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CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVG

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: Come Funziona il Servizio da Remoto per 730, ISEE e RED in Tutto il FVG

Vivi a Trieste, Pordenone, Gorizia, in Carnia o in un comune del Friuli lontano da Udine? Hai una disabilità e spostarti è difficile? Sei un lavoratore con orari difficili da conciliare con quelli degli sportelli? Il CAF Centro Fiscale opera online per tutto il Friuli Venezia Giulia: 730, ISEE, RED, NASPI, dimissioni telematiche, successioni e molte altre pratiche si gestiscono completamente da casa, con la stessa qualità e sicurezza dello sportello fisico. In questa guida spieghiamo come funziona il servizio online del CAF Centro Fiscale, cosa ti serve, e quando invece conviene venire di persona.

Indice dei contenuti

  1. Il CAF Centro Fiscale Online: Come Funziona
  2. 730 Online: Come Funziona da Casa
  3. ISEE Online: Come Ottenerlo da Casa
  4. RED Pensionati Online: Dichiarazione Reddituale da Remoto
  5. Altri Servizi CAF Disponibili Online in FVG
  6. Online vs Sportello Fisico: Quando Conviene Cosa
  7. Sicurezza e Privacy nel CAF Online
  8. Cosa Ti Serve per Iniziare con il CAF Online
  9. Domande Frequenti sul CAF Udine Online
  10. Contatta il CAF Centro Fiscale: Inizia Subito Online

Il CAF Centro Fiscale Online: Come Funziona

Il servizio online del CAF Centro Fiscale si basa sulla piattaforma pratiche.centrofiscale.com, attraverso la quale puoi:

  • Caricare i documenti necessari (foto o PDF) direttamente dal tuo smartphone o computer
  • Firmare i moduli con firma OTP (One Time Password via SMS) o via email, senza bisogno di SPID per tutti i servizi
  • Comunicare con il tuo consulente CAF assegnato via chat o email
  • Ricevere il modello firmato dal CAF in formato digitale
  • Monitorare lo stato di avanzamento della tua pratica

In alternativa alla piattaforma, molti clienti preferiscono il canale WhatsApp (366 6018121): invii le foto dei documenti via messaggio, il consulente elabora la pratica e ti manda per la firma. Comodo, veloce, accessibile a tutti anche senza dimestichezza con i portali online.

730 Online: Come Funziona da Casa

Il modello 730 — la dichiarazione dei redditi per lavoratori dipendenti e pensionati — è uno dei servizi più richiesti al CAF e uno dei più adatti alla gestione da remoto:

  1. Invia i documenti: CU (Certificazione Unica), codice fiscale, documenti spese deducibili (mutuo, spese mediche, scontrini farmacia, spese scolastiche, donazioni, assicurazioni). Puoi fotografarli con lo smartphone e inviarli via WhatsApp o caricarli sul portale
  2. Il consulente CAF elabora il 730: con accesso al precompilato dell’Agenzia delle Entrate (dato il codice fiscale e il consenso), il consulente integra le spese non precaricate e verifica tutto
  3. Firma il modello: ricevi via email o WhatsApp il modello 730 elaborato. Lo firmi digitalmente (OTP via SMS) o — per chi preferisce — lo firmi fisicamente e ce lo rimandi in foto
  4. Invio telematico all’AdE: il CAF trasmette il 730 all’Agenzia delle Entrate e ti invia la ricevuta di trasmissione
  5. Il rimborso arriva direttamente in busta paga (lavoratori dipendenti) o sul conto corrente (pensionati tramite cedolino INPS)

ISEE Online: Come Ottenerlo da Casa

  • Invia i documenti: CU o 730, estratti conto bancari/postali al 31/12, visura catastale degli immobili, dati ISEE anno precedente se disponibile
  • Il CAF compila la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) sul Portale unico ISEE dell’INPS
  • Firmi la DSU digitalmente (OTP) o via firma cartacea fotografata
  • Ricevi l’ISEE definitivo via email in pochi giorni lavorativi

RED Pensionati Online: Dichiarazione Reddituale da Remoto

Il modello RED (Dichiarazione Reddituale) è obbligatorio per i pensionati che ricevono dall’INPS una lettera di richiesta annuale. Si trasmette all’INPS tramite un CAF, che assiste gratuitamente il pensionato, oppure direttamente online con SPID, CIE o CNS (scheda INPS “La dichiarazione della situazione reddituale (RED)”). Per i pensionati anziani che vivono in zone periferiche del FVG (Carnia, Gemonese, bassa friulana) la gestione online è particolarmente preziosa:

  • Il pensionato o un familiare invia via WhatsApp: la lettera INPS di richiesta RED, il codice fiscale, e informazioni sui redditi (CU dell’anno)
  • Il CAF elabora il modello RED e lo invia telematicamente all’INPS
  • La pratica è completata senza spostamenti: il pensionato rimane a casa

Altri Servizi CAF Disponibili Online in FVG

ServizioOnlineDocumenti necessari (invio via WhatsApp/portale)
NASPI (domanda)SÌ (patronato)Lettera licenziamento, CU, CF, IBAN
Dimissioni online (portale MdL)SÌSPID o delega a CAF, contratto di lavoro
Assegno Unico UniversaleSÌISEE, CF figli, IBAN
Invalidità civile (domanda)SÌ per domanda; NO per visita medicaCertificati medici, CF, documenti identità
Successione sempliceSÌ (per successioni senza immobili complessi)Atto di morte, documenti eredi, inventario beni
Bonus casa regionale FVG (ISEE)SÌ (ISEE parte online)Vedi sezione ISEE
Modello UNICO/Redditi PFSÌCU, F24, documenti attività, quadri esteri
RED pensionatiSÌLettera INPS + CU

Online vs Sportello Fisico: Quando Conviene Cosa

Il servizio online è pratico per la maggior parte dei casi, ma ci sono situazioni in cui è preferibile o necessario venire in sede a Udine:

SituazioneOnlineSportello Udine
730 standard (dipendente, pensionato)OTTIMOPossibile ma non necessario
730 con situazioni complesse (coniuge non residente, redditi esteri, criptovalute)FATTIBILEConsigliato per prima consulenza
ISEE standard nucleo familiareOTTIMONon necessario
Successione con sistema tavolare FVG (immobili)PARZIALMENTESpesso necessario per documenti catastali originali
Persona anziana non abituata ai digitaliVia WhatsApp con aiuto familiareSportello con accompagnatore
Primo contatto / consulenza fiscaleVia telefono o WhatsAppConsigliato per questioni complesse
Firma di atti notarili o documenti originaliNON possibileNecessario in sede

Sicurezza e Privacy nel CAF Online

Inviare documenti personali via WhatsApp o portale web solleva spesso domande sulla sicurezza. Il CAF Centro Fiscale gestisce i tuoi dati in conformità con il GDPR (Regolamento UE 2016/679):

  • I documenti inviati via WhatsApp sono protetti dalla crittografia end-to-end di WhatsApp Business
  • La piattaforma pratiche.centrofiscale.com usa connessioni HTTPS certificate e server italiani
  • I dati personali e fiscali non vengono ceduti a terzi
  • Le informazioni vengono conservate nel rispetto dei termini di legge (10 anni per documenti fiscali) e poi eliminate
  • Ogni operatore CAF ha accesso solo ai dati strettamente necessari per elaborare la tua pratica

Cosa Ti Serve per Iniziare con il CAF Online

Per attivare il servizio online del CAF Centro Fiscale ti basta:

  1. Uno smartphone o un computer con connessione internet (anche semplice connessione 4G)
  2. La possibilità di fotografare i documenti: la fotocamera dello smartphone è sufficiente
  3. Un numero di telefono per ricevere l’OTP di firma (SMS) o la conferma via WhatsApp
  4. Un indirizzo email per ricevere le pratiche elaborate e le ricevute di trasmissione

Non serve SPID per tutti i servizi (per alcuni sì, come le dimissioni online). Non serve firma digitale con smart card. Non serve nulla di speciale: se usi WhatsApp, puoi usare il CAF online.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate – Accesso alla dichiarazione precompilata (delega al CAF)
  • INPS – Scheda servizio “La dichiarazione della situazione reddituale (RED)”
  • INPS – Portale unico ISEE (DSU e attestazione ISEE)
  • Regolamento (UE) 2016/679 del 27 aprile 2016 (GDPR) – EUR-Lex

Domande Frequenti sul CAF Udine Online

Abito a Trieste (o Pordenone, o Carnia). Posso rivolgermi al CAF Centro Fiscale di Udine?
Assolutamente sì. Il CAF Centro Fiscale opera online per tutto il Friuli Venezia Giulia e anche oltre i confini regionali. Non è necessaria la residenza a Udine o nella provincia di Udine per usufruire dei servizi.

Devo avere SPID per usare il CAF online?
Per la maggior parte dei servizi CAF (730, ISEE, RED, NASPI), lo SPID non è necessario: ci pensa il CAF ad accedere ai portali con le proprie credenziali di intermediario. Per alcuni servizi come le dimissioni online o alcune pratiche INPS che richiedono la firma del cittadino sul portale, può essere necessario che tu abbia SPID. Il consulente CAF ti dirà in anticipo se hai bisogno di attivarlo.

I miei documenti vengono conservati in modo sicuro se li invio via WhatsApp?
WhatsApp Business usa crittografia end-to-end: i messaggi non sono accessibili a terzi durante la trasmissione. I documenti vengono poi gestiti dai sistemi interni del CAF in conformità con il GDPR. Per chi ha dubbi sulla privacy, è disponibile anche la piattaforma sicura pratiche.centrofiscale.com.

Contatta il CAF Centro Fiscale: Inizia Subito Online

Che tu sia a Udine, Trieste, Pordenone, Gorizia, Cividale, Lignano o in Carnia, il CAF Centro Fiscale è il tuo centro di assistenza fiscale e patronato a distanza per tutto il FVG.

  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121 (il modo più rapido per iniziare)
  • Portale online: pratiche.centrofiscale.com
  • Sede fisica (per chi preferisce di persona): Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine

Anche se non sei a Udine, possiamo aiutarti.

Articolo redatto a giugno 2026. I servizi online del CAF sono continuamente aggiornati: per conoscere le ultime funzionalità disponibili, contattaci direttamente.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Ottobre 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-01 15:00:002026-09-29 07:39:18CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVG
Architetti e Ingegneri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e Sanzioni

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La dichiarazione annuale Inarcassa 2026 è l’adempimento con cui ogni architetto e ingegnere libero professionista comunica alla propria Cassa di previdenza il reddito professionale e il volume d’affari dell’anno precedente. Non è un passaggio formale: è il dato su cui Inarcassa calcola il conguaglio contributivo, cioè quanto devi ancora versare (o quanto hai versato in più) rispetto ai contributi minimi già pagati durante l’anno.

Molti professionisti pensano che, se l’anno è andato male o l’attività è ferma, non ci sia nulla da comunicare. È l’errore più diffuso e anche il più costoso: la comunicazione è obbligatoria anche con reddito pari a zero o in perdita. Chi la dimentica va incontro a una sanzione pecuniaria e, nei casi più gravi, a una segnalazione disciplinare all’Ordine professionale.

In questa guida vediamo in modo semplice chi deve presentare la dichiarazione annuale Inarcassa 2026, entro quando, quali dati servono, come funziona il conguaglio e cosa rischi concretamente in caso di omessa, tardiva o infedele comunicazione. Alla fine trovi anche le domande più frequenti che ci pongono architetti e ingegneri nel nostro ufficio di Udine.

Approfondisci: se vuoi capire come si formano gli importi che ritrovi nel conguaglio (aliquote, minimi, massimali e strategie per ridurre la base imponibile), leggi la nostra guida completa Inarcassa 2026: contributi architetti, minimi, massimali e come ridurre la base imponibile.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 e chi deve presentarla
  2. Scadenza della dichiarazione annuale Inarcassa 2026: il 31 ottobre slitta al 2 novembre
  3. Quali dati servono per la dichiarazione annuale Inarcassa 2026
  4. Come si compila e si invia la dichiarazione Inarcassa: la procedura
  5. Dal reddito dichiarato al conguaglio contributivo: come funziona
  6. Sanzioni per omessa, tardiva o infedele dichiarazione annuale Inarcassa
  7. Errore dopo l’invio: come correggere la dichiarazione Inarcassa
  8. Architetti e ingegneri a Udine: come ti aiuta il CAF Centro Fiscale
  9. Domande frequenti sulla dichiarazione annuale Inarcassa 2026
  10. Conclusioni: non rimandare la dichiarazione annuale Inarcassa 2026

Cos’è la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 e chi deve presentarla

La dichiarazione annuale Inarcassa 2026 (chiamata anche comunicazione reddituale o dichiarazione dei redditi e dei volumi d’affari) è la trasmissione telematica con cui il professionista dichiara alla Cassa due importi riferiti all’anno d’imposta precedente: il reddito professionale netto e il volume d’affari ai fini IVA.

Attenzione a non confonderla con la dichiarazione dei redditi presentata all’Agenzia delle Entrate: sono due adempimenti distinti, con scadenze e destinatari diversi. Il Modello Redditi serve a calcolare le imposte; la comunicazione a Inarcassa serve a calcolare i contributi previdenziali. I dati però devono coincidere, perché la Cassa incrocia le informazioni con quelle dell’Amministrazione finanziaria.

Un chiarimento importante: l’obbligo verso Inarcassa nasce dall’iscrizione all’Albo degli Architetti o degli Ingegneri, non dal codice di attività che hai indicato all’apertura della partita IVA. Il codice ATECO serve ad altri fini (fiscali e statistici) e non determina la posizione previdenziale.

Chi è obbligato alla comunicazione

La platea è più ampia di quanto si pensi. Sono tenuti alla dichiarazione annuale Inarcassa:

  • tutti i professionisti iscritti a Inarcassa, anche se il reddito professionale o il volume d’affari è pari a zero o in perdita;
  • gli iscritti all’Albo non iscritti alla Cassa (ad esempio chi ha anche un lavoro dipendente o è iscritto ad altra forma previdenziale obbligatoria), perché restano debitori del contributo integrativo sul fatturato professionale;
  • le società di ingegneria e le società tra professionisti, per la quota integrativa sul volume d’affari;
  • gli eredi del professionista deceduto, con termini e modalità specifiche.

Il principio è semplice: se nell’anno di riferimento eri iscritto all’Albo, per Inarcassa esisti e devi comunicare i tuoi numeri, fossero anche tutti zero. È proprio la dichiarazione a reddito zero a permettere alla Cassa di sapere che non c’è nulla da conguagliare, evitando accertamenti successivi.

Scadenza della dichiarazione annuale Inarcassa 2026: il 31 ottobre slitta al 2 novembre

Il termine ordinario per la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 è il 31 ottobre dell’anno successivo a quello di riferimento. Nel 2026, però, il 31 ottobre cade di sabato e il 1° novembre è festivo: il termine slitta quindi al lunedì 2 novembre 2026, primo giorno lavorativo utile.

La dichiarazione in scadenza riguarda i dati dell’anno d’imposta 2025: il reddito professionale e il volume d’affari che hai già indicato nella dichiarazione fiscale presentata quest’anno. Da quei due numeri Inarcassa ricava i contributi effettivamente dovuti.

La “finestra di tolleranza” fino al 31 dicembre

Esiste un margine che molti professionisti ignorano. La sanzione per la comunicazione tardiva non viene applicata se ricorrono contemporaneamente due condizioni: la dichiarazione viene comunque presentata entro il 31 dicembre e il conguaglio contributivo (o il contributo integrativo, per i non iscritti e le società) viene pagato correttamente entro i termini previsti.

Immagina che Marco, ingegnere, si accorga a metà novembre di non aver inviato nulla. Se provvede subito e versa quanto dovuto nei termini, non subisce la sanzione. Se invece arriva a gennaio, la sanzione scatta. È un margine di sicurezza, non un’alternativa alla scadenza: conviene sempre considerare il 2 novembre 2026 come data definitiva.

Quali dati servono per la dichiarazione annuale Inarcassa 2026

Per compilare correttamente la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 servono pochi dati, ma vanno presi dai righi giusti del modello fiscale. Un valore sbagliato qui si traduce in un conguaglio errato e, in prospettiva, in una dichiarazione infedele.

  • Reddito professionale netto: per i contribuenti in regime ordinario o semplificato si ricava dal quadro RE del Modello Redditi PF (compensi meno spese deducibili); per chi è in regime forfettario si fa riferimento al reddito determinato nel quadro LM, cioè i compensi ridotti applicando il coefficiente di redditività.
  • Volume d’affari IVA: è il totale delle operazioni fatturate nell’anno, al netto dell’IVA. Su questo importo si calcola il contributo integrativo del 4%, quello che addebiti in fattura ai clienti.
  • Eventuali redditi prodotti in forma associata (studi associati, società tra professionisti) attribuiti pro quota.
  • Redditi da attività professionale svolta all’estero o in regimi particolari, quando rilevanti.

