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CAF Centro Fiscale

Guide fiscali per medici chirurghi e odontoiatri: ENPAM, regime forfettario, fatturazione, Sistema TS, adempimenti CAO.

Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

Commercialista medici o CAF? Partita IVA medico online: guida 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Sei un medico e stai valutando la libera professione, magari accanto al lavoro in ospedale? Allora probabilmente ti sei chiesto se ti serve un commercialista medici, cioè qualcuno che conosca bene le regole fiscali e previdenziali della tua categoria. È una delle domande più frequenti tra chi lavora come dipendente del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e vuole aprire la partita IVA medico per visite in studio, sostituzioni, collaborazioni con poliambulatori o strutture private.

Per molti medici liberi professionisti la strada più semplice è il regime forfettario: un regime fiscale agevolato in cui, al posto di IRPEF e addizionali, si paga una sola tassa chiamata imposta sostitutiva. Una gestione di questo tipo non richiede per forza uno studio professionale: può essere seguita da un CAF con esperienza nelle professioni sanitarie, anche completamente online.

In questo articolo chiariamo la differenza tra commercialista per medici e CAF, cosa fa concretamente il CAF Centro Fiscale, quali sono i dati corretti su codice ATECO e contributi ENPAM e perché il limite dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente è decisivo per chi lavora anche in ospedale. Per gli aspetti tecnici di dettaglio trovi la nostra guida alla partita IVA per medici 2026. Qui rispondiamo a una domanda precisa: commercialista medici o CAF, chi può seguirti davvero?

Indice dei contenuti

  1. Commercialista medici o CAF: da dove nasce il dubbio
  2. Il CAF non è un commercialista: cosa fa Centro Fiscale per i medici
  3. ATECO e cassa ENPAM: i dati corretti per i medici
  4. Medico dipendente SSN e forfettario: il limite dei 35.000 euro
  5. Quanto costa la partita IVA medico gestita dal CAF
  6. Partita IVA medico gestita online: come lavoriamo
  7. Fatturazione elettronica per medici e Sistema TS
  8. Domande frequenti su commercialista medici e CAF
  9. Apri la tua partita IVA da medico con il CAF Centro Fiscale

Commercialista medici o CAF: da dove nasce il dubbio

Chi cerca un commercialista medici ha di solito tre esigenze molto concrete. La prima è aprire la partita IVA senza errori, con il codice attività e la cassa previdenziale giusti. La seconda è sapere in anticipo quanto pagherà tra tasse e contributi. La terza è avere qualcuno che si occupi della dichiarazione dei redditi e delle scadenze, così da potersi concentrare sui pazienti. Per un medico, poi, c’è un elemento in più: spesso l’attività autonoma si somma a un contratto da dipendente, con limiti e controlli aggiuntivi.

La vera domanda, però, non riguarda il titolo di chi ti segue, ma il livello di assistenza che serve alla tua attività. Un medico in regime forfettario non tiene la contabilità ordinaria e non registra le spese una per una. Il reddito si calcola con il coefficiente di redditività, una percentuale fissa stabilita per legge che indica quale parte degli incassi viene considerata reddito. Per i medici è del 78%: il restante 22% copre in modo presunto le spese, senza bisogno di documentarle.

Facciamo un esempio. Chiara, 34 anni, specialista, ha lasciato l’ospedale e lavora in alcuni poliambulatori privati. Se incassa 50.000 euro in un anno, il suo reddito è di 39.000 euro (50.000 × 78%). Da questa cifra si sottraggono i contributi ENPAM versati e sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15%. L’aliquota ridotta del 5% per i primi cinque anni spetta solo alle nuove attività che rispettano precisi requisiti: ad esempio, l’attività non deve essere la semplice prosecuzione di un precedente lavoro dipendente. È un punto delicato proprio per chi lascia l’ospedale, da verificare caso per caso.

Il CAF non è un commercialista: cosa fa Centro Fiscale per i medici

Partiamo da un chiarimento importante, perché la trasparenza viene prima di tutto. Il commercialista è una professione ordinistica: per esercitarla bisogna essere iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) è invece una struttura autorizzata a prestare assistenza fiscale ai contribuenti. Il CAF Centro Fiscale non è uno studio di commercialisti e non si presenta come tale.

Detto questo, per un medico in regime forfettario il CAF può seguire tutto ciò che serve davvero, dall’apertura alla dichiarazione annuale. Chi cerca un commercialista medici spesso scopre che ciò di cui ha bisogno è proprio questo: un referente unico che conosca le professioni sanitarie, la cassa ENPAM e le scadenze del forfettario. Ecco cosa facciamo concretamente per te:

  • Verifica iniziale dei requisiti del forfettario, a partire dal tetto dei 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente se lavori anche in ospedale o in struttura.
  • Apertura della partita IVA con il codice ATECO corretto per la tua attività.
  • Supporto nei rapporti con l’ENPAM, compreso il calcolo del reddito libero professionale da indicare nel Modello D.
  • Calcolo e preparazione degli F24 per imposta sostitutiva, saldi e acconti.
  • Dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi PF con quadro LM, quello dedicato al forfettario).
  • Monitoraggio delle scadenze e della soglia di 85.000 euro di compensi, con consulenza via WhatsApp ed email durante l’anno.

Quando è meglio rivolgersi a un commercialista

Vogliamo essere onesti anche su questo. Se non puoi accedere al forfettario (ad esempio perché, come molti dirigenti medici, superi il limite dei redditi da dipendente), la tua partita IVA segue le regole ordinarie, con IRPEF a scaglioni e adempimenti più articolati. Lo stesso vale se costituisci una società tra professionisti o uno studio associato. In questi casi può essere opportuno valutare un commercialista: nel primo colloquio analizziamo la tua situazione e, se il servizio CAF non è la soluzione adatta, te lo diciamo subito.

ATECO e cassa ENPAM: i dati corretti per i medici

Due elementi fanno la differenza tra una partita IVA medico aperta bene e una da correggere dopo: il codice ATECO e la cassa previdenziale. Il codice ATECO è una sequenza di numeri che identifica l’attività economica che svolgi: serve all’Agenzia delle Entrate per classificarti e, nel forfettario, per individuare il coefficiente di redditività.

Il codice ATECO 2025 per medici di base e specialisti

Dal 1° gennaio 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025, operativa per l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025. Per il medico di medicina generale il codice è 86.21.00, rimasto invariato rispetto al 2007. Per il medico specialista che lavora in studio come professionista indipendente il codice è 86.22.02, che ha sostituito l’ex 86.22.09 (ATECO 2007). Attenzione a non confonderlo con codici vicini ma diversi: nella nuova classificazione l’86.22.01 riguarda i trattamenti di chirurgia estetica e l’86.22.03 le strutture sanitarie.

Chi aveva già la partita IVA è stato riclassificato d’ufficio. Il coefficiente di redditività resta del 78% in entrambi i casi: fino al nuovo decreto, per individuarlo resta il riferimento il codice ATECO 2007 corrispondente, ma il risultato per te non cambia.

ENPAM Quota A 2026: il contributo fisso per fascia d’età

L’ENPAM è l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri, cioè la cassa pensionistica privata della categoria. L’iscrizione è legata all’albo professionale, non al codice ATECO: chi è iscritto all’Ordine dei Medici è iscritto anche all’ENPAM. Il primo contributo è la Quota A, un importo fisso annuale che paga ogni iscritto, anche chi lavora solo come dipendente. Per il 2026 gli importi sono:

  • studenti universitari iscritti: 152,37 euro;
  • fino a 30 anni: 304,73 euro;
  • da 30 a 35 anni: 591,47 euro;
  • da 35 a 40 anni: 1.109,92 euro;
  • oltre 40 anni: 2.049,83 euro.

A questi importi si aggiunge il contributo di maternità di 84,26 euro, uguale per tutti. La scadenza della Quota A è il 30 aprile. Tornando all’esempio di Chiara, che ha 34 anni, la sua Quota A 2026 vale 591,47 euro più 84,26 euro di maternità.

ENPAM Quota B: il contributo sul reddito libero professionale

La Quota B è il contributo proporzionale al reddito libero professionale e riguarda la parte di reddito che supera l’importo già coperto dalla Quota A. Il reddito va comunicato ogni anno all’ENPAM con il Modello D, entro il 31 luglio. Per i redditi prodotti nel 2025, da dichiarare nel 2026, l’aliquota piena è del 19,5% fino a 150.000 euro di reddito; sulla parte eccedente si applica l’1%.

Esiste poi un’aliquota dimezzata del 9,75%, che si può chiedere se hai già un’altra contribuzione previdenziale obbligatoria: è il caso tipico del medico dipendente che svolge anche attività libero professionale. L’aliquota ridotta del 2% è invece riservata a chi ha redditi da attività intramoenia e ai tirocinanti del corso di formazione in Medicina generale. La differenza è enorme: su 20.000 euro di reddito imponibile ai fini ENPAM, il 19,5% vale 3.900 euro, il 9,75% vale 1.950 euro. Proprio per questo conviene valutare con attenzione quale aliquota ti spetta: è uno dei controlli che facciamo insieme a te.

Medico dipendente SSN e forfettario: il limite dei 35.000 euro

Questo è il punto che rende la partita IVA medico diversa da quella di molte altre professioni. Per accedere al regime forfettario, nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente e assimilati non devono superare 35.000 euro (art. 1, comma 12, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, esteso al 2026 dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199). È il limite valido per il 2025 e il 2026, innalzato rispetto ai 30.000 euro originari. La soglia non conta, invece, se il rapporto di lavoro dipendente è cessato. Per chi cerca un commercialista medici perché lavora anche in corsia, è il primo controllo da fare.

Vediamo due esempi. Luca è dirigente medico in un ospedale pubblico e nel 2025 ha percepito 58.000 euro di stipendio: nel 2026 non può aprire una partita IVA in forfettario, e l’eventuale attività autonoma segue le regole ordinarie. Giulia, invece, lavora con un contratto part-time in una struttura privata e nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro: resta sotto la soglia e può accedere al forfettario per l’attività in studio, se rispetta anche gli altri requisiti.

C’è un secondo paletto spesso trascurato: il forfettario è escluso se lavori in prevalenza per il datore di lavoro attuale, o per quello dei due anni precedenti. Pensiamo al medico che lascia l’ospedale e poi fattura quasi tutte le prestazioni alla stessa struttura: in questo caso il regime agevolato non è accessibile.

Intramoenia, extramoenia e incompatibilità: cosa verificare con l’Azienda Sanitaria

Due termini ricorrono spesso. L’intramoenia è la libera professione svolta all’interno dell’ospedale o dell’Azienda Sanitaria, che la organizza e la retribuisce: di norma questi compensi rientrano tra i redditi assimilati al lavoro dipendente e non richiedono una partita IVA propria. L’extramoenia è invece l’attività svolta fuori dalle strutture pubbliche, ad esempio in uno studio privato: è qui che serve la partita IVA.

Per un medico dipendente pubblico, la possibilità di svolgere attività esterna dipende dal tipo di rapporto con il Servizio Sanitario (esclusivo o non esclusivo), dal contratto e dai regolamenti aziendali. Sono regole di lavoro, non fiscali: prima di aprire la partita IVA verifica sempre con l’ufficio personale della tua Azienda Sanitaria eventuali incompatibilità o autorizzazioni necessarie. Noi ci occupiamo della parte fiscale e previdenziale, dopo che hai chiarito questo aspetto con il tuo ente.

Quanto costa la partita IVA medico gestita dal CAF

Uno dei motivi per cui molti medici cercano un commercialista medici online è capire in anticipo i costi. Al CAF Centro Fiscale il listino è pubblico e senza sorprese. I prezzi che seguono sono tutti IVA inclusa:

  • Apertura della partita IVA per i professionisti: 120-150 euro, una tantum.
  • Gestione annuale del forfettario: a partire da 350 euro l’anno, IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa.
  • Software di fatturazione elettronica: non fa parte della gestione, è un abbonamento separato che scegli tu.

Nella quota annuale rientrano la dichiarazione dei redditi con quadro LM, il calcolo e la preparazione degli F24 per imposta sostitutiva, saldi e acconti, il monitoraggio delle scadenze, il supporto nei rapporti con l’ENPAM e la consulenza durante tutto l’anno. È un costo dichiarato in anticipo, così sai esattamente quanto mettere a budget.

Il software di fatturazione, invece, non è compreso nella gestione e va considerato a parte. Se affidi al CAF la gestione fiscale completa della partita IVA, Fatturazione Italia ha un prezzo convenzionato: piano Start a 40 € IVA inclusa l’anno, piano Pro a 70 € IVA inclusa l’anno, con il Sistema TS incluso nel Pro. Non sono previsti sconti o promozioni sul servizio CAF: il prezzo è lo stesso per tutti.

Come avere il prezzo convenzionato: è riservato ai medici che affidano al CAF Centro Fiscale la gestione fiscale completa della partita IVA. Scrivici su WhatsApp al 366 6018121, mandaci una mail a info@centrofiscale.com oppure compila il modulo di richiesta.

Partita IVA medico gestita online: come lavoriamo

Turni, guardie e reperibilità rendono difficile trovare il tempo per gli appuntamenti in ufficio. Per questo la partita IVA medico può essere gestita dal CAF interamente online, tramite WhatsApp, email e firma digitale, da qualsiasi città italiana. Se preferisci il contatto di persona, ti aspettiamo nelle sedi di Udine (Viale Tullio 13) e di Cividale del Friuli, dal lunedì al venerdì.

Il percorso è pensato per farti perdere meno tempo possibile. In genere si svolge in questi passaggi:

  1. Primo contatto: ci racconti la tua situazione (solo libera professione o anche lavoro dipendente, tipo di attività, incassi previsti).
  2. Verifica dei requisiti del forfettario, a partire dal limite dei 35.000 euro.
  3. Raccolta documenti: documento d’identità, codice fiscale, dati di iscrizione all’Ordine dei Medici ed eventuale contratto di lavoro dipendente.
  4. Apertura della partita IVA con il codice ATECO corretto.
  5. Gestione annuale: scadenze, F24, supporto per il Modello D ENPAM e dichiarazione dei redditi.

La procedura richiede attenzione, perché un errore nel codice attività o nella scelta del regime si trascina per anni. Per questo è il nostro team a occuparsi di ogni passaggio. Se vuoi approfondire le regole generali, leggi la guida al regime forfettario 2026 e quella su come aprire la partita IVA. Per una valutazione del tuo caso puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine oppure prenotare un appuntamento, in sede o da remoto.

Fatturazione elettronica per medici e Sistema TS

Una volta aperta la partita IVA dovrai emettere le fatture. Verso poliambulatori, cliniche e aziende si usa la fattura elettronica trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI), il canale dell’Agenzia delle Entrate. Per le prestazioni sanitarie rese ai pazienti privati, invece, vale il divieto di fattura elettronica via SdI a tutela della privacy (art. 10-bis del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119): i dati delle spese vanno comunicati al Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), con invio annuale entro il 31 gennaio (art. 5 del D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81). Tutti i dettagli sono nella guida alla partita IVA medico.

Come abbiamo detto, il software di fatturazione non fa parte della gestione CAF. Chi lo desidera può affiancarle Fatturazione Italia, il software che consigliamo ai nostri clienti forfettari. Il piano Start costa 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa) con 150 fatture; il piano Pro costa 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa) con fino a 500 fatture e ha il Sistema TS incluso nel piano Pro, utile proprio per i medici: ai pazienti emetti fatture sanitarie in PDF senza SDI, alle strutture fatture elettroniche via SDI, e le spese si inviano al Sistema TS con un clic o in automatico ogni notte, a scelta, con variazioni, cancellazioni e opposizione del paziente gestite. Questi prezzi di listino sono bloccati per 3 anni per contratto e c’è una prova gratuita di 14 giorni senza carta. Con la gestione fiscale completa affidata al CAF, invece, paghi il prezzo convenzionato: 40 € IVA inclusa l’anno per lo Start e 70 € IVA inclusa l’anno per il Pro.

Puoi confrontare i piani nella pagina prezzi di Fatturazione Italia, leggere la nostra recensione di Fatturazione Italia oppure consultare il confronto sul miglior software di fatturazione elettronica 2026, dove trovi anche le alternative presenti sul mercato.

Fonti

  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario (Normattiva)
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), art. 1, comma 12 – limite di 35.000 euro per i redditi di lavoro dipendente, esteso al 2026 dall’art. 1, comma 27, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Normattiva)
  • Decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, art. 10-bis – Divieto di fattura elettronica per le prestazioni sanitarie (Normattiva)
  • Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, art. 5 – Invio annuale dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (Normattiva)
  • ENPAM – Contributi di Quota A 2026
  • ENPAM – Aliquota intera Quota B

Domande frequenti su commercialista medici e CAF

Un medico ha bisogno del commercialista per la partita IVA?

Non necessariamente. Se rientri nel regime forfettario, la gestione è semplificata e può essere seguita da un CAF come Centro Fiscale, che si occupa di apertura, F24 e dichiarazione dei redditi. Il CAF non è un commercialista: se la tua situazione richiede il regime ordinario o una contabilità più complessa, te lo segnaliamo nel primo colloquio.

Un medico dipendente SSN può aprire la partita IVA forfettaria?

Sì, se nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente e assimilati non hanno superato 35.000 euro (limite valido per il 2025 e il 2026) e se rispetta gli altri requisiti. Prima, però, deve verificare con la propria Azienda Sanitaria che l’attività esterna sia compatibile con il suo rapporto di lavoro.

Quanto si paga all’ENPAM con la partita IVA?

Tutti gli iscritti pagano la Quota A, fissa per fascia d’età (da 152,37 a 2.049,83 euro nel 2026, più 84,26 euro di maternità). Sul reddito libero professionale si aggiunge la Quota B: 19,5% fino a 150.000 euro e 1% oltre (redditi 2025), oppure l’aliquota dimezzata del 9,75% se hai già un’altra contribuzione obbligatoria e ne fai richiesta; il 2% è riservato ai redditi intramoenia e ai tirocinanti in Medicina generale.

Quanto costa la partita IVA medico con il CAF?

L’apertura costa 120-150 euro una tantum, IVA inclusa. La gestione annuale del forfettario costa a partire da 350 euro l’anno, IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software di fatturazione è un costo separato: con la gestione fiscale completa affidata al CAF, Fatturazione Italia costa 40 € IVA inclusa l’anno con il piano Start e 70 € IVA inclusa l’anno con il piano Pro.

Qual è il codice ATECO corretto per il medico?

Con la classificazione ATECO 2025 il medico di medicina generale usa l’86.21.00, mentre il medico specialista in studio indipendente usa l’86.22.02. In entrambi i casi il coefficiente di redditività del forfettario è del 78%.

Posso gestire tutto online anche se non abito a Udine?

Sì. Il servizio è disponibile online in tutta Italia tramite WhatsApp, email e firma digitale. Chi preferisce può venire nelle sedi di Udine o Cividale del Friuli.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Apri la tua partita IVA da medico con il CAF Centro Fiscale

Cercare un commercialista medici è il primo passo, ma ciò che conta è trovare chi segua la tua partita IVA forfettaria con competenza e costi chiari. Il CAF Centro Fiscale verifica i requisiti, apre la posizione con il codice ATECO corretto, ti supporta con l’ENPAM e si occupa della dichiarazione dei redditi ogni anno, sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

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    Ottobre 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

    Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 86.23.00, ENPAM Quota B e Sistema TS

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Hai appena conseguito l’abilitazione all’esercizio dell’odontoiatria e stai valutando come avviare la tua attività libero-professionale? Aprire la partita IVA da odontoiatra nel 2026 richiede attenzione a diversi adempimenti specifici: il codice ATECO 86.23.00, il regime IVA esente per le prestazioni sanitarie, l’iscrizione a ENPAM con le sue quote A e B e gli obblighi del Sistema TS (Tessera Sanitaria). In questa guida trovi tutto quello che devi sapere, spiegato in modo chiaro e pratico.

    Indice dei contenuti

    • Iscrizione all’Albo Odontoiatri (CAO)
    • Codice ATECO 86.23.00 per l’Odontoiatra
    • IVA esente art. 10 DPR 633/72: cosa significa per l’odontoiatra
    • Regime forfettario per odontoiatri: conviene?
    • Regime ordinario o semplificato: quando sceglierlo
    • ENPAM: Quota A e Quota B nel 2026
    • Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi e scadenze
    • Aprire uno studio dentistico: autorizzazioni e requisiti
    • Assicurazione RC professionale obbligatoria (L. 24/2017)
    • Fatturazione elettronica e contabilità dello studio
    • Domande frequenti

    Iscrizione all’Albo Odontoiatri (CAO)

    Prima di aprire la partita IVA, l’odontoiatra deve essere iscritto all’Albo degli Odontoiatri, gestito dalla Commissione Albo Odontoiatri (CAO) presso l’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO) competente per la propria residenza o domicilio professionale.

    L’iscrizione all’albo è un requisito imprescindibile e preventivo: senza di essa, l’esercizio dell’attività odontoiatrica è abusivo ed è punito penalmente. I documenti richiesti variano da ordine a ordine ma in genere comprendono:

    • Laurea magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria (o diploma di laurea equipollente)
    • Abilitazione all’esercizio professionale (superamento esame di Stato)
    • Certificato penale del casellario giudiziale
    • Marca da bollo e pagamento della quota di iscrizione annuale

    Contestualmente all’iscrizione all’albo viene automaticamente avviata anche l’iscrizione a ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), la cassa previdenziale obbligatoria per la categoria.

    Codice ATECO 86.23.00 per l’Odontoiatra

    Al momento dell’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, dovrai indicare il codice ATECO che identifica la tua attività. Per gli odontoiatri il codice corretto è:

    Codice ATECODescrizioneNote
    86.23.00Attività degli studi odontoiatriciAttività principale per odontoiatri liberi professionisti (ATECO 2025)
    86.22.02Altre attività di medicina specialistica svolte da medici specialisti indipendentiPer medici specialisti non dentisti: NON corretto per odontoiatria
    86.22.01Trattamenti di chirurgia esteticaNON corretto per odontoiatria

    Il codice 86.23.00 è specifico per l’odontoiatria e copre tutte le prestazioni tipiche dello studio dentistico: odontoiatria conservativa, endodonzia, parodontologia, implantologia, ortodonzia e chirurgia orale. Non è necessario aprire codici ATECO secondari per le singole specializzazioni se si tratta di prestazioni erogate dallo stesso professionista nella stessa struttura.

    Se invece svolgi anche attività didattica (docenza universitaria, corsi ECM) o consulenze tecniche d’ufficio (CTU) per i tribunali, potresti valutare l’aggiunta di un codice ATECO secondario specifico per quelle attività.

    IVA esente art. 10 DPR 633/72: cosa significa per l’odontoiatra

    Una delle peculiarità più importanti dell’attività odontoiatrica è il trattamento IVA. Le prestazioni sanitarie a scopo terapeutico erogate da odontoiatri iscritti all’albo sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, DPR 633/72.

    In parole semplici: le tue parcelle per visita, otturazione, estrazione, impianto dentale o apparecchio ortodontico non devono riportare IVA e il paziente non paga il 22% di imposta sul valore della prestazione.

    Questa esenzione ha però importanti conseguenze operative che devi conoscere:

    • Non detrai l’IVA sugli acquisti: poltrona da dentista, strumentario, materiali di consumo, radiologico digitale. L’IVA che paghi sui tuoi acquisti è un costo definitivo, non recuperabile
    • Nessuna liquidazione periodica IVA: non presenti la dichiarazione IVA annuale né le liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali)
    • Fatture in esenzione IVA: devi indicare in fattura la dicitura “Operazione esente IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/72” con natura N4
    • Marca da bollo: sulle fatture esenti con importo superiore a 77,47 euro devi applicare una marca da bollo da 2 euro

    Attenzione: alcune prestazioni erogate da studi odontoiatrici possono essere soggette a IVA, come la vendita di dispositivi medici (bite, protesi rimovibili vendute al dettaglio in contesti specifici) o le prestazioni estetiche senza finalità terapeutica. In caso di dubbio, è sempre consigliabile il consulto di un commercialista esperto del settore sanitario.

    Per approfondimenti sulla gestione della fatturazione elettronica per il tuo studio, consulta anche la nostra guida su Software di Fatturazione per Odontoiatri 2026: Sistema TS e Fattura Elettronica.

    Regime forfettario per odontoiatri: conviene?

    Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per i professionisti con ricavi o compensi annui fino a 85.000 euro. Chi lo sceglie paga una sola imposta sostitutiva (in luogo di IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali) calcolata su una base imponibile forfettizzata, cioè pari a una percentuale fissa dei compensi incassati.

    Per gli odontoiatri il coefficiente di redditività è pari al 78% (categoria “Attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie”). Significa che se incassi 60.000 euro, il reddito imponibile su cui si calcola l’imposta è 60.000 × 78% = 46.800 euro.

    L’aliquota d’imposta sostitutiva è:

    • 5% per i primi 5 anni di attività (regime di vantaggio per nuovi professionisti)
    • 15% dal sesto anno in poi

    Cause ostative al regime forfettario per un odontoiatra:

    • Partecipazione in una società di persone o associazione professionale (studio associato tra odontoiatri)
    • Quota di partecipazione in una S.r.l. odontoiatrica che esercita attività riconducibile alla propria
    • Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata da 30.000 a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024 art. 1 c. 12, confermata per il 2026)
    • Superamento della soglia di 85.000 euro di compensi nell’anno precedente

    Quando conviene il forfettario per un giovane dentista? Nei primissimi anni di attività, quando i compensi sono ancora contenuti e le spese professionali (strumentario, affitto, collaboratori) sono basse. L’aliquota al 5% per i primi 5 anni può rappresentare un risparmio fiscale significativo rispetto al regime ordinario. Tuttavia è bene ricordare che nel forfettario non si deducono le spese effettive: se hai investito molto in attrezzatura, potrebbe convenire il regime ordinario.

    Regime ordinario o semplificato: quando sceglierlo

    Il regime ordinario (o semplificato per i professionisti) tassa il reddito effettivo: compensi incassati meno costi effettivamente sostenuti. Per gli studi odontoiatrici strutturati può essere più vantaggioso del forfettario nei seguenti casi:

    • Investimenti rilevanti: acquisto di unità operative (riuniti dentistici), radiologico digitale endorale, CBCT (tomografo volumetrico), laser dentale. Questi beni si deducono tramite ammortamento
    • Spese correnti elevate: affitto studio, collaboratori, materiali di consumo, sterilizzazione, software gestionale
    • Compensi superiori a 85.000 euro: il forfettario non è applicabile oltre questa soglia
    • Studio associato o S.r.l.: strutture societarie richiedono il regime ordinario

    Con il regime ordinario puoi anche recuperare parzialmente l’IVA sugli acquisti inerenti all’attività (nei limiti del pro-rata IVA se hai anche operazioni esenti). La scelta tra i due regimi è una decisione che va fatta insieme a un commercialista analizzando la situazione specifica dello studio.

    ENPAM: Quota A e Quota B nel 2026

    ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale obbligatoria a cui sono iscritti tutti gli odontoiatri iscritti all’albo. Il sistema previdenziale ENPAM si articola in due quote distinte:

    Quota A – contributo fisso obbligatorio

    La Quota A è un contributo fisso annuale dovuto da tutti i professionisti iscritti all’albo, indipendentemente dal reddito prodotto. È la quota previdenziale di base che garantisce una pensione modulare minima. L’importo 2026 è suddiviso per fasce d’età:

    Fascia d’etàQuota A annuale 2026
    Studenti universitari di odontoiatria152,37 euro
    Fino a 30 anni304,73 euro
    Da 30 a 35 anni591,47 euro
    Da 35 a 40 anni1.109,92 euro
    Oltre 40 anni2.049,83 euro

    La scadenza di pagamento della Quota A è il 30 aprile di ogni anno. Per i giovani under 30, l’importo ridotto (304,73 euro) rende l’avvio dell’attività economicamente più accessibile.

    Quota B – contributo percentuale sul reddito libero-professionale

    La Quota B è il contributo previdenziale principale per il libero professionista. Si calcola applicando un’aliquota percentuale al reddito netto della libera professione (non al fatturato lordo). Il reddito di riferimento è quello dichiarato nel Modello Redditi PF tramite il Modello D ENPAM (scadenza 31 luglio di ogni anno).

    L’aliquota Quota B ENPAM nel 2026 è:

    • 19,5% sul reddito netto fino a 150.000 euro (aliquota piena libera professione)
    • 1% (contributo di solidarietà) sulla parte di reddito eccedente 150.000 euro
    • 9,75% (aliquota dimezzata, su domanda) per chi è iscritto ad altra previdenza obbligatoria o è pensionato (es. odontoiatri anche dipendenti SSN)
    • 2% solo per i redditi da attività intramoenia e per i tirocinanti del corso di formazione in Medicina generale

    Differenze pratiche tra Quota A e Quota B:

    CaratteristicaQuota AQuota B
    Tipo contributoFisso per fascia d’etàPercentuale sul reddito
    Base di calcoloImporto fisso ENPAM per fasciaReddito netto libera professione
    Scadenza pagamento30 aprile anno correnteModello D entro 31 luglio; versamento dal 31 ottobre (anche a rate)
    Deducibilità fiscaleSì (integralmente)Sì (integralmente)
    Pensione maturataQuota modulare basePensione proporzionale al reddito

    Importante: i contributi ENPAM (sia Quota A che Quota B) sono integralmente deducibili dal reddito complessivo, sia nel regime ordinario che nel regime forfettario. Questa deducibilità riduce l’imponibile fiscale e abbassa le tasse dovute.

    Per un confronto con la situazione degli altri professionisti sanitari, consulta anche la nostra guida su Partita IVA Medico 2026: ATECO 86.21.00, ENPAM Quota A/B e Sistema TS.

    Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi e scadenze

    Il Sistema TS (Tessera Sanitaria) è uno dei pilastri della compliance odontoiatrica. Gli odontoiatri liberi professionisti hanno l’obbligo di trasmettere telematicamente al Sistema Tessera Sanitaria i dati delle spese sanitarie dei propri pazienti, in modo che questi possano essere precaricati nel modello 730 (precompilato IRPEF).

    Questa trasmissione serve al paziente per detrarre il 19% delle spese odontoiatriche nella propria dichiarazione dei redditi (entro il limite previsto dalla normativa). Se non trasmetti i dati, il paziente non potrà usufruire automaticamente della detrazione nel 730 precompilato.

    Cosa trasmettere e quando

    • Dati da trasmettere: per ogni paziente, il codice fiscale, la data e l’importo della spesa sanitaria (prestazione odontoiatrica pagata)
    • Scadenza primo semestre: entro il 30 settembre dell’anno successivo alla spesa (per spese da gennaio a giugno)
    • Scadenza secondo semestre: entro il 28 febbraio dell’anno successivo (per spese da luglio a dicembre)
    • Modalità: via portale web del Sistema TS (tessera-sanitaria.it) o tramite software gestionale dello studio integrato con il sistema

    Opposizione del paziente

    Il paziente ha il diritto di opporsi alla trasmissione dei propri dati al Sistema TS. In questo caso, l’odontoiatra deve annotare l’opposizione e non trasmettere quei dati. L’opposizione può essere espressa al momento del pagamento o tramite il portale del Sistema TS.

    Sanzioni per omessa trasmissione

    L’omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati al Sistema TS è sanzionata. La sanzione ordinaria è di 100 euro per ogni comunicazione omessa o errata (con un massimo di 50.000 euro per anno). La trasmissione tardiva con correzione spontanea entro i termini può beneficiare di riduzioni. Per un quadro completo, consulta la nostra guida dedicata su Sistema TS per Professionisti Sanitari: obblighi e sanzioni.

    Aprire uno studio dentistico: autorizzazioni e requisiti

    Aprire uno studio odontoiatrico privato non richiede solo la partita IVA: è necessario ottenere le autorizzazioni sanitarie regionali previste dalla normativa vigente (D.P.R. 14 gennaio 1997 e normativa regionale integrativa).

    I passaggi principali sono:

    • Individuazione e adeguamento dei locali: il locale deve rispettare i requisiti strutturali e impiantistici previsti dalla normativa regionale (superficie minima, aerazione, impianto idrico, smaltimento rifiuti speciali sanitari)
    • Presentazione SCIA o DIA (Segnalazione/Dichiarazione di Inizio Attività) al Comune competente, che la trasmette alla ASL locale
    • Nomina del direttore sanitario: ogni struttura odontoiatrica deve avere un direttore sanitario iscritto all’albo. Se sei l’unico professionista dello studio, puoi essere tu stesso il direttore sanitario
    • Iscrizione nel registro delle strutture sanitarie private della ASL o Regione competente
    • Adempimenti privacy (GDPR): il registro dei trattamenti e l’informativa ai pazienti sui dati sanitari
    • Smaltimento rifiuti speciali: contratto con ditta autorizzata per rifiuti sanitari pericolosi (aghi, materiali contaminati)
    • Sterilizzazione: autoclave certificata e registri di sterilizzazione

    I requisiti specifici variano da Regione a Regione: è indispensabile contattare la ASL locale prima di avviare i lavori di allestimento dello studio.

    Assicurazione RC professionale obbligatoria (L. 24/2017)

    La Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) sulla responsabilità professionale sanitaria rende obbligatoria la copertura assicurativa per gli esercenti le professioni sanitarie, inclusi gli odontoiatri liberi professionisti.

    L’odontoiatra deve stipulare un’assicurazione per la responsabilità civile professionale (RC professionale) che copra:

    • Danni causati al paziente durante le prestazioni sanitarie (colpa professionale)
    • Copertura per claims made (richieste di risarcimento pervenute durante la vigenza della polizza) o per loss occurrence, a seconda della struttura contrattuale
    • Massimali adeguati alla tipologia di interventi eseguiti (implantologia e chirurgia orale richiedono massimali più elevati)

    Il premio assicurativo è un costo deducibile dal reddito professionale. Ricorda che l’obbligo assicurativo riguarda anche gli odontoiatri collaboratori che operano nello studio altrui: ognuno deve avere la propria copertura individuale.

    Fatturazione elettronica e contabilità dello studio

    La fatturazione elettronica per gli odontoiatri presenta una specificità importante rispetto ad altri professionisti: le spese sanitarie verso privati (persone fisiche) sono esonerate dall’obbligo di fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI), a condizione che vengano trasmesse al Sistema TS.

    In pratica:

    • Prestazioni a privati (pazienti): puoi emettere ricevute fiscali o fatture cartacee/PDF, con trasmissione al Sistema TS. NON è obbligatoria la fattura elettronica SDI verso il paziente fisico (art. 10-bis D.L. 119/2018)
    • Prestazioni a soggetti IVA (aziende, assicurazioni, Fondi sanitari): la fattura elettronica tramite SDI è obbligatoria
    • Prestazioni a pazienti che si oppongono al Sistema TS: emetti fattura cartacea o elettronica SDI secondo le regole ordinarie

    Dal punto di vista contabile, lo studio odontoiatrico in regime ordinario deve tenere:

    • Il registro cronologico degli incassi e dei pagamenti (contabilità di cassa per professionisti in regime semplificato)
    • Il registro dei beni ammortizzabili (per attrezzature e strumenti)
    • Il registro degli acquisti (per il pro-rata IVA, se applicabile)

    Affidati a un commercialista esperto in fiscalità sanitaria: le specificità del settore odontoiatrico (IVA esente, Sistema TS, pro-rata, ENPAM) richiedono una competenza specializzata che non tutti i professionisti contabili possiedono.

    Per la scelta del software di gestione dello studio, consulta la nostra guida su Software di Fatturazione Elettronica per Professionisti Sanitari 2026.

    Domande frequenti

    Un odontoiatra neolaureato deve subito aprire la partita IVA?

    Sì, non appena inizi a svolgere attività professionale retribuita (anche come collaboratore in uno studio altrui), hai l’obbligo di aprire la partita IVA entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. L’apertura avviene tramite dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12) all’Agenzia delle Entrate.

    Posso essere sia dipendente che libero professionista come odontoiatra?

    Sì, è possibile cumulare un rapporto di dipendenza (ad esempio con il SSN o una struttura clinica privata) con l’attività libero-professionale. Tuttavia, dal 2025 (L. 207/2024) il regime forfettario non è accessibile se i redditi da dipendenza superano 35.000 euro nell’anno precedente. Superata questa soglia, scatta la causa ostativa e si deve passare al regime ordinario.

    Quanto paga di tasse un odontoiatra forfettario con 50.000 euro di compensi?

    Con 50.000 euro di compensi e coefficiente 78%, il reddito imponibile è 39.000 euro. Al 15% di imposta sostitutiva (dal sesto anno) si pagano 5.850 euro di tasse. Aggiungendo ENPAM Quota B (circa 7.605 euro al 19,5% su 39.000 euro), il carico complessivo si attesta intorno al 27% del fatturato. Nei primi 5 anni, con aliquota al 5%, il carico fiscale si riduce sensibilmente (circa 1.950 euro di sola imposta sostitutiva).

    Un odontoiatra in forfettario deve trasmettere al Sistema TS?

    Sì. L’obbligo di trasmissione al Sistema TS è indipendente dal regime fiscale adottato. Sia il forfettario che il soggetto in regime ordinario devono trasmettere le spese sanitarie dei pazienti entro le scadenze previste.

    Cosa succede se supero i 85.000 euro da forfettario durante l’anno?

    Se superi la soglia di 85.000 euro nel corso dell’anno, rimani nel regime forfettario per quell’anno intero ma dal 1° gennaio dell’anno successivo devi passare al regime ordinario. Se invece superi i 100.000 euro in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente e devi applicare l’IVA ordinaria dal mese successivo al superamento.

    Lo studio dentistico ha bisogno di partita IVA separata dalla mia personale?

    Se operi come libero professionista individuale, utilizzi la tua partita IVA personale anche per l’attività dello studio. Non è necessaria una partita IVA separata. Se invece vuoi costituire una società odontoiatrica (S.r.l. o S.r.l.s.) per gestire lo studio, quella società avrà la propria partita IVA autonoma.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


    Gestisci la tua partita IVA con il CAF Centro Fiscale

    Aprire la partita IVA da odontoiatra è solo il primo passo: la gestione fiscale quotidiana — tra IVA esente, ENPAM, Sistema TS e scadenze contabili — richiede un supporto professionale specializzato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di preventivo personalizzato per odontoiatri e professionisti sanitari che vogliono aprire o riorganizzare la propria attività in modo efficiente e conforme.

    Contattaci per un appuntamento senza impegno: valuteremo insieme il regime fiscale più adatto alla tua situazione, ti guideremo negli adempimenti ENPAM e Sistema TS e seguiremo la tua contabilità con competenza specifica nel settore sanitario.

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    Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 08:00:002026-09-27 19:11:35Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 86.23.00, ENPAM Quota B e Sistema TS
    Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

    Aprire Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 862301, ENPAM Quota B e Regime Fiscale

    regime forfettario partita iva

    Indice dei contenuti

    • Partita IVA Odontoiatra: Chi Deve Aprirla e Quando
    • Codice ATECO 86.23.01: Tutto Quello che Devi Sapere
    • Regime Forfettario per Odontoiatra 2026: Conviene?
    • Regime Ordinario Odontoiatra: IRPEF, IVA e Contabilità
    • Contributi ENPAM 2026: Quota A e Quota B
    • Fatturazione Elettronica e Sistema TS per Odontoiatra
    • Come Aprire la Partita IVA Odontoiatra: Procedura Passo per Passo
    • Studio Dentistico Associato o Società: Quale Forma Scegliere
    • FAQ: Domande Frequenti sulla Partita IVA Odontoiatra

    Partita IVA Odontoiatra: Chi Deve Aprirla e Quando

    Aprire la partita IVA da odontoiatra è il primo passo obbligatorio per esercitare la libera professione in modo autonomo. Che tu abbia appena conseguito la specializzazione in Odontoiatria e Protesi Dentaria o stia valutando di lasciare il lavoro dipendente per avviare uno studio privato, la partita IVA è lo strumento fiscale indispensabile per svolgere la tua attività in regola.

    A differenza di un medico di base o di un medico specialista che lavora esclusivamente per il SSN, l’odontoiatra esercita quasi sempre in regime di libera professione — anche se all’interno di una clinica privata o di un poliambulatorio. Questo significa che, salvo eccezioni, la partita IVA è praticamente obbligatoria fin dal primo paziente privato.

    In questa guida trovi tutto quello che serve sapere nel 2026: il codice ATECO giusto, i contributi ENPAM (Quota A e Quota B), la scelta tra regime forfettario e regime ordinario, gli obblighi di fatturazione elettronica e Sistema TS, e la procedura pratica per aprire la partita IVA in pochi giorni.

    Codice ATECO 86.23.01: Tutto Quello che Devi Sapere

    Il codice ATECO per gli odontoiatri è 86.23.01, denominato ufficialmente “Studi odontoiatrici”. Questo codice identifica in modo preciso l’attività di odontoiatra libero professionista presso l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio e l’ENPAM.

    È importante non confonderlo con il codice 86.21.00 (servizi di medicina generale) o con il 86.22.09 (altri studi specialistici). Il codice 86.23.01 è specifico per gli odontoiatri e i medici con specializzazione in odontoiatria che esercitano in forma autonoma.

    Codice ATECODescrizionePer chi
    86.23.01Studi odontoiatriciOdontoiatri libero professionisti
    86.22.01Studi di medicina specialistica (es. chirurghi, ortopedici)Medici specialisti non odontoiatri
    86.21.00Servizi di medicina generaleMedici di medicina generale / MMG

    Il codice ATECO 86.23.01 ha anche una rilevanza fiscale diretta: determina il coefficiente di redditività usato nel regime forfettario (78%, come per tutte le attività professionali sanitarie) e identifica il settore per l’iscrizione all’ENPAM.

    Cosa fare con il codice ATECO 86.23.01? Lo indichi al momento dell’apertura della partita IVA tramite il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Se in futuro eserciti anche attività accessorie (ad esempio la vendita di dispositivi odontoiatrici o la docenza universitaria), potresti dover aggiungere un secondo codice ATECO — ma per l’attività clinica standard il 86.23.01 è sufficiente.

    Regime Forfettario per Odontoiatra 2026: Conviene?

    Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato ai titolari di partita IVA con ricavi annui fino a 85.000 euro. Al di sopra di questo limite si decade automaticamente dal regime nell’anno successivo. Esiste anche una soglia di sicurezza a 100.000 euro: se la superi in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente a partire da quella data.

    Per gli odontoiatri che rientrano nel limite degli 85.000 euro, il regime forfettario offre vantaggi significativi. Ecco come funziona il calcolo dell’imposta:

    • Coefficiente di redditività: 78% — questo vuol dire che solo il 78% dei tuoi incassi viene considerato come reddito imponibile. Il restante 22% si considera forfettariamente destinato alle spese (senza dover dimostrare nulla con fatture o ricevute).
    • Imposta sostitutiva: 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività se si aprono con i requisiti per i neo-professionisti).
    • Nessuna IVA sulle fatture emesse: non addebiti l’IVA ai pazienti e non la scarichi sugli acquisti.
    • Nessuna IRAP, nessun obbligo di studi di settore ISA.

    Esempio pratico. Supponiamo che Marco, odontoiatra neo-laureato, apra la partita IVA e incassi 60.000 euro nel primo anno. Con il regime forfettario:

    • Reddito imponibile: 60.000 × 78% = 46.800 euro
    • Imposta sostitutiva (5% per i primi 5 anni): 46.800 × 5% = 2.340 euro
    • Contributi ENPAM Quota B (19,5%): 46.800 × 19,5% = 9.126 euro (ma i contributi ENPAM sono deducibili dal reddito forfettario in modo forfettario — vedi sezione ENPAM)

    In confronto al regime ordinario (dove pagherebbe IRPEF progressiva fino al 43%), il risparmio è evidente soprattutto nelle fasi iniziali della carriera.

    Quando il Regime Forfettario Potrebbe Non Convenire

    Il regime forfettario non è sempre la scelta migliore per un odontoiatra. Ci sono situazioni in cui può essere penalizzante:

    • Spese reali superiori al 22%: se hai costi elevati (attrezzature odontoiatriche, laboratori odontotecnici, affitti di studio, assistenti alla poltrona), nel forfettario non li puoi detrarre. Nel regime ordinario, invece, li scarichi tutti.
    • Grandi investimenti iniziali: se devi comprare un riunito odontoiatrico (7.000-20.000 euro), una OPT panoramica o allestire uno studio, nel forfettario non recuperi l’IVA né deduci l’ammortamento.
    • Redditi elevati sin da subito: se prevedi di superare 85.000 euro già dal primo anno (ad esempio perché subentrari in uno studio avviato), inizia direttamente con il regime ordinario.
    • Lavoro dipendente contemporaneo: se hai già un reddito da lavoro dipendente superiore a 35.000 euro (soglia per i dipendenti, aggiornata dalla L. 207/2024), non puoi accedere al forfettario.

    La scelta del regime fiscale è una delle decisioni più importanti all’apertura della partita IVA. Ti consigliamo di rivolgerti a un consulente esperto in fiscalità per sanitari per valutare la convenienza caso per caso.

    Regime Ordinario Odontoiatra: IRPEF, IVA e Contabilità

    Se superi la soglia degli 85.000 euro di ricavi, oppure se hai scelto volontariamente il regime ordinario perché ti conviene detrarre i costi reali, l’odontoiatra è soggetto alla tassazione IRPEF ordinaria con aliquote progressive.

    Le aliquote IRPEF 2026 sono:

    • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
    • 35% da 28.001 a 50.000 euro
    • 43% oltre 50.000 euro

    A queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali e comunali (variabili per Comune, mediamente 1-2% in più) e l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), che per i professionisti sanitari con studio autonomo può non essere dovuta se non si avvalgono di dipendenti in modo continuativo.

    E l’IVA? Le prestazioni sanitarie degli odontoiatri sono in regime di esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72. Questo significa che le tue fatture ai pazienti non riportano l’IVA — ma non sei del tutto fuori dal sistema IVA. Devi comunque:

    • Aprire la partita IVA con il codice ATECO corretto
    • Presentare la dichiarazione IVA annuale (anche se con operazioni esenti)
    • Gestire il pro-rata se hai sia operazioni esenti che imponibili (es. vendita di prodotti)

    Nel regime ordinario devi tenere la contabilità professionale: registro degli incassi e pagamenti (contabilità di cassa), registro dei beni ammortizzabili, libro giornale se hai collaboratori. Il costo del commercialista sale (500-2.000 euro/anno rispetto ai 200-500 del forfettario), ma la deducibilità delle spese reali spesso compensa ampiamente.

    Contributi ENPAM 2026: Quota A e Quota B

    L’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale obbligatoria per tutti gli odontoiatri iscritti all’Albo. L’iscrizione all’ENPAM è automatica all’iscrizione all’Ordine e non puoi rinunciarvi anche se hai un’altra copertura previdenziale.

    I contributi ENPAM si dividono in due quote distinte con meccanismi di calcolo diversi.

    ENPAM Quota A 2026: Il Contributo Fisso

    La Quota A è un contributo fisso annuale che tutti gli iscritti pagano indipendentemente dal reddito, calcolato per fasce d’età:

    Fascia d’etàContributo Quota A 2026
    Studenti universitari152,37 euro
    Fino a 30 anni304,73 euro
    Da 30 a 35 anni591,47 euro
    Da 35 a 40 anni1.109,92 euro
    Oltre 40 anni2.049,83 euro
    Contributo maternità (tutte le fasce)84,26 euro aggiuntivi

    La Quota A si paga entro il 30 aprile di ogni anno tramite l’area riservata del sito ENPAM. Per chi ha appena aperto la partita IVA durante l’anno, la Quota A si paga in proporzione ai mesi di iscrizione.

    ENPAM Quota B 2026: Il Contributo Proporzionale al Reddito

    La Quota B è il contributo più importante perché è proporzionale al tuo reddito libero professionale (cioè al reddito da attività privata, non da lavoro dipendente o SSN). Per il 2026 le aliquote sono:

    • 19,5% sul reddito libero professionale fino a 140.000 euro
    • 1% aggiuntivo (contributo di solidarietà) sulla parte di reddito eccedente i 140.000 euro
    • 2% (aliquota ridotta) per gli odontoiatri che hanno già un’altra contribuzione obbligatoria (es. medici ospedalieri con guardia medica in libera professione)

    Come si calcola la Quota B? Ogni anno, entro il 31 luglio, devi presentare il Modello D ENPAM (disponibile online nell’area riservata ENPAM) che riporta il tuo reddito libero professionale dell’anno precedente. L’ENPAM calcola la Quota B e ti notifica l’importo da pagare in rate o in unica soluzione.

    Esempio pratico per un odontoiatra con reddito forfettario di 50.000 euro:

    • Reddito libero professionale (imponibile forfettario): 50.000 × 78% = 39.000 euro
    • Quota B: 39.000 × 19,5% = 7.605 euro
    • Quota A (fascia 30-35 anni): 591,47 euro
    • Totale ENPAM annuo: circa 8.196 euro

    I contributi ENPAM sono fiscalmente deducibili: nel regime forfettario si deducono in modo forfettario dal reddito prima di applicare l’imposta sostitutiva; nel regime ordinario si deducono integralmente dal reddito complessivo IRPEF.

    Per approfondimenti sui contributi previdenziali per medici e sanitari, leggi anche: Partita IVA Medico 2026: ATECO, ENPAM e Sistema TS.

    Fatturazione Elettronica e Sistema TS per Odontoiatra

    La fatturazione elettronica per gli odontoiatri ha una disciplina particolare che va compresa bene per evitare sanzioni.

    Obbligo Fattura Elettronica e Sistema TS

    Dal 2024, la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i professionisti, inclusi gli odontoiatri. Tuttavia, esiste una distinzione fondamentale legata al Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS):

    • Pazienti che vogliono la detrazione fiscale: le prestazioni odontoiatriche rientrano tra le spese sanitarie detraibili al 19% nel 730. Per consentire la detrazione, le spese devono essere trasmesse al Sistema TS. L’odontoiatra trasmette i dati di spesa direttamente al portale Sistema TS (non tramite SDI). Il paziente può opporsi alla trasmissione: in questo caso la spesa non è detraibile per lui.
    • Pazienti che si oppongono alla trasmissione TS: devi emettere fattura elettronica tramite SDI con il codice documento corretto.
    • Persone giuridiche (aziende, società): fattura elettronica obbligatoria tramite SDI sempre, con codice destinatario o PEC del cliente.

    In pratica, l’odontoiatra utilizza due canali paralleli: il portale Sistema TS per i pazienti privati (persone fisiche) che vogliono la detrazione, e il Sistema di Interscambio (SDI) per tutti gli altri casi. Per approfondire, leggi: Fatturazione Elettronica per Odontoiatri 2026: Differenze, Albo e Sistema TS.

    Software Consigliati per Odontoiatri

    Per gestire la fatturazione in modo efficiente, gli odontoiatri scelgono tipicamente:

    • Software gestionali odontoiatrici (Dental Pro, Gesden, NexPro): integrano il gestionale dello studio con la fatturazione TS e SDI
    • Software di fatturazione generica (Fatture in Cloud, Aruba Fattura): più economici ma richiedono integrazione manuale con il portale TS

    Leggi il confronto completo: Software Fatturazione per Sanitari 2026: Sistema TS, Opposizione e Fattura Elettronica.

    Come Aprire la Partita IVA Odontoiatra: Procedura Passo per Passo

    Aprire la partita IVA da odontoiatra è una procedura relativamente snella. Ecco i passaggi in ordine:

    1. Iscriviti all’Albo degli Odontoiatri: l’iscrizione all’Albo provinciale competente (FNOMCeO) è il prerequisito indispensabile. Senza iscrizione all’Albo non puoi esercitare legalmente né aprire la partita IVA come odontoiatra.
    2. Scegli il regime fiscale: prima di aprire la partita IVA, valuta con un consulente se il regime forfettario o il regime ordinario è più conveniente per la tua situazione specifica (redditi attesi, spese previste, altri redditi).
    3. Apri la Partita IVA: presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (in ufficio o online tramite FISCONLINE). Indica il codice ATECO 86.23.01 e il regime fiscale scelto. La partita IVA viene attribuita immediatamente o entro pochi giorni.
    4. Iscriviti all’ENPAM: l’iscrizione è automatica all’atto dell’iscrizione all’Albo, ma devi comunicare l’inizio dell’attività libero-professionale tramite il portale ENPAM per la corretta gestione della Quota B.
    5. Apri un conto corrente dedicato: non è obbligatorio per legge, ma è fortemente consigliato separare i flussi professionali da quelli personali. Esistono conti business specifici per professionisti sanitari. Leggi: Conto Business Medici e Sanitari 2026: Guida Completa.
    6. Scegli il software di fatturazione: attiva il profilo sul portale Sistema TS e configura il tuo software gestionale per la trasmissione delle spese.
    7. Incarica un commercialista o un CAF: per la gestione contabile, le dichiarazioni fiscali annuali e il Modello D ENPAM, affidati a un professionista esperto in fiscalità sanitaria.

    Quanto tempo ci vuole? La partita IVA si ottiene in giornata. L’intero setup (conto corrente, software, primo Modello D) richiede 2-4 settimane.

    Studio Dentistico Associato o Società: Quale Forma Scegliere

    Molti odontoiatri non esercitano da soli ma si associano con colleghi o lavorano all’interno di strutture più grandi. Le opzioni sono diverse e hanno implicazioni fiscali e giuridiche importanti.

    Studio Associato tra Odontoiatri

    Lo studio associato è la forma più diffusa per gli odontoiatri che vogliono condividere spazi e spese mantenendo l’autonomia professionale. Ogni odontoiatra mantiene la propria partita IVA individuale, ma lo studio è registrato come associazione professionale (con proprio codice fiscale). I redditi si ripartiscono secondo le quote concordate nell’atto di associazione.

    Vantaggi: semplicità fiscale, autonomia professionale, condivisione dei costi fissi (affitto, personale, attrezzature). Svantaggi: responsabilità solidale tra associati, difficoltà di scioglimento.

    Società tra Professionisti (STP)

    Dal 2012, i professionisti sanitari possono costituire una Società tra Professionisti (STP) nelle forme di SRL, SNC o SAS. Questa forma è adatta quando il volume d’affari è elevato e si vuole beneficiare della tassazione societaria (24% IRES) invece di quella personale IRPEF (fino al 43%).

    La STP richiede che la maggioranza del capitale e dei voti sia detenuta da professionisti iscritti all’Albo. È una struttura più complessa da gestire ma offre vantaggi fiscali rilevanti per gli studi ad alto volume. Consulta un commercialista specializzato prima di scegliere questa strada.

    Casa di Cura / Poliambulatorio come Dipendente o Collaboratore

    Se eserciti all’interno di una clinica privata o di un poliambulatorio come collaboratore con partita IVA, la tua situazione è quella di un libero professionista che presta la propria opera a una struttura. In questo caso la partita IVA individuale è sufficiente e la gestione fiscale è standard.

    Attenzione: se lavori con orari e modalità tipici di un dipendente ma con partita IVA, potresti rientrare nelle fattispecie di finta partita IVA (lavoro parasubordinato). Per evitare problemi, assicurati di avere effettiva autonomia organizzativa.

    FAQ: Domande Frequenti sulla Partita IVA Odontoiatra

    Un odontoiatra appena laureato deve aprire subito la Partita IVA?

    Sì, se esercita qualsiasi attività professionale privata a pagamento, anche occasionale (es. sostituzione in uno studio), deve aprire la partita IVA. Il lavoro “in nero” espone a sanzioni fiscali e previdenziali.

    Qual è il codice ATECO corretto per un odontoiatra?

    Il codice ATECO per gli odontoiatri è 86.23.01 (Studi odontoiatrici). Non confonderlo con il 86.22 per medici specialisti o il 86.21 per medici di base.

    Quanto si paga di ENPAM Quota B con 70.000 euro di reddito?

    Con un reddito libero professionale di 70.000 euro (già al netto del coefficiente forfettario se in forfettario: 89.744 euro di ricavi × 78% = 70.000 euro circa), la Quota B è: 70.000 × 19,5% = 13.650 euro. A cui si aggiunge la Quota A fissa per fascia d’età.

    L’odontoiatra paga l’IVA sulle prestazioni?

    No. Le prestazioni odontoiatriche rientrano nell’esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72. L’odontoiatra non addebita IVA al paziente e non può recuperarla sugli acquisti (salvo pro-rata per operazioni miste).

    Posso usare il regime forfettario se guadagno 90.000 euro?

    No. La soglia per il regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi annui. Con 90.000 euro sei fuori dal regime forfettario già nell’anno corrente (se superi 100.000 euro) o da quello successivo (se superi 85.000 ma non 100.000). Dal 2026 in poi dovrai usare il regime ordinario.

    Come funziona la fatturazione elettronica per i pazienti privati?

    Per i pazienti privati (persone fisiche) che vogliono la detrazione del 19% sulle spese dentistiche, l’odontoiatra trasmette i dati di spesa direttamente al portale Sistema TS (non tramite SDI). Se il paziente si oppone alla trasmissione, si emette fattura elettronica tramite SDI. Leggi: Fatturazione Elettronica per Dentisti 2026: Sistema TS e Listino.


    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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    Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 09:34:002026-08-26 08:53:30Aprire Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 862301, ENPAM Quota B e Regime Fiscale
    Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

    Software Fatturazione per Odontoiatri 2026: Sistema TS, Fattura Elettronica e Gestione Studio

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    • Obblighi Sistema TS per odontoiatri nel 2026
    • Fattura elettronica: privati, B2B e PA
    • Software gestione studio dentistico: requisiti chiave
    • Fatturazioneitalia.it: la soluzione per le fatture B2B e PA
    • Regime fiscale dell’odontoiatra: forfettario o ordinario?
    • Come scegliere il software giusto per il tuo studio
    • Domande frequenti

    Sei un odontoiatra con partita IVA e ogni anno ti trovi a fare i conti con adempimenti fiscali sempre più articolati: il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS), le fatture elettroniche verso cliniche e studi associati, la gestione dell’agenda e delle cartelle cliniche digitali. Non è semplice, ma con il software giusto e il supporto del CAF puoi trasformare la burocrazia in routine. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere per il 2026.

    Obblighi Sistema TS per odontoiatri nel 2026

    Il Sistema Tessera Sanitaria (spesso abbreviato in Sistema TS) è la piattaforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso cui i professionisti sanitari, inclusi gli odontoiatri, trasmettono i dati delle spese mediche dei pazienti. Questi dati alimentano il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate, cioè la dichiarazione dei redditi già parzialmente compilata che lo Stato mette a disposizione dei contribuenti ogni anno.

    Per gli odontoiatri l’obbligo è chiaro: tutte le spese odontoiatriche sostenute dai pazienti vanno trasmesse al Sistema TS, con la sola eccezione dei casi in cui il paziente esercita il diritto di opposizione (lo vediamo tra poco).

    Scadenze trasmissione dati Sistema TS 2026

    Dal 2025 la trasmissione dei dati al Sistema TS è diventata annuale (non più semestrale), in base all’art. 5 del D.Lgs. 81/2025 e al DM MEF 29 ottobre 2025:

    • Spese dell’intero anno: trasmissione entro il 31 gennaio dell’anno successivo (per le spese 2026, entro il 1° febbraio 2027, perché il 31 gennaio 2027 cade di domenica; per le spese 2027, entro il 31 gennaio 2028)

    Attenzione: i dati vanno trasmessi anche se il paziente paga a rate. In quel caso si invia l’importo effettivamente incassato nell’anno di riferimento, non il totale del piano di trattamento.

    Diritto di opposizione del paziente: cosa cambia per te

    Il paziente ha il diritto di opporsi alla trasmissione dei propri dati sanitari al Sistema TS. Questo diritto va rispettato: se il paziente ti comunica l’opposizione, la annoti sulla fattura e trasmetti comunque la spesa al Sistema TS con il flag di opposizione e senza il codice fiscale del paziente, così la spesa non finisce nel suo 730 precompilato. Il paziente può anche opporsi in autonomia dopo il pagamento, tramite l’Agenzia delle Entrate o il portale Sistema TS, senza che tu debba fare nulla.

    Praticamente: il tuo software di gestione studio deve permetterti di marcare ogni fattura come “con opposizione” o “senza opposizione”. Al momento dell’invio al Sistema TS, le fatture con opposizione devono partire automaticamente con il flag di opposizione e senza codice fiscale del paziente. Un software non adatto potrebbe costringerti a gestire questo aspetto manualmente, con il rischio di errori.

    Fattura elettronica: privati, B2B e PA

    Uno dei punti di maggiore confusione per gli odontoiatri riguarda la fattura elettronica. La situazione nel 2026 è questa:

    Verso i pazienti privati: divieto ancora vigente

    Le prestazioni sanitarie erogate verso privati cittadini da professionisti soggetti al Sistema TS (come gli odontoiatri) restano escluse dall’obbligo di fattura elettronica. Il divieto, previsto per tutelare la riservatezza dei dati sanitari, è diventato strutturale con l’art. 2 del D.Lgs. 81/2025: non ha più bisogno di proroghe annuali e vale anche per il 2026.

    Cosa significa in pratica? Verso i tuoi pazienti privati continui a emettere ricevute fiscali o fatture cartacee (o in formato analogico), che poi trasmetti al Sistema TS. Non devi usare il Sistema di Interscambio (SDI) per queste operazioni.

    Verso aziende, cliniche e PA: obbligo di fattura elettronica

    La situazione cambia completamente quando fatturi a soggetti diversi dai privati:

    • Cliniche odontoiatriche, studi associati, società: obbligo di fattura elettronica via SDI
    • Pubblica Amministrazione (ASL, ospedali, enti pubblici): obbligo di fattura elettronica con codice IPA o codice univoco ufficio
    • Professionisti in regime ordinario con P.IVA: obbligo di fattura elettronica

    Se il tuo studio ha convenzionamenti con strutture pubbliche o collaborazioni con cliniche private, hai quindi bisogno di un sistema che gestisca entrambi i canali: il Sistema TS per i pazienti privati e la fatturazione elettronica SDI per le prestazioni B2B e verso la PA.

    Software gestione studio dentistico: requisiti chiave

    Non tutti i software di fatturazione sono adatti a uno studio odontoiatrico. Un odontoiatra ha esigenze specifiche che vanno ben oltre la semplice emissione di una fattura. Ecco i requisiti fondamentali da verificare prima di scegliere:

    1. Integrazione nativa con il Sistema TS

    Il software deve permetterti di inviare i dati direttamente al portale sistemats.gov.it senza dover esportare file e caricarli manualmente. L’integrazione nativa riduce i tempi, elimina gli errori di battitura e ti avvisa automaticamente quando si avvicina la scadenza annuale del 31 gennaio (per le spese 2026, 1° febbraio 2027). Verifica sempre se l’integrazione è inclusa nel canone base o è un modulo aggiuntivo a pagamento.

    2. Gestione dell’opposizione paziente

    Come anticipato, il software deve consentire di registrare l’opposizione del paziente alla trasmissione dei dati e di inviare automaticamente quelle spese al Sistema TS con il flag di opposizione e senza codice fiscale del paziente. Questa funzione è obbligatoria per la conformità al GDPR e alla normativa sanitaria.

    3. Fatturazione elettronica SDI per clienti B2B e PA

    Se fatturi anche a cliniche, studi associati o enti pubblici, il software deve gestire il ciclo completo della fattura elettronica: creazione in formato XML, invio tramite SDI, gestione delle notifiche di ricezione e dei file di cortesia per il cliente. Tieni presente che i software più semplici non hanno questa funzione.

    4. Agenda e cartelle cliniche digitali

    Un buon software gestionale per odontoiatri integra anche l’agenda degli appuntamenti e le cartelle cliniche digitali. Questo non è strettamente un requisito fiscale, ma è fondamentale per l’efficienza dello studio: quando registri una prestazione nella scheda del paziente, il software può generare automaticamente la ricevuta/fattura corrispondente, riducendo la doppia immissione dei dati e gli errori.

    5. Conservazione digitale a norma

    Le fatture elettroniche emesse verso B2B e PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni (ai fini fiscali) secondo le regole del Codice del Consumo Digitale. Il software deve offrire un sistema di conservazione sostitutiva a norma o integrarsi con servizi certificati di conservazione.

    Fatturazioneitalia.it: Sistema TS e fatture B2B/PA in un solo software

    Gli odontoiatri che cercano un software unico per gestire sia il Sistema TS sia le fatture elettroniche verso aziende e Pubblica Amministrazione possono considerare fatturazioneitalia.it, il SaaS di BeSmart dedicato alla fatturazione elettronica italiana: nel piano Pro (89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa, 500 fatture) è incluso il Sistema TS, oltre alla fatturazione elettronica SDI per i clienti B2B e PA, senza bisogno di usare due strumenti separati. Ai pazienti si emettono fatture sanitarie in PDF senza SDI, alle strutture fatture elettroniche via SDI; l’invio al Sistema TS si fa con un clic (oppure in automatico ogni notte, a scelta), con variazioni, cancellazioni e opposizione del paziente gestite. Per ricevere le fatture passive c’è un codice destinatario unico, JKKZDGR.

    Il vantaggio principale? Il prezzo bloccato per 3 anni per contratto, dal primo pagamento: sai esattamente quanto pagherai anche nei prossimi anni, senza sorprese al rinnovo. Per uno studio odontoiatrico che deve pianificare i costi fissi, questa è una caratteristica concreta e non solo commerciale.

    La piattaforma gestisce il ciclo completo della fattura elettronica SDI: creazione, invio, ricezione delle notifiche, conservazione digitale. È pensata per professionisti con P.IVA, inclusi i sanitari che fatturano occasionalmente a strutture private o alla PA, senza la complessità di software gestionali pesanti. Agenda e cartelle cliniche restano invece nel gestionale dello studio: Fatturazione Italia si occupa della parte fiscale. Si prova gratis per 14 giorni senza carta, e chi arriva da Aruba, Fatture in Cloud o Excel porta con sé fatture e anagrafiche: nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS.

    Se hai bisogno di supporto per integrare la soluzione nel tuo studio o per capire quali prestazioni rientrano nell’obbligo di fattura elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata.

    Regime fiscale dell’odontoiatra: forfettario o ordinario?

    La scelta del regime fiscale influisce direttamente su come gestisci la fatturazione e quali obblighi hai. Vediamo le principali differenze per un odontoiatra.

    Regime forfettario per odontoiatri

    Il regime forfettario è disponibile per gli odontoiatri che rispettano il limite di ricavi annui (85.000 euro nel 2026). Se rientri in questo regime, paghi un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività) su un reddito imponibile calcolato applicando il coefficiente di redditività del 78% ai tuoi compensi lordi.

    Attenzione: dal 1° gennaio 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica, ma per le prestazioni sanitarie ai pazienti privati vale il divieto di invio allo SdI visto sopra: a loro emetti la fattura in PDF o cartacea e devi comunque trasmettere i dati al Sistema TS. Per le fatture B2B e PA, invece, la fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari.

    Regime ordinario per odontoiatri

    Se superi la soglia dei 85.000 euro o hai scelto volontariamente il regime ordinario, la gestione contabile è più articolata: IRPEF a scaglioni, IVA (anche se le prestazioni sanitarie odontoiatriche sono generalmente esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, del DPR 633/72), tenuta dei registri contabili e, nei casi previsti, obbligo di fattura elettronica.

    In questo scenario, affidarsi a un software gestionale integrato e alla consulenza di un CAF esperto fa la differenza: eviti sanzioni per trasmissioni tardive al Sistema TS, errori nella classificazione delle prestazioni esenti/imponibili e dimenticanze sulle scadenze dichiarative.

    Hai dubbi su quale regime sia più conveniente per te? Il CAF Centro Fiscale di Udine può elaborare un’analisi comparativa su misura: scopri la guida dedicata alla partita IVA per professionisti sanitari o contattaci direttamente per un preventivo personalizzato.

    Come scegliere il software giusto per il tuo studio

    Dopo aver capito cosa ti serve dal punto di vista normativo, ecco una checklist pratica per valutare i software disponibili sul mercato:

    • Integrazione Sistema TS: diretta (via API) o manuale (export CSV)? Preferisci la prima.
    • Gestione opposizione paziente: funzione nativa o aggiuntiva?
    • Fattura elettronica SDI: inclusa nel canone o modulo a pagamento?
    • Conservazione digitale: il servizio include la conservazione a norma o devi affidarti a un provider terzo?
    • Supporto tecnico: c’è assistenza dedicata in italiano? Tempi di risposta?
    • Costo nel tempo: canone fisso o variabile? Aumenti garantiti?
    • Integrazioni con software gestionale studio: compatibile con il tuo sistema di cartelle cliniche?

    Ricorda che non esiste il software perfetto per tutti: uno studio odontoiatrico monospecialista con pochi pazienti B2B ha esigenze diverse da una clinica con più sedi e numerosi convenzionamenti con la PA. Valuta sempre in base al tuo volume di attività e alle tue esigenze specifiche.

    Per ulteriori approfondimenti sulla fatturazione specifica per odontoiatri, puoi consultare anche la nostra guida dedicata: Fatturazione odontoiatra 2026: albo e Sistema TS e Fatturazione dentista 2026: Sistema TS e listino prezzi.

    Domande frequenti

    Un odontoiatra in regime forfettario deve trasmettere i dati al Sistema TS?

    Sì. L’obbligo di trasmissione al Sistema TS non dipende dal regime fiscale (forfettario o ordinario) ma dalla natura della prestazione sanitaria. Un odontoiatra con partita IVA in regime forfettario deve trasmettere i dati delle spese odontoiatriche al Sistema TS esattamente come un collega in regime ordinario.

    Cosa succede se un odontoiatra non trasmette i dati al Sistema TS nei termini?

    Il mancato o tardivo invio dei dati al Sistema TS comporta sanzioni amministrative. L’Agenzia delle Entrate prevede una sanzione di 100 euro per ogni comunicazione omessa, con un massimo di 50.000 euro per anno. È possibile ricorrere al ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni in caso di ritardo.

    L’odontoiatra deve emettere fattura elettronica verso i pazienti privati nel 2026?

    No. Le prestazioni sanitarie verso privati cittadini sono ancora escluse dall’obbligo di fattura elettronica per i professionisti soggetti al Sistema TS. Il divieto è strutturale dal D.Lgs. 81/2025 e vale quindi anche nel 2026. Verso aziende, cliniche private e Pubblica Amministrazione, invece, l’obbligo di fattura elettronica si applica.

    Posso usare un software di fatturazione generico o devo usarne uno specifico per sanitari?

    Puoi usare un software generico, ma assicurati che abbia l’integrazione con il Sistema TS e la gestione dell’opposizione del paziente. In alternativa, puoi usare il portale web di sistemats.gov.it direttamente per l’invio e un software separato per le fatture B2B/PA, oppure un’unica piattaforma che gestisce entrambi i canali: fatturazioneitalia.it, per esempio, include il Sistema TS nel piano Pro (89 € + IVA l’anno) insieme alla fatturazione elettronica SDI B2B/PA.

    Il CAF può aiutarmi con la gestione del Sistema TS?

    Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto agli odontoiatri per la gestione degli adempimenti fiscali connessi all’attività professionale: dalla consulenza sul regime fiscale più conveniente, alla compilazione della dichiarazione dei redditi, fino al supporto per gli adempimenti legati al Sistema TS. Contattaci per un preventivo personalizzato.


    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


    Hai bisogno di supporto per la gestione fiscale del tuo studio odontoiatrico? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per professionisti sanitari: adempimenti Sistema TS, dichiarazioni dei redditi, scelta del regime fiscale. Scopri la guida completa per aprire uno studio dentistico oppure contattaci per un preventivo personalizzato.

    Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 09:04:002026-10-12 08:09:19Software Fatturazione per Odontoiatri 2026: Sistema TS, Fattura Elettronica e Gestione Studio
    Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

    Aprire Partita IVA Medico 2026: ATECO 86.21.00, ENPAM Quota A/B e Sistema TS

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire la partita IVA da medico nel 2026 richiede di fare i conti con tre pilastri fondamentali: il codice ATECO corretto, i contributi previdenziali all’ENPAM (Ente Nazionale Previdenza Assistenza Medici e Odontoiatri) e gli obblighi legati al Sistema TS (Tessera Sanitaria) per l’invio delle spese mediche al Fisco. Scegliere il regime fiscale giusto fin dall’inizio può fare una differenza enorme sul reddito netto: i medici liberi professionisti, grazie al coefficiente di redditività del 78% e all’imposta sostitutiva agevolata, sono tra le categorie che possono beneficiare di più del regime forfettario.

    In questa guida trovi tutto quello che serve sapere: dall’iscrizione all’Ordine dei Medici alla gestione dell’ENPAM, dalle regole del Sistema TS alle spese deducibili. Se hai già la specializzazione e stai per avviare l’attività in libera professione, oppure sei un medico dipendente che vuole aprire una partita IVA per le guardie mediche o le consulenze private, questa è la lettura giusta.

    Indice dei contenuti

    1. Codice ATECO per Medico: 86.21.00 e le Varianti
    2. ENPAM 2026: Quota A (Contributo Fisso) e Quota B (Proporzionale)
    3. Regime Forfettario per Medici: Coefficiente 78% e Imposta Sostitutiva
    4. Sistema TS (Tessera Sanitaria): Obbligo, Esclusione e Fatturazione
    5. Adempimenti per Aprire la Partita IVA da Medico
    6. Spese Deducibili per il Medico con Partita IVA
    7. Convenienza del Regime Forfettario per i Medici nel 2026
    8. Domande Frequenti sulla Partita IVA Medico

    Codice ATECO per Medico: 86.21.00 e le Varianti

    Il codice ATECO identifica l’attività economica svolta e viene utilizzato dall’Agenzia delle Entrate, dall’INPS e da tutti gli enti previdenziali per classificare la tua professione. Per i medici il codice principale è il 86.21.00 – Attività di medicina generale (classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° aprile 2025), che si applica ai medici di medicina generale, ai medici di guardia medica e, in generale, a chi esercita la medicina non specialistica in forma libero-professionale.

    Esistono però varianti importanti in base alla specializzazione. Se sei un chirurgo, uno specialista o un dermatologo che esercita in forma indipendente, il codice corretto è 86.22.02 – Altre attività di medicina specialistica svolte da medici specialisti indipendenti (nella vecchia classificazione ATECO 2007 era l’86.22.09). Attenzione: in ATECO 2025 il codice 86.22.01 identifica i trattamenti di chirurgia estetica, non la medicina generale. Le strutture con più professionisti (poliambulatori) hanno invece codici dedicati, da verificare in base all’attività svolta. Per gli odontoiatri esiste invece un codice dedicato, il 86.23.00.

    Come si sceglie il codice corretto? Segui questa regola pratica:

    • Medico di medicina generale o guardia medica → 86.21.00
    • Medico specialista (cardiologo, dermatologo, ortopedico, ecc.) → 86.22.02
    • Odontoiatra / dentista → 86.23.00
    • Struttura ambulatoriale con più professionisti → codici dedicati alle strutture, da verificare caso per caso

    Il codice ATECO incide anche sul coefficiente di redditività del regime forfettario (ne parliamo nella sezione dedicata): per tutti i codici 86.xx il coefficiente è del 78%, uno dei più alti tra le categorie agevolate. Questo significa che il reddito imponibile viene calcolato su una quota più ampia dei ricavi rispetto, ad esempio, al commercio.

    Puoi verificare il codice ATECO corretto oppure affidarti al CAF Centro Fiscale di Udine per l’apertura della partita IVA medico con tutta la documentazione in regola fin dall’inizio.

    ENPAM 2026: Quota A (Contributo Fisso) e Quota B (Proporzionale)

    L’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale di riferimento per tutti i medici iscritti all’Ordine. È la cassa più grande tra quelle dei liberi professionisti italiani, con oltre 350.000 iscritti. L’iscrizione è obbligatoria per i medici che esercitano la libera professione, indipendentemente dal regime fiscale scelto.

    Il sistema previdenziale ENPAM si articola in due componenti principali: la Quota A, che è un contributo fisso annuale, e la Quota B, che è proporzionale al reddito libero professionale.

    ENPAM Quota A 2026: il Contributo Fisso per Fascia d’Età

    La Quota A ENPAM è un contributo fisso dovuto da tutti gli iscritti, il cui importo varia in base alla fascia d’età. È il contributo di base che garantisce la copertura previdenziale minima. Per il 2026 gli importi aggiornati sono i seguenti:

    • Studenti universitari iscritti all’Ordine: 152,37 euro annui
    • Medici fino a 30 anni: 304,73 euro annui
    • Da 30 a 35 anni: 591,47 euro annui
    • Da 35 a 40 anni: 1.109,92 euro annui
    • Oltre 40 anni: 2.049,83 euro annui

    A questi importi si aggiunge il contributo di maternità di 84,26 euro annui, uguale per tutti gli iscritti. La scadenza per il versamento della Quota A è il 30 aprile di ogni anno. Il pagamento avviene tramite bollettini o MAV inviati direttamente dall’ENPAM.

    Un aspetto importante: la Quota A è dovuta anche dai medici dipendenti che non svolgono libera professione, come contributo anagrafico minimo di partecipazione alla Fondazione.

    ENPAM Quota B 2026: il Contributo Proporzionale al Reddito

    La Quota B ENPAM è il contributo proporzionale al reddito derivante dalla libera professione medica. Si applica a tutto il reddito professionale dichiarato, non solo alla parte eccedente un minimale. Per il 2026 le aliquote sono:

    • Aliquota piena: 19,5% sul reddito libero-professionale fino a 150.000 euro
    • Aliquota di solidarietà: 1% sulla parte di reddito eccedente i 150.000 euro
    • Aliquota dimezzata: 9,75%, su domanda, per i medici iscritti ad altra previdenza obbligatoria o pensionati (ad esempio i medici dipendenti SSN che svolgono anche libera professione)
    • Aliquota ridotta: 2% solo per i tirocinanti del corso di formazione in Medicina generale e per i redditi da attività intramoenia ed equiparata

    Il reddito da dichiarare all’ENPAM è quello derivante esclusivamente dall’attività libero-professionale: guardie mediche private, visite in studio, consulenze, ecc. La dichiarazione si presenta tramite il Modello D ENPAM, con scadenza al 31 luglio di ogni anno. Il versamento dei contributi Quota B parte dal 31 ottobre, in un’unica soluzione o a rate.

    Un vantaggio rilevante: i contributi versati all’ENPAM (sia Quota A che Quota B) sono integralmente deducibili dal reddito nella dichiarazione dei redditi, anche per chi è in regime forfettario. Questo riduce il reddito imponibile complessivo e abbassa le imposte dovute.

    Hai dubbi su come calcolare i tuoi contributi ENPAM o come compilare il Modello D? Il team del CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella gestione fiscale dei professionisti sanitari: contattaci per un preventivo personalizzato.

    Regime Forfettario per Medici: Coefficiente 78% e Imposta Sostitutiva

    Il regime forfettario è la scelta fiscale più vantaggiosa per molti medici liberi professionisti nel 2026, soprattutto nelle fasi iniziali dell’attività. Funziona in modo semplice: non paghi l’IRPEF ordinaria con i suoi scaglioni progressivi, ma una imposta sostitutiva unica molto più bassa.

    Ecco come funziona nel concreto per i medici. Il reddito imponibile non è calcolato sulle spese effettivamente sostenute (come nel regime ordinario), ma viene determinato applicando ai tuoi compensi lordi un coefficiente di redditività del 78%. Questo significa che, per definizione, il 22% dei tuoi ricavi è considerato “spesa” (forfettizzata), e le tasse le paghi solo sul restante 78%.

    Come si Calcolano le Tasse con il Forfettario per i Medici

    Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che il medico Marco, specialista ortopedico, abbia incassato 60.000 euro di compensi in un anno:

    • Reddito imponibile: 60.000 × 78% = 46.800 euro
    • Imposta sostitutiva al 15%: 46.800 × 15% = 7.020 euro
    • Imposta sostitutiva al 5% (se attività nuova, primi 5 anni): 46.800 × 5% = 2.340 euro

    A questa imposta si aggiungono i contributi ENPAM (Quota A + Quota B), che come abbiamo visto sono deducibili. L’aliquota al 5% si applica per le nuove attività nei primi cinque anni, a condizione che il medico non abbia esercitato la stessa attività libero-professionale nei tre anni precedenti.

    Per accedere al regime forfettario occorre rispettare il limite di ricavi di 85.000 euro annui. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo (o immediatamente se supera i 100.000 euro). Un altro requisito importante: il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non deve superare i 35.000 euro (soglia elevata dalla Legge di Bilancio 2025).

    Per approfondire tutti i requisiti e i limiti, puoi leggere la nostra guida completa al regime forfettario 2026.

    Medico Dipendente con Partita IVA Forfettaria: Si Può?

    Molti medici si chiedono se possono aprire la partita IVA in regime forfettario pur lavorando come dipendenti del SSN (Servizio Sanitario Nazionale). La risposta è sì, ma con attenzione. Il regime forfettario è compatibile con il lavoro dipendente a patto che il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superi i 35.000 euro. Per un medico dipendente del SSN a tempo pieno, questo limite viene quasi sempre superato.

    In questo caso, il medico dipendente che vuole esercitare anche la libera professione (guardie mediche private, visite a pagamento, consulenze) deve aprire la partita IVA in regime ordinario. All’ENPAM potrà chiedere di versare la Quota B con l’aliquota dimezzata del 9,75% (invece del 19,5%), proprio perché ha già una copertura previdenziale tramite la dipendenza; sui redditi da attività intramoenia si applica invece il 2%.

    Se invece sei un medico precario, un tirocinante o hai un contratto part-time con reddito sotto i 35.000 euro, il forfettario potrebbe essere la scelta giusta. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a fare il calcolo di convenienza preciso per la tua situazione specifica.

    Sistema TS (Tessera Sanitaria): Obbligo, Esclusione e Fatturazione

    Il Sistema TS (Tessera Sanitaria) è il sistema telematico gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che permette ai professionisti sanitari di trasmettere al Fisco le spese mediche sostenute dai loro pazienti. Queste informazioni vengono usate per la precompilazione del modello 730.

    Per i medici liberi professionisti, il Sistema TS crea una situazione particolare e spesso fonte di confusione riguardo alla fatturazione elettronica. Puoi approfondire la gestione del sistema con la nostra guida al software di fatturazione elettronica per sanitari e Sistema TS.

    L’Obbligo di Invio Dati al Sistema TS

    I medici e tutti i professionisti sanitari che emettono ricevute o fatture per prestazioni sanitarie a persone fisiche sono obbligati a trasmettere i dati delle spese al Sistema TS entro il mese successivo all’incasso. La trasmissione avviene tramite il portale del Sistema TS con le credenziali ottenute al momento dell’abilitazione.

    I dati trasmessi comprendono: codice fiscale del paziente, data della prestazione, importo pagato e tipo di prestazione. Questo sistema è stato introdotto proprio per alimentare il 730 precompilato e ridurre gli errori nella detraibilità delle spese mediche.

    Un dettaglio pratico rilevante: il Sistema TS va usato per le prestazioni verso persone fisiche (pazienti privati). Non si applica alle prestazioni verso enti, ASL, ospedali o aziende.

    Fatturazione Elettronica per Medici: L’Eccezione TS

    Qui sta il punto più delicato per i medici. A differenza degli altri professionisti, i medici hanno una esenzione dall’obbligo di fattura elettronica per le prestazioni sanitarie verso persone fisiche che hanno esercitato il diritto di opposizione alla trasmissione dei dati al Sistema TS.

    In pratica, quando un paziente si oppone alla trasmissione delle sue spese sanitarie al Fisco (un diritto garantito dalla normativa sulla privacy), il medico non invia i dati al Sistema TS e non emette fattura elettronica tramite SDI per quella prestazione (ma una ricevuta o fattura cartacea).

    Per le prestazioni verso pazienti che non si oppongono, invece, vige l’obbligo di trasmissione al Sistema TS (che sostituisce di fatto l’obbligo di fattura elettronica verso privati). Per le prestazioni verso soggetti IVA (es. aziende, studi associati), vale invece la regola ordinaria della fattura elettronica tramite SDI.

    Adempimenti per Aprire la Partita IVA da Medico

    Aprire la partita IVA medico nel 2026 richiede una serie di adempimenti che vanno completati in un ordine preciso. Non basta la sola apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate: ci sono iscrizioni ad enti, ordini e registri che vanno fatte in parallelo. Ecco il percorso completo.

    Il primo passo è ovviamente la laurea in Medicina e Chirurgia e il superamento dell’esame di Stato. Questi sono requisiti abilitanti senza cui non è possibile esercitare la professione. Una volta ottenuta l’abilitazione, si procede con questi passaggi:

    • Iscrizione all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO) della provincia in cui si intende esercitare. L’iscrizione all’Ordine è obbligatoria per legge per chiunque voglia esercitare la professione medica.
    • Apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate, con la scelta del codice ATECO corretto (86.21.00 per la medicina generale, 86.22.02 per gli specialisti indipendenti) e del regime fiscale.
    • Iscrizione all’ENPAM, che avviene automaticamente tramite comunicazione dell’Ordine dei Medici. Tuttavia, è utile verificare l’avvenuta iscrizione e attivarsi per ricevere i bollettini della Quota A.
    • Abilitazione al Sistema TS sul portale del MEF, per poter trasmettere i dati delle spese sanitarie dei pazienti.
    • Comunicazione all’ASL di riferimento per l’apertura dello studio medico (se si apre un ambulatorio), con eventuali adempimenti SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) comunali per la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).

    Se lo studio medico richiede apparecchiature particolari (es. RX, ecografi), potrebbero essere necessarie ulteriori autorizzazioni sanitarie regionali. Il percorso burocratico è complesso: il CAF Centro Fiscale di Udine ti guida in tutti gli adempimenti fiscali e previdenziali, sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

    Spese Deducibili per il Medico con Partita IVA

    La gestione fiscale delle spese è uno degli aspetti più rilevanti per la convenienza economica della partita IVA medico. In regime ordinario, il medico può dedurre le spese effettivamente sostenute per l’attività professionale; in regime forfettario, invece, le spese sono forfettizzate tramite il coefficiente del 78% (e quindi non si deducono le spese analiticamente, ma si beneficia della forfettizzazione).

    Per chi è in regime ordinario, le principali categorie di spese deducibili sono:

    • Affitto dello studio medico o quota dell’immobile di proprietà adibita a studio (calcolata pro quota)
    • Attrezzature mediche e strumentazione: fonendoscopio, elettrocardiografo, ecografo, tavolo operatorio, lampade, autoclavi per sterilizzazione. Le attrezzature con valore superiore a 516,46 euro si ammortizzano in più anni.
    • Materiale di consumo: guanti, mascherine, siringhe, materiale da medicazione
    • Software gestionale e Sistema TS: abbonamenti a software per la gestione dello studio, la fatturazione elettronica e l’invio dati al Sistema TS
    • Spese di aggiornamento professionale: corsi ECM (Educazione Continua in Medicina), congressi, abbonamenti a riviste scientifiche
    • Assicurazione professionale RC Medici: obbligatoria per legge, integralmente deducibile
    • Compensi a collaboratori: segretaria, infermiere, receptionist (nei limiti previsti)

    Un capitolo a parte meritano i contributi ENPAM: Quota A e Quota B sono deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal regime fiscale. Questo vale anche per i forfettari, che pur non deducendo le spese analitiche possono dedurre i contributi previdenziali obbligatori. Anche il conto corrente dedicato all’attività professionale è consigliato per separare le spese personali da quelle professionali: puoi confrontare le opzioni nella nostra guida ai conti business per medici e sanitari 2026.

    Convenienza del Regime Forfettario per i Medici nel 2026

    Il regime forfettario conviene davvero a un medico? La risposta dipende dalla situazione specifica, ma in molti casi la risposta è sì, soprattutto nelle fasi iniziali della carriera libero-professionale. Vediamo perché.

    Con il forfettario al 15% (o al 5% per i primi cinque anni di nuova attività), il medico paga le imposte solo sul 78% dei compensi. Nel regime IRPEF ordinario, invece, ogni euro di reddito professionale è soggetto agli scaglioni IRPEF (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro), più le addizionali regionali e comunali.

    Quando il Forfettario Non Conviene per i Medici

    Il regime forfettario ha dei limiti che possono renderlo meno conveniente in alcuni casi specifici:

    • Spese reali molto alte: se il medico ha spese effettive superiori al 22% forfettizzato (attrezzature costose, affitto di studio in zona centrale, personale), nel regime ordinario potrebbe dedurre di più e pagare meno imposte.
    • Ricavi vicini o superiori a 85.000 euro: avvicinarsi al limite comporta il rischio di uscire dal regime. Con ricavi tra 80.000 e 85.000 euro, meglio pianificare con attenzione.
    • Medici dipendenti SSN con reddito da lavoro sopra 35.000 euro: come già detto, in questo caso il forfettario non è accessibile.
    • Perdite nei primi anni: il forfettario non permette di portare avanti le perdite dei primi anni come nel regime ordinario.

    In ogni caso, la valutazione di convenienza va fatta sulla base dei numeri reali del singolo medico. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre una consulenza personalizzata per aiutarti a scegliere il regime fiscale più vantaggioso per la tua situazione. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia. Leggi anche la nostra guida completa al regime forfettario 2026 per un confronto dettagliato.

    Domande Frequenti sulla Partita IVA Medico

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


    Apri la Partita IVA da Medico con il CAF Centro Fiscale

    Hai bisogno di assistenza per aprire o gestire la partita IVA da medico nel 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione con un team specializzato nella fiscalità dei professionisti sanitari. Il servizio è disponibile sia in ufficio presso Viale Giuseppe Tullio 13 a Udine, sia online in tutta Italia.

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      Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 10:44:002026-09-27 19:11:13Aprire Partita IVA Medico 2026: ATECO 86.21.00, ENPAM Quota A/B e Sistema TS
      Finanza & Servizi, Medici e Odontoiatri, Polizze Professionisti, Professionisti Sanitari

      Polizza RC medico: massimali e costi nel 2026

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Polizza RC medico: massimali e costi nel 2026

      La polizza RC medico e’ l’assicurazione per la responsabilita’ civile professionale obbligatoria per tutti i medici e professionisti sanitari che esercitano la propria attivita’ in Italia. Con l’entrata in vigore della Legge Gelli-Bianco (Legge 24/2017) e del successivo DM Salute 15 settembre 2023 n. 232, i massimali minimi e le clausole obbligatorie sono stati ridefiniti in modo organico.

      Questo articolo analizza i massimali RC medico 2026, le coperture obbligatorie (tail coverage decennale, retroattivita’), i costi orientativi per le diverse specialita’ e i link alle guide del nostro hub Polizze Professionali e Sanitari.

      Quadro normativo: Legge Gelli e DM 232/2023

      Il sistema assicurativo obbligatorio per i sanitari in Italia si basa su due pilastri normativi:

      • Legge 8 marzo 2017 n. 24 (Gelli-Bianco): introduce l’obbligo assicurativo per tutte le strutture sanitarie e per i professionisti che esercitano in forma autonoma; istituisce il Fondo di Garanzia per i danneggiati; prevede la responsabilita’ contrattuale delle strutture e quella extracontrattuale dei singoli professionisti
      • DM Salute 15 settembre 2023 n. 232 (in vigore dal 16 novembre 2023): il decreto attuativo che fissa i requisiti minimi dei contratti assicurativi, i massimali obbligatori e le clausole irrinunciabili (retroattivita’, postuma decennale, tail coverage)

      I medici dipendenti di strutture pubbliche o private sono coperti dalla polizza aziendale della struttura, ma devono comunque dotarsi di copertura personale integrativa per l’attivita’ libero-professionale svolta fuori dalla struttura.

      Massimali RC medico obbligatori per il 2026

      Il DM 232/2023 stabilisce i massimali minimi che ogni polizza RC medico deve garantire. I valori indicati nel decreto sono espressi per sinistro e per anno di polizza:

      Categoria di professionistaMassimale minimo per sinistroMassimale annuo
      Medico libero professionista (specialita’ a basso rischio)500.000 euro1.000.000 euro
      Medico libero professionista (specialita’ ad alto rischio: chirurgia, ostetricia, anestesia)1.000.000 euro2.000.000 euro
      Struttura sanitaria (clinica, studio associato)2.000.000 euro per sinistroda definire contrattualmente

      Fonte: DM Salute 15 settembre 2023 n. 232. Le compagnie assicurative possono offrire massimali superiori. Si consiglia sempre di verificare i massimali specifici con il proprio broker o consulente assicurativo, poiche’ il mercato assicurativo 2026 offre prodotti con massimali piu’ elevati rispetto ai minimi di legge.

      Clausola tail coverage: cos’e’ e perche’ e’ obbligatoria

      Il tail coverage (o “postuma decennale”) e’ una delle clausole piu’ importanti della polizza RC medico e spesso la meno compresa dai professionisti al momento della stipula.

      La polizza medica e’ di tipo claims made: copre i sinistri per i quali la richiesta di risarcimento viene fatta durante la vigenza della polizza, indipendentemente da quando e’ avvenuto il fatto. Questo crea un rischio: se il medico cambia compagnia o cessa l’attivita’, le richieste di risarcimento per eventi passati (che arrivano spesso anni dopo) potrebbero non essere coperte.

      Il DM 232/2023 risolve il problema rendendo obbligatoria:

      • Retroattivita’ illimitata (o almeno decennale): la polizza copre eventi avvenuti anche prima della stipula, fino a 10 anni addietro, se la richiesta di risarcimento arriva durante la vigenza
      • Postuma decennale (tail coverage): in caso di cessazione della polizza (chiusura studio, pensionamento, cambio compagnia), la copertura si estende per 10 anni per i sinistri relativi ad attivita’ svolte durante la vigenza della polizza

      Il costo del tail coverage e’ spesso pari a 2-3 annualita’ del premio. Alcune compagnie lo includono nel contratto; altre lo offrono come opzione aggiuntiva.

      Costi orientativi della polizza RC medico nel 2026

      I costi della polizza RC medico variano significativamente in base alla specialita’, all’anzianita’ di carriera, al regime (dipendente/libero professionista) e alla compagnia assicurativa. I valori seguenti sono puramente orientativi e non sostituiscono un preventivo personalizzato:

      Specialita’Premio annuo indicativoRischio
      Medico di base / MMG800 – 2.500 euro/annoBasso
      Dermatologo, Oculista, Psichiatria1.000 – 3.000 euro/annoMedio-basso
      Chirurgo generale3.000 – 8.000 euro/annoAlto
      Ostetrico/Ginecologo5.000 – 15.000 euro/annoMolto alto
      Anestesista4.000 – 12.000 euro/annoAlto

      Valori indicativi di mercato per il 2026. Il premio effettivo dipende da massimale scelto, franchigia, retroattivita’, sinistri pregressi e compagnia. Richiedi sempre almeno 3 preventivi comparati.

      Come scegliere la polizza RC medico nel 2026

      Per scegliere correttamente la polizza RC medico occorre valutare:

      1. Massimale adeguato alla specialita’: non limitarsi al minimo di legge per specialita’ ad alto rischio (ostetricia, chirurgia). Un sinistro grave con danno permanente puo’ superare facilmente il milione di euro
      2. Retroattivita’ coperta: verificare che il contratto includa retroattivita’ decennale o illimitata, non solo dalla data di stipula
      3. Tail coverage di almeno 10 anni: esigere il rispetto del DM 232/2023
      4. Franchigia: alcune polizze hanno franchigie elevate (5.000-20.000 euro) che abbassano il premio ma aumentano l’esposizione personale in caso di sinistri minori
      5. Tutela legale inclusa: molte polizze includono o prevedono come opzione la difesa penale (importante per i procedimenti da malpractice)

      Polizza CNF collettiva per avvocati: il parallelo con i medici

      Come i medici hanno i massimali del DM 232/2023, gli avvocati hanno la polizza RC professionale obbligatoria prevista dal D.L. 138/2011 e dal Regolamento CNF. Le logiche di tail coverage e retroattivita’ sono simili. Per saperne di piu’, consulta la nostra guida dedicata alla RC professionale avvocati 2026.

      Guida completa per i Sanitari: il nostro hub

      Questa guida si inserisce nel nostro hub dedicato ai professionisti sanitari, dove trovi risorse su regime forfettario, casse previdenziali e apertura della P.IVA per medici, infermieri, logopedisti, nutrizionisti, osteopati e fisioterapisti.

      FAQ: domande frequenti sulla RC medico

      La polizza RC medico e’ obbligatoria anche per i medici dipendenti?

      I medici dipendenti sono coperti dalla polizza della struttura per l’attivita’ istituzionale. Tuttavia, se esercitano anche attivita’ libero-professionale intramoenia o extramoenia, devono dotarsi di copertura personale per quella parte di attivita’.

      Cosa succede se un medico non ha la polizza?

      La Legge Gelli prevede sanzioni per i professionisti privi di copertura assicurativa. Inoltre, in caso di sinistro, il medico non assicurato risponde con il proprio patrimonio personale senza limiti di massimale.

      Il tail coverage e’ incluso nel premio annuo?

      Dipende dalla polizza. Alcune compagnie lo includono automaticamente (modello “run-off” integrato); altre lo prevedono come clausola opzionale a pagamento separato. Verificare attentamente le condizioni contrattuali prima della firma.

      Posso dedurre il premio della polizza RC medico?

      Si’. I premi assicurativi per la RC professionale sono un costo deducibile dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Per i medici in regime forfettario, la deducibilita’ e’ gia’ incorporata nel coefficiente di redditivita’; per chi e’ in regime ordinario, il premio e’ deducibile come spesa professionale.

      Conclusione

      La polizza RC medico nel 2026 non e’ piu’ facoltativa: i massimali del DM 232/2023, il tail coverage decennale e la retroattivita’ sono obbligatori per legge. Scegliere una polizza adeguata alla propria specialita’ e al proprio profilo di rischio e’ un investimento fondamentale per la protezione patrimoniale del professionista sanitario.

      Per un confronto personalizzato tra le offerte disponibili nel 2026, ti consigliamo di rivolgerti a un broker assicurativo specializzato in polizze professionali sanitarie.

      Luglio 15, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-15 08:30:002026-06-02 08:13:08Polizza RC medico: massimali e costi nel 2026
      Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

      Fatturazione Elettronica per Odontoiatri 2026: Differenze dal Dentista, Iscrizione Albo, Sistema TS

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      La fatturazione odontoiatra 2026 presenta caratteristiche specifiche che la distinguono nettamente da quella di altre professioni sanitarie. Tra iscrizione all’Albo CAO, contributi ENPAM, invio al Sistema Tessera Sanitaria e divieto di fatturazione elettronica via SdI per le prestazioni a privati, l’odontoiatra deve gestire un quadro adempimenti complesso. In questa guida analizziamo tutto quello che serve sapere sulla fatturazione odontoiatra 2026, dalle differenze rispetto al dentista tradizionale fino agli esempi pratici di fattura corretta.

      Indice dei contenuti

      1. Dentista vs Odontoiatra: differenze fiscali e previdenziali
      2. Iscrizione all’Albo CAO presso l’Ordine dei Medici
      3. Regime fiscale dell’odontoiatra
      4. ENPAM 2026: Quota A e Quota B
      5. Sistema TS per odontoiatri: invio annuale dal 2026
      6. Divieto fatturazione elettronica SdI per privati
      7. Struttura della fattura odontoiatra con esempio
      8. Software di fatturazione consigliati
      9. Casi particolari: odontoiatra con doppia laurea
      10. Domande frequenti

      Dentista vs Odontoiatra: differenze fiscali e previdenziali

      Una delle prime confusioni che incontriamo riguarda la differenza tra dentista e odontoiatra. Nel linguaggio comune i due termini sono usati come sinonimi, ma sul piano professionale e fiscale esistono differenze sostanziali. L’odontoiatra è il professionista laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria (corso quinquennale), iscritto all’Albo degli Odontoiatri (CAO) presso l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Il termine “dentista” è invece l’uso colloquiale che indica chi esercita la professione, ma solo gli iscritti all’Albo CAO possono legalmente esercitare.

      Sul piano fiscale e previdenziale, le differenze emergono soprattutto nei seguenti aspetti: l’odontoiatra è sempre un professionista sanitario, soggetto agli obblighi del Sistema Tessera Sanitaria, all’iscrizione obbligatoria all’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza Medici e Odontoiatri), e al rispetto della normativa sulla privacy GDPR per i dati sanitari dei pazienti. La fatturazione odontoiatra 2026 segue quindi regole specifiche del comparto sanitario, diverse da quelle applicabili ad altri professionisti.

      • Titolo abilitante: Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria
      • Albo professionale: CAO (Commissione Albo Odontoiatri)
      • Cassa previdenziale: ENPAM (Fondo Generale Quota A + Quota B)
      • Obblighi sanitari: Sistema TS, GDPR, autorizzazioni ASL
      • Codice ATECO: 86.23.00 (Attività degli studi odontoiatrici)

      Iscrizione all’Albo CAO presso l’Ordine dei Medici

      L’iscrizione all’Albo degli Odontoiatri (CAO) è il prerequisito assoluto per poter esercitare la professione e quindi per emettere fatture. La CAO è una commissione interna all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia in cui il professionista intende esercitare. Senza iscrizione, qualsiasi prestazione odontoiatrica configurerebbe il reato di esercizio abusivo della professione ai sensi dell’art. 348 c.p.

      I documenti necessari per l’iscrizione all’Albo CAO includono: certificato di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, attestato di abilitazione all’esercizio professionale, documento d’identità in corso di validità, codice fiscale, due fotografie formato tessera e versamento della tassa di iscrizione annuale (variabile per Ordine provinciale, generalmente tra 150 e 250 euro). Una volta iscritto, il professionista riceve il numero di iscrizione all’Albo che dovrà obbligatoriamente comparire in ogni fattura emessa.

      Contestualmente all’iscrizione all’Albo, scatta l’obbligo di iscrizione all’ENPAM, che avviene in modo automatico tramite comunicazione dell’Ordine. Il neo-odontoiatra deve poi aprire la partita IVA con codice ATECO 86.23.00 presso l’Agenzia delle Entrate e iscriversi alla Camera di Commercio se esercita in forma di studio associato o societaria.

      Regime fiscale dell’odontoiatra: forfettario, ordinario o semplificato

      L’odontoiatra che apre partita IVA deve scegliere il regime fiscale più adatto alla propria situazione. Le opzioni principali sono tre: regime forfettario, regime semplificato e regime ordinario. La scelta incide direttamente sul carico fiscale, sugli adempimenti contabili e sulla modalità di fatturazione.

      Il regime forfettario è spesso conveniente per i giovani odontoiatri che iniziano l’attività. Prevede un’imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi 5 anni di nuova attività) calcolata su un reddito determinato applicando il coefficiente di redditività del 78% ai compensi incassati. Il limite di ricavi è di 85.000 euro annui. In pratica, l’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP: invece di pagare tasse separate, se ne paga una sola.

      Il regime semplificato e quello ordinario diventano invece obbligatori sopra gli 85.000 euro di ricavi o quando l’odontoiatra preferisce dedurre analiticamente tutte le spese (affitto studio, attrezzature, materiali, collaboratori). In questo caso si applicano le aliquote IRPEF ordinarie e occorre tenere una contabilità più strutturata. La scelta del regime è un passaggio delicato: il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a valutare la convenienza concreta in base ai tuoi numeri.

      ENPAM 2026: Quota A e Quota B per gli odontoiatri

      L’ENPAM è la cassa previdenziale obbligatoria per medici e odontoiatri. La contribuzione si articola in due voci: Quota A (contributo fisso a fasce di età) e Quota B (contributo proporzionale al reddito libero professionale). Conoscere gli importi ENPAM 2026 è essenziale per pianificare correttamente la fatturazione odontoiatra 2026 e gestire la liquidità.

      La Quota A è un contributo fisso annuale, suddiviso in fasce di età. Per il 2026 gli importi sono:

      • Fino a 30 anni: 152,37 euro
      • Da 30 a 34 anni: 304,73 euro
      • Da 35 a 39 anni: 591,47 euro
      • Da 40 a 44 anni: 1.109,92 euro
      • Da 45 anni in poi: 2.049,83 euro
      • Contributo maternità: 84,26 euro (aggiuntivo per tutti gli iscritti)

      La Quota B si calcola sul reddito libero professionale netto dichiarato. Per il 2026 l’aliquota è del 19,50% fino al massimale di 140.000 euro, con un’aliquota di solidarietà dell’1% sull’eccedenza. Ad esempio, un odontoiatra con reddito libero professionale di 100.000 euro paga Quota B pari a 19.500 euro; se il reddito sale a 160.000 euro, paga 27.500 euro (19,50% di 140.000 + 1% di 20.000).

      È importante ricordare che la Quota A è dovuta indipendentemente dal reddito (anche con reddito zero) ed è rateizzabile in più rate annuali. La Quota B si paga in autoliquidazione tramite Modello D (dichiarazione redditi ENPAM) entro fine luglio dell’anno successivo a quello di riferimento.

      Sistema TS per odontoiatri: invio annuale dal 2026

      Il Sistema Tessera Sanitaria (TS) è il portale gestito dal MEF tramite Sogei che raccoglie le spese sanitarie sostenute dai cittadini per la dichiarazione precompilata 730. Tutti gli odontoiatri sono obbligati a trasmettere i dati delle prestazioni erogate, indicando importo, tipologia e codice fiscale del paziente.

      La grande novità per il 2026 riguarda la cadenza dell’invio. Dopo anni di alternanza tra invio semestrale e mensile, dal 2026 il Sistema TS prevede un invio annuale unico. Tutte le fatture emesse nel corso del 2026 dovranno essere trasmesse entro il 1° febbraio 2027. Questa semplificazione riduce gli adempimenti periodici ma richiede maggiore attenzione nel monitorare scadenze e correttezza dei dati prima dell’invio finale.

      Il paziente conserva il diritto di opposizione all’invio dei propri dati al Sistema TS. In caso di opposizione (che deve essere annotata in fattura), la prestazione non viene trasmessa e non comparerà nella precompilata del paziente, che potrà comunque detrarla allegando manualmente la documentazione. La gestione corretta delle opposizioni è uno degli aspetti più delicati della fatturazione odontoiatra 2026.

      Divieto fatturazione elettronica via SdI per privati: novita permanente

      Uno degli aspetti più importanti della fatturazione odontoiatra 2026 è il divieto di fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI) per le prestazioni rese a privati cittadini. Questa misura, originariamente introdotta come temporanea per tutelare la privacy sanitaria, è stata resa permanente dal DLgs 81/2025.

      In concreto, questo significa che l’odontoiatra NON deve mai inviare allo SdI le fatture emesse verso pazienti privati, anche se ha optato per la fatturazione elettronica per altre tipologie di clienti. Le fatture verso privati vanno emesse esclusivamente in formato cartaceo o PDF, e trasmesse al Sistema TS secondo le scadenze viste sopra.

      Restano invece soggette alla normale fatturazione elettronica via SdI le prestazioni rese verso: aziende (B2B), pubblica amministrazione (B2G), cliniche e strutture sanitarie che non sono soggetti privati. In questi casi la fattura deve essere emessa in formato XML e trasmessa tramite SdI come per qualsiasi altro professionista.

      Struttura della fattura odontoiatra con esempio pratico

      La fattura odontoiatra deve contenere alcuni elementi obbligatori, alcuni comuni a tutte le fatture professionali e altri specifici del settore sanitario. Vediamo la struttura completa con un esempio pratico.

      • Intestazione professionista: nome, cognome, indirizzo studio, partita IVA, codice fiscale
      • Numero iscrizione Albo CAO e Ordine di appartenenza
      • Dati paziente: nome, cognome, indirizzo, codice fiscale
      • Numero progressivo fattura e data emissione
      • Descrizione prestazione: visita, otturazione, devitalizzazione, protesi, ecc.
      • Importo e modalità di pagamento
      • Esenzione IVA art. 10 DPR 633/72 (prestazioni sanitarie)
      • Marca da bollo da 2 euro per importi superiori a 77,47 euro
      • Eventuale annotazione opposizione TS da parte del paziente

      Ecco un esempio pratico: l’odontoiatra Marco Rossi (P.IVA 01234567890, iscritto Albo CAO Udine n. 1234) emette fattura n. 45/2026 del 15 giugno 2026 alla paziente Anna Bianchi (CF BNCNNA80A41L483K) per una devitalizzazione di 350 euro. La fattura sarà esente IVA ex art. 10 DPR 633/72, con marca da bollo da 2 euro (importo > 77,47 euro), e dovrà essere trasmessa al Sistema TS entro il 1° febbraio 2027. Se la paziente si oppone all’invio, l’odontoiatra annota in fattura: “Il paziente ha manifestato opposizione all’invio dei dati al Sistema TS”.

      Software di fatturazione consigliati per odontoiatri

      La scelta del software di fatturazione giusto fa la differenza tra una gestione fluida e mille grattacapi. Per gli odontoiatri il software deve gestire correttamente: emissione fatture cartacee/PDF per privati, fatture elettroniche XML per aziende, integrazione con il Sistema TS, gestione opposizioni, archiviazione decennale, e idealmente anche scadenziario pagamenti e remind ai pazienti.

      Tra le soluzioni pensate per i professionisti sanitari segnaliamo Fatturazione Italia, una piattaforma cloud italiana che gestisce nativamente la fatturazione sanitaria: ai pazienti fatture in PDF senza SDI, alle strutture fatture elettroniche via SDI, invio al Sistema TS con un clic o in automatico ogni notte (a scelta), con variazioni, cancellazioni e gestione opposizioni paziente, esenzione IVA art. 10 DPR 633/72 e marca da bollo automatica sopra i 77,47 euro. Il Sistema TS è incluso nel piano Pro (89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa), con prova gratuita di 14 giorni senza carta. Il vantaggio principale è la semplicità d’uso anche per chi non ha competenze contabili e l’assistenza in italiano.

      Qualunque sia la tua scelta, verifica che il software sia conforme al GDPR per la gestione dei dati sanitari, che offra backup automatici e che mantenga le fatture in conservazione sostitutiva a norma per i 10 anni richiesti dalla normativa.

      Casi particolari: odontoiatra con doppia laurea medico-chirurgo

      Un caso particolare riguarda i professionisti con doppia laurea: medico chirurgo e odontoiatra. Questi professionisti, abilitati ad entrambe le professioni, possono essere iscritti contemporaneamente all’Albo dei Medici Chirurghi e all’Albo degli Odontoiatri (CAO), ma con regole specifiche sulla contribuzione ENPAM e sulla fatturazione.

      Sul fronte previdenziale ENPAM, il professionista con doppia iscrizione versa una sola Quota A (quella più favorevole o quella corrispondente all’attività prevalente), mentre la Quota B si calcola sul reddito complessivo derivante da entrambe le attività. È quindi importante mantenere una contabilità separata tra le prestazioni mediche e quelle odontoiatriche per documentare correttamente i redditi.

      Sul fronte fiscale, il professionista può emettere fatture indicando l’iscrizione all’Albo competente per la specifica prestazione: una visita medica generale richiama l’iscrizione all’Ordine dei Medici, una devitalizzazione richiama l’iscrizione CAO. Per evitare errori e ottimizzare la fatturazione odontoiatra 2026 in casi così particolari, è fondamentale affidarsi a un commercialista o a un CAF con esperienza specifica nel settore sanitario.

      Domande frequenti sulla fatturazione odontoiatra 2026

      L’odontoiatra deve emettere fattura elettronica via SdI?

      No, per le prestazioni rese a pazienti privati è vietato l’invio della fattura allo SdI. Il divieto, introdotto a tutela della privacy sanitaria, è stato reso permanente dal DLgs 81/2025. Le fatture verso privati vanno emesse in cartaceo o PDF e trasmesse al Sistema TS. Solo le fatture verso aziende, PA e altre strutture sanitarie vanno inviate via SdI.

      Quando va inviato il Sistema TS nel 2026?

      Dal 2026 il Sistema TS prevede invio annuale unico. Tutte le prestazioni del 2026 vanno trasmesse entro il 1° febbraio 2027. Questa cadenza annuale sostituisce le precedenti scadenze semestrali o mensili, semplificando gli adempimenti ma richiedendo maggiore attenzione nella verifica finale dei dati.

      Quanto si paga di ENPAM Quota A nel 2026?

      La Quota A 2026 varia per fascia d’età: 152,37 euro fino a 30 anni, 304,73 euro da 30 a 34 anni, 591,47 euro da 35 a 39 anni, 1.109,92 euro da 40 a 44 anni, 2.049,83 euro dai 45 anni. A questi importi si aggiunge il contributo maternità di 84,26 euro per tutti gli iscritti.

      L’odontoiatra in regime forfettario applica IVA?

      No, né in regime forfettario né in regime ordinario. Le prestazioni sanitarie sono esenti IVA ex art. 10 DPR 633/72, indipendentemente dal regime fiscale. L’odontoiatra deve sempre indicare in fattura tale esenzione e applicare la marca da bollo da 2 euro per fatture superiori a 77,47 euro.

      Cosa succede se il paziente si oppone all’invio al Sistema TS?

      Se il paziente esercita il diritto di opposizione, l’odontoiatra deve annotare l’opposizione in fattura e non trasmettere i dati al Sistema TS. La prestazione non comparerà nella precompilata del paziente, che potrà comunque detrarla allegando la documentazione cartacea alla dichiarazione redditi. È buona prassi conservare evidenza scritta dell’opposizione manifestata.

      Conclusione: affidati al CAF Centro Fiscale

      La fatturazione odontoiatra 2026 richiede attenzione a un quadro normativo complesso: Sistema TS con scadenza annuale al 1° febbraio 2027, divieto SdI permanente per privati, contributi ENPAM Quota A e Quota B, esenzione IVA, marca da bollo e gestione delle opposizioni. Un errore in qualsiasi di questi adempimenti può costare sanzioni significative.

      Hai bisogno di assistenza per la fatturazione odontoiatra 2026, la scelta del regime fiscale o la gestione ENPAM? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per una consulenza dedicata.

      Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-29 09:00:002026-10-12 07:57:00Fatturazione Elettronica per Odontoiatri 2026: Differenze dal Dentista, Iscrizione Albo, Sistema TS
      Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

      Fatturazione Elettronica per Dentisti 2026: Sistema TS, Listino e Prima Visita

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      La fatturazione dentista 2026 presenta novità importanti che ogni odontoiatra libero professionista deve conoscere. Dal nuovo regime annuale del Sistema Tessera Sanitaria al divieto permanente di fattura elettronica per le prestazioni sanitarie ai privati, passando per gli adempimenti ENPAM e la gestione del listino prestazioni, il quadro normativo è cambiato in modo strutturale grazie al DLgs 81/2025.

      In questa guida completa analizziamo tutti gli aspetti fiscali e contributivi che riguardano lo studio dentistico nel 2026: dal regime fiscale più conveniente alle modalità di trasmissione dei dati al Sistema TS, dalla corretta applicazione del bollo da 2 euro alla scelta del software di fatturazione più adatto. Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nell’assistenza ai professionisti sanitari e accompagna i dentisti in ogni adempimento.

      Indice dei contenuti

      1. Il regime fiscale del dentista nel 2026
      2. Sistema TS per dentisti: cosa trasmettere
      3. Divieto SdI prestazioni sanitarie ai privati
      4. Listino prestazioni del dentista
      5. Prima visita: come fatturarla
      6. Bollo 2 euro sopra 77,47 euro
      7. Software fatturazione consigliati per dentisti
      8. ENPAM Quota A e Quota B 2026
      9. Domande frequenti

      Il regime fiscale del dentista nel 2026

      La scelta del regime fiscale è il primo passo nella corretta gestione della fatturazione dentista 2026. L’odontoiatra libero professionista può optare per due strade: il regime forfettario oppure il regime ordinario. La scelta dipende da diversi fattori, tra cui il volume dei ricavi, la presenza di collaboratori e la possibilità di dedurre i costi dello studio.

      Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva unica che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. In parole semplici: invece di pagare più imposte separate, paghi una sola tassa con aliquota agevolata. Per i dentisti, il coefficiente di redditività applicabile è del 78%, che rappresenta la percentuale dei ricavi considerata reddito imponibile. Ad esempio, se Marco incassa 70.000 euro, il reddito imponibile sarà di 54.600 euro (70.000 x 78%).

      I principali requisiti per il regime forfettario dentisti 2026 sono:

      • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
      • Spese per personale dipendente entro 20.000 euro
      • Assenza di partecipazioni di controllo in società di persone
      • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente

      L’aliquota dell’imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività in caso di nuova partita IVA. Il regime ordinario, invece, è conveniente per gli studi dentistici strutturati con elevati costi (affitto locali, attrezzature, materiali, collaboratori) che superano la deduzione forfettaria del 22%. Il CAF Centro Fiscale di Udine analizza la situazione specifica di ogni dentista per individuare il regime più vantaggioso.

      Sistema TS per dentisti: cosa trasmettere

      Una delle novità più importanti per la fatturazione dentista 2026 riguarda il Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS). Dal 2025 la trasmissione dei dati delle spese sanitarie è passata da semestrale ad annuale: i dentisti devono trasmettere tutte le fatture emesse nell’anno precedente entro il 31 gennaio dell’anno successivo. Per i dati relativi al 2025, la scadenza ordinaria del 31 gennaio 2026 slitta al 2 febbraio 2026 perché cade di sabato.

      Il Sistema TS è la piattaforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze che raccoglie i dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini. Questi dati confluiscono poi nella dichiarazione dei redditi precompilata, dove vengono automaticamente inseriti come spese detraibili al 19%. La trasmissione non è facoltativa: è un obbligo di legge per tutti i dentisti.

      Cosa deve essere trasmesso al Sistema TS

      • Codice fiscale del paziente
      • Data del documento fiscale
      • Tipologia di spesa (con codice specifico per le prestazioni odontoiatriche)
      • Importo complessivo della prestazione
      • Eventuale presenza di opposizione del paziente al trattamento dei dati

      Il paziente ha sempre il diritto di opposizione: può chiedere che la fattura non venga trasmessa al Sistema TS. In quel caso, lo studio dentistico deve apporre sulla fattura la dicitura specifica e conservare la richiesta scritta. La mancata, tardiva o errata trasmissione comporta una sanzione di 100 euro per ogni comunicazione, con un tetto massimo di 50.000 euro. È ammessa una correzione entro 7 giorni dalla scadenza ordinaria senza penalità.

      Per evitare errori che possono costare cari, molti dentisti scelgono di affidarsi a un CAF specializzato come il Centro Fiscale di Udine, che gestisce l’intera procedura di trasmissione al Sistema TS dentisti 2026.

      Divieto SdI prestazioni sanitarie ai privati

      Una svolta storica della fatturazione dentista 2026 è rappresentata dal divieto permanente di emettere fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio (SdI) per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche. Fino al 2024 si trattava di una proroga rinnovata di anno in anno; con il DLgs 81/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno 2025, il divieto è diventato strutturale e permanente.

      In pratica, il dentista che fattura a un paziente privato (persona fisica) non può e non deve emettere fattura elettronica tramite SdI. La fattura va emessa in formato cartaceo o PDF (con marca da bollo elettronica quando dovuta) e i dati vanno trasmessi separatamente al Sistema TS. La motivazione principale è la tutela della privacy: le prestazioni sanitarie contengono dati sensibili che non devono passare attraverso il flusso pubblico dell’SdI.

      Quando il dentista deve emettere fattura elettronica

      Il divieto vale solo per i pazienti privati. Il dentista deve invece emettere fattura elettronica tramite SdI nei seguenti casi:

      • Fatturazione verso aziende (B2B), come prestazioni rese a un’impresa per un dipendente
      • Fatturazione verso la Pubblica Amministrazione (B2G)
      • Prestazioni non sanitarie (consulenze, perizie, attività di docenza)
      • Prestazioni rese a soggetti con partita IVA per scopi professionali

      La distinzione è cruciale: confondere i flussi comporta sanzioni e violazioni della privacy. Un errore comune è emettere fattura elettronica al paziente privato perché il software lo permette. Questo errore espone lo studio a sanzioni e procedimenti del Garante Privacy.

      Listino prestazioni del dentista

      La corretta gestione del listino prestazioni è fondamentale per una fatturazione dentista 2026 trasparente verso il paziente e conforme alla normativa. Il listino deve essere esposto in studio (in forma visibile) e ogni prestazione fatturata deve riportare in modo chiaro la descrizione, l’importo unitario e l’eventuale codice di tracciabilità per il Sistema TS.

      Esempio di listino prestazioni odontoiatriche

      • Visita odontoiatrica: 50 – 100 euro
      • Igiene dentale professionale: 60 – 120 euro
      • Otturazione: 80 – 200 euro (a seconda del materiale e della complessità)
      • Devitalizzazione: 200 – 500 euro (in base al numero di canali)
      • Estrazione semplice: 80 – 150 euro
      • Impianto dentale: 800 – 2.500 euro (per singolo elemento)
      • Corona protesica: 500 – 1.200 euro
      • Faccette in ceramica: 600 – 1.500 euro per elemento
      • Ortodonzia (apparecchio fisso): 2.500 – 5.000 euro

      Queste cifre sono indicative e variano in base alla regione, alla complessità del caso clinico e ai materiali utilizzati. La fattura deve sempre riportare la descrizione analitica delle prestazioni effettuate: una dicitura generica come cure odontoiatriche non è sufficiente per la detrazione fiscale del paziente né per la corretta trasmissione al Sistema TS.

      Inoltre, il dentista deve indicare in fattura se la prestazione è detraibile per il paziente: le spese sanitarie sono detraibili al 19% per la parte eccedente la franchigia di 129,11 euro annui. Per le prestazioni del dentista privato (non convenzionato SSN) è obbligatorio il pagamento tracciabile (bancomat, bonifico, assegno bancario) indipendentemente dall’importo, in base alla L. 160/2019 art. 1 c. 679-680: in caso contrario, il paziente perde il diritto alla detrazione.

      Prima visita: come fatturarla

      La prima visita odontoiatrica rappresenta un caso particolare nella fatturazione dentista 2026. Molti studi la offrono gratuita come servizio di accoglienza, mentre altri la fatturano normalmente. Entrambe le scelte sono legittime, ma comportano implicazioni fiscali differenti.

      Prima visita a pagamento

      Se il dentista fattura la prima visita, deve emettere regolare fattura sanitaria al paziente (in formato cartaceo o PDF, mai elettronica via SdI). La fattura va trasmessa al Sistema TS e concorre alla determinazione del reddito professionale. Tipicamente la prima visita ha un costo compreso tra 50 e 100 euro, e include un’anamnesi completa, un controllo della bocca e un preventivo per eventuali trattamenti.

      Prima visita gratuita

      Se la prima visita è offerta gratuitamente come servizio di accoglienza, non si deve emettere alcuna fattura. Tuttavia, è buona prassi consegnare al paziente un documento che attesti la visita effettuata (per fini clinici e di tracciabilità). La gratuità non genera obblighi fiscali, ma deve essere comunicata in modo chiaro al paziente per non creare aspettative errate.

      Attenzione: anche se la prima visita è gratuita, eventuali esami diagnostici aggiuntivi (radiografie, ortopantomografie) vanno fatturati separatamente se hanno un costo per lo studio.

      Bollo 2 euro sopra 77,47 euro

      Un aspetto spesso trascurato nella fatturazione dentista 2026 riguarda l’imposta di bollo. Quando il dentista emette una fattura di importo superiore a 77,47 euro in regime di esenzione IVA (come avviene per le prestazioni sanitarie), è obbligato ad apporre una marca da bollo da 2 euro sull’originale del documento.

      L’imposta di bollo è dovuta perché le prestazioni sanitarie sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/72: per compensare la mancata applicazione dell’IVA, lo Stato impone l’apposizione del bollo sui documenti di importo significativo. Il bollo può essere a carico del dentista o, più comunemente, viene addebitato al paziente indicandolo in fattura come voce separata.

      Codici tributo F24 per il bollo virtuale

      Chi sceglie il regime di bollo virtuale (versamento periodico cumulativo invece dell’apposizione fisica della marca) deve utilizzare i seguenti codici tributo F24:

      • 2521 – Bollo virtuale – rata bimestrale
      • 2522 – Bollo virtuale – acconto
      • 2523 – Bollo virtuale – interessi
      • 2524 – Bollo virtuale – sanzioni

      Il regime di bollo virtuale richiede un’autorizzazione preventiva dell’Agenzia delle Entrate ed è consigliato per studi con elevato volume di fatturazione. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste il dentista nella richiesta di autorizzazione e nella gestione periodica dei versamenti.

      Software fatturazione consigliati per dentisti

      Scegliere il giusto software di fatturazione dentista 2026 significa risparmiare tempo, evitare errori e garantire la conformità normativa. Lo studio dentistico ha esigenze particolari: gestire fatture cartacee per i pazienti privati, fatture elettroniche per le aziende, trasmettere i dati al Sistema TS, applicare correttamente il bollo. Non tutti i software generalisti coprono questi flussi in modo adeguato.

      Fatturazione Italia: la soluzione per studi sanitari

      Tra le soluzioni pensate per i professionisti sanitari segnaliamo Fatturazione Italia, un software per forfettari e figure sanitarie, compresi medici e odontoiatri. Tra le caratteristiche distintive:

      • Sistema TS integrato: trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria con un solo click o, a scelta, in automatico ogni notte, con variazioni, cancellazioni e opposizione del paziente gestite; è incluso nel piano Pro (89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa, 500 fatture)
      • Zero-config forfettari: chi è in regime forfettario trova il software già configurato senza necessità di impostazioni complesse
      • Prezzo bloccato 3 anni: la tariffa di sottoscrizione iniziale resta invariata per tre anni dal primo pagamento
      • Prova gratuita 14 giorni senza carta di credito, sul piano Pro (30 giorni con il link di invito di un collega)
      • Contributo della cassa: se lo applichi in fattura, scegli se va in aggiunta al prezzo o è già compreso, riga per riga (un rimborso spese resta fuori)
      • Cambio programma senza ricopiare: pazienti, fornitori e fatture già emesse si importano da Excel, CSV o XML; nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS
      • CAF Centro Fiscale come partner: assistenza fiscale qualificata per la gestione del regime forfettario

      Il software tiene separati i due flussi previsti dal divieto SdI: ai pazienti si emettono fatture sanitarie in PDF, senza SdI (il PDF si può mandare subito al paziente via email), mentre alle strutture e alle aziende si emettono fatture elettroniche via SdI. In anagrafica il paziente è sempre una persona fisica con codice fiscale controllato, così si evita l’errore più comune.

      Per chi cerca un’alternativa, esistono altri software di fatturazione validi sul mercato. La scelta dipende dalle dimensioni dello studio, dal volume di fatture annue e dall’integrazione con il gestionale clinico. Il CAF Centro Fiscale di Udine può consigliare la soluzione più adatta alle esigenze del singolo dentista.

      ENPAM Quota A e Quota B 2026

      Ogni dentista iscritto all’Albo è obbligatoriamente iscritto anche all’ENPAM, l’Ente Nazionale di Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri. I contributi previdenziali si dividono in due voci: la Quota A, fissa e dovuta da tutti gli iscritti, e la Quota B, proporzionale al reddito professionale.

      ENPAM Quota A 2026 per fasce di età

      La Quota A è un contributo fisso annuale che aumenta con l’età del professionista. Per il 2026 gli importi sono i seguenti:

      • Studenti universitari: 152,37 euro
      • Fino a 30 anni: 304,73 euro
      • Da 30 a 35 anni: 591,47 euro
      • Da 35 a 40 anni: 1.109,92 euro
      • Oltre 40 anni fino alla pensione: 2.049,83 euro

      A questi importi si aggiunge il contributo di maternità, adozione e interruzione di gravidanza di 84,26 euro annui, dovuto da tutti gli iscritti indipendentemente dal sesso. Il versamento della Quota A avviene tramite bollettini emessi da ENPAM con scadenza ordinaria al 30 aprile.

      ENPAM Quota B 2026

      La Quota B è il contributo previdenziale calcolato sul reddito netto da libera professione. Per il 2026 l’aliquota standard è del 19,50% sul reddito professionale fino a 150.000 euro, mentre sulla parte eccedente i 150.000 euro si applica un’aliquota ridotta dell’1%.

      Per esempio, immaginiamo che la dottoressa Bianchi, dentista libera professionista, abbia dichiarato un reddito netto di 160.000 euro. Il calcolo della Quota B sarà:

      • 150.000 x 19,50% = 29.250 euro
      • 10.000 (eccedenza) x 1% = 100 euro
      • Totale Quota B: 29.350 euro

      Su domanda è prevista un’aliquota dimezzata del 9,75% per chi è iscritto ad altra previdenza obbligatoria (ad esempio i medici dipendenti o in formazione specialistica) o è pensionato; l’aliquota ridotta del 2% è riservata invece ai redditi da attività intramoenia e ai tirocinanti del corso di formazione in Medicina generale. Il dentista deve presentare la dichiarazione del reddito ENPAM entro il 31 luglio dell’anno successivo.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine cura la presentazione della dichiarazione ENPAM e il calcolo dei contributi dovuti, evitando errori che possono comportare sanzioni e interessi di mora.

      Domande frequenti sulla fatturazione dentista 2026

      Un dentista può emettere fattura elettronica a un paziente privato?

      No. Dal 2026, grazie al DLgs 81/2025, il divieto di emissione di fattura elettronica tramite SdI verso persone fisiche per prestazioni sanitarie è diventato permanente. Il dentista deve emettere fattura cartacea o PDF al paziente privato e trasmettere i dati separatamente al Sistema TS.

      Qual è la scadenza per trasmettere i dati al Sistema TS nel 2026?

      La scadenza ordinaria è il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di emissione delle fatture. Per le spese del 2025 la scadenza slitta al 2 febbraio 2026 (il 31 gennaio cade di sabato). È possibile inviare correzioni entro 7 giorni successivi senza sanzioni.

      Quando va applicato il bollo da 2 euro in fattura?

      Il bollo da 2 euro va applicato su ogni fattura di importo superiore a 77,47 euro in regime di esenzione IVA (come avviene per le prestazioni sanitarie ai sensi dell’art. 10 DPR 633/72). Il bollo può essere addebitato al paziente come voce separata in fattura.

      Il regime forfettario conviene a un dentista?

      Dipende dal volume dei ricavi e dai costi sostenuti. Per dentisti con ricavi sotto 85.000 euro e costi limitati, il regime forfettario è quasi sempre conveniente grazie all’imposta sostitutiva al 15% (o 5% nei primi 5 anni). Per studi strutturati con elevati costi, il regime ordinario può risultare più vantaggioso. Una consulenza personalizzata al CAF Centro Fiscale risolve il dubbio.

      Qual è l’aliquota ENPAM Quota B per i dentisti nel 2026?

      L’aliquota standard della Quota B ENPAM 2026 è del 19,50% sul reddito netto professionale fino a 150.000 euro, e dell’1% sulla parte eccedente. Su domanda si può applicare l’aliquota dimezzata del 9,75% (iscritti ad altra previdenza obbligatoria e pensionati), mentre il 2% è riservato ai redditi da intramoenia e ai tirocinanti del corso di Medicina generale.

      Conclusione: affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

      La fatturazione dentista 2026 richiede attenzione a numerosi aspetti: dalla scelta del regime fiscale alla gestione del Sistema TS, dal corretto trattamento del divieto SdI per i pazienti privati alla puntuale applicazione del bollo, fino agli adempimenti ENPAM. Ogni errore può comportare sanzioni, ritardi e contestazioni che impattano sulla redditività dello studio.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nell’assistenza fiscale a medici e dentisti: ci occupiamo della gestione contabile, della trasmissione al Sistema TS, del calcolo dei contributi ENPAM, della dichiarazione dei redditi e di tutti gli adempimenti correlati. Il nostro team garantisce serenità e correttezza, lasciando al dentista il tempo di concentrarsi sull’attività clinica.

      Hai bisogno di assistenza per la fatturazione del tuo studio dentistico? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Prenota un appuntamento e scopri come ottimizzare la gestione fiscale del tuo studio.

      Giugno 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-25 09:00:002026-10-12 07:56:39Fatturazione Elettronica per Dentisti 2026: Sistema TS, Listino e Prima Visita
      Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      Aprire uno Studio Dentistico nel 2026: Guida Completa Costi e Requisiti

      regime forfettario partita iva

      Aprire uno studio dentistico nel 2026 rappresenta un’opportunità professionale importante per gli odontoiatri che desiderano esercitare in autonomia. Il settore odontoiatrico italiano conta oltre 60.000 professionisti attivi e continua a registrare una domanda costante di servizi di cura e prevenzione dentale.

      Tuttavia, l’apertura di uno studio dentistico richiede una pianificazione accurata: dall’iter burocratico agli investimenti economici, dalle autorizzazioni sanitarie alla gestione fiscale e previdenziale. In questa guida completa analizziamo tutti gli aspetti necessari per avviare uno studio odontoiatrico nel 2026.

      Requisiti per Aprire uno Studio Dentistico

      Prima di aprire uno studio dentistico, è necessario possedere specifici requisiti professionali:

      Requisiti professionali obbligatori

      • Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria (6 anni) oppure Laurea in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Odontostomatologia
      • Abilitazione professionale: superamento dell’Esame di Stato
      • Iscrizione all’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine provinciale competente
      • Assicurazione RC professionale: obbligatoria dal 2017 (L. 24/2017 “Gelli-Bianco”)

      Nota: I medici chirurghi iscritti all’Albo dei Medici prima del 1985 possono esercitare l’odontoiatria anche senza specializzazione, ma questa eccezione riguarda una platea sempre più ridotta.

      Autorizzazione Sanitaria e Requisiti Strutturali

      Per aprire uno studio dentistico è necessaria l’autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL territorialmente competente. I requisiti variano leggermente tra le Regioni, ma esistono standard minimi nazionali.

      Requisiti strutturali minimi

      AmbienteSuperficie MinimaRequisiti
      Sala operativa (riunito)12-15 mqLavabo chirurgico, aerazione, illuminazione 500 lux
      Sala d’attesa9-12 mqPosti a sedere, ventilazione
      Locale sterilizzazione4-6 mqSeparato, con autoclave classe B
      Servizio igienico pazienti–Accessibile a disabili
      Servizio igienico personale–Separato (se personale dipendente)

      Requisiti impiantistici e attrezzature obbligatorie

      • Riunito odontoiatrico: poltrona, lampada, manipoli, aspiratore
      • Autoclave classe B: per sterilizzazione ferri chirurgici
      • Apparecchio radiografico: endorale o panoramico (richiede autorizzazione specifica)
      • Defibrillatore semiautomatico (DAE): obbligatorio dal 2021
      • Kit emergenze: farmaci salvavita, ossigeno, pallone Ambu

      Documentazione per autorizzazione ASL

      • Planimetria dei locali in scala 1:100
      • Relazione tecnica impianti (elettrico, idrico, aerazione)
      • Certificato agibilità locali
      • Certificato prevenzione incendi (se oltre 25 posti)
      • Piano di gestione rifiuti speciali sanitari
      • Nomina responsabile sicurezza (RSPP)

      Iter Burocratico Completo per Aprire uno Studio Dentistico

      Ecco la sequenza degli adempimenti burocratici per aprire uno studio odontoiatrico:

      1. Apertura Partita IVA

      Il codice ATECO per l’attività odontoiatrica è:

      • 86.23.00 – Attività degli studi odontoiatrici

      L’apertura si effettua tramite modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, indicando il regime fiscale scelto (forfettario o ordinario).

      2. SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività)

      La SCIA sanitaria va presentata allo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) del Comune. Include:

      • Autodichiarazione possesso requisiti
      • Planimetria e relazione tecnica
      • Polizza RC professionale
      • Titolo di possesso locali (proprietà o affitto)

      3. Comunicazione ASL e sopralluogo

      L’ASL effettua un sopralluogo di verifica entro 60 giorni dalla SCIA per verificare la conformità dei locali e delle attrezzature. In caso di esito positivo, rilascia l’autorizzazione all’esercizio.

      4. Iscrizione ENPAM

      Gli odontoiatri sono iscritti all’ENPAM nel Fondo Specialisti Odontoiatri (ex ENPAO, confluito in ENPAM dal 2015). L’iscrizione è automatica con l’iscrizione all’Albo.

      5. Assicurazione RC professionale

      Obbligatoria per legge, deve coprire:

      • Responsabilità civile verso terzi e pazienti
      • Danni da malpractice
      • Massimale minimo consigliato: 1-2 milioni di euro
      • Costo annuo: 1.500-4.000 euro (varia con specializzazioni e massimali)

      Costi di Avviamento Studio Dentistico: Budget Realistico 2026

      Quanto costa aprire uno studio dentistico? L’investimento iniziale varia significativamente in base alle dimensioni e al livello tecnologico. Ecco un budget dettagliato:

      Attrezzature odontoiatriche

      AttrezzaturaCosto BaseCosto Premium
      Riunito odontoiatrico completo15.000 euro45.000 euro
      Autoclave classe B3.000 euro8.000 euro
      Radiografico endorale4.000 euro12.000 euro
      Ortopantomografo (OPT)15.000 euro35.000 euro
      Manipoli e strumentario5.000 euro15.000 euro
      Defibrillatore DAE1.000 euro2.500 euro
      Software gestionale500 euro/anno2.500 euro/anno
      TOTALE ATTREZZATURE43.500 euro120.000 euro

      Allestimento locali

      VoceCosto Indicativo
      Ristrutturazione/adeguamento locali15.000 – 40.000 euro
      Impianto elettrico a norma3.000 – 8.000 euro
      Impianto idrico-sanitario2.000 – 5.000 euro
      Arredi (reception, sala attesa)5.000 – 15.000 euro
      Insegna e segnaletica1.000 – 3.000 euro
      TOTALE ALLESTIMENTO26.000 – 71.000 euro

      Costi fissi mensili

      VoceCosto Mensile
      Affitto locali (50-80 mq)800 – 2.500 euro
      Utenze (luce, acqua, gas)300 – 600 euro
      ASO part-time (20 ore)800 – 1.200 euro
      Smaltimento rifiuti speciali150 – 300 euro
      Materiali di consumo500 – 1.500 euro
      Commercialista150 – 300 euro
      TOTALE FISSO MENSILE2.700 – 6.400 euro

      Budget totale per aprire uno studio dentistico:

      • Studio base (1 riunito): 70.000 – 100.000 euro
      • Studio medio (1-2 riuniti): 120.000 – 180.000 euro
      • Studio premium (2+ riuniti, alta tecnologia): 200.000 – 350.000 euro

      Forme Giuridiche per lo Studio Dentistico

      Chi vuole aprire uno studio dentistico può scegliere tra diverse forme giuridiche:

      Studio individuale (Partita IVA personale)

      La forma più semplice: il dentista opera come libero professionista con partita IVA individuale.

      • Vantaggi: Semplicità gestionale, regime forfettario possibile, costi minimi di costituzione
      • Svantaggi: Responsabilità illimitata, difficoltà a crescere

      Studio associato tra professionisti

      Due o più dentisti condividono struttura e spese mantenendo autonomia professionale.

      • Vantaggi: Divisione costi, condivisione pazienti, flessibilità
      • Svantaggi: Responsabilità solidale, possibili conflitti gestionali

      STP – Società Tra Professionisti

      Forma societaria introdotta dalla L. 183/2011, può essere SRL, SAS o SNC composta da professionisti iscritti all’Albo.

      • Vantaggi: Responsabilità limitata (SRL), possibilità di soci di capitale (max 1/3), accesso a finanziamenti
      • Svantaggi: Costi di gestione più elevati, obbligo di bilancio, regime forfettario non applicabile

      Aspetti Fiscali: Regime Forfettario vs Ordinario per Dentisti

      La scelta del regime fiscale influisce significativamente sul guadagno netto del dentista.

      Regime forfettario per dentisti

      • Limite ricavi: 85.000 euro/anno
      • Coefficiente redditività: 78%
      • Imposta sostitutiva: 15% (5% primi 5 anni)
      • IVA: Esente (prestazioni sanitarie già esenti art. 10)

      Esempio: Dentista con 80.000 euro di fatturato:

      • Reddito imponibile: 80.000 x 78% = 62.400 euro
      • Contributi ENPAM deducibili: circa 14.000 euro
      • Base imposta: 48.400 euro
      • Imposta 15%: 7.260 euro

      Quando conviene il regime ordinario

      Il regime ordinario conviene quando:

      • Le spese effettive superano il 22% del fatturato (es. alto affitto, molto personale)
      • Si supera il limite degli 85.000 euro
      • Si vuole dedurre integralmente l’acquisto di attrezzature
      • Si opera in forma societaria (STP)

      Contributi ENPAM per Dentisti 2026

      Gli odontoiatri versano contributi all’ENPAM tramite il Fondo Specialisti Odontoiatri:

      Quota A (contributo fisso)

      • Importo 2026: circa 2.057 euro/anno
      • Dovuta da tutti gli iscritti all’Albo, anche se non esercitano
      • Pagamento: rate semestrali o annuale

      Quota B (contributo proporzionale)

      • Aliquota 2026: 19,50% del reddito libero-professionale
      • Massimale contributivo: circa 105.000 euro di reddito
      • Per redditi bassi (sotto 24.000 euro): aliquote ridotte progressive

      Esempio calcolo contributi: Dentista con reddito 60.000 euro:

      • Quota A: 2.057 euro
      • Quota B: 60.000 x 19,50% = 11.700 euro
      • Totale ENPAM: 13.757 euro/anno

      Personale dello Studio Dentistico

      Per gestire efficacemente uno studio dentistico è spesso necessario personale di supporto.

      ASO – Assistente Studio Odontoiatrico

      L’ASO è la figura che assiste il dentista durante le prestazioni cliniche.

      • Qualifica richiesta: Attestato ASO (corso regionale 700 ore)
      • È obbligatoria? Non per legge, ma fortemente consigliata per efficienza e sicurezza
      • Costo lordo: 1.600-2.200 euro/mese full-time (CCNL Studi Professionali)

      Igienista dentale

      L’igienista dentale (laurea triennale) può effettuare autonomamente sedute di igiene e prevenzione.

      • Modalità: Collaborazione a partita IVA o dipendente
      • Compenso tipico: 35-50% del fatturato generato (P.IVA) o 2.000-2.800 euro/mese (dipendente)

      Segretaria/receptionist

      Gestisce appuntamenti, accoglienza pazienti, amministrazione base.

      • Costo lordo: 1.400-1.800 euro/mese full-time
      • Alternativa: Software di prenotazione online per ridurre le ore necessarie

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      FAQ: Domande Frequenti su Aprire uno Studio Dentistico

      Quanto costa aprire uno studio dentistico nel 2026?

      L’investimento iniziale per aprire uno studio dentistico varia da 70.000 a 350.000 euro in base alle dimensioni e al livello tecnologico. Uno studio base con un riunito richiede circa 70.000-100.000 euro, mentre uno studio con 2 riuniti e tecnologie avanzate può superare i 200.000 euro.

      Serve l’autorizzazione ASL per aprire uno studio dentistico?

      Sì, l’autorizzazione sanitaria ASL è obbligatoria. Si ottiene presentando la SCIA al SUAP comunale, corredata da planimetria, relazione tecnica e documentazione sui requisiti strutturali. L’ASL effettua un sopralluogo di verifica entro 60 giorni.

      Un dentista può operare in regime forfettario?

      Sì, il regime forfettario è accessibile ai dentisti con ricavi fino a 85.000 euro annui. Il coefficiente di redditività è del 78% e l’imposta sostitutiva è del 15% (5% nei primi 5 anni). È la scelta più conveniente per la maggior parte dei dentisti che iniziano l’attività.

      Che differenza c’è tra studio dentistico e ambulatorio?

      Lo studio dentistico è una struttura dove opera un singolo professionista o uno studio associato. L’ambulatorio odontoiatrico è una struttura sanitaria più complessa, spesso in forma societaria, con più professionisti e requisiti autorizzativi più stringenti (accreditamento regionale).

      Quanto guadagna un dentista con studio proprio?

      Un dentista con studio proprio ben avviato può fatturare 80.000-150.000 euro annui. Al netto di imposte, contributi ENPAM e costi di gestione, il guadagno netto si aggira tra 35.000 e 70.000 euro, con punte superiori per studi specializzati in implantologia o ortodonzia.

      Assistenza per Aprire il Tuo Studio Dentistico

      Aprire uno studio dentistico richiede competenze fiscali e amministrative specifiche. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per odontoiatri:

      • Apertura partita IVA e scelta regime fiscale
      • Gestione adempimenti ENPAM
      • Contabilità e dichiarazione dei redditi
      • Consulenza su forme giuridiche (studio associato, STP)
      • Pianificazione fiscale per ottimizzare il carico tributario

      Contattaci per una consulenza gratuita:

      • Sede: Via Mantova 67, 33100 Udine
      • Telefono: 0432 504640
      • Email: info@centrofiscale.com

      Hai bisogno di assistenza?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per una consulenza personalizzata. I nostri esperti possono aiutarti con tutti gli adempimenti fiscali e previdenziali.

      Richiedi una consulenza gratuita

      Articolo aggiornato ad aprile 2026 con le ultime normative su autorizzazioni sanitarie, requisiti strutturali e regime fiscale per studi odontoiatrici.

      Leggi anche: Guida completa alla Partita IVA Medico 2026

      Aprile 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-11 09:00:002026-10-11 22:11:24Aprire uno Studio Dentistico nel 2026: Guida Completa Costi e Requisiti
      Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      Quanto Guadagna un Medico con Partita IVA nel 2026: Guida Completa

      regime forfettario partita iva

      Quanto guadagna un medico con partita IVA nel 2026? È una delle domande più frequenti tra i professionisti sanitari che valutano la libera professione. La risposta non è univoca: il guadagno reale di un medico dipende dalla specializzazione, dal regime fiscale adottato, dalla zona geografica e dalla capacità di gestione fiscale.

      In questa guida completa analizziamo nel dettaglio quanto resta netto a un medico libero professionista dopo tasse, contributi ENPAM e spese. Scoprirai le differenze tra regime forfettario e regime ordinario, i guadagni medi per ogni specializzazione medica e le strategie per ottimizzare il reddito professionale.

      Guadagno Lordo vs Netto: La Differenza Reale per un Medico

      Quando parliamo di quanto guadagna un medico con partita IVA, è fondamentale distinguere tra guadagno lordo e guadagno netto. Questa distinzione è cruciale perché la differenza può arrivare fino al 50% del fatturato.

      Il guadagno lordo rappresenta l’insieme di tutti i compensi che il medico fattura nell’anno. Dal fatturato lordo vanno sottratte numerose voci obbligatorie:

      • Imposte sul reddito: 15% in regime forfettario oppure IRPEF 23-43% in regime ordinario
      • Contributi ENPAM Quota A: circa 2.057 euro fissi all’anno (2026)
      • Contributi ENPAM Quota B: 19,50% sul reddito libero-professionale
      • Spese di gestione studio: affitto, utenze, attrezzature, assicurazione RC professionale
      • Commercialista: 800-2.000 euro/anno per gestione contabile

      Formula semplificata: Guadagno Netto = Fatturato Lordo – Imposte – Contributi ENPAM – Spese Gestione

      Quanto Guadagna un Medico di Base con Partita IVA

      Il medico di medicina generale (medico di base) ha una situazione particolare: parte del reddito deriva dalla convenzione con il SSN, mentre può integrare con attività libero-professionale privata.

      Reddito da convenzione SSN

      Il compenso base per un medico di famiglia convenzionato dipende dal numero di assistiti:

      Numero AssistitiCompenso Lordo AnnuoCompenso Mensile Lordo
      500 pazienti38.000 – 42.000 euro3.200 – 3.500 euro
      1.000 pazienti70.000 – 78.000 euro5.800 – 6.500 euro
      1.500 pazienti (massimale)100.000 – 115.000 euro8.300 – 9.600 euro

      A questi importi si aggiungono indennità accessorie: quota capitaria, indennità di collaboratore, compensi per prestazioni aggiuntive (vaccini, certificati), indennità di zona disagiata.

      Integrazione con attività privata

      Molti medici di base integrano il reddito con visite private a pagamento, soprattutto per:

      • Certificati medici non mutuabili (sportivi, patenti, assicurativi)
      • Visite domiciliari fuori orario
      • Consulenze dietologiche o nutrizionali
      • Medicina estetica di base (filler, botulino)

      L’integrazione privata può portare 15.000-30.000 euro aggiuntivi all’anno.

      Guadagni Medici Specialisti per Branca: Tabella Completa 2026

      I medici specialisti in libera professione hanno guadagni molto variabili in base alla specializzazione. Ecco i dati aggiornati al 2026:

      SpecializzazioneGuadagno Lordo AnnuoTariffa Media VisitaNetto Stimato (Forfettario)
      Cardiologo60.000 – 120.000 euro120 – 180 euro32.000 – 65.000 euro
      Dermatologo55.000 – 95.000 euro80 – 150 euro29.000 – 51.000 euro
      Ortopedico65.000 – 130.000 euro100 – 200 euro35.000 – 70.000 euro
      Ginecologo60.000 – 110.000 euro100 – 180 euro32.000 – 59.000 euro
      Oculista55.000 – 100.000 euro80 – 150 euro29.000 – 54.000 euro
      Radiologo70.000 – 140.000 euro50 – 200 euro (esame)38.000 – 76.000 euro
      Chirurgo plastico/estetico80.000 – 200.000+ euro150 – 500+ euro43.000 – 110.000+ euro
      Anestesista75.000 – 150.000 euro200 – 800 euro (intervento)40.000 – 81.000 euro
      Psichiatra50.000 – 90.000 euro100 – 150 euro27.000 – 49.000 euro
      Medico sportivo40.000 – 70.000 euro60 – 120 euro21.000 – 38.000 euro

      Nota: I dati si riferiscono a medici con 5-10 anni di esperienza, attività consolidata e ubicati in città medio-grandi del Nord Italia. Al Sud e nelle zone rurali i compensi possono essere inferiori del 20-30%.

      Calcolo Netto Regime Forfettario Medico: Esempio Pratico

      Il regime forfettario è la scelta più comune per i medici liberi professionisti con fatturato fino a 85.000 euro. Vediamo come calcolare il guadagno netto partendo dal lordo.

      Parametri regime forfettario medici 2026

      • Coefficiente di redditività: 78% (per professioni sanitarie)
      • Imposta sostitutiva: 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività)
      • Contributi ENPAM Quota A: 2.057 euro fissi
      • Contributi ENPAM Quota B: 19,50% del reddito

      Esempio: medico con fatturato 80.000 euro

      Calcoliamo quanto resta netto a un medico che fattura 80.000 euro l’anno in regime forfettario:

      VoceCalcoloImporto
      Fatturato lordo–80.000 euro
      Reddito imponibile80.000 x 78%62.400 euro
      Contributi ENPAM Quota AImporto fisso– 2.057 euro
      Contributi ENPAM Quota B62.400 x 19,50%– 12.168 euro
      Reddito per imposta62.400 – 14.22548.175 euro
      Imposta sostitutiva 15%48.175 x 15%– 7.226 euro
      Spese gestione (stimate 15%)80.000 x 15%– 12.000 euro
      NETTO FINALE–44.549 euro

      Risultato: Su 80.000 euro di fatturato, restano netti circa 44.500 euro, pari al 55,6% del lordo.

      Primi 5 anni: aliquota ridotta al 5%

      I medici che aprono la partita IVA per la prima volta possono beneficiare dell’aliquota ridotta al 5% per i primi 5 anni (se non hanno esercitato attività professionale nei 3 anni precedenti).

      Con lo stesso fatturato di 80.000 euro:

      • Imposta sostitutiva 5%: 48.175 x 5% = 2.409 euro
      • Risparmio rispetto al 15%: 4.817 euro/anno
      • Netto finale primi 5 anni: circa 49.366 euro (61,7% del lordo)

      Calcolo Netto Regime Ordinario: Confronto con Forfettario

      Il regime ordinario conviene quando le spese reali superano il 22% del fatturato (forfait implicito del forfettario). In questo regime si applica l’IRPEF a scaglioni:

      Scaglione IRPEF 2026Aliquota
      Fino a 28.000 euro23%
      Da 28.001 a 50.000 euro35%
      Oltre 50.000 euro43%

      Esempio: stesso medico (80.000 euro) in regime ordinario

      Ipotizzando spese documentate per il 30% (24.000 euro):

      • Fatturato: 80.000 euro
      • Spese deducibili: -24.000 euro
      • Contributi ENPAM: -14.225 euro (deducibili)
      • Reddito imponibile IRPEF: 41.775 euro
      • IRPEF dovuta: 6.440 + 4.821 = 11.261 euro
      • Addizionali regionali/comunali (stima 2,5%): 1.044 euro
      • Netto finale: circa 29.470 euro

      Confronto: Con lo stesso fatturato di 80.000 euro, il regime forfettario garantisce circa 15.000 euro in più rispetto all’ordinario. Il forfettario conviene quasi sempre fino alla soglia di 85.000 euro.

      Fattori che Influenzano il Guadagno di un Medico

      Oltre alla specializzazione, diversi fattori influenzano quanto guadagna un medico con partita IVA:

      1. Zona geografica

      Le tariffe variano significativamente tra Nord e Sud Italia:

      • Milano, Roma, Bologna: tariffe più alte del 20-40%
      • Città medie del Nord: riferimento standard
      • Sud e isole: tariffe inferiori del 15-25%
      • Zone rurali: meno concorrenza ma minore domanda

      2. Esperienza e reputazione

      Un medico neospecialista guadagna il 30-50% in meno rispetto a un collega con 15-20 anni di esperienza. La reputazione si costruisce con:

      • Passaparola dei pazienti
      • Pubblicazioni scientifiche
      • Partecipazione a congressi
      • Recensioni online (Miodottore, Google)

      3. Convenzioni con assicurazioni e fondi sanitari

      Essere convenzionati con assicurazioni sanitarie (Unisalute, Previmedical, FASI) e fondi integrativi aziendali garantisce un flusso costante di pazienti. Le tariffe convenzionate sono più basse ma il volume compensa.

      4. Modalità operativa

      ModalitàProContro
      Studio proprioMassima autonomia, 100% compensoCosti fissi elevati, gestione complessa
      Poliambulatorio privatoNessun costo fisso, pazienti garantitiPercentuale al centro (30-50%)
      Collaborazione mistaDiversificazione rischioComplessità gestionale

      Strategie per Aumentare il Fatturato come Medico

      Ecco le strategie più efficaci per aumentare il guadagno come medico libero professionista:

      1. Diversificazione dei servizi

      Non limitarsi alle sole visite: ecografie, elettrocardiogrammi, spirometrie, test allergologici aumentano il fatturato medio per paziente.

      2. Telemedicina e consulenze online

      Le televisite permettono di raggiungere pazienti in tutta Italia senza limiti geografici. Tariffe medie: 50-80 euro per consulto online di 20-30 minuti.

      3. Marketing sanitario (nei limiti deontologici)

      Il Codice Deontologico medico consente la pubblicità informativa. Strumenti efficaci:

      • Sito web professionale con blog informativo
      • Profilo su piattaforme (Miodottore, TopDoctors)
      • Google My Business ottimizzato
      • LinkedIn per networking professionale

      4. Formazione continua e sub-specializzazioni

      Acquisire competenze in nicchie ad alta richiesta: medicina estetica per dermatologi, ecografia muscolo-scheletrica per ortopedici, ecocardiografia per cardiologi.

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      FAQ: Domande Frequenti sul Guadagno dei Medici

      Quanto guadagna un cardiologo privato nel 2026?

      Un cardiologo privato con attività consolidata guadagna tra 60.000 e 120.000 euro lordi all’anno, che diventano 32.000-65.000 euro netti in regime forfettario. I cardiologi con competenze in ecocardiografia interventistica possono superare i 150.000 euro lordi.

      Conviene il regime forfettario per un medico?

      Sì, il regime forfettario conviene nella maggior parte dei casi per medici con fatturato fino a 85.000 euro. Vantaggi principali: imposta al 15% (o 5% primi 5 anni), niente IVA, semplificazioni contabili. Conviene meno solo se le spese reali superano il 22% del fatturato.

      Quanto resta netto su 100.000 euro di fatturato?

      Con 100.000 euro di fatturato in regime ordinario (superato il limite forfettario), dopo IRPEF, contributi ENPAM e spese, restano circa 48.000-55.000 euro netti, pari al 48-55% del lordo. Il carico fiscale aumenta significativamente sopra gli 85.000 euro.

      Come si calcolano i contributi ENPAM?

      I contributi ENPAM si compongono di due parti: Quota A (fissa, circa 2.057 euro nel 2026) dovuta da tutti gli iscritti all’Albo, e Quota B (19,50% del reddito libero-professionale) dovuta solo da chi esercita attività privata. Per redditi fino a 24.000 euro la Quota B ha aliquota ridotta progressiva.

      È possibile fatturare 85.000 euro come medico forfettario?

      Sì, il limite del regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Il contributo ENPAM 2% addebitato in fattura non rientra nel calcolo del limite. Superando anche di poco gli 85.000 euro, si decade automaticamente dal regime dall’anno successivo.

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      Articolo aggiornato ad aprile 2026 con i dati più recenti su guadagni, contributi ENPAM e regime fiscale per medici liberi professionisti.

      Leggi anche: Guida completa alla Partita IVA Medico 2026

      Aprile 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-09 09:00:002026-10-11 22:11:19Quanto Guadagna un Medico con Partita IVA nel 2026: Guida Completa
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