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CAF Centro Fiscale
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA consulente aziendale 2026: forfettario, ATECO 70.22, fatturazione B2B

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Sono 74.462 i consulenti aziendali che operano in regime forfettario in Italia, secondo i dati della Corte dei Conti sul 2024: il 3,58% di tutti i forfettari italiani, secondo settore assoluto per numerosità. Eppure, online trovare una guida completa e aggiornata al 2026 su partita IVA, ATECO, Gestione Separata INPS e fatturazione B2B per questa categoria è sorprendentemente difficile. Colmiamo questo vuoto.

Chi è il consulente aziendale: profilo, attività e distinzioni

Il termine “consulente aziendale” copre un’ampia gamma di professionisti che offrono servizi di consulenza strategica, gestionale, organizzativa e di processo alle imprese. In pratica: un consulente aziendale aiuta le aziende a prendere decisioni migliori, migliorare i processi interni, ottimizzare la struttura organizzativa o navigare momenti di cambiamento.

È importante distinguere il consulente aziendale da figure professionali regolamentate con albi e casse previdenziali dedicate:

  • Consulente del lavoro: iscritto all’Albo professionale, con cassa ENPACL. È un professionista regolamentato da L. 12/1979. Non è un “consulente aziendale” in senso generico.
  • Commercialista/Dottore Commercialista: iscritto all’ODCEC, con cassa CNPADC. Si occupa di contabilità, bilanci, fiscalità aziendale.
  • Consulente aziendale generalista: nessun albo specifico, nessuna cassa di categoria propria. È un libero professionista che lavora prevalentemente per codice ATECO 70.22.

Questa distinzione ha conseguenze dirette sulla previdenza: senza cassa di categoria obbligatoria, i consulenti aziendali iscrivono la propria posizione previdenziale alla Gestione Separata INPS.

Vuoi confrontare il settore consulenza con tutti gli altri settori forfettari? Leggi: Coefficienti di redditività forfettario 2026: analisi per settore.

Codice ATECO 70.22 e coefficiente di redditività 78%

Il codice ATECO del consulente aziendale è 70.22.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionale e di pianificazione aziendale (o 70.22.01/70.22.02 in base alla specifica attività). In modo abbreviato si indica come ATECO 70.22.

Questo codice appartiene alla macroclasse delle attività professionali, scientifiche e tecniche, cui il regime forfettario assegna un coefficiente di redditività del 78%. Significa che su 60.000 euro di ricavi annui, l’imponibile fiscale sarà di 46.800 euro (60.000 x 78%), e su questo si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi 5 anni).

Il coefficiente 78% è identico a quello degli avvocati (ATECO 69.10.10) e degli psicologi (ATECO 86.90): si tratta del coefficiente standard per le professioni intellettuali. Vedi il confronto completo: Partita IVA Psicologo 2026: Guida Completa.

Gestione Separata INPS 2026: aliquote 26,07% e 24% per il consulente

In assenza di una cassa di categoria, il consulente aziendale versa i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS. L’aliquota applicabile nel 2026 dipende dalla posizione previdenziale complessiva:

  • 26,07%: per chi non ha altra copertura previdenziale (es. consulente puro, senza dipendente o pensionato)
  • 24%: per chi ha già un’altra copertura previdenziale (es. è anche dipendente o pensionato)

I contributi si calcolano sul reddito imponibile forfettario (ricavi x 78%) e sono versati tramite F24 in acconto (luglio) e saldo (novembre/dicembre), seguendo le scadenze fiscali ordinarie. La buona notizia: i contributi alla Gestione Separata versati nell’anno sono deducibili dal reddito imponibile forfettario stesso, riducendo l’imposta sostitutiva.

Per chi è consulente aziendale e ha anche un reddito da lavoro dipendente sotto i 35.000 euro, l’aliquota 24% si applica per la quota previdenziale già coperta dal datore di lavoro. Ma attenzione: verificare sempre con un esperto la propria situazione specifica.

Forfettario per consulenti: soglia 85k e cause ostative tipiche

Per accedere e mantenere il regime forfettario nel 2026, il consulente aziendale deve rispettare le regole generali del regime:

Soglia ricavi: 85.000 euro

I ricavi o compensi dell’anno precedente non devono superare 85.000 euro. Se si supera 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita è immediata con ricalcolo dell’IVA.

Causa ostativa più frequente per i consulenti: ex datore di lavoro e redditi da dipendente

Per i consulenti aziendali, due cause ostative sono particolarmente frequenti:

  • Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata da 30.000 a 35.000 dalla L. 207/2024): se nell’anno prima hai guadagnato più di 35.000 euro come dipendente, nel 2026 non puoi applicare il forfettario.
  • Regola ex datore di lavoro: se emetti fattura verso il datore di lavoro (o ex datore degli ultimi 2 anni) per più del 50% dei tuoi ricavi, sei escluso dal forfettario. Questa regola è la “trappola” più comune per chi esce da un’azienda e inizia a lavorare come consulente per la stessa realtà che lo impiegava.

Per un approfondimento sui consulenti con redditi misti (dipendente + P.IVA), leggi: Forfettario con Dipendenti e Collaboratori 2026.

Fatturazione B2B: SDI, codici natura, bollo e ritenuta d’acconto

Il consulente aziendale lavora prevalentemente con clienti aziendali (B2B): aziende, PMI, holding. La fatturazione ha alcune specificità:

  • Obbligo SDI dal 2024: tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio (SDI). Serve un software di fatturazione elettronica.
  • Codice destinatario: per i clienti aziendali si usa il codice destinatario a 7 caratteri (codice SDI aziendale) oppure la PEC del cliente.
  • Codice natura N2.2: il codice che identifica le operazioni non soggette a IVA per i forfettari. Va inserito in ogni riga della fattura. Approfondimento: Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2.
  • Marca da bollo 2 euro: obbligatoria per fatture con imponibile superiore a 77,47 euro (in assenza di IVA).
  • Ritenuta d’acconto: NON si applica ai forfettari. Il consulente deve inserire in fattura la dicitura: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”. Senza questa dicitura, molti uffici amministrativi aziendali applicheranno automaticamente la ritenuta del 20%.

Per la guida operativa completa sulla fatturazione B2B come consulente, leggi: Fatturazione B2B consulente forfettario 2026.

Collaborazione o P.IVA? Rischio falsa partita IVA e tutele L. 81/2015

Il consulente aziendale che lavora prevalentemente (o esclusivamente) per un unico committente, con orari e modalità organizzative decise dall’azienda, rischia di essere inquadrato come “falsa partita IVA”, ossia come lavoratore subordinato mascherato da autonomo.

Il D.Lgs. 81/2015 (Jobs Act) ha introdotto presunzioni di lavoro subordinato per le collaborazioni (ex Co.Co.Co.) con determinate caratteristiche: continuità, eterodirezione, integrazione funzionale nell’azienda. L’art. 2 del D.Lgs. 81/2015 prevede che, in presenza di questi elementi, si applichi la disciplina del lavoro subordinato, con conseguente obbligo per il committente di versare contributi INPS come datore di lavoro.

Per evitare questo rischio, il consulente aziendale forfettario deve poter dimostrare:

  • Autonomia organizzativa (orari, strumenti, metodi di lavoro scelti in modo autonomo)
  • Pluralità di committenti (anche potenziale)
  • Rischio economico proprio (il risultato non è garantito)
  • Assenza di integrazione gerarchica nell’azienda committente

Esempio pratico: consulente 60.000 euro forfettario vs regime ordinario

Vediamo un caso concreto: un consulente aziendale con 60.000 euro di ricavi annui, senza altra copertura previdenziale (Gestione Separata INPS 26,07%).

VoceForfettarioRegime ordinario
Ricavi lordi60.000 €60.000 €
Imponibile fiscale46.800 € (78% x 60k)~47.000 € (dopo deduzioni costi reali ~13k)
Contributi GS INPS (stima)~9.500-12.000 €~9.500-12.000 €
Imponibile dopo contributi~35.000-37.000 €~35.000-37.500 €
Imposta sostitutiva 15% / IRPEF~5.250-5.550 €~11.000-12.500 € (IRPEF + addizionali)
Reddito netto stimato~38.450-41.250 €~30.000-33.000 €

I valori sono orientativi. Il reddito netto ordinario dipende dai costi reali deducibili e dai carichi familiari (detrazioni IRPEF). Per i calcoli personalizzati, rivolgiti al CAF.

Quando passare da forfettario a SRL: soglie e segnali

Il forfettario è conveniente fino a ricavi vicini agli 85.000 euro. Oltre questa soglia, o quando i costi reali diventano significativi, può avere senso valutare una struttura societaria (SRL). I segnali che indicano che il momento potrebbe essere arrivato:

  • Ricavi stabili o in crescita vicino alla soglia di 85.000 euro
  • Costi reali dello studio/attività superiori al 22% dei ricavi (in forfettario non sono deducibili)
  • Clienti che preferiscono rapporti contrattuali con una persona giuridica
  • Necessità di assumere dipendenti o collaboratori strutturati
  • Volontà di separare il patrimonio personale da quello aziendale (limitazione della responsabilità)

Per il confronto dettagliato forfettario vs SRL, leggi: Consulente aziendale: forfettario o SRL? Confronto fiscale 2026.

CAF Centro Fiscale: preventivo personalizzato per consulenti

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste consulenti aziendali e professionisti autonomi in tutte le fasi: apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, gestione della Gestione Separata INPS, dichiarazione dei redditi, valutazione della convenienza forfettario vs ordinario vs SRL.

Contattaci per un preventivo personalizzato gratuito:
CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine
Tel. 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

Luglio 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-07 14:00:002026-07-07 14:00:00Partita IVA consulente aziendale 2026: forfettario, ATECO 70.22, fatturazione B2B
Biologi e Nutrizionisti, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

Biologo nutrizionista: aprire la P.IVA e regime forfettario 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Sei un biologo nutrizionista e vuoi aprire la partita IVA nel 2026? O stai cercando informazioni su regime forfettario, codice ATECO corretto e contributi ENPAB per i biologi? Questa guida ti fornisce tutte le risposte, con i dati aggiornati per il 2026 e le indicazioni pratiche per avviare correttamente la tua attività professionale.

Codice ATECO per il biologo nutrizionista: il codice corretto

Uno degli errori più comuni riguarda il codice ATECO. Il codice ATECO corretto per i biologi nutrizionisti è:

Codice ATECODescrizioneApplicabilita
86.90.30Attività dei biologiBiologi iscritti all’Albo, inclusi nutrizionisti
75.00.00Servizi veterinariNON corretto per biologi nutrizionisti umani

Attenzione all’errore comune: il codice 75.00.00 (servizi veterinari) viene talvolta erroneamente attribuito ai biologi per confusione classificatoria. Questo codice riguarda i veterinari e non deve essere usato da biologi nutrizionisti che operano in campo della nutrizione umana. Il codice corretto è 86.90.30.

Regime forfettario 2026 per il biologo nutrizionista

Il regime forfettario è la scelta più conveniente per la maggior parte dei biologi nutrizionisti che avviano l’attività o che hanno un volume di ricavi contenuto. Ecco i parametri specifici:

ParametroValore 2026
Soglia ricavi per accesso85.000 euro
Codice ATECO di riferimento86.90.30
Coefficiente di redditivita78%
Aliquota start-up (primi 5 anni)5%
Aliquota ordinaria15%

Esempio di calcolo 2026: un biologo nutrizionista con ricavi di 35.000 euro calcola: reddito imponibile = 35.000 x 78% = 27.300 euro. Imposta sostitutiva ordinaria = 27.300 x 15% = 4.095 euro. Con agevolazione start-up = 27.300 x 5% = 1.365 euro. A ciò si aggiungono i contributi ENPAB (vedi sotto).

ENPAB: la cassa previdenziale dei biologi

I biologi iscritti all’Albo Nazionale dei Biologi che esercitano la libera professione devono iscriversi all’ENPAB (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi). ENPAB è la cassa previdenziale di categoria, separata dall’INPS.

Contributi ENPAB 2026

  • Contributo soggettivo: 10% del reddito professionale netto dichiarato (percentuale soggetta ad aggiornamento da ENPAB)
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari (da addebitare al cliente in fattura)
  • Contributo minimo: dovuto anche in caso di reddito zero o molto basso (importo stabilito annualmente da ENPAB)
  • Riduzione per forfettari: i biologi in regime forfettario beneficiano della riduzione del 35% sul contributo soggettivo

I valori ENPAB vengono aggiornati annualmente. Per le aliquote e i minimi vigenti nel 2026, consulta il sito ufficiale enpab.it o contatta direttamente l’ente.

Sistema Tessera Sanitaria (TS): obblighi del biologo nutrizionista

I biologi nutrizionisti che erogano prestazioni a pazienti privati hanno l’obbligo di trasmettere i dati al sistema Tessera Sanitaria del MEF/Sogei. Le prestazioni di nutrizione e dietetica rientrano nelle spese sanitarie detraibili (art. 15, comma 1, lett. c del TUIR), quindi devono essere trasmesse al sistema TS affinché il paziente possa vederle nella dichiarazione precompilata.

Prestazioni da trasmettere al sistema TS

  • Consulenze nutrizionali e piani alimentari personalizzati (prestazioni di cura)
  • Analisi della composizione corporea (bioimpedenziometria)
  • Prestazioni rese a pazienti con patologie (malnutrizione, diabete, intolleranze certificate)

Prestazioni che NON vanno nel sistema TS

  • Consulenze meramente estetiche (dimagrimento estetico senza diagnosi medica)
  • Corsi di educazione alimentare di gruppo (non individuali)
  • Attività di docenza e formazione

IVA per le prestazioni del biologo nutrizionista

Anche per i biologi nutrizionisti si pone la questione dell’esenzione IVA. In linea generale:

  • Prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese da biologi abilitati: esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 DPR 633/72
  • Consulenze nutrizionali su pazienti con patologia: esenti IVA
  • Attività di consulenza non sanitaria (es. consulenza per ristorazione, industria alimentare): soggette a IVA al 22%
  • In regime forfettario: tutte le fatture sono "fuori campo IVA" (non si applica né si addebita IVA)

Albo Nazionale dei Biologi: iscrizione e sezioni

Per esercitare come biologo nutrizionista in forma autonoma è obbligatoria l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB), nella sezione A (biologi laureati magistrali) o sezione B (biologi triennali). Solo i biologi iscritti alla sezione A possono emettere piani dietetici e prescrizioni nutrizionali autonome. I biologi iscritti alla sezione B devono operare sotto supervisione o in ambiti più limitati.

Come aprire la partita IVA da biologo nutrizionista: i passi

  • Passo 1: Consegui la laurea magistrale in Biologia o equipollente e supera l’esame di stato
  • Passo 2: Iscriviti all’Ordine Nazionale dei Biologi (sezione A o B a seconda del titolo)
  • Passo 3: Apri la partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate con ATECO 86.90.30
  • Passo 4: Scegli il regime fiscale e comunicalo nell’apertura (forfettario = senza IVA)
  • Passo 5: Iscriviti a ENPAB entro 30 giorni dall’inizio attività
  • Passo 6: Accredita il tuo studio nel sistema Tessera Sanitaria
  • Passo 7: Attiva la fatturazione elettronica (obbligatoria dal 2024 anche per forfettari)

Domande frequenti

Quale codice ATECO usa il biologo nutrizionista?

Il codice corretto è 86.90.30 (Attività dei biologi). Non usare il codice 75.00.00 (veterinari) che è erroneamente associato ai biologi in alcuni elenchi non aggiornati.

ENPAB o INPS: dove pago i contributi?

I biologi iscritti all’Albo ONB che esercitano in forma autonoma pagano i contributi a ENPAB, non all’INPS. Solo i biologi senza iscrizione all’Albo (e quindi senza l’obbligo di ENPAB) potrebbero versare alla gestione separata INPS.

Il nutrizionista può aprire uno studio fisico?

Sì. Il biologo nutrizionista può operare in uno studio professionale privato, in ambulatorio condiviso, a domicilio del paziente o in telelavoro (video-consulenze). Per gli studi fisici è necessario rispettare i requisiti strutturali previsti dalla normativa regionale sanitaria per gli studi medici e paramedici.

Conclusione

Aprire la partita IVA da biologo nutrizionista nel 2026 richiede attenzione a tre aspetti fondamentali: il codice ATECO corretto (86.90.30, non 75.00.00), l’iscrizione a ENPAB entro 30 giorni dall’inizio e l’accreditamento nel sistema Tessera Sanitaria. Il regime forfettario, con coefficiente di redditivita del 78% e aliquota del 5% nei primi 5 anni, è la scelta ottimale per chi parte. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza specializzata per professionisti sanitari: prenota un appuntamento per gestire correttamente tutti gli adempimenti fiscali e previdenziali del 2026.

Luglio 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-07 12:30:002026-06-02 08:13:01Biologo nutrizionista: aprire la P.IVA e regime forfettario 2026
Logopedisti, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

Logopedista: aprire la partita IVA nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aggiornamento del 4 settembre 2026 – Rettifica

Una versione precedente di questo articolo indicava erroneamente l’iscrizione obbligatoria all’ENPAPI per i logopedisti. Il logopedista libero professionista, privo di cassa di categoria, è iscritto alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995): l’ENPAPI è riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari (interpello Min. Lavoro n. 1/2024). Aliquota 2026: 26,07% (circolare INPS n. 8/2026).

Sei un logopedista e stai valutando di aprire la partita IVA nel 2026? Che tu voglia esercitare come libero professionista, avviare uno studio privato o affiancare il lavoro dipendente con l’attività autonoma, questa guida ti spiega tutto ciò che devi sapere: codice ATECO, regime fiscale, contributi INPS Gestione Separata e obblighi verso il sistema TS.

Codice ATECO per il logopedista

Il codice ATECO corretto per l’attività di logopedista libero professionista è:

Codice ATECODescrizioneCategoria
86.90.21Attività dei logopedistiAttività sanitarie per la salute umana

Il codice 86.90.21 è specifico per i logopedisti ed è quello da indicare nella comunicazione di apertura partita IVA (modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate). Non confonderlo con il codice generico 86.90.29 (altri servizi sanitari), che è meno preciso ai fini classificatori e può creare problemi nei rapporti con il sistema sanitario.

Regime fiscale: il forfettario conviene al logopedista?

Il regime forfettario 2026 è la scelta naturale per la maggior parte dei logopedisti che iniziano l’attività o che hanno ricavi contenuti. I parametri chiave per i logopedisti sono:

ParametroValore
Soglia ricavi per accesso 202685.000 euro
Coefficiente di redditivita78%
Aliquota imposta sostitutiva (start-up, primi 5 anni)5%
Aliquota imposta sostitutiva (ordinaria)15%
Contributi INPS Gestione Separata26,07% (riduzione del 35% su richiesta in regime forfettario)

Come si calcola l’imposta: Su ricavi di esempio 40.000 euro, il reddito imponibile è 40.000 x 78% = 31.200 euro. L’imposta sostitutiva ordinaria è 31.200 x 15% = 4.680 euro. Nei primi 5 anni con agevolazione start-up: 31.200 x 5% = 1.560 euro.

Quando NON conviene il forfettario: se il logopedista supera gli 85.000 euro di ricavi annui, oppure se ha spese professionali elevate (attrezzature, locazione studio, collaboratori) che nel regime ordinario sarebbero deducibili e abbatterebbero significativamente l’imponibile.

Gestione Separata INPS: la previdenza del logopedista (non ENPAPI)

I logopedisti che esercitano in forma autonoma non hanno una cassa di previdenza di categoria e si iscrivono alla Gestione Separata INPS, il regime residuale previsto dall’art. 2, comma 26, della Legge 335/1995 per i lavoratori autonomi privi di cassa. L’iscrizione è obbligatoria, gratuita e va fatta contestualmente all’apertura della partita IVA (portale INPS con SPID/CIE o tramite il CAF).

Non l’ENPAPI: l’ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica) è riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari iscritti ai rispettivi albi. Logopedisti, fisioterapisti e le altre professioni sanitarie prive di cassa non vi rientrano: la Legge 3/2018 ha riordinato solo gli albi, senza incidere sugli obblighi previdenziali (interpello Ministero del Lavoro n. 1/2024).

Contributi INPS Gestione Separata 2026 per logopedisti in regime forfettario:

  • Aliquota: 26,07% sul reddito imponibile (ricavi x 78%) per chi non ha altra tutela pensionistica obbligatoria; 24% per pensionati o già assicurati altrove (circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026)
  • Riduzione forfettari: 35% su richiesta (aliquota effettiva 16,95%, contributi accreditati in proporzione)
  • Rivalsa 4%: facoltativa, addebitabile al cliente in fattura
  • Nessun contributo minimo: si versa in proporzione al reddito, con saldo e primo acconto entro il 30 giugno e secondo acconto entro il 30 novembre (F24)

I contributi versati sono deducibili dal reddito anche in regime forfettario. Verifica la tua posizione con il CAF, in particolare se svolgi anche lavoro dipendente.

Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi del logopedista

Il sistema Tessera Sanitaria (TS) è la piattaforma del Ministero dell’Economia gestita dalla Sogei che raccoglie le spese sanitarie ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata. I logopedisti liberi professionisti hanno l’obbligo di trasmettere i dati delle prestazioni sanitarie erogate a pazienti privati.

Quali dati trasmettere

  • Le prestazioni sanitarie pagate dai pazienti che possono dare diritto alla detrazione del 19% in dichiarazione dei redditi
  • Le prestazioni esenti IVA ai sensi dell’art. 10 DPR 633/72 (prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione)
  • Le prestazioni soggette a ticket sanitario

Quando e come trasmettere

  • Trasmissione mensile o semestrale (a seconda della tipologia di operatore)
  • Accesso al portale Tessera Sanitaria con le credenziali del professionista
  • Per i logopedisti liberi professionisti: accreditamento come "esercente" nel sistema TS

Sanzioni per omessa trasmissione: da 100 a 50.000 euro per anno di imposta (art. 3 D.Lgs. 175/2014 e successive modifiche). L’adempimento è quindi critico e non va sottovalutato.

Come aprire la partita IVA da logopedista: i passi

  • Passo 1: Verifica i requisiti professionali (abilitazione e iscrizione all’Albo TSRM-PSTRP territoriale)
  • Passo 2: Scegli il regime fiscale (forfettario o ordinario) con l’aiuto di un CAF o commercialista
  • Passo 3: Apri la partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (anche online tramite FISCONLINE), indicando ATECO 86.90.21
  • Passo 4: Iscriviti alla Gestione Separata INPS contestualmente all’inizio attività
  • Passo 5: Accredita il tuo studio/attività nel sistema Tessera Sanitaria
  • Passo 6: Apri un conto corrente professionale dedicato (non obbligatorio ma fortemente consigliato)

IVA per i logopedisti: le prestazioni sono esenti?

Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese da logopedisti abilitati sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 18 del DPR 633/72, purché rese da professionisti in possesso della relativa abilitazione professionale. Le prestazioni meramente estetiche o non sanitarie potrebbero non godere dell’esenzione. Il regime forfettario, indipendentemente dall’esenzione IVA, non applica IVA sulle fatture (regime fuori campo IVA).

Domande frequenti

Il logopedista deve iscriversi all’Albo?

Sì. I logopedisti devono iscriversi all’Albo TSRM-PSTRP (Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione) dell’Ordine territoriale. L’iscrizione all’Albo è requisito per l’esercizio legale della professione.

Posso lavorare sia come dipendente che come libero professionista?

Sì, con alcune limitazioni. Se lavori come dipendente del SSN, devi verificare l’incompatibilità con l’esercizio libero-professionale (disciplinata dai contratti collettivi del comparto sanità e dal D.Lgs. 165/2001 per il settore pubblico). Per il settore privato, le incompatibilità dipendono dal contratto individuale.

Devo emettere scontrino o fattura ai pazienti?

In regime forfettario devi emettere fattura elettronica (dal 2024 obbligatoria anche per i forfettari) o ricevuta fiscale. Le prestazioni sanitarie sono esenti IVA ma non esenti dall’obbligo di documentazione fiscale. La fattura deve riportare il numero di iscrizione all’Albo e la dicitura "Prestazione sanitaria esente IVA art. 10 DPR 633/72".

Conclusione

Aprire la partita IVA da logopedista nel 2026 è un percorso strutturato che richiede attenzione agli adempimenti fiscali (ATECO corretto, regime forfettario, fatturazione elettronica), previdenziali (Gestione Separata INPS) e sanitari (sistema TS). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per l’apertura della partita IVA e la gestione degli adempimenti annuali per i professionisti sanitari. Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata.

Luglio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-06 08:30:002026-09-04 12:15:49Logopedista: aprire la partita IVA nel 2026
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Riaprire Partita IVA dopo Chiusura 2026: Regole, Tempi e Procedura

regime forfettario partita iva

Hai chiuso la tua partita IVA in passato e ora stai pensando di riaprirla nel 2026? La buona notizia è che riaprire partita IVA dopo chiusura è sempre possibile, ma ci sono regole precise da rispettare, soprattutto se vuoi accedere al regime forfettario. Esistono limiti temporali, requisiti specifici e una norma anti-elusione che molti contribuenti non conoscono. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come riaprire la partita IVA, quanto tempo aspettare, quali sono i costi e perché in alcuni casi non potrai più beneficiare dell’aliquota agevolata al 5%.

Ultimo aggiornamento: luglio 2026 — fonti: Agenzia delle Entrate, INPS, Legge di Bilancio 2026.

Indice dei contenuti

  1. Si può riaprire partita IVA dopo averla chiusa?
  2. Tempi di attesa per la riapertura
  3. Regola anti-elusione del regime forfettario
  4. Procedura: come riaprire partita IVA con modello AA9/12
  5. Costi della riapertura
  6. Scelta del regime fiscale alla riapertura
  7. Requisiti forfettario per chi riapre
  8. Aliquota 5% primi 5 anni: quando spetta
  9. Casi particolari: NASPI, fallimento, doppia iscrizione
  10. Esempi pratici di riapertura
  11. Conseguenze fiscali della riapertura
  12. Documenti necessari e tempistiche
  13. Domande frequenti

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Si può riaprire partita IVA dopo averla chiusa?

La risposta è sì, sempre. Chi ha cessato la partita IVA in passato — per pensionamento, cambio attività, periodo di lavoro dipendente o semplicemente perché l’attività non era più sostenibile — può riaprire partita IVA dopo chiusura in qualsiasi momento. Non esiste un divieto assoluto né un numero massimo di volte in cui si può aprire e chiudere una posizione fiscale.

Tuttavia, riaprire una partita IVA non è un’operazione del tutto libera. Esistono regole precise sui tempi minimi di attesa (in alcuni casi), sulla scelta del regime fiscale e — soprattutto — sull’aliquota agevolata al 5% che spetta solo a chi apre la partita IVA per la prima volta. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha introdotto controlli specifici per evitare comportamenti elusivi, ovvero pratiche fraudolente di chi chiude e riapre la partita IVA solo per ottenere benefici fiscali indebiti.

In pratica, la riapertura è possibile, ma va pianificata con attenzione, soprattutto se hai intenzione di entrare nel regime forfettario. Vediamo quali sono le regole da rispettare.

Tempi di attesa per la riapertura

Una delle domande più frequenti è: quanto tempo devo aspettare per riaprire partita IVA dopo chiusura? La risposta dipende da un fattore chiave: se cambi o meno l’attività.

Nessun limite minimo se cambi attività

Se la nuova partita IVA che vuoi aprire ha un codice ATECO diverso da quello precedente, puoi riaprirla anche il giorno dopo la chiusura. Ad esempio, se chiudi una partita IVA come web designer (ATECO 74.10.21) e vuoi riaprirla come fotografo (ATECO 74.20.19), non c’è alcun periodo di attesa imposto dalla normativa.

6 mesi minimo se l’attività è identica

Se invece vuoi riaprire la stessa identica attività con lo stesso codice ATECO, è opportuno attendere almeno 6 mesi. Questo non è tanto un divieto formale, quanto una cautela anti-elusione: l’Agenzia delle Entrate considera sospette le riaperture immediate con stesso ATECO, soprattutto se finalizzate a “trucchi” sul regime forfettario.

Immagina questo scenario: un professionista nel 2025 supera gli 85.000 euro di compensi. Per non uscire dal forfettario, chiude la partita IVA il 31 dicembre e la riapre il 2 gennaio 2026 con lo stesso codice ATECO, sperando di “azzerare” i compensi superati. Questa pratica è considerata elusiva e può essere contestata in sede di controllo, con perdita del beneficio forfettario.

Regola anti-elusione del regime forfettario

Questo è uno dei punti più delicati per chi vuole riaprire partita IVA in regime forfettario. La normativa fiscale italiana prevede una specifica disciplina anti-elusione (basata sull’art. 10-bis dello Statuto del Contribuente) che permette all’Agenzia delle Entrate di disconoscere i benefici ottenuti tramite operazioni “abusive”.

Quando scatta la contestazione

Le situazioni considerate a rischio sono principalmente:

  • Chi ha una partita IVA in regime ordinario con compensi superiori a 85.000 euro e la chiude per riaprirla immediatamente in regime forfettario
  • Chi chiude e riapre la stessa attività entro 6 mesi senza un valido motivo economico
  • Chi cambia formalmente il codice ATECO ma di fatto continua a svolgere la medesima prestazione per gli stessi clienti

Sanzioni e conseguenze

Se l’Agenzia delle Entrate accerta un comportamento elusivo, le conseguenze sono pesanti:

  • Perdita del beneficio forfettario per il periodo contestato
  • Ricalcolo delle imposte con tassazione ordinaria (IRPEF, addizionali, IVA)
  • Sanzioni amministrative dal 90% al 180% dell’imposta non versata
  • Interessi di mora sulle somme dovute

Per evitare questi rischi, è fondamentale che la riapertura abbia valide ragioni economiche e sostanziali: un cambio reale di attività, una nuova clientela, una diversa modalità operativa. In caso di dubbi, è sempre consigliabile rivolgersi a un consulente prima di procedere.

Procedura: come riaprire partita IVA con modello AA9/12

Per riaprire partita IVA dopo chiusura, la procedura è la stessa che si segue per una nuova apertura. Lo strumento è il modello AA9/12, da inviare all’Agenzia delle Entrate. Ti spieghiamo nel dettaglio come funziona.

Modello AA9/12: cos’è e come si compila

Il modello AA9/12 è il modulo ufficiale per la dichiarazione di inizio, variazione o cessazione attività per le persone fisiche con partita IVA. Per riaprire devi indicare:

  • Dati anagrafici: nome, cognome, codice fiscale, residenza
  • Codice ATECO principale: il codice che identifica la nuova attività che vuoi svolgere
  • Codice ATECO secondario (se applicabile): per attività multiple
  • Data di inizio attività: la data effettiva da cui partono gli adempimenti fiscali
  • Volume d’affari presunto: stima dei compensi annui
  • Regime fiscale prescelto: forfettario, semplificato o ordinario

Invio online tramite SPID

L’invio del modello AA9/12 può essere effettuato in tre modi:

  • Online tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS (modalità più veloce e gratuita)
  • Tramite intermediario abilitato: commercialista, CAF o consulente fiscale
  • In presenza presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate, con appuntamento

Aggiornamento residenza e cassa previdenziale

Se nel frattempo è cambiata la tua residenza, devi aggiornarla in fase di riapertura. Inoltre, ricorda di:

  • Iscriverti alla Camera di Commercio (CCIAA) se sei artigiano o commerciante
  • Iscriverti alla cassa previdenziale se sei un professionista con cassa propria (es. Inarcassa per architetti, Cassa Forense per avvocati, ENPAM per medici)
  • Iscriverti alla Gestione Separata INPS se sei un professionista senza cassa specifica

Costi della riapertura

Un aspetto che molti contribuenti sottovalutano sono i costi della riapertura partita IVA. Vediamoli nel dettaglio.

Apertura partita IVA: gratuita

L’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è completamente gratuita. Non sono previsti diritti né bolli per la presentazione del modello AA9/12. Anche tramite SPID online non si paga nulla.

Camera di Commercio: circa 120 euro l’anno

Se l’attività richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio (artigiani, commercianti, alcune categorie di liberi professionisti), il costo medio annuo è di circa 120 euro per il diritto annuale CCIAA. A questo si aggiungono eventuali diritti di segreteria per l’iscrizione iniziale (sui 30-50 euro).

Cassa previdenziale: variabile

I contributi alla cassa previdenziale variano molto in base alla professione:

  • Gestione Separata INPS: 26,07% sul reddito (2026), con minimo non previsto
  • Gestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi fissi minimi attorno ai 4.500 euro l’anno + percentuale sul reddito eccedente
  • Casse private (Forense, Inarcassa, ENPAM, ecc.): contributi minimi specifici, generalmente tra 2.000 e 5.000 euro l’anno

Scelta del regime fiscale alla riapertura

Al momento della riapertura puoi scegliere tra diversi regimi fiscali. La scelta è cruciale perché incide su tasse, adempimenti contabili e gestione dell’attività.

Regime forfettario

Il regime forfettario è l’opzione preferita da chi riapre la partita IVA, soprattutto per professionisti e piccoli imprenditori. Vantaggi principali:

  • Imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi 5 anni se è la prima apertura)
  • Esonero IVA sulle fatture emesse
  • Contabilità semplificata (basta conservare le fatture)
  • No applicazione di studi di settore o ISA

Per accedervi devi rispettare alcuni requisiti, che vedremo a breve.

Regime ordinario semplificato

È il regime “standard” per chi non rientra nel forfettario. Si applica IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%), IVA al 22% e si tengono i registri contabili semplificati. Adatto a chi ha compensi superiori a 85.000 euro o non rispetta le cause ostative del forfettario.

Regime ordinario

Obbligatorio per chi supera i 500.000 euro di ricavi (servizi) o 800.000 euro (cessioni di beni). Comporta contabilità completa con bilancio. Raramente è la scelta di chi riapre partita IVA in piccola scala.

Requisiti forfettario per chi riapre

Se vuoi riaprire partita IVA in regime forfettario, devi rispettare i seguenti requisiti, che valgono al momento dell’apertura e di anno in anno per il mantenimento del regime.

  • Compensi anno precedente sotto 85.000 euro: il limite si calcola sui ricavi/compensi totali dell’anno precedente, anche di altre attività esercitate
  • Reddito da lavoro dipendente o pensione sotto 30.000 euro: chi ha un reddito da dipendente o pensionato superiore a questa soglia non può accedere al forfettario
  • Cause ostative non presenti: ad esempio, non si può lavorare prevalentemente per il proprio ex datore di lavoro, non si possono possedere quote di società di persone, ecc.
  • Non aver chiuso e riaperto la stessa attività entro 6 mesi per beneficiare del forfettario in modo elusivo
  • Spese per dipendenti sotto 20.000 euro: limite per chi ha collaboratori

È importante valutare con attenzione le cause ostative: sono il motivo più frequente di esclusione dal forfettario per chi riapre la partita IVA. Per approfondire, ti consigliamo di rivolgerti a un consulente fiscale o al CAF.

Aliquota 5% primi 5 anni: quando spetta a chi riapre

Una delle agevolazioni più note del regime forfettario è l’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni di attività. Ma chi riapre partita IVA dopo chiusura ha diritto a questo beneficio? La risposta è: nella maggior parte dei casi no.

L’aliquota 5% si applica solo alle “nuove iniziative produttive”

L’aliquota agevolata del 5% è riservata a chi apre per la prima volta una partita IVA. Significa che chi ha già avuto una partita IVA in passato — anche chiusa molti anni fa — non può beneficiarne: dovrà applicare la normale aliquota del 15%.

L’eccezione: attività completamente diversa

C’è un’unica eccezione: se la nuova attività è completamente diversa da quella precedente — sia per codice ATECO, sia per natura della prestazione — alcuni interpelli dell’Agenzia delle Entrate hanno riconosciuto l’aliquota agevolata. Tuttavia, si tratta di un’interpretazione restrittiva e va valutata caso per caso, possibilmente con un parere preventivo (interpello).

Quindi, riassumendo:

  • Mai aperto una partita IVA prima → aliquota 5% per 5 anni
  • Già aperta in passato, anche con attività diversa → aliquota 15% (regola generale)
  • Già aperta in passato ma cambio settore radicale → valutazione caso per caso, eventualmente con interpello

Casi particolari: NASPI, fallimento, doppia iscrizione

Esistono situazioni specifiche in cui la riapertura della partita IVA richiede attenzioni aggiuntive.

Riapertura dopo fallimento personale

Chi è stato dichiarato fallito (o ha subito una procedura di sovraindebitamento) può riaprire la partita IVA solo dopo la chiusura formale della procedura e ottenuta la riabilitazione. In alcuni casi possono esistere limitazioni temporanee all’esercizio di attività commerciali.

Riapertura dopo NASPI percepita

Se hai percepito la NASPI dopo la chiusura della partita IVA precedente (o di un rapporto di lavoro dipendente) e vuoi riaprire, devi comunicare all’INPS l’inizio della nuova attività entro 30 giorni. Se non lo fai, rischi di dover restituire le mensilità percepite. È possibile inoltre richiedere la NASPI anticipata in unica soluzione per finanziare l’avvio della nuova attività.

Riapertura come artigiano dopo libera professione

Se prima esercitavi come libero professionista (es. consulente) e ora vuoi riaprire come artigiano, devi sapere che potresti dover gestire una doppia iscrizione: alla Gestione Artigiani INPS per la nuova attività e — se mantieni anche la professione precedente — alla Gestione Separata. La gestione contributiva può diventare complessa e va pianificata con cura.

Esempi pratici di riapertura partita IVA

Per rendere più concrete le regole che abbiamo visto, ecco tre casi pratici di riapertura partita IVA dopo chiusura.

Caso 1: web designer che riapre come fotografo

Marco aveva una partita IVA come web designer (ATECO 74.10.21), chiusa nel 2020 per dedicarsi al lavoro dipendente. Nel 2026 vuole riaprire come fotografo (ATECO 74.20.19). Risultato:

  • Cambio attività con ATECO diverso → nessun limite di tempo
  • Può accedere al forfettario se rispetta i requisiti
  • Niente aliquota 5%: ha già avuto una partita IVA in passato. Si applica il 15%

Caso 2: medico in pensione che riapre come consulente

La dottoressa Anna ha chiuso la partita IVA come medico di base nel 2024 per andare in pensione. Nel 2026 vuole riaprire come consulente sanitario. Da valutare:

  • Pensione superiore a 30.000 euro? Se sì, esclusione dal forfettario
  • Verificare causa ostativa relativa al lavoro precedente (collaborazioni con ex strutture sanitarie pubbliche)
  • Necessaria iscrizione ENPAM (cassa medici) anche per attività di consulenza
  • Aliquota 15%: già aperta partita IVA in passato

Caso 3: artigiano che riapre con stesso ATECO dopo un anno

Luca, idraulico, ha chiuso la partita IVA nel 2025 per cessazione attività. Dopo un anno (2026), decide di riaprire con lo stesso codice ATECO. Risultato:

  • Pausa di oltre 6 mesi → nessun problema anti-elusione
  • Stesso ATECO non è un problema dopo un anno effettivo di interruzione
  • Riapertura serena, può accedere al forfettario se rispetta i requisiti
  • Aliquota 15% (non è prima apertura)

Conseguenze fiscali della riapertura

Una preoccupazione comune di chi riapre la partita IVA è: devo pagare qualcosa per gli anni “di vacanza”? La risposta è rassicurante: no.

  • Per gli anni in cui non hai avuto la partita IVA non si applicano imposte retroattive
  • I redditi percepiti come lavoratore dipendente o pensionato in quegli anni sono già stati tassati separatamente
  • Eventuali contributi previdenziali non versati negli anni di chiusura non sono dovuti (la partita IVA non era attiva)
  • Solo l’esercizio in corso al momento della riapertura genera nuovi obblighi fiscali

L’unica accortezza: se hai eventuali debiti fiscali pregressi non saldati al momento della chiusura precedente (es. cartelle dell’Agenzia Entrate Riscossione), questi restano dovuti e potranno essere oggetto di compensazione o pignoramento. La riapertura non li cancella.

Documenti necessari e tempistiche

Per riaprire partita IVA dopo chiusura, prepara questi documenti.

Documenti da raccogliere

  • Documento d’identità in corso di validità
  • Codice fiscale
  • Indirizzo di residenza aggiornato
  • SPID, CIE o CNS per l’invio online
  • Eventuale certificato di chiusura precedente (raramente richiesto, ma utile per ricostruire la propria storia fiscale)
  • Indicazione del codice ATECO della nuova attività (se non lo conosci, puoi consultarlo sul sito ISTAT o farti aiutare dal CAF)

Tempistiche di attivazione

Una volta inviata la pratica, i tempi di attivazione sono in genere rapidi:

  • Apertura partita IVA presso Agenzia Entrate: immediata, entro 1-2 giorni lavorativi
  • Iscrizione INPS (Gestione Separata o Artigiani/Commercianti): 3-5 giorni
  • Iscrizione CCIAA: 7-10 giorni (per artigiani e commercianti)
  • Iscrizione cassa privata (Forense, ENPAM, Inarcassa, ecc.): variabile, da 1 a 4 settimane

Una volta ottenuta la nuova partita IVA, puoi iniziare a fatturare immediatamente, anche prima del completamento delle iscrizioni accessorie. Ricorda però di adempiere a tutti gli obblighi previdenziali entro i termini per evitare sanzioni.

Domande frequenti sulla riapertura della partita IVA

Posso riaprire la partita IVA il giorno dopo averla chiusa?

Sì, se cambi codice ATECO. Se invece mantieni la stessa attività, è opportuno attendere almeno 6 mesi per evitare contestazioni anti-elusive da parte dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto se vuoi entrare in regime forfettario.

Quanto costa riaprire la partita IVA?

L’apertura presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita. Costi variabili sono legati all’iscrizione CCIAA (circa 120 euro l’anno), ai contributi previdenziali (variabili in base al regime e all’attività) ed eventualmente al supporto di un consulente o CAF per la pratica.

Posso entrare in regime forfettario riaprendo la partita IVA?

Sì, se rispetti i requisiti: compensi anno precedente sotto 85.000 euro, reddito da dipendente o pensione sotto 30.000 euro, assenza di cause ostative e nessuna riapertura sospetta entro 6 mesi con stessa attività. Verifica sempre prima di optare per il regime.

Ho diritto all’aliquota 5% se ho già avuto una partita IVA?

Generalmente no. L’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni spetta solo a chi apre partita IVA per la prima volta. Chi ha già avuto una partita IVA in passato si applica il 15%. Esistono eccezioni se la nuova attività è radicalmente diversa, ma vanno valutate con interpello.

Devo pagare arretrati per gli anni in cui non avevo la partita IVA?

No. La riapertura non comporta tassazione retroattiva. I redditi degli anni in cui non avevi partita IVA sono già stati tassati separatamente (es. come dipendente o pensionato). Solo l’esercizio in corso al momento della riapertura genera nuovi obblighi fiscali.

Cosa succede se chiudo e riapro per non superare gli 85.000 euro?

Si tratta di una pratica considerata elusiva. L’Agenzia delle Entrate può contestare l’operazione e farti perdere il beneficio forfettario, applicando le imposte ordinarie più sanzioni dal 90% al 180% e interessi. È un comportamento da evitare assolutamente.

Serve aiuto per riaprire la partita IVA?

Riaprire una partita IVA dopo chiusura sembra semplice sulla carta, ma nasconde insidie: la scelta del regime fiscale, le cause ostative del forfettario, la gestione delle iscrizioni previdenziali, l’eventuale doppia iscrizione e — soprattutto — l’attenzione alle regole anti-elusione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta in tutte le fasi: dalla scelta del regime più conveniente alla compilazione del modello AA9/12, dalle iscrizioni INPS e CCIAA all’analisi preventiva delle cause ostative. Evita errori che possono costarti caro: contattaci per una consulenza personalizzata e affronta la riapertura della tua partita IVA con la sicurezza di chi è seguito da professionisti.

Prenota un appuntamento presso la nostra sede di Udine o richiedi una consulenza online. Il nostro team è a tua disposizione per pianificare insieme la tua nuova partita IVA in modo sicuro, conveniente e conforme alla normativa 2026.

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Luglio 6, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-06 08:00:002026-05-24 09:54:35Riaprire Partita IVA dopo Chiusura 2026: Regole, Tempi e Procedura
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Avvocato e Cassa Forense 2026: contributi forfettari, minimi, modello 5

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Se sei un avvocato iscritto all’Albo, la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense (Cassa Forense) è il tuo ente previdenziale di riferimento. Non è una scelta: è un obbligo di legge. Ma quanti sono i contributi da versare nel 2026? Cosa è il Modello 5? Come funziona l’esonero per i giovani avvocati? Rispondiamo a tutte queste domande con chiarezza, anche per chi è in regime forfettario.

Cassa Forense: obbligo per tutti gli iscritti all’Albo degli Avvocati

La Cassa Forense è stata istituita con la Legge 21/1952 e il suo Regolamento Unico disciplina l’iscrizione, i contributi e le prestazioni previdenziali. L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria per tutti gli avvocati iscritti all’Albo che esercitano la professione in modo effettivo, anche se in regime forfettario e anche se i ricavi sono molto contenuti.

L’iscrizione deve avvenire entro 30 giorni dall’iscrizione all’Albo degli Avvocati. Chi non si iscrive o non versa i contributi è soggetto a sanzioni e rischia la cancellazione dall’Albo nei casi più gravi.

Per il quadro completo sulla partita IVA da avvocato, inclusa la scelta del regime fiscale, consulta: Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale.

Contributo soggettivo 2026: aliquota base e minimale annuo

Il contributo soggettivo è il pilastro della previdenza Cassa Forense: è quello che costruisce la tua futura pensione. Si calcola applicando un’aliquota percentuale sul reddito professionale netto dell’anno di riferimento.

Il sistema prevede un minimale annuo: anche se il tuo reddito professionale fosse zero o inferiore alla soglia, devi comunque versare questo importo minimo per mantenere l’iscrizione e maturare la copertura previdenziale. Per l’anno 2026, l’importo del minimale soggettivo e le aliquote esatte sono pubblicati sul portale ufficiale della Cassa Forense (cassaforense.it). Ti consigliamo di verificare i valori aggiornati direttamente nella sezione “Contributi” del sito, in quanto vengono deliberati annualmente dal Comitato dei Delegati.

In via orientativa, il minimale soggettivo si è aggirato negli ultimi anni tra i 2.700 e i 3.500 euro annui, con aliquote progressive (tipicamente 14-15% fino a un certo reddito, con aliquote di solidarietà sulle fasce più alte). Questi valori sono indicativi: per il 2026 verificare sul sito Cassa Forense o tramite il CAF.

Come si calcola il contributo soggettivo

Il reddito imponibile su cui si calcola il contributo soggettivo è il reddito professionale netto da avvocato. Per i forfettari, il reddito netto è quello imponibile forfettario (ricavi x 78%) dopo la deduzione dei contributi Cassa Forense stessi (che sono deducibili dal reddito forfettario). Questo crea un piccolo effetto circolare che di solito viene risolto con il metodo delle buste paga: si stima il reddito, si calcolano i contributi, si ricalcola il reddito al netto dei contributi.

Contributo integrativo 4%: chi lo paga e come inserirlo in fattura

Il contributo integrativo del 4% è la voce previdenziale più visibile nelle fatture degli avvocati. Funziona così:

  • Si calcola sul volume di affari annuo (ossia sul fatturato lordo)
  • Viene addebitato al cliente come voce separata in fattura (“Contributo integrativo Cassa Forense 4%”)
  • L’avvocato lo incassa e lo riversa integralmente a Cassa Forense entro i termini previsti
  • Il cliente pagante è quindi il committente, non l’avvocato: economicamente non è un costo per l’avvocato

Per un avvocato forfettario con ricavi di 50.000 euro, il contributo integrativo sarà di 2.000 euro (50.000 x 4%), che vengono addebitati in proporzione ai vari clienti sulle rispettive fatture.

Come si inserisce in fattura: la fattura dell’avvocato forfettario tipicamente ha questa struttura:

Onorario:                      1.000,00 €
Contributo integrativo 4%:        40,00 €
Marca da bollo (art. 13 DPR 642/72):  2,00 €
Totale:                        1.042,00 €

Dicitura: Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1 c. 54-89 L. 190/2014,
regime forfettario - operazione senza applicazione di IVA.
Si richiede di non applicare la ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1 c. 67 L. 190/2014.

Contributo di maternità Cassa Forense: importo fisso annuo

Il contributo di maternità è un contributo fisso annuo che tutti gli iscritti a Cassa Forense versano, indipendentemente dal reddito e dal sesso dell’iscritto. Finanzia le indennità di maternità, paternità e congedo parentale erogate dalla Cassa ai professionisti forensi.

L’importo annuo è deliberato dal Comitato dei Delegati e si aggira indicativamente tra i 50 e i 100 euro annui. Per il valore esatto del 2026, verifica sul sito Cassa Forense nella sezione contributi.

Modello 5: la dichiarazione annuale entro il 30 settembre

Il Modello 5 è la dichiarazione annuale che ogni avvocato iscritto a Cassa Forense deve presentare. È l’equivalente, per la Cassa, di ciò che la dichiarazione dei redditi è per il Fisco: serve a comunicare i redditi professionali dell’anno precedente e a calcolare i contributi definitivi dovuti.

  • Scadenza fissa: entro il 30 settembre di ogni anno (riferita ai redditi dell’anno precedente)
  • Come si presenta: tramite il portale online di Cassa Forense (credenziali personali dell’iscritto)
  • Cosa contiene: reddito professionale netto, volume di affari (fatturato), dati sulla famiglia per eventuali detrazioni, dati sulle partecipazioni societarie
  • Conseguenza del mancato invio: sanzioni amministrative e possibile perdita di copertura previdenziale

Per i forfettari, i dati da inserire nel Modello 5 si ricavano dalla dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM). Il CAF può assisterti sia nella dichiarazione dei redditi sia nella compilazione del Modello 5.

Esonero biennale e regime agevolato per i primi 8 anni di iscrizione

La Cassa Forense prevede un regime agevolato per i primi anni di iscrizione. In base al Regolamento Unico, i giovani avvocati nei primi anni di iscrizione possono beneficiare di una riduzione del minimale soggettivo o di esoneri parziali, a condizione che il reddito professionale sia sotto determinate soglie.

Le regole specifiche per l’esonero biennale e i periodi agevolati variano in base al Regolamento vigente e alle delibere del Comitato dei Delegati. In linea di massima, nei primi 8 anni di iscrizione, l’avvocato con redditi contenuti può accedere a minimali ridotti. Passato questo periodo, scattano i contributi minimi pieni.

Per la situazione specifica aggiornata al 2026, consulta direttamente il sito Cassa Forense o rivolgiti al CAF per un calcolo personalizzato.

Pensione minima Cassa Forense: cosa aspettarsi dalla previdenza forense

Cassa Forense eroga pensioni con un sistema misto retributivo-contributivo, in base all’anzianità di iscrizione e ai contributi versati. La pensione minima garantita dalla Cassa è superiore a quella INPS, ma dipende da anni di iscrizione e contributi effettivamente versati.

Per un avvocato che ha versato per 30+ anni con redditi medi, la pensione Cassa Forense può raggiungere importi significativi. Chi invece ha versato solo il minimale per molti anni riceve una pensione più contenuta. Per questo è importante, già dai primi anni di attività, monitorare la propria posizione previdenziale e, se possibile, versare volontariamente contributi aggiuntivi nelle annate più redditizie.

L’equivoco frequente: Gestione Separata INPS per gli avvocati?

Molti avvocati neoabilitati si chiedono se devono iscriversi alla Gestione Separata INPS (con aliquota 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale) invece che a Cassa Forense. La risposta è netta:

La Gestione Separata INPS NON si applica agli avvocati iscritti all’Albo. La Cassa Forense è la cassa previdenziale di categoria, obbligatoria e sostitutiva dell’INPS. Solo chi esercita attività giuridica senza essere iscritto all’Albo (es. consulenti legali non abilitati, mediatori) è tenuto alla Gestione Separata.

La Gestione Separata INPS (con aliquota 26,07% senza altra copertura, o 24% con altra copertura) è invece la cassa previdenziale di riferimento per i consulenti aziendali in forfettario: categoria diversa, senza cassa di categoria propria. Per capire le differenze, leggi: Partita IVA consulente aziendale 2026. E per un’analisi comparativa di tutti i settori forfettari, vedi: Coefficienti di redditività forfettario 2026.

CAF Centro Fiscale: assistenza per il Modello 5 e la dichiarazione dei redditi

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste avvocati e professionisti nella gestione degli adempimenti fiscali e previdenziali: dichiarazione dei redditi in regime forfettario (Modello Redditi PF, quadro LM), assistenza nella compilazione del Modello 5 per Cassa Forense, calcolo dei contributi e pianificazione fiscale.

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Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 11:00:002026-07-05 11:00:00Avvocato e Cassa Forense 2026: contributi forfettari, minimi, modello 5
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

Partita IVA podologo 2026: guida completa a codice ATECO, contributi e fatturazione

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Partita IVA podologo 2026: guida completa a codice ATECO, contributi e fatturazione

Il podologo e’ una professione sanitaria a tutti gli effetti: il suo esercizio e’ regolamentato dalla Legge 251/2000 (art. 6), che disciplina le professioni sanitarie infermieristiche e tecniche. Chi apre la Partita IVA come podologo nel 2026 deve conoscere il codice ATECO corretto, la cassa previdenziale di riferimento (Gestione Separata INPS), le regole IVA specifiche del settore sanitario e gli obblighi del Sistema Tessera Sanitaria.

A differenza di medici o psicologi, il podologo non ha una cassa previdenziale di categoria dedicata: i contributi vanno versati alla Gestione Separata INPS. Questo ha implicazioni concrete sulla pianificazione previdenziale e sulla convenienza del regime forfettario.

Podologo: professione sanitaria e requisiti per la P.IVA

Il podologo esercita la professione sanitaria in autonomia ed e’ responsabile dell’assistenza generale di podologia. Svolge attivita’ di prevenzione, cura e riabilitazione patologie del piede che non richiedono trattamenti chirurgici. L’esercizio della professione richiede:

  • Laurea triennale in Podologia (o titolo equipollente)
  • Iscrizione all’Ordine delle Professioni Sanitarie (sezione podologi — l’ordine di riferimento e’ quello TSRM PSTRP dopo la L. 3/2018)
  • Polizza RC professionale obbligatoria (L. 24/2017 Gelli-Bianco)

Una volta in possesso di questi requisiti, l’apertura della Partita IVA e’ possibile attraverso la presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.

Codice ATECO per il podologo

Il codice ATECO per il podologo libero professionista e’:

Codice ATECODescrizioneCoefficiente redditività
86.90.29Altre attivita’ paramediche NCA (non classificate altrove)78%

Il codice 86.90.29 e’ utilizzato da diverse professioni sanitarie senza cassa dedicata: podologi, logopedisti, tecnici di radiologia (TSRM), tecnici di laboratorio biomedico, osteopati, dietisti, tecnici di neurofisiopatologia. Il coefficiente di redditivita’ del 78% si applica a tutte le attivita’ professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie nel regime forfettario.

Regime forfettario per il podologo: conviene?

Il regime forfettario e’ la scelta piu’ comune per i podologi che iniziano la libera professione. I parametri chiave per il 2026:

  • Soglia di accesso: ricavi/compensi fino a 85.000 euro nell’anno precedente
  • Uscita immediata: se si superano 100.000 euro nello stesso anno
  • Causa ostativa dipendente: reddito da lavoro dipendente o assimilato anno precedente superiore a 35.000 euro (L. 207/2024 — soglia elevata da 30.000 a 35.000 dal 2025)
  • Coefficiente redditività: 78%
  • Imposta sostitutiva: 15% (5% per i primi 5 anni di nuova attivita’)

Esempio pratico: un podologo con 40.000 euro di compensi annui ha un reddito imponibile forfettario di 31.200 euro (40.000 x 78%). Imposta sostitutiva: 4.680 euro al 15% (o 1.560 euro al 5% nei primi 5 anni). A questi si aggiungono i contributi GS INPS.

Contributi previdenziali: Gestione Separata INPS

Il podologo libero professionista non ha una cassa di categoria dedicata: i contributi previdenziali vanno versati alla Gestione Separata INPS. Le aliquote 2026 sono:

  • 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale (podologo con sola P.IVA)
  • 24% per chi ha gia’ altra copertura (es. podologo dipendente + P.IVA libera professione)

In regime forfettario e’ possibile optare per la riduzione del 35% dell’aliquota contributiva: l’aliquota effettiva scende a circa 16,95% (26,07% x 65%). Questa riduzione abbassa il costo contributivo immediato, ma riduce anche il montante per la pensione futura. La scelta deve essere ponderata.

I contributi GS INPS si versano con F24 alle stesse scadenze dell’imposta sostitutiva: acconto a giugno e novembre, saldo a giugno dell’anno successivo.

Per un confronto tra le casse previdenziali di tutte le professioni sanitarie, vedi: Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026.

IVA sulle prestazioni podologiche: esenzione art. 10 n.18

Le prestazioni podologiche rese da un podologo abilitato (laureato e iscritto all’albo) sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/1972. L’esenzione si applica alle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione della persona svolte nell’esercizio di professioni sanitarie soggette a vigilanza.

In pratica:

  • In regime ordinario: la fattura del podologo non porta IVA sulle prestazioni sanitarie tipiche. Il codice natura da usare in fattura elettronica e’ N4 (operazioni esenti).
  • In regime forfettario: non si applica IVA di default. Il codice natura e’ N2.2.
  • Non sanitarie (es. vendita di prodotti per la cura del piede, consulenze estetiche non terapeutiche): soggette a IVA ordinaria al 22%.

Sistema Tessera Sanitaria: obbligo per i podologi

Il podologo e’ obbligato alla trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria per tutte le prestazioni erogate a persone fisiche residenti in Italia (DL 78/2010 art. 3 c. 3 + DM 31/07/2015). Questo vale indipendentemente dal regime fiscale (ordinario o forfettario).

La trasmissione avviene mensilmente entro la fine del mese successivo. Il codice spesa da usare e’ SP (spesa sanitaria). I dati trasmessi finiscono nel 730 precompilato del paziente, consentendo la detrazione del 19% delle spese sanitarie.

Per una guida completa al Sistema TS con scadenze e sanzioni, vedi: Fatturazione Sistema Tessera Sanitaria 2026.

Aprire uno studio podologico: requisiti e costi

Aprire uno studio podologico richiede il rispetto di una serie di requisiti igienico-sanitari e autorizzativi:

  1. Locali idonei: devono rispettare i requisiti minimi previsti dal DPR 14 gennaio 1997 e dalle delibere regionali in materia di strutture sanitarie. Di solito richiedono sala d’attesa, locale trattamenti, servizi igienici.
  2. Autorizzazione sanitaria comunale: per gli studi che erogano prestazioni sanitarie al pubblico e’ necessaria un’autorizzazione o SCIA (segnalazione certificata di inizio attivita’) presso il Comune e la ASL di riferimento.
  3. RC professionale: obbligatoria per legge (L. 24/2017 Gelli-Bianco) con massimali adeguati all’attivita’ svolta.
  4. Attrezzature specifiche: poltrona podologica, strumenti per trattamenti (frese, bisturi monouso, ecc.) — tutti classificati dispositivi medici con tracciabilita’ obbligatoria.
  5. Smaltimento rifiuti sanitari: i rifiuti di tipo sanitario (aghi, bisturi usati) devono essere smaltiti secondo le norme sui rifiuti pericolosi (D.Lgs. 152/2006).

Per i costi di apertura (locali, attrezzature, assicurazione, software gestionale) consultare un preventivo personalizzato, evitando di affidarsi a stime generiche che variano molto per zona geografica e dimensione dello studio.

Confronto regime forfettario vs ordinario per il podologo

AspettoRegime ForfettarioRegime Ordinario
Imposta sul reddito15% (5% startup) su 78% ricaviIRPEF 23-43% su reddito netto (ricavi – costi effettivi)
IVANon si applica (codice N2.2)Esente N4 per prestazioni sanitarie, ma obbligo liquidazione periodica
Contributi previdenziali26,07% su reddito forfettario (riduz. 35% facoltativa)26,07% su reddito netto effettivo
Contabilita’Semplificata (solo registro incassi/pagamenti)Regime semplificato o ordinario con costi deducibili analiticamente
Deducibilita’ contributiGS INPS deducibile nel Quadro LMContributi deducibili integralmente
Fatturazione elettronicaObbligatoria via SDI (dal 2024)Obbligatoria via SDI
Limite ricaviMax 85.000 euro/annoNessun limite

Il regime forfettario conviene quasi sempre nella fase iniziale e fino a ricavi medi. Con compensi vicini all’85.000 euro o con alti costi deducibili (affitto studio, dipendenti, attrezzature) il confronto con il regime ordinario va fatto caso per caso. Richiedi una simulazione personalizzata al CAF.

Domande frequenti sulla Partita IVA podologo

Il podologo puo’ lavorare anche come dipendente e avere la P.IVA?

Si. Il podologo puo’ essere dipendente (SSN, struttura privata accreditata, casa di riposo) e avere contemporaneamente una Partita IVA per attivita’ libero-professionale privata. Se il reddito da dipendente supera 35.000 euro nell’anno precedente, pero’, perde la possibilita’ di adottare il regime forfettario per la P.IVA (causa ostativa L. 207/2024).

Come si apre la P.IVA da podologo?

L’iter e’: 1) iscrizione all’albo professionale, 2) presentazione modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online o sportello) con codice ATECO 86.90.29, scelta regime (forfettario o ordinario), 3) iscrizione alla Gestione Separata INPS entro 30 giorni dall’inizio attivita’, 4) attivazione casella SDI per fattura elettronica, 5) registrazione al portale sistemats.it. Per una guida dettagliata: Aprire Partita IVA 2026.

Quante tasse paga un podologo con 30.000 euro di ricavi in forfettario?

Con 30.000 euro di ricavi: reddito imponibile forfettario = 23.400 euro (30.000 x 78%). Imposta sostitutiva = 3.510 euro (15%) o 1.170 euro (5% startup). Contributi GS INPS: circa 6.100 euro al 26,07% (o circa 3.970 con riduzione 35%). Costo fiscale e previdenziale totale: circa 9.600-7.500 euro a seconda dell’opzione contributiva e degli anni di attivita’. Questi sono dati indicativi; richiedi una simulazione al CAF.

Conclusione

Aprire la Partita IVA da podologo nel 2026 e’ un percorso ben definito: codice ATECO 86.90.29, regime forfettario quasi sempre conveniente nella fase iniziale, Gestione Separata INPS come unica cassa previdenziale, esenzione IVA per le prestazioni sanitarie, obbligo Sistema TS per le prestazioni a persone fisiche. Per l’apertura dello studio, i requisiti igienico-sanitari regionali sono il nodo piu’ delicato da gestire.

Per l’apertura della P.IVA, la dichiarazione dei redditi e la gestione di tutti gli adempimenti fiscali da podologo, CAF Centro Fiscale offre assistenza personalizzata. Contattaci per un preventivo senza impegno.

Leggi anche: Hub Professionisti Sanitari 2026, Partita IVA Fisioterapista, Contributi previdenziali sanitari 2026.

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Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 09:00:002026-06-14 18:38:47Partita IVA podologo 2026: guida completa a codice ATECO, contributi e fatturazione
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Partita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come web designer o grafico nel 2026 significa entrare in uno dei mercati più dinamici del lavoro autonomo italiano. Web designer, UX/UI designer, graphic designer, illustratori, motion designer e brand designer sono tra le professioni creative-digitali a più alta domanda, soprattutto grazie alla crescente digitalizzazione delle PMI italiane.

A differenza dello sviluppatore (che scrive codice), il designer si occupa di progettazione visiva, esperienza utente e identità di marca. Non esistono albi professionali né esami di Stato: per iniziare bastano portfolio, competenze e una corretta apertura della partita IVA.

In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto: codici ATECO corretti per le diverse specializzazioni del design, regime forfettario al 78% di coefficiente di redditività, contributi alla Gestione Separata INPS, gestione dei diritti d’autore sulle opere creative, fatturazione B2B e B2C, clienti esteri, contratti e tariffe di mercato 2026.

In sintesi: il web designer e il grafico in regime forfettario applicano un coefficiente di redditività del 78% (categoria professionale), pagano contributi alla Gestione Separata INPS (26,07%) e versano un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, poi del 15%. Il limite di ricavi è 85.000€/anno.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il web designer e cosa fa nel 2026
  2. Web designer vs sviluppatore: le differenze
  3. Requisiti pratici per iniziare
  4. Codice ATECO per web designer e grafici
  5. Regime forfettario al 78%
  6. Contributi Gestione Separata INPS
  7. Modelli di tariffazione del designer
  8. Diritti d’autore su grafica e illustrazioni
  9. Cessione diritti vs licenza limitata
  10. Fatturazione B2C e B2B
  11. Subappalto da agenzie creative
  12. Clienti esteri: fatturazione e tasse
  13. Diritto morale dell’autore
  14. Stock graphic e marketplace template
  15. Contratto cliente: clausole essenziali
  16. Tariffe tipiche del designer nel 2026
  17. Esempi di calcolo tasse
  18. FAQ – Domande frequenti

Chi è il web designer e cosa fa nel 2026

Il web designer è un professionista che progetta l’aspetto visivo, la struttura e l’esperienza di siti web, app e prodotti digitali. Sotto questa etichetta rientrano molte specializzazioni che, dal punto di vista fiscale, condividono regole simili.

Profilo professionaleCosa faTariffa media 2026
Web DesignerProgetta layout, grafica e usabilità di siti web35-80 €/h
UX/UI DesignerStudia esperienza utente e disegna interfacce50-100 €/h
Graphic DesignerCrea grafica per stampa, social, packaging30-70 €/h
IllustratoreRealizza illustrazioni per editoria, brand, web40-90 €/h
Motion DesignerAnima grafica per video, social, advertising50-120 €/h
Brand DesignerDefinisce identità visiva e linee guida brand60-150 €/h

Tutti questi profili condividono lo stesso quadro fiscale: codice ATECO della categoria design, regime forfettario al 78%, Gestione Separata INPS. Cambiano gli strumenti (Adobe Creative Cloud, Figma, Sketch, After Effects) e le tariffe, ma non l’inquadramento fiscale.

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Web designer vs sviluppatore: le differenze

Una confusione comune riguarda la differenza tra web designer e sviluppatore (developer). Entrambi lavorano nel digitale ma con competenze e codici ATECO diversi.

AspettoWeb DesignerSviluppatore
OutputProgettazione visiva (layout, mockup, prototipi)Codice funzionante (HTML, CSS, JS, backend)
Strumenti tipiciFigma, Adobe XD, Photoshop, Illustrator, SketchVS Code, Git, framework (React, Laravel, etc.)
Codice ATECO consigliato74.10.21 / 74.10.3062.01.00
Coefficiente forfettario78%67%
Diritti d’autoreSì (opere grafiche e illustrazioni)Solo per software originale

Molti freelance lavorano in modo ibrido: progettano e sviluppano. In tal caso si può scegliere il codice ATECO prevalente (quello dell’attività con maggior fatturato) e indicare gli altri come secondari. Per dettagli sulla parte sviluppo, vedi la nostra guida dedicata: Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026.

Requisiti pratici per iniziare

La professione di web designer e graphic designer in Italia non è regolamentata: non esiste un albo professionale, non serve un esame di Stato, non sono richiesti titoli di studio specifici per esercitare. Chiunque può aprire partita IVA e proporsi sul mercato.

Tuttavia, per essere competitivi servono requisiti pratici imprescindibili:

  • Portfolio professionale: minimo 5-10 progetti reali, anche personali se sei agli inizi (caso studio, behance, dribbble);
  • Software professionali: Adobe Creative Cloud (Photoshop, Illustrator, InDesign), Figma, Sketch, Adobe XD, After Effects per motion;
  • Competenze tecniche: tipografia, teoria del colore, layout, gerarchia visiva, principi UX, responsive design;
  • Conoscenze base di codice (per web designer): HTML, CSS, basi di WordPress o framework no-code (Webflow);
  • Soft skill: gestione cliente, time management, presentazione progetto, capacità di accettare feedback;
  • Inglese B2 minimo: per accedere a clienti esteri e marketplace internazionali;
  • Profili pubblici aggiornati: Behance, Dribbble, LinkedIn, sito personale.

Una laurea in design (ISIA, IED, Politecnico, NABA) o un diploma di un’accademia non sono obbligatori, ma forniscono base teorica solida e network professionale. Sul mercato, però, contano molto di più portfolio e referenze rispetto al titolo di studio.

Codice ATECO per web designer e grafici

La scelta del codice ATECO è uno dei nodi più delicati per il designer freelance. La categoria del design rientra nei “servizi professionali” (Sezione M Ateco) e il coefficiente di redditività in regime forfettario è del 78%.

Codice ATECODescrizioneQuando usarlo
74.10.21Attività di design di moda e design industrialeDesigner di prodotto, fashion design, packaging
74.10.30Altre attività di design (graphic design, web)Codice più usato per grafici e web designer
74.10.10Attività di design di modaSolo per fashion design
62.01.00Produzione di software non connesso all’edizioneSolo se sviluppi anche codice (developer ibrido)
59.12.00Attività di post-produzione cinematograficaMotion designer / video editor

Codice consigliato per la maggior parte dei designer: 74.10.30 (“Altre attività di design non specializzato”). È il più ampio e copre web design, graphic design, brand identity, illustrazione, UX/UI design.

Cosa fare se svolgi più attività? Si indica il codice prevalente (quello che genera maggior fatturato) e si possono aggiungere codici secondari in fase di apertura della partita IVA al modello AA9/12. È molto comune avere come prevalente il 74.10.30 e secondari come il 62.01.00 (sviluppo) o il 73.11.02 (servizi pubblicitari, copywriting, branding).

Regime forfettario al 78%

Il regime forfettario è la scelta naturale per la stragrande maggioranza dei designer freelance, almeno fino a quando i ricavi restano contenuti. Vediamo numeri e regole 2026.

ParametroValore 2026
Limite ricavi85.000 € annui
Coefficiente di redditività78% (categoria design / professionisti)
Aliquota imposta sostitutiva (5 anni)5% (start-up, primi 5 anni)
Aliquota imposta sostitutiva (a regime)15%
IVANon applicata sulle fatture
Ritenuta d’accontoNon applicata
Limite spese personale dipendente20.000 € annui

Come funziona il calcolo: il regime forfettario presume che il 22% dei tuoi ricavi siano costi (la differenza tra 100% e 78%). Quindi il reddito imponibile è sempre il 78% del fatturato, a prescindere dalle spese reali.

Esempio rapido:

Fatturato annuo: 30.000 €
Reddito imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 €
Imposta sostitutiva 5%: 23.400 × 5% = 1.170 €
Imposta sostitutiva 15%: 23.400 × 15% = 3.510 €

Requisiti per accedere e mantenere il regime:

  • Ricavi anno precedente sotto 85.000 €;
  • Spese per lavoro dipendente sotto 20.000 €;
  • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 € (anno precedente);
  • Non avere partecipazioni in società o SRL controllanti;
  • Non aver fatturato oltre il 50% al precedente datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Contributi Gestione Separata INPS

Il web designer e il graphic designer, non avendo una cassa professionale dedicata (a differenza di avvocati con Cassa Forense o geometri con CIPAG), si iscrivono alla Gestione Separata INPS.

TipologiaAliquota 2026Note
Senza altra copertura26,07%Aliquota piena
Con altra copertura previdenziale24%Es. dipendente part-time, pensionato
Massimale annuo 2026~119.650 €Soglia oltre cui non si versa
Riduzione 35% forfettariDisponibile su richiestaRiduce contributi ma anche pensione

Esempio pratico: con un fatturato di 30.000 € e coefficiente 78%, il reddito imponibile contributi è 23.400 €. I contributi INPS dovuti sono 23.400 × 26,07% = 6.100 € circa. È possibile dedurli integralmente dal reddito imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

Riduzione 35% forfettari: i forfettari iscritti a casse non professionali possono richiedere uno sconto del 35% sui contributi. Va valutata caso per caso: riduce l’esborso ma anche la futura pensione. Per i designer giovani con orizzonte lungo non sempre conviene.

Scadenze versamenti 2026:

  • 30 giugno: saldo anno precedente + 1° acconto (50%);
  • 30 novembre: 2° acconto (50%);
  • Possibilità di rateizzare con maggiorazione 0,33% mensile.

Modelli di tariffazione del designer

Il modo in cui il designer fattura e si fa pagare ha un impatto enorme sulla redditività. I principali modelli di tariffazione 2026:

1. Progetto chiuso (fixed price)

Si concorda un prezzo totale per il deliverable (es. brand identity, sito web, set di illustrazioni). Vantaggi: il cliente sa quanto spenderà; il designer può lavorare in modo efficiente. Svantaggi: rischio scope creep (richieste extra non previste).

Pratica comune: pagamento al 30/50/70% con saldo a consegna oppure 50% acconto + 50% saldo. Per progetti grandi (oltre 5.000 €), si dividono in milestone (es. 30% kickoff + 30% revisione + 40% consegna).

2. Hourly rate (tariffa oraria)

Si concorda una tariffa per ora di lavoro effettiva. Tipica per consulenze, modifiche, progetti con scope variabile. Tariffe orarie 2026:

  • Junior (0-2 anni): 25-40 €/h
  • Mid level (2-5 anni): 40-60 €/h
  • Senior (5+ anni): 60-100 €/h
  • Specialista UX/UI: 70-150 €/h

3. Retainer mensile

Il cliente paga una quota fissa mensile (es. 1.500-3.500 €) per un monte ore garantito (es. 30 ore/mese). Ottimo per agency creative interne ad aziende, social media designer, brand designer. Garantisce flusso di cassa stabile al designer.

4. Modello ad abbonamento (subscription design)

Trend in crescita: il cliente paga 500-2.500 €/mese e ha diritto a un certo numero di richieste illimitate (es. design “as-a-service” stile Designjoy, ManyPixels). Funziona bene per graphic designer con processi standardizzati.

Diritti d’autore su grafica e illustrazioni

Una specificità del designer (rispetto allo sviluppatore o ad altre professioni) è che le sue opere sono protette dal diritto d’autore (Legge 633/1941). Logo, illustrazioni, layout, opere grafiche originali rientrano tra le opere dell’ingegno tutelate.

Dopo la Riforma del 2017 (D.Lgs. 142/2017 di recepimento direttiva UE 2014/26), lo sfruttamento economico delle opere è stato chiarito: il designer mantiene la titolarità dei diritti d’autore salvo cessione esplicita per iscritto.

Tipologie di diritti d’autore in capo al designer:

  • Diritti patrimoniali: riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico, modifica. Cedibili al cliente in tutto o in parte;
  • Diritto morale: paternità dell’opera, integrità dell’opera. Inalienabile e irrinunciabile;
  • Diritti connessi: per certe opere (fotografie, illustrazioni editoriali) sono distinti dai patrimoniali.

Importante: in regime forfettario i compensi per cessione di diritti d’autore connessi all’attività professionale rientrano nei ricavi e si applicano gli stessi coefficienti. Se invece sono autonomi e svincolati dall’attività di lavoro autonomo, valgono regole diverse (vedi guida diritti d’autore forfettario).

Cessione diritti vs licenza limitata

Il punto più delicato del lavoro del designer: cosa cedi davvero al cliente quando consegni il file? La risposta dipende da cosa scrivete nel contratto. Senza specifica scritta, vale la presunzione minima: il cliente acquisisce solo il diritto d’uso per la finalità concordata, non la titolarità.

TipologiaCosa comportaQuando usarla
Cessione totale dei dirittiIl cliente diventa titolare dei diritti patrimoniali (può modificare, rivendere, sub-licenziare)Brand identity, logo, opere chiave del cliente. Tariffa più alta.
Licenza esclusivaSolo il cliente può usare l’opera, ma il designer ne resta titolareCampagne pubblicitarie, illustrazioni editoriali
Licenza non esclusivaIl designer può cedere la stessa opera anche ad altriStock graphic, template, illustrazioni standard
Licenza limitataUso solo per certi canali, territorio, durataEs. uso solo web, solo Italia, 2 anni

Clausole essenziali nel contratto designer-cliente:

  • Tipologia di trasferimento dei diritti (cessione totale / licenza esclusiva / non esclusiva);
  • Ambito d’uso (web / stampa / merchandising / ovunque);
  • Territorio (Italia / UE / mondiale);
  • Durata (illimitata / temporanea con scadenza);
  • Trasferimento file sorgente (sì/no): un logo lavorato in Illustrator può essere consegnato come PDF, AI, o solo PNG. Va specificato!
  • Diritto di pubblicare nel proprio portfolio (di norma il designer mantiene questo diritto promozionale);
  • Royalty (eventuale percentuale su utilizzi futuri commerciali).

Fatturazione B2C e B2B

Il designer può fatturare a due tipi di clienti molto diversi: privati (B2C) ed aziende (B2B). Le regole differiscono per IVA, fatturazione elettronica e fiscalità.

Cliente B2C (privato)

  • Fattura semplificata o ordinaria;
  • Codice destinatario: 0000000 + indicare codice fiscale del cliente;
  • Niente reverse charge, niente split payment;
  • In forfettario: nessuna IVA in fattura, dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 190/2014”.

Cliente B2B (azienda italiana)

  • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024);
  • Codice destinatario SDI a 7 caratteri o PEC;
  • P.IVA del cliente nel campo cessionario;
  • In forfettario: niente IVA, niente ritenuta d’acconto, dicitura forfettario;
  • Niente bollo da 2 € se fattura sotto 77,47 € (sopra: bollo virtuale).

Bollo da 2 € sulle fatture forfettarie: obbligatorio se l’importo della fattura è superiore a 77,47 €. Si applica con bollo virtuale (versato trimestralmente con F24, codice tributo 2521). La parte può essere addebitata al cliente.

Subappalto da agenzie creative

Molti designer freelance ricevono lavoro tramite agenzie creative o studi di design. È un caso di “subappalto” dal punto di vista commerciale, ma fiscalmente è una normale prestazione professionale B2B.

Caratteristiche tipiche del rapporto designer-agenzia:

  • Tariffe più basse rispetto al cliente diretto (l’agenzia trattiene un margine);
  • Pagamento a 30/60/90 giorni (versus saldo immediato del cliente diretto);
  • NDA (non disclosure agreement) per non rivelare l’identità del cliente finale;
  • Spesso il designer firma una cessione totale dei diritti all’agenzia (che li gira al cliente finale);
  • Niente firma sull’opera (il designer “ghost” non appare).

Gestione fatturazione e nota di credito: capita spesso che l’agenzia chieda modifiche al progetto o cancellazione. Se la fattura è già stata emessa:

  • Modifica importi → emissione nota di credito a parziale storno + nuova fattura corretta;
  • Cancellazione totale → nota di credito a totale storno (se servizio non reso) o trattenuta acconto (se previsto da contratto);
  • Termine di emissione nota credito: entro 12 mesi dall’operazione originaria.

Clienti esteri: fatturazione e tasse

Lavorare con clienti esteri è una pratica diffusa per i designer italiani, soprattutto verso UE, USA, UK e mercati globali. Le regole sono identiche a quelle previste per gli sviluppatori: vedi la nostra guida sviluppatori per i dettagli su VIES, reverse charge UE, USA e Upwork. In sintesi:

ClienteIVAFattura elettronicaNote
Azienda UE (con VIES)Reverse charge (no IVA)Sì (codice XXXXXXX)Iscrizione VIES obbligatoria
Azienda Extra-UE (USA, UK)Fuori campo IVA art. 7-terSì (codice XXXXXXX)No reverse charge
Privato UEIVA del paese cliente (OSS) – solo non forfettariSìForfettari: regole specifiche

Marketplace internazionali (Upwork, Fiverr, Toptal): il pagamento viene mediato dalla piattaforma. La fattura va emessa al marketplace o al cliente finale a seconda del modello. Gli accrediti su Wise/PayPal vanno tracciati e dichiarati nel quadro RW se i saldi superano 15.000 € (giacenza media) o 5.000 € (max nell’anno).

Diritto morale dell’autore

Anche dopo la cessione totale dei diritti patrimoniali, il designer mantiene il diritto morale d’autore, che è inalienabile e irrinunciabile. La Legge 633/1941 (artt. 20-24) tutela:

  • Diritto di paternità: rivendicare di essere l’autore dell’opera;
  • Diritto all’integrità: opporsi a modifiche, deformazioni o mutilazioni dell’opera che pregiudichino l’onore o la reputazione;
  • Diritto di rivelazione: scegliere se e quando pubblicare l’opera (se non c’è ancora cessione);
  • Diritto di pentimento: ritirare l’opera dal commercio per gravi ragioni morali (rarissimo, comporta indennizzo).

Caso pratico: hai venduto a un cliente i diritti patrimoniali completi sul logo che gli hai disegnato. Dopo 2 anni il cliente lo modifica radicalmente trasformandolo in qualcosa di volgare o di scarsa qualità. Hai diritto a opporti? Sì, sulla base del diritto morale all’integrità dell’opera. La cessione patrimoniale non cancella mai questo diritto.

Pratica consigliata: nei contratti complessi, inserire una clausola che disciplini esplicitamente le modalità di firma/non-firma sull’opera (es. “il designer rinuncia a essere menzionato come autore nelle versioni commerciali”). La rinuncia alla menzione è generalmente valida se libera, mentre la rinuncia al diritto morale in sé non lo è.

Stock graphic e marketplace template

Una fonte di reddito complementare per molti designer è la vendita di stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock, iStock, Freepik) o di template marketplace (ThemeForest, Creative Market, UI8).

Stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock)

Carichi illustrazioni, vector, fotografie. Quando un utente le scarica, ricevi una royalty (in genere 25-50% del prezzo di vendita). Modello passive income tipico: lavori una volta, monetizzi nel tempo.

  • Le piattaforme USA pagano in dollari su Wise/Payoneer/PayPal;
  • Va emessa fattura alla piattaforma (Adobe Inc., Shutterstock Inc.) come cliente extra-UE;
  • Tassazione USA: la maggior parte delle piattaforme applica 0% di withholding se compili il W-8BEN (trattato Italia-USA);
  • I ricavi rientrano normalmente nel limite forfettario 85.000 €.

Template marketplace (ThemeForest, Creative Market)

Vendi template di siti, kit di icone, font, mockup. Funzionamento simile allo stock ma con licenze più articolate (Standard / Extended / Multi-use). Considerazioni:

  • Envato (ThemeForest) trattiene il 30-50% di commissione;
  • Creative Market trattiene il 30%;
  • Va emessa fattura alla piattaforma per i payout ricevuti;
  • Documentare bene il “punto di vendita” (sede della piattaforma) per la classificazione fiscale.

Contratto cliente: clausole essenziali

Un contratto scritto è la migliore tutela per designer e cliente. Anche per piccoli progetti (1.000-3.000 €) vale la pena formalizzare. Ecco le clausole tipo di un contratto di prestazione di servizi creativi:

  • Oggetto del progetto: descrizione precisa del deliverable (es. “logo aziendale + 5 declinazioni + brand book di 20 pagine”);
  • Tempistiche: data di kickoff, milestone intermedi, data di consegna finale;
  • Numero di revisioni incluse: tipicamente 2-3. Oltre, tariffa oraria o pacchetto;
  • Acconto: 30%, 50% o 70% al kickoff (non rimborsabile in caso di recesso del cliente);
  • Saldo: a consegna finale, prima della trasmissione dei file sorgente;
  • Trasferimento dei diritti: cessione totale / licenza esclusiva / licenza limitata (vedi sezione precedente);
  • File sorgente: sì/no, formati specifici (.ai, .psd, .fig);
  • Diritto di portfolio: il designer può pubblicare il lavoro nel proprio portfolio (sì/no, eventuali NDA);
  • Penali per ritardi: di norma simbolichi (1-2% per giorno, max 10%);
  • Foro competente: tribunale del designer o del cliente;
  • Privacy/GDPR: trattamento dati cliente.

Tip pratico: usa un servizio di firma digitale (DocuSign, HelloSign, Yousign) per firmare il contratto a distanza. È valido legalmente e velocissimo. Costo: 10-25 €/mese per professionisti con volumi normali.

Briefing iniziale: prima di partire, fai compilare al cliente un brief strutturato (Google Form / Typeform). Domande chiave: target, competitor, mood/stile, deliverable richiesti, timeline, budget, materiali da fornire, referenti per approvazioni. Un brief solido riduce le revisioni del 50-70%.

Tariffe tipiche del designer nel 2026

Un panorama dei prezzi medi di mercato 2026 per i progetti più richiesti:

Tipologia di progettoJuniorSenior
Logo design (singolo)300-800 €1.500-5.000 €
Brand identity completa1.500-3.500 €5.000-15.000 €
Sito web vetrina (5-10 pagine)1.000-2.500 €3.500-8.000 €
E-commerce (Shopify/WooCommerce)3.000-6.000 €8.000-25.000 €
UI/UX design app mobile2.500-5.000 €7.000-30.000 €
Set di illustrazioni (5-10 pezzi)800-2.000 €3.000-10.000 €
Motion graphic (15-30 sec)800-2.500 €3.000-12.000 €
Packaging design600-1.500 €2.500-8.000 €
Social kit mensile (15-30 post)400-900 €1.200-3.000 €

Costi software detraibili in forfettario? NO. In regime forfettario non si possono detrarre i costi reali (Adobe Creative Cloud ~60 €/mese, Figma Pro ~12 €/mese, font, hardware, formazione). Tutti questi costi sono compresi forfettariamente nel 22% non considerato come reddito imponibile.

Quando conviene NON essere forfettario? Se i tuoi costi reali superano il 22% del fatturato. Esempio: designer con MacBook Pro nuovo (3.000 €), abbonamenti software (1.500 €/anno), corsi (2.000 €), affitto studio (6.000 €) e fatturato 40.000 €. Costi reali: 12.500 € (31% del fatturato). In tal caso il regime ordinario o semplificato può convenire. Vieni in CAF a fare il calcolo personalizzato.

Esempi di calcolo tasse

Vediamo tre esempi concreti di carico fiscale per un designer in regime forfettario al 78% con Gestione Separata INPS al 26,07%, primi 5 anni di attività (aliquota 5%).

Esempio 1: Designer junior – Fatturato 25.000 €

Fatturato annuo25.000 €
Reddito imponibile (78%)19.500 €
Contributi INPS (26,07%)5.084 €
Reddito netto da imposta (19.500 – 5.084)14.416 €
Imposta sostitutiva 5%721 €
NETTO DISPONIBILE19.195 € (76,8%)

Esempio 2: Designer mid-level – Fatturato 45.000 €

Fatturato annuo45.000 €
Reddito imponibile (78%)35.100 €
Contributi INPS (26,07%)9.151 €
Reddito netto da imposta (35.100 – 9.151)25.949 €
Imposta sostitutiva 5%1.297 €
NETTO DISPONIBILE34.552 € (76,8%)

Esempio 3: Designer senior – Fatturato 70.000 €

Fatturato annuo70.000 €
Reddito imponibile (78%)54.600 €
Contributi INPS (26,07%)14.234 €
Reddito netto da imposta (54.600 – 14.234)40.366 €
Imposta sostitutiva 5%2.018 €
NETTO DISPONIBILE53.748 € (76,8%)

Attenzione all’aliquota 15%: dopo i primi 5 anni di partita IVA, l’imposta sostitutiva passa dal 5% al 15%. Per fatturato 45.000 €, l’imposta diventerebbe 25.949 × 15% = 3.892 € (anziché 1.297 €). Pianifica con anticipo questa transizione.

FAQ – Domande frequenti

Devo iscrivermi a un albo per fare il web designer?

No. La professione di web designer e graphic designer non è regolamentata in Italia. Non esiste un albo, non serve esame di Stato. Puoi aprire partita IVA liberamente.

Quale codice ATECO scegliere se faccio sia web design che sviluppo?

Indica come codice prevalente quello dell’attività con maggior fatturato. Se prevale il design, usa 74.10.30. Se prevale lo sviluppo, usa 62.01.00. Puoi aggiungere codici secondari nel modello AA9/12.

Posso detrarre Adobe Creative Cloud o Figma?

In regime forfettario no. Tutti i costi sono compresi forfettariamente nel 22% non tassato. Solo in regime ordinario o semplificato puoi detrarre i costi reali (con fattura intestata alla tua partita IVA).

Quanto guadagna davvero un web designer freelance?

Dipende dall’esperienza. Un junior fattura 15.000-30.000 €/anno (12.000-23.000 € netti). Un mid-level 30.000-60.000 € (23.000-46.000 € netti). Un senior 60.000-100.000+ € (46.000-77.000+ € netti). Sopra 85.000 € si esce dal forfettario.

Devo emettere fattura elettronica anche con clienti esteri?

Sì. Dal 2022 è obbligatoria la fattura elettronica anche verso clienti esteri (codice destinatario “XXXXXXX”). Sostituisce il vecchio esterometro.

Cosa succede se supero gli 85.000 € a metà anno?

Se superi 100.000 € esci subito dal forfettario (con applicazione IVA da quel momento). Se sei tra 85.000 e 100.000 €, esci dal forfettario solo dall’anno successivo (puoi finire l’anno in forfettario, ma applicando IVA sulle eventuali fatture estere).

Devo registrare il marchio del logo che disegno?

Il marchio è del cliente, non del designer. Sarà il cliente a registrarlo all’UIBM (Italia) o EUIPO (UE). Tu hai solo il diritto d’autore sull’opera grafica, che è automatico (non serve registrazione).

Cliente non paga la fattura: cosa fare?

Step: 1) Sollecito scritto via PEC. 2) Diffida ad adempiere (avvocato). 3) Decreto ingiuntivo (entro 5 anni). Per importi piccoli (sotto 5.000 €): mediazione obbligatoria + giudice di pace. Prevenzione: lavora sempre con acconto e verifica il cliente prima di iniziare.

Posso lavorare come dipendente e avere partita IVA da designer?

Sì, ma con limiti. Non puoi fatturare oltre il 50% al tuo datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto. Inoltre, se sei dipendente puoi avere il forfettario solo se il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 €/anno.

I miei guadagni da Adobe Stock vanno dichiarati?

Sì, sempre. Vanno fatturati come ricavi della tua attività professionale. Adobe trattiene 0% se hai compilato il modulo W-8BEN. Le entrate rientrano nel limite forfettario di 85.000 €.

Hai bisogno di aiuto per la tua partita IVA da designer?

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste designer e creativi nell’apertura della partita IVA, nella scelta del codice ATECO, nella tenuta contabile e nelle dichiarazioni dei redditi.

Veniamo a un appuntamento gratuito di valutazione: ti aiutiamo a capire se il forfettario è la scelta giusta per te.

Chiamaci: 0432 1638640 WhatsApp: 366 6018121

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

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Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 08:00:002026-05-23 07:41:40Partita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire uno studio legale è il sogno professionale di molti avvocati neoabilitati. Tra esame di Stato superato, iscrizione all’Albo e desiderio di autonomia, il passo successivo è impostare correttamente la struttura fiscale e organizzativa. Il regime forfettario, con la sua semplicità e la sua imposta agevolata, è la scelta più diffusa nelle fasi iniziali. In questa guida operativa trovi tutti i passi concreti per avviare il tuo studio legale nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Requisiti per aprire uno studio legale nel 2026
  2. Forma giuridica: individuale, Studio Associato o STA
  3. Aprire la partita IVA da avvocato: modello AA9/12 e codice ATECO
  4. Costi di avvio: SCIA, arredo, software e PCT
  5. Software gestione studio legale: Cliens, Kleos e alternative
  6. Antiriciclaggio per avvocati: obblighi anche in forfettario
  7. Iscrizioni obbligatorie: Consiglio Ordine, Cassa Forense, PEC
  8. CAF Centro Fiscale: assistenza completa per l’apertura dello studio

Requisiti per aprire uno studio legale nel 2026

Prima di poter esercitare la professione forense in modo autonomo e aprire uno studio legale, è necessario soddisfare precisi requisiti previsti dalla Legge 247/2012 (Riforma dell’Ordinamento Forense):

  • Laurea magistrale in Giurisprudenza (LMG/01) o titolo equivalente riconosciuto
  • Tirocinio professionale di 18 mesi presso uno studio legale di un avvocato abilitato da almeno 5 anni, oppure svolgimento di una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (SSPL)
  • Esame di Stato per l’abilitazione forense: prova scritta (3 elaborati) e orale davanti alla commissione distrettuale
  • Iscrizione all’Albo degli Avvocati presso il Consiglio dell’Ordine del circondario in cui si intende esercitare
  • PEC (Posta Elettronica Certificata) personale: obbligatoria per la comunicazione con uffici giudiziari e colleghi
  • Polizza RC professionale: obbligatoria ai sensi dell’art. 12 L. 247/2012

Oltre ai requisiti formali, è necessario disporre di un indirizzo professionale (sede dello studio) da comunicare all’Ordine, anche se si tratta di un appartamento privato nelle fasi iniziali.

Forma giuridica: individuale, Studio Associato o STA

La scelta della forma giuridica è la prima decisione strutturale che un avvocato deve prendere. Ci sono tre opzioni principali:

1. Studio individuale

È la forma più semplice e quella ideale per chi avvia l’attività in regime forfettario. L’avvocato opera come libero professionista individuale: piena autonomia, massima semplicità gestionale, nessun atto costitutivo. La responsabilità è personale e illimitata, ma per la fase di avvio — con clientela ancora in costruzione — è la scelta più efficiente.

2. Studio Associato

Un’associazione tra due o più avvocati che condividono costi, spazi e — in parte — clientela. Lo studio associato non è una persona giuridica distinta dai soci. Attenzione: la partecipazione a uno studio associato con produzione di reddito rientra tra le cause ostative del forfettario. Verificare con attenzione prima di aderire.

3. STA – Società Tra Avvocati

Introdotta dalla L. 247/2012 art. 4-bis, la STA è una forma societaria esclusiva per avvocati. Prevede regole precise su governance, denominazione e responsabilità. I soci devono essere iscritti all’Albo. La STA non è compatibile con il regime forfettario (è una società, non un professionista individuale).

Conclusione pratica: per i primi anni di attività e per chi rientra nei limiti del forfettario (ricavi sotto 85.000 euro), lo studio individuale è la scelta ottimale. Permette di beneficiare dell’imposta al 5% o 15% con la massima semplicità.

Aprire la partita IVA da avvocato: modello AA9/12 e codice ATECO

Per aprire la partita IVA, l’avvocato deve presentare il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici oppure presso uno sportello fisico). La comunicazione deve essere effettuata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, che coincide con la data del primo incarico professionale o con l’iscrizione all’Albo (la più recente tra le due).

I dati da inserire nel modello:

  • Codice ATECO: 69.10.10 – Attività degli studi legali
  • Regime fiscale: forfettario (art. 1 c. 54-89 L. 190/2014)
  • Data inizio attività
  • Comune di esercizio dell’attività

Contestualmente all’apertura della partita IVA, bisogna iscriversi alla Cassa Forense (se non già fatto in fase di iscrizione all’Albo) e, se si assume personale o si aprono collaborazioni, comunicare all’INPS e all’INAIL. Per la guida completa sulla partita IVA da avvocato consulta: Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale.

Costi di avvio: SCIA, arredo, software e PCT

Aprire uno studio legale non richiede investimenti ingenti, specialmente nella fase iniziale in forfettario. Ecco una panoramica dei principali costi da affrontare:

  • SCIA e permessi locali: in molti comuni non è richiesta alcuna SCIA per uno studio professionale in appartamento. Se si affitta un locale commerciale, possono essere necessarie comunicazioni al Comune o permessi edilizi per cambio d’uso. Costo variabile (spesso zero o poche centinaia di euro per i diritti di segreteria).
  • Arredo e attrezzatura: scrivania, archivio, computer, stampante. Investimento iniziale: 1.500-4.000 euro in media. Nel forfettario non sono deducibili direttamente, ma rientrano nel calcolo forfettario del 22%.
  • Software gestione fascicoli: vedi sezione dedicata.
  • PCT – Processo Civile Telematico: kit di firma digitale + lettore di smart card (100-200 euro), più l’abbonamento al software di consolle (es. Slpct, Consolle Avvocati). Costo annuo: 100-300 euro in base al software scelto.
  • PEC: 10-30 euro/anno.
  • Iscrizione all’Albo: tassa annuale al Consiglio dell’Ordine locale, variabile da Ordine a Ordine (mediamente 150-300 euro/anno).
  • Polizza RC professionale: 200-600 euro/anno per uno studio individuale. Obbligatoria ai sensi dell’art. 12 L. 247/2012. Per i dettagli, leggi: Polizze RC professionali obbligatorie.

Software gestione studio legale: Cliens, Kleos e alternative

Un buon software di gestione dello studio è fondamentale per tenere traccia dei fascicoli, delle scadenze processuali, delle fatture e dei pagamenti. Ecco i principali:

  • Cliens Studio Legale (Giuffrè Francis Lefebvre): uno dei più diffusi in Italia. Gestione fascicoli, agenda, documenti, fatturazione elettronica integrata. Disponibile in versione cloud. Costo orientativo: 500-1.500 euro/anno in base al numero utenti e funzionalità.
  • Kleos (Wolters Kluwer): soluzione cloud per studi legali, ottima integrazione con PCT e fascicolo telematico. Costo orientativo: 50-150 euro/mese.
  • Software di fatturazione base + gestionale generico: per studi molto piccoli, anche un software di fatturazione elettronica (Aruba, Fatture in Cloud) abbinato a un’agenda digitale (Outlook, Google Calendar) può essere sufficiente nelle prime fasi.

Importante: il software di fatturazione elettronica è obbligatorio dal 2024 anche per i forfettari. La fattura elettronica va emessa tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

Antiriciclaggio per avvocati: obblighi anche in forfettario

Uno degli aspetti meno noti agli avvocati neoabilitati è che gli obblighi di antiriciclaggio si applicano anche ai forfettari. Il D.Lgs. 231/2007 (aggiornato dal D.Lgs. 90/2017) include gli avvocati tra i soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio quando svolgono determinate attività per conto del cliente:

  • Compravendita di beni immobili
  • Gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni
  • Apertura e gestione di conti bancari o titoli
  • Organizzazione di apporti per costituzione, gestione o amministrazione di società

Quando l’attività rientra in queste fattispecie, l’avvocato deve:

  • Eseguire l’adeguata verifica della clientela (CDD) (artt. 17-30 D.Lgs. 231/2007)
  • Conservare i documenti per 10 anni
  • Segnalare operazioni sospette all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria, operativa presso Banca d’Italia)

Non applicare le procedure antiriciclaggio quando dovuto espone l’avvocato a sanzioni amministrative e penali significative. Se hai dubbi sull’ambito di applicazione, un consulente specializzato può aiutarti a impostare le procedure corrette.

Iscrizioni obbligatorie: Consiglio Ordine, Cassa Forense, PEC

Riepiloghiamo le iscrizioni obbligatorie da completare entro i primi mesi di attività:

  • Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del circondario: obbligatoria per esercitare. Rinnovo annuale.
  • Cassa Forense: obbligatoria per tutti gli iscritti all’Albo. Domanda di iscrizione entro 30 giorni dall’iscrizione all’Albo.
  • PEC: obbligatoria e comunicata al COA. Essenziale per il PCT (Processo Civile Telematico).
  • REGIndE (Registro Generale degli Indirizzi Elettronici): il sistema ministeriale che associa la PEC dell’avvocato al codice fiscale per le notifiche telematiche.
  • Partita IVA (Agenzia delle Entrate): entro 30 giorni dall’inizio attività.

CAF Centro Fiscale: assistenza completa per l’apertura dello studio

Aprire uno studio legale richiede attenzione su molteplici fronti: fiscale, previdenziale, procedurale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per avvocati che avviano l’attività professionale: apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, gestione della Cassa Forense, dichiarazione dei redditi annuale.

Per un confronto con altri professionisti in regime forfettario, leggi anche: Coefficienti di redditività forfettario 2026 e Partita IVA Geometra 2026.

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Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 14:00:002026-07-03 07:53:29Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.

Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo
  2. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario
  3. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?
  4. Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione
  5. Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile
  6. I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio
  7. Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità
  8. Codici Tributo F24 per il Forfettario
  9. Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia
  10. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo
  11. Domande Frequenti (FAQ)

Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo

Il 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.

Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:

  • Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)
  • Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025
  • Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzati

Vedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese.

Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario

Il regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:

  • 15% per chi è già in attività
  • 5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedente

Il calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:

Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’anno

Il coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:

Categoria attivitàCoefficiente
Professionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante alimentari e bevande40%
Commercio ambulante altro54%
Intermediari del commercio62%
Alloggio e ristorazione67%
Costruzioni e immobiliari86%
Altre attività economiche67%

Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026.

Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?

Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025.

Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202545.000 euro
Coefficiente redditività (78%)35.100 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile31.600 euro
Imposta sostitutiva (15%)4.740 euro
Primo acconto (50% del dovuto)2.370 euro
Totale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)

Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.

Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202565.000 euro
Coefficiente redditività (78%)50.700 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile47.200 euro
Imposta sostitutiva (15%)7.080 euro
Primo acconto (50% del dovuto)3.540 euro
Totale da versare entro il 20 luglio10.620 euro

Scenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)

VoceImporto
Ricavi 202585.000 euro
Coefficiente redditività (78%)66.300 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile62.800 euro
Imposta sostitutiva (15%)9.420 euro
Primo acconto (50% del dovuto)4.710 euro
Totale da versare entro il 20 luglio14.130 euro

Attenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.

Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione

La rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026:

Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)

Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.

Rateizzazione in 6 rate mensili da luglio

Se non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:

  • Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)
  • Rate successive: entro il 16 di ogni mese
  • Interessi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla prima
  • Nessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmente

Il piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.

N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi
1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)
2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)
3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)
4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)
5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)
6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)

Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile

La regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile.

Quanto Mettere da Parte?

Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonare
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%
Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%
Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%

Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.

App e Strumenti Utili

Molti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:

  • Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazione
  • Software di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo reale
  • Promemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rate

I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio

  1. Dimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.
  2. Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).
  3. Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.
  4. Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.
  5. Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.
  6. Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.
  7. Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.

Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità

Se il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti:

1. Rateizzazione fino a dicembre

Come spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.

2. Compensazione con crediti fiscali

Se hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.

3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionale

Se nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.

4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle Entrate

In caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.

Codici Tributo F24 per il Forfettario

Per versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:

CodiceDescrizioneQuando si usa
1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 2025
1791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)
1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)

Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.

Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia

Anche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:

  • Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.
  • Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.
  • Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.
  • Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).
  • Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.

Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione.

Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo

Gestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:

  • Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabili
  • Compilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rata
  • Piano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquidità
  • Verifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglie
  • Assistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparato

Contattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.

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Domande Frequenti (FAQ)

Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?

No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.

Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?

Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.

Posso pagare con il 730 precompilato?

No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.

Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?

Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.

I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?

Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).

Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?

I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.

Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?

Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Growth Hacker e Digital Strategist 2026: Guida Fiscale Completa

regime forfettario partita iva

Il growth hacker, il digital strategist e il consulente di marketing digitale sono figure professionali in rapida crescita in Italia. Se sei un freelance in questo settore, probabilmente hai gia’ incontrato la domanda: come mi inquadro fiscalmente?

In questa guida trovi tutto quello che serve per la partita IVA da growth hacker nel 2026: codice ATECO corretto, regime forfettario, contributi INPS, e come differenziarti dal lavoro dipendente agli occhi del Fisco.

Indice dei contenuti

  1. Codice ATECO per Growth Hacker e Digital Strategist
  2. Regime forfettario per growth hacker 2026: come funziona
  3. Contributi INPS Gestione Separata 2026
  4. Consulente vs dipendente: il rischio di requalificazione
  5. Fatturazione: come fatturare come growth hacker
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

Codice ATECO per Growth Hacker e Digital Strategist

Il growth hacker non ha un codice ATECO dedicato — non esiste ancora una categoria specifica per questa professione emergente. Devi scegliere il codice piu’ vicino alla tua attivita’ prevalente:

Codice ATECODescrizioneQuando si usa
70.22.09Altre attivita’ di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionaleSe fai prevalentemente consulenza strategica di marketing e growth
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieSe l’attivita’ prevalente e’ eseguire campagne (paid, email, SEO) piu’ che consulenza strategica
62.01.00Produzione di softwareSe il growth hacking include sviluppo di automation, funnel tecnici, integrazione API

La scelta piu’ comune: molti growth hacker e digital strategist usano 70.22.09 (consulenza gestionale) perche’ l’attivita’ e’ principalmente consulenziale. Tutti e tre i codici citati hanno coefficiente di redditivita’ del 78% nel regime forfettario, quindi la scelta non impatta la tassazione.

Se hai dubbi sul codice piu’ appropriato per la tua specifica attivita’, un CAF o commercialista puo’ aiutarti nella scelta corretta.

Regime forfettario per growth hacker 2026: come funziona

Il regime forfettario e’ quasi universalmente la prima scelta per chi inizia come growth hacker freelance. Ecco le regole aggiornate al 2026.

Requisiti di accesso 2026

  • Ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (aggiornamento Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone o SRL trasparenti
  • Nessun regime IVA speciale applicabile

La tassazione in pratica

Paghi una imposta sostitutiva su un reddito imponibile calcolato forfettariamente:

  • 5% nei primi 5 anni di attivita’ (nuova attivita’, senza esercizio simile nei 3 anni precedenti)
  • 15% dal sesto anno in poi

Il reddito imponibile = ricavi x 78% (coefficiente ATECO). Poi si deducono i contributi INPS versati, e sull’importo residuo si applica l’imposta.

Esempio — Growth hacker con 50.000 euro di fatturato:

  • Ricavi: 50.000 euro
  • Reddito imponibile forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: circa 10.167 euro
  • Imponibile ai fini imposta: 39.000 – 10.167 = 28.833 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: circa 4.325 euro
  • Totale da versare: circa 14.492 euro su 50.000 euro di ricavi (circa 29% del fatturato)

I valori sono indicativi — per il tuo caso specifico, chiedi una simulazione personalizzata al CAF.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Non esiste un albo dei growth hacker, quindi non hai una cassa previdenziale dedicata. L’obbligo e’ la Gestione Separata INPS.

SituazioneAliquota 2026
Freelance senza altra copertura previdenziale26,07%
Freelance anche dipendente o pensionato24%

Iscrizione: online su INPS.it, sezione “Gestione Separata — Iscrizione lavoratori autonomi”, entro 30 giorni dall’apertura della P.IVA.

Consulente vs dipendente: il rischio di requalificazione

Un tema delicato per i growth hacker e i consulenti digitali: il rischio di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o, peggio, di requalificazione in lavoro dipendente da parte dell’INPS o del Fisco.

Questo puo’ accadere se:

  • Hai un unico cliente che assorbe quasi tutto il tuo reddito per un lungo periodo
  • Il cliente stabilisce i tuoi orari o ti richiede presenza fissa in azienda
  • Usi esclusivamente strumenti e risorse del cliente senza autonomia operativa
  • Sei integrato nell’organizzazione del cliente come se fossi un dipendente

Per tutelarti: prevedi contratti di consulenza ben strutturati, lavora con piu’ clienti, emetti fattura regolarmente, e documenta la tua autonomia operativa.

Fatturazione: come fatturare come growth hacker

Nel regime forfettario, le tue fatture:

  • Non applicano IVA (sei esente da IVA in quanto forfettario)
  • Riportano la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”
  • Non subiscono ritenuta d’acconto (da specificare in fattura: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”)
  • Devono avere marca da bollo da 2 euro se superano 77,47 euro di imponibile
  • Devono essere emesse elettronicamente (obbligo dal 2024)

Per clienti UE con P.IVA o clienti extra-UE: le prestazioni di consulenza sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter DPR 633/72) — la tassazione avviene nel Paese del cliente. Emetti fattura senza IVA.

Domande frequenti

Ho una partita IVA come consulente marketing ma guadagno anche da un lavoro dipendente: posso stare nel forfettario?

Si’, ma con un limite: il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non deve superare 35.000 euro. Se lo superi, sei escluso dal forfettario e passi al regime ordinario.

Posso fatturare come growth hacker e come sviluppatore software con la stessa P.IVA?

Si’, puoi avere una P.IVA con piu’ codici ATECO. Dovrai scegliere il codice prevalente, ma puoi aggiungere codici secondari. Attenzione: nel forfettario il coefficiente di redditivita’ si applica a tutti i ricavi in base al codice principale. Se le attivita’ hanno coefficienti molto diversi, potrebbe convenire valutare soluzioni alternative col commercialista.

Devo aprire una SRL se guadagno molto come growth hacker?

Con ricavi vicini o superiori agli 85.000 euro (limite forfettario), e’ il momento di valutare se conviene una SRL (aliquota IRES al 24% sull’utile) rispetto al regime ordinario (IRPEF fino al 43%). Non c’e’ una soglia magica: dipende da quanto vuoi reinvestire nell’azienda, da quanti collaboratori hai, e dalla tua situazione familiare complessiva. Un CAF o commercialista puo’ fare una simulazione comparativa.

Conclusione

Per un growth hacker freelance nel 2026, la partita IVA in regime forfettario e’ la strada piu’ semplice ed efficiente. Imposta sostitutiva ridotta, burocrazia minima, vantaggio competitivo verso clienti privati (niente IVA in fattura).

I punti da tenere a mente: scegliere il codice ATECO piu’ aderente alla tua attivita’ prevalente, iscriversi alla Gestione Separata INPS, strutturare i contratti di consulenza in modo da evitare il rischio di requalificazione, e monitorare i ricavi per non superare la soglia degli 85.000 euro.

Vuoi una simulazione fiscale personalizzata? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per un preventivo personalizzato senza impegno.

Leggi anche: Doppia Partita IVA 2026 | Gestione Separata INPS 2026 | Aprire Partita IVA 2026: Guida Completa

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 09:00:002026-07-03 07:53:53Partita IVA Growth Hacker e Digital Strategist 2026: Guida Fiscale Completa
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