Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensione INPS all’estero, RedEst al via per evitare la sospensione

Pensione 2026 INPS

Se sei un pensionato italiano che vive all’estero — o se hai un familiare che percepisce la pensione INPS fuori dall’Italia — il nome RedEst è fondamentale da conoscere. Si tratta della procedura annuale con cui l’INPS verifica che i propri pensionati residenti all’estero siano ancora in vita, e senza di essa la pensione può essere sospesa e poi revocata.

Nel 2026, la campagna RedEst è ufficialmente al via: Citibank — il partner internazionale incaricato da INPS — ha già avviato l’invio dei questionari di accertamento dell’esistenza in vita. Ignorare questi questionari può costare la pensione. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: cos’è RedEst, come compilarlo, le scadenze per ciascun paese e cosa fare se la pensione è già stata sospesa.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il RedEst INPS e perché è obbligatorio
  2. Come funziona la campagna RedEst 2026: Citibank e il questionario
  3. Scadenze RedEst 2026 per area geografica: la tabella completa
  4. Paesi con accordi bilaterali: le eccezioni alla regola RedEst
  5. Cosa succede se non rispondi al questionario RedEst: la procedura di sospensione
  6. Come compilare e restituire il questionario RedEst: istruzioni passo passo
  7. Alternative al questionario cartaceo: digitalizzazione e patronati
  8. La pensione INPS all’estero è tassata? Aspetti fiscali da conoscere
  9. Cosa fare se la pensione INPS è già stata sospesa: procedura di riattivazione
  10. Aggiornamento indirizzo estero e variazioni anagrafiche: come comunicarle a INPS
  11. Il ruolo del CAF per i pensionati INPS all’estero: cosa possiamo fare per te
  12. Domande frequenti (FAQ) su RedEst e pensione INPS all’estero

Cos’è il RedEst INPS e perché è obbligatorio

Il RedEst (acronimo di Redditi Esteri, ma nella pratica usato come sinonimo di campagna di accertamento esistenza in vita all’estero) è la procedura annuale obbligatoria gestita da INPS tramite Citibank N.A., l’istituto bancario internazionale incaricato di svolgere questa verifica nei confronti dei pensionati italiani residenti fuori dall’Italia.

L’INPS paga ogni anno pensioni a circa 300.000 pensionati italiani residenti all’estero in oltre 160 paesi. Per evitare di erogare assegni a persone decedute — una forma di frode previdenziale — la normativa prevede che periodicamente ogni beneficiario dimostri di essere ancora in vita.

In termini tecnici questa verifica si chiama accertamento dell’esistenza in vita o proof of life. Se il pensionato non risponde entro la scadenza prevista, l’INPS prima sospende il pagamento della pensione e poi, dopo ulteriori mesi senza risposta, ne dispone la revoca definitiva.

La base normativa è solida: l’INPS è tenuto a verificare periodicamente la permanenza del diritto alle prestazioni pensionistiche in base al proprio Statuto e alle disposizioni del D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 479 (riordino degli enti previdenziali) e successive modifiche, oltre che ai protocolli di controllo previsti dalle circolari INPS aggiornate annualmente. La collaborazione con Citibank N.A. per l’accertamento dell’esistenza in vita all’estero è regolamentata da apposite convenzioni operative e comunicata tramite messaggi INPS specifici ogni anno.

Come funziona la campagna RedEst 2026: Citibank e il questionario

Il meccanismo è semplice ma rigoroso. Ogni anno, a partire dai mesi di ottobre-novembre, Citibank invia a ogni pensionato INPS residente all’estero un questionario cartaceo (accompagnato da una busta pre-affrancata per la risposta) all’indirizzo risultante dagli archivi INPS.

Il questionario chiede al pensionato di:

  • Confermare i propri dati anagrafici e l’indirizzo estero attuale
  • Dichiarare il proprio stato civile aggiornato
  • Indicare se ci sono stati cambiamenti nella composizione familiare rilevanti per la pensione
  • Firmare il modulo (firma autografa obbligatoria)
  • Far autenticare la firma o allegare copia del documento d’identità (a seconda del paese)

Il questionario compilato va restituito a Citibank entro la scadenza prevista per il proprio paese. In alternativa, per alcune nazioni, esiste la possibilità di effettuare la verifica di persona presso banche corrispondenti di Citibank, presso consolati o patronati italiani all’estero.

Attenzione: Citibank non chiede mai denaro per questa procedura. Qualsiasi richiesta di pagamento è una truffa. La procedura è completamente gratuita per il pensionato.

Scadenze RedEst 2026 per area geografica: la tabella completa

Le scadenze RedEst variano in base all’area geografica di residenza del pensionato. L’INPS, in coordinamento con Citibank, ha definito un calendario a scaglioni per gestire i flussi di risposta. Ecco la tabella delle scadenze tipiche per il 2026 (le date esatte vengono comunicate da Citibank nel questionario inviato al pensionato):

Area geografica / PaesePeriodo invio questionariScadenza risposta
Europa (paesi UE e SEE)Ottobre – Novembre 2025Gennaio 2026
America Settentrionale (USA, Canada)Ottobre – Novembre 2025Febbraio 2026
America Latina (Argentina, Brasile, Venezuela, ecc.)Novembre – Dicembre 2025Marzo 2026
Australia e OceaniaNovembre – Dicembre 2025Febbraio 2026
Africa e Medio OrienteDicembre 2025 – Gennaio 2026Aprile 2026
Asia (incluse Filippine, Cina, India)Dicembre 2025 – Gennaio 2026Marzo – Aprile 2026

Nota: le date esatte sono comunicate da Citibank nel singolo questionario. Se non hai ricevuto il questionario entro la scadenza del tuo paese, contatta Citibank o il patronato INCA-CGIL / ACLI / INAS CISL all’estero.

Paesi con accordi bilaterali: le eccezioni alla regola RedEst

Non tutti i pensionati INPS all’estero seguono il processo Citibank. Esistono importanti eccezioni legate agli accordi bilaterali di sicurezza sociale stipulati dall’Italia con alcuni paesi.

In questi casi, l’accertamento dell’esistenza in vita non avviene tramite Citibank ma attraverso lo scambio diretto di dati tra gli enti previdenziali dei due paesi. I principali paesi con accordo bilaterale che include la verifica automatica dell’esistenza in vita sono:

  • Germania: la Deutsche Rentenversicherung (DRV) scambia dati con INPS
  • Francia: l’CNAV e le casse complementari comunicano i decessi all’INPS
  • Svizzera: l’AVS/AHV aggiorna l’INPS tramite protocollo bilaterale
  • Belgio: coordinamento tramite l’ONSS/RSZ
  • Lussemburgo: accordo con il CNAP lussemburghese
  • San Marino: ISS San Marino comunica con INPS

Anche se risiedi in un paese con accordo bilaterale, è buona norma verificare che l’INPS abbia il tuo indirizzo aggiornato e non ignorare eventuali comunicazioni. Gli accordi bilaterali non sempre coprono al 100% tutte le tipologie di pensione INPS.

Cosa succede se non rispondi al questionario RedEst: la procedura di sospensione

Se il questionario non viene restituito entro la scadenza, la procedura di sospensione si attiva in modo automatico e segue fasi precise:

  1. Primo sollecito (30-60 giorni dopo la scadenza): Citibank invia un secondo avviso al pensionato all’indirizzo registrato. In alcuni casi viene anche contattato telefonicamente.
  2. Sospensione del pagamento (dopo ulteriori 60-90 giorni): L’INPS emette un provvedimento di sospensione del pagamento della pensione. Il pensionato ne viene informato tramite raccomandata. La pensione smette di essere accreditata sul conto corrente estero.
  3. Comunicazione al patronato di riferimento: L’INPS notifica la sospensione anche ai patronati italiani abilitati, che possono intervenire per conto del pensionato.
  4. Riattivazione: Il pensionato può riattivare la pensione inviando il questionario compilato o documentazione equivalente. Le rate sospese vengono recuperate integralmente una volta ripristinata l’erogazione, a condizione che il periodo di sospensione non superi determinate soglie.
  5. Revoca definitiva (casi estremi): In caso di assenza di risposta prolungata (oltre 12-18 mesi), l’INPS può procedere alla revoca definitiva della prestazione. In questo caso il recupero delle somme arretrate è più complesso e richiede una procedura specifica.

Quanto tempo si ha per riattivare la pensione sospesa? Non esiste un termine fisso unico: dipende dalla tipologia di pensione e dall’anzianità del sospeso. In linea generale, entro 6 mesi dalla sospensione è possibile regolarizzare senza perdere le rate arretrate. Oltre quel termine, alcune rate potrebbero essere soggette a prescrizione.

Come compilare e restituire il questionario RedEst: istruzioni passo passo

Compilare il questionario RedEst è semplice, ma bisogna seguire le istruzioni alla lettera per evitare che venga respinto. Ecco cosa fare:

  1. Ricevi il questionario per posta: Arriva all’indirizzo estero registrato presso INPS. Se non lo ricevi entro dicembre, contatta Citibank o il patronato locale.
  2. Leggi attentamente le istruzioni nella lingua del paese di residenza (Citibank le invia in italiano e nella lingua locale).
  3. Compila tutti i campi: nome, cognome, data di nascita, codice fiscale italiano, indirizzo attuale. Non lasciare campi vuoti.
  4. Firma il modulo di persona (firma autografa, non digitale). La firma deve corrispondere a quella registrata presso INPS.
  5. Autentica la firma se richiesto: Alcuni paesi richiedono che la firma sia autenticata da un notaio locale, dall’ambasciata/consolato italiano o da un funzionario pubblico riconosciuto. Le istruzioni nel questionario indicano esattamente cosa serve per il tuo paese.
  6. Allega copia del documento d’identità: In molti casi è sufficiente allegare una fotocopia del passaporto o della carta d’identità valida invece dell’autenticazione.
  7. Spedisci il questionario usando la busta pre-affrancata fornita da Citibank, oppure invialo direttamente al seguente indirizzo:
    Citibank N.A. – INPS Pensioners Service
    c/o Citibank Europe plc
    [indirizzo del centro di raccolta per area geografica — indicato nel questionario]
  8. Conserva una copia del questionario compilato e la ricevuta di spedizione, nel caso in cui Citibank o INPS chiedesse conferma dell’invio.

Alternative al questionario cartaceo: digitalizzazione e patronati

Non è obbligatorio usare il questionario cartaceo. Esistono alternative ufficiali che semplificano la procedura:

1. Sportelli Citibank nel paese di residenza

In diversi paesi, Citibank ha sportelli o agenzie corrispondenti autorizzate dove è possibile presentarsi di persona con un documento d’identità valido e completare la verifica dell’esistenza in vita senza compilare il questionario cartaceo. Questa opzione è disponibile soprattutto in Argentina, Brasile, USA, Australia e nelle principali città europee.

2. Consolati e ambasciate italiane

I consolati italiani all’estero possono attestare l’esistenza in vita del pensionato e trasmettere la documentazione necessaria a INPS. È una delle soluzioni più sicure, particolarmente raccomandata per i paesi dove la rete Citibank è limitata.

3. Patronati italiani all’estero (INCA, ACLI, INAS, ENASCO, EPASA)

I patronati italiani operano in quasi tutti i paesi del mondo e offrono assistenza gratuita ai pensionati INPS per la procedura RedEst. Possono:

  • Assistere nella compilazione del questionario
  • Autenticare la firma del pensionato
  • Trasmettere la documentazione direttamente a INPS o Citibank
  • Intervenire in caso di sospensione per avviare la procedura di riattivazione

Per trovare il patronato italiano più vicino, consulta il sito del Ministero degli Affari Esteri o direttamente i siti di INCA-CGIL, ACLI o INAS-CISL.

4. Servizio online tramite MyINPS (sperimentale)

INPS ha avviato un progetto di digitalizzazione della procedura. Tramite il portale MyINPS (accessibile con SPID o CIE), il pensionato può, in alcuni casi, effettuare la dichiarazione di esistenza in vita in formato digitale. Questa opzione è ancora in fase di espansione e non è disponibile per tutti i paesi. Verifica sul sito INPS.it se il tuo paese è abilitato.

La pensione INPS all’estero è tassata? Aspetti fiscali da conoscere

La procedura RedEst riguarda l’accertamento dell’esistenza in vita, ma molti pensionati all’estero si chiedono anche come vengono tassate le pensioni INPS percepite fuori dall’Italia. La risposta dipende dalla convenzione contro la doppia imposizione stipulata dall’Italia con il paese di residenza del pensionato.

In linea generale esistono tre situazioni:

  • Tassazione esclusiva in Italia: Se il paese di residenza non ha una convenzione con l’Italia (o se la convenzione prevede tassazione alla fonte), INPS applica una ritenuta d’acconto sull’importo lordo della pensione. L’aliquota varia in base al paese e alla tipologia di pensione.
  • Tassazione esclusiva nel paese di residenza: In alcuni accordi bilaterali (es. con Australia, Canada, USA) la pensione INPS privata è tassata solo nel paese di residenza e l’INPS eroga il lordo senza ritenuta.
  • Tassazione condivisa: In rari casi entrambi i paesi possono tassare la pensione, con credito d’imposta nel paese di residenza per evitare la doppia tassazione.

Per verificare il regime fiscale applicabile alla tua pensione, consulta il tuo Cedolino di pensione INPS (disponibile su MyINPS) o contatta un CAF o consulente fiscale specializzato in fiscalità internazionale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza anche per le pratiche fiscali dei pensionati italiani all’estero e dei loro familiari residenti in Italia.

Leggi anche: Pensioni di luglio più ricche con la quattordicesima, a chi spetta: la tabella degli importi

Cosa fare se la pensione INPS è già stata sospesa: procedura di riattivazione

Se hai ricevuto la comunicazione di sospensione della pensione INPS — o se il pagamento sul conto corrente estero ha semplicemente smesso di arrivare — ecco i passi da seguire per riattivare l’erogazione nel minor tempo possibile:

  1. Contatta immediatamente Citibank: il numero verde internazionale e l’indirizzo email per i pensionati INPS all’estero sono indicati nel sito ufficiale di Citibank e nella comunicazione di sospensione ricevuta.
  2. Richiedi il modulo di esistenza in vita: Se non hai mai ricevuto il questionario o non riesci a trovarlo, Citibank può inviarlo nuovamente per posta o, in alcuni casi, per email.
  3. Compila il modulo e fai autenticare la firma come descritto nella sezione precedente.
  4. Invia il modulo con urgenza (raccomandata con ricevuta di ritorno) e conserva tutta la documentazione.
  5. Contatta il patronato italiano: In caso di difficoltà, un patronato italiano abilitato può intervenire direttamente presso INPS per accelerare la riattivazione.
  6. Verifica i tempi di riattivazione: Una volta ricevuta la documentazione, INPS richiede solitamente 30-60 giorni lavorativi per elaborare la pratica e riprendere i pagamenti. Le rate sospese vengono corrisposte in un’unica soluzione o rateizzate sul primo pagamento utile.

Attenzione alle truffe: Esistono soggetti non autorizzati che si spacciano per intermediari per riattivare la pensione sospesa, chiedendo compensi. I patronati italiani abilitati offrono questo servizio gratuitamente. Non pagare mai intermediari non accreditati.

Aggiornamento indirizzo estero e variazioni anagrafiche: come comunicarle a INPS

Uno dei motivi più frequenti per cui il questionario RedEst non arriva è il mancato aggiornamento dell’indirizzo estero negli archivi INPS. Se ti sei trasferito in un altro paese o hai cambiato indirizzo, è fondamentale comunicarlo prima dell’inizio della campagna RedEst.

Come aggiornare i propri dati presso INPS:

  • Online tramite MyINPS (con SPID o CIE): accedi alla sezione “Gestione dati anagrafici” e aggiorna l’indirizzo estero. È il metodo più rapido.
  • Tramite patronato: Un patronato italiano abilitato può aggiornare i tuoi dati presso INPS tramite i propri canali istituzionali.
  • Tramite consolato italiano: Il consolato può inviare la comunicazione di cambio residenza all’INPS.
  • Tramite CAF o professionista: Con delega scritta, un CAF o consulente autorizzato può aggiornare i dati per tuo conto.

Oltre all’indirizzo, è importante aggiornare tempestivamente anche:

  • Il conto corrente estero di accredito (cambio di banca o IBAN)
  • Lo stato civile (matrimonio, divorzio, vedovanza) che può incidere su eventuali supplementi o quote di reversibilità
  • La presenza di familiari a carico che potrebbe dare diritto a integrazioni della pensione

Leggi anche: Lavori gravosi e pensione anticipata 2026: nuova tabella INPS, requisiti e Ape sociale

Il ruolo del CAF per i pensionati INPS all’estero: cosa possiamo fare per te

Il CAF Centro Fiscale di Udine — punto di riferimento per i cittadini del Friuli Venezia Giulia e non solo — offre una gamma completa di servizi per i pensionati italiani che vivono all’estero e per i loro familiari rimasti in Italia:

  • Assistenza per la procedura RedEst: Ti aiutiamo a capire cosa fare, a compilare correttamente la documentazione necessaria e a coordinarci con patronati esteri o consolati italiani.
  • Verifica della posizione pensionistica INPS: Accediamo al tuo fascicolo previdenziale tramite le deleghe di patronato e verifichiamo che tutto sia in regola.
  • Pratiche di pensione all’estero: Domande di pensione di vecchiaia, pensione anticipata o pensione di reversibilità per pensionati residenti fuori dall’Italia.
  • Dichiarazione dei redditi: Se sei ancora soggetto alle obbligazioni fiscali italiane (perché hai redditi in Italia o rientri nel regime ordinario), possiamo assisterti nella compilazione del modello 730 o Redditi PF.
  • Consulenza su trattati contro la doppia imposizione: Ti aiutiamo a capire in quale paese devi pagare le tasse sulla tua pensione INPS.

Hai bisogno di assistenza? Contatta il CAF Centro Fiscale per un appuntamento. Operiamo anche da remoto per chi vive all’estero o ha familiari fuori sede.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Domande frequenti (FAQ) su RedEst e pensione INPS all’estero

Cos’è il RedEst INPS?

Il RedEst è la campagna annuale dell’INPS — gestita operativamente da Citibank N.A. — per accertare l’esistenza in vita dei pensionati italiani residenti all’estero. Ogni anno viene inviato un questionario che il pensionato deve compilare, firmare e restituire entro la scadenza prevista per il proprio paese. Senza questo adempimento, la pensione viene sospesa.

Chi deve partecipare al RedEst?

Tutti i pensionati INPS (pensione di vecchiaia, anticipata, di invalidità, di reversibilità) che risiedono stabilmente all’estero e il cui paese di residenza non è coperto da un accordo bilaterale automatico con l’Italia. In caso di dubbio, è meglio rispondere al questionario anche se si ritiene di essere esonerati.

Ho perso il questionario RedEst: cosa faccio?

Contatta direttamente Citibank al numero verde internazionale indicato sul sito INPS o rivolgiti al patronato italiano più vicino. Citibank può inviare un duplicato del questionario o indicare come procedere alternativamente (sportello di persona, invio tramite consolato, ecc.).

Quanto tempo ho per rispondere al questionario RedEst?

La scadenza è indicata nel questionario inviato da Citibank e varia per area geografica (vedi tabella nella sezione specifica). In genere le scadenze vanno da gennaio ad aprile 2026. Non aspettare l’ultimo momento: i tempi postali internazionali possono essere lunghi.

Se la mia pensione viene sospesa, perdo le rate arretrate?

No, in linea generale. Le rate sospese vengono recuperate una volta che la procedura di riattivazione è completata, purché ci si attivi entro tempi ragionevoli (entro 6 mesi dalla sospensione è il termine consigliato per evitare problemi di prescrizione). Le rate vengono corrisposte in arretrato sul primo pagamento disponibile dopo la riattivazione.

Ho un familiare all’estero che non riesce a compilare il questionario da solo: posso farlo io per lui?

