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Guide Fatturazione Elettronica

Lock-in nei Software SaaS: Come Capire se Sei “Intrappolato” nel tuo Software Fatture

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il lock-in (vendor lock-in) e perché conta per la fatturazione
  2. I 5 tipi di lock-in nascosti nei SaaS di fatturazione
  3. Come capire se sei intrappolato: 7 segnali rivelatori
  4. I tuoi diritti come utente di un SaaS in Italia
  5. Come uscire da un software in lock-in: procedura sicura
  6. Cosa NON fare quando esci da un software
  7. Come scegliere un software senza lock-in: 4 criteri obbligatori
  8. Software con politica anti lock-in nel 2026

Hai mai provato a cambiare software di fatturazione e ti sei accorto che è molto più complicato del previsto? Forse hai scoperto che esportare i tuoi dati costa, che la disdetta richiede mesi di preavviso, o che la tua conservazione sostitutiva è bloccata in un formato proprietario. Se ti riconosci in questa descrizione, probabilmente sei vittima del lock-in software fatturazione, un meccanismo che rende difficile (e costoso) lasciare il fornitore attuale. In questa guida investigativa scopriremo cos’è esattamente il lock-in software fatturazione, i 7 segnali rivelatori per capire se sei intrappolato, i tuoi diritti come utente in base al GDPR e alla normativa italiana, e come uscire dal tuo SaaS attuale senza perdere un solo dato. Perché tu meriti la verità sul tuo software, e soprattutto meriti di poter scegliere liberamente.

Cos’è il lock-in (vendor lock-in) e perché conta per la fatturazione

Il lock-in software fatturazione, noto anche come vendor lock-in, è quella condizione di dipendenza dal fornitore che rende economicamente o tecnicamente molto costoso passare a un’alternativa. In parole semplici: il software ti tiene legato non perché sia il migliore, ma perché uscire è troppo difficile o oneroso. Nel mondo dei SaaS (Software as a Service) di fatturazione elettronica, questo fenomeno è particolarmente subdolo. I tuoi dati fiscali, le fatture, i clienti, le anagrafiche sono ospitati sui server del fornitore e ogni operazione di esportazione, migrazione o disdetta può trasformarsi in un percorso a ostacoli. Il vendor lock-in SaaS Italia è un tema sempre più sentito da partite IVA, professionisti e PMI che, dopo anni di utilizzo, si rendono conto di essere prigionieri di un ecosistema chiuso. Capire il meccanismo del lock-in software fatturazione è il primo passo per riconquistare la propria libertà digitale e fiscale.

I 5 tipi di lock-in nascosti nei SaaS di fatturazione

Non tutti i meccanismi di lock-in sono visibili a prima vista. Alcuni si nascondono nei termini di servizio, altri emergono solo quando provi a cambiare fornitore. Conoscerli ti permette di valutare con occhio critico il software che usi oggi e quello che potresti scegliere domani. Ecco i 5 tipi principali di lock-in software fatturazione che dovresti riconoscere:

1. Conservazione sostitutiva proprietaria

Molti SaaS gestiscono la conservazione sostitutiva a norma in modo che i documenti restino accessibili solo tramite la loro piattaforma. Se disdici, perdi la possibilità di consultare i pacchetti di archiviazione in formato standard. Approfondisci i tuoi obblighi nella nostra guida alla conservazione sostitutiva delle fatture.

2. Export limitato in formati non standard

Alcuni software offrono solo export PDF o CSV semplificati, senza i veri file XML originali. Questo significa che, anche se scarichi i dati, non sono utilizzabili in un altro gestionale di fatturazione elettronica.

3. Rinnovo automatico difficile da fermare

Clausole di tacito rinnovo con preavvisi lunghi (60-90 giorni), procedure di disdetta solo via raccomandata o tramite assistenza clienti che fa muro: classiche tecniche per scoraggiare l’uscita.

4. Funzionalità collegate a moduli a parte

Hai attivato il piano base ma poi hai pagato extra per conservazione, per multiutenza, per il commercialista. Ogni modulo aggiuntivo crea un nuovo legame economico e tecnico che rende l’uscita più dolorosa.

5. Dati storici accessibili solo via interfaccia

Lo storico clienti, gli scadenzari, le statistiche di fatturato: spesso questi dati sono leggibili solo nella dashboard del software e non esportabili in modo strutturato. Cambiare significa partire da zero con la cronologia.

Come capire se sei intrappolato: 7 segnali rivelatori

Adesso arriva la parte pratica. Vediamo insieme i 7 segnali che indicano la presenza di un lock-in software fatturazione attivo. Più segnali riconosci, più è probabile che tu sia intrappolato.

Checklist anti lock-in

Ecco i 7 indicatori da verificare subito:

  • Non sai dove sono fisicamente i tuoi XML: se non puoi scaricare in massa i file originali firmati digitalmente, hai un problema.
  • L’esportazione è a pagamento: alcuni SaaS chiedono cifre extra per estrarre i tuoi stessi dati. Un classico campanello d’allarme.
  • La disdetta richiede preavviso lungo: oltre i 30 giorni iniziano i sospetti, oltre i 60 è quasi sicuro lock-in.
  • La conservazione sostitutiva non è scaricabile in massa: deve essere disponibile per pacchetti, con indici di conservazione, manifesti e firme.
  • L’assistenza risponde solo via chat e con lentezza: nessun telefono, nessun referente diretto, tempi di risposta dilatati.
  • I prezzi aumentano al rinnovo: aumenti del 15-30% all’anno, comunicati con poco anticipo.
  • I Termini di Servizio cambiano unilateralmente: ricevi email con “abbiamo aggiornato i ToS” e devi accettare per continuare.

Se hai segnato almeno 3 di questi punti, è il momento di iniziare a pianificare un’uscita ordinata.

I tuoi diritti come utente di un SaaS in Italia

Qui arriva la buona notizia: la legge è dalla tua parte. Il vendor lock-in SaaS Italia trova un limite molto preciso nel GDPR (Regolamento UE 2016/679), in particolare nell’articolo 20, che riconosce a ogni utente il diritto alla portabilità dei dati. In pratica, hai diritto di ricevere i tuoi dati personali in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico, e di trasmetterli a un altro fornitore senza impedimenti.

C’è poi la questione della conservazione sostitutiva: secondo le Linee Guida AgID e il Codice dell’Amministrazione Digitale, le fatture elettroniche conservate digitalmente sono di proprietà del contribuente, non del software. Il fornitore è solo il responsabile della conservazione per tuo conto, ma i pacchetti di archiviazione devono poterti essere consegnati. Ricorda: l’obbligo di conservare le fatture elettroniche per 10 anni è tuo, non del SaaS. Quindi anche i dati devono restare nelle tue mani. Se un software ti impedisce di esercitare questi diritti, sta violando la normativa, e tu puoi pretendere l’esportazione dei tuoi dati senza pagare extra. Questo vale anche per chi opera in regime forfettario, dove la corretta conservazione documentale è fondamentale in caso di controlli.

Come uscire da un software in lock-in: procedura sicura

Uscire da un SaaS di fatturazione richiede metodo. Non puoi semplicemente cliccare “disdici” e sperare che tutto si risolva da solo. Devi proteggere i tuoi dati, la tua conservazione sostitutiva e la continuità fiscale. La procedura corretta per uscire da Fatture in Cloud, o da qualsiasi altro software, passa attraverso una sequenza ordinata di passaggi: verifica delle clausole contrattuali, richiesta formale di esportare dati fatturazione, download dei pacchetti di conservazione, migrazione verso il nuovo sistema e solo alla fine la disdetta vera e propria.

Il punto chiave è non avere fretta: una migrazione fatta bene può richiedere 2-3 mesi, ma ti garantisce zero perdite e zero problemi con l’Agenzia delle Entrate.

Affidati al CAF per una migrazione sicura

La procedura è delicata e un errore può costarti caro in caso di controlli fiscali. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: analisi del contratto attuale, esportazione dati, verifica della conservazione e migrazione al nuovo software. Affidati ai nostri esperti per evitare errori che possono ritardare o compromettere la pratica. I nostri servizi includono anche la gestione delle detrazioni fiscali correlate alla gestione documentale.

Cosa NON fare quando esci da un software

Nella fretta di liberarsi da un software in lock-in, molti utenti commettono errori che si pagano cari. Vediamo i 3 errori principali da evitare assolutamente:

1. Cancellare l’account prima di esportare tutto

Sembra banale, ma succede spesso. Una volta cancellato l’account, l’accesso ai dati può essere precluso o limitato a finestre temporali strette (30-90 giorni). Esporta prima, disdici dopo.

2. Non verificare la conservazione sostitutiva

I PDF non bastano. Devi pretendere i pacchetti di conservazione completi con indice, manifesto e firme digitali. Solo questi hanno valore legale in caso di controllo fiscale.

3. Cambiare in mezzo all’anno fiscale

Il momento ideale per cambiare è fra dicembre e gennaio, quando un anno si chiude e l’altro inizia. Migrare a luglio significa spaccare in due le scritture contabili e moltiplicare il rischio di errori. Se stai pensando a un cambio in corso d’anno, la nostra guida sulla dichiarazione dei redditi 730 ti aiuta a capire gli impatti fiscali.

Come scegliere un software senza lock-in: 4 criteri obbligatori

Per non ritrovarti intrappolato di nuovo nel prossimo SaaS, valuta il software fatturazione senza lock-in usando questi 4 criteri non negoziabili. Sono i pilastri della libertà digitale del contribuente moderno:

I 4 criteri di libertà

  • Export nativo XML in massa: il software deve permettere il download di tutti i file XML originali firmati, in un solo click, senza limiti e senza costi aggiuntivi.
  • Conservazione sostitutiva esportabile o gestita esternamente: i pacchetti di archiviazione AgID devono essere scaricabili in qualsiasi momento, oppure il servizio deve poter essere disattivato senza perdere lo storico.
  • Clausola di garanzia prezzo a contratto: blocca per iscritto il prezzo per un periodo definito (Fatturazione Italia, per esempio, offre 3 anni per contratto). Niente aumenti unilaterali al rinnovo.
  • Libertà di disdetta in qualsiasi momento: nessun vincolo di durata minima, nessun preavviso oltre i 30 giorni, nessuna penale.

Se anche solo uno di questi criteri manca, alza la guardia. Stai per firmare un contratto che potrebbe trasformarsi in una trappola.

Software con politica anti lock-in nel 2026

Nel panorama italiano del 2026, alcuni SaaS hanno iniziato a distinguersi proprio per la loro politica anti lock-in software fatturazione, mettendo nero su bianco impegni concreti verso l’utente. Senza voler fare classifiche, citiamo due esempi rappresentativi di approcci diversi ma virtuosi:

Fatturazione Italia

Fatturazione Italia è un software che ha fatto della trasparenza il suo punto di forza. Garanzia di prezzo bloccato 3 anni per contratto, export XML nativo con un click di tutte le fatture emesse e ricevute, conservazione sostitutiva esportabile in qualsiasi momento e libertà di disdetta senza preavvisi lunghi o penali. Una proposta che mette al centro la libertà dell’utente, non il suo blocco.

Software gratuito dell’Agenzia delle Entrate

Per definizione no lock-in: è gestito dallo Stato, i dati sono sui server dell’Agenzia, l’XML è quello ufficiale. Limite: le funzionalità sono basilari (niente magazzino, niente preventivi avanzati, niente integrazioni con commercialista). È una soluzione adatta a chi emette poche fatture l’anno, meno indicata per PMI con esigenze gestionali strutturate.

Conclusione

Il lock-in software fatturazione è un problema reale che colpisce migliaia di partite IVA e PMI italiane. Ma adesso hai gli strumenti per riconoscerlo, valutarlo e affrontarlo. Ricorda i 7 segnali rivelatori, conosci i tuoi diritti GDPR e AgID, e scegli sempre software che ti garantiscano export XML nativo, conservazione esportabile, prezzo bloccato e libertà di disdetta. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a valutare il tuo software attuale, a verificare se sei in una situazione di lock-in software fatturazione e a pianificare il cambio senza perdere un singolo dato.

Domande Frequenti sul Lock-in Software di Fatturazione

Posso esportare le mie fatture da Fatture in Cloud o altri SaaS?

Si. Per il GDPR e per la normativa fiscale italiana, hai diritto di ottenere tutte le tue fatture elettroniche in formato XML originale firmato. Se il software ti impedisce l’export o lo fa pagare, sta violando l’articolo 20 del GDPR sulla portabilita dei dati.

Cosa succede se disdico il software di fatturazione?

Devi prima esportare tutti i dati (XML, conservazione sostitutiva, anagrafiche). Dopo la disdetta, l’accesso e tipicamente garantito per 30-90 giorni in modalita di sola lettura, ma le clausole variano. Pretendi sempre per iscritto i tempi di accesso post-disdetta.

La conservazione sostitutiva e di mia proprieta o del software?

E tua. Le fatture elettroniche conservate digitalmente sono del contribuente. Il software fornitore agisce come responsabile della conservazione per tuo conto, ma i pacchetti di archiviazione AgID devono poterti essere consegnati. L’obbligo decennale di conservazione e tuo, quindi devi avere i file.

Quanto costa uscire da un SaaS di fatturazione?

Per legge, l’esportazione dei tuoi dati dovrebbe essere gratuita. Alcuni software applicano comunque fee per export massivi o per la consegna della conservazione sostitutiva: cifre che vanno da 50 a oltre 500 euro. Il CAF Centro Fiscale puo aiutarti a contestarle se non giustificate.


Hai bisogno di assistenza per il tuo software di fatturazione?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare se sei in lock-in, a esportare i tuoi dati in sicurezza e a migrare al software più adatto a te.

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    04/09/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    31/07/2026
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    Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 09:00:002026-09-27 15:53:28Lock-in nei Software SaaS: Come Capire se Sei “Intrappolato” nel tuo Software Fatture
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Forfettario e Mutuo Casa 2026: Come Ottenerlo con Partita IVA Forfettaria

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Il problema dei forfettari con il mutuo: percezione vs realta
    2. Come le banche valutano il reddito di un forfettario
    3. Esempio pratico: dal compenso alla rata massima
    4. Come migliorare la propria posizione prima di chiedere il mutuo
    5. Banche piu aperte ai forfettari nel 2026
    6. Mutuo prima casa under 36 e garanzia Consap 2026
    7. Documentazione necessaria per il mutuo del forfettario
    8. Strategia: alzare il reddito imponibile in vista del mutuo
    9. Casi particolari: startup, consolidato, dipendente
    10. Alternative al mutuo per chi non riesce a ottenerlo
    11. Costi del mutuo per un forfettario
    12. Detrazione interessi mutuo: il forfettario non ne usufruisce
    13. Esempio completo: il caso di Marco
    14. Domande frequenti (FAQ)

    Sei un forfettario e vuoi comprare casa nel 2026 con un mutuo, ma le banche ti dicono che il tuo reddito non basta? Non sei solo: migliaia di partite IVA forfettarie ogni anno si trovano davanti a uno scenario paradossale. Tu fatturi 50.000 euro l’anno, ma la banca ne vede appena 32.000. La rata massima che ti propongono e la meta di quella che potresti realmente sostenere.

    Il motivo? Le banche non guardano i tuoi compensi reali, ma il reddito imponibile indicato nel Modello Redditi PF, Quadro LM. E nel regime forfettario questo reddito e sempre piu basso del fatturato, perche tiene conto del coefficiente di redditivita e dei contributi previdenziali versati.

    In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo come funziona davvero la valutazione bancaria di un forfettario, come migliorare la tua posizione prima di chiedere il mutuo, quali banche sono piu aperte alle partite IVA forfettarie, come funziona la garanzia Consap per gli under 36 e quali documenti preparare. Con esempi numerici concreti per capire ogni passaggio.

    Il problema dei forfettari con il mutuo: percezione vs realta

    Il regime forfettario e nato per semplificare la fiscalita delle piccole partite IVA con un’aliquota agevolata (5% per i primi 5 anni di attivita, 15% a regime). Il problema e che la stessa semplificazione che ti fa pagare poche tasse ti penalizza quando devi dimostrare il tuo reddito a terzi: banche, locatori, finanziarie.

    La banca, quando valuta una richiesta di mutuo, deve seguire criteri prudenziali stabiliti dalla normativa di vigilanza. Non puo basarsi sul tuo “fatturato lordo” ne sui movimenti del tuo conto corrente. Deve guardare il reddito imponibile fiscalmente accertato, quello che risulta nel Quadro LM del Modello Redditi PF.

    E qui arriva il paradosso: un forfettario che fattura 50.000 euro l’anno, sul Modello Redditi PF non ha un reddito imponibile di 50.000 euro, ma molto meno. Le banche lo sanno e applicano i loro parametri di sostenibilita su quella cifra ridotta, dimezzando di fatto la rata massima che potresti permetterti.

    Il risultato pratico? Tanti forfettari con redditi reali piu che dignitosi si vedono rifiutare il mutuo o ottengono cifre lontane dalle loro esigenze, costretti a rinunciare all’acquisto della casa o a ripiegare su soluzioni meno convenienti.

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    Come le banche valutano il reddito di un forfettario

    Per capire come uscire dal paradosso, dobbiamo prima capire cosa esattamente guarda la banca. La valutazione del merito creditizio per un forfettario si basa su tre elementi:

    • Reddito imponibile dichiarato nel Quadro LM del Modello Redditi PF degli ultimi 2-3 anni
    • Continuita dell’attivita (almeno 2 anni di partita IVA, meglio 3)
    • Stabilita dei flussi (estratti conto bancari coerenti con i compensi dichiarati)

    Come si calcola il reddito imponibile forfettario

    La formula e semplice ma decisiva:

    Reddito imponibile = (Compensi incassati x Coefficiente di redditivita) – Contributi previdenziali versati

    Il coefficiente di redditivita e una percentuale stabilita per legge in base al codice ATECO della tua attivita. Le piu comuni:

    • Professionisti (consulenti, avvocati, architetti, ingegneri): 78%
    • Commercio al dettaglio: 40%
    • Intermediari del commercio: 62%
    • Costruzioni e immobiliare: 86%
    • Servizi di alloggio e ristorazione: 40%
    • Altre attivita economiche: 67%

    Significa che, indipendentemente dalle spese reali sostenute, il fisco ti riconosce solo una percentuale fissa di “reddito” sui tuoi compensi. Le spese effettive non contano: il regime forfettario e proprio “forfettario” perche non ammette deduzioni analitiche.

    La regola del terzo: come la banca calcola la rata massima

    Una volta determinato il reddito imponibile annuo, la banca applica il principio della sostenibilita finanziaria: la rata mensile del mutuo non deve superare circa 1/3 del reddito mensile netto. Alcune banche sono piu prudenti (1/4) o piu permissive (40%), ma 33% e lo standard.

    La formula approssimativa e:

    Rata massima sostenibile = (Reddito imponibile annuo / 12) x 33%

    Esempio pratico: dal compenso alla rata massima

    Vediamo concretamente come si trasforma un compenso reale in rata massima approvabile. Prendiamo Laura, una consulente forfettaria con codice ATECO professionale (coefficiente 78%).

    Dati di partenza:

    • Compensi annui incassati: 50.000 euro
    • Coefficiente di redditivita: 78%
    • Contributi INPS Gestione Separata versati: 7.000 euro

    Calcolo del reddito imponibile:

    • 50.000 x 78% = 39.000 euro (reddito lordo forfettario)
    • 39.000 – 7.000 (contributi) = 32.000 euro reddito imponibile

    Calcolo della rata massima bancaria:

    • 32.000 / 12 = 2.666 euro reddito mensile
    • 2.666 x 33% = circa 890 euro di rata massima sostenibile

    Cosa significa nella pratica? Con una rata di 890 euro al mese, a un tasso del 3,5% su 25 anni, Laura puo ottenere un mutuo di circa 178.000 euro. Se vuole comprare una casa da 250.000 euro, deve mettere di tasca propria almeno 72.000 euro (oltre alle imposte di acquisto e alle spese notarili).

    Eppure Laura, sul suo conto, vede entrare 50.000 euro all’anno. Sente di poter sostenere ben piu di 890 euro al mese. Ma per la banca quei 50.000 non esistono: esistono solo i 32.000 del Quadro LM. Questo e il cuore del problema dei forfettari.

    Come migliorare la propria posizione prima di chiedere il mutuo

    La buona notizia e che, con una pianificazione di 12-24 mesi, un forfettario puo migliorare significativamente le sue chance di ottenere un mutuo adeguato alle sue reali capacita. Ecco le 5 strategie piu efficaci:

    1. Anticipo del 30% (riduce il loan-to-value)

    Il Loan-to-Value (LTV) e il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile. Le banche sono molto piu disponibili a finanziare al massimo l’80% del valore (LTV 80%), e ancora piu generose se il LTV scende al 70% o meno.

    Mettere un anticipo del 30% (anziche del 20% standard) significa: meno rischio per la banca, condizioni piu favorevoli (tasso piu basso), maggiore probabilita di approvazione anche con reddito imponibile basso.

    2. Documentazione completa e ben organizzata

    Non basta presentare l’ultimo Modello Redditi. Per dimostrare la solidita reale dell’attivita, conviene preparare un dossier che includa:

    • Modelli Redditi PF degli ultimi 3 anni (non solo l’ultimo)
    • Modelli F24 dei contributi previdenziali versati
    • Fatturato medio annuo degli ultimi 3 anni con grafico in crescita
    • Estratti conto bancari degli ultimi 12 mesi
    • Elenco dei principali clienti (committenti stabili = piu rassicurazione)
    • Eventuali contratti di collaborazione pluriennali

    3. Stabilita lavorativa: minimo 2-3 anni di partita IVA

    Le banche guardano con sospetto chi ha aperto la partita IVA da meno di un anno. La regola standard e almeno 2 anni di attivita continuativa, meglio 3. Se hai aperto da poco, conviene aspettare prima di chiedere il mutuo, oppure presentarti con un coniuge dipendente come cointestatario.

    4. Avere un coniuge dipendente: il dual income

    Questa e probabilmente la strategia piu efficace per un forfettario. Se il coniuge ha un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, cointestare il mutuo cambia completamente la situazione:

    • I redditi si sommano (dual income)
    • La banca considera il dipendente come “ancora di stabilita”
    • Il rischio percepito si abbassa drasticamente
    • Si sblocca il diritto alle detrazioni IRPEF per gli interessi (ne parliamo dopo)

    5. Fideiussione o garante: un parente dipendente o pensionato

    Se non hai un coniuge dipendente, puoi chiedere a un genitore o parente con reddito stabile di fare da fideiussore (garante) sul mutuo. Il garante non diventa proprietario dell’immobile, ma si impegna a pagare la rata se tu non riesci. Per la banca, questo abbassa il rischio e rende piu facile l’approvazione.

    Banche piu aperte ai forfettari nel 2026

    Non tutte le banche valutano i forfettari allo stesso modo. Alcune sono particolarmente restrittive (richiedono 3 anni di attivita e redditi imponibili sopra i 25.000 euro), altre sono piu flessibili e hanno prodotti specifici per partite IVA.

    Sulla base delle esperienze raccolte dai nostri clienti CAF e dalle policy commerciali pubbliche, queste sono le banche piu aperte ai forfettari nel 2026:

    • BPER Banca – generalmente disponibile, valuta caso per caso, prodotti dedicati alle partite IVA
    • Credit Agricole Italia – storicamente attenta ai professionisti, anche forfettari
    • Banca Sella – flessibile, soprattutto per professionisti consolidati
    • Banca Mediolanum / Webank – mutui online competitivi, valutazione meno rigida sulla forma del reddito
    • Intesa Sanpaolo – dipende molto dalla filiale e dal direttore, ma con un buon dossier puo aprire
    • UniCredit – selettiva, ma con anticipo del 30% e 3 anni di attivita valuta

    Strategia consigliata: non chiedere preventivi a una sola banca. Presenta il tuo dossier ad almeno 3-4 istituti diversi, anche tramite un mediatore creditizio autorizzato OAM, che conosce le politiche commerciali aggiornate di ogni banca e sa quale prodotto proporre.

    Tieni presente che le politiche cambiano spesso: una banca che oggi e chiusa ai forfettari puo aprirsi tra 6 mesi, e viceversa. La situazione del 2026 e generalmente piu favorevole rispetto al passato grazie alla crescita strutturale del numero di partite IVA in Italia (oltre 1,7 milioni di forfettari attivi).

    Mutuo prima casa under 36 e garanzia Consap 2026

    Se hai meno di 36 anni e vuoi acquistare la prima casa, esiste una via privilegiata che vale anche per i forfettari: il Fondo di garanzia per la prima casa gestito da Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) per conto del Ministero dell’Economia.

    Cos’e e come funziona la garanzia Consap

    Lo Stato, tramite Consap, offre alla banca una garanzia pubblica fino all’80% del capitale erogato. Questo significa che se anche il mutuo richiesto supera l’80% del valore dell’immobile (fino al 100% in alcuni casi), la banca e tutelata e puo concedere il finanziamento con maggiore tranquillita.

    Requisiti per accedere nel 2026

    • Eta: meno di 36 anni al momento della richiesta
    • ISEE: non superiore a 40.000 euro (per accedere a condizioni piu agevolate)
    • Importo mutuo: fino a 250.000 euro
    • Immobile: deve essere prima casa, non di lusso (categorie escluse A/1, A/8, A/9)
    • Categoria professionale: aperta anche ai lavoratori autonomi e ai forfettari

    Vantaggi concreti per il forfettario under 36

    • Possibilita di ottenere fino al 100% del valore dell’immobile (LTV 100%) senza anticipo
    • Tassi di interesse calmierati per ISEE sotto i 40.000 euro
    • Esenzione da imposta sostitutiva sul mutuo
    • Esenzione da imposta di registro, ipotecaria e catastale (se compri da privato)

    Importante: la garanzia Consap non sostituisce la valutazione bancaria. La banca deve comunque approvare la pratica in base al merito creditizio. Ma sapere che c’e la garanzia pubblica abbassa il rischio percepito e aumenta sensibilmente le probabilita di accettazione, anche per un forfettario.

    Le agevolazioni under 36 sono state confermate e prorogate piu volte: verifica sempre la scadenza in vigore al momento della richiesta (tipicamente fine anno), perche ogni Legge di Bilancio puo modificare le condizioni.

    Documentazione necessaria per il mutuo del forfettario

    Quando ti presenti in banca per chiedere un mutuo da forfettario, la lista dei documenti richiesti e piu ampia rispetto a un dipendente. Prepararla in anticipo, ben organizzata, fa la differenza in fase di valutazione.

    Documenti fiscali (i piu importanti)

    • Modello Redditi PF degli ultimi 3 anni (con quietanze di trasmissione)
    • Quadro LM evidenziato (e quello che la banca legge per capire il reddito imponibile)
    • Modelli F24 dei contributi INPS o casse private versati negli ultimi 3 anni
    • Modelli F24 dell’imposta sostitutiva pagata (saldo e acconti)
    • Eventuali ricevute di pagamento delle marche da bollo sulle fatture

    Documenti dell’attivita

    • Visura camerale aggiornata (se sei ditta individuale iscritta al Registro Imprese)
    • Certificato di attribuzione partita IVA
    • Eventuale iscrizione all’albo professionale
    • Fatture rappresentative dell’attivita (campione di 10-15 fatture recenti)
    • Elenco dei principali clienti con contratti di collaborazione (se esistono)

    Documenti bancari

    • Estratti conto degli ultimi 12 mesi (alcune banche chiedono 24 mesi)
    • Documentazione di eventuali finanziamenti in corso (rate auto, prestiti personali)
    • Estratti conto delle carte di credito revolving
    • Eventuali patrimoni mobiliari (BTP, polizze, fondi)

    Documenti personali

    • Documento di identita e codice fiscale
    • Stato di famiglia
    • Eventuale separazione o divorzio (sentenze)
    • ISEE aggiornato (se chiedi agevolazioni under 36)

    Documenti dell’immobile da acquistare

    • Compromesso o proposta di acquisto
    • Visura catastale
    • Planimetria catastale
    • Atto di provenienza del venditore
    • APE (Attestato di Prestazione Energetica)
    • Eventuale perizia di parte (alcune banche la richiedono prima dell’erogazione)

    Strategia: alzare il reddito imponibile in vista del mutuo

    Ecco un consiglio fondamentale che molti forfettari non conoscono: nei 2-3 anni precedenti la richiesta di mutuo, conviene “alzare” il reddito imponibile per migliorare la valutazione bancaria. Non si tratta di evadere o di dichiarare il falso, ma di scegliere strategicamente come compilare il Modello Redditi.

    Opzione 1: incassare di piu prima del mutuo

    Se hai possibilita di pianificare le incassature dei tuoi clienti, programma di incassare quanto piu possibile nei 2-3 anni che precedono la richiesta. Pagherai un po’ piu di tasse, ma il reddito imponibile salira e con esso la rata sostenibile.

    Esempio: se di solito fatturi a fine anno e incassi a gennaio dell’anno dopo, in vista del mutuo conviene farti pagare entro il 31 dicembre. Cosi il reddito entra nell’anno fiscale piu utile.

    Opzione 2: NON dedurre tutti i contributi previdenziali

    Questa e una strategia poco conosciuta ma perfettamente legale. Nel regime forfettario puoi scegliere se dedurre dal reddito imponibile tutti i contributi previdenziali versati oppure solo una parte. Se ne deduci di meno, il reddito imponibile sale.

    Tornando all’esempio di Laura:

    • Caso A (deduce tutto): 39.000 – 7.000 = 32.000 reddito imponibile -> rata max 890 euro
    • Caso B (non deduce): 39.000 – 0 = 39.000 reddito imponibile -> rata max 1.072 euro

    Nel caso B, Laura paga circa 1.000 euro in piu di imposta sostitutiva al 15% (1.050 euro per la precisione, calcolata sui 7.000 contributi non dedotti), ma in cambio puo richiedere un mutuo significativamente piu alto. Per chi compra casa una volta nella vita, e un investimento che vale la pena valutare.

    Opzione 3: presentare un dossier “esteso”

    Anche se la banca guarda principalmente il Quadro LM, puoi arricchire la pratica con documentazione che mostri la solidita complessiva della tua attivita: contratti pluriennali, lettere di intenti dei clienti, fatturato in crescita costante. Questo non cambia il calcolo formale, ma puo influenzare positivamente il direttore di filiale che decide.

    Importante: queste strategie vanno valutate con un commercialista o con il tuo CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i forfettari a pianificare la dichiarazione in vista di esigenze come il mutuo, facendo simulazioni numeriche per capire quale opzione conviene davvero.

    Casi particolari: startup, consolidato, dipendente

    La situazione del forfettario di fronte al mutuo cambia molto in base alla fase della sua attivita. Vediamo i tre profili tipici.

    Forfettario startup (aliquota 5%, primi 5 anni)

    Chi rientra nel regime startup forfettario con aliquota agevolata al 5% e nei primi 5 anni di attivita. La situazione di fronte al mutuo e particolarmente difficile:

    • Storico dichiarativo limitato (1-2 anni di Modelli Redditi)
    • Reddito imponibile spesso molto basso (i primi anni di attivita sono di assestamento)
    • Difficolta a dimostrare la continuita

    Cosa fare? Aspettare di avere almeno 2-3 anni di Modelli Redditi alle spalle, oppure presentarsi con un cointestatario dipendente (coniuge o genitore). Senza queste due leve, ottenere il mutuo e quasi impossibile.

    Forfettario consolidato (aliquota 15%, oltre 5 anni)

    Il forfettario “veterano”, quello con almeno 5 anni di attivita continuativa e aliquota standard al 15%, ha una situazione molto piu favorevole:

    • Storico fiscale solido (5+ anni di Modelli Redditi)
    • Trend di fatturato dimostrabile (idealmente in crescita)
    • Flussi bancari stabili e prevedibili
    • Reputazione professionale consolidata

    Per questo profilo, le banche piu aperte (BPER, Credit Agricole, Sella, Mediolanum) offrono spesso condizioni quasi paragonabili a quelle di un dipendente, soprattutto se il reddito imponibile supera i 30.000 euro annui.

    Forfettario + dipendente (in famiglia)

    Questo e il caso ideale. Se nella coppia c’e un forfettario e un dipendente, la strategia migliore e cointestare il mutuo tra i due, oppure intestarlo solo al dipendente. In entrambi i casi:

    • Il dipendente porta stabilita e affidabilita percepita
    • I redditi si sommano (se cointestato)
    • Si sblocca la detrazione IRPEF degli interessi (di cui il forfettario solo non puo beneficiare)
    • La banca approva piu facilmente

    Spesso la soluzione ottimale e: mutuo cointestato 50/50, immobile cointestato, detrazione interessi al 50% per il coniuge dipendente sui suoi 4.000 euro annui detraibili.

    Alternative al mutuo per chi non riesce a ottenerlo

    Se anche dopo aver provato tutte le strategie il mutuo bancario resta fuori portata, esistono alternative meno conosciute ma valide per acquisire la prima casa.

    Affitto con riscatto (rent-to-buy)

    Strumento contrattuale regolato dal D.L. 133/2014. Il rent-to-buy permette di:

    • Vivere nella casa pagando un canone mensile
    • Una parte del canone viene accantonata come acconto per il futuro acquisto
    • Dopo un periodo concordato (3-5 anni), si decide se acquistare o rinunciare
    • Nel frattempo, il forfettario consolida il suo storico e puo arrivare al mutuo con dossier piu solido

    Leasing immobiliare

    Il leasing immobiliare e una strada piu adatta a forfettari con codici ATECO professionali o di impresa, soprattutto se l’immobile ha anche destinazione d’uso strumentale (ad esempio uno studio professionale). Permette di:

    • Pagare canoni periodici alla societa di leasing
    • Riscattare l’immobile a fine contratto a prezzo agevolato
    • Dedurre fiscalmente parte dei canoni (per le imprese, non per il forfettario puro)

    Acquisto tramite societa (SRL semplificata)

    Per chi ha disponibilita di liquidita ma reddito imponibile basso, una strada percorribile e costituire una SRL semplificata e acquistare l’immobile in capo alla societa. La SRL puo accedere a finanziamenti dedicati alle imprese, con criteri di valutazione diversi dal mutuo prima casa.

    Attenzione: questa strategia ha implicazioni fiscali e amministrative significative (gestione della societa, costi annui, doppia tassazione utili). Va valutata solo con un commercialista in casi specifici, non come scorciatoia rispetto al mutuo personale.

    Costi del mutuo per un forfettario

    I costi di un mutuo per un forfettario sono identici a quelli per un dipendente in termini di voci, ma il TAEG (tasso effettivo) puo essere leggermente piu alto, perche le banche applicano uno spread maggiorato per il maggior rischio percepito. Vediamo le voci principali.

    Tasso fisso vs variabile

    • Tasso fisso: rata invariata per tutta la durata. Conviene quando i tassi di mercato sono bassi e si prevede che salgano
    • Tasso variabile: rata legata all’Euribor. Conveniente in scenari di tassi in calo, ma rischiosa per chi ha redditi non garantiti
    • Tasso misto: parte fissa e parte variabile, soluzione di compromesso

    Per un forfettario, generalmente conviene il tasso fisso: la rata costante permette una pianificazione finanziaria piu prevedibile, importante per chi non ha un cedolino fisso ogni mese.

    Spese di istruttoria

    Sono i costi che la banca chiede per analizzare la pratica. Variano da 0 (in alcuni mutui online) a 1.000-1.500 euro nelle banche tradizionali. Per i forfettari, l’istruttoria e generalmente piu lunga e costosa per la maggiore documentazione richiesta.

    Imposta sostitutiva sul mutuo

    • 0,25% sul capitale erogato per la prima casa
    • 2% sul capitale erogato per seconde case o immobili non agevolati
    • Esenzione totale se accedi alla garanzia Consap under 36 con ISEE sotto 40.000 euro

    Altri costi tipici

    • Perizia tecnica: 200-400 euro per la valutazione dell’immobile
    • Polizza incendio e scoppio obbligatoria: 200-400 euro all’anno
    • Polizza vita o sulle malattie gravi: facoltativa, ma spesso “consigliata” dalla banca
    • Spese notarili: 1.500-3.000 euro tra mutuo e atto
    • Spese di gestione annuale: 0-100 euro/anno per la pratica

    Totale costi accessori per un mutuo medio da 200.000 euro: tra 4.000 e 8.000 euro al momento dell’erogazione, oltre alle polizze annuali.

    Detrazione interessi mutuo: il forfettario non ne usufruisce

    Una delle agevolazioni piu importanti sul mutuo prima casa e la detrazione IRPEF degli interessi passivi. Vediamo perche per il forfettario rappresenta un problema specifico.

    Come funziona la detrazione (in generale)

    I contribuenti italiani possono detrarre dall’IRPEF il 19% degli interessi passivi pagati sul mutuo prima casa, fino a un massimo di 4.000 euro di interessi all’anno (quindi una detrazione massima di 760 euro annui).

    Su un mutuo medio di 200.000 euro a tasso 3,5%, gli interessi pagati nei primi anni sono circa 6.500-7.000 euro, ma il tetto di 4.000 euro fa scattare la detrazione massima da 760 euro all’anno. Su 25 anni di mutuo, sono circa 15.000-18.000 euro di IRPEF risparmiata.

    Il forfettario non paga IRPEF, quindi non detrae

    Qui sta il problema. Il forfettario non paga IRPEF: paga la imposta sostitutiva (al 5% o al 15%) che sostituisce IRPEF e addizionali. Le detrazioni fiscali si applicano solo all’IRPEF, non all’imposta sostitutiva.

    Conseguenza pratica: il forfettario che intesta il mutuo solo a se stesso perde la detrazione del 19% sugli interessi. Su 25 anni, e una perdita di 15.000-18.000 euro netti.

    La soluzione: cointestare al coniuge dipendente

    Se il coniuge ha un reddito da lavoro dipendente o pensione (paga IRPEF), cointestare il mutuo permette al coniuge di portare in detrazione il 50% degli interessi sulla sua dichiarazione, recuperando 380 euro all’anno (su 4.000 euro di interessi annui condivisi).

    Ancora meglio: intestare il mutuo solo al coniuge dipendente (se il suo reddito basta da solo), per portare l’intera detrazione del 19% su 4.000 euro = 760 euro all’anno. Per 25 anni, fa 19.000 euro di IRPEF risparmiata.

    Attenzione: per portare la detrazione, il coniuge deve essere proprietario (almeno in parte) dell’immobile e cointestatario (almeno in parte) del mutuo. Va pianificato bene con il commercialista o il CAF prima di firmare il rogito.

    Esempio completo: il caso di Marco

    Mettiamo insieme tutto quanto detto in un esempio numerico realistico. Marco e un forfettario consulente IT a Udine, ha 32 anni, vuole comprare una casa da 250.000 euro insieme a sua moglie Sara, dipendente in azienda.

    La situazione di partenza

    • Marco: forfettario da 4 anni, codice ATECO 62.02.00 (consulenza IT, coefficiente 67%), compensi annui 60.000 euro
    • Sara: dipendente a tempo indeterminato, RAL 28.000 euro
    • Risparmi della coppia: 75.000 euro
    • Casa target: 250.000 euro a Udine

    Calcolo del reddito Marco

    • 60.000 x 67% = 40.200 euro reddito lordo
    • 40.200 – 7.500 contributi INPS = 32.700 reddito imponibile

    Scenario 1: mutuo solo intestato a Marco

    • Reddito mensile: 32.700 / 12 = 2.725 euro
    • Rata massima sostenibile: 2.725 x 33% = 900 euro
    • Mutuo ottenibile a tasso 3,5% su 25 anni: circa 180.000 euro
    • Anticipo necessario: 70.000 euro (poco sotto i risparmi disponibili)
    • Detrazione interessi: 0 euro (Marco non paga IRPEF)
    • Costo perdita detrazioni in 25 anni: -18.000 euro

    Scenario 2: mutuo cointestato a Marco e Sara

    • Reddito netto Marco: ~32.700 – 5.000 imposte = 27.700 euro
    • Reddito netto Sara (dipendente RAL 28K): ~21.000 euro
    • Reddito familiare netto: 48.700 euro
    • Reddito mensile: 48.700 / 12 = 4.060 euro
    • Rata massima sostenibile: 4.060 x 33% = 1.340 euro
    • Mutuo ottenibile a tasso 3,3% su 25 anni: circa 270.000 euro (con anticipo del 30%, 175.000 di mutuo richiesto)
    • Detrazione interessi (50% per Sara): 380 euro/anno
    • Risparmio in 25 anni: +9.500 euro

    Decisione finale

    Marco e Sara optano per lo scenario 2: mutuo cointestato 50/50, casa cointestata 50/50, anticipo del 30% (75.000 euro). Richiedono il mutuo a BPER, presentando il dossier completo: 4 Modelli Redditi di Marco, 4 CU di Sara, estratti conto bancari, lista clienti di Marco, contratto di lavoro di Sara.

    Aggiungono la garanzia Consap under 36 (Marco ha 32 anni, ISEE familiare sotto 40.000 euro). Ottengono un mutuo da 175.000 euro al 3,3% fisso, rata di 855 euro/mese, esenzione dall’imposta sostitutiva. Risultato: casa acquistata con condizioni ottimali e detrazione interessi attiva.

    Domande frequenti (FAQ)

    Posso ottenere un mutuo prima casa se sono forfettario da meno di 2 anni?

    Molto difficile da soli: la maggior parte delle banche richiede almeno 2 dichiarazioni dei redditi consolidate (quindi 2 anni di partita IVA). Se hai meno storico, le strade sono: aspettare e accumulare almeno 24 mesi di attivita, oppure presentarti con un cointestatario dipendente o con un fideiussore solido. La garanzia Consap under 36 aiuta, ma non sostituisce la valutazione di stabilita reddituale.

    Conviene aprire una SRL per ottenere il mutuo piu facilmente?

    Quasi mai. Il mutuo intestato alla SRL non e un mutuo prima casa (non vale la detrazione, non vale l’imposta sostitutiva 0,25%, non vale la garanzia Consap). I costi annuali della SRL (gestione contabile, IRES, IRAP, doppia tassazione utili) superano spesso i benefici. Conviene solo in casi specifici, come acquisto di immobili strumentali per l’attivita.

    Quanto incidono gli estratti conto bancari sulla decisione della banca?

    Molto. La banca controlla la coerenza tra reddito dichiarato e movimenti reali e cerca segnali di stabilita: entrate periodiche regolari, assenza di scoperti frequenti, capacita di accantonamento mensile. Un estratto conto “in ordine” puo compensare in parte un reddito imponibile basso. Un estratto conto caotico (continui rossi, pignoramenti, pagamenti rateali) puo affossare anche una pratica con buon reddito.

    Posso usare l’ISEE basso per accedere a mutui agevolati?

    L’ISEE basso (sotto 40.000 euro per la garanzia Consap under 36) ti da accesso a condizioni piu favorevoli (tassi calmierati, esenzione imposta sostitutiva sul mutuo, garanzia pubblica fino al 100%). Ma non aumenta la rata massima approvabile: la banca continua a guardare il reddito imponibile per la sostenibilita. ISEE basso = tante agevolazioni accessorie, non significa “automaticamente mutuo piu alto”.

    Se non deduco i contributi nel Modello Redditi, perdo il diritto di averli pagati?

    No. I contributi previdenziali versati restano validi ai fini pensionistici indipendentemente dal fatto che tu li deduca o meno fiscalmente. La scelta di non dedurli (o dedurli parzialmente) influenza solo il reddito imponibile dichiarato, non il tuo montante INPS o cassa privata. La pensione futura non cambia.

    Quanti anni dovrei pianificare in anticipo prima di chiedere il mutuo?

    L’ideale e 2-3 anni di pianificazione. In questo arco di tempo puoi: stabilizzare la partita IVA, alzare strategicamente il reddito imponibile, accumulare l’anticipo del 30%, costruire estratti conto puliti, ottenere eventuali contratti pluriennali con clienti. Chi pianifica con anticipo ha tassi migliori, somme piu alte, meno rifiuti.

    Il CAF Centro Fiscale puo aiutarmi nella pratica del mutuo?

    Si, in piu modi: predisposizione del Modello Redditi PF ottimizzato per la richiesta di mutuo, simulazioni di scenari (deducendo o non deducendo contributi), preparazione del dossier documentale completo, calcolo dell’ISEE per la garanzia under 36, consulenza sulla cointestazione coniugale per le detrazioni. Non siamo mediatori creditizi (non trattiamo direttamente con le banche), ma costruiamo la base fiscale ottimale per presentarti al meglio. Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine: studiamo insieme la strategia migliore per il tuo caso.

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    Giugno 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 08:00:002026-05-24 09:54:39Forfettario e Mutuo Casa 2026: Come Ottenerlo con Partita IVA Forfettaria
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Rimborso 730 Luglio 2026: Chi Lo Riceve, Importo e Come Verificare in Busta Paga

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il rimborso 730 luglio 2026 rappresenta il momento in cui milioni di lavoratori dipendenti vedono accreditato direttamente in busta paga il credito IRPEF risultante dalla dichiarazione dei redditi 730. Se hai inviato il modello 730 entro la fine di maggio, luglio 2026 è il mese in cui il tuo datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, effettua il conguaglio 730 e ti restituisce le imposte pagate in eccesso. In questa guida ti spieghiamo chi ha diritto al rimborso, come viene calcolato l’importo, dove trovarlo nella busta paga di luglio e cosa fare se non compare.

    Indice dei contenuti

    1. Chi riceve il rimborso 730 a luglio 2026
    2. Come si calcola l’importo del rimborso
    3. Come trovare il conguaglio 730 in busta paga
    4. Pensionati: rimborso ad agosto o settembre
    5. Cosa fare se il rimborso non compare in busta paga
    6. Rimborso incapiente: quando viene dilazionato
    7. Controlli preventivi per rimborsi sopra 4.000 euro
    8. Prossime finestre di rimborso: agosto e settembre 2026
    9. Domande frequenti sul rimborso 730 luglio 2026

    Chi riceve il rimborso 730 a luglio 2026

    Il rimborso 730 a luglio 2026 spetta ai lavoratori dipendenti e assimilati che hanno presentato il modello 730/2026 (relativo ai redditi 2025) entro il 31 maggio 2026. In questo caso, il datore di lavoro ha il tempo tecnico per elaborare il conguaglio e inserire il credito nella busta paga di luglio.

    Nello specifico, ricevono il rimborso IRPEF in busta paga luglio i contribuenti che soddisfano tutte queste condizioni:

    • Hanno un sostituto d’imposta (datore di lavoro) che effettua il conguaglio
    • Hanno inviato il 730 entro fine maggio 2026 (tramite CAF, commercialista o precompilata online)
    • Dal 730 risulta un credito IRPEF, cioè le detrazioni e deduzioni superano le imposte dovute
    • Non sono soggetti a controlli preventivi dell’Agenzia delle Entrate (vedi sezione dedicata)

    Chi ha presentato il 730 a giugno riceverà il rimborso nella busta paga di agosto, mentre chi lo invia a luglio dovrà attendere settembre o ottobre. Il principio è semplice: prima invii la dichiarazione, prima ricevi il rimborso. Per questo il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia sempre di presentare il 730 il prima possibile.

    Come si calcola l’importo del rimborso 730 luglio 2026

    L’importo del rimborso 730 non è uguale per tutti: dipende interamente dalle detrazioni fiscali e deduzioni che hai dichiarato nel modello 730. In pratica, il rimborso corrisponde alla differenza tra le imposte già trattenute dal datore di lavoro durante l’anno e quelle effettivamente dovute dopo aver applicato tutte le agevolazioni.

    Ecco le principali voci che generano un credito IRPEF e quindi un rimborso in busta paga:

    • Spese sanitarie (medici, farmaci, visite specialistiche): detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro
    • Interessi passivi sul mutuo prima casa: detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi
    • Spese per figli a carico: istruzione, sport, asili nido (vedi anche l’assegno unico universale)
    • Bonus ristrutturazione e risparmio energetico: rate annuali delle detrazioni al 50% o 65%
    • Spese veterinarie, funebri, di istruzione universitaria
    • Contributi previdenziali versati (colf, badanti, previdenza complementare)

    Ad esempio, se durante il 2025 il tuo datore di lavoro ha trattenuto 5.000 euro di IRPEF, ma dalle detrazioni risulta che ne dovevi pagare solo 4.200 euro, il rimborso 730 luglio 2026 sarà di 800 euro netti direttamente in busta paga. Se invece hai sostenuto molte spese detraibili (ristrutturazione, mutuo, spese mediche importanti), il rimborso può superare anche i 2.000-3.000 euro.

    Come trovare il conguaglio 730 nella busta paga di luglio

    Una delle domande più frequenti è: “Dove trovo il rimborso nella busta paga?”. Il conguaglio 730 compare nella busta paga di luglio 2026 come una voce specifica, generalmente nella sezione delle competenze aggiuntive o dei rimborsi fiscali.

    Ecco come individuarlo passo per passo:

    1. Cerca la voce “Conguaglio 730” o “Rimborso IRPEF mod. 730” nella parte centrale del cedolino
    2. Potresti trovare anche “Credito IRPEF da 730” o “Rimb. Mod. 730”: la dicitura varia a seconda del software paghe utilizzato dall’azienda
    3. Verifica che l’importo corrisponda a quanto indicato nel prospetto di liquidazione (rigo 163 o 164 del 730-3) che ti ha consegnato il CAF
    4. Il rimborso potrebbe essere suddiviso in più voci se hai anche addizionali regionali e comunali a credito

    Se non riesci a interpretare la busta paga, il consiglio è di confrontare il netto di luglio con quello dei mesi precedenti. Se è sensibilmente più alto, il rimborso 730 è stato erogato. In caso di dubbi, puoi rivolgerti all’ufficio paghe della tua azienda oppure contattare il CAF Centro Fiscale per un supporto nella lettura del cedolino.

    Pensionati: il rimborso 730 arriva ad agosto o settembre

    Se sei un pensionato, il rimborso 730 non arriva a luglio ma con tempistiche diverse. L’INPS, che agisce come sostituto d’imposta per i pensionati, ha tempi di elaborazione più lunghi rispetto ai datori di lavoro privati.

    In base alla data di presentazione del 730, ecco quando i pensionati possono aspettarsi il rimborso:

    • 730 inviato entro maggio: rimborso nel cedolino pensione di agosto o settembre 2026
    • 730 inviato a giugno: rimborso a settembre o ottobre 2026
    • 730 inviato a luglio-settembre: rimborso a ottobre o novembre 2026

    Per i pensionati, il rimborso compare nel cedolino pensione INPS come voce “Conguaglio 730” o “Rimborso fiscale mod. 730”. Puoi verificarlo accedendo al tuo fascicolo previdenziale sul sito INPS con SPID o CIE. Se sei vicino alla pensione anticipata e vuoi capire come funziona il conguaglio nel passaggio da dipendente a pensionato, il nostro CAF può assisterti.

    Cosa fare se il rimborso 730 non compare in busta paga a luglio

    Hai controllato la busta paga di luglio e il rimborso 730 non c’è? Non farti prendere dal panico: esistono diverse spiegazioni possibili e nella maggior parte dei casi il problema si risolve facilmente.

    Ecco le cause più comuni per cui il rimborso 730 potrebbe non comparire nella busta paga di luglio 2026:

    • Hai inviato il 730 dopo maggio: se la dichiarazione è stata trasmessa a giugno, il rimborso slitterà ad agosto. L’Agenzia delle Entrate comunica i risultati al sostituto d’imposta con tempistiche diverse a seconda della data di invio
    • Il datore di lavoro non ha ancora ricevuto il prospetto di liquidazione: a volte i tempi tecnici si allungano, specialmente per le aziende più piccole
    • Sei soggetto a controlli preventivi: per rimborsi superiori a 4.000 euro, l’Agenzia delle Entrate può bloccare l’erogazione per verifiche (vedi sezione successiva)
    • Hai cambiato datore di lavoro: se hai cambiato impiego dopo aver inviato il 730, il nuovo datore potrebbe non aver ricevuto le informazioni dal precedente
    • Il 730 presenta un debito, non un credito: in questo caso non c’è rimborso ma una trattenuta aggiuntiva

    Cosa fare concretamente: verifica lo stato della tua dichiarazione accedendo al cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID. Lì puoi controllare se il 730 risulta elaborato e se il prospetto di liquidazione è stato trasmesso al tuo sostituto d’imposta. In alternativa, rivolgiti al CAF Centro Fiscale che ha presentato la tua dichiarazione: possiamo verificare direttamente lo stato del tuo rimborso 730.

    Rimborso incapiente: quando viene dilazionato nei mesi successivi

    Esiste un caso particolare che molti contribuenti non conoscono: il rimborso 730 incapiente. Questo accade quando l’importo del rimborso è superiore alle ritenute IRPEF che il datore di lavoro avrebbe dovuto trattenerti nel mese di luglio.

    Facciamo un esempio pratico: supponiamo che il tuo rimborso 730 sia di 1.500 euro, ma le ritenute IRPEF mensili della tua busta paga sono solo 600 euro. Il datore di lavoro non può rimborsarti più di quanto trattiene. In questo caso, a luglio ricevi 600 euro, e i restanti 900 euro vengono ripartiti nelle buste paga successive (agosto, settembre, eccetera) fino al completo rimborso.

    Il rimborso incapiente si verifica più frequentemente in queste situazioni:

    • Lavoratori part-time con stipendio basso e ritenute IRPEF ridotte
    • Contribuenti con molte detrazioni (ristrutturazione + mutuo + spese mediche)
    • Lavoratori stagionali che non hanno buste paga per tutti i mesi dell’anno
    • Dipendenti con reddito basso e quindi poche ritenute mensili

    Se il rimborso non viene completato entro dicembre, il datore di lavoro deve indicare l’importo residuo nella Certificazione Unica (CU) dell’anno successivo, e il contribuente potrà recuperarlo nella dichiarazione dei redditi seguente.

    Controlli preventivi per rimborsi 730 sopra 4.000 euro

    Se dal tuo 730 risulta un rimborso superiore a 4.000 euro, l’Agenzia delle Entrate potrebbe sottoporre la tua dichiarazione a controlli preventivi prima di autorizzare l’erogazione. Questa procedura è stata introdotta per contrastare le frodi fiscali e può ritardare significativamente il rimborso.

    I controlli preventivi si attivano in particolare quando:

    • Il rimborso supera i 4.000 euro
    • La dichiarazione presenta elementi di incoerenza rispetto ai dati in possesso dell’Agenzia
    • Il 730 è stato presentato con modifiche significative rispetto al precompilato (ad esempio, aggiunta di molte spese detraibili non presenti nel precompilato)
    • Il contribuente presenta la dichiarazione per la prima volta con un sostituto d’imposta diverso dall’anno precedente

    In caso di controllo preventivo, il rimborso non viene erogato dal datore di lavoro ma direttamente dall’Agenzia delle Entrate, generalmente entro 6-7 mesi dalla dichiarazione. Il rimborso arriva tramite accredito sul conto corrente se hai comunicato il tuo IBAN all’Agenzia, oppure tramite assegno vidimato inviato a casa.

    Per velocizzare l’operazione, il consiglio è di comunicare tempestivamente il tuo IBAN all’Agenzia delle Entrate attraverso il sito ufficiale o tramite il tuo CAF di fiducia. Il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare se la tua dichiarazione è stata sottoposta a controllo e aiutarti a gestire la situazione.

    Prossime finestre di rimborso 730: agosto e settembre 2026

    Se non hai ancora inviato il 730 o lo hai presentato dopo maggio, ecco il calendario dei rimborsi 730 per i mesi successivi a luglio:

    • Busta paga agosto 2026: rimborso per chi ha inviato il 730 entro il 20 giugno 2026
    • Busta paga settembre 2026: rimborso per chi ha inviato il 730 entro il 15 luglio 2026
    • Busta paga ottobre 2026: rimborso per chi ha inviato il 730 entro metà agosto 2026
    • Cedolino pensione agosto/settembre 2026: per i pensionati che hanno inviato il 730 entro maggio-giugno

    La scadenza finale per l’invio del modello 730/2026 è il 30 settembre 2026. Tuttavia, inviare la dichiarazione a ridosso della scadenza significa ricevere il rimborso solo verso novembre-dicembre. Per questo motivo, ti consigliamo di non aspettare: prenota il tuo appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine e invia il 730 il prima possibile per ottenere il rimborso in tempi rapidi.

    Ricorda anche che il 730 precompilato 2026 è disponibile dal 30 aprile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Se preferisci un supporto professionale per verificare e integrare i dati, il nostro CAF è a tua disposizione.

    Domande frequenti sul rimborso 730 luglio 2026

    Quando arriva il rimborso 730 in busta paga luglio 2026?

    Il rimborso 730 in busta paga luglio 2026 arriva per i lavoratori dipendenti che hanno inviato la dichiarazione entro fine maggio 2026. Il conguaglio viene effettuato dal datore di lavoro e compare nel cedolino di luglio, generalmente accreditato con lo stipendio di fine mese.

    Come si calcola il rimborso del 730?

    Il rimborso si calcola come differenza tra le imposte già trattenute dal datore di lavoro durante il 2025 e l’IRPEF effettivamente dovuta dopo aver applicato detrazioni (spese mediche, mutuo, ristrutturazioni) e deduzioni. Se le trattenute superano il dovuto, la differenza viene rimborsata.

    I pensionati ricevono il rimborso 730 a luglio?

    No, i pensionati non ricevono il rimborso a luglio. L’INPS eroga il conguaglio 730 nel cedolino pensione di agosto o settembre 2026 per chi ha presentato la dichiarazione entro maggio. I tempi dell’INPS sono più lunghi rispetto ai datori di lavoro privati.

    Cosa succede se il rimborso 730 supera i 4.000 euro?

    Per rimborsi superiori a 4.000 euro, l’Agenzia delle Entrate può disporre controlli preventivi. In questo caso, il rimborso non viene erogato dal datore di lavoro ma direttamente dall’Agenzia, generalmente entro 6-7 mesi, tramite accredito su conto corrente o assegno vidimato.

    Perché il rimborso 730 non compare nella busta paga di luglio?

    Le cause più comuni sono: invio del 730 dopo maggio (il rimborso slitterà al mese successivo), controlli preventivi in corso, cambio del datore di lavoro, oppure la dichiarazione ha generato un debito anziché un credito. Verifica lo stato sul cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

    Cos’è il rimborso 730 incapiente?

    Il rimborso incapiente si verifica quando l’importo del credito è superiore alle ritenute IRPEF mensili. In questo caso, il datore di lavoro rimborsa quanto può a luglio e dilaziona il resto nelle buste paga dei mesi successivi fino al completo rimborso. È frequente per lavoratori part-time o con molte detrazioni.

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    • Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Come Funziona e Cosa Verificare
    • 730 Dichiarazione dei Redditi: Guida Completa
    • Detrazioni Fiscali: Tutte le Agevolazioni Disponibili
    • 730 Precompilato 2026: Come Accedere e Inviare

    Hai dubbi sul tuo rimborso 730? Contatta il CAF Centro Fiscale

    Se il tuo rimborso 730 non è arrivato o vuoi verificare lo stato della tua dichiarazione, gli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine possono aiutarti. Controlliamo la tua situazione fiscale e ti assistiamo per ottenere il rimborso nel minor tempo possibile.

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      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-28 08:00:002026-04-18 15:05:47Rimborso 730 Luglio 2026: Chi Lo Riceve, Importo e Come Verificare in Busta Paga
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      Pensione luglio 2026: come consultare il cedolino INPS

      Pensione 2026 INPS

      La pensione di luglio 2026 porta con sé alcune novità importanti rispetto ai mesi precedenti: oltre all’accredito ordinario, molti pensionati riceveranno la quattordicesima mensilità e potrebbero trovare nel cedolino importi diversi rispetto a giugno, a causa di conguagli IRPEF e addizionali regionali e comunali. Capire come consultare il cedolino della pensione INPS è fondamentale per verificare l’esattezza dell’importo ricevuto e comprendere le voci che lo compongono.

      In questa guida completa spieghiamo come accedere al cedolino online, cosa significa ogni voce, quali sono le date di pagamento pensioni luglio 2026 e come interpretare le eventuali variazioni di importo.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il cedolino della pensione e perché consultarlo
      2. Come accedere al cedolino pensione INPS online: SPID, CIE e CNS
      3. Il Fascicolo Previdenziale del Cittadino: la sezione INPS dedicata
      4. Come leggere il cedolino pensione: guida alle voci principali
      5. Date di pagamento pensioni luglio 2026: il calendario completo
      6. Quattordicesima pensione luglio 2026: chi la riceve e importi
      7. Conguagli IRPEF a luglio 2026: cosa sono e perché l’importo può variare
      8. Perequazione pensioni 2026: l’aumento dell’1,4%
      9. Cosa fare se il cedolino presenta errori o discrepanze
      10. Cedolino pensione: le domande più frequenti dei pensionati
      11. Riepilogo: guida rapida al cedolino pensione luglio 2026

      Cos’è il cedolino della pensione e perché consultarlo

      Il cedolino della pensione è il documento mensile emesso dall’INPS che riepiloga tutte le voci che compongono l’importo netto accreditato al pensionato. A differenza di quanto molti credono, non si tratta semplicemente di un’attestazione del pagamento: il cedolino contiene informazioni dettagliate su:

      • Importo lordo della pensione (o delle pensioni, se il pensionato ne percepisce più)
      • Trattenute IRPEF (ritenute d’acconto mensili)
      • Addizionali regionali e comunali all’IRPEF (trattenute a rate da gennaio a novembre)
      • Detrazioni fiscali spettanti (per lavoro, per carichi familiari)
      • Conguagli positivi o negativi (derivanti dalla dichiarazione 730 o dal conguaglio di fine anno precedente)
      • Voci speciali come la quattordicesima mensilità (erogata a luglio)
      • Importo netto effettivamente corrisposto

      Consultare il cedolino con regolarità è importante per diversi motivi. In primo luogo, permette di verificare che l’importo accreditato sia corretto e conforme alle aspettative. In secondo luogo, consente di controllare che le detrazioni fiscali siano applicate correttamente. Infine, è uno strumento essenziale per comprendere l’impatto dei conguagli IRPEF che, a luglio, possono far variare significativamente il netto mensile.

      Come accedere al cedolino pensione INPS online: SPID, CIE e CNS

      L’INPS ha reso disponibile la consultazione del cedolino pensione esclusivamente online, attraverso il proprio portale istituzionale. Per accedere al servizio è necessario disporre di uno dei seguenti strumenti di identità digitale:

      1. SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)

      Lo SPID è lo strumento più diffuso tra i pensionati italiani. Si tratta di un sistema di autenticazione con username, password e codice OTP (One Time Password) inviato al cellulare. I principali provider SPID sono PosteID (Poste Italiane), TIM id, Aruba, Namirial e altri. Il livello minimo richiesto per l’accesso ai servizi INPS è SPID livello 2.

      2. CIE (Carta di Identità Elettronica)

      La Carta di Identità Elettronica di nuova generazione (con il chip NFC) può essere usata per accedere ai servizi INPS. L’accesso avviene tramite l’app “CieID” scaricabile su smartphone Android o iOS, oppure tramite un lettore NFC collegato al computer. Per accedere sono necessari il PIN della CIE (rilasciato al momento dell’emissione del documento) e il PUK.

      3. CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

      La CNS è una tessera magnetica (spesso coincide con la Tessera Sanitaria abilitata) che consente l’accesso ai servizi telematici della Pubblica Amministrazione. Richiede un lettore di smart card e l’installazione di specifici software sul proprio computer. È meno diffusa rispetto a SPID e CIE, ma rimane una valida alternativa per chi non dispone degli altri strumenti.

      Passaggi per accedere al cedolino sul sito INPS

      Una volta in possesso di uno dei sistemi di autenticazione, la procedura per consultare il cedolino è la seguente:

      1. Vai sul sito ufficiale www.inps.it
      2. Clicca su “Accedi ai servizi” in alto a destra
      3. Seleziona il metodo di autenticazione (SPID, CIE o CNS)
      4. Completa l’autenticazione seguendo le istruzioni
      5. Una volta nella tua area personale, vai su “Fascicolo Previdenziale del Cittadino”
      6. Seleziona “Cedolino della pensione” (o “Cedolini” nella sezione pensioni)
      7. Scegli il mese che ti interessa (ad esempio luglio 2026)
      8. Scarica o visualizza il cedolino in formato PDF

      In alternativa, i pensionati che riscuotono la pensione tramite Poste Italiane possono consultare il cedolino anche tramite l’app PostePay o presso qualsiasi Ufficio Postale, mostrando un documento d’identità valido.

      Il Fascicolo Previdenziale del Cittadino: la sezione INPS dedicata

      Il Fascicolo Previdenziale del Cittadino è la sezione del portale INPS che raccoglie tutte le informazioni previdenziali del singolo utente. È accessibile dall’area personale del sito www.inps.it e contiene:

      • La situazione contributiva (estratto conto contributivo)
      • I cedolini della pensione dei mesi correnti e degli anni precedenti
      • Le attestazioni fiscali (CU – Certificazione Unica)
      • Il calendario dei pagamenti previsti
      • Le dichiarazioni di responsabilità (ad esempio per prestazioni legate al reddito)
      • I dati anagrafici e di pagamento (IBAN, indirizzo di riscossione)

      Per raggiungere il cedolino dall’interno del Fascicolo Previdenziale, segui questo percorso: “Il tuo Fascicolo” → “Posizioni previdenziali” → “Pensione” → “Cedolino”. Se hai più pensioni (ad esempio una di vecchiaia e una di reversibilità), le visualizzerai entrambe in elenco e potrai selezionare quella che ti interessa.

      App INPS Mobile: consulta il cedolino dallo smartphone

      L’INPS ha sviluppato un’applicazione ufficiale per smartphone, “INPS Mobile”, disponibile gratuitamente su App Store (iOS) e Google Play (Android). Tramite l’app è possibile:

      • Consultare i cedolini della pensione degli ultimi 24 mesi
      • Visualizzare le date di pagamento delle mensilità future
      • Scaricare il cedolino in formato PDF
      • Accedere al proprio estratto conto contributivo
      • Inviare comunicazioni all’INPS

      L’accesso all’app richiede le stesse credenziali del sito web: SPID, CIE o CNS. Una volta effettuato il login, il cedolino del mese corrente è solitamente visualizzabile nella schermata principale nella sezione “Le mie pensioni”.

      Come leggere il cedolino pensione: guida alle voci principali

      La struttura del cedolino pensione INPS può sembrare complessa a prima vista, ma seguendo la logica delle voci è possibile comprenderla agevolmente. Ecco le principali sezioni e cosa significano.

      Sezione 1: Intestazione e dati identificativi

      In questa sezione trovi:

      • Nome, cognome e codice fiscale del pensionato
      • Numero di pensione (NGL – Numero Generale del Lavoro)
      • Sede INPS di competenza
      • Tipo di pensione (vecchiaia, anticipata, invalidità, reversibilità, ecc.)
      • Mese e anno di riferimento del cedolino

      Sezione 2: Competenze (importi a credito del pensionato)

      Le competenze rappresentano tutti gli importi che l’INPS eroga al pensionato:

      • Pensione lorda mensile: l’importo teorico prima di qualsiasi trattenuta
      • Integrazione al minimo: eventuale maggiorazione per portare la pensione al trattamento minimo (611,85 euro nel 2026)
      • Maggiorazione sociale: per pensionati con redditi bassi che hanno compiuto 70 anni
      • Quattordicesima mensilità: presente solo nel cedolino di luglio, per chi ha i requisiti
      • Arretrati: eventuali somme dovute per i mesi precedenti (es. conguaglio perequazione)

      Sezione 3: Trattenute fiscali

      Le trattenute sono gli importi che l’INPS trattiene dalla pensione lorda per conto del Fisco:

      • IRPEF: la ritenuta d’acconto mensile calcolata sull’importo lordo della pensione, applicando gli scaglioni vigenti (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre)
      • Addizionale regionale IRPEF: varia in base alla regione di residenza (generalmente tra l’1,23% e il 3,33% del reddito imponibile), trattenuta a rate mensili da gennaio a novembre
      • Addizionale comunale IRPEF: stabilita dal singolo Comune, trattenu ta anch’essa a rate mensili
      • Conguaglio IRPEF positivo o negativo: derivante dal ricalcolo delle imposte dell’anno precedente (saldo) o dall’elaborazione del 730

      Sezione 4: Detrazioni spettanti

      Le detrazioni riducono l’IRPEF da versare e includono:

      • Detrazione per pensione: spetta a tutti i pensionati (uguale a quella per reddito da lavoro dipendente/pensione, con calcolo progressivo)
      • Detrazione per coniuge a carico: se il coniuge ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro (o 4.000 euro se sotto i 24 anni)
      • Detrazione per figli a carico: ridotta dal 2022 dall’Assegno Unico Universale, ma ancora applicabile per figli maggiorenni non beneficiari dell’AUU
      • Detrazione per altri familiari a carico

      Sezione 5: Importo netto

      L’importo netto è la somma che viene effettivamente accreditata sul conto corrente o consegnata allo sportello. Si calcola come:

      Netto = Competenze totali – Trattenute totali + Detrazioni applicate

      Date di pagamento pensioni luglio 2026: il calendario completo

      Le pensioni di luglio 2026 vengono erogate secondo il calendario stabilito dall’INPS. Il pagamento avviene il primo giorno bancabile del mese, ma le modalità di riscossione differenziano le date effettive di accredito.

      Modalità di riscossioneData accredito luglio 2026Note
      Banca (accredito su conto corrente)1° luglio 2026 (martedì)Accredito diretto sul c/c
      Poste Italiane – Libretto di risparmio1° luglio 2026Disponibile dall’1 luglio
      Poste Italiane – Sportello (cognomi A-C)1° luglio 2026Turni alfabetici
      Poste Italiane – Sportello (cognomi D-K)2 luglio 2026Turni alfabetici
      Poste Italiane – Sportello (cognomi L-P)3 luglio 2026Turni alfabetici
      Poste Italiane – Sportello (cognomi Q-Z)4 luglio 2026Turni alfabetici
      Poste Italiane – BancoPosta o Postepay1° luglio 2026Accredito automatico

      Nota importante: il 1° luglio 2026 è martedì (giorno lavorativo bancario), pertanto non si prevedono slittamenti rispetto al primo del mese. I pensionati che riscuotono tramite accredito su conto corrente bancario o postale riceveranno l’accredito in data 1 luglio.

      Quattordicesima pensione luglio 2026: chi la riceve e importi

      Il cedolino di luglio 2026 per molti pensionati include anche la quattordicesima mensilità, un’ulteriore prestazione erogata dall’INPS ai pensionati con redditi bassi. Questa somma aggiuntiva è stata introdotta dalla Legge n. 127/2007 e spetta ai pensionati che soddisfano determinati requisiti anagrafici e reddituali.

      Requisiti per ricevere la quattordicesima

      • Età: aver compiuto almeno 64 anni entro il 31 luglio 2026
      • Reddito: reddito personale non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo INPS (per il 2026: entro circa 917,78 euro mensili o 10.773 euro annui per la fascia base) o 2 volte il trattamento minimo per la fascia superiore
      • Tipo di pensione: deve essere una pensione a carico delle gestioni pensionistiche obbligatorie (vecchiaia, anzianità, anticipata, invalidità, reversibilità, ecc.)
      Anni di contributiImporto massimo (ex dipendenti)Importo massimo (ex autonomi)
      Fino a 15 anni437,00 euro ca.335,00 euro ca.
      Da 15 a 25 anni546,00 euro ca.437,00 euro ca.
      Oltre 25 anni655,00 euro ca.546,00 euro ca.

      Nota: gli importi esatti della quattordicesima 2026 vengono rivalutati ogni anno dall’INPS in base alla perequazione. I valori indicati sono orientativi e basati sui dati degli anni precedenti rivalutati dell’1,4% (tasso perequazione 2026 confermato dal DM MEF 19/11/2025).

      Conguagli IRPEF a luglio 2026: cosa sono e perché l’importo può variare

      Uno degli aspetti che genera più confusione tra i pensionati è la variazione dell’importo netto della pensione a luglio rispetto ai mesi precedenti. Questa variazione è spesso dovuta ai conguagli IRPEF derivanti dall’elaborazione del modello 730 o dal ricalcolo delle imposte di competenza dell’anno precedente.

      Conguaglio da 730: come funziona

      Se il pensionato ha presentato il modello 730/2026 (dichiarazione dei redditi anno 2025) con l’INPS come sostituto d’imposta, il conguaglio viene applicato direttamente sul cedolino della pensione. In particolare:

      • Se dall’elaborazione del 730 emerge un credito IRPEF (il pensionato ha pagato più imposte del dovuto), la somma viene rimborsata direttamente nella busta paga di luglio (o nel primo cedolino utile dopo la ricezione della dichiarazione dall’INPS)
      • Se invece emerge un debito IRPEF (il pensionato ha pagato meno imposte del dovuto), la trattenuta aggiuntiva viene applicata a partire dalla mensilità di luglio, con la possibilità di rateizzazione fino a novembre se l’importo supera 100 euro

      Conguaglio di fine anno precedente

      Oltre al conguaglio da 730, a luglio può essere presente anche il conguaglio di fine anno relativo all’anno fiscale precedente. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, ogni anno ricalcola le imposte effettivamente dovute sulla base del reddito complessivo del pensionato e applica le eventuali differenze (in più o in meno) sui cedolini successivi.

      Addizionali regionali e comunali: come si calcolano

      Le addizionali IRPEF (regionali e comunali) vengono trattenute in dodici rate mensili da gennaio a novembre, con saldo a novembre. L’aliquota varia in base al Comune e alla Regione di residenza. Alcuni esempi per i pensionati residenti in Friuli Venezia Giulia:

      • Addizionale regionale FVG: 1,23% (aliquota base per i redditi fino a 15.000 euro), con possibilità di esenzione per redditi bassi
      • Addizionale comunale Udine: variabile annualmente (verificare sul sito del Comune)

      Perequazione pensioni 2026: l’aumento dell’1,4%

      Dal 1° gennaio 2026 le pensioni italiane sono state rivalutate del 1,4% in applicazione del meccanismo di perequazione automatica (indicizzazione all’inflazione). Questo aggiornamento, previsto dalla normativa previdenziale italiana, garantisce che le pensioni mantengano il loro potere d’acquisto nel tempo adeguandosi all’andamento del costo della vita (indice FOI rilevato dall’ISTAT).

      Il tasso di rivalutazione dell’1,4% per il 2026 è stato confermato dal DM MEF del 19 novembre 2025. La perequazione si applica in modo differenziato in base all’importo della pensione:

      Fascia di importo pensionePercentuale rivalutazione 2026
      Fino a 4 volte il minimo (2.447,40 euro/mese)100% dell’1,4% = +1,4%
      Da 4 a 5 volte il minimo90% dell’1,4% = +1,26%
      Da 5 a 6 volte il minimo75% dell’1,4% = +1,05%
      Da 6 a 8 volte il minimo50% dell’1,4% = +0,70%
      Da 8 a 10 volte il minimo25% dell’1,4% = +0,35%
      Oltre 10 volte il minimo0% (nessun adeguamento)

      Il trattamento minimo INPS per il 2026 è di 611,85 euro al mese (importo confermato dal DM MEF 19/11/2025 dopo rivalutazione dell’1,4% rispetto al 2025).

      Cosa fare se il cedolino presenta errori o discrepanze

      Se dopo aver consultato il cedolino di luglio 2026 riscontri importi che non corrispondono alle tue aspettative, o voci che non riesci a interpretare, ecco come procedere.

      Verifica preliminare autonoma

      Prima di rivolgerti all’INPS, effettua alcune verifiche autonome:

      1. Confronta con i cedolini dei mesi precedenti: verifica se la variazione è compatibile con la quattordicesima, con conguagli 730 o con le addizionali
      2. Controlla se hai presentato il 730: se sì, la variazione di luglio potrebbe essere proprio il conguaglio fiscale
      3. Verifica l’estratto conto contributivo: accessibile sempre dal Fascicolo Previdenziale, ti mostra la storia dei pagamenti ricevuti
      4. Leggi il dettaglio del cedolino: spesso la risposta è nelle singole voci (es. “conguaglio IRPEF a debito” o “rata addizionale regionale”)

      Come contattare l’INPS per chiarimenti

      Se le verifiche autonome non bastano, puoi rivolgerti all’INPS attraverso i seguenti canali:

      • Portale INPS: tramite il servizio “Contatta l’INPS” nella tua area personale, puoi inviare una richiesta scritta con allegato il cedolino
      • Contact Center INPS: numero verde 803 164 (da fisso, gratuito) oppure 06 164 164 (da cellulare, a pagamento in base al piano tariffario)
      • Sede INPS territoriale: puoi prenotare un appuntamento tramite il portale INPS o presentarti allo sportello
      • Patronato o CAF: rivolgiti al tuo patronato di fiducia o a un Centro di Assistenza Fiscale (come il CAF Centro Fiscale) per un supporto professionale nell’interpretazione del cedolino e nella gestione di eventuali ricorsi o richieste di rettifica

      Puoi anche consultare la guida ai Pagamenti INPS Luglio 2026 per avere il calendario completo di tutte le prestazioni (pensioni, Assegno Unico, NASpI, ADI).

      Cedolino pensione: le domande più frequenti dei pensionati

      Raccogliamo le domande che riceviamo più spesso dai pensionati che si rivolgono al CAF Centro Fiscale di Udine riguardo al cedolino di luglio.

      Quando viene pubblicato il cedolino di luglio sul sito INPS?

      Il cedolino di luglio 2026 viene solitamente reso disponibile sul portale INPS nella seconda metà di giugno, circa 10-15 giorni prima della data di pagamento. Questo consente al pensionato di verificare in anticipo l’importo che riceverà. Se a fine giugno il cedolino non fosse ancora visibile, è normale: l’INPS lo carica progressivamente per tutte le posizioni.

      Perché a luglio la pensione è più alta del solito?

      Se la pensione di luglio è più alta rispetto a giugno, la ragione principale è quasi sempre la quattordicesima mensilità, erogata a luglio ai pensionati con requisiti reddituali e anagrafici specifici. Altri motivi possono essere rimborsi da conguaglio 730 o arretrati perequativi.

      Perché a luglio la pensione netta è più bassa?

      Se invece la pensione netta di luglio è inferiore al normale, la causa più probabile è il conguaglio IRPEF a debito derivante dall’elaborazione del 730 (importi da versare allo Stato per le spese detraibili non sufficienti a coprire il debito d’imposta) o dal conguaglio di fine anno precedente. Anche le rate delle addizionali regionali e comunali, se non correttamente conteggiate nei mesi precedenti, possono incidere.

      Posso delegare qualcuno a ritirare la pensione alle Poste?

      Sì. I pensionati impossibilitati a recarsi allo sportello postale possono conferire una delega scritta a un familiare o a un’altra persona di fiducia. La delega deve essere accompagnata da copia del documento di identità del delegante e del delegato. In alternativa, è sempre consigliabile richiedere l’accredito diretto su conto corrente (bancario o postale), eliminando la necessità di recarsi fisicamente allo sportello.

      Come cambio l’IBAN per l’accredito della pensione?

      Per modificare l’IBAN su cui viene accreditata la pensione, è necessario comunicarlo all’INPS tramite:

      • Il portale INPS (area personale, sezione “Dati di pagamento”)
      • Il Contact Center INPS (803 164)
      • La sede INPS territoriale
      • Tramite un patronato o CAF abilitato

      La modifica richiede in genere qualche settimana per essere recepita, quindi è consigliabile effettuarla con congruo anticipo rispetto alla data di pagamento.

      Cosa significa “NGL” nel cedolino?

      NGL sta per Numero Generale del Lavoro: è il codice identificativo univoco della tua pensione presso l’INPS. Ogni pensione ha il suo NGL, che va indicato in tutte le comunicazioni con l’Istituto. Se il pensionato percepisce più pensioni (ad esempio vecchiaia + reversibilità), ogni pensione ha un NGL diverso e un cedolino separato.

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      Riepilogo: guida rapida al cedolino pensione luglio 2026

      Ecco i punti chiave da ricordare per il cedolino di luglio 2026:

      • Accesso: inps.it con SPID, CIE o CNS oppure app INPS Mobile
      • Sezione: Fascicolo Previdenziale del Cittadino → Cedolino pensione
      • Data pagamento: 1° luglio 2026 (accredito bancario e postale); turni alfabetici agli sportelli postali dall’1 al 4 luglio
      • Quattordicesima: presente per chi ha almeno 64 anni e redditi entro il limite
      • Perequazione 2026: +1,4% applicato da gennaio 2026 (DM MEF 19/11/2025)
      • Trattamento minimo 2026: 611,85 euro al mese
      • Conguagli: possibili variazioni (in più o in meno) per 730 o conguaglio fiscale di fine anno
      • Problemi: Contact Center INPS 803 164 o rivolgiti al tuo CAF/patronato

      Se hai bisogno di assistenza per interpretare il tuo cedolino pensione, per presentare domanda di quattordicesima o per gestire i conguagli fiscali, il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione. Chiamaci allo 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento.

      Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 22:29:322026-06-28 00:08:46Pensione luglio 2026: come consultare il cedolino INPS
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto

      aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

      Le detrazioni 2026 per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro funzionano in modo diverso rispetto al passato. Con la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, articolo 1 commi 10-11), è stato introdotto un tetto massimo agli oneri detraibili al 19% per i contribuenti con reddito complessivo elevato: il limite cambia in base al reddito e al numero di figli a carico. Ma attenzione: non tutte le detrazioni fiscali 2026 rientrano in questo meccanismo. Esistono spese e detrazioni completamente escluse dal tetto, che si possono sempre portare in detrazione per l’intero importo, indipendentemente dal reddito. In questo articolo trovi la guida completa: chi è soggetto al limite, come si calcola, quali spese sono escluse e come comportarsi nel modello 730 2026. Se hai bisogno di assistenza nella dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione sia in ufficio che online.

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      Indice dei Contenuti

      1. Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo
      2. Tabella: come cambia il tetto in base al reddito e ai figli
      3. Spese completamente ESCLUSE dal tetto: la lista completa 2026
      4. Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici
      5. Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto?
      6. Detrazioni IRPEF 2026: le spese soggette al tetto da sapere
      7. Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro
      8. Novità della Legge di Bilancio 2025
      9. Domande Frequenti

      Indice dei contenuti

      1. Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo
      2. Tabella: come cambia il tetto delle detrazioni 2026 in base al reddito e ai figli
      3. Spese completamente ESCLUSE dal tetto delle detrazioni 2026: la lista completa
      4. Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici
      5. Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto delle detrazioni?
      6. Detrazioni IRPEF 2026: le principali spese soggette al tetto da sapere
      7. Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro
      8. Detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro: le novità della Legge di Bilancio 2025
      9. Domande Frequenti sulle detrazioni 2026 sopra 75.000 euro

      Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: cos’è il tetto massimo

      La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha introdotto, a partire dall’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730 presentata nel 2026), un meccanismo che limita l’importo complessivo degli oneri detraibili al 19% per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

      In pratica, chi guadagna più di 75.000 euro all’anno non potrà più detrarre liberamente tutte le spese al 19%, ma dovrà rispettare un limite massimo calcolato in base al reddito e alla presenza di figli a carico.

      Il legislatore ha previsto due soglie di reddito che determinano due livelli di tetto:

      • Reddito complessivo da 75.001 a 100.000 euro: il limite di spese detraibili al 19% è pari a 14.000 euro (senza figli) o 28.000 euro (con figli a carico)
      • Reddito complessivo superiore a 100.000 euro: il limite scende a 8.000 euro (senza figli) o 16.000 euro (con figli a carico)

      Questi limiti riguardano il totale cumulativo di tutte le spese detraibili al 19% che rientrano nel meccanismo. Non si tratta di un limite per ogni singola voce, ma del tetto complessivo entro il quale calcolare la detrazione.

      Un contribuente con reddito di 80.000 euro e nessun figlio potrà quindi detrarre al massimo 14.000 euro di oneri al 19%, ottenendo una detrazione massima di 2.660 euro (14.000 × 19%). Se ha sostenuto spese superiori a questo importo, la quota eccedente non dà diritto ad alcuna detrazione.

      Riferimento normativo: L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), art. 1 commi 10-11, che modifica l’art. 15 del TUIR (DPR 917/1986).

      Tabella: come cambia il tetto delle detrazioni 2026 in base al reddito e ai figli

      Per capire a colpo d’occhio quali limiti di detraibilità si applicano al proprio caso, ecco la tabella riepilogativa prevista dalla normativa per l’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 730 del 2026):

      Reddito complessivoSenza figli a caricoCon figli a carico
      Fino a 75.000 euroNessun limiteNessun limite
      Da 75.001 a 100.000 euro14.000 euro28.000 euro
      Oltre 100.000 euro8.000 euro16.000 euro

      La presenza di figli a carico raddoppia il limite ammesso: questo è un elemento cruciale del meccanismo, che tutela le famiglie con figli anche nella fascia di reddito più elevata.

      Chi sono i “figli a carico”? Ai fini di questa norma, sono considerati figli a carico quelli che hanno un reddito proprio inferiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli under 24). Il figlio deve risultare a carico nell’anno d’imposta 2025, anche solo per una parte dell’anno.

      Immagina che il sig. Rossi abbia un reddito complessivo di 85.000 euro e due figli di 15 e 18 anni entrambi a carico. In questo caso il limite si applica nella fascia 75.001-100.000 euro “con figli”, quindi il tetto è di 28.000 euro. Se il sig. Rossi ha sostenuto 30.000 euro di spese detraibili al 19% (interessi su mutuo, spese mediche, assicurazioni), le prime 28.000 euro saranno detraibili al 19% (= 5.320 euro di detrazione), mentre i restanti 2.000 euro saranno esclusi.

      La sig.ra Bianchi con reddito di 120.000 euro e nessun figlio potrà invece detrarre al massimo 8.000 euro di spese al 19%, per una detrazione massima di 1.520 euro.

      Spese completamente ESCLUSE dal tetto delle detrazioni 2026: la lista completa

      Questa è la parte più importante della guida per chi ha un reddito elevato: non tutte le detrazioni rientrano nel tetto massimo. Il legislatore ha previsto una serie di spese escluse dal meccanismo del limite, che continuano a essere detraibili per l’intero importo previsto dalla legge, indipendentemente dal reddito del contribuente.

      1. Spese sanitarie eccedenti la franchigia di 129,11 euro

      Le spese mediche e sanitarie detraibili al 19% (ex art. 15 comma 1 lett. c TUIR) sono escluse dal meccanismo del tetto. La detrazione del 19% si applica sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro senza alcun limite massimo di importo, indipendentemente dal reddito del contribuente. Chi spende 5.000 euro di spese sanitarie può detrarre il 19% di (5.000 – 129,11) = il 19% di 4.870,89 euro, senza che il tetto da 75.000 euro incida.

      2. Interessi passivi su mutui per l’acquisto dell’abitazione principale

      Gli interessi sul mutuo per l’acquisto della prima casa (art. 15 comma 1 lett. b TUIR) sono esclusi dal tetto. La detrazione al 19% si calcola sulla quota di interessi passivi fino a 4.000 euro annui, e questa soglia non è intaccata dal limite per i redditi elevati. Chi ha un mutuo sulla prima casa può detrarre liberamente gli interessi passivi anche con reddito superiore a 100.000 euro.

      3. Spese per persone con disabilità

      Tutte le spese sostenute per persone con disabilità (assistenza, ausili, adattamento veicoli, ecc.) ai sensi dell’art. 15 comma 1 lett. c, e, k del TUIR sono escluse dal tetto. Questa esclusione è fondamentale per proteggere le famiglie con persone non autosufficienti, anche quando il reddito è elevato.

      4. Premi assicurativi per rischio morte e invalidità permanente

      I premi assicurativi per il rischio morte o per invalidità permanente superiore al 5% (art. 15 comma 1 lett. f TUIR) sono anch’essi esclusi dal limite massimo. Se hai una polizza vita o una polizza per invalidità grave, continui a detrarre il 19% dei premi senza che il tetto da 75.000 euro incida.

      5. Contributi previdenziali e assistenziali obbligatori

      I contributi INPS e previdenziali obbligatori non rientrano tra gli oneri soggetti al tetto del 19%, in quanto sono deducibili dal reddito (non detraibili): operano in deduzione, prima del calcolo dell’IRPEF, e quindi non interagiscono con il meccanismo del limite delle detrazioni.

      Lo schema riassuntivo delle spese rispetto al tetto:

      Tipologia di spesaSoggetta al tetto?
      Spese sanitarie (franchigia 129,11 euro)NO – ESCLUSA
      Interessi mutuo acquisto prima casaNO – ESCLUSA
      Spese per disabilità (art. 15 TUIR)NO – ESCLUSA
      Premi assicurativi morte/invaliditàNO – ESCLUSA
      Spese scolastiche/universitàSÌ – soggetta al tetto
      Spese veterinarieSÌ – soggetta al tetto
      Affitti studenti fuori sedeSÌ – soggetta al tetto
      Spese funebriSÌ – soggetta al tetto
      Abbonamenti trasporti pubbliciSÌ – soggetta al tetto
      Interessi mutuo costruzione prima casaSÌ – soggetta al tetto

      Come calcolare le detrazioni 2026 con reddito sopra 75.000 euro: esempi pratici

      Per capire come funziona concretamente il meccanismo, vediamo tre esempi pratici con situazioni diverse, che ti aiuteranno a capire se e come il tetto incide sulla tua dichiarazione dei redditi 2026.

      Esempio 1 — Reddito 80.000 euro, nessun figlio

      Il sig. Conti ha un reddito di 80.000 euro e ha sostenuto: spese sanitarie 2.500 euro (dopo franchigia 129,11 = 2.370,89 euro detraibili), interessi mutuo prima casa 3.200 euro, spese scolastiche figli 800 euro, abbonamento trasporti 250 euro.

      Le spese sanitarie e gli interessi mutuo sono escluse dal tetto: il sig. Conti può detrarre per intero il 19% su queste voci (rispettivamente 450,47 euro e 608 euro di detrazione). Le spese soggette al tetto sono: 800 + 250 = 1.050 euro. Poiché il limite per reddito 75.001-100.000 senza figli è 14.000 euro, le spese soggette al tetto sono ampiamente sotto il limite (199,50 euro di detrazione). Nessuna perdita in questo caso.

      Esempio 2 — Reddito 95.000 euro, due figli a carico

      La dott.ssa Ferri ha reddito 95.000 euro e due figli under 21 a carico. Ha sostenuto: spese mediche 4.000 euro (dopo franchigia = 3.870,89 euro), interessi mutuo prima casa 4.000 euro, spese università figlio 3.500 euro, spese funebri 1.550 euro, assicurazione vita 530 euro.

      Spese escluse dal tetto: spese mediche + mutuo prima casa + assicurazione vita. Spese soggette al tetto: 3.500 (università) + 1.550 (funebri) = 5.050 euro. Il limite “con figli” in fascia 75.001-100.000 è 28.000 euro: poiché 5.050 < 28.000, la detrazione piena si applica anche qui. Nessuna perdita.

      Esempio 3 — Reddito 110.000 euro, nessun figlio

      L’avv. Biondi ha reddito 110.000 euro e nessun figlio. Spese soggette al tetto: spese scolastiche 2.800 euro, affitto studente fuori sede 2.633 euro, contributi badante 2.100 euro (NB: per redditi > 40.000 euro questa detrazione non spetta già per soglia di reddito), abbonamento trasporti 250 euro. Totale: 7.783 euro. Il limite reddito > 100.000 senza figli è 8.000 euro: poiché 7.783 < 8.000, la detrazione si applica per intero (1.478,77 euro).

      Se l’avv. Biondi avesse avuto anche 500 euro aggiuntivi di spese soggette al tetto (totale 8.283 euro), la parte eccedente (283 euro) sarebbe stata non detraibile, con una perdita fiscale di 53,77 euro.

      Detrazioni edilizie e Superbonus 2026: si applica il tetto delle detrazioni?

      Un caso particolare merita una spiegazione approfondita: le detrazioni edilizie (ristrutturazioni, Ecobonus, Superbonus, bonus mobili) seguono regole proprie e hanno un rapporto specifico con il meccanismo del tetto da 75.000 euro.

      Le detrazioni edilizie al 50% e al 65% non rientrano nella categoria degli oneri detraibili al 19% soggetti al tetto. Il meccanismo del limite introdotto dalla L. 207/2024 riguarda specificamente gli oneri detraibili al 19% elencati nell’art. 15 del TUIR. Le detrazioni per interventi edilizi (bonus ristrutturazione 50%, Ecobonus 65%, Sismabonus, ecc.) sono disciplinate da norme separate (art. 16-bis e seguenti TUIR) e mantengono propri limiti e regole di fruizione.

      Il bonus mobili al 50% (connesso alla ristrutturazione) segue la stessa logica: non è un onere al 19% e non rientra nel tetto. La detrazione si calcola sull’importo massimo di 5.000 euro (per il 2025) con le consuete modalità.

      Per quanto riguarda il Superbonus: dal 2024 è sceso al 70% (per il 2024) e al 65% per il 2025. Chi beneficia del Superbonus attraverso la dichiarazione dei redditi 2026 potrà detrarre la quota annuale prevista senza che il tetto del 19% la intacchi.

      Per chi ha reddito superiore a 75.000 euro, la pianificazione fiscale deve distinguere tra: oneri al 19% soggetti al tetto, detrazioni edilizie (non soggette al tetto), e spese escluse per legge dal tetto. Se vuoi ottimizzare la tua dichiarazione dei redditi 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a calcolare il limite corretto e a inserire correttamente ogni spesa nel modello 730.

      Detrazioni IRPEF 2026: le principali spese soggette al tetto da sapere

      Per completare il quadro, vediamo quali sono le principali spese detraibili al 19% soggette al tetto per i redditi superiori a 75.000 euro. Conoscerle è fondamentale per pianificare correttamente la propria dichiarazione dei redditi.

      Spese istruzione e formazione

      • Spese per frequenza di università (pubbliche e private), fino ai massimali previsti per i corsi privati
      • Spese per scuole materne, elementari, medie e superiori: fino a 800 euro per anno per studente (scuole dell’infanzia e primo/secondo ciclo)
      • Spese per asili nido: detrazione 19% su importo massimo 632 euro annui per figlio
      • Canoni di locazione studenti universitari fuori sede: 19% su importo max 2.633 euro annui

      Spese veterinarie

      Le spese veterinarie per animali domestici sono detraibili al 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro di spese (detrazione max: 80,56 euro). Questa voce rientra nel tetto complessivo.

      Spese funebri

      Le spese funebri detraibili 2026 per il decesso di familiari prossimi sono detraibili al 19% fino a un massimo di 1.550 euro per evento. Rientrano nel tetto complessivo.

      Abbonamenti trasporti pubblici

      Gli abbonamenti a trasporti pubblici (treni, autobus, metropolitana) sono detraibili al 19% su importi fino a 250 euro annui per ciascun membro del nucleo familiare. Rientrano nel tetto.

      Interessi su mutui per la costruzione della prima casa

      Gli interessi su mutui per la costruzione (non acquisto) dell’abitazione principale sono detraibili al 19% fino a 2.582,28 euro annui. Attenzione: a differenza degli interessi per l’acquisto della prima casa (esclusi dal tetto), quelli per la costruzione rientrano nel meccanismo del limite.

      Come compilare il 730 2026 con reddito sopra 75.000 euro

      Dal punto di vista pratico, il calcolo del tetto non è automatico: il modello 730 2026 (per i redditi 2025) è predisposto per gestire questo meccanismo, ma il contribuente deve assicurarsi di inserire correttamente tutte le spese nelle apposite sezioni.

      Il 730 precompilato 2026, disponibile dall’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile 2026, include le spese che l’Agenzia ha ricevuto direttamente dai soggetti terzi (sistema tessera sanitaria, banche per interessi mutuo, ecc.). Tuttavia, il precompilato potrebbe non riportare tutte le spese, ed è fondamentale integrarlo con le spese non già caricate.

      Procedura consigliata per chi supera 75.000 euro:

      1. Raccogliere tutte le spese sostenute nel 2025 suddivise in due categorie: spese escluse dal tetto e spese soggette al tetto
      2. Calcolare il limite applicabile in base alla propria fascia di reddito (75.001-100.000 o oltre 100.000) e alla presenza di figli a carico
      3. Verificare se la somma delle spese soggette al tetto supera il limite massimo
      4. Inserire correttamente le spese nel 730, rispettando i righi previsti per ciascuna categoria
      5. Conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni in caso di controllo fiscale

      Dati gli importi in gioco, per chi supera i 75.000 euro di reddito è consigliabile affidarsi a un CAF per la compilazione del 730 2026. Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce dichiarazioni dei redditi complesse con redditi elevati, spese edilizie, figli a carico e situazioni particolari, sia in ufficio a Udine che online per i residenti in tutta Italia.

      Detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro: le novità della Legge di Bilancio 2025

      Il meccanismo del tetto alle detrazioni IRPEF 2026 è una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) con decorrenza dall’anno d’imposta 2025. Prima di questa riforma, le detrazioni fiscali al 19% non erano soggette ad alcun limite legato al reddito complessivo: ogni contribuente poteva detrarre liberamente tutte le spese previste dalla legge.

      La ratio della norma è quella di rendere il sistema delle detrazioni più equo: le detrazioni al 19% beneficiano proporzionalmente di più chi ha redditi elevati. Introducendo un limite massimo per i redditi superiori a 75.000 euro, il legislatore ha inteso contenere questo vantaggio fiscale relativo.

      Cosa NON è cambiato:

      • Le detrazioni al 19% per chi ha reddito fino a 75.000 euro: nessun limite
      • Le detrazioni edilizie (50%, 65%, Superbonus): non toccate dal tetto
      • Le detrazioni per spese sanitarie: escluse per legge dal tetto
      • Le detrazioni per interessi mutuo prima casa: escluse per legge dal tetto
      • Le detrazioni per spese legate alla disabilità: escluse per legge

      Quando scatta il limite? Il tetto si applica nella dichiarazione dei redditi 2026 (da presentarsi entro il 30 settembre 2026 per il 730 o entro il 30 novembre 2026 per il Modello Redditi PF). Per chi ha situazioni complesse, rivolgiti al CAF Centro Fiscale per verificare la tua situazione specifica.

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      Domande Frequenti sulle detrazioni 2026 sopra 75.000 euro

      Il tetto da 75.000 euro si applica anche alle spese sanitarie?

      No. Le spese sanitarie (spese mediche detraibili al 19%) sono espressamente escluse dal meccanismo del tetto. Continuano a essere detraibili al 19% sull’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, senza alcun limite massimo legato al reddito del contribuente. Puoi detrarre tutte le tue spese mediche anche se hai un reddito superiore a 100.000 euro.

      Gli interessi sul mutuo della prima casa rientrano nel tetto delle detrazioni 2026?

      No. Gli interessi passivi su mutui per l’acquisto dell’abitazione principale (art. 15 TUIR) sono esclusi dal meccanismo del tetto. La detrazione al 19% si applica sulla quota di interessi passivi fino a 4.000 euro annui, indipendentemente dal reddito del contribuente. Questa esclusione non riguarda invece gli interessi su mutui per la costruzione della prima casa, che rientrano nel tetto.

      Come si calcola il tetto delle detrazioni con reddito di 90.000 euro e un figlio a carico?

      Con reddito di 90.000 euro e un figlio a carico, rientri nella fascia 75.001-100.000 euro “con figli”. Il tetto massimo di spese al 19% soggette al limite è di 28.000 euro. La somma di tutte le spese detraibili al 19% che rientrano nel meccanismo (escluse spese sanitarie, interessi mutuo prima casa, spese per disabilità) non può superare 28.000 euro: la quota eccedente non dà diritto ad alcuna detrazione.

      Le detrazioni per bonus ristrutturazione al 50% sono soggette al tetto da 75.000 euro?

      No. Le detrazioni edilizie (ristrutturazione 50%, Ecobonus 65%, Superbonus, bonus mobili, ecc.) non rientrano nel meccanismo del tetto. Il limite introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda solo gli oneri detraibili al 19% ex art. 15 TUIR. Le detrazioni edilizie mantengono le proprie regole e massimali invariati.

      Il tetto cambia se ho più figli a carico?

      La norma prevede due soli livelli: senza figli e con figli a carico. Non è previsto un ulteriore aumento del limite al crescere del numero di figli: basta avere almeno un figlio a carico per raddoppiare il tetto (da 14.000 a 28.000 euro nella fascia 75.001-100.000, oppure da 8.000 a 16.000 euro nella fascia oltre 100.000 euro). Due figli o cinque figli danno diritto allo stesso limite raddoppiato.

      Il tetto delle detrazioni 2026 si applica anche nel Modello Redditi PF?

      Sì. Il meccanismo del tetto per redditi superiori a 75.000 euro si applica sia nel modello 730 2026 che nel Modello Redditi PF 2026, in quanto opera in fase di calcolo dell’IRPEF, indipendentemente dal modello dichiarativo scelto. L’anno d’imposta di riferimento è il 2025.

      Le detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro sono un tema che richiede attenzione: il meccanismo del tetto introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 può ridurre significativamente il risparmio fiscale per i contribuenti con redditi elevati. Tuttavia, le spese escluse dal tetto — a partire dalle spese sanitarie e dagli interessi sul mutuo della prima casa — garantiscono comunque importanti agevolazioni fiscali, indipendentemente dal reddito.

      Per calcolare correttamente il tuo limite, verificare quali spese rientrano nel meccanismo e compilare il modello 730 2026 senza errori, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. Il nostro team di esperti ti assiste sia in ufficio a Udine che online, in tutta Italia.

      Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2026?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per calcolare il tetto delle detrazioni, verificare le spese detraibili e compilare correttamente il 730. Servizio disponibile in ufficio e online in tutta Italia.

      Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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        Giugno 27, 2026/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 21:29:322026-07-03 07:55:10Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto
        CAF, CRIPTOVALUTE

        Cryptosmart ottiene la licenza MiCAR da Consob e Banca d’Italia: cosa cambia per chi investe in crypto

        Dichiarazione redditi Criptovalute

        Il mercato italiano delle criptovalute ha segnato una data storica: Cryptosmart, tra i principali exchange italiani, ha ottenuto la licenza MiCAR rilasciata congiuntamente da Consob e Banca d’Italia. Si tratta del primo riconoscimento formale in Italia nell’ambito del nuovo framework europeo per i crypto-asset, il Regolamento (UE) 2023/1114 noto come MiCA (Markets in Crypto-Assets). Una notizia che cambia concretamente le carte in tavola per milioni di italiani che detengono o intendono investire in criptovalute, sia sul fronte delle tutele che su quello degli adempimenti fiscali.

        In questo articolo analizziamo nel dettaglio cosa significa questa licenza, quali obblighi impone a Cryptosmart e, soprattutto, cosa cambia per te come investitore o contribuente italiano: dalle garanzie sul capitale alle modalità di dichiarazione fiscale, fino alla nuova aliquota del 33% sulle plusvalenze crypto in vigore dal 2026.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è il Regolamento MiCA e perché è importante
        2. Cosa significa per Cryptosmart ottenere la licenza MiCAR
        3. Il ruolo di Consob e Banca d’Italia nella supervisione crypto
        4. Cosa cambia concretamente per chi investe in crypto: le nuove tutele MiCAR
        5. Tassazione delle criptovalute nel 2026: aliquota 33% e soglia esenzione
        6. Cosa succede agli exchange senza licenza MiCAR dopo il 30 giugno 2026
        7. I servizi offerti da Cryptosmart con la licenza MiCAR
        8. Come comunicare le criptovalute detenute su Cryptosmart al Fisco italiano
        9. Il futuro del mercato crypto italiano dopo il MiCA
        10. Domande frequenti (FAQ)

        Cos’è il Regolamento MiCA e perché è importante

        Il Regolamento (UE) 2023/1114 — Markets in Crypto-Assets (MiCA), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 9 giugno 2023 ed entrato in vigore il 30 giugno 2023, rappresenta il primo corpus normativo europeo organico dedicato ai mercati delle cripto-attività. Il regolamento si applica in modo diretto in tutti i 27 Stati membri senza necessità di recepimento nazionale, rendendo finalmente omogeneo un settore che fino ad allora operava in un vuoto regolamentare.

        Il MiCA distingue tre categorie principali di cripto-attività:

        • Token collegati ad attività (ART – Asset-Referenced Tokens): stablecoin ancorate a più asset, valute o materie prime
        • Token di moneta elettronica (EMT – E-Money Tokens): stablecoin ancorate a una singola valuta fiat
        • Altre cripto-attività: include Bitcoin, Ethereum, utility token e la grande maggioranza degli asset negoziati sugli exchange

        La parte più rilevante per gli exchange come Cryptosmart riguarda i Crypto-Asset Service Provider (CASP), ovvero tutti i soggetti che forniscono servizi su cripto-attività (custodia, trading, consulenza, collocamento). Da luglio 2026 — termine del regime transitorio — nessun operatore può legalmente offrire questi servizi ai cittadini europei senza una licenza MiCAR in corso di validità.

        Date chiave del framework MiCA:

        • 9 giugno 2023: pubblicazione in Gazzetta UE (Reg. UE 2023/1114)
        • 30 giugno 2023: entrata in vigore formale
        • 30 dicembre 2024: applicazione piena per CASP (exchange, wallet provider, broker crypto)
        • 30 giugno 2026: scadenza definitiva regime transitorio in Italia per operatori già iscritti al registro OAM

        Cosa significa per Cryptosmart ottenere la licenza MiCAR

        Cryptosmart è un exchange italiano con sede a Padova, fondato nel 2017, che opera come piattaforma di acquisto, vendita e custodia di criptovalute per utenti retail e istituzionali. Con l’ottenimento della licenza MiCAR — autorizzazione rilasciata congiuntamente da Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) e Banca d’Italia — l’exchange raggiunge uno status regolamentare equivalente a quello di una società di investimento autorizzata.

        L’autorizzazione come CASP comporta il rispetto di una serie di requisiti stringenti, verificati dalle autorità prima del rilascio:

        • Requisiti patrimoniali: capitale minimo adeguato alla tipologia e al volume dei servizi offerti (da 50.000 a 150.000 euro per i CASP standard, con soglie più elevate per chi gestisce portafogli)
        • Governance e management: esponenti aziendali con requisiti di onorabilià e professionalità verificati
        • Politiche AML/KYC: procedure robuste di antiriciclaggio e identificazione della clientela conformi alla IV e V Direttiva AML
        • Custodia segregata: i fondi dei clienti devono essere tenuti separati dal patrimonio aziendale
        • Business continuity: piani di continuità operativa e gestione dei rischi informatici
        • Trasparenza informativa: whitepaper standardizzati, documenti informativi per ogni asset listato
        • Reporting alle autorità: obbligo di segnalazione periodica a Consob e Banca d’Italia

        Cryptosmart diventa così uno dei primissimi exchange italiani a completare l’iter autorizzativo MiCAR in Italia, posizionandosi — insieme ad altri grandi player europei già autorizzati come Coinbase Europe e Bitstamp — nel ristretto club degli operatori pienamente conformi al nuovo quadro regolamentare europeo.

        Il ruolo di Consob e Banca d’Italia nella supervisione crypto

        Il Regolamento MiCA prevede che ogni Stato membro designi una o più autorità competenti nazionali. L’Italia ha scelto un modello di co-supervisione che riflette la natura ibrida delle cripto-attività:

        • Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa): competente per i profili di trasparenza, tutela degli investitori, market abuse, offerte al pubblico di cripto-attività e l’integrità del mercato. In sostanza, Consob vigila sugli aspetti più affini ai servizi di investimento tradizionali.
        • Banca d’Italia: competente per i profili prudenziali (stabilità patrimoniale, rischio sistemico), la vigilanza sugli EMT e ART emessi da soggetti bancari o finanziari, e il rispetto delle norme antiriciclaggio. Il suo ruolo è analogo a quello esercitato sulle banche e sugli istituti di pagamento.

        Questa doppia supervisione è una specificità italiana rispetto ad altri paesi europei (ad esempio la Francia, dove l’AMF è l’unica autorità competente) e garantisce una copertura regolatoria più ampia, ma anche un iter autorizzativo più articolato per gli operatori. Il fatto che Cryptosmart abbia superato la valutazione di entrambi gli organi è un segnale di solidità strutturale.

        Prima del MiCA, gli exchange italiani erano obbligati a iscriversi al registro OAM (Organismo degli Agenti in Attività Finanziaria e dei Mediatori Creditizi), un adempimento molto più leggero che non prevedeva requisiti patrimoniali né controlli continuativi sulla solidità dell’operatore. La licenza MiCAR segna quindi un salto qualitativo enorme nella protezione degli utenti.

        Cosa cambia concretamente per chi investe in crypto: le nuove tutele MiCAR

        Per l’investitore retail, la licenza MiCAR non è solo un dettaglio burocratico: si traduce in garanzie concrete e verificabili. Ecco la panoramica delle principali novità.

        AmbitoPrima del MiCA (regime OAM)Dopo il MiCA (licenza CASP)
        Requisiti patrimonialiNessuno previsto per iscrizione OAMCapitale minimo da 50.000 a 150.000 euro + buffer di rischio
        Segregazione fondiNon obbligatoriaObbligatoria: fondi clienti separati dal patrimonio aziendale
        Trasparenza asset listatiDiscrezionaleWhitepaper obbligatorio per ogni cripto-attività offerta
        Politiche di custodiaAutodisciplina internaStandard tecnici e di sicurezza obbligatori (EBA/ESMA)
        Segnalazione AMLObbligo di segnalazione UIF (normativa AML)Rafforzata: include monitoraggio transazioni on-chain
        Diritto di reclamoSolo via clausole contrattuali privateProcedura standardizzata di gestione reclami sotto supervisione Consob
        Delisting asset rischiosiSolo su iniziativa volontaria dell’exchangeConsob può richiedere la sospensione/rimozione di un token
        Continuità operativaNon regolataPiani obbligatori di business continuity e recovery

        In sintesi, con un exchange MiCAR-autorizzato come Cryptosmart, il tuo capitale in crypto è protetto da regole simili a quelle che tutelano i tuoi investimenti in azioni o fondi comuni presso una banca o una SIM autorizzata. Non si tratta di una garanzia assoluta sulla performance degli asset (il valore delle cripto-attività rimane intrinsecamente volatile), ma di una protezione strutturale sull’operato dell’intermediario.

        Tassazione delle criptovalute nel 2026: aliquota 33% e soglia esenzione

        L’autorizzazione MiCAR di Cryptosmart è anche l’occasione per fare il punto sul regime fiscale delle criptovalute in Italia nel 2026, significativamente modificato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).

        Le regole fiscali crypto vigenti dal 1° gennaio 2026:

        • Aliquota plusvalenze: 33% (sostituisce il precedente 26% applicato fino al 31 dicembre 2025)
        • Soglia di esenzione annua: 2.000 euro di plusvalenze complessive. Sotto questa soglia non si paga nulla
        • IVCA (Imposta sul Valore Cripto-Attività): 0,2% (2 per mille) sul valore al 31 dicembre di tutte le cripto-attività detenute
        • Metodo di calcolo: LIFO (Last In First Out)
        • Staking e yield farming: i proventi sono tassati come redditi diversi al 33% dal 2026
        • NFT: trattati fiscalmente come cripto-attività dal 2023
        • Mining: redditi diversi se attività occasionale/hobby; reddito d’impresa se svolta in modo professionale
        • Dichiarazione: Quadro W del Modello Redditi PF (ha sostituito il vecchio Quadro RW dal 2023)

        Il collegamento con la licenza MiCAR non è solo teorico: gli exchange autorizzati come Cryptosmart sono ora obbligati a trasmettere automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati sulle operazioni dei propri utenti italiani (in applicazione della direttiva DAC8), facilitando i controlli fiscali e rendendo ancora più importante per gli investitori tenere una contabilità accurata delle proprie operazioni crypto.

        Per un approfondimento sulla dichiarazione fiscale delle criptovalute, leggi la nostra guida: Modello Redditi Criptovalute 2026: Guida Completa Quadro RT e RW.

        Cosa succede agli exchange senza licenza MiCAR dopo il 30 giugno 2026

        Il 30 giugno 2026 rappresenta la scadenza definitiva del regime transitorio in Italia per gli operatori iscritti al registro OAM. Dopo questa data, la situazione sarà la seguente:

        • Exchange con licenza MiCAR: possono continuare a operare normalmente in tutta l’UE con il meccanismo del “passaporto europeo”
        • Exchange in attesa di autorizzazione (istanza presentata ma non ancora deliberata): possono proseguire temporaneamente, ma con possibili restrizioni sui nuovi servizi
        • Exchange senza licenza né istanza pendente: devono cessare le attività verso i clienti europei. Continuare ad operare costituisce violazione del Regolamento MiCA, sanzionabile da Consob con multe fino al 5% del fatturato annuo o revoca dell’accesso al mercato

        Cosa fare se usi un exchange non autorizzato MiCAR:

        • Verifica lo stato dell’exchange sull’apposito registro ESMA (European Securities and Markets Authority), che pubblica l’elenco aggiornato dei CASP autorizzati
        • Se l’exchange non risulta autorizzato e non ha un’istanza pendente, valuta il trasferimento dei tuoi asset su una piattaforma MiCAR-compliant prima della scadenza
        • Attenzione ai wallet non custodiali (hardware wallet, software wallet): il MiCA non si applica all’auto-custodia, ma si applicano comunque gli obblighi fiscali italiani

        I servizi offerti da Cryptosmart con la licenza MiCAR

        Con l’autorizzazione CASP, Cryptosmart può offrire legalmente in tutto il territorio dell’Unione Europea i seguenti servizi su cripto-attività:

        • Custodia e amministrazione di cripto-attività per conto di clienti (wallet custodiale)
        • Gestione di una piattaforma di negoziazione (exchange) per l’acquisto e la vendita di cripto-attività
        • Scambio di cripto-attività con fondi (fiat on/off ramp in euro)
        • Scambio crypto-to-crypto e servizi di conversione
        • Ricezione e trasmissione ordini per conto di clienti
        • Collocamento di cripto-attività (offerte primarie)

        La licenza MiCAR funge da passaporto europeo: Cryptosmart può ora espandere i propri servizi in tutti i Paesi UE senza dover richiedere autorizzazioni separate in ciascuno Stato, semplicemente notificando le autorità locali tramite il meccanismo di “notifica di passaporto” previsto dal Regolamento.

        Come comunicare le criptovalute detenute su Cryptosmart al Fisco italiano

        Detenere criptovalute su un exchange autorizzato MiCAR non esime dagli obblighi dichiarativi. Ecco cosa devi sapere per il 2026:

        • Quadro W del Modello Redditi PF: va compilato se il controvalore in euro delle cripto-attività detenute al 31 dicembre supera la soglia di rilevanza. Qui si dichiara anche la base di calcolo dell’IVCA (0,2%).
        • Plusvalenze realizzate: le vendite, gli scambi crypto-to-crypto e i pagamenti con cripto-attività sono eventi fiscalmente rilevanti che generano plusvalenza o minusvalenza. Vanno dichiarate se la plusvalenza supera 2.000 euro nell’anno.
        • Certificazioni Cryptosmart: con la licenza MiCAR, l’exchange è tenuto a fornire agli utenti la documentazione fiscale necessaria (estratti conto, report delle operazioni) in un formato standard utile per la dichiarazione dei redditi.
        • Invio dati ad Agenzia Entrate: in applicazione della DAC8, Cryptosmart invierà automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati degli utenti italiani (nome, codice fiscale, operazioni effettuate, saldi di fine anno). Questo rende fondamentale la correttezza delle dichiarazioni.

        Esempio pratico: Mario ha acquistato 0,5 Bitcoin su Cryptosmart a gennaio 2025 a 45.000 euro, e li vende a luglio 2026 a 65.000 euro. La plusvalenza è di 20.000 euro. Poiché supera la soglia di 2.000 euro, Mario deve dichiarare la plusvalenza nel Modello Redditi 2027 (anno d’imposta 2026) e versare l’imposta del 33%, pari a 6.600 euro.

        Il futuro del mercato crypto italiano dopo il MiCA

        L’autorizzazione di Cryptosmart è un indicatore di come il mercato italiano delle criptovalute stia attraversando una fase di profonda maturazione. Alcune tendenze già visibili:

        • Consolidamento del mercato: gli operatori più piccoli o meno strutturati faranno fatica a sostenere i costi di compliance MiCA e potrebbero uscire dal mercato o essere acquisiti
        • Ingresso di operatori istituzionali: la certezza regolatoria attrae asset manager, fondi pensione e banche tradizionali che finora si tenevano lontani dalle cripto-attività
        • Stablecoin regolamentate: gli EMT autorizzati da Banca d’Italia potranno offrire un’alternativa trasparente alle stablecoin estere come USDC o USDT
        • Maggiore liquidità e profondità di mercato: più operatori regolamentati significa mercati più efficienti e spread bid/ask più contenuti
        • Integrazione con sistemi di pagamento: il MiCA apre la strada a servizi crypto-to-fiat più fluidi, potenzialmente integrabili nei circuiti bancari tradizionali

        Per il contribuente italiano, la direzione è chiara: le criptovalute stanno diventando una classe di attivo normalizzata, con gli stessi obblighi dichiarativi degli investimenti finanziari tradizionali. Ignorare questi adempimenti, nel contesto di scambio automatico di dati tra exchange e fisco, espone a rischi di accertamento sempre più concreti.

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        Domande frequenti (FAQ)

        Cryptosmart è sicuro dopo la licenza MiCAR?

        La licenza MiCAR aumenta significativamente il livello di sicurezza regolamentare: i fondi dei clienti devono essere segregati, l’exchange è sotto la supervisione continuativa di Consob e Banca d’Italia, e sono richiesti standard tecnici e di governance elevati. Questo non elimina il rischio di mercato (il valore delle cripto-attività può scendere), ma riduce il rischio di controparte (cioè che l’exchange sparisca con i tuoi fondi).

        Devo dichiarare le criptovalute su Cryptosmart anche se non le ho vendute?

        Sì, se il controvalore in euro delle tue cripto-attività supera la soglia di rilevanza prevista per il Quadro W, devi dichiararle nel Modello Redditi anche se non hai realizzato plusvalenze. Dovrai anche calcolare e versare l’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). Se invece non hai venduto né convertito e il controvalore è sotto soglia, non scatta alcun obbligo dichiarativo per le plusvalenze.

        Qual è l’aliquota sulle plusvalenze crypto nel 2026?

        Dal 1° gennaio 2026, l’aliquota è il 33% (in aumento rispetto al 26% applicato fino al 31 dicembre 2025), come stabilito dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). La soglia di esenzione annua rimane 2.000 euro: se la tua plusvalenza complessiva è inferiore a questa cifra, non devi pagare nulla.

        Cosa è il MiCA e da quando si applica in Italia?

        Il MiCA (Markets in Crypto-Assets, Regolamento UE 2023/1114) è il regolamento europeo che disciplina i mercati delle cripto-attività. Si applica direttamente in tutti i Paesi UE. Per gli exchange (CASP), l’applicazione piena è partita il 30 dicembre 2024. In Italia, il regime transitorio per gli operatori già iscritti all’OAM scade il 30 giugno 2026, data oltre la quale tutti gli exchange devono avere la licenza MiCAR o cessare le attività verso utenti europei.

        Se il mio exchange non ha la licenza MiCAR cosa rischio?

        Come utente, non rischi sanzioni dirette per aver utilizzato un exchange non autorizzato. Tuttavia, dopo la scadenza del regime transitorio, l’exchange potrebbe essere costretto a chiudere o a bloccare i tuoi fondi. Il consiglio è di verificare lo stato dell’exchange sul registro ESMA e, se non risulta in regola, di trasferire i tuoi asset su una piattaforma autorizzata.

        Il CAF Centro Fiscale può aiutarmi con la dichiarazione delle criptovalute?

        Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i propri clienti nella compilazione del Quadro W del Modello Redditi PF per la dichiarazione delle cripto-attività e nel calcolo dell’IVCA. Contattaci per un preventivo personalizzato in base alla tua situazione specifica.

        Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 20:29:322026-06-28 00:07:01Cryptosmart ottiene la licenza MiCAR da Consob e Banca d’Italia: cosa cambia per chi investe in crypto
        CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

        Pensione INPS all’estero, RedEst al via per evitare la sospensione

        Pensione 2026 INPS

        Se sei un pensionato italiano che vive all’estero — o se hai un familiare che percepisce la pensione INPS fuori dall’Italia — il nome RedEst è fondamentale da conoscere. Si tratta della procedura annuale con cui l’INPS verifica che i propri pensionati residenti all’estero siano ancora in vita, e senza di essa la pensione può essere sospesa e poi revocata.

        Nel 2026, la campagna RedEst è ufficialmente al via: Citibank — il partner internazionale incaricato da INPS — ha già avviato l’invio dei questionari di accertamento dell’esistenza in vita. Ignorare questi questionari può costare la pensione. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: cos’è RedEst, come compilarlo, le scadenze per ciascun paese e cosa fare se la pensione è già stata sospesa.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è il RedEst INPS e perché è obbligatorio
        2. Come funziona la campagna RedEst 2026: Citibank e il questionario
        3. Scadenze RedEst 2026 per area geografica: la tabella completa
        4. Paesi con accordi bilaterali: le eccezioni alla regola RedEst
        5. Cosa succede se non rispondi al questionario RedEst: la procedura di sospensione
        6. Come compilare e restituire il questionario RedEst: istruzioni passo passo
        7. Alternative al questionario cartaceo: digitalizzazione e patronati
        8. La pensione INPS all’estero è tassata? Aspetti fiscali da conoscere
        9. Cosa fare se la pensione INPS è già stata sospesa: procedura di riattivazione
        10. Aggiornamento indirizzo estero e variazioni anagrafiche: come comunicarle a INPS
        11. Il ruolo del CAF per i pensionati INPS all’estero: cosa possiamo fare per te
        12. Domande frequenti (FAQ) su RedEst e pensione INPS all’estero

        Cos’è il RedEst INPS e perché è obbligatorio

        Il RedEst (acronimo di Redditi Esteri, ma nella pratica usato come sinonimo di campagna di accertamento esistenza in vita all’estero) è la procedura annuale obbligatoria gestita da INPS tramite Citibank N.A., l’istituto bancario internazionale incaricato di svolgere questa verifica nei confronti dei pensionati italiani residenti fuori dall’Italia.

        L’INPS paga ogni anno pensioni a circa 300.000 pensionati italiani residenti all’estero in oltre 160 paesi. Per evitare di erogare assegni a persone decedute — una forma di frode previdenziale — la normativa prevede che periodicamente ogni beneficiario dimostri di essere ancora in vita.

        In termini tecnici questa verifica si chiama accertamento dell’esistenza in vita o proof of life. Se il pensionato non risponde entro la scadenza prevista, l’INPS prima sospende il pagamento della pensione e poi, dopo ulteriori mesi senza risposta, ne dispone la revoca definitiva.

        La base normativa è solida: l’INPS è tenuto a verificare periodicamente la permanenza del diritto alle prestazioni pensionistiche in base al proprio Statuto e alle disposizioni del D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 479 (riordino degli enti previdenziali) e successive modifiche, oltre che ai protocolli di controllo previsti dalle circolari INPS aggiornate annualmente. La collaborazione con Citibank N.A. per l’accertamento dell’esistenza in vita all’estero è regolamentata da apposite convenzioni operative e comunicata tramite messaggi INPS specifici ogni anno.

        Come funziona la campagna RedEst 2026: Citibank e il questionario

        Il meccanismo è semplice ma rigoroso. Ogni anno, a partire dai mesi di ottobre-novembre, Citibank invia a ogni pensionato INPS residente all’estero un questionario cartaceo (accompagnato da una busta pre-affrancata per la risposta) all’indirizzo risultante dagli archivi INPS.

        Il questionario chiede al pensionato di:

        • Confermare i propri dati anagrafici e l’indirizzo estero attuale
        • Dichiarare il proprio stato civile aggiornato
        • Indicare se ci sono stati cambiamenti nella composizione familiare rilevanti per la pensione
        • Firmare il modulo (firma autografa obbligatoria)
        • Far autenticare la firma o allegare copia del documento d’identità (a seconda del paese)

        Il questionario compilato va restituito a Citibank entro la scadenza prevista per il proprio paese. In alternativa, per alcune nazioni, esiste la possibilità di effettuare la verifica di persona presso banche corrispondenti di Citibank, presso consolati o patronati italiani all’estero.

        Attenzione: Citibank non chiede mai denaro per questa procedura. Qualsiasi richiesta di pagamento è una truffa. La procedura è completamente gratuita per il pensionato.

        Scadenze RedEst 2026 per area geografica: la tabella completa

        Le scadenze RedEst variano in base all’area geografica di residenza del pensionato. L’INPS, in coordinamento con Citibank, ha definito un calendario a scaglioni per gestire i flussi di risposta. Ecco la tabella delle scadenze tipiche per il 2026 (le date esatte vengono comunicate da Citibank nel questionario inviato al pensionato):

        Area geografica / PaesePeriodo invio questionariScadenza risposta
        Europa (paesi UE e SEE)Ottobre – Novembre 2025Gennaio 2026
        America Settentrionale (USA, Canada)Ottobre – Novembre 2025Febbraio 2026
        America Latina (Argentina, Brasile, Venezuela, ecc.)Novembre – Dicembre 2025Marzo 2026
        Australia e OceaniaNovembre – Dicembre 2025Febbraio 2026
        Africa e Medio OrienteDicembre 2025 – Gennaio 2026Aprile 2026
        Asia (incluse Filippine, Cina, India)Dicembre 2025 – Gennaio 2026Marzo – Aprile 2026

        Nota: le date esatte sono comunicate da Citibank nel singolo questionario. Se non hai ricevuto il questionario entro la scadenza del tuo paese, contatta Citibank o il patronato INCA-CGIL / ACLI / INAS CISL all’estero.

        Paesi con accordi bilaterali: le eccezioni alla regola RedEst

        Non tutti i pensionati INPS all’estero seguono il processo Citibank. Esistono importanti eccezioni legate agli accordi bilaterali di sicurezza sociale stipulati dall’Italia con alcuni paesi.

        In questi casi, l’accertamento dell’esistenza in vita non avviene tramite Citibank ma attraverso lo scambio diretto di dati tra gli enti previdenziali dei due paesi. I principali paesi con accordo bilaterale che include la verifica automatica dell’esistenza in vita sono:

        • Germania: la Deutsche Rentenversicherung (DRV) scambia dati con INPS
        • Francia: l’CNAV e le casse complementari comunicano i decessi all’INPS
        • Svizzera: l’AVS/AHV aggiorna l’INPS tramite protocollo bilaterale
        • Belgio: coordinamento tramite l’ONSS/RSZ
        • Lussemburgo: accordo con il CNAP lussemburghese
        • San Marino: ISS San Marino comunica con INPS

        Anche se risiedi in un paese con accordo bilaterale, è buona norma verificare che l’INPS abbia il tuo indirizzo aggiornato e non ignorare eventuali comunicazioni. Gli accordi bilaterali non sempre coprono al 100% tutte le tipologie di pensione INPS.

        Cosa succede se non rispondi al questionario RedEst: la procedura di sospensione

        Se il questionario non viene restituito entro la scadenza, la procedura di sospensione si attiva in modo automatico e segue fasi precise:

        1. Primo sollecito (30-60 giorni dopo la scadenza): Citibank invia un secondo avviso al pensionato all’indirizzo registrato. In alcuni casi viene anche contattato telefonicamente.
        2. Sospensione del pagamento (dopo ulteriori 60-90 giorni): L’INPS emette un provvedimento di sospensione del pagamento della pensione. Il pensionato ne viene informato tramite raccomandata. La pensione smette di essere accreditata sul conto corrente estero.
        3. Comunicazione al patronato di riferimento: L’INPS notifica la sospensione anche ai patronati italiani abilitati, che possono intervenire per conto del pensionato.
        4. Riattivazione: Il pensionato può riattivare la pensione inviando il questionario compilato o documentazione equivalente. Le rate sospese vengono recuperate integralmente una volta ripristinata l’erogazione, a condizione che il periodo di sospensione non superi determinate soglie.
        5. Revoca definitiva (casi estremi): In caso di assenza di risposta prolungata (oltre 12-18 mesi), l’INPS può procedere alla revoca definitiva della prestazione. In questo caso il recupero delle somme arretrate è più complesso e richiede una procedura specifica.

        Quanto tempo si ha per riattivare la pensione sospesa? Non esiste un termine fisso unico: dipende dalla tipologia di pensione e dall’anzianità del sospeso. In linea generale, entro 6 mesi dalla sospensione è possibile regolarizzare senza perdere le rate arretrate. Oltre quel termine, alcune rate potrebbero essere soggette a prescrizione.

        Come compilare e restituire il questionario RedEst: istruzioni passo passo

        Compilare il questionario RedEst è semplice, ma bisogna seguire le istruzioni alla lettera per evitare che venga respinto. Ecco cosa fare:

        1. Ricevi il questionario per posta: Arriva all’indirizzo estero registrato presso INPS. Se non lo ricevi entro dicembre, contatta Citibank o il patronato locale.
        2. Leggi attentamente le istruzioni nella lingua del paese di residenza (Citibank le invia in italiano e nella lingua locale).
        3. Compila tutti i campi: nome, cognome, data di nascita, codice fiscale italiano, indirizzo attuale. Non lasciare campi vuoti.
        4. Firma il modulo di persona (firma autografa, non digitale). La firma deve corrispondere a quella registrata presso INPS.
        5. Autentica la firma se richiesto: Alcuni paesi richiedono che la firma sia autenticata da un notaio locale, dall’ambasciata/consolato italiano o da un funzionario pubblico riconosciuto. Le istruzioni nel questionario indicano esattamente cosa serve per il tuo paese.
        6. Allega copia del documento d’identità: In molti casi è sufficiente allegare una fotocopia del passaporto o della carta d’identità valida invece dell’autenticazione.
        7. Spedisci il questionario usando la busta pre-affrancata fornita da Citibank, oppure invialo direttamente al seguente indirizzo:
          Citibank N.A. – INPS Pensioners Service
          c/o Citibank Europe plc
          [indirizzo del centro di raccolta per area geografica — indicato nel questionario]
        8. Conserva una copia del questionario compilato e la ricevuta di spedizione, nel caso in cui Citibank o INPS chiedesse conferma dell’invio.

        Alternative al questionario cartaceo: digitalizzazione e patronati

        Non è obbligatorio usare il questionario cartaceo. Esistono alternative ufficiali che semplificano la procedura:

        1. Sportelli Citibank nel paese di residenza

        In diversi paesi, Citibank ha sportelli o agenzie corrispondenti autorizzate dove è possibile presentarsi di persona con un documento d’identità valido e completare la verifica dell’esistenza in vita senza compilare il questionario cartaceo. Questa opzione è disponibile soprattutto in Argentina, Brasile, USA, Australia e nelle principali città europee.

        2. Consolati e ambasciate italiane

        I consolati italiani all’estero possono attestare l’esistenza in vita del pensionato e trasmettere la documentazione necessaria a INPS. È una delle soluzioni più sicure, particolarmente raccomandata per i paesi dove la rete Citibank è limitata.

        3. Patronati italiani all’estero (INCA, ACLI, INAS, ENASCO, EPASA)

        I patronati italiani operano in quasi tutti i paesi del mondo e offrono assistenza gratuita ai pensionati INPS per la procedura RedEst. Possono:

        • Assistere nella compilazione del questionario
        • Autenticare la firma del pensionato
        • Trasmettere la documentazione direttamente a INPS o Citibank
        • Intervenire in caso di sospensione per avviare la procedura di riattivazione

        Per trovare il patronato italiano più vicino, consulta il sito del Ministero degli Affari Esteri o direttamente i siti di INCA-CGIL, ACLI o INAS-CISL.

        4. Servizio online tramite MyINPS (sperimentale)

        INPS ha avviato un progetto di digitalizzazione della procedura. Tramite il portale MyINPS (accessibile con SPID o CIE), il pensionato può, in alcuni casi, effettuare la dichiarazione di esistenza in vita in formato digitale. Questa opzione è ancora in fase di espansione e non è disponibile per tutti i paesi. Verifica sul sito INPS.it se il tuo paese è abilitato.

        La pensione INPS all’estero è tassata? Aspetti fiscali da conoscere

        La procedura RedEst riguarda l’accertamento dell’esistenza in vita, ma molti pensionati all’estero si chiedono anche come vengono tassate le pensioni INPS percepite fuori dall’Italia. La risposta dipende dalla convenzione contro la doppia imposizione stipulata dall’Italia con il paese di residenza del pensionato.

        In linea generale esistono tre situazioni:

        • Tassazione esclusiva in Italia: Se il paese di residenza non ha una convenzione con l’Italia (o se la convenzione prevede tassazione alla fonte), INPS applica una ritenuta d’acconto sull’importo lordo della pensione. L’aliquota varia in base al paese e alla tipologia di pensione.
        • Tassazione esclusiva nel paese di residenza: In alcuni accordi bilaterali (es. con Australia, Canada, USA) la pensione INPS privata è tassata solo nel paese di residenza e l’INPS eroga il lordo senza ritenuta.
        • Tassazione condivisa: In rari casi entrambi i paesi possono tassare la pensione, con credito d’imposta nel paese di residenza per evitare la doppia tassazione.

        Per verificare il regime fiscale applicabile alla tua pensione, consulta il tuo Cedolino di pensione INPS (disponibile su MyINPS) o contatta un CAF o consulente fiscale specializzato in fiscalità internazionale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza anche per le pratiche fiscali dei pensionati italiani all’estero e dei loro familiari residenti in Italia.

        Leggi anche: Pensioni di luglio più ricche con la quattordicesima, a chi spetta: la tabella degli importi

        Cosa fare se la pensione INPS è già stata sospesa: procedura di riattivazione

        Se hai ricevuto la comunicazione di sospensione della pensione INPS — o se il pagamento sul conto corrente estero ha semplicemente smesso di arrivare — ecco i passi da seguire per riattivare l’erogazione nel minor tempo possibile:

        1. Contatta immediatamente Citibank: il numero verde internazionale e l’indirizzo email per i pensionati INPS all’estero sono indicati nel sito ufficiale di Citibank e nella comunicazione di sospensione ricevuta.
        2. Richiedi il modulo di esistenza in vita: Se non hai mai ricevuto il questionario o non riesci a trovarlo, Citibank può inviarlo nuovamente per posta o, in alcuni casi, per email.
        3. Compila il modulo e fai autenticare la firma come descritto nella sezione precedente.
        4. Invia il modulo con urgenza (raccomandata con ricevuta di ritorno) e conserva tutta la documentazione.
        5. Contatta il patronato italiano: In caso di difficoltà, un patronato italiano abilitato può intervenire direttamente presso INPS per accelerare la riattivazione.
        6. Verifica i tempi di riattivazione: Una volta ricevuta la documentazione, INPS richiede solitamente 30-60 giorni lavorativi per elaborare la pratica e riprendere i pagamenti. Le rate sospese vengono corrisposte in un’unica soluzione o rateizzate sul primo pagamento utile.

        Attenzione alle truffe: Esistono soggetti non autorizzati che si spacciano per intermediari per riattivare la pensione sospesa, chiedendo compensi. I patronati italiani abilitati offrono questo servizio gratuitamente. Non pagare mai intermediari non accreditati.

        Aggiornamento indirizzo estero e variazioni anagrafiche: come comunicarle a INPS

        Uno dei motivi più frequenti per cui il questionario RedEst non arriva è il mancato aggiornamento dell’indirizzo estero negli archivi INPS. Se ti sei trasferito in un altro paese o hai cambiato indirizzo, è fondamentale comunicarlo prima dell’inizio della campagna RedEst.

        Come aggiornare i propri dati presso INPS:

        • Online tramite MyINPS (con SPID o CIE): accedi alla sezione “Gestione dati anagrafici” e aggiorna l’indirizzo estero. È il metodo più rapido.
        • Tramite patronato: Un patronato italiano abilitato può aggiornare i tuoi dati presso INPS tramite i propri canali istituzionali.
        • Tramite consolato italiano: Il consolato può inviare la comunicazione di cambio residenza all’INPS.
        • Tramite CAF o professionista: Con delega scritta, un CAF o consulente autorizzato può aggiornare i dati per tuo conto.

        Oltre all’indirizzo, è importante aggiornare tempestivamente anche:

        • Il conto corrente estero di accredito (cambio di banca o IBAN)
        • Lo stato civile (matrimonio, divorzio, vedovanza) che può incidere su eventuali supplementi o quote di reversibilità
        • La presenza di familiari a carico che potrebbe dare diritto a integrazioni della pensione

        Leggi anche: Lavori gravosi e pensione anticipata 2026: nuova tabella INPS, requisiti e Ape sociale

        Il ruolo del CAF per i pensionati INPS all’estero: cosa possiamo fare per te

        Il CAF Centro Fiscale di Udine — punto di riferimento per i cittadini del Friuli Venezia Giulia e non solo — offre una gamma completa di servizi per i pensionati italiani che vivono all’estero e per i loro familiari rimasti in Italia:

        • Assistenza per la procedura RedEst: Ti aiutiamo a capire cosa fare, a compilare correttamente la documentazione necessaria e a coordinarci con patronati esteri o consolati italiani.
        • Verifica della posizione pensionistica INPS: Accediamo al tuo fascicolo previdenziale tramite le deleghe di patronato e verifichiamo che tutto sia in regola.
        • Pratiche di pensione all’estero: Domande di pensione di vecchiaia, pensione anticipata o pensione di reversibilità per pensionati residenti fuori dall’Italia.
        • Dichiarazione dei redditi: Se sei ancora soggetto alle obbligazioni fiscali italiane (perché hai redditi in Italia o rientri nel regime ordinario), possiamo assisterti nella compilazione del modello 730 o Redditi PF.
        • Consulenza su trattati contro la doppia imposizione: Ti aiutiamo a capire in quale paese devi pagare le tasse sulla tua pensione INPS.

        Hai bisogno di assistenza? Contatta il CAF Centro Fiscale per un appuntamento. Operiamo anche da remoto per chi vive all’estero o ha familiari fuori sede.

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        Domande frequenti (FAQ) su RedEst e pensione INPS all’estero

        Cos’è il RedEst INPS?

        Il RedEst è la campagna annuale dell’INPS — gestita operativamente da Citibank N.A. — per accertare l’esistenza in vita dei pensionati italiani residenti all’estero. Ogni anno viene inviato un questionario che il pensionato deve compilare, firmare e restituire entro la scadenza prevista per il proprio paese. Senza questo adempimento, la pensione viene sospesa.

        Chi deve partecipare al RedEst?

        Tutti i pensionati INPS (pensione di vecchiaia, anticipata, di invalidità, di reversibilità) che risiedono stabilmente all’estero e il cui paese di residenza non è coperto da un accordo bilaterale automatico con l’Italia. In caso di dubbio, è meglio rispondere al questionario anche se si ritiene di essere esonerati.

        Ho perso il questionario RedEst: cosa faccio?

        Contatta direttamente Citibank al numero verde internazionale indicato sul sito INPS o rivolgiti al patronato italiano più vicino. Citibank può inviare un duplicato del questionario o indicare come procedere alternativamente (sportello di persona, invio tramite consolato, ecc.).

        Quanto tempo ho per rispondere al questionario RedEst?

        La scadenza è indicata nel questionario inviato da Citibank e varia per area geografica (vedi tabella nella sezione specifica). In genere le scadenze vanno da gennaio ad aprile 2026. Non aspettare l’ultimo momento: i tempi postali internazionali possono essere lunghi.

        Se la mia pensione viene sospesa, perdo le rate arretrate?

        No, in linea generale. Le rate sospese vengono recuperate una volta che la procedura di riattivazione è completata, purché ci si attivi entro tempi ragionevoli (entro 6 mesi dalla sospensione è il termine consigliato per evitare problemi di prescrizione). Le rate vengono corrisposte in arretrato sul primo pagamento disponibile dopo la riattivazione.

        Ho un familiare all’estero che non riesce a compilare il questionario da solo: posso farlo io per lui?

        Non direttamente: la firma del questionario deve essere quella del pensionato stesso (o del tutore legale in caso di incapacità accertata). Tuttavia, puoi aiutare il tuo familiare contattando un patronato italiano nel paese in cui risiede: il patronato può recarsi al domicilio del pensionato, assistere nella compilazione e autenticare la firma. In caso di pensionato non autosufficiente, il tutore legale può firmare previo accertamento medico formale.

        La pensione INPS all’estero viene tassata?

        Dipende dalla convenzione fiscale tra Italia e il paese di residenza. In alcuni casi la pensione INPS è tassata solo in Italia (con ritenuta applicata da INPS), in altri solo nel paese estero, in altri ancora con criteri misti. Il cedolino INPS indica sempre le ritenute applicate. Per una verifica specifica, rivolgiti al CAF o a un consulente fiscale internazionale.

        Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-27 19:29:322026-06-28 00:15:23Pensione INPS all’estero, RedEst al via per evitare la sospensione
        CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

        Rottamazione-quinquies: esiti online e tolleranza pagamenti fino al 5 agosto solo per pochi

        ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

        La rottamazione-quinquies — la quinta edizione della definizione agevolata dei debiti tributari affidata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AER) — è entrata nella sua fase operativa più delicata: quella degli esiti e dei pagamenti. Chi ha presentato la domanda di adesione può ora verificare online l’esito della propria pratica nell’area riservata del sito AER, dove sono già disponibili le «Comunicazioni delle somme dovute» con i bollettini di pagamento precompilati.

        Una parte dei contribuenti si trova però di fronte a una scadenza imminente: la prima rata (o l’unica soluzione) scade il 31 luglio 2026, con possibilità di pagamento fino al 5 agosto 2026 grazie alla tolleranza di cinque giorni prevista dalla norma. Ma attenzione: questa finestra non vale per tutti allo stesso modo. In questo articolo spieghiamo nel dettaglio cos’è la rottamazione-quinquies, come consultare gli esiti online, come funziona la tolleranza e chi ne beneficia.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la rottamazione-quinquies: breve riepilogo
        2. Come consultare gli esiti online sul portale AER
        3. La tolleranza di cinque giorni: cos’è e come funziona
        4. Piano di pagamento: le rate bimestrali della rottamazione-quinquies
        5. Cosa succede se non si paga entro la tolleranza
        6. Chi è escluso dalla rottamazione-quinquies
        7. Rottamazione-quinquies e tributi locali: le differenze
        8. Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti
        9. Domande frequenti sulla rottamazione-quinquies
        10. Articoli correlati

        Cos’è la rottamazione-quinquies: breve riepilogo

        La rottamazione-quinquies è stata introdotta dalla Legge n. 199/2025 (poi integrata e modificata dal D.L. 38/2026, convertito con la Legge n. 88/2026). Si tratta della quinta misura di definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione, che consente ai contribuenti di sanare i propri debiti pagando solo una parte di quanto dovuto.

        In parole semplici, la rottamazione permette di saldare i debiti iscritti a ruolo — cioè quelli affidati all’AER come cartelle esattoriali, avvisi di addebito INPS o avvisi di accertamento esecutivi — pagando solo il capitale e le spese di riscossione, senza:

        • sanzioni pecuniarie;
        • interessi di mora;
        • interessi iscritti a ruolo (eccettuati quelli di spettanza dell’ente creditore a titolo di rimborso spese);
        • somme aggiuntive sui debiti contributivi INPS (il cosiddetto «aggio»).

        La quinquies copre i carichi affidati all’AER dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Un aspetto importante: possono aderire anche i contribuenti che erano già decaduti dalla rottamazione-quater, purché abbiano perso i benefici entro il 30 settembre 2025 (cioè non avevano versato tutte le rate scadute a quella data). Chi invece era ancora in regola con la quater al 30 settembre 2025 non può includere quegli stessi debiti nella quinquies.

        Come consultare gli esiti online sul portale AER

        L’Agenzia delle Entrate-Riscossione aveva l’obbligo di inviare ai contribuenti la «Comunicazione delle somme dovute» entro il 30 giugno 2026. Questa comunicazione contiene l’esito della domanda di adesione, l’importo totale dovuto e i bollettini di pagamento precompilati.

        Accesso all’area riservata AER

        Per consultare l’esito della tua domanda di rottamazione-quinquies, segui questi passaggi:

        1. Vai sul sito ufficiale agenziaentrateriscossione.gov.it.
        2. Accedi all’area riservata utilizzando le tue credenziali SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
        3. Entra nella sezione «Definizione agevolata» → «Rottamazione-quinquies».
        4. Trova la voce «Comunicazione delle somme dovute»: qui troverai l’esito della tua domanda e i bollettini scaricabili in PDF.

        Importante: per chi ha presentato la domanda tramite l’area riservata AER, la comunicazione è disponibile esclusivamente nell’area riservata stessa. Solo per chi ha usato il servizio nell’area pubblica, la comunicazione è stata inviata anche per posta o PEC all’indirizzo indicato in fase di domanda.

        Le tipologie di risposta AER: cosa significano i codici

        L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha adottato un sistema di codici per classificare le comunicazioni di esito. Ecco cosa significano:

        CodiceSignificatoCosa fare
        ATAccoglimento Totale: tutti i debiti nella domanda sono «definibili» e rottamabiliPagare secondo il piano indicato (unica soluzione o rate)
        APAccoglimento Parziale: alcuni debiti sono rottamabili, altri noPagare l’importo rottamabile; per i debiti esclusi si applica la riscossione ordinaria
        ADTutti i debiti sono definibili ma non c’è importo da pagare (già saldati o annullati)Nessun pagamento necessario
        AXParte dei debiti è definibile a importo zero, parte è esclusa dalla rottamazioneSolo i debiti esclusi tornano alla riscossione ordinaria
        RIRigetto: nessun debito nella domanda è rottamabileValutare alternative (rateizzazione ordinaria, saldo e stralcio)

        Dove trovare i bollettini di pagamento

        Per le comunicazioni di tipo AT e AP (con importi da versare), la comunicazione contiene un piano di pagamento con i moduli precompilati per ciascuna scadenza. Puoi scaricarli dall’area riservata e pagare:

        • tramite sportelli bancari e uffici postali;
        • tramite home banking (tramite il sistema pagoPA);
        • ai tabaccai convenzionati (Sisal, Lottomatica, ITB);
        • agli sportelli AER presenti sul territorio;
        • con domiciliazione bancaria, se la richiedi attraverso l’area riservata.

        La tolleranza di cinque giorni: cos’è e come funziona

        Una delle novità più apprezzabili della rottamazione-quinquies rispetto alle versioni precedenti è l’introduzione esplicita di una tolleranza di cinque giorni per i pagamenti delle rate. Questa clausola è prevista direttamente dalla norma istitutiva (Legge n. 199/2025).

        Cosa significa «tolleranza di 5 giorni»

        La tolleranza di cinque giorni significa che il pagamento di una rata è considerato tempestivo anche se effettuato entro 5 giorni di calendario dalla scadenza indicata sul bollettino. In pratica, se la rata scade il 31 luglio 2026, il contribuente può versare l’importo entro il 5 agosto 2026 senza perdere i benefici della rottamazione.

        Questa tolleranza non era prevista nelle precedenti rottamazioni (quater, ter, bis), dove anche un ritardo di un solo giorno comportava la decadenza dal piano agevolato. La quinquies è quindi significativamente più «elastica» su questo punto.

        Attenzione: la tolleranza riguarda i giorni di calendario. Se preferisci, non aspettare l’ultimo momento: in caso di problemi tecnici con il pagamento online o di code allo sportello, potresti non riuscire a pagare in tempo.

        Perché il 5 agosto riguarda solo una parte dei contribuenti

        Il 5 agosto 2026 è la data entro cui chi deve pagare la prima rata (o l’unica soluzione) della rottamazione-quinquies — in scadenza il 31 luglio 2026 — può ancora farlo restando nei termini grazie alla tolleranza di cinque giorni. Ma non tutti i contribuenti si trovano in questa situazione, per diverse ragioni:

        • Chi ha scelto il pagamento in unica soluzione deve versare tutto entro il 31 luglio 2026 (con tolleranza fino al 5 agosto). Superato quel termine, decade dalla rottamazione;
        • Chi ha scelto le 54 rate bimestrali ha la prima rata al 31 luglio 2026, ma le scadenze successive sono distribuite nei mesi e anni seguenti: non è in scadenza imminente per le altre rate;
        • Chi ha ricevuto una comunicazione di tipo AD o AX senza importi non deve pagare nulla entro il 5 agosto;
        • Chi ha ricevuto un diniego (RI) non ha nessun bollettino da pagare.

        In sintesi, il 5 agosto 2026 è rilevante solo per chi ha ricevuto una comunicazione AT o AP con importi da versare e deve pagare la prima rata o l’unica soluzione entro il 31 luglio. Non è una data che riguarda automaticamente tutti i debitori.

        Piano di pagamento: le rate bimestrali della rottamazione-quinquies

        Chi sceglie il pagamento rateale può suddividere il debito in un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo, distribuite su 9 anni. Le scadenze sono fissate dalla legge come segue:

        RataScadenza
        1ª rata31 luglio 2026 (tolleranza: 5 agosto 2026)
        2ª rata30 settembre 2026
        3ª rata30 novembre 2026
        4ª → 51ª rata31 gennaio / 31 marzo / 31 maggio / 31 luglio / 30 settembre / 30 novembre di ciascun anno dal 2027
        52ª rata31 gennaio 2035
        53ª rata31 marzo 2035
        54ª rata31 maggio 2035

        Nel caso di pagamento rateale, si applicano interessi al tasso del 3% annuo, calcolati a partire dal 1° agosto 2026. La norma prevede inoltre che l’importo minimo di ciascuna rata non possa essere inferiore a 100 euro: se la ripartizione scelta genera rate più basse, l’AER riduce automaticamente il numero di rate nel piano.

        In alternativa, il contribuente può pagare in unica soluzione entro il 31 luglio 2026: in questo caso non si applicano interessi aggiuntivi.

        Cosa succede se non si paga entro la tolleranza

        Se un contribuente non versa la rata entro la data di scadenza più i cinque giorni di tolleranza, si verifica la decadenza dalla rottamazione-quinquies. Le conseguenze sono significative e non reversibili (salvo eventuali nuove aperture normative):

        • Le somme già versate restano acquisite ma vengono imputate ai debiti originari come pagamenti parziali, perdendo il beneficio della riduzione;
        • Il debito residuo (comprensivo di sanzioni e interessi originari) torna a essere esigibile per intero;
        • L’AER può riprendere le azioni esecutive (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti);
        • Non è possibile rientrare nella rottamazione-quinquies per gli stessi carichi (salvo una eventuale nuova edizione).

        Se ti trovi in difficoltà con il pagamento della rata in scadenza, ti consigliamo di contattare immediatamente il CAF Centro Fiscale o un professionista abilitato, che potrà valutare le opzioni disponibili (ad esempio la rateizzazione ordinaria prevista dall’art. 19 del DPR 602/1973 per il debito residuo).

        Chi è escluso dalla rottamazione-quinquies

        Non tutti i debiti e non tutti i contribuenti possono accedere alla rottamazione-quinquies. Esistono esclusioni oggettive stabilite dalla norma:

        Debiti esclusi per natura

        • Debiti derivanti da sentenze di condanna per recupero di aiuti di Stato incompatibili con il mercato europeo;
        • Risorse proprie dell’Unione Europea (dazi doganali) e IVA all’importazione;
        • Debiti per cui esistono piani di rateizzazione della rottamazione-quater ancora in regola al 30 settembre 2025: questi debiti non possono confluire nella quinquies finché il piano quater è attivo;
        • Alcune categorie specifiche di debiti escluse dalla norma istitutiva (es. debiti per aiuti di Stato incompatibili).

        Debiti che invece possono rientrare

        Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i debiti per cui si era già decaduti dalla rottamazione-quater possono essere inclusi nella quinquies (se la decadenza è avvenuta entro il 30 settembre 2025). Questo è un aspetto importante per molti contribuenti che avevano aderito alla quater ma non erano riusciti a mantenere il piano di pagamento.

        Anche le sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada irrogate dalle Prefetture rientrano nell’ambito applicativo, ma con una particolarità: la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e alle somme di aggio, non alle sanzioni in sé (che restano dovute integralmente).

        Rottamazione-quinquies e tributi locali: le differenze

        A partire dal 2026, è stata avviata anche una rottamazione separata per i tributi locali (IMU arretrata, TARI, multe comunali) gestiti direttamente dai Comuni. Questa misura — distinta dalla rottamazione-quinquies AER — segue regole proprie ed è a discrezione di ogni singolo ente locale. Per sapere se il tuo Comune aderisce, devi consultare il sito del Comune o contattare l’ufficio tributi.

        La rottamazione-quinquies di cui parliamo in questo articolo riguarda esclusivamente i carichi gestiti dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia), cioè i tributi erariali e i contributi INPS. Per approfondire la questione dei tributi locali, leggi: Rottamazione IMU, TARI e multe locali al via: domanda online da settembre.

        Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti

        La rottamazione-quinquies è uno strumento importante ma complesso. Affidarti a un professionista del CAF ti aiuta a:

        • Verificare l’esito della tua comunicazione AER e interpretare correttamente i codici (AT, AP, AD, AX, RI);
        • Controllare gli importi indicati nel piano di pagamento per eventuali incongruenze;
        • Pianificare le scadenze per non incorrere nella decadenza;
        • Valutare i debiti esclusi dalla quinquies e le alternative disponibili (rateizzazione ordinaria, procedure concorsuali);
        • Impostare la domiciliazione bancaria per non rischiare di dimenticare una rata.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per la gestione delle cartelle esattoriali e della rottamazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendoci su WhatsApp al 366 6018121.

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        Domande frequenti sulla rottamazione-quinquies

        La comunicazione AER non è arrivata: cosa faccio?

        Se hai presentato la domanda tramite l’area riservata AER, la comunicazione è disponibile solo online: non arriva per posta. Accedi all’area riservata con SPID, CIE o CNS e scaricala dalla sezione «Rottamazione-quinquies». Se hai difficoltà, rivolgiti a uno sportello AER o al numero verde.

        Cosa succede se pago in ritardo di un giorno oltre la tolleranza?

        Se il pagamento arriva oltre il quinto giorno dalla scadenza, la rottamazione decade. Le somme già versate vengono trattenute e imputate ai debiti originari come pagamenti parziali, ma il beneficio della cancellazione di sanzioni e interessi si perde. L’AER riprende la riscossione ordinaria per il residuo.

        La tolleranza di 5 giorni vale per tutte le rate?

        Sì, la tolleranza si applica a ogni singola rata del piano bimestrale. Non solo alla prima. Per ogni scadenza hai cinque giorni in più per pagare senza perdere il beneficio della rottamazione.

        Posso pagare le rate con il modello F24?

        No. Il pagamento delle rate della rottamazione-quinquies avviene esclusivamente con i bollettini pagoPA emessi dall’AER. Non è possibile usare il modello F24 né effettuare compensazioni con crediti fiscali. I bollettini si scaricano dall’area riservata sul sito agenziaentrateriscossione.gov.it.

        Ho saltato una rata: posso recuperare?

        No. Se hai saltato una rata e sono decorsi i cinque giorni di tolleranza, la definizione agevolata decade. Le somme pagate restano acquisite a titolo di acconto sul debito originario, ma non è possibile «riattivare» il piano di rottamazione. Potresti valutare una rateizzazione ordinaria con l’AER per il debito residuo.

        La rottamazione-quinquies sospende i fermi auto e le ipoteche?

        Parzialmente. Dalla data di presentazione della domanda, l’AER non avvia nuove procedure cautelari né prosegue quelle esecutive in corso (salvo che non sia già avvenuto il primo incanto con esito positivo). Tuttavia, i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritte al momento della domanda restano in essere durante il piano di rottamazione; vengono rimossi solo dopo il pagamento completo.

        Il 5 agosto vale anche per le rottamazioni comunali?

        No. La data del 5 agosto 2026 si riferisce esclusivamente alla tolleranza sulla prima rata AER della rottamazione-quinquies, in scadenza il 31 luglio 2026. Le eventuali rottamazioni comunali (IMU, TARI, multe locali) seguono scadenze e regole proprie, stabilite da ciascun Comune.

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        Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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        CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

        Pensioni di luglio più ricche con la quattordicesima, a chi spetta: la tabella degli importi

        Con il cedolino di luglio 2026, molti pensionati si accorgeranno di ricevere un importo superiore al solito. La causa è la quattordicesima mensilità, una somma aggiuntiva erogata dall’INPS ogni anno nel mese di luglio ai pensionati con redditi bassi. Si tratta di un sostegno economico istituito dalla Legge 127/2007 (art. 5) e poi ampliato dalla Legge 232/2016 (commi 187 e seguenti), che ha esteso la platea dei beneficiari includendo fasce reddituali più alte. In questa guida completa trovi la tabella degli importi aggiornata al 2026, i requisiti per riceverla, come viene calcolata e cosa fare se non la ricevi pur avendone diritto.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è la quattordicesima pensione INPS
        2. A chi spetta la quattordicesima pensione 2026: i requisiti
        3. La tabella completa degli importi quattordicesima 2026
        4. Come si calcola: le soglie reddituali nel dettaglio
        5. Esempi pratici di calcolo
        6. Quando arriva la quattordicesima 2026: date di pagamento
        7. Come verificare di avere diritto alla quattordicesima
        8. Cosa fare se non ricevi la quattordicesima pur avendone diritto
        9. Quattordicesima e tassazione: è soggetta a IRPEF?
        10. Riferimenti normativi e circolari INPS
        11. Domande frequenti sulla quattordicesima pensione 2026

        Cos’è la quattordicesima pensione INPS

        La quattordicesima pensione è una somma aggiuntiva una tantum corrisposta ogni anno ai pensionati con reddito basso, erogata direttamente dall’INPS insieme alla rata di luglio. Non si tratta di un aumento strutturale della pensione, ma di un bonus annuale il cui importo varia in base a due criteri fondamentali:

        • Il reddito complessivo del pensionato (calcolato su base annua)
        • Gli anni di contribuzione versati durante la vita lavorativa

        La misura è stata introdotta originariamente dall’art. 5 della Legge 127/2007 per i pensionati con reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo INPS. Con la Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016, commi 187-189) la platea è stata estesa anche ai pensionati con reddito fino a 2 volte il trattamento minimo, sia pure con importi ridotti. Questa estensione è rimasta in vigore anche per il 2026.

        Il pagamento avviene in un’unica soluzione: chi ha diritto alla quattordicesima la riceve automaticamente nel cedolino di luglio, senza dover presentare alcuna domanda. L’INPS verifica d’ufficio il possesso dei requisiti sulla base delle dichiarazioni reddituali disponibili.

        A chi spetta la quattordicesima pensione 2026: i requisiti

        Per avere diritto alla quattordicesima pensione nel 2026 è necessario soddisfare contemporaneamente tutti i seguenti requisiti:

        1. Aver compiuto 64 anni di età entro il 31 luglio 2026 (o averli già compiuti in anni precedenti)
        2. Essere titolare di una pensione INPS (diretta o indiretta, ad eccezione delle sole pensioni di invalidità civile erogate dal Ministero dell’Interno)
        3. Avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS in vigore per l’anno 2026

        Il trattamento minimo INPS viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione ISTAT. Il valore 2025 era pari a 617,90 euro mensili; per il 2026 l’INPS ha pubblicato la rivalutazione ufficiale con apposita circolare (da consultare per il valore esatto aggiornato). Sulla base di questo importo le soglie reddituali risultano indicativamente:

        • Fascia piena (fino a 1,5 volte il minimo): reddito annuo fino a circa 11.100-11.200 euro (valore esatto dipendente dalla rivalutazione 2026)
        • Fascia ridotta (da 1,5 a 2 volte il minimo): reddito annuo da circa 11.100-11.200 euro fino a circa 14.800-15.000 euro (valore esatto da circolare INPS 2026)

        Nota importante: nel calcolo del reddito si considera il reddito complessivo ai fini IRPEF, esclusi i redditi esenti, l’abitazione principale e le relative pertinenze. Sono invece inclusi tutti i redditi da lavoro, da pensione, da fabbricati (eccetto l’abitazione principale), da capitale e diversi.

        La tabella completa degli importi quattordicesima 2026

        L’importo della quattordicesima varia in base a due variabili: la fascia di reddito e gli anni di contribuzione. A differenza del trattamento minimo (aggiornato ogni anno), gli importi della quattordicesima sono rimasti invariati rispetto all’istituzione originaria del 2007. La tabella che segue riporta i valori vigenti, che si applicano anche per il 2026. Si tratta di importi lordi, soggetti a tassazione IRPEF secondo le aliquote ordinarie del beneficiario.

        Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico)

        Anni di contribuzioneReddito fino a 1,5 volte il minimo
        (Fascia A – importo pieno)
        Reddito da 1,5 a 2 volte il minimo
        (Fascia B – importo ridotto)
        Fino a 15 anni336,00 euro168,00 euro
        Da 15 a 25 anni420,00 euro210,00 euro
        Oltre 25 anni504,00 euro252,00 euro

        Lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti)

        Anni di contribuzioneReddito fino a 1,5 volte il minimo
        (Fascia A – importo pieno)
        Reddito da 1,5 a 2 volte il minimo
        (Fascia B – importo ridotto)
        Fino a 18 anni336,00 euro168,00 euro
        Da 18 a 28 anni420,00 euro210,00 euro
        Oltre 28 anni504,00 euro252,00 euro

        Attenzione: le soglie di contribuzione per i lavoratori autonomi sono differenziate rispetto ai dipendenti per tener conto delle diverse aliquote contributive storicamente applicate alle gestioni artigiani e commercianti INPS.

        Come si calcola: le soglie reddituali nel dettaglio

        Per capire a quale fascia appartieni, è necessario calcolare correttamente il reddito complessivo annuo. Ecco i passaggi:

        1. Somma tutti i redditi: pensione lorda annua + eventuali altri redditi (lavoro occasionale, affitti, rendite finanziarie, ecc.)
        2. Escludi: reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze; redditi esenti da imposta (es. indennità di accompagnamento, invalidità civile)
        3. Confronta con le soglie: verifica a quale fascia corrisponde il totale ottenuto rispetto al trattamento minimo INPS vigente

        Il trattamento minimo INPS viene rivalutato ogni anno. Sulla base del valore 2025 (617,90 euro/mese) e considerando la rivalutazione per il 2026, le soglie indicative sono:

        FasciaReddito annuo (indicativo 2026)Importo quattordicesima
        Fascia A (piena)Fino a ~11.100-11.200 euro336 / 420 / 504 euro
        Fascia B (ridotta)Da ~11.100 a ~14.800-15.000 euro168 / 210 / 252 euro
        Oltre fascia BOltre ~14.800-15.000 euroNessuna quattordicesima

        Nota: i valori delle soglie sono indicativi e dipendono dall’importo del trattamento minimo INPS per il 2026, pubblicato con apposita circolare. Per il valore esatto, consulta il sito INPS o contatta un Patronato.

        Esempi pratici di calcolo

        Per rendere più chiaro il meccanismo, ecco tre esempi concreti:

        Esempio 1 — Maria, pensionata dipendente con 30 anni di contributi

        Maria ha 68 anni, ha lavorato come impiegata per 30 anni e riceve una pensione mensile lorda di 820 euro (9.840 euro annui). Non ha altri redditi, possiede solo l’abitazione principale (esclusa dal reddito). Reddito complessivo: 9.840 euro annui, ampiamente sotto la soglia fascia A. Anni di contribuzione: oltre 25 anni (lavoratrice dipendente). Quattordicesima spettante: 504 euro.

        Esempio 2 — Giuseppe, artigiano pensionato con 20 anni di contributi

        Giuseppe ha 71 anni, ha gestito un laboratorio artigianale per 20 anni versando contributi alla Gestione Artigiani INPS. Riceve una pensione di 800 euro mensili (9.600 euro annui). Oltre alla pensione, affitta un box auto per 1.500 euro annui. Reddito totale: 11.100 euro circa. Se tale importo risulta inferiore alla soglia fascia A (1,5 volte il minimo 2026), rientra in fascia A. Anni di contribuzione: da 18 a 28 anni (lavoratore autonomo). Quattordicesima spettante: 420 euro.

        Esempio 3 — Anna, pensionata con pensione di reversibilità

        Anna ha 66 anni e percepisce una pensione di reversibilità del marito di 700 euro mensili (8.400 euro annui), più una piccola pensione diretta di 250 euro mensili (3.000 euro annui). Totale reddito da pensioni: 11.400 euro annui. Tale importo potrebbe collocarsi in fascia B (tra le due soglie), a seconda dell’esatto valore del trattamento minimo 2026. La pensione di reversibilità è una pensione indiretta che dà diritto alla quattordicesima se il beneficiario ha compiuto 64 anni. Per gli anni di contribuzione si considerano quelli del defunto coniuge (supponiamo 22 anni da dipendente). Quattordicesima spettante: 420 euro (fascia A) o 210 euro (fascia B), da verificare con circolare INPS 2026.

        Quando arriva la quattordicesima 2026: date di pagamento

        La quattordicesima viene corrisposta insieme alla rata di pensione di luglio 2026. Le date di accredito dipendono dall’istituto attraverso cui si riceve la pensione:

        • Banca/conto corrente: la pensione di luglio viene accreditata il 1° luglio 2026 (il 1° luglio cade di mercoledì, l’accredito è confermato per quella data)
        • Ufficio postale (sportello): il pagamento è scaglionato in base all’iniziale del cognome, secondo il calendario che Poste Italiane pubblica ogni mese. Per luglio 2026 il primo giorno utile è il 1° luglio
        • BancoPosta / Libretto postale: accredito il 1° luglio 2026, stesso giorno delle banche

        Per sapere esattamente quando arriva il tuo cedolino, consulta l’articolo dedicato: Pagamenti INPS Luglio 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI, ADI e Quattordicesima.

        Come verificare di avere diritto alla quattordicesima

        L’INPS verifica automaticamente i requisiti attingendo ai dati fiscali dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, è bene che ogni pensionato verifichi autonomamente la propria situazione, specialmente se:

        • Ha compiuto 64 anni nel corso del 2026 (è il primo anno in cui potrebbe maturare il diritto)
        • Ha avuto variazioni di reddito nell’anno precedente (nuovi affitti, cessazione di attività, ecc.)
        • Non ha ricevuto la quattordicesima negli anni precedenti pur rientrando nei requisiti

        Per verificare, accedi al portale myINPS (myinps.inps.it) con SPID, CIE o CNS e consulta il cedolino di luglio. Troverai l’importo della quattordicesima indicato come voce separata rispetto alla pensione mensile. In alternativa, puoi contattare il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164164 (da cellulare, a pagamento). Leggi anche: Quattordicesima Pensionati 2026: a chi spetta, quando arriva, importi e requisiti.

        Cosa fare se non ricevi la quattordicesima pur avendone diritto

        Se ritieni di avere tutti i requisiti ma non vedi la quattordicesima nel cedolino di luglio, le cause più comuni sono:

        • Dati reddituali non aggiornati: l’INPS utilizza i redditi dell’anno precedente comunicati dall’Agenzia delle Entrate. Se hai avuto variazioni rilevanti, potrebbe esserci uno sfasamento
        • Reddito appena sopra la soglia: verifica attentamente che nel calcolo non siano stati inclusi redditi esenti o l’abitazione principale
        • Pensione erogata da ente diverso: alcune categorie (es. pensionati ex dipendenti pubblici in gestione INPS, militari, magistrati) potrebbero avere casistiche particolari
        • Errore amministrativo: raro, ma possibile; è opportuno verificare prima di presentare istanza

        In caso di mancato pagamento ingiustificato, è possibile presentare un’istanza di riesame tramite il portale INPS o rivolgersi a un Patronato. Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per verificare la situazione previdenziale e presentare eventuali ricorsi o domande di riliquidazione. Puoi richiedere una consulenza personalizzata chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

        Quattordicesima e tassazione: è soggetta a IRPEF?

        Sì, la quattordicesima pensione è soggetta a tassazione IRPEF ordinaria, esattamente come la pensione mensile. L’INPS applica le ritenute fiscali direttamente sulla somma erogata, applicando le stesse aliquote e detrazioni già utilizzate per il calcolo dell’imposta sulla pensione.

        In pratica, gli importi indicati nelle tabelle sono lordi: il netto effettivamente accreditato sarà inferiore in base all’aliquota IRPEF marginale del pensionato e alle eventuali detrazioni spettanti (detrazione da pensione, detrazioni per familiari a carico). Per la maggior parte dei pensionati in fascia A (reddito molto basso, spesso sotto la soglia di capienza IRPEF), l’imposta potrebbe essere molto ridotta o nulla grazie alle detrazioni per reddito da pensione.

        Riferimenti normativi e circolari INPS

        Per approfondire la normativa di riferimento sulla quattordicesima pensione, ecco i documenti ufficiali più importanti:

        • Legge 127/2007, art. 5: istituzione della quattordicesima per i pensionati a basso reddito; fissa importi, soglie di anni di contribuzione e requisito anagrafico (64 anni)
        • Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017), commi 187-189: estensione della platea ai pensionati con reddito fino a 2 volte il trattamento minimo, con importi pari alla metà di quelli della fascia originaria
        • Circolari INPS annuali: ogni anno l’INPS pubblica una circolare con gli importi del trattamento minimo aggiornati (rivalutazione ISTAT), i limiti reddituali esatti e le istruzioni operative per il pagamento della quattordicesima

        Per consultare le circolari ufficiali, accedi alla sezione Normativa del sito INPS (inps.it) oppure alla banca dati normativa del Ministero del Lavoro. Vuoi sapere di più sulle pensioni di luglio? Leggi anche: Pagamento Pensioni Luglio 2026: Date di Accredito, Quattordicesima e Calendario INPS.

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        Domande frequenti sulla quattordicesima pensione 2026

        La quattordicesima spetta anche ai pensionati che lavorano?

        Dipende dal reddito complessivo. Se un pensionato svolge ancora un’attività lavorativa, il reddito da lavoro si somma alla pensione. Se il totale supera la soglia di 2 volte il trattamento minimo INPS 2026, non si ha diritto alla quattordicesima. Se invece il totale rientra nelle fasce previste, la quattordicesima spetta regolarmente.

        Chi ha compiuto 64 anni in luglio riceve la quattordicesima?

        Sì. Il requisito dell’età è soddisfatto se si compiono 64 anni entro il 31 luglio 2026. Quindi anche chi compie 64 anni nel corso di luglio 2026 ha diritto alla quattordicesima per il 2026, purché rispetti gli altri requisiti reddituali e previdenziali.

        La quattordicesima spetta alle pensioni di invalidità?

        Le pensioni INPS di invalidità (assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità) danno diritto alla quattordicesima se il titolare ha almeno 64 anni e soddisfa i requisiti reddituali. Le indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità civile erogate dal Ministero dell’Interno sono invece escluse dal computo del reddito ai fini della quattordicesima (sono esenti da IRPEF).

        Come si conta il reddito se si hanno più pensioni?

        Se il pensionato riceve più trattamenti (es. pensione diretta + pensione di reversibilità), i redditi si sommano tutti per verificare il superamento o meno delle soglie. L’INPS aggrega automaticamente tutti i trattamenti erogati dalla propria gestione, mentre deve fare affidamento sulle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate per i redditi di fonte esterna.

        È possibile richiedere la quattordicesima in ritardo se non l’ho ricevuta negli anni precedenti?

        Sì. Se negli anni precedenti non hai ricevuto la quattordicesima pur avendone diritto, puoi presentare un’istanza di riliquidazione all’INPS. I termini di prescrizione per i crediti previdenziali sono generalmente di 5 anni. È consigliabile rivolgersi a un Patronato o a un CAF per verificare la situazione e presentare la domanda di riliquidazione in modo corretto.

        Gli importi della quattordicesima aumentano ogni anno?

        No. Gli importi fissi (336, 420, 504 euro per fascia A; 168, 210, 252 euro per fascia B) non vengono rivalutati annualmente e sono rimasti invariati sin dall’introduzione nel 2007. Quello che cambia ogni anno sono le soglie reddituali, che dipendono dal trattamento minimo INPS e vengono aggiornate con la rivalutazione ISTAT.

        Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-27 17:29:322026-06-28 00:08:53Pensioni di luglio più ricche con la quattordicesima, a chi spetta: la tabella degli importi
        DIMISSIONI ONLINE, PATRONATO

        Dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Le dimissioni volontarie in Italia devono essere presentate obbligatoriamente in forma telematica dal 2016. Questo significa che non e piu sufficiente consegnare una lettera di dimissioni al datore di lavoro: devi utilizzare il portale online del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In questa guida spieghiamo come funzionano le dimissioni online nel 2026, la procedura passo per passo con SPID, i casi particolari e quando puoi richiedere la NASPI.

        Indice dei contenuti

        1. Perche le dimissioni devono essere telematiche
        2. Procedura dimissioni online 2026: guida passo per passo
        3. Cosa sono le comunicazioni UNILAV
        4. Casi particolari: quando la procedura telematica non si applica
        5. Dimissioni per giusta causa: cosa cambia
        6. Revoca delle dimissioni telematiche
        7. NASPI dopo le dimissioni: quando spetta
        8. Domande frequenti sulle dimissioni online
        9. Conclusione: assistenza patronato per le dimissioni

        Perche le dimissioni devono essere telematiche

        L’obbligo di dimissioni telematiche e stato introdotto dall’articolo 26 del D.Lgs. 151/2015 (Jobs Act) per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco: la pratica, illegale, di far firmare al lavoratore al momento dell’assunzione un foglio di dimissioni non datato, che il datore di lavoro poteva usare in qualsiasi momento.

        Con la procedura telematica, le dimissioni vengono trasmesse direttamente al Ministero del Lavoro attraverso il portale online, con codice univoco e data certa. Il datore di lavoro riceve notifica automatica e non puo contestare la data.

        Procedura dimissioni online 2026: guida passo per passo

        1. SPID o CIE: accedi al portale del Ministero del Lavoro (www.lavoro.gov.it) con le tue credenziali SPID di livello 2 o con la CIE
        2. Selezione datore di lavoro: inserisci il codice fiscale o la partita IVA del datore di lavoro. Il sistema recupera i dati dal registro delle comunicazioni obbligatorie
        3. Tipo di dimissioni: scegli tra dimissioni volontarie, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto
        4. Data di decorrenza: indica la data prevista di fine rapporto (tiene conto del preavviso contrattuale)
        5. Invio e conferma: dopo l’invio ricevi via email il codice univoco. Il datore di lavoro riceve notifica automatica via PEC o email certificata

        Il portale e disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’accesso e gratuito.

        Cosa sono le comunicazioni UNILAV

        UNILAV e il sistema telematico di comunicazioni obbligatorie dei rapporti di lavoro al Ministero del Lavoro. Quando un lavoratore si dimette, il datore di lavoro deve trasmettere la comunicazione UNILAV di cessazione del rapporto entro 5 giorni. Questo sistema e distinto dalla procedura di dimissioni telematiche che fa il lavoratore: entrambe le comunicazioni sono necessarie e si integrano nel sistema informativo del Ministero.

        Casi particolari: quando la procedura telematica non si applica

        Esistono alcune eccezioni alla procedura telematica standard:

        CasoProceduraEnte competente
        Dimissioni durante maternita/paternita (fino a 3 anni del bambino)Convalida obbligatoria presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL)ITL (ex DTL)
        Lavoratori domestici (colf, badanti)Lettera raccomandata o PEC al datore di lavoro (non usano il portale telematico)–
        Lavoratori in mobilita o CIGProcedura telematica standard + eventuale comunicazione INPSINPS
        Apprendisti durante il periodo formativoProcedura telematica standardMinistero Lavoro
        DirigentiProcedura telematica standardMinistero Lavoro

        Dimissioni per giusta causa: cosa cambia

        Le dimissioni per giusta causa si hanno quando il lavoratore si dimette a causa di un comportamento grave del datore di lavoro che rende impossibile la prosecuzione del rapporto. Esempi tipici:

        • Mancato pagamento dello stipendio per piu mesi
        • Mobbing documentato
        • Modifiche sostanziali delle mansioni in peius (demansionamento illegittimo)
        • Trasferimento illegittimo
        • Violazioni gravi degli obblighi contrattuali del datore di lavoro

        In caso di dimissioni per giusta causa il lavoratore non deve rispettare il preavviso e ha diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione INPS), come se fosse stato licenziato. E necessario tuttavia dimostrare la giusta causa: e fortemente consigliato il supporto di un patronato o di un legale per documentare correttamente la situazione.

        Revoca delle dimissioni telematiche

        Le dimissioni telematiche possono essere revocate entro 7 giorni dalla trasmissione. La revoca si effettua accedendo nuovamente al portale del Ministero del Lavoro con lo stesso codice univoco ricevuto al momento dell’invio. Dopo i 7 giorni, la revoca non e piu possibile in via telematica ma puo essere concordata tra le parti con accordo scritto.

        NASPI dopo le dimissioni: quando spetta

        In linea generale, chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASPI (indennita di disoccupazione). Fanno eccezione:

        • Dimissioni per giusta causa: si ha diritto alla NASPI (art. 3 c. 2 D.Lgs. 22/2015)
        • Risoluzione consensuale in sede di conciliazione: si ha diritto alla NASPI
        • Dimissioni durante la maternita (entro 1 anno dal parto): si ha diritto alla NASPI se le dimissioni sono convalidate dall’ITL

        Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella verifica del diritto alla NASPI e nella presentazione della domanda all’INPS.

        Domande frequenti sulle dimissioni online

        Posso dimettermi senza SPID? Si, con la CIE (Carta di Identita Elettronica) di seconda generazione dotata di chip. Se non hai ne SPID ne CIE, puoi rivolgerti a un patronato che puo effettuare la procedura per tuo conto.

        Le dimissioni telematiche valgono anche per i part-time? Si, la procedura telematica si applica a tutti i contratti di lavoro dipendente, a prescindere dall’orario (full-time o part-time).

        Il datore di lavoro deve accettare le dimissioni? Le dimissioni volontarie del lavoratore sono un atto unilaterale: il datore di lavoro non deve accettarle. Una volta inviate telematicamente, le dimissioni sono valide e producono effetto decorso il periodo di preavviso.

        Cosa succede se il datore di lavoro non paga il TFR dopo le dimissioni? Il TFR deve essere corrisposto entro i termini previsti dal contratto (di solito entro il mese successivo alla cessazione). In caso di mancato pagamento, puoi presentare un ricorso al giudice del lavoro o attivare la procedura di pignoramento. Il patronato CAF puo assisterti nelle pratiche preliminari.

        Conclusione: assistenza patronato per le dimissioni

        La procedura di dimissioni telematiche e semplice se disponi di SPID e hai un rapporto di lavoro standard. Nei casi particolari (dimissioni in maternita, giusta causa, lavoratori domestici, mancanza di SPID), l’assistenza di un patronato CAF e preziosa per evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per dimissioni telematiche, domande NASPI e pratiche di fine rapporto. Prenota un appuntamento.

        Giugno 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-27 10:00:002026-06-28 00:15:25Dimissioni online INPS: procedura UNILAV 2026
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