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Tag Archivio per: crypto

CAF, CRIPTOVALUTE

Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto

Dichiarazione redditi Criptovalute

La tassazione criptovalute 2026 ha subito un cambiamento significativo: dal 1° gennaio 2026 l’aliquota sulle plusvalenze crypto sale al 33%, rispetto al 26% applicato fino al 2025. Se possiedi Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altra cripto-attività, è fondamentale capire come dichiararle correttamente nel Quadro W del Modello Redditi PF e quali sono i tuoi obblighi fiscali. In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere: dalla nuova aliquota alla fine della franchigia di 2.000 euro, dall’IVCA alle sanzioni per chi non dichiara. Se hai bisogno di aiuto, il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione redditi crypto e può assisterti in ogni fase.

Indice dei contenuti

  1. Nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto
  2. Franchigia 2.000 euro: abolita dal 2025
  3. Quadro W del Modello Redditi PF: come compilarlo
  4. Cosa va dichiarato: wallet, exchange, staking, airdrop, NFT
  5. IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività
  6. Come calcolare le plusvalenze (metodo LIFO)
  7. Exchange italiani vs esteri: obblighi diversi
  8. Sanzioni per crypto non dichiarate: 120% fissa
  9. Ravvedimento operoso per crypto non dichiarate
  10. Come il CAF può aiutarti
  11. Domande frequenti

Nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto dal 2026

La Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024, art. 1 commi 24-29) ha introdotto una modifica sostanziale alla tassazione delle criptovalute in Italia. A partire dal 1° gennaio 2026, l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze derivanti da cripto-attività passa dal 26% al 33%.

In parole semplici, se compri Bitcoin a 30.000 euro e li rivendi a 40.000 euro, la plusvalenza di 10.000 euro viene tassata al 33%. Questo significa che dovrai pagare 3.300 euro di imposte su quel guadagno, invece dei 2.600 euro che avresti pagato con la vecchia aliquota del 26%.

Questa modifica si applica a tutte le cripto-attività come definite dal regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets): Bitcoin, Ethereum, altcoin, stablecoin denominate in valuta estera come USDT e USDC, token di utilità e qualsiasi altra rappresentazione digitale di valore basata su tecnologia a registro distribuito (blockchain). La nuova aliquota si inserisce nel quadro dell’art. 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR, che disciplina i redditi diversi derivanti dalle operazioni in cripto-attività.

Unica eccezione, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026: i token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro conformi al regolamento europeo MiCAR (Reg. UE 2023/1114) restano tassati al 26%, e le conversioni tra euro ed EMT in euro sono fiscalmente neutre, cioè non generano plusvalenze imponibili. Attenzione però: le stablecoin ancorate al dollaro come USDT e USDC non rientrano nell’eccezione e seguono l’aliquota generale del 33%.

PeriodoAliquota plusvalenze cryptoNorma di riferimento
Fino al 31/12/202526%Art. 67, c.1, lett. c-sexies TUIR
Dal 01/01/202633% (aliquota generale)L. 207/2024 (Bilancio 2025), art. 1 c. 24
Dal 01/01/2026 — EMT in euro conformi MiCAR26%Legge di Bilancio 2026

Franchigia di 2.000 euro: abolita dal 2025

Fino al 31 dicembre 2024 le plusvalenze da cripto-attività godevano di una franchigia di 2.000 euro annui: sotto quella soglia non si pagava l’imposta sostitutiva. Questa franchigia è stata abolita dal 1° gennaio 2025 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1 comma 25, lett. a). Oggi, quindi, ogni plusvalenza è tassabile dal primo euro: al 26% per i guadagni realizzati nel 2025 e al 33% per quelli realizzati dal 2026.

Attenzione a non confondere i piani: l’imposta sostitutiva colpisce solo le plusvalenze realizzate, non il valore totale delle tue criptovalute. Se possiedi Bitcoin per un valore di 50.000 euro ma non hai venduto nulla, non devi pagare l’imposta sostitutiva del 33%. Rimane comunque l’obbligo di dichiarazione nel Quadro W e il pagamento dell’IVCA (di cui parleremo più avanti).

La base imponibile resta comunque il saldo netto annuale: se hai realizzato plusvalenze per 5.000 euro e minusvalenze per 4.000 euro, l’imposta sostitutiva si paga solo sul saldo di 1.000 euro. Le minusvalenze eccedenti possono essere portate in deduzione nei quattro periodi d’imposta successivi, a condizione che siano indicate nella dichiarazione dei redditi.

Quadro W del Modello Redditi PF: come compilarlo per le criptovalute

Il Quadro W del Modello Redditi PF (Persone Fisiche) è la sezione dove devi indicare tutte le tue cripto-attività ai fini del monitoraggio fiscale e del calcolo dell’IVCA. Dal 2024, il Quadro W ha sostituito il vecchio Quadro RW per quanto riguarda le cripto-attività, semplificando (almeno nelle intenzioni) la compilazione.

Per compilare correttamente il Quadro W per le criptovalute, devi seguire questi passaggi:

  • Colonna 1 – Tipo di operazione: indica il codice 20 per le cripto-attività
  • Colonna 2 – Codice individuazione bene: inserisci il codice 21 che identifica le “altre cripto-attività”
  • Colonna 3 – Codice Stato estero: se le crypto sono custodite su un exchange estero (es. Binance, Coinbase, Kraken), indica il codice dello Stato. Per wallet personali (self-custody), lascia il campo vuoto
  • Colonna 7 – Valore iniziale: il controvalore in euro delle criptovalute al 1° gennaio 2026 (o alla data di acquisto se successiva)
  • Colonna 8 – Valore finale: il controvalore in euro al 31 dicembre 2026 (o alla data di cessione se precedente)
  • Colonna 13 – Credito d’imposta: eventuali imposte pagate all’estero, per evitare la doppia imposizione

Se possiedi criptovalute su più exchange o wallet diversi, devi compilare un rigo separato del Quadro W per ciascuno di essi. Ad esempio: un rigo per le crypto su Binance, un rigo per quelle su Kraken e un rigo per quelle nel tuo hardware wallet Ledger. Se la tua situazione include casi più complessi (staking su più protocolli, posizioni DeFi, NFT), abbiamo dedicato un approfondimento specifico alla compilazione del Quadro W per staking, DeFi e NFT nei casi più complessi.

È importante sottolineare che il Quadro W va compilato anche se non hai venduto nulla durante l’anno. Il semplice possesso di cripto-attività al 31 dicembre genera l’obbligo di monitoraggio fiscale, indipendentemente dall’importo.

Cosa va dichiarato: wallet, exchange, staking rewards, airdrop e NFT

Una delle domande più comuni riguarda cosa esattamente va dichiarato ai fini fiscali. La risposta è: praticamente tutto ciò che riguarda le cripto-attività. Vediamo nel dettaglio ogni fattispecie.

Wallet e exchange centralizzati

Tutte le criptovalute detenute su exchange centralizzati (Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, ecc.) e nei wallet personali (MetaMask, Ledger, Trezor, Trust Wallet, ecc.) vanno dichiarate nel Quadro W. Non importa se le hai acquistate con euro o ricevute in cambio di altre criptovalute: il controvalore al 31 dicembre va sempre indicato.

Staking rewards

Le ricompense da staking (ad esempio le ricompense per chi mette in staking Ethereum, Solana, Cardano, ecc.) rappresentano un reddito diverso tassabile. La tassazione si applica al momento del “ricevimento” delle ricompense, calcolando il controvalore in euro in quel momento. Questo reddito concorre al calcolo delle plusvalenze complessive e viene tassato al 33%.

Airdrop

Gli airdrop sono distribuzioni gratuite di token da parte di progetti blockchain. Anche questi sono tassabili: il valore del token al momento del ricevimento costituisce un reddito diverso. Se successivamente vendi i token ricevuti in airdrop a un prezzo superiore, la differenza è una plusvalenza ulteriore soggetta al 33%.

NFT (Non-Fungible Token)

Anche gli NFT rientrano nella definizione di cripto-attività e vanno dichiarati. Se acquisti un NFT a 1 ETH e lo rivendi a 3 ETH, la plusvalenza (convertita in euro) è tassabile. Il possesso di NFT va indicato nel Quadro W con il relativo controvalore al 31 dicembre. Per i dettagli su aliquote e casi particolari (collezioni, royalties, minting) leggi la guida NFT e tasse 2026.

DeFi: lending, liquidity providing e yield farming

Le attività di finanza decentralizzata (DeFi) come il lending (prestito di crypto), il liquidity providing (fornitura di liquidità a pool decentralizzati) e lo yield farming generano rendimenti che vanno dichiarati. L’Agenzia delle Entrate equipara queste attività alla produzione di redditi diversi, con tassazione al 33% sulle plusvalenze realizzate. Anche i proventi da mining di criptovalute seguono regole specifiche (reddito diverso se attività occasionale, reddito d’impresa se professionale): li trovi spiegati nella guida mining criptovalute 2026.

IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività (0,2% annuo)

Oltre alla tassazione sulle plusvalenze, chi possiede criptovalute deve pagare l’IVCA, l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale pari allo 0,2% annuo sul valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre di ogni anno (o al termine del periodo di detenzione, se inferiore all’anno).

L’IVCA funziona in modo simile all’IVAFE (l’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero) e si calcola proporzionalmente ai giorni di detenzione.

Esempio pratico: se al 31 dicembre 2026 possiedi criptovalute per un controvalore di 50.000 euro, l’IVCA dovuta sarà: 50.000 x 0,2% = 100 euro. Se hai detenuto le crypto solo per 6 mesi (dal 1° luglio al 31 dicembre), l’IVCA sarà proporzionata: 50.000 x 0,2% x 184/365 = 50,41 euro.

L’IVCA si liquida nel Quadro W del Modello Redditi PF e si versa tramite modello F24 con il codice tributo 1727 (per il saldo) o 1728 (per l’acconto). È importante sapere che l’IVCA è dovuta anche se non hai venduto nulla: basta il semplice possesso delle criptovalute.

ElementoDettaglio
Aliquota IVCA0,2% annuo
Base imponibileValore cripto-attività al 31/12
Codice tributo saldo1727
Codice tributo acconto1728
ProporzionamentoIn base ai giorni di detenzione

Come calcolare le plusvalenze crypto (metodo LIFO)

Il calcolo delle plusvalenze da criptovalute è uno degli aspetti più complessi della dichiarazione. L’Agenzia delle Entrate ha stabilito che il metodo da utilizzare è il LIFO (Last In, First Out), cioè “l’ultimo entrato è il primo uscito”.

In pratica, quando vendi una criptovaluta, si presume che tu stia vendendo le unità acquistate per ultime. Facciamo un esempio concreto per capire meglio.

Supponiamo che Marco abbia effettuato i seguenti acquisti di Bitcoin nel corso degli anni:

  • Gennaio 2024: acquisto di 0,5 BTC a 35.000 euro (costo: 17.500 euro)
  • Giugno 2025: acquisto di 0,3 BTC a 55.000 euro (costo: 16.500 euro)
  • Marzo 2026: acquisto di 0,2 BTC a 80.000 euro (costo: 16.000 euro)

Se Marco vende 0,4 BTC a settembre 2026 al prezzo di 90.000 euro (incasso: 36.000 euro), il calcolo con il metodo LIFO è:

  1. Si “consumano” prima i 0,2 BTC acquistati a marzo 2026 (costo: 16.000 euro)
  2. Poi si usano 0,2 BTC dei 0,3 acquistati a giugno 2025 (costo: 0,2/0,3 x 16.500 = 11.000 euro)
  3. Costo totale: 16.000 + 11.000 = 27.000 euro
  4. Plusvalenza: 36.000 – 27.000 = 9.000 euro
  5. Imposta (33%): 9.000 x 33% = 2.970 euro

Come puoi notare, il metodo LIFO tende a ridurre le plusvalenze quando i prezzi salgono nel tempo, perché si usano prima i costi di acquisto più recenti (e quindi più alti). Tuttavia, è fondamentale avere una documentazione precisa di tutti gli acquisti, con date, quantità e prezzi. Se non riesci a dimostrare il costo di acquisto, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerare il costo pari a zero, con la conseguenza di una plusvalenza pari all’intero incasso.

Exchange italiani vs esteri: obblighi diversi

La distinzione tra exchange italiani ed esteri è importante perché comporta obblighi dichiarativi diversi. Dal 2024, gli exchange che operano in Italia devono essere registrati nell’OAM (Organismo Agenti e Mediatori), il registro ufficiale dei prestatori di servizi relativi a cripto-attività.

Exchange registrati in Italia (OAM)

Gli exchange registrati in Italia (come Young Platform, The Rock Trading, ecc.) agiscono come sostituti d’imposta per l’IVCA. Questo significa che:

  • L’exchange calcola e versa l’IVCA per tuo conto
  • Resta comunque l’obbligo di dichiarare le plusvalenze nel Modello Redditi PF
  • Il monitoraggio nel Quadro W è comunque obbligatorio
  • L’exchange ti fornisce la reportistica fiscale necessaria per la dichiarazione

Exchange esteri (non registrati OAM)

Se utilizzi exchange esteri come Binance, Coinbase, Kraken o Crypto.com, gli obblighi sono maggiori:

  • Devi calcolare e versare l’IVCA autonomamente
  • Devi compilare il Quadro W indicando il codice dello Stato estero dell’exchange
  • Devi dichiarare tutte le plusvalenze nel Quadro RT della Sezione II
  • Devi procurarti autonomamente tutta la documentazione (storico transazioni, report fiscali)

Un aspetto importante riguarda i wallet personali (self-custody): se detieni crypto su un hardware wallet (Ledger, Trezor) o un software wallet (MetaMask, Trust Wallet), non c’è un intermediario. In questo caso, devi compilare il Quadro W senza indicare alcun codice Stato estero e calcolare autonomamente sia l’IVCA che le eventuali plusvalenze.

Cosa succede se non dichiari le crypto: sanzione del 120%

Non dichiarare le proprie criptovalute comporta rischi molto seri. Le sanzioni previste dalla normativa italiana sono particolarmente pesanti e possono trasformare un semplice inadempimento in un problema economico significativo.

Ecco le principali sanzioni per omessa o infedele dichiarazione delle cripto-attività:

ViolazioneSanzioneRiferimento normativo
Omessa dichiarazione plusvalenze120% fissa dell’imposta dovuta (minimo 250 euro); riducibile al 75% con ravvedimento spontaneoArt. 1, c. 1, D.Lgs. 471/1997, come modif. da D.Lgs. 87/2024
Omessa compilazione Quadro WDal 3% al 15% degli importi non dichiaratiArt. 5, c. 2, D.L. 167/1990
Omessa compilazione Quadro W (Paesi black list)Dal 6% al 30% degli importi non dichiaratiArt. 5, c. 2, D.L. 167/1990
Omesso versamento IVCA30% dell’imposta non versataArt. 13, D.Lgs. 471/1997

Facciamo un esempio concreto: se hai realizzato plusvalenze per 20.000 euro nel 2026 e non le dichiari, l’imposta dovuta è 6.600 euro (20.000 x 33%). La sanzione sarà di 7.920 euro (120% fissa di 6.600, dal D.Lgs. 87/2024 per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi), per un totale di 14.520 euro tra imposta e sanzione, senza contare gli interessi. Con il ravvedimento operoso la sanzione può essere ridotta fino al 75% (5.940 euro).

È importante sapere che l’Agenzia delle Entrate ha sempre più strumenti per individuare i possessori di criptovalute. Gli exchange registrati OAM comunicano i dati dei propri utenti all’amministrazione finanziaria. Inoltre, il DAC8 (la direttiva europea sullo scambio automatico di informazioni) prevede che dal 2026 anche gli exchange esteri comunichino i dati degli utenti alle autorità fiscali dei rispettivi Paesi. Per una panoramica completa delle conseguenze in caso di omessa dichiarazione, consulta la nostra guida dedicata alle sanzioni per crypto non dichiarate e al ravvedimento operoso.

Ravvedimento operoso per crypto non dichiarate

Se ti sei accorto di non aver dichiarato le tue criptovalute negli anni passati, non è troppo tardi per regolarizzare la tua posizione grazie al ravvedimento operoso. Questo strumento ti permette di sanare le violazioni pagando sanzioni significativamente ridotte, a patto che l’Agenzia delle Entrate non abbia ancora avviato un accertamento nei tuoi confronti.

Le riduzioni delle sanzioni variano in base al momento in cui presenti la dichiarazione integrativa:

  • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (cioè il 12% invece del 120%)
  • Entro 90 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/9 del minimo
  • Entro 1 anno dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/8 del minimo
  • Entro 2 anni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/7 del minimo
  • Oltre 2 anni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/6 del minimo

Per il ravvedimento, devi presentare una dichiarazione integrativa (Modello Redditi PF) per ciascun anno fiscale non dichiarato, compilando il Quadro W e il Quadro RT con tutti i dati delle tue cripto-attività. Oltre alla sanzione ridotta, dovrai versare le imposte dovute (imposta sostitutiva sulle plusvalenze + IVCA) e gli interessi legali calcolati giorno per giorno.

La procedura è complessa e richiede di ricostruire tutti i movimenti crypto degli anni passati. Per questo motivo, è fortemente consigliato farsi assistere da un professionista o da un CAF specializzato che possa verificare la corretta compilazione e il calcolo delle imposte dovute. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza specifica nella regolarizzazione delle posizioni crypto.

Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti con la dichiarazione crypto

La dichiarazione delle criptovalute è uno degli adempimenti fiscali più complessi per i contribuenti italiani. Tra Quadro W, Quadro RT, IVCA, metodo LIFO e la moltitudine di operazioni possibili (trading, staking, airdrop, DeFi), è facile commettere errori che possono costare caro in termini di sanzioni.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ha sviluppato un servizio dedicato alla dichiarazione delle cripto-attività che include:

  • Analisi del portafoglio crypto: esaminiamo le tue posizioni su tutti gli exchange e wallet per avere un quadro completo
  • Calcolo delle plusvalenze: applichiamo il metodo LIFO correttamente, ricostruendo lo storico delle transazioni
  • Compilazione del Quadro W: inseriamo tutti i dati richiesti per il monitoraggio fiscale
  • Calcolo e versamento IVCA: determiniamo l’imposta dovuta e prepariamo il modello F24
  • Ravvedimento operoso: se hai anni non dichiarati, gestiamo la regolarizzazione con sanzioni ridotte
  • Consulenza personalizzata: rispondiamo a tutte le tue domande sulla tassazione crypto

Per preparare la dichiarazione, ti chiederemo di fornirci gli estratti conto o report fiscali dei tuoi exchange (Binance, Coinbase, Kraken, ecc.) e le informazioni sui wallet personali. Molti exchange offrono la possibilità di scaricare report fiscali specifici per l’Italia: il nostro team ti guiderà nell’estrazione di questi documenti. Scopri anche la nostra guida sull’ISEE e criptovalute per capire come le crypto influiscono sul tuo indicatore ISEE.

Domande frequenti sulla tassazione criptovalute 2026

Quando entra in vigore l’aliquota al 33% sulle crypto?

L’aliquota del 33% si applica alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 in poi. Per le plusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2025, resta valida l’aliquota del 26%. Attenzione: fa fede la data in cui hai effettuato la vendita o lo scambio, non la data in cui hai acquistato la criptovaluta.

Devo dichiarare le crypto anche se non ho venduto nulla?

Sì, il semplice possesso di criptovalute al 31 dicembre genera l’obbligo di compilare il Quadro W del Modello Redditi PF per il monitoraggio fiscale. Inoltre, dovrai versare l’IVCA (0,2% sul valore). Non dovrai invece pagare l’imposta sostitutiva del 33% perché non hai realizzato plusvalenze.

Le minusvalenze crypto si possono dedurre?

Sì, le minusvalenze da cripto-attività possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze dello stesso anno. Se il saldo è negativo (più perdite che guadagni), la minusvalenza eccedente può essere riportata nei 4 anni fiscali successivi per compensare future plusvalenze. È fondamentale indicarle nella dichiarazione dei redditi.

Come dichiaro le crypto nel 730?

Il 730 non è sufficiente per dichiarare le criptovalute. Il Quadro W è presente solo nel Modello Redditi PF. Se normalmente presenti il 730, dovrai inviare anche il Modello Redditi PF come dichiarazione integrativa, limitatamente ai quadri relativi alle cripto-attività (Quadro W e Quadro RT). Il CAF Centro Fiscale può gestire entrambe le dichiarazioni per te.

Gli scambi tra criptovalute sono tassati?

Sì, dal 2023 anche gli scambi tra cripto-attività diverse (ad esempio da Bitcoin a Ethereum) generano una plusvalenza tassabile. Il valore della criptovaluta ceduta va convertito in euro al momento dello scambio. Se il controvalore in euro è superiore al costo di acquisto, la differenza è una plusvalenza soggetta all’aliquota del 33%, dal primo euro.

Quanto pago di tasse se ho guadagnato 10.000 euro con le crypto nel 2026?

Se le tue plusvalenze nette (guadagni meno perdite) sono di 10.000 euro nel 2026, l’imposta sostitutiva si calcola sull’intero importo: 10.000 x 33% = 3.300 euro. Non c’è alcuna franchigia da sottrarre: la vecchia soglia di esenzione di 2.000 euro è stata abolita dal 1° gennaio 2025 (L. 207/2024). A questo si aggiunge l’IVCA (0,2% sul valore delle crypto al 31/12). Il totale delle imposte dipende quindi anche dal valore complessivo delle criptovalute detenute.

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Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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    Tel: 0432 1638640 | Email: info@centrofiscale.com

    Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-24 10:00:002026-08-23 23:30:13Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto
    CAF, CRIPTOVALUTE

    Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa

    Dichiarazione redditi Criptovalute

    Hai guadagnato con Crypto.com nel 2025 e adesso non sai come comportarti con il Fisco italiano? Sei nel posto giusto. La dichiarazione dei redditi per chi usa Crypto.com è diventata obbligatoria e sempre più controllata: dal 2026 è entrata in vigore la Direttiva europea DAC8, che impone agli exchange di comunicare automaticamente i dati degli utenti all’Agenzia delle Entrate. In altre parole, se hai usato Crypto.com nel 2025, il Fisco probabilmente lo sa già.

    In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi fare: quale modello compilare, come calcolare le plusvalenze, quante tasse pagherai, quando si applica la soglia di esenzione di 2.000 euro e cosa rischi se non dichiari. Segui i passaggi con calma: è più semplice di quello che pensi, ma richiede attenzione ai dettagli.

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    Indice dei contenuti

    1. Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto
    2. Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare
    3. Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com
    4. Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com
    5. Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici
    6. La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?
    7. Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026
    8. DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già
    9. Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com
    10. Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24
    11. Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com
    12. Domande Frequenti (FAQ)

    Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto

    Crypto.com è uno degli exchange di criptovalute più popolari al mondo, con milioni di utenti italiani che vi accedono per acquistare, vendere e guadagnare interessi su criptovalute come Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH), CRO (il token nativo della piattaforma) e decine di altri asset digitali.

    In Italia, le criptovalute sono soggette a tassazione dal 2023, con regole ridisegnate dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e poi modificate nuovamente dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Per l’anno fiscale 2025, che dichiari nel 2026, ci sono importanti novità che devi conoscere.

    La cosa più importante da capire subito è questa: non tutte le operazioni su Crypto.com generano tasse. Occorre distinguere tra situazioni diverse, come vedremo nei prossimi paragrafi. Ma se hai realizzato plusvalenze superiori a 2.000 euro nel corso del 2025, sei quasi certamente obbligato a dichiarare.

    Perché il 2026 è un Anno Cruciale per i Possessori di Crypto.com

    Il 2026 segna una svolta importante per due motivi principali:

    • Aliquota aumentata al 33%: dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio 2025 ha innalzato l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute dal 26% al 33%. Questo vale per l’anno d’imposta 2026 (dichiarazione 2027), ma è utile capire la direzione del Fisco.
    • Entra in vigore DAC8: la Direttiva europea DAC8 impone agli exchange, incluso Crypto.com, di comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati di tutti gli utenti italiani. Il Fisco avrà quindi dati certi su operazioni, volumi e saldi.

    Per l’anno fiscale 2025 (che dichiari nel 2026), l’aliquota vigente sulle plusvalenze da criptovalute era ancora del 26%. Questo è il dato che ti interessa per compilare la dichiarazione del 2026 relativa ai redditi 2025.

    Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare

    Non tutte le attività su Crypto.com hanno le stesse implicazioni fiscali. Ecco una panoramica delle principali operazioni e come vengono trattate dal Fisco italiano.

    Acquisto e Vendita di Criptovalute (Plusvalenze)

    Se nel 2025 hai venduto criptovalute a un prezzo superiore a quello di acquisto, hai realizzato una plusvalenza. Questa è la situazione più comune e quella che genera tasse.

    La plusvalenza si calcola sottraendo il prezzo di acquisto (il cosiddetto costo fiscale) dal prezzo di vendita. Se per esempio hai comprato Bitcoin a 20.000 euro e lo hai venduto a 30.000 euro, la plusvalenza è di 10.000 euro.

    Attenzione alla soglia di esenzione: se la somma di tutte le tue plusvalenze da criptovalute nel 2025 è inferiore a 2.000 euro, non paghi tasse. Se supera i 2.000 euro, paghi il 26% sull’intera somma (non solo sulla parte che eccede la soglia).

    Plusvalenza totale 2025Tasse da pagareAliquota
    Fino a 2.000 euroNessunaEsente
    Oltre 2.000 euro26% sull’intera plusvalenza26% (imposta sostitutiva)

    Il metodo di calcolo ufficiale per le criptovalute in Italia è il LIFO (Last In First Out): quando vendi, si considera che tu stia vendendo per prime le cripto acquistate più di recente. Questo può influenzare significativamente la plusvalenza calcolata.

    Conversione tra Criptovalute (Crypto-to-Crypto)

    Molti utenti di Crypto.com scambiano una criptovaluta con un’altra (ad esempio, vendono Bitcoin per comprare Ethereum). In Italia, anche queste conversioni sono tassabili: ogni scambio crypto-to-crypto viene trattato come una vendita della prima e un acquisto della seconda, e se c’è una plusvalenza, va dichiarata.

    Cashback e Reward di Crypto.com (CRO)

    Crypto.com è famosa per il suo programma di cashback in CRO (il suo token nativo) collegato alla carta Visa. I reward e il cashback ricevuti in CRO sono considerati redditi al momento della loro ricezione, tassati come redditi diversi. Quando poi vendi i CRO ricevuti come cashback, la plusvalenza si calcola rispetto al valore del CRO al momento della ricezione.

    Earn e Staking su Crypto.com

    Crypto.com offre la possibilità di depositare le proprie criptovalute nei programmi Earn o di fare staking per ottenere rendimenti periodici. Questi rendimenti, dal 2023, sono trattati come redditi diversi tassati al 26% (aliquota in vigore per il 2025) al momento della loro ricezione. Per approfondire questo tema specifico, leggi la nostra guida sulla tassazione dello staking 2026.

