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DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale, Procedura Step by Step e Quando Non e’ Obbligatorio

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Come Funziona il Portale, Procedura Completa e Quando Non e’ Obbligatorio

Dal 2015, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti devono essere presentate quasi sempre in via telematica attraverso il portale ClicLavoro del Ministero del Lavoro. Questa regola serve a prevenire le “dimissioni in bianco”, cioe’ la firma anticipata di lettere di dimissioni a favore del datore di lavoro. In questa guida spieghiamo come funziona il portale, come presentare le dimissioni passo dopo passo, quando questa procedura non si applica e come revocare le dimissioni entro 7 giorni.

Indice dei contenuti

  1. Perche’ le dimissioni online sono obbligatorie: la legge
  2. Quando le dimissioni online sono obbligatorie
  3. Quando le dimissioni NON richiedono il portale telematico
  4. Come accedere al portale ClicLavoro: SPID, CIE e CNS
  5. Procedura dimissioni online ClicLavoro: passo dopo passo
  6. Revoca delle dimissioni: 7 giorni di ripensamento
  7. Sanzioni per mancata convalida telematica
  8. Cosa succede dopo le dimissioni: preavviso e NASPI
  9. Il Patronato ti assiste per le dimissioni online
  10. Domande frequenti sulle dimissioni online 2026

Perche’ le dimissioni online sono obbligatorie: la legge

L’obbligo di presentazione telematica delle dimissioni e’ stato introdotto dalla Legge 10 dicembre 2014, n. 183 (Jobs Act), all’articolo 26, e disciplinato operativamente dal D.M. 15 dicembre 2015 e dalle successive circolari ministeriali. L’obiettivo era eliminare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”: forme di coercizione in cui il datore faceva firmare al lavoratore una lettera di dimissioni in bianco al momento dell’assunzione, da usare poi per licenziarlo senza pagare la NASPI.

Con le dimissioni telematiche, solo il lavoratore puo’ avviare la procedura di dimissioni, identificandosi con le proprie credenziali digitali. Il datore non puo’ firmare per lui.

Quando le dimissioni online sono obbligatorie

La procedura telematica e’ obbligatoria per tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato (tempo indeterminato o determinato) che presentano le dimissioni volontarie o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, eccetto i casi di esclusione indicati di seguito.

Sono inclusi nella procedura telematica anche:

  • Lavoratori con contratto di apprendistato
  • Lavoratori a tempo parziale
  • Lavoratori delle cooperative
  • Collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) nei casi applicabili

Quando le dimissioni NON richiedono il portale telematico

La legge prevede alcune eccezioni importanti all’obbligo di procedura telematica:

  • Lavoratori domestici (colf e badanti): possono dimettersi in forma scritta semplice (lettera raccomandata o comunicazione scritta), senza passare da ClicLavoro
  • Dimissioni durante il periodo di prova: le dimissioni comunicate entro il periodo di prova contrattuale non richiedono la procedura telematica (si puo’ comunicare verbalmente o per iscritto direttamente al datore)
  • Dirigenti: sono esclusi dalla procedura telematica in quanto la normativa si applica ai lavoratori subordinati non dirigenti
  • Lavoratori con contratto di lavoro intermittente (a chiamata): esclusi dalla procedura telematica
  • Risoluzione consensuale durante la maternita’ o entro l’anno di vita del bambino: richiede la convalida presso l’Ispettorato del Lavoro, non il portale ClicLavoro (art. 55 D.Lgs. 151/2001)

Come accedere al portale ClicLavoro: SPID, CIE e CNS

Per presentare le dimissioni online e’ necessario accedere al portale cliclavoro.gov.it con una delle seguenti credenziali digitali:

  • SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale): la soluzione piu’ comune, ottenibile tramite uno degli identity provider autorizzati (Poste Italiane, TIM, InfoCert, ecc.)
  • CIE (Carta d’Identita’ Elettronica): accessibile tramite l’app CieID sullo smartphone
  • CNS (Carta Nazionale dei Servizi): tessera sanitaria con certificato digitale attivato

Se non hai SPID, puoi ottenerlo gratuitamente in pochi giorni tramite banca online, ufficio postale, o CAF abilitato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per l’attivazione SPID.

Procedura dimissioni online ClicLavoro: passo dopo passo

Ecco come compilare e inviare il modulo di dimissioni telematiche nel 2026:

Step 1: Accedi al portale

Vai su cliclavoro.gov.it e clicca su “Accedi”. Seleziona la modalita’ di autenticazione (SPID, CIE o CNS) e completa il login con le tue credenziali.

Step 2: Seleziona “Dimissioni e Risoluzione Consensuale”

Nel menu principale, cerca la sezione dedicata a lavoratori e seleziona il servizio “Dimissioni e Risoluzione Consensuale del rapporto di lavoro”.

Step 3: Compila il modulo

Il modulo richiede le seguenti informazioni:

  • Dati del lavoratore: nome, cognome, codice fiscale (precompilato dall’accesso con SPID)
  • Dati del datore di lavoro: ragione sociale o nome, codice fiscale/P.IVA
  • Tipo di comunicazione: dimissioni volontarie o risoluzione consensuale
  • Data delle dimissioni: la data in cui si intende cessare il rapporto di lavoro
  • Codice di comunicazione: viene generato automaticamente dal sistema (codice identificativo univoco a 16 cifre che identifica la comunicazione)

Step 4: Invia e conserva la ricevuta

Dopo aver compilato e verificato tutti i dati, clicca su “Invia”. Il sistema genera una ricevuta con il codice identificativo della comunicazione. Conserva questa ricevuta: e’ la prova che le dimissioni sono state regolarmente presentate. Una copia della comunicazione viene automaticamente inviata al datore di lavoro e alla competente sede ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro).

Revoca delle dimissioni: 7 giorni di ripensamento

Una delle tutele piu’ importanti introdotte dalla L. 183/2014 e’ il diritto di revoca delle dimissioni entro 7 giorni dalla trasmissione della comunicazione. La revoca annulla integralmente le dimissioni e ripristina il rapporto di lavoro come se le dimissioni non fossero mai avvenute.

Come si revoca:

  • Accedi nuovamente al portale ClicLavoro con le tue credenziali
  • Cerca la comunicazione inviata (usa il codice identificativo della ricevuta)
  • Seleziona l’opzione “Revoca” e conferma
  • Il sistema invia automaticamente comunicazione di revoca al datore e all’ITL

La revoca deve avvenire entro 7 giorni calcolati dalla data di trasmissione della comunicazione di dimissioni, non dalla data in cui le dimissioni avrebbero effetto. Trascorso tale termine, le dimissioni sono definitive e non revocabili telematicamente (si potrebbe solo tentare un accordo bonario con il datore).

Sanzioni per mancata convalida telematica

Se le dimissioni non vengono presentate tramite il portale telematico (quando obbligatorio), sono considerate prive di effetto e il lavoratore puo’ continuare a presentarsi al lavoro senza conseguenze disciplinari. Il datore non puo’ considerare valide dimissioni trasmesse in modo non conforme.

E’ prevista una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro che dovesse “accettare” dimissioni non conformi o che impedisse al lavoratore di utilizzare la procedura telematica: significativa secondo le disposizioni della L. 183/2014.

Cosa succede dopo le dimissioni: preavviso e NASPI

Dopo l’invio della comunicazione di dimissioni, il lavoratore deve rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo (CCNL) applicato. Durante il preavviso il rapporto continua e si maturano retribuzione e ferie. Il datore puo’ scegliere di esonerare dal preavviso pagando la relativa indennita’.

Per quanto riguarda la NASPI: in caso di dimissioni volontarie, il lavoratore generalmente non ha diritto alla NASPI. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (comportamento grave del datore), le dimissioni durante la maternita’/paternita’ (se convalidate dall’Ispettorato) e le dimissioni del padre entro l’anno di vita del figlio. Per approfondire: Dimissioni per Giusta Causa | Dimissioni Volontarie 2026: Guida Completa.

Il Patronato ti assiste per le dimissioni online

Se non riesci ad accedere al portale ClicLavoro, non hai SPID o hai dubbi sulla procedura, il Patronato puo’ presentare le dimissioni per conto tuo. E’ un servizio gratuito: il patronato e’ riconosciuto dal Ministero del Lavoro come soggetto abilitato a trasmettere la comunicazione.

Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: puoi prenotare un appuntamento, chiamare il 0432 1638640 o scrivere su WhatsApp al 366 6018121. Ti aiutiamo anche a verificare il rispetto del preavviso, a calcolare il TFR spettante e a valutare il diritto alla NASPI nel tuo caso specifico.

Domande frequenti sulle dimissioni online 2026

Posso dimettermi per email o lettera raccomandata?

Solo se rientri in una delle categorie escluse (lavoratori domestici, lavoratori in periodo di prova, dirigenti). In tutti gli altri casi, le dimissioni per email o raccomandata sono prive di effetto se non accompagnate dalla procedura telematica su ClicLavoro.

Cosa e’ il codice identificativo a 16 cifre?

E’ il codice univoco generato dal sistema ClicLavoro per ogni comunicazione di dimissioni. Identifica in modo certo la singola transazione e viene riportato sulla ricevuta inviata al lavoratore e al datore. Serve anche per revocare la comunicazione entro i 7 giorni.

Cosa devo fare se il sito ClicLavoro non funziona?

In caso di malfunzionamento del portale, puoi rivolgerti al Patronato o al CAF per la presentazione assistita. E’ importante documentare il tentativo di accesso (screenshot dell’errore con data e ora) nel caso in cui la questione del preavviso diventasse controversa.

Le dimissioni online valgono anche per il contratto a termine?

Si’. Il contratto a tempo determinato prevede che il lavoratore possa dimettersi solo per giusta causa, salvo accordo con il datore. Ma la procedura telematica e’ obbligatoria anche per i contratti a termine (salvo le eccezioni generali).

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 09:00:002026-07-03 07:53:31Dimissioni Online ClicLavoro 2026: Portale, Procedura Step by Step e Quando Non e’ Obbligatorio
NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

NASPI Anticipata 2026: Liquidazione in Unica Soluzione

Naspi Anticipata CAF Udine

NASPI Anticipata 2026: Come Ottenere la Liquidazione in Unica Soluzione

La NASPI anticipata permette di ricevere in un’unica soluzione tutto l’importo residuo dell’indennita di disoccupazione. E pensata per chi vuole avviare un’attivita in proprio o entrare in una cooperativa.

Questa opzione puo rappresentare un importante capitale iniziale per chi desidera mettersi in proprio, ma comporta rischi e vincoli da conoscere prima di richiederla.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la NASPI anticipata
  2. Chi puo richiederla
  3. Quanto si riceve
  4. Come fare domanda
  5. Vincoli e obblighi
  6. Quando si deve restituire
  7. Quando conviene richiederla
  8. Domande frequenti



Cos’e la NASPI Anticipata

La NASPI anticipata e la possibilita di ricevere in un’unica soluzione tutte le mensilita residue dell’indennita di disoccupazione, invece di percepirle mese per mese.

Finalita

L’anticipazione e concessa per:

  • Avviare un’attivita di lavoro autonomo
  • Avviare un’impresa individuale
  • Sottoscrivere una quota di capitale di una cooperativa

Origine normativa

L’istituto e previsto dall’art. 8 del D.Lgs. 22/2015 e rappresenta un incentivo all’autoimprenditorialita per i disoccupati.



Chi Puo Richiedere la NASPI Anticipata

Per ottenere l’anticipazione devi soddisfare specifici requisiti.

Requisiti di base

  • Essere beneficiario NASPI (domanda gia accolta)
  • Avere intenzione di avviare un’attivita autonoma o impresa
  • Oppure voler entrare come socio in una cooperativa

Attivita ammesse

  • Lavoro autonomo: apertura partita IVA come libero professionista
  • Impresa individuale: commercio, artigianato, servizi
  • Societa di capitali: se assumi cariche con responsabilita
  • Cooperativa: sottoscrizione di quota come socio lavoratore

Attivita NON ammesse

  • Collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.)
  • Lavoro subordinato (anche part-time)
  • Semplici investimenti finanziari



Quanto Si Riceve con la NASPI Anticipata

L’importo anticipato corrisponde a tutte le mensilita residue dell’indennita.

Calcolo dell’importo

Si sommano tutte le mensilita di NASPI che ti spetterebbero dalla data della domanda fino alla scadenza naturale dell’indennita.

Esempio pratico

Se ti restano 8 mesi di NASPI a 1.000 euro/mese:

  • Importo anticipato: 8 x 1.000 = 8.000 euro
  • Ricevi l’intera somma in un’unica soluzione

Attenzione alla decurtazione

Ricorda che la NASPI si riduce del 3% ogni mese dal 7° mese. L’importo anticipato tiene conto di questa riduzione progressiva.

Tempi di erogazione

L’INPS eroga l’anticipo entro 30 giorni dall’accoglimento della domanda, con bonifico sul conto indicato.



Come Fare Domanda di NASPI Anticipata

La domanda va presentata all’INPS rispettando precise tempistiche.

Termini di presentazione

  • Entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita autonoma
  • Se l’attivita e gia iniziata prima della domanda NASPI, entro 30 giorni dall’accoglimento della NASPI

Documenti necessari

  • Domanda di anticipazione (modulo INPS)
  • Documentazione attivita: visura camerale, apertura partita IVA, atto costitutivo cooperativa
  • IBAN per l’accredito

Canali per la domanda

  • Online: sito INPS con SPID/CIE/CNS
  • CAF e Patronati: assistenza gratuita
  • Contact Center INPS: 803 164



Vincoli e Obblighi della NASPI Anticipata

Chi riceve l’anticipo deve rispettare importanti vincoli.

Vincolo principale: no lavoro dipendente per 24 mesi

Se nei 24 mesi successivi all’anticipazione instauri un rapporto di lavoro subordinato, devi restituire l’intero importo percepito.

Cosa puoi fare

  • Proseguire l’attivita autonoma avviata
  • Modificare o ampliare l’attivita
  • Chiudere l’attivita (senza obbligo di restituzione)

Cosa NON puoi fare

  • Assumere un impiego da dipendente nei 24 mesi
  • Instaurare co.co.co. che comporti restituzione

Quando Si Deve Restituire la NASPI Anticipata

La legge prevede casi specifici di restituzione.

Obbligo di restituzione

Devi restituire l’intero importo anticipato se:

  • Instauri un rapporto di lavoro subordinato entro 24 mesi
  • Non importa se il lavoro e a tempo determinato o indeterminato
  • Non importa se il lavoro e part-time o full-time

Esenzioni dalla restituzione

NON devi restituire se:

  • Il lavoro subordinato e con la cooperativa in cui sei entrato come socio
  • Chiudi l’attivita autonoma senza trovare lavoro dipendente
  • L’attivita non va bene e non trovi altri impieghi

Modalita di restituzione

Se scatta l’obbligo, l’INPS ti inviera un avviso di pagamento. Puoi chiedere la rateizzazione dell’importo.



Quando Conviene Richiedere la NASPI Anticipata

L’anticipazione non e sempre la scelta migliore. Valuta attentamente.

Conviene se:

  • Hai un progetto imprenditoriale solido
  • Hai bisogno di capitale iniziale per avviare l’attivita
  • Sei ragionevolmente sicuro di non tornare a lavorare come dipendente per 2 anni
  • L’importo residuo e significativo (almeno 6-8 mesi)

NON conviene se:

  • Hai dubbi sulla riuscita del progetto
  • Potresti accettare un lavoro dipendente se si presentasse
  • Ti restano pochi mesi di NASPI
  • Non hai un piano d’impresa definito

Alternativa: mantenere la NASPI normale

Ricorda che puoi aprire partita IVA mantenendo la NASPI ridotta (dell’80% del reddito previsto). Questa opzione e meno rischiosa perche non comporta obblighi di restituzione.

Domande Frequenti sulla NASPI Anticipata

Posso usare i soldi come voglio?

L’anticipazione e concessa per avviare un’attivita, ma non c’e obbligo di dimostrare come hai speso i soldi. Puoi usarli per attrezzature, affitto locale, formazione o altro.

Se l’attivita fallisce devo restituire?

No, se l’attivita non funziona e la chiudi non devi restituire nulla. L’obbligo scatta solo se trovi un lavoro da dipendente.

Posso aprire una SRL?

Si, se assumi la carica di amministratore o socio lavoratore della SRL. Non basta essere semplice socio di capitale.

Quanto tempo ci vuole per ricevere i soldi?

Dopo l’accoglimento della domanda, l’INPS eroga l’anticipo entro circa 30 giorni tramite bonifico.

Posso chiedere l’anticipo parziale?

No, l’anticipazione riguarda sempre l’intero importo residuo. Non e possibile chiedere solo una parte.

📚 Approfondisci: Leggi la nostra NASPI 2026: Guida Completa per una panoramica completa.



Assistenza per la NASPI Anticipata a Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella valutazione e nella richiesta della NASPI anticipata.

  • Valutazione della convenienza
  • Calcolo dell’importo spettante
  • Compilazione e invio della domanda
  • Assistenza per l’apertura partita IVA

Contattaci per una consulenza:

  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121
Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 09:00:002026-03-17 19:05:59NASPI Anticipata 2026: Liquidazione in Unica Soluzione
INAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, PATRONATO

Elenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legale

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Elenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legale

Le malattie professionali sono patologie causate dall’attivita lavorativa svolta nel tempo e tutelate dall’INAIL attraverso un sistema di indennizzo. Nel 2026, la normativa di riferimento principale rimane il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008 (aggiornato con successive integrazioni), che distingue tra malattie tabellate (con presunzione legale di origine professionale) e malattie non tabellate (da dimostrare caso per caso). In questa guida illustriamo l’elenco aggiornato, la differenza tra le due categorie e come presentare domanda di indennizzo all’INAIL.

Per la guida completa sull’aggravamento delle malattie professionali, leggi il nostro articolo su INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda.

Indice dei contenuti

  1. Malattie tabellate e non tabellate: la differenza fondamentale
  2. Il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008: cosa contiene
  3. Principali malattie tabellate INAIL: elenco per categoria
  4. Malattie non tabellate: come funziona il riconoscimento
  5. Come presentare domanda di malattia professionale all’INAIL
  6. Domande frequenti (FAQ)
  7. Conclusione: conosci i tuoi diritti per la malattia professionale

Malattie tabellate e non tabellate: la differenza fondamentale

Il sistema INAIL distingue due grandi categorie di malattie professionali in base al meccanismo di riconoscimento:

CaratteristicaMalattie tabellateMalattie non tabellate
Presunzione origine professionaleSI (automatica)NO (da dimostrare)
Onere della provaA carico dell’INAIL (deve smentire il nesso)A carico del lavoratore
Riconoscimento INAILPiu rapido se rispettato periodo massimo di indennizzabilitaRichiede istruttoria medico-legale
Elenco di riferimentoDM 9 aprile 2008 (Tabella A e B) + integrazioniQualsiasi patologia con nesso causale dimostrabile

La presunzione legale per le malattie tabellate e sancita dall’art. 3 comma 2 del DPR 1124/1965: se il lavoratore ha svolto le lavorazioni indicate nella tabella INAIL e contrae la malattia corrispondente entro il periodo massimo di indennizzabilita, l’origine professionale si presume senza necessita di ulteriore prova.

Il Decreto Ministeriale 9 aprile 2008: cosa contiene

Il DM 9 aprile 2008 ha aggiornato le tabelle delle malattie professionali, suddividendo le patologie in due elenchi distinti per lavoratori dell’industria e lavoratori dell’agricoltura. Le tabelle sono strutturate in tre liste:

  • Lista I: malattie la cui origine professionale e di elevata probabilita (presunzione molto forte)
  • Lista II: malattie la cui origine professionale e di limitata probabilita (riconoscibili ma con maggiore istruttoria)
  • Lista III: malattie la cui origine professionale e possibile (elenco aperto, da dimostrare caso per caso)

Principali malattie tabellate INAIL: elenco per categoria

Malattie da agenti chimici

  • Intossicazione da piombo e composti inorganici
  • Intossicazione da mercurio e composti
  • Intossicazione da benzene e omologhi
  • Intossicazione da solventi organici alogenati (es. tricloroetilene, cloruro di vinile)
  • Intossicazione da cromo e composti (esavalente)
  • Dermatiti da cemento (cromo)
  • Avvelenamento da pesticidi organofosforici
  • Mesotelioma pleurico, peritoneale, pericardico da amianto
  • Carcinoma polmonare da amianto

Malattie da agenti fisici

  • Ipoacusia e sordita da rumore (lavorazioni con esposizione a rumore superiore a 85 dB)
  • Sindrome da vibrazioni mano-braccio: sindrome di Raynaud, neuropatie periferiche (lavoratori con utensili vibranti)
  • Malattie da vibrazioni corpo intero: rachiopatie lombari (es. autotrasportatori, operatori di macchinari)
  • Cataratta professionale da radiazioni infrarosse (soffiatori di vetro, fornaciai)
  • Sindrome del tunnel carpale da movimenti ripetitivi

Malattie da agenti biologici

  • Brucellosi (lavoratori agricoli, veterinari, addetti macelli)
  • Tubercolosi (personale sanitario)
  • Epatite virale B e C (personale sanitario)
  • Leptospirosi (fognisti, agricoltori in aree umide)
  • Tetano (agricoltori)

Tumori professionali riconosciuti

  • Mesotelioma pleurico e peritoneale (amianto)
  • Carcinoma polmonare (amianto, cromo esavalente, nichel, arsenico, berillio)
  • Carcinoma della vescica (amine aromatiche, coloranti, industria della gomma)
  • Leucemie da benzene
  • Sarcoma delle parti molli e linfomi (policlorobifenili, diossina)

Malattie non tabellate: come funziona il riconoscimento

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 179/1988, ha stabilito che anche le malattie non tabellate devono essere indennizzate dall’INAIL, purche il lavoratore dimostri il nesso di causa tra la malattia e l’attivita lavorativa svolta. Questo ha ampliato significativamente la tutela INAIL, includendo patologie che non erano previste nelle tabelle originarie.

Per il riconoscimento di una malattia non tabellata il lavoratore deve fornire:

  • Documentazione medica della diagnosi (esami, ricoveri, visite specialistiche)
  • Documentazione lavorativa: buste paga, contratti, attestazioni dell’esposizione al rischio
  • Relazione medico-legale (spesso necessaria) che attesti il nesso causale
  • Letteratura scientifica che supporti il collegamento tra la specifica mansione e la patologia

Esempi di malattie non tabellate riconosciute nel corso degli anni: ernie discali da carichi pesanti, tendiniti da movimenti ripetitivi, patologie da stress lavorativo cronico, tumori da sostanze non ancora tabellate.

Come presentare domanda di malattia professionale all’INAIL

La procedura per richiedere il riconoscimento e l’indennizzo della malattia professionale all’INAIL si articola in questi passaggi:

  1. Denuncia del medico certificatore: il medico curante (o lo specialista) compila il certificato di malattia professionale (modello INAIL per denuncia medica) al momento della prima diagnosi o del sospetto fondato di origine professionale
  2. Denuncia del lavoratore: il lavoratore presenta all’INAIL la denuncia di malattia professionale (online sul portale INAIL, tramite patronato o sede territoriale)
  3. Visita medico-legale INAIL: un medico INAIL visita il lavoratore e valuta l’entita del danno biologico (percentuale di invalidita)
  4. Istruttoria tecnica: INAIL verifica le condizioni lavorative attraverso ispezioni o richieste al datore
  5. Liquidazione dell’indennizzo: in base alla percentuale di invalidita e al tipo di prestazione (rendita, indennizzo in capitale, cure)

Termini per la denuncia: la prescrizione del diritto all’indennizzo per malattia professionale decorre dalla data di prima manifestazione della malattia (non dall’inizio dell’esposizione al rischio). Il termine e di 3 anni dalla manifestazione (art. 112 DPR 1124/1965), ma la giurisprudenza tende a ritenere la prescrizione sospesa finche il lavoratore non conosce o puo conoscere la natura professionale della malattia.

Domande frequenti (FAQ)

Posso richiedere l’indennizzo INAIL anche se la malattia si e manifestata dopo la fine del rapporto di lavoro?

Si. Molte malattie professionali (soprattutto quelle da amianto, tumori professionali, ipoacusia) si manifestano anche a distanza di anni o decenni dall’esposizione. L’INAIL riconosce l’indennizzo anche per malattie insorte dopo la cessazione del rapporto lavorativo, purche il nesso causale con l’attivita svolta sia dimostrabile.

Quante indennizzi si percepisce per una malattia professionale?

Dipende dalla percentuale di invalidita permanente riconosciuta dall’INAIL. Per invalidita inferiori al 6%, non c’e indennizzo (soglia minima). Da 6% a 15%: indennizzo in capitale (pagamento unico). Oltre il 16%: rendita vitalizia mensile. In caso di morte: rendita ai superstiti.

La malattia professionale viene riconosciuta anche se ho gia smesso di lavorare?

Si. Come anticipato, l’INAIL tutela i lavoratori (e gli ex lavoratori) indipendentemente dall’attuale stato occupazionale. La domanda va presentata entro 3 anni dalla prima manifestazione della malattia (o dalla diagnosi che ne stabilisce l’origine professionale).

Il datore di lavoro viene informato della mia denuncia all’INAIL?

Si. Il datore di lavoro e tenuto per legge a presentare la propria denuncia di malattia professionale (entro 5 giorni dalla ricezione del certificato medico). Nel corso dell’istruttoria, l’INAIL puo contattare il datore per verificare le condizioni lavorative e l’esposizione al rischio.

Conclusione: conosci i tuoi diritti per la malattia professionale

Il sistema di tutela INAIL per le malattie professionali garantisce un indennizzo a tutti i lavoratori che sviluppano patologie legate all’attivita lavorativa svolta, sia che si tratti di malattie tabellate (con presunzione legale automatica) sia di malattie non tabellate (con dimostrazione del nesso causale). Il DM 9 aprile 2008 ha aggiornato e ampliato l’elenco delle patologie riconoscibili, e la giurisprudenza continua a evolvere in senso pro-lavoratore.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza patronale per la presentazione della denuncia di malattia professionale, il supporto nella raccolta della documentazione e l’assistenza nei ricorsi INAIL in caso di rigetto. Prenota un appuntamento per valutare la tua situazione specifica.

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 08:30:002026-07-03 07:53:33Elenco malattie professionali INAIL 2026: tabellate, non tabellate e presunzione legale
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

Pensione Luglio 2026 Piu Alta? Perche Cambia l’Importo e Cosa Aspettarsi

Pensione 2026 INPS

La pensione di luglio 2026 tipicamente arriva più alta del solito: tre fattori si sommano sul cedolino del mese. Primo, la quattordicesima per chi ha diritto (64+ anni e reddito basso). Secondo, le prime tracce del rimborso 730/2026 per chi ha presentato la dichiarazione entro maggio. Terzo, eventuali bonus extra come il bonus 100 € pensionati low income. Vediamo perché succede, come distinguere le voci e quando torna “normale”.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

3 motivi per cui luglio 2026 è diverso

  1. Quattordicesima: somma aggiuntiva annuale per pensionati 64+ con reddito entro 1,5x minimo (336-655 €).
  2. Rimborso 730/2026 a credito: primi accrediti per chi ha presentato il modello entro maggio.
  3. Eventuali bonus straordinari: bonus 100 € pensionati a basso reddito (se confermato dalla Legge di Bilancio 2026).

Causa 1: quattordicesima per chi spetta

Vedi la guida quattordicesima luglio 2026. Importi tipici: 336 € (under 15 anni contributi), 420 € (15-25 anni), 504 € (oltre 25 anni). In fascia ridotta fino a 655 €.

Causa 2: prime tracce conguaglio 730

Per i pensionati che hanno presentato il 730 entro fine maggio, il rimborso a credito arriva sul cedolino di luglio. Importi tipici 200-1.500 € per spese mediche, ristrutturazioni, detrazioni familiari. Vedi guida rimborso 730 pensionati.

Causa 3: bonus 100 euro pensionati low income (se attivo)

La Legge di Bilancio 2026 può prevedere bonus straordinari per i pensionati con reddito molto basso. Se attivo, viene erogato come voce a credito sul cedolino senza necessità di domanda (INPS verifica d’ufficio). Verifica su MyINPS la presenza della voce.

Verifica netto vs giugno: confronto in 1 minuto

  1. Apri cedolino giugno 2026 e cedolino luglio 2026 su MyINPS.
  2. Confronta i totali a credito: la differenza è la quattordicesima + eventuali bonus.
  3. Verifica voci a debito: trattenute IRPEF, addizionali (uguali o simili).
  4. Se l’aumento è coerente con i requisiti, tutto regolare.

Esempi pratici (3 profili)

Profilo A – Pensionato 67 anni, 30 anni contributi, reddito 11.000 €: giugno 850 €, luglio 1.354 € (quattordicesima 504 €).

Profilo B – Pensionato 70 anni, 25 anni contributi, reddito 18.000 € (fuori soglia quattordicesima): giugno 1.350 €, luglio 1.580 € (solo rimborso 730 di 230 €).

Profilo C – Pensionato 75 anni, 20 anni contributi, reddito 8.500 €: giugno 750 €, luglio 1.490 € (quattordicesima 420 € + rimborso 730 320 € + eventuale bonus 100 €).

Quando la pensione torna normale da agosto

Da agosto 2026 il cedolino torna a importo “normale” senza quattordicesima (che è annuale). Possono continuare i rimborsi 730 per chi ha presentato il modello dopo giugno (vedi calendario nella guida rimborso 730). I bonus straordinari si esauriscono nel mese di erogazione.

FAQ

Pensione luglio sempre più alta?

Per chi ha diritto a quattordicesima o rimborso 730 sì. Per chi non ha questi requisiti, l’importo resta come giugno.

Come distinguo quattordicesima da rimborso 730?

Sul cedolino sono voci separate: la quattordicesima ha causale “Somma aggiuntiva pensionati” o “QU”; il rimborso 730 ha causale “Conguaglio 730 a credito”.

L’aumento è permanente?

No, è una tantum (quattordicesima è annuale, rimborso 730 è una volta sola). Da agosto la pensione torna all’importo ordinario.

Devo dichiararla in 730?

La quattordicesima è già inclusa nella CU INPS che usi per il 730 dell’anno successivo. Il rimborso 730 in arrivo non va dichiarato di nuovo.

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Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 07:00:002026-07-03 07:00:00Pensione Luglio 2026 Piu Alta? Perche Cambia l’Importo e Cosa Aspettarsi
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.

Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo
  2. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario
  3. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?
  4. Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione
  5. Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile
  6. I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio
  7. Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità
  8. Codici Tributo F24 per il Forfettario
  9. Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia
  10. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo
  11. Domande Frequenti (FAQ)

Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo

Il 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.

Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:

  • Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)
  • Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025
  • Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzati

Vedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese.

Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario

Il regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:

  • 15% per chi è già in attività
  • 5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedente

Il calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:

Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’anno

Il coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:

Categoria attivitàCoefficiente
Professionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante alimentari e bevande40%
Commercio ambulante altro54%
Intermediari del commercio62%
Alloggio e ristorazione67%
Costruzioni e immobiliari86%
Altre attività economiche67%

Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026.

Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?

Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025.

Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202545.000 euro
Coefficiente redditività (78%)35.100 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile31.600 euro
Imposta sostitutiva (15%)4.740 euro
Primo acconto (50% del dovuto)2.370 euro
Totale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)

Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.

Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202565.000 euro
Coefficiente redditività (78%)50.700 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile47.200 euro
Imposta sostitutiva (15%)7.080 euro
Primo acconto (50% del dovuto)3.540 euro
Totale da versare entro il 20 luglio10.620 euro

Scenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)

VoceImporto
Ricavi 202585.000 euro
Coefficiente redditività (78%)66.300 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile62.800 euro
Imposta sostitutiva (15%)9.420 euro
Primo acconto (50% del dovuto)4.710 euro
Totale da versare entro il 20 luglio14.130 euro

Attenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.

Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione

La rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026:

Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)

Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.

Rateizzazione in 6 rate mensili da luglio

Se non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:

  • Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)
  • Rate successive: entro il 16 di ogni mese
  • Interessi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla prima
  • Nessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmente

Il piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.

N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi
1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)
2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)
3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)
4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)
5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)
6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)

Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile

La regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile.

Quanto Mettere da Parte?

Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonare
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%
Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%
Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%

Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.

App e Strumenti Utili

Molti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:

  • Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazione
  • Software di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo reale
  • Promemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rate

I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio

  1. Dimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.
  2. Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).
  3. Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.
  4. Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.
  5. Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.
  6. Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.
  7. Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.

Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità

Se il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti:

1. Rateizzazione fino a dicembre

Come spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.

2. Compensazione con crediti fiscali

Se hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.

3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionale

Se nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.

4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle Entrate

In caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.

Codici Tributo F24 per il Forfettario

Per versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:

CodiceDescrizioneQuando si usa
1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 2025
1791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)
1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)

Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.

Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia

Anche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:

  • Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.
  • Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.
  • Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.
  • Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).
  • Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.

Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione.

Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo

Gestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:

  • Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabili
  • Compilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rata
  • Piano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquidità
  • Verifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglie
  • Assistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparato

Contattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.

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Domande Frequenti (FAQ)

Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?

No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.

Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?

Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.

Posso pagare con il 730 precompilato?

No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.

Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?

Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.

I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?

Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).

Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?

I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.

Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?

Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia
ASSEGNO UNICO, MATERNITA', PATRONATO

Assegno Unico Luglio 2026: Date di Pagamento, Importi e Guida per i Lavoratori Autonomi

ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

L’Assegno Unico Universale di luglio 2026 sta per arrivare: l’INPS ha comunicato le date di pagamento e, grazie alla rivalutazione ISTAT in vigore dal 1° gennaio 2026, gli importi sono aggiornati per milioni di famiglie italiane. In questo articolo trovi tutto quello che devi sapere: quando arrivano i soldi sul conto corrente, quanto puoi ricevere in base al tuo ISEE, e una guida dettagliata per i lavoratori autonomi e le partite IVA, che spesso hanno dubbi su come funziona questo sostegno mensile.

Che tu sia un dipendente, un lavoratore in regime forfettario o un professionista con partita IVA, l’Assegno Unico spetta a tutti i genitori con figli a carico fino a 21 anni (e senza limiti d’età per i figli disabili). Leggi fino in fondo per non perdere nessun dettaglio.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’Assegno Unico Universale: una panoramica rapida
  2. Date di pagamento Assegno Unico luglio 2026
  3. Importi Assegno Unico 2026: le tabelle con la rivalutazione ISTAT
  4. Cosa significa “rivalutazione ISTAT” e come cambia l’assegno
  5. Assegno Unico per i lavoratori autonomi e le partite IVA: guida completa
  6. Come aggiornare l’ISEE per ottenere l’assegno corretto
  7. Cosa fare se non ricevi l’Assegno Unico o l’importo è sbagliato
  8. Assegno Unico e altri bonus luglio 2026: come si combinano
  9. Scadenze importanti legate all’Assegno Unico nel secondo semestre 2026
  10. Domande frequenti sull’Assegno Unico luglio 2026
  11. Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti

Cos’è l’Assegno Unico Universale: una panoramica rapida

L’Assegno Unico Universale (AUU) è un sostegno economico mensile introdotto dal D.Lgs. 230/2021 ed erogato dall’INPS a tutte le famiglie con figli a carico. Ha sostituito i vecchi strumenti come gli Assegni al Nucleo Familiare (ANF), il Bonus Bebè e la detrazione IRPEF per i figli fino a 21 anni.

In parole semplici: se hai figli, hai diritto a ricevere ogni mese una somma di denaro direttamente sul tuo conto corrente, che varia in base al tuo ISEE (la dichiarazione patrimoniale della tua famiglia) e al numero di figli. Non importa se lavori come dipendente, come autonomo o come libero professionista: il beneficio è universale.

Chi ha diritto all’Assegno Unico:

  • Cittadini italiani e UE residenti in Italia
  • Cittadini extra-UE con permesso di soggiorno di lungo periodo
  • Con figli a carico fino a 21 anni (con condizioni lavorative o di studio)
  • Senza limiti di età per i figli con disabilità riconosciuta
  • Con residenza e domicilio in Italia da almeno 2 anni (o titolo di studio con borsa di studio)

Date di pagamento Assegno Unico luglio 2026

L’INPS eroga l’Assegno Unico ogni mese. Per luglio 2026, le date di accredito dipendono dalla tua situazione:

Tipologia beneficiarioData pagamento luglio 2026
Beneficiari con domanda già in corso senza variazioni (rinnovo automatico)20-21 luglio 2026
Nuove domande presentate nel mese di giugno 2026Di norma nell’ultima settimana di luglio
Domande con variazioni ISEE presentate entro giugnoDate comunicate dall’INPS (con conguaglio arretrati)

Secondo il calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025), a luglio i pagamenti ordinari avvengono il 20 e 21 luglio: le date cambiano ogni mese. Se hai già una domanda attiva e accolta, senza variazioni, vedrai l’accredito in questi giorni.

Per chi ha presentato la domanda per la prima volta (o ha fatto variazioni importanti) nel corso di giugno 2026, il primo pagamento arriverà invece, di norma, nell’ultima settimana di luglio.

Puoi verificare lo stato del tuo pagamento accedendo al portale INPS con SPID, CIE o CNS nella sezione dedicata all’Assegno Unico.

Leggi anche: Pagamenti INPS di luglio 2026: assegno unico, pensioni e quattordicesima in arrivo, le date

Importi Assegno Unico 2026: le tabelle con la rivalutazione ISTAT

Gli importi dell’Assegno Unico vengono rivalutati ogni anno in base all’indice ISTAT (l’indice dei prezzi al consumo che misura l’inflazione). Questo meccanismo serve a mantenere il valore reale del beneficio nel tempo.

Per il 2026, gli importi confermati dalla normativa (D.Lgs. 230/2021 con aggiornamento ISTAT del +1,4%, Circolare INPS n. 7/2026, Allegato 1) sono i seguenti:

Importo base per ciascun figlio

Fascia ISEEImporto mensile per figlio minorenneFiglio 18-20 anni
ISEE fino a 17.468,51 euro203,80 euro99,10 euro
ISEE tra 17.468,52 e 46.582,71 euroImporto progressivo (tra 203,80 e 58,30 euro)Tra 99,10 e 29,10 euro
ISEE oltre 46.582,71 euro oppure senza ISEE58,30 euro29,10 euro

In pratica: se il tuo ISEE è molto basso (fino a 17.468,51 euro), ricevi il massimo previsto dalla legge, ossia 203,80 euro al mese per ogni figlio minorenne. Se invece non hai presentato l’ISEE o hai un ISEE oltre 46.582,71 euro, il beneficio scende al minimo garantito di 58,30 euro per figlio minorenne.

Per le fasce intermedie, l’importo si calcola con una scala progressiva: man mano che l’ISEE sale, l’assegno diminuisce gradualmente. Non c’è un “gradino” brusco, ma una riduzione continua.

Maggiorazioni previste dalla legge

Oltre all’importo base, la normativa prevede delle maggiorazioni che si sommano al beneficio principale. Ecco le principali per il 2026:

Tipologia maggiorazioneImporto mensile aggiuntivoCondizione
Figlio con disabilità (under 21)99,10 euro (media), 110,60 euro (grave), 122,30 euro (non autosufficienza)Disabilità riconosciuta; importo fisso, non dipende dall’ISEE
Famiglie con 4 o più figli150 euro al mese per nucleoImporto forfettario per nucleo, non per figlio
Entrambi i genitori lavoratorifino a 34,90 euro per figlioPer ogni figlio minorenne, entrambi i genitori con reddito da lavoro; l’importo scende con l’ISEE e si azzera oltre 46.582,71 euro
Madri under 2123,30 euro per figlioMadre di età inferiore a 21 anni

Esempio pratico. Supponiamo che Giulia e Marco abbiano 2 figli e un ISEE di 20.000 euro. Per figli minorenni, l’importo base con questo ISEE è di 191,00 euro per figlio (Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026). Poiché entrambi lavorano, hanno diritto anche alla maggiorazione per il secondo percettore di reddito, che a questo livello di ISEE vale 31,80 euro per figlio. Totale mensile: (191,00 + 31,80) × 2 = 445,60 euro al mese.

Cosa significa “rivalutazione ISTAT” e come cambia l’assegno

Il termine rivalutazione ISTAT può sembrare complicato, ma il concetto è semplice. Ogni anno l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) calcola di quanto sono aumentati i prezzi in Italia rispetto all’anno precedente. Questo dato, chiamato indice di inflazione, viene poi applicato agli importi dell’Assegno Unico per mantenerne il potere d’acquisto.

In pratica: se nel 2025 compravi un carrello della spesa con 100 euro, e l’inflazione è stata del 2%, nel 2026 quello stesso carrello costa circa 102 euro. Senza rivalutazione, l’assegno varrebbe meno in termini reali. Con la rivalutazione, l’importo aumenta per compensare l’inflazione.

Per il 2026, le soglie ISEE e gli importi dell’Assegno Unico sono stati aggiornati dal 1° gennaio in base alla variazione ISTAT dei prezzi del 2025 (+1,4%), con le tabelle pubblicate dall’INPS nella Circolare n. 7 del 30 gennaio 2026. Le soglie chiave sono:

  • Soglia ISEE minima rivalutata 2026: 17.468,51 euro (per l’importo massimo di 203,80 euro per figlio minorenne)
  • Soglia ISEE massima rivalutata 2026: 46.582,71 euro (oltre la quale si percepisce il minimo di 58,30 euro per figlio minorenne)

Queste soglie vengono aggiornate ogni anno dal 1° gennaio (art. 4, comma 11, D.Lgs. 230/2021) sulla base dei dati ISTAT. Se il tuo ISEE è rimasto invariato ma le soglie sono salite, potresti trovarti in una fascia leggermente più favorevole rispetto all’anno scorso.

Assegno Unico per i lavoratori autonomi e le partite IVA: guida completa

Una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF riguarda proprio i lavoratori autonomi e le partite IVA. La buona notizia è che l’Assegno Unico è davvero universale: spetta anche a chi ha una partita IVA, sia in regime ordinario che in regime forfettario.

Vediamo le peculiarità per questa categoria di lavoratori.

Chi ha diritto tra gli autonomi

Hanno diritto all’Assegno Unico tutti i lavoratori autonomi che:

  • Risiedono in Italia da almeno 2 anni, anche non continuativi, oppure hanno un contratto di lavoro di almeno 6 mesi
  • Hanno figli a carico under 21 (o figli disabili senza limite di età)
  • Hanno un domicilio fiscale in Italia

Non esistono requisiti di reddito minimo per i lavoratori autonomi: anche chi ha un fatturato basso o ha aperto la partita IVA da poco tempo può presentare domanda.

Come funziona l’ISEE per i lavoratori autonomi

Qui sta la principale differenza rispetto ai dipendenti. Per un lavoratore dipendente, il calcolo dell’ISEE è relativamente semplice: si parte dalla busta paga e dal modello CU. Per un lavoratore autonomo, invece, si considera il reddito imponibile dichiarato nel modello dei redditi dell’anno precedente.

Attenzione per i forfettari: se sei in regime forfettario, il tuo reddito imponibile ai fini ISEE non è il fatturato, ma il reddito imponibile calcolato con il coefficiente di redditività. Ad esempio, se sei un professionista forfettario con un fatturato di 40.000 euro e un coefficiente dell’78%, il tuo reddito imponibile è 31.200 euro (40.000 × 78%). Questo è il valore che viene considerato per il calcolo dell’ISEE.

Il coefficiente di redditività, per chi non lo conosce, è una percentuale fissa stabilita dalla legge (L. 190/2014) che rappresenta la quota del fatturato considerata “reddito”. I valori variano in base all’attività svolta:

Categoria attivitàCoefficiente di redditività
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie78%
Alloggio e ristorazione40%
Commercio all’ingrosso e dettaglio40%
Costruzioni e attività immobiliari86%
Altre attività economiche67%

Leggi anche: Congedo Parentale Lavoratori Autonomi e Forfettario 2026: Indennità e Procedura INPS

La maggiorazione per entrambi i genitori lavoratori: come funziona per gli autonomi

La maggiorazione fino a 34,90 euro per figlio minorenne (destinata alle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, decrescente con l’ISEE) spetta anche quando uno o entrambi i genitori sono lavoratori autonomi. La condizione è che entrambi abbiano un reddito da lavoro nell’anno di riferimento, sia esso da lavoro dipendente, autonomo o d’impresa.

Attenzione: la maggiorazione spetta solo per i figli minorenni. Per i figli tra 18 e 21 anni, che danno diritto all’assegno solo se soddisfano almeno una delle condizioni previste dalla legge (frequenza scolastica o universitaria, tirocinio, lavoro con reddito inferiore a 8.000 euro annui, disoccupazione con ricerca attiva di lavoro, servizio civile), la maggiorazione per il secondo percettore non spetta.

Come presentare domanda (o rinnovarla) come lavoratore autonomo

La domanda si presenta tramite il portale INPS (www.inps.it), accedendo con SPID, CIE o CNS. Se hai già una domanda attiva dall’anno precedente, questa si rinnova automaticamente senza che tu debba fare nulla — a patto che la tua situazione non sia cambiata significativamente.

Il consiglio pratico che diamo sempre ai nostri clienti: aggiorna sempre l’ISEE entro il 30 giugno. Chi presenta l’ISEE in ritardo perde gli arretrati. Se presenti l’ISEE a luglio, riceverai l’importo aggiornato solo da luglio in poi, senza recuperare i mesi precedenti.

Per i lavoratori autonomi, il consiglio è ancora più importante: il vostro reddito può variare di anno in anno. Se nel 2025 avete guadagnato meno rispetto al 2024, potreste avere un ISEE più basso e quindi ricevere un assegno più alto. Aggiornare l’ISEE vi permette di ottenere l’importo corretto e, se la DSU è presentata entro il 30 giugno, gli arretrati da marzo.

Come aggiornare l’ISEE per ottenere l’assegno corretto

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è la dichiarazione che fotografia la situazione economica del tuo nucleo familiare. Deve essere aggiornato ogni anno perché considera i redditi e i patrimoni dell’anno precedente.

Per il 2026, l’ISEE si calcola sui redditi e patrimoni del 2024 (l’anno fiscale di riferimento). Questo significa che se hai presentato il modello dei redditi 2025 (relativo al 2024), quei dati entrano nel calcolo del tuo ISEE corrente.

Documenti necessari per il calcolo ISEE 2026

  • Documento di identità e codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
  • CU 2025 (Certificazione Unica per lavoratori dipendenti e pensionati)
  • Modello Redditi PF 2025 o modello 730/2025 (per lavoratori autonomi e forfettari)
  • Estratto conto bancario e postale al 31 dicembre 2024
  • Visura catastale degli immobili posseduti
  • Dati sulle auto di proprietà
  • Eventuali documentazione su disabilità o non autosufficienza

Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a compilare e presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) necessaria per ottenere l’ISEE. Se non hai ancora aggiornato il tuo ISEE per il 2026, ti consigliamo di farlo subito: anche se è luglio, puoi ancora presentarlo e ottenere l’assegno aggiornato dai mesi successivi.

Leggi anche: Luglio 2026, INPS Cambia le Date: NASpI, Assegno Unico, Bonus 100-500 Euro e AdI

Cosa fare se non ricevi l’Assegno Unico o l’importo è sbagliato

Può capitare che l’assegno non arrivi, che l’importo sia inferiore al previsto, o che ci siano problemi con l’IBAN comunicato all’INPS. Ecco come comportarsi nelle situazioni più comuni.

L’assegno non è arrivato entro il 21 luglio

Se sei un beneficiario consolidato e il 21 luglio non hai ancora ricevuto il pagamento, prima di agitarti attendi fino al 23 luglio: i bonifici bancari a volte impiegano 1-2 giorni lavorativi in più per essere accreditati, specialmente con certe banche. Se dopo il 23 luglio il pagamento non è ancora arrivato:

  • Accedi al portale INPS e verifica lo stato della tua domanda
  • Controlla che l’IBAN comunicato all’INPS sia aggiornato e corretto
  • Verifica che la domanda non sia in stato “sospesa” o “in verifica”
  • Se tutto sembra a posto ma l’assegno non è arrivato, contatta il Contact Center INPS o rivolgiti a un patronato

L’importo ricevuto è inferiore alle aspettative

L’importo può essere diverso da quello atteso per vari motivi:

  • ISEE non aggiornato o assente: senza ISEE valido si riceve solo il minimo di 58,30 euro per figlio minorenne
  • Dati errati nella domanda: numero di figli, presenza di disabilità, lavoro di entrambi i genitori
  • Conguaglio negativo: se l’INPS ha rilevato un pagamento eccessivo nei mesi precedenti, può scalare l’importo
  • Figlio compiuto 21 anni: il beneficio cessa al compimento del 21° anno di età del figlio (eccetto disabili)

In tutti questi casi, puoi presentare istanza di riesame tramite il portale INPS o con l’assistenza di un patronato come il CAF Centro Fiscale di Udine.

Assegno Unico e altri bonus luglio 2026: come si combinano

L’Assegno Unico è compatibile con molti altri sostegni e bonus previsti per le famiglie nel 2026. Ecco una panoramica di quello che può arrivare nello stesso mese:

PrestazioneData indicativa luglio 2026Compatibile con AUU?
Assegno Unico Universale20-21 luglio—
Pensioni e assegni pensionistici1-2 luglioSì (se figli a carico)
NASpI (indennità di disoccupazione)15-20 luglioSì
Assegno di Inclusione (AdI)27 luglio circaSì (somme differenziate)
Bonus asilo nidoCon l’Assegno UnicoIntegrato

Leggi anche: Detraibilità Spese Asili Nido 2026: Come Fare con il 730 o il Modello PF

Per le pensioni di luglio 2026, ricordiamo che questo è anche il mese della quattordicesima per i pensionati con reddito medio-basso e dei rimborsi 730. Leggi il nostro approfondimento: Pensioni luglio 2026: assegni più ricchi tra quattordicesima e rimborsi 730

Scadenze importanti legate all’Assegno Unico nel secondo semestre 2026

Ecco le date da non dimenticare per gestire correttamente l’Assegno Unico nel resto del 2026:

ScadenzaCosa fare
Dopo il 30 giugno 2026Presentare comunque la DSU/ISEE: l’assegno si aggiorna, ma senza arretrati per i mesi precedenti
Dicembre 2026Verificare la proroga automatica della domanda per il 2027
Gennaio 2027Rinnovo ISEE per il nuovo anno (senza rinnovo si percepisce il minimo da marzo)

Attenzione importante: se presenti la DSU (la dichiarazione necessaria per calcolare l’ISEE) entro il 30 giugno 2026, l’assegno viene ricalcolato da marzo 2026 con i relativi arretrati (gennaio e febbraio sono calcolati con l’ISEE valido al 31 dicembre 2025). Se la presenti dopo il 30 giugno, l’importo aggiornato non recupera i mesi precedenti.

Leggi anche: Scadenze fiscali di luglio 2026 al via: dal 10 al 31 le date per privati, imprese e Partite IVA

Fonti

  • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
  • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
  • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
  • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

Domande frequenti sull’Assegno Unico luglio 2026

Quando arriva l’Assegno Unico di luglio 2026?

Per chi ha già la domanda attiva e confermata, senza variazioni, il pagamento avviene il 20 e 21 luglio 2026, secondo il calendario INPS. Per le nuove domande presentate a giugno, il primo pagamento arriva di norma nell’ultima settimana di luglio.

Quanto ricevo se non ho presentato l’ISEE?

Senza ISEE valido ricevi il minimo garantito dalla legge, che per il 2026 è di 58,30 euro al mese per ciascun figlio minorenne (29,10 euro per i figli tra 18 e 20 anni). Puoi aumentare l’importo presentando la DSU per il calcolo dell’ISEE in qualsiasi momento dell’anno.

Spetta l’Assegno Unico ai lavoratori forfettari?

Sì, assolutamente. Il regime fiscale (forfettario, ordinario, dipendente, ecc.) non incide sul diritto all’Assegno Unico. Ciò che cambia è il modo in cui viene calcolato il reddito nell’ISEE: per i forfettari si considera il reddito imponibile (fatturato × coefficiente di redditività), non il fatturato lordo.

Devo rinnovare la domanda ogni anno?

No. La domanda dell’Assegno Unico si rinnova automaticamente. Quello che devi fare ogni anno è aggiornare l’ISEE (presentando la nuova DSU), altrimenti riceverai solo l’importo minimo da marzo in poi. Non è obbligatorio rinnovare la domanda INPS, ma è fondamentale aggiornare l’ISEE.

L’Assegno Unico si cumula con la NASpI?

Sì, l’Assegno Unico è compatibile con la NASpI. Se stai percependo l’indennità di disoccupazione e hai figli a carico, puoi ricevere entrambi i benefici contemporaneamente. La NASpI non riduce l’importo dell’Assegno Unico, ma il suo importo viene considerato nel calcolo dell’ISEE dell’anno successivo.

Cosa succede se mio figlio compie 21 anni a luglio?

L’Assegno Unico cessa per quel figlio dal mese successivo al compimento del 21° anno di età (eccetto in caso di disabilità). Se tuo figlio compie 21 anni a luglio, il mese di luglio è ancora coperto, ma da agosto 2026 l’assegno non includerà più quel figlio. Fanno eccezione i figli con disabilità riconosciuta, per cui il beneficio non ha limite di età.

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Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per tutto ciò che riguarda l’Assegno Unico Universale:

  • Calcolo e presentazione dell’ISEE: ti aiutiamo a raccogliere i documenti e compilare la DSU nel modo corretto, evitando errori che possono ridurre l’importo dell’assegno o causare problemi con l’INPS
  • Prima domanda Assegno Unico: se non hai mai richiesto l’assegno, ti guidiamo nel processo passo per passo
  • Variazioni e aggiornamenti: se la tua situazione familiare o lavorativa è cambiata, ti aiutiamo ad aggiornare la domanda e ottenere l’importo corretto
  • Istanze di riesame: se hai ricevuto meno del dovuto o la domanda è stata sospesa, possiamo presentare istanza di riesame per tuo conto
  • Consulenza per lavoratori autonomi: specificamente per partite IVA e forfettari, ti spieghiamo come il tuo reddito impatta sull’ISEE e sull’importo dell’assegno

Per un appuntamento o una consulenza, contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B a Udine.

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 05:04:252026-09-29 10:28:44Assegno Unico Luglio 2026: Date di Pagamento, Importi e Guida per i Lavoratori Autonomi
CAF, ISEE

Bonus Spesa 1.000 Euro 2026: le Famiglie con ISEE Inferiore a 15.000 Euro Sono Avvantaggiate

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Un bonus spesa da 1.000 euro per le famiglie italiane con ISEE inferiore a 15.000 euro: non si tratta di un singolo pagamento in un’unica soluzione, ma del valore complessivo delle agevolazioni previste dal governo per supportare i nuclei familiari a basso reddito nella spesa quotidiana. In cima alla lista ci sono le famiglie con un indicatore ISEE più basso, che possono accedere a importi maggiorati e a misure cumulative.

In questo articolo vediamo nel dettaglio quali misure rientrano in questo bonus spesa, chi ha diritto all’importo massimo, come si calcola il proprio ISEE e in che modo rivolgersi al CAF per ottenere tutti i benefici spettanti.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Bonus Spesa 1.000 Euro e da Dove Deriva
  2. Requisiti ISEE: Perché le Famiglie Sotto i 15.000 Euro Sono Avvantaggiate
  3. Chi Può Richiedere il Bonus Spesa: Requisiti Completi
  4. Come Si Calcola l’ISEE e Perché È Fondamentale Aggiornarlo
  5. Importi del Bonus Spesa 2026: Quanto Spetta alle Famiglie
  6. Come Usare la Carta Dedicata a Te: Cosa Si Può Acquistare
  7. Differenza tra Carta Dedicata a Te e Carta Acquisti Ordinaria
  8. Il Ruolo del CAF: Come Ottimizzare i Benefici con un ISEE Corretto
  9. Domande Frequenti sul Bonus Spesa 1.000 Euro
  10. Conclusione: Come Non Perdere il Bonus Spesa

Cos’è il Bonus Spesa 1.000 Euro e da Dove Deriva

Quando si parla di “bonus spesa 1.000 euro” si fa riferimento, nella maggior parte dei casi, all’insieme delle misure di sostegno agli acquisti alimentari e di prima necessità messe a disposizione dal governo italiano. La principale è la Carta Dedicata a Te (ex Carta Risparmio Spesa), una carta prepagata erogata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) in collaborazione con il Comune di residenza.

La Carta Dedicata a Te viene caricata con un importo periodico e può essere usata per acquistare beni alimentari di prima necessità, prodotti per l’igiene personale e carburante. Il valore cumulativo annuo per le famiglie più numerose e con reddito più basso può avvicinarsi o superare i 1.000 euro, motivo per cui viene spesso indicata con questa cifra nella comunicazione istituzionale e nei media.

Attenzione: i 1.000 euro non vengono erogati tutti in una volta, ma attraverso ricariche periodiche sulla carta prepagata. L’importo effettivo dipende dalla composizione del nucleo familiare e dalla fascia ISEE.

Requisiti ISEE: Perché le Famiglie Sotto i 15.000 Euro Sono Avvantaggiate

Il bonus spesa è strutturato con una logica progressiva inversa: più è basso l’ISEE del nucleo familiare, maggiore è il beneficio ottenuto. In pratica, le famiglie con ISEE sotto i 15.000 euro godono di una corsia preferenziale rispetto alle famiglie con redditi più alti.

Questo meccanismo funziona in questo modo: le famiglie vengono collocate in una graduatoria stilata dal Comune in base all’ISEE. Le prime ad essere selezionate sono quelle con ISEE più basso. A parità di numero di componenti del nucleo familiare, chi ha un indicatore ISEE inferiore viene servito prima, e in molti casi ottiene importi maggiorati.

La soglia di 15.000 euro di ISEE è il limite massimo per accedere alla misura principale. Famiglie con ISEE superiore a questa soglia vengono escluse dalla Carta Dedicata a Te, indipendentemente dalla composizione del nucleo.

Esempio pratico: come funziona la graduatoria

Immagina tre famiglie con 4 componenti ciascuna, residenti nello stesso Comune:

  • Famiglia A: ISEE di 4.200 euro → prima in graduatoria, ottiene l’importo più alto
  • Famiglia B: ISEE di 9.500 euro → seconda in graduatoria, accede alla carta ma con importo standard
  • Famiglia C: ISEE di 16.000 euro → esclusa dalla misura (sopra la soglia massima)

Questo meccanismo garantisce che le risorse disponibili vengano distribuite prima a chi ne ha più bisogno.

Chi Può Richiedere il Bonus Spesa: Requisiti Completi

Per accedere al bonus spesa collegato alla Carta Dedicata a Te, il nucleo familiare deve soddisfare tutti i seguenti requisiti contemporaneamente:

  • Cittadinanza italiana o permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo
  • Residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 continuativi
  • ISEE inferiore a 15.000 euro (soglia aggiornata al 2026)
  • Non essere già beneficiari di Assegno di Inclusione (ADI) o Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL)
  • Non avere nel nucleo familiare persone intestatarie di veicoli immatricolati nei 24 mesi precedenti (con alcune eccezioni per disabilità)

Nota importante: la misura non richiede presentazione di domanda da parte del cittadino. È il Comune che, in base alle graduatorie INPS, individua i beneficiari e consegna la carta. Tuttavia è fondamentale avere un ISEE aggiornato e valido.

Come Si Calcola l’ISEE e Perché È Fondamentale Aggiornarlo

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è il parametro che lo Stato utilizza per valutare la situazione economica di una famiglia. Tiene conto non solo dei redditi, ma anche del patrimonio mobiliare (risparmi, conti correnti, titoli) e immobiliare (case di proprietà), rapportato al numero di componenti del nucleo familiare.

Per il bonus spesa è necessario avere un ISEE in corso di validità. L’ISEE ha validità annuale (dall’1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno) e va rinnovato tramite la presentazione della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica).

Cosa serve per calcolare l’ISEE

  • Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
  • Redditi 2024 (dichiarazione 730 o Modello Redditi)
  • Saldo e giacenza media del conto corrente al 31 dicembre 2024
  • Dati catastali degli immobili di proprietà
  • Valore di titoli, azioni, fondi e altri strumenti finanziari

Il CAF Centro Fiscale offre il servizio di calcolo e presentazione della DSU per l’ISEE. Se non hai ancora rinnovato l’ISEE per il 2026, è importante farlo il prima possibile per non perdere il diritto al bonus spesa e ad altre agevolazioni.

Importi del Bonus Spesa 2026: Quanto Spetta alle Famiglie

Gli importi del bonus spesa variano in base al numero di componenti del nucleo familiare. La Carta Dedicata a Te prevede importi differenziati per fasce di numerosità:

Componenti nucleo familiareImporto indicativo annuo
Famiglie con minori o anziani (nucleo 2 persone)Importo base
Nuclei con 3 o più componentiImporto maggiorato
Nuclei numerosi (4+ componenti con minori)Importo più elevato

Nota: Gli importi precisi vengono definiti con decreto ministeriale. Il valore complessivo delle ricariche può avvicinarsi ai 1.000 euro per i nuclei più numerosi con ISEE molto basso. Contatta il CAF Centro Fiscale per conoscere l’importo esatto applicabile alla tua situazione familiare.

Come Usare la Carta Dedicata a Te: Cosa Si Può Acquistare

La Carta Dedicata a Te è una carta prepagata utilizzabile presso i supermercati e i negozi convenzionati. Ecco cosa si può acquistare:

  • Alimenti di prima necessità: frutta, verdura, pane, latte, carne, pesce, legumi, cereali
  • Prodotti per l’igiene personale e per la cura della casa
  • Carburante per l’autovettura (benzina, diesel, GPL, metano)

La carta non può essere utilizzata per acquistare alcolici, tabacchi, giochi e scommesse, articoli di lusso o prodotti non alimentari non essenziali.

Le eventuali somme non spese entro la scadenza indicata non vengono trasferite al periodo successivo: è quindi importante utilizzare l’importo ricaricato entro i termini previsti.

Differenza tra Carta Dedicata a Te e Carta Acquisti Ordinaria

Spesso si fa confusione tra diverse misure di sostegno alla spesa. Ecco le principali differenze:

MisuraISEE richiestoBeneficiariImporto
Carta Dedicata a TeSotto 15.000 euroFamiglie con minoriRicarica periodica
Carta Acquisti OrdinariaISEE non superiore a soglia specificaAnziani 65+ e bambini 0-3 anniImporto definito per decreto (consulta INPS.it)
Assegno di Inclusione (ADI)Soglia ISEE ridotta (vedi INPS.it per requisiti aggiornati)Nuclei con disabili o minoriVariabile + integrazione affitto

La Carta Acquisti Ordinaria è invece destinata agli anziani (over 65) e alle famiglie con bambini da 0 a 3 anni, con un importo definito annualmente per decreto. Molte famiglie possono beneficiare di entrambe le misure, se soddisfano i requisiti di entrambe.

Il Ruolo del CAF: Come Ottimizzare i Benefici con un ISEE Corretto

Avere un ISEE calcolato correttamente è fondamentale per non perdere il diritto al bonus spesa e ad altre agevolazioni. Un ISEE errato o incompleto può portare a un indicatore più alto del reale, escludendo la famiglia da misure a cui ha diritto.

Il CAF Centro Fiscale offre un servizio completo per:

  • Compilare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) correttamente
  • Calcolare l’ISEE tenendo conto di tutte le deduzioni e le eccezioni previste dalla legge
  • Verificare se la famiglia ha diritto al bonus spesa e ad altre agevolazioni cumulative
  • Presentare ricorso in caso di ISEE precompilato errato da parte dell’INPS

Ricorda: il servizio di calcolo ISEE presso il CAF è gratuito per molte categorie di assistiti. Contatta il CAF Centro Fiscale per un preventivo personalizzato e per scoprire a quali agevolazioni hai diritto.

Domande Frequenti sul Bonus Spesa 1.000 Euro

Devo fare domanda per ricevere il bonus spesa?

In linea generale, no. Per la Carta Dedicata a Te i beneficiari vengono individuati automaticamente dall’INPS tramite le graduatorie ISEE e comunicati ai Comuni. È però fondamentale avere l’ISEE aggiornato: senza un ISEE valido non comparirai nelle graduatorie.

Il bonus spesa è compatibile con il Reddito di Cittadinanza o l’ADI?

No. Chi percepisce già l’Assegno di Inclusione (ADI) o il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) è escluso dalla Carta Dedicata a Te. Questo perché si tratta di misure diverse che non possono essere cumulate.

Cosa succede se il mio ISEE supera i 15.000 euro di poco?

Se l’ISEE supera la soglia, non si ha diritto alla Carta Dedicata a Te. Tuttavia, potrebbero essere disponibili misure locali di sostegno (comuni, regioni, enti di assistenza) per famiglie in difficoltà. Il CAF può indicarti le agevolazioni disponibili nel tuo territorio.

La carta si può usare online?

No, la Carta Dedicata a Te è una carta prepagata utilizzabile solo presso i punti vendita fisici convenzionati. Non è possibile usarla per acquisti online.

L’ISEE va rinnovato ogni anno?

Sì. L’ISEE ha validità dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Per continuare a ricevere i benefici è necessario rinnovare la DSU ogni anno. Il CAF Centro Fiscale ti supporta in questa operazione, spesso con appuntamenti dedicati a partire da gennaio.

Conclusione: Come Non Perdere il Bonus Spesa

Il bonus spesa da 1.000 euro è una misura concreta per le famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro, con un sistema di accesso che premia i redditi più bassi. Per non perdere questo beneficio, la priorità è una sola: avere un ISEE aggiornato e corretto.

Se non hai ancora rinnovato l’ISEE per il 2026, o se vuoi verificare che il tuo indicatore sia calcolato nel modo più vantaggioso possibile, contatta il CAF Centro Fiscale per un appuntamento. I nostri operatori sono a disposizione per aiutarti a non perdere nessuna delle agevolazioni a cui hai diritto.

Puoi anche consultare i nostri approfondimenti su argomenti correlati: Pensioni luglio 2026: date dei pagamenti e Modello 730 2026: novità e spese detraibili.

Luglio 3, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 04:04:252026-07-03 07:53:40Bonus Spesa 1.000 Euro 2026: le Famiglie con ISEE Inferiore a 15.000 Euro Sono Avvantaggiate
CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

Codici Tributo F24 2026: Guida Completa con Tabella e Risoluzioni AdE

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il modello F24 è il documento che ogni contribuente italiano usa per pagare tasse, imposte, contributi previdenziali e molte altre somme dovute allo Stato. Al suo interno, i codici tributo F24 sono il cuore del sistema: identificano con precisione il tipo di versamento, l’anno di riferimento e la sezione corretta del modello. Senza il codice giusto, il pagamento potrebbe essere attribuito in modo errato — con conseguenti sanzioni o richieste di chiarimento dall’Agenzia delle Entrate.

In questa guida trovi una spiegazione chiara di come funzionano i codici tributo, una tabella riassuntiva aggiornata al 2026 con i codici più utilizzati, e le istruzioni per compilare il modello F24 senza errori. Abbiamo anche analizzato le risoluzioni più recenti dell’Agenzia delle Entrate che hanno introdotto nuovi codici tributo nel corso del 2025 e 2026.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Codice Tributo nel Modello F24
  2. Le Sezioni del Modello F24 e i Relativi Codici
  3. Tabella dei Codici Tributo F24 più Utilizzati nel 2026
  4. Le Risoluzioni AdE 2025-2026 sui Nuovi Codici Tributo
  5. Come Compilare il Modello F24: Guida Pratica ai Campi
  6. Compensazione con il Modello F24: Come Funziona
  7. Codici Tributo per il Regime Forfettario 2026
  8. Codici Tributo per i Contributi INPS dei Liberi Professionisti
  9. Errori Comuni nella Compilazione del Codice Tributo F24
  10. Come Trovare il Codice Tributo Corretto
  11. Scadenze F24 del 2026: le Date da Ricordare
  12. F24 a Saldo Zero: Quando è Obbligatorio
  13. Domande Frequenti sui Codici Tributo F24

Cos’è il Codice Tributo nel Modello F24

Il codice tributo è un codice alfanumerico di 4 cifre (a volte accompagnato da lettere) che identifica univocamente la natura del versamento nel modello F24. È, in pratica, il “nome” del pagamento che stai effettuando: ogni tipo di tassa, contributo o imposta ha il suo codice specifico.

Per capirne l’importanza, immagina di dover pagare l’IRPEF a saldo: senza il codice tributo corretto (1001), l’Agenzia delle Entrate non saprebbe a quale imposta applicare il tuo versamento. Lo stesso vale per l’acconto IRPEF (codice 0100), l’IVA mensile (codice 6001-6012), i contributi INPS e decine di altre voci.

I codici tributo vengono istituiti dall’Agenzia delle Entrate tramite apposite risoluzioni. Queste risoluzioni, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale e sul portale AdE, definiscono il codice, la sezione del modello F24 in cui inserirlo, e le istruzioni operative. Nel corso del 2025-2026 sono state emesse numerose risoluzioni per nuovi adempimenti, agevolazioni fiscali e semplificazioni.

Le Sezioni del Modello F24 e i Relativi Codici

Il modello F24 è suddiviso in diverse sezioni, ognuna destinata a una categoria specifica di versamenti. I codici tributo variano a seconda della sezione utilizzata:

  • Sezione ERARIO: per le imposte erariali (IRPEF, IVA, IRES, imposte sostitutive, addizionali statali). È la sezione più utilizzata dai privati e dalle partite IVA.
  • Sezione REGIONI: per l’addizionale regionale IRPEF e i tributi regionali specifici.
  • Sezione ICI/IMU: per il pagamento dell’IMU, della TASI e di altre imposte sugli immobili (codici che iniziano con 3xxx o 4xxx).
  • Sezione INPS: per i contributi previdenziali, sia dei dipendenti sia degli autonomi (regime forfettario, artigiani, commercianti).
  • Sezione Altri Enti: per versamenti a enti diversi (es. INAIL, ENPAM, Cassa Edile).

Conoscere la sezione corretta è fondamentale: inserire un codice tributo nella sezione sbagliata invalida il pagamento e può generare sanzioni.

Tabella dei Codici Tributo F24 più Utilizzati nel 2026

Di seguito la tabella riepilogativa dei codici tributo più comuni, suddivisi per categoria di versamento:

CodiceDescrizioneSezione F24Rif. Anno
IRPEF e Imposte sui Redditi
1001IRPEF – saldoErarioAnno d’imposta
0100IRPEF – acconto prima rataErarioAnno di versamento
0200IRPEF – acconto seconda rata o acconto unicoErarioAnno di versamento
1800IRES – saldoErarioAnno d’imposta
2002IRES – acconto prima rataErarioAnno di versamento
IVA
6001-6012IVA mensile (6001 = gennaio, 6012 = dicembre)ErarioAnno d’imposta
6031-6034IVA trimestrale (6031 = I trim., 6032 = II, 6033 = III, 6034 = IV)ErarioAnno d’imposta
6099IVA – saldo annualeErarioAnno d’imposta
6013IVA – acconto dicembreErarioAnno d’imposta
Imposta Sostitutiva (Regime Forfettario)
1790Imposta sostitutiva regime forfettario – saldoErarioAnno d’imposta
1791Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto prima rataErarioAnno di versamento
1792Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto seconda rataErarioAnno di versamento
IMU e Tributi Locali
3912IMU – abitazione principale (cat. A/1, A/8, A/9) e pertinenzeICI/IMUAnno d’imposta
3918IMU – altri fabbricatiICI/IMUAnno d’imposta
3914IMU – terreni agricoliICI/IMUAnno d’imposta
3916IMU – aree fabbricabiliICI/IMUAnno d’imposta
Contributi INPS
0901Contributi INPS artigiani – quota fissa sul minimaleINPSTrimestrale
0903Contributi INPS commercianti – quota fissa sul minimaleINPSTrimestrale
0902Contributi INPS artigiani – eccedenza sul minimaleINPSSaldo
0904Contributi INPS commercianti – eccedenza sul minimaleINPSSaldo
2521Contributi INPS gestione separata – compenso lavoro autonomoINPSAnno d’imposta
2522Contributi INPS gestione separata – acconto prima rataINPSAnno di versamento
Ritenute alla Fonte
1040Ritenute su redditi di lavoro autonomo e provvigioniErarioMese di riferimento
1001Ritenute su redditi di lavoro dipendente e assimilatiErarioMese di riferimento
1030Ritenute su redditi di lavoro dipendente (tempo determinato)ErarioMese di riferimento
Cedolare Secca
1840Cedolare secca – saldo (aliquota 21% o 10% per canone concordato)ErarioAnno d’imposta
1841Cedolare secca – acconto prima rataErarioAnno di versamento
1842Cedolare secca – acconto seconda rataErarioAnno di versamento

Le Risoluzioni AdE 2025-2026 sui Nuovi Codici Tributo

L’Agenzia delle Entrate emette periodicamente risoluzioni per istituire nuovi codici tributo legati a provvedimenti normativi di recente approvazione. Ogni risoluzione descrive in modo preciso il codice, la sua denominazione, la sezione F24 di riferimento e le modalità di utilizzo.

Nel corso del 2025, alcune delle risoluzioni più significative hanno riguardato:

  • Nuovi codici per la rottamazione delle cartelle: con l’introduzione delle rate della rottamazione quinquies (sanatoria dei carichi affidati all’Agente della Riscossione), sono stati istituiti specifici codici tributo da utilizzare nella sezione Erario del modello F24. Le risoluzioni AdE hanno aggiornato le istruzioni per ogni rata di pagamento.
  • Codici per la tregua fiscale e il ravvedimento speciale: nell’ambito delle misure di pace fiscale previste dalla Legge di Bilancio 2025, sono stati introdotti codici tributo dedicati per la regolarizzazione spontanea di violazioni tributarie (ravvedimento operoso speciale, concordato preventivo biennale).
  • Codici per il concordato preventivo biennale (CPB): i contribuenti che hanno aderito al CPB per gli anni 2024-2025 devono versare l’imposta sostitutiva tramite codici tributo specifici istituiti dall’AdE nel 2024-2025.
  • Codici per agevolazioni settoriali: nuovi incentivi (crediti d’imposta per investimenti, ZES unica Sud, Transizione 5.0) hanno richiesto l’istituzione di codici tributo ad hoc per il corretto utilizzo in compensazione tramite F24.

Per restare aggiornato sulle risoluzioni più recenti, ti consigliamo di consultare regolarmente la sezione “Normativa e prassi > Risoluzioni” del portale agenziaentrate.gov.it oppure di iscriverti alla nostra newsletter qui sopra.

Come Compilare il Modello F24: Guida Pratica ai Campi

Compilare correttamente il modello F24 non è difficile, ma richiede attenzione ai dettagli. Ecco i campi principali da compilare nella sezione Erario (la più utilizzata):

  • Codice tributo: il codice a 4 cifre che identifica il tipo di pagamento (es. 1790 per l’imposta sostitutiva del forfettario).
  • Rateazione/Regione/Prov.: indica il numero di rata se stai pagando a rate (es. 0101 = prima rata su una, 0103 = prima rata su tre), oppure lascia vuoto se paghi in unica soluzione.
  • Anno di riferimento: l’anno a cui si riferisce il tributo. Per l’IRPEF a saldo 2025 (da pagare nel 2026) si indica 2025; per gli acconti 2026 si indica 2026.
  • Importi a debito versati: la somma che stai pagando.
  • Importi a credito compensati: eventuali crediti che stai utilizzando in compensazione.

Esempio pratico: Supponiamo che Luca, libero professionista con regime forfettario, debba pagare il saldo dell’imposta sostitutiva per il 2025 entro il 30 giugno 2026. Il suo F24 avrà:

  • Sezione: Erario
  • Codice tributo: 1790 (imposta sostitutiva forfettario – saldo)
  • Anno di riferimento: 2025
  • Importo a debito: [importo calcolato]

Compensazione con il Modello F24: Come Funziona

Una delle caratteristiche più utili del modello F24 è la possibilità di utilizzare i crediti tributari in compensazione: invece di pagare l’intero importo dovuto, puoi scalare i crediti che vanti verso il fisco (es. crediti IVA, crediti IRPEF da rimborso, crediti d’imposta per investimenti).

La compensazione funziona così:

  • Compensazione orizzontale: puoi usare un credito di un’imposta per pagarne un’altra (es. credito IVA per pagare IRPEF). Ammessa fino a 2 milioni di euro annui per i crediti fiscali (limite portato a 2 milioni dalla L. 207/2024 – Legge di Bilancio 2025).
  • Compensazione verticale: usi il credito della stessa imposta (es. IVA a credito di un periodo per compensare IVA a debito del periodo successivo).
  • Visto di conformità: per crediti superiori a 5.000 euro (IVA) o 5.000 euro (altri tributi) è obbligatorio il visto di conformità apposto da un CAF o un professionista abilitato. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti in questo adempimento.

Attenzione: dal 2024 è obbligatorio presentare il modello F24 esclusivamente in via telematica quando si utilizza la compensazione (anche se il saldo netto è zero). Non è più possibile presentarlo in forma cartacea in questi casi.

Codici Tributo per il Regime Forfettario 2026

I contribuenti in regime forfettario hanno codici tributo specifici per il versamento dell’imposta sostitutiva (15% ordinaria, 5% per i nuovi contribuenti nei primi 5 anni). Ecco una guida pratica:

CodiceDescrizioneScadenza 2026
1790Imposta sostitutiva forfettario – saldo anno precedente30 giugno 2026 (con proroga possibile al 31 luglio con maggiorazione 0,40%)
1791Imposta sostitutiva forfettario – acconto 1ª rata (40%)30 giugno 2026
1792Imposta sostitutiva forfettario – acconto 2ª rata (60%)30 novembre 2026

Nota importante per il 2026: i contribuenti forfettari devono versare gli acconti con il metodo storico (basato sull’imposta dell’anno precedente) oppure con il metodo previsionale (basato al reddito atteso). Se hai dubbi su quale metodo conviene, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a fare il calcolo corretto e a compilare il modello F24.

Codici Tributo per i Contributi INPS dei Liberi Professionisti

I liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS versano i contributi tramite F24 con i seguenti codici:

CodiceDescrizioneSezione
2521Contributi INPS gestione separata – saldo compenso lavoro autonomoINPS
2522Contributi INPS gestione separata – acconto prima rataINPS
2523Contributi INPS gestione separata – acconto seconda rataINPS

L’aliquota contributiva della Gestione Separata per il 2026 è del 26,07% per i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, e del 24% per i soggetti già pensionati o iscritti ad altre casse. Ricorda di indicare sempre l’anno di riferimento nel campo apposito del modello F24.

Errori Comuni nella Compilazione del Codice Tributo F24

Gli errori più frequenti che i contribuenti commettono nel compilare il modello F24 riguardano proprio i codici tributo. Ecco i più comuni e come evitarli:

  • Codice tributo sbagliato per la sezione: inserire un codice IMU (es. 3916) nella sezione Erario invece che nella sezione ICI/IMU. Il sistema telematico di solito blocca l’operazione, ma meglio verificare prima.
  • Anno di riferimento errato: per il saldo IRPEF 2025 (da pagare nel 2026) si deve indicare 2025, non 2026. Per gli acconti 2026 si indica 2026. Confondere i due può portare a versamenti non imputati correttamente.
  • Rateazione non compilata: se si paga a rate (es. 3 rate), il campo rateazione deve riportare il codice corretto (0101 = prima rata su una, 0103 = prima di tre, 0203 = seconda di tre, ecc.).
  • Compensazione senza visto: usare crediti superiori a 5.000 euro senza il visto di conformità è sanzionabile. Rivolgiti sempre a un CAF o commercialista abilitato.
  • Inversione debito/credito: mettere l’importo nella colonna sbagliata (a debito invece di a credito, o viceversa) può causare problemi seri. Verifica sempre prima di inviare.

Come Trovare il Codice Tributo Corretto

Se non sei sicuro del codice tributo da utilizzare, hai diverse opzioni:

  • Portale AdE: la sezione “F24” del sito dell’Agenzia delle Entrate contiene le istruzioni complete e la lista dei codici tributo aggiornata.
  • Software di compilazione F24: il servizio telematico dell’AdE (F24 online) propone automaticamente i codici tributo in base al tipo di versamento selezionato.
  • Risoluzione AdE di riferimento: ogni nuovo codice tributo è istituito con una risoluzione numerata. Puoi cercare la risoluzione specifica sul portale normativa dell’AdE.
  • CAF o commercialista: la soluzione più sicura. Un operatore qualificato verifica che tutto sia corretto prima dell’invio. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per la compilazione del modello F24 e la gestione delle scadenze fiscali.

Scadenze F24 del 2026: le Date da Ricordare

Oltre al codice tributo, è fondamentale rispettare le scadenze di versamento. Ecco le principali date del 2026 che interessano privati e partite IVA:

  • 16 di ogni mese: versamento ritenute, contributi INPS dipendenti, IVA mensile del mese precedente.
  • 16 marzo 2026: IVA annuale – saldo (con codice 6099).
  • 16 aprile, 16 luglio, 16 settembre, 16 dicembre 2026: IVA trimestrale (per contribuenti trimestrali).
  • 30 giugno 2026: saldo IRPEF 2025 + primo acconto IRPEF 2026 + saldo/acconto imposta sostitutiva forfettario. Possibile proroga al 31 luglio con maggiorazione 0,40%.
  • 1 dicembre 2026: secondo acconto IRPEF (ufficialmente confermato da calendario AdE).
  • 16 giugno e 16 dicembre 2026: rate IMU (acconto e saldo).

Puoi trovare il calendario completo delle scadenze fiscali di luglio 2026 nel nostro articolo dedicato: Scadenze fiscali di luglio 2026: tutte le date per privati, imprese e Partite IVA.

F24 a Saldo Zero: Quando è Obbligatorio

In alcuni casi, il modello F24 deve essere presentato anche quando il totale da versare è zero euro. Questo accade tipicamente quando si utilizza la compensazione integrale: l’importo a credito compensa completamente l’importo a debito, e il saldo finale è zero.

In questi casi:

  • Il modello F24 deve essere presentato obbligatoriamente per via telematica (non può essere presentato in forma cartacea o allo sportello bancario).
  • L’F24 a zero può essere inviato solo tramite i servizi telematici dell’AdE (Fisconline/Entratel) o tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista).
  • Le banche e Poste non accettano F24 a saldo zero.

Domande Frequenti sui Codici Tributo F24

Dove trovo la lista aggiornata dei codici tributo F24?

La lista ufficiale e aggiornata dei codici tributo è disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it), nella sezione dedicata al modello F24. Ogni nuovo codice viene istituito con una risoluzione numerata che puoi consultare nella sezione “Normativa e prassi”. In alternativa, i principali software di compilazione F24 aggiornano automaticamente i codici disponibili.

Cosa succede se uso il codice tributo sbagliato?

Se hai usato un codice tributo errato, il versamento potrebbe essere imputato a un tributo diverso da quello dovuto, oppure potrebbe risultare non lavorabile da parte dell’Agenzia delle Entrate. In entrambi i casi puoi presentare una richiesta di correzione (istanza di correzione dati F24) all’Agenzia delle Entrate, allegando la documentazione che prova l’errore materiale. È consigliabile agire tempestivamente per evitare che vengano emesse cartelle esattoriali per il tributo non versato.

Posso pagare il modello F24 in banca senza essere correntista?

Sì, è possibile pagare il modello F24 cartaceo allo sportello bancario o postale anche senza essere correntista, purché il saldo da versare sia superiore a zero e non si utilizzi la compensazione. Se invece il saldo è zero (per compensazione integrale) oppure l’importo supera 1.000 euro in alcuni casi specifici, è obbligatorio il pagamento telematico.

Come funziona il codice tributo per il ravvedimento operoso?

Quando si regolarizza spontaneamente un pagamento omesso o tardivo tramite ravvedimento operoso, si usa lo stesso codice tributo del versamento originario, a cui si aggiungono ulteriori righe per gli interessi (codice tributo 1989 per interessi da ravvedimento su imposte erariali) e le sanzioni ridotte (vari codici in base al tipo di sanzione). Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a calcolare correttamente l’importo del ravvedimento e a compilare il modello F24 in modo corretto.

Qual è il codice tributo per pagare l’INPS gestione separata?

I contribuenti iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, freelance, professionisti senza cassa) usano i codici: 2521 (saldo), 2522 (acconto prima rata), 2523 (acconto seconda rata). Questi vanno inseriti nella sezione INPS del modello F24, indicando nell’apposito campo il codice sede INPS di competenza e la matricola INPS.

I nuovi codici tributo 2026 dove vengono pubblicati?

I nuovi codici tributo vengono istituiti dall’Agenzia delle Entrate tramite risoluzioni ufficiali, pubblicate sul portale agenziaentrate.gov.it nella sezione “Normativa e prassi > Risoluzioni” e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Ogni risoluzione riporta il numero progressivo, la data di emissione, la denominazione del nuovo codice, la sezione F24 di riferimento e le istruzioni per l’utilizzo corretto. È buona pratica verificare sempre che il codice che si intende utilizzare sia quello più aggiornato, soprattutto per versamenti legati a nuovi adempimenti o agevolazioni di recente istituzione.

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Hai bisogno di aiuto con il Modello F24?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione del modello F24, la gestione della compensazione tributaria e l’aggiornamento sui nuovi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate. Prenota un appuntamento presso la nostra sede di Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-03 03:04:252026-07-03 07:53:42Codici Tributo F24 2026: Guida Completa con Tabella e Risoluzioni AdE
CAF, COLF E BADANTI

Colf e Badanti, Messaggio INPS per 6.000 Famiglie: Contributi da Pagare in Maniera Semplificata

colf e badanti CAF Udine

Il 2026 porta una novità importante per i datori di lavoro domestico: l’INPS ha inviato un messaggio rivolto a circa 6.000 famiglie per comunicare la possibilità di pagare i contributi colf e badanti in maniera semplificata, attraverso le nuove modalità digitali messe a disposizione dall’istituto previdenziale. Una buona notizia per chi ha assunto una colf, una badante o una baby sitter e si trova ogni trimestre a dover adempiere all’obbligo contributivo verso l’INPS.

Se anche tu hai una collaboratrice domestica o una badante che ti assiste nella cura di un familiare anziano, questa guida fa al caso tuo. Ti spieghiamo quanto si pagano i contributi INPS 2026, quando scadono, come si versano e soprattutto come il nuovo sistema semplificato rende tutto più facile. Perché gestire i contributi di colf e badanti non deve essere uno stress: con il supporto giusto, diventa un adempimento rapido e sicuro.

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Indice dei contenuti

  1. Il Messaggio INPS alle 6.000 Famiglie: Di Cosa Si Tratta
  2. Cos’è il Lavoro Domestico e Chi Sono i Lavoratori Interessati
  3. Quanto Si Pagano i Contributi Colf e Badanti nel 2026
  4. Le Tabelle INPS 2026: Importi Contributi per Fascia Oraria
  5. Come Pagare i Contributi Colf e Badanti: Modalità Semplificate 2026
  6. Scadenze Trimestrali 2026: Quando Versare i Contributi Colf e Badanti
  7. Cosa Succede se Non Si Pagano i Contributi: Sanzioni e Ravvedimento
  8. I Contributi Colf e Badanti si Detraggono nel 730?
  9. Il Ruolo del CAF: Come ti Aiutiamo con i Contributi Domestici
  10. Domande Frequenti sui Contributi Colf e Badanti INPS 2026

Il Messaggio INPS alle 6.000 Famiglie: Di Cosa Si Tratta

L’INPS ha recentemente avviato una campagna informativa rivolta a una platea specifica di datori di lavoro domestico: circa 6.000 famiglie italiane che, per ragioni diverse, non risultavano in regola con i versamenti contributivi o non avevano ancora adottato le nuove modalità digitali di pagamento. Il messaggio istituzionale ha lo scopo di guidare questi datori di lavoro verso un sistema di versamento più semplice, trasparente e accessibile.

L’iniziativa rientra in un più ampio progetto dell’INPS di digitalizzazione dei servizi per il lavoro domestico. L’obiettivo è duplice: da un lato, ridurre il numero di famiglie con posizioni contributive irregolari; dall’altro, semplificare concretamente gli adempimenti per chi ha una colf, una badante o un’assistente familiare regolarmente assunta. Il messaggio ha carattere informativo e non sanzionatorio: l’INPS vuole aiutare le famiglie a mettersi in regola, non punirle.

La novità principale comunicata dall’istituto riguarda la possibilità di utilizzare il canale pagoPA per il versamento dei contributi, eliminando la dipendenza dal bollettino MAV postale tradizionale. Questo significa che i datori di lavoro domestico possono ora pagare i contributi INPS colf e badanti direttamente dall’app IO, dal proprio home banking o presso qualsiasi sportello abilitato, senza recarsi fisicamente in posta.

Cos’è il Lavoro Domestico e Chi Sono i Lavoratori Interessati

Per comprendere bene l’importanza del messaggio INPS, è utile chiarire chi rientra nella categoria del lavoro domestico e quali sono gli obblighi del datore di lavoro. Il lavoro domestico comprende tutte quelle attività svolte in forma continuativa all’interno dell’ambito familiare privato. Non si tratta solo di pulizie: la definizione è molto più ampia.

Rientrano nel lavoro domestico le seguenti figure professionali:

  • Colf (collaboratrici familiari): si occupano delle pulizie domestiche, del riordino della casa, del bucato e delle faccende quotidiane.
  • Badanti (assistenti familiari): assistono persone anziane, malate o non autosufficienti, sia durante il giorno che con servizio notturno.
  • Baby sitter: si occupano della cura e sorveglianza dei bambini.
  • Cuochi e autisti privati: svolgono mansioni specifiche all’interno del nucleo familiare.
  • Governanti e maggiordomi: gestiscono la casa a 360 gradi per famiglie strutturate.

In tutti questi casi, il datore di lavoro è la famiglia privata che assume il lavoratore. Questo è un aspetto fondamentale: la famiglia non è un’azienda, ma assume comunque tutti gli obblighi di un datore di lavoro, incluso il versamento dei contributi INPS. Ignorare questo obbligo espone a sanzioni e a problemi previdenziali per il lavoratore, che non maturà i contributi necessari per la pensione.

Il contratto di riferimento è il CCNL Lavoratori Domestici, stipulato tra le organizzazioni datoriali (Assindatcolf, Fidaldo, Domina) e le sigle sindacali (Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, UILTuCS-UIL). Questo contratto stabilisce le retribuzioni minime, gli orari di lavoro, il trattamento di ferie, malattia, TFR e — appunto — le modalità di versamento dei contributi INPS per colf e badanti. Per assistenza nella gestione contrattuale, il CAF Centro Fiscale a Udine offre supporto completo alle famiglie datori di lavoro.

Quanto Si Pagano i Contributi Colf e Badanti nel 2026

I contributi INPS per colf e badanti si calcolano in modo diverso rispetto ai normali rapporti di lavoro dipendente. Non si applicano percentuali sul reddito lordo annuo, ma si versano importi fissi per ogni ora di lavoro effettivamente prestata, determinati in base a tre fasce orarie e alla retribuzione percepita dal lavoratore. Ogni anno l’INPS aggiorna queste cifre in base all’inflazione e agli accordi contrattuali.

Per il 2026, il sistema contributivo si articola su tre fasce principali, in base all’orario settimanale concordato tra datore e lavoratore:

  • Fascia A — orario inferiore a 24 ore settimanali: il contributo orario è differenziato a seconda che la retribuzione oraria sia superiore o inferiore a una soglia stabilita dall’INPS. Questa fascia è tipica delle collaboratrici domestiche part-time.
  • Fascia B — orario pari o superiore a 24 ore settimanali: si applica una contribuzione specifica perché il lavoratore, pur non essendo necessariamente convivente, svolge un orario equivalente a quello di un lavoratore a tempo pieno.
  • Badanti con convivenza: è prevista una fascia specifica che tiene conto della presenza continuativa e della natura particolare del rapporto, con importi agevolati rispetto alla fascia oraria corrispondente.

Un elemento importante: i contributi INPS per i lavoratori domestici sono divisi tra datore di lavoro e lavoratore. La quota a carico del datore di lavoro è generalmente più alta (circa i due terzi del totale), mentre il lavoratore contribuisce con una quota minore. Tuttavia, è il datore di lavoro che versa l’intero importo all’INPS ogni trimestre, trattenendo poi la quota del lavoratore dalla retribuzione mensile.

Le Tabelle INPS 2026: Importi Contributi per Fascia Oraria

Ogni anno, con apposita circolare, l’INPS pubblica la tabella aggiornata degli importi contributivi per il lavoro domestico. Per il 2026 i valori sono stati rivalutati rispetto all’anno precedente per tenere conto della variazione degli indici ISTAT. I contributi si calcolano per ogni ora lavorata e si differenziano in base all’orario settimanale e alla retribuzione contrattuale.

Tipo di rapportoRetribuzione orariaQuota datore/oraQuota lavoratore/oraTotale/ora
Orario < 24h/sett. — retrib. bassafino a soglia INPSquota datore (circa 2/3)quota lavoratore (circa 1/3)importo aggiornato circ. INPS 2026
Orario < 24h/sett. — retrib. altaoltre soglia INPSquota datore (circa 2/3)quota lavoratore (circa 1/3)importo aggiornato circ. INPS 2026
Orario ≥ 24h/sett. (non convivente)contrattualequota datore (circa 2/3)quota lavoratore (circa 1/3)importo aggiornato circ. INPS 2026
Badante conviventecontrattualequota datore (circa 2/3)quota lavoratore (circa 1/3)importo aggiornato circ. INPS 2026

Come leggere la tabella: gli importi esatti per il 2026 sono pubblicati dall’INPS con circolare annuale all’inizio di ogni anno. La struttura è sempre la stessa: quota datore + quota lavoratore = totale per ora lavorata. Il sistema tiene conto della fascia oraria settimanale (sopra o sotto le 24 ore) e del livello retributivo orario. Per conoscere l’importo preciso da versare per la tua situazione specifica, il CAF Centro Fiscale a Udine calcola per te il contributo esatto sulla base dei dati ufficiali INPS 2026.

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che la signora Anna abbia assunto una colf che lavora 20 ore settimanali (fascia sotto le 24 ore). In un trimestre di 13 settimane, le ore lavorate sono circa 260. Il contributo totale da versare dipenderà dalla fascia applicabile: la quota a carico della colf verrà trattenuta dalle buste paga mensili, mentre il netto a carico di Anna saremo circa i due terzi del totale. Il servizio del CAF Centro Fiscale calcola automaticamente questi importi, evitando errori nel versamento.

Come Pagare i Contributi Colf e Badanti: Modalità Semplificate 2026

Proprio qui entra in gioco il messaggio INPS destinato alle 6.000 famiglie: il cambiamento più significativo riguarda le modalità di pagamento semplificate per i contributi del lavoro domestico. L’INPS ha progressivamente abbandonato il vecchio sistema basato esclusivamente sul bollettino MAV da pagare in posta, introducendo canali più moderni e accessibili per il versamento dei contributi colf e badanti INPS.

Le modalità disponibili nel 2026 per pagare i contributi colf e badanti sono le seguenti:

  • pagoPA (modalità principale semplificata): è il sistema di pagamento elettronico verso la Pubblica Amministrazione. Puoi usarlo tramite l’app IO, il tuo internet banking, le app delle principali banche o presso tabaccherie e ricevitorie abilitate. È il metodo che l’INPS sta promuovendo attivamente nel 2026 proprio con il messaggio alle 6.000 famiglie.
  • Portale INPS — Libretto Famiglia: se utilizzi il Libretto Famiglia per gestire il rapporto di lavoro (per prestazioni occasionali), i versamenti vengono gestiti direttamente in modo integrato dalla piattaforma INPS.
  • MAV bancario/postale: il tradizionale bollettino MAV rimane disponibile, anche se sempre meno diffuso. Può essere pagato in banca o in posta con il codice identificativo del bollettino.
  • Modello F24: per alcune situazioni specifiche (ad esempio, versamento di arretrati o regolarizzazioni), è possibile usare il modello F24 con i codici tributo specifici per il lavoro domestico.

La novità introdotta dall’INPS è che il sistema pagoPA permette ora di generare automaticamente l’avviso di pagamento trimestrale direttamente dall’area riservata MyINPS, eliminando la necessità di calcolare manualmente l’importo dovuto. Il sistema calcola le ore, applica le aliquote corrette e genera un avviso pronto per essere pagato in pochi click. È questa la semplificazione concreta di cui il messaggio alle 6.000 famiglie vuole informare i destinatari. Chi preferisce delegare completamente la gestione può affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine, che gestisce i versamenti per conto dei propri assistiti.

Scadenze Trimestrali 2026: Quando Versare i Contributi Colf e Badanti

I contributi INPS per colf e badanti si versano con cadenza trimestrale. Non esiste un versamento mensile come per i normali dipendenti: il datore di lavoro domestico deve versare tutti insieme gli importi maturati nel trimestre, entro una scadenza precisa. Questo sistema richiede un minimo di pianificazione per non farsi trovare impreparati.

Le scadenze trimestrali per il versamento dei contributi domestici nel 2026 sono fisse e stabilite dall’INPS:

TrimestrePeriodo di competenzaScadenza versamento 2026
1° TrimestreGennaio – Marzo 202610 aprile 2026
2° TrimestreAprile – Giugno 202610 luglio 2026
3° TrimestreLuglio – Settembre 202610 ottobre 2026
4° TrimestreOttobre – Dicembre 202610 gennaio 2027

È importante notare che la scadenza del secondo trimestre 2026 cade il 10 luglio 2026: questo significa che chi ha una colf o una badante deve provvedere al versamento entro questa data per il periodo aprile-giugno. Non è una coincidenza che l’INPS abbia scelto questo momento per inviare il messaggio alle 6.000 famiglie: avvicinarsi alla scadenza trimestrale è il momento ideale per ricordare l’obbligo e guidare verso le modalità semplificate.

Una raccomandazione pratica: segna queste date sul calendario con qualche giorno di anticipo. Se utilizzi il sistema pagoPA, l’avviso di pagamento viene generato dall’INPS solitamente una settimana prima della scadenza, dandoti tempo sufficiente per procedere senza fretta. Per chi preferisce il supporto di un esperto, il CAF Centro Fiscale a Udine offre assistenza completa nella gestione dei contributi domestici, sia in ufficio che online. Consulta anche il nostro calendario delle scadenze fiscali luglio 2026 per avere una panoramica completa degli adempimenti del mese.

Cosa Succede se Non Si Pagano i Contributi: Sanzioni e Ravvedimento

Molte famiglie si chiedono cosa rischia chi non versa i contributi INPS per la colf o la badante. La risposta è chiara: il mancato versamento è una violazione degli obblighi previdenziali e comporta conseguenze concrete per il datore di lavoro. È proprio per questo che il messaggio INPS alle 6.000 famiglie ha un tono informativo e non punitivo: l’obiettivo è prevenire irregolarità, non sanzionare a posteriori.

Le conseguenze del mancato o tardivo versamento dei contributi domestici comprendono:

  • Sanzioni civili INPS: in caso di omesso versamento, l’INPS applica sanzioni civili calcolate in base alla normativa vigente (art. 116 della Legge n. 388/2000). L’importo delle sanzioni aumenta con il passare del tempo, quindi è sempre conveniente regolarizzare al più presto.
  • Interessi di mora: agli importi non versati si sommano gli interessi calcolati giorno per giorno dalla scadenza fino al versamento effettivo.
  • Problemi previdenziali per il lavoratore: se il datore non paga, il lavoratore non matura contributi utili per la pensione. Questo può diventare fonte di contenzioso legale nei confronti del datore di lavoro.
  • Ispezioni del lavoro: in caso di segnalazione o controllo ispettivo, il mancato versamento dei contributi espone il datore a sanzioni amministrative aggiuntive e, nei casi più gravi, a responsabilità penale per omissione previdenziale.

La buona notizia è che esiste sempre la possibilità di regolarizzare la propria posizione anche dopo la scadenza. Se ti accorgi di non aver versato i contributi in tempo, puoi farlo successivamente pagando l’importo dovuto più le sanzioni maturate. Quanto prima procedi con la regolarizzazione, tanto minori saranno gli importi aggiuntivi. Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare esattamente quanto devi versare per metterti in regola e a gestire tutta la procedura, sia che si tratti di un singolo trimestre sia di periodi più estesi.

I Contributi Colf e Badanti si Detraggono nel 730?

Questa è una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF: i contributi che pago per la mia colf o badante li posso recuperare nel 730? La risposta è sì, ma con alcune precisazioni importanti che è bene conoscere prima della dichiarazione dei redditi.

La normativa fiscale prevede la detrazione del 19% sulle spese sostenute per i contributi previdenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare. In pratica, puoi portare in detrazione una parte delle somme versate all’INPS ogni trimestre. Questo meccanismo è disciplinato dall’art. 15 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e viene dichiarato nel modello 730 2026.

Le regole da conoscere per la detrazione dei contributi colf e badanti nel 730:

  • Detrazione del 19% sulla quota a carico del datore di lavoro dei contributi previdenziali obbligatori versati all’INPS per il lavoro domestico.
  • Limite massimo detraibile: la detrazione si calcola su un importo massimo di 1.549,37 euro annui (limite stabilito dall’art. 15 TUIR).
  • Solo i contributi obbligatori: non si detraggono i contributi volontari o aggiuntivi, ma solo quelli obbligatori previsti dalla normativa previdenziale.
  • Documentazione necessaria: è necessario conservare le ricevute di pagamento INPS (pagoPA, MAV o F24) per giustificare la detrazione in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Oltre alla detrazione sui contributi, vale la pena ricordare che anche le spese per badante che assiste una persona non autosufficiente possono essere parzialmente detratte: le detrazioni spese assistenza anziani nel 730 2026 permettono di recuperare il 19% su importi fino a 2.100 euro annui (per non autosufficienti con reddito complessivo non superiore a 40.000 euro). Un doppio beneficio fiscale che molte famiglie non sfruttano appieno per mancanza di informazioni: i contributi da un lato, le spese per la badante dall’altro.

Il Ruolo del CAF: Come ti Aiutiamo con i Contributi Domestici

Gestire i contributi di colf e badanti può sembrare un labirinto burocratico, soprattutto per chi non ha familiarità con le procedure INPS. Il CAF Centro Fiscale a Udine offre un servizio completo per tutte le famiglie che hanno assunto lavoratori domestici, seguendole in ogni fase del rapporto di lavoro.

I servizi che il nostro CAF offre per la gestione di colf e badanti comprendono:

  • Calcolo trimestrale dei contributi: elaboriamo l’importo esatto da versare ogni trimestre in base alle ore lavorate e alla retribuzione, tenendo conto degli aggiornamenti INPS 2026.
  • Assistenza nel pagamento semplificato: ti guidiamo nell’utilizzo del sistema pagoPA e nelle altre modalità di versamento, anche se non sei pratico di strumenti digitali.
  • Buste paga mensili: elaboriamo il cedolino mensile per la tua colf o badante, garantendo la correttezza di tutti gli elementi (retribuzione, trattenute, TFR maturato).
  • Iscrizione INPS: se hai appena assunto e non hai ancora provveduto alla comunicazione, gestiamo noi tutta la procedura di apertura della posizione domestica INPS.
  • Detrazioni fiscali nel 730: in sede di dichiarazione dei redditi, ti aiutiamo a recuperare le detrazioni sui contributi versati e sulle spese di assistenza per non autosufficienti.
  • Regolarizzazione posizioni irregolari: se hai ricevuto il messaggio INPS e non sei in regola con i versamenti, ti assistiamo nel calcolo degli arretrati e nella regolarizzazione della posizione.

Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online, per garantire assistenza a tutte le famiglie, anche quelle che non possono recarsi di persona. Grazie al servizio online del CAF Centro Fiscale, puoi inviare i documenti comodamente da casa e ricevere assistenza professionale senza spostamenti. Per maggiori informazioni sui costi e sulle modalità di assistenza, ti invitiamo a richiedere un preventivo personalizzato.

Hai bisogno di assistenza per i contributi della tua colf o badante? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri operatori si occupano di tutto, dalla prima assunzione alla gestione contributiva ordinaria.

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Domande Frequenti sui Contributi Colf e Badanti INPS 2026

Hai bisogno di assistenza per la gestione dei contributi colf e badanti INPS? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, per calcolare gli importi, gestire i versamenti e aiutarti a sfruttare tutte le detrazioni fiscali disponibili nel 730 2026. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri operatori si occupano di tutto: dalla prima assunzione alla gestione ordinaria dei contributi colf e badanti.

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 02:04:252026-07-03 07:53:45Colf e Badanti, Messaggio INPS per 6.000 Famiglie: Contributi da Pagare in Maniera Semplificata
DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI

Le dimissioni per giusta causa sono una delle forme di risoluzione del rapporto di lavoro piu delicate per il lavoratore: permettono di lasciare il lavoro mantenendo il diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione), ma richiedono che ricorrano specifiche condizioni oggettive riconosciute dalla legge e dalla giurisprudenza. In questa guida 2026 illustriamo quando si configurano le dimissioni per giusta causa, come presentarle correttamente tramite il portale UNILAV e come accedere alla NASPI.

Per la procedura generale delle dimissioni online, consulta prima il nostro pillar sulle dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la giusta causa di dimissioni: definizione legale
  2. Casi tipici di giusta causa: quando si applica
  3. Come presentare le dimissioni per giusta causa: procedura 2026
  4. Diritto alla NASPI con dimissioni per giusta causa
  5. Attenzione: la giusta causa va dimostrata
  6. Domande frequenti (FAQ)
  7. Conclusione

Cos’e la giusta causa di dimissioni: definizione legale

L’art. 2119 del Codice Civile definisce la giusta causa come una causa che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Applicata alle dimissioni (e non solo al licenziamento), la giusta causa si configura quando il comportamento del datore di lavoro e cosi grave da rendere impossibile per il lavoratore continuare il rapporto lavorativo.

Diversamente dalle dimissioni ordinarie, le dimissioni per giusta causa:

  • Non richiedono il rispetto del periodo di preavviso (o danno diritto all’indennita sostitutiva se viene comunque dato il preavviso)
  • Danno diritto alla NASPI, normalmente non spettante in caso di dimissioni volontarie
  • Danno diritto al TFR (Trattamento di Fine Rapporto) maturato

Casi tipici di giusta causa: quando si applica

La giurisprudenza italiana ha individuato nel tempo una serie di comportamenti datoriali che configurano la giusta causa di dimissioni. Ecco i principali:

1. Mancato pagamento dello stipendio

Il ritardo sistematico o la mancata corresponsione dello stipendio e tra le cause piu riconosciute. La giurisprudenza ritiene integrata la giusta causa quando il ritardo e reiterato e significativo (non un episodio isolato). Secondo la Cassazione, anche ritardi ripetuti di 10-15 giorni, se sistematici, possono integrare la giusta causa.

Non e necessario che lo stipendio sia completamente non corrisposto: anche la decurtazione unilaterale della retribuzione o il mancato pagamento di componenti retributive (straordinari, premi contrattuali) puo integrare la giusta causa.

2. Demansionamento

Il demansionamento (o dequalificazione professionale) si verifica quando il datore assegna il lavoratore a mansioni inferiori al proprio livello contrattuale, violando l’art. 2103 c.c. (come modificato dal D.Lgs. 81/2015). Le dimissioni in questa situazione sono per giusta causa quando il demansionamento e:

  • Unilaterale e non concordato
  • Significativo (non semplice diversa allocazione di attivita di pari livello)
  • Lesivo della professionalita e della dignita del lavoratore

3. Mobbing e comportamenti lesivi della dignita

Il mobbing (art. 2087 c.c. — obbligo di tutela dell’integrita fisica e morale del lavoratore) e riconosciuto come giusta causa quando si tratta di comportamenti sistematici e reiterati da parte del datore o di superiori gerarchici con la tolleranza del datore, che creano un ambiente lavorativo ostile. Rientrano in questa categoria:

  • Isolamento sistematico del lavoratore
  • Esclusione da comunicazioni o riunioni rilevanti
  • Umiliazioni pubbliche reiterate
  • Assegnazione intenzionale di compiti inutili o degradanti

Il mobbing, per essere giuridicamente rilevante, deve essere provato in modo circostanziato (episodi specifici con date, testimoni, comunicazioni scritte). Per questo, la raccolta di prove e fondamentale prima di procedere.

4. Modifiche unilaterali sostanziali del contratto

Rientrano nella giusta causa anche le modifiche unilaterali da parte del datore che alterano in modo sostanziale le condizioni di lavoro: cambiamento di sede lavorativa senza giustificato motivo oggettivo (art. 2103 c.c.), modifica dell’orario di lavoro in modo non concordato, riduzione unilaterale del livello di inquadramento.

5. Comportamenti illeciti del datore

Violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro che espongono il lavoratore a rischi concreti (mancata adozione dei DPI obbligatori, mancata valutazione dei rischi ex D.Lgs. 81/2008), molestie sessuali da parte del datore o di superiori, mancata regolarizzazione contributiva (datore che non versa i contributi).

Come presentare le dimissioni per giusta causa: procedura 2026

Dal 2016 (D.Lgs. 151/2015 art. 26) le dimissioni volontarie devono essere presentate esclusivamente tramite il portale telematico del Ministero del Lavoro (cliclavoro.gov.it) o tramite patronato. Questo vale anche per le dimissioni per giusta causa.

  1. Raccogliere le prove dei comportamenti del datore che integrano la giusta causa (buste paga con ritardi, comunicazioni scritte, testimonianze, messaggi)
  2. Inviare lettera raccomandata A/R o PEC al datore comunicando la risoluzione del rapporto per giusta causa, specificando i motivi. Questo documento e fondamentale per la successiva domanda di NASPI
  3. Procedere con le dimissioni telematiche sul portale del Ministero del Lavoro (accesso con SPID, CIE o CNS), selezionando come causale “Dimissioni per giusta causa”
  4. Attendere la convalida (le dimissioni per giusta causa non richiedono convalida davanti all’Ispettorato del Lavoro, a differenza delle dimissioni in periodo protetto)

Diritto alla NASPI con dimissioni per giusta causa

Le dimissioni per giusta causa sono una delle poche ipotesi in cui il lavoratore dimissionario ha diritto alla NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). In caso di dimissioni volontarie ordinarie, la NASPI non spetta.

Per ottenere la NASPI con dimissioni per giusta causa:

  • Presentare domanda all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro
  • Allegare alla domanda la lettera con cui si sono comunicate le motivazioni della giusta causa al datore
  • Avere almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti la disoccupazione
  • Avere almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti

L’INPS valutera le motivazioni indicate e potrebbe richiedere documentazione integrativa. In caso di contestazione del riconoscimento della giusta causa da parte dell’INPS, e possibile presentare ricorso. E consigliabile in questi casi farsi assistere dal patronato o da un consulente del lavoro.

Attenzione: la giusta causa va dimostrata

Il riconoscimento della giusta causa non e automatico. Il lavoratore deve poter dimostrare i comportamenti datoriali che la integrano, sia per ottenere la NASPI sia per eventuali azioni di risarcimento del danno. In caso di contestazione del datore (che potrebbe negare la giusta causa e chiedere l’indennita di mancato preavviso), il Giudice del Lavoro valutera le prove prodotte da entrambe le parti.

Per questo, prima di rassegnare le dimissioni per giusta causa, e fortemente consigliabile:

  • Consultare un consulente del lavoro o avvocato giuslavorista
  • Raccogliere tutta la documentazione utile
  • Valutare se le condizioni integrano effettivamente la giusta causa o ricadono in fattispecie diverse

Domande frequenti (FAQ)

Le dimissioni per giusta causa richiedono il preavviso?

No. La giusta causa legittima il lavoratore a dimettersi senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal CCNL o dal contratto individuale. Se il lavoratore decide comunque di dare il preavviso, ha diritto all’indennita sostitutiva.

Ritardi nello stipendio: quanti mesi bastano per la giusta causa?

Non esiste un numero fisso stabilito dalla legge: la valutazione e sempre caso per caso. In generale, ritardi reiterati (anche di breve durata ma sistematici) per almeno 2-3 mesi consecutivi tendono ad essere considerati sufficienti dalla giurisprudenza. Un solo episodio di ritardo, salvo che sia di entita molto rilevante, di solito non e sufficiente.

Il datore puo contestare le dimissioni per giusta causa?

Si. Il datore puo contestare le motivazioni e chiedere al lavoratore di pagare l’indennita di mancato preavviso (se le dimissioni vengono considerate non per giusta causa). In caso di contestazione, la questione si risolve davanti al Giudice del Lavoro. La lettera di dimissioni con motivazioni dettagliate e le prove documentali sono fondamentali in questo scenario.

Ho diritto al TFR con le dimissioni per giusta causa?

Si. Il TFR maturato nel corso del rapporto di lavoro spetta sempre al lavoratore, indipendentemente dal modo in cui il rapporto si conclude (licenziamento, dimissioni volontarie o per giusta causa, scadenza contratto). Il datore e obbligato a liquidarlo entro i termini previsti dal CCNL.

Conclusione

Le dimissioni per giusta causa tutelano il lavoratore nei casi in cui il comportamento del datore rende impossibile la prosecuzione del rapporto: dalla mancata corresponsione dello stipendio al mobbing, dal demansionamento alle violazioni delle norme di sicurezza. Prima di procedere, e fondamentale raccogliere le prove e valutare attentamente se i presupposti siano effettivamente integrati.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto attraverso il servizio di patronato per la presentazione delle dimissioni online, la domanda di NASPI e il supporto nei ricorsi INPS. Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata sulla tua situazione lavorativa.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 12:30:002026-07-03 07:53:48Dimissioni per giusta causa nel 2026: casi, procedura e diritto alla NASPI
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