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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze

Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

Il Modello Redditi 2026 porta con sé una delle novità più rilevanti degli ultimi anni per lavoratori autonomi e imprenditori: il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Si tratta di un accordo fiscale tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate che definisce in anticipo il reddito imponibile per due anni, con vantaggi significativi in termini di certezza e pianificazione fiscale.

Se hai una partita IVA, sei soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) oppure sei in regime forfettario, questa guida è pensata per te. Nelle prossime sezioni troverai tutto quello che devi sapere: cos’è il CPB, chi può aderire, quali sono i limiti e le esclusioni, come compilare i quadri dedicati nel Modello Redditi 2026 e soprattutto le scadenze aggiornate da non perdere.

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Cos’è il Concordato Preventivo Biennale (CPB) e come funziona

Il Concordato Preventivo Biennale è uno strumento introdotto con il D.Lgs. 13/2024, nell’ambito della riforma fiscale voluta dalla Legge delega n. 111/2023. In parole semplici, si tratta di un accordo volontario tra il contribuente e il Fisco: l’Agenzia delle Entrate propone un reddito concordato (calcolato in base agli ISA, ai dati storici e ai parametri macroeconomici), e se il contribuente accetta, pagherà le tasse su quel reddito per i due anni successivi, indipendentemente da quello che guadagnerà effettivamente.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che Luigi sia un idraulico con partita IVA. L’Agenzia delle Entrate gli propone un reddito concordato di 35.000 euro per il biennio 2024-2025. Se Luigi accetta:

  • Se guadagna 40.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (risparmio fiscale);
  • Se guadagna 30.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (nessun vantaggio in questo caso);
  • Ha la certezza di sapere in anticipo quanto pagherà di imposte, facilitando la pianificazione finanziaria.

Il CPB è quindi conveniente soprattutto per chi prevede di aumentare i propri ricavi rispetto all’anno precedente, o per chi vuole semplicemente pianificare con certezza le proprie obbligazioni fiscali.

Chi può aderire al CPB nel 2026: i requisiti

Per il Modello Redditi 2026 (che riguarda i redditi 2025), il CPB entra nella sua seconda tornata applicativa. Possono accedere al concordato:

CategoriaRequisito
Persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomoApplicazione degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
Contribuenti in regime forfettarioAmmessi con specifica proposta semplificata (introdotta dal D.Lgs. 108/2024)
Società di persone, associazioni professionali, SNC, SASApplicazione degli ISA al soggetto
Enti non commerciali con attività d’impresaApplicazione degli ISA alla parte commerciale

Per accedere al CPB, il contribuente deve inoltre soddisfare queste condizioni preliminari:

  • Nessuna condanna penale per reati tributari nei tre anni precedenti;
  • Nessuna omessa dichiarazione nel triennio 2022-2024;
  • Nessun debito tributario o contributivo superiore a 5.000 euro (al netto di sospensioni o rateazioni in corso);
  • Attività avviata da almeno due periodi d’imposta (chi ha aperto la partita IVA da meno di due anni è escluso).

Chi è escluso dal Concordato Preventivo Biennale

Non tutti i contribuenti con partita IVA possono aderire al CPB. Sono esclusi:

  • Coloro che applicano regimi speciali IVA (es. regime del margine per beni usati, agenzie di viaggio, ecc.);
  • I contribuenti con redditi di impresa o lavoro autonomo non determinabili in modo univoco;
  • Chi ha cessato o avviato l’attività nell’anno d’imposta in esame;
  • Le società di capitali (S.r.l., S.p.A.) non sono soggetti ISA in senso stretto, quindi sono escluse;
  • I contribuenti con debiti tributari superiori a 5.000 euro non rateizzati o non sospesi.

Attenzione: l’esclusione per debiti tributari va verificata alla data di presentazione della dichiarazione. Se hai un piano di rateizzazione in corso e stai rispettando le rate, il debito non conta ai fini dell’esclusione.

Le cause di cessazione e decadenza dal CPB

Una volta aderito al CPB, è importante sapere che l’accordo può cessare o decadere al verificarsi di determinate condizioni. La differenza è rilevante:

  • Cessazione: si verifica quando cambiano in modo sostanziale le condizioni dell’attività (es. cessione o affitto dell’azienda, modifica dell’attività che fa cambiare il codice ISA). In caso di cessazione, il concordato si interrompe ma senza sanzioni;
  • Decadenza: scatta invece quando il contribuente viola le regole del concordato (es. accertamento di maggiori redditi superiori al 30% di quelli concordati, omessa o infedele dichiarazione, reati tributari). In caso di decadenza, si perdono tutti i benefici e si è soggetti ad accertamento ordinario per tutto il biennio.

Il limite della variazione del 30% è particolarmente importante: se in sede di accertamento emerge che il reddito effettivo supera quello concordato di oltre il 30%, il concordato decade retroattivamente.

Modello Redditi 2026: i quadri dedicati al CPB

Nel Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno d’imposta 2025), i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 trovano specifici quadri e righi dedicati. Ecco la mappa dei quadri principali:

QuadroContenuto CPBChi lo compila
Quadro LMRigo LM34 (forfettari): reddito concordato proposto, reddito concordato accettato, differenza rispetto al reddito effettivoContribuenti forfettari aderenti CPB
Quadro RE / RF / RGRighi specifici per indicare il reddito concordato e il reddito effettivo; la base imponibile è il maggiore tra i dueProfessionisti (RE), imprese ordinarie (RF), imprese semplificate (RG)
Quadro RRSezione II: contributi previdenziali calcolati sul reddito concordato (non su quello effettivo se inferiore)Tutti i soggetti ISA aderenti CPB
Quadro ISAIndicatori di affidabilità: va compilato anche dai contribuenti CPB per determinare la proposta dell’anno successivoTutti i soggetti ISA

Un aspetto da non sottovalutare riguarda i contributi previdenziali: se hai aderito al CPB e il tuo reddito concordato è superiore a quello effettivo, i contributi INPS (o alla cassa previdenziale di categoria) si calcolano sul reddito concordato, non su quello reale. Questo può rappresentare un costo aggiuntivo da pianificare. Per approfondire la compilazione del Quadro RR, puoi leggere la nostra guida su Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi.

Scadenze 2026 per il Modello Redditi e il CPB: calendario aggiornato

Le scadenze per il Modello Redditi 2026 sono cruciali. Di seguito il calendario aggiornato con le date ufficiali:

ScadenzaAdempimentoChi riguarda
30 giugno 2026Saldo IRPEF anno d’imposta 2025 + primo acconto 2026 (rata unica o prima rata)Tutti i contribuenti Modello Redditi
30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%Chi differisce il pagamento
20 luglio 2026Proroga versamenti per soggetti ISA e forfettari (se confermata dal MEF)Partite IVA ISA e forfettari
31 ottobre 2026Termine per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 (trasmissione telematica)Contribuenti ISA e forfettari che intendono aderire
30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno 2025)Tutti i soggetti Modello Redditi
30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (con metodo storico)Tutti i contribuenti Modello Redditi

Nota importante sulla proroga ISA/forfettari: ogni anno il MEF valuta se concedere la proroga al 20 luglio (o data analoga) per i contribuenti che applicano gli ISA e per i forfettari. Nel 2025 la proroga è stata confermata al 20 luglio. Per il 2026, ti consigliamo di monitorare i comunicati ufficiali. Puoi consultare la nostra notizia sulla Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

Come si calcola la proposta CPB: il ruolo degli ISA

La proposta di concordato viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate attraverso il software ISA (gli Indici Sintetici di Affidabilità), che misura l’affidabilità fiscale del contribuente su una scala da 1 a 10. Chi ha un punteggio ISA alto (8, 9 o 10) riceve in genere proposte di concordato più vantaggiose rispetto a chi ha punteggi bassi.

Il calcolo della proposta tiene conto di:

  • Il reddito dichiarato negli ultimi due anni;
  • Il punteggio ISA dell’ultimo anno disponibile;
  • I parametri macroeconomici del settore (andamento del comparto, inflazione, ecc.);
  • Le variabili strutturali dell’attività (dipendenti, beni strumentali, localizzazione geografica).

La proposta viene resa disponibile tramite il software ISA/CPB dell’Agenzia delle Entrate a partire dal mese di maggio di ogni anno. Il contribuente, con il supporto del proprio intermediario fiscale (CAF, commercialista), la analizza e decide se accettarla o rifiutarla entro la scadenza prevista.

CPB e ravvedimento speciale: cosa prevede la sanatoria 2026

Una delle novità piu’ discusse del 2026 riguarda la possibilità di ravvedimento speciale per i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 ma si trovano in situazioni di irregolarità. Il decreto legge che ha introdotto questa possibilità prevede che i soggetti CPB possano regolarizzare le annualità 2018-2022 versando un’imposta sostitutiva sulle eventuali differenze di reddito non dichiarate.

Questa opportunità ha una finestra temporale precisa: occorre verificare le scadenze ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, poiché i termini possono essere modificati da provvedimenti successivi. Per tutti i dettagli sul ravvedimento speciale e le ultime proroghe, consulta il nostro articolo dedicato: Ravvedimento Speciale CPB 2026: Scadenza 16 Marzo e Calcolo Imposta F24.

Vuoi sapere se c’e’ ancora la possibilita’ di riaprire il ravvedimento? Leggi anche: Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB.

Vantaggi e svantaggi del CPB: conviene aderire?

Prima di decidere se aderire al Concordato Preventivo Biennale, è fondamentale valutare attentamente pro e contro in base alla propria situazione specifica.

Vantaggi CPBSvantaggi CPB
Certezza fiscale per due anni: sai già quanto pagheraiSe guadagni meno del reddito concordato, paghi comunque di più
Riduzione del rischio di accertamenti fiscali per i due anni copertiI contributi previdenziali si calcolano sul reddito concordato (anche se effettivo è inferiore)
Se guadagni più del reddito concordato, non paghi imposte sulla parte eccedenteClausola di decadenza: un accertamento con scarto >30% fa perdere tutti i benefici
Pianificazione finanziaria semplificataNon adatto a chi prevede un calo significativo dei ricavi
Possibili benefici premiali ISA (esonero da alcune comunicazioni, accesso a contributi agevolati)Minore flessibilità nella gestione fiscale

La valutazione va fatta caso per caso. In linea generale, il CPB conviene di più a chi:

  • Ha un punteggio ISA alto (7 o superiore);
  • Prevede un andamento positivo o stabile dell’attività nel biennio;
  • Vuole ridurre il rischio di accertamenti e avere certezza fiscale;
  • Ha una buona capacità di pianificazione finanziaria.

Al contrario, è sconsigliato per chi prevede una riduzione significativa dei ricavi o si trova in una fase di riorganizzazione dell’attività.

Modello Redditi 2026: le altre novità da conoscere

Il Modello Redditi 2026 non riguarda solo il CPB. Ecco le principali novità che trovano spazio nel modello dichiarativo quest’anno:

  • Nuovo Quadro W (cripto-attività): i contribuenti che detengono criptovalute devono dichiarare il possesso nel Quadro W e calcolare l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) all’aliquota del 2 per mille. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze da cripto sale al 33% (era 26% fino al 2025), in base alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024);
  • Riforma scaglioni IRPEF: dal 2024 è in vigore la nuova struttura a tre scaglioni (23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro). Il Modello Redditi 2026 recepisce questa struttura;
  • Nuovi limiti per il forfettario: la soglia di reddito da lavoro dipendente che causa esclusione dal regime forfettario e’ stata elevata a 35.000 euro (da 30.000 euro) dalla Legge di Bilancio 2025 e resta confermata per il 2026;
  • Quadro RR sezione CPB: nuova sezione dedicata al calcolo dei contributi previdenziali per i soggetti aderenti al concordato;
  • Detrazioni 2026: il nuovo sistema di detrazioni IRPEF (introdotto dalla Legge di Bilancio 2025) prevede la riduzione delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro, con coefficiente variabile in base al numero di figli.

Come presentare il Modello Redditi 2026: modalità e intermediari

Il Modello Redditi PF 2026 può essere presentato attraverso diverse modalità:

  • Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la soluzione piu’ comoda per privati e partite IVA che vogliono essere assistiti nella compilazione. Il CAF verifica la correttezza dei dati, gestisce la trasmissione telematica e fornisce l’assistenza in caso di controlli;
  • Tramite commercialista o consulente fiscale: consigliato per situazioni più complesse (società, operazioni straordinarie, ecc.);
  • In autonomia tramite i canali telematici AdE: possibile per chi ha sufficiente dimestichezza con i software fiscali (Entratel o Fiscoline).

Per quanto riguarda il CPB nel 2026, la proposta di concordato viene elaborata con il software ISA/CPB distribuito dall’Agenzia delle Entrate e installabile dagli intermediari abilitati. Non è disponibile un percorso autonomo per il contribuente non abilitato: è necessario rivolgersi a un intermediario fiscale.

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Domande frequenti (FAQ)

Il Concordato Preventivo Biennale è obbligatorio?

No, il CPB è del tutto volontario. Il contribuente riceve una proposta dall’Agenzia delle Entrate e può liberamente accettarla o rifiutarla. Non ci sono sanzioni o conseguenze negative per chi decide di non aderire. Semplicemente, chi non aderisce continua a dichiarare il reddito effettivo con le modalità ordinarie.

Se aderisco al CPB e guadagno meno del reddito concordato, posso rescindere?

In linea generale, no. Una volta accettata la proposta, il concordato è vincolante per i due anni coperti. Esistono però le cause di cessazione che permettono di uscire dall’accordo senza sanzioni in caso di eventi straordinari (es. cessione dell’azienda, trasformazione sostanziale dell’attività). Non basta invece il semplice fatto di aver guadagnato meno del previsto.

Cosa succede se non pago le imposte sul reddito concordato?

Il mancato versamento delle imposte dovute sul reddito concordato è equiparato al mancato versamento delle imposte ordinarie: si applicano le sanzioni previste dal D.Lgs. 472/1997 (sanzione del 30% sull’importo non versato, con possibilità di ravvedimento operoso). Il CPB non modifica le regole sanzionatorie per i ritardi nei pagamenti.

I forfettari possono aderire al CPB nel 2026?

Sì, i contribuenti in regime forfettario possono aderire al CPB con una procedura semplificata introdotta dal D.Lgs. 108/2024. La proposta per i forfettari è basata su parametri specifici legati al regime agevolato, diversi da quelli ISA usati per i soggetti in regime ordinario. Il reddito concordato viene indicato nel Quadro LM del Modello Redditi.

Qual è la scadenza per aderire al CPB nel 2026?

Per il biennio 2026-2027, la scadenza ordinaria per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 è fissata al 31 ottobre 2026 (invio telematico tramite intermediario). Attenzione: questa data è distinta dal termine di presentazione del Modello Redditi PF 2026 che è il 30 novembre 2026. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate rende disponibile il software per la visualizzazione e accettazione della proposta a partire da maggio. Ti consigliamo di contattare il CAF Centro Fiscale per verificare la proposta personalizzata.

Il CAF può assistermi per la valutazione del CPB?

Assolutamente sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine è abilitato all’assistenza fiscale per partite IVA soggette a ISA e per i contribuenti forfettari. I nostri esperti possono analizzare con te la proposta di concordato, calcolare la convenienza in base alla tua situazione specifica e gestire la trasmissione telematica dell’accettazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

Per approfondire altri aspetti della dichiarazione dei redditi 2026, potresti trovare utile anche il nostro articolo su Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 08:46:332026-06-11 07:25:36Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva, Come Funziona e Cosa Verificare

Dichiarazione dei redditi 730

Il rimborso 730 in busta paga 2026 rappresenta il momento più atteso dell’anno per milioni di lavoratori dipendenti italiani. Dopo aver compilato e inviato la dichiarazione dei redditi 730, chi risulta a credito riceve il rimborso direttamente nella busta paga, senza dover fare nulla di particolare: è il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, a occuparsi di tutto. Ma quando arriva esattamente? Come si legge in busta paga? E cosa succede se cambi lavoro o sei in cassa integrazione?

In questa guida completa sul rimborso 730 in busta paga 2026 troverai tutte le risposte: dalle tempistiche precise mese per mese, fino ai casi particolari come il rimborso incapiente, il cambio datore di lavoro e la differenza tra rimborso tramite sostituto e rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate. Se vuoi sapere anche come funziona il rimborso 730 per i pensionati e le altre categorie, ti consigliamo di leggere anche la nostra guida dedicata al rimborso 730 quando arriva.

Indice dei contenuti

  1. Come Funziona il Rimborso 730 in Busta Paga
  2. Quando Arriva il Rimborso 730 in Busta Paga nel 2026
  3. Tempistiche Precise: Mese di Invio 730 e Mese di Rimborso
  4. Come Leggere il Rimborso 730 in Busta Paga
  5. Rimborso Incapiente: Cosa Succede se il Credito Supera le Ritenute
  6. Cambio Lavoro e Rimborso 730: Cosa Fare
  7. Rimborso 730 e Cassa Integrazione
  8. Trattenute Invece di Rimborso: Quando il 730 Genera un Debito
  9. Rimborso con Sostituto vs Rimborso Diretto dall’Agenzia delle Entrate
  10. Domande Frequenti sul Rimborso 730 in Busta Paga

Come Funziona il Rimborso 730 in Busta Paga

Il meccanismo del rimborso 730 in busta paga è relativamente semplice, anche se spesso genera dubbi tra i lavoratori dipendenti. Quando presenti il modello 730 e dalla dichiarazione emerge un credito IRPEF a tuo favore (perché durante l’anno hai pagato più imposte del dovuto), il rimborso non arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate: è il tuo datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, a erogartelo.

In pratica funziona così: l’Agenzia delle Entrate elabora la tua dichiarazione e trasmette il risultato contabile (il cosiddetto prospetto di liquidazione, modello 730-4) al tuo datore di lavoro. A quel punto, il datore è obbligato per legge a effettuare il conguaglio nella prima busta paga utile. Il rimborso viene compensato con le ritenute IRPEF che il datore trattiene normalmente ogni mese dalla tua retribuzione.

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Mario abbia diritto a un rimborso 730 di 800 euro e che ogni mese il suo datore trattenga circa 350 euro di IRPEF dalla busta paga. Nella busta paga di luglio, invece di trattenere i 350 euro, il datore non solo non li trattiene ma aggiunge altri 450 euro allo stipendio netto. Il risultato è che Mario riceve 800 euro in più rispetto al solito. Se il rimborso fosse stato di 1.500 euro, il datore avrebbe azzerato le ritenute di luglio (350 euro) e aggiunto i restanti 1.150 euro, oppure avrebbe distribuito il rimborso su più mesi.

Quando Arriva il Rimborso 730 in Busta Paga nel 2026

La domanda che tutti si pongono è: quando arriva il rimborso 730 in busta paga nel 2026? La risposta dipende da quando hai inviato la dichiarazione dei redditi. La regola generale è che il rimborso 730 arriva nella busta paga del mese successivo a quello in cui il datore di lavoro riceve il prospetto di liquidazione (modello 730-4) dall’Agenzia delle Entrate.

Per chi invia il 730 entro fine maggio 2026, il rimborso arriva nella busta paga di luglio 2026. Questo è il primo mese utile e rappresenta il momento in cui la maggior parte dei lavoratori dipendenti riceve il credito. Chi invece invia il 730 più tardi, ad esempio a giugno o luglio, riceverà il rimborso ad agosto o settembre. Vediamo nel dettaglio le scadenze del calendario 730 2026.

È importante ricordare che la scadenza ultima per l’invio del 730/2026 è il 30 settembre 2026. Chi invia la dichiarazione a ridosso della scadenza riceverà il rimborso tra ottobre e novembre, quindi con un ritardo significativo rispetto a chi presenta il 730 per primo. Per questo motivo, conviene sempre presentare la dichiarazione il prima possibile, soprattutto se si è a credito.

Tempistiche Precise: Mese di Invio 730 e Mese di Rimborso

Per capire esattamente quando arriva il rimborso 730 in busta paga, ecco la tabella con le tempistiche precise che collegano il mese di invio della dichiarazione al mese in cui riceverai il rimborso. Queste tempistiche valgono per i lavoratori dipendenti che hanno indicato il datore di lavoro come sostituto d’imposta nel modello 730/2026.

Periodo di invio 730Ricezione 730-4 dal datoreRimborso in busta paga
Entro 31 maggio 2026Giugno 2026Luglio 2026
1-30 giugno 2026Luglio 2026Agosto 2026
1-23 luglio 2026Agosto 2026Agosto/Settembre 2026
24 luglio – 31 agosto 2026Settembre 2026Settembre/Ottobre 2026
1-30 settembre 2026Ottobre 2026Ottobre/Novembre 2026

Come puoi notare, chi invia il 730 per primo (entro maggio) riceve il rimborso 730 già a luglio 2026, spesso insieme alla quattordicesima mensilità per chi ne ha diritto. Questo rende luglio un mese particolarmente ricco per i dipendenti. Chi invece aspetta fino a settembre potrebbe dover attendere fino a novembre per vedere il rimborso in busta paga. Ricorda che puoi preparare in anticipo tutti i documenti necessari per il 730 per velocizzare la presentazione.

Come Leggere il Rimborso 730 in Busta Paga

Uno degli aspetti che genera più confusione è come leggere il rimborso 730 nella busta paga. Non sempre è immediato individuare la voce giusta, perché ogni azienda utilizza un software paghe diverso e le diciture possono variare. Tuttavia, ci sono alcune voci standard che compaiono nella maggior parte dei cedolini.

Le voci più comuni che indicano il rimborso 730 in busta paga sono:

  • Conguaglio 730 – è la dicitura più diffusa e indica il risultato complessivo della dichiarazione
  • Credito IRPEF da 730 – specifica che si tratta di un credito a favore del dipendente
  • Rimb. IRPEF mod. 730 – abbreviazione di “rimborso IRPEF modello 730”
  • Conguaglio fiscale 730 – altra variante comune nei software paghe
  • Credito addizionale regionale/comunale – voci separate per i rimborsi delle addizionali IRPEF

In alcuni casi il rimborso 730 viene suddiviso in più voci distinte: una per il credito IRPEF vero e proprio, una per il credito addizionale regionale e una per il credito addizionale comunale. Questo accade perché il modello 730 calcola separatamente queste tre imposte. La somma di tutte le voci corrisponde al rimborso totale indicato nel prospetto di liquidazione. Se hai dubbi su come leggere il cedolino, verifica anche le detrazioni lavoro dipendente 2026 per confrontare le voci.

Un consiglio pratico: confronta sempre l’importo indicato in busta paga con il risultato contabile del tuo 730 (rigo 161 o 163 del prospetto di liquidazione). Se i due importi coincidono, il conguaglio è stato effettuato correttamente in un’unica soluzione. Se l’importo in busta è inferiore, probabilmente il rimborso è stato spalmato su più mesi (situazione di incapienza, che vedremo tra poco).

Rimborso Incapiente: Cosa Succede se il Credito Supera le Ritenute

Si parla di rimborso 730 incapiente quando l’importo del credito IRPEF spettante al lavoratore è superiore alle ritenute che il datore di lavoro effettua normalmente in busta paga. In parole semplici: il datore non ha abbastanza “capienza” nelle trattenute mensili per rimborsarti tutto in una volta.

Supponiamo che Laura abbia diritto a un rimborso 730 di 2.000 euro, ma che il suo datore ogni mese trattenga solo 250 euro di IRPEF. A luglio, il datore azzera completamente le ritenute (250 euro) e le restituisce come rimborso. Ma restano ancora 1.750 euro da rimborsare. A questo punto il datore prosegue nei mesi successivi: ad agosto azzera di nuovo le ritenute (altri 250 euro), e così via fino a esaurimento del credito. In questo caso, Laura riceverebbe il rimborso completo distribuito su circa 8 mesi.

Cosa succede se entro dicembre 2026 il datore non riesce a completare il rimborso? La parte residua non va persa. Il datore la indica nella Certificazione Unica (CU) dell’anno successivo come credito non rimborsato, e il lavoratore potrà recuperarla nella dichiarazione 730/2027. In alternativa, il credito residuo può essere compensato direttamente dall’Agenzia delle Entrate se il lavoratore presenta il modello Redditi PF.

Cambio Lavoro e Rimborso 730: Cosa Fare

Se hai cambiato lavoro durante l’anno 2025 o nei primi mesi del 2026, la gestione del rimborso 730 in busta paga richiede un’attenzione in più. Il punto fondamentale è: chi è il tuo sostituto d’imposta al momento della presentazione del 730? È il datore di lavoro attuale, non quello precedente.

Quando compili il 730/2026, nel riquadro dedicato al sostituto d’imposta devi indicare i dati del tuo attuale datore di lavoro (quello che ti paga lo stipendio al momento dell’invio). Sarà lui a ricevere il modello 730-4 dall’Agenzia delle Entrate e a effettuare il conguaglio in busta paga. Non importa che il credito sia maturato con il precedente datore: il rimborso arriva comunque attraverso quello nuovo.

Attenzione ai casi particolari:

  • Cambio lavoro dopo l’invio del 730: se cambi datore dopo aver già inviato il 730, il modello 730-4 potrebbe arrivare al vecchio datore che non può più effettuare il conguaglio. In questo caso, dovrai presentare un 730 integrativo indicando il nuovo sostituto d’imposta
  • Periodo di disoccupazione tra i due lavori: se tra un impiego e l’altro sei stato disoccupato, puoi comunque indicare il nuovo datore. Se invece al momento dell’invio non hai un datore di lavoro, dovrai scegliere il 730 senza sostituto e il rimborso arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate
  • Due lavori contemporanei: se hai due rapporti di lavoro, indica come sostituto quello principale (con il reddito più alto)

Rimborso 730 e Cassa Integrazione

Un caso che genera molte domande è quello dei lavoratori in cassa integrazione (CIG). Se sei in cassa integrazione, hai comunque diritto al rimborso 730 in busta paga? La risposta è: dipende dalla tipologia di CIG e da chi eroga il trattamento.

Se sei in cassa integrazione ordinaria (CIGO) con pagamento diretto dall’azienda, il tuo datore resta il sostituto d’imposta e il rimborso arriva normalmente nella busta paga. L’importo del conguaglio viene calcolato sulle ritenute IRPEF effettuate sulla retribuzione residua e sull’integrazione salariale.

Se invece sei in cassa integrazione con pagamento diretto dall’INPS (come accade per la CIGS in alcuni casi), la situazione è più complessa. L’INPS trattiene l’IRPEF sulle somme che eroga, ma il conguaglio 730 resta a carico del datore di lavoro per la parte di sua competenza. In questo scenario, il rimborso potrebbe essere più basso del previsto perché la capienza delle ritenute in busta paga è ridotta (dato che parte dello stipendio è pagato dall’INPS). Il meccanismo del rimborso incapiente si applica con maggiore frequenza in queste situazioni.

Se sei stato collocato in cassa integrazione a zero ore (cioè non lavori affatto e ricevi tutto dall’INPS), il datore di lavoro potrebbe non avere capienza sufficiente per effettuare alcun conguaglio. In tal caso, è consigliabile presentare il 730 senza sostituto d’imposta e ricevere il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate, come vedremo nella sezione dedicata.

Trattenute Invece di Rimborso: Quando il 730 Genera un Debito

Non sempre il modello 730 genera un rimborso. In alcuni casi, il risultato della dichiarazione è un debito IRPEF: significa che durante l’anno hai pagato meno imposte di quelle dovute. In questo scenario, il datore di lavoro effettua una trattenuta aggiuntiva in busta paga, riducendo il tuo stipendio netto.

Le situazioni più comuni in cui il 730 genera un debito sono:

  • Due o più CU nello stesso anno: se hai avuto due datori di lavoro nel 2025, ciascuno ha calcolato le ritenute separatamente, senza considerare il reddito complessivo. Il 730 ricalcola l’IRPEF sul reddito totale, e spesso emerge un debito
  • Redditi aggiuntivi: affitti, redditi occasionali o altri redditi non soggetti a ritenuta d’acconto che aumentano l’imponibile
  • Detrazioni ridotte: se durante l’anno hai beneficiato di detrazioni non spettanti (ad esempio detrazioni per lavoro dipendente calcolate su un reddito più basso)
  • Acconti IRPEF: oltre al saldo, il 730 può calcolare anche gli acconti per l’anno successivo, che vengono trattenuti in busta paga (a giugno e novembre)

Quando il 730 genera un debito, la trattenuta avviene con le stesse tempistiche del rimborso: nella busta paga di luglio per chi invia entro maggio, e via via nei mesi successivi. Se l’importo è elevato, il datore può rateizzarlo in più mesi. In caso di debito, è particolarmente importante verificare di aver indicato correttamente tutte le detrazioni per spese mediche e le altre spese detraibili per ridurre al minimo l’importo dovuto.

Rimborso con Sostituto vs Rimborso Diretto dall’Agenzia delle Entrate

Quando presenti il modello 730/2026 hai due opzioni per ricevere il rimborso 730: tramite il sostituto d’imposta (il datore di lavoro) oppure direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Questa seconda opzione si chiama 730 senza sostituto ed è disponibile dal 2014.

Ecco le principali differenze tra le due modalità:

CaratteristicaRimborso tramite sostitutoRimborso diretto AdE
TempisticaDa luglio (primo mese utile)Da dicembre in poi (entro 6 mesi)
ModalitàIn busta pagaAccredito su IBAN
VelocitàPiù veloce (1-2 mesi dall’invio)Più lento (4-6 mesi dall’invio)
Chi lo effettuaDatore di lavoroAgenzia delle Entrate
Rischio incapienzaSì (se credito > ritenute)No (importo pieno)
Controlli preventiviNoPossibili controlli su rimborsi > 4.000 euro
Quando sceglierloHai un lavoro stabileSei disoccupato, in CIG a zero ore, o il datore ha poca capienza

Il rimborso tramite sostituto d’imposta è la scelta migliore per la maggior parte dei lavoratori dipendenti, perché è decisamente più veloce. Il rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate è invece consigliato quando non hai un datore di lavoro, quando il tuo rapporto di lavoro è precario, oppure quando il rimborso è molto elevato e il datore non ha capienza sufficiente.

Un aspetto importante: se scegli il rimborso diretto dall’AdE e il credito supera i 4.000 euro, l’Agenzia delle Entrate potrebbe effettuare controlli preventivi prima di erogare il rimborso, allungando ulteriormente i tempi. Questo accade soprattutto in presenza di detrazioni per carichi di famiglia o eccedenze di imposta riportate da anni precedenti.

Domande Frequenti sul Rimborso 730 in Busta Paga

Quando arriva il rimborso 730 in busta paga nel 2026?

Per chi invia il 730 entro maggio 2026, il rimborso 730 in busta paga arriva con la retribuzione di luglio 2026. Per invii successivi, il rimborso si sposta nei mesi seguenti: agosto per invii a giugno, settembre per invii a luglio, e così via fino a novembre per chi invia a settembre.

Come si vede il rimborso 730 nella busta paga?

Il rimborso 730 compare nella busta paga con diciture come “Conguaglio 730”, “Credito IRPEF da 730” o “Rimb. IRPEF mod. 730”. Può essere suddiviso in più voci (IRPEF, addizionale regionale, addizionale comunale). La somma di tutte le voci corrisponde al rimborso totale.

Cosa succede se il rimborso 730 è superiore alle ritenute mensili?

Si verifica la cosiddetta incapienza: il datore di lavoro azzera le ritenute IRPEF del mese e rimborsa quanto possibile. La parte restante viene distribuita nelle buste paga dei mesi successivi, fino a esaurimento del credito o fino a dicembre. L’eventuale residuo non rimborsato viene riportato nella CU dell’anno successivo.

Posso ricevere il rimborso 730 senza datore di lavoro?

Sì, puoi presentare il 730 senza sostituto d’imposta. In questo caso il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite accredito sull’IBAN che hai comunicato. I tempi sono più lunghi: generalmente da dicembre in poi, entro 6 mesi dalla presentazione della dichiarazione.

Ho cambiato lavoro: chi mi rimborsa il 730?

Il rimborso 730 in busta paga viene effettuato dal datore di lavoro che hai indicato come sostituto d’imposta nel modello 730. Se hai cambiato lavoro, devi indicare il datore attuale. Se al momento della presentazione sei disoccupato, scegli il 730 senza sostituto.

Il rimborso 730 è tassato?

No, il rimborso 730 non è tassato. Si tratta della restituzione di imposte già pagate in eccesso, quindi non costituisce reddito imponibile. L’importo che vedi indicato come “conguaglio 730” in busta paga è netto e non subisce ulteriori trattenute.


Hai Bisogno di Aiuto con il 730? Contatta il CAF Centro Fiscale

Il rimborso 730 in busta paga 2026 è un diritto di ogni lavoratore dipendente che risulta a credito dopo la dichiarazione dei redditi. Per massimizzare il tuo rimborso è fondamentale indicare correttamente tutte le spese detraibili, verificare le detrazioni spettanti e scegliere il momento giusto per inviare la dichiarazione.

Se hai dubbi sul tuo rimborso 730, se non sai come leggere il conguaglio in busta paga o se hai cambiato lavoro durante l’anno, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti in ogni fase della dichiarazione dei redditi.

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I nostri esperti ti aiuteranno a compilare il 730 correttamente, massimizzare le detrazioni e ottenere il rimborso 730 in busta paga nel minor tempo possibile.

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    Giugno 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-05 08:00:002026-04-18 13:40:34Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva, Come Funziona e Cosa Verificare
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Badante e Colf nel 730 2026: Deduzioni e Detrazioni

    Dichiarazione dei redditi 730

    Badante e Colf nel 730 2026: Detrazioni e Deduzioni

    Chi ha assunto una badante o una colf puo beneficiare di agevolazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi. Esistono sia deduzioni (sui contributi INPS versati) sia detrazioni (sulle spese per l’assistenza a persone non autosufficienti).

    E importante conoscere la differenza tra le due agevolazioni e sapere quali documenti conservare per il 730/2026. Vediamo nel dettaglio come funzionano.

    Indice dei contenuti

    1. Differenza tra deduzione e detrazione
    2. Deduzione contributi INPS
    3. Detrazione assistenza non autosufficienti
    4. Documenti necessari
    5. Come compilare il 730
    6. Domande frequenti



    Differenza tra Deduzione e Detrazione

    Prima di entrare nel dettaglio, e importante capire la differenza tra le due agevolazioni.

    Deduzione

    La deduzione riduce il reddito imponibile. Se hai un reddito di 30.000 euro e deduci 1.500 euro, paghi le tasse su 28.500 euro. Il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota IRPEF.

    Detrazione

    La detrazione riduce direttamente l’imposta da pagare. Se la tua IRPEF e di 5.000 euro e hai una detrazione di 399 euro, paghi 4.601 euro.

    Quali si applicano a badante e colf

    • Contributi INPS: DEDUZIONE (per tutti i datori di lavoro domestico)
    • Spese assistenza: DETRAZIONE (solo per assistenza a non autosufficienti)



    Deduzione Contributi INPS per Colf e Badanti

    I contributi INPS versati per colf, badanti e altri collaboratori domestici sono deducibili dal reddito.

    Importo deducibile

    • Limite massimo: 1.549,37 euro all’anno
    • Si deduce solo la quota a carico del datore di lavoro (non quella trattenuta al lavoratore)

    Chi puo dedurre

    La deduzione spetta al datore di lavoro che ha versato i contributi, indipendentemente da:

    • Il tipo di mansione (colf, badante, baby-sitter)
    • Le ore di lavoro (part-time o full-time)
    • Lo stato di salute della persona assistita

    Esempio pratico

    Se hai versato contributi INPS per 2.000 euro (quota datore):

    • Puoi dedurre solo 1.549,37 euro (il limite massimo)
    • Con aliquota IRPEF del 35%, risparmi: 1.549,37 x 35% = 542,28 euro



    Detrazione per Assistenza a Persone Non Autosufficienti

    Se la badante assiste una persona non autosufficiente, oltre alla deduzione dei contributi hai diritto a una detrazione sulle spese di assistenza.

    Requisiti della persona assistita

    La detrazione spetta se la persona assistita:

    • Non e in grado di compiere autonomamente le attivita quotidiane (alimentarsi, vestirsi, lavarsi)
    • Necessita di sorveglianza continua
    • La condizione deve risultare da certificazione medica o verbale di invalidita

    Importo della detrazione

    • Aliquota: 19%
    • Limite massimo di spesa: 2.100 euro
    • Detrazione massima: 2.100 x 19% = 399 euro

    Limite di reddito

    La detrazione spetta solo se il reddito complessivo non supera 40.000 euro.

    Cosa si puo detrarre

    • Spese per assistenza personale (compenso alla badante)
    • Non sono detraibili: vitto, alloggio, contributi INPS (gia deducibili)



    Documenti Necessari

    Per usufruire delle agevolazioni, devi conservare la documentazione relativa al rapporto di lavoro e ai pagamenti.

    Per la deduzione contributi INPS

    • MAV o ricevute INPS dei contributi versati
    • Prospetto contributi INPS (disponibile sul cassetto previdenziale INPS)

    Per la detrazione assistenza

    • Certificazione medica attestante la non autosufficienza
    • Contratto di lavoro con la badante
    • Buste paga o ricevute del compenso
    • Bonifici o assegni (pagamenti tracciabili)

    Obbligo tracciabilita

    Per la detrazione assistenza, il pagamento deve essere tracciabile:

    • Bonifico bancario o postale
    • Assegno bancario o circolare
    • Carte di credito/debito

    La deduzione contributi INPS non richiede pagamento tracciabile (i contributi si versano gia tramite MAV).



    Come Compilare il 730

    Le due agevolazioni vanno indicate in sezioni diverse del 730.

    Deduzione contributi INPS

    I contributi INPS deducibili vanno indicati nel quadro E, Sezione II (oneri deducibili), rigo E23.

    Detrazione assistenza

    Le spese per assistenza a non autosufficienti vanno indicate nel quadro E, Sezione I (oneri detraibili), righi E8-E10, con codice 15.

    730 precompilato

    I contributi INPS sono generalmente gia presenti nel 730 precompilato (comunicati dall’INPS). Le spese per assistenza invece non sono precompilate e vanno inserite manualmente.

    Domande Frequenti su Badante e Colf nel 730

    Posso avere sia la deduzione che la detrazione?

    Si, se la badante assiste una persona non autosufficiente puoi:

    • Dedurre i contributi INPS (fino a 1.549,37 euro)
    • Detrarre le spese di assistenza (19% su max 2.100 euro)

    Se la badante assiste mia madre che vive da sola?

    Puoi usufruire delle agevolazioni se sei tu a sostenere le spese, anche se la persona assistita non convive con te. L’importante e che risulti dal contratto e dai pagamenti.

    Ho due badanti per mio padre: posso raddoppiare?

    No, il limite di 2.100 euro per la detrazione e riferito alla persona assistita, non al numero di badanti. Anche con piu assistenti, la detrazione massima resta 399 euro.

    La colf che pulisce casa da diritto alla detrazione?

    No, la detrazione per assistenza (19%) spetta solo per l’assistenza a persone non autosufficienti. Per la colf puoi solo dedurre i contributi INPS.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.



    Assistenza per il 730 a Udine

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a gestire correttamente le agevolazioni per badanti e colf nel 730.

    Contattaci per un appuntamento:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121

    Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

    Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-04 09:00:002026-03-17 19:04:52Badante e Colf nel 730 2026: Deduzioni e Detrazioni
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Affitto nel 730 2026: Tutte le Detrazioni per Inquilini

    Dichiarazione dei redditi 730

    Affitto nel 730 2026: Detrazioni per Inquilini

    Se paghi un affitto per la tua abitazione principale, puoi avere diritto a una detrazione fiscale nel 730/2026. La normativa prevede diverse agevolazioni per gli inquilini, con importi che variano in base al reddito e alla tipologia di contratto.

    Le detrazioni per l’affitto sono pensate per alleggerire il peso del canone di locazione sui redditi piu bassi. Vediamo nel dettaglio quali agevolazioni sono disponibili e come richiederle.

    Indice dei contenuti

    1. Tipi di detrazione affitto
    2. Detrazione generale inquilini
    3. Detrazione canone concordato
    4. Detrazione giovani inquilini
    5. Lavoratori trasferiti
    6. Documenti necessari
    7. Domande frequenti



    Tipi di Detrazione per l’Affitto

    Esistono diverse tipologie di detrazione per chi paga l’affitto. Le principali sono:

    • Detrazione generale per inquilini – per tutti gli inquilini con reddito basso
    • Detrazione canone concordato – per chi ha un contratto a canone concordato (3+2)
    • Detrazione giovani inquilini – per i giovani che lasciano la casa dei genitori
    • Detrazione lavoratori trasferiti – per chi si trasferisce per lavoro

    Queste detrazioni sono alternative tra loro: non e possibile cumularle, ma puoi scegliere quella piu vantaggiosa.



    Detrazione Generale per Inquilini

    La detrazione generale spetta a tutti gli inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale, a prescindere dal tipo di contratto.

    Importi 2026

    Reddito complessivoDetrazione
    Fino a 15.493,71 euro300 euro
    Da 15.493,72 a 30.987,41 euro150 euro
    Oltre 30.987,41 euroNessuna detrazione

    Requisiti

    • Contratto di locazione regolarmente registrato
    • L’immobile deve essere l’abitazione principale
    • Reddito complessivo entro i limiti indicati



    Detrazione per Contratti a Canone Concordato

    Se hai un contratto a canone concordato (tipicamente 3+2), puoi usufruire di una detrazione piu alta.

    Importi 2026

    Reddito complessivoDetrazione
    Fino a 15.493,71 euro495,80 euro
    Da 15.493,72 a 30.987,41 euro247,90 euro

    Cos’e il canone concordato

    Il contratto a canone concordato prevede un canone calmierato, stabilito sulla base di accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini. Il contratto ha durata minima di 3 anni + 2 di rinnovo.



    Detrazione per Giovani Inquilini

    I giovani tra 20 e 31 anni che stipulano un contratto di locazione per l’abitazione principale possono beneficiare di una detrazione specifica.

    Requisiti

    • Eta compresa tra 20 e 31 anni (non compiuti)
    • Reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro
    • L’immobile deve essere diverso dall’abitazione principale dei genitori
    • Contratto regolarmente registrato

    Importo detrazione

    La detrazione e pari al 20% del canone annuo, con un minimo di 991,60 euro e un massimo di 2.000 euro.

    Durata

    La detrazione spetta per i primi 4 anni di contratto (non necessariamente consecutivi).



    Detrazione per Lavoratori Trasferiti

    I lavoratori dipendenti che si trasferiscono per motivi di lavoro possono beneficiare di una detrazione specifica.

    Requisiti

    • Trasferimento della residenza nel comune di lavoro (o in comune limitrofo)
    • Il nuovo comune deve distare almeno 100 km dal precedente
    • Il nuovo comune deve essere in una regione diversa
    • Contratto di lavoro dipendente

    Importi 2026

    Reddito complessivoDetrazione
    Fino a 15.493,71 euro991,60 euro
    Da 15.493,72 a 30.987,41 euro495,80 euro

    Durata

    La detrazione spetta per i primi 3 anni dal trasferimento della residenza.

    Documenti Necessari

    Per richiedere la detrazione affitto devi presentare al CAF la documentazione relativa al contratto e ai pagamenti.

    Documenti richiesti

    • Contratto di locazione registrato
    • Ricevute dei canoni pagati o bonifici
    • Attestazione del proprietario dei canoni ricevuti (facoltativa)
    • Residenza anagrafica nell’immobile

    Per giovani inquilini

    • Documento che attesti l’eta
    • Stato di famiglia che dimostri la residenza diversa dai genitori

    Per lavoratori trasferiti

    • Contratto di lavoro dipendente
    • Certificato di residenza che attesti il trasferimento
    • Precedente indirizzo di residenza



    Domande Frequenti sull’Affitto nel 730

    Posso detrarre l’affitto se vivo con il mio compagno/a?

    Si, se il contratto e intestato a entrambi, ciascuno detrae il 50%. Se e intestato solo a uno dei due, detrae solo l’intestatario del contratto.

    Ho un contratto di sublocazione, posso detrarre?

    No, la detrazione spetta solo per i contratti di locazione stipulati direttamente con il proprietario, non per le sublocazioni.

    Detraggo l’intero canone annuo?

    No, la detrazione e un importo fisso (300, 150, 495,80 euro ecc.) che non dipende dal canone pagato, ma solo dal reddito e dal tipo di contratto.

    Quale detrazione scegliere se ho diritto a piu di una?

    Puoi scegliere la detrazione piu conveniente. Il CAF ti aiutera a individuare quella che ti fa risparmiare di piu.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.

    Assistenza per il 730 a Udine

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare se hai diritto alle detrazioni per l’affitto e a scegliere quella piu vantaggiosa.

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    • WhatsApp: 366 6018121

    Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

    Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-03 09:00:002026-03-17 19:04:47Affitto nel 730 2026: Tutte le Detrazioni per Inquilini
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Spese Funebri 730 2026: Detrazione 19% e Tetto 1.550 Euro

    Dichiarazione dei redditi 730

    Spese Funebri 730 2026: Detrazione e Limiti

    Le spese funebri sostenute per la morte di un familiare sono detraibili nella dichiarazione dei redditi. Se nel 2025 hai affrontato il costo di un funerale, puoi recuperare parte della spesa nel 730/2026.

    La detrazione fiscale e del 19% su un importo massimo di 1.550 euro per decesso. Vediamo nel dettaglio come funziona, chi puo beneficiarne e quali spese sono ammesse.

    Indice dei contenuti

    1. Come funziona la detrazione
    2. Spese funebri ammesse
    3. Chi puo detrarre
    4. Calcolo della detrazione
    5. Documenti necessari
    6. Domande frequenti



    Come Funziona la Detrazione per Spese Funebri

    La detrazione per spese funebri ha regole specifiche stabilite dalla normativa fiscale.

    Aliquota e limiti

    • Aliquota detrazione: 19%
    • Tetto massimo: 1.550 euro per ogni decesso
    • Detrazione massima: 1.550 x 19% = 294,50 euro

    Nessuna franchigia

    A differenza di altre detrazioni (come le spese veterinarie), per le spese funebri non e prevista franchigia. La detrazione del 19% si applica da subito, dal primo euro speso.

    Limite per decesso, non per contribuente

    Il tetto di 1.550 euro si riferisce a ogni singolo decesso, non al contribuente. Se nello stesso anno hai sostenuto spese funebri per piu persone (es. due genitori), puoi detrarre fino a 1.550 euro per ciascun decesso.



    Quali Spese Funebri Sono Detraibili

    Sono detraibili le spese strettamente connesse al funerale.

    Spese detraibili

    • Servizi dell’impresa funebre (vestizione, composizione, trasporto salma)
    • Cassa funebre (bara)
    • Addobbi floreali forniti dall’agenzia
    • Annunci funebri sui giornali
    • Trasporto del feretro
    • Sepoltura o cremazione
    • Concessione loculo cimiteriale (se pagata contestualmente)

    Spese NON detraibili

    • Ristorante per il pranzo del funerale
    • Lapide e incisioni successive
    • Manutenzione della tomba
    • Fiori acquistati direttamente (non tramite agenzia)
    • Messe e offerte religiose



    Chi Puo Detrarre le Spese Funebri

    La detrazione non e riservata solo ai familiari stretti, ma ha alcune specificita.

    Requisiti per chi detrae

    Puo detrarre chi:

    • Ha effettivamente sostenuto la spesa
    • Ha la fattura intestata a proprio nome
    • Ha pagato con metodo tracciabile

    Per chi e deceduto

    La spesa e detraibile per il decesso di qualsiasi persona, non necessariamente un familiare. Tuttavia, nella pratica le agenzie funebri intestano la fattura a chi paga, che di solito e un parente.

    Spesa divisa tra piu persone

    Se la spesa e stata divisa tra piu familiari:

    • Ciascuno detrae la quota effettivamente pagata
    • La somma delle detrazioni non puo superare il tetto di 1.550 euro per decesso
    • La fattura deve riportare chi ha pagato cosa, oppure serve dichiarazione sostitutiva



    Come Calcolare la Detrazione

    Vediamo con esempi pratici come funziona il calcolo.

    Esempio 1: Spesa sotto il tetto

    Se hai speso 1.200 euro per il funerale:

    • Detrazione: 1.200 x 19% = 228 euro

    Esempio 2: Spesa sopra il tetto

    Se hai speso 3.000 euro per il funerale:

    • Si considera solo il tetto: 1.550 euro
    • Detrazione: 1.550 x 19% = 294,50 euro

    Esempio 3: Due decessi nello stesso anno

    Se hai sostenuto spese per i funerali di entrambi i genitori:

    • Spesa genitore 1: 2.000 euro (si detrae su 1.550 euro)
    • Spesa genitore 2: 1.800 euro (si detrae su 1.550 euro)
    • Detrazione totale: 294,50 + 294,50 = 589 euro



    Documenti Necessari

    Per ottenere la detrazione devi conservare la documentazione delle spese.

    Documenti richiesti

    • Fattura dell’impresa funebre intestata a chi detrae
    • Ricevuta di pagamento tracciabile (bonifico, carta)
    • Certificato di morte (o autocertificazione del decesso)

    Se la fattura e intestata a piu persone

    Se la fattura e intestata a piu eredi:

    • Ciascuno detrae la propria quota
    • Serve annotazione sulla fattura di chi ha pagato cosa
    • In alternativa, dichiarazione sostitutiva di atto notorio

    Obbligo di pagamento tracciabile

    Dal 2020 e obbligatorio pagare con metodi tracciabili:

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di credito o debito
    • Assegno

    I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione.

    Domande Frequenti sulle Spese Funebri

    Posso detrarre le spese se non ero parente del defunto?

    Si, la detrazione spetta a chiunque abbia sostenuto la spesa, anche se non aveva legami di parentela con il defunto. L’importante e che la fattura sia intestata a chi detrae.

    Le spese funebri sono nel 730 precompilato?

    Generalmente si. Le imprese funebri comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate. Verifica comunque che i dati siano presenti e corretti.

    Posso detrarre le spese anche se le ho pagate con soldi ereditati?

    Si, quello che conta e chi ha materialmente pagato e a chi e intestata la fattura. La provenienza del denaro e irrilevante.

    E se la persona deceduta aveva il 730?

    Le spese funebri non rientrano mai nella dichiarazione del defunto, ma sempre in quella di chi le ha pagate.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.



    Assistenza per il 730 a Udine

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare correttamente il 730, recuperando tutte le detrazioni a cui hai diritto.

    Contattaci per un appuntamento:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121

    Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 09:00:002026-03-17 19:04:42Spese Funebri 730 2026: Detrazione 19% e Tetto 1.550 Euro
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, IMU, TASI E MODELLO F24

    Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti

    calcolo imu CAF Udine

    Giugno 2026 e un mese fiscalmente impegnativo: ben 32 scadenze si concentrano soprattutto in 4 date chiave. Tra gli appuntamenti piu importanti spiccano l’acconto IMU del 16 giugno, il versamento delle ritenute alla fonte, i contributi INPS e l’IVA mensile. Questo calendario aggiornato ti guida attraverso tutti gli adempimenti del mese, con le date esatte e le istruzioni per non perdere nessuna scadenza.

    Le 4 date chiave di giugno 2026

    Le scadenze di giugno 2026 si addensano in quattro momenti precisi del mese. Conoscerle in anticipo permette di organizzarsi per tempo ed evitare sanzioni e interessi da ravvedimento operoso.

    DataAdempimento principaleChi riguarda
    2 giugno 2026Festa della Repubblica (nessun adempimento)Tutti
    16 giugno 2026Acconto IMU, ritenute, IVA mensile, contributi INPS/INAILTitolari immobili, datori di lavoro, P.IVA mensili
    25 giugno 2026INTRASTAT mensile e trimestraleOperatori intracomunitari
    30 giugno 2026Versamenti IRPEF, cedolare secca, contributi colf/badantiPrivati, professionisti, datori di lavoro domestico

    Nota: Il 2 giugno e festa nazionale (Festa della Repubblica): tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo, che nel 2026 e il 3 giugno (mercoledi).

    16 giugno 2026: la scadenza piu importante del mese

    Il 16 giugno e il giorno piu affollato del calendario fiscale estivo. Coincidono almeno 15 adempimenti diversi, tra cui:

    Acconto IMU giugno 2026

    L’acconto IMU 2026 si versa entro il 16 giugno. Il calcolo si basa sulle aliquote 2025 applicate al 50% del dovuto annuo (cosiddetto metodo storico). In alternativa, si puo versare il 50% dell’imposta calcolata con le aliquote 2026 se gia deliberate dal Comune (metodo previsionale).

    Per sapere chi e esente e come calcolare l’IMU se sei pensionato, leggi la nostra guida: IMU 2026 Pensionati: Acconto Giugno, Esenzioni e Casi Particolari.

    Ritenute alla fonte su redditi di lavoro

    I datori di lavoro (inclusi i condomini come sostituti d’imposta) devono versare via modello F24 le ritenute IRPEF operate a maggio 2026 su:

    • Redditi di lavoro dipendente e assimilati (codice tributo 1001)
    • Redditi di lavoro autonomo e professionisti (codice tributo 1040)
    • Redditi diversi (codice tributo 1040 o 1045 secondo il caso)
    • Provvigioni agenti (codice tributo 1038)

    IVA mensile maggio 2026

    I contribuenti IVA con liquidazione mensile devono versare l’IVA relativa al mese di maggio 2026 entro il 16 giugno. Il pagamento avviene con F24, codice tributo 6005 (IVA mensile maggio). Chi ha saldo a credito non deve effettuare versamenti.

    Contributi INPS artigiani e commercianti

    Gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS versano entro il 16 giugno la seconda rata 2026 dei contributi fissi sul minimale. L’importo varia in base al settore e alla gestione. Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti e del 24,48% sul reddito imponibile.

    Contributi INPS gestione separata

    I collaboratori e i professionisti senza cassa iscritti alla gestione separata INPS versano il saldo 2025 e il primo acconto 2026 entro il 30 giugno (non il 16). L’aliquota e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, 24% per chi ha un’altra copertura.

    Contributi INAIL premio annuale

    Entro il 16 giugno i datori di lavoro devono versare il premio INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. Il pagamento avviene con F24 o bollettino INAIL, sulla base della comunicazione inviata dall’Istituto a febbraio 2026.

    Bollo auto: le scadenze di giugno 2026

    Il bollo auto non ha una data unica nazionale: la scadenza dipende dal mese di immatricolazione del veicolo e dalla regione di residenza. In linea generale:

    • I veicoli immatricolati in aprile hanno il bollo in scadenza a giugno 2026 (entro la fine del mese successivo all’immatricolazione)
    • Il pagamento avviene tramite portale ACI, sportello ACI, banche, tabaccai abilitati, oppure online su Pago PA
    • In caso di mancato pagamento e applicabile il ravvedimento operoso con sanzioni ridotte rispetto a quella ordinaria

    Esenzioni bollo auto 2026: sono esenti i veicoli elettrici (per i primi 5 anni in molte regioni), i veicoli intestati a persone con grave disabilita (legge 104), i veicoli storici con oltre 30 anni di eta.

    Affitti brevi: versamento ritenute di giugno 2026

    I gestori di portali di locazione turistica (Airbnb, Booking, Vrbo, ecc.) che hanno operato ritenute del 21% sui canoni di maggio 2026 relativi a contratti di affitto breve devono versare le ritenute entro il 16 giugno tramite F24 con codice tributo 1919.

    Per i proprietari privati con cedolare secca sugli affitti brevi: il saldo della cedolare secca 2025 e l’acconto 2026 confluiscono nelle scadenze del 30 giugno (senza maggiorazione) oppure del 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%. Per approfondire le regole sulla cedolare secca nelle dichiarazioni precompilate: Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026.

    Per dettagli sulle ritenute versate a maggio 2026 dagli intermediari: Affitti Brevi, Scadenza 18 Maggio 2026: Versamento Ritenute degli Intermediari.

    30 giugno 2026: versamenti IRPEF e cedolare secca

    Il 30 giugno e l’altra data cruciale del mese: entro questa data, chi ha presentato il Modello 730 o il Modello Redditi PF 2026 deve versare (senza maggiorazione) le imposte emergenti dalla dichiarazione:

    • Saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 (per chi versa autonomamente, non tramite sostituto d’imposta)
    • Saldo cedolare secca 2025 e acconto cedolare secca 2026
    • Addizionali regionali e comunali IRPEF 2025
    • Imposta sostitutiva sul regime forfettario 2025 (saldo 15% o 5% nuove attivita)
    • Contributi INPS da Modello Redditi (gestione separata, artigiani/commercianti, saldo 2025)

    Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo farlo entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% (interesse da dilazione). Per approfondire il calcolo dei versamenti: Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti.

    Calendario completo delle 32 scadenze fiscali di giugno 2026

    Di seguito il riepilogo schematico di tutti i 32 adempimenti di giugno 2026, suddivisi per data e tipologia.

    Scadenze del 16 giugno 2026 (15 adempimenti)

    N.AdempimentoChi pagaCodice tributo F24
    1Acconto IMU 2026 prima rataProprietari immobili3912–3956 (per tipologia)
    2IVA mensile maggio 2026P.IVA liquidazione mensile6005
    3Ritenute lavoro dipendente maggio 2026Datori di lavoro1001
    4Ritenute lavoro autonomo maggio 2026Committenti/condomini1040
    5Ritenute su provvigioni maggio 2026Preponenti/agenti1038
    6Ritenute su dividendi maggio 2026Societa distributrici1035
    7Contributi INPS artigiani – 2a rata sul minimaleArtigiani0703, 0704
    8Contributi INPS commercianti – 2a rata sul minimaleCommercianti0703, 0705
    9Premio INAIL 2026 (regolazione e anticipo)Datori di lavoro con dipendentiBollettino/F24
    10Ritenute affitti brevi intermediari – maggio 2026Portali di locazione turistica1919
    11Contributi INPS lavoratori parasubordinati – quota datoreCommittentiF24/DM10
    12IVA trimestrale primo trimestre con opzione mensileOperatori IVA trimestrali con opzione6031
    13Addizionale regionale IRPEF su cessazione rapportoDatori di lavoro (su TFR)3802
    14Tobin Tax su operazioni finanziarie maggio 2026Intermediari finanziari4058–4059
    15Imposta di bollo su fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2026Titolari P.IVA soggetti a bollo2521–2524

    Scadenze del 25 giugno 2026 (2 adempimenti)

    N.AdempimentoChi presenta
    16Modello INTRASTAT mensile maggio 2026 (acquisti e cessioni UE)Operatori intracomunitari con obbligo mensile
    17Modello INTRASTAT trimestrale primo trimestre 2026Operatori intracomunitari con obbligo trimestrale

    Scadenze del 30 giugno 2026 (15 adempimenti)

    N.AdempimentoChi paga
    18Saldo IRPEF 2025 da Modello 730/Redditi (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
    19Primo acconto IRPEF 2026 (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
    20Saldo cedolare secca 2025 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
    21Acconto cedolare secca 2026 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
    22Addizionale regionale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
    23Addizionale comunale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
    24Imposta sostitutiva forfettario – saldo 2025 e acconto 2026Titolari P.IVA forfettaria
    25Contributi INPS gestione separata – saldo 2025 e acconto 2026Professionisti senza cassa, collaboratori
    26IVIE 2025 saldo (immobili esteri)Persone fisiche con immobili all’estero
    27IVAFE 2025 saldo (attivita finanziarie estere)Persone fisiche con conti/attivita all’estero
    28IVCA 2025 saldo (cripto-attivita)Detentori di criptovalute
    29Imposta sostitutiva rivalutazione TFR 2025Datori di lavoro che detengono TFR
    30Diritto annuale CCIAA 2026Imprese iscritte al Registro Imprese
    31Bollo auto giugno 2026 (veicoli con scadenza a giugno)Proprietari/possessori veicoli
    32Ravvedimento operoso per versamenti omessi/insufficienti fino a maggio 2026Contribuenti in ritardo

    Contributi colf e badanti: scadenza luglio 2026

    I datori di lavoro domestico (chi ha assunto una colf, una badante o una baby sitter) devono versare i contributi INPS relativi al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno) entro il 10 luglio 2026, come da calendario INPS per i versamenti trimestrali del lavoro domestico.

    Il pagamento avviene tramite PagoPA sul sito INPS, non con F24. I contributi si calcolano in base alle ore lavorate e alla retribuzione oraria (fascia A, B o C del CCNL lavoro domestico 2024-2028).

    Diritto annuale CCIAA: scadenza 30 giugno 2026

    Tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (CCIAA) devono versare il diritto annuale 2026 entro il 30 giugno, tramite F24 con il codice tributo 3850.

    L’importo varia a seconda della forma giuridica e della fascia di fatturato:

    • Imprese individuali: importo fisso determinato da ciascuna CCIAA (generalmente tra 40 e 200 euro)
    • Societa di persone (SNC, SAS): importo fisso base, intorno ai 200 euro
    • Societa di capitali (SRL, SPA): importo variabile in base al fatturato, da circa 200 a oltre 40.000 euro

    Il mancato versamento comporta l’applicazione di sanzioni e interessi legali. Con ravvedimento operoso e possibile regolarizzare pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

    Come si usa il ravvedimento operoso in caso di ritardo

    Il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997, aggiornato dal D.Lgs. 87/2024) consente di regolarizzare spontaneamente un versamento omesso o insufficiente, pagando una sanzione ridotta. Dal 1 settembre 2024 la riforma delle sanzioni tributarie ha abbassato la sanzione base per omessi versamenti al 25% (in luogo del precedente 30%). Le aliquote ridotte del ravvedimento dipendono dal tempo trascorso dalla scadenza:

    Tipo di ravvedimentoTermineCoefficiente riduzioneSanzione ridotta (su base 25%)
    Ravvedimento sprintEntro 14 giorni dalla scadenza1/300 per giorno0,083% al giorno (max 1,16%)
    Ravvedimento breveDal 15 al 30 giorno1/10 della sanzione ridotta al 12,5%1,25%
    Ravvedimento medioDal 31 al 90 giorno1/91,39%
    Ravvedimento lungoDal 91 giorno a 1 anno1/83,125%
    Ravvedimento biennaleEntro 2 anni1/73,57%
    Oltre 2 anniOltre 2 anni1/64,17%

    Alla sanzione ridotta si aggiungono sempre gli interessi legali al tasso vigente (calcolati sui giorni di ritardo). Il ravvedimento si perfeziona con il versamento dell’imposta, degli interessi e della sanzione ridotta in un unico F24.

    Proroga versamenti 2026: cosa cambia per ISA e forfettari

    Anche nel 2026 e stato previsto un regime di proroga per i contribuenti soggetti a ISA (Indici Sintetici di Affidabilita) e per i forfettari. In base al Decreto del Ministero dell’Economia, la scadenza del 30 giugno per questi contribuenti e prorogata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione.

    Possono versare entro il 20 luglio senza la maggiorazione dello 0,40%:

    • Titolari di P.IVA soggetti a ISA che presentano il modello ISA allegato al Modello Redditi
    • Contribuenti in regime forfettario
    • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
    • Soggetti che dichiarano redditi da partecipazione in societa soggette a ISA

    Per tutti i dettagli sulla proroga 2026: Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

    Domande frequenti sulle scadenze fiscali di giugno 2026

    Il 2 giugno 2026 (Festa della Repubblica) e lavorativo per le scadenze fiscali?
    No. Il 2 giugno e giorno festivo e tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo (3 giugno 2026).

    Se non verso l’acconto IMU entro il 16 giugno, cosa succede?
    Si applica la sanzione prevista dalla normativa vigente. Con ravvedimento operoso entro 14 giorni si beneficia della sanzione piu ridotta (0,083% al giorno).

    I titolari di P.IVA forfettaria devono versare entro il 30 giugno o il 20 luglio?
    I forfettari possono versare saldo 2025 e acconti 2026 entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione, grazie alla proroga ISA/forfettari. Se versano tra il 21 luglio e il 20 agosto, si applica la maggiorazione dello 0,40%.

    Come si calcola l’acconto IMU di giugno?
    Il metodo piu comune e quello storico: si calcola il 50% dell’IMU pagata per l’anno 2025. In alternativa, metodo previsionale: si calcola il 50% dell’IMU dovuta per il 2026 (utile se le aliquote comunali sono cambiate o se l’immobile e stato venduto/acquistato).

    Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA?
    Tutte le imprese iscritte nel Registro delle Imprese. Sono esclusi i professionisti iscritti solo all’Ordine professionale (senza iscrizione alla CCIAA) e le associazioni non profit senza attivita commerciale.

    L’IVA trimestrale si paga il 16 giugno?
    Solo se si e optato per la liquidazione mensile. L’IVA trimestrale primo trimestre 2026 aveva scadenza il 16 maggio (con maggiorazione 1% per il differimento). L’IVA del secondo trimestre scade il 16 agosto (con proroga automatica a settembre per il periodo feriale).

    Hai dubbi su una scadenza? Il CAF e a tua disposizione

    Le scadenze di giugno 2026 richiedono attenzione, soprattutto per chi deve coordinare piu adempimenti contemporaneamente. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per:

    • Verificare la tua situazione IMU e calcolare l’acconto corretto
    • Compilare e inviare il modello F24 per i versamenti IRPEF
    • Gestire il ravvedimento operoso per ritardi nei versamenti
    • Assistere nella presentazione della dichiarazione dei redditi 730/2026
    • Calcolare i contributi INPS dovuti per artigiani, commercianti e gestione separata

    Prenota un appuntamento presso lo sportello di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13 o contattaci per una consulenza rapida. Verifica anche le scadenze per la Dichiarazione IMU 2026 se hai modificato la tua situazione immobiliare nell’ultimo anno.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:292026-06-01 23:32:14Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

    Bonus Mobili nel Modello 730/2026: Come Richiedere la Detrazione al 50%

    Bonus Mobili

    Con la stagione della dichiarazione dei redditi ormai nel vivo, molti contribuenti si chiedono se e come e’ possibile detrarre le spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici nel Modello 730/2026. La risposta e’ si: il bonus mobili consente di recuperare il 50% delle spese sostenute nel 2025 per arredare un’abitazione ristrutturata. In questa guida completa scoprirai tutto cio’ che devi sapere: requisiti, limite massimo di spesa, quali beni sono ammessi, come compilare il 730 e a quanto ammonta il risparmio fiscale effettivo.

    Cos’e’ il Bonus Mobili 2026 (spese 2025)

    Il bonus mobili e’ un’agevolazione fiscale che permette ai contribuenti italiani di detrarre dall’IRPEF il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia.

    Nel Modello 730/2026 si inseriscono le spese effettivamente sostenute nell’anno d’imposta 2025. L’agevolazione e’ prorogata di anno in anno dalla Legge di Bilancio: per il 2025 e’ stata confermata dalla Legge n. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), con un’importante novita’ rispetto all’anno precedente: la riduzione del limite massimo di spesa detraibile da 8.000 a 5.000 euro per unita’ immobiliare.

    Quanto si Detrae: Percentuale e Importo Massimo

    Ecco i numeri chiave del bonus mobili per le spese 2025 (Modello 730/2026):

    • Aliquota di detrazione: 50%
    • Limite massimo di spesa detraibile: 5.000 euro per unita’ immobiliare
    • Detrazione massima ottenibile: 2.500 euro (il 50% di 5.000 euro)
    • Numero di rate annuali: 10 rate di pari importo
    • Detrazione massima per anno: 250 euro (2.500 euro diviso 10)

    Il limite di 5.000 euro si riferisce alla singola unita’ immobiliare, non al nucleo familiare. Cio’ significa che se hai ristrutturato piu’ immobili, puoi richiedere il bonus per ciascuno di essi separatamente, entro i rispettivi limiti.

    Requisito Fondamentale: Il Collegamento con la Ristrutturazione Edilizia

    Il requisito piu’ importante e spesso trascurato e’ che il bonus mobili non e’ autonomo: e’ indissolubilmente legato all’esecuzione di un intervento di ristrutturazione edilizia sull’immobile in questione, che beneficia della detrazione del 50% (ex art. 16-bis del TUIR).

    • Devi aver avviato lavori di ristrutturazione a partire dal 1 gennaio 2024 o successivamente (la data di inizio lavori deve essere anteriore all’acquisto dei mobili)
    • I lavori devono rientrare tra quelli ammessi al bonus ristrutturazione (manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia)
    • L’acquisto dei mobili deve essere destinato all’immobile ristrutturato
    • Non e’ necessario che i lavori siano terminati al momento dell’acquisto dei mobili

    Attenzione: la semplice manutenzione ordinaria (tinteggiatura, piccole riparazioni) non e’ sufficiente. Occorre un intervento qualificato di manutenzione straordinaria o superiore.

    Quali Beni Sono Ammessi al Bonus Mobili

    Non tutti gli acquisti rientrano nel bonus. Ecco cosa e’ ammesso e cosa non e’ ammesso:

    Beni Ammessi

    • Mobili nuovi: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze
    • Cucine componibili (anche cucine complete)
    • Grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica A o superiore (dove esiste la classificazione energetica): frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, forni a microonde, piastre riscaldanti elettriche, ventilatori elettrici
    • Materassi e apparecchi di illuminazione purche’ acquistati insieme ai mobili per completare l’arredo

    Beni NON Ammessi

    • Pavimenti, tende, infissi (questi rientrano semmai nel bonus ristrutturazione)
    • Porte interne (non considerate mobili)
    • Piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, ferro da stiro, frullatori)
    • Elettrodomestici di classe energetica inferiore ad A (dove esiste la classificazione)
    • Mobili usati

    Modalita’ di Pagamento Obbligatorie

    Per accedere al bonus mobili e’ obbligatorio pagare con mezzi tracciabili. I pagamenti in contanti non sono ammessi. Le modalita’ valide sono:

    • Bonifico bancario o postale (non necessariamente quello “parlante” previsto per l’ecobonus; per il bonus mobili e’ sufficiente un bonifico ordinario)
    • Carte di credito o debito
    • Assegno bancario

    Come Si Compila il Modello 730/2026: Quadro E, Riga E57

    Nel Modello 730/2026, il bonus mobili si inserisce nel Quadro E (Oneri e Spese), alla riga E57, dedicata specificamente alle spese per mobili ed elettrodomestici.

    • Colonna 1: il codice identificativo dell’immobile ristrutturato (lo stesso utilizzato nel quadro del bonus ristrutturazione, sezione IV del Quadro E)
    • Colonna 2: l’importo delle spese sostenute nel 2025 (massimo 5.000 euro)

    Il software dell’Agenzia delle Entrate (sia il 730 precompilato disponibile dal 30 aprile 2026, sia i software CAF) calcolera’ automaticamente la detrazione del 50% da ripartire in 10 rate annuali.

    Collegamento con il bonus ristrutturazione: prima di inserire la riga E57, assicurati di aver correttamente inserito i dati del bonus ristrutturazione nella sezione IV del Quadro E (righe da E41 a E43). Senza questa correlazione, il 730 non accettera’ la detrazione per il bonus mobili.

    Documenti da Conservare (Non da Allegare)

    Per il bonus mobili non e’ necessario allegare alcun documento alla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, devi conservare la seguente documentazione per almeno 5 anni (termine di accertamento fiscale), da esibire in caso di controllo:

    • Fatture o ricevute fiscali degli acquisti di mobili/elettrodomestici
    • Estratti conto bancari o ricevute dei pagamenti tracciabili
    • Documentazione dei lavori di ristrutturazione (fatture, bonifici parlanti, comunicazione all’ENEA se applicabile)
    • Titolo abilitativo edilizio (CILA, SCIA, permesso di costruire) o dichiarazione sostitutiva per lavori che non richiedono titolo

    Chi Puo’ Richiedere il Bonus Mobili nel 730

    • Proprietari dell’immobile che hanno eseguito i lavori di ristrutturazione
    • Titolari di un diritto reale sull’immobile (usufrutto, uso, abitazione)
    • Inquilini e comodatari se hanno eseguito essi stessi i lavori di manutenzione straordinaria o superiore e il contratto lo consente
    • Familiari conviventi del possessore/detentore dell’immobile, se hanno sostenuto le spese
    • Acquirenti di immobili ristrutturati da imprese (l’acquisto deve avvenire entro 18 mesi dal termine dei lavori)

    Il bonus si applica sia agli immobili destinati a prima casa che a seconda casa. Non ci sono limiti ISEE o reddituali.

    Confronto Storico dei Limiti: Non Confondere gli Anni

    Il limite di spesa detraibile e’ cambiato nel tempo. Ecco il riepilogo storico per non fare errori:

    • Spese 2023 (730/2024): limite 8.000 euro
    • Spese 2024 (730/2025): limite 5.000 euro
    • Spese 2025 (730/2026): limite 5.000 euro (confermato dalla L. 207/2024)

    Esempi Pratici di Calcolo del Risparmio

    Esempio 1: Cucina da 4.500 euro

    • Spesa 2025: 4.500 euro
    • Detrazione totale: 2.250 euro (50%)
    • Risparmio annuo per 10 anni: 225 euro/anno

    Esempio 2: Mobili per 6.000 euro (sopra il limite)

    • Spesa 2025: 6.000 euro
    • Limite detraibile: 5.000 euro
    • Detrazione totale: 2.500 euro (50% di 5.000)
    • Risparmio annuo per 10 anni: 250 euro/anno (massimo)

    Il CAF Puo’ Aiutarti a Compilare il 730 con il Bonus Mobili

    La compilazione corretta del Modello 730 con il bonus mobili richiede attenzione ai dettagli: dal collegamento con il bonus ristrutturazione alla corretta indicazione delle spese nel quadro E. Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730/2026, verificando che tutte le detrazioni siano inserite correttamente e supportate dalla documentazione necessaria.

    Per prenotare un appuntamento o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo a tua disposizione per rispondere a qualsiasi domanda sulla tua dichiarazione dei redditi.

    Domande Frequenti sul Bonus Mobili nel 730/2026

    Si puo’ richiedere il bonus mobili senza fare la ristrutturazione?

    No. Il bonus mobili e’ subordinato all’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria o di interventi di livello superiore sull’immobile. Senza ristrutturazione non si puo’ accedere a questa agevolazione.

    Il bonus mobili vale anche per gli inquilini?

    Si’, a condizione che l’inquilino abbia eseguito direttamente i lavori di ristrutturazione (con il consenso del proprietario) e che le spese per i mobili siano sostenute dallo stesso inquilino.

    Cosa succede se ho acquistato mobili a fine 2024 e inizio 2025?

    Le spese si considerano detraibili nell’anno in cui sono state effettivamente sostenute (principio di cassa). Per il 730/2026 si inseriscono solo le spese pagate nel 2025.

    Il limite di 5.000 euro e’ per persona o per immobile?

    Il limite di 5.000 euro e’ per singola unita’ immobiliare. Se l’immobile e’ intestato a piu’ soggetti (es. coniugi comproprietari), il limite si riferisce all’immobile nel suo complesso, e la detrazione si ripartisce tra i comproprietari in proporzione alle spese sostenute.

    Cosa succede se vendo l’immobile prima di aver fruito di tutte le 10 rate?

    In caso di vendita dell’immobile, le rate residue del bonus mobili vengono trasferite automaticamente all’acquirente, salvo diverso accordo tra le parti indicato nell’atto di compravendita.

    Riepilogo: Checklist Bonus Mobili 730/2026

    • Effettuati lavori di ristrutturazione qualificati sull’immobile (avviati prima dell’acquisto dei mobili)
    • Acquistati mobili nuovi e/o grandi elettrodomestici di classe A o superiore nel 2025
    • Pagato con mezzi tracciabili (bonifico, carta, assegno)
    • Conservate fatture e prove di pagamento
    • Codice immobile presente nella sezione IV del Quadro E (bonus ristrutturazione)
    • Spese totali entro il limite di 5.000 euro per unita’ immobiliare
    • Inserimento corretto alla riga E57 del Quadro E del 730

    Ricorda: la detrazione si recupera in 10 anni, con rate annuali uguali. Il risparmio fiscale massimo per il 2026 (prima rata per spese 2025) e’ di 250 euro (su un massimo di 5.000 euro spesi). Per qualsiasi dubbio, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: ti offriremo assistenza personalizzata e professionale per ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi nel rispetto della normativa vigente.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640x342.jpg 342 640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:262026-06-01 22:36:26Bonus Mobili nel Modello 730/2026: Come Richiedere la Detrazione al 50%
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Veterinari

    Spese Veterinarie 730 2026: Detrazione, Limiti e Come Richiederla

    Dichiarazione dei redditi 730

    Spese Veterinarie 730 2026: Quanto si Puo Detrarre

    Le spese veterinarie rientrano tra gli oneri detraibili nella dichiarazione dei redditi. Se hai un animale domestico e hai sostenuto spese per cure veterinarie nel 2025, puoi recuperare parte di queste spese nel 730/2026.

    La detrazione fiscale per le spese veterinarie e del 19%, ma si applica solo alla parte eccedente una franchigia e fino a un tetto massimo. Vediamo nel dettaglio come funziona e quali spese sono ammesse.

    Indice dei contenuti

    1. Come funziona la detrazione
    2. Spese veterinarie ammesse
    3. Calcolo della detrazione
    4. Documenti necessari
    5. Modalita di pagamento
    6. Domande frequenti



    Come Funziona la Detrazione per Spese Veterinarie

    La detrazione per le spese veterinarie segue regole precise stabilite dalla normativa fiscale.

    Aliquota e limiti

    • Aliquota detrazione: 19%
    • Franchigia: 129,11 euro (non si detrae nulla sotto questa soglia)
    • Tetto massimo: 550 euro (si detrae solo fino a questo importo)

    Detrazione massima ottenibile

    La detrazione massima si calcola cosi:

    • Importo detraibile: 550 euro – 129,11 euro = 420,89 euro
    • Detrazione massima: 420,89 x 19% = 79,97 euro

    Chi puo usufruirne

    La detrazione spetta a chi:

    • Ha sostenuto le spese (intestatario delle fatture)
    • Possiede un animale domestico legalmente detenuto
    • Ha effettuato i pagamenti con metodi tracciabili



    Quali Spese Veterinarie Sono Detraibili

    Non tutte le spese sostenute per gli animali sono detraibili. Ecco cosa e ammesso e cosa no.

    Spese detraibili

    • Visite veterinarie (generiche e specialistiche)
    • Interventi chirurgici
    • Esami diagnostici (analisi del sangue, radiografie, ecografie)
    • Farmaci veterinari prescritti dal veterinario
    • Medicinali omeopatici per uso veterinario
    • Prestazioni di laboratorio
    • Ricoveri in clinica veterinaria

    Spese NON detraibili

    • Mangimi e alimenti (anche se specifici o dietetici)
    • Antiparassitari da banco (senza prescrizione)
    • Toelettatura e grooming
    • Accessori (cucce, guinzagli, giochi)
    • Pensioni per animali
    • Addestramento

    Quali animali

    La detrazione si applica alle spese per animali:

    • Da compagnia: cani, gatti, uccelli, pesci, criceti, conigli, tartarughe
    • Per pratica sportiva: cavalli da competizione amatoriale

    Sono esclusi gli animali destinati ad allevamento, riproduzione, consumo alimentare o attivita commerciali.



    Come Calcolare la Detrazione

    Vediamo con alcuni esempi pratici come calcolare la detrazione effettiva.

    Esempio 1: Spese sotto la franchigia

    Se hai speso 100 euro in spese veterinarie:

    • La spesa e inferiore alla franchigia (129,11 euro)
    • Detrazione: 0 euro

    Esempio 2: Spese tra franchigia e tetto

    Se hai speso 350 euro in spese veterinarie:

    • Importo detraibile: 350 – 129,11 = 220,89 euro
    • Detrazione: 220,89 x 19% = 41,97 euro

    Esempio 3: Spese sopra il tetto

    Se hai speso 800 euro in spese veterinarie:

    • Si considera solo il tetto massimo: 550 euro
    • Importo detraibile: 550 – 129,11 = 420,89 euro
    • Detrazione: 420,89 x 19% = 79,97 euro



    Documenti Necessari per la Detrazione

    Per ottenere la detrazione devi conservare la documentazione delle spese sostenute.

    Documenti da conservare

    • Fatture o ricevute fiscali del veterinario
    • Scontrini parlanti della farmacia (con codice fiscale, natura e quantita del farmaco)
    • Prescrizioni veterinarie per i farmaci
    • Ricevute di pagamento tracciabile (bonifico, carta, assegno)

    Cosa devono contenere le fatture

    Le fatture del veterinario devono indicare:

    • Dati del veterinario (nome, P.IVA)
    • Dati del cliente (nome, cognome, codice fiscale)
    • Descrizione della prestazione
    • Importo pagato
    • Data



    Modalita di Pagamento Obbligatorie

    Dal 2020 e obbligatorio effettuare i pagamenti con metodi tracciabili per poter usufruire della detrazione.

    Pagamenti ammessi

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di credito o debito
    • Bancomat
    • Assegno bancario o circolare
    • Pagamenti elettronici (PayPal, Satispay, ecc.)

    Pagamenti NON ammessi

    • Contanti: le spese pagate in contanti NON sono detraibili

    Eccezione per farmaci

    Per l’acquisto di farmaci veterinari in farmacia, il pagamento in contanti e ancora ammesso. In questo caso, serve lo scontrino parlante con il codice fiscale.

    Domande Frequenti sulle Spese Veterinarie

    Posso detrarre le spese se non sono io il proprietario dell’animale?

    Si, la detrazione spetta a chi ha sostenuto e documentato la spesa, anche se l’animale e intestato a un altro familiare (purche convivente).

    Ho piu animali: posso detrarre di piu?

    No, il tetto massimo di 550 euro e complessivo per contribuente, indipendentemente dal numero di animali posseduti.

    Le spese veterinarie rientrano nel 730 precompilato?

    Generalmente si. I veterinari sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate le prestazioni effettuate. Verifica comunque che siano presenti e che gli importi siano corretti.

    Devo presentare la documentazione al CAF?

    Si, al momento della compilazione del 730 devi mostrare le fatture, le ricevute e le prove di pagamento tracciabile.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.



    Assistenza per il 730 a Udine

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare correttamente il 730 inserendo tutte le detrazioni a cui hai diritto, comprese le spese veterinarie.

    Contattaci per un appuntamento:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121

    Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-01 09:00:002026-05-24 09:38:43Spese Veterinarie 730 2026: Detrazione, Limiti e Come Richiederla
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Controlli preventivi sul Modello 730 e rimborso bloccato: cosa succede

    Dichiarazione dei redditi 730

    Avete presentato il Modello 730 e il rimborso IRPEF tarda ad arrivare, oppure avete ricevuto una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate che informa della sospensione del rimborso? Non è un evento raro: ogni anno migliaia di contribuenti si trovano in questa situazione, che si chiama tecnicamente controllo preventivo sul Modello 730. In questa guida spieghiamo nel dettaglio cosa sono questi controlli, perché scattano, quali sono i tempi, cosa fare se il rimborso è bloccato e come tutelarsi.

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    Cosa sono i controlli preventivi sul Modello 730

    Il Modello 730 è lo strumento di dichiarazione dei redditi più usato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Una delle sue caratteristiche più apprezzate è la possibilità di ricevere i rimborsi IRPEF direttamente in busta paga o sulla pensione, senza dover attendere le tempistiche del Modello Redditi PF. Tuttavia, questo meccanismo automatico può subire un blocco: è quello che accade quando l’Agenzia delle Entrate decide di effettuare un controllo preventivo prima di erogare il rimborso.

    I controlli preventivi sono disciplinati dall’art. 36-ter del DPR 600/1973 e dall’art. 1, commi 585-586 della Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019), che ha esteso i poteri dell’Agenzia in materia di verifica delle dichiarazioni precompilate accettate senza modifiche. In sostanza, l’Agenzia delle Entrate ha la facoltà di sospendere i rimborsi di ammontare superiore a 4.000 euro e di effettuare verifiche documentali prima dell’erogazione.

    La norma non prevede un termine perentorio breve per il completamento del controllo preventivo: il controllo documentale ex art. 36-ter DPR 600/1973 puo’ essere avviato entro 2 anni dalla presentazione della dichiarazione. Per quanto riguarda i rimborsi erogati tramite sostituto d’imposta (busta paga o pensione), il sostituto ha tempo fino alla fine dell’anno per addebitare o accreditare le somme risultanti dal modello 730. Nella pratica, i controlli preventivi si avviano generalmente entro pochi mesi dalla presentazione e chi presenta il 730 con rimborso elevato puo’ trovarsi il rimborso sospeso da luglio fino a diversi mesi dopo.

    Quando scattano i controlli preventivi: i casi piu’ frequenti

    L’Agenzia delle Entrate non ha mai reso pubblici i criteri esatti che determinano l’attivazione del controllo preventivo, ma sulla base delle circolari e della prassi consolidata è possibile identificare le situazioni più a rischio:

    • Rimborsi superiori a 4.000 euro: soglia espressamente indicata dalla normativa vigente come limite oltre il quale il controllo preventivo è possibile (ma non automatico).
    • Detrazioni elevate per familiari a carico: in particolare quando il numero dei familiari dichiarati o il loro reddito non corrisponde ai dati presenti in Anagrafe Tributaria.
    • Spese mediche ingenti: detrazioni al 19% per spese sanitarie di importo molto elevato rispetto al reddito dichiarato.
    • Bonus edilizi e ristrutturazione: detrazione del 50% o superiore per lavori edilizi, specie se di recente introduzione o con importi rilevanti.
    • Prima dichiarazione con rimborso elevato: contribuenti che dichiarano per la prima volta un rimborso importante, senza storico fiscale coerente.
    • Incoerenze rispetto alla dichiarazione precompilata: modifiche apportate dal contribuente che si discostano significativamente dai dati precaricat dall’Agenzia.
    • Redditi provenienti da piu’ fonti: più certificazioni uniche (CU) con ritenute da diversi datori di lavoro o enti previdenziali.

    Va sottolineato che il controllo preventivo non equivale a un accertamento fiscale e non implica necessariamente che il contribuente abbia commesso errori. Si tratta di una verifica documentale che l’Amministrazione finanziaria effettua prima di erogare somme rilevanti.

    La comunicazione dell’Agenzia delle Entrate: cosa significa

    Quando l’Agenzia delle Entrate decide di avviare un controllo preventivo, il contribuente riceve una comunicazione formale – solitamente tramite raccomandata A/R o, se il contribuente ha abilitato il cassetto fiscale, anche via posta elettronica certificata (PEC) o notifica telematica. La comunicazione informa della sospensione del rimborso e invita il contribuente a fornire la documentazione necessaria a supportare le detrazioni e/o i crediti d’imposta dichiarati.

    Nella lettera, l’Agenzia indica:

    • Il riferimento normativo che legittima il controllo (tipicamente art. 36-ter DPR 600/1973);
    • L’importo del rimborso sospeso;
    • Le voci dichiarative oggetto di verifica (es. “detrazioni per spese sanitarie”, “familiari a carico”);
    • I documenti che il contribuente deve produrre;
    • Il termine entro cui rispondere (generalmente 30 giorni dalla ricezione);
    • Il canale di trasmissione della documentazione (ufficio territorialmente competente, CIVIS, cassetto fiscale).

    Non ignorare mai questa comunicazione: la mancata risposta entro il termine non porta solo al prolungamento dell’attesa, ma può determinare la definitiva decadenza dal rimborso per quella annualità e l’avvio di procedure di accertamento più invasive.

    Differenza tra controllo preventivo (art. 36-ter) e liquidazione automatica (art. 36-bis)

    Molti contribuenti confondono il controllo preventivo con la liquidazione automatica. Si tratta invece di due procedure completamente diverse:

    Tipo di controlloBase normativaCosa verificaQuando avviene
    Liquidazione automaticaArt. 36-bis DPR 600/1973Errori materiali di calcolo, ritenute, versamenti F24Entro l’anno di presentazione
    Controllo documentale preventivoArt. 36-ter DPR 600/1973Detrazioni, oneri deducibili, crediti d’imposta (richiede documenti)Entro 2 anni dalla presentazione
    Controllo preventivo rimborsiArt. 1, c. 585-586 L. 160/2019Rimborsi elevati (oltre 4.000 euro) prima dell’erogazionePrima dell’erogazione del rimborso

    La liquidazione automatica (36-bis) è una verifica puramente matematica: l’Agenzia controlla che i calcoli siano corretti, che le ritenute certificate dalla CU corrispondano a quanto dichiarato, che le aliquote applicate siano quelle giuste. Non richiede la produzione di documenti da parte del contribuente.

    Il controllo documentale (36-ter) invece è più invasivo: l’Agenzia chiede di dimostrare con documenti che le spese detratte siano effettivamente sostenute e che i relativi requisiti siano soddisfatti. Può portare al disconoscimento delle detrazioni se la documentazione non è prodotta o non è sufficiente.

    Il controllo preventivo sui rimborsi è specificamente finalizzato a bloccare l’erogazione automatica di rimborsi elevati prima che vengano verificati. Una volta concluso positivamente, il rimborso viene erogato con eventuali interessi di mora a favore del contribuente.

    Cosa fare se il rimborso e’ bloccato: guida pratica

    Se avete ricevuto la comunicazione di sospensione del rimborso o se semplicemente non arriva da molti mesi, ecco i passi concreti da seguire:

    1. Verifica lo stato del rimborso sul cassetto fiscale

    Il primo strumento da utilizzare è il cassetto fiscale, accessibile tramite SPID, CIE o CNS sul sito dell’Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it). Nella sezione dedicata alla dichiarazione, è possibile verificare:

    • Lo stato di elaborazione del 730 (ricevuto / in lavorazione / elaborato);
    • La presenza di eventuali comunicazioni o avvisi;
    • Lo stato del rimborso (atteso / sospeso / in erogazione).

    Se il rimborso risulta “sospeso” o “in verifica”, significa che il controllo preventivo è in corso. Se invece non risulta ancora elaborata la dichiarazione, potrebbe trattarsi di un semplice ritardo nell’elaborazione ordinaria.

    2. Raccogliere la documentazione richiesta

    Se avete ricevuto la comunicazione formale di controllo preventivo, la priorità è raccogliere i documenti indicati nella lettera. I più comuni sono:

    • Per detrazioni mediche: scontrini/ricevute fiscali con il codice fiscale del contribuente, prescrizioni mediche ove richieste, fatture di strutture sanitarie;
    • Per familiari a carico: documenti che attestino il reddito del familiare (es. CU, 730 del familiare, autocertificazione) e la composizione del nucleo familiare;
    • Per bonus ristrutturazione: contratto con l’impresa, bonifici parlanti, fatture, comunicazione ENEA ove richiesta, eventuale CILAS/SCIA;
    • Per interessi su mutuo prima casa: contratto di mutuo, quietanza di pagamento rate, atto di compravendita dell’immobile;
    • Per premi assicurativi detraibili: quietanza della polizza vita/infortuni con distinzione della quota che dà diritto alla detrazione.

    3. Inviare la documentazione entro i termini

    La documentazione può essere trasmessa in vari modi:

    • Tramite CIVIS (canale telematico Agenzia Entrate): è la modalità raccomandata, permette di trasmettere documenti in formato PDF e di ottenere una ricevuta di protocollo;
    • Consegna a mano presso l’ufficio territoriale competente (quello indicato nella comunicazione);
    • Via raccomandata A/R all’indirizzo dell’ufficio, con descrizione analitica dei documenti allegati;
    • Tramite un intermediario abilitato (CAF, consulente fiscale): il professionista può trasmettere la documentazione direttamente dal suo software gestionale.

    Se non siete sicuri di avere tutta la documentazione necessaria, o se la richiesta vi sembra sproporzionata, è fortemente consigliabile rivolgersi a un CAF o a un consulente fiscale che conosca la normativa aggiornata e possa gestire la risposta all’Agenzia.

    Tempi di attesa: quanto dura il blocco del rimborso

    Una delle domande più frequenti è: quanto ci vuole per sbloccare il rimborso? La risposta dipende da diversi fattori:

    ScenarioTempo stimato per rimborso
    730 senza controllo preventivo, rimborso da busta pagaLuglio-agosto dell’anno di presentazione
    730 senza controllo preventivo, rimborso da pensione (INPS)Agosto-settembre dell’anno di presentazione
    730 con controllo preventivo, documentazione inviata tempestivamente3-6 mesi dalla ricezione della documentazione
    730 con controllo preventivo, documentazione non inviata o carenteRimborso ridotto o negato; eventuali accertamenti
    Rimborso diretto AdE (es. senza sostituto d’imposta)6-18 mesi dalla presentazione

    Va ricordato che se il rimborso è dovuto ma l’Agenzia lo eroga in ritardo per effetto del controllo preventivo (oltre i termini di legge), il contribuente ha diritto agli interessi di mora, calcolati al tasso stabilito annualmente dal MEF (per i rimborsi IRPEF il tasso e’ determinato con decreto ministeriale; verificare il tasso vigente nell’anno di erogazione). Gli interessi decorrono dalla data in cui il rimborso avrebbe dovuto essere erogato.

    Rimborso bloccato dopo accettazione del 730 precompilato: casi speciali

    Con l’introduzione del 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate ha promesso ai contribuenti che accettano la dichiarazione senza modifiche una corsia preferenziale e, in teoria, l’esenzione dai controlli documentali. Questa garanzia, però, non è assoluta.

    Secondo l’art. 5, comma 3 del D.Lgs. 175/2014 (decreto semplificazioni fiscali), se il contribuente accetta il 730 precompilato senza apportare modifiche, l’Agenzia non può effettuare controlli documentali sulle spese che ha precaricato (spese sanitarie trasmesse da farmacie e strutture convenzionate, interessi su mutuo ecc.). Tuttavia, il blocco preventivo dei rimborsi elevati resta possibile, in quanto non rientra nella fattispecie dei controlli documentali ordinari bensì nel perimetro delle verifiche antifrode.

    Se invece il contribuente ha modificato il 730 precompilato (aggiungendo detrazioni, correggendo redditi, modificando i dati precaricati), perde la tutela dalla verifica documentale su quelle voci modificate. In questo caso, i controlli preventivi possono riguardare anche le spese precaricate, se le modifiche hanno influenzato il calcolo del rimborso.

    Per approfondire le regole specifiche sulle spese sanitarie inserite nel 730 precompilato, potete leggere il nostro articolo dedicato: Spese sanitarie in contanti nel 730 precompilato 2026: quali si possono detrarre.

    Gli esiti possibili del controllo preventivo

    Al termine del controllo preventivo, l’Agenzia delle Entrate può pervenire a quattro esiti diversi:

    1. Rimborso confermato ed erogato integralmente

    La documentazione prodotta dal contribuente è stata ritenuta sufficiente e idonea. L’Agenzia sblocca il rimborso, che viene erogato dall’INPS (per i pensionati) oppure direttamente dall’Agenzia tramite bonifico o vaglia postale. In questo caso, vengono corrisposti anche gli interessi maturati durante il periodo di sospensione.

    2. Rimborso ridotto

    L’Agenzia ha riconosciuto solo in parte le detrazioni dichiarate. Vengono espunte le voci per le quali la documentazione era insufficiente o carente, e il rimborso viene erogato per la parte riconosciuta. Il contribuente riceve una comunicazione di irregolarità (ex avviso bonario) con l’indicazione delle voci disconosciute e la possibilità di presentare osservazioni entro 60 giorni.

    3. Rimborso negato e importo a debito

    In questo caso l’Agenzia ha ritenuto che il rimborso non fosse dovuto (o che ci fosse un debito residuo). Il contribuente riceve l’avviso bonario con la richiesta di versamento della differenza. Se non paga entro i termini previsti, la somma viene iscritta a ruolo e affidata ad Agenzia delle Entrate Riscossione per la riscossione.

    4. Silenzio-assenso e rimborso automatico

    Se l’Agenzia non conclude il controllo preventivo entro i termini di legge previsti, il rimborso deve essere erogato automaticamente. In pratica, l’inutile decorso del tempo costituisce un riconoscimento implicito del rimborso. Questo scenario è però raro: l’Agenzia generalmente rispetta i propri termini interni.

    Come evitare il blocco preventivo: consigli pratici

    La prevenzione è sempre più efficace della gestione del problema a posteriori. Ecco alcune indicazioni pratiche per ridurre il rischio di subire un controllo preventivo o per gestirlo al meglio qualora si verifichi:

    • Conservate tutta la documentazione delle spese detraibili per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione. Scontrini, ricevute, fatture e bonifici parlanti devono essere organizzati e facilmente recuperabili.
    • Inserite il codice fiscale negli scontrini delle farmacie: dal 2020 questa operazione è obbligatoria per la trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, ma controllate sempre che i dati trasmessi siano corretti nella precompilata.
    • Verificate la corrispondenza tra CU e dati del 730: i redditi e le ritenute indicati nella CU devono coincidere con quelli inseriti nella dichiarazione. Discrepanze anche minime possono attivare controlli.
    • Rivolgetevi a un CAF per la compilazione: i Centri di Assistenza Fiscale sono abilitati a prestare assistenza fiscale e hanno la responsabilità solidale per la correttezza dei dati inseriti, il che riduce il rischio di errori involontari.
    • Dichiarate solo le detrazioni effettivamente spettanti e supportate da documenti validi. Tentare di massimizzare il rimborso con detrazioni dubbie aumenta esponenzialmente il rischio di controllo.

    Per le dichiarazioni più complesse (redditi da immobili esteri, plusvalenze finanziarie, attivita’ all’estero), può essere più opportuno presentare il Modello Redditi PF invece del 730, considerando che offre maggiore flessibilità nella gestione dei controlli. Segnaliamo a questo proposito il nostro articolo sull’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 riguardo al Quadro RT.

    Casi pratici: esempi reali di controllo preventivo

    Per rendere piu’ concreto il quadro normativo, ecco alcuni esempi tipici tratti dalla pratica dei CAF:

    Caso 1: Detrazioni mediche per figlio disabile

    Maria ha un figlio con disabilita’ grave certificata (Legge 104 art. 3 comma 3). Ha dichiarato circa 9.000 euro di spese mediche nel 730, ottenendo un rimborso di 5.200 euro. A settembre ha ricevuto la comunicazione di controllo preventivo. L’Agenzia chiedeva i giustificativi di tutte le spese mediche. Maria ha inviato tramite CIVIS le ricevute fiscali, le fatture delle visite specialistiche e la copia del verbale di invalidita’. Il controllo si e’ concluso positivamente dopo 3 mesi: rimborso confermato integralmente, piu’ 85 euro di interessi.

    Caso 2: Bonus ristrutturazione con documentazione incompleta

    Giorgio ha detratto 6.500 euro (50% di 13.000 euro di lavori di ristrutturazione sul bagno). Il controllo preventivo ha evidenziato che mancava il bonifico parlante con i codici fiscali del beneficiario e dell’impresa. Giorgio ha dovuto presentare i bonifici originali, la fattura dell’impresa e la comunicazione all’ENEA (richiesta per alcuni interventi). Poiche’ non aveva conservato tutti i documenti, una parte delle spese (circa 2.000 euro) non e’ stata riconosciuta: rimborso ridotto di 1.000 euro rispetto a quanto atteso.

    Caso 3: Familiari a carico non corrispondenti

    Luisa ha dichiarato come familiare a carico la madre con un reddito di 2.800 euro l’anno. L’Agenzia ha avviato un controllo perche’ i dati dell’Anagrafe Tributaria indicavano che la madre aveva percepito nel 2025 anche una pensione estera (non comunicata a Luisa), portando il reddito complessivo a circa 4.100 euro – sopra la soglia dei 2.840,51 euro (per il 2025) che permette di considerare un familiare a carico. Il rimborso e’ stato ridotto proporzionalmente e Luisa ha ricevuto un avviso bonario per la differenza di imposta.

    Questi esempi mostrano l’importanza di verificare sempre i requisiti delle detrazioni prima di dichiararle e di conservare tutta la documentazione di supporto.

    Impugnare il disconoscimento delle detrazioni: i rimedi

    Se all’esito del controllo preventivo l’Agenzia ha disconosciuto delle detrazioni e il contribuente ritiene di aver agito correttamente, ha diverse strade percorribili:

    • Osservazioni all’avviso bonario: entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso, il contribuente (o il suo rappresentante) puo’ presentare osservazioni scritte all’ufficio, allegando ulteriori documenti o motivazioni. L’Agenzia e’ tenuta a valutarle prima di iscrivere il debito a ruolo.
    • Autotutela: se si ritiene che l’Agenzia abbia commesso un errore di valutazione, si puo’ presentare istanza di autotutela chiedendo la correzione d’ufficio dell’atto.
    • Ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria: se l’avviso bonario si trasforma in cartella esattoriale o avviso di accertamento, il contribuente puo’ proporre ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado entro 60 giorni dalla notifica. E’ consigliabile farsi assistere da un professionista abilitato (avvocato tributarista, commercialista, consulente del lavoro).
    • Mediazione tributaria: per controversie di valore inferiore a 50.000 euro, prima del ricorso e’ obbligatorio presentare istanza di mediazione/reclamo (D.Lgs. 156/2015).

    Per le questioni piu’ tecniche relative ai redditi di capitale e alla compilazione del modello redditi, consultate il nostro approfondimento sul Quadro RR 2026 e i contributi INPS nel Modello Redditi.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti (FAQ)

    Il controllo preventivo e’ uguale per tutti?

    No. L’Agenzia delle Entrate applica criteri selettivi basati su analisi del rischio. Non tutti i 730 con rimborsi elevati vengono sottoposti a controllo: vengono selezionati quelli che presentano anomalie o profili di rischio specifici. Il semplice fatto di avere un rimborso elevato non implica automaticamente il controllo.

    Posso farmi assistere dal CAF durante il controllo preventivo?

    Assolutamente si’. Se avete presentato il 730 tramite un CAF, potete delegare il CAF stesso a gestire la risposta all’Agenzia delle Entrate. Il CAF ha accesso ai sistemi telematici e puo’ inviare la documentazione tramite i canali abilitati. In piu’, il CAF ha assunto responsabilita’ solidale per la correttezza dei dati inseriti nella dichiarazione: questo puo’ essere utile in caso di contestazioni.

    Cosa succede se non rispondo alla comunicazione dell’Agenzia?

    Se non rispondete entro il termine indicato nella comunicazione (di solito 30 giorni), l’Agenzia procedera’ a disconoscere le detrazioni oggetto di verifica. Il rimborso eventualmente gia’ calcolato potrebbe essere ridotto o azzerato. Potrebbe poi seguire un avviso bonario con richiesta di pagamento delle maggiori imposte, e in caso di mancato pagamento, l’iscrizione a ruolo. Non rispondere e’ sempre la scelta peggiore.

    Il rimborso bloccato genera interessi a favore del contribuente?

    Si’. Se il rimborso e’ dovuto ma viene erogato in ritardo rispetto ai termini di legge, il contribuente ha diritto agli interessi di mora. Gli interessi sono calcolati al tasso stabilito annualmente dal MEF con decreto ministeriale. Vengono calcolati automaticamente dall’Agenzia e aggiunti al rimborso al momento dell’erogazione. Non e’ necessario richiederli separatamente.

    Quanto dura il controllo preventivo?

    La norma non prevede un termine perentorio specifico per il solo controllo preventivo sui rimborsi elevati, ma il controllo documentale ex art. 36-ter DPR 600/1973 deve concludersi entro 2 anni dalla presentazione. Nella pratica, i controlli preventivi sui rimborsi si risolvono generalmente entro 3-6 mesi dalla presentazione della documentazione.

    Posso richiedere un rimborso tramite Modello Redditi PF per evitare i controlli preventivi del 730?

    In linea teorica si’, ma non e’ una soluzione che consigliamo. Il Modello Redditi PF prevede rimborsi diretti dall’Agenzia delle Entrate con tempistiche spesso piu’ lunghe (12-18 mesi). Inoltre, anche il Modello Redditi puo’ essere soggetto a controlli documentali. La soluzione migliore resta la compilazione corretta e documentata del 730.

    Conclusione: come tutelarsi efficacemente

    I controlli preventivi sul Modello 730 sono una realta’ con cui molti contribuenti devono confrontarsi, ma non devono essere fonte di panico. Rappresentano una procedura di verifica documentale che, se gestita correttamente, si risolve positivamente nella grande maggioranza dei casi.

    Le chiavi per uscirne indenni sono tre: documentazione completa e conservata, risposta tempestiva all’Agenzia delle Entrate, e assistenza professionale quando la situazione e’ complessa. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a disposizione per assistervi in tutte le fasi: dalla compilazione del 730 alla gestione di eventuali controlli preventivi, fino alla difesa dei vostri diritti in caso di contestazioni.

    Per prenotare un appuntamento o per ricevere ulteriori informazioni, contattateci al 0432 1638640 oppure scriveteci su WhatsApp al 366 6018121. Siamo a Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

    Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-29 09:22:402026-05-31 17:40:36Controlli preventivi sul Modello 730 e rimborso bloccato: cosa succede
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Errore Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026: Attenzione al Quadro RT e Minusvalenze

    Dichiarazione dei redditi 730

    L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 ha acceso i riflettori su una sezione della dichiarazione dei redditi che riguarda milioni di contribuenti italiani: il Quadro RT, dedicato alle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni su titoli, strumenti finanziari e partecipazioni. Un errore tecnico ha generato dati precompilati scorretti o precompilazioni mancanti per chi aveva minusvalenze pregresse da riportare, creando confusione tra contribuenti e professionisti del settore. In questa guida ti spieghiamo che cosa è successo, chi è coinvolto, quali sono le conseguenze fiscali e soprattutto come tutelarsi per non pagare imposte che non sono dovute.

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    Indice dei contenuti

    1. Che cos’è il Quadro RT del Modello Redditi PF
    2. L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel 2026: cosa è successo
    3. Chi è coinvolto dall’errore sul Quadro RT
    4. Come funziona la compensazione minusvalenze-plusvalenze
    5. Conseguenze fiscali dell’errore: il rischio di pagare di più
    6. Come verificare il Quadro RT nel precompilato
    7. Come correggere l’errore nella dichiarazione
    8. Tabella riepilogativa: Quadro RT e compensazione 2026
    9. Domande frequenti (FAQ)

    Che cos’è il Quadro RT del Modello Redditi PF

    Il Quadro RT è la sezione della dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) dedicata alle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni finanziarie. Per capire di cosa si tratta, facciamo un passo indietro con un esempio pratico.

    Supponiamo che Mario abbia acquistato azioni di una società quotata in Borsa per 10.000 euro e le abbia rivendute a 7.000 euro. Ha realizzato una minusvalenza di 3.000 euro, cioè una perdita di natura finanziaria. Questa perdita non va sprecata: la normativa fiscale italiana consente di compensarla con le plusvalenze future (cioè con eventuali guadagni realizzati nei 4 anni successivi). Solo sulla differenza positiva rimanente si pagherà l’imposta sostitutiva del 26%.

    Il Quadro RT del Modello Redditi PF serve proprio a questo: registrare le plusvalenze e le minusvalenze dell’anno, calcolare l’imposta sostitutiva dovuta e riportare le minusvalenze non compensate agli anni successivi. Si tratta di una sezione fondamentale per chi investe in:

    • Azioni e obbligazioni negoziate in mercati regolamentati e non
    • ETF e fondi comuni di investimento
    • Contratti derivati (futures, options, certificati)
    • Partecipazioni non qualificate in società
    • Valute estere e metalli preziosi in regime dichiarativo

    Chi utilizza il regime dichiarativo (invece del regime amministrato, dove è l’intermediario a fare tutto) deve compilare il Quadro RT autonomamente nella propria dichiarazione dei redditi PF 2026. Ed è proprio qui che è emerso un problema grave nel 2026.

    L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel 2026: cosa è successo

    Nel mese di maggio 2026, dopo il rilascio del Modello Redditi PF precompilato (disponibile dal 30 aprile 2026, data anticipata rispetto al passato per effetto della riforma fiscale), sono emerse segnalazioni diffuse da parte di commercialisti, CAF e contribuenti: il Quadro RT appariva compilato in modo errato o, in alcuni casi, le minusvalenze pregresse riportabili non risultavano valorizzate nella precompilata.

    L’Agenzia delle Entrate ha utilizzato i dati comunicati dagli intermediari finanziari (banche, SIM, broker) tramite le certificazioni degli intermediari (CU finanziaria) per precompilare il Quadro RT. Tuttavia, in alcuni casi i dati trasmessi dagli intermediari presentavano incongruenze, oppure il sistema di precompilazione ha gestito in modo non corretto il riporto delle minusvalenze residue dagli anni precedenti (2022-2025).

    In particolare, i problemi segnalati riguardano principalmente due situazioni distinte:

    • Minusvalenze pregresse non riportate: il precompilato non ha trascinato le perdite finanziarie residue degli anni precedenti (riportabili per 4 anni), generando un calcolo dell’imposta sostitutiva potenzialmente maggiore di quella dovuta.
    • Dati errati sulle operazioni 2025: in alcuni casi i valori di acquisto (costo fiscale) risultavano diversi da quelli effettivi, alterando il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze dell’anno d’imposta 2025.

    L’errore nel Modello Redditi 2026 non è unico nel suo genere: già negli anni passati si sono verificate anomalie nei dati precompilati, ma il caso del Quadro RT è particolarmente delicato perché riguarda importi potenzialmente significativi e perché il contribuente che accetta la dichiarazione precompilata senza verificarla rischia di pagare imposte sostitutive non dovute.

    Chi è coinvolto dall’errore sul Quadro RT

    Non tutti i contribuenti sono interessati dall’errore nel Modello Redditi 2026. Il problema riguarda in modo specifico chi:

    • Ha realizzato minusvalenze negli anni 2022, 2023, 2024 o 2025 e non le ha ancora completamente compensate con plusvalenze successive
    • Ha un deposito titoli in regime dichiarativo (e non nel più comune regime amministrato, dove è la banca a calcolare e versare l’imposta)
    • Ha effettuato operazioni su strumenti finanziari complessi (ETF, certificates, derivati) dove il costo fiscale può essere difficile da determinare
    • Ha avuto operazioni di switch o rimborso di fondi con risultati negativi
    • Ha ricevuto certificazioni da più intermediari che devono essere aggregate nella dichiarazione

    Se rientri in una di queste categorie, è fondamentale non accettare passivamente il precompilato ma verificarne i dati con attenzione. Chiunque abbia in portafoglio titoli e utilizzi il regime dichiarativo dovrebbe controllare il proprio Quadro RT prima di inviare la dichiarazione dei redditi PF 2026. Affidati al CAF Centro Fiscale per una verifica accurata: i nostri esperti ti guidano in ogni passaggio.

    Come funziona la compensazione minusvalenze-plusvalenze

    Per capire perché l’errore nel Quadro RT sia così grave, è necessario spiegare come funziona la compensazione tra minusvalenze e plusvalenze in ambito fiscale italiano.

    Quando vendi un titolo in perdita, generi una minusvalenza. Questa perdita può essere utilizzata per ridurre le plusvalenze (guadagni) realizzate nello stesso anno oppure nei 4 anni fiscali successivi. In pratica, il fisco ti permette di “portare avanti” le perdite per non pagarle invano.

    Esempio pratico: Lucia ha realizzato nel 2022 una minusvalenza di 5.000 euro su azioni. Nel 2023 ha avuto una plusvalenza di 2.000 euro, che ha compensato parzialmente. Restano 3.000 euro di minusvalenze da riportare. Nel 2025 (anno d’imposta del Modello Redditi 2026) realizza una plusvalenza di 4.000 euro. Senza compensazione, pagherebbe il 26% su 4.000 euro = 1.040 euro. Con la compensazione corretta, paga il 26% solo su 1.000 euro (4.000 – 3.000) = 260 euro. La differenza è di 780 euro. Se il precompilato non tiene conto delle minusvalenze residue, Lucia pagherebbe 780 euro in più del dovuto.

    Il meccanismo di compensazione si applica a plusvalenze e minusvalenze di natura omogenea: le perdite su azioni possono compensare guadagni su azioni, obbligazioni, ETF e certificati; le perdite su derivati compensano guadagni su derivati. Esistono limitazioni specifiche per gli OICR (fondi comuni e SICAV): le minusvalenze su OICR non possono compensare le plusvalenze su OICR, ma possono compensare plusvalenze su azioni e altri strumenti finanziari. Questa distinzione tecnica è una delle aree dove gli errori si verificano più frequentemente.

    Nel Quadro RT del Modello Redditi PF troviamo le seguenti sezioni principali:

    • RT1-RT2: plusvalenze da partecipazioni qualificate (aliquota IRPEF progressiva sul 49,72% dell’importo)
    • RT2: plusvalenze da partecipazioni non qualificate (imposta sostitutiva 26%)
    • RT21-RT30: minusvalenze e differenziali negativi con riporto agli anni successivi
    • RT34: compensazione con minusvalenze degli anni precedenti

    Conseguenze fiscali dell’errore: il rischio di pagare di più

    Le conseguenze fiscali dell’errore nel Modello Redditi 2026 sul Quadro RT possono essere significative. Analizziamo le due casistiche principali.

    Caso 1 — Minusvalenze pregresse non riportate. Se il precompilato non include le minusvalenze residue degli anni precedenti, il contribuente che lo accetta senza modifiche pagherà l’imposta sostitutiva del 26% sull’intera plusvalenza 2025, anziché sulla parte netta. Questo si traduce in un versamento in eccesso, recuperabile solo tramite dichiarazione integrativa a favore (presentabile entro il termine ordinario di presentazione della dichiarazione successiva) o istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate.

    Caso 2 — Costo fiscale errato. Se il precompilato riporta un costo fiscale inferiore a quello reale, la plusvalenza (e quindi l’imposta) risulta gonfiata. Anche in questo caso il contribuente pagherebbe più del dovuto. Il recupero avviene nelle stesse modalità del caso 1.

    È importante sottolineare che il contribuente che accetta il precompilato senza modifiche e lo invia beneficia di una protezione speciale: l’Agenzia delle Entrate non può effettuare controlli documentali sulle spese indicate dalla stessa Agenzia nel precompilato. Tuttavia, questa protezione non vale se i dati errati derivano da informazioni sbagliate fornite dall’intermediario finanziario, o se il contribuente aveva minusvalenze residue da anni precedenti che il sistema non ha incluso automaticamente.

    Un ulteriore rischio riguarda chi ha effettuato operazioni in regime dichiarativo con più broker o banche: i dati devono essere aggregati manualmente, e l’eventuale errore del precompilato su uno degli intermediari può passare inosservato se non si incrociano tutti i dati. Per avere la certezza di un Quadro RT corretto, il consiglio del CAF Centro Fiscale è di verificare ogni singola operazione con la documentazione originale (contratti di acquisto, estratti conto, CU finanziaria dell’intermediario).

    Come verificare il Quadro RT nel precompilato

    Verificare il Quadro RT nel Modello Redditi precompilato 2026 richiede un confronto tra i dati della dichiarazione e la documentazione in tuo possesso. Ecco i passaggi fondamentali.

    1. Accedi al precompilato. Dal 30 aprile 2026 è disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate il Modello Redditi PF precompilato. A differenza del 730, il Modello Redditi è riservato a chi ha redditi più complessi (redditi di impresa, partecipazioni, redditi esteri, plusvalenze finanziarie significative). Il CAF Centro Fiscale può accedere al precompilato per tuo conto in modo sicuro e verificarne l’accuratezza.

    2. Controlla le minusvalenze pregresse residue. Recupera le dichiarazioni degli anni precedenti (2022-2025) e individua le minusvalenze non ancora compensate riportate nel Quadro RT di ciascun anno. Queste devono comparire nel Quadro RT 2026 nella sezione dedicata al riporto (rigo RT34 o equivalente). Se non compaiono, il precompilato è errato e va corretto.

    3. Verifica i dati dell’anno d’imposta 2025. Confronta le operazioni indicate nel precompilato con:

    • La Certificazione Unica finanziaria rilasciata dalla banca/broker (da ricevere entro il 31 marzo 2026)
    • I rendiconti annuali del deposito titoli al 31 dicembre 2025
    • I contratti di acquisto per verificare il costo fiscale originale
    • Le comunicazioni di corporate action (frazionamenti, raggruppamenti, fusioni) che possono modificare il costo fiscale

    4. Attenzione ai valori negativi. Una minusvalenza da compensare non riduce l’imposta da pagare se non viene inserita correttamente. Verifica che ogni perdita sia stata registrata e che il totale delle minusvalenze riportabili corrisponda a quanto presente nelle dichiarazioni degli anni precedenti.

    Come correggere l’errore nella dichiarazione

    Se hai riscontrato un errore nel Quadro RT del Modello Redditi 2026, non devi preoccuparti: la normativa fiscale prevede strumenti precisi per correggere la situazione. Ecco le opzioni disponibili.

    Opzione 1 — Modifica prima dell’invio. Se hai già accesso al precompilato ma non hai ancora inviato la dichiarazione, puoi modificarlo liberamente. Basta correggere i dati errati nel Quadro RT (aggiungendo le minusvalenze mancanti o rettificando i costi fiscali) prima di procedere all’invio. In questo caso, tieni presente che modificando il precompilato perdi parzialmente la protezione dai controlli documentali per la sezione modificata. La scadenza per il Modello Redditi PF 2026 è il 30 novembre 2026.

    Opzione 2 — Dichiarazione integrativa a favore. Se hai già inviato la dichiarazione con il Quadro RT errato e ti accorgi dell’errore successivamente, puoi presentare una dichiarazione integrativa a favore (ai sensi dell’art. 2 comma 8-bis del DPR 322/1998). Questa va presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno successivo (quindi entro il 30 novembre 2027 per correggere il Modello Redditi 2026). Il rimborso dell’eventuale imposta sostitutiva versata in eccesso avviene tramite il credito d’imposta da indicare nella dichiarazione successiva.

    Opzione 3 — Istanza di rimborso. In alternativa alla dichiarazione integrativa, puoi presentare un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art. 38 del DPR 602/1973, entro 48 mesi dal versamento indebito. Questa procedura è più lenta rispetto alla dichiarazione integrativa, ma è l’unica percorribile se i termini per l’integrativa sono decorsi.

    In tutti i casi, il CAF Centro Fiscale ti consiglia di non procedere da solo se non hai familiarità con il Quadro RT e le sue complessità tecniche. La compilazione errata di una dichiarazione integrativa può generare nuovi errori o persino accertamenti. I nostri operatori sono specializzati nella gestione di queste situazioni e si occupano di tutto, dalla raccolta della documentazione all’invio della dichiarazione corretta.

    Tabella riepilogativa: Quadro RT e compensazione 2026

    ElementoDettaglio
    Sezione dichiarazioneQuadro RT — Modello Redditi PF
    Aliquota imposta sostitutiva26% sulle plusvalenze nette da partecipazioni non qualificate
    Riporto minusvalenzeFino a 4 anni fiscali successivi a quello di realizzo
    Scadenza Modello Redditi PF 202630 novembre 2026
    Precompilato disponibile dal30 aprile 2026
    Correttivo entro30 novembre 2026 (stesso termine dell’ordinaria)
    Integrativa a favore entro30 novembre 2027 (termine dichiarazione anno successivo)
    Istanza rimborso art. 38Entro 48 mesi dal versamento
    Norma di riferimento compensazioneArt. 68 c. 3 e 4 TUIR (DPR 917/1986)

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    Domande frequenti (FAQ)

    Devo preoccuparmi se uso il regime amministrato della banca?

    No. Il problema dell’errore nel Modello Redditi 2026 riguarda principalmente chi utilizza il regime dichiarativo, dove è il contribuente (tramite la dichiarazione dei redditi) a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze. Se invece utilizzi il regime amministrato (il più diffuso tra i privati), è la banca o il broker ad applicare automaticamente l’imposta sostitutiva del 26% su ogni operazione e a gestire la compensazione delle minusvalenze. In questo caso non devi compilare il Quadro RT e non sei coinvolto dall’errore.

    Come faccio a sapere se ho minusvalenze pregresse da recuperare?

    Le minusvalenze da compensare degli anni precedenti sono indicate nel Quadro RT delle dichiarazioni dei redditi degli anni 2022, 2023, 2024 e 2025 (rigo RT31 o equivalente). Se non le ricordi con certezza, il CAF Centro Fiscale può recuperare le tue dichiarazioni precedenti e verificare quali minusvalenze residue hai ancora disponibili. Conserva sempre una copia delle tue dichiarazioni dei redditi: sono documenti fondamentali per la gestione fiscale del portafoglio.

    Se ho già pagato in eccesso, posso recuperare l’importo?

    Sì. Chi ha versato un’imposta sostitutiva superiore a quella dovuta a causa dell’errore nel Quadro RT può recuperarla presentando una dichiarazione integrativa a favore entro il 30 novembre 2027, oppure un’istanza di rimborso entro 48 mesi dal versamento. In entrambi i casi, il CAF Centro Fiscale ti assiste in tutto l’iter: dalla verifica del diritto al rimborso alla presentazione dei documenti necessari.

    L’errore nel precompilato mi tutela da eventuali sanzioni?

    In linea di massima, se l’errore deriva da dati trasmessi in modo scorretto dall’intermediario finanziario, la responsabilità ricade sull’intermediario stesso e non sul contribuente. Tuttavia, il contribuente che accetta la dichiarazione precompilata senza verificarla si assume la responsabilità dei dati in essa contenuti. È quindi sempre consigliabile verificare il Quadro RT prima dell’invio, anche quando si utilizza il precompilato.

    Il Quadro RT riguarda anche le criptovalute?

    No, le criptovalute e cripto-attività non vanno dichiarate nel Quadro RT ma nel Quadro W del Modello Redditi PF (che ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto dal 2023). Le plusvalenze da cripto-attività realizzate dal 2026 sono tassate con aliquota del 33% (aumentata rispetto al 26% precedente per effetto della Legge di Bilancio 2025). Per approfondire, consulta il nostro articolo sulle criptovalute nel Modello 730/2026.

    Hai bisogno di verificare il tuo Quadro RT? Contattaci

    L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 sul Quadro RT è un problema concreto che può costare centinaia o anche migliaia di euro di imposte pagate in eccesso. La soluzione è verificare attentamente la propria dichiarazione prima di inviarla, confrontando i dati del precompilato con la documentazione originale.

    Se hai effettuato operazioni finanziarie negli ultimi anni e hai dubbi sul tuo Quadro RT minusvalenze 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia, per verificare il tuo Modello Redditi PF 2026, correggere eventuali errori e tutelarti da versamenti in eccesso.

    Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team di esperti si occupa di tutto, dalla raccolta dei documenti all’invio della dichiarazione corretta, sia in presenza a Udine che comodamente da casa tua tramite il servizio online.

    Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 22:58:502026-05-31 17:41:20Errore Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026: Attenzione al Quadro RT e Minusvalenze
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