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CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Cessione del Quinto della Pensione: Stop alle Doppie Trattenute e Nuova Decorrenza

Pensione 2026 INPS

La cessione del quinto della pensione è uno strumento di credito molto utilizzato dai pensionati italiani, che consente di ottenere un prestito con rimborso direttamente trattenuto sulla pensione INPS. Negli ultimi anni, tuttavia, molti pensionati si sono trovati a fare i conti con un problema serio: le cosiddette doppie trattenute, ovvero situazioni in cui la rata del prestito veniva decurtata dalla pensione sia nel mese di inizio che in quelli successivi, generando addebiti duplicati o sfasamenti temporali che colpivano duramente il reddito mensile. Con le nuove disposizioni in vigore nel 2026, l’INPS ha finalmente messo ordine su questo fronte, stabilendo regole più chiare sulla decorrenza delle rate e sulle modalità di rettifica in caso di trattenute errate.

In questa guida completa spieghiamo come funziona oggi la cessione del quinto per i pensionati, cosa sono le doppie trattenute, come evitarle e come chiedere il rimborso se hai subito addebiti non dovuti. Se sei un pensionato che ha stipulato o sta valutando una cessione del quinto, questa è la lettura che fa per te.

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Cos’è la cessione del quinto della pensione

La cessione del quinto è una forma di prestito personale riservata ai lavoratori dipendenti e ai pensionati INPS (ma anche di altri enti previdenziali). Il meccanismo è semplice: la rata mensile di rimborso viene trattenuta direttamente dalla busta paga o dal cedolino pensione e versata all’istituto di credito che ha erogato il prestito. Il nome deriva dal fatto che la rata non può superare il quinto (20%) della pensione o dello stipendio netto.

Per i pensionati, la cessione del quinto presenta alcune caratteristiche peculiari rispetto ai lavoratori dipendenti:

  • Importo massimo cedibile: il 20% della pensione netta mensile, con il vincolo che l’importo residuo non scenda sotto la soglia del minimo vitale (pari all’assegno sociale maggiorato del 50%, attualmente circa 807 euro nel 2026);
  • Durata del prestito: da 24 a 120 mesi (da 2 a 10 anni);
  • Intermediario obbligatorio: l’INPS funge da sostituto nella trattenuta e nel versamento alla banca o finanziaria;
  • Assicurazione obbligatoria: deve essere stipulata una polizza vita e una polizza rischio impiego (o, per i pensionati, una polizza analoga sul rischio di sopravvivenza).

Rispetto ad altri prestiti, la cessione del quinto è considerata più sicura per la banca (che ha la garanzia della trattenuta diretta) e generalmente più accessibile per il pensionato, anche in presenza di altri debiti o di una cattiva storia creditizia.

Il problema delle doppie trattenute: cosa sono e perché accadono

Le doppie trattenute sono uno dei problemi più ricorrenti e più fastidiosi per i pensionati che hanno stipulato una cessione del quinto. In termini pratici, si tratta di una situazione in cui nello stesso mese vengono decurtate dalla pensione due rate invece di una, oppure in cui la rata inizia a essere trattenuta prima del previsto, creando un addebito aggiuntivo non previsto dal piano di rimborso.

Questo fenomeno può avvenire per diverse ragioni:

  • Rinnovo o sostituzione del prestito: quando un pensionato estingue anticipatamente un vecchio contratto e ne stipula uno nuovo (cosiddetto consolidamento), il passaggio tra vecchio e nuovo piano di rimborso può generare sovrapposizioni temporanee nelle trattenute;
  • Ritardo nell’inserimento a sistema: l’INPS riceve la notifica del nuovo contratto con un certo ritardo rispetto all’erogazione del prestito, e nel frattempo continua a trattenere la rata del vecchio contratto; quando il nuovo viene caricato, parte la doppia decurtazione;
  • Errori nei dati trasmessi dalla banca: errori nell’invio del flusso informatico tra finanziaria e INPS, con decorrenze sbagliate o importi non aggiornati;
  • Problemi nel blocco del vecchio contratto: l’estinzione del precedente finanziamento non viene comunicata tempestivamente all’INPS, che continua a trattenere la vecchia rata in parallelo con quella nuova.

Il risultato per il pensionato è un accredito mensile sensibilmente inferiore al previsto, con conseguenti difficoltà nel far fronte alle spese quotidiane. In alcuni casi documentati, la pensione netta arrivava addirittura sotto il minimo vitale, violando le tutele di legge.

Le nuove regole 2026 sulla decorrenza: cosa cambia

Con le nuove istruzioni operative diramate dall’INPS nel corso del 2026, l’Istituto ha ridefinito le regole sulla decorrenza delle trattenute per la cessione del quinto, intervenendo su tre aspetti fondamentali:

1. Decorrenza dalla prima rata effettiva

La rata della cessione del quinto deve decorrere dal primo mese intero successivo alla data di stipula del contratto e alla comunicazione ufficiale all’INPS. In pratica, se il contratto viene firmato il 15 maggio, la prima trattenuta non può scattare prima del mese di luglio. La regola precedente era più ambigua e lasciava spazio a interpretazioni che consentivano alle finanziarie di anticipare la prima rata al mese successivo alla firma, anche se l’INPS non aveva ancora ricevuto tutta la documentazione.

2. Stop automatico alla vecchia trattenuta in caso di rinnovo

In caso di estinzione anticipata e contestuale stipula di un nuovo contratto (il cosiddetto rinnovo della cessione del quinto), l’INPS è ora tenuto a bloccare la trattenuta del vecchio contratto nello stesso mese in cui attiva quella del nuovo. Non possono coesistere nello stesso cedolino due trattenute per due diversi contratti di cessione del quinto, salvo casi eccezionali espressamente previsti (come la delega sul 20% residuo, che è uno strumento separato).

3. Procedura accelerata di rettifica

L’INPS ha introdotto una procedura semplificata di rimborso per i pensionati che hanno subito doppie trattenute. Non è più necessario presentare un ricorso formale o attendere mesi: basta presentare una specifica istanza attraverso il portale INPS MyINPS o il patronato, allegando il piano di ammortamento del prestito e i cedolini pensione degli ultimi 6 mesi. Il rimborso delle somme indebitamente trattenute deve avvenire entro 90 giorni dalla domanda.

AspettoRegole precedentiNuove regole 2026
Decorrenza prima rataDal mese successivo alla firma (anche parziale)Dal primo mese intero dopo comunicazione completa all’INPS
Rinnovo contrattoPossibile sovrapposizione temporanea di 1-2 mesiStop automatico vecchia rata al momento attivazione nuova
Rimborso doppia trattenutaIter ricorso formale (fino a 6-12 mesi)Procedura semplificata entro 90 giorni
Verifica minimo vitaleControllo a campioneControllo automatico preventivo nel sistema INPS

Come funziona la decorrenza nella pratica: un esempio concreto

Supponiamo che Maria, pensionata con assegno netto di 1.400 euro al mese, stipuli il 10 giugno 2026 un contratto di cessione del quinto da 12.000 euro, con 84 rate mensili da 190 euro circa.

Con le nuove regole, ecco cosa accade:

  • Giugno 2026: pensione accreditata integralmente (1.400 euro), nessuna trattenuta perché il contratto è stato firmato nel corso del mese e la documentazione completa arriva all’INPS entro fine giugno;
  • Luglio 2026: prima trattenuta di 190 euro; pensione netta = 1.210 euro;
  • Da agosto 2026 in poi: trattenuta mensile regolare di 190 euro per 82 mesi.

Con le vecchie regole (e in assenza di controlli adeguati), la trattenuta poteva scattare già a giugno (prima rata), e a luglio poteva verificarsi una seconda decurtazione per “recuperare” il mese precedente in cui la comunicazione era arrivata in ritardo, generando una doppia trattenuta da 380 euro sul cedolino di luglio.

Un altro scenario tipico riguarda il rinnovo. Poniamo che Maria avesse già una vecchia cessione del quinto con rata mensile di 150 euro, che estingue contestualmente all’accensione del nuovo contratto. Con le nuove regole:

  • Il vecchio contratto viene bloccato a giugno 2026 (la banca riceve il saldo estintivo);
  • Il nuovo contratto parte con la prima rata a luglio 2026;
  • Sul cedolino di luglio compare solo la nuova rata da 190 euro, non più quella vecchia da 150 euro.

Prima del 2026 era frequente che su luglio comparissero entrambe le rate (vecchia + nuova), con il cedolino che segnava una trattenuta complessiva di 340 euro, ovvero il 24% della pensione netta: oltre il limite legale del 20%.

Il limite del quinto: calcolo e tutele sul minimo vitale

La legge stabilisce che la rata della cessione del quinto non può mai superare il 20% della pensione netta mensile. Questo limite ha una doppia funzione: protegge il pensionato dall’indebitamento eccessivo e garantisce alla banca che l’importo trattenuto sia sempre sostenibile rispetto al reddito.

Ma c’è un secondo vincolo, ancora più importante: la pensione residua dopo la trattenuta non può scendere sotto il minimo vitale, calcolato come l’importo dell’assegno sociale maggiorato del 50%. Per il 2026, l’assegno sociale ammonta a circa 538 euro mensili; il minimo vitale è quindi pari a circa 807 euro al mese.

Questo significa che se la pensione di una persona è di 900 euro, il 20% (180 euro) porterebbe la pensione residua a 720 euro, sotto il minimo vitale. In questo caso l’INPS è tenuto a ridurre la rata al massimo importo trattenibile compatibile con il minimo, ovvero 93 euro (900 – 807 = 93 euro).

Pensione netta mensileRata massima teorica (20%)Controllo minimo vitale (807€)Rata effettivamente applicabile
800 €160 €800 – 160 = 640 € < 807 €NON cedibile (pensione troppo bassa)
1.000 €200 €1.000 – 200 = 800 € < 807 €Max 193 € (1.000 – 807 = 193 €)
1.200 €240 €1.200 – 240 = 960 € > 807 €240 € (pieno 20%)
1.500 €300 €1.500 – 300 = 1.200 € > 807 €300 € (pieno 20%)

Le nuove disposizioni del 2026 prevedono che questo controllo venga effettuato automaticamente e preventivamente dal sistema informatico dell’INPS al momento dell’accettazione del flusso di dati inviato dalla banca. In passato, la verifica era a campione o posticipata, con il risultato che le trattenute partivano anche quando avrebbero dovuto essere ridotte o bloccate.

Come richiedere il rimborso per doppie trattenute già subite

Se hai subito doppie trattenute in passato (anche prima del 2026), puoi comunque chiedere il rimborso. Ecco la procedura aggiornata:

Verifica il cedolino pensione

Il primo passo è consultare i cedolini pensione degli ultimi 12-24 mesi tramite il portale INPS (sezione “La mia pensione” o via PIN/SPID). Devi verificare che:

  • La voce “trattenuta cessione del quinto” non compaia due volte nello stesso cedolino;
  • L’importo trattenuto non superi il 20% della pensione lorda o non violi il minimo vitale;
  • La decorrenza della prima rata coincida con quanto previsto dal contratto.

Se trovi anomalie, puoi verificare anche il piano di ammortamento ricevuto dalla banca o dalla finanziaria al momento della firma del contratto. Su quel documento è riportata con precisione la data di partenza della prima rata e l’importo di ogni singola rata.

Presenta la domanda di rimborso

Hai due canali ufficiali:

  • Portale INPS MyINPS (myinps.inps.it) → sezione “Prestazioni e servizi” → “Rimborso trattenute eccedenti cessione del quinto”. Occorre SPID o CIE di livello 2;
  • Patronato o CAF: puoi rivolgerti gratuitamente a un patronato abilitato (come il CAF Centro Fiscale di Udine) che presenterà la domanda per tuo conto e seguirà la pratica fino al rimborso.

La documentazione necessaria è:

  • Copia del contratto di cessione del quinto (o dei contratti se si tratta di rinnovo);
  • Piano di ammortamento in vigore;
  • Cedolini pensione degli ultimi 6-12 mesi;
  • Documento di identità valido;
  • Codice IBAN su cui ricevere il rimborso.

Entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, l’INPS deve effettuare il rimborso delle somme indebitamente trattenute, accreditandole direttamente sulla pensione del mese successivo all’accoglimento dell’istanza o tramite bonifico bancario.

Cessione del quinto e delega di pagamento: la differenza

Molti pensionati confondono la cessione del quinto con la delega di pagamento (o delegazione di pagamento). Si tratta di due strumenti diversi, anche se simili:

  • Cessione del quinto: il pensionato cede una quota (massimo 1/5) del suo reddito al creditore. Questa è la forma base e la più comune;
  • Delega di pagamento: permette di ottenere un secondo prestito in aggiunta alla cessione del quinto già in essere, fino a un altro quinto della pensione. In pratica, con cessione + delega si può arrivare a trattenere fino al 40% della pensione (due quinti), ma solo se rimane garantito il minimo vitale.

Il punto critico è che cessione del quinto e delega devono essere trattate separatamente nel cedolino pensione. Non devono mai essere sommate nella stessa voce, perché altrimenti non è possibile verificare che ciascuna non superi il limite del 20%.

Con le nuove regole 2026, anche per la delega di pagamento valgono le stesse tutele anti-doppie-trattenute previste per la cessione del quinto: stop automatico in caso di rinnovo e decorrenza corretta dalla prima rata.

I diritti del pensionato: cosa può fare se l’INPS non risponde

Se hai presentato domanda di rimborso e l’INPS non ha risposto entro 90 giorni, o ha respinto la tua istanza senza motivi validi, hai a disposizione diversi strumenti di tutela:

Ricorso amministrativo interno

Puoi presentare un ricorso al Comitato Provinciale INPS entro 90 giorni dalla comunicazione del diniego (o entro 90 giorni dalla scadenza del termine di silenzio-inadempimento). Il ricorso è gratuito e può essere assistito dal patronato.

Ricorso giudiziario

Se il ricorso amministrativo non dà esito positivo, è possibile rivolgersi al Tribunale del Lavoro competente per territorio. Le controversie in materia di prestazioni previdenziali sono esenti da contributo unificato, quindi il procedimento è a costo contenuto. In caso di importi modesti (fino a 2.500 euro), è possibile ricorrere al Giudice di Pace.

Arbitro Bancario Finanziario (ABF)

Se la responsabilità della doppia trattenuta è della banca o finanziaria (ad esempio perché ha inviato in ritardo la comunicazione di estinzione del vecchio contratto), puoi presentare un esposto all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), un organismo indipendente di risoluzione stragiudiziale delle controversie bancarie. Il procedimento ABF è rapido (6-9 mesi) e a basso costo (20 euro di rimborso spese, rifusi se il ricorso viene accolto).

Come evitare le doppie trattenute: consigli pratici

Prevenire è meglio che curare. Ecco alcune raccomandazioni concrete per evitare di incappare nel problema delle doppie trattenute:

  • Firma il contratto nei primi giorni del mese: così la documentazione completa arriva all’INPS entro il mese stesso e la prima trattenuta parte regolarmente il mese successivo, senza ambiguità;
  • Controlla il piano di ammortamento: la data della prima rata deve corrispondere esattamente a ciò che ti viene comunicato dalla banca; se c’è discordanza, segnalalo immediatamente;
  • Conserva la ricevuta dell’estinzione anticipata: in caso di rinnovo, conserva la ricevuta dell’estinzione del vecchio prestito e il documento che attesta la comunicazione inviata all’INPS; è la prova principale in caso di contestazione;
  • Monitora il cedolino pensione: controlla ogni mese il tuo cedolino su INPS MyINPS; le irregolarità vanno segnalate entro 30 giorni per una procedura di rimborso più rapida;
  • Affidati a un patronato: il patronato o un CAF ti supporta gratuitamente nella verifica dei cedolini e nella presentazione di eventuali istanze di rimborso.

Cessione del quinto della pensione: vale la pena nel 2026?

Nonostante il problema delle doppie trattenute (ora in via di risoluzione normativa), la cessione del quinto resta uno degli strumenti di credito più convenienti per i pensionati, in particolare per chi:

  • Non ha garanzie immobiliari da offrire per un mutuo;
  • Ha una storia creditizia negativa o è segnalato in CRIF;
  • Ha bisogno di un importo contenuto (da 5.000 a 60.000 euro) con rimborso rateale certo;
  • Preferisce una rata fissa e prevedibile rispetto a forme di credito revolving.

I tassi di interesse sulla cessione del quinto sono regolati dalla Banca d’Italia attraverso i tassi soglia trimestrali. I tassi effettivi variano in base all’importo, alla durata e all’eta’ del richiedente; per avere un quadro aggiornato, è sempre consigliabile richiedere preventivi a più istituti e verificare i tassi soglia pubblicati trimestralmente dalla Banca d’Italia. È sempre consigliabile confrontare le offerte di più istituti prima di firmare.

Leggi anche: Cessione del Quinto Pensione 2026: Nuove Regole INPS sui Rinnovi e Decorrenza Rate

Leggi anche: Cedolino Pensione Giugno 2026 Online: Importi, Calendario Pagamenti e Come Consultarlo

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Domande Frequenti (FAQ)

Quante rate al massimo può avere una cessione del quinto pensione?

La durata massima è di 120 mesi (10 anni). La durata minima è di 24 mesi. In genere i contratti più comuni hanno durata di 60, 84 o 120 rate.

Posso avere sia la cessione del quinto che la delega di pagamento sulla stessa pensione?

Sì, è possibile cumulare cessione del quinto (1/5) e delega di pagamento (1/5), arrivando a trattenere fino al 40% della pensione, a condizione che il residuo mensile non sia inferiore al minimo vitale (circa 807 euro nel 2026).

Cosa succede se il pensionato muore prima di estinguere il prestito?

La polizza assicurativa obbligatoria collegata alla cessione del quinto copre il rischio di premorienza: in caso di decesso del pensionato, la compagnia assicuratrice salda il debito residuo alla banca. Gli eredi non sono tenuti a rimborsare il prestito.

Entro quanto tempo l’INPS deve rispondere alla domanda di rimborso per doppie trattenute?

Con le nuove regole 2026, l’INPS deve accogliere o rigettare la domanda di rimborso entro 90 giorni dalla presentazione. Se non risponde entro questo termine, si configura il silenzio-inadempimento, contro cui è possibile presentare ricorso.

Posso estinguere anticipatamente la cessione del quinto?

Sì. Hai il diritto di estinguere anticipatamente il prestito in qualsiasi momento, pagando il debito residuo decurtato degli interessi non maturati (rimborso proporzionale secondo la formula dell’ammortamento francese). In caso di estinzione anticipata per rinnovo, il nuovo contratto deve indicare esattamente l’importo del saldo estintivo.

Come faccio a sapere se la rata che mi viene trattenuta è corretta?

Accedi al portale INPS MyINPS con SPID o CIE, vai alla sezione “La mia pensione” e controlla il cedolino mensile. La voce “cessione del quinto” deve riportare l’importo contrattualmente previsto nel piano di ammortamento. Se la cifra non coincide, contatta subito il patronato o il CAF più vicino.

Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 10:49:372026-06-02 10:09:59Cessione del Quinto della Pensione: Stop alle Doppie Trattenute e Nuova Decorrenza
CAF

Calcolo Disoccupazione Agricola: Importo e Simulazione

disoccupazione agricola CAF Udine

Il calcolo disoccupazione agricola è uno degli aspetti che genera più domande tra i lavoratori agricoli. Quanto spetta esattamente? Come viene determinato l’importo? Quali fattori influenzano la cifra finale? In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio la formula di calcolo utilizzata dall’INPS, con esempi pratici e simulazioni che ti aiuteranno a stimare quanto potresti ricevere. Per la guida completa sulla prestazione, consulta il nostro articolo pillar sulla disoccupazione agricola 2026.

Indice dei contenuti

  1. La formula di calcolo della disoccupazione agricola
  2. Retribuzione media giornaliera: come si determina
  3. Giornate indennizzabili: quante sono
  4. Trattenute e contributi figurativi del 9%
  5. Simulazione: 3 esempi pratici di calcolo
  6. Domande frequenti sul calcolo

La formula di calcolo della disoccupazione agricola

Il calcolo della disoccupazione agricola si basa su una formula relativamente semplice, anche se i fattori che la compongono richiedono attenzione. L’importo lordo si ottiene moltiplicando la retribuzione media giornaliera per il 40% e poi per il numero di giornate indennizzabili. In formula:

Importo lordo = Retribuzione media giornaliera x 40% x Giornate indennizzabili

Dall’importo lordo vengono poi sottratti i contributi figurativi pari al 9%, ottenendo così l’importo netto che verrà effettivamente accreditato sul conto del lavoratore. La percentuale del 40% è fissa e stabilita dalla legge, sia per gli operai a tempo determinato (OTD) che per quelli a tempo indeterminato (OTI). Il CAF Centro Fiscale può effettuare un calcolo personalizzato basato sui tuoi dati reali.

Retribuzione media giornaliera: come si determina

La retribuzione media giornaliera è il primo elemento del calcolo della disoccupazione agricola. Si ottiene dividendo la retribuzione complessiva percepita nell’anno di riferimento per il numero di giornate effettivamente lavorate. Non si tratta della paga giornaliera contrattuale, ma della media effettiva calcolata sui dati comunicati dal datore di lavoro all’INPS.

Ad esempio, se un lavoratore ha percepito complessivamente 9.000 euro per 150 giornate di lavoro, la retribuzione media giornaliera sarà pari a 60 euro (9.000 / 150). Questo valore viene poi utilizzato come base per il calcolo della disoccupazione agricola. È importante notare che eventuali compensi accessori (straordinari, premi di produzione) rientrano nel calcolo della retribuzione complessiva, aumentando la media giornaliera e quindi l’importo dell’indennità.

Giornate indennizzabili: quante sono

Le giornate indennizzabili rappresentano il fattore che più incide sull’importo finale del calcolo della disoccupazione agricola. Per gli operai a tempo determinato (OTD), le giornate indennizzabili corrispondono alla differenza tra un parametro di riferimento e le giornate effettivamente lavorate nell’anno.

Il parametro di riferimento tiene conto delle giornate lavorabili nella provincia e nel settore specifico. In generale, il numero massimo di giornate indennizzabili non può superare la differenza tra 365 (o il parametro provinciale) e le giornate lavorate. Se hai lavorato 150 giornate e il parametro provinciale è 270, le giornate indennizzabili saranno al massimo 120.

Per gli OTI, invece, le giornate indennizzabili sono quelle di sospensione effettiva dal lavoro, documentate dal datore di lavoro. Il numero non può comunque superare determinati limiti stabiliti dalla normativa vigente.

Trattenute e contributi figurativi del 9%

Dall’importo lordo del calcolo della disoccupazione agricola viene trattenuto il 9% a titolo di contributi figurativi. Questi contributi vengono accreditati dall’INPS sulla posizione previdenziale del lavoratore e valgono ai fini del calcolo della futura pensione. Si tratta quindi di una trattenuta che, pur riducendo l’importo netto, rappresenta un vantaggio previdenziale.

Oltre alla trattenuta del 9%, sull’importo possono gravare le ritenute fiscali IRPEF, calcolate in base all’aliquota marginale del lavoratore. L’importo netto finale sarà quindi il risultato dell’importo lordo meno il 9% di contributi figurativi e meno le eventuali ritenute IRPEF. Per una stima precisa al netto di tutte le trattenute, rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

Simulazione: 3 esempi pratici di calcolo

Vediamo ora tre simulazioni di calcolo della disoccupazione agricola per capire concretamente quanto si può ricevere in diverse situazioni.

Esempio 1: Bracciante stagionale

Marco, bracciante agricolo OTD, ha lavorato 120 giornate nel 2025 con una retribuzione media giornaliera di 55 euro. Giornate indennizzabili: 150 (parametro 270 – 120 lavorate). Calcolo: 55 x 40% = 22 euro/giorno x 150 giornate = 3.300 euro lordi. Al netto del 9%: 3.003 euro.

Esempio 2: Operaio specializzato

Lucia, operaia agricola specializzata OTD, ha lavorato 180 giornate con retribuzione media di 70 euro. Giornate indennizzabili: 90. Calcolo: 70 x 40% = 28 euro/giorno x 90 giornate = 2.520 euro lordi. Al netto del 9%: 2.293 euro.

Esempio 3: OTI con riduzione orario

Giuseppe, operaio agricolo OTI, ha subito una riduzione di 100 giornate rispetto alle 270 previste dal contratto. Retribuzione media giornaliera: 65 euro. Calcolo: 65 x 40% = 26 euro/giorno x 100 giornate = 2.600 euro lordi. Al netto del 9%: 2.366 euro.

Domande frequenti sul calcolo

Qual è la percentuale della disoccupazione agricola?

La disoccupazione agricola viene calcolata al 40% della retribuzione media giornaliera. Questa percentuale è fissa e non varia in base all’anzianità o al tipo di contratto.

Il calcolo cambia tra OTD e OTI?

La percentuale (40%) è la stessa, ma cambiano le giornate indennizzabili. Per gli OTD dipendono dal parametro provinciale, per gli OTI dalle giornate di effettiva sospensione dal lavoro.

Posso fare una simulazione prima di presentare domanda?

Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di simulazione gratuita del calcolo della disoccupazione agricola basato sui tuoi dati contributivi reali. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Calcola il tuo importo con il CAF Centro Fiscale

Vuoi sapere esattamente quanto ti spetta di disoccupazione agricola? Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua il calcolo personalizzato basato sulla tua retribuzione e sulle giornate lavorate. Servizio disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/disoccupazione-agricola.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 09:00:002026-06-02 09:00:00Calcolo Disoccupazione Agricola: Importo e Simulazione
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Spese Funebri 730 2026: Detrazione 19% e Tetto 1.550 Euro

    Dichiarazione dei redditi 730

    Spese Funebri 730 2026: Detrazione e Limiti

    Le spese funebri sostenute per la morte di un familiare sono detraibili nella dichiarazione dei redditi. Se nel 2025 hai affrontato il costo di un funerale, puoi recuperare parte della spesa nel 730/2026.

    La detrazione fiscale e del 19% su un importo massimo di 1.550 euro per decesso. Vediamo nel dettaglio come funziona, chi puo beneficiarne e quali spese sono ammesse.

    Indice dei contenuti

    1. Come funziona la detrazione
    2. Spese funebri ammesse
    3. Chi puo detrarre
    4. Calcolo della detrazione
    5. Documenti necessari
    6. Domande frequenti



    Come Funziona la Detrazione per Spese Funebri

    La detrazione per spese funebri ha regole specifiche stabilite dalla normativa fiscale.

    Aliquota e limiti

    • Aliquota detrazione: 19%
    • Tetto massimo: 1.550 euro per ogni decesso
    • Detrazione massima: 1.550 x 19% = 294,50 euro

    Nessuna franchigia

    A differenza di altre detrazioni (come le spese veterinarie), per le spese funebri non e prevista franchigia. La detrazione del 19% si applica da subito, dal primo euro speso.

    Limite per decesso, non per contribuente

    Il tetto di 1.550 euro si riferisce a ogni singolo decesso, non al contribuente. Se nello stesso anno hai sostenuto spese funebri per piu persone (es. due genitori), puoi detrarre fino a 1.550 euro per ciascun decesso.



    Quali Spese Funebri Sono Detraibili

    Sono detraibili le spese strettamente connesse al funerale.

    Spese detraibili

    • Servizi dell’impresa funebre (vestizione, composizione, trasporto salma)
    • Cassa funebre (bara)
    • Addobbi floreali forniti dall’agenzia
    • Annunci funebri sui giornali
    • Trasporto del feretro
    • Sepoltura o cremazione
    • Concessione loculo cimiteriale (se pagata contestualmente)

    Spese NON detraibili

    • Ristorante per il pranzo del funerale
    • Lapide e incisioni successive
    • Manutenzione della tomba
    • Fiori acquistati direttamente (non tramite agenzia)
    • Messe e offerte religiose



    Chi Puo Detrarre le Spese Funebri

    La detrazione non e riservata solo ai familiari stretti, ma ha alcune specificita.

    Requisiti per chi detrae

    Puo detrarre chi:

    • Ha effettivamente sostenuto la spesa
    • Ha la fattura intestata a proprio nome
    • Ha pagato con metodo tracciabile

    Per chi e deceduto

    La spesa e detraibile per il decesso di qualsiasi persona, non necessariamente un familiare. Tuttavia, nella pratica le agenzie funebri intestano la fattura a chi paga, che di solito e un parente.

    Spesa divisa tra piu persone

    Se la spesa e stata divisa tra piu familiari:

    • Ciascuno detrae la quota effettivamente pagata
    • La somma delle detrazioni non puo superare il tetto di 1.550 euro per decesso
    • La fattura deve riportare chi ha pagato cosa, oppure serve dichiarazione sostitutiva



    Come Calcolare la Detrazione

    Vediamo con esempi pratici come funziona il calcolo.

    Esempio 1: Spesa sotto il tetto

    Se hai speso 1.200 euro per il funerale:

    • Detrazione: 1.200 x 19% = 228 euro

    Esempio 2: Spesa sopra il tetto

    Se hai speso 3.000 euro per il funerale:

    • Si considera solo il tetto: 1.550 euro
    • Detrazione: 1.550 x 19% = 294,50 euro

    Esempio 3: Due decessi nello stesso anno

    Se hai sostenuto spese per i funerali di entrambi i genitori:

    • Spesa genitore 1: 2.000 euro (si detrae su 1.550 euro)
    • Spesa genitore 2: 1.800 euro (si detrae su 1.550 euro)
    • Detrazione totale: 294,50 + 294,50 = 589 euro



    Documenti Necessari

    Per ottenere la detrazione devi conservare la documentazione delle spese.

    Documenti richiesti

    • Fattura dell’impresa funebre intestata a chi detrae
    • Ricevuta di pagamento tracciabile (bonifico, carta)
    • Certificato di morte (o autocertificazione del decesso)

    Se la fattura e intestata a piu persone

    Se la fattura e intestata a piu eredi:

    • Ciascuno detrae la propria quota
    • Serve annotazione sulla fattura di chi ha pagato cosa
    • In alternativa, dichiarazione sostitutiva di atto notorio

    Obbligo di pagamento tracciabile

    Dal 2020 e obbligatorio pagare con metodi tracciabili:

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di credito o debito
    • Assegno

    I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione.

    Domande Frequenti sulle Spese Funebri

    Posso detrarre le spese se non ero parente del defunto?

    Si, la detrazione spetta a chiunque abbia sostenuto la spesa, anche se non aveva legami di parentela con il defunto. L’importante e che la fattura sia intestata a chi detrae.

    Le spese funebri sono nel 730 precompilato?

    Generalmente si. Le imprese funebri comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate. Verifica comunque che i dati siano presenti e corretti.

    Posso detrarre le spese anche se le ho pagate con soldi ereditati?

    Si, quello che conta e chi ha materialmente pagato e a chi e intestata la fattura. La provenienza del denaro e irrilevante.

    E se la persona deceduta aveva il 730?

    Le spese funebri non rientrano mai nella dichiarazione del defunto, ma sempre in quella di chi le ha pagate.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.



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    Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 09:00:002026-03-17 19:04:42Spese Funebri 730 2026: Detrazione 19% e Tetto 1.550 Euro
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Personal Trainer 2026: Regime Forfettario, Contributi e Come Fatturare

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il personal trainer e una delle professioni in piu rapida crescita in Italia, soprattutto tra gli under 30 che vogliono trasformare la passione per il fitness in un lavoro autonomo. Ma quando si decide di mettersi in proprio, le domande fiscali sono molte: serve la partita IVA personal trainer? Quale codice ATECO scegliere? Conviene il regime forfettario? Quali contributi pagare tra Gestione Separata INPS ed ENPALS? Come fatturare a palestre e clienti privati? In questa guida completa aggiornata al 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine risponde a tutte queste domande, con esempi pratici di calcolo tasse e tutte le novita della Riforma dello sport.

    Indice dei contenuti

    1. Chi e il personal trainer: profilo e differenze con istruttore fitness
    2. Requisiti formativi: titoli e diplomi riconosciuti
    3. Serve iscrizione a un albo professionale?
    4. Codice ATECO personal trainer 2026
    5. Regime forfettario per personal trainer
    6. Contributi previdenziali: Gestione Separata o ENPALS
    7. Come fatturare: B2B palestre e B2C clienti privati
    8. Compenso sportivo dilettantistico e Riforma sport 2023
    9. Contratto con palestra: collaborazione sportiva o partita IVA?
    10. Tariffe e modalita di lavoro: studio, domicilio, palestra
    11. Assicurazione RC professionale e tutele
    12. Online coaching e app fitness: aspetti fiscali
    13. Esempi pratici di calcolo tasse
    14. Come trovare clienti: marketing per personal trainer
    15. FAQ: domande frequenti

    Chi e il personal trainer: profilo e differenze con istruttore fitness

    Il personal trainer e un professionista del fitness che segue individualmente i clienti elaborando programmi di allenamento personalizzati per obiettivi specifici: dimagrimento, tonificazione, preparazione atletica, recupero post-infortunio (in collaborazione con fisioterapisti) o miglioramento della performance sportiva. Lavora a stretto contatto con una clientela limitata, spesso 1-to-1 o in piccoli gruppi.

    E importante chiarire una distinzione che spesso genera confusione: personal trainer e istruttore di fitness non sono sinonimi. L istruttore di fitness conduce corsi collettivi (sala pesi, spinning, GAG, functional training) all interno di una palestra, lavora su gruppi numerosi e segue i programmi della struttura. Il personal trainer, invece, costruisce protocolli individuali e ha un rapporto diretto e continuativo con il singolo cliente.

    Un altra differenza fondamentale: in Italia la professione di personal trainer non e regolamentata. Non esiste un albo professionale dedicato, non c e un ordine, non c e un esame di Stato obbligatorio. Questo significa che, formalmente, chiunque puo definirsi personal trainer e aprire una partita IVA per esercitare l attivita. Tuttavia, lavorare in palestra, ottenere clienti seri e operare in sicurezza richiede una formazione documentabile e riconosciuta.

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    Requisiti formativi: titoli e diplomi riconosciuti

    Anche se non esiste un percorso obbligatorio per legge, le palestre serie e i clienti informati richiedono almeno uno dei seguenti titoli formativi per affidarsi a un personal trainer:

    • Laurea in Scienze Motorie (triennale L-22 o magistrale LM-67/LM-68): e il titolo accademico per eccellenza, conferito dalle Universita italiane. Garantisce solide basi di anatomia, fisiologia, biomeccanica, teoria dell allenamento e pedagogia sportiva.
    • ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica): vecchio ordinamento, equiparato per legge alla laurea in Scienze Motorie. Ancora valido per chi lo ha conseguito prima della riforma universitaria.
    • Diplomi di federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI: ad esempio FIF (Federazione Italiana Fitness), FIPE (pesistica e fitness), FIDAL (atletica), FIPCF (pesistica e cultura fisica). Questi diplomi sono validi per insegnare la disciplina specifica della federazione.
    • Diplomi di Enti di Promozione Sportiva (EPS) riconosciuti dal CONI: USAcli, AICS, CSEN, ENDAS, OPES, PGS, USI, UISP. Rilasciano qualifiche di tecnico/personal trainer di vario livello.
    • Certificazioni internazionali: NSCA, ACSM, ACE, ISSA. Diffuse soprattutto in ambito anglosassone, sono molto apprezzate per chi opera con clientela internazionale o nel coaching online.

    Per lavorare in palestra come personal trainer, oggi gran parte delle strutture richiede almeno la laurea in Scienze Motorie o un diploma di federazione/EPS riconosciuto dal CONI. Inoltre, per esercitare in sicurezza, e fortemente consigliato avere il BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) e il brevetto di assistente bagnanti se si lavora in piscina.

    Serve iscrizione a un albo professionale?

    La risposta e netta: NO, il personal trainer non deve iscriversi a nessun albo professionale. In Italia non esiste un Ordine dei Personal Trainer ne un albo dedicato a chi opera nel settore fitness e wellness. Questo distingue chiaramente la professione da quelle sanitarie regolamentate (medico, fisioterapista, nutrizionista) e da quelle tecniche con ordine (architetto, ingegnere, commercialista).

    Cosa significa in pratica? Per aprire la partita IVA personal trainer 2026 sono sufficienti:

    • Apertura della partita IVA presso l Agenzia delle Entrate (gratuita)
    • Scelta del codice ATECO appropriato (vedi paragrafo successivo)
    • Iscrizione alla Gestione Separata INPS o ENPALS in base alla situazione
    • Eventuale apertura della posizione presso la Camera di Commercio se l attivita assume carattere imprenditoriale

    Non e richiesto alcun esame abilitante ne tirocinio. Pero attenzione: l assenza di un albo non significa assenza di responsabilita. Il personal trainer e responsabile civilmente e penalmente per la sicurezza dei propri assistiti, soprattutto in caso di infortuni, programmi non adeguati alla condizione fisica del cliente o sconfinamento in ambiti di competenza medica (prescrizione di diete, terapie riabilitative).

    Codice ATECO personal trainer 2026

    La scelta del codice ATECO e una delle decisioni piu importanti perche determina coefficiente di redditivita, cassa previdenziale di iscrizione e applicabilita di alcuni regimi fiscali. Per il personal trainer 2026 le opzioni principali sono:

    ATECO 85.51.00 – Corsi sportivi e ricreativi

    E il codice piu utilizzato dai personal trainer che operano come lavoratori autonomi puri, senza struttura organizzata, seguendo direttamente i clienti in palestra altrui, a domicilio o all aperto. Comprende l istruzione sportiva impartita a singoli individui o gruppi, in palestre, scuole, parchi, centri sportivi.

    • Coefficiente di redditivita forfettario: 78% (categoria “Altre attivita economiche”)
    • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS
    • Iscrizione Camera di Commercio: non obbligatoria se attivita esercitata in forma autonoma e personale

    ATECO 93.13.00 – Gestione di palestre

    Codice da scegliere se si apre o si gestisce una propria palestra/studio attrezzato, anche piccolo. Configura un attivita di impresa con organizzazione di mezzi e attrezzature.

    • Coefficiente di redditivita forfettario: 67% (categoria “Altre attivita di servizi”)
    • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS o, in alcuni casi, Gestione Commercianti INPS
    • Iscrizione Camera di Commercio: obbligatoria

    ATECO 93.19.92 – Attivita delle guide alpine, istruttori sportivi

    Codice alternativo utilizzato in alcune circostanze per istruttori di discipline sportive specifiche. Spesso e meno indicato per il personal trainer “classico” rispetto al 85.51.00.