Il coefficiente di redditività, per chi non ha familiarità con il termine, è la percentuale forfettaria con cui il fisco stabilisce quanta parte dei tuoi incassi è considerata “guadagno”: per architetti e ingegneri è quella prevista per le attività professionali. Il resto è considerato costo, senza bisogno di documentarlo.

Il caso del regime forfettario

Chi opera in regime forfettario non è esonerato da nulla: la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 è dovuta esattamente come per gli altri, e il contributo integrativo del 4% resta obbligatorio anche se non viene esposto in fattura come rivalsa. Su questo punto abbiamo dedicato un approfondimento specifico: Architetto forfettario e Inarcassa 2026: doppia contribuzione, minimi e convenienza.

Un errore frequente tra i forfettari è dichiarare a Inarcassa i compensi lordi incassati invece del reddito calcolato con il coefficiente, o viceversa indicare come volume d’affari il reddito imponibile. Sono due grandezze diverse e vanno tenute separate.

Come si compila e si invia la dichiarazione Inarcassa: la procedura

L’invio della dichiarazione annuale Inarcassa 2026 avviene esclusivamente per via telematica, attraverso l’area riservata Inarcassa On Line, nella sezione dedicata agli adempimenti dichiarativi. Non sono ammessi invii cartacei o via e-mail, salvo i casi particolari previsti per gli eredi del professionista deceduto.

Nella pratica la procedura si articola in alcuni passaggi:

  1. Accesso all’area riservata con le credenziali personali dell’iscritto (o tramite identità digitale, secondo le modalità previste dalla Cassa).
  2. Apertura del modello dichiarativo relativo all’anno di riferimento, che in parte si presenta già precompilato con i dati anagrafici e la posizione contributiva.
  3. Inserimento del reddito professionale netto e del volume d’affari, con l’eventuale indicazione di situazioni particolari (cessazione, sospensione, redditi associati).
  4. Scelta sul contributo facoltativo, per chi decide di versare una quota aggiuntiva di soggettivo per migliorare la pensione futura.
  5. Controllo, conferma e invio definitivo, con generazione della ricevuta telematica da conservare come prova dell’adempimento.

Sembra lineare, ma i punti critici sono due: capire quale valore riportare quando la posizione fiscale non è “standard” (anno di inizio attività, doppia iscrizione, redditi misti, periodi di sospensione) e verificare la coerenza con quanto già trasmesso al fisco. Per questo motivo conviene far controllare la compilazione a chi gestisce già la tua contabilità. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue la pratica dall’estrazione dei dati dal Modello Redditi fino alla trasmissione, sia in ufficio sia online.

Dal reddito dichiarato al conguaglio contributivo: come funziona

Il motivo per cui la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 è così importante sta nel meccanismo del conguaglio. Durante l’anno l’iscritto versa i contributi minimi, cioè un importo fisso dovuto a prescindere da quanto guadagna (per il 2026 il contributo soggettivo minimo è pari a 2.785 euro e quello integrativo minimo a 850 euro, per un totale di circa 3.635 euro). Solo dopo la comunicazione reddituale la Cassa calcola il dovuto effettivo.

Il calcolo si basa su due aliquote:

  • contributo soggettivo: 14,5% del reddito professionale netto, è la parte che costruisce la tua pensione;
  • contributo integrativo: 4% del volume d’affari, addebitato in fattura al cliente e riversato alla Cassa.

Supponiamo che un’architetta abbia dichiarato un reddito professionale di 40.000 euro: il soggettivo teorico è il 14,5% di quella cifra. Dal totale dovuto si sottraggono i minimi già versati durante l’anno e la differenza è il conguaglio. Se invece il reddito è basso, i minimi coprono già tutto e non c’è nulla da versare in più.

Il conguaglio determinato in base alla comunicazione va corrisposto entro il 31 dicembre dell’anno di presentazione della dichiarazione. In alternativa è possibile rateizzarlo in tre rate, con scadenze fissate a marzo, luglio e novembre dell’anno successivo. È una possibilità preziosa per chi ha avuto un anno molto positivo e si trova un conguaglio importante da assorbire.

Se il reddito comunicato non coincide con quello fiscale

Inarcassa confronta i dati ricevuti con quelli risultanti dalle dichiarazioni fiscali. Se emerge una differenza, la Cassa avvia una verifica e richiede i contributi non versati. Quando il reddito comunicato è inferiore a quello dichiarato al fisco, si entra nel campo della dichiarazione infedele, con conseguenze economiche decisamente più pesanti della semplice tardività.

Sanzioni per omessa, tardiva o infedele dichiarazione annuale Inarcassa

Il sistema sanzionatorio distingue tre situazioni diverse, con effetti molto differenti tra loro. Conoscerli aiuta a capire perché un semplice invio dimenticato può diventare un problema serio.

Omessa o tardiva comunicazione

L’omissione o il ritardo oltre il termine comporta una sanzione di 175 euro, importo adeguato annualmente in base alla variazione dell’indice ISTAT. Come visto, la sanzione non si applica se la comunicazione viene presentata entro il 31 dicembre e il conguaglio (o il contributo integrativo) è versato correttamente nei termini. La stessa sanzione è prevista per la tardiva comunicazione dell’indirizzo PEC, ma le due non si cumulano tra loro.

Dichiarazione infedele

La comunicazione è considerata infedele quando il reddito professionale o il volume d’affari dichiarato a Inarcassa è inferiore a quello dichiarato agli uffici fiscali. In questo caso la sanzione è pari al 50% dei contributi non versati, a cui si aggiungono gli interessi per il ritardato pagamento. È prevista un’attenuazione (soli interessi, senza sanzione) quando l’importo non versato resta sotto una soglia minima annuale, indicata dalla Cassa nel prospetto sanzioni e interessi pubblicato ogni anno.

Ritardato versamento dei contributi

Diversa ancora è la posizione di chi dichiara correttamente ma paga in ritardo. Per le scadenze dal 18 dicembre 2019 le maggiorazioni sono progressive: 1% mensile per i primi 12 mesi di ritardo, 12% fisso tra il tredicesimo e il ventiquattresimo mese, poi 2% mensile fino a un massimo del 30%, oltre agli interessi calcolati dalla data di scadenza.

La conseguenza più temuta: la segnalazione all’Ordine

Oltre all’aspetto economico c’è un profilo che preoccupa molti professionisti. Il regolamento della Cassa prevede che l’omissione, il ritardo e l’infedeltà della comunicazione non seguita da rettifica costituiscano infrazione disciplinare: su segnalazione di Inarcassa, l’Ordine competente avvia il relativo procedimento e la seconda infrazione può comportare la sospensione dall’Albo fino all’adempimento. Per un professionista che vive di incarichi, è un rischio che vale la pena evitare con una semplice trasmissione fatta in tempo.

Errore dopo l’invio: come correggere la dichiarazione Inarcassa

Accorgersi di un errore dopo aver premuto “invia” capita più spesso di quanto si creda: un reddito riportato da un rigo sbagliato, un volume d’affari che non considera le fatture di fine anno, una nota di credito dimenticata. La buona notizia è che la dichiarazione annuale Inarcassa 2026 può essere rettificata.

La regola da tenere a mente è una sola: più la rettifica è tempestiva, meno costa. Se la correzione viene trasmessa entro il termine ordinario della comunicazione, l’infedeltà non è sanzionata, perché la dichiarazione valida diventa l’ultima inviata. Se invece la rettifica arriva dopo, restano dovuti i contributi mancanti con i relativi interessi e, a seconda del caso, la sanzione per infedeltà.

Nella pratica quotidiana succede anche il contrario: professionisti che hanno dichiarato più del dovuto e versato contributi in eccesso. Anche questa situazione va sistemata, perché non si corregge da sola. In entrambi i casi conviene farsi assistere: ricostruire la posizione contributiva a posteriori richiede tempo e il confronto con i modelli fiscali degli anni interessati.

Architetti e ingegneri a Udine: come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

La dichiarazione annuale Inarcassa 2026 è un adempimento breve ma delicato, perché si innesta su tutta la posizione fiscale dell’anno precedente. Nel nostro ufficio di Udine seguiamo ogni anno architetti e ingegneri che operano sia come liberi professionisti puri sia come titolari di studi associati, e i nodi ricorrenti sono sempre gli stessi: coerenza tra quadro RE o LM e dato comunicato, corretta quantificazione del volume d’affari, gestione dei periodi di inizio o cessazione attività.

Il servizio comprende la verifica dei dati fiscali, la compilazione e la trasmissione della comunicazione, il controllo del conguaglio calcolato dalla Cassa e la valutazione dell’eventuale rateizzazione. Per chi sta avviando l’attività, curiamo anche l’apertura della posizione e la scelta del regime più adatto: trovi un quadro d’insieme in Aprire partita IVA ingegnere 2026 e, per i più giovani, in Architetti under 35 nel 2026: aliquota 5% forfettario, Inarcassa e vantaggi.

Lavoriamo sia in presenza, in Viale Tullio 13 a Udine, sia interamente online per chi opera fuori provincia o preferisce gestire tutto da remoto. Per una valutazione della tua posizione, con preventivo personalizzato, puoi fissare un appuntamento con il CAF Centro Fiscale di Udine prima della scadenza del 2 novembre.

Fonti

  • Legge 3 gennaio 1981, n. 6, art. 16 – Comunicazioni obbligatorie alla Cassa (Normattiva)
  • Legge 3 gennaio 1981, n. 6, art. 10 – Contributo integrativo (Normattiva)
  • Inarcassa, Regolamento Generale Previdenza (testo vigente)
  • Inarcassa, Dichiarazione annuale obbligatoria dei redditi e dei volumi d’affari
  • Inarcassa, Sanzioni (omessa, tardiva e infedele comunicazione; ritardati versamenti)
  • Inarcassa, Contributi per gli iscritti – minimi 2026

Domande frequenti sulla dichiarazione annuale Inarcassa 2026

Conclusioni: non rimandare la dichiarazione annuale Inarcassa 2026

La dichiarazione annuale Inarcassa 2026 si chiude il 2 novembre e riguarda tutti gli architetti e gli ingegneri iscritti all’Albo, anche quelli con reddito zero. È un adempimento rapido per chi ha i conti in ordine, ma diventa un problema quando i dati non coincidono con la dichiarazione fiscale o quando la scadenza passa inosservata: 175 euro di sanzione per la tardività, il 50% dei contributi evasi in caso di infedeltà e, sullo sfondo, la segnalazione disciplinare all’Ordine.

Il consiglio pratico è semplice: recupera oggi il Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025), verifica reddito professionale e volume d’affari e fai controllare la coerenza dei dati prima dell’invio. Se preferisci non occupartene, il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’intera pratica per te, dalla verifica dei dati alla trasmissione fino al controllo del conguaglio, in ufficio oppure online in tutta Italia.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Assistenza per la Dichiarazione Annuale Inarcassa

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i dati, compilare e trasmettere la dichiarazione annuale Inarcassa entro il 2 novembre, con controllo del conguaglio contributivo e preventivo personalizzato.

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    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

    ECCELLENTE
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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Ottobre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-01 13:00:002026-09-30 08:10:54Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e Sanzioni
    NOTIZIE

    Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazione

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Con la stagione delle dichiarazioni dei redditi ormai avviata, molti liberi professionisti si trovano a dover riesaminare le spese alberghiere professionisti sostenute nel corso dell’anno, insieme alle spese di somministrazione di alimenti e bevande legate alla propria attività. Non si tratta di un dettaglio secondario: la normativa che regola la deducibilità di questi costi è stata riscritta dalla riforma fiscale e oggi prevede regole più stringenti, sia sui limiti di deduzione sia sulle modalità di pagamento. Un errore in questa fase può tradursi in una dichiarazione inesatta e in possibili contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Vediamo quindi quali dati verificare prima di completare il quadro dedicato del modello Redditi.

    Indice dei contenuti

    1. Perché controllare ora le spese alberghiere in dichiarazione
    2. Il limite di deducibilità delle spese alberghiere e di somministrazione
    3. Spese generiche o spese riaddebitate al cliente: la differenza conta
    4. L’obbligo di tracciabilità dei pagamenti dal 2025
    5. Dove indicare le spese: il quadro RE del modello Redditi PF
    6. Domande frequenti sulle spese alberghiere dei professionisti

    Perché controllare ora le spese alberghiere in dichiarazione

    Il tema delle spese alberghiere professionisti è tornato al centro dell’attenzione perché il periodo d’imposta 2025, quello che si sta dichiarando in questi mesi, è il primo interamente soggetto alle nuove regole introdotte dalla riforma del reddito di lavoro autonomo. La disciplina, contenuta nell’articolo 54-septies del TUIR, introdotto dal D.Lgs. 13 dicembre 2024, n. 192, ha cambiato in parte l’impostazione precedente, in particolare per quanto riguarda il collegamento tra spese sostenute direttamente dal professionista e spese riaddebitate al cliente. A questo si aggiunge un nuovo vincolo, quello della tracciabilità dei pagamenti, che se non rispettato può far perdere del tutto il diritto alla deduzione. Per questo motivo è importante rivedere con attenzione ricevute, fatture e modalità di pagamento prima di trasferire i dati nel modello Redditi.

    Il limite di deducibilità delle spese alberghiere e di somministrazione

    La regola generale prevede che le spese alberghiere e quelle di somministrazione di alimenti e bevande sostenute dal professionista nell’esercizio della propria attività siano deducibili solo in parte. Nella misura prevista dalla normativa vigente, la deduzione è ammessa nella misura del 75% del costo sostenuto e, comunque, entro un ulteriore tetto pari al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. Si tratta di due limiti che si applicano in sequenza, non alternativi: prima si riduce la spesa al 75%, poi si verifica che l’importo così ottenuto non superi il plafond calcolato sui compensi dell’anno. Se lo supera, l’eccedenza resta indeducibile.

    Questo doppio vincolo riguarda le spese cosiddette generiche, cioè quelle sostenute dal professionista nello svolgimento ordinario della propria attività, non riferibili in modo diretto a uno specifico incarico fatturato al cliente. È il caso, ad esempio, del pranzo di lavoro con un potenziale cliente o del pernottamento sostenuto per partecipare a un convegno di aggiornamento professionale. Proprio perché il limite dipende dai compensi dell’anno, un professionista con ricavi contenuti rischia di vedersi ridotta la deduzione anche se ha rispettato correttamente la soglia del 75%.

    Spese generiche o spese riaddebitate al cliente: la differenza conta

    Un aspetto che genera spesso confusione riguarda la distinzione tra le spese alberghiere e di somministrazione sostenute in via generica e quelle invece sostenute per l’esecuzione di un incarico specifico, poi riaddebitate analiticamente al committente in fattura. Quando il professionista anticipa vitto e alloggio necessari per svolgere una prestazione fuori sede e riporta puntualmente quella spesa nella parcella emessa al cliente, la logica cambia: quella spesa non resta stabilmente a carico del professionista, ma viene trasferita a chi ha commissionato l’incarico. Per questo motivo le spese riaddebitate analiticamente seguono un regime diverso da quello ordinario del 75% con tetto del 2%: il rimborso ricevuto dal committente non concorre a formare il reddito del professionista (articolo 54, comma 2, lettera b, del TUIR), a condizione che le spese di vitto, alloggio, viaggio e taxi/NCC sostenute in Italia siano state pagate con strumenti tracciabili: in caso contrario, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025, il rimborso concorre al reddito (articolo 54, comma 2-bis, del TUIR) e, in modo speculare, la spesa non è deducibile (articolo 54-ter del TUIR), salvo i casi di mancato rimborso previsti dalla stessa norma. Restano quindi fuori sia dal limite del 75% sia dal tetto del 2% dei compensi.

    • Spese generiche: sostenute nell’esercizio ordinario dell’attività, non riaddebitate puntualmente a un cliente, soggette al limite del 75% e al tetto del 2% dei compensi.
    • Spese riaddebitate analiticamente: sostenute per eseguire un incarico specifico e riportate in fattura al committente; il rimborso non concorre al reddito e la spesa non è deducibile, salvo i casi di mancato rimborso da parte del committente.
    • Documentazione: è indispensabile conservare ricevute, fatture e la prova del riaddebito puntuale, per poter dimostrare a quale categoria appartiene ciascuna spesa.

    Capire in quale delle due categorie rientra ogni spesa è essenziale, perché un errore di classificazione può portare a dedurre importi non spettanti oppure, al contrario, a rinunciare a una deduzione legittima.

    L’obbligo di tracciabilità dei pagamenti dal 2025

    La novità più delicata da verificare riguarda la tracciabilità dei pagamenti. Il principio è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024, articolo 1, commi 81-83), ma per il lavoro autonomo è stato poi riscritto e coordinato con la riforma dal D.L. 84/2025 (convertito dalla Legge 108/2025), che ha inserito il comma 6-bis nell’articolo 54-septies del TUIR: le spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante taxi o noleggio con conducente sostenute nel territorio dello Stato sono deducibili solo se pagate con bonifico bancario o postale, carte di credito, di debito o prepagate, assegni e altri strumenti previsti dall’articolo 23 del D.Lgs. 241/1997. Le decorrenze sono due: per le spese sostenute direttamente dal professionista l’obbligo riguarda quelle sostenute dal 18 giugno 2025, data di entrata in vigore del decreto fiscale, mentre per i rimborsi analitici ai dipendenti in trasferta o ad altri lavoratori autonomi vale già per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025 (Agenzia delle Entrate, circolare n. 15/E del 22 dicembre 2025). Chi paga in contanti una spesa alberghiera o di somministrazione sostenuta in Italia dal 18 giugno 2025 perde quindi il diritto alla deduzione, anche se la spesa rispetta tutti gli altri requisiti previsti dall’articolo 54-septies del TUIR.

    Questa regola vale sia per il professionista che sostiene la spesa in prima persona, sia per i rimborsi analitici corrisposti a chi ha effettuato una trasferta per conto dell’attività. Restano invece fuori dall’obbligo le spese sostenute all’estero e i viaggi con mezzi di linea come treno, aereo, nave o autobus, oltre alle indennità forfettarie di trasferta, per le quali continua ad applicarsi la disciplina ordinaria. Proprio per la delicatezza di questo passaggio, molti professionisti stanno riscontrando in questi giorni differenze tra le spese effettivamente deducibili e quelle che avevano preventivato, semplicemente perché in alcuni casi il pagamento non è avvenuto con strumenti tracciabili.

    Dove indicare le spese: il quadro RE del modello Redditi PF

    Per i professionisti in regime ordinario, le spese alberghiere e di somministrazione vanno indicate nel quadro RE del modello Redditi Persone Fisiche, tra i costi dell’attività professionale, applicando i limiti di deducibilità appena descritti. È quindi fondamentale che l’importo portato in deduzione rifletta già la riduzione al 75% e il confronto con il tetto del 2% dei compensi, e non il costo lordo sostenuto; le spese riaddebitate analiticamente al committente, invece, non vanno indicate tra i costi deducibili. Chi opera in regime forfettario determina il reddito con criteri semplificati nel quadro LM, applicando il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO, e non deduce analiticamente i costi: per questo le regole sulle spese alberghiere non trovano applicazione.

    In sintesi, chi si appresta a completare la propria dichiarazione dei redditi dovrebbe rileggere le pezze giustificative delle spese alberghiere sostenute nel 2025, verificare il metodo di pagamento utilizzato e distinguere con chiarezza le spese generiche da quelle riaddebitate ai clienti. Solo così i dati inseriti nel modello Redditi risulteranno coerenti con quanto previsto dall’articolo 54-septies del TUIR.

    Fonti

    • DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 54-septies – Spese relative a prestazioni alberghiere, di somministrazione di alimenti e bevande e di rappresentanza (Normattiva)
    • Decreto legislativo 13 dicembre 2024, n. 192 – Revisione del regime impositivo dei redditi (IRPEF-IRES) (Normattiva)
    • Decreto-legge 17 giugno 2025, n. 84 (decreto fiscale), convertito dalla legge 30 luglio 2025, n. 108 (Normattiva)
    • Agenzia delle Entrate – Circolare n. 15/E del 22 dicembre 2025, tracciabilità delle spese di trasferta e di rappresentanza

    Domande frequenti sulle spese alberghiere dei professionisti

    Le spese alberghiere dei professionisti sono deducibili al 100%?

    No. Le spese alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute in via generica sono deducibili nella misura del 75% e comunque entro il 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (articolo 54-septies, comma 1, del TUIR). Le spese riaddebitate analiticamente al cliente seguono invece un trattamento diverso.

    Cosa succede se pago in contanti una spesa alberghiera?

    Se la spesa è stata sostenuta in Italia a partire dal 18 giugno 2025, il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla deduzione, anche se la spesa è correttamente documentata da fattura o ricevuta (articolo 54-septies, comma 6-bis, del TUIR). Per le spese sostenute prima di quella data, o all’estero, la tracciabilità non è richiesta; per i rimborsi analitici ai dipendenti in trasferta o ad altri lavoratori autonomi, invece, l’obbligo vale già per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025.

    In quale quadro della dichiarazione vanno indicate queste spese?

    Per i professionisti in regime ordinario, le spese alberghiere e di somministrazione vanno indicate nel quadro RE del modello Redditi PF. Chi è in regime forfettario determina il reddito con criteri diversi, nel quadro LM.

    Le spese riaddebitate al cliente rientrano nel limite del 75%?

    No. Il rimborso di queste spese non concorre a formare il reddito del professionista e, in modo speculare, la spesa non è deducibile: non entra quindi né nel calcolo del 75% né nel tetto del 2% dei compensi. La deduzione torna possibile solo nei casi di mancato rimborso da parte del committente previsti dall’articolo 54-ter del TUIR.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Ottobre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    CAF, ISEE

    ISEE 2027: Guida Completa a Prima Casa, Redditi, Patrimoni e 10 Documenti da Preparare

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    L’ISEE 2027 è il documento che apre la porta alla maggior parte dei bonus e delle agevolazioni destinate alle famiglie italiane: dall’Assegno unico universale al bonus asilo nido, dal bonus bollette alle rette scolastiche, fino alle borse di studio universitarie e ai servizi sociali comunali. Si tratta dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, cioè un numero che fotografa la reale capacità economica del tuo nucleo familiare mettendo insieme redditi, patrimoni e numero di componenti.

    Ogni anno l’indicatore va rinnovato e, da gennaio, gli uffici sono presi d’assalto. Arrivare preparati fa la differenza: sapere quali documenti servono, come viene valutata la prima casa e quali somme finiscono nel calcolo evita errori, ritardi e soprattutto ISEE più alti del dovuto. In questa guida trovi tutto quello che serve per affrontare l’ISEE 2027 con serenità: cosa cambia rispetto al 2026, quali redditi e patrimoni contano davvero, la checklist completa dei documenti e gli errori più comuni. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo passo, in ufficio e online.

    Indice dei contenuti

    1. ISEE 2027: cos’è e a cosa serve davvero
    2. Quando si rinnova l’ISEE 2027 e quanto dura
    3. Prima casa e ISEE 2027: come viene valutato l’immobile
    4. Quali redditi contano nell’ISEE 2027
    5. Quali patrimoni contano nell’ISEE 2027
    6. Scala di equivalenza: quanto conta la composizione del nucleo
    7. Documenti da preparare per l’ISEE 2027: la checklist completa
    8. Come presentare la DSU per l’ISEE 2027
    9. Cosa cambia nell’ISEE 2027 rispetto al 2026
    10. Errori comuni da evitare nell’ISEE 2027
    11. Approfondimenti correlati sull’ISEE 2027
    12. Domande frequenti sull’ISEE 2027
    13. Affidati al CAF per il tuo ISEE 2027

    ISEE 2027: cos’è e a cosa serve davvero

    L’ISEE 2027 è un indicatore calcolato dall’INPS sulla base dei dati che la famiglia dichiara nella DSU, la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Il nome spaventa, ma il concetto è semplice: è il modulo in cui il nucleo familiare racconta la propria situazione economica. L’INPS incrocia queste informazioni con quelle dell’Agenzia delle Entrate e dei propri archivi e restituisce l’attestazione ISEE, il documento che poi presenti agli enti per ottenere le agevolazioni.

    La formula, spiegata in parole povere, funziona così: si sommano tutti i redditi del nucleo, si aggiunge il 20% del patrimonio (immobiliare e mobiliare, al netto delle franchigie) e si ottiene l’ISE. Questo valore viene poi diviso per la scala di equivalenza, un coefficiente che cresce con il numero dei componenti: ecco perché due famiglie con lo stesso reddito, ma una con un figlio e l’altra con tre, ottengono un ISEE 2027 molto diverso.

    Le prestazioni collegate all’indicatore sono moltissime. Ecco le principali per cui ti verrà chiesto l’ISEE 2027:

    • Assegno unico universale per i figli a carico, il cui importo cresce al diminuire dell’ISEE
    • Bonus asilo nido e contributi per le rette dei servizi educativi
    • Bonus sociale bollette per luce, gas e acqua, riconosciuto in automatico ai nuclei sotto soglia
    • Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro
    • Borse di studio, tasse universitarie, mense e trasporti scolastici
    • Servizi sociali comunali, assistenza domiciliare e strutture per anziani

    Senza un ISEE 2027 valido molte di queste misure vengono sospese, ridotte all’importo minimo o semplicemente non erogate. È il motivo per cui il rinnovo di gennaio è l’adempimento più importante dell’anno per le famiglie. Se vuoi capire come l’indicatore incide su una delle misure più diffuse, trova un approfondimento nella nostra guida all’Assegno Unico 2027.

    Quando si rinnova l’ISEE 2027 e quanto dura

    L’ISEE 2027 si rinnova a partire dal 1° gennaio 2027 e resta valido fino al 31 dicembre 2027. Non esiste un rinnovo automatico: anche se la tua situazione economica è identica all’anno precedente, devi presentare una nuova DSU. L’attestazione dell’anno prima scade e da quel momento non è più spendibile presso Comuni, INPS, università o gestori delle utenze.

    Un punto che genera molta confusione riguarda i dati utilizzati. L’ISEE 2027 non fotografa la tua situazione di oggi, ma guarda indietro nel tempo secondo due regole diverse:

    • Redditi: si considerano quelli del secondo anno precedente, quindi i redditi del 2025 dichiarati nel 2026
    • Patrimoni: si considera la situazione al 31 dicembre 2025, sia per gli immobili sia per conti correnti e investimenti

    Questo scarto temporale può penalizzare chi ha subito un peggioramento recente. Immagina che Marco abbia perso il lavoro a settembre 2026: il suo ISEE 2027 continuerebbe a basarsi sullo stipendio pieno del 2025, restituendo un valore alto e irrealistico. Per casi come questo esiste l’ISEE corrente, una versione aggiornata che consente di sostituire i redditi datati con quelli degli ultimi mesi, a patto che si sia verificata una variazione della situazione lavorativa oppure una riduzione del reddito superiore al 25%. L’ISEE corrente ha però una validità limitata nel tempo (in linea generale sei mesi, salvo nuovi eventi che ne impongono l’aggiornamento) e richiede documentazione specifica.

    Il consiglio pratico è semplice: non aspettare. Chi presenta la DSU a gennaio ottiene l’ISEE 2027 in tempo utile per le domande di bonus che si aprono nei primi mesi dell’anno, evitando la corsa di primavera. Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine già da dicembre per assicurarti uno slot nelle prime settimane.

    Prima casa e ISEE 2027: come viene valutato l’immobile

    La prima casa è l’elemento che più di ogni altro fa discutere le famiglie proprietarie. Molti si chiedono perché, pur avendo redditi modesti, si ritrovino un ISEE 2027 troppo alto per accedere ai bonus. La risposta sta nel patrimonio immobiliare, che entra nel calcolo anche quando si tratta dell’abitazione in cui vivi.

    Da quale valore si parte

    Il punto di partenza non è il prezzo di mercato dell’immobile, né quello che hai pagato per comprarlo, ma il valore ai fini IMU al 31 dicembre 2025. Si tratta di un valore fiscale, ottenuto rivalutando la rendita catastale e moltiplicandola per un coefficiente che dipende dalla categoria dell’immobile. Nella pratica è quasi sempre molto più basso del valore commerciale, ed è una buona notizia per il tuo ISEE 2027.

    Dal valore così determinato si sottrae il mutuo residuo al 31 dicembre 2025, cioè il debito ancora da rimborsare alla banca. È un passaggio spesso dimenticato che può abbattere in modo significativo l’indicatore: se la tua casa vale 80.000 euro ai fini IMU e hai ancora 50.000 euro di mutuo da pagare, il valore rilevante scende a 30.000 euro. Per questo motivo il certificato del mutuo residuo rilasciato dalla banca è un documento da non trascurare mai.

    La franchigia sulla casa di abitazione

    Sulla casa in cui risiede il nucleo familiare si applica poi una franchigia, cioè una quota di valore che viene semplicemente ignorata. La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 208) ha innalzato questa franchigia dai precedenti 52.500 euro a 91.500 euro, con un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo; per i nuclei residenti nei comuni capoluogo delle città metropolitane la soglia arriva fino a 120.000 euro. L’eventuale valore che eccede la franchigia non viene comunque conteggiato per intero: rileva solo per due terzi.

    Attenzione a una precisazione fondamentale, spesso taciuta nelle ricostruzioni semplificate: la franchigia potenziata non si applica a tutte le prestazioni, ma è stata prevista per un gruppo specifico di misure, tra cui l’Assegno unico universale, il bonus asilo nido, l’Assegno di inclusione, il Supporto per la formazione e il lavoro e il bonus nuovi nati. Per le altre agevolazioni possono continuare a valere i criteri ordinari. In concreto, la tua attestazione ISEE 2027 può riportare più valori, ciascuno valido per una specifica finalità: è normale e non è un errore.

    E se non sei proprietario? Chi vive in affitto beneficia di un abbattimento del reddito pari al canone annuo effettivamente pagato, entro un tetto massimo maggiorato in presenza di più figli conviventi. Serve il contratto di locazione registrato, con gli estremi di registrazione. Le seconde case, i terreni e gli immobili all’estero seguono invece regole diverse e non godono della franchigia prevista per l’abitazione principale: rientrano nel patrimonio con il loro valore IMU al netto dell’eventuale mutuo.

    Quali redditi contano nell’ISEE 2027

    Nell’ISEE 2027 confluiscono i redditi del 2025 di tutti i componenti del nucleo familiare. Un errore diffuso è pensare che conti solo lo stipendio: in realtà il perimetro è molto più ampio e comprende anche somme che non hai mai dichiarato nel modello 730 perché esenti da IRPEF.

    Ecco le principali componenti che entrano nel calcolo dell’ISEE 2027:

    • Reddito complessivo IRPEF risultante dalla dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025) o dalla Certificazione Unica
    • Redditi a tassazione sostitutiva o separata: cedolare secca sugli affitti, regime forfettario delle partite IVA, premi di risultato detassati
    • Redditi esenti da imposta, come alcune borse di studio o compensi non tassati
    • Trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari esenti IRPEF erogati da enti pubblici: pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, assegni sociali
    • Redditi di lavoro prestato all’estero tassati esclusivamente nel Paese estero
    • Redditi figurativi del patrimonio mobiliare, calcolati automaticamente dall’INPS

    La buona notizia è che molti di questi dati non li devi cercare tu: i trattamenti erogati dall’INPS e il reddito complessivo dichiarato all’Agenzia delle Entrate vengono recuperati direttamente dalle banche dati. Vanno invece segnalate le somme percepite da altri enti (Regione, Comune, casse professionali, enti esteri) che gli archivi centrali non conoscono. Ometterle espone al rischio di un ISEE difforme e, nei casi più gravi, alla revoca dei benefici ottenuti.

    Dal totale dei redditi si sottraggono alcune voci che riducono l’ISEE 2027: gli assegni di mantenimento versati all’ex coniuge, le spese sanitarie per disabilità e per l’assistenza personale, il canone di locazione e una franchigia percentuale sui redditi da lavoro dipendente oppure, in alternativa, sui trattamenti pensionistici. Sono deduzioni che l’operatore del CAF Centro Fiscale individua in sede di compilazione e che il fai-da-te spesso lascia sul tavolo.

    Un’ultima raccomandazione: se non hai ancora presentato la dichiarazione dei redditi relativa al 2025 o se hai dubbi sulla sua correttezza, sistemala prima di affrontare l’ISEE 2027. Su questo aspetto può esserti utile la nostra guida alla dichiarazione dei redditi tardiva, perché una dichiarazione mancante o sbagliata si riflette inevitabilmente sull’indicatore.

    Quali patrimoni contano nell’ISEE 2027

    Il patrimonio è la seconda gamba dell’ISEE 2027 e pesa per il 20% del suo valore complessivo, al netto delle franchigie. Si divide in due categorie: patrimonio immobiliare e patrimonio mobiliare. La data di riferimento, lo ripetiamo perché è cruciale, è il 31 dicembre 2025.

    Il patrimonio immobiliare

    Comprende tutti gli immobili e i terreni posseduti in Italia e all’estero da ciascun componente del nucleo, valutati con il criterio IMU e ridotti del mutuo residuo. Rientrano box, cantine autonome, appartamenti ereditati e quote di comproprietà: se possiedi il 50% di una casa, nel tuo ISEE 2027 entra solo la tua metà. Anche i diritti reali come l’usufrutto vanno dichiarati, mentre la nuda proprietà segue regole particolari che è bene far valutare a un operatore esperto.

    Il patrimonio mobiliare

    Qui finisce tutto ciò che è “liquido” o investito: conti correnti, libretti, carte prepagate con IBAN, depositi a risparmio, azioni, obbligazioni, fondi comuni, polizze a capitalizzazione, quote societarie e criptovalute. Per i conti correnti non basta indicare il saldo: occorre riportare sia il saldo al 31 dicembre sia la giacenza media annua, un dato che la banca fornisce su richiesta e che rappresenta la media delle somme presenti sul conto durante l’anno. Chi dichiara solo il saldo rischia un’attestazione con annotazione di omissione o difformità, che alcuni enti rifiutano.

    Anche sul mobiliare esistono franchigie che alleggeriscono il conteggio: la soglia base è di 6.000 euro, aumentata di 2.000 euro per ogni componente successivo al primo fino a un massimo di 10.000 euro, con un ulteriore incremento per le famiglie con più figli. A questa si aggiunge una misura introdotta negli ultimi anni e particolarmente rilevante per i risparmiatori prudenti: gli investimenti in titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postale sono esclusi dal patrimonio mobiliare fino a 50.000 euro per nucleo familiare. Una famiglia che tiene i risparmi in BTP o buoni postali, quindi, può vedere un ISEE 2027 sensibilmente più basso rispetto a chi li tiene sul conto corrente.

    Le franchigie e i criteri di computo vengono ritoccati periodicamente dai decreti attuativi: prima di fare calcoli “fai da te” conviene sempre verificare i valori aggiornati con un operatore del CAF o sul sito dell’INPS, perché una stima sbagliata porta a rinunciare a bonus a cui in realtà si avrebbe diritto.

    Scala di equivalenza: quanto conta la composizione del nucleo

    Una volta sommati redditi e quota di patrimonio si ottiene l’ISE. Per trasformarlo in ISEE 2027 si divide per il parametro della scala di equivalenza, che tiene conto del fatto che una stessa cifra sostiene molto meglio una persona sola che una famiglia di cinque. Il parametro parte da 1,00 per il nucleo di un solo componente e cresce progressivamente: 1,57 con due componenti, 2,04 con tre, 2,46 con quattro, 2,85 con cinque, più 0,35 per ogni ulteriore componente.

    A questi valori si aggiungono maggiorazioni che abbassano ulteriormente l’indicatore in presenza di situazioni specifiche: famiglie numerose con tre, quattro o cinque e più figli, nuclei con componenti con disabilità media, grave o non autosufficienza, nuclei con figli minori in cui entrambi i genitori lavorano oppure con un solo genitore lavoratore. La Legge di Bilancio 2026 è intervenuta rafforzando le maggiorazioni per i nuclei con due o più figli, che nell’ISEE 2027 vedono un trattamento più favorevole rispetto al passato: anche in questo caso, però, il beneficio opera soltanto per le prestazioni individuate dalla legge, le stesse a cui si applica la franchigia potenziata sulla prima casa.

    Definire correttamente il nucleo familiare è quindi decisivo. La regola generale è quella dello stato di famiglia anagrafico, ma esistono numerose eccezioni: i coniugi con residenze diverse fanno comunque parte dello stesso nucleo salvo casi tassativi (separazione, divorzio, provvedimenti giudiziari, abbandono documentato), il figlio maggiorenne non convivente ma fiscalmente a carico dei genitori rientra nel loro nucleo se non è coniugato e non ha figli, e per i minori con genitori non conviventi si applica l’ISEE minorenni, che considera anche la posizione del genitore non presente in casa. Sono le situazioni in cui un errore di impostazione stravolge il risultato finale.

    Documenti da preparare per l’ISEE 2027: la checklist completa

    Presentarsi con la documentazione completa è il modo più efficace per ottenere l’ISEE 2027 in un solo appuntamento. Ecco i 10 gruppi di documenti da mettere insieme prima di rivolgerti al CAF.

    1. Documento d’identità valido del dichiarante e codice fiscale (o tessera sanitaria) di tutti i componenti del nucleo
    2. Autocertificazione del nucleo familiare con i dati anagrafici aggiornati alla data di presentazione della DSU
    3. Modello 730 o Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) e Certificazione Unica 2026 di ciascun componente che ha percepito redditi
    4. Documentazione dei redditi esenti e dei trattamenti assistenziali non erogati dall’INPS: contributi regionali o comunali, borse di studio, indennità estere
    5. Dati catastali degli immobili posseduti al 31 dicembre 2025 (visure, atti di acquisto, rogiti, dichiarazione di successione) compresi terreni e immobili all’estero
    6. Certificazione del mutuo residuo al 31 dicembre 2025 rilasciata dalla banca, indispensabile per ridurre il valore della prima casa
    7. Contratto di locazione registrato con estremi di registrazione e importo del canone annuo, per chi vive in affitto
    8. Saldo al 31 dicembre 2025 e giacenza media annua di tutti i conti correnti, libretti, carte con IBAN e depositi, italiani ed esteri
    9. Documentazione degli altri strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, titoli di Stato, buoni postali, fondi, polizze vita a capitalizzazione, quote societarie, criptovalute
    10. Certificazioni di disabilità o invalidità (verbali INPS, legge 104) e documentazione delle spese di assistenza personale o di ricovero in strutture residenziali

    A questi si aggiungono, quando presenti, le targhe di autoveicoli, motoveicoli di grossa cilindrata e imbarcazioni intestati ai componenti del nucleo: non concorrono al patrimonio ma vanno indicati nella DSU ai fini dei controlli. Se nel corso del 2025 hai chiuso un conto corrente, conserva comunque la documentazione: va dichiarato ugualmente, con la data di chiusura.

    Un suggerimento pratico: prepara una cartella unica, cartacea o digitale, con tutto il materiale e aggiornala ogni gennaio. Ti farà risparmiare tempo prezioso ogni anno e renderà la compilazione dell’ISEE 2027 molto più rapida.

    Come presentare la DSU per l’ISEE 2027

    Per ottenere l’ISEE 2027 occorre presentare la DSU. Esistono due modalità: la DSU precompilata, in cui una parte dei dati patrimoniali e reddituali viene proposta in automatico dall’INPS, e la DSU ordinaria, compilata integralmente sulla base delle informazioni fornite dalla famiglia.

    La precompilata sembra la strada più comoda, ma nasconde alcune insidie. Richiede che ogni componente maggiorenne del nucleo autorizzi il trattamento dei propri dati, e i valori proposti non sono sempre completi: conti cointestati, rapporti finanziari aperti per pochi mesi, immobili ereditati di recente o patrimoni esteri spesso mancano o sono riportati in modo parziale. Accettare i dati senza verificarli significa rischiare un’attestazione con annotazioni di difformità, che complica l’accesso ai bonus e può richiedere una nuova presentazione. Se vuoi approfondire il funzionamento di questo strumento, abbiamo dedicato una guida alla DSU precompilata e alle novità sul patrimonio.

    La via più sicura resta l’assistenza di un centro autorizzato. Rivolgendoti al CAF Centro Fiscale a Udine l’operatore verifica con te la composizione del nucleo, controlla la documentazione, applica tutte le deduzioni spettanti e trasmette la DSU all’INPS. L’attestazione viene poi rilasciata nel giro di pochi giorni lavorativi e ti viene consegnata pronta all’uso. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online per chi preferisce non spostarsi: la documentazione si invia in formato digitale e la pratica viene gestita a distanza in tutta Italia.

    Per chi vive in Friuli Venezia Giulia c’è un ulteriore motivo per affidarsi a un CAF del territorio: molte prestazioni sono regionali o comunali (contributi per l’abitazione, agevolazioni sulle rette degli asili nido comunali, benefici per il diritto allo studio, misure di sostegno al reddito) e hanno soglie e scadenze proprie, diverse da quelle nazionali. Conoscere i bandi locali del Comune di Udine e della Regione permette di usare l’ISEE 2027 al meglio, senza lasciare opportunità inutilizzate.

    Cosa cambia nell’ISEE 2027 rispetto al 2026

    Veniamo alla domanda che tutti si pongono. Allo stato attuale, l’impianto dell’ISEE 2027 resta quello disegnato dal DPCM 5 dicembre 2013, n. 159 e aggiornato negli ultimi anni: non risultano confermate riforme radicali dell’indicatore. È un punto su cui conviene essere espliciti, perché in rete circolano spesso anticipazioni su “nuovi ISEE” che poi non trovano riscontro nelle norme approvate.

    Le novità reali che il ISEE 2027 eredita dall’anno precedente sono sostanzialmente tre:

    • Franchigia sulla prima casa più alta: da 52.500 a 91.500 euro, fino a 120.000 euro nei comuni capoluogo delle città metropolitane, con incremento per i figli conviventi. Vale però solo per le prestazioni individuate dalla legge
    • Maggiorazioni della scala di equivalenza rafforzate per le famiglie con due o più figli, anch’esse limitate alle prestazioni individuate dalla legge
    • Esclusione dei titoli di Stato e del risparmio postale dal patrimonio mobiliare entro il limite di 50.000 euro per nucleo familiare, misura già operativa dal 2025

    Nel 2026 queste misure hanno richiesto tempi tecnici di adeguamento delle procedure INPS e della DSU precompilata. Con l’ISEE 2027 dovrebbero operare a pieno regime fin dalle prime settimane dell’anno, il che significa attestazioni più coerenti e meno necessità di rifare la pratica in corso d’anno. Restano invece attesi decreti attuativi su alcuni aspetti tecnici, in particolare sui criteri di computo del patrimonio mobiliare estero e delle criptovalute: finché non saranno pubblicati, è prudente non dare per acquisite regole diverse da quelle oggi vigenti.

    Un effetto pratico da tenere d’occhio riguarda le soglie delle prestazioni: anche quando l’ISEE non cambia, possono cambiare gli importi dei bonus e i limiti per accedervi, come accade ogni anno con la rivalutazione degli assegni. Ne parliamo nel dettaglio nell’articolo sugli aumenti dell’Assegno Unico 2027.

    Errori comuni da evitare nell’ISEE 2027

    Nella nostra esperienza quotidiana allo sportello, la maggior parte dei problemi legati all’ISEE 2027 nasce da pochi errori ricorrenti. Conoscerli in anticipo permette di evitarli.

    • Dimenticare la giacenza media dei conti correnti: è l’omissione numero uno e genera attestazioni difformi
    • Non dichiarare i conti chiusi durante l’anno di riferimento, convinti che non contino più
    • Omettere il mutuo residuo sulla prima casa, rinunciando a un abbattimento importante del patrimonio
    • Sbagliare la composizione del nucleo, soprattutto con coniugi separati, figli maggiorenni a carico o genitori non conviventi
    • Non segnalare la disabilità di un componente, perdendo maggiorazioni e deduzioni che abbassano sensibilmente l’indicatore
    • Presentare la DSU troppo tardi, quando le graduatorie per bonus e servizi sono già chiuse

    C’è poi un errore più sottile: rassegnarsi a un ISEE troppo alto. Se la tua situazione economica è peggiorata dopo il 2025 esiste l’ISEE corrente, se hai figli minori con genitori non conviventi esiste l’ISEE minorenni, se lo studente universitario vive fuori sede esistono regole specifiche per l’ISEE università. Sono strumenti pensati proprio per fotografare meglio la realtà, ma vanno richiesti con la documentazione giusta.

    Infine, ricorda che un ISEE 2027 errato non è solo un’occasione persa: le dichiarazioni non veritiere nella DSU espongono a controlli, revoca dei benefici e restituzione delle somme percepite, oltre alle sanzioni previste per le false dichiarazioni. Meglio una compilazione attenta e assistita che un rimedio tardivo.

    Approfondimenti correlati sull’ISEE 2027

    L’ISEE 2027 non è un documento unico e uguale per tutti: esistono diverse declinazioni pensate per situazioni specifiche, che vale la pena conoscere prima di presentare la DSU.

    • ISEE corrente: aggiorna redditi e, in alcuni casi, patrimonio quando la situazione economica peggiora in modo significativo rispetto all’anno di riferimento
    • ISEE minorenni: si applica quando i genitori del minore non sono coniugati tra loro e non convivono, ed è quello richiesto per il bonus asilo nido
    • ISEE università: serve per tasse universitarie, borse di studio e servizi per il diritto allo studio, con regole particolari per lo studente indipendente
    • ISEE sociosanitario: utilizzato per prestazioni rivolte a persone con disabilità o non autosufficienti, anche in forma ristretta
    • DSU precompilata: la modalità semplificata di presentazione, con dati proposti dall’INPS da verificare con attenzione

    Ognuna di queste varianti può portare a un valore diverso e, in molti casi, più favorevole. Durante l’appuntamento per l’ISEE 2027 l’operatore valuta insieme a te quale sia la tipologia corretta in base alle prestazioni che intendi richiedere: non è raro che una stessa famiglia debba disporre di più attestazioni nello stesso anno.

    Fonti

    • DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, regolamento ISEE (Normattiva, testo vigente)
    • Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), art. 1, comma 208: franchigia prima casa e maggiorazioni per i figli
    • Legge 30 dicembre 2023, n. 213, art. 1, comma 183: esclusione di titoli di Stato e risparmio postale fino a 50.000 euro

    Domande frequenti sull’ISEE 2027

    Quando scade l’ISEE 2027?

    L’ISEE 2027 scade il 31 dicembre 2027, indipendentemente dal mese in cui è stato rilasciato. Dal 1° gennaio 2028 serve una nuova DSU. Fa eccezione l’ISEE corrente, che ha una validità più breve legata alla variazione che lo ha originato.

    Cosa succede se non presento la DSU a gennaio?

    Senza un ISEE 2027 valido le prestazioni collegate vengono erogate nell’importo minimo o sospese. Per l’Assegno unico, ad esempio, l’assenza di ISEE comporta l’importo più basso previsto. Recuperare è possibile, ma alcune misure riconoscono gli arretrati solo entro finestre temporali precise: presentare la DSU nelle prime settimane dell’anno resta la scelta più sicura.

    La prima casa influisce sempre sull’ISEE 2027?

    No. Grazie alla franchigia innalzata dalla Legge di Bilancio 2026, moltissime abitazioni principali restano completamente fuori dal calcolo, soprattutto se gravate da mutuo. Attenzione però: la franchigia potenziata opera per un elenco specifico di prestazioni, per cui la tua attestazione ISEE 2027 potrebbe riportare valori differenti a seconda del beneficio richiesto.

    Devo dichiarare le criptovalute nell’ISEE 2027?

    Sì. Le criptovalute rientrano nel patrimonio mobiliare e vanno indicate con il valore posseduto al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Ometterle espone al rischio di difformità in sede di controllo: porta con te la documentazione dell’exchange o del wallet quando vieni al CAF.

    Posso avere un ISEE 2027 più basso se ho perso il lavoro?

    Sì, attraverso l’ISEE corrente, che consente di sostituire i redditi del 2025 con quelli recenti quando si è verificata una variazione della situazione lavorativa o una riduzione del reddito oltre la soglia prevista. Serve documentazione specifica (lettera di licenziamento, cessazione, buste paga o indennità percepite): gli operatori del CAF verificano se ricorrono le condizioni.

    Quanto tempo serve per ottenere l’ISEE 2027?

    Una volta trasmessa la DSU, l’INPS elabora l’attestazione in genere entro pochi giorni lavorativi. I tempi si allungano quando emergono incongruenze con gli archivi dell’Agenzia delle Entrate: è proprio per ridurre questo rischio che conviene far controllare i dati da un operatore prima dell’invio.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


    Affidati al CAF per il tuo ISEE 2027

    L’ISEE 2027 è il documento che determina l’accesso alla quasi totalità dei sostegni per le famiglie: un valore calcolato male, per un dato dimenticato o per una deduzione non applicata, può costare centinaia di euro di bonus persi. Farlo bene, e farlo subito a gennaio, è un investimento di pochi minuti che si ripaga per tutto l’anno.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce ogni anno migliaia di pratiche ISEE e DSU: raccogliamo i documenti, verifichiamo la composizione del nucleo, applichiamo tutte le franchigie e le deduzioni spettanti e trasmettiamo la dichiarazione all’INPS, seguendoti fino al rilascio dell’attestazione. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online, in tutta Italia, con preventivo personalizzato in base alla complessità della pratica.

    Hai bisogno di assistenza per l’ISEE 2027 e la compilazione della DSU? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento ed evitare le code di gennaio.

    Settembre 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 13:00:002026-09-29 07:36:06ISEE 2027: Guida Completa a Prima Casa, Redditi, Patrimoni e 10 Documenti da Preparare
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    Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio Vietati

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Codice Tributo 5518 e a Cosa Serve
    2. Cosa Sono i Concorsi e le Operazioni a Premio Vietati
    3. L’Importo della Sanzione del Codice Tributo 5518
    4. Chi Rischia la Sanzione del Codice Tributo 5518
    5. Come Compilare il Modello F24 Accise con il Codice 5518

    Con la Risoluzione n. 33/E del 22 settembre 2026, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo 5518, necessario per versare tramite il modello F24 Accise la sanzione amministrativa prevista per chi organizza concorsi e operazioni a premio vietati. Si tratta di una novità tecnica ma dagli effetti concreti: da ora le aziende e i soggetti coinvolti in queste violazioni hanno uno strumento operativo preciso per adempiere, evitando errori o incertezze in fase di pagamento. La norma di riferimento è l’articolo 12, comma 1, lettera o), del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito nella legge n. 77 del 2009, che punisce lo svolgimento di concorsi a premio quando questi si sovrappongono, di fatto, a giochi riservati allo Stato. Vediamo nel dettaglio cosa prevede il codice tributo 5518, chi rischia la sanzione e come si compila correttamente il modello F24 Accise.

    Cos’è il Codice Tributo 5518 e a Cosa Serve

    Il codice tributo 5518 è la sigla alfanumerica che identifica, all’interno del modello F24 Accise, il versamento della sanzione amministrativa pecuniaria collegata all’articolo 12, comma 1, lettera o), del decreto-legge 39/2009. In pratica, ogni volta che viene contestata la violazione relativa ai concorsi a premio vietati, il soggetto sanzionato deve pagare utilizzando proprio questo codice, denominato ufficialmente “Sanzione amministrativa pecuniaria – art. 12, comma 1, lett. o), DL 39/2009 – elusione monopolio statale dei giochi in materia di concorsi e operazioni a premio”. L’istituzione del codice arriva su richiesta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che con nota dell’11 giugno 2026 ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di predisporre lo strumento tecnico per la riscossione. Il fondamento normativo di questa modalità di versamento è il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 18 luglio 2003, che consente di riscuotere le entrate di pertinenza dell’ex Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato secondo le regole dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, ovvero le stesse procedure che governano il modello F24.

    Cosa Sono i Concorsi e le Operazioni a Premio Vietati

    I concorsi a premio e le operazioni a premio sono iniziative promozionali molto diffuse: pensiamo a un’azienda che regala un premio a estrazione tra chi acquista un prodotto, oppure a chi partecipa a un contest online. Si tratta di strumenti di marketing legittimi, ma sottoposti a regole precise proprio perché coinvolgono meccanismi simili al gioco. Il problema nasce quando queste iniziative sconfinano nell’area riservata allo Stato: il comma 1-bis dell’articolo 12 del decreto-legge 39/2009 chiarisce infatti che la sanzione si applica solo ai concorsi per cui è stata accertata la coincidenza con attività di gioco riservate allo Stato oppure l’elusione del monopolio statale dei giochi. In parole semplici, un concorso a premio può diventare illegale quando, nei fatti, funziona come una lotteria, una scommessa o un altro gioco che solo lo Stato può autorizzare e gestire. È il caso, ad esempio, di iniziative promozionali costruite in modo da riprodurre meccaniche di gioco d’azzardo mascherate da semplice raccolta punti o estrazione premi.

    L’Importo della Sanzione del Codice Tributo 5518

    L’entità della sanzione collegata al codice tributo 5518 non è simbolica. La norma prevede un importo compreso tra 50.000 euro e 500.000 euro, una forbice ampia che permette all’amministrazione di calibrare la pena in base alla gravità della violazione. C’è però un aggravante da conoscere: se, nonostante il divieto, il concorso o l’operazione a premio continua a essere svolto, la sanzione viene raddoppiata. Questo significa che l’importo può arrivare fino a un milione di euro nei casi più gravi di reiterazione della condotta vietata. Si tratta quindi di un deterrente pensato per scoraggiare non solo l’avvio di iniziative irregolari, ma anche la loro prosecuzione una volta che l’irregolarità è stata accertata e comunicata dagli organi competenti.

    Chi Rischia la Sanzione del Codice Tributo 5518

    Un aspetto importante riguarda i soggetti destinatari della sanzione. La norma non colpisce soltanto l’azienda o l’ente che organizza il concorso a premio vietato, ma si estende a tutti i soggetti che partecipano in qualunque modo all’attività distributiva del materiale relativo ai concorsi e alle operazioni a premio vietati. In altre parole, anche chi si limita a distribuire volantini, materiale promozionale o supporti informativi legati all’iniziativa irregolare può essere chiamato a rispondere della violazione. Per questo motivo, il tema riguarda principalmente aziende del settore marketing e promozioni, agenzie di comunicazione, gestori di piattaforme digitali per concorsi online e, più in generale, qualsiasi soggetto coinvolto professionalmente nella organizzazione o diffusione di questo tipo di iniziative. È una notizia di scarso interesse per il cittadino comune, mentre assume rilevanza concreta per chi opera nel settore delle promozioni commerciali e del marketing, dove serve prestare attenzione affinché le iniziative a premio restino nell’alveo della normativa vigente.

    Come Compilare il Modello F24 Accise con il Codice 5518

    Dal punto di vista pratico, la Risoluzione n. 33/E fornisce indicazioni precise su come utilizzare il codice tributo 5518 nel modello F24 Accise. Il codice va indicato nella Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione, riportando l’importo dovuto nella colonna importi a debito versati. La compilazione richiede attenzione ad alcuni campi specifici, che riassumiamo di seguito per maggiore chiarezza.

    Campi da compilare nel modello F24 Accise

    Ecco come vanno riempiti i campi principali secondo le istruzioni ufficiali:

    • campo “ente”: va indicata la lettera “M”
    • campo “provincia”: nessun valore da inserire
    • campo “codice identificativo”: nessun valore da inserire
    • campo “rateazione”: nessun valore da inserire
    • campo “mese”: nessun valore da inserire
    • campo “anno di riferimento”: l’anno per cui si effettua il versamento, nel formato “AAAA”
    • campo “codice atto”: nessun valore da inserire
    • campo “codice ufficio”: nessun valore da inserire

    Come si nota, la compilazione lascia vuoti molti campi solitamente utilizzati per altri tributi, concentrando le informazioni essenziali sul codice tributo 5518, sull’importo dovuto e sull’anno di riferimento. Un errore nella compilazione del modello F24 Accise può comportare ritardi nella corretta imputazione del versamento, per questo è sempre consigliabile prestare la massima attenzione quando si tratta di sanzioni amministrative di importo rilevante.

    In sintesi, il codice tributo 5518 rappresenta uno strumento tecnico che rende operativa una sanzione già prevista dalla normativa dal 2009, ma che oggi trova un canale di versamento standardizzato attraverso il modello F24 Accise. La misura conferma l’attenzione delle autorità verso le iniziative promozionali che, dietro l’apparenza di semplici concorsi a premio, rischiano di sovrapporsi ai giochi riservati allo Stato. Resta da vedere se nei prossimi mesi arriveranno ulteriori chiarimenti operativi da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sulle modalità di accertamento delle violazioni.

    Fonti

    • Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 33/E del 22 settembre 2026 – Istituzione del codice tributo 5518 (F24 Accise)
    • Decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 (convertito dalla legge 24 giugno 2009, n. 77), art. 12

    Domande Frequenti sul Codice Tributo 5518

    Chi deve versare la sanzione con il codice tributo 5518?

    Devono versarla i soggetti a cui viene contestata la violazione dell’articolo 12, comma 1, lettera o), del decreto-legge 39/2009, ovvero chi organizza concorsi o operazioni a premio vietati, ma anche chi partecipa in qualunque modo alla loro attività distributiva, ad esempio diffondendo materiale promozionale collegato all’iniziativa irregolare.

    Cosa si intende per elusione del monopolio statale dei giochi?

    Si tratta di situazioni in cui un concorso a premio, pur presentandosi come iniziativa promozionale ordinaria, riproduce nei fatti meccaniche tipiche dei giochi riservati per legge allo Stato, come lotterie o scommesse, senza le necessarie autorizzazioni. In questi casi l’attività viene considerata vietata e sanzionabile.

    La sanzione del codice tributo 5518 riguarda anche i privati cittadini?

    La norma si rivolge a chi organizza i concorsi o le operazioni a premio vietati e a tutti i soggetti che in qualunque modo partecipano all’attività distributiva del relativo materiale: nella pratica si tratta soprattutto di aziende, enti e soggetti professionali. Non riguarda invece il cittadino che si limita a partecipare a un concorso come consumatore.

    Da quando è attivo il codice tributo 5518?

    Il codice tributo 5518 è stato istituito con la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 33/E del 22 settembre 2026, a seguito della richiesta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli formulata con nota dell’11 giugno 2026.

    Cosa succede se il concorso a premio vietato continua comunque a svolgersi?

    Se, nonostante il divieto, il concorso o l’operazione a premio continua a essere svolto, la sanzione amministrativa prevista viene raddoppiata rispetto all’importo base compreso tra 50.000 e 500.000 euro.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Settembre 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 11:00:002026-09-29 07:24:21Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio Vietati
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    IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la Cassazione

    IMU locazione parziale abitazione principale: la Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su una situazione che riguarda moltissime famiglie italiane. Con l’ordinanza n. 8236 del 2 aprile 2026, i giudici di legittimità hanno stabilito che affittare una o più stanze della propria casa non fa perdere automaticamente l’esenzione IMU per l’abitazione principale. La condizione è una sola: il proprietario deve continuare a mantenere nell’immobile la residenza anagrafica e la dimora abituale effettiva, anche condividendo gli spazi con un inquilino. È una buona notizia per chi affitta una camera a uno studente fuori sede o a un lavoratore per arrotondare le entrate familiari, senza dover rinunciare ai benefici fiscali sulla prima casa. Attenzione però: l’esenzione non è un automatismo assoluto, perché i Comuni mantengono il potere di verificare la situazione reale attraverso elementi concreti. Vediamo nel dettaglio cosa cambia.

    Indice dei contenuti

    1. Cosa ha deciso la Cassazione sull’IMU e la locazione parziale
    2. Il caso: il Comune di Calenzano contro la contribuente
    3. Quali prove può chiedere il Comune per l’esenzione IMU
    4. Cosa deve fare chi affitta una stanza di casa
    5. Domande frequenti sull’IMU e la locazione parziale dell’abitazione principale

    Cosa ha deciso la Cassazione sull’IMU e la locazione parziale

    Il principio espresso dalla Cassazione è chiaro: la disponibilità esclusiva dell’intero immobile non costituisce un requisito ulteriore per ottenere l’esenzione IMU abitazione principale. In altre parole, la legge non richiede che il proprietario occupi tutta la casa da solo per avere diritto al beneficio fiscale. Ciò che conta, spiegano i giudici, è che l’immobile sia effettivamente utilizzato come sede della vita familiare del possessore, non l’uso esclusivo e integrale degli spazi.

    Questo significa che se un proprietario continua a vivere stabilmente nella propria casa, pur avendo affittato una stanza, l’agevolazione resta valida. La locazione parziale di un’abitazione, dunque, non è di per sé incompatibile con la nozione di abitazione principale ai fini IMU.

    Il caso: il Comune di Calenzano contro la contribuente

    La vicenda che ha portato alla pronuncia della Cassazione riguarda un accertamento del Comune di Calenzano, in Toscana. L’ente locale aveva notificato due avvisi di accertamento per gli anni d’imposta 2017 e 2018, contestando a una contribuente la perdita dell’esenzione IMU perché aveva locato alcune stanze della propria abitazione.

    In primo grado la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze aveva dato ragione al Comune. La contribuente ha però fatto appello, e la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Toscana, con la sentenza n. 729/2024, ha ribaltato la decisione riconoscendo il diritto all’esenzione. Il Comune, non convinto, ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la natura agevolativa della norma IMU richiedesse un’interpretazione restrittiva, e contestando anche il fatto che i giudici di merito avessero attribuito valore interpretativo a una FAQ del MEF (la n. 12 del 2014), secondo cui la locazione parziale non fa perdere l’esenzione purché il possessore continui a dimorare stabilmente nell’immobile. Secondo il Comune, una semplice FAQ non potrebbe avere valore di fonte normativa.

    La Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, confermando l’impostazione favorevole alla contribuente. Il caso specifico riguardava gli anni 2017-2018, disciplinati dal vecchio art. 13 del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, ma il principio resta valido anche oggi: l’art. 1, comma 741, lettera b), della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che disciplina l’IMU attualmente in vigore, fonda la nozione di abitazione principale sugli stessi due requisiti, ovvero residenza anagrafica e dimora abituale del possessore nell’unità immobiliare (il riferimento al nucleo familiare presente nel testo originario è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 209/2022).

    Quali prove può chiedere il Comune per l’esenzione IMU

    Se da un lato la Cassazione ha escluso che la disponibilità esclusiva dell’immobile sia un requisito autonomo, dall’altro ha ribadito che i Comuni mantengono il potere di verificare, attraverso un insieme coerente di elementi concreti, che il possessore dimori effettivamente e abitualmente nell’immobile. L’esenzione, quindi, non è un diritto automatico e incontestabile: se l’ente locale ha dubbi, può avviare un accertamento e chiedere al contribuente di dimostrare la propria situazione.

    In concreto, gli elementi che un Comune può prendere in considerazione per valutare la dimora abituale includono, tra gli altri, la residenza anagrafica registrata nell’immobile, i consumi delle utenze domestiche (luce, acqua, gas), e più in generale ogni elemento che confermi una presenza stabile e continuativa nella casa. È un accertamento che va condotto caso per caso, valutando l’insieme delle circostanze, non un singolo indizio isolato.

    Secondo l’ordinanza, per contestare l’esenzione il Comune deve accertare in concreto che mancano la residenza anagrafica o la dimora abituale: il solo contratto di locazione parziale non basta. Resta però prudente conservare le prove della propria dimora (utenze, contratto di locazione della stanza, documenti che attestano la presenza stabile in casa), perché in generale chi chiede un’esenzione deve poterne dimostrare i presupposti (approfondimento: chi deve provare cosa in un accertamento IMU prima casa).

    Cosa deve fare chi affitta una stanza di casa

    Per chi sta valutando di affittare una stanza della propria abitazione principale, la sentenza della Cassazione offre indicazioni pratiche utili. Ecco i punti principali da tenere a mente.

    • Mantenere la residenza anagrafica nell’immobile locato parzialmente, senza trasferirla altrove.
    • Continuare a vivere stabilmente nella casa, così da conservare la dimora abituale effettiva richiesta dalla legge.
    • Formalizzare correttamente il contratto di locazione della stanza, registrandolo secondo le regole previste.
    • Dichiarare i redditi da locazione nella dichiarazione dei redditi, indicando correttamente gli importi percepiti.
    • Conservare documentazione utile (bollette, corrispondenza, altri elementi) che possa testimoniare la presenza stabile nell’abitazione, in caso di controlli.

    Un aspetto da non sottovalutare riguarda anche la tassazione dei canoni incassati per la stanza affittata. Chi opta per il regime della cedolare secca deve valutare attentamente le regole applicabili in caso di locazione parziale, mentre chi tassa il reddito in modo ordinario deve indicarlo nel quadro B della dichiarazione dei redditi. Per approfondire questi aspetti, può essere utile consultare le guide su quadro B 730 e immobili in affitto e su cedolare secca, sublocazione e comodato, per capire come dichiarare correttamente i canoni percepiti dalla locazione di una stanza.

    In sintesi, la sentenza della Cassazione conferma un principio di buon senso: chi condivide la propria casa con un inquilino, senza smettere di viverci stabilmente, non perde l’esenzione IMU sulla prima casa. Ma è sempre bene tenere ordine nella documentazione, perché in caso di verifica da parte del Comune sarà comunque necessario un quadro coerente di elementi a supporto della propria posizione.

    Fonti

    • Legge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, commi 738-783 (disciplina IMU, definizione di abitazione principale al comma 741) – Normattiva
    • Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 13 (IMU sperimentale, applicabile agli anni 2017-2018) – Normattiva

    Domande frequenti sull’IMU e la locazione parziale dell’abitazione principale

    Affittare una stanza fa perdere l’esenzione IMU sulla prima casa?

    No, secondo la Cassazione (ordinanza n. 8236/2026) la locazione parziale di una o più stanze non fa perdere l’esenzione, a condizione che il proprietario mantenga nell’immobile la residenza anagrafica e la dimora abituale effettiva.

    Cosa serve per mantenere l’esenzione IMU se affitto una stanza?