Non direttamente: la firma del questionario deve essere quella del pensionato stesso (o del tutore legale in caso di incapacità accertata). Tuttavia, puoi aiutare il tuo familiare contattando un patronato italiano nel paese in cui risiede: il patronato può recarsi al domicilio del pensionato, assistere nella compilazione e autenticare la firma. In caso di pensionato non autosufficiente, il tutore legale può firmare previo accertamento medico formale.

La pensione INPS all’estero viene tassata?

Dipende dalla convenzione fiscale tra Italia e il paese di residenza. In alcuni casi la pensione INPS è tassata solo in Italia (con ritenuta applicata da INPS), in altri solo nel paese estero, in altri ancora con criteri misti. Il cedolino INPS indica sempre le ritenute applicate. Per una verifica specifica, rivolgiti al CAF o a un consulente fiscale internazionale.

Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-27 19:29:322026-06-28 00:15:23Pensione INPS all’estero, RedEst al via per evitare la sospensione
CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

Rottamazione-quinquies: esiti online e tolleranza pagamenti fino al 5 agosto solo per pochi

ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

La rottamazione-quinquies — la quinta edizione della definizione agevolata dei debiti tributari affidata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AER) — è entrata nella sua fase operativa più delicata: quella degli esiti e dei pagamenti. Chi ha presentato la domanda di adesione può ora verificare online l’esito della propria pratica nell’area riservata del sito AER, dove sono già disponibili le «Comunicazioni delle somme dovute» con i bollettini di pagamento precompilati.

Una parte dei contribuenti si trova però di fronte a una scadenza imminente: la prima rata (o l’unica soluzione) scade il 31 luglio 2026, con possibilità di pagamento fino al 5 agosto 2026 grazie alla tolleranza di cinque giorni prevista dalla norma. Ma attenzione: questa finestra non vale per tutti allo stesso modo. In questo articolo spieghiamo nel dettaglio cos’è la rottamazione-quinquies, come consultare gli esiti online, come funziona la tolleranza e chi ne beneficia.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la rottamazione-quinquies: breve riepilogo
  2. Come consultare gli esiti online sul portale AER
  3. La tolleranza di cinque giorni: cos’è e come funziona
  4. Piano di pagamento: le rate bimestrali della rottamazione-quinquies
  5. Cosa succede se non si paga entro la tolleranza
  6. Chi è escluso dalla rottamazione-quinquies
  7. Rottamazione-quinquies e tributi locali: le differenze
  8. Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti
  9. Domande frequenti sulla rottamazione-quinquies
  10. Articoli correlati

Cos’è la rottamazione-quinquies: breve riepilogo

La rottamazione-quinquies è stata introdotta dalla Legge n. 199/2025 (poi integrata e modificata dal D.L. 38/2026, convertito con la Legge n. 88/2026). Si tratta della quinta misura di definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione, che consente ai contribuenti di sanare i propri debiti pagando solo una parte di quanto dovuto.

In parole semplici, la rottamazione permette di saldare i debiti iscritti a ruolo — cioè quelli affidati all’AER come cartelle esattoriali, avvisi di addebito INPS o avvisi di accertamento esecutivi — pagando solo il capitale e le spese di riscossione, senza:

  • sanzioni pecuniarie;
  • interessi di mora;
  • interessi iscritti a ruolo (eccettuati quelli di spettanza dell’ente creditore a titolo di rimborso spese);
  • somme aggiuntive sui debiti contributivi INPS (il cosiddetto «aggio»).

La quinquies copre i carichi affidati all’AER dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Un aspetto importante: possono aderire anche i contribuenti che erano già decaduti dalla rottamazione-quater, purché abbiano perso i benefici entro il 30 settembre 2025 (cioè non avevano versato tutte le rate scadute a quella data). Chi invece era ancora in regola con la quater al 30 settembre 2025 non può includere quegli stessi debiti nella quinquies.

Come consultare gli esiti online sul portale AER

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione aveva l’obbligo di inviare ai contribuenti la «Comunicazione delle somme dovute» entro il 30 giugno 2026. Questa comunicazione contiene l’esito della domanda di adesione, l’importo totale dovuto e i bollettini di pagamento precompilati.

Accesso all’area riservata AER

Per consultare l’esito della tua domanda di rottamazione-quinquies, segui questi passaggi:

  1. Vai sul sito ufficiale agenziaentrateriscossione.gov.it.
  2. Accedi all’area riservata utilizzando le tue credenziali SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
  3. Entra nella sezione «Definizione agevolata» → «Rottamazione-quinquies».
  4. Trova la voce «Comunicazione delle somme dovute»: qui troverai l’esito della tua domanda e i bollettini scaricabili in PDF.

Importante: per chi ha presentato la domanda tramite l’area riservata AER, la comunicazione è disponibile esclusivamente nell’area riservata stessa. Solo per chi ha usato il servizio nell’area pubblica, la comunicazione è stata inviata anche per posta o PEC all’indirizzo indicato in fase di domanda.

Le tipologie di risposta AER: cosa significano i codici

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha adottato un sistema di codici per classificare le comunicazioni di esito. Ecco cosa significano:

CodiceSignificatoCosa fare
ATAccoglimento Totale: tutti i debiti nella domanda sono «definibili» e rottamabiliPagare secondo il piano indicato (unica soluzione o rate)
APAccoglimento Parziale: alcuni debiti sono rottamabili, altri noPagare l’importo rottamabile; per i debiti esclusi si applica la riscossione ordinaria
ADTutti i debiti sono definibili ma non c’è importo da pagare (già saldati o annullati)Nessun pagamento necessario
AXParte dei debiti è definibile a importo zero, parte è esclusa dalla rottamazioneSolo i debiti esclusi tornano alla riscossione ordinaria
RIRigetto: nessun debito nella domanda è rottamabileValutare alternative (rateizzazione ordinaria, saldo e stralcio)

Dove trovare i bollettini di pagamento

Per le comunicazioni di tipo AT e AP (con importi da versare), la comunicazione contiene un piano di pagamento con i moduli precompilati per ciascuna scadenza. Puoi scaricarli dall’area riservata e pagare:

  • tramite sportelli bancari e uffici postali;
  • tramite home banking (tramite il sistema pagoPA);
  • ai tabaccai convenzionati (Sisal, Lottomatica, ITB);
  • agli sportelli AER presenti sul territorio;
  • con domiciliazione bancaria, se la richiedi attraverso l’area riservata.

La tolleranza di cinque giorni: cos’è e come funziona

Una delle novità più apprezzabili della rottamazione-quinquies rispetto alle versioni precedenti è l’introduzione esplicita di una tolleranza di cinque giorni per i pagamenti delle rate. Questa clausola è prevista direttamente dalla norma istitutiva (Legge n. 199/2025).

Cosa significa «tolleranza di 5 giorni»

La tolleranza di cinque giorni significa che il pagamento di una rata è considerato tempestivo anche se effettuato entro 5 giorni di calendario dalla scadenza indicata sul bollettino. In pratica, se la rata scade il 31 luglio 2026, il contribuente può versare l’importo entro il 5 agosto 2026 senza perdere i benefici della rottamazione.

Questa tolleranza non era prevista nelle precedenti rottamazioni (quater, ter, bis), dove anche un ritardo di un solo giorno comportava la decadenza dal piano agevolato. La quinquies è quindi significativamente più «elastica» su questo punto.

Attenzione: la tolleranza riguarda i giorni di calendario. Se preferisci, non aspettare l’ultimo momento: in caso di problemi tecnici con il pagamento online o di code allo sportello, potresti non riuscire a pagare in tempo.

Perché il 5 agosto riguarda solo una parte dei contribuenti

Il 5 agosto 2026 è la data entro cui chi deve pagare la prima rata (o l’unica soluzione) della rottamazione-quinquies — in scadenza il 31 luglio 2026 — può ancora farlo restando nei termini grazie alla tolleranza di cinque giorni. Ma non tutti i contribuenti si trovano in questa situazione, per diverse ragioni:

  • Chi ha scelto il pagamento in unica soluzione deve versare tutto entro il 31 luglio 2026 (con tolleranza fino al 5 agosto). Superato quel termine, decade dalla rottamazione;
  • Chi ha scelto le 54 rate bimestrali ha la prima rata al 31 luglio 2026, ma le scadenze successive sono distribuite nei mesi e anni seguenti: non è in scadenza imminente per le altre rate;
  • Chi ha ricevuto una comunicazione di tipo AD o AX senza importi non deve pagare nulla entro il 5 agosto;
  • Chi ha ricevuto un diniego (RI) non ha nessun bollettino da pagare.

In sintesi, il 5 agosto 2026 è rilevante solo per chi ha ricevuto una comunicazione AT o AP con importi da versare e deve pagare la prima rata o l’unica soluzione entro il 31 luglio. Non è una data che riguarda automaticamente tutti i debitori.

Piano di pagamento: le rate bimestrali della rottamazione-quinquies

Chi sceglie il pagamento rateale può suddividere il debito in un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo, distribuite su 9 anni. Le scadenze sono fissate dalla legge come segue:

RataScadenza
1ª rata31 luglio 2026 (tolleranza: 5 agosto 2026)
2ª rata30 settembre 2026
3ª rata30 novembre 2026
4ª → 51ª rata31 gennaio / 31 marzo / 31 maggio / 31 luglio / 30 settembre / 30 novembre di ciascun anno dal 2027
52ª rata31 gennaio 2035
53ª rata31 marzo 2035
54ª rata31 maggio 2035

Nel caso di pagamento rateale, si applicano interessi al tasso del 3% annuo, calcolati a partire dal 1° agosto 2026. La norma prevede inoltre che l’importo minimo di ciascuna rata non possa essere inferiore a 100 euro: se la ripartizione scelta genera rate più basse, l’AER riduce automaticamente il numero di rate nel piano.

In alternativa, il contribuente può pagare in unica soluzione entro il 31 luglio 2026: in questo caso non si applicano interessi aggiuntivi.

Cosa succede se non si paga entro la tolleranza

Se un contribuente non versa la rata entro la data di scadenza più i cinque giorni di tolleranza, si verifica la decadenza dalla rottamazione-quinquies. Le conseguenze sono significative e non reversibili (salvo eventuali nuove aperture normative):

  • Le somme già versate restano acquisite ma vengono imputate ai debiti originari come pagamenti parziali, perdendo il beneficio della riduzione;
  • Il debito residuo (comprensivo di sanzioni e interessi originari) torna a essere esigibile per intero;
  • L’AER può riprendere le azioni esecutive (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti);
  • Non è possibile rientrare nella rottamazione-quinquies per gli stessi carichi (salvo una eventuale nuova edizione).

Se ti trovi in difficoltà con il pagamento della rata in scadenza, ti consigliamo di contattare immediatamente il CAF Centro Fiscale o un professionista abilitato, che potrà valutare le opzioni disponibili (ad esempio la rateizzazione ordinaria prevista dall’art. 19 del DPR 602/1973 per il debito residuo).

Chi è escluso dalla rottamazione-quinquies

Non tutti i debiti e non tutti i contribuenti possono accedere alla rottamazione-quinquies. Esistono esclusioni oggettive stabilite dalla norma:

Debiti esclusi per natura

  • Debiti derivanti da sentenze di condanna per recupero di aiuti di Stato incompatibili con il mercato europeo;
  • Risorse proprie dell’Unione Europea (dazi doganali) e IVA all’importazione;
  • Debiti per cui esistono piani di rateizzazione della rottamazione-quater ancora in regola al 30 settembre 2025: questi debiti non possono confluire nella quinquies finché il piano quater è attivo;
  • Alcune categorie specifiche di debiti escluse dalla norma istitutiva (es. debiti per aiuti di Stato incompatibili).

Debiti che invece possono rientrare

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i debiti per cui si era già decaduti dalla rottamazione-quater possono essere inclusi nella quinquies (se la decadenza è avvenuta entro il 30 settembre 2025). Questo è un aspetto importante per molti contribuenti che avevano aderito alla quater ma non erano riusciti a mantenere il piano di pagamento.

Anche le sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada irrogate dalle Prefetture rientrano nell’ambito applicativo, ma con una particolarità: la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e alle somme di aggio, non alle sanzioni in sé (che restano dovute integralmente).

Rottamazione-quinquies e tributi locali: le differenze

A partire dal 2026, è stata avviata anche una rottamazione separata per i tributi locali (IMU arretrata, TARI, multe comunali) gestiti direttamente dai Comuni. Questa misura — distinta dalla rottamazione-quinquies AER — segue regole proprie ed è a discrezione di ogni singolo ente locale. Per sapere se il tuo Comune aderisce, devi consultare il sito del Comune o contattare l’ufficio tributi.

La rottamazione-quinquies di cui parliamo in questo articolo riguarda esclusivamente i carichi gestiti dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia), cioè i tributi erariali e i contributi INPS. Per approfondire la questione dei tributi locali, leggi: Rottamazione IMU, TARI e multe locali al via: domanda online da settembre.

Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti

La rottamazione-quinquies è uno strumento importante ma complesso. Affidarti a un professionista del CAF ti aiuta a:

  • Verificare l’esito della tua comunicazione AER e interpretare correttamente i codici (AT, AP, AD, AX, RI);
  • Controllare gli importi indicati nel piano di pagamento per eventuali incongruenze;
  • Pianificare le scadenze per non incorrere nella decadenza;
  • Valutare i debiti esclusi dalla quinquies e le alternative disponibili (rateizzazione ordinaria, procedure concorsuali);
  • Impostare la domiciliazione bancaria per non rischiare di dimenticare una rata.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per la gestione delle cartelle esattoriali e della rottamazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendoci su WhatsApp al 366 6018121.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Domande frequenti sulla rottamazione-quinquies

La comunicazione AER non è arrivata: cosa faccio?

Se hai presentato la domanda tramite l’area riservata AER, la comunicazione è disponibile solo online: non arriva per posta. Accedi all’area riservata con SPID, CIE o CNS e scaricala dalla sezione «Rottamazione-quinquies». Se hai difficoltà, rivolgiti a uno sportello AER o al numero verde.

Cosa succede se pago in ritardo di un giorno oltre la tolleranza?

Se il pagamento arriva oltre il quinto giorno dalla scadenza, la rottamazione decade. Le somme già versate vengono trattenute e imputate ai debiti originari come pagamenti parziali, ma il beneficio della cancellazione di sanzioni e interessi si perde. L’AER riprende la riscossione ordinaria per il residuo.

La tolleranza di 5 giorni vale per tutte le rate?

Sì, la tolleranza si applica a ogni singola rata del piano bimestrale. Non solo alla prima. Per ogni scadenza hai cinque giorni in più per pagare senza perdere il beneficio della rottamazione.

Posso pagare le rate con il modello F24?

No. Il pagamento delle rate della rottamazione-quinquies avviene esclusivamente con i bollettini pagoPA emessi dall’AER. Non è possibile usare il modello F24 né effettuare compensazioni con crediti fiscali. I bollettini si scaricano dall’area riservata sul sito agenziaentrateriscossione.gov.it.

Ho saltato una rata: posso recuperare?

No. Se hai saltato una rata e sono decorsi i cinque giorni di tolleranza, la definizione agevolata decade. Le somme pagate restano acquisite a titolo di acconto sul debito originario, ma non è possibile «riattivare» il piano di rottamazione. Potresti valutare una rateizzazione ordinaria con l’AER per il debito residuo.

La rottamazione-quinquies sospende i fermi auto e le ipoteche?

Parzialmente. Dalla data di presentazione della domanda, l’AER non avvia nuove procedure cautelari né prosegue quelle esecutive in corso (salvo che non sia già avvenuto il primo incanto con esito positivo). Tuttavia, i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritte al momento della domanda restano in essere durante il piano di rottamazione; vengono rimossi solo dopo il pagamento completo.

Il 5 agosto vale anche per le rottamazioni comunali?

No. La data del 5 agosto 2026 si riferisce esclusivamente alla tolleranza sulla prima rata AER della rottamazione-quinquies, in scadenza il 31 luglio 2026. Le eventuali rottamazioni comunali (IMU, TARI, multe locali) seguono scadenze e regole proprie, stabilite da ciascun Comune.

Articoli correlati

  • Rottamazione Quinquies Estesa ai Comuni: Tutti i Tributi Locali che Rientrano
  • Rottamazione IMU, TARI e multe locali al via: domanda online da settembre
  • Rottamazione quater, rata in scadenza il 31 maggio: pagamento posticipato a giugno
  • Rottamazione quater: per la Cassazione basta la prima rata per perfezionare la sanatoria
  • F24 Online: Come Pagare da Agenzia Entrate o Home Banking
Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 18:29:322026-06-28 00:08:51Rottamazione-quinquies: esiti online e tolleranza pagamenti fino al 5 agosto solo per pochi
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensioni di luglio più ricche con la quattordicesima, a chi spetta: la tabella degli importi

Con il cedolino di luglio 2026, molti pensionati si accorgeranno di ricevere un importo superiore al solito. La causa è la quattordicesima mensilità, una somma aggiuntiva erogata dall’INPS ogni anno nel mese di luglio ai pensionati con redditi bassi. Si tratta di un sostegno economico istituito dalla Legge 127/2007 (art. 5) e poi ampliato dalla Legge 232/2016 (commi 187 e seguenti), che ha esteso la platea dei beneficiari includendo fasce reddituali più alte. In questa guida completa trovi la tabella degli importi aggiornata al 2026, i requisiti per riceverla, come viene calcolata e cosa fare se non la ricevi pur avendone diritto.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la quattordicesima pensione INPS
  2. A chi spetta la quattordicesima pensione 2026: i requisiti
  3. La tabella completa degli importi quattordicesima 2026
  4. Come si calcola: le soglie reddituali nel dettaglio
  5. Esempi pratici di calcolo
  6. Quando arriva la quattordicesima 2026: date di pagamento
  7. Come verificare di avere diritto alla quattordicesima
  8. Cosa fare se non ricevi la quattordicesima pur avendone diritto
  9. Quattordicesima e tassazione: è soggetta a IRPEF?
  10. Riferimenti normativi e circolari INPS
  11. Domande frequenti sulla quattordicesima pensione 2026

Cos’è la quattordicesima pensione INPS

La quattordicesima pensione è una somma aggiuntiva una tantum corrisposta ogni anno ai pensionati con reddito basso, erogata direttamente dall’INPS insieme alla rata di luglio. Non si tratta di un aumento strutturale della pensione, ma di un bonus annuale il cui importo varia in base a due criteri fondamentali:

  • Il reddito complessivo del pensionato (calcolato su base annua)
  • Gli anni di contribuzione versati durante la vita lavorativa

La misura è stata introdotta originariamente dall’art. 5 della Legge 127/2007 per i pensionati con reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo INPS. Con la Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016, commi 187-189) la platea è stata estesa anche ai pensionati con reddito fino a 2 volte il trattamento minimo, sia pure con importi ridotti. Questa estensione è rimasta in vigore anche per il 2026.

Il pagamento avviene in un’unica soluzione: chi ha diritto alla quattordicesima la riceve automaticamente nel cedolino di luglio, senza dover presentare alcuna domanda. L’INPS verifica d’ufficio il possesso dei requisiti sulla base delle dichiarazioni reddituali disponibili.

A chi spetta la quattordicesima pensione 2026: i requisiti

Per avere diritto alla quattordicesima pensione nel 2026 è necessario soddisfare contemporaneamente tutti i seguenti requisiti:

  1. Aver compiuto 64 anni di età entro il 31 luglio 2026 (o averli già compiuti in anni precedenti)
  2. Essere titolare di una pensione INPS (diretta o indiretta, ad eccezione delle sole pensioni di invalidità civile erogate dal Ministero dell’Interno)
  3. Avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS in vigore per l’anno 2026

Il trattamento minimo INPS viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione ISTAT. Il valore 2025 era pari a 617,90 euro mensili; per il 2026 l’INPS ha pubblicato la rivalutazione ufficiale con apposita circolare (da consultare per il valore esatto aggiornato). Sulla base di questo importo le soglie reddituali risultano indicativamente:

  • Fascia piena (fino a 1,5 volte il minimo): reddito annuo fino a circa 11.100-11.200 euro (valore esatto dipendente dalla rivalutazione 2026)
  • Fascia ridotta (da 1,5 a 2 volte il minimo): reddito annuo da circa 11.100-11.200 euro fino a circa 14.800-15.000 euro (valore esatto da circolare INPS 2026)

Nota importante: nel calcolo del reddito si considera il reddito complessivo ai fini IRPEF, esclusi i redditi esenti, l’abitazione principale e le relative pertinenze. Sono invece inclusi tutti i redditi da lavoro, da pensione, da fabbricati (eccetto l’abitazione principale), da capitale e diversi.

La tabella completa degli importi quattordicesima 2026

L’importo della quattordicesima varia in base a due variabili: la fascia di reddito e gli anni di contribuzione. A differenza del trattamento minimo (aggiornato ogni anno), gli importi della quattordicesima sono rimasti invariati rispetto all’istituzione originaria del 2007. La tabella che segue riporta i valori vigenti, che si applicano anche per il 2026. Si tratta di importi lordi, soggetti a tassazione IRPEF secondo le aliquote ordinarie del beneficiario.

Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico)

Anni di contribuzioneReddito fino a 1,5 volte il minimo
(Fascia A – importo pieno)
Reddito da 1,5 a 2 volte il minimo
(Fascia B – importo ridotto)
Fino a 15 anni336,00 euro168,00 euro
Da 15 a 25 anni420,00 euro210,00 euro
Oltre 25 anni504,00 euro252,00 euro

Lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti)

Anni di contribuzioneReddito fino a 1,5 volte il minimo
(Fascia A – importo pieno)
Reddito da 1,5 a 2 volte il minimo
(Fascia B – importo ridotto)
Fino a 18 anni336,00 euro168,00 euro
Da 18 a 28 anni420,00 euro210,00 euro
Oltre 28 anni504,00 euro252,00 euro

Attenzione: le soglie di contribuzione per i lavoratori autonomi sono differenziate rispetto ai dipendenti per tener conto delle diverse aliquote contributive storicamente applicate alle gestioni artigiani e commercianti INPS.

Come si calcola: le soglie reddituali nel dettaglio

Per capire a quale fascia appartieni, è necessario calcolare correttamente il reddito complessivo annuo. Ecco i passaggi:

  1. Somma tutti i redditi: pensione lorda annua + eventuali altri redditi (lavoro occasionale, affitti, rendite finanziarie, ecc.)
  2. Escludi: reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze; redditi esenti da imposta (es. indennità di accompagnamento, invalidità civile)
  3. Confronta con le soglie: verifica a quale fascia corrisponde il totale ottenuto rispetto al trattamento minimo INPS vigente

Il trattamento minimo INPS viene rivalutato ogni anno. Sulla base del valore 2025 (617,90 euro/mese) e considerando la rivalutazione per il 2026, le soglie indicative sono:

FasciaReddito annuo (indicativo 2026)Importo quattordicesima
Fascia A (piena)Fino a ~11.100-11.200 euro336 / 420 / 504 euro
Fascia B (ridotta)Da ~11.100 a ~14.800-15.000 euro168 / 210 / 252 euro
Oltre fascia BOltre ~14.800-15.000 euroNessuna quattordicesima

Nota: i valori delle soglie sono indicativi e dipendono dall’importo del trattamento minimo INPS per il 2026, pubblicato con apposita circolare. Per il valore esatto, consulta il sito INPS o contatta un Patronato.

Esempi pratici di calcolo

Per rendere più chiaro il meccanismo, ecco tre esempi concreti:

Esempio 1 — Maria, pensionata dipendente con 30 anni di contributi

Maria ha 68 anni, ha lavorato come impiegata per 30 anni e riceve una pensione mensile lorda di 820 euro (9.840 euro annui). Non ha altri redditi, possiede solo l’abitazione principale (esclusa dal reddito). Reddito complessivo: 9.840 euro annui, ampiamente sotto la soglia fascia A. Anni di contribuzione: oltre 25 anni (lavoratrice dipendente). Quattordicesima spettante: 504 euro.

Esempio 2 — Giuseppe, artigiano pensionato con 20 anni di contributi

Giuseppe ha 71 anni, ha gestito un laboratorio artigianale per 20 anni versando contributi alla Gestione Artigiani INPS. Riceve una pensione di 800 euro mensili (9.600 euro annui). Oltre alla pensione, affitta un box auto per 1.500 euro annui. Reddito totale: 11.100 euro circa. Se tale importo risulta inferiore alla soglia fascia A (1,5 volte il minimo 2026), rientra in fascia A. Anni di contribuzione: da 18 a 28 anni (lavoratore autonomo). Quattordicesima spettante: 420 euro.

Esempio 3 — Anna, pensionata con pensione di reversibilità

Anna ha 66 anni e percepisce una pensione di reversibilità del marito di 700 euro mensili (8.400 euro annui), più una piccola pensione diretta di 250 euro mensili (3.000 euro annui). Totale reddito da pensioni: 11.400 euro annui. Tale importo potrebbe collocarsi in fascia B (tra le due soglie), a seconda dell’esatto valore del trattamento minimo 2026. La pensione di reversibilità è una pensione indiretta che dà diritto alla quattordicesima se il beneficiario ha compiuto 64 anni. Per gli anni di contribuzione si considerano quelli del defunto coniuge (supponiamo 22 anni da dipendente). Quattordicesima spettante: 420 euro (fascia A) o 210 euro (fascia B), da verificare con circolare INPS 2026.

Quando arriva la quattordicesima 2026: date di pagamento

La quattordicesima viene corrisposta insieme alla rata di pensione di luglio 2026. Le date di accredito dipendono dall’istituto attraverso cui si riceve la pensione:

  • Banca/conto corrente: la pensione di luglio viene accreditata il 1° luglio 2026 (il 1° luglio cade di mercoledì, l’accredito è confermato per quella data)
  • Ufficio postale (sportello): il pagamento è scaglionato in base all’iniziale del cognome, secondo il calendario che Poste Italiane pubblica ogni mese. Per luglio 2026 il primo giorno utile è il 1° luglio
  • BancoPosta / Libretto postale: accredito il 1° luglio 2026, stesso giorno delle banche

Per sapere esattamente quando arriva il tuo cedolino, consulta l’articolo dedicato: Pagamenti INPS Luglio 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI, ADI e Quattordicesima.

Come verificare di avere diritto alla quattordicesima

L’INPS verifica automaticamente i requisiti attingendo ai dati fiscali dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, è bene che ogni pensionato verifichi autonomamente la propria situazione, specialmente se:

  • Ha compiuto 64 anni nel corso del 2026 (è il primo anno in cui potrebbe maturare il diritto)
  • Ha avuto variazioni di reddito nell’anno precedente (nuovi affitti, cessazione di attività, ecc.)
  • Non ha ricevuto la quattordicesima negli anni precedenti pur rientrando nei requisiti

Per verificare, accedi al portale myINPS (myinps.inps.it) con SPID, CIE o CNS e consulta il cedolino di luglio. Troverai l’importo della quattordicesima indicato come voce separata rispetto alla pensione mensile. In alternativa, puoi contattare il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164164 (da cellulare, a pagamento). Leggi anche: Quattordicesima Pensionati 2026: a chi spetta, quando arriva, importi e requisiti.

Cosa fare se non ricevi la quattordicesima pur avendone diritto

Se ritieni di avere tutti i requisiti ma non vedi la quattordicesima nel cedolino di luglio, le cause più comuni sono:

  • Dati reddituali non aggiornati: l’INPS utilizza i redditi dell’anno precedente comunicati dall’Agenzia delle Entrate. Se hai avuto variazioni rilevanti, potrebbe esserci uno sfasamento
  • Reddito appena sopra la soglia: verifica attentamente che nel calcolo non siano stati inclusi redditi esenti o l’abitazione principale
  • Pensione erogata da ente diverso: alcune categorie (es. pensionati ex dipendenti pubblici in gestione INPS, militari, magistrati) potrebbero avere casistiche particolari
  • Errore amministrativo: raro, ma possibile; è opportuno verificare prima di presentare istanza

In caso di mancato pagamento ingiustificato, è possibile presentare un’istanza di riesame tramite il portale INPS o rivolgersi a un Patronato. Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per verificare la situazione previdenziale e presentare eventuali ricorsi o domande di riliquidazione. Puoi richiedere una consulenza personalizzata chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

Quattordicesima e tassazione: è soggetta a IRPEF?

Sì, la quattordicesima pensione è soggetta a tassazione IRPEF ordinaria, esattamente come la pensione mensile. L’INPS applica le ritenute fiscali direttamente sulla somma erogata, applicando le stesse aliquote e detrazioni già utilizzate per il calcolo dell’imposta sulla pensione.

In pratica, gli importi indicati nelle tabelle sono lordi: il netto effettivamente accreditato sarà inferiore in base all’aliquota IRPEF marginale del pensionato e alle eventuali detrazioni spettanti (detrazione da pensione, detrazioni per familiari a carico). Per la maggior parte dei pensionati in fascia A (reddito molto basso, spesso sotto la soglia di capienza IRPEF), l’imposta potrebbe essere molto ridotta o nulla grazie alle detrazioni per reddito da pensione.

Riferimenti normativi e circolari INPS

Per approfondire la normativa di riferimento sulla quattordicesima pensione, ecco i documenti ufficiali più importanti:

  • Legge 127/2007, art. 5: istituzione della quattordicesima per i pensionati a basso reddito; fissa importi, soglie di anni di contribuzione e requisito anagrafico (64 anni)
  • Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017), commi 187-189: estensione della platea ai pensionati con reddito fino a 2 volte il trattamento minimo, con importi pari alla metà di quelli della fascia originaria
  • Circolari INPS annuali: ogni anno l’INPS pubblica una circolare con gli importi del trattamento minimo aggiornati (rivalutazione ISTAT), i limiti reddituali esatti e le istruzioni operative per il pagamento della quattordicesima

Per consultare le circolari ufficiali, accedi alla sezione Normativa del sito INPS (inps.it) oppure alla banca dati normativa del Ministero del Lavoro. Vuoi sapere di più sulle pensioni di luglio? Leggi anche: Pagamento Pensioni Luglio 2026: Date di Accredito, Quattordicesima e Calendario INPS.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Domande frequenti sulla quattordicesima pensione 2026

La quattordicesima spetta anche ai pensionati che lavorano?

Dipende dal reddito complessivo. Se un pensionato svolge ancora un’attività lavorativa, il reddito da lavoro si somma alla pensione. Se il totale supera la soglia di 2 volte il trattamento minimo INPS 2026, non si ha diritto alla quattordicesima. Se invece il totale rientra nelle fasce previste, la quattordicesima spetta regolarmente.

Chi ha compiuto 64 anni in luglio riceve la quattordicesima?

Sì. Il requisito dell’età è soddisfatto se si compiono 64 anni entro il 31 luglio 2026. Quindi anche chi compie 64 anni nel corso di luglio 2026 ha diritto alla quattordicesima per il 2026, purché rispetti gli altri requisiti reddituali e previdenziali.

La quattordicesima spetta alle pensioni di invalidità?

Le pensioni INPS di invalidità (assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità) danno diritto alla quattordicesima se il titolare ha almeno 64 anni e soddisfa i requisiti reddituali. Le indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità civile erogate dal Ministero dell’Interno sono invece escluse dal computo del reddito ai fini della quattordicesima (sono esenti da IRPEF).

Come si conta il reddito se si hanno più pensioni?

Se il pensionato riceve più trattamenti (es. pensione diretta + pensione di reversibilità), i redditi si sommano tutti per verificare il superamento o meno delle soglie. L’INPS aggrega automaticamente tutti i trattamenti erogati dalla propria gestione, mentre deve fare affidamento sulle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate per i redditi di fonte esterna.

È possibile richiedere la quattordicesima in ritardo se non l’ho ricevuta negli anni precedenti?

Sì. Se negli anni precedenti non hai ricevuto la quattordicesima pur avendone diritto, puoi presentare un’istanza di riliquidazione all’INPS. I termini di prescrizione per i crediti previdenziali sono generalmente di 5 anni. È consigliabile rivolgersi a un Patronato o a un CAF per verificare la situazione e presentare la domanda di riliquidazione in modo corretto.

Gli importi della quattordicesima aumentano ogni anno?

No. Gli importi fissi (336, 420, 504 euro per fascia A; 168, 210, 252 euro per fascia B) non vengono rivalutati annualmente e sono rimasti invariati sin dall’introduzione nel 2007. Quello che cambia ogni anno sono le soglie reddituali, che dipendono dal trattamento minimo INPS e vengono aggiornate con la rivalutazione ISTAT.

Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 17:29:322026-06-28 00:08:53Pensioni di luglio più ricche con la quattordicesima, a chi spetta: la tabella degli importi
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le dimissioni volontarie in Italia devono essere presentate obbligatoriamente in forma telematica dal 2016. Questo significa che non e piu sufficiente consegnare una lettera di dimissioni al datore di lavoro: devi utilizzare il portale online del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In questa guida spieghiamo come funzionano le dimissioni online nel 2026, la procedura passo per passo con SPID, i casi particolari e quando puoi richiedere la NASPI.

Indice dei contenuti

  1. Perche le dimissioni devono essere telematiche
  2. Procedura dimissioni online 2026: guida passo per passo
  3. Cosa sono le comunicazioni UNILAV
  4. Casi particolari: quando la procedura telematica non si applica
  5. Dimissioni per giusta causa: cosa cambia
  6. Revoca delle dimissioni telematiche
  7. NASPI dopo le dimissioni: quando spetta
  8. Domande frequenti sulle dimissioni online
  9. Conclusione: assistenza patronato per le dimissioni

Perche le dimissioni devono essere telematiche

L’obbligo di dimissioni telematiche e stato introdotto dall’articolo 26 del D.Lgs. 151/2015 (Jobs Act) per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco: la pratica, illegale, di far firmare al lavoratore al momento dell’assunzione un foglio di dimissioni non datato, che il datore di lavoro poteva usare in qualsiasi momento.

Con la procedura telematica, le dimissioni vengono trasmesse direttamente al Ministero del Lavoro attraverso il portale online, con codice univoco e data certa. Il datore di lavoro riceve notifica automatica e non puo contestare la data.

Procedura dimissioni online 2026: guida passo per passo

  1. SPID o CIE: accedi al portale del Ministero del Lavoro (www.lavoro.gov.it) con le tue credenziali SPID di livello 2 o con la CIE
  2. Selezione datore di lavoro: inserisci il codice fiscale o la partita IVA del datore di lavoro. Il sistema recupera i dati dal registro delle comunicazioni obbligatorie
  3. Tipo di dimissioni: scegli tra dimissioni volontarie, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto
  4. Data di decorrenza: indica la data prevista di fine rapporto (tiene conto del preavviso contrattuale)
  5. Invio e conferma: dopo l’invio ricevi via email il codice univoco. Il datore di lavoro riceve notifica automatica via PEC o email certificata

Il portale e disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’accesso e gratuito.

Cosa sono le comunicazioni UNILAV

UNILAV e il sistema telematico di comunicazioni obbligatorie dei rapporti di lavoro al Ministero del Lavoro. Quando un lavoratore si dimette, il datore di lavoro deve trasmettere la comunicazione UNILAV di cessazione del rapporto entro 5 giorni. Questo sistema e distinto dalla procedura di dimissioni telematiche che fa il lavoratore: entrambe le comunicazioni sono necessarie e si integrano nel sistema informativo del Ministero.

Casi particolari: quando la procedura telematica non si applica

Esistono alcune eccezioni alla procedura telematica standard:

CasoProceduraEnte competente
Dimissioni durante maternita/paternita (fino a 3 anni del bambino)Convalida obbligatoria presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL)ITL (ex DTL)
Lavoratori domestici (colf, badanti)Lettera raccomandata o PEC al datore di lavoro (non usano il portale telematico)–
Lavoratori in mobilita o CIGProcedura telematica standard + eventuale comunicazione INPSINPS
Apprendisti durante il periodo formativoProcedura telematica standardMinistero Lavoro
DirigentiProcedura telematica standardMinistero Lavoro

Dimissioni per giusta causa: cosa cambia

Le dimissioni per giusta causa si hanno quando il lavoratore si dimette a causa di un comportamento grave del datore di lavoro che rende impossibile la prosecuzione del rapporto. Esempi tipici:

  • Mancato pagamento dello stipendio per piu mesi
  • Mobbing documentato
  • Modifiche sostanziali delle mansioni in peius (demansionamento illegittimo)
  • Trasferimento illegittimo
  • Violazioni gravi degli obblighi contrattuali del datore di lavoro

In caso di dimissioni per giusta causa il lavoratore non deve rispettare il preavviso e ha diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione INPS), come se fosse stato licenziato. E necessario tuttavia dimostrare la giusta causa: e fortemente consigliato il supporto di un patronato o di un legale per documentare correttamente la situazione.

Revoca delle dimissioni telematiche

Le dimissioni telematiche possono essere revocate entro 7 giorni dalla trasmissione. La revoca si effettua accedendo nuovamente al portale del Ministero del Lavoro con lo stesso codice univoco ricevuto al momento dell’invio. Dopo i 7 giorni, la revoca non e piu possibile in via telematica ma puo essere concordata tra le parti con accordo scritto.

NASPI dopo le dimissioni: quando spetta

In linea generale, chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione). Fanno eccezione:

  • Dimissioni per giusta causa: si ha diritto alla NASPI (art. 3 c. 2 D.Lgs. 22/2015)
  • Risoluzione consensuale in sede di conciliazione: si ha diritto alla NASPI
  • Dimissioni durante la maternita (entro 1 anno dal parto): si ha diritto alla NASPI se le dimissioni sono convalidate dall’ITL

Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella verifica del diritto alla NASPI e nella presentazione della domanda all’INPS.

Domande frequenti sulle dimissioni online

Posso dimettermi senza SPID? Si, con la CIE (Carta di Identita Elettronica) di seconda generazione dotata di chip. Se non hai ne SPID ne CIE, puoi rivolgerti a un patronato che puo effettuare la procedura per tuo conto.

Le dimissioni telematiche valgono anche per i part-time? Si, la procedura telematica si applica a tutti i contratti di lavoro dipendente, a prescindere dall’orario (full-time o part-time).

Il datore di lavoro deve accettare le dimissioni? Le dimissioni volontarie del lavoratore sono un atto unilaterale: il datore di lavoro non deve accettarle. Una volta inviate telematicamente, le dimissioni sono valide e producono effetto decorso il periodo di preavviso.

Cosa succede se il datore di lavoro non paga il TFR dopo le dimissioni? Il TFR deve essere corrisposto entro i termini previsti dal contratto (di solito entro il mese successivo alla cessazione). In caso di mancato pagamento, puoi presentare un ricorso al giudice del lavoro o attivare la procedura di pignoramento. Il patronato CAF puo assisterti nelle pratiche preliminari.

Conclusione: assistenza patronato per le dimissioni

La procedura di dimissioni telematiche e semplice se disponi di SPID e hai un rapporto di lavoro standard. Nei casi particolari (dimissioni in maternita, giusta causa, lavoratori domestici, mancanza di SPID), l’assistenza di un patronato CAF e preziosa per evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per dimissioni telematiche, domande NASPI e pratiche di fine rapporto. Prenota un appuntamento.

Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-27 10:00:002026-06-28 00:15:25Dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026
Qonto

Qonto per Freelance 2026: Configurazione Ottimale e Gestione Spese

regime forfettario partita iva

Per chi lavora come freelance in Italia – designer, copywriter, developer, consulente, traduttore, fotografo – la scelta del conto corrente non e’ un dettaglio amministrativo: e’ uno strumento di lavoro quotidiano. Il freelance riceve pagamenti da clienti diversi (italiani, europei, extra-UE), emette fatture, paga F24 dei contributi alla Gestione Separata INPS, traccia spese deducibili o monitora il proprio cash flow anche se forfettario. Tutto questo, idealmente, in un’unica app accessibile dal telefono ovunque si lavori.

In questo scenario Qonto e’ una scelta naturale: nasce esattamente per piccole Partite IVA e professionisti, parte da 9 euro al mese con il piano Solo Basic, ha un’app mobile pensata per gestione in mobilita’, supporta multi-valuta per clienti UE/extra-UE e si integra con Fatture in Cloud o include un proprio modulo di fatturazione elettronica. In questa guida vediamo come configurare al meglio Qonto se sei freelance, quali categorie e etichette impostare per tracciare clienti e progetti, come gestire i contributi GS via F24, e qualche caso d’uso concreto (designer UE, copywriter freelance, developer remote per cliente USA).

Disclosure – Trasparenza

Questa guida contiene link affiliati a Qonto identificati dall’etichetta “Sponsor”. Se apri un conto Qonto tramite questi link, CAF Centro Fiscale puo’ ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Le commissioni non influenzano il nostro giudizio: indichiamo apertamente vantaggi e limiti del piano Solo Basic per freelance e segnaliamo dove altre soluzioni (banche tradizionali, neobank gratuite come Hype Business, Revolut) possono essere alternative valide. CAF Centro Fiscale non e’ partner ne’ agente di Qonto, e non e’ una banca: il conto va richiesto direttamente sul sito ufficiale Qonto.

Scelta in evidenza – Sponsor

Qonto Solo: il conto pensato per i freelance

Apri Qonto Solo da 9 euro al mese: IBAN italiano, app mobile, fatturazione elettronica integrata, multi-valuta per clienti UE/extra-UE, F24 dei contributi GS gestibili dall’app.

Apri Qonto Solo – prova gratuita 30 giorni

Link sponsorizzato. Condizioni e prezzi aggiornati su qonto.com.

Indice dei contenuti

  1. Chi e’ il freelance: profilo e categorie professionali
  2. Esigenze tipiche del freelance dal punto di vista bancario
  3. Perche’ Qonto e’ ottimo per i freelance
  4. Configurazione step-by-step di Qonto Solo
  5. Casi d’uso freelance reali (designer, copy, developer)
  6. Tracking spese deducibili anche per forfettari
  7. F24 contributi Gestione Separata via Qonto
  8. Tasse: Qonto come cassaforte virtuale per accantonare
  9. Domande frequenti

Chi e’ il freelance: profilo e categorie professionali

Quando parliamo di freelance nel contesto italiano ci riferiamo a professionisti che lavorano in autonomia, tipicamente con Partita IVA in regime forfettario (sotto i 85.000 euro di ricavi) o ordinario, senza dipendenti o con uno staff minimo, e con clienti diversificati. A differenza dell’imprenditore tradizionale, il freelance vende il proprio tempo e le proprie competenze: non gestisce magazzino, non ha rivenditori, non ha catena di fornitori complessa.

Designer e creativi visivi

Web designer, graphic designer, UI/UX designer, illustratori, motion designer. Lavorano spesso da casa o coworking, hanno clienti distribuiti tra Italia, UE e a volte USA/UK. Le spese tipiche includono software (Adobe, Figma, Sketch), licenze font, asset (Envato, Shutterstock), hardware periodico (tablet grafici, monitor calibrato). Gestiscono pochi clienti contemporanei (3-8) ma con progetti pluri-mensili.

Copywriter e content creator

Copywriter, SEO specialist, content creator, traduttori, ghostwriter. Emettono molte fatture di importo medio-basso (50-500 euro per articolo), spesso ricorrenti con gli stessi clienti (agenzie, magazine, brand). Le spese ricorrenti sono software SEO (Semrush, Ahrefs), correttori (Grammarly), strumenti di brief (Notion, Trello), corsi di aggiornamento.

Developer e tecnici software

Sviluppatori freelance front-end, back-end, full-stack, mobile developer, DevOps. Hanno spesso clienti internazionali (UK, USA, Germania, Olanda) con fatture di importo elevato (3.000-15.000 euro mensili) ma in numero ridotto. Spese ricorrenti: hosting (AWS, Vercel, Hetzner), repository (GitHub Enterprise), domini, licenze IDE (JetBrains), corsi di aggiornamento.

Consulenti e professionisti del sapere

Consulenti business, marketing, digital, formatori aziendali, mentor, coach professionali. Emettono fatture sia di consulenza spot (one-shot) che di retainer mensile (importo fisso ricorrente). Spese tipiche: viaggi, formazione di alto livello, software CRM (HubSpot, Pipedrive), strumenti di videoconferenza professionali (Zoom Pro, Riverside).

Esigenze tipiche del freelance dal punto di vista bancario

Un freelance ha bisogno di un conto corrente che risponda a una serie di esigenze specifiche, diverse sia da quelle del privato che da quelle dell’azienda strutturata. Vediamo le cinque esigenze principali.

1. Conto separato dalle finanze personali

Anche se la legge italiana non obbliga il forfettario ad avere un conto dedicato (l’obbligo introdotto in passato e’ stato successivamente abolito), tenere le finanze del lavoro separate da quelle personali e’ una buona pratica fondamentale. Permette di vedere a colpo d’occhio il fatturato vero, accantonare tasse e contributi senza confonderli con risparmi personali, e in caso di controlli dell’Agenzia Entrate o richiesta di mutuo dimostrare la propria capacita’ reddituale in modo chiaro.

2. Fatturazione veloce e integrata

Il freelance non ha tempo da dedicare a flussi amministrativi complessi: deve poter emettere una fattura in 2-3 minuti, dal cellulare appena finito un lavoro, e vedere subito quando il cliente ha pagato. Il conto ideale offre fatturazione elettronica integrata o si integra con software esterni (Fatture in Cloud) senza configurazioni complicate.

3. Tracking spese deducibili (anche per forfettari, per controllo)

Per i freelance in regime ordinario o semplificato il tracking delle spese deducibili e’ obbligatorio (deduzione effettiva). Per i forfettari, le spese non sono deducibili (la deducibilita’ e’ forfettizzata dal coefficiente di redditivita’), ma tenere traccia delle spese ha comunque senso: per controllo personale di redditivita’, per verificare se il forfettario sta ancora convenendo o se conviene passare al regime ordinario, per dimostrare in caso di controlli che le spese sostenute sono coerenti con l’attivita’.

4. Pagamenti da clienti diversi (B2B Italia, UE, extra-UE)

Il freelance moderno ha spesso un mix di clienti: aziende italiane che pagano via bonifico SEPA su IBAN italiano, aziende europee (Francia, Germania, Olanda) che pagano via SEPA estero, e in alcuni casi clienti extra-UE (USA, UK, Svizzera, Australia) che pagano via bonifico SWIFT, PayPal o Wise. Il conto ideale supporta tutti questi flussi senza commissioni esagerate e con cambio valuta trasparente.

5. Gestione mobile (app, da ovunque)

Il freelance lavora da casa, in coworking, in viaggio, da un caffe’. Deve poter controllare i pagamenti, emettere fatture, fare bonifici e pagare F24 dal cellulare, senza dover aprire il computer. Un’app mobile veloce, completa e con notifiche push istantanee non e’ un nice-to-have: e’ essenziale.

Perche’ Qonto e’ ottimo per i freelance

Qonto e’ nato pensando esattamente al pubblico delle piccole Partite IVA e dei freelance, e questo si riflette nella struttura dei piani, nell’app e nelle funzionalita’ incluse. Vediamo i quattro motivi principali per cui un freelance dovrebbe valutarlo.

Piano Solo Basic da 9 euro al mese alla portata di tutti

Il piano Solo Basic parte da 9 euro al mese (con fatturazione annuale; la mensile e’ leggermente piu’ alta) e include IBAN italiano, app mobile, una carta One (fisica e virtuale), 30 bonifici SEPA in uscita, fatturazione elettronica integrata (con limiti), F24 e MAV/RAV. Per la maggior parte dei freelance con 5-30 transazioni al mese e’ piu’ che sufficiente, e il costo e’ assolutamente sostenibile anche per chi e’ al primo anno di Partita IVA.

App mobile ottima per gestione in mobilita’

L’app Qonto e’ costruita mobile-first: ha un design pulito, navigazione veloce, e tutte le funzioni principali (estratto conto, bonifici, fatture, F24, ricevute) sono raggiungibili in 1-2 tap. Le notifiche push arrivano in tempo reale per ogni accredito o uscita, e si possono personalizzare per soglia di importo. Per un freelance che lavora ovunque, e’ una differenza concreta rispetto alle app di banche tradizionali, spesso lente e con interfacce datate.

Categorizzazione automatica delle spese

Ogni transazione viene categorizzata automaticamente da Qonto in base al merchant (es. Adobe → Software, Trenitalia → Trasporti, Aruba → Hosting/Web). Le categorie sono modificabili e personalizzabili, e si possono creare etichette aggiuntive per progetto o cliente. A fine anno, esporti tutto in CSV o PDF e hai gia’ un report ordinato per il commercialista.

Multi-valuta integrato (USD, GBP, CHF e altre)

Qonto Solo Basic permette di ricevere bonifici in valute diverse dall’euro con cambio applicato automaticamente al tasso interbancario maggiorato di una piccola commissione. Per un developer con un cliente in dollari o un designer con cliente UK in sterline, e’ un vantaggio concreto: il cliente paga nella sua valuta, l’importo arriva sul conto Qonto gia’ convertito in euro, senza dover passare da Wise, PayPal o conti multi-valuta separati.

Configurazione step-by-step di Qonto Solo

Una volta aperto il conto Qonto Solo (procedura online di 10-15 minuti, vedi la nostra guida all’apertura del conto Qonto), e’ importante configurarlo bene fin dall’inizio per sfruttare al massimo le funzionalita’. Ecco i 5 step essenziali per un freelance.

Step 1: scegli tra piano Solo Basic e Solo Smart

Qonto offre due piani principali per freelance: Solo Basic (9 euro/mese, base) e Solo Smart (19 euro/mese, con piu’ bonifici, fatturazione illimitata, integrazioni avanzate, supporto prioritario). Se sei al primo anno o hai meno di 30 transazioni al mese, parti dal Basic. Se gia’ fatturi 30.000+ euro all’anno o usi software esterni come Fatture in Cloud o gestionali, valuta lo Smart che ha integrazioni piu’ estese e piu’ bonifici inclusi.

Step 2: crea categorie spese personalizzate

Dall’app, vai in Impostazioni → Categorie e crea categorie utili al tuo lavoro. Suggerimenti per freelance:

  • Software e SaaS (Adobe, Figma, Notion, Slack)
  • Hardware (computer, periferiche, smartphone)
  • Coworking e spazi (abbonamenti, day pass)
  • Formazione e corsi (Udemy, Domestika, libri tecnici)
  • Marketing e promozione (LinkedIn Ads, Meta, dominio sito personale)
  • Trasferte e viaggi lavoro (treni, voli, hotel, taxi)
  • Commercialista e tasse (parcella commercialista, F24, INPS)
  • Hosting e servizi web (AWS, Vercel, GitHub, domini)
  • Materiali e asset (font, immagini, plugin)

Step 3: imposta etichette per cliente o progetto

Le etichette sono uno strato aggiuntivo rispetto alle categorie: ti permettono di taggare ogni transazione con il nome del cliente o del progetto a cui si riferisce. Per esempio, se sei designer e stai lavorando per “Cliente A: rebrand”, puoi taggare l’incasso della fattura con questa etichetta e poi vedere a fine progetto il fatturato totale generato da quel cliente.

Per i freelance che gestiscono 5-15 clienti contemporaneamente, le etichette sono uno strumento di reportistica gratuito potente: niente fogli Excel paralleli, tutto e’ nel conto.

Step 4: carica logo e dati su Qonto fatturazione

Se hai un logo professionale, caricalo nella sezione Fatturazione → Personalizzazione. Imposta anche colore principale, dati anagrafici completi (P.IVA, codice fiscale, regime fiscale, eventuale ordine professionale), IBAN per l’incasso, condizioni di pagamento standard (es. “Pagamento a 30 giorni data fattura”). Tutte le fatture future erediteranno questi dati automaticamente.

Per i forfettari ricordati di selezionare il regime fiscale “Forfettario” nei dati: Qonto applichera’ automaticamente la dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190” e il codice natura N2.2 richiesto dall’Agenzia Entrate.

Step 5: collega Fatture in Cloud (se gia’ lo usi)

Se hai gia’ un abbonamento a Fatture in Cloud (TeamSystem) o a un altro software di fatturazione esterno e non vuoi cambiare strumento, Qonto offre integrazione nativa con i principali software italiani. Vai in Integrazioni → Fatturazione e collega l’account: le fatture emesse su Fatture in Cloud verranno riconciliate automaticamente con gli incassi che arrivano sul conto Qonto.

Questo setup ibrido (software esterno + conto Qonto) e’ utile per freelance che hanno gia’ un workflow consolidato e non vogliono cambiare. In alternativa, puoi usare il modulo di fatturazione integrato Qonto e risparmiare il costo del software esterno (vedi la nostra guida dedicata alla fatturazione integrata Qonto).

Sponsor

Configura Qonto Solo in meno di un’ora

Apri il conto, carica logo, crea categorie e etichette: avrai un sistema di gestione professionale al costo di un caffe’ al giorno.

Inizia con Qonto Solo

Casi d’uso freelance reali (designer, copy, developer)

Vediamo tre scenari concreti di freelance italiani che usano Qonto, con esempi numerici di fatturato, spese e configurazione del conto.

Web designer freelance con clienti UE

Profilo: Marta, 32 anni, web designer freelance in regime forfettario. Lavora con 6 clienti fissi: 3 italiani (agenzia, ristorante, ecommerce moda) e 3 europei (startup berlinese, studio architetti francese, brand cosmesi spagnolo). Fatturato annuo: 45.000 euro. Emette circa 12-15 fatture al mese.

Configurazione Qonto: Solo Smart (19 euro/mese), 5 etichette cliente (una per ognuno dei 5 clienti maggiori), categorie spese personalizzate (Adobe, Figma, hardware, font, formazione). Riceve bonifici SEPA da Italia e UE direttamente sull’IBAN italiano Qonto, senza commissioni di ricezione (i bonifici SEPA in entrata sono sempre gratuiti). Fattura tutto da Qonto fatturazione integrata.

Vantaggio principale: a fine anno esporta CSV con tutti gli incassi divisi per cliente (etichette) e tutte le spese divise per categoria. Il commercialista impiega 30 minuti invece di 3 ore per fare la dichiarazione.

Copywriter freelance con clienti italiani ricorrenti

Profilo: Luca, 28 anni, copywriter SEO in regime forfettario. Scrive articoli per 8 brand italiani con contratti retainer mensili (in media 600-1.200 euro al mese a cliente). Fatturato annuo: 38.000 euro. Emette 8-10 fatture al mese, sempre agli stessi clienti.

Configurazione Qonto: Solo Basic (9 euro/mese), rubrica clienti precompilata con tutti gli 8 clienti ricorrenti, fatture mensili emesse automaticamente con template. Categorie spese: Semrush, Ahrefs, ChatGPT Plus, Grammarly, Notion. Etichette per cliente attive sui retainer.

Gestione contributi GS: ogni mese Luca accantona il 26,07% del fatturato (aliquota Gestione Separata 2026 per chi non ha altra previdenza obbligatoria) in un sotto-conto Qonto separato (le “casse” di Qonto, simili alle vault di Revolut). A maggio paga il saldo dei contributi GS dell’anno precedente direttamente con F24 da Qonto, senza dover aprire l’home banking di un’altra banca.

Developer remote per cliente USA

Profilo: Giulia, 35 anni, full-stack developer in regime ordinario semplificato. Ha un solo cliente principale, una startup di San Francisco, che le paga 8.500 dollari al mese (circa 7.800 euro). Fatturato annuo: 90.000 euro. Emette 1 fattura al mese (export di servizio fuori UE).

Configurazione Qonto: Solo Smart (19 euro/mese). Il cliente USA paga via Wise o Mercury Bank, e Giulia ha collegato Wise a Qonto: i fondi arrivano in dollari su Wise, vengono convertiti automaticamente in euro al tasso interbancario, e accreditati sull’IBAN Qonto in 1-2 giorni lavorativi. La fattura italiana e’ una fattura TD01 con codice natura N7 (“operazioni non soggette ai sensi articolo 7”) e il cliente la riceve via PEC anche se non e’ in Italia.

Vantaggio principale: Giulia ha tutto in un’unica vista (incasso, riconciliazione, contributi, F24) senza dover navigare tra Wise, banca italiana e software fattura. Risparmia circa 3-5 ore al mese di amministrazione.

Tracking spese deducibili anche per forfettari

Come accennato sopra, in regime forfettario le spese non sono deducibili dal punto di vista fiscale: il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditivita’ (78% per la maggior parte dei freelance professionali) al fatturato lordo, e da li’ si pagano imposta sostitutiva (5% per i primi 5 anni, poi 15%) e contributi previdenziali. Le spese effettive non vengono mai considerate.

Perche’ tenere traccia delle spese ha comunque senso

Anche se non sono deducibili, tenere il tracking delle spese di lavoro ha 4 motivazioni concrete per il forfettario:

  • Controllo personale di redditivita’: sapere che hai speso 4.500 euro all’anno in software e hosting ti aiuta a capire se le tue tariffe coprono effettivamente i costi e quanto guadagni davvero.
  • Verifica convenienza forfettario vs ordinario: se le tue spese reali superano il 22% del fatturato (cioe’ piu’ di quanto il coefficiente forfettario “stima”), potresti pagare meno tasse passando al regime ordinario semplificato.
  • Dimostrazione coerenza in caso di controlli: se l’Agenzia Entrate dovesse verificare la tua attivita’, spese coerenti con il tipo di lavoro che dichiari (software, formazione, hardware) rafforzano la tua posizione.
  • Pianificazione cash flow: conoscere le spese ricorrenti ti aiuta a prevedere quanto tieni libero a fine mese dopo aver pagato tasse e contributi.

Come Qonto aiuta nel tracking

Con Qonto, ogni spesa professionale fatta dalla carta o tramite bonifico viene categorizzata automaticamente. Puoi caricare la ricevuta o fattura PDF direttamente sull’app (la fotografi e Qonto la allega alla transazione). A fine anno, esporti CSV con tutte le spese divise per categoria, e hai un quadro chiaro di:

  • Software e SaaS: X euro
  • Hardware: X euro
  • Coworking: X euro
  • Formazione: X euro
  • Marketing personale: X euro

Questo report, anche se non finisce nella dichiarazione, e’ uno strumento di gestione che molti freelance senza un sistema di questo tipo semplicemente non hanno.

F24 contributi Gestione Separata via Qonto

Tutti i freelance senza altra forma di previdenza obbligatoria (cioe’ la stragrande maggioranza dei freelance “puri”, senza cassa professionale) sono iscritti alla Gestione Separata INPS e devono versare i contributi previdenziali tramite F24 in due rate annuali (saldo dell’anno precedente a giugno, primo acconto a giugno, secondo acconto a novembre).

Aliquote 2026 Gestione Separata

Per il 2026 le aliquote contributive della Gestione Separata sono:

  • 26,07% per chi non ha altra forma di previdenza obbligatoria (la maggior parte dei freelance puri)
  • 24% per chi e’ gia’ iscritto ad altra cassa o ha rapporto di lavoro dipendente

Pagare F24 da Qonto in 2 minuti

Qonto include il pagamento F24 ordinario direttamente dall’app. La procedura e’ molto semplice:

  1. Vai in Pagamenti → F24 (o “Tasse” a seconda della lingua interfaccia).
  2. Inserisci i dati della delega F24: codici tributo (es. RR per gestione separata), periodo di riferimento, importo.
  3. Verifica i dati e conferma con autenticazione forte (PIN o biometria).
  4. Qonto invia il pagamento all’Agenzia Entrate / INPS e ricevi la quietanza in PDF entro 24-48 ore.
  5. Salvi la quietanza nell’archivio Qonto, sempre disponibile in caso di richieste.

Niente coda all’home banking di un’altra banca, niente token fisici, niente moduli da stampare e firmare. Per un freelance che paga F24 ogni 4-6 mesi, e’ un risparmio di tempo significativo. Approfondisci nella nostra guida Qonto per forfettari.

Tasse: Qonto come cassaforte virtuale per accantonare

Una delle abilita’ fondamentali del freelance professionale e’ accantonare tasse e contributi mese per mese, senza spendere tutto il fatturato come fosse stipendio netto. Il problema classico del freelance al primo o secondo anno e’ arrivare a giugno-luglio con il saldo delle tasse da pagare e scoprire di aver gia’ speso quei soldi.

La regola del “30/70” o “40/60” per forfettari

Una regola pratica diffusa nel mondo dei forfettari: ogni volta che arriva un incasso, accantonare immediatamente una percentuale per tasse e contributi, e considerare “disponibile” solo il resto. Le percentuali tipiche sono:

  • 30% per i primi 5 anni di forfettario (imposta sostitutiva 5% + contributi GS 26,07% sul reddito imponibile, che e’ il 78% del fatturato → circa 24% di tasse totali sul lordo, arrotondato a 30 per sicurezza)
  • 40% dopo i primi 5 anni (imposta sostitutiva 15% + contributi GS, totale circa 32% sul lordo, arrotondato a 40 per margine di sicurezza)
  • 40-50% in regime ordinario semplificato (IRPEF + addizionali + contributi GS)

Come usare le “casse” Qonto come cassaforte

Qonto permette di creare “casse” (sotto-conti virtuali) all’interno del conto principale. Sono perfette per simulare un sistema di accantonamento automatico. Crea due casse:

  • Cassa “Tasse e contributi” – destinata a contenere il 30-40% di ogni incasso
  • Cassa “Fondo emergenza” – destinata a contenere 1-3 mensilita’ di spese personali

Ogni volta che ricevi un bonifico cliente, sposti immediatamente la quota tasse nella prima cassa. A giugno e novembre, quando devi pagare F24, prelevi dalla cassa “Tasse e contributi” e paghi senza dover andare a recuperare i soldi da chissa’ dove. La cassa “Fondo emergenza” la alimenti gradualmente nei mesi grassi e ti garantisce serenita’ nei mesi in cui i clienti pagano in ritardo.

Simulazione: freelance con 40.000 euro di fatturato

Esempio pratico per forfettario al terzo anno con 40.000 euro di fatturato:

  • Fatturato annuo: 40.000 euro
  • Reddito imponibile (78%): 31.200 euro
  • Imposta sostitutiva (5% primi 5 anni): circa 1.560 euro
  • Contributi GS (26,07% su 31.200): circa 8.130 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 9.690 euro (il 24% del fatturato)
  • Quota mensile da accantonare: 808 euro/mese
  • Disponibile per spese personali e investimenti: 30.310 euro/anno (2.525 euro/mese netti)

Con Qonto e le casse, ogni mese sposti automaticamente 808 euro nella cassa “Tasse e contributi” e arrivi a giugno con i soldi gia’ pronti, senza stress.

Scelta in evidenza – Sponsor

Inizia oggi a gestire da freelance professionale

Apri Qonto Solo da 9 euro al mese: configurazione in 15 minuti, app mobile, fatturazione integrata, F24, casse per accantonare. Tutti gli strumenti del freelance organizzato.

Apri Qonto Solo – 30 giorni gratis

Link sponsorizzato. Verifica condizioni e prezzi su qonto.com.

Domande frequenti

Qonto Solo Basic e’ davvero sufficiente per un freelance?

Per la maggior parte dei freelance al primo o secondo anno con fatturato sotto i 50.000 euro e meno di 30 transazioni al mese, Solo Basic e’ piu’ che sufficiente. Include IBAN italiano, app mobile, una carta One, 30 bonifici SEPA, fatturazione integrata, F24. Se inizi a superare i 30 bonifici/mese o vuoi piu’ integrazioni con software esterni, valuta il passaggio a Solo Smart (19 euro/mese).

Posso ricevere bonifici da clienti esteri (UE e extra-UE) su Qonto?

Si’. I bonifici SEPA da paesi UE arrivano gratuitamente sull’IBAN italiano Qonto come fossero bonifici nazionali. Per i bonifici SWIFT extra-UE (USA, UK, Svizzera, ecc.) Qonto applica una commissione di ricezione e converte automaticamente in euro al tasso interbancario maggiorato di una piccola commissione. In alternativa, molti freelance usano Wise come “ponte” e poi trasferiscono su Qonto.

Devo per forza tenere il conto separato se sono forfettario?

No, non e’ obbligatorio. L’obbligo di conto dedicato per i professionisti e’ stato abolito anni fa. Tuttavia, tenere le finanze del lavoro separate da quelle personali e’ una buona pratica fortemente consigliata: ti permette di vedere il fatturato vero, accantonare tasse e contributi senza confonderli con risparmi personali, e in caso di controlli dimostrare la propria capacita’ reddituale in modo chiaro.

Quanto costa al mese Qonto Solo Basic davvero?

Il prezzo base e’ di 9 euro al mese con fatturazione annuale (108 euro/anno + IVA 22% = circa 132 euro/anno totali). Con fatturazione mensile il costo sale leggermente. Il costo e’ interamente deducibile per chi e’ in regime ordinario semplificato; per i forfettari non e’ deducibile (rientra nelle spese coperte dal coefficiente di redditivita’).

Posso pagare F24 dei contributi GS da Qonto?

Si’. Qonto include il pagamento F24 ordinario direttamente dall’app: inserisci i codici tributo (es. RR per Gestione Separata), periodo di riferimento, importo, e confermi con autenticazione forte. Ricevi la quietanza in PDF entro 24-48 ore. Per i freelance e’ uno dei vantaggi piu’ concreti rispetto a banche tradizionali che spesso fanno pagare commissioni o richiedono moduli cartacei.

Come gestisco il cambio valuta se ho clienti USA che pagano in dollari?

Hai due opzioni. Prima: il cliente fa bonifico SWIFT in dollari direttamente sull’IBAN Qonto, che converte automaticamente in euro al tasso interbancario + piccola commissione. Seconda: il cliente paga su Wise (o Mercury, PayPal Business) e da li’ tu trasferisci in euro su Qonto in 1-2 giorni. La seconda opzione spesso e’ piu’ economica per importi grandi (oltre 5.000 dollari).

Le etichette di Qonto sostituiscono Excel per il tracking clienti?

Per la maggior parte dei freelance con 5-15 clienti, si’. Le etichette ti permettono di taggare ogni transazione con il nome del cliente o del progetto, e poi filtrare/esportare per etichetta. A fine anno hai un report ordinato senza dover tenere fogli paralleli. Per chi gestisce 30+ clienti o necessita di reportistica avanzata, un CRM dedicato (HubSpot, Pipedrive, Notion) resta piu’ adatto.

Qonto va bene anche per il primo anno di Partita IVA?

Si’, e’ una scelta sensata. Il piano Solo Basic da 9 euro/mese e’ alla portata anche di chi e’ al primo anno con fatturato basso, l’apertura e’ rapida (10-15 minuti online), e le funzionalita’ essenziali (fatturazione integrata, F24, app mobile) ti accompagnano nella crescita. Quando passi da 20.000 a 50.000 euro di fatturato non devi cambiare conto: passi semplicemente da Solo Basic a Solo Smart con un click. Approfondisci nella guida con recensioni reali.

Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 08:00:002026-05-24 09:36:51Qonto per Freelance 2026: Configurazione Ottimale e Gestione Spese
Guide Fatturazione Elettronica

Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.

In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica
  2. Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML
  3. I 5 tipi di destinatario: quale codice usare
  4. Come ottenere il codice destinatario del cliente
  5. Cosa succede se sbagli il codice destinatario
  6. Come verificare il codice destinatario di una PA
  7. Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori
  8. Errori comuni da evitare
  9. Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture
  10. Domande frequenti (FAQ)

Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica

Il codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.

Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:

  • Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);
  • Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);
  • Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).

Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML

La fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:

<DatiTrasmissione>
   <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente>
   <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio>
   <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione>
   <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario>
</DatiTrasmissione>

In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.

Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:

  • FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);
  • FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione.

I 5 tipi di destinatario: quale codice usare

Esistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.

1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)

Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:

  • Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);
  • Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);
  • Lascia vuoto il campo PEC.

Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.

2. Cliente azienda o professionista con codice univoco

È il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).

  • Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;
  • Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;
  • Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.

3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)

Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:

  • Codice destinatario: 0000000;
  • Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;
  • Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.

Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.

4. Pubblica Amministrazione (PA)

Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:

  • Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);
  • FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);
  • Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).

Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.

5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)

Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:

  • Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);
  • Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;
  • Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);
  • Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso.

Come ottenere il codice destinatario del cliente

Prima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:

  1. Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).
  2. Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.
  3. Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).

Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura.

Cosa succede se sbagli il codice destinatario

Le conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:

Codice formalmente non valido (errore 00417)

Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.

Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)

Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:

  • Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);
  • Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;
  • Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.

Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.

Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?

Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha.

Come verificare il codice destinatario di una PA

Per le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:

  1. Vai su indicepa.gov.it;
  2. Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;
  3. Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;
  4. Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.

Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).

Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori

Anche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:

  1. Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.
  2. PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.
  3. Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.

Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.

Forfettari: cosa fare

Dal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:

  • Codice destinatario: 0000000;
  • Comunicare ai fornitori la propria PEC;
  • Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate.

Errori comuni da evitare

Nella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:

  • Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.
  • Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.
  • Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.
  • Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.
  • Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.
  • Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.
  • Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.

Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture

Quando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:

  1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;
  2. Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;
  3. Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);
  4. Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.

L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.).

Domande frequenti (FAQ)

Il codice destinatario è uguale al codice univoco?

Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.

Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?

Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.

Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?

Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.

Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?

Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.

Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?

Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.

Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?

No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.

Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

Il codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.

Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

  • Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;
  • Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;
  • Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;
  • Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Lavori gravosi e pensione anticipata 2026: nuova tabella INPS, requisiti e Ape sociale

Pensione 2026 INPS

Hai lavorato tutta la vita svolgendo un’attività fisicamente impegnativa o in condizioni difficili? Nel 2026 esistono percorsi previdenziali dedicati che ti permettono di andare in pensione prima dell’età ordinaria. La nuova tabella dei lavori gravosi è stata ampliata negli ultimi anni e include oggi decine di categorie di lavoratori che possono accedere a forme di anticipo pensionistico con requisiti ridotti.

In questa guida analizziamo la tabella aggiornata al 2026 dei lavori gravosi, i requisiti per l’APE Sociale e la Quota 41 precoci, la differenza con i lavori usuranti e le modalità di domanda. Una guida operativa per chi vuole capire se la propria attività rientra tra quelle agevolate e come agire concretamente.

Indice dei contenuti

  1. Lavori gravosi e lavori usuranti: qual è la differenza?
  2. La nuova tabella lavori gravosi INPS 2026: mansioni aggiornate
  3. APE Sociale per lavori gravosi 2026: requisiti aggiornati
  4. Quota 41 per lavoratori precoci con mansioni gravose
  5. Opzione Donna 2026: stato attuale
  6. Come presentare domanda APE Sociale: scadenze 2026
  7. Documentazione richiesta: come certificare il lavoro gravoso
  8. Calcolo e importo della pensione per lavori gravosi
  9. Casi pratici: chi può accedere nel 2026
  10. Domande frequenti sui lavori gravosi e la pensione anticipata
  11. Il Patronato ti aiuta a verificare i requisiti e presentare la domanda

Lavori gravosi e lavori usuranti: qual è la differenza?

Prima di tutto è fondamentale chiarire la distinzione tra due categorie spesso confuse:

Lavori usuranti (DM 19/05/1999 e D.Lgs. 67/2011): le attività più gravose in assoluto, elencate in modo tassativo. Includono lavori notturni continuativi (almeno 6 ore tra mezzanotte e le 5 per almeno 64 giorni l’anno), lavori in catena di montaggio, autisti di veicoli pesanti, addetti all’edilizia su ponteggi, lavoratori in cave e miniere. Per i lavori usuranti si applica una riduzione dell’età pensionabile più significativa, ma i requisiti di accesso sono più severi: bisogna dimostrare di aver svolto l’attività usurante per la maggior parte della vita lavorativa (almeno 7 anni negli ultimi 10 o la metà dell’intera vita lavorativa).

Lavori gravosi (DM 5/2/2018 e successive modifiche con L. Bilancio 2022, 2023, 2024): un insieme più ampio di attività che comportano notevole sforzo fisico, rischio per la salute o condizioni di lavoro particolarmente difficili. L’elenco è stato progressivamente ampliato. Per i lavori gravosi si accede principalmente all’APE Sociale con requisiti specifici. Il regime è meno restrittivo rispetto agli usuranti.

La nuova tabella lavori gravosi INPS 2026: mansioni aggiornate

La tabella dei lavori gravosi per l’accesso all’APE Sociale (e in parte alla Quota 41 precoci) è stata ampliata significativamente dalle Leggi di Bilancio degli ultimi anni. Le mansioni riconosciute come gravose nel 2026:

  • Operai edili: muratori, carpentieri, piastrellisti, imbianchini e lavoratori del settore costruzioni (codice ATECO sezione F)
  • Conducenti di veicoli pesanti adibiti al trasporto pubblico locale (TPL): autisti di autobus, tram, metropolitana
  • Infermieri e ostetriche: con turni notturni (almeno 6 ore tra le 24 e le 6, per almeno 64 notti l’anno)
  • Addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti: badanti, assistenti familiari, operatori sociosanitari (OSS) in attività di cura diretta
  • Maestre e insegnanti della scuola dell’infanzia (incluse le educatrici degli asili nido)
  • Facchini, addetti allo spostamento merci e portabagagli
  • Operatori ecologici (netturbini) e addetti alla raccolta rifiuti
  • Gruisti e operatori di gru o macchinari fissi per la perforazione nelle costruzioni
  • Conciatori di pelli e pellicce
  • Pescatori della pesca costiera, lagunare e delle acque interne
  • Lavoratori agricoli svantaggiati: operai agricoli con mansioni pesanti nei campi
  • Siderurgici di prima e seconda fusione e addetti alla lavorazione del vetro cavo
  • Addetti alla macellazione e spazzini

Non basta svolgere una delle mansioni elencate: è necessario dimostrare di averla svolta per il periodo minimo richiesto (7 anni negli ultimi 10, o 6 anni negli ultimi 7 per alcune categorie).

APE Sociale per lavori gravosi 2026: requisiti aggiornati

L’APE Sociale per lavoratori gravosi nel 2026 richiede:

  • Età minima: 63 anni e 5 mesi
  • Anni di contribuzione: almeno 36 anni (contro i 30 richiesti per gli invalidi civili)
  • Svolgimento dell’attività gravosa: per almeno 7 anni negli ultimi 10 (o 6 anni negli ultimi 7 per alcune categorie)
  • Cessazione del lavoro dipendente: non stai lavorando come dipendente al momento della domanda

Importo APE Sociale lavori gravosi 2026: pari alla pensione maturata al momento della domanda, tetto massimo 1.500 euro lordi mensili. Nessuna tredicesima, nessuna rivalutazione. Si percepisce fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia (67 anni) e poi si trasforma automaticamente in pensione.

Per tutti i dettagli sulle domande e proroghe, leggi: APE Sociale 2026 Proroga: Requisiti, Importi e Come Fare Domanda.

Quota 41 per lavoratori precoci con mansioni gravose

La Quota 41 per lavoratori precoci consente l’anticipo pensionistico a chi rientra in determinate categorie svantaggiate, inclusi i lavoratori gravosi. Nel 2026 i requisiti sono:

  • Almeno 12 mesi di contribuzione effettiva (non figurativa) prima del compimento dei 19 anni di età. Questa è la condizione per essere considerato “lavoratore precoce”.
  • Almeno 41 anni totali di contributi versati
  • Rientrare in una delle categorie protette: disoccupati da almeno 3 mesi (con esaurimento NASPI/DIS-COLL), caregivers (assistenza a familiare disabile L.104/92), invalidi civili con almeno 74%, oppure lavoratori gravosi da almeno 6 anni negli ultimi 7

Vantaggio Quota 41 rispetto all’APE Sociale: non c’è limite d’età minimo e l’importo non ha il tetto di 1.500 euro. Si percepisce direttamente la pensione intera calcolata sulla contribuzione complessiva.

Svantaggio: il requisito dei 41 anni di contributi è molto alto, specie per chi ha iniziato a lavorare tardi o ha avuto carriere discontinue.

Opzione Donna 2026: stato attuale

L’Opzione Donna nel 2026 rimane disponibile ma con requisiti più selettivi rispetto agli anni passati. Accessibile a donne lavoratrici che:

  • Abbiano almeno 35 anni di contributi
  • Si trovino in una delle condizioni protette: caregiver, invalida civile (almeno 74%), lavoratrice di impresa in crisi o cessata
  • Abbiano almeno 60 anni di età

L’Opzione Donna prevede il ricalcolo della pensione interamente con il metodo contributivo, il che comporta spesso una riduzione significativa dell’assegno. Conviene valutarla attentamente prima di aderire.

Come presentare domanda APE Sociale: scadenze 2026

L’APE Sociale non parte automaticamente: bisogna fare domanda nei termini stabiliti. Nel 2026 le tre finestre di domanda sono:

  • Entro il 31 marzo 2026: prestazione decorrente da aprile
  • Entro il 15 luglio 2026: seconda finestra, per domande da accogliere nel secondo semestre
  • Entro il 30 novembre 2026: terza e ultima finestra dell’anno

Procedura:

  • Raccogliere la documentazione: estratto contributivo INPS, busta paga, certificazioni del datore di lavoro (lettera mansioni, LUL), curriculum lavorativo
  • Presentare la domanda tramite Patronato (raccomandato) o direttamente su MyINPS con SPID
  • Attendere l’esito dell’istruttoria INPS (normalmente 30-60 giorni)
  • In caso di accoglimento: la prestazione parte il mese successivo

Documentazione richiesta: come certificare il lavoro gravoso

  • Lettera di mansioni del datore di lavoro: attestazione scritta specifica e dettagliata delle mansioni svolte e del periodo
  • LUL (Libro Unico del Lavoro): estratto con le qualifiche ricoperte negli anni
  • Buste paga: utili per dimostrare la qualifica in un certo periodo
  • Contratto di lavoro: specialmente per mansioni specifiche (es. infermieri notturni)
  • Per infermieri notturni: documentazione delle turnazioni (tabella turni, attestazione reparto)
  • Estratto contributivo INPS: per verificare i periodi lavorativi riconosciuti

Calcolo e importo della pensione per lavori gravosi

L’APE Sociale per lavori gravosi eroga un importo che corrisponde alla pensione maturata al momento della domanda, con tetto di 1.500 euro lordi mensili:

  • Se la tua pensione maturata è 1.200 euro a 63 anni e 5 mesi, ricevi 1.200 euro mensili fino ai 67 anni
  • Se la tua pensione maturata è 1.800 euro, ricevi comunque solo 1.500 euro (tetto) durante l’APE Sociale, poi 1.800 euro dalla pensione di vecchiaia
  • La rinuncia agli anni di lavoro tra 63 e 67 anni riduce l’anzianità contributiva finale

Prima di fare domanda, è fondamentale una simulazione personalizzata. Il Patronato può calcolare sia l’importo APE Sociale sia la pensione di vecchiaia definitiva.

Casi pratici: chi può accedere nel 2026

Caso 1 – Operaio edile 63 anni e 8 mesi, 36 anni di contributi
Ha lavorato come muratore per tutta la vita. Con 36 anni di contributi e più di 63 anni e 5 mesi di età, accede all’APE Sociale. Domanda entro il 15 luglio o il 30 novembre 2026.

Caso 2 – Infermiera 63 anni, 36 anni di contributi, turni notturni
Ha svolto turni notturni per più di 64 notti l’anno negli ultimi 10 anni. Rientra nella categoria lavori gravosi infermieri notturni. Accede all’APE Sociale.

Caso 3 – Badante 64 anni, 36 anni di contributi
Ha lavorato come assistente familiare per persone non autosufficienti. Rientra tra le categorie gravose. Documenta con contratto CCNL domestico e attestazione del datore privato.

Caso 4 – Autista TPL 62 anni, 38 anni di contributi
Rientra tra i conducenti TPL (categoria gravosa). Tuttavia ha solo 62 anni: manca l’età minima di 63 anni e 5 mesi. Deve attendere prima di fare domanda.

Caso 5 – Maestra scuola infanzia 63 anni, 38 anni contributi
Solo gli ultimi anni di insegnamento nella scuola dell’infanzia contano come lavoro gravoso. Se ha 7 anni di attività gravosa negli ultimi 10, soddisfa il requisito e accede all’APE Sociale.

Domande frequenti sui lavori gravosi e la pensione anticipata

Come faccio a sapere se la mia mansione è gravosa?
Devi verificare che il tuo codice professionale (ISTAT CP2011) o la descrizione della tua mansione rientri nell’elenco ufficiale dei lavori gravosi. Il Patronato può aiutarti a fare questa verifica sui documenti lavorativi.

Vale anche per i lavoratori autonomi?
L’APE Sociale nella categoria lavori gravosi si applica principalmente ai lavoratori dipendenti. I lavoratori autonomi non rientrano generalmente in questa categoria, salvo eccezioni specifiche.

Se cambio lavoro nell’ultimo anno perdo il requisito gravoso?
Non necessariamente. Il requisito è 7 anni negli ultimi 10: se hai svolto l’attività gravosa per almeno 7 anni su 10, anche se nell’ultimo anno hai cambiato mansioni, il requisito è soddisfatto.

L’APE Sociale riduce la pensione finale?
Sì, indirettamente. Smettendo di lavorare prima non versi contributi per quegli anni, quindi la pensione definitiva sarà calcolata su una contribuzione inferiore. Va valutato caso per caso.

Il Patronato ti aiuta a verificare i requisiti e presentare la domanda

Verificare se la tua mansione rientra tra i lavori gravosi, raccogliere la documentazione corretta e presentare la domanda nei termini giusti richiede competenza e attenzione. Un errore può portare a un rigetto e all’attesa della finestra successiva.

Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno lavoratori di tutta la regione FVG nella presentazione di domande APE Sociale, Quota 41 e pensione anticipata. Contattaci per un appuntamento di consulenza previdenziale.

Puoi approfondire anche la guida sulla Pensione Anticipata 2026, quella sull’APE Sociale 2026 Proroga, l’articolo sull’Estratto Contributivo per verifica pensione e la guida su Invalidità 75% e pensione anticipata 2026.

Giugno 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 11:00:002026-06-28 00:08:57Lavori gravosi e pensione anticipata 2026: nuova tabella INPS, requisiti e Ape sociale
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026: ENPAM, ENPAP, ENPAPI, ENPAB, GS INPS a confronto

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026: ENPAM, ENPAP, ENPAPI, ENPAB e GS INPS a confronto

Per i professionisti sanitari con Partita IVA, la previdenza e’ uno degli aspetti fiscali piu’ complessi: a differenza di avvocati o ingegneri che hanno tutti la propria cassa dedicata, nel settore sanitario alcune professioni versano i contributi a casse di categoria, mentre altre confluiscono obbligatoriamente nella Gestione Separata INPS. Conoscere le aliquote, i minimali e le deducibilita’ e’ fondamentale per pianificare correttamente il carico fiscale e previdenziale.

Questa guida presenta un confronto sistematico delle principali casse previdenziali per professioni sanitarie nel 2026, con particolare attenzione alle differenze tra chi ha una cassa dedicata e chi e’ in GS INPS, e agli effetti del regime forfettario sulla previdenza.

Indice dei contenuti

  1. Tabella master: casse previdenziali per professione sanitaria 2026
  2. ENPAM — cassa dei medici
  3. ENPAP — cassa degli psicologi
  4. ENPAPI — cassa degli infermieri
  5. ENPAB — cassa dei biologi e dietisti
  6. Gestione Separata INPS: il regime per fisioterapisti, podologi, TSRM, osteopati, ostetriche e logopedisti
  7. Doppia iscrizione previdenziale: casistica e gestione
  8. Deducibilita’ dei contributi previdenziali: regime ordinario vs forfettario
  9. Risparmio previdenziale nel regime forfettario: agevolazione del 35%
  10. Domande frequenti sui contributi previdenziali dei sanitari
  11. Conclusione: pianificare la previdenza come professionista sanitario

Tabella master: casse previdenziali per professione sanitaria 2026

ProfessioneCassaAliquota soggettivaAliquota integrativaNote principali 2026
Medici MMG e specialistiENPAMQuota A fissa annua + Quota B 19,5%Contributo integrativo 2% su fatturatoQuota A obbligatoria anche per dipendenti SSN
PsicologiENPAP10% sul reddito professionale netto2% sul volume d’affariMinimale soggettivo annuo: verificare sito ENPAP
InfermieriENPAPI16% sul reddito professionale netto4% sul volume d’affariContributo obbligatorio dal 2012 per tutti gli infermieri con P.IVA
Biologi / DietistiENPAB15% sul reddito professionale netto4% sul volume d’affariI dietisti iscritti a ENPAB dal 2014
VeterinariENPAV16% sul reddito professionale nettoContributo variabile su volume d’affariSezione speciale per veterinari dipendenti pubblici
OdontoiatriENPAM (sez. B)12,5% sul reddito professionale netto2% sul fatturatoQuota A fissa annua + Quota B
FisioterapistiGS INPS26,07% senza altra copertura—24% se dipendente + libera professione
LogopedistiGS INPS26,07% senza altra copertura—24% se dipendente + libera professione
PodologiGS INPS26,07% senza altra copertura—24% se dipendente + libera professione
TSRM tecnici radiologiaGS INPS26,07% senza altra copertura—Ordine TSRM PSTRP (L. 3/2018)
OsteopatiGS INPS26,07% senza altra copertura—Riconoscimento sanitario 2026
Ostetrici/OstetricheGS INPS26,07% senza altra copertura—Albo FNOPO

Nota: le aliquote GS INPS (26,07% / 24%) sono confermate dalla KB normativa al 2026. Le aliquote delle casse di categoria possono subire aggiornamenti annuali deliberati dai rispettivi enti. Verificare sempre le delibere aggiornate sul sito della propria cassa.

ENPAM — cassa dei medici

L’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) e’ la piu’ grande cassa previdenziale del settore sanitario. Ha un sistema contributivo articolato:

  • Quota A (fondo di previdenza generale): contributo fisso annuo dovuto da tutti i medici iscritti all’albo, indipendentemente dal reddito. Varia per fascia d’eta’. Anche i medici dipendenti SSN la pagano.
  • Quota B (fondo di previdenza specialistica ambulatoriale e accreditata): 19,5% sul reddito derivante dall’attivita’ libero-professionale e convenzionale. Si calcola sul reddito netto dichiarato nel quadro LM (forfettario) o nel quadro RE (ordinario).
  • Contributo integrativo: 2% applicato sul volume d’affari (importo in fattura). E’ a carico del cliente, che lo paga in aggiunta al compenso.

La complessita’ dell’ENPAM sta nel fatto che il medico dipendente SSN che esercita anche libera professione deve gestire contemporaneamente i contributi da dipendente (INPDAP/INPS) e i contributi ENPAM (Quota A obbligatoria + Quota B sul reddito extra). Per una guida completa, vedi Partita IVA Medico 2026.

ENPAP — cassa degli psicologi

L’ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi) prevede per il 2026:

  • Contributo soggettivo: 10% sul reddito professionale netto. Serve per costruire la pensione futura.
  • Contributo integrativo: 2% sul volume d’affari. E’ a carico del cliente (addebitato in fattura).
  • Contributo di maternita’: quota fissa annua versata da tutti gli iscritti.

Lo psicologo in regime forfettario versa il 10% sul reddito forfettario (ricavi x 78%), con possibilita’ di riduzione del 35% dell’aliquota contributiva (agevolazione forfettari GS/casse). Attenzione: la riduzione del 35% si applica anche agli iscritti ENPAP per la quota soggettiva. Vedi Partita IVA Psicologo 2026.

ENPAPI — cassa degli infermieri

L’ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica) e’ operativa dal 2012 per tutti gli infermieri professionisti iscritti all’albo OPI. Prevede:

  • Contributo soggettivo: 16% sul reddito professionale netto
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari (addebitato al cliente)
  • Contributo di solidarieta’: piccola quota fissa annua

L’infermiere dipendente SSN che esercita anche libera professione e’ iscritto sia all’INPS dipendenti che all’ENPAPI per la quota libero-professionale. La situazione genera un doppio carico contributivo che e’ importante pianificare. Vedi Partita IVA Infermiere 2026.

ENPAB — cassa dei biologi e dietisti

L’ENPAB (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi) e’ la cassa di biologi e dietisti. Per il 2026:

  • Contributo soggettivo: 15% sul reddito professionale netto
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari
  • Contributo di maternita’ e’ sussidio: quota fissa annua

I dietisti sono entrati nell’ENPAB nel 2014 con il riconoscimento della professione nell’ambito dell’ordine dei biologi. Vedi Partita IVA Dietista e Partita IVA Biologo Nutrizionista.

Gestione Separata INPS: il regime per fisioterapisti, podologi, TSRM, osteopati, ostetriche e logopedisti

La Gestione Separata INPS e’ la cassa previdenziale residuale per i lavoratori autonomi che non hanno una cassa di categoria dedicata. Nel settore sanitario confluiscono: fisioterapisti, logopedisti, podologi, TSRM tecnici di radiologia, osteopati, ostetrici/ostetriche, tecnici di laboratorio biomedico, tecnici di neurofisiopatologia e altre figure della L. 251/2000 che non hanno una cassa propria.

Le aliquote 2026 della Gestione Separata sono:

  • 26,07% per i liberi professionisti senza altra copertura previdenziale (es. fisioterapista con sola P.IVA)
  • 24% per i liberi professionisti che hanno gia’ un’altra copertura previdenziale obbligatoria (es. fisioterapista dipendente SSN + P.IVA libera professione)

L’aliquota si applica al reddito netto da lavoro autonomo (compensi meno costi in regime ordinario) o al reddito forfettario (compensi x 78% in regime forfettario). I contributi GS INPS si versano con F24 alle scadenze IRPEF: acconto a giugno (40%) e novembre (60%), saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo.

Doppia iscrizione previdenziale: casistica e gestione

Un caso frequente nella sanita’ e’ la doppia iscrizione previdenziale: professionisti che hanno sia un rapporto di lavoro dipendente che una Partita IVA per attivita’ libero-professionale.

  • Medico dipendente SSN + libera professione: INPS dipendenti per la quota da lavoro dipendente + ENPAM Quota A (fissa, obbligatoria) + ENPAM Quota B (19,5% sul reddito libero-professionale). Tre flussi distinti.
  • Fisioterapista dipendente + libera professione: INPS dipendenti + GS INPS (con aliquota ridotta 24% perche’ ha gia’ altra copertura). Due flussi.
  • Infermiere dipendente + libera professione: INPS dipendenti + ENPAPI. Due casse diverse.
  • Psicologo dipendente pubblico + studio privato: INPDAP/INPS dipendenti + ENPAP per la quota libero-professionale. Due flussi.

In tutti i casi di doppia iscrizione, e’ importante verificare se scatta la causa ostativa al regime forfettario: se il reddito da lavoro dipendente supera 35.000 euro nell’anno precedente, non e’ possibile mantenere il regime forfettario (L. 207/2024). Vedi Forfettario e Lavoro Dipendente 2026.

Deducibilita’ dei contributi previdenziali: regime ordinario vs forfettario

La deducibilita’ dei contributi previdenziali cambia radicalmente a seconda del regime fiscale:

AspettoRegime OrdinarioRegime Forfettario
Contributi cassa di categoria (ENPAM, ENPAP, ENPAPI, ENPAB, ENPAV)Deducibili integralmente dal reddito imponibile IRPEF (oneri deducibili art. 10 TUIR)NON deducibili separatamente (gia’ inclusi nel coefficiente 78%)
Contributi GS INPSDeducibili integralmente dal reddito imponibileDeducibili nel quadro LM del modello redditi (portano in riduzione il reddito forfettario imponibile)
Contributi integrativo (2-4% su fatturato)Non deducibile (e’ a carico del cliente)Non applicabile (nel forfettario il contributo integrativo si addebita al cliente ma e’ irrilevante per l’imposta sostitutiva)

Questo e’ un aspetto cruciale nella scelta tra regime ordinario e forfettario per i professionisti sanitari con alte aliquote di cassa (es. medici con ENPAM al 19,5%): nel regime ordinario, la deducibilita’ integrale dei contributi abbatte significativamente l’IRPEF dovuta, riducendo il vantaggio apparente del 15% forfettario.

Risparmio previdenziale nel regime forfettario: agevolazione del 35%

I professionisti in regime forfettario iscritti alla Gestione Separata INPS possono optare per la riduzione del 35% dell’aliquota contributiva (art. 1 c. 77 L. 190/2014). Questa agevolazione abbassa l’aliquota effettiva:

  • 26,07% diventa circa 16,95% (26,07 x 65%)
  • 24% diventa circa 15,60% (24 x 65%)

Attenzione: optare per la riduzione del 35% abbassa i contributi versati oggi ma riduce anche la pensione futura, poiche’ i contributi GS INPS alimentano il montante su cui si calcola la rendita pensionistica. E’ una scelta che va ponderata in base all’eta’, al reddito e alla strategia previdenziale individuale.

Per le casse di categoria (ENPAP, ENPAPI, ENPAB, ENPAV), la riduzione del 35% non si applica automaticamente: ciascuna cassa ha le proprie regole per i forfettari. Verificare sempre con la propria cassa.

Domande frequenti sui contributi previdenziali dei sanitari

Posso scegliere di iscrivermi alla GS INPS invece che alla mia cassa?

No. L’iscrizione alla cassa di categoria e’ obbligatoria per le professioni che ne hanno una (medici, psicologi, infermieri, biologi, veterinari). Non e’ possibile optare per la GS INPS in alternativa. Le professioni senza cassa dedicata sono invece obbligate alla GS INPS.

Il contributo integrativo va sempre addebitato al cliente?

Dipende dalla cassa. ENPAM, ENPAP, ENPAPI, ENPAB prevedono un contributo integrativo (2-4%) che per legge va addebitato al cliente in fattura. In regime ordinario appare come voce separata in fattura. In regime forfettario, tecnicamente il contributo integrativo non si applica allo stesso modo (il forfettario non emette IVA), ma alcune casse richiedono comunque di indicarlo o versarlo separatamente. Verifica con la tua cassa specifica.

I contributi si pagano anche se non ho fatturato nulla?

Per la GS INPS: no, i contributi sono proporzionali al reddito. Se il reddito e’ zero, i contributi sono zero (fatta salva l’eventuale quota fissa minima delle singole casse). Per le casse di categoria, dipende: ENPAM prevede la Quota A (fissa) anche per chi non ha fatturato; ENPAP, ENPAPI e ENPAB hanno minimali annui che scattano anche con bassi redditi. Verificare con la propria cassa.

Quando si pagano i contributi GS INPS?

I contributi GS INPS per i liberi professionisti si versano con F24, in due acconti: giugno (40% dell’importo stimato) e novembre (60%). Il saldo definitivo e’ entro il 30 giugno dell’anno successivo alla dichiarazione dei redditi. Le scadenze coincidono con quelle dell’imposta sostitutiva forfettaria o dell’IRPEF in regime ordinario.

Conclusione: pianificare la previdenza come professionista sanitario

La previdenza dei professionisti sanitari e’ uno degli ambiti piu’ articolati della fiscalita’ italiana. La scelta tra regime forfettario e ordinario non dipende solo dall’aliquota sull’imposta sostitutiva, ma anche dagli effetti previdenziali: la deducibilita’ dei contributi in regime ordinario, l’agevolazione del 35% in GS INPS, l’obbligo di minimali nelle casse di categoria.

Per una valutazione personalizzata della tua situazione previdenziale come professionista sanitario — confronto regime, ottimizzazione contributiva, pianificazione pensionistica — il team di CAF Centro Fiscale e’ a disposizione. Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno.

Per approfondire ogni professione: Hub Professionisti Sanitari, Partita IVA Fisioterapista, Partita IVA Infermiere, Partita IVA Psicologo.

Richiedi preventivo gratuito
Giugno 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 09:00:002026-06-28 00:15:28Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026: ENPAM, ENPAP, ENPAPI, ENPAB, GS INPS a confronto
Finanza & Servizi, FINANZIAMENTI, Prestiti Pensionati

Prestiti per pensionati 2026: cessione del quinto e alternative

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Sei pensionato e hai bisogno di liquidità nel 2026? Esistono diverse opzioni di finanziamento accessibili anche in età avanzata, con requisiti più semplici rispetto ai prestiti tradizionali. La più diffusa è la cessione del quinto della pensione, ma non è l’unica. In questa guida analizziamo tutte le alternative, con focus sulle convenzioni INPS Quote Quinto, i tassi soglia trimestrali e i limiti di età.

Indice dei contenuti

  1. Cessione del quinto della pensione: come funziona
  2. Convenzione INPS Quote Quinto: cosa sono e come funzionano
  3. Tassi soglia trimestrali: cosa non può superare il TAEG
  4. Limiti di età per i prestiti pensionati
  5. Doppia cessione del quinto: è possibile?
  6. Articolo correlato: cessione del quinto pensione INPS
  7. Alternative alla cessione del quinto per pensionati
  8. Documenti necessari per la cessione del quinto pensionati
  9. Domande frequenti sui prestiti per pensionati 2026
  10. Conclusione

Cessione del quinto della pensione: come funziona

La cessione del quinto della pensione è un finanziamento riservato ai pensionati INPS e INPDAP/ex INPDAP (ora INPS gestione dipendenti pubblici). Funziona così:

  • La rata mensile non può superare 1/5 (20%) della pensione netta
  • L’INPS trattiene direttamente la rata e la versa alla banca/finanziaria
  • Non è necessario un garante
  • I controlli CRIF hanno peso ridotto rispetto al prestito ordinario
  • La durata massima è di 120 mesi (10 anni)

Esempio pratico

Pensione netta: 1.200 euro/mese. Rata massima cessione del quinto: 1.200 / 5 = 240 euro/mese. Con 240 euro/mese per 120 mesi, l’importo finanziabile lordo è circa 20.000-22.000 euro (al netto degli interessi).

Convenzione INPS Quote Quinto: cosa sono e come funzionano

L’INPS ha stipulato convenzioni specifiche con banche e finanziarie aderenti al programma Quote Quinto per la cessione del quinto. Le convenzioni garantiscono:

  • Tassi calmierati: le banche convenzionate applicano tassi inferiori rispetto al mercato libero, in virtù della garanzia INPS
  • Trasparenza: il pensionato può confrontare le offerte degli istituti convenzionati sul portale INPS
  • Garanzia istituzionale: in caso di decesso del pensionato, il debito residuo viene estinto dal fondo garanzia INPS (assicurazione vita inclusa nel TAEG)

Per consultare gli istituti convenzionati e le condizioni aggiornate, accedi al portale INPS con SPID o CIE nella sezione "Prestazioni e servizi > Prestiti INPS (Quote Quinto)".

Tassi soglia trimestrali: cosa non può superare il TAEG

La Banca d’Italia pubblica ogni trimestre i tassi soglia antiusura, che rappresentano il limite massimo oltre il quale un tasso è considerato usurario per legge (L. 108/1996). Per la cessione del quinto pensionati, il TAEG non può mai superare il tasso soglia pubblicato dalla Banca d’Italia per la categoria.

Nota: i tassi soglia vengono aggiornati ogni trimestre dalla Banca d’Italia. Per i valori vigenti nel trimestre corrente, consultare il sito ufficiale bancaditalia.it nella sezione "Tassi di interesse > Tassi soglia". A titolo indicativo, i tassi soglia per cessione del quinto si sono attestati storicamente tra il 10% e il 15% TAEG per importi e durate medie.

Limiti di età per i prestiti pensionati

Tipologia pensionatoEtà massima a scadenza del prestitoNote
Pensionati INPS (ex INPDAP) – ex dipendenti pubbliciFino a 90 anniCon convenzione Quote Quinto INPS
Pensionati INPS (AGO – Assicurazione Generale Obbligatoria) – ex privatiFino a 85 anniAlcuni istituti applicano limiti più restrittivi
Pensionati con pensione minima/socialeValutazione caso per casoImporti finanziabili molto ridotti

I limiti di età indicati sono quelli tipici di mercato e possono variare da istituto a istituto. Verificare le condizioni specifiche con la banca o finanziaria prescelta.

Doppia cessione del quinto: è possibile?

Esiste anche la possibilità di affiancare alla cessione del quinto una delegazione di pagamento (cosiddetta "doppia cessione"), che permette di arrivare fino a 2/5 della pensione netta dedicati al rimborso. La delegazione richiede però il consenso dell’INPS e presuppone che la prima cessione del quinto sia già in essere da almeno 12 mesi. La rata totale (cessione + delegazione) non può comunque superare 2/5 della pensione netta.

Articolo correlato: cessione del quinto pensione INPS

Per un approfondimento completo sulla cessione del quinto con le convenzioni INPS specifiche, consulta il nostro articolo dedicato: Cessione del quinto pensione INPS: guida completa 2026.

Alternative alla cessione del quinto per pensionati

1. Prestito personale tradizionale

Per pensionati con buon merito creditizio (nessuna segnalazione CRIF), alcune banche offrono prestiti personali fino a 70-75 anni a scadenza. I tassi sono spesso più alti della cessione del quinto ma non richiedono l’intervento dell’INPS.

2. Mutuo vitalizio ipotecario

Il mutuo vitalizio ipotecario (L. 44/2015) permette ai proprietari di immobili over 60 di ottenere liquidità (tipicamente il 20-50% del valore dell’immobile) senza pagare rate mensili: gli interessi si accumulano e vengono restituiti al decesso (dagli eredi o con la vendita dell’immobile). È una soluzione per chi ha un immobile di valore ma poca liquidità mensile.

3. Prestito con garanzia di terzi

Un familiare (figlio, nipote) può fungere da garante (fideiussore) per un prestito personale intestato al pensionato. Questa soluzione aumenta le possibilità di approvazione e può abbassare il tasso, ma espone il garante al rischio di dover subentrare nel pagamento in caso di difficoltà.

Documenti necessari per la cessione del quinto pensionati

  • Documento di identità valido e codice fiscale
  • Cedolino della pensione (ultimi 3 mesi)
  • CUD/CU pensionistico (anno precedente)
  • Estratto conto bancario (3 mesi) – richiesto da alcuni istituti
  • Per doppia cessione: copia contratto cessione del quinto in essere

Domande frequenti sui prestiti per pensionati 2026

Posso ottenere la cessione del quinto con pensione di invalidità?

Dipende dall’istituto. Alcune banche accettano anche pensioni di invalidità civile e di inabilità, purché cedibili. Alcune pensioni assistenziali (es. pensione sociale/assegno sociale) non sono cedibili. Verificare caso per caso con la banca e con il CAF di riferimento.

Cosa succede alla cessione del quinto in caso di decesso?

La cessione del quinto include obbligatoriamente un’assicurazione sulla vita. In caso di decesso del pensionato durante il piano di rimborso, l’assicurazione estingue il debito residuo. Gli eredi non ereditano il debito della cessione del quinto.

Posso estinguere anticipatamente la cessione del quinto?

Sì. L’estinzione anticipata è un diritto e comporta il rimborso del capitale residuo e la liquidazione pro-quota delle assicurazioni pagate. Le penali di estinzione sono regolamentate per legge (massimo 1% del capitale residuo). Attenzione: alcune assicurazioni accessorie non sono rimborsabili proporzionalmente.

Conclusione

I prestiti per pensionati nel 2026 offrono diverse soluzioni, con la cessione del quinto come opzione più accessibile e sicura grazie alle convenzioni INPS Quote Quinto. Prima di scegliere, confronta almeno 2-3 offerte tra istituti convenzionati INPS, verifica il TAEG (non solo il tasso nominale) e leggi con attenzione le condizioni assicurative. Per una valutazione personalizzata della tua situazione pensionistica e delle opzioni di finanziamento più adatte, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita. Consulta anche la nostra guida completa ai prestiti 2026.

Giugno 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 08:30:002026-06-28 00:15:30Prestiti per pensionati 2026: cessione del quinto e alternative
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico nel 2026 significa entrare in uno dei comparti artigiani piu richiesti d’Italia, ma anche affrontare una normativa tecnica stringente: il DM 37/2008 (ex Legge 46/90), l’iscrizione alla CCIAA, all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani. In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega requisiti professionali, codici ATECO, regime forfettario, contributi previdenziali, deducibilita di furgone e materiali, fatturazione con detrazioni edilizie ed esempi reali di calcolo tasse per fatturati da 35.000, 55.000 e 80.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico
  2. DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita
  3. Requisiti tecnico-professionali per esercitare
  4. Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008
  5. SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani
  6. Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico
  7. Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%
  8. INPS Gestione Artigiani: contributi 2026
  9. Riduzione contributiva 35% per forfettari
  10. Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino
  11. Furgone in forfettario vs ordinario
  12. Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi
  13. Fatturazione B2B e reverse charge IVA
  14. Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus
  15. Comunicazione ENEA e attestato di conformita
  16. Tariffe orarie tipiche e intervento minimo
  17. Esempi calcolo tasse: 35K, 55K, 80K
  18. Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato
  19. Errori comuni da evitare
  20. FAQ: domande frequenti

Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico

Sotto la categoria degli installatori di impianti il legislatore distingue tre figure spesso sovrapposte sul cantiere ma giuridicamente ben separate dal DM 37/2008.

Elettricista. Si occupa della progettazione, installazione, manutenzione e messa in sicurezza di impianti elettrici (lettera A del DM 37/2008) e impianti elettronici come antenne, citofoni, videosorveglianza, allarmi, domotica (lettera B). E la figura piu richiesta in edilizia residenziale, terziario e industria. Per i lavori sopra i 6 kW di potenza o sopra i 1000 V e obbligatorio il progetto firmato da professionista iscritto all’albo.

Idraulico. Lavora sugli impianti idrico-sanitari (lettera D): allacciamenti acqua, scarichi, sanitari, bagni, cucine, impianti antincendio (lettera F per gli aspetti idrici). E la professione che gestisce il “ciclo dell’acqua” in casa: dal contatore allo scarico fognario.

Termoidraulico. Figura ibrida (e oggi la piu remunerativa) che unisce idraulica e impianti di riscaldamento/raffrescamento (lettera C): caldaie, pompe di calore, climatizzatori split e VRF, pannelli radianti a pavimento, solare termico, fotovoltaico nella parte termica. Spesso il termoidraulico e abilitato anche per impianti gas (lettera E) e quindi puo installare e fare la manutenzione di caldaie a gas e piani cottura.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita

Il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37, noto come “Decreto Impianti“, ha sostituito la storica Legge 46/90 ed e ancora oggi la normativa di riferimento per chi installa impianti negli edifici. Si applica indipendentemente dalla destinazione d’uso (residenziale, commerciale, industriale) e copre tutti i lavori sugli impianti citati nelle 7 lettere (A-G) che vediamo piu avanti.

Cosa impone in concreto il DM 37/2008:

  • L’impresa installatrice deve essere iscritta alla CCIAA e in possesso dei requisiti tecnico-professionali (titolare o responsabile tecnico abilitato).
  • Per ogni intervento (nuova installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria) va rilasciata la Dichiarazione di Conformita al committente.
  • Per impianti che superano determinate soglie (potenza, complessita) e obbligatorio il progetto preliminare firmato da un professionista iscritto all’albo (perito industriale, ingegnere).
  • Le opere abusive o senza dichiarazione di conformita comportano sanzioni pesanti e, in caso di sinistro, responsabilita penale del committente e dell’installatore.

Senza i requisiti del DM 37/2008 non puoi nemmeno aprire la partita IVA come elettricista o idraulico: la CCIAA blocca l’iscrizione all’Albo Artigiani con la qualifica di “installatore di impianti”.

Requisiti tecnico-professionali per esercitare

L’articolo 4 del DM 37/2008 elenca quattro percorsi alternativi per dimostrare i requisiti tecnico-professionali. Ne basta uno.

  1. Diploma di laurea in materia tecnica (ingegneria elettrica, energetica, meccanica) presso un’universita o ITS, attinente al tipo di impianto.
  2. Diploma di scuola secondaria superiore tecnica – perito industriale, perito tecnico, geometra – in indirizzo specifico (elettrotecnica, energia, termotecnica), + 2 anni di inserimento in azienda del settore come operaio, apprendista o tecnico.
  3. Qualifica professionale o diploma triennale (es. IeFP, IPSIA “operatore elettrico/termoidraulico”) + 4 anni di lavoro documentato (busta paga, contratto) presso un’impresa abilitata.
  4. Esperienza lavorativa di almeno 6 anni a tempo pieno presso un’impresa abilitata, con mansioni dirette di installazione/manutenzione, senza titoli scolastici specifici.

Designazione del responsabile tecnico. Se i requisiti li ha il titolare, va bene cosi. Se invece il titolare e amministrativo (per esempio un familiare o un socio non operativo), va designato un responsabile tecnico abilitato, che deve essere socio, dipendente full-time o collaboratore familiare. Il responsabile tecnico puo coprire una sola impresa alla volta.

Per il gas (lettera E) e l’antincendio (lettera F) servono spesso patentini specifici (es. patentino frigorista F-Gas regolamento UE 517/2014 per condizionatori e pompe di calore).

Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008

L’articolo 1 del DM 37/2008 classifica le attivita in 7 lettere. La CCIAA rilascia l’abilitazione lettera per lettera, in base ai requisiti documentati. Una stessa impresa puo coprire piu lettere se il responsabile tecnico le possiede.

LetteraTipologia di impiantoFigura tipica
AProduzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione di energia elettrica, impianti di protezione dalle scariche atmosferiche, impianti di automazione di porte, cancelli e barriereElettricista
BImpianti radiotelevisivi e elettronici (antenne, citofoni, videosorveglianza, antifurto, domotica)Elettricista / antennista
CImpianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione di qualsiasi natura, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condenseTermoidraulico / frigorista
DImpianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specieIdraulico
EImpianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo (metano, GPL), comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustioneTermoidraulico / installatore gas
FImpianti di protezione antincendioAntincendista specializzato
GImpianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili e similiAscensorista

L’elettricista “completo” tipicamente apre con A + B. L’idraulico con D. Il termoidraulico moderno aggiunge C + D + E (riscaldamento, idrico, gas). Le imprese piu strutturate coprono A+B+C+D+E.

SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani

L’apertura della partita IVA segue un percorso preciso. Saltare uno step significa esercitare abusivamente.

  1. Apertura partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (gratis se fatto in autonomia o tramite CAF/commercialista).
  2. SCIA artigiana (Segnalazione Certificata Inizio Attivita) presentata al SUAP del Comune dove si trova la sede dell’impresa, allegando il modello DM 37/2008 con dichiarazione delle lettere richieste.
  3. Iscrizione al Registro Imprese della CCIAA tramite la ComUnica: pratica unica che riunisce CCIAA, INPS, INAIL e SUAP.
  4. Iscrizione all’Albo Artigiani (Sezione speciale del Registro Imprese): obbligatoria per tutte le imprese artigiane individuali. Da qui parte la copertura INPS Gestione Artigiani.
  5. Iscrizione INAIL con codice ditta: copertura assicurativa obbligatoria contro infortuni sul lavoro.

Il diritto annuale CCIAA per ditte individuali artigiane e di circa 53-88 euro all’anno, in funzione del fatturato. La CCIAA puo richiedere fino a 6-8 settimane per concludere l’istruttoria sulle abilitazioni DM 37/2008.

Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico

Dal 1 gennaio 2025 e operativa la nuova classificazione ATECO 2025 (in vigore anche nel 2026), che ha riscritto numerosi codici. Per gli installatori di impianti la sezione di riferimento e F-43.2 “Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione”.

Codice ATECOAttivitaTipico per
43.21.01Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)Elettricista
43.21.02Installazione di impianti elettronici (incluse antenne, allarmi, videosorveglianza)Antennista / domotica
43.22.01Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione)Idraulico / termoidraulico generico
43.22.02Installazione di impianti per la distribuzione del gasInstallatore gas
43.22.03Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione)Antincendista
43.29.09Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (es. pannelli solari termici, isolamento)Termoidraulico / coibentazione

Attenzione: i codici 43.21.x e 43.22.x rientrano nella sezione F (Costruzioni) ai fini del coefficiente di redditivita forfettario. Verifica sempre con il commercialista o il CAF il codice esatto da indicare nel modello AA9/12 e nella visura camerale, perche la scelta incide direttamente sul reddito imponibile.

Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%

Il regime forfettario e di gran lunga la scelta piu vantaggiosa per il piccolo artigiano edile che resta sotto i 85.000 euro di ricavi annui. Il calcolo del reddito si fa cosi:

Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditivita – Contributi INPS pagati

Imposta sostitutiva = 5% (primi 5 anni, se start-up) oppure 15% (regime ordinario forfettario)

Per i codici ATECO della sezione F “Costruzioni e attivita immobiliari” (a cui appartengono 43.21.x e 43.22.x) il coefficiente di redditivita e 86%. Significa che su 100 euro di fatturato, 86 sono considerati reddito imponibile e 14 sono i “costi forfettari” riconosciuti dal Fisco.

Esempio veloce. Elettricista con 50.000 euro di fatturato:

  • Reddito lordo forfettario: 50.000 x 86% = 43.000 euro
  • Meno contributi INPS pagati nell’anno (es. 4.000 euro): reddito imponibile = 39.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.850 euro
  • Aliquota 5% start-up (primi 5 anni se rispetta i requisiti): 1.950 euro

Cosa NON si paga in forfettario: IRPEF ordinaria (sostituita dall’imposta del 5/15%), IVA sulle fatture (con eccezione del reverse charge interno, vedi sotto), IRAP, addizionali regionali e comunali, ISA. Niente liquidazioni IVA trimestrali, niente esterometro, niente split payment.

Limite 85.000 euro. Se superi questa soglia di ricavi nell’anno, l’anno successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario dalla data di superamento e devi fatturare con IVA da quel giorno.

INPS Gestione Artigiani: contributi 2026

Tutti gli installatori di impianti che esercitano in forma di impresa individuale o snc sono iscritti d’ufficio all’INPS Gestione Artigiani (cassa dedicata agli artigiani iscritti all’Albo Artigiani della CCIAA). E una cassa obbligatoria: non si puo esercitare l’attivita senza pagare i contributi previdenziali.

Aliquota 2026: 24% circa sul reddito d’impresa (il dato esatto viene fissato ogni anno con circolare INPS di gennaio/febbraio). Aliquota ridotta al 23,25% per i collaboratori familiari sotto i 21 anni.

Reddito minimale 2026. Anche se il reddito reale e basso o zero, INPS Artigiani richiede contributi su un reddito minimale di circa 17.500 euro (valore stimato 2026, allineato all’andamento ISTAT). Su questo minimale si calcola un contributo fisso annuo di circa 4.200 euro, suddiviso in 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02).

Reddito massimale 2026. Il “tetto” oltre il quale non si pagano piu contributi e di circa 92.000 euro (per chi ha iniziato l’attivita prima del 1996) o 120.000 euro circa (per chi e iscritto all’INPS dopo il 1996).

Contributo aggiuntivo IVS 1%. Sulla quota di reddito eccedente il minimale e fino al cosiddetto “scaglione” (circa 55.000 euro nel 2026) c’e un’aliquota +1% destinata al fondo IVS.

Voce INPS Artigiani 2026Importo / aliquota
Aliquota base titolare24% (circa)
Aliquota collaboratori < 21 anni23,25%
Reddito minimale~17.500 euro/anno
Contributo fisso minimo~4.200 euro/anno (in 4 rate)
Aliquota aggiuntiva oltre minimale+1% sopra ~55.000 euro
Massimale (post 1996)~120.000 euro

Importante: i contributi INPS pagati sono interamente deducibili dal reddito imponibile, sia in forfettario sia in ordinario. Conserva sempre le ricevute F24.

Riduzione contributiva 35% per forfettari

I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi (Legge 190/2014 art. 1 comma 77). E un’agevolazione storica, ancora pienamente operativa nel 2026.

Effetto pratico:

  • Contributo fisso minimo passa da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro all’anno.
  • L’aliquota effettiva si abbassa dal 24% a circa il 15,6% sul reddito eccedente il minimale.
  • La riduzione si applica all’intera contribuzione (minimale + eccedente).

Attenzione al rovescio della medaglia: chi sceglie la riduzione del 35% accumula contribuzione ridotta, quindi la pensione sara piu bassa. L’INPS applica un coefficiente di riduzione anche al periodo accreditato (es. 12 mesi versati col 65% valgono come ~7,8 mesi piena contribuzione). Va valutata caso per caso.

Come si chiede. Per i nuovi iscritti: barrando l’apposita casella nel modulo di iscrizione INPS Gestione Artigiani. Per chi e gia iscritto: presentando domanda telematica entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (es. entro 28/02/2026 per beneficiarne nel 2026). La domanda si rinnova tacitamente fino a quando si rispettano i requisiti del forfettario.

Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico richiede un investimento iniziale piu alto rispetto ad altre attivita artigiane. Ecco una stima realistica per chi parte da zero.

VoceCosto indicativo
Furgone usato (es. Ducato, Master 5-7 anni)10.000 – 18.000 euro
Furgone nuovo medio28.000 – 40.000 euro
Allestimento interno (scaffalature, organizer)2.000 – 4.500 euro
Attrezzatura elettricista (pinze crimpatrici, multimetro, tester, trapani, scanalatore, FOP, scala)2.500 – 5.000 euro
Attrezzatura idraulico (pressatrice elettrica, smerigliatrice, saldatrice TIG, attrezzi gas)3.500 – 7.000 euro
Magazzino materiali iniziale (cavi, tubi, valvole, accessori)3.000 – 6.000 euro
DPI (caschetto, scarpe antinfortunistiche, occhiali, guanti dielettrici)300 – 600 euro
RC professionale annua (massimale 1 mln)350 – 800 euro
Apertura PIVA + SCIA + iscrizione CCIAA + INAIL (con CAF)300 – 600 euro
Software fatturazione elettronica + gestionale120 – 300 euro/anno
Sito web + biglietti da visita + grafica furgone800 – 2.500 euro

Totale indicativo avvio: da 20.000 euro (furgone usato, attrezzatura essenziale) fino a 60.000 euro (furgone nuovo allestito, attrezzatura completa per piu lettere DM 37/2008).

Furgone in forfettario vs ordinario

Questa e una delle differenze piu rilevanti tra i due regimi e va valutata prima di scegliere come aprire la partita IVA.

In regime forfettario:

  • Il furgone NON si puo dedurre come costo: il coefficiente del 86% gia ingloba forfettariamente tutte le spese.
  • L’IVA pagata sull’acquisto del veicolo NON e detraibile.
  • L’ammortamento (per veicoli aziendali strumentali, normalmente al 25% annuo) NON si applica.
  • Carburante, assicurazione, bollo, manutenzione: NON deducibili in forfettario.

