Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariPartita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 86.23.00, ENPAM Quota B e Sistema TSHai appena conseguito l’abilitazione all’esercizio dell’odontoiatria e stai valutando come avviare la tua attività libero-professionale? Aprire la partita IVA da odontoiatra nel 2026 richiede attenzione a diversi adempimenti specifici: il codice ATECO 86.23.00, il regime IVA esente per le prestazioni sanitarie, l’iscrizione a ENPAM con le sue quote A e B e gli obblighi del Sistema TS (Tessera Sanitaria). In questa guida trovi tutto quello che devi sapere, spiegato in modo chiaro e pratico.Indice dei contenutiIscrizione all’Albo Odontoiatri (CAO)Codice ATECO 86.23.00 per l’OdontoiatraIVA esente art. 10 DPR 633/72: cosa significa per l’odontoiatraRegime forfettario per odontoiatri: conviene?Regime ordinario o semplificato: quando sceglierloENPAM: Quota A e Quota B nel 2026Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi e scadenzeAprire uno studio dentistico: autorizzazioni e requisitiAssicurazione RC professionale obbligatoria (L. 24/2017)Fatturazione elettronica e contabilità dello studioDomande frequenti Iscrizione all’Albo Odontoiatri (CAO)Prima di aprire la partita IVA, l’odontoiatra deve essere iscritto all’Albo degli Odontoiatri, gestito dalla Commissione Albo Odontoiatri (CAO) presso l’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO) competente per la propria residenza o domicilio professionale.L’iscrizione all’albo è un requisito imprescindibile e preventivo: senza di essa, l’esercizio dell’attività odontoiatrica è abusivo ed è punito penalmente. I documenti richiesti variano da ordine a ordine ma in genere comprendono:Laurea magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria (o diploma di laurea equipollente)Abilitazione all’esercizio professionale (superamento esame di Stato)Certificato penale del casellario giudizialeMarca da bollo e pagamento della quota di iscrizione annualeContestualmente all’iscrizione all’albo viene automaticamente avviata anche l’iscrizione a ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), la cassa previdenziale obbligatoria per la categoria. Codice ATECO 86.23.00 per l’OdontoiatraAl momento dell’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, dovrai indicare il codice ATECO che identifica la tua attività. Per gli odontoiatri il codice corretto è:Codice ATECODescrizioneNote86.23.00Attività degli studi odontoiatriciAttività principale per odontoiatri liberi professionisti (ATECO 2025)86.22.02Altre attività di medicina specialistica svolte da medici specialisti indipendentiPer medici specialisti non dentisti: NON corretto per odontoiatria86.22.01Trattamenti di chirurgia esteticaNON corretto per odontoiatriaIl codice 86.23.00 è specifico per l’odontoiatria e copre tutte le prestazioni tipiche dello studio dentistico: odontoiatria conservativa, endodonzia, parodontologia, implantologia, ortodonzia e chirurgia orale. Non è necessario aprire codici ATECO secondari per le singole specializzazioni se si tratta di prestazioni erogate dallo stesso professionista nella stessa struttura.Se invece svolgi anche attività didattica (docenza universitaria, corsi ECM) o consulenze tecniche d’ufficio (CTU) per i tribunali, potresti valutare l’aggiunta di un codice ATECO secondario specifico per quelle attività. IVA esente art. 10 DPR 633/72: cosa significa per l’odontoiatraUna delle peculiarità più importanti dell’attività odontoiatrica è il trattamento IVA. Le prestazioni sanitarie a scopo terapeutico erogate da odontoiatri iscritti all’albo sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, DPR 633/72.In parole semplici: le tue parcelle per visita, otturazione, estrazione, impianto dentale o apparecchio ortodontico non devono riportare IVA e il paziente non paga il 22% di imposta sul valore della prestazione.Questa esenzione ha però importanti conseguenze operative che devi conoscere:Non detrai l’IVA sugli acquisti: poltrona da dentista, strumentario, materiali di consumo, radiologico digitale. L’IVA che paghi sui tuoi acquisti è un costo definitivo, non recuperabileNessuna liquidazione periodica IVA: non presenti la dichiarazione IVA annuale né le liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali)Fatture in esenzione IVA: devi indicare in fattura la dicitura “Operazione esente IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/72” con natura N4Marca da bollo: sulle fatture esenti con importo superiore a 77,47 euro devi applicare una marca da bollo da 2 euroAttenzione: alcune prestazioni erogate da studi odontoiatrici possono essere soggette a IVA, come la vendita di dispositivi medici (bite, protesi rimovibili vendute al dettaglio in contesti specifici) o le prestazioni estetiche senza finalità terapeutica. In caso di dubbio, è sempre consigliabile il consulto di un commercialista esperto del settore sanitario.Per approfondimenti sulla gestione della fatturazione elettronica per il tuo studio, consulta anche la nostra guida su Software di Fatturazione per Odontoiatri 2026: Sistema TS e Fattura Elettronica. Regime forfettario per odontoiatri: conviene?Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per i professionisti con ricavi o compensi annui fino a 85.000 euro. Chi lo sceglie paga una sola imposta sostitutiva (in luogo di IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali) calcolata su una base imponibile forfettizzata, cioè pari a una percentuale fissa dei compensi incassati.Per gli odontoiatri il coefficiente di redditività è pari al 78% (categoria “Attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie”). Significa che se incassi 60.000 euro, il reddito imponibile su cui si calcola l’imposta è 60.000 × 78% = 46.800 euro.L’aliquota d’imposta sostitutiva è:5% per i primi 5 anni di attività (regime di vantaggio per nuovi professionisti)15% dal sesto anno in poiCause ostative al regime forfettario per un odontoiatra:Partecipazione in una società di persone o associazione professionale (studio associato tra odontoiatri)Quota di partecipazione in una S.r.l. odontoiatrica che esercita attività riconducibile alla propriaRedditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata da 30.000 a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024 art. 1 c. 12, confermata per il 2026)Superamento della soglia di 85.000 euro di compensi nell’anno precedenteQuando conviene il forfettario per un giovane dentista? Nei primissimi anni di attività, quando i compensi sono ancora contenuti e le spese professionali (strumentario, affitto, collaboratori) sono basse. L’aliquota al 5% per i primi 5 anni può rappresentare un risparmio fiscale significativo rispetto al regime ordinario. Tuttavia è bene ricordare che nel forfettario non si deducono le spese effettive: se hai investito molto in attrezzatura, potrebbe convenire il regime ordinario. Regime ordinario o semplificato: quando sceglierloIl regime ordinario (o semplificato per i professionisti) tassa il reddito effettivo: compensi incassati meno costi effettivamente sostenuti. Per gli studi odontoiatrici strutturati può essere più vantaggioso del forfettario nei seguenti casi:Investimenti rilevanti: acquisto di unità operative (riuniti dentistici), radiologico digitale endorale, CBCT (tomografo volumetrico), laser dentale. Questi beni si deducono tramite ammortamentoSpese correnti elevate: affitto studio, collaboratori, materiali di consumo, sterilizzazione, software gestionaleCompensi superiori a 85.000 euro: il forfettario non è applicabile oltre questa sogliaStudio associato o S.r.l.: strutture societarie richiedono il regime ordinarioCon il regime ordinario puoi anche recuperare parzialmente l’IVA sugli acquisti inerenti all’attività (nei limiti del pro-rata IVA se hai anche operazioni esenti). La scelta tra i due regimi è una decisione che va fatta insieme a un commercialista analizzando la situazione specifica dello studio.ENPAM: Quota A e Quota B nel 2026ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale obbligatoria a cui sono iscritti tutti gli odontoiatri iscritti all’albo. Il sistema previdenziale ENPAM si articola in due quote distinte: Quota A – contributo fisso obbligatorioLa Quota A è un contributo fisso annuale dovuto da tutti i professionisti iscritti all’albo, indipendentemente dal reddito prodotto. È la quota previdenziale di base che garantisce una pensione modulare minima. L’importo 2026 è suddiviso per fasce d’età:Fascia d’etàQuota A annuale 2026Studenti universitari di odontoiatria152,37 euroFino a 30 anni304,73 euroDa 30 a 35 anni591,47 euroDa 35 a 40 anni1.109,92 euroOltre 40 anni2.049,83 euroLa scadenza di pagamento della Quota A è il 30 aprile di ogni anno. Per i giovani under 30, l’importo ridotto (304,73 euro) rende l’avvio dell’attività economicamente più accessibile.Quota B – contributo percentuale sul reddito libero-professionaleLa Quota B è il contributo previdenziale principale per il libero professionista. Si calcola applicando un’aliquota percentuale al reddito netto della libera professione (non al fatturato lordo). Il reddito di riferimento è quello dichiarato nel Modello Redditi PF tramite il Modello D ENPAM (scadenza 31 luglio di ogni anno).L’aliquota Quota B ENPAM nel 2026 è:19,5% sul reddito netto fino a 150.000 euro (aliquota piena libera professione)1% (contributo di solidarietà) sulla parte di reddito eccedente 150.000 euro9,75% (aliquota dimezzata, su domanda) per chi è iscritto ad altra previdenza obbligatoria o è pensionato (es. odontoiatri anche dipendenti SSN)2% solo per i redditi da attività intramoenia e per i tirocinanti del corso di formazione in Medicina generaleDifferenze pratiche tra Quota A e Quota B:CaratteristicaQuota AQuota BTipo contributoFisso per fascia d’etàPercentuale sul redditoBase di calcoloImporto fisso ENPAM per fasciaReddito netto libera professioneScadenza pagamento30 aprile anno correnteModello D entro 31 luglio; versamento dal 31 ottobre (anche a rate)Deducibilità fiscaleSì (integralmente)Sì (integralmente)Pensione maturataQuota modulare basePensione proporzionale al redditoImportante: i contributi ENPAM (sia Quota A che Quota B) sono integralmente deducibili dal reddito complessivo, sia nel regime ordinario che nel regime forfettario. Questa deducibilità riduce l’imponibile fiscale e abbassa le tasse dovute.Per un confronto con la situazione degli altri professionisti sanitari, consulta anche la nostra guida su Partita IVA Medico 2026: ATECO 86.21.00, ENPAM Quota A/B e Sistema TS.Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi e scadenzeIl Sistema TS (Tessera Sanitaria) è uno dei pilastri della compliance odontoiatrica. Gli odontoiatri liberi professionisti hanno l’obbligo di trasmettere telematicamente al Sistema Tessera Sanitaria i dati delle spese sanitarie dei propri pazienti, in modo che questi possano essere precaricati nel modello 730 (precompilato IRPEF).Questa trasmissione serve al paziente per detrarre il 19% delle spese odontoiatriche nella propria dichiarazione dei redditi (entro il limite previsto dalla normativa). Se non trasmetti i dati, il paziente non potrà usufruire automaticamente della detrazione nel 730 precompilato.Cosa trasmettere e quandoDati da trasmettere: per ogni paziente, il codice fiscale, la data e l’importo della spesa sanitaria (prestazione odontoiatrica pagata)Scadenza primo semestre: entro il 30 settembre dell’anno successivo alla spesa (per spese da gennaio a giugno)Scadenza secondo semestre: entro il 28 febbraio dell’anno successivo (per spese da luglio a dicembre)Modalità: via portale web del Sistema TS (tessera-sanitaria.it) o tramite software gestionale dello studio integrato con il sistemaOpposizione del pazienteIl paziente ha il diritto di opporsi alla trasmissione dei propri dati al Sistema TS. In questo caso, l’odontoiatra deve annotare l’opposizione e non trasmettere quei dati. L’opposizione può essere espressa al momento del pagamento o tramite il portale del Sistema TS.Sanzioni per omessa trasmissioneL’omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati al Sistema TS è sanzionata. La sanzione ordinaria è di 100 euro per ogni comunicazione omessa o errata (con un massimo di 50.000 euro per anno). La trasmissione tardiva con correzione spontanea entro i termini può beneficiare di riduzioni. Per un quadro completo, consulta la nostra guida dedicata su Sistema TS per Professionisti Sanitari: obblighi e sanzioni.Aprire uno studio dentistico: autorizzazioni e requisitiAprire uno studio odontoiatrico privato non richiede solo la partita IVA: è necessario ottenere le autorizzazioni sanitarie regionali previste dalla normativa vigente (D.P.R. 14 gennaio 1997 e normativa regionale integrativa).I passaggi principali sono:Individuazione e adeguamento dei locali: il locale deve rispettare i requisiti strutturali e impiantistici previsti dalla normativa regionale (superficie minima, aerazione, impianto idrico, smaltimento rifiuti speciali sanitari)Presentazione SCIA o DIA (Segnalazione/Dichiarazione di Inizio Attività) al Comune competente, che la trasmette alla ASL localeNomina del direttore sanitario: ogni struttura odontoiatrica deve avere un direttore sanitario iscritto all’albo. Se sei l’unico professionista dello studio, puoi essere tu stesso il direttore sanitarioIscrizione nel registro delle strutture sanitarie private della ASL o Regione competenteAdempimenti privacy (GDPR): il registro dei trattamenti e l’informativa ai pazienti sui dati sanitariSmaltimento rifiuti speciali: contratto con ditta autorizzata per rifiuti sanitari pericolosi (aghi, materiali contaminati)Sterilizzazione: autoclave certificata e registri di sterilizzazioneI requisiti specifici variano da Regione a Regione: è indispensabile contattare la ASL locale prima di avviare i lavori di allestimento dello studio. Assicurazione RC professionale obbligatoria (L. 24/2017)La Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) sulla responsabilità professionale sanitaria rende obbligatoria la copertura assicurativa per gli esercenti le professioni sanitarie, inclusi gli odontoiatri liberi professionisti.L’odontoiatra deve stipulare un’assicurazione per la responsabilità civile professionale (RC professionale) che copra:Danni causati al paziente durante le prestazioni sanitarie (colpa professionale)Copertura per claims made (richieste di risarcimento pervenute durante la vigenza della polizza) o per loss occurrence, a seconda della struttura contrattualeMassimali adeguati alla tipologia di interventi eseguiti (implantologia e chirurgia orale richiedono massimali più elevati)Il premio assicurativo è un costo deducibile dal reddito professionale. Ricorda che l’obbligo assicurativo riguarda anche gli odontoiatri collaboratori che operano nello studio altrui: ognuno deve avere la propria copertura individuale.Fatturazione elettronica e contabilità dello studioLa fatturazione elettronica per gli odontoiatri presenta una specificità importante rispetto ad altri professionisti: le spese sanitarie verso privati (persone fisiche) sono esonerate dall’obbligo di fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI), a condizione che vengano trasmesse al Sistema TS.In pratica:Prestazioni a privati (pazienti): puoi emettere ricevute fiscali o fatture cartacee/PDF, con trasmissione al Sistema TS. NON è obbligatoria la fattura elettronica SDI verso il paziente fisico (art. 10-bis D.L. 119/2018)Prestazioni a soggetti IVA (aziende, assicurazioni, Fondi sanitari): la fattura elettronica tramite SDI è obbligatoriaPrestazioni a pazienti che si oppongono al Sistema TS: emetti fattura cartacea o elettronica SDI secondo le regole ordinarieDal punto di vista contabile, lo studio odontoiatrico in regime ordinario deve tenere:Il registro cronologico degli incassi e dei pagamenti (contabilità di cassa per professionisti in regime semplificato)Il registro dei beni ammortizzabili (per attrezzature e strumenti)Il registro degli acquisti (per il pro-rata IVA, se applicabile)Affidati a un commercialista esperto in fiscalità sanitaria: le specificità del settore odontoiatrico (IVA esente, Sistema TS, pro-rata, ENPAM) richiedono una competenza specializzata che non tutti i professionisti contabili possiedono.Per la scelta del software di gestione dello studio, consulta la nostra guida su Software di Fatturazione Elettronica per Professionisti Sanitari 2026. Domande frequentiUn odontoiatra neolaureato deve subito aprire la partita IVA?Sì, non appena inizi a svolgere attività professionale retribuita (anche come collaboratore in uno studio altrui), hai l’obbligo di aprire la partita IVA entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. L’apertura avviene tramite dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12) all’Agenzia delle Entrate.Posso essere sia dipendente che libero professionista come odontoiatra?Sì, è possibile cumulare un rapporto di dipendenza (ad esempio con il SSN o una struttura clinica privata) con l’attività libero-professionale. Tuttavia, dal 2025 (L. 207/2024) il regime forfettario non è accessibile se i redditi da dipendenza superano 35.000 euro nell’anno precedente. Superata questa soglia, scatta la causa ostativa e si deve passare al regime ordinario.Quanto paga di tasse un odontoiatra forfettario con 50.000 euro di compensi?Con 50.000 euro di compensi e coefficiente 78%, il reddito imponibile è 39.000 euro. Al 15% di imposta sostitutiva (dal sesto anno) si pagano 5.850 euro di tasse. Aggiungendo ENPAM Quota B (circa 7.605 euro al 19,5% su 39.000 euro), il carico complessivo si attesta intorno al 27% del fatturato. Nei primi 5 anni, con aliquota al 5%, il carico fiscale si riduce sensibilmente (circa 1.950 euro di sola imposta sostitutiva).Un odontoiatra in forfettario deve trasmettere al Sistema TS?Sì. L’obbligo di trasmissione al Sistema TS è indipendente dal regime fiscale adottato. Sia il forfettario che il soggetto in regime ordinario devono trasmettere le spese sanitarie dei pazienti entro le scadenze previste.Cosa succede se supero i 85.000 euro da forfettario durante l’anno?Se superi la soglia di 85.000 euro nel corso dell’anno, rimani nel regime forfettario per quell’anno intero ma dal 1° gennaio dell’anno successivo devi passare al regime ordinario. Se invece superi i 100.000 euro in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente e devi applicare l’IVA ordinaria dal mese successivo al superamento.Lo studio dentistico ha bisogno di partita IVA separata dalla mia personale?Se operi come libero professionista individuale, utilizzi la tua partita IVA personale anche per l’attività dello studio. Non è necessaria una partita IVA separata. Se invece vuoi costituire una società odontoiatrica (S.r.l. o S.r.l.s.) per gestire lo studio, quella società avrà la propria partita IVA autonoma.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Gestisci la tua partita IVA con il CAF Centro FiscaleAprire la partita IVA da odontoiatra è solo il primo passo: la gestione fiscale quotidiana — tra IVA esente, ENPAM, Sistema TS e scadenze contabili — richiede un supporto professionale specializzato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di preventivo personalizzato per odontoiatri e professionisti sanitari che vogliono aprire o riorganizzare la propria attività in modo efficiente e conforme.Contattaci per un appuntamento senza impegno: valuteremo insieme il regime fiscale più adatto alla tua situazione, ti guideremo negli adempimenti ENPAM e Sistema TS e seguiremo la tua contabilità con competenza specifica nel settore sanitario.Errore: Modulo di contatto non trovato. Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 08:00:002026-09-27 19:11:35Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 86.23.00, ENPAM Quota B e Sistema TS
Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariAprire Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 862301, ENPAM Quota B e Regime FiscaleIndice dei contenutiPartita IVA Odontoiatra: Chi Deve Aprirla e QuandoCodice ATECO 86.23.01: Tutto Quello che Devi SapereRegime Forfettario per Odontoiatra 2026: Conviene?Regime Ordinario Odontoiatra: IRPEF, IVA e ContabilitàContributi ENPAM 2026: Quota A e Quota BFatturazione Elettronica e Sistema TS per OdontoiatraCome Aprire la Partita IVA Odontoiatra: Procedura Passo per PassoStudio Dentistico Associato o Società: Quale Forma ScegliereFAQ: Domande Frequenti sulla Partita IVA OdontoiatraPartita IVA Odontoiatra: Chi Deve Aprirla e QuandoAprire la partita IVA da odontoiatra è il primo passo obbligatorio per esercitare la libera professione in modo autonomo. Che tu abbia appena conseguito la specializzazione in Odontoiatria e Protesi Dentaria o stia valutando di lasciare il lavoro dipendente per avviare uno studio privato, la partita IVA è lo strumento fiscale indispensabile per svolgere la tua attività in regola.A differenza di un medico di base o di un medico specialista che lavora esclusivamente per il SSN, l’odontoiatra esercita quasi sempre in regime di libera professione — anche se all’interno di una clinica privata o di un poliambulatorio. Questo significa che, salvo eccezioni, la partita IVA è praticamente obbligatoria fin dal primo paziente privato.In questa guida trovi tutto quello che serve sapere nel 2026: il codice ATECO giusto, i contributi ENPAM (Quota A e Quota B), la scelta tra regime forfettario e regime ordinario, gli obblighi di fatturazione elettronica e Sistema TS, e la procedura pratica per aprire la partita IVA in pochi giorni. Codice ATECO 86.23.01: Tutto Quello che Devi SapereIl codice ATECO per gli odontoiatri è 86.23.01, denominato ufficialmente “Studi odontoiatrici”. Questo codice identifica in modo preciso l’attività di odontoiatra libero professionista presso l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio e l’ENPAM.È importante non confonderlo con il codice 86.21.00 (servizi di medicina generale) o con il 86.22.09 (altri studi specialistici). Il codice 86.23.01 è specifico per gli odontoiatri e i medici con specializzazione in odontoiatria che esercitano in forma autonoma.Codice ATECODescrizionePer chi86.23.01Studi odontoiatriciOdontoiatri libero professionisti86.22.01Studi di medicina specialistica (es. chirurghi, ortopedici)Medici specialisti non odontoiatri86.21.00Servizi di medicina generaleMedici di medicina generale / MMGIl codice ATECO 86.23.01 ha anche una rilevanza fiscale diretta: determina il coefficiente di redditività usato nel regime forfettario (78%, come per tutte le attività professionali sanitarie) e identifica il settore per l’iscrizione all’ENPAM.Cosa fare con il codice ATECO 86.23.01? Lo indichi al momento dell’apertura della partita IVA tramite il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Se in futuro eserciti anche attività accessorie (ad esempio la vendita di dispositivi odontoiatrici o la docenza universitaria), potresti dover aggiungere un secondo codice ATECO — ma per l’attività clinica standard il 86.23.01 è sufficiente. Regime Forfettario per Odontoiatra 2026: Conviene?Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato ai titolari di partita IVA con ricavi annui fino a 85.000 euro. Al di sopra di questo limite si decade automaticamente dal regime nell’anno successivo. Esiste anche una soglia di sicurezza a 100.000 euro: se la superi in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente a partire da quella data.Per gli odontoiatri che rientrano nel limite degli 85.000 euro, il regime forfettario offre vantaggi significativi. Ecco come funziona il calcolo dell’imposta:Coefficiente di redditività: 78% — questo vuol dire che solo il 78% dei tuoi incassi viene considerato come reddito imponibile. Il restante 22% si considera forfettariamente destinato alle spese (senza dover dimostrare nulla con fatture o ricevute).Imposta sostitutiva: 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività se si aprono con i requisiti per i neo-professionisti).Nessuna IVA sulle fatture emesse: non addebiti l’IVA ai pazienti e non la scarichi sugli acquisti.Nessuna IRAP, nessun obbligo di studi di settore ISA.Esempio pratico. Supponiamo che Marco, odontoiatra neo-laureato, apra la partita IVA e incassi 60.000 euro nel primo anno. Con il regime forfettario:Reddito imponibile: 60.000 × 78% = 46.800 euroImposta sostitutiva (5% per i primi 5 anni): 46.800 × 5% = 2.340 euroContributi ENPAM Quota B (19,5%): 46.800 × 19,5% = 9.126 euro (ma i contributi ENPAM sono deducibili dal reddito forfettario in modo forfettario — vedi sezione ENPAM)In confronto al regime ordinario (dove pagherebbe IRPEF progressiva fino al 43%), il risparmio è evidente soprattutto nelle fasi iniziali della carriera. Quando il Regime Forfettario Potrebbe Non ConvenireIl regime forfettario non è sempre la scelta migliore per un odontoiatra. Ci sono situazioni in cui può essere penalizzante:Spese reali superiori al 22%: se hai costi elevati (attrezzature odontoiatriche, laboratori odontotecnici, affitti di studio, assistenti alla poltrona), nel forfettario non li puoi detrarre. Nel regime ordinario, invece, li scarichi tutti.Grandi investimenti iniziali: se devi comprare un riunito odontoiatrico (7.000-20.000 euro), una OPT panoramica o allestire uno studio, nel forfettario non recuperi l’IVA né deduci l’ammortamento.Redditi elevati sin da subito: se prevedi di superare 85.000 euro già dal primo anno (ad esempio perché subentrari in uno studio avviato), inizia direttamente con il regime ordinario.Lavoro dipendente contemporaneo: se hai già un reddito da lavoro dipendente superiore a 35.000 euro (soglia per i dipendenti, aggiornata dalla L. 207/2024), non puoi accedere al forfettario.La scelta del regime fiscale è una delle decisioni più importanti all’apertura della partita IVA. Ti consigliamo di rivolgerti a un consulente esperto in fiscalità per sanitari per valutare la convenienza caso per caso.Regime Ordinario Odontoiatra: IRPEF, IVA e ContabilitàSe superi la soglia degli 85.000 euro di ricavi, oppure se hai scelto volontariamente il regime ordinario perché ti conviene detrarre i costi reali, l’odontoiatra è soggetto alla tassazione IRPEF ordinaria con aliquote progressive.Le aliquote IRPEF 2026 sono:23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile35% da 28.001 a 50.000 euro43% oltre 50.000 euroA queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali e comunali (variabili per Comune, mediamente 1-2% in più) e l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), che per i professionisti sanitari con studio autonomo può non essere dovuta se non si avvalgono di dipendenti in modo continuativo.E l’IVA? Le prestazioni sanitarie degli odontoiatri sono in regime di esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72. Questo significa che le tue fatture ai pazienti non riportano l’IVA — ma non sei del tutto fuori dal sistema IVA. Devi comunque:Aprire la partita IVA con il codice ATECO correttoPresentare la dichiarazione IVA annuale (anche se con operazioni esenti)Gestire il pro-rata se hai sia operazioni esenti che imponibili (es. vendita di prodotti)Nel regime ordinario devi tenere la contabilità professionale: registro degli incassi e pagamenti (contabilità di cassa), registro dei beni ammortizzabili, libro giornale se hai collaboratori. Il costo del commercialista sale (500-2.000 euro/anno rispetto ai 200-500 del forfettario), ma la deducibilità delle spese reali spesso compensa ampiamente. Contributi ENPAM 2026: Quota A e Quota BL’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale obbligatoria per tutti gli odontoiatri iscritti all’Albo. L’iscrizione all’ENPAM è automatica all’iscrizione all’Ordine e non puoi rinunciarvi anche se hai un’altra copertura previdenziale.I contributi ENPAM si dividono in due quote distinte con meccanismi di calcolo diversi. ENPAM Quota A 2026: Il Contributo FissoLa Quota A è un contributo fisso annuale che tutti gli iscritti pagano indipendentemente dal reddito, calcolato per fasce d’età:Fascia d’etàContributo Quota A 2026Studenti universitari152,37 euroFino a 30 anni304,73 euroDa 30 a 35 anni591,47 euroDa 35 a 40 anni1.109,92 euroOltre 40 anni2.049,83 euroContributo maternità (tutte le fasce)84,26 euro aggiuntiviLa Quota A si paga entro il 30 aprile di ogni anno tramite l’area riservata del sito ENPAM. Per chi ha appena aperto la partita IVA durante l’anno, la Quota A si paga in proporzione ai mesi di iscrizione.ENPAM Quota B 2026: Il Contributo Proporzionale al RedditoLa Quota B è il contributo più importante perché è proporzionale al tuo reddito libero professionale (cioè al reddito da attività privata, non da lavoro dipendente o SSN). Per il 2026 le aliquote sono:19,5% sul reddito libero professionale fino a 140.000 euro1% aggiuntivo (contributo di solidarietà) sulla parte di reddito eccedente i 140.000 euro2% (aliquota ridotta) per gli odontoiatri che hanno già un’altra contribuzione obbligatoria (es. medici ospedalieri con guardia medica in libera professione)Come si calcola la Quota B? Ogni anno, entro il 31 luglio, devi presentare il Modello D ENPAM (disponibile online nell’area riservata ENPAM) che riporta il tuo reddito libero professionale dell’anno precedente. L’ENPAM calcola la Quota B e ti notifica l’importo da pagare in rate o in unica soluzione.Esempio pratico per un odontoiatra con reddito forfettario di 50.000 euro:Reddito libero professionale (imponibile forfettario): 50.000 × 78% = 39.000 euroQuota B: 39.000 × 19,5% = 7.605 euroQuota A (fascia 30-35 anni): 591,47 euroTotale ENPAM annuo: circa 8.196 euroI contributi ENPAM sono fiscalmente deducibili: nel regime forfettario si deducono in modo forfettario dal reddito prima di applicare l’imposta sostitutiva; nel regime ordinario si deducono integralmente dal reddito complessivo IRPEF.Per approfondimenti sui contributi previdenziali per medici e sanitari, leggi anche: Partita IVA Medico 2026: ATECO, ENPAM e Sistema TS.Fatturazione Elettronica e Sistema TS per OdontoiatraLa fatturazione elettronica per gli odontoiatri ha una disciplina particolare che va compresa bene per evitare sanzioni.Obbligo Fattura Elettronica e Sistema TSDal 2024, la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i professionisti, inclusi gli odontoiatri. Tuttavia, esiste una distinzione fondamentale legata al Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS):Pazienti che vogliono la detrazione fiscale: le prestazioni odontoiatriche rientrano tra le spese sanitarie detraibili al 19% nel 730. Per consentire la detrazione, le spese devono essere trasmesse al Sistema TS. L’odontoiatra trasmette i dati di spesa direttamente al portale Sistema TS (non tramite SDI). Il paziente può opporsi alla trasmissione: in questo caso la spesa non è detraibile per lui.Pazienti che si oppongono alla trasmissione TS: devi emettere fattura elettronica tramite SDI con il codice documento corretto.Persone giuridiche (aziende, società): fattura elettronica obbligatoria tramite SDI sempre, con codice destinatario o PEC del cliente.In pratica, l’odontoiatra utilizza due canali paralleli: il portale Sistema TS per i pazienti privati (persone fisiche) che vogliono la detrazione, e il Sistema di Interscambio (SDI) per tutti gli altri casi. Per approfondire, leggi: Fatturazione Elettronica per Odontoiatri 2026: Differenze, Albo e Sistema TS.Software Consigliati per OdontoiatriPer gestire la fatturazione in modo efficiente, gli odontoiatri scelgono tipicamente:Software gestionali odontoiatrici (Dental Pro, Gesden, NexPro): integrano il gestionale dello studio con la fatturazione TS e SDISoftware di fatturazione generica (Fatture in Cloud, Aruba Fattura): più economici ma richiedono integrazione manuale con il portale TSLeggi il confronto completo: Software Fatturazione per Sanitari 2026: Sistema TS, Opposizione e Fattura Elettronica.Come Aprire la Partita IVA Odontoiatra: Procedura Passo per PassoAprire la partita IVA da odontoiatra è una procedura relativamente snella. Ecco i passaggi in ordine:Iscriviti all’Albo degli Odontoiatri: l’iscrizione all’Albo provinciale competente (FNOMCeO) è il prerequisito indispensabile. Senza iscrizione all’Albo non puoi esercitare legalmente né aprire la partita IVA come odontoiatra.Scegli il regime fiscale: prima di aprire la partita IVA, valuta con un consulente se il regime forfettario o il regime ordinario è più conveniente per la tua situazione specifica (redditi attesi, spese previste, altri redditi).Apri la Partita IVA: presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (in ufficio o online tramite FISCONLINE). Indica il codice ATECO 86.23.01 e il regime fiscale scelto. La partita IVA viene attribuita immediatamente o entro pochi giorni.Iscriviti all’ENPAM: l’iscrizione è automatica all’atto dell’iscrizione all’Albo, ma devi comunicare l’inizio dell’attività libero-professionale tramite il portale ENPAM per la corretta gestione della Quota B.Apri un conto corrente dedicato: non è obbligatorio per legge, ma è fortemente consigliato separare i flussi professionali da quelli personali. Esistono conti business specifici per professionisti sanitari. Leggi: Conto Business Medici e Sanitari 2026: Guida Completa.Scegli il software di fatturazione: attiva il profilo sul portale Sistema TS e configura il tuo software gestionale per la trasmissione delle spese.Incarica un commercialista o un CAF: per la gestione contabile, le dichiarazioni fiscali annuali e il Modello D ENPAM, affidati a un professionista esperto in fiscalità sanitaria.Quanto tempo ci vuole? La partita IVA si ottiene in giornata. L’intero setup (conto corrente, software, primo Modello D) richiede 2-4 settimane. Studio Dentistico Associato o Società: Quale Forma ScegliereMolti odontoiatri non esercitano da soli ma si associano con colleghi o lavorano all’interno di strutture più grandi. Le opzioni sono diverse e hanno implicazioni fiscali e giuridiche importanti.Studio Associato tra OdontoiatriLo studio associato è la forma più diffusa per gli odontoiatri che vogliono condividere spazi e spese mantenendo l’autonomia professionale. Ogni odontoiatra mantiene la propria partita IVA individuale, ma lo studio è registrato come associazione professionale (con proprio codice fiscale). I redditi si ripartiscono secondo le quote concordate nell’atto di associazione.Vantaggi: semplicità fiscale, autonomia professionale, condivisione dei costi fissi (affitto, personale, attrezzature). Svantaggi: responsabilità solidale tra associati, difficoltà di scioglimento.Società tra Professionisti (STP)Dal 2012, i professionisti sanitari possono costituire una Società tra Professionisti (STP) nelle forme di SRL, SNC o SAS. Questa forma è adatta quando il volume d’affari è elevato e si vuole beneficiare della tassazione societaria (24% IRES) invece di quella personale IRPEF (fino al 43%).La STP richiede che la maggioranza del capitale e dei voti sia detenuta da professionisti iscritti all’Albo. È una struttura più complessa da gestire ma offre vantaggi fiscali rilevanti per gli studi ad alto volume. Consulta un commercialista specializzato prima di scegliere questa strada.Casa di Cura / Poliambulatorio come Dipendente o CollaboratoreSe eserciti all’interno di una clinica privata o di un poliambulatorio come collaboratore con partita IVA, la tua situazione è quella di un libero professionista che presta la propria opera a una struttura. In questo caso la partita IVA individuale è sufficiente e la gestione fiscale è standard.Attenzione: se lavori con orari e modalità tipici di un dipendente ma con partita IVA, potresti rientrare nelle fattispecie di finta partita IVA (lavoro parasubordinato). Per evitare problemi, assicurati di avere effettiva autonomia organizzativa.FAQ: Domande Frequenti sulla Partita IVA Odontoiatra Un odontoiatra appena laureato deve aprire subito la Partita IVA?Sì, se esercita qualsiasi attività professionale privata a pagamento, anche occasionale (es. sostituzione in uno studio), deve aprire la partita IVA. Il lavoro “in nero” espone a sanzioni fiscali e previdenziali.Qual è il codice ATECO corretto per un odontoiatra?Il codice ATECO per gli odontoiatri è 86.23.01 (Studi odontoiatrici). Non confonderlo con il 86.22 per medici specialisti o il 86.21 per medici di base.Quanto si paga di ENPAM Quota B con 70.000 euro di reddito?Con un reddito libero professionale di 70.000 euro (già al netto del coefficiente forfettario se in forfettario: 89.744 euro di ricavi × 78% = 70.000 euro circa), la Quota B è: 70.000 × 19,5% = 13.650 euro. A cui si aggiunge la Quota A fissa per fascia d’età.L’odontoiatra paga l’IVA sulle prestazioni?No. Le prestazioni odontoiatriche rientrano nell’esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72. L’odontoiatra non addebita IVA al paziente e non può recuperarla sugli acquisti (salvo pro-rata per operazioni miste).Posso usare il regime forfettario se guadagno 90.000 euro?No. La soglia per il regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi annui. Con 90.000 euro sei fuori dal regime forfettario già nell’anno corrente (se superi 100.000 euro) o da quello successivo (se superi 85.000 ma non 100.000). Dal 2026 in poi dovrai usare il regime ordinario.Come funziona la fatturazione elettronica per i pazienti privati?Per i pazienti privati (persone fisiche) che vogliono la detrazione del 19% sulle spese dentistiche, l’odontoiatra trasmette i dati di spesa direttamente al portale Sistema TS (non tramite SDI). Se il paziente si oppone alla trasmissione, si emette fattura elettronica tramite SDI. Leggi: Fatturazione Elettronica per Dentisti 2026: Sistema TS e Listino.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Vuoi Aprire la Partita IVA da Odontoiatra? Affidati a Centro FiscaleAprire la partita IVA nel modo giusto sin dall’inizio ti evita errori costosi e ti garantisce il massimo risparmio fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per odontoiatri e professionisti sanitari: scelta del regime fiscale, apertura partita IVA, gestione ENPAM, dichiarazione dei redditi annuale.Richiedi un preventivo personalizzato — senza impegno. Il nostro team di esperti fiscali ti guiderà in ogni passaggio, dalla prima apertura fino alla gestione continuativa della tua attività professionale.Errore: Modulo di contatto non trovato.Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 09:34:002026-08-26 08:53:30Aprire Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 862301, ENPAM Quota B e Regime Fiscale
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOPartita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e ContributiSei un avvocato che sta valutando di aprire la partita IVA o di passare al regime forfettario nel 2026? Questa guida risponde in modo esauriente a tutte le domande pratiche: codice ATECO corretto, contributi Cassa Forense, calcolo delle tasse con la flat tax al 15%, obblighi di fatturazione elettronica e le situazioni in cui il forfettario non conviene. Dati aggiornati all’anno fiscale 2026.Indice dei contenutiAvvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?Requisiti del regime forfettario per avvocatiCodice ATECO 69.10.10: attivita’ legaleCome aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passoCassa Forense e contributi nel regime forfettarioCalcolo tasse avvocato forfettario: flat tax e imposta sostitutivaFatturazione elettronica per avvocato forfettarioQuando conviene il forfettario e quando noDomande frequenti (FAQ)Avvocato forfettario nel 2026: conviene davvero?La domanda che riceve CAF Centro Fiscale piu’ spesso dagli avvocati giovani o con volume d’affari ancora limitato e’: vale la pena scegliere il regime forfettario rispetto a quello ordinario? La risposta non e’ universale, ma ci sono elementi oggettivi che rendono il forfettario molto attraente per la categoria forense nel 2026.Il vantaggio piu’ evidente e’ la flat tax al 15% (o al 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’) applicata al reddito imponibile, invece delle aliquote IRPEF progressive che partono dal 23% e arrivano al 43%. Per un avvocato con compensi annui di 40.000 euro, la differenza fiscale puo’ valere migliaia di euro ogni anno. Si sommano poi la semplificazione contabile (niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto da subire), l’esonero dall’IRAP e la possibilita’ di ridurre i contributi INPS Gestione Separata del 35%.Il limite principale resta il tetto di 85.000 euro di compensi annui: superato questo importo (o 100.000 euro in corso d’anno, con uscita immediata), si deve passare al regime ordinario con IVA e contabilita’ completa. Per molti avvocati che esercitano come liberi professionisti alle prime armi, questo limite non e’ un problema concreto. Requisiti del regime forfettario per avvocati nel 2026Per accedere al regime forfettario (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89) un avvocato deve rispettare nel 2026 questi requisiti e non incorrere in nessuna delle cause ostative:Compensi annui non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente (il superamento comporta l’uscita l’anno successivo; se si superano i 100.000 euro in corso d’anno, si esce immediatamente con ricalcolo IVA).Nessuna partecipazione in societa’ di persone, associazioni o SRL con controllo diretto se l’attivita’ svolta e’ riconducibile a quella della partita IVA.Spese per lavoro accessorio e dipendenti non superiori a 20.000 euro lordi annui (limite ridotto da 30.000 a 20.000 dalla Legge di Bilancio 2025, in vigore dal 2025).Redditi da lavoro dipendente o assimilati non superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (causa ostativa: se si e’ anche dipendenti o pensionati con reddito oltre questa soglia, non si puo’ accedere al forfettario). La soglia era 30.000 euro fino al 2024, elevata a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 c. 12).Non applicabile a chi ha optato per il regime ordinario nei tre anni precedenti (vincolo triennale di permanenza).Nota importante per gli avvocati che svolgono anche attivita’ di docenza o consulenza per enti pubblici: i compensi da lavoro dipendente (anche a tempo determinato o co.co.co.) si sommano per verificare il limite dei 35.000 euro. Codice ATECO 69.10.10: attivita’ legale dell’avvocatoIl codice ATECO corretto per l’avvocato che esercita la libera professione e’ il 69.10.10 – Attivita’ degli studi legali. Questo codice identifica l’esercizio della professione forense, sia in forma individuale (studio legale monoprofessionale) sia come associato in uno studio legale associato.DatoValoreCodice ATECO69.10.10DescrizioneAttivita’ degli studi legaliSezione ATECOM – Attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheCassa previdenzialeCassa Forense (CASSA FORENSE)Coefficiente di redditivita’ forfettario78%Contributi previdenzialiCassa Forense (NON INPS Gestione Separata)Il coefficiente di redditivita’ del 78% e’ quello applicato alle attivita’ professionali, scientifiche e tecniche nel regime forfettario (L. 190/2014, Allegato 4, che raggruppa in questa categoria anche medici, commercialisti, psicologi, architetti e altri professionisti). Questo coefficiente e’ fondamentale per il calcolo del reddito imponibile: se un avvocato forfettario incassa 50.000 euro di compensi in un anno, il suo reddito imponibile e’ 50.000 x 78% = 39.000 euro, sul quale si calcola la flat tax al 15% (5.850 euro di imposta) o al 5% (1.950 euro nei primi 5 anni).Attenzione al codice ATECO per la mediazione o la consulenza legale generica: se l’avvocato svolge anche attivita’ di mediatore civile o consulente (non strettamente forense), potrebbe essere necessario un secondo codice ATECO. Nel regime forfettario e’ possibile avere piu’ codici ATECO, ma si usa il coefficiente di redditivita’ relativo all’attivita’ prevalente (per compensi). Vedi anche: come gestire piu’ codici ATECO nel forfettario 2026. Come aprire la partita IVA da avvocato: procedura passo per passoAprire la partita IVA da avvocato forfettario e’ un’operazione che si puo’ completare in pochi giorni. Ecco il percorso completo: 1. Iscrizione all’Albo degli AvvocatiPrima di aprire la partita IVA, l’avvocato deve essere iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) della propria circoscrizione. L’iscrizione all’Albo e’ requisito indispensabile per esercitare la professione forense e per iscriversi a Cassa Forense. Senza iscrizione all’Albo, il COA segnala la mancata iscrizione alla previdenza forense.2. Apertura della partita IVA all’Agenzia delle EntrateLa partita IVA si apre presentando il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici, in presenza o tramite intermediario abilitato). Nel modello si inserisce:Codice ATECO: 69.10.10Regime fiscale: regime forfettario (codice RF19 in fatturazione elettronica)Data inizio attivita’Comune e indirizzo dello studio legaleL’apertura online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate e’ gratuita e il numero di partita IVA viene assegnato immediatamente.3. Iscrizione a Cassa ForenseContestualmente all’apertura della partita IVA (o entro 30 giorni), l’avvocato deve iscriversi a Cassa Forense (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense). L’iscrizione avviene online sul sito istituzionale cassaforense.it. Non c’e’ una soglia minima di reddito per l’obbligo di iscrizione: qualsiasi avvocato iscritto all’Albo che esercita la professione e’ obbligato ad iscriversi a Cassa Forense.Attenzione: a differenza di altri liberi professionisti non coperti da una cassa privata (ad esempio molti consulenti), gli avvocati non versano i contributi all’INPS Gestione Separata ma esclusivamente a Cassa Forense. Questa distinzione e’ fondamentale per calcolare correttamente gli oneri previdenziali nel forfettario.4. Comunicazione all’Ordine degli AvvocatiAlcuni COA richiedono la comunicazione dell’apertura della partita IVA per aggiornare i registri dell’Ordine. E’ buona pratica verificare con il proprio Ordine locale le formalita’ specifiche.Cassa Forense e contributi nel regime forfettario 2026La gestione previdenziale e’ il capitolo piu’ complesso per l’avvocato forfettario, perche’ Cassa Forense ha regole proprie, indipendenti dal regime fiscale scelto. Struttura dei contributi Cassa ForenseCassa Forense prevede due tipologie di contributo obbligatorio per tutti gli iscritti:Contributo soggettivo: 16% del reddito professionale netto (dichiarato ai fini dell’IRPEF). L’aliquota e’ stata elevata al 16% nel 2024 (era il 15% in precedenza).Contributo integrativo: 4% del volume d’affari IVA (fatturato lordo). Nel regime forfettario non si applica l’IVA, ma il contributo integrativo del 4% si calcola comunque sui compensi lordi incassati, perche’ il volume d’affari ai fini Cassa Forense e’ il corrispettivo del servizio prestato.Contributo minimo 2026: circa 2.875 euro (valore indicativo; Cassa Forense pubblica i minimi aggiornati ogni anno nelle circolari). Il contributo minimo si deve versare indipendentemente dal reddito effettivo, anche se si e’ avuta pochissima attivita’.Esiste anche una riduzione per i giovani avvocati iscritti per i primi anni: Cassa Forense prevede agevolazioni contributive per i neoiscritti all’Albo (di solito nei primi 6 anni). Le percentuali variano e vanno verificate direttamente sul sito cassaforense.it al momento dell’iscrizione.La riduzione del 35% INPS non si applica agli avvocatiUno dei vantaggi del regime forfettario per i professionisti iscritti all’INPS Gestione Separata (ad esempio molti consulenti, ingegneri non iscritti a Inarcassa, ecc.) e’ la possibilita’ di ridurre i contributi del 35%. Questa riduzione NON si applica agli avvocati iscritti a Cassa Forense: Cassa Forense e’ una cassa privata con regole autonome e non prevede la riduzione forfettaria del 35% riservata ai contribuenti INPS. E’ un punto di attenzione cruciale che spesso viene trascurato nella pianificazione fiscale degli avvocati forfettari.Deducibilita’ dei contributi Cassa ForenseI contributi versati a Cassa Forense sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal regime fiscale. Anche l’avvocato forfettario deduce i contributi Cassa Forense, ma in modo specifico: la deduzione avviene nel quadro LM (Modello Redditi PF), abbattendo il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax. E’ un vantaggio reale che riduce il carico fiscale complessivo.Scadenze versamento contributi Cassa Forense 2026I contributi si versano in due rate:Prima rata (acconto): di solito entro il 31 maggio (o data comunicata da Cassa Forense)Seconda rata (saldo + contributo integrativo): di solito entro il 31 ottobre / 30 novembre (variabile: verificare il portale Cassa Forense)Le scadenze esatte vengono comunicate annualmente da Cassa Forense tramite circolari e sul portale myForense. E’ obbligatorio presentare ogni anno la comunicazione reddituale (Dichiarazione Reddituale Annuale) al portale Cassa Forense, anche se il reddito e’ zero o minimo.Calcolo tasse avvocato forfettario 2026: flat tax e imposta sostitutivaVediamo un esempio pratico con numeri reali per capire esattamente quanto paga di tasse un avvocato forfettario nel 2026.Esempio: avvocato forfettario con 40.000 euro di compensiVoceImportoCome si calcolaCompensi lordi incassati40.000 euroFatture emesse e incassate nell’annoCoefficiente di redditivita’78%Categoria professioni intellettualiReddito imponibile lordo31.200 euro40.000 x 78%Contributi Cassa Forense (soggettivo 16%)4.992 euro31.200 x 16%Contributi Cassa Forense (integrativo 4%)1.600 euro40.000 x 4%Reddito imponibile netto (dopo deduzione contributi)26.208 euro31.200 – 4.992 euroImposta sostitutiva al 15%3.931 euro26.208 x 15%Totale tasse + contributi~10.523 euro3.931 + 4.992 + 1.600Nota: i valori sopra sono indicativi e non includono eventuali addizionali locali o altri oneri specifici. Il contributo integrativo al 4% e’ tecnicamente a carico del cliente (ribaltato in fattura), ma molti avvocati forfettari lo assorbono nel compenso per semplificare la fatturazione.Se invece si tratta di una nuova attivita’ (primi 5 anni), l’aliquota sostitutiva scende al 5%: l’imposta sull’esempio sopra sarebbe di soli 1.310 euro, con un risparmio di quasi 2.621 euro rispetto all’aliquota standard.Confronto forfettario vs. regime ordinario per lo stesso avvocatoCon 40.000 euro di compensi in regime ordinario (aliquote IRPEF 2026):IRPEF lorda su circa 35.000 euro di reddito netto (dopo costi e contributi): circa 9.370 euro (23% sui primi 28.000 + 35% sulla parte eccedente)Contributi Cassa Forense: circa 6.592 euro (simili, ma senza riduzione forfettaria)Costi di commercialista e tenuta contabilita’ IVA: 1.000-3.000 euro/annoTotale: significativamente superiore al forfettarioIl forfettario e’ quasi sempre vantaggioso sotto gli 85.000 euro di compensi per avvocati con pochi costi deducibili (affitto studio, materiale, etc.) che nel regime ordinario abbatterebbero il reddito. Se l’avvocato ha invece spese elevate (collaboratori, affitti costosi, attrezzatura), il regime ordinario potrebbe essere piu’ conveniente perche’ nel forfettario le spese reali non sono deducibili, ma solo il coefficiente standard del 78%.Per un’analisi personalizzata sulla convenienza specifica della tua situazione, ti invitiamo a consultare un esperto. Puoi anche leggere la nostra guida approfondita: quando la tassazione ordinaria conviene rispetto all’imposta sostitutiva.Fatturazione elettronica per avvocato forfettario nel 2026Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. Anche l’avvocato forfettario deve emettere le fatture tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate in formato XML FatturaPA v1.2.2. Elementi obbligatori della fattura avvocato forfettarioCodice natura IVA: N2.2 (operazioni non soggette IVA per regime forfettario)Regime fiscale: RF19 (regime forfettario)Dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”Richiesta di non applicare la ritenuta d’acconto: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014” (solo quando il cliente e’ sostituto d’imposta)Marca da bollo virtuale da 2 euro: obbligatoria se il compenso supera 77,47 euro (importo imponibile escluse eventuali spese anticipate)Il contributo integrativo Cassa Forense del 4%: deve essere indicato in fattura come voce separata (ribaltamento contributo previdenziale integrativo). Molti avvocati forfettari scelgono di includerlo nel compenso per semplificare, ma e’ prassi corretta indicarlo separatamente per trasparenza verso il cliente.Per la scelta del software di fatturazione, puoi confrontare le soluzioni disponibili sul mercato: Aruba Fattura Elettronica costi 2026 oppure Facile Fattura Elettronica recensione 2026 per trovare la soluzione piu’ adatta alle tue esigenze.Quando il regime forfettario conviene all’avvocato (e quando no)Il forfettario NON conviene nei seguenti casi specifici per l’avvocato:Compensi vicini o superiori agli 85.000 euro: gestire l’uscita dal forfettario con ricalcolo IVA e’ oneroso.Molte spese reali deducibili: affitto di uno studio costoso in centro citta’, collaboratori, informatica e attrezzatura. Nel forfettario si deduce solo il 22% (100% – 78%) dei compensi a titolo forfettario: se le spese reali superano il 22% dei compensi, il regime ordinario e’ piu’ conveniente.Clienti prevalentemente aziende: le imprese hanno bisogno di detrarre l’IVA. Se lavori quasi solo con clienti B2B, addebitare il contributo integrativo Cassa Forense del 4% al posto dell’IVA ordinaria potrebbe essere meno vantaggioso per il cliente e ridurre la tua competitivita’.Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro: causa ostativa.Partecipazione in studi legali associati o SRL: causa ostativa in certi casi.Il forfettario conviene invece per:Avvocati alle prime armi con compensi crescenti ma ancora entro 85.000 euro.Avvocati con clientela prevalentemente privata (famiglie, persone fisiche).Avvocati con poche spese di studio (lavoro da casa, senza dipendenti).Avvocati che vogliono semplificare la gestione fiscale senza tenere una contabilita’ analitica delle spese.Domande frequenti (FAQ) – Avvocato e Regime Forfettario 2026 Un avvocato forfettario paga l’IVA?No. Il regime forfettario esenta dall’applicazione e dal versamento dell’IVA. Le fatture emesse non riportano l’IVA e il professionista non effettua liquidazioni periodiche ne’ versamenti IVA. Deve pero’ indicare il codice natura N2.2 e la dicitura esplicativa obbligatoria.Un avvocato forfettario deve versare i contributi INPS?No, gli avvocati iscritti a Cassa Forense non versano contributi all’INPS Gestione Separata. Cassa Forense e’ la loro cassa previdenziale esclusiva. Questo significa anche che non si applica la riduzione del 35% dei contributi INPS prevista per i forfettari iscritti alla Gestione Separata o artigiani/commercianti.Qual e’ il coefficiente di redditivita’ per l’avvocato forfettario?Il coefficiente e’ 78% per le attivita’ professionali, scientifiche e tecniche (categoria che include avvocati, commercialisti, medici, psicologi, architetti e altri). Significa che il 22% dei compensi e’ forfettariamente considerato come spese, e il 78% e’ il reddito imponibile su cui si calcola la flat tax.Un avvocato forfettario puo’ avere collaboratori di studio?Si, ma con il limite di 20.000 euro lordi annui di spese per lavoro accessorio, dipendenti, collaboratori e prestazioni di lavoro (soglia 2025-2026, ridotta da 30.000 dalla Legge di Bilancio 2025). Se si supera questo limite, si perde il diritto al regime forfettario dall’anno successivo.L’avvocato forfettario deve emettere fattura elettronica?Si, dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari, inclusi gli avvocati. Non ci sono piu’ esoneri per soglia. Le fatture vanno trasmesse tramite SDI in formato XML.Quanto paga di tasse un avvocato forfettario con 30.000 euro di compensi?Con 30.000 euro di compensi: reddito imponibile = 23.400 euro (30.000 x 78%); contributi soggettivi Cassa Forense = 3.744 euro (16%); reddito imponibile netto = 19.656 euro; imposta sostitutiva al 15% = 2.948 euro. Totale tasse + contributi: circa 8.292 euro. Con l’aliquota startup al 5% (nuova attivita’) l’imposta scende a circa 983 euro, per un totale di circa 5.327 euro.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di assistenza per aprire la tua partita IVA da avvocato?Aprire la partita IVA, scegliere il regime fiscale giusto e gestire i contributi Cassa Forense sono decisioni importanti che impattano su anni di attivita’ professionale. Il team di CAF Centro Fiscale e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata e per aiutarti a calcolare la convenienza del regime forfettario sulla base del tuo profilo specifico. Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: i nostri consulenti fiscali ti risponderanno nel piu’ breve tempo possibile.Errore: Modulo di contatto non trovato.Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 08:40:152026-08-26 08:41:31Partita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e Contributi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari, VeterinariPartita IVA Veterinario 2026: ATECO 75.00.00, ENPAV e Regime ForfettarioAprire la partita IVA veterinario 2026 è il primo passo obbligatorio per esercitare la libera professione dopo la laurea in medicina veterinaria. Che tu voglia aprire uno studio privato, lavorare come libero professionista per ambulatori o cliniche, o affiancare un’attività autonoma a un impiego pubblico, avrai bisogno di una posizione fiscale corretta. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: il codice ATECO 75.00.00, i contributi ENPAV 2026, il regime forfettario e gli adempimenti pratici per iniziare.Indice dei contenutiPerché i veterinari hanno bisogno della partita IVACodice ATECO del veterinario: 75.00.00Regime forfettario per veterinari: il regime ideale all’inizioENPAV: la cassa previdenziale dei veterinariCome aprire la partita IVA veterinario: adempimenti praticiFatturazione elettronica e Sistema Tessera SanitariaPartita IVA veterinario dipendente pubblico: è possibile?Quando conviene il regime ordinario rispetto al forfettarioPerché i veterinari hanno bisogno della partita IVAIl medico veterinario che esercita la libera professione svolge un’attività professionale autonoma: presta servizi a privati, allevatori, aziende agricole o strutture veterinarie senza un rapporto di lavoro subordinato continuativo. Per la normativa fiscale italiana, questa attività rientra tra i redditi di lavoro autonomo (art. 54 del TUIR), ed è obbligatoria l’apertura della partita IVA.Diverso è il caso del veterinario dipendente ASL o di una struttura pubblica: in quel caso il reddito da lavoro subordinato non richiede la partita IVA. Ma anche il dipendente pubblico può aprirla per le prestazioni professionali svolte al di fuori del rapporto di lavoro — con alcuni limiti che vedremo più avanti.Se stai valutando l’apertura della libera professione, il primo consiglio è questo: non aspettare di aver già iniziato a fatturare. La partita IVA va aperta prima della prima prestazione, anche se si tratta di una visita occasionale. Il rischio di aprirla in ritardo comporta sanzioni amministrative da parte dell’Agenzia delle Entrate. Codice ATECO del veterinario: 75.00.00Il codice ATECO 75.00.00 identifica l’attività «Servizi veterinari» nella classificazione ISTAT adottata dall’Agenzia delle Entrate per la registrazione delle partite IVA. È il codice corretto per tutti i medici veterinari liberi professionisti, senza distinzione di specializzazione: che tu lavori con animali da compagnia, con animali da reddito, nella sicurezza alimentare o in campo ispettivo.Conoscere il codice ATECO corretto è fondamentale perché determina due elementi chiave per la tua fiscalità:Il coefficiente di redditività applicato nel regime forfettario (per i veterinari è il 78% — la classe «Attività professionali, scientifiche e tecniche e attività varie»)Gli studi di settore e le analisi di congruità dell’Agenzia delle Entrate in caso di regime ordinarioIl coefficiente di redditività del 78% significa, in parole semplici, che su 100 euro di ricavi si considera che il tuo reddito imponibile forfettario sia pari a 78 euro. Il restante 22% rappresenta forfettariamente i tuoi costi professionali, senza che tu debba dimostrare o giustificare le singole spese. Questo semplifica enormemente la gestione contabile.Attenzione: se gestisci anche un ambulatorio o una clinica veterinaria come impresa (non come libero professionista puro), il codice ATECO potrebbe essere diverso — ad esempio con il coinvolgimento di dipendenti o soci. In quel caso è indispensabile il confronto con un consulente, perché la struttura giuridica cambia radicalmente. Regime forfettario per veterinari: il regime ideale all’inizioIl regime forfettario è quasi sempre la scelta migliore per un veterinario che inizia la libera professione. Introdotto dalla Legge 190/2014 e poi consolidato, prevede una tassazione semplificata con un’imposta sostitutiva unica del 15% sul reddito imponibile, che scende al 5% per i primi 5 anni di attività per chi apre per la prima volta la partita IVA (e non l’ha mai avuta nei 3 anni precedenti).Vediamo come funziona concretamente per un veterinario. Supponiamo che nel primo anno di attività tu fatturi 40.000 euro:Reddito imponibile forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euroImposta sostitutiva al 5% (primi 5 anni): 31.200 × 5% = 1.560 euroA questi vanno aggiunti i contributi ENPAV (vedi sezione dedicata), che sono deducibili dal reddito complessivoIl vantaggio è evidente: invece di pagare IRPEF ordinaria (con aliquote che arrivano al 43%), l’imposta sostitutiva al 5% nei primi anni è un risparmio fiscale significativo. E soprattutto, non devi tenere una contabilità ordinaria con registri IVA, libri cespiti e nota integrativa: basta un registro delle fatture emesse.Il regime forfettario 2026 si applica finché rimani sotto il limite di ricavi di 85.000 euro annui. Se superi questo tetto nel corso dell’anno, dal 1° gennaio dell’anno successivo passi automaticamente al regime ordinario. Esiste anche un caso di uscita immediata in corso d’anno: se superi i 100.000 euro in un singolo anno, l’uscita dal forfettario scatta dallo stesso anno, con l’obbligo di applicare l’IVA su tutte le fatture emesse da quel momento.Per approfondire tutti i requisiti e i limiti del regime forfettario 2026, consulta la nostra guida completa. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per valutare la convenienza del regime in base alla tua situazione specifica. ENPAV: la cassa previdenziale dei veterinariL’ENPAV (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Veterinari) è la cassa previdenziale obbligatoria per tutti i medici veterinari iscritti all’Albo professionale e che esercitano la libera professione. Non è l’INPS a gestire la tua pensione da veterinario autonomo: è ENPAV. Questo è un punto spesso trascurato dai neolaureati che aprono la partita IVA.I contributi ENPAV 2026 si articolano in due componenti principali:Contributo soggettivo: il 16% del reddito professionale netto dichiarato ai fini fiscali. Questo è il contributo che alimenta direttamente la tua posizione previdenziale e va in quota capitolo pensionistico.Contributo integrativo: il 2% del volume d’affari (fatturato lordo IVA). Questo contributo viene addebitato in fattura al cliente — è come una voce in più che il cliente paga e tu versi a ENPAV. Per i forfettari, che non applicano IVA, il contributo integrativo si calcola comunque sul fatturato e va indicato in fattura separatamente.Esiste inoltre un contributo minimo annuo, che per il 2026 ammonta a circa 2.500 euro. Anche se nel corso dell’anno hai guadagnato pochissimo o non hai fatturato nulla (per malattia, maternità o inizio attività tardivo), devi comunque versare questo minimo. È una forma di contribuzione obbligatoria che garantisce la continuità della tua copertura previdenziale.Una buona notizia per i neolaureati e neoiscritti ENPAV: nei primi 3 anni di iscrizione è prevista una riduzione del contributo minimo. I dettagli esatti variano in base alle delibere annuali del Consiglio di Amministrazione ENPAV, quindi è sempre consigliabile verificare sul sito ufficiale enpav.it l’importo aggiornato per il tuo specifico anno di iscrizione.Le scadenze per il versamento ENPAV sono tipicamente distribuite in due rate durante l’anno. I contributi si versano tramite modello F24 con i codici tributo specifici ENPAV. Il mancato o ritardato pagamento comporta interessi di mora e, in caso di inadempienza prolungata, sanzioni crescenti.Un elemento importante: i contributi ENPAV sono deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi. Ciò significa che, anche nel regime forfettario, riduci l’imponibile IRPEF (o dell’imposta sostitutiva) grazie ai contributi versati alla cassa. Questo meccanismo attenua l’impatto complessivo del carico contributivo. Come aprire la partita IVA veterinario: adempimenti praticiAprire la partita IVA come veterinario è una procedura relativamente semplice, ma richiede di seguire i passi nell’ordine corretto per evitare problemi successivi. Ecco cosa devi fare, nell’ordine:1. Iscrizione all’Albo dei Medici Veterinari: è il presupposto obbligatorio. Senza l’iscrizione all’Ordine provinciale non puoi esercitare legalmente la professione né aprire la partita IVA come veterinario. L’iscrizione richiede la laurea magistrale in Medicina Veterinaria e il superamento dell’esame di Stato.2. Apertura della partita IVA: presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, indicando il codice ATECO 75.00.00 e scegliendo il regime fiscale (forfettario nella quasi totalità dei casi). Puoi farlo di persona allo sportello, online con SPID sul sito dell’Agenzia delle Entrate, oppure tramite un CAF o commercialista.3. Iscrizione a ENPAV: entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA, devi iscriverti all’ENPAV. Non farlo è una violazione degli obblighi previdenziali e comporta sanzioni oltre alla perdita di copertura assicurativa.4. Attivazione della fatturazione elettronica: dal 2024 è obbligatoria anche per i forfettari. Dovrai dotarti di un software per la gestione delle fatture elettroniche (vedi sezione dedicata più sotto).5. Eventuale comunicazione al Comune per TARI: se apri un ambulatorio o uno studio professionale, potrebbero applicarsi adempimenti locali (SUAP, comunicazioni AUSL, ecc.) — ma questo è separato dalla partita IVA in senso stretto.Il costo dell’apertura della partita IVA in sé è gratuito se lo fai autonomamente tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Se preferisci affidarti a un professionista (CAF, commercialista, consulente del lavoro) per essere sicuro di scegliere il regime giusto e compilare correttamente il modello, la consulenza ha un costo variabile. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di apertura partita IVA con consulenza fiscale: scopri come aprire la partita IVA con il supporto dei nostri esperti. Fatturazione elettronica e Sistema Tessera SanitariaLa fatturazione elettronica è obbligatoria per i veterinari con partita IVA, anche in regime forfettario, dal 1° gennaio 2024. Ogni prestazione professionale — visita, intervento chirurgico, certificato, consulenza — deve essere fatturata elettronicamente tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate.C’è però una particolarità importante per i veterinari che lavorano con animali da compagnia e proprietari privati: le prestazioni veterinarie rientrano nel Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS). Questo significa che le spese veterinarie pagate dai clienti privati (persone fisiche) devono essere trasmesse telematicamente al Sistema TS, in modo che possano comparire nella precompilata 730 del cliente e lui possa sfruttare la detrazione del 19% sulle spese veterinarie (fino al limite consentito dalla legge).Se sei un veterinario che opera prevalentemente con privati, avrai quindi bisogno di un software di fatturazione che gestisca sia la trasmissione allo SdI sia l’invio al Sistema TS. Questo può sembrare complicato, ma le piattaforme di software di fatturazione per professionisti sanitari sono ormai attrezzate per gestire entrambi i flussi in modo quasi automatico.Per i veterinari che lavorano con aziende agricole, allevamenti o persone giuridiche, il Sistema TS non si applica — si tratta di normale fatturazione B2B elettronica. Per chi gestisce un mix di clientela privata e aziendale, è fondamentale impostare correttamente il software per distinguere i due flussi.Partita IVA veterinario dipendente pubblico: è possibile?Molti veterinari lavorano come dipendenti di enti pubblici (ASL, Istituto Zooprofilattico Sperimentale, Ministero della Salute) e vogliono sapere se possono parallelamente aprire una partita IVA per la libera professione. La risposta dipende dal tipo di contratto e dall’ente.In linea generale, per i dipendenti pubblici vige il principio di esclusività del rapporto di lavoro (D.Lgs. 165/2001): il dipendente non può svolgere altre attività lavorative remunerate salvo espressa autorizzazione dell’ente. Per i veterinari ASL a tempo pieno, di norma la partita IVA per libera professione privata richiede l’autorizzazione dell’Azienda Sanitaria.Esistono però alcune eccezioni e casistiche specifiche: part-time al 50% o inferiore, categorie particolari di personale, attività che non creano conflitto di interessi. La materia è articolata e ogni ASL può avere regolamenti interni diversi. Prima di aprire la partita IVA come dipendente pubblico, è indispensabile verificare con l’ufficio del personale del tuo ente e richiedere l’eventuale autorizzazione scritta. Quando conviene il regime ordinario rispetto al forfettarioIl regime forfettario è vantaggioso per la maggior parte dei veterinari che iniziano la libera professione, ma esistono situazioni in cui il regime ordinario può essere preferibile o addirittura necessario.Il regime ordinario diventa conveniente quando:Hai costi reali elevati che superano il 22% forfettario previsto dal coefficiente. Se sostieni spese significative per attrezzature mediche, affitto del locale ambulatoriale, medicinali, assicurazioni professionali e aggiornamento (ECM), potresti avere vantaggi nel dedurle analiticamente.Superi gli 85.000 euro di fatturato annuo: il forfettario non è più applicabile e passi obbligatoriamente al regime ordinario (o semplificato se rimani sotto i 500.000 euro di ricavi).Hai dipendenti o collaboratori: il regime forfettario non è compatibile con la presenza di dipendenti il cui costo complessivo superi i 20.000 euro annui.Vuoi recuperare l’IVA su acquisti importanti: in forfettario non si applica l’IVA ma non la si recupera neanche. Per grandi investimenti iniziali (ecografo, attrezzature chirurgiche, arredi ambulatorio), il regime ordinario consente di detrarre l’IVA sugli acquisti.In tutti questi casi, il confronto tra i due regimi richiede un calcolo personalizzato. Non esiste una risposta universale: dipende dal tuo fatturato atteso, dai costi effettivi, dalla presenza o meno di dipendenti e dalla tua situazione fiscale complessiva. Il consiglio è sempre quello di fare una simulazione comparativa con un consulente prima di scegliere, soprattutto se stai pianificando investimenti importanti per avviare o ampliare il tuo studio.Per una consulenza personalizzata sulla scelta del regime fiscale più adatto alla tua attività veterinaria, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: offriamo un preventivo personalizzato senza impegno. Puoi fissare un appuntamento telefonando al 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.Puoi anche leggere il nostro articolo dedicato ai professionisti sanitari con partita IVA 2026 per avere un confronto con le soluzioni adottate da medici, psicologi e altri professionisti della salute.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di aprire la partita IVA come veterinario o di una consulenza sul regime fiscale più conveniente? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Contattaci per un preventivo personalizzato senza impegno: telefona al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Puoi anche venire direttamente in sede a Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-24 08:31:002026-08-24 07:46:09Partita IVA Veterinario 2026: ATECO 75.00.00, ENPAV e Regime Forfettario
Architetti e Ingegneri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOSoftware Fatturazione per Architetti 2026: Requisiti Studio Tecnico e Integrazione con Gestionale BIMSe sei un architetto o ingegnere con partita IVA e stai cercando il modo più efficiente per gestire le fatture del tuo studio tecnico, sai già che la scelta del software di fatturazione non è banale. Nel 2026, tra l’obbligo di fatturazione elettronica, le esigenze specifiche del mondo BIM (Building Information Modeling) e le particolarità fiscali dei professionisti tecnici, trovare la soluzione giusta richiede un confronto attento.In questa guida ti aiutiamo a orientarti tra i requisiti tecnici indispensabili, le caratteristiche da cercare nell’integrazione con i software gestionali BIM, e le opzioni più adatte a chi opera in regime forfettario o con contabilità ordinaria. Hai già letto la nostra guida completa sulla partita IVA per architetti? Trovi tutto su apertura, regime fiscale e contributi Inarcassa in: Partita IVA Architetto e Ingegnere 2026: Guida Completa.Indice dei contenutiPerché gli architetti hanno bisogno di un software dedicatoRequisiti obbligatori del software di fatturazione per studi tecniciIntegrazione con i gestionali BIM: cosa cercareRegime forfettario e software di fatturazione: cosa cambiaPrincipali soluzioni sul mercato nel 2026Come scegliere il software giusto per il tuo studioDomande frequentiConclusionePerché gli architetti hanno bisogno di un software dedicatoGli architetti, come tutti i professionisti iscritti a un albo, hanno esigenze di fatturazione che differiscono da quelle di un commerciante o di un’azienda tradizionale. Vediamo le principali peculiarità che un buon software deve saper gestire.Parcelle professionali con importi variabili. I corrispettivi di un architetto spesso vengono calcolati a percentuale sul valore dei lavori o su base oraria, e possono cambiare nel corso di un progetto pluriennale. Il software deve permettere di emettere acconti, fatture parziali e conguagli finali con facilità.Ritenuta d’acconto e cassa previdenziale Inarcassa. Su ogni parcella emessa da un architetto in regime ordinario va applicata la ritenuta d’acconto del 20% e il contributo integrativo Inarcassa del 4% (da addebitare al cliente). Questi due elementi devono essere gestiti automaticamente dal software, altrimenti il rischio di errori in fattura è elevato.IVA e fatturazione elettronica. Dal 2024 tutti i professionisti, compresi i forfettari, sono obbligati alla fatturazione elettronica via SDI. Anche chi aveva già adottato la fattura cartacea trova vantaggioso passare al digitale per semplificare i propri flussi amministrativi.Progetti con più commesse e clienti. Uno studio tecnico gestisce spesso diversi cantieri contemporaneamente, ognuno con il proprio budget, SAL (Stato Avanzamento Lavori) e cliente. Tenere tutto separato è fondamentale per la contabilità e per la rendicontazione verso committenti pubblici e privati. Requisiti obbligatori del software di fatturazione per studi tecniciEcco la lista delle funzionalità che non possono mancare in un software di fatturazione scelto da un professionista tecnico nel 2026:Emissione fatture elettroniche XML con trasmissione automatica via SDI. Il file XML deve rispettare il tracciato FatturaPA versione 1.2.2 (standard Agenzia delle Entrate).Gestione ritenuta d’acconto (20%) con calcolo automatico e possibilità di escluderla per i forfettari.Contributo integrativo Inarcassa (4%) da aggiungere automaticamente in parcella e da indicare in fattura come voce separata.Regime forfettario: possibilità di emettere fatture senza IVA con la dicitura legale obbligatoria prevista dalla normativa, e senza ritenuta d’acconto.Gestione commesse e progetti: ogni fattura deve poter essere associata a un cantiere o progetto specifico, con report per commessa.Conservazione digitale a norma (D.Lgs. 82/2005): le fatture elettroniche devono essere conservate per 10 anni in formato immutabile. Il software deve garantire la conservazione sostitutiva conforme alla normativa, non solo l’archiviazione sul proprio PC.Bollo virtuale automatico: le fatture esenti IVA superiori a 77,47 euro richiedono l’imposta di bollo di 2 euro. Il software deve calcolarla e aggiungerla automaticamente.Fatture verso la Pubblica Amministrazione (PA): chi lavora con enti pubblici deve emettere fatture PA con codice fiscale e codice univoco ufficio (IPA).Un buon software gestisce tutti questi elementi in modo automatico, riducendo il tempo dedicato all’amministrazione e azzerando praticamente il rischio di dimenticare una dicitura obbligatoria o di calcolare male la ritenuta. Integrazione con i gestionali BIM: cosa cercareIl BIM (Building Information Modeling) è ormai uno standard imprescindibile per molti studi di architettura, soprattutto per i progetti pubblici. Software come Autodesk Revit, ArchiCAD, Tekla Structures o Allplan gestiscono la progettazione in modo tridimensionale e collaborativo, raccogliendo dati di costo, materiali e tempistiche che possono alimentare direttamente il processo di fatturazione.L’integrazione tra il gestionale BIM e il software di fatturazione può avvenire in tre modi:Integrazione nativa (ideale): alcune piattaforme offrono un modulo aggiuntivo di project management collegato direttamente al BIM, che trasforma automaticamente i SAL in fatture. Questa soluzione elimina qualsiasi doppio inserimento dei dati, ma è rara e spesso costosa.Integrazione via API o file standard (comune): molti software di fatturazione permettono l’importazione di dati da file CSV o Excel generati dal gestionale BIM. In questo modo è possibile importare le voci di spesa, i computi metrici o i SAL e trasformarli in righe di fattura con pochi click.Integrazione manuale (da evitare per studi strutturati): si ricopiano a mano i dati dal BIM alla fattura. Funziona per studi con pochi progetti all’anno, ma diventa insostenibile al crescere dell’attività.Cosa chiedere prima di acquistare: verifica se il software di fatturazione che stai valutando offre un’API aperta o se ha già integrazioni pre-costruite con Autodesk Construction Cloud, Procore o altri strumenti di project management per cantieri. Chiedi sempre una demo focalizzata su questo scenario specifico. Regime forfettario e software di fatturazione: cosa cambiaMolti architetti alle prime armi, o con un volume di lavoro ancora contenuto, optano per il regime forfettario. Questo regime prevede un’imposta sostitutiva (del 5% per i primi 5 anni, poi del 15%) calcolata su una percentuale fissa del fatturato: il cosiddetto coefficiente di redditività, che per i professionisti con attività tecniche e scientifiche come gli architetti è pari al 78%. Se vuoi approfondire come funziona il forfettario per gli architetti, trovi tutti i dettagli nella nostra guida sulla Partita IVA Architetto e Ingegnere 2026.Niente IVA in fattura: le fatture non riportano l’IVA. Questa semplificazione riduce la complessità, ma il software deve comunque gestire la dicitura legale obbligatoria.Niente ritenuta d’acconto: i forfettari non subiscono la ritenuta dai loro clienti. Il software non deve inserirla nelle fatture emesse (attenzione: alcuni software meno specializzati la inseriscono di default).Contributo integrativo Inarcassa (4%): anche i forfettari iscritti a Inarcassa devono addebitare il 4% ai clienti come contributo previdenziale integrativo. Assicurati che il software lo gestisca correttamente anche senza IVA.Bollo virtuale obbligatorio per fatture superiori a 77,47 euro (2 euro di imposta di bollo), da versare trimestralmente tramite F24.Limite di fatturato a 85.000 euro: se superi questa soglia nel corso dell’anno, esci dal regime forfettario dal 1° gennaio dell’anno successivo. Un buon software deve avvisarti quando ti stai avvicinando al limite.Hai dubbi su quale regime conviene di più per il tuo studio? I consulenti del CAF Centro Fiscale possono aiutarti a fare una simulazione personalizzata. Leggi anche il nostro articolo sul confronto tra contabilità semplificata e forfettario 2026. Principali soluzioni sul mercato nel 2026Non entriamo nel merito di prezzi specifici (che cambiano frequentemente), ma ti diamo un quadro delle categorie di soluzioni disponibili, così puoi orientarti nella valutazione. Soluzioni cloud per professionistiSono le più diffuse tra architetti e ingegneri freelance. Funzionano via browser, non richiedono installazione, si aggiornano automaticamente quando cambiano le normative. Tra i vantaggi principali: accessibili da qualsiasi dispositivo, backup automatico, integrazione con i servizi dell’Agenzia delle Entrate per l’invio SDI. Sono adatte sia ai forfettari che a chi ha un regime ordinario semplificato.Software desktop specializzati per studi tecniciEsistono alcune soluzioni pensate specificamente per studi di architettura e ingegneria, che integrano la fatturazione con la gestione dei preventivi, il controllo del budget di progetto e i SAL. Sono generalmente più costose ma offrono funzionalità di project management avanzate. Ideali per studi con più professionisti e cantieri complessi.Suite gestionali complete con modulo fatturazioneAlcune piattaforme ERP o gestionali per professionisti includono un modulo di fatturazione, project management e contabilità integrati. Richiedono una configurazione iniziale più impegnativa ma, una volta a regime, offrono una visione completa dell’andamento economico dello studio, dalla commessa al bilancio.Consiglio pratico: prima di acquistare qualsiasi soluzione, approfitta sempre dei periodi di prova gratuita (solitamente 14-30 giorni) e verifica che il software gestisca correttamente la fattura con contributo integrativo Inarcassa e, se sei forfettario, senza IVA e senza ritenuta. Se vuoi esplorare soluzioni con prezzi trasparenti e bloccati nel tempo, FatturazioneItalia.it offre un servizio pensato per i professionisti italiani con il “prezzo bloccato 3 anni per contratto”: nel piano Pro (500 fatture SDI l’anno) la cassa Inarcassa è impostabile in fattura, riga per riga (così un rimborso spese resta fuori dal contributo), e ci sono 7 layout PDF personalizzabili con logo e colori, validi anche per preventivi e proforma. Si prova gratis per 14 giorni, senza carta: un’opzione interessante per chi vuole pianificare i costi senza sorprese.Come scegliere il software giusto per il tuo studioPuoi seguire questa lista di domande per valutare le opzioni in modo sistematico:Quante fatture emetto all’anno? Se sono meno di 50, anche una soluzione base va bene. Se superi le 200, hai bisogno di automazione.Sono in regime forfettario o ordinario? Non tutti i software gestiscono bene il forfettario: verifica che la dicitura legale e il bollo siano corretti.Ho bisogno di gestire commesse multiple? Se sì, scegli un software con project management integrato o almeno con l’etichettatura per progetto.Devo integrarmi con un gestionale BIM? Chiedi se esiste un’API o un’esportazione CSV compatibile con il tuo software BIM.Lavoro con la Pubblica Amministrazione? Verifica il supporto alle fatture PA con codice univoco ufficio.Ho bisogno del supporto di un commercialista o CAF? Alcuni software permettono di condividere l’accesso con il tuo consulente, semplificando molto la collaborazione.Se ti trovi in difficoltà nella scelta o hai dubbi su come configurare correttamente la fatturazione per il tuo regime fiscale specifico, ricorda che puoi sempre rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri consulenti ti aiutano a capire quale configurazione è corretta per la tua situazione e come ottimizzare la gestione fiscale del tuo studio. Puoi richiedere un preventivo personalizzato senza impegno.Leggi anche: Fatturazione Architetto e Ingegnere 2026: Guida con Esempi Pratici — trovi casi pratici su come strutturare le parcelle, applicare la ritenuta e gestire i SAL.Domande frequentiUn architetto in regime forfettario deve usare la fattura elettronica?Sì. Dal 1° gennaio 2024, tutti i professionisti in regime forfettario sono obbligati alla fatturazione elettronica, indipendentemente dal volume di fatturato.Come si inserisce il contributo integrativo Inarcassa in fattura?Il contributo integrativo Inarcassa (4% del compenso) viene aggiunto come voce separata in fattura, dopo il compenso netto. Se sei soggetto a IVA, il 4% Inarcassa è imponibile IVA. Se sei forfettario, il 4% si aggiunge senza IVA. Il software deve gestire automaticamente questi calcoli.Posso usare un software generico o devo sceglierne uno specifico per architetti?Un software generico può andare bene se gestisce correttamente la ritenuta d’acconto, il contributo integrativo Inarcassa e la fatturazione verso la PA. Il problema principale è che spesso questi elementi non sono preconfigurati: devi impostarli manualmente, con il rischio di errori. Un software specifico per professionisti tecnici ha già queste voci preconfigurate.Esiste un integrazione diretta tra Autodesk Revit e i software di fatturazione italiani?Non esiste un’integrazione nativa pronta all’uso tra Autodesk Revit e i principali software di fatturazione elettronica italiani. L’approccio più comune è esportare i dati di costo in formato CSV o Excel e importarli nel software di fatturazione. Alcune piattaforme di project management per cantieri offrono integrazioni più strutturate, ma richiedono configurazione personalizzata.Quanto costa mediamente un software di fatturazione per un architetto?I software cloud per professionisti partono da circa 5-15 euro al mese per le versioni base. Le versioni con project management integrato arrivano a 30-80 euro al mese. Le suite gestionali complete possono superare i 100 euro al mese. Valuta sempre se la conservazione digitale è inclusa o è un costo aggiuntivo. ConclusioneScegliere il software di fatturazione giusto per il tuo studio tecnico è un investimento che si ripaga in tempo risparmiato, errori evitati e tranquillità fiscale. I requisiti fondamentali sono chiari: gestione del contributo integrativo Inarcassa, ritenuta d’acconto, fatturazione elettronica verso PA e privati, conservazione digitale a norma. L’integrazione con i gestionali BIM è il valore aggiunto per chi vuole un flusso di lavoro completamente digitale dalla progettazione alla fatturazione.Se vuoi anche una valutazione del tuo regime fiscale per capire se sei nella configurazione più conveniente — forfettario vs. ordinario, gestione Inarcassa, deduzioni ammesse — il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per un confronto personalizzato. Richiedi il tuo preventivo senza impegno.Per approfondire altri aspetti del cluster Architetti, leggi:Contributi Inarcassa 2026: Guida CompletaCodice ATECO Architetto e Ingegnere 2026Quanto Guadagna un Architetto nel 2026Aprire Studio di Architettura o Ingegneria 2026Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di supporto fiscale per il tuo studio tecnico?Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per architetti e ingegneri: dalla scelta del regime fiscale alla gestione di Inarcassa, dalla dichiarazione dei redditi all’ottimizzazione fiscale dello studio.Richiedi un preventivo personalizzato — senza impegno, senza costi nascosti.Chiama: 0432 1638640 Contattaci onlineAgosto 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-23 21:34:412026-10-11 22:31:56Software Fatturazione per Architetti 2026: Requisiti Studio Tecnico e Integrazione con Gestionale BIM
Aruba Fatturazione, Finanza & Servizi, Software Fatturazione ElettronicaAruba Fattura Elettronica 2026: è davvero gratis? Costi, versioni e cosa includeNegli ultimi giorni la ricerca “fattura elettronica gratis Aruba” è schizzata su Google, complice la curiosità di migliaia di partite IVA e forfettari che vogliono capire se davvero si può fatturare elettronicamente senza spendere nulla. La risposta breve è: sì, ma con dei limiti. Aruba, uno dei principali provider italiani accreditati con lo SDI (Sistema di Interscambio), offre effettivamente una versione gratuita del suo servizio di fatturazione elettronica, pensata soprattutto per chi ha volumi molto contenuti.In questa guida vediamo, in modo onesto e senza giri di parole, cosa include davvero la versione gratuita di Aruba fattura elettronica, quali sono i suoi limiti reali, cosa cambia nelle versioni a pagamento e, soprattutto, a chi conviene l’una o l’altra. Non troverai tariffe esatte in euro: i listini dei software commerciali cambiano nel tempo, quindi per il dettaglio aggiornato dei prezzi ti rimandiamo sempre al sito ufficiale di Aruba o a un preventivo personalizzato. Quello che invece troverai qui è un’analisi chiara di cosa serve davvero a una partita IVA per essere in regola con gli obblighi fiscali collegati alla fattura elettronica.Indice dei contenutiCosa offre la versione gratuita di Aruba fattura elettronicaCosa include tipicamente Aruba fatturazione elettronica a pagamentoVersione gratuita vs versione a pagamento: confronto per fasceA chi conviene davvero la versione gratuita“Gratis” nel software di fatturazione: cosa significa davveroCome attivare il servizio Aruba fattura elettronicaAdempimenti collegati alla fatturazione elettronicaApprofondimenti correlati sulla fattura elettronicaDomande frequenti su Aruba fattura elettronicaCosa offre la versione gratuita di Aruba fattura elettronicaLa versione gratuita di Aruba fattura elettronica nasce per rispondere a un’esigenza precisa: permettere a chi ha pochissime fatture da emettere di adempiere all’obbligo di legge senza dover sottoscrivere un piano a pagamento. In pratica, con la versione base puoi generare una fattura elettronica in formato XML, firmarla digitalmente (se necessario) e inviarla al Sistema di Interscambio, che è l’infrastruttura statale che smista le fatture elettroniche tra emittente e destinatario.Le funzioni tipicamente incluse nella versione gratuita riguardano l’essenziale: creazione della fattura tramite un’interfaccia guidata, invio allo SDI, ricezione delle notifiche di esito (accettata, scartata, ecc.) e archiviazione temporanea dei documenti. È una soluzione pensata per chi emette poche fatture all’anno, tipicamente professionisti in regime forfettario agli esordi o con un’attività molto ridotta.I limiti reali della versione gratuitaQui arriva la parte più importante, quella che il marketing spesso lascia sullo sfondo: la versione gratuita ha dei limiti strutturali che è bene conoscere prima di affidarti solo a quella. In generale, le versioni gratuite dei software di fatturazione elettronica (non solo Aruba) tendono a limitare uno o più di questi aspetti:Numero di fatture emettibili: spesso c’è un tetto massimo annuo o mensile oltre il quale serve passare a un piano superioreConservazione a norma: la funzione di conservazione sostitutiva (obbligatoria per legge) può non essere inclusa, o essere limitata nel tempoMultiutenza: un solo utente può accedere, niente accessi separati per commercialista, collaboratori o dipendentiFunzioni avanzate: integrazione con gestionali, magazzino, preventivi, scadenzario pagamenti spesso mancanoAssistenza dedicata: il supporto clienti nella versione gratuita è generalmente più limitato rispetto ai piani a pagamentoIl punto più delicato riguarda proprio la conservazione a norma. Per legge, le fatture elettroniche vanno conservate con un processo di conservazione sostitutiva per un periodo di 10 anni. Alcune versioni gratuite dei software di fatturazione non includono questo servizio, oppure lo includono solo per un periodo limitato: in questo caso il rischio è ritrovarsi, magari dopo qualche anno, senza un accesso comodo alle fatture emesse in passato. Prima di scegliere una versione gratuita, verifica sempre con attenzione se la conservazione a norma è compresa e per quanto tempo, consultando le condizioni aggiornate sul sito ufficiale di Aruba. Cosa include tipicamente Aruba fatturazione elettronica a pagamentoQuando i volumi di fatturazione crescono, o quando servono funzioni più strutturate, entrano in gioco le versioni a pagamento di Aruba fatturazione elettronica. Anche qui, senza addentrarci in cifre che possono cambiare nel tempo, possiamo ragionare per fasce di servizio, così da capire cosa aspettarsi salendo di livello.Versione con conservazione a norma inclusaIl primo salto di qualità rispetto al piano gratuito riguarda solitamente proprio la conservazione a norma estesa per l’intero periodo previsto dalla legge. Questo significa poter contare su un archivio digitale sicuro e consultabile per tutto il tempo richiesto dagli adempimenti fiscali, senza doversi preoccupare di backup manuali o rischi di perdita dei documenti.Versione multiutenzaPer chi lavora con un commercialista o con collaboratori, le versioni superiori permettono generalmente di attivare più utenze collegate allo stesso account. In questo modo il commercialista può avere un accesso diretto per la gestione contabile, senza dover ricevere manualmente le fatture ogni volta.Funzioni avanzate e integrazioniSalendo ulteriormente di fascia, i piani più completi possono includere funzioni come scadenzario dei pagamenti, preventivi e documenti di trasporto, gestione magazzino e integrazioni con gestionali esterni o piattaforme di e-commerce. Sono funzioni pensate per attività con volumi più consistenti o con esigenze organizzative più complesse rispetto al semplice freelance.Per il dettaglio aggiornato di cosa è incluso in ciascuna fascia, e per i relativi costi, il consiglio è di consultare sempre il sito ufficiale di Aruba o richiedere un preventivo personalizzato: i listini dei software commerciali vengono aggiornati periodicamente e un dato pubblicato oggi potrebbe non essere più valido tra qualche mese. Versione gratuita vs versione a pagamento: confronto per fascePer orientarti meglio, ecco una tabella riassuntiva che mette a confronto le caratteristiche tipiche delle due fasce di servizio. Ricorda che si tratta di un quadro generale: per i dettagli precisi e aggiornati verifica sempre le condizioni attuali sul sito ufficiale Aruba.CaratteristicaVersione gratuitaVersioni a pagamentoEmissione fatture verso SDIInclusa (con limiti di volume)Inclusa, generalmente senza limiti stringentiConservazione a norma (10 anni)Spesso assente o limitataGeneralmente inclusa nelle fasce intermedie/superioriMultiutenza (commercialista, collaboratori)Non disponibileDisponibile nelle fasce superioriPreventivi, DDT, scadenzarioNon disponibileDisponibile nelle fasce più completeIntegrazioni con gestionali/e-commerceNon disponibileDisponibile nelle fasce avanzateAssistenza clientiLimitataPiù estesaAdatto aChi emette pochissime fatture l’annoChi ha volumi maggiori o esigenze di conservazione/organizzazione A chi conviene davvero la versione gratuitaLa versione gratuita di Aruba fattura elettronica può essere una soluzione sensata per un profilo ben preciso: la partita IVA che emette un numero molto ridotto di fatture all’anno, magari un forfettario agli inizi dell’attività o chi svolge un lavoro autonomo saltuario. Se il tuo volume di fatturazione è basso e non hai esigenze di conservazione a lungo termine strutturata, di multiutenza o di integrazioni, la versione gratuita può bastare per restare in regola con l’obbligo di emissione.Diverso è il discorso per chi ha volumi di fatturazione più consistenti, lavora con un commercialista che deve accedere ai documenti, oppure vuole avere la certezza di una conservazione a norma completa senza doversene preoccupare manualmente. In questi casi, valutare una versione a pagamento non è uno spreco, ma un investimento che evita rischi concreti: perdita di accesso alle fatture passate, errori nella gestione documentale, tempo perso in operazioni manuali che un piano superiore automatizzerebbe.Un altro aspetto da considerare riguarda la crescita dell’attività: se prevedi che il numero di fatture aumenterà nei prossimi mesi, può avere senso valutare da subito un piano che preveda margine di crescita, invece di ritrovarsi a dover cambiare software o piano a metà anno fiscale. “Gratis” nel software di fatturazione: cosa significa davveroIl boom di ricerche su “fattura elettronica gratis Aruba” racconta bene un bisogno reale: molte partite IVA, soprattutto forfettarie, cercano di contenere i costi di gestione della propria attività. È un obiettivo legittimo, ma è importante affrontarlo con consapevolezza. Nel mondo dei software di fatturazione, il termine “gratis” indica quasi sempre una versione ridotta di un servizio più ampio, pensata per attirare nuovi utenti e permettere di provare il prodotto senza impegno economico.Questo non significa che sia una scelta sbagliata: per chi ha esigenze semplici può essere perfettamente adeguata. Il punto è capire prima quali funzioni mancano, così da non trovarsi impreparati quando servono. Prima di attivare qualsiasi piano, gratuito o a pagamento, ti consigliamo di leggere con attenzione le condizioni di servizio aggiornate direttamente sul sito ufficiale del provider scelto, in questo caso Aruba. Come attivare il servizio Aruba fattura elettronicaL’attivazione del servizio segue generalmente un percorso comune ai principali provider italiani accreditati SDI. In linea di massima, per attivare Aruba fattura elettronica serve disporre di un’identità digitale (come Aruba ID, oppure credenziali SPID o PEC, a seconda della modalità di riconoscimento richiesta), registrarsi sul portale del servizio, scegliere il piano più adatto (gratuito o a pagamento) e configurare i propri dati fiscali, incluso il codice destinatario SDI che identifica la tua attività per la ricezione delle fatture.Va detto con chiarezza: la procedura tecnica di attivazione, per quanto guidata, richiede attenzione nella configurazione dei dati fiscali e nella scelta del piano più adatto alla propria attività. Un errore in questa fase (ad esempio un codice destinatario sbagliato, o un piano che non copre la conservazione a norma) può creare problemi più avanti, quando ormai le fatture sono già state emesse. Per questo motivo, prima di scegliere autonomamente il software e il piano, può essere utile un confronto con chi gestisce quotidianamente gli adempimenti fiscali delle partite IVA: il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i propri clienti a orientarsi tra le diverse soluzioni di fatturazione elettronica disponibili sul mercato, individuando quella più adatta al proprio volume di attività e alle proprie esigenze di conservazione documentale.Adempimenti collegati alla fatturazione elettronicaScegliere il software giusto, gratuito o a pagamento, è solo una parte del percorso. La fatturazione elettronica comporta infatti una serie di adempimenti che vanno gestiti con attenzione, indipendentemente dal provider utilizzato.Invio tramite SDI: ogni fattura deve transitare correttamente attraverso il Sistema di Interscambio, che verifica la validità formale del documento prima di recapitarlo al destinatarioGestione degli scarti: se una fattura viene scartata dallo SDI per errori formali, va corretta e reinviata entro i termini di leggeConservazione a norma: obbligo decennale di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche emesse e ricevuteNote di credito: eventuali storni o rettifiche vanno gestiti anch’essi in formato elettronico, con le stesse regole della fatturaTermini di emissione: rispettare i tempi previsti dalla normativa per l’emissione della fattura rispetto al momento dell’operazionePer chi lavora in regime forfettario, dal 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica è diventato universale, senza più le soglie di esonero previste in passato: tutte le partite IVA forfettarie, indipendentemente dal fatturato, devono emettere fatture in formato elettronico. È un aspetto importante da tenere presente proprio quando si valuta se la versione gratuita di un software basta o se serve qualcosa di più strutturato.Gestire correttamente questi adempimenti, insieme alla scelta del software più adatto, è uno degli aspetti in cui il CAF Centro Fiscale può fare la differenza: non ci limitiamo a consigliare il software, ma affianchiamo i nostri clienti nella gestione degli obblighi fiscali collegati, dalla dichiarazione dei redditi alla verifica periodica della propria posizione contributiva. Approfondimenti correlati sulla fattura elettronicaSe vuoi approfondire altri aspetti della fatturazione elettronica, oltre al confronto specifico su Aruba, ti consigliamo questi contenuti correlati sul nostro sito: la guida alla fattura elettronica semplificata, quando usarla e quali sono i suoi limiti; la panoramica sugli obblighi di fattura elettronica per l’e-commerce e le vendite online; e la guida su come accedere al cassetto fiscale per consultare e scaricare le fatture elettroniche già emesse.Utili anche i nostri confronti su altri software: la recensione di DocEasy fattura elettronica e quella di Facile Fattura Elettronica, per farti un’idea delle alternative sul mercato. Se invece hai bisogno di capire come leggere e interpretare un file XML di fattura elettronica, o vuoi sapere come funziona la fattura elettronica per il diritto camerale, trovi le guide dedicate sul nostro sito.Domande frequenti su Aruba fattura elettronicaAruba fattura elettronica è gratis per sempre?La versione gratuita è pensata per restare tale nel tempo per chi rientra nei limiti previsti (ad esempio numero di fatture emesse), ma le condizioni possono essere aggiornate dal provider. Per la situazione più aggiornata verifica sempre le condizioni ufficiali sul sito Aruba.Quante fatture posso emettere gratis con Aruba?Il numero varia in base alle condizioni commerciali del momento e viene generalmente indicato in modo chiaro nella pagina del piano gratuito sul sito ufficiale Aruba. Superato il limite, serve passare a un piano superiore per continuare a fatturare.La conservazione a norma è inclusa nella versione gratuita?Non sempre, o non per l’intero periodo previsto dalla legge (10 anni). È uno degli aspetti da verificare con più attenzione prima di affidarsi solo al piano gratuito, soprattutto se prevedi di dover consultare le fatture passate a distanza di anni.Aruba fattura elettronica va bene per i forfettari?Sì, è una delle soluzioni utilizzate da molte partite IVA in regime forfettario. Dal 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica riguarda anche i forfettari senza soglie di esonero, quindi è importante scegliere un piano adeguato al proprio volume di fatturazione.Come attivo Aruba fattura elettronica?Serve registrarsi sul portale Aruba con un’identità digitale (Aruba ID, SPID o PEC a seconda dei casi), scegliere il piano più adatto e configurare i propri dati fiscali, incluso il codice destinatario SDI. Per evitare errori nella configurazione, può essere utile farsi affiancare da un professionista o dal CAF.Cosa succede se supero il limite della versione gratuita?In genere il sistema segnala il raggiungimento del limite e propone il passaggio a un piano a pagamento per continuare a emettere fatture senza interruzioni. È consigliabile monitorare periodicamente il proprio volume di fatturazione per non trovarsi impreparati. Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.In conclusione: scegli con consapevolezzaLa versione gratuita di Aruba fattura elettronica può essere una soluzione valida per chi emette poche fatture e non ha esigenze particolari di conservazione o multiutenza. Ma “gratis” non significa “completo”: prima di scegliere, è importante capire quali funzioni sono incluse e quali no, soprattutto per quanto riguarda la conservazione a norma, obbligatoria per legge per 10 anni.Hai bisogno di assistenza per scegliere il software di fatturazione elettronica più adatto alla tua attività e per gestire correttamente gli adempimenti fiscali collegati? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Agosto 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-18 09:00:002026-08-18 09:00:00Aruba Fattura Elettronica 2026: è davvero gratis? Costi, versioni e cosa include
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOPartita IVA Agente Immobiliare e Commerciale 2026: Enasarco, Provvigioni e Regime FiscaleVuoi metterti in proprio come agente di commercio o aprire un’agenzia immobiliare? Sono due professioni regolamentate, con percorsi di accesso, casse previdenziali e regimi fiscali profondamente diversi. L’agente di commercio versa contributi a ENASARCO e Gestione Separata INPS, il mediatore immobiliare paga la Gestione Commercianti INPS ed è obbligato a sottoscrivere una polizza fideiussoria. Entrambi possono accedere al regime forfettario con coefficiente di redditività del 62%, ma le regole pratiche cambiano molto. In questa guida 2026 trovi tutto: iscrizione REA, codici ATECO, aliquote contributive, ritenute, esempi concreti di calcolo tasse e provvigioni di mercato.Indice dei contenutiAgente di commercio o mediatore immobiliare: differenze chiaveAgente di commercio 2026: requisiti, REA, SCIA e ATECOENASARCO 2026: aliquote, massimali e FIRRMediatore immobiliare 2026: esame, REA e polizza fideiussoriaRegime forfettario per agenti e mediatori: coefficiente 62%INPS Gestione Commercianti per il mediatore immobiliareRitenuta d’acconto e rivalsa INPS in fatturaProvvigioni di mercato: agente vs mediatoreEsempio calcolo tasse: agente di commercio con 50.000 euroEsempio calcolo tasse: mediatore immobiliare con 60.000 euroProcacciatore d’affari: differenze con l’agenteSpese deducibili: auto, telefono, formazioneErrori comuni da evitare nel primo annoDomande frequentiAgente di commercio o mediatore immobiliare: differenze chiaveLe due figure vengono spesso confuse, ma la legge italiana le distingue nettamente. La differenza non è solo terminologica: cambiano il tipo di contratto, gli obblighi previdenziali e perfino la natura del compenso.L’agente di commercio (artt. 1742-1753 c.c.) è un professionista che, in base a un mandato continuativo con una o più aziende mandanti, promuove la conclusione di contratti di vendita di beni o servizi in una zona definita. Lavora “per conto di” un’azienda specifica e riceve provvigioni sui contratti andati a buon fine. Il rapporto è stabile e regolato dagli AEC (Accordi Economici Collettivi).Il mediatore immobiliare (legge 39/1989 e D.Lgs. 59/2010) è invece un professionista terzo e imparziale: mette in contatto venditore e acquirente di un immobile senza essere legato ad alcuna delle due parti da un rapporto di rappresentanza. Per questo viene retribuito da entrambe le parti del contratto, secondo la classica formula “provvigione per ciascuna parte”.AspettoAgente di commercioMediatore immobiliareRapportoMandato continuativo con casa mandanteImparziale tra le partiIscrizioneREA agenti (no esame)REA mediatori (esame CCIAA)Cassa previdenzialeENASARCO + Gestione SeparataINPS Gestione CommerciantiCodice ATECO46.18.00 / 46.19.0068.31.00Polizza fideiussoriaNon obbligatoriaObbligatoriaCompenso tipico5-15% sul venduto2-4% per parte ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Agente di commercio 2026: requisiti, REA, SCIA e ATECOPer avviare l’attività di agente di commercio nel 2026 servono tre adempimenti principali: apertura della partita IVA, iscrizione al REA con SCIA, iscrizione a ENASARCO. Vediamoli in ordine.Apertura della partita IVAL’apertura avviene tramite il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, telematicamente via ComUnica. È gratuita. I codici ATECO 2025 più utilizzati per gli agenti di commercio sono:46.18.00 – Agenti specializzati nella vendita di altri prodotti specifici (per esempio: agenti monomandatari di un settore particolare)46.19.00 – Agenti e rappresentanti di vari prodotti senza prevalenza di alcuno (per chi vende prodotti di settori diversi)46.14.0X – Agenti per prodotti specifici (macchinari, autoveicoli, prodotti industriali)46.16.0X – Agenti per tessili, abbigliamento e calzature46.17.0X – Agenti per prodotti alimentari, bevande, tabaccoIscrizione al REA con SCIADal 2012 (D.Lgs. 59/2010 e D.M. 26/10/2011) il vecchio “ruolo agenti” è stato abolito e sostituito dall’iscrizione al REA (Repertorio Economico Amministrativo) della Camera di Commercio competente, mediante SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Per essere iscritti come agenti occorre uno dei seguenti requisiti professionali:Diploma di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo commerciale, oppure laurea in materie economico-giuridicheAver frequentato un corso di formazione per agenti e rappresentanti riconosciuto dalla Regione (durata media 230 ore)Aver svolto attività come dipendente con qualifica di agente per almeno due anni nei cinque precedentiL’iscrizione al REA è gratuita ma richiede il diritto annuale CCIAA (variabile da circa 53 a 200 euro a seconda del fatturato).Mandato di agenziaUna volta iscritti, prima di iniziare l’attività occorre firmare il contratto di agenzia con la casa mandante. Gli AEC (Accordo Economico Collettivo) di settore – industria, commercio, piccole imprese – disciplinano provvigioni minime, esclusive di zona, durata, preavviso, indennità di clientela e di scioglimento. È fondamentale leggere bene il mandato prima di firmare: la zona, il portafoglio clienti, l’esclusiva e le aliquote provvigionali sono i punti che incidono di più sul futuro reddituale. ENASARCO 2026: aliquote, massimali e FIRRL’ENASARCO (Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e i Rappresentanti di Commercio) è la cassa previdenziale obbligatoria integrativa per gli agenti di commercio. Si tratta di un secondo pilastro aggiuntivo: non sostituisce l’INPS Gestione Separata, vi si affianca.Aliquote contributive 2026Per il 2026 l’aliquota complessiva ENASARCO è del 17% delle provvigioni maturate, suddivisa al 50% tra agente e mandante:8,5% a carico dell’agente (trattenuto dalla mandante in fattura)8,5% a carico della mandante (versato direttamente da quest’ultima)Il versamento è trimestrale ed è effettuato dalla casa mandante per entrambe le quote. L’agente non deve preoccuparsi del versamento materiale: la casa mandante gli trattiene la sua quota in fattura e versa il totale direttamente all’ENASARCO entro il 20 del secondo mese successivo al trimestre.Massimali e minimali ENASARCO 2026Il massimale provvigionale 2026 è fissato attorno a 65.485 euro per ogni rapporto di agenzia plurimandatario (38.500 euro per i monomandatari, importi soggetti a rivalutazione ISTAT). Sopra questa soglia non si versa più ENASARCO su quel mandato. Il minimale annuo garantito è di circa 909 euro per i plurimandatari e 1.819 euro per i monomandatari: se le provvigioni sono inferiori, la mandante deve comunque integrare fino al minimo.FIRR – Fondo Indennità Risoluzione RapportoOltre ai contributi previdenziali, la mandante versa al FIRR un’aliquota crescente sul totale delle provvigioni maturate dall’agente:4% sulla quota fino a 12.400 euro annui2% sulla quota tra 12.400 e 18.600 euro1% sulla quota eccedente 18.600 euroIl FIRR viene erogato all’agente al momento della cessazione del mandato e rappresenta una sorta di “TFR” per gli agenti.Indennità di clientelaAlla cessazione del rapporto, l’agente ha diritto anche all’indennità di clientela (art. 1751 c.c.) se ha incrementato il portafoglio clienti della mandante e se la cessazione non è dovuta a sua colpa. L’indennità è calcolata sulla media delle provvigioni degli ultimi 5 anni, con un tetto pari alla provvigione media annua. Si somma al FIRR.Attenzione: il forfettario, pur essendo un regime semplificato, NON esonera dall’obbligo ENASARCO. La cassa va versata sempre, indipendentemente dal regime fiscale. Mediatore immobiliare 2026: esame, REA e polizza fideiussoriaIl mediatore immobiliare ha un percorso di accesso più articolato rispetto all’agente di commercio. Vediamo gli step obbligatori per il 2026.Esame in Camera di CommercioPer esercitare la professione di agente immobiliare è necessario superare un esame di abilitazione presso la CCIAA della provincia di residenza. L’esame consiste in:Una prova scritta con quesiti a risposta multipla e aperta su diritto civile, urbanistica, tributario, catasto, deontologiaUna prova orale di approfondimento sugli stessi argomentiSono ammessi alla prova chi ha frequentato un corso di formazione di almeno 80 ore presso enti accreditati, oppure chi ha conseguito laurea in materie economico-giuridiche o un diploma in mediazione.Iscrizione REA con qualifica di mediatoreSuperato l’esame, il candidato presenta SCIA al REA con la qualifica di mediatore immobiliare. La SCIA può essere personale (ditta individuale) o societaria (Srl, Snc, Sas). Solo da quel momento si può iniziare l’attività.Polizza fideiussoria obbligatoriaTra gli obblighi più impattanti dal punto di vista economico c’è la polizza fideiussoria a copertura dei rischi professionali, prevista dall’art. 3 comma 5-bis L. 39/1989. La polizza tutela i clienti per eventuali danni patrimoniali derivanti dall’attività di mediazione.Massimale minimo: 260.000 euro per i singoli mediatori, fino a 1,5 milioni per le societàCosto medio annuo: circa 2.500-3.500 euro per agente singolo, in base al massimale e alla compagniaDurata: annuale, da rinnovare ogni annoAssicurazione RC professionaleOltre alla fideiussione, è opportuno (e talvolta richiesto dal franchising di rete) sottoscrivere una RC professionale aggiuntiva, con costi che vanno da 400 a 1.200 euro all’anno.Codici ATECO per il mediatore immobiliare68.31.00 – Attività di mediazione immobiliare (codice principale)68.32.00 – Gestione di immobili per conto terzi (eventuale codice secondario) Regime forfettario per agenti e mediatori: coefficiente 62%Sia gli agenti di commercio sia i mediatori immobiliari rientrano nel codice ATECO degli “intermediari del commercio” e sono associati al coefficiente di redditività del 62%. Questo significa che il reddito imponibile su cui pagare imposte e contributi è pari al 62% del fatturato lordo, mentre il restante 38% è considerato “spese forfettarie”.Limiti del regime forfettario 2026Soglia ricavi: 85.000 euro annui (provvigioni lorde)Spese per personale: max 20.000 euro annuiReddito da lavoro dipendente: max 35.000 euro l’anno precedenteAliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni se “nuova attività”, poi 15%Calcolo del reddito imponibileFormula:Reddito imponibile = Provvigioni × 62%Imposta sostitutiva = (Reddito imponibile – Contributi versati) × 5% o 15%Esempio rapido: con 50.000 euro di provvigioni, il reddito imponibile forfettario è 31.000 euro (50.000 × 62%). Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno (ENASARCO 8,5% per gli agenti, INPS Commercianti per i mediatori), e sul risultato si applica l’aliquota del 5% o 15%.Vantaggi del forfettario per agenti e mediatoriNiente IVA: fatture senza addebito IVA, nessuna liquidazione trimestraleNiente ritenuta d’acconto in fattura (con dichiarazione esplicita al cliente)Niente IRAP e niente studi di settore/ISAContabilità semplificata: registro corrispettivi e fatture emesseRiduzione 35% contributi INPS Commercianti (per mediatori)Svantaggi: spese non deducibiliIl limite principale è che non è possibile detrarre le spese effettive: né l’auto, né il telefono, né la formazione, né l’affitto dell’ufficio. Tutto è già “incluso” nel coefficiente del 62%. Per chi sostiene molte spese reali (auto, carburante, autostrade, fiere) il regime ordinario può risultare più conveniente, soprattutto per agenti commerciali con grandi spostamenti. INPS Gestione Commercianti per il mediatore immobiliareIl mediatore immobiliare non è un agente di commercio e quindi NON paga ENASARCO. Versa i contributi alla Gestione Speciale Commercianti dell’INPS, la stessa cassa di artigiani e commercianti.Contributi fissi e variabili 2026I contributi alla Gestione Commercianti si compongono di una parte fissa e una variabile:TipologiaImporto / Aliquota 2026Minimale di reddito~ 18.555 euro (rivalutato)Contributo fisso annuo~ 4.200 euro (24,48% sul minimale)Aliquota oltre minimale24,48%Aliquota oltre 55.448 euro25,48%Massimale imponibile~ 92.000 euroRiduzione under 213 punti percentuali in menoRiduzione 35% per forfettariI mediatori immobiliari che adottano il regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Commercianti. La domanda va presentata entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole la riduzione, tramite servizio online INPS. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sul minimale sia alla parte variabile sul reddito eccedente.Esempio: contributo fisso normale 4.200 euro → con riduzione 35% diventa 2.730 euro/anno. Risparmio: 1.470 euro.Scadenze versamentoContributi fissi: 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02)Contributi variabili: con il saldo della dichiarazione redditi (30/06 saldo + I acconto, 30/11 II acconto)Ritenuta d’acconto e rivalsa INPS in fatturaLa fatturazione di agenti e mediatori presenta alcune peculiarità rispetto ad altre partite IVA. Vediamole nel dettaglio.Ritenuta d’acconto agenti di commercioL’agente di commercio in regime ordinario applica una ritenuta d’acconto del 23% calcolata sul 50% dell’imponibile (per via dell’abbattimento forfettario delle spese previsto dall’art. 25-bis DPR 600/73). Quindi la ritenuta effettiva è dell’11,5% sull’imponibile lordo.Se l’agente ha collaboratori o altri agenti dipendenti, può autocertificare alla mandante che la ritenuta sia ridotta al 4,6% (calcolata sul 20% dell’imponibile invece che sul 50%). La dichiarazione va presentata entro il 31 dicembre con effetto per l’anno successivo.Ritenuta mediatore immobiliareIl mediatore immobiliare in regime ordinario applica la ritenuta del 23% sull’intero imponibile quando il cliente è impresa o professionista (no se cliente è privato). Per i privati, ovviamente, la ritenuta non si applica.Forfettari: niente ritenutaI forfettari, sia agenti sia mediatori, NON subiscono ritenuta d’acconto. In fattura va riportata la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della L. 190/2014. Si richiede la non applicazione della ritenuta d’acconto alla fonte ai sensi dell’art. 1, comma 67, della stessa legge”.Rivalsa INPS in fattura (4%)Tra le specificità dei mediatori immobiliari, c’è la possibilità di rivalersi del 4% dei contributi INPS Commercianti sul cliente (art. 1, comma 787 L. 296/2006). Si tratta di un addebito aggiuntivo del 4% del totale fattura, che il cliente paga e che concorre al reddito tassato.Esempio fattura mediatore forfettario con rivalsa INPS:Provvigione: 5.000 euroRivalsa INPS 4%: 200 euroTotale fattura: 5.200 euroImposta di bollo (sopra 77,47 euro): 2 euro a carico clienteProvvigioni di mercato: agente vs mediatoreQuanto si guadagna effettivamente? Le provvigioni di mercato variano molto in base al settore, alla zona e all’esperienza, ma esistono dei range tipici sia per gli agenti di commercio sia per i mediatori immobiliari.Provvigioni agente di commercioBeni di consumo (alimentari, food&beverage): 3-7%Tessile, abbigliamento, calzature: 6-10%Industriale, macchinari, ricambi: 5-15%Servizi (telecomunicazioni, energia): 5-12%Beni di lusso, gioielleria, mobili: 8-15%Le aliquote più alte si concentrano nei settori dove le vendite sono più complesse e i cicli più lunghi. Le aliquote più basse riguardano prodotti a rotazione rapida e bassi margini.Provvigioni mediatore immobiliareIl mediatore immobiliare, secondo gli usi e gli accordi locali tipici, applica una provvigione del 2-4% del prezzo di vendita a carico di ciascuna delle due parti (acquirente e venditore). La media nazionale si attesta intorno al 3% per parte, con punte fino al 4% per immobili di prestigio.Esempio provvigione su appartamento da 200.000 euro:Provvigione 3% dal venditore: 6.000 euro + IVAProvvigione 3% dall’acquirente: 6.000 euro + IVATotale fattura agenzia: 12.000 euro + IVA (o senza IVA se forfettario)Per le locazioni, la provvigione tipica è pari a una mensilità di canone più IVA per ciascuna parte (proprietario + inquilino). Esempio calcolo tasse: agente di commercio con 50.000 euroVediamo un caso pratico: Marco, 35 anni, agente di commercio plurimandatario nel settore tessile, primo anno di attività in regime forfettario, 50.000 euro di provvigioni lorde nel 2026.Calcolo ENASARCOProvvigioni: 50.000 euroENASARCO 8,5% trattenuto in fattura: 4.250 euro (versati dalle mandanti per conto di Marco)Calcolo Gestione Separata INPSL’agente di commercio è iscritto sia a ENASARCO sia alla Gestione Separata INPS (per la quota residuale di pensione obbligatoria). L’aliquota Gestione Separata 2026 è del 26,07% per chi non ha altra cassa obbligatoria, ma per gli agenti con ENASARCO si applica un’aliquota ridotta intorno al 24%. La base imponibile è il reddito netto forfettario.Reddito imponibile forfettario: 50.000 × 62% = 31.000 euroGestione Separata 24% su 31.000 = 7.440 euro circaCalcolo imposta sostitutivaReddito imponibile: 31.000 euroMeno contributi versati: -7.440 (Gestione Separata)Base imponibile imposta: 23.560 euroImposta sostitutiva 5% (start-up): 1.178 euroRiepilogo carico fiscaleVoceImportoENASARCO 8,5%4.250 euroGestione Separata INPS7.440 euroImposta sostitutiva 5%1.178 euroTOTALE12.868 euro (25,7%)Netto Marco37.132 euroDopo il quinto anno, l’imposta passa al 15% e il carico fiscale sale a circa il 28-29%. Marco riceve anche i benefici FIRR e indennità clientela alla cessazione del mandato.Esempio calcolo tasse: mediatore immobiliare con 60.000 euroSecondo caso: Sara, 32 anni, mediatore immobiliare, primo anno di attività in regime forfettario con riduzione 35% INPS, 60.000 euro di provvigioni nel 2026.Calcolo INPS Commercianti con riduzione 35%Reddito imponibile forfettario: 60.000 × 62% = 37.200 euroContributo fisso annuo (ridotto 35%): 4.200 × 0,65 = 2.730 euroEccedenza minimale: 37.200 – 18.555 = 18.645 euroContributo variabile 24,48% × 0,65 (riduzione): 18.645 × 15,91% = 2.967 euroTotale INPS: 5.697 euroCalcolo imposta sostitutivaReddito imponibile: 37.200 euroMeno contributi versati: -5.697 euroBase imponibile imposta: 31.503 euroImposta sostitutiva 5% (start-up): 1.575 euroCosti di esercizio aggiuntiviPolizza fideiussoria: ~3.000 euro/anno (NON deducibile in forfettario)RC professionale: ~600 euro/anno (NON deducibile)Diritto annuale CCIAA: ~120 euroRiepilogo carico totaleVoceImportoINPS Commercianti (con riduzione 35%)5.697 euroImposta sostitutiva 5%1.575 euroPolizza fideiussoria + RC3.600 euroDiritto CCIAA120 euroTOTALE costi/tasse10.992 euro (18,3%)Netto Sara49.008 euroIl mediatore ha contributi più alti in valore assoluto (a causa del minimale fisso) ma a parità di fatturato il netto è competitivo, soprattutto sfruttando la riduzione 35%. Procacciatore d’affari: differenze con l’agenteSpesso confuso con l’agente di commercio, il procacciatore d’affari è una figura distinta e non regolamentata da norme specifiche. Si tratta di chi promuove occasionalmente la conclusione di affari per conto altrui, senza un mandato continuativo.Differenze sostanzialiCaratteristicaAgenteProcacciatoreMandatoContinuativoOccasionaleIscrizione REAObbligatoriaNon richiestaENASARCOObbligatoriaNon dovutaEsclusiva di zonaTipicaAssenteLimite reddito occasionaleNessuno5.000 euro/anno (poi p.IVA)Se i compensi superano stabilmente i 5.000 euro l’anno o l’attività diventa abituale, l’Agenzia delle Entrate riqualifica il procacciatore come agente di commercio “di fatto”, con tutte le conseguenze previdenziali e fiscali (sanzioni ENASARCO incluse).Spese deducibili: auto, telefono, formazionePer chi adotta il regime ordinario (semplificato o ordinario), le spese sostenute per l’attività sono deducibili secondo le regole generali del TUIR. Per chi è in forfettario, invece, le spese sono già “incluse” nel coefficiente del 38% (cioè il complemento al 62% di redditività).Auto e carburanti (regime ordinario)Agenti di commercio: deducibilità all’80% dei costi e ammortamenti, con tetto del costo di acquisto a 25.823 euroMediatori immobiliari: deducibilità al 20% con tetto 18.076 euro (regola standard)IVA detraibile: 100% per agenti, 40% per mediatoriTelefono, internet, software gestionaliDeducibili all’80% sia per agenti sia per mediatoriIVA detraibile al 50% se uso promiscuoFormazione e aggiornamentoCorsi di aggiornamento, fiere di settore, abbonamenti professionali sono integralmente deducibili in ordinario fino a 10.000 euro/anno (art. 54 TUIR). In forfettario, come tutte le spese, sono già nel coefficiente.Quando conviene il regime ordinario?Per gli agenti di commercio con grandi spostamenti (auto, autostrade, alberghi, ristoranti) il regime ordinario può essere più vantaggioso. Indicativamente, se le spese reali superano il 38% del fatturato, l’ordinario batte il forfettario. Per i mediatori immobiliari, invece, le spese tipiche (polizza, ufficio, marketing) raramente superano il 38%, quindi il forfettario resta normalmente più conveniente nei primi anni.Errori comuni da evitare nel primo annoTra i casi che vediamo più spesso al CAF Centro Fiscale, ecco gli errori più frequenti commessi da agenti e mediatori al primo anno di attività.Iniziare prima dell’iscrizione REA: emettere fatture senza essere iscritti al REA è un illecito amministrativo con sanzioni fino a 5.000 euroDimenticare la richiesta riduzione 35% entro il 28 febbraio: per i mediatori forfettari significa perdere 1.500 euro circa di risparmio per quell’annoNon sottoscrivere la polizza fideiussoria prima di iniziare: il mediatore senza fideiussione viene sospeso dal REAConfondere ENASARCO con la Gestione Separata: l’agente paga ENTRAMBE, non è un’alternativaForfettario senza valutare le spese reali: per agenti con auto aziendale il forfettario può essere svantaggiosoRitenuta d’acconto applicata in forfettario: ogni anno tantissimi agenti si vedono trattenere il 23% senza diritto, e devono richiederla a rimborsoMancata indicazione rivalsa INPS in fattura: per i mediatori vale 4% del fatturato perso ogni annoConfondere agente con procacciatore “per occasionale”: oltre 5.000 euro/anno scatta riqualificazione e sanzioni ENASARCO Domande frequentiPosso essere agente di commercio E mediatore immobiliare contemporaneamente?No, le due attività sono incompatibili per legge (art. 5 L. 39/1989 e D.Lgs. 59/2010). Un mediatore immobiliare non può svolgere attività di agenzia commerciale per conto terzi e viceversa. È invece possibile cumulare due settori diversi come agente di commercio (es. tessile e alimentare) o gestire più immobili come mediatore.Quanto costa aprire una partita IVA da agente di commercio?I costi di apertura sono molto contenuti: l’apertura della p.IVA è gratuita all’Agenzia delle Entrate, l’iscrizione REA costa il diritto annuale CCIAA (circa 53-200 euro). Servono inoltre 200-400 euro per l’eventuale corso di formazione regionale (se non si ha già il titolo). In totale: circa 300-700 euro per partire.Quanto costa aprire un’agenzia immobiliare?Per il mediatore immobiliare i costi iniziali sono più alti: corso di formazione 80 ore (~400-800 euro), tassa esame CCIAA (~200 euro), polizza fideiussoria (~3.000 euro/anno), RC professionale (~600 euro/anno), eventuale ufficio. In totale: 5.000-10.000 euro per il primo anno, escluso ufficio.L’ENASARCO sostituisce l’INPS?No. L’ENASARCO è un secondo pilastro pensionistico obbligatorio per gli agenti di commercio, ma NON sostituisce l’INPS. Gli agenti pagano sia ENASARCO sia la Gestione Separata INPS. Solo cumulando le due posizioni si raggiunge una copertura previdenziale completa.Quanto guadagna in media un agente immobiliare in Italia?Secondo i dati FIAIP e Nomisma 2025, il fatturato medio annuo di un agente immobiliare italiano è di circa 50.000-70.000 euro, con grande variabilità: nelle grandi città (Milano, Roma, Firenze) si superano gli 80.000 euro, nelle zone provinciali si scende sotto i 40.000 euro. I primi due anni sono solitamente sotto la media a causa del portafoglio clienti ancora in costruzione.Posso fatturare a privati come mediatore senza ritenuta?Sì. La ritenuta d’acconto si applica solo quando il cliente è un sostituto d’imposta (impresa, professionista). I clienti privati non sono sostituti d’imposta, quindi non applicano alcuna ritenuta. La fattura viene emessa al netto, e il mediatore paga le imposte direttamente in dichiarazione redditi.Posso lavorare come agente plurimandatario?Sì, l’agente plurimandatario ha più mandati con aziende diverse e non in concorrenza tra loro. È la forma più diffusa. L’agente monomandatario ha invece un unico mandato esclusivo (più tutelato sui minimi ENASARCO ma con vincoli maggiori).La rivalsa INPS 4% è obbligatoria per il mediatore?No, è una facoltà. Il mediatore può scegliere se applicarla o meno in fattura. Se applicata, l’addebito del 4% è a carico del cliente (impresa o privato che sia) e concorre comunque al reddito imponibile del mediatore. Per fatture verso aziende è prassi applicarla; per piccoli importi a privati spesso si rinuncia per semplicità commerciale.Quando si versa l’IRPEF in regime ordinario?Sia agenti sia mediatori in regime ordinario versano IRPEF con i normali termini: 30 giugno (saldo + I acconto 40%) e 30 novembre (II acconto 60%). L’aliquota IRPEF è progressiva (23%, 35%, 43%) e si somma alle addizionali regionali e comunali.Vuoi metterti in proprio come agente di commercio o mediatore? Affidati al CAF Centro Fiscale di UdineAprire partita IVA da agente di commercio o mediatore immobiliare richiede competenze specifiche su REA, ENASARCO o INPS Commercianti, polizze obbligatorie, fatturazione con ritenuta e rivalsa. Sbagliare un passaggio nei primi mesi può costare migliaia di euro tra sanzioni e mancate detrazioni.Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta in tutti i passaggi: apertura della partita IVA con il codice ATECO corretto, iscrizione REA e SCIA in CCIAA, scelta del regime fiscale ottimale (forfettario vs ordinario), gestione contributi ENASARCO o Gestione Commercianti, fatturazione elettronica e dichiarazioni annuali. Lavoriamo con agenti commerciali e agenzie immobiliari di tutto il Friuli Venezia Giulia.Prenota una consulenza dedicataAnalizziamo il tuo caso e ti aiutiamo a scegliere il regime fiscale piu’ conveniente, calcolare le tasse del primo anno e gestire ENASARCO o INPS Commercianti senza errori.CAF Centro Fiscale UdineViale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineTel. 0432 1638640 – WhatsApp 366 6018121Email: info@centrofiscale.comArticolo aggiornato a luglio 2026. Aliquote ENASARCO, INPS Commercianti e massimali sono soggetti a rivalutazione annuale: verifica sempre i valori in vigore al momento della tua apertura partita IVA con il tuo CAF di fiducia.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Luglio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-21 14:00:002026-05-23 07:40:54Partita IVA Agente Immobiliare e Commerciale 2026: Enasarco, Provvigioni e Regime Fiscale
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariPartita IVA ostetrica 2026: aprire come libera professionista, ATECO e contributiPartita IVA ostetrica 2026: aprire come libera professionista, ATECO e contributiL’ostetrica (o ostetrico) e’ una delle professioni sanitarie con maggior potenziale per la libera professione, grazie alla crescente domanda di assistenza personalizzata in gravidanza, parto e puerperio. Aprire la Partita IVA come ostetrica libera professionista nel 2026 significa scegliere tra un’ampia gamma di attivita’: corsi preparto, assistenza al parto a domicilio, supporto allattamento, consulenza perinatale, monitoraggio gravidanza fisiologica. Questa guida chiarisce ogni aspetto fiscale e previdenziale.L’ostetrica e’ una professione sanitaria regolamentata dalla Legge 1/2002 e dall’albo FNOPO (Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica). Come altre professioni sanitarie della L. 251/2000, non ha una cassa previdenziale dedicata e confluisce nella Gestione Separata INPS.Professione di ostetrica: requisiti per la libera professione Per esercitare come ostetrica libera professionista occorre:Laurea triennale in Ostetricia (o titolo equipollente)Iscrizione all’albo FNOPO (Ordine della Professione di Ostetrica) della propria provinciaPolizza RC professionale obbligatoria (Legge 24/2017 Gelli-Bianco): per chi opera in ambito sanitario e’ obbligatoria per legge con massimali adeguati all’attivita’, incluso il parto a domicilioEventuale autorizzazione comunale/ASL per specifiche attivita’ (parto a domicilio, apertura studio)L’ostetrica lavora in autonomia per le attivita’ di sua competenza (gravidanza fisiologica, parto eutocico, puerperio, allattamento) e in collaborazione con il medico per le situazioni patologiche.Codice ATECO per l’ostetrica libera professionista Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario86.21.09Servizi degli studi medici generici e ostetrici78%Il codice 86.21.09 copre specificamente l’attivita’ ostetrica, insieme a quella del medico di base. Il coefficiente di redditivita’ e’ il 78%, identico a tutte le professioni sanitarie nel regime forfettario. E’ il codice piu’ corretto per l’ostetrica che svolge assistenza perinatale, corsi preparto e supporto domiciliare.Attivita’ tipiche dell’ostetrica libera professionista Corsi preparto: singoli o di coppia, in studio o domiciliare. Attivita’ con altissima domanda privata, esentabile IVA se resa nell’ambito dell’assistenza perinatale.Assistenza domiciliare in puerperio: visite domiciliari post-partum per cura della mamma e del neonato, supporto allattamento materno. Tra le attivita’ piu’ comuni delle ostetriche libere professioniste.Consulenza pre-concezionale: counseling per coppie che desiderano una gravidanza, valutazione rischi.Monitoraggio gravidanza fisiologica: visite ostetriche, cardiotocografia, ecografia ostetrica (se abilitata).Assistenza al parto a domicilio: attivita’ a piu’ alto rischio clinico, richiede RC professionale ad hoc con massimali specifici. Necessita di autorizzazione in alcune regioni.Corsi di allattamento e supporto post-partum: spesso in associazione con associazioni o consultori privati.Collaborazioni con case maternita’ e birth center privati: come libera professionista su chiamata o in convenzione.Regime forfettario per l’ostetrica: parametri 2026 Soglia ricavi: fino a 85.000 euro/anno nell’anno precedenteUscita immediata: se si superano 100.000 euro nello stesso annoCausa ostativa dipendente: reddito da lavoro dipendente anno precedente > 35.000 euro (L. 207/2024)Coefficiente redditività: 78%Imposta sostitutiva: 15% (5% startup per i primi 5 anni di nuova attivita’)Molte ostetriche lavorano sia come dipendenti in ospedale/clinica che come libere professioniste. Se lo stipendio da dipendente supera 35.000 euro, si perde il diritto al forfettario per la Partita IVA. Con stipendi tipici SSN di un’ostetrica (intorno ai 28.000-32.000 euro iniziali), spesso il forfettario e’ ancora accessibile.Contributi previdenziali: Gestione Separata INPS L’ostetrica libera professionista non ha una cassa di categoria dedicata. I contributi vanno alla Gestione Separata INPS:26,07% per ostetriche con sola Partita IVA (nessun’altra copertura)24% per ostetriche dipendenti SSN + P.IVA (hanno gia’ INPS dipendenti)In regime forfettario e’ possibile optare per la riduzione del 35% dell’aliquota contributiva. Con questa opzione: 26,07% diventa circa 16,95%; 24% diventa circa 15,60%. La riduzione abbassa il costo contributivo immediato ma riduce la pensione futura.Per un confronto completo con le altre casse sanitarie: Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026.IVA e Sistema Tessera Sanitaria per ostetriche Le prestazioni sanitarie dell’ostetrica sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 DPR 633/72, in quanto rese da professionista abilitato nell’esercizio di professione sanitaria soggetta a vigilanza. Questo vale per:Visite ostetriche, monitoraggi, cardiotocografiaCorsi preparto con contenuto clinico-sanitarioAssistenza al parto a domicilioSupporto allattamento e visite puerperaliCodice natura IVA: N4 in regime ordinario, N2.2 in regime forfettario.L’ostetrica e’ obbligata alla trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria per tutte le prestazioni erogate a persone fisiche (codice SP). La scadenza e’ mensile (entro fine mese successivo). Per la guida completa: Fatturazione Sistema Tessera Sanitaria 2026.RC professionale: obbligo Legge Gelli-Bianco per il parto domiciliare La Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) rende obbligatoria la RC professionale per tutti i professionisti sanitari. Per l’ostetrica libera professionista e’ particolarmente importante scegliere una polizza che copra tutte le attivita’ effettivamente svolte.Il parto a domicilio e’ un’attivita’ ad alto rischio clinico e assicurativo: molte compagnie assicurative non coprono il parto domiciliare nella polizza standard, o lo coprono solo con massimali molto elevati e premi corrispondenti. Prima di avviare questa attivita’, e’ essenziale verificare la copertura assicurativa specifica. FNOPO mantiene un elenco di compagnie che offrono polizze idonee.Il parto domiciliare richiede inoltre in alcune regioni un’autorizzazione sanitaria specifica. Verificare la normativa regionale prima di avviare questa attivita’.Esempio di calcolo fiscale: ostetrica in forfettario Scenario: ostetrica con sola P.IVA, 35.000 euro di compensi annui, regime forfettario, primo anno di attivita’ (imposta 5%).Compensi lordi: 35.000 euroReddito forfettario (x 78%): 27.300 euroImposta sostitutiva (5% startup): 1.365 euroContributi GS INPS (26,07% su 27.300): 7.117 euroTotale imposte + contributi: 8.482 euroNetto disponibile: circa 26.518 euroCon la riduzione del 35% sui contributi GS INPS: contributi = 4.626 euro, netto disponibile = 29.009 euro. La riduzione contributiva migliora il netto immediato ma riduce la pensione futura: valutare in base alla propria situazione personale.Domande frequenti Posso fare corsi preparto senza aprire la P.IVA se sono dipendente?No. Se i corsi preparto generano compensi con carattere abituale (anche occasionalmente ricorrente), devono essere dichiarati come reddito di lavoro autonomo. Se si tratta di pochissime occasioni nell’anno (< 5.000 euro e carattere occasionale), potrebbero rientrare nelle prestazioni occasionali senza P.IVA, ma e' un confine sottile da valutare con il consulente fiscale.Il corso preparto e’ soggetto a IVA?Se il corso preparto e’ reso da un’ostetrica abilitata nell’ambito della preparazione alla nascita (attivita’ sanitaria preventiva), e’ esente IVA art. 10 n. 18. Se invece il corso ha prevalentemente contenuto educativo/formativo non sanitario, potrebbe essere soggetto a IVA. La distinzione dipende dal contenuto specifico e va valutata caso per caso.Devo trasmettere al Sistema TS anche per i corsi preparto?Si, se i corsi preparto sono qualificati come prestazioni sanitarie e i partecipanti sono persone fisiche. Il codice spesa da usare e’ SP (spesa sanitaria). Le spese per corsi preparto sono detraibili al 19% nel 730 del paziente se ricorrono i presupposti di prestazione sanitaria professionale.Conclusione L’ostetrica libera professionista ha di fronte un mercato in crescita: sempre piu’ famiglie cercano un’assistenza perinatale personalizzata che il SSN non riesce a garantire. Sul piano fiscale e previdenziale, il percorso e’ lineare: ATECO 86.21.09, regime forfettario quasi sempre conveniente, Gestione Separata INPS, esenzione IVA per le prestazioni sanitarie. Il nodo critico e’ la RC professionale per chi assiste i parti a domicilio.Per aprire la P.IVA da ostetrica, gestire la dichiarazione dei redditi e ottimizzare il carico fiscale e previdenziale, il team di CAF Centro Fiscale e’ a disposizione. Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno.Leggi anche: Hub Professionisti Sanitari 2026, Partita IVA Infermiere, Sistema Tessera Sanitaria 2026, Aprire Partita IVA 2026.Richiedi preventivo gratuitoLuglio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-20 09:00:002026-06-14 18:38:57Partita IVA ostetrica 2026: aprire come libera professionista, ATECO e contributi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariPartita IVA TSRM tecnico radiologia 2026: regime, contributi e fatturazionePartita IVA TSRM tecnico di radiologia medica 2026: regime fiscale, contributi e fatturazioneIl TSRM — Tecnico Sanitario di Radiologia Medica e’ una professione sanitaria regolamentata dalla Legge 251/2000 e soggetta all’Ordine TSRM PSTRP (Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione) istituito dalla Legge 3/2018. Nonostante il riconoscimento ordinistico, il TSRM non ha una cassa previdenziale di categoria dedicata: i contributi vanno versati alla Gestione Separata INPS.Questa guida e’ pensata per i TSRM che valutano o hanno gia’ avviato l’attivita’ libero-professionale parallela o esclusiva rispetto al lavoro dipendente SSN. Chiarisce il codice ATECO corretto, le aliquote contributive 2026, il regime fiscale piu’ conveniente e gli obblighi di fatturazione specifici del settore sanitario.Il TSRM: chi e’ e cosa fa da libero professionista Il TSRM opera nel campo della diagnostica per immagini (radiologia, TC, risonanza magnetica, ecografia), della radioterapia e della medicina nucleare. E’ responsabile dell’esecuzione degli esami strumentali prescritti dal medico radiologo, nel rispetto dei protocolli di radioprotezione e delle normative sulla sicurezza delle radiazioni ionizzanti.Come libero professionista, il TSRM tipicamente opera:In convenzione con studi radiologici privati o poliambulatoriCome sostituto di TSRM dipendenti in strutture privateIn consulenza per strutture che non hanno TSRM dipendenti (es. ambulatori osteopatici, studi odontoiatrici con RX)In libera professione presso strutture accreditate con il SSN (intramoenia allargata)A differenza del fisioterapista o dello psicologo, il TSRM raramente opera in modo del tutto autonomo verso il paziente finale: ha quasi sempre un medico radiologo di riferimento per i refertati. Questo non cambia la qualificazione fiscale: la prestazione tecnica del TSRM e’ comunque una prestazione sanitaria ai fini IVA e Sistema TS.Codice ATECO per il TSRM libero professionista Il codice ATECO corretto per il TSRM che esercita come libero professionista e’:Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario86.90.29Altre attivita’ paramediche NCA78%Il coefficiente del 78% si applica a tutte le professioni sanitarie, tecnico-scientifiche e assimilate nel regime forfettario. Questo significa che il TSRM in forfettario calcola l’imposta sostitutiva sull’imposta del 78% dei suoi compensi, non sull’intero importo fatturato.Regime forfettario per il TSRM: parametri 2026 Il regime forfettario e’ la scelta ottimale per la maggioranza dei TSRM che avviano la libera professione. I parametri chiave 2026:Soglia ricavi: fino a 85.000 euro/anno nell’anno precedenteUscita immediata: se si superano 100.000 euro nello stesso annoCausa ostativa dipendente: reddito da lavoro dipendente anno precedente superiore a 35.000 euro (L. 207/2024 — soglia elevata da 30.000 a 35.000 dal 2025)Coefficiente redditività: 78%Imposta sostitutiva: 15% (5% startup per i primi 5 anni)Caso tipico TSRM dipendente SSN + libera professione: un TSRM che lavora in ospedale con stipendio di 28.000 euro lordi + 15.000 euro di compensi da libera professione. Stipendio inferiore a 35.000 euro → nessuna causa ostativa → puo’ adottare il forfettario per la P.IVA. Reddito forfettario: 15.000 x 78% = 11.700 euro. Imposta sostitutiva: 1.755 euro (15%). Contributi GS INPS: 24% su 11.700 = 2.808 euro (aliquota ridotta perche’ ha gia’ INPS dipendenti).Contributi previdenziali TSRM: Gestione Separata INPS Il TSRM libero professionista non ha una cassa di categoria: i contributi si versano alla Gestione Separata INPS. Aliquote 2026:26,07% per TSRM con sola Partita IVA (nessuna altra copertura)24% per TSRM dipendente SSN + P.IVA (ha gia’ INPS dipendenti)In regime forfettario e’ possibile optare per la riduzione del 35% dell’aliquota contributiva (L. 190/2014 c. 77). Con questa opzione l’aliquota effettiva scende a circa 16,95% (26,07% x 65%) o 15,60% (24% x 65%). La riduzione abbassa il costo contributivo corrente ma riduce il montante pensionistico futuro.I contributi GS INPS si versano con F24: acconti a giugno (40%) e novembre (60%), saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo. Per confronto con le altre professioni: Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026.IVA e fatturazione per il TSRM Le prestazioni tecniche del TSRM (esecuzione di esami radiologici, TC, RM, ecografia, radioterapia) sono qualificabili come prestazioni sanitarie esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72, se rese da un professionista abilitato nell’esercizio di una professione sanitaria soggetta a vigilanza.In pratica:In regime ordinario: fattura senza IVA, codice natura N4 (esente art. 10 n. 18 DPR 633/72)In regime forfettario: fattura senza IVA, codice natura N2.2Fatture verso strutture radiologiche (non persone fisiche): obbligo fattura elettronica SDI, nessun obbligo Sistema TSPrestazioni verso persone fisiche: obbligo Sistema TS (codice SP) + documento commerciale o fattura SDI con tag TSNella pratica comune il TSRM libero professionista fattura principalmente a strutture (studi radiologici, poliambulatori), non direttamente al paziente. In questo caso l’obbligo Sistema TS non si attiva per le sue fatture (le trasmette la struttura). Ma se ha pazienti privati diretti, l’obbligo TS e’ suo.L’Ordine TSRM PSTRP (Legge 3/2018) La Legge 3/2018 ha istituito gli ordini professionali per 17 professioni sanitarie che ne erano prive, tra cui il TSRM. L’ordine di riferimento e’ l’Ordine TSRM PSTRP (che accorpa TSRM, Tecnici di Laboratorio Biomedico, Tecnici di Neurofisiopatologia, Tecnici Ortopedici, Logopedisti, Podologi, Ortottisti, Fisioterapisti, Terapisti Occupazionali, Educatori Professionali, Tecnici della Prevenzione, Dietisti).L’iscrizione all’albo e’ prerequisito per l’esercizio legale della professione, inclusa la libera professione. Per aprire la P.IVA da TSRM occorre essere regolarmente iscritti all’albo TSRM PSTRP della provincia di appartenenza.Dipendente SSN vs libero professionista: differenze pratiche AspettoTSRM dipendente SSNTSRM libero professionistaPrevidenzaINPS dipendenti (pensione SSN)GS INPS (26,07% o 24%)IVANon si applica (non fattura)N4 (ordinario) o N2.2 (forfettario)OrariContratto CCNL Comparto Sanita’AutonomoRischio economicoStipendio fissoVariabile con commesseIntramoeniaPossibile con autorizzazioneN/ARC professionaleCoperta dall’azienda SSNObbligatoria personale (L. 24/2017)Il TSRM puo’ cumulare attivita’ dipendente SSN e libera professione, con il limite della causa ostativa forfettario (reddito dipendente < 35.000 euro per mantenere il forfettario) e dei vincoli contrattuali del CCNL sanitario sull'attivita' extramuraria.Domande frequenti Devo iscrivermi all’albo TSRM PSTRP prima di aprire la P.IVA?Si. L’iscrizione all’albo TSRM PSTRP e’ obbligatoria per l’esercizio legale della professione, inclusa la libera professione. Senza iscrizione non si puo’ esercitare e non si ha la copertura legale per applicare l’esenzione IVA sanitaria.La struttura per cui lavoro mi chiede di aprire P.IVA: e’ legale?La richiesta e’ legale se il rapporto di lavoro e’ genuinamente autonomo (orari variabili, compenso a prestazione, assenza di vincolo gerarchico continuativo). Se invece si tratta di un rapporto parasubordinato mascherato da P.IVA (orari fissi, dipendenza gerarchica, continuita’ esclusiva), si e’ in presenza di un rapporto di lavoro subordinato mascherato, che espone la struttura a sanzioni. In caso di dubbio, consulta un consulente del lavoro.Posso avere più clienti contemporaneamente come TSRM libero professionista?Si. Il TSRM libero professionista puo’ lavorare per piu’ strutture contemporaneamente: piu’ studi radiologici, poliambulatori, cliniche private. Anzi, avere piu’ clienti e’ un indicatore di genuinita’ del rapporto di lavoro autonomo rispetto a rapporti monocommittenza che possono essere riqualificati come subordinati.Conclusione Il TSRM che apre la Partita IVA nel 2026 ha un percorso abbastanza lineare: ATECO 86.90.29, Gestione Separata INPS, regime forfettario quasi sempre conveniente nella fase iniziale, esenzione IVA per le prestazioni sanitarie. La complessita’ principale e’ nella gestione del cumulo con il lavoro dipendente SSN e nel rispetto della causa ostativa forfettario.Per apertura P.IVA, dichiarazione dei redditi e consulenza previdenziale come TSRM libero professionista, CAF Centro Fiscale offre supporto personalizzato. Richiedi un preventivo senza impegno.Leggi anche: Hub Professionisti Sanitari 2026, Partita IVA Fisioterapista, Contributi previdenziali sanitari, Partita IVA Logopedista.Richiedi preventivo gratuitoLuglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 09:00:002026-06-14 18:38:55Partita IVA TSRM tecnico radiologia 2026: regime, contributi e fatturazione
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOPartita IVA Content Creator e Influencer 2026: YouTuber, TikToker, Brand DealFai contenuti su YouTube, TikTok, Instagram o un blog? Hai iniziato a guadagnare con sponsorizzazioni, affiliate marketing, AdSense o brand partnership e non sai come gestire il lato fiscale?Questo articolo e’ la guida completa sulla partita IVA per content creator nel 2026: quando e’ obbligatoria, quale codice ATECO usare, come si tassa il reddito da YouTube o TikTok, e come fatturare correttamente alle aziende per le sponsorizzazioni.Quando un content creator deve aprire la partita IVA La risposta dipende da quanto guadagni e dalla continuita’ dell’attivita’:Sotto i 5.000 euro netti l’anno, attivita’ occasionale: puoi usare la ricevuta per prestazione occasionale, senza P.IVA. Ma questo richiede che l’attivita’ non sia continuativa e organizzata.Sopra i 5.000 euro netti l’anno, oppure attivita’ continuativa: la partita IVA diventa obbligatoria, anche se guadagni meno di 5.000 euro ma pubblichi regolarmente e in modo organizzato.Redditi da AdSense YouTube o TikTok (piattaforme estere): anche questi concorrono al calcolo. Se la somma di tutti i proventi da contenuti supera la soglia, serve P.IVA.La tendenza dell’Agenzia delle Entrate e’ quella di considerare l’attivita’ di content creation come abituale (e quindi con obbligo P.IVA) quando c’e’ una programmazione regolare, un canale con follower, e guadagni anche modesti ma costanti.Codice ATECO per content creator e influencer Non esiste (ancora) un codice ATECO ufficiale per “content creator” o “influencer”. I codici piu’ usati sono:Codice ATECODescrizionePer chi73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieInfluencer, content creator che fa prevalentemente collaborazioni commerciali, sponsorizzazioni, branded content90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieCreator con forte componente artistica/creativa (video artisitici, fotografi, musicisti, artisti digitali)59.11.00Produzione di film, video e programmi televisiviYoutuber con canale video strutturato come produzione professionaleLa scelta piu’ diffusa: la maggior parte dei content creator sceglie 73.11.02 perche’ la parte prevalente del guadagno viene da sponsorizzazioni e collaborazioni pubblicitarie. Il coefficiente di redditivita’ nel forfettario e’ 78%.Come si tassano i guadagni da YouTube, TikTok e piattaforme estere Hai una partita IVA italiana e ricevi pagamenti da YouTube (Google LLC, USA) o TikTok (ByteDance, Cina)? Ecco come funziona:Guadagni AdSense YouTubeYouTube paga tramite Google AdSense. Se hai P.IVA italiana in regime forfettario:Devi inserire la tua partita IVA nelle impostazioni AdSense (sezione “Pagamenti → Profilo pagamenti”)Google non applica la ritenuta alla fonte USA se fornisci il codice fiscale/P.IVA italiana tramite il modulo W-8BEN-E (o W-8BEN per persona fisica)I pagamenti da AdSense sono fuori campo IVA in Italia (art. 7-ter, servizi a committente UE o extra-UE) — non emetti fattura a Google, il pagamento e’ automatico da AdSenseDichiari i proventi nel Modello Redditi PF, quadro LM (forfettario) come ricavi da attivita’ professionaleGuadagni TikTok Creator Fund / TikTok LIVEI pagamenti TikTok seguono un meccanismo simile. Inserisci la P.IVA nella sezione Creator Center. I proventi vengono dichiarati come ricavi da attivita’ professionale nel forfettario.Monitoraggio fiscale conti esteriSe utilizzi conti PayPal esteri o conti bancari esteri per ricevere i pagamenti dalle piattaforme, potresti avere obblighi di monitoraggio fiscale (quadro W del Modello Redditi PF). Verifica con il tuo consulente se i saldi superano le soglie di segnalazione.Come fatturare le sponsorizzazioni e brand deal Le collaborazioni pagate con brand italiani (post sponsorizzati, reel con tag #adv, video YouTube con menzione prodotto) si fatturano come normale prestazione professionale in regime forfettario:Nessuna IVA (regime forfettario)Dicitura in fattura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”Nessuna ritenuta d’acconto (da specificare): “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”Marca da bollo 2 euro se l’importo supera 77,47 euroBrand deal con aziende estere UE o extra-UE: se l’azienda committente e’ in un altro Paese, la prestazione e’ fuori campo IVA art. 7-ter. Non applichi IVA e non applichi la dicitura forfettario sull’IVA (perche’ comunque non ci sarebbe IVA). Inserisci la dici tura “operazione fuori campo IVA art. 7-ter DPR 633/72”.Affiliate marketing e commissioni: come si dichiarano Le commissioni da affiliate marketing (es. Amazon Associates, Booking, Awin, ShareASale) sono proventi da attivita’ professionale e vanno dichiarati nel forfettario. Di solito le piattaforme di affiliate versano automaticamente, senza che tu emetta fattura. I proventi vengono comunque dichiarati nel quadro LM.Anche i proventi da link affiliati, codici sconto sponsorizzati e link acquisto prodotti vanno tutti sommati ai ricavi forfettari. Non dimenticate di tenere traccia di tutti i pagamenti ricevuti durante l’anno, anche quelli piccoli.Regime forfettario per content creator: i numeri Soglia ricavi per rimanere nel forfettario: 85.000 euro/annoSe sei anche dipendente: reddito dipendente anno precedente max 35.000 euroAliquota imposta sostitutiva: 5% i primi 5 anni, poi 15%Coefficiente redditivita’ (ATECO 73.11.02): 78%Contributi GS INPS (senza altra copertura): 26,07% sul reddito imponibileEsempio — Content creator con 20.000 euro di ricavi totali (AdSense + sponsor + affiliate):Reddito imponibile forfettario: 20.000 x 78% = 15.600 euroContributi GS INPS al 26,07%: ~4.067 euroImponibile imposta: 15.600 – 4.067 = 11.533 euroImposta sostitutiva 5% (se nei primi 5 anni): ~577 euroImposta sostitutiva 15% (dopo 5 anni): ~1.730 euroTotale (dopo 5 anni): circa 5.797 euro su 20.000 euro di ricaviDomande frequenti Ricevo prodotti gratis dagli sponsor: devo dichiararli?Se ricevi prodotti in cambio di una recensione o post (barter/gifting), tecnicamente hai ricevuto un compenso in natura. Se il valore dei prodotti e’ significativo e c’e’ un obbligo contrattuale a pubblicare, si tratta di reddito imponibile da valutare con il commercialista. Per prodotti di piccolo valore e senza contratti formali, la prassi e’ generalmente piu’ tollerante, ma il quadro normativo resta ambiguo.Posso usare la soglia dei 5.000 euro anche per le collaborazioni con brand?La soglia dei 5.000 euro per la prestazione occasionale si applica se l’attivita’ e’ genuinamente occasionale (non strutturata, non ripetuta). Se hai un canale attivo con sponsorizzazioni regolari, non si puo’ sostenere che sia un’attivita’ occasionale. L’obbligo di P.IVA scatta con l’abitualita’, non solo con l’importo.Differenza tra content creator e influencer marketing: cambia qualcosa fiscalmente?No, fiscalmente la distinzione tra “content creator” e “influencer” non esiste. Entrambi rientrano nella stessa categoria di lavoratori autonomi che producono contenuti e ottengono compensi da terzi (piattaforme o brand). Il trattamento fiscale e’ identico.Questo articolo si differenzia da quello sugli influencer: quali sono le differenze?Abbiamo anche una guida specifica su Influencer e Partita IVA 2026 che approfondisce gli aspetti legali e pubblicitari (obbligo hashtag #adv, codice di autodisciplina). Questa guida si focalizza invece sugli aspetti operativi: codici ATECO, calcolo tasse, piattaforme estere, affiliate marketing.ConclusioneFare il content creator con partita IVA nel 2026 e’ piu’ semplice di quanto sembri. Il regime forfettario copre la stragrande maggioranza dei creator italiani con ricavi sotto gli 85.000 euro. La tassazione e’ contenuta (5-15% su una base ridotta), e la burocrazia e’ minima.I punti fondamentali: tieni traccia di TUTTI i proventi (AdSense, sponsor, affiliate, gifting monetizzabile), apri la P.IVA non appena l’attivita’ diventa continuativa, iscriviti alla Gestione Separata INPS, e compila correttamente il Modello Redditi (quadro LM).Vuoi capire come ottimizzare la tua situazione fiscale come creator? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata senza impegno.Leggi anche: Influencer e Partita IVA: Guida Fiscale 2026 | NFT e Tasse 2026 | Esigibilita’ IVA nel Forfettario 2026Luglio 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 09:00:002026-06-14 18:38:54Partita IVA Content Creator e Influencer 2026: YouTuber, TikToker, Brand Deal