Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale
MATERNITA', PATRONATO

Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda

Il bonus donne 2026 rappresenta una delle misure piu’ significative introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) per sostenere l’occupazione femminile in Italia. Si tratta di un esonero contributivo al 100% sui contributi previdenziali a carico delle lavoratrici dipendenti che soddisfano specifici requisiti legati alla maternita’. In questa guida completa analizziamo tutto quello che c’e’ da sapere: chi ne ha diritto, quanto vale il beneficio, come funziona il calcolo e come presentare la domanda.

📬

Resta aggiornato sulle novita’ fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Cos’e’ il Bonus Donne 2026 e Chi lo Introduce

Il bonus donne 2026 e’ un esonero contributivo strutturale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207 del 30 dicembre 2024), che proroga e amplia le misure gia’ sperimentate nel biennio 2024-2025. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche per la parita’ di genere e il sostegno alla natalita’, con l’obiettivo di ridurre il divario occupazionale tra uomini e donne e contrastare il fenomeno delle dimissioni post-maternita’.

Concretamente, il beneficio consiste nell’azzeramento dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice (la quota a carico del dipendente, pari generalmente al 9,19% della retribuzione lorda), con un massimale annuo che garantisce un risparmio netto significativo in busta paga. L’esonero non interessa la quota contributiva a carico del datore di lavoro, che rimane invariata.

La misura si affianca ad altri strumenti di supporto all’occupazione femminile, come il bonus assunzioni per donne 2026, che riguarda invece gli incentivi per i datori di lavoro che assumono lavoratrici in condizioni svantaggiate.

Requisiti per Accedere al Bonus Donne 2026

Per beneficiare dell’esonero contributivo nel 2026, la lavoratrice deve soddisfare tutti i seguenti requisiti contemporaneamente:

  • Essere lavoratrice dipendente del settore privato (con alcune specificita’ per il settore pubblico – vedi oltre)
  • Avere almeno due figli (requisito base), con benefici potenziati per chi ne ha tre o piu’
  • Il figlio piu’ piccolo deve avere meno di 10 anni (per le madri con 2 figli) oppure meno di 18 anni (per le madri con 3 o piu’ figli)
  • Non essere in stato di disoccupazione ne’ in cassa integrazione al momento dell’applicazione del beneficio

Attenzione: Il requisito anagrafico del figlio e’ determinante. Una madre con due figli di cui il piu’ piccolo ha gia’ compiuto 10 anni non potra’ accedere al beneficio standard, ma potrebbe comunque beneficiare di altre misure agevolative legate all’Assegno Unico o alla pensione anticipata per le donne 2026.

Madri con 2 Figli: Requisiti Specifici

Per le lavoratrici con due figli, l’esonero contributivo si applica alle seguenti condizioni:

  • Avere almeno 2 figli a carico (biologici, adottivi o affidatari)
  • Il figlio piu’ piccolo deve avere un’eta’ compresa tra 0 e 9 anni (fino al compimento del 10° anno)
  • Rapporto di lavoro dipendente attivo nel settore privato
  • Contribuzione previdenziale regolare da parte del datore di lavoro

Madri con 3 o piu’ Figli: Requisiti Potenziati

Le lavoratrici con tre o piu’ figli godono di una finestra temporale piu’ ampia:

  • Avere 3 o piu’ figli a carico
  • Il figlio piu’ piccolo deve avere un’eta’ inferiore a 18 anni
  • Rapporto di lavoro dipendente attivo
  • Per il 2026, nessuna limitazione al reddito dichiarato (il beneficio non e’ means-tested)

Importi e Calcolo del Beneficio

L’esonero contributivo del bonus donne 2026 corrisponde al 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, entro specifici massimali mensili. Il beneficio si traduce direttamente in un aumento della retribuzione netta in busta paga.

Massimali Mensili 2026

SituazioneMassimale Mensile EsoneroMassimale Annuo Stimato
Madri con 2 figli (figlio minore under 10)Fino a 250 euro/meseFino a 3.000 euro/anno
Madri con 3+ figli (figlio minore under 18)Fino a 250 euro/meseFino a 3.000 euro/anno

Nota: I massimali esatti sono soggetti a conferma circolari INPS 2026. I valori indicati sono coerenti con la normativa L. 207/2024. Verificare sempre il messaggio INPS piu’ recente per l’importo aggiornato.

Esempio Pratico di Calcolo

Vediamo un esempio concreto per capire quanto vale il bonus donne 2026 in busta paga:

Scenario: Lavoratrice dipendente con 2 figli (il piu’ piccolo ha 6 anni), retribuzione lorda mensile di 2.000 euro.

  • Contributi a carico lavoratrice (9,19% circa): 2.000 x 9,19% = 183,80 euro/mese
  • Esonero applicato (100%): 183,80 euro/mese
  • Risparmio netto annuo: 183,80 x 12 = 2.205,60 euro
  • Aumento mensile netto in busta: circa +183 euro (al lordo delle imposte sull’IRPEF, poiche’ il risparmio contributivo incrementa la base imponibile)

Scenario 2: Lavoratrice con 3 figli (il piu’ piccolo ha 14 anni), retribuzione lorda mensile di 3.000 euro.

  • Contributi a carico lavoratrice calcolati: 3.000 x 9,19% = 275,70 euro/mese
  • Esonero applicato (fino al massimale): 250 euro/mese (cap applicato)
  • Risparmio netto annuo massimo: 250 x 12 = 3.000 euro

Nota fiscale importante: L’esonero contributivo a carico della lavoratrice non riduce la retribuzione imponibile IRPEF, ma determina una riduzione delle trattenute previdenziali. Di conseguenza, la retribuzione netta aumenta di un importo inferiore all’esonero lordo, a causa della maggiore base IRPEF.

Settori e Tipologie di Lavoro Incluse ed Escluse

Chi e’ Incluso

  • Lavoratrici dipendenti del settore privato (industria, commercio, artigianato, servizi)
  • Lavoratrici domestiche (colf, badanti) regolarmente assunte
  • Lavoratrici dello spettacolo iscritte al FPLS
  • Apprendiste con contratto di apprendistato professionalizzante
  • Lavoratrici con contratto a tempo determinato (purche’ nel periodo di validita’ del contratto)
  • Lavoratrici con contratto part-time (l’esonero si calcola sui contributi effettivi, proporzionati all’orario)

Chi e’ Escluso

  • Lavoratrici autonome (partite IVA, libere professioniste) – per loro esistono misure diverse come la riduzione INPS forfettari
  • Lavoratrici del settore pubblico (alcune eccezioni per enti pubblici economici)
  • Lavoratrici in stato di disoccupazione al momento dell’applicazione
  • Lavoratrici in cassa integrazione ordinaria o straordinaria durante il periodo coperto
  • Lavoratrici con un solo figlio

Durata e Decorrenza del Beneficio

La decorrenza del bonus donne 2026 e’ fissata al 1° gennaio 2026, con applicazione automatica da parte del datore di lavoro attraverso il sistema di denuncia contributiva mensile (UNIEMENS). Non e’ richiesta una domanda preventiva da parte della lavoratrice: e’ il datore di lavoro che applica l’esonero in fase di elaborazione delle buste paga, previa verifica dei requisiti dichiarati dalla dipendente.

La durata del beneficio e’ legata al mantenimento dei requisiti:

  • Per le madri con 2 figli: fino al compimento del 10° anno del figlio piu’ piccolo
  • Per le madri con 3+ figli: fino al compimento del 18° anno del figlio piu’ piccolo
  • Il beneficio decade automaticamente quando il figlio di riferimento supera l’eta’ limite
  • L’esonero e’ confermato per l’intero anno 2026; per gli anni successivi e’ necessaria conferma in Legge di Bilancio

Come Funziona: Ruolo del Datore di Lavoro

Il meccanismo operativo del bonus donne 2026 prevede che sia il datore di lavoro il soggetto attivo nella gestione dell’esonero. Il processo si articola come segue:

  1. Dichiarazione della lavoratrice: La dipendente comunica al datore di lavoro (tipicamente all’ufficio HR o paghe) di possedere i requisiti (numero e eta’ dei figli), fornendo documentazione (certificati di nascita, dichiarazioni sostitutive)
  2. Verifica documentale: Il datore di lavoro verifica i requisiti e acquisisce la documentazione di supporto
  3. Applicazione in UNIEMENS: Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro/CAF) inserisce l’esonero nel flusso UNIEMENS mensile tramite il codice specifico comunicato dall’INPS
  4. Recupero del beneficio: Il beneficio viene recuperato come credito contributivo dall’azienda, che lo compensa con i versamenti INPS successivi
  5. Controllo INPS: L’INPS effettua controlli a campione sulla correttezza dei dati dichiarati

Cosa fare se il datore di lavoro non applica l’esonero? Se la lavoratrice ritiene di avere i requisiti ma il beneficio non compare in busta paga, puo’ rivolgersi all’ufficio HR, al consulente del lavoro aziendale o direttamente a un CAF o patronato per verificare la situazione e assistere nella gestione del caso.

La Domanda INPS: Quando e’ Necessaria

Come anticipato, il bonus donne 2026 per le lavoratrici dipendenti non richiede una domanda INPS diretta da parte della lavoratrice. L’esonero e’ applicato in modo automatico dal datore di lavoro attraverso la denuncia contributiva mensile. Tuttavia, esistono alcune situazioni in cui potrebbe essere necessario un intervento diretto:

  • Conguagli per periodi pregressi: Se il datore di lavoro non ha applicato l’esonero sin dal 1° gennaio 2026, la lavoratrice puo’ richiedere il recupero degli arretrati attraverso il datore di lavoro stesso o con assistenza di un patronato
  • Lavoratrici domestiche: Per colf e badanti, la procedura potrebbe richiedere comunicazioni specifiche all’INPS tramite il portale dedicato ai lavoratori domestici
  • Verifica della corretta applicazione: Attraverso il portale INPS (myINPS) o il CAF di riferimento, e’ possibile verificare che l’esonero sia stato correttamente applicato nella propria posizione contributiva

Come Verificare Online la Propria Posizione

  1. Accedere al portale www.inps.it con SPID, CIE o CNS
  2. Cliccare su "Fascicolo Previdenziale del Cittadino"
  3. Verificare l’estratto conto contributivo per il periodo di interesse
  4. Controllare che le settimane contributive siano correttamente accreditate nonostante l’esonero

L’esonero non riduce il montante contributivo previdenziale della lavoratrice: i periodi coperti dall’esonero vengono accreditati comunque ai fini pensionistici, in quanto lo Stato si sostituisce alla lavoratrice nel versamento della quota esonerata.

Differenze con il Bonus Donne degli Anni Precedenti

CaratteristicaBonus Donne 2024Bonus Donne 2025Bonus Donne 2026
TipologiaEsonero contributivo sperimentaleEsonero contributivo sperimentaleEsonero contributivo strutturale
Lavoratrici con 2 figli (min. piccolo under 10)Si’ (100%)Si’ (100%)Si’ (100%)
Lavoratrici con 3+ figli (min. piccolo under 18)Si’ (100%)Si’ (100%)Si’ (100%)
Massimale mensileVariabile per fasciaVariabile per fasciaFino a 250 euro/mese
Natura giuridicaTemporanea (1 anno)Temporanea (1 anno)Prorogata L. 207/2024
Norma di riferimentoL. 213/2023Proroga Legge BilancioL. 207/2024

Altri Bonus e Agevolazioni per le Donne nel 2026

Il bonus donne 2026 non e’ l’unica misura di sostegno disponibile per le lavoratrici. Ecco un quadro delle principali agevolazioni collegate:

Assegno Unico Universale

L’Assegno Unico Universale e’ una prestazione mensile INPS per le famiglie con figli a carico fino a 21 anni. Per il 2026, l’importo base e’ di 199,40 euro al mese per figlio (con ISEE fino a 17.090 euro) fino a un minimo di 57 euro mensili per figlio senza ISEE o con ISEE oltre 45.574 euro. E’ cumulabile con il bonus donne e non richiede rinunce ad altri benefici. Consulta il calendario pagamenti INPS per conoscere le date di accredito.

Pensione Anticipata Opzione Donna

Le lavoratrici con carriere lunghe possono accedere alla pensione anticipata tramite Opzione Donna, che consente il pensionamento prima dei requisiti ordinari a fronte del ricalcolo contributivo dell’assegno. Nel 2026, i requisiti specifici prevedono un’eta’ anagrafica e contributiva determinata. Leggi la guida completa sulla pensione anticipata per le donne 2026.

Bonus Assunzioni Donne (per i Datori di Lavoro)

I datori di lavoro che assumono donne disoccupate da almeno 6 mesi, over 50 in condizioni di svantaggio o residenti in aree ZES possono beneficiare di esoneri contributivi fino al 100% per un massimo di 12/18 mesi. Questa misura si affianca al bonus donne contributivo e riguarda la prospettiva del datore di lavoro. Approfondisci il bonus assunzioni 2026.

Maggiorazione Assegno Unico per Madri Lavoratrici

Le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano possono beneficiare di una maggiorazione di 35,68 euro mensili per figlio sull’Assegno Unico, applicata automaticamente dall’INPS sulla base dei dati dichiarativi. Per le madri under 21 e’ prevista una maggiorazione aggiuntiva di 23,68 euro mensili per figlio.

Bonus Giorgetti per Lavoratori e Lavoratrici

Il Bonus Giorgetti 2026 prevede un incentivo del 9,19% in busta paga per chi decide di continuare a lavorare dopo il raggiungimento dei requisiti pensionistici. Si rivolge sia agli uomini che alle donne che scelgono di posticipare il pensionamento.

Compatibilita’ con Altri Strumenti di Welfare

Il bonus donne 2026 e’ compatibile con la maggior parte degli altri strumenti di welfare e previdenza. Ecco una sintesi:

MisuraCompatibile con Bonus Donne 2026?Note
Assegno Unico UniversaleSi’ – cumulabileNessuna interazione
Maternita’ obbligatoriaSi’ – cumulabileL’esonero si applica anche sui periodi di indennita’
Congedo parentaleSi’ – cumulabileVerifica importi ridotti dell’indennita’
NASpI (disoccupazione)No – incompatibileL’esonero cessa durante la percezione NASpI
Cassa integrazioneParzialmenteNon si applica sulle ore di CIG
Detrazione lavoro dipendenteSi’ – cumulabileRegimi fiscali indipendenti
Opzione Donna (pensione)No – alternativoAl pensionamento decade il rapporto di lavoro

Impatto sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e sulla Pensione

Una domanda frequente riguarda l’impatto del bonus donne sulla posizione previdenziale complessiva della lavoratrice. La risposta e’ rassicurante:

  • Pensione: I periodi coperti dall’esonero sono pienamente accreditati ai fini pensionistici. Lo Stato integra la quota esonerata, quindi non vi e’ alcuna riduzione del montante contributivo accumulato
  • TFR: Il calcolo del TFR non e’ influenzato dall’esonero contributivo, poiche’ il TFR si calcola sulla retribuzione lorda annuale, non sui contributi
  • Ratei previdenziali: Le settimane utili per la pensione vengono conteggiate normalmente
  • NASPI futura: L’esonero non pregiudica i diritti alla NASpI in caso di futura disoccupazione, poiche’ la contribuzione virtuale viene comunque accreditata

Normativa di Riferimento: Le Fonti Ufficiali

Per chi vuole approfondire la base giuridica del bonus donne 2026, ecco i principali riferimenti normativi:

  • Legge n. 207 del 30 dicembre 2024 (Legge di Bilancio 2025): articoli che prorogano e rafforzano l’esonero contributivo per le lavoratrici madri
  • Legge n. 213 del 30 dicembre 2023 (Legge di Bilancio 2024): prima introduzione strutturata dell’esonero contributivo per madri con 2 o piu’ figli
  • Circolari INPS operative per l’applicazione dell’esonero tramite flusso UNIEMENS (consultare il portale INPS per il numero aggiornato)
  • Messaggio INPS di aggiornamento per l’anno 2026 (verificare sul portale INPS per la circolare specifica 2026)
  • D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico maternita’ e paternita’): quadro normativo di riferimento per le tutele alle lavoratrici madri

Per consultare le circolari ufficiali, visitare il portale INPS (www.inps.it) nella sezione "Circolari e messaggi" oppure rivolgersi al CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata.

Domande Frequenti (FAQ)

📬

Resta aggiornato sulle novita’ fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Il bonus donne 2026 vale anche per le lavoratrici part-time?

Si’. Le lavoratrici con contratto part-time accedono al bonus donne 2026 in misura proporzionale all’orario di lavoro svolto. I contributi esonerati saranno calcolati sulla base della retribuzione effettiva, che per il part-time e’ inferiore a quella full-time. Il massimale mensile si applica sempre come tetto massimo.

I figli adottivi o in affidamento contano per il bonus?

Si’. I figli adottivi e quelli in affidamento preadottivo o affidamento tout court sono equiparati ai figli biologici ai fini del bonus donne 2026. L’eta’ di riferimento (under 10 o under 18) si calcola dalla data di nascita del figlio, non dalla data di adozione o affidamento.

Cosa succede se nasco un terzo figlio durante il 2026?

Se una lavoratrice con 2 figli (e beneficiaria del bonus base) da’ alla luce o adotta un terzo figlio nel corso del 2026, acquisisce il diritto al bonus nella versione potenziata (figlio piu’ piccolo under 18) a partire dalla data della nascita/adozione. Il datore di lavoro aggiornera’ il trattamento dalla competenza mensile successiva alla comunicazione della lavoratrice.

Il bonus si applica anche durante la maternita’ obbligatoria?

Si’. Durante il periodo di maternita’ obbligatoria (congedo di maternita’), la lavoratrice percepisce l’indennita’ di maternita’ dall’INPS. L’esonero contributivo si applica anche su questo periodo, poiche’ i contributi vengono versati figurativamente sull’indennita’ percepita. Il datore di lavoro gestisce il conguaglio in fase di UNIEMENS.

Come faccio sapere se il mio datore di lavoro ha applicato il bonus?

Puoi verificarlo direttamente sulla tua busta paga: la voce relativa ai contributi a carico del dipendente (tipicamente la trattenuta INPS) dovrebbe risultare azzerata o ridotta. In alternativa, accedi al portale myINPS con SPID e controlla l’estratto conto contributivo. Se hai dubbi, rivolgiti a un CAF o patronato per un controllo professionale.

Il bonus e’ cumulabile con il bonus nascita o il bonus asilo nido?

Si’. Il bonus donne 2026 (esonero contributivo) e’ pienamente cumulabile con il bonus nascita (una tantum alla nascita/adozione), il bonus asilo nido INPS (rimborso rette fino a 3.000 euro annui) e con tutte le altre prestazioni a supporto della famiglia, incluso l’Assegno Unico Universale. Non vi sono clausole di incompatibilita’ tra questi strumenti.

Cosa Fare se Non si Riceve il Bonus

Se sei convinta di avere i requisiti ma il bonus non compare nella tua busta paga, segui questi passi:

  1. Controlla la busta paga nel dettaglio delle trattenute contributive
  2. Parla con l’ufficio HR o il responsabile paghe: potrebbe essere che non abbiano ricevuto la tua comunicazione o non siano a conoscenza della misura
  3. Fornisci la documentazione richiesta (certificati di nascita dei figli, eventuale documentazione di adozione/affidamento)
  4. Se il problema persiste, rivolgiti a un patronato o CAF per assistenza. Il CAF Centro Fiscale offre consulenza su queste tematiche e puo’ aiutarti a recuperare gli arretrati
  5. Presenta un’istanza INPS tramite il portale o tramite patronato se il datore di lavoro non adempie ai propri obblighi

Arretrati 2026: Se il bonus non e’ stato applicato da gennaio 2026, il datore di lavoro e’ tenuto a recuperare le quote non erogate nei mesi successivi, con il conguaglio in busta paga. Non si perde nulla: il recupero degli arretrati e’ garantito dalla normativa.

Per qualsiasi dubbio o necessita’ di assistenza, il team del CAF Centro Fiscale di Udine e’ a disposizione. Puoi contattarci telefonicamente al 0432 1638640 o tramite WhatsApp al 366 6018121. Il nostro sportello e’ in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

Maggio 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-29 00:58:502026-05-28 20:21:50Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda
ANF - ASSEGNI NUCLEO FAMILIARI, MATERNITA', PATRONATO

Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa

Richiesta ANF Assegni famigliari Udine CAF

L’Assegno Nucleo Familiare (ANF) è una prestazione economica erogata dall’INPS a favore dei lavoratori dipendenti con nuclei familiari a reddito basso o medio-basso. Per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, le tabelle degli importi sono state aggiornate dall’INPS tenendo conto della composizione del nucleo familiare e del reddito complessivo. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi ha diritto all’ANF, come si calcola l’importo, come fare domanda e come si coordina con l’Assegno Unico Universale.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Che cos’è l’Assegno Nucleo Familiare (ANF) INPS

L’Assegno Nucleo Familiare, spesso abbreviato in ANF, è un sussidio mensile che l’INPS riconosce ai lavoratori dipendenti del settore privato (e ad alcune categorie assimilate) il cui nucleo familiare non supera determinati limiti di reddito.

In parole semplici: se lavori come dipendente e hai figli, un coniuge o altri familiari a carico, puoi ricevere ogni mese una somma di denaro aggiuntiva che varia in base a quante persone compongono il tuo nucleo familiare e a quanto reddito guadagna complessivamente la famiglia.

L’ANF è disciplinato dal Testo Unico delle norme sugli assegni familiari (D.P.R. 797/1955) e dal D.L. 69/1988 convertito con L. 153/1988. Le tabelle degli importi vengono aggiornate ogni anno dall’INPS con apposita circolare per il periodo luglio-giugno.

Attenzione: l’ANF è una prestazione diversa dall’Assegno Unico Universale (AUU). Vedremo più avanti le differenze chiave.