In regime ordinario semplificato:

  • Furgone N1 immatricolato come autocarro e considerato bene strumentale “esclusivamente aziendale”: IVA detraibile al 100% e ammortamento al 25% annuo (4 anni).
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, pedaggi, bollo: deducibili al 100% se l’uso e esclusivamente professionale.
  • Per le auto promiscue (M1) la deducibilita e ridotta al 20% e l’IVA al 40%.

Quando conviene il regime ordinario? Se nel primo anno prevedi di acquistare furgone nuovo (es. 35.000 euro + IVA), attrezzatura cospicua e magazzino, l’ordinario potrebbe far recuperare 8-10.000 euro tra IVA detraibile e costi deducibili. Da valutare con il commercialista o il CAF gia in fase di apertura.

Una soluzione spesso adottata: aprire in ordinario il primo anno per scaricare gli investimenti, poi passare al forfettario dal 1 gennaio dell’anno successivo se i ricavi restano sotto 85.000 euro. La transizione e legittima e va comunicata in dichiarazione annuale.

Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi

La fatturazione al cliente privato (persona fisica, condominio per parti private) e l’attivita prevalente per la maggior parte degli installatori. Ecco le regole 2026.

Fattura elettronica obbligatoria. Dal 2024 anche i forfettari sono tenuti alla fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), senza eccezioni di soglia. Va emessa entro 12 giorni dalla prestazione (corrispettivo) o 12 giorni dal pagamento (cash basis applicabile in forfettario).

Aliquota IVA per impianti su immobile residenziale:

  • 10% IVA per manutenzione ordinaria/straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata (legge 488/1999 art. 7 comma 1 lett. b).
  • 4% IVA per interventi connessi all’acquisto/costruzione “prima casa” o per opere agevolate.
  • 22% IVA sui beni di valore significativo (caldaia, condizionatore, serramenti, ascensori) per la quota che eccede il valore della prestazione lavorativa.

Forfettario e IVA. Il forfettario emette fatture senza IVA (regola generale). Sulla fattura va indicata la dicitura: “Operazione effettuata in regime forfettario – Art. 1 commi 54-89 L. 190/2014. Non soggetta a IVA”. Sul cliente privato l’aliquota IVA agevolata 10/4% non si applica perche il forfettario non addebita IVA tout court.

Ritenuta d’acconto? Il cliente privato non e sostituto d’imposta, quindi non applica ritenuta. Anche le aziende clienti, sui forfettari, non applicano la ritenuta del 20% (basta indicare la dicitura “soggetto in regime forfettario, non assoggettato a ritenuta d’acconto”).

Fatturazione B2B e reverse charge IVA

Quando l’elettricista o l’idraulico lavora come subappaltatore per un’altra impresa edile, scatta il reverse charge interno (inversione contabile, articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 lettera a-ter).

Come funziona: il subappaltatore emette fattura senza IVA con dicitura “Inversione contabile – art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72”. L’IVA la versa l’appaltatore principale (committente) attraverso il meccanismo di autofatturazione.

Quando si applica il reverse charge:

  • Subappalti edili tra imprese (es. elettricista che lavora per un’impresa generale di costruzioni).
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti, completamento relativi a edifici (art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72).
  • NON si applica nei rapporti diretti con il committente finale (privato o impresa che usera l’edificio per se).

Forfettari e reverse charge. Il forfettario che riceve fatture in reverse charge da fornitori esteri o italiani (es. acquisto materiale da fornitore extra-UE) deve versare l’IVA con F24 codice tributo 6099, anche se non puo detrarla. E un’eccezione importante: pur essendo “fuori IVA”, in reverse charge l’IVA va comunque versata. Il consiglio del CAF: se possibile, evita acquisti in reverse charge intra-UE preferendo fornitori italiani.

Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus

Una larga fetta del lavoro per elettricisti e idraulici e legata ai bonus edilizi e fiscali. Ecco la mappa aggiornata al 2026.

BonusAliquota 2026Lavori tipici per elettricista/idraulico
Bonus Ristrutturazione (50%)50% prima casa, 36% altri immobili (max 96.000 euro)Rifacimento impianto elettrico, sostituzione caldaia, rifacimento bagno, antifurto
Ecobonus (65/50%)50% prima casa, 36% altri immobili (allineati al 50% standard)Caldaia a condensazione classe A+, pompa di calore, solare termico, fotovoltaico termico
Superbonus residuo65% per condomini con CILAS depositata entro 15/10/2024 (lavori in corso)Cappotto + impianti integrati (solo come “trainato”)
Bonus Mobili (50%)50% (max 5.000 euro)Grandi elettrodomestici classe energetica alta acquistati con la ristrutturazione
Bonus Sismico (Sismabonus)50-85% in base al miglioramento di classeAllarmi sismici, impianti integrati nelle opere strutturali

Cessione del credito e sconto in fattura SOSPESI. Il DL 11/2023 ha bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura per gran parte dei bonus edilizi (con eccezioni residuali per zone sismiche e barriere architettoniche). Nel 2026 il cliente deve pagare integralmente la fattura all’installatore e poi recupera il bonus in dichiarazione dei redditi in 10 quote annuali costanti. Comunica chiaramente questa regola al cliente prima di accettare il lavoro.

Documenti da fornire al cliente per il bonus:

  • Fattura elettronica con causale dettagliata (es. “intervento di manutenzione straordinaria su impianto idrico ai sensi DPR 380/2001 art. 3 c.1 lett. b”).
  • Bonifico parlante con causale specifica (legge 449/97, codice fiscale committente, P.IVA fornitore).
  • Dichiarazione di conformita DM 37/2008 firmata dal responsabile tecnico.
  • Asseverazione tecnica per Ecobonus (firmata da tecnico abilitato).

Comunicazione ENEA e attestato di conformita

Due adempimenti che capitano quasi sempre nei lavori edili agevolati e che ricadono sull’installatore o sul committente con il supporto del tecnico.

Comunicazione ENEA. Per i lavori che fruiscono di Ecobonus o Bonus Casa con risparmio energetico (es. nuova caldaia a condensazione, climatizzatore in pompa di calore, infissi, fotovoltaico termico), va inviata entro 90 giorni dalla fine lavori la comunicazione telematica al portale ENEA (efficienzaenergetica.enea.it). Il file richiede dati tecnici dell’impianto (potenza, COP, classe energetica). Spesso e l’installatore o il termotecnico ad occuparsene.

Attestato/Dichiarazione di Conformita DM 37/2008. E un documento obbligatorio che l’installatore rilascia al committente al termine di ogni lavoro (anche piccolo). Contiene:

  • Dati identificativi dell’impresa installatrice e del responsabile tecnico (con timbro).
  • Tipologia di intervento (lettera DM 37, descrizione tecnica).
  • Schemi e disegni dell’impianto, allegati materiali utilizzati con marcature CE.
  • Dichiarazione di rispetto delle norme tecniche (CEI per gli impianti elettrici, UNI per quelli idrici e gas).
  • Firma del responsabile tecnico abilitato.

Costo ENEA + dichiarazione di conformita (lavoro tecnico interno o consulenza esterna): da 50 a 200 euro a pratica. E un costo che va riaddebitato al cliente o incluso nel preventivo.

Tariffe orarie tipiche e intervento minimo

Le tariffe variano molto in base alla zona geografica (Nord vs Sud), alla specializzazione e al tipo di cliente (privato vs impresa). Sono indicazioni di mercato 2026 raccolte dal Centro Fiscale presso le imprese del Friuli Venezia Giulia.

VoceElettricistaIdraulicoTermoidraulico
Tariffa oraria base30 – 50 euro/h35 – 55 euro/h40 – 60 euro/h
Intervento minimo80 – 130 euro90 – 150 euro100 – 180 euro
Tariffa oraria notturna/festiva60 – 90 euro/h70 – 100 euro/h80 – 120 euro/h
Diritto di chiamata urgente40 – 80 euro50 – 100 euro60 – 120 euro

Indicazioni utili per il preventivo:

  • Materiali a parte (con ricarico tipico 20-35% sul prezzo di acquisto).
  • Trasferta forfettaria oltre i 10-15 km dalla sede (es. 0,50 euro/km o pacchetto fisso).
  • Diritto di chiamata urgente fuori orario (festivi, notturno): forfait 50-100 euro indipendente dalla durata dell’intervento.
  • Sopralluogo: gratuito per lavori di una certa entita; a pagamento (40-80 euro) per piccoli interventi o consulenze.

Esempi calcolo tasse: fatturato 35K, 55K, 80K

Vediamo tre scenari concreti per un installatore di impianti in regime forfettario con coefficiente 86% e riduzione contributiva 35%. Aliquota imposta sostitutiva: 15% (regime ordinario) o 5% (start-up nei primi 5 anni).

Scenario 1 – Elettricista al primo anno (start-up): 35.000 euro

Fatturato annuo35.000 euro
Reddito lordo (35.000 x 86%)30.100 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 euro + (30.100 – 17.500) x 15,6%
~ 4.700 euro
Reddito imponibile (30.100 – 4.700)25.400 euro
Imposta sostitutiva 5% (start-up)1.270 euro
Totale tasse + contributi~ 5.970 euro (17% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 24.130 euro/anno (~2.000 euro/mese)

Scenario 2 – Idraulico avviato: 55.000 euro

Fatturato annuo55.000 euro
Reddito lordo (55.000 x 86%)47.300 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (47.300 – 17.500) x 15,6%
~ 7.380 euro
Reddito imponibile (47.300 – 7.380)39.920 euro
Imposta sostitutiva 15% (forfettario standard)5.988 euro
Totale tasse + contributi~ 13.370 euro (24% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 33.930 euro/anno (~2.830 euro/mese)

Scenario 3 – Termoidraulico al limite: 80.000 euro

Fatturato annuo80.000 euro
Reddito lordo (80.000 x 86%)68.800 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (68.800 – 17.500) x ~16,5% (con +1% oltre 55.000)
~ 11.180 euro
Reddito imponibile (68.800 – 11.180)57.620 euro
Imposta sostitutiva 15%8.643 euro
Totale tasse + contributi~ 19.823 euro (24,8% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 48.977 euro/anno (~4.080 euro/mese)

Nota. Le simulazioni considerano solo l’impatto previdenziale e fiscale. Devi aggiungere a parte i costi reali di carburante, materiali, attrezzature e RC professionale (in forfettario non sono deducibili ma li paghi comunque). La marginalita lorda tipica di un installatore al netto dei materiali e tra il 35 e il 55% del fatturato.

Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato

Quando il volume di lavoro cresce, e tipico assumere un primo aiutante o apprendista. Il contratto collettivo di riferimento e il CCNL Edilizia Artigianato (siglato Confartigianato Imprese / CNA / Casartigiani con FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL).

  • Apprendistato professionalizzante (18-29 anni): durata 3 anni, retribuzione progressiva (60% al 1 anno, 75% al 2 anno, 90% al 3 anno del livello finale). Sgravio contributivo 11,61% per i primi 3 anni nelle aziende fino a 9 dipendenti.
  • Apprendistato di primo livello (15-25 anni con qualifica/diploma): contratto duale scuola-lavoro, fino a 4 anni.
  • Operaio comune (livello 1), operaio qualificato (livello 2), operaio specializzato (livello 3): la maggior parte degli aiutanti elettricisti/idraulici e inquadrata come livello 2 o 3.
  • Cassa edile. Iscrizione obbligatoria alla Cassa Edile territoriale (in FVG: Cassa Edile Artigiana FVG) per gli operai del settore edilizia artigianato. Versamenti mensili per ferie, gratifica natalizia, mutualita e formazione (Edilcassa).
  • DURC. Documento di Regolarita Contributiva, indispensabile per partecipare a gare pubbliche e per la cessione del credito (quando attiva). Si scarica gratuitamente da INPS, INAIL e Cassa Edile.

Costo lordo aziendale di un apprendista al 1 anno: indicativamente 1.250-1.500 euro/mese (RAL ~15-18.000 euro), con sgravi contributivi ridotti. Costo lordo di un operaio specializzato livello 3: 2.300-2.700 euro/mese (RAL ~28-32.000 euro). Aggiungere TFR e accantonamenti Cassa Edile.

Errori comuni da evitare

  1. Non avere la lettera DM 37/2008 corretta. Lavorare su impianti gas senza lettera E o su climatizzatori (F-Gas) senza patentino significa esporsi a sanzioni penali in caso di sinistro e impossibilita di rilasciare la dichiarazione di conformita.
  2. Aprire forfettario con grandi investimenti iniziali. Se nel primo anno acquisti un furgone nuovo da 40.000 euro + magazzino, in forfettario perdi tutto il vantaggio fiscale dell’IVA detraibile e dell’ammortamento.
  3. Dimenticare la riduzione 35% INPS. Per i forfettari e una scelta da quasi 1.500 euro all’anno di risparmio. Va richiesta entro il 28 febbraio.
  4. Non emettere la dichiarazione di conformita. Senza, il cliente non puo accedere ai bonus edilizi e l’impresa rischia sanzioni amministrative oltre alla responsabilita civile/penale.
  5. Sbagliare il regime IVA su subappalti edili. Fatturare con IVA quando dovrebbe essere reverse charge significa addebito errato che il cliente potra contestare.
  6. Sottovalutare la RC professionale. Un cortocircuito o una perdita d’acqua puo provocare danni per decine di migliaia di euro: la RC e indispensabile e i 400-700 euro l’anno sono il costo della tranquillita.
  7. Ignorare la comunicazione ENEA. Se il cliente non riceve i bonus per colpa di una mancata comunicazione dell’installatore, l’impresa rischia richieste di risarcimento.

FAQ: domande frequenti

Posso aprire la partita IVA come elettricista senza diploma?

Si, ma serve dimostrare almeno 6 anni di lavoro continuativo a tempo pieno presso un’impresa abilitata DM 37/2008 (con buste paga, contratto, mansioni di installazione/manutenzione effettive). In alternativa: qualifica triennale + 4 anni, oppure diploma tecnico + 2 anni. Senza nessuno di questi requisiti la CCIAA non rilascia l’abilitazione e non si puo aprire l’impresa.

Quanto costa aprire la partita IVA come idraulico?

L’apertura formale (PIVA + SCIA + CCIAA + INAIL) costa tra 200 e 500 euro tramite CAF o commercialista, piu il diritto annuale CCIAA di circa 53-88 euro. La parte pesante e l’investimento iniziale: furgone, attrezzatura, magazzino e RC professionale, per un totale realistico tra 20.000 e 60.000 euro.

Conviene il forfettario o il regime ordinario per un installatore?

Dipende dai costi reali. Se i tuoi costi (materiali, furgone, attrezzature) superano il 14% del fatturato (cioe il “forfait” implicito nel coefficiente 86%), conviene il regime ordinario semplificato con IVA detraibile e costi deducibili al 100%. Se hai pochi costi e fatturato sotto 85.000 euro, il forfettario e quasi sempre vincente. Confrontati con il CAF Centro Fiscale prima di scegliere: il primo anno e cruciale.

L’aliquota 5% start-up vale anche per chi lavorava come dipendente in un’impresa edile?

Si, ma con un vincolo importante: l’attivita aperta in proprio non deve essere una mera prosecuzione di quella svolta come dipendente. Significa che non puoi aprire P.IVA e fatturare al 90-100% al tuo ex datore di lavoro: l’Agenzia delle Entrate riqualifica il rapporto come lavoro dipendente mascherato e perdi il 5%. Devi avere un portafoglio clienti diversificato.

Come fatturo la sostituzione di una caldaia con bonus 50%?

Emetti fattura elettronica al committente, separando la parte di “manodopera” da quella della “caldaia” (bene di valore significativo). Il cliente paga con bonifico parlante (causale legge 449/97 + dati anagrafici), tu rilasci la dichiarazione di conformita DM 37/2008 e il cliente o tu trasmettete la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Il 50% del bonus il cliente lo recupera in dichiarazione dei redditi in 10 anni: nel 2026 cessione del credito e sconto in fattura sono sospesi.

Devo iscrivermi alla Cassa Edile come ditta individuale senza dipendenti?

No, finche lavori da solo (titolare senza dipendenti) NON sei obbligato all’iscrizione alla Cassa Edile (che riguarda i lavoratori subordinati del settore edilizia). Diventa obbligatoria al primo dipendente o apprendista assunto con CCNL Edilizia Artigianato. Alcuni committenti pubblici o grandi appaltatori, pero, richiedono il DURC anche per le ditte individuali: in quel caso devi essere in regola con INPS Artigiani e INAIL.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro in regime forfettario?

Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, l’anno corrente lo concludi in forfettario; dal 1 gennaio successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, la fuoriuscita e immediata: dalla data di superamento devi emettere fatture con IVA, applicare la ritenuta d’acconto sui collaboratori, applicare i regimi ordinari. E un cambio importante che va gestito con il commercialista o il CAF.

Posso lavorare nel weekend o di notte come elettricista in pronto intervento?

Si, come titolare di impresa individuale non sei soggetto a vincoli di orario. Puoi anzi differenziare il servizio applicando una tariffa maggiorata (50-100% in piu) per interventi notturni, festivi o urgenti. E un mercato remunerativo soprattutto per emergenze elettriche e perdite idriche. L’unica cautela: rispetta i tempi di guida e riposo se il furgone supera 3,5 t (cronotachigrafo).

Devo applicare il reverse charge anche al cliente privato?

No. Il reverse charge interno (art. 17 c.6 lett. a-ter DPR 633/72) si applica solo nei rapporti B2B tra imprese per subappalti edili o prestazioni su edifici. Nei lavori al cliente privato (consumatore finale, persona fisica) si applica l’IVA ordinaria al 10% per manutenzioni o al 22% per forniture significative. Ricorda comunque che il forfettario emette sempre fatture senza IVA.

Posso assumere mio figlio come apprendista nella mia impresa artigiana?

Si. Esiste anche la figura del collaboratore familiare artigiano (parente entro il 3 grado), iscritto all’INPS Artigiani con aliquota ridotta al 23,25% se sotto i 21 anni. In alternativa il figlio puo essere assunto con regolare contratto di apprendistato professionalizzante CCNL Edilizia Artigianato. La scelta dipende dalla volonta di farne un futuro socio/erede dell’impresa o un dipendente “classico”.

Conclusione: parti col piede giusto con il CAF di Udine

Aprire la partita IVA come elettricista, idraulico o termoidraulico nel 2026 richiede attenzione su tre piani: tecnico (DM 37/2008, lettere abilitative, dichiarazioni di conformita), amministrativo (SCIA, CCIAA, Albo Artigiani, INAIL), fiscale e previdenziale (forfettario o ordinario, INPS Artigiani, riduzione 35%). Sbagliare uno di questi passaggi puo costarti migliaia di euro o esporti a responsabilita personali in caso di sinistro.

Il CAF Centro Fiscale di Udine e specializzato nell’apertura e gestione di partite IVA artigiane edili: ti accompagniamo dalla SCIA alla prima dichiarazione, ti aiutiamo a scegliere il regime fiscale piu vantaggioso, gestiamo i contributi INPS Artigiani e ti assistiamo nelle comunicazioni ENEA e nella fatturazione con bonus edilizi.

Vuoi aprire la partita IVA come elettricista o idraulico?

Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti seguiamo dall’apertura alla dichiarazione, con un servizio dedicato agli artigiani edili.

Telefono: 0432 1840130
Email: info@centrofiscale.com

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 08:00:002026-05-23 07:42:02Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse
Pagina 75 di 190«‹7374757677›»

Ultime notizie

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 amin: NOTIZIE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pmin: CAF
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e SanzioniOttobre 1, 2026 - 1:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazioneOttobre 1, 2026 - 7:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    ISEE 2027: Guida Completa a Prima Casa, Redditi, Patrimoni e 10 Documenti da PreparareSettembre 30, 2026 - 1:00 pm
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio VietatiSettembre 30, 2026 - 11:00 am
  • IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la CassazioneSettembre 30, 2026 - 9:00 am
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pm
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto