Guide Fatturazione ElettronicaID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come FunzionaQuando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.Indice dei contenutiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaNumeroFattura: il progressivo dell’emittenteCodice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaCodice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPACodice fiscale del cliente privatoDove trovare l’ID SDI di una fatturaA cosa serve l’ID SDI nella praticaCome compilare nota di credito con ID SDIContatore progressivo fatture 2026Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTEsempio XML con tutti gli ID compilatiCome recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaDifferenza con il numero progressivo di invioErrori comuni sugli ID della fattura elettronicaDomande frequentiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaL’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.NumeroFattura: il progressivo dell’emittenteIl numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaIl codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.I valori possibili del codice destinatario sono:7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).“0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).“XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPAQuando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA). Codice fiscale del cliente privatoIl quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.Dove trovare l’ID SDI di una fatturaUna delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:<IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI> <DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione> <DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e CorrispettiviAccedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.3. Software di fatturazioneTutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione. A cosa serve l’ID SDI nella praticaComprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.Come compilare nota di credito con ID SDIQuando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:<DatiFattureCollegate> <IdDocumento>001/2026</IdDocumento> <Data>2026-03-15</Data> <NumItem>2</NumItem> </DatiFattureCollegate>Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972. Contatore progressivo fatture 2026Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTOltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.CIG – Codice Identificativo GaraIl CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.CUP – Codice Unico ProgettoIl CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.DDT – Documento Di TrasportoIl DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo. Esempio XML con tutti gli ID compilatiPer chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.<FatturaElettronica versione="FPA12"> <FatturaElettronicaHeader> <DatiTrasmissione> <IdTrasmittente> <IdPaese>IT</IdPaese> <IdCodice>01234567890</IdCodice> </IdTrasmittente> <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio> <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione> <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario> </DatiTrasmissione> ... </FatturaElettronicaHeader> <FatturaElettronicaBody> <DatiGenerali> <DatiGeneraliDocumento> <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento> <Divisa>EUR</Divisa> <Data>2026-07-04</Data> <Numero>145/2026</Numero> </DatiGeneraliDocumento> <DatiOrdineAcquisto> <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP> <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG> </DatiOrdineAcquisto> </DatiGenerali> ... </FatturaElettronicaBody> </FatturaElettronica>In questo esempio puoi notare:ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaCapita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa. Differenza con il numero progressivo di invioUn altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.Errori comuni sugli ID della fattura elettronicaLavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.Confondere il numero della fattura con l’IdSdiL’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.Inserire lo stesso numero fattura su più documentiErrore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVAInserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.Saltare numeri nel progressivoCancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PANelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura. Domande frequentiCos’è l’ID di una fattura elettronica?L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.L’IdSdi è uguale al numero della fattura?No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? ContattaciCapire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 14:00:002026-05-24 09:36:49ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATOPensione anticipata 42 anni e 10 mesi 2026: quanto si perde con la penalizzazione di anticipo Indice dell articoloCos e la pensione anticipata ordinaria 2026La penalizzazione e stata abolita dal 2018Quanto si perde davvero: i coefficienti di trasformazionePensione anticipata ordinaria vs Quota 103 e Opzione DonnaLa finestra mobile di 3 mesiCalcolo pensione: caso pratico uomo 60 anniSistema misto retributivo-contributivoCristallizzazione dei requisitiCome verificare la perdita reale con ECOCERTSituazioni particolari: invalidi e lavori gravosiCosa fare se mancano pochi anniFAQ sulla pensione anticipataCalcola la tua pensione con il CAFStai cercando di capire quanti anni di contributi servono per andare in pensione anticipata e se esiste davvero una “penalizzazione” sull’assegno? La risposta ti sorprenderà: la penalizzazione per la pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi è stata abolita dal 1° gennaio 2018. Tuttavia, uscire prima dell’età pensionabile ha comunque un costo reale sul montante contributivo. Scopriamo insieme come funziona, quanto si perde davvero e quali scelte conviene fare nel 2026.Cos’è la pensione anticipata ordinaria 2026La pensione anticipata ordinaria è una delle misure previdenziali che consente di lasciare il lavoro senza alcun limite di età anagrafica, a condizione di aver accumulato un numero sufficiente di anni contributivi. La normativa di riferimento è il D.L. 201/2011 (Riforma Fornero) e il successivo D.L. 4/2019 che ha introdotto le finestre mobile.Nel 2026 i requisiti contributivi per la pensione anticipata ordinaria sono:Uomini: 42 anni e 10 mesi di contributi (pari a 2.218 settimane)Donne: 41 anni e 10 mesi di contributi (pari a 2.166 settimane)Non è richiesta alcuna età minima: un lavoratore di 58 anni che ha iniziato a lavorare molto presto e accumula 42 anni e 10 mesi di contributi può andare in pensione anticipata. Viceversa, chi arriva a 67 anni senza aver raggiunto questo requisito contributivo accede alla pensione di vecchiaia. La penalizzazione è stata abolita dal 2018: il grande equivocoUno degli errori più diffusi riguarda la cosiddetta “penalizzazione” sulla pensione anticipata ordinaria. Molti lavoratori credono che uscire dal lavoro prima dei 67 anni comporti una riduzione percentuale dell’assegno applicata automaticamente dall’INPS. Questo non è più vero dal 1° gennaio 2018.La Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017, art. 1 c. 194) ha eliminato definitivamente le penalizzazioni per la pensione anticipata ordinaria per chi matura il requisito a partire dal 2018. Prima di quella data, chi usciva prima dei 62 anni subiva una riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni, aumentata al 2% per ogni anno oltre i due.Oggi, chi raggiunge i 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) non subisce alcuna decurtazione percentuale automatica sull’assegno calcolato secondo le regole ordinarie. Quanto si perde davvero: i coefficienti di trasformazioneSe non c’è penalizzazione formale, perché si parla di “quanto si perde” anticipando la pensione? La risposta sta nei coefficienti di trasformazione, che sono il meccanismo con cui il sistema contributivo converte il montante accumulato in rendita mensile.Il principio è semplice: più sei giovane quando vai in pensione, più il montante deve essere spalmato su un numero maggiore di anni attesi di vita, quindi ogni singola rata mensile è più bassa. I coefficienti vengono aggiornati ogni due anni dall’INPS in base alle tavole di sopravvivenza ISTAT.Tabella coefficienti di trasformazione 2025-2026 (D.M. aprile 2024)Età all’accessoCoefficienteDifferenza rispetto a 67 anni57 anni4,186%-27,2%58 anni4,289%-25,4%59 anni4,399%-23,5%60 anni4,515%-21,5%61 anni4,639%-19,3%62 anni4,770%-17,1%63 anni4,910%-14,6%64 anni5,057%-12,0%65 anni5,214%-9,3%66 anni5,382%-6,3%67 anni5,575%RiferimentoNota: i coefficienti si applicano alla quota contributiva del montante. Per chi ha contribuzione mista (retributiva + contributiva), la riduzione riguarda solo la parte contributiva.Come leggere la tabella: un lavoratore che va in pensione a 62 anni con un montante contributivo di 300.000 euro riceve un assegno mensile (quota contributiva) di circa:A 62 anni: 300.000 × 4,770% / 13 = circa 1.101 euro/meseA 67 anni (se avesse aspettato): 300.000 × 5,575% / 13 = circa 1.287 euro/meseDifferenza: -186 euro/mese, pari a circa il 14,5% in meno Pensione anticipata ordinaria vs Quota 103 e Opzione DonnaÈ fondamentale non confondere la pensione anticipata ordinaria con altre misure che hanno regole di calcolo diverse e che possono portare a una vera e propria penalizzazione dell’assegno:Quota 103 (non prorogata per il 2026)La Quota 103 (62 anni di età + 41 anni di contributi) prevedeva, per chi optava per il calcolo contributivo puro non forfettizzato, l’applicazione integrale del sistema contributivo sull’intero montante. Questo significava che i lavoratori con carriera prevalentemente retributiva — ossia assunti prima del 1996 — subivano una riduzione rilevante rispetto al metodo misto o retributivo. Nel 2026 Quota 103 non è stata prorogata nella forma originale.Opzione DonnaL’Opzione Donna consente alle lavoratrici di accedere alla pensione con requisiti contributivi ridotti (35 anni) e un’età minima di 59-61 anni, ma a condizione di accettare il ricalcolo contributivo integrale dell’intero assegno. Per le lavoratrici con carriera mista (retributiva + contributiva), questo può significare una riduzione del 20-30% rispetto all’assegno calcolato con il metodo misto ordinario.La pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) non prevede il ricalcolo contributivo integrale: si applica il metodo di calcolo ordinario (retributivo + contributivo per i periodi ante/post 1996). La finestra mobile di 3 mesi: quando si inizia davvero a ricevere la pensioneUn aspetto che molti trascurano è la finestra mobile prevista dall’art. 15 del D.L. 4/2019: una volta maturato il requisito dei 42 anni e 10 mesi di contributi, non si inizia a ricevere la pensione immediatamente. L’INPS prevede un’attesa di 3 mesi dalla data di maturazione del requisito prima che il pagamento decorra.Esempio pratico: se un lavoratore matura i 42 anni e 10 mesi di contributi il 15 luglio 2026, il primo assegno pensionistico sarà pagato dal 1° novembre 2026 (3 mesi di finestra + decorrenza dal primo del mese successivo).Questa attesa di 3 mesi è fissa e vale per tutti, indipendentemente dall’età anagrafica e dalla categoria lavorativa (dipendenti privati, dipendenti pubblici, autonomi).Calcolo pensione: caso pratico uomo 60 anni con 42 anni e 10 mesiVediamo un esempio concreto per capire le opzioni disponibili e la perdita reale nell’anticipare.Profilo: Mario, 60 anni, lavoratore dipendente nel settore privato, ha iniziato a lavorare a 17 anni. Raggiunge 42 anni e 10 mesi di contributi nel luglio 2026. Il suo montante contributivo maturato dal 1996 è di 250.000 euro. La quota retributiva (pre-1996) ammonta a circa 800 euro netti/mese stimati.Opzione 1: Pensione anticipata ordinaria a 60 anni (2026)Coefficiente a 60 anni: 4,515%Quota contributiva mensile lorda: 250.000 × 4,515% / 13 = 868 euroQuota retributiva: circa 800 euroPensione lorda totale stimata: circa 1.668 euro/meseDecorrenza: ottobre 2026 (dopo finestra 3 mesi)Anni di pensione stimati (a 60 anni, aspettativa vita 83 anni): 23 anniOpzione 2: Aspettare la pensione di vecchiaia a 67 anniCoefficiente a 67 anni: 5,575%Montante contributivo ulteriormente aumentato in 7 anni di lavoro aggiuntivo (stimato +180.000 euro): totale 430.000 euroQuota contributiva mensile lorda: 430.000 × 5,575% / 13 = 1.843 euroQuota retributiva rivalutata: circa 900 euroPensione lorda totale stimata: circa 2.743 euro/meseAnni di pensione stimati (a 67 anni, aspettativa vita 83 anni): 16 anniConfronto break-even: Mario percepirebbe circa 1.075 euro/mese in meno aspettando fino a 67 anni, ma riceverebbe la pensione per 23 anni invece di 16. Il “costo” di anticipare è un assegno inferiore; il “vantaggio” è ricevere la pensione per più anni.Questi sono calcoli esemplificativi. Per il tuo caso specifico, il CAF Centro Fiscale di Udine può elaborare una simulazione personalizzata basata sul tuo estratto contributivo INPS reale. Sistema misto retributivo-contributivo: chi ne è interessatoIl sistema pensionistico italiano ha subito una riforma profonda nel 1995 con la Legge Dini (L. 335/1995). In base alla data di inizio carriera, i lavoratori si trovano in tre situazioni diverse:Lavoratori con contribuzione intera prima del 31/12/1995 (anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31/12/1995): applicano il metodo retributivo fino al 31/12/1995 e il metodo contributivo dalla data del 1° gennaio 1996 in poiLavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995: il sistema contributivo si applica dal 1996 in poi, quello retributivo per il periodo precedenteLavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996: si applica il puro sistema contributivo su tutta la carrieraPer chi ha carriera prevalentemente retributiva (ante 1996), la “perdita” reale nell’anticipare la pensione è meno rilevante rispetto al sistema puramente contributivo, perché la quota retributiva non dipende dai coefficienti di trasformazione.Cristallizzazione dei requisiti: cosa significaUn concetto importante è quello della cristallizzazione dei requisiti pensionistici: chi matura i 42 anni e 10 mesi di contributi ha il diritto alla pensione anticipata ordinaria “cristallizzato”, ossia acquisito e non soggetto a revisione al rialzo da parte di futuri interventi normativi.In pratica, se il Governo dovesse decidere di portare il requisito contributivo a 43 anni, chi ha già maturato 42 anni e 10 mesi prima dell’entrata in vigore della nuova norma mantiene il diritto acquisito con le vecchie regole.Questo rende particolarmente importante verificare per tempo il proprio estratto contributivo INPS attraverso il servizio MyINPS o tramite il Patronato, soprattutto se si è vicini alla soglia dei 42 anni e 10 mesi. Come verificare la perdita reale con ECOCERT e la busta arancione INPSL’INPS mette a disposizione due strumenti fondamentali per stimare l’assegno pensionistico futuro e quindi la perdita reale derivante dall’anticipo:1. La Busta Arancione INPS (MyINPS)Accessibile tramite SPID/CIE su myinps.inps.it, la Busta Arancione mostra la proiezione dell’assegno pensionistico stimato a diverse date di uscita. Il sistema calcola automaticamente l’impatto dei coefficienti di trasformazione in base all’età di pensionamento scelta.2. Il servizio ECOCERTECOCERT (Estratto Conto Contributivo) mostra settimana per settimana tutti i contributi versati nel corso della carriera lavorativa. È fondamentale per:Verificare se si hanno effettivamente 42 anni e 10 mesi di contributi accreditatiIndividuare eventuali buchi contributivi da colmare (riscatto laurea, contributi volontari)Calcolare esattamente quando si raggiungerà il requisitoSe noti discrepanze o periodi non accreditati nel tuo estratto contributivo, il Patronato CAF Centro Fiscale può assisterti nella regolarizzazione tramite domanda di ricostituzione della posizione assicurativa INPS.Situazioni particolari: invalidi e lavori gravosiPer alcune categorie di lavoratori esistono percorsi di pensionamento anticipato con requisiti contributivi ridotti rispetto ai 42 anni e 10 mesi:Lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%: possono accedere alla pensione di vecchiaia a 61 anni (uomini) o 56 anni (donne) con almeno 20 anni di contributi, oppure alla pensione anticipata con 35 anni di contributiAddetti a lavori gravosi e usuranti: possono accedere all’APE Sociale o al pensionamento con Quota 41 (solo contributi, senza vincolo di età), riservata ai “precoci”Per queste categorie, la verifica del proprio profilo previdenziale personalizzato è ancora più importante, perché i percorsi disponibili sono molteplici e le condizioni variano caso per caso.Cosa fare se mancano pochi anni ai 42 anni e 10 mesiSe ti mancano ancora qualche anno al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi, hai alcune opzioni per “anticipare” il traguardo:Riscatto della laurea: il periodo universitario può essere riscattato (onere calcolato sul reddito) e conta ai fini del requisito contributivo per la pensione anticipata. Per la pensione conviene verificare la convenienza economicaContributi figurativi: periodi di malattia, maternità, cassa integrazione, disoccupazione sono accreditati figurativamente e contanoRicongiunzione di posizioni previdenziali: se hai contributi in più gestioni INPS o casse professionali, la ricongiunzione li riunisce in un’unica posizioneTotalizzazione gratuita: alternativa alla ricongiunzione, permette di sommare i periodi contributivi senza trasferimento monetario, con calcolo pro-quota per ciascuna gestioneFAQ sulla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesiCon 42 anni e 10 mesi di contributi devo aspettare un’età minima?No. La pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) non prevede alcun limite di età anagrafica. Se hai 55 anni e hai già accumulato quella contribuzione, puoi fare domanda di pensione (ricordando la finestra mobile di 3 mesi).C’è davvero una penalizzazione sull’assegno pensionistico?La penalizzazione formale (riduzione percentuale) è stata abolita dal 1° gennaio 2018 per chi matura i requisiti da quella data in poi. Rimane però l’effetto naturale del sistema contributivo: chi anticipa la pensione applica un coefficiente di trasformazione più basso, che riduce la quota contributiva dell’assegno (non quella retributiva). Questo non è una “penalizzazione normativa” ma la logica attuariale del sistema.Posso lavorare mentre percepisco la pensione anticipata ordinaria?Sì. La pensione anticipata ordinaria è cumulabile con qualsiasi reddito da lavoro, sia dipendente che autonomo, senza limitazioni. Non si applicano le restrizioni sulla cumulabilità previste per Quota 103 o altre misure sperimentali.Quanto pesa la finestra mobile di 3 mesi?La finestra mobile di 3 mesi fa sì che si “perdano” 3 mesi di pensione rispetto alla data di maturazione del requisito. Non si tratta di una perdita sull’assegno mensile, ma di un ritardo nel primo pagamento. Puoi fare domanda di pensione anche qualche mese prima della maturazione del requisito, indicando la data prevista.Come si conta il periodo di lavoro all’estero ai fini dei 42 anni e 10 mesi?I periodi lavorati in paesi UE/SEE e in paesi con cui l’Italia ha accordi di sicurezza sociale bilaterali possono essere totalizzati con i contributi italiani ai fini del raggiungimento del requisito contributivo per la pensione anticipata. Il calcolo dell’assegno avviene però pro-quota per ciascun paese.Vale la pena aspettare i 67 anni per la pensione di vecchiaia?Dipende dalla situazione personale. Aspettare porta un assegno mensile più alto (grazie a coefficiente di trasformazione maggiore e contribuzione aggiuntiva), ma si riceve la pensione per meno anni. Il “pareggio” (break-even point) statisticamente avviene intorno ai 78-80 anni di vita. Chi ha aspettative di vita superiori alla media potrebbe beneficiare dall’attesa; chi ha problemi di salute o ha iniziato presto a lavorare potrebbe preferire l’anticipo.Calcola la tua pensione con il CAF Centro Fiscale di UdineI calcoli previdenziali sono complessi e dipendono da molte variabili personali: la tua storia contributiva, i periodi di discontinuità, eventuali contributi versati in più casse, il tipo di contratto. Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di consulenza previdenziale personalizzata per aiutarti a:Verificare il tuo estratto contributivo INPSCalcolare esattamente quando raggiungi i 42 anni e 10 mesi di contributiStimare l’assegno pensionistico a diverse date di uscitaValutare se conviene il riscatto laurea o i contributi volontariPresentare la domanda di pensione all’INPSContattaci per un appuntamento:Telefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Email: info@centrofiscale.comIndirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — UdineLuglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 11:00:002026-07-03 08:00:01Pensione anticipata 42 anni e 10 mesi 2026: quanto si perde con la penalizzazione di anticipo
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariPartita IVA podologo 2026: guida completa a codice ATECO, contributi e fatturazionePartita IVA podologo 2026: guida completa a codice ATECO, contributi e fatturazioneIl podologo e’ una professione sanitaria a tutti gli effetti: il suo esercizio e’ regolamentato dalla Legge 251/2000 (art. 6), che disciplina le professioni sanitarie infermieristiche e tecniche. Chi apre la Partita IVA come podologo nel 2026 deve conoscere il codice ATECO corretto, la cassa previdenziale di riferimento (Gestione Separata INPS), le regole IVA specifiche del settore sanitario e gli obblighi del Sistema Tessera Sanitaria.A differenza di medici o psicologi, il podologo non ha una cassa previdenziale di categoria dedicata: i contributi vanno versati alla Gestione Separata INPS. Questo ha implicazioni concrete sulla pianificazione previdenziale e sulla convenienza del regime forfettario.Podologo: professione sanitaria e requisiti per la P.IVA Il podologo esercita la professione sanitaria in autonomia ed e’ responsabile dell’assistenza generale di podologia. Svolge attivita’ di prevenzione, cura e riabilitazione patologie del piede che non richiedono trattamenti chirurgici. L’esercizio della professione richiede:Laurea triennale in Podologia (o titolo equipollente)Iscrizione all’Ordine delle Professioni Sanitarie (sezione podologi — l’ordine di riferimento e’ quello TSRM PSTRP dopo la L. 3/2018)Polizza RC professionale obbligatoria (L. 24/2017 Gelli-Bianco)Una volta in possesso di questi requisiti, l’apertura della Partita IVA e’ possibile attraverso la presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.Codice ATECO per il podologo Il codice ATECO per il podologo libero professionista e’:Codice ATECODescrizioneCoefficiente redditività86.90.29Altre attivita’ paramediche NCA (non classificate altrove)78%Il codice 86.90.29 e’ utilizzato da diverse professioni sanitarie senza cassa dedicata: podologi, logopedisti, tecnici di radiologia (TSRM), tecnici di laboratorio biomedico, osteopati, dietisti, tecnici di neurofisiopatologia. Il coefficiente di redditivita’ del 78% si applica a tutte le attivita’ professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie nel regime forfettario.Regime forfettario per il podologo: conviene? Il regime forfettario e’ la scelta piu’ comune per i podologi che iniziano la libera professione. I parametri chiave per il 2026:Soglia di accesso: ricavi/compensi fino a 85.000 euro nell’anno precedenteUscita immediata: se si superano 100.000 euro nello stesso annoCausa ostativa dipendente: reddito da lavoro dipendente o assimilato anno precedente superiore a 35.000 euro (L. 207/2024 — soglia elevata da 30.000 a 35.000 dal 2025)Coefficiente redditività: 78%Imposta sostitutiva: 15% (5% per i primi 5 anni di nuova attivita’)Esempio pratico: un podologo con 40.000 euro di compensi annui ha un reddito imponibile forfettario di 31.200 euro (40.000 x 78%). Imposta sostitutiva: 4.680 euro al 15% (o 1.560 euro al 5% nei primi 5 anni). A questi si aggiungono i contributi GS INPS.Contributi previdenziali: Gestione Separata INPS Il podologo libero professionista non ha una cassa di categoria dedicata: i contributi previdenziali vanno versati alla Gestione Separata INPS. Le aliquote 2026 sono:26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale (podologo con sola P.IVA)24% per chi ha gia’ altra copertura (es. podologo dipendente + P.IVA libera professione)In regime forfettario e’ possibile optare per la riduzione del 35% dell’aliquota contributiva: l’aliquota effettiva scende a circa 16,95% (26,07% x 65%). Questa riduzione abbassa il costo contributivo immediato, ma riduce anche il montante per la pensione futura. La scelta deve essere ponderata.I contributi GS INPS si versano con F24 alle stesse scadenze dell’imposta sostitutiva: acconto a giugno e novembre, saldo a giugno dell’anno successivo.Per un confronto tra le casse previdenziali di tutte le professioni sanitarie, vedi: Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026.IVA sulle prestazioni podologiche: esenzione art. 10 n.18 Le prestazioni podologiche rese da un podologo abilitato (laureato e iscritto all’albo) sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/1972. L’esenzione si applica alle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione della persona svolte nell’esercizio di professioni sanitarie soggette a vigilanza.In pratica:In regime ordinario: la fattura del podologo non porta IVA sulle prestazioni sanitarie tipiche. Il codice natura da usare in fattura elettronica e’ N4 (operazioni esenti).In regime forfettario: non si applica IVA di default. Il codice natura e’ N2.2.Non sanitarie (es. vendita di prodotti per la cura del piede, consulenze estetiche non terapeutiche): soggette a IVA ordinaria al 22%.Sistema Tessera Sanitaria: obbligo per i podologi Il podologo e’ obbligato alla trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria per tutte le prestazioni erogate a persone fisiche residenti in Italia (DL 78/2010 art. 3 c. 3 + DM 31/07/2015). Questo vale indipendentemente dal regime fiscale (ordinario o forfettario).La trasmissione avviene mensilmente entro la fine del mese successivo. Il codice spesa da usare e’ SP (spesa sanitaria). I dati trasmessi finiscono nel 730 precompilato del paziente, consentendo la detrazione del 19% delle spese sanitarie.Per una guida completa al Sistema TS con scadenze e sanzioni, vedi: Fatturazione Sistema Tessera Sanitaria 2026.Aprire uno studio podologico: requisiti e costi Aprire uno studio podologico richiede il rispetto di una serie di requisiti igienico-sanitari e autorizzativi:Locali idonei: devono rispettare i requisiti minimi previsti dal DPR 14 gennaio 1997 e dalle delibere regionali in materia di strutture sanitarie. Di solito richiedono sala d’attesa, locale trattamenti, servizi igienici.Autorizzazione sanitaria comunale: per gli studi che erogano prestazioni sanitarie al pubblico e’ necessaria un’autorizzazione o SCIA (segnalazione certificata di inizio attivita’) presso il Comune e la ASL di riferimento.RC professionale: obbligatoria per legge (L. 24/2017 Gelli-Bianco) con massimali adeguati all’attivita’ svolta.Attrezzature specifiche: poltrona podologica, strumenti per trattamenti (frese, bisturi monouso, ecc.) — tutti classificati dispositivi medici con tracciabilita’ obbligatoria.Smaltimento rifiuti sanitari: i rifiuti di tipo sanitario (aghi, bisturi usati) devono essere smaltiti secondo le norme sui rifiuti pericolosi (D.Lgs. 152/2006).Per i costi di apertura (locali, attrezzature, assicurazione, software gestionale) consultare un preventivo personalizzato, evitando di affidarsi a stime generiche che variano molto per zona geografica e dimensione dello studio.Confronto regime forfettario vs ordinario per il podologo AspettoRegime ForfettarioRegime OrdinarioImposta sul reddito15% (5% startup) su 78% ricaviIRPEF 23-43% su reddito netto (ricavi – costi effettivi)IVANon si applica (codice N2.2)Esente N4 per prestazioni sanitarie, ma obbligo liquidazione periodicaContributi previdenziali26,07% su reddito forfettario (riduz. 35% facoltativa)26,07% su reddito netto effettivoContabilita’Semplificata (solo registro incassi/pagamenti)Regime semplificato o ordinario con costi deducibili analiticamenteDeducibilita’ contributiGS INPS deducibile nel Quadro LMContributi deducibili integralmenteFatturazione elettronicaObbligatoria via SDI (dal 2024)Obbligatoria via SDILimite ricaviMax 85.000 euro/annoNessun limiteIl regime forfettario conviene quasi sempre nella fase iniziale e fino a ricavi medi. Con compensi vicini all’85.000 euro o con alti costi deducibili (affitto studio, dipendenti, attrezzature) il confronto con il regime ordinario va fatto caso per caso. Richiedi una simulazione personalizzata al CAF.Domande frequenti sulla Partita IVA podologo Il podologo puo’ lavorare anche come dipendente e avere la P.IVA?Si. Il podologo puo’ essere dipendente (SSN, struttura privata accreditata, casa di riposo) e avere contemporaneamente una Partita IVA per attivita’ libero-professionale privata. Se il reddito da dipendente supera 35.000 euro nell’anno precedente, pero’, perde la possibilita’ di adottare il regime forfettario per la P.IVA (causa ostativa L. 207/2024).Come si apre la P.IVA da podologo?L’iter e’: 1) iscrizione all’albo professionale, 2) presentazione modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online o sportello) con codice ATECO 86.90.29, scelta regime (forfettario o ordinario), 3) iscrizione alla Gestione Separata INPS entro 30 giorni dall’inizio attivita’, 4) attivazione casella SDI per fattura elettronica, 5) registrazione al portale sistemats.it. Per una guida dettagliata: Aprire Partita IVA 2026.Quante tasse paga un podologo con 30.000 euro di ricavi in forfettario?Con 30.000 euro di ricavi: reddito imponibile forfettario = 23.400 euro (30.000 x 78%). Imposta sostitutiva = 3.510 euro (15%) o 1.170 euro (5% startup). Contributi GS INPS: circa 6.100 euro al 26,07% (o circa 3.970 con riduzione 35%). Costo fiscale e previdenziale totale: circa 9.600-7.500 euro a seconda dell’opzione contributiva e degli anni di attivita’. Questi sono dati indicativi; richiedi una simulazione al CAF.Conclusione Aprire la Partita IVA da podologo nel 2026 e’ un percorso ben definito: codice ATECO 86.90.29, regime forfettario quasi sempre conveniente nella fase iniziale, Gestione Separata INPS come unica cassa previdenziale, esenzione IVA per le prestazioni sanitarie, obbligo Sistema TS per le prestazioni a persone fisiche. Per l’apertura dello studio, i requisiti igienico-sanitari regionali sono il nodo piu’ delicato da gestire.Per l’apertura della P.IVA, la dichiarazione dei redditi e la gestione di tutti gli adempimenti fiscali da podologo, CAF Centro Fiscale offre assistenza personalizzata. Contattaci per un preventivo senza impegno.Leggi anche: Hub Professionisti Sanitari 2026, Partita IVA Fisioterapista, Contributi previdenziali sanitari 2026.Richiedi preventivo gratuitoLuglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 09:00:002026-06-14 18:38:47Partita IVA podologo 2026: guida completa a codice ATECO, contributi e fatturazione
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOPartita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e TasseAprire la partita IVA come web designer o grafico nel 2026 significa entrare in uno dei mercati più dinamici del lavoro autonomo italiano. Web designer, UX/UI designer, graphic designer, illustratori, motion designer e brand designer sono tra le professioni creative-digitali a più alta domanda, soprattutto grazie alla crescente digitalizzazione delle PMI italiane.A differenza dello sviluppatore (che scrive codice), il designer si occupa di progettazione visiva, esperienza utente e identità di marca. Non esistono albi professionali né esami di Stato: per iniziare bastano portfolio, competenze e una corretta apertura della partita IVA.In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto: codici ATECO corretti per le diverse specializzazioni del design, regime forfettario al 78% di coefficiente di redditività, contributi alla Gestione Separata INPS, gestione dei diritti d’autore sulle opere creative, fatturazione B2B e B2C, clienti esteri, contratti e tariffe di mercato 2026.In sintesi: il web designer e il grafico in regime forfettario applicano un coefficiente di redditività del 78% (categoria professionale), pagano contributi alla Gestione Separata INPS (26,07%) e versano un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, poi del 15%. Il limite di ricavi è 85.000€/anno.Indice dei contenutiChi è il web designer e cosa fa nel 2026Web designer vs sviluppatore: le differenzeRequisiti pratici per iniziareCodice ATECO per web designer e graficiRegime forfettario al 78%Contributi Gestione Separata INPSModelli di tariffazione del designerDiritti d’autore su grafica e illustrazioniCessione diritti vs licenza limitataFatturazione B2C e B2BSubappalto da agenzie creativeClienti esteri: fatturazione e tasseDiritto morale dell’autoreStock graphic e marketplace templateContratto cliente: clausole essenzialiTariffe tipiche del designer nel 2026Esempi di calcolo tasseFAQ – Domande frequentiChi è il web designer e cosa fa nel 2026Il web designer è un professionista che progetta l’aspetto visivo, la struttura e l’esperienza di siti web, app e prodotti digitali. Sotto questa etichetta rientrano molte specializzazioni che, dal punto di vista fiscale, condividono regole simili.Profilo professionaleCosa faTariffa media 2026Web DesignerProgetta layout, grafica e usabilità di siti web35-80 €/hUX/UI DesignerStudia esperienza utente e disegna interfacce50-100 €/hGraphic DesignerCrea grafica per stampa, social, packaging30-70 €/hIllustratoreRealizza illustrazioni per editoria, brand, web40-90 €/hMotion DesignerAnima grafica per video, social, advertising50-120 €/hBrand DesignerDefinisce identità visiva e linee guida brand60-150 €/hTutti questi profili condividono lo stesso quadro fiscale: codice ATECO della categoria design, regime forfettario al 78%, Gestione Separata INPS. Cambiano gli strumenti (Adobe Creative Cloud, Figma, Sketch, After Effects) e le tariffe, ma non l’inquadramento fiscale. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Web designer vs sviluppatore: le differenzeUna confusione comune riguarda la differenza tra web designer e sviluppatore (developer). Entrambi lavorano nel digitale ma con competenze e codici ATECO diversi.AspettoWeb DesignerSviluppatoreOutputProgettazione visiva (layout, mockup, prototipi)Codice funzionante (HTML, CSS, JS, backend)Strumenti tipiciFigma, Adobe XD, Photoshop, Illustrator, SketchVS Code, Git, framework (React, Laravel, etc.)Codice ATECO consigliato74.10.21 / 74.10.3062.01.00Coefficiente forfettario78%67%Diritti d’autoreSì (opere grafiche e illustrazioni)Solo per software originaleMolti freelance lavorano in modo ibrido: progettano e sviluppano. In tal caso si può scegliere il codice ATECO prevalente (quello dell’attività con maggior fatturato) e indicare gli altri come secondari. Per dettagli sulla parte sviluppo, vedi la nostra guida dedicata: Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026.Requisiti pratici per iniziareLa professione di web designer e graphic designer in Italia non è regolamentata: non esiste un albo professionale, non serve un esame di Stato, non sono richiesti titoli di studio specifici per esercitare. Chiunque può aprire partita IVA e proporsi sul mercato.Tuttavia, per essere competitivi servono requisiti pratici imprescindibili:Portfolio professionale: minimo 5-10 progetti reali, anche personali se sei agli inizi (caso studio, behance, dribbble);Software professionali: Adobe Creative Cloud (Photoshop, Illustrator, InDesign), Figma, Sketch, Adobe XD, After Effects per motion;Competenze tecniche: tipografia, teoria del colore, layout, gerarchia visiva, principi UX, responsive design;Conoscenze base di codice (per web designer): HTML, CSS, basi di WordPress o framework no-code (Webflow);Soft skill: gestione cliente, time management, presentazione progetto, capacità di accettare feedback;Inglese B2 minimo: per accedere a clienti esteri e marketplace internazionali;Profili pubblici aggiornati: Behance, Dribbble, LinkedIn, sito personale.Una laurea in design (ISIA, IED, Politecnico, NABA) o un diploma di un’accademia non sono obbligatori, ma forniscono base teorica solida e network professionale. Sul mercato, però, contano molto di più portfolio e referenze rispetto al titolo di studio. Codice ATECO per web designer e graficiLa scelta del codice ATECO è uno dei nodi più delicati per il designer freelance. La categoria del design rientra nei “servizi professionali” (Sezione M Ateco) e il coefficiente di redditività in regime forfettario è del 78%.Codice ATECODescrizioneQuando usarlo74.10.21Attività di design di moda e design industrialeDesigner di prodotto, fashion design, packaging74.10.30Altre attività di design (graphic design, web)Codice più usato per grafici e web designer74.10.10Attività di design di modaSolo per fashion design62.01.00Produzione di software non connesso all’edizioneSolo se sviluppi anche codice (developer ibrido)59.12.00Attività di post-produzione cinematograficaMotion designer / video editorCodice consigliato per la maggior parte dei designer: 74.10.30 (“Altre attività di design non specializzato”). È il più ampio e copre web design, graphic design, brand identity, illustrazione, UX/UI design.Cosa fare se svolgi più attività? Si indica il codice prevalente (quello che genera maggior fatturato) e si possono aggiungere codici secondari in fase di apertura della partita IVA al modello AA9/12. È molto comune avere come prevalente il 74.10.30 e secondari come il 62.01.00 (sviluppo) o il 73.11.02 (servizi pubblicitari, copywriting, branding).Regime forfettario al 78%Il regime forfettario è la scelta naturale per la stragrande maggioranza dei designer freelance, almeno fino a quando i ricavi restano contenuti. Vediamo numeri e regole 2026.ParametroValore 2026Limite ricavi85.000 € annuiCoefficiente di redditività78% (categoria design / professionisti)Aliquota imposta sostitutiva (5 anni)5% (start-up, primi 5 anni)Aliquota imposta sostitutiva (a regime)15%IVANon applicata sulle fattureRitenuta d’accontoNon applicataLimite spese personale dipendente20.000 € annuiCome funziona il calcolo: il regime forfettario presume che il 22% dei tuoi ricavi siano costi (la differenza tra 100% e 78%). Quindi il reddito imponibile è sempre il 78% del fatturato, a prescindere dalle spese reali.Esempio rapido:Fatturato annuo: 30.000 € Reddito imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 € Imposta sostitutiva 5%: 23.400 × 5% = 1.170 € Imposta sostitutiva 15%: 23.400 × 15% = 3.510 €Requisiti per accedere e mantenere il regime:Ricavi anno precedente sotto 85.000 €;Spese per lavoro dipendente sotto 20.000 €;Non aver percepito redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 € (anno precedente);Non avere partecipazioni in società o SRL controllanti;Non aver fatturato oltre il 50% al precedente datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro. Contributi Gestione Separata INPSIl web designer e il graphic designer, non avendo una cassa professionale dedicata (a differenza di avvocati con Cassa Forense o geometri con CIPAG), si iscrivono alla Gestione Separata INPS.TipologiaAliquota 2026NoteSenza altra copertura26,07%Aliquota pienaCon altra copertura previdenziale24%Es. dipendente part-time, pensionatoMassimale annuo 2026~119.650 €Soglia oltre cui non si versaRiduzione 35% forfettariDisponibile su richiestaRiduce contributi ma anche pensioneEsempio pratico: con un fatturato di 30.000 € e coefficiente 78%, il reddito imponibile contributi è 23.400 €. I contributi INPS dovuti sono 23.400 × 26,07% = 6.100 € circa. È possibile dedurli integralmente dal reddito imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva.Riduzione 35% forfettari: i forfettari iscritti a casse non professionali possono richiedere uno sconto del 35% sui contributi. Va valutata caso per caso: riduce l’esborso ma anche la futura pensione. Per i designer giovani con orizzonte lungo non sempre conviene.Scadenze versamenti 2026:30 giugno: saldo anno precedente + 1° acconto (50%);30 novembre: 2° acconto (50%);Possibilità di rateizzare con maggiorazione 0,33% mensile.Modelli di tariffazione del designerIl modo in cui il designer fattura e si fa pagare ha un impatto enorme sulla redditività. I principali modelli di tariffazione 2026:1. Progetto chiuso (fixed price)Si concorda un prezzo totale per il deliverable (es. brand identity, sito web, set di illustrazioni). Vantaggi: il cliente sa quanto spenderà; il designer può lavorare in modo efficiente. Svantaggi: rischio scope creep (richieste extra non previste).Pratica comune: pagamento al 30/50/70% con saldo a consegna oppure 50% acconto + 50% saldo. Per progetti grandi (oltre 5.000 €), si dividono in milestone (es. 30% kickoff + 30% revisione + 40% consegna).2. Hourly rate (tariffa oraria)Si concorda una tariffa per ora di lavoro effettiva. Tipica per consulenze, modifiche, progetti con scope variabile. Tariffe orarie 2026:Junior (0-2 anni): 25-40 €/hMid level (2-5 anni): 40-60 €/hSenior (5+ anni): 60-100 €/hSpecialista UX/UI: 70-150 €/h3. Retainer mensileIl cliente paga una quota fissa mensile (es. 1.500-3.500 €) per un monte ore garantito (es. 30 ore/mese). Ottimo per agency creative interne ad aziende, social media designer, brand designer. Garantisce flusso di cassa stabile al designer.4. Modello ad abbonamento (subscription design)Trend in crescita: il cliente paga 500-2.500 €/mese e ha diritto a un certo numero di richieste illimitate (es. design “as-a-service” stile Designjoy, ManyPixels). Funziona bene per graphic designer con processi standardizzati. Diritti d’autore su grafica e illustrazioniUna specificità del designer (rispetto allo sviluppatore o ad altre professioni) è che le sue opere sono protette dal diritto d’autore (Legge 633/1941). Logo, illustrazioni, layout, opere grafiche originali rientrano tra le opere dell’ingegno tutelate.Dopo la Riforma del 2017 (D.Lgs. 142/2017 di recepimento direttiva UE 2014/26), lo sfruttamento economico delle opere è stato chiarito: il designer mantiene la titolarità dei diritti d’autore salvo cessione esplicita per iscritto.Tipologie di diritti d’autore in capo al designer:Diritti patrimoniali: riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico, modifica. Cedibili al cliente in tutto o in parte;Diritto morale: paternità dell’opera, integrità dell’opera. Inalienabile e irrinunciabile;Diritti connessi: per certe opere (fotografie, illustrazioni editoriali) sono distinti dai patrimoniali.Importante: in regime forfettario i compensi per cessione di diritti d’autore connessi all’attività professionale rientrano nei ricavi e si applicano gli stessi coefficienti. Se invece sono autonomi e svincolati dall’attività di lavoro autonomo, valgono regole diverse (vedi guida diritti d’autore forfettario).Cessione diritti vs licenza limitataIl punto più delicato del lavoro del designer: cosa cedi davvero al cliente quando consegni il file? La risposta dipende da cosa scrivete nel contratto. Senza specifica scritta, vale la presunzione minima: il cliente acquisisce solo il diritto d’uso per la finalità concordata, non la titolarità.TipologiaCosa comportaQuando usarlaCessione totale dei dirittiIl cliente diventa titolare dei diritti patrimoniali (può modificare, rivendere, sub-licenziare)Brand identity, logo, opere chiave del cliente. Tariffa più alta.Licenza esclusivaSolo il cliente può usare l’opera, ma il designer ne resta titolareCampagne pubblicitarie, illustrazioni editorialiLicenza non esclusivaIl designer può cedere la stessa opera anche ad altriStock graphic, template, illustrazioni standardLicenza limitataUso solo per certi canali, territorio, durataEs. uso solo web, solo Italia, 2 anniClausole essenziali nel contratto designer-cliente:Tipologia di trasferimento dei diritti (cessione totale / licenza esclusiva / non esclusiva);Ambito d’uso (web / stampa / merchandising / ovunque);Territorio (Italia / UE / mondiale);Durata (illimitata / temporanea con scadenza);Trasferimento file sorgente (sì/no): un logo lavorato in Illustrator può essere consegnato come PDF, AI, o solo PNG. Va specificato!Diritto di pubblicare nel proprio portfolio (di norma il designer mantiene questo diritto promozionale);Royalty (eventuale percentuale su utilizzi futuri commerciali).Fatturazione B2C e B2BIl designer può fatturare a due tipi di clienti molto diversi: privati (B2C) ed aziende (B2B). Le regole differiscono per IVA, fatturazione elettronica e fiscalità.Cliente B2C (privato)Fattura semplificata o ordinaria;Codice destinatario: 0000000 + indicare codice fiscale del cliente;Niente reverse charge, niente split payment;In forfettario: nessuna IVA in fattura, dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 190/2014”.Cliente B2B (azienda italiana)Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024);Codice destinatario SDI a 7 caratteri o PEC;P.IVA del cliente nel campo cessionario;In forfettario: niente IVA, niente ritenuta d’acconto, dicitura forfettario;Niente bollo da 2 € se fattura sotto 77,47 € (sopra: bollo virtuale).Bollo da 2 € sulle fatture forfettarie: obbligatorio se l’importo della fattura è superiore a 77,47 €. Si applica con bollo virtuale (versato trimestralmente con F24, codice tributo 2521). La parte può essere addebitata al cliente. Subappalto da agenzie creativeMolti designer freelance ricevono lavoro tramite agenzie creative o studi di design. È un caso di “subappalto” dal punto di vista commerciale, ma fiscalmente è una normale prestazione professionale B2B.Caratteristiche tipiche del rapporto designer-agenzia:Tariffe più basse rispetto al cliente diretto (l’agenzia trattiene un margine);Pagamento a 30/60/90 giorni (versus saldo immediato del cliente diretto);NDA (non disclosure agreement) per non rivelare l’identità del cliente finale;Spesso il designer firma una cessione totale dei diritti all’agenzia (che li gira al cliente finale);Niente firma sull’opera (il designer “ghost” non appare).Gestione fatturazione e nota di credito: capita spesso che l’agenzia chieda modifiche al progetto o cancellazione. Se la fattura è già stata emessa:Modifica importi → emissione nota di credito a parziale storno + nuova fattura corretta;Cancellazione totale → nota di credito a totale storno (se servizio non reso) o trattenuta acconto (se previsto da contratto);Termine di emissione nota credito: entro 12 mesi dall’operazione originaria.Clienti esteri: fatturazione e tasseLavorare con clienti esteri è una pratica diffusa per i designer italiani, soprattutto verso UE, USA, UK e mercati globali. Le regole sono identiche a quelle previste per gli sviluppatori: vedi la nostra guida sviluppatori per i dettagli su VIES, reverse charge UE, USA e Upwork. In sintesi:ClienteIVAFattura elettronicaNoteAzienda UE (con VIES)Reverse charge (no IVA)Sì (codice XXXXXXX)Iscrizione VIES obbligatoriaAzienda Extra-UE (USA, UK)Fuori campo IVA art. 7-terSì (codice XXXXXXX)No reverse chargePrivato UEIVA del paese cliente (OSS) – solo non forfettariSìForfettari: regole specificheMarketplace internazionali (Upwork, Fiverr, Toptal): il pagamento viene mediato dalla piattaforma. La fattura va emessa al marketplace o al cliente finale a seconda del modello. Gli accrediti su Wise/PayPal vanno tracciati e dichiarati nel quadro RW se i saldi superano 15.000 € (giacenza media) o 5.000 € (max nell’anno).Diritto morale dell’autoreAnche dopo la cessione totale dei diritti patrimoniali, il designer mantiene il diritto morale d’autore, che è inalienabile e irrinunciabile. La Legge 633/1941 (artt. 20-24) tutela:Diritto di paternità: rivendicare di essere l’autore dell’opera;Diritto all’integrità: opporsi a modifiche, deformazioni o mutilazioni dell’opera che pregiudichino l’onore o la reputazione;Diritto di rivelazione: scegliere se e quando pubblicare l’opera (se non c’è ancora cessione);Diritto di pentimento: ritirare l’opera dal commercio per gravi ragioni morali (rarissimo, comporta indennizzo).Caso pratico: hai venduto a un cliente i diritti patrimoniali completi sul logo che gli hai disegnato. Dopo 2 anni il cliente lo modifica radicalmente trasformandolo in qualcosa di volgare o di scarsa qualità. Hai diritto a opporti? Sì, sulla base del diritto morale all’integrità dell’opera. La cessione patrimoniale non cancella mai questo diritto.Pratica consigliata: nei contratti complessi, inserire una clausola che disciplini esplicitamente le modalità di firma/non-firma sull’opera (es. “il designer rinuncia a essere menzionato come autore nelle versioni commerciali”). La rinuncia alla menzione è generalmente valida se libera, mentre la rinuncia al diritto morale in sé non lo è.Stock graphic e marketplace templateUna fonte di reddito complementare per molti designer è la vendita di stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock, iStock, Freepik) o di template marketplace (ThemeForest, Creative Market, UI8).Stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock)Carichi illustrazioni, vector, fotografie. Quando un utente le scarica, ricevi una royalty (in genere 25-50% del prezzo di vendita). Modello passive income tipico: lavori una volta, monetizzi nel tempo.Le piattaforme USA pagano in dollari su Wise/Payoneer/PayPal;Va emessa fattura alla piattaforma (Adobe Inc., Shutterstock Inc.) come cliente extra-UE;Tassazione USA: la maggior parte delle piattaforme applica 0% di withholding se compili il W-8BEN (trattato Italia-USA);I ricavi rientrano normalmente nel limite forfettario 85.000 €.Template marketplace (ThemeForest, Creative Market)Vendi template di siti, kit di icone, font, mockup. Funzionamento simile allo stock ma con licenze più articolate (Standard / Extended / Multi-use). Considerazioni:Envato (ThemeForest) trattiene il 30-50% di commissione;Creative Market trattiene il 30%;Va emessa fattura alla piattaforma per i payout ricevuti;Documentare bene il “punto di vendita” (sede della piattaforma) per la classificazione fiscale. Contratto cliente: clausole essenzialiUn contratto scritto è la migliore tutela per designer e cliente. Anche per piccoli progetti (1.000-3.000 €) vale la pena formalizzare. Ecco le clausole tipo di un contratto di prestazione di servizi creativi:Oggetto del progetto: descrizione precisa del deliverable (es. “logo aziendale + 5 declinazioni + brand book di 20 pagine”);Tempistiche: data di kickoff, milestone intermedi, data di consegna finale;Numero di revisioni incluse: tipicamente 2-3. Oltre, tariffa oraria o pacchetto;Acconto: 30%, 50% o 70% al kickoff (non rimborsabile in caso di recesso del cliente);Saldo: a consegna finale, prima della trasmissione dei file sorgente;Trasferimento dei diritti: cessione totale / licenza esclusiva / licenza limitata (vedi sezione precedente);File sorgente: sì/no, formati specifici (.ai, .psd, .fig);Diritto di portfolio: il designer può pubblicare il lavoro nel proprio portfolio (sì/no, eventuali NDA);Penali per ritardi: di norma simbolichi (1-2% per giorno, max 10%);Foro competente: tribunale del designer o del cliente;Privacy/GDPR: trattamento dati cliente.Tip pratico: usa un servizio di firma digitale (DocuSign, HelloSign, Yousign) per firmare il contratto a distanza. È valido legalmente e velocissimo. Costo: 10-25 €/mese per professionisti con volumi normali.Briefing iniziale: prima di partire, fai compilare al cliente un brief strutturato (Google Form / Typeform). Domande chiave: target, competitor, mood/stile, deliverable richiesti, timeline, budget, materiali da fornire, referenti per approvazioni. Un brief solido riduce le revisioni del 50-70%.Tariffe tipiche del designer nel 2026Un panorama dei prezzi medi di mercato 2026 per i progetti più richiesti:Tipologia di progettoJuniorSeniorLogo design (singolo)300-800 €1.500-5.000 €Brand identity completa1.500-3.500 €5.000-15.000 €Sito web vetrina (5-10 pagine)1.000-2.500 €3.500-8.000 €E-commerce (Shopify/WooCommerce)3.000-6.000 €8.000-25.000 €UI/UX design app mobile2.500-5.000 €7.000-30.000 €Set di illustrazioni (5-10 pezzi)800-2.000 €3.000-10.000 €Motion graphic (15-30 sec)800-2.500 €3.000-12.000 €Packaging design600-1.500 €2.500-8.000 €Social kit mensile (15-30 post)400-900 €1.200-3.000 €Costi software detraibili in forfettario? NO. In regime forfettario non si possono detrarre i costi reali (Adobe Creative Cloud ~60 €/mese, Figma Pro ~12 €/mese, font, hardware, formazione). Tutti questi costi sono compresi forfettariamente nel 22% non considerato come reddito imponibile.Quando conviene NON essere forfettario? Se i tuoi costi reali superano il 22% del fatturato. Esempio: designer con MacBook Pro nuovo (3.000 €), abbonamenti software (1.500 €/anno), corsi (2.000 €), affitto studio (6.000 €) e fatturato 40.000 €. Costi reali: 12.500 € (31% del fatturato). In tal caso il regime ordinario o semplificato può convenire. Vieni in CAF a fare il calcolo personalizzato.Esempi di calcolo tasseVediamo tre esempi concreti di carico fiscale per un designer in regime forfettario al 78% con Gestione Separata INPS al 26,07%, primi 5 anni di attività (aliquota 5%).Esempio 1: Designer junior – Fatturato 25.000 €Fatturato annuo25.000 €Reddito imponibile (78%)19.500 €Contributi INPS (26,07%)5.084 €Reddito netto da imposta (19.500 – 5.084)14.416 €Imposta sostitutiva 5%721 €NETTO DISPONIBILE19.195 € (76,8%)Esempio 2: Designer mid-level – Fatturato 45.000 €Fatturato annuo45.000 €Reddito imponibile (78%)35.100 €Contributi INPS (26,07%)9.151 €Reddito netto da imposta (35.100 – 9.151)25.949 €Imposta sostitutiva 5%1.297 €NETTO DISPONIBILE34.552 € (76,8%)Esempio 3: Designer senior – Fatturato 70.000 €Fatturato annuo70.000 €Reddito imponibile (78%)54.600 €Contributi INPS (26,07%)14.234 €Reddito netto da imposta (54.600 – 14.234)40.366 €Imposta sostitutiva 5%2.018 €NETTO DISPONIBILE53.748 € (76,8%)Attenzione all’aliquota 15%: dopo i primi 5 anni di partita IVA, l’imposta sostitutiva passa dal 5% al 15%. Per fatturato 45.000 €, l’imposta diventerebbe 25.949 × 15% = 3.892 € (anziché 1.297 €). Pianifica con anticipo questa transizione. FAQ – Domande frequentiDevo iscrivermi a un albo per fare il web designer?No. La professione di web designer e graphic designer non è regolamentata in Italia. Non esiste un albo, non serve esame di Stato. Puoi aprire partita IVA liberamente.Quale codice ATECO scegliere se faccio sia web design che sviluppo?Indica come codice prevalente quello dell’attività con maggior fatturato. Se prevale il design, usa 74.10.30. Se prevale lo sviluppo, usa 62.01.00. Puoi aggiungere codici secondari nel modello AA9/12.Posso detrarre Adobe Creative Cloud o Figma?In regime forfettario no. Tutti i costi sono compresi forfettariamente nel 22% non tassato. Solo in regime ordinario o semplificato puoi detrarre i costi reali (con fattura intestata alla tua partita IVA).Quanto guadagna davvero un web designer freelance?Dipende dall’esperienza. Un junior fattura 15.000-30.000 €/anno (12.000-23.000 € netti). Un mid-level 30.000-60.000 € (23.000-46.000 € netti). Un senior 60.000-100.000+ € (46.000-77.000+ € netti). Sopra 85.000 € si esce dal forfettario.Devo emettere fattura elettronica anche con clienti esteri?Sì. Dal 2022 è obbligatoria la fattura elettronica anche verso clienti esteri (codice destinatario “XXXXXXX”). Sostituisce il vecchio esterometro.Cosa succede se supero gli 85.000 € a metà anno?Se superi 100.000 € esci subito dal forfettario (con applicazione IVA da quel momento). Se sei tra 85.000 e 100.000 €, esci dal forfettario solo dall’anno successivo (puoi finire l’anno in forfettario, ma applicando IVA sulle eventuali fatture estere).Devo registrare il marchio del logo che disegno?Il marchio è del cliente, non del designer. Sarà il cliente a registrarlo all’UIBM (Italia) o EUIPO (UE). Tu hai solo il diritto d’autore sull’opera grafica, che è automatico (non serve registrazione).Cliente non paga la fattura: cosa fare?Step: 1) Sollecito scritto via PEC. 2) Diffida ad adempiere (avvocato). 3) Decreto ingiuntivo (entro 5 anni). Per importi piccoli (sotto 5.000 €): mediazione obbligatoria + giudice di pace. Prevenzione: lavora sempre con acconto e verifica il cliente prima di iniziare.Posso lavorare come dipendente e avere partita IVA da designer?Sì, ma con limiti. Non puoi fatturare oltre il 50% al tuo datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto. Inoltre, se sei dipendente puoi avere il forfettario solo se il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 €/anno.I miei guadagni da Adobe Stock vanno dichiarati?Sì, sempre. Vanno fatturati come ricavi della tua attività professionale. Adobe trattiene 0% se hai compilato il modulo W-8BEN. Le entrate rientrano nel limite forfettario di 85.000 €.Hai bisogno di aiuto per la tua partita IVA da designer?Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste designer e creativi nell’apertura della partita IVA, nella scelta del codice ATECO, nella tenuta contabile e nelle dichiarazioni dei redditi.Veniamo a un appuntamento gratuito di valutazione: ti aiutiamo a capire se il forfettario è la scelta giusta per te. Chiamaci: 0432 1638640 WhatsApp: 366 6018121Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineArticoli correlati:Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026Regime Forfettario a Udine 2026: Requisiti e LimitiDiritti d’Autore nel Regime Forfettario 2026Gestione Separata INPS 2026: Guida CompletaPreventivi e Fatture Proforma 2026★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOAprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestioneAprire uno studio legale è il sogno professionale di molti avvocati neoabilitati. Tra esame di Stato superato, iscrizione all’Albo e desiderio di autonomia, il passo successivo è impostare correttamente la struttura fiscale e organizzativa. Il regime forfettario, con la sua semplicità e la sua imposta agevolata, è la scelta più diffusa nelle fasi iniziali. In questa guida operativa trovi tutti i passi concreti per avviare il tuo studio legale nel 2026. Indice dei contenutiRequisiti per aprire uno studio legale nel 2026Forma giuridica: individuale, Studio Associato o STAAprire la partita IVA da avvocato: modello AA9/12 e codice ATECOCosti di avvio: SCIA, arredo, software e PCTSoftware gestione studio legale: Cliens, Kleos e alternativeAntiriciclaggio per avvocati: obblighi anche in forfettarioIscrizioni obbligatorie: Consiglio Ordine, Cassa Forense, PECCAF Centro Fiscale: assistenza completa per l’apertura dello studioRequisiti per aprire uno studio legale nel 2026Prima di poter esercitare la professione forense in modo autonomo e aprire uno studio legale, è necessario soddisfare precisi requisiti previsti dalla Legge 247/2012 (Riforma dell’Ordinamento Forense):Laurea magistrale in Giurisprudenza (LMG/01) o titolo equivalente riconosciutoTirocinio professionale di 18 mesi presso uno studio legale di un avvocato abilitato da almeno 5 anni, oppure svolgimento di una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (SSPL)Esame di Stato per l’abilitazione forense: prova scritta (3 elaborati) e orale davanti alla commissione distrettualeIscrizione all’Albo degli Avvocati presso il Consiglio dell’Ordine del circondario in cui si intende esercitarePEC (Posta Elettronica Certificata) personale: obbligatoria per la comunicazione con uffici giudiziari e colleghiPolizza RC professionale: obbligatoria ai sensi dell’art. 12 L. 247/2012Oltre ai requisiti formali, è necessario disporre di un indirizzo professionale (sede dello studio) da comunicare all’Ordine, anche se si tratta di un appartamento privato nelle fasi iniziali. Forma giuridica: individuale, Studio Associato o STALa scelta della forma giuridica è la prima decisione strutturale che un avvocato deve prendere. Ci sono tre opzioni principali:1. Studio individualeÈ la forma più semplice e quella ideale per chi avvia l’attività in regime forfettario. L’avvocato opera come libero professionista individuale: piena autonomia, massima semplicità gestionale, nessun atto costitutivo. La responsabilità è personale e illimitata, ma per la fase di avvio — con clientela ancora in costruzione — è la scelta più efficiente.2. Studio AssociatoUn’associazione tra due o più avvocati che condividono costi, spazi e — in parte — clientela. Lo studio associato non è una persona giuridica distinta dai soci. Attenzione: la partecipazione a uno studio associato con produzione di reddito rientra tra le cause ostative del forfettario. Verificare con attenzione prima di aderire.3. STA – Società Tra AvvocatiIntrodotta dalla L. 247/2012 art. 4-bis, la STA è una forma societaria esclusiva per avvocati. Prevede regole precise su governance, denominazione e responsabilità. I soci devono essere iscritti all’Albo. La STA non è compatibile con il regime forfettario (è una società, non un professionista individuale).Conclusione pratica: per i primi anni di attività e per chi rientra nei limiti del forfettario (ricavi sotto 85.000 euro), lo studio individuale è la scelta ottimale. Permette di beneficiare dell’imposta al 5% o 15% con la massima semplicità. Aprire la partita IVA da avvocato: modello AA9/12 e codice ATECOPer aprire la partita IVA, l’avvocato deve presentare il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici oppure presso uno sportello fisico). La comunicazione deve essere effettuata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, che coincide con la data del primo incarico professionale o con l’iscrizione all’Albo (la più recente tra le due).I dati da inserire nel modello:Codice ATECO: 69.10.10 – Attività degli studi legaliRegime fiscale: forfettario (art. 1 c. 54-89 L. 190/2014)Data inizio attivitàComune di esercizio dell’attivitàContestualmente all’apertura della partita IVA, bisogna iscriversi alla Cassa Forense (se non già fatto in fase di iscrizione all’Albo) e, se si assume personale o si aprono collaborazioni, comunicare all’INPS e all’INAIL. Per la guida completa sulla partita IVA da avvocato consulta: Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale.Costi di avvio: SCIA, arredo, software e PCTAprire uno studio legale non richiede investimenti ingenti, specialmente nella fase iniziale in forfettario. Ecco una panoramica dei principali costi da affrontare:SCIA e permessi locali: in molti comuni non è richiesta alcuna SCIA per uno studio professionale in appartamento. Se si affitta un locale commerciale, possono essere necessarie comunicazioni al Comune o permessi edilizi per cambio d’uso. Costo variabile (spesso zero o poche centinaia di euro per i diritti di segreteria).Arredo e attrezzatura: scrivania, archivio, computer, stampante. Investimento iniziale: 1.500-4.000 euro in media. Nel forfettario non sono deducibili direttamente, ma rientrano nel calcolo forfettario del 22%.Software gestione fascicoli: vedi sezione dedicata.PCT – Processo Civile Telematico: kit di firma digitale + lettore di smart card (100-200 euro), più l’abbonamento al software di consolle (es. Slpct, Consolle Avvocati). Costo annuo: 100-300 euro in base al software scelto.PEC: 10-30 euro/anno.Iscrizione all’Albo: tassa annuale al Consiglio dell’Ordine locale, variabile da Ordine a Ordine (mediamente 150-300 euro/anno).Polizza RC professionale: 200-600 euro/anno per uno studio individuale. Obbligatoria ai sensi dell’art. 12 L. 247/2012. Per i dettagli, leggi: Polizze RC professionali obbligatorie. Software gestione studio legale: Cliens, Kleos e alternativeUn buon software di gestione dello studio è fondamentale per tenere traccia dei fascicoli, delle scadenze processuali, delle fatture e dei pagamenti. Ecco i principali:Cliens Studio Legale (Giuffrè Francis Lefebvre): uno dei più diffusi in Italia. Gestione fascicoli, agenda, documenti, fatturazione elettronica integrata. Disponibile in versione cloud. Costo orientativo: 500-1.500 euro/anno in base al numero utenti e funzionalità.Kleos (Wolters Kluwer): soluzione cloud per studi legali, ottima integrazione con PCT e fascicolo telematico. Costo orientativo: 50-150 euro/mese.Software di fatturazione base + gestionale generico: per studi molto piccoli, anche un software di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud) abbinato a un’agenda digitale (Outlook, Google Calendar) può essere sufficiente nelle prime fasi.Importante: il software di fatturazione elettronica è obbligatorio dal 2024 anche per i forfettari. La fattura elettronica va emessa tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.Antiriciclaggio per avvocati: obblighi anche in forfettarioUno degli aspetti meno noti agli avvocati neoabilitati è che gli obblighi di antiriciclaggio si applicano anche ai forfettari. Il D.Lgs. 231/2007 (aggiornato dal D.Lgs. 90/2017) include gli avvocati tra i soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio quando svolgono determinate attività per conto del cliente:Compravendita di beni immobiliGestione di denaro, strumenti finanziari o altri beniApertura e gestione di conti bancari o titoliOrganizzazione di apporti per costituzione, gestione o amministrazione di societàQuando l’attività rientra in queste fattispecie, l’avvocato deve:Eseguire l’adeguata verifica della clientela (CDD) (artt. 17-30 D.Lgs. 231/2007)Conservare i documenti per 10 anniSegnalare operazioni sospette all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria, operativa presso Banca d’Italia)Non applicare le procedure antiriciclaggio quando dovuto espone l’avvocato a sanzioni amministrative e penali significative. Se hai dubbi sull’ambito di applicazione, un consulente specializzato può aiutarti a impostare le procedure corrette.Iscrizioni obbligatorie: Consiglio Ordine, Cassa Forense, PECRiepiloghiamo le iscrizioni obbligatorie da completare entro i primi mesi di attività:Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del circondario: obbligatoria per esercitare. Rinnovo annuale.Cassa Forense: obbligatoria per tutti gli iscritti all’Albo. Domanda di iscrizione entro 30 giorni dall’iscrizione all’Albo.PEC: obbligatoria e comunicata al COA. Essenziale per il PCT (Processo Civile Telematico).REGIndE (Registro Generale degli Indirizzi Elettronici): il sistema ministeriale che associa la PEC dell’avvocato al codice fiscale per le notifiche telematiche.Partita IVA (Agenzia delle Entrate): entro 30 giorni dall’inizio attività.CAF Centro Fiscale: assistenza completa per l’apertura dello studioAprire uno studio legale richiede attenzione su molteplici fronti: fiscale, previdenziale, procedurale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per avvocati che avviano l’attività professionale: apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, gestione della Cassa Forense, dichiarazione dei redditi annuale.Per un confronto con altri professionisti in regime forfettario, leggi anche: Coefficienti di redditività forfettario 2026 e Partita IVA Geometra 2026.Prenota una consulenza gratuita:CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, UdineTel. 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 14:00:002026-07-03 07:53:29Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATODimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale, Procedura Step by Step e Quando Non e’ ObbligatorioDimissioni Online ClicLavoro 2026: Come Funziona il Portale, Procedura Completa e Quando Non e’ ObbligatorioDal 2015, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti devono essere presentate quasi sempre in via telematica attraverso il portale ClicLavoro del Ministero del Lavoro. Questa regola serve a prevenire le “dimissioni in bianco”, cioe’ la firma anticipata di lettere di dimissioni a favore del datore di lavoro. In questa guida spieghiamo come funziona il portale, come presentare le dimissioni passo dopo passo, quando questa procedura non si applica e come revocare le dimissioni entro 7 giorni. Indice dei contenutiPerche’ le dimissioni online sono obbligatorie: la leggeQuando le dimissioni online sono obbligatorieQuando le dimissioni NON richiedono il portale telematicoCome accedere al portale ClicLavoro: SPID, CIE e CNSProcedura dimissioni online ClicLavoro: passo dopo passoRevoca delle dimissioni: 7 giorni di ripensamentoSanzioni per mancata convalida telematicaCosa succede dopo le dimissioni: preavviso e NASPIIl Patronato ti assiste per le dimissioni onlineDomande frequenti sulle dimissioni online 2026Perche’ le dimissioni online sono obbligatorie: la leggeL’obbligo di presentazione telematica delle dimissioni e’ stato introdotto dalla Legge 10 dicembre 2014, n. 183 (Jobs Act), all’articolo 26, e disciplinato operativamente dal D.M. 15 dicembre 2015 e dalle successive circolari ministeriali. L’obiettivo era eliminare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”: forme di coercizione in cui il datore faceva firmare al lavoratore una lettera di dimissioni in bianco al momento dell’assunzione, da usare poi per licenziarlo senza pagare la NASPI.Con le dimissioni telematiche, solo il lavoratore puo’ avviare la procedura di dimissioni, identificandosi con le proprie credenziali digitali. Il datore non puo’ firmare per lui. Quando le dimissioni online sono obbligatorieLa procedura telematica e’ obbligatoria per tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato (tempo indeterminato o determinato) che presentano le dimissioni volontarie o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, eccetto i casi di esclusione indicati di seguito.Sono inclusi nella procedura telematica anche:Lavoratori con contratto di apprendistatoLavoratori a tempo parzialeLavoratori delle cooperativeCollaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) nei casi applicabiliQuando le dimissioni NON richiedono il portale telematicoLa legge prevede alcune eccezioni importanti all’obbligo di procedura telematica:Lavoratori domestici (colf e badanti): possono dimettersi in forma scritta semplice (lettera raccomandata o comunicazione scritta), senza passare da ClicLavoroDimissioni durante il periodo di prova: le dimissioni comunicate entro il periodo di prova contrattuale non richiedono la procedura telematica (si puo’ comunicare verbalmente o per iscritto direttamente al datore)Dirigenti: sono esclusi dalla procedura telematica in quanto la normativa si applica ai lavoratori subordinati non dirigentiLavoratori con contratto di lavoro intermittente (a chiamata): esclusi dalla procedura telematicaRisoluzione consensuale durante la maternita’ o entro l’anno di vita del bambino: richiede la convalida presso l’Ispettorato del Lavoro, non il portale ClicLavoro (art. 55 D.Lgs. 151/2001) Come accedere al portale ClicLavoro: SPID, CIE e CNSPer presentare le dimissioni online e’ necessario accedere al portale cliclavoro.gov.it con una delle seguenti credenziali digitali:SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale): la soluzione piu’ comune, ottenibile tramite uno degli identity provider autorizzati (Poste Italiane, TIM, InfoCert, ecc.)CIE (Carta d’Identita’ Elettronica): accessibile tramite l’app CieID sullo smartphoneCNS (Carta Nazionale dei Servizi): tessera sanitaria con certificato digitale attivatoSe non hai SPID, puoi ottenerlo gratuitamente in pochi giorni tramite banca online, ufficio postale, o CAF abilitato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per l’attivazione SPID.Procedura dimissioni online ClicLavoro: passo dopo passoEcco come compilare e inviare il modulo di dimissioni telematiche nel 2026:Step 1: Accedi al portaleVai su cliclavoro.gov.it e clicca su “Accedi”. Seleziona la modalita’ di autenticazione (SPID, CIE o CNS) e completa il login con le tue credenziali.Step 2: Seleziona “Dimissioni e Risoluzione Consensuale”Nel menu principale, cerca la sezione dedicata a lavoratori e seleziona il servizio “Dimissioni e Risoluzione Consensuale del rapporto di lavoro”.Step 3: Compila il moduloIl modulo richiede le seguenti informazioni:Dati del lavoratore: nome, cognome, codice fiscale (precompilato dall’accesso con SPID)Dati del datore di lavoro: ragione sociale o nome, codice fiscale/P.IVATipo di comunicazione: dimissioni volontarie o risoluzione consensualeData delle dimissioni: la data in cui si intende cessare il rapporto di lavoroCodice di comunicazione: viene generato automaticamente dal sistema (codice identificativo univoco a 16 cifre che identifica la comunicazione)Step 4: Invia e conserva la ricevutaDopo aver compilato e verificato tutti i dati, clicca su “Invia”. Il sistema genera una ricevuta con il codice identificativo della comunicazione. Conserva questa ricevuta: e’ la prova che le dimissioni sono state regolarmente presentate. Una copia della comunicazione viene automaticamente inviata al datore di lavoro e alla competente sede ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro). Revoca delle dimissioni: 7 giorni di ripensamentoUna delle tutele piu’ importanti introdotte dalla L. 183/2014 e’ il diritto di revoca delle dimissioni entro 7 giorni dalla trasmissione della comunicazione. La revoca annulla integralmente le dimissioni e ripristina il rapporto di lavoro come se le dimissioni non fossero mai avvenute.Come si revoca:Accedi nuovamente al portale ClicLavoro con le tue credenzialiCerca la comunicazione inviata (usa il codice identificativo della ricevuta)Seleziona l’opzione “Revoca” e confermaIl sistema invia automaticamente comunicazione di revoca al datore e all’ITLLa revoca deve avvenire entro 7 giorni calcolati dalla data di trasmissione della comunicazione di dimissioni, non dalla data in cui le dimissioni avrebbero effetto. Trascorso tale termine, le dimissioni sono definitive e non revocabili telematicamente (si potrebbe solo tentare un accordo bonario con il datore).Sanzioni per mancata convalida telematicaSe le dimissioni non vengono presentate tramite il portale telematico (quando obbligatorio), sono considerate prive di effetto e il lavoratore puo’ continuare a presentarsi al lavoro senza conseguenze disciplinari. Il datore non puo’ considerare valide dimissioni trasmesse in modo non conforme.E’ prevista una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro che dovesse “accettare” dimissioni non conformi o che impedisse al lavoratore di utilizzare la procedura telematica: significativa secondo le disposizioni della L. 183/2014.Cosa succede dopo le dimissioni: preavviso e NASPIDopo l’invio della comunicazione di dimissioni, il lavoratore deve rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo (CCNL) applicato. Durante il preavviso il rapporto continua e si maturano retribuzione e ferie. Il datore puo’ scegliere di esonerare dal preavviso pagando la relativa indennita’.Per quanto riguarda la NASPI: in caso di dimissioni volontarie, il lavoratore generalmente non ha diritto alla NASPI. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (comportamento grave del datore), le dimissioni durante la maternita’/paternita’ (se convalidate dall’Ispettorato) e le dimissioni del padre entro l’anno di vita del figlio. Per approfondire: Dimissioni per Giusta Causa | Dimissioni Volontarie 2026: Guida Completa.Il Patronato ti assiste per le dimissioni onlineSe non riesci ad accedere al portale ClicLavoro, non hai SPID o hai dubbi sulla procedura, il Patronato puo’ presentare le dimissioni per conto tuo. E’ un servizio gratuito: il patronato e’ riconosciuto dal Ministero del Lavoro come soggetto abilitato a trasmettere la comunicazione.Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: puoi prenotare un appuntamento, chiamare il 0432 1638640 o scrivere su WhatsApp al 366 6018121. Ti aiutiamo anche a verificare il rispetto del preavviso, a calcolare il TFR spettante e a valutare il diritto alla NASPI nel tuo caso specifico.Domande frequenti sulle dimissioni online 2026Posso dimettermi per email o lettera raccomandata?Solo se rientri in una delle categorie escluse (lavoratori domestici, lavoratori in periodo di prova, dirigenti). In tutti gli altri casi, le dimissioni per email o raccomandata sono prive di effetto se non accompagnate dalla procedura telematica su ClicLavoro.Cosa e’ il codice identificativo a 16 cifre?E’ il codice univoco generato dal sistema ClicLavoro per ogni comunicazione di dimissioni. Identifica in modo certo la singola transazione e viene riportato sulla ricevuta inviata al lavoratore e al datore. Serve anche per revocare la comunicazione entro i 7 giorni.Cosa devo fare se il sito ClicLavoro non funziona?In caso di malfunzionamento del portale, puoi rivolgerti al Patronato o al CAF per la presentazione assistita. E’ importante documentare il tentativo di accesso (screenshot dell’errore con data e ora) nel caso in cui la questione del preavviso diventasse controversa.Le dimissioni online valgono anche per il contratto a termine?Si’. Il contratto a tempo determinato prevede che il lavoratore possa dimettersi solo per giusta causa, salvo accordo con il datore. Ma la procedura telematica e’ obbligatoria anche per i contratti a termine (salvo le eccezioni generali).Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 09:00:002026-07-03 07:53:31Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale, Procedura Step by Step e Quando Non e’ Obbligatorio
NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATONASPI Anticipata 2026: Liquidazione in Unica SoluzioneNASPI Anticipata 2026: Come Ottenere la Liquidazione in Unica SoluzioneLa NASPI anticipata permette di ricevere in un’unica soluzione tutto l’importo residuo dell’indennita di disoccupazione. E pensata per chi vuole avviare un’attivita in proprio o entrare in una cooperativa.Questa opzione puo rappresentare un importante capitale iniziale per chi desidera mettersi in proprio, ma comporta rischi e vincoli da conoscere prima di richiederla.Indice dei contenutiCos’e la NASPI anticipataChi puo richiederlaQuanto si riceveCome fare domandaVincoli e obblighiQuando si deve restituireQuando conviene richiederlaDomande frequenti Cos’e la NASPI AnticipataLa NASPI anticipata e la possibilita di ricevere in un’unica soluzione tutte le mensilita residue dell’indennita di disoccupazione, invece di percepirle mese per mese.FinalitaL’anticipazione e concessa per:Avviare un’attivita di lavoro autonomoAvviare un’impresa individualeSottoscrivere una quota di capitale di una cooperativaOrigine normativaL’istituto e previsto dall’art. 8 del D.Lgs. 22/2015 e rappresenta un incentivo all’autoimprenditorialita per i disoccupati. Chi Puo Richiedere la NASPI AnticipataPer ottenere l’anticipazione devi soddisfare specifici requisiti.Requisiti di baseEssere beneficiario NASPI (domanda gia accolta)Avere intenzione di avviare un’attivita autonoma o impresaOppure voler entrare come socio in una cooperativaAttivita ammesseLavoro autonomo: apertura partita IVA come libero professionistaImpresa individuale: commercio, artigianato, serviziSocieta di capitali: se assumi cariche con responsabilitaCooperativa: sottoscrizione di quota come socio lavoratoreAttivita NON ammesseCollaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.)Lavoro subordinato (anche part-time)Semplici investimenti finanziari Quanto Si Riceve con la NASPI AnticipataL’importo anticipato corrisponde a tutte le mensilita residue dell’indennita.Calcolo dell’importoSi sommano tutte le mensilita di NASPI che ti spetterebbero dalla data della domanda fino alla scadenza naturale dell’indennita.Esempio praticoSe ti restano 8 mesi di NASPI a 1.000 euro/mese:Importo anticipato: 8 x 1.000 = 8.000 euroRicevi l’intera somma in un’unica soluzioneAttenzione alla decurtazioneRicorda che la NASPI si riduce del 3% ogni mese dal 7° mese. L’importo anticipato tiene conto di questa riduzione progressiva.Tempi di erogazioneL’INPS eroga l’anticipo entro 30 giorni dall’accoglimento della domanda, con bonifico sul conto indicato. Come Fare Domanda di NASPI AnticipataLa domanda va presentata all’INPS rispettando precise tempistiche.Termini di presentazioneEntro 30 giorni dall’inizio dell’attivita autonomaSe l’attivita e gia iniziata prima della domanda NASPI, entro 30 giorni dall’accoglimento della NASPIDocumenti necessariDomanda di anticipazione (modulo INPS)Documentazione attivita: visura camerale, apertura partita IVA, atto costitutivo cooperativaIBAN per l’accreditoCanali per la domandaOnline: sito INPS con SPID/CIE/CNSCAF e Patronati: assistenza gratuitaContact Center INPS: 803 164 Vincoli e Obblighi della NASPI AnticipataChi riceve l’anticipo deve rispettare importanti vincoli.Vincolo principale: no lavoro dipendente per 24 mesiSe nei 24 mesi successivi all’anticipazione instauri un rapporto di lavoro subordinato, devi restituire l’intero importo percepito.Cosa puoi fareProseguire l’attivita autonoma avviataModificare o ampliare l’attivitaChiudere l’attivita (senza obbligo di restituzione)Cosa NON puoi fareAssumere un impiego da dipendente nei 24 mesiInstaurare co.co.co. che comporti restituzioneQuando Si Deve Restituire la NASPI AnticipataLa legge prevede casi specifici di restituzione.Obbligo di restituzioneDevi restituire l’intero importo anticipato se:Instauri un rapporto di lavoro subordinato entro 24 mesiNon importa se il lavoro e a tempo determinato o indeterminatoNon importa se il lavoro e part-time o full-timeEsenzioni dalla restituzioneNON devi restituire se:Il lavoro subordinato e con la cooperativa in cui sei entrato come socioChiudi l’attivita autonoma senza trovare lavoro dipendenteL’attivita non va bene e non trovi altri impieghiModalita di restituzioneSe scatta l’obbligo, l’INPS ti inviera un avviso di pagamento. Puoi chiedere la rateizzazione dell’importo. Quando Conviene Richiedere la NASPI AnticipataL’anticipazione non e sempre la scelta migliore. Valuta attentamente.Conviene se:Hai un progetto imprenditoriale solidoHai bisogno di capitale iniziale per avviare l’attivitaSei ragionevolmente sicuro di non tornare a lavorare come dipendente per 2 anniL’importo residuo e significativo (almeno 6-8 mesi)NON conviene se:Hai dubbi sulla riuscita del progettoPotresti accettare un lavoro dipendente se si presentasseTi restano pochi mesi di NASPINon hai un piano d’impresa definitoAlternativa: mantenere la NASPI normaleRicorda che puoi aprire partita IVA mantenendo la NASPI ridotta (dell’80% del reddito previsto). Questa opzione e meno rischiosa perche non comporta obblighi di restituzione.Domande Frequenti sulla NASPI AnticipataPosso usare i soldi come voglio?L’anticipazione e concessa per avviare un’attivita, ma non c’e obbligo di dimostrare come hai speso i soldi. Puoi usarli per attrezzature, affitto locale, formazione o altro.Se l’attivita fallisce devo restituire?No, se l’attivita non funziona e la chiudi non devi restituire nulla. L’obbligo scatta solo se trovi un lavoro da dipendente.Posso aprire una SRL?Si, se assumi la carica di amministratore o socio lavoratore della SRL. Non basta essere semplice socio di capitale.Quanto tempo ci vuole per ricevere i soldi?Dopo l’accoglimento della domanda, l’INPS eroga l’anticipo entro circa 30 giorni tramite bonifico.Posso chiedere l’anticipo parziale?No, l’anticipazione riguarda sempre l’intero importo residuo. Non e possibile chiedere solo una parte. 📚 Approfondisci: Leggi la nostra NASPI 2026: Guida Completa per una panoramica completa. Assistenza per la NASPI Anticipata a UdineIl CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella valutazione e nella richiesta della NASPI anticipata.Valutazione della convenienzaCalcolo dell’importo spettanteCompilazione e invio della domandaAssistenza per l’apertura partita IVAContattaci per una consulenza:Telefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 09:00:002026-03-17 19:05:59NASPI Anticipata 2026: Liquidazione in Unica SoluzioneINAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, PATRONATOElenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legaleElenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legaleLe malattie professionali sono patologie causate dall’attivita lavorativa svolta nel tempo e tutelate dall’INAIL attraverso un sistema di indennizzo. Nel 2026, la normativa di riferimento principale rimane il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008 (aggiornato con successive integrazioni), che distingue tra malattie tabellate (con presunzione legale di origine professionale) e malattie non tabellate (da dimostrare caso per caso). In questa guida illustriamo l’elenco aggiornato, la differenza tra le due categorie e come presentare domanda di indennizzo all’INAIL.Per la guida completa sull’aggravamento delle malattie professionali, leggi il nostro articolo su INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda.Indice dei contenutiMalattie tabellate e non tabellate: la differenza fondamentaleIl Decreto Ministeriale 9 aprile 2008: cosa contienePrincipali malattie tabellate INAIL: elenco per categoriaMalattie non tabellate: come funziona il riconoscimentoCome presentare domanda di malattia professionale all’INAILDomande frequenti (FAQ)Conclusione: conosci i tuoi diritti per la malattia professionaleMalattie tabellate e non tabellate: la differenza fondamentale Il sistema INAIL distingue due grandi categorie di malattie professionali in base al meccanismo di riconoscimento:CaratteristicaMalattie tabellateMalattie non tabellatePresunzione origine professionaleSI (automatica)NO (da dimostrare)Onere della provaA carico dell’INAIL (deve smentire il nesso)A carico del lavoratoreRiconoscimento INAILPiu rapido se rispettato periodo massimo di indennizzabilitaRichiede istruttoria medico-legaleElenco di riferimentoDM 9 aprile 2008 (Tabella A e B) + integrazioniQualsiasi patologia con nesso causale dimostrabileLa presunzione legale per le malattie tabellate e sancita dall’art. 3 comma 2 del DPR 1124/1965: se il lavoratore ha svolto le lavorazioni indicate nella tabella INAIL e contrae la malattia corrispondente entro il periodo massimo di indennizzabilita, l’origine professionale si presume senza necessita di ulteriore prova.Il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008: cosa contiene Il DM 9 aprile 2008 ha aggiornato le tabelle delle malattie professionali, suddividendo le patologie in due elenchi distinti per lavoratori dell’industria e lavoratori dell’agricoltura. Le tabelle sono strutturate in tre liste:Lista I: malattie la cui origine professionale e di elevata probabilita (presunzione molto forte)Lista II: malattie la cui origine professionale e di limitata probabilita (riconoscibili ma con maggiore istruttoria)Lista III: malattie la cui origine professionale e possibile (elenco aperto, da dimostrare caso per caso)Principali malattie tabellate INAIL: elenco per categoriaMalattie da agenti chimiciIntossicazione da piombo e composti inorganiciIntossicazione da mercurio e compostiIntossicazione da benzene e omologhiIntossicazione da solventi organici alogenati (es. tricloroetilene, cloruro di vinile)Intossicazione da cromo e composti (esavalente)Dermatiti da cemento (cromo)Avvelenamento da pesticidi organofosforiciMesotelioma pleurico, peritoneale, pericardico da amiantoCarcinoma polmonare da amiantoMalattie da agenti fisiciIpoacusia e sordita da rumore (lavorazioni con esposizione a rumore superiore a 85 dB)Sindrome da vibrazioni mano-braccio: sindrome di Raynaud, neuropatie periferiche (lavoratori con utensili vibranti)Malattie da vibrazioni corpo intero: rachiopatie lombari (es. autotrasportatori, operatori di macchinari)Cataratta professionale da radiazioni infrarosse (soffiatori di vetro, fornaciai)Sindrome del tunnel carpale da movimenti ripetitiviMalattie da agenti biologiciBrucellosi (lavoratori agricoli, veterinari, addetti macelli)Tubercolosi (personale sanitario)Epatite virale B e C (personale sanitario)Leptospirosi (fognisti, agricoltori in aree umide)Tetano (agricoltori)Tumori professionali riconosciutiMesotelioma pleurico e peritoneale (amianto)Carcinoma polmonare (amianto, cromo esavalente, nichel, arsenico, berillio)Carcinoma della vescica (amine aromatiche, coloranti, industria della gomma)Leucemie da benzeneSarcoma delle parti molli e linfomi (policlorobifenili, diossina)Malattie non tabellate: come funziona il riconoscimento La Corte Costituzionale, con sentenza n. 179/1988, ha stabilito che anche le malattie non tabellate devono essere indennizzate dall’INAIL, purche il lavoratore dimostri il nesso di causa tra la malattia e l’attivita lavorativa svolta. Questo ha ampliato significativamente la tutela INAIL, includendo patologie che non erano previste nelle tabelle originarie.Per il riconoscimento di una malattia non tabellata il lavoratore deve fornire:Documentazione medica della diagnosi (esami, ricoveri, visite specialistiche)Documentazione lavorativa: buste paga, contratti, attestazioni dell’esposizione al rischioRelazione medico-legale (spesso necessaria) che attesti il nesso causaleLetteratura scientifica che supporti il collegamento tra la specifica mansione e la patologiaEsempi di malattie non tabellate riconosciute nel corso degli anni: ernie discali da carichi pesanti, tendiniti da movimenti ripetitivi, patologie da stress lavorativo cronico, tumori da sostanze non ancora tabellate.Come presentare domanda di malattia professionale all’INAILLa procedura per richiedere il riconoscimento e l’indennizzo della malattia professionale all’INAIL si articola in questi passaggi:Denuncia del medico certificatore: il medico curante (o lo specialista) compila il certificato di malattia professionale (modello INAIL per denuncia medica) al momento della prima diagnosi o del sospetto fondato di origine professionaleDenuncia del lavoratore: il lavoratore presenta all’INAIL la denuncia di malattia professionale (online sul portale INAIL, tramite patronato o sede territoriale)Visita medico-legale INAIL: un medico INAIL visita il lavoratore e valuta l’entita del danno biologico (percentuale di invalidita)Istruttoria tecnica: INAIL verifica le condizioni lavorative attraverso ispezioni o richieste al datoreLiquidazione dell’indennizzo: in base alla percentuale di invalidita e al tipo di prestazione (rendita, indennizzo in capitale, cure)Termini per la denuncia: la prescrizione del diritto all’indennizzo per malattia professionale decorre dalla data di prima manifestazione della malattia (non dall’inizio dell’esposizione al rischio). Il termine e di 3 anni dalla manifestazione (art. 112 DPR 1124/1965), ma la giurisprudenza tende a ritenere la prescrizione sospesa finche il lavoratore non conosce o puo conoscere la natura professionale della malattia.Domande frequenti (FAQ)Posso richiedere l’indennizzo INAIL anche se la malattia si e manifestata dopo la fine del rapporto di lavoro?Si. Molte malattie professionali (soprattutto quelle da amianto, tumori professionali, ipoacusia) si manifestano anche a distanza di anni o decenni dall’esposizione. L’INAIL riconosce l’indennizzo anche per malattie insorte dopo la cessazione del rapporto lavorativo, purche il nesso causale con l’attivita svolta sia dimostrabile.Quante indennizzi si percepisce per una malattia professionale?Dipende dalla percentuale di invalidita permanente riconosciuta dall’INAIL. Per invalidita inferiori al 6%, non c’e indennizzo (soglia minima). Da 6% a 15%: indennizzo in capitale (pagamento unico). Oltre il 16%: rendita vitalizia mensile. In caso di morte: rendita ai superstiti.La malattia professionale viene riconosciuta anche se ho gia smesso di lavorare?Si. Come anticipato, l’INAIL tutela i lavoratori (e gli ex lavoratori) indipendentemente dall’attuale stato occupazionale. La domanda va presentata entro 3 anni dalla prima manifestazione della malattia (o dalla diagnosi che ne stabilisce l’origine professionale).Il datore di lavoro viene informato della mia denuncia all’INAIL?Si. Il datore di lavoro e tenuto per legge a presentare la propria denuncia di malattia professionale (entro 5 giorni dalla ricezione del certificato medico). Nel corso dell’istruttoria, l’INAIL puo contattare il datore per verificare le condizioni lavorative e l’esposizione al rischio.Conclusione: conosci i tuoi diritti per la malattia professionaleIl sistema di tutela INAIL per le malattie professionali garantisce un indennizzo a tutti i lavoratori che sviluppano patologie legate all’attivita lavorativa svolta, sia che si tratti di malattie tabellate (con presunzione legale automatica) sia di malattie non tabellate (con dimostrazione del nesso causale). Il DM 9 aprile 2008 ha aggiornato e ampliato l’elenco delle patologie riconoscibili, e la giurisprudenza continua a evolvere in senso pro-lavoratore.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza patronale per la presentazione della denuncia di malattia professionale, il supporto nella raccolta della documentazione e l’assistenza nei ricorsi INAIL in caso di rigetto. Prenota un appuntamento per valutare la tua situazione specifica.Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 08:30:002026-07-03 07:53:33Elenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legaleCALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTOPensione Luglio 2026 Piu Alta? Perche Cambia l’Importo e Cosa AspettarsiLa pensione di luglio 2026 tipicamente arriva più alta del solito: tre fattori si sommano sul cedolino del mese. Primo, la quattordicesima per chi ha diritto (64+ anni e reddito basso). Secondo, le prime tracce del rimborso 730/2026 per chi ha presentato la dichiarazione entro maggio. Terzo, eventuali bonus extra come il bonus 100 € pensionati low income. Vediamo perché succede, come distinguere le voci e quando torna “normale”.Hai bisogno di assistenza per la tua pensione?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.3 motivi per cui luglio 2026 è diverso Quattordicesima: somma aggiuntiva annuale per pensionati 64+ con reddito entro 1,5x minimo (336-655 €).Rimborso 730/2026 a credito: primi accrediti per chi ha presentato il modello entro maggio.Eventuali bonus straordinari: bonus 100 € pensionati a basso reddito (se confermato dalla Legge di Bilancio 2026).Causa 1: quattordicesima per chi spetta Vedi la guida quattordicesima luglio 2026. Importi tipici: 336 € (under 15 anni contributi), 420 € (15-25 anni), 504 € (oltre 25 anni). In fascia ridotta fino a 655 €.Causa 2: prime tracce conguaglio 730 Per i pensionati che hanno presentato il 730 entro fine maggio, il rimborso a credito arriva sul cedolino di luglio. Importi tipici 200-1.500 € per spese mediche, ristrutturazioni, detrazioni familiari. Vedi guida rimborso 730 pensionati.Causa 3: bonus 100 euro pensionati low income (se attivo) La Legge di Bilancio 2026 può prevedere bonus straordinari per i pensionati con reddito molto basso. Se attivo, viene erogato come voce a credito sul cedolino senza necessità di domanda (INPS verifica d’ufficio). Verifica su MyINPS la presenza della voce.Verifica netto vs giugno: confronto in 1 minuto Apri cedolino giugno 2026 e cedolino luglio 2026 su MyINPS.Confronta i totali a credito: la differenza è la quattordicesima + eventuali bonus.Verifica voci a debito: trattenute IRPEF, addizionali (uguali o simili).Se l’aumento è coerente con i requisiti, tutto regolare.Esempi pratici (3 profili) Profilo A – Pensionato 67 anni, 30 anni contributi, reddito 11.000 €: giugno 850 €, luglio 1.354 € (quattordicesima 504 €).Profilo B – Pensionato 70 anni, 25 anni contributi, reddito 18.000 € (fuori soglia quattordicesima): giugno 1.350 €, luglio 1.580 € (solo rimborso 730 di 230 €).Profilo C – Pensionato 75 anni, 20 anni contributi, reddito 8.500 €: giugno 750 €, luglio 1.490 € (quattordicesima 420 € + rimborso 730 320 € + eventuale bonus 100 €).Quando la pensione torna normale da agostoDa agosto 2026 il cedolino torna a importo “normale” senza quattordicesima (che è annuale). Possono continuare i rimborsi 730 per chi ha presentato il modello dopo giugno (vedi calendario nella guida rimborso 730). I bonus straordinari si esauriscono nel mese di erogazione.FAQ Pensione luglio sempre più alta?Per chi ha diritto a quattordicesima o rimborso 730 sì. Per chi non ha questi requisiti, l’importo resta come giugno.Come distinguo quattordicesima da rimborso 730?Sul cedolino sono voci separate: la quattordicesima ha causale “Somma aggiuntiva pensionati” o “QU”; il rimborso 730 ha causale “Conguaglio 730 a credito”.L’aumento è permanente?No, è una tantum (quattordicesima è annuale, rimborso 730 è una volta sola). Da agosto la pensione torna all’importo ordinario.Devo dichiararla in 730?La quattordicesima è già inclusa nella CU INPS che usi per il 730 dell’anno successivo. Il rimborso 730 in arrivo non va dichiarato di nuovo.Vuoi un controllo personalizzato della tua pensione?Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri esperti analizzano cedolino, contributi e diritti per garantirti la pensione corretta.Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 07:00:002026-07-03 07:00:00Pensione Luglio 2026 Piu Alta? Perche Cambia l’Importo e Cosa AspettarsiPARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOForfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza AnsiaIl 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro CompletoCome si Calcola l’Imposta Sostitutiva del ForfettarioSimulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con MaggiorazioneGestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento MensileI 7 Errori Comuni dei Forfettari a LuglioCosa Fare se Sei a Corto di LiquiditàCodici Tributo F24 per il ForfettarioNovità 2026 per i Forfettari: Cosa CambiaIl Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da SoloDomande Frequenti (FAQ)Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro CompletoIl 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzatiVedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del ForfettarioIl regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:15% per chi è già in attività5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedenteIl calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’annoIl coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:Categoria attivitàCoefficienteProfessionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%Commercio ambulante alimentari e bevande40%Commercio ambulante altro54%Intermediari del commercio62%Alloggio e ristorazione67%Costruzioni e immobiliari86%Altre attività economiche67%Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025. Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euroVoceImportoRicavi 202545.000 euroCoefficiente redditività (78%)35.100 euroDeduzione contributi INPS– 3.500 euroBase imponibile31.600 euroImposta sostitutiva (15%)4.740 euroPrimo acconto (50% del dovuto)2.370 euroTotale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euroVoceImportoRicavi 202565.000 euroCoefficiente redditività (78%)50.700 euroDeduzione contributi INPS– 3.500 euroBase imponibile47.200 euroImposta sostitutiva (15%)7.080 euroPrimo acconto (50% del dovuto)3.540 euroTotale da versare entro il 20 luglio10.620 euroScenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)VoceImportoRicavi 202585.000 euroCoefficiente redditività (78%)66.300 euroDeduzione contributi INPS– 3.500 euroBase imponibile62.800 euroImposta sostitutiva (15%)9.420 euroPrimo acconto (50% del dovuto)4.710 euroTotale da versare entro il 20 luglio14.130 euroAttenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con MaggiorazioneLa rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026: Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.Rateizzazione in 6 rate mensili da luglioSe non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)Rate successive: entro il 16 di ogni meseInteressi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla primaNessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmenteIl piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento MensileLa regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile. Quanto Mettere da Parte?Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonareProfessionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.App e Strumenti UtiliMolti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazioneSoftware di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo realePromemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rateI 7 Errori Comuni dei Forfettari a LuglioDimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.Cosa Fare se Sei a Corto di LiquiditàSe il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti: 1. Rateizzazione fino a dicembreCome spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.2. Compensazione con crediti fiscaliSe hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionaleSe nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle EntrateIn caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.Codici Tributo F24 per il ForfettarioPer versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:CodiceDescrizioneQuando si usa1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 20251791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.Novità 2026 per i Forfettari: Cosa CambiaAnche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da SoloGestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabiliCompilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rataPiano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquiditàVerifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglieAssistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparatoContattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Domande Frequenti (FAQ) Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.Posso pagare con il 730 precompilato?No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza AnsiaPagina 71 di 193«‹6970717273›» Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
INAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, PATRONATOElenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legaleElenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legaleLe malattie professionali sono patologie causate dall’attivita lavorativa svolta nel tempo e tutelate dall’INAIL attraverso un sistema di indennizzo. Nel 2026, la normativa di riferimento principale rimane il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008 (aggiornato con successive integrazioni), che distingue tra malattie tabellate (con presunzione legale di origine professionale) e malattie non tabellate (da dimostrare caso per caso). In questa guida illustriamo l’elenco aggiornato, la differenza tra le due categorie e come presentare domanda di indennizzo all’INAIL.Per la guida completa sull’aggravamento delle malattie professionali, leggi il nostro articolo su INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda.Indice dei contenutiMalattie tabellate e non tabellate: la differenza fondamentaleIl Decreto Ministeriale 9 aprile 2008: cosa contienePrincipali malattie tabellate INAIL: elenco per categoriaMalattie non tabellate: come funziona il riconoscimentoCome presentare domanda di malattia professionale all’INAILDomande frequenti (FAQ)Conclusione: conosci i tuoi diritti per la malattia professionaleMalattie tabellate e non tabellate: la differenza fondamentale Il sistema INAIL distingue due grandi categorie di malattie professionali in base al meccanismo di riconoscimento:CaratteristicaMalattie tabellateMalattie non tabellatePresunzione origine professionaleSI (automatica)NO (da dimostrare)Onere della provaA carico dell’INAIL (deve smentire il nesso)A carico del lavoratoreRiconoscimento INAILPiu rapido se rispettato periodo massimo di indennizzabilitaRichiede istruttoria medico-legaleElenco di riferimentoDM 9 aprile 2008 (Tabella A e B) + integrazioniQualsiasi patologia con nesso causale dimostrabileLa presunzione legale per le malattie tabellate e sancita dall’art. 3 comma 2 del DPR 1124/1965: se il lavoratore ha svolto le lavorazioni indicate nella tabella INAIL e contrae la malattia corrispondente entro il periodo massimo di indennizzabilita, l’origine professionale si presume senza necessita di ulteriore prova.Il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008: cosa contiene Il DM 9 aprile 2008 ha aggiornato le tabelle delle malattie professionali, suddividendo le patologie in due elenchi distinti per lavoratori dell’industria e lavoratori dell’agricoltura. Le tabelle sono strutturate in tre liste:Lista I: malattie la cui origine professionale e di elevata probabilita (presunzione molto forte)Lista II: malattie la cui origine professionale e di limitata probabilita (riconoscibili ma con maggiore istruttoria)Lista III: malattie la cui origine professionale e possibile (elenco aperto, da dimostrare caso per caso)Principali malattie tabellate INAIL: elenco per categoriaMalattie da agenti chimiciIntossicazione da piombo e composti inorganiciIntossicazione da mercurio e compostiIntossicazione da benzene e omologhiIntossicazione da solventi organici alogenati (es. tricloroetilene, cloruro di vinile)Intossicazione da cromo e composti (esavalente)Dermatiti da cemento (cromo)Avvelenamento da pesticidi organofosforiciMesotelioma pleurico, peritoneale, pericardico da amiantoCarcinoma polmonare da amiantoMalattie da agenti fisiciIpoacusia e sordita da rumore (lavorazioni con esposizione a rumore superiore a 85 dB)Sindrome da vibrazioni mano-braccio: sindrome di Raynaud, neuropatie periferiche (lavoratori con utensili vibranti)Malattie da vibrazioni corpo intero: rachiopatie lombari (es. autotrasportatori, operatori di macchinari)Cataratta professionale da radiazioni infrarosse (soffiatori di vetro, fornaciai)Sindrome del tunnel carpale da movimenti ripetitiviMalattie da agenti biologiciBrucellosi (lavoratori agricoli, veterinari, addetti macelli)Tubercolosi (personale sanitario)Epatite virale B e C (personale sanitario)Leptospirosi (fognisti, agricoltori in aree umide)Tetano (agricoltori)Tumori professionali riconosciutiMesotelioma pleurico e peritoneale (amianto)Carcinoma polmonare (amianto, cromo esavalente, nichel, arsenico, berillio)Carcinoma della vescica (amine aromatiche, coloranti, industria della gomma)Leucemie da benzeneSarcoma delle parti molli e linfomi (policlorobifenili, diossina)Malattie non tabellate: come funziona il riconoscimento La Corte Costituzionale, con sentenza n. 179/1988, ha stabilito che anche le malattie non tabellate devono essere indennizzate dall’INAIL, purche il lavoratore dimostri il nesso di causa tra la malattia e l’attivita lavorativa svolta. Questo ha ampliato significativamente la tutela INAIL, includendo patologie che non erano previste nelle tabelle originarie.Per il riconoscimento di una malattia non tabellata il lavoratore deve fornire:Documentazione medica della diagnosi (esami, ricoveri, visite specialistiche)Documentazione lavorativa: buste paga, contratti, attestazioni dell’esposizione al rischioRelazione medico-legale (spesso necessaria) che attesti il nesso causaleLetteratura scientifica che supporti il collegamento tra la specifica mansione e la patologiaEsempi di malattie non tabellate riconosciute nel corso degli anni: ernie discali da carichi pesanti, tendiniti da movimenti ripetitivi, patologie da stress lavorativo cronico, tumori da sostanze non ancora tabellate.Come presentare domanda di malattia professionale all’INAILLa procedura per richiedere il riconoscimento e l’indennizzo della malattia professionale all’INAIL si articola in questi passaggi:Denuncia del medico certificatore: il medico curante (o lo specialista) compila il certificato di malattia professionale (modello INAIL per denuncia medica) al momento della prima diagnosi o del sospetto fondato di origine professionaleDenuncia del lavoratore: il lavoratore presenta all’INAIL la denuncia di malattia professionale (online sul portale INAIL, tramite patronato o sede territoriale)Visita medico-legale INAIL: un medico INAIL visita il lavoratore e valuta l’entita del danno biologico (percentuale di invalidita)Istruttoria tecnica: INAIL verifica le condizioni lavorative attraverso ispezioni o richieste al datoreLiquidazione dell’indennizzo: in base alla percentuale di invalidita e al tipo di prestazione (rendita, indennizzo in capitale, cure)Termini per la denuncia: la prescrizione del diritto all’indennizzo per malattia professionale decorre dalla data di prima manifestazione della malattia (non dall’inizio dell’esposizione al rischio). Il termine e di 3 anni dalla manifestazione (art. 112 DPR 1124/1965), ma la giurisprudenza tende a ritenere la prescrizione sospesa finche il lavoratore non conosce o puo conoscere la natura professionale della malattia.Domande frequenti (FAQ)Posso richiedere l’indennizzo INAIL anche se la malattia si e manifestata dopo la fine del rapporto di lavoro?Si. Molte malattie professionali (soprattutto quelle da amianto, tumori professionali, ipoacusia) si manifestano anche a distanza di anni o decenni dall’esposizione. L’INAIL riconosce l’indennizzo anche per malattie insorte dopo la cessazione del rapporto lavorativo, purche il nesso causale con l’attivita svolta sia dimostrabile.Quante indennizzi si percepisce per una malattia professionale?Dipende dalla percentuale di invalidita permanente riconosciuta dall’INAIL. Per invalidita inferiori al 6%, non c’e indennizzo (soglia minima). Da 6% a 15%: indennizzo in capitale (pagamento unico). Oltre il 16%: rendita vitalizia mensile. In caso di morte: rendita ai superstiti.La malattia professionale viene riconosciuta anche se ho gia smesso di lavorare?Si. Come anticipato, l’INAIL tutela i lavoratori (e gli ex lavoratori) indipendentemente dall’attuale stato occupazionale. La domanda va presentata entro 3 anni dalla prima manifestazione della malattia (o dalla diagnosi che ne stabilisce l’origine professionale).Il datore di lavoro viene informato della mia denuncia all’INAIL?Si. Il datore di lavoro e tenuto per legge a presentare la propria denuncia di malattia professionale (entro 5 giorni dalla ricezione del certificato medico). Nel corso dell’istruttoria, l’INAIL puo contattare il datore per verificare le condizioni lavorative e l’esposizione al rischio.Conclusione: conosci i tuoi diritti per la malattia professionaleIl sistema di tutela INAIL per le malattie professionali garantisce un indennizzo a tutti i lavoratori che sviluppano patologie legate all’attivita lavorativa svolta, sia che si tratti di malattie tabellate (con presunzione legale automatica) sia di malattie non tabellate (con dimostrazione del nesso causale). Il DM 9 aprile 2008 ha aggiornato e ampliato l’elenco delle patologie riconoscibili, e la giurisprudenza continua a evolvere in senso pro-lavoratore.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza patronale per la presentazione della denuncia di malattia professionale, il supporto nella raccolta della documentazione e l’assistenza nei ricorsi INAIL in caso di rigetto. Prenota un appuntamento per valutare la tua situazione specifica.Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 08:30:002026-07-03 07:53:33Elenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legale
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTOPensione Luglio 2026 Piu Alta? Perche Cambia l’Importo e Cosa AspettarsiLa pensione di luglio 2026 tipicamente arriva più alta del solito: tre fattori si sommano sul cedolino del mese. Primo, la quattordicesima per chi ha diritto (64+ anni e reddito basso). Secondo, le prime tracce del rimborso 730/2026 per chi ha presentato la dichiarazione entro maggio. Terzo, eventuali bonus extra come il bonus 100 € pensionati low income. Vediamo perché succede, come distinguere le voci e quando torna “normale”.Hai bisogno di assistenza per la tua pensione?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.3 motivi per cui luglio 2026 è diverso Quattordicesima: somma aggiuntiva annuale per pensionati 64+ con reddito entro 1,5x minimo (336-655 €).Rimborso 730/2026 a credito: primi accrediti per chi ha presentato il modello entro maggio.Eventuali bonus straordinari: bonus 100 € pensionati a basso reddito (se confermato dalla Legge di Bilancio 2026).Causa 1: quattordicesima per chi spetta Vedi la guida quattordicesima luglio 2026. Importi tipici: 336 € (under 15 anni contributi), 420 € (15-25 anni), 504 € (oltre 25 anni). In fascia ridotta fino a 655 €.Causa 2: prime tracce conguaglio 730 Per i pensionati che hanno presentato il 730 entro fine maggio, il rimborso a credito arriva sul cedolino di luglio. Importi tipici 200-1.500 € per spese mediche, ristrutturazioni, detrazioni familiari. Vedi guida rimborso 730 pensionati.Causa 3: bonus 100 euro pensionati low income (se attivo) La Legge di Bilancio 2026 può prevedere bonus straordinari per i pensionati con reddito molto basso. Se attivo, viene erogato come voce a credito sul cedolino senza necessità di domanda (INPS verifica d’ufficio). Verifica su MyINPS la presenza della voce.Verifica netto vs giugno: confronto in 1 minuto Apri cedolino giugno 2026 e cedolino luglio 2026 su MyINPS.Confronta i totali a credito: la differenza è la quattordicesima + eventuali bonus.Verifica voci a debito: trattenute IRPEF, addizionali (uguali o simili).Se l’aumento è coerente con i requisiti, tutto regolare.Esempi pratici (3 profili) Profilo A – Pensionato 67 anni, 30 anni contributi, reddito 11.000 €: giugno 850 €, luglio 1.354 € (quattordicesima 504 €).Profilo B – Pensionato 70 anni, 25 anni contributi, reddito 18.000 € (fuori soglia quattordicesima): giugno 1.350 €, luglio 1.580 € (solo rimborso 730 di 230 €).Profilo C – Pensionato 75 anni, 20 anni contributi, reddito 8.500 €: giugno 750 €, luglio 1.490 € (quattordicesima 420 € + rimborso 730 320 € + eventuale bonus 100 €).Quando la pensione torna normale da agostoDa agosto 2026 il cedolino torna a importo “normale” senza quattordicesima (che è annuale). Possono continuare i rimborsi 730 per chi ha presentato il modello dopo giugno (vedi calendario nella guida rimborso 730). I bonus straordinari si esauriscono nel mese di erogazione.FAQ Pensione luglio sempre più alta?Per chi ha diritto a quattordicesima o rimborso 730 sì. Per chi non ha questi requisiti, l’importo resta come giugno.Come distinguo quattordicesima da rimborso 730?Sul cedolino sono voci separate: la quattordicesima ha causale “Somma aggiuntiva pensionati” o “QU”; il rimborso 730 ha causale “Conguaglio 730 a credito”.L’aumento è permanente?No, è una tantum (quattordicesima è annuale, rimborso 730 è una volta sola). Da agosto la pensione torna all’importo ordinario.Devo dichiararla in 730?La quattordicesima è già inclusa nella CU INPS che usi per il 730 dell’anno successivo. Il rimborso 730 in arrivo non va dichiarato di nuovo.Vuoi un controllo personalizzato della tua pensione?Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri esperti analizzano cedolino, contributi e diritti per garantirti la pensione corretta.Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 07:00:002026-07-03 07:00:00Pensione Luglio 2026 Piu Alta? Perche Cambia l’Importo e Cosa Aspettarsi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOForfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza AnsiaIl 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Indice dei contenutiCosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro CompletoCome si Calcola l’Imposta Sostitutiva del ForfettarioSimulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con MaggiorazioneGestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento MensileI 7 Errori Comuni dei Forfettari a LuglioCosa Fare se Sei a Corto di LiquiditàCodici Tributo F24 per il ForfettarioNovità 2026 per i Forfettari: Cosa CambiaIl Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da SoloDomande Frequenti (FAQ)Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro CompletoIl 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzatiVedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del ForfettarioIl regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:15% per chi è già in attività5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedenteIl calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’annoIl coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:Categoria attivitàCoefficienteProfessionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%Commercio ambulante alimentari e bevande40%Commercio ambulante altro54%Intermediari del commercio62%Alloggio e ristorazione67%Costruzioni e immobiliari86%Altre attività economiche67%Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025. Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euroVoceImportoRicavi 202545.000 euroCoefficiente redditività (78%)35.100 euroDeduzione contributi INPS– 3.500 euroBase imponibile31.600 euroImposta sostitutiva (15%)4.740 euroPrimo acconto (50% del dovuto)2.370 euroTotale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euroVoceImportoRicavi 202565.000 euroCoefficiente redditività (78%)50.700 euroDeduzione contributi INPS– 3.500 euroBase imponibile47.200 euroImposta sostitutiva (15%)7.080 euroPrimo acconto (50% del dovuto)3.540 euroTotale da versare entro il 20 luglio10.620 euroScenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)VoceImportoRicavi 202585.000 euroCoefficiente redditività (78%)66.300 euroDeduzione contributi INPS– 3.500 euroBase imponibile62.800 euroImposta sostitutiva (15%)9.420 euroPrimo acconto (50% del dovuto)4.710 euroTotale da versare entro il 20 luglio14.130 euroAttenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con MaggiorazioneLa rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026: Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.Rateizzazione in 6 rate mensili da luglioSe non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)Rate successive: entro il 16 di ogni meseInteressi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla primaNessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmenteIl piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento MensileLa regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile. Quanto Mettere da Parte?Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonareProfessionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.App e Strumenti UtiliMolti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazioneSoftware di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo realePromemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rateI 7 Errori Comuni dei Forfettari a LuglioDimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.Cosa Fare se Sei a Corto di LiquiditàSe il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti: 1. Rateizzazione fino a dicembreCome spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.2. Compensazione con crediti fiscaliSe hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionaleSe nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle EntrateIn caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.Codici Tributo F24 per il ForfettarioPer versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:CodiceDescrizioneQuando si usa1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 20251791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.Novità 2026 per i Forfettari: Cosa CambiaAnche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da SoloGestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabiliCompilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rataPiano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquiditàVerifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglieAssistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparatoContattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Domande Frequenti (FAQ) Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.Posso pagare con il 730 precompilato?No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia