Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale
PATRONATO

Pensione di Vecchiaia 2026: Requisiti di Eta e Contributi, Come Fare Domanda

SERVIZI CAF Centro Fiscale

La pensione di vecchiaia 2026 rappresenta il traguardo naturale per milioni di lavoratori italiani che hanno raggiunto i requisiti di età e contributi stabiliti dalla normativa INPS. Conoscere con esattezza quando si può andare in pensione, quanto si riceverà e come presentare domanda è fondamentale per pianificare serenamente il proprio futuro previdenziale. Nel 2026, i requisiti per accedere alla pensione ordinaria di vecchiaia restano quelli introdotti dalla riforma Fornero: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati. Questa guida completa ti aiuterà a capire se hai diritto alla pensione, come calcolare l’importo che ti spetta e quali passaggi seguire per ottenere il tuo assegno mensile dall’INPS.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la Pensione di Vecchiaia
  2. Requisiti Pensione Vecchiaia 2026
  3. Deroghe per Lavori Usuranti e Gravosi
  4. Calcolo Importo Pensione
  5. Come Fare Domanda INPS
  6. Tempistiche e Decorrenza
  7. Differenze con Pensione Anticipata
  8. Domande Frequenti

Cos’è la Pensione di Vecchiaia

La pensione di vecchiaia è la prestazione previdenziale che l’INPS eroga ai lavoratori che hanno raggiunto una determinata età anagrafica e maturato un numero minimo di anni di contributi. Si tratta della cosiddetta pensione ordinaria, quella a cui ha diritto chiunque abbia lavorato e versato contributi al sistema pensionistico italiano per un periodo sufficientemente lungo. A differenza della pensione anticipata, che permette di ritirarsi prima raggiungendo un elevato numero di contributi indipendentemente dall’età, la pensione di vecchiaia si ottiene quando si raggiunge l’età pensionabile fissata dalla legge.

La pensione di vecchiaia rappresenta un diritto maturato attraverso il lavoro: ogni mese di contributi versati si traduce in un accumulo di anzianità contributiva che, unita al requisito anagrafico, consente l’accesso al trattamento pensionistico. L’importo mensile della pensione dipende da diversi fattori, tra cui il sistema di calcolo applicabile (retributivo, contributivo o misto), l’ammontare dei contributi versati e la storia lavorativa del pensionando. Per capire a quanto ammonta la propria futura pensione e quando sarà possibile richiederla, è importante conoscere i requisiti pensione vecchiaia 2026 e le modalità di calcolo dell’assegno.

Requisiti Pensione Vecchiaia 2026: 67 Anni di Età e 20 Anni di Contributi

Nel 2026, per accedere alla pensione di vecchiaia sono necessari due requisiti fondamentali che devono essere soddisfatti contemporaneamente. Il primo è di tipo anagrafico: occorre aver compiuto 67 anni di età. Questo limite è valido sia per gli uomini che per le donne, sia per i lavoratori del settore privato che per quelli del pubblico impiego. L’età pensionabile di 67 anni è stata introdotta dalla riforma Fornero nel 2011 e resta invariata anche per il 2026, confermando la necessità di raggiungere questa soglia per accedere alla pensione ordinaria.

Il secondo requisito riguarda l’anzianità contributiva: sono necessari almeno 20 anni di contributi effettivi versati all’INPS o ad altre casse previdenziali obbligatorie. Questi 20 anni rappresentano il minimo indispensabile per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia. I contributi possono derivare da lavoro dipendente, lavoro autonomo, attività professionale o essere stati accreditati figurativamente in alcuni casi particolari (come per il servizio militare, la maternità obbligatoria o i periodi di malattia). È importante sottolineare che i 20 anni di contributi devono essere effettivi: non sono sufficienti contributi volontari o riscatti se non accompagnati da periodi di contribuzione obbligatoria.

Esiste però una deroga per i lavoratori con carriere contributive discontinue: chi ha iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996 (i cosiddetti “contributivi puri”) può accedere alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, a condizione di aver raggiunto sempre i 67 anni di età e che l’importo della pensione risultante sia pari almeno all’assegno sociale previsto per quell’anno. Questa possibilità è riservata a chi non ha alcun contributo versato prima del 1996 e rappresenta una tutela per i lavoratori con carriere frammentate o precarie.

Deroghe per Lavori Usuranti e Gravosi

La normativa previdenziale prevede alcune deroghe ai requisiti standard della pensione di vecchiaia per i lavoratori che hanno svolto attività particolarmente gravose o usuranti. Queste categorie professionali, a causa della natura pesante del lavoro svolto, possono accedere alla pensione con requisiti ridotti rispetto ai 67 anni previsti per la generalità dei lavoratori. Si tratta di una tutela importante per chi ha dedicato la propria vita lavorativa a mansioni faticose che comportano un maggiore logoramento fisico.

Tra le professioni usuranti rientrano ad esempio i lavoratori notturni a turni, i conducenti di veicoli pesanti, i lavoratori in galleria o in cava, gli addetti alla linea catena e coloro che svolgono mansioni in ambienti ad alte temperature. Per queste categorie, la legge prevede la possibilità di anticipare il pensionamento attraverso il sistema delle quote, che combina età anagrafica e anzianità contributiva. Ad esempio, chi ha svolto lavori usuranti per almeno metà della vita lavorativa può accedere alla pensione con requisiti ridotti di alcuni anni rispetto ai 67 previsti ordinariamente.

Per i lavori gravosi, invece, esiste l’APE Sociale, una prestazione che consente di andare in pensione a 63 anni e mezzo con almeno 36 anni di contributi. Tra i lavori considerati gravosi figurano gli operai dell’industria estrattiva, gli edili, i conduttori di gru, i conciatori di pelli, i marittimi, gli operatori ecologici e molte altre professioni elencate dalla normativa. Anche in questo caso, la qualifica di lavoro gravoso deve essere certificata e deve aver riguardato almeno 6 anni negli ultimi 7 oppure 7 anni negli ultimi 10 prima della domanda di pensione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare se hai diritto a queste agevolazioni e assisterti nella raccolta della documentazione necessaria per dimostrare lo svolgimento di attività usuranti o gravose.

Calcolo Importo Pensione: Sistema Retributivo, Misto e Contributivo

L’importo della pensione di vecchiaia dipende dal sistema di calcolo applicabile al singolo lavoratore, che varia in base agli anni di contribuzione maturati e ai periodi di lavoro. In Italia coesistono tre sistemi: il retributivo, il contributivo e il misto. Comprendere quale sistema si applica al proprio caso è fondamentale per stimare con precisione l’assegno pensionistico che si riceverà mensilmente dall’INPS.

Il sistema retributivo si applica ai lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Con questo metodo, la pensione è calcolata sulla base delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro (in genere gli ultimi 5-10 anni), ed è tendenzialmente più generoso rispetto al contributivo. Il sistema retributivo garantisce una pensione che si avvicina maggiormente all’ultimo stipendio percepito, proprio perché il calcolo si basa sulle retribuzioni effettive e non sui contributi versati.

Il sistema contributivo, invece, si applica a chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 in poi. In questo caso, la pensione viene calcolata esclusivamente sui contributi effettivamente versati durante tutta la carriera lavorativa, rivalutati annualmente in base al PIL. Ogni contributo versato viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che varia in base all’età di pensionamento: più si va in pensione tardi, più alto è il coefficiente e quindi più elevato sarà l’assegno mensile. Il sistema contributivo tende a essere meno vantaggioso rispetto al retributivo, soprattutto per chi ha avuto carriere discontinue o salari bassi.

Il sistema misto riguarda i lavoratori che avevano meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 ma almeno un contributo versato prima di quella data. Per questi lavoratori, la pensione viene calcolata in parte con il metodo retributivo (per i contributi fino al 1995) e in parte con il contributivo (per i contributi dal 1996 in poi). Questo sistema rappresenta una via di mezzo tra i due precedenti e garantisce una tutela maggiore rispetto al contributivo puro. Per sapere con esattezza a quanto ammonta la tua futura pensione di vecchiaia 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una simulazione dettagliata del calcolo, considerando la tua storia contributiva completa e applicando il sistema corretto al tuo caso specifico.

Come Fare Domanda di Pensione di Vecchiaia INPS

La domanda di pensione di vecchiaia deve essere presentata all’INPS attraverso una procedura telematica che richiede attenzione e precisione per evitare errori che potrebbero ritardare l’erogazione del primo assegno. La compilazione della domanda comporta l’inserimento di numerosi dati personali, anagrafici e contributivi, oltre alla scelta di alcune opzioni importanti come le modalità di pagamento, l’eventuale applicazione del cumulo contributivo o la richiesta di detrazioni fiscali.

Per presentare la domanda è necessario essere in possesso delle proprie credenziali digitali (SPID, CIE o CNS) e raccogliere tutta la documentazione necessaria: codice fiscale, dati anagrafici completi, estratto conto contributivo aggiornato (disponibile sul sito INPS), coordinate bancarie o postali per l’accredito della pensione, eventuale documentazione relativa a periodi di contribuzione estera o riscattati. È inoltre importante verificare che tutti i contributi versati durante la carriera lavorativa siano correttamente registrati nell’estratto conto INPS, perché eventuali periodi mancanti devono essere regolarizzati prima della presentazione della domanda.

La compilazione richiede competenze tecniche e conoscenza della normativa previdenziale: un errore nella scelta del tipo di pensione, nel calcolo dei contributi o nell’indicazione dei periodi lavorativi può comportare il rigetto della domanda o un assegno inferiore a quello spettante. Per questo motivo, è consigliabile affidarsi all’assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine, che si occupa di tutto l’iter: dalla raccolta dei documenti alla verifica dell’estratto conto contributivo, dalla compilazione della domanda telematica fino alla presentazione all’INPS. I nostri esperti garantiscono la correttezza di ogni passaggio e ti tengono aggiornato sullo stato della pratica fino all’erogazione del primo assegno pensionistico.

Tempistiche e Decorrenza della Pensione di Vecchiaia 2026

Una volta presentata la domanda di pensione, è importante conoscere i tempi di lavorazione da parte dell’INPS e la data di decorrenza del primo assegno. A differenza di quanto avveniva in passato, per la pensione di vecchiaia non esistono più le cosiddette “finestre mobili”: questo significa che la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti, oppure dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, se questa viene inoltrata dopo aver già raggiunto età e contributi.

Ad esempio, se compi 67 anni il 15 marzo 2026 e hai già maturato i 20 anni di contributi, puoi presentare la domanda anche prima di compiere gli anni (fino a 3 mesi prima) e la tua pensione decorrerà dal 1° aprile 2026. Se invece presenti la domanda in ritardo, ad esempio a giugno 2026, la pensione decorrerà comunque dal 1° aprile 2026, ma il primo pagamento potrebbe arrivare solo dopo alcuni mesi, comprensivo degli arretrati maturati.

I tempi tecnici di lavorazione della domanda da parte dell’INPS variano generalmente tra i 2 e i 4 mesi, durante i quali l’Istituto verifica la correttezza dei dati, controlla la posizione contributiva e calcola l’importo spettante. È quindi consigliabile presentare la domanda con un certo anticipo rispetto alla data di decorrenza prevista, per evitare ritardi nell’erogazione del primo assegno. Il CAF Centro Fiscale monitora costantemente lo stato di avanzamento della pratica e interviene tempestivamente in caso di richieste di integrazione documentale o di anomalie nella lavorazione, garantendo che la tua pensione venga liquidata nei tempi più rapidi possibili.

Differenze tra Pensione di Vecchiaia e Pensione Anticipata

Spesso si fa confusione tra pensione di vecchiaia e pensione anticipata, due strumenti previdenziali diversi che consentono di ritirarsi dal lavoro con requisiti differenti. Comprendere le differenze è importante per scegliere la soluzione più adatta alla propria situazione e capire quale strada percorrere per accedere al trattamento pensionistico.

La pensione di vecchiaia, come abbiamo visto, richiede il raggiungimento di un’età minima di 67 anni e di almeno 20 anni di contributi. Il requisito principale è quindi di tipo anagrafico: si va in pensione perché si è raggiunta l’età stabilita dalla legge. L’importo della pensione dipende dal sistema di calcolo applicabile e dai contributi versati, ma non ci sono penalizzazioni legate all’età di pensionamento.

La pensione anticipata, invece, consente di ritirarsi dal lavoro prima dei 67 anni, a condizione di aver maturato un numero molto elevato di anni di contributi: nel 2026 sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica. Questo significa che un lavoratore che ha iniziato a lavorare molto giovane potrebbe andare in pensione anche prima dei 60 anni, se ha raggiunto il requisito contributivo richiesto. La pensione anticipata non prevede penalizzazioni sul calcolo dell’assegno, a differenza di altre forme di pensionamento anticipato come l’APE Sociale o Quota 103.

In sintesi, la differenza principale sta nel requisito fondamentale: la pensione di vecchiaia privilegia l’età, mentre la pensione anticipata privilegia gli anni di contributi. La scelta tra le due dipende dalla propria situazione contributiva e dalla volontà di ritirarsi prima o dopo i 67 anni. Il CAF Centro Fiscale di Udine può analizzare la tua posizione contributiva e illustrarti tutte le opzioni disponibili per andare in pensione, valutando insieme a te la soluzione più conveniente in base alla tua carriera lavorativa e alle tue esigenze personali.

Domande Frequenti sulla Pensione di Vecchiaia 2026

Posso andare in pensione a 67 anni con meno di 20 anni di contributi?

Sì, ma solo in un caso specifico: se hai iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi (contributivi puri) puoi accedere alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, a condizione che l’importo della tua pensione sia almeno pari all’assegno sociale previsto per quell’anno. Per tutti gli altri lavoratori, i 20 anni di contributi rappresentano il requisito minimo obbligatorio.

Quando devo presentare la domanda di pensione di vecchiaia?

La domanda può essere presentata fino a 3 mesi prima del compimento dei 67 anni. È consigliabile inviarla con anticipo per permettere all’INPS di lavorare la pratica senza ritardi. Se presenti la domanda in ritardo, la pensione decorrerà comunque dal primo giorno del mese successivo al raggiungimento dei requisiti, ma potresti ricevere il primo pagamento con alcuni mesi di ritardo, seppur comprensivo degli arretrati.

L’importo della pensione di vecchiaia è tassato?

Sì, la pensione è un reddito imponibile soggetto a tassazione IRPEF con le aliquote progressive previste dalla legge. L’INPS applica direttamente le ritenute fiscali sull’assegno mensile, trattenendo l’IRPEF dovuta. Inoltre, sulla pensione si possono applicare detrazioni fiscali per pensionati, che riducono l’importo delle tasse da pagare. Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella compilazione della dichiarazione dei redditi per ottimizzare le detrazioni e verificare eventuali conguagli.

Posso continuare a lavorare dopo aver ottenuto la pensione di vecchiaia?

Sì, la pensione di vecchiaia è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro, sia dipendente che autonomo. Questo significa che puoi continuare a lavorare anche dopo il pensionamento senza alcuna riduzione dell’assegno pensionistico. I nuovi contributi versati dopo il pensionamento possono essere utilizzati per ottenere un supplemento di pensione, ovvero un incremento dell’assegno mensile, richiedibile dopo almeno 5 anni dall’accesso alla pensione.

Cosa succede se ho lavorato all’estero?

Se hai lavorato in Paesi dell’Unione Europea o in Stati con cui l’Italia ha stipulato convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, i contributi esteri possono essere totalizzati o cumulati con quelli italiani per raggiungere i requisiti della pensione di vecchiaia. La totalizzazione consente di sommare i periodi contributivi maturati in diversi Stati per raggiungere i 20 anni richiesti. Il calcolo dell’importo viene poi effettuato in modo proporzionale da ciascun Paese in base ai contributi versati sul proprio territorio. Il CAF Centro Fiscale può verificare la tua posizione contributiva estera e assisterti nelle pratiche di totalizzazione internazionale.

Chi ha diritto alla pensione di reversibilità?

In caso di decesso del pensionato o del lavoratore con almeno 15 anni di contributi, il coniuge e i figli a carico hanno diritto alla pensione di reversibilità, che corrisponde a una percentuale dell’assegno pensionistico del defunto. La percentuale varia in base al numero di superstiti: 60% per il coniuge solo, 80% per coniuge e un figlio, 100% per coniuge e due o più figli. La pensione di reversibilità è un importante strumento di tutela per le famiglie e può essere richiesta dai superstiti aventi diritto entro termini stabiliti dalla legge.

Hai Bisogno di Assistenza per la Pensione di Vecchiaia?

Hai bisogno di assistenza per la pensione di vecchiaia 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per verificare i tuoi requisiti, calcolare l’importo della tua futura pensione e presentare la domanda all’INPS con la massima precisione. I nostri esperti ti seguono in ogni fase, dalla raccolta documenti fino all’erogazione del primo assegno, sia in ufficio a Udine che comodamente online in tutta Italia.

Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Contattaci su WhatsApp CAF Centro Fiscale Udine

Articoli Correlati

[blog_posts number=”6″ cat=”2″ fullwidth=”yes” columns=”3″ heading=”Ultime Notizie” display_date=”yes” date_format=”d/m/Y” excerpt_length=”20″]

Le Recensioni dei Nostri Clienti

Leggi anche

  • TFR 2026: Calcolo, Tassazione, Anticipo e Quando Spetta
  • Riscatto Laurea 2026: Costi, Calcolo e Quando Conviene per l…
  • Opzione Donna 2026: Requisiti, Novità e Alternative alla Pen…
  • Quota 103 nel 2026: Requisiti, Calcolo Pensione e Come Fare …
Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/SERVIZI-CAF-3.png 780 1000 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-29 09:00:002026-02-23 15:21:14Pensione di Vecchiaia 2026: Requisiti di Eta e Contributi, Come Fare Domanda
CONGEDO PARENTALE, MATERNITA', PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, PATRONATO

Congedo parentale e lavoratrici autonome: regole 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le lavoratrici autonome e le libere professioniste hanno diritto al congedo parentale, ma con regole diverse rispetto alle dipendenti. Le condizioni di accesso, la durata e soprattutto l’importo dell’indennita variano in base alla categoria previdenziale di appartenenza. In questa guida ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sul congedo parentale per partita IVA e lavoratrici autonome nel 2026.

Vedi anche la guida completa: Congedo parentale 2026: durata, indennita e domanda INPS.

Indice dei contenuti

  1. Chi sono le lavoratrici autonome con diritto al congedo
  2. Congedo parentale per iscritte gestione separata INPS
  3. Come si calcola l’indennita di congedo parentale per le autonome
  4. Contributi previdenziali durante il congedo (gestione separata)
  5. Forfettarie: congedo parentale e gestione separata
  6. Congedo parentale per artigiane e commercianti
  7. Professioniste con cassa previdenziale autonoma
  8. Come fare domanda di congedo parentale all’INPS
  9. Domande frequenti sul congedo parentale autonome
  10. Conclusione

Chi sono le lavoratrici autonome con diritto al congedo

Il termine “lavoratrici autonome” ai fini previdenziali include diverse categorie:

  • Iscritte alla gestione separata INPS: freelance, collaboratrici coordinate e continuative (co.co.co.), professioniste senza cassa autonoma, lavoratrici con partita IVA non iscritte ad albo con cassa propria
  • Artigiane e commercianti: iscritte alla gestione artigiani/commercianti INPS
  • Coltivatrici dirette, colone e mezzadre: iscritte alla gestione agricola INPS
  • Professioniste con cassa previdenziale autonoma: avvocate (Cassa Forense), mediche (ENPAM), ingegnere/architette (Inarcassa), psicologhe (ENPAP), ecc. – le regole variano per ciascuna cassa

Congedo parentale per iscritte gestione separata INPS

Le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS (incluse molte partite IVA con regime forfettario senza albo professionale con cassa propria) hanno diritto a:

  • Durata: 3 mesi di congedo parentale entro i 12 anni del bambino (in base al D.Lgs. 105/2022 che ha recepito la Direttiva UE 2019/1158)
  • Indennita: pari al 30% del reddito calcolato sulla base del reddito imponibile medio degli ultimi due anni precedenti al congedo
  • Domanda: va presentata all’INPS prima dell’inizio del congedo
  • Requisito contributivo: almeno 3 mesi di contribuzione alla gestione separata nei 12 mesi precedenti la data di inizio del congedo

Importante: l’indennita del 30% per le iscritte alla gestione separata non sale all’80% per il terzo mese. L’aumento all’80% del terzo mese e una novita prevista dalla riforma del congedo parentale (D.Lgs. 105/2022) valida esclusivamente per i lavoratori dipendenti. Le lavoratrici autonome/gestione separata restano al 30% per tutti e tre i mesi.

Come si calcola l’indennita di congedo parentale per le autonome

Il calcolo dell’indennita per le iscritte alla gestione separata segue questa formula:

Base di calcolo = reddito imponibile previdenziale medio degli ultimi 2 anni precedenti l’evento
Indennita giornaliera = (base di calcolo / 365) x 30%
Indennita mensile = indennita giornaliera x 30 giorni

Reddito imponibile medio annuoIndennita giornaliera (30%)Indennita mensile indicativa
20.000 eurocirca 16,44 euro/giornocirca 493 euro/mese
35.000 eurocirca 28,77 euro/giornocirca 863 euro/mese
50.000 eurocirca 41,10 euro/giornocirca 1.233 euro/mese
85.000 euro (max forfettario)circa 69,86 euro/giornocirca 2.096 euro/mese

Nota: i valori sopra sono indicativi. L’INPS calcola l’importo esatto in base ai contributi effettivamente versati e al reddito dichiarato. Per un calcolo preciso, verifica con il Patronato CAF.

Contributi previdenziali durante il congedo (gestione separata)

Durante il periodo di congedo parentale indennizzato, l’INPS accredita d’ufficio i contributi figurativi alla gestione separata. Questo significa che il periodo di congedo viene conteggiato ai fini previdenziali anche senza versamento di contributi effettivi. E un vantaggio importante per le lavoratrici con pochi anni di contribuzione.

L’aliquota della gestione separata nel 2026 per le iscritte senza altra copertura previdenziale (es. forfettarie che non versano contributi artigiani/commercianti) e del 26,07%. Per le iscritte con altra copertura obbligatoria (es. dipendenti part-time + partita IVA) l’aliquota e del 24%.

Forfettarie: congedo parentale e gestione separata

Le lavoratrici in regime forfettario che non esercitano attivita artigiana o commerciale (e che quindi non versano contributi INPS artigiani/commercianti) sono in genere iscritte alla gestione separata. Per loro si applicano le stesse regole descritte sopra per la gestione separata.

Attenzione: alcune forfettarie che svolgono attivita artigiana o commerciale versano invece i contributi INPS artigiani/commercianti con la riduzione del 35% (contributi con riduzione forfettaria). In questo caso le regole sul congedo parentale sono quelle specifiche per artigiane/commercianti (vedi paragrafo successivo).

Congedo parentale per artigiane e commercianti

Le artigiane e commercianti iscritte alla gestione INPS specifica hanno diritto a:

  • 3 mesi di congedo parentale indennizzato entro i 12 anni del figlio
  • Indennita pari al 30% del salario convenzionale annuo stabilito per legge (non il reddito effettivo)
  • Contributi figurativi accreditati per il periodo di congedo

Professioniste con cassa previdenziale autonoma

Le professioniste iscritte ad albi con cassa previdenziale propria (Cassa Forense, ENPAM, ENPAP, Inarcassa, ENPAPI, ecc.) hanno regole specifiche per ciascuna cassa. In linea generale offrono indennita di maternita e congedo parentale, ma gli importi e le condizioni variano. Alcune casse prevedono integrazioni rispetto al minimo INPS. E fondamentale consultare direttamente la propria cassa di appartenenza o rivolgersi al patronato per conoscere i diritti specifici.

Come fare domanda di congedo parentale all’INPS

  1. Accedi al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il servizio “Congedo parentale per lavoratrici/lavoratori iscritti alla gestione separata”
  3. Compila il modulo online inserendo: periodo di congedo richiesto, dati del figlio, coordinate bancarie per il pagamento
  4. Allega la documentazione richiesta (stato di famiglia, certificato di nascita se non ancora comunicato all’INPS)
  5. Invia la domanda. L’INPS elabora e liquida l’indennita tipicamente entro 30-60 giorni

In alternativa, puoi presentare la domanda tramite patronato CAF, che gestisce l’iter completo per conto tuo.

Domande frequenti sul congedo parentale autonome

Il congedo parentale e compatibile con l’attivita lavorativa? No. Durante il periodo di congedo parentale indennizzato non puoi svolgere attivita lavorativa autonoma. Se riprendi a lavorare, il congedo si interrompe e cessa il diritto all’indennita.

Il padre autonomo ha diritto al congedo parentale? Si, anche il padre lavoratore autonomo/libero professionista iscritto alla gestione separata ha diritto ai 3 mesi di congedo parentale con le stesse modalita della madre.

I 3 mesi di congedo si possono frazionare? Si. Il congedo parentale puo essere fruito in modo continuativo, a mesi, a settimane o a giorni (a seconda della modalita scelta al momento della domanda).

Come influisce il congedo sul calcolo dell’ISEE? L’indennita di congedo parentale erogata dall’INPS concorre al reddito complessivo ai fini ISEE per l’anno in cui viene percepita. Per dubbi su come compilare la DSU in questi casi, il CAF Centro Fiscale puo assisterti.

Conclusione

Il congedo parentale per lavoratrici autonome e partite IVA nel 2026 garantisce 3 mesi di indennita pari al 30% del reddito per le iscritte alla gestione separata. A differenza dei dipendenti, le autonome non beneficiano dell’aumento all’80% per il terzo mese. Per calcolare l’importo esatto della tua indennita e per presentare la domanda all’INPS, il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa. Prenota un appuntamento.

Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-29 08:30:002026-07-03 07:54:52Congedo parentale e lavoratrici autonome: regole 2026
CAF, COLF E BADANTI

Badante a ore 2026: costi e contratto

colf e badanti CAF Udine

Badante a ore 2026: costi e contratto

Il costo orario dipende dal livello CCNL: Livello BS (base): 5,83 euro/ora, Livello CS: 6,60 euro/ora, Livello DS (assistenza specializzata): 7,68 euro/ora. A questi si aggiungono con…

Indice dei contenuti

  1. Quanto costa una badante a ore
  2. Contratto badante a ore: come funziona
  3. Contributi INPS per badanti a ore
  4. Differenza tra badante convivente e a ore
  5. Esempio costo totale mensile

Quanto costa una badante a ore

Il costo orario dipende dal livello CCNL: Livello BS (base): 5,83 euro/ora, Livello CS: 6,60 euro/ora, Livello DS (assistenza specializzata): 7,68 euro/ora. A questi si aggiungono contributi INPS 1,44 euro/ora circa.



Contratto badante a ore: come funziona

Il contratto a ore prevede: orario settimanale massimo 54 ore, pagamento mensile in busta paga, ferie 26 ore annue ogni 100 ore lavorate, tredicesima proporzionale.



Contributi INPS per badanti a ore

I contributi INPS si versano trimestralmente tramite MAV. Importo 2026: 1,44 euro/ora (40% datore + 60% lavoratrice trattenuto). Il CAF calcola e invia i MAV trimestrali.



Differenza tra badante convivente e a ore

Convivente: vitto e alloggio inclusi, stipendio mensile fisso. A ore: pagamento orario, nessun vitto/alloggio, orari flessibili. I contributi sono diversi: forfettari per conviventi, orari per a ore.



Esempio costo totale mensile

Badante a ore 20 ore/settimana (circa 86 ore/mese) livello CS: Retribuzione lorda: 567 euro, Contributi INPS: 124 euro, Costo totale: 691 euro/mese. Per gestione buste paga e versamenti INPS: CAF 25 euro/mese.



Domande frequenti (FAQ)

Quanto costa il servizio?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre: gestione buste paga badanti 25 euro/mese, consulenza contrattuale 50 euro, assistenza pratiche INPS.

Assistenza badanti – CAF Centro Fiscale Udine

Servizi completi per badanti e datori di lavoro: contratti, buste paga 25 euro/mese, pratiche INPS 50 euro.

Prenota consulenza gratuita

Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-29 06:00:002026-03-17 19:05:48Badante a ore 2026: costi e contratto
INAIL AGGRAVAMENTI, RICONOSCIMENTO MALATTIE PROFESSIONALI, PATRONATO

Aggravamento INAIL: revisione rendita e tempistiche

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando le condizioni di salute di un lavoratore peggiorano dopo aver ottenuto una rendita INAIL, e possibile chiedere la revisione della rendita per aggravamento. Questa procedura permette di far rivalutare il grado di invalidita e, se l’aggravamento e confermato, di ottenere un incremento dell’indennizzo. In questa guida spieghiamo come funziona la revisione della rendita INAIL nel 2026, le tempistiche e i passi pratici per presentare la domanda.

Vedi anche la guida principale: INAIL aggravamento malattia professionale: come fare domanda.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la rendita INAIL per infortunio o malattia professionale
  2. Gradi di menomazione e tipo di prestazione INAIL
  3. Cos’e l’aggravamento e quando si puo chiedere la revisione
  4. Come si presenta la domanda di revisione per aggravamento
  5. Tempistiche della revisione della rendita INAIL
  6. Casi pratici: esempi di aggravamento riconoscibile
  7. Cosa fare se INAIL non riconosce l’aggravamento
  8. Domande frequenti sulla revisione rendita INAIL
  9. Conclusione

Cos’e la rendita INAIL per infortunio o malattia professionale

La rendita INAIL e una prestazione economica periodica riconosciuta ai lavoratori che hanno subito un infortunio sul lavoro o una malattia professionale con esiti permanenti che determinano una riduzione della capacita lavorativa. E disciplinata principalmente dal D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo Unico INAIL) e dal D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38 (riforma del danno biologico).

La rendita viene calcolata in base al grado di menomazione dell’integrita psicofisica (MIP, ex invalidita permanente) e alla retribuzione annua del lavoratore. A partire dal grado del 16% si ha diritto a una rendita periodica (mensile); per gradi tra 6% e 15% e previsto un indennizzo in capitale una-tantum.

Gradi di menomazione e tipo di prestazione INAIL

Grado di menomazioneTipo prestazioneNote
Inferiore al 6%Nessun indennizzo permanenteSolo indennizzo temporaneo durante la guarigione clinica
Dal 6% al 15%Indennizzo in capitale (una-tantum)Importo variabile in base al grado e alla retribuzione
Dal 16% al 100%Rendita periodica mensileCommisurata a retribuzione annua e grado MIP
Dal 80% al 100%Rendita + assegno per assistenza personaleNei casi di grande invalidita con necessita di assistenza continua

Cos’e l’aggravamento e quando si puo chiedere la revisione

L’aggravamento si verifica quando le condizioni di salute del lavoratore peggiorano rispetto alla valutazione medica che ha determinato la rendita originaria. In questi casi il lavoratore ha diritto a richiedere una nuova valutazione della menomazione.

La revisione della rendita per aggravamento e disciplinata dall’art. 83 del D.P.R. 1124/1965 e puo essere chiesta:

  • Decorsi 4 anni dalla liquidazione della rendita originaria (per le malattie professionali tabellate)
  • Decorsi 10 anni dalla liquidazione per gli infortuni sul lavoro
  • In qualsiasi momento se l’aggravamento e dovuto a cause nuove e sopravvenute legate alla stessa patologia professionale

Come si presenta la domanda di revisione per aggravamento

  1. Raccolta documentazione: prepara tutta la documentazione medica aggiornata (referti specialistici, cartella clinica, esami diagnostici che attestano il peggioramento)
  2. Presentazione domanda: la domanda si presenta alla sede INAIL competente per territorio, online tramite il portale INAIL (www.inail.it) con SPID, oppure tramite patronato abilitato
  3. Visita medica di revisione: INAIL convoca il lavoratore per una visita collegiale presso la sede INAIL. Il medico legale INAIL valuta il grado di menomazione attuale
  4. Notifica del provvedimento: INAIL comunica l’esito entro 120 giorni dalla domanda. Se l’aggravamento e riconosciuto, la rendita viene adeguata (o liquidato un supplemento di indennizzo in capitale se si sale tra i gradi 6-15%)
  5. Ricorso: se INAIL rigetta la domanda o riconosce un grado inferiore a quello atteso, e possibile presentare ricorso amministrativo o giudiziario

Tempistiche della revisione della rendita INAIL

FaseTempistica indicativa
Presentazione domanda a INAILImmediata (online o via patronato)
Convocazione visita medica30-90 giorni dalla domanda
Esito della valutazione30-60 giorni dalla visita
Decorrenza nuova rendita (se riconosciuta)Dal mese successivo alla domanda (retroattivamente)
Termini ricorso amministrativo60 giorni dal provvedimento
Termini ricorso giudiziario3 anni dal provvedimento (prescrizione)

Casi pratici: esempi di aggravamento riconoscibile

Esempi tipici di aggravamento documentabile che possono dare luogo a revisione della rendita:

  • Ernia del disco da infortunio sul lavoro che si aggrava fino a richiedere intervento chirurgico, con deficit neurologici residui piu gravi
  • Malattia polmonare professionale (es. silicosi, asbestosi) con progressione documentata da TAC o spirometria
  • Sordita professionale con peggioramento audiometrico rispetto alla valutazione originaria
  • Lesioni ossee da infortunio con artrosi post-traumatica progressiva documentata radiologicamente
  • Dermatite professionale cronica che si cronicizza nonostante la cessazione dell’esposizione

Cosa fare se INAIL non riconosce l’aggravamento

Se la domanda viene rigettata o il grado riconosciuto non riflette il reale stato di salute, esistono due percorsi:

  • Ricorso amministrativo: entro 60 giorni dal provvedimento, alla Direzione Regionale INAIL competente. E gratuito e puo portare a una rivalutazione interna
  • Ricorso giudiziario: davanti al Tribunale del Lavoro, entro 3 anni. E consigliabile avvalersi di un avvocato specializzato e di un perito medico-legale di parte che confuti le valutazioni INAIL

Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza nella presentazione della domanda di revisione rendita INAIL, nella raccolta della documentazione medica e nel monitoraggio dei termini procedurali. Prenota un appuntamento per una consulenza.

Domande frequenti sulla revisione rendita INAIL

La rendita INAIL viene tassata? Le rendite INAIL per infortuni sul lavoro e malattie professionali sono esenti da IRPEF ai sensi dell’art. 6 del TUIR. Non vanno dichiarate nel modello 730 o Redditi PF.

Posso chiedere la revisione anche se lavoro ancora? Si, l’aggravamento puo essere riconosciuto indipendentemente dallo stato occupazionale attuale del lavoratore.

La rendita INAIL si somma ad altri trattamenti (es. pensione di inabilita)? In linea generale si, con alcune limitazioni per evitare duplicazioni. Il patronato CAF puo verificare la compatibilita specifica nel tuo caso.

Conclusione

La revisione della rendita INAIL per aggravamento e un diritto del lavoratore e uno strumento importante per garantire che l’indennizzo corrisponda all’effettivo stato di salute. La documentazione medica aggiornata e il rispetto dei termini procedurali sono i due elementi chiave per il successo della domanda. Per assistenza pratica nella preparazione e presentazione della domanda, il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine e al tuo fianco.

Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-28 17:00:002026-07-03 07:54:55Aggravamento INAIL: revisione rendita e tempistiche
INVALIDITA' 104, MALATTIA, INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO, PATRONATO

Pensione anticipata con invalidità 75%: requisiti, tabella 2026 e come richiederla

Pensione 2026 INPS

Chi ha un’invalidità civile riconosciuta pari o superiore al 75% può andare in pensione prima. Questo è uno dei benefici meno conosciuti del sistema previdenziale italiano, ma può fare una differenza enorme: anni di contribuzione ridotti o accesso alla pensione a un’età più bassa rispetto agli altri lavoratori.

In questo articolo spieghiamo tutto: cosa dice la legge, quali sono i requisiti nel 2026, come si calcola il beneficio e come presentare domanda all’INPS. Parliamo anche delle differenze con la Legge 104, con cui spesso c’è confusione.

Indice dei contenuti

  1. Che cos’è l’invalidità civile al 75%
  2. Pensione anticipata con invalidità 75%: i requisiti 2026
  3. Tabella 2026: età e contributi per chi ha invalidità 75%
  4. Pensione a 58 anni con invalidità e Legge 104: è possibile?
  5. Come fare domanda per la pensione con invalidità 75%
  6. Pensione di invalidità INPS vs pensione anticipata per invalidi: la differenza
  7. Domande frequenti sulla pensione con invalidità 75%
  8. Cosa fare adesso: contatta il Patronato

Che cos’è l’invalidità civile al 75%

L’invalidità civile è un riconoscimento dello Stato che certifica la riduzione della capacità lavorativa di una persona a causa di una patologia. La percentuale indica il grado di menomazione:

  • Sotto il 33%: nessun beneficio previdenziale specifico
  • Dal 33% al 74%: diritto ad alcune agevolazioni (collocamento mirato, ecc.)
  • Dal 75% in poi: diritto alla riduzione dei requisiti pensionistici
  • Dall’80%: accesso all’assegno di invalidità civile (prestazione assistenziale separata)
  • 100% non deambulante: ulteriori benefici e indennità di accompagnamento

L’invalidità civile al 75% non è la stessa cosa della Legge 104. Ne parliamo meglio più avanti.

Pensione anticipata con invalidità 75%: i requisiti 2026

Il D.Lgs. 503/1992 (art. 2, comma 3) e le successive modifiche riconoscono a chi ha invalidità pari o superiore al 75% il diritto di andare in pensione con requisiti ridotti.

Nel 2026, i requisiti per la pensione di vecchiaia con invalidità 75% sono:

Tipo requisitoLavoratore standardCon invalidità 75% o superiore
Età (uomo)67 anni61 anni
Età (donna)67 anni56 anni
Contributi minimi20 anni20 anni (invariato)

La riduzione dell’età è quindi di 6 anni sia per uomini che per donne rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria.

Attenzione: questo beneficio riguarda la pensione di vecchiaia. Per la pensione anticipata “ordinaria” (basata solo sui contributi, senza requisito di età), il beneficio riguarda invece la riduzione degli anni contributivi:

Tipo pensioneStandardCon invalidità 75% o superiore
Pensione anticipata (uomo)42 anni e 10 mesi40 anni e 10 mesi (riduzione 2 anni)
Pensione anticipata (donna)41 anni e 10 mesi39 anni e 10 mesi (riduzione 2 anni)

Tabella 2026: età e contributi per chi ha invalidità 75%

Riepiloghiamo tutti i canali di accesso alla pensione con invalidità 75% nel 2026:

Pensione di vecchiaia con invalidità 75%

GenereEtà minimaContributi minimi
Uomo61 anni20 anni
Donna56 anni20 anni

Pensione anticipata (solo contributi) con invalidità 75%

GenereContributi richiesti
Uomo40 anni e 10 mesi
Donna39 anni e 10 mesi

Pensione a 58 anni con invalidità e Legge 104: è possibile?

Questa è la domanda più frequente: posso andare in pensione a 58 anni con la Legge 104?

La risposta è: dipende, e bisogna distinguere due situazioni diverse.

La Legge 104 da sola non dà la pensione anticipata

La Legge 104/1992 (quella per l’assistenza ai disabili e ai loro familiari) non riduce i requisiti pensionistici. Essa dà diritto a permessi lavorativi (3 giorni al mese per chi assiste un familiare disabile), priorità nei trasferimenti, ecc., ma non incide sull’età pensionabile.

Invalidità 75% + Legge 104 insieme

Un lavoratore che ha sia il riconoscimento di invalidità 75% che la tutela della Legge 104 (per sé o per un familiare) può:

  • Usare i benefici della Legge 104 durante il lavoro (permessi, flessibilità)
  • Andare in pensione prima grazie all’invalidità propria al 75%

In sintesi: la pensione a 58 anni è possibile in via teorica solo se si hanno circa 40 anni di contributi a quell’età (richiede di aver iniziato a lavorare intorno ai 18 anni). Per la maggior parte dei lavoratori, il beneficio principale resta la pensione di vecchiaia a 61 anni (uomini) o 56 anni (donne).

Come fare domanda per la pensione con invalidità 75%

Il percorso prevede due fasi distinte.

Fase 1: ottenere il riconoscimento dell’invalidità

Se non hai ancora il riconoscimento formale dell’invalidità al 75%, devi:

  1. Fare visita medica dal medico di base, che compila la documentazione iniziale
  2. Presentare domanda all’INPS (tramite Patronato o portale online) per ottenere la convocazione alla Commissione Medica
  3. Sostenere la visita presso la Commissione Medica INPS (ASL locale)
  4. Ricevere il verbale con la percentuale di invalidità riconosciuta

I tempi variano da 3 a 12 mesi a seconda della ASL di riferimento, quindi è importante avviare per tempo la pratica.

Fase 2: presentare domanda di pensione all’INPS

Una volta ottenuto il verbale con invalidità pari o superiore al 75%:

  1. Accedi al portale INPS (myINPS) o affidati a un Patronato
  2. Presenta domanda di pensione indicando il canale corretto (vecchiaia con riduzione per invalidità o pensione anticipata)
  3. Allega il verbale di invalidità civile
  4. Attendi la liquidazione dell’assegno (di solito 3-6 mesi dalla domanda)

Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutto il processo: dalla prima domanda di invalidità alla presentazione della domanda di pensione.

Pensione di invalidità INPS vs pensione anticipata per invalidi: la differenza

Molti confondono due prestazioni diverse:

PrestazioneA chi spettaCosa è
Assegno di invalidità INPSInvalidi con riduzione capacità lavorativa da 2/3 in suPrestazione temporanea (rinnovabile), erogata prima della pensione
Pensione di invalidità INPSInvalidi totali (inabilità assoluta)Prestazione definitiva, importo fisso
Pensione anticipata per invalidi 75%Chi ha invalidità 75% + requisiti contributiviPensione di vecchiaia o anticipata con requisiti ridotti

La pensione anticipata per invalidi al 75% di cui parliamo in questo articolo è la terza tipologia: non è un aiuto economico per l’invalidità in sé, ma il diritto di accedere prima alla pensione ordinaria.

Domande frequenti sulla pensione con invalidità 75%

L’invalidità al 74% dà diritto alla riduzione?

No. La soglia minima è il 75%. Con il 74% non si ha diritto alla riduzione dei requisiti pensionistici. Se la patologia è peggiorata, è possibile richiedere una revisione del verbale alla Commissione Medica INPS.

Si può cumulare il beneficio con l’APE Sociale?

L’APE Sociale ha requisiti propri (63 anni + 30 anni di contributi per invalidi al 74%+). In alcuni casi può essere più conveniente dell’accesso tramite invalidità 75%, soprattutto per chi ha meno contributi. Conviene sempre confrontare le due opzioni con il Patronato.

Il beneficio vale anche per lavoratori autonomi e partite IVA?

Si, il beneficio si applica a tutti i lavoratori iscritti a gestioni previdenziali INPS (dipendenti, autonomi, artigiani, commercianti, gestione separata). Per i liberi professionisti con casse private (Inarcassa, Cassa Forense, ENPAM, ecc.) le regole variano.

Cosa fare adesso: contatta il Patronato

Se hai un’invalidità civile riconosciuta e vuoi capire se puoi andare in pensione prima, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. Calcoleremo insieme i tuoi anni contributivi, verificheremo i requisiti e presenteremo la domanda all’INPS.

Scrivici su WhatsApp al 366 6018121

Oppure compila il modulo per prenotare un appuntamento:

    Il tuo nome (*)

    La tua email (*)

    Il tuo telefono (*)

    Richiesta (eventuale)

    Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

    CAF Centro Fiscale — Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine | Tel. 0432 1638640

    Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 14:00:002026-07-03 07:54:57Pensione anticipata con invalidità 75%: requisiti, tabella 2026 e come richiederla
    BONUS NASCITA, BONUS BEBE', BONUS ASILO NIDO, MATERNITA', PATRONATO

    Bonus mamme INPS 2026: come funziona il nuovo bonus, requisiti e domanda entro il 30 giugno

    Bonus mamma

    Attenzione: nel 2026 esistono due misure diverse, entrambe indicate comunemente come “bonus mamme”, da non confondere. La prima è la decontribuzione IVS: uno sgravio sui contributi previdenziali riservato alle lavoratrici dipendenti con almeno 3 figli (fino a 3.000 euro l’anno di risparmio in busta paga, misura in scadenza il 31 dicembre 2026). La seconda è il Nuovo Bonus mamme INPS: una somma di 60 euro al mese erogata direttamente dall’INPS alle lavoratrici, anche autonome e partite IVA, con almeno 2 figli e reddito da lavoro entro 40.000 euro l’anno.

    Le due misure hanno requisiti, importi e modalità di richiesta diversi: la decontribuzione è automatica in busta paga e non richiede domanda, mentre il Nuovo Bonus mamme va richiesto direttamente all’INPS. In questo articolo trovi la guida a entrambe, cosi capisci subito a quale hai diritto.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la decontribuzione per le madri e come funziona
    2. Chi ha diritto alla decontribuzione
    3. Importo della decontribuzione
    4. Differenze rispetto al 2025
    5. Nuovo Bonus mamme: i 60 euro al mese INPS
    6. Come fare domanda
    7. Le due misure si cumulano con altri bonus?
    8. Hai bisogno di assistenza? Vieni al CAF

    Cos’è la decontribuzione per le madri e come funziona

    La decontribuzione (spesso chiamata anche “bonus mamme” in modo improprio) non è un pagamento diretto, ma uno sgravio contributivo: l’INPS non versa un assegno, ma riduce (fino ad azzerare) la quota dei contributi previdenziali che la lavoratrice paga ogni mese. In questo modo, la busta paga netta aumenta.

    Lo sgravio si applica sui contributi a carico della lavoratrice per la parte destinata all’IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti), esclusa la maternità e altre voci minori.

    Chi ha diritto alla decontribuzione

    Nel 2026 ha diritto alla decontribuzione la lavoratrice che:

    • Ha almeno 3 figli, di cui il più piccolo di età inferiore a 18 anni
    • È lavoratrice dipendente a tempo indeterminato (incluse le pubbliche dipendenti)

    Sono escluse le lavoratrici con contratto a tempo determinato e le lavoratrici domestiche (colf e badanti). Sono escluse anche le lavoratrici autonome e le partite IVA: per loro non è previsto uno sgravio contributivo di questo tipo, ma possono eventualmente avere diritto al Nuovo Bonus mamme (la somma mensile descritta più avanti in questo articolo).

    Importo della decontribuzione

    Lo sgravio copre la totalità dei contributi IVS a carico della lavoratrice, fino a un massimale di 3.000 euro l’anno (circa 250 euro al mese):

    RequisitoFiglio più giovaneSgravio
    Almeno 3 figliFino a 18 anni100% contributi IVS lavoratrice, fino a 3.000 euro/anno

    L’importo esatto risparmiato ogni mese dipende dallo stipendio individuale (100% dei contributi IVS a carico della lavoratrice), fino al tetto massimo di 3.000 euro l’anno. Non va confuso con il Nuovo Bonus mamme, che eroga invece un importo fisso di 60 euro al mese indipendentemente dallo stipendio.

    Attenzione: lo sgravio non penalizza la pensione futura. I contributi “azzerati” a carico della lavoratrice vengono comunque accreditati sul conto pensionistico, finanziati dallo Stato.

    Differenze rispetto al 2025

    La decontribuzione per le madri con almeno 3 figli resta sostanzialmente invariata rispetto al 2025 nei requisiti (lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato, figlio più piccolo fino a 18 anni, tetto di 3.000 euro l’anno). La misura è confermata per il 2026 ma è attualmente in scadenza al 31 dicembre 2026. La vera novità del 2026 riguarda invece il Nuovo Bonus mamme, la somma mensile erogata dall’INPS descritta nella sezione seguente, estesa anche alle lavoratrici autonome.

    Nuovo Bonus mamme: i 60 euro al mese INPS

    Il Nuovo Bonus mamme è una misura diversa dalla decontribuzione: si tratta di una somma in denaro erogata direttamente dall’INPS, pari a 60 euro al mese, che si aggiunge allo stipendio senza passare dalla busta paga come sgravio contributivo.

    Possono richiederlo le lavoratrici, anche autonome e partite IVA, che hanno:

    • Almeno 2 figli
    • Un reddito da lavoro entro 40.000 euro l’anno

    A differenza della decontribuzione, il Nuovo Bonus mamme non è automatico: va richiesto direttamente all’INPS tramite l’apposito servizio online nell’area riservata del sito INPS, sezione “Nuovo Bonus mamme”. Le lavoratrici che rientrano già nella decontribuzione (almeno 3 figli, dipendenti a tempo indeterminato) devono verificare con l’INPS o con il proprio Patronato quale misura conviene richiedere, poiché in alcuni casi non sono cumulabili sullo stesso periodo.

    Come fare domanda

    Per la decontribuzione, le lavoratrici dipendenti con almeno 3 figli possono:

    1. Comunicare direttamente al datore di lavoro (o all’ufficio HR) che hanno i requisiti, con nome e codice fiscale dei figli
    2. Rivolgersi a un CAF o Patronato che assiste nella verifica dei requisiti

    Per il Nuovo Bonus mamme (60 euro al mese, anche per autonome e partite IVA), invece, occorre presentare domanda direttamente sul sito INPS, area riservata, sezione “Nuovo Bonus mamme”, oppure rivolgersi a un CAF o Patronato per la compilazione.

    Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assistenza gratuita nella verifica dei requisiti e nella presentazione della domanda all’INPS, per entrambe le misure. Per l’Assegno Unico e altri bonus puoi sempre consultare le nostre guide su ISEE e bonus famiglia.

    Le due misure si cumulano con altri bonus?

    Sia la decontribuzione sia il Nuovo Bonus mamme sono cumulabili con:

    • Assegno Unico Universale (che spetta per i figli fino a 21 anni)
    • Bonus asilo nido INPS
    • Altre agevolazioni fiscali per famiglie con figli

    La decontribuzione non è invece cumulabile con altri sgravi contributivi sullo stesso rapporto di lavoro (se la lavoratrice beneficia già di un’altra esenzione contributiva totale). Per sapere se conviene richiedere la decontribuzione o il Nuovo Bonus mamme nel tuo caso specifico, rivolgiti al Patronato del CAF Centro Fiscale.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Hai bisogno di assistenza? Vieni al CAF

    Se vuoi sapere se hai diritto al bonus mamme 2026, o hai bisogno di assistenza per la comunicazione all’INPS, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta. Prenota un appuntamento: siamo a Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine.

    Scrivici su WhatsApp

    Oppure compila il modulo:

      Il tuo nome (*)

      La tua email (*)

      Il tuo telefono (*)

      Richiesta (eventuale)

      Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

      CAF Centro Fiscale — Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine | Tel. 0432 1638640

      Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 12:00:002026-08-07 08:04:36Bonus mamme INPS 2026: come funziona il nuovo bonus, requisiti e domanda entro il 30 giugno
      ASSEGNO UNICO, MATERNITA', PATRONATO

      Aumenti Assegno Unico 2026: nuovi importi, requisiti e calendario INPS

      ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

      Gli aumenti dell’Assegno Unico 2026 sono ufficiali: dal 1° gennaio 2026 importi e soglie ISEE sono stati rivalutati dell’1,4% (Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026) e il massimale mensile per ogni figlio minorenne è salito a 203,80 euro per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. Una buona notizia per le famiglie italiane con figli a carico, che vedono crescere il sostegno mensile grazie all’adeguamento automatico all’inflazione previsto dal D.Lgs. 230/2021.

      In questa guida aggiornata trovi tutto quello che devi sapere: nuovi importi 2026 per fascia ISEE, maggiorazioni speciali, calendario pagamenti INPS, arretrati e come verificare online il tuo importo personalizzato.

      Indice dei contenuti

      1. Cosa sono gli aumenti AUU 2026: la rivalutazione ISTAT
      2. Importi Assegno Unico 2026: tabella aggiornata per fascia ISEE
      3. Maggiorazioni 2026: quando l’importo aumenta ulteriormente
      4. Calendario pagamenti INPS Assegno Unico 2026
      5. Arretrati e conguagli AUU 2026: cosa sapere
      6. Quando rinnovare l’ISEE per non perdere l’importo pieno
      7. Come verificare l’importo AUU personalizzato: portale INPS e MyINPS
      8. Casi pratici: quanto spetta con diversi livelli di ISEE
      9. Aumenti 2026 vs modifiche strutturali: cosa cambia davvero
      10. Domande frequenti (FAQ) sugli aumenti Assegno Unico 2026
      11. Conclusione: come massimizzare l’Assegno Unico 2026

      Cosa sono gli aumenti AUU 2026: la rivalutazione ISTAT

      L’Assegno Unico Universale (AUU) e un beneficio mensile erogato dall’INPS per ogni figlio a carico fino a 21 anni (senza limiti di eta per figli disabili), introdotto dal D.Lgs. 230/2021 ed entrato in vigore dal 1 marzo 2022. La legge istitutiva prevede un meccanismo di rivalutazione annuale automatica legato all’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

      Per il 2026 la rivalutazione è stata applicata con effetto dal 1° gennaio 2026: la rata di febbraio è stata pagata già con i nuovi importi e la differenza relativa a gennaio è stata corrisposta a partire dalla rata di marzo. L’aggiornamento porta a un incremento degli importi rispetto al 2025, ridefinendo la tabella ufficiale INPS.

      La rivalutazione non e un bonus straordinario ma una norma strutturale. Ogni anno l’INPS pubblica una circolare con i nuovi importi aggiornati (per il 2026 la n. 7 del 30 gennaio 2026) e li applica automaticamente sui pagamenti.

      Importi Assegno Unico 2026: tabella aggiornata per fascia ISEE

      Gli importi 2026 si dividono in base all’ISEE del nucleo familiare. Ecco la tabella ufficiale aggiornata:

      ISEE del nucleo familiareImporto mensile per figlio minorenneImporto mensile per figlio 18-20 anni
      Fino a 17.468,51 euro (importo pieno)203,80 euro99,10 euro
      Da 17.468,52 a 46.582,71 euro (graduale)Tra 203,80 e 58,30 euro (scala progressiva)Tra 99,10 e 29,10 euro
      Oltre 46.582,71 euro o senza ISEE58,30 euro29,10 euro

      Tra le due soglie l’importo scende gradualmente all’aumentare dell’ISEE, secondo la tabella per fasce allegata alla Circolare INPS n. 7/2026 (Allegato 1). Per conoscere l’importo esatto spettante al proprio nucleo occorre verificare sul portale INPS o tramite patronato.

      Importo senza ISEE: chi non ha presentato la DSU riceve il minimo di 58,30 euro per ogni figlio minorenne (29,10 euro per i figli tra 18 e 20 anni). Presentare l’ISEE è quindi fortemente consigliato per accedere all’importo pieno o intermedio.

      Maggiorazioni 2026: quando l’importo aumenta ulteriormente

      Oltre all’importo base, il D.Lgs. 230/2021 prevede una serie di maggiorazioni aggiuntive per specifiche situazioni familiari, anch’esse rivalutate per il 2026:

      • Figli con disabilità (under 21): maggiorazione di 99,10 euro/mese per disabilità media, 110,60 euro per disabilità grave e 122,30 euro per non autosufficienza. È un importo fisso, che non dipende dall’ISEE
      • Famiglie con almeno 4 figli: maggiorazione forfettaria di 150 euro al mese per nucleo (non per figlio)
      • Entrambi i genitori lavoratori: fino a 34,90 euro/mese per ogni figlio minorenne con ISEE fino a 17.468,51 euro; l’importo scende all’aumentare dell’ISEE e si azzera oltre 46.582,71 euro. Non spetta per i figli tra 18 e 21 anni
      • Madri under 21 anni: maggiorazione di 23,30 euro/mese per figlio
      • Figli sotto 1 anno: l’importo base aumenta del 50% fino al compimento del primo anno di vita
      • Figli dal terzo in poi: maggiorazione per ogni figlio successivo al secondo, da 99,10 euro/mese con ISEE fino a 17.468,51 euro a 17,40 euro oltre 46.582,71 euro
      • Nuclei con almeno 3 figli e ISEE fino a 46.582,71 euro: l’importo base aumenta del 50% per ogni figlio tra 1 e 3 anni

      Le maggiorazioni si cumulano tra loro: una famiglia con ISEE basso, 4 figli ed entrambi i genitori lavoratori può arrivare a importi mensili significativamente superiori alla base di 203,80 euro per figlio.

      Calendario pagamenti INPS Assegno Unico 2026

      L’INPS accredita l’Assegno Unico secondo le seguenti modalità:

      • Beneficiari già in pagamento senza variazioni: in date diverse ogni mese, fissate dal calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025). Da giugno a dicembre: 18-19 giugno, 20-21 luglio, 18-19 agosto, 21-22 settembre, 21-22 ottobre, 19-20 novembre, 16-17 dicembre
      • Nuove domande: la prima rata arriva, di norma, nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione della domanda
      • Domande presentate entro il 30 giugno: diritto agli arretrati da marzo dello stesso anno

      I pagamenti avvengono direttamente sul conto corrente o carta prepagata indicata nella domanda INPS. In caso di accredito su IBAN intestato al richiedente o al coniuge, il pagamento viene erogato mensilmente senza necessita di ulteriori azioni.

      Arretrati e conguagli AUU 2026: cosa sapere

      Una situazione frequente riguarda le famiglie che presentano la DSU in ritardo. In questi casi:

      • Presentazione DSU entro il 30 giugno: l’assegno viene ricalcolato a partire da marzo e gli arretrati vengono pagati
      • Presentazione DSU dopo il 30 giugno: il beneficio decorre dal mese di presentazione, senza arretrati per i mesi precedenti
      • Rinnovo ISEE tardivo: l’INPS eroga temporaneamente l’importo minimo (58,30 euro per ogni figlio minorenne), poi ricalcola con conguaglio una volta ricevuto il nuovo ISEE

      Consulta l’articolo dedicato: Quando rinnovare l’ISEE per l’Assegno Unico 2026.

      Quando rinnovare l’ISEE per non perdere l’importo pieno

      L’ISEE ha validità dal 1 gennaio al 31 dicembre dell’anno di rilascio. Per non subire riduzioni dell’Assegno Unico e necessario presentare la nuova DSU entro i termini corretti.

      Scadenza critica: 30 giugno 2026. Chi presenta la nuova DSU entro il 30 giugno ottiene il ricalcolo con arretrati da marzo (gennaio e febbraio sono calcolati con l’ISEE valido al 31 dicembre 2025). Chi presenta dopo il 30 giugno perde gli arretrati per i mesi precedenti. Per approfondire: guida completa all’aggiornamento ISEE per AUU 2026.

      Come verificare l’importo AUU personalizzato: portale INPS e MyINPS

      • Portale INPS (MyINPS): accedi con SPID, CIE o CNS a www.inps.it -> Prestazioni e servizi -> Assegno Unico -> Consulta la tua domanda
      • App INPS Mobile: disponibile per iOS e Android, permette di consultare lo stato della domanda e i pagamenti accreditati
      • Fascicolo previdenziale del cittadino: sezione dedicata ai pagamenti ricevuti con dettaglio mensile
      • Patronato CAF: verifica gratuita dello stato della domanda e importo spettante, con possibilità di riesame

      Casi pratici: quanto spetta con diversi livelli di ISEE

      Caso 1: Famiglia con 2 figli, ISEE 15.000 euro

      Figli minorenni, ISEE sotto la soglia di 17.468,51 euro: importo pieno 203,80 euro x 2 figli = 407,60 euro/mese. Se entrambi i genitori lavorano si aggiunge la maggiorazione: 34,90 x 2 = 69,80 euro. Totale mensile stimato: 477,40 euro.

      Caso 2: Famiglia con 2 figli, ISEE 30.000 euro

      ISEE nella fascia intermedia (17.468,52-46.582,71 euro): con 30.000 euro l’importo per figlio minorenne è di 140,90 euro (Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026). Totale per 2 figli: 281,80 euro/mese.

      Caso 3: Famiglia con 2 figli, ISEE 50.000 euro o senza ISEE

      Importo minimo per figli minorenni: 58,30 euro x 2 figli = 116,60 euro/mese. Con ISEE fino a 46.582,71 euro, presentare l’ISEE anche per redditi medio-alti può aumentare l’importo rispetto al minimo garantito.

      Aumenti 2026 vs modifiche strutturali: cosa cambia davvero

      • Rivalutazione ISTAT (aumenti 2026): aggiornamento automatico degli importi all’inflazione, previsto dalla legge istitutiva. Non richiede nuove domande ne azioni da parte del beneficiario
      • Modifiche strutturali: richiedono interventi legislativi (Legge di Bilancio). Le regole base dell’AUU restano invariate rispetto al 2025: stesso meccanismo di calcolo (le soglie ISEE vengono solo rivalutate), stessa struttura delle maggiorazioni, stessa platea di beneficiari

      Per chi ha figli disabili, ricorda anche il Bonus Mamme lavoratrici 2026.

      Fonti

      • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
      • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
      • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
      • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

      Domande frequenti (FAQ) sugli aumenti Assegno Unico 2026

      Devo fare una nuova domanda per ricevere gli importi aumentati?

      No. Se hai già una domanda AUU attiva, l’importo aggiornato per il 2026 viene applicato automaticamente dall’INPS. Non devi fare nulla, a condizione che la domanda sia ancora valida e l’ISEE 2026 sia stato presentato.

      Cosa succede se non ho ancora presentato l’ISEE 2026?

      Da marzo l’INPS eroga l’importo minimo (58,30 euro per ogni figlio minorenne) fino alla presentazione del nuovo ISEE. Se la DSU è presentata entro il 30 giugno 2026, l’importo viene ricalcolato da marzo e vengono pagati gli arretrati; se è presentata dopo, non spettano gli arretrati per i mesi precedenti.

      L’AUU e compatibile con altri bonus?

      Si, con la maggior parte dei bonus familiari (bonus asilo nido, carta dedicata a te). Non e compatibile con le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico under 21 (sostituite dall’AUU dal 2022).

      Come faccio se l’importo ricevuto mi sembra sbagliato?

      Puoi presentare istanza di riesame tramite il portale INPS o rivolgerti al CAF Centro Fiscale, che verifica gratuitamente il calcolo e presenta eventuali ricorsi o richieste di rettifica.

      Conclusione: come massimizzare l’Assegno Unico 2026

      Gli aumenti dell’Assegno Unico 2026 portano il massimale a 203,80 euro mensili per ogni figlio minorenne per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. Per ricevere l’importo pieno spettante: avere una domanda AUU attiva, rinnovare l’ISEE 2026 entro il 30 giugno, verificare le maggiorazioni riconosciute dall’INPS e consultare un patronato in caso di dubbi.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la presentazione della DSU ISEE, il rinnovo della domanda AUU e la verifica degli importi. Contattaci per un appuntamento: ti aiutiamo a non perdere nemmeno un euro di Assegno Unico spettante.

      Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 11:00:002026-09-30 09:17:22Aumenti Assegno Unico 2026: nuovi importi, requisiti e calendario INPS
      ASSEGNO UNICO, MATERNITA', PATRONATO

      Assegno unico a luglio 2026: perché l’importo può cambiare, arretrati e ISEE

      ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

      A luglio 2026 l’Assegno Unico può cambiare per molte famiglie, ma non per un nuovo aumento: gli importi 2026 sono stati rivalutati già dal 1° gennaio (Circolare INPS n. 7/2026). Cambia per chi aggiorna l’ISEE. La scadenza è il 30 giugno. Se non presenti la DSU in tempo, perdi gli arretrati da marzo e continui a ricevere l’importo minimo di 58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne.

      In questo articolo ti spieghiamo tutto: chi prende di più, a quanto ammontano i nuovi importi e cosa fare subito.

      Indice dei contenuti

      1. Perché a luglio 2026 l’importo può cambiare
      2. Importi assegno unico luglio 2026
      3. Chi riceve di più da luglio 2026
      4. Scadenza ISEE 30 giugno: cosa succede se non rinnovi
      5. Come aggiornare l’ISEE entro il 30 giugno
      6. Quando viene pagato l’Assegno Unico
      7. Hai ancora dubbi? Il CAF ti aiuta

      Perché a luglio 2026 l’importo può cambiare

      L’Assegno Unico Universale viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione ISTAT. Per il 2026 l’adeguamento automatico previsto dal D.Lgs. 230/2021 (+1,4%) è scattato dal 1° gennaio, con nuove soglie ISEE e nuovi importi base (Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026): a luglio non arriva un ulteriore aumento.

      In pratica, più l’ISEE è basso, più l’importo mensile per ogni figlio sale. Ma l’INPS non aggiorna l’assegno da solo: sei tu che devi presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) aggiornata per far valere la situazione economica corretta.

      Importi assegno unico luglio 2026

      Ecco gli importi mensili per figlio in vigore dal 1° gennaio 2026, validi anche per la rata di luglio:

      Situazione ISEEImporto mensile per figlio minorenneFiglio 18-20 anni
      ISEE fino a 17.468,51 euro203,80 euro99,10 euro
      ISEE da 17.468,52 a 46.582,71 euroImporto progressivo (scala decrescente)Importo progressivo
      ISEE oltre 46.582,71 euro o senza ISEE58,30 euro29,10 euro

      Maggiorazioni previste

      Oltre all’importo base, esistono maggiorazioni che si sommano:

      • Figli con disabilità (under 21): +99,10 euro al mese per disabilità media, +110,60 per disabilità grave, +122,30 per non autosufficienza (importo fisso, non dipende dall’ISEE)
      • Famiglie con almeno 4 figli: +150 euro al mese forfettari per nucleo (non per figlio)
      • Entrambi i genitori lavoratori: fino a +34,90 euro al mese per ogni figlio minorenne con ISEE fino a 17.468,51 euro, poi l’importo scende e si azzera oltre 46.582,71 euro (non spetta per i figli tra 18 e 21 anni)
      • Madri under 21: +23,30 euro al mese per figlio

      Queste maggiorazioni si sommano all’importo base. Una famiglia con ISEE fino a 17.468,51 euro, due figli minorenni ed entrambi i genitori che lavorano arriva a 238,70 euro al mese per figlio (203,80 + 34,90).

      Chi riceve di più da luglio 2026

      1. Le famiglie con ISEE basso o medio-basso — che presentano la DSU aggiornata entro il 30 giugno
      2. Le famiglie con figli disabili — la maggiorazione è confermata e rivalutata dal 1° gennaio 2026
      3. Le famiglie numerose (4+ figli) — spetta la maggiorazione forfettaria di 150 euro al mese per nucleo
      4. I nuclei con entrambi i genitori occupati — la maggiorazione lavoratori è rivalutata dal 1° gennaio 2026

      Chi NON presenta la DSU aggiornata riceve l’importo minimo (58,30 euro per ogni figlio minorenne), anche se potrebbe avere diritto a molto di più; chi la presenta dopo il 30 giugno perde gli arretrati da marzo.

      Scadenza ISEE 30 giugno: cosa succede se non rinnovi

      L’ISEE ha validità annuale: dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Se l’ISEE scade o non è mai stato presentato, per continuare a ricevere l’Assegno Unico con gli importi corretti devi presentare una nuova DSU.

      La scadenza per non perdere gli arretrati da marzo è il 30 giugno 2026.

      • DSU presentata entro il 30 giugno: l’importo viene ricalcolato a partire da marzo 2026 e gli arretrati vengono pagati
      • DSU presentata dopo il 30 giugno: l’importo aggiornato non recupera i mesi precedenti, quindi niente arretrati da marzo
      • Nessuna DSU: l’INPS eroga l’importo minimo di 58,30 euro per ogni figlio minorenne, indipendentemente dalla situazione reale

      Come aggiornare l’ISEE entro il 30 giugno

      1. Raccogliere i documenti del nucleo familiare (redditi 2024, patrimoni, conti correnti al 31/12/2024)
      2. Presentare la DSU tramite CAF, Patronato, o direttamente sul sito INPS
      3. Verificare che l’ISEE sia stato elaborato correttamente prima della scadenza

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la presentazione della DSU e il calcolo dell’ISEE. Puoi prenotare un appuntamento contattandoci prima del 30 giugno.

      Quando viene pagato l’Assegno Unico

      • Per i beneficiari già in corso senza variazioni: in date diverse ogni mese, fissate dal calendario INPS 2026 (messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025); a luglio il 20 e 21
      • Per le nuove domande: la prima rata arriva, di norma, nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione

      Se aggiorni la DSU entro il 30 giugno, l’INPS ricalcola l’importo e paga gli arretrati da marzo con le rate successive al ricalcolo.

      Fonti

      • Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 (importi e soglie ISEE dell’Assegno Unico 2026)
      • Allegato 1 alla Circolare INPS n. 7/2026 (tabella degli importi mensili 2026 per fascia ISEE)
      • D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (istituzione dell’Assegno Unico e Universale)
      • Messaggio INPS n. 3931 del 24 dicembre 2025 (calendario dei pagamenti dell’Assegno Unico 2026)

      Hai ancora dubbi? Il CAF ti aiuta

      Se non sai se il tuo ISEE è aggiornato, se hai diritto alle maggiorazioni o come fare la DSU, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine. Ti assistiamo dalla raccolta documenti alla presentazione della DSU, in tempo per non perdere gli arretrati.

      Scrivici su WhatsApp

      Oppure compila il modulo qui sotto e ti ricontattiamo:

        Il tuo nome (*)

        La tua email (*)

        Il tuo telefono (*)

        Richiesta (eventuale)

        Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

        CAF Centro Fiscale — Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine | Tel. 0432 1638640

        Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 10:00:002026-09-29 10:28:38Assegno unico a luglio 2026: perché l’importo può cambiare, arretrati e ISEE
        PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

        Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero

        Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

        Se hai una Partita IVA in regime forfettario, sai che non paghi le tasse su tutto cio che incassi. Il meccanismo centrale e il coefficiente di redditivita: una percentuale che trasforma i tuoi ricavi in reddito imponibile. Il problema e che questo coefficiente cambia radicalmente da un settore all’altro, e pochissimi articoli lo spiegano a confronto.

        Un commerciante alimentare e un avvocato con lo stesso fatturato di 50.000 euro possono pagare imposte molto diverse. In questo articolo analizziamo tutti i coefficienti di redditivita forfettario 2026 per gruppo ATECO, con tabelle numeriche, esempi pratici e una guida chiara su quando il forfettario conviene davvero.

        Indice dei contenuti
        1. Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA
        2. Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio
        3. Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026
        4. Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande
        5. Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti
        6. Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione, costruzioni
        7. Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia
        8. Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali
        9. Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore
        10. Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario
        11. Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

        🧮 Calcola subito il tuo netto in forfettario

        Invece di leggere tutte le tabelle qui sotto, prova il nostro calcolatore gratuito: inserisci i tuoi ricavi previsti e il tuo settore, e in 5 secondi ottieni il confronto tra regime forfettario e regime ordinario con verdetto su quale ti conviene.

        → Apri il calcolatore Forfettario vs Ordinario 2026

        Tutti i calcoli avvengono sul tuo browser. Nessun dato esce dal tuo dispositivo.

        Forfettario in numeri: 2 milioni di contribuenti, 52% delle Partite IVA

        Il regime forfettario non e una nicchia fiscale: e diventato la modalita prevalente di fare impresa individuale in Italia. I dati del Rendiconto Generale dello Stato 2024 elaborato dalla Corte dei Conti fotografano una realta in forte crescita:

        • 2.027.665 contribuenti forfettari nel 2024, in aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente
        • +24,7% dal 2019: in cinque anni il numero di forfettari e cresciuto di quasi un quarto
        • 52% di tutti i titolari di Partita IVA: la maggioranza assoluta dei lavoratori autonomi italiani utilizza questo regime
        • Distribuzione per fascia di ricavi: 936.000 contribuenti sotto i 20.000 euro, 733.000 nella fascia 20.000-50.000 euro
        • 726.000 contribuenti (33%) applicano l’aliquota agevolata del 5% (startup nei primi cinque anni)

        Questi numeri raccontano una cosa precisa: il regime forfettario funziona e attrae, perche semplifica enormemente la gestione fiscale e riduce il carico impositivo per chi e nella fascia giusta. Il costo strutturale per l’erario – circa 3,4 miliardi di euro all’anno – e una scelta politica consapevole di sostegno al lavoro autonomo e alle Partite IVA piu piccole.

        I settori con il maggior numero di forfettari? La Corte dei Conti identifica avvocati (154.828 = 7,44% del totale), consulenti aziendali (74.462 = 3,58%), psicologi (72.721 = 3,50%), architetti (69.790 = 3,35%) e paramedici (66.304 = 3,19%). Tutti questi professionisti condividono lo stesso coefficiente di redditivita del 78%.

        Come funziona il coefficiente di redditivita: la chiave del risparmio

        Nel regime forfettario non puoi dedurre i costi reali che hai sostenuto (affitto ufficio, attrezzature, software, formazione). Al loro posto, la legge stabilisce una deduzione forfettaria automatica, espressa come complemento a 100 del coefficiente di redditivita.

        • Il coefficiente di redditivita e la quota dei tuoi ricavi che viene considerata reddito imponibile
        • La quota non tassata (100% meno coefficiente) rappresenta la deduzione forfettaria per i costi
        • Con coefficiente 78%, il 22% dei ricavi e automaticamente escluso dall’imponibile
        • Con coefficiente 40%, il 60% dei ricavi non entra nell’imponibile

        La formula completa per calcolare l’imposta e la seguente (art. 1 c. 64 L. 190/2014):

        Imposta sostitutiva = (Ricavi x Coefficiente – Contributi previdenziali versati) x Aliquota

        Dove:
        – Aliquota = 15% (regime standard) oppure 5% (startup, primi 5 anni)
        – Contributi previdenziali = importi effettivamente versati nell’anno
        – Il risultato non puo essere negativo

        Esempio base – professionista con ricavi 30.000 euro e coefficiente 78%:

        • Imponibile lordo: 30.000 x 78% = 23.400 euro
        • Contributi Gestione Separata INPS (24%, altra copertura previdenziale): 30.000 x 24% = 7.200 euro
        • Base imponibile netta: 23.400 – 7.200 = 16.200 euro
        • Imposta sostitutiva al 15%: 16.200 x 15% = 2.430 euro
        • Imposta effettiva sui ricavi: 2.430 / 30.000 = 8,1%

        Nota importante: i contributi previdenziali variano significativamente per categoria. Chi e iscritto a una cassa professionale (ENPAM per i medici, ENPAP per gli psicologi, INARCASSA per gli architetti) puo avere aliquote contributive dal 10% al 19,5% e diverse modalita di calcolo rispetto alla Gestione Separata INPS. Per approfondire le differenze tra le casse, consulta la nostra guida comparativa sui contributi previdenziali delle professioni sanitarie 2026.

        Tabella completa coefficienti per gruppo ATECO 2026

        I coefficienti di redditivita sono definiti dall’Allegato 4 della Legge 190/2014 (Legge di Stabilita 2015, istitutiva del regime forfettario) e non sono stati modificati negli anni successivi. Valgono quindi anche per il 2026.

        Gruppo di attivita (Allegato 4 L. 190/2014)CoefficienteQuota non tassataEsempi ATECO
        Industrie alimentari e delle bevande / Commercio all’ingrosso e al dettaglio alimentare / Commercio ambulante alimentare e bevande40%60%47.11, 47.21, 56.30, 10-11
        Commercio ambulante di prodotti non alimentari54%46%47.81, 47.82, 47.89
        Intermediari del commercio62%38%46.1x (agenti e rappresentanti)
        Attivita dei servizi di alloggio e ristorazione / Altre attivita economiche67%33%55.10, 56.10, 96.0x
        Attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi78%22%69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 86, 87, 62, 64, 65, 85
        Costruzioni e attivita immobiliari86%14%41, 42, 43, 68

        Fonte: Allegato 4, L. 190/2014 (Legge di Stabilita 2015). I coefficienti non sono stati modificati da successive leggi di bilancio e rimangono validi per il 2026.

        Coefficiente 40%: commercio alimentare e bevande

        Il coefficiente del 40% e il piu basso in assoluto, ed e stato calibrato per rispecchiare una realta economica precisa: chi vende cibo, bevande o gestisce attivita di ristorazione ambulante ha costi di acquisto merce molto elevati, che possono assorbire il 50-70% dei ricavi.

        • Industrie alimentari e delle bevande (ATECO sezione C, gruppi 10-11): produzione artigianale di alimenti, panifici, salumifici
        • Commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari: supermercati, alimentari di quartiere, enoteche (ATECO 47.11, 47.21, 47.22, 47.25)
        • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (ATECO 47.81): bancarelle al mercato, furgoni street food
        • Bar e gelaterie (ATECO 56.30, 56.10.20): somministrazione bevande e gelati

        Il vantaggio concreto: con coefficiente 40%, il 60% dei tuoi ricavi non entra nell’imponibile. Su 40.000 euro di fatturato, solo 16.000 euro diventano base di calcolo per l’imposta. Chi vende merce con margini ridotti trova nel forfettario una tutela significativa.

        Attenzione alla soglia 85.000 euro: anche con coefficienti bassi, il limite di ricavi per restare forfettari e fissato a 85.000 euro annui e 100.000 euro per l’uscita immediata. Per approfondire i limiti e le cause ostative del regime forfettario 2026, leggi la nostra guida dedicata.

        Coefficiente 54%: commercio non alimentare e ambulanti

        La fascia del 54% si applica esclusivamente al commercio ambulante di prodotti non alimentari. La distinzione rispetto al 40% riflette il fatto che i margini su abbigliamento, accessori, oggetti vari venduti al mercato sono mediamente superiori rispetto al commercio alimentare.

        • Venditori ambulanti su mercati rionali o fieristici di abbigliamento, biancheria, scarpe (ATECO 47.82)
        • Ambulanti di articoli vari non classificati altrove: oggettistica, libri usati, ricambi (ATECO 47.89)
        • Vendita porta a porta di prodotti non alimentari (ATECO 47.99)

        Con coefficiente 54%, il 46% dei ricavi e escluso dall’imponibile. Rispetto al 40% del commercio alimentare, la deduzione forfettaria e inferiore di 14 punti percentuali: uno scarto significativo che si traduce in un carico fiscale piu alto a parita di fatturato.

        Coefficienti 62-67%: intermediari, alberghi, ristorazione e altre attivita

        In questa fascia intermedia troviamo due coefficienti distinti, spesso confusi tra loro.

        Coefficiente 62% – Intermediari del commercio (ATECO 46.1x): Si applica ad agenti di commercio e rappresentanti che operano per conto di terzi. Gli agenti percepiscono provvigioni, non ricavi da vendita diretta: i loro costi principali sono trasferte, carburante, campionari.

        Coefficiente 67% – Alloggio, ristorazione e altre attivita:

        • Strutture ricettive: alberghi, B&B, affittacamere (ATECO 55.10, 55.20)
        • Ristorazione con somministrazione: ristoranti, trattorie, pizzerie (ATECO 56.10)
        • Catering e servizi di ristorazione (ATECO 56.21): servizi mensa, catering per eventi
        • Altre attivita economiche n.e.c. (ATECO 96): lavanderie, parrucchieri, estetiste, tatuatori, servizi alla persona

        Nota importante per parrucchieri ed estetisti: nonostante abbiano costi significativi (prodotti, attrezzature), rientrano nella fascia 67%. Chi opera in questi settori e ha costi reali superiori al 33% del fatturato deve valutare attentamente il confronto con il regime ordinario.

        Coefficiente 78%: professioni intellettuali – la categoria piu ampia

        Il coefficiente del 78% e quello che interessa la maggioranza assoluta dei professionisti italiani. Come dimostra il Rendiconto Corte dei Conti 2024, questa fascia raccoglie le categorie con il numero piu alto di forfettari.

        Rientrano nel coefficiente 78% tutte le attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi:

        • Avvocati (ATECO 69.10.10): 154.828 contribuenti forfettari – la professione con il maggior numero assoluto
        • Consulenti aziendali e di gestione (ATECO 70.22): 74.462 contribuenti
        • Psicologi e psicoterapeuti (ATECO 86.90.30): 72.721 contribuenti – leggi la guida su Partita IVA Psicologo 2026
        • Architetti e ingegneri (ATECO 71.11, 71.12): 69.790 architetti forfettari – vedi la guida su apertura studio architettura 2026
        • Paramedici e professioni sanitarie (ATECO 86.90.x): 66.304 contribuenti – infermieri, fisioterapisti, logopedisti. Panoramica: Professionisti sanitari con Partita IVA 2026
        • Medici (ATECO 86.21, 86.22): guida a Partita IVA Medico 2026
        • Informatici e sviluppatori (ATECO 62.01, 62.02, 62.09)
        • Designer, grafici, copywriter (ATECO 74.10, 74.30, 73.11)
        • Insegnanti e formatori privati (ATECO 85.59)
        • Consulenti finanziari e assicurativi (ATECO 66.12, 66.22)
        • Commercialisti, fiscalisti, contabili (ATECO 69.20)

        Il coefficiente 78% significa che solo il 22% dei tuoi ricavi viene automaticamente escluso dall’imponibile. Per un libero professionista che lavora da casa o in coworking con costi reali limitati, questa deduzione puo essere sufficiente. Per chi ha un ufficio in affitto, collaboratori o attrezzature costose, la valutazione va fatta con cura.

        Coefficiente 86%: costruzioni e attivita residuali

        Il coefficiente dell’86% e il piu alto e si applica al gruppo delle costruzioni e attivita immobiliari:

        • Imprenditori edili individuali (ATECO 41: costruzione edifici)
        • Lavori di installazione impianti (ATECO 43.21: elettricisti, 43.22: idraulici)
        • Completamenti e rifinitura edilizia (ATECO 43.30: imbianchini, piastrellisti)
        • Agenzie immobiliari (ATECO 68.31) – da non confondere con gli intermediari commercio (62%)

        Potrebbe sembrare paradossale: elettricisti e idraulici hanno costi di materiali significativi, eppure si trovano con il coefficiente piu alto. Il legislatore ha ritenuto che i lavori edili e artigianali su commessa incorporino prevalentemente manodopera rispetto ai materiali. In realta, questa valutazione non riflette la situazione di molti artigiani che acquistano materiali in proprio.

        La deduzione forfettaria del 14% (100% meno 86%) e la piu bassa in assoluto. Se i tuoi costi reali superano il 14% dei ricavi, il regime forfettario potrebbe non essere conveniente rispetto all’ordinario, a meno di sfruttare l’aliquota al 5% nei primi cinque anni.

        Caso pratico: stesso fatturato 50.000 euro, tasse diverse per settore

        Per rendere concreta la differenza tra coefficienti, calcoliamo l’imposta sostitutiva per sei contribuenti diversi, tutti con ricavi di 50.000 euro e contributi INPS Gestione Separata (aliquota 24%, altra copertura previdenziale). I contributi GS ammontano a 50.000 x 24% = 12.000 euro.

        Nota: per i professionisti iscritti a casse previdenziali (ENPAM, ENPAP, INARCASSA, ecc.) i contributi variano. Il calcolo seguente usa la Gestione Separata come riferimento standardizzato. Per i medici, ad esempio, i contributi ENPAM sono significativamente diversi: approfondisci nella nostra guida ai contributi ENPAM 2026.

        SettoreCoeff.Imponibile lordoContributi GSBase imp. nettaImposta 15%Netto finale
        Commercio alimentare (bar, alimentari)40%20.000 euro12.000 euro8.000 euro1.200 euro36.800 euro
        Commercio ambulante non alimentare54%27.000 euro12.000 euro15.000 euro2.250 euro35.750 euro
        Agente di commercio (intermediario)62%31.000 euro12.000 euro19.000 euro2.850 euro35.150 euro
        Ristoratore / gestore B&B67%33.500 euro12.000 euro21.500 euro3.225 euro34.775 euro
        Professionista intellettuale (avvocato, psicologo, architetto)78%39.000 euro12.000 euro27.000 euro4.050 euro33.950 euro
        Artigiano edile / elettricista / idraulico86%43.000 euro12.000 euro31.000 euro4.650 euro33.350 euro

        La differenza tra il commerciante alimentare (1.200 euro di imposta) e l’artigiano edile (4.650 euro) a parita di 50.000 euro di fatturato e di 3.450 euro all’anno – quasi 3 volte di piu. Tutto dipende dal coefficiente applicato al proprio codice ATECO.

        Vuoi calcolare la tua situazione precisa? Usa il nostro tool Excel gratuito per il calcolo delle tasse forfettario 2026: ti basta inserire ricavi, coefficiente e contributi per ottenere la simulazione personalizzata.

        Quando il forfettario diventa svantaggioso: la soglia di pareggio con l’ordinario

        Il regime forfettario e conveniente solo se la tua deduzione forfettaria automatica e uguale o superiore ai tuoi costi reali. Quando i costi effettivi superano la deduzione forfettaria, il regime ordinario diventa piu conveniente, perche ti permette di dedurre i costi reali.

        Il forfettario e svantaggioso quando: Costi reali > (100% – Coefficiente) x Ricavi

        – Professione intellettuale (coeff. 78%): costi reali > 22% dei ricavi
        – Artigiano edile (coeff. 86%): costi reali > 14% dei ricavi
        – Commercio alimentare (coeff. 40%): costi reali > 60% dei ricavi (raro)

        Esempio concreto – professionista intellettuale con ricavi 50.000 euro:

        • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 22% = 11.000 euro
        • Se hai costi reali di 8.000 euro (affitto coworking 3.600 + software 600 + formazione 1.800 + assicurazione 2.000): stai sotto gli 11.000 euro – forfettario conveniente
        • Se hai costi reali di 15.000 euro (ufficio in affitto 7.200 + collaboratore part-time 6.000 + altri 1.800): superi gli 11.000 euro – ordinario potenzialmente conveniente

        Esempio – artigiano edile con ricavi 50.000 euro (coeff. 86%):

        • Deduzione forfettaria disponibile: 50.000 x 14% = 7.000 euro
        • Se i materiali acquistati valgono 12.000 euro e il furgone costa 4.000 euro/anno: costi reali = 16.000 euro, superiori ai 7.000 – ordinario significativamente conveniente

        La Corte dei Conti, nel suo rendiconto 2024, ha sollevato il tema della cosiddetta trappola dimensionale: chi si avvicina alla soglia degli 85.000 euro di ricavi puo trovarsi in una zona grigia dove il confronto tra regime forfettario e regime ordinario va effettuato con attenzione. Chi si avvicina ai 70.000-80.000 euro di fatturato dovrebbe simulare entrambi gli scenari, considerando anche i maggiori oneri amministrativi del regime ordinario.

        Settori dove conviene restare in forfettario vs settori dove valutare l’ordinario

        CoefficienteSettori tipiciRaccomandazioneQuando rivalutare
        40%Commercio alimentare, bar, gelaterie, produzione alimentareForfettario quasi sempre conveniente sotto soglia 85kSolo se hai costi > 60% del fatturato (raro nel food)
        54%Ambulanti non alimentari, vendita porta a portaGeneralmente conveniente, margini di solito bassiSe costi merce > 46% del fatturato
        62%Agenti di commercio, rappresentantiValutare anno per anno in base alle spese di trasfertaSe spese trasferte + campionari > 38% del fatturato
        67%Ristoranti, alberghi, B&B, parrucchieri, estetisteValutare con attenzione soprattutto per ristoratori con costi elevatiSe costi materie prime + personale > 33% del fatturato
        78%Avvocati, consulenti, psicologi, architetti, medici, informatici, designerConveniente se lavori senza struttura fissa (casa/coworking)Se hai ufficio, dipendenti o costi > 22% del fatturato
        86%Costruzioni, artigiani edili, elettricisti, idraulici, immobiliariValutare sempre il confronto ordinario, specialmente con materiali elevatiSe costi materiali > 14% del fatturato (frequente nel settore)

        Una considerazione finale: il regime forfettario offre un vantaggio non solo fiscale ma anche amministrativo. Niente IVA da gestire, niente ritenute d’acconto, contabilita semplificata. Questi risparmi di tempo e di costi del commercialista sono un beneficio reale che va sommato al confronto puramente fiscale.

        Per i contribuenti in zona grigia – con costi elevati o vicini alla soglia degli 85.000 euro – la simulazione professionale e fondamentale. Un errore di valutazione puo costare migliaia di euro all’anno.

        Vuoi sapere se il forfettario conviene per il tuo settore?

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre una simulazione personalizzata forfettario vs ordinario, tenendo conto del tuo coefficiente ATECO, dei tuoi costi reali e della tua cassa previdenziale.

        Richiedi un preventivo personalizzato – senza impegno.

        Domande frequenti sui coefficienti di redditivita forfettario 2026

        I coefficienti di redditivita sono cambiati nel 2026?

        No. I coefficienti dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 non sono stati modificati da nessuna legge di bilancio successiva, inclusa la L. 207/2024. Rimangono identici per il 2026: 40%, 54%, 62%, 67%, 78%, 86%.

        Come faccio a sapere qual e il mio coefficiente?

        Dipende dal codice ATECO della tua attivita. Identifica il tuo codice ATECO e confrontalo con i gruppi della tabella dell’Allegato 4 L. 190/2014. Il tuo commercialista o il CAF possono indicarti con certezza il gruppo di appartenenza.

        Un freelance IT paga lo stesso di un avvocato in forfettario?

        Si, dal punto di vista del coefficiente: entrambi applicano il 78%. La differenza puo emergere dai contributi previdenziali: un informatico in Gestione Separata INPS paga il 24% (con altra copertura) o il 26,07% (senza altra copertura), mentre un avvocato versa i contributi Cassa Forense con aliquota diversa.

        Posso scegliere un coefficiente piu basso se il mio non mi conviene?

        No. Il coefficiente e determinato automaticamente dal codice ATECO della tua attivita e non e modificabile. Se hai piu attivita con codici ATECO diversi, si applica il coefficiente dell’attivita prevalente (quella con ricavi maggiori).

        Il coefficiente vale anche per l’aliquota al 5% delle startup?

        Si. Il coefficiente di redditivita funziona allo stesso modo sia con l’aliquota standard al 15% sia con quella agevolata al 5% per le nuove attivita nei primi cinque anni. Cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile, non il coefficiente di calcolo.

        Approfondimenti per settore: guide complete 2026

        Hai trovato utile questa analisi comparativa dei coefficienti di redditivita? Abbiamo preparato guide complete e aggiornate al 2026 per i due settori piu numerosi nel regime forfettario italiano:

        Avvocati – settore #1 con 154.828 forfettari

        • Partita IVA avvocato 2026: guida completa al forfettario, Cassa Forense e RC professionale – PILLAR con coefficiente 78%, contributi, studio legale, caso pratico
        • Quanto guadagna un avvocato libero professionista in forfettario nel 2026 – tabelle reddito netto a 30k/50k/80k
        • Aprire studio legale forfettario 2026: requisiti, costi, software gestione – guida operativa
        • Avvocato e Cassa Forense 2026: contributi forfettari, minimi, modello 5 – tutto sui contributi previdenziali

        Consulenti aziendali – settore #2 con 74.462 forfettari

        • Partita IVA consulente aziendale 2026: forfettario, ATECO 70.22, fatturazione B2B – PILLAR con Gestione Separata INPS, cause ostative, esempio pratico
        • Consulente aziendale: forfettario o SRL? Confronto fiscale 2026 – soglia di pareggio con tabella numerica
        • Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta – guida operativa SDI e N2.2
        Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:21:322026-06-29 21:47:37Coefficienti di redditivita forfettario 2026: analisi per settore e quanto si paga davvero
        CAF, SUCCESSIONI

        Successione a Trieste 2026: sistema tavolare, conservatoria e procedura

        Checklist gratuita PDF successione 2026 con documenti, scadenze e sistema tavolare FVG

        La successione a Trieste è un caso peculiare anche nell’ambito del Friuli Venezia Giulia: il capoluogo regionale è il cuore storico del sistema tavolare di derivazione asburgica e presenta specificità che lo distinguono dalle altre province FVG. Trieste è la città dove il sistema tavolare è più radicato e completo, con una conservatoria tra le più strutturate della regione.

        In questa guida trovi tutto quello che serve sapere per gestire una pratica di successione a Trieste nel 2026: dal funzionamento della sezione tavolare del Tribunale di Trieste, alla documentazione necessaria, fino alle particolarità locali da tenere in considerazione.

        Indice dei contenuti

        1. Trieste: il cuore storico del sistema tavolare
        2. La sezione tavolare del Tribunale di Trieste
        3. Specificità locali: cosa rende la successione a Trieste unica
        4. Comuni della provincia di Trieste serviti
        5. Documenti necessari per la successione a Trieste
        6. La procedura di successione a Trieste: i passaggi
        7. Il tavolare di Trieste e le sue particolarità rispetto al resto del FVG
        8. CAF online per la successione a Trieste: il servizio di Centro Fiscale
        9. Domande frequenti sulla successione a Trieste
        10. Gestisci la successione a Trieste con un CAF esperto in sistema tavolare

        Trieste: il cuore storico del sistema tavolare

        Trieste è stata per secoli la principale città portuale dell’Impero Austro-Ungarico e il sistema tavolare vi è stato introdotto nel XIX secolo come strumento di certezza giuridica sulle proprietà immobiliari. A differenza di quanto avvenuto altrove in FVG, a Trieste il sistema tavolare si applica anche agli edifici di nuova costruzione: non esiste quindi un doppio binario tra vecchie costruzioni tavolari e nuove costruzioni catastali come in alcune aree periferiche della regione.

        Questo significa che chiunque eriti un immobile a Trieste — che si tratti di un appartamento nel centro storico, di un terreno sul Carso o di un’abitazione nelle zone di espansione recente — dovrà affrontare la procedura di intavolazione nel libro fondiario per acquisire giuridicamente la proprietà.

        Per il quadro generale del sistema in tutta la regione, consulta: Successioni in Friuli Venezia Giulia 2026: guida completa.

        La sezione tavolare del Tribunale di Trieste

        A Trieste la sezione tavolare è parte integrante del Tribunale Civile di Trieste. Il giudice tavolare emette i decreti di intavolazione, che sono gli atti formali con cui il diritto di proprietà degli eredi viene iscritto nel libro fondiario.

        La sezione tavolare di Trieste è considerata tra le più avanzate nella digitalizzazione delle procedure: molte istanze possono essere presentate telematicamente, tramite professionisti abilitati o tramite il portale del Ministero della Giustizia. Questo ha ridotto notevolmente la necessità di accesso fisico allo sportello per la maggior parte delle pratiche successorie.

        Il certificato di eredità — documento indispensabile per avviare l’intavolazione degli immobili — viene rilasciato dal Tribunale di Trieste per tutti i defunti che avevano residenza in provincia di Trieste al momento del decesso. Tempi medi per il rilascio: 2-4 settimane dalla presentazione della domanda con documentazione completa.

        Specificità locali: cosa rende la successione a Trieste unica

        Alcune situazioni tipiche del territorio triestino meritano attenzione nelle pratiche successorie:

        • Case storiche del centro: molti edifici nel centro storico di Trieste (Borgo Teresiano, Borgo Giuseppino, Rione San Giacomo) hanno partite tavolari di vecchia data, con frazionamenti complessi, diritti di servitù storici e annotazioni tavolare che risalgono all’epoca asburgica. La consultazione del libro fondiario richiede particolare attenzione.
        • Immobili in concessione comunale: alcune aree di Trieste — in particolare zone costiere e del porto vecchio — includono immobili su terreni in concessione pubblica. In questi casi la successione non trasferisce la proprietà del terreno, ma solo i diritti di concessione, con procedure aggiuntive.
        • Comuni con comunità bilingui: in alcuni comuni della provincia (San Dorligo della Valle/Dolina, Sgonico/Zgonik, Duino-Aurisina/Devin-Nabrežina) la componente slovenofona storica ha prodotto situazioni di proprietà con denominazioni bilingui nel libro fondiario. Non si tratta di un ostacolo legale, ma richiede attenzione nella consultazione delle partite tavolari.
        • Immobili con beni mobili artistici o storici: Trieste ha una ricca storia collezionistica. Se l’eredità include beni di rilevante interesse culturale (quadri di autori locali, collezioni storiche), potrebbe intervenire la Soprintendenza con comunicazioni obbligatorie.

        Comuni della provincia di Trieste serviti

        La provincia di Trieste è la più piccola d’Italia per territorio, ma include comuni con caratteristiche molto diverse tra loro. I principali comuni serviti da Centro Fiscale per le pratiche di successione sono:

        • Trieste (capoluogo)
        • Muggia
        • Duino-Aurisina
        • San Dorligo della Valle
        • Sgonico

        Il servizio è completamente online: documenti via email o WhatsApp, nessuna necessità di presenza fisica a Trieste o a Udine.

        Documenti necessari per la successione a Trieste

        I documenti richiesti per una successione a Trieste sono sostanzialmente gli stessi dell’intero FVG, con alcune specifiche aggiuntive per le situazioni locali:

        • Atto di morte del defunto (estratto integrale, non certificato)
        • Certificato di ultima residenza del defunto (utile per determinare il tribunale competente e l’ufficio AdE)
        • Documenti di identità e codici fiscali del defunto e di tutti gli eredi
        • Atti di nascita degli eredi (per provare la parentela)
        • Testamento (se esistente, con verbale di pubblicazione notarile)
        • Visura tavolare aggiornata di ciascun immobile ereditato (estratto del libro fondiario)
        • Documentazione bancaria (conti correnti, libretti, depositi titoli alla data di morte)
        • Estratto catastale degli immobili (per il calcolo delle imposte)
        • Documenti su veicoli intestati al defunto
        • Eventuali passività deducibili (debiti documentati, spese funebri)

        Per la procedura completa di presentazione telematica, consulta: Dichiarazione successione telematica 2026: guida online Agenzia Entrate.

        La procedura di successione a Trieste: i passaggi

        1. Raccolta documentazione (2-4 settimane): atti di morte, visure tavolari, documentazione bancaria.
        2. Dichiarazione di successione all’AdE: entro 12 mesi dalla morte. Trasmessa telematicamente dal CAF. L’ufficio competente è quello della provincia dell’ultima residenza del defunto (Ufficio Territoriale di Trieste).
        3. Liquidazione imposte: calcolo e pagamento dell’imposta sulle successioni (con le franchigie di legge: 1.000.000 euro per coniuge e figli, 100.000 euro per fratelli), più imposte ipotecarie e catastali sugli immobili.
        4. Richiesta certificato di eredità al Tribunale di Trieste.
        5. Domanda di intavolazione alla sezione tavolare del Tribunale di Trieste: presentazione con il certificato di eredità + dichiarazione di successione registrata. Decreto del giudice tavolare in 30-60 giorni.
        6. Voltura catastale (passaggio separato rispetto all’intavolazione tavolare).

        Tempistiche totali: da 3 a 6 mesi per successioni con immobili. Per successioni senza immobili (solo beni mobili): 4-8 settimane.

        Il tavolare di Trieste e le sue particolarità rispetto al resto del FVG

        Il sistema tavolare di Trieste presenta alcune specificità rispetto alle altre province FVG:

        • Applicazione universale a Trieste: a differenza di alcune aree della provincia di Udine dove coesistono vecchie partite tavolari e nuove costruzioni con sola trascrizione catastale, a Trieste tutto è nel tavolare, anche le costruzioni più recenti.
        • Conservatoria strutturata: la sezione tavolare del Tribunale di Trieste ha una digitalizzazione avanzata, con possibilità di consultazione online delle visure tavolari e presentazione telematica delle istanze.
        • Connessione con il sistema tavolare sloveno: per le successioni transfrontaliere FVG-Slovenia, Trieste è il punto di riferimento principale, avendo la competenza per i casi più complessi di beni binazionali.

        CAF online per la successione a Trieste: il servizio di Centro Fiscale

        Centro Fiscale gestisce pratiche di successione per Trieste e per tutta la provincia completamente online. Il servizio è pensato per chi risiede a Trieste ma preferisce gestire la pratica senza code allo sportello, per chi vive fuori regione ma ha ereditato beni a Trieste, e per gli eredi che si trovano in situazioni complesse (comunità bilingui, beni storici, immobili in concessione).

        Come funziona:

        1. Contattaci via WhatsApp al 366 6018121 o via email per un primo colloquio gratuito.
        2. Ricevi la checklist documenti personalizzata per la situazione triestina.
        3. Invia i documenti digitalmente (scan, PDF, foto).
        4. Il nostro team prepara la dichiarazione di successione e coordina le pratiche tavolari con il Tribunale di Trieste.
        5. Ricevi un preventivo personalizzato gratuito prima di impegnarti.

        Domande frequenti sulla successione a Trieste

        Se il defunto risiedeva a Trieste ma aveva beni anche in Slovenia, come funziona?
        Si applica il Regolamento UE 650/2012 sulle successioni transfrontaliere. La legge applicabile è in genere quella dello Stato di residenza del defunto (Italia per chi risiedeva a Trieste). Per i beni in Slovenia è necessario avviare una procedura di riconoscimento nel sistema sloveno. È una casistica complessa che richiede consulenza specializzata.

        Gli immobili di nuova costruzione a Trieste sono nel tavolare?
        Si. A differenza di altre realtà italiane, a Trieste anche gli immobili costruiti di recente sono registrati nel libro fondiario. Non esiste un doppio binario tra vecchi immobili tavolari e nuovi immobili catastali: tutto passa per il tavolare.

        Un erede che vive a Roma può gestire una successione su un immobile a Trieste senza spostarsi?
        Si. La pratica si gestisce completamente a distanza: dichiarazione di successione trasmessa telematicamente dal CAF, domanda di intavolazione presentata telematicamente al Tribunale di Trieste. L’erede non deve venire fisicamente a Trieste o a Udine.

        Qual è la differenza tra la conservatoria AdE e la sezione tavolare del Tribunale?
        Sono due uffici distinti con funzioni diverse: la Conservatoria dell’Agenzia delle Entrate gestisce la registrazione della dichiarazione di successione e il pagamento delle imposte; la sezione tavolare del Tribunale gestisce l’aggiornamento del libro fondiario (intavolazione). Per una successione con immobili a Trieste è necessario interagire con entrambi.

        Gestisci la successione a Trieste con un CAF esperto in sistema tavolare

        Le particolarità del sistema tavolare triestino — dalla completezza della sua applicazione alle specificità storiche del libro fondiario — rendono fondamentale affidarsi a chi conosce il sistema localmente. Centro Fiscale lavora quotidianamente con il sistema tavolare del FVG e gestisce pratiche per tutta la provincia di Trieste completamente online.

        Contattaci per un preventivo personalizzato gratuito:

        • WhatsApp: 366 6018121
        • Email: info@centrofiscale.com
        • Telefono: 0432 1638640

        Leggi anche: Successioni in Friuli Venezia Giulia 2026: guida completa al sistema tavolare.

        Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/04/checklist-successione-2026-pdf.jpg 1497 1058 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:00:002026-07-03 07:55:08Successione a Trieste 2026: sistema tavolare, conservatoria e procedura
        Pagina 74 di 191«‹7273747576›»

        Ultime notizie

        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Bonus edilizi dopo il decesso: a quale erede passa la detrazioneOttobre 3, 2026 - 11:00 amin: NOTIZIE
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Sanzione disciplinare ingiusta al lavoro: come contestarlaOttobre 3, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Bonus malus auto: conta la colpa o l’importo del danno causato?Ottobre 3, 2026 - 7:00 amin: NOTIZIE
        Search Search

        Seguici su Facebook

        Categorie Articoli

        Ultimi Articoli

        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Bonus edilizi dopo il decesso: a quale erede passa la detrazioneOttobre 3, 2026 - 11:00 am
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Sanzione disciplinare ingiusta al lavoro: come contestarlaOttobre 3, 2026 - 9:00 am
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Bonus malus auto: conta la colpa o l’importo del danno causato?Ottobre 3, 2026 - 7:00 am
        • fatturazione elettronica CAF Udine
          Autofattura TD17 forfettario: guida 2026 a TD18 e TD19 per acquisti da Google, Meta, Amazon ed esteroOttobre 2, 2026 - 3:00 pm
        • regime forfettario partita iva
          Geometra Dipendente con Partita IVA 2027: Incompatibilità, Limite 35.000 Euro e Obblighi CIPAGOttobre 2, 2026 - 1:00 pm
        • Pensioni ottobre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteOttobre 2, 2026 - 11:00 am
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 am
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 am
        CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

        Contatti

        Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
        Email: info@centrofiscale.com
        Telefono: 0432 1638640
        WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
        WhatsApp Patronato: 324 7411699

        Ultimi Articoli

        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Bonus edilizi dopo il decesso: a quale erede passa la detrazioneOttobre 3, 2026 - 11:00 am
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Sanzione disciplinare ingiusta al lavoro: come contestarlaOttobre 3, 2026 - 9:00 am
        • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
          Bonus malus auto: conta la colpa o l’importo del danno causato?Ottobre 3, 2026 - 7:00 am
        © Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
        mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
        • Collegamento a Facebook
        • Collegamento a Instagram
        • Collegamento a Rss questo sito
        Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto