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Aprire Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 862301, ENPAM Quota B e Regime Fiscale

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Partita IVA Odontoiatra: Chi Deve Aprirla e Quando

Aprire la partita IVA da odontoiatra è il primo passo obbligatorio per esercitare la libera professione in modo autonomo. Che tu abbia appena conseguito la specializzazione in Odontoiatria e Protesi Dentaria o stia valutando di lasciare il lavoro dipendente per avviare uno studio privato, la partita IVA è lo strumento fiscale indispensabile per svolgere la tua attività in regola.

A differenza di un medico di base o di un medico specialista che lavora esclusivamente per il SSN, l’odontoiatra esercita quasi sempre in regime di libera professione — anche se all’interno di una clinica privata o di un poliambulatorio. Questo significa che, salvo eccezioni, la partita IVA è praticamente obbligatoria fin dal primo paziente privato.

In questa guida trovi tutto quello che serve sapere nel 2026: il codice ATECO giusto, i contributi ENPAM (Quota A e Quota B), la scelta tra regime forfettario e regime ordinario, gli obblighi di fatturazione elettronica e Sistema TS, e la procedura pratica per aprire la partita IVA in pochi giorni.

Codice ATECO 86.23.01: Tutto Quello che Devi Sapere

Il codice ATECO per gli odontoiatri è 86.23.01, denominato ufficialmente “Studi odontoiatrici”. Questo codice identifica in modo preciso l’attività di odontoiatra libero professionista presso l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio e l’ENPAM.

È importante non confonderlo con il codice 86.21.00 (servizi di medicina generale) o con il 86.22.09 (altri studi specialistici). Il codice 86.23.01 è specifico per gli odontoiatri e i medici con specializzazione in odontoiatria che esercitano in forma autonoma.

Codice ATECODescrizionePer chi
86.23.01Studi odontoiatriciOdontoiatri libero professionisti
86.22.01Studi di medicina specialistica (es. chirurghi, ortopedici)Medici specialisti non odontoiatri
86.21.00Servizi di medicina generaleMedici di medicina generale / MMG

Il codice ATECO 86.23.01 ha anche una rilevanza fiscale diretta: determina il coefficiente di redditività usato nel regime forfettario (78%, come per tutte le attività professionali sanitarie) e identifica il settore per l’iscrizione all’ENPAM.

Cosa fare con il codice ATECO 86.23.01? Lo indichi al momento dell’apertura della partita IVA tramite il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Se in futuro eserciti anche attività accessorie (ad esempio la vendita di dispositivi odontoiatrici o la docenza universitaria), potresti dover aggiungere un secondo codice ATECO — ma per l’attività clinica standard il 86.23.01 è sufficiente.

Regime Forfettario per Odontoiatra 2026: Conviene?

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato ai titolari di partita IVA con ricavi annui fino a 85.000 euro. Al di sopra di questo limite si decade automaticamente dal regime nell’anno successivo. Esiste anche una soglia di sicurezza a 100.000 euro: se la superi in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente a partire da quella data.

Per gli odontoiatri che rientrano nel limite degli 85.000 euro, il regime forfettario offre vantaggi significativi. Ecco come funziona il calcolo dell’imposta:

  • Coefficiente di redditività: 78% — questo vuol dire che solo il 78% dei tuoi incassi viene considerato come reddito imponibile. Il restante 22% si considera forfettariamente destinato alle spese (senza dover dimostrare nulla con fatture o ricevute).
  • Imposta sostitutiva: 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività se si aprono con i requisiti per i neo-professionisti).
  • Nessuna IVA sulle fatture emesse: non addebiti l’IVA ai pazienti e non la scarichi sugli acquisti.
  • Nessuna IRAP, nessun obbligo di studi di settore ISA.

Esempio pratico. Supponiamo che Marco, odontoiatra neo-laureato, apra la partita IVA e incassi 60.000 euro nel primo anno. Con il regime forfettario:

  • Reddito imponibile: 60.000 × 78% = 46.800 euro
  • Imposta sostitutiva (5% per i primi 5 anni): 46.800 × 5% = 2.340 euro
  • Contributi ENPAM Quota B (19,5%): 46.800 × 19,5% = 9.126 euro (ma i contributi ENPAM sono deducibili dal reddito forfettario in modo forfettario — vedi sezione ENPAM)

In confronto al regime ordinario (dove pagherebbe IRPEF progressiva fino al 43%), il risparmio è evidente soprattutto nelle fasi iniziali della carriera.

Quando il Regime Forfettario Potrebbe Non Convenire

Il regime forfettario non è sempre la scelta migliore per un odontoiatra. Ci sono situazioni in cui può essere penalizzante:

  • Spese reali superiori al 22%: se hai costi elevati (attrezzature odontoiatriche, laboratori odontotecnici, affitti di studio, assistenti alla poltrona), nel forfettario non li puoi detrarre. Nel regime ordinario, invece, li scarichi tutti.
  • Grandi investimenti iniziali: se devi comprare un riunito odontoiatrico (7.000-20.000 euro), una OPT panoramica o allestire uno studio, nel forfettario non recuperi l’IVA né deduci l’ammortamento.
  • Redditi elevati sin da subito: se prevedi di superare 85.000 euro già dal primo anno (ad esempio perché subentrari in uno studio avviato), inizia direttamente con il regime ordinario.
  • Lavoro dipendente contemporaneo: se hai già un reddito da lavoro dipendente superiore a 35.000 euro (soglia per i dipendenti, aggiornata dalla L. 207/2024), non puoi accedere al forfettario.

La scelta del regime fiscale è una delle decisioni più importanti all’apertura della partita IVA. Ti consigliamo di rivolgerti a un consulente esperto in fiscalità per sanitari per valutare la convenienza caso per caso.

Regime Ordinario Odontoiatra: IRPEF, IVA e Contabilità

Se superi la soglia degli 85.000 euro di ricavi, oppure se hai scelto volontariamente il regime ordinario perché ti conviene detrarre i costi reali, l’odontoiatra è soggetto alla tassazione IRPEF ordinaria con aliquote progressive.

Le aliquote IRPEF 2026 sono:

  • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
  • 35% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

A queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali e comunali (variabili per Comune, mediamente 1-2% in più) e l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), che per i professionisti sanitari con studio autonomo può non essere dovuta se non si avvalgono di dipendenti in modo continuativo.

E l’IVA? Le prestazioni sanitarie degli odontoiatri sono in regime di esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72. Questo significa che le tue fatture ai pazienti non riportano l’IVA — ma non sei del tutto fuori dal sistema IVA. Devi comunque:

  • Aprire la partita IVA con il codice ATECO corretto
  • Presentare la dichiarazione IVA annuale (anche se con operazioni esenti)
  • Gestire il pro-rata se hai sia operazioni esenti che imponibili (es. vendita di prodotti)

Nel regime ordinario devi tenere la contabilità professionale: registro degli incassi e pagamenti (contabilità di cassa), registro dei beni ammortizzabili, libro giornale se hai collaboratori. Il costo del commercialista sale (500-2.000 euro/anno rispetto ai 200-500 del forfettario), ma la deducibilità delle spese reali spesso compensa ampiamente.

Contributi ENPAM 2026: Quota A e Quota B

L’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale obbligatoria per tutti gli odontoiatri iscritti all’Albo. L’iscrizione all’ENPAM è automatica all’iscrizione all’Ordine e non puoi rinunciarvi anche se hai un’altra copertura previdenziale.

I contributi ENPAM si dividono in due quote distinte con meccanismi di calcolo diversi.

ENPAM Quota A 2026: Il Contributo Fisso

La Quota A è un contributo fisso annuale che tutti gli iscritti pagano indipendentemente dal reddito, calcolato per fasce d’età:

Fascia d’etàContributo Quota A 2026
Studenti universitari152,37 euro
Fino a 30 anni304,73 euro
Da 30 a 35 anni591,47 euro
Da 35 a 40 anni1.109,92 euro
Oltre 40 anni2.049,83 euro
Contributo maternità (tutte le fasce)84,26 euro aggiuntivi

La Quota A si paga entro il 30 aprile di ogni anno tramite l’area riservata del sito ENPAM. Per chi ha appena aperto la partita IVA durante l’anno, la Quota A si paga in proporzione ai mesi di iscrizione.

ENPAM Quota B 2026: Il Contributo Proporzionale al Reddito

La Quota B è il contributo più importante perché è proporzionale al tuo reddito libero professionale (cioè al reddito da attività privata, non da lavoro dipendente o SSN). Per il 2026 le aliquote sono:

  • 19,5% sul reddito libero professionale fino a 140.000 euro
  • 1% aggiuntivo (contributo di solidarietà) sulla parte di reddito eccedente i 140.000 euro
  • 2% (aliquota ridotta) per gli odontoiatri che hanno già un’altra contribuzione obbligatoria (es. medici ospedalieri con guardia medica in libera professione)

Come si calcola la Quota B? Ogni anno, entro il 31 luglio, devi presentare il Modello D ENPAM (disponibile online nell’area riservata ENPAM) che riporta il tuo reddito libero professionale dell’anno precedente. L’ENPAM calcola la Quota B e ti notifica l’importo da pagare in rate o in unica soluzione.

Esempio pratico per un odontoiatra con reddito forfettario di 50.000 euro:

  • Reddito libero professionale (imponibile forfettario): 50.000 × 78% = 39.000 euro
  • Quota B: 39.000 × 19,5% = 7.605 euro
  • Quota A (fascia 30-35 anni): 591,47 euro
  • Totale ENPAM annuo: circa 8.196 euro

I contributi ENPAM sono fiscalmente deducibili: nel regime forfettario si deducono in modo forfettario dal reddito prima di applicare l’imposta sostitutiva; nel regime ordinario si deducono integralmente dal reddito complessivo IRPEF.

Per approfondimenti sui contributi previdenziali per medici e sanitari, leggi anche: Partita IVA Medico 2026: ATECO, ENPAM e Sistema TS.

Fatturazione Elettronica e Sistema TS per Odontoiatra

La fatturazione elettronica per gli odontoiatri ha una disciplina particolare che va compresa bene per evitare sanzioni.

Obbligo Fattura Elettronica e Sistema TS

Dal 2024, la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i professionisti, inclusi gli odontoiatri. Tuttavia, esiste una distinzione fondamentale legata al Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS):

  • Pazienti che vogliono la detrazione fiscale: le prestazioni odontoiatriche rientrano tra le spese sanitarie detraibili al 19% nel 730. Per consentire la detrazione, le spese devono essere trasmesse al Sistema TS. L’odontoiatra trasmette i dati di spesa direttamente al portale Sistema TS (non tramite SDI). Il paziente può opporsi alla trasmissione: in questo caso la spesa non è detraibile per lui.
  • Pazienti che si oppongono alla trasmissione TS: devi emettere fattura elettronica tramite SDI con il codice documento corretto.
  • Persone giuridiche (aziende, società): fattura elettronica obbligatoria tramite SDI sempre, con codice destinatario o PEC del cliente.

In pratica, l’odontoiatra utilizza due canali paralleli: il portale Sistema TS per i pazienti privati (persone fisiche) che vogliono la detrazione, e il Sistema di Interscambio (SDI) per tutti gli altri casi. Per approfondire, leggi: Fatturazione Elettronica per Odontoiatri 2026: Differenze, Albo e Sistema TS.

Software Consigliati per Odontoiatri

Per gestire la fatturazione in modo efficiente, gli odontoiatri scelgono tipicamente:

  • Software gestionali odontoiatrici (Dental Pro, Gesden, NexPro): integrano il gestionale dello studio con la fatturazione TS e SDI
  • Software di fatturazione generica (Fatture in Cloud, Aruba Fattura): più economici ma richiedono integrazione manuale con il portale TS

Leggi il confronto completo: Software Fatturazione per Sanitari 2026: Sistema TS, Opposizione e Fattura Elettronica.

Come Aprire la Partita IVA Odontoiatra: Procedura Passo per Passo

Aprire la partita IVA da odontoiatra è una procedura relativamente snella. Ecco i passaggi in ordine:

  1. Iscriviti all’Albo degli Odontoiatri: l’iscrizione all’Albo provinciale competente (FNOMCeO) è il prerequisito indispensabile. Senza iscrizione all’Albo non puoi esercitare legalmente né aprire la partita IVA come odontoiatra.
  2. Scegli il regime fiscale: prima di aprire la partita IVA, valuta con un consulente se il regime forfettario o il regime ordinario è più conveniente per la tua situazione specifica (redditi attesi, spese previste, altri redditi).
  3. Apri la Partita IVA: presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (in ufficio o online tramite FISCONLINE). Indica il codice ATECO 86.23.01 e il regime fiscale scelto. La partita IVA viene attribuita immediatamente o entro pochi giorni.
  4. Iscriviti all’ENPAM: l’iscrizione è automatica all’atto dell’iscrizione all’Albo, ma devi comunicare l’inizio dell’attività libero-professionale tramite il portale ENPAM per la corretta gestione della Quota B.
  5. Apri un conto corrente dedicato: non è obbligatorio per legge, ma è fortemente consigliato separare i flussi professionali da quelli personali. Esistono conti business specifici per professionisti sanitari. Leggi: Conto Business Medici e Sanitari 2026: Guida Completa.
  6. Scegli il software di fatturazione: attiva il profilo sul portale Sistema TS e configura il tuo software gestionale per la trasmissione delle spese.
  7. Incarica un commercialista o un CAF: per la gestione contabile, le dichiarazioni fiscali annuali e il Modello D ENPAM, affidati a un professionista esperto in fiscalità sanitaria.

Quanto tempo ci vuole? La partita IVA si ottiene in giornata. L’intero setup (conto corrente, software, primo Modello D) richiede 2-4 settimane.

Studio Dentistico Associato o Società: Quale Forma Scegliere

Molti odontoiatri non esercitano da soli ma si associano con colleghi o lavorano all’interno di strutture più grandi. Le opzioni sono diverse e hanno implicazioni fiscali e giuridiche importanti.

Studio Associato tra Odontoiatri

Lo studio associato è la forma più diffusa per gli odontoiatri che vogliono condividere spazi e spese mantenendo l’autonomia professionale. Ogni odontoiatra mantiene la propria partita IVA individuale, ma lo studio è registrato come associazione professionale (con proprio codice fiscale). I redditi si ripartiscono secondo le quote concordate nell’atto di associazione.

Vantaggi: semplicità fiscale, autonomia professionale, condivisione dei costi fissi (affitto, personale, attrezzature). Svantaggi: responsabilità solidale tra associati, difficoltà di scioglimento.

Società tra Professionisti (STP)

Dal 2012, i professionisti sanitari possono costituire una Società tra Professionisti (STP) nelle forme di SRL, SNC o SAS. Questa forma è adatta quando il volume d’affari è elevato e si vuole beneficiare della tassazione societaria (24% IRES) invece di quella personale IRPEF (fino al 43%).

La STP richiede che la maggioranza del capitale e dei voti sia detenuta da professionisti iscritti all’Albo. È una struttura più complessa da gestire ma offre vantaggi fiscali rilevanti per gli studi ad alto volume. Consulta un commercialista specializzato prima di scegliere questa strada.

Casa di Cura / Poliambulatorio come Dipendente o Collaboratore

Se eserciti all’interno di una clinica privata o di un poliambulatorio come collaboratore con partita IVA, la tua situazione è quella di un libero professionista che presta la propria opera a una struttura. In questo caso la partita IVA individuale è sufficiente e la gestione fiscale è standard.

Attenzione: se lavori con orari e modalità tipici di un dipendente ma con partita IVA, potresti rientrare nelle fattispecie di finta partita IVA (lavoro parasubordinato). Per evitare problemi, assicurati di avere effettiva autonomia organizzativa.

FAQ: Domande Frequenti sulla Partita IVA Odontoiatra

Un odontoiatra appena laureato deve aprire subito la Partita IVA?

Sì, se esercita qualsiasi attività professionale privata a pagamento, anche occasionale (es. sostituzione in uno studio), deve aprire la partita IVA. Il lavoro “in nero” espone a sanzioni fiscali e previdenziali.

Qual è il codice ATECO corretto per un odontoiatra?

Il codice ATECO per gli odontoiatri è 86.23.01 (Studi odontoiatrici). Non confonderlo con il 86.22 per medici specialisti o il 86.21 per medici di base.

Quanto si paga di ENPAM Quota B con 70.000 euro di reddito?

Con un reddito libero professionale di 70.000 euro (già al netto del coefficiente forfettario se in forfettario: 89.744 euro di ricavi × 78% = 70.000 euro circa), la Quota B è: 70.000 × 19,5% = 13.650 euro. A cui si aggiunge la Quota A fissa per fascia d’età.

L’odontoiatra paga l’IVA sulle prestazioni?

No. Le prestazioni odontoiatriche rientrano nell’esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72. L’odontoiatra non addebita IVA al paziente e non può recuperarla sugli acquisti (salvo pro-rata per operazioni miste).

Posso usare il regime forfettario se guadagno 90.000 euro?

No. La soglia per il regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi annui. Con 90.000 euro sei fuori dal regime forfettario già nell’anno corrente (se superi 100.000 euro) o da quello successivo (se superi 85.000 ma non 100.000). Dal 2026 in poi dovrai usare il regime ordinario.

Come funziona la fatturazione elettronica per i pazienti privati?

Per i pazienti privati (persone fisiche) che vogliono la detrazione del 19% sulle spese dentistiche, l’odontoiatra trasmette i dati di spesa direttamente al portale Sistema TS (non tramite SDI). Se il paziente si oppone alla trasmissione, si emette fattura elettronica tramite SDI. Leggi: Fatturazione Elettronica per Dentisti 2026: Sistema TS e Listino.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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