    Servono due requisiti fondamentali: la residenza anagrafica nell’immobile e la dimora abituale effettiva, cioè continuare a viverci stabilmente, anche condividendo gli spazi con l’inquilino.

    Il Comune può comunque contestare l’esenzione IMU?

    Sì, i Comuni mantengono il potere di verificare, attraverso elementi concreti, che il possessore dimori davvero e abitualmente nell’immobile. Per contestarla, però, il Comune deve accertare in concreto che mancano residenza o dimora abituale: il solo contratto di affitto della stanza non basta.

    Il principio espresso dalla Cassazione vale anche per l’IMU attuale?

    Sì. Il caso riguardava gli anni 2017-2018, ma il principio resta valido anche con la disciplina oggi vigente, perché l’art. 1, comma 741, lettera b), della Legge 160/2019 fonda la nozione di abitazione principale sugli stessi requisiti di residenza anagrafica e dimora abituale.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Settembre 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    NOTIZIE

    Agenzia delle Entrate, uffici aperti più a lungo: due pomeriggi in più per l’assistenza

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    Dalla metà di settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate ha ampliato gli orari di apertura al pubblico di una parte significativa dei propri uffici sul territorio nazionale. La novità, ufficializzata con il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 21 settembre 2026, prevede due pomeriggi aggiuntivi dedicati all’assistenza ai contribuenti: un giorno con sportelli fisici aperti oltre il consueto orario e un secondo giorno riservato al supporto a distanza, tramite telefono e videochiamata. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione finanziaria è rendere più accessibili i servizi di consulenza, in particolare per le pratiche che richiedono un contatto diretto con il personale, come le dichiarazioni di successione, le richieste di codice fiscale o i chiarimenti su comunicazioni e cartelle. Vediamo nel dettaglio cosa cambia per chi deve recarsi presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

    Indice dei contenuti

    1. Cosa cambia negli uffici dell’Agenzia delle Entrate
    2. Due pomeriggi in più per l’assistenza fiscale e catastale
    3. Quali sedi sono coinvolte nel nuovo orario
    4. Come funziona la prenotazione dell’appuntamento
    5. Perché l’Agenzia amplia il servizio di assistenza
    6. Domande frequenti sugli orari degli uffici dell’Agenzia delle Entrate

    Cosa cambia negli uffici dell’Agenzia delle Entrate

    Secondo quanto comunicato dall’Agenzia delle Entrate, la riorganizzazione degli orari riguarda circa 160 strutture distribuite sul territorio nazionale, tra capoluoghi di regione e importanti capoluoghi di provincia. In pratica, oltre al normale orario di sportello, questi uffici restano aperti più a lungo in un pomeriggio della settimana per l’assistenza in presenza, mentre in un secondo pomeriggio viene potenziato il canale telefonico e la videochiamata per chi preferisce (o non può) recarsi fisicamente in ufficio. Si tratta di un cambiamento pensato per decongestionare gli sportelli nei periodi di maggiore afflusso, senza dover necessariamente aumentare il numero di operatori disponibili in contemporanea.

    La misura si inserisce in un percorso più ampio di potenziamento dei servizi al cittadino, che negli ultimi anni ha visto l’Agenzia investire sempre di più sui canali digitali senza però abbandonare l’assistenza in presenza, ancora indispensabile per molte pratiche complesse o per chi ha minore familiarità con gli strumenti online.

    Due pomeriggi in più per l’assistenza fiscale e catastale

    Il cuore della novità sta proprio nei due pomeriggi aggiuntivi settimanali. Nel primo, gli sportelli restano aperti oltre l’orario ordinario per i servizi e l’assistenza fiscale in presenza: è il canale pensato per chi deve depositare documenti, ritirare atti, chiedere informazioni su una pratica di successione o su una comunicazione ricevuta. Nel secondo pomeriggio, invece, il potenziamento riguarda l’assistenza a distanza, sia per i servizi fiscali sia per quelli catastali, con più disponibilità sulle linee telefoniche dedicate e sul servizio di videochiamata, pensato per chi ha bisogno di un chiarimento rapido senza doversi spostare fisicamente.

    Questa doppia articolazione, in presenza e a distanza, punta a intercettare esigenze diverse: da un lato i contribuenti che devono gestire pratiche documentali complesse, dall’altro chi ha bisogno solo di un’informazione o di una verifica veloce sulla propria posizione fiscale.

    Quali sedi sono coinvolte nel nuovo orario

    L’estensione degli orari non riguarda tutti gli uffici allo stesso modo e nello stesso momento: dalle prime notizie diffuse, il piano sembra avere un’applicazione progressiva, con alcune regioni già coinvolte e altre in fase di adeguamento. Tra le realtà citate nelle cronache di questi giorni figurano, a titolo di esempio:

    • diversi capoluoghi di provincia della regione Veneto, oltre alla sede di Bassano del Grappa;
    • gli uffici di Genova e La Spezia, in Liguria;
    • i servizi fiscali e catastali di Perugia e Terni, in Umbria.

    Va precisato che l’elenco delle sedi coinvolte potrebbe aggiornarsi nelle prossime settimane, man mano che la riorganizzazione viene estesa ad altre direzioni provinciali. Per questo motivo, prima di recarsi in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate confidando nel nuovo orario esteso, è sempre consigliabile verificare gli orari effettivi della sede di competenza, che possono variare da provincia a provincia.

    Come funziona la prenotazione dell’appuntamento

    Anche nei pomeriggi con orario esteso, l’accesso agli sportelli avviene generalmente su appuntamento, secondo le modalità già in uso presso l’Agenzia delle Entrate: prenotazione tramite i canali telematici dedicati, tramite il call center o tramite l’app messa a disposizione dall’amministrazione. La prenotazione consente di indicare il motivo della visita e di essere indirizzati allo sportello più adatto, riducendo i tempi di attesa e permettendo agli uffici di organizzare meglio il personale nelle fasce orarie aggiuntive.

    Per il pomeriggio dedicato all’assistenza a distanza, il funzionamento è analogo: il contribuente prenota una fascia oraria e viene richiamato telefonicamente o contattato in videochiamata, senza doversi recare fisicamente in ufficio. Questo canale può risultare particolarmente utile per chi vive lontano dalla sede competente o ha difficoltà a spostarsi negli orari di apertura ordinari.

    Perché l’Agenzia amplia il servizio di assistenza

    Le ragioni dietro l’ampliamento degli orari sono legate soprattutto alla necessità di gestire meglio i periodi di maggiore afflusso agli sportelli. Non è raro, infatti, che in prossimità di scadenze fiscali importanti, o in concomitanza con l’aumento delle pratiche di successione e delle richieste di codice fiscale, gli uffici si trovino a fronteggiare code e tempi di attesa più lunghi del solito. Estendere l’orario di apertura in due pomeriggi aggiuntivi permette di distribuire meglio le richieste nel corso della settimana, senza concentrare tutto negli orari mattutini tradizionalmente più affollati.

    C’è poi un aspetto legato all’inclusione: non tutti i contribuenti hanno la stessa familiarità con i servizi online, e per molte pratiche il contatto diretto con un funzionario resta la soluzione più rassicurante. Rafforzare sia il canale in presenza sia quello telefonico e in videochiamata va nella direzione di offrire più opzioni, lasciando al cittadino la scelta della modalità più adatta alle proprie esigenze.

    Fonti

    • Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 21 settembre 2026 “Consulenza e servizi, si allunga l’orario di apertura degli uffici”

    Domande frequenti sugli orari degli uffici dell’Agenzia delle Entrate

    Da quando sono attivi i nuovi orari pomeridiani?
    I nuovi orari sono operativi dalla metà di settembre 2026 e la misura è stata ufficializzata dall’Agenzia delle Entrate con il comunicato stampa del 21 settembre 2026. L’estensione procede in modo progressivo e le date esatte possono variare da territorio a territorio.

    Quali uffici hanno esteso l’apertura?
    Sono coinvolte circa 160 strutture tra capoluoghi di regione e importanti capoluoghi di provincia. L’elenco completo e aggiornato delle sedi è comunicato progressivamente dalle direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate.

    Serve prenotare un appuntamento per usufruire del nuovo orario?
    Sì, anche nei pomeriggi con orario esteso l’accesso avviene generalmente su prenotazione, attraverso i consueti canali telematici, il call center o l’app dell’Agenzia delle Entrate.

    Quali pratiche si possono svolgere nei pomeriggi aggiuntivi?
    Il potenziamento riguarda soprattutto l’assistenza fiscale e catastale, comprese le pratiche di successione, le richieste di codice fiscale e i chiarimenti su comunicazioni e cartelle ricevute dai contribuenti.

    Resta da vedere se l’iniziativa verrà estesa ad altre sedi nelle prossime settimane, magari in vista delle scadenze fiscali di fine anno. Nel frattempo, chi deve recarsi presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate farà bene a verificare gli orari aggiornati della propria sede di competenza prima di presentarsi allo sportello, per evitare spostamenti a vuoto.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Settembre 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettaria

    regime forfettario partita iva

    Indice dei contenuti

    1. Fiscozen alternative 2026: perché fare un confronto prima di scegliere
    2. Quanto costano Fiscozen, FlexTax e CAF nel 2026
    3. Cosa è compreso nelle tre offerte
    4. Primo anno o anni successivi: come cambia il confronto
    5. Fiscozen o commercialista in sede: cosa non si vede nel prezzo
    6. Professioni sanitarie e Sistema TS: la differenza più concreta
    7. Fiscozen alternative: quale scegliere in base al tuo profilo
    8. Domande frequenti su Fiscozen e alternative
    9. Conclusione: la scelta giusta è quella fatta con i numeri veri

    Stai cercando Fiscozen alternative perché vuoi capire se esiste un modo più adatto a te per gestire la tua partita IVA forfettaria? È una domanda sensata. Nel 2026 i servizi di commercialista online in abbonamento sono cresciuti molto, e accanto a loro restano il commercialista tradizionale e i CAF che seguono le partite IVA. Ognuna di queste strade ha costi e caratteristiche diverse, e non sempre la più economica è quella giusta per te.

    In questa guida mettiamo a confronto tre opzioni concrete: Fiscozen, FlexTax e il CAF Centro Fiscale abbinato al software Fatturazione Italia. Lo facciamo con i listini pubblici e con onestà, anche dove i numeri non ci danno ragione: come vedrai, per un professionista FlexTax costa meno del nostro pacchetto con software. Alla fine avrai tutti gli elementi per scegliere tra le Fiscozen alternative quella che fa davvero al caso tuo.

    Fiscozen alternative 2026: perché fare un confronto prima di scegliere

    Cercare Fiscozen alternative non significa che Fiscozen sia una cattiva scelta. Significa voler capire se, per il proprio caso, esiste un’opzione più conveniente o più adatta al proprio modo di lavorare. Il servizio che ti segue la partita IVA è un costo fisso che paghi ogni anno: una differenza di 100 euro, moltiplicata per cinque o dieci anni di attività, diventa una cifra importante.

    Prima di entrare nei numeri, un ripasso veloce. Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per le partite IVA con ricavi o compensi fino a 85.000 euro l’anno (articolo 1, commi 54-89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190). Invece di pagare IRPEF e addizionali, si versa un’unica imposta sostitutiva: in pratica una sola tassa al posto di tante, pari al 5% per i primi cinque anni se si rispettano i requisiti delle nuove attività, poi al 15%.

    A questa si aggiungono i contributi previdenziali, cioè i versamenti per la pensione. Molti professionisti li versano alla Gestione Separata INPS, mentre artigiani e commercianti pagano i contributi INPS artigiani e commercianti. Poi ci sono le fatture elettroniche, il bollo sulle fatture, i modelli F24 (il modulo con cui si pagano tasse e contributi) e la dichiarazione dei redditi ogni anno.

    Il forfettario è semplice, ma non è automatico. Ecco perché la maggior parte dei titolari di partita IVA si affida a qualcuno. La domanda vera è: a chi, e a quale prezzo? I prezzi dei concorrenti riportati qui sotto sono quelli pubblicati sui loro siti ufficiali e consultati a fine settembre 2026. I listini possono cambiare, quindi verificali sempre prima di sottoscrivere un abbonamento.

    Quanto costano Fiscozen, FlexTax e CAF nel 2026

    Partiamo dai numeri, tutti IVA inclusa e riferiti a un professionista in regime forfettario: ad esempio un consulente, un grafico, un traduttore o un fisioterapista. È il profilo più comune tra chi cerca alternative a Fiscozen. Per artigiani e commercianti i listini dei servizi online sono diversi, e li vediamo subito dopo.

    OpzioneCosto annuo (IVA inclusa)Software di fatturazione
    Fiscozen499 €Incluso (app del servizio)
    FlexTax366 €Incluso (FlexInvoice)
    CAF Centro Fiscale, solo gestione350 €Non incluso
    CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia Start399 € (350 + 49)Start: 150 fatture l’anno
    CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia Pro439 € (350 + 89)Pro: 500 fatture l’anno, Sistema TS incluso

    Il dato da guardare con franchezza è questo: FlexTax costa meno del pacchetto CAF + software. Con 366 € l’anno, FlexTax è 33 € più economico della combinazione CAF + piano Start (399 €) e 73 € più economico della combinazione CAF + piano Pro (439 €). Se per te conta solo il prezzo più basso, con il software già compreso, tra le Fiscozen alternative per professionisti vince FlexTax.

    Il confronto con Fiscozen va invece nell’altra direzione. Il pacchetto CAF + software costa da 60 a 100 € in meno l’anno rispetto ai 499 € di Fiscozen. E se usi già un altro programma di fatturazione e non vuoi cambiarlo, il solo servizio del CAF resta a 350 € l’anno, con la dichiarazione dei redditi compresa.

    Artigiani e commercianti: listini diversi

    Attenzione se sei artigiano o commerciante, cioè se hai una ditta iscritta alla Camera di Commercio (CCIAA). In questo caso i listini dei servizi online salgono. Secondo i prezzi pubblicati, Fiscozen chiede 599 € l’anno IVA inclusa. FlexTax indica 560 € per apertura e gestione e 399 € per chi ha già la partita IVA e cambia consulente.

    Per queste attività il pacchetto CAF + software (399-439 €) diventa molto competitivo: è allineato a FlexTax per chi cambia consulente ed è più economico di Fiscozen di 160-200 € l’anno. Se hai una ditta già avviata, quindi, il confronto tra le alternative a Fiscozen merita un’attenzione particolare.

    Cosa è compreso nelle tre offerte

    Il prezzo da solo dice poco se non sai cosa stai comprando. Qui sotto riassumiamo cosa dichiarano i tre servizi nei rispettivi listini ufficiali. Dove un servizio non è indicato, non lo diamo né per escluso né per compreso: prima di sottoscrivere, chiedi sempre un chiarimento diretto a chi ti seguirà.

    Fiscozen

    Fiscozen è un servizio di commercialista online in abbonamento. Nel listino pubblicato per il regime forfettario indica questi servizi:

    • commercialista dedicato;
    • app per la gestione e l’emissione delle fatture;
    • dichiarazione dei redditi e modelli F24;
    • apertura della partita IVA inclusa nell’abbonamento.

    È una formula tutto in uno: un solo abbonamento, un solo fornitore, un professionista di riferimento e un’app per le fatture. Il prezzo più alto del confronto paga proprio questa comodità.

    FlexTax

    Anche FlexTax propone un pacchetto unico, con un prezzo d’ingresso più basso. Nel listino pubblicato per il forfettario elenca:

    • tenuta della contabilità e degli adempimenti fiscali;
    • dichiarazione dei redditi e compilazione degli F24;
    • assistenza fiscale tramite ticket e telefono;
    • software per la fattura elettronica (FlexInvoice);
    • per le nuove partite IVA, gli adempimenti iniziali di iscrizione a INPS e Camera di Commercio.

    L’assistenza passa soprattutto da ticket e telefono. Per molti forfettari con un’attività lineare è più che sufficiente; chi preferisce parlare di persona con chi segue la pratica potrebbe sentirne la mancanza.

    CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia

    Il CAF Centro Fiscale funziona in modo diverso: il servizio fiscale e il software sono due prodotti separati. La gestione della partita IVA forfettaria costa 350 € l’anno IVA inclusa e comprende la dichiarazione dei redditi. Il software di fatturazione non è incluso: puoi abbinarlo a Fatturazione Italia, il portale di fatturazione elettronica che proponiamo ai nostri clienti, oppure continuare con il programma che già usi.

    Ecco i due piani di Fatturazione Italia pensati per i forfettari, con le condizioni principali:

    • Start: 49 € l’anno IVA inclusa, 150 fatture l’anno;
    • Pro: 89 € l’anno IVA inclusa, 500 fatture l’anno, Sistema TS incluso nel piano Pro;
    • prezzo bloccato per contratto per 3 anni dal primo pagamento;
    • prova gratuita di 30 giorni senza carta di credito, che diventano 60 con un link di invito.

    Il servizio del CAF è disponibile online da tutta Italia oppure in sede a Udine e Cividale. L’apertura della partita IVA, se ti serve, è un servizio a parte: 120-150 € per i professionisti e 450-600 € per le ditte con iscrizione in Camera di Commercio. Per un’analisi più ampia dei programmi disponibili puoi leggere la nostra guida al miglior software di fatturazione elettronica 2026 e la recensione di Fatturazione Italia.

    Primo anno o anni successivi: come cambia il confronto

    Il confronto tra le Fiscozen alternative cambia parecchio se la partita IVA la devi ancora aprire. Fiscozen e FlexTax comprendono l’apertura nel prezzo del primo anno; al CAF l’apertura si paga a parte, una sola volta. Ecco il quadro completo, sempre IVA inclusa e con i listini di fine settembre 2026.

    ProfiloFiscozenFlexTaxCAF + software (Start / Pro)
    Professionista, primo anno con apertura499 €366 €519-589 €
    Professionista, partita IVA già aperta499 €366 €399-439 €
    Ditta artigiana o commerciale, primo anno con apertura599 €560 €849-1.039 €
    Ditta artigiana o commerciale, partita IVA già aperta599 €399 € (cambio consulente)399-439 €

    Qui l’onestà è d’obbligo: nel primo anno il CAF è l’opzione più cara, per i professionisti e ancora di più per le ditte. Il motivo è semplice: l’apertura è un costo una tantum, cioè che si paga una volta sola, e i servizi online lo assorbono nell’abbonamento. Dal secondo anno il quadro si riequilibra. Per i professionisti il pacchetto CAF si colloca tra FlexTax e Fiscozen; per artigiani e commercianti è in linea con FlexTax e sotto Fiscozen.

    Facciamo un esempio. Giulia è una grafica che apre la partita IVA nel 2026. Con FlexTax, a listini invariati, spende 366 € l’anno: in tre anni circa 1.098 €. Con il CAF e il piano Start spende 519-549 € il primo anno e 399 € nei due anni seguenti: in tre anni tra 1.317 e 1.347 €. Con Fiscozen arriva a circa 1.497 €.

    Se per Giulia conta solo il costo, FlexTax è la scelta più economica. Se invece vuole un riferimento in carne e ossa a cui portare i documenti, o se in futuro avrà esigenze più complesse, la differenza va pesata sul valore del servizio, non solo sul prezzo. Per un quadro più ampio sui prezzi di mercato trovi utile anche la nostra guida al costo del commercialista per il forfettario.

    Fiscozen o commercialista in sede: cosa non si vede nel prezzo

    Chi cerca Fiscozen o commercialista di solito si chiede una cosa: un servizio online può sostituire davvero il consulente di fiducia? La risposta dipende da quanto è semplice la tua situazione. I servizi online sono comodi, hanno prezzi chiari e funzionano bene per chi ha un’attività lineare: pochi clienti, entrate regolari, nessun reddito dall’estero, nessuna situazione familiare particolare. Ne parliamo anche nella guida al commercialista online per il forfettario.

    Le cose cambiano quando la vita si complica. Immagina di avere, oltre alla partita IVA, un lavoro dipendente part-time, un immobile in affitto, figli a carico o un’eredità in arrivo. Oppure di lavorare con clienti esteri, con le regole sulle operazioni con l’estero nel forfettario e sulle spese estere della partita IVA. In questi casi avere un interlocutore che conosce tutta la tua situazione fa la differenza.

    Ecco gli aspetti del CAF Centro Fiscale che non compaiono in una tabella dei prezzi:

    • rapporto diretto: puoi parlare con chi segue la tua pratica, di persona o online;
    • sede fisica a Udine e Cividale, oltre al servizio online in tutta Italia;
    • dichiarazione dei redditi compresa nella gestione annuale del forfettario;
    • CAF e patronato nello stesso posto: ISEE, pratiche previdenziali e successioni della famiglia si gestiscono con lo stesso interlocutore;
    • software separato: se un giorno cambi consulente, le tue fatture restano nel tuo programma, e viceversa.

    Quest’ultimo punto merita una riflessione. Nei pacchetti tutto in uno il software è legato al servizio: se cambi consulente, di solito cambi anche il programma delle fatture. Con il CAF le due cose sono indipendenti, e scegli liberamente il software che preferisci.

    Professioni sanitarie e Sistema TS: la differenza più concreta

    Se sei un professionista sanitario in regime forfettario (fisioterapista, psicologo, logopedista, dietista, medico, infermiere e così via), c’è un adempimento in più: la comunicazione delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, in breve Sistema TS. È la banca dati da cui l’Agenzia delle Entrate prende le spese mediche dei pazienti per precompilare il loro 730. Dalle spese del 2025 l’invio è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo (art. 5 del decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81).

    Nei listini forfettario di Fiscozen e FlexTax che abbiamo consultato, il Sistema TS non risulta tra i servizi compresi. Con il CAF, invece, il Sistema TS è incluso nel piano Pro di Fatturazione Italia, a 89 € l’anno IVA inclusa. Il pacchetto completo CAF + Pro costa quindi 439 € l’anno, IVA inclusa.

    Per un sanitario il confronto tra le Fiscozen alternative andrebbe quindi fatto a parità di servizi. Se scegli un’offerta senza Sistema TS, dovrai gestire la comunicazione delle spese in un altro modo, con tempo o costi aggiuntivi. Ricorda anche che le prestazioni sanitarie fatturate ai pazienti persone fisiche non passano dallo SdI, il Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche. Prima di firmare, chiedi sempre come viene gestito questo adempimento.

    Fiscozen alternative: quale scegliere in base al tuo profilo

    Arriviamo alla domanda pratica: tra Fiscozen e le sue alternative, quale fa per te? Non esiste una risposta valida per tutti. Proviamo a ragionare per profili, partendo dalle esigenze e non solo dal prezzo.

    Quando può convenire Fiscozen

    Fiscozen è adatto a chi vuole tutto in un pacchetto unico: commercialista dedicato, app per le fatture, dichiarazione e F24 con un solo abbonamento, e apertura della partita IVA compresa. È la scelta di chi dà la priorità alla comodità e considera accettabile il prezzo più alto del confronto.

    Quando può convenire FlexTax

    FlexTax è la scelta più economica per un professionista con una situazione semplice, soprattutto al primo anno, quando l’apertura è compresa nei 366 €. Va bene se ti basta un’assistenza via ticket e telefono e non hai bisogno del Sistema TS.

    Quando conviene il CAF Centro Fiscale

    Il CAF Centro Fiscale con software separato è la scelta giusta in questi casi:

    • vuoi un rapporto diretto e la possibilità di andare in sede a Udine o Cividale, pur potendo lavorare anche online;
    • sei un professionista sanitario e vuoi il Sistema TS incluso (piano Pro);
    • sei artigiano o commerciante con la ditta già avviata e cerchi un costo annuo contenuto;
    • preferisci scegliere il software separatamente, o ne usi già uno;
    • in famiglia hai anche altre pratiche, come ISEE, pensioni o successioni.

    Se invece stai per aprire la partita IVA, hai un’attività semplice e il tuo unico criterio è spendere il meno possibile nel primo anno, i numeri dicono FlexTax. Preferiamo dirtelo chiaramente: una scelta fatta con tutte le informazioni è sempre una scelta migliore.

    Fonti

    • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario (Normattiva)
    • Agenzia delle Entrate – Scheda “Regime forfetario: che cos’è”
    • Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, art. 5 – Termine annuale di invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati delle spese sanitarie (Normattiva)

    Domande frequenti su Fiscozen e alternative

    Qual è la Fiscozen alternative più economica nel 2026?

    Per un professionista in regime forfettario, secondo i listini consultati a fine settembre 2026, è FlexTax a 366 € l’anno IVA inclusa, con software compreso. Il CAF Centro Fiscale costa 350 € senza software e 399-439 € con Fatturazione Italia Start o Pro. Per artigiani e commercianti con ditta già aperta, CAF + Start e FlexTax (listino cambio consulente) si equivalgono a 399 €.

    Fiscozen o commercialista: cosa cambia davvero?

    Con un servizio online hai un pacchetto standard gestito in gran parte a distanza. Con un commercialista o un CAF in sede puoi avere un confronto diretto e far seguire nello stesso posto anche le altre pratiche fiscali della famiglia. Per chi ha una situazione semplice il servizio online può bastare; per chi ha più redditi o situazioni particolari conviene un interlocutore unico.

    Il software Fatturazione Italia è incluso nei 350 € del CAF?

    No. La gestione del forfettario al CAF Centro Fiscale costa 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa, e il software si acquista a parte: Start a 49 € o Pro a 89 € l’anno IVA inclusa. Il totale realistico per chi vuole anche il software è quindi 399-439 € l’anno.

    Sono un professionista sanitario: quale opzione include il Sistema TS?

    Nei listini forfettario di Fiscozen e FlexTax consultati il Sistema TS non risulta tra i servizi compresi. Con il CAF Centro Fiscale il Sistema TS è incluso nel piano Pro di Fatturazione Italia: il pacchetto CAF + Pro costa 439 € l’anno IVA inclusa.

    Posso provare il software prima di pagare?

    Sì. Fatturazione Italia offre una prova gratuita di 30 giorni senza carta di credito, che diventano 60 giorni se ti registri con un link di invito. Il prezzo del piano scelto resta bloccato per contratto per 3 anni dal primo pagamento.

    Conclusione: la scelta giusta è quella fatta con i numeri veri

    Valutare le Fiscozen alternative significa guardare oltre il prezzo di copertina. FlexTax è il più economico per un professionista con un’attività semplice, Fiscozen offre il pacchetto più completo al prezzo più alto, il CAF Centro Fiscale con Fatturazione Italia si colloca in mezzo. Il CAF diventa la scelta più interessante per sanitari, ditte già avviate e chi vuole un rapporto diretto.

    Nel primo anno, quando c’è da aprire la partita IVA, il CAF costa di più: te lo abbiamo detto senza giri di parole. Dal secondo anno contano altri fattori: il Sistema TS per i sanitari, la sede fisica a Udine e Cividale, la dichiarazione compresa e la libertà di scegliere il software. Qualunque strada tu scelga tra le Fiscozen alternative, l’importante è sapere esattamente cosa stai pagando.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Partita IVA forfettaria con il CAF Centro Fiscale

    Gestione del regime forfettario a 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Servizio disponibile online da tutta Italia o in sede a Udine e Cividale.

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    Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Settembre 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-29 16:00:002026-09-29 07:37:19Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettaria
    CAF, ISEE

    ISEE Corrente FVG 2026: Quando Conviene Rifarlo per Bonus Regionali e Agevolazioni

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    ISEE Corrente FVG 2026: Quando Conviene Rifarlo per Accedere ai Bonus Regionali e alle Agevolazioni

    L’ISEE che hai elaborato a inizio anno potrebbe non riflettere più la tua situazione economica reale: se hai perso il lavoro, hai terminato la NASPI, sei andato in pensione o hai subito una riduzione significativa del reddito, potresti avere diritto all’ISEE corrente. Questa variante dell’ISEE aggiorna il calcolo agli ultimi 12 mesi (o ai 2 mesi precedenti per il reddito da lavoro dipendente) e può aprirti l’accesso a bonus regionali FVG, agevolazioni comunali e prestazioni INPS che con il vecchio ISEE sarebbero state escluse. In questa guida spieghiamo come funziona l’ISEE corrente in FVG nel 2026 e quando conviene davvero rifarlo.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è l’ISEE Corrente e Come Funziona
    2. Quando Puoi Richiedere l’ISEE Corrente: Le Situazioni Tipiche in FVG
    3. Bonus Regionali FVG Accessibili con ISEE Corrente
    4. ISEE Corrente per le Prestazioni INPS
    5. Documenti Necessari per l’ISEE Corrente 2026
    6. Differenza tra ISEE Corrente e ISEE Ordinario: Riepilogo
    7. Domande Frequenti sull’ISEE Corrente FVG
    8. CAF Centro Fiscale: ISEE Corrente anche Online in Tutto il FVG

    Cos’è l’ISEE Corrente e Come Funziona

    L’ISEE corrente è regolato dal DPCM 159/2013 art. 9. Permette di aggiornare l’indicatore della situazione economica equivalente quando il reddito familiare complessivo dell’anno in corso è diminuito di almeno il 25% rispetto all’anno di riferimento del DSU ordinario.

    Le caratteristiche principali dell’ISEE corrente:

    • Aggiornamento reddituale: sostituisce i dati reddituali del secondo anno precedente (quelli dell’ISEE ordinario) con quelli aggiornati (ultimi 12 mesi o, per reddito da lavoro dipendente/assimilato, ultimi 2 mesi lavorativi)
    • Situazione patrimoniale: se aggiorni solo il reddito, il patrimonio (immobiliare e finanziario) rimane quello dichiarato nel DSU ordinario. Dal 1° aprile di ogni anno, però, l’ISEE corrente può aggiornare anche il patrimonio, se quello riferito all’anno precedente differisce di oltre il 20% da quello dell’ISEE ordinario (in questo caso vale fino al 31 dicembre)
    • Validità: 6 mesi dalla data di presentazione (a differenza dell’ISEE ordinario che vale fino al 31 dicembre dell’anno)
    • Rilascio: può essere richiesto ai CAF o tramite il portale INPS, in qualsiasi momento dell’anno
    • Coesistenza con ISEE ordinario: l’ISEE corrente si presenta in aggiunta al DSU ordinario (non lo sostituisce), e viene usato in luogo dell’ISEE ordinario per le prestazioni richieste durante la sua validità

    Quando Puoi Richiedere l’ISEE Corrente: Le Situazioni Tipiche in FVG

    Serve un ISEE ordinario in corso di validità e, in alternativa, una di queste condizioni: una variazione della situazione lavorativa (perdita, sospensione o riduzione del lavoro dipendente, cessazione dell’attività autonoma), l’interruzione di trattamenti assistenziali o previdenziali non tassati, oppure una variazione del reddito superiore al 25% rispetto a quello dell’ISEE ordinario. Ecco le situazioni più frequenti in FVG:

    • Perdita di lavoro: licenziamento, fine di un contratto a termine. La perdita totale del reddito da lavoro dipendente certamente supera la soglia del 25%
    • Fine NASPI: quando la NASPI termina (dopo 12-24 mesi), il reddito si azzera o si riduce drasticamente. Questo giustifica l’ISEE corrente
    • Riduzione ore di lavoro: passaggio da full-time a part-time, cassa integrazione (CIGS), riduzione orario lavorativo. Se la riduzione supera il 25% del reddito familiare complessivo, si può presentare ISEE corrente
    • Pensionamento: chi è andato in pensione nel corso dell’anno con importo significativamente inferiore al reddito da lavoro precedente
    • Fine contratto di partita IVA: freelance che ha perso i principali committenti e ha ridotto il fatturato di oltre il 25%
    • Separazione o divorzio: che ha ridotto il reddito familiare del nucleo di almeno il 25%

    Bonus Regionali FVG Accessibili con ISEE Corrente

    In Friuli Venezia Giulia, l’ISEE corrente può aprire l’accesso a una serie di prestazioni e agevolazioni che richiedono un ISEE aggiornato:

    • Bonus FVG 25.000 euro: il contributo regionale FVG per ristrutturazioni ha come soglia ISEE 25.000 euro per la percentuale massima. Se il tuo ISEE ordinario era superiore a questa soglia ma l’ISEE corrente lo porta sotto, puoi accedere alla percentuale più alta
    • Carta Famiglia FVG: la tessera regionale per le famiglie con figli ha soglie ISEE per le diverse fasce di agevolazione. L’ISEE corrente aggiornato può spostare la tua famiglia in una fascia più favorevole
    • Contributo affitto regionale: la Regione FVG eroga contributi annuali per l’affitto a famiglie con ISEE basso. Se con l’ISEE corrente rientri nella soglia, puoi presentare domanda
    • Bonus libri scolastici LR FVG: contributo per l’acquisto di libri scolastici per le famiglie con ISEE basso. Alcune edizioni del bando accettano l’ISEE corrente
    • Agevolazioni mensa scolastica comunali: i comuni FVG (es. Udine) calcolano la tariffa mensa in base all’ISEE. Con ISEE corrente più basso, potresti passare a una fascia di tariffa ridotta
    • Contributi sociali comunali: contributi straordinari dei comuni per famiglie in difficoltà economica temporanea (bollette, affitto, spese mediche)

    ISEE Corrente per le Prestazioni INPS

    Oltre ai bonus regionali FVG, l’ISEE corrente è necessario (o conveniente) per diverse prestazioni nazionali INPS:

    • Assegno Unico Universale: l’importo dell’AUU dipende dall’ISEE. Con ISEE corrente più basso, l’importo mensile per ogni figlio può aumentare significativamente
    • Assegno di Inclusione: le soglie ISEE per queste prestazioni sono calcolate sull’ISEE corrente se presentato
    • Bonus asilo nido INPS: importo variabile in base all’ISEE. Con ISEE corrente si può accedere alla fascia di rimborso più alta
    • Esenzione ticket sanitario: le esenzioni per reddito E02-E03 tengono conto dell’ISEE o del reddito. In alcune Regioni si può aggiornare l’esenzione con ISEE corrente

    Documenti Necessari per l’ISEE Corrente 2026

    Per presentare la DSU con richiesta di ISEE corrente, hai bisogno di:

    • DSU precompilata o ordinaria già presentata: l’ISEE corrente si aggiunge alla DSU già esistente per l’anno in corso
    • Documento redditi ultimi 12 mesi: buste paga degli ultimi 2 mesi per redditi da lavoro dipendente; estratto F24 o corrispettivi per autonomi; certificato INPS per NASPI, pensioni, ammortizzatori sociali
    • Documentazione della variazione: lettera di licenziamento, comunicazione fine NASPI, comunicazione cassa integrazione, atto di pensionamento
    • Eventuale Attestazione CU: Certificazione Unica dell’anno precedente per confronto reddituale

    Differenza tra ISEE Corrente e ISEE Ordinario: Riepilogo

    CaratteristicaISEE OrdinarioISEE Corrente
    Reddito di riferimentoSecondo anno precedente (es. 2024 per ISEE 2026)Ultimi 12 mesi / ultimi 2 mesi (lavoro dipendente)
    Patrimonio aggiornatoSì (31/12 del secondo anno precedente)Solo se varia di oltre il 20% (dal 1° aprile)
    ValiditàFino al 31 dicembre dell’anno6 mesi dalla presentazione
    Requisito per richiederloNessuno (tutti possono presentarlo)Variazione lavorativa, interruzione di trattamenti o variazione del reddito oltre il 25%
    Quando convieneSituazione reddituale stabileDopo perdita lavoro, fine NASPI, pensionamento, riduzione orari
    Effetto sul patrimonioPatrimonio al 31/12 del secondo anno precedenteInvariato, salvo variazione oltre il 20%

    Fonti

    • DPCM 5 dicembre 2013, n. 159 (Regolamento ISEE), art. 9 – ISEE corrente
    • DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, art. 5 – Indicatore della situazione patrimoniale (patrimonio al 31 dicembre del secondo anno precedente)
    • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, FAQ ISEE corrente

    Domande Frequenti sull’ISEE Corrente FVG

    Posso presentare l’ISEE corrente anche se ho già l’ISEE ordinario valido?
    Sì, e anzi è la procedura corretta: l’ISEE corrente si presenta in aggiunta alla DSU ordinaria, non al suo posto. Puoi presentarli entrambi nello stesso anno. Quando richiedi una prestazione durante i 6 mesi di validità dell’ISEE corrente, questo sostituisce l’ISEE ordinario ai fini di quella prestazione.

    Se ho perso il lavoro a Udine a marzo 2026 e sto percependo la NASPI, quando conviene fare l’ISEE corrente?
    Conviene farlo non appena la NASPI è attiva, perché l’importo della NASPI è solitamente inferiore al reddito da lavoro precedente. Se la riduzione del reddito familiare è almeno del 25%, puoi accedere a tariffe mensa scolastica più basse, contributi affitto regionale e assegno unico più alto immediatamente.

    L’ISEE corrente aggiorna anche il patrimonio immobiliare (casa di proprietà)?
    Di regola no: se aggiorni solo il reddito, il patrimonio immobiliare e finanziario rimane quello indicato nella DSU ordinaria, riferito al 31 dicembre del secondo anno precedente. Dal 1° aprile di ogni anno, però, puoi chiedere l’ISEE corrente anche per il patrimonio, se quello al 31 dicembre dell’anno precedente differisce di oltre il 20%: in questo caso vale fino al 31 dicembre. Una casa comprata o venduta nell’anno in corso, invece, non è riflessa nell’ISEE corrente.

    CAF Centro Fiscale: ISEE Corrente anche Online in Tutto il FVG

    Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora l’ISEE corrente per i cittadini di tutta la regione FVG, anche completamente online. Non devi recarti in sede: puoi inviare i documenti via WhatsApp o email sicura, e ricevere la DSU firmata digitalmente.

    Il CAF ti guida nella scelta del momento migliore per presentare l’ISEE corrente, in base alle scadenze dei bandi regionali FVG (contributo affitto, bonus libri, carta famiglia) e delle prestazioni INPS (assegno unico, bonus asilo nido).

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Online: pratiche.centrofiscale.com (anche da Trieste, Pordenone, Gorizia, Carnia)

    Guida aggiornata a giugno 2026 sulla base del DPCM 159/2013 e degli aggiornamenti normativi 2025-2026. Le soglie ISEE dei bandi regionali FVG variano di anno in anno: verifica sempre le condizioni aggiornate prima di presentare domanda.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Settembre 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-29 14:00:002026-09-29 07:37:43ISEE Corrente FVG 2026: Quando Conviene Rifarlo per Bonus Regionali e Agevolazioni
    NOTIZIE

    Assegno di invalidità e stipendio: perché scatta il conguaglio IRPEF in busta paga

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Chi lavora e percepisce anche l’assegno ordinario di invalidità INPS si trova ogni anno con due entrate fiscalmente rilevanti: lo stipendio e l’assegno. Una domanda ricorrente riguarda proprio la tassazione: come vengono trattate insieme ai fini IRPEF, e perché capita spesso di trovarsi, in dichiarazione dei redditi, con un conguaglio da pagare invece che con un rimborso? La risposta dipende dal fatto che datore di lavoro e INPS sono due sostituti d’imposta distinti, che applicano la ritenuta fiscale ciascuno sulla propria erogazione, senza conoscere l’importo pagato dall’altro.

    Vediamo cos’è l’assegno di invalidità, perché è soggetto a IRPEF, perché la presenza di due sostituti d’imposta porta tipicamente a un conguaglio IRPEF a debito in dichiarazione dei redditi, e cosa si può fare per limitarne l’impatto già in busta paga.

    Indice dei contenuti

    • Cos’è l’assegno ordinario di invalidità INPS
    • Perché l’assegno di invalidità è soggetto a IRPEF
    • Due sostituti d’imposta: perché la tassazione avviene separatamente
    • Come limitare l’impatto del conguaglio IRPEF
    • Cosa succede in dichiarazione dei redditi: il conguaglio IRPEF
    • Domande frequenti

    Cos’è l’assegno ordinario di invalidità INPS

    L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione economica erogata dall’INPS ai lavoratori la cui capacità lavorativa risulta ridotta, a causa di infermità fisica o psichica, a meno di un terzo. A differenza della pensione di inabilità, che presuppone l’impossibilità assoluta di svolgere qualsiasi attività lavorativa, l’assegno di invalidità è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa: per questo motivo capita spesso che il beneficiario percepisca contemporaneamente lo stipendio da lavoro dipendente e l’assegno di invalidità erogato dall’INPS.

    L’accertamento del diritto alla prestazione, per l’assegno ordinario di invalidità (legge 12 giugno 1984, n. 222), è svolto dai centri medico legali dell’INPS, sulla base del certificato medico introduttivo SS3 presentato dal richiedente insieme alla domanda. Si tratta di un percorso diverso da quello dell’invalidità civile, che passa invece dalle commissioni mediche e riguarda una prestazione assistenziale differente. Per approfondire quali redditi da invalidità civile contano ai fini fiscali e come si calcolano, puoi leggere il nostro articolo su redditi da invalidità civile, lordo e IRPEF.

    Perché l’assegno di invalidità è soggetto a IRPEF

    Molti pensano, erroneamente, che le prestazioni collegate all’invalidità siano sempre esenti da tasse. In realtà occorre distinguere: l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità civile (quella legata allo stato di invalido civile, non a contributi versati) non sono imponibili IRPEF. L’assegno ordinario di invalidità INPS, invece, è una prestazione di natura previdenziale, calcolata sulla base dei contributi versati dal lavoratore: per questo motivo rientra tra i redditi imponibili IRPEF, esattamente come la pensione e come lo stipendio.

    Questo significa che l’INPS, quando eroga l’assegno, agisce come sostituto d’imposta: applica cioè una ritenuta fiscale alla fonte, calcolata in base alle aliquote IRPEF progressive e alle eventuali addizionali regionali e comunali. La stessa cosa fa il datore di lavoro sullo stipendio. Il punto delicato, quando i due redditi si sommano nello stesso anno, è che il sistema fiscale italiano è progressivo e tassa il reddito complessivo del contribuente, non le singole fonti separatamente.

    Due sostituti d’imposta: perché la tassazione avviene separatamente

    Quando un lavoratore percepisce sia lo stipendio sia l’assegno di invalidità, ha due sostituti d’imposta distinti: il datore di lavoro sullo stipendio, l’INPS sull’assegno. Per legge, ciascun sostituto d’imposta è tenuto ad applicare la ritenuta IRPEF sulle sole somme che eroga, calcolandola come se quel reddito fosse l’unico percepito dal contribuente, perché non ha visibilità sugli altri redditi di quest’ultimo. Non esiste quindi una trattenuta unica da applicare una sola volta, né una vera e propria doppia trattenuta sullo stesso reddito da evitare: sono due ritenute distinte, ciascuna corretta rispetto al singolo reddito erogato.

    Questo meccanismo, previsto dalla normativa, produce però un effetto quasi inevitabile quando i due redditi si sommano: poiché l’IRPEF è un’imposta progressiva, le aliquote applicate separatamente su due redditi più contenuti risultano complessivamente più basse di quelle che si applicherebbero sommando fin da subito stipendio e assegno. Ne consegue che le ritenute versate durante l’anno tendono a essere inferiori all’imposta effettivamente dovuta sul reddito complessivo, con un conguaglio IRPEF a debito che emerge tipicamente in dichiarazione dei redditi.

    Come limitare l’impatto del conguaglio IRPEF

    Non esiste un meccanismo automatico che permetta a uno dei due sostituti d’imposta di conoscere e tassare durante l’anno anche il reddito erogato dall’altro. La legge (art. 23, comma 4, del DPR 29 settembre 1973, n. 600) prevede un conguaglio cumulativo tra redditi di lavoro dipendente, ma solo nel caso di rapporti di lavoro precedenti e cessati nello stesso periodo d’imposta, con consegna della Certificazione Unica del rapporto precedente entro il 12 gennaio dell’anno successivo; la stessa norma, peraltro, esclude espressamente da questa possibilità i soggetti che erogano trattamenti pensionistici. Non si applica invece a redditi percepiti in parallelo da un soggetto diverso, come l’INPS che eroga l’assegno di invalidità: comunicare l’importo dell’assegno al datore di lavoro, quindi, non fa scattare alcun conguaglio cumulativo automatico.

    Ciò che il contribuente può fare, in via facoltativa, è chiedere a uno dei due sostituti d’imposta, cioè al datore di lavoro oppure all’INPS, di applicare volontariamente un’aliquota IRPEF più elevata oppure di non riconoscere le detrazioni d’imposta per reddito. Per le prestazioni previdenziali l’INPS mette a disposizione un apposito servizio online, la dichiarazione per il diritto alle detrazioni d’imposta per reddito e per carichi di famiglia, con cui comunicare la richiesta di maggiore aliquota o la rinuncia alle detrazioni: la comunicazione va rinnovata ogni anno, altrimenti l’Istituto applica gli scaglioni e le detrazioni sulla base del solo reddito che eroga. Resta in ogni caso una scelta volontaria del contribuente e non un automatismo: serve ad avvicinare già durante l’anno l’importo delle trattenute a quello dovuto sul reddito complessivo, riducendo l’eventuale conguaglio finale in dichiarazione.

    In pratica, per gestire meglio la situazione conviene:

    • farsi un’idea del reddito complessivo annuo sommando le buste paga e il cedolino dell’assegno di invalidità;
    • valutare con il datore di lavoro, oppure con l’INPS tramite l’apposito servizio online, la richiesta di applicare volontariamente un’aliquota IRPEF più alta o di rinunciare alle detrazioni d’imposta per reddito;
    • conservare entrambe le Certificazioni Uniche, quella del datore di lavoro e quella dell’INPS, in vista della dichiarazione dei redditi;
    • non aspettarsi un conguaglio cumulativo automatico tra stipendio e assegno, perché la normativa non lo prevede in questo caso.

    Per capire quali spese e quali oneri si possono portare in detrazione o deduzione nella dichiarazione dei redditi, e ridurre così l’imposta dovuta, può essere utile consultare la nostra guida su spese detraibili e deducibili nel modello 730.

    Cosa succede in dichiarazione dei redditi: il conguaglio IRPEF

    È nella dichiarazione dei redditi, modello 730 o modello Redditi Persone Fisiche, che stipendio e assegno di invalidità vengono sommati e l’IRPEF viene ricalcolata sull’intero reddito complessivo. In questa fase l’imposta effettivamente dovuta viene confrontata con le ritenute già versate durante l’anno dai due sostituti d’imposta.

    Nella maggior parte dei casi, come visto, le ritenute versate separatamente risultano inferiori al dovuto: il risultato tipico è quindi un conguaglio IRPEF a debito, cioè un importo da versare in più. Solo più raramente, ad esempio se uno dei due sostituti ha già applicato una tassazione più elevata del necessario, il conguaglio si risolve in un rimborso. Non è quindi un errore: è spesso la normale conseguenza di due tassazioni corrette ma separate su redditi che, sommati, spostano il contribuente su una fascia di tassazione più alta rispetto a quella applicata da ciascun sostituto singolarmente.

    Anche i pensionati che, oltre alla pensione, percepiscono altri redditi imponibili possono trovarsi in una situazione simile: per un quadro più ampio sugli importi e sulle trattenute in busta paga, puoi consultare l’articolo su pensioni e importi in cedolino. In ogni caso, conviene arrivare alla dichiarazione dei redditi con entrambe le Certificazioni Uniche a disposizione, così da avere un quadro preciso del reddito complessivo e prevedere per tempo l’eventuale somma da versare.

    Fonti

    • Legge 12 giugno 1984, n. 222 – Revisione della disciplina della invalidità pensionabile (Normattiva)
    • DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 23 – Ritenuta sui redditi di lavoro dipendente e conguaglio di fine anno (Normattiva)
    • INPS – Scheda servizio “Assegno ordinario di invalidità per persone con capacità lavorativa ridotta”

    Domande frequenti

    L’assegno ordinario di invalidità INPS è tassato con l’IRPEF?

    Sì. A differenza della pensione di invalidità civile e dell’indennità di accompagnamento, l’assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale legata ai contributi versati e per questo è considerato reddito imponibile IRPEF, soggetto a ritenuta alla fonte da parte dell’INPS in qualità di sostituto d’imposta.

    Perché avere stipendio e assegno di invalidità porta spesso a un conguaglio IRPEF a debito?

    Perché datore di lavoro e INPS sono due sostituti d’imposta distinti, che calcolano la ritenuta ciascuno sulla propria erogazione come se fosse l’unico reddito del contribuente. Sommando i due redditi in dichiarazione, l’IRPEF dovuta sul totale risulta spesso più alta delle ritenute già versate separatamente.

    Comunicare l’assegno di invalidità al datore di lavoro evita il conguaglio IRPEF?

    No, non esiste un conguaglio cumulativo automatico tra redditi percepiti in parallelo da soggetti diversi: la legge lo prevede solo per rapporti di lavoro precedenti e cessati. Il lavoratore può però chiedere volontariamente al datore di lavoro, oppure all’INPS tramite l’apposito servizio online da rinnovare ogni anno, di applicare un’aliquota IRPEF più alta, per ridurre l’importo del conguaglio finale.

    Come si accerta il diritto all’assegno ordinario di invalidità?

    L’accertamento è svolto dai centri medico legali dell’INPS, sulla base del certificato medico introduttivo SS3, e non dalle commissioni mediche competenti per l’invalidità civile, che riguardano invece una prestazione assistenziale diversa.

    Il conguaglio IRPEF in dichiarazione può risolversi in un rimborso?

    Sì, ma è il caso meno frequente. Si verifica solo quando le ritenute versate durante l’anno dai due sostituti d’imposta risultano già superiori all’IRPEF effettivamente dovuta sul reddito complessivo: nella maggior parte delle situazioni, invece, emerge un conguaglio a debito.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Settembre 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-29 12:00:002026-09-29 07:23:39Assegno di invalidità e stipendio: perché scatta il conguaglio IRPEF in busta paga
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