    Acquisto di Beni e Servizi con Crypto

    Se hai utilizzato la carta Crypto.com Visa per pagare acquisti, tecnicamente stai vendendo criptovalute per acquistare beni. Anche in questo caso, se c’è una differenza positiva tra il prezzo di acquisto della cripto e il suo valore al momento del pagamento, si genera una plusvalenza tassabile. Nella pratica, per importi piccoli e frammentati, il calcolo è complesso: è consigliabile affidarsi a un software di contabilità crypto o al CAF.

    Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com

    Prima di compilare la dichiarazione, devi raccogliere tutti i dati sulle tue operazioni del 2025. Crypto.com mette a disposizione degli utenti un report esportabile con tutte le transazioni.

    Procedura per Scaricare il Report

    1. Accedi all’app Crypto.com o alla versione web (crypto.com/exchange)
    2. Vai su Profilo → Gestione Account
    3. Cerca la sezione Tax Report o Report transazioni
    4. Seleziona il periodo: 1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025
    5. Esporta in formato CSV o PDF

    Il report include tutte le operazioni: acquisti, vendite, scambi, reward, staking, prelievi e depositi. Tieni presente che il report di Crypto.com mostra i valori in USD o EUR, ma per la dichiarazione italiana devi utilizzare i valori in euro al tasso di cambio della data della singola operazione.

    Consiglio pratico: se hai fatto molte operazioni nel 2025, considera l’utilizzo di software specializzati come Koinly, CoinTracking o CryptoTax che integrano direttamente con Crypto.com via API e generano automaticamente i report fiscali per il Fisco italiano. Questi strumenti semplificano notevolmente il calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO.

    Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com

    Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF (o 730) dedicata alla dichiarazione delle cripto-attività. Ha sostituito il vecchio Quadro RW dal 2023 (Legge di Bilancio 2023, L. 197/2022). Devi compilarlo anche se non hai realizzato plusvalenze, semplicemente perché detenevi criptovalute su Crypto.com durante il 2025 (obbligo di monitoraggio fiscale).

    Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro W, ti rimandiamo al nostro articolo dedicato: Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF.

    Sezione I: Monitoraggio Fiscale (Obbligatorio per Tutti)

    La Sezione I del Quadro W serve a dichiarare il monitoraggio fiscale: devi indicare il valore delle cripto-attività detenute su Crypto.com al 31 dicembre 2025. Non si tratta di pagare tasse su questo valore, ma di comunicare al Fisco quante criptovalute possiedi.

    • Colonna 1 (Codice Paese): SC per Crypto.com (sede alle Seychelles, codice SC. Verifica il codice corretto nella lista ufficiale AdE)
    • Colonna 2 (Codice identificativo): il tuo indirizzo del wallet o l’ID account Crypto.com
    • Colonna 3 (Valore iniziale): valore delle cripto al 1° gennaio 2025 (o alla data di apertura del conto se hai iniziato nel 2025)
    • Colonna 4 (Valore finale): valore delle cripto al 31 dicembre 2025

    Sezione II: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività)

    La Sezione II del Quadro W è dedicata all’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Si tratta di un’imposta patrimoniale dello 0,2% (2 per mille) calcolata sul valore medio annuo delle criptovalute detenute su Crypto.com nel 2025.

    Facciamo un esempio pratico. Immagina che Mario abbia avuto le seguenti posizioni su Crypto.com nel 2025:

    • Valore al 1° gennaio 2025: 5.000 euro
    • Valore al 31 dicembre 2025: 8.000 euro
    • Valore medio annuo: (5.000 + 8.000) / 2 = 6.500 euro
    • IVCA dovuta: 6.500 x 0,2% = 13 euro

    Come vedi, l’IVCA è generalmente un importo modesto. L’errore comune è confonderla con l’aliquota sulle plusvalenze (26%): sono due imposte completamente diverse. L’IVCA si applica sul valore posseduto, non sui guadagni.

    Sezione III: Plusvalenze e Redditi da Cripto-Attività

    La Sezione III del Quadro W riguarda le plusvalenze realizzate e gli altri redditi da cripto-attività (staking, earn, reward). Se nel 2025 hai venduto criptovalute con guadagno superiore a 2.000 euro in totale, devi compilare questa sezione e versare il 26% di imposta sostitutiva.

    Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici

    Il metodo LIFO (Last In First Out) è il criterio ufficiale per il calcolo delle plusvalenze sulle criptovalute in Italia. Significa che quando vendi delle cripto, si considera che tu stia vendendo per prime quelle acquistate più di recente.

    Esempio 1: Caso Semplice (Una Sola Transazione)

    Giulia ha acquistato 0,5 Bitcoin su Crypto.com il 15 marzo 2025 a un prezzo di 50.000 euro per BTC, investendo quindi 25.000 euro. Il 10 settembre 2025 ha venduto i suoi 0,5 BTC a un prezzo di 70.000 euro per BTC, ricevendo 35.000 euro.

    • Ricavo di vendita: 35.000 euro
    • Costo di acquisto: 25.000 euro
    • Plusvalenza: 10.000 euro
    • Tassa (26%): 2.600 euro

    Poiché la plusvalenza supera i 2.000 euro, Giulia deve dichiarare i 10.000 euro nel Quadro W e versare 2.600 euro di imposta sostitutiva.

    Esempio 2: Caso con Più Acquisti (LIFO in Azione)

    Marco ha effettuato tre acquisti di Ethereum su Crypto.com nel 2025:

    • Acquisto 1 (gennaio 2025): 1 ETH a 2.800 euro
    • Acquisto 2 (aprile 2025): 1 ETH a 3.200 euro
    • Acquisto 3 (luglio 2025): 1 ETH a 3.500 euro

    A dicembre 2025 decide di vendere 1 ETH a 4.000 euro. Con il metodo LIFO, si considera venduto l’ETH acquistato per ultimo (luglio 2025 a 3.500 euro).

    • Ricavo di vendita: 4.000 euro
    • Costo LIFO (ultimo acquisto): 3.500 euro
    • Plusvalenza: 500 euro

    In questo caso, con il metodo LIFO la plusvalenza è di soli 500 euro (sotto la soglia di 2.000 euro), quindi Marco non paga tasse sulla vendita. Nota come con il metodo FIFO (primo acquistato primo venduto), la plusvalenza sarebbe stata di 1.200 euro (4.000 – 2.800). Il LIFO in questo caso è più favorevole perché l’acquisto più recente era a prezzo più alto.

    La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?

    Se possiedi criptovalute, devi scegliere il modello di dichiarazione corretto:

    SituazioneModello correttoNote
    Solo monitoraggio fiscale (IVCA, niente plusvalenze)Modello Redditi PF con Quadro WIl 730 tradizionale NON include il Quadro W
    Plusvalenze realizzate (vendite in utile)Modello Redditi PF con Quadro W Sezione IIIObbligatorio Modello Redditi PF
    Dipendente/pensionato senza plusvalenze crypto, solo monitoraggio730 + Quadro W (730 con Quadro aggiuntivo)Verifica con il tuo CAF

    Attenzione: il modello 730 ordinario non include il Quadro W. Se devi dichiarare criptovalute, nella maggior parte dei casi dovrai presentare il Modello Redditi PF, più complesso del 730. Questo è uno dei motivi per cui molti possessori di crypto si rivolgono a un CAF o commercialista.

    Hai dubbi su quale modello scegliere? Il nostro articolo sul Quadro W nel Modello Redditi PF 2026 ti aiuta a orientarti con esempi pratici.

    Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026

    Ecco le scadenze principali per la dichiarazione dei redditi da Crypto.com (anno fiscale 2025):

    AdempimentoScadenza 2026
    Apertura 730 precompilato (solo lavoratori dipendenti/pensionati senza crypto)2 maggio 2026
    Invio Modello Redditi PF (con Quadro W)30 novembre 2026
    Versamento imposta sostitutiva (acconto)30 novembre 2026
    Versamento IVCA (con F24)30 giugno 2026 (acconto) + 30 novembre 2026 (saldo)

    Nota: le scadenze fiscali possono essere soggette a proroghe. Verifica sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate o consulta il tuo CAF per le date aggiornate.

    DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già

    Dal 2026 è operativa la Direttiva DAC8, che ha cambiato radicalmente il quadro dei controlli fiscali sulle criptovalute in Europa. Crypto.com, come tutti gli exchange che operano in Europa, deve ora comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate italiana i dati degli utenti residenti in Italia: saldi, operazioni, guadagni, prelievi.

    In pratica, l’Agenzia delle Entrate riceve da Crypto.com un report con tutti i tuoi movimenti, simile a quello che già riceve dalle banche italiane. Questo significa che non dichiarare diventa estremamente rischioso: il Fisco può incrociare i dati ricevuti dalla piattaforma con quelli della tua dichiarazione e individuare le omissioni.

    Per approfondire le implicazioni della DAC8, leggi il nostro articolo dedicato: DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola.

    Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com

    Le sanzioni per chi non dichiara le criptovalute sono significative. Distinguiamo tra due tipi di violazioni:

    Sanzioni per Omesso Monitoraggio Fiscale

    Se detieni criptovalute ma non compili la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W, rischi sanzioni che vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. Se le criptovalute sono detenute presso intermediari in paesi a fiscalità privilegiata (la lista nera dell’OCSE), le sanzioni possono raddoppiarsi.

    Sanzioni per Omessa Dichiarazione delle Plusvalenze

    Se non dichiari le plusvalenze da Crypto.com superiori a 2.000 euro, all’imposta sostitutiva evasa del 26% si aggiunge una sanzione del 30% dell’imposta non versata più gli interessi legali. Se l’accertamento viene fatto entro 5 anni, potresti trovarti a pagare molto di più di quanto avresti pagato dichiarando regolarmente.

    Se invece sei in regola ma hai saltato anni precedenti, considera il ravvedimento operoso: presentando spontaneamente la dichiarazione omessa prima di ricevere un avviso dall’Agenzia delle Entrate, puoi beneficiare di sanzioni ridotte. Per tutti i dettagli, leggi la nostra guida su criptovalute non dichiarate, sanzioni e ravvedimento operoso.

    Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24

    Una volta calcolata l’imposta dovuta (sia l’IVCA dello 0,2% che l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze), il pagamento avviene tramite modello F24, il classico strumento di pagamento delle tasse italiane.

    I codici tributo da utilizzare sono:

    • Codice 1728: imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività (26%)
    • Codice 1729: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, 0,2%)

    Il modello F24 può essere compilato e pagato online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite il servizio di internet banking della tua banca. Se preferisci, puoi anche rivolgerti al nostro CAF che ti assiste nella compilazione e nel pagamento.

    Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com

    La dichiarazione dei redditi da criptovalute è uno degli adempimenti fiscali più tecnici e in rapida evoluzione. Ogni anno cambiano le aliquote, i modelli, le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e le regole europee (come la DAC8). Fare da soli è possibile, ma il rischio di commettere errori è elevato.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste cittadini italiani con le dichiarazioni crypto già dal 2022 e offre:

    • Compilazione del Modello Redditi PF con Quadro W
    • Calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO a partire dal tuo report Crypto.com
    • Calcolo dell’IVCA e dell’imposta sostitutiva
    • Compilazione e invio del modello F24
    • Assistenza in caso di accertamenti fiscali
    • Consulenza personalizzata per strategie di ottimizzazione fiscale nei limiti di legge

    Per prenotare una consulenza o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale.

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    Domande Frequenti (FAQ)

    Devo dichiarare Crypto.com anche se non ho venduto niente?

    Sì. Anche se nel 2025 non hai venduto nessuna criptovaluta e non hai realizzato alcuna plusvalenza, se detenevi criptovalute su Crypto.com al 31 dicembre 2025, sei obbligato a compilare la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W (Modello Redditi PF). In questo caso non pagherai l’imposta sulle plusvalenze, ma dovrai versare l’IVCA (0,2% sul valore medio delle cripto detenute).

    Qual è l’aliquota sulle plusvalenze da Crypto.com per il 2025?

    Per l’anno fiscale 2025 (dichiarazione presentata nel 2026), l’aliquota è del 26%. Dal 2026 l’aliquota sale al 33% (Legge di Bilancio 2025). La soglia di esenzione rimane 2.000 euro: se le tue plusvalenze totali da cripto nel 2025 non superano questo importo, non paghi tasse.

    Cosa succede se ho perso denaro con Crypto.com nel 2025?

    Se hai realizzato minusvalenze (vendite in perdita) su Crypto.com nel 2025, queste possono essere portate in compensazione con le plusvalenze dello stesso anno. Se le minusvalenze superano le plusvalenze, il saldo negativo può essere riportato nei 4 anni successivi per compensare futuri guadagni. Anche in caso di perdite, l’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W resta.

    Il cashback in CRO della carta Crypto.com va dichiarato?

    Sì, i reward in CRO ricevuti come cashback sono considerati redditi al momento della ricezione e vanno dichiarati. Il valore da dichiarare è il controvalore in euro del CRO al momento in cui lo hai ricevuto. Se poi hai venduto il CRO ricevuto come cashback a un prezzo diverso, la differenza genera un’ulteriore plusvalenza o minusvalenza.

    Posso dedurre le commissioni pagate a Crypto.com?

    Le commissioni di trading pagate a Crypto.com per eseguire le operazioni di compravendita possono essere incluse nel costo fiscale delle cripto-attività, riducendo la plusvalenza tassabile. Per esempio, se hai pagato 50 euro di commissioni per acquistare Bitcoin, il tuo costo di acquisto è il prezzo pagato per il Bitcoin più i 50 euro di commissioni. Gli abbonamenti mensili alla piattaforma non sono generalmente deducibili come costo delle operazioni.

    Cosa si intende per NFT su Crypto.com ai fini fiscali?

    Gli NFT (Non Fungible Token) negoziati su Crypto.com sono trattati come cripto-attività dal 2023. Le plusvalenze da vendita di NFT superiori a 2.000 euro sono tassate al 26% (per il 2025) e vanno dichiarate nel Quadro W. Per una guida completa, leggi il nostro articolo: NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi.

    Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 02:23:482026-06-28 00:18:04Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa
    CAF, CRIPTOVALUTE

    Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi

    Dichiarazione redditi Criptovalute

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Mining di Criptovalute
    2. Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali
    3. Tassazione del Mining Occasionale nel 2026
    4. Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi
    5. Valore di Acquisizione delle Crypto Minate
    6. Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026
    7. Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione
    8. Costi Deducibili per il Mining Professionale
    9. Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute
    10. Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

    Il mining criptovalute 2026 rappresenta una delle attività più dibattute dal punto di vista fiscale nel panorama delle cripto-attività. Minare Bitcoin o altre criptovalute significa utilizzare la potenza di calcolo del proprio computer (o di hardware specializzato) per validare le transazioni sulla blockchain e ricevere in cambio nuove monete digitali. Ma come si tassano questi proventi? E quali obblighi fiscali deve rispettare chi fa mining in Italia?

    Con la riforma della tassazione delle cripto-attività introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e le successive modifiche del 2025, il quadro normativo si è fatto più chiaro ma anche più complesso. L’aliquota sulle plusvalenze crypto è passata al 33% dal 2026, e chi si dedica al mining criptovalute 2026 deve conoscere le regole per evitare sanzioni. In questa guida completa analizziamo ogni aspetto: dalla differenza tra mining occasionale e professionale, al valore di acquisizione delle crypto minate, fino alla compilazione del Quadro W e degli altri quadri dichiarativi.

    Cos’è il Mining di Criptovalute

    Il mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono create nuove unità di moneta digitale e, contemporaneamente, vengono validate le transazioni sulla rete blockchain. In termini semplici, il miner mette a disposizione la potenza di calcolo del proprio hardware per risolvere complessi problemi matematici: chi trova la soluzione per primo riceve una ricompensa in criptovaluta (il cosiddetto block reward).

    Il meccanismo più conosciuto è il Proof of Work (PoW), utilizzato da Bitcoin e da altre criptovalute. In questo sistema, i miner competono tra loro per aggiungere un nuovo blocco alla catena. La competizione richiede hardware sempre più potente e un consumo energetico significativo, motivo per cui il mining criptovalute 2026 è diventato un’attività che comporta costi rilevanti per energia elettrica e attrezzature.

    Esistono diverse modalità di mining:

    • Mining individuale (solo mining): il miner opera in autonomia con il proprio hardware, come ASIC o GPU dedicate
    • Mining pool: più miner uniscono le proprie risorse di calcolo per aumentare le probabilità di trovare un blocco e dividono la ricompensa
    • Cloud mining: si acquista potenza di calcolo da un provider esterno che gestisce l’infrastruttura hardware, senza possedere fisicamente le macchine

    Ciascuna di queste modalità ha implicazioni fiscali diverse, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. La distinzione fondamentale, dal punto di vista del fisco italiano, è tra chi fa mining come attività occasionale (hobby) e chi lo svolge come attività d’impresa in modo continuativo e organizzato.

    Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali

    La prima domanda che ogni miner deve porsi riguarda la natura della propria attività. Il fisco italiano distingue nettamente tra due situazioni, e questa classificazione determina tutto il trattamento fiscale del mining criptovalute 2026.

    Mining occasionale (hobby): si configura quando una persona fisica mina criptovalute in modo saltuario, senza un’organizzazione imprenditoriale strutturata. In genere si tratta di chi utilizza il proprio computer di casa o un piccolo rig con poche schede video. Non c’è continuità sistematica, non ci sono dipendenti, e l’investimento in hardware è contenuto. In questo caso, le crypto minate non generano reddito al momento della creazione: il reddito imponibile si manifesta solo quando le criptovalute vengono vendute o scambiate, sotto forma di plusvalenze.

    Mining professionale (attività d’impresa): si configura quando l’attività è svolta in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi. Indicatori tipici sono: l’acquisto di hardware dedicato costoso (ASIC, farm di GPU), l’allestimento di locali appositi, il consumo energetico elevato, la presenza di personale, e l’intento di lucro sistematico. In questa ipotesi, il mining produce reddito d’impresa ed è necessario aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e versare i contributi INPS.

    La tabella seguente riassume le principali differenze:

    CaratteristicaMining OccasionaleMining Professionale
    OrganizzazioneMinima, hardware personaleStrutturata, hardware dedicato
    ContinuitàSaltuariaSistematica e continuativa
    Partita IVANon necessariaObbligatoria
    Tipo di redditoRedditi diversi (plusvalenze)Reddito d’impresa
    Momento imposizioneAlla vendita/scambioAl momento del mining
    Aliquota33% sulle plusvalenzeIRPEF progressiva + IRAP
    Contributi INPSNoSì (Gestione Commercianti)

    Tassazione del Mining Occasionale nel 2026

    Per chi svolge mining criptovalute 2026 in modo occasionale, il trattamento fiscale segue le regole generali delle cripto-attività per le persone fisiche. Il principio fondamentale è che le criptovalute ottenute tramite mining non vengono tassate nel momento in cui vengono create, ma solo quando si realizza una plusvalenza attraverso la cessione o lo scambio.

    Quando il miner occasionale decide di vendere le crypto minate, la plusvalenza viene calcolata come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisizione. Qui emerge una questione critica: qual è il costo di acquisizione di una criptovaluta che non è stata acquistata ma creata dal nulla? Questo aspetto, che approfondiremo nella sezione dedicata, è uno dei nodi più delicati della tassazione mining crypto.

    Dal 1 gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è pari al 33% (in aumento rispetto al 26% degli anni precedenti). La plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva, ovvero una tassa unica che sostituisce l’IRPEF ordinaria su quei redditi specifici.

    I passaggi per la tassazione del mining occasionale sono:

    1. Mining: si ottengono criptovalute. Nessuna tassazione al momento della creazione
    2. Detenzione: le crypto restano nel wallet. Obbligo di monitoraggio nel Quadro W
    3. Vendita/Scambio: si calcola la plusvalenza (prezzo di vendita meno costo di acquisizione)
    4. Dichiarazione: la plusvalenza va indicata nel Quadro RT del Modello Redditi PF e si paga il 33%

    Un aspetto importante: le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze entro i 4 anni successivi. Questo significa che se in un anno il miner vende in perdita, può utilizzare quella perdita per ridurre le tasse sulle plusvalenze future. Per approfondire la gestione delle minusvalenze, consulta la nostra guida sugli errori nel Quadro RT.

    Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi

    Quando il mining criptovalute 2026 viene svolto in forma organizzata e continuativa, il fisco lo classifica come attività d’impresa. Questo comporta una serie di obblighi significativamente più gravosi rispetto al mining occasionale, ma offre anche la possibilità di dedurre tutti i costi sostenuti per l’attività.

    Per avviare l’attività di mining professionale è necessario:

    • Aprire la partita IVA con codice ATECO appropriato (tipicamente 62.09.09 – “Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie informatiche” oppure 63.11.19 – “Altre elaborazioni elettroniche di dati”)
    • Iscriversi alla Camera di Commercio come ditta individuale o società
    • Iscriversi alla Gestione Commercianti INPS per il versamento dei contributi previdenziali
    • Tenere la contabilità (semplificata o ordinaria a seconda del fatturato)
    • Emettere fattura in caso di cessione delle criptovalute a terzi nell’ambito dell’attività

    Il reddito da mining professionale viene tassato come reddito d’impresa, ovvero con le aliquote IRPEF progressive (dal 23% al 43%) più le addizionali regionali e comunali. A questo si aggiunge l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) con aliquota ordinaria del 3,9%.

    Una differenza cruciale rispetto al mining occasionale riguarda il momento dell’imposizione. Nel mining professionale, il reddito si genera al momento in cui le criptovalute vengono minate, non quando vengono vendute. Il valore delle crypto minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato alla data del mining, e concorre a formare il reddito d’esercizio.

    Per quanto riguarda i contributi INPS, il miner professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Commercianti. L’importo si calcola sul reddito d’impresa e comprende una quota fissa (circa 4.500 euro annui nel 2026, da versare indipendentemente dal reddito) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Questo aspetto rende il mining professionale conveniente solo quando i proventi superano significativamente i costi fissi.

    Chi ha un reddito d’impresa contenuto potrebbe valutare il regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e la riduzione del 35% dei contributi INPS. Tuttavia, il regime forfettario ha limiti di ricavi (85.000 euro) e non consente la deduzione analitica dei costi, il che potrebbe non essere vantaggioso per un’attività ad alto consumo energetico come il mining.

    Valore di Acquisizione delle Crypto Minate

    Uno degli aspetti più controversi della tassazione mining crypto riguarda la determinazione del valore di acquisizione delle criptovalute ottenute tramite mining. A differenza delle crypto acquistate su un exchange (dove il costo è il prezzo pagato), le crypto minate vengono create, e il loro costo di acquisizione non è immediatamente evidente.

    Esistono due approcci principali, e la scelta dipende dalla qualificazione dell’attività:

    Per il mining occasionale (persona fisica), l’orientamento prevalente è che il costo di acquisizione sia pari a zero o, al massimo, pari ai costi documentabili direttamente sostenuti per il mining (energia elettrica, quota di ammortamento dell’hardware). L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un chiarimento ufficiale specifico sul mining, ma la Circolare 30/E del 2023 stabilisce che per le cripto-attività ricevute a titolo gratuito (come le ricompense di staking) il costo è determinato dal valore normale al momento della ricezione. Per analogia, molti professionisti applicano lo stesso principio al mining.

    Per il mining professionale (reddito d’impresa), il valore delle criptovalute minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato al momento del mining. Questo valore rappresenta sia il ricavo dell’attività sia il costo di acquisizione per future cessioni. I costi sostenuti (energia, hardware, manutenzione) vengono dedotti separatamente come costi d’esercizio.

    In pratica, per il miner occasionale conviene documentare accuratamente tutti i costi sostenuti (bollette elettriche proporzionate all’uso per mining, fatture di acquisto hardware) e il valore di mercato delle crypto al momento del mining. Questa documentazione sarà fondamentale in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si consiglia di conservare:

    • Screenshot del wallet con data e ora di ricezione delle ricompense
    • Registri di mining (log del software utilizzato)
    • Prezzi di mercato alla data di ogni ricompensa ricevuta (da siti come CoinMarketCap o CoinGecko)
    • Bollette dell’energia elettrica e calcolo della quota imputabile al mining
    • Fatture di acquisto dell’hardware utilizzato

    Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026

    La dichiarazione dei proventi da mining criptovalute 2026 richiede la compilazione di diversi quadri del Modello Redditi PF. Il 730 ordinario non è sufficiente per chi ha cripto-attività da dichiarare, a meno che non si utilizzi il nuovo Quadro W introdotto nel 730/2026.

    Ecco i quadri da compilare per il mining occasionale:

    Quadro W (Monitoraggio fiscale): serve per dichiarare la detenzione delle criptovalute. Ogni crypto-attività detenuta al 31 dicembre va indicata con il valore di mercato a fine anno. Il Quadro W è obbligatorio anche se non si sono realizzate plusvalenze durante l’anno. Va indicato il controvalore in euro delle crypto possedute, specificando la tipologia di cripto-attività e l’intermediario (exchange) o il tipo di wallet utilizzato.

    Quadro RT (Plusvalenze): va compilato solo se durante l’anno si sono vendute o scambiate criptovalute realizzando plusvalenze o minusvalenze. Si indica il corrispettivo totale delle cessioni, il costo di acquisizione, e si calcola la plusvalenza netta su cui si applica l’imposta sostitutiva del 33%.

    Per il mining professionale, invece, i proventi vanno dichiarati nel:

    • Quadro RF (Reddito d’impresa in contabilità ordinaria) o Quadro RG (contabilità semplificata): qui si dichiarano i ricavi dell’attività di mining e si deducono i costi
    • Quadro RR: per il calcolo dei contributi INPS dovuti
    • Quadro W: resta comunque obbligatorio per il monitoraggio delle cripto-attività detenute

    Per approfondire la compilazione del Quadro W e le novità del 2026, ti consigliamo la nostra guida completa al Quadro W del 730/2026. Se utilizzi exchange come Binance, consulta anche la guida alla dichiarazione redditi Binance 2026 per le istruzioni specifiche su come estrarre i dati necessari.

    Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione

    Il cloud mining rappresenta un caso particolare nel panorama del mining criptovalute 2026. In questa modalità, il contribuente non possiede fisicamente l’hardware di mining, ma acquista potenza di calcolo (hashrate) da un provider specializzato che gestisce l’infrastruttura in data center remoti.

    La questione fiscale centrale è: il cloud mining è un’attività di mining vera e propria o un contratto di investimento? La risposta ha conseguenze importanti sul trattamento fiscale.

    Se il cloud mining viene qualificato come investimento finanziario (il contribuente investe denaro e riceve periodicamente crypto come rendimento), i proventi potrebbero essere trattati come redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, con tassazione al momento della percezione. In questa interpretazione, il “contratto di cloud mining” è assimilabile a un prodotto finanziario.

    Se invece viene qualificato come attività di mining (il contribuente noleggia hardware per svolgere mining), si applicano le stesse regole del mining diretto: tassazione delle plusvalenze alla vendita per l’attività occasionale, o reddito d’impresa per l’attività professionale.

    L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un’interpretazione ufficiale specifica sul cloud mining. In assenza di chiarimenti, l’approccio più prudente e condiviso dalla maggior parte dei professionisti fiscali è trattare il cloud mining come investimento in cripto-attività: le crypto ricevute vanno monitorate nel Quadro W, e le eventuali plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%. I costi del contratto di cloud mining possono essere considerati come costo di acquisizione delle crypto ricevute.

    Costi Deducibili per il Mining Professionale

    Chi svolge il mining criptovalute 2026 come attività d’impresa può dedurre dal reddito tutti i costi inerenti all’attività. Questa è una delle poche consolazioni per chi affronta la tassazione progressiva IRPEF: a differenza del miner occasionale, il professionista può abbattere significativamente la base imponibile.

    I principali costi deducibili per il mining professionale sono:

    Hardware e attrezzature: l’acquisto di ASIC miner, schede video (GPU), alimentatori, sistemi di raffreddamento e altri componenti. Questi beni vengono ammortizzati secondo i coefficienti fiscali previsti (tipicamente 20% annuo per apparecchiature informatiche, con ammortamento completo in 5 anni). Se il costo unitario del bene è inferiore a 516,46 euro, è possibile la deduzione integrale nell’anno di acquisto.

    Energia elettrica: è generalmente la voce di costo più rilevante per un’attività di mining. Le bollette dell’energia sono integralmente deducibili se il locale è adibito esclusivamente al mining. Se il mining avviene in un locale ad uso promiscuo (ad esempio una stanza dell’abitazione), la deducibilità è limitata al 50%, salvo prova contraria con contatori separati.

    Gli altri costi deducibili comprendono:

    • Connessione internet: canone mensile dell’abbonamento (al 50% se uso promiscuo)
    • Affitto del locale: se si utilizza un locale dedicato al mining
    • Manutenzione e riparazioni: costi per la sostituzione di componenti, pulizia e manutenzione dell’hardware
    • Software e licenze: programmi di mining, monitoraggio e gestione
    • Consulenze professionali: commercialista, consulente fiscale, legale
    • Assicurazioni: polizze per l’attrezzatura e il locale
    • Fee delle mining pool: commissioni versate alla pool per la partecipazione

    Per massimizzare le deduzioni e gestire correttamente la contabilità dell’attività di mining, è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture, ricevute, contratti e registri di produzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assistere nella corretta impostazione della contabilità per un’attività di mining professionale.

    Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute

    La questione dell’IVA sul mining di criptovalute è stata in parte chiarita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Hedqvist (C-264/14), che ha stabilito che le operazioni di cambio tra valuta tradizionale e Bitcoin (e altre cripto) sono esenti da IVA ai sensi della direttiva IVA europea.

    Per quanto riguarda specificamente il mining, la situazione nel contesto del mining criptovalute 2026 è la seguente:

    Il mining puro non è soggetto a IVA. La ragione è che il miner non fornisce un servizio a un cliente identificabile: la ricompensa in criptovaluta viene dalla rete blockchain stessa, non da un committente specifico. Manca quindi il requisito del rapporto sinallagmatico (prestazione a fronte di un corrispettivo) necessario per l’applicazione dell’IVA.

    Tuttavia, ci sono delle eccezioni importanti:

    • Servizi di mining per conto terzi: se il miner fornisce servizi di validazione o elaborazione a un cliente specifico dietro compenso, il servizio è soggetto a IVA
    • Vendita di hardware usato: la cessione di attrezzature di mining è soggetta a IVA con le regole ordinarie
    • Cloud mining come servizio: il provider di cloud mining che vende potenza di calcolo a clienti è soggetto a IVA sul corrispettivo del servizio

    Per il miner professionista con partita IVA, questo significa che le ricompense da mining non generano IVA a debito, ma i costi sostenuti (hardware, energia) hanno IVA a credito che potrebbe non essere detraibile in tutto o in parte, configurandosi un’attività esente. È un aspetto tecnico complesso che richiede l’assistenza di un professionista fiscale per la corretta gestione del pro-rata IVA.

    Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

    Devo pagare le tasse sulle crypto che mino se non le vendo?

    Se fai mining come hobby (attività occasionale), non devi pagare tasse sulle crypto che mino finché non le vendi o le scambi. Tuttavia, hai l’obbligo di dichiararle nel Quadro W della dichiarazione dei redditi, indicando il loro valore al 31 dicembre. Se invece fai mining come attività d’impresa, il reddito si tassa al momento del mining, indipendentemente dalla vendita.

    Quanto si paga di tasse sul mining nel 2026?

    Per il mining occasionale, si paga il 33% sulle plusvalenze realizzate quando si vendono le crypto minate. Per il mining professionale, si paga l’IRPEF progressiva (dal 23% al 43%) più i contributi INPS e l’IRAP. Chi opta per il regime forfettario paga il 15% di imposta sostitutiva (o 5% per i primi 5 anni).

    Serve la partita IVA per fare mining?

    Non serve la partita IVA se il mining è un’attività occasionale e non organizzata. Serve obbligatoriamente se il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi in hardware e infrastrutture. La distinzione dipende da fattori come l’entità dell’investimento, la continuità dell’attività e l’organizzazione dei mezzi.

    Come calcolo il costo di acquisizione delle crypto minate?

    Per il mining occasionale, il costo di acquisizione può essere determinato in base ai costi documentabili sostenuti (energia, quota hardware) o, in alternativa, al valore di mercato al momento del mining. Per il mining professionale, il valore è quello di mercato alla data di creazione, iscritto in bilancio. È fondamentale conservare tutta la documentazione (log di mining, bollette, screenshot del wallet con date).

    Il cloud mining viene tassato diversamente dal mining diretto?

    Il cloud mining può essere trattato come un investimento finanziario (redditi diversi) o come attività di mining (stesse regole del mining diretto). L’approccio più prudente è trattarlo come investimento: le crypto ricevute vanno nel Quadro W, le plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%, e i costi del contratto sono il costo di acquisizione delle crypto.

    Cosa rischio se non dichiaro i proventi da mining?

    La mancata dichiarazione delle cripto-attività comporta sanzioni severe: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati nel Quadro W per il monitoraggio fiscale, più sanzioni per l’omessa dichiarazione dei redditi (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta). In caso di importi rilevanti, si possono configurare anche reati penali (dichiarazione infedele o omessa). Conviene sempre regolarizzare la propria posizione.

    Conclusione

    Il mining criptovalute 2026 è un’attività che richiede una pianificazione fiscale attenta. Che si tratti di mining occasionale tassato al 33% sulle plusvalenze o di mining professionale con partita IVA e obblighi contabili, è fondamentale conoscere le regole e rispettare gli adempimenti dichiarativi. Il Quadro W per il monitoraggio e il Quadro RT per le plusvalenze sono i due strumenti principali per il miner occasionale, mentre il professionista deve gestire una contabilità completa.

    La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione, e aspetti come il valore di acquisizione delle crypto minate e il trattamento del cloud mining attendono ancora chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per evitare errori e sanzioni.

    Hai bisogno di assistenza per dichiarare i tuoi proventi da mining? Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione dei redditi da criptovalute e può aiutarti a gestire tutti gli adempimenti fiscali legati al mining. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Puoi anche scriverci a info@centrofiscale.com per una consulenza personalizzata.

    Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 14:00:002026-05-30 01:03:51Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi
    CAF, CRIPTOVALUTE

    Staking Criptovalute 2026: Come Funziona la Tassazione dei Rendimenti Crypto in Italia

    Dichiarazione redditi Criptovalute

    Staking criptovalute 2026: come funziona la tassazione dei rendimenti crypto in Italia? Se possiedi Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute e stai guadagnando ricompense tramite staking, devi sapere che il fisco italiano considera questi rendimenti come redditi imponibili. Con l’aliquota al 33% introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, capire come dichiarare correttamente i proventi da staking criptovalute è diventato fondamentale per evitare sanzioni e problemi con l’Agenzia delle Entrate.

    In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sullo staking criptovalute 2026: cos’è, come vengono tassati i reward, quale modello dichiarativo usare (Quadro W e Quadro RT), e ti mostriamo un esempio pratico con il calcolo dell’imposta. Se hai dubbi sulla tua situazione fiscale crypto, il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella tassazione criptovalute 2026 e può assisterti in ogni fase della dichiarazione.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è lo Staking Crypto e Come Funziona
    2. Staking, Lending e Liquidity Providing: le Differenze
    3. Come Viene Tassato lo Staking Criptovalute nel 2026
    4. Momento Imponibile e Valore di Acquisizione
    5. Come Dichiarare lo Staking nel Modello Redditi PF
    6. Esempio Pratico: Staking ETH con Calcolo Imposta
    7. Soglia 2.000 Euro e Rendimenti da Staking
    8. Exchange e Report Fiscale per lo Staking
    9. Domande Frequenti
    10. Assistenza per la Dichiarazione Crypto

    Cos’è lo Staking Crypto e Come Funziona

    Lo staking criptovalute è un meccanismo che permette di ottenere rendimenti passivi bloccando le proprie crypto a supporto di una blockchain che utilizza il protocollo Proof of Stake (PoS). In pratica, invece di lasciare le criptovalute ferme nel wallet senza produrre nulla, le “metti in staking” per contribuire alla validazione delle transazioni sulla rete. In cambio, ricevi delle ricompense (chiamate staking rewards) sotto forma di nuove unità della stessa criptovaluta.

    Il funzionamento è semplice: le blockchain Proof of Stake come Ethereum, Solana, Cardano e Polkadot non richiedono enormi consumi energetici come il mining di Bitcoin. Al contrario, selezionano i validatori in base alla quantità di crypto che hanno vincolato. Più token metti in staking, maggiore è la probabilità di essere selezionato come validatore e di ricevere reward.

    Esistono diverse modalità di staking criptovalute 2026:

    • Staking diretto (nativo): blocchi i token direttamente sulla blockchain, diventando un validatore o delegando a uno. Richiede un importo minimo (ad esempio, 32 ETH per Ethereum)
    • Staking tramite exchange: piattaforme come Binance, Coinbase e Kraken offrono servizi di staking semplificato, senza importi minimi elevati
    • Liquid staking: ricevi un token derivato (es. stETH per Ethereum) che rappresenta la tua posizione in staking, mantenendo la liquidità dei tuoi fondi
    • Staking su DeFi: protocolli decentralizzati come Lido, Rocket Pool o Marinade offrono staking con rendimenti variabili

    I rendimenti da staking variano in base alla criptovaluta e alla piattaforma utilizzata. Nel 2026, le percentuali annue (APY) si aggirano mediamente tra il 3% e il 12%, con alcune altcoin che offrono rendimenti ancora superiori ma con rischi maggiori.

    Staking, Lending e Liquidity Providing: le Differenze

    Quando si parla di rendimenti crypto, è importante distinguere tra tre attività diverse che, pur generando tutte dei proventi, hanno caratteristiche e trattamenti fiscali differenti. Vediamo nel dettaglio le differenze per capire come ciascuna impatta sulla tua dichiarazione dei redditi.

    Lo staking, come abbiamo visto, consiste nel bloccare le proprie criptovalute per partecipare alla validazione delle transazioni su una blockchain Proof of Stake. I reward vengono generati dal protocollo stesso e sono proporzionali alla quantità vincolata. Dal punto di vista fiscale, i rendimenti da staking criptovalute 2026 sono classificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-sexies) del TUIR.

    Il lending crypto (prestito di criptovalute) funziona in modo diverso: presti le tue crypto a una piattaforma o a un altro utente e ricevi in cambio un interesse. Piattaforme centralizzate e protocolli DeFi come Aave o Compound offrono questo servizio. I proventi da lending, secondo l’interpretazione prevalente, rientrano anch’essi tra i redditi diversi di natura finanziaria, tassati con la stessa aliquota dello staking.

    Il liquidity providing consiste nel depositare coppie di token in un pool di liquidità (ad esempio su Uniswap o PancakeSwap) per facilitare gli scambi decentralizzati. In cambio ricevi una quota delle commissioni di trading. Questa attività presenta una complessità fiscale maggiore perché, oltre ai rendimenti, si verifica il fenomeno dell’impermanent loss (perdita temporanea), che rende più difficile il calcolo delle plusvalenze crypto.

    In sintesi, ecco un confronto rapido:

    AttivitàMeccanismoClassificazione fiscaleComplessità dichiarativa
    StakingBlocco token per validazioneRedditi diversi (art. 67 TUIR)Media
    LendingPrestito crypto con interesseRedditi diversi (art. 67 TUIR)Media
    Liquidity ProvidingDeposito in pool di liquiditàRedditi diversi + impermanent lossAlta

    Qualunque sia l’attività che svolgi, i rendimenti vanno dichiarati. Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a classificare correttamente ogni tipo di provento e a compilare la dichiarazione senza errori.

    Come Viene Tassato lo Staking Criptovalute nel 2026

    La tassazione staking criptovalute 2026 segue le regole introdotte dalla riforma fiscale delle cripto-attività. I rendimenti da staking sono considerati redditi diversi di natura finanziaria e vengono tassati con l’imposta sostitutiva. Ma qual è l’aliquota applicabile?

    Con la Legge di Bilancio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute è passata dal 26% al 33%. Questa aliquota si applica anche ai rendimenti derivanti da staking, lending e altre attività che generano proventi da cripto-attività. In pratica, se durante l’anno fiscale 2025 hai maturato reward dallo staking, dovrai versare il 33% di imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate.

    È fondamentale capire un aspetto chiave: lo staking criptovalute genera un doppio evento fiscale:

    1. Al momento della percezione del reward: ricevi nuovi token. Il loro valore in euro al momento dell’accredito diventa il tuo costo di acquisizione (o “prezzo di carico”)
    2. Al momento della vendita o conversione: quando vendi o converti quei token in euro o in un’altra crypto, la differenza tra il prezzo di vendita e il costo di acquisizione costituisce la plusvalenza tassabile al 33%

    Questa distinzione è cruciale perché il semplice accredito dei reward nel wallet non genera di per sé una plusvalenza: stabilisce solo il valore di carico. La tassazione vera e propria scatta quando realizzi il guadagno, cioè quando vendi o scambi i token ricevuti come reward.

    Momento Imponibile e Valore di Acquisizione nello Staking

    Uno degli aspetti più delicati della tassazione staking crypto riguarda la determinazione del momento imponibile e del valore di acquisizione dei token ricevuti come reward. Capire bene questi concetti è essenziale per calcolare correttamente le imposte dovute.

    Il momento della percezione coincide con l’istante in cui i reward da staking vengono accreditati nel tuo wallet o nel tuo account sull’exchange. In quel preciso momento, il valore di mercato dei token ricevuti in euro diventa il loro costo di acquisizione ai fini fiscali. Supponiamo che il 15 marzo 2025 ricevi 0,05 ETH come reward di staking e che in quel momento Ethereum vale 3.200 euro: il tuo costo di acquisizione per quei 0,05 ETH sarà di 160 euro.

    Questo valore è importante perché, quando successivamente venderai o scambierai quei 0,05 ETH, la plusvalenza sarà calcolata come differenza tra il prezzo di vendita e i 160 euro di costo di acquisizione. Se li vendi quando ETH vale 4.000 euro, riceverai 200 euro e la plusvalenza sarà di 40 euro (200 – 160), su cui pagherai il 33% di imposta.

    Per determinare correttamente il valore di mercato al momento della percezione, puoi utilizzare:

    • Il prezzo riportato dall’exchange al momento dell’accredito (la fonte più semplice e documentabile)
    • Piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko, che registrano i prezzi storici
    • Il report fiscale dell’exchange, che spesso include già il controvalore in euro

    Un aspetto da non sottovalutare: se ricevi reward di staking con frequenza giornaliera (come accade su molte piattaforme), avrai potenzialmente 365 eventi di acquisizione in un anno, ciascuno con un valore di mercato diverso. Questo rende la gestione contabile particolarmente complessa e rende quasi indispensabile l’utilizzo di un software di tracciamento o il supporto di un professionista.

    Come Dichiarare lo Staking nel Modello Redditi PF

    Per dichiarare correttamente i rendimenti da staking criptovalute 2026, devi utilizzare il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico). Non è possibile utilizzare il 730 per le criptovalute se hai plusvalenze da staking da dichiarare. Vediamo quali quadri compilare.

    Quadro W: Monitoraggio delle Cripto-attività

    Il Quadro W (che ha sostituito il vecchio Quadro RW) serve per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute. Qui devi indicare il valore delle criptovalute possedute al 1° gennaio e al 31 dicembre dell’anno fiscale, incluse quelle in staking. Il Quadro W è obbligatorio per tutte le cripto-attività, indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato o meno delle plusvalenze.

    Nel Quadro W devi riportare:

    • Colonna 1: codice identificativo della cripto-attività
    • Colonna 3: valore iniziale (1° gennaio)
    • Colonna 4: valore finale (31 dicembre)
    • Sezione IVAFE: l’imposta sul valore delle cripto-attività è pari allo 0,2% annuo sul valore di mercato

    I token ricevuti come reward di staking durante l’anno vanno inclusi nel valore al 31 dicembre, aumentando quindi la base imponibile IVAFE.

    Quadro RT: Plusvalenze da Cripto-attività

    Il Quadro RT è dove dichiari le plusvalenze realizzate dalla vendita o conversione delle criptovalute, inclusi i token ottenuti da staking. Qui indicherai:

    • Corrispettivi: il totale dei ricavi dalle vendite/conversioni di crypto nell’anno
    • Costo di acquisizione: il valore di carico dei token al momento della percezione (per i reward di staking) o dell’acquisto
    • Plusvalenza netta: la differenza tra corrispettivi e costo, su cui si applica l’aliquota del 33%

    La compilazione corretta del Modello Redditi PF con Quadro W e Quadro RT richiede precisione e competenza. Un errore nella determinazione del costo di acquisizione o nella classificazione dei redditi può comportare sanzioni significative. Il CAF Centro Fiscale di Udine dispone di operatori specializzati in dichiarazioni crypto che possono gestire la tua pratica dall’inizio alla fine.

    Esempio Pratico: Staking ETH con Calcolo Imposta

    Vediamo un esempio pratico di staking criptovalute 2026 per capire concretamente come funziona il calcolo dell’imposta. Supponiamo che Marco abbia messo in staking 10 ETH su Coinbase a partire da gennaio 2025, con un rendimento annuo (APY) del 4%.

    Fase 1: Accredito dei Reward

    Durante il 2025, Marco riceve complessivamente 0,4 ETH come reward di staking. Ipotizziamo che il prezzo medio di Ethereum al momento dei vari accrediti sia stato di 3.500 euro. Il valore di acquisizione dei reward è quindi:

    0,4 ETH x 3.500 euro = 1.400 euro (costo di acquisizione dei reward)

    Fase 2: Vendita dei Reward

    A novembre 2025, Marco decide di vendere i suoi 0,4 ETH di reward quando il prezzo di Ethereum è salito a 4.200 euro. Il ricavo dalla vendita è:

    0,4 ETH x 4.200 euro = 1.680 euro (corrispettivo di vendita)

    Fase 3: Calcolo della Plusvalenza e Imposta

    La plusvalenza è la differenza tra corrispettivo e costo di acquisizione:

    1.680 – 1.400 = 280 euro (plusvalenza netta)

    L’imposta sostitutiva al 33% sulla plusvalenza è:

    280 x 33% = 92,40 euro (imposta dovuta)

    Riepilogo dell’Esempio

    VoceImporto
    ETH in staking10 ETH
    Reward ricevuti (APY 4%)0,4 ETH
    Valore acquisizione reward1.400 euro
    Corrispettivo vendita reward1.680 euro
    Plusvalenza280 euro
    Imposta 33%92,40 euro

    Inoltre, Marco dovrà pagare l’IVAFE dello 0,2% sul valore totale delle cripto-attività detenute al 31 dicembre 2025, calcolata nel Quadro W. Considerando i 10 ETH iniziali più i reward, se il valore totale al 31 dicembre fosse di circa 43.680 euro, l’IVAFE sarebbe di circa 87,36 euro.

    Soglia 2.000 Euro e Rendimenti da Staking

    Una delle domande più frequenti sulla tassazione staking criptovalute 2026 riguarda la soglia di 2.000 euro. La normativa prevede infatti che le plusvalenze da cripto-attività inferiori a 2.000 euro nell’anno fiscale non siano soggette a tassazione. Ma come funziona questa soglia in relazione ai rendimenti da staking?

    La soglia di 2.000 euro si applica alle plusvalenze complessive realizzate nell’anno da tutte le operazioni su cripto-attività: vendite, conversioni, permute e anche vendita dei token ottenuti da staking. Questo significa che i rendimenti da staking contribuiscono al raggiungimento della soglia.

    Facciamo un esempio concreto per chiarire:

    • Plusvalenza dalla vendita di Bitcoin: 1.200 euro
    • Plusvalenza dalla vendita di reward da staking ETH: 600 euro
    • Totale plusvalenze: 1.800 euro → sotto la soglia di 2.000 euro, nessuna imposta dovuta

    Se invece il totale superasse i 2.000 euro, l’intera plusvalenza sarebbe tassata (non solo la parte eccedente). Ad esempio, con plusvalenze totali di 2.500 euro, pagheresti il 33% su tutti i 2.500 euro, non solo sui 500 euro eccedenti.

    Attenzione: la soglia di 2.000 euro riguarda solo le plusvalenze, cioè i guadagni effettivamente realizzati dalla vendita. L’obbligo di monitoraggio nel Quadro W e il pagamento dell’IVAFE restano comunque dovuti, anche se non hai realizzato alcuna plusvalenza. Il semplice possesso di criptovalute, anche quelle in staking, va sempre dichiarato.

    Exchange e Report Fiscale per lo Staking

    Per dichiarare correttamente i rendimenti da staking criptovalute 2026, è fondamentale avere una documentazione precisa di tutte le operazioni. Molti exchange offrono strumenti per generare report fiscali che semplificano notevolmente il lavoro dichiarativo. Vediamo quali piattaforme offrono i migliori strumenti.

    Binance è uno degli exchange più utilizzati in Italia e offre un servizio di report fiscale dedicato. Nella sezione “Tax” del tuo account puoi scaricare un riepilogo completo che include tutte le transazioni di staking, con il controvalore in euro al momento di ogni accredito. Binance collabora anche con piattaforme di terze parti come Koinly e CoinTracker per generare report conformi alla normativa italiana.

    Coinbase mette a disposizione una sezione “Taxes” dove puoi generare un riepilogo delle tue attività, incluso lo staking. Il report include i reward ricevuti, le date di accredito e il valore in euro. Coinbase è particolarmente apprezzato per la chiarezza dei suoi report, che facilitano la compilazione del Modello Redditi PF.

    Kraken offre un report dettagliato delle operazioni di staking nella sezione “History” dell’account. Puoi esportare i dati in formato CSV per importarli in software di calcolo fiscale. Crypto.com fornisce un servizio simile con report scaricabili in diversi formati.

    Per chi utilizza wallet decentralizzati (MetaMask, Ledger) o protocolli DeFi, la situazione è più complessa perché non esiste un report fiscale automatico. In questi casi è consigliabile utilizzare software specializzati come:

    • Koinly: supporta oltre 350 exchange e blockchain, genera report fiscali specifici per l’Italia
    • CoinTracker: traccia automaticamente le transazioni on-chain e genera un riepilogo fiscale
    • CryptoTaxCalculator: software specializzato con supporto per DeFi e staking su protocolli decentralizzati

    Qualunque strumento tu utilizzi, è fondamentale conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni. Il CAF Centro Fiscale può verificare la correttezza dei report generati dagli exchange e integrarli nella tua dichiarazione dei redditi crypto.

    Domande Frequenti sullo Staking Criptovalute 2026

    Lo staking di criptovalute va dichiarato anche se non vendo i reward?

    Sì, il possesso di criptovalute in staking va sempre dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non hai venduto nulla. I reward accreditati aumentano il valore del tuo portafoglio e vanno inclusi nel calcolo al 31 dicembre. L’IVAFE dello 0,2% è dovuta sul valore complessivo. La plusvalenza, invece, si tassa solo quando vendi o converti i token.

    Qual è l’aliquota sullo staking crypto nel 2026?

    L’aliquota sulle plusvalenze da staking criptovalute 2026 è del 33%, come previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Questa aliquota si applica alla differenza tra il corrispettivo di vendita dei token ottenuti come reward e il loro valore di acquisizione al momento dell’accredito.

    Come si calcola il valore di acquisizione dei reward da staking?

    Il valore di acquisizione dei reward corrisponde al prezzo di mercato in euro della criptovaluta nel momento esatto in cui i reward vengono accreditati nel tuo wallet o account. Puoi utilizzare il prezzo indicato dall’exchange o il valore su CoinMarketCap alla data dell’accredito.

    I rendimenti da staking contribuiscono alla soglia di 2.000 euro?

    Sì, le plusvalenze derivanti dalla vendita di token ottenuti tramite staking si sommano a tutte le altre plusvalenze crypto dell’anno. Se il totale complessivo supera la soglia di 2.000 euro, l’intera somma è soggetta a tassazione al 33%. Se resta sotto i 2.000 euro, non è dovuta alcuna imposta sulle plusvalenze (ma l’IVAFE è sempre dovuta).

    Posso compensare le perdite da staking con le plusvalenze?

    Sì, le minusvalenze realizzate dalla vendita di token (inclusi quelli ottenuti da staking) possono essere compensate con le plusvalenze dello stesso anno o dei 4 anni successivi. Ad esempio, se hai venduto reward da staking in perdita, puoi utilizzare quella minusvalenza per ridurre le plusvalenze future.

    Hai Bisogno di Assistenza per la Dichiarazione Crypto?

    La tassazione dello staking criptovalute 2026 presenta complessità che richiedono competenze specifiche: dalla determinazione del valore di acquisizione dei reward, alla compilazione corretta del Quadro W e del Quadro RT, fino al calcolo dell’IVAFE. Un errore nella dichiarazione può comportare sanzioni anche pesanti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella tassazione delle criptovalute e offre un servizio dedicato per chi fa staking, lending o trading crypto. I nostri operatori analizzano i report degli exchange, calcolano le plusvalenze e compilano la dichiarazione per te, garantendo la conformità con la normativa vigente.

    Non rischiare errori nella dichiarazione crypto: affidati a professionisti che conoscono la materia. Contatta il CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata sulla tua situazione fiscale legata alle criptovalute.

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      Maggio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-18 14:00:002026-05-30 01:04:18Staking Criptovalute 2026: Come Funziona la Tassazione dei Rendimenti Crypto in Italia
      CAF, CRIPTOVALUTE

      Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF con Esempi Pratici

      Dichiarazione redditi Criptovalute

      Il Quadro W criptovalute 2026 è il modulo obbligatorio del Modello Redditi PF attraverso il quale ogni residente fiscale italiano deve dichiarare il possesso di Bitcoin, Ethereum e qualsiasi altra cripto-attività. Se possiedi criptovalute su exchange come Binance, Coinbase o Kraken, oppure in un wallet personale, sei tenuto a compilare questa sezione per il monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) pari allo 0,2%.

      A partire dal periodo d’imposta 2023, il legislatore ha introdotto il Quadro W in sostituzione del vecchio Quadro RW specificamente per le cripto-attività, semplificando la struttura ma rendendo più stringenti gli obblighi dichiarativi. Con l’aliquota sulle plusvalenze salita al 33% dal 2026, compilare correttamente il quadro W criptovalute 2026 è fondamentale per evitare sanzioni che possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa.

      In questa guida completa ti spieghiamo passo dopo passo come compilare il Quadro W nel Modello Redditi PF 2026, con esempi pratici con numeri reali, il calcolo dell’IVCA e delle plusvalenze, e tutti gli errori da evitare. Se hai dubbi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti nella compilazione.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il Quadro W e Perché è Obbligatorio per le Criptovalute
      2. Chi Deve Compilare il Quadro W per le Criptovalute nel 2026
      3. Differenza tra Quadro W e Vecchio Quadro RW
      4. Quali Dati Inserire nel Quadro W per le Crypto
      5. Come Recuperare i Dati dagli Exchange e Wallet
      6. Esempio Pratico di Compilazione del Quadro W Criptovalute 2026
      7. Calcolo IVCA: l’Imposta sulle Cripto-Attività dello 0,2%
      8. Calcolo Plusvalenze e Imposta Sostitutiva al 33%
      9. Errori Comuni nella Compilazione del Quadro W Crypto
      10. Crypto Non Dichiarate negli Anni Precedenti: Come Regolarizzare
      11. Scadenze e Sanzioni per il Modello Redditi PF 2026
      12. Domande Frequenti sul Quadro W Criptovalute

      Cos’è il Quadro W e Perché è Obbligatorio per le Criptovalute

      Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF dedicata al monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute da persone fisiche residenti in Italia. Questo quadro assolve una duplice funzione: da un lato consente all’Agenzia delle Entrate di monitorare le attività in criptovalute possedute dai contribuenti italiani, dall’altro serve come base per il calcolo dell’IVCA, l’imposta patrimoniale dello 0,2% sul valore delle crypto.

      L’obbligo di compilazione del quadro W criptovalute 2026 nasce dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022), che ha introdotto per la prima volta un quadro fiscale specifico per le cripto-attività, separandole dagli altri investimenti esteri che continuano a essere dichiarati nel Quadro RW. Questa scelta del legislatore riflette la crescente importanza del fenomeno crypto e la necessità di un monitoraggio dedicato.

      In termini pratici, il Quadro W funziona come una sorta di “fotografia” del tuo portafoglio crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Devi indicare il valore iniziale (quanto valevano le tue crypto all’inizio dell’anno) e il valore finale (quanto valevano alla fine dell’anno). Su quest’ultimo importo si calcola poi l’imposta IVCA.

      È importante capire che l’obbligo sussiste indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato guadagni o perdite. Anche se non hai venduto nulla e il valore delle tue crypto è diminuito, devi comunque compilare il Quadro W. L’unica esenzione riguarda chi non ha mai detenuto cripto-attività durante l’anno d’imposta.

      Chi Deve Compilare il Quadro W per le Criptovalute nel 2026

      L’obbligo di compilazione del quadro W criptovalute 2026 riguarda tutti i residenti fiscali italiani che, nel corso del 2025 (anno d’imposta di riferimento), hanno detenuto cripto-attività in qualsiasi forma. Non esiste una soglia minima al di sotto della quale l’obbligo viene meno: anche chi possiede pochi euro in Bitcoin deve dichiararlo.

      Soggetti obbligati alla compilazione

      I soggetti tenuti alla compilazione includono chi detiene criptovalute su exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, Bitpanda e simili, chi possiede crypto in wallet non custodial (MetaMask, Ledger, Trezor, Trust Wallet), chi ha token DeFi depositati in protocolli di finanza decentralizzata come staking, lending o liquidity pool, chi possiede NFT (Non-Fungible Token) con valore economico e chi ha ricevuto criptovalute in regalo, airdrop o mining.

      Un aspetto fondamentale da sottolineare: l’obbligo riguarda la residenza fiscale, non la cittadinanza. Anche uno straniero residente in Italia deve compilare il quadro W criptovalute 2026. Allo stesso modo, un italiano residente all’estero (iscritto AIRE) non è tenuto a questo adempimento in Italia, ma dovrà verificare le regole fiscali del proprio Paese di residenza.

      La differenza rispetto al 730 è importante: il Quadro W esiste solo nel Modello Redditi PF, quindi chi normalmente presenta il 730 dovrà predisporre anche il Modello Redditi PF aggiuntivo per il solo Quadro W, oppure optare direttamente per il Modello Redditi PF completo. Dal 2024, il Quadro W è stato introdotto anche nel 730, ma con funzionalità limitate. Per la dichiarazione completa delle cripto-attività con calcolo plusvalenze, resta consigliato il Modello Redditi PF.

      Differenza tra Quadro W e Vecchio Quadro RW

      Prima del 2023, le criptovalute venivano dichiarate nel Quadro RW, lo stesso utilizzato per conti correnti esteri, immobili all’estero e investimenti finanziari detenuti fuori dall’Italia. Il Quadro W rappresenta l’evoluzione specifica per le cripto-attività e presenta diverse differenze sostanziali rispetto al precedente sistema.

      La prima grande differenza riguarda la collocazione: il Quadro RW continua a esistere per gli altri investimenti esteri (conti correnti esteri, immobili, partecipazioni), mentre il Quadro W è riservato esclusivamente alle cripto-attività. Questa separazione permette un monitoraggio più preciso e specifico.

      La seconda differenza riguarda l’imposta applicata. Nel Quadro RW si calcola l’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Estere) con aliquota del 0,2%. Nel Quadro W si calcola l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività), anch’essa allo 0,2%, ma con regole di calcolo specifiche per le crypto.

      La terza differenza è il codice identificativo: nel Quadro RW le criptovalute usavano il codice generico 14, ora nel Quadro W il codice investimento 14 è dedicato specificamente alle cripto-attività con una classificazione più dettagliata.

      Infine, il Quadro W prevede una sezione specifica per le plusvalenze (la sezione II), che nel vecchio sistema richiedeva la compilazione separata del Quadro RT. Oggi, con il Quadro W del Modello Redditi PF, hai tutto in un unico modulo: monitoraggio, IVCA e tassazione delle plusvalenze.

      Quali Dati Inserire nel Quadro W per le Crypto

      La compilazione del quadro W criptovalute 2026 richiede l’inserimento di dati precisi per ogni posizione in cripto-attività che detieni. Vediamo campo per campo cosa devi indicare nel modulo.

      Sezione I: Monitoraggio fiscale e IVCA

      Nella Sezione I del Quadro W devi indicare i seguenti dati per ciascuna cripto-attività detenuta:

      • Codice investimento: inserisci il codice 14, che identifica le cripto-attività
      • Tipo di operazione: codice 1 se la posizione è stata mantenuta per tutto l’anno, 2 se è stata aperta durante l’anno, 3 se è stata chiusa, 4 se è stata sia aperta che chiusa nello stesso anno
      • Valore iniziale (colonna 7): il controvalore in euro delle cripto-attività al 1° gennaio 2025 (o alla data di acquisto se successiva)
      • Valore finale (colonna 8): il controvalore in euro al 31 dicembre 2025 (o alla data di cessione se precedente)
      • Giorni di possesso (colonna 6): il numero di giorni in cui hai detenuto le cripto-attività durante l’anno (massimo 365)
      • Stato estero: indicare il codice dello Stato in cui ha sede l’exchange o, per i wallet decentralizzati, non compilare questo campo

      Il valore in euro si determina utilizzando il cambio rilevato sul sito dell’exchange dove sono detenute le crypto, oppure su piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko alla data di riferimento.

      Sezione II: Plusvalenze e minusvalenze

      La Sezione II del Quadro W serve per dichiarare le plusvalenze (guadagni) e le minusvalenze (perdite) realizzate durante l’anno dalla vendita o conversione di cripto-attività. Qui devi indicare:

      • Corrispettivo di cessione: quanto hai incassato (in euro) dalla vendita delle crypto
      • Costo di acquisto: quanto avevi pagato (in euro) per acquistare le crypto vendute
      • Plusvalenza o minusvalenza: la differenza tra corrispettivo e costo
      • Imposta sostitutiva: il 33% calcolato sulla plusvalenza netta

      Ricorda che le plusvalenze sono tassabili solo se realizzate, cioè solo se hai effettivamente venduto, scambiato o convertito le cripto-attività. Il semplice aumento di valore senza vendita (plusvalenza latente) non genera obbligo fiscale nella Sezione II, ma il valore finale va comunque indicato nella Sezione I per il calcolo dell’IVCA.

      Come Recuperare i Dati dagli Exchange e Wallet

      Uno degli aspetti più impegnativi nella compilazione del quadro W criptovalute 2026 è la raccolta dei dati necessari. Ogni exchange e wallet ha le proprie modalità per esportare le informazioni fiscali. Ecco come procedere per le piattaforme più utilizzate in Italia.

      Dati da Binance

      Su Binance, accedi alla sezione “Tax Report” o “Report Fiscale” disponibile nel menu utente. La piattaforma permette di scaricare il report delle transazioni annuali in formato CSV. Per il Quadro W ti servono in particolare il saldo totale del portafoglio al 1° gennaio 2025 e al 31 dicembre 2025, convertito in euro al cambio del giorno. Binance offre anche un report specifico con i guadagni e le perdite realizzati durante l’anno. In alternativa, puoi scaricare lo storico completo delle transazioni dalla sezione “Ordini” > “Storico transazioni” e calcolare i valori manualmente o tramite software dedicati.

      Dati da Coinbase

      Coinbase mette a disposizione un report fiscale nella sezione “Imposte” (Taxes) del profilo. Puoi generare un report con tutte le transazioni dell’anno, i guadagni realizzati e i saldi a inizio e fine periodo. Coinbase fornisce anche un documento riepilogativo in formato PDF che può essere utilizzato come base per la compilazione del Quadro W. I valori sono già convertiti nella valuta del tuo account.

      Dati da Kraken

      Su Kraken, vai nella sezione “History” > “Export” per scaricare lo storico completo delle operazioni. Kraken offre anche un report fiscale specifico nella sezione “Tax Documents”. Per il Quadro W, scarica il report dei saldi (Balances) alle date del 1° gennaio e 31 dicembre, e il report delle operazioni (Trades) per calcolare le plusvalenze.

      Wallet non custodial e DeFi

      Per i wallet non custodial come MetaMask, Ledger o Trezor, la raccolta dati è più complessa perché non esiste un report automatico. Devi ricostruire manualmente i saldi e le transazioni. Puoi utilizzare gli explorer blockchain come Etherscan (per Ethereum) o Blockchain.com (per Bitcoin) inserendo il tuo indirizzo pubblico per verificare i saldi alle date rilevanti.

      Per le posizioni in DeFi (staking, lending, liquidity pool), devi considerare anche i rendimenti maturati come reddito e il valore complessivo delle posizioni aperte. Software come Koinly, CoinTracking o CryptoTaxCalculator possono aiutare ad aggregare i dati da più fonti.

      Data la complessità di questa operazione, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specifica per la raccolta e la riconciliazione dei dati da più exchange e wallet.

      Esempio Pratico di Compilazione del Quadro W Criptovalute 2026

      Vediamo un esempio pratico di compilazione del quadro W criptovalute 2026 con numeri reali, per capire concretamente come procedere. Prendiamo il caso di Marco, un lavoratore dipendente di Udine che possiede criptovalute su Binance.

      Il portafoglio crypto di Marco

      Marco ha acquistato nel 2024 le seguenti criptovalute su Binance:

      • 0,15 Bitcoin (BTC) acquistati a ottobre 2024 per 5.400 euro
      • 2 Ethereum (ETH) acquistati a novembre 2024 per 4.800 euro
      • 1.000 USDT (stablecoin) acquistati a dicembre 2024 per 920 euro

      Investimento totale: 11.120 euro

      Al 1° gennaio 2025, il portafoglio di Marco valeva:

      • 0,15 BTC x 40.200 euro/BTC = 6.030 euro
      • 2 ETH x 2.350 euro/ETH = 4.700 euro
      • 1.000 USDT = 920 euro
      • Totale al 1° gennaio 2025: 11.650 euro

      Durante il 2025, Marco ha venduto 0,05 BTC a giugno 2025 per 3.850 euro (prezzo BTC a quel momento: 77.000 euro). Non ha fatto altre operazioni.

      Al 31 dicembre 2025, il portafoglio residuo valeva:

      • 0,10 BTC x 93.500 euro/BTC = 9.350 euro
      • 2 ETH x 3.400 euro/ETH = 6.800 euro
      • 1.000 USDT = 920 euro
      • Totale al 31 dicembre 2025: 17.070 euro

      Compilazione Sezione I del Quadro W

      Marco compila la Sezione I del Quadro W così:

      Rigo W1 (posizione complessiva crypto):

      • Codice investimento: 14 (cripto-attività)
      • Tipo operazione: 1 (posizione mantenuta tutto l’anno)
      • Giorni di possesso: 365
      • Valore iniziale: 11.650 euro
      • Valore finale: 17.070 euro

      Calcolo IVCA:

      • Base imponibile = valore finale = 17.070 euro
      • IVCA = 17.070 x 0,2% = 34,14 euro
      • IVCA dovuta (arrotondata): 34 euro

      Marco dovrà versare 34 euro di IVCA tramite il codice tributo 1727 nel modello F24, entro la scadenza del 30 novembre 2026.

      Compilazione Sezione II: Plusvalenza sulla vendita

      Marco ha venduto 0,05 BTC durante il 2025. Deve calcolare la plusvalenza:

      • Corrispettivo di cessione: 3.850 euro (quanto ha incassato dalla vendita)
      • Costo di acquisto proporzionale: Marco aveva acquistato 0,15 BTC a 5.400 euro, quindi il costo di 0,05 BTC è 5.400 / 3 = 1.800 euro
      • Plusvalenza realizzata: 3.850 – 1.800 = 2.050 euro
      • Imposta sostitutiva al 33%: 2.050 x 33% = 676,50 euro, arrotondati a 677 euro

      Marco compila la Sezione II indicando:

      • Corrispettivo: 3.850 euro
      • Costo: 1.800 euro
      • Plusvalenza: 2.050 euro
      • Imposta sostitutiva: 677 euro

      Totale imposte crypto di Marco per il 2025:

      • IVCA: 34 euro
      • Imposta sostitutiva plusvalenze: 677 euro
      • Totale: 711 euro

      Calcolo IVCA: l’Imposta sulle Cripto-Attività dello 0,2%

      L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è l’equivalente dell’IVAFE ma applicata specificamente alle cripto-attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale che si calcola sul valore delle crypto detenute al 31 dicembre di ogni anno, con aliquota dello 0,2%.

      Il calcolo dell’IVCA nel quadro W criptovalute 2026 segue regole precise. La base imponibile è il valore di mercato in euro delle cripto-attività al 31 dicembre 2025. Se hai detenuto le crypto per un periodo inferiore all’anno intero, l’imposta viene rapportata ai giorni effettivi di possesso (ad esempio, se hai acquistato crypto il 1° luglio, paghi l’IVCA solo per 184 giorni su 365).

      La formula di calcolo è la seguente: IVCA = Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365). Per chi ha detenuto le crypto per tutto l’anno, il calcolo si semplifica a Valore al 31/12 x 0,2%.

      Esistono alcune casistiche particolari da considerare. Se durante l’anno hai acquistato ulteriori crypto, devi ricalcolare il valore iniziale considerando i nuovi acquisti. Se hai venduto parte delle crypto, il valore finale sarà inferiore e l’IVCA si calcolerà solo sul valore residuo al 31 dicembre.

      L’IVCA si versa tramite il modello F24 utilizzando il codice tributo 1727 per il saldo e il codice tributo 1728 per l’acconto. Il versamento segue le stesse scadenze del Modello Redditi PF: saldo entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%) e acconti a giugno e novembre.

      Per importi inferiori a 12 euro, l’IVCA non è dovuta. Questa franchigia riguarda chi possiede piccole quantità di criptovalute con un controvalore modesto.

      Calcolo Plusvalenze e Imposta Sostitutiva al 33%

      Dal 2026, le plusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività sono soggette a un’imposta sostitutiva del 33%, aumentata rispetto al precedente 26%. Questa modifica, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, ha un impatto significativo sulla tassazione dei guadagni in criptovalute.

      La plusvalenza si realizza quando vendi, scambi o converti cripto-attività ricavando più di quanto hai speso per acquistarle. Il calcolo è semplice: Plusvalenza = Corrispettivo di cessione – Costo di acquisto. Se il risultato è negativo, si tratta di una minusvalenza, che può essere compensata con plusvalenze future entro i successivi 4 anni.

      Attenzione: l’imposta sostitutiva al 33% si applica alle plusvalenze dell’anno d’imposta 2025 (dichiarate nel Modello Redditi PF 2026). Per l’anno d’imposta 2024, l’aliquota era ancora al 26%.

      Le operazioni che generano plusvalenze tassabili nel quadro W criptovalute 2026 includono la vendita di crypto contro euro o altra valuta fiat, lo scambio tra criptovalute diverse (ad esempio BTC contro ETH), l’utilizzo di crypto per acquistare beni o servizi e la conversione di crypto in stablecoin.

      Non generano invece plusvalenze tassabili il trasferimento tra wallet propri (da exchange a Ledger, per esempio), la ricezione di crypto da airdrop o fork (tassata al momento della successiva vendita) e lo staking, che genera redditi diversi e non plusvalenze da cessione.

      Per determinare il costo di acquisto, si utilizza il metodo LIFO (Last In, First Out): le ultime crypto acquistate sono le prime a essere considerate vendute. Questo metodo può risultare vantaggioso o svantaggioso a seconda dell’andamento dei prezzi.

      Il versamento dell’imposta sostitutiva avviene tramite modello F24 con il codice tributo 1100 entro le scadenze previste per il Modello Redditi PF.

      Errori Comuni nella Compilazione del Quadro W Crypto

      La compilazione del quadro W criptovalute 2026 presenta diverse insidie che portano molti contribuenti a commettere errori, con il rischio di sanzioni. Ecco i più frequenti e come evitarli.

      Il primo errore comune è non dichiarare le criptovalute perché si ritiene che importi piccoli siano esenti. Non esiste alcuna soglia minima: anche 10 euro in Bitcoin devono essere indicati nel Quadro W. L’unica franchigia riguarda il versamento dell’IVCA (sotto i 12 euro non si paga), ma l’obbligo dichiarativo resta.

      Il secondo errore è confondere il Quadro W con il Quadro RW. Molti contribuenti, abituati al vecchio sistema, continuano a inserire le crypto nel Quadro RW. Le cripto-attività devono essere dichiarate esclusivamente nel Quadro W. Il Quadro RW resta per conti correnti esteri, immobili e altri investimenti finanziari all’estero.

      Il terzo errore è calcolare male il valore iniziale e finale. Il valore deve essere espresso in euro al cambio del giorno di riferimento (1° gennaio e 31 dicembre). Molti usano il valore in dollari senza convertirlo o utilizzano il cambio sbagliato. È fondamentale fare riferimento al cambio EUR/crypto della piattaforma dove sono detenute le crypto, o in subordine a CoinMarketCap.

      Il quarto errore riguarda le operazioni crypto-to-crypto. Uno scambio tra Bitcoin ed Ethereum genera una cessione (di BTC) e un acquisto (di ETH), e la plusvalenza sulla cessione è tassabile. Molti contribuenti non considerano questi scambi come eventi fiscali.

      Il quinto errore è non considerare le commissioni (fee) di exchange e rete. Le commissioni pagate per acquistare o vendere crypto sono parte del costo di acquisto (si sommano) o riducono il corrispettivo di cessione, diminuendo la plusvalenza tassabile.

      Per evitare questi errori, affidarsi al CAF Centro Fiscale è la scelta migliore: i nostri operatori specializzati verificano la correttezza di ogni dato e ti guidano nella compilazione.

      Crypto Non Dichiarate negli Anni Precedenti: Come Regolarizzare

      Se hai posseduto criptovalute negli anni precedenti senza dichiararle nel Quadro RW (fino al 2022) o nel Quadro W (dal 2023), ti trovi in una situazione di omessa dichiarazione che può comportare sanzioni rilevanti. Tuttavia, esistono strumenti per regolarizzare la propria posizione.

      La prima opzione è il ravvedimento operoso, che ti permette di presentare le dichiarazioni integrative per gli anni non dichiarati pagando sanzioni ridotte. Per il monitoraggio fiscale (Quadro W/RW), la sanzione piena va dal 3% al 15% del valore non dichiarato, ma con il ravvedimento si riduce sensibilmente in base al ritardo. Per le imposte non versate (IVCA e imposta sulle plusvalenze), la sanzione base è del 30%, riducibile con il ravvedimento.

      La sanatoria crypto prevista dalla Legge di Bilancio 2023 ha permesso di regolarizzare le posizioni fino al 2021 pagando un’imposta sostitutiva agevolata. Sebbene i termini per questa sanatoria siano scaduti, è comunque possibile regolarizzarsi tramite il ravvedimento operoso ordinario.

      È fondamentale agire il prima possibile: più tempo passa, più aumentano le sanzioni e gli interessi. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate sta intensificando i controlli sulle cripto-attività grazie allo scambio automatico di informazioni con gli exchange esteri attraverso il protocollo DAC8 e il CRS (Common Reporting Standard).

      Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella valutazione della tua situazione pregressa, nel calcolo delle sanzioni ridotte e nella predisposizione delle dichiarazioni integrative necessarie per metterti in regola.

      Scadenze e Sanzioni per il Modello Redditi PF 2026

      La scadenza per la presentazione del Modello Redditi PF 2026 (con il Quadro W criptovalute 2026 per l’anno d’imposta 2025) è fissata al 30 novembre 2026. Questa è la data entro cui il modello deve essere trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

      Per quanto riguarda i versamenti, le scadenze sono differenti:

      • 30 giugno 2026: saldo imposte 2025 e primo acconto 2026 (IVCA e imposta sostitutiva plusvalenze)
      • 30 luglio 2026: saldo con maggiorazione dello 0,40% per chi non riesce a pagare entro giugno
      • 30 novembre 2026: secondo acconto 2026

      Le sanzioni per omessa o infedele dichiarazione del Quadro W sono severe. Per l’omesso monitoraggio fiscale, la sanzione va dal 3% al 15% del valore delle cripto-attività non dichiarate, che sale dal 6% al 30% se le attività sono detenute in Paesi a fiscalità privilegiata (black list). Per l’omesso o insufficiente versamento dell’IVCA, la sanzione è del 30% dell’imposta non versata. Per le plusvalenze non dichiarate, oltre alla sanzione del 30%, si applicano interessi legali e la possibile segnalazione per evasione fiscale nei casi più gravi.

      Data la complessità delle scadenze e l’importanza di rispettarle, il consiglio è di iniziare a raccogliere i dati con largo anticipo e rivolgersi al CAF Centro Fiscale per una compilazione accurata e nei tempi previsti.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sul Quadro W Criptovalute

      Devo compilare il Quadro W anche se non ho venduto criptovalute?

      Sì, l’obbligo di compilazione del Quadro W sussiste per il solo fatto di detenere cripto-attività, indipendentemente dalla vendita. Il Quadro W serve sia per il monitoraggio fiscale che per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). Anche se non hai realizzato plusvalenze, devi dichiarare il possesso nel Modello Redditi PF 2026.

      Qual è il codice investimento da usare nel Quadro W per le crypto?

      Il codice investimento da indicare nel Quadro W per le cripto-attività è il 14. Questo codice è specifico per Bitcoin, Ethereum, stablecoin e tutte le altre criptovalute e cripto-attività, inclusi i token e gli NFT con valore economico.

      Posso dichiarare le criptovalute nel 730 invece che nel Modello Redditi PF?

      Dal 2024, il Quadro W è disponibile anche nel 730, ma con funzionalità limitate. Per una dichiarazione completa che includa il calcolo delle plusvalenze e dell’imposta sostitutiva al 33%, è consigliabile utilizzare il Modello Redditi PF. In alternativa, puoi presentare il 730 per i redditi ordinari e il Modello Redditi PF aggiuntivo per il solo Quadro W.

      Come calcolo il valore delle crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre?

      Il valore si determina in base al controvalore in euro delle cripto-attività alla data di riferimento. Puoi utilizzare il prezzo indicato dall’exchange dove detieni le crypto (Binance, Coinbase, Kraken) oppure il prezzo di mercato su piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko. È importante conservare la documentazione del prezzo utilizzato.

      L’IVCA dello 0,2% si paga anche sulle stablecoin come USDT e USDC?

      Sì, l’IVCA si applica anche alle stablecoin come USDT, USDC e DAI, perché rientrano nella definizione di cripto-attività. Il valore al 31 dicembre sarà sostanzialmente pari al controvalore in euro dei token detenuti. Anche le stablecoin devono essere indicate nel Quadro W con codice investimento 14.

      Cosa rischio se non dichiaro le criptovalute nel Quadro W?

      L’omessa dichiarazione comporta sanzioni dal 3% al 15% del valore non dichiarato per il mancato monitoraggio fiscale, oltre al 30% delle imposte non versate (IVCA e imposta sulle plusvalenze). Con lo scambio automatico di informazioni tra Paesi (DAC8), l’Agenzia delle Entrate può incrociare i dati degli exchange esteri. È consigliabile regolarizzarsi tramite il ravvedimento operoso con l’assistenza del CAF Centro Fiscale.


      La compilazione del quadro W criptovalute 2026 nel Modello Redditi PF può sembrare complessa, soprattutto se hai operato su più exchange o utilizzi wallet decentralizzati. Tra codice investimento 14, calcolo dell’IVCA allo 0,2%, determinazione delle plusvalenze con aliquota al 33% e la raccolta dei dati da piattaforme diverse, il margine di errore è significativo.

      Non rischiare sanzioni che possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa: affidati a professionisti esperti nella fiscalità delle criptovalute. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione completa del Quadro W, dalla raccolta dei dati dagli exchange fino alla trasmissione del Modello Redditi PF, sia in ufficio che online.

      Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione delle criptovalute? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

      Hai Bisogno di Aiuto con il Quadro W Criptovalute?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione delle cripto-attività. I nostri operatori ti guidano nella compilazione del Quadro W, nel calcolo dell’IVCA e delle plusvalenze, e nella trasmissione del Modello Redditi PF.

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        CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640

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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
         
        Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-12 14:00:002026-05-31 17:11:18Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF con Esempi Pratici
        CAF, CRIPTOVALUTE

        Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto

        Dichiarazione redditi Criptovalute

        La tassazione criptovalute 2026 ha subito un cambiamento significativo: dal 1° gennaio 2026 l’aliquota sulle plusvalenze crypto sale al 33%, rispetto al 26% applicato fino al 2025. Se possiedi Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altra cripto-attività, è fondamentale capire come dichiararle correttamente nel Quadro W del Modello Redditi PF e quali sono i tuoi obblighi fiscali. In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere: dalla nuova aliquota alla fine della franchigia di 2.000 euro, dall’IVCA alle sanzioni per chi non dichiara. Se hai bisogno di aiuto, il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione redditi crypto e può assisterti in ogni fase.

        Indice dei contenuti

        1. Nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto
        2. Franchigia 2.000 euro: abolita dal 2025
        3. Quadro W del Modello Redditi PF: come compilarlo
        4. Cosa va dichiarato: wallet, exchange, staking, airdrop, NFT
        5. IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività
        6. Come calcolare le plusvalenze (metodo LIFO)
        7. Exchange italiani vs esteri: obblighi diversi
        8. Sanzioni per crypto non dichiarate: 120% fissa
        9. Ravvedimento operoso per crypto non dichiarate
        10. Come il CAF può aiutarti
        11. Domande frequenti

        Nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto dal 2026

        La Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024, art. 1 commi 24-29) ha introdotto una modifica sostanziale alla tassazione delle criptovalute in Italia. A partire dal 1° gennaio 2026, l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze derivanti da cripto-attività passa dal 26% al 33%.

        In parole semplici, se compri Bitcoin a 30.000 euro e li rivendi a 40.000 euro, la plusvalenza di 10.000 euro viene tassata al 33%. Questo significa che dovrai pagare 3.300 euro di imposte su quel guadagno, invece dei 2.600 euro che avresti pagato con la vecchia aliquota del 26%.

        Questa modifica si applica a tutte le cripto-attività come definite dal regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets): Bitcoin, Ethereum, altcoin, stablecoin denominate in valuta estera come USDT e USDC, token di utilità e qualsiasi altra rappresentazione digitale di valore basata su tecnologia a registro distribuito (blockchain). La nuova aliquota si inserisce nel quadro dell’art. 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR, che disciplina i redditi diversi derivanti dalle operazioni in cripto-attività.

        Unica eccezione, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026: i token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro conformi al regolamento europeo MiCAR (Reg. UE 2023/1114) restano tassati al 26%, e le conversioni tra euro ed EMT in euro sono fiscalmente neutre, cioè non generano plusvalenze imponibili. Attenzione però: le stablecoin ancorate al dollaro come USDT e USDC non rientrano nell’eccezione e seguono l’aliquota generale del 33%.

        PeriodoAliquota plusvalenze cryptoNorma di riferimento
        Fino al 31/12/202526%Art. 67, c.1, lett. c-sexies TUIR
        Dal 01/01/202633% (aliquota generale)L. 207/2024 (Bilancio 2025), art. 1 c. 24
        Dal 01/01/2026 — EMT in euro conformi MiCAR26%Legge di Bilancio 2026

        Franchigia di 2.000 euro: abolita dal 2025

        Fino al 31 dicembre 2024 le plusvalenze da cripto-attività godevano di una franchigia di 2.000 euro annui: sotto quella soglia non si pagava l’imposta sostitutiva. Questa franchigia è stata abolita dal 1° gennaio 2025 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1 comma 25, lett. a). Oggi, quindi, ogni plusvalenza è tassabile dal primo euro: al 26% per i guadagni realizzati nel 2025 e al 33% per quelli realizzati dal 2026.

        Attenzione a non confondere i piani: l’imposta sostitutiva colpisce solo le plusvalenze realizzate, non il valore totale delle tue criptovalute. Se possiedi Bitcoin per un valore di 50.000 euro ma non hai venduto nulla, non devi pagare l’imposta sostitutiva del 33%. Rimane comunque l’obbligo di dichiarazione nel Quadro W e il pagamento dell’IVCA (di cui parleremo più avanti).

        La base imponibile resta comunque il saldo netto annuale: se hai realizzato plusvalenze per 5.000 euro e minusvalenze per 4.000 euro, l’imposta sostitutiva si paga solo sul saldo di 1.000 euro. Le minusvalenze eccedenti possono essere portate in deduzione nei quattro periodi d’imposta successivi, a condizione che siano indicate nella dichiarazione dei redditi.

        Quadro W del Modello Redditi PF: come compilarlo per le criptovalute

        Il Quadro W del Modello Redditi PF (Persone Fisiche) è la sezione dove devi indicare tutte le tue cripto-attività ai fini del monitoraggio fiscale e del calcolo dell’IVCA. Dal 2024, il Quadro W ha sostituito il vecchio Quadro RW per quanto riguarda le cripto-attività, semplificando (almeno nelle intenzioni) la compilazione.

        Per compilare correttamente il Quadro W per le criptovalute, devi seguire questi passaggi:

        • Colonna 1 – Tipo di operazione: indica il codice 20 per le cripto-attività
        • Colonna 2 – Codice individuazione bene: inserisci il codice 21 che identifica le “altre cripto-attività”
        • Colonna 3 – Codice Stato estero: se le crypto sono custodite su un exchange estero (es. Binance, Coinbase, Kraken), indica il codice dello Stato. Per wallet personali (self-custody), lascia il campo vuoto
        • Colonna 7 – Valore iniziale: il controvalore in euro delle criptovalute al 1° gennaio 2026 (o alla data di acquisto se successiva)
        • Colonna 8 – Valore finale: il controvalore in euro al 31 dicembre 2026 (o alla data di cessione se precedente)
        • Colonna 13 – Credito d’imposta: eventuali imposte pagate all’estero, per evitare la doppia imposizione

        Se possiedi criptovalute su più exchange o wallet diversi, devi compilare un rigo separato del Quadro W per ciascuno di essi. Ad esempio: un rigo per le crypto su Binance, un rigo per quelle su Kraken e un rigo per quelle nel tuo hardware wallet Ledger. Se la tua situazione include casi più complessi (staking su più protocolli, posizioni DeFi, NFT), abbiamo dedicato un approfondimento specifico alla compilazione del Quadro W per staking, DeFi e NFT nei casi più complessi.

        È importante sottolineare che il Quadro W va compilato anche se non hai venduto nulla durante l’anno. Il semplice possesso di cripto-attività al 31 dicembre genera l’obbligo di monitoraggio fiscale, indipendentemente dall’importo.

        Cosa va dichiarato: wallet, exchange, staking rewards, airdrop e NFT

        Una delle domande più comuni riguarda cosa esattamente va dichiarato ai fini fiscali. La risposta è: praticamente tutto ciò che riguarda le cripto-attività. Vediamo nel dettaglio ogni fattispecie.

        Wallet e exchange centralizzati

        Tutte le criptovalute detenute su exchange centralizzati (Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, ecc.) e nei wallet personali (MetaMask, Ledger, Trezor, Trust Wallet, ecc.) vanno dichiarate nel Quadro W. Non importa se le hai acquistate con euro o ricevute in cambio di altre criptovalute: il controvalore al 31 dicembre va sempre indicato.

        Staking rewards

        Le ricompense da staking (ad esempio le ricompense per chi mette in staking Ethereum, Solana, Cardano, ecc.) rappresentano un reddito diverso tassabile. La tassazione si applica al momento del “ricevimento” delle ricompense, calcolando il controvalore in euro in quel momento. Questo reddito concorre al calcolo delle plusvalenze complessive e viene tassato al 33%.

        Airdrop

        Gli airdrop sono distribuzioni gratuite di token da parte di progetti blockchain. Anche questi sono tassabili: il valore del token al momento del ricevimento costituisce un reddito diverso. Se successivamente vendi i token ricevuti in airdrop a un prezzo superiore, la differenza è una plusvalenza ulteriore soggetta al 33%.

        NFT (Non-Fungible Token)

        Anche gli NFT rientrano nella definizione di cripto-attività e vanno dichiarati. Se acquisti un NFT a 1 ETH e lo rivendi a 3 ETH, la plusvalenza (convertita in euro) è tassabile. Il possesso di NFT va indicato nel Quadro W con il relativo controvalore al 31 dicembre. Per i dettagli su aliquote e casi particolari (collezioni, royalties, minting) leggi la guida NFT e tasse 2026.

        DeFi: lending, liquidity providing e yield farming

        Le attività di finanza decentralizzata (DeFi) come il lending (prestito di crypto), il liquidity providing (fornitura di liquidità a pool decentralizzati) e lo yield farming generano rendimenti che vanno dichiarati. L’Agenzia delle Entrate equipara queste attività alla produzione di redditi diversi, con tassazione al 33% sulle plusvalenze realizzate. Anche i proventi da mining di criptovalute seguono regole specifiche (reddito diverso se attività occasionale, reddito d’impresa se professionale): li trovi spiegati nella guida mining criptovalute 2026.

        IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività (0,2% annuo)

        Oltre alla tassazione sulle plusvalenze, chi possiede criptovalute deve pagare l’IVCA, l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale pari allo 0,2% annuo sul valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre di ogni anno (o al termine del periodo di detenzione, se inferiore all’anno).

        L’IVCA funziona in modo simile all’IVAFE (l’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero) e si calcola proporzionalmente ai giorni di detenzione.

        Esempio pratico: se al 31 dicembre 2026 possiedi criptovalute per un controvalore di 50.000 euro, l’IVCA dovuta sarà: 50.000 x 0,2% = 100 euro. Se hai detenuto le crypto solo per 6 mesi (dal 1° luglio al 31 dicembre), l’IVCA sarà proporzionata: 50.000 x 0,2% x 184/365 = 50,41 euro.

        L’IVCA si liquida nel Quadro W del Modello Redditi PF e si versa tramite modello F24 con il codice tributo 1727 (per il saldo) o 1728 (per l’acconto). È importante sapere che l’IVCA è dovuta anche se non hai venduto nulla: basta il semplice possesso delle criptovalute.

        ElementoDettaglio
        Aliquota IVCA0,2% annuo
        Base imponibileValore cripto-attività al 31/12
        Codice tributo saldo1727
        Codice tributo acconto1728
        ProporzionamentoIn base ai giorni di detenzione

        Come calcolare le plusvalenze crypto (metodo LIFO)

        Il calcolo delle plusvalenze da criptovalute è uno degli aspetti più complessi della dichiarazione. L’Agenzia delle Entrate ha stabilito che il metodo da utilizzare è il LIFO (Last In, First Out), cioè “l’ultimo entrato è il primo uscito”.

        In pratica, quando vendi una criptovaluta, si presume che tu stia vendendo le unità acquistate per ultime. Facciamo un esempio concreto per capire meglio.

        Supponiamo che Marco abbia effettuato i seguenti acquisti di Bitcoin nel corso degli anni:

        • Gennaio 2024: acquisto di 0,5 BTC a 35.000 euro (costo: 17.500 euro)
        • Giugno 2025: acquisto di 0,3 BTC a 55.000 euro (costo: 16.500 euro)
        • Marzo 2026: acquisto di 0,2 BTC a 80.000 euro (costo: 16.000 euro)

        Se Marco vende 0,4 BTC a settembre 2026 al prezzo di 90.000 euro (incasso: 36.000 euro), il calcolo con il metodo LIFO è:

        1. Si “consumano” prima i 0,2 BTC acquistati a marzo 2026 (costo: 16.000 euro)
        2. Poi si usano 0,2 BTC dei 0,3 acquistati a giugno 2025 (costo: 0,2/0,3 x 16.500 = 11.000 euro)
        3. Costo totale: 16.000 + 11.000 = 27.000 euro
        4. Plusvalenza: 36.000 – 27.000 = 9.000 euro
        5. Imposta (33%): 9.000 x 33% = 2.970 euro

        Come puoi notare, il metodo LIFO tende a ridurre le plusvalenze quando i prezzi salgono nel tempo, perché si usano prima i costi di acquisto più recenti (e quindi più alti). Tuttavia, è fondamentale avere una documentazione precisa di tutti gli acquisti, con date, quantità e prezzi. Se non riesci a dimostrare il costo di acquisto, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerare il costo pari a zero, con la conseguenza di una plusvalenza pari all’intero incasso.

        Exchange italiani vs esteri: obblighi diversi

        La distinzione tra exchange italiani ed esteri è importante perché comporta obblighi dichiarativi diversi. Dal 2024, gli exchange che operano in Italia devono essere registrati nell’OAM (Organismo Agenti e Mediatori), il registro ufficiale dei prestatori di servizi relativi a cripto-attività.

        Exchange registrati in Italia (OAM)

        Gli exchange registrati in Italia (come Young Platform, The Rock Trading, ecc.) agiscono come sostituti d’imposta per l’IVCA. Questo significa che:

        • L’exchange calcola e versa l’IVCA per tuo conto
        • Resta comunque l’obbligo di dichiarare le plusvalenze nel Modello Redditi PF
        • Il monitoraggio nel Quadro W è comunque obbligatorio
        • L’exchange ti fornisce la reportistica fiscale necessaria per la dichiarazione

        Exchange esteri (non registrati OAM)

        Se utilizzi exchange esteri come Binance, Coinbase, Kraken o Crypto.com, gli obblighi sono maggiori:

        • Devi calcolare e versare l’IVCA autonomamente
        • Devi compilare il Quadro W indicando il codice dello Stato estero dell’exchange
        • Devi dichiarare tutte le plusvalenze nel Quadro RT della Sezione II
        • Devi procurarti autonomamente tutta la documentazione (storico transazioni, report fiscali)

        Un aspetto importante riguarda i wallet personali (self-custody): se detieni crypto su un hardware wallet (Ledger, Trezor) o un software wallet (MetaMask, Trust Wallet), non c’è un intermediario. In questo caso, devi compilare il Quadro W senza indicare alcun codice Stato estero e calcolare autonomamente sia l’IVCA che le eventuali plusvalenze.

        Cosa succede se non dichiari le crypto: sanzione del 120%

        Non dichiarare le proprie criptovalute comporta rischi molto seri. Le sanzioni previste dalla normativa italiana sono particolarmente pesanti e possono trasformare un semplice inadempimento in un problema economico significativo.

        Ecco le principali sanzioni per omessa o infedele dichiarazione delle cripto-attività:

        ViolazioneSanzioneRiferimento normativo
        Omessa dichiarazione plusvalenze120% fissa dell’imposta dovuta (minimo 250 euro); riducibile al 75% con ravvedimento spontaneoArt. 1, c. 1, D.Lgs. 471/1997, come modif. da D.Lgs. 87/2024
        Omessa compilazione Quadro WDal 3% al 15% degli importi non dichiaratiArt. 5, c. 2, D.L. 167/1990
        Omessa compilazione Quadro W (Paesi black list)Dal 6% al 30% degli importi non dichiaratiArt. 5, c. 2, D.L. 167/1990
        Omesso versamento IVCA30% dell’imposta non versataArt. 13, D.Lgs. 471/1997

        Facciamo un esempio concreto: se hai realizzato plusvalenze per 20.000 euro nel 2026 e non le dichiari, l’imposta dovuta è 6.600 euro (20.000 x 33%). La sanzione sarà di 7.920 euro (120% fissa di 6.600, dal D.Lgs. 87/2024 per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi), per un totale di 14.520 euro tra imposta e sanzione, senza contare gli interessi. Con il ravvedimento operoso la sanzione può essere ridotta fino al 75% (5.940 euro).

        È importante sapere che l’Agenzia delle Entrate ha sempre più strumenti per individuare i possessori di criptovalute. Gli exchange registrati OAM comunicano i dati dei propri utenti all’amministrazione finanziaria. Inoltre, il DAC8 (la direttiva europea sullo scambio automatico di informazioni) prevede che dal 2026 anche gli exchange esteri comunichino i dati degli utenti alle autorità fiscali dei rispettivi Paesi. Per una panoramica completa delle conseguenze in caso di omessa dichiarazione, consulta la nostra guida dedicata alle sanzioni per crypto non dichiarate e al ravvedimento operoso.

        Ravvedimento operoso per crypto non dichiarate

        Se ti sei accorto di non aver dichiarato le tue criptovalute negli anni passati, non è troppo tardi per regolarizzare la tua posizione grazie al ravvedimento operoso. Questo strumento ti permette di sanare le violazioni pagando sanzioni significativamente ridotte, a patto che l’Agenzia delle Entrate non abbia ancora avviato un accertamento nei tuoi confronti.

        Le riduzioni delle sanzioni variano in base al momento in cui presenti la dichiarazione integrativa:

        • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (cioè il 12% invece del 120%)
        • Entro 90 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/9 del minimo
        • Entro 1 anno dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/8 del minimo
        • Entro 2 anni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/7 del minimo
        • Oltre 2 anni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/6 del minimo

        Per il ravvedimento, devi presentare una dichiarazione integrativa (Modello Redditi PF) per ciascun anno fiscale non dichiarato, compilando il Quadro W e il Quadro RT con tutti i dati delle tue cripto-attività. Oltre alla sanzione ridotta, dovrai versare le imposte dovute (imposta sostitutiva sulle plusvalenze + IVCA) e gli interessi legali calcolati giorno per giorno.

        La procedura è complessa e richiede di ricostruire tutti i movimenti crypto degli anni passati. Per questo motivo, è fortemente consigliato farsi assistere da un professionista o da un CAF specializzato che possa verificare la corretta compilazione e il calcolo delle imposte dovute. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza specifica nella regolarizzazione delle posizioni crypto.

        Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti con la dichiarazione crypto

        La dichiarazione delle criptovalute è uno degli adempimenti fiscali più complessi per i contribuenti italiani. Tra Quadro W, Quadro RT, IVCA, metodo LIFO e la moltitudine di operazioni possibili (trading, staking, airdrop, DeFi), è facile commettere errori che possono costare caro in termini di sanzioni.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ha sviluppato un servizio dedicato alla dichiarazione delle cripto-attività che include:

        • Analisi del portafoglio crypto: esaminiamo le tue posizioni su tutti gli exchange e wallet per avere un quadro completo
        • Calcolo delle plusvalenze: applichiamo il metodo LIFO correttamente, ricostruendo lo storico delle transazioni
        • Compilazione del Quadro W: inseriamo tutti i dati richiesti per il monitoraggio fiscale
        • Calcolo e versamento IVCA: determiniamo l’imposta dovuta e prepariamo il modello F24
        • Ravvedimento operoso: se hai anni non dichiarati, gestiamo la regolarizzazione con sanzioni ridotte
        • Consulenza personalizzata: rispondiamo a tutte le tue domande sulla tassazione crypto

        Per preparare la dichiarazione, ti chiederemo di fornirci gli estratti conto o report fiscali dei tuoi exchange (Binance, Coinbase, Kraken, ecc.) e le informazioni sui wallet personali. Molti exchange offrono la possibilità di scaricare report fiscali specifici per l’Italia: il nostro team ti guiderà nell’estrazione di questi documenti. Scopri anche la nostra guida sull’ISEE e criptovalute per capire come le crypto influiscono sul tuo indicatore ISEE.

        Domande frequenti sulla tassazione criptovalute 2026

        Quando entra in vigore l’aliquota al 33% sulle crypto?

        L’aliquota del 33% si applica alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 in poi. Per le plusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2025, resta valida l’aliquota del 26%. Attenzione: fa fede la data in cui hai effettuato la vendita o lo scambio, non la data in cui hai acquistato la criptovaluta.

        Devo dichiarare le crypto anche se non ho venduto nulla?

        Sì, il semplice possesso di criptovalute al 31 dicembre genera l’obbligo di compilare il Quadro W del Modello Redditi PF per il monitoraggio fiscale. Inoltre, dovrai versare l’IVCA (0,2% sul valore). Non dovrai invece pagare l’imposta sostitutiva del 33% perché non hai realizzato plusvalenze.

        Le minusvalenze crypto si possono dedurre?

        Sì, le minusvalenze da cripto-attività possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze dello stesso anno. Se il saldo è negativo (più perdite che guadagni), la minusvalenza eccedente può essere riportata nei 4 anni fiscali successivi per compensare future plusvalenze. È fondamentale indicarle nella dichiarazione dei redditi.

        Come dichiaro le crypto nel 730?

        Il 730 non è sufficiente per dichiarare le criptovalute. Il Quadro W è presente solo nel Modello Redditi PF. Se normalmente presenti il 730, dovrai inviare anche il Modello Redditi PF come dichiarazione integrativa, limitatamente ai quadri relativi alle cripto-attività (Quadro W e Quadro RT). Il CAF Centro Fiscale può gestire entrambe le dichiarazioni per te.

        Gli scambi tra criptovalute sono tassati?

        Sì, dal 2023 anche gli scambi tra cripto-attività diverse (ad esempio da Bitcoin a Ethereum) generano una plusvalenza tassabile. Il valore della criptovaluta ceduta va convertito in euro al momento dello scambio. Se il controvalore in euro è superiore al costo di acquisto, la differenza è una plusvalenza soggetta all’aliquota del 33%, dal primo euro.

        Quanto pago di tasse se ho guadagnato 10.000 euro con le crypto nel 2026?

        Se le tue plusvalenze nette (guadagni meno perdite) sono di 10.000 euro nel 2026, l’imposta sostitutiva si calcola sull’intero importo: 10.000 x 33% = 3.300 euro. Non c’è alcuna franchigia da sottrarre: la vecchia soglia di esenzione di 2.000 euro è stata abolita dal 1° gennaio 2025 (L. 207/2024). A questo si aggiunge l’IVCA (0,2% sul valore delle crypto al 31/12). Il totale delle imposte dipende quindi anche dal valore complessivo delle criptovalute detenute.

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        Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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          Agosto 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-24 10:00:002026-08-23 23:30:13Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto
          CAF, CRIPTOVALUTE

          Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa

          Dichiarazione redditi Criptovalute

          Hai guadagnato con Crypto.com nel 2025 e adesso non sai come comportarti con il Fisco italiano? Sei nel posto giusto. La dichiarazione dei redditi per chi usa Crypto.com è diventata obbligatoria e sempre più controllata: dal 2026 è entrata in vigore la Direttiva europea DAC8, che impone agli exchange di comunicare automaticamente i dati degli utenti all’Agenzia delle Entrate. In altre parole, se hai usato Crypto.com nel 2025, il Fisco probabilmente lo sa già.

          In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi fare: quale modello compilare, come calcolare le plusvalenze, quante tasse pagherai, quando si applica la soglia di esenzione di 2.000 euro e cosa rischi se non dichiari. Segui i passaggi con calma: è più semplice di quello che pensi, ma richiede attenzione ai dettagli.

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          Indice dei contenuti

          1. Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto
          2. Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare
          3. Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com
          4. Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com
          5. Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici
          6. La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?
          7. Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026
          8. DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già
          9. Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com
          10. Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24
          11. Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com
          12. Domande Frequenti (FAQ)

          Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto

          Crypto.com è uno degli exchange di criptovalute più popolari al mondo, con milioni di utenti italiani che vi accedono per acquistare, vendere e guadagnare interessi su criptovalute come Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH), CRO (il token nativo della piattaforma) e decine di altri asset digitali.

          In Italia, le criptovalute sono soggette a tassazione dal 2023, con regole ridisegnate dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e poi modificate nuovamente dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Per l’anno fiscale 2025, che dichiari nel 2026, ci sono importanti novità che devi conoscere.

          La cosa più importante da capire subito è questa: non tutte le operazioni su Crypto.com generano tasse. Occorre distinguere tra situazioni diverse, come vedremo nei prossimi paragrafi. Ma se hai realizzato plusvalenze superiori a 2.000 euro nel corso del 2025, sei quasi certamente obbligato a dichiarare.

          Perché il 2026 è un Anno Cruciale per i Possessori di Crypto.com

          Il 2026 segna una svolta importante per due motivi principali:

          • Aliquota aumentata al 33%: dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio 2025 ha innalzato l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute dal 26% al 33%. Questo vale per l’anno d’imposta 2026 (dichiarazione 2027), ma è utile capire la direzione del Fisco.
          • Entra in vigore DAC8: la Direttiva europea DAC8 impone agli exchange, incluso Crypto.com, di comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati di tutti gli utenti italiani. Il Fisco avrà quindi dati certi su operazioni, volumi e saldi.

          Per l’anno fiscale 2025 (che dichiari nel 2026), l’aliquota vigente sulle plusvalenze da criptovalute era ancora del 26%. Questo è il dato che ti interessa per compilare la dichiarazione del 2026 relativa ai redditi 2025.

          Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare

          Non tutte le attività su Crypto.com hanno le stesse implicazioni fiscali. Ecco una panoramica delle principali operazioni e come vengono trattate dal Fisco italiano.

          Acquisto e Vendita di Criptovalute (Plusvalenze)

          Se nel 2025 hai venduto criptovalute a un prezzo superiore a quello di acquisto, hai realizzato una plusvalenza. Questa è la situazione più comune e quella che genera tasse.

          La plusvalenza si calcola sottraendo il prezzo di acquisto (il cosiddetto costo fiscale) dal prezzo di vendita. Se per esempio hai comprato Bitcoin a 20.000 euro e lo hai venduto a 30.000 euro, la plusvalenza è di 10.000 euro.

          Attenzione alla soglia di esenzione: se la somma di tutte le tue plusvalenze da criptovalute nel 2025 è inferiore a 2.000 euro, non paghi tasse. Se supera i 2.000 euro, paghi il 26% sull’intera somma (non solo sulla parte che eccede la soglia).

          Plusvalenza totale 2025Tasse da pagareAliquota
          Fino a 2.000 euroNessunaEsente
          Oltre 2.000 euro26% sull’intera plusvalenza26% (imposta sostitutiva)

          Il metodo di calcolo ufficiale per le criptovalute in Italia è il LIFO (Last In First Out): quando vendi, si considera che tu stia vendendo per prime le cripto acquistate più di recente. Questo può influenzare significativamente la plusvalenza calcolata.

          Conversione tra Criptovalute (Crypto-to-Crypto)

          Molti utenti di Crypto.com scambiano una criptovaluta con un’altra (ad esempio, vendono Bitcoin per comprare Ethereum). In Italia, anche queste conversioni sono tassabili: ogni scambio crypto-to-crypto viene trattato come una vendita della prima e un acquisto della seconda, e se c’è una plusvalenza, va dichiarata.

          Cashback e Reward di Crypto.com (CRO)

          Crypto.com è famosa per il suo programma di cashback in CRO (il suo token nativo) collegato alla carta Visa. I reward e il cashback ricevuti in CRO sono considerati redditi al momento della loro ricezione, tassati come redditi diversi. Quando poi vendi i CRO ricevuti come cashback, la plusvalenza si calcola rispetto al valore del CRO al momento della ricezione.

          Earn e Staking su Crypto.com

          Crypto.com offre la possibilità di depositare le proprie criptovalute nei programmi Earn o di fare staking per ottenere rendimenti periodici. Questi rendimenti, dal 2023, sono trattati come redditi diversi tassati al 26% (aliquota in vigore per il 2025) al momento della loro ricezione. Per approfondire questo tema specifico, leggi la nostra guida sulla tassazione dello staking 2026.

          Acquisto di Beni e Servizi con Crypto

          Se hai utilizzato la carta Crypto.com Visa per pagare acquisti, tecnicamente stai vendendo criptovalute per acquistare beni. Anche in questo caso, se c’è una differenza positiva tra il prezzo di acquisto della cripto e il suo valore al momento del pagamento, si genera una plusvalenza tassabile. Nella pratica, per importi piccoli e frammentati, il calcolo è complesso: è consigliabile affidarsi a un software di contabilità crypto o al CAF.

          Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com

          Prima di compilare la dichiarazione, devi raccogliere tutti i dati sulle tue operazioni del 2025. Crypto.com mette a disposizione degli utenti un report esportabile con tutte le transazioni.

          Procedura per Scaricare il Report

          1. Accedi all’app Crypto.com o alla versione web (crypto.com/exchange)
          2. Vai su Profilo → Gestione Account
          3. Cerca la sezione Tax Report o Report transazioni
          4. Seleziona il periodo: 1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025
          5. Esporta in formato CSV o PDF

          Il report include tutte le operazioni: acquisti, vendite, scambi, reward, staking, prelievi e depositi. Tieni presente che il report di Crypto.com mostra i valori in USD o EUR, ma per la dichiarazione italiana devi utilizzare i valori in euro al tasso di cambio della data della singola operazione.

          Consiglio pratico: se hai fatto molte operazioni nel 2025, considera l’utilizzo di software specializzati come Koinly, CoinTracking o CryptoTax che integrano direttamente con Crypto.com via API e generano automaticamente i report fiscali per il Fisco italiano. Questi strumenti semplificano notevolmente il calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO.

          Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com

          Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF (o 730) dedicata alla dichiarazione delle cripto-attività. Ha sostituito il vecchio Quadro RW dal 2023 (Legge di Bilancio 2023, L. 197/2022). Devi compilarlo anche se non hai realizzato plusvalenze, semplicemente perché detenevi criptovalute su Crypto.com durante il 2025 (obbligo di monitoraggio fiscale).

          Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro W, ti rimandiamo al nostro articolo dedicato: Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF.

          Sezione I: Monitoraggio Fiscale (Obbligatorio per Tutti)

          La Sezione I del Quadro W serve a dichiarare il monitoraggio fiscale: devi indicare il valore delle cripto-attività detenute su Crypto.com al 31 dicembre 2025. Non si tratta di pagare tasse su questo valore, ma di comunicare al Fisco quante criptovalute possiedi.

          • Colonna 1 (Codice Paese): SC per Crypto.com (sede alle Seychelles, codice SC. Verifica il codice corretto nella lista ufficiale AdE)
          • Colonna 2 (Codice identificativo): il tuo indirizzo del wallet o l’ID account Crypto.com
          • Colonna 3 (Valore iniziale): valore delle cripto al 1° gennaio 2025 (o alla data di apertura del conto se hai iniziato nel 2025)
          • Colonna 4 (Valore finale): valore delle cripto al 31 dicembre 2025

          Sezione II: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività)

          La Sezione II del Quadro W è dedicata all’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Si tratta di un’imposta patrimoniale dello 0,2% (2 per mille) calcolata sul valore medio annuo delle criptovalute detenute su Crypto.com nel 2025.

          Facciamo un esempio pratico. Immagina che Mario abbia avuto le seguenti posizioni su Crypto.com nel 2025:

          • Valore al 1° gennaio 2025: 5.000 euro
          • Valore al 31 dicembre 2025: 8.000 euro
          • Valore medio annuo: (5.000 + 8.000) / 2 = 6.500 euro
          • IVCA dovuta: 6.500 x 0,2% = 13 euro

          Come vedi, l’IVCA è generalmente un importo modesto. L’errore comune è confonderla con l’aliquota sulle plusvalenze (26%): sono due imposte completamente diverse. L’IVCA si applica sul valore posseduto, non sui guadagni.

          Sezione III: Plusvalenze e Redditi da Cripto-Attività

          La Sezione III del Quadro W riguarda le plusvalenze realizzate e gli altri redditi da cripto-attività (staking, earn, reward). Se nel 2025 hai venduto criptovalute con guadagno superiore a 2.000 euro in totale, devi compilare questa sezione e versare il 26% di imposta sostitutiva.

          Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici

          Il metodo LIFO (Last In First Out) è il criterio ufficiale per il calcolo delle plusvalenze sulle criptovalute in Italia. Significa che quando vendi delle cripto, si considera che tu stia vendendo per prime quelle acquistate più di recente.

          Esempio 1: Caso Semplice (Una Sola Transazione)

          Giulia ha acquistato 0,5 Bitcoin su Crypto.com il 15 marzo 2025 a un prezzo di 50.000 euro per BTC, investendo quindi 25.000 euro. Il 10 settembre 2025 ha venduto i suoi 0,5 BTC a un prezzo di 70.000 euro per BTC, ricevendo 35.000 euro.

          • Ricavo di vendita: 35.000 euro
          • Costo di acquisto: 25.000 euro
          • Plusvalenza: 10.000 euro
          • Tassa (26%): 2.600 euro

          Poiché la plusvalenza supera i 2.000 euro, Giulia deve dichiarare i 10.000 euro nel Quadro W e versare 2.600 euro di imposta sostitutiva.

          Esempio 2: Caso con Più Acquisti (LIFO in Azione)

          Marco ha effettuato tre acquisti di Ethereum su Crypto.com nel 2025:

          • Acquisto 1 (gennaio 2025): 1 ETH a 2.800 euro
          • Acquisto 2 (aprile 2025): 1 ETH a 3.200 euro
          • Acquisto 3 (luglio 2025): 1 ETH a 3.500 euro

          A dicembre 2025 decide di vendere 1 ETH a 4.000 euro. Con il metodo LIFO, si considera venduto l’ETH acquistato per ultimo (luglio 2025 a 3.500 euro).

          • Ricavo di vendita: 4.000 euro
          • Costo LIFO (ultimo acquisto): 3.500 euro
          • Plusvalenza: 500 euro

          In questo caso, con il metodo LIFO la plusvalenza è di soli 500 euro (sotto la soglia di 2.000 euro), quindi Marco non paga tasse sulla vendita. Nota come con il metodo FIFO (primo acquistato primo venduto), la plusvalenza sarebbe stata di 1.200 euro (4.000 – 2.800). Il LIFO in questo caso è più favorevole perché l’acquisto più recente era a prezzo più alto.

          La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?

          Se possiedi criptovalute, devi scegliere il modello di dichiarazione corretto:

          SituazioneModello correttoNote
          Solo monitoraggio fiscale (IVCA, niente plusvalenze)Modello Redditi PF con Quadro WIl 730 tradizionale NON include il Quadro W
          Plusvalenze realizzate (vendite in utile)Modello Redditi PF con Quadro W Sezione IIIObbligatorio Modello Redditi PF
          Dipendente/pensionato senza plusvalenze crypto, solo monitoraggio730 + Quadro W (730 con Quadro aggiuntivo)Verifica con il tuo CAF

          Attenzione: il modello 730 ordinario non include il Quadro W. Se devi dichiarare criptovalute, nella maggior parte dei casi dovrai presentare il Modello Redditi PF, più complesso del 730. Questo è uno dei motivi per cui molti possessori di crypto si rivolgono a un CAF o commercialista.

          Hai dubbi su quale modello scegliere? Il nostro articolo sul Quadro W nel Modello Redditi PF 2026 ti aiuta a orientarti con esempi pratici.

          Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026

          Ecco le scadenze principali per la dichiarazione dei redditi da Crypto.com (anno fiscale 2025):

          AdempimentoScadenza 2026
          Apertura 730 precompilato (solo lavoratori dipendenti/pensionati senza crypto)2 maggio 2026
          Invio Modello Redditi PF (con Quadro W)30 novembre 2026
          Versamento imposta sostitutiva (acconto)30 novembre 2026
          Versamento IVCA (con F24)30 giugno 2026 (acconto) + 30 novembre 2026 (saldo)

          Nota: le scadenze fiscali possono essere soggette a proroghe. Verifica sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate o consulta il tuo CAF per le date aggiornate.

          DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già

          Dal 2026 è operativa la Direttiva DAC8, che ha cambiato radicalmente il quadro dei controlli fiscali sulle criptovalute in Europa. Crypto.com, come tutti gli exchange che operano in Europa, deve ora comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate italiana i dati degli utenti residenti in Italia: saldi, operazioni, guadagni, prelievi.

          In pratica, l’Agenzia delle Entrate riceve da Crypto.com un report con tutti i tuoi movimenti, simile a quello che già riceve dalle banche italiane. Questo significa che non dichiarare diventa estremamente rischioso: il Fisco può incrociare i dati ricevuti dalla piattaforma con quelli della tua dichiarazione e individuare le omissioni.

          Per approfondire le implicazioni della DAC8, leggi il nostro articolo dedicato: DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola.

          Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com

          Le sanzioni per chi non dichiara le criptovalute sono significative. Distinguiamo tra due tipi di violazioni:

          Sanzioni per Omesso Monitoraggio Fiscale

          Se detieni criptovalute ma non compili la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W, rischi sanzioni che vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. Se le criptovalute sono detenute presso intermediari in paesi a fiscalità privilegiata (la lista nera dell’OCSE), le sanzioni possono raddoppiarsi.

          Sanzioni per Omessa Dichiarazione delle Plusvalenze

          Se non dichiari le plusvalenze da Crypto.com superiori a 2.000 euro, all’imposta sostitutiva evasa del 26% si aggiunge una sanzione del 30% dell’imposta non versata più gli interessi legali. Se l’accertamento viene fatto entro 5 anni, potresti trovarti a pagare molto di più di quanto avresti pagato dichiarando regolarmente.

          Se invece sei in regola ma hai saltato anni precedenti, considera il ravvedimento operoso: presentando spontaneamente la dichiarazione omessa prima di ricevere un avviso dall’Agenzia delle Entrate, puoi beneficiare di sanzioni ridotte. Per tutti i dettagli, leggi la nostra guida su criptovalute non dichiarate, sanzioni e ravvedimento operoso.

          Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24

          Una volta calcolata l’imposta dovuta (sia l’IVCA dello 0,2% che l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze), il pagamento avviene tramite modello F24, il classico strumento di pagamento delle tasse italiane.

          I codici tributo da utilizzare sono:

          • Codice 1728: imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività (26%)
          • Codice 1729: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, 0,2%)

          Il modello F24 può essere compilato e pagato online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite il servizio di internet banking della tua banca. Se preferisci, puoi anche rivolgerti al nostro CAF che ti assiste nella compilazione e nel pagamento.

          Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com

          La dichiarazione dei redditi da criptovalute è uno degli adempimenti fiscali più tecnici e in rapida evoluzione. Ogni anno cambiano le aliquote, i modelli, le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e le regole europee (come la DAC8). Fare da soli è possibile, ma il rischio di commettere errori è elevato.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste cittadini italiani con le dichiarazioni crypto già dal 2022 e offre:

          • Compilazione del Modello Redditi PF con Quadro W
          • Calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO a partire dal tuo report Crypto.com
          • Calcolo dell’IVCA e dell’imposta sostitutiva
          • Compilazione e invio del modello F24
          • Assistenza in caso di accertamenti fiscali
          • Consulenza personalizzata per strategie di ottimizzazione fiscale nei limiti di legge

          Per prenotare una consulenza o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale.

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          Domande Frequenti (FAQ)

          Devo dichiarare Crypto.com anche se non ho venduto niente?

          Sì. Anche se nel 2025 non hai venduto nessuna criptovaluta e non hai realizzato alcuna plusvalenza, se detenevi criptovalute su Crypto.com al 31 dicembre 2025, sei obbligato a compilare la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W (Modello Redditi PF). In questo caso non pagherai l’imposta sulle plusvalenze, ma dovrai versare l’IVCA (0,2% sul valore medio delle cripto detenute).

          Qual è l’aliquota sulle plusvalenze da Crypto.com per il 2025?

          Per l’anno fiscale 2025 (dichiarazione presentata nel 2026), l’aliquota è del 26%. Dal 2026 l’aliquota sale al 33% (Legge di Bilancio 2025). La soglia di esenzione rimane 2.000 euro: se le tue plusvalenze totali da cripto nel 2025 non superano questo importo, non paghi tasse.

          Cosa succede se ho perso denaro con Crypto.com nel 2025?

          Se hai realizzato minusvalenze (vendite in perdita) su Crypto.com nel 2025, queste possono essere portate in compensazione con le plusvalenze dello stesso anno. Se le minusvalenze superano le plusvalenze, il saldo negativo può essere riportato nei 4 anni successivi per compensare futuri guadagni. Anche in caso di perdite, l’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W resta.

          Il cashback in CRO della carta Crypto.com va dichiarato?

          Sì, i reward in CRO ricevuti come cashback sono considerati redditi al momento della ricezione e vanno dichiarati. Il valore da dichiarare è il controvalore in euro del CRO al momento in cui lo hai ricevuto. Se poi hai venduto il CRO ricevuto come cashback a un prezzo diverso, la differenza genera un’ulteriore plusvalenza o minusvalenza.

          Posso dedurre le commissioni pagate a Crypto.com?

          Le commissioni di trading pagate a Crypto.com per eseguire le operazioni di compravendita possono essere incluse nel costo fiscale delle cripto-attività, riducendo la plusvalenza tassabile. Per esempio, se hai pagato 50 euro di commissioni per acquistare Bitcoin, il tuo costo di acquisto è il prezzo pagato per il Bitcoin più i 50 euro di commissioni. Gli abbonamenti mensili alla piattaforma non sono generalmente deducibili come costo delle operazioni.

          Cosa si intende per NFT su Crypto.com ai fini fiscali?

          Gli NFT (Non Fungible Token) negoziati su Crypto.com sono trattati come cripto-attività dal 2023. Le plusvalenze da vendita di NFT superiori a 2.000 euro sono tassate al 26% (per il 2025) e vanno dichiarate nel Quadro W. Per una guida completa, leggi il nostro articolo: NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi.

          Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 02:23:482026-06-28 00:18:04Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa
          CAF, CRIPTOVALUTE

          Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi

          Dichiarazione redditi Criptovalute

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è il Mining di Criptovalute
          2. Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali
          3. Tassazione del Mining Occasionale nel 2026
          4. Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi
          5. Valore di Acquisizione delle Crypto Minate
          6. Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026
          7. Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione
          8. Costi Deducibili per il Mining Professionale
          9. Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute
          10. Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

          Il mining criptovalute 2026 rappresenta una delle attività più dibattute dal punto di vista fiscale nel panorama delle cripto-attività. Minare Bitcoin o altre criptovalute significa utilizzare la potenza di calcolo del proprio computer (o di hardware specializzato) per validare le transazioni sulla blockchain e ricevere in cambio nuove monete digitali. Ma come si tassano questi proventi? E quali obblighi fiscali deve rispettare chi fa mining in Italia?

          Con la riforma della tassazione delle cripto-attività introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e le successive modifiche del 2025, il quadro normativo si è fatto più chiaro ma anche più complesso. L’aliquota sulle plusvalenze crypto è passata al 33% dal 2026, e chi si dedica al mining criptovalute 2026 deve conoscere le regole per evitare sanzioni. In questa guida completa analizziamo ogni aspetto: dalla differenza tra mining occasionale e professionale, al valore di acquisizione delle crypto minate, fino alla compilazione del Quadro W e degli altri quadri dichiarativi.

          Cos’è il Mining di Criptovalute

          Il mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono create nuove unità di moneta digitale e, contemporaneamente, vengono validate le transazioni sulla rete blockchain. In termini semplici, il miner mette a disposizione la potenza di calcolo del proprio hardware per risolvere complessi problemi matematici: chi trova la soluzione per primo riceve una ricompensa in criptovaluta (il cosiddetto block reward).

          Il meccanismo più conosciuto è il Proof of Work (PoW), utilizzato da Bitcoin e da altre criptovalute. In questo sistema, i miner competono tra loro per aggiungere un nuovo blocco alla catena. La competizione richiede hardware sempre più potente e un consumo energetico significativo, motivo per cui il mining criptovalute 2026 è diventato un’attività che comporta costi rilevanti per energia elettrica e attrezzature.

          Esistono diverse modalità di mining:

          • Mining individuale (solo mining): il miner opera in autonomia con il proprio hardware, come ASIC o GPU dedicate
          • Mining pool: più miner uniscono le proprie risorse di calcolo per aumentare le probabilità di trovare un blocco e dividono la ricompensa
          • Cloud mining: si acquista potenza di calcolo da un provider esterno che gestisce l’infrastruttura hardware, senza possedere fisicamente le macchine

          Ciascuna di queste modalità ha implicazioni fiscali diverse, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. La distinzione fondamentale, dal punto di vista del fisco italiano, è tra chi fa mining come attività occasionale (hobby) e chi lo svolge come attività d’impresa in modo continuativo e organizzato.

          Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali

          La prima domanda che ogni miner deve porsi riguarda la natura della propria attività. Il fisco italiano distingue nettamente tra due situazioni, e questa classificazione determina tutto il trattamento fiscale del mining criptovalute 2026.

          Mining occasionale (hobby): si configura quando una persona fisica mina criptovalute in modo saltuario, senza un’organizzazione imprenditoriale strutturata. In genere si tratta di chi utilizza il proprio computer di casa o un piccolo rig con poche schede video. Non c’è continuità sistematica, non ci sono dipendenti, e l’investimento in hardware è contenuto. In questo caso, le crypto minate non generano reddito al momento della creazione: il reddito imponibile si manifesta solo quando le criptovalute vengono vendute o scambiate, sotto forma di plusvalenze.

          Mining professionale (attività d’impresa): si configura quando l’attività è svolta in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi. Indicatori tipici sono: l’acquisto di hardware dedicato costoso (ASIC, farm di GPU), l’allestimento di locali appositi, il consumo energetico elevato, la presenza di personale, e l’intento di lucro sistematico. In questa ipotesi, il mining produce reddito d’impresa ed è necessario aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e versare i contributi INPS.

          La tabella seguente riassume le principali differenze:

          CaratteristicaMining OccasionaleMining Professionale
          OrganizzazioneMinima, hardware personaleStrutturata, hardware dedicato
          ContinuitàSaltuariaSistematica e continuativa
          Partita IVANon necessariaObbligatoria
          Tipo di redditoRedditi diversi (plusvalenze)Reddito d’impresa
          Momento imposizioneAlla vendita/scambioAl momento del mining
          Aliquota33% sulle plusvalenzeIRPEF progressiva + IRAP
          Contributi INPSNoSì (Gestione Commercianti)

          Tassazione del Mining Occasionale nel 2026

          Per chi svolge mining criptovalute 2026 in modo occasionale, il trattamento fiscale segue le regole generali delle cripto-attività per le persone fisiche. Il principio fondamentale è che le criptovalute ottenute tramite mining non vengono tassate nel momento in cui vengono create, ma solo quando si realizza una plusvalenza attraverso la cessione o lo scambio.

          Quando il miner occasionale decide di vendere le crypto minate, la plusvalenza viene calcolata come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisizione. Qui emerge una questione critica: qual è il costo di acquisizione di una criptovaluta che non è stata acquistata ma creata dal nulla? Questo aspetto, che approfondiremo nella sezione dedicata, è uno dei nodi più delicati della tassazione mining crypto.

          Dal 1 gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è pari al 33% (in aumento rispetto al 26% degli anni precedenti). La plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva, ovvero una tassa unica che sostituisce l’IRPEF ordinaria su quei redditi specifici.

          I passaggi per la tassazione del mining occasionale sono:

          1. Mining: si ottengono criptovalute. Nessuna tassazione al momento della creazione
          2. Detenzione: le crypto restano nel wallet. Obbligo di monitoraggio nel Quadro W
          3. Vendita/Scambio: si calcola la plusvalenza (prezzo di vendita meno costo di acquisizione)
          4. Dichiarazione: la plusvalenza va indicata nel Quadro RT del Modello Redditi PF e si paga il 33%

          Un aspetto importante: le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze entro i 4 anni successivi. Questo significa che se in un anno il miner vende in perdita, può utilizzare quella perdita per ridurre le tasse sulle plusvalenze future. Per approfondire la gestione delle minusvalenze, consulta la nostra guida sugli errori nel Quadro RT.

          Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi

          Quando il mining criptovalute 2026 viene svolto in forma organizzata e continuativa, il fisco lo classifica come attività d’impresa. Questo comporta una serie di obblighi significativamente più gravosi rispetto al mining occasionale, ma offre anche la possibilità di dedurre tutti i costi sostenuti per l’attività.

          Per avviare l’attività di mining professionale è necessario:

          • Aprire la partita IVA con codice ATECO appropriato (tipicamente 62.09.09 – “Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie informatiche” oppure 63.11.19 – “Altre elaborazioni elettroniche di dati”)
          • Iscriversi alla Camera di Commercio come ditta individuale o società
          • Iscriversi alla Gestione Commercianti INPS per il versamento dei contributi previdenziali
          • Tenere la contabilità (semplificata o ordinaria a seconda del fatturato)
          • Emettere fattura in caso di cessione delle criptovalute a terzi nell’ambito dell’attività

          Il reddito da mining professionale viene tassato come reddito d’impresa, ovvero con le aliquote IRPEF progressive (dal 23% al 43%) più le addizionali regionali e comunali. A questo si aggiunge l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) con aliquota ordinaria del 3,9%.

          Una differenza cruciale rispetto al mining occasionale riguarda il momento dell’imposizione. Nel mining professionale, il reddito si genera al momento in cui le criptovalute vengono minate, non quando vengono vendute. Il valore delle crypto minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato alla data del mining, e concorre a formare il reddito d’esercizio.

          Per quanto riguarda i contributi INPS, il miner professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Commercianti. L’importo si calcola sul reddito d’impresa e comprende una quota fissa (circa 4.500 euro annui nel 2026, da versare indipendentemente dal reddito) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Questo aspetto rende il mining professionale conveniente solo quando i proventi superano significativamente i costi fissi.

          Chi ha un reddito d’impresa contenuto potrebbe valutare il regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e la riduzione del 35% dei contributi INPS. Tuttavia, il regime forfettario ha limiti di ricavi (85.000 euro) e non consente la deduzione analitica dei costi, il che potrebbe non essere vantaggioso per un’attività ad alto consumo energetico come il mining.

          Valore di Acquisizione delle Crypto Minate

          Uno degli aspetti più controversi della tassazione mining crypto riguarda la determinazione del valore di acquisizione delle criptovalute ottenute tramite mining. A differenza delle crypto acquistate su un exchange (dove il costo è il prezzo pagato), le crypto minate vengono create, e il loro costo di acquisizione non è immediatamente evidente.

          Esistono due approcci principali, e la scelta dipende dalla qualificazione dell’attività:

          Per il mining occasionale (persona fisica), l’orientamento prevalente è che il costo di acquisizione sia pari a zero o, al massimo, pari ai costi documentabili direttamente sostenuti per il mining (energia elettrica, quota di ammortamento dell’hardware). L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un chiarimento ufficiale specifico sul mining, ma la Circolare 30/E del 2023 stabilisce che per le cripto-attività ricevute a titolo gratuito (come le ricompense di staking) il costo è determinato dal valore normale al momento della ricezione. Per analogia, molti professionisti applicano lo stesso principio al mining.

          Per il mining professionale (reddito d’impresa), il valore delle criptovalute minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato al momento del mining. Questo valore rappresenta sia il ricavo dell’attività sia il costo di acquisizione per future cessioni. I costi sostenuti (energia, hardware, manutenzione) vengono dedotti separatamente come costi d’esercizio.

          In pratica, per il miner occasionale conviene documentare accuratamente tutti i costi sostenuti (bollette elettriche proporzionate all’uso per mining, fatture di acquisto hardware) e il valore di mercato delle crypto al momento del mining. Questa documentazione sarà fondamentale in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si consiglia di conservare:

          • Screenshot del wallet con data e ora di ricezione delle ricompense
          • Registri di mining (log del software utilizzato)
          • Prezzi di mercato alla data di ogni ricompensa ricevuta (da siti come CoinMarketCap o CoinGecko)
          • Bollette dell’energia elettrica e calcolo della quota imputabile al mining
          • Fatture di acquisto dell’hardware utilizzato

          Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026

          La dichiarazione dei proventi da mining criptovalute 2026 richiede la compilazione di diversi quadri del Modello Redditi PF. Il 730 ordinario non è sufficiente per chi ha cripto-attività da dichiarare, a meno che non si utilizzi il nuovo Quadro W introdotto nel 730/2026.

          Ecco i quadri da compilare per il mining occasionale:

          Quadro W (Monitoraggio fiscale): serve per dichiarare la detenzione delle criptovalute. Ogni crypto-attività detenuta al 31 dicembre va indicata con il valore di mercato a fine anno. Il Quadro W è obbligatorio anche se non si sono realizzate plusvalenze durante l’anno. Va indicato il controvalore in euro delle crypto possedute, specificando la tipologia di cripto-attività e l’intermediario (exchange) o il tipo di wallet utilizzato.

          Quadro RT (Plusvalenze): va compilato solo se durante l’anno si sono vendute o scambiate criptovalute realizzando plusvalenze o minusvalenze. Si indica il corrispettivo totale delle cessioni, il costo di acquisizione, e si calcola la plusvalenza netta su cui si applica l’imposta sostitutiva del 33%.

          Per il mining professionale, invece, i proventi vanno dichiarati nel:

          • Quadro RF (Reddito d’impresa in contabilità ordinaria) o Quadro RG (contabilità semplificata): qui si dichiarano i ricavi dell’attività di mining e si deducono i costi
          • Quadro RR: per il calcolo dei contributi INPS dovuti
          • Quadro W: resta comunque obbligatorio per il monitoraggio delle cripto-attività detenute

          Per approfondire la compilazione del Quadro W e le novità del 2026, ti consigliamo la nostra guida completa al Quadro W del 730/2026. Se utilizzi exchange come Binance, consulta anche la guida alla dichiarazione redditi Binance 2026 per le istruzioni specifiche su come estrarre i dati necessari.

          Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione

          Il cloud mining rappresenta un caso particolare nel panorama del mining criptovalute 2026. In questa modalità, il contribuente non possiede fisicamente l’hardware di mining, ma acquista potenza di calcolo (hashrate) da un provider specializzato che gestisce l’infrastruttura in data center remoti.

          La questione fiscale centrale è: il cloud mining è un’attività di mining vera e propria o un contratto di investimento? La risposta ha conseguenze importanti sul trattamento fiscale.

          Se il cloud mining viene qualificato come investimento finanziario (il contribuente investe denaro e riceve periodicamente crypto come rendimento), i proventi potrebbero essere trattati come redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, con tassazione al momento della percezione. In questa interpretazione, il “contratto di cloud mining” è assimilabile a un prodotto finanziario.

          Se invece viene qualificato come attività di mining (il contribuente noleggia hardware per svolgere mining), si applicano le stesse regole del mining diretto: tassazione delle plusvalenze alla vendita per l’attività occasionale, o reddito d’impresa per l’attività professionale.

          L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un’interpretazione ufficiale specifica sul cloud mining. In assenza di chiarimenti, l’approccio più prudente e condiviso dalla maggior parte dei professionisti fiscali è trattare il cloud mining come investimento in cripto-attività: le crypto ricevute vanno monitorate nel Quadro W, e le eventuali plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%. I costi del contratto di cloud mining possono essere considerati come costo di acquisizione delle crypto ricevute.

          Costi Deducibili per il Mining Professionale

          Chi svolge il mining criptovalute 2026 come attività d’impresa può dedurre dal reddito tutti i costi inerenti all’attività. Questa è una delle poche consolazioni per chi affronta la tassazione progressiva IRPEF: a differenza del miner occasionale, il professionista può abbattere significativamente la base imponibile.

          I principali costi deducibili per il mining professionale sono:

          Hardware e attrezzature: l’acquisto di ASIC miner, schede video (GPU), alimentatori, sistemi di raffreddamento e altri componenti. Questi beni vengono ammortizzati secondo i coefficienti fiscali previsti (tipicamente 20% annuo per apparecchiature informatiche, con ammortamento completo in 5 anni). Se il costo unitario del bene è inferiore a 516,46 euro, è possibile la deduzione integrale nell’anno di acquisto.

          Energia elettrica: è generalmente la voce di costo più rilevante per un’attività di mining. Le bollette dell’energia sono integralmente deducibili se il locale è adibito esclusivamente al mining. Se il mining avviene in un locale ad uso promiscuo (ad esempio una stanza dell’abitazione), la deducibilità è limitata al 50%, salvo prova contraria con contatori separati.

          Gli altri costi deducibili comprendono:

          • Connessione internet: canone mensile dell’abbonamento (al 50% se uso promiscuo)
          • Affitto del locale: se si utilizza un locale dedicato al mining
          • Manutenzione e riparazioni: costi per la sostituzione di componenti, pulizia e manutenzione dell’hardware
          • Software e licenze: programmi di mining, monitoraggio e gestione
          • Consulenze professionali: commercialista, consulente fiscale, legale
          • Assicurazioni: polizze per l’attrezzatura e il locale
          • Fee delle mining pool: commissioni versate alla pool per la partecipazione

          Per massimizzare le deduzioni e gestire correttamente la contabilità dell’attività di mining, è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture, ricevute, contratti e registri di produzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assistere nella corretta impostazione della contabilità per un’attività di mining professionale.

          Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute

          La questione dell’IVA sul mining di criptovalute è stata in parte chiarita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Hedqvist (C-264/14), che ha stabilito che le operazioni di cambio tra valuta tradizionale e Bitcoin (e altre cripto) sono esenti da IVA ai sensi della direttiva IVA europea.

          Per quanto riguarda specificamente il mining, la situazione nel contesto del mining criptovalute 2026 è la seguente:

          Il mining puro non è soggetto a IVA. La ragione è che il miner non fornisce un servizio a un cliente identificabile: la ricompensa in criptovaluta viene dalla rete blockchain stessa, non da un committente specifico. Manca quindi il requisito del rapporto sinallagmatico (prestazione a fronte di un corrispettivo) necessario per l’applicazione dell’IVA.

          Tuttavia, ci sono delle eccezioni importanti:

          • Servizi di mining per conto terzi: se il miner fornisce servizi di validazione o elaborazione a un cliente specifico dietro compenso, il servizio è soggetto a IVA
          • Vendita di hardware usato: la cessione di attrezzature di mining è soggetta a IVA con le regole ordinarie
          • Cloud mining come servizio: il provider di cloud mining che vende potenza di calcolo a clienti è soggetto a IVA sul corrispettivo del servizio

          Per il miner professionista con partita IVA, questo significa che le ricompense da mining non generano IVA a debito, ma i costi sostenuti (hardware, energia) hanno IVA a credito che potrebbe non essere detraibile in tutto o in parte, configurandosi un’attività esente. È un aspetto tecnico complesso che richiede l’assistenza di un professionista fiscale per la corretta gestione del pro-rata IVA.

          Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

          Devo pagare le tasse sulle crypto che mino se non le vendo?

          Se fai mining come hobby (attività occasionale), non devi pagare tasse sulle crypto che mino finché non le vendi o le scambi. Tuttavia, hai l’obbligo di dichiararle nel Quadro W della dichiarazione dei redditi, indicando il loro valore al 31 dicembre. Se invece fai mining come attività d’impresa, il reddito si tassa al momento del mining, indipendentemente dalla vendita.

          Quanto si paga di tasse sul mining nel 2026?

          Per il mining occasionale, si paga il 33% sulle plusvalenze realizzate quando si vendono le crypto minate. Per il mining professionale, si paga l’IRPEF progressiva (dal 23% al 43%) più i contributi INPS e l’IRAP. Chi opta per il regime forfettario paga il 15% di imposta sostitutiva (o 5% per i primi 5 anni).

          Serve la partita IVA per fare mining?

          Non serve la partita IVA se il mining è un’attività occasionale e non organizzata. Serve obbligatoriamente se il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi in hardware e infrastrutture. La distinzione dipende da fattori come l’entità dell’investimento, la continuità dell’attività e l’organizzazione dei mezzi.

          Come calcolo il costo di acquisizione delle crypto minate?

          Per il mining occasionale, il costo di acquisizione può essere determinato in base ai costi documentabili sostenuti (energia, quota hardware) o, in alternativa, al valore di mercato al momento del mining. Per il mining professionale, il valore è quello di mercato alla data di creazione, iscritto in bilancio. È fondamentale conservare tutta la documentazione (log di mining, bollette, screenshot del wallet con date).

          Il cloud mining viene tassato diversamente dal mining diretto?

          Il cloud mining può essere trattato come un investimento finanziario (redditi diversi) o come attività di mining (stesse regole del mining diretto). L’approccio più prudente è trattarlo come investimento: le crypto ricevute vanno nel Quadro W, le plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%, e i costi del contratto sono il costo di acquisizione delle crypto.

          Cosa rischio se non dichiaro i proventi da mining?

          La mancata dichiarazione delle cripto-attività comporta sanzioni severe: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati nel Quadro W per il monitoraggio fiscale, più sanzioni per l’omessa dichiarazione dei redditi (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta). In caso di importi rilevanti, si possono configurare anche reati penali (dichiarazione infedele o omessa). Conviene sempre regolarizzare la propria posizione.

          Conclusione

          Il mining criptovalute 2026 è un’attività che richiede una pianificazione fiscale attenta. Che si tratti di mining occasionale tassato al 33% sulle plusvalenze o di mining professionale con partita IVA e obblighi contabili, è fondamentale conoscere le regole e rispettare gli adempimenti dichiarativi. Il Quadro W per il monitoraggio e il Quadro RT per le plusvalenze sono i due strumenti principali per il miner occasionale, mentre il professionista deve gestire una contabilità completa.

          La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione, e aspetti come il valore di acquisizione delle crypto minate e il trattamento del cloud mining attendono ancora chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per evitare errori e sanzioni.

          Hai bisogno di assistenza per dichiarare i tuoi proventi da mining? Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione dei redditi da criptovalute e può aiutarti a gestire tutti gli adempimenti fiscali legati al mining. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Puoi anche scriverci a info@centrofiscale.com per una consulenza personalizzata.

          Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 14:00:002026-05-30 01:03:51Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi
          CAF, CRIPTOVALUTE

          Staking Criptovalute 2026: Come Funziona la Tassazione dei Rendimenti Crypto in Italia

          Dichiarazione redditi Criptovalute

          Staking criptovalute 2026: come funziona la tassazione dei rendimenti crypto in Italia? Se possiedi Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute e stai guadagnando ricompense tramite staking, devi sapere che il fisco italiano considera questi rendimenti come redditi imponibili. Con l’aliquota al 33% introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, capire come dichiarare correttamente i proventi da staking criptovalute è diventato fondamentale per evitare sanzioni e problemi con l’Agenzia delle Entrate.

          In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sullo staking criptovalute 2026: cos’è, come vengono tassati i reward, quale modello dichiarativo usare (Quadro W e Quadro RT), e ti mostriamo un esempio pratico con il calcolo dell’imposta. Se hai dubbi sulla tua situazione fiscale crypto, il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella tassazione criptovalute 2026 e può assisterti in ogni fase della dichiarazione.

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è lo Staking Crypto e Come Funziona
          2. Staking, Lending e Liquidity Providing: le Differenze
          3. Come Viene Tassato lo Staking Criptovalute nel 2026
          4. Momento Imponibile e Valore di Acquisizione
          5. Come Dichiarare lo Staking nel Modello Redditi PF
          6. Esempio Pratico: Staking ETH con Calcolo Imposta
          7. Soglia 2.000 Euro e Rendimenti da Staking
          8. Exchange e Report Fiscale per lo Staking
          9. Domande Frequenti
          10. Assistenza per la Dichiarazione Crypto

          Cos’è lo Staking Crypto e Come Funziona

          Lo staking criptovalute è un meccanismo che permette di ottenere rendimenti passivi bloccando le proprie crypto a supporto di una blockchain che utilizza il protocollo Proof of Stake (PoS). In pratica, invece di lasciare le criptovalute ferme nel wallet senza produrre nulla, le “metti in staking” per contribuire alla validazione delle transazioni sulla rete. In cambio, ricevi delle ricompense (chiamate staking rewards) sotto forma di nuove unità della stessa criptovaluta.

          Il funzionamento è semplice: le blockchain Proof of Stake come Ethereum, Solana, Cardano e Polkadot non richiedono enormi consumi energetici come il mining di Bitcoin. Al contrario, selezionano i validatori in base alla quantità di crypto che hanno vincolato. Più token metti in staking, maggiore è la probabilità di essere selezionato come validatore e di ricevere reward.

          Esistono diverse modalità di staking criptovalute 2026:

          • Staking diretto (nativo): blocchi i token direttamente sulla blockchain, diventando un validatore o delegando a uno. Richiede un importo minimo (ad esempio, 32 ETH per Ethereum)
          • Staking tramite exchange: piattaforme come Binance, Coinbase e Kraken offrono servizi di staking semplificato, senza importi minimi elevati
          • Liquid staking: ricevi un token derivato (es. stETH per Ethereum) che rappresenta la tua posizione in staking, mantenendo la liquidità dei tuoi fondi
          • Staking su DeFi: protocolli decentralizzati come Lido, Rocket Pool o Marinade offrono staking con rendimenti variabili

          I rendimenti da staking variano in base alla criptovaluta e alla piattaforma utilizzata. Nel 2026, le percentuali annue (APY) si aggirano mediamente tra il 3% e il 12%, con alcune altcoin che offrono rendimenti ancora superiori ma con rischi maggiori.

          Staking, Lending e Liquidity Providing: le Differenze

          Quando si parla di rendimenti crypto, è importante distinguere tra tre attività diverse che, pur generando tutte dei proventi, hanno caratteristiche e trattamenti fiscali differenti. Vediamo nel dettaglio le differenze per capire come ciascuna impatta sulla tua dichiarazione dei redditi.

          Lo staking, come abbiamo visto, consiste nel bloccare le proprie criptovalute per partecipare alla validazione delle transazioni su una blockchain Proof of Stake. I reward vengono generati dal protocollo stesso e sono proporzionali alla quantità vincolata. Dal punto di vista fiscale, i rendimenti da staking criptovalute 2026 sono classificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-sexies) del TUIR.

          Il lending crypto (prestito di criptovalute) funziona in modo diverso: presti le tue crypto a una piattaforma o a un altro utente e ricevi in cambio un interesse. Piattaforme centralizzate e protocolli DeFi come Aave o Compound offrono questo servizio. I proventi da lending, secondo l’interpretazione prevalente, rientrano anch’essi tra i redditi diversi di natura finanziaria, tassati con la stessa aliquota dello staking.

          Il liquidity providing consiste nel depositare coppie di token in un pool di liquidità (ad esempio su Uniswap o PancakeSwap) per facilitare gli scambi decentralizzati. In cambio ricevi una quota delle commissioni di trading. Questa attività presenta una complessità fiscale maggiore perché, oltre ai rendimenti, si verifica il fenomeno dell’impermanent loss (perdita temporanea), che rende più difficile il calcolo delle plusvalenze crypto.

          In sintesi, ecco un confronto rapido:

          AttivitàMeccanismoClassificazione fiscaleComplessità dichiarativa
          StakingBlocco token per validazioneRedditi diversi (art. 67 TUIR)Media
          LendingPrestito crypto con interesseRedditi diversi (art. 67 TUIR)Media
          Liquidity ProvidingDeposito in pool di liquiditàRedditi diversi + impermanent lossAlta

          Qualunque sia l’attività che svolgi, i rendimenti vanno dichiarati. Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a classificare correttamente ogni tipo di provento e a compilare la dichiarazione senza errori.

          Come Viene Tassato lo Staking Criptovalute nel 2026

          La tassazione staking criptovalute 2026 segue le regole introdotte dalla riforma fiscale delle cripto-attività. I rendimenti da staking sono considerati redditi diversi di natura finanziaria e vengono tassati con l’imposta sostitutiva. Ma qual è l’aliquota applicabile?

          Con la Legge di Bilancio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute è passata dal 26% al 33%. Questa aliquota si applica anche ai rendimenti derivanti da staking, lending e altre attività che generano proventi da cripto-attività. In pratica, se durante l’anno fiscale 2025 hai maturato reward dallo staking, dovrai versare il 33% di imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate.

          È fondamentale capire un aspetto chiave: lo staking criptovalute genera un doppio evento fiscale:

          1. Al momento della percezione del reward: ricevi nuovi token. Il loro valore in euro al momento dell’accredito diventa il tuo costo di acquisizione (o “prezzo di carico”)
          2. Al momento della vendita o conversione: quando vendi o converti quei token in euro o in un’altra crypto, la differenza tra il prezzo di vendita e il costo di acquisizione costituisce la plusvalenza tassabile al 33%

          Questa distinzione è cruciale perché il semplice accredito dei reward nel wallet non genera di per sé una plusvalenza: stabilisce solo il valore di carico. La tassazione vera e propria scatta quando realizzi il guadagno, cioè quando vendi o scambi i token ricevuti come reward.

          Momento Imponibile e Valore di Acquisizione nello Staking

          Uno degli aspetti più delicati della tassazione staking crypto riguarda la determinazione del momento imponibile e del valore di acquisizione dei token ricevuti come reward. Capire bene questi concetti è essenziale per calcolare correttamente le imposte dovute.

          Il momento della percezione coincide con l’istante in cui i reward da staking vengono accreditati nel tuo wallet o nel tuo account sull’exchange. In quel preciso momento, il valore di mercato dei token ricevuti in euro diventa il loro costo di acquisizione ai fini fiscali. Supponiamo che il 15 marzo 2025 ricevi 0,05 ETH come reward di staking e che in quel momento Ethereum vale 3.200 euro: il tuo costo di acquisizione per quei 0,05 ETH sarà di 160 euro.

          Questo valore è importante perché, quando successivamente venderai o scambierai quei 0,05 ETH, la plusvalenza sarà calcolata come differenza tra il prezzo di vendita e i 160 euro di costo di acquisizione. Se li vendi quando ETH vale 4.000 euro, riceverai 200 euro e la plusvalenza sarà di 40 euro (200 – 160), su cui pagherai il 33% di imposta.

          Per determinare correttamente il valore di mercato al momento della percezione, puoi utilizzare:

          • Il prezzo riportato dall’exchange al momento dell’accredito (la fonte più semplice e documentabile)
          • Piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko, che registrano i prezzi storici
          • Il report fiscale dell’exchange, che spesso include già il controvalore in euro

          Un aspetto da non sottovalutare: se ricevi reward di staking con frequenza giornaliera (come accade su molte piattaforme), avrai potenzialmente 365 eventi di acquisizione in un anno, ciascuno con un valore di mercato diverso. Questo rende la gestione contabile particolarmente complessa e rende quasi indispensabile l’utilizzo di un software di tracciamento o il supporto di un professionista.

          Come Dichiarare lo Staking nel Modello Redditi PF

          Per dichiarare correttamente i rendimenti da staking criptovalute 2026, devi utilizzare il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico). Non è possibile utilizzare il 730 per le criptovalute se hai plusvalenze da staking da dichiarare. Vediamo quali quadri compilare.

          Quadro W: Monitoraggio delle Cripto-attività

          Il Quadro W (che ha sostituito il vecchio Quadro RW) serve per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute. Qui devi indicare il valore delle criptovalute possedute al 1° gennaio e al 31 dicembre dell’anno fiscale, incluse quelle in staking. Il Quadro W è obbligatorio per tutte le cripto-attività, indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato o meno delle plusvalenze.

          Nel Quadro W devi riportare:

          • Colonna 1: codice identificativo della cripto-attività
          • Colonna 3: valore iniziale (1° gennaio)
          • Colonna 4: valore finale (31 dicembre)
          • Sezione IVAFE: l’imposta sul valore delle cripto-attività è pari allo 0,2% annuo sul valore di mercato

          I token ricevuti come reward di staking durante l’anno vanno inclusi nel valore al 31 dicembre, aumentando quindi la base imponibile IVAFE.

          Quadro RT: Plusvalenze da Cripto-attività

          Il Quadro RT è dove dichiari le plusvalenze realizzate dalla vendita o conversione delle criptovalute, inclusi i token ottenuti da staking. Qui indicherai:

          • Corrispettivi: il totale dei ricavi dalle vendite/conversioni di crypto nell’anno
          • Costo di acquisizione: il valore di carico dei token al momento della percezione (per i reward di staking) o dell’acquisto
          • Plusvalenza netta: la differenza tra corrispettivi e costo, su cui si applica l’aliquota del 33%

          La compilazione corretta del Modello Redditi PF con Quadro W e Quadro RT richiede precisione e competenza. Un errore nella determinazione del costo di acquisizione o nella classificazione dei redditi può comportare sanzioni significative. Il CAF Centro Fiscale di Udine dispone di operatori specializzati in dichiarazioni crypto che possono gestire la tua pratica dall’inizio alla fine.

          Esempio Pratico: Staking ETH con Calcolo Imposta

          Vediamo un esempio pratico di staking criptovalute 2026 per capire concretamente come funziona il calcolo dell’imposta. Supponiamo che Marco abbia messo in staking 10 ETH su Coinbase a partire da gennaio 2025, con un rendimento annuo (APY) del 4%.

          Fase 1: Accredito dei Reward

          Durante il 2025, Marco riceve complessivamente 0,4 ETH come reward di staking. Ipotizziamo che il prezzo medio di Ethereum al momento dei vari accrediti sia stato di 3.500 euro. Il valore di acquisizione dei reward è quindi:

          0,4 ETH x 3.500 euro = 1.400 euro (costo di acquisizione dei reward)

          Fase 2: Vendita dei Reward

          A novembre 2025, Marco decide di vendere i suoi 0,4 ETH di reward quando il prezzo di Ethereum è salito a 4.200 euro. Il ricavo dalla vendita è:

          0,4 ETH x 4.200 euro = 1.680 euro (corrispettivo di vendita)

          Fase 3: Calcolo della Plusvalenza e Imposta

          La plusvalenza è la differenza tra corrispettivo e costo di acquisizione:

          1.680 – 1.400 = 280 euro (plusvalenza netta)

          L’imposta sostitutiva al 33% sulla plusvalenza è:

          280 x 33% = 92,40 euro (imposta dovuta)

          Riepilogo dell’Esempio

          VoceImporto
          ETH in staking10 ETH
          Reward ricevuti (APY 4%)0,4 ETH
          Valore acquisizione reward1.400 euro
          Corrispettivo vendita reward1.680 euro
          Plusvalenza280 euro
          Imposta 33%92,40 euro

          Inoltre, Marco dovrà pagare l’IVAFE dello 0,2% sul valore totale delle cripto-attività detenute al 31 dicembre 2025, calcolata nel Quadro W. Considerando i 10 ETH iniziali più i reward, se il valore totale al 31 dicembre fosse di circa 43.680 euro, l’IVAFE sarebbe di circa 87,36 euro.

          Soglia 2.000 Euro e Rendimenti da Staking

          Una delle domande più frequenti sulla tassazione staking criptovalute 2026 riguarda la soglia di 2.000 euro. La normativa prevede infatti che le plusvalenze da cripto-attività inferiori a 2.000 euro nell’anno fiscale non siano soggette a tassazione. Ma come funziona questa soglia in relazione ai rendimenti da staking?

          La soglia di 2.000 euro si applica alle plusvalenze complessive realizzate nell’anno da tutte le operazioni su cripto-attività: vendite, conversioni, permute e anche vendita dei token ottenuti da staking. Questo significa che i rendimenti da staking contribuiscono al raggiungimento della soglia.

          Facciamo un esempio concreto per chiarire:

          • Plusvalenza dalla vendita di Bitcoin: 1.200 euro
          • Plusvalenza dalla vendita di reward da staking ETH: 600 euro
          • Totale plusvalenze: 1.800 euro → sotto la soglia di 2.000 euro, nessuna imposta dovuta

          Se invece il totale superasse i 2.000 euro, l’intera plusvalenza sarebbe tassata (non solo la parte eccedente). Ad esempio, con plusvalenze totali di 2.500 euro, pagheresti il 33% su tutti i 2.500 euro, non solo sui 500 euro eccedenti.

          Attenzione: la soglia di 2.000 euro riguarda solo le plusvalenze, cioè i guadagni effettivamente realizzati dalla vendita. L’obbligo di monitoraggio nel Quadro W e il pagamento dell’IVAFE restano comunque dovuti, anche se non hai realizzato alcuna plusvalenza. Il semplice possesso di criptovalute, anche quelle in staking, va sempre dichiarato.

          Exchange e Report Fiscale per lo Staking

          Per dichiarare correttamente i rendimenti da staking criptovalute 2026, è fondamentale avere una documentazione precisa di tutte le operazioni. Molti exchange offrono strumenti per generare report fiscali che semplificano notevolmente il lavoro dichiarativo. Vediamo quali piattaforme offrono i migliori strumenti.

          Binance è uno degli exchange più utilizzati in Italia e offre un servizio di report fiscale dedicato. Nella sezione “Tax” del tuo account puoi scaricare un riepilogo completo che include tutte le transazioni di staking, con il controvalore in euro al momento di ogni accredito. Binance collabora anche con piattaforme di terze parti come Koinly e CoinTracker per generare report conformi alla normativa italiana.

          Coinbase mette a disposizione una sezione “Taxes” dove puoi generare un riepilogo delle tue attività, incluso lo staking. Il report include i reward ricevuti, le date di accredito e il valore in euro. Coinbase è particolarmente apprezzato per la chiarezza dei suoi report, che facilitano la compilazione del Modello Redditi PF.

          Kraken offre un report dettagliato delle operazioni di staking nella sezione “History” dell’account. Puoi esportare i dati in formato CSV per importarli in software di calcolo fiscale. Crypto.com fornisce un servizio simile con report scaricabili in diversi formati.

          Per chi utilizza wallet decentralizzati (MetaMask, Ledger) o protocolli DeFi, la situazione è più complessa perché non esiste un report fiscale automatico. In questi casi è consigliabile utilizzare software specializzati come:

          • Koinly: supporta oltre 350 exchange e blockchain, genera report fiscali specifici per l’Italia
          • CoinTracker: traccia automaticamente le transazioni on-chain e genera un riepilogo fiscale
          • CryptoTaxCalculator: software specializzato con supporto per DeFi e staking su protocolli decentralizzati

          Qualunque strumento tu utilizzi, è fondamentale conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni. Il CAF Centro Fiscale può verificare la correttezza dei report generati dagli exchange e integrarli nella tua dichiarazione dei redditi crypto.

          Domande Frequenti sullo Staking Criptovalute 2026

          Lo staking di criptovalute va dichiarato anche se non vendo i reward?

          Sì, il possesso di criptovalute in staking va sempre dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non hai venduto nulla. I reward accreditati aumentano il valore del tuo portafoglio e vanno inclusi nel calcolo al 31 dicembre. L’IVAFE dello 0,2% è dovuta sul valore complessivo. La plusvalenza, invece, si tassa solo quando vendi o converti i token.

          Qual è l’aliquota sullo staking crypto nel 2026?

          L’aliquota sulle plusvalenze da staking criptovalute 2026 è del 33%, come previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Questa aliquota si applica alla differenza tra il corrispettivo di vendita dei token ottenuti come reward e il loro valore di acquisizione al momento dell’accredito.

          Come si calcola il valore di acquisizione dei reward da staking?

          Il valore di acquisizione dei reward corrisponde al prezzo di mercato in euro della criptovaluta nel momento esatto in cui i reward vengono accreditati nel tuo wallet o account. Puoi utilizzare il prezzo indicato dall’exchange o il valore su CoinMarketCap alla data dell’accredito.

          I rendimenti da staking contribuiscono alla soglia di 2.000 euro?

          Sì, le plusvalenze derivanti dalla vendita di token ottenuti tramite staking si sommano a tutte le altre plusvalenze crypto dell’anno. Se il totale complessivo supera la soglia di 2.000 euro, l’intera somma è soggetta a tassazione al 33%. Se resta sotto i 2.000 euro, non è dovuta alcuna imposta sulle plusvalenze (ma l’IVAFE è sempre dovuta).

          Posso compensare le perdite da staking con le plusvalenze?

          Sì, le minusvalenze realizzate dalla vendita di token (inclusi quelli ottenuti da staking) possono essere compensate con le plusvalenze dello stesso anno o dei 4 anni successivi. Ad esempio, se hai venduto reward da staking in perdita, puoi utilizzare quella minusvalenza per ridurre le plusvalenze future.

          Hai Bisogno di Assistenza per la Dichiarazione Crypto?

          La tassazione dello staking criptovalute 2026 presenta complessità che richiedono competenze specifiche: dalla determinazione del valore di acquisizione dei reward, alla compilazione corretta del Quadro W e del Quadro RT, fino al calcolo dell’IVAFE. Un errore nella dichiarazione può comportare sanzioni anche pesanti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella tassazione delle criptovalute e offre un servizio dedicato per chi fa staking, lending o trading crypto. I nostri operatori analizzano i report degli exchange, calcolano le plusvalenze e compilano la dichiarazione per te, garantendo la conformità con la normativa vigente.

          Non rischiare errori nella dichiarazione crypto: affidati a professionisti che conoscono la materia. Contatta il CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata sulla tua situazione fiscale legata alle criptovalute.

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            Maggio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-18 14:00:002026-05-30 01:04:18Staking Criptovalute 2026: Come Funziona la Tassazione dei Rendimenti Crypto in Italia
            CAF, CRIPTOVALUTE

            Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF con Esempi Pratici

            Dichiarazione redditi Criptovalute

            Il Quadro W criptovalute 2026 è il modulo obbligatorio del Modello Redditi PF attraverso il quale ogni residente fiscale italiano deve dichiarare il possesso di Bitcoin, Ethereum e qualsiasi altra cripto-attività. Se possiedi criptovalute su exchange come Binance, Coinbase o Kraken, oppure in un wallet personale, sei tenuto a compilare questa sezione per il monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) pari allo 0,2%.

            A partire dal periodo d’imposta 2023, il legislatore ha introdotto il Quadro W in sostituzione del vecchio Quadro RW specificamente per le cripto-attività, semplificando la struttura ma rendendo più stringenti gli obblighi dichiarativi. Con l’aliquota sulle plusvalenze salita al 33% dal 2026, compilare correttamente il quadro W criptovalute 2026 è fondamentale per evitare sanzioni che possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa.

            In questa guida completa ti spieghiamo passo dopo passo come compilare il Quadro W nel Modello Redditi PF 2026, con esempi pratici con numeri reali, il calcolo dell’IVCA e delle plusvalenze, e tutti gli errori da evitare. Se hai dubbi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti nella compilazione.

            Indice dei contenuti

            1. Cos’è il Quadro W e Perché è Obbligatorio per le Criptovalute
            2. Chi Deve Compilare il Quadro W per le Criptovalute nel 2026
            3. Differenza tra Quadro W e Vecchio Quadro RW
            4. Quali Dati Inserire nel Quadro W per le Crypto
            5. Come Recuperare i Dati dagli Exchange e Wallet
            6. Esempio Pratico di Compilazione del Quadro W Criptovalute 2026
            7. Calcolo IVCA: l’Imposta sulle Cripto-Attività dello 0,2%
            8. Calcolo Plusvalenze e Imposta Sostitutiva al 33%
            9. Errori Comuni nella Compilazione del Quadro W Crypto
            10. Crypto Non Dichiarate negli Anni Precedenti: Come Regolarizzare
            11. Scadenze e Sanzioni per il Modello Redditi PF 2026
            12. Domande Frequenti sul Quadro W Criptovalute

            Cos’è il Quadro W e Perché è Obbligatorio per le Criptovalute

            Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF dedicata al monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute da persone fisiche residenti in Italia. Questo quadro assolve una duplice funzione: da un lato consente all’Agenzia delle Entrate di monitorare le attività in criptovalute possedute dai contribuenti italiani, dall’altro serve come base per il calcolo dell’IVCA, l’imposta patrimoniale dello 0,2% sul valore delle crypto.

            L’obbligo di compilazione del quadro W criptovalute 2026 nasce dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022), che ha introdotto per la prima volta un quadro fiscale specifico per le cripto-attività, separandole dagli altri investimenti esteri che continuano a essere dichiarati nel Quadro RW. Questa scelta del legislatore riflette la crescente importanza del fenomeno crypto e la necessità di un monitoraggio dedicato.

            In termini pratici, il Quadro W funziona come una sorta di “fotografia” del tuo portafoglio crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Devi indicare il valore iniziale (quanto valevano le tue crypto all’inizio dell’anno) e il valore finale (quanto valevano alla fine dell’anno). Su quest’ultimo importo si calcola poi l’imposta IVCA.

            È importante capire che l’obbligo sussiste indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato guadagni o perdite. Anche se non hai venduto nulla e il valore delle tue crypto è diminuito, devi comunque compilare il Quadro W. L’unica esenzione riguarda chi non ha mai detenuto cripto-attività durante l’anno d’imposta.

            Chi Deve Compilare il Quadro W per le Criptovalute nel 2026

            L’obbligo di compilazione del quadro W criptovalute 2026 riguarda tutti i residenti fiscali italiani che, nel corso del 2025 (anno d’imposta di riferimento), hanno detenuto cripto-attività in qualsiasi forma. Non esiste una soglia minima al di sotto della quale l’obbligo viene meno: anche chi possiede pochi euro in Bitcoin deve dichiararlo.

            Soggetti obbligati alla compilazione

            I soggetti tenuti alla compilazione includono chi detiene criptovalute su exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, Bitpanda e simili, chi possiede crypto in wallet non custodial (MetaMask, Ledger, Trezor, Trust Wallet), chi ha token DeFi depositati in protocolli di finanza decentralizzata come staking, lending o liquidity pool, chi possiede NFT (Non-Fungible Token) con valore economico e chi ha ricevuto criptovalute in regalo, airdrop o mining.

            Un aspetto fondamentale da sottolineare: l’obbligo riguarda la residenza fiscale, non la cittadinanza. Anche uno straniero residente in Italia deve compilare il quadro W criptovalute 2026. Allo stesso modo, un italiano residente all’estero (iscritto AIRE) non è tenuto a questo adempimento in Italia, ma dovrà verificare le regole fiscali del proprio Paese di residenza.

            La differenza rispetto al 730 è importante: il Quadro W esiste solo nel Modello Redditi PF, quindi chi normalmente presenta il 730 dovrà predisporre anche il Modello Redditi PF aggiuntivo per il solo Quadro W, oppure optare direttamente per il Modello Redditi PF completo. Dal 2024, il Quadro W è stato introdotto anche nel 730, ma con funzionalità limitate. Per la dichiarazione completa delle cripto-attività con calcolo plusvalenze, resta consigliato il Modello Redditi PF.

            Differenza tra Quadro W e Vecchio Quadro RW

            Prima del 2023, le criptovalute venivano dichiarate nel Quadro RW, lo stesso utilizzato per conti correnti esteri, immobili all’estero e investimenti finanziari detenuti fuori dall’Italia. Il Quadro W rappresenta l’evoluzione specifica per le cripto-attività e presenta diverse differenze sostanziali rispetto al precedente sistema.

            La prima grande differenza riguarda la collocazione: il Quadro RW continua a esistere per gli altri investimenti esteri (conti correnti esteri, immobili, partecipazioni), mentre il Quadro W è riservato esclusivamente alle cripto-attività. Questa separazione permette un monitoraggio più preciso e specifico.

            La seconda differenza riguarda l’imposta applicata. Nel Quadro RW si calcola l’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Estere) con aliquota del 0,2%. Nel Quadro W si calcola l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività), anch’essa allo 0,2%, ma con regole di calcolo specifiche per le crypto.

            La terza differenza è il codice identificativo: nel Quadro RW le criptovalute usavano il codice generico 14, ora nel Quadro W il codice investimento 14 è dedicato specificamente alle cripto-attività con una classificazione più dettagliata.

            Infine, il Quadro W prevede una sezione specifica per le plusvalenze (la sezione II), che nel vecchio sistema richiedeva la compilazione separata del Quadro RT. Oggi, con il Quadro W del Modello Redditi PF, hai tutto in un unico modulo: monitoraggio, IVCA e tassazione delle plusvalenze.

            Quali Dati Inserire nel Quadro W per le Crypto

            La compilazione del quadro W criptovalute 2026 richiede l’inserimento di dati precisi per ogni posizione in cripto-attività che detieni. Vediamo campo per campo cosa devi indicare nel modulo.

            Sezione I: Monitoraggio fiscale e IVCA

            Nella Sezione I del Quadro W devi indicare i seguenti dati per ciascuna cripto-attività detenuta:

            • Codice investimento: inserisci il codice 14, che identifica le cripto-attività
            • Tipo di operazione: codice 1 se la posizione è stata mantenuta per tutto l’anno, 2 se è stata aperta durante l’anno, 3 se è stata chiusa, 4 se è stata sia aperta che chiusa nello stesso anno
            • Valore iniziale (colonna 7): il controvalore in euro delle cripto-attività al 1° gennaio 2025 (o alla data di acquisto se successiva)
            • Valore finale (colonna 8): il controvalore in euro al 31 dicembre 2025 (o alla data di cessione se precedente)
            • Giorni di possesso (colonna 6): il numero di giorni in cui hai detenuto le cripto-attività durante l’anno (massimo 365)
            • Stato estero: indicare il codice dello Stato in cui ha sede l’exchange o, per i wallet decentralizzati, non compilare questo campo

            Il valore in euro si determina utilizzando il cambio rilevato sul sito dell’exchange dove sono detenute le crypto, oppure su piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko alla data di riferimento.

            Sezione II: Plusvalenze e minusvalenze

            La Sezione II del Quadro W serve per dichiarare le plusvalenze (guadagni) e le minusvalenze (perdite) realizzate durante l’anno dalla vendita o conversione di cripto-attività. Qui devi indicare:

            • Corrispettivo di cessione: quanto hai incassato (in euro) dalla vendita delle crypto
            • Costo di acquisto: quanto avevi pagato (in euro) per acquistare le crypto vendute
            • Plusvalenza o minusvalenza: la differenza tra corrispettivo e costo
            • Imposta sostitutiva: il 33% calcolato sulla plusvalenza netta

            Ricorda che le plusvalenze sono tassabili solo se realizzate, cioè solo se hai effettivamente venduto, scambiato o convertito le cripto-attività. Il semplice aumento di valore senza vendita (plusvalenza latente) non genera obbligo fiscale nella Sezione II, ma il valore finale va comunque indicato nella Sezione I per il calcolo dell’IVCA.

            Come Recuperare i Dati dagli Exchange e Wallet

            Uno degli aspetti più impegnativi nella compilazione del quadro W criptovalute 2026 è la raccolta dei dati necessari. Ogni exchange e wallet ha le proprie modalità per esportare le informazioni fiscali. Ecco come procedere per le piattaforme più utilizzate in Italia.

            Dati da Binance

            Su Binance, accedi alla sezione “Tax Report” o “Report Fiscale” disponibile nel menu utente. La piattaforma permette di scaricare il report delle transazioni annuali in formato CSV. Per il Quadro W ti servono in particolare il saldo totale del portafoglio al 1° gennaio 2025 e al 31 dicembre 2025, convertito in euro al cambio del giorno. Binance offre anche un report specifico con i guadagni e le perdite realizzati durante l’anno. In alternativa, puoi scaricare lo storico completo delle transazioni dalla sezione “Ordini” > “Storico transazioni” e calcolare i valori manualmente o tramite software dedicati.

            Dati da Coinbase

            Coinbase mette a disposizione un report fiscale nella sezione “Imposte” (Taxes) del profilo. Puoi generare un report con tutte le transazioni dell’anno, i guadagni realizzati e i saldi a inizio e fine periodo. Coinbase fornisce anche un documento riepilogativo in formato PDF che può essere utilizzato come base per la compilazione del Quadro W. I valori sono già convertiti nella valuta del tuo account.

            Dati da Kraken

            Su Kraken, vai nella sezione “History” > “Export” per scaricare lo storico completo delle operazioni. Kraken offre anche un report fiscale specifico nella sezione “Tax Documents”. Per il Quadro W, scarica il report dei saldi (Balances) alle date del 1° gennaio e 31 dicembre, e il report delle operazioni (Trades) per calcolare le plusvalenze.

            Wallet non custodial e DeFi

            Per i wallet non custodial come MetaMask, Ledger o Trezor, la raccolta dati è più complessa perché non esiste un report automatico. Devi ricostruire manualmente i saldi e le transazioni. Puoi utilizzare gli explorer blockchain come Etherscan (per Ethereum) o Blockchain.com (per Bitcoin) inserendo il tuo indirizzo pubblico per verificare i saldi alle date rilevanti.

            Per le posizioni in DeFi (staking, lending, liquidity pool), devi considerare anche i rendimenti maturati come reddito e il valore complessivo delle posizioni aperte. Software come Koinly, CoinTracking o CryptoTaxCalculator possono aiutare ad aggregare i dati da più fonti.

            Data la complessità di questa operazione, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specifica per la raccolta e la riconciliazione dei dati da più exchange e wallet.

            Esempio Pratico di Compilazione del Quadro W Criptovalute 2026

            Vediamo un esempio pratico di compilazione del quadro W criptovalute 2026 con numeri reali, per capire concretamente come procedere. Prendiamo il caso di Marco, un lavoratore dipendente di Udine che possiede criptovalute su Binance.

            Il portafoglio crypto di Marco

            Marco ha acquistato nel 2024 le seguenti criptovalute su Binance:

            • 0,15 Bitcoin (BTC) acquistati a ottobre 2024 per 5.400 euro
            • 2 Ethereum (ETH) acquistati a novembre 2024 per 4.800 euro
            • 1.000 USDT (stablecoin) acquistati a dicembre 2024 per 920 euro

            Investimento totale: 11.120 euro

            Al 1° gennaio 2025, il portafoglio di Marco valeva:

            • 0,15 BTC x 40.200 euro/BTC = 6.030 euro
            • 2 ETH x 2.350 euro/ETH = 4.700 euro
            • 1.000 USDT = 920 euro
            • Totale al 1° gennaio 2025: 11.650 euro

            Durante il 2025, Marco ha venduto 0,05 BTC a giugno 2025 per 3.850 euro (prezzo BTC a quel momento: 77.000 euro). Non ha fatto altre operazioni.

            Al 31 dicembre 2025, il portafoglio residuo valeva:

            • 0,10 BTC x 93.500 euro/BTC = 9.350 euro
            • 2 ETH x 3.400 euro/ETH = 6.800 euro
            • 1.000 USDT = 920 euro
            • Totale al 31 dicembre 2025: 17.070 euro

            Compilazione Sezione I del Quadro W

            Marco compila la Sezione I del Quadro W così:

            Rigo W1 (posizione complessiva crypto):

            • Codice investimento: 14 (cripto-attività)
            • Tipo operazione: 1 (posizione mantenuta tutto l’anno)
            • Giorni di possesso: 365
            • Valore iniziale: 11.650 euro
            • Valore finale: 17.070 euro

            Calcolo IVCA:

            • Base imponibile = valore finale = 17.070 euro
            • IVCA = 17.070 x 0,2% = 34,14 euro
            • IVCA dovuta (arrotondata): 34 euro

            Marco dovrà versare 34 euro di IVCA tramite il codice tributo 1727 nel modello F24, entro la scadenza del 30 novembre 2026.

            Compilazione Sezione II: Plusvalenza sulla vendita

            Marco ha venduto 0,05 BTC durante il 2025. Deve calcolare la plusvalenza:

            • Corrispettivo di cessione: 3.850 euro (quanto ha incassato dalla vendita)
            • Costo di acquisto proporzionale: Marco aveva acquistato 0,15 BTC a 5.400 euro, quindi il costo di 0,05 BTC è 5.400 / 3 = 1.800 euro
            • Plusvalenza realizzata: 3.850 – 1.800 = 2.050 euro
            • Imposta sostitutiva al 33%: 2.050 x 33% = 676,50 euro, arrotondati a 677 euro

            Marco compila la Sezione II indicando:

            • Corrispettivo: 3.850 euro
            • Costo: 1.800 euro
            • Plusvalenza: 2.050 euro
            • Imposta sostitutiva: 677 euro

            Totale imposte crypto di Marco per il 2025:

            • IVCA: 34 euro
            • Imposta sostitutiva plusvalenze: 677 euro
            • Totale: 711 euro

            Calcolo IVCA: l’Imposta sulle Cripto-Attività dello 0,2%

            L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è l’equivalente dell’IVAFE ma applicata specificamente alle cripto-attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale che si calcola sul valore delle crypto detenute al 31 dicembre di ogni anno, con aliquota dello 0,2%.

            Il calcolo dell’IVCA nel quadro W criptovalute 2026 segue regole precise. La base imponibile è il valore di mercato in euro delle cripto-attività al 31 dicembre 2025. Se hai detenuto le crypto per un periodo inferiore all’anno intero, l’imposta viene rapportata ai giorni effettivi di possesso (ad esempio, se hai acquistato crypto il 1° luglio, paghi l’IVCA solo per 184 giorni su 365).

            La formula di calcolo è la seguente: IVCA = Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365). Per chi ha detenuto le crypto per tutto l’anno, il calcolo si semplifica a Valore al 31/12 x 0,2%.

            Esistono alcune casistiche particolari da considerare. Se durante l’anno hai acquistato ulteriori crypto, devi ricalcolare il valore iniziale considerando i nuovi acquisti. Se hai venduto parte delle crypto, il valore finale sarà inferiore e l’IVCA si calcolerà solo sul valore residuo al 31 dicembre.

            L’IVCA si versa tramite il modello F24 utilizzando il codice tributo 1727 per il saldo e il codice tributo 1728 per l’acconto. Il versamento segue le stesse scadenze del Modello Redditi PF: saldo entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%) e acconti a giugno e novembre.

            Per importi inferiori a 12 euro, l’IVCA non è dovuta. Questa franchigia riguarda chi possiede piccole quantità di criptovalute con un controvalore modesto.

            Calcolo Plusvalenze e Imposta Sostitutiva al 33%

            Dal 2026, le plusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività sono soggette a un’imposta sostitutiva del 33%, aumentata rispetto al precedente 26%. Questa modifica, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, ha un impatto significativo sulla tassazione dei guadagni in criptovalute.

            La plusvalenza si realizza quando vendi, scambi o converti cripto-attività ricavando più di quanto hai speso per acquistarle. Il calcolo è semplice: Plusvalenza = Corrispettivo di cessione – Costo di acquisto. Se il risultato è negativo, si tratta di una minusvalenza, che può essere compensata con plusvalenze future entro i successivi 4 anni.

            Attenzione: l’imposta sostitutiva al 33% si applica alle plusvalenze dell’anno d’imposta 2025 (dichiarate nel Modello Redditi PF 2026). Per l’anno d’imposta 2024, l’aliquota era ancora al 26%.

            Le operazioni che generano plusvalenze tassabili nel quadro W criptovalute 2026 includono la vendita di crypto contro euro o altra valuta fiat, lo scambio tra criptovalute diverse (ad esempio BTC contro ETH), l’utilizzo di crypto per acquistare beni o servizi e la conversione di crypto in stablecoin.

            Non generano invece plusvalenze tassabili il trasferimento tra wallet propri (da exchange a Ledger, per esempio), la ricezione di crypto da airdrop o fork (tassata al momento della successiva vendita) e lo staking, che genera redditi diversi e non plusvalenze da cessione.

            Per determinare il costo di acquisto, si utilizza il metodo LIFO (Last In, First Out): le ultime crypto acquistate sono le prime a essere considerate vendute. Questo metodo può risultare vantaggioso o svantaggioso a seconda dell’andamento dei prezzi.

            Il versamento dell’imposta sostitutiva avviene tramite modello F24 con il codice tributo 1100 entro le scadenze previste per il Modello Redditi PF.

            Errori Comuni nella Compilazione del Quadro W Crypto

            La compilazione del quadro W criptovalute 2026 presenta diverse insidie che portano molti contribuenti a commettere errori, con il rischio di sanzioni. Ecco i più frequenti e come evitarli.

            Il primo errore comune è non dichiarare le criptovalute perché si ritiene che importi piccoli siano esenti. Non esiste alcuna soglia minima: anche 10 euro in Bitcoin devono essere indicati nel Quadro W. L’unica franchigia riguarda il versamento dell’IVCA (sotto i 12 euro non si paga), ma l’obbligo dichiarativo resta.

            Il secondo errore è confondere il Quadro W con il Quadro RW. Molti contribuenti, abituati al vecchio sistema, continuano a inserire le crypto nel Quadro RW. Le cripto-attività devono essere dichiarate esclusivamente nel Quadro W. Il Quadro RW resta per conti correnti esteri, immobili e altri investimenti finanziari all’estero.

            Il terzo errore è calcolare male il valore iniziale e finale. Il valore deve essere espresso in euro al cambio del giorno di riferimento (1° gennaio e 31 dicembre). Molti usano il valore in dollari senza convertirlo o utilizzano il cambio sbagliato. È fondamentale fare riferimento al cambio EUR/crypto della piattaforma dove sono detenute le crypto, o in subordine a CoinMarketCap.

            Il quarto errore riguarda le operazioni crypto-to-crypto. Uno scambio tra Bitcoin ed Ethereum genera una cessione (di BTC) e un acquisto (di ETH), e la plusvalenza sulla cessione è tassabile. Molti contribuenti non considerano questi scambi come eventi fiscali.

            Il quinto errore è non considerare le commissioni (fee) di exchange e rete. Le commissioni pagate per acquistare o vendere crypto sono parte del costo di acquisto (si sommano) o riducono il corrispettivo di cessione, diminuendo la plusvalenza tassabile.

            Per evitare questi errori, affidarsi al CAF Centro Fiscale è la scelta migliore: i nostri operatori specializzati verificano la correttezza di ogni dato e ti guidano nella compilazione.

            Crypto Non Dichiarate negli Anni Precedenti: Come Regolarizzare

            Se hai posseduto criptovalute negli anni precedenti senza dichiararle nel Quadro RW (fino al 2022) o nel Quadro W (dal 2023), ti trovi in una situazione di omessa dichiarazione che può comportare sanzioni rilevanti. Tuttavia, esistono strumenti per regolarizzare la propria posizione.

            La prima opzione è il ravvedimento operoso, che ti permette di presentare le dichiarazioni integrative per gli anni non dichiarati pagando sanzioni ridotte. Per il monitoraggio fiscale (Quadro W/RW), la sanzione piena va dal 3% al 15% del valore non dichiarato, ma con il ravvedimento si riduce sensibilmente in base al ritardo. Per le imposte non versate (IVCA e imposta sulle plusvalenze), la sanzione base è del 30%, riducibile con il ravvedimento.

            La sanatoria crypto prevista dalla Legge di Bilancio 2023 ha permesso di regolarizzare le posizioni fino al 2021 pagando un’imposta sostitutiva agevolata. Sebbene i termini per questa sanatoria siano scaduti, è comunque possibile regolarizzarsi tramite il ravvedimento operoso ordinario.

            È fondamentale agire il prima possibile: più tempo passa, più aumentano le sanzioni e gli interessi. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate sta intensificando i controlli sulle cripto-attività grazie allo scambio automatico di informazioni con gli exchange esteri attraverso il protocollo DAC8 e il CRS (Common Reporting Standard).

            Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella valutazione della tua situazione pregressa, nel calcolo delle sanzioni ridotte e nella predisposizione delle dichiarazioni integrative necessarie per metterti in regola.

            Scadenze e Sanzioni per il Modello Redditi PF 2026

            La scadenza per la presentazione del Modello Redditi PF 2026 (con il Quadro W criptovalute 2026 per l’anno d’imposta 2025) è fissata al 30 novembre 2026. Questa è la data entro cui il modello deve essere trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

            Per quanto riguarda i versamenti, le scadenze sono differenti:

            • 30 giugno 2026: saldo imposte 2025 e primo acconto 2026 (IVCA e imposta sostitutiva plusvalenze)
            • 30 luglio 2026: saldo con maggiorazione dello 0,40% per chi non riesce a pagare entro giugno
            • 30 novembre 2026: secondo acconto 2026

            Le sanzioni per omessa o infedele dichiarazione del Quadro W sono severe. Per l’omesso monitoraggio fiscale, la sanzione va dal 3% al 15% del valore delle cripto-attività non dichiarate, che sale dal 6% al 30% se le attività sono detenute in Paesi a fiscalità privilegiata (black list). Per l’omesso o insufficiente versamento dell’IVCA, la sanzione è del 30% dell’imposta non versata. Per le plusvalenze non dichiarate, oltre alla sanzione del 30%, si applicano interessi legali e la possibile segnalazione per evasione fiscale nei casi più gravi.

            Data la complessità delle scadenze e l’importanza di rispettarle, il consiglio è di iniziare a raccogliere i dati con largo anticipo e rivolgersi al CAF Centro Fiscale per una compilazione accurata e nei tempi previsti.

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sul Quadro W Criptovalute

            Devo compilare il Quadro W anche se non ho venduto criptovalute?

            Sì, l’obbligo di compilazione del Quadro W sussiste per il solo fatto di detenere cripto-attività, indipendentemente dalla vendita. Il Quadro W serve sia per il monitoraggio fiscale che per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). Anche se non hai realizzato plusvalenze, devi dichiarare il possesso nel Modello Redditi PF 2026.

            Qual è il codice investimento da usare nel Quadro W per le crypto?

            Il codice investimento da indicare nel Quadro W per le cripto-attività è il 14. Questo codice è specifico per Bitcoin, Ethereum, stablecoin e tutte le altre criptovalute e cripto-attività, inclusi i token e gli NFT con valore economico.

            Posso dichiarare le criptovalute nel 730 invece che nel Modello Redditi PF?

            Dal 2024, il Quadro W è disponibile anche nel 730, ma con funzionalità limitate. Per una dichiarazione completa che includa il calcolo delle plusvalenze e dell’imposta sostitutiva al 33%, è consigliabile utilizzare il Modello Redditi PF. In alternativa, puoi presentare il 730 per i redditi ordinari e il Modello Redditi PF aggiuntivo per il solo Quadro W.

            Come calcolo il valore delle crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre?

            Il valore si determina in base al controvalore in euro delle cripto-attività alla data di riferimento. Puoi utilizzare il prezzo indicato dall’exchange dove detieni le crypto (Binance, Coinbase, Kraken) oppure il prezzo di mercato su piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko. È importante conservare la documentazione del prezzo utilizzato.

            L’IVCA dello 0,2% si paga anche sulle stablecoin come USDT e USDC?

            Sì, l’IVCA si applica anche alle stablecoin come USDT, USDC e DAI, perché rientrano nella definizione di cripto-attività. Il valore al 31 dicembre sarà sostanzialmente pari al controvalore in euro dei token detenuti. Anche le stablecoin devono essere indicate nel Quadro W con codice investimento 14.

            Cosa rischio se non dichiaro le criptovalute nel Quadro W?

            L’omessa dichiarazione comporta sanzioni dal 3% al 15% del valore non dichiarato per il mancato monitoraggio fiscale, oltre al 30% delle imposte non versate (IVCA e imposta sulle plusvalenze). Con lo scambio automatico di informazioni tra Paesi (DAC8), l’Agenzia delle Entrate può incrociare i dati degli exchange esteri. È consigliabile regolarizzarsi tramite il ravvedimento operoso con l’assistenza del CAF Centro Fiscale.


            La compilazione del quadro W criptovalute 2026 nel Modello Redditi PF può sembrare complessa, soprattutto se hai operato su più exchange o utilizzi wallet decentralizzati. Tra codice investimento 14, calcolo dell’IVCA allo 0,2%, determinazione delle plusvalenze con aliquota al 33% e la raccolta dei dati da piattaforme diverse, il margine di errore è significativo.

            Non rischiare sanzioni che possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa: affidati a professionisti esperti nella fiscalità delle criptovalute. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione completa del Quadro W, dalla raccolta dei dati dagli exchange fino alla trasmissione del Modello Redditi PF, sia in ufficio che online.

            Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione delle criptovalute? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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            Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione delle cripto-attività. I nostri operatori ti guidano nella compilazione del Quadro W, nel calcolo dell’IVCA e delle plusvalenze, e nella trasmissione del Modello Redditi PF.

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              01/09/2026
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              Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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              Giulia Guida
              25/08/2026
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              Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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              Paola Zilli
              07/08/2026
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              Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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              Jacqueline B.
              06/08/2026
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              Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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              Maura Masutto
              06/08/2026
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              Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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              Issam Elhefnawi
              31/07/2026
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              Molto gentile
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              Sibongile Moyana
              30/07/2026
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              Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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              Sabrina Cirina profile picture
              Sabrina Cirina
              23/07/2026
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              Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
              Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-12 14:00:002026-05-31 17:11:18Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF con Esempi Pratici

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