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Quanto Dura la NASpI 2026 e Quanto Spetta: Calcolo Importo e Durata

Se hai perso il lavoro e stai valutando la NASpI, le domande principali sono sempre le stesse: quanto dura la NASpI nel tuo caso specifico e quanto ti spetta ogni mese. In questa guida vediamo insieme, con esempi pratici, come si calcolano durata e importo dell’indennità di disoccupazione nel 2026, cosa significa il decalage (la riduzione progressiva dell’assegno) e come si comporta la NASpI rispetto a tassazione e piccoli lavori. Se invece ti interessa sapere quando arriva concretamente il pagamento di questo mese, trovi tutte le informazioni nella nostra guida dedicata al pagamento NASpI di agosto 2026.

Quanto dura la NASpI: il calcolo delle settimane

La durata della NASpI non è fissa e uguale per tutti: dipende dalla storia contributiva di ciascun lavoratore. La regola stabilita dal D.Lgs. 22/2015 è semplice da enunciare, meno immediata da applicare al proprio caso specifico:

la NASpI spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive accreditate negli ultimi 4 anni (48 mesi) precedenti l’inizio della disoccupazione, al netto dei periodi già indennizzati con prestazioni di disoccupazione in passato. Il risultato non può comunque superare il tetto massimo di 24 mesi (104 settimane).

Per avere diritto alla prestazione occorre inoltre rispettare due requisiti minimi: almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la disoccupazione e almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti.

Esempi pratici di calcolo della durata

Vediamo alcuni profili contributivi tipici per capire come cambia in pratica la durata dell’indennità:

  • Lavoratore con circa 2 anni di contributi negli ultimi 4 anni (104 settimane contributive): la NASpI spetta per circa 52 settimane, ossia circa 12 mesi.
  • Lavoratore con circa 3 anni di contributi (156 settimane): la durata sale a circa 78 settimane, ossia circa 18 mesi.
  • Lavoratore con 4 anni pieni di contributi (208 settimane, il massimo considerabile nel periodo di osservazione): la metà sarebbe 104 settimane, che coincide esattamente con il tetto massimo di 24 mesi. In questo caso la NASpI dura quindi il periodo massimo previsto dalla norma.
  • Lavoratore con contribuzione discontinua, ad esempio 60 settimane nei 4 anni: la durata sarà di circa 30 settimane, poco più di 7 mesi.

Questi esempi sono indicativi: il calcolo esatto dipende dalla situazione contributiva individuale, comprese eventuali prestazioni di disoccupazione già percepite in passato nello stesso quadriennio, che riducono le settimane spettanti. Per una verifica puntuale della propria posizione conviene rivolgersi a un patronato.

Come si calcola l’importo mensile della NASpI

Oltre alla durata, l’altra domanda chiave riguarda l’importo mensile dell’indennità. Il calcolo si basa sulla retribuzione media imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, divisa per il numero di settimane di contribuzione nello stesso periodo e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33 (il fattore che converte l’importo settimanale medio in importo mensile).

Una volta ottenuta la retribuzione media mensile, si applica questa regola:

  • se la retribuzione media mensile è pari o inferiore a una soglia di riferimento annualmente rivalutata dall’INPS (per il 2026 la soglia è pari a circa 1.480,30 euro mensili), la NASpI è pari al 75% della retribuzione media;
  • se la retribuzione media mensile supera questa soglia, la NASpI è pari al 75% della soglia stessa, più il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia di riferimento;
  • in ogni caso, l’importo mensile della NASpI non può superare il massimale mensile, fissato per il 2026 in circa 1.575,42 euro lordi (importo soggetto a rivalutazione annuale ISTAT, verificabile in tempo reale sul portale INPS o tramite il patronato al momento della domanda).

Nota: soglia e massimale sono rivalutati ogni anno dall’INPS sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. I valori qui indicati sono quelli di riferimento per il 2026; per l’importo esatto applicabile al proprio caso è sempre consigliabile una verifica con il patronato o sul portale INPS al momento della presentazione della domanda.

Esempio pratico di calcolo dell’importo

Supponiamo che Marco abbia una retribuzione media imponibile di 1.200 euro mensili negli ultimi 4 anni. Essendo sotto la soglia di riferimento (1.480,30 euro), la sua NASpI sarà pari al 75% di 1.200 euro, quindi circa 900 euro lordi al mese (prima del decalage).

Se invece Anna ha una retribuzione media di 1.800 euro mensili, superiore alla soglia, il calcolo è in due parti: 75% di 1.480,30 euro (circa 1.110 euro) più il 25% della differenza tra 1.800 e 1.480,30 euro (circa 80 euro), per un totale di circa 1.190 euro lordi mensili, comunque ben al di sotto del massimale.

Il decalage: la riduzione del 3% al mese

Un elemento spesso sottovalutato quando si valuta quanto spetta di NASpI è il cosiddetto decalage: l’importo mensile non resta fisso per tutta la durata della prestazione, ma si riduce progressivamente del 3% a partire da un certo punto della fruizione, come previsto dal D.Lgs. 22/2015.

