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Partita IVA per Professionisti Sanitari 2026: Guida Completa (Codici ATECO, Casse Previdenziali, Forfettario e Sistema TS)

regime forfettario partita iva

Aprire la partita IVA per professionisti sanitari è il passaggio che trasforma un titolo abilitante in una vera attività libero-professionale. Medici, odontoiatri, psicologi, infermieri, fisioterapisti, ostetriche, veterinari e logopedisti condividono lo stesso percorso di base, ma ognuno ha un codice ATECO diverso, una cassa previdenziale diversa e adempimenti specifici legati al Sistema Tessera Sanitaria.

In questa guida trovi la panoramica completa e trasversale: quando conviene aprire la partita IVA, come scegliere il codice attività corretto dopo la riforma ATECO 2025, quale ente previdenziale ti riguarda davvero (attenzione: su questo punto circolano molte informazioni sbagliate), come funziona il regime forfettario con il coefficiente di redditività del 78%, perché le prestazioni sanitarie sono esenti IVA e perché non devi inviare le fatture dei pazienti al Sistema di Interscambio.

Consideralo il tuo punto di partenza: la partita IVA per professionisti sanitari ha regole comuni a tutte le professioni della salute, e poi dettagli specifici per ciascun albo, che approfondiamo negli articoli dedicati collegati in fondo. Se preferisci saltare la teoria e passare all’apertura, il CAF Centro Fiscale di Udine segue l’intera pratica, in ufficio e online in tutta Italia.

Partita IVA per professionisti sanitari: quando serve davvero

La regola generale è semplice: serve la partita IVA quando l’attività professionale diventa abituale, cioè viene svolta in modo continuativo e organizzato, anche se part-time e anche se i compensi sono modesti. Non conta solo quanto guadagni: conta il fatto che tu ti proponga stabilmente sul mercato come professionista della salute. Un fisioterapista che riceve pazienti ogni settimana, uno psicologo con un proprio studio, un infermiere che presta assistenza domiciliare in modo ricorrente: tutti questi casi richiedono l’apertura della partita IVA per professionisti sanitari.

Diverso è il caso della prestazione occasionale, cioè saltuaria e non organizzata: in quel caso si può lavorare con ricevuta per prestazione occasionale e ritenuta d’acconto del 20%, ma è una strada praticabile solo per attività davvero sporadiche. Attenzione: superando 5.000 euro di compensi occasionali complessivi nell’anno solare (sommando tutti i committenti) scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS sulla quota eccedente. L’occasionalità, inoltre, non regge se l’attività è continuativa: in caso di controllo, il rischio è la contestazione di esercizio abituale senza partita IVA.

Le situazioni tipiche in cui il professionista sanitario apre la partita IVA sono sostanzialmente tre, e vale la pena distinguerle bene perché hanno trattamenti fiscali diversi:

  • Libera professione pura: studio proprio, pazienti privati, fatturazione diretta. È il caso classico che richiede sempre la partita IVA.
  • Collaborazioni con strutture: poliambulatori, cliniche, RSA, palestre, studi associati che richiedono fattura per le prestazioni rese. Anche qui la partita IVA è indispensabile.
  • Attività mista dipendente + libera professione: il caso di chi lavora in ospedale o in una struttura convenzionata e affianca un’attività privata negli orari liberi.

Un chiarimento importante sull’intramoenia, cioè la libera professione svolta dal medico dipendente all’interno della struttura sanitaria pubblica. In questo caso la fattura al paziente viene emessa dall’azienda sanitaria, che poi riconosce il compenso al medico: si tratta di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e non richiede la partita IVA. Serve invece la partita IVA per l’attività libero-professionale svolta fuori dalla struttura, in studio privato o presso terzi. Molti medici hanno quindi contemporaneamente stipendio, intramoenia e partita IVA per la libera professione extramoenia: tre redditi con tre regole fiscali diverse, da coordinare con attenzione in dichiarazione.

L’apertura della posizione fiscale non è un semplice modulo da compilare: nella pratica di inizio attività si scelgono il codice ATECO, il regime fiscale, la data di inizio, l’eventuale opzione forfettaria e si effettua l’iscrizione previdenziale. Sono scelte che condizionano gli anni successivi. Per questo il CAF Centro Fiscale di Udine segue passo passo l’apertura della partita IVA per professionisti sanitari, valutando prima quale configurazione conviene davvero al tuo caso.

Codici ATECO 2025 per le professioni sanitarie: la tabella aggiornata

Il codice ATECO è la sigla numerica che identifica l’attività economica svolta. In parole semplici: è il modo in cui il fisco capisce che lavoro fai. Dal 1° aprile 2025 è operativa la nuova classificazione ATECO 2025 elaborata dall’ISTAT, che ha riorganizzato in profondità proprio il settore della salute, creando codici dedicati a professioni che prima finivano tutte nel calderone delle “altre attività paramediche”.

Per chi apre oggi la partita IVA professionisti sanitari questo significa una cosa positiva: il codice descrive finalmente l’attività reale. Ecco i principali codici ATECO 2025 delle professioni sanitarie, con il coefficiente di redditività applicabile in regime forfettario (il coefficiente è la percentuale del fatturato che il fisco considera reddito imponibile: ne parliamo in dettaglio più avanti).

ProfessioneCodice ATECO 2025DescrizioneCoefficiente forfettario
Medico di medicina generale86.21.00Attività di medicina generale78%
Medico specialistaClasse 86.22Attività degli studi medici specialistici78%
Odontoiatra86.23.00Attività odontoiatriche78%
Psicologo e psicoterapeuta86.93.00Attività di psicologi e psicoterapeuti (esclusi i medici)78%
Infermiere86.94.01Attività infermieristiche78%
Ostetrica86.94.02Attività ostetriche78%
Fisioterapista86.95.00Attività di fisioterapia78%
Logopedista, podologo, dietista e altre professioni sanitarie riabilitativeGruppo 86.99 (es. 86.99.09)Altre attività per la salute umana n.c.a.78%
Tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM)Classe 86.91 o gruppo 86.99 secondo l’attività svoltaDiagnostica per immagini e laboratorio medico / altre attività sanitarie78%
Osteopata e operatore di discipline complementariClasse 86.96Attività di medicine complementari e alternative78%
Veterinario75.00.00Servizi veterinari78%
Farmacista titolare di farmacia47.73.10Commercio al dettaglio di medicinali in esercizi specializzati40% (attività commerciale)
Codici ATECO 2025 in vigore dal 1° aprile 2025. Il sotto-codice definitivo va scelto in base all’attività concretamente svolta.

Due avvertenze pratiche. La prima riguarda i fisioterapisti: il codice corretto è 86.95.00 (in precedenza 86.90.21), mentre il vecchio 86.90.29 identificava massofisioterapisti e operatori affini. La seconda riguarda le professioni per cui l’ATECO 2025 non ha creato una voce dedicata: in quel caso si utilizza il gruppo residuale 86.99, e la scelta del sotto-codice va ponderata perché incide su statistiche, requisiti di bandi e talvolta su agevolazioni locali. Se vuoi la mappa completa professione per professione, leggi la nostra tabella completa codici ATECO professioni sanitarie.

Va detto che il coefficiente di redditività per la quasi totalità delle professioni sanitarie è 78%, perché rientrano nella categoria delle attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie. Fa eccezione chi svolge attività di natura commerciale, come il farmacista titolare di farmacia, oppure chi affianca alla prestazione sanitaria la vendita di prodotti: in questi casi possono coesistere più codici ATECO e più coefficienti, con una gestione contabile più delicata.

Casse previdenziali dei professionisti sanitari: chi versa dove

È il capitolo che genera più confusione, e anche più errori costosi. Ogni professione sanitaria ha un proprio ente previdenziale, ma non tutte le professioni hanno una cassa di categoria: chi non ce l’ha versa alla Gestione Separata INPS. Sbagliare ente significa versare a un soggetto che non ti riguarda oppure, molto peggio, non versare affatto e accumulare anni di contributi mancanti.

Ecco la mappa corretta delle casse previdenziali delle professioni sanitarie:

  • ENPAM — medici chirurghi e odontoiatri
  • ENPAP — psicologi e psicoterapeuti
  • ENPAPIsolo infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari
  • ENPAV — medici veterinari
  • ENPAB — biologi (compresi i biologi nutrizionisti)
  • ENPAF — farmacisti
  • Gestione Separata INPS — fisioterapisti, logopedisti, podologi, TSRM, osteopati, dietisti e in generale tutte le professioni sanitarie prive di cassa di categoria

Fisioterapisti e altre professioni senza cassa: mai a ENPAPI

Su questo punto è necessario essere netti, perché in rete circola un’informazione sbagliata che ha creato panico tra migliaia di professionisti: i fisioterapisti non sono iscritti a ENPAPI e non lo sono mai stati. ENPAPI è la cassa della professione infermieristica ed è un ente a perimetro chiuso, riservato per statuto a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari. La legge 3/2018 (legge Lorenzin) ha riordinato albi e ordini professionali, senza toccare gli obblighi previdenziali, come confermato dall’interpello del Ministero del Lavoro n. 1/2024. Non esiste alcun ente “ENPAP-F” né una cassa dei fisioterapisti.

Il fisioterapista con partita IVA versa quindi alla Gestione Separata INPS ai sensi dell’art. 2 comma 26 della L. 335/1995. Le aliquote 2026, fissate dalla circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, sono:

  • 26,07% per i liberi professionisti privi di altra tutela pensionistica obbligatoria;
  • 24% per chi è già assicurato presso un’altra gestione obbligatoria (ad esempio chi ha anche un lavoro dipendente) o è titolare di pensione.

La Gestione Separata ha due caratteristiche che la distinguono dalle casse private: non prevede contributi minimi (si versa in proporzione al reddito effettivo, quindi se non fatturi non versi) e consente la rivalsa facoltativa del 4% in fattura verso il cliente. I versamenti seguono le stesse scadenze delle imposte sui redditi, con saldo e acconti tramite modello F24. Se sei un fisioterapista e vuoi capire perché questa informazione è stata a lungo travisata, leggi l’approfondimento su perché i fisioterapisti non versano a ENPAPI.

Come funzionano le casse private: soggettivo, integrativo e minimi

Chi ha una cassa di categoria versa in genere due contributi. Il contributo soggettivo è calcolato sul reddito professionale netto e finanzia la tua futura pensione. Il contributo integrativo è invece una percentuale che si addebita in fattura al cliente e si gira alla cassa: non è un costo per il professionista, ma un importo che transita. A questi si aggiungono spesso un contributo di maternità e, per molte casse, un minimo annuo dovuto anche se il reddito è basso o pari a zero.

Qualche esempio concreto per il 2026. L’ENPAM prevede la Quota A fissa per fasce di età (da 304,73 euro fino a 30 anni a 2.049,83 euro oltre i 40 anni, più 84,26 euro di contributo maternità, con scadenza al 30 aprile) e la Quota B proporzionale al reddito libero-professionale, con aliquota piena del 19,5% oppure ridotta al 2% per chi ha già altra contribuzione obbligatoria, da dichiarare con il Modello D entro il 31 luglio. L’ENPAP degli psicologi applica il 10% di contributo soggettivo (con un minimo 2026 di 856 euro) e il 2% di integrativo, con versamenti al 1° marzo e 1° ottobre. L’ENPAV dei veterinari applica il 16% soggettivo e il 2% integrativo, con riduzioni per i neoiscritti nei primi anni.

Un’ottima notizia trasversale: i contributi previdenziali obbligatori sono sempre deducibili dal reddito, sia in regime ordinario sia in regime forfettario. Significa che si sottraggono dalla base su cui si calcola l’imposta, riducendo concretamente il carico fiscale dell’anno successivo.

Regime forfettario per professionisti sanitari: limiti e imposta sostitutiva

Il regime forfettario è il regime fiscale scelto dalla grande maggioranza di chi apre oggi la partita IVA per professionisti sanitari, e il motivo è intuitivo: contabilità semplificata, niente IVA da liquidare, niente studi di settore e un’unica imposta al posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali. Quell’unica imposta si chiama imposta sostitutiva: in pratica, invece di pagare più tributi separati, se ne paga uno solo.

I parametri fondamentali per il 2026 sono questi:

  • Limite di ricavi e compensi: 85.000 euro annui incassati. Se lo superi, esci dal regime dall’anno successivo; se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata già nell’anno in corso, con obbligo di applicare l’IVA.
  • Coefficiente di redditività: 78% per le professioni sanitarie. Il restante 22% rappresenta i costi forfettizzati e non è tassato.
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni di nuova attività (se non hai esercitato attività analoga nei tre anni precedenti), poi 15%.
  • Causa ostativa da lavoro dipendente: niente forfettario se nell’anno precedente hai percepito più di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati.
  • Spese per personale: massimo 20.000 euro lordi annui; investimenti in beni strumentali entro 20.000 euro nel triennio.

Vediamo un esempio pratico, perché i numeri chiariscono più di ogni definizione. Immagina che Giulia, logopedista appena laureata, apra la partita IVA in regime forfettario e incassi 30.000 euro nell’anno. Il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente del 78%: 30.000 × 78% = 23.400 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali versati nell’anno: ipotizzando 4.000 euro di contributi alla Gestione Separata, la base imponibile scende a 19.400 euro. Su questa base Giulia paga il 5% di imposta sostitutiva, cioè 970 euro. Con l’aliquota ordinaria del 15% l’imposta sarebbe invece di 2.910 euro.

C’è una causa ostativa che riguarda in modo particolare i sanitari dipendenti: non si può applicare il forfettario se i compensi sono conseguiti prevalentemente (oltre il 50%) nei confronti del proprio datore di lavoro attuale o di quello dei due anni precedenti, o di soggetti a esso riconducibili. È il tipico caso dell’infermiere o del tecnico che si licenzia dalla clinica e continua a lavorare per la stessa struttura come libero professionista: in quella configurazione il forfettario non è ammesso. Se invece i clienti sono diversificati, nessun problema.

Il regime forfettario non è però automaticamente la scelta migliore. Chi sostiene costi elevati — affitto dello studio, attrezzature, personale di segreteria, materiali di consumo — può trovare più conveniente il regime ordinario, dove i costi si deducono per quanto realmente sostenuti anziché in misura fissa. È una valutazione da fare con i numeri alla mano, prima di aprire. Se hai un’attività in crescita, leggi anche cosa succede se superi la soglia 85.000 euro.

Esenzione IVA delle prestazioni sanitarie (art. 10 DPR 633/72)

Le prestazioni sanitarie hanno un trattamento IVA particolare, che vale a prescindere dal regime fiscale scelto. L’art. 10, comma 1, n. 18) del DPR 633/1972 stabilisce che sono esenti da IVA le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona, rese nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza del Ministero della Salute.

Facciamo chiarezza sulla differenza tra due termini che sembrano sinonimi ma non lo sono. Una prestazione esente rientra nel campo IVA ma la legge non la assoggetta a imposta per finalità sociali; una prestazione fuori campo o non soggetta, come quella del forfettario, non applica l’IVA per il regime del soggetto che la emette. Per il paziente il risultato pratico è identico — non paga IVA — ma la dicitura in fattura e il codice natura cambiano.

Nella pratica quotidiana della partita IVA per professionisti sanitari valgono queste indicazioni:

  • professionista in regime ordinario: fattura esente IVA art. 10 n. 18 DPR 633/72, codice natura N4;
  • professionista in regime forfettario: operazione senza applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, codice natura N2.2;
  • prestazioni non sanitarie (consulenze aziendali, docenza, perizie di parte, medicina estetica a scopo puramente estetico): imponibili IVA al 22% se il professionista è in regime ordinario.

Il discrimine è la finalità di tutela della salute. Una valutazione psicologica finalizzata a un percorso terapeutico è esente; una consulenza organizzativa resa a un’azienda dallo stesso psicologo non lo è. Un trattamento riabilitativo prescritto è esente; un massaggio a fini di puro benessere non rientra nell’esenzione. Chi svolge attività miste deve quindi separare le due tipologie di prestazione e, se supera le soglie, gestire anche il pro-rata IVA: una complessità che rende molto utile un’assistenza contabile continuativa.

Sistema Tessera Sanitaria e divieto di fattura elettronica via SdI

È il punto in cui la partita IVA per professionisti sanitari si differenzia da qualunque altra partita IVA italiana, e va compreso bene perché sbagliare qui significa violare la normativa sulla privacy dei pazienti.

Il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS) è la banca dati del Ministero dell’Economia che raccoglie le spese sanitarie sostenute dai cittadini e le riversa nella dichiarazione dei redditi precompilata, così che il paziente ritrovi automaticamente le spese detraibili al 19%. I professionisti sanitari iscritti agli albi sono obbligati a trasmettere i dati delle prestazioni rese alle persone fisiche, indicando codice fiscale del paziente, importo e tipologia di spesa.

Dal 2026 la trasmissione è diventata più semplice: il D.Lgs. n. 81/2025 e il successivo decreto MEF di attuazione hanno sostituito le vecchie scadenze semestrali con un invio annuale unico. I dati delle spese sanitarie di un intero anno solare vanno trasmessi entro il 31 gennaio dell’anno successivo (quindi le spese 2026 entro il 31 gennaio 2027, con slittamento al primo giorno lavorativo se cade di sabato o domenica).

Perché non devi inviare le fatture al Sistema di Interscambio

Qui arriva la regola che sorprende chi arriva da altri settori: per le prestazioni sanitarie rese alle persone fisiche, è vietato emettere fattura elettronica attraverso il Sistema di Interscambio (SdI). Il divieto nasce dalla tutela dei dati sanitari, che sono dati particolari ai sensi del GDPR e non devono transitare per l’infrastruttura pubblica di interscambio. Fino al 2025 il divieto veniva prorogato ogni anno con il Milleproroghe; con il D.Lgs. 81/2025 è diventato una regola a regime, stabile.

In concreto, per il professionista sanitario significa che:

  • le fatture ai pazienti privati vanno emesse in formato cartaceo o PDF (fattura extra-SdI) e consegnate o inviate direttamente al paziente;
  • il divieto riguarda sia chi è obbligato all’invio al Sistema TS sia chi, pur non obbligato, documenta prestazioni sanitarie a persone fisiche;
  • restano invece in fattura elettronica ordinaria via SdI le prestazioni verso soggetti titolari di partita IVA: cliniche, poliambulatori, società, cooperative, RSA, palestre, aziende committenti;
  • il paziente può esercitare l’opposizione all’invio dei dati al Sistema TS: in quel caso la spesa non confluisce nel precompilato e va annotata secondo le regole previste.

Molti sanitari lavorano quindi con un doppio binario di fatturazione: cartaceo o PDF per i pazienti, elettronico per le strutture. Gestire i due flussi con un software adeguato evita errori e duplicazioni. Per la parte elettronica verso strutture e aziende puoi valutare una piattaforma dedicata come fatturazioneitalia.it, oppure leggere il nostro confronto software di fatturazione. Se sei un odontoiatra, il tema è ancora più delicato per volumi e importi: trovi tutto nella guida dedicata per l’odontoiatra.

Marca da bollo da 2 euro sulle fatture sanitarie esenti

Chi apre la partita IVA per professionisti sanitari scopre presto un piccolo adempimento che in altri settori non esiste: la marca da bollo da 2 euro. La regola è che le fatture senza IVA — quindi sia quelle esenti art. 10 sia quelle dei forfettari — devono riportare il bollo quando l’importo supera 77,47 euro. Sotto quella soglia non è dovuto nulla.

Le modalità cambiano a seconda del tipo di documento:

  • Fattura cartacea o PDF (il caso tipico delle prestazioni ai pazienti): si applica la marca da bollo fisica da 2 euro sull’originale consegnato al paziente, annullandola con data o firma.
  • Fattura elettronica via SdI (prestazioni verso strutture e aziende): si utilizza il bollo virtuale, valorizzando l’apposito campo nel tracciato XML. L’Agenzia delle Entrate calcola l’importo dovuto e il versamento avviene trimestralmente con F24, con i codici tributo 2521, 2522, 2523 e 2524.

Il costo del bollo può essere addebitato al cliente in fattura, come rimborso della spesa anticipata: in quel caso va indicato in una riga separata e non concorre a formare il compenso imponibile. È una prassi diffusa e perfettamente legittima. Attenzione però a non dimenticarlo: l’omessa applicazione del bollo comporta sanzioni amministrative e, in caso di controllo, la regolarizzazione retroattiva su tutte le fatture emesse.

Scadenze fiscali e contributive del professionista sanitario

Una volta aperta la partita IVA, il calendario diventa parte del lavoro. Le scadenze principali per un professionista sanitario in regime forfettario nel corso dell’anno sono poche ma non trascurabili, e si aggiungono a quelle specifiche della propria cassa previdenziale.

ScadenzaAdempimento
31 gennaioInvio annuale dei dati delle spese sanitarie dell’anno precedente al Sistema Tessera Sanitaria
30 giugnoSaldo dell’imposta sostitutiva o dell’IRPEF, primo acconto e saldo dei contributi previdenziali
30 luglioStessi versamenti differiti, con maggiorazione dello 0,40%
30 novembreInvio telematico del Modello Redditi PF
1° dicembreSecondo acconto delle imposte e dei contributi
TrimestraleVersamento del bollo virtuale sulle fatture elettroniche emesse verso soggetti IVA

A queste vanno sommate le scadenze della cassa di categoria: il 30 aprile per la Quota A ENPAM e il 31 luglio per il Modello D dei medici, il 1° marzo e il 1° ottobre per gli psicologi iscritti ENPAP, le rate previste dai regolamenti di ENPAPI, ENPAV, ENPAB ed ENPAF. Chi versa alla Gestione Separata INPS, invece, non ha scadenze autonome: i contributi seguono il calendario delle imposte sui redditi e si versano con lo stesso F24.

Il consiglio pratico, valido per tutti, è di accantonare mensilmente una quota degli incassi. Tra imposta sostitutiva e contributi, un professionista sanitario forfettario in Gestione Separata destina mediamente al fisco e alla previdenza una porzione significativa del fatturato: mettere da parte con regolarità evita di trovarsi in difficoltà a giugno, quando saldo e primo acconto arrivano insieme.

Tabella riepilogativa: ATECO, cassa e coefficiente per professione

Ecco il quadro di sintesi che riassume tutto quanto visto finora. È lo schema che utilizziamo allo sportello quando apriamo una partita IVA per professionisti sanitari: tre informazioni per professione, codice attività, ente previdenziale e coefficiente forfettario.

Professione sanitariaCodice ATECO 2025Cassa previdenzialeCoefficiente
Medico di medicina generale86.21.00ENPAM78%
Medico specialistaClasse 86.22ENPAM78%
Odontoiatra86.23.00ENPAM78%
Psicologo / psicoterapeuta86.93.00ENPAP78%
Infermiere86.94.01ENPAPI78%
Infermiere pediatrico / assistente sanitario86.94.01ENPAPI78%
Ostetrica86.94.02Gestione Commercianti INPS78%
Fisioterapista86.95.00Gestione Separata INPS78%
LogopedistaGruppo 86.99Gestione Separata INPS78%
PodologoGruppo 86.99Gestione Separata INPS78%
DietistaGruppo 86.99Gestione Separata INPS78%
TSRM (tecnico di radiologia)Classe 86.91 o gruppo 86.99Gestione Separata INPS78%
OsteopataClasse 86.96Gestione Separata INPS78%
Biologo nutrizionistaGruppo 86.99 o codice professionale specificoENPAB78%
Veterinario75.00.00ENPAV78%
Farmacista libero professionistaGruppo 86.99ENPAF78%
Farmacista titolare di farmacia47.73.10ENPAF40%
Riepilogo ATECO, cassa previdenziale e coefficiente di redditività per le principali professioni sanitarie.

Un promemoria che vale la pena ripetere, perché è l’errore più frequente e più oneroso: ENPAPI riguarda esclusivamente infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari (D.I. 24/03/1998; D.Lgs. 103/1996). Le ostetriche libere professioniste, a seguito dello scioglimento dell’ENPAO (L. 7 agosto 1990, n. 249), sono iscritte alla Gestione Commercianti INPS e non alla Gestione Separata. Tutte le altre professioni sanitarie prive di cassa di categoria versano invece alla Gestione Separata INPS. Prima di iscriverti a un ente, verifica sempre la tua posizione: correggere a posteriori anni di versamenti errati è possibile, ma lungo e complicato.