Chi ha diritto all’ANF nel 2026: i requisiti

Per avere diritto all’ANF nel 2026 devi soddisfare contemporaneamente questi requisiti:

  • Essere lavoratore dipendente del settore privato (industria, commercio, artigianato, servizi). I dipendenti pubblici hanno un sistema separato (Assegno per il Nucleo Familiare gestito direttamente dall’amministrazione).
  • Avere un nucleo familiare con almeno un componente oltre al richiedente: coniuge, figli, genitori o fratelli/sorelle a carico.
  • Reddito familiare entro i limiti stabiliti dalle tabelle INPS aggiornate annualmente (luglio 2026 – giugno 2027).
  • Il reddito da lavoro dipendente deve essere almeno il 70% del reddito complessivo del nucleo. Se hai anche redditi da lavoro autonomo o d’impresa che superano il 30% del totale, potresti perdere il diritto all’ANF.

Hanno diritto all’ANF anche:

  • Lavoratori in CIG (Cassa Integrazione Guadagni), sia ordinaria che straordinaria
  • Titolari di NASpI (indennità di disoccupazione)
  • Pensionati da lavoro dipendente (ma con tabelle e importi diversi rispetto agli attivi)
  • Lavoratori domestici (colf e badanti) con contratto regolare
  • Soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato

Chi NON ha diritto all’ANF:

  • Lavoratori autonomi e liberi professionisti (partite IVA)
  • Dipendenti pubblici (che hanno l’ANF gestito dall’ente datore di lavoro)
  • Chi ha un nucleo familiare composto solo dal richiedente (single senza familiari a carico)

Tabelle importi ANF 2026/2027: quanto spetta

Le tabelle degli importi ANF vengono aggiornate ogni anno dall’INPS con apposita circolare per il periodo luglio – giugno dell’anno successivo. Gli importi variano in base a:

  • Numero di componenti del nucleo familiare
  • Fascia di reddito annuo familiare
  • Presenza di figli minori o disabili
  • Tipologia di nucleo (con entrambi i genitori, monoparentale, ecc.)

Di seguito le tabelle indicative ANF per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, riferite ai nuclei familiari più comuni. Gli importi vengono erogati mensilmente in busta paga dal datore di lavoro (che poi li recupera in compensazione con i contributi INPS) oppure direttamente dall’INPS per alcune categorie.

Nucleo familiareReddito annuo (euro)Importo mensile ANF
2 componenti (coniuge senza figli)fino a 15.598~35 euro
3 componenti (2 genitori + 1 figlio)fino a 20.285~137 euro
4 componenti (2 genitori + 2 figli)fino a 24.816~209 euro
5 componenti (2 genitori + 3 figli)fino a 30.278~277 euro
6 componenti o piùfino a 36.206~340 euro
Nucleo monoparentale (1 genitore + 1 figlio)fino a 20.285~170 euro

Nota: gli importi indicati sono riferiti alle fasce di reddito più basse. All’aumentare del reddito familiare, l’importo si riduce progressivamente fino ad azzerarsi al superamento del tetto massimo previsto. Consulta sempre la circolare INPS aggiornata (tipicamente emessa a giugno/luglio) o contatta il CAF per il calcolo preciso in base alla tua situazione.

Come si calcola il reddito per l’ANF: il reddito familiare da dichiarare

Per il calcolo dell’ANF, il reddito familiare da prendere in considerazione è quello dell’anno solare precedente. Ad esempio, per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, si considera il reddito del 2025.

Nel reddito familiare si includono:

  • Redditi da lavoro dipendente di tutti i componenti del nucleo
  • Redditi da pensione
  • Redditi da lavoro autonomo (se presenti, attenzione alla soglia del 30%)
  • Redditi di fabbricati (ma NON la rendita catastale dell’abitazione principale)
  • Redditi di capitale

Non si include nel reddito ANF:

  • Il TFR percepito
  • Le indennità una tantum
  • L’Assegno Unico Universale ricevuto
  • I trattamenti assistenziali (assegno di invalidità, pensione di reversibilità per i minorenni)

Esempio pratico: Immagina che Marco lavori come impiegato e guadagni 24.000 euro lordi all’anno. Sua moglie Giulia è casalinga. Hanno due figli minori. Il nucleo familiare è composto da 4 persone e il reddito complessivo è 24.000 euro. Secondo le tabelle ANF 2026/2027, Marco ha diritto a un assegno mensile che può arrivare a circa 209 euro, direttamente nella busta paga ogni mese.

Come fare domanda ANF 2026: la procedura passo per passo

La domanda di ANF si presenta in modo diverso a seconda della categoria di appartenenza:

Per i lavoratori dipendenti del settore privato

Il lavoratore presenta la domanda al datore di lavoro tramite il modulo INPS SR16 (Richiesta di Assegno per il Nucleo Familiare). Il datore di lavoro, dopo aver ricevuto il modulo debitamente compilato e firmato, provvede a erogare l’ANF direttamente nella busta paga mensile, recuperando poi le somme pagate in compensazione con i contributi INPS dovuti.

Documenti necessari per il modulo SR16:

  • Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
  • Importo del reddito familiare complessivo dell’anno precedente (ricavabile dalla dichiarazione dei redditi o dal CU)
  • Dichiarazione di responsabilità sulla composizione del nucleo
  • Eventuale documentazione per figli disabili (verbale di invalidità)

Per i lavoratori in NASpI, CIG o percettori di trattamenti INPS

In questo caso la domanda si presenta direttamente all’INPS tramite portale web (accesso con SPID, CIE o CNS) oppure tramite un patronato o CAF abilitato. L’INPS eroga l’ANF insieme alla prestazione principale (NASpI, CIG, ecc.).

Per i pensionati da lavoro dipendente

I pensionati che percepiscono una pensione da lavoro dipendente e hanno familiari a carico possono richiedere l’ANF (denominato per loro Assegno al Nucleo Familiare con i trattamenti pensionistici) direttamente all’INPS tramite portale o patronato. L’importo è inserito direttamente nel cedolino pensione.

Rinnovo annuale obbligatorio

L’ANF va rinnovato ogni anno. In genere il rinnovo va presentato entro il 30 giugno di ogni anno (o all’inizio di luglio), dichiarando il reddito dell’anno precedente. Se non rinnovi la domanda, il datore di lavoro è obbligato a sospendere l’erogazione dell’assegno.

Maggiorazioni ANF: nuclei monoparentali e figli disabili

La legge prevede maggiorazioni degli importi ANF in presenza di situazioni particolari che rendono il nucleo più vulnerabile. Le principali sono:

Nuclei monoparentali

I nuclei familiari composti da un solo genitore con figli a carico (famiglie monoparentali) ricevono una maggiorazione sull’importo base dell’ANF. Questo perché la mancanza di un secondo reddito rende più difficile mantenere i figli. La maggiorazione può arrivare al 30% in più rispetto all’importo standard per la stessa fascia di reddito.

Figli con disabilità

In presenza di figli con invalidità riconosciuta al 100% oppure in situazione di grave disabilità (art. 3 co. 3 L. 104/92), l’ANF viene aumentato e vengono applicate tabelle speciali con importi più elevati e tetti di reddito più alti rispetto ai nuclei senza disabili. Anche i figli maggiorenni gravemente disabili continuano a essere considerati nel nucleo ai fini ANF, a condizione che siano fiscalmente a carico e conviventi.

Nuclei con tre o più figli minori

Le famiglie numerose (tre o più figli minori) beneficiano di tabelle ANF specifiche con importi superiori rispetto ai nuclei con uno o due figli. Anche in questo caso la logica è quella di sostenere economicamente le famiglie con più carichi.

ANF e Assegno Unico Universale: le differenze chiave

Una delle domande più frequenti è: “Ma l’ANF non è stato sostituito dall’Assegno Unico?”. La risposta è parzialmente sì, ma con importanti distinzioni che è fondamentale conoscere.

CaratteristicaANF (Assegno Nucleo Familiare)Assegno Unico Universale
Chi può richiederloSolo lavoratori dipendentiTutti (dipendenti, autonomi, disoccupati)
Familiari copertiConiuge, figli, genitori, fratelliSolo figli (fino a 21 anni)
CumulabilitàSì, ma limitata (solo per componenti non coperti dall’AUU)Sì, cumulabile con ANF per i componenti residui
Base calcolo redditoReddito familiare anno precedenteISEE
ErogazioneBusta paga o INPSAccredito bancario diretto INPS
RinnovoAnnuale (luglio-giugno)Annuale (marzo-febbraio) con ISEE aggiornato

Cosa è cambiato con l’introduzione dell’Assegno Unico (marzo 2022): l’ANF per i figli minori è stato assorbito dall’Assegno Unico. Questo significa che oggi l’ANF non viene più corrisposto per i figli minori (coperti dall’AUU), ma può ancora essere corrisposto per gli altri familiari del nucleo: coniuge, genitori, fratelli/sorelle a carico, e per i figli maggiorenni con disabilità grave che non rientrano nell’Assegno Unico.

In sintesi: se hai figli, prendi l’Assegno Unico. Se hai anche un coniuge o altri familiari non coperti dall’AUU, puoi ancora richiedere l’ANF per quella parte del nucleo. I due strumenti sono complementari, non alternativi.

Per approfondire le tabelle complete aggiornate, puoi consultare anche il nostro articolo sulle Tabelle ANF INPS 2026/2027 e quello sugli Assegni Familiari 2026: limiti di reddito e maggiorazioni.

Arretrati ANF: quando e come recuperarli

Molti lavoratori scoprono di avere diritto all’ANF solo dopo mesi o anni dall’inizio del rapporto di lavoro. Buona notizia: gli arretrati ANF possono essere recuperati, ma solo entro certi limiti temporali.

La prescrizione del diritto agli arretrati ANF è di 5 anni dalla data in cui si è maturato il diritto. Questo significa che se non hai mai chiesto l’ANF negli ultimi anni pur avendone diritto, puoi presentare la domanda e chiedere il rimborso degli importi non percepiti fino a 5 anni indietro.

Per recuperare gli arretrati ANF:

  • Presenta la domanda al datore di lavoro attuale con il modulo SR16 per il periodo corrente
  • Per gli arretrati relativi a rapporti di lavoro già terminati, la domanda si presenta direttamente all’INPS (tramite portale o CAF/patronato)
  • Allega la documentazione del reddito familiare per ciascun anno per il quale chiedi gli arretrati

Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nel calcolo degli arretrati ANF spettanti e nella presentazione della domanda all’INPS.

ANF per lavoratori domestici (colf e badanti)

Spesso dimenticato, l’ANF spetta anche ai lavoratori domestici (colf, badanti, baby sitter) che hanno un contratto regolare e superano determinate soglie di ore lavorative. Il lavoratore domestico può richiedere l’ANF direttamente all’INPS (non al datore di lavoro), in quanto i contributi vengono versati dal datore tramite il sistema PagoPA trimestrale.

Per avere diritto all’ANF come lavoratore domestico:

  • Il contratto di lavoro deve essere regolare (denunciato all’INPS)
  • Si devono rispettare i limiti di reddito familiare previsti dalle tabelle ANF
  • La domanda si presenta tramite portale INPS o CAF abilitato

Cosa fare se l’ANF è stato calcolato male o è stato sospeso

Può capitare che l’ANF venga calcolato in modo errato dal datore di lavoro, o che venga sospeso per mancato rinnovo o per una dichiarazione di reddito inesatta. Ecco cosa fare in ciascun caso:

Se l’importo è sbagliato

Rivolgiti prima al datore di lavoro o al suo consulente del lavoro. Se il problema persiste, puoi presentare ricorso amministrativo all’INPS allegando la documentazione del reddito familiare corretto. Il CAF può assisterti nella preparazione del ricorso.

Se l’ANF è stato sospeso

La causa più comune è il mancato rinnovo della domanda entro la scadenza di giugno. In questo caso:

  • Presenta subito il modulo SR16 aggiornato al datore di lavoro
  • L’ANF ripartirà dal mese successivo alla presentazione della domanda (senza effetto retroattivo salvo casi specifici)
  • Verifica se hai diritto agli arretrati per i mesi di sospensione (entro i 5 anni di prescrizione)

Se l’INPS ha chiesto la restituzione di somme

Può accadere che l’INPS, a seguito di controlli, contesti l’ANF percepito e chieda la restituzione delle somme. Questo avviene tipicamente quando il reddito dichiarato si rivela superiore al limite, oppure quando il nucleo familiare dichiarato non corrisponde alla realtà. In questi casi è fondamentale farsi assistere da un professionista o dal CAF per valutare la fondatezza della richiesta e, se necessario, presentare ricorso.

Novità ANF 2026/2027: cosa è cambiato

Per il periodo luglio 2026 – giugno 2027, l’INPS ha aggiornato le tabelle degli importi ANF applicando la consueta rivalutazione annuale legata all’inflazione. Le principali novità da tenere presenti:

  • Adeguamento ISTAT delle soglie reddituali: i limiti di reddito familiare che determinano il diritto all’ANF e l’importo spettante vengono rivalutati ogni anno in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo.
  • Conferma del sistema tabellare: l’INPS continua ad applicare il sistema a tabelle a scaglioni, con importi decrescenti al crescere del reddito familiare.
  • ANF per il coniuge rimane invariato nella struttura: dopo l’introduzione dell’Assegno Unico per i figli, la componente ANF rimasta (per coniuge e altri familiari) mantiene la propria struttura e viene erogata come in passato.
  • Verifica obbligatoria della percentuale del 70%: l’INPS sta intensificando i controlli sul requisito che il reddito da lavoro dipendente rappresenti almeno il 70% del reddito complessivo del nucleo. Chi ha redditi misti è invitato a verificare attentamente la propria posizione.

Per approfondire le detrazioni fiscali correlate, consulta anche il nostro articolo sulle Detrazioni figli a carico 2026.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sull’Assegno Nucleo Familiare 2026 (FAQ)

L’ANF è tassabile? Va dichiarato nel 730?

No, l’Assegno Nucleo Familiare non è soggetto a IRPEF e non va dichiarato nel modello 730 o nel Modello Redditi. È una prestazione assistenziale esente da imposizione fiscale.

Posso ricevere l’ANF se sono in part-time?

Sì, l’ANF spetta anche ai lavoratori dipendenti con contratto part-time, a condizione che il reddito familiare complessivo rientri nei limiti previsti. L’importo non viene ridotto in proporzione alle ore lavorate: si applica la stessa tabella basata sul reddito familiare totale.

Mio figlio ha compiuto 18 anni: perdo l’ANF?

Dipende dalla situazione. Con l’introduzione dell’Assegno Unico, i figli minori (fino a 18 anni) sono coperti dall’AUU, non più dall’ANF. Tra i 18 e i 21 anni i figli possono ancora rientrare nell’Assegno Unico a certe condizioni (studio, tirocinio, ecc.). Oltre i 21 anni, i figli non generano più diritto né all’AUU né all’ANF, salvo che siano gravemente disabili e a carico.

Cambio lavoro a metà anno: cosa succede all’ANF?

In caso di cambio di datore di lavoro, devi presentare una nuova domanda ANF al nuovo datore di lavoro. Non si trasferisce automaticamente. Se c’è un periodo di NASpI tra un lavoro e l’altro, puoi richiedere l’ANF direttamente all’INPS per quel periodo.

Sono un lavoratore straniero: ho diritto all’ANF?

Sì, i lavoratori stranieri residenti in Italia con permesso di soggiorno regolare e titolari di contratto di lavoro dipendente hanno diritto all’ANF alle stesse condizioni dei cittadini italiani. È necessario che i familiari per i quali si chiede l’assegno siano fiscalmente a carico e residenti in Italia, oppure in Paesi che hanno stipulato accordi internazionali di sicurezza sociale con l’Italia.

Come verifico quanto ANF mi spetta?

Puoi verificare l’importo spettante consultando le tabelle ufficiali INPS pubblicate ogni anno con apposita circolare, oppure utilizzando il simulatore presente sul portale INPS. In alternativa, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri operatori calcolano gratuitamente l’importo ANF spettante in base alla tua situazione specifica.

Come il CAF Centro Fiscale ti aiuta con l’ANF

Richiedere l’ANF sembra semplice, ma nella pratica ci sono molte insidie: calcolo del reddito familiare, verifica della percentuale del 70%, gestione degli arretrati, coordinamento con l’Assegno Unico Universale, rinnovo annuale. Un errore nella domanda può significare percepire meno di quanto spetta, o peggio, dover restituire delle somme.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

  • Calcolo dell’importo ANF spettante
  • Compilazione e presentazione del modulo SR16
  • Domanda ANF diretta all’INPS (per pensionati, NASpI, lavoratori domestici)
  • Recupero arretrati ANF
  • Coordinamento con Assegno Unico e altre prestazioni INPS
  • Ricorsi in caso di contestazioni INPS

Puoi contattarci per un appuntamento presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, telefonando al 0432 1638640 oppure su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team è a tua disposizione per assisterti senza stress nella gestione di tutte le pratiche INPS.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/01/anf.jpg 457 798 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 23:58:502026-05-31 17:41:11Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Errore Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026: Attenzione al Quadro RT e Minusvalenze

Dichiarazione dei redditi 730

L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 ha acceso i riflettori su una sezione della dichiarazione dei redditi che riguarda milioni di contribuenti italiani: il Quadro RT, dedicato alle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni su titoli, strumenti finanziari e partecipazioni. Un errore tecnico ha generato dati precompilati scorretti o precompilazioni mancanti per chi aveva minusvalenze pregresse da riportare, creando confusione tra contribuenti e professionisti del settore. In questa guida ti spieghiamo che cosa è successo, chi è coinvolto, quali sono le conseguenze fiscali e soprattutto come tutelarsi per non pagare imposte che non sono dovute.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Che cos’è il Quadro RT del Modello Redditi PF
  2. L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel 2026: cosa è successo
  3. Chi è coinvolto dall’errore sul Quadro RT
  4. Come funziona la compensazione minusvalenze-plusvalenze
  5. Conseguenze fiscali dell’errore: il rischio di pagare di più
  6. Come verificare il Quadro RT nel precompilato
  7. Come correggere l’errore nella dichiarazione
  8. Tabella riepilogativa: Quadro RT e compensazione 2026
  9. Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è il Quadro RT del Modello Redditi PF

Il Quadro RT è la sezione della dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) dedicata alle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni finanziarie. Per capire di cosa si tratta, facciamo un passo indietro con un esempio pratico.

Supponiamo che Mario abbia acquistato azioni di una società quotata in Borsa per 10.000 euro e le abbia rivendute a 7.000 euro. Ha realizzato una minusvalenza di 3.000 euro, cioè una perdita di natura finanziaria. Questa perdita non va sprecata: la normativa fiscale italiana consente di compensarla con le plusvalenze future (cioè con eventuali guadagni realizzati nei 4 anni successivi). Solo sulla differenza positiva rimanente si pagherà l’imposta sostitutiva del 26%.

Il Quadro RT del Modello Redditi PF serve proprio a questo: registrare le plusvalenze e le minusvalenze dell’anno, calcolare l’imposta sostitutiva dovuta e riportare le minusvalenze non compensate agli anni successivi. Si tratta di una sezione fondamentale per chi investe in:

  • Azioni e obbligazioni negoziate in mercati regolamentati e non
  • ETF e fondi comuni di investimento
  • Contratti derivati (futures, options, certificati)
  • Partecipazioni non qualificate in società
  • Valute estere e metalli preziosi in regime dichiarativo

Chi utilizza il regime dichiarativo (invece del regime amministrato, dove è l’intermediario a fare tutto) deve compilare il Quadro RT autonomamente nella propria dichiarazione dei redditi PF 2026. Ed è proprio qui che è emerso un problema grave nel 2026.

L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel 2026: cosa è successo

Nel mese di maggio 2026, dopo il rilascio del Modello Redditi PF precompilato (disponibile dal 30 aprile 2026, data anticipata rispetto al passato per effetto della riforma fiscale), sono emerse segnalazioni diffuse da parte di commercialisti, CAF e contribuenti: il Quadro RT appariva compilato in modo errato o, in alcuni casi, le minusvalenze pregresse riportabili non risultavano valorizzate nella precompilata.

L’Agenzia delle Entrate ha utilizzato i dati comunicati dagli intermediari finanziari (banche, SIM, broker) tramite le certificazioni degli intermediari (CU finanziaria) per precompilare il Quadro RT. Tuttavia, in alcuni casi i dati trasmessi dagli intermediari presentavano incongruenze, oppure il sistema di precompilazione ha gestito in modo non corretto il riporto delle minusvalenze residue dagli anni precedenti (2022-2025).

In particolare, i problemi segnalati riguardano principalmente due situazioni distinte:

  • Minusvalenze pregresse non riportate: il precompilato non ha trascinato le perdite finanziarie residue degli anni precedenti (riportabili per 4 anni), generando un calcolo dell’imposta sostitutiva potenzialmente maggiore di quella dovuta.
  • Dati errati sulle operazioni 2025: in alcuni casi i valori di acquisto (costo fiscale) risultavano diversi da quelli effettivi, alterando il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze dell’anno d’imposta 2025.

L’errore nel Modello Redditi 2026 non è unico nel suo genere: già negli anni passati si sono verificate anomalie nei dati precompilati, ma il caso del Quadro RT è particolarmente delicato perché riguarda importi potenzialmente significativi e perché il contribuente che accetta la dichiarazione precompilata senza verificarla rischia di pagare imposte sostitutive non dovute.

Chi è coinvolto dall’errore sul Quadro RT

Non tutti i contribuenti sono interessati dall’errore nel Modello Redditi 2026. Il problema riguarda in modo specifico chi:

  • Ha realizzato minusvalenze negli anni 2022, 2023, 2024 o 2025 e non le ha ancora completamente compensate con plusvalenze successive
  • Ha un deposito titoli in regime dichiarativo (e non nel più comune regime amministrato, dove è la banca a calcolare e versare l’imposta)
  • Ha effettuato operazioni su strumenti finanziari complessi (ETF, certificates, derivati) dove il costo fiscale può essere difficile da determinare
  • Ha avuto operazioni di switch o rimborso di fondi con risultati negativi
  • Ha ricevuto certificazioni da più intermediari che devono essere aggregate nella dichiarazione

Se rientri in una di queste categorie, è fondamentale non accettare passivamente il precompilato ma verificarne i dati con attenzione. Chiunque abbia in portafoglio titoli e utilizzi il regime dichiarativo dovrebbe controllare il proprio Quadro RT prima di inviare la dichiarazione dei redditi PF 2026. Affidati al CAF Centro Fiscale per una verifica accurata: i nostri esperti ti guidano in ogni passaggio.

Come funziona la compensazione minusvalenze-plusvalenze

Per capire perché l’errore nel Quadro RT sia così grave, è necessario spiegare come funziona la compensazione tra minusvalenze e plusvalenze in ambito fiscale italiano.

Quando vendi un titolo in perdita, generi una minusvalenza. Questa perdita può essere utilizzata per ridurre le plusvalenze (guadagni) realizzate nello stesso anno oppure nei 4 anni fiscali successivi. In pratica, il fisco ti permette di “portare avanti” le perdite per non pagarle invano.

Esempio pratico: Lucia ha realizzato nel 2022 una minusvalenza di 5.000 euro su azioni. Nel 2023 ha avuto una plusvalenza di 2.000 euro, che ha compensato parzialmente. Restano 3.000 euro di minusvalenze da riportare. Nel 2025 (anno d’imposta del Modello Redditi 2026) realizza una plusvalenza di 4.000 euro. Senza compensazione, pagherebbe il 26% su 4.000 euro = 1.040 euro. Con la compensazione corretta, paga il 26% solo su 1.000 euro (4.000 – 3.000) = 260 euro. La differenza è di 780 euro. Se il precompilato non tiene conto delle minusvalenze residue, Lucia pagherebbe 780 euro in più del dovuto.

Il meccanismo di compensazione si applica a plusvalenze e minusvalenze di natura omogenea: le perdite su azioni possono compensare guadagni su azioni, obbligazioni, ETF e certificati; le perdite su derivati compensano guadagni su derivati. Esistono limitazioni specifiche per gli OICR (fondi comuni e SICAV): le minusvalenze su OICR non possono compensare le plusvalenze su OICR, ma possono compensare plusvalenze su azioni e altri strumenti finanziari. Questa distinzione tecnica è una delle aree dove gli errori si verificano più frequentemente.

Nel Quadro RT del Modello Redditi PF troviamo le seguenti sezioni principali:

  • RT1-RT2: plusvalenze da partecipazioni qualificate (aliquota IRPEF progressiva sul 49,72% dell’importo)
  • RT2: plusvalenze da partecipazioni non qualificate (imposta sostitutiva 26%)
  • RT21-RT30: minusvalenze e differenziali negativi con riporto agli anni successivi
  • RT34: compensazione con minusvalenze degli anni precedenti

Conseguenze fiscali dell’errore: il rischio di pagare di più

Le conseguenze fiscali dell’errore nel Modello Redditi 2026 sul Quadro RT possono essere significative. Analizziamo le due casistiche principali.

Caso 1 — Minusvalenze pregresse non riportate. Se il precompilato non include le minusvalenze residue degli anni precedenti, il contribuente che lo accetta senza modifiche pagherà l’imposta sostitutiva del 26% sull’intera plusvalenza 2025, anziché sulla parte netta. Questo si traduce in un versamento in eccesso, recuperabile solo tramite dichiarazione integrativa a favore (presentabile entro il termine ordinario di presentazione della dichiarazione successiva) o istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate.

Caso 2 — Costo fiscale errato. Se il precompilato riporta un costo fiscale inferiore a quello reale, la plusvalenza (e quindi l’imposta) risulta gonfiata. Anche in questo caso il contribuente pagherebbe più del dovuto. Il recupero avviene nelle stesse modalità del caso 1.

È importante sottolineare che il contribuente che accetta il precompilato senza modifiche e lo invia beneficia di una protezione speciale: l’Agenzia delle Entrate non può effettuare controlli documentali sulle spese indicate dalla stessa Agenzia nel precompilato. Tuttavia, questa protezione non vale se i dati errati derivano da informazioni sbagliate fornite dall’intermediario finanziario, o se il contribuente aveva minusvalenze residue da anni precedenti che il sistema non ha incluso automaticamente.

Un ulteriore rischio riguarda chi ha effettuato operazioni in regime dichiarativo con più broker o banche: i dati devono essere aggregati manualmente, e l’eventuale errore del precompilato su uno degli intermediari può passare inosservato se non si incrociano tutti i dati. Per avere la certezza di un Quadro RT corretto, il consiglio del CAF Centro Fiscale è di verificare ogni singola operazione con la documentazione originale (contratti di acquisto, estratti conto, CU finanziaria dell’intermediario).

Come verificare il Quadro RT nel precompilato

Verificare il Quadro RT nel Modello Redditi precompilato 2026 richiede un confronto tra i dati della dichiarazione e la documentazione in tuo possesso. Ecco i passaggi fondamentali.

1. Accedi al precompilato. Dal 30 aprile 2026 è disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate il Modello Redditi PF precompilato. A differenza del 730, il Modello Redditi è riservato a chi ha redditi più complessi (redditi di impresa, partecipazioni, redditi esteri, plusvalenze finanziarie significative). Il CAF Centro Fiscale può accedere al precompilato per tuo conto in modo sicuro e verificarne l’accuratezza.

2. Controlla le minusvalenze pregresse residue. Recupera le dichiarazioni degli anni precedenti (2022-2025) e individua le minusvalenze non ancora compensate riportate nel Quadro RT di ciascun anno. Queste devono comparire nel Quadro RT 2026 nella sezione dedicata al riporto (rigo RT34 o equivalente). Se non compaiono, il precompilato è errato e va corretto.

3. Verifica i dati dell’anno d’imposta 2025. Confronta le operazioni indicate nel precompilato con:

  • La Certificazione Unica finanziaria rilasciata dalla banca/broker (da ricevere entro il 31 marzo 2026)
  • I rendiconti annuali del deposito titoli al 31 dicembre 2025
  • I contratti di acquisto per verificare il costo fiscale originale
  • Le comunicazioni di corporate action (frazionamenti, raggruppamenti, fusioni) che possono modificare il costo fiscale

4. Attenzione ai valori negativi. Una minusvalenza da compensare non riduce l’imposta da pagare se non viene inserita correttamente. Verifica che ogni perdita sia stata registrata e che il totale delle minusvalenze riportabili corrisponda a quanto presente nelle dichiarazioni degli anni precedenti.

Come correggere l’errore nella dichiarazione

Se hai riscontrato un errore nel Quadro RT del Modello Redditi 2026, non devi preoccuparti: la normativa fiscale prevede strumenti precisi per correggere la situazione. Ecco le opzioni disponibili.

Opzione 1 — Modifica prima dell’invio. Se hai già accesso al precompilato ma non hai ancora inviato la dichiarazione, puoi modificarlo liberamente. Basta correggere i dati errati nel Quadro RT (aggiungendo le minusvalenze mancanti o rettificando i costi fiscali) prima di procedere all’invio. In questo caso, tieni presente che modificando il precompilato perdi parzialmente la protezione dai controlli documentali per la sezione modificata. La scadenza per il Modello Redditi PF 2026 è il 30 novembre 2026.

Opzione 2 — Dichiarazione integrativa a favore. Se hai già inviato la dichiarazione con il Quadro RT errato e ti accorgi dell’errore successivamente, puoi presentare una dichiarazione integrativa a favore (ai sensi dell’art. 2 comma 8-bis del DPR 322/1998). Questa va presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno successivo (quindi entro il 30 novembre 2027 per correggere il Modello Redditi 2026). Il rimborso dell’eventuale imposta sostitutiva versata in eccesso avviene tramite il credito d’imposta da indicare nella dichiarazione successiva.

Opzione 3 — Istanza di rimborso. In alternativa alla dichiarazione integrativa, puoi presentare un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art. 38 del DPR 602/1973, entro 48 mesi dal versamento indebito. Questa procedura è più lenta rispetto alla dichiarazione integrativa, ma è l’unica percorribile se i termini per l’integrativa sono decorsi.

In tutti i casi, il CAF Centro Fiscale ti consiglia di non procedere da solo se non hai familiarità con il Quadro RT e le sue complessità tecniche. La compilazione errata di una dichiarazione integrativa può generare nuovi errori o persino accertamenti. I nostri operatori sono specializzati nella gestione di queste situazioni e si occupano di tutto, dalla raccolta della documentazione all’invio della dichiarazione corretta.

Tabella riepilogativa: Quadro RT e compensazione 2026

ElementoDettaglio
Sezione dichiarazioneQuadro RT — Modello Redditi PF
Aliquota imposta sostitutiva26% sulle plusvalenze nette da partecipazioni non qualificate
Riporto minusvalenzeFino a 4 anni fiscali successivi a quello di realizzo
Scadenza Modello Redditi PF 202630 novembre 2026
Precompilato disponibile dal30 aprile 2026
Correttivo entro30 novembre 2026 (stesso termine dell’ordinaria)
Integrativa a favore entro30 novembre 2027 (termine dichiarazione anno successivo)
Istanza rimborso art. 38Entro 48 mesi dal versamento
Norma di riferimento compensazioneArt. 68 c. 3 e 4 TUIR (DPR 917/1986)

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Devo preoccuparmi se uso il regime amministrato della banca?

No. Il problema dell’errore nel Modello Redditi 2026 riguarda principalmente chi utilizza il regime dichiarativo, dove è il contribuente (tramite la dichiarazione dei redditi) a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze. Se invece utilizzi il regime amministrato (il più diffuso tra i privati), è la banca o il broker ad applicare automaticamente l’imposta sostitutiva del 26% su ogni operazione e a gestire la compensazione delle minusvalenze. In questo caso non devi compilare il Quadro RT e non sei coinvolto dall’errore.

Come faccio a sapere se ho minusvalenze pregresse da recuperare?

Le minusvalenze da compensare degli anni precedenti sono indicate nel Quadro RT delle dichiarazioni dei redditi degli anni 2022, 2023, 2024 e 2025 (rigo RT31 o equivalente). Se non le ricordi con certezza, il CAF Centro Fiscale può recuperare le tue dichiarazioni precedenti e verificare quali minusvalenze residue hai ancora disponibili. Conserva sempre una copia delle tue dichiarazioni dei redditi: sono documenti fondamentali per la gestione fiscale del portafoglio.

Se ho già pagato in eccesso, posso recuperare l’importo?

Sì. Chi ha versato un’imposta sostitutiva superiore a quella dovuta a causa dell’errore nel Quadro RT può recuperarla presentando una dichiarazione integrativa a favore entro il 30 novembre 2027, oppure un’istanza di rimborso entro 48 mesi dal versamento. In entrambi i casi, il CAF Centro Fiscale ti assiste in tutto l’iter: dalla verifica del diritto al rimborso alla presentazione dei documenti necessari.

L’errore nel precompilato mi tutela da eventuali sanzioni?

In linea di massima, se l’errore deriva da dati trasmessi in modo scorretto dall’intermediario finanziario, la responsabilità ricade sull’intermediario stesso e non sul contribuente. Tuttavia, il contribuente che accetta la dichiarazione precompilata senza verificarla si assume la responsabilità dei dati in essa contenuti. È quindi sempre consigliabile verificare il Quadro RT prima dell’invio, anche quando si utilizza il precompilato.

Il Quadro RT riguarda anche le criptovalute?

No, le criptovalute e cripto-attività non vanno dichiarate nel Quadro RT ma nel Quadro W del Modello Redditi PF (che ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto dal 2023). Le plusvalenze da cripto-attività realizzate dal 2026 sono tassate con aliquota del 33% (aumentata rispetto al 26% precedente per effetto della Legge di Bilancio 2025). Per approfondire, consulta il nostro articolo sulle criptovalute nel Modello 730/2026.

Hai bisogno di verificare il tuo Quadro RT? Contattaci

L’errore dell’Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026 sul Quadro RT è un problema concreto che può costare centinaia o anche migliaia di euro di imposte pagate in eccesso. La soluzione è verificare attentamente la propria dichiarazione prima di inviarla, confrontando i dati del precompilato con la documentazione originale.

Se hai effettuato operazioni finanziarie negli ultimi anni e hai dubbi sul tuo Quadro RT minusvalenze 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia, per verificare il tuo Modello Redditi PF 2026, correggere eventuali errori e tutelarti da versamenti in eccesso.

Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team di esperti si occupa di tutto, dalla raccolta dei documenti all’invio della dichiarazione corretta, sia in presenza a Udine che comodamente da casa tua tramite il servizio online.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 22:58:502026-05-31 17:41:20Errore Agenzia delle Entrate nel Modello Redditi 2026: Attenzione al Quadro RT e Minusvalenze
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensione in Cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS: Guida Completa 2026

Pensione 2026 INPS

La pensione in cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS è uno strumento prezioso per chi ha versato contributi in diverse gestioni previdenziali nel corso della propria vita lavorativa. Molti lavoratori — freelance diventati commercianti, o artigiani che hanno avuto periodi di collaborazione — si trovano con contributi «spezzettati» tra più casse, senza riuscire a maturare da soli i requisiti minimi per la pensione. Il cumulo contributivo, introdotto dalla Legge di Stabilità 2013 (L. 228/2012) e poi potenziato dalla Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016), risolve proprio questo problema: permette di sommare periodi assicurativi non coincidenti tra le diverse gestioni INPS, senza costi e senza perdere i contributi versati.

In questa guida approfondita analizziamo nel dettaglio come funziona il cumulo tra la Gestione Separata e la Gestione Commercianti INPS, quali sono i requisiti di accesso nel 2026, come viene calcolata la pensione, e quali sono le differenze rispetto a totalizzazione e ricongiunzione. Troverai esempi pratici di calcolo e una tabella riassuntiva dei requisiti. Se vuoi verificare la tua situazione contributiva personale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione: i nostri esperti analizzano il tuo estratto conto INPS e ti aiutano a pianificare il pensionamento.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei Contenuti
  1. Cos’è il cumulo contributivo: definizione e normativa
  2. Gestione Separata e Gestione Commercianti: le differenze
  3. Requisiti per la pensione in cumulo 2026
  4. Come si calcola la pensione in cumulo: esempi pratici
  5. Cumulo, totalizzazione e ricongiunzione: differenze chiave
  6. Vantaggi e limiti del cumulo contributivo
  7. Come fare domanda di pensione in cumulo
  8. Tabella riassuntiva requisiti 2026
  9. Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è il Cumulo Contributivo: Definizione e Normativa

Il cumulo contributivo è il meccanismo che consente a un lavoratore di mettere insieme — senza costi — i periodi assicurativi maturati presso diverse gestioni previdenziali dell’INPS, ai fini del raggiungimento dei requisiti pensionistici. In parole semplici: se hai lavorato 12 anni come collaboratore (versando alla Gestione Separata INPS) e poi 12 anni come commerciante (versando alla Gestione Commercianti INPS), con il cumulo puoi sommare questi 24 anni e maturare il diritto alla pensione, pur non avendo i 20 anni minimi richiesti in nessuna delle due gestioni prese singolarmente.

La normativa di riferimento è costruita su due pilastri fondamentali:

  • Legge 228/2012 (Legge di Stabilità 2013), art. 1 c. 239-248: ha introdotto il cumulo gratuito per i lavoratori iscritti a due o più forme di previdenza obbligatoria, limitatamente alla pensione di vecchiaia.
  • Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017), art. 1 c. 195: ha esteso il cumulo anche alla pensione anticipata, eliminando la penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni che era stata prevista in origine. Dal 2017 il cumulo vale quindi per tutte le tipologie di pensione.

Una caratteristica fondamentale del cumulo, che lo distingue nettamente dalla ricongiunzione, è la sua gratuità: non si paga nulla per utilizzarlo. I contributi restano fisicamente in ciascuna gestione e vengono «sommati» solo ai fini del calcolo del diritto. La pensione viene poi liquidata pro-quota da ciascuna gestione, ognuna per la parte di competenza.

Il cumulo si applica tra le diverse gestioni INPS (Gestione Separata, Gestione Commercianti, Gestione Artigiani, Fondo Lavoratori Dipendenti) ma anche tra INPS e casse previdenziali dei liberi professionisti (come Cassa Forense, ENPAM, INARCASSA, ecc.), a condizione che la cassa professionale aderisca all’istituto del cumulo.

Gestione Separata e Gestione Commercianti: Le Differenze

Prima di capire come funziona il cumulo, è utile chiarire la differenza tra le due gestioni coinvolte, perché hanno caratteristiche molto diverse sia per chi vi è iscritto sia per come vengono calcolati i contributi.

Gestione Separata INPS

La Gestione Separata INPS è stata istituita dalla Legge 335/1995 (riforma Dini) per coprire i lavoratori parasubordinati e autonomi «privi di cassa»: collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.), liberi professionisti senza albo, lavoratori a progetto, venditori a domicilio. Dal 2012 vi sono iscritti anche i soci di alcune cooperative. È la gestione dei «nuovi lavori» nati con la flessibilizzazione del mercato del lavoro.

I contributi alla Gestione Separata si versano su base percentuale del reddito imponibile. Nel 2026, le aliquote sono le seguenti:

  • 26,07% per i soggetti non iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria (include quota base 25% + maternità 0,72% + DIS-COLL 0,35%).
  • 24% per chi è già pensionato o iscritto ad altra cassa previdenziale (c.d. «doppia iscrizione»).

Il massimale annuo di reddito imponibile per il 2026 è pari a circa 119.650 euro (rivalutato ISTAT annualmente). Il minimale contributivo è di circa 19.000 euro. Non esiste un contributo minimale fisso annuo come per artigiani e commercianti: si versa solo in proporzione al reddito effettivo.

Gestione Commercianti INPS

La Gestione Commercianti INPS (tecnicamente «Gestione Esercenti Attività Commerciali») è destinata a commercianti al dettaglio e all’ingrosso, agenti e rappresentanti di commercio, gestori di impianti di distribuzione carburanti e altre categorie similari che svolgono attività in modo autonomo. Anche il titolare d’impresa familiare e i collaboratori dell’imprenditore commerciale devono iscriversi a questa gestione.

Per il 2026 i commercianti (così come gli artigiani, che hanno una gestione analoga) versano contributi INPS con un’aliquota del 24,48% sul reddito d’impresa dichiarato nel Modello Redditi. Una caratteristica peculiare rispetto alla Gestione Separata è l’esistenza di un contributo minimale fisso: anche se il reddito è basso o nullo, il commerciante deve comunque versare un importo minimo annuo (circa 4.200 euro nel 2026, rivalutato ogni anno). Questo minimale garantisce almeno un anno di anzianità contributiva. Per i contribuenti in regime forfettario è prevista una riduzione del 35% sull’aliquota contributiva.

Requisiti per la Pensione in Cumulo 2026

Quando si utilizza il cumulo, i requisiti di accesso alle diverse tipologie di pensione restano quelli ordinari dell’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria), cioè come se l’assicurato fosse un lavoratore dipendente standard. Questo è un aspetto cruciale: non si usano i requisiti specifici della gestione con il maggior numero di contributi, ma quelli «canonici» dell’AGO.

Pensione di Vecchiaia in Cumulo 2026

Per la pensione di vecchiaia con il cumulo, i requisiti nel 2026 sono:

  • Età: 67 anni (sia per uomini che per donne).
  • Anzianità contributiva minima: 20 anni di contributi complessivi (sommati tra tutte le gestioni).
  • Importo soglia: la pensione deve risultare pari o superiore all’assegno sociale (circa 546 euro mensili nel 2026 per chi ha contribuzione interamente post-1995). Per chi ha contribuzione mista, la soglia non si applica.

Attenzione: se le tue gestioni sono entrambe «contributive pure» (ossia tutti i contributi versati dopo il 31 dicembre 1995), la soglia di importo minimo è obbligatoria. In caso contrario, con almeno un anno di contributi ante-1996, si applica il sistema misto e la soglia non è richiesta.

Pensione Anticipata in Cumulo 2026

Per la pensione anticipata con cumulo, i requisiti 2026 sono:

  • Uomini: 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.
  • Donne: 41 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.
  • Nessun requisito anagrafico minimo (ma esiste una finestra di 3 mesi tra la maturazione del diritto e la decorrenza della pensione).

Anche in questo caso, i contributi si sommano tra tutte le gestioni. Un lavoratore che ha versato 22 anni alla Gestione Separata e 20 anni alla Gestione Commercianti può raggiungere i 42 anni e 10 mesi necessari per la pensione anticipata.

Pensione Anticipata Contributiva in Cumulo 2026

Esiste anche una forma di pensione anticipata contributiva, accessibile a chi ha tutta la contribuzione dopo il 1995 (sistema contributivo puro). I requisiti 2026 sono:

  • Età: 64 anni.
  • Anzianità contributiva: 20 anni effettivi (non con il minimale, ma con contribuzione reale).
  • Importo soglia: la pensione deve essere pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (circa 1.638 euro mensili lordi nel 2026). Questo è il requisito più selettivo: molti freelance con carriere discontinue non lo raggiungono.

Nota importante: dalla Legge di Bilancio 2024 è stato abrogato il meccanismo che consentiva di computare il montante dei fondi pensione complementari per raggiungere la soglia delle 3 volte l’assegno sociale. Dal 2024 si usa solo la pensione obbligatoria.

Come si Calcola la Pensione in Cumulo: Esempi Pratici

Il meccanismo del calcolo della pensione in cumulo è quello che spesso crea più confusione. Ecco come funziona in modo semplice: ogni gestione calcola in modo indipendente la quota di pensione di propria competenza, applicando le proprie regole di calcolo. La pensione totale è la somma delle quote pro-rata di ciascuna gestione.

Il Meccanismo Pro-Quota

Ciascuna gestione calcola la propria quota come se l’assicurato avesse lavorato solo per quella gestione, per il numero di anni effettivamente versati. Il calcolo avviene con il sistema contributivo (per i periodi post-1995) o retributivo/misto (per i periodi ante-1996), applicando le regole specifiche della gestione coinvolta.

Per la Gestione Separata, il calcolo è esclusivamente contributivo (sistema che moltiplica il montante accumulato per il coefficiente di trasformazione in base all’età). Per la Gestione Commercianti, il calcolo dipende dall’anzianità: se ci sono anni ante-1996, si applica il metodo retributivo o misto; se tutti i contributi sono post-1995, si usa il contributivo puro.

Esempio Pratico: Marco, Freelance Diventato Commerciante

Supponiamo che Marco abbia questa storia contributiva:

  • Gestione Separata: 18 anni di contributi (dal 1997 al 2014) come consulente informatico. Reddito medio: 28.000 euro/anno.
  • Gestione Commercianti: 12 anni di contributi (dal 2015 al 2026) come titolare di un negozio. Reddito medio: 32.000 euro/anno.
  • Totale contributi cumulati: 30 anni.

Marco compie 67 anni nel 2026 e ha tutti i requisiti per la pensione di vecchiaia in cumulo (67 anni di età + 30 anni di contributi cumulati, superiori ai 20 anni richiesti). La pensione sarà liquidata così:

  • Gestione Separata calcola la quota sui 18 anni di contributi, applicando il sistema contributivo. Con un reddito medio di 28.000 euro e un’aliquota del 26,07% per i primi anni (poi ridotta al 24%), il montante accumulato sarà di circa 130.000-140.000 euro. Applicando il coefficiente di trasformazione all’età 67 (pari a circa 5,604%), la quota Gestione Separata ammonterà a circa 7.300-7.800 euro annui (circa 600 euro al mese).
  • Gestione Commercianti calcola la quota sui 12 anni di contributi, sistema contributivo. Con reddito medio 32.000 euro e aliquota 24,48%, il montante è circa 94.000 euro. Quota annua: circa 5.200-5.500 euro (circa 450 euro al mese).
  • Pensione totale: circa 1.050-1.050 euro mensili lordi.

Nota: questi sono valori indicativi. Il calcolo esatto dipende dai contributi effettivamente versati anno per anno, dalla rivalutazione dei montanti e dal coefficiente di trasformazione vigente al momento del pensionamento. Il CAF Centro Fiscale può effettuare una simulazione precisa sulla base del tuo estratto conto INPS.

Tabella dei Coefficienti di Trasformazione 2026

Il coefficiente di trasformazione è un moltiplicatore che l’INPS applica al montante contributivo accumulato per calcolare la pensione annua. Viene aggiornato ogni 2 anni in base all’aspettativa di vita ISTAT. I coefficienti vigenti nel 2026 (attivi dal 2025 fino al 2026) sono i seguenti:

Età al pensionamentoCoefficiente (%)Pensione annua su 100.000 euro di montante
57 anni4,270%4.270 euro
60 anni4,615%4.615 euro
62 anni4,856%4.856 euro
64 anni5,159%5.159 euro
65 anni5,352%5.352 euro
67 anni5,604%5.604 euro
70 anni6,466%6.466 euro
71 anni6,751%6.751 euro

Nota: i coefficienti indicati sono approssimativi e basati sui valori INPS 2025-2026. I valori esatti sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale con il decreto ministeriale di aggiornamento biennale.

Cumulo, Totalizzazione e Ricongiunzione: Differenze Chiave

Molti lavoratori confondono cumulo, totalizzazione e ricongiunzione. Si tratta di tre strumenti diversi, ciascuno con pro e contro specifici. Capire le differenze è fondamentale per scegliere la strategia pensionistica più conveniente.

Il Cumulo Contributivo (L. 228/2012 e L. 232/2016)

Come abbiamo visto, il cumulo è gratuito: i contributi restano dove sono stati versati e le gestioni liquidano ciascuna la propria quota. Il calcolo avviene sempre con il sistema contributivo per i periodi post-1995, mentre per i periodi ante-1996 si applicano le regole specifiche di ciascuna gestione. Il vantaggio è evidente: nessun costo, nessun trasferimento di contributi. Lo svantaggio è che le quote pro-rata vengono calcolate separatamente, e per chi ha carriere molto discontinue o con redditi bassi, l’importo complessivo potrebbe risultare limitato.

La Totalizzazione (D.Lgs. 42/2006)

La totalizzazione è disciplinata dal D.Lgs. 42/2006 e consente, come il cumulo, di sommare periodi contributivi di diverse gestioni senza trasferirli. La differenza principale rispetto al cumulo è che con la totalizzazione il calcolo della pensione è sempre contributivo puro per tutti i periodi, anche quelli ante-1996. Questo può penalizzare chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, perché perde il più favorevole calcolo retributivo (che premia le ultime retribuzioni più alte). Per questo motivo, dopo l’estensione del cumulo del 2017, la totalizzazione è diventata meno conveniente per la maggior parte dei lavoratori.

Un altro limite della totalizzazione riguarda i requisiti: per la pensione di vecchiaia servono 65 anni di età e 20 anni di contributi; per la pensione anticipata in totalizzazione servono 41 anni di contributi (indipendente dal sesso) e almeno 57 anni di età. Requisiti più stringenti rispetto al cumulo. Infine, la totalizzazione prevede una finestra di 18 mesi tra il momento della maturazione del diritto e il primo pagamento (24 mesi per la pensione anticipata), contro i soli 3 mesi del cumulo.

La Ricongiunzione (L. 29/1979 e L. 45/1990)

La ricongiunzione è un meccanismo completamente diverso: prevede il trasferimento fisico dei contributi da una gestione all’altra. Il lavoratore sceglie una gestione «ospitante» verso cui confluiranno tutti i contributi delle altre gestioni. Il vantaggio è che si ottiene una pensione unica, calcolata con le regole di una sola gestione. Lo svantaggio è il costo elevato: la ricongiunzione verso l’INPS dipendenti (Fondo Lavoratori Dipendenti) è onerosa, poiché richiede di versare la differenza attuariale tra i contributi versati e quelli che sarebbero stati dovuti nella gestione ospitante. In alcuni casi il costo può superare le decine di migliaia di euro.

La ricongiunzione può essere conveniente in casi specifici: ad esempio quando si vuole unificare la carriera in un’unica gestione per motivi amministrativi, oppure quando si prevede che la pensione calcolata con le regole della gestione ospitante sarà significativamente più alta da giustificare il costo.

CaratteristicaCumuloTotalizzazioneRicongiunzione
CostoGratuitoGratuitaOnerosa (spesso costosa)
Trasferimento contributiNo (restano nelle gestioni)NoSì (confluiscono in una gestione)
Calcolo ante-1996Retributivo/misto dove applicabileSempre contributivo puroRegole gestione ospitante
Finestra attesa3 mesi18-24 mesiVariabile
Quando convieneQuasi sempre (gratuito e flessibile)Solo se gestioni non aderiscono al cumuloCasi specifici con analisi costi-benefici

Vantaggi e Limiti del Cumulo Contributivo

Il cumulo è generalmente lo strumento più vantaggioso per chi ha contributi in più gestioni INPS, ma è importante conoscere sia i punti di forza che i limiti, per poter fare una scelta consapevole.

I Principali Vantaggi del Cumulo

  • Gratuità assoluta: non si paga nulla per attivare il cumulo. I contributi restano nelle gestioni di origine senza alcun costo di trasferimento.
  • Accesso a tutte le tipologie di pensione: dopo la L. 232/2016 è possibile usare il cumulo per la pensione di vecchiaia, anticipata, anticipata contributiva, APE sociale e altre prestazioni previdenziali.
  • Preservazione del calcolo retributivo ante-1996: a differenza della totalizzazione, il cumulo non penalizza chi ha anni di contribuzione prima del 1996, poiché ciascuna gestione applica le proprie regole di calcolo (incluso il metodo retributivo per i periodi ante-1996).
  • Finestra breve (3 mesi): il periodo di attesa tra la maturazione del diritto e il primo pagamento della pensione è di soli 3 mesi, molto più breve dei 18-24 mesi della totalizzazione.
  • Reversibilità: anche dopo aver presentato la domanda, è possibile rinunciare al cumulo (entro certi termini) se ci si rende conto che un’altra soluzione è più conveniente.

I Limiti e i Casi di Attenzione

  • Importi più bassi per carriere frammentate: se i contributi sono «spezzettati» in piccole quote su molte gestioni, la somma delle pensioni pro-quota potrebbe risultare inferiore rispetto a una pensione unica calcolata con anni interi in una sola gestione.
  • Soglia di importo minimo per il contributivo puro: chi ha tutta la carriera post-1996 deve rispettare il requisito dell’assegno sociale per la pensione di vecchiaia. Se la pensione calcolata è troppo bassa, non si ha diritto alla pensione (anche se si hanno 20 anni di contributi).
  • Complessità amministrativa: la domanda di pensione in cumulo deve essere presentata all’INPS e coinvolge più gestioni. Eventuali errori o incongruenze nell’estratto conto possono ritardare la liquidazione.
  • Non applicabile con tutte le casse professionali: alcune casse dei liberi professionisti non aderiscono al cumulo. In questo caso si deve valutare la totalizzazione o la ricongiunzione.

Come Fare Domanda di Pensione in Cumulo

La procedura per richiedere la pensione in cumulo prevede alcuni passaggi fondamentali. Prima di presentare la domanda, è indispensabile avere a disposizione il proprio estratto conto INPS aggiornato, che mostra tutti i contributi versati per gestione e per anno. Questo documento è essenziale per verificare se si hanno effettivamente i requisiti e per pianificare la data di pensionamento più conveniente.

Una volta verificati i requisiti, la domanda di pensione in cumulo deve essere presentata all’INPS, che coordina tutte le gestioni coinvolte. Il processo richiede attenzione: eventuali difformità nell’estratto conto (contributi non accreditati, periodi sovrapposti tra gestioni diverse) devono essere risolte prima di presentare la domanda, altrimenti rischiano di bloccarla o ritardarla. Il CAF Centro Fiscale si occupa di tutto: dalla verifica dell’estratto conto alla presentazione della domanda all’INPS, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

  • Verifica estratto conto INPS: controlla che tutti i periodi contributivi siano presenti e corretti per ciascuna gestione.
  • Simulazione importo pensione: fai simulare la pensione pro-quota da ciascuna gestione per verificare se l’importo complessivo supera le soglie richieste (se applicabili).
  • Scelta della data di decorrenza: individua la data ottimale di pensionamento tenendo conto delle finestre di attesa e dell’impatto sul calcolo.
  • Presentazione domanda INPS: la domanda si presenta tramite patronato o CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’intera pratica, dalla documentazione alla presentazione formale all’INPS.
  • Monitoraggio iter: dopo la presentazione, segue una fase istruttoria che coinvolge tutte le gestioni. I tempi possono variare da pochi mesi a oltre un anno nei casi più complessi.

Tabella Riassuntiva dei Requisiti Pensione in Cumulo 2026

Tipo di PensioneEtàContributiImporto minimoFinestra attesa
Vecchiaia67 anni20 anniAssegno sociale (se puro contributivo)3 mesi
Anticipata (uomini)Qualsiasi42 anni e 10 mesiNessuna3 mesi
Anticipata (donne)Qualsiasi41 anni e 10 mesiNessuna3 mesi
Anticipata contributiva64 anni20 anni3× assegno sociale3 mesi

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulla Pensione in Cumulo (FAQ)

Posso usare il cumulo se ho contributi alla Gestione Separata e alla Gestione Commercianti?

Sì, il cumulo è applicabile tra tutte le gestioni INPS, incluse la Gestione Separata e la Gestione Commercianti. I periodi contributivi di entrambe le gestioni vengono sommati per verificare il raggiungimento dei requisiti minimi (20 anni per la vecchiaia, 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata uomini). La pensione viene poi liquidata pro-quota da ciascuna gestione.

Il cumulo è conveniente rispetto alla totalizzazione per chi ha contributi ante-1996?

Generalmente sì. Il cumulo è più conveniente della totalizzazione per chi ha contributi ante-1996 perché ciascuna gestione applica il proprio sistema di calcolo (che può includere il metodo retributivo o misto per i periodi ante-1996). La totalizzazione invece «azzera» il vantaggio del retributivo, applicando sempre il sistema contributivo puro. Fa eccezione quando la gestione principale non aderisce al cumulo: in quel caso la totalizzazione è l’unica alternativa gratuita.

Cosa succede se i periodi contributivi delle due gestioni si sovrappongono?

Nel cumulo i periodi non devono essere coincidenti: si possono sommare solo periodi contributivi non sovrapposti tra le gestioni. Se in un determinato anno hai versato contemporaneamente alla Gestione Separata e alla Gestione Commercianti (doppia iscrizione), quell’anno conta come un solo anno ai fini del cumulo. L’INPS nel calcolo pro-quota terrà conto di entrambe le contribuzioni per quell’anno, ma ai fini del conteggio dell’anzianità vale come periodo unico.

Con il cumulo posso accedere all’APE Sociale 2026?

Sì. L’APE Sociale è compatibile con il cumulo contributivo. Chi appartiene alle categorie protette (lavoratori gravosi, caregiver, disabili, disoccupati di lunga durata) può utilizzare il cumulo per raggiungere il requisito contributivo di 30 o 36 anni richiesto dall’APE Sociale, sommando i periodi della Gestione Separata e della Gestione Commercianti.

Quanto tempo ci vuole per liquidare la pensione in cumulo?

Dopo la presentazione della domanda, l’INPS avvia un’istruttoria che coinvolge tutte le gestioni interessate. I tempi dipendono dalla complessità del caso: in media vanno da 3 a 6 mesi per pratiche semplici, ma possono arrivare a 12-18 mesi in casi con incongruenze nell’estratto conto o con molte gestioni coinvolte. È fondamentale verificare e bonificare l’estratto conto INPS prima di presentare la domanda, per evitare ritardi.

Posso rinunciare al cumulo dopo aver presentato la domanda?

Sì, è possibile rinunciare al cumulo e presentare una nuova domanda con una strategia diversa (ad esempio totalizzazione o pensione da una sola gestione), purché non sia già stata emessa la liquidazione definitiva. In ogni caso, è meglio valutare attentamente tutte le opzioni prima di presentare la domanda, affidandosi a un esperto del CAF Centro Fiscale che può confrontare le diverse strategie e calcolare l’importo stimato per ciascuna.

Hai bisogno di assistenza per la pensione in cumulo tra Gestione Separata e Gestione Commercianti? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri esperti di previdenza analizzano il tuo estratto conto INPS, verificano i requisiti e gestiscono l’intera pratica di pensionamento. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il servizio è disponibile in ufficio a Udine e online in tutta Italia.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 21:58:502026-05-31 17:41:29Pensione in Cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS: Guida Completa 2026
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi

Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 è il quadro dedicato alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS dovuti dai lavoratori autonomi e dai titolari di partita IVA. In questa sezione della dichiarazione dei redditi si determina l’importo dei contributi a saldo per il 2025 e gli acconti per il 2026, tenendo conto delle eventuali somme già versate nel corso dell’anno.La corretta compilazione del Quadro RR è fondamentale non solo per non incorrere in sanzioni, ma anche perché — per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) — i contributi INPS devono essere ricalcolati sulla base del reddito concordato, seguendo regole specifiche introdotte dal D.Lgs. 13/2024 e successivamente modificate dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: struttura del Quadro RR, sezioni per categoria di contribuente, calcolo dei contributi, interazione con il CPB e gli errori più comuni da evitare.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Cos’è il Quadro RR e chi deve compilarlo

Il Quadro RR è presente nel Modello Redditi Persone Fisiche 2026 (anno d’imposta 2025) ed è dedicato alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS dovuti dai soggetti che non rientrano nel lavoro dipendente. In particolare devono compilarlo:

  • Artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) INPS
  • Lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS (es. collaboratori, professionisti senza cassa)
  • Forfettari iscritti alla Gestione IVS o alla Gestione Separata
  • Soggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2024-2025

Il quadro si suddivide in tre sezioni distinte, ciascuna dedicata a una categoria diversa di contribuente:

SezioneCategoria contribuenteTipo contributi
Sezione IArtigiani e commercianti (Gestione IVS)Contributi fissi + percentuali sul reddito eccedente il minimale
Sezione IIIscritti Gestione Separata INPSContributi percentuali sul reddito netto
Sezione IIISoggetti CPB (Concordato Preventivo Biennale)Contributi aggiuntivi sul maggior reddito concordato

Nota: chi è contemporaneamente iscritto a una cassa professionale privata (es. avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM) non compila il Quadro RR per quella copertura, ma usa altri appositi righi.

Sezione I — Contributi artigiani e commercianti (Gestione IVS)

La Sezione I del Quadro RR riguarda gli artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS INPS. Il meccanismo contributivo è strutturato su due livelli:

  • Contributo fisso sul minimale: versato in quattro rate (scadenze 16 maggio, 20 agosto, 17 novembre 2025, 16 febbraio 2026) indipendentemente dal reddito effettivo
  • Contributo percentuale sull’eccedenza: applicato sulla parte di reddito che supera il minimale, versato a saldo con la dichiarazione

Aliquote e importi 2025 (anno d’imposta dichiarazione 2026)

Per l’anno d’imposta 2025, i parametri contributivi per artigiani e commercianti sono i seguenti:

ParametroArtigianiCommercianti
Aliquota contributiva totale24,00%24,48%
Reddito minimale annuo18.415 euro18.415 euro
Contributo fisso annuo (artigiani)~4.419 euro–
Contributo fisso annuo (commercianti)–~4.507 euro
Massimale contributivo119.650 euro119.650 euro
Riduzione forfettari (-35%)ApplicabileApplicabile

Fonte: Circolare INPS n. 31/2025 — valori definitivi per l’anno d’imposta 2025.

Riduzione del 35% per il regime forfettario

I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione IVS possono beneficiare di una riduzione del 35% sull’aliquota contributiva, previa domanda all’INPS. Questa agevolazione si riflette nel Quadro RR con la barratura dell’apposita casella e il ricalcolo dei contributi ridotti.

L’opzione per la riduzione deve essere esercitata entro il 28 febbraio dell’anno di imposta. Se si aderisce per la prima volta, la domanda va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Come si compila la Sezione I: istruzioni rigo per rigo

I principali righi della Sezione I sono:

  • RR1 col. 1: reddito d’impresa o di lavoro autonomo su cui calcolare i contributi (riprende il rigo RF o RG a seconda del regime)
  • RR1 col. 2: reddito minimale (precompilato in base alla categoria)
  • RR1 col. 3: eccedenza rispetto al minimale (col. 1 meno col. 2, se positivo)
  • RR1 col. 4: contributi dovuti sull’eccedenza
  • RR1 col. 5: contributi fissi già versati nel corso dell’anno
  • RR1 col. 6: contributi a saldo (differenza tra dovuto e versato)
  • Casella riduzione 35%: barrare se si è in forfettario con riduzione

Il saldo contributivo (RR1 col. 6) viene versato con F24 entro la scadenza ordinaria della dichiarazione (30 giugno 2026, prorogata al 20 luglio 2026 per ISA e forfettari — vedi la nostra guida sulla proroga versamenti 2026).

Sezione II — Contributi Gestione Separata INPS

La Sezione II del Quadro RR riguarda i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS, ossia coloro che non hanno un’altra forma di copertura previdenziale (cassa professionale o altra gestione INPS).

Vi rientrano tipicamente: liberi professionisti senza albo (es. consulenti IT, formatori), collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.), alcune categorie di professionisti iscritti ad albi ma non a casse private, oltre ai titolari di partita IVA che svolgono attività non coperti da casse autonome.

Aliquote Gestione Separata 2025

SituazioneAliquota 2025Note
Senza altra copertura previdenziale26,07%Include aliquota aggiuntiva per maternità/malattia/disoccupazione
Con altra copertura (pensionati, dipendenti)24,00%Aliquota base
Massimale di reddito imponibile119.650 euroContributi non dovuti sull’eccedenza

Fonte: Circolare INPS n. 31/2025 e messaggio INPS per aggiornamento massimale.

Compilazione Sezione II: i righi principali

I contributi della Gestione Separata si calcolano sul reddito netto da lavoro autonomo (dopo deduzione delle spese, se in regime ordinario) o sul reddito imponibile forfettario (reddito lordo x coefficiente di redditività) per chi è in regime forfettario.

  • RR2 col. 1: reddito imponibile ai fini contributivi
  • RR2 col. 2: aliquota applicabile (26,07% o 24%)
  • RR2 col. 3: contributi complessivi dovuti
  • RR2 col. 4: contributi già versati in acconto (prima e seconda rata)
  • RR2 col. 5: contributi a saldo o rimborso

Attenzione: per i collaboratori Co.Co.Co. e i lavoratori occasionali, il committente effettua la ritenuta e versa la quota a carico del lavoratore. In questo caso il Quadro RR non va compilato dal lavoratore ma dall’azienda (tramite il modello 770).

Esempio pratico: forfettario con Gestione Separata

Mario è un consulente in regime forfettario, codice ATECO 62.01.09 (sviluppo software), coefficiente di redditività 78%. Ricavi 2025: 48.000 euro.

  • Reddito imponibile forfettario: 48.000 x 78% = 37.440 euro
  • Contributi Gestione Separata (aliquota 26,07%): 37.440 x 26,07% = 9.762 euro ca.
  • Acconti versati: prima rata 40% a giugno, seconda rata 60% a novembre
  • Saldo in dichiarazione: differenza tra dovuto e acconti

I contributi versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo (non dal reddito forfettario, ma nella dichiarazione dei redditi ordinaria), abbattendo l’IRPEF dovuta sulle altre fonti di reddito.

Sezione III — Il CPB e i contributi INPS aggiuntivi

La sezione più complessa e novità del Quadro RR 2026 è la Sezione III, dedicata ai contribuenti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2024-2025.

Il Concordato Preventivo Biennale, introdotto dal D.Lgs. 13/2024 e modificato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), consente ai titolari di partita IVA soggetti agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità) di concordare preventivamente il reddito da dichiarare per due anni (2024 e 2025), beneficiando di vantaggi fiscali e semplificazioni. Per chi ha aderito alla sanatoria CPB 2026, le regole si intersecano con il regime di ravvedimento.

Come il CPB modifica i contributi INPS

Se il reddito concordato è superiore al reddito effettivo, il contribuente deve versare i contributi INPS sul reddito più alto (quello concordato). Se invece il reddito concordato è inferiore, i contributi vengono calcolati sul reddito effettivo (non si può abbassare la base contributiva).

In altri termini: il CPB non può ridurre i contributi INPS dovuti, ma può aumentarli qualora il reddito concordato superi quello effettivamente conseguito.