In base alla normativa vigente, la riduzione scatta dal sesto mese di percezione della prestazione: da quel momento, ogni mese l’importo si riduce del 3% rispetto al mese precedente (non del 3% sull’importo iniziale, ma sull’importo già decurtato del mese prima), determinando una diminuzione progressiva e continua. Per la propria situazione specifica, in caso di dubbio è comunque sempre opportuno una verifica diretta con il patronato o sul cedolino INPS, poiché eventuali interpretazioni o casi particolari possono essere chiariti solo con un controllo puntuale della pratica.

Esempio numerico di riduzione nel tempo

Riprendiamo l’esempio di Marco, che percepisce circa 900 euro lordi al mese. Fino al quinto mese l’importo resta invariato a 900 euro. Dal sesto mese scatta il decalage:

  • Mesi 1-5: circa 900 euro al mese (nessuna riduzione)
  • Mese 6: riduzione del 3% → circa 873 euro
  • Mese 7: ulteriore 3% sul nuovo importo → circa 847 euro
  • Mese 8: ulteriore 3% → circa 822 euro

Come si vede, la riduzione non è lineare ma composta: ogni mese il 3% si calcola sull’importo già ridotto del mese precedente, quindi il calo si accentua progressivamente più a lungo dura la prestazione. Questo è uno dei motivi per cui, avvicinandosi alla fine del periodo NASpI, l’importo percepito può risultare sensibilmente più basso rispetto ai primi mesi.

Tassazione e compatibilità con il lavoro

La NASpI è un reddito soggetto a tassazione IRPEF come sostituto di reddito da lavoro dipendente: l’INPS opera le ritenute fiscali direttamente sull’importo erogato e rilascia la Certificazione Unica per la dichiarazione dei redditi, esattamente come farebbe un datore di lavoro.

Per quanto riguarda un eventuale nuovo lavoro durante la NASpI, le regole cambiano in base al tipo di rapporto:

  • lavoro accessorio o occasionale di importo limitato: può essere compatibile con il mantenimento della prestazione entro determinati limiti di reddito, da comunicare comunque all’INPS;
  • nuovo rapporto di lavoro dipendente che superi la soglia di reddito prevista (attualmente 8.000 euro annui): comporta la decadenza dalla NASpI;
  • nuova attività di lavoro autonomo che superi il limite di reddito previsto (attualmente 5.000 euro annui): comporta una riduzione dell’80% dell’indennità, previa comunicazione all’INPS entro i termini di legge.

In tutti questi casi la comunicazione tempestiva all’INPS è fondamentale: l’omessa comunicazione di redditi da lavoro percepiti durante la NASpI può comportare la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite. Se hai una Partita IVA o stai valutando di aprirla, trovi un approfondimento specifico nella nostra guida su NASpI e Partita IVA.

Approfondimenti correlati

Per completare il quadro sulla NASpI, ecco alcuni approfondimenti correlati che possono esserti utili in base alla tua situazione:

Domande frequenti sulla NASpI

Quanto dura la NASpI in totale?

La durata è pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, con un tetto massimo di 24 mesi (104 settimane). Chi ha una storia contributiva più lunga e continuativa arriva più facilmente al tetto massimo.

Qual è l’importo massimo della NASpI nel 2026?

Il massimale mensile per il 2026 è pari a circa 1.575,42 euro lordi, rivalutato ogni anno dall’INPS. È comunque sempre consigliabile verificare l’importo aggiornato al momento della domanda, poiché i valori sono soggetti a rivalutazione annuale.

Da quando scatta la riduzione del 3% (decalage)?

La riduzione scatta dal sesto mese di percezione della prestazione e si applica ogni mese successivo sull’importo già ridotto il mese precedente, determinando un calo progressivo dell’assegno.

La NASpI è tassata?

Sì, la NASpI è soggetta a tassazione IRPEF come sostituto di reddito da lavoro dipendente. L’INPS applica le ritenute e rilascia la Certificazione Unica ai fini della dichiarazione dei redditi.

Posso lavorare mentre percepisco la NASpI?

Dipende dal tipo di lavoro e dal reddito: il lavoro accessorio entro certi limiti può essere compatibile, mentre un nuovo lavoro dipendente sopra 8.000 euro annui comporta la decadenza e un’attività autonoma sopra 5.000 euro annui comporta una riduzione dell’80% dell’indennità. In ogni caso va sempre comunicato tempestivamente all’INPS.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Calcola la tua NASpI con il Patronato Centro Fiscale

Calcolare con precisione durata e importo della NASpI richiede di incrociare i dati contributivi reali degli ultimi 4 anni, non solo le regole generali. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua posizione contributiva, calcolare l’importo spettante e seguirti nella presentazione della domanda, con un preventivo personalizzato in base alla tua situazione.

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