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DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni in maternita’: tutele e procedura 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le lavoratrici in stato di gravidanza o nel primo anno di vita del bambino godono di una tutela rafforzata contro il licenziamento e le dimissioni non volontarie. Ma cosa succede quando e’ la lavoratrice stessa a volersi dimettere durante la maternita’? E cosa accade al diritto alla NASPI? In questa guida aggiornata al 2026 spieghiamo le regole sul divieto di licenziamento, la procedura di convalida ITL obbligatoria per le dimissioni volontarie e i diritti previdenziali che ne conseguono.

Il divieto di licenziamento in maternita’: quadro normativo

Il divieto di licenziamento per le lavoratrici madri e’ disciplinato dall’art. 54 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’).

In base a questa norma, il datore di lavoro non puo’ intimare il licenziamento alla lavoratrice:

  • Dall’inizio del periodo di gravidanza (anche in assenza di comunicazione formale al datore)
  • Fino al compimento di un anno di eta’ del bambino

Il divieto si applica anche al padre lavoratore che usufruisce del congedo di paternita’ obbligatorio o del congedo parentale in sostituzione della madre, per la durata del relativo periodo di congedo e fino al compimento di un anno di eta’ del bambino.

Eccezioni al divieto di licenziamento

Il divieto di licenziamento non e’ assoluto. L’art. 54 D.Lgs. 151/2001 prevede alcune eccezioni in cui il licenziamento e’ possibile anche durante il periodo protetto:

  • Colpa grave della lavoratrice — giusta causa che non consente la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto di lavoro
  • Cessazione dell’attivita’ aziendale — la societa’ cessa completamente di operare (non la semplice chiusura di una sede)
  • Superamento del periodo di comporto — per malattia non correlata alla gravidanza, quando il periodo massimo di conservazione del posto e’ esaurito
  • Scadenza del contratto a termine — il contratto a tempo determinato si estingue alla sua naturale scadenza (ma con obbligo di tutela economica)

Dimissioni volontarie durante la maternita’: la convalida ITL

La lavoratrice madre (o il padre) puo’ liberamente dimettersi anche durante il periodo tutelato. Tuttavia, per tutelare la lavoratrice da possibili pressioni indebite del datore di lavoro, le dimissioni rese durante questo periodo sono soggette a una procedura speciale: la convalida dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL).

La convalida ITL e’ disciplinata dall’art. 55 D.Lgs. 151/2001 e serve a verificare che le dimissioni siano effettivamente volontarie e non il risultato di coercizione da parte del datore di lavoro.

Quando e’ obbligatoria la convalida ITL

La convalida e’ obbligatoria per le dimissioni presentate dalla lavoratrice:

  • Durante il periodo di gravidanza (dalla conferma della gravidanza fino al parto)
  • Durante il congedo di maternita’ (5 mesi totali: 2 ante partum + 3 post partum, salvo flessibilita’)
  • Durante il primo anno di vita del bambino (fino al compimento di 1 anno di eta’)
  • Durante il congedo parentale usufruito nel primo anno

Procedura di convalida

Per procedere alle dimissioni con convalida ITL:

  1. La lavoratrice compila il modulo di dimissioni indicando la propria volonta’ di dimettersi
  2. Presenta la richiesta di convalida all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per territorio
  3. L’ITL convoca la lavoratrice per un colloquio (di norma entro 7 giorni dalla richiesta)
  4. Durante il colloquio, il funzionario ITL verifica la libera volonta’ della lavoratrice
  5. Se la convalida e’ positiva, le dimissioni acquistano efficacia

Nota: la normale procedura telematica di dimissioni (tramite il portale UNILAV/Click Lavoro) non si applica durante il periodo tutelato: la procedura di convalida ITL la sostituisce integralmente.

NASPI per dimissioni durante il periodo tutelato

Normalmente, le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASPI (NASpI — Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). Tuttavia, esiste un’importante eccezione per le lavoratrici madri che si dimettono durante il periodo tutelato.

In base all’art. 1 c. 2 del D.Lgs. 22/2015 (istitutivo della NASPI) e alla prassi consolidata dell’INPS, le dimissioni rese durante il periodo di gravidanza e fino al compimento di un anno di eta’ del bambino danno diritto alla NASPI. La legge considera tali dimissioni equiparate a una risoluzione non volontaria del rapporto di lavoro, in ragione della tutela speciale riconosciuta alle lavoratrici madri dal T.U. maternita’ (D.Lgs. 151/2001).

La NASPI spetta se la lavoratrice soddisfa i requisiti contributivi standard:

  • Almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto
  • Almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti

Come richiedere la NASPI dopo le dimissioni in maternita’

La domanda di NASPI va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro (decorrenza delle dimissioni convalidate). La domanda si presenta online tramite il portale INPS con SPID, tramite CAF o tramite patronato. Le prestazioni vengono erogate a partire dall’8° giorno dalla cessazione del rapporto (o dalla data di presentazione della domanda se successiva).

Dimissioni in gravidanza: il caso delle dimissioni per giusta causa

Le dimissioni per giusta causa — cioe’ a seguito di un comportamento grave del datore di lavoro che rende impossibile la prosecuzione del rapporto — danno sempre diritto alla NASPI, indipendentemente dalla gravidanza. Rientrano nella giusta causa situazioni come:

  • Mancato pagamento della retribuzione per piu’ mesi
  • Molestie o mobbing documentato
  • Demansionamento unilaterale non giustificato
  • Modifiche sostanziali delle condizioni di lavoro
  • Trasferimento unilaterale della sede in un’altra localita’ senza accordo

Le dimissioni per giusta causa seguono la normale procedura telematica UNILAV (non richiedono la convalida ITL, anche se rese durante il periodo tutelato), ma e’ comunque consigliabile documentare accuratamente le motivazioni per non avere problemi nella richiesta di NASPI.

TFR e indennita’ sostitutiva di preavviso

In caso di dimissioni volontarie durante la maternita’ (anche con convalida ITL), la lavoratrice ha sempre diritto al TFR maturato fino alla data di cessazione del rapporto. L’indennita’ sostitutiva di preavviso, invece, non spetta (a meno che le dimissioni siano per giusta causa, nel qual caso e’ il datore di lavoro che deve pagare un’indennita’ al lavoratore).

Licenziamento illegittimo durante la maternita’: rimedi

Se il datore di lavoro licenzia illegittimamente una lavoratrice in stato di gravidanza o nel primo anno di vita del bambino, il licenziamento e’ nullo (art. 54 c. 9 D.Lgs. 151/2001). La lavoratrice puo’:

  • Impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione scritta, tramite lettera raccomandata o PEC
  • Entro i successivi 180 giorni, depositare ricorso al Tribunale del Lavoro o attivare una procedura di conciliazione
  • Ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro (tutela reale ex art. 18 Statuto dei Lavoratori, o reintegra Fornero per imprese > 15 dipendenti) e il risarcimento delle retribuzioni perse

Per ricevere supporto legale e sindacale in caso di licenziamento illegittimo o pressioni a dimettersi durante la gravidanza, puoi rivolgerti al patronato CAF Centro Fiscale o alle organizzazioni sindacali territoriali.

Per approfondire la procedura generale di dimissioni, consulta il nostro articolo principale su dimissioni online INPS 2026: procedura UNILAV.

Domande frequenti

Posso dimettermi durante il congedo di maternita’ senza perdere la NASPI?

Si’. Le dimissioni rese durante il congedo di maternita’ (e piu’ in generale durante il periodo tutelato, fino al primo anno del bambino) danno diritto alla NASPI, a condizione di rispettare la procedura di convalida ITL e i requisiti contributivi INPS standard. E’ una delle poche eccezioni alla regola generale che esclude la NASPI per chi si dimette volontariamente.

Quanto dura la NASPI dopo le dimissioni in maternita’?

La durata della NASPI e’ pari alla meta’ delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni prima della cessazione del rapporto, con un massimo di 24 mesi. Ad esempio, se hai lavorato per 4 anni continuativi (208 settimane), la NASPI dura al massimo 104 settimane (2 anni).

La convalida ITL si puo’ fare online?

Attualmente la convalida ITL richiede la presenza fisica della lavoratrice allo sportello dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per territorio. Non e’ una procedura completamente telematica, a differenza delle dimissioni ordinarie tramite il portale UNILAV. Alcune ITL offrono pero’ la possibilita’ di prenotare il colloquio online.

Cosa succede se mi dimetto dopo il primo anno del bambino?

Le dimissioni presentate dopo il compimento del primo anno di eta’ del bambino non rientrano piu’ nel periodo tutelato. Si applicano le regole ordinarie: procedura telematica UNILAV, nessun obbligo di convalida ITL e, in genere, nessun diritto alla NASPI (salvo il caso di dimissioni per giusta causa documentata).

Luglio 14, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-14 12:30:002026-06-02 08:13:07Dimissioni in maternita’: tutele e procedura 2026
DIMISSIONI ONLINE, NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

Dimissioni in Periodo di Prova 2026: NASPI, Preavviso e Procedura

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il periodo di prova e una fase delicata del rapporto di lavoro: sia il lavoratore che il datore possono recedere liberamente, senza obbligo di motivazione. Ma cosa succede alla NASPI se si dimette il lavoratore durante la prova? Serve il preavviso? E la procedura telematica e obbligatoria? Tutte le risposte per il 2026.

Il Recesso in Periodo di Prova: Quadro Normativo

Il patto di prova e disciplinato dall’art. 2096 del Codice Civile, che consente a entrambe le parti di recedere dal contratto durante la prova senza preavviso e senza obbligo di motivazione, salvo diversa previsione del CCNL applicabile.

Requisiti affinche il patto di prova sia valido:

  • Deve essere stabilito per iscritto nel contratto di assunzione
  • La durata massima e fissata dal CCNL di riferimento (di solito 3-6 mesi)
  • Deve indicare le mansioni sulle quali si effettua la prova

Se manca la forma scritta, il patto di prova e nullo e il rapporto si considera a tempo indeterminato fin dall’inizio.

Dimissioni durante la Prova: Serve il Preavviso?

Regola generale: le dimissioni in periodo di prova non richiedono il preavviso. La libera recedibilita e la caratteristica fondamentale del patto di prova. Il lavoratore che si dimette durante la prova puo farlo con effetto immediato o con un preavviso minimo simbolico.

Eccezioni: alcuni CCNL prevedono un preavviso minimo anche durante la prova (ad esempio 24 ore, 3 giorni o fino a 15 giorni in settori specifici). Va quindi sempre verificata la contrattazione collettiva applicabile.

La NASPI dopo le Dimissioni in Periodo di Prova

Questo e il punto piu dibattuto e spesso frainteso. La regola generale sulla NASPI e che spetta in caso di perdita involontaria del lavoro. Le dimissioni volontarie, di norma, non danno diritto alla NASPI.

Tuttavia, per il periodo di prova la situazione e differente e dipende da chi recede:

ScenarioNASPI spetta?
Datore recede durante la prova (licenziamento in prova)Si, in quanto perdita involontaria del lavoro
Lavoratore si dimette durante la prova (dimissioni volontarie)No, salvo dimissioni per giusta causa
Dimissioni durante prova per mancata corrispondenza delle mansioniEventuale, se configurabile come giusta causa: valutazione caso per caso

Questo schema vale per contratti con periodo di prova di qualsiasi durata. La breve durata del contratto non modifica il principio: il lavoratore che si dimette volontariamente anche dopo 1 settimana di prova non ha diritto alla NASPI (a meno di giusta causa documentata).

La Procedura Telematica e Obbligatoria durante la Prova?

L’art. 26 del D.Lgs. 151/2015 prevede l’obbligo di dimissioni telematiche per i lavoratori dipendenti, ma con una importante eccezione: le dimissioni rese durante il periodo di prova sono escluse dall’obbligo telematico.

Questo significa che durante la prova il lavoratore puo dimettersi:

  • In forma scritta semplice (lettera cartacea o email)
  • Verbalmente (anche se e sempre consigliabile la forma scritta per ragioni probatorie)
  • Senza accedere al portale ClicLavoro

La ratio dell’eccezione e che durante la prova le parti hanno gia convenuto la libera recedibilita: il sistema telematico anti-dimissioni-in-bianco serve a proteggere lavoratori da pressioni indebite, tutela meno necessaria nel contesto della prova (dove e il datore stesso ad avere interesse al recesso facile).

Per i dettagli sulla procedura telematica quando applicabile, leggi: Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale e Procedura Completa.

Recesso del Datore vs Recesso del Lavoratore: Confronto

AspettoRecesso datore (licenziamento)Recesso lavoratore (dimissioni)
Obbligo motivazioneNo (durante prova)No
PreavvisoNo (salvo CCNL)No (salvo CCNL)
NASPISiNo (salvo giusta causa)
TFRSi (quota maturata)Si (quota maturata)
Procedura telematicaComunicazione cessazione al CPINo obbligo (esenzione)
Indennita sostitutiva preavvisoNoNo

Prova Prolungata Illegittimamente

Un caso frequente di contenzioso e la prova prolungata oltre i limiti del CCNL. Se il datore mantiene il lavoratore in periodo di prova per piu mesi di quanti consentiti dalla contrattazione collettiva, la prova e divenuta nulla per decorrenza del termine e il rapporto si e trasformato in un ordinario rapporto a tempo indeterminato.

In questo caso:

  • Le dimissioni del lavoratore richiedono la procedura telematica (non e piu periodo di prova legittimo)
  • Il licenziamento del datore deve seguire le regole ordinarie (motivazione, eventuali tutele reintegratorie)
  • Il lavoratore che riconosce la situazione e si dimette per giusta causa puo avere diritto alla NASPI

Se ti trovi in questa situazione, e fondamentale rivolgersi al Patronato o a un consulente del lavoro per valutare le opzioni.

TFR e Competenze Finali durante la Prova

Indipendentemente da chi recede e dal motivo, al termine del rapporto (anche in prova) il lavoratore ha diritto a:

  • TFR maturato per il periodo lavorato (anche se di pochi giorni o settimane)
  • Retribuzione per tutte le giornate lavorate
  • Ratei ferie maturate non fruite
  • Ratei tredicesima (e quattordicesima se prevista dal CCNL)

FAQ — Domande Frequenti sulle Dimissioni in Periodo di Prova

Se mi sono dimesso durante la prova dopo 2 mesi, posso prendere la disoccupazione?

Generalmente no, se le dimissioni sono state volontarie. La NASPI spetta solo per perdita involontaria del lavoro. Eccezione: se ti sei dimesso per giusta causa (ad esempio perche il datore non pagava lo stipendio o le condizioni di lavoro erano insostenibili) o se il periodo di prova aveva superato i limiti del CCNL (prova nulla). Contatta il Patronato per valutare il tuo caso specifico.

Il datore puo farmi firmare le dimissioni durante la prova come precondizione?

No. Le cosiddette “dimissioni in bianco” sono vietate e il sistema telematico di dimissioni e nato proprio per contrastarle. Se il datore ti chiede di firmare dimissioni anticipate come condizione di assunzione, e una pratica illecita che puoi segnalare all’Ispettorato del Lavoro.

La durata del periodo di prova conta per i requisiti NASPI futuri?

Si. Anche i contributi versati durante il breve periodo di prova si accumulano ai fini del raggiungimento dei requisiti NASPI per future perdite involontarie del lavoro (13 settimane negli ultimi 4 anni). Non vanno considerati periodi nulli ai fini previdenziali.

Hai Dubbi sulle Dimissioni in Prova? Contatta il Patronato

Le dimissioni in periodo di prova presentano molte sfumature, specialmente in relazione alla NASPI e ai diritti lavorativi. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza gratuita per valutare la tua situazione specifica e assistenza nella presentazione di eventuali domande di disoccupazione.

Luglio 14, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-14 11:00:002026-06-14 22:08:13Dimissioni in Periodo di Prova 2026: NASPI, Preavviso e Procedura
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Revoca Dimissioni Online 2026: 7 Giorni per Ripensarci, Procedura e Tutele

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Hai inviato le dimissioni online sul portale ClicLavoro ma hai cambiato idea? La legge ti dà 7 giorni di tempo per revocarle. Questo diritto di ripensamento, introdotto dalla Legge Fornero (L. 92/2012) e confermato dal Jobs Act (D.Lgs. 151/2015), vale anche per le dimissioni telematiche obbligatorie. Scopri come procedere, entro quando e cosa succede al tuo rapporto di lavoro.

Il Diritto di Revoca: 7 Giorni Perentori

L’art. 26, comma 2, del D.Lgs. 151/2015 (Jobs Act) stabilisce che le dimissioni rese con procedura telematica possono essere revocate dal lavoratore entro 7 giorni dalla data di trasmissione. Questo termine è perentorio: oltre i 7 giorni, la revoca non è piu ammessa per via telematica e il recesso produce i suoi effetti.

Il termine decorre dalla data di trasmissione telematica del modulo, non dalla data di ricevimento da parte del datore o dalla data di decorrenza del preavviso. È un termine brevissimo che richiede tempestività.

Per la procedura completa delle dimissioni telematiche e il funzionamento del portale, leggi: Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale e Procedura Completa.

Come Revocare le Dimissioni sul Portale ClicLavoro

La procedura di revoca avviene sullo stesso portale usato per le dimissioni. Ecco i passaggi:

  1. Accedi al portale Servizi Lavoro (cliclavoro.gov.it) con le tue credenziali SPID, CIE o CNS
  2. Vai nella sezione “Comunicazioni telematiche” o “Le mie dimissioni”
  3. Individua la comunicazione di dimissioni inviata di recente
  4. Seleziona l’opzione “Revoca” relativa a quella comunicazione
  5. Conferma la revoca: il sistema genera una ricevuta elettronica della revoca
  6. Conserva la ricevuta: è la prova documentale che la revoca è avvenuta nei termini

La revoca inviata telematicamente viene comunicata automaticamente al datore di lavoro e alle autorità competenti. Non serve inviare comunicazioni scritte aggiuntive al datore.

Effetti della Revoca sul Rapporto di Lavoro

La revoca tempestiva ha un effetto retroattivo: il rapporto di lavoro si considera come mai interrotto. Questo significa che:

  • Preavviso: se era gia decorso (in tutto o in parte), viene annullato. Il lavoratore non deve restituire alcunche per il preavviso non lavorato
  • Stipendio: la retribuzione del periodo tra le dimissioni e la revoca spetta normalmente al lavoratore
  • Ferie e permessi maturati: continuano ad accumularsi senza interruzione
  • Anzianita di servizio: non subisce interruzioni
  • TFR: continua a maturare regolarmente

Cosa Succede se il Datore ha Gia Assunto il Sostituto

Il diritto di revoca è unilaterale: il datore di lavoro non puo opporsi. Anche se nel frattempo ha avviato le procedure per assumere un sostituto, è tenuto a riaccogliere il lavoratore in servizio.

Nella pratica possono crearsi situazioni di tensione: il datore potrebbe non gradire il ripensamento. Tuttavia, legalmente, il rifiuto del datore di riaccogliere il lavoratore configurerebbe un licenziamento senza giusta causa, con tutte le tutele che ne derivano (art. 18 Statuto dei Lavoratori o disciplina del Jobs Act a seconda del numero di dipendenti e della data di assunzione).

Datore ha Comunicato la Cessazione all’INPS: Come Annullare

Se il datore ha gia inviato la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l’Impiego (Unilav) e/o all’INPS, la revoca delle dimissioni automaticamente richiede l’annullamento di quella comunicazione. Questo avviene tecnicamente con una comunicazione integrativa (rettifica) da parte del datore al sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie.

Il lavoratore non deve occuparsi direttamente di questo: è un obbligo del datore. In caso di inadempienza, il Patronato puo assistere per risolvere le anomalie previdenziali che potrebbero derivarne.

Revoca e NASPI: Cosa Succede alla Disoccupazione

Se tra le dimissioni e la revoca il lavoratore ha gia presentato domanda di NASPI all’INPS, la revoca comporta il ritiro automatico della domanda di disoccupazione (il rapporto di lavoro non è mai cessato). Se l’INPS avesse gia avviato il pagamento della NASPI, le somme percepite nel periodo intermedio andrebbero restituite.

Situazione delicata ma risolvibile: il Patronato assiste nella gestione del rapporto con l’INPS per regolarizzare la posizione senza sanzioni.

Dimissioni per Via Telematica: Eccezioni all’Obbligo

Le dimissioni telematiche non si applicano in tutti i casi. Sono esonerati dall’obbligo (e quindi non possono revocare telematicamente):

  • Lavoratori domestici (colf, badanti)
  • Dirigenti
  • Lavoratori in periodo di prova (se le dimissioni avvengono entro il periodo di prova)
  • Lavoratori marittimi
  • Padri/madri in congedo che si dimettono durante la tutela

Per questi lavoratori, la revoca delle dimissioni segue le regole del diritto civile (accordo tra le parti o contestazione giudiziale), senza lo strumento del portale telematico.

FAQ — Domande Frequenti sulla Revoca Dimissioni

Posso revocare le dimissioni dopo 7 giorni?

Non tramite la procedura telematica. Dopo i 7 giorni, per “ritirare” le dimissioni serve un accordo scritto con il datore di lavoro, che ha piena discrezionalita di accettare o rifiutare. La legge non impone al datore di riaccogliere il lavoratore una volta scaduto il termine perentorio di revoca.

Posso revocare le dimissioni durante il periodo di preavviso?

Si, purche siano trascorsi meno di 7 giorni dalla trasmissione telematica. Il termine dei 7 giorni decorre dalla trasmissione, non dalla fine del preavviso.

Il datore puo impedire la revoca?

No. Entro i 7 giorni il diritto di revoca e incondizionato. Il datore non puo impedire la revoca ne condizionarla ad accordi o compensazioni. Qualsiasi tentativo in questo senso e illegittimo.

Cosa succede se il portale ClicLavoro non funziona nei 7 giorni?

In caso di malfunzionamento del portale, e consigliabile documentare immediatamente il tentativo di accesso e i problemi riscontrati (screenshot con data e ora). Il Patronato puo assistere per presentare la revoca tramite canali alternativi e proteggere il diritto del lavoratore.

Hai Bisogno di Assistenza? Contatta il Patronato

Se hai inviato le dimissioni per errore o hai cambiato idea, agisci entro 7 giorni. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella procedura di revoca e nella gestione di eventuali complicazioni con il datore di lavoro o l’INPS. Contattaci subito per non perdere il termine.

Luglio 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-13 11:00:002026-06-14 22:06:22Revoca Dimissioni Online 2026: 7 Giorni per Ripensarci, Procedura e Tutele
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale, Procedura Step by Step e Quando Non e’ Obbligatorio

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Come Funziona il Portale, Procedura Completa e Quando Non e’ Obbligatorio

Dal 2015, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti devono essere presentate quasi sempre in via telematica attraverso il portale ClicLavoro del Ministero del Lavoro. Questa regola serve a prevenire le “dimissioni in bianco”, cioe’ la firma anticipata di lettere di dimissioni a favore del datore di lavoro. In questa guida spieghiamo come funziona il portale, come presentare le dimissioni passo dopo passo, quando questa procedura non si applica e come revocare le dimissioni entro 7 giorni.

Indice dei contenuti

  1. Perche’ le dimissioni online sono obbligatorie: la legge
  2. Quando le dimissioni online sono obbligatorie
  3. Quando le dimissioni NON richiedono il portale telematico
  4. Come accedere al portale ClicLavoro: SPID, CIE e CNS
  5. Procedura dimissioni online ClicLavoro: passo dopo passo
  6. Revoca delle dimissioni: 7 giorni di ripensamento
  7. Sanzioni per mancata convalida telematica
  8. Cosa succede dopo le dimissioni: preavviso e NASPI
  9. Il Patronato ti assiste per le dimissioni online
  10. Domande frequenti sulle dimissioni online 2026

Perche’ le dimissioni online sono obbligatorie: la legge

L’obbligo di presentazione telematica delle dimissioni e’ stato introdotto dalla Legge 10 dicembre 2014, n. 183 (Jobs Act), all’articolo 26, e disciplinato operativamente dal D.M. 15 dicembre 2015 e dalle successive circolari ministeriali. L’obiettivo era eliminare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”: forme di coercizione in cui il datore faceva firmare al lavoratore una lettera di dimissioni in bianco al momento dell’assunzione, da usare poi per licenziarlo senza pagare la NASPI.

Con le dimissioni telematiche, solo il lavoratore puo’ avviare la procedura di dimissioni, identificandosi con le proprie credenziali digitali. Il datore non puo’ firmare per lui.

Quando le dimissioni online sono obbligatorie

La procedura telematica e’ obbligatoria per tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato (tempo indeterminato o determinato) che presentano le dimissioni volontarie o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, eccetto i casi di esclusione indicati di seguito.

Sono inclusi nella procedura telematica anche:

  • Lavoratori con contratto di apprendistato
  • Lavoratori a tempo parziale
  • Lavoratori delle cooperative
  • Collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) nei casi applicabili

Quando le dimissioni NON richiedono il portale telematico

La legge prevede alcune eccezioni importanti all’obbligo di procedura telematica:

  • Lavoratori domestici (colf e badanti): possono dimettersi in forma scritta semplice (lettera raccomandata o comunicazione scritta), senza passare da ClicLavoro
  • Dimissioni durante il periodo di prova: le dimissioni comunicate entro il periodo di prova contrattuale non richiedono la procedura telematica (si puo’ comunicare verbalmente o per iscritto direttamente al datore)
  • Dirigenti: sono esclusi dalla procedura telematica in quanto la normativa si applica ai lavoratori subordinati non dirigenti
  • Lavoratori con contratto di lavoro intermittente (a chiamata): esclusi dalla procedura telematica
  • Risoluzione consensuale durante la maternita’ o entro l’anno di vita del bambino: richiede la convalida presso l’Ispettorato del Lavoro, non il portale ClicLavoro (art. 55 D.Lgs. 151/2001)

Come accedere al portale ClicLavoro: SPID, CIE e CNS

Per presentare le dimissioni online e’ necessario accedere al portale cliclavoro.gov.it con una delle seguenti credenziali digitali:

  • SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale): la soluzione piu’ comune, ottenibile tramite uno degli identity provider autorizzati (Poste Italiane, TIM, InfoCert, ecc.)
  • CIE (Carta d’Identita’ Elettronica): accessibile tramite l’app CieID sullo smartphone
  • CNS (Carta Nazionale dei Servizi): tessera sanitaria con certificato digitale attivato

Se non hai SPID, puoi ottenerlo gratuitamente in pochi giorni tramite banca online, ufficio postale, o CAF abilitato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per l’attivazione SPID.

Procedura dimissioni online ClicLavoro: passo dopo passo

Ecco come compilare e inviare il modulo di dimissioni telematiche nel 2026:

Step 1: Accedi al portale

Vai su cliclavoro.gov.it e clicca su “Accedi”. Seleziona la modalita’ di autenticazione (SPID, CIE o CNS) e completa il login con le tue credenziali.

Step 2: Seleziona “Dimissioni e Risoluzione Consensuale”

Nel menu principale, cerca la sezione dedicata a lavoratori e seleziona il servizio “Dimissioni e Risoluzione Consensuale del rapporto di lavoro”.

Step 3: Compila il modulo

Il modulo richiede le seguenti informazioni:

  • Dati del lavoratore: nome, cognome, codice fiscale (precompilato dall’accesso con SPID)
  • Dati del datore di lavoro: ragione sociale o nome, codice fiscale/P.IVA
  • Tipo di comunicazione: dimissioni volontarie o risoluzione consensuale
  • Data delle dimissioni: la data in cui si intende cessare il rapporto di lavoro
  • Codice di comunicazione: viene generato automaticamente dal sistema (codice identificativo univoco a 16 cifre che identifica la comunicazione)

Step 4: Invia e conserva la ricevuta

Dopo aver compilato e verificato tutti i dati, clicca su “Invia”. Il sistema genera una ricevuta con il codice identificativo della comunicazione. Conserva questa ricevuta: e’ la prova che le dimissioni sono state regolarmente presentate. Una copia della comunicazione viene automaticamente inviata al datore di lavoro e alla competente sede ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro).

Revoca delle dimissioni: 7 giorni di ripensamento

Una delle tutele piu’ importanti introdotte dalla L. 183/2014 e’ il diritto di revoca delle dimissioni entro 7 giorni dalla trasmissione della comunicazione. La revoca annulla integralmente le dimissioni e ripristina il rapporto di lavoro come se le dimissioni non fossero mai avvenute.

Come si revoca:

  • Accedi nuovamente al portale ClicLavoro con le tue credenziali
  • Cerca la comunicazione inviata (usa il codice identificativo della ricevuta)
  • Seleziona l’opzione “Revoca” e conferma
  • Il sistema invia automaticamente comunicazione di revoca al datore e all’ITL

La revoca deve avvenire entro 7 giorni calcolati dalla data di trasmissione della comunicazione di dimissioni, non dalla data in cui le dimissioni avrebbero effetto. Trascorso tale termine, le dimissioni sono definitive e non revocabili telematicamente (si potrebbe solo tentare un accordo bonario con il datore).

Sanzioni per mancata convalida telematica

Se le dimissioni non vengono presentate tramite il portale telematico (quando obbligatorio), sono considerate prive di effetto e il lavoratore puo’ continuare a presentarsi al lavoro senza conseguenze disciplinari. Il datore non puo’ considerare valide dimissioni trasmesse in modo non conforme.

E’ prevista una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro che dovesse “accettare” dimissioni non conformi o che impedisse al lavoratore di utilizzare la procedura telematica: significativa secondo le disposizioni della L. 183/2014.

Cosa succede dopo le dimissioni: preavviso e NASPI

Dopo l’invio della comunicazione di dimissioni, il lavoratore deve rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo (CCNL) applicato. Durante il preavviso il rapporto continua e si maturano retribuzione e ferie. Il datore puo’ scegliere di esonerare dal preavviso pagando la relativa indennita’.

Per quanto riguarda la NASPI: in caso di dimissioni volontarie, il lavoratore generalmente non ha diritto alla NASPI. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (comportamento grave del datore), le dimissioni durante la maternita’/paternita’ (se convalidate dall’Ispettorato) e le dimissioni del padre entro l’anno di vita del figlio. Per approfondire: Dimissioni per Giusta Causa | Dimissioni Volontarie 2026: Guida Completa.

Il Patronato ti assiste per le dimissioni online

Se non riesci ad accedere al portale ClicLavoro, non hai SPID o hai dubbi sulla procedura, il Patronato puo’ presentare le dimissioni per conto tuo. E’ un servizio gratuito: il patronato e’ riconosciuto dal Ministero del Lavoro come soggetto abilitato a trasmettere la comunicazione.

Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: puoi prenotare un appuntamento, chiamare il 0432 1638640 o scrivere su WhatsApp al 366 6018121. Ti aiutiamo anche a verificare il rispetto del preavviso, a calcolare il TFR spettante e a valutare il diritto alla NASPI nel tuo caso specifico.

Domande frequenti sulle dimissioni online 2026

Posso dimettermi per email o lettera raccomandata?

Solo se rientri in una delle categorie escluse (lavoratori domestici, lavoratori in periodo di prova, dirigenti). In tutti gli altri casi, le dimissioni per email o raccomandata sono prive di effetto se non accompagnate dalla procedura telematica su ClicLavoro.

Cosa e’ il codice identificativo a 16 cifre?

E’ il codice univoco generato dal sistema ClicLavoro per ogni comunicazione di dimissioni. Identifica in modo certo la singola transazione e viene riportato sulla ricevuta inviata al lavoratore e al datore. Serve anche per revocare la comunicazione entro i 7 giorni.

Cosa devo fare se il sito ClicLavoro non funziona?

In caso di malfunzionamento del portale, puoi rivolgerti al Patronato o al CAF per la presentazione assistita. E’ importante documentare il tentativo di accesso (screenshot dell’errore con data e ora) nel caso in cui la questione del preavviso diventasse controversa.

Le dimissioni online valgono anche per il contratto a termine?

Si’. Il contratto a tempo determinato prevede che il lavoratore possa dimettersi solo per giusta causa, salvo accordo con il datore. Ma la procedura telematica e’ obbligatoria anche per i contratti a termine (salvo le eccezioni generali).

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 09:00:002026-07-03 07:53:31Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale, Procedura Step by Step e Quando Non e’ Obbligatorio
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI

Le dimissioni per giusta causa sono una delle forme di risoluzione del rapporto di lavoro piu delicate per il lavoratore: permettono di lasciare il lavoro mantenendo il diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione), ma richiedono che ricorrano specifiche condizioni oggettive riconosciute dalla legge e dalla giurisprudenza. In questa guida 2026 illustriamo quando si configurano le dimissioni per giusta causa, come presentarle correttamente tramite il portale UNILAV e come accedere alla NASPI.

Per la procedura generale delle dimissioni online, consulta prima il nostro pillar sulle dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la giusta causa di dimissioni: definizione legale
  2. Casi tipici di giusta causa: quando si applica
  3. Come presentare le dimissioni per giusta causa: procedura 2026
  4. Diritto alla NASPI con dimissioni per giusta causa
  5. Attenzione: la giusta causa va dimostrata
  6. Domande frequenti (FAQ)
  7. Conclusione

Cos’e la giusta causa di dimissioni: definizione legale

L’art. 2119 del Codice Civile definisce la giusta causa come una causa che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Applicata alle dimissioni (e non solo al licenziamento), la giusta causa si configura quando il comportamento del datore di lavoro e cosi grave da rendere impossibile per il lavoratore continuare il rapporto lavorativo.

Diversamente dalle dimissioni ordinarie, le dimissioni per giusta causa:

  • Non richiedono il rispetto del periodo di preavviso (o danno diritto all’indennita sostitutiva se viene comunque dato il preavviso)
  • Danno diritto alla NASPI, normalmente non spettante in caso di dimissioni volontarie
  • Danno diritto al TFR (Trattamento di Fine Rapporto) maturato

Casi tipici di giusta causa: quando si applica

La giurisprudenza italiana ha individuato nel tempo una serie di comportamenti datoriali che configurano la giusta causa di dimissioni. Ecco i principali:

1. Mancato pagamento dello stipendio

Il ritardo sistematico o la mancata corresponsione dello stipendio e tra le cause piu riconosciute. La giurisprudenza ritiene integrata la giusta causa quando il ritardo e reiterato e significativo (non un episodio isolato). Secondo la Cassazione, anche ritardi ripetuti di 10-15 giorni, se sistematici, possono integrare la giusta causa.

Non e necessario che lo stipendio sia completamente non corrisposto: anche la decurtazione unilaterale della retribuzione o il mancato pagamento di componenti retributive (straordinari, premi contrattuali) puo integrare la giusta causa.

2. Demansionamento

Il demansionamento (o dequalificazione professionale) si verifica quando il datore assegna il lavoratore a mansioni inferiori al proprio livello contrattuale, violando l’art. 2103 c.c. (come modificato dal D.Lgs. 81/2015). Le dimissioni in questa situazione sono per giusta causa quando il demansionamento e:

  • Unilaterale e non concordato
  • Significativo (non semplice diversa allocazione di attivita di pari livello)
  • Lesivo della professionalita e della dignita del lavoratore

3. Mobbing e comportamenti lesivi della dignita

Il mobbing (art. 2087 c.c. — obbligo di tutela dell’integrita fisica e morale del lavoratore) e riconosciuto come giusta causa quando si tratta di comportamenti sistematici e reiterati da parte del datore o di superiori gerarchici con la tolleranza del datore, che creano un ambiente lavorativo ostile. Rientrano in questa categoria:

  • Isolamento sistematico del lavoratore
  • Esclusione da comunicazioni o riunioni rilevanti
  • Umiliazioni pubbliche reiterate
  • Assegnazione intenzionale di compiti inutili o degradanti

Il mobbing, per essere giuridicamente rilevante, deve essere provato in modo circostanziato (episodi specifici con date, testimoni, comunicazioni scritte). Per questo, la raccolta di prove e fondamentale prima di procedere.

4. Modifiche unilaterali sostanziali del contratto

Rientrano nella giusta causa anche le modifiche unilaterali da parte del datore che alterano in modo sostanziale le condizioni di lavoro: cambiamento di sede lavorativa senza giustificato motivo oggettivo (art. 2103 c.c.), modifica dell’orario di lavoro in modo non concordato, riduzione unilaterale del livello di inquadramento.

5. Comportamenti illeciti del datore

Violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro che espongono il lavoratore a rischi concreti (mancata adozione dei DPI obbligatori, mancata valutazione dei rischi ex D.Lgs. 81/2008), molestie sessuali da parte del datore o di superiori, mancata regolarizzazione contributiva (datore che non versa i contributi).

Come presentare le dimissioni per giusta causa: procedura 2026

Dal 2016 (D.Lgs. 151/2015 art. 26) le dimissioni volontarie devono essere presentate esclusivamente tramite il portale telematico del Ministero del Lavoro (cliclavoro.gov.it) o tramite patronato. Questo vale anche per le dimissioni per giusta causa.

  1. Raccogliere le prove dei comportamenti del datore che integrano la giusta causa (buste paga con ritardi, comunicazioni scritte, testimonianze, messaggi)
  2. Inviare lettera raccomandata A/R o PEC al datore comunicando la risoluzione del rapporto per giusta causa, specificando i motivi. Questo documento e fondamentale per la successiva domanda di NASPI
  3. Procedere con le dimissioni telematiche sul portale del Ministero del Lavoro (accesso con SPID, CIE o CNS), selezionando come causale “Dimissioni per giusta causa”
  4. Attendere la convalida (le dimissioni per giusta causa non richiedono convalida davanti all’Ispettorato del Lavoro, a differenza delle dimissioni in periodo protetto)

Diritto alla NASPI con dimissioni per giusta causa

Le dimissioni per giusta causa sono una delle poche ipotesi in cui il lavoratore dimissionario ha diritto alla NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). In caso di dimissioni volontarie ordinarie, la NASPI non spetta.

Per ottenere la NASPI con dimissioni per giusta causa:

  • Presentare domanda all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro
  • Allegare alla domanda la lettera con cui si sono comunicate le motivazioni della giusta causa al datore
  • Avere almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti la disoccupazione
  • Avere almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti

L’INPS valutera le motivazioni indicate e potrebbe richiedere documentazione integrativa. In caso di contestazione del riconoscimento della giusta causa da parte dell’INPS, e possibile presentare ricorso. E consigliabile in questi casi farsi assistere dal patronato o da un consulente del lavoro.

Attenzione: la giusta causa va dimostrata

Il riconoscimento della giusta causa non e automatico. Il lavoratore deve poter dimostrare i comportamenti datoriali che la integrano, sia per ottenere la NASPI sia per eventuali azioni di risarcimento del danno. In caso di contestazione del datore (che potrebbe negare la giusta causa e chiedere l’indennita di mancato preavviso), il Giudice del Lavoro valutera le prove prodotte da entrambe le parti.

Per questo, prima di rassegnare le dimissioni per giusta causa, e fortemente consigliabile:

  • Consultare un consulente del lavoro o avvocato giuslavorista
  • Raccogliere tutta la documentazione utile
  • Valutare se le condizioni integrano effettivamente la giusta causa o ricadono in fattispecie diverse

Domande frequenti (FAQ)

Le dimissioni per giusta causa richiedono il preavviso?

No. La giusta causa legittima il lavoratore a dimettersi senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal CCNL o dal contratto individuale. Se il lavoratore decide comunque di dare il preavviso, ha diritto all’indennita sostitutiva.

Ritardi nello stipendio: quanti mesi bastano per la giusta causa?

Non esiste un numero fisso stabilito dalla legge: la valutazione e sempre caso per caso. In generale, ritardi reiterati (anche di breve durata ma sistematici) per almeno 2-3 mesi consecutivi tendono ad essere considerati sufficienti dalla giurisprudenza. Un solo episodio di ritardo, salvo che sia di entita molto rilevante, di solito non e sufficiente.

Il datore puo contestare le dimissioni per giusta causa?

Si. Il datore puo contestare le motivazioni e chiedere al lavoratore di pagare l’indennita di mancato preavviso (se le dimissioni vengono considerate non per giusta causa). In caso di contestazione, la questione si risolve davanti al Giudice del Lavoro. La lettera di dimissioni con motivazioni dettagliate e le prove documentali sono fondamentali in questo scenario.

Ho diritto al TFR con le dimissioni per giusta causa?

Si. Il TFR maturato nel corso del rapporto di lavoro spetta sempre al lavoratore, indipendentemente dal modo in cui il rapporto si conclude (licenziamento, dimissioni volontarie o per giusta causa, scadenza contratto). Il datore e obbligato a liquidarlo entro i termini previsti dal CCNL.

Conclusione

Le dimissioni per giusta causa tutelano il lavoratore nei casi in cui il comportamento del datore rende impossibile la prosecuzione del rapporto: dalla mancata corresponsione dello stipendio al mobbing, dal demansionamento alle violazioni delle norme di sicurezza. Prima di procedere, e fondamentale raccogliere le prove e valutare attentamente se i presupposti siano effettivamente integrati.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto attraverso il servizio di patronato per la presentazione delle dimissioni online, la domanda di NASPI e il supporto nei ricorsi INPS. Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata sulla tua situazione lavorativa.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 12:30:002026-07-03 07:53:48Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le dimissioni volontarie in Italia devono essere presentate obbligatoriamente in forma telematica dal 2016. Questo significa che non e piu sufficiente consegnare una lettera di dimissioni al datore di lavoro: devi utilizzare il portale online del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In questa guida spieghiamo come funzionano le dimissioni online nel 2026, la procedura passo per passo con SPID, i casi particolari e quando puoi richiedere la NASPI.

Indice dei contenuti

  1. Perche le dimissioni devono essere telematiche
  2. Procedura dimissioni online 2026: guida passo per passo
  3. Cosa sono le comunicazioni UNILAV
  4. Casi particolari: quando la procedura telematica non si applica
  5. Dimissioni per giusta causa: cosa cambia
  6. Revoca delle dimissioni telematiche
  7. NASPI dopo le dimissioni: quando spetta
  8. Domande frequenti sulle dimissioni online
  9. Conclusione: assistenza patronato per le dimissioni

Perche le dimissioni devono essere telematiche

L’obbligo di dimissioni telematiche e stato introdotto dall’articolo 26 del D.Lgs. 151/2015 (Jobs Act) per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco: la pratica, illegale, di far firmare al lavoratore al momento dell’assunzione un foglio di dimissioni non datato, che il datore di lavoro poteva usare in qualsiasi momento.

Con la procedura telematica, le dimissioni vengono trasmesse direttamente al Ministero del Lavoro attraverso il portale online, con codice univoco e data certa. Il datore di lavoro riceve notifica automatica e non puo contestare la data.

Procedura dimissioni online 2026: guida passo per passo

  1. SPID o CIE: accedi al portale del Ministero del Lavoro (www.lavoro.gov.it) con le tue credenziali SPID di livello 2 o con la CIE
  2. Selezione datore di lavoro: inserisci il codice fiscale o la partita IVA del datore di lavoro. Il sistema recupera i dati dal registro delle comunicazioni obbligatorie
  3. Tipo di dimissioni: scegli tra dimissioni volontarie, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto
  4. Data di decorrenza: indica la data prevista di fine rapporto (tiene conto del preavviso contrattuale)
  5. Invio e conferma: dopo l’invio ricevi via email il codice univoco. Il datore di lavoro riceve notifica automatica via PEC o email certificata

Il portale e disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’accesso e gratuito.

Cosa sono le comunicazioni UNILAV

UNILAV e il sistema telematico di comunicazioni obbligatorie dei rapporti di lavoro al Ministero del Lavoro. Quando un lavoratore si dimette, il datore di lavoro deve trasmettere la comunicazione UNILAV di cessazione del rapporto entro 5 giorni. Questo sistema e distinto dalla procedura di dimissioni telematiche che fa il lavoratore: entrambe le comunicazioni sono necessarie e si integrano nel sistema informativo del Ministero.

Casi particolari: quando la procedura telematica non si applica

Esistono alcune eccezioni alla procedura telematica standard:

CasoProceduraEnte competente
Dimissioni durante maternita/paternita (fino a 3 anni del bambino)Convalida obbligatoria presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL)ITL (ex DTL)
Lavoratori domestici (colf, badanti)Lettera raccomandata o PEC al datore di lavoro (non usano il portale telematico)–
Lavoratori in mobilita o CIGProcedura telematica standard + eventuale comunicazione INPSINPS
Apprendisti durante il periodo formativoProcedura telematica standardMinistero Lavoro
DirigentiProcedura telematica standardMinistero Lavoro

Dimissioni per giusta causa: cosa cambia

Le dimissioni per giusta causa si hanno quando il lavoratore si dimette a causa di un comportamento grave del datore di lavoro che rende impossibile la prosecuzione del rapporto. Esempi tipici:

  • Mancato pagamento dello stipendio per piu mesi
  • Mobbing documentato
  • Modifiche sostanziali delle mansioni in peius (demansionamento illegittimo)
  • Trasferimento illegittimo
  • Violazioni gravi degli obblighi contrattuali del datore di lavoro

In caso di dimissioni per giusta causa il lavoratore non deve rispettare il preavviso e ha diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione INPS), come se fosse stato licenziato. E necessario tuttavia dimostrare la giusta causa: e fortemente consigliato il supporto di un patronato o di un legale per documentare correttamente la situazione.

Revoca delle dimissioni telematiche

Le dimissioni telematiche possono essere revocate entro 7 giorni dalla trasmissione. La revoca si effettua accedendo nuovamente al portale del Ministero del Lavoro con lo stesso codice univoco ricevuto al momento dell’invio. Dopo i 7 giorni, la revoca non e piu possibile in via telematica ma puo essere concordata tra le parti con accordo scritto.

NASPI dopo le dimissioni: quando spetta

In linea generale, chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione). Fanno eccezione:

  • Dimissioni per giusta causa: si ha diritto alla NASPI (art. 3 c. 2 D.Lgs. 22/2015)
  • Risoluzione consensuale in sede di conciliazione: si ha diritto alla NASPI
  • Dimissioni durante la maternita (entro 1 anno dal parto): si ha diritto alla NASPI se le dimissioni sono convalidate dall’ITL

Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella verifica del diritto alla NASPI e nella presentazione della domanda all’INPS.

Domande frequenti sulle dimissioni online

Posso dimettermi senza SPID? Si, con la CIE (Carta di Identita Elettronica) di seconda generazione dotata di chip. Se non hai ne SPID ne CIE, puoi rivolgerti a un patronato che puo effettuare la procedura per tuo conto.

Le dimissioni telematiche valgono anche per i part-time? Si, la procedura telematica si applica a tutti i contratti di lavoro dipendente, a prescindere dall’orario (full-time o part-time).

Il datore di lavoro deve accettare le dimissioni? Le dimissioni volontarie del lavoratore sono un atto unilaterale: il datore di lavoro non deve accettarle. Una volta inviate telematicamente, le dimissioni sono valide e producono effetto decorso il periodo di preavviso.

Cosa succede se il datore di lavoro non paga il TFR dopo le dimissioni? Il TFR deve essere corrisposto entro i termini previsti dal contratto (di solito entro il mese successivo alla cessazione). In caso di mancato pagamento, puoi presentare un ricorso al giudice del lavoro o attivare la procedura di pignoramento. Il patronato CAF puo assisterti nelle pratiche preliminari.

Conclusione: assistenza patronato per le dimissioni

La procedura di dimissioni telematiche e semplice se disponi di SPID e hai un rapporto di lavoro standard. Nei casi particolari (dimissioni in maternita, giusta causa, lavoratori domestici, mancanza di SPID), l’assistenza di un patronato CAF e preziosa per evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per dimissioni telematiche, domande NASPI e pratiche di fine rapporto. Prenota un appuntamento.

Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Domande Frequenti Quali servizi offre il CAF Centro Fiscale? Il CAF offre: dichiarazione dei redditi (730 e Redditi PF), ISEE e DSU, pratiche di successione, gestione colf e badanti, consulenza fiscale per partite IVA, bonus e agevolazioni. Come prenoto un appuntamento? Puoi prenotare telefonicamente al numero 0432 501768 oppure online attraverso il nostro sito. Riceverai […]

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Gennaio 16, 2025/0 Commenti/da Roberta Fantini
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