    Quale codice scegliere? Per la maggior parte dei personal trainer che lavorano in autonomia, seguendo clienti privati o collaborando con palestre senza struttura propria, il codice piu indicato e 85.51.00. Se invece apri uno studio attrezzato di tua proprieta, scegli il 93.13.00. In caso di dubbio, e fondamentale confrontarsi con un commercialista o con il CAF prima dell apertura della partita IVA: cambiare codice ATECO successivamente e possibile ma comporta procedure burocratiche.

    Regime forfettario per personal trainer

    Il regime forfettario e l opzione fiscale piu vantaggiosa per la maggior parte dei personal trainer che iniziano. E un regime agevolato pensato per professionisti e piccole partite IVA, con tassazione semplificata, esonero IVA e adempimenti ridotti al minimo.

    Requisiti per il forfettario 2026

    • Limite ricavi/compensi: 85.000 euro annui (rimasto invariato per il 2026)
    • Spese personale dipendente o lavoro accessorio: non superiori a 20.000 euro lordi annui
    • Nessun reddito da lavoro dipendente o assimilato superiore a 35.000 euro nell anno precedente (cause ostative)
    • Non aver effettuato cessioni prevalenti verso ex datore di lavoro nei 2 anni precedenti
    • Non possedere quote di controllo in societa che svolgono attivita riconducibile

    Aliquote forfettario personal trainer

    • 5% per i primi 5 anni (regime “start-up”): si applica se non hai esercitato la stessa attivita nei 3 anni precedenti, non e mera continuazione di lavoro precedente, e ricorrono i requisiti generali
    • 15% dal 6 anno in poi, oppure dall inizio se non hai diritto al regime start-up

    Calcolo del reddito imponibile

    Nel regime forfettario non si considerano le spese reali. Il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditivita al fatturato lordo. Per il personal trainer con codice ATECO 85.51.00:

    Fatturato x 78% = Reddito imponibile

    Su questo reddito imponibile si calcolano sia l imposta sostitutiva (5% o 15%) sia i contributi INPS Gestione Separata. Esempio: con 30.000 euro di fatturato annuo, il reddito imponibile e 23.400 euro (30.000 x 0,78).

    Vantaggi del forfettario per il personal trainer

    • Niente IVA in fattura: prezzi piu competitivi per i clienti privati
    • Niente ritenuta d acconto dalle palestre committenti (con dichiarazione apposita in fattura)
    • Niente IRAP, niente studi di settore/ISA
    • Contabilita semplificata, niente registri IVA
    • Tassazione fissa 5% o 15% in luogo di IRPEF a scaglioni

    Contributi previdenziali: Gestione Separata o ENPALS

    Il personal trainer con partita IVA deve obbligatoriamente versare contributi previdenziali per la pensione e altre tutele. La cassa di iscrizione dipende dalla natura dell attivita. Le due opzioni sono Gestione Separata INPS ed ENPALS (oggi Fondo Pensioni Sportivi Professionisti, gestito da INPS).

    Gestione Separata INPS (caso piu comune)

    E la cassa previdenziale di riferimento per la maggior parte dei personal trainer che operano come liberi professionisti senza far parte di categorie sportive specifiche.

    • Aliquota 2026 piena: 26,07% (per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria)
    • Aliquota 2026 ridotta: 24% (per chi e gia iscritto ad altra forma previdenziale obbligatoria, ad esempio dipendenti che fanno il personal trainer come secondo lavoro, o pensionati)
    • Massimale 2026: circa 119.650 euro (limite su cui si calcolano i contributi)
    • Minimale 2026: circa 18.555 euro (importante: il forfettario versa in proporzione al reddito effettivo, non c e minimale obbligatorio fisso come nelle gestioni artigiani/commercianti)
    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 08:00:002026-03-17 19:04:36Prestiti per Partita IVA 2026: Guida Completa per Liberi Professionisti
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, IMU, TASI E MODELLO F24

    Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti

    calcolo imu CAF Udine

    Giugno 2026 e un mese fiscalmente impegnativo: ben 32 scadenze si concentrano soprattutto in 4 date chiave. Tra gli appuntamenti piu importanti spiccano l’acconto IMU del 16 giugno, il versamento delle ritenute alla fonte, i contributi INPS e l’IVA mensile. Questo calendario aggiornato ti guida attraverso tutti gli adempimenti del mese, con le date esatte e le istruzioni per non perdere nessuna scadenza.

    Le 4 date chiave di giugno 2026

    Le scadenze di giugno 2026 si addensano in quattro momenti precisi del mese. Conoscerle in anticipo permette di organizzarsi per tempo ed evitare sanzioni e interessi da ravvedimento operoso.

    DataAdempimento principaleChi riguarda
    2 giugno 2026Festa della Repubblica (nessun adempimento)Tutti
    16 giugno 2026Acconto IMU, ritenute, IVA mensile, contributi INPS/INAILTitolari immobili, datori di lavoro, P.IVA mensili
    25 giugno 2026INTRASTAT mensile e trimestraleOperatori intracomunitari
    30 giugno 2026Versamenti IRPEF, cedolare secca, contributi colf/badantiPrivati, professionisti, datori di lavoro domestico

    Nota: Il 2 giugno e festa nazionale (Festa della Repubblica): tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo, che nel 2026 e il 3 giugno (mercoledi).

    16 giugno 2026: la scadenza piu importante del mese

    Il 16 giugno e il giorno piu affollato del calendario fiscale estivo. Coincidono almeno 15 adempimenti diversi, tra cui:

    Acconto IMU giugno 2026

    L’acconto IMU 2026 si versa entro il 16 giugno. Il calcolo si basa sulle aliquote 2025 applicate al 50% del dovuto annuo (cosiddetto metodo storico). In alternativa, si puo versare il 50% dell’imposta calcolata con le aliquote 2026 se gia deliberate dal Comune (metodo previsionale).

    Per sapere chi e esente e come calcolare l’IMU se sei pensionato, leggi la nostra guida: IMU 2026 Pensionati: Acconto Giugno, Esenzioni e Casi Particolari.

    Ritenute alla fonte su redditi di lavoro

    I datori di lavoro (inclusi i condomini come sostituti d’imposta) devono versare via modello F24 le ritenute IRPEF operate a maggio 2026 su:

    • Redditi di lavoro dipendente e assimilati (codice tributo 1001)
    • Redditi di lavoro autonomo e professionisti (codice tributo 1040)
    • Redditi diversi (codice tributo 1040 o 1045 secondo il caso)
    • Provvigioni agenti (codice tributo 1038)

    IVA mensile maggio 2026

    I contribuenti IVA con liquidazione mensile devono versare l’IVA relativa al mese di maggio 2026 entro il 16 giugno. Il pagamento avviene con F24, codice tributo 6005 (IVA mensile maggio). Chi ha saldo a credito non deve effettuare versamenti.

    Contributi INPS artigiani e commercianti

    Gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS versano entro il 16 giugno la seconda rata 2026 dei contributi fissi sul minimale. L’importo varia in base al settore e alla gestione. Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti e del 24,48% sul reddito imponibile.

    Contributi INPS gestione separata

    I collaboratori e i professionisti senza cassa iscritti alla gestione separata INPS versano il saldo 2025 e il primo acconto 2026 entro il 30 giugno (non il 16). L’aliquota e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, 24% per chi ha un’altra copertura.

    Contributi INAIL premio annuale

    Entro il 16 giugno i datori di lavoro devono versare il premio INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. Il pagamento avviene con F24 o bollettino INAIL, sulla base della comunicazione inviata dall’Istituto a febbraio 2026.

    Bollo auto: le scadenze di giugno 2026

    Il bollo auto non ha una data unica nazionale: la scadenza dipende dal mese di immatricolazione del veicolo e dalla regione di residenza. In linea generale:

    • I veicoli immatricolati in aprile hanno il bollo in scadenza a giugno 2026 (entro la fine del mese successivo all’immatricolazione)
    • Il pagamento avviene tramite portale ACI, sportello ACI, banche, tabaccai abilitati, oppure online su Pago PA
    • In caso di mancato pagamento e applicabile il ravvedimento operoso con sanzioni ridotte rispetto a quella ordinaria

    Esenzioni bollo auto 2026: sono esenti i veicoli elettrici (per i primi 5 anni in molte regioni), i veicoli intestati a persone con grave disabilita (legge 104), i veicoli storici con oltre 30 anni di eta.

    Affitti brevi: versamento ritenute di giugno 2026

    I gestori di portali di locazione turistica (Airbnb, Booking, Vrbo, ecc.) che hanno operato ritenute del 21% sui canoni di maggio 2026 relativi a contratti di affitto breve devono versare le ritenute entro il 16 giugno tramite F24 con codice tributo 1919.

    Per i proprietari privati con cedolare secca sugli affitti brevi: il saldo della cedolare secca 2025 e l’acconto 2026 confluiscono nelle scadenze del 30 giugno (senza maggiorazione) oppure del 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%. Per approfondire le regole sulla cedolare secca nelle dichiarazioni precompilate: Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026.

    Per dettagli sulle ritenute versate a maggio 2026 dagli intermediari: Affitti Brevi, Scadenza 18 Maggio 2026: Versamento Ritenute degli Intermediari.

    30 giugno 2026: versamenti IRPEF e cedolare secca

    Il 30 giugno e l’altra data cruciale del mese: entro questa data, chi ha presentato il Modello 730 o il Modello Redditi PF 2026 deve versare (senza maggiorazione) le imposte emergenti dalla dichiarazione:

    • Saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 (per chi versa autonomamente, non tramite sostituto d’imposta)
    • Saldo cedolare secca 2025 e acconto cedolare secca 2026
    • Addizionali regionali e comunali IRPEF 2025
    • Imposta sostitutiva sul regime forfettario 2025 (saldo 15% o 5% nuove attivita)
    • Contributi INPS da Modello Redditi (gestione separata, artigiani/commercianti, saldo 2025)

    Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo farlo entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% (interesse da dilazione). Per approfondire il calcolo dei versamenti: Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti.

    Calendario completo delle 32 scadenze fiscali di giugno 2026

    Di seguito il riepilogo schematico di tutti i 32 adempimenti di giugno 2026, suddivisi per data e tipologia.

    Scadenze del 16 giugno 2026 (15 adempimenti)

    N.AdempimentoChi pagaCodice tributo F24
    1Acconto IMU 2026 prima rataProprietari immobili3912–3956 (per tipologia)
    2IVA mensile maggio 2026P.IVA liquidazione mensile6005
    3Ritenute lavoro dipendente maggio 2026Datori di lavoro1001
    4Ritenute lavoro autonomo maggio 2026Committenti/condomini1040
    5Ritenute su provvigioni maggio 2026Preponenti/agenti1038
    6Ritenute su dividendi maggio 2026Societa distributrici1035
    7Contributi INPS artigiani – 2a rata sul minimaleArtigiani0703, 0704
    8Contributi INPS commercianti – 2a rata sul minimaleCommercianti0703, 0705
    9Premio INAIL 2026 (regolazione e anticipo)Datori di lavoro con dipendentiBollettino/F24
    10Ritenute affitti brevi intermediari – maggio 2026Portali di locazione turistica1919
    11Contributi INPS lavoratori parasubordinati – quota datoreCommittentiF24/DM10
    12IVA trimestrale primo trimestre con opzione mensileOperatori IVA trimestrali con opzione6031
    13Addizionale regionale IRPEF su cessazione rapportoDatori di lavoro (su TFR)3802
    14Tobin Tax su operazioni finanziarie maggio 2026Intermediari finanziari4058–4059
    15Imposta di bollo su fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2026Titolari P.IVA soggetti a bollo2521–2524

    Scadenze del 25 giugno 2026 (2 adempimenti)

    N.AdempimentoChi presenta
    16Modello INTRASTAT mensile maggio 2026 (acquisti e cessioni UE)Operatori intracomunitari con obbligo mensile
    17Modello INTRASTAT trimestrale primo trimestre 2026Operatori intracomunitari con obbligo trimestrale

    Scadenze del 30 giugno 2026 (15 adempimenti)

    N.AdempimentoChi paga
    18Saldo IRPEF 2025 da Modello 730/Redditi (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
    19Primo acconto IRPEF 2026 (senza maggiorazione)Persone fisiche, autonomi senza sostituto
    20Saldo cedolare secca 2025 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
    21Acconto cedolare secca 2026 (senza maggiorazione)Locatori con cedolare secca
    22Addizionale regionale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
    23Addizionale comunale IRPEF 2025 saldoPersone fisiche
    24Imposta sostitutiva forfettario – saldo 2025 e acconto 2026Titolari P.IVA forfettaria
    25Contributi INPS gestione separata – saldo 2025 e acconto 2026Professionisti senza cassa, collaboratori
    26IVIE 2025 saldo (immobili esteri)Persone fisiche con immobili all’estero
    27IVAFE 2025 saldo (attivita finanziarie estere)Persone fisiche con conti/attivita all’estero
    28IVCA 2025 saldo (cripto-attivita)Detentori di criptovalute
    29Imposta sostitutiva rivalutazione TFR 2025Datori di lavoro che detengono TFR
    30Diritto annuale CCIAA 2026Imprese iscritte al Registro Imprese
    31Bollo auto giugno 2026 (veicoli con scadenza a giugno)Proprietari/possessori veicoli
    32Ravvedimento operoso per versamenti omessi/insufficienti fino a maggio 2026Contribuenti in ritardo

    Contributi colf e badanti: scadenza luglio 2026

    I datori di lavoro domestico (chi ha assunto una colf, una badante o una baby sitter) devono versare i contributi INPS relativi al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno) entro il 10 luglio 2026, come da calendario INPS per i versamenti trimestrali del lavoro domestico.

    Il pagamento avviene tramite PagoPA sul sito INPS, non con F24. I contributi si calcolano in base alle ore lavorate e alla retribuzione oraria (fascia A, B o C del CCNL lavoro domestico 2024-2028).

    Diritto annuale CCIAA: scadenza 30 giugno 2026

    Tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (CCIAA) devono versare il diritto annuale 2026 entro il 30 giugno, tramite F24 con il codice tributo 3850.

    L’importo varia a seconda della forma giuridica e della fascia di fatturato:

    • Imprese individuali: importo fisso determinato da ciascuna CCIAA (generalmente tra 40 e 200 euro)
    • Societa di persone (SNC, SAS): importo fisso base, intorno ai 200 euro
    • Societa di capitali (SRL, SPA): importo variabile in base al fatturato, da circa 200 a oltre 40.000 euro

    Il mancato versamento comporta l’applicazione di sanzioni e interessi legali. Con ravvedimento operoso e possibile regolarizzare pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria.

    Come si usa il ravvedimento operoso in caso di ritardo

    Il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997, aggiornato dal D.Lgs. 87/2024) consente di regolarizzare spontaneamente un versamento omesso o insufficiente, pagando una sanzione ridotta. Dal 1 settembre 2024 la riforma delle sanzioni tributarie ha abbassato la sanzione base per omessi versamenti al 25% (in luogo del precedente 30%). Le aliquote ridotte del ravvedimento dipendono dal tempo trascorso dalla scadenza:

    Tipo di ravvedimentoTermineCoefficiente riduzioneSanzione ridotta (su base 25%)
    Ravvedimento sprintEntro 14 giorni dalla scadenza1/300 per giorno0,083% al giorno (max 1,16%)
    Ravvedimento breveDal 15 al 30 giorno1/10 della sanzione ridotta al 12,5%1,25%
    Ravvedimento medioDal 31 al 90 giorno1/91,39%
    Ravvedimento lungoDal 91 giorno a 1 anno1/83,125%
    Ravvedimento biennaleEntro 2 anni1/73,57%
    Oltre 2 anniOltre 2 anni1/64,17%

    Alla sanzione ridotta si aggiungono sempre gli interessi legali al tasso vigente (calcolati sui giorni di ritardo). Il ravvedimento si perfeziona con il versamento dell’imposta, degli interessi e della sanzione ridotta in un unico F24.

    Proroga versamenti 2026: cosa cambia per ISA e forfettari

    Anche nel 2026 e stato previsto un regime di proroga per i contribuenti soggetti a ISA (Indici Sintetici di Affidabilita) e per i forfettari. In base al Decreto del Ministero dell’Economia, la scadenza del 30 giugno per questi contribuenti e prorogata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione.

    Possono versare entro il 20 luglio senza la maggiorazione dello 0,40%:

    • Titolari di P.IVA soggetti a ISA che presentano il modello ISA allegato al Modello Redditi
    • Contribuenti in regime forfettario
    • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
    • Soggetti che dichiarano redditi da partecipazione in societa soggette a ISA

    Per tutti i dettagli sulla proroga 2026: Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

    Domande frequenti sulle scadenze fiscali di giugno 2026

    Il 2 giugno 2026 (Festa della Repubblica) e lavorativo per le scadenze fiscali?
    No. Il 2 giugno e giorno festivo e tutti gli adempimenti eventualmente in scadenza sono automaticamente prorogati al primo giorno lavorativo successivo (3 giugno 2026).

    Se non verso l’acconto IMU entro il 16 giugno, cosa succede?
    Si applica la sanzione prevista dalla normativa vigente. Con ravvedimento operoso entro 14 giorni si beneficia della sanzione piu ridotta (0,083% al giorno).

    I titolari di P.IVA forfettaria devono versare entro il 30 giugno o il 20 luglio?
    I forfettari possono versare saldo 2025 e acconti 2026 entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione, grazie alla proroga ISA/forfettari. Se versano tra il 21 luglio e il 20 agosto, si applica la maggiorazione dello 0,40%.

    Come si calcola l’acconto IMU di giugno?
    Il metodo piu comune e quello storico: si calcola il 50% dell’IMU pagata per l’anno 2025. In alternativa, metodo previsionale: si calcola il 50% dell’IMU dovuta per il 2026 (utile se le aliquote comunali sono cambiate o se l’immobile e stato venduto/acquistato).

    Chi deve pagare il diritto annuale CCIAA?
    Tutte le imprese iscritte nel Registro delle Imprese. Sono esclusi i professionisti iscritti solo all’Ordine professionale (senza iscrizione alla CCIAA) e le associazioni non profit senza attivita commerciale.

    L’IVA trimestrale si paga il 16 giugno?
    Solo se si e optato per la liquidazione mensile. L’IVA trimestrale primo trimestre 2026 aveva scadenza il 16 maggio (con maggiorazione 1% per il differimento). L’IVA del secondo trimestre scade il 16 agosto (con proroga automatica a settembre per il periodo feriale).

    Hai dubbi su una scadenza? Il CAF e a tua disposizione

    Le scadenze di giugno 2026 richiedono attenzione, soprattutto per chi deve coordinare piu adempimenti contemporaneamente. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per:

    • Verificare la tua situazione IMU e calcolare l’acconto corretto
    • Compilare e inviare il modello F24 per i versamenti IRPEF
    • Gestire il ravvedimento operoso per ritardi nei versamenti
    • Assistere nella presentazione della dichiarazione dei redditi 730/2026
    • Calcolare i contributi INPS dovuti per artigiani, commercianti e gestione separata

    Prenota un appuntamento presso lo sportello di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13 o contattaci per una consulenza rapida. Verifica anche le scadenze per la Dichiarazione IMU 2026 se hai modificato la tua situazione immobiliare nell’ultimo anno.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:292026-06-01 23:32:14Scadenze Fiscali Giugno 2026: Calendario Completo con 32 Appuntamenti
    CAF, CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Cessione del Quinto Pensione 2026: Nuove Regole INPS sui Rinnovi e Decorrenza Rate

    Pensione 2026 INPS

    L’INPS ha aggiornato le regole per i rinnovi della cessione del quinto pensione: le trattenute mensili partono dalla decorrenza economica del nuovo piano di rimborso, non dal mese successivo alla stipula del contratto. Una modifica che riguarda migliaia di pensionati italiani che hanno in corso un prestito con cessione del quinto o stanno valutando di rinnovarlo.

    In questa guida spieghiamo cosa cambia, chi è interessato, come funziona la nuova procedura e cosa fare se stai per rinnovare il tuo contratto di cessione del quinto.

    Cos’è la cessione del quinto pensione (e perché è diversa dal prestito normale)

    La cessione del quinto pensione è una forma di prestito personale riservata ai pensionati INPS e INPDAP. Il rimborso avviene attraverso una trattenuta diretta sulla pensione mensile, gestita dall’INPS che versa direttamente le rate alla banca o alla finanziaria.

    Il nome “cedere il quinto” deriva dal fatto che la rata mensile non può superare il 20% (un quinto) dell’importo netto della pensione. Questo rende il prodotto sicuro sia per il pensionato (che non rischia di perdere l’intera pensione) sia per la banca (che riceve il pagamento direttamente dall’ente previdenziale).

    I vantaggi principali rispetto a un prestito tradizionale sono:

    • Accesso facilitato: non servono buste paga o garanzie aggiuntive
    • Tasso fisso: la rata rimane invariata per tutta la durata del contratto
    • Nessun rischio insolvenza: l’INPS garantisce il pagamento automatico
    • Durata fino a 120 mesi (10 anni)

    Cosa cambia con le nuove regole INPS 2026: la decorrenza economica

    L’aggiornamento introdotto dall’INPS con la circolare sulle Quote Quinto riguarda specificamente il momento in cui partono le trattenute nei contratti di rinnovo. Vediamo la differenza tra vecchie e nuove regole.

    Vecchia regola: la trattenuta partiva il mese dopo la stipula

    In precedenza, quando un pensionato rinnovava un contratto di cessione del quinto in scadenza, la prima trattenuta sul nuovo piano di rimborso veniva applicata il mese successivo alla stipula del contratto. Questo poteva creare un disallineamento: ad esempio, se il contratto vecchio scadeva ad aprile ma il rinnovo veniva firmato a metà maggio, la prima rata del nuovo contratto partiva a giugno.

    Nuova regola: la trattenuta parte dalla decorrenza economica

    Con il nuovo aggiornamento INPS, nei rinnovi della cessione del quinto pensione le trattenute mensili partono dalla decorrenza economica del nuovo piano di ammortamento. In pratica, l’INPS allinea l’inizio delle rate alla data in cui il contratto diventa economicamente efficace, indipendentemente da quando è stato materialmente firmato.

    Facciamo un esempio pratico per capire meglio:

    Esempio: Mario ha una cessione del quinto in scadenza ad aprile 2026. Il 10 maggio firma il rinnovo con la stessa banca. La decorrenza economica del nuovo contratto è il 1° maggio 2026. Secondo le nuove regole INPS, la prima trattenuta sul nuovo piano viene applicata alla pensione di maggio 2026 (o il prima possibile dopo la comunicazione all’istituto), non a giugno come avveniva in precedenza.

    Perché l’INPS ha aggiornato le Quote Quinto?

    La modifica nasce da due esigenze principali:

    • Maggiore coerenza contrattuale: allineare il pagamento delle rate alla data in cui il prestito diventa economicamente efficace evita situazioni in cui il pensionato ha già ricevuto le somme ma non ha ancora iniziato a rimborsarle.
    • Semplificazione amministrativa: la nuova procedura standardizza il trattamento dei rinnovi, riducendo le anomalie contabili tra l’ente previdenziale e le finanziarie.

    L’aggiornamento si inserisce nel più ampio percorso di revisione delle procedure di gestione dei prestiti previdenziali che l’INPS sta portando avanti per migliorare la trasparenza e la correttezza nella gestione delle trattenute.

    Chi è interessato dalle nuove regole?

    Le nuove regole si applicano ai pensionati INPS che:

    • Hanno un contratto di cessione del quinto pensione in scadenza e stanno valutando il rinnovo
    • Hanno già rinnovato un contratto nel corso del 2026, dopo l’aggiornamento delle Quote Quinto INPS
    • Stanno stipulando un nuovo contratto di cessione del quinto in sostituzione di uno precedente

    Non sono interessati da questa modifica i pensionati che stipulano un contratto di cessione del quinto per la prima volta, senza rinnovo di un piano preesistente: per loro le regole di decorrenza ordinaria rimangono invariate.

    Le regole si applicano ai pensionati che percepiscono:

    • Pensione di vecchiaia INPS
    • Pensione anticipata (quota 103, opzione donna)
    • Pensione di invalidità
    • Pensione di reversibilità
    • Vitalizi ex dipendenti pubblici (INPDAP/NoiPA)

    Come funziona il rinnovo della cessione del quinto pensione: la procedura step by step

    Se stai per rinnovare la tua cessione del quinto, ecco come funziona la procedura aggiornata:

    1. Richiesta di rinnovo: contatti la banca o la finanziaria con cui hai il contratto in corso (o una diversa) per richiedere il rinnovo.
    2. Nuova istruttoria: l’istituto verifica i tuoi dati pensionistici aggiornati (importo netto pensione, età, aspettativa di vita residua) per calcolare l’importo massimo erogabile e la rata massima.
    3. Estinzione anticipata del vecchio contratto: contestualmente al rinnovo, il vecchio contratto viene estinto anticipatamente. Hai diritto al rimborso dei premi assicurativi non goduti (polizza vita e rischio impiego).
    4. Comunicazione all’INPS: la banca trasmette all’INPS il nuovo piano di ammortamento indicando la decorrenza economica.
    5. Applicazione della trattenuta: l’INPS applica la trattenuta a partire dalla decorrenza economica indicata nel contratto, non dal mese successivo alla comunicazione.

    Importo massimo, requisiti e limiti della cessione del quinto pensione

    Indipendentemente dalla novità sulla decorrenza, ricordiamo i requisiti fondamentali che rimangono invariati:

    Requisiti per accedere alla cessione del quinto pensione

    • Pensione netta sufficiente: deve essere superiore alla soglia minima impignorabile, pari all’importo dell’assegno sociale aumentato della metà. La soglia si aggiorna ogni anno con la rivalutazione ISTAT e va verificata al momento della richiesta.
    • Età: generalmente fino a 85-90 anni (ogni istituto ha i propri criteri)
    • Aspettativa di vita residua: deve essere compatibile con la durata del piano di rimborso

    Calcolo della rata massima

    La rata mensile massima è pari a un quinto (20%) della pensione netta mensile. Ad esempio:

    • Pensione netta 1.200 euro/mese → rata massima 240 euro/mese
    • Pensione netta 1.800 euro/mese → rata massima 360 euro/mese
    • Pensione netta 2.500 euro/mese → rata massima 500 euro/mese

    Durata del contratto

    La durata massima è di 120 mesi (10 anni). La durata effettiva dipende dall’età del pensionato e dall’aspettativa di vita calcolata dalle tavole attuariali usate dalla compagnia assicurativa che copre il rischio.

    Cosa fare se hai già rinnovato nel 2026: come verificare la correttezza delle trattenute

    Se hai già rinnovato la tua cessione del quinto nel 2026 e vuoi verificare che le trattenute siano state applicate correttamente secondo le nuove regole, puoi:

    1. Controlla il cedolino INPS: accedi al portale MyINPS e visualizza il dettaglio delle trattenute mensili sul tuo cedolino pensionistico.
    2. Verifica la decorrenza: la prima trattenuta dovrebbe corrispondere alla decorrenza economica indicata nel contratto di rinnovo.
    3. Confronta con il piano di ammortamento: richiedi alla banca o alla finanziaria il prospetto completo del piano per verificare che le rate corrispondano a quelle trattenute dall’INPS.
    4. In caso di discrepanza: segnala immediatamente sia alla banca sia al patronato CAF per verificare se è necessario presentare un’istanza di rettifica all’INPS.

    Domande frequenti sulla cessione del quinto pensione e le nuove regole INPS

    Posso rinnovare la cessione del quinto prima della scadenza?

    Sì, è possibile rinnovare (o estinguere anticipatamente) la cessione del quinto anche prima della scadenza naturale del contratto. In questo caso, hai diritto al rimborso dei premi assicurativi non goduti. Tuttavia, valuta attentamente se conviene: l’estinzione anticipata può comportare penali e la nuova polizza assicurativa riparte da zero.

    Con le nuove regole pago più rate?

    No, il numero totale di rate e l’importo del prestito rimangono invariati. Cambia solo il momento in cui parte la prima trattenuta: le rate sono le stesse, ma allineate alla decorrenza economica del contratto. In alcune situazioni, questo potrebbe significare una prima trattenuta più ravvicinata rispetto al passato.

    La cessione del quinto pensione è tassata?

    No, le somme ricevute tramite cessione del quinto non sono tassate come reddito: si tratta di un prestito, non di un guadagno. Gli interessi pagati, però, non sono detraibili fiscalmente (a differenza, ad esempio, degli interessi sul mutuo prima casa).

    Cosa succede se la pensione diminuisce durante il contratto?

    Se l’importo della pensione si riduce (ad esempio per effetto di revisioni INPS), la trattenuta non può superare il quinto del nuovo importo. La banca o la finanziaria si farà carico di verificare che i limiti siano rispettati. In caso di pensione già vicina al minimo impignorabile, il contratto potrebbe diventare insostenibile.

    Come faccio a sapere qual è la mia decorrenza economica?

    La decorrenza economica è indicata nel contratto di finanziamento che hai firmato con la banca o la finanziaria. Di solito coincide con la data di erogazione delle somme o con il primo giorno del mese successivo alla stipula. Leggi con attenzione le condizioni contrattuali o chiedi una spiegazione all’istituto erogante.

    Il ruolo del CAF nel monitoraggio della cessione del quinto

    Il CAF Centro Fiscale di Udine può supportarti nelle pratiche di patronato legate alla tua pensione, inclusa la verifica dei cedolini INPS e il controllo delle trattenute mensili. Se noti discrepanze tra il piano di rimborso della cessione del quinto e quanto trattenuto dall’INPS, il patronato può aiutarti a:

    • Interpretare il cedolino pensionistico
    • Verificare la correttezza delle trattenute rispetto al contratto
    • Presentare istanze di verifica o rettifica all’INPS
    • Assistere nella comunicazione con la banca o finanziaria

    Per qualsiasi dubbio sulla tua pensione o sulle trattenute INPS, prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:272026-06-01 22:36:27Cessione del Quinto Pensione 2026: Nuove Regole INPS sui Rinnovi e Decorrenza Rate
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

    Bonus Mobili nel Modello 730/2026: Come Richiedere la Detrazione al 50%

    Bonus Mobili

    Con la stagione della dichiarazione dei redditi ormai nel vivo, molti contribuenti si chiedono se e come e’ possibile detrarre le spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici nel Modello 730/2026. La risposta e’ si: il bonus mobili consente di recuperare il 50% delle spese sostenute nel 2025 per arredare un’abitazione ristrutturata. In questa guida completa scoprirai tutto cio’ che devi sapere: requisiti, limite massimo di spesa, quali beni sono ammessi, come compilare il 730 e a quanto ammonta il risparmio fiscale effettivo.

    Cos’e’ il Bonus Mobili 2026 (spese 2025)

    Il bonus mobili e’ un’agevolazione fiscale che permette ai contribuenti italiani di detrarre dall’IRPEF il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia.

    Nel Modello 730/2026 si inseriscono le spese effettivamente sostenute nell’anno d’imposta 2025. L’agevolazione e’ prorogata di anno in anno dalla Legge di Bilancio: per il 2025 e’ stata confermata dalla Legge n. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), con un’importante novita’ rispetto all’anno precedente: la riduzione del limite massimo di spesa detraibile da 8.000 a 5.000 euro per unita’ immobiliare.

    Quanto si Detrae: Percentuale e Importo Massimo

    Ecco i numeri chiave del bonus mobili per le spese 2025 (Modello 730/2026):

    • Aliquota di detrazione: 50%
    • Limite massimo di spesa detraibile: 5.000 euro per unita’ immobiliare
    • Detrazione massima ottenibile: 2.500 euro (il 50% di 5.000 euro)
    • Numero di rate annuali: 10 rate di pari importo
    • Detrazione massima per anno: 250 euro (2.500 euro diviso 10)

    Il limite di 5.000 euro si riferisce alla singola unita’ immobiliare, non al nucleo familiare. Cio’ significa che se hai ristrutturato piu’ immobili, puoi richiedere il bonus per ciascuno di essi separatamente, entro i rispettivi limiti.

    Requisito Fondamentale: Il Collegamento con la Ristrutturazione Edilizia

    Il requisito piu’ importante e spesso trascurato e’ che il bonus mobili non e’ autonomo: e’ indissolubilmente legato all’esecuzione di un intervento di ristrutturazione edilizia sull’immobile in questione, che beneficia della detrazione del 50% (ex art. 16-bis del TUIR).

    • Devi aver avviato lavori di ristrutturazione a partire dal 1 gennaio 2024 o successivamente (la data di inizio lavori deve essere anteriore all’acquisto dei mobili)
    • I lavori devono rientrare tra quelli ammessi al bonus ristrutturazione (manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia)
    • L’acquisto dei mobili deve essere destinato all’immobile ristrutturato
    • Non e’ necessario che i lavori siano terminati al momento dell’acquisto dei mobili

    Attenzione: la semplice manutenzione ordinaria (tinteggiatura, piccole riparazioni) non e’ sufficiente. Occorre un intervento qualificato di manutenzione straordinaria o superiore.

    Quali Beni Sono Ammessi al Bonus Mobili

    Non tutti gli acquisti rientrano nel bonus. Ecco cosa e’ ammesso e cosa non e’ ammesso:

    Beni Ammessi

    • Mobili nuovi: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze
    • Cucine componibili (anche cucine complete)
    • Grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica A o superiore (dove esiste la classificazione energetica): frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, forni a microonde, piastre riscaldanti elettriche, ventilatori elettrici
    • Materassi e apparecchi di illuminazione purche’ acquistati insieme ai mobili per completare l’arredo

    Beni NON Ammessi

    • Pavimenti, tende, infissi (questi rientrano semmai nel bonus ristrutturazione)
    • Porte interne (non considerate mobili)
    • Piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, ferro da stiro, frullatori)
    • Elettrodomestici di classe energetica inferiore ad A (dove esiste la classificazione)
    • Mobili usati

    Modalita’ di Pagamento Obbligatorie

    Per accedere al bonus mobili e’ obbligatorio pagare con mezzi tracciabili. I pagamenti in contanti non sono ammessi. Le modalita’ valide sono:

    • Bonifico bancario o postale (non necessariamente quello “parlante” previsto per l’ecobonus; per il bonus mobili e’ sufficiente un bonifico ordinario)
    • Carte di credito o debito
    • Assegno bancario

    Come Si Compila il Modello 730/2026: Quadro E, Riga E57

    Nel Modello 730/2026, il bonus mobili si inserisce nel Quadro E (Oneri e Spese), alla riga E57, dedicata specificamente alle spese per mobili ed elettrodomestici.

    • Colonna 1: il codice identificativo dell’immobile ristrutturato (lo stesso utilizzato nel quadro del bonus ristrutturazione, sezione IV del Quadro E)
    • Colonna 2: l’importo delle spese sostenute nel 2025 (massimo 5.000 euro)

    Il software dell’Agenzia delle Entrate (sia il 730 precompilato disponibile dal 30 aprile 2026, sia i software CAF) calcolera’ automaticamente la detrazione del 50% da ripartire in 10 rate annuali.

    Collegamento con il bonus ristrutturazione: prima di inserire la riga E57, assicurati di aver correttamente inserito i dati del bonus ristrutturazione nella sezione IV del Quadro E (righe da E41 a E43). Senza questa correlazione, il 730 non accettera’ la detrazione per il bonus mobili.

    Documenti da Conservare (Non da Allegare)

    Per il bonus mobili non e’ necessario allegare alcun documento alla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, devi conservare la seguente documentazione per almeno 5 anni (termine di accertamento fiscale), da esibire in caso di controllo:

    • Fatture o ricevute fiscali degli acquisti di mobili/elettrodomestici
    • Estratti conto bancari o ricevute dei pagamenti tracciabili
    • Documentazione dei lavori di ristrutturazione (fatture, bonifici parlanti, comunicazione all’ENEA se applicabile)
    • Titolo abilitativo edilizio (CILA, SCIA, permesso di costruire) o dichiarazione sostitutiva per lavori che non richiedono titolo

    Chi Puo’ Richiedere il Bonus Mobili nel 730

    • Proprietari dell’immobile che hanno eseguito i lavori di ristrutturazione
    • Titolari di un diritto reale sull’immobile (usufrutto, uso, abitazione)
    • Inquilini e comodatari se hanno eseguito essi stessi i lavori di manutenzione straordinaria o superiore e il contratto lo consente
    • Familiari conviventi del possessore/detentore dell’immobile, se hanno sostenuto le spese
    • Acquirenti di immobili ristrutturati da imprese (l’acquisto deve avvenire entro 18 mesi dal termine dei lavori)

    Il bonus si applica sia agli immobili destinati a prima casa che a seconda casa. Non ci sono limiti ISEE o reddituali.

    Confronto Storico dei Limiti: Non Confondere gli Anni

    Il limite di spesa detraibile e’ cambiato nel tempo. Ecco il riepilogo storico per non fare errori:

    • Spese 2023 (730/2024): limite 8.000 euro
    • Spese 2024 (730/2025): limite 5.000 euro
    • Spese 2025 (730/2026): limite 5.000 euro (confermato dalla L. 207/2024)

    Esempi Pratici di Calcolo del Risparmio

    Esempio 1: Cucina da 4.500 euro

    • Spesa 2025: 4.500 euro
    • Detrazione totale: 2.250 euro (50%)
    • Risparmio annuo per 10 anni: 225 euro/anno

    Esempio 2: Mobili per 6.000 euro (sopra il limite)

    • Spesa 2025: 6.000 euro
    • Limite detraibile: 5.000 euro
    • Detrazione totale: 2.500 euro (50% di 5.000)
    • Risparmio annuo per 10 anni: 250 euro/anno (massimo)

    Il CAF Puo’ Aiutarti a Compilare il 730 con il Bonus Mobili

    La compilazione corretta del Modello 730 con il bonus mobili richiede attenzione ai dettagli: dal collegamento con il bonus ristrutturazione alla corretta indicazione delle spese nel quadro E. Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730/2026, verificando che tutte le detrazioni siano inserite correttamente e supportate dalla documentazione necessaria.

    Per prenotare un appuntamento o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo a tua disposizione per rispondere a qualsiasi domanda sulla tua dichiarazione dei redditi.

    Domande Frequenti sul Bonus Mobili nel 730/2026

    Si puo’ richiedere il bonus mobili senza fare la ristrutturazione?

    No. Il bonus mobili e’ subordinato all’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria o di interventi di livello superiore sull’immobile. Senza ristrutturazione non si puo’ accedere a questa agevolazione.

    Il bonus mobili vale anche per gli inquilini?

    Si’, a condizione che l’inquilino abbia eseguito direttamente i lavori di ristrutturazione (con il consenso del proprietario) e che le spese per i mobili siano sostenute dallo stesso inquilino.

    Cosa succede se ho acquistato mobili a fine 2024 e inizio 2025?

    Le spese si considerano detraibili nell’anno in cui sono state effettivamente sostenute (principio di cassa). Per il 730/2026 si inseriscono solo le spese pagate nel 2025.

    Il limite di 5.000 euro e’ per persona o per immobile?

    Il limite di 5.000 euro e’ per singola unita’ immobiliare. Se l’immobile e’ intestato a piu’ soggetti (es. coniugi comproprietari), il limite si riferisce all’immobile nel suo complesso, e la detrazione si ripartisce tra i comproprietari in proporzione alle spese sostenute.

    Cosa succede se vendo l’immobile prima di aver fruito di tutte le 10 rate?

    In caso di vendita dell’immobile, le rate residue del bonus mobili vengono trasferite automaticamente all’acquirente, salvo diverso accordo tra le parti indicato nell’atto di compravendita.

    Riepilogo: Checklist Bonus Mobili 730/2026

    • Effettuati lavori di ristrutturazione qualificati sull’immobile (avviati prima dell’acquisto dei mobili)
    • Acquistati mobili nuovi e/o grandi elettrodomestici di classe A o superiore nel 2025
    • Pagato con mezzi tracciabili (bonifico, carta, assegno)
    • Conservate fatture e prove di pagamento
    • Codice immobile presente nella sezione IV del Quadro E (bonus ristrutturazione)
    • Spese totali entro il limite di 5.000 euro per unita’ immobiliare
    • Inserimento corretto alla riga E57 del Quadro E del 730

    Ricorda: la detrazione si recupera in 10 anni, con rate annuali uguali. Il risparmio fiscale massimo per il 2026 (prima rata per spese 2025) e’ di 250 euro (su un massimo di 5.000 euro spesi). Per qualsiasi dubbio, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: ti offriremo assistenza personalizzata e professionale per ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi nel rispetto della normativa vigente.

    Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640x342.jpg 342 640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 22:36:262026-06-01 22:36:26Bonus Mobili nel Modello 730/2026: Come Richiedere la Detrazione al 50%
    CAF

    Requisiti Disoccupazione Agricola: Giornate e Contributi

    disoccupazione agricola CAF Udine

    I requisiti disoccupazione agricola rappresentano il primo ostacolo da superare per accedere a questa importante indennità economica. Se lavori nel settore agricolo e vuoi sapere se hai diritto al trattamento di disoccupazione agricola, devi conoscere nel dettaglio le condizioni stabilite dall’INPS: dalle giornate lavorative minime ai contributi versati, fino all’anzianità assicurativa richiesta. In questo articolo approfondiamo ogni singolo requisito, con esempi pratici e casi particolari, per aiutarti a capire se puoi fare domanda. Per una panoramica completa sulla prestazione, consulta la nostra guida alla disoccupazione agricola 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Chi può richiedere la disoccupazione agricola
    2. Il requisito delle 102 giornate: come funziona
    3. Anzianità assicurativa: i 2 anni di iscrizione
    4. Contributi agricoli e requisiti contributivi
    5. Requisiti specifici per OTD e OTI
    6. Casi particolari e deroghe
    7. Domande frequenti sui requisiti

    Chi può richiedere la disoccupazione agricola

    La disoccupazione agricola può essere richiesta da diverse categorie di lavoratori del settore agricolo. Il primo requisito fondamentale è appartenere a una delle seguenti tipologie: operai agricoli a tempo determinato (OTD), operai agricoli a tempo indeterminato (OTI) che hanno subito una riduzione dell’attività lavorativa, piccoli coloni e compartecipanti familiari iscritti negli elenchi nominativi.

    Per rientrare tra i beneficiari, è indispensabile essere iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli tenuti dall’INPS. Questi elenchi vengono aggiornati sulla base delle comunicazioni effettuate dai datori di lavoro e rappresentano il documento ufficiale che attesta l’attività lavorativa nel settore. Senza l’iscrizione in questi elenchi, non è possibile accedere alla disoccupazione agricola, indipendentemente dal numero di giornate lavorate. Il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua posizione negli elenchi e segnalare eventuali anomalie da correggere prima della presentazione della domanda.

    Il requisito delle 102 giornate: come funziona

    Il requisito delle 102 giornate è probabilmente la condizione più importante e, allo stesso tempo, quella che genera più dubbi tra i lavoratori. Per accedere alla disoccupazione agricola, è necessario aver maturato almeno 102 giornate di lavoro agricolo nel corso del biennio che comprende l’anno di riferimento e l’anno precedente.

    Facciamo un esempio concreto: se presenti domanda per la disoccupazione agricola relativa al 2025, le 102 giornate devono essere state maturate tra il 2024 e il 2025 complessivamente. Non è necessario che siano 102 in un solo anno: possono essere distribuite tra i due anni. Ad esempio, 50 giornate nel 2024 e 52 nel 2025 soddisfano il requisito.

    È importante sottolineare che nel conteggio rientrano esclusivamente le giornate di lavoro agricolo effettivamente registrate negli elenchi nominativi. Le giornate di lavoro in altri settori non vengono conteggiate. Se hai lavorato anche come cameriere o operaio edile, quelle giornate non contribuiscono al raggiungimento delle 102. Per una verifica puntuale del tuo monte giornate, rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

    Anzianità assicurativa: i 2 anni di iscrizione

    Il secondo requisito per la disoccupazione agricola riguarda l’anzianità assicurativa. Il lavoratore deve risultare iscritto negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli da almeno 2 anni alla data della domanda. Questo requisito serve a garantire che la prestazione venga riconosciuta a chi ha un legame stabile con il settore agricolo.

    In termini pratici, se è il tuo primo anno di lavoro in agricoltura, non potrai accedere alla disoccupazione agricola per quell’anno. Dovrai attendere di aver maturato almeno un secondo anno di iscrizione negli elenchi. Questo non significa che devi aver lavorato continuativamente per 2 anni: è sufficiente che il tuo nome compaia negli elenchi nominativi per almeno 2 annualità, anche non consecutive in alcuni casi particolari.

    L’anzianità assicurativa viene verificata dall’INPS al momento dell’elaborazione della domanda. Se non sei sicuro di quando sei stato iscritto per la prima volta negli elenchi, il CAF Centro Fiscale di Udine può controllare il tuo estratto contributivo e confermare se il requisito è soddisfatto.

    Contributi agricoli e requisiti contributivi

    Oltre alle giornate e all’anzianità, i requisiti della disoccupazione agricola includono anche aspetti legati ai contributi versati. I contributi per la disoccupazione agricola sono a carico del datore di lavoro e vengono calcolati sulla retribuzione effettivamente corrisposta al lavoratore. Il lavoratore, da parte sua, non deve versare contributi aggiuntivi per accedere alla prestazione.

    Tuttavia, è fondamentale che i contributi agricoli risultino regolarmente versati dal datore di lavoro per le giornate dichiarate. In caso di omissione contributiva da parte del datore, il lavoratore potrebbe trovarsi in una situazione complicata: le giornate risultano negli elenchi ma i contributi non sono stati effettivamente versati. In questi casi, l’INPS potrebbe richiedere verifiche aggiuntive o ritardare il pagamento della disoccupazione agricola.

    Il consiglio è sempre quello di verificare periodicamente il proprio estratto contributivo INPS per assicurarsi che tutto sia in ordine. Il CAF Centro Fiscale offre questo servizio di verifica come parte dell’assistenza per la domanda di disoccupazione agricola.

    Requisiti specifici per OTD e OTI

    I requisiti della disoccupazione agricola variano leggermente a seconda della tipologia contrattuale del lavoratore. Per gli operai agricoli a tempo determinato (OTD), il requisito principale è non aver raggiunto il numero massimo di giornate lavorabili nell’anno. In pratica, l’OTD ha diritto alla disoccupazione agricola per le giornate in cui non ha lavorato, a patto di aver soddisfatto il requisito delle 102 giornate nel biennio.

    Per gli operai agricoli a tempo indeterminato (OTI), la situazione è diversa. L’OTI ha diritto alla disoccupazione agricola solo se ha subito una riduzione di attività lavorativa superiore al 30% rispetto alle giornate contrattualmente previste. Questa riduzione può essere dovuta a cause come intemperie stagionali, calo della produzione o sospensioni dell’attività aziendale.

    • OTD: 102 giornate nel biennio + 2 anni di iscrizione + giornate non lavorate nell’anno
    • OTI: 102 giornate nel biennio + 2 anni di iscrizione + riduzione attività superiore al 30%
    • Piccoli coloni: 102 giornate nel biennio + 2 anni di iscrizione + reddito entro i limiti
    • Compartecipanti familiari: stessi requisiti dei piccoli coloni

    Casi particolari e deroghe

    Esistono alcuni casi particolari in cui i requisiti per la disoccupazione agricola vengono valutati con criteri diversi. Un caso frequente riguarda i lavoratori che hanno svolto attività sia agricola che non agricola nello stesso anno. In questa situazione, solo le giornate di lavoro agricolo vengono considerate per il raggiungimento delle 102 giornate.

    Un altro caso particolare riguarda i lavoratori che hanno iniziato l’attività agricola in corso d’anno. Se un lavoratore si è iscritto negli elenchi agricoli per la prima volta a luglio 2024, potrà iniziare a maturare il requisito dei 2 anni di anzianità solo da quella data. Tuttavia, le giornate lavorate nel 2024 (anche se poche) contribuiranno al conteggio delle 102 giornate nel biennio 2024-2025.

    Inoltre, per i lavoratori che hanno beneficiato di periodi di maternità, malattia o infortunio, le relative giornate possono essere considerate ai fini del raggiungimento del requisito contributivo, a determinate condizioni. Se ti trovi in una situazione particolare, è fondamentale rivolgerti al CAF Centro Fiscale per un’analisi personalizzata della tua posizione. Ogni caso è diverso e solo un’attenta verifica può confermare se hai i requisiti per la disoccupazione agricola.

    Domande frequenti sui requisiti

    Le 102 giornate devono essere tutte nello stesso anno?

    No, le 102 giornate si calcolano sul biennio (anno di riferimento + anno precedente). Possono essere distribuite liberamente tra i due anni, a patto che la somma totale raggiunga almeno 102.

    Posso cumulare giornate agricole e non agricole?

    No, per i requisiti della disoccupazione agricola contano esclusivamente le giornate di lavoro agricolo registrate negli elenchi nominativi. Le giornate in altri settori non vengono considerate.

    Se ho lavorato solo 80 giornate quest’anno, posso fare domanda?

    Dipende dalle giornate dell’anno precedente. Se nell’anno precedente hai lavorato almeno 22 giornate agricole, la somma raggiunge le 102 e il requisito è soddisfatto. Verifica con il CAF Centro Fiscale il tuo estratto contributivo per un conteggio preciso.

    Come verifico se ho i requisiti?

    Il modo più sicuro è rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine, che accede al tuo estratto contributivo INPS e verifica in pochi minuti se possiedi tutti i requisiti per la disoccupazione agricola: giornate, anzianità e contributi.

    Verifica i tuoi requisiti con il CAF Centro Fiscale

    Non sei sicuro di avere i requisiti per la disoccupazione agricola? Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua una verifica completa della tua posizione contributiva, controllando giornate, anzianità e contributi versati. Il nostro servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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      Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/disoccupazione-agricola.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-01 09:00:002026-06-01 09:00:00Requisiti Disoccupazione Agricola: Giornate e Contributi
      PATRONATO

      NASPI 2026: Guida Completa Indennità Disoccupazione (Requisiti, Importo, Durata)

      SERVIZI CAF Centro Fiscale

      La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione che l’INPS eroga ai lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro. Nel 2026 la NASPI continua a essere uno strumento fondamentale di sostegno al reddito per chi si trova senza occupazione.

      In questa guida completa alla NASPI 2026 scoprirai tutto quello che devi sapere: dai requisiti per richiederla, all’importo mensile che ti spetta, dalla durata dell’indennità alle modalità di calcolo, fino alle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.

      Se hai perso il lavoro o stai per essere licenziato, questa è la risorsa definitiva per capire come funziona la NASPI, quanto ti spetta e come fare domanda all’INPS.

      Cos’è la NASPI e a chi spetta

      La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è stata introdotta nel 2015 dal D.Lgs. 22/2015 per sostituire le precedenti indennità di disoccupazione (ASpI e mini-ASpI).

      A chi spetta la NASPI?

      • Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico con contratto a tempo determinato)
      • Apprendisti
      • Soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato
      • Personale artistico con rapporto di lavoro subordinato
      • Dipendenti a tempo determinato delle Amministrazioni Pubbliche

      Chi è escluso dalla NASPI:

      • Dipendenti pubblici a tempo indeterminato
      • Operai agricoli (che hanno la disoccupazione agricola)
      • Lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale
      • Lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata

      Requisiti NASPI 2026: cosa serve per richiederla

      Per avere diritto alla NASPI nel 2026 devi soddisfare 3 requisiti fondamentali:

      1. Stato di disoccupazione involontaria

      Devi trovarti in stato di disoccupazione per una delle seguenti cause:

      • Licenziamento (individuale o collettivo)
      • Risoluzione consensuale per giusta causa (mobbing, mancato pagamento stipendio, molestie)
      • Dimissioni per giusta causa (ad esempio: mancato pagamento dello stipendio, mobbing, molestie sessuali, modifica peggiorativa delle mansioni)
      • Dimissioni durante la maternità (dalla gravidanza fino al compimento del 1° anno di vita del bambino)
      • Scadenza del contratto a tempo determinato
      • Perdita di qualifica di socio lavoratore di cooperativa

      Attenzione: le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASPI, salvo i casi di giusta causa sopra elencati.

      2. Requisito contributivo: almeno 13 settimane di contributi

      Nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione devi aver versato almeno 13 settimane di contribuzione.

      Si considerano validi:

      • Contributi previdenziali obbligatori
      • Contributi figurativi per maternità obbligatoria, malattia e infortunio (entro certi limiti)
      • Contributi volontari

      Esempio: se hai perso il lavoro il 15 gennaio 2026, devi aver versato almeno 13 settimane di contributi dal 15 gennaio 2022 al 14 gennaio 2026.

      3. Requisito lavorativo: almeno 30 giorni di lavoro effettivo

      Nei 12 mesi precedenti la disoccupazione devi aver lavorato almeno 30 giorni effettivi (indipendentemente dal numero di ore lavorate).

      Si considerano utili:

      • Giorni di lavoro effettivamente prestato
      • Giorni di assenza per maternità obbligatoria
      • Giorni di assenza per infortunio sul lavoro
      • Giorni di congedo parentale

      Non si contano: periodi di malattia, aspettativa non retribuita, permessi non retribuiti.

      Importo NASPI 2026: quanto spetta al mese

      L’importo mensile della NASPI si calcola in base alla retribuzione media lorda degli ultimi 4 anni.

      Come si calcola l’importo NASPI

      Step 1: si calcola la retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni.

      Step 2: si applica la formula:

      • Se la retribuzione media è fino a 1.352,19 euro/mese (importo 2025, aggiornato annualmente):
        NASPI = 75% della retribuzione media
      • Se la retribuzione media è superiore a 1.352,19 euro/mese:
        NASPI = 75% di 1.352,19 euro + 25% della parte eccedente

      Massimale NASPI 2026: l’importo massimo erogabile è di circa 1.550 euro/mese (importo stimato, da confermare con circolare INPS).

      Esempio di calcolo NASPI

      Caso 1: Retribuzione media = 1.200 euro/mese
      NASPI = 75% di 1.200 = 900 euro/mese

      Caso 2: Retribuzione media = 1.800 euro/mese
      NASPI = (75% di 1.352,19) + (25% di 447,81) = 1.014,14 + 111,95 = 1.126,09 euro/mese

      Caso 3: Retribuzione media = 2.500 euro/mese
      NASPI massima = circa 1.550 euro/mese (raggiunto il massimale)

      Riduzione progressiva dell’importo NASPI

      Importante: dopo i primi 6 mesi (182 giorni), l’importo della NASPI si riduce del 3% ogni mese.

      Esempio:
      NASPI iniziale: 1.000 euro/mese
      Dal 7° mese: 970 euro/mese (-3%)
      Dall’8° mese: 940,90 euro/mese (-3%)
      E così via fino all’esaurimento.

      Durata NASPI 2026: per quanto tempo spetta

      La durata della NASPI dipende dalle settimane di contribuzione versate nei 4 anni precedenti la disoccupazione.

      Regola generale:
      La NASPI spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive versate nei 4 anni precedenti.

      Esempi di durata NASPI

      • Contribuzione 1 anno (52 settimane): NASPI per 26 settimane (6 mesi)
      • Contribuzione 2 anni (104 settimane): NASPI per 52 settimane (12 mesi)
      • Contribuzione 3 anni (156 settimane): NASPI per 78 settimane (18 mesi)
      • Contribuzione 4 anni o più (208+ settimane): NASPI per 104 settimane (24 mesi, durata massima)

      Durata massima NASPI: 24 mesi (2 anni)

      Attenzione: la NASPI si interrompe automaticamente in caso di:

      • Nuova occupazione con contratto subordinato a tempo indeterminato
      • Pensionamento
      • Perdita dello stato di disoccupazione
      • Assenza ingiustificata alla convocazione dei centri per l’impiego
      • Mancata partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro

      Come fare domanda NASPI 2026: procedura e scadenze

      La domanda di NASPI si presenta esclusivamente online all’INPS.

      Scadenza domanda NASPI

      La domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

      Attenzione alla decorrenza:

      • Se presenti domanda entro 8 giorni dalla cessazione: NASPI dall’8° giorno successivo alla cessazione
      • Se presenti domanda dopo 8 giorni: NASPI dal giorno successivo alla presentazione (perdi i giorni precedenti)

      Esempio:
      Ultimo giorno di lavoro: 31 gennaio 2026
      Domanda entro: 8 aprile 2026 (68 giorni)
      NASPI decorre da: 8 febbraio 2026 (se domanda presentata entro il 7 febbraio)

      Come presentare domanda NASPI online

      Hai 3 modalità per presentare la domanda:

      1. Online sul sito INPS (con SPID, CIE o CNS):

      • Accedi al portale INPS con la tua identità digitale
      • Vai in “Prestazioni e servizi” → “Domanda di NASPI”
      • Compila tutti i campi richiesti
      • Allega i documenti (se richiesti)
      • Invia la domanda

      2. Tramite Contact Center INPS:

      • Chiama il numero verde 803 164 (da fisso, gratuito)
      • Chiama il numero 06 164 164 (da cellulare, a pagamento)

      3. Tramite CAF o patronato:

      • Rivolgiti a un CAF o patronato di fiducia
      • Il CAF presenterà la domanda per tuo conto
      • Il servizio è gratuito

      Documenti necessari per la domanda NASPI

      • Documento d’identità valido
      • Codice fiscale
      • Lettera di licenziamento o dimissioni (per giusta causa)
      • Buste paga degli ultimi 4 anni (per calcolo retribuzione)
      • IBAN del conto corrente per l’accredito
      • DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro) se non ancora rilasciata

      NASPI con dimissioni o licenziamento: quando spetta

      La NASPI spetta solo in caso di perdita involontaria del lavoro. Vediamo caso per caso.

      NASPI con licenziamento

      Licenziamento per giusta causa, giustificato motivo o collettivo: diritto pieno alla NASPI.

      Licenziamento disciplinare: diritto alla NASPI se il licenziamento è legittimo.

      NASPI con dimissioni

      Dimissioni volontarie: NO NASPI (nessun diritto).

      Dimissioni per giusta causa: SÌ NASPI nei seguenti casi:

      • Mancato pagamento della retribuzione (anche parziale e reiterato)
      • Molestie sessuali sul luogo di lavoro
      • Mobbing (comportamenti persecutori reiterati)
      • Modifica peggiorativa delle condizioni di lavoro (mansioni, orario, sede)
      • Mancata applicazione del CCNL
      • Comportamenti ingiuriosi del datore di lavoro
      • Rischio per la salute e sicurezza sul lavoro

      Dimissioni durante la maternità: SÌ NASPI se date:

      • Durante il periodo di gravidanza
      • Fino al 1° anno di vita del bambino

      NASPI con risoluzione consensuale

      Risoluzione consensuale: NO NASPI (salvo che sia intervenuta in sede protetta presso l’Ispettorato del Lavoro per comportamenti del datore).

      Risoluzione consensuale presso le sedi protette (DTL): SÌ NASPI.

      NASPI con contratto a tempo determinato

      Scadenza naturale del contratto: SÌ NASPI (hai diritto pieno).

      Mancato rinnovo: SÌ NASPI.

      Dimissioni durante contratto a termine: NO NASPI (salvo giusta causa).

      NASPI e nuovo lavoro: cosa succede se trovi occupazione

      Se mentre percepisci la NASPI trovi un nuovo lavoro, devi comunicarlo subito all’INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

      NASPI con nuovo lavoro dipendente

      Contratto a tempo indeterminato: NASPI sospesa, poi decade.

      Contratto a tempo determinato o intermittente (inferiore a 6 mesi):

      • Se reddito previsto fino a 8.500 euro/anno: NASPI compatibile (importo ridotto dell’80% del reddito)
      • Se reddito previsto oltre 8.500 euro/anno: NASPI sospesa per la durata del contratto

      NASPI con partita IVA

      Se apri una partita IVA mentre percepisci NASPI:

      • Se reddito previsto fino a 5.500 euro/anno: NASPI compatibile (importo ridotto dell’80% del reddito)
      • Se reddito previsto oltre 5.500 euro/anno: NASPI decade

      Comunicazione obbligatoria: devi comunicare all’INPS l’apertura della partita IVA e il reddito presunto entro 30 giorni.

      NASPI e liquidazione anticipata

      Se vuoi avviare un’attività autonoma o di impresa, puoi richiedere la liquidazione anticipata della NASPI residua in un’unica soluzione.

      Requisiti:

      • Avvio attività di lavoro autonomo o impresa individuale
      • Sottoscrizione di una quota di cooperativa in cui andrai a lavorare

      Ricevi in un’unica soluzione il saldo residuo della NASPI (meno le trattenute fiscali).

      Novità NASPI 2026: cosa cambia con la Legge di Bilancio

      La Legge di Bilancio 2026 conferma l’impianto della NASPI senza modifiche strutturali, ma con alcuni aggiornamenti:

      1. Aggiornamento massimali NASPI

      Ogni anno l’INPS aggiorna i massimali in base all’inflazione:

      • Massimale retribuzione: circa 1.352 euro/mese (da confermare con circolare INPS 2026)
      • Importo massimo NASPI: circa 1.550 euro/mese

      2. Condizionalità rafforzata

      Nel 2026 continua l’obbligo di partecipazione attiva alle politiche del lavoro:

      • DID obbligatoria: Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro
      • Convocazioni dei Centri per l’Impiego: la mancata partecipazione comporta la decadenza dalla NASPI
      • Partecipazione a corsi di formazione: obbligo di adesione se proposti dal Centro per l’Impiego
      • Accettazione di offerte congrue: rischio decadenza se rifiuti offerte di lavoro adeguate

      3. Integrazione con Supporto Formazione Lavoro (SFL)

      I percettori di NASPI che non hanno altri redditi familiari e non trovano occupazione possono accedere al Supporto Formazione e Lavoro (misura introdotta nel 2024), che prevede:

      • 350 euro/mese per 12 mesi (dopo l’esaurimento della NASPI)
      • Obbligo di partecipazione a progetti di formazione
      • Destinato a nuclei familiari senza redditi o con ISEE molto basso

      Domande frequenti sulla NASPI 2026

      Quanto tempo ci vuole per ricevere la NASPI dopo la domanda?

      L’INPS impiega mediamente 30-60 giorni per l’istruttoria della domanda. Il primo pagamento avviene solitamente entro 2 mesi dalla presentazione della domanda.

      Posso fare domanda di NASPI se ho già 67 anni?

      No, se hai già maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia (67 anni con almeno 20 anni di contributi) non hai diritto alla NASPI.

      La NASPI è tassata?

      Sì, la NASPI è un reddito soggetto a tassazione IRPEF. L’INPS applica le ritenute fiscali direttamente sull’importo mensile. Dovrai inserirla nella dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi).

      Posso richiedere la NASPI se lavoro part-time e perdo il lavoro?

      Sì, i lavoratori part-time hanno diritto alla NASPI alle stesse condizioni dei lavoratori full-time. L’importo sarà calcolato sulla base della retribuzione effettivamente percepita.

      Posso prendere la NASPI se ho un altro lavoro part-time?

      Sì, se il reddito del lavoro part-time è inferiore a 8.500 euro/anno. L’importo della NASPI sarà ridotto dell’80% del reddito da lavoro dipendente.

      Se trovo lavoro e poi lo riperdo, posso riprendere la NASPI precedente?

      Sì, se il nuovo rapporto di lavoro dura meno di 6 mesi, puoi chiedere la riattivazione della NASPI precedente (per la parte residua) oppure una nuova NASPI (se hai i requisiti contributivi).

      La NASPI vale come contributi per la pensione?

      Sì, i periodi di percezione della NASPI sono coperti da contribuzione figurativa valida ai fini del diritto e della misura della pensione.

      Conclusione: affidati al CAF per la tua domanda NASPI

      La NASPI 2026 è un sostegno fondamentale per chi perde il lavoro, ma le regole sono complesse e gli errori nella domanda possono causare ritardi o addirittura il rigetto della pratica.

      Hai perso il lavoro e vuoi richiedere la NASPI? Non rischiare di perdere tempo e denaro: affidati al CAF Centro Fiscale di Udine.

      I nostri esperti ti aiuteranno a:

      • Verificare se hai i requisiti per la NASPI
      • Calcolare l’importo esatto che ti spetta
      • Preparare e presentare la domanda online all’INPS
      • Seguire l’istruttoria e risolvere eventuali problemi
      • Massimizzare la durata e l’importo dell’indennità

      Chiama subito il CAF Centro Fiscale di Udine:
      Tel: 0432 1638640
      WhatsApp: 366 6018121

      Vieni a trovarci:
      Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

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      Giugno 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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