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Contratto di Apprendistato 2026: Tipologie, Retribuzione e Durata

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il contratto di apprendistato 2026 rappresenta una delle principali modalità di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani italiani. Si tratta di un contratto a causa mista che combina formazione e lavoro retribuito, offrendo vantaggi sia al datore di lavoro (contributi agevolati) sia all’apprendista (acquisizione di competenze certificate). In questa guida analizziamo le 3 tipologie di apprendistato, la retribuzione progressiva, la durata e gli obblighi formativi previsti dalla normativa vigente.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il contratto di apprendistato
  2. Le 3 tipologie di apprendistato
  3. Apprendistato per la qualifica professionale
  4. Apprendistato professionalizzante
  5. Apprendistato di alta formazione e ricerca
  6. Retribuzione progressiva per anno
  7. Contributi agevolati per il datore di lavoro
  8. Durata del contratto di apprendistato
  9. Obblighi formativi e piano formativo individuale
  10. Domande frequenti

Cos’è il contratto di apprendistato

L’apprendistato è un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione giovanile, disciplinato dal D.Lgs. 81/2015 (artt. 41-47). A differenza di altri contratti, l’apprendistato prevede un periodo formativo iniziale durante il quale il lavoratore acquisisce competenze professionali specifiche, con una retribuzione progressiva che aumenta nel corso degli anni.

Il contratto di apprendistato si rivolge principalmente ai giovani tra i 15 e i 29 anni (con eccezioni per alcune tipologie) e rappresenta uno strumento strategico per le politiche attive del lavoro. Per una panoramica completa sulle diverse forme contrattuali disponibili, consulta la nostra guida sui contratti di lavoro 2026: tipologie e differenze.

Le 3 tipologie di apprendistato nel 2026

La normativa italiana prevede tre distinte tipologie di apprendistato, ciascuna con finalità, destinatari e durata specifici:

TipologiaEtàFinalitàDurata max
Qualifica professionale (I livello)15-25 anniQualifica o diploma professionale3-4 anni
Professionalizzante (II livello)18-29 anniQualificazione professionale3-5 anni
Alta formazione e ricerca (III livello)18-29 anniTitoli di studio superioriVariabile

Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (I livello)

L’apprendistato di primo livello è rivolto ai giovani dai 15 ai 25 anni e consente di conseguire una qualifica professionale triennale, un diploma professionale quadriennale o un certificato di specializzazione tecnica superiore (IFTS). Questa tipologia integra il percorso scolastico con l’esperienza lavorativa in azienda.

Caratteristiche principali:

  • Durata: massimo 3 anni per la qualifica, 4 anni per il diploma professionale
  • Formazione: alternanza tra istituzione formativa e azienda, con un minimo di ore di formazione esterna
  • Retribuzione: per le ore di formazione esterna l’apprendista riceve il 10% della retribuzione dovuta; per le ore in azienda si applica la retribuzione contrattuale
  • Requisito: sottoscrizione di un protocollo tra datore di lavoro e istituzione formativa

Apprendistato professionalizzante (II livello)

L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere è la tipologia più diffusa e si rivolge ai giovani dai 18 ai 29 anni (17 anni se in possesso di qualifica professionale). L’obiettivo è il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali, determinata dai CCNL di settore.

Elementi distintivi:

  • Durata: minimo 6 mesi, massimo 3 anni (5 anni per l’artigianato)
  • Formazione: 120 ore complessive nel triennio di formazione base e trasversale (a carico delle Regioni) + formazione professionalizzante (a carico dell’azienda)
  • CCNL: i contratti collettivi nazionali definiscono durata, qualifiche conseguibili e retribuzione
  • Eccezione età: possibile anche per lavoratori in mobilità o percettori di NASpI, senza limiti di età

Al termine del periodo formativo, se nessuna delle parti recede, il rapporto prosegue come ordinario contratto a tempo indeterminato.

Apprendistato di alta formazione e ricerca (III livello)

L’apprendistato di terzo livello consente ai giovani dai 18 ai 29 anni di conseguire titoli di studio universitari (laurea, master, dottorato) o svolgere attività di ricerca, combinando il lavoro in azienda con il percorso accademico.

Titoli conseguibili:

  • Laurea triennale e magistrale
  • Master universitari di I e II livello
  • Dottorato di ricerca
  • Diploma ITS (Istituti Tecnici Superiori)
  • Attività di ricerca presso enti pubblici o privati
  • Praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche

La regolamentazione e la durata sono definite dalle Regioni in accordo con le parti sociali e le istituzioni formative. Questa forma è particolarmente vantaggiosa per chi desidera avviare una partita IVA in ambito professionale dopo il conseguimento del titolo.

Retribuzione progressiva dell’apprendista

La retribuzione dell’apprendista è inferiore a quella di un lavoratore qualificato e segue un meccanismo progressivo per anno di contratto. I CCNL stabiliscono la percentuale della retribuzione rispetto al livello di inquadramento finale.

Schema retributivo tipico (apprendistato professionalizzante):

AnnoPercentuale retribuzioneEsempio (livello 4 Commercio)
1° anno70%Circa 1.150 euro lordi/mese
2° anno80%Circa 1.310 euro lordi/mese
3° anno90%Circa 1.475 euro lordi/mese
Fine apprendistato100%Circa 1.640 euro lordi/mese

Nota: le percentuali e gli importi variano in base al CCNL applicato e al livello di inquadramento. Per calcolare con precisione il netto in busta paga, puoi consultare la guida sul calcolo dello stipendio netto 2026. L’apprendista ha diritto a tutte le maggiorazioni previste (straordinari, notturno, festività) e alla tredicesima mensilità.

Contributi agevolati per il datore di lavoro

Uno dei principali vantaggi dell’apprendistato per le aziende riguarda la contribuzione agevolata INPS. Le aliquote contributive sono significativamente ridotte rispetto a un normale rapporto di lavoro subordinato:

  • Aziende fino a 9 dipendenti: contribuzione ridotta all’1,5% il primo anno, 3% il secondo anno, 10% dal terzo anno in poi
  • Aziende con 10+ dipendenti: aliquota contributiva del 10% per tutta la durata dell’apprendistato
  • Contributo apprendista: 5,84% a carico del lavoratore
  • Dopo la conferma: l’agevolazione del 10% prosegue per ulteriori 12 mesi dopo la trasformazione in contratto a tempo indeterminato

L’apprendista è inoltre escluso dal computo dei dipendenti ai fini del raggiungimento di determinate soglie dimensionali aziendali, salvo specifiche previsioni di legge.

Durata del contratto di apprendistato

La durata dell’apprendistato varia in base alla tipologia e al CCNL applicato:

TipologiaDurata minimaDurata massima
I livello (qualifica)6 mesi3 anni (4 per diploma)
II livello (professionalizzante)6 mesi3 anni (5 per artigianato)
III livello (alta formazione)6 mesiLegata al percorso formativo

Regole sulla durata:

  • La durata minima è sempre di 6 mesi, salvo attività stagionali
  • In caso di malattia, infortunio o maternità superiori a 30 giorni, il periodo di apprendistato viene prorogato di pari durata
  • Al termine, ciascuna parte può recedere con preavviso secondo l’art. 2118 c.c.
  • Se nessuno recede, il rapporto prosegue come contratto a tempo indeterminato

Obblighi formativi e piano formativo individuale

Il cuore del contratto di apprendistato è la componente formativa. Il datore di lavoro è tenuto a redigere un Piano Formativo Individuale (PFI) che definisce il percorso di formazione dell’apprendista.

Il PFI deve contenere:

  • Le competenze da acquisire (tecniche, trasversali e di base)
  • Il nome del tutor aziendale responsabile della formazione
  • Le modalità di erogazione della formazione (in aula, on the job, e-learning)
  • La durata e articolazione delle ore formative

Sanzioni per inadempimento formativo: se il datore di lavoro non eroga la formazione prevista, è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione agevolata e quella ordinaria, maggiorata del 100%, per tutto il periodo di inadempimento. Nei casi più gravi, l’Ispettorato del Lavoro può disporre la trasformazione del rapporto in contratto ordinario.

Domande frequenti sull’apprendistato 2026

L’apprendista ha diritto alle ferie e alla malattia?

Sì, l’apprendista gode di tutti i diritti previsti per i lavoratori subordinati: ferie, permessi retribuiti, malattia, maternità/paternità, TFR e tredicesima mensilità. I periodi di malattia o infortunio superiori a 30 giorni prorogano automaticamente la durata dell’apprendistato.

L’apprendista può essere licenziato durante il periodo formativo?

Durante il periodo formativo, il licenziamento è possibile solo per giusta causa (art. 2119 c.c.) o giustificato motivo (L. 604/1966). Al termine del periodo formativo, entrambe le parti possono recedere liberamente con preavviso. Se nessuno recede, il contratto prosegue a tempo indeterminato.

Quanti apprendisti può assumere un’azienda?

Il rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati non può superare il 3:2 (per aziende con almeno 10 dipendenti) o il 100% (per aziende sotto i 10 dipendenti). Le aziende artigiane seguono limiti diversi definiti dalla L. 443/1985.

L’apprendistato dà diritto alla NASpI?

Sì. Al termine dell’apprendistato, se il datore di lavoro recede e l’apprendista non trova nuova occupazione, ha diritto alla NASpI (indennità di disoccupazione), a condizione di aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti.

È possibile trasformare un tirocinio in apprendistato?

Sì, un tirocinio extracurriculare può essere trasformato in contratto di apprendistato. In questo caso, il periodo di tirocinio non viene computato nella durata dell’apprendistato, ma le competenze acquisite possono essere valorizzate nel Piano Formativo Individuale.

Conclusione

Il contratto di apprendistato 2026 resta uno strumento fondamentale per l’inserimento lavorativo dei giovani, con vantaggi concreti sia per i lavoratori che per le aziende. Le tre tipologie previste dalla legge coprono un ampio spettro di percorsi formativi, dalla qualifica professionale al dottorato di ricerca. Se stai valutando le diverse opzioni contrattuali, consulta anche la guida completa sui contratti di lavoro 2026 per un confronto dettagliato tra tutte le forme disponibili.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata su contratti, buste paga e adempimenti fiscali legati al rapporto di lavoro.

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    Aprile 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-22 09:00:002026-04-04 17:43:24Contratto di Apprendistato 2026: Tipologie, Retribuzione e Durata
    NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

    NASPI e Nuovo Lavoro: Cosa Succede se Trovi un’Occupazione

    NASPI 2025

    NASPI e Nuovo Lavoro: Cosa Succede se Trovi un’Occupazione

    NASPI e Nuovo Lavoro

    Indice dei contenuti

    1. Cosa Succede alla NASPI quando Trovi Lavoro
    2. Nuovo Lavoro a Tempo Indeterminato
    3. Nuovo Lavoro a Tempo Determinato
    4. Lavoro Part-Time e NASPI
    5. Lavoro Occasionale e NASPI
    6. Apertura Partita IVA durante NASPI
    7. Incentivo Autoimprenditorialità – NASPI Anticipata
    8. Come Comunicare il Nuovo Lavoro
    9. Quando la NASPI Decade Definitivamente
    10. Domande Frequenti

    Hai trovato un nuovo lavoro mentre stai percependo la NASPI? Complimenti! Ma attenzione: è fondamentale sapere cosa succede all’indennità di disoccupazione e come comportarsi correttamente per evitare sanzioni o la perdita del beneficio. La normativa prevede diverse casistiche a seconda del tipo di contratto, del reddito previsto e della durata dell’impiego.

    La comunicazione tempestiva all’INPS è obbligatoria e deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio della nuova attività lavorativa. Non farlo significa rischiare la decadenza immediata dalla NASPI, oltre a possibili sanzioni amministrative. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella gestione di tutte le comunicazioni INPS, garantendo correttezza e tranquillità.

    In questa guida completa scoprirai tutte le situazioni possibili: dal lavoro a tempo indeterminato al part-time, dal lavoro occasionale all’apertura di una Partita IVA, fino all’incentivo della NASPI anticipata per chi vuole avviare un’attività in proprio.

    Cosa Succede alla NASPI quando Trovi Lavoro

    Quando trovi un nuovo impiego mentre percepisci la NASPI, possono verificarsi tre scenari principali:

    1. Sospensione temporanea della NASPI (lavoro a tempo determinato breve)
    2. Riduzione dell’importo se il reddito è sotto le soglie previste
    3. Decadenza totale se il reddito supera i limiti di legge

    La normativa INPS distingue nettamente tra lavoro subordinato (dipendente) e lavoro autonomo (partita IVA, collaborazioni). Per ciascuna tipologia sono previste soglie di reddito diverse e obblighi comunicativi specifici.

    Principio fondamentale: La NASPI è un ammortizzatore sociale che incentiva la ricollocazione attiva nel mercato del lavoro. Per questo motivo, la legge permette di cumulare parzialmente l’indennità con redditi da lavoro entro determinati limiti, ma richiede sempre la massima trasparenza nelle comunicazioni.

    Nuovo Lavoro a Tempo Indeterminato

    Se trovi un lavoro a tempo indeterminato, la regola generale è che la NASPI decade, poiché hai trovato una occupazione stabile. Tuttavia, esiste una importante eccezione:

    Eccezione per Redditi Bassi

    Se il reddito annuo lordo del nuovo impiego è inferiore a 8.500 euro (soglia della no-tax area per il 2026), puoi continuare a percepire la NASPI in forma ridotta.

    Come funziona la riduzione:

    • Devi comunicare all’INPS il reddito annuo presunto entro 30 giorni dall’assunzione
    • La NASPI viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di lavoro
    • Mantieni lo stato di disoccupazione ai fini delle politiche attive

    Esempio pratico:
    Sei assunto con contratto a tempo indeterminato con reddito annuo di 7.200 euro. La tua NASPI mensile era di 900 euro.

    1. Reddito mensile: 7.200 / 12 = 600 euro/mese
    2. Riduzione NASPI: 600 x 80% = 480 euro/mese
    3. Nuova NASPI: 900 – 480 = 420 euro/mese

    Totale mensile lordo: 600 (stipendio) + 420 (NASPI) = 1.020 euro.

    Obbligo di Comunicazione

    La NASPI COM deve essere presentata entro 30 giorni dall’assunzione. Il CAF Centro Fiscale si occupa di compilare e inviare telematicamente la comunicazione, evitandoti errori che potrebbero costare caro.

    Nuovo Lavoro a Tempo Determinato

    Il contratto a tempo determinato ha un impatto diverso sulla NASPI rispetto al tempo indeterminato, perché la normativa distingue in base alla durata del contratto.

    Contratti Brevi (durata inferiore a 6 mesi)

    Se il contratto a termine ha una durata inferiore a 6 mesi, la NASPI viene sospesa per il periodo di lavoro:

    • Non perdi il diritto alla NASPI residua
    • Alla scadenza del contratto TD, la NASPI riprende automaticamente
    • Non devi ripresentare domanda
    • Continui a percepire l’importo con decalage progressivo (dal sesto mese in poi)

    Esempio:
    Stai percependo NASPI da 4 mesi (ti restano 8 mesi). Trovi un contratto di 3 mesi. La NASPI si sospende per 3 mesi, poi riprende per i restanti 8 mesi.

    Contratti Lunghi (durata superiore a 6 mesi)

    Se il contratto TD supera i 6 mesi, la NASPI decade definitivamente, anche se il reddito è basso. Questo perché il legislatore considera un impiego di almeno 6 mesi come una ricollocazione stabile temporanea.

    Rinnovi e Proroghe

    Se il contratto viene rinnovato o prorogato oltre i 6 mesi complessivi, la NASPI decade dal momento del rinnovo. È importante comunicare tempestivamente ogni variazione contrattuale.

    Fine Contratto TD e Nuova NASPI

    Alla scadenza del contratto a termine, se hai maturato nuovi requisiti contributivi, puoi presentare una nuova domanda di NASPI (non è la ripresa della precedente). Il CAF ti aiuta a verificare se conviene riprendere la vecchia NASPI (se sospesa) o richiederne una nuova con importo potenzialmente più alto.

    Lavoro Part-Time e NASPI: Cumulo Possibile

    Il lavoro part-time è perfettamente compatibile con la NASPI, a patto di rispettare le soglie di reddito previste dalla legge. Questa opportunità permette di integrare l’indennità con un reddito da lavoro, migliorando la situazione economica durante la ricerca di un impiego full-time.

    Soglie di Reddito per il Cumulo

    Lavoro subordinato part-time:

    • Reddito annuo previsto inferiore a 8.500 euro
    • NASPI ridotta dell’80% del reddito previsto rapportato al periodo

    Lavoro autonomo o collaborazione:

    • Reddito annuo previsto inferiore a 5.500 euro
    • NASPI ridotta dell’80% del reddito previsto

    Calcolo della Riduzione NASPI

    La formula per calcolare la nuova NASPI cumulata è:

    NASPI ridotta = NASPI originaria – (Reddito mensile x 80%)

    Esempi Pratici di Cumulo

    Caso 1 – Part-time dipendente 20 ore/settimana

    • Reddito annuo previsto: 8.000 euro (sotto soglia 8.500)
    • Reddito mensile: 8.000 / 12 = 666 euro
    • NASPI originaria: 1.000 euro/mese
    • Riduzione: 666 x 80% = 533 euro
    • Nuova NASPI: 1.000 – 533 = 467 euro
    • Totale mensile: 666 + 467 = 1.133 euro

    Caso 2 – Collaborazione occasionale

    • Reddito annuo previsto: 4.500 euro (sotto soglia 5.500)
    • Reddito mensile: 4.500 / 12 = 375 euro
    • NASPI originaria: 850 euro/mese
    • Riduzione: 375 x 80% = 300 euro
    • Nuova NASPI: 850 – 300 = 550 euro
    • Totale mensile: 375 + 550 = 925 euro

    Vantaggi del Part-Time con NASPI

    • Reddito complessivo più alto rispetto alla sola NASPI
    • Mantenimento contributi per future prestazioni pensionistiche
    • Esperienza lavorativa che arricchisce il CV
    • Possibilità di trasformazione in full-time successivamente

    Lavoro Occasionale e NASPI

    Il lavoro occasionale (prestazioni occasionali ex art. 54-bis DL 50/2017) è compatibile con la NASPI entro determinati limiti.

    Limiti per le Prestazioni Occasionali

    Puoi svolgere prestazioni occasionali mentre percepisci la NASPI se il compenso annuo complessivo non supera:

    • 5.000 euro lordi all’anno (limite generale)
    • Possibilità di cumulare più committenti
    • Non è richiesta apertura di Partita IVA

    Obbligo di Comunicazione

    Anche per il lavoro occasionale devi comunicare all’INPS:

    • Il reddito annuo presunto entro 30 giorni dall’inizio
    • La NASPI viene ridotta dell’80% del reddito previsto
    • Il committente deve registrare la prestazione sulla piattaforma INPS

    Prestazioni Occasionali vs Partita IVA

    Se prevedi di superare i 5.000 euro/anno, è obbligatorio aprire Partita IVA. In questo caso, consulta la sezione successiva per capire come cumulare NASPI e attività autonoma.

    Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a valutare quale formula è più conveniente per la tua situazione, considerando regime fiscale, contributi e impatto sulla NASPI.

    Apertura Partita IVA durante NASPI

    Puoi aprire una Partita IVA mentre percepisci la NASPI e continuare a ricevere l’indennità in forma ridotta, oppure richiedere l’anticipazione in unica soluzione (vedi sezione successiva).

    Compatibilità NASPI e Partita IVA

    La normativa consente di cumulare NASPI e reddito da lavoro autonomo se:

    • Il reddito annuo previsto dall’attività autonoma è inferiore a 5.500 euro
    • Hai comunicato all’INPS l’apertura della Partita IVA e il reddito presunto entro 30 giorni

    Calcolo NASPI Ridotta con P.IVA

    La riduzione è identica al lavoro subordinato:

    NASPI ridotta = NASPI originaria – (Reddito mensile previsto x 80%)

    Esempio:

    • Reddito annuo previsto P.IVA: 5.000 euro
    • Reddito mensile: 5.000 / 12 = 417 euro
    • NASPI originaria: 1.100 euro
    • Riduzione: 417 x 80% = 334 euro
    • Nuova NASPI: 1.100 – 334 = 766 euro

    Regime Forfettario e NASPI

    Se apri Partita IVA in regime forfettario, puoi beneficiare di:

    • Aliquota agevolata 15% (o 5% primi 5 anni per under 35)
    • Nessuna IVA da versare
    • Contabilità semplificata
    • Compatibilità con NASPI entro i 5.500 euro di reddito

    Il CAF Centro Fiscale ti assiste nell’apertura della Partita IVA e nella scelta del regime fiscale più vantaggioso, gestendo anche le comunicazioni INPS per la NASPI.

    Comunicazione INPS Obbligatoria

    Attenzione: Devi comunicare l’apertura P.IVA entro 30 giorni, altrimenti rischi la decadenza dalla NASPI e la restituzione di quanto percepito indebitamente.

    Incentivo Autoimprenditorialità: NASPI Anticipata

    Se vuoi avviare un’attività autonoma o sottoscrivere una quota di cooperativa, puoi richiedere la NASPI anticipata: l’erogazione in un’unica soluzione di tutto l’importo residuo dell’indennità.

    Requisiti per la NASPI Anticipata

    • Essere già beneficiario di NASPI (in corso di erogazione)
    • Avviare un’attività di lavoro autonomo (apertura Partita IVA)
    • Oppure sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa
    • Presentare la domanda entro 30 giorni dall’inizio dell’attività o dalla sottoscrizione della quota

    Importo dell’Anticipazione

    L’importo corrisponde a tutte le mensilità residue di NASPI che avresti percepito, al netto della contribuzione figurativa (che rimane all’INPS per i fini pensionistici).

    Esempio pratico:

    • NASPI mensile: 1.200 euro
    • Mesi residui: 12 mesi
    • Totale lordo: 1.200 x 12 = 14.400 euro
    • Contribuzione figurativa (circa 25%): 3.600 euro
    • NASPI anticipata netta: circa 10.800 euro

    Obbligo di Restituzione

    ATTENZIONE IMPORTANTE: Se entro 24 mesi dall’anticipazione instauri un nuovo rapporto di lavoro subordinato, sei obbligato a restituire l’intera somma percepita all’INPS.

    Non scatta l’obbligo di restituzione se:

    • Continui l’attività autonoma per almeno 24 mesi
    • Lavori come lavoratore autonomo (non subordinato)

    Come Richiedere la NASPI Anticipata

    La domanda va presentata telematicamente all’INPS entro 30 giorni dall’apertura della Partita IVA o dalla sottoscrizione della quota cooperativa.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nell’intera procedura:

    • Verifica requisiti e convenienza dell’anticipazione
    • Apertura Partita IVA e scelta regime fiscale
    • Compilazione e invio domanda NASPI anticipata
    • Monitoraggio erogazione

    Questa opzione è particolarmente vantaggiosa se hai un progetto imprenditoriale solido e necessiti di liquidità iniziale per avviare l’attività.

    Come Comunicare il Nuovo Lavoro: NASPI COM Obbligatoria

    La NASPI COM è la comunicazione telematica obbligatoria che devi inviare all’INPS quando trovi un nuovo lavoro (subordinato o autonomo) compatibile con la NASPI.

    Quando Presentare la NASPI COM

    Termine perentorio: entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa.

    Il termine decorre:

    • Dalla data di assunzione (lavoro subordinato)
    • Dalla data di apertura Partita IVA (lavoro autonomo)
    • Dalla data della prima prestazione occasionale

    Dati da Comunicare

    Nella NASPI COM devi indicare:

    • Tipo di contratto (tempo determinato, indeterminato, autonomo)
    • Dati del datore di lavoro o committente
    • Reddito annuo previsto dall’attività
    • Data inizio del rapporto di lavoro
    • Durata del contratto (se determinato)
    • Orario di lavoro (full-time o part-time)

    Sanzioni per Omessa Comunicazione

    Se non comunichi il nuovo lavoro entro 30 giorni, rischi:

    • Decadenza immediata dal diritto alla NASPI
    • Obbligo di restituzione di tutte le mensilità percepite indebitamente
    • Sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro
    • Possibile denuncia penale per indebita percezione di erogazioni pubbliche (se importo rilevante)

    Il CAF Gestisce le Comunicazioni per Te

    Presentare correttamente la NASPI COM richiede attenzione ai dettagli. Il CAF Centro Fiscale offre il servizio di:

    • Compilazione accurata della NASPI COM
    • Calcolo del reddito presunto annuo
    • Invio telematico nei termini di legge
    • Verifica dell’elaborazione da parte INPS
    • Assistenza per comunicazioni integrative se cambia il reddito

    Non rischiare: una comunicazione errata o tardiva può costarti cara. Affidati al CAF per la massima tranquillità.

    Il servizio è disponibile sia presso il nostro ufficio di Udine (Viale Tullio 13) che completamente online, con invio documenti via email e videoconsulenza.

    Quando la NASPI Decade Definitivamente

    Oltre ai casi già visti (nuovo lavoro con reddito sopra soglia), la NASPI decade definitivamente nelle seguenti situazioni:

    Cause di Decadenza NASPI

    • Nuovo lavoro subordinato con reddito annuo superiore a 8.500 euro
    • Lavoro autonomo con reddito annuo superiore a 5.500 euro
    • Raggiungimento età pensionabile (pensione di vecchiaia)
    • Acquisizione del diritto a pensione anticipata
    • Acquisizione del diritto ad assegno ordinario di invalidità
    • Perdita dello stato di disoccupazione senza comunicazione
    • Rifiuto di partecipare a iniziative di politica attiva del lavoro
    • Mancata presentazione a convocazione del Centro per l’Impiego
    • Rifiuto di offerta di lavoro congrua
    • Omessa comunicazione di nuovo lavoro entro 30 giorni

    Politiche Attive del Lavoro Obbligatorie

    Chi percepisce la NASPI è obbligato a:

    • Sottoscrivere il Patto di Servizio Personalizzato
    • Partecipare a iniziative di orientamento
    • Frequentare corsi di formazione proposti
    • Accettare offerte di lavoro congrue

    Il rifiuto ingiustificato comporta la decadenza immediata dalla NASPI.

    Domande Frequenti su NASPI e Nuovo Lavoro

    Posso lavorare mentre prendo la NASPI?

    Sì, puoi lavorare mentre percepisci la NASPI se il reddito annuo previsto è:

    • Inferiore a 8.500 euro per lavoro subordinato (dipendente)
    • Inferiore a 5.500 euro per lavoro autonomo o prestazioni occasionali

    In questi casi la NASPI viene ridotta dell’80% del reddito previsto, ma non decade. Devi comunicare il nuovo lavoro entro 30 giorni con la NASPI COM.

    Quanto posso guadagnare senza perdere la NASPI?

    Le soglie massime per non perdere la NASPI sono:

    • 8.500 euro annui (circa 708 euro/mese) per lavoro dipendente
    • 5.500 euro annui (circa 458 euro/mese) per lavoro autonomo o collaborazioni

    Se superi queste soglie, la NASPI decade completamente. Entro queste soglie, invece, puoi cumularla con il reddito da lavoro.

    Cosa succede se non comunico il nuovo lavoro all’INPS?

    La mancata comunicazione del nuovo lavoro entro 30 giorni comporta:

    • Decadenza immediata dal diritto alla NASPI
    • Restituzione integrale di tutte le somme percepite indebitamente dal momento dell’assunzione
    • Sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro
    • Possibile denuncia penale per indebita percezione di erogazioni pubbliche

    Per questo motivo è fondamentale affidarsi al CAF per gestire correttamente tutte le comunicazioni INPS.

    La NASPI si può riprendere dopo un contratto a tempo determinato?

    Sì, se il contratto a tempo determinato aveva durata inferiore a 6 mesi, la NASPI si sospende durante il contratto e riprende automaticamente alla scadenza.

    Se il contratto TD superava i 6 mesi, la NASPI è decaduta. In questo caso, alla scadenza del contratto puoi presentare una nuova domanda di NASPI se hai maturato i requisiti contributivi.

    Il CAF ti aiuta a valutare quale opzione è più conveniente: riprendere la vecchia NASPI (se sospesa) o richiederne una nuova.

    Posso lavorare mentre prendo la NASPI?

    Sì, puoi lavorare mentre percepisci la NASPI se il

    Conclusione

    Gestire correttamente la NASPI durante un nuovo impiego richiede attenzione a scadenze, soglie di reddito e comunicazioni obbligatorie. Un errore nella NASPI COM o una omessa comunicazione possono costare molto caro, sia in termini di restituzione delle somme percepite che di sanzioni amministrative.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è il tuo partner di fiducia per gestire tutte le comunicazioni INPS relative alla NASPI, garantendoti:

    • Correttezza formale di tutte le comunicazioni
    • Calcolo preciso della NASPI ridotta
    • Rispetto delle scadenze (30 giorni)
    • Assistenza completa anche per apertura Partita IVA
    • Servizio disponibile in ufficio a Udine e completamente online

    Non lasciare nulla al caso: una consulenza tempestiva ti evita problemi futuri. Contattaci oggi stesso per una verifica gratuita della tua situazione.


    Richiedi Assistenza per la tua NASPI e Comunicazioni INPS

    La gestione corretta della NASPI durante un nuovo impiego richiede competenza e precisione. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

    • NASPI COM per nuovo lavoro (subordinato o autonomo)
    • Calcolo NASPI ridotta con part-time o P.IVA
    • Apertura Partita IVA e regime forfettario
    • Domanda NASPI anticipata per autoimprenditorialità
    • Verifica convenienza tra sospensione e nuova domanda
    • Assistenza per contenziosi con INPS

    Il nostro servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che completamente online, per la tua massima comodità.

    Non rischiare sanzioni o perdita del beneficio: affidati a professionisti esperti!


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      PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      Contributi Previdenziali Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa al Risparmio Fiscale

      regime forfettario partita iva

      I contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario 2026 rappresentano l’unico vero strumento di risparmio fiscale a disposizione di chi opera con la flat tax. A differenza del regime forfettario ordinario dove i costi reali non vengono considerati, i contributi previdenziali godono di un trattamento speciale: si sottraggono direttamente dal reddito imponibile, riducendo la base su cui si calcola l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività). In questa guida completa scoprirai come funziona la deduzione dei contributi previdenziali, quanto puoi risparmiare concretamente e come evitare gli errori più comuni nella dichiarazione delle spese deducibili.

      Indice dei contenuti

      1. Perché i contributi previdenziali sono l’unica deduzione nel forfettario
      2. Come funziona la deduzione dei contributi nel regime forfettario
      3. Contributi INPS Gestione Separata: aliquote e calcolo 2026
      4. Contributi INPS Commercianti e Artigiani nel forfettario
      5. Contributi Casse Professionali: ENPAM, Cassa Forense, INARCASSA
      6. Calcolo pratico: quanto risparmi deducendo i contributi
      7. Contributi versati in ritardo: sono deducibili?
      8. Contributi volontari e riscatto laurea nel forfettario
      9. Come indicare i contributi nel Quadro LM della dichiarazione
      10. Errore comune: contributi nel 730 se sei forfettario
      11. Strategia: conviene versare contributi aggiuntivi?
      12. Domande frequenti

      Perché i contributi previdenziali sono l’unica deduzione nel regime forfettario

      Il regime forfettario funziona in modo completamente diverso dal regime ordinario. Mentre nel sistema tradizionale puoi sottrarre tutte le spese sostenute per l’attività (affitto ufficio, cancelleria, utenze, software), nel forfettario i costi vengono determinati in modo forfettario attraverso il coefficiente di redditività. In pratica, lo Stato presume che tu abbia delle spese pari a una certa percentuale dei ricavi, e su quella base calcola il tuo reddito imponibile.

      Questo significa che non puoi dedurre l’affitto dello studio, il costo del computer o le bollette del telefono. Tuttavia, c’è un’eccezione fondamentale: i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno si deducono dal reddito imponibile già determinato con il coefficiente. È una regola prevista dall’articolo 1, comma 64, della Legge 190/2014 (la legge istitutiva del regime forfettario) e confermata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 2016.

      Per capire meglio: se hai ricavi di 50.000 euro e il tuo coefficiente di redditività è del 78% (come per gli avvocati), il reddito lordo forfettario è 39.000 euro. Da qui puoi sottrarre i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Se hai pagato 10.000 euro di contributi alla Cassa Forense, il reddito imponibile scende a 29.000 euro, e su questa cifra paghi il 15% di imposta sostitutiva.

      Come funziona la deduzione dei contributi nel regime forfettario

      La deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario segue un meccanismo preciso che è importante comprendere per evitare errori. Il punto chiave è questo: i contributi si deducono dal reddito imponibile, non dall’imposta. Questa distinzione è fondamentale.

      Ecco come funziona il calcolo, passo dopo passo:

      1. Calcolo dei ricavi — somma di tutti i compensi/ricavi incassati nell’anno (criterio di cassa)
      2. Applicazione del coefficiente di redditività — ogni codice ATECO ha il suo (dal 40% al 86%)
      3. Reddito lordo forfettario = ricavi x coefficiente di redditività
      4. Sottrazione dei contributi previdenziali versati nell’anno
      5. Reddito imponibile netto = reddito lordo – contributi previdenziali
      6. Imposta sostitutiva = reddito imponibile netto x 15% (o 5%)

      Un aspetto cruciale: i contributi previdenziali deducibili si sottraggono dal reddito e non dall’imposta. Questo significa che il risparmio effettivo non corrisponde all’intero importo dei contributi, ma alla percentuale dell’imposta sostitutiva applicata su quell’importo. Se versi 5.000 euro di contributi e paghi il 15% di imposta, il risparmio reale è di 750 euro (5.000 x 15%). Se sei nel regime agevolato al 5%, il risparmio scende a 250 euro.

      Un’altra regola importante: se i contributi previdenziali superano il reddito forfettario, l’eccedenza non può essere portata in detrazione nel modello 730 o nel modello Redditi PF come reddito complessivo. L’eccedenza si perde, a meno che tu non abbia anche altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria (ad esempio, un reddito da lavoro dipendente).

      Contributi INPS Gestione Separata: aliquote e calcolo 2026

      La Gestione Separata INPS è la cassa previdenziale di riferimento per i liberi professionisti senza cassa (consulenti, copywriter, web designer, formatori, traduttori e molte altre categorie). Nel 2026, le aliquote contributive della Gestione Separata sono:

      • 26,07% per i professionisti senza altra copertura previdenziale (aliquota piena)
      • 24% per chi ha già un’altra copertura previdenziale (ad esempio, un lavoro dipendente parallelo o iscrizione a un’altra cassa)

      Questi contributi INPS si calcolano sul reddito imponibile forfettario (ricavi x coefficiente di redditività, prima della deduzione dei contributi stessi). Il calcolo avviene quindi in modo circolare: i contributi riducono il reddito, ma il reddito determina i contributi. Per questo motivo si utilizza una formula matematica che risolve il “circolo”.

      Esempio pratico con Gestione Separata: Marco è un consulente informatico forfettario con ricavi di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 78%. Il suo reddito lordo è 31.200 euro. Con l’aliquota del 26,07%, i contributi INPS ammontano a circa 6.437 euro (calcolati con la formula iterativa). Il reddito imponibile dopo la deduzione scende a 24.763 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva: 3.714 euro. Senza la deduzione, l’imposta sarebbe stata 4.680 euro. Il risparmio fiscale grazie alla deduzione dei contributi è di 966 euro.

      Contributi INPS Commercianti e Artigiani nel forfettario

      Chi esercita un’attività commerciale o artigianale nel regime forfettario è iscritto alla Gestione Commercianti o Artigiani INPS. Il sistema contributivo per queste categorie è diverso dalla Gestione Separata perché prevede un contributo minimo obbligatorio (i cosiddetti “minimali”), indipendentemente dal reddito effettivo.

      Nel 2026, i parametri principali sono:

      • Contributo fisso annuo (minimali): circa 4.427 euro per i commercianti e circa 4.385 euro per gli artigiani (importi indicativi, aggiornati annualmente dall’INPS sulla base della variazione ISTAT)
      • Aliquota percentuale: 24,48% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti (+ 0,48% di contributo maternità) sul reddito eccedente il minimale fino al massimale
      • Riduzione forfettaria del 35%: i forfettari possono richiedere una riduzione del 35% sia sui contributi fissi che sulla percentuale eccedente (art. 1, comma 77, Legge 190/2014)

      La riduzione del 35% è un vantaggio esclusivo dei forfettari che può essere richiesta all’INPS tramite il cassetto previdenziale. Attenzione però: questa riduzione comporta un accredito contributivo proporzionalmente inferiore ai fini pensionistici. Chi la sceglie accumula meno contributi per la pensione futura.

      Tutti i contributi versati alla Gestione Commercianti o Artigiani, sia i minimali che l’eventuale percentuale eccedente, sono interamente deducibili dal reddito forfettario. Anche i contributi versati con la riduzione del 35% sono deducibili per l’importo effettivamente pagato.

      Contributi Casse Professionali: ENPAM, Cassa Forense, INARCASSA

      I professionisti iscritti a un albo professionale (medici, avvocati, architetti, ingegneri, psicologi, commercialisti, geometri, infermieri) versano i contributi alla propria cassa di previdenza e non all’INPS. Anche questi contributi previdenziali sono interamente deducibili nel regime forfettario, seguendo le stesse regole dei contributi INPS.

      Ecco le principali casse professionali e le aliquote indicative per il 2026:

      • Cassa Forense (avvocati): contributo soggettivo del 15% sul reddito professionale + contributo integrativo del 4% (quest’ultimo addebitato al cliente in fattura)
      • ENPAM (medici e odontoiatri): Quota A fissa annua (circa 1.500-3.000 euro in base all’età) + Quota B proporzionale (aliquota variabile dal 2% al 24,5%)
      • INARCASSA (architetti e ingegneri): contributo soggettivo del 14,5% + contributo integrativo del 4%
      • ENPAP (psicologi): contributo soggettivo del 10% + contributo integrativo del 2%
      • CIPAG (geometri): contributo soggettivo del 18% circa + contributo integrativo
      • ENPAPI (infermieri): contributo soggettivo del 16% + contributo integrativo del 4%
      • Cassa Dottori Commercialisti (CNPADC): contributo soggettivo dal 12% al 100% del reddito + contributo integrativo del 4%

      Attenzione alla distinzione: il contributo soggettivo è sempre deducibile perché è a carico del professionista. Il contributo integrativo (il famoso 4% o 2% in fattura) è generalmente a carico del cliente e non è deducibile dal reddito del professionista, salvo specifiche eccezioni previste dallo statuto della cassa. Consulta sempre il regolamento della tua cassa o rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un chiarimento personalizzato.

      Calcolo pratico: quanto risparmi deducendo i contributi

      Vediamo con esempi concreti quanto si risparmia grazie alla deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario 2026. Ricorda: il risparmio è pari ai contributi moltiplicati per l’aliquota dell’imposta sostitutiva (15% o 5%).

      Esempio 1: Consulente con Gestione Separata (aliquota 15%)

      • Ricavi annui: 45.000 euro
      • Coefficiente di redditività: 78%
      • Reddito lordo: 35.100 euro
      • Contributi INPS versati (26,07%): circa 7.246 euro
      • Reddito imponibile: 35.100 – 7.246 = 27.854 euro
      • Imposta sostitutiva (15%): 4.178 euro
      • Senza deduzione, l’imposta sarebbe: 35.100 x 15% = 5.265 euro
      • Risparmio fiscale: 1.087 euro

      Esempio 2: Avvocato con Cassa Forense (aliquota 15%)

      • Ricavi annui: 60.000 euro
      • Coefficiente di redditività: 78%
      • Reddito lordo: 46.800 euro
      • Contributi Cassa Forense versati (soggettivo 15%): circa 7.020 euro
      • Reddito imponibile: 46.800 – 7.020 = 39.780 euro
      • Imposta sostitutiva (15%): 5.967 euro
      • Senza deduzione: 46.800 x 15% = 7.020 euro
      • Risparmio fiscale: 1.053 euro

      Esempio 3: Nuova attività con aliquota agevolata al 5%

      • Ricavi annui: 30.000 euro
      • Coefficiente di redditività: 67%
      • Reddito lordo: 20.100 euro
      • Contributi INPS versati: circa 4.148 euro
      • Reddito imponibile: 20.100 – 4.148 = 15.952 euro
      • Imposta sostitutiva (5%): 798 euro
      • Senza deduzione: 20.100 x 5% = 1.005 euro
      • Risparmio fiscale: 207 euro

      Come puoi notare, il risparmio è proporzionalmente maggiore per chi paga il 15% rispetto a chi gode dell’aliquota agevolata del 5%. In ogni caso, la deduzione dei contributi previdenziali è sempre conveniente e non va mai dimenticata nella dichiarazione dei redditi.

      Contributi versati in ritardo: sono deducibili?

      Una domanda molto frequente riguarda i contributi previdenziali versati in ritardo: sono comunque deducibili nel regime forfettario? La risposta è sì, con alcune precisazioni importanti.

      Il principio fondamentale è il criterio di cassa: i contributi sono deducibili nell’anno in cui vengono effettivamente pagati, indipendentemente dal periodo di competenza. Questo significa che:

      • Se paghi nel 2026 i contributi relativi al 2025 (perché eri in ritardo), li deduci nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno di imposta 2026)
      • Se paghi una rateizzazione INPS con più rate nell’anno, deduci solo le rate effettivamente versate in quell’anno
      • Se paghi sanzioni e interessi per ritardato pagamento, questi non sono deducibili — solo la quota capitale dei contributi è ammessa alla deduzione

      Anche i contributi pagati tramite cartella esattoriale (perché non versati spontaneamente) mantengono la deducibilità per la parte relativa ai contributi veri e propri, escludendo sanzioni, interessi e aggio di riscossione.

      Contributi volontari e riscatto laurea nel forfettario

      Oltre ai contributi obbligatori, esistono altre forme di contribuzione previdenziale che meritano un approfondimento per chi opera nel regime forfettario.

      Contributi volontari INPS

      I contributi volontari sono versamenti che il lavoratore autonomo può effettuare per coprire periodi non lavorati o per integrare la posizione previdenziale. Nel regime forfettario, i contributi volontari autorizzati dall’INPS sono deducibili dal reddito forfettario, a condizione che siano relativi alla propria posizione previdenziale.

      Riscatto della laurea

      Il riscatto della laurea è un tema complesso per i forfettari. I contributi versati per il riscatto degli anni di studio universitario sono tecnicamente contributi previdenziali e quindi dovrebbero essere deducibili. Tuttavia, la deducibilità dipende dalla gestione previdenziale:

      • Se il riscatto è nella stessa gestione (es. Gestione Separata INPS) dove versi i contributi da forfettario, è deducibile dal reddito forfettario
      • Se il riscatto è in una gestione diversa (es. riscatto nella gestione dipendenti per un ex lavoratore subordinato ora forfettario), la questione è controversa. La prassi dell’Agenzia delle Entrate tende a considerarli deducibili dal reddito complessivo IRPEF, ma non dal reddito forfettario

      Dato che il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva che esclude il reddito dalla base imponibile IRPEF, chi non ha altri redditi IRPEF rischia di perdere la deducibilità del riscatto laurea in una gestione diversa. È un caso in cui rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine può fare la differenza per ottimizzare la scelta.

      Come indicare i contributi nel Quadro LM della dichiarazione

      I contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario si indicano nel Quadro LM del Modello Redditi Persone Fisiche. Ecco i passaggi pratici:

      1. Rigo LM22 (colonna 1): indica il totale dei ricavi o compensi percepiti nell’anno
      2. Rigo LM34: il reddito lordo calcolato applicando il coefficiente di redditività
      3. Rigo LM35: qui si indicano i contributi previdenziali deducibili — l’importo totale dei contributi obbligatori versati nell’anno di imposta (criterio di cassa)
      4. Rigo LM36: il reddito netto (rigo LM34 meno rigo LM35) su cui si calcola l’imposta sostitutiva
      5. Rigo LM37 o LM38: l’imposta sostitutiva calcolata (15% o 5%)

      Documenti da conservare: per giustificare la deduzione dei contributi, conserva le ricevute di pagamento dei contributi INPS (modelli F24) o le attestazioni della cassa professionale. L’INPS mette a disposizione nel cassetto previdenziale la situazione dei contributi versati, che può servire come riscontro.

      Eccedenza contributi: se l’importo dei contributi previdenziali (rigo LM35) supera il reddito lordo (rigo LM34), il reddito netto al rigo LM36 sarà pari a zero. L’eccedenza dei contributi non può essere riportata negli anni successivi nel Quadro LM, ma se hai altri redditi soggetti a IRPEF, puoi dedurla nel Quadro RP (sezione II, rigo RP21) dal reddito complessivo.

      Errore comune: contributi nel 730 se sei forfettario

      Uno degli errori più frequenti tra i forfettari riguarda il tentativo di dedurre i contributi previdenziali nel modello 730. Chiariamo subito: se sei un forfettario e il tuo unico reddito è quello dell’attività in regime forfettario, non puoi usare il 730.

      Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali. Di conseguenza, il reddito forfettario non concorre al reddito complessivo IRPEF. Il modello 730 si usa per dichiarare redditi soggetti a IRPEF (lavoro dipendente, pensione, fabbricati, ecc.), e le deduzioni/detrazioni nel 730 funzionano solo su redditi IRPEF.

      Ecco gli scenari possibili:

      • Solo reddito forfettario: usi il Modello Redditi PF con il Quadro LM. I contributi li deduci al rigo LM35. Non presenti il 730.
      • Reddito forfettario + reddito dipendente/pensione: presenti sia il Modello Redditi PF (Quadro LM per il forfettario) sia il 730 (per il reddito dipendente). I contributi relativi all’attività forfettaria li deduci nel Quadro LM. L’eventuale eccedenza può andare nel 730 (Quadro E/RP).
      • Reddito forfettario + redditi da fabbricati: usi il Modello Redditi PF completo, con Quadro LM per il forfettario e Quadro RB per i fabbricati.

      Attenzione: un errore nella collocazione dei contributi previdenziali deducibili può generare incongruenze nella dichiarazione e controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per evitare problemi, affidati a un professionista o al CAF Centro Fiscale per la compilazione.

      Strategia: conviene versare contributi aggiuntivi per abbattere il reddito?

      Dato che i contributi previdenziali sono l’unica deduzione possibile nel regime forfettario, può sorgere una domanda strategica: conviene versare contributi aggiuntivi per ridurre il reddito imponibile?

      La risposta dipende dalla tua situazione specifica. Ecco un’analisi dei pro e contro:

      Quando potrebbe convenire

      • Sei vicino alla pensione e vuoi aumentare il montante contributivo per migliorare l’assegno pensionistico futuro
      • Hai redditi elevati (vicino agli 85.000 euro di ricavi) e ogni euro di deduzione aiuta a mantenere il carico fiscale sotto controllo
      • Vuoi riscattare la laurea nella stessa gestione previdenziale per un doppio vantaggio: deduzione + anni di contribuzione
      • La tua cassa professionale prevede contribuzione volontaria aggiuntiva con vantaggi previdenziali significativi

      Quando non conviene

      • Hai appena aperto la partita IVA e sei al 5%: il risparmio fiscale è minimo (solo 5% dei contributi aggiuntivi)
      • Hai bisogno di liquidità: i contributi versati non sono recuperabili nel breve periodo
      • Il rendimento previdenziale è basso: in alcune casse professionali, il rendimento dei contributi volontari è inferiore a quello di investimenti alternativi

      In termini numerici, se paghi il 15% di imposta sostitutiva, ogni 1.000 euro di contributi aggiuntivi ti fa risparmiare 150 euro di tasse. Se paghi il 5%, il risparmio è solo di 50 euro. La convenienza va quindi valutata anche in ottica previdenziale, non solo fiscale. Un consulto presso il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a simulare gli scenari e scegliere la strategia più adatta al tuo caso.

      Domande frequenti sui contributi previdenziali deducibili nel forfettario

      Quali contributi posso dedurre nel regime forfettario?

      Puoi dedurre tutti i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno: contributi INPS (Gestione Separata, Commercianti, Artigiani) e contributi alle casse professionali (Cassa Forense, ENPAM, INARCASSA, ecc.). Sono deducibili anche i contributi per maternità e i contributi volontari autorizzati.

      I contributi si deducono dal reddito o dall’imposta?

      Si deducono dal reddito imponibile, non dall’imposta. Questo significa che il risparmio effettivo è pari all’importo dei contributi moltiplicato per l’aliquota dell’imposta sostitutiva (15% o 5%). Ad esempio, 8.000 euro di contributi con aliquota 15% generano un risparmio di 1.200 euro.

      Posso dedurre i contributi previdenziali nel 730 se sono forfettario?

      No, se il tuo unico reddito è quello da attività forfettaria. I contributi vanno indicati nel Quadro LM del Modello Redditi PF. Solo se hai anche redditi IRPEF (lavoro dipendente, pensione) puoi eventualmente dedurre l’eccedenza nel 730.

      Cosa succede se i contributi superano il reddito forfettario?

      Se i contributi previdenziali superano il reddito lordo forfettario, il reddito imponibile diventa zero e non paghi imposta sostitutiva. L’eccedenza non si riporta agli anni successivi nel Quadro LM, ma può essere dedotta dal reddito complessivo IRPEF se hai altri redditi.

      Il contributo integrativo del 4% in fattura è deducibile?

      Generalmente no. Il contributo integrativo (4% o 2% a seconda della cassa) è addebitato al cliente ed è un onere a suo carico. È deducibile solo il contributo soggettivo, cioè quello a carico del professionista. Fanno eccezione alcune casse con regolamenti specifici.

      Come faccio a sapere quanto ho versato di contributi nell’anno?

      Per i contributi INPS, accedi al cassetto previdenziale su inps.it dove trovi il riepilogo dei versamenti. Per le casse professionali, consulta l’area riservata del sito della tua cassa o richiedi l’attestazione annuale. I modelli F24 con cui hai effettuato i pagamenti sono la prova documentale da conservare.

      Conclusione

      I contributi previdenziali deducibili rappresentano il principale e unico strumento di risparmio fiscale nel regime forfettario 2026. Che tu sia un professionista iscritto a una cassa, un commerciante, un artigiano o un collaboratore con Gestione Separata INPS, conoscere il meccanismo della deduzione ti permette di ottimizzare il carico fiscale e evitare errori nella dichiarazione dei redditi.

      Ricorda i punti chiave: i contributi si deducono dal reddito (non dall’imposta), valgono quelli effettivamente pagati nell’anno (criterio di cassa), e vanno indicati nel Quadro LM del Modello Redditi PF. Se hai dubbi sulla deducibilità di contributi specifici (riscatto laurea, contributi volontari, contributi in ritardo), non improvvisare: una consulenza professionale può farti risparmiare molto di più di quanto costa.

      Hai bisogno di aiuto con la deduzione dei contributi previdenziali?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della dichiarazione dei redditi, verificando che tutti i contributi previdenziali siano correttamente dedotti per massimizzare il tuo risparmio fiscale.

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        Aprile 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-22 08:00:002026-04-16 16:49:51Contributi Previdenziali Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa al Risparmio Fiscale
        CAF, CRIPTOVALUTE

        DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola

        Dichiarazione redditi Criptovalute

        La **Direttiva DAC8** (Directive on Administrative Cooperation) rappresenta una svolta epocale nel controllo fiscale delle **criptovalute** a livello europeo. Dal **1° gennaio 2026**, tutti gli **exchange**, le piattaforme di scambio cripto e i fornitori di servizi per asset digitali dovranno comunicare automaticamente all’**Agenzia delle Entrate** i dati dei clienti italiani, aprendo la strada a **controlli fiscali massivi** su chi detiene Bitcoin, Ethereum e altre criptovalute.

        Se hai investito in **criptovalute** negli ultimi anni, il 2026 segna un cambio di passo definitivo: **nessun asset digitale potrà più essere nascosto** al fisco. La **DAC8** introduce il **CARF** (Crypto-Asset Reporting Framework), un sistema di scambio automatico di informazioni che coinvolge tutti i Paesi dell’Unione Europea e molti Stati extra-UE.

        In questo articolo scoprirai **tutto quello che devi sapere sulla DAC8 e sulle criptovalute nel 2026**: cos’è il CARF, quali dati verranno scambiati, chi è obbligato a comunicare, come funzionano i controlli fiscali dell’Agenzia delle Entrate, quali sono le **sanzioni per chi non dichiara** e, soprattutto, **come mettersi in regola** per evitare problemi. Il **CAF Centro Fiscale di Udine** è specializzato in **dichiarazioni fiscali per criptovalute** e ti affianca sia nella regolarizzazione di posizioni pregresse che nell’assistenza in caso di accertamenti.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la Direttiva DAC8 e Perché Cambia Tutto per le Criptovalute
        2. CARF: Il Sistema di Scambio Automatico dei Dati Crypto
        3. Quali Dati Verranno Comunicati al Fisco dagli Exchange
        4. Chi È Obbligato a Comunicare: Exchange, Wallet Provider e Intermediari
        5. Come Funzionano i Controlli Fiscali dell’Agenzia delle Entrate
        6. Obblighi Dichiarativi 2026: Quadro W e Plusvalenze Crypto
        7. Sanzioni per Omessa Dichiarazione e Violazioni
        8. Come Mettersi in Regola: Regolarizzazione e Ravvedimento

        Cos’è la Direttiva DAC8 e Perché Cambia Tutto per le Criptovalute

        La **Direttiva DAC8** (Direttiva 2023/2226/UE del Consiglio, pubblicata sulla **Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea** il 17 ottobre 2023) rappresenta l’ottava modifica alla Direttiva 2011/16/UE sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale. Questa direttiva estende per la prima volta lo **scambio automatico di informazioni fiscali** alle **cripto-attività** (crypto-assets).

        Prima della **DAC8**, le criptovalute rappresentavano una **zona grigia** per il fisco: gli exchange e le piattaforme di scambio cripto non avevano obblighi di comunicazione automatica alle autorità fiscali nazionali, rendendo estremamente difficile per l’**Agenzia delle Entrate** tracciare gli investimenti in Bitcoin, Ethereum e altre crypto dei contribuenti italiani. Solo con controlli mirati, incroci di dati e indagini approfondite era possibile ricostruire i patrimoni in criptovalute.

        Con l’entrata in vigore della **DAC8** dal **1° gennaio 2026**, questo scenario cambia radicalmente. Tutti i **fornitori di servizi per cripto-attività** (CASP – Crypto-Asset Service Providers) – che includono exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Kraken, ma anche custodian, broker e fornitori di wallet – dovranno comunicare ogni anno all’Agenzia delle Entrate i dati dei clienti residenti fiscali in Italia.

        Obiettivi della Direttiva DAC8

        La **DAC8** si inserisce nel più ampio contesto della lotta all’**evasione fiscale internazionale** e al **riciclaggio di denaro**. I suoi obiettivi principali sono:

        • **Trasparenza fiscale globale**: Portare le criptovalute allo stesso livello di trasparenza degli altri asset finanziari (conti correnti, titoli, fondi), già soggetti a scambio automatico con la normativa CRS (Common Reporting Standard).
        • **Combattere l’evasione**: Prevenire che i contribuenti nascondano patrimoni in criptovalute per evitare la tassazione.
        • **Coordinamento internazionale**: Creare un sistema armonizzato a livello UE ed extraeuropeo che permetta lo scambio reciproco di informazioni tra Paesi.
        • **Adeguamento alle raccomandazioni OCSE**: Implementare il **CARF** (Crypto-Asset Reporting Framework), lo standard sviluppato dall’OCSE per il reporting fiscale delle cripto-attività.

        Tempistiche di Applicazione della DAC8

        Gli Stati membri dell’UE dovevano recepire la **Direttiva DAC8** entro il **31 dicembre 2025**. Le disposizioni diventano operative dal **1° gennaio 2026**, con i primi dati trasmessi nel **2027** (relativi all’anno fiscale 2026).

        **Calendario DAC8:**

        • **1° gennaio 2026**: Entrata in vigore degli obblighi di reporting per i CASP
        • **31 gennaio 2027**: Scadenza per la prima comunicazione dei dati 2026 dalle piattaforme alle autorità fiscali
        • **Settembre 2027**: Primo scambio automatico di dati tra Stati membri UE
        • **2028 e successivi**: Scambio annuale dei dati con cadenza regolare

        Questo significa che **tutte le operazioni in criptovalute effettuate dal 1° gennaio 2026 in poi** saranno automaticamente tracciate e comunicate al fisco italiano. Chi ha investito in cripto prima del 2026 e non ha mai dichiarato deve valutare attentamente la **regolarizzazione spontanea** prima che arrivino i primi controlli dell’Agenzia delle Entrate.

        CARF: Il Sistema di Scambio Automatico dei Dati Crypto

        Il cuore della **DAC8** è rappresentato dal **CARF** (Crypto-Asset Reporting Framework), lo standard internazionale sviluppato dall’**OCSE** (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per regolamentare il reporting fiscale delle cripto-attività. Il **CARF** è stato approvato dall’OCSE nel marzo 2022 e successivamente recepito dalla Direttiva DAC8 per applicarlo nell’Unione Europea.

        Il **CARF** funziona in modo analogo al **CRS** (Common Reporting Standard), lo standard già in vigore dal 2017 per lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari esteri. La differenza è che mentre il CRS riguarda conti correnti, depositi, titoli e fondi, il **CARF** si concentra esclusivamente sulle **cripto-attività**.

        Come Funziona il CARF

        Il meccanismo del **CARF** prevede tre attori principali:

        1. **I CASP** (Crypto-Asset Service Providers): Exchange, wallet provider, broker, custodian che offrono servizi di scambio, custodia o trasferimento di criptovalute.
        2. **Le Autorità Fiscali Nazionali**: In Italia, l’**Agenzia delle Entrate**, che riceve i dati dai CASP.
        3. **Il Sistema di Scambio Automatico**: Le autorità fiscali dei vari Paesi si scambiano reciprocamente i dati dei contribuenti non residenti.

        **Esempio pratico:**

        Marco, residente fiscale in Italia, ha un account su **Binance** (con sede a Malta) dove detiene Bitcoin ed Ethereum. Dal 2026, Binance dovrà comunicare annualmente all’**Agenzia delle Entrate italiana** i seguenti dati:

        • Saldo del portafoglio crypto di Marco al 31 dicembre
        • Tutte le transazioni effettuate durante l’anno (acquisti, vendite, swap)
        • Eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate
        • Importi depositati e prelevati in valuta fiat (euro, dollari)

        Se Marco avesse un account anche su **Coinbase** (USA) o **Kraken** (USA), anche queste piattaforme comunicheranno i dati all’Agenzia delle Entrate italiana, grazie agli accordi di scambio automatico tra Italia e Stati Uniti.

        Paesi Aderenti al CARF

        Oltre ai 27 Stati membri dell’Unione Europea, il **CARF** è stato adottato o è in fase di recepimento in numerosi Paesi extraeuropei, tra cui:

        • **Stati Uniti**: Già con normativa simile (IRS Form 1099-DA)
        • **Regno Unito**: Recepimento previsto entro il 2026
        • **Svizzera**: Accordo bilaterale per scambio dati crypto
        • **Australia**: Sistema ATO (Australian Taxation Office) già operativo
        • **Giappone, Singapore, Canada**: In fase di implementazione

        Questo significa che anche chi detiene criptovalute su exchange con sede in Paesi extraeuropei non potrà più nasconderle al fisco italiano, poiché i dati saranno scambiati automaticamente tra i vari Stati.

        Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-21 12:10:092026-04-21 11:57:52DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola
        CAF, CRIPTOVALUTE

        DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola

        Dichiarazione redditi Criptovalute

        La **Direttiva DAC8** (Directive on Administrative Cooperation) rappresenta una svolta epocale nel controllo fiscale delle **criptovalute** a livello europeo. Dal **1° gennaio 2026**, tutti gli **exchange**, le piattaforme di scambio cripto e i fornitori di servizi per asset digitali dovranno comunicare automaticamente all’**Agenzia delle Entrate** i dati dei clienti italiani, aprendo la strada a **controlli fiscali massivi** su chi detiene Bitcoin, Ethereum e altre criptovalute.

        Se hai investito in **criptovalute** negli ultimi anni, il 2026 segna un cambio di passo definitivo: **nessun asset digitale potrà più essere nascosto** al fisco. La **DAC8** introduce il **CARF** (Crypto-Asset Reporting Framework), un sistema di scambio automatico di informazioni che coinvolge tutti i Paesi dell’Unione Europea e molti Stati extra-UE.

        In questo articolo scoprirai **tutto quello che devi sapere sulla DAC8 e sulle criptovalute nel 2026**: cos’è il CARF, quali dati verranno scambiati, chi è obbligato a comunicare, come funzionano i controlli fiscali dell’Agenzia delle Entrate, quali sono le **sanzioni per chi non dichiara** e, soprattutto, **come mettersi in regola** per evitare problemi. Il **CAF Centro Fiscale di Udine** è specializzato in **dichiarazioni fiscali per criptovalute** e ti affianca sia nella regolarizzazione di posizioni pregresse che nell’assistenza in caso di accertamenti.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la Direttiva DAC8 e Perché Cambia Tutto per le Criptovalute
        2. CARF: Il Sistema di Scambio Automatico dei Dati Crypto
        3. Quali Dati Verranno Comunicati al Fisco dagli Exchange
        4. Chi È Obbligato a Comunicare: Exchange, Wallet Provider e Intermediari
        5. Come Funzionano i Controlli Fiscali dell’Agenzia delle Entrate
        6. Obblighi Dichiarativi 2026: Quadro W e Plusvalenze Crypto
        7. Sanzioni per Omessa Dichiarazione e Violazioni
        8. Come Mettersi in Regola: Regolarizzazione e Ravvedimento

        Cos’è la Direttiva DAC8 e Perché Cambia Tutto per le Criptovalute

        La **Direttiva DAC8** (Direttiva 2023/2226/UE del Consiglio, pubblicata sulla **Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea** il 17 ottobre 2023) rappresenta l’ottava modifica alla Direttiva 2011/16/UE sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale. Questa direttiva estende per la prima volta lo **scambio automatico di informazioni fiscali** alle **cripto-attività** (crypto-assets).

        Prima della **DAC8**, le criptovalute rappresentavano una **zona grigia** per il fisco: gli exchange e le piattaforme di scambio cripto non avevano obblighi di comunicazione automatica alle autorità fiscali nazionali, rendendo estremamente difficile per l’**Agenzia delle Entrate** tracciare gli investimenti in Bitcoin, Ethereum e altre crypto dei contribuenti italiani. Solo con controlli mirati, incroci di dati e indagini approfondite era possibile ricostruire i patrimoni in criptovalute.

        Con l’entrata in vigore della **DAC8** dal **1° gennaio 2026**, questo scenario cambia radicalmente. Tutti i **fornitori di servizi per cripto-attività** (CASP – Crypto-Asset Service Providers) – che includono exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Kraken, ma anche custodian, broker e fornitori di wallet – dovranno comunicare ogni anno all’Agenzia delle Entrate i dati dei clienti residenti fiscali in Italia.

        Obiettivi della Direttiva DAC8

        La **DAC8** si inserisce nel più ampio contesto della lotta all’**evasione fiscale internazionale** e al **riciclaggio di denaro**. I suoi obiettivi principali sono:

        • **Trasparenza fiscale globale**: Portare le criptovalute allo stesso livello di trasparenza degli altri asset finanziari (conti correnti, titoli, fondi), già soggetti a scambio automatico con la normativa CRS (Common Reporting Standard).
        • **Combattere l’evasione**: Prevenire che i contribuenti nascondano patrimoni in criptovalute per evitare la tassazione.
        • **Coordinamento internazionale**: Creare un sistema armonizzato a livello UE ed extraeuropeo che permetta lo scambio reciproco di informazioni tra Paesi.
        • **Adeguamento alle raccomandazioni OCSE**: Implementare il **CARF** (Crypto-Asset Reporting Framework), lo standard sviluppato dall’OCSE per il reporting fiscale delle cripto-attività.

        Tempistiche di Applicazione della DAC8

        Gli Stati membri dell’UE dovevano recepire la **Direttiva DAC8** entro il **31 dicembre 2025**. Le disposizioni diventano operative dal **1° gennaio 2026**, con i primi dati trasmessi nel **2027** (relativi all’anno fiscale 2026).

        **Calendario DAC8:**

        • **1° gennaio 2026**: Entrata in vigore degli obblighi di reporting per i CASP
        • **31 gennaio 2027**: Scadenza per la prima comunicazione dei dati 2026 dalle piattaforme alle autorità fiscali
        • **Settembre 2027**: Primo scambio automatico di dati tra Stati membri UE
        • **2028 e successivi**: Scambio annuale dei dati con cadenza regolare

        Questo significa che **tutte le operazioni in criptovalute effettuate dal 1° gennaio 2026 in poi** saranno automaticamente tracciate e comunicate al fisco italiano. Chi ha investito in cripto prima del 2026 e non ha mai dichiarato deve valutare attentamente la **regolarizzazione spontanea** prima che arrivino i primi controlli dell’Agenzia delle Entrate.

        CARF: Il Sistema di Scambio Automatico dei Dati Crypto

        Il cuore della **DAC8** è rappresentato dal **CARF** (Crypto-Asset Reporting Framework), lo standard internazionale sviluppato dall’**OCSE** (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per regolamentare il reporting fiscale delle cripto-attività. Il **CARF** è stato approvato dall’OCSE nel marzo 2022 e successivamente recepito dalla Direttiva DAC8 per applicarlo nell’Unione Europea.

        Il **CARF** funziona in modo analogo al **CRS** (Common Reporting Standard), lo standard già in vigore dal 2017 per lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari esteri. La differenza è che mentre il CRS riguarda conti correnti, depositi, titoli e fondi, il **CARF** si concentra esclusivamente sulle **cripto-attività**.

        Come Funziona il CARF

        Il meccanismo del **CARF** prevede tre attori principali:

        1. **I CASP** (Crypto-Asset Service Providers): Exchange, wallet provider, broker, custodian che offrono servizi di scambio, custodia o trasferimento di criptovalute.
        2. **Le Autorità Fiscali Nazionali**: In Italia, l’**Agenzia delle Entrate**, che riceve i dati dai CASP.
        3. **Il Sistema di Scambio Automatico**: Le autorità fiscali dei vari Paesi si scambiano reciprocamente i dati dei contribuenti non residenti.

        **Esempio pratico:**

        Marco, residente fiscale in Italia, ha un account su **Binance** (con sede a Malta) dove detiene Bitcoin ed Ethereum. Dal 2026, Binance dovrà comunicare annualmente all’**Agenzia delle Entrate italiana** i seguenti dati:

        • Saldo del portafoglio crypto di Marco al 31 dicembre
        • Tutte le transazioni effettuate durante l’anno (acquisti, vendite, swap)
        • Eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate
        • Importi depositati e prelevati in valuta fiat (euro, dollari)

        Se Marco avesse un account anche su **Coinbase** (USA) o **Kraken** (USA), anche queste piattaforme comunicheranno i dati all’Agenzia delle Entrate italiana, grazie agli accordi di scambio automatico tra Italia e Stati Uniti.

        Paesi Aderenti al CARF

        Oltre ai 27 Stati membri dell’Unione Europea, il **CARF** è stato adottato o è in fase di recepimento in numerosi Paesi extraeuropei, tra cui:

        • **Stati Uniti**: Già con normativa simile (IRS Form 1099-DA)
        • **Regno Unito**: Recepimento previsto entro il 2026
        • **Svizzera**: Accordo bilaterale per scambio dati crypto
        • **Australia**: Sistema ATO (Australian Taxation Office) già operativo
        • **Giappone, Singapore, Canada**: In fase di implementazione

        Questo significa che anche chi detiene criptovalute su exchange con sede in Paesi extraeuropei non potrà più nasconderle al fisco italiano, poiché i dati saranno scambiati automaticamente tra i vari Stati.

        Quali Dati Verranno Comunicati al Fisco dagli Exchange

        Con l’entrata in vigore della **DAC8**, gli **exchange di criptovalute** e gli altri fornitori di servizi cripto dovranno comunicare ogni anno all’**Agenzia delle Entrate** una serie di informazioni dettagliate sui loro clienti residenti fiscali in Italia. Questi dati permetteranno al fisco di ricostruire completamente i movimenti in criptovalute di ogni contribuente.

        Dati anagrafici e identificativi

        Per ogni utente residente in Italia, i CASP dovranno comunicare:

        • **Nome, cognome e data di nascita**
        • **Codice fiscale** (o TIN – Tax Identification Number per residenti esteri)
        • **Indirizzo di residenza** (Paese, città, via, CAP)
        • **Data di apertura dell’account** sulla piattaforma
        • **Stato di residenza fiscale** (Italia o altro Paese)

        Queste informazioni servono all’Agenzia delle Entrate per identificare univocamente il contribuente e incrociare i dati con le dichiarazioni fiscali presentate.

        Dati patrimoniali

        I CASP dovranno comunicare il **valore complessivo delle cripto-attività** detenute dal cliente:

        • **Saldo al 31 dicembre** di ogni anno, espresso in euro
        • **Tipologie di criptovalute** possedute (Bitcoin, Ethereum, stablecoin, altcoin)
        • **Quantità detenute** di ciascuna cripto-attività
        • **Controvalore in euro** al cambio del 31 dicembre

        Questo permette al fisco di verificare se il contribuente ha compilato correttamente il **Quadro W** (monitoraggio fiscale) nella dichiarazione dei redditi, dove deve indicare il valore degli asset digitali esteri.

        Dati sulle transazioni

        I CASP dovranno comunicare **tutte le transazioni** effettuate durante l’anno, con dettagli estremamente granulari:

        • **Acquisti di criptovalute**: data, importo in euro, tipo di crypto acquistata, quantità, prezzo di acquisto
        • **Vendite di criptovalute**: data, importo in euro, tipo di crypto venduta, quantità, prezzo di vendita, **plusvalenza o minusvalenza realizzata**
        • **Scambi (swap)**: conversioni tra diverse criptovalute (es. BTC → ETH), con valori in euro di entrambe
        • **Depositi in euro**: bonifici bancari o carte di credito usati per depositare fondi sull’exchange
        • **Prelievi in euro**: bonifici da exchange a conto corrente bancario
        • **Trasferimenti di crypto**: invio o ricezione di criptovalute da/verso wallet esterni
        • **Staking e lending**: premi ricevuti da attività di staking, interessi da lending, rendimenti da liquidity pool

        Questi dati permetteranno all’Agenzia delle Entrate di calcolare automaticamente le **plusvalenze imponibili** e verificare se sono state dichiarate correttamente nel **Quadro RT** del modello 730 o Redditi PF.

        Chi È Obbligato a Comunicare: Exchange, Wallet Provider e Intermediari

        La **DAC8** individua con precisione chi sono i soggetti obbligati a comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate. Si tratta dei **CASP** (Crypto-Asset Service Providers), una categoria molto ampia che include non solo gli exchange, ma anche altre tipologie di intermediari.

        Exchange centralizzati (CEX)

        Sono i soggetti principali coinvolti dalla **DAC8**. Tutte le piattaforme di scambio centralizzate con cui operano i clienti italiani dovranno comunicare i dati:

        • **Binance** (Malta)
        • **Coinbase** (USA)
        • **Kraken** (USA)
        • **Bitpanda** (Austria)
        • **Crypto.com** (Singapore)
        • **Bitstamp** (Lussemburgo)
        • **The Rock Trading** (Italia)
        • E tutti gli altri exchange con clientela italiana

        Non importa dove ha sede legale l’exchange: se ha clienti residenti fiscali in Italia, è obbligato a comunicare i loro dati all’Agenzia delle Entrate italiana.

        Wallet provider custodial

        I fornitori di **wallet custodial** (wallet dove la piattaforma detiene le chiavi private per conto dell’utente) sono equiparati agli exchange e hanno gli stessi obblighi:

        • **Blockchain.com**
        • **Coinbase Wallet** (versione custodial)
        • **Trust Wallet** (se offre servizi custodial)
        • **Wallet integrati negli exchange**

        **Importante:** I **wallet non-custodial** (es. MetaMask, Ledger, Trezor) **NON** sono soggetti alla DAC8, perché l’utente detiene direttamente le chiavi private e non c’è un intermediario centralizzato che può tracciare le transazioni. Tuttavia, questo non esonera il contribuente dall’obbligo di dichiarare le criptovalute possedute.

        Broker e intermediari

        Anche i **broker finanziari** che offrono trading di criptovalute ai loro clienti devono comunicare i dati:

        • **eToro**
        • **Plus500**
        • **Trade Republic** (offre Bitcoin)
        • **Revolut** (servizio crypto)
        • **Robinhood** (se operativo in Italia)

        Questi intermediari dovranno comunicare sia le operazioni dirette in criptovalute che quelle tramite **derivati crypto** (CFD su Bitcoin, futures su Ethereum, ecc.).

        Come Funzionano i Controlli Fiscali dell’Agenzia delle Entrate

        Con i dati ricevuti dagli exchange tramite la **DAC8**, l’**Agenzia delle Entrate** potrà effettuare **controlli fiscali mirati e massivi** sui contribuenti che detengono criptovalute. Il sistema funziona in modo simile ai controlli sui conti correnti esteri già attivi da anni con il CRS.

        Incrocio automatico dei dati

        L’Agenzia delle Entrate utilizza sistemi informatici avanzati per incrociare automaticamente i dati ricevuti dagli exchange con le dichiarazioni fiscali presentate dai contribuenti. Il processo funziona così:

        1. **Raccolta dati**: L’Agenzia riceve ogni anno (entro gennaio) i dati da tutti gli exchange che hanno clienti italiani
        2. **Identificazione contribuente**: Tramite il codice fiscale, i dati vengono associati automaticamente alla posizione fiscale del contribuente
        3. **Controllo incrociato**: Il sistema verifica se il contribuente ha dichiarato correttamente: – Il possesso di criptovalute nel **Quadro W** – Le plusvalenze realizzate nel **Quadro RT** – Gli eventuali redditi da staking/lending nel **Quadro RL**
        4. **Segnalazione anomalie**: Se emergono discrepanze (es. plusvalenze non dichiarate, patrimonio crypto non monitorato), il sistema genera automaticamente una segnalazione
        5. **Avviso di accertamento**: L’Agenzia emette un avviso di accertamento recuperando le imposte non versate + sanzioni + interessi

        Questo processo è **altamente automatizzato** e permette all’Agenzia delle Entrate di controllare milioni di posizioni in tempi rapidissimi, senza bisogno di indagini manuali.

        Esempio pratico di controllo

        **Caso di Giuseppe**

        Giuseppe ha un account su Binance dove ha investito 10.000 euro in Bitcoin nel 2024. Nel 2025 ha venduto tutto realizzando una plusvalenza di 15.000 euro (vendita a 25.000 euro). Nel 2026, Binance comunica all’Agenzia delle Entrate:

        • Giuseppe (CF: GPPGPP80A01H501Z) ha un account su Binance
        • Saldo al 31/12/2024: 0,35 BTC (valore 15.000 euro)
        • Vendita 15/03/2025: 0,35 BTC per 25.000 euro
        • **Plusvalenza realizzata: 15.000 euro**

        Giuseppe presenta il **730/2026** (anno d’imposta 2025) senza dichiarare né il possesso di Bitcoin nel Quadro W né la plusvalenza nel Quadro RT.

        **Risultato del controllo:**

        Il sistema dell’Agenzia delle Entrate incrocia i dati e rileva che Giuseppe ha realizzato 15.000 euro di plusvalenze non dichiarate. L’Agenzia emette un **avviso di accertamento** per recuperare:

        • **Imposta sostitutiva**: 26% di 15.000 = **3.900 euro**
        • **Sanzione per omessa dichiarazione**: dal 120% al 240% dell’imposta = da **4.680 a 9.360 euro**
        • **Interessi di mora**: circa 5% annuo dalla scadenza = circa **195 euro**
        • **Totale da pagare**: da **8.775 a 13.455 euro**

        Se Giuseppe avesse dichiarato spontaneamente, avrebbe pagato solo 3.900 euro di imposte. La mancata dichiarazione gli costa il doppio o il triplo.

        [CONTINUA CON SEZIONI RIMANENTI…]

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        Domande Frequenti su DAC8 e Criptovalute 2026

        Cos’è la DAC8 e quando entra in vigore?

        La DAC8 è la Direttiva 2023/2226/UE che introduce l’obbligo per gli exchange di criptovalute di comunicare i dati dei clienti alle autorita fiscali. Entra in vigore il 1 gennaio 2026, con i primi dati trasmessi nel 2027.

        La DAC8 si applica anche alle criptovalute detenute su wallet personali?

        No, la DAC8 obbliga solo i fornitori centralizzati (exchange, custodian). I wallet non-custodial (Ledger, MetaMask) non sono soggetti a reporting. Tuttavia, il contribuente resta obbligato a dichiarare le criptovalute possedute.

        Quali sanzioni rischio se non dichiaro le criptovalute?

        Le sanzioni vanno dal 3% al 15% del valore non dichiarato per omesso monitoraggio (Quadro W), piu sanzioni dal 120% al 240% delle imposte evase per omessa dichiarazione plusvalenze, oltre a interessi di mora.

        Posso ancora regolarizzare le criptovalute non dichiarate prima del 2026?

        Si, il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella regolarizzazione spontanea tramite ravvedimento operoso o dichiarazione integrativa, riducendo significativamente le sanzioni rispetto a un accertamento.

        La DAC8 si applica solo in Europa o anche in altri Paesi?

        La DAC8 è una direttiva UE, ma il CARF (framework OCSE alla base della DAC8) è stato adottato anche da USA, Regno Unito, Svizzera, Australia e altri Paesi, creando uno scambio globale di dati crypto.


        Hai bisogno di assistenza per le criptovalute?

        Il **CAF Centro Fiscale di Udine** è specializzato in **dichiarazioni fiscali per criptovalute** e ti aiuta a metterti in regola con il fisco, sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

        • **Dichiarazione Quadro W** per monitoraggio crypto
        • **Calcolo e dichiarazione plusvalenze** (Quadro RT)
        • **Regolarizzazione posizioni pregresse** con ravvedimento operoso
        • **Assistenza in caso di accertamenti** dall’Agenzia delle Entrate
        **Contattaci su WhatsApp**

        Oppure chiama il 0432 1638640 o compila il form dedicato alle criptovalute sul nostro sito

        **CAF Centro Fiscale Udine** – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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        Rottamazione-quinquies 2026: Guida Completa per Aderire entro Aprile

        ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la Rottamazione-quinquies
        2. Normativa di Riferimento
        3. Chi Può Aderire: Requisiti e Debiti Ammessi
        4. Come Funziona: Rate e Percentuali
        5. Come Aderire: Procedura Passo-Passo
        6. Scadenze Aprile 2026: Cosa Non Perdere
        7. Vantaggi e Svantaggi della Rottamazione-quinquies
        8. Confronto con le Definizioni Precedenti
        9. Cosa Succede se Non Si Paga

        La rottamazione-quinquies rappresenta una nuova opportunità per i contribuenti italiani di regolarizzare i debiti tributari con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, azzerando sanzioni e interessi. Con scadenze cruciali concentrate nel mese di aprile 2026, è fondamentale conoscere requisiti, modalità di adesione e tempistiche per non perdere questa importante agevolazione fiscale.

        Introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e successivamente modificata dal Decreto Legge n. 51/2023 (convertito con modificazioni dalla Legge n. 87/2023), la rottamazione-quinquies consente di stralciare fino al 100% di sanzioni, interessi di mora e aggio, pagando solo il debito principale (capitale) e gli interessi legali.

        In questa guida completa analizzeremo nel dettaglio tutti gli aspetti della rottamazione-quinquies: dalla normativa di riferimento ai requisiti di accesso, dalle modalità di adesione alle scadenze del 2026, fino ai vantaggi concreti e ai rischi da evitare. Se hai cartelle esattoriali pendenti relative a tributi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, questa misura potrebbe rappresentare la soluzione definitiva per sanare la tua posizione fiscale.

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        Cos’è la Rottamazione-quinquies

        La rottamazione-quinquies, ufficialmente denominata “Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione”, è una misura straordinaria che permette ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo beneficiando di importanti sconti sulle somme accessorie.

        Cosa Si Paga e Cosa Viene Stralciato

        Con la rottamazione-quinquies, il contribuente deve versare:

        • Capitale (importo originario del debito) – 100% da pagare
        • Interessi legali calcolati al tasso previsto dall’art. 1284 c.c. – 100% da pagare

        Vengono invece completamente azzerati:

        • Sanzioni tributarie e amministrative (comprese le sanzioni per ritardato o omesso versamento)
        • Interessi di mora maturati sul debito
        • Aggio di riscossione (compenso dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, pari al 8-9% dell’importo)
        • Somme aggiuntive e spese di notifica (con alcune eccezioni)

        A Chi Si Rivolge

        La rottamazione-quinquies è pensata per contribuenti persone fisiche, imprese e professionisti che hanno debiti iscritti a ruolo dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Non è rilevante la natura del debito (IVA, IRPEF, IMU, TARI, bollo auto, ecc.), purché rientri nel periodo temporale stabilito dalla normativa.

        Riferimento Normativo Principale

        La disciplina della rottamazione-quinquies si trova nell’art. 1, commi da 231 a 252, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023), successivamente integrata e modificata dal DL 51/2023 convertito in Legge 87/2023.

        L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha fornito ulteriori chiarimenti operativi con la Circolare n. 2/2023 e con diversi comunicati stampa disponibili sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it.

        Normativa di Riferimento

        La rottamazione-quinquies ha una base normativa articolata, frutto di interventi legislativi successivi che hanno ampliato e modificato la disciplina originaria.

        Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022)

        L’articolo 1, commi 231-252, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 ha introdotto la misura, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 29 dicembre 2022 – Supplemento Ordinario n. 43. La norma prevede:

        • Ambito temporale: debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022
        • Termine per la domanda: originariamente fissato al 30 aprile 2023
        • Modalità di pagamento: unica soluzione o rateizzazione fino a 18 rate (modificato successivamente)

        Decreto Legge n. 51/2023 – Proroga e Modifiche

        Il DL 4 maggio 2023, n. 51, convertito con modificazioni dalla Legge 3 luglio 2023, n. 87 (GU n. 154 del 4 luglio 2023), ha introdotto importanti novità:

        • Proroga del termine di adesione dal 30 aprile al 30 giugno 2023
        • Ampliamento delle rate: da 18 a massimo 120 rate trimestrali (10 anni)
        • Tolleranza sui ritardi: pagamento considerato valido anche con 5 giorni di ritardo rispetto alla scadenza della rata

        Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione

        L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha emanato diversi provvedimenti attuativi:

        • Provvedimento del Direttore del 20 gennaio 2023 – Modalità operative e procedure
        • Circolare n. 2/2023 – Chiarimenti su casistiche specifiche e FAQ
        • Comunicati stampa periodici con aggiornamenti su scadenze e adempimenti

        Normativa Collegata

        Per comprendere appieno la rottamazione-quinquies, è utile fare riferimento anche a:

        • DPR 602/1973 – Riscossione mediante ruolo
        • DL 193/2016 (rottamazione-ter) – Precedente definizione agevolata
        • DL 119/2018 (rottamazione-bis) – Riapertura termini rottamazione-ter
        • Codice Civile, art. 1284 – Tasso degli interessi legali

        Chi Può Aderire: Requisiti e Debiti Ammessi

        La rottamazione-quinquies è aperta a tutti i contribuenti con debiti iscritti a ruolo, ma con alcuni requisiti e limitazioni da rispettare.

        Soggetti Ammessi

        Possono aderire alla rottamazione-quinquies:

        • Persone fisiche (lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati)
        • Imprese individuali, società di persone e società di capitali
        • Professionisti con partita IVA
        • Enti non commerciali
        • Eredi che hanno ricevuto in successione debiti del defunto (con limitazioni specifiche)

        Debiti Ammessi alla Definizione Agevolata

        Possono essere rottamati i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, relativi a:

        • Imposte sui redditi (IRPEF, IRES)
        • IVA e altre imposte indirette
        • Contributi INPS e altri enti previdenziali
        • Tributi locali (IMU, TASI, TARI, addizionali comunali e regionali)
        • Bollo auto e altre tasse automobilistiche
        • Canone RAI
        • Multe stradali e sanzioni amministrative (con alcune esclusioni)

        Debiti Esclusi

        Sono esclusi dalla rottamazione-quinquies:

        • Crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti
        • Multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna
        • Debiti relativi alle “risorse proprie” dell’Unione Europea (IVA e dazi doganali all’importazione)
        • Recupero di aiuti di Stato considerati illegittimi dall’UE
        • Crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti

        Casi Particolari

        Debiti già rateizzati: Se hai già un piano di dilazione in corso con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, puoi comunque aderire alla rottamazione-quinquies. L’adesione comporta automaticamente la revoca della rateizzazione precedente.

        Debiti oggetto di precedenti rottamazioni: Se hai aderito a precedenti definizioni agevolate (rottamazione-ter, saldo e stralcio) ma non hai completato i pagamenti, puoi includere nella rottamazione-quinquies solo i debiti non coperti dalle precedenti definizioni.

        Ruoli già pagati parzialmente: Se hai già versato acconti su una cartella, questi importi vengono scontati dal totale dovuto con la rottamazione-quinquies.

        Come Funziona: Rate e Percentuali

        La rottamazione-quinquies offre condizioni di pagamento molto vantaggiose rispetto alle procedure ordinarie di riscossione.

        Importo da Pagare: Calcolo dello Sconto

        Vediamo con un esempio pratico quanto si risparmia con la rottamazione-quinquies:

        Esempio di Calcolo

        Debito originario (capitale): 10.000 €

        Composizione cartella senza rottamazione:

        • Capitale: 10.000 €
        • Sanzioni (30%): 3.000 €
        • Interessi di mora (5 anni al 4%): 2.000 €
        • Aggio di riscossione (8%): 1.200 €
        • Totale cartella: 16.200 €

        Con rottamazione-quinquies:

        • Capitale: 10.000 €
        • Interessi legali (5 anni al 1,25% medio): 625 €
        • Sanzioni: 0 € (stralciate)
        • Interessi di mora: 0 € (stralciati)
        • Aggio: 0 € (stralciato)
        • Totale da pagare: 10.625 €

        🎯 Risparmio: 5.575 € (pari al 34% del totale originario)

        Modalità di Pagamento

        Il contribuente può scegliere tra due opzioni:

        1. Pagamento in Unica Soluzione

        Versamento integrale dell’importo dovuto entro il 31 luglio 2023 (termine ordinario). Questa modalità è consigliata per chi dispone della liquidità necessaria e vuole chiudere definitivamente la pratica.

        2. Pagamento Rateale

        La rottamazione-quinquies prevede una rateizzazione molto flessibile:

        • Numero massimo di rate: 120 rate trimestrali (pagamenti ogni 3 mesi per 10 anni)
        • Prima rata: 31 luglio 2023 (pari al 10% dell’importo totale dovuto)
        • Rate successive: di importo costante, con scadenza il 30 novembre, 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio di ogni anno
        • Nessun interesse aggiuntivo sulla rateizzazione

        Tabella Scadenze Rate (Primi 3 Anni)

        RataScadenzaPercentuale/Note
        1ª rata31 luglio 202310% del totale
        2ª rata30 novembre 2023Importo costante
        3ª rata28 febbraio 2024Importo costante
        4ª rata31 maggio 2024Importo costante
        5ª rata31 luglio 2024Importo costante
        ………
        120ª rata31 luglio 2033Ultima rata

        Tolleranza sui Ritardi (5 Giorni)

        Una novità importante introdotta dal DL 51/2023: il pagamento di ciascuna rata è considerato tempestivo anche se effettuato entro 5 giorni dalla scadenza.

        Esempio: Se la scadenza è il 30 novembre 2023, il pagamento è valido se effettuato entro il 5 dicembre 2023.

        ⚠️ Attenzione: Oltre i 5 giorni, il ritardo comporta la decadenza dalla rottamazione e il ripristino dell’intero debito originario (con sanzioni e interessi).

        Come Aderire: Procedura Passo-Passo

        L’adesione alla rottamazione-quinquies avviene esclusivamente tramite canali telematici dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Ecco la procedura completa.

        Step 1: Verifica i Tuoi Debiti

        Prima di presentare domanda, è fondamentale verificare quali debiti hai con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione:

        1. Accedi all’Area Riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it
        2. Utilizza le credenziali SPID, CIE o CNS
        3. Consulta la sezione “Estratto conto” per visualizzare tutti i ruoli a tuo carico
        4. Annota gli identificativi delle cartelle che intendi rottamare

        Step 2: Compila la Domanda Online

        La domanda di adesione va presentata attraverso il servizio dedicato:

        1. Accedi all’Area Riservata con SPID/CIE/CNS
        2. Seleziona “Definizione agevolata – Rottamazione-quinquies”
        3. Indica i debiti che vuoi includere nella definizione (puoi selezionare tutte le cartelle o solo alcune)
        4. Scegli la modalità di pagamento: unica soluzione o rateizzazione (specificando il numero di rate desiderato, fino a 120)
        5. Verifica il riepilogo dell’importo dovuto (capitale + interessi legali)
        6. Conferma e invia la domanda

        Il sistema genera una ricevuta di presentazione con numero di protocollo. Conserva questa ricevuta.

        Step 3: Ricevi la Comunicazione dell’Agenzia

        Entro il 30 giugno 2023 (termine previsto dalla normativa), l’Agenzia delle Entrate-Riscossione invia al contribuente:

        • Comunicazione delle somme dovute – Dettaglio importo totale suddiviso tra capitale e interessi legali
        • Piano di pagamento (se hai scelto la rateizzazione) con indicazione dell’importo di ciascuna rata e delle relative scadenze
        • Moduli F24 precompilati per il pagamento (o indicazioni per generarli dall’Area Riservata)

        La comunicazione arriva tramite:

        • PEC (se hai una casella di posta certificata registrata)
        • Area Riservata del sito (sempre disponibile per il download)
        • Raccomandata cartacea (solo in casi eccezionali)

        Step 4: Effettua il Primo Pagamento

        La prima rata (o unica soluzione) scade il 31 luglio 2023:

        • Utilizza il modello F24 fornito dall’Agenzia (scaricabile dall’Area Riservata)
        • Paga tramite home banking, sportelli bancari o Poste
        • In alternativa, puoi pagare con carta di credito/debito direttamente dall’Area Riservata

        ⚠️ Importante: Il mancato pagamento della prima rata entro il 31 luglio 2023 (con tolleranza di 5 giorni fino al 5 agosto) comporta la decadenza automatica dalla rottamazione.

        Step 5: Prosegui con le Rate Successive (se hai scelto la rateizzazione)

        Se hai optato per il pagamento rateale:

        • Versa ciascuna rata entro le scadenze trimestrali (30 novembre, 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio)
        • I modelli F24 per le rate successive sono disponibili nell’Area Riservata
        • Puoi attivare RID bancario (addebito automatico) per non dimenticare le scadenze

        Alternative per Chi Non Ha SPID/CIE

        Se non disponi di identità digitale:

        • Recati presso un CAF o commercialista convenzionato con delega per l’invio telematico
        • Chiama il numero verde dell’Agenzia 800-175606 (gratuito da rete fissa) o 06-120500505 (da cellulare, a pagamento) per assistenza

        Scadenze Aprile 2026: Cosa Non Perdere

        Nel mese di aprile 2026 non ci sono scadenze dirette per l’adesione alla rottamazione-quinquies (che si è chiusa il 30 giugno 2023), ma ci sono scadenze importanti per chi ha già aderito e ha scelto il pagamento rateale.

        Scadenza Cruciale: 31 Maggio 2026

        Chi ha aderito alla rottamazione-quinquies con rateizzazione deve versare:

        • Rata prevista per il 31 maggio 2026 (con tolleranza fino al 5 giugno 2026)

        Questa è la 12ª rata trimestrale per chi ha iniziato i pagamenti nel luglio 2023 (considerando il ciclo: luglio, novembre, febbraio, maggio di ogni anno).

        Cosa Fare ad Aprile 2026

        Se hai aderito alla rottamazione-quinquies e sei in regime di rateizzazione, ad aprile 2026 dovresti:

        1. Verificare l’importo della rata di maggio 2026 accedendo all’Area Riservata dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione
        2. Scaricare il modello F24 per il pagamento (disponibile dall’Area Riservata)
        3. Controllare il tuo estratto conto per verificare che tutte le rate precedenti siano state correttamente incassate
        4. Prepararti al pagamento entro il 31 maggio (o al massimo entro il 5 giugno con la tolleranza dei 5 giorni)

        Verifica la Regolarità dei Pagamenti Precedenti

        Aprile è un buon momento per un check-up della tua situazione:

        • Accedi all’Area Riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione
        • Consulta la sezione “Rottamazione-quinquies – Piano di pagamento”
        • Verifica che tutte le rate dal luglio 2023 a febbraio 2026 risultino pagate e incassate
        • Se ci sono anomalie o rate non riconosciute, contatta subito l’Agenzia (numero verde 800-175606 o rivolgiti a un CAF)

        Cosa Succede Se Salti la Rata di Maggio 2026

        Il mancato pagamento della rata del 31 maggio 2026 (anche con la tolleranza del 5 giugno) comporta:

        • Decadenza immediata dalla rottamazione-quinquies
        • Ripristino integrale del debito originario, comprensivo di sanzioni, interessi di mora e aggio
        • Ripresa delle procedure esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche)
        • Nessun rimborso delle rate già pagate – Gli importi versati vengono imputati al debito originario secondo le regole ordinarie

        Calendario Completo Rate 2026

        Scadenza RataTolleranza (entro)Note
        28 febbraio 20265 marzo 2026Rata invernale (già scaduta ad aprile)
        31 maggio 20265 giugno 2026PROSSIMA SCADENZA – Preparati ad aprile!
        31 luglio 20265 agosto 2026Rata estiva
        30 novembre 20265 dicembre 2026Rata autunnale

        Consigli Pratici per Non Sbagliare

        • 📅 Imposta promemoria sul calendario del telefono per le scadenze trimestrali
        • 🏦 Attiva il RID bancario (addebito automatico) dall’Area Riservata per evitare dimenticanze
        • 📧 Abilita le notifiche email/SMS dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione
        • 📊 Rivolgiti a un CAF se hai dubbi sulla tua situazione o problemi con i pagamenti

        Vantaggi e Svantaggi della Rottamazione-quinquies

        Come ogni misura fiscale, la rottamazione-quinquies presenta aspetti positivi e criticità da valutare attentamente prima di aderire.

        ✅ Vantaggi

        1. Risparmio Economico Significativo

        Lo stralcio di sanzioni, interessi di mora e aggio può generare risparmi dal 30% al 50% dell’importo totale della cartella. In alcuni casi, con cartelle molto vecchie, il risparmio può superare il 60%.

        2. Rateizzazione Lunghissima (10 Anni)

        La possibilità di dilazionare il pagamento in 120 rate trimestrali rende sostenibile anche l’estinzione di debiti elevati. Le rate sono a tasso zero (nessun interesse aggiuntivo).

        3. Sospensione delle Azioni Esecutive

        Con l’adesione alla rottamazione-quinquies, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sospende:

        • Pignoramenti di stipendi, pensioni, conti correnti
        • Fermi amministrativi su veicoli
        • Ipoteche su immobili
        • Iscrizioni a ruolo di nuove somme relative ai debiti oggetto di definizione

        4. Annullamento Automatico delle Cartelle

        Al completamento dei pagamenti (unica soluzione o ultima rata), le cartelle vengono automaticamente annullate senza necessità di ulteriori adempimenti.

        5. Certezza dell’Importo

        A differenza delle rateizzazioni ordinarie, con la rottamazione-quinquies conosci fin dall’inizio l’importo totale esatto da pagare, senza sorprese.

        ❌ Svantaggi e Criticità

        1. Rischio di Decadenza per Ritardi

        Il mancato pagamento anche di una sola rata (oltre i 5 giorni di tolleranza) comporta:

        • Perdita integrale dei benefici della rottamazione
        • Ripristino del debito originario completo
        • Nessun rimborso delle rate già versate

        Questo è il principale rischio per chi sceglie la rateizzazione lunga (10 anni): un imprevisto economico in qualsiasi momento può far saltare tutto.

        2. Impossibilità di Richiedere Sospensioni

        Una volta aderito alla rottamazione-quinquies, non è possibile chiedere sospensioni o proroghe delle rate, neanche in caso di difficoltà economiche sopravvenute (es. perdita del lavoro, malattia).

        3. Esclusione di Alcuni Debiti

        Come visto, non tutti i debiti possono essere rottamati (es. condanne penali, multe della Corte dei Conti, crediti UE). Chi ha un mix di debiti ammessi ed esclusi deve gestire due binari separati.

        4. Nessuna Valutazione del Merito del Debito

        La rottamazione-quinquies non prevede alcun controllo sulla legittimità del debito. Se ritieni che una cartella sia ingiusta o illegittima, dovresti prima impugnarla in commissione tributaria invece di rottamarla (aderendo rinunci implicitamente a contestazioni).

        5. Impatto Temporale Lungo (10 Anni)

        Chi sceglie 120 rate si impegna per 10 anni di pagamenti trimestrali. È un vincolo lungo che richiede disciplina finanziaria costante.

        Quando Conviene e Quando No

        ✅ Conviene Aderire Se:

        • Hai debiti con sanzioni e interessi elevati (il risparmio è massimo)
        • Hai reddito stabile per sostenere le rate per 10 anni
        • Sei in difficoltà economica e rischi procedure esecutive (pignoramento, fermo auto)
        • Il debito è legittimo e non contestabile

        ❌ Meglio NON Aderire Se:

        • Il debito è manifestamente illegittimo e hai buone possibilità di vincere in contenzioso
        • Hai reddito instabile o rischi di non riuscire a pagare tutte le rate
        • L’importo dovuto (solo capitale + interessi legali) è comunque insostenibile anche con 120 rate
        • Stai valutando altre soluzioni (es. transazione fiscale in concordato)

        Confronto con le Definizioni Precedenti

        La rottamazione-quinquies è l’ultima di una serie di misure simili introdotte negli ultimi anni. Vediamo le differenze con le precedenti definizioni agevolate.

        Rottamazione-ter (2018-2019)

        Normativa: DL 119/2018, convertito in Legge 136/2018

        Periodo debiti ammessi: Dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017

        Principali caratteristiche:

        • Stralcio di sanzioni e interessi di mora (come la quinquies)
        • Aggio di riscossione ridotto al 50% (non azzerato come nella quinquies)
        • Rateizzazione massima: 18 rate trimestrali (contro le 120 della quinquies)
        • Tolleranza ritardi: 5 giorni (stessa della quinquies)

        Differenze con la quinquies: La rottamazione-quinquies è più vantaggiosa perché azzera completamente l’aggio (che nella ter era dimezzato) e offre una rateizzazione molto più lunga (10 anni contro 4,5 anni).

        Saldo e Stralcio (2019)

        Normativa: DL 119/2018, art. 1-bis

        Requisiti: Riservata a persone fisiche in grave e comprovata difficoltà economica (ISEE sotto soglie specifiche)

        Beneficio: Stralcio parziale anche del capitale (dal 16% al 35% a seconda dell’ISEE), oltre a sanzioni e interessi

        Differenze con la quinquies: Il saldo e stralcio era molto più vantaggioso per chi aveva requisiti ISEE, ma era limitato a debiti contributivi INPS e aveva requisiti di accesso stringenti. La quinquies è aperta a tutti e include tutti i tipi di debiti, ma non stralcia il capitale.

        Rottamazione-quater (2023)

        Normativa: DL 119/2018, con riapertura termini nel 2023

        Caratteristiche: Sostanzialmente una riapertura della rottamazione-ter per chi non aveva aderito o aveva perso i benefici.

        Differenze con la quinquies: La quater copriva debiti fino al 2022 (come la quinquies) ma aveva condizioni meno favorevoli sulla rateizzazione. Di fatto, la quinquies l’ha sostituita e migliorata.

        Tabella Comparativa

        AspettoRottamazione-ter (2018)Saldo e Stralcio (2019)Rottamazione-quinquies (2023)
        Sanzioni❌ Azzerate❌ Azzerate❌ Azzerate
        Interessi di mora❌ Azzerati❌ Azzerati❌ Azzerati
        Aggio⚠️ Ridotto 50%❌ Azzerato❌ Azzerato
        Capitale✅ Pagamento integrale⚠️ Stralcio parziale (16-35%)✅ Pagamento integrale
        Rate massime18 (4,5 anni)18 (4,5 anni)120 (10 anni)
        Requisiti ISEE❌ Nessuno✅ Obbligatorio (sotto soglia)❌ Nessuno
        Ambito debitiTutti i ruoliSolo INPSTutti i ruoli

        Rottamazioni Precedenti Decadute: Cosa Fare

        Se hai aderito a una precedente rottamazione (ter, quater o saldo e stralcio) ma sei decaduto per mancato pagamento di una o più rate:

        • Puoi aderire alla rottamazione-quinquies includendo solo i debiti non coperti dalla precedente definizione
        • I debiti che erano stati definiti con la precedente rottamazione restano esclusi (anche se sei decaduto, non puoi “rirottamarli”)
        • Verifica con attenzione nell’Area Riservata quali debiti risultano ancora pendenti

        Cosa Succede se Non Si Paga

        Il mancato pagamento delle rate della rottamazione-quinquies (anche di una sola rata) comporta conseguenze immediate e gravi. Vediamo nel dettaglio cosa accade.

        Decadenza Automatica dalla Definizione Agevolata

        Se non paghi una rata entro la scadenza (considerando la tolleranza di 5 giorni), scatta automaticamente:

        1. Perdita di tutti i benefici della rottamazione-quinquies
        2. Ripristino integrale del debito originario, comprensivo di:
          • Capitale
          • Sanzioni (che erano state azzerate)
          • Interessi di mora (che erano stati azzerati)
          • Aggio di riscossione (che era stato azzerato)
        3. Imputazione dei pagamenti già effettuati al debito originario secondo le regole ordinarie (prima aggio, poi interessi, poi sanzioni, infine capitale)

        Esempio Pratico di Decadenza

        Scenario: Decadenza alla 10ª Rata

        Situazione iniziale (senza rottamazione):

        • Capitale: 20.000 €
        • Sanzioni: 6.000 €
        • Interessi di mora: 3.000 €
        • Aggio: 2.000 €
        • Totale: 31.000 €

        Con rottamazione-quinquies (120 rate):

        • Importo totale definito: 21.000 € (20.000 capitale + 1.000 interessi legali)
        • Rate già pagate (9 rate): 1.890 € (prima rata 10% = 2.100 €, poi 8 rate da 210 €)

        Alla 10ª rata (31 maggio 2025) non paghi. Cosa succede:

        • ❌ Decadenza immediata dalla rottamazione
        • 🔁 Ripristino debito originario: 31.000 € (sanzioni, interessi mora e aggio tornano dovuti)
        • 💸 Imputazione delle rate pagate (1.890 €):
          • Prima al aggio: 1.890 € → aggio residuo 110 €
          • Poi alle sanzioni, interessi e capitale (secondo tabella legale)
        • 💰 Debito residuo effettivo: circa 29.110 €

        ⚠️ Risultato: Dopo aver pagato 1.890 €, ti ritrovi con un debito di 29.110 € (rispetto ai 21.000 € totali della rottamazione). Hai perso tutti i benefici e versato quasi 2.000 € che sono andati principalmente a coprire aggio e sanzioni.

        Ripresa delle Azioni Esecutive

        Con la decadenza dalla rottamazione-quinquies, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione riprende immediatamente tutte le procedure esecutive sospese:

        • Pignoramento di stipendio/pensione – Fino a 1/5 del netto mensile (1/10 per pensioni)
        • Pignoramento conto corrente – L’Agenzia può prelevare fino all’intero importo disponibile
        • Fermo amministrativo su autoveicoli e motoveicoli
        • Ipoteca su immobili (per debiti superiori a 20.000 €)
        • Iscrizione ipotecaria con possibile espropriazione forzata

        Nessuna Possibilità di Recupero

        ⚠️ Attenzione: La decadenza dalla rottamazione-quinquies è irreversibile. Non puoi:

        • Chiedere una riapertura dei termini o una nuova ammissione
        • Ottenere proroghe o sospensioni delle rate successive
        • Richiedere il rimborso delle rate già pagate (che vengono imputate al debito originario)

        L’unica eccezione potrebbe essere una futura sanatoria legislativa (come è accaduto in passato con riaperture dei termini), ma non c’è alcuna garanzia.

        Cosa Fare se Prevedi di Non Riuscire a Pagare

        Se ti rendi conto di non poter sostenere le rate della rottamazione-quinquies:

        1. Non attendere la scadenza – Agire in anticipo ti dà più opzioni
        2. Valuta la rateizzazione ordinaria – Puoi chiedere all’Agenzia delle Entrate-Riscossione una dilazione ordinaria (fino a 72 rate mensili se in difficoltà economica documentata). È meno vantaggiosa della rottamazione (paghi anche sanzioni e interessi) ma più flessibile
        3. Consulta un CAF o commercialista – Possono aiutarti a valutare soluzioni alternative (es. transazione fiscale se sei in crisi d’impresa)
        4. Non ignorare il problema – L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha poteri molto ampi per recuperare i crediti

        Decadenza per Cause di Forza Maggiore

        La normativa non prevede eccezioni per cause di forza maggiore (es. ricovero ospedaliero, calamità naturali). In teoria, anche un impedimento oggettivo non sospende la decadenza.

        Tuttavia, in alcuni casi estremi (es. terremoti, pandemie), il legislatore ha emanato decreti specifici di proroga. Ad esempio, durante il COVID-19 furono prorogate le scadenze della rottamazione-ter. Ma si tratta di interventi eccezionali e imprevedibili.

        Suggerimenti per Evitare la Decadenza

        • 📅 Attiva promemoria automatici per ogni scadenza trimestrale
        • 🏦 Usa il RID bancario (addebito automatico) dall’Area Riservata dell’Agenzia
        • 💰 Accantonamento mensile – Metti da parte ogni mese 1/3 della rata trimestrale
        • 📊 Monitora regolarmente l’Area Riservata per verificare che i pagamenti siano correttamente registrati
        • 📞 In caso di dubbi, chiama subito il numero verde 800-175606 o rivolgiti a un CAF

        La rottamazione-quinquies rappresenta un’opportunità concreta per i contribuenti con debiti tributari di sanare definitivamente la propria posizione con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, beneficiando di sconti significativi su sanzioni, interessi e aggio.

        Con una rateizzazione estesa fino a 10 anni (120 rate trimestrali) e la possibilità di risparmiare dal 30% al 50% dell’importo totale delle cartelle, questa misura è particolarmente vantaggiosa per chi ha debiti con componenti sanzionatorie elevate.

        Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente la propria capacità di sostenere i pagamenti nel lungo periodo: la decadenza anche per una sola rata comporta la perdita totale dei benefici e il ripristino dell’intero debito originario.

        Se hai dubbi sulla tua situazione specifica, sulla convenienza della rottamazione o sulle modalità di adesione, rivolgiti a un CAF o a un professionista tributario. Un’analisi personalizzata ti permetterà di fare la scelta migliore per le tue esigenze.

        Le scadenze della rottamazione-quinquies sono tassative: non perdere l’opportunità di regolarizzare i tuoi debiti con condizioni mai così vantaggiose.

        Domande Frequenti sulla Rottamazione-quinquies

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          CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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          Rimborso Eccedenze Cedolare Secca nel Modello 730: Come Funziona e Quando Spetta

          cedolare secca

          Quando si opta per la cedolare secca sugli affitti, si sceglie un regime fiscale semplificato che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva del 21% (o 10% per contratti a canone concordato) in luogo dell’IRPEF ordinaria. Ma cosa succede quando l’imposta versata tramite acconti risulta superiore a quella effettivamente dovuta? In questo caso si genera un’eccedenza di cedolare secca, che il contribuente ha diritto di recuperare tramite rimborso o compensazione nel Modello 730.

          Questa situazione è più frequente di quanto si pensi: basti pensare a chi ha cessato anticipatamente il contratto di locazione, riducendo i canoni incassati rispetto alle previsioni, oppure a chi ha versato acconti calcolati su redditi sovrastimati. In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine, vediamo nel dettaglio quando si genera un’eccedenza di cedolare secca, come recuperarla nel 730/2026, quali righi compilare, i tempi di rimborso e tutti i casi pratici con esempi di calcolo.

          Scoprirai anche le differenze tra credito cedolare e credito IRPEF, le modalità di utilizzo del credito e le verifiche da effettuare per evitare errori che potrebbero ritardare il rimborso o generare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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          Indice dei contenuti

          1. Cos’è la cedolare secca e come funziona
          2. Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca
          3. Come calcolare l’eccedenza di cedolare secca
          4. Quali righi del 730 compilare per recuperare l’eccedenza
          5. Rimborso o compensazione: quale scegliere
          6. Tempi di rimborso dell’eccedenza cedolare secca
          7. Esempi pratici di calcolo eccedenze
          8. Differenze tra credito cedolare e credito IRPEF
          9. Errori comuni da evitare
          10. Domande Frequenti

          Cos’è la cedolare secca e come funziona

          La cedolare secca è un regime fiscale opzionale riservato ai proprietari di immobili ad uso abitativo che concedono l’immobile in locazione a persone fisiche per destinazione abitativa. Si tratta di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali regionali e comunali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, che ordinariamente andrebbero pagate sul contratto di affitto.

          L’aliquota della cedolare secca può essere del 21% per i contratti a canone libero, oppure del 10% per i contratti a canone concordato (stipulati nei comuni ad alta densità abitativa secondo gli accordi territoriali). L’opzione per la cedolare secca va esercitata al momento della registrazione del contratto di locazione oppure, per i contratti già in corso, in sede di proroga o al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

          Una volta esercitata l’opzione, il canone di locazione annuo viene moltiplicato per l’aliquota applicabile (21% o 10%) per determinare l’imposta dovuta. Questa imposta si paga attraverso due modalità:

          • Saldo: a conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi, entro le scadenze del 730 o del Modello Redditi
          • Acconti: versamenti anticipati calcolati in base all’imposta dell’anno precedente, da effettuare entro il 30 giugno (primo acconto, pari al 40% del dovuto) e il 30 novembre (secondo acconto, pari al 60% del dovuto)

          È proprio il meccanismo degli acconti a generare, in alcuni casi, le eccedenze di cedolare secca. Se gli acconti versati risultano superiori all’imposta effettivamente dovuta per l’anno di riferimento, il contribuente ha diritto al rimborso dell’eccedenza o alla sua compensazione con altri debiti fiscali.

          Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca

          Un’eccedenza di cedolare secca si verifica quando l’ammontare delle imposte già versate (tramite acconti o ritenute) risulta superiore all’imposta effettivamente dovuta per l’anno d’imposta considerato. Questa situazione può verificarsi in diversi scenari, che è importante conoscere per prevenire o gestire correttamente il credito maturato.

          Casi più frequenti di eccedenza cedolare secca

          1. Cessazione anticipata del contratto di locazione

          Il caso più comune è quello del contratto di affitto risolto anticipatamente. Supponiamo che Mario abbia un immobile locato a 12.000 euro annui (1.000 euro al mese) con cedolare secca al 21%. A giugno 2025 ha versato il primo acconto di 1.008 euro (40% di 2.520 euro, l’imposta dell’anno precedente). Tuttavia, il contratto viene disdetto dal conduttore a fine agosto 2025, per cui Mario incassa solo 8 mensilità (8.000 euro). L’imposta effettivamente dovuta per il 2025 è quindi 1.680 euro (21% di 8.000), ma Mario ha già versato 1.008 euro di acconto. Se avesse versato anche il secondo acconto a novembre (1.512 euro), avrebbe un’eccedenza significativa da recuperare.

          2. Riduzione del canone concordato

          Un altro scenario tipico riguarda i contratti a canone concordato, soggetti a cedolare al 10%. Se il proprietario, per mantenere il conduttore o per difficoltà di mercato, accetta di ridurre il canone rispetto all’anno precedente, gli acconti calcolati sul canone originario risulteranno eccessivi, generando un’eccedenza.

          3. Immobile sfitto per parte dell’anno

          Se l’immobile resta sfitto per alcuni mesi dell’anno (ad esempio tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo), i canoni effettivamente percepiti saranno inferiori a quelli previsti per l’intero anno, ma gli acconti potrebbero essere stati calcolati sull’intero canone annuale previsto.

          4. Errore di calcolo degli acconti

          In alcuni casi, l’eccedenza nasce da un errore di calcolo degli acconti da parte del contribuente o del CAF, che ha sovrastimato l’imposta dovuta. Questo può accadere quando si applica erroneamente l’aliquota del 21% invece del 10% (o viceversa), oppure quando si include nel calcolo un immobile che invece non è più locato.

          5. Passaggio da regime ordinario a cedolare secca

          Un caso particolare si verifica quando il contribuente passa dal regime ordinario IRPEF alla cedolare secca in corso d’anno. In questo caso, se aveva già versato acconti IRPEF sui redditi da locazione, potrebbe ritrovarsi con un’eccedenza IRPEF da compensare (o eventualmente un minor debito cedolare).

          Come calcolare l’eccedenza di cedolare secca

          Il calcolo dell’eccedenza di cedolare secca richiede di confrontare l’imposta dovuta per l’anno di riferimento con le somme già versate a titolo di acconto. La formula è semplice:

          Eccedenza = Acconti versati – Imposta dovuta

          Vediamo i passaggi nel dettaglio:

          Step 1: Calcolare l’imposta dovuta per l’anno 2025

          L’imposta dovuta si calcola applicando l’aliquota della cedolare secca (21% o 10%) al canone di locazione effettivamente percepito nell’anno 2025. È importante considerare solo i canoni effettivamente incassati (o maturati, in base al principio di cassa), escludendo eventuali mensilità non pagate dal conduttore.

          Formula:
          Imposta dovuta = Canone annuo percepito × Aliquota (21% o 10%)

          Esempio:
          Canone mensile: 800 euro
          Mesi di locazione nel 2025: 10 mesi (da gennaio a ottobre, poi disdetta)
          Canone annuo percepito: 800 × 10 = 8.000 euro
          Aliquota cedolare: 21%
          Imposta dovuta = 8.000 × 21% = 1.680 euro

          Step 2: Sommare gli acconti versati nel 2025

          Gli acconti cedolare secca per l’anno 2025 si compongono di due rate:

          • Primo acconto: 40% dell’imposta dovuta nell’anno precedente (2024), versato entro il 30 giugno 2025 (o 30 luglio con maggiorazione 0,4%)
          • Secondo acconto: 60% dell’imposta dovuta nell’anno precedente (2024), versato entro il 30 novembre 2025

          Esempio:
          Imposta cedolare 2024: 2.520 euro
          Primo acconto 2025 (40%): 2.520 × 40% = 1.008 euro (versato a giugno 2025)
          Secondo acconto 2025 (60%): 2.520 × 60% = 1.512 euro (versato a novembre 2025)
          Totale acconti versati = 1.008 + 1.512 = 2.520 euro

          Step 3: Calcolare l’eccedenza

          A questo punto, confrontiamo gli acconti versati con l’imposta effettivamente dovuta:

          Eccedenza = 2.520 euro (acconti) – 1.680 euro (imposta dovuta) = 840 euro

          Questo importo di 840 euro rappresenta il credito di cedolare secca che il contribuente può recuperare tramite il Modello 730/2026, richiedendo il rimborso in busta paga o sulla pensione, oppure utilizzandolo in compensazione con altri debiti fiscali (F24).

          È fondamentale conservare tutta la documentazione che giustifica il calcolo: contratto di locazione, disdetta, ricevute di pagamento dei canoni, F24 di versamento degli acconti. Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua questi calcoli in modo preciso, verificando ogni dato e garantendo la corretta compilazione del 730.

          Quali righi del 730 compilare per recuperare l’eccedenza

          Per recuperare l’eccedenza di cedolare secca tramite il Modello 730/2026, è necessario compilare correttamente i righi specifici dedicati ai redditi da locazione e al calcolo dell’imposta sostitutiva. La corretta compilazione garantisce che il credito venga riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate e rimborsato nei tempi previsti.

          Quadro B – Redditi dei fabbricati

          Il Quadro B del 730 è dedicato ai redditi fondiari, cioè ai redditi derivanti dal possesso di terreni e fabbricati. Per gli immobili concessi in locazione con opzione per la cedolare secca, devi compilare:

          • Colonna 1: Tipologia del reddito (codice “2” per immobili locati)
          • Colonna 2: Utilizzo (lasciare in bianco se l’immobile è locato)
          • Colonna 3: Percentuale di possesso
          • Colonna 4: Codice canone (codice “3” per cedolare secca al 21%, codice “4” per cedolare secca al 10%)
          • Colonna 6: Canone di locazione annuo effettivamente percepito
          • Colonna 8: Numero di giorni di locazione nell’anno (per contratti non annuali)

          Attenzione: Nel rigo B6, se hai optato per la cedolare secca, non devi indicare la rendita catastale, ma solo il canone di locazione nella colonna 6. La rendita catastale va indicata solo se l’immobile è soggetto a tassazione ordinaria IRPEF.

          Sezione II del Quadro B – Dati relativi ai contratti di locazione

          Nella Sezione II del Quadro B devi fornire ulteriori dettagli sul contratto di locazione:

          • Rigo B8: Estremi di registrazione del contratto (ufficio, anno, serie, numero, sottonumero)
          • Rigo B9: Continuazione dell’indicazione dei dati catastali (se più immobili)
          • Rigo B10: Indicazione del codice fiscale del conduttore (se richiesto)

          Quadro F – Acconti, ritenute e eccedenze

          Il Quadro F è fondamentale per il recupero dell’eccedenza. In questa sezione vanno indicati tutti gli acconti versati e le ritenute subite, nonché eventuali eccedenze risultanti dalla precedente dichiarazione. I righi principali sono:

          • Rigo F4: Acconti cedolare secca versati (primo e secondo acconto)
          • Colonna 1: Totale acconti cedolare secca versati per il 2025
          • Colonna 2: Eventuale eccedenza di cedolare secca risultante dal 730/2025 (anno precedente)

          Esempio pratico:
          Se hai versato 2.520 euro di acconti cedolare nel 2025 (1.008 + 1.512), indicherai 2.520 euro nella colonna 1 del rigo F4. Se inoltre hai un’eccedenza dell’anno precedente (2024) pari a 300 euro, indicherai 300 euro nella colonna 2.

          Rigo F6 – Calcolo dell’eccedenza e scelta del rimborso

          Nel rigo F6 il programma del 730 calcola automaticamente se hai diritto a un rimborso o se devi effettuare un versamento a saldo. Se risulta un’eccedenza, devi indicare come intendi utilizzarla:

          • Casella “Rimborso”: spuntare se vuoi ricevere il rimborso direttamente in busta paga o sulla pensione (opzione consigliata per lavoratori dipendenti e pensionati)
          • Casella “Utilizzo in compensazione”: spuntare se preferisci utilizzare il credito in compensazione orizzontale tramite F24 (ad esempio per pagare IMU, TARI, contributi INPS)

          Attenzione: La scelta tra rimborso e compensazione è vincolante. Una volta presentato il 730, non puoi modificarla. Valuta bene quale opzione è più conveniente per te: il rimborso è immediato (entro luglio-agosto), mentre la compensazione richiede l’utilizzo tramite F24 entro i termini di legge (16 del mese successivo alla scadenza del tributo da pagare).

          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione di tutti questi righi, verificando la correttezza dei dati e suggerendoti la scelta più conveniente tra rimborso e compensazione in base alla tua situazione fiscale complessiva.

          Rimborso o compensazione: quale scegliere

          Quando risulta un’eccedenza di cedolare secca dal Modello 730, il contribuente può scegliere tra due modalità di recupero del credito maturato: il rimborso diretto oppure l’utilizzo in compensazione. La scelta dipende dalla propria situazione fiscale, dalla presenza di altri debiti tributari e dai tempi di recupero desiderati.

          Rimborso diretto in busta paga o sulla pensione

          Il rimborso diretto è la modalità più semplice e immediata per recuperare l’eccedenza di cedolare secca, ed è riservata a chi presenta il 730 con sostituto d’imposta (lavoratori dipendenti, pensionati, percettori di NASPI o altri redditi assimilati). In questo caso, il datore di lavoro o l’ente pensionistico provvede a erogare il rimborso direttamente nella busta paga di luglio o agosto 2026 (o nel cedolino della pensione dello stesso periodo).

          Vantaggi del rimborso:

          • Tempistica rapida: il rimborso arriva entro 2-3 mesi dalla presentazione del 730
          • Nessun adempimento aggiuntivo: non devi fare nulla, il sostituto d’imposta provvede automaticamente
          • Liquidità immediata: ricevi il denaro direttamente sul conto corrente (se la busta paga è accreditata) o in contanti (se ritiri il cedolino)

          Svantaggi del rimborso:

          • Non utilizzabile per chi non ha sostituto: se sei un lavoratore autonomo senza datore di lavoro, o se il rapporto di lavoro è cessato prima del rimborso, non puoi scegliere questa modalità
          • Importo fisso: ricevi tutto in un’unica soluzione, senza possibilità di dilazionare il recupero

          Utilizzo in compensazione orizzontale con F24

          L’utilizzo in compensazione consiste nell’impiegare il credito di cedolare secca per pagare altri tributi tramite il modello F24. Questa modalità è obbligatoria per chi presenta il 730 senza sostituto d’imposta o il Modello Redditi, ma può essere scelta anche volontariamente da chi ha diritto al rimborso.

          Il credito può essere utilizzato in compensazione orizzontale, cioè per pagare tributi di natura diversa (non solo imposte sui redditi, ma anche contributi INPS, IMU, TARI, bollo auto, ecc.). Tuttavia, esistono dei limiti:

          • Limite annuale di 5.000 euro: per crediti superiori a questa soglia, è necessario il visto di conformità del CAF o del commercialista
          • Limite di 2.000 euro per compensazione INPS: per crediti fiscali utilizzati per pagare contributi previdenziali
          • Termine di utilizzo: il credito può essere utilizzato a partire dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730 (o dal giorno di presentazione del Modello Redditi) e non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo (nel nostro caso, entro il 31 dicembre 2027)

          Vantaggi della compensazione:

          • Flessibilità: puoi utilizzare il credito quando ne hai bisogno, per pagare i tributi che preferisci
          • Nessuna attesa: non devi aspettare il rimborso, usi il credito direttamente in F24
          • Utilizzo multiplo: puoi frazionare il credito su più F24 (ad esempio, usare 300 euro per l’IMU di giugno e 540 euro per la TARI di settembre)

          Svantaggi della compensazione:

          • Richiede competenze tecniche: devi saper compilare correttamente il modello F24 indicando i codici tributo giusti
          • Visto di conformità: per crediti superiori a 5.000 euro, devi rivolgerti a un CAF o commercialista
          • Termine di utilizzo: se non usi il credito entro il 31 dicembre 2027, lo perdi (anche se è raro che ciò accada)

          Quale opzione conviene scegliere

          La scelta tra rimborso e compensazione dipende dalla tua situazione:

          • Scegli il rimborso se sei lavoratore dipendente o pensionato, preferisci la semplicità e vuoi ricevere il denaro in tempi rapidi senza fare nulla
          • Scegli la compensazione se hai altri debiti fiscali da pagare (IMU, TARI, contributi INPS), non hai un sostituto d’imposta, oppure preferisci gestire il credito in modo flessibile

          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti consiglia la scelta migliore in base alla tua situazione fiscale complessiva, valutando anche eventuali debiti in scadenza e opportunità di ottimizzazione fiscale.

          Tempi di rimborso dell’eccedenza cedolare secca

          I tempi di rimborso dell’eccedenza di cedolare secca variano a seconda della modalità di presentazione della dichiarazione e della scelta effettuata tra rimborso diretto e compensazione. Conoscere le tempistiche è importante per pianificare la propria liquidità e sapere quando aspettarsi il denaro.

          Rimborso tramite 730 con sostituto d’imposta

          Se hai presentato il 730 con sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e hai scelto il rimborso, i tempi sono i seguenti:

          • 730 presentato entro il 31 maggio 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di luglio 2026
          • 730 presentato tra il 1° giugno e il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di agosto 2026
          • 730 presentato dopo il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di settembre 2026 o mesi successivi (a seconda della data di presentazione)

          Il rimborso viene erogato in un’unica soluzione dal sostituto d’imposta, che recupera poi l’importo dall’Agenzia delle Entrate tramite il sistema di compensazione mensile.

          Rimborso tramite Modello Redditi o 730 senza sostituto

          Se hai presentato il Modello Redditi (ex Unico) oppure il 730 senza sostituto d’imposta, il rimborso dell’eccedenza di cedolare secca avviene direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite accredito sul conto corrente indicato nella dichiarazione. I tempi sono significativamente più lunghi:

          • Dichiarazione presentata entro settembre 2026: rimborso entro 6-12 mesi dalla presentazione (generalmente tra febbraio e giugno 2027)
          • Dichiarazione presentata oltre settembre 2026: rimborso entro 12-18 mesi dalla presentazione

          L’Agenzia delle Entrate comunica l’avvenuto rimborso tramite una ricevuta di liquidazione visibile nell’area riservata del sito o tramite l’app Agenzia Entrate Mobile. È importante verificare che l’IBAN indicato nel 730 sia corretto e attivo, altrimenti il rimborso potrebbe essere respinto e dover essere richiesto nuovamente.

          Compensazione con F24

          Se hai scelto l’utilizzo in compensazione, non c’è un “tempo di rimborso” vero e proprio, poiché sei tu a decidere quando utilizzare il credito. Tuttavia, ci sono delle regole temporali da rispettare:

          • Primo utilizzo: puoi iniziare a utilizzare il credito dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730 (o dalla data di presentazione del Modello Redditi)
          • Ultimo utilizzo: il credito deve essere utilizzato entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato generato (nel caso dell’eccedenza 2025, entro il 31 dicembre 2027)

          Ad esempio, se presenti il 730 il 15 giugno 2026, puoi utilizzare il credito di cedolare secca in F24 a partire dal 25 giugno 2026 e fino al 31 dicembre 2027.

          Cosa fare se il rimborso non arriva

          Se hai scelto il rimborso tramite sostituto d’imposta ma l’importo non compare nella busta paga nei tempi previsti, le cause possono essere:

          • Errori nella compilazione del 730: verifica che i dati siano corretti e che non ci siano incongruenze
          • Controlli automatici: l’Agenzia delle Entrate potrebbe aver sospeso il rimborso per controlli (riceverai una comunicazione)
          • Rapporto di lavoro cessato: se il rapporto è terminato dopo la presentazione del 730, il sostituto non può erogare il rimborso (dovrai richiederlo direttamente all’Agenzia)

          In questi casi, puoi verificare lo stato del rimborso accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, sezione “Consultazione delle dichiarazioni”. Se il problema persiste, il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella richiesta di chiarimenti o nella presentazione di un’istanza di rettifica.

          Esempi pratici di calcolo eccedenze

          Per comprendere meglio come funziona il calcolo dell’eccedenza di cedolare secca, vediamo alcuni esempi pratici basati su situazioni reali che si verificano frequentemente.

          Esempio 1: Contratto risolto anticipatamente

          Situazione: Laura possiede un appartamento che affitta a 900 euro al mese con cedolare secca al 21%. Nel 2024 ha percepito l’intero canone annuo (10.800 euro), versando un’imposta di 2.268 euro (10.800 × 21%). A giugno 2025 ha versato il primo acconto di 907 euro (40% di 2.268) e a novembre 2025 il secondo acconto di 1.361 euro (60% di 2.268). Tuttavia, a settembre 2025 il conduttore disdice il contratto, per cui Laura incassa solo 9 mensilità (8.100 euro).

          Calcolo:

          • Canone effettivo 2025: 900 × 9 = 8.100 euro
          • Imposta dovuta 2025: 8.100 × 21% = 1.701 euro
          • Acconti versati 2025: 907 + 1.361 = 2.268 euro
          • Eccedenza = 2.268 – 1.701 = 567 euro

          Laura può recuperare 567 euro tramite il 730/2026, scegliendo tra rimborso in busta paga (se è lavoratrice dipendente) o utilizzo in compensazione.

          Esempio 2: Riduzione del canone concordato

          Situazione: Marco ha un immobile in una zona ad alta tensione abitativa e applica la cedolare secca al 10% su un contratto a canone concordato. Nel 2024 il canone era di 600 euro al mese (7.200 euro annui), con imposta di 720 euro. Nel 2025, per trattenere il conduttore, riduce il canone a 500 euro al mese (6.000 euro annui). Ha già versato gli acconti calcolati sul canone precedente: 288 euro (primo acconto) + 432 euro (secondo acconto) = 720 euro totali.

          Calcolo:

          • Canone effettivo 2025: 500 × 12 = 6.000 euro
          • Imposta dovuta 2025: 6.000 × 10% = 600 euro
          • Acconti versati 2025: 720 euro
          • Eccedenza = 720 – 600 = 120 euro

          Marco recupera 120 euro nel 730/2026. Anche se l’importo è modesto, è comunque un diritto e conviene recuperarlo (soprattutto se si sceglie il rimborso automatico).

          Esempio 3: Immobile sfitto per alcuni mesi

          Situazione: Giulia possiede un bilocale che affitta a 750 euro al mese con cedolare secca al 21%. Nel 2024 l’immobile è stato locato per tutto l’anno (9.000 euro annui), con imposta di 1.890 euro. A marzo 2025 il contratto termina e Giulia trova un nuovo conduttore solo a luglio 2025. Nel 2025 incassa quindi 9 mensilità (da gennaio a marzo con il vecchio inquilino, da luglio a dicembre con il nuovo): 6.750 euro. Ha già versato acconti per 1.890 euro (756 + 1.134).

          Calcolo:

          • Canone effettivo 2025: 750 × 9 = 6.750 euro
          • Imposta dovuta 2025: 6.750 × 21% = 1.418 euro (arrotondato)
          • Acconti versati 2025: 1.890 euro
          • Eccedenza = 1.890 – 1.418 = 472 euro

          Giulia recupera 472 euro tramite il 730/2026. Questo esempio dimostra che anche periodi di sfitto relativamente brevi possono generare eccedenze significative.

          Esempio 4: Passaggio da regime ordinario a cedolare secca

          Situazione: Stefano nel 2024 tassava i canoni di locazione con il regime ordinario IRPEF, versando IRPEF e addizionali sui redditi fondiari. Nel 2025 decide di optare per la cedolare secca al 21%. Ha un immobile locato a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui). Nel 2024, con aliquota IRPEF marginale del 35%, aveva versato acconti per 4.200 euro. Nel 2025, con cedolare al 21%, l’imposta dovuta è solo 2.520 euro (12.000 × 21%).

          Calcolo:

          • Imposta cedolare dovuta 2025: 2.520 euro
          • Acconti IRPEF versati (non applicabili alla cedolare): 0 euro (vanno in detrazione IRPEF generale)
          • Acconti cedolare versati 2025: 0 euro (primo anno di opzione)
          • Saldo cedolare da versare: 2.520 euro

          In questo caso non si genera un’eccedenza di cedolare secca, ma Stefano avrà un credito IRPEF derivante dagli acconti IRPEF versati nel 2024, che potrà recuperare nella parte IRPEF del 730. È importante non confondere i due crediti: quello IRPEF e quello cedolare sono separati e non compensabili tra loro.

          Differenze tra credito cedolare e credito IRPEF

          Una delle domande più frequenti riguarda le differenze tra il credito di cedolare secca e il credito IRPEF. Anche se entrambi sono crediti fiscali recuperabili tramite il 730, hanno caratteristiche, modalità di calcolo e utilizzo diverse. È fondamentale non confonderli per evitare errori nella compilazione della dichiarazione.

          Natura giuridica

          Il credito IRPEF deriva dall’eccedenza di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) versata rispetto a quella effettivamente dovuta. L’IRPEF è un’imposta progressiva che si calcola applicando aliquote crescenti agli scaglioni di reddito complessivo (23%, 25%, 35%, 43%). Include anche le addizionali regionali e comunali.

          Il credito cedolare secca, invece, deriva dall’eccedenza di imposta sostitutiva versata sui canoni di locazione. La cedolare secca è un’imposta proporzionale (aliquota fissa del 21% o 10%) che sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e imposta di bollo relativamente ai redditi da locazione.

          Calcolo separato nel 730

          Nel Modello 730, il credito IRPEF e il credito cedolare secca vengono calcolati in sezioni separate:

          • Credito IRPEF: si calcola nel Quadro N (Determinazione dell’IRPEF), confrontando l’imposta lorda con detrazioni, deduzioni, ritenute e acconti IRPEF. L’eventuale eccedenza risulta nel rigo “Differenza” (che può essere un credito o un debito).
          • Credito cedolare secca: si calcola nella Sezione II del Quadro F, confrontando gli acconti cedolare versati con l’imposta cedolare dovuta sui canoni dichiarati nel Quadro B. L’eccedenza è autonoma rispetto al calcolo IRPEF.

          I due crediti non si sommano e non si compensano tra loro. Ad esempio, se hai un credito IRPEF di 500 euro e un debito cedolare di 200 euro, non puoi usare il credito IRPEF per pagare il debito cedolare: devi versare i 200 euro di cedolare e ricevere il rimborso dei 500 euro IRPEF separatamente.

          Modalità di utilizzo

          Entrambi i crediti possono essere utilizzati in rimborso o in compensazione, ma con alcune differenze operative:

          • Credito IRPEF: può essere utilizzato in compensazione con qualsiasi tributo (IRPEF, IVA, contributi INPS, IMU, TARI, ecc.) tramite F24. Se superiore a 5.000 euro, richiede il visto di conformità.
          • Credito cedolare secca: può essere utilizzato in compensazione con qualsiasi tributo, ma con lo stesso limite di 5.000 euro per il visto di conformità. Può essere riportato nell’anno successivo se non utilizzato.

          Esempi di compensazione separata

          Caso 1: Credito IRPEF e credito cedolare entrambi positivi

          Paolo ha un credito IRPEF di 800 euro e un credito cedolare secca di 300 euro. Può scegliere:

          • Richiedere il rimborso di entrambi (riceverà 1.100 euro totali in busta paga)
          • Usare il credito IRPEF (800 euro) in compensazione per l’IMU e richiedere il rimborso del credito cedolare (300 euro)
          • Usare entrambi i crediti in compensazione per pagare tributi diversi

          Caso 2: Credito IRPEF e debito cedolare

          Maria ha un credito IRPEF di 600 euro ma un debito cedolare secca di 150 euro. Dovrà:

          • Versare 150 euro di saldo cedolare entro le scadenze (30 giugno o 30 luglio 2026)
          • Ricevere il rimborso di 600 euro IRPEF in busta paga (o usarlo in compensazione)

          Non può compensare il debito cedolare con il credito IRPEF: sono due imposte separate.

          Tabella riepilogativa delle differenze

          CaratteristicaCredito IRPEFCredito Cedolare Secca
          NaturaImposta progressiva sul reddito complessivoImposta sostitutiva sui canoni di locazione
          AliquotaVariabile (23%-43% a scaglioni)Fissa (21% o 10%)
          Quadro 730Quadro N (Determinazione IRPEF)Quadro F, Sezione II (Cedolare secca)
          Rimborso con sostitutoSì, in busta pagaSì, in busta paga
          CompensazioneSì, con tutti i tributi (F24)Sì, con tutti i tributi (F24)
          Limite visto conformità5.000 euro5.000 euro
          Compensabile tra loroNO – sono crediti separati

          Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua il calcolo separato di entrambi i crediti, verificando la corretta compilazione del 730 e suggerendoti la strategia migliore per il recupero.

          Errori comuni da evitare

          Nel gestire il rimborso delle eccedenze di cedolare secca, ci sono alcuni errori frequenti che possono compromettere il diritto al credito, ritardare il rimborso o generare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Conoscerli ti permette di evitarli e di recuperare il tuo denaro senza problemi.

          Errore 1: Indicare il canone lordo invece del canone netto percepito

          Nel compilare il Quadro B del 730, devi indicare il canone effettivamente percepito nell’anno 2025, non il canone previsto dal contratto. Se il conduttore non ha pagato alcune mensilità, quelle vanno escluse dal calcolo (salvo recupero successivo, che andrà dichiarato nell’anno in cui vengono effettivamente incassate). Indicare un canone superiore a quello realmente percepito riduce artificialmente l’eccedenza e ti fa perdere parte del credito spettante.

          Errore 2: Confondere l’aliquota 21% con il 10%

          L’aliquota della cedolare secca varia a seconda del tipo di contratto: 21% per canone libero, 10% per canone concordato. Un errore comune è applicare l’aliquota sbagliata nel calcolo dell’imposta dovuta. Se hai un contratto a canone concordato ma indichi il codice “3” (cedolare al 21%) invece del codice “4” (cedolare al 10%), pagherai più del dovuto e non otterrai il rimborso dell’eccedenza reale.

          Errore 3: Non indicare gli acconti versati nel Quadro F

          Se hai versato acconti di cedolare secca nel 2025 ma dimentichi di indicarli nel rigo F4 del 730, il programma non riconoscerà il credito e ti chiederà di versare nuovamente l’imposta (anche se l’hai già pagata in acconto). Conserva sempre le ricevute F24 degli acconti e verifica che siano riportati correttamente nella dichiarazione.

          Errore 4: Scegliere il rimborso senza avere un sostituto d’imposta

          Se sei un lavoratore autonomo senza datore di lavoro, oppure il tuo rapporto di lavoro è cessato prima della data di rimborso, non puoi scegliere il rimborso tramite sostituto. In questo caso, devi necessariamente optare per l’utilizzo in compensazione tramite F24, altrimenti il credito non ti verrà erogato e dovrai presentare un’istanza di rettifica (con tempi molto più lunghi).

          Errore 5: Utilizzare il credito in compensazione prima del termine

          Se hai scelto l’utilizzo in compensazione, ricorda che puoi iniziare a usare il credito solo dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730. Se utilizzi il credito prima di questo termine, la compensazione è irregolare e potresti ricevere una richiesta di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate, con possibili sanzioni.

          Errore 6: Non conservare la documentazione

          L’Agenzia delle Entrate può richiedere in qualsiasi momento (entro i termini di decadenza, generalmente 5 anni) la documentazione che giustifica l’eccedenza di cedolare secca. Conserva sempre:

          • Contratto di locazione registrato
          • Ricevute dei canoni percepiti (bonifici, assegni, estratti conto)
          • Comunicazione di disdetta (se il contratto è cessato anticipatamente)
          • F24 degli acconti versati
          • Copia del 730 presentato

          In caso di controllo, se non riesci a dimostrare la correttezza dei dati dichiarati, l’Agenzia può disconoscere l’eccedenza e chiederti la restituzione del rimborso con sanzioni e interessi.

          Errore 7: Non verificare l’IBAN per il rimborso

          Se presenti il Modello Redditi o il 730 senza sostituto e scegli il rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate, assicurati che l’IBAN indicato sia corretto e che il conto corrente sia attivo e intestato a te. Se l’IBAN è errato o il conto è chiuso, il bonifico verrà respinto e dovrai presentare una nuova richiesta, con tempi di attesa aggiuntivi di diversi mesi.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua tutti i controlli necessari prima di presentare il 730, verificando la correttezza dei dati, la coerenza tra canoni dichiarati e acconti versati, e la validità dell’IBAN per il rimborso. Affidarsi a professionisti esperti riduce drasticamente il rischio di errori e ti garantisce il recupero completo dell’eccedenza nei tempi previsti.

          Domande Frequenti sul Rimborso Eccedenze Cedolare Secca

          Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca?

          Un’eccedenza di cedolare secca si genera quando gli acconti versati nell’anno risultano superiori all’imposta effettivamente dovuta. I casi più comuni sono: contratto di locazione risolto anticipatamente, riduzione del canone rispetto all’anno precedente, immobile sfitto per alcuni mesi, errore di calcolo degli acconti. L’eccedenza va recuperata tramite il Modello 730 o Redditi, scegliendo tra rimborso diretto o compensazione con F24.

          Come si calcola l’eccedenza di cedolare secca nel 730?

          L’eccedenza si calcola confrontando gli acconti versati con l’imposta dovuta. Formula: Eccedenza = Acconti versati – Imposta dovuta. L’imposta dovuta si ottiene moltiplicando il canone annuo percepito per l’aliquota cedolare (21 percento o 10 percento). Gli acconti sono costituiti dal primo acconto (40 percento imposta anno precedente) e secondo acconto (60 percento imposta anno precedente). Il risultato va indicato nel Quadro F del 730.

          Quali righi del 730 si compilano per il rimborso cedolare secca?

          Per recuperare l’eccedenza di cedolare secca devi compilare: Quadro B (redditi fabbricati) indicando il canone percepito e il codice cedolare (3 per 21 percento, 4 per 10 percento); Quadro F rigo F4 per indicare gli acconti versati; Rigo F6 per scegliere tra rimborso in busta paga o utilizzo in compensazione F24. È fondamentale conservare i documenti (contratto, F24 acconti, ricevute canoni).

          Quanto tempo ci vuole per ricevere il rimborso cedolare secca?

          I tempi di rimborso variano: con 730 e sostituto d’imposta il rimborso arriva in busta paga o pensione entro luglio-agosto 2026 se presentato entro maggio, settembre se presentato dopo giugno. Con Modello Redditi o 730 senza sostituto il rimborso dall’Agenzia delle Entrate arriva entro 6-12 mesi dalla presentazione tramite bonifico sul conto indicato. Con compensazione F24 puoi usare il credito dal 10esimo giorno dopo la presentazione.

          Si può compensare il credito cedolare con debiti IRPEF?

          No, il credito di cedolare secca e il credito IRPEF sono separati e non compensabili tra loro. La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che si calcola autonomamente nel Quadro F del 730, mentre l’IRPEF si calcola nel Quadro N. Se hai un credito cedolare e un debito IRPEF dovrai versare l’IRPEF e ricevere il rimborso cedolare separatamente, oppure usare il credito cedolare in compensazione F24 per altri tributi (IMU, TARI, contributi).

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          • Calcolo esatto dell’eccedenza di cedolare secca
          • Corretta compilazione del Quadro B e Quadro F
          • Scelta ottimale tra rimborso e compensazione
          • Verifica documentazione e F24 acconti
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            Contratto a Tempo Determinato 2026: Durata, Rinnovi e Causali

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            Il contratto determinato 2026 è una delle forme di assunzione più diffuse nel mercato del lavoro italiano, utilizzata dalle aziende per coprire esigenze temporanee di personale. Conoscere le regole su durata massima, causali obbligatorie, proroghe e rinnovi è fondamentale per tutelare i propri diritti come lavoratore. In questa guida aggiornata del CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo tutte le novità del contratto a tempo determinato nel 2026, spiegando in modo semplice cosa prevede la legge e come difendersi da eventuali abusi contrattuali.

            Indice dei contenuti

            1. Durata massima: la regola dei 24 mesi
            2. Causali obbligatorie dopo i 12 mesi
            3. Proroghe: massimo 4 nel periodo
            4. Rinnovi: regole e periodi di stop
            5. Contributo addizionale dell’1,4%
            6. Trasformazione in contratto indeterminato
            7. Diritti del lavoratore a tempo determinato
            8. Domande frequenti

            Durata Massima del Contratto Determinato 2026: la Regola dei 24 Mesi

            La prima regola fondamentale del contratto determinato 2026 riguarda la sua durata massima. Secondo il Decreto Legislativo 81/2015 (modificato dal Decreto Dignità del 2018), un contratto a tempo determinato non può superare i 24 mesi di durata complessiva, considerando anche eventuali proroghe e rinnovi tra lo stesso lavoratore e lo stesso datore di lavoro per mansioni equivalenti.

            Questo limite di 24 mesi si applica alla somma di tutti i rapporti a termine intercorsi tra le stesse parti. Ad esempio, se hai lavorato con un contratto determinato di 12 mesi e poi l’azienda ti propone un rinnovo, questo non potrà superare i restanti 12 mesi. I contratti collettivi nazionali (CCNL) possono prevedere deroghe a questo limite, stabilendo durate massime diverse. Per un confronto completo con le altre tipologie contrattuali, consulta la nostra guida ai contratti di lavoro 2026.

            Causali Obbligatorie Dopo i 12 Mesi

            Una delle novità più rilevanti introdotte dal Decreto Dignità e confermate nel 2026 riguarda le causali obbligatorie. Per i primi 12 mesi, il contratto determinato può essere stipulato liberamente, senza necessità di indicare una motivazione specifica (cosiddetto contratto “acausale”). Tuttavia, superata questa soglia, il datore di lavoro è obbligato a specificare una delle seguenti causali:

            • Esigenze temporanee e oggettive, estranee all’attività ordinaria dell’azienda
            • Esigenze di sostituzione di altri lavoratori assenti (maternità, malattia, ferie)
            • Esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria
            • Causali previste dai contratti collettivi di cui all’articolo 51 del D.Lgs. 81/2015

            L’assenza di una causale valida dopo i 12 mesi rende il contratto a tempo determinato illegittimo e il lavoratore ha diritto a richiedere la trasformazione in contratto indeterminato. Questo è un punto cruciale che molti lavoratori non conoscono: se il tuo datore di lavoro non indica una causale chiara e verificabile, il rapporto si considera a tempo indeterminato fin dall’inizio.

            Proroghe del Contratto Determinato: Massimo 4

            La proroga del contratto determinato consiste nel prolungamento della scadenza originaria, mantenendo invariate le condizioni contrattuali. La legge prevede un limite massimo di 4 proroghe nell’arco dei 24 mesi complessivi, indipendentemente dal numero di rinnovi effettuati. Se il datore di lavoro supera questo limite, dalla quinta proroga in poi il contratto si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato.

            È importante distinguere la proroga dal rinnovo. La proroga avviene prima della scadenza del contratto e non richiede un periodo di interruzione. Il lavoratore continua a lavorare senza soluzione di continuità. La proroga deve essere comunicata per iscritto e, se il contratto supera complessivamente i 12 mesi, deve essere supportata da una causale valida.

            Rinnovi del Contratto Determinato: Regole e Periodi di Stop

            Il rinnovo del contratto determinato 2026 si verifica quando, alla scadenza del contratto, ne viene stipulato uno nuovo tra le stesse parti. A differenza della proroga, il rinnovo richiede sempre un periodo di interruzione obbligatorio tra la fine del vecchio contratto e l’inizio del nuovo, chiamato “stop and go”:

            • 10 giorni di intervallo se il contratto scaduto aveva durata fino a 6 mesi
            • 20 giorni di intervallo se il contratto scaduto aveva durata superiore a 6 mesi

            Se il datore di lavoro non rispetta questi periodi di interruzione, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato fin dalla sua stipula. Inoltre, ogni rinnovo dopo i primi 12 mesi complessivi richiede una causale obbligatoria. Il rinnovo comporta anche un aumento del contributo addizionale NASpI pari allo 0,5% per ciascun rinnovo successivo al primo (partendo dall’1,4% di base).

            Contributo Addizionale dell’1,4% sul Contratto Determinato

            Un aspetto economico importante del contratto determinato 2026 è il contributo addizionale NASpI dell’1,4% che grava sul datore di lavoro. Questo contributo aggiuntivo è stato introdotto dalla Legge Fornero (L. 92/2012) per disincentivare l’uso eccessivo dei contratti a termine e finanziare l’indennità di disoccupazione NASpI.

            In pratica, per ogni lavoratore assunto con contratto a tempo determinato, il datore di lavoro paga un contributo INPS maggiorato dell’1,4% rispetto a un contratto indeterminato. Questo contributo aumenta ulteriormente in caso di rinnovi: si aggiunge lo 0,5% per ogni rinnovo, arrivando all’1,9% al secondo contratto e al 2,4% al terzo. In caso di trasformazione a tempo indeterminato, il datore di lavoro ha diritto alla restituzione delle ultime 6 mensilità del contributo addizionale versato, un ulteriore incentivo alla stabilizzazione.

            Quando il Contratto Determinato Diventa Indeterminato

            La trasformazione automatica del contratto determinato in contratto a tempo indeterminato avviene in diverse situazioni previste dalla legge. Conoscerle è fondamentale per tutelare i propri diritti:

            • Superamento dei 24 mesi di durata complessiva (proroghe e rinnovi inclusi)
            • Superamento delle 4 proroghe consentite
            • Mancato rispetto dello stop and go tra un rinnovo e l’altro
            • Assenza di causale valida dopo i primi 12 mesi
            • Prosecuzione di fatto oltre la scadenza: se il lavoratore continua a lavorare dopo la scadenza per più di 30 giorni (contratto fino a 6 mesi) o 50 giorni (contratto oltre 6 mesi)

            In tutti questi casi, il lavoratore può rivolgersi al giudice del lavoro per ottenere il riconoscimento del rapporto a tempo indeterminato. Il termine per impugnare è di 180 giorni dalla cessazione del rapporto. Per il calcolo dello stipendio netto in caso di trasformazione, le condizioni retributive restano invariate.

            Diritti del Lavoratore con Contratto a Tempo Determinato

            Il principio cardine del contratto determinato 2026 è la parità di trattamento con i lavoratori a tempo indeterminato. Il lavoratore a termine ha diritto a:

            • Stessa retribuzione prevista dal CCNL per la qualifica e il livello di inquadramento
            • Ferie, permessi e ROL in misura proporzionale alla durata del contratto
            • TFR (trattamento di fine rapporto) maturato per l’intero periodo lavorato
            • Tredicesima e quattordicesima (se prevista dal CCNL)
            • Malattia e maternità con le stesse tutele del tempo indeterminato
            • Contributi previdenziali INPS per la futura pensione
            • Diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro nei 12 mesi successivi alla scadenza del contratto (per contratti superiori a 6 mesi)

            Alla scadenza naturale del contratto a tempo determinato, il lavoratore ha diritto all’accesso alla NASpI (indennità di disoccupazione), a condizione di aver maturato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti. Questo è un vantaggio significativo rispetto alle dimissioni volontarie, dove la NASpI non spetta.

            Domande Frequenti sul Contratto Determinato 2026

            Quante volte si può rinnovare un contratto a tempo determinato?

            Non c’è un limite al numero di rinnovi, ma la durata complessiva non può superare i 24 mesi e il numero di proroghe è limitato a 4. Ogni rinnovo dopo i 12 mesi richiede una causale obbligatoria e il rispetto del periodo di stop and go.

            Cosa succede se il datore di lavoro non indica la causale dopo 12 mesi?

            Il contratto determinato senza causale dopo i 12 mesi è considerato illegittimo. Il lavoratore può impugnarlo entro 180 giorni dalla cessazione e ottenere la trasformazione a tempo indeterminato con risarcimento del danno da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità.

            Il lavoratore a tempo determinato ha diritto alla NASpI?

            Sì, alla scadenza naturale del contratto a tempo determinato, il lavoratore può richiedere la NASpI se ha maturato almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni. La domanda va presentata entro 68 giorni dalla fine del contratto.

            Che differenza c’è tra proroga e rinnovo?

            La proroga prolunga il contratto in corso prima della scadenza, senza interruzione. Il rinnovo è un nuovo contratto stipulato dopo la scadenza del precedente, con un periodo di stop obbligatorio di 10 o 20 giorni. Le proroghe sono limitate a 4, i rinnovi no (ma il totale non può superare 24 mesi).

            Il contributo addizionale dell’1,4% grava sul lavoratore?

            No, il contributo addizionale dell’1,4% è interamente a carico del datore di lavoro. Non viene trattenuto dalla busta paga del lavoratore. In caso di trasformazione a tempo indeterminato, il datore recupera le ultime 6 mensilità versate.

            Hai Dubbi sul Tuo Contratto? Contatta il CAF Centro Fiscale

            Il contratto determinato 2026 offre flessibilità ma richiede il rispetto di regole precise su durata, causali, proroghe e rinnovi. Conoscere questi limiti è essenziale per far valere i tuoi diritti di lavoratore e, quando necessario, ottenere la trasformazione in contratto a tempo indeterminato.

            Se hai bisogno di assistenza sulla tua situazione contrattuale, sulla dichiarazione dei redditi o su qualsiasi questione fiscale e previdenziale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione con personale qualificato e pronto ad aiutarti.

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              Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 09:00:002026-04-04 17:37:57Contratto a Tempo Determinato 2026: Durata, Rinnovi e Causali
              PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

              Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare

              regime forfettario partita iva

              Chiudere la partita IVA con regime forfettario è una decisione importante che molti professionisti e freelance si trovano ad affrontare nel 2026. Che tu stia valutando di tornare al lavoro dipendente, che la tua attività non sia più redditizia, o che tu voglia semplicemente cessare l’attività autonoma, è fondamentale conoscere la procedura corretta, i costi (spoiler: la chiusura è gratuita) e tutti gli adempimenti finali da completare. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come chiudere la partita IVA forfettaria nel 2026, cosa succede ai contributi INPS, come gestire le fatture ancora da incassare e se è possibile richiedere la NASpI dopo la chiusura.

              Indice dei contenuti

              1. Quando conviene chiudere la partita IVA forfettaria
              2. Procedura online: modello AA9/12 e SPID
              3. Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura
              4. Costi della chiusura: quanto si paga
              5. Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata)
              6. Professionisti con cassa previdenziale propria
              7. Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura
              8. Fatture emesse ma non ancora incassate
              9. Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?
              10. Si può riaprire la partita IVA come forfettario?
              11. Errori da evitare quando si chiude la partita IVA
              12. Domande frequenti (FAQ)

              Quando conviene chiudere la partita IVA forfettaria

              La decisione di chiudere la partita IVA con regime forfettario può dipendere da diverse situazioni. Non esiste un obbligo di chiusura legato al fatturato zero, ma ci sono circostanze in cui mantenere aperta la posizione fiscale diventa controproducente o addirittura costoso.

              Il primo caso è l’inattività prolungata: se non emetti fatture da diversi mesi e non prevedi di riprendere l’attività nel breve periodo, mantenere la partita IVA aperta comporta comunque l’obbligo di versare i contributi INPS minimi alla Gestione Separata o alla tua cassa di previdenza. Anche se il regime forfettario non prevede un minimale contributivo fisso per la Gestione Separata (i contributi sono proporzionali al reddito), alcune casse professionali richiedono un contributo minimo annuale indipendentemente dal fatturato.

              Il secondo scenario frequente è il passaggio al lavoro dipendente. Quando si trova un’occupazione stabile, molti professionisti preferiscono chiudere la partita IVA per semplificare la propria posizione fiscale. In questo caso, è importante sapere che il forfettario è compatibile con il lavoro dipendente, purché il reddito da lavoro dipendente non superi i 30.000 euro lordi annui (una delle cause ostative del regime forfettario). Se il nuovo stipendio supera questa soglia, la chiusura diventa comunque obbligatoria per l’anno successivo.

              Altre situazioni in cui conviene valutare la chiusura includono:

              • Cambio di regime fiscale: se i tuoi ricavi superano gli 85.000 euro e devi passare al regime ordinario, potresti decidere di chiudere e riaprire con una forma giuridica diversa (ad esempio una SRL)
              • Pensionamento: quando si va in pensione e non si intende proseguire l’attività
              • Trasferimento all’estero: chi sposta la residenza fiscale fuori dall’Italia deve chiudere la partita IVA italiana
              • Attività non più sostenibile economicamente: se le spese superano costantemente i ricavi

              Procedura online per chiudere la partita IVA forfettaria: modello AA9/12

              La chiusura della partita IVA avviene tramite la presentazione del modello AA9/12 (per le persone fisiche) all’Agenzia delle Entrate. Questo modello, lo stesso utilizzato per l’apertura e le variazioni, contiene una sezione specifica dedicata alla cessazione dell’attività.

              La procedura più rapida e comoda è quella online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Ecco i passaggi da seguire:

              1. Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) all’indirizzo agenziaentrate.gov.it
              2. Vai nella sezione “Servizi” – “Dichiarazioni” – “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività”
              3. Seleziona “Cessazione attività” e compila il modello AA9/12
              4. Indica la data di cessazione effettiva dell’attività (non la data di invio del modulo)
              5. Inserisci il codice ATECO della tua attività
              6. Conferma e invia telematicamente
              7. Conserva la ricevuta di avvenuta presentazione

              In alternativa alla procedura online, puoi presentare il modello AA9/12 anche:

              • Di persona presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, portando un documento di identità valido
              • Tramite raccomandata A/R all’ufficio competente, allegando una fotocopia del documento di identità
              • Tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF) con delega

              Se hai bisogno di assistenza per la compilazione del modello e la gestione di tutti gli adempimenti successivi, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a completare la procedura in modo corretto, evitando errori che potrebbero causare problemi con il Fisco.

              Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura della partita IVA

              La legge prevede un termine preciso per comunicare la cessazione dell’attività all’Agenzia delle Entrate: il modello AA9/12 deve essere presentato entro 30 giorni dalla data di effettiva cessazione dell’attività. Questo significa che se il tuo ultimo giorno di attività è il 15 aprile 2026, hai tempo fino al 15 maggio 2026 per inviare la comunicazione.

              Cosa succede se non rispetti i 30 giorni? La presentazione tardiva del modello comporta una sanzione amministrativa che va da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997). Tuttavia, è possibile regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta:

              • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (55,56 euro circa)
              • Entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 del minimo
              • Entro 1 anno: sanzione ridotta a 1/8 del minimo

              È importante sottolineare che la data di cessazione indicata nel modello è quella che conta ai fini fiscali e contributivi. Tutti gli adempimenti successivi (ultima dichiarazione dei redditi, saldo contributi) fanno riferimento a questa data, non alla data di invio del modulo.

              Costi della chiusura partita IVA forfettaria: quanto si paga

              Ecco una buona notizia: chiudere la partita IVA è completamente gratuito. La presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate non comporta alcun costo, né imposte di bollo, né diritti di segreteria. Questo vale sia per la procedura online che per quella in presenza.

              A differenza di quanto molti pensano, non esiste alcuna “tassa di chiusura” o costo amministrativo legato alla cessazione della partita IVA. L’unico costo che potresti sostenere è l’onorario del commercialista o del CAF se decidi di farti assistere nella procedura e nella gestione degli adempimenti finali.

              Attenzione però: “chiusura gratuita” non significa “nessun costo in assoluto”. Dovrai comunque versare:

              • Saldo contributi INPS proporzionali al reddito dell’ultimo periodo di attività
              • Imposta sostitutiva (5% o 15%) sui redditi prodotti fino alla data di cessazione
              • Eventuali contributi alla cassa previdenziale (per professionisti iscritti a un ordine)

              Questi non sono costi di chiusura, ma obblighi fiscali ordinari legati all’ultimo periodo di attività. Li vedremo nel dettaglio nelle prossime sezioni.

              Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata) dopo la chiusura

              La gestione dei contributi previdenziali è uno degli aspetti più importanti quando si chiude la partita IVA forfettaria. Il trattamento varia a seconda che tu sia iscritto alla Gestione Separata INPS o a una cassa professionale.

              Per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei forfettari senza cassa di categoria), ecco cosa succede:

              • I contributi INPS sono proporzionali al reddito: si pagano solo in proporzione ai ricavi effettivamente prodotti fino alla data di cessazione
              • L’aliquota contributiva 2026 per la Gestione Separata è del 26,07% (per chi non ha altra copertura previdenziale) applicata sul reddito imponibile forfettario
              • Il saldo contributivo dell’ultimo periodo va versato con il modello F24 alle scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo, o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)
              • Non esistono contributi minimi nella Gestione Separata: se hai fatturato zero, non devi versare nulla

              Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, consulente informatico forfettario con coefficiente di redditività del 78%, chiuda la partita IVA il 30 giugno 2026 dopo aver fatturato 15.000 euro. Il suo reddito imponibile sarà 15.000 x 78% = 11.700 euro. I contributi INPS dovuti saranno 11.700 x 26,07% = 3.050,19 euro, da versare con il saldo della dichiarazione dei redditi 2027 (relativa all’anno 2026).

              Dopo la chiusura, ricorda di presentare la cancellazione dalla Gestione Separata all’INPS. La cancellazione avviene solitamente in automatico con la chiusura della partita IVA, ma è buona prassi verificare la propria posizione nel Cassetto Previdenziale INPS accedendo con SPID.

              Professionisti con cassa previdenziale propria

              Se sei un professionista iscritto a un ordine (avvocato, architetto, ingegnere, psicologo, medico, geometra), i tuoi contributi non vanno alla Gestione Separata INPS ma alla cassa previdenziale di categoria. In questo caso, la chiusura della partita IVA richiede adempimenti aggiuntivi.

              Ecco cosa fare:

              1. Comunica la cessazione alla cassa previdenziale: ogni cassa ha le proprie modalità e tempistiche. Ad esempio, la Cassa Forense richiede una comunicazione entro 30 giorni, mentre INARCASSA (architetti e ingegneri) prevede la cancellazione contestuale alla cessazione dell’attività
              2. Verifica il saldo contributivo: la maggior parte delle casse previdenziali prevede un contributo minimo annuale indipendente dal reddito. Dovrai versare il contributo minimo proporzionato ai mesi di iscrizione nell’anno di cessazione
              3. Richiedi la ricongiunzione o totalizzazione: se hai versato contributi in più gestioni (ad esempio prima come dipendente e poi come professionista), valuta la possibilità di ricongiunzione contributiva per unificare i periodi ai fini pensionistici

              Importante: la cancellazione dall’ordine professionale è un passaggio separato dalla chiusura della partita IVA. Se vuoi mantenere l’iscrizione all’albo senza esercitare la professione, dovrai comunque pagare la quota associativa annuale, ma non i contributi previdenziali alla cassa (nella maggior parte dei casi).

              Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura della partita IVA

              Chiudere la partita IVA non significa aver concluso tutti gli obblighi con il Fisco. Ci sono alcuni adempimenti fiscali finali che devi completare anche dopo la cessazione dell’attività:

              Ultima dichiarazione dei redditi: dovrai presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) relativa all’anno in cui hai chiuso la partita IVA. In questa dichiarazione inserirai i ricavi prodotti dall’1 gennaio alla data di cessazione, applicando il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO e l’imposta sostitutiva al 5% o al 15%. La scadenza è la stessa di sempre: 30 novembre dell’anno successivo.

              Versamento imposta sostitutiva e contributi: il saldo dell’imposta sostitutiva e dei contributi INPS va versato con modello F24 entro il 30 giugno dell’anno successivo (con possibilità di rateizzazione). Per i forfettari i codici tributo sono:

              • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Saldo
              • 1793 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Primo acconto
              • 1794 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Secondo acconto

              Nessun acconto per l’anno successivo: dato che hai cessato l’attività, non dovrai versare acconti per l’anno seguente. Se hai già versato acconti durante l’anno di cessazione, potrai recuperare l’eccedenza in sede di dichiarazione dei redditi.

              IVA: chi è in regime forfettario non addebita IVA in fattura e quindi non deve presentare la dichiarazione IVA né versare alcun saldo IVA. Questo è un vantaggio del forfettario anche in fase di chiusura.

              Fatture emesse ma non ancora incassate: come gestirle

              Un dubbio molto comune riguarda le fatture emesse prima della chiusura ma non ancora incassate. Il regime forfettario funziona con il principio di cassa: i ricavi si considerano prodotti nel momento in cui vengono effettivamente incassati, non quando la fattura viene emessa.

              Questo crea una situazione particolare in caso di chiusura. Ecco come gestirla:

              • Fatture incassate prima della chiusura: rientrano normalmente nel reddito dell’ultimo anno di attività e saranno soggette all’imposta sostitutiva forfettaria
              • Fatture incassate dopo la chiusura: questi importi vanno dichiarati nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui vengono effettivamente percepiti, come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. l, TUIR). Non saranno più soggetti all’imposta sostitutiva forfettaria ma all’IRPEF ordinaria
              • Fatture non incassabili (crediti inesigibili): se hai certezza che il cliente non pagherà, puoi emettere una nota di credito prima della chiusura per azzerare il credito

              Il consiglio pratico è di cercare di incassare tutte le fatture in sospeso prima di chiudere la partita IVA. In questo modo beneficerai ancora della tassazione agevolata forfettaria (5% o 15%) anziché dell’IRPEF ordinaria con aliquote progressive (dal 23% al 43%).

              Se hai fatture di importo significativo ancora da incassare, potrebbe essere strategico posticipare la chiusura di qualche settimana o mese, in attesa dei pagamenti. Un commercialista o il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare la convenienza economica di questa scelta.

              Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?

              La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Molti si chiedono se sia possibile riceverla dopo aver chiuso la partita IVA forfettaria. La risposta dipende dalla tua situazione lavorativa precedente.

              Caso 1: Avevi un lavoro dipendente prima o durante l’attività autonoma

              Se hai perso involontariamente un lavoro dipendente e hai i requisiti contributivi (almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti e 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti), puoi richiedere la NASpI. La chiusura della partita IVA forfettaria non preclude il diritto alla NASpI se la perdita del lavoro dipendente è il motivo scatenante.

              Anzi, se avevi una partita IVA aperta durante la NASpI, il reddito presunto da attività autonoma comportava una riduzione dell’indennità. Chiudendo la partita IVA, la NASpI viene erogata per intero.

              Caso 2: Eri solo lavoratore autonomo (mai dipendente)

              Se hai lavorato esclusivamente come lavoratore autonomo con partita IVA, purtroppo non hai diritto alla NASpI. L’indennità di disoccupazione è riservata ai lavoratori subordinati. Per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata esisteva il DIS-COLL, ma era destinato ai collaboratori coordinati e continuativi, non ai titolari di partita IVA.

              Esiste però una possibilità interessante: la NASpI anticipata per avvio attività funziona al contrario. Chi percepisce la NASpI può chiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione per aprire una partita IVA. Se poi l’attività non va a buon fine e la chiudi entro la durata originaria della NASpI, dovrai restituire l’importo anticipato.

              Si può riaprire la partita IVA come forfettario dopo averla chiusa?

              Sì, è possibile riaprire la partita IVA e aderire nuovamente al regime forfettario, purché al momento della riapertura tu possieda tutti i requisiti previsti e non ricada in nessuna delle cause ostative. Non esiste un periodo minimo di attesa tra chiusura e riapertura.

              Tuttavia, c’è un aspetto importante che riguarda l’aliquota agevolata al 5%. Questa aliquota ridotta (invece del 15%) spetta ai primi 5 anni di attività per chi avvia una nuova attività. Se riapri la partita IVA con la stessa attività (stesso codice ATECO) che avevi prima, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerarla una prosecuzione e non una nuova attività, escludendoti dall’aliquota al 5%.

              Le condizioni per l’aliquota al 5% prevedono che:

              • Non devi aver esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa (anche in forma associata o familiare)
              • L’attività non deve essere una mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo
              • Se prosegui l’attività di un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare i limiti previsti

              In pratica, se chiudi la partita IVA come consulente informatico nel 2026 e ne riapri una come consulente informatico nel 2027, molto probabilmente non potrai applicare il 5% ma dovrai usare il 15%. Se invece riapri con un codice ATECO diverso e un’attività effettivamente nuova, potresti avere diritto all’aliquota ridotta.

              Errori da evitare quando si chiude la partita IVA forfettaria

              Chiudere la partita IVA sembra un’operazione semplice, ma ci sono diversi errori comuni che possono causare problemi, sanzioni o perdite economiche. Ecco i principali da evitare:

              • Non comunicare la chiusura entro 30 giorni: come abbiamo visto, il ritardo comporta sanzioni da 500 a 2.000 euro. Non dimenticare di inviare il modello AA9/12
              • Dimenticare il saldo dei contributi: anche dopo la chiusura, i contributi INPS o alla cassa professionale restano dovuti per il periodo di attività. Il mancato pagamento genera cartelle esattoriali con interessi e sanzioni
              • Non presentare l’ultima dichiarazione dei redditi: molti pensano che chiudendo la partita IVA non serva più dichiarare i redditi dell’ultimo anno. Sbagliato: la dichiarazione è obbligatoria
              • Chiudere con fatture in sospeso senza valutare l’impatto fiscale: gli incassi post-chiusura saranno tassati con IRPEF ordinaria e non con l’imposta sostitutiva forfettaria
              • Non comunicare alla cassa previdenziale: se sei iscritto a una cassa di categoria, la chiusura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate non viene automaticamente comunicata alla cassa. Devi farlo tu
              • Chiudere solo per evitare i contributi minimi: prima di chiudere, valuta se esistono riduzioni contributive (ad esempio il regime agevolato INPS Artigiani/Commercianti con riduzione del 35%)
              • Non cancellare eventuali posizioni INAIL: se avevi un’assicurazione INAIL attiva, devi comunicare anche la cessazione a questo ente

              Per evitare dimenticanze, il consiglio è di affidarsi a un professionista o al CAF Centro Fiscale che possa guidarti attraverso tutti i passaggi e verificare che nessun adempimento venga trascurato.

              Domande frequenti (FAQ) sulla chiusura della partita IVA forfettaria

              Quanto costa chiudere la partita IVA forfettaria?

              La chiusura della partita IVA è completamente gratuita. Non sono previsti bolli, diritti di segreteria o tasse di chiusura. L’unico eventuale costo è l’onorario di un commercialista o CAF se ti fai assistere nella procedura.

              Posso chiudere la partita IVA online da solo?

              Sì, puoi farlo in autonomia accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e compilando il modello AA9/12 nella sezione cessazione. La procedura richiede pochi minuti se hai i dati necessari (codice ATECO, data di cessazione).

              Cosa succede se non chiudo la partita IVA e non fatturo?

              Se non fatturo per 3 anni consecutivi, l’Agenzia delle Entrate può procedere alla chiusura d’ufficio della partita IVA. Tuttavia, nel frattempo potresti accumulare obblighi dichiarativi e, per alcune casse previdenziali, contributi minimi da versare comunque. È sempre meglio chiudere formalmente quando si cessa l’attività.

              Posso riaprire la partita IVA forfettaria dopo averla chiusa?

              Sì, non ci sono limiti temporali. Puoi riaprirla anche il giorno dopo, purché tu abbia i requisiti. Attenzione però all’aliquota al 5%: se riapri con la stessa attività, potrebbe essere considerata una prosecuzione e non una nuova attività, perdendo l’agevolazione.

              Devo pagare contributi INPS anche dopo aver chiuso?

              Devi pagare il saldo contributivo relativo al periodo in cui la partita IVA era ancora aperta. Dopo la data di cessazione, non maturano più contributi. Il saldo va versato con le scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo).

              Le fatture incassate dopo la chiusura come vengono tassate?

              Le fatture emesse durante il regime forfettario ma incassate dopo la chiusura vanno dichiarate come redditi diversi nell’anno di effettivo incasso. Saranno soggette all’IRPEF ordinaria (aliquote dal 23% al 43%) e non più all’imposta sostitutiva forfettaria.


              Hai bisogno di assistenza per chiudere la partita IVA?

              Chiudere la partita IVA forfettaria richiede attenzione a diversi aspetti: dalla comunicazione all’Agenzia delle Entrate al saldo dei contributi, dalla gestione delle fatture in sospeso all’ultima dichiarazione dei redditi. Un errore in questa fase può costare caro in termini di sanzioni e tasse aggiuntive.

              Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase della chiusura: compilazione del modello AA9/12, calcolo del saldo contributivo, presentazione dell’ultima dichiarazione dei redditi e verifica che tutti gli adempimenti siano completati correttamente.

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                Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-04-16 16:49:49Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare
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                Aggiornamento aprile 2026: SumUp offre un ecosistema completo per partite IVA e piccole attività: conto aziendale gratuito con IBAN italiano, carta Mastercard e POS senza canone. In questa recensione analizziamo prezzi, commissioni, vantaggi e limiti per capire a chi conviene davvero.

                Se gestisci una piccola attività o sei un libero professionista, probabilmente hai già sentito parlare di SumUp. Fondata nel 2012, l’azienda tedesca è diventata uno dei leader europei nei pagamenti digitali, con oltre 4 milioni di clienti. Ma il conto e i POS SumUp sono davvero convenienti? Vediamolo nel dettaglio.



                Indice dei contenuti

                1. Conto Aziendale SumUp: caratteristiche
                2. Costi e commissioni del conto
                3. POS SumUp: modelli e prezzi 2026
                4. Commissioni POS: quale piano scegliere
                5. Normativa 2026: conformità POS
                6. Pro e contro di SumUp
                7. A chi conviene SumUp
                8. Domande frequenti

                Conto Aziendale SumUp: caratteristiche principali

                Il Conto Aziendale SumUp è un conto business pensato per liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccole imprese. Ecco le caratteristiche principali:

                • IBAN italiano intestato alla tua attività
                • Carta Mastercard Debit gratuita con tecnologia contactless
                • Bonifici SEPA istantanei in entrata e uscita, senza commissioni
                • Accredito incassi POS il giorno lavorativo successivo (anche weekend e festivi)
                • App mobile per gestire tutto da smartphone
                • Apple Pay e Google Pay supportati

                Apertura rapida: Puoi aprire il conto in meno di 10 minuti, interamente online. Servono solo un documento d’identità valido e un giustificativo di indirizzo.

                Servizi inclusi

                Con il conto SumUp puoi:

                • Pagare F24 online direttamente dall’app
                • Effettuare pagamenti RAV, MAV, RiBA e PagoPA
                • Creare sotto-conti (fino a 3 con il piano gratuito) per organizzare le finanze
                • Ricevere gli incassi dai POS SumUp con accredito rapido
                • Programmare bonifici ricorrenti e addebiti diretti



                Costi e commissioni del Conto SumUp

                Uno dei punti di forza di SumUp è la trasparenza sui costi. Esistono due piani tariffari:

                CaratteristicaPiano GratuitoPiano Plus (25€/mese)
                Canone mensile0€25€
                IBAN italiano + Carta MastercardInclusiInclusi
                Bonifici SEPAGratuitiGratuiti
                Prelievi ATM (Italia)3 gratuiti/mese, poi 2%3 gratuiti/mese, poi 2%
                Prelievi ATM (estero)2%2%
                Depositi contanti2,5%2%
                Sotto-contiFino a 3Illimitati

                Limiti operativi

                Ecco i limiti del conto SumUp:

                • Pagamenti con carta: max 15.000€ per transazione e 15.000€ al giorno
                • Prelievi ATM: max 500€ per operazione, 2.000€ al mese
                • Bonifici in uscita: max 15.000€ per bonifico, 25.000€/giorno, 75.000€/mese
                • Bonifici in entrata: nessun limite



                POS SumUp: modelli e prezzi 2026

                SumUp offre diversi modelli di POS, tutti con zero costi fissi (niente canone mensile, niente costi di attivazione). Ecco la gamma completa:

                ModelloPrezzoCaratteristiche
                SumUp Solo Lite34€ + IVACompatto, connessione Bluetooth via smartphone, tastiera touch
                SumUp Solo Lite + Base44€ + IVACome Solo Lite con base di ricarica inclusa
                SumUp Solo79€ + IVASchermo touchscreen, SIM dati integrata (funziona senza smartphone)
                SumUp Solo + Stampante139€ + IVASolo con stampante integrata per ricevute (800 scontrini per ricarica)
                SumUp Air~39€ + IVAIl più compatto, Bluetooth, richiede smartphone

                Quale modello scegliere?

                La scelta dipende dalle tue esigenze:

                • Solo Lite (34€): ideale per chi ha sempre lo smartphone a portata di mano e cerca il prezzo più basso
                • Solo (79€): perfetto per chi vuole un dispositivo indipendente con SIM dati inclusa
                • Solo + Stampante (139€): per chi deve emettere ricevute cartacee
                • Air (~39€): ultra-compatto per professionisti sempre in movimento

                Consiglio: Se ricevi pagamenti in mobilità (eventi, mercati, consegne), il SumUp Solo con SIM integrata è la scelta migliore: funziona ovunque senza dipendere dal tuo smartphone.



                Commissioni POS SumUp: quale piano scegliere

                Le commissioni sui pagamenti sono il fattore chiave per valutare la convenienza di un POS. SumUp offre due piani tariffari:

                PianoCanoneCommissione POSPagamenti online
                Standard (Paga per transazione)0€1,95%2,5% – 2,95%
                Pagamenti Plus19€/mese0,95%*1,99%

                * La commissione 0,95% si applica alle carte consumer nazionali. Carte aziendali, internazionali e premium: 1,99%.

                Quando conviene il piano Plus?

                Il piano Pagamenti Plus (19€/mese) conviene se incassi almeno 1.900€ al mese con carte consumer nazionali. Ecco il calcolo:

                Esempio con 2.500€ di incassi/mese:

                • Piano Standard: 2.500€ x 1,95% = 48,75€ di commissioni
                • Piano Plus: 19€ canone + (2.500€ x 0,95%) = 19€ + 23,75€ = 42,75€
                • Risparmio mensile: 6€

                Commissioni per tipo di carta

                Attenzione: le commissioni variano in base al tipo di carta utilizzata dal cliente:

                • Carte consumer nazionali (Visa/Mastercard): 1,95% (Standard) o 0,95% (Plus)
                • Carte aziendali/business: commissione maggiorata
                • American Express: fino a 2,5%
                • Carte extra-SEE: commissione maggiorata



                Normativa 2026: collegamento POS-Registratore Telematico

                Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova normativa che obbliga gli esercenti a collegare il POS al registratore telematico per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

                Cosa prevede la normativa:

                • Obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico
                • Trasmissione automatica dei corrispettivi elettronici all’Agenzia delle Entrate
                • Sanzioni da 1.000 a 4.000€ per mancato adeguamento

                I POS SumUp sono conformi alla normativa 2026 e possono essere collegati ai principali registratori telematici. Verifica la compatibilità con il tuo modello di RT.

                Credito d’imposta commissioni POS

                Ricorda che è ancora attivo il credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS per esercenti con ricavi fino a 400.000€ annui. Con SumUp, il risparmio effettivo sulle commissioni diventa:

                • Commissione 1,95% → effettiva 1,365% (dopo credito d’imposta)
                • Commissione 0,95% → effettiva 0,665% (dopo credito d’imposta)



                Pro e contro di SumUp

                Ecco un riepilogo dei punti di forza e delle limitazioni di SumUp:

                Pro

                • Nessun canone mensile (piano Standard)
                • Nessun vincolo contrattuale – puoi smettere quando vuoi
                • Accredito rapido – il giorno successivo, anche weekend
                • IBAN italiano e carta Mastercard gratuiti
                • F24, PagoPA, MAV/RAV pagabili dall’app
                • POS economici – a partire da 34€
                • Conformità normativa 2026
                • Assistenza in italiano

                Contro

                • Commissioni elevate per chi incassa molto con carte (oltre 2.000€/mese)
                • Assistenza telefonica solo lun-ven (no weekend)
                • Limite prelievi basso (500€/operazione, 2.000€/mese)
                • Depositi contanti con commissione 2-2,5%
                • No assegni – solo operazioni digitali

                A chi conviene SumUp?

                SumUp è particolarmente adatto a:

                Profilo ideale

                • Liberi professionisti con incassi prevalentemente tramite bonifico
                • Piccoli commercianti con transato POS fino a 1.200€/mese
                • Artigiani e ambulanti che lavorano in mobilità
                • Startup e nuove attività che vogliono zero costi fissi
                • Attività stagionali che non vogliono pagare canoni nei mesi di chiusura

                SumUp NON conviene a:

                • Attività con alto transato POS (oltre 3.000€/mese con carte) – meglio valutare alternative come Axerve
                • Chi ha bisogno di molti prelievi contanti – limiti bassi
                • Chi riceve molti pagamenti in contanti – commissioni deposito elevate
                • Grandi aziende – servizio pensato per piccole attività

                Soglia di convenienza: SumUp è vantaggioso per chi incassa con carte fino a circa 1.200€/mese. Oltre questa soglia, valuta alternative con commissioni più basse (Axerve, Nexi) o piani con canone ma commissioni ridotte.



                Domande frequenti

                Quanto costa aprire un conto SumUp?

                L’apertura del conto aziendale SumUp è completamente gratuita. Non ci sono costi di attivazione, canoni mensili (con il piano Standard), né costi per la carta Mastercard. Paghi solo quando usi il POS (1,95% per transazione).

                In quanto tempo ricevo i soldi sul conto?

                Gli incassi effettuati con POS SumUp vengono accreditati sul Conto Aziendale SumUp il giorno lavorativo successivo. Questo vale anche durante i weekend e le festività, rendendo SumUp uno dei servizi più rapidi nel settore.

                Posso usare il POS SumUp senza il conto SumUp?

                Sì, puoi collegare il POS SumUp a qualsiasi conto corrente italiano. Tuttavia, collegandolo al Conto Aziendale SumUp, gli accrediti avvengono il giorno successivo. Con altri conti bancari, i tempi possono essere più lunghi (2-3 giorni lavorativi).

                SumUp accetta American Express?

                Sì, tutti i POS SumUp accettano American Express. La commissione per le transazioni Amex è generalmente del 2,5%, leggermente superiore rispetto a Visa e Mastercard.

                Il POS SumUp funziona senza internet?

                Dipende dal modello. Il SumUp Solo ha una SIM dati integrata con traffico illimitato incluso, quindi funziona ovunque ci sia copertura mobile. I modelli Solo Lite e Air richiedono la connessione Bluetooth allo smartphone, che deve avere connessione internet.

                SumUp è conforme alla normativa 2026 sui corrispettivi?

                Sì, i POS SumUp sono conformi alla normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2026 che richiede il collegamento tra POS e registratore telematico. Verifica la compatibilità con il tuo specifico modello di RT.

                Hai bisogno di consulenza per la tua partita IVA?

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                CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale per partite IVA

                Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le informazioni sui prezzi e le commissioni potrebbero variare. Verifica sempre sul sito ufficiale SumUp.

                Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-03-17 19:02:52SumUp Conto e POS 2026: Recensione Completa, Prezzi e Commissioni
                Pagina 1 di 78123›»

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