Come compilare la Sezione III del Quadro RR

I righi della Sezione III si attivano solo se il contribuente ha aderito al CPB. Ecco la logica:

  • RR3 col. 1: reddito effettivo 2025 (quello da Sezione I o II)
  • RR3 col. 2: reddito concordato 2025 (il valore accettato nell’accordo CPB)
  • RR3 col. 3: differenza positiva (reddito concordato – reddito effettivo), se positiva
  • RR3 col. 4: contributi aggiuntivi sulla differenza (stessa aliquota della categoria di appartenenza)

I contributi aggiuntivi di RR3 si sommano a quelli calcolati nelle sezioni precedenti e vanno versati con le stesse scadenze del saldo dichiarativo.

Esempio pratico: artigiano con CPB

Lucia è un’artigiana (idraulica, codice ATECO 43.22.01). Ha aderito al CPB 2024-2025. Situazione 2025:

  • Reddito effettivo 2025: 32.000 euro
  • Reddito concordato CPB 2025: 36.500 euro
  • Differenza CPB: 36.500 – 32.000 = 4.500 euro
  • Contributi aggiuntivi (24,00% su 4.500): 1.080 euro

Lucia pagherà i contributi IVS su 32.000 euro nelle sezioni ordinarie del Quadro RR, più 1.080 euro aggiuntivi in Sezione III per effetto del CPB.

Scadenze di versamento contributi INPS 2026

Le scadenze per il versamento dei contributi emergenti dal Quadro RR 2026 (anno d’imposta 2025) sono le seguenti:

ScadenzaCosa si versaCodice tributo F24
30 giugno 2026Saldo contributi 2025 + primo acconto 2026 (40%)Artigiani: 0731-0732 / Comm.: 0733-0734 / Gest. Sep.: 1840-1841
20 luglio 2026 (+0,40%)Stesse voci, con maggiorazione per proroga ISA/forfettariStesso
31 luglio 2026 (+1,80%)Proroga ordinaria con doppia maggiorazione per tutti i contribuentiStesso
30 novembre 2026Secondo acconto 2026 (60%)Artigiani: 0731-0732 / Comm.: 0733-0734 / Gest. Sep.: 1840-1841

Importante: per ISA e forfettari la proroga al 20 luglio 2026 senza maggiorazione è già confermata per il 2026 (vedi dettagli sulla proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026). La maggiorazione dello 0,40% si applica solo se si sceglie di versare dopo il 30 giugno ma entro il 31 luglio (per i soggetti non ISA/forfettari) o dopo il 20 luglio (per ISA/forfettari).

Chi ha problemi di liquidità può richiedere una rateizzazione dei debiti INPS fino a 60 rate, ma solo per i contributi pregressi non oggetto di versamento corrente da dichiarazione.

Codici tributo F24 per il versamento

Per versare i contributi emergenti dal Quadro RR tramite modello F24, si utilizzano le seguenti sezioni e codici tributo:

CategoriaTipo versamentoCodice tributoSezione F24
ArtigianiSaldo contributi fissi0731INPS
ArtigianiSaldo contributi eccedenza minimale0732INPS
CommerciantiSaldo contributi fissi0733INPS
CommerciantiSaldo contributi eccedenza minimale0734INPS
Gestione Separata (senza altra copertura)Saldo contributi1840INPS
Gestione Separata (con altra copertura)Saldo contributi1841INPS
CPB — contributi aggiuntiviMaggiorazione CPBVedi istruzioni INPS 2026INPS

Nota: i codici per gli acconti (prima rata: cod. 0731/0732/0733/0734 (Gest.IVS) o 1840/1841 (Gest.Sep.) con aggiunta della causale acconto) sono gli stessi; è la causale a variare. Si raccomanda di verificare sempre la circolare INPS aggiornata prima del versamento.

Contributi INPS e deducibilità fiscale

I contributi INPS versati dai lavoratori autonomi sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, secondo le seguenti regole:

  • Regime ordinario (artigiani/commercianti/gestione separata): i contributi sono integralmente deducibili nel Quadro RP (oneri deducibili) del Modello Redditi PF. Abbattono il reddito complessivo e riducono l’IRPEF.
  • Regime forfettario: i contributi INPS NON riducono il reddito forfettario (tassato con imposta sostitutiva 15% o 5%), ma sono deducibili dal reddito complessivo delle altre fonti di reddito (es. reddito da lavoro dipendente part-time, redditi da fabbricati).
  • CPB — contributi aggiuntivi: seguono le stesse regole di deducibilità dei contributi ordinari della rispettiva gestione.

Se il contribuente è esclusivamente forfettario e non ha altri redditi IRPEF, i contributi INPS non generano un risparmio fiscale diretto, ma rimangono comunque obbligatori e vanno versati integralmente.

Errori comuni nel Quadro RR e come evitarli

Anche i più esperti commettono errori nel Quadro RR. Ecco i più frequenti che riscontriamo nello sportello CAF:

  • Omettere la casella di riduzione forfettario: se si è in regime agevolato e si ha presentato domanda INPS per la riduzione 35%, bisogna barrare l’apposita casella. Senza, si versano contributi interi e non si ottiene rimborso automatico.
  • Confondere reddito fiscale e reddito contributivo: per i forfettari, la base per l’IRPEF (imposta sostitutiva) è identica alla base contributiva. Per gli ordinari, il reddito contributivo per la Gestione IVS può differire da quello fiscale in alcuni casi (es. plusvalenze escluse).
  • Non considerare il massimale: i contributi non si calcolano su tutto il reddito oltre il minimale senza limiti. Oltre i 119.650 euro (2025) non si versano contributi percentuali.
  • Errori nel CPB — sezione III: compilare RR3 anche quando il reddito effettivo supera quello concordato (in quel caso la sezione III non genera contributi aggiuntivi, poiché si versano i contributi sull’effettivo che è già maggiore).
  • Dimenticare il secondo acconto: il Quadro RR calcola anche gli acconti per il 2026. Se non si versano (o si versano insufficientemente), scattano le sanzioni.
  • Versare con codice tributo errato: artigiani e commercianti hanno codici diversi (0731-0732 vs 0733-0734). Un errore di codice genera un credito su un conto e un debito sull’altro, con sanzioni e interessi sul non versato.

Interazione tra Quadro RR, Quadro LM e Quadro F del 730

È importante non confondere il Modello 730 con il Modello Redditi PF quando si ha una partita IVA:

  • Chi ha SOLO reddito da lavoro autonomo/d’impresa: non può usare il 730, deve usare il Modello Redditi PF che include il Quadro RR.
  • Chi ha redditi misti (es. lavoro dipendente + partita IVA in regime ordinario): in alcuni casi può fare il 730 integrativo o può optare per il Modello Redditi PF completo con Quadro RR.
  • I forfettari: usano obbligatoriamente il Modello Redditi PF con il Quadro LM (per la tassazione) e il Quadro RR (per i contributi). NON possono usare il 730 per dichiarare i redditi forfettari.

Per un confronto tra i due modelli e quando scegliere uno o l’altro, consulta la nostra guida sugli errori comuni del 730 2026. Utile anche la sezione sul Quadro F del Modello 730/2026 per chi ha entrambe le fonti di reddito.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?

Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Per le fatture elettroniche ti consigliamo fatturazioneitalia.it: da 49 € l’anno IVA inclusa con prezzo bloccato 3 anni, Sistema Tessera Sanitaria nel piano Pro e 30 giorni di prova gratuita senza carta.

📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Prova gratis 30 giorni

Domande frequenti (FAQ)

Chi non deve compilare il Quadro RR?

Non compilano il Quadro RR: i lavoratori dipendenti (coperti dall’azienda), i pensionati senza partita IVA, i professionisti iscritti esclusivamente a casse private (es. avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM), e chi ha una partita IVA ma non ha prodotto reddito nel 2025.

Se ho aderito al CPB ma poi ho ritirato l’adesione, devo compilare la Sezione III?

No. Se l’adesione al CPB è stata ritirata o revocata entro i termini previsti, la Sezione III del Quadro RR non va compilata e i contributi si calcolano esclusivamente sul reddito effettivo nelle sezioni I e II.

I contributi INPS del Quadro RR si possono pagare a rate?

I contributi emergenti dalla dichiarazione (saldo e acconti) non sono rateizzabili con la procedura standard da dichiarazione (a differenza delle imposte IRPEF). Tuttavia, chi ha già debiti contributivi pregressi può accedere alla rateizzazione INPS fino a 60 rate separatamente.

Cosa succede se non verso i contributi entro la scadenza?

Scattano le sanzioni INPS: 30% dell’importo non versato (ridotte con ravvedimento operoso). Gli interessi di mora si aggiungono alla sanzione. Il mancato versamento incide anche sui requisiti per prestazioni future (disoccupazione, maternità, pensione). Si consiglia sempre il ravvedimento immediato.

Come si calcola l’acconto per il 2026 nel Quadro RR?

L’acconto 2026 si calcola applicando le aliquote contributive al reddito 2025 (metodo storico) oppure al reddito 2026 stimato (metodo previsionale, se inferiore). Il metodo storico è il più semplice: si prende la base contributiva 2025 e si calcolano i contributi con le stesse aliquote. La prima rata (40%) scade il 30 giugno 2026, la seconda (60%) il 30 novembre 2026.

Posso non versare il CPB e pagare le sanzioni invece?

Chi ha aderito al CPB è obbligato a rispettare i termini dell’accordo. Il mancato versamento dei contributi aggiuntivi da CPB (Sezione III del Quadro RR) comporta la decadenza dal concordato con conseguente ripristino della piena tassazione ordinaria più sanzioni. Non è conveniente.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Conclusione: la consulenza CAF per il Quadro RR

Il Quadro RR 2026 è uno dei quadri più articolati del Modello Redditi PF, con un impatto diretto sulla liquidità dei contribuenti: un errore nel calcolo dei contributi può costare centinaia o migliaia di euro in sanzioni e interessi.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste artigiani, commercianti, professionisti e forfettari nella compilazione corretta del Quadro RR, nel raccordo con il Concordato Preventivo Biennale e nel versamento puntuale dei contributi INPS. Per appuntamento o informazioni:

  • Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine
  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121
  • Email: info@centrofiscale.com

Fonti ufficiali di riferimento: Circolare INPS n. 31/2025 (aliquote e massimali 2025); Istruzioni Modello Redditi PF 2026 (Agenzia delle Entrate); D.Lgs. 13/2024 (Concordato Preventivo Biennale); L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025); Messaggi INPS aggiornamento massimale 2025.

Maggio 28, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 20:58:502026-09-27 09:14:30Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi
ASSEGNO UNICO, MATERNITA', NASPI / DISOCCUPAZIONE, NOTIZIE, PATRONATO, RDC - REDDITO DI CITTADINANZA

Pagamenti INPS Giugno 2026: Quando Arrivano Assegno Unico, ADI e NASpI

Pensione 2026 INPS

A giugno 2026 milioni di famiglie italiane aspettano l’accredito delle prestazioni INPS: Assegno Unico Universale, ADI (Assegno di Inclusione) e NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). Ma quando arrivano esattamente i pagamenti? Quali sono le date confermate dall’INPS? E cosa fare se il bonifico non arriva in tempo? In questa guida trovi il calendario completo dei pagamenti INPS di giugno 2026 con tutte le informazioni aggiornate per non perdere nemmeno un accredito.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Il calendario dei pagamenti INPS di giugno 2026: le date ufficiali
  2. Quando arriva l’Assegno Unico a giugno 2026
  3. Quando arriva l’ADI (Assegno di Inclusione) a giugno 2026
  4. Quando arriva la NASpI a giugno 2026
  5. Le pensioni INPS di giugno 2026: le date di pagamento
  6. Come verificare i pagamenti INPS su MyINPS: guida pratica
  7. Cosa fare in caso di mancato pagamento INPS a giugno 2026
  8. Differenze tra ADI e SFL: chi riceve cosa a giugno 2026
  9. Il calendario completo dei pagamenti INPS di giugno 2026: riepilogo
  10. Fonti
  11. Domande frequenti sui pagamenti INPS di giugno 2026

Il calendario dei pagamenti INPS di giugno 2026: le date ufficiali

Ogni mese l’INPS accredita le prestazioni economiche secondo un calendario preciso che tiene conto del tipo di prestazione, della modalità di pagamento (bonifico bancario o postale) e dei giorni lavorativi bancari. Giugno 2026 non fa eccezione: di seguito trovi le date di accredito confermate per le principali misure di sostegno al reddito.

Prestazione INPSData di pagamento giugno 2026Modalità
Pensioni1-3 giugno 2026Banca/posta (con scaglionamento allo sportello)
NASpIDal 15 giugno 2026 (competenza maggio)Bonifico IBAN comunicato all’INPS
Assegno Unico Universale18-19 giugno 2026Bonifico bancario/postale su IBAN
ADI – Assegno di Inclusione27 giugno 2026 (o 26 se festivo)Carta di inclusione (Poste Italiane)
SFL – Supporto Formazione e LavoroFine mese (dopo validazione presenze)Bonifico bancario

Le date indicate si basano sui comunicati ufficiali INPS e sui calendari mensili pubblicati dall’Istituto. Piccole variazioni di 1-2 giorni lavorativi sono possibili in base alla banca o all’ufficio postale di riferimento.

Quando arriva l’Assegno Unico a giugno 2026

L’Assegno Unico Universale (AUU) è la misura che sostituisce le precedenti prestazioni familiari (ANF, bonus bebè, assegno natalità) e viene erogata dall’INPS mensilmente a favore dei nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni (senza limite d’età per i figli disabili).

Per giugno 2026, il calendario INPS (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025) fissa l’accredito dell’Assegno Unico al 18 e 19 giugno per chi ha già la prestazione in pagamento senza variazioni. Le date cambiano di mese in mese. Chi ha presentato o rinnovato la domanda nell’ultimo periodo potrebbe ricevere l’accredito con qualche giorno di ritardo.

Chi riceve l’Assegno Unico a giugno

  • Nuclei con figli under 21 che hanno presentato domanda DSU/ISEE valida per il 2026
  • Famiglie con figli disabili di qualsiasi età (importo maggiorato)
  • Nuovi beneficiari con domanda accettata entro maggio 2026
  • Chi ha rinnovato la DSU scaduta (attenzione: se l’ISEE scade, il pagamento si riduce alla quota minima)

Importi Assegno Unico giugno 2026

Gli importi dell’Assegno Unico per il 2026 variano in base all’ISEE familiare e all’età del figlio:

ISEE familiareFiglio minorenneFiglio 18-20 anniMaggiorazione figli con disabilità (under 21)
Fino a 17.468,51 euro203,80 euro/mese (importo massimo)99,10 euro/mese+99,10 euro/mese (disabilità media), +110,60 (grave), +122,30 (non autosufficienza)
Tra 17.468,52 e 46.582,71 euroImporto decrescente all’aumentare dell’ISEEImporto decrescenteStessi importi: la maggiorazione è fissa e non dipende dall’ISEE
Oltre 46.582,71 euro (o senza ISEE)58,30 euro/mese (importo minimo)29,10 euro/mese+99,10 / +110,60 / +122,30 euro/mese

Per consultare la tua situazione aggiornata o verificare l’importo spettante, puoi accedere al portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. Per approfondire, leggi anche la nostra guida su Assegno unico maggio 2026: date pagamenti INPS e scadenze per gli arretrati.

Cosa fare se l’Assegno Unico non arriva a giugno

Se entro il 22-23 giugno 2026 non hai ricevuto l’accredito dell’Assegno Unico, verifica:

  1. ISEE scaduto: se non hai presentato la DSU per il 2026, da marzo ricevi solo l’importo minimo (58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne)
  2. IBAN non aggiornato: verifica che l’IBAN comunicato all’INPS sia corretto accedendo a MyINPS
  3. Domanda in verifica: controlla lo stato della domanda nella sezione “Assegno Unico e Universale” su MyINPS
  4. Figlio uscito dai requisiti: se il figlio ha compiuto 21 anni, il diritto si estingue (salvo disabilità)
  5. Chiedi assistenza: se non riesci a risolvere il problema autonomamente, puoi rivolgerti a un CAF o a un patronato abilitato

Quando arriva l’ADI (Assegno di Inclusione) a giugno 2026

L’ADI – Assegno di Inclusione è la misura che dal 1° gennaio 2024 ha sostituito il Reddito di Cittadinanza per le famiglie con soggetti “fragili”: anziani over 60, disabili, minori a carico o persone in situazione di svantaggio inserite in programmi di cura. Si tratta di un sussidio economico mensile erogato tramite la Carta di Inclusione di Poste Italiane.

A giugno 2026, la ricarica mensile dell’ADI avviene il 27 del mese. Poiché il 27 giugno 2026 cade di sabato, la ricarica viene anticipata al venerdì 26 giugno 2026. L’accredito sulla Carta di Inclusione avviene automaticamente senza necessità di recarsi agli sportelli.

Chi riceve l’ADI a giugno 2026

Hanno diritto all’ADI a giugno 2026 i nuclei familiari che:

  • Hanno almeno un componente over 60, disabile, minore o in situazione di fragilità certificata
  • Hanno un ISEE non superiore a 10.140 euro annui
  • Hanno un reddito familiare non superiore a 6.000 euro annui (9.360 euro se il nucleo comprende solo anziani over 67 o disabili gravi)
  • Hanno stipulato il Patto di Attivazione Digitale (PAD) su INPS.it
  • Non hanno beneficiari con precedenti penali ostativi o veicoli di lusso intestati

Importo ADI giugno 2026

L’importo dell’ADI si compone di due parti:

  • Componente economica: fino a 6.000 euro annui (500 euro/mese) per nucleo familiare, ridotta del reddito familiare già percepito e moltiplicata per la scala di equivalenza ISEE
  • Componente affitto: ulteriori 3.360 euro annui (280 euro/mese) per chi vive in affitto con contratto di locazione registrato

La formula di calcolo tiene conto della composizione del nucleo familiare tramite la scala di equivalenza: valore base 1 (nucleo di una persona), +0,4 per ogni ulteriore adulto, +0,15 per ogni bambino under 3, fino a un massimo di 2,2.

Come verificare il saldo della Carta di Inclusione

Per verificare se l’accredito ADI del mese di giugno è arrivato, puoi:

  1. Controllare il saldo all’ATM di Poste Italiane (senza commissioni)
  2. Accedere all’app BancoPosta o al sito poste.it con le credenziali Postepay
  3. Chiamare il numero verde Postepay: 800.00.33.22
  4. Verificare lo stato del pagamento tramite MyINPS → “Assegno di Inclusione” → “Situazione pagamenti”

Se il saldo non risulta aggiornato dopo il 28-29 giugno 2026, contatta il tuo patronato di fiducia o il numero verde INPS (803 164 da fisso, 06 164164 da mobile).

Quando arriva la NASpI a giugno 2026

La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro. A differenza dell’Assegno Unico e dell’ADI, il pagamento NASpI non ha una data fissa mensile: dipende dalla data di presentazione della domanda e dal ciclo elaborativo INPS.

Come funziona il pagamento NASpI

Il pagamento NASpI avviene tipicamente entro 30-45 giorni dalla presentazione della domanda per la prima mensilità. Successivamente, il pagamento è mensile e viene accreditato generalmente nella seconda e terza settimana del mese successivo a quello di competenza. Per la competenza di maggio 2026, l’accredito avviene in genere tra l’8 e il 20 giugno 2026.

Chi riceve la NASpI a giugno 2026

  • Lavoratori dipendenti con contratto cessato involontariamente (licenziamento, fine contratto a termine, risoluzione consensuale in conciliazione)
  • Lavoratori con dimissioni per giusta causa
  • Chi ha almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni
  • Chi ha almeno 30 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi
  • Beneficiari con domanda accettata e in corso di erogazione

Importo NASpI 2026 e decalage

La NASpI 2026 viene calcolata sull’imponibile previdenziale degli ultimi 4 anni diviso il numero di settimane coperte, moltiplicato per 4,33. L’indennità è pari al 75% della retribuzione media mensile se questa è inferiore alla soglia INPS vigente (per il 2026: 1.480,30 euro). Per importi superiori si aggiunge il 25% sulla parte eccedente tale soglia, fino al massimale mensile di 1.575,42 euro.

A partire dal settimo mese di percezione (cioè dopo i primi 6 mesi interi), scatta il decalage: la NASpI si riduce del 3% al mese. Chi ha iniziato a percepire la NASpI a dicembre 2025 o prima vedrà quindi a giugno 2026 una riduzione in corso o imminente.

Mese di competenzaRiduzione (decalage)Esempio: NASpI iniziale 1.000 euro
Mesi 1-60%1.000 euro
Mese 7-3%970 euro
Mese 8-6%940 euro
Mese 9-9%910 euro
Mese 10-12%880 euro
Mese 11-15%850 euro
Mese 12-18%820 euro

Come verificare lo stato del pagamento NASpI

Per controllare la situazione della tua NASpI e verificare il pagamento di giugno:

  1. Accedi a MyINPS (inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Vai su “Lavoro” → “NASpI” → “Situazione pagamenti”
  3. Verifica che l’IBAN comunicato sia corretto (in caso contrario aggiornalo tempestivamente)
  4. Controlla che tu abbia rispettato gli obblighi di condizionalità (DID, patto di servizio, corsi di formazione)

Le pensioni INPS di giugno 2026: le date di pagamento

Le pensioni INPS di giugno 2026 vengono accreditate a partire dal 1° giugno 2026 (primo giorno lavorativo del mese). Per i pensionati che riscuotono in contanti agli uffici postali, il pagamento è scaglionato per lettera del cognome, al fine di evitare affollamento:

Lettere cognomeData pagamento allo sportello postale
A – BLunedì 2 giugno 2026
C – DMartedì 3 giugno 2026
E – KMercoledì 4 giugno 2026
L – OGiovedì 5 giugno 2026
P – RVenerdì 6 giugno 2026
S – ZLunedì 9 giugno 2026

I pensionati con accredito su conto corrente bancario o postale ricevono l’accredito direttamente il 1° giugno 2026 (o entro il 2-3 giugno in base ai tempi interbancari). Per consultare il cedolino pensione e verificare importo e competenza di giugno, leggi la nostra guida su Cedolino Pensione Giugno 2026: Importi, Calendario Pagamenti e Come Consultarlo.

Come verificare i pagamenti INPS su MyINPS: guida pratica

Il portale MyINPS (inps.it) è lo strumento principale per monitorare tutti i pagamenti INPS. Ecco come accedervi e cosa trovare:

Accesso a MyINPS

  1. Vai su inps.it e clicca su “Accedi a MyINPS”
  2. Scegli la modalità di autenticazione: SPID (livello 2), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
  3. Una volta autenticato, accedi all’area “I tuoi servizi”
  4. Seleziona la prestazione che vuoi verificare (Assegno Unico, ADI, NASpI, Pensione)

Sezioni da consultare per ogni prestazione

PrestazionePercorso MyINPS
Assegno UnicoFamiglia → Assegno Unico e Universale → Situazione pagamenti
ADISostegno reddito → Assegno di Inclusione → Situazione pagamenti
NASpILavoro → NASpI → Situazione pagamenti
PensionePensione e Previdenza → Cedolino pensione

App INPS Mobile

L’INPS mette a disposizione anche l’App INPS Mobile (disponibile su App Store e Google Play), che consente di consultare i pagamenti, le domande in corso e le comunicazioni dell’Istituto direttamente da smartphone. L’accesso avviene sempre tramite SPID o CIE.

Cosa fare in caso di mancato pagamento INPS a giugno 2026

Se il pagamento INPS atteso non arriva entro i termini previsti, ecco le azioni da intraprendere in ordine di priorità:

1. Verifica la situazione su MyINPS

Prima di contattare l’INPS, controlla su MyINPS se la prestazione risulta “in elaborazione” o “sospesa”. L’Istituto comunica eventuali blocchi o anomalie direttamente nella sezione dedicata alla prestazione.

2. Controlla l’IBAN comunicato

Un IBAN errato o non aggiornato è la causa più comune di mancato pagamento. Verifica che l’IBAN presente nella tua domanda sia corretto. Per aggiornarlo, accedi a MyINPS e modificalo nella sezione specifica della prestazione, oppure rivolgiti a un CAF o patronato che effettuerà la modifica con delega.

3. Controlla ISEE e requisiti

Per l’Assegno Unico: un ISEE scaduto o non aggiornato può ridurre o azzerare il pagamento. Per l’ADI: un cambiamento nella composizione del nucleo familiare o nel reddito può modificare l’importo spettante. Per la NASpI: il mancato rispetto degli obblighi di condizionalità (DID, patto di servizio) può causare la sospensione del pagamento.

4. Contatta l’INPS

Se dopo le verifiche il problema persiste, contatta l’INPS attraverso i seguenti canali:

  • Numero verde INPS: 803 164 (da fisso, gratuito) oppure 06 164164 (da cellulare, a pagamento)
  • Sportello online: tramite MyINPS puoi inviare una comunicazione diretta al tuo sportello di competenza
  • Sede INPS territoriale: prenota un appuntamento allo sportello fisico tramite il portale INPS
  • CAF e patronato: per assistenza completa nella gestione delle pratiche INPS

Per un confronto aggiornato su tutti i pagamenti INPS previsti in questo periodo, consulta anche il nostro articolo su Pagamenti INPS Giugno 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI e ADI.

Differenze tra ADI e SFL: chi riceve cosa a giugno 2026

Dal 1° gennaio 2024, il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito da due distinte misure:

  • ADI (Assegno di Inclusione): per famiglie con soggetti fragili (over 60, disabili, minori, persone in percorsi di cura). Erogato tramite Carta di Inclusione. Ricarica il 27 del mese (o giorno lavorativo precedente se festivo).
  • SFL (Supporto per la Formazione e il Lavoro): per persone tra 18 e 59 anni occupabili, prive di soggetti fragili nel nucleo. Importo fisso di 350 euro/mese per massimo 12 mesi. Erogato tramite bonifico bancario.

Il SFL viene erogato solo a seguito di un percorso formativo o di politica attiva del lavoro avviato presso il proprio Centro per l’Impiego. Per giugno 2026, il pagamento SFL avviene dopo la validazione delle presenze nel percorso formativo, solitamente a fine mese.

Per capire se hai diritto all’ADI o al SFL, o per verificare lo stato della tua domanda, puoi consultare il nostro aggiornamento sui pagamenti INPS di fine maggio 2026.

Il calendario completo dei pagamenti INPS di giugno 2026: riepilogo

Ecco il riepilogo in un’unica tabella di tutte le principali date di pagamento INPS per giugno 2026:

DataPrestazione INPSDestinatari
1-3 giugno 2026Pensioni (accredito bancario/postale e sportello)Pensionati
Dal 15 giugno 2026NASpI (competenza maggio 2026)Disoccupati con NASpI attiva
18-19 giugno 2026Assegno Unico UniversaleFamiglie con figli fino a 21 anni
26 giugno 2026ADI – Assegno di Inclusione (anticipo da sabato 27)Nuclei con soggetti fragili
Fine meseSFL – Supporto Formazione e LavoroOccupabili in percorsi formativi

Per restare sempre aggiornato sui pagamenti INPS e sulle novità fiscali, visita la sezione Tabelle ANF INPS 2026/2027 e iscriviti alla nostra newsletter gratuita.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Fonti

  • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
  • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
  • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
  • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

Domande frequenti sui pagamenti INPS di giugno 2026

Qual è la data precisa del pagamento dell’Assegno Unico a giugno 2026?

Secondo il calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025), l’Assegno Unico viene accreditato il 18 e il 19 giugno 2026 per i beneficiari già con domanda attiva e senza variazioni. I nuovi beneficiari o chi ha aggiornato il proprio IBAN di recente potrebbe ricevere il pagamento con qualche giorno di ritardo.

L’ADI viene pagato sempre il 27 del mese?

Sì, l’ADI viene ricaricato sulla Carta di Inclusione tipicamente il 27 di ogni mese. Se il 27 cade di sabato, domenica o giorno festivo, il pagamento viene anticipato al giorno lavorativo precedente. A giugno 2026, il 27 cade di sabato, quindi la ricarica è anticipata al venerdì 26 giugno 2026.

Quando arriva la NASpI se ho fatto domanda di recente?

Per chi ha presentato la domanda NASpI nelle ultime settimane, il primo pagamento arriva entro 30-45 giorni dalla presentazione della domanda, una volta completate le verifiche INPS. I pagamenti successivi vengono accreditati mensilmente, generalmente nella seconda-terza settimana del mese successivo a quello di competenza.

Posso ricevere sia l’Assegno Unico che la NASpI nello stesso mese?

Sì, le due prestazioni sono cumulabili. L’Assegno Unico spetta in quanto genitore con figli a carico, indipendentemente dallo stato occupazionale. La NASpI spetta in quanto lavoratore disoccupato. Non ci sono incompatibilità tra le due misure.

Come cambio l’IBAN per il pagamento INPS?

Per aggiornare l’IBAN associato a una prestazione INPS, accedi a MyINPS e vai nella sezione specifica della prestazione (es. Assegno Unico, NASpI). Nella scheda della domanda troverai l’opzione per modificare i dati bancari. In alternativa, puoi rivolgerti a un CAF o patronato che effettuerà la modifica per tuo conto con delega.

Cosa succede all’Assegno Unico se non rinnovo l’ISEE?

Se non hai rinnovato la DSU per l’anno 2026, l’INPS continua a erogare l’Assegno Unico all’importo minimo di 58,30 euro per ogni figlio minorenne (29,10 euro per i figli tra 18 e 20 anni), senza tener conto della situazione economica effettiva del nucleo. Se presenti la DSU entro il 30 giugno 2026, l’INPS ricalcola l’assegno a partire da marzo 2026 e paga gli arretrati.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 19:58:502026-09-30 08:05:30Pagamenti INPS Giugno 2026: Quando Arrivano Assegno Unico, ADI e NASpI
CAF, COLF E BADANTI

Colf e Badanti: verso la Ritenuta IRPEF gestita dall’INPS

colf e badanti CAF Udine

Una delle novita piu rilevanti in materia di lavoro domestico che si sta delineando nel panorama normativo italiano riguarda la possibile introduzione della ritenuta IRPEF gestita direttamente dall’INPS per colf, badanti e altri lavoratori domestici. Si tratta di una riforma che, se approvata, cambierebbe radicalmente il rapporto fiscale tra datori di lavoro privati, lavoratori domestici e fisco, semplificando adempimenti oggi considerati onerosi e spesso causa di irregolarita. In questo articolo analizziamo lo stato attuale della normativa, le proposte in discussione, cosa succederebbe concretamente e quali sarebbero vantaggi e criticita per le famiglie italiane che impiegano personale domestico.

📬

Resta aggiornato sulle novita fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Il sistema attuale: come funziona la tassazione del lavoro domestico

Per comprendere la portata della riforma in discussione, e necessario partire dal sistema in vigore. Oggi, il datore di lavoro domestico privato non e sostituto d’imposta: questo significa che non deve operare ritenute alla fonte sullo stipendio del lavoratore, non deve presentare il modello 770, ne rilasciare la Certificazione Unica (CU) al dipendente.

In pratica, la famiglia che assume una colf, una badante o una baby sitter paga la retribuzione al lordo, versa i contributi INPS trimestralmente (entro il 10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre e 10 gennaio), ma non si occupa di calcolare o versare l’IRPEF. Spetta al lavoratore domestico provvedere autonomamente alla dichiarazione dei redditi e al pagamento dell’imposta sul proprio reddito da lavoro.

Questo sistema, regolato dall’articolo 7-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 e dall’articolo 1 comma 3 del D.P.R. 31 maggio 1999, n. 195, ha radici storiche profonde ma presenta evidenti lacune. La principale: molti lavoratori domestici, specie quelli con redditi bassi o stranieri, non presentano la dichiarazione dei redditi, creando una vasta area di evasione IRPEF che lo Stato ha interesse a ridurre.

I contributi INPS: il meccanismo gia centralizzato

A differenza dell’IRPEF, i contributi previdenziali per il lavoro domestico sono gia gestiti in modo centralizzato tramite l’INPS. I datori di lavoro versano i contributi ogni trimestre su base forfettaria, calcolati sulle ore di lavoro settimanali e sulla retribuzione oraria convenzionale (aggiornata annualmente dall’INPS).

Per il 2026, le retribuzioni convenzionali orarie su cui calcolare i contributi sono:

Orario settimanaleRetribuzione effettivaContributo orario totale (datore + lavoratore)
Fino a 24 oreFino a 8,19 euro/oracirca 1,58 euro/ora
Fino a 24 oreOltre 8,19 euro/oracirca 1,65 euro/ora
Oltre 24 oreFino a 9,88 euro/oracirca 1,77 euro/ora
Oltre 24 oreOltre 9,88 euro/oracirca 1,86 euro/ora

Nota: i valori esatti vengono aggiornati dall’INPS con circolare ogni anno a inizio anno. I dati sopra sono indicativi e soggetti a verifica con la circolare INPS vigente. Il datore paga circa 2/3 e il lavoratore 1/3 della contribuzione totale.

La proposta di riforma: l’INPS come sostituto d’imposta

La riforma che si sta delineando prevede di attribuire all’INPS il ruolo di sostituto d’imposta per i lavoratori domestici, in modo analogo a quanto avviene gia per i pensionati (dove l’INPS trattiene la ritenuta IRPEF direttamente dalla pensione mensile). L’idea di fondo e semplice ma ambiziosa: centralizzare in un unico ente la gestione sia dei contributi previdenziali sia delle ritenute fiscali per il settore del lavoro domestico.

In concreto, il meccanismo funzionerebbe cosi:

  1. Il datore di lavoro domestico continuerebbe a versare all’INPS (tramite MAV/pagoPA) i contributi trimestrali, ma il versamento includerebbe anche una quota IRPEF trattenuta virtualmente dallo stipendio del lavoratore.
  2. L’INPS, una volta incassate le somme, provvederebbe a:
  • versare all’Erario le ritenute IRPEF calcolate sul reddito da lavoro domestico;
  • rilasciare al lavoratore la Certificazione Unica (CU) annuale;
  • comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati reddituali del lavoratore.

Il lavoratore domestico, con la CU rilasciata dall’INPS, potrebbe poi usufruire del modello 730 precompilato gia popolato con i propri dati di reddito, semplificando enormemente la propria posizione fiscale.

Il contesto normativo: la delega fiscale e il decreto attuativo

La proposta si inserisce nel piu ampio progetto di riforma fiscale avviata con la Legge delega 9 agosto 2023, n. 111 (c.d. “delega fiscale”), che ha conferito al Governo la facolta di emanare decreti legislativi delegati per la revisione del sistema tributario. Tra i principi e criteri direttivi della delega figurano esplicitamente la razionalizzazione del sistema dei sostituti d’imposta e la riduzione degli adempimenti a carico dei contribuenti.

Il lavoro domestico e stato identificato come uno dei settori prioritari di intervento, sia per l’entita del fenomeno (oltre 900.000 lavoratori domestici regolari in Italia secondo i dati INPS, con un volume di retribuzioni annue stimato in circa 8-10 miliardi di euro) sia per il basso tasso di compliance fiscale che lo caratterizza.

A partire dal 2024, sono stati avviati tavoli tecnici tra Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), INPS, Agenzia delle Entrate e le principali associazioni di datori di lavoro domestico (Assindatcolf, Fidaldo) per definire i dettagli operativi della riforma. Al momento della redazione di questo articolo (maggio 2026), la norma attuativa non e ancora stata emanata ma i lavori preparatori sono in stato avanzato.

Cosa cambia per le famiglie e per i lavoratori domestici

Per il datore di lavoro (la famiglia)

Per la famiglia che assume personale domestico, la riforma avrebbe un impatto moderato ma positivo in termini di semplificazione. Ecco i principali cambiamenti attesi:

  • Nessun nuovo ruolo da sostituto d’imposta in senso pieno: la famiglia non dovra calcolare autonomamente le ritenute IRPEF. Sara l’INPS a farlo sulla base dei dati retributivi comunicati al momento del versamento contributivo.
  • Versamento trimestrale leggermente piu alto: il bollettino MAV/pagoPA includera, oltre ai contributi previdenziali, anche la quota IRPEF calcolata sull’imponibile fiscale del lavoratore (la retribuzione lorda). In sostanza, la famiglia anticipera anche l’IRPEF del lavoratore, che verra poi scalata dallo stipendio netto.
  • Nessun obbligo di CU o 770: l’emissione della Certificazione Unica e la trasmissione del modello 770 rimarranno in capo all’INPS, non alla famiglia.
  • Retribuzione netta al lavoratore: lo stipendio corrisposto al lavoratore sara gia al netto della ritenuta IRPEF, come avviene per qualsiasi altro lavoratore dipendente nelle aziende private.

Per il lavoratore domestico (colf, badante, baby sitter)

I vantaggi piu significativi della riforma si apprezzano dal lato del lavoratore:

  • Fine dell’obbligo di presentare autonomamente la dichiarazione dei redditi (salvo altri redditi diversi da quelli domestici): con la CU rilasciata dall’INPS, il lavoratore potra usare il 730 precompilato o, in molti casi, essere esonerato dalla dichiarazione se il reddito da lavoro domestico e l’unica fonte di reddito e l’imposta e gia stata liquidata tramite ritenuta.
  • Accesso a detrazioni da lavoro dipendente: oggi molti lavoratori domestici non sfruttano le detrazioni previste per il lavoro dipendente (articolo 13 del TUIR) perche non presentano la dichiarazione. Con la riforma, queste detrazioni verrebbero applicate automaticamente dall’INPS in fase di calcolo della ritenuta.
  • Certezza delle posizioni previdenziali: l’integrazione tra gestione contributiva e fiscale rendera piu difficile l’omissione dei versamenti contributivi, tutelando meglio il lavoratore ai fini pensionistici.
  • Emersione dei rapporti irregolari: la maggiore pressione fiscale indiretta potrebbe incentivare la regolarizzazione dei contratti in nero, con benefici per i lavoratori in termini di tutele contrattuali e previdenziali.

Il calcolo dell’IRPEF sul lavoro domestico: simulazione pratica

Vediamo con un esempio concreto come funzionerebbe il meccanismo della ritenuta IRPEF gestita dall’INPS, usando le aliquote IRPEF vigenti per il 2026.

Le aliquote IRPEF 2026

Per il 2026, le aliquote IRPEF sono le seguenti, come riformate dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 207/2023) che ha confermato il sistema a tre scaglioni:

Scaglione di redditoAliquota IRPEF
Da 0 a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

Per i lavoratori domestici part-time o con contratti a ore, il reddito annuo raramente supera i 28.000 euro, quindi nella maggior parte dei casi si applica l’aliquota del 23%.

Esempio pratico: badante convivente full-time

Consideriamo una badante convivente inquadrata al livello CS del CCNL Lavoro Domestico 2024-2026, con retribuzione mensile contrattuale di circa 1.100 euro mensili + indennita sostitutiva vitto e alloggio (per il convivente, circa 290-310 euro mensili aggiuntivi).

Reddito imponibile annuo approssimativo: circa 16.800 euro (retribuzione + indennita sostitutiva x 12 mesi + tredicesima).

VoceImporto
Reddito lordo annuo16.800 euro
IRPEF lorda (23% su 16.800)3.864 euro
Detrazione da lavoro dipendente (art. 13 TUIR)circa 2.935 euro
IRPEF netta annuacirca 929 euro
IRPEF mensile trattenutacirca 77 euro/mese
Stipendio netto mensile effettivocirca 1.023-1.043 euro

I valori sono stime indicative. L’importo esatto varia in base alla situazione familiare, alle detrazioni per carichi di famiglia e ad altri elementi individuali che l’INPS dovrebbe acquisire tramite apposita comunicazione del lavoratore.

Esempio pratico: colf a ore (non convivente)

Una colf non convivente che lavora 20 ore settimanali con retribuzione oraria di circa 9,50 euro:

VoceImporto
Ore lavorate/mesecirca 87 ore
Retribuzione mensile lordacirca 826 euro
Retribuzione annua lorda (incl. 13^)circa 10.740 euro
IRPEF lorda (23% su 10.740)2.470 euro
Detrazione da lavoro dipendente (art. 13 TUIR)1.955 euro
IRPEF netta annuacirca 515 euro
IRPEF mensile trattenutacirca 43 euro/mese

In questo caso, la ritenuta mensile sarebbe contenuta e l’impatto sul netto percepito dalla colf relativamente limitato, specie considerando la detrazione da lavoro dipendente.

Le criticita della riforma: cosa preoccupa datori e lavoratori

Nonostante i vantaggi teorici, la riforma ha suscitato alcune perplessita tra le associazioni di settore. Vediamo le principali criticita.

1. La gestione delle detrazioni individuali

Per applicare correttamente le ritenute, l’INPS avrebbe bisogno di conoscere la situazione personale di ogni lavoratore domestico: numero di familiari a carico, eventuali altri redditi, spese detraibili, ecc. Raccogliere queste informazioni richiede un sistema di comunicazione ad hoc tra lavoratore e INPS, non ancora predisposto.

Il rischio e che, in assenza di tali informazioni, l’INPS applichi una ritenuta forfettaria basata sul solo reddito da lavoro domestico, ignorando le detrazioni a cui il lavoratore avrebbe diritto. In questo caso, il lavoratore si troverebbe con un credito IRPEF da recuperare tramite dichiarazione dei redditi, vanificando in parte i benefici della semplificazione.

2. I lavoratori con piu datori di lavoro

E frequente che una colf lavori per due o tre famiglie diverse. In questo caso, ciascun datore verserebbe un contributo all’INPS su una base retributiva parziale, e l’INPS dovrebbe consolidare tutti i redditi del lavoratore per calcolare correttamente l’imposta complessiva. Questa operazione di consolidamento e tecnicamente complessa e richiederebbe sistemi informativi sofisticati.

3. Impatto sul costo del lavoro per le famiglie

Alcune associazioni di datori di lavoro domestico, come Assindatcolf, hanno evidenziato che il nuovo sistema potrebbe aumentare l’esborso trimestrale delle famiglie: il bollettino INPS includerebbe sia i contributi previdenziali sia la quota IRPEF anticipata per conto del lavoratore. Anche se quest’ultima e formalmente a carico del lavoratore (viene scalata dalla retribuzione netta), la famiglia dovra “anticipare” la somma prima di pagarla poi al lavoratore al netto.

Cio potrebbe creare problemi di liquidita per le famiglie che gestiscono i pagamenti su base mensile ma versano i contributi su base trimestrale.

4. Il rischio di ulteriore emersione selettiva

Paradossalmente, una riforma che rende piu costosa e complessa la regolarizzazione potrebbe spingere alcune famiglie verso il lavoro in nero, specie per prestazioni occasionali o part-time molto ridotto. Il bilanciamento tra contrasto all’evasione e accessibilita della regolarizzazione e uno dei nodi centrali del dibattito.

La deduzione IRPEF per i contributi colf: il beneficio fiscale attuale

Mentre si attende la riforma, e utile ricordare il principale beneficio fiscale gia disponibile per le famiglie che assumono personale domestico: la deduzione IRPEF dei contributi previdenziali versati all’INPS.

Ai sensi dell’articolo 10, comma 2, del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), i contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari sono deducibili dal reddito complessivo del datore di lavoro fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. Questa soglia, rimasta invariata da anni, rappresenta uno sgravio fiscale significativo specie per le famiglie con redditi medio-alti.

Aliquota IRPEF datoreRisparmio fiscale massimo (su 1.549,37 euro)
23%356 euro/anno
35%542 euro/anno
43%666 euro/anno

Questo beneficio e separato dalla detrazione del 19% per le spese di assistenza di persone non autosufficienti (art. 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR), che consente di detrarre fino a 2.100 euro annui di spese pagate alla badante, a condizione che il reddito del contribuente non superi i 40.000 euro. Per approfondire questo aspetto, leggi anche il nostro articolo su spesa badante nel 730/2026.

Il confronto con altri Paesi europei

L’Italia non e la prima a pensare a un sistema centralizzato di tassazione del lavoro domestico. Alcuni esempi europei sono illuminanti.

Francia: il modello CESU

In Francia esiste dal 2006 il sistema CESU (Cheque Emploi Service Universel), gestito dall’URSSAF (l’equivalente del nostro INPS). Il datore di lavoro domestico dichiara mensilmente le ore lavorate e la retribuzione tramite un portale online, e il sistema calcola automaticamente sia i contributi sociali sia le ritenute fiscali. Al lavoratore viene accreditata la retribuzione netta direttamente sul conto corrente. E un modello considerato di eccellenza a livello europeo per la sua semplicita.

Germania e Belgio: sistemi intermedi

In Germania il lavoro domestico a basse ore (c.d. “minijob” fino a 556 euro mensili, soglia 2025) beneficia di un regime contributivo e fiscale agevolato con versamento centralizzato tramite la Knappschaft. In Belgio esiste un sistema di “titoli-servizio” (titres-services) con cui le famiglie acquistano buoni da spendere per i servizi domestici, gestiti da societa autorizzate che fungono da sostituti d’imposta.

Il modello francese CESU e quello che piu si avvicina alla proposta italiana, ed e probabile che i lavori preparatori del MEF abbiano preso spunto proprio dall’esperienza transalpina.

Tempi e iter della riforma: cosa aspettarsi

Al momento (maggio 2026), il percorso normativo della riforma puo essere cosi sintetizzato:

  • Legge delega n. 111/2023: delega al Governo per la riforma fiscale, include la razionalizzazione dei sostituti d’imposta.
  • Decreto attuativo (in preparazione): non ancora approvato. I tavoli tecnici INPS-MEF-AdE sono ancora in fase di confronto tecnico.
  • Ipotesi di decorrenza: il meccanismo non entrera in vigore prima del 2027, in considerazione dei tempi tecnici necessari per adeguare i sistemi informatici dell’INPS e per la fase transitoria di comunicazione ai datori di lavoro e ai lavoratori.

E quindi fondamentale, nel frattempo, continuare ad adempiere correttamente agli obblighi attuali: versamento trimestrale dei contributi INPS, comunicazione del rapporto di lavoro tramite il portale INPS, rispetto del CCNL Lavoro Domestico. Leggi anche: contributi colf non versati: cosa fare e come recuperarli.

Lavoro domestico in nero: i rischi per datore e lavoratore

In attesa della riforma, va ribadito con forza che il lavoro domestico in nero espone entrambe le parti a rischi seri. I contributi non versati comportano:

  • Per il datore: sanzioni amministrative da parte dell’INPS, recupero contributivo con maggiorazioni e interessi, rischio di ispezioni del lavoro, responsabilita civile verso il lavoratore per mancata copertura previdenziale e INAIL.
  • Per il lavoratore: mancata maturazione di contributi pensionistici, assenza di copertura assicurativa INAIL in caso di infortunio, impossibilita di accedere a indennita di malattia e maternita, difficolta nel dimostrare il rapporto di lavoro per altri benefici (NASpI, ecc.).

La riforma in corso, proprio perche intenderebbe integrare gestione contributiva e fiscale in un unico flusso, avrebbe anche un effetto indiretto di contrasto al lavoro irregolare.

Come comportarsi oggi: la checklist per datori di lavoro domestico

In attesa della riforma, ecco cosa deve fare correttamente una famiglia che assume una colf o una badante:

  1. Comunicazione di assunzione: va inviata all’INPS tramite il portale dedicato (www.inps.it) prima dell’inizio del rapporto di lavoro. Per le dimissioni della badante valgono procedure specifiche.
  2. Contratto scritto: obbligatorio indicare il livello CCNL, l’orario, la retribuzione, il luogo di lavoro. Il CCNL Lavoro Domestico firmato da Assindatcolf/Fidaldo con le sigle sindacali di riferimento e in vigore fino al 2026.
  3. Versamento contributi INPS: entro il 10 aprile (1° trimestre), 10 luglio (2° trimestre), 10 ottobre (3° trimestre), 10 gennaio dell’anno successivo (4° trimestre). I bollettini MAV si generano sul portale INPS.
  4. Busta paga: anche se non obbligatoria per legge nel lavoro domestico, e fortemente consigliata per trasparenza. Assindatcolf fornisce software gratuiti per la sua elaborazione.
  5. Dichiarazione dei redditi del lavoratore: attualmente, il lavoratore domestico deve presentare autonomamente la propria dichiarazione (730 o Redditi PF) se il reddito supera le soglie di esonero.
  6. Deduzione contributi sul 730 del datore: ricordarsi di inserire i contributi versati all’INPS nel rigo E23 del 730, fino al massimo deducibile di 1.549,37 euro.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Quando entrera in vigore la ritenuta IRPEF gestita dall’INPS per colf e badanti?

Non e ancora stata stabilita una data definitiva. Al maggio 2026, il decreto attuativo della delega fiscale (L. 111/2023) relativo al lavoro domestico non e ancora stato approvato. Le stime piu ottimistiche parlano di una possibile entrata in vigore nel 2027, ma i tempi potrebbero allungarsi per la necessita di adeguare i sistemi informatici dell’INPS.

La riforma aumentera il costo del lavoro domestico per le famiglie?

In linea teorica no, perche l’IRPEF e un’imposta a carico del lavoratore, non del datore. Tuttavia, la famiglia dovra “anticipare” la quota IRPEF nel versamento all’INPS e poi corrispondere al lavoratore la retribuzione al netto. Questo modifica il flusso di cassa ma non il costo complessivo del rapporto di lavoro.

I lavoratori domestici stranieri come saranno gestiti?

La riforma si applicherebbe a tutti i lavoratori domestici regolari, indipendentemente dalla nazionalita. I lavoratori stranieri non residenti fiscalmente in Italia o con convenzioni bilaterali potrebbero beneficiare di trattamenti particolari, ma i dettagli non sono ancora stati definiti nei testi preparatori.

Cosa succede se una colf lavora per piu famiglie?

Questo e uno dei nodi tecnici piu complessi della riforma. Probabilmente l’INPS dovra aggregare i dati di tutti i datori di lavoro per calcolare l’IRPEF corretta, con un meccanismo di conguaglio annuale simile a quello previsto per i lavoratori con piu datori nel settore privato ordinario.

Posso ancora dedurre i contributi colf dal mio 730 con la nuova riforma?

Si. La deduzione dei contributi versati per il personale domestico (art. 10 comma 2 TUIR, fino a 1.549,37 euro) non e stata toccata dalle proposte di riforma in discussione. Riguarda i contributi previdenziali, non le ritenute IRPEF, e restera in vigore indipendentemente dal nuovo sistema di gestione dell’imposta.

Dove posso trovare informazioni ufficiali sulla riforma?

Le fonti ufficiali da monitorare sono: il sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.mef.gov.it), il sito dell’INPS (www.inps.it), la Gazzetta Ufficiale per i decreti attuativi, e le comunicazioni delle associazioni di settore come Assindatcolf (www.assindatcolf.it) e Fidaldo (www.fidaldo.it).

📬

Resta aggiornato sulle novita fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

Niente spam. Cancellati quando vuoi.

In conclusione

La prospettiva di una ritenuta IRPEF gestita dall’INPS per colf e badanti rappresenta una delle riforme piu significative del lavoro domestico degli ultimi decenni. Il modello, ispirato all’esperienza francese del CESU, mira a semplificare gli adempimenti, ridurre l’evasione fiscale e garantire maggiori tutele ai lavoratori domestici. Per le famiglie, il cambiamento piu rilevante sara un versamento INPS trimestrale piu articolato ma, in cambio, la liberazione da qualsiasi obbligo fiscale diretto verso il lavoratore.

Nel frattempo, continuate a gestire correttamente i rapporti di lavoro domestico secondo la normativa vigente. Se avete dubbi sui contributi da versare, sulla deduzione fiscale o sulla corretta applicazione del CCNL, il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per una consulenza personalizzata. Leggi anche il nostro articolo su come consegnare correttamente la lettera di licenziamento alla colf o alla badante.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 18:58:502026-05-31 17:41:54Colf e Badanti: verso la Ritenuta IRPEF gestita dall’INPS
CAF, CRIPTOVALUTE

Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi

Dichiarazione redditi Criptovalute

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Mining di Criptovalute
  2. Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali
  3. Tassazione del Mining Occasionale nel 2026
  4. Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi
  5. Valore di Acquisizione delle Crypto Minate
  6. Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026
  7. Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione
  8. Costi Deducibili per il Mining Professionale
  9. Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute
  10. Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

Il mining criptovalute 2026 rappresenta una delle attività più dibattute dal punto di vista fiscale nel panorama delle cripto-attività. Minare Bitcoin o altre criptovalute significa utilizzare la potenza di calcolo del proprio computer (o di hardware specializzato) per validare le transazioni sulla blockchain e ricevere in cambio nuove monete digitali. Ma come si tassano questi proventi? E quali obblighi fiscali deve rispettare chi fa mining in Italia?

Con la riforma della tassazione delle cripto-attività introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e le successive modifiche del 2025, il quadro normativo si è fatto più chiaro ma anche più complesso. L’aliquota sulle plusvalenze crypto è passata al 33% dal 2026, e chi si dedica al mining criptovalute 2026 deve conoscere le regole per evitare sanzioni. In questa guida completa analizziamo ogni aspetto: dalla differenza tra mining occasionale e professionale, al valore di acquisizione delle crypto minate, fino alla compilazione del Quadro W e degli altri quadri dichiarativi.

Cos’è il Mining di Criptovalute

Il mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono create nuove unità di moneta digitale e, contemporaneamente, vengono validate le transazioni sulla rete blockchain. In termini semplici, il miner mette a disposizione la potenza di calcolo del proprio hardware per risolvere complessi problemi matematici: chi trova la soluzione per primo riceve una ricompensa in criptovaluta (il cosiddetto block reward).

Il meccanismo più conosciuto è il Proof of Work (PoW), utilizzato da Bitcoin e da altre criptovalute. In questo sistema, i miner competono tra loro per aggiungere un nuovo blocco alla catena. La competizione richiede hardware sempre più potente e un consumo energetico significativo, motivo per cui il mining criptovalute 2026 è diventato un’attività che comporta costi rilevanti per energia elettrica e attrezzature.

Esistono diverse modalità di mining:

  • Mining individuale (solo mining): il miner opera in autonomia con il proprio hardware, come ASIC o GPU dedicate
  • Mining pool: più miner uniscono le proprie risorse di calcolo per aumentare le probabilità di trovare un blocco e dividono la ricompensa
  • Cloud mining: si acquista potenza di calcolo da un provider esterno che gestisce l’infrastruttura hardware, senza possedere fisicamente le macchine

Ciascuna di queste modalità ha implicazioni fiscali diverse, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. La distinzione fondamentale, dal punto di vista del fisco italiano, è tra chi fa mining come attività occasionale (hobby) e chi lo svolge come attività d’impresa in modo continuativo e organizzato.

Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali

La prima domanda che ogni miner deve porsi riguarda la natura della propria attività. Il fisco italiano distingue nettamente tra due situazioni, e questa classificazione determina tutto il trattamento fiscale del mining criptovalute 2026.

Mining occasionale (hobby): si configura quando una persona fisica mina criptovalute in modo saltuario, senza un’organizzazione imprenditoriale strutturata. In genere si tratta di chi utilizza il proprio computer di casa o un piccolo rig con poche schede video. Non c’è continuità sistematica, non ci sono dipendenti, e l’investimento in hardware è contenuto. In questo caso, le crypto minate non generano reddito al momento della creazione: il reddito imponibile si manifesta solo quando le criptovalute vengono vendute o scambiate, sotto forma di plusvalenze.

Mining professionale (attività d’impresa): si configura quando l’attività è svolta in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi. Indicatori tipici sono: l’acquisto di hardware dedicato costoso (ASIC, farm di GPU), l’allestimento di locali appositi, il consumo energetico elevato, la presenza di personale, e l’intento di lucro sistematico. In questa ipotesi, il mining produce reddito d’impresa ed è necessario aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e versare i contributi INPS.

La tabella seguente riassume le principali differenze:

CaratteristicaMining OccasionaleMining Professionale
OrganizzazioneMinima, hardware personaleStrutturata, hardware dedicato
ContinuitàSaltuariaSistematica e continuativa
Partita IVANon necessariaObbligatoria
Tipo di redditoRedditi diversi (plusvalenze)Reddito d’impresa
Momento imposizioneAlla vendita/scambioAl momento del mining
Aliquota33% sulle plusvalenzeIRPEF progressiva + IRAP
Contributi INPSNoSì (Gestione Commercianti)

Tassazione del Mining Occasionale nel 2026

Per chi svolge mining criptovalute 2026 in modo occasionale, il trattamento fiscale segue le regole generali delle cripto-attività per le persone fisiche. Il principio fondamentale è che le criptovalute ottenute tramite mining non vengono tassate nel momento in cui vengono create, ma solo quando si realizza una plusvalenza attraverso la cessione o lo scambio.

Quando il miner occasionale decide di vendere le crypto minate, la plusvalenza viene calcolata come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisizione. Qui emerge una questione critica: qual è il costo di acquisizione di una criptovaluta che non è stata acquistata ma creata dal nulla? Questo aspetto, che approfondiremo nella sezione dedicata, è uno dei nodi più delicati della tassazione mining crypto.

Dal 1 gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è pari al 33% (in aumento rispetto al 26% degli anni precedenti). La plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva, ovvero una tassa unica che sostituisce l’IRPEF ordinaria su quei redditi specifici.

I passaggi per la tassazione del mining occasionale sono:

  1. Mining: si ottengono criptovalute. Nessuna tassazione al momento della creazione
  2. Detenzione: le crypto restano nel wallet. Obbligo di monitoraggio nel Quadro W
  3. Vendita/Scambio: si calcola la plusvalenza (prezzo di vendita meno costo di acquisizione)
  4. Dichiarazione: la plusvalenza va indicata nel Quadro RT del Modello Redditi PF e si paga il 33%

Un aspetto importante: le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze entro i 4 anni successivi. Questo significa che se in un anno il miner vende in perdita, può utilizzare quella perdita per ridurre le tasse sulle plusvalenze future. Per approfondire la gestione delle minusvalenze, consulta la nostra guida sugli errori nel Quadro RT.

Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi

Quando il mining criptovalute 2026 viene svolto in forma organizzata e continuativa, il fisco lo classifica come attività d’impresa. Questo comporta una serie di obblighi significativamente più gravosi rispetto al mining occasionale, ma offre anche la possibilità di dedurre tutti i costi sostenuti per l’attività.

Per avviare l’attività di mining professionale è necessario:

  • Aprire la partita IVA con codice ATECO appropriato (tipicamente 62.09.09 – “Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie informatiche” oppure 63.11.19 – “Altre elaborazioni elettroniche di dati”)
  • Iscriversi alla Camera di Commercio come ditta individuale o società
  • Iscriversi alla Gestione Commercianti INPS per il versamento dei contributi previdenziali
  • Tenere la contabilità (semplificata o ordinaria a seconda del fatturato)
  • Emettere fattura in caso di cessione delle criptovalute a terzi nell’ambito dell’attività

Il reddito da mining professionale viene tassato come reddito d’impresa, ovvero con le aliquote IRPEF progressive (dal 23% al 43%) più le addizionali regionali e comunali. A questo si aggiunge l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) con aliquota ordinaria del 3,9%.

Una differenza cruciale rispetto al mining occasionale riguarda il momento dell’imposizione. Nel mining professionale, il reddito si genera al momento in cui le criptovalute vengono minate, non quando vengono vendute. Il valore delle crypto minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato alla data del mining, e concorre a formare il reddito d’esercizio.

Per quanto riguarda i contributi INPS, il miner professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Commercianti. L’importo si calcola sul reddito d’impresa e comprende una quota fissa (circa 4.500 euro annui nel 2026, da versare indipendentemente dal reddito) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Questo aspetto rende il mining professionale conveniente solo quando i proventi superano significativamente i costi fissi.

Chi ha un reddito d’impresa contenuto potrebbe valutare il regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e la riduzione del 35% dei contributi INPS. Tuttavia, il regime forfettario ha limiti di ricavi (85.000 euro) e non consente la deduzione analitica dei costi, il che potrebbe non essere vantaggioso per un’attività ad alto consumo energetico come il mining.

Valore di Acquisizione delle Crypto Minate

Uno degli aspetti più controversi della tassazione mining crypto riguarda la determinazione del valore di acquisizione delle criptovalute ottenute tramite mining. A differenza delle crypto acquistate su un exchange (dove il costo è il prezzo pagato), le crypto minate vengono create, e il loro costo di acquisizione non è immediatamente evidente.

Esistono due approcci principali, e la scelta dipende dalla qualificazione dell’attività:

Per il mining occasionale (persona fisica), l’orientamento prevalente è che il costo di acquisizione sia pari a zero o, al massimo, pari ai costi documentabili direttamente sostenuti per il mining (energia elettrica, quota di ammortamento dell’hardware). L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un chiarimento ufficiale specifico sul mining, ma la Circolare 30/E del 2023 stabilisce che per le cripto-attività ricevute a titolo gratuito (come le ricompense di staking) il costo è determinato dal valore normale al momento della ricezione. Per analogia, molti professionisti applicano lo stesso principio al mining.

Per il mining professionale (reddito d’impresa), il valore delle criptovalute minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato al momento del mining. Questo valore rappresenta sia il ricavo dell’attività sia il costo di acquisizione per future cessioni. I costi sostenuti (energia, hardware, manutenzione) vengono dedotti separatamente come costi d’esercizio.

In pratica, per il miner occasionale conviene documentare accuratamente tutti i costi sostenuti (bollette elettriche proporzionate all’uso per mining, fatture di acquisto hardware) e il valore di mercato delle crypto al momento del mining. Questa documentazione sarà fondamentale in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si consiglia di conservare:

  • Screenshot del wallet con data e ora di ricezione delle ricompense
  • Registri di mining (log del software utilizzato)
  • Prezzi di mercato alla data di ogni ricompensa ricevuta (da siti come CoinMarketCap o CoinGecko)
  • Bollette dell’energia elettrica e calcolo della quota imputabile al mining
  • Fatture di acquisto dell’hardware utilizzato

Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026

La dichiarazione dei proventi da mining criptovalute 2026 richiede la compilazione di diversi quadri del Modello Redditi PF. Il 730 ordinario non è sufficiente per chi ha cripto-attività da dichiarare, a meno che non si utilizzi il nuovo Quadro W introdotto nel 730/2026.

Ecco i quadri da compilare per il mining occasionale:

Quadro W (Monitoraggio fiscale): serve per dichiarare la detenzione delle criptovalute. Ogni crypto-attività detenuta al 31 dicembre va indicata con il valore di mercato a fine anno. Il Quadro W è obbligatorio anche se non si sono realizzate plusvalenze durante l’anno. Va indicato il controvalore in euro delle crypto possedute, specificando la tipologia di cripto-attività e l’intermediario (exchange) o il tipo di wallet utilizzato.

Quadro RT (Plusvalenze): va compilato solo se durante l’anno si sono vendute o scambiate criptovalute realizzando plusvalenze o minusvalenze. Si indica il corrispettivo totale delle cessioni, il costo di acquisizione, e si calcola la plusvalenza netta su cui si applica l’imposta sostitutiva del 33%.

Per il mining professionale, invece, i proventi vanno dichiarati nel:

  • Quadro RF (Reddito d’impresa in contabilità ordinaria) o Quadro RG (contabilità semplificata): qui si dichiarano i ricavi dell’attività di mining e si deducono i costi
  • Quadro RR: per il calcolo dei contributi INPS dovuti
  • Quadro W: resta comunque obbligatorio per il monitoraggio delle cripto-attività detenute

Per approfondire la compilazione del Quadro W e le novità del 2026, ti consigliamo la nostra guida completa al Quadro W del 730/2026. Se utilizzi exchange come Binance, consulta anche la guida alla dichiarazione redditi Binance 2026 per le istruzioni specifiche su come estrarre i dati necessari.

Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione

Il cloud mining rappresenta un caso particolare nel panorama del mining criptovalute 2026. In questa modalità, il contribuente non possiede fisicamente l’hardware di mining, ma acquista potenza di calcolo (hashrate) da un provider specializzato che gestisce l’infrastruttura in data center remoti.

La questione fiscale centrale è: il cloud mining è un’attività di mining vera e propria o un contratto di investimento? La risposta ha conseguenze importanti sul trattamento fiscale.

Se il cloud mining viene qualificato come investimento finanziario (il contribuente investe denaro e riceve periodicamente crypto come rendimento), i proventi potrebbero essere trattati come redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, con tassazione al momento della percezione. In questa interpretazione, il “contratto di cloud mining” è assimilabile a un prodotto finanziario.

Se invece viene qualificato come attività di mining (il contribuente noleggia hardware per svolgere mining), si applicano le stesse regole del mining diretto: tassazione delle plusvalenze alla vendita per l’attività occasionale, o reddito d’impresa per l’attività professionale.

L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un’interpretazione ufficiale specifica sul cloud mining. In assenza di chiarimenti, l’approccio più prudente e condiviso dalla maggior parte dei professionisti fiscali è trattare il cloud mining come investimento in cripto-attività: le crypto ricevute vanno monitorate nel Quadro W, e le eventuali plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%. I costi del contratto di cloud mining possono essere considerati come costo di acquisizione delle crypto ricevute.

Costi Deducibili per il Mining Professionale

Chi svolge il mining criptovalute 2026 come attività d’impresa può dedurre dal reddito tutti i costi inerenti all’attività. Questa è una delle poche consolazioni per chi affronta la tassazione progressiva IRPEF: a differenza del miner occasionale, il professionista può abbattere significativamente la base imponibile.

I principali costi deducibili per il mining professionale sono:

Hardware e attrezzature: l’acquisto di ASIC miner, schede video (GPU), alimentatori, sistemi di raffreddamento e altri componenti. Questi beni vengono ammortizzati secondo i coefficienti fiscali previsti (tipicamente 20% annuo per apparecchiature informatiche, con ammortamento completo in 5 anni). Se il costo unitario del bene è inferiore a 516,46 euro, è possibile la deduzione integrale nell’anno di acquisto.

Energia elettrica: è generalmente la voce di costo più rilevante per un’attività di mining. Le bollette dell’energia sono integralmente deducibili se il locale è adibito esclusivamente al mining. Se il mining avviene in un locale ad uso promiscuo (ad esempio una stanza dell’abitazione), la deducibilità è limitata al 50%, salvo prova contraria con contatori separati.

Gli altri costi deducibili comprendono:

  • Connessione internet: canone mensile dell’abbonamento (al 50% se uso promiscuo)
  • Affitto del locale: se si utilizza un locale dedicato al mining
  • Manutenzione e riparazioni: costi per la sostituzione di componenti, pulizia e manutenzione dell’hardware
  • Software e licenze: programmi di mining, monitoraggio e gestione
  • Consulenze professionali: commercialista, consulente fiscale, legale
  • Assicurazioni: polizze per l’attrezzatura e il locale
  • Fee delle mining pool: commissioni versate alla pool per la partecipazione

Per massimizzare le deduzioni e gestire correttamente la contabilità dell’attività di mining, è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture, ricevute, contratti e registri di produzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assistere nella corretta impostazione della contabilità per un’attività di mining professionale.

Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute

La questione dell’IVA sul mining di criptovalute è stata in parte chiarita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Hedqvist (C-264/14), che ha stabilito che le operazioni di cambio tra valuta tradizionale e Bitcoin (e altre cripto) sono esenti da IVA ai sensi della direttiva IVA europea.

Per quanto riguarda specificamente il mining, la situazione nel contesto del mining criptovalute 2026 è la seguente:

Il mining puro non è soggetto a IVA. La ragione è che il miner non fornisce un servizio a un cliente identificabile: la ricompensa in criptovaluta viene dalla rete blockchain stessa, non da un committente specifico. Manca quindi il requisito del rapporto sinallagmatico (prestazione a fronte di un corrispettivo) necessario per l’applicazione dell’IVA.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni importanti:

  • Servizi di mining per conto terzi: se il miner fornisce servizi di validazione o elaborazione a un cliente specifico dietro compenso, il servizio è soggetto a IVA
  • Vendita di hardware usato: la cessione di attrezzature di mining è soggetta a IVA con le regole ordinarie
  • Cloud mining come servizio: il provider di cloud mining che vende potenza di calcolo a clienti è soggetto a IVA sul corrispettivo del servizio

Per il miner professionista con partita IVA, questo significa che le ricompense da mining non generano IVA a debito, ma i costi sostenuti (hardware, energia) hanno IVA a credito che potrebbe non essere detraibile in tutto o in parte, configurandosi un’attività esente. È un aspetto tecnico complesso che richiede l’assistenza di un professionista fiscale per la corretta gestione del pro-rata IVA.

Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

Devo pagare le tasse sulle crypto che mino se non le vendo?

Se fai mining come hobby (attività occasionale), non devi pagare tasse sulle crypto che mino finché non le vendi o le scambi. Tuttavia, hai l’obbligo di dichiararle nel Quadro W della dichiarazione dei redditi, indicando il loro valore al 31 dicembre. Se invece fai mining come attività d’impresa, il reddito si tassa al momento del mining, indipendentemente dalla vendita.

Quanto si paga di tasse sul mining nel 2026?

Per il mining occasionale, si paga il 33% sulle plusvalenze realizzate quando si vendono le crypto minate. Per il mining professionale, si paga l’IRPEF progressiva (dal 23% al 43%) più i contributi INPS e l’IRAP. Chi opta per il regime forfettario paga il 15% di imposta sostitutiva (o 5% per i primi 5 anni).

Serve la partita IVA per fare mining?

Non serve la partita IVA se il mining è un’attività occasionale e non organizzata. Serve obbligatoriamente se il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi in hardware e infrastrutture. La distinzione dipende da fattori come l’entità dell’investimento, la continuità dell’attività e l’organizzazione dei mezzi.

Come calcolo il costo di acquisizione delle crypto minate?

Per il mining occasionale, il costo di acquisizione può essere determinato in base ai costi documentabili sostenuti (energia, quota hardware) o, in alternativa, al valore di mercato al momento del mining. Per il mining professionale, il valore è quello di mercato alla data di creazione, iscritto in bilancio. È fondamentale conservare tutta la documentazione (log di mining, bollette, screenshot del wallet con date).

Il cloud mining viene tassato diversamente dal mining diretto?

Il cloud mining può essere trattato come un investimento finanziario (redditi diversi) o come attività di mining (stesse regole del mining diretto). L’approccio più prudente è trattarlo come investimento: le crypto ricevute vanno nel Quadro W, le plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%, e i costi del contratto sono il costo di acquisizione delle crypto.

Cosa rischio se non dichiaro i proventi da mining?

La mancata dichiarazione delle cripto-attività comporta sanzioni severe: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati nel Quadro W per il monitoraggio fiscale, più sanzioni per l’omessa dichiarazione dei redditi (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta). In caso di importi rilevanti, si possono configurare anche reati penali (dichiarazione infedele o omessa). Conviene sempre regolarizzare la propria posizione.

Conclusione

Il mining criptovalute 2026 è un’attività che richiede una pianificazione fiscale attenta. Che si tratti di mining occasionale tassato al 33% sulle plusvalenze o di mining professionale con partita IVA e obblighi contabili, è fondamentale conoscere le regole e rispettare gli adempimenti dichiarativi. Il Quadro W per il monitoraggio e il Quadro RT per le plusvalenze sono i due strumenti principali per il miner occasionale, mentre il professionista deve gestire una contabilità completa.

La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione, e aspetti come il valore di acquisizione delle crypto minate e il trattamento del cloud mining attendono ancora chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per evitare errori e sanzioni.

Hai bisogno di assistenza per dichiarare i tuoi proventi da mining? Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione dei redditi da criptovalute e può aiutarti a gestire tutti gli adempimenti fiscali legati al mining. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Puoi anche scriverci a info@centrofiscale.com per una consulenza personalizzata.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 14:00:002026-05-30 01:03:51Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi
CAF

Reversibilità e Nuovo Matrimonio: Si Perde la Pensione?

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Se il coniuge superstite che percepisce la pensione di reversibilità decide di risposarsi, cosa succede alla pensione? La risposta è netta: si perde. Ma con alcune importanti tutele economiche. Vediamo nel dettaglio come funziona il rapporto tra reversibilità e nuovo matrimonio nel 2026. Per il quadro completo, consulta la guida alla pensione di reversibilità.

Indice dei contenuti

  1. Cosa dice la legge
  2. La doppia annualità: indennità una tantum
  3. Convivenza senza matrimonio
  4. Unione civile dopo la reversibilità
  5. Effetti sui figli
  6. Domande frequenti

Cosa dice la legge

L’articolo 3 del D.Lgs. n. 39/1945 e la successiva normativa stabiliscono che il coniuge superstite perde il diritto alla reversibilità se contrae un nuovo matrimonio. La cessazione della pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al nuovo matrimonio.

Questa regola si applica sia al matrimonio civile che a quello religioso con effetti civili. La ratio della norma è che, con il nuovo matrimonio, il coniuge superstite acquisisce un nuovo nucleo familiare e, potenzialmente, un nuovo sostegno economico.

La doppia annualità: indennità una tantum

Per compensare la perdita della pensione, la legge prevede il riconoscimento di una doppia annualità. Si tratta di un’indennità una tantum pari a 26 mensilità della pensione di reversibilità percepita, calcolata sull’importo in pagamento alla data del nuovo matrimonio (comprensiva della tredicesima).

Esempio: se Anna percepisce una reversibilità di 800 euro al mese e si risposa, riceverà un’indennità una tantum di 800 x 26 = 20.800 euro. Dopo di che, la pensione di reversibilità cesserà definitivamente.

La doppia annualità va richiesta all’INPS con apposita domanda. Non è automatica.

Convivenza senza matrimonio

Questo è un punto cruciale: la convivenza di fatto (anche more uxorio) non fa perdere la reversibilità. Solo il matrimonio formale (civile o concordatario) comporta la cessazione del diritto.

Pertanto, il coniuge superstite che inizia una nuova convivenza senza sposarsi continua a percepire regolarmente la pensione di reversibilità. Non esiste alcun obbligo di comunicare la convivenza all’INPS ai fini della reversibilità.

Questa distinzione tra matrimonio e convivenza è stata confermata da numerose sentenze della Corte di Cassazione.

Unione civile dopo la reversibilità

Con la Legge Cirinnà (L. 76/2016), l’unione civile è equiparata al matrimonio per molti aspetti, compresa la reversibilità. Di conseguenza, se il coniuge superstite costituisce una nuova unione civile, perde il diritto alla pensione di reversibilità, con le stesse regole previste per il nuovo matrimonio (inclusa la doppia annualità).

Effetti sui figli

Il nuovo matrimonio del coniuge superstite non influisce sulla quota dei figli. Se i figli avevano diritto alla reversibilità (perché minorenni, studenti o inabili), continuano a percepirla anche dopo il nuovo matrimonio del genitore.

La quota viene semplicemente ricalcolata: la parte del coniuge viene meno, ma quella dei figli resta invariata. Ad esempio, se la famiglia percepiva l’80% (60% coniuge + 20% figlio), dopo il nuovo matrimonio del genitore il figlio continuerà a percepire la sua quota del 70% (un figlio solo, senza coniuge).

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Se mi risposo e poi divorzio, posso riavere la reversibilità?

No. Una volta perso il diritto alla reversibilità per nuovo matrimonio, non si può più riacquistare, nemmeno in caso di successivo divorzio o vedovanza dal secondo coniuge.

La convivenza certificata è come il matrimonio?

No. Anche la convivenza registrata in Comune (ai sensi della Legge Cirinnà) non fa perdere la reversibilità. Solo il matrimonio o l’unione civile formale comportano la cessazione.

La doppia annualità è tassata?

Sì, la doppia annualità è soggetta a tassazione ordinaria IRPEF, come la pensione da cui deriva.

Se stai valutando un nuovo matrimonio e vuoi capire le conseguenze sulla tua reversibilità, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con una consulenza personalizzata. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 09:00:002026-05-31 17:42:02Reversibilità e Nuovo Matrimonio: Si Perde la Pensione?
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Quattordicesima Pensione Luglio 2026: Importi, Requisiti e Chi Ne Ha Diritto

Pensione 2026 INPS

La quattordicesima pensione 2026 è una somma aggiuntiva che l’INPS eroga a luglio (oppure a dicembre per chi compie 64 anni nel secondo semestre) ai pensionati con redditi bassi che hanno almeno 64 anni di età. Gli importi vanno da 336 € a 655 € in base agli anni di contribuzione e al tipo di pensione (lavoratori dipendenti o autonomi). In questa guida trovi requisiti aggiornati, tabella importi 2026, esempi pratici di calcolo e tutto quello che serve sapere per verificare se hai diritto.

📞 Vuoi verificare se hai diritto alla quattordicesima?

Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica gratuitamente i tuoi requisiti e, se la quattordicesima non ti viene pagata d’ufficio, presenta domanda all’INPS. Chiamaci allo 0432 1638640 o WhatsApp 366 6018121.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la quattordicesima e quando arriva
  2. Requisiti anagrafici: dai 64 anni in su
  3. Requisiti reddituali 2026
  4. Importi 2026 per fasce contributive
  5. Calcolo: 3 esempi pratici
  6. D’ufficio o su domanda?
  7. Verifica diritto al CAF Centro Fiscale
  8. Domande frequenti

Cos’è la quattordicesima e quando arriva

La quattordicesima delle pensioni è una somma aggiuntiva annua introdotta dalla Legge 127/2007 e progressivamente estesa nel tempo. Si tratta di un beneficio assistenziale a sostegno dei pensionati con redditi bassi: una sorta di “premio” per chi vive con una pensione modesta.

Quando viene erogata:

  • Luglio 2026: per chi ha già compiuto 64 anni entro il 31 luglio 2026 (insieme alla pensione mensile)
  • Dicembre 2026: per chi compie 64 anni tra agosto e dicembre 2026

L’importo viene accreditato direttamente sulla pensione del mese, con voce dedicata sul cedolino (“Quattordicesima L. 127/2007“). Per il quadro generale del calendario di pagamento delle pensioni di luglio puoi consultare la nostra guida al pagamento delle pensioni di giugno 2026, che contiene anche le informazioni utili sul mese successivo.

La quattordicesima non è soggetta a IRPEF: arriva netta sul cedolino, senza trattenute fiscali. Questo è un vantaggio significativo rispetto ad altri integratori di reddito.

Requisiti anagrafici: dai 64 anni in su

Per avere diritto alla quattordicesima 2026 occorre aver compiuto almeno 64 anni di età. Il requisito anagrafico è categorico: senza i 64 anni la quattordicesima non spetta, indipendentemente dal reddito.

La quattordicesima spetta ai titolari di:

  • Pensione di vecchiaia (lavoratori dipendenti, autonomi, parasubordinati)
  • Pensione anticipata
  • Pensione di anzianità (vecchio sistema)
  • Pensione di reversibilità e indiretta
  • Pensione di invalidità previdenziale (con almeno 64 anni)

Esclusi dalla quattordicesima:

  • Titolari di assegno sociale
  • Pensioni di guerra
  • Pensioni assistenziali per invalidità civile

Requisiti reddituali 2026

Oltre all’età, è necessario rispettare limiti reddituali precisi. Il reddito complessivo del pensionato (esclusa la casa di abitazione e alcune voci) non deve superare determinate soglie, calcolate come multipli del trattamento minimo INPS.

Soglia di redditoImporto annuo 2026 (€)Quota quattordicesima
Fino a 1,5 volte il minimo~ 11.762Quattordicesima intera
Da 1,5 a 2 volte il minimo11.762 – 15.683Quattordicesima ridotta (clausola di salvaguardia)
Oltre 2 volte il minimo> 15.683Non spetta

Importante: il reddito personale conta. La pensione del coniuge non viene cumulata, a differenza di quanto avviene per la maggiorazione sociale. Sono esclusi dal computo del reddito: la casa di abitazione, il TFR, il trattamento di fine servizio, l’indennità di accompagnamento.

Importi 2026 per fasce contributive

L’importo della quattordicesima dipende da due fattori: gli anni di contribuzione versata e il tipo di pensione (lavoratori dipendenti o autonomi). Più anni di contributi, più alta è la quattordicesima.

Pensionati con reddito fino a 1,5 volte il minimo (~ 11.762 €)

Anni di contribuzioneLavoratori dipendenti (€)Lavoratori autonomi (€)
Fino a 15 anni437,00336,00
Da 15 a 25 anni546,00420,00
Oltre 25 anni655,00504,00

Pensionati con reddito tra 1,5 e 2 volte il minimo (clausola di salvaguardia)

Se il reddito è poco sopra la soglia di 1,5 volte il minimo, scatta la clausola di salvaguardia: la quattordicesima viene ridotta in modo che la somma “pensione + quattordicesima” non superi il limite massimo. In pratica, la quattordicesima copre solo la differenza tra il limite e il reddito effettivo.

Importi indicativi: la quattordicesima ridotta varia da pochi euro a circa 200-300 €, in base alla distanza dal limite di 2 volte il minimo.

Calcolo: 3 esempi pratici

Esempio 1: pensionata 67 anni, dipendente, 30 anni contributi

Maria, 67 anni, ex impiegata. Pensione di vecchiaia da 850 €/mese (11.050 € annui). Reddito complessivo: 11.050 € (sotto 1,5 volte il minimo).

  • Categoria: dipendente, oltre 25 anni di contributi
  • Quattordicesima: 655 € a luglio 2026
  • Pensione lorda di luglio: 850 + 655 = 1.505 € (somma aggiuntiva netta)

Esempio 2: pensionato 70 anni, autonomo, 18 anni contributi

Antonio, 70 anni, ex commerciante. Pensione 720 €/mese (9.360 € annui). Reddito complessivo: 9.360 €.

  • Categoria: autonomo, fascia 15-25 anni di contributi
  • Quattordicesima: 420 € a luglio 2026
  • Pensione lorda di luglio: 720 + 420 = 1.140 €

Esempio 3: pensionata 65 anni, reddito sopra 1,5 ma sotto 2 volte minimo

Lucia, 65 anni, ex dipendente con 22 anni di contributi. Pensione 1.050 €/mese (13.650 € annui). Reddito: 13.650 € (tra 11.762 e 15.683).

  • Quattordicesima base: 546 € (fascia 15-25 anni dipendenti)
  • Limite massimo (1,5 volte minimo + 546): 11.762 + 546 = 12.308 €
  • Lucia ha già 13.650 € > 12.308: la quattordicesima viene ridotta o non spetta
  • Verifica esatta: meglio chiedere al CAF, perché il calcolo dipende da tutti i redditi

D’ufficio o su domanda?

Nella maggior parte dei casi la quattordicesima viene liquidata d’ufficio dall’INPS: l’Istituto incrocia i dati anagrafici e reddituali in suo possesso e accredita automaticamente la somma sulla pensione di luglio o dicembre.

Tuttavia, in alcuni casi è necessario presentare domanda esplicita:

  • Pensionati che hanno avuto variazioni reddituali significative nel 2025 (es. cessazione di un’attività)
  • Pensionati con più sostituti d’imposta (es. doppia pensione INPS + Cassa privata)
  • Casi in cui l’INPS non dispone dei dati reddituali completi
  • Pensioni di reversibilità di recente attribuzione

Tempistica della domanda: non c’è una scadenza tassativa. Conviene presentarla entro maggio per ricevere la quattordicesima con la pensione di luglio. Se presentata dopo, l’INPS la liquida nei mesi successivi (con eventuale arretrato).

Verifica diritto al CAF Centro Fiscale

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio gratuito di verifica del diritto alla quattordicesima:

  • Controllo dei requisiti anagrafici e contributivi
  • Calcolo del reddito complessivo rilevante
  • Stima dell’importo spettante
  • Presentazione della domanda all’INPS, se necessario
  • Verifica eventuali arretrati per anni passati (fino a 5 anni indietro)

Il servizio di patronato è gratuito. Spesso emergono diritti dimenticati: pensionati che potevano ricevere la quattordicesima da anni e non lo sapevano, recuperando importi anche di 2.000-3.000 € di arretrati.

Verifica gratuita al CAF Centro Fiscale

15 minuti per sapere se hai diritto alla quattordicesima 2026 e a eventuali arretrati. Servizio gratuito di patronato.

📞 Telefono: 0432 1638640
💬 WhatsApp: 366 6018121
📍 Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Servizio Pensioni

📬 Resta aggiornato sulle novità fiscali

Iscriviti per ricevere via email il calendario delle pensioni e le guide pratiche del CAF Centro Fiscale. 🔒 I tuoi dati sono al sicuro.

Domande frequenti

Quando arriva la quattordicesima 2026?

La quattordicesima 2026 viene erogata a luglio 2026 per chi ha già compiuto 64 anni entro il 31 luglio. Per chi compie 64 anni tra agosto e dicembre, la quattordicesima arriva a dicembre 2026.

Quanto è la quattordicesima 2026?

L’importo varia da 336 € a 655 € in base agli anni di contribuzione e al tipo di pensione (dipendenti o autonomi). I lavoratori dipendenti con oltre 25 anni di contributi ricevono l’importo massimo di 655 €.

La quattordicesima è soggetta a IRPEF?

No. La quattordicesima è una somma aggiuntiva esente da imposte: arriva netta sul cedolino, senza alcuna trattenuta IRPEF.

La quattordicesima spetta anche all’assegno sociale?

No. I titolari di assegno sociale, pensione di guerra e pensione di invalidità civile sono esclusi. Per loro esistono altre prestazioni assistenziali (per esempio la maggiorazione sociale).

Devo presentare domanda per la quattordicesima?

Nella maggior parte dei casi viene riconosciuta d’ufficio. Tuttavia, in caso di variazioni reddituali, doppia pensione o pensione di reversibilità recente, conviene presentare domanda esplicita tramite il patronato.

Posso recuperare la quattordicesima per anni passati?

Sì. Se nei 5 anni precedenti avevi i requisiti ma non hai ricevuto la quattordicesima, puoi presentare domanda di arretrati. La prescrizione è quinquennale: il CAF può ricostruire la posizione e attivare la pratica.

Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-28 08:00:002026-05-30 00:51:42Quattordicesima Pensione Luglio 2026: Importi, Requisiti e Chi Ne Ha Diritto
Pagina 96 di 192«‹9495969798›»

Ultime notizie

  • Fondo Ismea-Inail 2026, c’è la proroga: come ottenere i contributi per l’agricolturaOttobre 8, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
  • fatturazione elettronica CAF Udine
    Errori Fattura Elettronica 2026: Come Correggere e Ravvedimento OperosoOttobre 7, 2026 - 3:00 pmin: Finanza & Servizi, Guide Fatturazione Elettronica, Software Fatturazione Elettronica
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioOttobre 7, 2026 - 11:00 amin: NOTIZIE
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • Fondo Ismea-Inail 2026, c’è la proroga: come ottenere i contributi per l’agricolturaOttobre 8, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioOttobre 7, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteOttobre 7, 2026 - 9:00 am
  • Bonus Partita IVA Under 35
    Bonus 500 Euro Partite IVA, Domande “In Lavorazione”: Cosa Controlla INPS?Ottobre 7, 2026 - 7:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Lettere compliance Agenzia Entrate ricavi 2023: fatture e corrispettivi non dichiarati in RF, RG e LMOttobre 6, 2026 - 6:00 pm
  • Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine
    Successione Figli 2026: Quote, Diritti e Imposte – Guida CompletaOttobre 6, 2026 - 2:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Sicurezza sul lavoro, niente rateizzazione delle sanzioni: pagamento entro 30 giorniOttobre 6, 2026 - 12:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Incentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%Ottobre 6, 2026 - 10:00 am
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • Fondo Ismea-Inail 2026, c’è la proroga: come ottenere i contributi per l’agricolturaOttobre 8, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioOttobre 7, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteOttobre 7, 2026 - 9:00 am
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto