colf e badanti CAF Udine

Le detrazioni spese universitarie 730 rappresentano un’importante agevolazione fiscale per le famiglie italiane che sostengono i costi dell’istruzione universitaria dei propri figli o per gli studenti lavoratori che si pagano gli studi. Con la pubblicazione del Decreto MUR 30 dicembre 2025 nella Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 2026, sono stati definiti i nuovi importi massimi detraibili per le universita non statali nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025).

La detrazione fiscale riconosciuta e pari al 19% delle spese sostenute, con un meccanismo differente tra atenei pubblici e privati. Mentre per le universita statali non esistono limiti di spesa, per le universita non statali (private e telematiche) si applicano tetti massimi stabiliti annualmente dal Ministero dell’Universita e della Ricerca, differenziati per area disciplinare e zona geografica in cui ha sede l’ateneo.

Quest’anno il decreto ha introdotto alcune novita significative: sono stati aumentati gli importi per l’area sanitaria, ridotti quelli per l’area medica e rimodulati quelli per l’area umanistico-sociale. Vediamo nel dettaglio come funzionano le detrazioni spese universitarie 730 2026, quali sono i nuovi importi e come indicare correttamente le spese nella dichiarazione dei redditi.

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Normativa di Riferimento per le Detrazioni Spese Universitarie

La possibilita di detrarre le spese universitarie nella dichiarazione dei redditi trova il suo fondamento normativo nell’articolo 15, comma 1, lettera e) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi – DPR 917/1986). Questa norma prevede la detrazione del 19% delle spese sostenute per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso universita statali e non statali.

Per le universita non statali, pero, il legislatore ha previsto un meccanismo di contenimento: la detrazione non puo superare quella che spetterebbe per la frequenza di corsi analoghi presso l’universita statale piu vicina. Ogni anno il Ministero dell’Universita e della Ricerca (MUR) pubblica un decreto che stabilisce gli importi massimi detraibili, tenendo conto dei costi medi delle universita pubbliche.

Per l’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730/2026), il riferimento normativo e il Decreto MUR n. 1126 del 30 dicembre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2026. Questo decreto sostituisce il precedente DM 1924/2024 e introduce alcune modifiche agli importi detraibili.

E importante sottolineare che la detrazione spetta per intero ai contribuenti con un reddito complessivo fino a 120.000 euro. Oltre questa soglia, il beneficio decresce progressivamente fino ad azzerarsi completamente al raggiungimento dei 240.000 euro di reddito.

Cosa Prevede il Decreto MUR 2026

Il Decreto MUR 30 dicembre 2025 ha individuato gli importi massimi delle detrazioni spese universitarie 730 per il periodo d’imposta 2025, applicando una distinzione basata su due criteri fondamentali. Il primo criterio riguarda l’area disciplinare di afferenza del corso di studi, distinguendo tra area medica, sanitaria, scientifico-tecnologica e umanistico-sociale. Il secondo criterio considera la zona geografica in cui ha sede l’ateneo, suddividendo il territorio nazionale in Nord, Centro, Sud e Isole.

Rispetto all’anno precedente, il decreto 2026 ha introdotto alcune modifiche significative agli importi. Gli importi per i corsi dell’area sanitaria sono stati aumentati, riconoscendo i maggiori costi effettivi di questi percorsi formativi. Al contrario, gli importi per l’area medica sono stati ridotti, mentre quelli per l’area umanistico-sociale sono stati rimodulati. L’area scientifico-tecnologica e rimasta sostanzialmente invariata.

Importi Massimi Detraibili 2026: Tabella Completa per Area e Zona Geografica

Ecco la tabella completa degli importi massimi detraibili per le spese universitarie delle universita non statali nell’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730/2026), come stabilito dal Decreto MUR 30 dicembre 2025.

Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Laurea Magistrale a Ciclo Unico

Area DisciplinareNordCentroSud e Isole
Medica3.600 €2.900 €2.650 €
Sanitaria4.100 €3.100 €3.050 €
Scientifico-tecnologica3.700 €2.900 €2.600 €
Umanistico-sociale3.200 €2.750 €2.550 €

Corsi Post-Laurea (Dottorato, Specializzazione, Master I e II livello)

Zona GeograficaImporto Massimo Detraibile
Nord4.100 €
Centro3.100 €
Sud e Isole3.050 €

A questi importi va aggiunta la tassa regionale per il diritto allo studio (prevista dall’art. 3 della Legge 549/1995), che puo essere portata in detrazione anche oltre i limiti tabellari sopra indicati.

Suddivisione delle Zone Geografiche

Per determinare quale importo massimo applicare, e necessario verificare in quale zona geografica ha sede l’universita frequentata. Attenzione: cio che conta e la sede dell’ateneo, non la residenza dello studente.

  • NORD: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna.
  • CENTRO: Toscana, Umbria, Marche, Lazio.
  • SUD E ISOLE: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Ad esempio, uno studente residente a Udine che frequenta un’universita privata a Milano rientrera negli importi previsti per il Nord. Viceversa, uno studente milanese che frequenta un ateneo privato a Roma applichera i limiti del Centro.

Classificazione delle Aree Disciplinari

L’area disciplinare viene determinata in base al corso di laurea frequentato, seguendo la classificazione ministeriale:

  • Area Medica: Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Medicina Veterinaria.
  • Area Sanitaria: Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, Professioni sanitarie della riabilitazione, Professioni sanitarie tecniche, Professioni sanitarie della prevenzione, Farmacia, Scienze della nutrizione.
  • Area Scientifico-tecnologica: Ingegneria, Architettura, Fisica, Matematica, Chimica, Biologia, Scienze naturali, Informatica, Agraria.
  • Area Umanistico-sociale: Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche, Lettere, Filosofia, Psicologia, Scienze della formazione, Scienze della comunicazione, Lingue, Sociologia.

Quali Spese Universitarie Sono Detraibili nel 730

Non tutte le spese sostenute per l’universita possono essere portate in detrazione. Le detrazioni spese universitarie 730 riguardano esclusivamente alcune tipologie di costi strettamente legati alla frequenza dei corsi.

Le spese ammesse in detrazione comprendono:

  • Tasse di iscrizione e immatricolazione all’universita
  • Contributi universitari annuali o semestrali
  • Tassa regionale per il diritto allo studio (oltre i limiti tabellari)
  • Soprattasse per esami di profitto e di laurea
  • Tasse per il rilascio della laurea
  • Spese per test di ammissione ai corsi di laurea
  • Contributi per la partecipazione a TFA (Tirocinio Formativo Attivo)
  • Spese per corsi singoli universitari
  • Tasse per corsi di perfezionamento post-laurea

Per le universita telematiche riconosciute dal MIUR, si applicano le stesse regole delle universita non statali tradizionali, con gli stessi limiti di detraibilita stabiliti dal decreto MUR.

Spese NON Detraibili

E importante sapere che molte spese comunemente sostenute dagli studenti universitari non rientrano tra quelle detraibili. Ecco l’elenco delle spese escluse dalla detrazione:

  • Alloggio e affitto della stanza o dell’appartamento per studenti fuori sede (che tuttavia puo beneficiare di una detrazione specifica separata)
  • Spese di vitto e mensa universitaria
  • Trasporti e viaggi per raggiungere la sede universitaria
  • Libri di testo e materiale didattico
  • Cancelleria e materiale di consumo
  • Computer, tablet e dispositivi elettronici
  • Abbonamenti a riviste scientifiche o banche dati
  • Spese per fotocopie e stampe
  • Corsi di lingua non universitari
  • Attivita sportive universitarie

Per gli studenti fuori sede, ricordiamo che le spese di affitto possono beneficiare di una detrazione separata del 19% su un importo massimo di 2.633 euro, a condizione che l’universita disti almeno 100 km dal comune di residenza e sia situata in una provincia diversa.

Come Indicare le Detrazioni Spese Universitarie nel 730/2026

La corretta indicazione delle detrazioni spese universitarie 730 richiede attenzione nella compilazione del modello. Le spese vanno inserite nel Quadro E – Oneri e spese, utilizzando i righi da E8 a E10 dedicati alle “Altre spese”.

Il codice spesa da utilizzare e il 13, che identifica specificamente le spese per istruzione universitaria. Per ogni spesa sostenuta, occorre indicare l’importo effettivamente pagato, che sara poi confrontato con i limiti massimi detraibili.

Ecco come procedere nella compilazione:

  1. Identificare il rigo corretto: utilizzare i righi E8, E9 o E10 del Quadro E
  2. Inserire il codice spesa 13 nella prima colonna del rigo
  3. Indicare l’importo sostenuto nella seconda colonna
  4. Se le spese superano il limite massimo detraibile, il CAF o il software di compilazione applichera automaticamente il tetto previsto dal decreto MUR

Nel caso di piu figli a carico che frequentano l’universita, le spese vanno indicate separatamente per ciascun figlio, sempre con codice 13. Se i righi E8-E10 non sono sufficienti, si possono utilizzare anche i righi da E8 a E12 con il medesimo codice.

Detrazione nel 730 Precompilato

Se utilizzi il 730 precompilato, molte spese universitarie potrebbero gia essere presenti grazie alla trasmissione dei dati da parte degli atenei all’Agenzia delle Entrate. E comunque fondamentale verificare la correttezza degli importi e, se necessario, integrarli o modificarli.

Le universita, infatti, comunicano all’Anagrafe Tributaria i dati relativi alle tasse di iscrizione pagate dagli studenti. Tuttavia, potrebbero mancare alcune voci come i test di ammissione o i contributi per esami. In questi casi, e necessario aggiungere manualmente gli importi mancanti.

Tracciabilita dei Pagamenti: Requisito Fondamentale

A partire dal 2020, per beneficiare delle detrazioni spese universitarie 730 e obbligatorio che i pagamenti siano effettuati con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dalla Legge di Bilancio 2020, si applica a tutte le detrazioni del 19%, comprese quelle per le spese di istruzione.

I metodi di pagamento ammessi sono:

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di credito o carta di debito
  • Carta prepagata
  • Assegno bancario o circolare
  • PagoPA (sistema preferito dalle universita)
  • MAV (Pagamento Mediante Avviso)
  • Bollettino postale

Il pagamento in contanti NON e ammesso e comporta la perdita del diritto alla detrazione, anche se la spesa e documentata da regolare ricevuta.

Molte universita utilizzano il sistema PagoPA per la riscossione delle tasse, che garantisce automaticamente la tracciabilita del pagamento e genera una ricevuta valida ai fini fiscali. Conservare sempre la ricevuta del pagamento PagoPA insieme all’attestazione dell’universita.

Documentazione Necessaria per le Detrazioni Spese Universitarie

Per poter beneficiare delle detrazioni spese universitarie 730, e fondamentale conservare tutta la documentazione che attesta le spese sostenute. Il contribuente non deve allegare i documenti alla dichiarazione dei redditi, ma deve conservarli per eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate per un periodo di 5 anni dalla presentazione del 730.

La documentazione da conservare comprende:

  • Ricevute di pagamento delle tasse universitarie (bollettini, MAV, ricevute PagoPA)
  • Estratto conto bancario o della carta che attesti il pagamento tracciabile
  • Attestazione dell’universita che certifichi l’iscrizione e gli importi versati
  • Certificazione delle spese rilasciata dall’ateneo (spesso disponibile nell’area riservata dello studente)
  • Ricevuta del test di ammissione se sostenuto a pagamento
  • Documentazione comprovante il grado di parentela per spese sostenute per familiari a carico (stato di famiglia, certificati)

Molte universita mettono a disposizione degli studenti, nella propria area riservata online, un documento riepilogativo delle spese sostenute nell’anno, utile ai fini della dichiarazione dei redditi. E consigliabile scaricare e conservare questo documento.

Esempi Pratici di Calcolo delle Detrazioni Universitarie

Per comprendere meglio come funzionano le detrazioni spese universitarie 730, vediamo alcuni esempi pratici di calcolo basati sugli importi del decreto MUR 2026.

Esempio 1: Studente di Medicina a Milano (Nord)

Marco frequenta il corso di Medicina e Chirurgia presso un’universita privata di Milano. Nell’anno 2025 ha sostenuto le seguenti spese:

  • Tasse di iscrizione: 12.500 €
  • Tassa regionale diritto allo studio: 140 €
  • Test di ammissione: 100 €

Calcolo della detrazione:

L’area disciplinare e Medica e la zona geografica e Nord. Il limite massimo detraibile e quindi 3.600 € per le tasse universitarie.

  • Spese universitarie detraibili: 3.600 € (anche se Marco ha pagato 12.600 €, si applica il tetto)
  • Tassa regionale: 140 € (detraibile oltre il limite)
  • Totale base di calcolo: 3.740 €
  • Detrazione 19%: 710,60 €

Marco potra recuperare 710,60 € nella dichiarazione dei redditi.

Esempio 2: Studente di Giurisprudenza a Roma (Centro)

Giulia frequenta Giurisprudenza presso un’universita privata di Roma. Nel 2025 ha pagato:

  • Tasse di iscrizione annuali: 6.800 €
  • Tassa regionale: 140 €

Calcolo della detrazione:

L’area disciplinare e Umanistico-sociale e la zona e Centro. Il limite massimo e 2.750 €.

  • Spese universitarie detraibili: 2.750 € (tetto applicato)
  • Tassa regionale: 140 €
  • Totale base di calcolo: 2.890 €
  • Detrazione 19%: 549,10 €

Giulia recuperera 549,10 € con il 730.

Esempio 3: Studente di Ingegneria a Napoli (Sud)

Luca frequenta Ingegneria Informatica presso un ateneo privato di Napoli. Spese 2025:

  • Tasse universitarie: 4.200 €
  • Tassa regionale: 140 €

Calcolo della detrazione:

L’area e Scientifico-tecnologica, zona Sud e Isole. Limite: 2.600 €.

  • Spese detraibili: 2.600 € (tetto applicato)
  • Tassa regionale: 140 €
  • Totale: 2.740 €
  • Detrazione 19%: 520,60 €

Esempio 4: Master in universita del Nord

Francesca frequenta un Master di II livello presso un’universita privata di Torino. Ha pagato 8.000 € di tasse.

Calcolo:

Per i corsi post-laurea al Nord, il limite e 4.100 €.

  • Spese detraibili: 4.100 €
  • Tassa regionale: 140 €
  • Totale: 4.240 €
  • Detrazione 19%: 805,60 €

La detrazione massima teorica per un corso post-laurea al Nord e quindi di circa 805 euro.

Detrazioni Spese Universitarie per Familiari a Carico

Le detrazioni spese universitarie 730 possono essere fruite non solo dallo studente stesso, ma anche dai genitori o da altri familiari che sostengono le spese per un figlio o parente fiscalmente a carico.

Un familiare e considerato a carico quando possiede un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro (al lordo degli oneri deducibili). Per i figli fino a 24 anni, il limite di reddito sale a 4.000 euro.

Se le spese sono sostenute per un figlio a carico di entrambi i genitori, la detrazione spetta nella misura del 50% a ciascun genitore. In alternativa, i genitori possono decidere di attribuire l’intera detrazione al genitore con il reddito piu alto, per ottimizzare il risparmio fiscale.

Nel caso in cui il figlio non sia piu a carico (perche ha superato i limiti di reddito), la detrazione spetta direttamente allo studente, che dovra indicare le spese nel proprio 730 o Modello Redditi PF.

E importante notare che la detrazione compete a chi ha effettivamente sostenuto la spesa. Se un genitore paga le tasse universitarie del figlio a carico, sara il genitore a beneficiare della detrazione, indicando le spese nel proprio 730.

Ripartizione della Detrazione tra Genitori

Quando entrambi i genitori sostengono le spese universitarie del figlio a carico, la detrazione puo essere ripartita secondo diverse modalita:

Opzione 1 – Ripartizione al 50%: Ciascun genitore detrae il 50% delle spese sostenute complessivamente. Questa e la modalita standard.

Opzione 2 – Attribuzione al 100% a un genitore: L’intera detrazione viene attribuita al genitore che ha effettivamente sostenuto la spesa o che ha il reddito piu elevato. Questa opzione e conveniente quando un genitore ha reddito basso o incapiente (cioe non ha sufficiente IRPEF da cui detrarre).

Opzione 3 – Ripartizione proporzionale: Le spese vengono ripartite in proporzione a quanto effettivamente pagato da ciascun genitore.

La scelta deve essere coerente con la documentazione di pagamento e deve essere annotata nella dichiarazione dei redditi.

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Domande Frequenti sulle Detrazioni Spese Universitarie

Qual e l’importo massimo detraibile per le spese universitarie nel 730/2026?

L’importo massimo detraibile varia in base all’area disciplinare e alla zona geografica dell’universita. Il valore piu alto e di 4.100 euro per i corsi dell’area sanitaria al Nord e per i corsi post-laurea (master, dottorato) sempre al Nord. Il valore piu basso e di 2.550 euro per i corsi umanistico-sociali al Sud e Isole. A questi importi si aggiunge sempre la tassa regionale per il diritto allo studio.

Le spese per le universita telematiche sono detraibili?

Si, le spese per le universita telematiche riconosciute dal MIUR sono detraibili al 19% con gli stessi limiti previsti per le universita non statali tradizionali. E necessario verificare che l’ateneo telematico sia regolarmente accreditato presso il Ministero dell’Universita e della Ricerca.

Posso detrarre le spese universitarie se pago in contanti?

No, dal 2020 e obbligatorio utilizzare strumenti di pagamento tracciabili (bonifico, carta di credito/debito, PagoPA, MAV) per beneficiare della detrazione del 19%. I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione, anche se documentati da regolare ricevuta.

Le spese per l’affitto dello studente fuori sede sono detraibili insieme alle tasse universitarie?

Le spese di affitto per studenti fuori sede beneficiano di una detrazione separata, diversa da quella per le tasse universitarie. La detrazione per l’affitto e pari al 19% su un importo massimo di 2.633 euro annui, a condizione che l’universita disti almeno 100 km dal comune di residenza e sia in una provincia diversa.

Chi puo detrarre le spese universitarie: lo studente o i genitori?

Se lo studente e fiscalmente a carico dei genitori (reddito sotto i 2.840,51 euro, o 4.000 euro per under 24), la detrazione spetta ai genitori che sostengono la spesa, nella misura del 50% ciascuno o al 100% a un solo genitore. Se lo studente non e piu a carico, detrae direttamente le spese nel proprio 730.

Come faccio a sapere in quale area disciplinare rientra il mio corso di laurea?

L’area disciplinare e determinata dalla classificazione ministeriale del corso di laurea. Area Medica: Medicina, Odontoiatria, Veterinaria. Area Sanitaria: Professioni sanitarie, Farmacia. Area Scientifico-tecnologica: Ingegneria, Architettura, Scienze. Area Umanistico-sociale: Giurisprudenza, Economia, Lettere, Psicologia. In caso di dubbio, il CAF puo verificare la corretta classificazione.

Qual e la scadenza per presentare il 730/2026 con le detrazioni universitarie?

Il modello 730/2026 deve essere presentato entro il 30 settembre 2026. In alternativa, e possibile presentare il Modello Redditi Persone Fisiche entro il 31 ottobre 2026. E consigliabile non attendere l’ultimo momento per avere tempo di raccogliere tutta la documentazione necessaria.

Conclusione: Affidati al CAF Centro Fiscale per le Detrazioni Universitarie

Le detrazioni spese universitarie 730 rappresentano un’opportunita concreta di risparmio fiscale per le famiglie che investono nell’istruzione dei propri figli. Con gli importi aggiornati dal Decreto MUR 2026, e possibile recuperare fino a 805 euro per i corsi post-laurea al Nord e importi variabili per i corsi di laurea, a seconda dell’area disciplinare e della zona geografica.

La corretta compilazione della dichiarazione dei redditi, l’individuazione del limite massimo applicabile e la verifica della documentazione richiedono competenza e attenzione. Un errore nella compilazione potrebbe comportare la perdita del beneficio fiscale o, peggio, contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Hai bisogno di assistenza per le detrazioni spese universitarie nel tuo 730? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. I nostri operatori verificano la documentazione, calcolano l’importo corretto della detrazione e compilano il modello 730 garantendo il massimo risparmio fiscale.

Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

colf e badanti CAF Udine

Le detrazioni spese universitarie 730 rappresentano un’importante agevolazione fiscale per le famiglie italiane che sostengono i costi dell’istruzione universitaria dei propri figli o per gli studenti lavoratori che si pagano gli studi. Con la pubblicazione del Decreto MUR 30 dicembre 2025 nella Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 2026, sono stati definiti i nuovi importi massimi detraibili per le universita non statali nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025).

La detrazione fiscale riconosciuta e pari al 19% delle spese sostenute, con un meccanismo differente tra atenei pubblici e privati. Mentre per le universita statali non esistono limiti di spesa, per le universita non statali (private e telematiche) si applicano tetti massimi stabiliti annualmente dal Ministero dell’Universita e della Ricerca, differenziati per area disciplinare e zona geografica in cui ha sede l’ateneo.

Quest’anno il decreto ha introdotto alcune novita significative: sono stati aumentati gli importi per l’area sanitaria, ridotti quelli per l’area medica e rimodulati quelli per l’area umanistico-sociale. Vediamo nel dettaglio come funzionano le detrazioni spese universitarie 730 2026, quali sono i nuovi importi e come indicare correttamente le spese nella dichiarazione dei redditi.

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Normativa di Riferimento per le Detrazioni Spese Universitarie

La possibilita di detrarre le spese universitarie nella dichiarazione dei redditi trova il suo fondamento normativo nell’articolo 15, comma 1, lettera e) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi – DPR 917/1986). Questa norma prevede la detrazione del 19% delle spese sostenute per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso universita statali e non statali.

Per le universita non statali, pero, il legislatore ha previsto un meccanismo di contenimento: la detrazione non puo superare quella che spetterebbe per la frequenza di corsi analoghi presso l’universita statale piu vicina. Ogni anno il Ministero dell’Universita e della Ricerca (MUR) pubblica un decreto che stabilisce gli importi massimi detraibili, tenendo conto dei costi medi delle universita pubbliche.

Per l’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730/2026), il riferimento normativo e il Decreto MUR n. 1126 del 30 dicembre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2026. Questo decreto sostituisce il precedente DM 1924/2024 e introduce alcune modifiche agli importi detraibili.

E importante sottolineare che la detrazione spetta per intero ai contribuenti con un reddito complessivo fino a 120.000 euro. Oltre questa soglia, il beneficio decresce progressivamente fino ad azzerarsi completamente al raggiungimento dei 240.000 euro di reddito.

Cosa Prevede il Decreto MUR 2026

Il Decreto MUR 30 dicembre 2025 ha individuato gli importi massimi delle detrazioni spese universitarie 730 per il periodo d’imposta 2025, applicando una distinzione basata su due criteri fondamentali. Il primo criterio riguarda l’area disciplinare di afferenza del corso di studi, distinguendo tra area medica, sanitaria, scientifico-tecnologica e umanistico-sociale. Il secondo criterio considera la zona geografica in cui ha sede l’ateneo, suddividendo il territorio nazionale in Nord, Centro, Sud e Isole.

Rispetto all’anno precedente, il decreto 2026 ha introdotto alcune modifiche significative agli importi. Gli importi per i corsi dell’area sanitaria sono stati aumentati, riconoscendo i maggiori costi effettivi di questi percorsi formativi. Al contrario, gli importi per l’area medica sono stati ridotti, mentre quelli per l’area umanistico-sociale sono stati rimodulati. L’area scientifico-tecnologica e rimasta sostanzialmente invariata.

Importi Massimi Detraibili 2026: Tabella Completa per Area e Zona Geografica

Ecco la tabella completa degli importi massimi detraibili per le spese universitarie delle universita non statali nell’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730/2026), come stabilito dal Decreto MUR 30 dicembre 2025.

Corsi di Laurea, Laurea Magistrale e Laurea Magistrale a Ciclo Unico

Area DisciplinareNordCentroSud e Isole
Medica3.600 €2.900 €2.650 €
Sanitaria4.100 €3.100 €3.050 €
Scientifico-tecnologica3.700 €2.900 €2.600 €
Umanistico-sociale3.200 €2.750 €2.550 €

Corsi Post-Laurea (Dottorato, Specializzazione, Master I e II livello)

Zona GeograficaImporto Massimo Detraibile
Nord4.100 €
Centro3.100 €
Sud e Isole3.050 €

A questi importi va aggiunta la tassa regionale per il diritto allo studio (prevista dall’art. 3 della Legge 549/1995), che puo essere portata in detrazione anche oltre i limiti tabellari sopra indicati.

Suddivisione delle Zone Geografiche

Per determinare quale importo massimo applicare, e necessario verificare in quale zona geografica ha sede l’universita frequentata. Attenzione: cio che conta e la sede dell’ateneo, non la residenza dello studente.

  • NORD: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna.
  • CENTRO: Toscana, Umbria, Marche, Lazio.
  • SUD E ISOLE: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Ad esempio, uno studente residente a Udine che frequenta un’universita privata a Milano rientrera negli importi previsti per il Nord. Viceversa, uno studente milanese che frequenta un ateneo privato a Roma applichera i limiti del Centro.

Classificazione delle Aree Disciplinari

L’area disciplinare viene determinata in base al corso di laurea frequentato, seguendo la classificazione ministeriale:

  • Area Medica: Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Medicina Veterinaria.
  • Area Sanitaria: Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, Professioni sanitarie della riabilitazione, Professioni sanitarie tecniche, Professioni sanitarie della prevenzione, Farmacia, Scienze della nutrizione.
  • Area Scientifico-tecnologica: Ingegneria, Architettura, Fisica, Matematica, Chimica, Biologia, Scienze naturali, Informatica, Agraria.
  • Area Umanistico-sociale: Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche, Lettere, Filosofia, Psicologia, Scienze della formazione, Scienze della comunicazione, Lingue, Sociologia.

Quali Spese Universitarie Sono Detraibili nel 730

Non tutte le spese sostenute per l’universita possono essere portate in detrazione. Le detrazioni spese universitarie 730 riguardano esclusivamente alcune tipologie di costi strettamente legati alla frequenza dei corsi.

Le spese ammesse in detrazione comprendono:

  • Tasse di iscrizione e immatricolazione all’universita
  • Contributi universitari annuali o semestrali
  • Tassa regionale per il diritto allo studio (oltre i limiti tabellari)
  • Soprattasse per esami di profitto e di laurea
  • Tasse per il rilascio della laurea
  • Spese per test di ammissione ai corsi di laurea
  • Contributi per la partecipazione a TFA (Tirocinio Formativo Attivo)
  • Spese per corsi singoli universitari
  • Tasse per corsi di perfezionamento post-laurea

Per le universita telematiche riconosciute dal MIUR, si applicano le stesse regole delle universita non statali tradizionali, con gli stessi limiti di detraibilita stabiliti dal decreto MUR.

Spese NON Detraibili

E importante sapere che molte spese comunemente sostenute dagli studenti universitari non rientrano tra quelle detraibili. Ecco l’elenco delle spese escluse dalla detrazione:

  • Alloggio e affitto della stanza o dell’appartamento per studenti fuori sede (che tuttavia puo beneficiare di una detrazione specifica separata)
  • Spese di vitto e mensa universitaria
  • Trasporti e viaggi per raggiungere la sede universitaria
  • Libri di testo e materiale didattico
  • Cancelleria e materiale di consumo
  • Computer, tablet e dispositivi elettronici
  • Abbonamenti a riviste scientifiche o banche dati
  • Spese per fotocopie e stampe
  • Corsi di lingua non universitari
  • Attivita sportive universitarie

Per gli studenti fuori sede, ricordiamo che le spese di affitto possono beneficiare di una detrazione separata del 19% su un importo massimo di 2.633 euro, a condizione che l’universita disti almeno 100 km dal comune di residenza e sia situata in una provincia diversa.

Come Indicare le Detrazioni Spese Universitarie nel 730/2026

La corretta indicazione delle detrazioni spese universitarie 730 richiede attenzione nella compilazione del modello. Le spese vanno inserite nel Quadro E – Oneri e spese, utilizzando i righi da E8 a E10 dedicati alle “Altre spese”.

Il codice spesa da utilizzare e il 13, che identifica specificamente le spese per istruzione universitaria. Per ogni spesa sostenuta, occorre indicare l’importo effettivamente pagato, che sara poi confrontato con i limiti massimi detraibili.

Ecco come procedere nella compilazione:

  1. Identificare il rigo corretto: utilizzare i righi E8, E9 o E10 del Quadro E
  2. Inserire il codice spesa 13 nella prima colonna del rigo
  3. Indicare l’importo sostenuto nella seconda colonna
  4. Se le spese superano il limite massimo detraibile, il CAF o il software di compilazione applichera automaticamente il tetto previsto dal decreto MUR

Nel caso di piu figli a carico che frequentano l’universita, le spese vanno indicate separatamente per ciascun figlio, sempre con codice 13. Se i righi E8-E10 non sono sufficienti, si possono utilizzare anche i righi da E8 a E12 con il medesimo codice.

Detrazione nel 730 Precompilato

Se utilizzi il 730 precompilato, molte spese universitarie potrebbero gia essere presenti grazie alla trasmissione dei dati da parte degli atenei all’Agenzia delle Entrate. E comunque fondamentale verificare la correttezza degli importi e, se necessario, integrarli o modificarli.

Le universita, infatti, comunicano all’Anagrafe Tributaria i dati relativi alle tasse di iscrizione pagate dagli studenti. Tuttavia, potrebbero mancare alcune voci come i test di ammissione o i contributi per esami. In questi casi, e necessario aggiungere manualmente gli importi mancanti.

Tracciabilita dei Pagamenti: Requisito Fondamentale

A partire dal 2020, per beneficiare delle detrazioni spese universitarie 730 e obbligatorio che i pagamenti siano effettuati con strumenti tracciabili. Questa regola, introdotta dalla Legge di Bilancio 2020, si applica a tutte le detrazioni del 19%, comprese quelle per le spese di istruzione.

I metodi di pagamento ammessi sono:

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di credito o carta di debito
  • Carta prepagata
  • Assegno bancario o circolare
  • PagoPA (sistema preferito dalle universita)
  • MAV (Pagamento Mediante Avviso)
  • Bollettino postale

Il pagamento in contanti NON e ammesso e comporta la perdita del diritto alla detrazione, anche se la spesa e documentata da regolare ricevuta.

Molte universita utilizzano il sistema PagoPA per la riscossione delle tasse, che garantisce automaticamente la tracciabilita del pagamento e genera una ricevuta valida ai fini fiscali. Conservare sempre la ricevuta del pagamento PagoPA insieme all’attestazione dell’universita.

Documentazione Necessaria per le Detrazioni Spese Universitarie

Per poter beneficiare delle detrazioni spese universitarie 730, e fondamentale conservare tutta la documentazione che attesta le spese sostenute. Il contribuente non deve allegare i documenti alla dichiarazione dei redditi, ma deve conservarli per eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate per un periodo di 5 anni dalla presentazione del 730.

La documentazione da conservare comprende:

  • Ricevute di pagamento delle tasse universitarie (bollettini, MAV, ricevute PagoPA)
  • Estratto conto bancario o della carta che attesti il pagamento tracciabile
  • Attestazione dell’universita che certifichi l’iscrizione e gli importi versati
  • Certificazione delle spese rilasciata dall’ateneo (spesso disponibile nell’area riservata dello studente)
  • Ricevuta del test di ammissione se sostenuto a pagamento
  • Documentazione comprovante il grado di parentela per spese sostenute per familiari a carico (stato di famiglia, certificati)

Molte universita mettono a disposizione degli studenti, nella propria area riservata online, un documento riepilogativo delle spese sostenute nell’anno, utile ai fini della dichiarazione dei redditi. E consigliabile scaricare e conservare questo documento.

Esempi Pratici di Calcolo delle Detrazioni Universitarie

Per comprendere meglio come funzionano le detrazioni spese universitarie 730, vediamo alcuni esempi pratici di calcolo basati sugli importi del decreto MUR 2026.

Esempio 1: Studente di Medicina a Milano (Nord)

Marco frequenta il corso di Medicina e Chirurgia presso un’universita privata di Milano. Nell’anno 2025 ha sostenuto le seguenti spese:

  • Tasse di iscrizione: 12.500 €
  • Tassa regionale diritto allo studio: 140 €
  • Test di ammissione: 100 €

Calcolo della detrazione:

L’area disciplinare e Medica e la zona geografica e Nord. Il limite massimo detraibile e quindi 3.600 € per le tasse universitarie.

  • Spese universitarie detraibili: 3.600 € (anche se Marco ha pagato 12.600 €, si applica il tetto)
  • Tassa regionale: 140 € (detraibile oltre il limite)
  • Totale base di calcolo: 3.740 €
  • Detrazione 19%: 710,60 €

Marco potra recuperare 710,60 € nella dichiarazione dei redditi.

Esempio 2: Studente di Giurisprudenza a Roma (Centro)

Giulia frequenta Giurisprudenza presso un’universita privata di Roma. Nel 2025 ha pagato:

  • Tasse di iscrizione annuali: 6.800 €
  • Tassa regionale: 140 €

Calcolo della detrazione:

L’area disciplinare e Umanistico-sociale e la zona e Centro. Il limite massimo e 2.750 €.

  • Spese universitarie detraibili: 2.750 € (tetto applicato)
  • Tassa regionale: 140 €
  • Totale base di calcolo: 2.890 €
  • Detrazione 19%: 549,10 €

Giulia recuperera 549,10 € con il 730.

Esempio 3: Studente di Ingegneria a Napoli (Sud)

Luca frequenta Ingegneria Informatica presso un ateneo privato di Napoli. Spese 2025:

  • Tasse universitarie: 4.200 €
  • Tassa regionale: 140 €

Calcolo della detrazione:

L’area e Scientifico-tecnologica, zona Sud e Isole. Limite: 2.600 €.

  • Spese detraibili: 2.600 € (tetto applicato)
  • Tassa regionale: 140 €
  • Totale: 2.740 €
  • Detrazione 19%: 520,60 €

Esempio 4: Master in universita del Nord

Francesca frequenta un Master di II livello presso un’universita privata di Torino. Ha pagato 8.000 € di tasse.

Calcolo:

Per i corsi post-laurea al Nord, il limite e 4.100 €.

  • Spese detraibili: 4.100 €
  • Tassa regionale: 140 €
  • Totale: 4.240 €
  • Detrazione 19%: 805,60 €

La detrazione massima teorica per un corso post-laurea al Nord e quindi di circa 805 euro.

Detrazioni Spese Universitarie per Familiari a Carico

Le detrazioni spese universitarie 730 possono essere fruite non solo dallo studente stesso, ma anche dai genitori o da altri familiari che sostengono le spese per un figlio o parente fiscalmente a carico.

Un familiare e considerato a carico quando possiede un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro (al lordo degli oneri deducibili). Per i figli fino a 24 anni, il limite di reddito sale a 4.000 euro.

Se le spese sono sostenute per un figlio a carico di entrambi i genitori, la detrazione spetta nella misura del 50% a ciascun genitore. In alternativa, i genitori possono decidere di attribuire l’intera detrazione al genitore con il reddito piu alto, per ottimizzare il risparmio fiscale.

Nel caso in cui il figlio non sia piu a carico (perche ha superato i limiti di reddito), la detrazione spetta direttamente allo studente, che dovra indicare le spese nel proprio 730 o Modello Redditi PF.

E importante notare che la detrazione compete a chi ha effettivamente sostenuto la spesa. Se un genitore paga le tasse universitarie del figlio a carico, sara il genitore a beneficiare della detrazione, indicando le spese nel proprio 730.

Ripartizione della Detrazione tra Genitori

Quando entrambi i genitori sostengono le spese universitarie del figlio a carico, la detrazione puo essere ripartita secondo diverse modalita:

Opzione 1 – Ripartizione al 50%: Ciascun genitore detrae il 50% delle spese sostenute complessivamente. Questa e la modalita standard.

Opzione 2 – Attribuzione al 100% a un genitore: L’intera detrazione viene attribuita al genitore che ha effettivamente sostenuto la spesa o che ha il reddito piu elevato. Questa opzione e conveniente quando un genitore ha reddito basso o incapiente (cioe non ha sufficiente IRPEF da cui detrarre).

Opzione 3 – Ripartizione proporzionale: Le spese vengono ripartite in proporzione a quanto effettivamente pagato da ciascun genitore.

La scelta deve essere coerente con la documentazione di pagamento e deve essere annotata nella dichiarazione dei redditi.

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Domande Frequenti sulle Detrazioni Spese Universitarie

Qual e l’importo massimo detraibile per le spese universitarie nel 730/2026?

L’importo massimo detraibile varia in base all’area disciplinare e alla zona geografica dell’universita. Il valore piu alto e di 4.100 euro per i corsi dell’area sanitaria al Nord e per i corsi post-laurea (master, dottorato) sempre al Nord. Il valore piu basso e di 2.550 euro per i corsi umanistico-sociali al Sud e Isole. A questi importi si aggiunge sempre la tassa regionale per il diritto allo studio.

Le spese per le universita telematiche sono detraibili?

Si, le spese per le universita telematiche riconosciute dal MIUR sono detraibili al 19% con gli stessi limiti previsti per le universita non statali tradizionali. E necessario verificare che l’ateneo telematico sia regolarmente accreditato presso il Ministero dell’Universita e della Ricerca.

Posso detrarre le spese universitarie se pago in contanti?

No, dal 2020 e obbligatorio utilizzare strumenti di pagamento tracciabili (bonifico, carta di credito/debito, PagoPA, MAV) per beneficiare della detrazione del 19%. I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione, anche se documentati da regolare ricevuta.

Le spese per l’affitto dello studente fuori sede sono detraibili insieme alle tasse universitarie?

Le spese di affitto per studenti fuori sede beneficiano di una detrazione separata, diversa da quella per le tasse universitarie. La detrazione per l’affitto e pari al 19% su un importo massimo di 2.633 euro annui, a condizione che l’universita disti almeno 100 km dal comune di residenza e sia in una provincia diversa.

Chi puo detrarre le spese universitarie: lo studente o i genitori?

Se lo studente e fiscalmente a carico dei genitori (reddito sotto i 2.840,51 euro, o 4.000 euro per under 24), la detrazione spetta ai genitori che sostengono la spesa, nella misura del 50% ciascuno o al 100% a un solo genitore. Se lo studente non e piu a carico, detrae direttamente le spese nel proprio 730.

Come faccio a sapere in quale area disciplinare rientra il mio corso di laurea?

L’area disciplinare e determinata dalla classificazione ministeriale del corso di laurea. Area Medica: Medicina, Odontoiatria, Veterinaria. Area Sanitaria: Professioni sanitarie, Farmacia. Area Scientifico-tecnologica: Ingegneria, Architettura, Scienze. Area Umanistico-sociale: Giurisprudenza, Economia, Lettere, Psicologia. In caso di dubbio, il CAF puo verificare la corretta classificazione.

Qual e la scadenza per presentare il 730/2026 con le detrazioni universitarie?

Il modello 730/2026 deve essere presentato entro il 30 settembre 2026. In alternativa, e possibile presentare il Modello Redditi Persone Fisiche entro il 31 ottobre 2026. E consigliabile non attendere l’ultimo momento per avere tempo di raccogliere tutta la documentazione necessaria.

Conclusione: Affidati al CAF Centro Fiscale per le Detrazioni Universitarie

Le detrazioni spese universitarie 730 rappresentano un’opportunita concreta di risparmio fiscale per le famiglie che investono nell’istruzione dei propri figli. Con gli importi aggiornati dal Decreto MUR 2026, e possibile recuperare fino a 805 euro per i corsi post-laurea al Nord e importi variabili per i corsi di laurea, a seconda dell’area disciplinare e della zona geografica.

La corretta compilazione della dichiarazione dei redditi, l’individuazione del limite massimo applicabile e la verifica della documentazione richiedono competenza e attenzione. Un errore nella compilazione potrebbe comportare la perdita del beneficio fiscale o, peggio, contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Hai bisogno di assistenza per le detrazioni spese universitarie nel tuo 730? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. I nostri operatori verificano la documentazione, calcolano l’importo corretto della detrazione e compilano il modello 730 garantendo il massimo risparmio fiscale.

Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

colf e badanti CAF Udine

Il bonus colf e badanti da 1.200 euro rappresenta un’importante agevolazione per le famiglie che assumono lavoratori domestici. La novità più rilevante del 2026 è la possibilità di accedere al contributo anche senza presentare la dichiarazione dei redditi, rendendo l’incentivo accessibile a un numero molto più ampio di beneficiari.

In questa guida completa scoprirai chi può richiedere il bonus, quali sono i requisiti ISEE necessari, come presentare domanda all’INPS e quali documenti servono. Ti spiegheremo anche le differenze tra la modalità con e senza dichiarazione redditi, fornendo esempi pratici e tabelle riepilogative per aiutarti a capire se hai diritto all’agevolazione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutte le fasi: dalla verifica dei requisiti alla compilazione della domanda INPS, fino alla gestione degli adempimenti contributivi. Contattaci al 0432 1638640 o prenota un appuntamento per ricevere supporto personalizzato.

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Cos’è il Bonus Colf e Badanti da 1.200 Euro

Il bonus colf e badanti è un contributo economico di 1.200 euro annui erogato dall’INPS per sostenere le famiglie che assumono lavoratori domestici regolari. L’incentivo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024, articolo 1, comma 180) e confermato per il 2026 con importanti novità operative.

Il contributo serve a ridurre il costo dei contributi INPS che i datori di lavoro domestico devono versare trimestralmente per colf, badanti, baby-sitter e altri collaboratori familiari. L’importo di 1.200 euro viene riconosciuto in 4 rate trimestrali da 300 euro, accreditate direttamente sul conto corrente del datore di lavoro.

A chi spetta il bonus

Possono richiedere il bonus:

  • Famiglie con figli minori o con componenti non autosufficienti
  • Pensionati over 70 che assumono badanti
  • Persone con disabilità grave (Legge 104, art. 3 comma 3)
  • Caregiver familiari con rapporti di lavoro domestico regolari

Non ci sono limiti di età del datore di lavoro, ma è necessario avere un rapporto di lavoro domestico attivo e rispettare i requisiti ISEE.

Bonus Senza Dichiarazione dei Redditi: Come Funziona

La grande novità del 2026 è la possibilità di accedere al bonus anche senza presentare la dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF). Questo amplia notevolmente la platea dei beneficiari, includendo:

  • Pensionati con solo redditi da pensione (certificazione unica INPS)
  • Lavoratori dipendenti con un solo datore di lavoro
  • Soggetti con redditi esenti o sotto la soglia di obbligo dichiarativo
  • Familiari a carico senza redditi propri

Requisiti alternativi alla dichiarazione

Per accedere al bonus senza dichiarazione, è necessario presentare:

DocumentoDescrizioneChi lo rilascia
ISEE correnteAttestazione ISEE 2026 validaCAF, INPS online
CU 2026Certificazione Unica del datore di lavoro/INPSDatore di lavoro, ente pensionistico
Estratto conto contributivoVersamenti INPS per lavoro domesticoINPS area riservata
Autocertificazione redditiDichiarazione sostitutiva (DPR 445/2000)Il richiedente

La Circolare INPS n. 18 del 15 febbraio 2026 ha chiarito che l’autocertificazione dei redditi è valida per l’accesso al bonus, purché accompagnata dall’ISEE aggiornato.

Differenza tra bonus con e senza dichiarazione

In entrambi i casi, l’importo del bonus è identico: 1.200 euro annui. La differenza riguarda solo la documentazione richiesta:

  • Con dichiarazione: basta allegare il 730 o Redditi PF dell’anno precedente
  • Senza dichiarazione: serve ISEE + CU + autocertificazione redditi

Il CAF verifica la completezza della documentazione prima dell’invio della domanda, evitando rigetti per mancanza di allegati.

Requisiti ISEE e Altre Condizioni di Accesso

Per accedere al bonus è necessario rispettare precisi requisiti reddituali e familiari. Vediamoli nel dettaglio.

Soglia ISEE 2026

Il bonus spetta solo se l’ISEE del nucleo familiare non supera:

Composizione nucleoSoglia ISEE massima
Nucleo con 1-2 componenti20.000 euro
Nucleo con 3 componenti25.000 euro
Nucleo con 4 o più componenti30.000 euro
Nucleo con persona disabile grave35.000 euro

L’ISEE da presentare è quello ordinario o corrente, aggiornato al 2026. Se hai già l’ISEE 2025, devi rinnovarlo per accedere al bonus.

Requisiti del rapporto di lavoro

Il bonus spetta solo se il rapporto di lavoro domestico è:

  • Regolare e attivo al momento della domanda
  • Con contributi INPS pagati (almeno 1 trimestre nel 2026)
  • A tempo indeterminato o determinato (durata minima 6 mesi)
  • Con orario minimo di 10 ore settimanali

Non è necessario che il lavoratore sia convivente. Il bonus spetta anche per rapporti part-time, purché rispettino l’orario minimo.

Incompatibilità e divieto di cumulo

Il bonus non è cumulabile con:

  • Libretto famiglia (contratti occasionali)
  • Voucher per servizi di cura (disabili gravi)
  • Altre agevolazioni INPS per lo stesso rapporto di lavoro

È invece compatibile con:

Come Fare Domanda all’INPS: Procedura Completa

La domanda per il bonus colf e badanti si presenta esclusivamente online tramite il portale INPS. Ecco la procedura passo-passo.

Step 1: Preparare i documenti

Prima di iniziare la domanda, assicurati di avere:

  1. ISEE 2026 aggiornato (attestazione completa)
  2. Codice fiscale del lavoratore domestico
  3. Estratto contributivo INPS (ultimi versamenti)
  4. Certificazione Unica 2026 (se senza dichiarazione)
  5. IBAN del conto corrente per l’accredito
  6. Documento d’identità valido

Step 2: Accedere al portale INPS

Collegati al sito www.inps.it e accedi con:

  • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
  • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
  • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

Non è più possibile accedere con PIN INPS.

Step 3: Compilare la domanda

Nella sezione “Sostegni, Sussidi e Indennità”, seleziona:

“Bonus Colf e Badanti 2026 – Domanda”

Compila tutti i campi obbligatori:

  • Dati anagrafici del richiedente
  • Composizione nucleo familiare (da ISEE)
  • ISEE (il sistema lo recupera automaticamente se presente)
  • Dati del lavoratore domestico (CF, data assunzione)
  • Tipo di rapporto (colf, badante, baby-sitter)
  • Orario settimanale e retribuzione
  • Coordinate bancarie (IBAN)

Step 4: Allegare i documenti

Carica in formato PDF:

  • ISEE 2026 (se non recuperato automaticamente)
  • CU 2026 (se richiedi senza dichiarazione redditi)
  • Autocertificazione redditi (modulo scaricabile dal sito INPS)
  • Documento identità

Ogni file non deve superare 5 MB.

Step 5: Inviare e protocollare

Dopo aver controllato tutti i dati, clicca su “Invia domanda”. Il sistema genera un numero di protocollo che riceverai via email e SMS. Conservalo per verificare lo stato della pratica.

Assistenza del CAF

Il CAF Centro Fiscale può presentare la domanda per tuo conto, gestendo tutta la parte burocratica:

  • Verifica requisiti ISEE
  • Compilazione domanda INPS
  • Upload documenti
  • Monitoraggio pratica
  • Assistenza in caso di integrazione documentale

Prenota appuntamento: 0432 1638640

Scadenze 2026 e Tempistiche di Erogazione

Il bonus colf e badanti ha scadenze precise per la presentazione della domanda e l’erogazione delle rate trimestrali.

Calendario scadenze domanda

PeriodoScadenza domandaTrimestre di competenza
Gennaio – Marzo30 aprile 2026I trimestre 2026
Aprile – Giugno31 luglio 2026II trimestre 2026
Luglio – Settembre31 ottobre 2026III trimestre 2026
Ottobre – Dicembre31 gennaio 2027IV trimestre 2026

Attenzione: le domande presentate dopo la scadenza saranno elaborate, ma il pagamento potrebbe slittare al trimestre successivo.

Tempistiche di erogazione

Una volta accolta la domanda, l’INPS eroga il bonus con queste tempistiche:

  • Istruttoria domanda: 30-45 giorni dalla presentazione
  • Pagamento rata trimestrale: entro il mese successivo alla scadenza trimestre
  • Accredito sul conto: bonifico INPS con causale “Bonus colf e badanti”

Esempio pratico:
Domanda presentata il 15 marzo 2026 (I trimestre) → Istruttoria entro 30 aprile → Pagamento entro 31 maggio 2026.

Verifica stato domanda

Puoi controllare lo stato della tua pratica:

  1. Accedi al portale INPS con SPID
  2. Sezione “Le mie domande”
  3. Cerca per numero protocollo o data presentazione

Gli stati possibili sono:

  • In lavorazione – domanda in istruttoria
  • Accolta – bonus approvato, in attesa di pagamento
  • Integrazione richiesta – mancano documenti (hai 15 giorni per inviarli)
  • Respinta – requisiti non rispettati (possibilità di ricorso entro 90 giorni)
  • Pagata – rata erogata

Compatibilità con Altri Bonus e Agevolazioni

Il bonus colf e badanti può essere combinato con altre agevolazioni fiscali e contributive. Ecco una panoramica completa.

Agevolazioni cumulabili

1. Detrazione fiscale per addetti all’assistenza personale

Nel 730, puoi detrarre il 19% delle spese sostenute per badanti e assistenti personali (rigo E23-E24), con limite di spesa di 2.100 euro. Requisiti:

  • Reddito complessivo sotto 40.000 euro
  • Assistenza a persona non autosufficiente
  • Documentazione di spesa (bonifico, F24 contributi)

Il bonus INPS non riduce la base detraibile: se paghi 6.000 euro/anno di stipendio + contributi e ricevi 1.200 euro di bonus, puoi comunque detrarre il 19% su 2.100 euro.

2. Assegno Unico Universale

L’Assegno Unico per i figli è compatibile al 100% con il bonus colf. Non c’è alcuna riduzione degli importi.

3. Bonus asilo nido

Se hai figli sotto i 3 anni, puoi cumulare il bonus asilo nido (fino a 3.000 euro con ISEE sotto 25.000 euro) con il bonus colf senza problemi.

4. Contributi ridotti per badanti conviventi

I datori di lavoro che assumono badanti conviventi oltre 25 ore settimanali hanno diritto a contributi INPS ridotti (circa 1,00 euro/ora invece di 1,44 euro/ora). Questa riduzione è cumulabile con il bonus 1.200 euro.

Agevolazioni NON cumulabili

1. Libretto famiglia

Se utilizzi il libretto famiglia per pagare prestazioni occasionali (massimo 280 ore/anno), non puoi richiedere il bonus colf e badanti per lo stesso lavoratore.

2. Voucher per servizi di cura (disabili gravi)

Alcuni comuni erogano voucher per servizi di assistenza a disabili gravi. Questi voucher sono alternativi al bonus INPS: devi scegliere uno dei due.

3. Reddito di inclusione o altre misure di sostegno al reddito

Chi percepisce il Reddito di Inclusione (RDI) o altre misure simili non può assumere lavoratori domestici con contratto regolare, quindi decade il requisito per il bonus.

Riepilogo cumulabilità

AgevolazioneCumulabile con bonus colf?
Detrazione 19% spese assistenza (730)
Assegno Unico Universale
Bonus asilo nido
Contributi ridotti badanti conviventi
Libretto famigliaNO
Voucher servizi di cura (comunali)NO

Casi Pratici ed Esempi di Calcolo

Vediamo alcuni esempi concreti per capire come funziona il bonus colf e badanti in situazioni reali.

Caso 1: Pensionato con badante convivente

Situazione:
– Pensionato 75 anni, vedovo
– ISEE 18.000 euro (nucleo 1 persona)
– Badante convivente 40 ore/settimane, livello CS
– Retribuzione mensile: 1.100 euro netti
– Contributi INPS trimestrali: circa 600 euro (aliquota ridotta conviventi)

Risparmio con il bonus:

  • Contributi annui totali: 2.400 euro
  • Bonus INPS: 1.200 euro
  • Costo netto contributi: 1.200 euro (risparmio 50%)

In più, il pensionato può detrarre nel 730 il 19% su 2.100 euro di spese per assistenza personale = 399 euro di risparmio fiscale.

Risparmio totale annuo: 1.200 + 399 = 1.599 euro

Caso 2: Famiglia con due figli e colf part-time

Situazione:
– Famiglia 4 persone (2 genitori + 2 figli minori)
– ISEE 28.000 euro
– Colf part-time 20 ore/settimana, livello BS
– Retribuzione mensile: 600 euro netti
– Contributi INPS trimestrali: circa 350 euro

Risparmio con il bonus:

  • Contributi annui totali: 1.400 euro
  • Bonus INPS: 1.200 euro
  • Costo netto contributi: 200 euro (risparmio 85%)

La famiglia percepisce anche:

  • Assegno Unico per 2 figli: circa 3.600 euro/anno (con ISEE 28.000)
  • Bonus asilo nido per figlio sotto 3 anni: 1.500 euro

Tutti questi bonus sono cumulabili.

Caso 3: Caregiver senza redditi dichiarati

Situazione:
– Figlia 45 anni che assiste madre 80enne non autosufficiente
– Nessun reddito da dichiarare (casalinga)
– ISEE 15.000 euro (nucleo madre + figlia)
– Assunta come badante dalla madre, 25 ore/settimana
– Contributi INPS trimestrali: circa 450 euro

Risparmio con il bonus:

  • Contributi annui totali: 1.800 euro
  • Bonus INPS: 1.200 euro (richiesto senza dichiarazione redditi, con ISEE + CU madre + autocertificazione)
  • Costo netto contributi: 600 euro (risparmio 66%)

In questo caso, la modalità “senza dichiarazione redditi” è fondamentale perché la figlia non ha obblighi dichiarativi.

Caso 4: Coppia di anziani con badante a ore

Situazione:
– Coppia pensionati 78 e 75 anni
– ISEE 22.000 euro (nucleo 2 persone)
– Badante 15 ore/settimana, livello BS
– Retribuzione mensile: 450 euro netti
– Contributi INPS trimestrali: circa 260 euro

Risparmio con il bonus:

  • Contributi annui totali: 1.040 euro
  • Bonus INPS: 1.200 euro
  • Attenzione: il bonus supera i contributi dovuti! L’INPS erogherà comunque 1.200 euro, ma l’eccedenza di 160 euro NON viene rimborsata – semplicemente azzera il costo contributivo

In pratica, la coppia non paga contributi per tutto il 2026.

Errori Comuni da Evitare

Nella richiesta del bonus colf e badanti, alcuni errori possono causare il rigetto della domanda o ritardi nei pagamenti. Ecco i più frequenti.

1. ISEE non aggiornato o errato

Errore: presentare la domanda con ISEE 2025 o scaduto.
Conseguenza: domanda respinta automaticamente.
Soluzione: rinnova l’ISEE 2026 prima di fare domanda. Puoi richiederlo al CAF o compilarlo online sul sito INPS.

2. Rapporto di lavoro non regolare

Errore: assumere la colf/badante dopo la presentazione della domanda, o avere contributi INPS non pagati.
Conseguenza: bonus non erogato fino alla regolarizzazione.
Soluzione: assicurati che i contributi del trimestre di riferimento siano pagati entro la scadenza (10 del mese successivo al trimestre).

3. Documenti incompleti per richiesta senza dichiarazione

Errore: allegare solo ISEE senza CU o autocertificazione redditi.
Conseguenza: richiesta di integrazione documentale (15 giorni per inviarla).
Soluzione: prepara TUTTI i documenti prima di avviare la domanda online.

4. IBAN errato o non intestato al richiedente

Errore: inserire IBAN di un conto corrente non intestato al datore di lavoro.
Conseguenza: bonifico INPS respinto, necessità di rettifica.
Soluzione: verifica attentamente l’IBAN. Deve essere intestato alla stessa persona che presenta la domanda.

5. Cumulo con libretto famiglia

Errore: richiedere il bonus mentre si utilizzano voucher del libretto famiglia per lo stesso lavoratore.
Conseguenza: domanda respinta per incompatibilità.
Soluzione: scegli una delle due modalità. Se vuoi il bonus 1.200 euro, devi trasformare il rapporto in contratto di lavoro domestico regolare.

6. Mancata comunicazione variazioni

Errore: non comunicare all’INPS la cessazione del rapporto di lavoro o la riduzione oraria sotto le 10 ore settimanali.
Conseguenza: l’INPS può recuperare le rate già erogate (con sanzioni).
Soluzione: se il rapporto termina, invia entro 30 giorni una comunicazione di cessazione bonus tramite portale INPS.

7. Domanda presentata fuori termine

Errore: inviare la domanda dopo la scadenza trimestrale.
Conseguenza: pagamento slittato al trimestre successivo.
Soluzione: segna in calendario le scadenze (30 aprile, 31 luglio, 31 ottobre, 31 gennaio).

Verifica preventiva al CAF

Il modo migliore per evitare errori è far verificare i requisiti da un esperto prima di presentare la domanda. Il CAF Centro Fiscale offre:

  • Check-up gratuito requisiti
  • Calcolo simulazione risparmio
  • Compilazione domanda assistita
  • Monitoraggio pratica INPS

Prenota: 0432 1638640

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Domande Frequenti sul Bonus Colf e Badanti

Posso richiedere il bonus colf e badanti senza fare il 730?

Sì, dal 2026 è possibile richiedere il bonus anche senza presentare la dichiarazione dei redditi. Serve però l’ISEE 2026 aggiornato, la Certificazione Unica (CU) e un’autocertificazione dei redditi. Questa modalità è ideale per pensionati con solo reddito da pensione o lavoratori dipendenti con un unico datore di lavoro.

Qual è la soglia ISEE per il bonus colf 2026?

La soglia ISEE varia in base alla composizione del nucleo: 20.000 euro per 1-2 componenti, 25.000 euro per 3 componenti, 30.000 euro per 4 o più componenti. Se nel nucleo c’è una persona con disabilità grave, la soglia sale a 35.000 euro.

Il bonus è compatibile con le detrazioni fiscali per badanti?

Sì, il bonus INPS da 1.200 euro è pienamente compatibile con la detrazione fiscale del 19% sulle spese per addetti all’assistenza personale (massimo 2.100 euro di spesa). Puoi beneficiare di entrambe le agevolazioni senza riduzioni.

Quando vengono pagati i 1.200 euro?

Il bonus viene erogato in 4 rate trimestrali da 300 euro ciascuna. Le date di pagamento sono circa 30-60 giorni dopo la scadenza trimestrale: fine maggio per il I trimestre, fine agosto per il II, fine novembre per il III, fine febbraio per il IV.

Posso richiedere il bonus per una colf part-time?

Sì, il bonus spetta anche per rapporti part-time, purché l’orario sia di almeno 10 ore settimanali. Il contributo di 1.200 euro è sempre lo stesso, indipendentemente dalle ore lavorate.

Cosa succede se cesso il rapporto di lavoro durante l’anno?

Se il rapporto termina, devi comunicarlo all’INPS entro 30 giorni tramite il portale. Le rate già erogate per i trimestri già lavorati restano acquisite, ma quelle future verranno sospese. Non c’è obbligo di restituzione per i trimestri già maturati.

Il bonus riduce l’importo detraibile nel 730?

No, il bonus INPS non riduce la base di spesa su cui calcolare la detrazione del 19%. Se paghi 6.000 euro di stipendio e contributi e ricevi 1.200 euro di bonus, puoi comunque detrarre il 19% su 2.100 euro (limite massimo).

Posso richiedere il bonus per più lavoratori domestici?

Sì, se assumi più lavoratori (ad esempio colf e badante), puoi richiedere il bonus per ciascun rapporto, purché rispetti i requisiti ISEE e contributivi. L’importo massimo annuo però è di 1.200 euro per ciascun rapporto di lavoro.


Conclusione

Il bonus colf e badanti da 1.200 euro rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il costo del lavoro domestico regolare. La possibilità di accedervi anche senza dichiarazione dei redditi rende l’incentivo accessibile a una platea molto più ampia, includendo pensionati, casalinghe e lavoratori dipendenti.

Per massimizzare il risparmio, è importante:

  • Verificare i requisiti ISEE con largo anticipo
  • Presentare la domanda entro le scadenze trimestrali
  • Combinare il bonus con le detrazioni fiscali del 730
  • Mantenere sempre regolari i versamenti contributivi

Il CAF Centro Fiscale di Udine è al tuo fianco per gestire tutte le pratiche: dal calcolo ISEE alla presentazione della domanda INPS, fino alla verifica delle detrazioni fiscali nel 730. Non perdere l’occasione di risparmiare fino a 1.200 euro all’anno sui costi del lavoro domestico.


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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la verifica dei requisiti ISEE, la compilazione della domanda INPS e la gestione di tutti gli adempimenti contributivi per colf e badanti.

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    Il 10 aprile 2026 rappresenta una data cruciale per tutti i datori di lavoro domestico in Italia: è il termine ultimo per versare la prima rata trimestrale dei contributi INPS per colf e badanti. Il mancato rispetto di questa scadenza comporta l’applicazione di sanzioni e interessi di mora che possono incidere significativamente sull’importo finale da versare. In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine analizza tutti gli aspetti contributivi per il 2026: scadenze, calcolo degli importi, modalità di pagamento, sanzioni per ritardi e detrazioni fiscali a cui hanno diritto i datori di lavoro.

    La corretta gestione dei contributi per il lavoro domestico non è solo un obbligo normativo, ma anche una garanzia di tutela sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. I contributi versati regolarmente consentono infatti alla colf o alla badante di maturare diritti pensionistici, indennità di maternità, malattia e disoccupazione, oltre a permettere al datore di accedere alle detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi.

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    colf e badanti CAF Udine

    Quando una colf o badante subisce un infortunio sul lavoro, il datore di lavoro domestico deve seguire una procedura precisa per la denuncia all’INAIL. Le retribuzioni convenzionali INAIL 2025 sono state aggiornate con la Circolare INAIL n. 2/2025 e determinano l’importo dell’indennità spettante alla lavoratrice o al lavoratore infortunato.

    In questa guida completa spieghiamo come funziona l’assicurazione INAIL per il lavoro domestico, quali sono gli obblighi del datore di lavoro, come si calcola l’indennità di inabilità temporanea e quali sono i termini per la denuncia. Includiamo anche tabelle aggiornate con le retribuzioni convenzionali 2025 ed esempi pratici di calcolo.

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    Cos’è l’infortunio sul lavoro domestico

    L’infortunio sul lavoro domestico è un evento traumatico che si verifica durante lo svolgimento delle mansioni lavorative da parte di colf, badanti, baby sitter e altri lavoratori domestici. Può trattarsi di una caduta, un taglio, una scottatura, un incidente durante le pulizie o qualsiasi altro evento che causi lesioni fisiche.

    L’assicurazione INAIL per il lavoro domestico è obbligatoria per tutti i datori di lavoro domestico, come previsto dal Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38. La copertura assicurativa protegge il lavoratore in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali.

    Quando si configura l’infortunio domestico

    Perché un evento sia riconosciuto come infortunio sul lavoro, devono sussistere tre elementi:

    • Causa violenta: un evento traumatico improvviso (caduta, taglio, urto)
    • Occasione di lavoro: l’evento deve verificarsi durante lo svolgimento delle mansioni lavorative
    • Lesione: deve causare un danno fisico che comporta inabilità al lavoro

    Esempio: Una badante che scivola mentre pulisce le scale e si frattura il polso subisce un infortunio sul lavoro. Una colf che si scotta mentre stira o che si taglia mentre prepara il pranzo è coperta dall’assicurazione INAIL.

    Infortunio in itinere

    È considerato infortunio sul lavoro anche l’infortunio in itinere, cioè quello che avviene durante il tragitto casa-lavoro e lavoro-casa, purché il percorso sia quello normale e non siano presenti deviazioni significative.

    Riferimento normativo: Articolo 12, D.Lgs. 38/2000 – “Assicurazione contro gli infortuni domestici”

    Retribuzioni convenzionali INAIL 2025

    Le retribuzioni convenzionali INAIL sono valori forfettari utilizzati per calcolare i premi assicurativi e le prestazioni economiche (indennità) spettanti ai lavoratori domestici in caso di infortunio. Non corrispondono alla retribuzione effettiva, ma a importi stabiliti annualmente dall’INAIL.

    Per il 2025, le retribuzioni convenzionali sono state aggiornate con la Circolare INAIL n. 2 del 24 gennaio 2025, che ha recepito l’adeguamento ISTAT dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (+0,8% rispetto al 2024).

    A cosa servono le retribuzioni convenzionali

    Le retribuzioni convenzionali INAIL hanno due funzioni principali:

    1. Calcolo del premio assicurativo annuale: il datore di lavoro domestico paga un premio INAIL calcolato sulla retribuzione convenzionale
    2. Calcolo delle prestazioni economiche: l’indennità di inabilità temporanea, la rendita per inabilità permanente e le altre prestazioni INAIL sono calcolate sulla base della retribuzione convenzionale

    Importante: La retribuzione convenzionale INAIL è indipendente dalla retribuzione effettiva concordata tra datore di lavoro e lavoratore domestico. Anche se la colf guadagna 1.500 euro al mese, l’INAIL utilizzerà la retribuzione convenzionale per calcolare le prestazioni.

    Fonte: Circolare INAIL n. 2/2025 – Rivalutazione retribuzioni convenzionali lavoro domestico

    Tabella retribuzioni convenzionali colf e badanti

    Di seguito riportiamo la tabella completa delle retribuzioni convenzionali INAIL 2025 per i lavoratori domestici, suddivise per fasce orarie settimanali:

    Ore settimanaliRetribuzione convenzionale annua 2025Retribuzione mensile (indicativa)
    Fino a 6 ore4.687,44 euro390,62 euro
    Oltre 6 fino a 12 ore7.031,16 euro585,93 euro
    Oltre 12 fino a 18 ore9.374,88 euro781,24 euro
    Oltre 18 fino a 24 ore11.718,60 euro976,55 euro
    Oltre 24 ore (convivente)14.062,32 euro1.171,86 euro

    Note importanti:

    • Le retribuzioni convenzionali 2025 sono state rivalutate del +0,8% rispetto al 2024
    • La retribuzione mensile indicativa è calcolata dividendo l’importo annuo per 12
    • Per i lavoratori conviventi (oltre 24 ore settimanali) si applica la fascia più alta
    • Le retribuzioni convenzionali sono valide per tutto il 2025

    Confronto con il 2024

    Ecco il confronto con le retribuzioni convenzionali 2024:

    Ore settimanali20242025Variazione
    Fino a 6 ore4.650,00 euro4.687,44 euro+37,44 euro
    Oltre 24 ore13.950,00 euro14.062,32 euro+112,32 euro

    Fonte: Circolare INAIL n. 2/2025

    Obblighi del datore di lavoro domestico

    Il datore di lavoro domestico ha precisi obblighi nei confronti dell’INAIL quando assume una colf, badante o altro lavoratore domestico. Vediamoli nel dettaglio:

    1. Iscrizione all’INAIL

    Il datore di lavoro deve iscrivere la colf o badante all’INAIL entro 24 ore dall’assunzione. L’iscrizione si effettua:

    • Online tramite il portale INAIL (servizio “Gestione domestici”)
    • Telefonicamente al Contact Center INAIL 803.164 (da fisso) o 06.164164 (da mobile)
    • Presso una sede INAIL territoriale

    Documenti necessari per l’iscrizione:

    • Codice fiscale del datore di lavoro
    • Codice fiscale del lavoratore domestico
    • Data di inizio rapporto di lavoro
    • Ore settimanali previste
    • Tipo di rapporto (convivente o non convivente)

    2. Pagamento del premio annuale

    Il datore di lavoro deve pagare il premio INAIL entro il 31 gennaio di ogni anno per l’anno precedente. Per il 2025, il premio è calcolato sulla base delle retribuzioni convenzionali indicate nella tabella sopra.

    Importo del premio 2025:

    Ore settimanaliPremio annuale 2025
    Fino a 6 ore29,30 euro
    Oltre 6 fino a 12 ore43,95 euro
    Oltre 12 fino a 18 ore58,60 euro
    Oltre 18 fino a 24 ore73,25 euro
    Oltre 24 ore (convivente)87,90 euro

    Il premio si paga tramite bollettino MAV o F24 con codice tributo DDPP.

    3. Denuncia di infortunio

    In caso di infortunio, il datore di lavoro ha l’obbligo di denunciare l’infortunio all’INAIL entro termini precisi (vedi sezione dedicata).

    4. Certificazione medica

    Il datore di lavoro deve far rilasciare al lavoratore infortunato un certificato medico di infortunio da parte di un medico o del Pronto Soccorso. Il certificato deve indicare:

    • Tipo di lesione
    • Prognosi (giorni di inabilità temporanea)
    • Dinamica dell’infortunio

    Sanzioni per mancata iscrizione o denuncia

    La mancata iscrizione all’INAIL o la mancata denuncia di infortunio comportano sanzioni amministrative:

    • Omessa iscrizione: sanzione da 1.290 a 7.745 euro (articolo 55, D.Lgs. 81/2008)
    • Omessa denuncia infortunio: sanzione da 1.290 a 7.745 euro
    • Denuncia tardiva: sanzione ridotta proporzionale ai giorni di ritardo

    Importante: In caso di infortunio grave o mortale, la mancata denuncia può configurare anche responsabilità penale.

    Procedura denuncia infortunio INAIL

    La denuncia di infortunio è un adempimento obbligatorio che il datore di lavoro domestico deve effettuare quando la colf o badante subisce un infortunio sul lavoro. Vediamo passo per passo come si procede.

    Step 1: Prestare soccorso immediato

    In caso di infortunio, la prima cosa da fare è prestare soccorso al lavoratore:

    • Se l’infortunio è grave: chiamare il 118
    • Se l’infortunio è lieve: accompagnare il lavoratore dal medico curante o al Pronto Soccorso

    Step 2: Ottenere il certificato medico

    Il lavoratore deve farsi rilasciare un certificato medico di infortunio che indichi:

    • Natura della lesione (frattura, contusione, ferita, ecc.)
    • Prognosi (numero di giorni di inabilità temporanea)
    • Dinamica dell’infortunio

    Il certificato può essere rilasciato da:

    • Pronto Soccorso (in caso di infortunio grave)
    • Medico curante (per infortuni lievi)
    • Medico specialista

    Importante: Il certificato medico deve essere inviato telematicamente all’INAIL direttamente dal medico tramite il sistema “Certificati di Infortunio/Malattia Professionale”.

    Step 3: Denuncia all’INAIL

    Il datore di lavoro deve denunciare l’infortunio all’INAIL nei seguenti termini:

    Tipo di infortunioTermine denuncia
    Infortunio con prognosi superiore a 3 giorni2 giorni dal ricevimento del certificato medico
    Infortunio mortale24 ore dall’evento
    Infortunio con prognosi fino a 3 giorniNon obbligatorio, ma consigliato

    Come si denuncia l’infortunio:

    1. Online sul portale INAIL: accedere al servizio “Denuncia di infortunio” con SPID, CIE o CNS
    2. Telefonicamente al Contact Center INAIL 803.164
    3. Tramite intermediario: CAF, patronato, consulente del lavoro
    4. Presso una sede INAIL territoriale

    Step 4: Compilare il modulo di denuncia

    Il modulo di denuncia richiede le seguenti informazioni:

    • Dati del datore di lavoro (codice fiscale, residenza)
    • Dati del lavoratore (codice fiscale, data assunzione, ore settimanali)
    • Data, ora e luogo dell’infortunio
    • Dinamica dell’evento (descrizione dettagliata di cosa è accaduto)
    • Certificato medico (protocollo telematico)
    • Eventuali testimoni

    Step 5: Conservare la documentazione

    Il datore di lavoro deve conservare per almeno 5 anni:

    • Copia della denuncia di infortunio
    • Certificato medico
    • Ricevuta di invio INAIL
    • Eventuale corrispondenza con INAIL

    Cosa succede dopo la denuncia

    Dopo la denuncia, l’INAIL:

    1. Istruisce la pratica verificando i requisiti per l’indennizzabilità
    2. Può richiedere documentazione integrativa
    3. Può convocare il lavoratore per visita medica presso la sede INAIL
    4. Emette il provvedimento di accoglimento o rigetto
    5. Eroga l’indennità in caso di accoglimento

    I tempi di istruttoria variano da 30 a 60 giorni per le pratiche standard.

    Riferimento normativo: Articolo 53, DPR 1124/1965 – Denuncia degli infortuni sul lavoro

    Calcolo indennità di inabilità temporanea

    L’indennità di inabilità temporanea è la prestazione economica che l’INAIL eroga al lavoratore domestico infortunato durante il periodo di inabilità al lavoro. Vediamo come si calcola.

    Quando spetta l’indennità

    L’indennità spetta quando l’infortunio comporta una inabilità assoluta al lavoro superiore a 3 giorni. I primi 3 giorni (periodo di carenza) non sono indennizzati dall’INAIL.

    Importante: Durante i primi 3 giorni il datore di lavoro domestico non è obbligato a corrispondere alcuna retribuzione (a differenza del lavoro subordinato tradizionale dove i primi 3 giorni sono a carico del datore).

    Percentuali di indennizzo

    L’indennità è calcolata sulla retribuzione convenzionale giornaliera con le seguenti percentuali:

    PeriodoPercentualeNote
    Primi 3 giorni (carenza)0%Non indennizzati
    Dal 4° al 90° giorno60%Della retribuzione convenzionale giornaliera
    Dal 91° giorno in poi75%Della retribuzione convenzionale giornaliera

    Formula di calcolo

    Per calcolare l’indennità giornaliera:

    Retribuzione convenzionale giornaliera = Retribuzione convenzionale annua / 365

    Indennità giornaliera = Retribuzione giornaliera × Percentuale

    Esempio pratico di calcolo

    Caso: Badante convivente (oltre 24 ore settimanali) che subisce infortunio con prognosi di 30 giorni.

    Dati:

    • Retribuzione convenzionale annua 2025: 14.062,32 euro
    • Prognosi: 30 giorni
    • Primi 3 giorni: carenza (non indennizzati)
    • Dal 4° al 30° giorno: 27 giorni indennizzabili al 60%

    Calcolo:

    1. Retribuzione giornaliera:

    14.062,32 euro / 365 giorni = 38,52 euro/giorno

    2. Indennità giornaliera (60%):

    38,52 euro × 60% = 23,11 euro/giorno

    3. Indennità totale per 27 giorni:

    23,11 euro × 27 giorni = 623,97 euro

    Risultato: La badante riceverà dall’INAIL un’indennità complessiva di 623,97 euro per i 27 giorni indennizzati (esclusi i primi 3 di carenza).

    Pagamento dell’indennità

    L’indennità viene pagata dall’INAIL:

    • Direttamente al lavoratore tramite bonifico bancario o postale
    • Con cadenza mensile posticipata
    • Entro 30 giorni dalla fine del mese di riferimento

    Nota fiscale: L’indennità di inabilità temporanea è esente da IRPEF e non concorre alla formazione del reddito imponibile.

    Riferimento normativo: Articoli 66-74, DPR 1124/1965 – Indennità per inabilità temporanea

    Esempi pratici di calcolo

    Vediamo altri esempi pratici di calcolo dell’indennità per diverse tipologie di infortunio e fasce orarie.

    Esempio 1: Colf part-time (10 ore settimanali)

    Situazione:

    • Colf assunta per 10 ore settimanali (fascia “oltre 6 fino a 12 ore”)
    • Infortunio: taglio profondo alla mano mentre lava i piatti
    • Prognosi: 15 giorni

    Dati 2025:

    • Retribuzione convenzionale annua: 7.031,16 euro
    • Retribuzione giornaliera: 7.031,16 / 365 = 19,26 euro/giorno

    Calcolo:

    • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
    • Dal 4° al 15° giorno (12 giorni): 19,26 × 60% = 11,56 euro/giorno
    • Totale indennità: 11,56 × 12 = 138,72 euro

    Esempio 2: Badante non convivente (18 ore settimanali)

    Situazione:

    • Badante assunta per 18 ore settimanali (fascia “oltre 12 fino a 18 ore”)
    • Infortunio: caduta dalle scale con frattura alla caviglia
    • Prognosi: 60 giorni

    Dati 2025:

    • Retribuzione convenzionale annua: 9.374,88 euro
    • Retribuzione giornaliera: 9.374,88 / 365 = 25,68 euro/giorno

    Calcolo:

    • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
    • Dal 4° al 60° giorno (57 giorni al 60%): 25,68 × 60% × 57 = 878,93 euro

    Esempio 3: Badante convivente con infortunio lungo

    Situazione:

    • Badante convivente (oltre 24 ore settimanali)
    • Infortunio: ustione grave mentre cucina
    • Prognosi: 120 giorni

    Dati 2025:

    • Retribuzione convenzionale annua: 14.062,32 euro
    • Retribuzione giornaliera: 14.062,32 / 365 = 38,52 euro/giorno

    Calcolo:

    • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
    • Dal 4° al 90° giorno (87 giorni al 60%): 38,52 × 60% × 87 = 2.010,74 euro
    • Dal 91° al 120° giorno (30 giorni al 75%): 38,52 × 75% × 30 = 866,70 euro
    • Totale indennità: 2.010,74 + 866,70 = 2.877,44 euro

    Esempio 4: Infortunio in itinere

    Situazione:

    • Colf assunta per 20 ore settimanali (fascia “oltre 18 fino a 24 ore”)
    • Infortunio: incidente stradale mentre va al lavoro con lo scooter
    • Prognosi: 45 giorni

    Dati 2025:

    • Retribuzione convenzionale annua: 11.718,60 euro
    • Retribuzione giornaliera: 11.718,60 / 365 = 32,10 euro/giorno

    Calcolo:

    • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
    • Dal 4° al 45° giorno (42 giorni al 60%): 32,10 × 60% × 42 = 809,28 euro

    Nota: L’infortunio in itinere è coperto dall’assicurazione INAIL purché il percorso sia quello normale casa-lavoro e non ci siano deviazioni significative.

    Tabella riepilogativa esempi

    EsempioOre sett.PrognosiIndennità totale
    Colf part-time10 ore15 giorni138,72 euro
    Badante non convivente18 ore60 giorni878,93 euro
    Badante conviventeConvivente120 giorni2.877,44 euro
    Infortunio in itinere20 ore45 giorni809,28 euro

    Differenza tra infortunio e malattia

    È importante distinguere tra infortunio sul lavoro e malattia, perché hanno gestioni e coperture diverse.

    Infortunio sul lavoro

    Caratteristiche:

    • Causa violenta: evento traumatico improvviso
    • Occasione di lavoro: deve verificarsi durante lo svolgimento delle mansioni
    • Copertura INAIL: il lavoratore domestico è assicurato dall’INAIL
    • Indennità: pagata dall’INAIL dal 4° giorno

    Esempi:

    • Caduta dalle scale mentre pulisce
    • Taglio con coltello mentre prepara il pranzo
    • Ustione mentre stira
    • Distorsione mentre sposta mobili

    Malattia

    Caratteristiche:

    • Causa lenta: processo patologico progressivo (influenza, bronchite, ecc.)
    • Non legata al lavoro: può insorgere in qualsiasi momento
    • Nessuna copertura INAIL: i lavoratori domestici NON hanno diritto all’indennità di malattia INPS
    • Indennità: solo se prevista dal contratto collettivo o dal contratto individuale

    Importante: A differenza dei lavoratori dipendenti normali, colf e badanti NON hanno diritto all’indennità di malattia dall’INPS. Durante la malattia:

    • Il datore di lavoro può sospendere la retribuzione (salvo diverso accordo contrattuale)
    • Il rapporto di lavoro è tutelato: il datore non può licenziare per malattia fino a un certo periodo (periodo di comporto)

    Tabella comparativa

    AspettoInfortunioMalattia
    CausaViolenta (trauma)Lenta (patologia)
    OccasioneDurante il lavoroIndipendente dal lavoro
    CoperturaINAILNessuna (lavoro domestico)
    IndennitàSì, dal 4° giorno (INAIL)No (salvo accordo contrattuale)
    Denuncia obbligatoriaSì (entro 2 giorni)No
    Certificato medicoCertificato di infortunioCertificato di malattia
    Tutela del postoSì (periodo di comporto)Sì (periodo di comporto)

    Malattia professionale

    Esiste anche la malattia professionale, cioè una patologia causata dall’attività lavorativa svolta in modo ripetuto nel tempo. Per i lavoratori domestici, esempi di malattie professionali possono essere:

    • Patologie muscolo-scheletriche (lombalgie da movimentazione carichi pesanti)
    • Dermatiti da contatto con detergenti
    • Patologie respiratorie da inalazione di sostanze chimiche

    Le malattie professionali sono coperte dall’INAIL, ma devono essere denunciate dal lavoratore (non dal datore di lavoro) entro 15 giorni dalla diagnosi.

    Riferimento normativo: Articolo 2087 Codice Civile – Tutela delle condizioni di lavoro

    Termini e scadenze

    Riepiloghiamo i principali termini e scadenze da rispettare in caso di infortunio di una colf o badante.

    Termini per la denuncia di infortunio

    AdempimentoTermineDecorrenza
    Denuncia infortunio mortale24 oreDall’evento
    Denuncia infortunio con prognosi > 3 giorni2 giorniDal ricevimento del certificato medico
    Certificato medico (inviato dal medico)ImmediatoAl momento della visita
    Conservazione documentazione5 anniDalla data dell’infortunio

    Termini per le prestazioni INAIL

    PrestazioneDecorrenzaNote
    Indennità di inabilità temporaneaDal 4° giornoPrimi 3 giorni: carenza (non indennizzati)
    Rendita per inabilità permanenteDopo consolidamentoSe inabilità permanente ≥ 6%
    Indennizzo in capitaleDopo consolidamentoSe inabilità permanente 6-15%

    Scadenze amministrative

    AdempimentoScadenzaRiferimento
    Iscrizione INAIL24 ore dall’assunzioneArticolo 13, D.Lgs. 38/2000
    Pagamento premio INAIL annuale31 gennaioPer l’anno precedente
    Variazione ore lavoro30 giorniDalla variazione
    Cessazione rapporto di lavoro30 giorniDalla cessazione

    Cosa succede in caso di ritardo

    Il ritardo nella denuncia di infortunio può comportare:

    • Sanzione amministrativa da 1.290 a 7.745 euro
    • Difficoltà nell’istruttoria della pratica INAIL (mancanza di prove, testimoni, ecc.)
    • Responsabilità civile e penale in caso di infortunio grave o mortale

    Consiglio: In caso di dubbio se denunciare o meno un infortunio (ad esempio per prognosi borderline di 3-4 giorni), è sempre meglio denunciare. L’INAIL valuterà l’indennizzabilità, ma il datore di lavoro avrà adempiuto al suo obbligo.

    Ricorsi e contestazioni

    Se l’INAIL rigetta la denuncia di infortunio, il lavoratore può:

    • Richiedere riesame alla sede INAIL territoriale entro 60 giorni
    • Fare ricorso amministrativo alla Direzione Regionale INAIL entro 90 giorni
    • Fare ricorso giudiziario al Tribunale del lavoro entro 3 anni (termine di prescrizione)

    Riferimento normativo: Articolo 104, D.Lgs. 81/2008 – Obblighi del datore di lavoro

    Domande frequenti

    Chi paga i primi 3 giorni di infortunio della colf?

    I primi 3 giorni (periodo di carenza) NON sono indennizzati dall’INAIL e il datore di lavoro domestico non e obbligato a pagarli. A differenza del lavoro subordinato normale, nel lavoro domestico i primi 3 giorni non sono a carico del datore, salvo diverso accordo contrattuale.

    La retribuzione convenzionale INAIL e uguale allo stipendio della colf?

    No, la retribuzione convenzionale INAIL e un valore forfettario stabilito dall’INAIL per calcolare premi e prestazioni. E indipendente dalla retribuzione effettiva concordata tra datore e lavoratore. Per il 2025, va da 4.687,44 euro annui (fino a 6 ore settimanali) a 14.062,32 euro (conviventi oltre 24 ore).

    Entro quanto tempo devo denunciare l’infortunio all’INAIL?

    Devi denunciare l’infortunio entro 2 giorni dal ricevimento del certificato medico se la prognosi e superiore a 3 giorni. In caso di infortunio mortale, la denuncia deve essere fatta entro 24 ore dall’evento. Il ritardo comporta sanzioni da 1.290 a 7.745 euro.

    La colf ha diritto alla malattia pagata?

    No, i lavoratori domestici (colf e badanti) NON hanno diritto all’indennita di malattia dall’INPS. Durante la malattia il datore puo sospendere la retribuzione (salvo accordo contrattuale). Il rapporto e tutelato: il datore non puo licenziare durante il periodo di comporto.

    Se la badante si infortuna andando al lavoro, e coperta dall’INAIL?

    Si, l’infortunio in itinere (durante il tragitto casa-lavoro) e coperto dall’assicurazione INAIL, purche il percorso sia quello normale e abituale senza deviazioni significative. L’indennita si calcola con le stesse modalita dell’infortunio sul lavoro.

    Quanto riceve di indennita una badante convivente infortunata per 30 giorni?

    Con la retribuzione convenzionale 2025 di 14.062,32 euro annui (38,52 euro/giorno), l’indennita per 30 giorni e: primi 3 giorni carenza (0 euro) + 27 giorni al 60% (23,11 euro/giorno x 27) = 623,97 euro totali pagati dall’INAIL.


    La gestione dell’infortunio di una colf o badante richiede attenzione e tempestività. Il datore di lavoro domestico deve conoscere le retribuzioni convenzionali INAIL 2025, rispettare i termini di denuncia e garantire la tutela del lavoratore.

    L’assicurazione INAIL copre il lavoratore dal 4° giorno di inabilità, erogando un’indennità calcolata sulla retribuzione convenzionale (60% dal 4° al 90° giorno, 75% dal 91° giorno in poi).

    È fondamentale distinguere tra infortunio e malattia: solo l’infortunio è coperto dall’INAIL, mentre i lavoratori domestici non hanno diritto all’indennità di malattia.

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    • Iscrizione INAIL per lavoratori domestici
    • Denuncia infortunio e gestione pratiche
    • Calcolo contributi INPS colf e badanti
    • Buste paga e gestione contratti
    • Assistenza fiscale completa per datori di lavoro domestici

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      colf e badanti CAF Udine

      Indice dei Contenuti

      1. Scadenza 10 aprile 2026: cosa sapere
      2. Quale trimestre si paga ad aprile
      3. Come calcolare i contributi da versare
      4. Come pagare: PagoPA e F24
      5. Tutte le scadenze 2026
      6. Sanzioni per ritardato pagamento
      7. Deducibilita fiscale contributi
      8. Servizio gestione contributi CAF
      9. Domande frequenti

      Scadenza 10 Aprile 2026: Tutto Quello che Devi Sapere

      Il 10 aprile 2026 scade il termine per il pagamento dei contributi INPS dei lavoratori domestici relativi al primo trimestre dell’anno (gennaio-febbraio-marzo).

      Questa scadenza riguarda tutti i datori di lavoro che impiegano:

      • Badanti (conviventi e non conviventi)
      • Colf e collaboratori domestici
      • Baby sitter
      • Altri lavoratori domestici

      SCADENZA IMMINENTE

      10 APRILE 2026 – Contributi INPS I trimestre (gennaio-marzo)

      Attenzione: Se il 10 aprile cade di sabato o festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026 il 10 aprile e un venerdi, quindi la scadenza resta confermata.


      Quale Trimestre si Paga ad Aprile

      I contributi INPS per il lavoro domestico si pagano trimestralmente, cioe ogni 3 mesi.

      Schema pagamenti trimestrali

      TrimestrePeriodo di riferimentoScadenza pagamento
      I trimestreGennaio – Febbraio – Marzo10 aprile 2026
      II trimestreAprile – Maggio – Giugno10 luglio 2026
      III trimestreLuglio – Agosto – Settembre10 ottobre 2026
      IV trimestreOttobre – Novembre – Dicembre10 gennaio 2027

      Cosa si paga ad aprile

      Entro il 10 aprile 2026 devi versare i contributi per le ore lavorate dalla badante nei mesi di:

      • Gennaio 2026
      • Febbraio 2026
      • Marzo 2026

      Come Calcolare i Contributi da Versare

      I contributi INPS per i lavoratori domestici si calcolano in base alla retribuzione oraria effettiva e alle ore lavorate nel trimestre.

      Tabella contributi orari 2026 (senza CAS)

      Retribuzione orariaContributo totale/oraCarico datoreCarico lavoratore
      Fino a 8,99 euro1,66 euro1,24 euro0,42 euro
      Da 8,99 a 10,95 euro1,88 euro1,40 euro0,48 euro
      Oltre 10,95 euro2,29 euro1,71 euro0,58 euro

      Contributi per conviventi a tempo pieno (CAS)

      Per le badanti conviventi a orario pieno (almeno 25 ore settimanali) esiste una contribuzione fissa agevolata:

      TipologiaContributo settimanaleContributo trimestrale
      Convivente a tempo pieno (CAS)circa 28 eurocirca 364 euro

      Esempio di calcolo trimestrale

      Badante non convivente, 30 ore/settimana, paga oraria 9,50 euro

      Ore lavorate nel trimestre30 ore x 13 settimane = 390 ore
      Fascia contributiva (9,50 euro/ora)Seconda fascia (8,99-10,95)
      Contributo orario totale1,88 euro
      Contributo trimestrale totale390 x 1,88 = 733,20 euro

      Ricorda: La quota a carico del lavoratore (circa 25%) va trattenuta mensilmente dalla busta paga. Il datore versa all’INPS l’intero importo e recupera la quota lavoratore dalle trattenute gia effettuate.


      Come Pagare: PagoPA e Altre Modalita

      Dal 2020 l’INPS ha semplificato il pagamento dei contributi domestici attraverso il sistema PagoPA.

      Modalita di pagamento disponibili

      MetodoCome funziona
      PagoPA onlineDal portale INPS con SPID/CIE, pagamento diretto con carta o bonifico
      Avviso PagoPAScarica l’avviso e paga in banca, tabaccheria, app bancaria
      MAVBollettino MAV pagabile in banca o online
      App IORicevi notifica e paga direttamente dall’app

      Procedura di pagamento online

      1. Accedi al portale www.inps.it con SPID o CIE
      2. Vai su “Cassetto previdenziale per lavoro domestico”
      3. Seleziona il rapporto di lavoro
      4. Clicca su “Pagamento contributi”
      5. Seleziona il trimestre (I trimestre 2026)
      6. Scegli la modalita di pagamento (PagoPA consigliato)
      7. Completa il pagamento

      Suggerimento: Attiva le notifiche sull’App IO per ricevere un promemoria automatico qualche giorno prima della scadenza.


      Tutte le Scadenze Contributi 2026

      Ecco il calendario completo delle scadenze per i contributi INPS dei lavoratori domestici nel 2026:

      ScadenzaTrimestrePeriodoGiorno settimana
      10 gennaio 2026IV trim. 2025Ott-Nov-Dic 2025Sabato → 12 gennaio
      10 aprile 2026I trim. 2026Gen-Feb-Mar 2026Venerdi
      10 luglio 2026II trim. 2026Apr-Mag-Giu 2026Venerdi
      10 ottobre 2026III trim. 2026Lug-Ago-Set 2026Sabato → 12 ottobre
      10 gennaio 2027IV trim. 2026Ott-Nov-Dic 2026Domenica → 11 gennaio

      Nota: Quando il 10 cade di sabato o domenica, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo (lunedi).


      Sanzioni per Ritardato Pagamento

      Il mancato o ritardato pagamento dei contributi INPS comporta l’applicazione di sanzioni e interessi.

      Sanzioni civili

      SituazioneSanzione
      Ritardo fino a 12 mesiTasso BCE + 5,5% annuo
      Ritardo oltre 12 mesiTasso BCE + 5,5% + ulteriori maggiorazioni
      Omissione totale (evasione)30% dell’importo evaso + interessi

      Esempio pratico di sanzione

      Contributi non pagati: 700 euro, ritardo 3 mesi

      • Sanzione annua stimata: circa 8% (BCE + 5,5%)
      • Sanzione per 3 mesi: 700 x 8% / 4 = 14 euro circa
      • Totale da pagare: 700 + 14 = 714 euro

      Attenzione: Il mancato pagamento dei contributi puo comportare anche la perdita del diritto alle agevolazioni fiscali (deduzione contributi, detrazione badante nel 730).

      Come regolarizzare pagamenti arretrati

      Se hai saltato una scadenza:

      1. Accedi al portale INPS
      2. Verifica i contributi non versati
      3. L’importo mostrera gia sanzioni e interessi calcolati
      4. Paga l’importo totale dovuto

      Deducibilita Fiscale dei Contributi

      I contributi INPS versati per la badante sono deducibili dal reddito del datore di lavoro, fino a un massimo di 1.549,37 euro all’anno.

      Chi puo dedurre

      • Il datore di lavoro (chi firma il contratto)
      • Indipendentemente dal fatto che la badante assista il datore stesso o un familiare

      Quanto si risparmia

      Contributi versatiDeducibiliRisparmio IRPEF (aliquota 35%)
      1.000 euro1.000 euro350 euro
      1.549,37 euro1.549,37 euro (max)542 euro
      2.000 euro1.549,37 euro (max)542 euro

      Documenti da conservare

      • Ricevute di pagamento PagoPA/MAV
      • Estratto conto contributivo INPS
      • Contratto di lavoro

      Servizio Gestione Contributi e Buste Paga

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo per la gestione dei lavoratori domestici, incluso il calcolo e la verifica dei contributi da versare.

      Cosa include il servizio

      ServizioCosto
      Gestione completa buste paga mensili
      Calcolo retribuzione, contributi, promemoria scadenze
      25 euro/mese
      Consulenza assunzione/licenziamento
      Contratto, inquadramento, comunicazioni INPS
      50 euro
      Dichiarazione cessazione INPS
      Comunicazione + calcolo liquidazione finale
      50 euro

      Non Perdere la Scadenza del 10 Aprile!

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      Telefono: 0432 504892 | Email: info@centrofiscale.com


      Domande Frequenti sui Contributi INPS Badante

      Quando scadono i contributi INPS della badante?

      I contributi si pagano trimestralmente entro il 10 del mese successivo al trimestre: 10 aprile (I trim.), 10 luglio (II trim.), 10 ottobre (III trim.), 10 gennaio (IV trim.).

      Come pago i contributi INPS della badante?

      Il metodo piu semplice e tramite PagoPA dal portale INPS, accessibile con SPID o CIE. In alternativa puoi scaricare l’avviso e pagare in banca, tabaccheria o dall’app della tua banca.

      Quanto costano i contributi INPS per la badante?

      Dipende dalla retribuzione oraria e dalle ore lavorate. Per una badante convivente a tempo pieno (CAS) il contributo trimestrale e circa 350-400 euro. Per badanti a ore il costo varia in base alle ore effettive.

      Posso dedurre i contributi INPS dalle tasse?

      Si, i contributi versati sono deducibili dal reddito fino a 1.549,37 euro all’anno. Questo puo far risparmiare fino a 500-600 euro di IRPEF a seconda dell’aliquota.

      Cosa succede se pago in ritardo?

      Vengono applicate sanzioni e interessi (circa 8% annuo). Inoltre potresti perdere il diritto alla deduzione fiscale per i contributi pagati in ritardo.

      Chi deve pagare i contributi: io o la badante?

      Il datore di lavoro versa l’intero importo all’INPS. La quota a carico della badante (circa 25%) viene trattenuta dalla busta paga mensile.


      Maternità INPS CAF Udine

      Il bonus mamme 2025 rappresenta un importante sostegno economico per le lavoratrici madri italiane, ma presenta un’esclusione significativa che riguarda oltre 850.000 lavoratrici: colf e badanti sono escluse dalla decontribuzione. Questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine analizza nel dettaglio perché le lavoratrici domestiche non possono accedere al bonus mamme, cosa prevede la normativa di riferimento e quali alternative concrete esistono per chi svolge lavoro domestico. Comprendere queste distinzioni è fondamentale per non perdere altri benefici effettivamente disponibili.

      La decontribuzione mamme introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 ha generato molte aspettative, ma anche confusione. Molte lavoratrici domestiche si sono viste respingere la domanda senza capirne il motivo. In questo articolo spieghiamo in modo chiaro la situazione normativa, le ragioni dell’esclusione confermate anche dalla Corte Costituzionale, e soprattutto quali bonus e agevolazioni restano accessibili per colf, badanti e baby sitter.

      Perché Colf e Badanti Sono Escluse dal Bonus Mamme

      L’esclusione delle lavoratrici domestiche dal bonus mamme non è una svista normativa, ma una scelta precisa del legislatore, confermata anche dalla Corte Costituzionale. Vediamo nel dettaglio le ragioni di questa esclusione e cosa significa concretamente per colf, badanti e baby sitter.

      La norma è chiara: l’articolo 1, comma 180 della Legge n. 213/2023 specifica che l’esonero si applica “a esclusione dei rapporti di lavoro domestico”. Questa formulazione esclude esplicitamente tutte le categorie di lavoro domestico:

      • Colf (collaboratrici familiari)
      • Badanti (assistenti familiari)
      • Baby sitter
      • Qualsiasi altra figura con contratto di lavoro domestico

      La sentenza della Corte Costituzionale

      Nel 2024, il Tribunale di Milano ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo all’esclusione delle lavoratrici domestiche dal bonus mamme. La Corte Costituzionale, con ordinanza del 23 ottobre 2024, ha dichiarato inammissibili le censure, confermando la legittimità dell’esclusione.

      La motivazione della Corte è tecnica ma importante da comprendere: i contributi dovuti all’INPS dalle lavoratrici domestiche si collocano in una disciplina speciale, con caratteristiche peculiari rispetto agli altri rapporti di lavoro dipendente. Questa “specialità” del lavoro domestico impedisce un’uniformazione automatica con le altre categorie di lavoratrici.

      In parole semplici, il sistema contributivo del lavoro domestico funziona in modo diverso: i contributi sono calcolati in base a fasce orarie e non sulla retribuzione effettiva, sono versati dal datore di lavoro (la famiglia) con modalità e scadenze proprie, e l’INPS gestisce questa categoria con regole specifiche. Questa diversità strutturale, secondo la Corte, giustifica un trattamento differenziato.

      Le peculiarità dei contributi nel lavoro domestico

      Per capire meglio l’esclusione, è utile conoscere come funzionano i contributi previdenziali per colf e badanti:

      AspettoLavoro dipendente standardLavoro domestico
      Calcolo contributiPercentuale sulla retribuzione lordaFasce orarie fisse
      Chi versaDatore di lavoro tramite busta pagaDatore di lavoro (famiglia) con MAV trimestrale
      Quota lavoratoreCirca 9,19% della retribuzioneImporto fisso per fascia oraria
      Gestione INPSGestione generale dipendentiGestione separata lavoro domestico

      Questo sistema speciale rende tecnicamente complesso applicare un esonero contributivo strutturato come quello del bonus mamme. Non significa che le lavoratrici domestiche “valgano meno”, ma che il loro inquadramento previdenziale richiede interventi normativi specifici.

      Chi Può Accedere al Bonus Mamme 2025: Requisiti Completi

      Per fare chiarezza, ecco l’elenco completo delle categorie che possono e che non possono accedere al bonus mamme 2025. Questa distinzione è fondamentale per evitare domande respinte e false aspettative.

      Chi ha diritto al bonus mamme

      Possono beneficiare della decontribuzione mamme o del Nuovo Bonus Mamme 2025:

      Per l’esonero contributivo IVS (tre o più figli):

      • Lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato del settore privato
      • Lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato del settore pubblico
      • Lavoratrici con contratto di apprendistato a tempo indeterminato
      • Lavoratrici con rapporti di lavoro part-time a tempo indeterminato

      Per il Nuovo Bonus Mamme da 40 euro (due o più figli):

      • Lavoratrici dipendenti (pubbliche e private) con contratto a tempo determinato o indeterminato
      • Lavoratrici autonome iscritte alle gestioni INPS
      • Lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS
      • Lavoratrici iscritte alle Casse professionali (avvocati, commercialisti, etc.)

      Requisiti comuni:

      • Avere almeno due figli (per il bonus 40 euro) o tre figli (per l’esonero IVS)
      • Essere in attività lavorativa nel mese di riferimento
      • Per il bonus 40 euro: reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui

      Chi è escluso dal bonus mamme

      Non possono accedere al bonus mamme le seguenti categorie:

      • Lavoratrici domestiche (colf, badanti, baby sitter) – ESCLUSE ESPLICITAMENTE
      • Mamme con un solo figlio (anche se disabile)
      • Lavoratrici disoccupate
      • Lavoratrici pensionate
      • Libere professioniste in regime forfettario (per il bonus 40 euro, ma possono accedere se iscritte a casse previdenziali)
      • Collaboratrici occasionali senza iscrizione a gestioni previdenziali

      Importante: L’esclusione delle lavoratrici domestiche riguarda sia il bonus da 40 euro che l’esonero contributivo IVS. Non esiste attualmente alcuna forma di decontribuzione mamme accessibile a chi lavora con contratto domestico.

      Importi e Calcolo del Bonus Mamme 2025

      Comprendere quanto vale effettivamente il bonus mamme aiuta a valutare l’entità del mancato beneficio per le lavoratrici domestiche e a confrontarlo con altre agevolazioni disponibili.

      Esonero contributivo per tre o più figli

      Per le lavoratrici con tre o più figli e contratto a tempo indeterminato, l’esonero funziona così:

      • Aliquota azzerata: la quota contributiva a carico della lavoratrice (normalmente il 9,19% per l’IVS) viene portata a zero
      • Tetto massimo: 250 euro al mese (3.000 euro all’anno)
      • Pensione garantita: l’aliquota di computo ai fini pensionistici resta invariata, quindi la lavoratrice non perde contributi figurativi

      Esempio di calcolo:

      Retribuzione lordaContributi IVS normali (9,19%)Risparmio mensileRisparmio annuo
      1.500 euro137,85 euro137,85 euro1.654,20 euro
      2.000 euro183,80 euro183,80 euro2.205,60 euro
      2.500 euro229,75 euro229,75 euro2.757,00 euro
      3.000 euro275,70 euro250 euro (tetto)3.000 euro (tetto)

      Come si vede dalla tabella, per retribuzioni superiori a circa 2.720 euro lordi mensili, il risparmio si ferma al tetto di 250 euro al mese.

      Nuovo Bonus Mamme da 40 euro mensili

      Per le lavoratrici con due o più figli (escluse quelle con tre figli e contratto a tempo indeterminato che accedono all’esonero IVS), il bonus è più semplice da calcolare:

      • Importo fisso: 40 euro al mese
      • Massimo annuo: 480 euro (12 mensilità)
      • Requisito reddito: massimo 40.000 euro annui da lavoro
      • Erogazione: tramite conguaglio in busta paga o domanda INPS

      Dal 2026 il bonus aumenterà a 60 euro mensili (720 euro annui), ma i requisiti rimarranno gli stessi. Pertanto, anche nel 2026 le lavoratrici domestiche resteranno escluse.

      Confronto risparmio annuo:

      CategoriaBonus/EsoneroRisparmio massimo annuo
      Madre 3+ figli, tempo indeterminatoEsonero IVS 100%Fino a 3.000 euro
      Madre 2+ figli, altre categorieNuovo Bonus Mamme480 euro (2025), 720 euro (2026)
      Colf/badanti con figliNESSUNO0 euro

      Alternative per Colf e Badanti: Bonus e Agevolazioni Disponibili

      Essere escluse dal bonus mamme non significa restare senza sostegni. Le lavoratrici domestiche con figli possono accedere ad altre agevolazioni, alcune delle quali anche più vantaggiose in termini economici. Vediamo quali sono le alternative concrete.

      Assegno Unico Universale per i figli

      L’Assegno Unico Universale (AUU) è probabilmente il beneficio più importante per le lavoratrici domestiche con figli. A differenza del bonus mamme, l’Assegno Unico non esclude le colf e badanti.

      Caratteristiche principali:

      • Importo: da 57 a 199,40 euro per figlio al mese (in base all’ISEE)
      • Destinatari: tutti i nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni
      • Requisiti: nessuna esclusione per tipologia di lavoro
      • Maggiorazioni: previste per famiglie numerose, figli disabili, madri under 21

      Esempio concreto: Una badante con due figli minori e ISEE sotto i 17.090,61 euro può ricevere circa 399 euro al mese di Assegno Unico, un importo decisamente superiore ai 40 euro mensili del bonus mamme.

      Bonus Asilo Nido

      Le lavoratrici domestiche possono accedere al bonus asilo nido per contribuire alle spese di frequenza di asili nido pubblici o privati autorizzati.

      Importi 2025:

      ISEEImporto annuoImporto mensile (11 mesi)
      Fino a 25.000 euro3.000 euro272,72 euro
      Da 25.001 a 40.000 euro2.500 euro227,27 euro
      Oltre 40.000 euro1.500 euro136,36 euro

      Il bonus copre le rette effettivamente pagate e viene erogato direttamente dall’INPS. Per richiederlo è necessario presentare domanda tramite il CAF.

      Bonus Nuovi Nati 2025

      Per le lavoratrici domestiche che diventano madri nel 2025, è disponibile il Bonus Nuovi Nati, un contributo una tantum di 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato.

      Requisiti:

      • Nascita o adozione nel 2025
      • ISEE del nucleo familiare non superiore a 40.000 euro
      • Cittadinanza italiana, UE o permesso di soggiorno valido

      Importante: Questo bonus è accessibile alle lavoratrici domestiche senza alcuna esclusione legata alla tipologia di contratto.

      Maternità e congedi per lavoratrici domestiche

      Le colf e badanti hanno diritto alla maternità INPS con regole specifiche:

      • Indennità di maternità: 80% della retribuzione convenzionale per 5 mesi
      • Requisiti contributivi: almeno 52 contributi settimanali nei 24 mesi precedenti, oppure 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti
      • Congedo parentale: diritto al congedo (non retribuito dall’INPS per le lavoratrici domestiche)

      Attenzione: L’indennità di maternità per le lavoratrici domestiche è calcolata sulla retribuzione convenzionale stabilita dall’INPS, non sulla retribuzione effettiva. È quindi importante verificare l’importo spettante con il CAF prima del periodo di astensione.

      Detrazioni fiscali per familiari a carico

      Le lavoratrici domestiche che presentano la dichiarazione dei redditi possono beneficiare delle detrazioni per familiari a carico:

      • Detrazioni per figli a carico: variabili in base al reddito e all’età dei figli
      • Detrazioni per coniuge a carico: se il coniuge ha redditi inferiori a 2.840,51 euro annui
      • Detrazioni per altri familiari: genitori, fratelli, nipoti conviventi

      Per ottenere queste detrazioni è necessario presentare il modello 730 o il Modello Redditi, anche se il datore di lavoro domestico non funge da sostituto d’imposta. Il CAF Centro Fiscale può assistere nella compilazione.

      Come Fare Domanda per il Bonus Mamme (per Chi Ne Ha Diritto)

      Per le lavoratrici che hanno diritto al bonus mamme (quindi escluse le lavoratrici domestiche), la procedura varia in base alla tipologia di bonus richiesto.

      Esonero contributivo per tre o più figli

      Per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con tre o più figli, l’esonero viene applicato automaticamente dal datore di lavoro una volta comunicati i dati dei figli. Non è necessaria una domanda INPS separata.

      Procedura:

      1. Comunicare al datore di lavoro la propria situazione familiare (numero e data di nascita dei figli)
      2. Il datore di lavoro inserisce il codice di esonero nelle denunce contributive mensili (UniEmens)
      3. L’esonero viene applicato automaticamente in busta paga
      4. La lavoratrice verifica l’effettiva applicazione controllando il cedolino paga

      Documenti necessari:

      • Codice fiscale dei figli
      • Autocertificazione attestante il numero di figli

      Nuovo Bonus Mamme da 40 euro

      Per il Nuovo Bonus Mamme 2025 (40 euro mensili), le modalità di richiesta variano:

      Per lavoratrici dipendenti:

      • Il bonus può essere erogato dal datore di lavoro in busta paga
      • In alternativa, si può presentare domanda all’INPS tramite il servizio online “Nuovo Bonus Mamme”

      Per lavoratrici autonome e iscritte alla Gestione Separata:

      • La domanda va presentata all’INPS tramite:
        • Portale INPS con SPID/CIE/CNS
        • Patronato o CAF
        • Contact Center INPS (803.164)

      Scadenze:

      • Le domande possono essere presentate per tutto l’anno 2025
      • Per chi non ha ricevuto il bonus nei mesi precedenti, è possibile richiedere gli arretrati
      • Domanda integrativa per il 2025: entro il 31 gennaio 2026 per recuperare mensilità non erogate

      Tabella Riepilogativa: Bonus Mamme vs Alternative per Colf e Badanti

      Per avere un quadro chiaro della situazione, ecco una tabella che confronta il bonus mamme (non accessibile) con le alternative disponibili per le lavoratrici domestiche.

      AgevolazioneAccessibile a colf/badanti?Importo indicativoRequisiti principali
      Bonus Mamme (esonero IVS)NOFino a 3.000 euro/anno3+ figli, tempo indeterminato
      Nuovo Bonus Mamme 40 euroNO480 euro/anno2+ figli, reddito max 40.000
      Assegno Unico UniversaleSI57-199 euro/mese per figlioFigli a carico, ISEE
      Bonus Asilo NidoSI1.500-3.000 euro/annoFiglio iscritto al nido, ISEE
      Bonus Nuovi NatiSI1.000 euro una tantumNascita 2025, ISEE max 40.000
      Maternità INPSSI80% retribuzione convenzionaleContributi minimi versati
      Detrazioni figliSIVariabile in base a redditoDichiarazione dei redditi

      Come si può notare, le lavoratrici domestiche hanno comunque accesso a diverse forme di sostegno, alcune delle quali (come l’Assegno Unico) possono risultare più vantaggiose del bonus mamme stesso.

      Novità 2026: Cosa Cambia per Colf e Badanti

      Con la Legge di Bilancio 2026, il bonus mamme verrà potenziato con un aumento dell’importo mensile da 40 a 60 euro. Tuttavia, come già anticipato, i requisiti di accesso rimarranno invariati.

      Questo significa che anche nel 2026:

      • Le lavoratrici domestiche restano escluse dal bonus mamme
      • Non sono previste modifiche normative per includere colf e badanti
      • L’esonero contributivo IVS per madri con tre o più figli continua fino al 31 dicembre 2026

      Prospettive future:

      Nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale abbia confermato la legittimità dell’esclusione, il dibattito politico sulla questione resta aperto. Alcune proposte di legge mirano a introdurre forme di sostegno specifiche per le lavoratrici domestiche madri, ma al momento non risultano provvedimenti concreti in discussione.

      Il consiglio per le lavoratrici domestiche è di concentrarsi sui benefici effettivamente accessibili, in particolare l’Assegno Unico Universale che, per famiglie con ISEE basso e più figli, può garantire importi significativamente superiori al bonus mamme.

      Informazioni per i Datori di Lavoro Domestico

      Anche i datori di lavoro domestico (le famiglie che assumono colf e badanti) devono essere informati sulla situazione del bonus mamme, per gestire correttamente le aspettative delle lavoratrici e adempiere agli obblighi contributivi.

      Contributi INPS per colf e badanti: come funzionano

      I contributi per il lavoro domestico sono versati trimestralmente dal datore di lavoro (la famiglia) tramite MAV INPS. L’importo dipende dalla retribuzione oraria convenzionale e dalla fascia contributiva:

      Fasce contributive 2025 (valori indicativi):

      Retribuzione orariaContributo orario totaleDi cui a carico lavoratore
      Fino a 9,40 euro1,66 euro0,42 euro
      Da 9,40 a 11,45 euro1,88 euro0,47 euro
      Oltre 11,45 euro2,29 euro0,57 euro
      Oltre 25 ore settimanali1,21 euro0,30 euro

      Questi contributi non sono soggetti all’esonero previsto dal bonus mamme, indipendentemente dalla situazione familiare della lavoratrice.

      Obblighi del datore di lavoro

      Il datore di lavoro domestico deve:

      1. Versare i contributi trimestralmente entro le scadenze previste (10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre, 10 gennaio)
      2. Consegnare il prospetto paga mensile alla lavoratrice
      3. Rilasciare la CU (Certificazione Unica) entro il 16 marzo di ogni anno
      4. Rispettare il CCNL del lavoro domestico per retribuzioni e condizioni

      Importante: La quota contributiva a carico della lavoratrice viene trattenuta dalla retribuzione mensile e versata insieme alla quota datoriale. Non esiste attualmente alcuna forma di esonero o riduzione applicabile.

      Domande Frequenti

      Il bonus mamme spetta alle colf e badanti?

      No, le lavoratrici domestiche (colf, badanti, baby sitter) sono esplicitamente escluse dal bonus mamme, sia nella forma dell’esonero contributivo IVS che nel Nuovo Bonus Mamme da 40 euro mensili. L’esclusione è stata confermata anche dalla Corte Costituzionale.

      Perché le lavoratrici domestiche sono escluse dal bonus mamme?

      Il sistema contributivo del lavoro domestico ha caratteristiche speciali (contributi calcolati per fasce orarie, versamento trimestrale da parte delle famiglie) che lo rendono diverso dagli altri rapporti di lavoro dipendente. Questa “specialità” giustifica, secondo la Corte Costituzionale, un trattamento differenziato.

      Quali bonus possono richiedere le colf con figli?

      Le lavoratrici domestiche con figli possono accedere all’Assegno Unico Universale, al bonus asilo nido, al bonus nuovi nati (per chi partorisce nel 2025), alla maternità INPS e alle detrazioni fiscali per familiari a carico tramite dichiarazione dei redditi.

      L’Assegno Unico è più vantaggioso del bonus mamme?

      In molti casi sì. Una lavoratrice con due figli e ISEE basso può ricevere circa 400 euro al mese di Assegno Unico, contro i 40 euro mensili del bonus mamme. L’Assegno Unico è accessibile anche alle lavoratrici domestiche senza alcuna esclusione.

      Nel 2026 il bonus mamme sarà esteso a colf e badanti?

      No, la Legge di Bilancio 2026 aumenta l’importo del bonus a 60 euro mensili ma non modifica i requisiti di accesso. Le lavoratrici domestiche rimarranno escluse anche nel 2026.

      Come faccio a sapere quali bonus posso richiedere come badante?

      Il modo più sicuro è rivolgersi al CAF, che può verificare la tua situazione ISEE, i requisiti per ogni singolo bonus e assisterti nella presentazione delle domande. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre questo servizio sia in sede che online.

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      Conclusioni

      L’esclusione delle colf e badanti dal bonus mamme rappresenta una disparità che colpisce oltre 850.000 lavoratrici in Italia. Tuttavia, comprendere le ragioni normative di questa esclusione e conoscere le alternative disponibili permette di non perdere benefici effettivamente accessibili.

      L’Assegno Unico Universale, il bonus asilo nido e le altre agevolazioni descritte in questa guida possono garantire un sostegno economico significativo alle lavoratrici domestiche con figli, in alcuni casi superiore al bonus mamme stesso.

      Hai bisogno di assistenza per verificare i bonus a cui hai diritto? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.

      Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp: 366 6018121

      colf e badanti CAF Udine

      Dal 1° gennaio 2026 non sarà più possibile pagare i contributi INPS per colf e badanti con i tradizionali bollettini cartacei. Una rivoluzione digitale che coinvolge oltre 2 milioni di famiglie italiane che impiegano lavoratori domestici. Il pagamento dei contributi lavoro domestico dovrà avvenire esclusivamente tramite canali digitali: MAV bancario o postale, PagoPA o domiciliazione bancaria.

      Se sei un datore di lavoro domestico e fino ad oggi hai utilizzato il bollettino cartaceo per versare i contributi alla tua colf o badante, è il momento di prepararti al cambiamento. L’INPS ha eliminato definitivamente i bollettini fisici per accelerare la digitalizzazione dei servizi previdenziali e ridurre i costi amministrativi.

      In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo tutto quello che devi sapere: cosa cambia esattamente dal 2026, quali sono i nuovi metodi di pagamento disponibili, come registrarti al portale INPS, come scaricare i MAV digitali e come attivare la domiciliazione bancaria. Inoltre, troverai il calendario delle scadenze trimestrali e le informazioni sulle sanzioni in caso di ritardo.

      Come pagare i contributi: metodi disponibili

      I contributi INPS per colf e badanti nel 2026 possono essere pagati con tre modalità digitali:

      1. MAV bancario o postale

      Il MAV (Pagamento Mediante Avviso) è un bollettino digitale che puoi pagare presso qualsiasi banca o ufficio postale, oppure tramite home banking. L’INPS genera automaticamente il MAV per ogni trimestre e lo rende disponibile nel tuo Cassetto Previdenziale.

      Come funziona:

      • Accedi al Cassetto Previdenziale con SPID, CIE o CNS
      • Scarica il file PDF del MAV (o ricevilo via email)
      • Pagalo presso la tua banca, Poste Italiane o tramite app bancaria
      • Il pagamento viene registrato automaticamente dall’INPS

      2. PagoPA

      PagoPA è il sistema unico di pagamento verso la Pubblica Amministrazione. Puoi usarlo per pagare i contributi lavoro domestico direttamente online, senza dover scaricare bollettini.

      Come funziona:

      • Accedi al portale INPS e vai nella sezione pagamenti
      • Seleziona il trimestre da pagare
      • Scegli PagoPA come metodo di pagamento
      • Completa il pagamento con carta di credito, addebito in conto o wallet digitale (Satispay, PayPal, ecc.)

      Il vantaggio di PagoPA è la ricevuta immediata e la registrazione automatica del versamento nell’archivio INPS. Nessun rischio di smarrimento o ritardo postale.

      3. Domiciliazione bancaria

      La domiciliazione bancaria automatica è la soluzione più comoda: i contributi vengono addebitati automaticamente sul tuo conto corrente alla scadenza trimestrale, senza che tu debba fare nulla.

      Vantaggi:

      • Zero pensieri: nessun rischio di dimenticare le scadenze
      • Nessuna commissione aggiuntiva
      • Puoi revocarla in qualsiasi momento dal Cassetto Previdenziale

      Per attivare la domiciliazione, accedi al Cassetto Previdenziale, vai nella sezione “Pagamenti” e segui la procedura guidata inserendo l’IBAN del conto corrente.

      Come accedere al Cassetto Previdenziale INPS

      Il Cassetto Previdenziale per Datori di Lavoro Domestico è l’area riservata del sito INPS dove puoi gestire tutti gli adempimenti relativi alla tua colf o badante:

      • Scaricare i bollettini MAV digitali
      • Verificare i pagamenti effettuati
      • Attivare la domiciliazione bancaria
      • Consultare lo storico contributivo
      • Comunicare variazioni contrattuali

      Come accedere:

      1. Vai su www.inps.it
      2. Clicca su “Entra in MyINPS” in alto a destra
      3. Accedi con SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
      4. Nella barra di ricerca digita “Cassetto Previdenziale Datori Lavoro Domestico”
      5. Accedi al servizio e visualizza i tuoi MAV disponibili

      Non hai ancora SPID o CIE? È indispensabile per accedere ai servizi INPS. Puoi richiedere lo SPID gratuitamente online tramite provider come Poste ID, Aruba, Infocert. La CIE (Carta d’Identità Elettronica) viene rilasciata dal tuo Comune al momento del rinnovo della carta d’identità.

      Se hai difficoltà con la registrazione o l’accesso al portale INPS, il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella procedura e aiutarti a scaricare i MAV necessari.

      Pagamento con MAV bancario o postale

      Il MAV (Pagamento Mediante Avviso) rimane il metodo più utilizzato per i contributi colf e badanti. La differenza rispetto al passato è che non arriva più per posta cartacea, ma viene generato digitalmente dall’INPS.

      Dove trovi il MAV digitale:

      • Email o PEC: se hai registrato il tuo indirizzo email nel Cassetto Previdenziale, riceverai il MAV direttamente nella casella di posta circa 20 giorni prima della scadenza trimestrale
      • Cassetto Previdenziale: puoi scaricare il MAV in formato PDF in qualsiasi momento accedendo all’area riservata

      Come pagare il MAV:

      1. Home banking: la maggior parte delle banche consente di pagare i MAV inserendo il codice nell’app o sul sito web. Vai nella sezione “Pagamenti” → “Bollettini” → “MAV” e inserisci il codice di 17 cifre
      2. Sportello bancario o postale: puoi stampare il MAV e portarlo in banca o alle Poste per il pagamento in contanti o tramite addebito in conto
      3. App bancaria: molte app consentono di inquadrare il QR code del MAV con la fotocamera per compilarlo automaticamente

      Costi: il pagamento tramite MAV ha generalmente una commissione bancaria di 1-2 euro, che varia a seconda della banca. Alle Poste la commissione è di circa 2 euro per pagamento allo sportello, mentre è gratuita se paghi tramite Poste Italiane online.

      Tempo di accredito: il pagamento viene registrato dall’INPS entro 2-3 giorni lavorativi. Puoi verificare l’avvenuto accredito accedendo al Cassetto Previdenziale nella sezione “Storico pagamenti”.

      Pagamento con PagoPA

      Il sistema PagoPA è il metodo più moderno e veloce per pagare i contributi INPS lavoro domestico. Funziona in modo simile a un acquisto online: selezioni il pagamento da effettuare e completi la transazione con carta di credito, addebito in conto o wallet digitale.

      Procedura passo-passo:

      1. Accedi al Cassetto Previdenziale INPS con SPID/CIE
      2. Vai nella sezione “Pagamenti dovuti”
      3. Seleziona il trimestre da pagare (ad esempio: 1° trimestre 2026)
      4. Clicca su “Paga con PagoPA”
      5. Scegli il metodo di pagamento:
        • Carta di credito/debito (Visa, Mastercard, American Express)
        • Addebito in conto corrente
        • Wallet digitali (Satispay, PayPal, PostePay, ecc.)
        • Altri PSP (Prestatori di Servizi di Pagamento) aderenti a PagoPA
      6. Completa la transazione
      7. Ricevi la ricevuta telematica immediata via email

      Vantaggi di PagoPA:

      • Pagamento istantaneo: il versamento viene registrato subito dall’INPS
      • Ricevuta digitale: nessun documento cartaceo da conservare
      • Sicurezza: protocollo di sicurezza bancario con autenticazione forte (3D Secure)
      • Nessuna commissione aggiuntiva rispetto ai normali costi bancari

      PagoPA è particolarmente comodo se vuoi pagare i contributi direttamente dal tuo smartphone senza dover andare in banca o alle Poste. Puoi effettuare il pagamento anche pochi minuti prima della scadenza trimestrale, senza rischiare ritardi.

      Domiciliazione bancaria automatica

      La domiciliazione bancaria è la soluzione ideale per chi vuole evitare di pensare alle scadenze trimestrali. Una volta attivata, i contributi INPS per colf e badanti vengono addebitati automaticamente sul tuo conto corrente alla data di scadenza.

      Come attivare la domiciliazione bancaria:

      1. Accedi al Cassetto Previdenziale INPS
      2. Vai nella sezione “Domiciliazione bancaria”
      3. Clicca su “Attiva domiciliazione”
      4. Inserisci il tuo codice IBAN (verifica che sia corretto, l’INPS effettuerà una verifica formale)
      5. Conferma l’operazione con il tuo SPID/CIE
      6. Riceverai una email di conferma dall’INPS

      Quando parte la domiciliazione:

      La domiciliazione si attiva dal trimestre successivo a quello in cui hai fatto richiesta. Ad esempio:

      • Se attivi la domiciliazione a gennaio 2026, partirà dal 1° trimestre 2026 (scadenza 10 aprile)
      • Se attivi la domiciliazione a marzo 2026, partirà dal 2° trimestre 2026 (scadenza 10 luglio)

      Quanto viene addebitato:

      L’addebito avviene 5 giorni prima della scadenza ufficiale del trimestre. Ad esempio, se la scadenza è il 10 aprile, l’addebito sarà il 5 aprile. In questo modo hai un margine di sicurezza e l’INPS riceve il pagamento con anticipo.

      Puoi revocare la domiciliazione?

      Sì, puoi revocare la domiciliazione in qualsiasi momento accedendo al Cassetto Previdenziale. La revoca ha effetto dal trimestre successivo a quello in cui hai fatto richiesta. Dovrai quindi tornare a pagare manualmente con MAV o PagoPA.

      Cosa succede se non hai fondi sufficienti sul conto?

      Se il giorno dell’addebito il conto non ha fondi sufficienti, la domiciliazione viene sospesa automaticamente e riceverai una comunicazione INPS. Dovrai pagare manualmente il trimestre arretrato e potrai riattivare la domiciliazione per i trimestri futuri.

      Scadenze e calendario pagamenti 2026

      I contributi INPS per colf e badanti si pagano ogni 3 mesi (trimestre) entro date fisse. Ecco il calendario completo 2026:

      TrimestrePeriodo di riferimentoScadenza pagamento
      1° trimestre 2026Gennaio – Febbraio – Marzo10 aprile 2026
      2° trimestre 2026Aprile – Maggio – Giugno10 luglio 2026
      3° trimestre 2026Luglio – Agosto – Settembre10 ottobre 2026
      4° trimestre 2026Ottobre – Novembre – Dicembre10 gennaio 2027

      Attenzione alle scadenze:

      • Il pagamento deve essere effettuato entro e non oltre il 10 del mese successivo al trimestre di riferimento
      • Se il 10 cade di sabato, domenica o festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo
      • Il MAV digitale viene reso disponibile dall’INPS circa 20 giorni prima della scadenza

      Come calcolare l’importo dei contributi:

      L’importo trimestrale dipende da:

      • Ore settimanali di lavoro della colf o badante
      • Retribuzione oraria effettiva (che deve rispettare il CCNL Lavoro Domestico)
      • Aliquota contributiva INPS (varia tra conviventi e non conviventi)

      L’INPS calcola automaticamente l’importo dovuto in base ai dati del contratto di assunzione che hai comunicato tramite il portale. Se hai dubbi sull’importo o vuoi verificare la correttezza del calcolo, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale per un controllo dettagliato.

      Sanzioni per ritardi e mancati pagamenti

      Il mancato pagamento o il pagamento in ritardo dei contributi INPS per colf e badanti comporta sanzioni e interessi di mora. L’INPS applica le penalità in modo automatico, quindi è fondamentale rispettare le scadenze.

      Sanzioni per ritardo:

      • Entro 30 giorni di ritardo: sanzione del 2,5% dell’importo dovuto
      • Da 31 a 90 giorni di ritardo: sanzione del 3,75%
      • Da 91 a 365 giorni di ritardo: sanzione del 5%
      • Oltre 365 giorni: sanzione del 5,5% + interessi di mora calcolati giornalmente

      Interessi di mora:

      Oltre alla sanzione percentuale, l’INPS applica interessi di mora giornalieri calcolati sul tasso ufficiale di riferimento della BCE maggiorato di 5,5 punti percentuali. Gli interessi maturano dal giorno successivo alla scadenza fino al giorno del pagamento effettivo.

      Esempio pratico:

      Se devi pagare contributi per 500 euro entro il 10 aprile 2026 e paghi il 15 maggio (35 giorni di ritardo), ti verranno applicati:

      • Sanzione del 3,75% = 18,75 euro
      • Interessi di mora per 35 giorni (circa 5-6 euro, dipende dal tasso BCE)
      • Totale da pagare: circa 524 euro

      Cosa succede in caso di mancato pagamento prolungato?

      Se non paghi i contributi per più trimestri consecutivi, l’INPS può:

      • Iscrivere l’importo a ruolo (con ulteriori aggravi del 10-30%)
      • Avviare procedure di recupero forzoso tramite Agenzia Entrate-Riscossione (ex Equitalia)
      • Applicare fermo amministrativo su veicoli
      • Richiedere il pignoramento dello stipendio, pensione o conto corrente

      Inoltre, il datore di lavoro domestico inadempiente non è in regola con gli obblighi contributivi e potrebbe incorrere in sanzioni penali se la colf o badante subisce un infortunio o malattia e non risulta coperta dalla contribuzione INPS.

      Come regolarizzare i contributi arretrati:

      Se hai contributi non pagati, puoi regolarizzare spontaneamente accedendo al Cassetto Previdenziale e pagando gli arretrati con le relative sanzioni calcolate automaticamente dal sistema. In alternativa, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale per assistenza nella verifica della tua posizione contributiva e nella regolarizzazione dei pagamenti.

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      Domande Frequenti sui Contributi Lavoro Domestico 2026

      Posso ancora pagare i contributi colf e badanti con bollettini cartacei nel 2026?

      No, dal 1 gennaio 2026 non e piu possibile utilizzare bollettini cartacei per i contributi INPS lavoro domestico. Tutti i pagamenti devono avvenire tramite canali digitali: MAV scaricabile dal Cassetto Previdenziale, PagoPA o domiciliazione bancaria automatica.

      Come faccio a scaricare il MAV digitale per i contributi?

      Accedi al Cassetto Previdenziale INPS con SPID, CIE o CNS. Nella sezione Pagamenti troverai i MAV disponibili in formato PDF da scaricare e stampare. In alternativa, puoi ricevere il MAV via email se hai registrato il tuo indirizzo nel portale INPS.

      Quanto costa pagare i contributi con PagoPA?

      Il pagamento tramite PagoPA non prevede commissioni aggiuntive da parte INPS. Potresti avere solo i normali costi della tua banca o del metodo di pagamento scelto (carta di credito, addebito in conto). Generalmente le commissioni sono pari a quelle di un normale pagamento MAV bancario (1-2 euro).

      La domiciliazione bancaria e reversibile?

      Si, puoi revocare la domiciliazione bancaria in qualsiasi momento accedendo al Cassetto Previdenziale INPS. La revoca ha effetto dal trimestre successivo a quello in cui hai fatto richiesta. Dovrai quindi tornare a pagare manualmente con MAV o PagoPA.

      Cosa succede se pago i contributi in ritardo?

      Se paghi in ritardo, l’INPS applica sanzioni percentuali che variano dal 2,5 percento (entro 30 giorni) al 5,5 percento (oltre 365 giorni) piu interessi di mora giornalieri. Le sanzioni vengono calcolate automaticamente e incluse nel MAV aggiornato che troverai nel Cassetto Previdenziale.

      Posso delegare il CAF a pagare i contributi per me?

      No, il pagamento dei contributi e un adempimento personale del datore di lavoro domestico. Il CAF puo pero assisterti nella registrazione al portale INPS, nello scaricamento dei MAV, nella verifica della correttezza degli importi e nella regolarizzazione di eventuali arretrati.

      Come faccio se non ho SPID o CIE per accedere al portale INPS?

      SPID e CIE sono indispensabili per accedere ai servizi INPS. Puoi richiedere SPID gratuitamente online tramite provider come Poste ID, Aruba o Infocert. La CIE viene rilasciata dal Comune al momento del rinnovo della carta di identita. Il CAF Centro Fiscale puo aiutarti nella procedura di richiesta SPID.


      Hai Bisogno di Assistenza per i Contributi Colf e Badanti?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la gestione completa dei contributi per il lavoro domestico:

      • Registrazione al Cassetto Previdenziale INPS
      • Scaricamento MAV digitali
      • Verifica regolarita contributiva
      • Calcolo contributi dovuti
      • Regolarizzazione arretrati e sanzioni
      • Assistenza domiciliazione bancaria

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        colf e badanti CAF Udine

        La maternità per colf e badanti è un diritto fondamentale tutelato sia dal CCNL del lavoro domestico 2025 che dalla normativa INPS. Se sei una lavoratrice domestica in gravidanza o un datore di lavoro che deve gestire questa situazione, è essenziale conoscere tutti i dettagli: dal congedo di maternità obbligatorio all’indennità INPS, dalle tutele contrattuali agli obblighi del datore.

        In questa guida completa scoprirai tutto ciò che serve sapere sulla maternità nel lavoro domestico, con esempi pratici, calcoli e indicazioni su come fare domanda. Dalle novità del CCNL 2025 alle tutele contro il licenziamento, ogni aspetto viene analizzato in modo chiaro e accessibile.

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        Congedo di Maternità per Colf e Badanti: Come Funziona

        Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici domestiche in gravidanza. Si divide in due tipologie:

        Congedo di Maternità Obbligatorio

        Dura complessivamente 5 mesi e può essere articolato in tre modalità diverse:

        • 2 mesi prima del parto + 3 mesi dopo (modalità classica)
        • 1 mese prima del parto + 4 mesi dopo (flessibilità dal 2019)
        • 5 mesi dopo il parto (solo con certificato medico che attesta assenza di rischi)

        Durante il congedo obbligatorio, la lavoratrice non può lavorare e il datore non può licenziarla. Il posto di lavoro è garantito per legge.

        Congedo di Maternità Facoltativo (Congedo Parentale)

        Dopo il congedo obbligatorio, la lavoratrice può richiedere il congedo parentale facoltativo fino ai 6 anni del bambino, per un massimo di 6 mesi (elevabili a 10 mesi se il padre usufruisce di almeno 3 mesi). L’indennità è pari al 30% della retribuzione per i primi 6 mesi.

        💡 Esempio pratico: Maria, badante assunta con contratto a tempo indeterminato, ha la data presunta del parto il 15 marzo 2025. Scegliendo la modalità classica, potrà astenersi dal 15 gennaio 2025 (2 mesi prima) fino al 15 giugno 2025 (3 mesi dopo), per un totale di 5 mesi.

        Maternità Anticipata per Gravidanza a Rischio

        Se la gravidanza presenta complicazioni o il lavoro è considerato a rischio per la salute della madre o del feto, è possibile richiedere il congedo di maternità anticipato. La domanda va presentata all’INPS con certificato medico specialistico che attesta il rischio. Il congedo può partire anche dal 7° mese di gravidanza o prima, se necessario.

        Indennità di Maternità INPS: Calcolo e Importo

        Durante il congedo di maternità obbligatorio, la lavoratrice domestica ha diritto all’indennità di maternità INPS pari all’80% della retribuzione effettiva. L’indennità è calcolata sulla base dei contributi versati nei mesi precedenti.

        Requisiti per l’Indennità INPS

        • Essere regolarmente assunta con contratto di lavoro domestico
        • Avere contributi versati nei 12 mesi precedenti il congedo
        • Presentare domanda all’INPS prima dell’inizio del congedo

        Come Si Calcola l’Indennità

        L’indennità è pari all’80% della retribuzione convenzionale giornaliera, moltiplicata per il numero di giorni di congedo.

        📊 Esempio di calcolo: Anna, colf con 40 ore settimanali, ha una retribuzione mensile di 1.200 euro. La retribuzione giornaliera convenzionale è di circa 40 euro. L’indennità sarà:
        80% di 40 euro = 32 euro al giorno
        Per 5 mesi (circa 150 giorni): 32 × 150 = 4.800 euro totali

        L’importo viene erogato direttamente dall’INPS alla lavoratrice, non dal datore di lavoro.

        Differenze tra Tempo Determinato e Indeterminato

        Per le lavoratrici con contratto a tempo determinato, l’indennità di maternità spetta solo se il congedo rientra nel periodo di validità del contratto. Se il contratto scade durante il congedo, l’indennità viene sospesa. Per le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato, invece, l’indennità spetta per l’intero periodo di congedo.

        Tutele del CCNL Domestico 2025 per la Maternità

        Il CCNL del lavoro domestico 2025 prevede tutele specifiche per le lavoratrici in gravidanza:

        Divieto di Licenziamento

        Dal momento della comunicazione dello stato di gravidanza fino al compimento del 1° anno di vita del bambino, il datore di lavoro non può licenziare la lavoratrice (salvo giusta causa come furto, grave insubordinazione, ecc.).

        Conservazione del Posto di Lavoro

        Durante il congedo di maternità, il posto di lavoro è garantito. Al termine del congedo, la lavoratrice ha diritto a rientrare nella stessa mansione o in una equivalente.

        Diritto al TFR

        Il periodo di congedo di maternità viene conteggiato nell’anzianità ai fini del calcolo del TFR (Trattamento di Fine Rapporto).

        Adattamenti delle Mansioni

        Se il lavoro è ritenuto inadeguato o rischioso per la gravidanza (es. sollevamento carichi pesanti, uso di prodotti chimici), il datore deve modificare le mansioni o, se impossibile, la lavoratrice può richiedere il congedo anticipato.

        Permessi per Visite Mediche

        La lavoratrice ha diritto a permessi retribuiti per esami prenatali, visite mediche e accertamenti diagnostici, se non possono essere effettuati fuori orario di lavoro.

        Come Fare Domanda di Maternità all’INPS

        Per ottenere l’indennità di maternità INPS, la lavoratrice domestica deve presentare domanda telematica tramite il sito INPS.

        Quando Presentare la Domanda

        La domanda va presentata prima dell’inizio del congedo, indicando la data presunta del parto (che risulta dal certificato medico).

        Procedura Passo Passo

        1. Accedere al sito INPS con SPID, CIE o CNS
        2. Cercare il servizio “Domanda di maternità”
        3. Compilare il modulo online indicando:
          • Dati anagrafici della lavoratrice
          • Codice fiscale del datore di lavoro
          • Data presunta del parto (da certificato medico)
          • Periodo di congedo richiesto (2+3, 1+4 o 0+5 mesi)
        4. Allegare il certificato medico di gravidanza (in formato PDF)
        5. Inviare la domanda e conservare la ricevuta

        Alternative alla Domanda Online

        • CAF o Patronato: il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti gratuitamente nella compilazione
        • Contact Center INPS: chiamando il numero 803 164 (da fisso) o 06 164 164 (da mobile)

        L’INPS verifica la domanda e, se approvata, inizia a erogare l’indennità dall’inizio del congedo.

        ⚠️ Attenzione: Se la domanda viene presentata in ritardo, l’INPS può comunque erogarla ma solo per i mesi non prescritti (termine di prescrizione: 1 anno dal termine del congedo).

        Obblighi del Datore di Lavoro Domestico

        Il datore di lavoro domestico ha diversi obblighi quando la lavoratrice comunica lo stato di gravidanza:

        Versamento dei Contributi INPS

        Il datore deve continuare a versare i contributi INPS regolarmente, anche durante il congedo di maternità. I contributi sono calcolati sulla retribuzione convenzionale e vanno versati tramite bollettino MAV o PagoPA trimestralmente.

        Non Licenziamento

        Come già detto, il datore non può licenziare la lavoratrice dal momento della comunicazione della gravidanza fino al 1° anno di vita del bambino, salvo giusta causa.

        Rientro al Lavoro

        Al termine del congedo, il datore deve riammettere la lavoratrice nella stessa mansione o in una equivalente, con la stessa retribuzione.

        Dichiarazione dei Redditi

        Il datore deve dichiarare nel 730 o nel modello Redditi i contributi versati per la lavoratrice domestica, per beneficiare della detrazione del 19% (fino a un massimo di 1.549,37 euro annui).

        Cosa Succede in Caso di Licenziamento Illegittimo

        Se il datore licenzia la lavoratrice in gravidanza o entro 1 anno dal parto senza giusta causa, il licenziamento è nullo. La lavoratrice può:

        • Richiedere la reintegrazione nel posto di lavoro
        • Ottenere il pagamento delle retribuzioni arretrate dal licenziamento alla reintegrazione
        • Ricevere un’indennità risarcitoria fino a 12 mensilità

        Per far valere questi diritti, la lavoratrice deve rivolgersi a un avvocato o a un sindacato e avviare una causa di lavoro presso il Tribunale.

        Rientro al Lavoro Dopo la Maternità

        Al termine del congedo di maternità obbligatorio, la lavoratrice può:

        • Rientrare al lavoro a tempo pieno
        • Richiedere il congedo parentale facoltativo (fino a 6 mesi con indennità al 30%)
        • Richiedere il part-time fino al 3° anno di vita del bambino (se il datore accetta)

        Riposi per Allattamento

        Dopo il rientro, la lavoratrice ha diritto a 2 ore di riposo al giorno per allattamento (o 1 ora se lavora meno di 6 ore al giorno), fino al 1° anno di vita del bambino. Questi riposi sono retribuiti.

        Malattia del Bambino

        In caso di malattia del bambino, la lavoratrice può assentarsi dal lavoro:

        • Fino a 3 anni del bambino: congedo illimitato, ma non retribuito
        • Da 3 a 8 anni: massimo 5 giorni all’anno, non retribuiti

        È necessario presentare il certificato medico del pediatra.

        Contributi Previdenziali Durante la Maternità

        Durante il congedo di maternità, i contributi previdenziali continuano ad essere versati, anche se la lavoratrice non lavora.

        Chi Paga i Contributi

        I contributi sono versati dall’INPS in via figurativa, cioè come se la lavoratrice stesse lavorando normalmente. Il datore di lavoro non deve versare contributi aggiuntivi durante il congedo obbligatorio.

        Copertura Previdenziale

        Il periodo di congedo viene conteggiato nell’anzianità contributiva ai fini della pensione. Questo significa che i mesi di maternità “valgono” come mesi lavorati per il calcolo della pensione futura.

        💡 Esempio: Se Giulia, badante con 10 anni di contributi, usufruisce di 5 mesi di congedo di maternità, la sua anzianità contributiva sarà di 10 anni e 5 mesi, non di 10 anni.

        Maternità con Contratto a Tempo Determinato

        Le lavoratrici con contratto a tempo determinato hanno diritto alla maternità, ma con alcune particolarità:

        Indennità di Maternità

        L’indennità INPS spetta solo se il congedo rientra nel periodo di validità del contratto. Se il contratto scade durante il congedo (es. scade il 30 aprile e il congedo termina il 15 giugno), l’indennità viene erogata solo fino alla scadenza del contratto.

        Proroga del Contratto

        Il datore non è obbligato a prorogare il contratto a tempo determinato se scade durante la gravidanza o il congedo. Tuttavia, non può licenziare per il solo fatto della gravidanza.

        Tutela Contro il Licenziamento

        Anche con contratto a tempo determinato, il datore non può risolvere anticipatamente il contratto per motivi legati alla gravidanza. La risoluzione anticipata è consentita solo per giusta causa.

        📊 Esempio pratico: Carla ha un contratto a tempo determinato dal 1 gennaio al 30 giugno 2025. La data presunta del parto è il 15 maggio. Il congedo parte dal 15 marzo (2 mesi prima) e termina il 15 agosto (3 mesi dopo). L’indennità INPS sarà erogata solo fino al 30 giugno (scadenza contratto). Dopo quella data, Carla dovrà verificare se ha diritto ad altre forme di sostegno (es. NASPI).

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        Domande Frequenti sulla Maternità per Colf e Badanti

        Quanto prende una colf in maternità?

        Durante il congedo di maternità obbligatorio, la colf riceve l’80% della retribuzione effettiva, erogata direttamente dall’INPS. Ad esempio, con una retribuzione di 1.200 euro mensili, l’indennità sarà di circa 960 euro al mese per 5 mesi.

        Come si calcola la maternità per le badanti?

        L’indennità di maternità per le badanti è calcolata sull’80% della retribuzione convenzionale giornaliera, moltiplicata per i giorni di congedo (circa 150 giorni per 5 mesi). L’importo dipende dalle ore lavorate e dalla retribuzione.

        Chi paga la maternità alla colf, il datore o l’INPS?

        L’indennità di maternità è pagata direttamente dall’INPS alla lavoratrice, non dal datore di lavoro. Il datore deve solo continuare a versare i contributi regolarmente.

        Una badante può essere licenziata in gravidanza?

        No, il licenziamento è vietato dal momento della comunicazione della gravidanza fino al compimento del 1° anno di vita del bambino, salvo giusta causa (es. furto, grave insubordinazione). Il licenziamento in questo periodo è nullo.

        Come fare domanda di maternità per colf all’INPS?

        La domanda va presentata online sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, prima dell’inizio del congedo. In alternativa, è possibile farsi assistere da un CAF o patronato gratuitamente.

        La maternità vale per la pensione?

        Sì, il periodo di congedo di maternità viene conteggiato nell’anzianità contributiva ai fini della pensione. I contributi sono versati figurativamente dall’INPS.

        Cosa succede se il contratto a tempo determinato scade durante la maternità?

        L’indennità INPS viene erogata solo fino alla scadenza del contratto. Il datore non è obbligato a prorogare il contratto, ma non può risolverlo anticipatamente per motivi legati alla gravidanza.


        Hai Bisogno di Assistenza per la Maternità?

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la domanda di maternità INPS, il calcolo dei contributi e la verifica dei diritti per colf e badanti.

        Ti assistiamo gratuitamente per:

        • Compilazione domanda maternità INPS online
        • Calcolo indennità e importi spettanti
        • Verifica contributi versati dal datore di lavoro
        • Consulenza su tutele CCNL domestico
        • Assistenza per licenziamenti illegittimi

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          Indice dei Contenuti

          1. Struttura della busta paga badante
          2. Sezione dati anagrafici
          3. Voci della retribuzione
          4. Contributi INPS e ritenute
          5. Competenze e trattenute
          6. Ratei: tredicesima, ferie e TFR
          7. Dal lordo al netto: calcolo pratico
          8. Errori comuni da evitare
          9. Servizio buste paga CAF
          10. Domande frequenti

          Struttura della Busta Paga Badante: Le 4 Sezioni Principali

          La busta paga della badante (o cedolino) e il documento che riassume la retribuzione mensile e deve essere consegnato ogni mese al lavoratore. Capire come leggerla e fondamentale per verificare la correttezza dei pagamenti.

          Una busta paga standard si compone di 4 sezioni principali:

          SezioneContenuto
          1. IntestazioneDati anagrafici datore e lavoratore, periodo di riferimento
          2. Corpo centraleVoci retributive, ore lavorate, competenze
          3. TrattenuteContributi INPS carico lavoratore, anticipi
          4. RiepiloghiRatei maturati, TFR, ferie residue, netto a pagare

          Sezione Dati Anagrafici: Cosa Verificare

          La parte superiore della busta paga contiene i dati identificativi. Ecco cosa controllare:

          Dati del datore di lavoro

          • Nome e cognome del datore (o dei datori se coniugi)
          • Codice fiscale del datore
          • Indirizzo del luogo di lavoro

          Dati del lavoratore

          • Nome e cognome della badante
          • Codice fiscale
          • Data di assunzione
          • Livello contrattuale (es. BS, CS, DS)
          • Qualifica (badante, colf, baby sitter)

          Periodo di riferimento

          • Mese e anno a cui si riferisce il cedolino
          • Giorni lavorati nel periodo

          Attenzione: Verificate sempre che il livello contrattuale sia corretto. Un livello errato comporta una paga base sbagliata e contributi calcolati in modo scorretto.


          Voci della Retribuzione: Come Leggerle

          Il corpo centrale della busta paga elenca tutte le voci che compongono lo stipendio. Ecco le principali per il lavoro domestico:

          Tabella voci retributive 2026

          VoceDescrizioneEsempio
          Paga baseRetribuzione minima secondo CCNL e livello1.031,51 euro (CS)
          Scatti anzianita4% ogni 2 anni, max 7 scatti41,26 euro (1 scatto)
          SuperminimoImporto aggiuntivo concordato100,00 euro
          Indennita vittoSolo se non fornito in natura (conviventi)126,60 euro/mese
          Indennita alloggioSolo se non fornito in natura (conviventi)57,90 euro/mese
          StraordinariOre oltre l’orario contrattualeVariabile

          Livelli contrattuali e paga base 2026

          I livelli piu comuni per le badanti sono:

          LivelloDescrizionePaga minima mensile
          BSAssistenza a persona autosufficiente916,23 euro
          CSAssistenza a persona non autosufficiente1.031,51 euro
          DSAssistenza a persona non autosufficiente con formazione1.204,94 euro

          Contributi INPS e Ritenute: Chi Paga Cosa

          I contributi previdenziali per il lavoro domestico sono suddivisi tra datore di lavoro e lavoratore.

          Ripartizione contributi 2026

          • Contributi totali: circa 1,50-2,00 euro/ora (dipende dalla paga)
          • A carico datore: circa 75% del totale
          • A carico lavoratore: circa 25% del totale (trattenuto in busta paga)

          Tabella contributi orari 2026 (senza CAS)

          Retribuzione orariaContributo totaleCarico datoreCarico lavoratore
          Fino a 8,99 euro1,66 euro1,24 euro0,42 euro
          Da 8,99 a 10,95 euro1,88 euro1,40 euro0,48 euro
          Oltre 10,95 euro2,29 euro1,71 euro0,58 euro

          Nota: Per i conviventi a tempo pieno esiste una contribuzione fissa (CAS).

          Dove trovare i contributi in busta paga

          Nella sezione trattenute troverete:

          • Contributi INPS c/dipendente – la quota trattenuta dallo stipendio
          • IRPEF – NON si applica ai lavoratori domestici (il datore non e sostituto d’imposta)

          Importante: Il datore di lavoro domestico non trattiene l’IRPEF. Sara la badante a dichiarare i redditi e pagare le tasse in sede di dichiarazione dei redditi, se dovute.


          Competenze e Trattenute: Il Saldo Finale

          La parte finale della busta paga riassume il calcolo dal lordo al netto.

          Competenze (voci positive)

          • Retribuzione base
          • Scatti anzianita
          • Superminimo
          • Indennita vitto/alloggio (se dovute)
          • Straordinari
          • Indennita varie

          Trattenute (voci negative)

          • Contributi INPS carico dipendente
          • Anticipi gia erogati
          • Eventuali assenze non retribuite

          Schema di calcolo

          TOTALE COMPETENZE (A)………….. 1.200,00

          – Contributi INPS……………… -72,00

          – Anticipi……………………. 0,00

          ——————————–

          NETTO A PAGARE……………….. 1.128,00


          Ratei: Tredicesima, Ferie e TFR

          Una sezione importante della busta paga riguarda i ratei maturati, cioe le quote di competenze che si accumulano mese per mese.

          Come si calcolano i ratei mensili

          VoceCalcolo mensileEsempio (paga 1.200 euro)
          TredicesimaRetribuzione / 12100,00 euro/mese
          Ferie26 giorni / 12 mesi2,17 giorni/mese
          TFRRetribuzione annua / 13,588,89 euro/mese

          Dove trovare i ratei in busta paga

          I ratei sono solitamente indicati in una sezione separata con:

          • Maturato nel mese – quanto si accumula questo mese
          • Maturato nell’anno – totale accumulato da gennaio
          • Residuo – quanto resta da godere (per ferie)

          Consiglio: Controllate sempre che il TFR maturato venga accantonato correttamente. Alla fine del rapporto avrete diritto all’intero importo accumulato.


          Dal Lordo al Netto: Esempio Pratico Completo

          Vediamo un esempio concreto di busta paga per una badante convivente livello CS.

          Esempio: Badante convivente CS – Gennaio 2026

          COMPETENZE
          Paga base (CS convivente)1.031,51 euro
          Superminimo168,49 euro
          TOTALE LORDO MENSILE1.200,00 euro
          TRATTENUTE
          Contributi INPS c/dipendente (convivente CAS)-28,00 euro
          TOTALE TRATTENUTE-28,00 euro
          RIEPILOGO
          Totale competenze1.200,00 euro
          Totale trattenute-28,00 euro
          NETTO A PAGARE1.172,00 euro
          RATEI MATURATI
          Tredicesima maturata100,00 euro
          TFR maturato88,89 euro
          Ferie maturate2,17 giorni

          Errori Comuni da Evitare nella Busta Paga

          Ecco gli errori piu frequenti che riscontriamo nelle buste paga fai-da-te:

          1. Livello contrattuale errato

          Errore: Classificare come BS (autosufficiente) una badante che assiste persona non autosufficiente.

          Conseguenza: Paga inferiore al dovuto, contributi sbagliati, possibili vertenze.

          2. Mancato calcolo scatti anzianita

          Errore: Non aggiornare la paga dopo 2 anni di servizio.

          Conseguenza: Ogni scatto (4% della paga) non riconosciuto e un debito verso il lavoratore.

          3. Indennita vitto/alloggio dimenticate

          Errore: Per i conviventi che non usufruiscono in natura (es. durante le ferie), dimenticare di erogare l’indennita.

          Conseguenza: Retribuzione incompleta durante le ferie.

          4. TFR non accantonato correttamente

          Errore: Non calcolare il TFR includendo tutte le voci (tredicesima, vitto/alloggio).

          Conseguenza: Liquidazione finale inferiore al dovuto.

          5. Contributi calcolati male

          Errore: Usare le fasce contributive sbagliate o non aggiornate.

          Conseguenza: Problemi con INPS, contributi da integrare o rimborsare.


          Servizio Buste Paga per Lavoratori Domestici

          Gestire correttamente le buste paga richiede aggiornamento costante su normativa e tabelle contributive. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio professionale dedicato.

          Cosa include il servizio

          ServizioCosto
          Elaborazione busta paga mensile
          Calcolo retribuzione, contributi, ratei, TFR
          25 euro/mese
          Consulenza assunzione
          Contratto, inquadramento, comunicazioni obbligatorie
          50 euro
          Gestione cessazione
          Calcolo spettanze finali, dichiarazione INPS
          50 euro

          Buste Paga Sempre Corrette e Puntuali

          Affidati a professionisti per la gestione della tua badante

          Richiedi Informazioni

          Telefono: 0432 504892 | Email: info@centrofiscale.com


          Domande Frequenti sulla Busta Paga Badante

          Ogni quanto devo consegnare la busta paga alla badante?

          La busta paga deve essere consegnata ogni mese, insieme al pagamento dello stipendio. E un obbligo di legge e serve anche alla badante per la dichiarazione dei redditi.

          La badante paga le tasse sullo stipendio?

          Il datore domestico non trattiene l’IRPEF. La badante deve presentare la dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi) e pagare le tasse se dovute, considerando le detrazioni spettanti.

          Come calcolo i contributi INPS da trattenere?

          I contributi si calcolano sulla retribuzione oraria effettiva. Per i conviventi a tempo pieno esiste una contribuzione fissa (CAS). La quota a carico del lavoratore va trattenuta in busta paga.

          Posso fare le buste paga da solo?

          Tecnicamente si, ma e sconsigliato. Gli errori sono frequenti e possono costare caro: contributi errati, vertenze del lavoratore, sanzioni INPS. Il costo di un servizio professionale (25 euro/mese) e molto inferiore ai rischi.

          Cosa sono gli scatti di anzianita?

          Sono aumenti automatici della paga base pari al 4%, maturati ogni 2 anni di servizio presso lo stesso datore. Si possono accumulare fino a 7 scatti (14 anni di servizio).

          Devo indicare anche il vitto e alloggio in busta paga?

          Per i conviventi, il valore convenzionale di vitto e alloggio deve essere indicato per il corretto calcolo dei contributi e del TFR. Se forniti in natura, non vengono erogati in denaro ma vanno comunque conteggiati.