione (L. 29/1979 e L. 45/1990)La ricongiunzione è un meccanismo completamente diverso: prevede il trasferimento fisico dei contributi da una gestione all’altra. Il lavoratore sceglie una gestione «ospitante» verso cui confluiranno tutti i contributi delle altre gestioni. Il vantaggio è che si ottiene una pensione unica, calcolata con le regole di una sola gestione. Lo svantaggio è il costo elevato: la ricongiunzione verso l’INPS dipendenti (Fondo Lavoratori Dipendenti) è onerosa, poiché richiede di versare la differenza attuariale tra i contributi versati e quelli che sarebbero stati dovuti nella gestione ospitante. In alcuni casi il costo può superare le decine di migliaia di euro.La ricongiunzione può essere conveniente in casi specifici: ad esempio quando si vuole unificare la carriera in un’unica gestione per motivi amministrativi, oppure quando si prevede che la pensione calcolata con le regole della gestione ospitante sarà significativamente più alta da giustificare il costo.CaratteristicaCumuloTotalizzazioneRicongiunzioneCostoGratuitoGratuitaOnerosa (spesso costosa)Trasferimento contributiNo (restano nelle gestioni)NoSì (confluiscono in una gestione)Calcolo ante-1996Retributivo/misto dove applicabileSempre contributivo puroRegole gestione ospitanteFinestra attesa3 mesi18-24 mesiVariabileQuando convieneQuasi sempre (gratuito e flessibile)Solo se gestioni non aderiscono al cumuloCasi specifici con analisi costi-beneficiVantaggi e Limiti del Cumulo Contributivo Il cumulo è generalmente lo strumento più vantaggioso per chi ha contributi in più gestioni INPS, ma è importante conoscere sia i punti di forza che i limiti, per poter fare una scelta consapevole.I Principali Vantaggi del CumuloGratuità assoluta: non si paga nulla per attivare il cumulo. I contributi restano nelle gestioni di origine senza alcun costo di trasferimento.Accesso a tutte le tipologie di pensione: dopo la L. 232/2016 è possibile usare il cumulo per la pensione di vecchiaia, anticipata, anticipata contributiva, APE sociale e altre prestazioni previdenziali.Preservazione del calcolo retributivo ante-1996: a differenza della totalizzazione, il cumulo non penalizza chi ha anni di contribuzione prima del 1996, poiché ciascuna gestione applica le proprie regole di calcolo (incluso il metodo retributivo per i periodi ante-1996).Finestra breve (3 mesi): il periodo di attesa tra la maturazione del diritto e il primo pagamento della pensione è di soli 3 mesi, molto più breve dei 18-24 mesi della totalizzazione.Reversibilità: anche dopo aver presentato la domanda, è possibile rinunciare al cumulo (entro certi termini) se ci si rende conto che un’altra soluzione è più conveniente.I Limiti e i Casi di AttenzioneImporti più bassi per carriere frammentate: se i contributi sono «spezzettati» in piccole quote su molte gestioni, la somma delle pensioni pro-quota potrebbe risultare inferiore rispetto a una pensione unica calcolata con anni interi in una sola gestione.Soglia di importo minimo per il contributivo puro: chi ha tutta la carriera post-1996 deve rispettare il requisito dell’assegno sociale per la pensione di vecchiaia. Se la pensione calcolata è troppo bassa, non si ha diritto alla pensione (anche se si hanno 20 anni di contributi).Complessità amministrativa: la domanda di pensione in cumulo deve essere presentata all’INPS e coinvolge più gestioni. Eventuali errori o incongruenze nell’estratto conto possono ritardare la liquidazione.Non applicabile con tutte le casse professionali: alcune casse dei liberi professionisti non aderiscono al cumulo. In questo caso si deve valutare la totalizzazione o la ricongiunzione.Come Fare Domanda di Pensione in CumuloLa procedura per richiedere la pensione in cumulo prevede alcuni passaggi fondamentali. Prima di presentare la domanda, è indispensabile avere a disposizione il proprio estratto conto INPS aggiornato, che mostra tutti i contributi versati per gestione e per anno. Questo documento è essenziale per verificare se si hanno effettivamente i requisiti e per pianificare la data di pensionamento più conveniente.Una volta verificati i requisiti, la domanda di pensione in cumulo deve essere presentata all’INPS, che coordina tutte le gestioni coinvolte. Il processo richiede attenzione: eventuali difformità nell’estratto conto (contributi non accreditati, periodi sovrapposti tra gestioni diverse) devono essere risolte prima di presentare la domanda, altrimenti rischiano di bloccarla o ritardarla. Il CAF Centro Fiscale si occupa di tutto: dalla verifica dell’estratto conto alla presentazione della domanda all’INPS, garantendo la correttezza di ogni passaggio.Verifica estratto conto INPS: controlla che tutti i periodi contributivi siano presenti e corretti per ciascuna gestione.Simulazione importo pensione: fai simulare la pensione pro-quota da ciascuna gestione per verificare se l’importo complessivo supera le soglie richieste (se applicabili).Scelta della data di decorrenza: individua la data ottimale di pensionamento tenendo conto delle finestre di attesa e dell’impatto sul calcolo.Presentazione domanda INPS: la domanda si presenta tramite patronato o CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’intera pratica, dalla documentazione alla presentazione formale all’INPS.Monitoraggio iter: dopo la presentazione, segue una fase istruttoria che coinvolge tutte le gestioni. I tempi possono variare da pochi mesi a oltre un anno nei casi più complessi.Tabella Riassuntiva dei Requisiti Pensione in Cumulo 2026Tipo di PensioneEtàContributiImporto minimoFinestra attesaVecchiaia67 anni20 anniAssegno sociale (se puro contributivo)3 mesiAnticipata (uomini)Qualsiasi42 anni e 10 mesiNessuna3 mesiAnticipata (donne)Qualsiasi41 anni e 10 mesiNessuna3 mesiAnticipata contributiva64 anni20 anni3× assegno sociale3 mesi📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande Frequenti sulla Pensione in Cumulo (FAQ) Posso usare il cumulo se ho contributi alla Gestione Separata e alla Gestione Commercianti?Sì, il cumulo è applicabile tra tutte le gestioni INPS, incluse la Gestione Separata e la Gestione Commercianti. I periodi contributivi di entrambe le gestioni vengono sommati per verificare il raggiungimento dei requisiti minimi (20 anni per la vecchiaia, 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata uomini). La pensione viene poi liquidata pro-quota da ciascuna gestione. Il cumulo è conveniente rispetto alla totalizzazione per chi ha contributi ante-1996?Generalmente sì. Il cumulo è più conveniente della totalizzazione per chi ha contributi ante-1996 perché ciascuna gestione applica il proprio sistema di calcolo (che può includere il metodo retributivo o misto per i periodi ante-1996). La totalizzazione invece «azzera» il vantaggio del retributivo, applicando sempre il sistema contributivo puro. Fa eccezione quando la gestione principale non aderisce al cumulo: in quel caso la totalizzazione è l’unica alternativa gratuita. Cosa succede se i periodi contributivi delle due gestioni si sovrappongono?Nel cumulo i periodi non devono essere coincidenti: si possono sommare solo periodi contributivi non sovrapposti tra le gestioni. Se in un determinato anno hai versato contemporaneamente alla Gestione Separata e alla Gestione Commercianti (doppia iscrizione), quell’anno conta come un solo anno ai fini del cumulo. L’INPS nel calcolo pro-quota terrà conto di entrambe le contribuzioni per quell’anno, ma ai fini del conteggio dell’anzianità vale come periodo unico. Con il cumulo posso accedere all’APE Sociale 2026?Sì. L’APE Sociale è compatibile con il cumulo contributivo. Chi appartiene alle categorie protette (lavoratori gravosi, caregiver, disabili, disoccupati di lunga durata) può utilizzare il cumulo per raggiungere il requisito contributivo di 30 o 36 anni richiesto dall’APE Sociale, sommando i periodi della Gestione Separata e della Gestione Commercianti. Quanto tempo ci vuole per liquidare la pensione in cumulo?Dopo la presentazione della domanda, l’INPS avvia un’istruttoria che coinvolge tutte le gestioni interessate. I tempi dipendono dalla complessità del caso: in media vanno da 3 a 6 mesi per pratiche semplici, ma possono arrivare a 12-18 mesi in casi con incongruenze nell’estratto conto o con molte gestioni coinvolte. È fondamentale verificare e bonificare l’estratto conto INPS prima di presentare la domanda, per evitare ritardi. Posso rinunciare al cumulo dopo aver presentato la domanda?Sì, è possibile rinunciare al cumulo e presentare una nuova domanda con una strategia diversa (ad esempio totalizzazione o pensione da una sola gestione), purché non sia già stata emessa la liquidazione definitiva. In ogni caso, è meglio valutare attentamente tutte le opzioni prima di presentare la domanda, affidandosi a un esperto del CAF Centro Fiscale che può confrontare le diverse strategie e calcolare l’importo stimato per ciascuna. Hai bisogno di assistenza per la pensione in cumulo tra Gestione Separata e Gestione Commercianti? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri esperti di previdenza analizzano il tuo estratto conto INPS, verificano i requisiti e gestiscono l’intera pratica di pensionamento. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il servizio è disponibile in ufficio a Udine e online in tutta Italia.Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 21:58:502026-05-31 17:41:29Pensione in Cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS: Guida Completa 2026
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOQuadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello RedditiIl Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 è il quadro dedicato alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS dovuti dai lavoratori autonomi e dai titolari di partita IVA. In questa sezione della dichiarazione dei redditi si determina l’importo dei contributi a saldo per il 2025 e gli acconti per il 2026, tenendo conto delle eventuali somme già versate nel corso dell’anno.La corretta compilazione del Quadro RR è fondamentale non solo per non incorrere in sanzioni, ma anche perché — per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) — i contributi INPS devono essere ricalcolati sulla base del reddito concordato, seguendo regole specifiche introdotte dal D.Lgs. 13/2024 e successivamente modificate dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: struttura del Quadro RR, sezioni per categoria di contribuente, calcolo dei contributi, interazione con il CPB e gli errori più comuni da evitare.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Cos’è il Quadro RR e chi deve compilarloIl Quadro RR è presente nel Modello Redditi Persone Fisiche 2026 (anno d’imposta 2025) ed è dedicato alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS dovuti dai soggetti che non rientrano nel lavoro dipendente. In particolare devono compilarlo:Artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) INPSLavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS (es. collaboratori, professionisti senza cassa)Forfettari iscritti alla Gestione IVS o alla Gestione SeparataSoggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2024-2025Il quadro si suddivide in tre sezioni distinte, ciascuna dedicata a una categoria diversa di contribuente:SezioneCategoria contribuenteTipo contributiSezione IArtigiani e commercianti (Gestione IVS)Contributi fissi + percentuali sul reddito eccedente il minimaleSezione IIIscritti Gestione Separata INPSContributi percentuali sul reddito nettoSezione IIISoggetti CPB (Concordato Preventivo Biennale)Contributi aggiuntivi sul maggior reddito concordatoNota: chi è contemporaneamente iscritto a una cassa professionale privata (es. avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM) non compila il Quadro RR per quella copertura, ma usa altri appositi righi. Sezione I — Contributi artigiani e commercianti (Gestione IVS)La Sezione I del Quadro RR riguarda gli artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS INPS. Il meccanismo contributivo è strutturato su due livelli:Contributo fisso sul minimale: versato in quattro rate (scadenze 16 maggio, 20 agosto, 17 novembre 2025, 16 febbraio 2026) indipendentemente dal reddito effettivoContributo percentuale sull’eccedenza: applicato sulla parte di reddito che supera il minimale, versato a saldo con la dichiarazione Aliquote e importi 2025 (anno d’imposta dichiarazione 2026)Per l’anno d’imposta 2025, i parametri contributivi per artigiani e commercianti sono i seguenti:ParametroArtigianiCommerciantiAliquota contributiva totale24,00%24,48%Reddito minimale annuo18.415 euro18.415 euroContributo fisso annuo (artigiani)~4.419 euro–Contributo fisso annuo (commercianti)–~4.507 euroMassimale contributivo119.650 euro119.650 euroRiduzione forfettari (-35%)ApplicabileApplicabileFonte: Circolare INPS n. 31/2025 — valori definitivi per l’anno d’imposta 2025.Riduzione del 35% per il regime forfettarioI contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione IVS possono beneficiare di una riduzione del 35% sull’aliquota contributiva, previa domanda all’INPS. Questa agevolazione si riflette nel Quadro RR con la barratura dell’apposita casella e il ricalcolo dei contributi ridotti.L’opzione per la riduzione deve essere esercitata entro il 28 febbraio dell’anno di imposta. Se si aderisce per la prima volta, la domanda va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.Come si compila la Sezione I: istruzioni rigo per rigoI principali righi della Sezione I sono:RR1 col. 1: reddito d’impresa o di lavoro autonomo su cui calcolare i contributi (riprende il rigo RF o RG a seconda del regime)RR1 col. 2: reddito minimale (precompilato in base alla categoria)RR1 col. 3: eccedenza rispetto al minimale (col. 1 meno col. 2, se positivo)RR1 col. 4: contributi dovuti sull’eccedenzaRR1 col. 5: contributi fissi già versati nel corso dell’annoRR1 col. 6: contributi a saldo (differenza tra dovuto e versato)Casella riduzione 35%: barrare se si è in forfettario con riduzioneIl saldo contributivo (RR1 col. 6) viene versato con F24 entro la scadenza ordinaria della dichiarazione (30 giugno 2026, prorogata al 20 luglio 2026 per ISA e forfettari — vedi la nostra guida sulla proroga versamenti 2026).Sezione II — Contributi Gestione Separata INPSLa Sezione II del Quadro RR riguarda i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS, ossia coloro che non hanno un’altra forma di copertura previdenziale (cassa professionale o altra gestione INPS).Vi rientrano tipicamente: liberi professionisti senza albo (es. consulenti IT, formatori), collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.), alcune categorie di professionisti iscritti ad albi ma non a casse private, oltre ai titolari di partita IVA che svolgono attività non coperti da casse autonome. Aliquote Gestione Separata 2025SituazioneAliquota 2025NoteSenza altra copertura previdenziale26,07%Include aliquota aggiuntiva per maternità/malattia/disoccupazioneCon altra copertura (pensionati, dipendenti)24,00%Aliquota baseMassimale di reddito imponibile119.650 euroContributi non dovuti sull’eccedenzaFonte: Circolare INPS n. 31/2025 e messaggio INPS per aggiornamento massimale.Compilazione Sezione II: i righi principaliI contributi della Gestione Separata si calcolano sul reddito netto da lavoro autonomo (dopo deduzione delle spese, se in regime ordinario) o sul reddito imponibile forfettario (reddito lordo x coefficiente di redditività) per chi è in regime forfettario.RR2 col. 1: reddito imponibile ai fini contributiviRR2 col. 2: aliquota applicabile (26,07% o 24%)RR2 col. 3: contributi complessivi dovutiRR2 col. 4: contributi già versati in acconto (prima e seconda rata)RR2 col. 5: contributi a saldo o rimborsoAttenzione: per i collaboratori Co.Co.Co. e i lavoratori occasionali, il committente effettua la ritenuta e versa la quota a carico del lavoratore. In questo caso il Quadro RR non va compilato dal lavoratore ma dall’azienda (tramite il modello 770).Esempio pratico: forfettario con Gestione SeparataMario è un consulente in regime forfettario, codice ATECO 62.01.09 (sviluppo software), coefficiente di redditività 78%. Ricavi 2025: 48.000 euro.Reddito imponibile forfettario: 48.000 x 78% = 37.440 euroContributi Gestione Separata (aliquota 26,07%): 37.440 x 26,07% = 9.762 euro ca.Acconti versati: prima rata 40% a giugno, seconda rata 60% a novembreSaldo in dichiarazione: differenza tra dovuto e accontiI contributi versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo (non dal reddito forfettario, ma nella dichiarazione dei redditi ordinaria), abbattendo l’IRPEF dovuta sulle altre fonti di reddito.Sezione III — Il CPB e i contributi INPS aggiuntiviLa sezione più complessa e novità del Quadro RR 2026 è la Sezione III, dedicata ai contribuenti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2024-2025.Il Concordato Preventivo Biennale, introdotto dal D.Lgs. 13/2024 e modificato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), consente ai titolari di partita IVA soggetti agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità) di concordare preventivamente il reddito da dichiarare per due anni (2024 e 2025), beneficiando di vantaggi fiscali e semplificazioni. Per chi ha aderito alla sanatoria CPB 2026, le regole si intersecano con il regime di ravvedimento. Come il CPB modifica i contributi INPSSe il reddito concordato è superiore al reddito effettivo, il contribuente deve versare i contributi INPS sul reddito più alto (quello concordato). Se invece il reddito concordato è inferiore, i contributi vengono calcolati sul reddito effettivo (non si può abbassare la base contributiva).In altri termini: il CPB non può ridurre i contributi INPS dovuti, ma può aumentarli qualora il reddito concordato superi quello effettivamente conseguito.Come compilare la Sezione III del Quadro RRI righi della Sezione III si attivano solo se il contribuente ha aderito al CPB. Ecco la logica:RR3 col. 1: reddito effettivo 2025 (quello da Sezione I o II)RR3 col. 2: reddito concordato 2025 (il valore accettato nell’accordo CPB)RR3 col. 3: differenza positiva (reddito concordato – reddito effettivo), se positivaRR3 col. 4: contributi aggiuntivi sulla differenza (stessa aliquota della categoria di appartenenza)I contributi aggiuntivi di RR3 si sommano a quelli calcolati nelle sezioni precedenti e vanno versati con le stesse scadenze del saldo dichiarativo.Esempio pratico: artigiano con CPBLucia è un’artigiana (idraulica, codice ATECO 43.22.01). Ha aderito al CPB 2024-2025. Situazione 2025:Reddito effettivo 2025: 32.000 euroReddito concordato CPB 2025: 36.500 euroDifferenza CPB: 36.500 – 32.000 = 4.500 euroContributi aggiuntivi (24,00% su 4.500): 1.080 euroLucia pagherà i contributi IVS su 32.000 euro nelle sezioni ordinarie del Quadro RR, più 1.080 euro aggiuntivi in Sezione III per effetto del CPB.Scadenze di versamento contributi INPS 2026Le scadenze per il versamento dei contributi emergenti dal Quadro RR 2026 (anno d’imposta 2025) sono le seguenti:ScadenzaCosa si versaCodice tributo F2430 giugno 2026Saldo contributi 2025 + primo acconto 2026 (40%)Artigiani: 0731-0732 / Comm.: 0733-0734 / Gest. Sep.: 1840-184120 luglio 2026 (+0,40%)Stesse voci, con maggiorazione per proroga ISA/forfettariStesso31 luglio 2026 (+1,80%)Proroga ordinaria con doppia maggiorazione per tutti i contribuentiStesso30 novembre 2026Secondo acconto 2026 (60%)Artigiani: 0731-0732 / Comm.: 0733-0734 / Gest. Sep.: 1840-1841Importante: per ISA e forfettari la proroga al 20 luglio 2026 senza maggiorazione è già confermata per il 2026 (vedi dettagli sulla proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026). La maggiorazione dello 0,40% si applica solo se si sceglie di versare dopo il 30 giugno ma entro il 31 luglio (per i soggetti non ISA/forfettari) o dopo il 20 luglio (per ISA/forfettari).Chi ha problemi di liquidità può richiedere una rateizzazione dei debiti INPS fino a 60 rate, ma solo per i contributi pregressi non oggetto di versamento corrente da dichiarazione. Codici tributo F24 per il versamentoPer versare i contributi emergenti dal Quadro RR tramite modello F24, si utilizzano le seguenti sezioni e codici tributo:CategoriaTipo versamentoCodice tributoSezione F24ArtigianiSaldo contributi fissi0731INPSArtigianiSaldo contributi eccedenza minimale0732INPSCommerciantiSaldo contributi fissi0733INPSCommerciantiSaldo contributi eccedenza minimale0734INPSGestione Separata (senza altra copertura)Saldo contributi1840INPSGestione Separata (con altra copertura)Saldo contributi1841INPSCPB — contributi aggiuntiviMaggiorazione CPBVedi istruzioni INPS 2026INPSNota: i codici per gli acconti (prima rata: cod. 0731/0732/0733/0734 (Gest.IVS) o 1840/1841 (Gest.Sep.) con aggiunta della causale acconto) sono gli stessi; è la causale a variare. Si raccomanda di verificare sempre la circolare INPS aggiornata prima del versamento.Contributi INPS e deducibilità fiscaleI contributi INPS versati dai lavoratori autonomi sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, secondo le seguenti regole:Regime ordinario (artigiani/commercianti/gestione separata): i contributi sono integralmente deducibili nel Quadro RP (oneri deducibili) del Modello Redditi PF. Abbattono il reddito complessivo e riducono l’IRPEF.Regime forfettario: i contributi INPS NON riducono il reddito forfettario (tassato con imposta sostitutiva 15% o 5%), ma sono deducibili dal reddito complessivo delle altre fonti di reddito (es. reddito da lavoro dipendente part-time, redditi da fabbricati).CPB — contributi aggiuntivi: seguono le stesse regole di deducibilità dei contributi ordinari della rispettiva gestione.Se il contribuente è esclusivamente forfettario e non ha altri redditi IRPEF, i contributi INPS non generano un risparmio fiscale diretto, ma rimangono comunque obbligatori e vanno versati integralmente. Errori comuni nel Quadro RR e come evitarliAnche i più esperti commettono errori nel Quadro RR. Ecco i più frequenti che riscontriamo nello sportello CAF:Omettere la casella di riduzione forfettario: se si è in regime agevolato e si ha presentato domanda INPS per la riduzione 35%, bisogna barrare l’apposita casella. Senza, si versano contributi interi e non si ottiene rimborso automatico.Confondere reddito fiscale e reddito contributivo: per i forfettari, la base per l’IRPEF (imposta sostitutiva) è identica alla base contributiva. Per gli ordinari, il reddito contributivo per la Gestione IVS può differire da quello fiscale in alcuni casi (es. plusvalenze escluse).Non considerare il massimale: i contributi non si calcolano su tutto il reddito oltre il minimale senza limiti. Oltre i 119.650 euro (2025) non si versano contributi percentuali.Errori nel CPB — sezione III: compilare RR3 anche quando il reddito effettivo supera quello concordato (in quel caso la sezione III non genera contributi aggiuntivi, poiché si versano i contributi sull’effettivo che è già maggiore).Dimenticare il secondo acconto: il Quadro RR calcola anche gli acconti per il 2026. Se non si versano (o si versano insufficientemente), scattano le sanzioni.Versare con codice tributo errato: artigiani e commercianti hanno codici diversi (0731-0732 vs 0733-0734). Un errore di codice genera un credito su un conto e un debito sull’altro, con sanzioni e interessi sul non versato.Interazione tra Quadro RR, Quadro LM e Quadro F del 730È importante non confondere il Modello 730 con il Modello Redditi PF quando si ha una partita IVA:Chi ha SOLO reddito da lavoro autonomo/d’impresa: non può usare il 730, deve usare il Modello Redditi PF che include il Quadro RR.Chi ha redditi misti (es. lavoro dipendente + partita IVA in regime ordinario): in alcuni casi può fare il 730 integrativo o può optare per il Modello Redditi PF completo con Quadro RR.I forfettari: usano obbligatoriamente il Modello Redditi PF con il Quadro LM (per la tassazione) e il Quadro RR (per i contributi). NON possono usare il 730 per dichiarare i redditi forfettari.Per un confronto tra i due modelli e quando scegliere uno o l’altro, consulta la nostra guida sugli errori comuni del 730 2026. Utile anche la sezione sul Quadro F del Modello 730/2026 per chi ha entrambe le fonti di reddito. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. 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Tuttavia, chi ha già debiti contributivi pregressi può accedere alla rateizzazione INPS fino a 60 rate separatamente.Cosa succede se non verso i contributi entro la scadenza?Scattano le sanzioni INPS: 30% dell’importo non versato (ridotte con ravvedimento operoso). Gli interessi di mora si aggiungono alla sanzione. Il mancato versamento incide anche sui requisiti per prestazioni future (disoccupazione, maternità, pensione). Si consiglia sempre il ravvedimento immediato.Come si calcola l’acconto per il 2026 nel Quadro RR?L’acconto 2026 si calcola applicando le aliquote contributive al reddito 2025 (metodo storico) oppure al reddito 2026 stimato (metodo previsionale, se inferiore). Il metodo storico è il più semplice: si prende la base contributiva 2025 e si calcolano i contributi con le stesse aliquote. La prima rata (40%) scade il 30 giugno 2026, la seconda (60%) il 30 novembre 2026.Posso non versare il CPB e pagare le sanzioni invece?Chi ha aderito al CPB è obbligato a rispettare i termini dell’accordo. Il mancato versamento dei contributi aggiuntivi da CPB (Sezione III del Quadro RR) comporta la decadenza dal concordato con conseguente ripristino della piena tassazione ordinaria più sanzioni. Non è conveniente.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Conclusione: la consulenza CAF per il Quadro RRIl Quadro RR 2026 è uno dei quadri più articolati del Modello Redditi PF, con un impatto diretto sulla liquidità dei contribuenti: un errore nel calcolo dei contributi può costare centinaia o migliaia di euro in sanzioni e interessi.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste artigiani, commercianti, professionisti e forfettari nella compilazione corretta del Quadro RR, nel raccordo con il Concordato Preventivo Biennale e nel versamento puntuale dei contributi INPS. Per appuntamento o informazioni:Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — UdineTelefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Email: info@centrofiscale.comFonti ufficiali di riferimento: Circolare INPS n. 31/2025 (aliquote e massimali 2025); Istruzioni Modello Redditi PF 2026 (Agenzia delle Entrate); D.Lgs. 13/2024 (Concordato Preventivo Biennale); L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025); Messaggi INPS aggiornamento massimale 2025. Maggio 28, 2026/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 20:58:502026-09-27 09:14:30Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi
ASSEGNO UNICO, MATERNITA', NASPI / DISOCCUPAZIONE, NOTIZIE, PATRONATO, RDC - REDDITO DI CITTADINANZAPagamenti INPS Giugno 2026: Quando Arrivano Assegno Unico, ADI e NASpIA giugno 2026 milioni di famiglie italiane aspettano l’accredito delle prestazioni INPS: Assegno Unico Universale, ADI (Assegno di Inclusione) e NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). Ma quando arrivano esattamente i pagamenti? Quali sono le date confermate dall’INPS? E cosa fare se il bonifico non arriva in tempo? In questa guida trovi il calendario completo dei pagamenti INPS di giugno 2026 con tutte le informazioni aggiornate per non perdere nemmeno un accredito.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiIl calendario dei pagamenti INPS di giugno 2026: le date ufficialiQuando arriva l’Assegno Unico a giugno 2026Quando arriva l’ADI (Assegno di Inclusione) a giugno 2026Quando arriva la NASpI a giugno 2026Le pensioni INPS di giugno 2026: le date di pagamentoCome verificare i pagamenti INPS su MyINPS: guida praticaCosa fare in caso di mancato pagamento INPS a giugno 2026Differenze tra ADI e SFL: chi riceve cosa a giugno 2026Il calendario completo dei pagamenti INPS di giugno 2026: riepilogoFontiDomande frequenti sui pagamenti INPS di giugno 2026Il calendario dei pagamenti INPS di giugno 2026: le date ufficiali Ogni mese l’INPS accredita le prestazioni economiche secondo un calendario preciso che tiene conto del tipo di prestazione, della modalità di pagamento (bonifico bancario o postale) e dei giorni lavorativi bancari. Giugno 2026 non fa eccezione: di seguito trovi le date di accredito confermate per le principali misure di sostegno al reddito.Prestazione INPSData di pagamento giugno 2026ModalitàPensioni1-3 giugno 2026Banca/posta (con scaglionamento allo sportello)NASpIDal 15 giugno 2026 (competenza maggio)Bonifico IBAN comunicato all’INPSAssegno Unico Universale18-19 giugno 2026Bonifico bancario/postale su IBANADI – Assegno di Inclusione27 giugno 2026 (o 26 se festivo)Carta di inclusione (Poste Italiane)SFL – Supporto Formazione e LavoroFine mese (dopo validazione presenze)Bonifico bancarioLe date indicate si basano sui comunicati ufficiali INPS e sui calendari mensili pubblicati dall’Istituto. Piccole variazioni di 1-2 giorni lavorativi sono possibili in base alla banca o all’ufficio postale di riferimento.Quando arriva l’Assegno Unico a giugno 2026 L’Assegno Unico Universale (AUU) è la misura che sostituisce le precedenti prestazioni familiari (ANF, bonus bebè, assegno natalità) e viene erogata dall’INPS mensilmente a favore dei nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni (senza limite d’età per i figli disabili).Per giugno 2026, il calendario INPS (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025) fissa l’accredito dell’Assegno Unico al 18 e 19 giugno per chi ha già la prestazione in pagamento senza variazioni. Le date cambiano di mese in mese. Chi ha presentato o rinnovato la domanda nell’ultimo periodo potrebbe ricevere l’accredito con qualche giorno di ritardo.Chi riceve l’Assegno Unico a giugnoNuclei con figli under 21 che hanno presentato domanda DSU/ISEE valida per il 2026Famiglie con figli disabili di qualsiasi età (importo maggiorato)Nuovi beneficiari con domanda accettata entro maggio 2026Chi ha rinnovato la DSU scaduta (attenzione: se l’ISEE scade, il pagamento si riduce alla quota minima)Importi Assegno Unico giugno 2026Gli importi dell’Assegno Unico per il 2026 variano in base all’ISEE familiare e all’età del figlio:ISEE familiareFiglio minorenneFiglio 18-20 anniMaggiorazione figli con disabilità (under 21)Fino a 17.468,51 euro203,80 euro/mese (importo massimo)99,10 euro/mese+99,10 euro/mese (disabilità media), +110,60 (grave), +122,30 (non autosufficienza)Tra 17.468,52 e 46.582,71 euroImporto decrescente all’aumentare dell’ISEEImporto decrescenteStessi importi: la maggiorazione è fissa e non dipende dall’ISEEOltre 46.582,71 euro (o senza ISEE)58,30 euro/mese (importo minimo)29,10 euro/mese+99,10 / +110,60 / +122,30 euro/mesePer consultare la tua situazione aggiornata o verificare l’importo spettante, puoi accedere al portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. Per approfondire, leggi anche la nostra guida su Assegno unico maggio 2026: date pagamenti INPS e scadenze per gli arretrati.Cosa fare se l’Assegno Unico non arriva a giugnoSe entro il 22-23 giugno 2026 non hai ricevuto l’accredito dell’Assegno Unico, verifica:ISEE scaduto: se non hai presentato la DSU per il 2026, da marzo ricevi solo l’importo minimo (58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne)IBAN non aggiornato: verifica che l’IBAN comunicato all’INPS sia corretto accedendo a MyINPSDomanda in verifica: controlla lo stato della domanda nella sezione “Assegno Unico e Universale” su MyINPSFiglio uscito dai requisiti: se il figlio ha compiuto 21 anni, il diritto si estingue (salvo disabilità)Chiedi assistenza: se non riesci a risolvere il problema autonomamente, puoi rivolgerti a un CAF o a un patronato abilitatoQuando arriva l’ADI (Assegno di Inclusione) a giugno 2026 L’ADI – Assegno di Inclusione è la misura che dal 1° gennaio 2024 ha sostituito il Reddito di Cittadinanza per le famiglie con soggetti “fragili”: anziani over 60, disabili, minori a carico o persone in situazione di svantaggio inserite in programmi di cura. Si tratta di un sussidio economico mensile erogato tramite la Carta di Inclusione di Poste Italiane.A giugno 2026, la ricarica mensile dell’ADI avviene il 27 del mese. Poiché il 27 giugno 2026 cade di sabato, la ricarica viene anticipata al venerdì 26 giugno 2026. L’accredito sulla Carta di Inclusione avviene automaticamente senza necessità di recarsi agli sportelli.Chi riceve l’ADI a giugno 2026Hanno diritto all’ADI a giugno 2026 i nuclei familiari che:Hanno almeno un componente over 60, disabile, minore o in situazione di fragilità certificataHanno un ISEE non superiore a 10.140 euro annuiHanno un reddito familiare non superiore a 6.000 euro annui (9.360 euro se il nucleo comprende solo anziani over 67 o disabili gravi)Hanno stipulato il Patto di Attivazione Digitale (PAD) su INPS.itNon hanno beneficiari con precedenti penali ostativi o veicoli di lusso intestatiImporto ADI giugno 2026L’importo dell’ADI si compone di due parti:Componente economica: fino a 6.000 euro annui (500 euro/mese) per nucleo familiare, ridotta del reddito familiare già percepito e moltiplicata per la scala di equivalenza ISEEComponente affitto: ulteriori 3.360 euro annui (280 euro/mese) per chi vive in affitto con contratto di locazione registratoLa formula di calcolo tiene conto della composizione del nucleo familiare tramite la scala di equivalenza: valore base 1 (nucleo di una persona), +0,4 per ogni ulteriore adulto, +0,15 per ogni bambino under 3, fino a un massimo di 2,2.Come verificare il saldo della Carta di InclusionePer verificare se l’accredito ADI del mese di giugno è arrivato, puoi:Controllare il saldo all’ATM di Poste Italiane (senza commissioni)Accedere all’app BancoPosta o al sito poste.it con le credenziali PostepayChiamare il numero verde Postepay: 800.00.33.22Verificare lo stato del pagamento tramite MyINPS → “Assegno di Inclusione” → “Situazione pagamenti”Se il saldo non risulta aggiornato dopo il 28-29 giugno 2026, contatta il tuo patronato di fiducia o il numero verde INPS (803 164 da fisso, 06 164164 da mobile).Quando arriva la NASpI a giugno 2026 La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro. A differenza dell’Assegno Unico e dell’ADI, il pagamento NASpI non ha una data fissa mensile: dipende dalla data di presentazione della domanda e dal ciclo elaborativo INPS.Come funziona il pagamento NASpIIl pagamento NASpI avviene tipicamente entro 30-45 giorni dalla presentazione della domanda per la prima mensilità. Successivamente, il pagamento è mensile e viene accreditato generalmente nella seconda e terza settimana del mese successivo a quello di competenza. Per la competenza di maggio 2026, l’accredito avviene in genere tra l’8 e il 20 giugno 2026.Chi riceve la NASpI a giugno 2026Lavoratori dipendenti con contratto cessato involontariamente (licenziamento, fine contratto a termine, risoluzione consensuale in conciliazione)Lavoratori con dimissioni per giusta causaChi ha almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anniChi ha almeno 30 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesiBeneficiari con domanda accettata e in corso di erogazioneImporto NASpI 2026 e decalageLa NASpI 2026 viene calcolata sull’imponibile previdenziale degli ultimi 4 anni diviso il numero di settimane coperte, moltiplicato per 4,33. L’indennità è pari al 75% della retribuzione media mensile se questa è inferiore alla soglia INPS vigente (per il 2026: 1.480,30 euro). Per importi superiori si aggiunge il 25% sulla parte eccedente tale soglia, fino al massimale mensile di 1.575,42 euro.A partire dal settimo mese di percezione (cioè dopo i primi 6 mesi interi), scatta il decalage: la NASpI si riduce del 3% al mese. Chi ha iniziato a percepire la NASpI a dicembre 2025 o prima vedrà quindi a giugno 2026 una riduzione in corso o imminente.Mese di competenzaRiduzione (decalage)Esempio: NASpI iniziale 1.000 euroMesi 1-60%1.000 euroMese 7-3%970 euroMese 8-6%940 euroMese 9-9%910 euroMese 10-12%880 euroMese 11-15%850 euroMese 12-18%820 euroCome verificare lo stato del pagamento NASpIPer controllare la situazione della tua NASpI e verificare il pagamento di giugno:Accedi a MyINPS (inps.it) con SPID, CIE o CNSVai su “Lavoro” → “NASpI” → “Situazione pagamenti”Verifica che l’IBAN comunicato sia corretto (in caso contrario aggiornalo tempestivamente)Controlla che tu abbia rispettato gli obblighi di condizionalità (DID, patto di servizio, corsi di formazione)Le pensioni INPS di giugno 2026: le date di pagamentoLe pensioni INPS di giugno 2026 vengono accreditate a partire dal 1° giugno 2026 (primo giorno lavorativo del mese). Per i pensionati che riscuotono in contanti agli uffici postali, il pagamento è scaglionato per lettera del cognome, al fine di evitare affollamento:Lettere cognomeData pagamento allo sportello postaleA – BLunedì 2 giugno 2026C – DMartedì 3 giugno 2026E – KMercoledì 4 giugno 2026L – OGiovedì 5 giugno 2026P – RVenerdì 6 giugno 2026S – ZLunedì 9 giugno 2026I pensionati con accredito su conto corrente bancario o postale ricevono l’accredito direttamente il 1° giugno 2026 (o entro il 2-3 giugno in base ai tempi interbancari). Per consultare il cedolino pensione e verificare importo e competenza di giugno, leggi la nostra guida su Cedolino Pensione Giugno 2026: Importi, Calendario Pagamenti e Come Consultarlo.Come verificare i pagamenti INPS su MyINPS: guida praticaIl portale MyINPS (inps.it) è lo strumento principale per monitorare tutti i pagamenti INPS. Ecco come accedervi e cosa trovare:Accesso a MyINPSVai su inps.it e clicca su “Accedi a MyINPS”Scegli la modalità di autenticazione: SPID (livello 2), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)Una volta autenticato, accedi all’area “I tuoi servizi”Seleziona la prestazione che vuoi verificare (Assegno Unico, ADI, NASpI, Pensione)Sezioni da consultare per ogni prestazionePrestazionePercorso MyINPSAssegno UnicoFamiglia → Assegno Unico e Universale → Situazione pagamentiADISostegno reddito → Assegno di Inclusione → Situazione pagamentiNASpILavoro → NASpI → Situazione pagamentiPensionePensione e Previdenza → Cedolino pensioneApp INPS MobileL’INPS mette a disposizione anche l’App INPS Mobile (disponibile su App Store e Google Play), che consente di consultare i pagamenti, le domande in corso e le comunicazioni dell’Istituto direttamente da smartphone. L’accesso avviene sempre tramite SPID o CIE.Cosa fare in caso di mancato pagamento INPS a giugno 2026Se il pagamento INPS atteso non arriva entro i termini previsti, ecco le azioni da intraprendere in ordine di priorità:1. Verifica la situazione su MyINPSPrima di contattare l’INPS, controlla su MyINPS se la prestazione risulta “in elaborazione” o “sospesa”. L’Istituto comunica eventuali blocchi o anomalie direttamente nella sezione dedicata alla prestazione.2. Controlla l’IBAN comunicatoUn IBAN errato o non aggiornato è la causa più comune di mancato pagamento. Verifica che l’IBAN presente nella tua domanda sia corretto. Per aggiornarlo, accedi a MyINPS e modificalo nella sezione specifica della prestazione, oppure rivolgiti a un CAF o patronato che effettuerà la modifica con delega.3. Controlla ISEE e requisitiPer l’Assegno Unico: un ISEE scaduto o non aggiornato può ridurre o azzerare il pagamento. Per l’ADI: un cambiamento nella composizione del nucleo familiare o nel reddito può modificare l’importo spettante. Per la NASpI: il mancato rispetto degli obblighi di condizionalità (DID, patto di servizio) può causare la sospensione del pagamento.4. Contatta l’INPSSe dopo le verifiche il problema persiste, contatta l’INPS attraverso i seguenti canali:Numero verde INPS: 803 164 (da fisso, gratuito) oppure 06 164164 (da cellulare, a pagamento)Sportello online: tramite MyINPS puoi inviare una comunicazione diretta al tuo sportello di competenzaSede INPS territoriale: prenota un appuntamento allo sportello fisico tramite il portale INPSCAF e patronato: per assistenza completa nella gestione delle pratiche INPSPer un confronto aggiornato su tutti i pagamenti INPS previsti in questo periodo, consulta anche il nostro articolo su Pagamenti INPS Giugno 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI e ADI.Differenze tra ADI e SFL: chi riceve cosa a giugno 2026Dal 1° gennaio 2024, il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito da due distinte misure:ADI (Assegno di Inclusione): per famiglie con soggetti fragili (over 60, disabili, minori, persone in percorsi di cura). Erogato tramite Carta di Inclusione. Ricarica il 27 del mese (o giorno lavorativo precedente se festivo).SFL (Supporto per la Formazione e il Lavoro): per persone tra 18 e 59 anni occupabili, prive di soggetti fragili nel nucleo. Importo fisso di 350 euro/mese per massimo 12 mesi. Erogato tramite bonifico bancario.Il SFL viene erogato solo a seguito di un percorso formativo o di politica attiva del lavoro avviato presso il proprio Centro per l’Impiego. Per giugno 2026, il pagamento SFL avviene dopo la validazione delle presenze nel percorso formativo, solitamente a fine mese.Per capire se hai diritto all’ADI o al SFL, o per verificare lo stato della tua domanda, puoi consultare il nostro aggiornamento sui pagamenti INPS di fine maggio 2026.Il calendario completo dei pagamenti INPS di giugno 2026: riepilogoEcco il riepilogo in un’unica tabella di tutte le principali date di pagamento INPS per giugno 2026:DataPrestazione INPSDestinatari1-3 giugno 2026Pensioni (accredito bancario/postale e sportello)PensionatiDal 15 giugno 2026NASpI (competenza maggio 2026)Disoccupati con NASpI attiva18-19 giugno 2026Assegno Unico UniversaleFamiglie con figli fino a 21 anni26 giugno 2026ADI – Assegno di Inclusione (anticipo da sabato 27)Nuclei con soggetti fragiliFine meseSFL – Supporto Formazione e LavoroOccupabili in percorsi formativiPer restare sempre aggiornato sui pagamenti INPS e sulle novità fiscali, visita la sezione Tabelle ANF INPS 2026/2027 e iscriviti alla nostra newsletter gratuita.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.FontiCircolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)Domande frequenti sui pagamenti INPS di giugno 2026Qual è la data precisa del pagamento dell’Assegno Unico a giugno 2026?Secondo il calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025), l’Assegno Unico viene accreditato il 18 e il 19 giugno 2026 per i beneficiari già con domanda attiva e senza variazioni. I nuovi beneficiari o chi ha aggiornato il proprio IBAN di recente potrebbe ricevere il pagamento con qualche giorno di ritardo.L’ADI viene pagato sempre il 27 del mese?Sì, l’ADI viene ricaricato sulla Carta di Inclusione tipicamente il 27 di ogni mese. Se il 27 cade di sabato, domenica o giorno festivo, il pagamento viene anticipato al giorno lavorativo precedente. A giugno 2026, il 27 cade di sabato, quindi la ricarica è anticipata al venerdì 26 giugno 2026.Quando arriva la NASpI se ho fatto domanda di recente?Per chi ha presentato la domanda NASpI nelle ultime settimane, il primo pagamento arriva entro 30-45 giorni dalla presentazione della domanda, una volta completate le verifiche INPS. I pagamenti successivi vengono accreditati mensilmente, generalmente nella seconda-terza settimana del mese successivo a quello di competenza.Posso ricevere sia l’Assegno Unico che la NASpI nello stesso mese?Sì, le due prestazioni sono cumulabili. L’Assegno Unico spetta in quanto genitore con figli a carico, indipendentemente dallo stato occupazionale. La NASpI spetta in quanto lavoratore disoccupato. Non ci sono incompatibilità tra le due misure.Come cambio l’IBAN per il pagamento INPS?Per aggiornare l’IBAN associato a una prestazione INPS, accedi a MyINPS e vai nella sezione specifica della prestazione (es. Assegno Unico, NASpI). Nella scheda della domanda troverai l’opzione per modificare i dati bancari. In alternativa, puoi rivolgerti a un CAF o patronato che effettuerà la modifica per tuo conto con delega.Cosa succede all’Assegno Unico se non rinnovo l’ISEE?Se non hai rinnovato la DSU per l’anno 2026, l’INPS continua a erogare l’Assegno Unico all’importo minimo di 58,30 euro per ogni figlio minorenne (29,10 euro per i figli tra 18 e 20 anni), senza tener conto della situazione economica effettiva del nucleo. Se presenti la DSU entro il 30 giugno 2026, l’INPS ricalcola l’assegno a partire da marzo 2026 e paga gli arretrati.Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 19:58:502026-09-30 08:05:30Pagamenti INPS Giugno 2026: Quando Arrivano Assegno Unico, ADI e NASpI
CAF, COLF E BADANTIColf e Badanti: verso la Ritenuta IRPEF gestita dall’INPSUna delle novita piu rilevanti in materia di lavoro domestico che si sta delineando nel panorama normativo italiano riguarda la possibile introduzione della ritenuta IRPEF gestita direttamente dall’INPS per colf, badanti e altri lavoratori domestici. Si tratta di una riforma che, se approvata, cambierebbe radicalmente il rapporto fiscale tra datori di lavoro privati, lavoratori domestici e fisco, semplificando adempimenti oggi considerati onerosi e spesso causa di irregolarita. In questo articolo analizziamo lo stato attuale della normativa, le proposte in discussione, cosa succederebbe concretamente e quali sarebbero vantaggi e criticita per le famiglie italiane che impiegano personale domestico.📬Resta aggiornato sulle novita fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti GratisNiente spam. Cancellati quando vuoi.Il sistema attuale: come funziona la tassazione del lavoro domestico Per comprendere la portata della riforma in discussione, e necessario partire dal sistema in vigore. Oggi, il datore di lavoro domestico privato non e sostituto d’imposta: questo significa che non deve operare ritenute alla fonte sullo stipendio del lavoratore, non deve presentare il modello 770, ne rilasciare la Certificazione Unica (CU) al dipendente.In pratica, la famiglia che assume una colf, una badante o una baby sitter paga la retribuzione al lordo, versa i contributi INPS trimestralmente (entro il 10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre e 10 gennaio), ma non si occupa di calcolare o versare l’IRPEF. Spetta al lavoratore domestico provvedere autonomamente alla dichiarazione dei redditi e al pagamento dell’imposta sul proprio reddito da lavoro.Questo sistema, regolato dall’articolo 7-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 e dall’articolo 1 comma 3 del D.P.R. 31 maggio 1999, n. 195, ha radici storiche profonde ma presenta evidenti lacune. La principale: molti lavoratori domestici, specie quelli con redditi bassi o stranieri, non presentano la dichiarazione dei redditi, creando una vasta area di evasione IRPEF che lo Stato ha interesse a ridurre.I contributi INPS: il meccanismo gia centralizzatoA differenza dell’IRPEF, i contributi previdenziali per il lavoro domestico sono gia gestiti in modo centralizzato tramite l’INPS. I datori di lavoro versano i contributi ogni trimestre su base forfettaria, calcolati sulle ore di lavoro settimanali e sulla retribuzione oraria convenzionale (aggiornata annualmente dall’INPS).Per il 2026, le retribuzioni convenzionali orarie su cui calcolare i contributi sono:Orario settimanaleRetribuzione effettivaContributo orario totale (datore + lavoratore)Fino a 24 oreFino a 8,19 euro/oracirca 1,58 euro/oraFino a 24 oreOltre 8,19 euro/oracirca 1,65 euro/oraOltre 24 oreFino a 9,88 euro/oracirca 1,77 euro/oraOltre 24 oreOltre 9,88 euro/oracirca 1,86 euro/oraNota: i valori esatti vengono aggiornati dall’INPS con circolare ogni anno a inizio anno. I dati sopra sono indicativi e soggetti a verifica con la circolare INPS vigente. Il datore paga circa 2/3 e il lavoratore 1/3 della contribuzione totale.La proposta di riforma: l’INPS come sostituto d’imposta La riforma che si sta delineando prevede di attribuire all’INPS il ruolo di sostituto d’imposta per i lavoratori domestici, in modo analogo a quanto avviene gia per i pensionati (dove l’INPS trattiene la ritenuta IRPEF direttamente dalla pensione mensile). L’idea di fondo e semplice ma ambiziosa: centralizzare in un unico ente la gestione sia dei contributi previdenziali sia delle ritenute fiscali per il settore del lavoro domestico.In concreto, il meccanismo funzionerebbe cosi:Il datore di lavoro domestico continuerebbe a versare all’INPS (tramite MAV/pagoPA) i contributi trimestrali, ma il versamento includerebbe anche una quota IRPEF trattenuta virtualmente dallo stipendio del lavoratore.L’INPS, una volta incassate le somme, provvederebbe a:versare all’Erario le ritenute IRPEF calcolate sul reddito da lavoro domestico;rilasciare al lavoratore la Certificazione Unica (CU) annuale;comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati reddituali del lavoratore.Il lavoratore domestico, con la CU rilasciata dall’INPS, potrebbe poi usufruire del modello 730 precompilato gia popolato con i propri dati di reddito, semplificando enormemente la propria posizione fiscale.Il contesto normativo: la delega fiscale e il decreto attuativoLa proposta si inserisce nel piu ampio progetto di riforma fiscale avviata con la Legge delega 9 agosto 2023, n. 111 (c.d. “delega fiscale”), che ha conferito al Governo la facolta di emanare decreti legislativi delegati per la revisione del sistema tributario. Tra i principi e criteri direttivi della delega figurano esplicitamente la razionalizzazione del sistema dei sostituti d’imposta e la riduzione degli adempimenti a carico dei contribuenti.Il lavoro domestico e stato identificato come uno dei settori prioritari di intervento, sia per l’entita del fenomeno (oltre 900.000 lavoratori domestici regolari in Italia secondo i dati INPS, con un volume di retribuzioni annue stimato in circa 8-10 miliardi di euro) sia per il basso tasso di compliance fiscale che lo caratterizza.A partire dal 2024, sono stati avviati tavoli tecnici tra Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), INPS, Agenzia delle Entrate e le principali associazioni di datori di lavoro domestico (Assindatcolf, Fidaldo) per definire i dettagli operativi della riforma. Al momento della redazione di questo articolo (maggio 2026), la norma attuativa non e ancora stata emanata ma i lavori preparatori sono in stato avanzato.Cosa cambia per le famiglie e per i lavoratori domestici Per il datore di lavoro (la famiglia)Per la famiglia che assume personale domestico, la riforma avrebbe un impatto moderato ma positivo in termini di semplificazione. Ecco i principali cambiamenti attesi:Nessun nuovo ruolo da sostituto d’imposta in senso pieno: la famiglia non dovra calcolare autonomamente le ritenute IRPEF. Sara l’INPS a farlo sulla base dei dati retributivi comunicati al momento del versamento contributivo.Versamento trimestrale leggermente piu alto: il bollettino MAV/pagoPA includera, oltre ai contributi previdenziali, anche la quota IRPEF calcolata sull’imponibile fiscale del lavoratore (la retribuzione lorda). In sostanza, la famiglia anticipera anche l’IRPEF del lavoratore, che verra poi scalata dallo stipendio netto.Nessun obbligo di CU o 770: l’emissione della Certificazione Unica e la trasmissione del modello 770 rimarranno in capo all’INPS, non alla famiglia.Retribuzione netta al lavoratore: lo stipendio corrisposto al lavoratore sara gia al netto della ritenuta IRPEF, come avviene per qualsiasi altro lavoratore dipendente nelle aziende private.Per il lavoratore domestico (colf, badante, baby sitter)I vantaggi piu significativi della riforma si apprezzano dal lato del lavoratore:Fine dell’obbligo di presentare autonomamente la dichiarazione dei redditi (salvo altri redditi diversi da quelli domestici): con la CU rilasciata dall’INPS, il lavoratore potra usare il 730 precompilato o, in molti casi, essere esonerato dalla dichiarazione se il reddito da lavoro domestico e l’unica fonte di reddito e l’imposta e gia stata liquidata tramite ritenuta.Accesso a detrazioni da lavoro dipendente: oggi molti lavoratori domestici non sfruttano le detrazioni previste per il lavoro dipendente (articolo 13 del TUIR) perche non presentano la dichiarazione. Con la riforma, queste detrazioni verrebbero applicate automaticamente dall’INPS in fase di calcolo della ritenuta.Certezza delle posizioni previdenziali: l’integrazione tra gestione contributiva e fiscale rendera piu difficile l’omissione dei versamenti contributivi, tutelando meglio il lavoratore ai fini pensionistici.Emersione dei rapporti irregolari: la maggiore pressione fiscale indiretta potrebbe incentivare la regolarizzazione dei contratti in nero, con benefici per i lavoratori in termini di tutele contrattuali e previdenziali.Il calcolo dell’IRPEF sul lavoro domestico: simulazione pratica Vediamo con un esempio concreto come funzionerebbe il meccanismo della ritenuta IRPEF gestita dall’INPS, usando le aliquote IRPEF vigenti per il 2026.Le aliquote IRPEF 2026Per il 2026, le aliquote IRPEF sono le seguenti, come riformate dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 207/2023) che ha confermato il sistema a tre scaglioni:Scaglione di redditoAliquota IRPEFDa 0 a 28.000 euro23%Da 28.001 a 50.000 euro35%Oltre 50.000 euro43%Per i lavoratori domestici part-time o con contratti a ore, il reddito annuo raramente supera i 28.000 euro, quindi nella maggior parte dei casi si applica l’aliquota del 23%.Esempio pratico: badante convivente full-timeConsideriamo una badante convivente inquadrata al livello CS del CCNL Lavoro Domestico 2024-2026, con retribuzione mensile contrattuale di circa 1.100 euro mensili + indennita sostitutiva vitto e alloggio (per il convivente, circa 290-310 euro mensili aggiuntivi).Reddito imponibile annuo approssimativo: circa 16.800 euro (retribuzione + indennita sostitutiva x 12 mesi + tredicesima).VoceImportoReddito lordo annuo16.800 euroIRPEF lorda (23% su 16.800)3.864 euroDetrazione da lavoro dipendente (art. 13 TUIR)circa 2.935 euroIRPEF netta annuacirca 929 euroIRPEF mensile trattenutacirca 77 euro/meseStipendio netto mensile effettivocirca 1.023-1.043 euroI valori sono stime indicative. L’importo esatto varia in base alla situazione familiare, alle detrazioni per carichi di famiglia e ad altri elementi individuali che l’INPS dovrebbe acquisire tramite apposita comunicazione del lavoratore.Esempio pratico: colf a ore (non convivente)Una colf non convivente che lavora 20 ore settimanali con retribuzione oraria di circa 9,50 euro:VoceImportoOre lavorate/mesecirca 87 oreRetribuzione mensile lordacirca 826 euroRetribuzione annua lorda (incl. 13^)circa 10.740 euroIRPEF lorda (23% su 10.740)2.470 euroDetrazione da lavoro dipendente (art. 13 TUIR)1.955 euroIRPEF netta annuacirca 515 euroIRPEF mensile trattenutacirca 43 euro/meseIn questo caso, la ritenuta mensile sarebbe contenuta e l’impatto sul netto percepito dalla colf relativamente limitato, specie considerando la detrazione da lavoro dipendente.Le criticita della riforma: cosa preoccupa datori e lavoratori Nonostante i vantaggi teorici, la riforma ha suscitato alcune perplessita tra le associazioni di settore. Vediamo le principali criticita.1. La gestione delle detrazioni individualiPer applicare correttamente le ritenute, l’INPS avrebbe bisogno di conoscere la situazione personale di ogni lavoratore domestico: numero di familiari a carico, eventuali altri redditi, spese detraibili, ecc. Raccogliere queste informazioni richiede un sistema di comunicazione ad hoc tra lavoratore e INPS, non ancora predisposto.Il rischio e che, in assenza di tali informazioni, l’INPS applichi una ritenuta forfettaria basata sul solo reddito da lavoro domestico, ignorando le detrazioni a cui il lavoratore avrebbe diritto. In questo caso, il lavoratore si troverebbe con un credito IRPEF da recuperare tramite dichiarazione dei redditi, vanificando in parte i benefici della semplificazione.2. I lavoratori con piu datori di lavoroE frequente che una colf lavori per due o tre famiglie diverse. In questo caso, ciascun datore verserebbe un contributo all’INPS su una base retributiva parziale, e l’INPS dovrebbe consolidare tutti i redditi del lavoratore per calcolare correttamente l’imposta complessiva. Questa operazione di consolidamento e tecnicamente complessa e richiederebbe sistemi informativi sofisticati.3. Impatto sul costo del lavoro per le famiglieAlcune associazioni di datori di lavoro domestico, come Assindatcolf, hanno evidenziato che il nuovo sistema potrebbe aumentare l’esborso trimestrale delle famiglie: il bollettino INPS includerebbe sia i contributi previdenziali sia la quota IRPEF anticipata per conto del lavoratore. Anche se quest’ultima e formalmente a carico del lavoratore (viene scalata dalla retribuzione netta), la famiglia dovra “anticipare” la somma prima di pagarla poi al lavoratore al netto.Cio potrebbe creare problemi di liquidita per le famiglie che gestiscono i pagamenti su base mensile ma versano i contributi su base trimestrale.4. Il rischio di ulteriore emersione selettivaParadossalmente, una riforma che rende piu costosa e complessa la regolarizzazione potrebbe spingere alcune famiglie verso il lavoro in nero, specie per prestazioni occasionali o part-time molto ridotto. Il bilanciamento tra contrasto all’evasione e accessibilita della regolarizzazione e uno dei nodi centrali del dibattito.La deduzione IRPEF per i contributi colf: il beneficio fiscale attuale Mentre si attende la riforma, e utile ricordare il principale beneficio fiscale gia disponibile per le famiglie che assumono personale domestico: la deduzione IRPEF dei contributi previdenziali versati all’INPS.Ai sensi dell’articolo 10, comma 2, del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), i contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari sono deducibili dal reddito complessivo del datore di lavoro fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. Questa soglia, rimasta invariata da anni, rappresenta uno sgravio fiscale significativo specie per le famiglie con redditi medio-alti.Aliquota IRPEF datoreRisparmio fiscale massimo (su 1.549,37 euro)23%356 euro/anno35%542 euro/anno43%666 euro/annoQuesto beneficio e separato dalla detrazione del 19% per le spese di assistenza di persone non autosufficienti (art. 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR), che consente di detrarre fino a 2.100 euro annui di spese pagate alla badante, a condizione che il reddito del contribuente non superi i 40.000 euro. Per approfondire questo aspetto, leggi anche il nostro articolo su spesa badante nel 730/2026.Il confronto con altri Paesi europeiL’Italia non e la prima a pensare a un sistema centralizzato di tassazione del lavoro domestico. Alcuni esempi europei sono illuminanti.Francia: il modello CESUIn Francia esiste dal 2006 il sistema CESU (Cheque Emploi Service Universel), gestito dall’URSSAF (l’equivalente del nostro INPS). Il datore di lavoro domestico dichiara mensilmente le ore lavorate e la retribuzione tramite un portale online, e il sistema calcola automaticamente sia i contributi sociali sia le ritenute fiscali. Al lavoratore viene accreditata la retribuzione netta direttamente sul conto corrente. E un modello considerato di eccellenza a livello europeo per la sua semplicita.Germania e Belgio: sistemi intermediIn Germania il lavoro domestico a basse ore (c.d. “minijob” fino a 556 euro mensili, soglia 2025) beneficia di un regime contributivo e fiscale agevolato con versamento centralizzato tramite la Knappschaft. In Belgio esiste un sistema di “titoli-servizio” (titres-services) con cui le famiglie acquistano buoni da spendere per i servizi domestici, gestiti da societa autorizzate che fungono da sostituti d’imposta.Il modello francese CESU e quello che piu si avvicina alla proposta italiana, ed e probabile che i lavori preparatori del MEF abbiano preso spunto proprio dall’esperienza transalpina.Tempi e iter della riforma: cosa aspettarsiAl momento (maggio 2026), il percorso normativo della riforma puo essere cosi sintetizzato:Legge delega n. 111/2023: delega al Governo per la riforma fiscale, include la razionalizzazione dei sostituti d’imposta.Decreto attuativo (in preparazione): non ancora approvato. I tavoli tecnici INPS-MEF-AdE sono ancora in fase di confronto tecnico.Ipotesi di decorrenza: il meccanismo non entrera in vigore prima del 2027, in considerazione dei tempi tecnici necessari per adeguare i sistemi informatici dell’INPS e per la fase transitoria di comunicazione ai datori di lavoro e ai lavoratori.E quindi fondamentale, nel frattempo, continuare ad adempiere correttamente agli obblighi attuali: versamento trimestrale dei contributi INPS, comunicazione del rapporto di lavoro tramite il portale INPS, rispetto del CCNL Lavoro Domestico. Leggi anche: contributi colf non versati: cosa fare e come recuperarli.Lavoro domestico in nero: i rischi per datore e lavoratoreIn attesa della riforma, va ribadito con forza che il lavoro domestico in nero espone entrambe le parti a rischi seri. I contributi non versati comportano:Per il datore: sanzioni amministrative da parte dell’INPS, recupero contributivo con maggiorazioni e interessi, rischio di ispezioni del lavoro, responsabilita civile verso il lavoratore per mancata copertura previdenziale e INAIL.Per il lavoratore: mancata maturazione di contributi pensionistici, assenza di copertura assicurativa INAIL in caso di infortunio, impossibilita di accedere a indennita di malattia e maternita, difficolta nel dimostrare il rapporto di lavoro per altri benefici (NASpI, ecc.).La riforma in corso, proprio perche intenderebbe integrare gestione contributiva e fiscale in un unico flusso, avrebbe anche un effetto indiretto di contrasto al lavoro irregolare.Come comportarsi oggi: la checklist per datori di lavoro domesticoIn attesa della riforma, ecco cosa deve fare correttamente una famiglia che assume una colf o una badante:Comunicazione di assunzione: va inviata all’INPS tramite il portale dedicato (www.inps.it) prima dell’inizio del rapporto di lavoro. Per le dimissioni della badante valgono procedure specifiche.Contratto scritto: obbligatorio indicare il livello CCNL, l’orario, la retribuzione, il luogo di lavoro. Il CCNL Lavoro Domestico firmato da Assindatcolf/Fidaldo con le sigle sindacali di riferimento e in vigore fino al 2026.Versamento contributi INPS: entro il 10 aprile (1° trimestre), 10 luglio (2° trimestre), 10 ottobre (3° trimestre), 10 gennaio dell’anno successivo (4° trimestre). I bollettini MAV si generano sul portale INPS.Busta paga: anche se non obbligatoria per legge nel lavoro domestico, e fortemente consigliata per trasparenza. Assindatcolf fornisce software gratuiti per la sua elaborazione.Dichiarazione dei redditi del lavoratore: attualmente, il lavoratore domestico deve presentare autonomamente la propria dichiarazione (730 o Redditi PF) se il reddito supera le soglie di esonero.Deduzione contributi sul 730 del datore: ricordarsi di inserire i contributi versati all’INPS nel rigo E23 del 730, fino al massimo deducibile di 1.549,37 euro.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.Domande frequenti (FAQ)Quando entrera in vigore la ritenuta IRPEF gestita dall’INPS per colf e badanti?Non e ancora stata stabilita una data definitiva. Al maggio 2026, il decreto attuativo della delega fiscale (L. 111/2023) relativo al lavoro domestico non e ancora stato approvato. Le stime piu ottimistiche parlano di una possibile entrata in vigore nel 2027, ma i tempi potrebbero allungarsi per la necessita di adeguare i sistemi informatici dell’INPS.La riforma aumentera il costo del lavoro domestico per le famiglie?In linea teorica no, perche l’IRPEF e un’imposta a carico del lavoratore, non del datore. Tuttavia, la famiglia dovra “anticipare” la quota IRPEF nel versamento all’INPS e poi corrispondere al lavoratore la retribuzione al netto. Questo modifica il flusso di cassa ma non il costo complessivo del rapporto di lavoro.I lavoratori domestici stranieri come saranno gestiti?La riforma si applicherebbe a tutti i lavoratori domestici regolari, indipendentemente dalla nazionalita. I lavoratori stranieri non residenti fiscalmente in Italia o con convenzioni bilaterali potrebbero beneficiare di trattamenti particolari, ma i dettagli non sono ancora stati definiti nei testi preparatori.Cosa succede se una colf lavora per piu famiglie?Questo e uno dei nodi tecnici piu complessi della riforma. Probabilmente l’INPS dovra aggregare i dati di tutti i datori di lavoro per calcolare l’IRPEF corretta, con un meccanismo di conguaglio annuale simile a quello previsto per i lavoratori con piu datori nel settore privato ordinario.Posso ancora dedurre i contributi colf dal mio 730 con la nuova riforma?Si. La deduzione dei contributi versati per il personale domestico (art. 10 comma 2 TUIR, fino a 1.549,37 euro) non e stata toccata dalle proposte di riforma in discussione. Riguarda i contributi previdenziali, non le ritenute IRPEF, e restera in vigore indipendentemente dal nuovo sistema di gestione dell’imposta.Dove posso trovare informazioni ufficiali sulla riforma?Le fonti ufficiali da monitorare sono: il sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.mef.gov.it), il sito dell’INPS (www.inps.it), la Gazzetta Ufficiale per i decreti attuativi, e le comunicazioni delle associazioni di settore come Assindatcolf (www.assindatcolf.it) e Fidaldo (www.fidaldo.it).📬Resta aggiornato sulle novita fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti GratisNiente spam. Cancellati quando vuoi.In conclusioneLa prospettiva di una ritenuta IRPEF gestita dall’INPS per colf e badanti rappresenta una delle riforme piu significative del lavoro domestico degli ultimi decenni. Il modello, ispirato all’esperienza francese del CESU, mira a semplificare gli adempimenti, ridurre l’evasione fiscale e garantire maggiori tutele ai lavoratori domestici. Per le famiglie, il cambiamento piu rilevante sara un versamento INPS trimestrale piu articolato ma, in cambio, la liberazione da qualsiasi obbligo fiscale diretto verso il lavoratore.Nel frattempo, continuate a gestire correttamente i rapporti di lavoro domestico secondo la normativa vigente. Se avete dubbi sui contributi da versare, sulla deduzione fiscale o sulla corretta applicazione del CCNL, il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per una consulenza personalizzata. Leggi anche il nostro articolo su come consegnare correttamente la lettera di licenziamento alla colf o alla badante.Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 18:58:502026-05-31 17:41:54Colf e Badanti: verso la Ritenuta IRPEF gestita dall’INPS
CAF, CRIPTOVALUTEMining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i ProventiIndice dei contenutiCos’è il Mining di CriptovaluteMining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze FiscaliTassazione del Mining Occasionale nel 2026Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e ContributiValore di Acquisizione delle Crypto MinateCome Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e TassazioneCosti Deducibili per il Mining ProfessionaleObblighi IVA per il Mining di CriptovaluteDomande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026Il mining criptovalute 2026 rappresenta una delle attività più dibattute dal punto di vista fiscale nel panorama delle cripto-attività. Minare Bitcoin o altre criptovalute significa utilizzare la potenza di calcolo del proprio computer (o di hardware specializzato) per validare le transazioni sulla blockchain e ricevere in cambio nuove monete digitali. Ma come si tassano questi proventi? E quali obblighi fiscali deve rispettare chi fa mining in Italia?Con la riforma della tassazione delle cripto-attività introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e le successive modifiche del 2025, il quadro normativo si è fatto più chiaro ma anche più complesso. L’aliquota sulle plusvalenze crypto è passata al 33% dal 2026, e chi si dedica al mining criptovalute 2026 deve conoscere le regole per evitare sanzioni. In questa guida completa analizziamo ogni aspetto: dalla differenza tra mining occasionale e professionale, al valore di acquisizione delle crypto minate, fino alla compilazione del Quadro W e degli altri quadri dichiarativi.Cos’è il Mining di CriptovaluteIl mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono create nuove unità di moneta digitale e, contemporaneamente, vengono validate le transazioni sulla rete blockchain. In termini semplici, il miner mette a disposizione la potenza di calcolo del proprio hardware per risolvere complessi problemi matematici: chi trova la soluzione per primo riceve una ricompensa in criptovaluta (il cosiddetto block reward).Il meccanismo più conosciuto è il Proof of Work (PoW), utilizzato da Bitcoin e da altre criptovalute. In questo sistema, i miner competono tra loro per aggiungere un nuovo blocco alla catena. La competizione richiede hardware sempre più potente e un consumo energetico significativo, motivo per cui il mining criptovalute 2026 è diventato un’attività che comporta costi rilevanti per energia elettrica e attrezzature.Esistono diverse modalità di mining:Mining individuale (solo mining): il miner opera in autonomia con il proprio hardware, come ASIC o GPU dedicateMining pool: più miner uniscono le proprie risorse di calcolo per aumentare le probabilità di trovare un blocco e dividono la ricompensaCloud mining: si acquista potenza di calcolo da un provider esterno che gestisce l’infrastruttura hardware, senza possedere fisicamente le macchineCiascuna di queste modalità ha implicazioni fiscali diverse, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. La distinzione fondamentale, dal punto di vista del fisco italiano, è tra chi fa mining come attività occasionale (hobby) e chi lo svolge come attività d’impresa in modo continuativo e organizzato. Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze FiscaliLa prima domanda che ogni miner deve porsi riguarda la natura della propria attività. Il fisco italiano distingue nettamente tra due situazioni, e questa classificazione determina tutto il trattamento fiscale del mining criptovalute 2026.Mining occasionale (hobby): si configura quando una persona fisica mina criptovalute in modo saltuario, senza un’organizzazione imprenditoriale strutturata. In genere si tratta di chi utilizza il proprio computer di casa o un piccolo rig con poche schede video. Non c’è continuità sistematica, non ci sono dipendenti, e l’investimento in hardware è contenuto. In questo caso, le crypto minate non generano reddito al momento della creazione: il reddito imponibile si manifesta solo quando le criptovalute vengono vendute o scambiate, sotto forma di plusvalenze.Mining professionale (attività d’impresa): si configura quando l’attività è svolta in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi. Indicatori tipici sono: l’acquisto di hardware dedicato costoso (ASIC, farm di GPU), l’allestimento di locali appositi, il consumo energetico elevato, la presenza di personale, e l’intento di lucro sistematico. In questa ipotesi, il mining produce reddito d’impresa ed è necessario aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e versare i contributi INPS.La tabella seguente riassume le principali differenze:CaratteristicaMining OccasionaleMining ProfessionaleOrganizzazioneMinima, hardware personaleStrutturata, hardware dedicatoContinuitàSaltuariaSistematica e continuativaPartita IVANon necessariaObbligatoriaTipo di redditoRedditi diversi (plusvalenze)Reddito d’impresaMomento imposizioneAlla vendita/scambioAl momento del miningAliquota33% sulle plusvalenzeIRPEF progressiva + IRAPContributi INPSNoSì (Gestione Commercianti) Tassazione del Mining Occasionale nel 2026Per chi svolge mining criptovalute 2026 in modo occasionale, il trattamento fiscale segue le regole generali delle cripto-attività per le persone fisiche. Il principio fondamentale è che le criptovalute ottenute tramite mining non vengono tassate nel momento in cui vengono create, ma solo quando si realizza una plusvalenza attraverso la cessione o lo scambio.Quando il miner occasionale decide di vendere le crypto minate, la plusvalenza viene calcolata come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisizione. Qui emerge una questione critica: qual è il costo di acquisizione di una criptovaluta che non è stata acquistata ma creata dal nulla? Questo aspetto, che approfondiremo nella sezione dedicata, è uno dei nodi più delicati della tassazione mining crypto.Dal 1 gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è pari al 33% (in aumento rispetto al 26% degli anni precedenti). La plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva, ovvero una tassa unica che sostituisce l’IRPEF ordinaria su quei redditi specifici.I passaggi per la tassazione del mining occasionale sono:Mining: si ottengono criptovalute. Nessuna tassazione al momento della creazioneDetenzione: le crypto restano nel wallet. Obbligo di monitoraggio nel Quadro WVendita/Scambio: si calcola la plusvalenza (prezzo di vendita meno costo di acquisizione)Dichiarazione: la plusvalenza va indicata nel Quadro RT del Modello Redditi PF e si paga il 33%Un aspetto importante: le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze entro i 4 anni successivi. Questo significa che se in un anno il miner vende in perdita, può utilizzare quella perdita per ridurre le tasse sulle plusvalenze future. Per approfondire la gestione delle minusvalenze, consulta la nostra guida sugli errori nel Quadro RT. Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e ContributiQuando il mining criptovalute 2026 viene svolto in forma organizzata e continuativa, il fisco lo classifica come attività d’impresa. Questo comporta una serie di obblighi significativamente più gravosi rispetto al mining occasionale, ma offre anche la possibilità di dedurre tutti i costi sostenuti per l’attività.Per avviare l’attività di mining professionale è necessario:Aprire la partita IVA con codice ATECO appropriato (tipicamente 62.09.09 – “Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie informatiche” oppure 63.11.19 – “Altre elaborazioni elettroniche di dati”)Iscriversi alla Camera di Commercio come ditta individuale o societàIscriversi alla Gestione Commercianti INPS per il versamento dei contributi previdenzialiTenere la contabilità (semplificata o ordinaria a seconda del fatturato)Emettere fattura in caso di cessione delle criptovalute a terzi nell’ambito dell’attivitàIl reddito da mining professionale viene tassato come reddito d’impresa, ovvero con le aliquote IRPEF progressive (dal 23% al 43%) più le addizionali regionali e comunali. A questo si aggiunge l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) con aliquota ordinaria del 3,9%.Una differenza cruciale rispetto al mining occasionale riguarda il momento dell’imposizione. Nel mining professionale, il reddito si genera al momento in cui le criptovalute vengono minate, non quando vengono vendute. Il valore delle crypto minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato alla data del mining, e concorre a formare il reddito d’esercizio.Per quanto riguarda i contributi INPS, il miner professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Commercianti. L’importo si calcola sul reddito d’impresa e comprende una quota fissa (circa 4.500 euro annui nel 2026, da versare indipendentemente dal reddito) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Questo aspetto rende il mining professionale conveniente solo quando i proventi superano significativamente i costi fissi.Chi ha un reddito d’impresa contenuto potrebbe valutare il regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e la riduzione del 35% dei contributi INPS. Tuttavia, il regime forfettario ha limiti di ricavi (85.000 euro) e non consente la deduzione analitica dei costi, il che potrebbe non essere vantaggioso per un’attività ad alto consumo energetico come il mining. Valore di Acquisizione delle Crypto MinateUno degli aspetti più controversi della tassazione mining crypto riguarda la determinazione del valore di acquisizione delle criptovalute ottenute tramite mining. A differenza delle crypto acquistate su un exchange (dove il costo è il prezzo pagato), le crypto minate vengono create, e il loro costo di acquisizione non è immediatamente evidente.Esistono due approcci principali, e la scelta dipende dalla qualificazione dell’attività:Per il mining occasionale (persona fisica), l’orientamento prevalente è che il costo di acquisizione sia pari a zero o, al massimo, pari ai costi documentabili direttamente sostenuti per il mining (energia elettrica, quota di ammortamento dell’hardware). L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un chiarimento ufficiale specifico sul mining, ma la Circolare 30/E del 2023 stabilisce che per le cripto-attività ricevute a titolo gratuito (come le ricompense di staking) il costo è determinato dal valore normale al momento della ricezione. Per analogia, molti professionisti applicano lo stesso principio al mining.Per il mining professionale (reddito d’impresa), il valore delle criptovalute minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato al momento del mining. Questo valore rappresenta sia il ricavo dell’attività sia il costo di acquisizione per future cessioni. I costi sostenuti (energia, hardware, manutenzione) vengono dedotti separatamente come costi d’esercizio.In pratica, per il miner occasionale conviene documentare accuratamente tutti i costi sostenuti (bollette elettriche proporzionate all’uso per mining, fatture di acquisto hardware) e il valore di mercato delle crypto al momento del mining. Questa documentazione sarà fondamentale in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si consiglia di conservare:Screenshot del wallet con data e ora di ricezione delle ricompenseRegistri di mining (log del software utilizzato)Prezzi di mercato alla data di ogni ricompensa ricevuta (da siti come CoinMarketCap o CoinGecko)Bollette dell’energia elettrica e calcolo della quota imputabile al miningFatture di acquisto dell’hardware utilizzato Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026La dichiarazione dei proventi da mining criptovalute 2026 richiede la compilazione di diversi quadri del Modello Redditi PF. Il 730 ordinario non è sufficiente per chi ha cripto-attività da dichiarare, a meno che non si utilizzi il nuovo Quadro W introdotto nel 730/2026.Ecco i quadri da compilare per il mining occasionale:Quadro W (Monitoraggio fiscale): serve per dichiarare la detenzione delle criptovalute. Ogni crypto-attività detenuta al 31 dicembre va indicata con il valore di mercato a fine anno. Il Quadro W è obbligatorio anche se non si sono realizzate plusvalenze durante l’anno. Va indicato il controvalore in euro delle crypto possedute, specificando la tipologia di cripto-attività e l’intermediario (exchange) o il tipo di wallet utilizzato.Quadro RT (Plusvalenze): va compilato solo se durante l’anno si sono vendute o scambiate criptovalute realizzando plusvalenze o minusvalenze. Si indica il corrispettivo totale delle cessioni, il costo di acquisizione, e si calcola la plusvalenza netta su cui si applica l’imposta sostitutiva del 33%.Per il mining professionale, invece, i proventi vanno dichiarati nel:Quadro RF (Reddito d’impresa in contabilità ordinaria) o Quadro RG (contabilità semplificata): qui si dichiarano i ricavi dell’attività di mining e si deducono i costiQuadro RR: per il calcolo dei contributi INPS dovutiQuadro W: resta comunque obbligatorio per il monitoraggio delle cripto-attività detenutePer approfondire la compilazione del Quadro W e le novità del 2026, ti consigliamo la nostra guida completa al Quadro W del 730/2026. Se utilizzi exchange come Binance, consulta anche la guida alla dichiarazione redditi Binance 2026 per le istruzioni specifiche su come estrarre i dati necessari.Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e TassazioneIl cloud mining rappresenta un caso particolare nel panorama del mining criptovalute 2026. In questa modalità, il contribuente non possiede fisicamente l’hardware di mining, ma acquista potenza di calcolo (hashrate) da un provider specializzato che gestisce l’infrastruttura in data center remoti.La questione fiscale centrale è: il cloud mining è un’attività di mining vera e propria o un contratto di investimento? La risposta ha conseguenze importanti sul trattamento fiscale.Se il cloud mining viene qualificato come investimento finanziario (il contribuente investe denaro e riceve periodicamente crypto come rendimento), i proventi potrebbero essere trattati come redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, con tassazione al momento della percezione. In questa interpretazione, il “contratto di cloud mining” è assimilabile a un prodotto finanziario.Se invece viene qualificato come attività di mining (il contribuente noleggia hardware per svolgere mining), si applicano le stesse regole del mining diretto: tassazione delle plusvalenze alla vendita per l’attività occasionale, o reddito d’impresa per l’attività professionale.L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un’interpretazione ufficiale specifica sul cloud mining. In assenza di chiarimenti, l’approccio più prudente e condiviso dalla maggior parte dei professionisti fiscali è trattare il cloud mining come investimento in cripto-attività: le crypto ricevute vanno monitorate nel Quadro W, e le eventuali plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%. I costi del contratto di cloud mining possono essere considerati come costo di acquisizione delle crypto ricevute. Costi Deducibili per il Mining ProfessionaleChi svolge il mining criptovalute 2026 come attività d’impresa può dedurre dal reddito tutti i costi inerenti all’attività. Questa è una delle poche consolazioni per chi affronta la tassazione progressiva IRPEF: a differenza del miner occasionale, il professionista può abbattere significativamente la base imponibile.I principali costi deducibili per il mining professionale sono:Hardware e attrezzature: l’acquisto di ASIC miner, schede video (GPU), alimentatori, sistemi di raffreddamento e altri componenti. Questi beni vengono ammortizzati secondo i coefficienti fiscali previsti (tipicamente 20% annuo per apparecchiature informatiche, con ammortamento completo in 5 anni). Se il costo unitario del bene è inferiore a 516,46 euro, è possibile la deduzione integrale nell’anno di acquisto.Energia elettrica: è generalmente la voce di costo più rilevante per un’attività di mining. Le bollette dell’energia sono integralmente deducibili se il locale è adibito esclusivamente al mining. Se il mining avviene in un locale ad uso promiscuo (ad esempio una stanza dell’abitazione), la deducibilità è limitata al 50%, salvo prova contraria con contatori separati.Gli altri costi deducibili comprendono:Connessione internet: canone mensile dell’abbonamento (al 50% se uso promiscuo)Affitto del locale: se si utilizza un locale dedicato al miningManutenzione e riparazioni: costi per la sostituzione di componenti, pulizia e manutenzione dell’hardwareSoftware e licenze: programmi di mining, monitoraggio e gestioneConsulenze professionali: commercialista, consulente fiscale, legaleAssicurazioni: polizze per l’attrezzatura e il localeFee delle mining pool: commissioni versate alla pool per la partecipazionePer massimizzare le deduzioni e gestire correttamente la contabilità dell’attività di mining, è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture, ricevute, contratti e registri di produzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assistere nella corretta impostazione della contabilità per un’attività di mining professionale.Obblighi IVA per il Mining di CriptovaluteLa questione dell’IVA sul mining di criptovalute è stata in parte chiarita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Hedqvist (C-264/14), che ha stabilito che le operazioni di cambio tra valuta tradizionale e Bitcoin (e altre cripto) sono esenti da IVA ai sensi della direttiva IVA europea.Per quanto riguarda specificamente il mining, la situazione nel contesto del mining criptovalute 2026 è la seguente:Il mining puro non è soggetto a IVA. La ragione è che il miner non fornisce un servizio a un cliente identificabile: la ricompensa in criptovaluta viene dalla rete blockchain stessa, non da un committente specifico. Manca quindi il requisito del rapporto sinallagmatico (prestazione a fronte di un corrispettivo) necessario per l’applicazione dell’IVA.Tuttavia, ci sono delle eccezioni importanti:Servizi di mining per conto terzi: se il miner fornisce servizi di validazione o elaborazione a un cliente specifico dietro compenso, il servizio è soggetto a IVAVendita di hardware usato: la cessione di attrezzature di mining è soggetta a IVA con le regole ordinarieCloud mining come servizio: il provider di cloud mining che vende potenza di calcolo a clienti è soggetto a IVA sul corrispettivo del servizioPer il miner professionista con partita IVA, questo significa che le ricompense da mining non generano IVA a debito, ma i costi sostenuti (hardware, energia) hanno IVA a credito che potrebbe non essere detraibile in tutto o in parte, configurandosi un’attività esente. È un aspetto tecnico complesso che richiede l’assistenza di un professionista fiscale per la corretta gestione del pro-rata IVA. Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026Devo pagare le tasse sulle crypto che mino se non le vendo?Se fai mining come hobby (attività occasionale), non devi pagare tasse sulle crypto che mino finché non le vendi o le scambi. Tuttavia, hai l’obbligo di dichiararle nel Quadro W della dichiarazione dei redditi, indicando il loro valore al 31 dicembre. Se invece fai mining come attività d’impresa, il reddito si tassa al momento del mining, indipendentemente dalla vendita.Quanto si paga di tasse sul mining nel 2026?Per il mining occasionale, si paga il 33% sulle plusvalenze realizzate quando si vendono le crypto minate. Per il mining professionale, si paga l’IRPEF progressiva (dal 23% al 43%) più i contributi INPS e l’IRAP. Chi opta per il regime forfettario paga il 15% di imposta sostitutiva (o 5% per i primi 5 anni).Serve la partita IVA per fare mining?Non serve la partita IVA se il mining è un’attività occasionale e non organizzata. Serve obbligatoriamente se il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi in hardware e infrastrutture. La distinzione dipende da fattori come l’entità dell’investimento, la continuità dell’attività e l’organizzazione dei mezzi.Come calcolo il costo di acquisizione delle crypto minate?Per il mining occasionale, il costo di acquisizione può essere determinato in base ai costi documentabili sostenuti (energia, quota hardware) o, in alternativa, al valore di mercato al momento del mining. Per il mining professionale, il valore è quello di mercato alla data di creazione, iscritto in bilancio. È fondamentale conservare tutta la documentazione (log di mining, bollette, screenshot del wallet con date).Il cloud mining viene tassato diversamente dal mining diretto?Il cloud mining può essere trattato come un investimento finanziario (redditi diversi) o come attività di mining (stesse regole del mining diretto). L’approccio più prudente è trattarlo come investimento: le crypto ricevute vanno nel Quadro W, le plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%, e i costi del contratto sono il costo di acquisizione delle crypto.Cosa rischio se non dichiaro i proventi da mining?La mancata dichiarazione delle cripto-attività comporta sanzioni severe: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati nel Quadro W per il monitoraggio fiscale, più sanzioni per l’omessa dichiarazione dei redditi (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta). In caso di importi rilevanti, si possono configurare anche reati penali (dichiarazione infedele o omessa). Conviene sempre regolarizzare la propria posizione.ConclusioneIl mining criptovalute 2026 è un’attività che richiede una pianificazione fiscale attenta. Che si tratti di mining occasionale tassato al 33% sulle plusvalenze o di mining professionale con partita IVA e obblighi contabili, è fondamentale conoscere le regole e rispettare gli adempimenti dichiarativi. Il Quadro W per il monitoraggio e il Quadro RT per le plusvalenze sono i due strumenti principali per il miner occasionale, mentre il professionista deve gestire una contabilità completa.La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione, e aspetti come il valore di acquisizione delle crypto minate e il trattamento del cloud mining attendono ancora chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per evitare errori e sanzioni.Hai bisogno di assistenza per dichiarare i tuoi proventi da mining? Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione dei redditi da criptovalute e può aiutarti a gestire tutti gli adempimenti fiscali legati al mining. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Puoi anche scriverci a info@centrofiscale.com per una consulenza personalizzata. Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 14:00:002026-05-30 01:03:51Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi