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MATERNITA', PATRONATO

Maternità INPS: quando scatta la decadenza per il ricorso

Maternità INPS CAF Udine

Hai presentato domanda di indennità di maternità all’INPS e ti è stata negata? Oppure l’importo riconosciuto è inferiore a quello che ti spetta? In questi casi hai il diritto di contestare la decisione dell’ente, ma devi farlo entro termini precisi: superarli significa incorrere nella decadenza del ricorso, con la conseguente perdita definitiva del diritto a quella prestazione.

La materia è disciplinata principalmente dall’art. 47 del DPR 30 aprile 1970, n. 639, che fissa le regole fondamentali in tema di decadenza delle prestazioni previdenziali. Nel corso degli anni la Corte di Cassazione ha affinato l’interpretazione di questa norma, fornendo chiarimenti essenziali per chi si trova a dover contestare un provvedimento INPS in materia di maternità. Comprendere quando e come agire è fondamentale per non perdere tutele economiche che possono valere diverse migliaia di euro.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è la decadenza nel diritto previdenziale
  2. La norma di riferimento: art. 47 DPR 639/1970
  3. Il ricorso amministrativo: termini e procedura
  4. L’azione giudiziaria: quando e come presentarla
  5. Tipologie di provvedimenti contestabili
  6. Decadenza sui ratei e arretrati di maternità
  7. Cosa dice la Cassazione: sentenze chiave
  8. Sospensione e interruzione della decadenza
  9. Errori comuni che causano la decadenza
  10. Tabella riepilogativa dei termini
  11. Cosa fare concretamente: la guida passo per passo
  12. Domande frequenti sulla decadenza del ricorso

Cos’è la decadenza nel diritto previdenziale

Nel diritto previdenziale, la decadenza è l’estinzione di un diritto conseguente al mancato esercizio dello stesso entro un termine perentorio stabilito dalla legge. A differenza della prescrizione, la decadenza non è sospendibile né interrompibile (salvo eccezioni tassativamente previste dalla legge) e opera in modo automatico: superato il termine, il diritto si estingue definitivamente, senza possibilità di recupero.

In materia di prestazioni previdenziali INPS, compresa l’indennità di maternità, il tema della decadenza è di fondamentale importanza pratica. Una lavoratrice che riceve un provvedimento di diniego o di riconoscimento parziale dell’indennità di maternità deve sapere esattamente entro quando deve agire per non perdere il diritto a contestare quella decisione. Il legislatore ha fissato termini diversi a seconda del tipo di azione intrapresa: il ricorso amministrativo all’INPS ha tempi diversi rispetto all’azione giudiziaria davanti al giudice del lavoro.

È importante non confondere la decadenza dal diritto al ricorso con la prescrizione del diritto alla prestazione. Mentre la prima riguarda la possibilità di contestare un provvedimento già emesso, la seconda riguarda il termine entro cui fare valere il diritto alla prestazione non ancora riconosciuta. Entrambe le questioni sono cruciali per chi si trova in una situazione di contenzioso con l’INPS sulla maternità obbligatoria o facoltativa.

La norma di riferimento: art. 47 DPR 639/1970

Il cardine normativo in materia di decadenza delle prestazioni previdenziali è l’art. 47 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639, rubricato “Ricorsi”. Questa norma, che nel corso dei decenni è stata più volte interpretata dalla giurisprudenza di legittimità, stabilisce le regole fondamentali per l’esercizio del diritto di contestare i provvedimenti degli enti previdenziali.

Il testo dell’art. 47, comma 1, DPR 639/1970 prevede che chi intende impugnare provvedimenti delle istituzioni previdenziali deve farlo entro termini precisi. Il comma 6 della stessa disposizione sancisce poi la decadenza: “Le controversie in materia di trattamenti pensionistici degli ex combattenti, delle vittime civili di guerra e dei profughi sono devolute alla competenza esclusiva del tribunale nella cui circoscrizione è compreso il comune dove ha sede l’ufficio dell’ente che ha emesso il provvedimento impugnato.” Tuttavia, la norma che più interessa in tema di decadenza è il comma relativo all’impugnazione dei provvedimenti INPS sulle prestazioni temporanee, tra cui l’indennità di maternità.

La Corte di Cassazione, con orientamento ormai consolidato, ha chiarito che l’art. 47 DPR 639/1970 si applica a tutte le prestazioni previdenziali erogate dall’INPS, incluse quelle di natura temporanea come la maternità obbligatoria e il congedo parentale. In particolare, la Cassazione ha ribadito (cfr. Cass. Sez. Lav., sent. n. 27997/2019; Cass. n. 5574/2018) che il termine decadenziale per il ricorso amministrativo è di 90 giorni dalla comunicazione del provvedimento, mentre per l’azione giudiziaria il termine è di 1 anno dalla stessa comunicazione.

Il ricorso amministrativo: termini e procedura

Il ricorso amministrativo all’INPS è il primo strumento che la lavoratrice deve considerare quando riceve un provvedimento sfavorevole sull’indennità di maternità. Si tratta di una fase pre-giudiziaria, in alcuni casi obbligatoria (cosiddetto “previo ricorso”), che consente all’ente di riesaminare la propria decisione prima che la questione appaia davanti a un giudice.

Il termine di 90 giorni: da quando decorre

Il termine perentorio per presentare ricorso amministrativo all’INPS è di 90 giorni. Questo termine decorre:

  • Dalla data di comunicazione del provvedimento di rigetto o di liquidazione parziale della prestazione, quando l’ente invia all’assicurata una comunicazione formale della propria decisione
  • Dalla data in cui l’assicurata ha avuto conoscenza del provvedimento, nei casi in cui la comunicazione non sia avvenuta in forma scritta o non sia pervenuta nella sfera di conoscibilità dell’interessata
  • Dalla scadenza del termine previsto per provvedere sulla domanda, quando l’INPS non risponde (silenzio-inadempimento): in questo caso, trascorsi 120 giorni dalla presentazione della domanda senza risposta dell’ente, si forma il silenzio-rigetto e decorrono i 90 giorni

È fondamentale notare che il termine di 90 giorni è perentorio: il suo mancato rispetto comporta la decadenza dal ricorso amministrativo. Tuttavia, la giurisprudenza ha precisato che la decadenza dall’impugnativa amministrativa non comporta automaticamente la decadenza dall’azione giudiziaria, che ha un termine autonomo.

Come presentare il ricorso amministrativo

Il ricorso amministrativo all’INPS per le prestazioni di maternità deve essere presentato attraverso uno dei seguenti canali:

  • Portale INPS online (MyINPS): accedendo con SPID, CIE o CNS, attraverso la sezione “Ricorsi” nell’area riservata
  • Patronato: tramite un CAF o patronato abilitato, che può presentare il ricorso per conto dell’assicurata e monitorarne l’esito
  • PEC o raccomandata A/R: inviando il ricorso scritto alla sede INPS competente per territorio (non è il metodo preferito, ma è ancora valido)

Il ricorso deve contenere: le generalità dell’assicurata, i riferimenti del provvedimento impugnato, le motivazioni del ricorso (sia in fatto che in diritto), e la richiesta specifica (annullamento del diniego, ricalcolo dell’importo, ecc.). È fortemente consigliato allegare tutta la documentazione utile a supporto delle proprie ragioni.

Il Comitato Provinciale INPS deve pronunciarsi sul ricorso entro 90 giorni dalla sua presentazione. Se non lo fa, si forma il silenzio-rigetto, e da quel momento decorrono i termini per l’eventuale ricorso giudiziario.

L’azione giudiziaria: quando e come presentarla

Quando il ricorso amministrativo viene rigettato, o quando l’INPS non risponde entro i termini (silenzio-rigetto), la lavoratrice può adire il Tribunale del Lavoro per ottenere il riconoscimento del proprio diritto all’indennità di maternità. Anche in questo caso, tuttavia, esistono termini perentori da rispettare per non incorrere nella decadenza.

Il termine di 1 anno per l’azione giudiziaria

L’art. 47 del DPR 639/1970, al comma 6, prevede un termine di decadenza di 1 anno (365 giorni) per proporre l’azione giudiziaria in materia di prestazioni previdenziali. Questo termine decorre:

  • Dalla comunicazione del provvedimento di rigetto del ricorso amministrativo da parte del Comitato Provinciale INPS
  • Dalla formazione del silenzio-rigetto sul ricorso amministrativo (ovvero dal 91° giorno dalla presentazione del ricorso senza risposta dell’ente)
  • Dalla comunicazione diretta del provvedimento di diniego della prestazione, nei casi in cui non sia previsto (o non venga esercitato) il previo ricorso amministrativo

La decadenza dall’azione giudiziaria entro l’anno comporta la perdita definitiva e irreversibile del diritto a quella specifica prestazione. Non è possibile far rivivere il diritto con una nuova domanda, salvo che si tratti di un diritto periodicamente rinnovabile e per il quale la nuova domanda abbia una propria autonoma decorrenza.

La competenza territoriale

Il ricorso giudiziario per le prestazioni previdenziali INPS si propone davanti al Tribunale del Lavoro (sezione lavoro del Tribunale ordinario) competente per territorio. La competenza territoriale è determinata dalla residenza del lavoratore o dal luogo in cui è avvenuto il fatto che ha dato origine alla controversia (art. 413 c.p.c.). Non è quindi necessariamente la sede dell’ufficio INPS che ha emesso il provvedimento impugnato.

Tipologie di provvedimenti contestabili

Non tutti i provvedimenti INPS in materia di maternità hanno la stessa natura giuridica. Comprendere di fronte a quale tipo di atto ci si trova è essenziale per individuare il corretto strumento di impugnazione e i relativi termini. Vediamo le principali tipologie di provvedimenti che possono essere oggetto di contestazione.

Rigetto della domanda di indennità di maternità

Il rigetto della domanda è il caso più frequente: la lavoratrice presenta domanda di indennità di maternità obbligatoria o facoltativa e l’INPS la nega, motivando il diniego con la mancanza dei requisiti contributivi o assicurativi. In questi casi, la comunicazione del rigetto fa scattare il termine di 90 giorni per il ricorso amministrativo e, successivamente, quello di 1 anno per l’azione giudiziaria.

Liquidazione parziale o errata dell’indennità

In questo caso l’INPS riconosce l’indennità ma la calcola in modo errato, ad esempio applicando una base di calcolo sbagliata, non tenendo conto di alcuni periodi contributivi, o commettendo errori nell’identificazione del periodo indennizzabile. Anche qui scattano i termini dell’art. 47 DPR 639/1970, ma solo dalla data in cui la lavoratrice viene messa in condizione di conoscere l’errore.

Provvedimento di recupero di indennità indebitamente percepite

Si tratta del caso opposto: l’INPS ritiene che la lavoratrice abbia percepito indennità di maternità non spettanti e procede al recupero delle somme. Anche questo provvedimento può essere impugnato, ma con la peculiarità che l’assicurata può contestare sia il merito (il diritto alla prestazione) sia la modalità di recupero (ad esempio, l’applicazione errata degli interessi o la mancata considerazione dell’affidamento incolpevole della percipiente). Per questo tipo di provvedimento, i termini decorrono dalla notifica dell’atto di recupero.

Mancato riconoscimento del congedo parentale

Il congedo parentale (ex astensione facoltativa) è distinto dalla maternità obbligatoria, ma rientra nello stesso ambito normativo di tutela della genitorialità. Il diniego o il riconoscimento parziale del diritto all’indennità di congedo parentale segue gli stessi termini dell’art. 47 DPR 639/1970. Anche le controversie sul congedo parentale esteso (fino a 12 anni del bambino, con indennità fino ai 6 anni) sono soggette agli stessi meccanismi di decadenza.

Decadenza sui ratei e arretrati di maternità

Un capitolo a sé riguarda la prescrizione dei ratei arretrati dell’indennità di maternità, che va tenuta distinta dalla decadenza dal ricorso. L’art. 2948, n. 4, del Codice Civile stabilisce che i crediti periodici si prescrivono in 5 anni. Questo significa che, anche se si vince il ricorso e si ottiene il riconoscimento dell’indennità di maternità, si possono recuperare al massimo gli arretrati degli ultimi 5 anni.

Tuttavia, la questione si complica quando si considera l’interazione tra la decadenza dall’azione di accertamento del diritto (termine di 1 anno dall’art. 47 DPR 639/1970) e la prescrizione quinquennale dei ratei. La Cassazione ha chiarito che:

  • La decadenza ex art. 47 DPR 639/1970 riguarda il diritto ad agire in giudizio per far riconoscere la prestazione
  • La prescrizione quinquennale riguarda i singoli ratei già maturati di una prestazione il cui diritto è già stato accertato
  • Le due discipline operano su piani distinti e non si escludono reciprocamente

In pratica: se una lavoratrice ottiene dopo ricorso il riconoscimento del diritto all’indennità di maternità relativa a un parto avvenuto 6 anni prima, potrà recuperare solo gli arretrati degli ultimi 5 anni (quelli non ancora prescritti), ma non quelli più vecchi. Questa situazione rende ancora più urgente agire tempestivamente sia sul fronte del ricorso che su quello giudiziario.

Cosa dice la Cassazione: sentenze chiave

La Corte di Cassazione ha emesso nel corso degli anni numerose sentenze che hanno definito con precisione i contorni della decadenza in materia previdenziale. Conoscere questi orientamenti giurisprudenziali è utile non solo per gli avvocati, ma anche per le lavoratrici e i patronati che si trovano a gestire queste controversie.

La decadenza decorre dalla conoscenza effettiva del provvedimento

Con orientamento ormai consolidato, la Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza dell’art. 47 DPR 639/1970 decorre dal momento in cui l’assicurata ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento, non dal momento in cui l’ente lo ha emesso o spedito. Questo è un principio fondamentale: se la comunicazione del diniego non è mai pervenuta alla lavoratrice (ad esempio perché inviata a un indirizzo errato), il termine di decadenza non inizia a decorrere.

La sentenza Cass. Sez. Lav. n. 10869/2018 ha affermato che: “In tema di ricorso amministrativo avverso i provvedimenti degli enti previdenziali, il termine di decadenza di novanta giorni previsto dall’art. 47 del DPR n. 639 del 1970 decorre dalla comunicazione del provvedimento all’assicurato, non dalla sua emanazione da parte dell’ente.”

L’omessa comunicazione del provvedimento sospende la decadenza

Sempre la Cassazione ha chiarito che l’INPS ha l’obbligo di comunicare formalmente i propri provvedimenti all’assicurata. Se questo obbligo non viene rispettato, il termine di decadenza non può iniziare a decorrere, poiché l’assicurata non può essere penalizzata per l’inerzia dell’ente. Questo principio è stato ribadito in Cass. n. 5574/2018 e n. 11038/2017.

La decadenza non si applica ai diritti non ancora esercitati

Un aspetto importante riguarda le lavoratrici che non hanno mai presentato domanda di indennità di maternità. In questi casi, non c’è alcun provvedimento da impugnare, e quindi non decorre alcun termine di decadenza ex art. 47 DPR 639/1970. Si applica invece la prescrizione del diritto alla prestazione, che è di 5 anni per le prestazioni previdenziali a carattere periodico (art. 2948 c.c.) o di 10 anni per quelle aventi carattere risarcitorio. La Cassazione ha ribadito questo punto con la sentenza n. 17985/2016.

Il silenzio-inadempimento INPS e la decadenza

Quando l’INPS non risponde alla domanda di prestazione entro i termini di legge (di norma 120 giorni dalla presentazione della domanda), si forma il cosiddetto silenzio-inadempimento. La giurisprudenza prevalente (cfr. Cass. n. 27997/2019) ha chiarito che in caso di silenzio-inadempimento:

  • La lavoratrice può presentare direttamente ricorso giudiziario, senza la necessità di attendere o presentare un previo ricorso amministrativo
  • Il termine di decadenza per l’azione giudiziaria non decorre finché l’INPS non comunica formalmente la propria decisione (anche nel senso del silenzio-rigetto)
  • L’opzione del ricorso amministrativo resta comunque disponibile e può essere utile per ottenere una pronuncia senza ricorrere al giudice

Sospensione e interruzione della decadenza

Come già anticipato, la decadenza — a differenza della prescrizione — non è in linea di principio sospendibile né interrompibile, salvo specifiche previsioni normative. Tuttavia, la legge e la giurisprudenza hanno riconosciuto alcune ipotesi in cui il termine decadenziale può essere sospeso o differito.

Sospensione durante la negoziazione assistita

Il D.L. n. 132/2014, convertito in L. n. 162/2014, ha introdotto la negoziazione assistita anche in materia di lavoro. Quando le parti avviano una procedura di negoziazione assistita, i termini di decadenza sono sospesi per tutta la durata del procedimento. Tuttavia, questa procedura è facoltativa e poco utilizzata in materia previdenziale.

Sospensione per forza maggiore

La giurisprudenza ha riconosciuto la possibilità di sospendere il termine di decadenza in casi di forza maggiore che abbiano impedito alla lavoratrice di esercitare il proprio diritto. Si tratta di un’ipotesi residuale, da dimostrare rigorosamente, che comprende ad esempio situazioni di grave malattia o incapacità temporanea dell’assicurata.

Sospensione durante la procedura conciliativa

In alcuni procedimenti previdenziali è previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione prima dell’azione giudiziaria. Durante questa fase, i termini di decadenza possono essere sospesi. È tuttavia necessario verificare caso per caso se la procedura conciliativa è obbligatoria per la specifica controversia in materia di maternità.

Errori comuni che causano la decadenza

L’esperienza pratica dei patronati e dei legali che si occupano di contenzioso previdenziale evidenzia alcuni errori ricorrenti che portano le lavoratrici a perdere il proprio diritto per decadenza. Conoscerli può aiutare a evitarli.

Aspettare troppo prima di agire

L’errore più frequente è quello di ricevere un provvedimento di diniego e non agire immediatamente, confidando nella possibilità di farlo “quando si trova il tempo”. I 90 giorni decorrono inesorabilmente dalla data di comunicazione del provvedimento, indipendentemente dall’impegno o dalla distrazione dell’assicurata. Si consiglia di segnare immediatamente sul calendario la data di scadenza del termine e di consultare un patronato entro le prime due settimane dalla ricezione del provvedimento.

Confondere il ricorso amministrativo con quello giudiziario

Molte lavoratrici credono che presentando il ricorso amministrativo all’INPS abbiano fatto tutto il necessario. In realtà, se il Comitato Provinciale respinge il ricorso (o non risponde entro 90 giorni), il termine di 1 anno per l’azione giudiziaria inizia a decorrere. Chi aspetta l’esito del ricorso amministrativo per decidere se andare davanti al giudice deve tenere questo termine sotto stretto controllo.

Non conservare la prova della presentazione del ricorso

In caso di contestazione sull’avvenuta presentazione del ricorso o sulla sua tempestività, è essenziale poter dimostrare quando e come il ricorso è stato presentato. Presentare ricorso tramite PEC o raccomandata A/R garantisce una prova certa della data di invio. Se si usa il portale INPS online, salvare o stampare la ricevuta di presentazione.

Non identificare correttamente il provvedimento impugnato

Il ricorso deve indicare con precisione il provvedimento che si intende impugnare: numero di protocollo, data di comunicazione, tipo di prestazione negata. Un ricorso generico o che non individua correttamente l’atto impugnato rischia di essere dichiarato inammissibile, con conseguente perdita del termine.

Ignorare la comunicazione INPS perché ritenuta errata

Alcuni assicurati, convinti che l’INPS abbia torto, ignorano la comunicazione di diniego ritenendo che l’errore si risolverà da solo o che presenteranno una nuova domanda. Questo atteggiamento è pericoloso: i termini di decadenza decorrono dalla comunicazione, a prescindere dalla correttezza o meno del provvedimento. Chi ritiene di avere ragione deve agire entro i termini previsti, non aspettare.

Tabella riepilogativa dei termini

Per una visione d’insieme chiara e immediata, ecco la tabella riepilogativa dei termini di decadenza applicabili alle controversie in materia di indennità di maternità INPS:

Tipo di azioneTermineDecorrenzaNorma di riferimento
Ricorso amministrativo INPS90 giorniData comunicazione del provvedimentoArt. 47 DPR 639/1970
Pronuncia Comitato Prov. INPS sul ricorso90 giorniData presentazione ricorsoArt. 47 DPR 639/1970
Azione giudiziaria (Tribunale del Lavoro)1 annoRigetto ricorso amm. o silenzio-rigetto (91° giorno)Art. 47, c. 6, DPR 639/1970
Prescrizione ratei arretrati5 anniData di maturazione di ogni singolo rateoArt. 2948, n. 4, c.c.
Silenzio-inadempimento INPS su domanda120 giorniData presentazione domanda di prestazioneCirc. INPS n. 169/2003

Nota importante: I termini indicati sono di natura perentoria. Il loro superamento determina la decadenza definitiva dal diritto di impugnazione, che non può essere recuperata se non nei limitati casi di forza maggiore o omessa comunicazione del provvedimento da parte dell’INPS.

Cosa fare concretamente: la guida passo per passo

Se hai ricevuto un provvedimento sfavorevole dall’INPS sulla tua indennità di maternità, ecco i passi concreti da seguire per non perdere il tuo diritto per decadenza.

Step 1: Identifica il provvedimento e la data di comunicazione

Il primo passo è identificare con precisione quale provvedimento hai ricevuto e quando ti è stato comunicato. Cerca nella comunicazione INPS: la data di emissione, il numero di protocollo, la tipologia di prestazione negata (maternità obbligatoria, facoltativa, congedo parentale) e la motivazione del diniego. La data di comunicazione — ovvero il giorno in cui hai ricevuto la lettera o il messaggio INPS — è il punto di partenza per il calcolo dei termini.

Step 2: Calcola i termini di scadenza

Dalla data di comunicazione, calcola:

  • Scadenza ricorso amministrativo: data comunicazione + 90 giorni
  • Scadenza azione giudiziaria: data esito (o silenzio-rigetto) ricorso amministrativo + 1 anno

Segnati queste date sul calendario e imposta promemoria. Se il 90° giorno o il 365° giorno cadono in un giorno festivo, il termine è prorogato al primo giorno lavorativo successivo.

Step 3: Contatta un patronato o un avvocato specializzato

Non affrontare da solo il ricorso INPS. Rivolgiti a un patronato abilitato (come il CAF Centro Fiscale di Udine) o a un avvocato specializzato in diritto del lavoro e previdenziale. Il patronato può:

  • Esaminare il provvedimento e valutare se ci sono i presupposti per il ricorso
  • Raccogliere la documentazione necessaria (buste paga, certificati di maternità, estratti contributivi)
  • Redigere e presentare il ricorso all’INPS nei termini previsti
  • Monitorare l’esito del ricorso amministrativo e avvisarti dei prossimi passi

Se il ricorso amministrativo non va a buon fine, il patronato può anche indirizzarti verso un avvocato per l’eventuale azione giudiziaria, fornendoti tutta la documentazione già raccolta.

Step 4: Raccogli tutta la documentazione

Per sostenere il ricorso, hai bisogno di documentazione completa. In materia di indennità di maternità, i documenti fondamentali sono:

  • Certificato di nascita del figlio (o certificato medico di gravidanza/nascita)
  • Estratto contributivo INPS aggiornato (scaricabile dal portale MyINPS)
  • Buste paga degli ultimi 12-24 mesi (per il calcolo della base imponibile)
  • Certificato di gravidanza del medico o dell’ostetrica (per maternità obbligatoria)
  • Contratto di lavoro o documentazione attestante il rapporto di lavoro
  • Ricevuta della domanda di maternità presentata all’INPS
  • Il provvedimento di diniego o di liquidazione parziale ricevuto dall’INPS

Step 5: Valuta il Bonus Mamme come tutela complementare

Mentre attendi l’esito del ricorso, verifica se hai diritto ad altre misure di sostegno alla maternità, come il Bonus Mamme (decontribuzione per le lavoratrici madri) o l’Assegno Unico Universale. Queste prestazioni hanno procedure e termini autonomi rispetto all’indennità di maternità tradizionale.

La decadenza per il ricorso INPS sull’indennità di maternità è una questione tecnica ma di enorme importanza pratica. I termini previsti dall’art. 47 DPR 639/1970 — 90 giorni per il ricorso amministrativo e 1 anno per l’azione giudiziaria — devono essere rispettati scrupolosamente, pena la perdita definitiva del diritto a contestare il provvedimento sfavorevole dell’INPS.

L’orientamento della Corte di Cassazione è chiaro e consolidato: i termini decorrono dalla conoscenza effettiva del provvedimento, l’INPS ha l’obbligo di comunicarlo formalmente, e il silenzio-inadempimento dell’ente non può tornare a danno dell’assicurata. Tuttavia, la tutela di questi principi richiede di agire in modo tempestivo e consapevole, preferibilmente con l’assistenza di un patronato o di un legale specializzato.

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Domande Frequenti sulla decadenza del ricorso per maternità INPS

Entro quando devo presentare il ricorso se l’INPS mi nega l’indennita di maternita?

Hai 90 giorni dalla data in cui hai ricevuto la comunicazione del diniego per presentare ricorso amministrativo all’INPS. Se il Comitato Provinciale non si pronuncia entro altri 90 giorni (o nega il ricorso), hai poi 1 anno per agire in giudizio davanti al Tribunale del Lavoro. Questi termini sono perentori: superarli significa perdere definitivamente il diritto a contestare.

Se non ho mai ricevuto comunicazione dall’INPS, i termini di decadenza decorrono lo stesso?

No. Secondo la Cassazione (sent. n. 10869/2018), il termine di decadenza decorre dalla data in cui hai avuto effettiva conoscenza del provvedimento. Se l’INPS non ti ha comunicato il diniego, i termini non possono decorrere a tuo danno. E’ pero importante che tu possa dimostrare di non aver ricevuto la comunicazione. Contatta il patronato per verificare lo stato della tua domanda sul portale INPS.

Cosa succede se presento il ricorso amministrativo ma poi non vado davanti al giudice entro 1 anno?

Se il Comitato Provinciale INPS rigetta il tuo ricorso (o non risponde entro 90 giorni), hai 1 anno di tempo per proporre ricorso giudiziario al Tribunale del Lavoro. Se lasci trascorrere questo termine senza agire, decadi definitivamente dal diritto di contestare il provvedimento e perdi ogni possibilita di ottenere quella prestazione tramite vie legali.

