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CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensione giugno 2026: quando viene pagata, calendario accrediti e cedolino

Pensione 2026 INPS

Indice dei contenuti

  1. Pensione giugno 2026 quando viene pagata: la data ufficiale
  2. Calendario pensioni giugno 2026: accredito su conto bancario
  3. Accredito pensione giugno 2026 alle Poste: il calendario alfabetico
  4. Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo sul portale INPS
  5. Importi pensione giugno 2026: la rivalutazione ISTAT 1,4%
  6. Quattordicesima 2026: in arrivo a luglio, ma il cedolino arriva prima
  7. Ritenute IRPEF sulla pensione di giugno 2026: come si calcolano
  8. Pensione di giugno 2026 quando viene pagata se non arriva: cosa fare
  9. Domande frequenti su pensione giugno 2026
  10. Hai bisogno di assistenza sulla tua pensione? Affidati al CAF Centro Fiscale

La pensione di giugno 2026 quando viene pagata? Una domanda che ogni mese si pongono milioni di pensionati italiani, soprattutto in un mese particolare come giugno 2026, segnato dalla Festa della Repubblica del 2 giugno e dall’attesa della quattordicesima per chi ne ha diritto. In questa guida completa ti spieghiamo, in modo semplice e con esempi concreti, quando arriva l’accredito della pensione di giugno 2026, qual è il calendario differenziato tra banche e Poste Italiane, come leggere il cedolino INPS e quali importi aspettarti dopo la rivalutazione ISTAT dell’1,4%.

Sapere con precisione quando viene pagata la pensione di giugno 2026 è fondamentale per pianificare le spese mensili, soprattutto in un periodo in cui scadono diverse rate (IMU, bollette, eventuali rate per l’IRPEF). Vediamo insieme tutte le date, gli importi e cosa fare se il pagamento della pensione di giugno 2026 non dovesse arrivare puntuale.

Pensione giugno 2026 quando viene pagata: la data ufficiale

La pensione di giugno 2026 viene pagata lunedì 1° giugno 2026. Si tratta del primo giorno del mese, che nel 2026 cade di lunedì ed è un giorno bancabile a tutti gli effetti, ovvero un giorno lavorativo in cui banche e Poste eseguono le operazioni di accredito.

Questo significa che, sia per chi riceve la pensione tramite accredito su conto corrente bancario, sia per chi la ritira allo sportello di Poste Italiane, il riferimento per il pagamento pensione giugno 2026 è proprio lunedì 1° giugno. La Festa della Repubblica del 2 giugno, pur cadendo di martedì, non incide in alcun modo sul pagamento, che risulta gia accreditato il giorno precedente.

Per i pensionati il 1° giugno 2026 è quindi una data importante da segnare in calendario, perché coincide con la disponibilità dell’intera mensilità sul proprio conto o presso lo sportello postale. Vediamo nel dettaglio come funziona in base al canale di pagamento scelto.

Calendario pensioni giugno 2026: accredito su conto bancario

Per chi riceve la pensione tramite accredito su conto corrente bancario, l’importo viene messo a disposizione lunedì 1° giugno 2026. Le banche italiane eseguono i bonifici INPS nelle prime ore del mattino: l’orario esatto può variare da istituto a istituto, ma generalmente l’accredito della pensione di giugno 2026 compare sul conto tra le 6:00 e le 12:00 della giornata.

Alcune banche, come Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER o BPM, anticipano la visualizzazione dell’importo gia dalla sera del 31 maggio (il cosiddetto “valore data” coincide comunque con il 1° giugno). Altri istituti più piccoli potrebbero rendere il bonifico disponibile solo nel pomeriggio del lunedì. Ecco una sintesi del calendario pensioni giugno 2026 per i principali canali bancari:

  • Conti correnti bancari tradizionali: accredito disponibile dalle prime ore di lunedì 1° giugno 2026, con valuta stessa data.
  • Banche online (es. Fineco, Hype, Revolut, N26 collegate a IBAN italiano): accredito spesso visibile gia dalla notte tra il 31 maggio e il 1° giugno.
  • BancoPosta (conto corrente Poste Italiane): accredito alle 00:00 del 1° giugno 2026.
  • Postepay Evolution: stesso giorno del conto bancario, con disponibilità immediata della somma.

Se hai dubbi sul fatto che il pagamento della pensione di giugno 2026 sia arrivato correttamente sul tuo conto, ti basta verificare l’estratto conto online oppure contattare il tuo istituto bancario. In caso di mancato accredito entro la giornata del 1° giugno, è consigliabile attendere fino al 2-3 giugno e poi rivolgersi al patronato per una verifica tramite il cedolino INPS.

Accredito pensione giugno 2026 alle Poste: il calendario alfabetico

Per i pensionati che ritirano la pensione di giugno 2026 in contanti allo sportello postale, Poste Italiane applica il consueto calendario alfabetico, suddiviso in base alla prima lettera del cognome. Questa modalità serve a evitare assembramenti negli uffici postali, distribuendo gli accessi su più giorni della prima settimana del mese.

Il calendario pensioni giugno 2026 di Poste Italiane per il ritiro in contanti è il seguente:

  • Lunedì 1° giugno 2026: cognomi dalla A alla B
  • Martedì 2 giugno 2026: uffici postali CHIUSI (Festa della Repubblica)
  • Mercoledì 3 giugno 2026: cognomi C e D
  • Giovedì 4 giugno 2026: cognomi dalla E alla K
  • Venerdì 5 giugno 2026: cognomi dalla L alla O
  • Sabato 6 giugno 2026 (solo mattina): cognomi dalla P alla R
  • Lunedì 8 giugno 2026: cognomi dalla S alla Z

Un aspetto importante da ricordare: chi ha la carta Postamat o Postepay collegata alla pensione puo prelevare la somma in qualsiasi momento a partire dalle ore 00:00 del 1° giugno 2026, senza dover rispettare la turnazione alfabetica. Questa modalità è particolarmente utile per chi vuole evitare le code negli uffici postali nei primi giorni del mese.

Ad esempio, immagina che Mario Bianchi viva a Udine e debba ritirare la pensione di giugno 2026 allo sportello: dovrà recarsi all’ufficio postale lunedì 1° giugno, primo giorno del calendario alfabetico per la lettera B. Se invece Mario ha la Postamat collegata al conto BancoPosta, potrà prelevare anche di notte o nei giorni successivi, senza vincoli di turnazione.

Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo sul portale INPS

Il cedolino pensione giugno 2026 è il documento ufficiale rilasciato dall’INPS che riepiloga in modo dettagliato tutti gli importi della tua mensilità: pensione lorda, trattenute fiscali (IRPEF e addizionali), eventuali conguagli e l’importo netto effettivamente accreditato. È fondamentale consultarlo ogni mese per verificare la correttezza del pagamento della pensione di giugno 2026.

Il cedolino è solitamente visibile sul portale INPS qualche giorno prima del pagamento, in genere a partire dal 20-25 del mese precedente. Per il cedolino di giugno 2026, ad esempio, è possibile consultarlo fin dagli ultimi giorni di maggio. Tuttavia, se non vuoi gestire da solo la procedura online (che richiede SPID, CIE o CNS e una certa dimestichezza con il portale INPS), puoi affidarti al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine, che si occupa di scaricare, stampare e spiegare il tuo cedolino mese per mese.

Le voci principali del cedolino pensione giugno 2026 sono:

  • Importo lordo mensile: la pensione spettante prima delle trattenute
  • Ritenute IRPEF: calcolate con i tre scaglioni 23%, 35% e 43% in vigore dal 2024
  • Addizionali regionali e comunali: prelevate in rate mensili
  • Importo netto: quanto viene effettivamente accreditato
  • Conguagli: eventuali differenze positive o negative su mesi precedenti
  • Trattenute sindacali: se aderisci a un sindacato dei pensionati
  • Trattenute per prestiti o cessioni del quinto: se applicabili

Verificare ogni mese il cedolino INPS ti permette di accorgerti subito di eventuali errori, conguagli imprevisti o variazioni nelle ritenute fiscali. Il patronato del CAF Centro Fiscale puo aiutarti a leggere il documento e a chiedere chiarimenti all’INPS in caso di anomalie.

Importi pensione giugno 2026: la rivalutazione ISTAT 1,4%

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la rivalutazione ISTAT pari all’1,4%, che ha aggiornato gli importi di tutte le pensioni in base all’inflazione registrata nell’anno precedente. Anche nel cedolino di giugno 2026 trovi quindi gli importi gia rivalutati, con effetto retroattivo da gennaio.

Il trattamento minimo INPS per il 2026 è fissato a 611,85 euro mensili, in aumento rispetto ai 603,40 euro provvisori inizialmente comunicati. Questo è il riferimento per molte prestazioni assistenziali e per calcolare alcune maggiorazioni sociali. La perequazione 1,4% si applica:

  • Al 100% per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.447 euro lordi mensili)
  • Al 90% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo
  • Al 75% per le pensioni superiori a 5 volte il minimo

In termini concreti, una pensione che a dicembre 2025 era di 1.000 euro netti mensili è diventata, dopo la rivalutazione, di circa 1.014 euro netti dal 2026. Per chi percepisce assegni più alti, l’incremento è proporzionalmente ridotto a tutela dei conti pubblici. Tutti questi importi sono riportati nel cedolino pensione giugno 2026 sotto la voce “perequazione” o “rivalutazione ISTAT”.

Quattordicesima 2026: in arrivo a luglio, ma il cedolino arriva prima

Un’attenzione particolare meritano i pensionati che hanno diritto alla quattordicesima, somma aggiuntiva erogata una volta all’anno. Pur essendo pagata insieme alla pensione di luglio 2026 (e non a giugno), già nel cedolino di giugno puoi trovare anticipazioni o voci che la riguardano, ad esempio per controllare il diritto alla maturazione.

La quattordicesima 2026 spetta ai pensionati con almeno 64 anni di età e reddito personale entro determinate soglie. L’importo varia in base agli anni di contribuzione versati:

  • Lavoratori dipendenti: 437 euro (fino a 15 anni di contributi), 546 euro (tra 15 e 25 anni), 655 euro (oltre 25 anni)
  • Lavoratori autonomi: 336 euro (fino a 18 anni), 420 euro (tra 18 e 28 anni), 504 euro (oltre 28 anni)

I requisiti di reddito sono particolarmente importanti: per la quattordicesima piena occorre un reddito personale annuo entro 1,5 volte il trattamento minimo, mentre per la quattordicesima ridotta la soglia sale a 2 volte. Se hai dubbi sul tuo diritto alla quattordicesima 2026, ti consigliamo di rivolgerti al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica gratuita della tua posizione INPS.

Ritenute IRPEF sulla pensione di giugno 2026: come si calcolano

Una delle voci che incide maggiormente sull’importo netto del pagamento pensione giugno 2026 sono le ritenute IRPEF. L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche e viene trattenuta direttamente dall’INPS, che agisce come sostituto d’imposta. In pratica, quando ricevi la pensione, hai gia pagato le tasse senza dover fare nulla.

Dal 2024 sono in vigore i nuovi tre scaglioni IRPEF, semplificati rispetto ai quattro precedenti:

  • 23% sui redditi fino a 28.000 euro annui
  • 35% sulla parte di reddito tra 28.000 e 50.000 euro
  • 43% sulla parte di reddito oltre i 50.000 euro

Sul cedolino pensione giugno 2026 trovi quindi la trattenuta IRPEF calcolata in base allo scaglione applicabile alla tua pensione annua complessiva. A questo si aggiungono le addizionali regionali (variabili in base alla regione di residenza, ad esempio in Friuli Venezia Giulia l’addizionale è dell’1,23% sui redditi più bassi) e l’addizionale comunale (a Udine attualmente fissata allo 0,8%).

Le addizionali vengono trattenute in rate mensili, da gennaio a novembre, dopo il conguaglio annuale. Questo significa che nel cedolino di giugno 2026 trovi una quota delle addizionali 2025 (calcolate sul reddito dell’anno precedente). Se durante l’anno hai variazioni di reddito, potresti vedere conguagli positivi o negativi.

Pensione di giugno 2026 quando viene pagata se non arriva: cosa fare

Può capitare, anche se raramente, che il pagamento della pensione di giugno 2026 non risulti accreditato il 1° giugno. Le cause possono essere diverse: ritardi tecnici della banca, problemi nel passaggio dei flussi tra INPS e istituto, blocchi temporanei per verifiche, oppure modifiche anagrafiche non ancora aggiornate. Vediamo come comportarsi in questi casi.

Prima di tutto, è importante controllare il cedolino INPS: se il cedolino mostra l’importo corretto e la dicitura “pagato”, il problema è sicuramente bancario o postale. In questo caso, rivolgiti al tuo istituto per verificare la posizione. Se invece il cedolino non risulta disponibile o riporta anomalie (es. importo zero, voci di sospensione), il problema è all’origine, presso l’INPS.

Le situazioni che richiedono un intervento urgente del patronato sono:

  • Sospensione cautelare per accertamento ISEE o redditi non comunicati
  • Modifiche anagrafiche non aggiornate (cambio residenza, IBAN, stato civile)
  • Mancata trasmissione della dichiarazione di esistenza in vita per pensionati residenti all’estero
  • Errori sul codice fiscale o nei dati identificativi
  • Pignoramenti o cessioni non comunicati correttamente

In tutti questi casi, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza completa per risolvere la situazione: dalla verifica del cedolino, alla presentazione di domande di riesame, fino alla regolarizzazione di pratiche complesse con l’INPS. Non aspettare il mese successivo: prima si interviene, prima si sblocca il pagamento.

Domande frequenti su pensione giugno 2026

Quando viene pagata la pensione di giugno 2026?

La pensione di giugno 2026 viene pagata lunedì 1° giugno 2026, sia per chi riceve il pagamento tramite accredito su conto bancario, sia per chi ritira la somma in contanti allo sportello postale (con calendario alfabetico). Il 2 giugno, Festa della Repubblica, non incide sul pagamento perché la pensione è gia stata accreditata il giorno precedente.

Dove posso vedere il cedolino della pensione di giugno 2026?

Il cedolino pensione giugno 2026 è disponibile sul portale INPS qualche giorno prima del pagamento, generalmente dal 20-25 maggio. Per accedere serve SPID, CIE o CNS. Se preferisci, il patronato del CAF Centro Fiscale di Udine può scaricarti e stamparti il cedolino, spiegandoti tutte le voci.

Qual è il calendario di pagamento delle pensioni alle Poste a giugno 2026?

Il calendario pensioni giugno 2026 di Poste Italiane prevede il pagamento dal 1° giugno (cognomi A-B) all’8 giugno (cognomi S-Z), con uffici chiusi il 2 giugno per la Festa della Repubblica. Chi ha la Postamat o la Postepay collegata alla pensione puo prelevare in qualsiasi momento senza turnazione.

La quattordicesima viene pagata a giugno 2026?

No, la quattordicesima 2026 viene pagata insieme alla pensione di luglio 2026, non a giugno. Spetta ai pensionati con almeno 64 anni di età e reddito entro determinate soglie. L’importo varia da 336 a 655 euro in base alla categoria (lavoratori dipendenti o autonomi) e agli anni di contribuzione.

Cosa fare se la pensione di giugno 2026 non arriva?

Se il pagamento della pensione di giugno 2026 non risulta accreditato entro la giornata del 1° giugno, verifica prima il cedolino INPS. Se è regolare, contatta la banca; se invece il cedolino presenta anomalie, rivolgiti al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica e l’eventuale presentazione di domande di riesame all’INPS.

Hai bisogno di assistenza sulla tua pensione? Affidati al CAF Centro Fiscale

Sapere quando viene pagata la pensione di giugno 2026 è solo il primo passo. Per molti pensionati, la gestione del cedolino, delle ritenute, della quattordicesima, delle addizionali regionali e comunali e di eventuali anomalie richiede un’assistenza qualificata. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di patronato per pensionati, in ufficio o online, su tutto il territorio nazionale.

I nostri operatori ti aiutano a:

  • Consultare e leggere il cedolino pensione ogni mese
  • Verificare la corretta applicazione della rivalutazione ISTAT 1,4%
  • Controllare il diritto alla quattordicesima 2026
  • Risolvere blocchi e sospensioni del pagamento
  • Presentare domande di pensione anticipata, ricostituzione o supplemento
  • Calcolare la pensione futura e valutare opzioni di anticipo
  • Compilare il modello RED, ICRIC, ICLAV e ACC.AS/PS

Hai bisogno di assistenza per la pensione di giugno 2026 o per qualsiasi altra pratica INPS? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 sia online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per un preventivo personalizzato e gratuito. I nostri esperti ti guidano in ogni passaggio, evitandoti complicazioni e perdite di tempo.


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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con il cedolino, la rivalutazione, la quattordicesima e qualsiasi pratica INPS legata alla tua pensione.

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    paolino servidio
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    Jacqueline B.
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    Maura Masutto
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    Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    CAF

    Domanda Disoccupazione Agricola Online: Guida Passo Passo

    disoccupazione agricola CAF Udine

    La domanda disoccupazione agricola è il passaggio fondamentale per ottenere l’indennità prevista dall’INPS a favore dei lavoratori agricoli. Presentarla correttamente e nei tempi previsti è essenziale per non perdere il diritto alla prestazione. La scadenza tassativa è il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione. In questa guida passo passo ti spieghiamo come funziona la procedura, quali documenti servono e perché affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine è la scelta più sicura. Per la guida completa, consulta il nostro articolo sulla disoccupazione agricola 2026.

    Indice dei contenuti

    1. La scadenza: entro il 31 marzo
    2. Documenti necessari per la domanda
    3. La procedura di presentazione
    4. Errori comuni da evitare
    5. Dopo la presentazione: cosa succede
    6. Domande frequenti sulla domanda

    La scadenza: entro il 31 marzo

    La domanda di disoccupazione agricola segue tempistiche diverse rispetto alla NASpI. Mentre la NASpI va richiesta entro 68 giorni dalla perdita del lavoro, la domanda di disoccupazione agricola si presenta sempre entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento. Ad esempio, per la disoccupazione relativa al 2025, la scadenza è il 31 marzo 2026.

    Questa scadenza è tassativa e inderogabile: presentare la domanda disoccupazione agricola anche un solo giorno dopo il 31 marzo comporta la perdita completa del diritto all’indennità per quell’anno. Non esistono proroghe né eccezioni. Per questo motivo, è fondamentale muoversi con anticipo e non ridursi all’ultimo momento. Il CAF Centro Fiscale consiglia di iniziare la raccolta documenti già a gennaio-febbraio per avere tutto pronto con largo anticipo.

    Documenti necessari per la domanda

    Per presentare la domanda di disoccupazione agricola servono diversi documenti che il CAF Centro Fiscale ti aiuta a raccogliere. Ecco l’elenco completo di tutto ciò che devi preparare:

    • Documento di identità in corso di validità (carta d’identità, patente o passaporto)
    • Codice fiscale o tessera sanitaria
    • Permesso di soggiorno valido (per cittadini extracomunitari)
    • IBAN del conto corrente su cui ricevere il pagamento
    • Buste paga dell’anno di riferimento (utili per verificare la retribuzione)
    • Dichiarazione del datore di lavoro attestante le giornate lavorate
    • Eventuali certificati di malattia, maternità o infortunio del periodo

    Non tutti questi documenti sono obbligatori in ogni caso: il CAF Centro Fiscale valuta la tua situazione specifica e ti indica esattamente cosa portare. In molti casi, i dati relativi alle giornate lavorate e ai contributi possono essere recuperati direttamente dall’estratto contributivo INPS, senza bisogno di richiedere nulla al datore di lavoro.

    La procedura di presentazione

    La domanda di disoccupazione agricola viene trasmessa per via telematica all’INPS. La procedura prevede la compilazione del modello SR85, che contiene tutti i dati del lavoratore, le informazioni sul rapporto di lavoro e le coordinate bancarie per il pagamento.

    Affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine per la presentazione della domanda disoccupazione agricola significa avere la garanzia che ogni campo sia compilato correttamente. I nostri operatori verificano preventivamente i requisiti, controllano la coerenza dei dati con l’estratto contributivo INPS e trasmettono la domanda assicurandosi che venga accettata dal sistema. Tutto il processo si svolge senza che tu debba preoccuparti di aspetti tecnici o burocratici.

    Il servizio è disponibile sia presso il nostro ufficio di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, sia online per chi risiede fuori dal Friuli. Per la pratica da remoto è sufficiente inviare i documenti in formato digitale e il CAF si occupa di tutto il resto.

    Errori comuni da evitare

    La domanda di disoccupazione agricola può essere respinta o ritardata a causa di errori nella compilazione. Ecco i problemi più frequenti che il CAF Centro Fiscale aiuta a prevenire:

    • IBAN errato: coordinate bancarie sbagliate o non aggiornate causano il blocco del pagamento
    • Dati anagrafici non corrispondenti: discrepanze tra i dati nella domanda e quelli registrati all’INPS
    • Mancata verifica dei requisiti: presentare domanda senza aver controllato il possesso delle 102 giornate nel biennio
    • Ritardo nella presentazione: superare la scadenza del 31 marzo comporta la perdita del diritto
    • Documentazione incompleta: mancanza del permesso di soggiorno per extracomunitari o di altri documenti richiesti

    Ogni errore può tradursi in settimane o mesi di ritardo nell’erogazione dell’indennità. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti come quelli del CAF Centro Fiscale è la scelta più prudente e sicura per proteggere i tuoi diritti.

    Dopo la presentazione: cosa succede

    Dopo la trasmissione della domanda disoccupazione agricola, l’INPS avvia il processo di verifica. L’istituto controlla i requisiti, le giornate lavorate, i contributi versati e la correttezza dei dati inseriti. Questa fase può richiedere diverse settimane.

    Il pagamento della disoccupazione agricola avviene generalmente tra giugno e settembre dell’anno in cui si è presentata la domanda. L’importo viene accreditato in un’unica soluzione sul conto corrente indicato. Se la domanda viene respinta, l’INPS comunica le motivazioni e, in molti casi, è possibile presentare ricorso. Anche in questa fase, il CAF Centro Fiscale ti assiste nella gestione di eventuali problematiche.

    Domande frequenti sulla domanda

    Posso presentare domanda da solo online?

    La procedura telematica richiede competenze specifiche e attenzione ai dettagli. Il rischio di errori che ritardano o bloccano il pagamento è concreto. Il CAF Centro Fiscale si occupa di tutto, garantendo la correttezza della domanda di disoccupazione agricola.

    Cosa succede se presento domanda dopo il 31 marzo?

    Purtroppo, il diritto alla disoccupazione agricola per quell’anno decade completamente. Non sono previste proroghe. Per questo è fondamentale iniziare la pratica con anticipo, contattando il CAF già a gennaio.

    Quanto costa il servizio CAF per la domanda?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre tariffe competitive per l’assistenza alla domanda disoccupazione agricola. Contattaci per conoscere i costi del servizio, che include verifica requisiti, raccolta documenti e trasmissione telematica.

    Presenta la domanda con il CAF Centro Fiscale

    Non rischiare di perdere la tua disoccupazione agricola per un errore nella domanda. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna dall’inizio alla fine: raccolta documenti, verifica requisiti e trasmissione telematica all’INPS. Servizio disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Scrivici su WhatsApp

    Oppure compila il modulo per essere ricontattato:

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      Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/disoccupazione-agricola.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-03 09:00:002026-06-03 09:00:00Domanda Disoccupazione Agricola Online: Guida Passo Passo
      PATRONATO

      Calcolo NASPI 2026: Importo, Formula e Simulazione

      SERVIZI CAF Centro Fiscale

      Il calcolo della NASPI 2026 si basa su una formula precisa che tiene conto della retribuzione media degli ultimi 4 anni e del massimale INPS aggiornato a 1.550,42 euro mensili. Conoscere come si calcola l’importo della NASPI è fondamentale per pianificare il periodo di disoccupazione e comprendere quanto effettivamente percepirai ogni mese. In questa guida completa vediamo la formula di calcolo, la retribuzione media imponibile, il massimale 2026, la differenza tra importo netto e lordo, come utilizzare il simulatore INPS e diversi esempi pratici di calcolo.

      Indice dei contenuti

      1. Come si calcola la NASPI 2026
      2. Retribuzione media imponibile
      3. Massimale NASPI 1.550 euro
      4. Importo netto e lordo NASPI
      5. Simulatore calcolo NASPI INPS
      6. Esempi pratici di calcolo
      7. Domande frequenti

      Come si calcola la NASPI 2026

      Il calcolo dell’importo mensile della NASPI segue una formula precisa stabilita dall’INPS che varia in base alla retribuzione media imponibile degli ultimi 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro.

      Formula di calcolo NASPI

      La NASPI si calcola in modo differente a seconda che la retribuzione media mensile sia superiore o inferiore al massimale INPS (1.550,42 euro nel 2026):

      • Se la retribuzione media è pari o inferiore a 1.550,42 euro: la NASPI è pari al 75% della retribuzione media mensile
      • Se la retribuzione media supera 1.550,42 euro: la NASPI è pari al 75% di 1.550,42 euro + il 25% della differenza tra la retribuzione media e l’importo di 1.550,42 euro

      Esempio formula completa:

      NASPI = (75% × 1.550,42) + (25% × (Retribuzione Media - 1.550,42))

      In ogni caso, l’importo della NASPI non può mai superare il massimale INPS che per il 2026 è fissato a 1.550,42 euro mensili.

      Riduzione progressiva del 3%

      Un aspetto importante del calcolo NASPI è la riduzione progressiva del 3% mensile che si applica a partire dal sesto mese (181° giorno) di fruizione dell’indennità. Questo significa che:

      • Dal 1° al 180° giorno: importo NASPI invariato
      • Dal 181° giorno in poi: riduzione del 3% ogni mese
      • Dal settimo mese: -3%
      • Dall’ottavo mese: -6% rispetto all’importo iniziale
      • E così via fino all’esaurimento della prestazione

      Retribuzione media imponibile

      La retribuzione media imponibile è l’elemento centrale per il calcolo della NASPI. Si tratta della media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali percepite negli ultimi 4 anni (48 mesi) precedenti la cessazione del rapporto di lavoro.

      Come si calcola la retribuzione media

      Per calcolare la retribuzione media imponibile devi:

      1. Sommare tutte le retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni (comprese tredicesima, quattordicesima, premi produzione)
      2. Dividere per il numero di settimane di contribuzione presenti nel periodo
      3. Moltiplicare per 4,33 (coefficiente per ottenere l’importo mensile)

      Formula:

      Retribuzione Media Mensile = (Somma Retribuzioni Imponibili / Numero Settimane) × 4,33

      Cosa include la retribuzione imponibile

      Nel calcolo della retribuzione media vengono considerate:

      • Stipendio base mensile
      • Tredicesima e quattordicesima mensilità
      • Premi di produzione
      • Straordinari
      • Indennità varie previste dal CCNL
      • Tutte le voci soggette a contribuzione INPS

      Non vengono considerate: TFR, rimborsi spese, fringe benefit non imponibili, buoni pasto oltre il limite esente.

      Massimale NASPI 1.550 euro

      Il massimale NASPI per il 2026 è stato fissato dall’INPS a 1.550,42 euro mensili. Questo valore rappresenta l’importo massimo che può essere erogato come indennità di disoccupazione, indipendentemente dalla retribuzione precedente del lavoratore.

      Soglie di calcolo 2026

      Ecco le soglie principali per il calcolo NASPI 2026:

      Retribuzione Media MensileImporto NASPI MensileFormula Applicata
      Fino a 1.550,42 €75% della retribuzioneRetribuzione × 0,75
      Da 1.550,43 a 2.500 €1.162,82 + 25% eccedenza(1.550,42 × 0,75) + ((RM – 1.550,42) × 0,25)
      Oltre 2.500 €Massimo 1.550,42 €Importo massimo bloccato

      Il massimale viene aggiornato annualmente dall’INPS sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

      Esempio con retribuzione alta

      Se un lavoratore ha una retribuzione media di 2.200 euro:

      • 75% di 1.550,42 = 1.162,82 euro
      • 25% di (2.200 – 1.550,42) = 25% di 649,58 = 162,40 euro
      • NASPI totale = 1.162,82 + 162,40 = 1.325,22 euro

      Importo netto e lordo NASPI

      Un aspetto che genera spesso confusione riguarda la differenza tra importo lordo e netto della NASPI. L’importo calcolato con la formula INPS è sempre lordo, quindi soggetto a tassazione IRPEF.

      Tassazione NASPI

      La NASPI è soggetta a:

      • IRPEF con aliquote progressive (23%, 25%, 35%, 43%)
      • Addizionali regionali e comunali IRPEF
      • NO contributi previdenziali (la NASPI è esente da contribuzione)

      L’INPS applica una ritenuta fiscale del 23% a titolo di acconto IRPEF. Questo significa che mensilmente ricevi l’importo NASPI già decurtato delle imposte.

      Calcolo netto da lordo

      Per calcolare indicativamente l’importo netto mensile:

      NASPI Netta (approssimativa) = NASPI Lorda × 0,77
      (applicando ritenuta IRPEF 23%)

      Esempio pratico:

      • NASPI lorda: 1.200 euro
      • IRPEF 23%: 276 euro
      • NASPI netta: circa 924 euro

      Attenzione: l’importo netto effettivo dipende dalla tua situazione fiscale complessiva (altri redditi, detrazioni, addizionali locali). In sede di dichiarazione dei redditi potrebbe risultare un conguaglio a credito o debito.

      Simulatore calcolo NASPI INPS

      L’INPS mette a disposizione un simulatore online gratuito per calcolare l’importo della NASPI in base alla tua situazione contributiva. Il servizio è accessibile dal portale INPS con SPID, CIE o CNS.

      Come usare il simulatore NASPI

      Per utilizzare il simulatore:

      1. Accedi al sito inps.it con le tue credenziali
      2. Vai su “Prestazioni e servizi” → “NASpI”
      3. Seleziona “Calcolo simulato dell’importo”
      4. Inserisci la data di cessazione del rapporto di lavoro
      5. Il sistema recupera automaticamente la tua storia contributiva degli ultimi 4 anni
      6. Visualizzi l’importo mensile teorico della NASPI
      7. Puoi vedere anche la durata prevista della prestazione

      Dati necessari per la simulazione

      Il simulatore INPS utilizza:

      • Estratto conto contributivo del lavoratore
      • Retribuzioni imponibili comunicate dai datori di lavoro tramite UNIEMENS
      • Numero di settimane contributive negli ultimi 4 anni
      • Data di cessazione del rapporto di lavoro

      Il calcolo fornito è indicativo e potrebbe variare leggermente rispetto all’importo effettivamente liquidato dall’INPS dopo la presentazione della domanda.

      Esempi pratici di calcolo

      Vediamo ora tre esempi concreti di calcolo NASPI con diverse situazioni retributive.

      Esempio 1: Retribuzione bassa (1.200 euro)

      Situazione:

      • Retribuzione media mensile: 1.200 euro
      • Inferiore al massimale 1.550,42 euro

      Calcolo NASPI:

      • NASPI = 1.200 × 75% = 900 euro lordi
      • NASPI netta (circa): 900 × 0,77 = 693 euro netti

      Durata: Se hai 100 settimane contributive → 50 settimane di NASPI (circa 11,5 mesi)

      Esempio 2: Retribuzione media (1.800 euro)

      Situazione:

      • Retribuzione media mensile: 1.800 euro
      • Superiore al massimale 1.550,42 euro

      Calcolo NASPI:

      • Base: 1.550,42 × 75% = 1.162,82 euro
      • Eccedenza: (1.800 – 1.550,42) × 25% = 249,58 × 0,25 = 62,40 euro
      • NASPI totale = 1.162,82 + 62,40 = 1.225,22 euro lordi
      • NASPI netta (circa): 1.225,22 × 0,77 = 943 euro netti

      Esempio 3: Retribuzione alta (2.500 euro)

      Situazione:

      • Retribuzione media mensile: 2.500 euro
      • Molto superiore al massimale

      Calcolo NASPI:

      • Base: 1.550,42 × 75% = 1.162,82 euro
      • Eccedenza: (2.500 – 1.550,42) × 25% = 949,58 × 0,25 = 237,40 euro
      • NASPI totale = 1.162,82 + 237,40 = 1.400,22 euro lordi
      • NASPI netta (circa): 1.400,22 × 0,77 = 1.078 euro netti

      Nota: Anche con retribuzione di 2.500 euro, la NASPI non raggiunge il massimale di 1.550,42 euro a causa della formula che applica solo il 25% sull’eccedenza.

      Domande frequenti sul calcolo NASPI

      Quanto è il massimale NASPI nel 2026?

      Il massimale NASPI per il 2026 è di 1.550,42 euro mensili. Si tratta dell’importo massimo lordo che può essere erogato come indennità di disoccupazione.

      Come si calcola la retribuzione media per la NASPI?

      La retribuzione media si calcola sommando tutte le retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni, dividendo per il numero di settimane contributive e moltiplicando per 4,33 per ottenere l’importo mensile.

      La NASPI è lorda o netta?

      L’importo calcolato dall’INPS è sempre lordo. Sulla NASPI viene applicata una ritenuta fiscale IRPEF del 23% a titolo di acconto. L’importo netto è circa il 77% del lordo.

      Quando si riduce l’importo della NASPI?

      La NASPI si riduce del 3% ogni mese a partire dal 181° giorno (sesto mese) di fruizione dell’indennità. La riduzione continua fino all’esaurimento della prestazione.

      Dove trovo il simulatore NASPI dell’INPS?

      Il simulatore è disponibile sul sito inps.it nella sezione “Prestazioni e servizi → NASpI → Calcolo simulato”. Serve SPID, CIE o CNS per accedere.

      Il calcolo della NASPI include la tredicesima?

      Sì, nel calcolo della retribuzione media vengono considerate anche tredicesima, quattordicesima, premi produzione e tutte le voci soggette a contribuzione INPS.


      Conclusione

      Il calcolo della NASPI 2026 richiede la conoscenza di diversi parametri: retribuzione media degli ultimi 4 anni, massimale INPS di 1.550,42 euro, formula di calcolo differenziata e riduzione progressiva del 3%. Comprendere questi elementi ti permette di stimare con precisione l’importo mensile che percepirai durante il periodo di disoccupazione.

      Ricorda che l’importo calcolato è lordo e soggetto a tassazione IRPEF del 23%, quindi l’importo netto sarà inferiore di circa il 23%. Utilizza il simulatore INPS per avere una stima personalizzata basata sulla tua effettiva storia contributiva.

      Hai bisogno di assistenza per il calcolo NASPI?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

      • ✓ Calcolo personalizzato dell’importo NASPI
      • ✓ Compilazione domanda NASPI online
      • ✓ Verifica requisiti contributivi
      • ✓ Assistenza documentale completa
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      Contatti CAF Centro Fiscale:
      📍 Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
      ☎️ Tel: 0432 1638640
      📱 WhatsApp: 366 6018121
      ✉️ Email: info@centrofiscale.com

      Non lasciare al caso il calcolo della tua NASPI. Affidati all’esperienza del CAF Centro Fiscale per ottenere l’importo corretto e massimizzare i tuoi diritti.

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      Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/SERVIZI-CAF-3.png 780 1000 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-03 09:00:002026-02-23 15:21:43Calcolo NASPI 2026: Importo, Formula e Simulazione
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Affitto nel 730 2026: Tutte le Detrazioni per Inquilini

      Dichiarazione dei redditi 730

      Affitto nel 730 2026: Detrazioni per Inquilini

      Se paghi un affitto per la tua abitazione principale, puoi avere diritto a una detrazione fiscale nel 730/2026. La normativa prevede diverse agevolazioni per gli inquilini, con importi che variano in base al reddito e alla tipologia di contratto.

      Le detrazioni per l’affitto sono pensate per alleggerire il peso del canone di locazione sui redditi piu bassi. Vediamo nel dettaglio quali agevolazioni sono disponibili e come richiederle.

      Indice dei contenuti

      1. Tipi di detrazione affitto
      2. Detrazione generale inquilini
      3. Detrazione canone concordato
      4. Detrazione giovani inquilini
      5. Lavoratori trasferiti
      6. Documenti necessari
      7. Domande frequenti



      Tipi di Detrazione per l’Affitto

      Esistono diverse tipologie di detrazione per chi paga l’affitto. Le principali sono:

      • Detrazione generale per inquilini – per tutti gli inquilini con reddito basso
      • Detrazione canone concordato – per chi ha un contratto a canone concordato (3+2)
      • Detrazione giovani inquilini – per i giovani che lasciano la casa dei genitori
      • Detrazione lavoratori trasferiti – per chi si trasferisce per lavoro

      Queste detrazioni sono alternative tra loro: non e possibile cumularle, ma puoi scegliere quella piu vantaggiosa.



      Detrazione Generale per Inquilini

      La detrazione generale spetta a tutti gli inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale, a prescindere dal tipo di contratto.

      Importi 2026

      Reddito complessivoDetrazione
      Fino a 15.493,71 euro300 euro
      Da 15.493,72 a 30.987,41 euro150 euro
      Oltre 30.987,41 euroNessuna detrazione

      Requisiti

      • Contratto di locazione regolarmente registrato
      • L’immobile deve essere l’abitazione principale
      • Reddito complessivo entro i limiti indicati



      Detrazione per Contratti a Canone Concordato

      Se hai un contratto a canone concordato (tipicamente 3+2), puoi usufruire di una detrazione piu alta.

      Importi 2026

      Reddito complessivoDetrazione
      Fino a 15.493,71 euro495,80 euro
      Da 15.493,72 a 30.987,41 euro247,90 euro

      Cos’e il canone concordato

      Il contratto a canone concordato prevede un canone calmierato, stabilito sulla base di accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini. Il contratto ha durata minima di 3 anni + 2 di rinnovo.



      Detrazione per Giovani Inquilini

      I giovani tra 20 e 31 anni che stipulano un contratto di locazione per l’abitazione principale possono beneficiare di una detrazione specifica.

      Requisiti

      • Eta compresa tra 20 e 31 anni (non compiuti)
      • Reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro
      • L’immobile deve essere diverso dall’abitazione principale dei genitori
      • Contratto regolarmente registrato

      Importo detrazione

      La detrazione e pari al 20% del canone annuo, con un minimo di 991,60 euro e un massimo di 2.000 euro.

      Durata

      La detrazione spetta per i primi 4 anni di contratto (non necessariamente consecutivi).



      Detrazione per Lavoratori Trasferiti

      I lavoratori dipendenti che si trasferiscono per motivi di lavoro possono beneficiare di una detrazione specifica.

      Requisiti

      • Trasferimento della residenza nel comune di lavoro (o in comune limitrofo)
      • Il nuovo comune deve distare almeno 100 km dal precedente
      • Il nuovo comune deve essere in una regione diversa
      • Contratto di lavoro dipendente

      Importi 2026

      Reddito complessivoDetrazione
      Fino a 15.493,71 euro991,60 euro
      Da 15.493,72 a 30.987,41 euro495,80 euro

      Durata

      La detrazione spetta per i primi 3 anni dal trasferimento della residenza.

      Documenti Necessari

      Per richiedere la detrazione affitto devi presentare al CAF la documentazione relativa al contratto e ai pagamenti.

      Documenti richiesti

      • Contratto di locazione registrato
      • Ricevute dei canoni pagati o bonifici
      • Attestazione del proprietario dei canoni ricevuti (facoltativa)
      • Residenza anagrafica nell’immobile

      Per giovani inquilini

      • Documento che attesti l’eta
      • Stato di famiglia che dimostri la residenza diversa dai genitori

      Per lavoratori trasferiti

      • Contratto di lavoro dipendente
      • Certificato di residenza che attesti il trasferimento
      • Precedente indirizzo di residenza



      Domande Frequenti sull’Affitto nel 730

      Posso detrarre l’affitto se vivo con il mio compagno/a?

      Si, se il contratto e intestato a entrambi, ciascuno detrae il 50%. Se e intestato solo a uno dei due, detrae solo l’intestatario del contratto.

      Ho un contratto di sublocazione, posso detrarre?

      No, la detrazione spetta solo per i contratti di locazione stipulati direttamente con il proprietario, non per le sublocazioni.

      Detraggo l’intero canone annuo?

      No, la detrazione e un importo fisso (300, 150, 495,80 euro ecc.) che non dipende dal canone pagato, ma solo dal reddito e dal tipo di contratto.

      Quale detrazione scegliere se ho diritto a piu di una?

      Puoi scegliere la detrazione piu conveniente. Il CAF ti aiutera a individuare quella che ti fa risparmiare di piu.

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      Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-03 09:00:002026-09-28 20:54:27Affitto nel 730 2026: Tutte le Detrazioni per Inquilini
      CONGEDO PARENTALE, MATERNITA', PATRONATO

      Congedo parentale 2026: durata, indennita e domanda INPS

      congedo parentale 2025

      Congedo Parentale 2026: Durata, Indennita e Come Fare Domanda INPS

      Il congedo parentale e il periodo di astensione facoltativa dal lavoro che genitori lavoratori dipendenti possono richiedere dopo la maternita obbligatoria o il congedo di paternita, per accudire il figlio nei suoi primi anni di vita. Nel 2026 le regole sono state ulteriormente aggiornate: scopri durata, percentuali di indennita e come presentare domanda all’INPS.

      Il patronato del CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i lavoratori per le pratiche INPS, incluse le domande di congedo parentale. Richiedi assistenza gratuita.

      Durata del congedo parentale nel 2026

      La durata complessiva del congedo parentale nel 2026 e di 10 mesi totali per i genitori (11 mesi se il padre prende almeno 3 mesi di congedo). Il congedo puo essere fruito fino al compimento del 12 anno di eta del figlio.

      GenitoreDurata massima congedoEntro l’eta del figlio
      Madre6 mesi12 anni
      Padre6 mesi12 anni
      Totale coppia10 mesi (11 se padre prende min. 3 mesi)12 anni
      Genitore solo (mono-genitore)11 mesi12 anni

      Il congedo puo essere fruito in modo continuativo o frazionato (a giornate o a ore, se previsto dal CCNL applicabile).

      Indennita del congedo parentale 2026: le percentuali

      Nel 2026, grazie alle novita introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 e 2025, le percentuali di retribuzione durante il congedo parentale sono:

      PeriodoPercentuale retribuzioneCondizioni
      Primi 3 mesi (per ciascun genitore)80%Entro i 6 anni del figlio
      Mesi successivi fino al 12 mese totale30%Entro i 12 anni del figlio
      Mesi da 13 a 10 (o 11)30%Entro i 12 anni del figlio

      Novita 2026: terzo mese all’80%. La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha esteso da 1 a 2 mesi i periodi retribuiti all’80% per ciascun genitore. La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha ulteriormente portato a 3 mesi il periodo retribuito all’80% per ciascun genitore entro i 6 anni del figlio. Questa misura e confermata per il 2026.

      Esempio pratico: una madre lavoratrice dipendente con RAL di 30.000 euro (retribuzione mensile lorda circa 2.307 euro) durante i primi 3 mesi di congedo parentale percepisce circa 1.846 euro lordi al mese (80%). Nei mesi successivi percepirebbe circa 692 euro lordi al mese (30%).

      Chi ha diritto al congedo parentale nel 2026

      Il congedo parentale spetta a:

      • Lavoratori dipendenti (sia privati che pubblici), sia madri che padri
      • Lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, parasubordinati) con regole specifiche
      • Lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) con regole e importi diversi
      • Genitori adottivi o affidatari entro 12 anni dall’ingresso in famiglia

      I lavoratori autonomi con partita IVA in regime forfettario hanno accesso a un’indennita di maternita/paternita INPS calcolata su base forfettaria, diversa dal congedo parentale dei dipendenti.

      Come presentare domanda di congedo parentale all’INPS

      1. Comunicazione preventiva al datore di lavoro: il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro la volonta di fruire del congedo parentale con un preavviso di norma di almeno 5 giorni (15 giorni per congedo di durata mensile). Il preavviso puo essere ridotto per cause di forza maggiore.
      2. Accesso al portale INPS: tramite SPID, CIE o CNS, accedi a www.inps.it nella sezione “Prestazioni e servizi”.
      3. Compilazione della domanda online: vai su “Maternita e congedo parentale per lavoratori dipendenti” e compila il modello. Indica: data inizio e fine congedo, tipo di frazionamento (giornaliero o orario se previsto dal CCNL).
      4. Allegati necessari: certificato di nascita del figlio (o di adozione/affido), eventuale documentazione di figlio disabile.
      5. Conferma: l’INPS invia la conferma di ricezione della domanda. L’azienda viene notificata automaticamente.

      Congedo parentale e contributi INPS: cosa si accumula

      Durante il congedo parentale la posizione contributiva non si azzera:

      • I periodi di congedo parentale sono coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici
      • I contributi figurativi valgono per la maturazione del diritto alla pensione (anzianita contributiva)
      • Limitazioni: i periodi retribuiti al 30% hanno contribuzione figurativa calcolata sul 30% della retribuzione

      Congedo parentale per genitori disabili o con figli disabili

      Per i genitori di figli con handicap grave (L. 104/1992 art. 3 comma 3), sono previste modalita agevolate:

      • Il limite di eta del figlio si estende fino a 12 anni per il congedo al 30%, senza limiti di eta per le agevolazioni legate alla L. 104
      • I permessi L. 104 (3 giorni mensili retribuiti al 100%) si affiancano al congedo parentale e non si sottraggono da esso
      • Possibilita di congedo straordinario biennale (art. 42 D.Lgs. 151/2001) per assistenza a familiare disabile grave

      Domande frequenti – Congedo parentale 2026

      Il congedo parentale si puo prendere a ore?

      Si, se il contratto collettivo nazionale applicato lo prevede. Non tutti i CCNL ammettono la frazionabilita oraria del congedo parentale. Verifica il tuo contratto o rivolgiti al patronato.

      Entrambi i genitori possono prendere il congedo contemporaneamente?

      No, salvo alcune eccezioni specifiche. Di norma i periodi di congedo parentale di madre e padre non possono sovrapporsi. Fanno eccezione i casi di figlio gravemente disabile.

      Il congedo parentale si puo cumulare con il part-time?

      Il congedo parentale e il part-time sono strumenti alternativi per la conciliazione lavoro-famiglia. Non possono essere utilizzati contemporaneamente sulle stesse ore. Un genitore puo rinunciare al congedo parentale e chiedere invece la trasformazione in part-time (se il CCNL lo prevede).

      Cosa succede se non faccio domanda all’INPS ma solo avviso il datore?

      La domanda all’INPS e obbligatoria per ricevere l’indennita. L’avviso al datore di lavoro e necessario per poter assentarsi, ma senza la domanda INPS l’indennita non viene erogata. Attenzione ai termini: la domanda deve essere presentata prima o durante il congedo.

      Conclusione: approfitta delle novita 2026 sul congedo parentale

      Il 2026 offre condizioni migliorative rispetto al passato per il congedo parentale, con 3 mesi retribuiti all’80% per ciascun genitore entro i 6 anni del figlio. Se stai pianificando una gravidanza o hai da poco avuto un figlio, verifica subito a quanto hai diritto e come presentare la domanda nel modo corretto.

      Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la domanda di congedo parentale, il calcolo dell’indennita e la tutela dei diritti contributivi. Contattaci per una consulenza gratuita.

      Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/congedo-parentale.jpg 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-03 08:30:002026-06-02 08:12:33Congedo parentale 2026: durata, indennita e domanda INPS
      Qonto

      Qonto vs N26 Business 2026: Quale Scegliere per Partita IVA

      regime forfettario partita iva

      Qonto e N26 Business sono due tra i conti business online piu conosciuti in Europa per chi apre Partita IVA, lavora come freelance o gestisce una piccola impresa. Entrambi propongono apertura conto in pochi minuti, app moderna e costi piu trasparenti rispetto alle banche tradizionali. Ma quando si entra nel dettaglio operativo italiano – IBAN, fatturazione elettronica, pagamento F24, gestione team, integrazioni con commercialisti – le differenze si fanno marcate. In questa guida 2026 mettiamo i due servizi a confronto punto per punto, con simulazione di costo annuo e indicazioni concrete su quale conviene scegliere a seconda del tuo profilo.

      Disclosure – Trasparenza:

      Questo articolo contiene link sponsorizzati a Qonto. Se apri un conto tramite i link presenti in questa pagina, CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Il confronto con N26 Business e basato su dati pubblici e su esperienze d’uso reali; non riceviamo compenso da N26. CAF Centro Fiscale non e ne agente, ne intermediario, ne distributore di servizi di pagamento: il rapporto contrattuale resta esclusivamente tra te e Qonto Italy o N26 Bank AG. La scelta finale spetta sempre a te.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’e Qonto in breve
      2. Cos’e N26 Business in breve
      3. Qonto vs N26 Business: confronto punto per punto
      4. Punti a favore di Qonto
      5. Punti a favore di N26 Business
      6. Attenzione all’IBAN tedesco N26: cosa sapere
      7. Casi d’uso: per chi conviene uno o l’altro
      8. Costi annui: simulazione concreta
      9. Verdetto finale per la P.IVA italiana
      10. Domande frequenti

      Cos’e Qonto in breve

      Qonto e una neobanca europea fondata in Francia nel 2017 e operativa in Italia con licenza di istituto di pagamento (autorizzata Banca d’Italia). E pensata specificamente per partite IVA, freelance, SRL e PMI: non offre conti per privati. Il suo punto di forza sul mercato italiano e l’integrazione con il sistema fiscale del nostro Paese.

      • IBAN italiano (IT) incluso anche nel piano base
      • Fatturazione elettronica integrata con SDI (Sistema di Interscambio)
      • Pagamento F24 direttamente dal conto
      • Categorizzazione automatica con piano dei conti italiano
      • Integrazione con software italiani (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem)
      • Gestione multi-utente nativa con ruoli e permessi
      • Customer care in italiano via chat, email e telefono

      Qonto offre quattro piani principali (Basic, Smart, Premium, Essential/Business), con prezzi che vanno da circa 11 a oltre 99 euro al mese (esclusa IVA), in base a numero di operazioni, utenti e funzioni avanzate. Le condizioni aggiornate sono sul sito ufficiale Qonto.

      Cos’e N26 Business in breve

      N26 Business e la versione professionale del conto N26, neobanca tedesca fondata a Berlino nel 2013 con licenza bancaria piena (N26 Bank AG, vigilata BaFin). E uno dei brand piu riconoscibili del fintech europeo: oltre 8 milioni di clienti in Europa, app premiata, esperienza utente molto curata.

      • Apertura conto online via app, KYC video automatizzato
      • IBAN tedesco (DE) per tutti i clienti italiani
      • Conto destinato a freelance e ditte individuali (no SRL/SPA)
      • Carta Mastercard fisica o virtuale
      • Quattro piani: Business Standard (gratuito), Business Smart (4,90 EUR/mese), Business You (9,90 EUR/mese), Business Metal (16,90 EUR/mese)
      • Cashback dello 0,1% (0,5% con piano Metal) sui pagamenti carta
      • Nessuna fatturazione elettronica SDI integrata
      • Customer care in italiano via chat (telefono solo su piani superiori)

      N26 Business e progettato per professionisti single user: l’utente intestatario e l’unico operatore del conto, non ci sono ruoli, deleghe o sub-utenti come in Qonto. E un conto “one-man” pensato per freelance individuali piu che per studi associati o piccole imprese strutturate.

      Qonto vs N26 Business: confronto punto per punto

      Vediamo nel dettaglio le 10 voci che fanno la differenza per chi opera con partita IVA italiana.

      CaratteristicaQontoN26 Business
      Apertura conto10 minuti, online, KYC videoPochi minuti, app, KYC video
      IBANItaliano (IT) di defaultTedesco (DE) per tutti
      Tipo soggettiFreelance, SRL, SPA, PMISolo freelance e ditte individuali
      Piano base/meseDa ~11 EUR (escl. IVA)Standard gratuito, Smart 4,90 EUR
      Fatturazione elettronicaSi, SDI integratoNo, serve software esterno
      Pagamento F24Si, direttamente dal contoNon disponibile direttamente
      CartaMastercard fisica/virtualeMastercard fisica/virtuale
      Multi-utenteSi, ruoli e permessiNo, single user
      Cambio valutaDisponibile, costi standardTassi interbancari (limiti su Standard)
      Customer care ITItaliano nativo (chat/mail/tel)Italiano via chat, telefono solo piani superiori

      Apertura conto

      Su entrambi i fronti l’apertura e 100% online. Qonto richiede in media 10 minuti per la registrazione piu un riconoscimento video con operatore in italiano e l’invio dei documenti dell’attivita (visura camerale per SRL, dati Partita IVA per ditte individuali). N26 Business si attiva interamente da app con KYC video automatizzato e identificazione del documento; tempi spesso inferiori, ma il conto e disponibile solo per ditte individuali, freelance e liberi professionisti: SRL e societa di capitali non sono ammesse.

      IBAN: il vero punto critico

      Questa e la differenza piu pesante per chi opera in Italia. Qonto rilascia un IBAN italiano (IT) nativo, riconosciuto senza frizioni da PA, SDI, Agenzia Entrate e INPS. N26 assegna sempre un IBAN tedesco (DE), tecnicamente valido nell’Area SEPA ma fonte di problemi ricorrenti in alcuni contesti italiani (vedremo i dettagli nella sezione dedicata). Per chi fattura prevalentemente a clienti italiani, l’IBAN IT elimina pratiche, chiarimenti e rischio rifiuto da parte di committenti diffidenti.

      Costi piani a confronto

      N26 Business gioca la carta del piano gratuito: Business Standard a 0 EUR/mese, con cashback 0,1% sui pagamenti carta. Salendo: Smart a 4,90 EUR, You a 9,90 EUR, Metal a 16,90 EUR/mese. Qonto parte da circa 11 EUR/mese (esclusa IVA) per il piano base, ma include gia IBAN IT, fatturazione elettronica integrata, F24 e gestione multi-utente. Il “free” N26 e attraente sulla carta, ma a parita di funzioni reali per la P.IVA italiana il confronto cambia sostanzialmente: la fatturazione elettronica con un software esterno costa in media 4-8 EUR/mese, da sommare al piano N26.

      Funzioni base

      Bonifici SEPA, ricezione e invio di pagamenti, conto online, app mobile e gestione spese sono garantiti su entrambi. Qonto offre in piu la categorizzazione automatica con piano dei conti italiano, l’export verso software di contabilita italiani, le sotto-categorie personalizzabili e l’allegato automatico di ricevute alle transazioni con riconoscimento OCR. N26 Business propone “Spaces” (sotto-conti virtuali per accantonare denaro) e statistiche di spesa, ma in chiave piu consumer che gestionale.

      Fatturazione elettronica: il dealbreaker

      Qui la differenza e netta: Qonto integra la fatturazione elettronica SDI direttamente nel conto. Crei la fattura elettronica dall’interfaccia, la firmi digitalmente, viene inviata allo SDI e archiviata sostitutivamente per 10 anni come previsto dalla normativa italiana. N26 non offre fatturazione elettronica: per emettere fatture in formato XML allo SDI serve un software esterno (Fatture in Cloud, Aruba, libero professionista del commercialista, ecc.), con costi e flussi operativi separati. Per chi e in regime forfettario soggetto a fatturazione elettronica obbligatoria dal 2024, e una differenza che pesa ogni mese.

      Carte di pagamento

      Entrambi rilasciano carte Mastercard (fisiche e virtuali). N26 ha sviluppato un’identita forte sulla carta – quella nera del piano You, la metal del piano Metal – con accenti aspirazionali (lounge, viaggi, assicurazioni). Qonto e piu sobria: la carta e funzionale, multi-utente, configurabile con limiti differenziati per ciascun membro del team. Per spese di rappresentanza e travel, N26 ha un’esperienza piu curata; per gestire le carte aziendali in modo strutturato, Qonto e nettamente avanti.

      Multi-utente: assenza vs nativo

      Differenza enorme. N26 Business e single user: il conto e di un solo titolare, non si possono aggiungere collaboratori, soci o commercialisti come operatori. Qonto integra dal primo giorno la gestione multi-utente con ruoli (titolare, manager, contabile, sola lettura), tetti di spesa per persona, deleghe sui bonifici e visibilita differenziata. Per uno studio associato, una piccola SRL o un freelance che vuole dare accesso al commercialista, Qonto risolve nativamente cio che N26 non prevede affatto.

      Cambio valuta

      N26 ha storicamente offerto cambio a tasso interbancario entro determinate soglie mensili (oltre, scatta una commissione percentuale). Qonto offre il cambio valuta a costi standard di mercato, senza la promessa “interbancaria”. Per chi riceve frequentemente pagamenti in dollari, sterline o altre valute non Euro, N26 puo essere piu conveniente sui piccoli importi; per chi opera prevalentemente in Euro (la maggioranza delle P.IVA italiane), la differenza e marginale.

      Punti a favore di Qonto

      • Fatturazione elettronica integrata SDI: N26 non ce l’ha. Per la P.IVA italiana e una funzione strutturale, non un optional
      • IBAN italiano nativo: zero frizioni con PA, INPS, Agenzia Entrate; rimborsi e accrediti senza intoppi
      • Pensato specificamente per la Partita IVA italiana: piano dei conti italiano, F24 dal conto, integrazione con software di contabilita locali
      • Multi-utente nativo: ruoli, deleghe, accesso al commercialista. Pensato per team che crescono
      • Apertura per SRL e societa di capitali: N26 accetta solo ditte individuali e freelance
      • Customer care in italiano: chat, email e telefono inclusi nei piani standard

      Per un libero professionista, un freelance o una piccola SRL che lavora prevalentemente in Italia, Qonto risolve “out of the box” tutti gli adempimenti che con N26 richiederebbero software o conti supplementari.

      Punti a favore di N26 Business

      • Piano gratuito disponibile (Business Standard): nessun canone, utile per chi inizia o per attivita marginali
      • Brand riconosciuto: oltre 8 milioni di clienti europei, app pluripremiata, esperienza utente molto curata
      • App moderna e intuitiva: interfaccia premiata, notifiche real-time, design pulito
      • Cambio valuta a tasso interbancario entro soglia: utile per chi riceve pagamenti in valute estere
      • Cashback sui pagamenti carta (0,1% Standard, fino a 0,5% Metal)
      • Buono come conto promiscuo: alcuni freelance lo usano anche per spese personali, sfruttando la familiarita dell’app N26 personale

      Va detto chiaramente: N26 Business funziona molto bene se il tuo profilo e quello del freelance individuale, lavori molto online o all’estero, hai pochi clienti italiani e non hai obblighi di gestione team. Chiunque dica che N26 sia “uguale” a Qonto sul mercato italiano sta semplificando: sono due prodotti pensati per casi d’uso diversi.

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      Attenzione all’IBAN tedesco N26: cosa sapere

      Il punto piu critico di N26 Business per chi opera in Italia e l’IBAN tedesco (DE). Tecnicamente e perfettamente valido nell’Area SEPA: i bonifici da e verso DE funzionano come quelli IT. Ma operativamente possono presentarsi problemi che e bene conoscere prima di scegliere.

      Pagamento F24 non disponibile

      Il modello F24 telematico per il pagamento di tasse e contributi (IVA, IRPEF, INPS, IMU) non puo essere pagato direttamente da un IBAN tedesco tramite il portale Agenzia Entrate. La procedura F24 online prevede l’addebito su conto italiano. Chi ha solo N26 deve quindi usare un secondo conto italiano per pagare i tributi, oppure ricorrere al canale del commercialista (con costi aggiuntivi).

      Rimborsi e accrediti dalla PA

      Rimborsi 730, rimborsi IVA, accrediti INPS, contributi a fondo perduto: tutti questi flussi possono incontrare difficolta su IBAN esteri. Non sono blocchi sistematici, ma capita che la pratica si areni richiedendo integrazioni o che il sistema PagoPA rifiuti l’IBAN. Su IT di Qonto questi attriti non si verificano.

      Diffidenza dei committenti

      Alcuni clienti italiani – in particolare PA, grandi imprese con uffici contabili rigidi, condomini – preferiscono o richiedono espressamente l’IBAN italiano. Non e una norma di legge, ma una prassi che puo creare frizione: il pagamento si ferma in attesa di approvazioni interne, o ti viene chiesto di indicare un IBAN IT.

      Domiciliazioni utenze

      Le domiciliazioni di utenze italiane (luce, gas, telefonia, abbonamenti) sono accettate da quasi tutti i fornitori grazie al regolamento SEPA, ma in alcuni casi residuali si verificano rifiuti o ritardi nell’attivazione del RID. E un rischio basso ma esistente.

      In sintesi: l’IBAN DE di N26 funziona, ma aggiunge attriti. Su Qonto, partire con IBAN IT significa non doversene mai preoccupare.

      Casi d’uso: per chi conviene uno o l’altro

      Quando Qonto e la scelta piu razionale

      • SRL, SRLS, SPA o societa di capitali: N26 non e disponibile per questi soggetti
      • Studi associati, piccole imprese con dipendenti o collaboratori che devono accedere al conto
      • Freelance che lavorano prevalentemente con clienti italiani e PA
      • Forfettari soggetti a fatturazione elettronica obbligatoria che vogliono evitare software esterni
      • Chi vuole pagare F24 dal conto senza usare il canale commercialista
      • Chi vuole dare accesso al commercialista in sola lettura per la quadratura mensile

      Quando N26 Business puo bastare

      • Freelance individuale con pochi clienti, prevalentemente esteri o online
      • Chi cerca un conto a costo zero per attivita marginali (collaborazioni occasionali, secondo lavoro)
      • Lavoratori autonomi che ricevono pagamenti in valute estere e vogliono il cambio interbancario
      • Chi gia usa N26 personale ed e fidelizzato all’esperienza app
      • Chi non ha obblighi di fatturazione elettronica frequenti (forfettari sotto soglia di transito 2024)
      • Chi non ha bisogno di multi-utente o gestione team

      Quando si possono usare entrambi

      Una configurazione realistica e tenere Qonto come conto principale (IBAN IT, fatturazione elettronica, F24, multi-utente) e N26 Business Standard come secondo conto gratuito per ricevere pagamenti esteri o per spese in valuta. Cosi si ottiene il meglio dei due mondi senza canoni inutili.

      Costi annui: simulazione concreta

      Confrontiamo i costi reali su 12 mesi per un freelance italiano in regime forfettario con esigenze standard (50-150 fatture/anno, qualche pagamento estero, F24 trimestrale).

      VoceQonto BasicN26 Business Smart
      Canone conto/mese~11 EUR (escl. IVA)4,90 EUR
      Canone annuo conto~132 EUR + IVA58,80 EUR
      Fatturazione elettronicaInclusa nel contoSoftware esterno: ~60-96 EUR/anno
      Pagamento F24 dal contoInclusoNecessario altro conto IT
      Multi-utente / commercialistaInclusoNon disponibile
      Totale annuo (con fatturazione)~132 EUR + IVA~119-155 EUR

      Come si vede, il vantaggio del “free” N26 svanisce non appena si aggiunge la fatturazione elettronica obbligatoria. A parita di funzioni utili per la P.IVA italiana, i due conti finiscono in fascia simile, con la differenza che Qonto offre tutto integrato mentre N26 richiede di gestire piu strumenti separati.

      Per chi ha bisogni minimi (zero fatture elettroniche, zero F24 dal conto, single user), il piano N26 Business Standard gratuito resta la scelta piu economica in assoluto – circa 0 EUR vs 132 EUR di Qonto Basic. Tutto sta nel valutare se davvero quei bisogni minimi rispecchiano la tua realta operativa.

      Verdetto finale per la P.IVA italiana

      Se la domanda e “quale conto business funziona meglio per chi ha Partita IVA italiana“, la risposta secondo noi e Qonto. Non per partito preso, ma per ragioni strutturali: IBAN IT, fatturazione elettronica integrata, F24 dal conto, multi-utente, accettazione di SRL e societa di capitali. Sono funzioni che N26 Business non offre o non offre allo stesso livello.

      N26 Business resta una buona opzione per freelance individuali con esigenze minime, attivita marginali, lavoratori autonomi che ricevono pagamenti esteri e che gia usano e amano l’app N26. Per quel profilo il piano Standard gratuito puo essere tutto cio che serve. Per qualunque altro profilo – SRL, studio associato, freelance con tanti clienti italiani, P.IVA che paga F24 di tasca propria, soggetto in fatturazione elettronica obbligatoria – Qonto e la scelta che ti evita di moltiplicare strumenti, costi e attriti operativi.

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      Domande frequenti

      Qonto o N26 Business: qual e il migliore per Partita IVA italiana?

      Per chi opera con Partita IVA in Italia, Qonto offre piu funzioni native: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, pagamento F24 dal conto e gestione multi-utente. N26 Business e una buona scelta per freelance individuali con esigenze minime e attivita marginali, ma non copre adempimenti tipici della P.IVA italiana.

      N26 Business ha l’IBAN italiano?

      No. N26 rilascia solo IBAN tedeschi (DE) a tutti i clienti italiani, in quanto la banca opera con licenza N26 Bank AG (Germania). E un IBAN SEPA valido, ma puo creare frizione con PA italiana, F24 e alcuni committenti.

      Si puo pagare F24 da N26 Business?

      No, non direttamente. Il portale Agenzia Entrate per il pagamento F24 telematico richiede un IBAN italiano. Con N26 Business l’utente deve usare un secondo conto italiano oppure delegare al commercialista. Qonto, avendo IBAN IT, consente il pagamento F24 dal conto.

      Qonto ha la fatturazione elettronica integrata?

      Si. Qonto integra la fatturazione elettronica con SDI direttamente nell’interfaccia: emissione, firma digitale, invio allo SDI e archiviazione sostitutiva decennale. N26 non offre questa funzionalita: per emettere fatture XML serve un software esterno.

      N26 Business e adatto a una SRL?

      No. N26 Business non accetta societa di capitali (SRL, SRLS, SPA): e disponibile solo per ditte individuali, freelance e liberi professionisti. Per una SRL serve un altro conto, come ad esempio Qonto.

      Quanto costa Qonto vs N26 in un anno?

      Qonto Basic costa circa 132 EUR + IVA all’anno tutto incluso (IBAN IT, fatturazione elettronica, F24, multi-utente). N26 Business Smart costa 58,80 EUR/anno, ma per una P.IVA italiana va aggiunto un software di fatturazione elettronica (60-96 EUR/anno), arrivando a 119-155 EUR/anno. La fascia di costo finisce simile, ma le funzioni Qonto sono integrate.

      Si possono usare Qonto e N26 insieme?

      Si, e una configurazione che molti freelance adottano: Qonto come conto principale per la P.IVA italiana (IBAN IT, fatturazione, F24) e N26 Business Standard gratuito come secondo conto per ricevere pagamenti esteri o per cambio valuta. Si massimizzano i vantaggi senza pagare due canoni significativi.

      Qonto e N26 sono sicuri?

      Si, entrambi operano in regime regolamentato europeo. Qonto Italy e istituto di pagamento autorizzato Banca d’Italia, con i fondi clienti depositati su conti separati presso banche partner. N26 Bank AG e una banca tedesca a tutti gli effetti, vigilata BaFin, con copertura del Fondo di Garanzia tedesco fino a 100.000 EUR. La sicurezza tecnica e a livelli bancari standard su entrambe le piattaforme.

      Articolo a scopo informativo. Le condizioni economiche, i piani e le funzioni dei due conti sono soggetti a variazioni: verifica sempre i dati aggiornati sui siti ufficiali Qonto e N26 prima di procedere all’apertura. CAF Centro Fiscale non e ne agente, ne intermediario, ne distributore di servizi di pagamento.

      Giugno 3, 2026/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-03 08:00:002026-05-24 09:37:03Qonto vs N26 Business 2026: Quale Scegliere per Partita IVA
      INAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, PATRONATO

      INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      INAIL Aggravamento Malattia Professionale: Come Fare Domanda nel 2026

      Se hai gia ricevuto un indennizzo INAIL per una malattia professionale o un infortunio sul lavoro, ma le tue condizioni di salute sono peggiorate, hai diritto a richiedere la revisione della rendita per aggravamento. Questa guida spiega in dettaglio la procedura, i documenti necessari, i tempi e i diritti che ti spettano.

      Il patronato del CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i lavoratori e i pensionati nelle pratiche INAIL, incluse le domande di aggravamento e revisione della rendita. Richiedi assistenza gratuita.

      Cos’e l’aggravamento di malattia professionale INAIL

      Per aggravamento di malattia professionale (o di infortunio sul lavoro) si intende il peggioramento clinico documentato delle condizioni di salute del lavoratore rispetto alla situazione accertata al momento della liquidazione iniziale della rendita INAIL. L’aggravamento consente la revisione al rialzo della rendita corrisposta dall’INAIL, fino a una nuova percentuale di inabilita permanente.

      L’INAIL distingue tra:

      • Aggravamento dell’inabilita permanente: aumento della percentuale di inabilita riconosciuta
      • Aggravamento con superamento della soglia del 16%: accesso alla rendita anche per chi prima era sotto soglia
      • Aggravamento della rendita in misura assoluta: per chi ha gia rendita superiore al 16%, con conseguente ricalcolo dell’importo

      Chi puo fare domanda di aggravamento INAIL

      Possono richiedere la revisione per aggravamento:

      • Lavoratori con rendita INAIL per inabilita permanente da malattia professionale o infortunio sul lavoro
      • Lavoratori che avevano subito un inabilita temporanea assoluta (ITA) e ora presentano esiti permanenti peggiorati
      • Lavoratori che erano stati valutati con inabilita inferiore al 6% (non indennizzabile) o al 16% (non con rendita) e ora superano tali soglie

      I requisiti fondamentali sono:

      • Malattia professionale o infortunio riconosciuto dall’INAIL
      • Documentazione medica aggiornata che attesti il peggioramento clinico
      • Nesso di causalita tra il peggioramento e la patologia professionale originaria

      Come fare domanda di aggravamento INAIL: procedura passo per passo

      La procedura per richiedere la revisione della rendita per aggravamento si articola in questi passaggi:

      1. Raccolta della documentazione medica: certificati del medico curante, referti specialistici, esami diagnostici (RX, TAC, RM, spirometria, audiometria) che attestino il peggioramento rispetto alla situazione precedente.
      2. Accesso al portale INAIL: tramite SPID, CIE o CNS, accedi al portale myINAIL (www.inail.it) nella sezione dedicata ai servizi per i lavoratori.
      3. Compilazione della domanda online: nella sezione “Prestazioni” trovi la voce “Revisione della rendita per aggravamento”. Compila il modello digitale allegando la documentazione.
      4. Visita medica INAIL: dopo l’invio della domanda, l’INAIL convoca il lavoratore per una visita medico-legale con il medico dell’Istituto.
      5. Valutazione e determinazione: il medico INAIL valuta la nuova percentuale di inabilita. Se riconosce l’aggravamento, viene emesso un nuovo provvedimento con la rendita aggiornata.
      6. Ricorso (se necessario): se la valutazione e negativa o insufficiente, e possibile presentare ricorso amministrativo o ricorso giudiziario.

      Documenti necessari per la domanda di aggravamento

      • Documento d’identita in corso di validita
      • Codice fiscale
      • Numero di posizione INAIL (presente sul provvedimento originario)
      • Certificato medico del medico curante con indicazione del peggioramento
      • Referti di specialisti (ortopedico, pneumologo, audiologo, cardiologo ecc.) aggiornati
      • Esami strumentali recenti (entro 6-12 mesi) che documentino l’aggravamento
      • Eventuale cartella clinica di ricoveri ospedalieri correlati

      Tabella scaglioni e indennizzi INAIL per inabilita permanente

      L’INAIL riconosce forme diverse di indennizzo in base alla percentuale di inabilita permanente accertata:

      Percentuale inabilita permanenteTipo di prestazioneForma di liquidazione
      Dal 6% al 15%Indennizzo in capitale (una tantum)Pagamento unico
      Dal 16% al 100%Rendita mensile vitaliziaMensile per tutta la vita
      Superiore al 80%Rendita + assegno per assistenza personaleMensile + assegno
      100% con perdita dell’uso degli artiRendita + maggiorazione specialeMensile aumentata

      La rendita INAIL si calcola sulla retribuzione del lavoratore al momento dell’infortunio/malattia, rivalutata annualmente. Il calcolo esatto dipende da diversi fattori individuali: il patronato del CAF Centro Fiscale puo verificare gratuitamente la correttezza del calcolo e l’eventuale diritto a maggiorazioni.

      Tempistiche della revisione per aggravamento

      Le tempistiche dipendono dall’Ufficio INAIL competente e dalla complessita del caso. In linea generale:

      • Convocazione a visita medica: entro 60-90 giorni dalla presentazione della domanda
      • Notifica del provvedimento: entro 60 giorni dalla visita medica
      • Decorrenza della nuova rendita: dalla data di presentazione della domanda di aggravamento
      • Termini per il ricorso amministrativo: entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento
      • Ricorso giudiziario: entro 3 anni dalla notifica (termine di prescrizione dell’azione giudiziaria)

      La nuova rendita, se riconosciuta, viene corrisposta a partire dalla data di presentazione della domanda, con eventuale conguaglio degli arretrati.

      Il ruolo del patronato CAF nella domanda di aggravamento

      Il patronato CAF offre un servizio di assistenza gratuita per la compilazione e l’invio della domanda di aggravamento INAIL. I servizi includono:

      • Verifica della documentazione medica e completezza del fascicolo
      • Compilazione e invio della domanda di revisione tramite i canali INAIL
      • Monitoraggio della pratica e comunicazione dell’esito
      • Assistenza in caso di ricorso amministrativo
      • Verifica della correttezza del calcolo della rendita e delle eventuali maggiorazioni

      Il servizio di patronato e completamente gratuito per il lavoratore: e finanziato dall’INPS con una quota dei contributi previdenziali. Contatta il nostro patronato per una verifica gratuita.

      Domande frequenti – Aggravamento INAIL

      Posso fare domanda di aggravamento senza il patronato?

      Si, la domanda si puo presentare autonomamente tramite il portale myINAIL con SPID. Tuttavia il patronato garantisce una verifica della documentazione e una maggiore tutela in caso di esito negativo.

      Quante volte posso fare domanda di aggravamento?

      Non c’e un limite al numero di domande di aggravamento che si possono presentare, purche ogni domanda sia supportata da documentazione medica che attesti un peggioramento rispetto alla valutazione precedente.

      Se l’INAIL nega l’aggravamento, cosa posso fare?

      E possibile presentare ricorso amministrativo entro 30 giorni dalla notifica del diniego, oppure ricorso giudiziario entro 3 anni. Il patronato CAF assiste gratuitamente nella fase del ricorso amministrativo.

      L’aggravamento INAIL e compatibile con la pensione di invalidita INPS?

      Si, la rendita INAIL per inabilita permanente e la pensione di invalidita INPS sono prestazioni distinte e cumulabili, anche se il calcolo di entrambe puo influenzarsi reciprocamente in alcuni casi specifici.

      Conclusione: agisci subito se le tue condizioni sono peggiorate

      Se hai una rendita INAIL per malattia professionale o infortunio e le tue condizioni di salute sono peggiorate, hai il diritto di richiedere la revisione della rendita. Non aspettare: la decorrenza del nuovo trattamento parte dalla data di presentazione della domanda, quindi ogni mese di ritardo equivale a mancati arretrati.

      Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per tutta la procedura. Contattaci per una verifica gratuita della tua situazione INAIL.

      Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 17:00:002026-06-02 08:12:32INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda
      CAF, CRIPTOVALUTE

      NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi e Quanto Si Paga

      Dichiarazione redditi Criptovalute

      Gli NFT e tasse 2026 rappresentano un tema sempre più rilevante per chi opera nel mercato dei Non-Fungible Token. Dal 2023, la Legge di Bilancio ha ufficialmente classificato gli NFT come cripto-attività, sottoponendoli agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali previsti per Bitcoin, Ethereum e le altre criptovalute. Se possiedi NFT, li hai venduti con profitto o li hai ricevuti gratuitamente tramite airdrop, devi sapere esattamente come dichiararli nel Modello Redditi PF e quanto pagare di imposte. In questa guida completa ti spieghiamo tutto: dalla tassazione delle plusvalenze NFT con la nuova aliquota al 33%, alla compilazione del Quadro W, fino all’IVCA e al trattamento fiscale dei creator di NFT. Il Modello Redditi Criptovalute 2026 è lo strumento principale per adempiere a questi obblighi.

      Indice dei contenuti

      1. Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge
      2. Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze
      3. Quando si genera una plusvalenza sugli NFT
      4. Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate
      5. Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF
      6. IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore
      7. NFT come arte digitale vs NFT come investimento
      8. NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero
      9. Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione
      10. Royalties su marketplace: come dichiararle
      11. Domande frequenti su NFT e tasse 2026

      Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge

      La Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022, articolo 1, commi 126-147) ha introdotto un quadro normativo organico per la tassazione delle cripto-attività in Italia. La definizione di cripto-attività adottata dal legislatore è estremamente ampia e comprende “una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito o una tecnologia analoga”.

      Questa definizione include senza alcun dubbio gli NFT (Non-Fungible Token), che sono a tutti gli effetti token registrati su blockchain. Non importa se il tuo NFT rappresenta un’opera d’arte digitale, un oggetto collezionabile, un terreno virtuale nel metaverso o un biglietto per un evento: dal punto di vista fiscale italiano, è una cripto-attività e segue le stesse regole di Bitcoin e delle altre criptovalute.

      Prima della riforma del 2023, la situazione era molto più incerta. L’Agenzia delle Entrate non aveva mai fornito indicazioni specifiche sugli NFT, e molti contribuenti non sapevano come comportarsi. Oggi, grazie alla disciplina uniforme delle cripto-attività, le regole sono chiare: gli NFT vanno dichiarati e, in caso di plusvalenze, tassati. Se vuoi approfondire come funzionava il regime precedente, puoi leggere il nostro articolo sulla tassazione delle plusvalenze criptovalute prima della riforma.

      Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze

      Dal 1° gennaio 2026, la tassazione sulle plusvalenze da cripto-attività — e quindi anche sugli NFT — sale al 33%. Questa aliquota sostituisce la precedente del 26% che era in vigore dal 2023 al 2025. L’aumento è stato previsto dalla Legge di Bilancio 2025 (inizialmente si parlava del 42%, poi ridotto al 33% in sede di approvazione finale).

      Ma cosa significa in pratica? Quando vendi un NFT a un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto, la differenza costituisce una plusvalenza. Su questa plusvalenza dovrai versare un’imposta sostitutiva del 33%. Si chiama “imposta sostitutiva” perché sostituisce l’IRPEF e le addizionali: invece di pagare le aliquote progressive ordinarie (che possono arrivare fino al 43%), paghi un’unica imposta fissa del 33%.

      Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato un NFT della collezione Bored Ape per 5.000 euro nel 2023 e lo venda nel 2026 per 15.000 euro. La plusvalenza è di 10.000 euro (15.000 – 5.000). L’imposta da pagare sarà: 10.000 x 33% = 3.300 euro. Per una guida completa sulla dichiarazione crypto, consulta il nostro articolo Modello Redditi Criptovalute 2026.

      Quando si genera una plusvalenza sugli NFT

      Non tutte le operazioni con gli NFT generano un obbligo di tassazione. La plusvalenza si realizza solo in determinati momenti. Capire quando scatta l’obbligo fiscale è fondamentale per non commettere errori nella dichiarazione dei redditi.

      Le operazioni che generano plusvalenza tassabile sono:

      • Vendita di un NFT a un prezzo superiore rispetto al costo di acquisto (comprese le gas fee sostenute per l’acquisto)
      • Scambio tra NFT di diversa tipologia o collezione (considerato come vendita + riacquisto)
      • Conversione di un NFT in criptovaluta (ad esempio, vendita su OpenSea e ricezione di ETH)
      • Utilizzo di un NFT come mezzo di pagamento per beni o servizi

      Al contrario, non generano plusvalenza:

      • Il semplice possesso di un NFT senza operazioni di vendita o scambio
      • Il trasferimento tra wallet di proprietà dello stesso soggetto
      • La donazione di un NFT (che però ha regole proprie)

      Un aspetto importante riguarda le gas fee (le commissioni pagate sulla blockchain per completare le transazioni). Le gas fee sostenute per l’acquisto dell’NFT si sommano al costo di acquisto, riducendo la plusvalenza futura. Le gas fee sostenute per la vendita si sottraggono dal prezzo di cessione. Questo meccanismo è analogo a quello previsto per le criptovalute tradizionali.

      Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate

      Una delle novità più importanti introdotte dalla riforma del 2023 è la soglia di esenzione di 2.000 euro. Questa regola prevede che le plusvalenze complessive da cripto-attività (inclusi gli NFT) realizzate nell’anno d’imposta non siano tassate se inferiori a 2.000 euro.

      Attenzione: la soglia si calcola considerando il saldo netto di tutte le operazioni in cripto-attività effettuate nell’anno. Questo significa che devi sommare tutte le plusvalenze e sottrarre tutte le minusvalenze derivanti da NFT, criptovalute, token e qualsiasi altra cripto-attività. Se il risultato è inferiore a 2.000 euro, non devi pagare l’imposta del 33%.

      Facciamo un esempio. Supponiamo che nell’anno 2026 Laura abbia effettuato queste operazioni:

      • Vendita NFT CryptoPunk: plusvalenza di 3.000 euro
      • Vendita Bitcoin: minusvalenza di -1.500 euro
      • Vendita altro NFT: plusvalenza di 400 euro

      Il saldo netto è: 3.000 – 1.500 + 400 = 1.900 euro. Poiché il totale è inferiore a 2.000 euro, Laura non dovrà pagare alcuna imposta sulle plusvalenze. Se invece il saldo fosse stato di 2.100 euro, l’imposta si sarebbe applicata sull’intero importo (2.100 x 33% = 693 euro), non solo sulla parte eccedente i 2.000 euro. È quindi una franchigia, non una deduzione.

      Importante: anche se le plusvalenze sono sotto la soglia dei 2.000 euro, resta comunque l’obbligo di dichiarare il possesso degli NFT nel Quadro W ai fini del monitoraggio fiscale e dell’IVCA.

      Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF

      La dichiarazione degli NFT avviene attraverso il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto con la riforma, ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto-attività e serve sia per il monitoraggio fiscale sia per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Se utilizzi il modello 730, sappi che dal 2024 esiste il Quadro W anche nel 730.

      Ecco i passaggi per compilare correttamente il Quadro W per i tuoi NFT:

      1. Raccogli le informazioni necessarie. Per ogni NFT posseduto al 31 dicembre dell’anno d’imposta (o venduto durante l’anno), ti serviranno: il nome o identificativo dell’NFT, la blockchain su cui è registrato (Ethereum, Solana, Polygon, ecc.), il wallet che lo detiene, il valore di acquisto in euro, il valore al 31 dicembre in euro e le eventuali date di acquisto e vendita.

      2. Compila il rigo W del Quadro W. Per ogni cripto-attività (o gruppo omogeneo) devi indicare:

      • Colonna 1 (Codice individuazione): il codice “14” per le cripto-attività
      • Colonna 3 (Valore iniziale): il valore in euro al 1° gennaio (o alla data di acquisto se successiva)
      • Colonna 4 (Valore finale): il valore in euro al 31 dicembre (o alla data di vendita se precedente)
      • Colonna 7 (IVCA dovuta): il risultato del calcolo IVCA (0,2% del valore finale)

      3. Determina il valore dell’NFT in euro. Questo è spesso l’aspetto più complesso. Se l’NFT è stato acquistato con criptovaluta (es. ETH), il valore in euro si calcola al cambio del giorno dell’operazione. Per il valore al 31 dicembre, puoi utilizzare il floor price della collezione sul marketplace di riferimento (OpenSea, Magic Eden, ecc.) convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato liquido, puoi utilizzare il prezzo dell’ultimo scambio disponibile.

      4. Calcola le plusvalenze nel Quadro RT. Se hai venduto NFT durante l’anno con profitto, le plusvalenze vanno indicate anche nella Sezione II del Quadro RT, dove si calcola l’imposta sostitutiva del 33%. Per chi ha operato su exchange come Binance o Coinbase, può essere utile consultare le nostre guide specifiche sulla dichiarazione redditi Binance 2026 e sulla dichiarazione redditi Coinbase 2026.

      IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore

      Oltre alla tassazione sulle plusvalenze, chi possiede NFT deve pagare anche l’IVCA — Imposta sul Valore delle Cripto-Attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale, simile all’IVAFE che si applica ai conti esteri, pari allo 0,2% annuo del valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno d’imposta.

      Il calcolo è proporzionale al periodo di detenzione nell’anno. Se hai posseduto un NFT per tutto l’anno (365 giorni), paghi lo 0,2% pieno. Se lo hai posseduto per 6 mesi, paghi la metà. La formula è: Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365).

      Facciamo un esempio pratico. Giovanni possiede un NFT dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2026 (184 giorni). Il valore dell’NFT al 31 dicembre è di 10.000 euro. L’IVCA dovuta sarà: 10.000 x 0,2% x (184/365) = 10,08 euro. Come vedi, per importi contenuti l’IVCA è molto bassa, ma può diventare significativa per collezioni di alto valore.

      L’IVCA va indicata nel Quadro W del Modello Redditi PF e si versa tramite il modello F24 con il codice tributo 1727. I termini di versamento seguono quelli dell’imposta sui redditi (30 giugno, con possibilità di rateizzazione). Per approfondire il funzionamento dell’IVCA in relazione ad altre cripto-attività, consulta la guida sulla dichiarazione crypto nel 730.

      NFT come arte digitale vs NFT come investimento

      Nel mondo degli NFT convivono realtà molto diverse: c’è chi acquista un’opera d’arte digitale per collezionismo, chi compra token legati a giochi play-to-earn, chi investe in terreni virtuali nel metaverso e chi specula sulle fluttuazioni di prezzo delle collezioni più popolari. Dal punto di vista fiscale, tuttavia, la distinzione più rilevante è quella tra NFT detenuti come investimento e NFT utilizzati per finalità personali.

      La normativa italiana attuale non opera una distinzione esplicita tra queste due tipologie. Tutti gli NFT, indipendentemente dalla loro natura, rientrano nella definizione di cripto-attività e sono soggetti agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali. Questa è una differenza importante rispetto ad altri paesi (come il Regno Unito), dove gli NFT acquistati per uso personale possono godere di esenzioni.

      In Italia, dunque, sia che tu possieda un CryptoPunk da 100.000 euro come investimento, sia che tu abbia acquistato un NFT da 50 euro come avatar per i social media, gli obblighi sono gli stessi: dichiarazione nel Quadro W, pagamento dell’IVCA e, in caso di vendita con profitto, tassazione della plusvalenza al 33%. Questo approccio è stato criticato da diversi esperti, ma al momento la legge non prevede eccezioni.

      NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero

      Molti utenti ricevono NFT gratuitamente, attraverso airdrop (distribuzione gratuita di token), mint gratuiti (coniazione senza costo di acquisto, pagando solo le gas fee) o programmi di fidelizzazione. Questi casi presentano regole fiscali specifiche che è importante conoscere.

      Quando ricevi un NFT gratis tramite airdrop, il suo valore di acquisizione è pari a zero euro. Questo ha una conseguenza importante: se in futuro lo venderai, l’intera somma ricavata dalla vendita costituirà plusvalenza. Ad esempio, se ricevi un NFT in airdrop e lo vendi dopo un anno per 5.000 euro, la plusvalenza sarà di 5.000 euro (5.000 – 0 = 5.000), su cui pagherai il 33% di imposta, ossia 1.650 euro.

      Per i mint gratuiti, il discorso è simile, ma con una sfumatura: le gas fee pagate per completare il mint possono essere considerate come costo di acquisizione. Se hai pagato 30 euro di gas fee per mintare un NFT gratuito, il tuo costo di acquisto sarà 30 euro, e la plusvalenza futura si calcolerà sottraendo questa cifra dal prezzo di vendita.

      In entrambi i casi, l’obbligo di dichiarazione nel Quadro W sussiste dal momento in cui l’NFT entra nel tuo wallet, anche se il suo valore è minimo. L’IVCA si calcola sul valore al 31 dicembre, che potrebbe essere molto diverso da zero se nel frattempo la collezione ha acquisito valore di mercato.

      Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione

      La situazione fiscale cambia radicalmente se non sei un semplice acquirente o venditore di NFT, ma un creator — cioè la persona che crea e vende NFT originali. In questo caso, i proventi dalla vendita degli NFT che hai creato non sono plusvalenze da cripto-attività, ma costituiscono reddito d’impresa o reddito di lavoro autonomo, a seconda di come è strutturata la tua attività.

      Se crei e vendi NFT in modo abituale e organizzato — ad esempio sei un artista digitale che produce regolarmente collezioni NFT — i proventi saranno generalmente qualificati come reddito d’impresa e dovrai:

      • Aprire una partita IVA con codice ATECO appropriato (generalmente 90.03.09 per attività artistiche o 62.01.00 per attività informatiche)
      • Emettere fattura per ogni vendita (o documento commerciale equivalente)
      • Dichiarare i proventi nel Quadro RF (reddito d’impresa) del Modello Redditi
      • Versare IVA, IRPEF e contributi previdenziali

      Se invece la creazione di NFT è un’attività occasionale (un singolo progetto, poche vendite nell’anno), i proventi possono essere qualificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67 del TUIR, senza necessità di partita IVA (entro il limite di 5.000 euro annui per l’obbligo contributivo). In ogni caso, è fondamentale distinguere tra il reddito derivante dalla creazione dell’NFT (che è reddito d’impresa/lavoro autonomo) e le eventuali plusvalenze derivanti dalla successiva rivendita di NFT acquistati da terzi (che seguono le regole delle cripto-attività al 33%). Chi ha già una partita IVA in regime forfettario, può includere i proventi dalla vendita di NFT nella propria attività.

      Royalties su marketplace: come dichiararle

      Una delle caratteristiche uniche degli NFT è la possibilità per il creator di percepire royalties sulle vendite successive. Quando un artista crea un NFT e lo vende per la prima volta, può impostare una percentuale di royalty (tipicamente dal 2,5% al 10%) che riceverà automaticamente ogni volta che l’NFT viene rivenduto su un marketplace che supporta questa funzionalità.

      Le royalties da NFT hanno un trattamento fiscale specifico. Non si tratta di plusvalenze da cripto-attività, ma di proventi derivanti dallo sfruttamento economico di un’opera. La qualificazione fiscale dipende dalla situazione del creator:

      • Creator con partita IVA: le royalties confluiscono nel reddito d’impresa o di lavoro autonomo e vanno fatturate e dichiarate come gli altri proventi dell’attività
      • Creator occasionale: le royalties possono essere qualificate come redditi diversi (art. 67 TUIR) se l’attività non è abituale
      • Royalties su opere dell’ingegno: se l’NFT è qualificabile come opera dell’ingegno (opera d’arte, software, musica), le royalties possono rientrare nella disciplina del diritto d’autore (art. 53, comma 2, lettera b, TUIR), con una deduzione forfettaria del 25% (o 40% se il creator ha meno di 35 anni)

      Va notato che molti marketplace (come OpenSea) hanno reso le royalties opzionali per gli acquirenti, riducendo significativamente i ricavi per i creator. Tuttavia, quando le royalties vengono effettivamente percepite, l’obbligo dichiarativo resta. Le royalties ricevute in criptovaluta (es. ETH) devono essere convertite in euro al cambio del giorno di ricezione per determinare il reddito imponibile.

      Domande frequenti su NFT e tasse 2026

      Devo dichiarare gli NFT che non ho venduto?

      Sì, il semplice possesso di NFT va dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non li hai venduti e non hai realizzato alcuna plusvalenza. Questo obbligo serve ai fini del monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). La mancata dichiarazione può comportare sanzioni.

      Come si calcola il valore di un NFT al 31 dicembre?

      Il valore di un NFT al 31 dicembre si determina utilizzando il prezzo di mercato alla data. Puoi utilizzare il floor price della collezione su un marketplace riconosciuto (OpenSea, Magic Eden, Blur), convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato attivo, puoi utilizzare l’ultimo prezzo di scambio disponibile o, in assenza, il costo di acquisto originale.

      Posso compensare le minusvalenze da NFT con le plusvalenze crypto?

      Sì, poiché gli NFT sono classificati come cripto-attività, le minusvalenze derivanti dalla vendita di NFT possono essere compensate con le plusvalenze da criptovalute e viceversa. Se in un anno hai una minusvalenza netta, puoi riportarla nei 4 anni successivi per compensare eventuali plusvalenze future. Questo vale anche per la rivalutazione delle criptovalute.

      Un NFT regalato va dichiarato?

      Sì, un NFT ricevuto in regalo (donazione) va dichiarato nel Quadro W dal momento in cui entra nel tuo wallet. Il valore di acquisizione per il calcolo di eventuali future plusvalenze sarà il valore di mercato al momento della donazione. Inoltre, le donazioni di cripto-attività possono essere soggette all’imposta sulle donazioni, con le stesse franchigie previste per le donazioni tradizionali (1 milione di euro tra genitori e figli).

      Cosa rischio se non dichiaro i miei NFT?

      La mancata dichiarazione degli NFT nel Quadro W comporta sanzioni che variano dal 3% al 15% del valore non dichiarato (raddoppiate se i fondi sono detenuti in paesi a fiscalità privilegiata). In caso di plusvalenze non dichiarate, si aggiungono le sanzioni per infedele dichiarazione (dal 90% al 180% dell’imposta non versata) più gli interessi di mora. È quindi fondamentale mettersi in regola.

      Posso usare il 730 per dichiarare gli NFT?

      Dal 2024, è possibile utilizzare il 730 con il Quadro W per dichiarare le cripto-attività, inclusi gli NFT, ai fini del monitoraggio e dell’IVCA. Tuttavia, se hai realizzato plusvalenze da vendita di NFT, dovrai necessariamente utilizzare il Modello Redditi PF (che include il Quadro RT per il calcolo dell’imposta sostitutiva). Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere il modello più adatto alla tua situazione.


      Hai NFT da dichiarare? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

      La dichiarazione degli NFT e delle cripto-attività richiede competenze specifiche che non tutti i professionisti possiedono. Al CAF Centro Fiscale di Udine abbiamo un team dedicato alla fiscalità crypto e NFT, in grado di assisterti nella compilazione del Quadro W, nel calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA, e nella corretta qualificazione dei tuoi redditi da NFT.

      Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

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        Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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        INVALIDITA' 104, MALATTIA, INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO, PATRONATO

        Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

        Ferie badanti, Malattia e Permessi

        Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

        I permessi della Legge 104/1992 sono uno degli strumenti più importanti a disposizione dei lavoratori dipendenti con familiari disabili o con disabilità propria. Ogni anno milioni di dipendenti usufruiscono di questi giorni di assenza retribuita, ma una domanda sorge spesso spontanea: quali voci della busta paga vengono conteggiate nel calcolo della retribuzione?

        La risposta non è scontata. La legge parla di retribuzione globale di fatto, un concetto tecnico che comprende alcune voci e ne esclude altre. Sbagliare il calcolo — o non sapere quali elementi spettano — può significare ricevere meno di quanto dovuto. In questa guida ti spieghiamo tutto in modo chiaro, con esempi pratici e i riferimenti normativi aggiornati al 2026.

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        Cosa Prevede l’Art. 33 della Legge 104/1992

        La norma di riferimento è l’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (la cosiddetta “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”). Questo articolo disciplina i permessi lavorativi per i lavoratori dipendenti che assistono un familiare con disabilità grave o che hanno loro stessi una disabilità riconosciuta.

        In base all’art. 33, comma 3, il lavoratore ha diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito (o, in alternativa, a due ore di permesso giornaliero, se lavora almeno sei ore al giorno). Questi giorni di assenza sono coperti da un’indennità a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro in busta paga e poi rimborsata all’azienda.

        La legge specifica che i permessi sono retribuiti, ma non dettaglia quali voci retributive debbano essere incluse nel calcolo. Questa lacuna ha generato anni di contenzioso giudiziario, risolto poi dalla Corte di Cassazione attraverso una giurisprudenza consolidata che analizzeremo nel dettaglio.

        Il Concetto di Retribuzione Globale di Fatto

        La retribuzione globale di fatto è il parametro di riferimento per il calcolo di numerose prestazioni previdenziali e lavoristiche in Italia: ferie, malattia, maternità, cassa integrazione e — appunto — i permessi della Legge 104.

        Con questa espressione si intende la retribuzione effettiva e normale percepita dal lavoratore, comprensiva di tutti gli elementi fissi e continuativi che compongono la busta paga. Non si tratta solo della paga base, ma di un insieme più ampio di voci che devono essere sommate per ottenere il corrispettivo giornaliero da moltiplicare per i giorni di permesso fruiti.

        Il principio di fondo è semplice: il lavoratore che usa i permessi 104 non deve subire una riduzione della propria busta paga rispetto a un giorno lavorativo normale. Deve percepire, in sostanza, lo stesso importo che avrebbe guadagnato lavorando.

        Voci Contrattuali Incluse nella Retribuzione dei Permessi 104

        Sulla base della giurisprudenza consolidata della Cassazione e delle istruzioni operative dell’INPS (in particolare la Circolare INPS n. 53/2008 e le successive circolari di aggiornamento), le voci contrattuali che devono essere incluse nel calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104 sono le seguenti:

        1. Paga Base (o Minimo Contrattuale)

        La paga base è la voce principale della retribuzione, stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile al rapporto di lavoro. Essa varia in base alla categoria professionale e al livello di inquadramento del lavoratore. È sempre inclusa nel calcolo della retribuzione globale di fatto e costituisce il nucleo fondamentale della busta paga.

        Esempio: un impiegato di IV livello del settore commercio percepisce un minimo contrattuale mensile di circa 1.750 euro. Questa voce concorre integralmente al calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104.

        2. Indennità di Contingenza

        L’indennità di contingenza è una voce storica della retribuzione italiana, introdotta per adeguare i salari al costo della vita. Sebbene la scala mobile sia stata abolita con il Protocollo del 23 luglio 1993, gli importi di contingenza maturati fino a quella data sono rimasti “cristallizzati” nelle buste paga dei lavoratori in forza a quella data.

        Questa voce, dove presente, è inclusa nella retribuzione globale di fatto. I nuovi assunti dopo il 1993, nei contratti che l’hanno incorporata nella paga base, non la vedranno come voce separata, ma il suo valore è comunque conteggiato.

        3. Scatti di Anzianità

        Gli scatti di anzianità sono incrementi retributivi automatici che scattano ogni tot anni di servizio nell’azienda (la cadenza varia da CCNL a CCNL: tipicamente ogni 2 o 3 anni). Rappresentano un compenso fisso e continuativo legato all’anzianità aziendale del lavoratore.

        Poiché si tratta di elementi fissi e ricorrenti della retribuzione, gli scatti di anzianità sono inclusi nel calcolo della retribuzione globale di fatto. Su questo punto la giurisprudenza è unanime.

        4. Superminimi Individuali e Collettivi

        Il superminimo è una maggiorazione della retribuzione rispetto al minimo contrattuale, concordata individualmente tra datore di lavoro e lavoratore (superminimo individuale) oppure prevista dalla contrattazione collettiva aziendale (superminimo collettivo).

        I superminimi di natura fissa e continuativa — ossia quelli che vengono erogati ogni mese in misura costante, indipendentemente dalle prestazioni — rientrano nella retribuzione globale di fatto. Al contrario, i superminimi di natura variabile o collegati a obiettivi produttivi seguono le regole dei premi di risultato (esclusi, come vedremo).

        5. EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)

        L’EDR è un elemento retributivo previsto da molti CCNL come voce aggiuntiva alla paga base. Storicamente legato agli accordi interconfederali degli anni ’90, è spesso un importo fisso mensile di modesta entità (es. 10,33 euro). Dove previsto dal contratto collettivo, è incluso nella retribuzione globale di fatto in quanto elemento fisso e continuativo.

        6. Indennità Fisse e Continuative

        Rientrano nella retribuzione globale di fatto tutte le indennità di natura fissa e continuativa, ovvero quelle che vengono erogate ogni mese con carattere di stabilità e non sono collegate a specifiche prestazioni o condizioni lavorative variabili. Esempi tipici:

        • Indennità di funzione o di posizione (es. per i quadri o i responsabili)
        • Indennità di sede (quando prevista come voce fissa)
        • Assegni ad personam di natura fissa
        • Terzo elemento (voce prevista da alcuni CCNL dell’artigianato e delle PMI)

        Il criterio discriminante è sempre la fissità e la continuità: se la voce viene erogata stabilmente ogni mese, indipendentemente dalla prestazione effettiva, è inclusa nel calcolo.

        Tabella Riepilogativa: Voci Incluse ed Escluse

        Per chiarire immediatamente il quadro, ecco una tabella che distingue le voci incluse da quelle escluse:

        Voce RetributivaInclusa?Note
        Paga base / minimo contrattuale✅ SÌSempre inclusa
        Indennità di contingenza✅ SÌSe presente come voce distinta
        Scatti di anzianità✅ SÌVoce fissa e continuativa
        Superminimo fisso (individuale o collettivo)✅ SÌSolo se fisso e continuativo
        EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)✅ SÌSe previsto dal CCNL
        Indennità fisse e continuative✅ SÌCriterio: fissità + continuità
        Straordinario❌ NOVoce variabile per eccellenza
        Premio di produzione / risultato variabile❌ NOCorrispettivo condizionato a risultati
        Indennità di turno (se variabile)⚠️ DIPENDEInclusa se sempre percepita, esclusa se variabile
        Indennità di trasferta❌ NORimborso spese, non retribuzione
        Rimborsi spese❌ NONon sono retribuzione
        Mance e compensi occasionali❌ NONon hanno carattere fisso
        Tredicesima / quattordicesima⚠️ DIPENDEIncluse pro-quota secondo alcuni CCNL

        Voci Escluse: Cosa Non Rientra nel Calcolo

        Altrettanto importante sapere cosa non rientra nella retribuzione globale di fatto. Queste voci, seppur presenti in busta paga, non vengono conteggiate ai fini del calcolo dell’indennità per i permessi 104:

        Lavoro Straordinario

        Le ore di straordinario — con la relativa maggiorazione — sono escluse per definizione. Lo straordinario è una prestazione aggiuntiva rispetto all’orario contrattuale, ha natura variabile e non è garantita. Non può quindi essere inclusa in un calcolo che deve riflettere la retribuzione “normale” del lavoratore.

        Questo principio è stato ribadito più volte dalla Corte di Cassazione, che ha escluso lo straordinario dalla base di calcolo anche quando il lavoratore lo svolge abitualmente. La rilevanza dell’abitualità è limitata: se lo straordinario è così sistematico da diventare parte integrante del normale orario di lavoro (caso raro e da dimostrare), alcuni giudici di merito hanno ammesso l’inclusione, ma la Cassazione nella sua giurisprudenza più recente resta orientata all’esclusione.

        Premi di Produzione e Risultato Variabili

        I premi di risultato — compresi i premi di produttività aziendali, i bonus legati al raggiungimento di obiettivi e le componenti variabili della retribuzione — sono esclusi dal calcolo. La ragione è strutturale: si tratta di compensi condizionati, che vengono erogati solo al verificarsi di determinate condizioni (fatturato raggiunto, obiettivi produttivi, KPI aziendali). Non hanno carattere di certezza e continuità.

        Attenzione però ai premi che nel tempo sono diventati de facto fissi: se un’azienda eroga ogni anno un “premio di produzione” identico a tutti i lavoratori, indipendentemente da qualsiasi obiettivo, la giurisprudenza tende a riqualificarlo come elemento retributivo fisso, includendolo nella retribuzione globale di fatto.

        Indennità di Trasferta e Rimborsi Spese

        Le indennità di trasferta e i rimborsi spese (trasporto, vitto, alloggio, uso del mezzo proprio) non sono retribuzione: sono compensi per spese sostenute dal lavoratore nell’interesse dell’azienda. Non avendo natura retributiva, non rientrano nella retribuzione globale di fatto.

        Indennità di Turno: Caso Particolare

        L’indennità di turno merita un discorso a parte. Nei contratti che prevedono lavoro su turni, l’indennità aggiuntiva può essere:

        • Fissa: erogata ogni mese a prescindere dai turni effettivamente svolti → inclusa
        • Variabile: erogata solo nei mesi in cui il lavoratore ha effettuato turni → esclusa

        La distinzione pratica: se nella busta paga del lavoratore l’indennità di turno compare sempre per lo stesso importo, indipendentemente dall’organizzazione dei turni del mese, viene considerata fissa. Se invece l’importo cambia a seconda dei turni effettuati, è variabile e viene esclusa.

        Come Si Calcola la Retribuzione Giornaliera per i Permessi 104

        Una volta identificate le voci da includere, il calcolo della retribuzione giornaliera segue la formula standard prevista dall’INPS e dai principali CCNL:

        Retribuzione giornaliera = Retribuzione mensile globale di fatto ÷ 26

        Il divisore 26 è il valore fisso stabilito per la maggior parte dei CCNL (escluse alcune eccezioni)

        Il divisore 26 è il parametro standard adottato dall’INPS e dalla maggior parte dei contratti collettivi per trasformare la retribuzione mensile in giornaliera. Alcuni CCNL specifici possono prevedere divisori diversi (es. 30 per alcuni contratti del terziario): in quel caso si applica il divisore contrattuale.

        Esempio Pratico di Calcolo

        Supponiamo che Marco, impiegato nel settore commercio con 10 anni di anzianità, abbia i seguenti elementi in busta paga:

        • Paga base (minimo CCNL IV livello): 1.750,00 euro
        • Indennità di contingenza: 498,58 euro
        • Scatti di anzianità (5 scatti × 12,91 euro): 64,55 euro
        • EDR: 10,33 euro
        • Superminimo individuale fisso: 100,00 euro

        Retribuzione mensile globale di fatto = 1.750,00 + 498,58 + 64,55 + 10,33 + 100,00 = 2.423,46 euro

        Retribuzione giornaliera = 2.423,46 ÷ 26 = 93,21 euro

        Se Marco ha usufruito di 3 giorni di permesso 104 nel mese, l’importo dell’indennità INPS anticipata in busta paga sarà: 93,21 × 3 = 279,63 euro.

        Questo importo comparirà in busta paga come voce positiva a reintegro della retribuzione, a compensazione dell’assenza. Il risultato netto per Marco è che quella settimana di permesso non gli costa alcuna riduzione dello stipendio, a parte le voci variabili (straordinario, eventuali premi) che effettivamente non ha maturato durante i giorni di assenza.

        Trattamento Contributivo e Previdenziale

        Un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza: i giorni di permesso 104 sono coperti da contribuzione figurativa. Questo significa che:

        • I giorni di permesso non abbassano il montante contributivo ai fini pensionistici
        • L’INPS accredita i contributi come se il lavoratore avesse effettivamente lavorato
        • I periodi di permesso 104 non riducono l’anzianità contributiva
        • Le prestazioni pensionistiche future (pensione di vecchiaia, anticipata) non sono penalizzate

        Sul piano pratico, i contributi previdenziali e assistenziali vengono calcolati sull’intera retribuzione globale di fatto (incluse le voci che abbiamo elencato), non solo sulla paga base. Questo garantisce una protezione previdenziale piena al lavoratore che fruisce dei permessi.

        Il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga e la recupera poi dall’INPS attraverso il meccanismo del conguaglio contributivo o tramite la presentazione della domanda di rimborso.

        Differenze tra Settore Pubblico e Privato

        Il meccanismo di base è identico in entrambi i settori, ma esistono alcune differenze operative importanti:

        Settore Privato

        Nel settore privato, la disciplina è quella descritta sopra. L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ed è posta a carico dell’INPS. Il lavoratore deve presentare la domanda di permesso 104 all’INPS (telematicamente, tramite il sito INPS o il CAF di riferimento) prima di fruire dei permessi.

        Le voci incluse variano in base al CCNL applicato, ma il principio della retribuzione globale di fatto vale per tutti i contratti del settore privato.

        Settore Pubblico

        Per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, la disciplina dei permessi 104 è integrata dal D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) e dai contratti collettivi nazionali di comparto (CCNL PA, es. Comparto Funzioni Centrali, Comparto Istruzione, ecc.).

        Le differenze principali rispetto al privato:

        • Il costo dei permessi è direttamente a carico dell’amministrazione (non c’è rimborso INPS per la PA)
        • Alcune indennità specifiche del pubblico impiego (es. indennità di comparto, indennità di amministrazione) hanno regole proprie di inclusione/esclusione definite dai CCNL di comparto
        • Per i docenti e il personale scolastico, le istruzioni specifiche del MIUR/MEF possono derogare parzialmente alla disciplina generale
        • Il criterio della fissità e continuità resta comunque il parametro di riferimento anche nel pubblico

        Recenti Orientamenti della Cassazione

        La Corte di Cassazione ha affinato nel tempo la propria giurisprudenza sulla retribuzione globale di fatto per i permessi 104. Gli orientamenti più rilevanti degli ultimi anni riguardano:

        Habitual Overtime Doctrine (Straordinario Abituale)

        Alcune sezioni della Cassazione hanno esaminato la questione dello straordinario “strutturale” — quel lavoro straordinario che un dipendente effettua sistematicamente ogni mese, di fatto diventando parte della sua prestazione normale. La tendenza prevalente della Cassazione, ribadita in diverse sentenze degli anni 2020-2024, è di escludere lo straordinario anche se abituale, in quanto intrinsecamente variabile e condizionato alla prestazione effettiva. Tuttavia, qualche sentenza di merito (Tribunali del lavoro) ha aperto alla possibilità di inclusione in casi di straordinario obbligatorio contrattualizzato.

        Premi “Di Fatto” Fissi

        La Cassazione ha consolidato il principio per cui un premio formalmente variabile ma de facto erogato in misura costante a tutti i lavoratori, senza correlazione a obiettivi reali, deve essere requalificato come elemento retributivo fisso e quindi incluso nella retribuzione globale di fatto. Questo è particolarmente rilevante per le aziende che erogano premi annuali “automatici” senza vera valutazione delle performance.

        Indennità Notturna e Festiva

        Numerose sentenze hanno confermato che l’indennità per lavoro notturno e festivo, quando il lavoratore è strutturalmente assegnato a turni notturni o festivi (es. infermieri, operatori della grande distribuzione con orari fissi notturni/festivi), deve essere inclusa nella retribuzione globale di fatto. Il principio è che, se il lavoratore avesse lavorato in quel giorno, avrebbe maturato quell’indennità — e quindi la retribuzione del permesso deve rifletterla.

        Cosa Fare se la Busta Paga è Sbagliata

        Se ritieni che il tuo datore di lavoro stia calcolando in modo errato la retribuzione dei tuoi permessi 104 — escludendo voci che dovrebbero essere incluse — hai diversi strumenti a disposizione:

        1. Richiedi un Prospetto Dettagliato

        Il primo passo è chiedere al responsabile HR o all’ufficio paghe un prospetto che dettaglia quali voci sono state incluse nel calcolo della retribuzione per i giorni di permesso 104. Hai diritto a questa informazione e spesso l’errore è involontario (impostazione del gestionale paghe non aggiornata, interpretazione errata del CCNL).

        2. Consulta il Tuo Rappresentante Sindacale

        Il rappresentante sindacale aziendale (RSA/RSU) o il sindacato di categoria di riferimento possono analizzare la tua busta paga e confrontarla con le previsioni del CCNL applicato. Spesso riescono a risolvere la questione in modo informale, senza ricorrere a vie legali.

        3. Presenta un Reclamo all’Ispettorato del Lavoro

        Se il datore di lavoro non risponde o conferma un calcolo che ritieni sbagliato, puoi presentare un esposto all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) competente per territorio. L’ITL ha poteri di ispezione e può accertare la correttezza del calcolo retributivo.

        4. Rivolgersi al CAF o a un Patronato

        Per una prima analisi della busta paga e una verifica della correttezza del calcolo, puoi rivolgerti gratuitamente a un CAF o a un patronato. I consulenti del CAF Centro Fiscale possono esaminare la tua situazione specifica, confrontare le voci retributive con le previsioni del CCNL e aiutarti a capire se hai diritto a un conguaglio.

        Puoi anche consultare la nostra guida completa sulla Legge 104: permessi, agevolazioni e domanda 2026 per un quadro d’insieme di tutti i benefici a disposizione.

        5. Azione Legale (Causa di Lavoro)

        In ultima istanza, se il danno economico è significativo e le vie stragiudiziali non hanno prodotto risultati, è possibile agire in giudizio presso il Tribunale del Lavoro competente. I crediti derivanti da errata retribuzione dei permessi 104 si prescrivono in 5 anni (per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato tutelati dall’art. 18 Stat. Lav.) o in 5 anni dalla cessazione del rapporto (per gli altri casi). Considera che il recupero di eventuali differenze retributive include anche gli interessi legali.

        Il Ruolo del CCNL: Ogni Contratto fa Storia a Sé

        Un elemento fondamentale da tenere sempre presente: la retribuzione globale di fatto dipende anche dal CCNL applicato al rapporto di lavoro. I contratti collettivi nazionali, pur dovendo rispettare i principi generali della legge e della giurisprudenza, possono avere previsioni specifiche su:

        • Il divisore mensile/giornaliero da usare nel calcolo
        • La qualificazione di specifiche voci retributive (fisse o variabili)
        • L’inclusione o l’esclusione di determinati elementi (es. tredicesima pro-quota)
        • Le modalità di fruizione dei permessi (ore o giorni)

        I principali CCNL per numero di lavoratori coperti sono: Commercio e Terziario (Confcommercio), Metalmeccanico (CCNL Federmeccanica-FIOM), Edilizia, Sanità privata, Turismo, Agricoltura, Telecomunicazioni. Ciascuno ha le proprie specificità che possono influenzare il calcolo finale.

        Per conoscere le regole specifiche del tuo contratto, fai sempre riferimento al testo del CCNL applicato (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di categoria) oppure rivolgiti a un esperto.

        Link Utili e Approfondimenti

        Per approfondire gli argomenti correlati ai permessi della Legge 104 e ai diritti dei lavoratori, ti segnaliamo queste risorse utili presenti su centrofiscale.com:

        • Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026 — guida completa su come richiedere i permessi all’INPS
        • Congedo per Malattia Figlio 2026: Durata e Novità — altra tutela per i genitori lavoratori
        • Malattia Professionale e Pensione Anticipata 2026 — agevolazioni pensionistiche per chi ha lavorato in condizioni disagiate
        • NASPI 2026: Guida Completa — indennità di disoccupazione per chi perde il lavoro

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        Domande Frequenti (FAQ)

        I permessi 104 vengono pagati al 100% dello stipendio?

        Sì, i permessi della Legge 104 sono interamente retribuiti. Il lavoratore percepisce la propria retribuzione globale di fatto per ogni giorno di permesso fruito, comprensiva di tutte le voci fisse e continuative della busta paga. L’indennità è a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro.

        I permessi 104 influenzano la tredicesima?

        No. Poiché i permessi 104 sono coperti da retribuzione piena e da contribuzione figurativa, non influenzano il calcolo della tredicesima (né della quattordicesima, dove prevista). I giorni di permesso sono equiparati ai giorni lavorativi ai fini delle mensilità aggiuntive.

        I permessi 104 influenzano il calcolo del TFR?

        No. Il TFR si calcola sulla retribuzione utile ai fini del trattamento di fine rapporto, e i periodi di permesso 104 non la riducono. I giorni di permesso, essendo equiparati a giornate lavorative retribuite, concorrono normalmente all’accantonamento del TFR.

        Ho diritto ai permessi 104 se sono a part-time?

        Sì, il lavoratore part-time ha diritto ai permessi 104, ma il calcolo delle ore giornaliere di permesso viene riproporzionato. In base alla circolare INPS n. 53/2008 e alle successive istruzioni, il numero di ore di permesso mensile è pari a 3 giorni × ore medie giornaliere del contratto part-time. Anche in questo caso, la retribuzione è commisurata alla retribuzione globale di fatto del lavoratore part-time.

        Cosa succede se uso più di 3 giorni di permesso al mese?

        I 3 giorni mensili di permesso retribuito sono il massimo previsto dall’art. 33 L. 104/1992. I giorni eccedenti, se concordati con il datore di lavoro, possono essere coperti da ferie o permessi residui (in quel caso retribuiti normalmente) oppure dalla contrattazione collettiva che in alcuni settori prevede permessi aggiuntivi. Non esiste una “quarta giornata” a carico INPS nell’ambito della Legge 104.

        Il datore di lavoro può negare i permessi 104?

        Il datore di lavoro non può rifiutare la fruizione dei permessi 104 una volta che il lavoratore ha ottenuto il riconoscimento INPS. Può però organizzare la turnazione in modo da garantire la continuità del servizio, compatibilmente con le esigenze dell’impresa. In alcuni settori (ospedali, forze dell’ordine, ecc.) sono previste modalità specifiche di coordinamento, ma il diritto al permesso è comunque garantito.

        Conclusioni

        La retribuzione dei permessi Legge 104 deve includere tutte le voci fisse e continuative della busta paga: paga base, indennità di contingenza, scatti di anzianità, superminimi fissi, EDR e indennità fisse di natura continuativa. Sono invece escluse le voci variabili come straordinari, premi di risultato e rimborsi spese.

        Il calcolo corretto è fondamentale non solo per la busta paga mensile, ma anche per la giusta contribuzione previdenziale e per le mensilità aggiuntive. Se hai dubbi sulla correttezza del calcolo effettuato dal tuo datore di lavoro, ti consigliamo di rivolgerti a un esperto del lavoro o a un CAF patronato.

        Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per la verifica della corretta applicazione dei permessi 104 e per la presentazione della domanda all’INPS. Contattaci per un appuntamento: il nostro team è a disposizione per analizzare la tua situazione specifica e garantirti che i tuoi diritti vengano rispettati appieno.

        Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/ferie-e-malattia-badanti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 12:49:372026-06-02 10:27:35Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?
        CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

        Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga

        aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

        Se sei un lavoratore dipendente e vuoi capire quante tasse paghi davvero e quanto ti rimane in busta paga, devi conoscere le detrazioni per lavoro dipendente. Nel 2026 ci sono importanti novità che influenzano direttamente il tuo stipendio netto: dalla riforma degli scaglioni IRPEF entrata a pieno regime, agli importi aggiornati delle detrazioni di base. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere, con esempi pratici e tabelle chiare.

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        Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente

        Le detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF che spettano automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti, ai pensionati e ad alcune categorie assimilate. In parole semplici: lo Stato riconosce che chi lavora ha spese fisse legate al lavoro (trasporti, abbigliamento professionale, ecc.) e quindi riduce la tassa da pagare.

        A differenza delle deduzioni (che abbassano il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola la tassa), le detrazioni abbassano direttamente l’imposta finale. Questo le rende particolarmente vantaggiose: ogni euro di detrazione vale un euro in meno di IRPEF da pagare.

        Esistono due grandi categorie di detrazioni:

        • Detrazioni per tipo di reddito: spettano in base alla fonte del reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo)
        • Detrazioni per oneri e spese: spettano per spese specifiche sostenute (spese mediche, interessi mutuo, bonus ristrutturazioni, ecc.)

        In questo articolo ci concentriamo sulle detrazioni per tipo di reddito da lavoro dipendente, quelle che il tuo datore di lavoro applica automaticamente ogni mese nel calcolo del cedolino paga.

        La riforma IRPEF 2024-2026: i tre scaglioni vigenti

        Prima di parlare delle detrazioni, è utile capire su cosa vengono applicate. Il sistema IRPEF italiano tassa il reddito in modo progressivo: più guadagni, più paghi, ma solo sulle fasce superiori.

        Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (Riforma fiscale 2024), siamo passati da quattro a tre scaglioni IRPEF, vigenti anche nel 2026:

        Scaglione di redditoAliquota IRPEFEsempio imposta (solo su quella fascia)
        Fino a 28.000 euro23%Su 28.000 euro: 6.440 euro
        Da 28.001 a 50.000 euro35%Su 22.000 euro: 7.700 euro
        Oltre 50.000 euro43%Su ogni euro oltre 50.000

        Prima del 2024 esisteva anche lo scaglione al 25% (da 15.001 a 28.000 euro). La sua eliminazione, unita all’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, ha portato un beneficio netto per la maggior parte dei lavoratori con redditi medio-bassi.

        Importante: le aliquote si applicano in modo progressivo, non sul reddito totale. Un lavoratore con 40.000 euro di reddito paga il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui restanti 12.000, non il 35% su tutto.

        Detrazioni lavoro dipendente 2026: gli importi aggiornati

        La detrazione per lavoro dipendente non è un importo fisso per tutti. Dipende dal tuo reddito complessivo annuo e si riduce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi oltre una certa soglia. Ecco come funziona nel 2026:

        Detrazione base per redditi fino a 15.000 euro

        Per i lavoratori con reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro, la detrazione è pari a 1.955 euro, purché l’imposta lorda calcolata non sia inferiore alla detrazione stessa.

        Questa è la fascia della no tax area: i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 8.500 euro non pagano IRPEF, perché la detrazione copre interamente l’imposta dovuta. In pratica, fino a 8.500 euro di reddito annuo lordo, il lavoratore è esente da IRPEF.

        Detrazione per redditi da 15.001 a 28.000 euro

        Per redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, la detrazione non è fissa ma viene calcolata con una formula che la riduce progressivamente. L’importo parte da 1.955 euro e si abbassa all’aumentare del reddito.

        La formula di calcolo è:

        Detrazione = 1.910 × [(28.000 – reddito complessivo) / (28.000 – 15.000)] + 1.190 × importo aggiuntivo

        Per semplificare, ecco una tabella orientativa degli importi approssimativi per questa fascia di reddito:

        Reddito annuo lordoDetrazione approssimativaNo tax area?
        Fino a 8.500 euroPari all’imposta dovuta (esente)Sì
        10.000 eurocirca 1.840 euroNo
        15.000 euro1.955 euro (massimo)No
        20.000 eurocirca 1.500 euroNo
        25.000 eurocirca 900 euroNo
        28.000 eurocirca 600 euroNo

        Detrazione per redditi da 28.001 a 50.000 euro

        Nella fascia da 28.001 a 50.000 euro, la detrazione si riduce ulteriormente in modo progressivo. A 50.000 euro di reddito, la detrazione è teoricamente pari a zero.

        Tuttavia, per i redditi compresi tra 25.001 e 35.000 euro, a partire dal 2024 è stata introdotta una ulteriore detrazione aggiuntiva di 65 euro (prevista dalla riforma fiscale come misura di compensazione per la fascia di reddito che aveva beneficiato meno della riduzione degli scaglioni IRPEF).

        Oltre i 50.000 euro: detrazione azzerata

        Per redditi superiori a 50.000 euro, la detrazione da lavoro dipendente è pari a zero. Il lavoratore con redditi alti non beneficia di questa agevolazione. Può tuttavia detrarre altre spese specifiche (interessi mutuo, spese mediche, ecc.).

        La novità del 2024 rimasta in vigore nel 2026: addio allo scaglione al 25%

        La modifica più rilevante degli ultimi anni per i lavoratori dipendenti è l’eliminazione dello scaglione IRPEF al 25%. Prima del 2024, la fascia di reddito da 15.001 a 28.000 euro era tassata al 25%. Dal 2024 questa fascia è stata accorpata alla prima (23%), con un risparmio concreto per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro.

        Esempio concreto: un lavoratore con reddito di 25.000 euro pagava, prima del 2024, il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e il 25% sui successivi 10.000 euro (2.500 euro), per un totale di 5.950 euro. Dal 2024 paga il 23% su tutti i 25.000 euro: 5.750 euro. Risparmio: 200 euro l’anno.

        Questo vantaggio è confermato per il 2026: la struttura a tre scaglioni rimane invariata.

        Come si calcola la detrazione in busta paga ogni mese

        Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) calcola e applica automaticamente le detrazioni ogni mese. Ecco il meccanismo semplificato:

        1. Calcolo del reddito lordo mensile: stipendio base + eventuali indennità + straordinari
        2. Proiezione annua: il reddito mensile viene moltiplicato per 12 (o per i mesi di lavoro previsti) per stimare il reddito annuo
        3. Calcolo della detrazione annua spettante: in base alla fascia di reddito annuo stimato
        4. Divisione mensile: la detrazione annua viene divisa per 12 e applicata ogni mese
        5. Conguaglio a fine anno: a dicembre (o alla cessazione del rapporto) si effettua il ricalcolo definitivo, restituendo eventuali detrazioni non godute o recuperando quelle eccedenti

        Il risultato in busta paga è che l’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro è già “scontata” delle detrazioni spettanti. Non devi fare nulla: è automatico.

        Attenzione al part-time e ai lavori stagionali: se lavori part-time o hai un contratto di pochi mesi, le detrazioni vengono ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi. Questo può creare situazioni in cui il conguaglio di fine anno porta a versare IRPEF aggiuntiva (se si è goduto di detrazioni eccessive) o a ricevere rimborsi.

        Esempio pratico: quanto cambia in busta paga nel 2026

        Vediamo tre esempi concreti per capire l’impatto delle detrazioni sulla busta paga mensile netta nel 2026.

        Caso 1: lavoratore con stipendio annuo lordo di 20.000 euro

        Immaginiamo Marco, impiegato part-time con stipendio lordo annuo di 20.000 euro (circa 1.538 euro lordi al mese su 13 mensilità).

        • Reddito lordo annuo: 20.000 euro
        • IRPEF lorda (23% su 20.000): 4.600 euro
        • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 1.500 euro (fascia 15.001-28.000 euro)
        • IRPEF netta annua: 4.600 – 1.500 = 3.100 euro
        • Addizionali regionali e comunali (stima media): circa 300 euro
        • Trattenute IRPEF complessive mensili: circa 283 euro al mese

        Caso 2: lavoratore con stipendio annuo lordo di 30.000 euro

        Sara lavora a tempo pieno con un reddito annuo lordo di 30.000 euro.

        • Reddito lordo annuo: 30.000 euro
        • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (2.000 × 35%) = 6.440 + 700 = 7.140 euro
        • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 400 euro (fascia 28.001-50.000 euro)
        • Ulteriore detrazione aggiuntiva (fascia 25.001-35.000): 65 euro
        • IRPEF netta annua: 7.140 – 400 – 65 = 6.675 euro
        • Addizionali: circa 450 euro
        • Trattenute mensili: circa 594 euro al mese

        Caso 3: lavoratore con stipendio annuo lordo di 45.000 euro

        Luca è quadro aziendale con un reddito di 45.000 euro l’anno.

        • Reddito lordo annuo: 45.000 euro
        • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (17.000 × 35%) = 6.440 + 5.950 = 12.390 euro
        • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 50 euro (quasi azzerata)
        • IRPEF netta annua: 12.390 – 50 = 12.340 euro
        • Addizionali: circa 700 euro
        • Trattenute mensili: circa 1.086 euro al mese

        Come si vede chiaramente, la detrazione è tanto più vantaggiosa quanto più basso è il reddito. Per i redditi medio-alti il suo peso si riduce significativamente.

        Detrazioni per familiari a carico: cosa cambia nel 2026

        Oltre alla detrazione base per tipo di reddito, i lavoratori dipendenti possono beneficiare di detrazioni aggiuntive per familiari fiscalmente a carico. Nel 2026 valgono le seguenti regole:

        Coniuge a carico

        Se il coniuge (o la parte di un’unione civile) ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro, è considerato fiscalmente a carico. In questo caso spetta una detrazione di 950 euro (modulata in base al reddito del richiedente).

        La detrazione per il coniuge a carico si riduce all’aumentare del reddito del lavoratore e si azzera oltre i 40.000 euro circa. Per i redditi superiori a 80.000 euro, la detrazione è completamente azzerata.

        Figli a carico: attenzione alla riforma Assegno Unico

        Questo è uno dei punti che genera più confusione. Dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni per figli a carico fino a 21 anni sono state abolite e sostituite dall’assegno mensile INPS.

        In busta paga, quindi, non trovi più la detrazione per figli minori di 21 anni. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS ogni mese sul conto corrente del genitore richiedente.

        Rimangono invece le detrazioni fiscali per i figli di età superiore a 21 anni, con un importo di 950 euro per figlio (anche questa modulata in base al reddito).

        Altri familiari a carico

        Per altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri conviventi con reddito sotto 2.840,51 euro), spetta una detrazione complessiva di 750 euro, da ripartire tra tutti i familiari che ne hanno diritto.

        Come richiedere le detrazioni: il modulo al datore di lavoro

        Per beneficiare delle detrazioni in busta paga, devi presentare al tuo datore di lavoro una dichiarazione di spettanza. Questa dichiarazione va consegnata:

        • All’inizio del rapporto di lavoro
        • Ogni anno (solitamente a gennaio)
        • In caso di variazioni nel corso dell’anno (cambio di reddito, nascita di un figlio, matrimonio, separazione, ecc.)

        Il modulo viene fornito dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro. Nel modulo indichi:

        • Reddito stimato per l’anno in corso (inclusi altri eventuali redditi)
        • Eventuale coniuge/convivente a carico
        • Eventuali figli over 21 anni a carico
        • Eventuale richiesta di ulteriori detrazioni (redditi da locazione, mutuo, ecc.)

        Attenzione: se non presenti la dichiarazione, il datore di lavoro applica comunque le detrazioni minime spettanti per legge. Ma se hai diritto a detrazioni aggiuntive (familiari a carico), devi richiederle esplicitamente.

        Cosa succede se indichi un reddito sbagliato? Se sovrastimi il reddito, pagherai più IRPEF del dovuto in corso d’anno e riceverai un rimborso con il conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi. Se sottostimi il reddito, pagherai meno IRPEF ma dovrai versare la differenza al conguaglio di dicembre (o nel 730 dell’anno successivo).

        Il conguaglio fiscale di fine anno: cosa aspettarsi in busta paga

        Ogni anno, generalmente nel mese di dicembre (o a cessazione del rapporto di lavoro), il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale. Si tratta del ricalcolo definitivo dell’IRPEF, confrontando:

        • L’IRPEF trattenuta mese per mese durante l’anno
        • L’IRPEF effettivamente dovuta in base al reddito effettivo e alle detrazioni reali spettanti

        Il risultato può essere:

        • Conguaglio a credito: hai pagato più del dovuto → ricevi una somma in più in busta paga a dicembre
        • Conguaglio a debito: hai pagato meno del dovuto → ti viene trattenuta una somma aggiuntiva

        Le situazioni che più frequentemente causano un conguaglio a debito sono:

        • Cambio di lavoro in corso d’anno (due datori di lavoro, due set di detrazioni applicate)
        • Redditi aggiuntivi (affitti, partita IVA marginale, ecc.) non comunicati al datore
        • Scatto di livello o aumento di stipendio a metà anno
        • Tredicesima: incide sul reddito annuo e può spostare il contribuente in una fascia di detrazione inferiore

        Per evitare brutte sorprese a dicembre, è utile fare una simulazione del reddito annuo a metà anno, eventualmente con l’aiuto del CAF.

        Detrazioni e part-time: come funziona il ragguaglio

        I lavoratori part-time o con contratti a tempo determinato hanno diritto alle stesse detrazioni dei lavoratori full-time, ma ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi nell’anno solare.

        La formula è: Detrazione annua × (giorni lavorati / 365)

        Esempio: una lavoratrice con contratto di 6 mesi (180 giorni) e reddito annuo di 10.000 euro ha diritto a una detrazione pari a circa:

        1.840 euro × (180/365) = circa 907 euro di detrazione

        Questo meccanismo garantisce che nessuno sia penalizzato per avere lavorato solo una parte dell’anno.

        Lavoratori con più datori di lavoro: cosa fare

        Se durante l’anno hai avuto due o più datori di lavoro (cambio lavoro, lavori contemporanei), ogni datore applica le detrazioni in modo indipendente, come se il suo stipendio fosse l’unico reddito.

        Questo porta quasi sempre a un conguaglio a debito a fine anno: hai goduto di più detrazioni del dovuto (ciascun datore ne ha applicate il massimo), mentre il fisco calcola le detrazioni spettanti sull’intero reddito annuo cumulato.

        Soluzione: se cambi lavoro, comunica al nuovo datore il reddito percepito dal precedente datore (tramite il CU – Certificazione Unica). Questo permette al nuovo datore di calcolare le detrazioni correttamente sull’intero reddito annuo stimato, evitando il conguaglio a debito.

        In ogni caso, con il Modello 730 presentato l’anno successivo, il CAF effettua la liquidazione definitiva e rimborsa (o addebita) eventuali differenze.

        Riepilogo: tabella detrazioni lavoro dipendente 2026

        Reddito complessivo annuoDetrazione base lavoro dipendenteNote
        Fino a 8.500 euroPari all’imposta (esente da IRPEF)No tax area dipendenti
        Da 8.501 a 15.000 euro1.955 euro (massimo)Importo fisso massimo
        Da 15.001 a 28.000 euroDa 1.955 a circa 600 euroRiduzione progressiva
        Da 25.001 a 35.000 euro+ 65 euro aggiuntiviDetrazione extra riforma 2024
        Da 28.001 a 50.000 euroDa circa 600 euro a 0Azzeramento progressivo
        Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

        Quando conviene fare il 730: il ruolo del CAF

        Le detrazioni in busta paga vengono applicate automaticamente, ma nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) puoi beneficiare di molte altre detrazioni aggiuntive che il datore di lavoro non può applicare:

        • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19%)
        • Interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale (detrazione 19%, max 4.000 euro di interessi)
        • Spese per istruzione (asili nido, università)
        • Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus
        • Spese funebri, veterinarie, abbonamenti ai trasporti pubblici
        • Erogazioni liberali a ONLUS e enti del Terzo Settore

        Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730, verificando che tu ottenga tutte le detrazioni spettanti e che i dati inseriti siano corretti. Un errore nel 730 può costare caro: sanzioni, interessi e stress. Affidarsi a un professionista è sempre la scelta più conveniente.

        Puoi trovare ulteriori informazioni sull’ottimizzazione fiscale anche in questi articoli correlati:

        • Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza
        • Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
        • Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda

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        Domande frequenti (FAQ)

        Le detrazioni lavoro dipendente si applicano anche ai contratti a tempo determinato?

        Sì, le detrazioni si applicano a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, somministrazione). L’importo viene ragguagliato ai giorni di lavoro effettivi nell’anno.

        Posso rinunciare alle detrazioni in busta paga per ottenerle tutte con il 730?

        No. Le detrazioni per tipo di reddito vengono sempre applicate mensilmente dal datore di lavoro. Non è possibile rinunciarvi per accumularle nel 730. Le detrazioni per oneri e spese (mediche, mutuo, ecc.) sono invece sempre dichiarate nel 730.

        Ho un secondo lavoro: posso chiedere le detrazioni a entrambi i datori?

        Tecnicamente ogni datore di lavoro le applica automaticamente, ma puoi richiedere che uno dei due non le applichi per evitare il conguaglio a debito di fine anno. Con il modulo di dichiarazione di spettanza puoi indicare di voler beneficiare delle detrazioni solo presso uno dei datori.

        La no tax area vale anche per le addizionali regionali e comunali?

        No. La no tax area (soglia di esenzione IRPEF) vale solo per l’IRPEF erariale. Le addizionali regionali e comunali possono avere soglie di esenzione diverse, stabilite da ciascuna Regione e Comune. Alcuni enti applicano detrazioni locali che ampliano l’esenzione, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale.

        Cosa succede se cambio lavoro a metà anno e il nuovo datore non sa del reddito precedente?

        Se non comunichi al nuovo datore il reddito percepito in precedenza, lui applicherà le detrazioni come se lavorassi da gennaio. A fine anno, con il conguaglio o il 730, emergerà un debito IRPEF che dovrai pagare. Per evitarlo, consegna sempre la CU del precedente datore al nuovo.

        Le detrazioni cambiano se mi sposo o mi separo?

        Sì. Matrimonio, separazione, nascita di un figlio, o qualsiasi cambiamento nella composizione del nucleo familiare influenzano le detrazioni per familiari a carico. Devi comunicare questi eventi al tuo datore di lavoro tempestivamente, compilando un nuovo modulo di dichiarazione di spettanza.

        Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 11:49:372026-06-02 10:17:18Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga
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