Approfondimenti per singola professione sanitaria

Questa guida è il punto di partenza trasversale sulla partita IVA per professionisti sanitari. Ogni professione, però, ha specificità che meritano un approfondimento dedicato: soglie contributive, regole di fatturazione, agevolazioni e casi particolari. Qui trovi gli approfondimenti già disponibili:

Stiamo pubblicando progressivamente le schede per medici, psicologi, infermieri, ostetriche, veterinari e logopedisti: se la tua professione non è ancora coperta da un approfondimento dedicato, tutte le informazioni essenziali sono comunque in questa guida e i nostri operatori possono analizzare la tua situazione specifica.

Domande frequenti sulla partita IVA per professionisti sanitari

Posso fare intramoenia con la partita IVA forfettaria?

No, e per un motivo semplice: l’intramoenia non passa dalla partita IVA. La fattura al paziente viene emessa dall’azienda sanitaria, che trattiene la propria quota e liquida il compenso al medico come reddito assimilato a lavoro dipendente. Il regime forfettario non c’entra. Puoi però avere contemporaneamente intramoenia e partita IVA per l’attività extramoenia svolta in studio privato, verificando la soglia dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente e la regola sulla prevalenza dei compensi verso il datore di lavoro.

Un fisioterapista può aderire al regime forfettario?

Sì, senza alcun ostacolo legato alla professione. Il fisioterapista con partita IVA applica il codice ATECO 86.95.00, il coefficiente di redditività del 78% e l’imposta sostitutiva al 5% nei primi cinque anni se ricorrono i requisiti di nuova attività. Sul fronte previdenziale versa alla Gestione Separata INPS con aliquota 26,07% (24% se ha già altra copertura obbligatoria), non a ENPAPI.

Quali professionisti sanitari sono esenti IVA?

Sono esenti IVA, ai sensi dell’art. 10 n. 18 del DPR 633/72, le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona da chi esercita una professione sanitaria soggetta a vigilanza del Ministero della Salute: medici, odontoiatri, psicologi, infermieri, ostetriche, fisioterapisti, logopedisti e le altre professioni riconosciute. Non rientrano nell’esenzione le prestazioni prive di finalità terapeutica, come consulenze aziendali, docenze o trattamenti puramente estetici.

Devo emettere fattura elettronica ai pazienti privati?

No, anzi: è vietato inviare al Sistema di Interscambio le fatture relative a prestazioni sanitarie rese a persone fisiche. Dal 2026 il divieto è stabile e non più soggetto a proroghe annuali, per effetto del D.Lgs. 81/2025. Le fatture ai pazienti restano cartacee o in PDF. La fattura elettronica via SdI resta invece obbligatoria per le prestazioni verso strutture, cliniche, società e altri soggetti titolari di partita IVA.

Un dipendente del SSN può aprire la partita IVA in regime forfettario?

Dipende da due condizioni. La prima è la soglia: se nell’anno precedente il reddito da lavoro dipendente ha superato 35.000 euro, il regime forfettario è precluso. La seconda riguarda i clienti: non si può fatturare prevalentemente al proprio datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti. Va inoltre verificato il regime di esclusività o non esclusività previsto dal contratto e l’eventuale autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza.

Quanto costa aprire la partita IVA per un professionista sanitario?

L’apertura della posizione presso l’Agenzia delle Entrate non prevede imposte di apertura. I costi reali dell’attività sono altri: i contributi previdenziali (che variano moltissimo tra cassa privata con minimi fissi e Gestione Separata proporzionale al reddito), l’imposta sostitutiva e l’assistenza contabile. Poiché ogni situazione è diversa per professione, reddito atteso e presenza di altri redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine elabora un preventivo personalizzato dopo una prima analisi del tuo caso.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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Scegliere il codice ATECO corretto, individuare la cassa previdenziale giusta, valutare se il forfettario conviene davvero e impostare la fatturazione nel rispetto del Sistema Tessera Sanitaria: sono decisioni che condizionano i tuoi prossimi anni di attività e che è meglio non improvvisare. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue l’intera pratica di apertura della partita IVA per professionisti sanitari: analisi preliminare della convenienza, apertura della posizione fiscale, iscrizione previdenziale, impostazione della fatturazione e gestione degli adempimenti annuali.

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