Posso recuperare gli arretrati dell’indennita di maternita degli anni precedenti?

Si, ma con limiti. Se vinci il ricorso e ottieni il riconoscimento del diritto all’indennita di maternita, puoi recuperare al massimo gli arretrati degli ultimi 5 anni (prescrizione quinquennale ex art. 2948, n. 4, c.c.). Le somme piu vecchie di 5 anni sono prescritte e non piu recuperabili, anche se hai vinto il ricorso.

Un CAF puo presentare il ricorso INPS per la maternita al posto mio?

Si. I CAF e i patronati abilitati possono presentare ricorso amministrativo all’INPS per conto dell’assicurata, con delega. Il CAF raccoglie la documentazione, redige il ricorso e lo invia all’INPS, monitorando l’esito. Per il successivo ricorso giudiziario e invece necessario rivolgersi a un avvocato abilitato al patrocinio. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per i ricorsi in materia di maternita e patronato.


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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste con la presentazione del ricorso amministrativo INPS in materia di maternità, congedo parentale e tutte le prestazioni previdenziali a tutela della genitorialità.

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    Pensioni 2026: Guida Completa al Pensionamento in Italia

    calcolo pensione CAF Udine

    Il sistema pensionistico italiano nel 2026 presenta importanti novità introdotte dalla Legge di Bilancio. Quest’anno segna un punto di svolta per chi si avvicina al pensionamento: sono stati eliminati alcuni canali di accesso anticipato come Quota 103 e Opzione Donna, mentre è stata prorogata l’APE sociale. Comprendere i requisiti per le pensioni 2026 è fondamentale per pianificare il proprio futuro previdenziale.

    In questa guida completa analizziamo tutte le tipologie di pensione disponibili nel 2026, i requisiti di età e contributi, le novità normative e le procedure per presentare la domanda all’INPS. Se hai dubbi sui tuoi requisiti o vuoi verificare quando potrai andare in pensione, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per un’analisi personalizzata della tua posizione contributiva.

    Indice dei Contenuti

    1. Cosa Cambia per le Pensioni 2026: Le Novità della Legge di Bilancio
    2. Pensione di Vecchiaia 2026: Requisiti di Età e Contributi
    3. Pensione Anticipata Ordinaria 2026: Come Funziona
    4. Quota 103 nel 2026: Eliminata per Nuovi Richiedenti
    5. Opzione Donna 2026: Chiusa ai Nuovi Ingressi
    6. APE Sociale 2026: Requisiti e Categorie Protette
    7. Calcolo della Pensione: Sistema Contributivo, Retributivo e Misto
    8. Come Verificare i Contributi Versati: Estratto Conto INPS
    9. Come Presentare la Domanda di Pensione all’INPS
    10. Pensione e Lavoro: Cumulo, Limiti e Divieti
    11. Tassazione delle Pensioni: Aliquote IRPEF e Detrazioni
    12. Quattordicesima Mensilità e Bonus Pensioni

    Cosa Cambia per le Pensioni 2026: Le Novità della Legge di Bilancio

    La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto cambiamenti significativi al sistema previdenziale italiano, riducendo le opzioni di pensionamento anticipato. La principale novità riguarda l’eliminazione di Quota 103 e di Opzione Donna per i nuovi richiedenti: questi strumenti erano stati prorogati negli anni precedenti, ma dal 1° gennaio 2026 non è più possibile accedere a queste forme di pensionamento anticipato.

    Resta invece disponibile l’APE sociale, confermata per tutto il 2026 alle medesime condizioni del 2025. Un’altra importante modifica riguarda l’aumento graduale dell’età pensionabile a partire dal 2027: dal 1° gennaio 2027 la pensione di vecchiaia ordinaria richiederà 67 anni e un mese di età, mentre dal 2028 si passerà a 67 anni e tre mesi. Questo adeguamento è legato all’incremento dell’aspettativa di vita rilevato dall’ISTAT.

    È stata inoltre abrogata la possibilità di computare le rendite dei fondi pensione complementari per raggiungere l’importo soglia necessario alla pensione anticipata contributiva. Vediamo nel dettaglio tutte le opzioni disponibili nel 2026 e i relativi requisiti.

    Pensione di Vecchiaia 2026: Requisiti di Età e Contributi

    La pensione di vecchiaia ordinaria nel 2026 richiede il compimento di 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi effettivi. Questi requisiti restano invariati rispetto al 2025, poiché l’aumento dell’età pensionabile scatterà solo dal 2027.

    La pensione di vecchiaia è il canale principale di accesso alla pensione per la maggior parte dei lavoratori dipendenti e autonomi. Per ottenere la pensione di vecchiaia è necessario aver versato contributi per almeno 20 anni, che possono derivare da diverse forme di lavoro: dipendente, autonomo, parasubordinato o da riscatto di periodi non coperti da contribuzione (ad esempio il riscatto della laurea).

    Il diritto alla pensione si acquisisce il primo giorno del mese successivo al compimento dei 67 anni, a condizione che siano soddisfatti entrambi i requisiti di età e contribuzione. La domanda va presentata all’INPS tramite i canali telematici: portale web con credenziali SPID, CIE o CNS, oppure attraverso il patronato.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per verificare i contributi versati, calcolare l’importo della futura pensione e presentare la domanda all’INPS, assicurandosi che tutti i documenti siano corretti e completi.

    Decorrenza e Finestre Mobili per la Pensione di Vecchiaia

    A differenza di altre forme di pensionamento anticipato, la pensione di vecchiaia ordinaria non prevede finestre mobili: il diritto si acquisisce il mese successivo al raggiungimento dei requisiti. Ad esempio, se compi 67 anni il 15 maggio 2026 e hai già maturato 20 anni di contributi, avrai diritto alla prima rata di pensione a partire dal 1° giugno 2026.

    È importante presentare la domanda con qualche mese di anticipo per evitare ritardi nell’erogazione della prima mensilità. Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare la data esatta di decorrenza e gestire tutta la pratica con l’INPS.

    Pensione Anticipata Ordinaria 2026: Come Funziona

    La pensione anticipata ordinaria consente di andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica, a condizione di aver maturato un determinato numero di anni di contributi. Nel 2026 i requisiti contributivi sono: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

    Questa forma di pensionamento non richiede un’età minima, quindi teoricamente si potrebbe accedere anche prima dei 60 anni, purché si abbiano i contributi necessari. La pensione anticipata ordinaria è soggetta a una finestra mobile di tre mesi: questo significa che dal momento in cui si maturano i requisiti contributivi, la prima erogazione della pensione avviene tre mesi dopo.

    Ad esempio, se maturi 42 anni e 10 mesi di contributi il 1° marzo 2026, la tua pensione decorrerà dal 1° giugno 2026. Un aspetto importante riguarda il divieto di cumulo con redditi da lavoro: chi accede alla pensione anticipata prima dei 67 anni non può svolgere alcuna attività lavorativa (fatta eccezione per lavori occasionali entro i 5.000 euro lordi annui).

    Superati i 67 anni, invece, è possibile cumulare liberamente la pensione con redditi da lavoro. Il calcolo dell’importo della pensione anticipata segue le stesse regole della pensione di vecchiaia e dipende dal sistema di calcolo applicabile: retributivo, contributivo o misto.

    Penalizzazioni per Chi Va in Pensione Anticipata Prima dei 62 Anni

    Per chi accede alla pensione anticipata ordinaria prima dei 62 anni di età è prevista una penalizzazione economica sull’importo della pensione. La riduzione è pari all’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni, calcolata sulla quota retributiva della pensione.

    Ad esempio, se vai in pensione a 60 anni, la quota retributiva sarà ridotta del 2%. Questa penalizzazione non si applica a chi ha maturato almeno 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne) dopo i 62 anni di età. Per comprendere l’impatto di eventuali penalizzazioni sul tuo futuro assegno pensionistico, è consigliabile richiedere una simulazione del calcolo della pensione al CAF Centro Fiscale.

    Quota 103 nel 2026: Eliminata per Nuovi Richiedenti

    Quota 103 è stata una delle forme di pensionamento anticipato più discusse degli ultimi anni. Permetteva di andare in pensione con 62 anni di età e 41 anni di contributi, sommando quindi 103 tra età e contributi.

    Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato questa misura: dal 1° gennaio 2026 non è più possibile accedere a Quota 103 per chi non aveva già maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025. Chi aveva raggiunto i requisiti entro quella data può ancora presentare domanda nel 2026, ma per i nuovi richiedenti questa opzione è definitivamente chiusa.

    Quota 103 aveva alcune caratteristiche penalizzanti: l’importo della pensione era calcolato interamente con il sistema contributivo (meno favorevole rispetto al retributivo), con un tetto massimo di circa 2.394 euro lordi mensili fino al raggiungimento dei 67 anni. Inoltre, era prevista una finestra mobile di 7 mesi per i dipendenti del settore privato e di 9 mesi per i dipendenti pubblici.

    Con l’eliminazione di Quota 103, le alternative per il pensionamento anticipato nel 2026 si riducono sostanzialmente alla pensione anticipata ordinaria e all’APE sociale per chi rientra nelle categorie protette.

    Opzione Donna 2026: Chiusa ai Nuovi Ingressi

    Opzione Donna era una forma di pensionamento anticipato riservata alle lavoratrici dipendenti e autonome che permetteva di andare in pensione in anticipo accettando il calcolo della pensione interamente con il sistema contributivo. Anche questa misura è stata eliminata dalla Legge di Bilancio 2026: possono accedervi solo le donne che avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024.

    I requisiti previsti per Opzione Donna erano: almeno 35 anni di contributi e un’età minima di 61 anni (ridotta a 60 anni per le donne con un figlio e a 59 anni per le donne con due o più figli). L’accesso era riservato a specifiche categorie: caregiver che assistono familiari disabili da almeno 6 mesi, lavoratrici con invalidità civile almeno al 74%, dipendenti o licenziate da imprese in crisi.

    La penalizzazione principale di Opzione Donna consisteva nel ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo, che generalmente comporta un assegno più basso rispetto al calcolo retributivo o misto. Con la chiusura di Opzione Donna, le lavoratrici che desiderano andare in pensione anticipatamente nel 2026 devono fare affidamento sulla pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi di contributi) o, se rientrano nei requisiti, sull’APE sociale.

    APE Sociale 2026: Requisiti e Categorie Protette

    L’APE sociale è l’unica forma di pensionamento anticipato agevolato confermata per il 2026. Si tratta di un’indennità a carico dello Stato (non una vera e propria pensione) che permette di lasciare il lavoro prima del raggiungimento dell’età pensionabile.

    I requisiti generali per accedere all’APE sociale nel 2026 sono: aver compiuto 63 anni e 5 mesi di età e aver maturato almeno 30 o 36 anni di contributi (a seconda della categoria di appartenenza). L’accesso è riservato a quattro categorie protette:

    • Disoccupati che hanno terminato da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione (NASpI o DIS-COLL)
    • Caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave
    • Invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%
    • Lavoratori impegnati in attività gravose (edilizia, assistenza ospedaliera, autotrasporto, insegnanti, ecc.)

    Per le prime tre categorie sono richiesti 30 anni di contributi, mentre per i lavoratori in attività gravose servono 36 anni di contributi. L’importo dell’APE sociale non può superare i 1.500 euro lordi mensili e viene erogato per 12 mensilità all’anno (senza tredicesima) fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni).

    Durante la fruizione dell’APE sociale non è possibile svolgere attività lavorativa. La domanda va presentata all’INPS entro scadenze specifiche: il primo termine è il 31 marzo 2026, il secondo il 15 luglio 2026.

    Come Presentare Domanda per l’APE Sociale

    La procedura per richiedere l’APE sociale richiede attenzione e precisione nella compilazione dei documenti. È necessario presentare domanda all’INPS allegando la certificazione che attesta l’appartenenza a una delle quattro categorie protette: certificato di disoccupazione, verbale di invalidità civile, autocertificazione per assistenza a familiari disabili, oppure dichiarazione del datore di lavoro per le attività gravose.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa della raccolta di tutta la documentazione necessaria, della verifica dei requisiti contributivi tramite l’estratto conto INPS e della compilazione e invio telematico della domanda, garantendo il rispetto delle scadenze e la correttezza formale della pratica.

    Calcolo della Pensione: Sistema Contributivo, Retributivo e Misto

    L’importo della pensione dipende dal sistema di calcolo applicabile, che varia in base all’anzianità contributiva maturata. Esistono tre sistemi di calcolo: retributivo, contributivo e misto.

    Il sistema retributivo si applica ai lavoratori che avevano almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e calcola la pensione sulla base della media delle retribuzioni degli ultimi anni lavorativi (ultimi 5 anni per i dipendenti, ultimi 10 per gli autonomi). È il sistema più favorevole perché garantisce pensioni più elevate.

    Il sistema contributivo si applica a chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 e calcola la pensione in base ai contributi effettivamente versati durante tutta la carriera lavorativa, rivalutati secondo il PIL. Questo sistema è meno favorevole, soprattutto per chi ha avuto carriere discontinue o redditi bassi.

    Il sistema misto si applica a chi aveva meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: la pensione è calcolata con il sistema retributivo per i contributi versati fino al 31 dicembre 1995 (o fino al 2011 per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 1995) e con il sistema contributivo per i contributi successivi.

    Per calcolare l’importo della tua futura pensione è fondamentale conoscere il proprio estratto conto contributivo INPS, che riporta tutti i periodi lavorativi e i contributi versati. Il CAF Centro Fiscale offre un servizio di simulazione del calcolo pensionistico, analizzando la tua posizione contributiva e fornendoti una stima dell’assegno mensile che percepirai.

    Coefficienti di Trasformazione e Montante Contributivo

    Nel sistema contributivo, l’importo della pensione si calcola applicando un coefficiente di trasformazione al montante contributivo accumulato. Il montante contributivo è la somma di tutti i contributi versati durante la carriera lavorativa, rivalutati annualmente in base all’andamento del PIL.

    I coefficienti di trasformazione variano in base all’età di pensionamento: più si va in pensione tardi, più alto è il coefficiente applicato e quindi maggiore sarà l’assegno mensile. Ad esempio, andando in pensione a 67 anni il coefficiente è più alto rispetto a chi va in pensione a 64 anni. Questo meccanismo incentiva il posticipo del pensionamento.

    Come Verificare i Contributi Versati: Estratto Conto INPS

    Prima di pianificare il pensionamento è essenziale verificare la propria posizione contributiva attraverso l’estratto conto certificativo INPS. Questo documento riporta tutti i periodi lavorativi, i contributi versati, le settimane o i mesi accreditati e eventuali buchi contributivi.

    L’estratto conto è disponibile online sul portale INPS accedendo con SPID, CIE o CNS. Verificare i contributi è importante per diversi motivi: scoprire se ci sono periodi non coperti da contribuzione che possono essere riscattati (come gli anni di università con il riscatto della laurea); controllare che tutti i datori di lavoro abbiano effettivamente versato i contributi; calcolare quando si matureranno i requisiti per la pensione; individuare eventuali errori o omissioni da segnalare all’INPS per la correzione.

    Spesso i lavoratori scoprono solo a ridosso della pensione che mancano contributi per periodi lavorativi effettivamente svolti, oppure che ci sono errori nei dati anagrafici o contributivi. Questi problemi possono ritardare l’accesso alla pensione.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di verifica dell’estratto conto contributivo: i nostri esperti analizzano la tua posizione, individuano eventuali anomalie e ti assistono nelle pratiche di regolarizzazione con l’INPS, incluse le richieste di integrazione contributiva e il riscatto di periodi non coperti.

    La domanda di pensione va presentata telematicamente all’INPS con un anticipo di almeno tre mesi rispetto alla data prevista di pensionamento. La presentazione può avvenire attraverso tre canali: direttamente online tramite il portale INPS accedendo con credenziali digitali (SPID, CIE, CNS); telefonando al Contact Center INPS al numero 803 164; oppure tramite un patronato o CAF abilitato.

    Presentare la domanda in anticipo è fondamentale per evitare ritardi nell’erogazione della prima mensilità di pensione. Insieme alla domanda vanno allegati alcuni documenti: documento di identità, codice fiscale, estratto conto contributivo (che l’INPS ha già in archivio ma è bene verificare), dati bancari per l’accredito della pensione (IBAN), eventuale documentazione per maggiorazioni (ad esempio per invalidità o per lavori usuranti).

    Una volta presentata la domanda, l’INPS avvia l’istruttoria: verifica i requisiti, calcola l’importo della pensione e comunica l’esito tramite il portale e via PEC o raccomandata. I tempi di lavorazione variano da 60 a 120 giorni.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’intero processo di presentazione della domanda di pensione: dalla raccolta documenti alla compilazione telematica, dal monitoraggio dell’istruttoria fino alla verifica del primo pagamento. I nostri operatori ti affiancano passo dopo passo, risolvendo eventuali problematiche e accelerando i tempi di risposta dell’INPS.

    Pensione e Lavoro: Cumulo, Limiti e Divieti

    Una domanda frequente riguarda la possibilità di cumulare la pensione con redditi da lavoro. Le regole variano a seconda del tipo di pensione e dell’età del pensionato.

    Chi percepisce la pensione di vecchiaia (67 anni) può cumulare liberamente la pensione con qualsiasi reddito da lavoro, sia dipendente che autonomo, senza alcun limite o decurtazione dell’assegno pensionistico.

    Chi invece accede alla pensione anticipata ordinaria prima dei 67 anni non può svolgere alcuna attività lavorativa (dipendente o autonoma), fatta eccezione per lavori occasionali entro il limite di 5.000 euro lordi annui. Superati i 67 anni, anche chi ha la pensione anticipata può cumulare liberamente pensione e redditi da lavoro.

    Per l’APE sociale vige un divieto assoluto di cumulo: durante la fruizione dell’APE non è consentito alcun reddito da lavoro, né dipendente né autonomo. Eventuali redditi da lavoro comportano la revoca dell’APE sociale.

    Diverso è il caso della pensione con totalizzazione o cumulo contributivo: in questi casi i limiti di cumulo dipendono dalle gestioni previdenziali coinvolte e vanno verificati caso per caso. Anche per quanto riguarda le pensioni di invalidità esistono limiti di reddito cumulabile.

    Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a comprendere se e quanto puoi lavorare dopo il pensionamento senza perdere o veder ridotto il tuo assegno pensionistico.

    Tassazione delle Pensioni: Aliquote IRPEF e Detrazioni

    Le pensioni sono soggette a tassazione IRPEF esattamente come i redditi da lavoro dipendente, con applicazione delle aliquote progressive per scaglioni. Le aliquote IRPEF per il 2026 sono: 23% per redditi fino a 28.000 euro; 35% per redditi tra 28.000 e 50.000 euro; 43% per redditi superiori a 50.000 euro.

    Sull’importo lordo della pensione si applicano le ritenute IRPEF e le addizionali regionali e comunali. Inoltre, i pensionati hanno diritto a specifiche detrazioni fiscali: la detrazione base per redditi da pensione, che varia in base all’importo del reddito complessivo (massima per pensioni basse, decrescente fino ad azzerarsi oltre determinate soglie); detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli, altri familiari); detrazioni per spese sanitarie, farmaci, ristrutturazioni, risparmio energetico, ecc.

    I pensionati con redditi bassi possono beneficiare della no tax area: se il reddito complessivo annuo è inferiore a 8.500 euro, non si paga IRPEF grazie alla detrazione. Sull’assegno pensionistico non si applicano i contributi previdenziali (a differenza degli stipendi), quindi la trattenuta è solo fiscale.

    Ogni anno l’INPS rilascia la Certificazione Unica (CU), che attesta i redditi da pensione percepiti e le ritenute applicate. Questa certificazione serve per compilare la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Redditi) e ottenere eventuali rimborsi fiscali per spese detraibili o deducibili.

    Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per la compilazione del 730 per pensionati, verificando tutte le spese detraibili e ottimizzando il carico fiscale.

    Quattordicesima Mensilità e Bonus Pensioni

    Molti pensionati hanno diritto alla quattordicesima mensilità, una somma aggiuntiva erogata dall’INPS a luglio per i pensionati con redditi bassi. I requisiti per la quattordicesima nel 2026 sono: avere almeno 64 anni di età compiuti entro il 31 luglio 2026 (oppure entro il 31 dicembre per la quattordicesima di dicembre); avere un reddito complessivo non superiore a determinate soglie (attualmente circa 15.000-20.000 euro lordi annui, a seconda degli anni di contributi).

    L’importo della quattordicesima varia in base agli anni di contributi maturati e al tipo di lavoro (dipendente o autonomo): si va da circa 336 euro fino a oltre 650 euro. La quattordicesima viene erogata automaticamente dall’INPS, senza necessità di presentare domanda, direttamente con il cedolino della pensione di luglio o dicembre.

    Oltre alla quattordicesima, esistono altri bonus e maggiorazioni per i pensionati: la maggiorazione sociale per le pensioni minime (incremento al milione per gli over 70 con redditi bassissimi); il bonus Natale (una tantum in caso di provvedimenti specifici del Governo); le detrazioni fiscali potenziate per determinate categorie.

    Ogni anno la normativa può cambiare, introducendo nuovi bonus o modificando quelli esistenti. Il CAF Centro Fiscale ti aggiorna sulle agevolazioni disponibili e verifica se hai diritto a prestazioni assistenziali o integrative della tua pensione.

    Domande Frequenti sulle Pensioni 2026

    A che età si va in pensione nel 2026?

    Nel 2026 l’età per la pensione di vecchiaia è di 67 anni con almeno 20 anni di contributi. È possibile andare in pensione prima con la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne) oppure con l’APE sociale (63 anni e 5 mesi per categorie protette).

    Quota 103 è ancora valida nel 2026?

    No, Quota 103 è stata eliminata dalla Legge di Bilancio 2026. Possono accedervi solo coloro che avevano maturato i requisiti (62 anni di età e 41 anni di contributi) entro il 31 dicembre 2025. Per chi non aveva i requisiti entro quella data, Quota 103 non è più disponibile.

    Cos’è l’APE sociale e chi può richiederla?

    L’APE sociale è un’indennità che permette di andare in pensione a 63 anni e 5 mesi con 30 o 36 anni di contributi. È riservata a quattro categorie: disoccupati, caregiver che assistono familiari disabili, invalidi civili con riduzione capacità lavorativa almeno al 74%, lavoratori in attività gravose. Viene erogata fino al raggiungimento dei 67 anni.

    Come si calcola l’importo della pensione?

    L’importo della pensione dipende dal sistema di calcolo applicabile: retributivo (per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 1995), contributivo (per chi ha iniziato a lavorare dal 1996) o misto. Il sistema retributivo calcola la pensione sulla media delle ultime retribuzioni, mentre il contributivo si basa sui contributi effettivamente versati. Per una stima precisa del tuo futuro assegno, richiedi una simulazione al CAF Centro Fiscale.

    Posso lavorare dopo essere andato in pensione?

    Dipende dal tipo di pensione. Chi ha la pensione di vecchiaia (67 anni) può cumulare liberamente pensione e redditi da lavoro. Chi ha la pensione anticipata prima dei 67 anni non può lavorare (salvo lavori occasionali entro 5.000 euro). Con l’APE sociale è vietato qualsiasi lavoro fino ai 67 anni.

    Come faccio a sapere quanti contributi ho versato?

    Puoi verificare i tuoi contributi consultando l’estratto conto contributivo INPS sul portale inps.it con accesso SPID, CIE o CNS. In alternativa, il CAF Centro Fiscale di Udine può richiedere e analizzare per te l’estratto conto, individuando eventuali periodi mancanti o errori da correggere.

    Orientarsi nel complesso sistema pensionistico italiano non è semplice, soprattutto con le continue modifiche normative introdotte dalle Leggi di Bilancio. Comprendere quando potrai andare in pensione nel 2026, quali requisiti ti mancano, quanto sarà il tuo assegno mensile e come presentare correttamente la domanda all’INPS richiede competenze specifiche e un’attenta analisi della tua posizione contributiva.

    Hai bisogno di assistenza per la tua pensione? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, per verificare i tuoi contributi, simulare l’importo della futura pensione, valutare le opzioni di pensionamento anticipato e presentare la domanda all’INPS. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per un appuntamento personalizzato.

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    Maggio 13, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/calcolo-pensione-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-13 09:00:002026-03-17 16:34:05Pensioni 2026: Guida Completa al Pensionamento in Italia
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Maggiorazione Sociale Pensione 2026: Importi, Requisiti Over 60-65-70 e Domanda

    Pensione 2026 INPS

    La maggiorazione sociale 2026 è un incremento mensile della pensione INPS riservato ai titolari di trattamenti minimi e alle persone con redditi bassi, suddiviso in tre fasce d’età (over 60, over 65 e over 70) con importi crescenti. Per i pensionati over 70 si aggiunge anche l’incremento al milione, che porta l’importo mensile fino a circa 767,84 € al mese per 13 mensilità. In questa guida trovi importi aggiornati al 2026, requisiti reddituali, esempi di calcolo e procedura di domanda.

    ⚠️ Hai più di 60 anni e una pensione bassa?

    La maggiorazione sociale può aggiungere fino a 200 € al mese alla tua pensione. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica gratuitamente se hai diritto e ti aiuta a presentare la domanda.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la maggiorazione sociale e a chi spetta
    2. Importi 2026 per fascia d’età
    3. Requisiti reddituali 2026: limite personale e coniugale
    4. Incremento al milione (over 70)
    5. Calcolo: 3 esempi pratici
    6. Domanda: documenti e procedura
    7. Perdita del diritto: cosa cambia se aumenta il reddito
    8. Assistenza CAF Centro Fiscale
    9. Domande frequenti

    Cos’è la maggiorazione sociale e a chi spetta

    La maggiorazione sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS che integra le pensioni di importo basso. È stata introdotta con la Legge 544/1988 ed è oggi disciplinata dalla Legge 448/2001 (art. 38). Si tratta di un aumento non contributivo, finanziato dalla fiscalità generale, che si somma al trattamento pensionistico mensile.

    Hanno diritto alla maggiorazione i titolari di:

    • Pensione di vecchiaia, anzianità o anticipata con importo basso
    • Pensione di reversibilità o indiretta
    • Pensione sociale e assegno sociale
    • Pensione di invalidità civile per ciechi e sordi

    Età minima: 60 anni (con eccezione per invalidi al 100% che possono accedere a 18 anni). Gli importi e i requisiti reddituali variano in base alla fascia d’età. Per il quadro complessivo del pagamento della pensione di maggio puoi leggere la nostra guida al pagamento delle pensioni di maggio 2026.

    Importi 2026 per fascia d’età

    Gli importi della maggiorazione sociale aumentano in base all’età del pensionato. Ecco i valori indicativi per il 2026, calcolati sulla rivalutazione delle prestazioni assistenziali.

    EtàImporto mensile (€)Importo annuo (13 mens.) (€)Note
    Da 60 a 64 anni25,83335,79Solo per categorie protette (invalidi, sordi)
    Da 65 a 69 anni136,441.773,72Spetta a tutti (con requisiti reddituali)
    Da 70 anni in su200,732.609,49Comprende incremento al milione

    Nota: gli importi sono indicativi e soggetti a perequazione automatica annuale ISTAT. Per gli over 70 l’importo finale tiene conto dell’incremento al milione (Legge 448/2001) che porta la pensione complessiva (pensione + maggiorazioni) a circa 767,84 € al mese.

    Requisiti reddituali 2026: limite personale e coniugale

    L’INPS verifica due limiti reddituali, indipendentemente dall’età:

    1. Limite personale: il reddito del pensionato (esclusa la sua pensione) deve essere inferiore alla soglia annua
    2. Limite coniugale: se sposato, anche il reddito complessivo della coppia deve restare sotto soglia

    Per il 2026, i limiti indicativi sono i seguenti (importi rivalutati su base annua):

    BeneficiarioLimite personale (€/anno)Limite coniugale (€/anno)
    Maggiorazione sociale 65-69 anni~ 8.870~ 15.130
    Incremento al milione (over 70)9.721,9216.724,89

    Cosa rientra nel reddito: tutti i redditi assoggettabili a IRPEF (lavoro, pensioni, locazioni), redditi esenti, rendite finanziarie. Esclusi: casa di abitazione, trattamento di fine rapporto, indennità di accompagnamento.

    Importante: se il limite coniugale viene superato ma quello personale no, la maggiorazione sociale non spetta. È la regola che lascia fuori molte coppie di pensionati con un reddito complessivo medio.

    Incremento al milione (over 70)

    L’incremento al milione è una maggiorazione speciale prevista dalla Legge 448/2001 art. 38, pensata per garantire ai pensionati over 70 un reddito mensile minimo pari a 1 milione di vecchie lire mensili rivalutato, che corrisponde oggi a circa 767,84 € al mese per 13 mensilità (importo aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026, che ha incrementato la maggiorazione di 20 € mensili rispetto al 2025).

    L’incremento si calcola come differenza tra l’importo “obiettivo” (767,84 €/mese) e la pensione effettivamente percepita. Esempio:

    • Pensione di partenza: 480 € mensili
    • Importo obiettivo: 767,84 €
    • Incremento al milione: 287,84 € al mese
    • Pensione finale lorda: 767,84 € al mese

    Età anticipata a 70 anni: dal 2002 si può accedere all’incremento già dai 70 anni con almeno 5 anni di contributi, oppure prima per chi ha cumulato 20 anni di contributi.

    Calcolo: 3 esempi pratici

    Esempio 1: pensionato single 67 anni, pensione 480 €

    Marco, residente a Udine, ha 67 anni, è celibe, percepisce pensione di vecchiaia di 480 €/mese (6.240 € annui). Non ha altri redditi.

    • Reddito personale: 6.240 € → sotto soglia 8.870 € ✅
    • Maggiorazione fascia 65-69: +136,44 € al mese
    • Pensione finale lorda: 616,44 € mensili

    Esempio 2: pensionato 72 anni con coniuge, pensione 500 €

    Giulia, 72 anni, sposata. Pensione 500 €/mese (6.500 € annui). Il marito percepisce pensione di reversibilità di 700 €/mese (9.100 €). Reddito coniugale totale: 15.600 €.

    • Reddito personale: 6.500 € → sotto soglia 9.721,92 € ✅
    • Reddito coniugale: 15.600 € → sotto soglia 16.724,89 € ✅
    • Spetta incremento al milione: 767,84 – 500 = +267,84 € al mese
    • Pensione finale lorda: 767,84 € mensili per 13 mensilità

    Esempio 3: pensionata 68 anni con coniuge, redditi superiori

    Anna, 68 anni, sposata. Pensione 600 €/mese (7.800 € annui). Il marito percepisce 1.300 €/mese (16.900 €). Reddito coniugale: 24.700 €.

    • Reddito personale Anna: 7.800 € → sotto soglia ✅
    • Reddito coniugale: 24.700 € → SOPRA soglia 15.130 € ❌
    • Maggiorazione NON spettante (per superamento limite coniugale)

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica gratuitamente i requisiti e prepara la domanda all’INPS in pochi minuti. Servizio di patronato senza costi.

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    Servizio Pensioni

    Domanda: documenti e procedura

    La maggiorazione sociale viene concessa d’ufficio dall’INPS quando emerge dai dati reddituali in possesso dell’Istituto (dichiarazione dei redditi). Tuttavia in molti casi la verifica non avviene automaticamente: conviene quindi presentare domanda esplicita per accelerare i tempi e recuperare gli arretrati.

    Documenti necessari

    • Documento d’identità in corso di validità
    • Codice fiscale
    • Tessera sanitaria
    • Cedolino pensione recente
    • Modello CU 2026 (per redditi 2025)
    • Eventuale 730 o Redditi PF
    • Documenti reddituali del coniuge (se sposato)
    • Stato di famiglia o autocertificazione

    Procedura

    1. Online tramite MyINPS: accedi con SPID, sezione “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito”
    2. Tramite patronato: il CAF Centro Fiscale presenta la domanda gratuitamente, raccoglie i documenti e segue la pratica fino all’esito
    3. Contact center INPS: 803 164 (numero verde) o 06 164 164 (cellulare)

    Tempi di erogazione: da 60 a 90 giorni per la liquidazione. Gli arretrati vengono pagati dalla data di compimento dell’età anagrafica (60, 65 o 70 anni a seconda dei casi), non dalla data di domanda.

    Perdita del diritto: cosa cambia se aumenta il reddito

    La maggiorazione sociale è una prestazione condizionata al reddito: se nei controlli annuali emerge un reddito superiore alle soglie, l’INPS sospende la maggiorazione e può chiedere la restituzione delle somme indebitamente percepite.

    Le situazioni più comuni che fanno perdere il diritto:

    • Aumento delle locazioni o vendita di un immobile
    • Coniuge che inizia a percepire una pensione di reversibilità
    • Eredità con redditi (titoli, locazioni)
    • Rivalutazione della pensione coniugale che fa superare il limite

    Obbligo di comunicazione: il pensionato deve comunicare all’INPS le variazioni reddituali entro 30 giorni. La mancata comunicazione comporta l’obbligo di restituzione integrale della maggiorazione percepita indebitamente.

    Assistenza CAF Centro Fiscale

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i pensionati in tutte le fasi della maggiorazione sociale:

    • Verifica preliminare gratuita del diritto
    • Calcolo dell’importo spettante (con simulazione)
    • Presentazione della domanda all’INPS
    • Monitoraggio dell’iter e sollecito in caso di ritardi
    • Gestione di eventuali ricorsi e riesami
    • Comunicazione delle variazioni reddituali annuali

    L’assistenza tramite patronato è completamente gratuita per il cittadino, perché finanziata dal Ministero del Lavoro tramite convenzione con gli enti di patronato.

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    Domande frequenti

    Quanto vale la maggiorazione sociale 2026 a 70 anni?

    Per gli over 70 la maggiorazione, comprensiva dell’incremento al milione, può portare la pensione mensile fino a circa 767,84 € lordi per 13 mensilità (importo aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026 con incremento di 20 € rispetto al 2025).

    La maggiorazione sociale spetta anche all’assegno sociale?

    Sì. I titolari di assegno sociale hanno diritto alla maggiorazione al raggiungimento dei 65 anni, con i medesimi limiti reddituali previsti per le altre prestazioni.

    Si può chiedere la maggiorazione anche se ho un piccolo lavoro autonomo?

    Sì, purché il reddito complessivo (pensione + lavoro) non superi i limiti personali e coniugali. È necessario dichiarare correttamente il reddito da lavoro per evitare richieste di restituzione.

    Cosa succede se il coniuge inizia a lavorare?

    Bisogna comunicarlo all’INPS entro 30 giorni. Se il reddito coniugale supera la soglia, la maggiorazione viene sospesa dall’anno successivo. Le somme percepite oltre la soglia possono essere richieste indietro.

    La casa di abitazione conta nel calcolo del reddito?

    No. La rendita catastale della casa di abitazione e delle relative pertinenze è esclusa dal computo dei redditi rilevanti per la maggiorazione sociale.

    Posso chiedere arretrati per anni passati?

    Sì. Se la maggiorazione era spettante dal compimento dell’età anagrafica ma non è stata erogata, l’INPS riconosce gli arretrati fino a 5 anni indietro (prescrizione quinquennale). Conviene quindi presentare domanda anche tardivamente.

    Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-12 08:00:002026-04-30 08:19:38Maggiorazione Sociale Pensione 2026: Importi, Requisiti Over 60-65-70 e Domanda
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Quattordicesima 2026: importi, requisiti e calendario pagamenti per lavoratori e pensionati

    Pensione 2026 INPS

    La quattordicesima 2026 rappresenta un appuntamento importante sia per i pensionati INPS che per i lavoratori dipendenti di alcuni settori specifici. Si tratta di una mensilita aggiuntiva che, nel caso dei pensionati, viene erogata automaticamente dall’INPS ogni anno a luglio, mentre per i lavoratori dipendenti dipende dal contratto collettivo nazionale di categoria. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere: importi, requisiti reddituali, calendario pagamenti 2026 e cosa fare se non la ricevi.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’e la quattordicesima?
    2. Quattordicesima pensionati INPS 2026: requisiti e importi
    3. Requisiti reddituali: i limiti da non superare
    4. Tabella importi 2026 per pensionati
    5. Calendario pagamenti quattordicesima 2026
    6. Quattordicesima per lavoratori dipendenti 2026
    7. Settori e CCNL che prevedono la quattordicesima
    8. Come si calcola la quattordicesima per i lavoratori
    9. Tassazione della quattordicesima
    10. Differenze tra quattordicesima e tredicesima
    11. Cosa fare se non si riceve la quattordicesima
    12. Esempi pratici di calcolo
    13. Domande frequenti

    Cos’e la quattordicesima?

    La quattordicesima mensilita e una prestazione economica aggiuntiva rispetto ai normali dodici mesi di stipendio o pensione. Il suo riconoscimento dipende da due ambiti distinti:

    • Per i pensionati INPS: e un diritto soggettivo stabilito dalla legge (Legge n. 127/2007, art. 5), riconosciuto automaticamente ogni anno ai pensionati con redditi bassi che abbiano compiuto almeno 64 anni di eta
    • Per i lavoratori dipendenti: e un istituto contrattuale, previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di specifiche categorie, non universale come la tredicesima

    La principale differenza rispetto alla tredicesima (o “gratifica natalizia”) e che quest’ultima e garantita per quasi tutti i lavoratori dipendenti e pensionati, mentre la quattordicesima spetta solo a determinate categorie e solo al rispetto di precisi criteri. Per i pensionati, in particolare, il requisito reddituale e determinante: superare le soglie previste comporta l’esclusione totale dal beneficio.

    Quattordicesima pensionati INPS 2026: requisiti e importi

    La quattordicesima per i pensionati e disciplinata dall’art. 5 della Legge 127/2007 e successive modificazioni. Viene erogata dall’INPS in modo automatico, senza bisogno di presentare domanda, a tutti i pensionati che rispettano contemporaneamente le seguenti condizioni:

    • Eta anagrafica: aver compiuto almeno 64 anni entro il 31 luglio 2026 (per il pagamento di luglio) oppure entro il 31 dicembre 2026 (per il conguaglio di dicembre)
    • Titolarita di pensione: essere titolari di una o piu pensioni a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), delle forme esclusive o sostitutive della stessa, dei fondi pensione complementari gestiti dall’INPS, o della Gestione Separata
    • Requisito reddituale: il reddito complessivo individuale non deve superare determinate soglie calcolate in multipli del trattamento minimo INPS

    E importante precisare che l’INPS calcola e verifica automaticamente la spettanza della quattordicesima confrontando il reddito del pensionato con le soglie previste. Tuttavia, se il pensionato percepisce redditi aggiuntivi (da lavoro autonomo, affitti, ecc.) che non sono ancora noti all’INPS al momento del pagamento, potrebbe verificarsi un conguaglio negativo successivo.

    Requisiti reddituali: i limiti da non superare

    I limiti di reddito per la quattordicesima 2026 sono determinati in relazione al trattamento minimo INPS, che per il 2026 e pari a circa 598,61 euro mensili (importo rivalutato). Le soglie di riferimento sono le seguenti:

    • Fascia 1 – Reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo: limite pari a circa 11.372,08 euro annui (598,61 x 13 x 1,5). Spetta l’importo pieno della quattordicesima
    • Fascia 2 – Reddito tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo: limite pari a circa 15.163,46 euro annui (598,61 x 13 x 2). Spetta un importo ridotto della quattordicesima
    • Oltre 2 volte il trattamento minimo: nessuna quattordicesima spettante

    Nel calcolo del reddito si considerano tutti i redditi percepiti nell’anno solare, inclusi quelli da lavoro dipendente, da lavoro autonomo, da fabbricati (rendite catastali), da capitale, da impresa e da pensione. Sono invece esclusi alcuni redditi specifici come i trattamenti di famiglia (assegni familiari), le indennita di accompagnamento e altri sussidi assistenziali. Il reddito del coniuge non rileva ai fini del calcolo, che e strettamente individuale.

    Attenzione ai redditi da lavoro: se il pensionato svolge ancora attivita lavorativa (anche part-time o come libero professionista), quei redditi si sommano alla pensione. E fondamentale verificare la propria posizione per evitare recuperi successivi da parte dell’INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a calcolare con precisione se rientri nelle soglie e a gestire eventuali comunicazioni con l’INPS.

    Tabella importi 2026 per pensionati

    L’importo della quattordicesima 2026 per i pensionati varia in funzione di due fattori: la fascia reddituale di appartenenza e il numero di anni di contribuzione versati nel corso della vita lavorativa. Ecco la tabella completa degli importi previsti per il 2026:

    Fascia redditualeFino a 15 anni di contributi (lavoratori dipendenti)Da 15 a 25 anni di contributiOltre 25 anni di contributi
    Fino a 1,5x trattamento minimo
    Reddito fino a ~11.372 euro
    336 euro420 euro504 euro
    Da 1,5x a 2x trattamento minimo
    Reddito tra ~11.372 e ~15.163 euro
    196 euro246 euro296 euro
    Oltre 2x trattamento minimo
    Reddito superiore a ~15.163 euro
    Nessun importoNessun importoNessun importo

    Come leggere la tabella: un pensionato con reddito di 9.000 euro annui (fascia 1) e 28 anni di contribuzione (oltre 25 anni) ricevera la quattordicesima massima di 504 euro. Un pensionato con reddito di 13.000 euro (fascia 2) e 18 anni di contribuzione (da 15 a 25 anni) ricevera invece 246 euro.

    Per i pensionati autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) gli importi sono lievemente differenti rispetto ai lavoratori dipendenti, in quanto le soglie di anzianita contributiva sono adeguate alle specificita di queste categorie. In generale, pero, i tre scaglioni di importo (basso, medio, alto) restano invariati.

    Calendario pagamenti quattordicesima 2026

    Il calendario dei pagamenti della quattordicesima 2026 da parte dell’INPS segue due finestre principali nell’anno. Conoscere le date esatte e fondamentale per pianificare la propria situazione finanziaria.

    Pagamento di luglio 2026

    Il pagamento principale della quattordicesima per i pensionati avviene nel mese di luglio 2026, insieme alla rata normale della pensione. Nello specifico:

    • Beneficiari: pensionati che hanno gia compiuto 64 anni entro il 31 luglio 2026
    • Modalita di pagamento: accreditata direttamente sul conto corrente o libretto postale indicato all’INPS, oppure ritirabile in contanti agli sportelli Poste Italiane
    • Data prevista: generalmente nella prima settimana di luglio, contestualmente al cedolino pensione di luglio 2026
    • Nessuna domanda richiesta: l’erogazione e automatica per chi rispetta i requisiti

    Conguaglio di dicembre 2026

    Il pagamento di dicembre riguarda due tipologie di pensionati:

    • Pensionati che compiono 64 anni tra agosto e dicembre 2026: questi pensionati non ricevono il pagamento a luglio, ma riceveranno la quattordicesima direttamente con la pensione di dicembre 2026, in un’unica soluzione che comprende anche gli importi relativi ai mesi precedenti (da luglio)
    • Conguagli positivi: se l’INPS, dopo aver acquisito i dati fiscali definitivi dell’anno, constata che il pensionato ha diritto a un importo maggiore rispetto a quanto gia pagato, eroga la differenza a dicembre
    • Conguagli negativi: al contrario, se il pensionato ha superato le soglie di reddito, l’INPS recupera le somme gia erogate, scalandole dalla pensione nei mesi successivi

    Consulta sempre il cedolino pensione disponibile tramite il servizio online MyINPS per verificare l’importo accreditato e la denominazione della voce “quattordicesima”. Se hai dubbi sul cedolino o sulle date di pagamento, il nostro CAF a Udine e a disposizione per assisterti.

    Quattordicesima per lavoratori dipendenti 2026

    Per i lavoratori dipendenti, la quattordicesima mensilita non e un diritto universale come la tredicesima. La sua erogazione e prevista esclusivamente nei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) che la includono espressamente. Non esiste una legge che la imponga a tutti i datori di lavoro: e un istituto contrattuale che si consolida attraverso la contrattazione collettiva di categoria.

    Per sapere se hai diritto alla quattordicesima, devi verificare il CCNL applicato dal tuo datore di lavoro. Questa informazione e riportata nella busta paga (cedolino) e nel contratto individuale di lavoro. In caso di dubbi, puoi rivolgerti al sindacato di categoria, al CAF o a un consulente del lavoro.

    Settori e CCNL che prevedono la quattordicesima

    I principali settori e contratti collettivi che prevedono la quattordicesima per i lavoratori dipendenti nel 2026 sono i seguenti:

    Commercio e grande distribuzione

    Il CCNL Commercio Terziario Distribuzione e Servizi (firmato da Confcommercio) e uno dei contratti piu diffusi che prevede la quattordicesima. Riguarda i lavoratori di negozi, supermercati, grandi magazzini, agenzie di viaggio, centri commerciali. La quattordicesima viene in genere pagata nel mese di luglio.

    Turismo e ristorazione

    Il CCNL Turismo (settore alberghi, ristoranti, bar, strutture ricettive) prevede la quattordicesima per i lavoratori con rapporto di lavoro continuativo. Anche qui il pagamento avviene tipicamente a luglio, in coincidenza con l’inizio della stagione estiva. Per i lavoratori stagionali, il calcolo avviene in proporzione ai mesi effettivamente lavorati.

    Terziario, servizi e cooperative

    Anche il CCNL Cooperative e alcuni CCNL del terziario avanzato (servizi informatici, consulenza, logistica) prevedono la quattordicesima. Le date di erogazione e le modalita di calcolo variano sensibilmente da contratto a contratto: e essenziale leggere attentamente la propria busta paga o consultare il CCNL applicato.

    Settori che NON prevedono la quattordicesima

    I contratti del settore metalmeccanico (CCNL Metalmeccanici Industria), del settore chimico, della pubblica amministrazione e molti altri settori industriali non prevedono la quattordicesima. In questi casi, lavoratori e imprenditori possono negoziare premi aziendali o altri istituti contrattuali, ma non si tratta di quattordicesima in senso tecnico.

    Come si calcola la quattordicesima per i lavoratori

    Il calcolo della quattordicesima per i lavoratori dipendenti segue criteri analoghi a quelli della tredicesima. In linea generale, l’importo e pari a una mensilita di retribuzione lorda, calcolata come la somma delle retribuzioni ordinarie percepite nei 12 mesi di competenza divisa per 12 (o per il numero di mesi effettivi del contratto).

    Formula di calcolo base

    La formula generale e la seguente:

    Quattordicesima = (Retribuzione mensile lorda x Mesi lavorati) / 12

    Se il lavoratore ha prestato servizio per l’intero anno (12 mesi), la quattordicesima sara pari a una mensilita intera. Se invece ha lavorato solo una parte dell’anno (ad esempio ha iniziato il lavoro a maggio), la quattordicesima sara calcolata in proporzione ai mesi lavorati.

    Elementi inclusi nella base di calcolo

    La base di calcolo include generalmente:

    • Stipendio base (minimo contrattuale)
    • Eventuali scatti di anzianita
    • Superminimi individuali e collettivi
    • Indennita di contingenza (ove ancora in vigore)

    Sono invece generalmente esclusi: le ore straordinarie, i rimborsi spese, i premi di risultato variabili, le indennita occasionali. La base esatta da considerare puo variare a seconda del CCNL: per questo e consigliabile verificare sempre il contratto specifico.

    Quattordicesima per part-time e contratti a termine

    Anche i lavoratori part-time hanno diritto alla quattordicesima, ma calcolata sulla retribuzione proporzionale all’orario ridotto. Allo stesso modo, i lavoratori con contratto a tempo determinato maturano la quattordicesima in proporzione ai mesi di contratto, anche se questi ultimi non arrivano a 12 mesi nell’anno di competenza.

    Tassazione della quattordicesima

    La tassazione della quattordicesima varia a seconda del soggetto che la percepisce:

    Tassazione per i lavoratori dipendenti

    Per i lavoratori dipendenti, la quattordicesima viene tassata con le stesse regole della normale retribuzione mensile: si applica la ritenuta IRPEF per competenza (tassazione ordinaria progressiva) da parte del datore di lavoro, che agisce in qualita di sostituto d’imposta. La quattordicesima concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF e va indicata nel Modello 730 o nel Modello Redditi PF se il lavoratore presenta la dichiarazione.

    In sede di dichiarazione dei redditi, il conguaglio fiscale operato dal sostituto d’imposta (datore di lavoro) a fine anno potrebbe generare un debito o un credito IRPEF, a seconda della situazione complessiva del contribuente. La compilazione del Modello 730 permette di recuperare eventuali imposte pagate in eccesso o di regolarizzare quelle insufficienti.

    Tassazione per i pensionati

    Per i pensionati INPS, la quattordicesima e esente da IRPEF. La norma istitutiva (art. 5 Legge 127/2007) prevede espressamente che la quattordicesima non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF del pensionato. Questo significa che la somma viene erogata in modo netto, senza trattenute fiscali, e non deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi.

    Tuttavia, la quattordicesima rileva ai fini del calcolo del reddito per il diritto alla sua stessa erogazione: ossia, l’importo gia ricevuto negli anni precedenti non si somma al reddito per verificare il diritto futuro, ma il reddito da pensione e dagli altri eventuali redditi si. Questo aspetto e spesso fonte di confusione: se hai dubbi sulla tua situazione fiscale, il CAF di Udine puo verificare la tua posizione con il fisco.

    Differenze tra quattordicesima e tredicesima

    Molti contribuenti confondono tredicesima e quattordicesima. Ecco un confronto chiaro tra i due istituti:

    CaratteristicaTredicesimaQuattordicesima
    Base normativaLegge + contratti collettivi (quasi universale)Legge (pensionati) / CCNL di settore (lavoratori)
    DestinatariQuasi tutti i lavoratori e pensionatiSolo alcune categorie e pensionati con reddito basso
    Mese di pagamentoDicembre (Natale)Luglio (estate) o dicembre (conguaglio)
    ImportoUna mensilita intera (pari allo stipendio mensile)Importo fisso (336-504 euro pensionati) o 1 mensilita (lavoratori CCNL)
    Tassazione pensionatiTassata come reddito normaleEsente IRPEF
    Requisito redditoNessuno (spetta a tutti)Solo per pensionati con reddito fino a 2x trattamento minimo

    Cosa fare se non si riceve la quattordicesima

    Se ritieni di avere diritto alla quattordicesima 2026 ma non l’hai ricevuta, le cause possono essere diverse. Ecco come procedere in base alla tua situazione:

    Pensionati: come verificare e reclamare

    Per i pensionati INPS, il primo passo e verificare il cedolino della pensione di luglio (disponibile su MyINPS o al CUP – Centro Unico di Prenotazione dell’INPS). Se la voce “quattordicesima” non compare, le possibili cause sono:

    • Eta non ancora raggiunta: non hai ancora compiuto 64 anni entro il 31 luglio 2026
    • Reddito superiore alle soglie: il tuo reddito complessivo supera 2 volte il trattamento minimo INPS
    • Tipologia di pensione non inclusa: la tua pensione non appartiene ai regimi coperti dalla norma (es. alcune pensioni estere o di guerra)
    • Errore INPS: dato anagrafico o reddituale errato nei sistemi INPS

    In caso di errore o di mancato pagamento non giustificato, il pensionato puo:

    • Contattare il Contact Center INPS al numero gratuito 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da cellulare)
    • Presentare un modello di reclamo/istanza alla sede INPS territoriale di competenza
    • Rivolgersi a un CAF o patronato abilitato per assistenza nella pratica

    Lavoratori: come rivalersi sul datore di lavoro

    Per i lavoratori dipendenti, se la quattordicesima e prevista dal CCNL applicato ma non viene corrisposta:

    • Verificare innanzitutto che il proprio CCNL la preveda effettivamente
    • Contestare formalmente al datore di lavoro con lettera raccomandata o PEC
    • Rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) per una segnalazione ispettiva
    • Rivolgersi al giudice del lavoro tramite avvocato o sindacato per il recupero delle somme non pagate

    I crediti da lavoro come la quattordicesima si prescrivono in 5 anni dalla data in cui avrebbero dovuto essere erogati (termine ordinario) oppure in 2 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro in certi casi. E quindi importante agire tempestivamente.

    Esempi pratici di calcolo

    Per rendere piu concreto il discorso, ecco alcuni esempi pratici di calcolo della quattordicesima 2026:

    Esempio 1 – Pensionato con reddito basso e lunga carriera

    Profilo: Mario, 68 anni, pensionato ex lavoratore dipendente, 30 anni di contributi INPS

    Reddito annuo: 9.800 euro (pensione netta piu piccoli rendite)

    Fascia reddituale: Fascia 1 (inferiore a 1,5x trattamento minimo ~11.372 euro)

    Anzianita contributiva: oltre 25 anni

    Quattordicesima spettante: 504 euro (importo massimo), esente IRPEF, pagata a luglio 2026

    Esempio 2 – Pensionato con reddito medio

    Profilo: Anna, 70 anni, ex commerciante, 18 anni di contributi come artigiana

    Reddito annuo: 13.500 euro (pensione piu un piccolo affitto)

    Fascia reddituale: Fascia 2 (tra 1,5x e 2x trattamento minimo: tra ~11.372 e ~15.163 euro)

    Anzianita contributiva: da 15 a 25 anni

    Quattordicesima spettante: 246 euro, esente IRPEF, pagata a luglio 2026

    Esempio 3 – Pensionato che compie 64 anni a settembre 2026

    Profilo: Giovanni, 63 anni compiuti a settembre 2026, reddito basso, 32 anni di contributi

    Pagamento a luglio 2026: Non spettante (compie 64 anni dopo il 31 luglio)

    Pagamento a dicembre 2026: Spettante! Ricevera un importo proporzionale (da settembre a dicembre = 4 mesi x importo mensile) oppure l’intero importo annuo, a seconda delle regole INPS vigenti

    Esempio 4 – Lavoratore del commercio

    Profilo: Laura, 35 anni, impiegata in un supermercato con CCNL Commercio, stipendio mensile lordo 1.800 euro, lavora da 8 anni in questa azienda

    Ha lavorato tutto l’anno 2026? Si (12 mesi su 12)

    Calcolo: 1.800 euro / 12 x 12 mesi = 1.800 euro lordi di quattordicesima

    Data di pagamento: luglio 2026, tassata con IRPEF ordinaria (sostituto imposta = il datore di lavoro)

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    Domande Frequenti sulla Quattordicesima 2026

    Chi ha diritto alla quattordicesima pensione 2026?

    Hanno diritto alla quattordicesima pensione 2026 i pensionati INPS che: 1) hanno compiuto almeno 64 anni entro il 31 luglio 2026 (pagamento a luglio) o entro il 31 dicembre 2026 (pagamento a dicembre); 2) sono titolari di pensione AGO o forme sostitutive; 3) hanno un reddito complessivo annuo inferiore a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 15.163 euro nel 2026). Non e necessario presentare domanda: l’INPS eroga automaticamente la quattordicesima.

    Quanto vale la quattordicesima per i pensionati nel 2026?

    Gli importi della quattordicesima 2026 per i pensionati variano da 196 a 504 euro netti (esenti IRPEF), in base a due fattori: la fascia reddituale e gli anni di contribuzione. L’importo massimo e di 504 euro (fascia 1, oltre 25 anni di contributi). L’importo minimo e di 196 euro (fascia 2, fino a 15 anni di contributi). Per i pensionati con reddito superiore a due volte il trattamento minimo non e previsto alcun importo.

    Quando viene pagata la quattordicesima 2026?

    La quattordicesima 2026 viene pagata in due momenti: a luglio 2026 (contestualmente alla pensione mensile) per i pensionati che hanno gia compiuto 64 anni entro il 31 luglio; a dicembre 2026 per i pensionati che compiono 64 anni tra agosto e dicembre 2026 e per eventuali conguagli. La data esatta di accredito coincide con quella del normale pagamento della pensione mensile.

    La quattordicesima si paga anche ai lavoratori dipendenti?

    Si, ma non a tutti. La quattordicesima per i lavoratori dipendenti e prevista solo se il proprio CCNL la include espressamente. I principali settori che la prevedono sono: commercio e grande distribuzione (CCNL Confcommercio), turismo e ristorazione, alcune cooperative e settori del terziario. Il pagamento avviene tipicamente a luglio. Chi non e sicuro del proprio diritto deve verificare il CCNL applicato dal proprio datore di lavoro.

    La quattordicesima e tassata?

    Dipende dal soggetto. Per i pensionati INPS: la quattordicesima e completamente esente da IRPEF, viene erogata netta e non va dichiarata. Per i lavoratori dipendenti: e tassata come normale reddito da lavoro dipendente, con ritenuta IRPEF operata dal datore di lavoro (sostituto d’imposta) e concorre al reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi (Modello 730).


    Hai dubbi sulla quattordicesima o sulla tua pensione?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i requisiti, calcolare l’importo spettante e gestire eventuali comunicazioni con l’INPS per la quattordicesima e per tutte le pratiche pensionistiche.

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      Versamenti Volontari INPS 2026: Dal 2026 Solo Online, Guida Completa alla Procedura

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      Dal 1° gennaio 2026, i versamenti volontari INPS si possono effettuare esclusivamente online, tramite il portale istituzionale dell’INPS o attraverso i canali telematici autorizzati. Questa novità — introdotta per semplificare e digitalizzare le procedure contributive — riguarda tutti i lavoratori che hanno ottenuto l’autorizzazione ai contributi volontari e intendono continuare a versare per maturare il diritto alla pensione o per incrementare l’importo dell’assegno previdenziale. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che devi sapere: chi può fare i versamenti volontari, come funziona la nuova procedura online, quali importi si versano nel 2026 e cosa succede se si saltano le scadenze.

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      Indice dei contenuti

      1. Cosa sono i versamenti volontari INPS
      2. Chi può fare versamenti volontari INPS
      3. La novità 2026: solo procedura online
      4. Come eseguire i versamenti online: guida pratica
      5. Importi dei versamenti volontari 2026
      6. Scadenze e termini di versamento
      7. Come richiedere l’autorizzazione ai contributi volontari
      8. Effetti dei versamenti volontari sulla pensione
      9. Casi pratici e simulazioni
      10. Domande frequenti

      Cosa sono i versamenti volontari INPS

      I versamenti volontari INPS sono contributi previdenziali che il lavoratore versa spontaneamente — ovvero non per obbligo di legge — all’INPS al fine di colmare periodi scoperti di contribuzione, raggiungere i requisiti minimi per la pensione o aumentare l’importo dell’assegno pensionistico futuro. Si tratta di uno strumento fondamentale per chi ha interruzioni nella carriera lavorativa: periodi di disoccupazione, lavoro in nero, lavoro all’estero non coperto da convenzioni bilaterali, maternità non coperta, periodi di studio, oppure semplicemente lacune contributive dovute a lavori saltuari o atipici.

      I contributi volontari si distinguono da altre forme di copertura contributiva come il riscatto della laurea (che copre gli anni di studio universitario), la ricongiunzione contributiva (che unisce contributi versati in diverse gestioni INPS o casse previdenziali) e la rendita vitalizia per lavoro prestato in età minore. I versamenti volontari riguardano invece periodi di mancata occupazione o contribuzione, e devono essere preceduti da una formale autorizzazione rilasciata dall’INPS.

      Il meccanismo è semplice: una volta ottenuta l’autorizzazione, il lavoratore versa periodicamente dei contributi calcolati sulla propria media retributiva degli ultimi anni di lavoro. Questi contributi vengono accreditati sul conto previdenziale individuale e concorrono al calcolo della pensione esattamente come i contributi obbligatori versati durante l’attività lavorativa.

      Chi può fare versamenti volontari INPS

      Non tutti i lavoratori possono accedere ai versamenti volontari INPS. La normativa prevede requisiti specifici che devono essere verificati prima di presentare la domanda di autorizzazione. In linea generale, possono richiedere l’autorizzazione ai contributi volontari:

      • Lavoratori dipendenti che hanno cessato o interrotto il rapporto di lavoro e che abbiano maturato almeno 5 anni di contributi (260 settimane) oppure, in alternativa, almeno 3 anni di contribuzione (156 settimane) negli ultimi 5 anni precedenti la domanda
      • Lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti che abbiano almeno 3 anni di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda
      • Lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, professionisti senza cassa, ecc.) con almeno 5 anni di contribuzione accumulati
      • Agricoltori e lavoratori del settore agricolo con requisiti contributivi specifici per la loro gestione
      • Soggetti con periodi di contribuzione mista, ovvero distribuita su più gestioni INPS, che abbiano complessivamente i requisiti minimi richiesti

      Esistono però dei casi di esclusione: non possono fare versamenti volontari coloro che sono già pensionati (salvo eccezioni per chi percepisce assegni di invalidità), chi ha già raggiunto i requisiti minimi per la pensione senza aver ancora fatto domanda, e chi risulta ancora occupato con rapporto di lavoro obbligatoriamente assicurato. Anche la Gestione Separata ha regole particolari: i versamenti volontari sono ammessi ma il calcolo degli importi segue modalità diverse rispetto alla gestione ordinaria.

      Attenzione: il requisito dei 5 anni di contributi (o dei 3 anni nel quinquennio) deve essere verificato con cura prima di presentare domanda. Un errore nella valutazione del requisito porta al rigetto della domanda e alla perdita di tempo prezioso. Per questo motivo, è sempre consigliabile rivolgersi a un patronato o CAF per una verifica preliminare gratuita dell’estratto contributivo.

      La novità 2026: solo procedura online

      La novità più rilevante del 2026 riguarda le modalità di pagamento dei versamenti volontari INPS. A partire dal 1° gennaio 2026, l’INPS ha disposto che i contributi volontari possano essere versati esclusivamente tramite canali digitali, eliminando definitivamente la possibilità di pagamento allo sportello fisico degli uffici INPS o presso le sedi postali con il bollettino MAV cartaceo tradizionale.

      Questa decisione si inquadra nel più ampio processo di digitalizzazione dei servizi previdenziali avviato dall’INPS negli ultimi anni, accelerato dalle linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che prevede la progressiva migrazione di tutti i servizi pubblici verso piattaforme digitali. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi di lavorazione, eliminare errori di registrazione e rendere più tracciabile il flusso dei contributi versati.

      In concreto, dal 2026 i canali ammessi per il pagamento dei versamenti volontari INPS sono:

      • Portale MyINPS (myinps.inps.it) con accesso tramite SPID, CIE o CNS, utilizzando il servizio di pagamento integrato con pagoPA
      • App INPS Mobile disponibile per iOS e Android, con le stesse funzionalità del portale web
      • Intermediari abilitati: CAF, patronati, consulenti del lavoro, che possono effettuare il pagamento per conto del contribuente tramite i propri sistemi gestionali
      • Banche e istituti di pagamento abilitati al circuito pagoPA, con il codice avviso generato dal sistema INPS
      • Poste Italiane online (portale BancoPosta o app) con il codice pagoPA, ma NON più allo sportello fisico con bollettino cartaceo

      La modifica è stata comunicata dall’INPS con la circolare operativa di fine 2025 e ha effetto su tutti i nuovi versamenti a partire dal 2026. I versamenti effettuati con le vecchie modalità (bollettino MAV cartaceo, versamento diretto allo sportello) non saranno più accettati e potrebbero non essere correttamente imputati al conto previdenziale del contribuente.

      Come eseguire i versamenti online: guida pratica

      Eseguire i versamenti volontari INPS online non è difficile, ma richiede di avere a disposizione gli strumenti giusti e di seguire la procedura corretta. Di seguito trovi una guida passo passo per effettuare il pagamento in autonomia tramite il portale INPS.

      Passaggio 1: accedi a MyINPS con identità digitale

      Il primo requisito è disporre di un’identità digitale per accedere al portale INPS. Le credenziali accettate sono:

      • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) di livello 2 o superiore — è la modalità più diffusa e può essere ottenuto gratuitamente presso provider accreditati come Poste Italiane, Aruba, TIM, ecc.
      • CIE (Carta d’Identità Elettronica) con PIN e lettore NFC — disponibile per chi ha già rinnovato la carta d’identità in formato digitale
      • CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o smart card rilasciata da enti abilitati

      Se non disponi ancora di SPID, puoi ottenerlo gratuitamente recandoti presso un ufficio postale, un CAF abilitato o direttamente online tramite riconoscimento video. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per l’attivazione dello SPID.

      Passaggio 2: trova il servizio “Contributi volontari”

      Una volta effettuato l’accesso a MyINPS, devi navigare verso la sezione dedicata ai contributi volontari. Il percorso è:

      1. Accedi a myinps.inps.it con le tue credenziali SPID/CIE/CNS
      2. Dal menu principale, seleziona “Pensione e previdenza”
      3. Cerca la voce “Versamenti volontari” o usa la barra di ricerca interna con il termine “contributi volontari”
      4. Nella sezione dedicata, troverai il tuo fascicolo previdenziale con lo storico dei versamenti e la possibilità di generare nuovi avvisi di pagamento

      Passaggio 3: genera l’avviso pagoPA

      Il cuore del nuovo sistema è la generazione dell’avviso pagoPA. Il portale INPS ti mostra i periodi contributivi da coprire e l’importo corrispondente a ciascun trimestre. Puoi scegliere:

      • Versamento trimestrale: il sistema genera un avviso per ogni trimestre (modalità standard per lavoratori dipendenti)
      • Versamento mensile: possibile per alcune gestioni (Artigiani, Commercianti)
      • Versamento cumulativo: per coprire più periodi arretrati in una sola transazione (soggetto a limiti temporali)

      Dopo aver selezionato il periodo da coprire, il sistema genera un codice avviso pagoPA con numero IUV (Identificativo Univoco Versamento). Questo codice è fondamentale: non perderlo, perché serve per effettuare il pagamento e per verificarne il buon esito.

      Passaggio 4: effettua il pagamento

      Con il codice avviso pagoPA in mano, puoi pagare attraverso diversi canali:

      • Direttamente sul portale INPS: clic su “Paga ora” e seleziona il metodo di pagamento tra carta di credito/debito, bonifico bancario, o wallet digitale
      • Portale della tua banca: accedi all’homebanking e cerca la funzione “Paga pagoPA” o “F24/pagoPA”, inserisci il codice avviso
      • App Poste Italiane o portale BancoPosta: usa la funzione “Pagamenti” e inserisci il codice pagoPA
      • Tabaccherie e ricevitorie abilitate al circuito Sisal/Lottomatica/MOONEY che supportano pagoPA
      • ATM bancari di banche convenzionate con il circuito pagoPA

      Al termine del pagamento riceverai una ricevuta telematica che costituisce prova dell’avvenuto versamento. Conservala per eventuali verifiche future. Il pagamento viene normalmente registrato sul conto previdenziale entro 2-5 giorni lavorativi.

      Importi dei versamenti volontari 2026

      L’importo dei versamenti volontari INPS non è fisso: viene calcolato sulla base della retribuzione media imponibile del lavoratore nel periodo di riferimento, moltiplicata per l’aliquota contributiva vigente per la specifica gestione previdenziale.

      Calcolo per i lavoratori dipendenti (Gestione IVS)

      Per i lavoratori dipendenti iscritti alla gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti), l’importo trimestrale del versamento volontario si calcola come segue:

      Base di calcolo = retribuzione media settimanale degli ultimi anni di lavoro effettivo (calcolata dall’INPS in fase di autorizzazione)

      Aliquota 2026 per lavoratori dipendenti = 33% (aliquota ordinaria IVS, invariata rispetto agli anni precedenti)

      La formula applicata è: retribuzione media settimanale × 13 settimane (trimestre) × 33%

      Esempio pratico: se la retribuzione media settimanale è di 500 euro, il versamento trimestrale ammonta a: 500 × 13 × 33% = 2.145 euro per trimestre.

      Esiste tuttavia un importo minimo: nel 2026 il contributo settimanale minimo per la Gestione IVS non può essere inferiore a quello calcolato sulla retribuzione convenzionale minima settimanale stabilita annualmente dall’INPS con apposita circolare. Per il 2026, tale valore minimo di riferimento è stato aggiornato in base ai coefficienti ISTAT.

      Calcolo per artigiani e commercianti

      Per gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS, il calcolo è leggermente diverso. L’importo del versamento volontario si basa sul reddito medio dichiarato nelle ultime dichiarazioni dei redditi e sull’aliquota contributiva specifica per la loro categoria. Per il 2026, le aliquote sono:

      • Artigiani: aliquota del 24,48% sul reddito imponibile (inclusa la quota aggiuntiva per l’allineamento delle aliquote)
      • Commercianti: aliquota del 24,78% sul reddito imponibile

      Anche in questo caso esiste un minimale e un massimale stabiliti annualmente: il versamento non può essere inferiore a quello calcolato sul minimale reddituale INPS (pari al reddito minimo annuo imponibile fissato per il 2026) né superiore a quello calcolato sul massimale contributivo.

      Calcolo per la Gestione Separata

      Per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, professionisti senza cassa, lavoratori a progetto), l’importo del versamento volontario si basa sul reddito medio degli ultimi anni di iscrizione alla gestione. L’aliquota applicata per il 2026 è del 35,03% (aliquota ordinaria per i soggetti privi di altra tutela previdenziale).

      Per i contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario, ricorda che i versamenti volontari INPS sono deducibili dal reddito complessivo, riducendo la base imponibile ai fini IRPEF: un beneficio fiscale da non trascurare, analogo a quanto previsto per i contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario.

      Scadenze e termini di versamento

      I versamenti volontari INPS devono essere effettuati entro precisi termini di scadenza. Il mancato rispetto delle scadenze comporta la perdita del trimestre contributivo, che non potrà più essere recuperato (salvo eccezioni specifiche). Ecco le scadenze principali per il 2026:

      TrimestrePeriodo copertoScadenza pagamento
      1° trimestreGennaio – Marzo 202630 Giugno 2026
      2° trimestreAprile – Giugno 202630 Settembre 2026
      3° trimestreLuglio – Settembre 202631 Dicembre 2026
      4° trimestreOttobre – Dicembre 202631 Marzo 2027

      Regola fondamentale: ogni trimestre può essere versato entro i 3 mesi successivi alla fine del trimestre stesso. Questo significa che hai un margine di tempo relativamente ampio, ma non illimitato. Se salti un trimestre, quel periodo andrà in bianco nel tuo estratto conto previdenziale, con conseguente riduzione dell’importo della pensione futura.

      Versamenti arretrati: esiste la possibilità di versare contributi per trimestri già scaduti, ma solo entro 12 mesi dalla scadenza originaria (c.d. versamenti tardivi). In questo caso, l’INPS applica una maggiorazione per interessi calcolata sulla base del tasso legale vigente. Oltre i 12 mesi, il recupero non è più possibile.

      Come richiedere l’autorizzazione ai contributi volontari

      Prima di poter effettuare qualsiasi versamento volontario, è necessario ottenere dall’INPS una formale autorizzazione. Questa autorizzazione certifica che il lavoratore ha i requisiti minimi per accedere ai versamenti volontari e fissa la base imponibile di calcolo dei contributi. Senza autorizzazione, i versamenti non vengono accettati o non vengono correttamente imputati.

      La domanda di autorizzazione si presenta esclusivamente online — e su questo punto non ci sono novità introdotte nel 2026, la procedura telematica era già obbligatoria da anni — tramite il portale MyINPS seguendo il percorso:

      1. Accedi a MyINPS con SPID, CIE o CNS
      2. Vai su “Pensione e previdenza” → “Contributi” → “Richiesta autorizzazione versamento contributi volontari”
      3. Compila il modulo online con i tuoi dati anagrafici, fiscali e contributivi
      4. Allega la documentazione richiesta (copia documento identità, estratto conto contributivo se richiesto)
      5. Invia la domanda e conserva il numero di protocollo che ti viene assegnato

      In alternativa, la domanda può essere presentata tramite patronato abilitato (come il CAF Centro Fiscale di Udine), che effettua l’operazione in nome e per conto del richiedente. Questa è la modalità consigliata se hai difficoltà con gli strumenti digitali o se vuoi una verifica preventiva dei requisiti.

      L’INPS elabora la domanda e comunica l’esito entro un termine variabile (generalmente 60-90 giorni, ma in alcuni periodi dell’anno i tempi possono allungarsi). Il provvedimento di autorizzazione indica:

      • Il periodo a partire dal quale è possibile iniziare i versamenti
      • La retribuzione di riferimento su cui calcolare i contributi
      • L’importo trimestrale indicativo del versamento
      • La gestione previdenziale di pertinenza

      Validità dell’autorizzazione: l’autorizzazione ai versamenti volontari ha durata illimitata, salvo che il lavoratore non riprenda un’attività lavorativa obbligatoriamente assicurata o non raggiunga i requisiti per la pensione. In caso di ripresa del lavoro, i versamenti volontari si interrompono automaticamente, ma è possibile riprenderli in caso di nuova cessazione dell’attività.

      Effetti dei versamenti volontari sulla pensione

      Capire l’effetto concreto dei versamenti volontari sulla pensione è fondamentale per valutare se conviene davvero investire in questa forma di contribuzione. Gli impatti sono molteplici e dipendono dalla situazione previdenziale individuale.

      Effetto sul raggiungimento dei requisiti pensionistici

      Il primo effetto, e spesso il più importante, è il raggiungimento dei requisiti minimi per accedere alla pensione. In Italia, le principali forme di pensionamento prevedono:

      • Pensione di vecchiaia: 67 anni di età + 20 anni di contributi (1.040 settimane)
      • Pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne (indipendentemente dall’età)
      • Quota 103 (prorogata al 2026): 62 anni di età + 41 anni di contributi
      • APE Sociale: 63 anni e 5 mesi + almeno 30 o 36 anni di contributi (a seconda della categoria)

      I versamenti volontari contribuiscono al raggiungimento di tutti questi requisiti contributivi, rendendoli uno strumento prezioso per chi si trova a pochi mesi o pochi anni dal traguardo pensionistico. Per informazioni specifiche sull’APE Sociale e i requisiti applicabili, puoi consultare la nostra guida dedicata.

      Effetto sull’importo della pensione

      Il secondo effetto riguarda direttamente l’importo mensile della pensione. Con il sistema contributivo (applicato a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e, pro-quota, per gli altri), ogni contributo versato aumenta il montante contributivo individuale, che viene poi trasformato in rendita applicando specifici coefficienti di conversione legati all’età al momento del pensionamento.

      In termini pratici, versare contributi volontari per un anno intero (4 trimestri) può aumentare la pensione futura di alcune decine di euro al mese — un importo che, capitalizzato per tutta la durata della pensione, rappresenta un beneficio economico significativo. Tuttavia, è fondamentale confrontare il costo dei versamenti (l’importo che si paga oggi) con il beneficio atteso (l’aumento della pensione futura), tenendo conto anche dell’aspettativa di vita e dell’attuale tasso di rendimento implicito del sistema previdenziale.

      Deducibilità fiscale dei versamenti volontari

      Un vantaggio spesso sottovalutato è la deducibilità fiscale dei versamenti volontari INPS. I contributi versati sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, senza limite di importo (a differenza dei fondi pensione integrativi, che hanno un tetto di 5.164,57 euro annui). Questo significa che chi è in uno scaglione IRPEF elevato (23%, 35% o 43%) ottiene un risparmio fiscale proporzionale all’aliquota marginale applicata.

      Esempio: se versi 8.580 euro di contributi volontari in un anno e sei nello scaglione IRPEF al 35%, risparmierai circa 3.003 euro di imposte, riducendo significativamente il costo netto effettivo del versamento. La deducibilità si esercita in sede di dichiarazione dei redditi 730 o nel Modello Redditi, indicando l’importo nella sezione apposita.

      Casi pratici e simulazioni

      Per capire meglio come funzionano i versamenti volontari INPS nella pratica, vediamo alcuni scenari concreti che illustrano le diverse situazioni in cui questo strumento può risultare utile o conveniente.

      Caso 1: lavoratrice che ha smesso di lavorare per accudire figli

      Scenario: Maria, 52 anni, ha lavorato come dipendente per 15 anni, poi ha smesso di lavorare per occuparsi dei figli. Oggi ha 780 settimane di contributi (15 anni), ma per la pensione di vecchiaia ne servono 1.040 (20 anni). Le mancano 260 settimane, ovvero 5 anni di contribuzione.

      Soluzione: Maria ottiene l’autorizzazione ai versamenti volontari INPS e inizia a versare ogni trimestre. Con la sua retribuzione media di riferimento (supponiamo 400 euro settimanali), il versamento trimestrale è: 400 × 13 × 33% = 1.716 euro a trimestre, ovvero circa 6.864 euro all’anno. In 5 anni, spenderà circa 34.320 euro in contributi volontari, ma potrà andare in pensione di vecchiaia a 67 anni invece di attendere (con solo 15 anni di contributi) la pensione con verifica dei requisiti contributivi minimi.

      Beneficio aggiuntivo: grazie alla deducibilità, se Maria è nello scaglione al 23%, ogni anno risparmia circa 1.579 euro di IRPEF, riducendo il costo netto a circa 5.285 euro l’anno.

      Caso 2: freelance con anni di contribuzione bassa

      Scenario: Luca, 45 anni, è un libero professionista iscritto alla Gestione Separata INPS da 10 anni. Ha però avuto 4 anni di redditi molto bassi (sotto il minimale) durante cui ha versato pochissimi contributi. Ha quindi un “buco” di circa 2 anni equivalenti nel suo percorso contributivo.

      Soluzione: Luca non può recuperare direttamente quei periodi passati con versamenti volontari (i contributi volontari coprono periodi futuri, non passati già trascorsi senza versamento), ma può iniziare a fare versamenti volontari per i periodi attuali di bassa contribuzione o per integrare il montante. In alternativa, può valutare il riscatto di periodi non coperti se ammesso dalla sua gestione.

      Caso 3: prossimo alla pensione, mancano pochi mesi

      Scenario: Antonio, 66 anni, ha 19 anni e 9 mesi di contributi. Per la pensione di vecchiaia a 67 anni gli mancano 3 mesi di contributi (13 settimane). Non lavora più da 2 anni e ha già l’autorizzazione ai versamenti volontari.

      Soluzione: Antonio versa 1 solo trimestre di contributi volontari (circa 1.500-2.000 euro a seconda della sua retribuzione di riferimento), raggiunge i 20 anni di contribuzione e può presentare domanda di pensione di vecchiaia, indicando anche le coordinate per l’accredito dell’assegno pensionistico. In questo caso, il versamento di poche migliaia di euro sblocca anni di pensione: la convenienza è indiscutibile.

      Cosa cambia concretamente con il passaggio al digitale

      Al di là degli aspetti tecnici, è utile capire cosa significa nella pratica il passaggio ai versamenti volontari INPS esclusivamente online per le diverse tipologie di contribuenti. Le principali implicazioni sono:

      • Chi è già digitalizzato: nessun cambiamento sostanziale. Chi usava già l’homebanking o i portali digitali per pagare le bollette o le tasse troverà la procedura molto simile. Il sistema pagoPA è lo stesso usato per molti altri pagamenti alla pubblica amministrazione
      • Chi usava il bollettino MAV cartaceo: deve necessariamente adeguarsi e imparare a usare il portale INPS o delegare il pagamento a un intermediario abilitato (CAF, patronato). Il bollettino MAV per i versamenti volontari non viene più emesso dall’INPS dal 2026
      • Chi non ha SPID o dimestichezza digitale: può rivolgersi al patronato per farsi assistere sia nell’ottenere l’identità digitale, sia nell’effettuare i pagamenti tramite intermediario
      • Chi vive all’estero: può effettuare i pagamenti tramite bonifico internazionale alle coordinate bancarie INPS indicate nell’avviso pagoPA, oppure tramite portali bancari online internazionali che supportano il circuito pagoPA

      Importante per gli anziani o persone con difficoltà digitali: l’INPS ha specificato che i versamenti tramite intermediari abilitati (patronati, CAF) rimangono pienamente validi e accessibili. Rivolgersi al CAF o al patronato di fiducia è quindi la soluzione ideale per chi non riesce a gestire autonomamente le procedure online.

      Vantaggi e svantaggi dei versamenti volontari INPS

      Come ogni strumento previdenziale, i versamenti volontari INPS presentano sia vantaggi che svantaggi che è importante valutare prima di decidere se procedere.

      Vantaggi

      • Flessibilità: non c’è obbligo di versare ogni trimestre. Se un mese hai difficoltà economiche, puoi saltare il trimestre (entro i 12 mesi di recupero) senza penalità formali
      • Deducibilità fiscale piena: i contributi sono interamente deducibili dal reddito, con un risparmio fiscale immediato che riduce il costo netto
      • Effetto certo sulla pensione: a differenza dei fondi pensione integrativi (soggetti a rischi di mercato), i contributi INPS si traducono in un aumento certo del montante previdenziale
      • Strumento per raggiungere i requisiti: se ti mancano pochi anni o pochi mesi alla pensione, i versamenti volontari sono spesso l’unico modo per colmare il gap
      • Possibilità di cumulare con altri strumenti come la ricongiunzione contributiva

      Svantaggi

      • Costo elevato: gli importi trimestrali possono essere significativi (spesso sopra i 1.500-2.000 euro), soprattutto per chi ha avuto redditi elevati in passato
      • Rendimento incerto a lungo termine: se sei ancora giovane e ti mancano molti anni alla pensione, il rendimento implicito del sistema INPS potrebbe essere inferiore ad alternative di investimento
      • Non recuperabile se interrotto prima: i versamenti già effettuati non vengono rimborsati se si decide di interrompere il programma prima di raggiungere la pensione
      • Soggezione alle riforme future: le regole pensionistiche possono cambiare nel tempo, e i contributi versati oggi potrebbero avere un valore diverso da quello atteso
      • Obbligo digitale dal 2026: per chi non ha familiarità con gli strumenti digitali, la nuova procedura esclusivamente online può rappresentare una barriera

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      Domande Frequenti sui Versamenti Volontari INPS

      Dal 2026 i versamenti volontari INPS sono davvero solo online?

      Si, dal 1 gennaio 2026 i versamenti volontari INPS si effettuano esclusivamente tramite canali digitali: portale MyINPS con pagoPA, app INPS Mobile, banca online o intermediari abilitati (CAF, patronati). Il bollettino MAV cartaceo e i pagamenti allo sportello fisico non sono piu accettati.

      Quanti contributi ho bisogno per richiedere l’autorizzazione ai versamenti volontari?

      Per i lavoratori dipendenti servono almeno 5 anni di contributi (260 settimane) oppure almeno 3 anni nel quinquennio precedente la domanda. Per artigiani e commercianti bastano 3 anni nel quinquennio. Per la Gestione Separata sono richiesti 5 anni di contribuzione totale.

      I versamenti volontari INPS sono deducibili dalle tasse?

      Si, i versamenti volontari INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, senza limite massimo di importo. Questo significa che chi versa contributi volontari riduce la propria base imponibile e paga meno imposte nell’anno del versamento.

      Cosa succede se salto un trimestre di versamenti volontari?

      Se non versi entro la scadenza ordinaria (3 mesi dopo la fine del trimestre), puoi ancora recuperarlo entro 12 mesi con una maggiorazione per interessi. Oltre i 12 mesi, il trimestre e perso definitivamente e non potra essere recuperato.

      Posso fare i versamenti volontari INPS se non ho SPID?

      Si. Puoi delegare il pagamento a un patronato o CAF abilitato che effettua l’operazione per conto tuo. In alternativa, puoi ottenere lo SPID gratuitamente con l’assistenza del nostro CAF Centro Fiscale di Udine. Lo SPID si attiva anche in formato digitale senza bisogno di uscire di casa.


      Hai bisogno di assistenza per i versamenti volontari INPS?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutto il percorso: dalla verifica dei requisiti, alla domanda di autorizzazione, fino al pagamento online dei contributi volontari. Puoi anche affidarci l’intera procedura di versamento.

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        CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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        Dal 1° gennaio 2026 i versamenti volontari INPS possono essere effettuati esclusivamente online: addio definitivo ai bollettini postali cartacei e al modello F24 presso gli sportelli fisici. La novità, introdotta con il Messaggio INPS n. 4050 del 19 dicembre 2025, rappresenta un cambiamento sostanziale per tutti i lavoratori che usano la contribuzione volontaria per colmare i buchi contributivi e raggiungere i requisiti pensionistici. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi può versare volontariamente, come fare domanda di autorizzazione, gli importi e le aliquote 2026, le scadenze trimestrali e i canali digitali da utilizzare.

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        Indice dei contenuti

        1. Cosa sono i versamenti volontari INPS
        2. Novità 2026: pagamento esclusivamente online
        3. Chi può versare volontariamente: requisiti e categorie
        4. Come fare la domanda di autorizzazione INPS
        5. Come eseguire i versamenti online dal 2026
        6. Importi e aliquote 2026 per gestione
        7. Scadenze trimestrali: quando pagare
        8. Vantaggi e svantaggi dei contributi volontari
        9. Differenze con riscatto, pace contributiva e ricongiunzione
        10. Errori da evitare
        11. Domande frequenti

        Cosa sono i versamenti volontari INPS

        I versamenti volontari INPS (denominati anche contributi volontari) sono contributi previdenziali che il lavoratore paga autonomamente, di propria iniziativa, per coprire periodi in cui non ha svolto attività lavorativa e quindi non ha maturato contribuzione obbligatoria. Si tratta di uno strumento pensionistico fondamentale per chi ha avuto interruzioni di carriera, periodi di disoccupazione, lavoro part-time o attività non coperte da contribuzione INPS.

        L'obiettivo principale è raggiungere il numero di anni contributivi necessari per accedere alla pensione oppure aumentare l'importo dell'assegno pensionistico. I contributi volontari confluiscono nella gestione previdenziale di appartenenza del lavoratore (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, Gestione Separata, Gestione Artigiani e Commercianti) e producono gli stessi effetti dei contributi obbligatori ai fini pensionistici.

        Non si tratta di una soluzione per tutti: per poter versare volontariamente occorre essere stati preventivamente autorizzati dall'INPS e aver maturato una minima anzianità contributiva pregressa. L'autorizzazione ha effetto retroattivo dalla data della domanda e non si prescrive: una volta ottenuta, l'assicurato può versare in qualsiasi momento.

        Novità 2026: pagamento esclusivamente online

        Il cambiamento più significativo del 2026 riguarda le modalità di pagamento. Con il Messaggio INPS n. 4050 del 19 dicembre 2025, l'Istituto ha comunicato che, a partire dal 1° gennaio 2026, i versamenti dei contributi volontari devono essere effettuati esclusivamente attraverso canali telematici. Vengono definitivamente eliminati:

        • Bollettini postali cartacei (modello MAV e bollettino Freccia): non più accettati dagli uffici postali
        • Modello F24 in forma cartacea consegnato presso sportelli bancari o postali senza conto corrente
        • Pagamenti allo sportello INPS in contanti o assegno

        La digitalizzazione forzata del processo rientra nel più ampio piano di modernizzazione dei servizi INPS avviato negli ultimi anni, in linea con le direttive del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con la transizione al digitale della Pubblica Amministrazione. L'INPS ha gradualmente eliminato i canali cartacei per quasi tutti i versamenti contributivi: i versamenti volontari erano uno degli ultimi a non essere stati completamente digitalizzati.

        Cosa cambia nella pratica? Gli assicurati autorizzati ai contributi volontari ricevono ogni trimestre il piano di versamento telematico attraverso il portale MyINPS o via email (se hanno attivato le notifiche). Il pagamento avviene esclusivamente tramite i canali digitali indicati nella sezione dedicata di questo articolo.

        Chi può versare volontariamente: requisiti e categorie

        Non tutti i lavoratori possono accedere ai versamenti volontari INPS. È necessario soddisfare specifici requisiti contributivi minimi che variano in base alla gestione previdenziale di appartenenza. Ecco le categorie ammesse e i requisiti:

        Lavoratori dipendenti (FPLD)

        Per i lavoratori iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, il requisito minimo è di 5 anni di contribuzione effettiva (260 settimane) oppure, per chi non ha raggiunto questo limite, almeno 3 anni di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda. Sono ammessi sia i lavoratori che hanno interrotto temporaneamente il rapporto di lavoro, sia coloro che hanno cessato definitivamente l'attività.

        Lavoratori autonomi (artigiani e commercianti)

        Gli artigiani e i commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS possono richiedere l'autorizzazione ai versamenti volontari dopo aver maturato almeno 5 anni di iscrizione e contribuzione alla gestione di riferimento. L'autorizzazione è necessaria anche per chi ha cessato l'attività autonoma e desidera proseguire la contribuzione.

        Iscritti alla Gestione Separata

        I lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, professionisti senza cassa, lavoratori occasionali) devono aver versato contributi per almeno 5 anni di contribuzione effettiva. La base imponibile per il calcolo dei contributi volontari viene determinata sulla media dei redditi imponibili degli ultimi 12 mesi di attività.

        Casalinghe e casalinghi

        Una categoria spesso trascurata ma importante: anche chi svolge lavoro di cura domestica non retribuito può iscriversi al Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavoro di cura non retribuito (il cosiddetto "fondo casalinghe"), versando contributi volontari a partire da 25,82 euro al mese. Non è richiesta contribuzione pregressa per questa gestione specifica.

        Attenzione: i periodi coperti da versamenti volontari non sono compatibili con periodi di lavoro subordinato o autonomo per i quali vige l'obbligo assicurativo. In altre parole, non puoi versare volontariamente per un periodo in cui hai lavorato e hai già contributi obbligatori.

        Come fare la domanda di autorizzazione INPS

        Prima di poter effettuare qualsiasi versamento, è obbligatorio ottenere l'autorizzazione dall'INPS. Senza autorizzazione preventiva, i versamenti non vengono riconosciuti ai fini pensionistici. Ecco la procedura passo per passo.

        Procedura online (unica modalità dal 2026)

        1. Accedi al portale MyINPS su www.inps.it con SPID, CIE o CNS
        2. Vai alla sezione “Prestazioni e servizi” → “Servizi” → “Contributi volontari”
        3. Seleziona “Domanda di autorizzazione ai versamenti volontari”
        4. Compila il modulo indicando la gestione di appartenenza e i periodi da coprire
        5. Allega la documentazione richiesta (estratto contributivo, eventuale documentazione del periodo da coprire)
        6. Invia la domanda e attendi la comunicazione di accoglimento

        L'INPS esamina la domanda e verifica il possesso dei requisiti. Se l'autorizzazione viene concessa, viene comunicata per iscritto all'assicurato. L'autorizzazione decorre dalla data di presentazione della domanda: è importante presentarla tempestivamente, poiché retroattivamente non potrai coprire periodi antecedenti alla data di protocollo della domanda (con alcune eccezioni per contribuzione figurativa).

        Hai bisogno di assistenza per la domanda di autorizzazione? Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta il patronato per la presentazione della domanda all'INPS, la verifica dei requisiti contributivi e la stima dei vantaggi pensionistici. Contattaci per una consulenza personalizzata.

        Come eseguire i versamenti online dal 2026

        Una volta ottenuta l'autorizzazione, ogni trimestre l'INPS mette a disposizione il piano di versamento telematico con gli importi dovuti. Dal 2026 i canali abilitati per il pagamento sono esclusivamente i seguenti.

        Portale MyINPS

        Il canale principale è il portale MyINPS (myinps.inps.it). Dopo l'accesso con SPID, CIE o CNS, nella sezione “Contributi volontari” → “Paga contributi volontari” trovi i bollettini trimestrali precompilati con gli importi esatti. Il pagamento avviene direttamente online tramite:

        • Carta di credito/debito (Visa, Mastercard, Maestro)
        • Bonifico bancario online
        • PagoPA (il sistema unificato di pagamento alla PA)

        App IO

        La app IO (il wallet digitale del cittadino per i servizi pubblici) consente di ricevere notifiche di scadenza e pagare i contributi volontari INPS direttamente dallo smartphone. Nella sezione “Pagamenti” dell'app trovi i bollettini INPS e puoi saldarli con carta o con il saldo prepagato dell'app. È il metodo più comodo per chi vuole gestire tutto da mobile.

        PagoPA (canale bancario online)

        In alternativa, puoi pagare tramite PagoPA attraverso il home banking della tua banca o posta, inserendo il codice di avviso che trovi nel piano di versamento. Quasi tutte le banche italiane supportano PagoPA: cerca la voce “Pagamenti PA” o “PagoPA” nell'area pagamenti del tuo internet banking. Anche Poste Italiane supporta il pagamento PagoPA tramite app BancoPosta o sito postepay.it.

        Modello F24 online (ancora ammesso)

        Il modello F24 rimane valido, ma solo nella versione telematica: tramite i servizi dell'Agenzia delle Entrate (F24 Web su Entratel/Fiscoline) oppure attraverso il proprio istituto bancario tramite home banking. Il codice tributo da utilizzare varia in base alla gestione di appartenenza. L'F24 cartaceo consegnato allo sportello è invece definitivamente abolito per questi versamenti dal 2026.

        Cosa fare se non si è pratici di strumenti digitali? È possibile delegare un CAF, un patronato o un consulente a effettuare i pagamenti per proprio conto. Il CAF Centro Fiscale fornisce assistenza completa anche per la gestione dei pagamenti telematici dei contributi volontari.

        Importi e aliquote 2026 per gestione

        Il calcolo degli importi dei versamenti volontari 2026 dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza, dalla retribuzione o reddito di riferimento e dall'aliquota contributiva applicabile. Vediamo i dettagli per ciascuna categoria.

        Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD)

        Per i lavoratori dipendenti, la base di calcolo è la retribuzione media settimanale degli ultimi 12 mesi di lavoro retribuito (o degli ultimi 24 mesi se più favorevole). L'aliquota applicata è quella in vigore per i lavoratori dipendenti, pari al 33% della retribuzione imponibile. Tale aliquota, nei contributi obbligatori suddivisa tra datore e lavoratore, viene pagata interamente dall'assicurato nei versamenti volontari.

        La retribuzione settimanale minima per il 2026, che rappresenta la base minima di calcolo, è aggiornata annualmente dall'INPS in base alla variazione del costo della vita. Per il 2026 la retribuzione convenzionale minima giornaliera è fissata in circa 51,83 euro (aggiornamento con circolare INPS inizio anno).

        Gestione Artigiani

        Per gli artigiani, i contributi volontari si calcolano applicando le stesse aliquote dei contributi obbligatori al reddito medio degli ultimi 12 mesi di attività. Le aliquote 2026 per la Gestione Artigiani sono:

        • 24% del reddito imponibile (quota IVS – Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) per i titolari
        • Aliquota aggiuntiva dello 0,48% per la maternità e malattia
        • Minimale 2026: circa 3.983 euro trimestrali (contributo fisso sul minimale di reddito)

        Gestione Commercianti

        Per i commercianti, le aliquote 2026 sono lievemente superiori:

        • 24,48% del reddito imponibile (quota IVS) per i titolari
        • Aliquota aggiuntiva dello 0,48% per malattia
        • Minimale 2026: circa 4.054 euro trimestrali

        Gestione Separata

        Per gli iscritti alla Gestione Separata, l'aliquota per i versamenti volontari è quella applicata ai collaboratori e professionisti senza altra previdenza obbligatoria. Per il 2026 l'aliquota è del 26,23% (comprensiva di aliquota DIS-COLL e maternità). La base imponibile è la media dei redditi da lavoro degli ultimi 12 mesi di contribuzione effettiva.

        Tabella riepilogativa delle aliquote 2026:

        Gestione INPSAliquota IVS 2026Base di calcolo
        Lavoratori dipendenti (FPLD)33%Retribuzione media settimanale ultimi 12/24 mesi
        Artigiani24%Reddito medio ultimi 12 mesi
        Commercianti24,48%Reddito medio ultimi 12 mesi
        Gestione Separata26,23%Media redditi ultimi 12 mesi di contribuzione
        Fondo casalingheFissoDa 25,82 a 51,65 euro al mese

        Scadenze trimestrali: quando pagare

        I versamenti volontari INPS hanno cadenza trimestrale. Ogni trimestre è riferito a un periodo specifico dell'anno e deve essere pagato entro una data precisa. Il rispetto delle scadenze è fondamentale: i versamenti effettuati fuori termine non vengono riconosciuti per i periodi corrispondenti.

        Trimestre di riferimentoScadenza di pagamento
        1° trimestre (gennaio-marzo)Entro il 30 giugno
        2° trimestre (aprile-giugno)Entro il 30 settembre
        3° trimestre (luglio-settembre)Entro il 31 dicembre
        4° trimestre (ottobre-dicembre)Entro il 31 marzo dell'anno successivo

        In sintesi, ogni versamento va effettuato entro il terzo mese successivo alla fine del trimestre di riferimento. Esempio pratico: il contributo per il primo trimestre 2026 (gennaio-marzo 2026) deve essere pagato entro il 30 giugno 2026.

        Versamenti tardivi o parziali: se si salta un trimestre, non è possibile recuperarlo versando in un trimestre successivo. L'INPS valuta la continuità dei versamenti: periodi non coperti rimangono scoperti e non contribuiscono al maturare del diritto pensionistico. Tuttavia, non esiste un obbligo di versare ogni trimestre: l'autorizzazione non decade se si salta un periodo, ma ovviamente quel trimestre non sarà coperto contributivamente.

        Vantaggi e svantaggi dei contributi volontari

        Prima di decidere se conviene avviare i versamenti volontari INPS, è utile fare una valutazione costi-benefici onesta. Non sempre è la scelta più conveniente: dipende da età, situazione lavorativa, reddito e obiettivi pensionistici.

        Vantaggi

        • Copertura dei buchi contributivi: permette di raggiungere i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata colmando anni di contribuzione mancanti
        • Aumento dell'assegno pensionistico: più contributi equivalgono a una pensione più alta nel sistema contributivo
        • Deducibilità fiscale IRPEF: i contributi volontari versati all'INPS sono integralmente deducibili dal reddito imponibile IRPEF (art. 10, comma 1, lett. e) del TUIR). Ogni euro versato riduce l'imponibile fiscale, con un risparmio proporzionale alla tua aliquota marginale IRPEF
        • Nessun vincolo di versamento continuo: puoi saltare trimestri senza perdere l'autorizzazione
        • Cumulabilità con la NASPI: in molti casi compatibile con l'indennità di disoccupazione (verifica caso per caso con il CAF)

        Svantaggi

        • Costo elevato: soprattutto per i dipendenti (aliquota 33%), il costo per coprire un anno intero può superare i 10.000 euro, a seconda della retribuzione di riferimento
        • Rendimento incerto: nel sistema contributivo il valore della pensione dipende dai coefficienti di trasformazione e dall'età di pensionamento. Versare oggi non garantisce un ritorno proporzionale
        • Non recupera periodi antecedenti la domanda: l'autorizzazione vale dalla data di presentazione, non può coprire periodi già passati
        • Alternativa al riscatto più costosa per alcuni periodi: per la laurea o il servizio militare, il riscatto agevolato può essere più conveniente
        • Digitalizzazione obbligatoria dal 2026: serve SPID o CIE attivo, o appoggiarsi a un intermediario abilitato

        Consiglio del CAF: prima di avviare i versamenti volontari, è fondamentale richiedere all'INPS il proprio estratto contributivo aggiornato e farsi fare una simulazione pensionistica. In questo modo potrai valutare quanti anni mancano, quanto costerebbe la contribuzione volontaria e se alternative come la pensione anticipata siano più adatte alla tua situazione.

        Differenze con riscatto, pace contributiva e ricongiunzione

        I versamenti volontari non sono l'unico strumento per integrare la contribuzione previdenziale. È importante conoscere le differenze con gli altri istituti disponibili, per scegliere quello più adatto alla propria situazione.

        Riscatto dei periodi

        Il riscatto permette di far valere ai fini pensionistici periodi che non sono coperti da contribuzione obbligatoria ma che sono stati ufficialmente riconosciuti (es. anni di laurea, servizio militare, anni di aspettativa non retribuita). A differenza dei versamenti volontari:

        • Il riscatto riguarda periodi specifici e predefiniti, non periodi generici
        • Il costo del riscatto si calcola sulla retribuzione attuale moltiplicata per l'aliquota e gli anni da riscattare
        • Il riscatto della laurea ha una versione agevolata con aliquota ridotta per chi è nel sistema contributivo puro
        • È possibile rateizzare il pagamento del riscatto fino a 10 anni senza interessi

        Pace contributiva (riscatto agevolato dei periodi vuoti)

        La pace contributiva consente di riscattare, con un costo agevolato, i periodi di vuoto contributivo compresi tra il 1° gennaio 1996 e il 31 dicembre 2023, fino a un massimo di 5 anni. A differenza dei versamenti volontari:

        • Si possono coprire periodi già passati (retroattività totale fino a 5 anni, nel limite temporale previsto)
        • Il costo è calcolato con l'aliquota della gestione moltiplicata per il reddito dell'anno precedente
        • È detraibile al 50% dall'IRPEF (non deducibile, a differenza dei versamenti volontari)
        • Non richiede la stessa anzianità contributiva minima dei versamenti volontari

        Ricongiunzione

        La ricongiunzione è uno strumento per unificare contributi versati in diverse gestioni previdenziali (es. hai lavorato come dipendente e poi come autonomo, oppure hai contributi in una cassa professionale e nell'INPS). La ricongiunzione trasferisce tutti i contributi in un'unica gestione:

        • Può essere onerosa (a pagamento) o gratuita a seconda dei casi
        • Non aggiunge contributi: sposta quelli già esistenti da una gestione all'altra
        • È alternativa al cumulo contributivo gratuito (legge Fornero) che in molti casi è più conveniente

        In estrema sintesi: i versamenti volontari coprono periodi futuri e vuoti recenti; il riscatto e la pace contributiva coprono periodi passati specifici; la ricongiunzione consolida contributi già esistenti. Spesso la strategia ottimale combina più strumenti. Affidati al CAF Centro Fiscale per una valutazione complessiva della tua posizione previdenziale, anche in vista della dichiarazione dei redditi 730 dove potrai dedurre i contributi versati.

        Errori da evitare con i versamenti volontari INPS

        Dalla nostra esperienza come CAF e patronato, ecco gli errori più frequenti che i lavoratori commettono nella gestione dei versamenti volontari INPS:

        1. Versare senza autorizzazione: i contributi versati prima di ottenere l'autorizzazione INPS non vengono riconosciuti. Presentate sempre prima la domanda
        2. Confondere la data di decorrenza: l'autorizzazione vale dalla data di presentazione della domanda, non da quando si inizia a versare. Ogni giorno di ritardo nella domanda è un periodo coperto in meno
        3. Versare per periodi già coperti da contribuzione obbligatoria: il versamento verrebbe rimborsato ma senza interessi, con perdita di tempo e burocrazia
        4. Non verificare la prescrizione dei periodi: in alcuni casi i periodi possono essere già prescritti (10 anni per le gestioni autonome)
        5. Dal 2026: tentare di pagare con bollettini cartacei: il pagamento non sarà accettato. Assicurati di avere SPID o CIE attivi prima delle scadenze trimestrali
        6. Non portare in deduzione i contributi volontari: molti dimenticano di indicarli nella dichiarazione dei redditi 730. Si perde un risparmio fiscale IRPEF importante
        7. Non fare una simulazione pensionistica prima: versare per anni scoprendo poi che non conviene è uno spreco di risorse. Richiedi prima una consulenza al CAF Centro Fiscale

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        Domande Frequenti sui Versamenti Volontari INPS

        Dal 2026 come si pagano i versamenti volontari INPS?

        Dal 1 gennaio 2026 i versamenti volontari INPS si pagano esclusivamente online: tramite il portale MyINPS, l’app IO, il sistema PagoPA attraverso la propria banca online, oppure con modello F24 telematico. I bollettini postali cartacei e il modello F24 cartaceo agli sportelli non sono piu accettati. La modifica e stata introdotta con il Messaggio INPS n. 4050 del 19 dicembre 2025.

        Quanti anni di contributi servono per l’autorizzazione ai versamenti volontari?

        Per i lavoratori dipendenti (FPLD) servono almeno 5 anni di contribuzione effettiva (260 settimane), oppure almeno 3 anni nel quinquennio precedente la domanda. Per gli autonomi (artigiani e commercianti) servono 5 anni di iscrizione e contribuzione alla gestione. Per la Gestione Separata sono richiesti 5 anni di contribuzione effettiva.

        I versamenti volontari INPS sono deducibili dal reddito?

        Si, i contributi volontari versati all’INPS sono integralmente deducibili dal reddito imponibile IRPEF ai sensi dell’art. 10 del TUIR. Vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF) nel quadro degli oneri deducibili. Il risparmio fiscale e proporzionale all’aliquota marginale IRPEF del contribuente.

        Cosa succede se salto il pagamento di un trimestre?

        L’autorizzazione rimane valida a tempo indeterminato. Semplicemente quel trimestre non sara coperto da contribuzione e non contribuira alla maturazione del diritto pensionistico. Non e possibile recuperare il trimestre saltato versando importi maggiori in seguito. L’autorizzazione non decade per omissione di versamenti.

        Qual e la differenza tra versamenti volontari e riscatto della laurea?

        I versamenti volontari coprono periodi di vuoto contributivo dalla data di autorizzazione in poi. Il riscatto della laurea permette di far valere gli anni di studio universitario come contribuzione, indipendentemente da quando si e conseguita. Il riscatto agevolato della laurea ha un costo ridotto per chi e nel sistema contributivo puro ed e rateizzabile. I due strumenti sono complementari, non alternativi.


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          CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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          Indice dei contenuti

          1. Cos’è la NASPI: normativa e requisiti D.Lgs. 22/2015
          2. Cos’è la Dis-Coll: la disoccupazione per i collaboratori
          3. Calendario pagamenti NASPI maggio 2026
          4. Calendario pagamenti Dis-Coll maggio 2026
          5. Come verificare la data esatta del tuo pagamento
          6. Importi NASPI 2026: calcolo, massimale e decalage
          7. Durata massima NASPI 2026
          8. Cosa fare se il pagamento è in ritardo
          9. Rinnovo e proroga della NASPI
          10. Come chiedere assistenza al CAF Centro Fiscale
          11. FAQ: Domande frequenti su NASPI e Dis-Coll maggio 2026

          Cos’è la NASPI: normativa e requisiti D.Lgs. 22/2015

          La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è la principale indennità di disoccupazione italiana, istituita dal Decreto Legislativo n. 22 del 4 marzo 2015 in sostituzione delle precedenti ASpI e mini-ASpI. È gestita dall’INPS ed è destinata ai lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro.

          Chi può richiedere la NASPI 2026? I lavoratori dipendenti (a tempo indeterminato o determinato) che:

          • Hanno perso involontariamente il lavoro (licenziamento, scadenza contratto a termine, risoluzione consensuale nell’ambito di procedura conciliativa, dimissioni per giusta causa)
          • Hanno almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’evento di disoccupazione
          • Hanno almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione
          • Sono in stato di disoccupazione ai sensi dell’art. 1, co. 2, lett. c) del D.Lgs. n. 181/2000

          IMPORTANTE: La domanda NASPI deve essere presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il mancato rispetto di questo termine non comporta la perdita del diritto, ma riduce il periodo di spettanza: la prestazione decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro (se la domanda è presentata entro 8 giorni), oppure dal primo giorno successivo alla presentazione della domanda (se presentata tra il 9° e il 68° giorno). Se presentata oltre i 68 giorni, si perdono le prestazioni relative al periodo precedente alla domanda.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la presentazione della domanda NASPI, la verifica dei requisiti e il calcolo dell’importo spettante. Contattaci per un appuntamento.

          Cos’è la Dis-Coll: la disoccupazione per i collaboratori

          La Dis-Coll (Indennità di Disoccupazione per Collaboratori) è la prestazione di disoccupazione dedicata ai collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.), ai dottorandi di ricerca con borsa di studio e agli assegnisti di ricerca. Anch’essa introdotta dal D.Lgs. 22/2015 e resa strutturale dalla Legge n. 81/2017, è erogata dall’INPS.

          Requisiti Dis-Coll 2026:

          • Iscrizione alla Gestione Separata INPS e non essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie
          • Non essere pensionati
          • Non avere partita IVA attiva al momento della presentazione della domanda
          • Cessazione involontaria del rapporto di collaborazione
          • Almeno 1 mese di contribuzione nella Gestione Separata nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente la cessazione del rapporto al momento della cessazione stessa
          • Avere almeno 1 mese di contribuzione nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno precedente e la data di cessazione del rapporto di collaborazione

          La domanda Dis-Coll va presentata telematicamente all’INPS entro 68 giorni dalla fine del rapporto di collaborazione. Gli importi e le modalità di calcolo sono simili alla NASPI, ma con alcune differenze legate alla base di calcolo contributiva.

          Calendario pagamenti NASPI maggio 2026

          Il pagamento NASPI di maggio 2026 segue il consueto calendario INPS. L’INPS non pubblica date fisse univoche per tutti i beneficiari: la data esatta di accredito dipende dalla banca/Ufficio Postale di riferimento e dal numero di pratiche in elaborazione. Tuttavia, storicamente i pagamenti NASPI avvengono indicativamente tra il 10 e il 15 di ogni mese, con variazioni in base a:

          • Data di presentazione della domanda (i nuovi beneficiari ricevono il primo pagamento entro 30-60 giorni dalla domanda)
          • Istituto di credito o Poste Italiane utilizzato (i bonifici su conto corrente bancario arrivano prima rispetto ai pagamenti su libretto postale)
          • Correttezza della documentazione fornita all’INPS
          • Presenza di comunicazioni obbligatorie (SAP, attività lavorativa occasionale) che possono ritardare il ricalcolo

          In base al calendario INPS 2026 e alle comunicazioni ufficiali, per maggio 2026 i pagamenti NASPI sono attesi prevalentemente:

          Tipo pagamentoData presunta accredito maggio 2026Note
          NASPI – bonifico bancario (conto corrente)tra il 12 e il 15 maggio 2026Accredito diretto sul c/c bancario indicato nella domanda
          NASPI – pagamento Poste (conto BancoPosta / libretto)tra il 13 e il 16 maggio 2026Disponibile allo sportello PostePay o BancoPosta
          NASPI – primo pagamento nuovi beneficiarientro 30-60 giorni dalla domandaPer chi ha presentato domanda ad aprile 2026
          NASPI – pagamento con arretratientro fine maggio 2026Per pratiche con conguagli o ricalcoli

          ATTENZIONE: Le date indicate sono stime basate sui calendari storici INPS. L’INPS non pubblica un calendario ufficiale mensile per i pagamenti NASPI. Per la data esatta del tuo pagamento, è necessario verificare direttamente sul Fascicolo Previdenziale del Cittadino INPS o tramite l’app INPS Mobile (vedi sezione dedicata). Per aggiornamenti sui pagamenti INPS di maggio 2026, puoi anche consultare la nostra guida completa.

          Calendario pagamenti Dis-Coll maggio 2026

          Anche per la Dis-Coll maggio 2026 valgono le stesse regole generali dell’INPS per i pagamenti mensili. La Dis-Coll segue lo stesso ciclo di pagamento della NASPI, con accrediti che avvengono tipicamente nella seconda settimana del mese.

          Tipo pagamentoData presunta accredito maggio 2026Note
          Dis-Coll – bonifico bancariotra il 12 e il 15 maggio 2026Stesso ciclo della NASPI per pagamenti ordinari
          Dis-Coll – primo pagamento nuovi beneficiarientro 30-60 giorni dalla domandaPer chi ha cessato il rapporto di collaborazione a marzo-aprile 2026
          Dis-Coll – riemissione per comunicazione redditivariabile, entro fine meseSe sono presenti variazioni reddituali da comunicare all’INPS

          Differenza importante: La Dis-Coll è incompatibile con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo (compresa la partita IVA). Se durante il periodo di percezione della Dis-Coll si avvia un’attività con regime forfettario o altra forma di lavoro autonomo, la prestazione viene sospesa o revocata. Tuttavia, a differenza della NASPI, la Dis-Coll non è cumulabile con redditi da lavoro subordinato neanche in forma ridotta.

          Come verificare la data esatta del tuo pagamento

          Per sapere quando arriva esattamente il pagamento della tua NASPI o Dis-Coll, l’INPS mette a disposizione diversi strumenti digitali ufficiali. Ecco come utilizzarli:

          1. Fascicolo Previdenziale del Cittadino (INPS online)

          Il Fascicolo Previdenziale del Cittadino è il servizio INPS che raccoglie tutte le informazioni sulla tua posizione previdenziale, inclusi i pagamenti effettuati e quelli programmati. Per accedere:

          1. Accedi a www.inps.it
          2. Clicca su “Accedi ai servizi” e scegli SPID, CIE o CNS
          3. Cerca “Fascicolo Previdenziale del Cittadino” nella barra di ricerca
          4. Nella sezione “Pagamenti” trovi l’elenco di tutti gli accrediti con data e importo

          2. App INPS Mobile

          L’app ufficiale INPS Mobile (disponibile per iOS e Android) permette di verificare i pagamenti in mobilità. Dopo l’accesso con SPID o CIE:

          • Seleziona “I miei servizi”
          • Cerca “NASPI” o “Dis-Coll”
          • Visualizza lo stato della pratica e i pagamenti effettuati

          3. Verifica tramite PIN o contatto telefonico INPS

          Se non hai SPID o CIE, puoi contattare il Contact Center INPS al numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) o al 06 164 164 (a pagamento da cellulare). Gli operatori possono fornire informazioni sullo stato della pratica e sui pagamenti programmati.

          4. Verifica tramite estratto conto INPS

          L’estratto conto previdenziale INPS (accessibile con SPID) riporta i periodi contributivi e le prestazioni ricevute. È uno strumento utile per verificare che tutti i contributi siano stati correttamente accreditati, condizione necessaria per la spettanza della NASPI.

          Importi NASPI 2026: calcolo, massimale e decalage

          L’importo della NASPI 2026 è calcolato sulla base della retribuzione imponibile ai fini previdenziali percepita negli ultimi 4 anni (52 settimane precedenti la disoccupazione, divisa per il numero di settimane di contribuzione). L’INPS aggiorna annualmente i massimali con circolare specifica (generalmente a febbraio di ogni anno).

          Calcolo importo NASPI 2026

          La formula di calcolo NASPI prevede:

          1. Si calcola la retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni di contribuzione (retribuzione imponibile / numero settimane contribuite × 4,33)
          2. Se la retribuzione media mensile è pari o inferiore a 1.425,18 euro (soglia 2026), l’importo NASPI è pari al 75% della retribuzione media
          3. Se la retribuzione media mensile supera i 1.425,18 euro, l’importo NASPI è pari al 75% di 1.425,18 euro + 25% della differenza tra la retribuzione media e 1.425,18 euro
          4. In ogni caso, l’importo non può superare il massimale mensile NASPI 2026

          Massimale NASPI 2026

          Il massimale mensile NASPI per il 2026 è stato aggiornato dall’INPS con Circolare n. 29 del 2026. Per l’anno 2026, il massimale è pari a 1.550,42 euro mensili (lordi). Questo importo massimo viene ulteriormente ridotto dal décalage mensile (vedi sotto). L’importo NASPI è soggetto a tassazione IRPEF: l’INPS applica una ritenuta d’acconto del 23% sull’imponibile fiscale. In sede di dichiarazione dei redditi (modello 730), l’importo percepito confluisce nel reddito complessivo e può dar luogo a conguaglio a debito o a credito.

          Décalage NASPI: la riduzione mensile

          Il décalage NASPI è la riduzione progressiva mensile dell’importo dell’indennità. A partire dal sesto mese di percezione (181° giorno), l’importo NASPI si riduce del 3% al mese. Per i lavoratori con più di 55 anni, la riduzione del 3% mensile scatta dal nono mese (271° giorno).

          PeriodoRiduzione importoDecorrenza
          1° – 5° mese (1-150 giorni)Importo pieno (nessuna riduzione)Dal 1° giorno di disoccupazione
          Dal 6° mese (dal 151° giorno)Riduzione del 3% mensilePer lavoratori under 55
          Dal 9° mese (dal 271° giorno)Riduzione del 3% mensilePer lavoratori over 55
          Massima riduzione cumulativaFino al 56-57% dell’importo inizialeNegli ultimi mesi di percezione (periodo massimo 24 mesi)

          Esempio pratico: Un lavoratore che percepisce 1.200 euro mensili di NASPI (importo lordo netto da décalage): – Dal 1° al 5° mese: 1.200 euro/mese – 6° mese: 1.200 – 3% = 1.164 euro – 7° mese: 1.164 – 3% = 1.129 euro – 8° mese: 1.129 – 3% = 1.095 euro – E così via, con una riduzione progressiva del 3% sull’importo del mese precedente

          Durata massima NASPI 2026

          La durata massima della NASPI è pari alla metà delle settimane di contribuzione presenti negli ultimi 4 anni (48 mesi). Il D.Lgs. 22/2015 prevede un limite assoluto di 24 mesi (104 settimane): anche se si ha maturato un numero di settimane contributive superiore, non si può percepire la NASPI per più di 2 anni consecutivi.

          Settimane di contribuzione negli ultimi 4 anniDurata NASPI spettante
          13 settimane (minimo)6,5 settimane (circa 1,5 mesi)
          26 settimane13 settimane (circa 3 mesi)
          52 settimane (1 anno)26 settimane (6 mesi)
          78 settimane (1,5 anni)39 settimane (9 mesi)
          104 settimane (2 anni)52 settimane (12 mesi)
          208 settimane (4 anni)104 settimane (massimo 24 mesi)

          Per chi lavora part-time o ha periodi di lavoro discontinuo, le settimane di contribuzione si accumulano in proporzione. I contributi figurativi (congedo parentale, malattia, ecc.) non vengono conteggiati ai fini della durata NASPI, ma possono incidere sull’importo.

          Cosa fare se il pagamento è in ritardo

          Se il pagamento NASPI non arriva entro la metà del mese, oppure se noti discrepanze nell’importo accreditato, segui questa procedura:

          1. Verifica sul Fascicolo Previdenziale (www.inps.it con SPID/CIE) se il pagamento risulta “in elaborazione” o “sospeso”
          2. Controlla le comunicazioni INPS: a volte il pagamento viene sospeso perché manca una comunicazione obbligatoria (es. avvio attività lavorativa, variazione stato familiare)
          3. Contatta il Contact Center INPS (803 164 da rete fissa, gratuito) per informazioni sullo stato della pratica
          4. Recati allo sportello INPS di competenza (prenotando un appuntamento tramite il sito INPS) se la situazione non si risolve online
          5. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale: i nostri operatori possono assisterti nel monitorare la pratica e gestire eventuali comunicazioni con l’INPS

          Cause comuni di ritardo o sospensione NASPI:

          • Omessa comunicazione di attività lavorativa occasionale (obbligo di comunicare entro il giorno precedente l’inizio dell’attività)
          • Superamento del limite di reddito per la compatibilità con lavoro dipendente o autonomo
          • Dati bancari errati o IBAN non aggiornato
          • Domicilio cambiato e non comunicato all’INPS
          • Mancata DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) al lavoro o mancata partecipazione ai programmi di politica attiva
          • Pratiche in fase di riesame (es. ricorso, verifica requisiti)

          Rinnovo e proroga della NASPI

          La NASPI non può essere rinnovata automaticamente alla scadenza. Al termine del periodo di spettanza, l’indennità cessa definitivamente. Tuttavia, se nel frattempo si è lavorato e si sono maturati nuovi contributi, è possibile presentare una nuova domanda NASPI in caso di ulteriore disoccupazione.

          Quando si può fare una nuova domanda NASPI?

          • Dopo aver lavorato come dipendente per almeno 13 settimane dalla precedente cessazione
          • Solo in caso di nuova cessazione involontaria del rapporto di lavoro
          • Entro 68 giorni dalla nuova cessazione

          Sospensione temporanea NASPI: È possibile sospendere temporaneamente la NASPI (senza perdere il diritto al periodo residuo) in caso di:

          • Lavoro subordinato a tempo determinato con reddito superiore a 8.174 euro annui: la NASPI è sospesa per tutta la durata del contratto e riprende alla sua scadenza
          • Lavoro autonomo o parasubordinato con reddito superiore al limite di compatibilità: sospensione per tutto il periodo di attività

          Per approfondire le possibilità legate alla NASPI 2026 e verificare il tuo diritto alla prestazione, il CAF Centro Fiscale offre consulenza personalizzata.

          Come chiedere assistenza al CAF Centro Fiscale per pratiche NASPI

          Il CAF Centro Fiscale di Udine è uno dei principali punti di riferimento in Friuli Venezia Giulia per l’assistenza nelle pratiche previdenziali e fiscali. I nostri operatori sono abilitati ad assistere i cittadini in tutte le fasi della pratica NASPI e Dis-Coll:

          • Verifica preventiva dei requisiti per accedere alla NASPI o alla Dis-Coll
          • Calcolo dell’importo spettante e simulazione del décalage
          • Presentazione telematica della domanda all’INPS tramite delega
          • Monitoraggio dello stato della pratica dopo la presentazione
          • Assistenza in caso di sospensione o revoca della prestazione
          • Gestione delle comunicazioni obbligatorie (attività lavorativa, variazioni reddituali)
          • Dichiarazione dei redditi NASPI nel modello 730 o Redditi PF
          • Richiesta di NASPI anticipata per apertura partita IVA o regime forfettario

          Puoi contattarci presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, telefonando al 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121. Puoi anche utilizzare il modulo di contatto qui sotto.

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          FAQ: Domande frequenti su NASPI e Dis-Coll maggio 2026

          Quando viene pagata la NASPI a maggio 2026?

          La NASPI viene generalmente accreditata tra il 12 e il 15 di ogni mese. Per maggio 2026, i pagamenti ordinari sono attesi indicativamente tra il 12 e il 15 maggio 2026 per bonifici bancari, con qualche giorno di variazione per i pagamenti su conto BancoPosta. La data esatta dipende dalla propria banca e dallo stato della pratica. Per verificare la data precisa del proprio accredito, accedere al Fascicolo Previdenziale del Cittadino su www.inps.it con SPID o CIE.

          Quante settimane di contribuzione servono per avere la NASPI?

          Per avere diritto alla NASPI occorrono almeno 13 settimane di contribuzione nel periodo di 4 anni precedenti la disoccupazione. Inoltre, sono necessarie almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti la disoccupazione. La durata della NASPI e pari alla meta delle settimane di contribuzione presenti negli ultimi 4 anni, con un massimo di 24 mesi (104 settimane).

          Qual è l’importo massimo della NASPI nel 2026?

          Il massimale mensile NASPI per il 2026 è aggiornato annualmente dall’INPS. Per il 2026, il massimale indicativo è circa 1.550 euro lordi mensili (il valore esatto viene comunicato con circolare INPS a inizio anno). L’importo effettivo dipende dalla retribuzione media degli ultimi 4 anni. Dal sesto mese di percezione, l’importo si riduce del 3% mensile (decalage).

          La Dis-Coll viene pagata lo stesso giorno della NASPI?

          Sì, la Dis-Coll segue sostanzialmente lo stesso calendario di pagamento della NASPI. Anche per la Dis-Coll i pagamenti avvengono indicativamente tra il 12 e il 15 del mese. La data esatta dipende dall’istituto di credito e dallo stato della singola pratica. E possibile verificare il proprio pagamento tramite il Fascicolo Previdenziale del Cittadino INPS (www.inps.it con SPID/CIE) o tramite l’app INPS Mobile.

          Cosa devo fare se non ricevo il pagamento NASPI entro il 15 del mese?

          Se il pagamento NASPI non arriva entro il 15-16 del mese, verificare prima sul Fascicolo Previdenziale INPS se il pagamento risulta in elaborazione o sospeso. Controllare anche che l’IBAN sia aggiornato. Se il pagamento risulta sospeso, potrebbe essere necessario inviare una comunicazione obbligatoria all’INPS (es. attività lavorativa, variazione stato familiare). In caso di dubbi, contattare il CAF Centro Fiscale di Udine (0432 1638640) per assistenza nella gestione della pratica.

          La NASPI si può dichiarare nel 730?

          Sì, la NASPI e un reddito tassabile IRPEF che deve essere dichiarato nel modello 730 o nel modello Redditi PF. L’INPS invia la Certificazione Unica (CU) entro il 16 marzo di ogni anno. I dati NASPI vengono pre-compilati dall’Agenzia delle Entrate nel 730 precompilato. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella corretta compilazione della dichiarazione dei redditi anche in presenza di NASPI.


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            CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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            Indice dei contenuti

            1. Quando arriva il pagamento di maggio 2026
            2. Calendario date accredito INPS maggio 2026
            3. Importi Assegno Unico 2026: fasce ISEE e tabelle
            4. Perche l’Assegno Unico non arriva: cause principali
            5. Come sbloccare l’erogazione: guida pratica
            6. Domanda scaduta o non rinnovata: cosa fare
            7. Aggiornare l’IBAN e le coordinate bancarie
            8. ISEE scaduto o assente: impatto sul pagamento
            9. Arretrati e conguagli: quando spettano
            10. Simulazione importo: calcola il tuo assegno
            11. Domande frequenti

            Quando arriva il pagamento di maggio 2026

            Il pagamento dell’Assegno Unico di maggio 2026 non ha una data unica valida per tutti: l’INPS accredita la prestazione in un arco temporale che va indicativamente dal 17 al 30 maggio 2026, con variazioni in base alla tipologia di domanda e alle caratteristiche del nucleo familiare. Esistono due macro-categorie di beneficiari con tempistiche diverse:

            • Famiglie con domanda consolidata e ISEE valido: il pagamento avviene nella terza settimana del mese, di norma tra il 17 e il 22 maggio 2026. Questi nuclei hanno gia completato ogni adempimento burocratico e l’INPS eroga automaticamente l’importo sulla base dei dati in archivio.
            • Famiglie in attesa di rinnovo ISEE o con pratiche in corso: il pagamento puo slittare fino alla fine del mese (26-30 maggio), oppure essere sospeso fino alla regolarizzazione della posizione ISEE.
            • Nuovi richiedenti o domande presentate nel mese corrente: per chi ha inoltrato la domanda dopo il 30 aprile 2026, il primo accredito avviene nel mese successivo alla lavorazione della pratica da parte dell’INPS.

            E importante ricordare che l’Assegno Unico Universale non prevede un giorno fisso di pagamento pubblicato ufficialmente dall’INPS nel senso di un calendario preventivo assoluto: l’istituto comunica le date attraverso i suoi canali istituzionali (sito INPS, Patronato e CAF autorizzati) a ridosso dell’erogazione. Tuttavia, sulla base dei pagamenti degli anni precedenti e delle circolari INPS di riferimento, e possibile stimare con buona precisione le finestre di accredito.

            Calendario date accredito INPS maggio 2026

            Il calendario dei pagamenti INPS per maggio 2026 si articola come segue, sulla base delle finestre di accredito storicamente consolidate e dei comunicati dell’istituto previdenziale:

            Tipologia beneficiarioFinestra di accreditoNote
            Domanda attiva, ISEE 2026 valido, nessuna variazione17 – 22 maggio 2026Accredito automatico, nessuna azione richiesta
            Domanda attiva, ISEE in aggiornamento23 – 27 maggio 2026Il pagamento avviene dopo la validazione dell’ISEE
            Domanda rinnovata a maggio 202626 – 30 maggio 2026Il primo pagamento e in questo range
            Domanda con variazioni familiari (nascita figlio, separazione)28 – 31 maggio 2026Necessaria verifica da parte dell’operatore INPS
            Prima domanda presentata dopo il 30 aprile 2026Giugno 2026L’accredito scatta dal mese successivo alla lavorazione

            L’accredito avviene direttamente sul conto corrente bancario o postale (oppure sulla carta prepagata con IBAN) indicato nella domanda originaria. Non e previsto il pagamento in contanti o tramite sportello fisico INPS. Se hai cambiato coordinate bancarie, e obbligatorio aggiornare l’IBAN prima del pagamento.

            Per verificare lo stato in tempo reale del proprio pagamento, puoi accedere al portale MyINPS con SPID, CIE o CNS, oppure contattare il tuo CAF di fiducia o il Patronato.

            Importi Assegno Unico 2026: fasce ISEE e tabelle

            Gli importi dell’Assegno Unico per il 2026 sono stati aggiornati con la rivalutazione ISTAT e tengono conto delle soglie ISEE vigenti. La prestazione e differenziata in base a: numero di figli, eta dei figli, presenza di disabilita, situazione economica del nucleo (ISEE). Di seguito la tabella degli importi mensili per figlio:

            Importi per figlio minorenne (fino a 21 anni)

            ISEE 2026Importo mensile per figlioMaggiorazione per figlio disabile
            Fino a 17.090 euro199,40 euro+ fino a 120 euro
            Da 17.090 a 40.000 euroImporto decrescente progressivo+ fino a 120 euro
            Oltre 40.000 euro (o senza ISEE)57,00 euro (minimo garantito)+ 30 euro

            Nota importante: gli importi indicati sono basati sulla struttura tariffaria dell’Assegno Unico 2025-2026, rivalutata in base all’indice ISTAT di inflazione. Le cifre esatte per il 2026 possono subire lievi variazioni in seguito alla rivalutazione ufficiale comunicata dall’INPS con circolari specifiche all’inizio dell’anno.

            Maggiorazioni previste nel 2026

            Oltre all’importo base, esistono diverse maggiorazioni mensili che si aggiungono all’assegno base:

            • Maggiorazione per nuclei numerosi (3 o piu figli): da 15 a 85 euro mensili per figlio aggiuntivo dal terzo in poi, decrescente in base all’ISEE
            • Maggiorazione per figlio con disabilita: da 30 a 120 euro mensili, in base al grado di disabilita riconosciuta
            • Maggiorazione per madre con meno di 21 anni: 20 euro mensili aggiuntivi
            • Maggiorazione per genitori entrambi lavoratori (doppio reddito): da 30 euro mensili (ISEE fino a 15.000 euro), decrescente fino a zero per ISEE superiore a 40.000 euro
            • Maggiorazione temporanea per neonati (primo anno di vita): nei nuclei con ISEE fino a 40.000 euro, la maggiorazione per i figli nati nel 2022 e successivamente puo raggiungere i 120 euro al mese per il primo anno

            Perche l’Assegno Unico non arriva: cause principali

            Se il pagamento di maggio 2026 non e arrivato entro la fine del mese, le cause possono essere molteplici. Di seguito le situazioni piu frequenti riscontrate dai nostri operatori CAF:

            1. ISEE scaduto o non presentato

            La causa piu frequente di mancato pagamento e l’ISEE scaduto. La Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) ha validita dal momento della presentazione fino al 31 dicembre dello stesso anno. Se non hai rinnovato l’ISEE entro il 30 giugno 2026, l’INPS continua a erogare l’assegno ma all’importo minimo garantito (57 euro per figlio). Se non l’hai presentato affatto, il pagamento puo essere bloccato. Presentare l’ISEE e fortemente consigliato entro i primi mesi dell’anno per ricevere gli arretrati con conguaglio da gennaio.

            2. IBAN errato o non aggiornato

            Se hai cambiato banca, aperto un nuovo conto corrente o la carta prepagata e scaduta, l’IBAN registrato nell’INPS potrebbe non essere piu valido. In questo caso il pagamento viene rifiutato e sospeso. E necessario aggiornare le coordinate bancarie tramite MyINPS o tramite un CAF.

            3. Domanda non rinnovata o decaduta

            L’Assegno Unico si rinnova automaticamente se la domanda precedente era valida e attiva. Tuttavia, in alcuni casi l’INPS richiede un rinnovo esplicito della domanda, ad esempio quando cambiano significativamente i dati del nucleo familiare (separazione, nuovo figlio, cambio residenza). Se la domanda risulta “in scadenza” o “decaduta” nel portale MyINPS, e necessario inoltrarla nuovamente.

            4. Variazioni del nucleo familiare non comunicate

            La nascita di un figlio, il compimento del 21° anno di eta da parte di un figlio gia beneficiario, una separazione o divorzio, o il cambio di residenza sono tutti eventi che devono essere comunicati tempestivamente all’INPS. Il mancato aggiornamento puo generare pagamenti errati (eccedenti o carenti) e successivi recuperi di indebito.

            5. Domanda in lavorazione o con richiesta di documentazione

            In alcuni casi l’INPS puo richiedere documentazione aggiuntiva (certificato di disabilita, atto di nascita, documentazione stranieri UE/extra-UE). Se la pratica e “in istruttoria” o segnata come “richiesta documentazione”, il pagamento e sospeso fino alla verifica. E fondamentale rispondere tempestivamente alle richieste dell’INPS.

            Come sbloccare l’erogazione: guida pratica

            Se il pagamento di maggio e bloccato o non arrivato, segui questa procedura passo per passo per sbloccare l’erogazione nel minor tempo possibile:

            Step 1: Verifica lo stato della domanda su MyINPS

            Accedi al portale MyINPS (myinps.inps.it) con le tue credenziali SPID, CIE o CNS. Nella sezione “Assegno Unico e Universale” trovi il dettaglio della tua domanda: stato, importo, IBAN registrato e eventuali segnalazioni. Verifica che lo stato sia “Accolto” o “In pagamento”. Se trovi segnalazioni come “Sospeso”, “In istruttoria” o “Richiesta documentazione”, leggi attentamente il messaggio e prendi nota di cosa viene richiesto.

            Step 2: Controlla la validita dell’ISEE

            Verifica che il tuo ISEE 2026 sia ancora valido. Ricorda che l’ISEE ha validita fino al 31 dicembre 2026, ma se lo hai presentato a fine 2025 e nel frattempo ci sono state variazioni patrimoniali significative, potresti dover aggiornarlo. Se l’ISEE non e presente, presentalo subito: l’INPS calcolera gli arretrati da gennaio 2026 con conguaglio nel primo pagamento utile.

            Step 3: Aggiorna l’IBAN se necessario

            Se l’IBAN e cambiato, accedi a MyINPS e aggiorna le coordinate bancarie nella sezione “Dati di pagamento”. In alternativa, rivolgiti a un CAF o Patronato autorizzato: i nostri operatori possono aggiornare l’IBAN direttamente nel sistema INPS in tempi rapidi.

            Step 4: Invia documentazione mancante

            Se l’INPS ha richiesto documentazione aggiuntiva, puoi caricarla direttamente su MyINPS oppure consegnarla fisicamente presso uno sportello INPS o tramite il tuo CAF. I documenti piu frequentemente richiesti includono: certificato di disabilita (verbale INPS o commissione medica locale), documentazione per figli stranieri (permesso di soggiorno, stato di famiglia consolare), atto di nascita per figli nati di recente.

            Step 5: Contatta il CAF o il Patronato

            Se dopo aver verificato tutti i punti precedenti il problema persiste, il modo piu rapido per risolverlo e contattare il CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori di Patronato sono autorizzati INPS e possono: verificare lo stato della pratica in tempo reale, aggiornare domande e dati, inviare documentazione e seguire il caso fino alla risoluzione. Puoi contattarci tramite WhatsApp al 366 6018121 o telefonare allo 0432 1638640.

            Domanda scaduta o non rinnovata: cosa fare

            Se la domanda e scaduta o non rinnovata, non devi preoccuparti: puoi presentarla nuovamente in qualsiasi momento dell’anno. Tieni pero presente queste regole fondamentali:

            • Domanda presentata entro il 30 giugno 2026: hai diritto agli arretrati da gennaio 2026. L’INPS effettuera un conguaglio e accreditera le mensilita non pagate nel primo pagamento utile.
            • Domanda presentata dal 1 luglio 2026 in poi: il pagamento parte dal mese di presentazione della domanda, senza arretrati. Non e possibile recuperare le mensilita precedenti.
            • Scadenza critica: per non perdere gli arretrati da gennaio 2026, e indispensabile presentare la domanda entro e non oltre il 30 giugno 2026.

            La domanda si presenta esclusivamente online tramite il portale INPS (con SPID, CIE o CNS) oppure tramite un CAF o Patronato autorizzato. Non e possibile presentarla allo sportello fisico INPS senza appuntamento. Puoi anche consultare i nostri articoli sulla maternita obbligatoria e facoltativa 2026 per approfondire i diritti delle mamme lavoratrici correlati all’Assegno Unico.

            Aggiornare l’IBAN e le coordinate bancarie

            L’aggiornamento dell’IBAN per l’Assegno Unico e una delle operazioni piu comuni che gestiamo al CAF. Ecco come procedere:

            Tramite MyINPS (autonomamente)

            • Accedi a MyINPS con SPID, CIE o CNS
            • Vai alla sezione “I miei servizi” > “Assegno Unico e Universale”
            • Seleziona la domanda attiva
            • Clicca su “Modifica dati di pagamento”
            • Inserisci il nuovo IBAN e conferma
            • L’aggiornamento diventa operativo nel giro di 24-48 ore lavorative

            Tramite CAF o Patronato

            Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine portando con te: documento di identita, codice fiscale, e il nuovo IBAN (puoi trovarlo sull’estratto conto o nell’app della banca). I nostri operatori aggiorneranno le coordinate nel sistema INPS in tempo reale.

            Attenzione: se il pagamento viene rifiutato dalla banca per IBAN errato, l’INPS non lo riaccredita automaticamente. E necessario aggiornare l’IBAN e poi attendere il successivo ciclo di pagamento mensile, oppure inviare una specifica richiesta di riaccredito tramite il Patronato.

            ISEE scaduto o assente: impatto sul pagamento

            L’ISEE e il pilastro dell’Assegno Unico: senza un ISEE valido, l’importo percepito e quello minimo garantito (57 euro per figlio al mese), indipendentemente dalla situazione economica reale della famiglia. Ecco le regole fondamentali:

            ISEE non presentato

            Se non hai ancora presentato l’ISEE 2026, l’INPS eroga comunque l’assegno, ma all’importo minimo di 57 euro per figlio. Non appena presenti l’ISEE e viene validato (in genere entro 10 giorni lavorativi), l’INPS calcola gli arretrati dalla data di inizio del beneficio (o da gennaio 2026 se la domanda era attiva) e li eroga con conguaglio nel primo pagamento utile. E quindi conveniente presentare l’ISEE il prima possibile per recuperare le mensilita alla quota piena.

            ISEE scaduto (presentato nel 2025)

            L’ISEE presentato nel 2025 e valido fino al 31 dicembre 2025. Dal 1 gennaio 2026 non e piu valido. Se non hai ancora rinnovato l’ISEE 2026, l’INPS sta erogando l’assegno all’importo minimo. Rinnova subito l’ISEE recandoti al CAF: il rinnovo consente di recuperare gli importi corretti da gennaio 2026 con arretrati.

            Come presentare o rinnovare l’ISEE al CAF

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di presentazione e rinnovo dell’ISEE durante tutto l’anno. I documenti necessari includono: Codice Fiscale di tutti i componenti del nucleo, ultimi CU o dichiarazioni dei redditi, dati patrimonio immobiliare e mobiliare, saldo e giacenza media conti correnti. Puoi prenotare un appuntamento telefonando allo 0432 1638640 oppure scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

            Arretrati e conguagli: quando spettano

            Gli arretrati dell’Assegno Unico sono le mensilita non percepite o percepite in misura ridotta che l’INPS deve recuperare. Ecco i casi principali in cui scatta il conguaglio:

            • Presentazione tardiva dell’ISEE: se hai presentato l’ISEE 2026 dopo gennaio 2026, gli arretrati vengono calcolati da marzo 2026 (il mese successivo a quello di presentazione della DSU) fino al mese corrente e accreditati in un’unica soluzione.
            • Aggiornamento ISEE con importo piu basso: se il nuovo ISEE e inferiore a quello precedente (o all’assenza di ISEE), l’importo aumenta retroattivamente. L’INPS verifica e accredita la differenza.
            • Domanda presentata con ritardo entro il 30 giugno: gli arretrati da gennaio vengono pagati in un’unica soluzione.
            • Riconoscimento di una maggiorazione non applicata: ad esempio, se un figlio ha ricevuto un verbale di disabilita con effetto retroattivo, la maggiorazione viene applicata dalla data del riconoscimento e gli arretrati vengono liquidati.

            Tempi di accredito degli arretrati: in genere l’INPS liquida gli arretrati nel ciclo di pagamento mensile successivo alla regolarizzazione della posizione. Il conguaglio appare come voce separata nell’estratto conto (es. “Conguaglio AUU gen-apr 2026”).

            Simulazione importo: calcola il tuo assegno

            Per calcolare l’importo mensile dell’Assegno Unico spettante al tuo nucleo familiare, puoi utilizzare il simulatore ufficiale disponibile sul sito INPS (inps.it > sezione “Assegno Unico e Universale” > Simulatore). Oppure, puoi usare la formula semplificata qui sotto come stima orientativa:

            Esempio pratico di calcolo

            Caso 1: Nucleo con 2 figli minorenni, ISEE 2026 di 20.000 euro, nessuna disabilita, entrambi i genitori lavoratori.

            • Importo base per figlio con ISEE 20.000: circa 150 euro/mese (valore interpolato tra il minimo e il massimo)
            • Maggiorazione entrambi i genitori lavoratori (ISEE 20.000): circa 20 euro/mese per figlio
            • Importo totale stimato: (150 + 20) x 2 = 340 euro/mese

            Caso 2: Nucleo con 3 figli (1 minorenne con disabilita media), ISEE 2026 di 12.000 euro, un genitore lavoratore.

            • Importo base per i 2 figli non disabili con ISEE 12.000: circa 180 euro/mese ciascuno
            • Importo base per il figlio disabile: circa 180 euro + 85 euro maggiorazione disabilita = 265 euro/mese
            • Maggiorazione dal 3 figlio: circa 50 euro aggiuntivi
            • Importo totale stimato: (180 x 2) + 265 + 50 = 675 euro/mese

            Queste sono stime orientative. Per un calcolo preciso e personalizzato, rivolgiti ai nostri operatori CAF: calcoliamo gratuitamente l’importo spettante e verifichiamo che tu stia ricevendo tutto a cui hai diritto. Potrebbero esserci maggiorazioni non applicate che stai perdendo. Ricorda che puoi cumulare l’Assegno Unico con il congedo straordinario Legge 104 se sei caregiver di un figlio con disabilita grave, oppure con la guida al pagamento di giugno 2026 per capire cosa aspettarti nel prossimo mese.

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            Domande Frequenti sull’Assegno Unico di Maggio 2026

            Quando arriva l’Assegno Unico di maggio 2026?

            Il pagamento dell’Assegno Unico di maggio 2026 viene accreditato indicativamente tra il 17 e il 30 maggio 2026. Le famiglie con domanda consolidata e ISEE valido ricevono il pagamento nella terza settimana (17-22 maggio), mentre chi ha pratiche in corso o ha rinnovato la domanda nel mese corrente puo riceverlo nella quarta settimana o entro il 30 maggio.

            Perche l’Assegno Unico non mi e ancora arrivato?

            Le cause piu comuni sono: ISEE scaduto o non presentato (in tal caso si riceve solo l’importo minimo di 57 euro per figlio), IBAN non aggiornato, domanda scaduta o non rinnovata, variazioni del nucleo familiare non comunicate, o documentazione aggiuntiva richiesta dall’INPS. Verifica lo stato della domanda su MyINPS o contatta il tuo CAF per assistenza immediata.

            Come faccio a controllare se ho ricevuto il pagamento?

            Puoi verificare il pagamento accedendo a MyINPS (myinps.inps.it) con SPID, CIE o CNS, nella sezione Assegno Unico e Universale. Oppure puoi controllare il tuo estratto conto bancario: l’accredito appare con causale INPS AUU o Assegno Unico Universale. In alternativa, il tuo CAF o Patronato puo verificare lo stato del pagamento per tuo conto.

            Se non ho l’ISEE posso ricevere l’Assegno Unico?

            Si, anche senza ISEE hai diritto all’Assegno Unico, ma riceverai solo l’importo minimo garantito di 57 euro per figlio al mese. Presentando l’ISEE valido, l’importo viene adeguato alla tua situazione economica e ricevi gli arretrati dalla data di presentazione. Se hai presentato l’ISEE entro il 30 giugno 2026, hai diritto agli arretrati da gennaio 2026.

            Posso ricevere l’Assegno Unico se sono straniero?

            Si, i cittadini stranieri residenti in Italia hanno diritto all’Assegno Unico se sono in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo, oppure permesso di soggiorno per motivi di lavoro, studio, ricerca o familiari, e i figli risiedono in Italia. I cittadini UE hanno le stesse condizioni dei cittadini italiani. Per i dettagli del tuo caso specifico, rivolgiti al CAF.


            Hai bisogno di assistenza per l’Assegno Unico?

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per l’Assegno Unico Universale: presentazione e rinnovo della domanda, aggiornamento ISEE, sblocco pagamenti, aggiornamento IBAN, verifica arretrati e molto altro. I nostri operatori di Patronato sono autorizzati INPS.

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              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-10 09:24:382026-05-10 09:34:53Assegno Unico INPS di Maggio 2026: Calendario Pagamenti e Come Sbloccare l’Erogazione
              ASSEGNO UNICO, MATERNITA'

              Pagamento Assegno Unico Giugno 2026: Date INPS, Importi e Calendario

              ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

              Quando arriva l’Assegno Unico di giugno 2026? Se stai aspettando il pagamento mensile per i tuoi figli a carico, in questa guida trovi tutte le date di pagamento INPS aggiornate, gli importi per ogni fascia ISEE, le maggiorazioni previste e le istruzioni per verificare lo stato della tua domanda. L’Assegno Unico e Universale (AUU) viene erogato ogni mese dall’INPS a tutte le famiglie con figli a carico fino a 21 anni, ed è il principale strumento di sostegno alla genitorialità in Italia.

              Indice dei contenuti

              1. Date di Pagamento Giugno 2026
              2. Calendario Dettagliato: Chi Riceve e Quando
              3. Importi per Fascia ISEE 2026
              4. Maggiorazioni: Disabilità, Famiglie Numerose e Genitori Lavoratori
              5. Conguagli di Giugno: Cosa Aspettarsi
              6. Come Verificare il Pagamento su MyINPS
              7. Cosa Fare Se il Pagamento Non Arriva
              8. Scadenza ISEE: Perché Presentarlo Entro Giugno
              9. Domande Frequenti

              Date di Pagamento Assegno Unico Giugno 2026

              L’INPS segue un calendario ormai consolidato per l’erogazione dell’Assegno Unico. Per giugno 2026, le date previste sono:

              • 17-18-19 giugno 2026: pagamento per i beneficiari che già percepiscono l’Assegno Unico con domanda in essere e ISEE regolarmente rinnovato. Questa è la finestra principale che riguarda la stragrande maggioranza delle famiglie
              • Fine giugno 2026 (26-30 giugno): pagamento per le nuove domande presentate nei mesi precedenti e per i casi che hanno richiesto verifiche aggiuntive da parte dell’INPS
              • Pagamenti straordinari: eventuali conguagli legati al nuovo ISEE 2026, arretrati e ricalcoli possono essere accreditati in qualsiasi momento del mese

              Nota importante: le date possono variare di 1-2 giorni lavorativi in base all’istituto bancario o postale del beneficiario. Poste Italiane generalmente accredita con 1-2 giorni di anticipo rispetto alle banche tradizionali. Se hai un conto presso una banca online, i tempi di accredito potrebbero essere ancora più rapidi.

              Calendario Dettagliato: Chi Riceve e Quando

              Non tutte le famiglie ricevono il pagamento nella stessa data. Ecco come funziona il calendario dei pagamenti INPS per giugno 2026:

              Tipologia beneficiarioData previstaNote
              Beneficiari in corso (ISEE aggiornato)17-18-19 giugnoPagamento regolare mensile
              Nuove domande (presentate entro maggio)26-30 giugnoUltimo giorno lavorativo del mese
              Domande con ISEE presentato dopo marzo17-19 giugnoCon eventuale conguaglio arretrati
              Beneficiari senza ISEE 202617-19 giugnoImporto minimo (57 euro/figlio)
              Conguagli e arretratiVariabilePossibili in qualsiasi momento del mese

              Se hai presentato una nuova domanda tra aprile e maggio 2026, il primo pagamento arriverà verso fine giugno. L’INPS impiega generalmente 30-45 giorni per elaborare le nuove richieste.

              Importi Assegno Unico Giugno 2026 per Fascia ISEE

              Gli importi dell’Assegno Unico 2026 sono stati rivalutati dello 0,8% rispetto al 2025, in linea con l’adeguamento annuale ISTAT al costo della vita. Ecco la tabella aggiornata degli importi mensili per ciascun figlio a carico:

              Fascia ISEEImporto mensile per figlio
              Fino a 17.090,61 euro199,40 euro
              Da 17.090,62 a 20.000 euroDa 199,40 a 175 euro (decrescente)
              Da 20.001 a 25.000 euroDa 175 a 145 euro
              Da 25.001 a 30.000 euroDa 145 a 120 euro
              Da 30.001 a 35.000 euroDa 120 a 100 euro
              Da 35.001 a 40.000 euroDa 100 a 80 euro
              Da 40.001 a 45.810,71 euroDa 80 a 57 euro
              Oltre 45.810,71 euro o senza ISEE57 euro (importo minimo)

              Esempio pratico: una famiglia con ISEE di 22.000 euro e 2 figli minorenni riceve circa 160 euro per figlio, per un totale di circa 320 euro al mese. Se la stessa famiglia non avesse presentato l’ISEE, riceverebbe soltanto 114 euro totali (57 euro per figlio). La differenza è enorme: ecco perché rinnovare l’ISEE è fondamentale.

              Maggiorazioni Assegno Unico Giugno 2026: Chi Ha Diritto a Importi Più Alti

              Oltre all’importo base calcolato sulla fascia ISEE, l’Assegno Unico prevede diverse maggiorazioni che possono aumentare significativamente l’importo mensile. Ecco tutte quelle in vigore a giugno 2026:

              Maggiorazione per figli con disabilità

              • Figli minorenni con disabilità: da 91,20 a 113,50 euro in più per figlio, in base al grado di disabilità (non autosufficienza, disabilità grave o media)
              • Figli maggiorenni 18-20 anni con disabilità: maggiorazione fissa di 96,90 euro
              • Figli disabili oltre i 21 anni: importo base di 91,20 euro mensili (senza limiti di età)

              Per approfondire, leggi la nostra guida completa sull’Assegno Unico Figli Disabili 2026.

              Maggiorazione per famiglie numerose (3 o più figli)

              • Dal terzo figlio in poi: maggiorazione da 17,10 a 91,20 euro per figlio (in base all’ISEE)
              • Nuclei con 4 o più figli: ulteriore forfait aggiuntivo di 150 euro al mese per l’intero nucleo familiare, indipendentemente dall’ISEE

              Maggiorazione per genitori entrambi lavoratori

              • Entrambi i genitori con reddito da lavoro: maggiorazione fino a 34,10 euro per figlio per le famiglie con ISEE fino a 17.090,61 euro. L’importo decresce fino ad azzerarsi per ISEE superiori a 45.810,71 euro
              • Madri con meno di 21 anni: maggiorazione fissa di 22,80 euro per figlio

              Conguagli di Giugno 2026: Cosa Aspettarsi

              Giugno è un mese particolarmente importante per i conguagli dell’Assegno Unico. Ecco perché:

              • Nuovo ISEE presentato tra marzo e maggio: se hai rinnovato l’ISEE nei mesi scorsi, l’INPS potrebbe aver già ricalcolato l’importo. A giugno potresti ricevere, insieme alla rata mensile, anche gli arretrati relativi ai mesi in cui hai percepito l’importo minimo in attesa del nuovo ISEE
              • Variazioni del nucleo familiare: nascita di un nuovo figlio, separazione, cambio di residenza o altre variazioni comunicate all’INPS possono generare conguagli positivi o negativi
              • Correzioni ISEE: se hai presentato un ISEE corrente (in caso di variazione significativa del reddito rispetto al 2024), l’INPS ricalcola l’importo e versa la differenza

              Come riconoscere un conguaglio: nel fascicolo previdenziale di MyINPS, il pagamento avrà una voce specifica come “conguaglio AUU” o “arretrati AUU”. L’importo sarà superiore alla rata mensile standard. Per saperne di più, consulta la nostra guida sugli Arretrati Assegno Unico 2026.

              Come Verificare il Pagamento su MyINPS

              Se vuoi controllare lo stato del pagamento dell’Assegno Unico di giugno 2026, puoi farlo facilmente attraverso il portale MyINPS. Ecco la procedura passo per passo:

              1. Accedi a MyINPS: vai su myinps.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
              2. Cerca “Assegno Unico”: nella barra di ricerca digita “Assegno Unico” oppure vai su “Prestazioni e servizi” e poi “Assegno Unico e Universale”
              3. Controlla lo stato della domanda: verifica che la tua domanda risulti in stato “Accolta” e che l’ISEE sia aggiornato al 2026
              4. Consulta i pagamenti: nella sezione “Pagamenti” troverai lo storico di tutti gli accrediti effettuati, con date e importi
              5. Verifica il fascicolo previdenziale: per un dettaglio ancora più completo, accedi al “Fascicolo previdenziale del cittadino” dove troverai le disposizioni di pagamento con la data esatta dell’accredito

              Consiglio pratico: attiva le notifiche push sull’app INPS Mobile per ricevere un avviso automatico quando il pagamento viene disposto. In questo modo non dovrai controllare manualmente ogni giorno.

              Cosa Fare Se il Pagamento di Giugno Non Arriva

              Se entro il 22-23 giugno non hai ancora ricevuto l’accredito dell’Assegno Unico (e sei un beneficiario in corso), non farti prendere dal panico. Ecco cosa verificare e come agire:

              • Controlla l’IBAN: accedi a MyINPS e verifica che l’IBAN registrato sia corretto e ancora attivo. Se hai cambiato conto corrente, aggiorna immediatamente i dati
              • Verifica lo stato della domanda: assicurati che la domanda risulti “Accolta” e non “Sospesa” o “In evidenza”. Se è sospesa, potrebbe mancare un documento
              • Controlla l’ISEE: se l’ISEE risulta scaduto o con anomalie (ad esempio, omissioni o difformità), l’INPS potrebbe aver sospeso il pagamento
              • Verifica eventuali comunicazioni INPS: controlla la casella postale di MyINPS per eventuali richieste di integrazione documentale
              • Attendi fino a fine mese: in alcuni casi, specialmente dopo variazioni della domanda, il pagamento può slittare alla seconda finestra (26-30 giugno)

              Se dopo il 30 giugno non hai ricevuto nulla: contatta l’INPS tramite il Contact Center al numero 803 164 (gratuito da fisso) o 06 164 164 (da mobile, a pagamento), oppure recati al patronato più vicino. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella verifica della pratica e nell’eventuale reclamo: chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

              Scadenza ISEE: Perché Presentarlo Entro Giugno 2026

              Giugno è un mese cruciale per chi non ha ancora rinnovato l’ISEE 2026. Ecco cosa devi sapere:

              • Senza ISEE aggiornato ricevi solo l’importo minimo di 57 euro per figlio, indipendentemente dalla tua situazione economica reale
              • Presentando l’ISEE entro il 30 giugno 2026, hai diritto agli arretrati dalla data di decorrenza della domanda (o dal 1° marzo se la domanda era già attiva). L’INPS ricalcola automaticamente gli importi e versa la differenza
              • Attenzione alla scadenza: più tardi presenti l’ISEE, più tardi riceverai gli arretrati. Inoltre, se l’ISEE viene presentato dopo il 30 giugno, potresti perdere una parte degli arretrati relativi al primo semestre

              Dove presentare l’ISEE: puoi farlo autonomamente tramite il portale INPS (DSU precompilata) oppure rivolgendoti a un CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora l’ISEE gratuitamente: scopri di più sulla scadenza ISEE e l’Assegno Unico.

              Esempio pratico: se hai 2 figli e un ISEE di 15.000 euro, con l’ISEE aggiornato ricevi 398,80 euro al mese (199,40 euro per figlio). Senza ISEE, ricevi solo 114 euro. La differenza è di 284,80 euro al mese. In 6 mesi di ritardo, perdi potenzialmente oltre 1.700 euro.

              Domande Frequenti sull’Assegno Unico Giugno 2026

              Quando viene pagato l’Assegno Unico di giugno 2026?

              Per i beneficiari con domanda già attiva e ISEE aggiornato, il pagamento è previsto tra il 17 e il 19 giugno 2026. Per le nuove domande, il pagamento avviene nell’ultima settimana del mese (26-30 giugno).

              Quanto prendo di Assegno Unico a giugno 2026?

              L’importo dipende dalla fascia ISEE: si va da un massimo di 199,40 euro per figlio (ISEE fino a 17.090,61 euro) a un minimo di 57 euro per figlio (ISEE oltre 45.810,71 euro o senza ISEE presentato). A questo importo base si sommano eventuali maggiorazioni per disabilità, famiglie numerose e genitori lavoratori.

              Devo rinnovare la domanda di Assegno Unico ogni anno?

              No, la domanda di Assegno Unico non va rinnovata: una volta presentata, resta valida fino a quando sussistono i requisiti. Quello che devi rinnovare ogni anno è l’ISEE (entro il 28 febbraio per non perdere arretrati, ma puoi presentarlo anche dopo). Senza ISEE aggiornato ricevi l’importo minimo.

              Cosa succede se presento l’ISEE a giugno?

              Se presenti l’ISEE 2026 a giugno, l’INPS ricalcola l’importo dell’Assegno Unico in base alla nuova attestazione. Riceverai gli arretrati dalla data di decorrenza: se la domanda era già attiva, gli arretrati partono dal mese di marzo 2026 (con l’importo pieno anziché il minimo). Il conguaglio viene generalmente erogato entro 1-2 mesi dalla presentazione dell’ISEE.

              L’Assegno Unico di giugno arriva prima con Poste Italiane?

              Sì, storicamente Poste Italiane accredita il pagamento con 1-2 giorni di anticipo rispetto alle banche tradizionali. Quindi se la data di pagamento INPS è il 17 giugno, chi ha il conto alle Poste potrebbe vedere l’accredito già il 15-16 giugno.

              Posso ricevere l’Assegno Unico su una carta prepagata?

              Sì, l’Assegno Unico può essere accreditato su qualsiasi IBAN italiano, incluse carte prepagate dotate di IBAN (come PostePay Evolution, Hype, N26 e simili). L’importante è che l’IBAN sia intestato o cointestato al richiedente.


              Hai bisogno di assistenza per la domanda di Assegno Unico, il rinnovo dell’ISEE o la verifica dei pagamenti? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza gratuita. Contattaci al 0432 1638640, scrivici su WhatsApp al 366 6018121 o invia una email a info@centrofiscale.com. Ci trovi in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine.

              Leggi anche: Assegno Unico Aprile 2026: Date Pagamento INPS | Assegno Unico Marzo 2026: Quando Arriva | Calcolo Assegno Unico 2026: Simulatore e Esempi

              Maggio 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-10 08:00:002026-04-16 16:50:08Pagamento Assegno Unico Giugno 2026: Date INPS, Importi e Calendario
              CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

              Come Cambiare IBAN e Conto di Accredito Pensione INPS: Guida Completa 2026

              Pensione 2026 INPS

              Indice dei contenuti

              1. Quando e perché cambiare l’IBAN per la pensione INPS
              2. Procedura online sul sito INPS (SPID/CIE/CNS)
              3. Variazione tramite app INPS Mobile
              4. Richiesta tramite patronato o CAF
              5. Contact Center INPS: numero 803 164
              6. Il modello AP04: cos’e e quando utilizzarlo
              7. Tempistiche di attivazione del nuovo IBAN
              8. Cosa fare se il pagamento non arriva o l’IBAN e errato
              9. Limiti di importo e conto cointestato
              10. Conto corrente, libretto postale o carta prepagata: differenze
              11. Documenti necessari per la variazione
              12. Errori comuni e come evitarli
              13. Domande frequenti

              Cambiare il conto corrente di accredito della pensione INPS è un’operazione che interessa migliaia di pensionati ogni anno: si cambia banca, si chiudè un conto diventato oneroso, si passa da Poste Italiane a una banca tradizionale, o semplicemente si vuole accreditare la pensione INPS su un conto più conveniente. La buona notizia e che la variazione delle coordinate bancarie INPS e oggi un’operazione relativamente semplice, eseguibile online in pochi minuti oppure tramite patronato, app mobile o telefono. In questa guida aggiornata al 2026 trovi tutto quello che serve sapere: le procedure passo passo, il modello AP04, le tempistiche, i documenti necessari e gli errori più comuni da evitare.

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              Quando e perché cambiare l’IBAN per la pensione INPS

              Esistono molteplici situazioni in cui un pensionato si trova nella necessita di cambiare l’IBAN per l’accredito della pensione. Le più frequenti sono:

              • Chiusura del conto corrente bancario o del libretto postale attualmente accreditato
              • Cambio di banca per spese di gestione più basse o servizi migliori
              • Passaggio a un conto online (es. conto corrente a zero spese)
              • Apertura di un nuovo conto intestato a se stessi, in sostituzione di un conto cointestato
              • Trasferimento all’estero con necessita di accredito su conto SEPA europeo
              • Decesso del cointestatario e necessita di conto intestato solo al pensionato
              • Perdita o furto del libretto postale nominativo

              In tutti questi casi, l’INPS consente di aggiornare le coordinate bancarie in modo gratuito, senza costi e senza necessita di recarsi fisicamente agli sportelli dell’istituto. E importante agire tempestivamente: se il pagamento viene inviato su un IBAN non più attivo, si generano complicazioni che possono ritardare l’accredito di uno o più mesi.

              Attenzione alle scadenze mensili: la variazione delle coordinate bancarie deve essere comunicata all’INPS entro i termini previsti per il mese in corso. In genere, se la richiesta viene effettuata dopo il 15-20 del mese, sara operativa a partire dal mese successivo. I tempi esatti dipendono dalla procedura utilizzata e sono dettagliati nel paragrafo dedicato alle tempistiche.

              Procedura online sul sito INPS (SPID/CIE/CNS)

              La modalità più rapida e autonoma per cambiare IBAN pensione INPS e quella online, attraverso il portale ufficiale dell’INPS all’indirizzo www.inps.it. Per accedere al servizio sono necessarie le credenziali digitali: SPID (Sistema Pubblico di Identita Digitale), CIE (Carta di Identita Elettronica) oppure CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

              Il servizio da utilizzare si chiama ufficialmente “Variazione coordinate bancarie” ed e accessibile dall’area riservata del portale INPS. Di seguito la procedura passo per passo:

              1. Accedi a myINPS su www.inps.it utilizzando SPID, CIE o CNS. Nella pagina iniziale clicca su “Accedi a myINPS” in alto a destra.
              2. Vai alla sezione Pensione: una volta autenticato, nel menu principale seleziona “Prestazioni e servizi” e poi cerca il servizio “Variazione coordinate bancarie per il pagamento delle prestazioni”.
              3. Seleziona la prestazione per cui vuoi modificare l’IBAN (la pensione di vecchiaia, invalidita, superstiti, ecc.).
              4. Inserisci il nuovo IBAN: il codice IBAN italiano e composto da 27 caratteri (IT + 2 cifre di controllo + 23 caratteri alfanumerici). Verificalo con cura prima di confermare.
              5. Conferma i dati e invia la richiesta. Il sistema genera una ricevuta con numero di protocollo che e bene conservare.

              Verifica del conto intestato: il portale INPS, durante la procedura online, verifica in automatico che il conto corrente comunicato sia intestato o cointestato al pensionato. Non è possibile inserirè un IBAN intestato a un soggetto terzo diverso dal pensionato (fanno eccezione casi particolari come tutela legale o amministrazione di sostegno, che richiedono documentazione aggiuntiva).

              Requisito SPID: chi non dispone ancora di SPID puo richiederlo gratuitamente presso uno dei provider accreditati (Aruba, Poste Italiane, TIM, Namirial, ecc.) oppure farsi assistere dal CAF o patronato. In alternativa, la CIE di nuova generazione (con chip) e le credenziali CNS rilasciate dalla propria Regione consentono ugualmente l’accesso.

              Variazione tramite app INPS Mobile

              L’INPS mette a disposizione l’applicazione ufficiale INPS Mobile, disponibile gratuitamente sia per Android (Google Play Store) sia per iOS (Apple App Store). L’app permette di gestire numerosi servizi previdenziali direttamente dallo smartphone, inclusa la variazione delle coordinate bancarie per il pagamento della pensione.

              La procedura tramite app e sostanzialmente identica a quella web:

              • Scarica e aggiorna l’app INPS Mobile all’ultima versionè disponibile
              • Accedi con SPID o CIE (le credenziali PIN INPS non sono più supportate dal 1 ottobre 2021)
              • Nella sezione “I miei servizi” o tramite la barra di ricerca, cerca “Variazione coordinate bancarie”
              • Segui la procedura guidata: seleziona la prestazione e inserisci il nuovo IBAN
              • Conferma l’operazione è conserva la ricevuta digitale con il numero di protocollo

              L’app INPS Mobile e particolarmente comoda per chi ha già lo SPID configurato sul proprio smartphone, perché consente di completare l’operazione in pochi minuti senza necessita di accedere a un computer. La app permette anche di monitorare lo stato della richiesta e ricevere notifiche sull’avanzamento dell’aggiornamento.

              Richiesta tramite patronato o CAF

              Per chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali, o semplicemente preferisce essere assistito da un professionista, il patronato e il CAF rappresentano il canale più sicuro e raccomandato per richiedere la variazione delle coordinate bancarie INPS. Il servizio e completamentè gratuito per il cittadino: patronati e CAF sono finanziati dall’INPS tramitè un sistema di contribuzione pubblica.

              Presso il CAF Centro Fiscale di Udine, gli operatori del patronato sono abilitati a:

              • Verificare la correttezza dell’IBAN da comunicare (intestazione, formato, attività del conto)
              • Accedere al portale INPS in qualita di intermediari abilitati e inviare la richiesta di variazione
              • Monitorare l’esito della richiesta è segnalare eventuali anomalie
              • Assistere nella compilazione del modello AP04 qualora richiesto
              • Comunicare con la sede INPS territorialmente competente in caso di blocchi o anomalie

              Documenti da portare in sede:

              • Documento di identita valido (carta di identita o passaporto)
              • Codice fiscale (tesserino o certificato)
              • Codice IBAN del nuovo conto corrente (visibile sull’estratto conto, sull’app della banca o sul documento di apertura conto)
              • Numero del cedolino pensione INPS (sè disponibile, per velocizzare la ricerca della posizione)

              Il patronato e particolarmente utile anche nei casi più complessi: pensionati con tutela legale, erede che deve comunicare il decesso e bloccare i pagamenti, pensionati residenti all’estero, o situazioni in cui la procedura automatica online presenti errori o blocchi.

              Contact Center INPS: numero 803 164

              Un’ulteriore modalità per richiedere la variazione delle coordinate bancarie INPS e il Contact Center INPS, raggiungibile al numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure allo 06 164 164 (a pagamento da cellulare, tariffa operatore).

              Come funziona la procedura telefonica:

              1. Chiama il 803 164 da rete fissa o il 06 164 164 da cellulare
              2. Scegli l’opzione relativa alle prestazioni pensionistiche dal menu vocale
              3. L’operatore verifichera la tua identita chiedendo i tuoi dati anagrafici, codice fiscale e numero di pensione
              4. Comunica il nuovo codice IBAN: scandiscilo lentamente e chiaramente, carattere per carattere
              5. Richiedi il numero di protocollo della richiesta come conferma

              Limitazioni del Contact Center: la procedura telefonica e soggetta a volumi di chiamate elevati, con possibili attese. Inoltre, l’operatore potrebbe non essere in grado di completare immediatamente tutte le variazioni più complesse e potrebbe indirizzare a una sede INPS fisica o al patronato. Il Contact Center è attivo dal lunedi al venerdi dalle 8:00 alle 20:00 e il sabato dalle 8:00 alle 14:00.

              Il modello AP04: cos’e e quando utilizzarlo

              Il modello AP04 (o modulo AP04) e il modulo cartaceo ufficiale dell’INPS per la comunicazione o la variazione delle coordinate bancarie relative al pagamento delle prestazioni pensionistiche. Si tratta del tradizionale modulo su carta, oggi progressivamente sostituito dai canali digitali, ma ancora valido e utilizzato in determinate situazioni.

              Quando si usa il modello AP04:

              • Quando il pensionato non dispone di credenziali digitali (SPID, CIE, CNS) e preferisce la procedura cartacea
              • Quando il patronato o il CAF lo utilizza come supporto documentale della richiesta telematica
              • In caso di delega a un familiare o a un intermediario abilitato per la presentazione in sede INPS
              • Per pensionati residenti all’estero che presentano la richiesta tramite consolato italiano o patronato estero
              • In presenza di tutela legale o amministrazione di sostegno, dove serve documentazione aggiuntiva

              Come si compila il modello AP04:

              • Sezione “Dati anagrafici”: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza
              • Sezione “Dati pensione”: tipo di pensione, numero di trattamento pensionistico
              • Sezione “Coordinate bancarie”: indicare il codice IBAN completo (27 caratteri), denominazione banca/posta, intestatario del conto
              • Firma del pensionato o del rappresentante legale con relativa documentazione
              • In caso di delega: dati del delegato e copia del documento di identita del delegante

              Il modulo AP04 puo essere scaricato dal sito INPS (sezione Moduli) o richiesto direttamente presso le sedi territoriali INPS, i patronati e i CAF. Una volta compilato, va presentato allo sportello INPS o consegnato al patronato abilitato.

              Tempistiche di attivazione del nuovo IBAN

              Una delle domande più frequenti dei pensionati che richiedono la variazione delle coordinate bancarie e: da quando verra accreditata la pensione sul nuovo IBAN? La risposta dipende da diversi fattori, ma in linea generale bisogna tenere conto di queste indicazioni:

              Tempistiche orientative per il cambio IBAN pensione INPS:

              Canale di richiestaTempi di attivazioneNote
              Portale INPS online (SPID/CIE)1-2 mesi lavorativiOperativo di norma nel secondo mese successivo alla richiesta
              App INPS Mobile1-2 mesi lavorativiStesse tempistiche della procedura web
              Patronato/CAF1-2 mesi lavorativiLa richiesta è trasmessa telematicamente; le tempistiche sono simili al canale online
              Contact Center 803 1642-3 mesiTempi leggermente più lunghi per la gestione manuale
              Modulo AP04 cartaceo (sportello)2-4 mesiDipende dal carico di lavoro della sede INPS territoriale

              Cosa succede nel mese di transizione? Nel periodo compreso tra la richiesta è l’attivazione del nuovo IBAN, l’INPS continua ad accreditare la pensione sul conto precedente. E quindi fondamentale non chiudere il vecchio conto prima di aver verificato che il nuovo IBAN sia effettivamentè attivo. In caso contrario, il pagamento potrebbe essere respinto dalla banca e restituito all’INPS, generando ulteriori ritardi.

              Come verificare l’aggiornamento dell’IBAN: è possibile controllare online attraverso il servizio “Cedolino pensione” disponibile su myINPS, oppure consultando il proprio cedolino pensione, dove compare la modalità di pagamento aggiornata.

              Cosa fare se il pagamento non arriva o l’IBAN e errato

              Se dopo aver comunicato il nuovo IBAN la pensione non risulta accreditata, oppure se si accorge di aver inserito un codice errato, è importante agire rapidamente seguendo questi passi:

              Pagamento su IBAN sbagliato o inesistente

              Se l’IBAN comunicato era errato e il pagamento è stato rifiutato dalla banca (perché il conto non esiste o e chiuso), il bonifico viene di norma restituito all’INPS entro i tempi bancari (solitamente qualche giorno lavorativo). In questo caso:

              1. Verifica tramite myINPS o il Contact Center se il pagamento risulta “sospeso” o “restituito”
              2. Contatta il patronato o la sede INPS per comunicare l’IBAN corretto con urgenza
              3. L’INPS provvedera al rinnovo del pagamento con il nuovo IBAN, di solito nel mese successivo alla correzione
              4. Conserva tutta la documentazione della richiesta di variazione come prova delle comunicazioni effettuate

              Pagamento su IBAN di altro soggetto

              In rari casi, per errori di digitazione, il pagamento potrebbe finire su un conto di terzi. In questo caso occorre:

              • Presentare immediatamentè una denuncia di indebito accredito alla propria banca e all’INPS
              • Contattare la sede INPS territorialmente competente per avviare il recupero delle somme
              • In caso di mancata restituzione spontanea da parte del ricevente, l’INPS puo attivare le procedure di recupero coattivo

              Pagamento non arriva: altri motivi possibili

              Se la pensione non risulta accreditata senza evidenti errori di IBAN, le cause più comuni sono:

              • Conto soggetto a fermo amministrativo (pignoramento o blocco): la banca trattiene le somme per debiti del titolare. La pensione è tuttavia impignorabile fino a un certo limite (pari alla quota minima più 50% per le somme eccedenti)
              • Conto non ancora attivo: se si e aperto un conto molto recentemente, potrebbe esserè necessario qualche giorno prima che l’IBAN sia operativo per i bonifici in entrata
              • Variazione non ancora elaborata dall’INPS: attendere i tempi tecnici descritti nel paragrafo precedente
              • Sospensione d’ufficio della pensione per mancato invio del certificato di esistenza in vita (per pensionati residenti all’estero) o per altre verifiche INPS

              Limiti di importo e conto cointestato

              Una questione spesso trascurata riguarda le regole per l’accredito della pensione su conto cointestato. La normativa antiriciclaggio e le disposizioni INPS prevedono vincoli precisi che è importante conoscere prima di comunicarè un IBAN condiviso.

              Soglia dei 1.000 euro e conto intestato

              In base alle disposizioni vigenti (art. 49 del D.Lgs. 231/2007 in materia antiriciclaggio), per importi di pensione superiori a 1.000 euro mensili l’accredito deve obbligatoriamente avvenire su un conto corrente intestato esclusivamente al pensionato (o di cui il pensionato sia l’unico titolare). Non è quindi possibile accreditare pensioni elevate su conti cointestati con il coniuge o altri familiari.

              In pratica:

              • Pensione fino a 1.000 euro/mese: puo essere accreditata su conto cointestato
              • Pensione oltre 1.000 euro/mese: deve essere accreditata su conto a solo nome del pensionato
              • Per pensioni pagate in rate (es. arretrati), il calcolo si applica all’importo mensile ordinario

              Attenzione alle variazioni importo: se la pensione inizialmente inferiore a 1.000 euro viene rivalutata o integrata fino a superare tale soglia, sara necessario aggiornare il conto di accredito con uno intestato solo al pensionato. Il mancato adeguamento puo portare alla sospensione temporanea dei pagamenti da parte dell’INPS.

              Carte prepagate con IBAN cointestato

              Alcune carte prepagate ricaricabili (es. Postepay Evolution, Hype, Revolut) hanno un IBAN personale e possono essere utilizzate per ricevere l’accredito della pensione INPS, purche rispettino le condizioni di importo descritte sopra. E importante verificare che la carta sia intestata solo al pensionato e che non ci siano limitazioni dell’emittente per i bonifici periodici.

              Conto corrente, libretto postale o carta prepagata: differenze

              L’INPS accredita le prestazioni pensionistiche su diversi strumenti di pagamento. Conoscere le differenze aiuta a scegliere la soluzione più conveniente e appropriata.

              StrumentoVantaggiSvantaggiLimite cointestazione
              Conto corrente bancarioAmpia gamma servizi, accesso ATM, bonifici, app mobileCosti annui se non esenteLimite 1.000 euro/mese
              Libretto postale nominativoDiffuso, spesso già usato da anzianiNon ha IBAN; usa coordinate postali specificheSolo intestato al pensionato
              Conto corrente postale (BancoPosta)Rete capillare Poste Italiane, spesso agevolato per pensionatiCosti variabili; funzionalita limitate rispetto a banche tradizionaliLimite 1.000 euro/mese
              Carta prepagata con IBANZero o bassi costi, apertura rapida, ideale per importi bassiLimiti su prelievi/depositi, meno serviziSolo intestata al pensionato

              Nota sul libretto postale: il libretto di risparmio postale nominativo non dispone di un IBAN nel formato standard bancario. Per l’accredito della pensione su libretto postale, le coordinate vengono inserite tramitè un sistema specifico di Poste Italiane (codice conto corrente postale). Il cambio da conto bancario a libretto postale (o viceversa) richiede comunque la procedura di variazione coordinate bancarie INPS.

              Documenti necessari per la variazione

              Indipendentemente dal canale scelto per la variazione delle coordinate bancarie INPS, è fondamentale avere a portata di mano la documentazione corretta. Una documentazione incompleta o errata è una delle cause più frequenti di ritardi e rigetti della richiesta.

              • Documento di identita in corso di validita: carta di identita (anche quella scaduta e accettata in alcuni casi, ma meglio avere quella valida) o passaporto
              • Codice fiscale: tesserino plastificato o certificato attribuzione del codice fiscale
              • Codice IBAN del nuovo conto: il codice e composto da 27 caratteri per i conti italiani (IT + 2 cifre + 5 cifre ABI + 5 cifre CAB + 12 cifre numero conto). Si trova sull’estratto conto, nell’app della banca, sul documento di apertura conto o richiedendolo allo sportello
              • Prova di intestazione del conto: in alcuni casi potrebbe essere richiesto un documento che attesti che il conto e intestato al pensionato (es. lettera di benvenuto della banca, foglio di apertura conto, estratto conto intestato)
              • Numero di pensione o cedolino INPS (facoltativo ma utile): accelera la ricerca della posizione previdenziale

              Per la presentazione tramite patronato e sufficiente portare i documenti sopra elencati: sara l’operatore a gestire tutta la procedura telematica. Per la procedura online autonoma basta avere SPID o CIE funzionanti e il codice IBAN a portata di mano.

              Errori comuni e come evitarli

              Ecco gli errori più frequenti commessi dai pensionati quando cambiano l’IBAN per l’accredito della pensione INPS, con i relativi consigli per evitarli:

              1. Chiudere il vecchio conto prima che il nuovo IBAN sia attivo: questo e l’errore più grave. Il pagamento finisce su un conto inesistente e viene restituito all’INPS, causando ritardi di 1-2 mesi. Aspetta sempre la conferma dell’attivazione del nuovo IBAN prima di chiudere il precedente conto.
              2. Digitare l’IBAN in modo errato: trascrivere manualmentè un IBAN di 27 caratteri è rischioso. Usa il copia-incolla dall’app della banca, oppure fai verificare il codice all’operatore prima di confermare.
              3. Comunicarè un IBAN di conto cointestato per pensioni superiori a 1.000 euro: la richiesta verra rigettata dall’INPS. Verifica prima se la tua pensione rientra nel limite o apri un conto personale.
              4. Non conservare la ricevuta della richiesta: il numero di protocollo è fondamentale in caso di contestazioni o per verificare lo stato della pratica. Stampa o salva sempre la ricevuta.
              5. Aspettarsi il cambio immediato nel mese in corso: la variazione non ha effetto immediato. Se la tua banca sta chiudendo il conto a fine mese, informa immediatamente il patronato o l’INPS e chiedi di accelerare la procedura.
              6. Usarè un IBAN estero non SEPA: l’INPS paga in area SEPA (Unione Europea + alcuni paesi associati). Per pensionati residenti fuori dall’area SEPA, le modalità di pagamento sono differenti e vanno verificate con la sede INPS competente per l’estero.
              7. Ignorare la comunicazione INPS di sospensione del pagamento: se l’INPS invia una comunicazione di anomalia sul pagamento, è fondamentale rispondere tempestivamente. Le comunicazioni arrivano via raccomandata o tramite il fascicolo previdenziale su myINPS.

              Come fare in modo che vada tutto liscio

              Cambiare l’IBAN per l’accredito della pensione INPS non è un’operazione complicata, ma richiede attenzione nei dettagli e tempistiche adeguate. Il consiglio più importante e di non aspettare l’ultimo momento: avvia la procedura di variazione con almeno 2-3 mesi di anticipo rispetto alla chiusura del vecchio conto. In questo modo avrai tutto il tempo per verificare che il nuovo IBAN sia stato correttamente registrato e attivato dall’INPS prima che il vecchio conto venga chiuso.

              Se hai dubbi sulla procedura corretta, sulla compatibilita del tuo conto o sull’intestazione, rivolgiti al patronato o al CAF: il servizio è gratuito, veloce e gestito da professionisti esperti nelle pratiche INPS. Il pagamento puntuale della pensione ogni mese dipende dalla correttezza delle coordinate bancarie registrate dall’INPS: non lasciare niente al caso.

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              Domande Frequenti su Come Cambiare IBAN Pensione INPS

              Quanto tempo ci vuole per cambiare l’IBAN della pensione INPS?

              Di norma la variazione del conto di accredito pensione INPS richiede da 1 a 2 mesi lavorativi dalla data della richiesta. La procedura online tramite SPID e generalmente la più rapida. Il modulo cartaceo AP04 presentato allo sportello puo richiedere fino a 3-4 mesi.

              Posso accreditare la pensione INPS su un conto cointestato?

              Si, ma solo se l’importo mensile della pensione e uguale o inferiore a 1.000 euro. Per importi superiori, la normativa antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007) impone che il conto sia intestato esclusivamente al pensionato.

              Come faccio a sapere se il mio nuovo IBAN è stato registrato dall’INPS?

              Puoi verificare l’aggiornamento dell’IBAN accedendo alla tua area personale su myINPS con SPID o CIE, nella sezione ‘Cedolino pensione’ o ‘Variazione coordinate bancarie’. In alternativa, puoi chiamare il Contact Center INPS al numero 803 164 o rivolgerti al patronato.

              Posso accreditare la pensione su una carta prepagata con IBAN?

              Si, è possibile accreditare la pensione INPS su una carta prepagata con IBAN (come Postepay Evolution, Hype, N26) a condizione che sia intestata solo al pensionato e che l’importo mensile non superi i limiti della carta stessa. Verifica le condizioni specifiche della carta con l’emittente.

              Cosa devo fare se ho inserito un IBAN sbagliato?

              Se ti accorgi di aver inserito un IBAN errato, contatta immediatamente il patronato o la sede INPS per correggere la richiesta. Se il pagamento e già stato effettuato su un IBAN errato o inesistente, segnalalo all’INPS e alla tua banca: i fondi vengono di norma restituiti all’INPS e riaccreditati nel mese successivo dopo la correzione.

              Posso cambiare IBAN pensione INPS senza SPID?

              Si. Puoi utilizzare la CIE (Carta di Identita Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi) per accedere ai servizi INPS online. In alternativa, puoi rivolgerti al patronato o al CAF (gratuitamente), oppure presentare il modello AP04 direttamente allo sportello INPS.

              Quanto costa cambiare l’IBAN per la pensione INPS?

              La variazione delle coordinate bancarie per l’accredito della pensione INPS e completamente gratuita, sia che si utilizzi il portale online, sia tramite patronato, CAF, app mobile o Contact Center. I patronati sono finanziati dall’INPS e non possono richiedere compensi per questo servizio.


              Hai bisogno di assistenza per cambiare IBAN pensione INPS?

              Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza di patronato gratuita per la variazione delle coordinate bancarie INPS, la gestione di pratiche pensionistiche e molto altro. I nostri operatori ti seguono in ogni fase della procedura.

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                CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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