CAF, COLF E BADANTIColf e Badanti: verso la Ritenuta IRPEF gestita dall’INPSUna delle novita piu rilevanti in materia di lavoro domestico che si sta delineando nel panorama normativo italiano riguarda la possibile introduzione della ritenuta IRPEF gestita direttamente dall’INPS per colf, badanti e altri lavoratori domestici. Si tratta di una riforma che, se approvata, cambierebbe radicalmente il rapporto fiscale tra datori di lavoro privati, lavoratori domestici e fisco, semplificando adempimenti oggi considerati onerosi e spesso causa di irregolarita. In questo articolo analizziamo lo stato attuale della normativa, le proposte in discussione, cosa succederebbe concretamente e quali sarebbero vantaggi e criticita per le famiglie italiane che impiegano personale domestico.📬Resta aggiornato sulle novita fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti GratisNiente spam. Cancellati quando vuoi.Il sistema attuale: come funziona la tassazione del lavoro domestico Per comprendere la portata della riforma in discussione, e necessario partire dal sistema in vigore. Oggi, il datore di lavoro domestico privato non e sostituto d’imposta: questo significa che non deve operare ritenute alla fonte sullo stipendio del lavoratore, non deve presentare il modello 770, ne rilasciare la Certificazione Unica (CU) al dipendente.In pratica, la famiglia che assume una colf, una badante o una baby sitter paga la retribuzione al lordo, versa i contributi INPS trimestralmente (entro il 10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre e 10 gennaio), ma non si occupa di calcolare o versare l’IRPEF. Spetta al lavoratore domestico provvedere autonomamente alla dichiarazione dei redditi e al pagamento dell’imposta sul proprio reddito da lavoro.Questo sistema, regolato dall’articolo 7-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 e dall’articolo 1 comma 3 del D.P.R. 31 maggio 1999, n. 195, ha radici storiche profonde ma presenta evidenti lacune. La principale: molti lavoratori domestici, specie quelli con redditi bassi o stranieri, non presentano la dichiarazione dei redditi, creando una vasta area di evasione IRPEF che lo Stato ha interesse a ridurre.I contributi INPS: il meccanismo gia centralizzatoA differenza dell’IRPEF, i contributi previdenziali per il lavoro domestico sono gia gestiti in modo centralizzato tramite l’INPS. I datori di lavoro versano i contributi ogni trimestre su base forfettaria, calcolati sulle ore di lavoro settimanali e sulla retribuzione oraria convenzionale (aggiornata annualmente dall’INPS).Per il 2026, le retribuzioni convenzionali orarie su cui calcolare i contributi sono:Orario settimanaleRetribuzione effettivaContributo orario totale (datore + lavoratore)Fino a 24 oreFino a 8,19 euro/oracirca 1,58 euro/oraFino a 24 oreOltre 8,19 euro/oracirca 1,65 euro/oraOltre 24 oreFino a 9,88 euro/oracirca 1,77 euro/oraOltre 24 oreOltre 9,88 euro/oracirca 1,86 euro/oraNota: i valori esatti vengono aggiornati dall’INPS con circolare ogni anno a inizio anno. I dati sopra sono indicativi e soggetti a verifica con la circolare INPS vigente. Il datore paga circa 2/3 e il lavoratore 1/3 della contribuzione totale.La proposta di riforma: l’INPS come sostituto d’imposta La riforma che si sta delineando prevede di attribuire all’INPS il ruolo di sostituto d’imposta per i lavoratori domestici, in modo analogo a quanto avviene gia per i pensionati (dove l’INPS trattiene la ritenuta IRPEF direttamente dalla pensione mensile). L’idea di fondo e semplice ma ambiziosa: centralizzare in un unico ente la gestione sia dei contributi previdenziali sia delle ritenute fiscali per il settore del lavoro domestico.In concreto, il meccanismo funzionerebbe cosi:Il datore di lavoro domestico continuerebbe a versare all’INPS (tramite MAV/pagoPA) i contributi trimestrali, ma il versamento includerebbe anche una quota IRPEF trattenuta virtualmente dallo stipendio del lavoratore.L’INPS, una volta incassate le somme, provvederebbe a:versare all’Erario le ritenute IRPEF calcolate sul reddito da lavoro domestico;rilasciare al lavoratore la Certificazione Unica (CU) annuale;comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati reddituali del lavoratore.Il lavoratore domestico, con la CU rilasciata dall’INPS, potrebbe poi usufruire del modello 730 precompilato gia popolato con i propri dati di reddito, semplificando enormemente la propria posizione fiscale.Il contesto normativo: la delega fiscale e il decreto attuativoLa proposta si inserisce nel piu ampio progetto di riforma fiscale avviata con la Legge delega 9 agosto 2023, n. 111 (c.d. “delega fiscale”), che ha conferito al Governo la facolta di emanare decreti legislativi delegati per la revisione del sistema tributario. Tra i principi e criteri direttivi della delega figurano esplicitamente la razionalizzazione del sistema dei sostituti d’imposta e la riduzione degli adempimenti a carico dei contribuenti.Il lavoro domestico e stato identificato come uno dei settori prioritari di intervento, sia per l’entita del fenomeno (oltre 900.000 lavoratori domestici regolari in Italia secondo i dati INPS, con un volume di retribuzioni annue stimato in circa 8-10 miliardi di euro) sia per il basso tasso di compliance fiscale che lo caratterizza.A partire dal 2024, sono stati avviati tavoli tecnici tra Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), INPS, Agenzia delle Entrate e le principali associazioni di datori di lavoro domestico (Assindatcolf, Fidaldo) per definire i dettagli operativi della riforma. Al momento della redazione di questo articolo (maggio 2026), la norma attuativa non e ancora stata emanata ma i lavori preparatori sono in stato avanzato.Cosa cambia per le famiglie e per i lavoratori domestici Per il datore di lavoro (la famiglia)Per la famiglia che assume personale domestico, la riforma avrebbe un impatto moderato ma positivo in termini di semplificazione. Ecco i principali cambiamenti attesi:Nessun nuovo ruolo da sostituto d’imposta in senso pieno: la famiglia non dovra calcolare autonomamente le ritenute IRPEF. Sara l’INPS a farlo sulla base dei dati retributivi comunicati al momento del versamento contributivo.Versamento trimestrale leggermente piu alto: il bollettino MAV/pagoPA includera, oltre ai contributi previdenziali, anche la quota IRPEF calcolata sull’imponibile fiscale del lavoratore (la retribuzione lorda). In sostanza, la famiglia anticipera anche l’IRPEF del lavoratore, che verra poi scalata dallo stipendio netto.Nessun obbligo di CU o 770: l’emissione della Certificazione Unica e la trasmissione del modello 770 rimarranno in capo all’INPS, non alla famiglia.Retribuzione netta al lavoratore: lo stipendio corrisposto al lavoratore sara gia al netto della ritenuta IRPEF, come avviene per qualsiasi altro lavoratore dipendente nelle aziende private.Per il lavoratore domestico (colf, badante, baby sitter)I vantaggi piu significativi della riforma si apprezzano dal lato del lavoratore:Fine dell’obbligo di presentare autonomamente la dichiarazione dei redditi (salvo altri redditi diversi da quelli domestici): con la CU rilasciata dall’INPS, il lavoratore potra usare il 730 precompilato o, in molti casi, essere esonerato dalla dichiarazione se il reddito da lavoro domestico e l’unica fonte di reddito e l’imposta e gia stata liquidata tramite ritenuta.Accesso a detrazioni da lavoro dipendente: oggi molti lavoratori domestici non sfruttano le detrazioni previste per il lavoro dipendente (articolo 13 del TUIR) perche non presentano la dichiarazione. Con la riforma, queste detrazioni verrebbero applicate automaticamente dall’INPS in fase di calcolo della ritenuta.Certezza delle posizioni previdenziali: l’integrazione tra gestione contributiva e fiscale rendera piu difficile l’omissione dei versamenti contributivi, tutelando meglio il lavoratore ai fini pensionistici.Emersione dei rapporti irregolari: la maggiore pressione fiscale indiretta potrebbe incentivare la regolarizzazione dei contratti in nero, con benefici per i lavoratori in termini di tutele contrattuali e previdenziali.Il calcolo dell’IRPEF sul lavoro domestico: simulazione pratica Vediamo con un esempio concreto come funzionerebbe il meccanismo della ritenuta IRPEF gestita dall’INPS, usando le aliquote IRPEF vigenti per il 2026.Le aliquote IRPEF 2026Per il 2026, le aliquote IRPEF sono le seguenti, come riformate dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 207/2023) che ha confermato il sistema a tre scaglioni:Scaglione di redditoAliquota IRPEFDa 0 a 28.000 euro23%Da 28.001 a 50.000 euro35%Oltre 50.000 euro43%Per i lavoratori domestici part-time o con contratti a ore, il reddito annuo raramente supera i 28.000 euro, quindi nella maggior parte dei casi si applica l’aliquota del 23%.Esempio pratico: badante convivente full-timeConsideriamo una badante convivente inquadrata al livello CS del CCNL Lavoro Domestico 2024-2026, con retribuzione mensile contrattuale di circa 1.100 euro mensili + indennita sostitutiva vitto e alloggio (per il convivente, circa 290-310 euro mensili aggiuntivi).Reddito imponibile annuo approssimativo: circa 16.800 euro (retribuzione + indennita sostitutiva x 12 mesi + tredicesima).VoceImportoReddito lordo annuo16.800 euroIRPEF lorda (23% su 16.800)3.864 euroDetrazione da lavoro dipendente (art. 13 TUIR)circa 2.935 euroIRPEF netta annuacirca 929 euroIRPEF mensile trattenutacirca 77 euro/meseStipendio netto mensile effettivocirca 1.023-1.043 euroI valori sono stime indicative. L’importo esatto varia in base alla situazione familiare, alle detrazioni per carichi di famiglia e ad altri elementi individuali che l’INPS dovrebbe acquisire tramite apposita comunicazione del lavoratore.Esempio pratico: colf a ore (non convivente)Una colf non convivente che lavora 20 ore settimanali con retribuzione oraria di circa 9,50 euro:VoceImportoOre lavorate/mesecirca 87 oreRetribuzione mensile lordacirca 826 euroRetribuzione annua lorda (incl. 13^)circa 10.740 euroIRPEF lorda (23% su 10.740)2.470 euroDetrazione da lavoro dipendente (art. 13 TUIR)1.955 euroIRPEF netta annuacirca 515 euroIRPEF mensile trattenutacirca 43 euro/meseIn questo caso, la ritenuta mensile sarebbe contenuta e l’impatto sul netto percepito dalla colf relativamente limitato, specie considerando la detrazione da lavoro dipendente.Le criticita della riforma: cosa preoccupa datori e lavoratori Nonostante i vantaggi teorici, la riforma ha suscitato alcune perplessita tra le associazioni di settore. Vediamo le principali criticita.1. La gestione delle detrazioni individualiPer applicare correttamente le ritenute, l’INPS avrebbe bisogno di conoscere la situazione personale di ogni lavoratore domestico: numero di familiari a carico, eventuali altri redditi, spese detraibili, ecc. Raccogliere queste informazioni richiede un sistema di comunicazione ad hoc tra lavoratore e INPS, non ancora predisposto.Il rischio e che, in assenza di tali informazioni, l’INPS applichi una ritenuta forfettaria basata sul solo reddito da lavoro domestico, ignorando le detrazioni a cui il lavoratore avrebbe diritto. In questo caso, il lavoratore si troverebbe con un credito IRPEF da recuperare tramite dichiarazione dei redditi, vanificando in parte i benefici della semplificazione.2. I lavoratori con piu datori di lavoroE frequente che una colf lavori per due o tre famiglie diverse. In questo caso, ciascun datore verserebbe un contributo all’INPS su una base retributiva parziale, e l’INPS dovrebbe consolidare tutti i redditi del lavoratore per calcolare correttamente l’imposta complessiva. Questa operazione di consolidamento e tecnicamente complessa e richiederebbe sistemi informativi sofisticati.3. Impatto sul costo del lavoro per le famiglieAlcune associazioni di datori di lavoro domestico, come Assindatcolf, hanno evidenziato che il nuovo sistema potrebbe aumentare l’esborso trimestrale delle famiglie: il bollettino INPS includerebbe sia i contributi previdenziali sia la quota IRPEF anticipata per conto del lavoratore. Anche se quest’ultima e formalmente a carico del lavoratore (viene scalata dalla retribuzione netta), la famiglia dovra “anticipare” la somma prima di pagarla poi al lavoratore al netto.Cio potrebbe creare problemi di liquidita per le famiglie che gestiscono i pagamenti su base mensile ma versano i contributi su base trimestrale.4. Il rischio di ulteriore emersione selettivaParadossalmente, una riforma che rende piu costosa e complessa la regolarizzazione potrebbe spingere alcune famiglie verso il lavoro in nero, specie per prestazioni occasionali o part-time molto ridotto. Il bilanciamento tra contrasto all’evasione e accessibilita della regolarizzazione e uno dei nodi centrali del dibattito.La deduzione IRPEF per i contributi colf: il beneficio fiscale attuale Mentre si attende la riforma, e utile ricordare il principale beneficio fiscale gia disponibile per le famiglie che assumono personale domestico: la deduzione IRPEF dei contributi previdenziali versati all’INPS.Ai sensi dell’articolo 10, comma 2, del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), i contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari sono deducibili dal reddito complessivo del datore di lavoro fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. Questa soglia, rimasta invariata da anni, rappresenta uno sgravio fiscale significativo specie per le famiglie con redditi medio-alti.Aliquota IRPEF datoreRisparmio fiscale massimo (su 1.549,37 euro)23%356 euro/anno35%542 euro/anno43%666 euro/annoQuesto beneficio e separato dalla detrazione del 19% per le spese di assistenza di persone non autosufficienti (art. 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR), che consente di detrarre fino a 2.100 euro annui di spese pagate alla badante, a condizione che il reddito del contribuente non superi i 40.000 euro. Per approfondire questo aspetto, leggi anche il nostro articolo su spesa badante nel 730/2026.Il confronto con altri Paesi europeiL’Italia non e la prima a pensare a un sistema centralizzato di tassazione del lavoro domestico. Alcuni esempi europei sono illuminanti.Francia: il modello CESUIn Francia esiste dal 2006 il sistema CESU (Cheque Emploi Service Universel), gestito dall’URSSAF (l’equivalente del nostro INPS). Il datore di lavoro domestico dichiara mensilmente le ore lavorate e la retribuzione tramite un portale online, e il sistema calcola automaticamente sia i contributi sociali sia le ritenute fiscali. Al lavoratore viene accreditata la retribuzione netta direttamente sul conto corrente. E un modello considerato di eccellenza a livello europeo per la sua semplicita.Germania e Belgio: sistemi intermediIn Germania il lavoro domestico a basse ore (c.d. “minijob” fino a 556 euro mensili, soglia 2025) beneficia di un regime contributivo e fiscale agevolato con versamento centralizzato tramite la Knappschaft. In Belgio esiste un sistema di “titoli-servizio” (titres-services) con cui le famiglie acquistano buoni da spendere per i servizi domestici, gestiti da societa autorizzate che fungono da sostituti d’imposta.Il modello francese CESU e quello che piu si avvicina alla proposta italiana, ed e probabile che i lavori preparatori del MEF abbiano preso spunto proprio dall’esperienza transalpina.Tempi e iter della riforma: cosa aspettarsiAl momento (maggio 2026), il percorso normativo della riforma puo essere cosi sintetizzato:Legge delega n. 111/2023: delega al Governo per la riforma fiscale, include la razionalizzazione dei sostituti d’imposta.Decreto attuativo (in preparazione): non ancora approvato. I tavoli tecnici INPS-MEF-AdE sono ancora in fase di confronto tecnico.Ipotesi di decorrenza: il meccanismo non entrera in vigore prima del 2027, in considerazione dei tempi tecnici necessari per adeguare i sistemi informatici dell’INPS e per la fase transitoria di comunicazione ai datori di lavoro e ai lavoratori.E quindi fondamentale, nel frattempo, continuare ad adempiere correttamente agli obblighi attuali: versamento trimestrale dei contributi INPS, comunicazione del rapporto di lavoro tramite il portale INPS, rispetto del CCNL Lavoro Domestico. Leggi anche: contributi colf non versati: cosa fare e come recuperarli.Lavoro domestico in nero: i rischi per datore e lavoratoreIn attesa della riforma, va ribadito con forza che il lavoro domestico in nero espone entrambe le parti a rischi seri. I contributi non versati comportano:Per il datore: sanzioni amministrative da parte dell’INPS, recupero contributivo con maggiorazioni e interessi, rischio di ispezioni del lavoro, responsabilita civile verso il lavoratore per mancata copertura previdenziale e INAIL.Per il lavoratore: mancata maturazione di contributi pensionistici, assenza di copertura assicurativa INAIL in caso di infortunio, impossibilita di accedere a indennita di malattia e maternita, difficolta nel dimostrare il rapporto di lavoro per altri benefici (NASpI, ecc.).La riforma in corso, proprio perche intenderebbe integrare gestione contributiva e fiscale in un unico flusso, avrebbe anche un effetto indiretto di contrasto al lavoro irregolare.Come comportarsi oggi: la checklist per datori di lavoro domesticoIn attesa della riforma, ecco cosa deve fare correttamente una famiglia che assume una colf o una badante:Comunicazione di assunzione: va inviata all’INPS tramite il portale dedicato (www.inps.it) prima dell’inizio del rapporto di lavoro. Per le dimissioni della badante valgono procedure specifiche.Contratto scritto: obbligatorio indicare il livello CCNL, l’orario, la retribuzione, il luogo di lavoro. Il CCNL Lavoro Domestico firmato da Assindatcolf/Fidaldo con le sigle sindacali di riferimento e in vigore fino al 2026.Versamento contributi INPS: entro il 10 aprile (1° trimestre), 10 luglio (2° trimestre), 10 ottobre (3° trimestre), 10 gennaio dell’anno successivo (4° trimestre). I bollettini MAV si generano sul portale INPS.Busta paga: anche se non obbligatoria per legge nel lavoro domestico, e fortemente consigliata per trasparenza. Assindatcolf fornisce software gratuiti per la sua elaborazione.Dichiarazione dei redditi del lavoratore: attualmente, il lavoratore domestico deve presentare autonomamente la propria dichiarazione (730 o Redditi PF) se il reddito supera le soglie di esonero.Deduzione contributi sul 730 del datore: ricordarsi di inserire i contributi versati all’INPS nel rigo E23 del 730, fino al massimo deducibile di 1.549,37 euro.Domande frequenti (FAQ)Quando entrera in vigore la ritenuta IRPEF gestita dall’INPS per colf e badanti?Non e ancora stata stabilita una data definitiva. Al maggio 2026, il decreto attuativo della delega fiscale (L. 111/2023) relativo al lavoro domestico non e ancora stato approvato. Le stime piu ottimistiche parlano di una possibile entrata in vigore nel 2027, ma i tempi potrebbero allungarsi per la necessita di adeguare i sistemi informatici dell’INPS.La riforma aumentera il costo del lavoro domestico per le famiglie?In linea teorica no, perche l’IRPEF e un’imposta a carico del lavoratore, non del datore. Tuttavia, la famiglia dovra “anticipare” la quota IRPEF nel versamento all’INPS e poi corrispondere al lavoratore la retribuzione al netto. Questo modifica il flusso di cassa ma non il costo complessivo del rapporto di lavoro.I lavoratori domestici stranieri come saranno gestiti?La riforma si applicherebbe a tutti i lavoratori domestici regolari, indipendentemente dalla nazionalita. I lavoratori stranieri non residenti fiscalmente in Italia o con convenzioni bilaterali potrebbero beneficiare di trattamenti particolari, ma i dettagli non sono ancora stati definiti nei testi preparatori.Cosa succede se una colf lavora per piu famiglie?Questo e uno dei nodi tecnici piu complessi della riforma. Probabilmente l’INPS dovra aggregare i dati di tutti i datori di lavoro per calcolare l’IRPEF corretta, con un meccanismo di conguaglio annuale simile a quello previsto per i lavoratori con piu datori nel settore privato ordinario.Posso ancora dedurre i contributi colf dal mio 730 con la nuova riforma?Si. La deduzione dei contributi versati per il personale domestico (art. 10 comma 2 TUIR, fino a 1.549,37 euro) non e stata toccata dalle proposte di riforma in discussione. Riguarda i contributi previdenziali, non le ritenute IRPEF, e restera in vigore indipendentemente dal nuovo sistema di gestione dell’imposta.Dove posso trovare informazioni ufficiali sulla riforma?Le fonti ufficiali da monitorare sono: il sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.mef.gov.it), il sito dell’INPS (www.inps.it), la Gazzetta Ufficiale per i decreti attuativi, e le comunicazioni delle associazioni di settore come Assindatcolf (www.assindatcolf.it) e Fidaldo (www.fidaldo.it).📬Resta aggiornato sulle novita fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti GratisNiente spam. Cancellati quando vuoi.In conclusioneLa prospettiva di una ritenuta IRPEF gestita dall’INPS per colf e badanti rappresenta una delle riforme piu significative del lavoro domestico degli ultimi decenni. Il modello, ispirato all’esperienza francese del CESU, mira a semplificare gli adempimenti, ridurre l’evasione fiscale e garantire maggiori tutele ai lavoratori domestici. Per le famiglie, il cambiamento piu rilevante sara un versamento INPS trimestrale piu articolato ma, in cambio, la liberazione da qualsiasi obbligo fiscale diretto verso il lavoratore.Nel frattempo, continuate a gestire correttamente i rapporti di lavoro domestico secondo la normativa vigente. Se avete dubbi sui contributi da versare, sulla deduzione fiscale o sulla corretta applicazione del CCNL, il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per una consulenza personalizzata. Leggi anche il nostro articolo su come consegnare correttamente la lettera di licenziamento alla colf o alla badante.Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 18:58:502026-05-28 18:58:50Colf e Badanti: verso la Ritenuta IRPEF gestita dall’INPS