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Scadenze Fiscali Aprile 2026: Calendario Completo per Privati e Imprese

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Mercoledì 16 Aprile 2026: La Scadenza Principale
  2. Lunedì 21 Aprile 2026: Scadenze IVA del Primo Trimestre
  3. Altre Scadenze Fiscali Importanti di Aprile 2026
  4. Scadenze per Regimi Speciali e Adempimenti Settoriali
  5. Modalità di Versamento: Modello F24 e Codici Tributo
  6. Sanzioni per Ritardato o Omesso Versamento
  7. Tabella Riepilogativa: Tutte le Scadenze di Aprile 2026
  8. Come Prepararsi alle Scadenze: Consigli Pratici

Le **scadenze fiscali di aprile 2026** rappresentano un appuntamento cruciale per **privati**, **professionisti** e **imprese**. Questo mese concentra numerosi adempimenti: dai **versamenti IVA** alle **ritenute fiscali**, dai **contributi INPS** alle dichiarazioni periodiche. Conoscere il **calendario fiscale aprile 2026** è essenziale per evitare sanzioni e interessi di mora.

Il mese di aprile 2026 si caratterizza per la presenza di diverse **scadenze tributarie** che coinvolgono sia i soggetti passivi IVA sia i sostituti d’imposta. In particolare, mercoledì **16 aprile 2026** è la data chiave per la maggior parte dei versamenti, mentre lunedì **21 aprile** è dedicato agli adempimenti IVA del primo trimestre.

In questa guida completa analizziamo tutte le **scadenze fiscali aprile 2026**, suddivise per categorie: dalle imposte dirette ai contributi previdenziali, dalle comunicazioni periodiche alle dichiarazioni d’intento. Il **CAF Centro Fiscale di Udine** è a disposizione per supportarti nella gestione di tutti questi adempimenti, sia in ufficio che online.

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Mercoledì 16 Aprile 2026: La Scadenza Principale

Il **16 aprile 2026** rappresenta la data più importante del **calendario fiscale aprile 2026**. In questo giorno convergono la maggior parte dei versamenti fiscali e contributivi relativi al mese precedente (marzo 2026). Vediamo nel dettaglio tutti gli adempimenti che scadono in questa data.

**I versamenti da effettuare entro il 16 aprile 2026 riguardano un’ampia platea di soggetti:** dalle partite IVA ai sostituti d’imposta, dai datori di lavoro agli enti previdenziali. La complessità e la varietà degli adempimenti richiedono particolare attenzione nella compilazione del **modello F24**, lo strumento attraverso cui si effettuano la maggior parte dei versamenti tributari e contributivi.

Ritenute alla Fonte sui Redditi di Lavoro Dipendente e Assimilati

I **sostituti d’imposta** (datori di lavoro, committenti, enti pensionistici) devono versare le **ritenute IRPEF** operate sulle retribuzioni, sui compensi per collaborazioni coordinate e continuative, e sui redditi di lavoro autonomo corrisposti nel mese di marzo 2026.

L’importo da versare comprende le **ritenute IRPEF**, le **addizionali regionali e comunali** eventualmente trattenute, e i **contributi previdenziali** a carico del lavoratore. Il versamento avviene tramite **modello F24** utilizzando i codici tributo specifici per ciascuna tipologia di ritenuta.

**Esempio pratico:** Un’azienda che ha corrisposto stipendi per complessivi 50.000 euro lordi nel mese di marzo 2026, con ritenute IRPEF medie del 23%, dovrà versare circa 11.500 euro di ritenute entro il 16 aprile 2026. A questo importo vanno aggiunte le addizionali regionali e comunali eventualmente trattenute ai dipendenti.

Per i **collaboratori coordinati e continuativi**, le ritenute si applicano con le stesse aliquote IRPEF progressive previste per i lavoratori dipendenti. La particolarità è che non sono previste detrazioni da lavoro dipendente, rendendo le ritenute generalmente più elevate a parità di compenso lordo.

Contributi INPS: Dipendenti, Parasubordinati e Gestione Separata

Il **16 aprile 2026** scade anche il termine per il versamento dei **contributi previdenziali INPS** relativi alle retribuzioni di marzo 2026. Questa scadenza riguarda diverse categorie di contribuenti.

Per i **lavoratori dipendenti**, i datori di lavoro devono versare sia i contributi a carico del dipendente (già trattenuti dalla busta paga) sia la quota a carico azienda. L’aliquota complessiva varia in base al settore: per l’industria è mediamente del 33% (di cui circa 9,19% a carico del lavoratore e 23,81% a carico dell’azienda), mentre per il commercio è del 30,38%.

I **professionisti e le partite IVA** che si avvalgono di collaboratori iscritti alla **Gestione Separata INPS** devono versare i contributi previdenziali con aliquota del 33,72% (per il 2026) per i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie. Di questa percentuale, circa un terzo (33%) è a carico del collaboratore e viene trattenuta dal compenso lordo.

**Attenzione alle sanzioni:** Il mancato o ritardato versamento dei **contributi INPS** comporta sanzioni civili calcolate in base ai tassi di interesse legale, oltre agli interessi di mora. Per un versamento effettuato con un ritardo di 30 giorni, la sanzione può raggiungere circa lo 0,4% dell’importo dovuto mensile.

IVA Mensile: Chi Deve Versare Entro il 16 Aprile

I contribuenti **IVA mensili** devono versare l’imposta relativa al mese di marzo 2026 entro il **16 aprile 2026**. Rientrano in questa categoria i soggetti con volume d’affari superiore a 400.000 euro per le prestazioni di servizi e 700.000 euro per le altre attività.

L’importo da versare corrisponde alla differenza tra l’**IVA a debito** (sulle vendite/prestazioni) e l’**IVA a credito** (sugli acquisti) del mese di marzo. Se l’IVA a credito supera quella a debito, il contribuente può portare l’eccedenza in detrazione nel periodo successivo oppure chiederne il rimborso.

**Calcolo pratico dell’IVA mensile:** Supponiamo che un’impresa abbia registrato nel marzo 2026 fatture attive per 100.000 euro (IVA al 22% = 22.000 euro) e fatture passive per 60.000 euro (IVA al 22% = 13.200 euro). L’IVA da versare sarà: 22.000 – 13.200 = 8.800 euro.

Il versamento dell’**IVA mensile** si effettua tramite **modello F24** utilizzando il codice tributo **6001** per l’IVA dovuta sulle operazioni imponibili. È importante compilare correttamente tutti i campi del modello, indicando il mese di riferimento (marzo 2026) nel campo “anno di riferimento”.

Lunedì 21 Aprile 2026: Scadenze IVA del Primo Trimestre

Il **21 aprile 2026** rappresenta una data fondamentale per tutti i contribuenti **IVA trimestrali**, ovvero coloro che hanno optato per la liquidazione trimestrale dell’imposta sul valore aggiunto. Questa opzione è accessibile ai soggetti con volume d’affari non superiore a 400.000 euro per le prestazioni di servizi e 700.000 euro per le altre attività.

La **scadenza del 21 aprile** riguarda il versamento dell’IVA relativa al **primo trimestre 2026** (gennaio-febbraio-marzo). A differenza dei contribuenti mensili, chi liquida trimestralmente deve applicare una **maggiorazione dell’1%** a titolo di interesse per il differimento del versamento. Questa maggiorazione si calcola sull’importo dell’IVA dovuta e costituisce un costo aggiuntivo da considerare nella scelta del regime di liquidazione.

Calcolo dell’IVA Trimestrale con Maggiorazione

Il calcolo dell’**IVA trimestrale** richiede di sommare tutte le operazioni attive e passive dei tre mesi (gennaio, febbraio, marzo 2026) e determinare il saldo finale. A questo saldo va applicata la **maggiorazione dell’1%** prevista per i versamenti trimestrali.

**Esempio di calcolo IVA trimestrale:** Un professionista con partita IVA ha registrato nel primo trimestre 2026 le seguenti operazioni: – Gennaio: Fatture emesse 20.000 euro (IVA 4.400), acquisti 5.000 euro (IVA 1.100) – Febbraio: Fatture emesse 25.000 euro (IVA 5.500), acquisti 8.000 euro (IVA 1.760) – Marzo: Fatture emesse 22.000 euro (IVA 4.840), acquisti 6.000 euro (IVA 1.320)

**IVA a debito totale:** 4.400 + 5.500 + 4.840 = 14.740 euro **IVA a credito totale:** 1.100 + 1.760 + 1.320 = 4.180 euro **Saldo IVA:** 14.740 – 4.180 = 10.560 euro **Maggiorazione 1%:** 10.560 × 1% = 105,60 euro **Totale da versare:** 10.560 + 105,60 = 10.665,60 euro

La **maggiorazione dell’1%** rappresenta quindi un costo aggiuntivo che i contribuenti trimestrali devono sostenere. È importante valutare attentamente se la liquidazione trimestrale sia effettivamente conveniente rispetto a quella mensile, considerando anche i vantaggi in termini di semplificazione amministrativa.

Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA

Contestualmente al versamento dell’**IVA trimestrale del primo trimestre 2026**, i contribuenti devono anche predisporre i dati per la successiva **comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA**, che dovrà essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Questa comunicazione, introdotta dall’art. 21-bis del DL 78/2010, richiede di indicare gli importi dell’IVA delle operazioni attive e passive, le liquidazioni periodiche effettuate, i versamenti eseguiti e gli eventuali crediti. Per il **primo trimestre 2026**, la comunicazione andrà trasmessa entro la fine del secondo mese successivo al trimestre di riferimento, quindi entro il 31 maggio 2026.

I dati da comunicare includono: il totale dell’IVA sulle operazioni imponibili, l’IVA sugli acquisti detraibile, l’IVA dovuta o a credito per il periodo, eventuali crediti del trimestre precedente utilizzati in compensazione, e i versamenti effettuati. La corretta compilazione di questa comunicazione è fondamentale per evitare controlli e sanzioni da parte dell’**Agenzia delle Entrate**.

Altre Scadenze Fiscali Importanti di Aprile 2026

Oltre alle date principali del **16 e 21 aprile**, il **calendario fiscale aprile 2026** prevede altri adempimenti che interessano categorie specifiche di contribuenti. È importante non trascurare queste scadenze per evitare sanzioni e problemi con gli enti fiscali e previdenziali.

Contributi INPS Artigiani e Commercianti

Gli **artigiani e commercianti** iscritti alla **Gestione INPS** devono versare entro il **16 aprile 2026** la prima rata trimestrale dei contributi previdenziali per l’anno 2026. Questa rata viene calcolata sulla base del reddito dell’anno precedente (2025) ed è soggetta a conguaglio l’anno successivo.

Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti è pari al **24%** del reddito d’impresa dichiarato, con un **contributo minimo annuo** dovuto anche in assenza di reddito. Il contributo minimo per il 2026 è pari a circa 4.200 euro annui (da verificare con le tabelle INPS aggiornate), da versare in quattro rate trimestrali.

**Esempio di calcolo:** Un commerciante con reddito d’impresa 2025 di 30.000 euro dovrà versare per il 2026 contributi pari a: 30.000 × 24% = 7.200 euro annui, da suddividere in 4 rate trimestrali di 1.800 euro ciascuna. La prima rata di 1.800 euro andrà versata entro il 16 aprile 2026.

È importante ricordare che sui redditi eccedenti il **minimale annuo** (pari a circa 17.500 euro per il 2026) si applica un’ulteriore aliquota dell’1% fino al massimale contributivo (circa 86.000 euro). Questi calcoli possono risultare complessi: il **CAF Centro Fiscale di Udine** offre assistenza dedicata per la corretta determinazione dei contributi dovuti.

INTRASTAT: Comunicazione Operazioni Intracomunitarie

I soggetti che effettuano **operazioni intracomunitarie** (cessioni o acquisti di beni e servizi con altri Paesi UE) devono presentare i **modelli INTRASTAT** relativi al mese di marzo 2026 entro il **25 aprile 2026**.

L’obbligo di presentazione degli elenchi **INTRASTAT** scatta al superamento di determinate soglie annuali: 50.000 euro per le cessioni intracomunitarie di beni, 100.000 euro per gli acquisti intracomunitari di beni, e 100.000 euro per le prestazioni di servizi (sia rese che ricevute) da/verso altri Stati membri dell’Unione Europea.

I **modelli INTRASTAT** devono contenere informazioni dettagliate su ciascuna operazione: codice IVA della controparte comunitaria, valore delle operazioni, nomenclatura combinata dei beni, paese di destinazione o provenienza, natura della transazione. La trasmissione avviene esclusivamente in via telematica attraverso il sistema Entratel o Fisconline dell’**Agenzia delle Entrate**.

**Sanzioni per omessa presentazione:** La mancata presentazione degli elenchi INTRASTAT entro i termini comporta sanzioni da 500 a 1.000 euro per ciascun elenco non presentato. Se la violazione si protrae per più di tre mesi, la sanzione può salire da 1.000 a 2.000 euro.

Dichiarazioni d’Intento: Comunicazione all’Agenzia delle Entrate

Gli **esportatori abituali** che intendono effettuare acquisti senza applicazione dell’IVA nel mese di aprile 2026 devono trasmettere la **dichiarazione d’intento** all’**Agenzia delle Entrate** prima di effettuare l’operazione. La comunicazione può essere inviata anche anticipatamente rispetto all’operazione.

La **dichiarazione d’intento** è lo strumento che consente agli esportatori abituali (soggetti che nell’anno solare precedente o nei dodici mesi precedenti hanno realizzato esportazioni o operazioni assimilate per un importo superiore al 10% del volume d’affari) di acquistare beni e servizi senza pagamento dell’IVA, da utilizzare per effettuare operazioni con l’estero.

La trasmissione telematica della dichiarazione d’intento genera un **protocollo di ricezione** che l’esportatore abituale deve consegnare al fornitore, il quale può così emettere fattura senza addebito dell’IVA. Il fornitore è tenuto a verificare la regolare presentazione della dichiarazione attraverso il servizio di consultazione online messo a disposizione dall’**Agenzia delle Entrate**.

**Attenzione:** Se il fornitore emette fattura senza IVA in assenza di valida dichiarazione d’intento, diventa responsabile solidale per l’IVA non applicata, con conseguenti sanzioni e interessi. È quindi fondamentale che la procedura sia gestita correttamente e che tutta la documentazione sia conservata in modo appropriato.

Scadenze per Regimi Speciali e Adempimenti Settoriali

Il **calendario fiscale aprile 2026** include anche alcune scadenze specifiche per contribuenti che operano in **regimi speciali** o settori particolari. Anche se queste date interessano una platea più ristretta di soggetti, è importante conoscerle per chi rientra in queste categorie.

Enti Non Commerciali e IRAP

Gli **enti non commerciali** che esercitano anche attività commerciali devono effettuare entro il **16 aprile 2026** i versamenti relativi all’**IRAP** (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) del primo trimestre, se soggetti a versamenti periodici.

L’**IRAP** si applica sul valore della produzione netta derivante dall’attività commerciale svolta dall’ente. L’aliquota ordinaria è del **3,9%**, ma alcune regioni hanno introdotto maggiorazioni o agevolazioni. Per gli enti non commerciali, la base imponibile IRAP si determina secondo regole particolari che tengono conto della specificità di questi soggetti.

Gli enti non commerciali che svolgono prevalentemente attività di **assistenza sociale, beneficenza, istruzione, formazione** possono beneficiare di agevolazioni IRAP o addirittura dell’esenzione totale dall’imposta. È fondamentale verificare la propria posizione per evitare di effettuare versamenti non dovuti o, al contrario, di omettere versamenti obbligatori.

Ritenute su Dividendi e Proventi Finanziari

Le **società** e gli intermediari finanziari che hanno distribuito **dividendi** o corrisposto **proventi finanziari** nel mese di marzo 2026 devono versare le relative **ritenute alla fonte** entro il **16 aprile 2026**.

La ritenuta sui dividendi distribuiti a persone fisiche residenti è del **26%** a titolo di imposta. Per i dividendi qualificati (partecipazioni superiori a determinate soglie), la ritenuta è sempre del 26% ma può essere scomputata dall’IRPEF dovuta dal percipiente, che deve includere i dividendi nella propria dichiarazione dei redditi.

Per i **proventi finanziari** (interessi su obbligazioni, rendimenti di fondi comuni, plusvalenze da cessione di strumenti finanziari), la ritenuta standard è del **26%**. Esistono aliquote ridotte per alcune categorie di titoli: i titoli di Stato italiani ed equiparati scontano una ritenuta del **12,50%**.

**Esempio pratico:** Una SRL ha distribuito a marzo 2026 dividendi per 50.000 euro a un socio persona fisica che detiene il 15% del capitale sociale. Dovrà versare entro il 16 aprile 2026 una ritenuta di: 50.000 × 26% = 13.000 euro. Questa ritenuta va versata con modello F24 utilizzando il codice tributo **1025** (ritenute su utili distribuiti).

Regime Forfettario: Nessun Versamento Periodico

I contribuenti in **regime forfettario** sono esonerati dalla maggior parte degli adempimenti periodici previsti per aprile 2026. Non devono effettuare versamenti IVA (poiché non applicano l’imposta), né liquidazioni periodiche, né comunicazioni trimestrali.

L’unico adempimento che i **forfettari** devono rispettare è il versamento dell’**acconto** dell’imposta sostitutiva, che però ha scadenza a giugno (prima rata) e novembre (seconda rata). Durante l’anno, i forfettari non hanno obblighi di versamento mensile o trimestrale.

Tuttavia, se il **forfettario** ha anche collaboratori o ha assunto personale dipendente, dovrà comunque rispettare le scadenze del 16 aprile 2026 per il versamento delle ritenute fiscali e dei contributi INPS relativi ai lavoratori. Inoltre, se il forfettario opera come **sostituto d’imposta** (ad esempio, corrisponde compensi ad altri professionisti), dovrà versare le ritenute applicate su quei compensi.

Per maggiori informazioni sul **regime forfettario 2026** e su come gestire correttamente gli adempimenti, puoi consultare la nostra guida completa al regime forfettario.

Modalità di Versamento: Modello F24 e Codici Tributo

Tutti i **versamenti fiscali di aprile 2026** devono essere effettuati utilizzando il **modello F24**, lo strumento unificato per il pagamento di imposte, contributi e premi. È fondamentale conoscere le modalità di compilazione e i codici tributo corretti per evitare errori che potrebbero invalidare il versamento.

Come Compilare Correttamente il Modello F24

Il **modello F24** si articola in diverse sezioni dedicate a tipologie specifiche di versamenti: Erario (imposte erariali), Regioni (addizionali regionali), IMU e altri tributi locali, INPS (contributi previdenziali), Altri enti previdenziali.

Per ogni versamento è necessario indicare: – **Codice tributo:** identifica la tipologia di imposta o contributo – **Anno di riferimento:** l’anno d’imposta o il periodo cui si riferisce il versamento – **Importo a debito:** la somma da versare – **Importo a credito:** eventuali crediti da compensare

**Esempio di compilazione per IVA mensile:** – Codice tributo: **6001** (IVA mensile) – Anno di riferimento: 2026 – Periodo di riferimento: 03 (marzo) – Importo a debito: l’IVA dovuta per marzo 2026

La compilazione del **modello F24** può essere effettuata utilizzando il software gratuito fornito dall’**Agenzia delle Entrate** oppure attraverso i servizi home banking della propria banca. È possibile anche effettuare versamenti tramite gli intermediari abilitati (commercialisti, CAF, consulenti del lavoro).

Principali Codici Tributo per Aprile 2026

Ecco una tabella riepilogativa dei **codici tributo** più utilizzati per le scadenze di aprile 2026:

**IVA:** – **6001** – IVA mensile – **6032** – IVA trimestrale (con maggiorazione 1%) – **6033** – IVA mensile per contribuenti trimestrali (gennaio-febbraio)

**Ritenute IRPEF:** – **1001** – Ritenute su redditi da lavoro dipendente – **1004** – Ritenute su redditi da lavoro autonomo – **1040** – Ritenute su redditi di lavoro autonomo occasionale

**Contributi INPS:** – **DIPE** – Contributi dipendenti – **COAL** – Contributi co.co.co. e Gestione Separata – **CXX** – Contributi artigiani (dove XX identifica il mese) – **TXX** – Contributi commercianti (dove XX identifica il mese)

**Altre imposte:** – **1040** – Ritenute su dividendi – **1025** – Ritenute su utili – **3800** – IRAP acconto prima rata

È fondamentale utilizzare il **codice tributo corretto**: un errore nel codice può comportare che il versamento non venga attribuito correttamente, generando apparenti omissioni che potrebbero causare sanzioni. Il **CAF Centro Fiscale di Udine** offre supporto nella compilazione del modello F24 per garantire la correttezza di tutti i dati.

Compensazione dei Crediti Fiscali

Il **modello F24** consente di utilizzare eventuali **crediti fiscali** in compensazione con i debiti da versare. Questa funzionalità permette di ridurre o azzerare l’importo da pagare utilizzando crediti IVA, IRPEF, IRES, IRAP o altri tributi.

La **compensazione** nel modello F24 si effettua indicando l’importo del credito nella sezione “importi a credito compensati” e specificando il codice tributo del credito utilizzato. Il saldo finale (debiti meno crediti) rappresenta l’importo netto da versare o il credito residuo.

**Limiti alla compensazione:** – Crediti IVA superiori a **5.000 euro annui** richiedono l’apposizione del visto di conformità della dichiarazione – Crediti superiori a **5.000 euro annui** per tributi diversi dall’IVA possono essere compensati solo attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate – Alcuni crediti (es. bonus edilizi) hanno regole specifiche per la compensazione

**Esempio di compensazione:** Un’impresa deve versare IVA di marzo per 10.000 euro ma ha un credito IVA dell’anno precedente di 6.000 euro. Nel modello F24 indicherà: – Sezione Erario, codice 6001 (IVA marzo), importo a debito: 10.000 euro – Sezione Erario, codice 6099 (credito IVA anno precedente), importo a credito: 6.000 euro – Saldo da versare: 4.000 euro

La gestione della **compensazione dei crediti** richiede particolare attenzione: errori nella compilazione possono generare segnalazioni da parte dell’**Agenzia delle Entrate** e richiedere la rettifica del versamento.

Sanzioni per Ritardato o Omesso Versamento

Il mancato rispetto delle **scadenze fiscali di aprile 2026** comporta l’applicazione di sanzioni e interessi che possono gravare significativamente sul contribuente. Conoscere il sistema sanzionatorio è importante per valutare la convenienza di regolarizzare eventuali omissioni attraverso il **ravvedimento operoso**.

Sanzioni per Versamenti Tributari

Per i **versamenti tributari** (IVA, ritenute, imposte dirette), la sanzione ordinaria per omesso o insufficiente versamento è pari al **30%** dell’importo non versato. A questa sanzione si aggiungono gli **interessi di mora** calcolati al tasso legale (attualmente al 2,5% annuo per il 2026) per ogni giorno di ritardo.

**Esempio di calcolo sanzione:** Un contribuente omette di versare l’IVA di marzo per 5.000 euro entro il 16 aprile 2026. Se viene accertato dall’**Agenzia delle Entrate** senza ravvedimento: – Sanzione: 5.000 × 30% = 1.500 euro – Interessi (ipotizzando 180 giorni di ritardo): 5.000 × 2,5% × 180/365 = circa 62 euro – Totale da pagare: 5.000 + 1.500 + 62 = 6.562 euro

Le sanzioni sono **ridotte** se il contribuente provvede spontaneamente alla regolarizzazione attraverso il **ravvedimento operoso** entro termini specifici. Più è rapida la regolarizzazione, minore è la sanzione applicabile.

Ravvedimento Operoso: Come Ridurre le Sanzioni

Il **ravvedimento operoso** è un istituto che consente di regolarizzare spontaneamente violazioni fiscali beneficiando di sanzioni ridotte. Per i **versamenti tardivi delle scadenze di aprile 2026**, il ravvedimento può essere effettuato con le seguenti riduzioni:

**Riduzione delle sanzioni nel ravvedimento:** – **Ravvedimento sprint** (entro 14 giorni): sanzione ridotta allo **0,1%** per ogni giorno di ritardo (es. 7 giorni = 0,7%) – **Ravvedimento breve** (dal 15° al 30° giorno): sanzione ridotta al **1,5%** – **Ravvedimento intermedio** (dal 31° al 90° giorno): sanzione ridotta al **1,67%** – **Ravvedimento lungo** (entro il termine della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione): sanzione ridotta al **3,75%** – **Ravvedimento lunghissimo** (entro il termine della dichiarazione relativa all’anno successivo): sanzione ridotta al **4,29%**

**Esempio pratico di ravvedimento:** Se il contribuente dell’esempio precedente (5.000 euro di IVA non versata) effettua il ravvedimento dopo 20 giorni: – Sanzione ridotta: 5.000 × 1,5% = 75 euro (invece di 1.500) – Interessi (20 giorni): 5.000 × 2,5% × 20/365 = circa 7 euro – Totale da pagare: 5.000 + 75 + 7 = 5.082 euro

Il risparmio rispetto alla sanzione ordinaria è di 1.425 euro (1.500 – 75), pari al 95% della sanzione base. Per effettuare correttamente il **ravvedimento operoso**, è necessario compilare il modello F24 indicando specifici codici tributo per sanzioni e interessi.

Sanzioni per Contributi INPS

Per i **contributi previdenziali**, il sistema sanzionatorio è diverso rispetto alle imposte. Il ritardo nel versamento dei contributi INPS comporta l’applicazione di **sanzioni civili** calcolate in percentuale sull’importo dovuto.

Le **sanzioni civili INPS** sono pari: – Al **5%** dell’importo dovuto se il ritardo è contenuto entro 3 mesi – Al **7,5%** se il ritardo va oltre i 3 mesi ma non supera i 12 mesi – Al **10%** se il ritardo supera i 12 mesi

A queste sanzioni si aggiungono gli **interessi di mora** calcolati al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti percentuali. Per il 2026, considerando il tasso BCE, gli interessi potrebbero attestarsi intorno al 7-8% annuo.

**Particolarità dei contributi:** A differenza delle imposte, per i contributi INPS non è previsto il ravvedimento operoso. Tuttavia, è possibile presentare istanza di rateizzazione del debito contributivo, che consente di diluire il pagamento nel tempo riducendo l’impatto economico immediato.

Il mancato pagamento dei **contributi INPS** per periodi prolungati può comportare conseguenze gravi: impossibilità di ottenere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), necessario per partecipare a gare pubbliche e per ottenere alcune agevolazioni; rischio di iscrizione a ruolo e pignoramento; impossibilità di accedere a prestazioni previdenziali. È quindi fondamentale mantenere la regolarità contributiva.

Tabella Riepilogativa: Tutte le Scadenze di Aprile 2026

Per facilitare la consultazione, riassumiamo tutte le **scadenze fiscali aprile 2026** in una tabella completa che indica data, adempimento, soggetti obbligati e riferimento normativo.

Calendario Completo Aprile 2026

**MERCOLEDÌ 16 APRILE 2026:**

1. **IVA mensile marzo 2026** – Contribuenti IVA mensili – Versamento IVA relativa al mese di marzo

2. **Ritenute fiscali marzo 2026** – Sostituti d’imposta – Versamento ritenute IRPEF su redditi da lavoro dipendente, assimilati e autonomo corrisposti a marzo

3. **Contributi INPS dipendenti marzo 2026** – Datori di lavoro – Versamento contributi previdenziali su retribuzioni marzo

4. **Contributi Gestione Separata INPS marzo 2026** – Committenti – Versamento contributi su compensi co.co.co. e professionisti marzo

5. **Contributi INPS artigiani/commercianti** – Artigiani e commercianti – Prima rata trimestrale contributi 2026 (minimale + eccedenza su reddito 2025)

6. **Ritenute su dividendi e proventi marzo 2026** – Società e intermediari finanziari – Versamento ritenute su dividendi e proventi finanziari corrisposti a marzo

7. **IRAP primo trimestre 2026** – Enti non commerciali (se soggetti a versamenti periodici) – Versamento IRAP trimestrale

**LUNEDÌ 21 APRILE 2026:**

1. **IVA trimestrale primo trimestre 2026** – Contribuenti IVA trimestrali – Versamento IVA gennaio-marzo con maggiorazione 1%

2. **Liquidazione IVA primo trimestre** – Contribuenti IVA trimestrali – Elaborazione dati per comunicazione liquidazioni periodiche

**VENERDÌ 25 APRILE 2026:**

1. **INTRASTAT marzo 2026** – Operatori intracomunitari sopra soglia – Presentazione elenchi riepilogo operazioni intracomunitarie marzo

2. **Dichiarazioni d’intento aprile 2026** – Esportatori abituali – Trasmissione telematica dichiarazioni d’intento per acquisti senza IVA ad aprile

**MERCOLEDÌ 30 APRILE 2026:**

1. **Certificazione Unica 2026** – Sostituti d’imposta – Termine ordinario per la consegna della CU ai percipienti (prorogabile)

2. **Comunicazione liquidazioni IVA** – Tutti i contribuenti IVA (se mensili per gennaio-marzo, se trimestrali solo nota) – Predisposizione dati per trasmissione entro 31 maggio

Questa tabella fornisce una visione d’insieme delle principali **scadenze fiscali di aprile 2026**. È importante verificare eventuali proroghe o modifiche normative che potrebbero intervenire. Il **CAF Centro Fiscale di Udine** monitora costantemente gli aggiornamenti normativi per garantire ai propri clienti informazioni sempre accurate e tempestive.

Come Prepararsi alle Scadenze: Consigli Pratici

Affrontare le **scadenze fiscali di aprile 2026** con serenità richiede organizzazione e, quando necessario, il supporto di professionisti qualificati. Ecco alcuni consigli pratici per gestire al meglio gli adempimenti fiscali del mese.

Organizza la Documentazione per Tempo

Il primo passo per rispettare le **scadenze fiscali** è avere tutta la documentazione necessaria organizzata e disponibile. Per aprile 2026, assicurati di avere:

**Per le ritenute fiscali e contributi:** – Cedolini paga di marzo 2026 con dettaglio delle ritenute operate – Prospetti contributivi INPS con importi da versare – Fatture e ricevute per compensi a collaboratori e professionisti – Documentazione di eventuali crediti contributivi da utilizzare

**Per i versamenti IVA:** – Registri IVA vendite e acquisti aggiornati a marzo 2026 – Liquidazione IVA del mese/trimestre precedente – Eventuali crediti IVA da utilizzare in compensazione – Fatture elettroniche ricevute e emesse tramite SDI

**Per le operazioni intracomunitarie:** – Elenco delle fatture emesse/ricevute verso/da altri Paesi UE – Codici IVA delle controparti comunitarie – Classificazione merceologica dei beni (nomenclatura combinata)

Mantieni un **calendario fiscale** sempre aggiornato, magari utilizzando reminder digitali che ti avvisino qualche giorno prima di ciascuna scadenza. Questo ti permetterà di non farti cogliere impreparato e di avere il tempo necessario per verificare i calcoli e preparare i versamenti.

Verifica Disponibilità Economica e Pianifica i Flussi di Cassa

Uno degli aspetti critici delle **scadenze fiscali** è garantire la disponibilità finanziaria per effettuare i versamenti. Aprile può essere un mese particolarmente oneroso, soprattutto per chi deve versare l’IVA trimestrale oltre ai contributi ordinari.

**Consigli per la gestione della liquidità:** – Accantona mensilmente le somme necessarie per i versamenti fiscali su un conto dedicato – Prepara un prospetto dei versamenti previsti con almeno 10 giorni di anticipo – Valuta l’utilizzo di eventuali crediti fiscali in compensazione per ridurre l’esborso – Se prevedi difficoltà, considera la possibilità di richiedere una rateizzazione INPS – Per versamenti rilevanti, verifica che il plafond della carta o i limiti di bonifico siano sufficienti

Se ti trovi in difficoltà economiche temporanee, è meglio valutare subito le opzioni disponibili (compensazioni, rateizzazioni) piuttosto che omettere i versamenti. Le sanzioni e gli interessi possono far aumentare significativamente il debito iniziale.

Per le **imprese**, considera che aprile rappresenta anche un mese di pianificazione per le scadenze del secondo trimestre. Una corretta programmazione finanziaria ti permette di affrontare tutti gli adempimenti senza stress e senza compromettere l’operatività aziendale.

Affidati al CAF Centro Fiscale per una Gestione Sicura

La complessità delle **scadenze fiscali aprile 2026** e la varietà degli adempimenti richiesti rendono spesso difficile per privati e piccole imprese gestire tutto in autonomia. Affidarsi a professionisti qualificati può fare la differenza.

Il **CAF Centro Fiscale di Udine** offre un servizio completo di assistenza fiscale che include:

**Gestione adempimenti mensili e trimestrali:** – Calcolo e predisposizione delle liquidazioni IVA – Elaborazione cedolini paga e versamento contributi – Compilazione e invio modelli F24 – Gestione delle ritenute fiscali per sostituti d’imposta

**Consulenza specializzata:** – Verifica della corretta classificazione fiscale e contributiva – Ottimizzazione dell’uso dei crediti fiscali in compensazione – Assistenza in caso di controlli o richieste da parte degli enti – Supporto per regolarizzazioni e ravvedimenti operosi

**Servizio personalizzato:** – Promemoria automatici prima di ogni scadenza – Report periodici sulla situazione fiscale e contributiva – Disponibilità sia in ufficio a Udine che online per tutta Italia

Rivolgiti al **CAF Centro Fiscale** significa avere la certezza che tutti gli adempimenti vengano gestiti correttamente e nei tempi previsti, permettendoti di concentrarti sulla tua attività senza preoccupazioni fiscali. Il nostro team di esperti monitora costantemente le novità normative e ti informa tempestivamente di eventuali cambiamenti che potrebbero riguardarti.

Per maggiori informazioni sui nostri servizi di assistenza fiscale, consulta la nostra pagina dedicata al 730 e alle dichiarazioni dei redditi, oppure contattaci direttamente.

Domande Frequenti sulle Scadenze Fiscali Aprile 2026

Quali sono le scadenze fiscali più importanti di aprile 2026?

Le scadenze fiscali più importanti di aprile 2026 sono il 16 aprile (versamento IVA mensile marzo, ritenute fiscali, contributi INPS dipendenti e artigiani/commercianti) e il 21 aprile (versamento IVA trimestrale primo trimestre con maggiorazione 1%). Entro il 25 aprile vanno presentati anche i modelli INTRASTAT per le operazioni intracomunitarie di marzo.

Chi deve versare l’IVA entro il 16 aprile 2026?

Devono versare l’IVA entro il 16 aprile 2026 tutti i contribuenti IVA mensili per il mese di marzo 2026. Si tratta principalmente di soggetti con volume d’affari superiore a 400.000 euro per le prestazioni di servizi e 700.000 euro per le altre attività. I contribuenti trimestrali versano invece il 21 aprile.

Cos’è la maggiorazione dell’1% sull’IVA trimestrale?

La maggiorazione dell’1% è un interesse che i contribuenti IVA trimestrali devono applicare sull’importo dell’IVA dovuta per il trimestre. Si calcola sull’IVA netta da versare e rappresenta il costo del differimento rispetto ai versamenti mensili. Per esempio, su un’IVA trimestrale di 10.000 euro, la maggiorazione è di 100 euro.

Quali sanzioni si applicano per ritardato versamento delle scadenze di aprile?

Per i versamenti tributari, la sanzione ordinaria è del 30% dell’importo non versato, più interessi di mora. Tuttavia, con il ravvedimento operoso le sanzioni si riducono notevolmente: 0,1% al giorno per i primi 14 giorni, 1,5% dal 15° al 30° giorno, fino a un massimo del 4,29% per ravvedimenti oltre l’anno. Per i contributi INPS le sanzioni civili vanno dal 5% al 10% in base ai mesi di ritardo.

I contribuenti in regime forfettario hanno scadenze fiscali ad aprile 2026?

I contribuenti in regime forfettario sono esonerati dalla maggior parte delle scadenze di aprile 2026: non devono versare IVA né effettuare liquidazioni periodiche. Tuttavia, se hanno dipendenti o collaboratori, devono rispettare le scadenze del 16 aprile per ritenute fiscali e contributi INPS relativi ai lavoratori. I forfettari versano l’imposta sostitutiva solo a giugno e novembre.

Come si utilizza un credito IVA in compensazione nel modello F24?

Per utilizzare un credito IVA in compensazione, occorre indicarlo nella sezione Erario del modello F24 con il codice tributo del credito (es. 6099 per credito IVA anno precedente) nella colonna importi a credito compensati. Il sistema calcola automaticamente il saldo tra debiti e crediti. Attenzione: crediti IVA superiori a 5.000 euro richiedono il visto di conformità e possono essere compensati solo telematicamente.


Le **scadenze fiscali di aprile 2026** richiedono attenzione, organizzazione e, quando necessario, il supporto di professionisti qualificati. Il **calendario fiscale aprile 2026** è denso di adempimenti che riguardano IVA, ritenute fiscali, contributi previdenziali e comunicazioni periodiche. Rispettare tutte le scadenze nei tempi previsti è fondamentale per evitare sanzioni, interessi di mora e problemi con gli enti fiscali e previdenziali.

Come abbiamo visto, le date principali sono il **16 aprile** (IVA mensile, ritenute, contributi) e il **21 aprile** (IVA trimestrale), ma non vanno trascurate le scadenze specifiche per operatori intracomunitari, esportatori abituali e categorie particolari. La corretta compilazione del **modello F24**, l’utilizzo appropriato dei codici tributo e la gestione delle compensazioni richiedono competenza tecnica e conoscenza aggiornata della normativa.

Hai bisogno di assistenza per gestire le **scadenze fiscali di aprile 2026**? Il **CAF Centro Fiscale di Udine** è a tua disposizione per supportarti in tutti gli adempimenti fiscali e contributivi, sia in ufficio che online. Il nostro team di esperti ti aiuta a calcolare gli importi corretti, compilare i modelli F24, gestire le compensazioni e rispettare tutte le scadenze senza stress. Contattaci al **0432 1638640** o scrivici su **WhatsApp al 366 6018121**.

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Marzo 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-24 09:20:532026-03-24 07:52:39Scadenze Fiscali Aprile 2026: Calendario Completo per Privati e Imprese
    CAF, SUCCESSIONI

    Imposte Successione 2026: Aliquote, Franchigie e Calcolo

    Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine

    Le imposte di successione 2026 rappresentano uno dei principali costi che gli eredi devono affrontare quando ricevono un’eredità. Comprendere le aliquote, le franchigie e il meccanismo di calcolo è fondamentale per pianificare correttamente gli aspetti fiscali della successione.

    La normativa fiscale prevede aliquote differenziate in base al grado di parentela tra il defunto e l’erede: più stretto è il vincolo familiare, più favorevole è il trattamento fiscale. Allo stesso modo, le franchigie (cioè gli importi esentasse) variano significativamente.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le famiglie nella gestione completa della successione, calcolando preventivamente tutte le imposte dovute e individuando le strategie più convenienti per ridurre il carico fiscale.

    Indice dei contenuti

    1. Aliquote Imposte di Successione 2026
    2. Franchigie per Grado di Parentela
    3. Imposta Ipotecaria e Catastale sugli Immobili
    4. Agevolazione Prima Casa in Successione
    5. Come si Calcola il Valore Catastale degli Immobili
    6. Esempi Pratici di Calcolo delle Imposte
    7. Quando e Come si Pagano le Imposte
    8. Domande Frequenti

    Aliquote Imposte di Successione 2026

    Le aliquote dell’imposta di successione variano in base al rapporto di parentela tra il defunto e ciascun erede.

    Aliquota 4% per coniuge e figli

    L’aliquota più favorevole è del 4% e si applica alle successioni a favore di coniuge, figli (sia naturali che adottivi), genitori e nipoti in linea retta. L’imposta del 4% si calcola solo sulla parte di eredità che supera la franchigia di 1 milione di euro.

    Aliquota 6% per fratelli e sorelle

    Per i fratelli e sorelle del defunto, l’aliquota sale al 6%. La franchigia in questo caso è molto più bassa: solo 100.000 euro per ciascun fratello o sorella.

    Aliquota 6% per altri parenti fino al 4 grado

    L’aliquota del 6% si applica anche ad ascendenti, discendenti, zii, nipoti e cugini. Per questi parenti non esiste franchigia.

    Aliquota 8% per soggetti non imparentati

    L’aliquota massima è dell’8% e si applica a tutti i soggetti che non hanno vincoli di parentela con il defunto: amici, conviventi more uxorio, associazioni. Anche qui non esiste alcuna franchigia.

    BeneficiariAliquotaFranchigia
    Coniuge, figli, genitori4%1.000.000 euro ciascuno
    Fratelli e sorelle6%100.000 euro ciascuno
    Altri parenti fino al 4 grado6%Nessuna franchigia
    Altri soggetti (non parenti)8%Nessuna franchigia

    Hai dubbi sul calcolo delle imposte?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti fornisce un preventivo gratuito e gestisce l’intera pratica.

    CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
    Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 601 8121

    Franchigie per Grado di Parentela

    Le franchigie di successione rappresentano l’importo esente da imposta che ciascun erede può ricevere senza pagare tasse.

    Franchigia di 1 milione di euro per coniuge e figli

    Coniuge, figli e genitori beneficiano della franchigia più alta: 1.000.000 di euro ciascuno. L’imposta del 4% si applica solo sulla parte eccedente il milione di euro. La franchigia è individuale: se gli eredi sono moglie e due figli, la franchigia totale è di 3 milioni di euro.

    Franchigia di 100.000 euro per fratelli e sorelle

    I fratelli e sorelle del defunto godono di una franchigia molto più bassa: 100.000 euro ciascuno. Superata questa soglia, si applica l’aliquota del 6% sull’eccedenza.

    Franchigia maggiorata per eredi con disabilita grave

    La legge prevede una franchigia speciale per gli eredi con handicap grave riconosciuto ai sensi della Legge 104/92: 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela.

    Imposta Ipotecaria e Catastale sugli Immobili

    Oltre all’imposta di successione, quando nell’eredità sono presenti beni immobili, si devono pagare l’imposta ipotecaria (2%) e l’imposta catastale (1%).

    Esempio di calcolo: Valore catastale immobile: 150.000 euro

    • Imposta ipotecaria (2%): 3.000 euro
    • Imposta catastale (1%): 1.500 euro
    • Totale: 4.500 euro

    Agevolazione Prima Casa in Successione

    L’agevolazione prima casa consente di pagare le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa invece che proporzionale:

    • Imposta ipotecaria fissa: 200 euro
    • Imposta catastale fissa: 200 euro
    • Totale: 400 euro (invece di 2% + 1%)

    Requisiti: L’erede deve non possedere altre proprietà nel Comune dell’immobile ereditato, trasferire la residenza entro 18 mesi, e l’immobile deve essere in categorie catastali abitative (escluse A/1, A/8, A/9).

    Vuoi verificare se hai diritto all’agevolazione prima casa?

    Il CAF Centro Fiscale verifica gratuitamente la tua situazione e calcola il risparmio fiscale ottenibile.

    CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
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    Come si Calcola il Valore Catastale degli Immobili

    Il valore catastale si ottiene moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per il coefficiente moltiplicatore:

    Categoria CatastaleTipologiaCoefficiente
    A (escluse A/10)Abitazioni110
    A/10Uffici e studi privati110
    C/1Negozi e botteghe42,84
    C/2, C/6, C/7Magazzini, rimesse140
    D (escluse D/5)Immobili produttivi65

    Esempio: Rendita catastale 800 euro
    Valore catastale = 800 x 1,05 x 110 = 92.400 euro

    Esempi Pratici di Calcolo delle Imposte

    Esempio 1: Eredita coniuge e figli con prima casa

    Situazione: Moglie e 2 figli ereditano appartamento (valore catastale 180.000 euro) + conto corrente 150.000 euro + auto 15.000 euro = 345.000 euro totali

    Calcolo: Ogni erede riceve meno di 1 milione, quindi imposta di successione = 0 euro. Con agevolazione prima casa: imposte ipotecarie e catastali = 400 euro.

    Esempio 2: Eredita tra fratelli

    Situazione: 2 fratelli ereditano 225.000 euro ciascuno.

    Calcolo per ciascun fratello: (225.000 – 100.000) x 6% = 7.500 euro. Totale imposte successione: 15.000 euro.

    Quando e Come si Pagano le Imposte di Successione

    Con il sistema di autoliquidazione, il pagamento avviene tramite addebito diretto sul conto corrente del dichiarante entro 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione. Per importi superiori a 1.000 euro è possibile richiedere la rateizzazione fino a 4 rate trimestrali.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la dichiarazione di successione completa, con gestione del sistema tavolare FVG, voltura catastale e calcolo imposte. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulle Imposte di Successione

    Quanto si paga di tasse su una successione?

    Per coniuge e figli: 0% fino a 1 milione ciascuno, poi 4%. Per fratelli: 0% fino a 100.000 euro, poi 6%. Per altri parenti: 6% senza franchigia. Per non parenti: 8% senza franchigia.

    Chi e esente dal pagamento delle imposte di successione?

    Nessuno è totalmente esente, ma grazie alle franchigie molti coniugi e figli che ereditano meno di 1 milione non pagano imposta di successione. Restano comunque dovute le imposte ipotecarie e catastali sugli immobili.

    Affidati al CAF Centro Fiscale per la tua successione

    Le imposte di successione possono sembrare complesse, ma con il supporto del CAF Centro Fiscale tutto diventa semplice. Calcolo preventivo, dichiarazione telematica, gestione pagamento e volture complete.

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    Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – 33100 Udine
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      Enti del Terzo Settore e RUNTS 2026: Cosa Cambia con il Nuovo Decreto del Ministero del Lavoro

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Il Nuovo Decreto del Ministero del Lavoro: Cosa Introduce
      2. RUNTS 2026: Obblighi di Iscrizione e Nuove Scadenze
      3. Requisiti Statutari Rafforzati per gli ETS
      4. Bilancio e Trasparenza: Le Nuove Regole Contabili
      5. Controlli e Sanzioni: Cosa Rischiano gli Enti Non Conformi
      6. Come Adeguarsi al Nuovo Decreto: Guida Pratica
      7. Domande Frequenti

      Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato un nuovo decreto attuativo del Codice del Terzo Settore che introduce importanti novità per gli enti del terzo settore (ETS) iscritti o in procinto di iscriversi al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Le modifiche riguardano i requisiti statutari, gli obblighi contabili, i criteri di trasparenza e il sistema di controlli e sanzioni per garantire maggiore conformità normativa.

      Per associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato (ODV), associazioni di promozione sociale (APS) e cooperative sociali, questo decreto rappresenta un punto di svolta: chi non si adegua entro le scadenze previste rischia la cancellazione dal RUNTS e la perdita delle agevolazioni fiscali.

      Il decreto si inserisce nel solco tracciato dai recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul Codice del Terzo Settore, che hanno già fornito indicazioni operative sui requisiti fiscali e sulle modalità di iscrizione al RUNTS. Ora il Ministero del Lavoro aggiunge nuovi tasselli al quadro normativo, rendendo ancora più stringenti i controlli sugli enti del terzo settore.

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      Il Nuovo Decreto del Ministero del Lavoro: Cosa Introduce

      Il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 2026 introduce modifiche sostanziali alla disciplina degli enti del terzo settore, aggiornando il D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore) alla luce delle prime esperienze applicative del RUNTS. Il decreto nasce dall’esigenza di uniformare le prassi adottate dai diversi uffici regionali e di rafforzare i controlli sulla conformità degli enti iscritti.

      Le principali novità del decreto

      Il decreto ministeriale interviene su quattro pilastri fondamentali:

      • Requisiti statutari più stringenti: lo statuto degli enti deve contenere clausole obbligatorie più dettagliate su governance, democraticità, trasparenza e destinazione del patrimonio in caso di scioglimento.
      • Obblighi contabili rafforzati: vengono introdotti nuovi schemi di bilancio per fascia di ricavi, con obbligo di revisione legale dei conti per enti sopra determinate soglie.
      • Sistema di controlli periodici: il RUNTS effettuerà verifiche a campione annuali sulla conformità degli statuti, sulla corretta tenuta della contabilità e sul rispetto dei vincoli di non distribuzione degli utili.
      • Sanzioni amministrative graduate: da 1.000 euro a 50.000 euro per violazioni gravi, con possibilità di sospensione o cancellazione dal registro nei casi più gravi.

      Il decreto stabilisce inoltre tempistiche precise per l’adeguamento: gli enti già iscritti al RUNTS hanno 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per aggiornare lo statuto e la contabilità. I nuovi enti devono invece essere già conformi al momento della domanda di iscrizione.

      Impatto sulle agevolazioni fiscali

      Un aspetto cruciale del decreto riguarda il legame tra iscrizione RUNTS e agevolazioni fiscali. Come già chiarito dall’Agenzia delle Entrate, gli enti non iscritti o non conformi al Codice del Terzo Settore perdono automaticamente i benefici fiscali previsti, tra cui:

      • Esenzione IRES per le attività istituzionali (art. 79 D.Lgs. 117/2017)
      • Detrazioni fiscali del 30% sulle donazioni ricevute (fino a 30.000 euro)
      • Agevolazioni IMU e TARI per gli immobili utilizzati per attività di interesse generale
      • Accesso a contributi pubblici e bandi riservati agli ETS

      Il decreto introduce inoltre un meccanismo di sospensione temporanea delle agevolazioni in caso di irregolarità contabili o statutarie, con possibilità di ripristino solo dopo aver sanato le non conformità.

      RUNTS 2026: Obblighi di Iscrizione e Nuove Scadenze

      L’iscrizione al RUNTS diventa ancora più centrale con il nuovo decreto. Tutti gli enti del terzo settore che vogliono mantenere o acquisire lo status di ETS devono iscriversi al Registro Unico, rispettando requisiti più rigorosi rispetto al passato.

      Chi deve iscriversi al RUNTS

      Il decreto conferma l’obbligo di iscrizione per tutte le tipologie di enti previste dal Codice del Terzo Settore:

      • Organizzazioni di volontariato (ODV)
      • Associazioni di promozione sociale (APS)
      • Enti filantropici
      • Imprese sociali, incluse le cooperative sociali
      • Reti associative
      • Società di mutuo soccorso
      • Associazioni riconosciute e non riconosciute che svolgono prevalentemente attività di interesse generale (art. 5 D.Lgs. 117/2017)

      Restano escluse dall’obbligo di iscrizione al RUNTS le associazioni sportive dilettantistiche (ASD/SSD), che seguono una disciplina separata, salvo che svolgano anche attività di interesse generale tipiche degli ETS.

      Nuove scadenze 2026 per l’iscrizione

      Il decreto introduce scadenze stringenti per l’adeguamento degli enti già operativi:

      • Entro il 30 giugno 2026: gli enti già iscritti devono aggiornare lo statuto secondo i nuovi requisiti ministeriali
      • Entro il 30 settembre 2026: obbligo di deposito al RUNTS del bilancio 2025 conforme ai nuovi schemi contabili
      • Entro il 31 dicembre 2026: termine ultimo per la migrazione al RUNTS degli enti ancora iscritti nei vecchi registri regionali (ODV/APS)

      Per i nuovi enti costituiti dal 2026 in poi, l’iscrizione deve avvenire entro 60 giorni dalla costituzione, pena l’impossibilità di accedere alle agevolazioni fiscali e ai contributi pubblici.

      Documentazione richiesta per l’iscrizione

      Il decreto amplia l’elenco dei documenti obbligatori per l’iscrizione al RUNTS:

      1. Atto costitutivo e statuto conformi al Codice del Terzo Settore
      2. Elenco nominativo degli amministratori con dichiarazione di assenza di cause ostative (condanne penali, conflitti di interesse)
      3. Bilancio o rendiconto economico-finanziario dell’ultimo esercizio (se l’ente è già operativo)
      4. Elenco delle attività di interesse generale effettivamente svolte (art. 5 D.Lgs. 117/2017)
      5. Dichiarazione sostitutiva sul rispetto del divieto di distribuzione degli utili
      6. Certificazione contabile (per enti sopra 220.000 euro di entrate annue)
      7. Modello EAS (Enti Associativi) protocollato dall’Agenzia delle Entrate

      La documentazione deve essere presentata telematicamente attraverso il portale ufficiale del RUNTS (www.runts.it), con firma digitale del rappresentante legale.

      Requisiti Statutari Rafforzati per gli ETS

      Uno dei punti più rilevanti del decreto riguarda i requisiti statutari che gli enti del terzo settore devono rispettare per ottenere e mantenere l’iscrizione al RUNTS. Lo statuto deve ora contenere clausole obbligatorie più dettagliate su diversi aspetti della governance e della gestione.

      Clausole statutarie obbligatorie

      Il decreto impone che lo statuto contenga tassativamente le seguenti clausole:

      1. Indicazione delle attività di interesse generale svolte dall’ente (art. 5 D.Lgs. 117/2017), con specificazione delle modalità operative
      2. Assenza di scopo di lucro e divieto assoluto di distribuzione, anche indiretta, di utili, avanzi di gestione, fondi e riserve
      3. Obbligo di reinvestimento degli utili nelle attività istituzionali dell’ente
      4. Devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, liquidazione o estinzione, a favore di altri ETS o di finalità di interesse generale
      5. Disciplina delle modalità di ammissione e di esclusione degli associati, con criteri non discriminatori
      6. Diritti e obblighi degli associati, incluso il diritto di voto in assemblea
      7. Norme sulla trasparenza: obbligo di pubblicazione dello statuto, dei bilanci e degli elenchi degli amministratori sul sito web dell’ente (o, in mancanza, sul portale RUNTS)
      8. Criteri di democraticità nella gestione: un associato = un voto, indipendentemente dalla quota associativa versata
      9. Gratuità delle cariche associative: amministratori e sindaci operano a titolo gratuito (salvo rimborsi spese documentati)
      10. Incompatibilità e conflitti di interesse: regole per prevenire situazioni di conflitto tra cariche sociali e attività commerciali dell’ente

      Se lo statuto attuale non contiene anche una sola di queste clausole, l’ente deve modificarlo tramite delibera assembleare straordinaria e depositare il nuovo testo al RUNTS entro i 180 giorni previsti.

      Governance e democraticità: nuovi standard

      Il decreto rafforza il principio di democraticità nella gestione degli enti del terzo settore. In particolare:

      • L’assemblea degli associati deve riunirsi almeno una volta all’anno per approvare il bilancio
      • Gli amministratori devono essere eletti dall’assemblea con mandato non superiore a 4 anni (rinnovabile)
      • È vietata la cooptazione automatica di membri del consiglio direttivo senza passare per l’assemblea
      • Per enti con ricavi superiori a 1 milione di euro, è obbligatorio nominare un collegio sindacale o un revisore legale

      Queste regole mirano a garantire che gli enti del terzo settore siano effettivamente partecipati dai loro membri e non gestiti da ristrette cerchie di persone.

      Come modificare lo statuto

      Per adeguare lo statuto ai nuovi requisiti, gli enti devono seguire questi passaggi:

      1. Convocazione assemblea straordinaria con ordine del giorno “Modifica statuto per adeguamento al D.M. Ministero del Lavoro 2026”
      2. Approvazione modifiche con maggioranza qualificata (solitamente 2/3 degli associati presenti)
      3. Redazione verbale dell’assemblea, sottoscritto dal presidente e dal segretario
      4. Deposito telematico del nuovo statuto sul portale RUNTS, allegando il verbale assembleare
      5. Pubblicazione dello statuto aggiornato sul sito web dell’ente (se presente)

      Per le associazioni riconosciute (dotate di personalità giuridica), la modifica statutaria deve essere autenticata da notaio e iscritta nel Registro delle Persone Giuridiche presso la Prefettura.

      Bilancio e Trasparenza: Le Nuove Regole Contabili

      Un altro pilastro del decreto riguarda gli obblighi contabili e di trasparenza per gli enti del terzo settore. Il Ministero del Lavoro introduce nuovi schemi di bilancio differenziati per fasce di entrate, con l’obiettivo di garantire maggiore chiarezza e comparabilità dei dati economici degli ETS.

      Tre fasce di adempimenti contabili

      Il decreto suddivide gli enti in tre fasce in base alle entrate annue complessive, con obblighi crescenti:

      Fascia 1: Enti con entrate fino a 220.000 euro

      • Rendiconto semplificato entrate/uscite (rendiconto di cassa)
      • Registrazione cronologica delle operazioni su libro giornale di cassa
      • Deposito del rendiconto al RUNTS entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio
      • Nessun obbligo di revisione contabile esterna

      Fascia 2: Enti con entrate tra 220.000 e 1.000.000 di euro

      • Bilancio secondo schemi ministeriali (stato patrimoniale + rendiconto gestionale)
      • Nota integrativa con dettaglio delle attività istituzionali e commerciali
      • Relazione di missione sugli obiettivi raggiunti nell’anno
      • Revisione contabile volontaria (consigliata ma non obbligatoria)

      Fascia 3: Enti con entrate superiori a 1.000.000 di euro

      • Bilancio completo con allegati obbligatori
      • Revisione legale dei conti obbligatoria (collegio sindacale o revisore iscritto al Registro)
      • Relazione del collegio sindacale sul bilancio
      • Pubblicazione integrale del bilancio sul sito web e invio al RUNTS

      Questi schemi di bilancio sono scaricabili dal portale RUNTS e devono essere compilati obbligatoriamente secondo i modelli ministeriali. Non sono più accettati bilanci in forma libera.

      Obbligo di trasparenza e pubblicazione online

      Il decreto rafforza gli obblighi di trasparenza per tutti gli enti del terzo settore, indipendentemente dalla dimensione:

      • Gli enti devono pubblicare sul proprio sito web (se presente) o sul portale RUNTS: statuto, bilanci degli ultimi 3 anni, elenco degli amministratori con incarichi
      • Per enti con entrate superiori a 100.000 euro, è obbligatorio avere un sito web dedicato (non solo una pagina social)
      • Il bilancio sociale diventa obbligatorio per enti sopra i 500.000 euro di entrate, da depositare al RUNTS e pubblicare online

      La trasparenza è considerata dal decreto un prerequisito essenziale per mantenere la fiducia dei donatori e dei finanziatori pubblici.

      Scadenze per il deposito del bilancio 2025

      Il decreto introduce scadenze uniformi per il deposito dei bilanci al RUNTS:

      • Entro il 30 giugno 2026: deposito del bilancio/rendiconto 2025 per enti con esercizio coincidente con l’anno solare
      • Entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio: per enti con esercizio non coincidente con l’anno solare

      Il mancato deposito nei termini comporta la sospensione temporanea dell’iscrizione al RUNTS, con conseguente perdita delle agevolazioni fiscali.

      Controlli e Sanzioni: Cosa Rischiano gli Enti Non Conformi

      Il decreto introduce un sistema di controlli periodici sul rispetto dei requisiti da parte degli enti del terzo settore iscritti al RUNTS. I controlli mirano a verificare la conformità degli statuti, la correttezza della contabilità, il rispetto del divieto di distribuzione degli utili e l’effettivo svolgimento delle attività di interesse generale dichiarate.

      Tipologie di controlli

      Il decreto prevede tre modalità di controllo:

      1. Controlli a campione annuali: ogni anno, almeno il 5% degli enti iscritti al RUNTS vengono sottoposti a verifica documentale (statuto, bilanci, verbali assemblee)
      2. Controlli mirati: su segnalazione di terzi (associati, creditori, pubbliche amministrazioni) o in presenza di anomalie emerse dall’analisi dei bilanci depositati
      3. Controlli d’ufficio: per enti che ricevono contributi pubblici superiori a 100.000 euro annui, è prevista una verifica automatica

      I controlli sono effettuati dagli uffici regionali del RUNTS, con possibilità di richiedere documentazione integrativa all’ente entro 30 giorni dalla richiesta.

      Sanzioni amministrative: la nuova scala

      Il decreto introduce una scala di sanzioni proporzionata alla gravità delle violazioni riscontrate:

      Violazioni lievi (sanzione: 1.000 – 5.000 euro)

      • Mancato aggiornamento tempestivo dello statuto
      • Ritardo nel deposito del bilancio (oltre 30 giorni dalla scadenza)
      • Mancata pubblicazione online di documenti obbligatori (statuto, bilanci)
      • Omessa comunicazione di variazioni di cariche sociali entro i termini

      Violazioni gravi (sanzione: 5.000 – 20.000 euro)

      • Statuto non conforme ai requisiti del Codice del Terzo Settore
      • Bilancio non redatto secondo gli schemi ministeriali
      • Mancata tenuta della contabilità secondo le norme
      • Omessa revisione legale (per enti sopra 1 milione di euro di entrate)

      Violazioni gravissime (sanzione: 20.000 – 50.000 euro + sospensione/cancellazione dal RUNTS)

      • Distribuzione occulta di utili (anche indiretta) a soci, amministratori o terzi
      • Svolgimento prevalente di attività commerciali non di interesse generale
      • Falsa dichiarazione su requisiti statutari o contabili in fase di iscrizione
      • Utilizzo improprio di contributi pubblici per finalità diverse da quelle previste

      Nei casi più gravi, il RUNTS può disporre la cancellazione d’ufficio dell’ente dal registro, con conseguente perdita immediata di tutte le agevolazioni fiscali e obbligo di restituzione dei contributi pubblici eventualmente percepiti negli ultimi 3 anni.

      Procedimento sanzionatorio: diritto di difesa

      Prima dell’applicazione di una sanzione, l’ente ha diritto a difendersi:

      1. Il RUNTS notifica all’ente la contestazione formale delle violazioni riscontrate
      2. L’ente ha 30 giorni per presentare memorie difensive e documentazione integrativa
      3. Il RUNTS valuta le controdeduzioni e decide entro 60 giorni
      4. In caso di sanzione, l’ente può presentare ricorso amministrativo al Ministero del Lavoro entro 30 giorni

      Solo dopo l’esito negativo del ricorso, la sanzione diventa definitiva e l’ente è tenuto a pagarla entro 90 giorni.

      Come Adeguarsi al Nuovo Decreto: Guida Pratica

      Per le associazioni, fondazioni e cooperative sociali che vogliono mettersi in regola con il nuovo decreto, ecco una guida operativa passo-passo per l’adeguamento completo.

      Step 1: Audit dello statuto attuale

      Il primo passo è verificare la conformità dello statuto vigente ai nuovi requisiti ministeriali. Scarica la checklist ufficiale dal portale RUNTS e confronta articolo per articolo.

      Clausole da verificare:

      • Elenco attività di interesse generale (art. 5 D.Lgs. 117/2017) presente e dettagliato?
      • Divieto di distribuzione utili esplicito e senza eccezioni?
      • Devoluzione patrimonio in caso di scioglimento regolata?
      • Norme su trasparenza e pubblicazione documenti online presenti?
      • Criteri democratici (un associato = un voto) rispettati?
      • Gratuità delle cariche associative prevista?

      Se anche una sola clausola manca o è formulata in modo generico, lo statuto va modificato.

      Step 2: Convocazione assemblea straordinaria

      Redigi la convocazione assembleare con ordine del giorno specifico: “Modifica statuto per adeguamento al D.M. Ministero del Lavoro 2026 sul RUNTS”.

      Modalità di convocazione:

      • Preavviso di almeno 15 giorni dalla data dell’assemblea
      • Comunicazione tramite email certificata (PEC) o raccomandata a tutti gli associati
      • Allegare la bozza del nuovo statuto per consentire agli associati di valutarlo

      L’assemblea deve approvare le modifiche con maggioranza qualificata (solitamente 2/3 dei presenti), secondo quanto previsto dallo statuto attuale.

      Step 3: Aggiornamento della contabilità

      Parallelamente alla modifica statutaria, è necessario adeguare il sistema contabile ai nuovi schemi ministeriali.

      Azioni da compiere:

      1. Individuare la fascia di appartenenza in base alle entrate annue (vedi sopra)
      2. Scaricare i modelli di bilancio dal portale RUNTS
      3. Redigere il bilancio 2025 secondo i nuovi schemi (entro 30 settembre 2026)
      4. Per enti sopra 1 milione di euro: nominare collegio sindacale o revisore legale
      5. Predisporre la relazione di missione (per enti fascia 2 e 3)

      Se l’ente non ha competenze contabili interne, è consigliabile affidarsi a un commercialista specializzato in enti non profit.

      Step 4: Deposito al RUNTS

      Dopo l’approvazione delle modifiche statutarie, procedi con il deposito telematico sul portale RUNTS:

      1. Accedi al portale RUNTS con SPID o CIE del rappresentante legale
      2. Seleziona “Variazione dati ente” → “Modifica statuto”
      3. Carica il nuovo statuto in PDF/A firmato digitalmente
      4. Allega il verbale assembleare che approva le modifiche
      5. Paga l’imposta di bollo (16 euro) tramite PagoPA
      6. Invia la pratica e attendi la validazione da parte dell’ufficio RUNTS (tempi: 30-60 giorni)

      Una volta approvato il nuovo statuto, il RUNTS aggiorna automaticamente l’iscrizione dell’ente.

      Step 5: Presentazione Modello EAS aggiornato

      Entro 60 giorni dalla modifica statutaria, l’ente deve presentare all’Agenzia delle Entrate il Modello EAS aggiornato, comunicando le variazioni intervenute (attività svolte, codici ATECO, ecc.).

      Il Modello EAS si presenta telematicamente tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline).

      Step 6: Pubblicazione online dei documenti

      Infine, l’ente deve pubblicare sul proprio sito web (o, in mancanza, sul portale RUNTS):

      • Statuto aggiornato
      • Bilanci degli ultimi 3 anni
      • Elenco degli amministratori con relative cariche
      • Informazioni su come contattare l’ente

      La trasparenza è un requisito obbligatorio per mantenere l’iscrizione al RUNTS e le agevolazioni fiscali.

      Assistenza professionale: quando serve

      L’adeguamento al nuovo decreto richiede competenze giuridiche (per lo statuto) e contabili (per il bilancio). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza dedicata agli enti del terzo settore per:

      • Analisi dello statuto e redazione delle modifiche necessarie
      • Predisposizione bilanci secondo i nuovi schemi ministeriali
      • Presentazione domanda RUNTS e gestione pratiche telematiche
      • Compilazione Modello EAS e dichiarazioni dei redditi
      • Consulenza fiscale su agevolazioni ETS e controlli

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione fiscale e amministrativa di Associazioni Sportive Dilettantistiche. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti su RUNTS e Decreto Ministero Lavoro

      Entro quando devo adeguare lo statuto al nuovo decreto?

      Gli enti gia iscritti al RUNTS hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per aggiornare lo statuto secondo i nuovi requisiti ministeriali. Dopo tale data, gli enti non conformi rischiano la sospensione temporanea dall’iscrizione e la perdita delle agevolazioni fiscali.

      Quanto costa modificare lo statuto per adeguarlo al RUNTS?

      La modifica statutaria in se e gratuita (nessuna tassa di deposito al RUNTS). Tuttavia, per le associazioni riconosciute serve l’autentica notarile, con costi che vanno da 200 a 500 euro. Per le associazioni non riconosciute basta un verbale assembleare firmato digitalmente dal presidente, senza costi aggiuntivi. Consigliamo di farsi assistere da un commercialista per la verifica della conformita (costo: 300-600 euro).

      Cosa succede se non mi iscrivo al RUNTS entro le scadenze?

      Gli enti che non si iscrivono al RUNTS o non rispettano le scadenze di adeguamento perdono automaticamente lo status di Ente del Terzo Settore (ETS) e tutte le relative agevolazioni: esenzione IRES, detrazioni fiscali per donazioni, agevolazioni IMU e TARI. Inoltre, non possono piu accedere a contributi pubblici riservati agli ETS e rischiano sanzioni da 1.000 a 10.000 euro.

      Le associazioni sportive devono iscriversi al RUNTS?

      No. Le associazioni sportive dilettantistiche (ASD e SSD) seguono una normativa separata e non devono iscriversi al RUNTS, salvo che svolgano anche attivita di interesse generale tipiche degli Enti del Terzo Settore (es. assistenza sociale, educazione, tutela ambiente). In quel caso, possono scegliere se iscriversi al RUNTS mantenendo anche il registro CONI.

      Il CAF puo aiutarmi con l’iscrizione al RUNTS e l’adeguamento al decreto?

      Si. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste enti del terzo settore, associazioni e cooperative sociali nell’intero processo di adeguamento: verifica conformita statuto, redazione modifiche statutarie, predisposizione bilanci secondo schemi ministeriali, presentazione domanda RUNTS, compilazione Modello EAS, gestione adempimenti fiscali. Contattaci per una consulenza personalizzata.


      Il nuovo decreto del Ministero del Lavoro sul RUNTS segna una tappa fondamentale per la regolamentazione degli enti del terzo settore in Italia. L’adeguamento ai requisiti statutari rafforzati, alle nuove regole contabili e al sistema di controlli è obbligatorio per mantenere lo status di ETS e accedere alle agevolazioni fiscali.

      Le associazioni, le fondazioni e le cooperative sociali devono agire entro le scadenze previste (30 giugno 2026 per lo statuto, 30 settembre 2026 per il bilancio 2025) per evitare sanzioni e la perdita dei benefici. L’iter di adeguamento richiede competenze specifiche in ambito giuridico e contabile: affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per garantire la conformità.

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        Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine
        CAF, SUCCESSIONI

        Successione Figli 2026: Quote, Diritti e Imposte – Guida Completa

        Questo articolo è stato redatto con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.
        Ottobre 6, 2026
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        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/dichiarazione-di-successione.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-06 14:00:002026-09-29 07:43:44Successione Figli 2026: Quote, Diritti e Imposte – Guida Completa
        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
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        CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVG

        CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: Come Funziona il Servizio da Remoto per 730, ISEE e RED in Tutto il FVGVivi a Trieste, Pordenone, Gorizia, in Carnia o in un comune del Friuli lontano da Udine? Hai una disabilità e spostarti…
        Ottobre 1, 2026
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        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-01 15:00:002026-09-29 07:39:18CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVG

        CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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        Marzo 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-24 07:20:532026-05-31 17:06:49Enti del Terzo Settore e RUNTS 2026: Cosa Cambia con il Nuovo Decreto del Ministero del Lavoro
        CAF

        Baby Sitter Regolare: Guida Completa all’Assunzione 2026

        colf e badanti CAF Udine

        Indice dei contenuti

        • Perché Assumere Regolarmente una Baby Sitter
        • CCNL Lavoro Domestico: Inquadramento Contrattuale
        • Procedura di Assunzione: Comunicazione INPS Obbligatoria
        • Livelli di Inquadramento e Retribuzione Minima 2026
        • Contributi INPS: Calcolo, Scadenze e Modalità di Pagamento
        • TFR: Accantonamento e Calcolo
        • Ferie, Permessi, Festività e Tredicesima
        • Detrazioni Fiscali per il Datore di Lavoro
        • Cessazione del Rapporto: Dimissioni e Licenziamento
        • Casistiche Particolari: Casalinghe e Disoccupati
        • Domande Frequenti

        Assumere una baby sitter regolare non è solo un obbligo di legge, ma una scelta che tutela sia il datore di lavoro che la lavoratrice. Molte famiglie italiane si trovano nella necessità di affidare i propri figli a una persona di fiducia, ma spesso non conoscono gli adempimenti burocratici, i contributi INPS obbligatori e i diritti contrattuali previsti dal CCNL del lavoro domestico.

        In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine scoprirai tutto quello che devi sapere per assumere correttamente una baby sitter: dalla comunicazione preventiva all’INPS, ai livelli retributivi 2026, fino al calcolo dei contributi, del TFR e delle detrazioni fiscali a cui hai diritto come datore di lavoro.

        Affidarsi a un CAF specializzato ti permette di evitare errori costosi, sanzioni e contenziosi, garantendo un rapporto di lavoro trasparente e conforme alla normativa vigente.

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        Perché Assumere Regolarmente una Baby Sitter

        Assumere una baby sitter in nero espone il datore di lavoro a sanzioni pesanti e alla mancanza di tutele in caso di infortuni, malattie o contenziosi. La regolarizzazione del rapporto di lavoro domestico offre invece numerosi vantaggi:

        • Tutela assicurativa INAIL: in caso di infortunio della baby sitter durante l’orario di lavoro, l’INAIL copre le spese sanitarie e l’indennità.
        • Detrazioni fiscali IRPEF: il datore di lavoro può detrarre fino a 1.549,37 euro annui per i contributi versati (dettagli più avanti).
        • Tutela legale: un contratto scritto e regolare evita contenziosi e vertenze sindacali.
        • Contribuzione pensionistica: la baby sitter matura diritti previdenziali utili per la pensione e per prestazioni come NASPI, maternità e malattia.
        • Evitare sanzioni: il lavoro nero comporta sanzioni da 1.800 a 10.800 euro per ogni lavoratore irregolare, oltre al recupero di tutti i contributi non versati con interessi e more.

        Secondo i dati INPS 2025, in Italia ci sono oltre 860.000 lavoratori domestici regolari, di cui circa il 25% sono baby sitter. Tuttavia, si stima che il lavoro nero nel settore coinvolga almeno altrettanti lavoratori, con un danno erariale stimato in oltre 1 miliardo di euro annui.

        Affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine per gestire l’assunzione significa avere la certezza di rispettare tutti gli obblighi di legge, ottimizzare le detrazioni fiscali e dormire sonni tranquilli.

        CCNL Lavoro Domestico: Inquadramento Contrattuale

        Il rapporto di lavoro con una baby sitter è regolato dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) per il personale domestico, rinnovato l’ultima volta nel 2020 e tuttora in vigore nel 2026. Questo contratto definisce:

        • Livelli di inquadramento (da A Super a D Super, in base a mansioni e qualifica)
        • Retribuzione minima oraria (aggiornata annualmente in base agli scatti di anzianità)
        • Orario di lavoro (massimo 54 ore settimanali per conviventi, 40 ore per non conviventi)
        • Ferie, permessi, festività
        • Tredicesima mensilità
        • TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
        • Periodo di prova (da 8 a 45 giorni lavorativi, a seconda dell’anzianità)
        • Preavviso in caso di cessazione

        Tipologie di Rapporto di Lavoro

        Il CCNL prevede due modalità principali:

        1. Baby sitter convivente: vive presso la famiglia, ha diritto a vitto e alloggio (valutati convenzionalmente), orario max 54 ore settimanali con riposo giornaliero e settimanale.
        2. Baby sitter non convivente: lavora a ore o part-time, rientra a casa propria, orario max 40 ore settimanali.

        La maggior parte delle famiglie italiane opta per la baby sitter non convivente, con contratti part-time da 10 a 30 ore settimanali.

        Mansioni della Baby Sitter

        Le mansioni tipiche includono:

        • Accudimento e sorveglianza dei bambini
        • Preparazione pasti per i bambini
        • Accompagnamento a scuola o attività
        • Gioco educativo e supporto compiti (per bambini in età scolare)
        • Igiene personale dei bambini

        Attenzione: se la baby sitter svolge anche mansioni di pulizia domestica generica, potrebbe essere necessario un inquadramento diverso (colf con mansioni miste).

        Procedura di Assunzione: Comunicazione INPS Obbligatoria

        L’assunzione di una baby sitter prevede obblighi precisi e tempistiche stringenti. Ecco i passi da seguire:

        1. Comunicazione Preventiva all’INPS

        Il datore di lavoro deve effettuare la comunicazione preventiva di assunzione almeno 24 ore prima dell’inizio del rapporto di lavoro. La comunicazione si effettua tramite:

        • Portale INPS (area riservata con SPID/CIE/CNS)
        • Contact Center INPS (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da mobile)
        • CAF o consulente del lavoro (modalità consigliata per evitare errori)

        Dati necessari per la comunicazione:

        • Codice fiscale del datore di lavoro
        • Codice fiscale della lavoratrice
        • Data di assunzione
        • Tipologia di rapporto (tempo determinato/indeterminato)
        • Orario di lavoro settimanale
        • Livello di inquadramento CCNL
        • Retribuzione oraria/mensile

        Sanzioni per mancata comunicazione: da 500 a 2.500 euro per ogni lavoratore non comunicato.

        2. Contratto Scritto

        Anche se il CCNL non obbliga alla forma scritta, è fortemente consigliato redigere un contratto di lavoro scritto che specifichi:

        • Dati delle parti (datore di lavoro e lavoratrice)
        • Data di inizio e durata del rapporto (determinato o indeterminato)
        • Mansioni e livello di inquadramento
        • Orario di lavoro (giorni e fasce orarie)
        • Retribuzione oraria/mensile
        • Luogo di lavoro
        • Periodo di prova (se previsto)
        • Preavviso in caso di cessazione

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di redazione contratto di lavoro domestico conforme al CCNL, con tutte le clausole necessarie.

        3. Iscrizione all’INPS Gestione Lavoratori Domestici

        L’INPS attribuisce automaticamente un codice rapporto di lavoro che identifica univocamente il datore di lavoro e la lavoratrice. Questo codice sarà utilizzato per:

        • Versamento trimestrale dei contributi
        • Comunicazioni all’INPS (variazioni, cessazioni)
        • Accesso alla posizione contributiva online

        4. Libro Unico del Lavoro (Facoltativo per Domestici)

        I datori di lavoro domestico sono esentati dall’obbligo di tenuta del Libro Unico del Lavoro, ma devono conservare:

        • Ricevute di pagamento degli stipendi (bonifico o ricevuta firmata)
        • Ricevute MAV/PagoPA dei contributi INPS versati
        • Copia del contratto di lavoro

        Questa documentazione va conservata per almeno 5 anni in caso di controlli INPS o vertenze.

        Livelli di Inquadramento e Retribuzione Minima 2026

        Il CCNL lavoro domestico prevede 8 livelli di inquadramento per le baby sitter, a seconda dell’esperienza, delle competenze e delle responsabilità. Ecco la tabella retributiva aggiornata al 2026:

        Tabella Retribuzione Baby Sitter 2026 (Non Conviventi)

        LivelloDescrizione MansioniRetribuzione Oraria MinimaRetribuzione Mensile (40h/sett)
        ABaby sitter generica senza esperienza5,81 €1.007,33 €
        BBaby sitter con 1-2 anni esperienza6,11 €1.059,07 €
        CBaby sitter qualificata (oltre 2 anni esperienza)6,60 €1.144,00 €
        DBaby sitter con compiti educativi, più bambini7,35 €1.274,00 €
        C SuperBaby sitter con diploma/qualifica pedagogica7,14 €1.237,60 €
        D SuperBaby sitter con laurea in Scienze Educazione o equivalente8,15 €1.412,00 €

        Fonte: CCNL Lavoro Domestico 2020, aggiornamento 2026. Retribuzioni mensili calcolate su 173,33 ore medie mensili (40h/settimana × 52 settimane ÷ 12 mesi).

        Maggiorazioni e Indennità

        Oltre alla retribuzione base, il CCNL prevede maggiorazioni per:

        • Lavoro notturno (22:00-6:00): +20% sulla retribuzione oraria
        • Lavoro festivo: +60% oppure riposo compensativo
        • Straordinario: +25% sulle prime 10 ore mensili, +35% oltre le 10 ore
        • Indennità sostitutiva vitto/alloggio (conviventi): se non forniti, da concordare (indicativamente 200-300 €/mese)

        Scatti di Anzianità

        Ogni 2 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, la baby sitter ha diritto a uno scatto di anzianità pari al 3% della retribuzione base. Gli scatti si sommano fino a un massimo di 6 (12 anni).

        Esempio: Baby sitter livello C, retribuzione base 6,60 €/ora. Dopo 2 anni: 6,60 + (6,60 × 3%) = 6,80 €/ora.

        Contributi INPS: Calcolo, Scadenze e Modalità di Pagamento

        Il datore di lavoro domestico è obbligato al versamento trimestrale dei contributi INPS per la baby sitter. I contributi coprono:

        • Pensione di vecchiaia e anzianità
        • Assicurazione INAIL (infortuni e malattie professionali)
        • Maternità e congedo parentale
        • NASPI (indennità di disoccupazione, se requisiti rispettati)
        • Assegni familiari (ANF)

        Calcolo Contributi 2026

        I contributi INPS per lavoratori domestici sono calcolati su fasce orarie settimanali. Ecco le aliquote 2026:

        Fasce Orarie SettimanaliRetribuzione Oraria EffettivaContributo Orario 2026Contributo Trimestrale (esempio 20h/sett)
        Fino a 24hFino a 8,50 €/h1,64 €425,60 € (260h trimestre)
        Oltre 24hOltre 8,50 €/h2,03 €527,80 € (260h trimestre)

        Fonte: INPS, Circolare n. 12/2026 – Contributi lavoro domestico. Le aliquote possono variare annualmente.

        Esempio Pratico di Calcolo

        Scenario: Baby sitter livello C, 20 ore settimanali, retribuzione oraria 7,00 €.

        1. Ore settimanali: 20h (rientra nella fascia “fino a 24h”)
        2. Retribuzione oraria: 7,00 € (inferiore a 8,50 €, quindi contributo orario 1,64 €)
        3. Ore trimestrali: 20h × 13 settimane = 260 ore
        4. Contributo trimestrale: 260h × 1,64 € = 426,40 €

        A questo importo si aggiunge il contributo CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari) di circa 3-5 € trimestrali.

        Scadenze Trimestrali INPS

        I contributi vanno versati entro il 10 del mese successivo alla fine del trimestre:

        TrimestrePeriodoScadenza Pagamento
        1° Trimestre1 gennaio – 31 marzo10 aprile
        2° Trimestre1 aprile – 30 giugno10 luglio
        3° Trimestre1 luglio – 30 settembre10 ottobre
        4° Trimestre1 ottobre – 31 dicembre10 gennaio (anno successivo)

        Sanzioni per ritardo: mora dello 0,40% mensile + recupero integrale dei contributi.

        Come Pagare i Contributi

        I contributi si pagano tramite:

        1. MAV precompilato INPS: ricevuto per posta o scaricabile dal portale INPS, pagabile in banca, posta o ricevitoria
        2. PagoPA: sul portale INPS o app IO, con carta di credito/debito o conto corrente
        3. Domiciliazione bancaria: addebito automatico sul conto (da attivare sul portale INPS)

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di calcolo e pagamento contributi trimestrali, con promemoria automatico delle scadenze.

        TFR: Accantonamento e Calcolo

        Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è una somma che spetta alla baby sitter alla cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa (dimissioni, licenziamento, pensionamento).

        Come si Calcola il TFR

        Il TFR si calcola accumulando ogni anno una quota pari a 1/13,5 della retribuzione annua lorda (circa il 7,41%).

        Formula TFR annuo:

        TFR annuo = (Retribuzione lorda annua) ÷ 13,5

        Esempio pratico:

        • Baby sitter livello C, 20h settimanali
        • Retribuzione oraria: 7,00 €
        • Ore annue: 20h × 52 settimane = 1.040 ore
        • Retribuzione lorda annua: 1.040h × 7,00 € = 7.280 €
        • TFR annuo: 7.280 € ÷ 13,5 = 539,26 €
        • TFR mensile accantonato: 539,26 € ÷ 12 = 44,94 €

        Accantonamento Trimestrale INPS

        Per i rapporti di lavoro domestico, il datore di lavoro può scegliere:

        1. Accantonare il TFR privatamente: ogni mese accantona la quota TFR e la paga alla cessazione (rischio: dimenticarsi o non avere liquidità al momento)
        2. Versare il TFR trimestralmente all’INPS: insieme ai contributi, si versa anche la quota TFR trimestrale. L’INPS gestisce il TFR e lo eroga direttamente alla lavoratrice alla cessazione.

        La seconda opzione è fortemente consigliata perché:

        • Evita il rischio di dimenticare l’accantonamento
        • L’INPS rivaluta automaticamente il TFR con l’indice ISTAT
        • Nessun problema di liquidità alla cessazione
        • Trasparenza per la lavoratrice

        Il versamento trimestrale del TFR all’INPS si effettua tramite lo stesso MAV dei contributi, con un’apposita voce dedicata.

        Rivalutazione TFR

        Il TFR accantonato viene rivalutato annualmente in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo, con la formula:

        Rivalutazione = TFR accantonato × (1,5% + 0,75 × variazione ISTAT)

        La rivalutazione compensa l’inflazione e fa crescere il montante TFR nel tempo.

        Quando si Paga il TFR

        Il TFR va pagato alla lavoratrice entro i termini previsti dalla cessazione:

        • Dimissioni o licenziamento: entro l’ultimo giorno di lavoro o il mese successivo
        • Pensionamento: entro il mese successivo alla cessazione
        • Anticipazione TFR: il CCNL lavoro domestico NON prevede anticipazioni (a differenza del CCNL industria/commercio)

        Se il TFR è stato versato all’INPS, sarà l’INPS stesso a erogarlo direttamente alla lavoratrice su richiesta.

        Tassazione del TFR

        Il TFR è soggetto a tassazione separata (non si somma al reddito annuo). L’aliquota media varia dal 15% al 30% a seconda degli anni di servizio e dell’importo complessivo.

        Ferie, Permessi, Festività e Tredicesima

        Il CCNL lavoro domestico riconosce alla baby sitter una serie di diritti fondamentali per il riposo e le festività.

        Ferie Annuali

        La baby sitter ha diritto a 26 giorni lavorativi di ferie annuali (circa 4 settimane), calcolati su base annua. Le ferie:

        • Devono essere godute entro l’anno successivo a quello di maturazione
        • Vanno concordate tra datore di lavoro e lavoratrice
        • Sono retribuite normalmente (non riducono lo stipendio)
        • NON sono monetizzabili se non alla cessazione del rapporto (ferie residue non godute vengono pagate)

        Calcolo ferie maturate:

        • 26 giorni ÷ 12 mesi = 2,17 giorni di ferie al mese
        • Se la baby sitter lavora 3 giorni a settimana, matura 2,17 giorni × 3/5 = 1,3 giorni/mese

        Festività Retribuite

        Il CCNL riconosce 8 festività nazionali retribuite:

        1. 1° gennaio (Capodanno)
        2. 6 gennaio (Epifania)
        3. Lunedì di Pasqua
        4. 25 aprile (Liberazione)
        5. 1° maggio (Festa del Lavoro)
        6. 2 giugno (Festa della Repubblica)
        7. 15 agosto (Ferragosto)
        8. 1° novembre (Ognissanti)
        9. 8 dicembre (Immacolata)
        10. 25 dicembre (Natale)
        11. 26 dicembre (Santo Stefano)

        Se la baby sitter lavora in una festività, ha diritto a:

        • Retribuzione doppia (100% normale + 100% maggiorazione)
        • Oppure riposo compensativo in altra data concordata

        Permessi e Assenze

        Il CCNL prevede:

        • Permessi retribuiti: 16 ore annue (circa 2 giorni) per motivi personali, previo preavviso
        • Malattia: i primi 3 giorni NON sono retribuiti (periodo di carenza). Dal 4° giorno in poi, l’INPS eroga un’indennità pari al 50% della retribuzione convenzionale. Il datore di lavoro può integrare volontariamente.
        • Maternità: indennità INPS pari all’80% della retribuzione per 5 mesi (2 prima del parto + 3 dopo). Il datore di lavoro anticipa l’indennità e poi la recupera dall’INPS tramite conguaglio contributivo.
        • Congedo parentale: 6 mesi entro i primi 12 anni del bambino, indennità INPS al 30% (80% per i primi 3 mesi dal 2023).

        Tredicesima Mensilità

        La tredicesima è obbligatoria per tutte le baby sitter. Si calcola come 1/12 della retribuzione annua lorda per ogni mese lavorato.

        Esempio:

        • Baby sitter assunta a marzo 2026, retribuzione mensile 800 €
        • Mesi lavorati entro dicembre: 10 (marzo-dicembre)
        • Tredicesima dicembre 2026: 800 € × (10/12) = 666,67 €

        La tredicesima va pagata entro il 24 dicembre di ogni anno.

        Detrazioni Fiscali per il Datore di Lavoro

        Assumere regolarmente una baby sitter non è solo un obbligo, ma comporta anche vantaggi fiscali significativi per il datore di lavoro.

        Detrazione IRPEF sui Contributi INPS

        Il datore di lavoro domestico può detrarre dall’IRPEF il 19% dei contributi previdenziali versati all’INPS, fino a un massimo di spesa di 1.549,37 euro annui.

        Detrazione massima annua: 1.549,37 € × 19% = 294,38 €

        La detrazione si applica nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF) dell’anno successivo a quello di versamento dei contributi.

        Esempio pratico:

        • Contributi INPS versati nel 2026: 1.800 € (4 trimestri)
        • Importo detraibile: min(1.800 €, 1.549,37 €) = 1.549,37 €
        • Detrazione IRPEF nel 730/2027: 1.549,37 € × 19% = 294,38 €

        Documentazione necessaria:

        • Ricevute MAV/PagoPA dei contributi pagati
        • Codice rapporto di lavoro INPS
        • Codice fiscale della baby sitter

        Il CAF Centro Fiscale di Udine include automaticamente questa detrazione nel 730, verificando i versamenti INPS e ottimizzando il risparmio fiscale.

        Deduzione per Addetti all’Assistenza Personale

        Se la baby sitter assiste persone non autosufficienti (es. bambini con disabilità certificata), il datore di lavoro può beneficiare di una deduzione dal reddito complessivo fino a 2.100 euro annui per le spese sostenute (retribuzione + contributi).

        Requisiti:

        • Reddito complessivo del contribuente NON superiore a 40.000 €
        • Certificazione di non autosufficienza rilasciata da ASL/medico di base
        • Contratto regolare e contributi versati

        La deduzione si calcola sul totale delle spese sostenute (retribuzione + contributi + TFR), fino al limite di 2.100 €.

        Esempio:

        • Spese annue baby sitter per bambino disabile: 8.000 €
        • Deduzione applicabile: min(8.000 €, 2.100 €) = 2.100 €
        • Risparmio fiscale (aliquota IRPEF 27%): 2.100 € × 27% = 567 €

        Bonus Asilo Nido e Baby Sitter (INPS)

        Dal 2024, il bonus asilo nido INPS (fino a 3.600 €/anno per ISEE sotto 25.000 €) può essere utilizzato anche per pagare una baby sitter in forma libero-professionale (con partita IVA) in alternativa all’asilo nido.

        Attenzione: per la baby sitter con contratto di lavoro domestico (dipendente), il bonus asilo nido NON è applicabile. È un’alternativa, non cumulabile.

        Assegno Unico Universale (AUU)

        Le spese per la baby sitter NON danno diritto a maggiorazioni dell’Assegno Unico, ma l’Assegno Unico può essere utilizzato per coprire parte della retribuzione.

        Cessazione del Rapporto: Dimissioni e Licenziamento

        La cessazione del rapporto di lavoro con la baby sitter può avvenire per dimissioni, licenziamento o scadenza del contratto a tempo determinato. In ogni caso, ci sono regole precise da rispettare.

        Dimissioni della Baby Sitter

        La baby sitter che intende dimettersi deve dare un preavviso scritto al datore di lavoro, secondo i termini previsti dal CCNL:

        Anzianità di ServizioPreavviso Dimissioni
        Fino a 5 anni15 giorni di calendario
        Oltre 5 anni30 giorni di calendario

        Dimissioni telematiche: dal 2016, le dimissioni di tutti i lavoratori subordinati (inclusi domestici) devono essere comunicate all’INPS tramite portale dimissioni volontarie (o tramite CAF/patronato). La comunicazione cartacea al datore di lavoro NON è sufficiente.

        Se la baby sitter non rispetta il preavviso, il datore di lavoro può trattenere dal TFR o dall’ultima retribuzione l’importo corrispondente all’indennità sostitutiva del preavviso.

        Licenziamento da Parte del Datore di Lavoro

        Il datore di lavoro può licenziare la baby sitter per:

        1. Giusta causa (licenziamento immediato, senza preavviso): furto, violenza, abbandono del posto, grave negligenza verso i bambini
        2. Giustificato motivo oggettivo: cessazione dell’esigenza (es. bambini cresciuti, trasferimento famiglia), con preavviso
        3. Giustificato motivo soggettivo: inadempimento grave o reiterato degli obblighi contrattuali (es. assenze ingiustificate ripetute), con preavviso

        Preavviso licenziamento (stesso delle dimissioni):

        • Fino a 5 anni di anzianità: 15 giorni
        • Oltre 5 anni: 30 giorni

        Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto (raccomandata A/R o PEC, se disponibile) con l’indicazione del motivo.

        Indennità sostitutiva del preavviso: se il datore di lavoro vuole licenziare con decorrenza immediata (senza far lavorare la baby sitter durante il preavviso), deve pagare un’indennità pari alla retribuzione del periodo di preavviso.

        Cessazione per Scadenza Contratto a Tempo Determinato

        Se il rapporto è a tempo determinato, alla scadenza naturale del contratto il rapporto cessa automaticamente, senza necessità di preavviso né giustificazione.

        Attenzione: se il rapporto continua oltre la scadenza senza rinnovo scritto, si trasforma automaticamente in tempo indeterminato.

        Comunicazione di Cessazione all’INPS

        Il datore di lavoro deve comunicare la cessazione del rapporto all’INPS entro 5 giorni dalla data effettiva di fine lavoro, tramite:

        • Portale INPS (area riservata)
        • Contact Center INPS
        • CAF o consulente del lavoro

        La comunicazione di cessazione è fondamentale per:

        • Bloccare il calcolo dei contributi
        • Permettere alla lavoratrice di richiedere la NASPI (se spetta)
        • Evitare sanzioni per mancata comunicazione

        Liquidazione Finale

        Alla cessazione, il datore di lavoro deve pagare alla baby sitter:

        1. Retribuzione residua (giorni lavorati nel mese di cessazione)
        2. Ferie non godute (se presenti)
        3. Tredicesima maturata (quota proporzionale ai mesi lavorati nell’anno)
        4. TFR (se accantonato privatamente; se versato all’INPS, sarà erogato dall’INPS su richiesta della lavoratrice)
        5. Indennità sostitutiva preavviso (se il licenziamento è senza preavviso lavorato)

        È consigliabile redigere una lettera di quietanza liberatoria firmata dalla lavoratrice, in cui si attesta di aver ricevuto tutte le competenze dovute e di non avere nulla a pretendere.

        Casistiche Particolari: Casalinghe e Disoccupati

        Alcune categorie di datori di lavoro domestico godono di agevolazioni contributive specifiche.

        Casalinghe e Casalinghi

        Se il datore di lavoro è una casalinga o un casalingo (persona che si dedica alla cura della casa senza svolgere attività lavorativa retribuita), può beneficiare di una riduzione contributiva INPS del 50% per l’assunzione di colf o baby sitter.

        Requisiti:

        • Essere iscritto alla Gestione separata INPS casalinghe (contributo volontario di circa 310 €/anno)
        • Non svolgere attività lavorativa retribuita
        • Assumere una lavoratrice domestica (colf o baby sitter) con contratto regolare

        Vantaggi:

        • Contributi INPS ridotti del 50%
        • Stessi diritti per la lavoratrice (contribuzione piena ai fini pensionistici)

        Esempio:

        • Contributo INPS ordinario: 1,64 €/ora
        • Contributo con riduzione casalinga: 1,64 € × 50% = 0,82 €/ora
        • Risparmio trimestrale (260h): (1,64 – 0,82) × 260 = 213,20 €

        Disoccupati e Percettori di Sostegno al Reddito

        I disoccupati che percepiscono NASPI o DIS-COLL possono assumere una baby sitter e continuare a percepire l’indennità, a condizione che:

        • Il rapporto di lavoro domestico sia regolarmente comunicato all’INPS
        • La retribuzione della baby sitter NON sia finanziata con l’indennità di disoccupazione (uso di risparmi o redditi familiari)

        Non ci sono agevolazioni contributive specifiche, ma il disoccupato può comunque beneficiare della detrazione IRPEF del 19% sui contributi versati (se ha capienza fiscale).

        Famiglie Numerose (3 o Più Figli Minori)

        Le famiglie con almeno 3 figli minori di 18 anni possono beneficiare di:

        • Carta Famiglia: sconti su servizi (trasporti, cultura, utenze), ma NON riduzione contributi baby sitter
        • Assegno Unico maggiorato: importo mensile più alto per ogni figlio dal terzo in poi

        Non esistono agevolazioni contributive dirette per l’assunzione di baby sitter, ma l’Assegno Unico può essere utilizzato per coprire parte della retribuzione.

        Residenti all’Estero con Baby Sitter in Italia

        Se il datore di lavoro è residente all’estero per motivi di lavoro ma la famiglia (e la baby sitter) risiede in Italia, è obbligatorio:

        • Registrare il rapporto di lavoro presso l’INPS italiano
        • Versare i contributi in Italia secondo le aliquote ordinarie
        • Comunicare la residenza estera per evitare incongruenze fiscali

        Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste anche famiglie con datori di lavoro non residenti, gestendo comunicazioni INPS e versamenti contributivi.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti

        Quanto costa assumere una baby sitter regolarmente?

        Il costo totale dipende da ore lavorate e livello. Per una baby sitter part-time 20h/settimana livello C (7 euro/ora), il costo mensile è circa 560 euro di retribuzione + 140 euro di contributi INPS trimestrali (circa 47 euro/mese) + TFR accantonato (45 euro/mese). Totale circa 650 euro/mese. Puoi detrarre il 19% dei contributi INPS nel 730 (circa 25 euro/mese di risparmio fiscale).

        Cosa succede se non comunico l’assunzione all’INPS?

        La mancata comunicazione preventiva entro 24 ore dall’inizio del rapporto comporta sanzioni da 500 a 2.500 euro. Inoltre, il lavoro nero espone a sanzioni molto piu pesanti: da 1.800 a 10.800 euro per ogni lavoratore irregolare, oltre al recupero integrale dei contributi non versati con interessi e more. Conviene sempre regolarizzare.

        La baby sitter ha diritto alla NASPI se viene licenziata?

        Si, se ha almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti. L’indennita NASPI per lavoratori domestici e pari al 75% della retribuzione media mensile, erogata per un numero di settimane pari alla meta delle settimane contributive negli ultimi 4 anni. Attenzione: in caso di dimissioni volontarie, la NASPI NON spetta (salvo dimissioni per giusta causa).

        Posso licenziare la baby sitter senza motivo?

        No. Il licenziamento richiede una giusta causa (grave inadempimento immediato) o un giustificato motivo (oggettivo, come cessazione esigenza, o soggettivo, come inadempimenti reiterati). Il licenziamento senza giusta causa espone al rischio di reintegrazione della lavoratrice o risarcimento danni. Meglio affidarsi a un CAF o consulente del lavoro per gestire correttamente la cessazione.

        Devo pagare i contributi anche se la baby sitter lavora solo 5 ore a settimana?

        Si, i contributi INPS sono obbligatori anche per rapporti di lavoro domestico a ore ridotte. Per meno di 24 ore settimanali, l’aliquota contributiva e ridotta (1,64 euro/ora nel 2026 per retribuzioni fino a 8,50 euro/ora). Anche un rapporto di poche ore richiede comunicazione preventiva INPS e versamento trimestrale.

        Posso assumere una baby sitter con partita IVA per evitare i contributi?

        No, la baby sitter che lavora regolarmente per la stessa famiglia, con orari e mansioni continuative, e considerata SEMPRE lavoratrice subordinata ai sensi del CCNL lavoro domestico. L’uso improprio della partita IVA (falsa autonomia) espone a sanzioni per lavoro nero mascherato, recupero contributi e rischio di contenzioso legale. La baby sitter occasionale con partita IVA e ammessa solo per prestazioni saltuarie e non continuative.

        Assumere una baby sitter regolare è una scelta di responsabilità e trasparenza che tutela sia il datore di lavoro che la lavoratrice. Con le giuste informazioni e il supporto di un CAF specializzato, gestire gli adempimenti burocratici diventa semplice e ti permette di concentrarti su ciò che conta davvero: la serenità della tua famiglia e la cura dei tuoi figli.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per l’assunzione e la gestione di lavoratori domestici: dalla comunicazione preventiva all’INPS, al calcolo e pagamento dei contributi trimestrali, fino alla dichiarazione dei redditi con le detrazioni fiscali ottimizzate.

        Non lasciare nulla al caso: affidati a professionisti esperti e dormi sonni tranquilli.

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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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          Marzo 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-22 15:30:002026-05-31 16:51:55Baby Sitter Regolare: Guida Completa all’Assunzione 2026
          CAF, COLF E BADANTI

          Infortunio Colf: Retribuzioni Convenzionali INAIL 2025 e Procedura

          colf e badanti CAF Udine

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è l’infortunio sul lavoro domestico
          2. Retribuzioni convenzionali INAIL 2025
          3. Tabella retribuzioni convenzionali colf e badanti
          4. Obblighi del datore di lavoro domestico
          5. Procedura denuncia infortunio INAIL
          6. Calcolo indennità di inabilità temporanea
          7. Esempi pratici di calcolo
          8. Differenza tra infortunio e malattia
          9. Termini e scadenze
          10. Domande frequenti

          Quando una colf o badante subisce un infortunio sul lavoro, il datore di lavoro domestico deve seguire una procedura precisa per la denuncia all’INAIL. Le retribuzioni convenzionali INAIL 2025 sono state aggiornate con la Circolare INAIL n. 2/2025 e determinano l’importo dell’indennità spettante alla lavoratrice o al lavoratore infortunato.

          In questa guida completa spieghiamo come funziona l’assicurazione INAIL per il lavoro domestico, quali sono gli obblighi del datore di lavoro, come si calcola l’indennità di inabilità temporanea e quali sono i termini per la denuncia. Includiamo anche tabelle aggiornate con le retribuzioni convenzionali 2025 ed esempi pratici di calcolo.

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          Cos’è l’infortunio sul lavoro domestico

          L’infortunio sul lavoro domestico è un evento traumatico che si verifica durante lo svolgimento delle mansioni lavorative da parte di colf, badanti, baby sitter e altri lavoratori domestici. Può trattarsi di una caduta, un taglio, una scottatura, un incidente durante le pulizie o qualsiasi altro evento che causi lesioni fisiche.

          L’assicurazione INAIL per il lavoro domestico è obbligatoria per tutti i datori di lavoro domestico, come previsto dal Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38. La copertura assicurativa protegge il lavoratore in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali.

          Quando si configura l’infortunio domestico

          Perché un evento sia riconosciuto come infortunio sul lavoro, devono sussistere tre elementi:

          • Causa violenta: un evento traumatico improvviso (caduta, taglio, urto)
          • Occasione di lavoro: l’evento deve verificarsi durante lo svolgimento delle mansioni lavorative
          • Lesione: deve causare un danno fisico che comporta inabilità al lavoro

          Esempio: Una badante che scivola mentre pulisce le scale e si frattura il polso subisce un infortunio sul lavoro. Una colf che si scotta mentre stira o che si taglia mentre prepara il pranzo è coperta dall’assicurazione INAIL.

          Infortunio in itinere

          È considerato infortunio sul lavoro anche l’infortunio in itinere, cioè quello che avviene durante il tragitto casa-lavoro e lavoro-casa, purché il percorso sia quello normale e non siano presenti deviazioni significative.

          Riferimento normativo: Articolo 12, D.Lgs. 38/2000 – “Assicurazione contro gli infortuni domestici”

          Retribuzioni convenzionali INAIL 2025

          Le retribuzioni convenzionali INAIL sono valori forfettari utilizzati per calcolare i premi assicurativi e le prestazioni economiche (indennità) spettanti ai lavoratori domestici in caso di infortunio. Non corrispondono alla retribuzione effettiva, ma a importi stabiliti annualmente dall’INAIL.

          Per il 2025, le retribuzioni convenzionali sono state aggiornate con la Circolare INAIL n. 2 del 24 gennaio 2025, che ha recepito l’adeguamento ISTAT dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (+0,8% rispetto al 2024).

          A cosa servono le retribuzioni convenzionali

          Le retribuzioni convenzionali INAIL hanno due funzioni principali:

          1. Calcolo del premio assicurativo annuale: il datore di lavoro domestico paga un premio INAIL calcolato sulla retribuzione convenzionale
          2. Calcolo delle prestazioni economiche: l’indennità di inabilità temporanea, la rendita per inabilità permanente e le altre prestazioni INAIL sono calcolate sulla base della retribuzione convenzionale

          Importante: La retribuzione convenzionale INAIL è indipendente dalla retribuzione effettiva concordata tra datore di lavoro e lavoratore domestico. Anche se la colf guadagna 1.500 euro al mese, l’INAIL utilizzerà la retribuzione convenzionale per calcolare le prestazioni.

          Fonte: Circolare INAIL n. 2/2025 – Rivalutazione retribuzioni convenzionali lavoro domestico

          Tabella retribuzioni convenzionali colf e badanti

          Di seguito riportiamo la tabella completa delle retribuzioni convenzionali INAIL 2025 per i lavoratori domestici, suddivise per fasce orarie settimanali:

          Ore settimanaliRetribuzione convenzionale annua 2025Retribuzione mensile (indicativa)
          Fino a 6 ore4.687,44 euro390,62 euro
          Oltre 6 fino a 12 ore7.031,16 euro585,93 euro
          Oltre 12 fino a 18 ore9.374,88 euro781,24 euro
          Oltre 18 fino a 24 ore11.718,60 euro976,55 euro
          Oltre 24 ore (convivente)14.062,32 euro1.171,86 euro

          Note importanti:

          • Le retribuzioni convenzionali 2025 sono state rivalutate del +0,8% rispetto al 2024
          • La retribuzione mensile indicativa è calcolata dividendo l’importo annuo per 12
          • Per i lavoratori conviventi (oltre 24 ore settimanali) si applica la fascia più alta
          • Le retribuzioni convenzionali sono valide per tutto il 2025

          Confronto con il 2024

          Ecco il confronto con le retribuzioni convenzionali 2024:

          Ore settimanali20242025Variazione
          Fino a 6 ore4.650,00 euro4.687,44 euro+37,44 euro
          Oltre 24 ore13.950,00 euro14.062,32 euro+112,32 euro

          Fonte: Circolare INAIL n. 2/2025

          Obblighi del datore di lavoro domestico

          Il datore di lavoro domestico ha precisi obblighi nei confronti dell’INAIL quando assume una colf, badante o altro lavoratore domestico. Vediamoli nel dettaglio:

          1. Iscrizione all’INAIL

          Il datore di lavoro deve iscrivere la colf o badante all’INAIL entro 24 ore dall’assunzione. L’iscrizione si effettua:

          • Online tramite il portale INAIL (servizio “Gestione domestici”)
          • Telefonicamente al Contact Center INAIL 803.164 (da fisso) o 06.164164 (da mobile)
          • Presso una sede INAIL territoriale

          Documenti necessari per l’iscrizione:

          • Codice fiscale del datore di lavoro
          • Codice fiscale del lavoratore domestico
          • Data di inizio rapporto di lavoro
          • Ore settimanali previste
          • Tipo di rapporto (convivente o non convivente)

          2. Pagamento del premio annuale

          Il datore di lavoro deve pagare il premio INAIL entro il 31 gennaio di ogni anno per l’anno precedente. Per il 2025, il premio è calcolato sulla base delle retribuzioni convenzionali indicate nella tabella sopra.

          Importo del premio 2025:

          Ore settimanaliPremio annuale 2025
          Fino a 6 ore29,30 euro
          Oltre 6 fino a 12 ore43,95 euro
          Oltre 12 fino a 18 ore58,60 euro
          Oltre 18 fino a 24 ore73,25 euro
          Oltre 24 ore (convivente)87,90 euro

          Il premio si paga tramite bollettino MAV o F24 con codice tributo DDPP.

          3. Denuncia di infortunio

          In caso di infortunio, il datore di lavoro ha l’obbligo di denunciare l’infortunio all’INAIL entro termini precisi (vedi sezione dedicata).

          4. Certificazione medica

          Il datore di lavoro deve far rilasciare al lavoratore infortunato un certificato medico di infortunio da parte di un medico o del Pronto Soccorso. Il certificato deve indicare:

          • Tipo di lesione
          • Prognosi (giorni di inabilità temporanea)
          • Dinamica dell’infortunio

          Sanzioni per mancata iscrizione o denuncia

          La mancata iscrizione all’INAIL o la mancata denuncia di infortunio comportano sanzioni amministrative:

          • Omessa iscrizione: sanzione da 1.290 a 7.745 euro (articolo 55, D.Lgs. 81/2008)
          • Omessa denuncia infortunio: sanzione da 1.290 a 7.745 euro
          • Denuncia tardiva: sanzione ridotta proporzionale ai giorni di ritardo

          Importante: In caso di infortunio grave o mortale, la mancata denuncia può configurare anche responsabilità penale.

          Procedura denuncia infortunio INAIL

          La denuncia di infortunio è un adempimento obbligatorio che il datore di lavoro domestico deve effettuare quando la colf o badante subisce un infortunio sul lavoro. Vediamo passo per passo come si procede.

          Step 1: Prestare soccorso immediato

          In caso di infortunio, la prima cosa da fare è prestare soccorso al lavoratore:

          • Se l’infortunio è grave: chiamare il 118
          • Se l’infortunio è lieve: accompagnare il lavoratore dal medico curante o al Pronto Soccorso

          Step 2: Ottenere il certificato medico

          Il lavoratore deve farsi rilasciare un certificato medico di infortunio che indichi:

          • Natura della lesione (frattura, contusione, ferita, ecc.)
          • Prognosi (numero di giorni di inabilità temporanea)
          • Dinamica dell’infortunio

          Il certificato può essere rilasciato da:

          • Pronto Soccorso (in caso di infortunio grave)
          • Medico curante (per infortuni lievi)
          • Medico specialista

          Importante: Il certificato medico deve essere inviato telematicamente all’INAIL direttamente dal medico tramite il sistema “Certificati di Infortunio/Malattia Professionale”.

          Step 3: Denuncia all’INAIL

          Il datore di lavoro deve denunciare l’infortunio all’INAIL nei seguenti termini:

          Tipo di infortunioTermine denuncia
          Infortunio con prognosi superiore a 3 giorni2 giorni dal ricevimento del certificato medico
          Infortunio mortale24 ore dall’evento
          Infortunio con prognosi fino a 3 giorniNon obbligatorio, ma consigliato

          Come si denuncia l’infortunio:

          1. Online sul portale INAIL: accedere al servizio “Denuncia di infortunio” con SPID, CIE o CNS
          2. Telefonicamente al Contact Center INAIL 803.164
          3. Tramite intermediario: CAF, patronato, consulente del lavoro
          4. Presso una sede INAIL territoriale

          Step 4: Compilare il modulo di denuncia

          Il modulo di denuncia richiede le seguenti informazioni:

          • Dati del datore di lavoro (codice fiscale, residenza)
          • Dati del lavoratore (codice fiscale, data assunzione, ore settimanali)
          • Data, ora e luogo dell’infortunio
          • Dinamica dell’evento (descrizione dettagliata di cosa è accaduto)
          • Certificato medico (protocollo telematico)
          • Eventuali testimoni

          Step 5: Conservare la documentazione

          Il datore di lavoro deve conservare per almeno 5 anni:

          • Copia della denuncia di infortunio
          • Certificato medico
          • Ricevuta di invio INAIL
          • Eventuale corrispondenza con INAIL

          Cosa succede dopo la denuncia

          Dopo la denuncia, l’INAIL:

          1. Istruisce la pratica verificando i requisiti per l’indennizzabilità
          2. Può richiedere documentazione integrativa
          3. Può convocare il lavoratore per visita medica presso la sede INAIL
          4. Emette il provvedimento di accoglimento o rigetto
          5. Eroga l’indennità in caso di accoglimento

          I tempi di istruttoria variano da 30 a 60 giorni per le pratiche standard.

          Riferimento normativo: Articolo 53, DPR 1124/1965 – Denuncia degli infortuni sul lavoro

          Calcolo indennità di inabilità temporanea

          L’indennità di inabilità temporanea è la prestazione economica che l’INAIL eroga al lavoratore domestico infortunato durante il periodo di inabilità al lavoro. Vediamo come si calcola.

          Quando spetta l’indennità

          L’indennità spetta quando l’infortunio comporta una inabilità assoluta al lavoro superiore a 3 giorni. I primi 3 giorni (periodo di carenza) non sono indennizzati dall’INAIL.

          Importante: Durante i primi 3 giorni il datore di lavoro domestico non è obbligato a corrispondere alcuna retribuzione (a differenza del lavoro subordinato tradizionale dove i primi 3 giorni sono a carico del datore).

          Percentuali di indennizzo

          L’indennità è calcolata sulla retribuzione convenzionale giornaliera con le seguenti percentuali:

          PeriodoPercentualeNote
          Primi 3 giorni (carenza)0%Non indennizzati
          Dal 4° al 90° giorno60%Della retribuzione convenzionale giornaliera
          Dal 91° giorno in poi75%Della retribuzione convenzionale giornaliera

          Formula di calcolo

          Per calcolare l’indennità giornaliera:

          Retribuzione convenzionale giornaliera = Retribuzione convenzionale annua / 365

          Indennità giornaliera = Retribuzione giornaliera × Percentuale

          Esempio pratico di calcolo

          Caso: Badante convivente (oltre 24 ore settimanali) che subisce infortunio con prognosi di 30 giorni.

          Dati:

          • Retribuzione convenzionale annua 2025: 14.062,32 euro
          • Prognosi: 30 giorni
          • Primi 3 giorni: carenza (non indennizzati)
          • Dal 4° al 30° giorno: 27 giorni indennizzabili al 60%

          Calcolo:

          1. Retribuzione giornaliera:

          14.062,32 euro / 365 giorni = 38,52 euro/giorno

          2. Indennità giornaliera (60%):

          38,52 euro × 60% = 23,11 euro/giorno

          3. Indennità totale per 27 giorni:

          23,11 euro × 27 giorni = 623,97 euro

          Risultato: La badante riceverà dall’INAIL un’indennità complessiva di 623,97 euro per i 27 giorni indennizzati (esclusi i primi 3 di carenza).

          Pagamento dell’indennità

          L’indennità viene pagata dall’INAIL:

          • Direttamente al lavoratore tramite bonifico bancario o postale
          • Con cadenza mensile posticipata
          • Entro 30 giorni dalla fine del mese di riferimento

          Nota fiscale: L’indennità di inabilità temporanea è esente da IRPEF e non concorre alla formazione del reddito imponibile.

          Riferimento normativo: Articoli 66-74, DPR 1124/1965 – Indennità per inabilità temporanea

          Esempi pratici di calcolo

          Vediamo altri esempi pratici di calcolo dell’indennità per diverse tipologie di infortunio e fasce orarie.

          Esempio 1: Colf part-time (10 ore settimanali)

          Situazione:

          • Colf assunta per 10 ore settimanali (fascia “oltre 6 fino a 12 ore”)
          • Infortunio: taglio profondo alla mano mentre lava i piatti
          • Prognosi: 15 giorni

          Dati 2025:

          • Retribuzione convenzionale annua: 7.031,16 euro
          • Retribuzione giornaliera: 7.031,16 / 365 = 19,26 euro/giorno

          Calcolo:

          • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
          • Dal 4° al 15° giorno (12 giorni): 19,26 × 60% = 11,56 euro/giorno
          • Totale indennità: 11,56 × 12 = 138,72 euro

          Esempio 2: Badante non convivente (18 ore settimanali)

          Situazione:

          • Badante assunta per 18 ore settimanali (fascia “oltre 12 fino a 18 ore”)
          • Infortunio: caduta dalle scale con frattura alla caviglia
          • Prognosi: 60 giorni

          Dati 2025:

          • Retribuzione convenzionale annua: 9.374,88 euro
          • Retribuzione giornaliera: 9.374,88 / 365 = 25,68 euro/giorno

          Calcolo:

          • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
          • Dal 4° al 60° giorno (57 giorni al 60%): 25,68 × 60% × 57 = 878,93 euro

          Esempio 3: Badante convivente con infortunio lungo

          Situazione:

          • Badante convivente (oltre 24 ore settimanali)
          • Infortunio: ustione grave mentre cucina
          • Prognosi: 120 giorni

          Dati 2025:

          • Retribuzione convenzionale annua: 14.062,32 euro
          • Retribuzione giornaliera: 14.062,32 / 365 = 38,52 euro/giorno

          Calcolo:

          • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
          • Dal 4° al 90° giorno (87 giorni al 60%): 38,52 × 60% × 87 = 2.010,74 euro
          • Dal 91° al 120° giorno (30 giorni al 75%): 38,52 × 75% × 30 = 866,70 euro
          • Totale indennità: 2.010,74 + 866,70 = 2.877,44 euro

          Esempio 4: Infortunio in itinere

          Situazione:

          • Colf assunta per 20 ore settimanali (fascia “oltre 18 fino a 24 ore”)
          • Infortunio: incidente stradale mentre va al lavoro con lo scooter
          • Prognosi: 45 giorni

          Dati 2025:

          • Retribuzione convenzionale annua: 11.718,60 euro
          • Retribuzione giornaliera: 11.718,60 / 365 = 32,10 euro/giorno

          Calcolo:

          • Primi 3 giorni (carenza): 0 euro
          • Dal 4° al 45° giorno (42 giorni al 60%): 32,10 × 60% × 42 = 809,28 euro

          Nota: L’infortunio in itinere è coperto dall’assicurazione INAIL purché il percorso sia quello normale casa-lavoro e non ci siano deviazioni significative.

          Tabella riepilogativa esempi

          EsempioOre sett.PrognosiIndennità totale
          Colf part-time10 ore15 giorni138,72 euro
          Badante non convivente18 ore60 giorni878,93 euro
          Badante conviventeConvivente120 giorni2.877,44 euro
          Infortunio in itinere20 ore45 giorni809,28 euro

          Differenza tra infortunio e malattia

          È importante distinguere tra infortunio sul lavoro e malattia, perché hanno gestioni e coperture diverse.

          Infortunio sul lavoro

          Caratteristiche:

          • Causa violenta: evento traumatico improvviso
          • Occasione di lavoro: deve verificarsi durante lo svolgimento delle mansioni
          • Copertura INAIL: il lavoratore domestico è assicurato dall’INAIL
          • Indennità: pagata dall’INAIL dal 4° giorno

          Esempi:

          • Caduta dalle scale mentre pulisce
          • Taglio con coltello mentre prepara il pranzo
          • Ustione mentre stira
          • Distorsione mentre sposta mobili

          Malattia

          Caratteristiche:

          • Causa lenta: processo patologico progressivo (influenza, bronchite, ecc.)
          • Non legata al lavoro: può insorgere in qualsiasi momento
          • Nessuna copertura INAIL: i lavoratori domestici NON hanno diritto all’indennità di malattia INPS
          • Indennità: solo se prevista dal contratto collettivo o dal contratto individuale

          Importante: A differenza dei lavoratori dipendenti normali, colf e badanti NON hanno diritto all’indennità di malattia dall’INPS. Durante la malattia:

          • Il datore di lavoro può sospendere la retribuzione (salvo diverso accordo contrattuale)
          • Il rapporto di lavoro è tutelato: il datore non può licenziare per malattia fino a un certo periodo (periodo di comporto)

          Tabella comparativa

          AspettoInfortunioMalattia
          CausaViolenta (trauma)Lenta (patologia)
          OccasioneDurante il lavoroIndipendente dal lavoro
          CoperturaINAILNessuna (lavoro domestico)
          IndennitàSì, dal 4° giorno (INAIL)No (salvo accordo contrattuale)
          Denuncia obbligatoriaSì (entro 2 giorni)No
          Certificato medicoCertificato di infortunioCertificato di malattia
          Tutela del postoSì (periodo di comporto)Sì (periodo di comporto)

          Malattia professionale

          Esiste anche la malattia professionale, cioè una patologia causata dall’attività lavorativa svolta in modo ripetuto nel tempo. Per i lavoratori domestici, esempi di malattie professionali possono essere:

          • Patologie muscolo-scheletriche (lombalgie da movimentazione carichi pesanti)
          • Dermatiti da contatto con detergenti
          • Patologie respiratorie da inalazione di sostanze chimiche

          Le malattie professionali sono coperte dall’INAIL, ma devono essere denunciate dal lavoratore (non dal datore di lavoro) entro 15 giorni dalla diagnosi.

          Riferimento normativo: Articolo 2087 Codice Civile – Tutela delle condizioni di lavoro

          Termini e scadenze

          Riepiloghiamo i principali termini e scadenze da rispettare in caso di infortunio di una colf o badante.

          Termini per la denuncia di infortunio

          AdempimentoTermineDecorrenza
          Denuncia infortunio mortale24 oreDall’evento
          Denuncia infortunio con prognosi > 3 giorni2 giorniDal ricevimento del certificato medico
          Certificato medico (inviato dal medico)ImmediatoAl momento della visita
          Conservazione documentazione5 anniDalla data dell’infortunio

          Termini per le prestazioni INAIL

          PrestazioneDecorrenzaNote
          Indennità di inabilità temporaneaDal 4° giornoPrimi 3 giorni: carenza (non indennizzati)
          Rendita per inabilità permanenteDopo consolidamentoSe inabilità permanente ≥ 6%
          Indennizzo in capitaleDopo consolidamentoSe inabilità permanente 6-15%

          Scadenze amministrative

          AdempimentoScadenzaRiferimento
          Iscrizione INAIL24 ore dall’assunzioneArticolo 13, D.Lgs. 38/2000
          Pagamento premio INAIL annuale31 gennaioPer l’anno precedente
          Variazione ore lavoro30 giorniDalla variazione
          Cessazione rapporto di lavoro30 giorniDalla cessazione

          Cosa succede in caso di ritardo

          Il ritardo nella denuncia di infortunio può comportare:

          • Sanzione amministrativa da 1.290 a 7.745 euro
          • Difficoltà nell’istruttoria della pratica INAIL (mancanza di prove, testimoni, ecc.)
          • Responsabilità civile e penale in caso di infortunio grave o mortale

          Consiglio: In caso di dubbio se denunciare o meno un infortunio (ad esempio per prognosi borderline di 3-4 giorni), è sempre meglio denunciare. L’INAIL valuterà l’indennizzabilità, ma il datore di lavoro avrà adempiuto al suo obbligo.

          Ricorsi e contestazioni

          Se l’INAIL rigetta la denuncia di infortunio, il lavoratore può:

          • Richiedere riesame alla sede INAIL territoriale entro 60 giorni
          • Fare ricorso amministrativo alla Direzione Regionale INAIL entro 90 giorni
          • Fare ricorso giudiziario al Tribunale del lavoro entro 3 anni (termine di prescrizione)

          Riferimento normativo: Articolo 104, D.Lgs. 81/2008 – Obblighi del datore di lavoro

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande frequenti

          Chi paga i primi 3 giorni di infortunio della colf?

          I primi 3 giorni (periodo di carenza) NON sono indennizzati dall’INAIL e il datore di lavoro domestico non e obbligato a pagarli. A differenza del lavoro subordinato normale, nel lavoro domestico i primi 3 giorni non sono a carico del datore, salvo diverso accordo contrattuale.

          La retribuzione convenzionale INAIL e uguale allo stipendio della colf?

          No, la retribuzione convenzionale INAIL e un valore forfettario stabilito dall’INAIL per calcolare premi e prestazioni. E indipendente dalla retribuzione effettiva concordata tra datore e lavoratore. Per il 2025, va da 4.687,44 euro annui (fino a 6 ore settimanali) a 14.062,32 euro (conviventi oltre 24 ore).

          Entro quanto tempo devo denunciare l’infortunio all’INAIL?

          Devi denunciare l’infortunio entro 2 giorni dal ricevimento del certificato medico se la prognosi e superiore a 3 giorni. In caso di infortunio mortale, la denuncia deve essere fatta entro 24 ore dall’evento. Il ritardo comporta sanzioni da 1.290 a 7.745 euro.

          La colf ha diritto alla malattia pagata?

          No, i lavoratori domestici (colf e badanti) NON hanno diritto all’indennita di malattia dall’INPS. Durante la malattia il datore puo sospendere la retribuzione (salvo accordo contrattuale). Il rapporto e tutelato: il datore non puo licenziare durante il periodo di comporto.

          Se la badante si infortuna andando al lavoro, e coperta dall’INAIL?

          Si, l’infortunio in itinere (durante il tragitto casa-lavoro) e coperto dall’assicurazione INAIL, purche il percorso sia quello normale e abituale senza deviazioni significative. L’indennita si calcola con le stesse modalita dell’infortunio sul lavoro.

          Quanto riceve di indennita una badante convivente infortunata per 30 giorni?

          Con la retribuzione convenzionale 2025 di 14.062,32 euro annui (38,52 euro/giorno), l’indennita per 30 giorni e: primi 3 giorni carenza (0 euro) + 27 giorni al 60% (23,11 euro/giorno x 27) = 623,97 euro totali pagati dall’INAIL.


          La gestione dell’infortunio di una colf o badante richiede attenzione e tempestività. Il datore di lavoro domestico deve conoscere le retribuzioni convenzionali INAIL 2025, rispettare i termini di denuncia e garantire la tutela del lavoratore.

          L’assicurazione INAIL copre il lavoratore dal 4° giorno di inabilità, erogando un’indennità calcolata sulla retribuzione convenzionale (60% dal 4° al 90° giorno, 75% dal 91° giorno in poi).

          È fondamentale distinguere tra infortunio e malattia: solo l’infortunio è coperto dall’INAIL, mentre i lavoratori domestici non hanno diritto all’indennità di malattia.

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          • Iscrizione INAIL per lavoratori domestici
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            Alexandra Bala
            04/09/2026
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            ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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            paolino servidio
            03/09/2026
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            Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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            Lady
            01/09/2026
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            Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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            Giulia Guida
            25/08/2026
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            Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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            Paola Zilli
            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Maura Masutto
            06/08/2026
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            Issam Elhefnawi
            31/07/2026
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            Molto gentile
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            Sibongile Moyana
            30/07/2026
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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            Marzo 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-22 11:30:002026-05-31 16:22:09Infortunio Colf: Retribuzioni Convenzionali INAIL 2025 e Procedura
            CAF

            Regime Impatriati: Ok Lavoro Remoto e Figli Residenti 2026

            Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

            Il regime impatriati è una delle agevolazioni fiscali più vantaggiose per chi rientra in Italia dall’estero. Nel 2026 continua a garantire benefici fiscali significativi.

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            Cos’è il Regime Impatriati

            Il regime agevolato riduce la base imponibile IRPEF: tassazione solo su 30% (riduzione 70%) o 10% (riduzione 90%) del reddito.

            Lavoro da Remoto

            OK se datore italiano. Per datore estero serve P.IVA italiana.

            Figli Residenti

            OK maggiorazione 90% anche se figlio già in Italia (Circolare 17/E 2017).

            Requisiti

            1. Residenza fiscale Italia
            2. Residenza estera 2-6 anni
            3. Attività prevalente Italia

            Agevolazioni

            Base 70%: risparmio 11k/anno. Maggiorata 90%: risparmio 13k/anno.

            Come Richiedere

            Verifica requisiti CAF → Trasferisci residenza → Comunica datore → Raccogli docs → Dichiarazione annuale

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            FAQ

            Lavoro remoto azienda estera?

            Si con P.IVA italiana

            Figlio gia in Italia ok 90%?

            Si, basta minorenne


            Assistenza CAF

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              Il bonus mobili 2026 è una delle agevolazioni più richieste da chi sta ristrutturando casa, ma genera anche molti dubbi. La domanda più frequente è sempre la stessa: bonus mobili cosa rientra 2026? In altre parole, quali mobili e quali elettrodomestici posso davvero acquistare portando in detrazione il 50% della spesa? In questa guida completa trovi l’elenco dettagliato di tutto ciò che è ammesso, di ciò che invece resta escluso, e le regole pratiche per non perdere il beneficio. Capire bene cosa rientra nel bonus mobili 2026 è fondamentale, perché un acquisto sbagliato o una fattura incompleta possono farti perdere migliaia di euro di detrazione.

              Prima di tutto, ricordiamo che il bonus mobili è una detrazione IRPEF, cioè uno sconto sulle imposte sui redditi, pari al 50% delle spese sostenute. La detrazione viene poi restituita in 10 rate annuali di pari importo. Ma attenzione: non basta comprare un divano nuovo per averne diritto. Vediamo insieme, passo dopo passo, cosa rientra nel bonus mobili 2026 e a quali condizioni.

              Indice dei contenuti

              1. Requisito preliminare: serve una ristrutturazione edilizia
              2. Tetto massimo di spesa 2026: 5.000 euro
              3. Quali mobili rientrano: l’elenco completo
              4. Elettrodomestici: quali rientrano e con quale classe energetica
              5. Cosa NON rientra nel bonus mobili 2026
              6. Come pagare per non perdere il bonus mobili
              7. Fatture: cosa deve indicare il documento di spesa
              8. Casi limite e dubbi frequenti
              9. Come dichiarare la spesa nel 730 o nel modello Redditi
              10. Domande frequenti sul bonus mobili 2026
              11. Conclusione: fatti aiutare dal CAF Centro Fiscale di Udine

              Requisito preliminare: serve una ristrutturazione edilizia

              Il primo aspetto da chiarire, prima ancora di sapere cosa rientra nel bonus mobili 2026, è il vincolo fondamentale: il bonus mobili non è un’agevolazione autonoma. È sempre collegato a un intervento di ristrutturazione edilizia sull’immobile che andrai ad arredare. Non puoi cioè comprare mobili nuovi e detrarli se non hai in corso (o non hai da poco concluso) dei lavori edilizi in casa.

              La regola, prevista dall’articolo 16-bis del TUIR (il Testo Unico delle Imposte sui Redditi), è precisa: per usufruire del bonus mobili 2026 i lavori di ristrutturazione devono essere iniziati non prima del 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto. Tradotto in parole semplici: per gli acquisti effettuati nel 2026, i lavori di ristrutturazione devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio 2025. Se hai avviato il cantiere prima di quella data, purtroppo non puoi accedere al bonus per gli acquisti del 2026.

              Cosa si intende per ristrutturazione edilizia? Non serve necessariamente rifare tutta la casa. Rientrano ad esempio la manutenzione straordinaria, il restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione vera e propria, ma anche interventi su parti comuni del condominio. Immagina che Marco abbia rifatto l’impianto elettrico e i pavimenti del suo appartamento a marzo 2025: potrà tranquillamente arredare le stanze ristrutturate sfruttando il bonus. Per capire quali lavori danno diritto all’agevolazione ti consigliamo di leggere la nostra guida al bonus ristrutturazione, che spiega nel dettaglio quali interventi sono ammessi.

              Tetto massimo di spesa 2026: 5.000 euro

              Un altro punto che devi conoscere bene prima di scoprire cosa rientra nel bonus mobili 2026 è il tetto massimo di spesa. Per il 2026 il limite è fissato a 5.000 euro per singola unità immobiliare. Su questo importo si calcola la detrazione del 50%, quindi il risparmio fiscale massimo è di 2.500 euro, che ti verranno restituiti in 10 rate annuali da 250 euro ciascuna.

              È importante sapere che questo tetto è stato ridotto rispetto al passato: nel 2022 era di 10.000 euro, poi con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) è sceso a 8.000 euro, per attestarsi infine a 5.000 euro. La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha prorogato il bonus mobili 2026 confermando proprio questo importo di 5.000 euro. Il limite si applica alla singola unità immobiliare oggetto di ristrutturazione: se stai ristrutturando due appartamenti diversi, puoi beneficiare di 5.000 euro di spesa per ciascuno di essi.

              Un caso particolare riguarda le giovani coppie, per le quali sono previste condizioni specifiche che nel tempo sono cambiate. Se rientri in questa categoria, ti invitiamo a leggere l’approfondimento dedicato al bonus mobili giovani coppie 2026, dove spieghiamo cosa è cambiato e quali agevolazioni restano disponibili.

              Quali mobili rientrano: l’elenco completo

              Eccoci al cuore della questione. Quando si parla di bonus mobili cosa rientra 2026, la prima categoria da considerare sono i mobili nuovi destinati ad arredare l’immobile ristrutturato. L’Agenzia delle Entrate considera ammissibile una gamma molto ampia di arredi. Ecco l’elenco dei mobili che rientrano nella detrazione del 50%:

              • Letti, materassi, reti e testiere
              • Armadi, cassettiere, comodini e guardaroba
              • Tavoli, sedie, sgabelli e panche
              • Divani, poltrone e pouf
              • Credenze, madie, librerie e scaffalature
              • Mobili da bagno (mobili sottolavabo, colonne, pensili)
              • Scrivanie e mobili per lo studio
              • Mobili componibili da cucina (pensili, basi, colonne)
              • Appendiabiti, attaccapanni e mobili da ingresso

              C’è però una condizione non negoziabile: i mobili devono essere rigorosamente nuovi. Tutto ciò che è usato, di seconda mano o acquistato tramite aste online di mobili usati non rientra nel bonus mobili 2026. Quindi il divano vintage comprato al mercatino dell’usato, per quanto bello, non ti darà diritto ad alcuna detrazione. Anche gli arredi da modernariato acquistati da privati sono esclusi.

              Rientrano invece nel bonus anche le spese accessorie di trasporto e montaggio dei mobili acquistati, purché il pagamento avvenga con le modalità corrette che vedremo più avanti. Se paghi 200 euro per la consegna e il montaggio di un armadio, anche quella cifra concorre al tetto di 5.000 euro ed è quindi detraibile al 50%.

              Elettrodomestici: quali rientrano e con quale classe energetica

              La seconda grande categoria da esaminare quando ci si chiede bonus mobili cosa rientra 2026 sono i grandi elettrodomestici. Qui la regola è più stringente: non basta che l’elettrodomestico sia nuovo, deve anche rispettare una classe energetica minima. La classe energetica è quella lettera (dalla A alla G) che trovi sull’etichetta energetica applicata al prodotto e indica quanto l’apparecchio consuma: più la lettera è vicina alla A, più l’elettrodomestico è efficiente.

              Ecco le classi energetiche minime richieste per il bonus mobili 2026, secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate:

              • Forni: classe energetica minima A
              • Lavatrici, lavasciuga (lavasciugatrici) e lavastoviglie: classe energetica minima E
              • Frigoriferi e congelatori: classe energetica minima F

              Rientrano nel bonus elettrodomestici anche altri apparecchi, come i piani cottura elettrici e altri apparecchi di cottura, così come gli apparecchi per il riscaldamento (radiatori, termosifoni, condizionatori e scaldacqua) rientranti nelle categorie previste dal Regolamento UE 811/2013. Per questi ultimi, quando la normativa prevede l’etichetta energetica, va sempre verificata la classe energetica minima prevista dalla normativa vigente, controllabile direttamente in etichetta al momento dell’acquisto. Se l’apparecchio non è soggetto a etichetta energetica obbligatoria, il vincolo di classe non si applica.

              Il consiglio pratico è sempre lo stesso: controlla l’etichetta energetica prima di acquistare e conserva la documentazione. Un frigorifero in classe G, ad esempio, non ti darà diritto ad alcuna detrazione perché sotto la soglia minima richiesta. Se il tuo obiettivo è sostituire un vecchio climatizzatore, ti segnaliamo la nostra guida dedicata al bonus condizionatori 2026, che spiega la procedura pratica per questo specifico apparecchio.

              Cosa NON rientra nel bonus mobili 2026

              Sapere cosa rientra nel bonus mobili 2026 è importante quanto sapere cosa resta escluso, per evitare acquisti che non daranno alcun beneficio fiscale. Molti contribuenti pensano erroneamente che qualsiasi spesa per la casa sia detraibile, ma non è così. Ecco l’elenco delle spese che NON rientrano nel bonus:

              • Mobili usati o di seconda mano (comprese aste online e mercatini)
              • Elettrodomestici sotto la classe energetica minima richiesta
              • Complementi d’arredo tessili: tende, tappeti, tovaglie, biancheria per la casa
              • Oggetti decorativi: quadri, statue, soprammobili
              • Attrezzatura sportiva o per hobby (cyclette, attrezzi da palestra, ecc.)
              • Articoli casalinghi non elettrici: pentole, stoviglie, posate, bicchieri
              • Porte, pavimentazioni e altri elementi che fanno parte dei lavori edili, non dell’arredo

              In sintesi, il bonus mobili 2026 copre gli arredi veri e propri e i grandi elettrodomestici efficienti, non i complementi decorativi o gli oggetti d’uso quotidiano. Un errore frequente è pensare che le tende motorizzate o le zanzariere rientrino: come vedremo tra poco, non è così.

              Come pagare per non perdere il bonus mobili

              Anche il metodo di pagamento fa parte delle regole su cosa rientra nel bonus mobili 2026: un acquisto pagato nel modo sbagliato fa perdere la detrazione, anche se il mobile o l’elettrodomestico è perfettamente ammissibile. I pagamenti devono avvenire con strumenti tracciabili. Sono ammessi il bonifico bancario o postale, oppure il pagamento con carta di debito o di credito. Sono invece vietati i pagamenti in contanti, con assegno o altri mezzi non tracciabili.

              Quando si sceglie il bonifico, questo deve essere un bonifico “parlante”, cioè un bonifico dedicato alle detrazioni fiscali che contiene una causale specifica, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partita IVA del venditore. Non è un bonifico ordinario: la causale e i dati vanno compilati con attenzione. Poiché questo è uno dei punti in cui si commettono più errori, abbiamo dedicato una guida completa all’argomento: leggi come compilare correttamente il bonifico parlante per il bonus mobili, con la causale corretta da indicare.

              Fatture: cosa deve indicare il documento di spesa

              Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la fattura. Per il bonus mobili 2026 non basta conservare uno scontrino generico o una fattura che riporti la sola dicitura “arredamento”. Il documento di spesa deve indicare in modo chiaro la natura, la qualità e la quantità dei beni acquistati. In pratica deve essere ben specificato cosa hai comprato: ad esempio “n. 1 armadio a 4 ante in legno”, “n. 1 lavatrice classe E”, e così via.

              Questo dettaglio è fondamentale in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Se la fattura è troppo generica, la detrazione può essere contestata. Il nostro consiglio è di richiedere sempre al venditore un documento dettagliato e di conservarlo insieme alle ricevute dei pagamenti tracciabili. Il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare per te la correttezza di fatture e ricevute prima della dichiarazione, così da evitare brutte sorprese.

              Casi limite e dubbi frequenti

              Nella pratica quotidiana emergono spesso situazioni particolari in cui non è immediato capire cosa rientra nel bonus mobili 2026. Vediamo i casi più comuni che ci vengono sottoposti allo sportello.

              La cucina componibile

              Quando acquisti una cucina componibile completa, devi distinguere due parti. I mobili componibili (basi, pensili, colonne, top) rientrano nel bonus come normali mobili. Gli elettrodomestici incassati (forno, frigorifero, lavastoviglie, piano cottura) rientrano solo se rispettano la classe energetica minima prevista. Se il forno incassato è in classe A, ad esempio, è detraibile; se è di una classe inferiore, quella parte di spesa va esclusa dal calcolo.

              Zanzariere, tende e tende motorizzate

              Le zanzariere NON rientrano nel bonus mobili: hanno eventualmente un’agevolazione a parte, legata al risparmio energetico o alla schermatura solare, ma non fanno parte dell’arredo. Allo stesso modo, tende e tende motorizzate NON rientrano nel bonus mobili 2026, perché sono considerate complementi tessili e non mobili. È uno degli errori più comuni: molti pensano di poterle detrarre insieme al resto dell’arredamento, ma non è possibile.

              Come dichiarare la spesa nel 730 o nel modello Redditi

              Una volta chiarito cosa rientra nel bonus mobili 2026 e sostenute le spese ammissibili, resta il passaggio finale: portare la detrazione in dichiarazione dei redditi. Le spese per il bonus mobili vanno indicate nel rigo E57 del quadro E del modello 730 (oppure nel quadro corrispondente del modello Redditi Persone Fisiche). La detrazione del 50% viene ripartita obbligatoriamente in 10 rate annuali di pari importo: non è possibile scegliere una rateizzazione diversa.

              La compilazione richiede attenzione, perché occorre incrociare correttamente i dati della ristrutturazione con quelli degli acquisti di mobili ed elettrodomestici. Un errore nel rigo E57 può bloccare la detrazione o generare comunicazioni di irregolarità. Per questo motivo il modo più sicuro per non sbagliare è affidarsi a un professionista: il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa dell’intera compilazione della dichiarazione, verificando che tutte le spese siano ammissibili e correttamente documentate.

              Domande frequenti sul bonus mobili 2026

              I materassi rientrano nel bonus mobili 2026?

              Sì, i materassi rientrano tra i mobili detraibili, insieme a letti, reti e testiere, purché siano nuovi e acquistati per arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. Ricorda di pagare con strumenti tracciabili e di conservare la fattura dettagliata.

              Posso comprare solo elettrodomestici senza mobili?

              Sì. Il bonus mobili 2026 ammette l’acquisto anche solo di grandi elettrodomestici (con la classe energetica minima richiesta) senza obbligo di comprare anche mobili. Il requisito indispensabile resta la ristrutturazione edilizia collegata all’immobile.

              Il tetto di 5.000 euro vale per ogni casa?

              Il tetto di 5.000 euro si applica a ogni singola unità immobiliare oggetto di ristrutturazione. Se ristrutturi due appartamenti distinti, hai diritto a 5.000 euro di spesa detraibile per ciascuno di essi, quindi il bonus mobili si raddoppia.

              Posso detrarre mobili usati o di seconda mano?

              No. Il bonus mobili 2026 ammette esclusivamente mobili nuovi. Gli acquisti di mobili usati, di modernariato o tramite aste online di beni di seconda mano sono esclusi e non danno diritto ad alcuna detrazione.

              Le spese di trasporto e montaggio sono detraibili?

              Sì, i costi di trasporto e montaggio dei mobili acquistati rientrano nel bonus e concorrono al tetto di 5.000 euro, a condizione che siano pagati con le stesse modalità tracciabili previste per i beni (bonifico parlante o carta).

              Come faccio a sapere se l’elettrodomestico ha la classe giusta?

              La classe energetica è indicata sull’etichetta energetica obbligatoria applicata al prodotto e presente nella scheda tecnica. Per il 2026 servono almeno la classe A per i forni, la classe E per lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie, la classe F per frigoriferi e congelatori. Controlla sempre l’etichetta prima di acquistare.

              Conclusione: fatti aiutare dal CAF Centro Fiscale di Udine

              Abbiamo visto in dettaglio cosa rientra nel bonus mobili 2026: mobili nuovi di ogni tipo, grandi elettrodomestici con la giusta classe energetica, spese di trasporto e montaggio, il tutto entro il tetto di 5.000 euro e sempre collegato a una ristrutturazione edilizia. Abbiamo anche chiarito cosa resta escluso e quali errori evitare nei pagamenti, nelle fatture e nella dichiarazione. Sono molti i dettagli da tenere sotto controllo, e un singolo passo falso può costarti l’intera detrazione.

              Per essere certo di non perdere nemmeno un euro di detrazione, affidati agli esperti. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre una consulenza personalizzata: verifichiamo l’ammissibilità dei tuoi acquisti, controlliamo fatture e bonifici e compiliamo per te il 730 in modo corretto. Puoi prenotare un appuntamento in sede a Udine (Viale Tullio 13) o richiedere assistenza comodamente online, in tutta Italia.

              Hai bisogno di assistenza per il bonus mobili 2026 e la tua dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

              Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 09:00:002026-07-06 07:50:30Bonus mobili 2026: cosa rientra nella detrazione (elenco completo mobili ed elettrodomestici)
              CAF, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

              Bonus mobili giovani coppie 2026: cosa è cambiato dal 2016 e agevolazioni attuali

              Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

              Cercando “bonus mobili giovani coppie 2026” online si trovano ancora articoli del 2016 e 2017 che descrivono una misura ormai abolita da anni. Il risultato? Migliaia di giovani conviventi o neo-sposi convinti di poter accedere a un’agevolazione specifica che non esiste più, e che rischiano di perdere tempo prezioso e detrazioni reali.

              In questa guida facciamo chiarezza: cosa era il bonus mobili giovani coppie, perché è stato abolito nel 2018, e quali sono le agevolazioni concrete disponibili nel 2026 per chi acquista la prima casa, vuole arredare o ristrutturare. Informazioni aggiornate, senza promesse impossibili.

              Indice dei contenuti

              1. Indice
              2. Cosa era il bonus mobili giovani coppie (Legge Stabilità 2016)
              3. Quando è stato abolito e perché
              4. Bonus mobili 2026 attuale: la versione collegata alla ristrutturazione
              5. Massimale 2026: 5.000 euro e come funziona la detrazione
              6. Requisiti: quale ristrutturazione qualifica per il bonus mobili
              7. Bonus prima casa under 36: la vera agevolazione 2026 per i giovani
              8. Fondo Consap garanzia mutui prima casa giovani
              9. Detrazione affitto giovani 20-31 anni
              10. Come cumulare le agevolazioni: esempio pratico coppia giovane
              11. Errori comuni: le trappole più frequenti
              12. Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

              Indice

              • Cosa era il bonus mobili giovani coppie (Legge Stabilità 2016)
              • Quando è stato abolito e perché
              • Bonus mobili 2026 attuale: la versione collegata alla ristrutturazione
              • Massimale 2026: 5.000 euro e come funziona la detrazione
              • Requisiti: quale ristrutturazione qualifica per il bonus mobili
              • Bonus prima casa under 36: la vera agevolazione 2026 per i giovani
              • Fondo Consap garanzia mutui prima casa giovani
              • Detrazione affitto giovani 20-31 anni
              • Come cumulare le agevolazioni: esempio pratico coppia giovane
              • Errori comuni: le trappole più frequenti
              • Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

              Cosa era il bonus mobili giovani coppie (Legge Stabilità 2016)

              Il bonus mobili giovani coppie era una misura introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 (L. 208/2015, art. 1 comma 75) pensata appositamente per le coppie giovani che acquistavano la prima casa. A differenza del bonus mobili ordinario (ancora oggi esistente), questa misura aveva caratteristiche specifiche:

              • Beneficiari: coppie coniugate o conviventi more uxorio da almeno 3 anni, con almeno uno dei componenti under 35 (età al momento dell’acquisto dell’immobile)
              • Requisito immobile: acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (anche non nuova, purchè prima casa)
              • Oggetto detrazione: acquisto di mobili e grandi elettrodomestici (classe A+ per forni, A per gli altri) destinati all’arredo dell’abitazione principale
              • Massimale di spesa: 16.000 euro (limite totale agevolabile)
              • Aliquota: 50% (detrazione IRPEF, in 10 rate annuali)
              • Detrazione massima: 8.000 euro totali (50% di 16.000)
              • Differenza chiave: non richiedeva la previa ristrutturazione dell’immobile (a differenza del bonus mobili ordinario)

              La misura era stata concepita per incentivare le coppie giovani ad acquistare casa e arredarla, senza dover necessariamente avviare lavori di ristrutturazione. Una facilitazione significativa rispetto al bonus mobili “classico” che invece era — ed è ancora oggi — vincolato all’esecuzione di interventi edilizi.

              Quando è stato abolito e perché

              Il bonus mobili giovani coppie è stato introdotto per le spese del solo anno 2016. La Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016) non ha prorogato la misura, e da allora il beneficio non è più disponibile. Nessuna legge di bilancio successiva (2018, 2019, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024, 2025, 2026) l’ha reintrodotto.

              Dal 1° gennaio 2017, quindi, il bonus mobili giovani coppie nella sua forma originaria non esiste più. Chi cerca questa agevolazione nel 2026 non troverà nulla da attivare su quel canale specifico.

              Perché non è stato prorogato? Le ragioni principali sono state di bilancio pubblico (costo elevato della misura senza ristrutturazione abbinata) e di policy (si è preferito concentrare le risorse sul bonus mobili ordinario, collegandolo agli interventi di recupero del patrimonio edilizio).

              Bonus mobili 2026 attuale: la versione collegata alla ristrutturazione

              Il bonus mobili 2026 esiste ancora, ma è una misura completamente diversa dal vecchio bonus giovani coppie. La normativa di riferimento è l’art. 16-bis del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), che prevede la detrazione IRPEF del 50% per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero edilizio.

              Le caratteristiche principali del bonus mobili 2026:

              • Collegamento obbligatorio a interventi di ristrutturazione edilizia (il solo acquisto del mobile non basta)
              • Aliquota: 50% sulla spesa sostenuta
              • Massimale 2026: 5.000 euro (ridotto rispetto agli anni precedenti: era 8.000 euro nel 2023, 5.000 dal 2024 in poi con la Legge di Bilancio 2024)
              • Detrazione massima: 2.500 euro (50% di 5.000)
              • Durata detrazioni: 10 rate annuali di pari importo
              • Non è specifico per giovani coppie: può usarlo chiunque abbia fatto una ristrutturazione ammissibile

              Massimale 2026: 5.000 euro e come funziona la detrazione

              Il massimale di 5.000 euro per il 2026 è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Si applica per ciascuna unità immobiliare oggetto di ristrutturazione, non per nucleo familiare. Questo significa che se una coppia ristruttura due immobili (es. un appartamento e un garage accatastato separatamente), il massimale è 5.000 euro per ciascuna unità.

              Come funziona il calcolo:

              • Acquisti ammissibili: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze; cucine; grandi elettrodomestici (classe A per i forni, A per gli altri, dove prevista la classe energetica)
              • Acquisti NON ammissibili: porte, pavimenti, tende e tendaggi, altri elementi di finitura
              • Modalità di pagamento: obbligatorio il bonifico bancario/postale parlante (con codice fiscale del beneficiario e del fornitore) oppure carta di credito/debito. Assegni e contanti non danno diritto alla detrazione

              Per i dettagli sul bonifico corretto per il bonus mobili: Bonus mobili 2026: bonifico ordinario o parlante.

              Requisiti: quale ristrutturazione qualifica per il bonus mobili

              Per poter accedere al bonus mobili 2026, deve essere stata avviata (o completata) una delle seguenti tipologie di intervento a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello di acquisto dei mobili:

              • Manutenzione straordinaria su singole unità abitative
              • Restauro e risanamento conservativo
              • Ristrutturazione edilizia
              • Manutenzione ordinaria (solo su parti comuni di edifici condominiali)
              • Ricostruzione o ripristino di immobile danneggiato da eventi calamitosi
              • Interventi antisismici

              Attenzione: la manutenzione ordinaria sulla singola unità abitativa (es. tinteggiatura interna, sostituzione sanitari) NON qualifica per il bonus mobili. Deve trattarsi di manutenzione straordinaria o superiore.

              Bonus prima casa under 36: la vera agevolazione 2026 per i giovani

              La misura più rilevante per i giovani acquirenti di prima casa nel 2026 è il bonus prima casa under 36, prorogato dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) con alcune modifiche. Si applica a chi:

              • Ha meno di 36 anni nell’anno in cui stipula il rogito
              • Ha un ISEE non superiore a 40.000 euro annui
              • Acquista la prima casa (non di lusso: non categorie catastali A/1, A/8, A/9)

              Le agevolazioni specifiche per l’under 36 sono:

              • Esenzione imposta di registro (normalmente 2% per prima casa)
              • Esenzione imposta ipotecaria e catastale (normalmente 50 + 50 euro)
              • Credito d’imposta pari all’IVA pagata sull’acquisto (se acquistato dal costruttore soggetto IVA)
              • Esenzione dall’imposta sostitutiva sui mutui (normalmente 0,25% per prima casa)

              Il bonus prima casa under 36 non copre l’acquisto di mobili, ma genera un risparmio significativo sui costi di acquisto dell’immobile, liberando risorse per l’arredamento. Per chi poi ristruttura, si aggiunge il bonus mobili 2026 (5.000 euro agevolabili).

              Fondo Consap garanzia mutui prima casa giovani

              Il Fondo di Garanzia Prima Casa Consap (ex Fondo Giovani Coppie) garantisce fino al 50% della quota capitale del mutuo per l’acquisto della prima casa. Non è una detrazione o un bonus diretto, ma una garanzia pubblica che facilita l’accesso al credito bancario a condizioni vantaggiose.

              Possono accedere al Fondo Consap, con garanzia rafforzata all’80% per alcune categorie:

              • Giovani coppie (anche solo conviventi da almeno 2 anni)
              • Genitori single con figli minori
              • Conduttori di alloggi di edilizia residenziale pubblica
              • Giovani di età inferiore a 36 anni con ISEE sotto 40.000 euro

              Il Fondo è operativo tramite le banche aderenti all’accordo con Consap. Informazioni aggiornate: sito Consap.it (sezione Fondo Prima Casa) e portale AgevolazioniFiscali.gov.it.

              Detrazione affitto giovani 20-31 anni

              Per chi è troppo giovane per comprare o preferisce affittare, il D.L. 73/2022 (convertito con L. 122/2022) ha introdotto una detrazione specifica per i contratti di locazione stipulati da giovani tra i 20 e i 31 anni non compiuti:

              • Detrazione: 991,60 euro oppure 20% del canone annuo, se questo importo è inferiore a 991,60 euro
              • Durata: per i primi 4 anni del contratto
              • Requisiti: reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro; abitazione diversa da quella dei genitori; contratto di locazione a canone libero (4+4) o concordato (3+2)
              • Dove va dichiarata: modello 730 o Redditi PF (quadro E/RP)

              Per tutti i dettagli: Bonus affitto 2026: detrazione canone locazione, requisiti e come ottenerla nel 730.

              Come cumulare le agevolazioni: esempio pratico coppia giovane

              Vediamo un esempio concreto per capire come una coppia di giovani possa massimizzare le agevolazioni disponibili nel 2026:

              Scenario: Coppia, lui 28 anni, lei 31 anni. ISEE 32.000 euro. Acquistano prima casa da privato a 200.000 euro a Udine. Poi eseguono ristrutturazione bagno (manutenzione straordinaria) per 15.000 euro e acquistano mobili per 4.800 euro.

              AgevolazioneRequisito soddisfattoVantaggio
              Bonus prima casa under 36Sì (lui ha 28 anni, ISEE 32.000)Esenzione imposta registro (4.000 euro) + ipot./catast. (100 euro)
              Fondo Consap garanzia mutuoSì (se richiedono mutuo)Garanzia pubblica 50% su quota capitale
              Detrazione ristrutturazione 50%Sì (manutenzione straordinaria)Detrazione 50% su 15.000 = 7.500 euro in 10 anni
              Bonus mobili 2026Sì (ristrutturazione in corso)Detrazione 50% su 4.800 = 2.400 euro in 10 anni

              Totale agevolazioni stimate: circa 13.900 euro tra risparmio fiscale immediato e detrazioni pluriennali. Il tutto senza nessuna misura specifica “giovani coppie” — bastano quelle esistenti, usate in modo coordinato.

              Errori comuni: le trappole più frequenti

              Ecco i malintesi più diffusi che portano i giovani acquirenti a sbagliare nella gestione delle agevolazioni:

              1. Credere che il bonus mobili giovani coppie esista ancora

              Come spiegato, la misura è stata operativa solo per le spese del 2016. Chiunque nel 2026 tenti di applicarla farà un errore nella dichiarazione dei redditi, con rischio di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate e restituzione delle detrazioni fruite indebitamente.

              2. Usare il bonifico ordinario invece del parlante per il bonus mobili

              Il bonus mobili 2026 richiede pagamenti tracciabili. Il bonifico ordinario non identifica correttamente il beneficiario fiscale: occorre il bonifico parlante con il codice causale corretto (lo stesso dei lavori di ristrutturazione, es. causale “Bonifico relativo a lavori di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 16-bis del TUIR”). Per evitare questo errore: Bonus mobili 2026: bonifico ordinario o parlante.

              3. Non verificare il limite di età per il bonus under 36

              Il bonus prima casa under 36 si applica se si hanno meno di 36 anni nell’anno di rogito. Chi compie 36 anni lo stesso anno dell’acquisto (es. chi è nato nel 1990 e compra nel 2026) perde il beneficio. La verifica deve avvenire al 1° gennaio dell’anno fiscale, non alla data del rogito.

              4. Non includere nel 730 tutte le detrazioni spettanti

              Molti giovani perdono detrazioni significative (ristrutturazione, bonus mobili, detrazione affitto) perché non le dichiarano nel modello 730. Queste detrazioni non sono automatiche: vanno inserite con i documenti di spesa conservati (fatture, ricevute bonifici, dichiarazioni del condominio).

              Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

              Le agevolazioni per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa sono numerose ma complesse da gestire. Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta le giovani coppie e i singoli acquirenti nella verifica dei requisiti, nella compilazione del 730 con tutte le detrazioni spettanti e nella pianificazione fiscale per massimizzare i benefici disponibili.

              Hai acquistato o stai per acquistare la prima casa? Ristrutturi e vuoi usufruire del bonus mobili? Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata.

              CAF Centro Fiscale Udine
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              Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 08:30:002026-07-05 08:36:58Bonus mobili giovani coppie 2026: cosa è cambiato dal 2016 e agevolazioni attuali
              CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

              Modello Redditi PF 2026: calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dei contributi INPS per artigiani e commercianti

              contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

              Ogni anno, con la presentazione del Modello Redditi PF, artigiani e commercianti devono fare i conti con il versamento dei contributi INPS alla Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti). Nel 2026, il Modello Redditi PF relativo all’anno d’imposta 2025 porta con sé l’obbligo di calcolare correttamente il saldo dei contributi 2025 e il primo acconto dei contributi 2026. Si tratta di adempimenti spesso sottovalutati che, se gestiti con errori, possono generare sanzioni o interessi non dovuti.

              In questa guida completa analizziamo nel dettaglio le aliquote vigenti, i minimali e i massimali contributivi, la logica del Quadro RR del Modello Redditi PF, le scadenze di versamento tramite F24 e i codici tributo da utilizzare. I valori esatti di minimale e massimale 2025 sono fissati dalla Circolare INPS annuale (di solito pubblicata a gennaio/febbraio) e devono essere sempre verificati sul portale INPS.it prima di procedere al calcolo.

              Chi deve versare i contributi INPS alla Gestione IVS

              La Gestione IVS (o Gestione degli artigiani e dei commercianti) è la cassa previdenziale INPS dedicata a:

              • Artigiani: titolari e collaboratori di imprese artigiane (falegname, idraulico, elettricista, meccanico, parrucchiere, estetista, ecc.)
              • Commercianti: titolari e collaboratori di imprese commerciali (negozianti, agenti, rappresentanti di commercio, ecc.)
              • Coadiuvanti e coadiutori familiari: familiari che collaborano nell’impresa

              L’iscrizione alla Gestione IVS è obbligatoria e comporta il versamento di contributi fissi (sul reddito minimale) e di contributi proporzionali al reddito effettivo. Anche chi aderisce al regime forfettario è iscritto alla Gestione IVS, con la possibilità di ridurre i contributi del 35% presentando apposita comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio di ogni anno.

              Aliquote contributive IVS 2025: artigiani e commercianti

              Le aliquote contributive per il 2025 (anno di imposta del Modello Redditi PF 2026) sono le seguenti, fissate dalla Circolare INPS annuale:

              CategoriaAliquota IVS 2025Note
              Artigiani (titolari)24,00%Sul reddito d’impresa fino al massimale
              Commercianti (titolari)24,48%Sul reddito d’impresa fino al massimale
              Coadiuvanti/coadiutori familiariPari al titolareStessa aliquota, eventuale riduzione per under 21
              Forfettari con riduzione 35% (artigiani)~15,60%24% × 65% (con comunicazione INPS entro 28/02)
              Forfettari con riduzione 35% (commercianti)~15,91%24,48% × 65% (con comunicazione INPS entro 28/02)

              Nota: le aliquote IVS artigiani (24%) e commercianti (24,48%) sono confermate dalla Circolare INPS n. 17 del 2025. La riduzione del 35% per i forfettari e’ prevista dalla L. 190/2014 art. 1 c. 77 ed e’ stata confermata anche per il 2025.

              Minimale e massimale contributivo 2025

              Il sistema contributivo della Gestione IVS prevede un reddito minimale al di sotto del quale si versano comunque contributi fissi, e un massimale oltre il quale non si versano contributi aggiuntivi. Entrambi i valori vengono aggiornati ogni anno con rivalutazione ISTAT e sono pubblicati dalla Circolare INPS all’inizio dell’anno.

              Reddito minimale 2025 e contributo fisso

              Il reddito minimale annuo per il 2025 e il corrispondente contributo fisso minimo sono indicati nella Circolare INPS n. 17 del 2025 (o circolare equivalente). A titolo indicativo, negli anni recenti il reddito minimale si attestava intorno a 17.500-18.000 euro. Il contributo fisso annuo (somma delle quattro rate trimestrali) per un artigiano e’ pari al minimale moltiplicato per l’aliquota 24%; per un commerciante per il 24,48%.

              Importante: i contributi fissi sul minimale vengono versati in quattro rate durante l’anno (scadenze 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio dell’anno successivo), indipendentemente dal reddito effettivo. Il Modello Redditi PF 2026 riporta nel Quadro RR Sezione I queste rate gia’ versate.

              Reddito massimale 2025

              Il reddito massimale distingue tra due categorie di iscritti:

              • Senza anzianita’ contributiva anteriore al 1° gennaio 1996: massimale piu’ basso (indicativamente intorno a 86.000-87.000 euro per il 2025)
              • Con anzianita’ contributiva anteriore al 1° gennaio 1996: massimale piu’ elevato (indicativamente intorno a 113.000 euro per il 2025)

              Oltre il massimale non si versano ulteriori contributi IVS. I valori precisi vanno verificati sulla Circolare INPS dell’anno corrente disponibile su INPS.it, sezione “Gestione degli artigiani e dei commercianti”.

              Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026: come funziona

              Il Quadro RR del Modello Redditi PF e’ la sezione dedicata alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS per artigiani e commercianti. E’ composto da due sezioni principali:

              • Sezione I – Contributi dovuti sul reddito minimale: contiene le rate fisse gia’ versate nel corso dell’anno. Si tratta di un riepilogo dei versamenti gia’ effettuati trimestralmente, da confrontare con quanto effettivamente pagato.
              • Sezione II – Contributi dovuti sul reddito eccedente il minimale: qui si calcola il contributo aggiuntivo sulla parte di reddito che supera il minimale. Comprende il saldo 2025 e il primo acconto 2026.

              I dati del Quadro RR vengono poi riportati nel prospetto di liquidazione del Modello Redditi PF, e i versamenti a saldo e in acconto si effettuano tramite modello F24 nelle scadenze previste.

              Sezione I: contributi sul minimale

              Nel Quadro RR Sezione I vengono indicate le quattro rate fisse versate nel 2025. Queste rate vanno indicate anche se si e’ in regime forfettario con riduzione, con i valori ridotti del 35%. Se tutte le rate sono state regolarmente versate, non vi e’ alcun saldo da versare in questa sezione.

              Sezione II: contributi sull’eccedenza del minimale

              Questa e’ la sezione piu’ importante per chi ha prodotto un reddito superiore al minimale. Il contributo viene calcolato sulla differenza tra il reddito d’impresa effettivo (dichiarato nel Quadro RF/RD/LM) e il reddito minimale:

              Formula: (Reddito effettivo – Reddito minimale) x Aliquota = Contributo sull’eccedenza

              Come si calcola il saldo 2025: esempi pratici

              I seguenti esempi sono a scopo illustrativo e utilizzano valori ipotetici di minimale. Sostituisci i valori esatti con quelli della Circolare INPS 2025.

              Esempio 1: artigiano con reddito 35.000 euro

              Dati: artigiano (es. elettricista), reddito d’impresa 2025 = 35.000 euro, aliquota IVS 24%, minimale ipotetico = M euro, contributo fisso gia’ versato = CF euro.

              • Contributo sul minimale (gia’ versato): CF euro
              • Reddito eccedente il minimale: 35.000 – M euro
              • Contributo sull’eccedenza: (35.000 – M) x 24%
              • Gia’ versato in acconto sull’eccedenza (anno precedente): acconto versato
              • Saldo 2025 da versare: contributo eccedenza – acconto versato

              A titolo di esempio concreto con minimale 2024 (circa 17.504 euro): reddito eccedente = 35.000 – 17.504 = 17.496 euro; contributo eccedenza = 17.496 x 24% = 4.199 euro. Se l’acconto versato era 3.500 euro, il saldo sarebbe 699 euro.

              Esempio 2: commerciante con reddito 55.000 euro

              Dati: commerciante (es. negoziante), reddito d’impresa 2025 = 55.000 euro, aliquota IVS 24,48%.

              • Reddito eccedente il minimale (es. 55.000 – 17.504 = 37.496 euro con valore 2024 a titolo illustrativo)
              • Contributo sull’eccedenza: 37.496 x 24,48% = 9.181 euro (indicativo)
              • Gia’ versato in acconto: es. 7.000 euro
              • Saldo 2025 indicativo: 9.181 – 7.000 = 2.181 euro

              Esempio 3: artigiano forfettario con riduzione 35%

              Dati: artigiano in regime forfettario, reddito imponibile 2025 (dopo coefficiente di redditivita’) = 28.000 euro, aliquota IVS ridotta 15,60% (24% x 65%).

              • Minimale ridotto per il forfettario: M x 65%
              • Reddito eccedente il minimale ridotto: 28.000 – (M x 65%)
              • Contributo sull’eccedenza ridotto: (28.000 – minimale ridotto) x 15,60%
              • Contributo fisso ridotto (gia’ versato): CF x 65%

              Il risparmio rispetto al regime ordinario e’ significativo. Per questo motivo la riduzione del 35% e’ una delle agevolazioni piu’ vantaggiose del regime forfettario.

              Il calcolo del primo acconto 2026 dei contributi INPS

              Insieme al saldo 2025, nel Modello Redditi PF 2026 si calcola anche il primo acconto dei contributi INPS 2026. L’acconto viene calcolato con il metodo storico, prendendo come base il contributo sull’eccedenza del minimale dell’anno precedente (2025).

              Metodo di calcolo dell’acconto

              Il primo acconto e’ pari al 40% del contributo complessivo dovuto per il 2025 sulla parte eccedente il minimale. Il secondo acconto (da versare in autunno) sara’ pari al restante 60%.

              • Primo acconto 2026: contributo eccedenza 2025 x 40%
              • Secondo acconto 2026: contributo eccedenza 2025 x 60%

              Riprendendo l’Esempio 1 (artigiano con reddito 35.000 euro, contributo eccedenza indicativo 4.199 euro):

              • Primo acconto 2026 (40%): 4.199 x 40% = circa 1.680 euro
              • Secondo acconto 2026 (60%): 4.199 x 60% = circa 2.519 euro

              Metodo previsionale per il calcolo dell’acconto

              In alternativa al metodo storico, e’ possibile utilizzare il metodo previsionale: si stima il reddito che si prevede di conseguire nel 2026 e si calcola l’acconto su quella base. Questo metodo e’ conveniente se si prevede un reddito 2026 significativamente inferiore al 2025. Tuttavia, attenzione: se la previsione risulta inferiore al reddito effettivo, si potranno applicare sanzioni e interessi sulla differenza.

              Scadenze di versamento: F24 e codici tributo

              Il versamento del saldo contributi 2025 e del primo acconto 2026 avviene tramite modello F24. Le scadenze fiscali di luglio 2026 sono particolarmente rilevanti per artigiani e commercianti.

              Scadenze 2026

              AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
              Saldo contributi INPS 202530 giugno 202630 luglio 2026
              1° acconto contributi INPS 202630 giugno 202630 luglio 2026
              2° acconto contributi INPS 202630 novembre 2026–
              Rate fisse minimale 2026 (1a)16 maggio 2026–
              Rate fisse minimale 2026 (2a)20 agosto 2026–
              Rate fisse minimale 2026 (3a)16 novembre 2026–
              Rate fisse minimale 2026 (4a)16 febbraio 2027–

              Importante: il pagamento con scadenza 30 luglio invece del 30 giugno comporta una maggiorazione dello 0,40% sull’importo da versare (non si tratta di una sanzione, ma di un interesse legale previsto dalla normativa).

              Codici tributo F24 per artigiani e commercianti

              Per il versamento tramite F24, nella sezione “INPS” devono essere utilizzati i seguenti codici tributo. Per l’approfondimento completo, consulta la nostra guida sui codici tributo F24 2026.

              CodiceDescrizioneChi lo usa
              0101Contributi IVS artigiani – quota fissa sul minimaleArtigiani
              0102Contributi IVS commercianti – quota fissa sul minimaleCommercianti
              0103Contributi IVS artigiani – quota proporzionale eccedenzaArtigiani
              0104Contributi IVS commercianti – quota proporzionale eccedenzaCommercianti

              Il codice sede INPS da indicare e’ quello della sede INPS competente per il domicilio fiscale del contribuente. La causale contributi e’ “CONTRIBUTI GESTIONE ARTIGIANI” o “CONTRIBUTI GESTIONE COMMERCIANTI” a seconda della categoria.

              Rateizzazione dei contributi: e’ possibile?

              Il saldo e il primo acconto dei contributi INPS versati tramite Modello Redditi PF 2026 possono essere rateizzati fino a un massimo di 6 rate mensili, con interessi dello 0,33% mensile. La prima rata scade con il versamento ordinario (30 giugno o 30 luglio 2026 con maggiorazione), le successive scadono il 16 di ogni mese successivo.

              La rateizzazione e’ particolarmente utile per chi ha un saldo elevato e preferisce distribuire il pagamento nel corso dell’estate. Tuttavia, occorre fare attenzione a non confondere la rateizzazione dei contributi INPS con quella delle imposte IRPEF: sono due versamenti distinti, con codici tributo e logiche diverse.

              Casi particolari: pensionati, inizio attivita’ e cessazione

              Artigiani/commercianti pensionati

              I soggetti che, oltre all’attivita’ di artigiano o commerciante, percepiscono anche una pensione INPS, versano in linea generale i contributi IVS alle aliquote ordinarie. La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto alcune modifiche per specifiche categorie, ma si tratta di situazioni particolari che richiedono una valutazione caso per caso con un professionista abilitato.

              Inizio attivita’ nel 2025

              Chi ha avviato l’attivita’ di artigiano o commerciante nel corso del 2025 (es. a luglio 2025) dovra’ versare i contributi minimali in misura proporzionale ai mesi di iscrizione. I contributi sul minimale si conteggiano per mesi interi di iscrizione all’INPS.

              Cessazione attivita’ nel 2025

              Chi ha cessato l’attivita’ nel corso del 2025 e’ tenuto a presentare il Modello Redditi PF 2026 per i redditi prodotti fino alla data di cessazione. I contributi INPS saranno dovuti in misura proporzionale al periodo di attivita’, anche per la quota eccedente il minimale, in base al reddito prodotto.

              Modello Redditi PF 2026 vs Modello 730: quale usare

              Una domanda frequente riguarda se artigiani e commercianti possono utilizzare il Modello 730 invece del Modello Redditi PF. La risposta e’ no: il Modello 730 e’ destinato esclusivamente ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Chi esercita attivita’ d’impresa (artigiani, commercianti) deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, compilando:

              • Quadro RF: redditi d’impresa in regime ordinario
              • Quadro RD: redditi d’impresa in regime semplificato
              • Quadro LM: redditi d’impresa in regime forfettario
              • Quadro RR: contributi previdenziali INPS (artigiani/commercianti)

              Per approfondire le differenze tra i modelli dichiarativi, consulta la nostra guida al Modello 730 2026.

              La deducibilita’ dei contributi INPS dal reddito

              I contributi versati alla Gestione IVS INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi. Questo vale sia per il regime ordinario che per il regime forfettario:

              • Regime ordinario: i contributi INPS si deducono dal reddito complessivo (Quadro RP, rigo RP21). Questo riduce la base imponibile IRPEF e quindi l’imposta dovuta.
              • Regime forfettario: i contributi INPS si deducono dal reddito forfettario (riduzione diretta del reddito imponibile dichiarato nel Quadro LM). Non concorrono alla formazione del reddito complessivo, ma abbattono direttamente l’imponibile sostitutivo del 15%.

              Esempio pratico – Regime ordinario: un artigiano con reddito d’impresa 35.000 euro e contributi INPS totali versati (fissi + eccedenza) di circa 8.400 euro avra’ un reddito complessivo imponibile ridotto a circa 26.600 euro, con un risparmio IRPEF di circa 2.100 euro (aliquota marginale 35%). Il risparmio effettivo dipende dall’aliquota marginale applicabile al reddito totale del contribuente.

              Errori frequenti da evitare

              • Dimenticare il primo acconto 2026: il Modello Redditi PF 2026 non richiede solo il saldo 2025, ma anche il primo acconto 2026. Molti contribuenti si concentrano solo sul saldo e si dimenticano l’acconto, generando poi problemi al momento del secondo acconto di novembre.
              • Usare i codici tributo sbagliati: confondere i codici artigiani con quelli commercianti, o usare i codici del minimale per il versamento dell’eccedenza.
              • Non applicare la riduzione forfettaria: chi e’ in regime forfettario e ha presentato la comunicazione INPS per la riduzione del 35% deve applicarla anche nel calcolo del saldo e dell’acconto. Se dimenticata, si versano contributi in eccesso.
              • Non verificare il massimale: superato il massimale reddituale, non si versano ulteriori contributi IVS. Ignorare questo limite porta a versamenti eccessivi.
              • Confondere i contributi INPS con l’IRPEF: sono due pagamenti distinti, con scadenze, codici tributo e modalita’ di calcolo diverse.
              • Usare valori di minimale/massimale dell’anno precedente: questi valori cambiano ogni anno. Verificare sempre la Circolare INPS aggiornata prima di procedere al calcolo.

              Come il CAF puo’ aiutarti

              Il calcolo corretto del saldo e dell’acconto dei contributi INPS richiede la conoscenza dei dati reddituali 2025, delle aliquote aggiornate, dei minimali e massimali specifici e della situazione previdenziale individuale. Un errore in questa fase puo’ portare a versamenti insufficienti (con sanzioni e interessi) o eccessivi (con necessita’ di rimborso).

              Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione del Modello Redditi PF 2026, incluso il Quadro RR per artigiani e commercianti. Il nostro team di consulenti fiscali verifica i dati INPS, calcola il saldo e l’acconto esatti e predispone il modello F24 con i codici tributo corretti.

              Hai un’attivita’ artigiana o commerciale e devi presentare il Modello Redditi PF 2026? Prenota un appuntamento presso il nostro ufficio di Udine (Viale Giuseppe Tullio 13, scala B) oppure contattaci al 0432 1638640 o via WhatsApp al 366 6018121.

              FAQ: domande frequenti su contributi INPS artigiani e commercianti 2026

              Qual e’ l’aliquota IVS per gli artigiani nel 2025?

              Per il 2025, l’aliquota IVS per gli artigiani e’ del 24% sul reddito d’impresa. Per i commercianti l’aliquota e’ del 24,48%. I forfettari che hanno presentato la comunicazione INPS possono applicare una riduzione del 35%, portando le aliquote rispettivamente a circa 15,60% e 15,91%.

              Quando scade il versamento del saldo contributi INPS 2025?

              Il saldo dei contributi INPS 2025 (eccedenza del minimale) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile versare entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. Il versamento avviene tramite modello F24.

              Cos’e’ il reddito minimale INPS per artigiani e commercianti?

              Il reddito minimale e’ una soglia annua fissata dall’INPS: al di sotto di questa soglia si versano comunque i contributi fissi calcolati su di essa. Sopra il minimale si versano contributi aggiuntivi proporzionali al reddito effettivo. Il valore viene aggiornato ogni anno con rivalutazione ISTAT e pubblicato nella Circolare INPS annuale (disponibile su INPS.it).

              Un artigiano forfettario deve versare i contributi INPS?

              Si’, l’artigiano in regime forfettario e’ iscritto alla Gestione IVS INPS e deve versare i contributi come tutti gli altri artigiani. Tuttavia, puo’ beneficiare di una riduzione del 35% presentando apposita comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio di ogni anno. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sul minimale che a quelli proporzionali sull’eccedenza.

              Posso rateizzare il pagamento dei contributi INPS 2025?

              Si’, e’ possibile rateizzare il saldo e il primo acconto dei contributi INPS in un massimo di 6 rate mensili, con interessi dello 0,33% mensile. La prima rata scade alla data ordinaria del versamento (30 giugno o 30 luglio con maggiorazione).

              Come trovo i valori aggiornati di minimale e massimale INPS?

              I valori aggiornati vengono comunicati ogni anno dall’INPS con apposita Circolare (di solito a gennaio/febbraio). Puoi consultare il sito INPS.it nella sezione dedicata alla Gestione degli Artigiani e Commercianti, oppure rivolgerti al tuo CAF o commercialista di fiducia.

              Conclusione

              Il calcolo dei contributi INPS nel Modello Redditi PF 2026 e’ un adempimento fondamentale per tutti gli artigiani e commercianti. Comprendere la logica del Quadro RR, applicare correttamente le aliquote IVS (24% per artigiani, 24,48% per commercianti), rispettare i valori di minimale e massimale aggiornati e versare nei termini previsti sono passaggi essenziali per evitare sanzioni e ottimizzare il carico contributivo.

              Ricorda che il saldo 2025 e il primo acconto 2026 si versano entrambi entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%), mentre il secondo acconto 2026 scade il 30 novembre. Se sei in regime forfettario, verifica di aver applicato la riduzione del 35% e di aver presentato la comunicazione INPS. Se hai dubbi o necessiti di assistenza, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata.

              Per ulteriori informazioni sulle scadenze fiscali di luglio 2026 e su come gestire al meglio le tasse se sei un lavoratore autonomo, consulta le nostre guide aggiornate.

              Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 08:26:322026-07-05 08:39:47Modello Redditi PF 2026: calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dei contributi INPS per artigiani e commercianti
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              Alexandra Bala
              04/09/2026
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              ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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              paolino servidio
              03/09/2026
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              Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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              Lady
              01/09/2026
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              Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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              Giulia Guida
              25/08/2026
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              Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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              Paola Zilli
              07/08/2026
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              Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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              Jacqueline B.
              06/08/2026
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              Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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              Maura Masutto
              06/08/2026
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              Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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              Issam Elhefnawi
              31/07/2026
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              Molto gentile
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              Sibongile Moyana
              30/07/2026
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              Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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              Sabrina Cirina
              23/07/2026
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              Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
              Marzo 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-22 09:30:002026-05-31 18:09:43Regime Impatriati: Ok Lavoro Remoto e Figli Residenti 2026
              ISEE

              ISEE Basso 2026: Tutti i Bonus e le Agevolazioni a Cui Hai Diritto

              ISEE Basso 2026: Tutti i Bonus e le Agevolazioni a Cui Hai Diritto

              Avere un ISEE basso nel 2026 apre le porte a decine di bonus e agevolazioni che possono fare una differenza enorme nel bilancio familiare. Dall’Assegno di Inclusione ai bonus bollette automatici, dal Bonus Nido fino a 3.600 euro alle borse di studio universitarie: le opportunità sono tante, ma orientarsi tra soglie, requisiti e scadenze non è semplice.

              In questa guida completa trovi l’elenco aggiornato di tutti i bonus con ISEE basso 2026, organizzati per fascia di reddito. Ti spiegheremo cosa spetta con un ISEE sotto 9.530 euro, sotto 15.000 euro, sotto 25.000 euro e sotto 40.000 euro. Inoltre, scoprirai anche le agevolazioni universali che spettano a tutti, indipendentemente dal reddito, e come abbassare legalmente l’ISEE per accedere a più benefici. Se vuoi capire subito a cosa hai diritto, consulta la nostra guida completa all’ISEE 2026.



              Indice dei Contenuti

              1. Cos’è l’ISEE e perché è importante averlo basso
              2. Bonus e agevolazioni con ISEE sotto 9.530 euro
              3. Bonus con ISEE sotto 15.000 euro
              4. Bonus con ISEE sotto 25.000 euro
              5. Bonus con ISEE sotto 40.000 euro
              6. Agevolazioni universali senza limite ISEE
              7. Tabella riepilogativa: tutti i bonus per fascia ISEE
              8. Come abbassare legalmente l’ISEE
              9. Dove fare l’ISEE a Udine
              10. Domande frequenti



              Cos’è l’ISEE e Perché È Importante Averlo Basso

              L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è lo strumento che misura la ricchezza complessiva del nucleo familiare. Non considera solo i redditi da lavoro o da pensione, ma anche il patrimonio mobiliare (conti correnti, investimenti, titoli) e il patrimonio immobiliare (case, terreni, fabbricati). Il valore finale viene poi rapportato al numero di componenti della famiglia attraverso una scala di equivalenza, in modo da tenere conto delle reali esigenze economiche.

              Avere un ISEE basso è fondamentale perché la maggior parte dei bonus e delle agevolazioni statali nel 2026 è legata proprio a questo indicatore. Più basso è il tuo ISEE, più benefici puoi ottenere: si parte dalle misure riservate a chi ha un ISEE sotto 9.530 euro (come l’Assegno di Inclusione e il bonus bollette automatico) fino ad arrivare alle agevolazioni accessibili con ISEE sotto 40.000 euro (come l’Assegno Unico a importo pieno e il Bonus Nido maggiorato). Per conoscere tutti i documenti necessari per l’ISEE 2026, consulta la nostra guida dedicata.

              È importante sapere che l’ISEE 2026 si basa sui redditi e patrimoni del 2024 (due anni prima). Questo significa che eventuali variazioni recenti nella situazione economica non si riflettono automaticamente nel calcolo. Tuttavia, in caso di peggioramento significativo (perdita del lavoro, riduzione del reddito), è possibile richiedere l’ISEE corrente, che fotografa la situazione economica attuale.



              Bonus e Agevolazioni con ISEE Sotto 9.530 Euro

              Chi ha un ISEE sotto 9.530 euro nel 2026 ha diritto al pacchetto più ampio di bonus e agevolazioni. Questa fascia identifica le famiglie in condizione di maggiore difficoltà economica, per le quali lo Stato prevede misure di sostegno particolarmente importanti. Vediamo nel dettaglio tutte le prestazioni disponibili.

              Assegno di Inclusione (ADI)

              L’Assegno di Inclusione (ADI) è la misura che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza dal 2024. Per accedervi nel 2026 servono un ISEE non superiore a 9.360 euro e un reddito familiare non superiore a 6.000 euro (moltiplicato per la scala di equivalenza). L’importo massimo è di 500 euro al mese per persona singola, che sale a 630 euro se il nucleo è composto da persone tutte over 67 o con disabilità. A questo si aggiunge un contributo affitto fino a 280 euro al mese per chi vive in locazione.

              L’ADI è riservato ai nuclei familiari con almeno un componente che rientra in una di queste categorie: minorenne, persona con disabilità, over 60 anni o persona in condizione di svantaggio certificata dai servizi sociali. La domanda va presentata tramite un operatore qualificato per evitare errori che potrebbero causare il rigetto della richiesta.

              Bonus Bollette Automatico (Luce, Gas e Acqua)

              Con un ISEE sotto 9.530 euro, il bonus bollette viene applicato automaticamente in fattura, senza dover presentare alcuna domanda specifica. Basta avere un ISEE in corso di validità. Il bonus copre le utenze di energia elettrica, gas naturale e servizio idrico. Nel 2026 gli importi variano in base alla composizione del nucleo familiare:

              • Bonus luce: da 142 a 227 euro annui a seconda dei componenti familiari
              • Bonus gas: da 60 a 177 euro annui, variabile anche per zona climatica
              • Bonus acqua: sconto su 50 litri al giorno per ogni componente della famiglia

              Il risparmio complessivo può superare i 400-500 euro all’anno per una famiglia di 3-4 persone. L’unica condizione è mantenere l’ISEE aggiornato: se scade e non viene rinnovato, il bonus si interrompe automaticamente.

              Esenzione Ticket Sanitario

              Le famiglie con ISEE basso possono ottenere l’esenzione dal ticket sanitario per visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni ambulatoriali. I codici esenzione principali sono: E01 per i minori sotto i 6 anni con reddito familiare sotto 36.151,98 euro, e E02 per i disoccupati con reddito inferiore a 8.263,31 euro (11.362,05 euro con coniuge a carico). Alcune Regioni, tra cui il Friuli Venezia Giulia, prevedono soglie aggiuntive legate all’ISEE.

              Carta Acquisti (Social Card)

              La Carta Acquisti (o Social Card) è una carta prepagata da 40 euro al mese (80 euro ogni bimestre) destinata a cittadini over 65 e famiglie con figli sotto i 3 anni. Il requisito principale è un ISEE inferiore a 8.052,75 euro. La carta può essere utilizzata per acquistare generi alimentari, farmaci e per pagare le bollette di luce e gas. La richiesta va presentata presso gli uffici postali.



              Bonus con ISEE Sotto 15.000 Euro

              La fascia ISEE sotto 15.000 euro nel 2026 apre l’accesso a una serie di agevolazioni particolarmente utili per le famiglie con redditi medio-bassi. Anche se non si rientra nella soglia più bassa (sotto 9.530 euro), restano disponibili diverse misure di sostegno significative.

              Bonus Bollette con ISEE fino a 15.000 Euro

              A partire dal 2024, la soglia per il bonus bollette è stata innalzata a 15.000 euro di ISEE per le famiglie con almeno 4 figli a carico. In questo caso, il bonus viene comunque applicato automaticamente in bolletta. Per le famiglie numerose si tratta di un aiuto concreto che può valere diverse centinaia di euro all’anno sulle utenze domestiche. Se la tua famiglia è numerosa, verifica con il CAF Centro Fiscale se rientri in questa casistica.

              Telefono Sociale e Internet a Tariffa Agevolata

              Con un ISEE sotto 8.112,23 euro è possibile accedere al cosiddetto “bonus telefono” o Telefono Sociale: una riduzione del 50% sul canone di accesso alla rete telefonica fissa. Inoltre, l’AGCOM ha previsto offerte a tariffa agevolata per la connessione internet destinate a famiglie con ISEE basso. Alcune Regioni e Comuni prevedono ulteriori agevolazioni locali per le telecomunicazioni.

              Agevolazioni Trasporti Pubblici

              Molti Comuni e Regioni offrono abbonamenti ai trasporti pubblici a tariffa ridotta per chi ha un ISEE basso. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, è possibile ottenere agevolazioni sul trasporto pubblico locale con ISEE sotto determinate soglie. A livello nazionale, il bonus trasporti (che nel 2023-2024 prevedeva un voucher da 60 euro) potrebbe essere rifinanziato nel corso del 2026. Consigliamo di verificare periodicamente le novità presso il CAF Centro Fiscale.

              Mensa Scolastica Gratuita o a Tariffa Ridotta

              La tariffa della mensa scolastica è calcolata in base all’ISEE nella maggior parte dei Comuni italiani. Con un ISEE sotto 10.000-15.000 euro (la soglia varia da Comune a Comune), è possibile ottenere la mensa gratuita o a tariffa minima. Per una famiglia con due figli che frequentano la scuola primaria, il risparmio può superare i 1.000 euro all’anno. Verifica le soglie specifiche del tuo Comune di residenza.



              Bonus con ISEE Sotto 25.000 Euro

              Con un ISEE sotto 25.000 euro, nel 2026 si accede ad alcune delle agevolazioni più importanti per le famiglie con figli. In questa fascia rientrano misure come il Bonus Nido a importo massimo e le borse di studio universitarie, che possono rappresentare un supporto economico molto significativo.

              Bonus Nido Fino a 3.000 Euro

              Il Bonus Nido 2026 è un contributo per il pagamento delle rette degli asili nido, sia pubblici che privati autorizzati. L’importo varia in base all’ISEE del nucleo familiare:

              • ISEE fino a 25.000 euro: bonus massimo di 3.000 euro all’anno (272,72 euro al mese per 11 mensilità)
              • ISEE da 25.001 a 40.000 euro: bonus di 2.500 euro all’anno
              • Senza ISEE o ISEE sopra 40.000 euro: bonus minimo di 1.500 euro all’anno

              Inoltre, dal 2024 è stata introdotta una maggiorazione per il secondo figlio: le famiglie con un figlio nato a partire dal 2024 e un altro figlio sotto i 10 anni possono ottenere fino a 3.600 euro all’anno, anche con ISEE fino a 40.000 euro. Una novità importante che rende il Bonus Nido una delle agevolazioni più generose per le famiglie italiane.

              Borse di Studio Universitarie

              Gli studenti universitari con ISEE sotto 24.335,11 euro (soglia 2025/2026, aggiornata annualmente) e ISPE sotto 52.902,43 euro possono accedere alle borse di studio regionali. L’importo varia da 2.000 a oltre 6.000 euro all’anno a seconda che lo studente sia fuorisede, pendolare o in sede. Oltre alla borsa di studio, con un ISEE basso si può ottenere anche l’esonero totale o parziale dalle tasse universitarie: con un ISEE sotto 13.000 euro le tasse sono completamente azzerate, mentre fino a 30.000 euro si applicano riduzioni progressive (la cosiddetta “no tax area” universitaria).



              Bonus con ISEE Sotto 40.000 Euro

              Anche chi ha un ISEE sotto 40.000 euro può accedere a importanti agevolazioni nel 2026. Questa fascia, più ampia delle precedenti, include misure che interessano milioni di famiglie italiane, in particolare quelle con figli a carico.

              Bonus Nido Secondo Figlio: Fino a 3.600 Euro

              Come anticipato, la maggiorazione del Bonus Nido per il secondo figlio si applica con ISEE fino a 40.000 euro. Questa è una novità significativa introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata per il 2026. Per ottenere i 3.600 euro annui servono due condizioni: avere un figlio nato dal 1° gennaio 2024 in poi e avere un altro figlio con meno di 10 anni. Si tratta di un sostegno concreto che copre gran parte della retta annuale di un asilo nido.

              Assegno Unico a Importo Pieno

              L’Assegno Unico Universale 2026 spetta a tutte le famiglie con figli a carico sotto i 21 anni (senza limite di età per figli con disabilità), ma l’importo varia enormemente in base all’ISEE. Con un ISEE sotto 17.090,61 euro si percepisce l’importo massimo di 199,40 euro al mese per figlio. L’importo decresce gradualmente fino all’ISEE di 45.574,96 euro, oltre il quale si percepisce il minimo di 57 euro per figlio.

              Per le famiglie numerose sono previste ulteriori maggiorazioni: 96,90 euro al mese per ogni figlio oltre il secondo (con ISEE basso) e una maggiorazione forfettaria di 150 euro al mese per le famiglie con almeno 4 figli. Una famiglia con 3 figli e ISEE basso può ricevere oltre 700 euro al mese di Assegno Unico. Presentare un ISEE aggiornato è fondamentale: senza ISEE o con ISEE scaduto, si percepisce solo il minimo.

              Agevolazioni Prima Casa Under 36

              Per i giovani sotto i 36 anni con ISEE non superiore a 40.000 euro, la Legge di Bilancio 2026 ha confermato le agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Le misure includono: l’accesso prioritario al Fondo di Garanzia CONSAP con garanzia statale fino all’80% del mutuo, agevolazioni sull’imposta di registro e l’esenzione dall’imposta sostitutiva sui mutui. Per chi sta valutando l’acquisto della prima casa, queste agevolazioni possono significare un risparmio di diverse migliaia di euro.



              Agevolazioni Universali: Bonus Senza Limite di ISEE

              Esistono anche agevolazioni fiscali che spettano a tutti i contribuenti, indipendentemente dal valore dell’ISEE. Si tratta principalmente di detrazioni fiscali legate alla casa e ai consumi, che vengono recuperate nella dichiarazione dei redditi. Anche chi non ha un ISEE basso può beneficiarne.

              Bonus Ristrutturazione 2026

              Il bonus ristrutturazione prevede una detrazione del 50% sulle spese di ristrutturazione edilizia per la prima casa, fino a un massimo di 96.000 euro di spesa. Per le seconde case l’aliquota scende al 36%. La detrazione si recupera in 10 anni nella dichiarazione dei redditi. Rientrano nel bonus lavori di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

              Ecobonus: Risparmio Energetico

              L’Ecobonus 2026 offre detrazioni dal 50% al 65% per interventi di riqualificazione energetica dell’abitazione principale. Tra gli interventi agevolati: sostituzione della caldaia con modelli a condensazione, installazione di pompe di calore, cappotto termico, sostituzione di infissi e serramenti, installazione di pannelli solari termici. Il risparmio in bolletta si somma alla detrazione fiscale, rendendo questi interventi particolarmente convenienti.

              Bonus Mobili ed Elettrodomestici

              Chi effettua lavori di ristrutturazione può beneficiare anche del bonus mobili: una detrazione del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, fino a un tetto di spesa di 5.000 euro. Rientrano nel bonus: letti, armadi, cassettiere, divani, tavoli, materassi, ma anche frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e forni, purché di classe energetica A (o superiore a seconda della tipologia).



              Tabella Riepilogativa: Tutti i Bonus per Fascia ISEE nel 2026

              Ecco il riepilogo completo di tutti i bonus e le agevolazioni 2026 organizzati per soglia ISEE. Questa tabella ti permette di individuare rapidamente a cosa hai diritto in base al tuo indicatore economico.

              Soglia ISEEBonus / AgevolazioneImporto Indicativo
              Sotto 8.052 euroCarta Acquisti (Social Card)480 euro/anno
              Sotto 9.360 euroAssegno di Inclusione (ADI)Fino a 6.000 euro/anno + affitto
              Sotto 9.530 euroBonus Bollette automatico (luce, gas, acqua)400-500 euro/anno
              Sotto 9.530 euroEsenzione ticket sanitarioVariabile
              Sotto 15.000 euro (4+ figli)Bonus Bollette famiglie numerose400-500 euro/anno
              Sotto 17.090 euroAssegno Unico importo massimo199,40 euro/mese per figlio
              Sotto 25.000 euroBonus Nido importo massimo3.000 euro/anno
              Sotto 24.335 euroBorse di studio universitarie2.000-6.000 euro/anno
              Sotto 40.000 euroBonus Nido secondo figlio maggiorato3.600 euro/anno
              Sotto 40.000 euroAgevolazioni prima casa under 36Garanzia mutuo 80%
              Senza limiteBonus ristrutturazione 50%Detrazione fino a 48.000 euro
              Senza limiteEcobonus 50-65%Detrazione variabile
              Senza limiteBonus mobili 50%Detrazione fino a 2.500 euro

              Nota importante: gli importi indicati sono riferiti al 2026 e potrebbero subire aggiornamenti nel corso dell’anno. Per verificare la tua situazione specifica e non perdere nessuna agevolazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.



              Come Abbassare Legalmente l’ISEE nel 2026

              Se il tuo ISEE è di poco superiore a una soglia importante, sappi che esistono strategie legali per ridurlo. Non si tratta di trucchi o espedienti illegali, ma di scelte finanziarie e familiari che la legge consente e che possono fare la differenza tra accedere o meno a un bonus. Ecco i metodi più efficaci per abbassare legalmente l’ISEE.

              Cointestazione e Giacenza Media

              La giacenza media del conto corrente al 31 dicembre incide direttamente sull’ISEE. Avere un saldo elevato a fine anno aumenta il patrimonio mobiliare del nucleo familiare. Una strategia lecita è quella di utilizzare la liquidità in eccesso per spese programmate (ad esempio saldare un debito, effettuare una manutenzione necessaria) prima della fine dell’anno. Attenzione: i prelievi “sospetti” in prossimità del 31 dicembre possono essere segnalati. Meglio pianificare con anticipo e trasparenza.

              Variazione del Nucleo Familiare

              L’ISEE si calcola sulla base del nucleo familiare anagrafico. Se un figlio maggiorenne è economicamente indipendente (ha un reddito e non è più a carico), un cambio di residenza può consentirgli di uscire dal nucleo familiare dei genitori, riducendo l’ISEE di entrambi i nuclei. Allo stesso modo, la separazione legale tra coniugi comporta la formazione di due nuclei distinti, ciascuno con il proprio ISEE. Queste scelte vanno valutate attentamente con un esperto.

              ISEE Corrente: la Soluzione per Chi Ha Perso il Lavoro

              Se la tua situazione economica è peggiorata significativamente rispetto a due anni fa (l’ISEE 2026 si basa sui dati 2024), puoi richiedere l’ISEE corrente. Questo strumento aggiorna l’indicatore alla situazione attuale in caso di: perdita del lavoro, riduzione del reddito superiore al 25%, interruzione di trattamenti previdenziali. L’ISEE corrente ha validità di 6 mesi (redditi) o fino al 31 dicembre (patrimoni) e può far scendere drasticamente il tuo indicatore, aprendo l’accesso a bonus e agevolazioni altrimenti preclusi.



              Dove Fare l’ISEE a Udine: il CAF Centro Fiscale

              Per ottenere l’ISEE 2026 e accedere a tutti i bonus e le agevolazioni descritti in questa guida, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine. Il servizio è completamente gratuito per la compilazione della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e il rilascio dell’attestazione ISEE. I nostri operatori ti aiuteranno a:

              • Raccogliere tutti i documenti necessari per l’ISEE 2026
              • Compilare la DSU in modo corretto, evitando errori che invaliderebbero l’attestazione
              • Verificare a quali bonus hai diritto in base al tuo ISEE
              • Presentare le domande per ogni agevolazione a cui puoi accedere
              • Valutare se conviene richiedere l’ISEE corrente per ottenere un indicatore più basso

              Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine (Viale Giuseppe Tullio 13, scala B) che online per chi vive in altre città d’Italia. Puoi prenotare il tuo appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.



              📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

              Il CAF Centro Fiscale a Udine offre la compilazione del Modello ISEE in 4 giorni lavorativi. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

              Domande Frequenti sui Bonus con ISEE Basso 2026

              Quali bonus posso avere con ISEE sotto 15.000 euro nel 2026?

              Con un ISEE sotto 15.000 euro nel 2026 hai diritto a: bonus bollette automatico (luce, gas e acqua), Assegno Unico a importo pieno (199,40 euro/mese per figlio), Bonus Nido fino a 3.000 euro, telefono sociale, mensa scolastica gratuita (in molti Comuni), borse di studio universitarie e potenzialmente anche l’Assegno di Inclusione se rientri nella soglia di 9.360 euro e nei requisiti soggettivi.

              I bonus con ISEE basso si ottengono automaticamente?

              Solo il bonus bollette è automatico: basta avere un ISEE in corso di validità sotto la soglia. Tutti gli altri bonus richiedono una domanda specifica: l’Assegno di Inclusione tramite patronato, il Bonus Nido tramite portale INPS, le borse di studio tramite ente regionale. Per non perdere nessuna agevolazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale che ti guiderà in tutte le pratiche necessarie.

              Cosa succede se non presento l’ISEE 2026?

              Senza un ISEE aggiornato, perdi l’accesso alla maggior parte dei bonus e delle agevolazioni. L’Assegno Unico, ad esempio, viene erogato all’importo minimo (57 euro/figlio anziché 199,40 euro). Il bonus bollette si interrompe automaticamente. Il Bonus Nido viene calcolato sulla fascia più bassa (1.500 euro anziché 3.000). Presentare l’ISEE il prima possibile è fondamentale per non perdere denaro.

              Posso abbassare legalmente il mio ISEE?

              Sì, esistono strategie legali per abbassare l’ISEE: ridurre la giacenza media del conto corrente con spese programmate, far uscire dal nucleo familiare figli maggiorenni indipendenti, richiedere l’ISEE corrente in caso di perdita del lavoro o riduzione del reddito. Puoi approfondire nella nostra guida su come uscire dall’ISEE familiare legalmente. Ogni situazione va analizzata individualmente con l’aiuto di un esperto del CAF.

              L’ISEE 2026 si basa su quali redditi?

              L’ISEE 2026 si basa sui redditi e patrimoni del 2024 (il secondo anno solare precedente). I redditi vengono acquisiti automaticamente dall’Agenzia delle Entrate, mentre i patrimoni (saldi e giacenze medie dei conti, valore degli immobili) fanno riferimento al 31 dicembre 2024. Se la tua situazione economica è peggiorata nel 2025 o 2026, puoi richiedere l’ISEE corrente per aggiornare l’indicatore.



              Conclusione

              Come hai visto, avere un ISEE basso nel 2026 permette di accedere a un numero molto ampio di bonus e agevolazioni: dall’Assegno di Inclusione al bonus bollette, dal Bonus Nido all’Assegno Unico a importo pieno, dalle borse di studio alle agevolazioni sulla prima casa. Il primo passo fondamentale è presentare l’ISEE il prima possibile, per non perdere mesi di benefici e per sapere esattamente a cosa hai diritto.

              Hai bisogno di assistenza per l’ISEE 2026 e per accedere a tutti i bonus con ISEE basso? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri operatori ti aiuteranno a compilare la DSU, ottenere l’attestazione ISEE e presentare tutte le domande per i bonus a cui hai diritto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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              04/09/2026
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              ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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              03/09/2026
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              Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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              01/09/2026
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              Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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              Giulia Guida
              25/08/2026
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              Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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              07/08/2026
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              Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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              06/08/2026
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              Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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              06/08/2026
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              Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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              31/07/2026
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              Molto gentile
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              30/07/2026
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              Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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              Sabrina Cirina
              23/07/2026
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              Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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              Cedolare Secca Affitti 2026: Guida Completa con Aliquote, Requisiti e Vantaggi

              cedolare secca

              La cedolare secca è un regime fiscale agevolato che consente ai proprietari di immobili concessi in locazione di pagare un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali comunali e regionali sul reddito da locazione. Introdotta nel 2011 per semplificare la tassazione sugli affitti e combattere l’evasione fiscale, la cedolare secca sugli affitti rappresenta oggi una delle scelte più convenienti per chi affitta abitazioni a uso residenziale.

              In questa guida completa analizziamo nel dettaglio come funziona la cedolare secca 2026, quali sono le aliquote applicabili (21% ordinaria e 10% per contratti concordati), i requisiti per accedere al regime, i vantaggi fiscali rispetto alla tassazione ordinaria, le procedure per esercitare l’opzione e tutte le novità normative più recenti. Che tu sia un proprietario che sta valutando se applicare la cedolare secca o un inquilino che vuole capire le implicazioni di questo regime, troverai qui tutte le informazioni necessarie per orientarti con sicurezza.

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              Indice dei contenuti

              1. Cos’è la Cedolare Secca sugli Affitti
              2. Aliquote Cedolare Secca 2026: 21% e 10%
              3. Requisiti per Accedere alla Cedolare Secca
              4. Comuni ad Alta Tensione Abitativa per Cedolare Secca al 10%
              5. Vantaggi Fiscali della Cedolare Secca
              6. Svantaggi e Limiti della Cedolare Secca
              7. Come Esercitare l’Opzione per la Cedolare Secca
              8. Dichiarazione dei Redditi con Cedolare Secca: Quadro RB
              9. Confronto Cedolare Secca vs Tassazione Ordinaria
              10. Domande Frequenti

              Cos’è la Cedolare Secca sugli Affitti

              La cedolare secca è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF che può essere applicata ai redditi derivanti dalla locazione di immobili ad uso abitativo. Il termine “secca” indica che si tratta di un’imposta a tasso fisso, senza progressività, che sostituisce completamente il regime ordinario di tassazione.

              Quando si opta per la cedolare secca, il proprietario dell’immobile non paga sul reddito da locazione:

              • IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche)
              • Addizionale regionale IRPEF
              • Addizionale comunale IRPEF
              • Imposta di registro sul contratto di locazione (annuale)
              • Imposta di bollo sul contratto

              Al posto di tutte queste imposte, si versa un’unica imposta sostitutiva con aliquota fissa del 21% o del 10% (per i contratti a canone concordato), calcolata sul canone di locazione annuo.

              La normativa di riferimento è contenuta nell’art. 3 del D.Lgs. 23/2011, con successive modifiche e integrazioni. L’opzione per la cedolare secca è facoltativa e deve essere esercitata dal locatore al momento della registrazione del contratto o in sede di proroga.

              Esempio pratico: se affitti un appartamento a 800 euro mensili (9.600 euro annui) con cedolare secca al 21%, pagherai un’imposta di 2.016 euro annui, senza dover versare IRPEF, addizionali, imposte di registro e bollo. Con il regime ordinario, invece, i 9.600 euro si sommerebbero agli altri redditi e sarebbero tassati con le aliquote IRPEF progressive (23%-43%) oltre alle addizionali.



              Aliquote Cedolare Secca 2026: 21% e 10%

              Le aliquote della cedolare secca previste per il 2026 sono due, in base alla tipologia di contratto di locazione stipulato:

              Aliquota ordinaria del 21%

              L’aliquota del 21% si applica alla maggior parte dei contratti di locazione a canone libero di immobili ad uso abitativo. Questa è l’aliquota standard e rappresenta comunque un notevole risparmio fiscale rispetto alla tassazione ordinaria IRPEF, soprattutto per i contribuenti con redditi medio-alti che altrimenti pagherebbero aliquote marginali del 35% o 43%.

              L’aliquota del 21% si applica a:

              • Contratti a canone libero (4+4 anni)
              • Contratti transitori per esigenze temporanee (massimo 18 mesi)
              • Contratti per studenti universitari (da 6 a 36 mesi)
              • Locazioni brevi (fino a 30 giorni) dal secondo immobile in poi

              Aliquota agevolata del 10%

              L’aliquota ridotta del 10% si applica ai cosiddetti contratti a canone concordato, stipulati nei comuni ad alta tensione abitativa secondo accordi territoriali tra le organizzazioni di proprietari e inquilini.

              Possono beneficiare dell’aliquota del 10%:

              • Contratti a canone concordato (3+2 anni) nei comuni ad alta tensione abitativa
              • Contratti transitori concordati (fino a 18 mesi)
              • Contratti per studenti universitari concordati (da 6 a 36 mesi)

              Per applicare l’aliquota del 10%, il contratto deve rispettare i parametri di canone massimo stabiliti dagli accordi territoriali locali e deve essere stipulato utilizzando i modelli standard previsti. Non è sufficiente dichiarare che il contratto è “concordato”: deve effettivamente rispettare le convenzioni locali in vigore.

              Attenzione: per i contratti brevi (fino a 30 giorni), come quelli per affitti turistici tramite Airbnb o Booking, la cedolare secca al 21% si applica automaticamente solo al primo immobile locato. Dal secondo immobile in poi si applica un regime diverso (imposta sostitutiva al 26%) che non rientra nella cedolare secca ordinaria.



              Requisiti per Accedere alla Cedolare Secca

              Per poter optare per il regime della cedolare secca, devono essere soddisfatti contemporaneamente alcuni requisiti oggettivi (relativi all’immobile) e soggettivi (relativi al locatore).

              Requisiti del locatore (soggetti)

              Possono applicare la cedolare secca:

              • Persone fisiche (privati cittadini)
              • Che agiscono al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni
              • Che siano proprietari o titolari di altro diritto reale di godimento sull’immobile (usufrutto, uso, abitazione)

              Non possono applicare la cedolare secca:

              • Società (di persone, di capitali, cooperative)
              • Enti pubblici e privati
              • Imprenditori individuali che locano immobili strumentali alla propria attività
              • Professionisti che locano immobili strumentali

              Esempio: un medico che affitta un appartamento di sua proprietà come abitazione può applicare la cedolare secca. Lo stesso medico che affitta l’immobile da adibire a studio medico non può applicare la cedolare secca (perché è locazione strumentale all’attività professionale).

              Requisiti dell’immobile (oggettivi)

              L’immobile locato deve:

              • Essere classificato nella categoria catastale A (abitazioni), esclusa la categoria A/10 (uffici e studi privati)
              • Essere locato per uso abitativo
              • Essere situato in Italia
              • Eventuali pertinenze (box, cantine, soffitte) classificate C/2, C/6 e C/7 possono essere incluse nella cedolare secca se locate congiuntamente all’abitazione (massimo una per categoria)

              Non possono rientrare nella cedolare secca:

              • Immobili ad uso commerciale (negozi, uffici, laboratori)
              • Immobili strumentali all’attività d’impresa o professionale
              • Immobili di lusso classificati A/1, A/8, A/9 (ville, castelli, palazzi storici) – possono comunque applicare la cedolare secca, ma l’aliquota del 21% resta invariata

              Requisiti del contratto

              Il contratto di locazione deve:

              • Essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate
              • Prevedere un canone pattuito liberamente tra le parti o secondo gli accordi territoriali per i contratti concordati
              • Essere stipulato per uso abitativo dell’inquilino o dei suoi familiari

              La cedolare secca si applica anche ai contratti di locazione breve (fino a 30 giorni), ma con regole particolari per i proprietari che locano più di un immobile.



              Comuni ad Alta Tensione Abitativa per Cedolare Secca al 10%

              L’aliquota ridotta del 10% per i contratti a canone concordato si applica solo nei comuni ad alta tensione abitativa, individuati dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) e definiti da specifiche delibere normative.

              L’elenco completo dei comuni è contenuto nella Delibera CIPE del 13 novembre 2003 e successive modifiche. Complessivamente, circa 1.300 comuni italiani rientrano tra quelli ad alta tensione abitativa.

              Principali comuni ad alta tensione abitativa

              Tra i comuni più rilevanti troviamo:

              Grandi città metropolitane:

              • Roma, Milano, Napoli, Torino
              • Palermo, Genova, Bologna, Firenze
              • Bari, Catania, Venezia, Verona

              Comuni dell’hinterland delle grandi città:

              • Tutti i comuni della provincia di Milano
              • Comuni della prima cintura di Roma (es. Fiumicino, Ciampino, Guidonia)
              • Comuni dell’area metropolitana di Napoli
              • Comuni limitrofi a Firenze, Bologna, Torino

              Comuni turistici:

              • Riccione, Rimini, Bibione (località balneari)
              • Cortina d’Ampezzo, Madonna di Campiglio (località montane)
              • Comuni del lago di Garda, lago di Como

              Come verificare se il tuo comune è ad alta tensione abitativa

              Per verificare se il comune in cui si trova l’immobile rientra nell’elenco:

              1. Consulta la Delibera CIPE 13/11/2003 sul sito del MEF
              2. Verifica con il CAF Centro Fiscale che dispone della lista aggiornata
              3. Controlla sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata alle locazioni

              Se il comune non rientra tra quelli ad alta tensione abitativa, anche stipulando un contratto a canone concordato non sarà possibile applicare l’aliquota ridotta del 10%, ma si applicherà comunque l’aliquota ordinaria del 21% (che resta vantaggiosa rispetto alla tassazione ordinaria).

              Attenzione: per i contratti concordati è obbligatorio utilizzare i modelli standard definiti dagli accordi territoriali locali tra le associazioni dei proprietari (Confedilizia, Uppi, Asppi) e degli inquilini (Sunia, Sicet, Uniat). Il contratto deve essere preventivamente “asseverato” da una delle associazioni firmatarie dell’accordo territoriale.



              Vantaggi Fiscali della Cedolare Secca

              La cedolare secca offre numerosi vantaggi fiscali rispetto al regime ordinario di tassazione dei redditi da locazione. Vediamo nel dettaglio tutti i benefici per il proprietario.

              1. Esenzione dall’IRPEF e dalle addizionali

              Il vantaggio principale è l’esenzione dall’IRPEF sul reddito da locazione. Nel regime ordinario, il canone di affitto si somma agli altri redditi del contribuente e viene tassato con le aliquote progressive IRPEF (23%, 35%, 43%), oltre alle addizionali regionali e comunali.

              Con la cedolare secca, invece, si paga un’aliquota fissa del 21% o 10%, indipendentemente dal reddito complessivo del contribuente.

              Esempio comparativo:

              Supponiamo un contribuente con reddito da lavoro dipendente di 40.000 euro annui che percepisce un affitto di 10.000 euro annui.

              Regime ordinario (senza cedolare secca):

              • Reddito imponibile totale: 50.000 euro
              • Aliquota marginale IRPEF: 43% (scaglione oltre 50.000 euro)
              • IRPEF sui 10.000 euro di affitto: 4.300 euro
              • Addizionale regionale (media 1,5%): 150 euro
              • Addizionale comunale (media 0,8%): 80 euro
              • Imposta di registro (2%): 200 euro
              • Totale tasse sull’affitto: 4.730 euro

              Regime cedolare secca:

              • Imposta sostitutiva (21%): 2.100 euro
              • Totale tasse sull’affitto: 2.100 euro

              Risparmio fiscale: 2.630 euro annui (55,6%)

              2. Esenzione dall’imposta di registro e bollo

              Con la cedolare secca non si pagano:

              • Imposta di registro annuale sul contratto (2% del canone annuo)
              • Imposta di bollo (normalmente 16 euro ogni 100 righe del contratto)

              Queste imposte sono a carico del proprietario nel regime ordinario e rappresentano un costo aggiuntivo significativo.

              3. Semplificazione amministrativa

              La cedolare secca comporta una notevole semplificazione degli adempimenti fiscali:

              • Un’unica imposta al posto di multiple imposte
              • Calcolo più semplice (aliquota fissa sul canone)
              • Nessuna necessità di calcolare IRPEF con aliquote progressive
              • Meno righe da compilare nella dichiarazione dei redditi

              4. Nessun obbligo di adeguamento ISTAT

              Con la cedolare secca, il proprietario rinuncia alla facoltà di aggiornare il canone in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Questo potrebbe sembrare uno svantaggio, ma nei periodi di bassa inflazione o per contratti brevi risulta irrilevante, mentre il risparmio fiscale resta sempre considerevole.

              5. Vantaggi per l’inquilino

              Anche l’inquilino beneficia indirettamente della cedolare secca:

              • Non deve pagare la sua quota di imposta di registro (che nel regime ordinario è al 50% con il proprietario)
              • Non paga l’imposta di bollo
              • Il proprietario, risparmiando sulle tasse, potrebbe essere più propenso a praticare canoni più bassi



              Svantaggi e Limiti della Cedolare Secca

              Nonostante i numerosi vantaggi, la cedolare secca presenta anche alcuni svantaggi che è importante conoscere prima di optare per questo regime fiscale.

              1. Rinuncia all’aggiornamento ISTAT del canone

              Il principale svantaggio della cedolare secca è che il proprietario rinuncia alla facoltà di aggiornare il canone di locazione in base alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

              Nel regime ordinario, il contratto di locazione prevede generalmente la possibilità di adeguare annualmente il canone in base all’inflazione (fino al 75% o 100% della variazione ISTAT). Con la cedolare secca, questa possibilità viene meno.

              Impatto pratico:

              • In periodi di alta inflazione (come nel 2022-2023 con inflazione oltre il 7%), la rinuncia all’adeguamento ISTAT può comportare una perdita economica significativa nel corso degli anni
              • In periodi di bassa inflazione (sotto l’1-2%), l’impatto è trascurabile e il risparmio fiscale della cedolare secca prevale ampiamente

              Esempio numerico:

              Canone mensile: 1.000 euro (12.000 euro annui)
              Inflazione annua: 6%

              • Con adeguamento ISTAT: canone sale a 1.060 euro/mese dal secondo anno (+720 euro annui)
              • Con cedolare secca: canone resta 1.000 euro/mese

              Perdita annua: 720 euro
              Risparmio fiscale medio cedolare secca: 2.500-3.000 euro annui

              Bilancio: la cedolare secca resta comunque conveniente

              2. Impossibilità di dedurre spese

              Nel regime ordinario, il proprietario può dedurre dal reddito da locazione alcune spese sostenute per l’immobile (manutenzioni straordinarie, spese condominiali straordinarie, interessi passivi su mutui ipotecari).

              Con la cedolare secca, l’imposta si applica sul canone lordo senza possibilità di dedurre alcuna spesa. Per gli immobili con elevate spese di gestione, questo potrebbe ridurre la convenienza della cedolare.

              Quando la deduzione delle spese è rilevante:

              • Immobili con mutuo ipotecario in corso (gli interessi passivi sono deducibili nel regime ordinario)
              • Immobili che richiedono frequenti manutenzioni straordinarie
              • Immobili con elevate spese condominiali straordinarie

              Valutazione caso per caso:

              Se le spese deducibili superano il 30-40% del canone annuo, potrebbe essere conveniente il regime ordinario. In tutti gli altri casi, la cedolare secca resta più vantaggiosa.

              3. Redditi da locazione esclusi dal computo per alcune agevolazioni

              I redditi assoggettati a cedolare secca non concorrono alla formazione del reddito complessivo IRPEF del contribuente. Questo può avere alcune conseguenze:

              • Non aumentano la base imponibile per il calcolo di detrazioni fiscali e deduzioni (vantaggio)
              • Non sono considerati ai fini di alcune prestazioni sociali legate all’ISEE
              • Non rilevano per alcuni bonus fiscali legati al reddito complessivo

              Per la maggior parte dei proprietari, questo è irrilevante o addirittura vantaggioso.

              4. Impossibilità di compensare perdite pregresse

              Le perdite fiscali derivanti da immobili locati negli anni precedenti (regime ordinario) non possono essere compensate con i redditi da cedolare secca degli anni successivi.

              5. Tassazione più alta per immobili di lusso

              Per gli immobili di lusso (categorie catastali A/1, A/8, A/9), la cedolare secca al 21% potrebbe non essere conveniente rispetto al regime ordinario con coefficienti di abbattimento catastali. In questi casi è necessaria una valutazione personalizzata.



              Come Esercitare l’Opzione per la Cedolare Secca

              L’opzione per la cedolare secca deve essere esercitata espressamente dal locatore in momenti specifici. Vediamo come procedere in base alle diverse situazioni.

              Opzione in sede di registrazione del contratto

              Per i nuovi contratti di locazione, l’opzione va esercitata contestualmente alla registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate.

              Le modalità sono:

              1. Registrazione telematica con modello RLI

              Il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili) è il modulo da compilare per registrare il contratto e deve essere inviato telematicamente tramite:

              • Servizio web dell’Agenzia delle Entrate (accessibile con SPID, CIE o CNS)
              • Software RLI desktop scaricabile dal sito dell’Agenzia
              • Intermediario abilitato (CAF, commercialista)

              Nel modello RLI, nella Sezione “Locatore”, occorre barrare la casella:

              “Cedolare secca” per esercitare l’opzione

              2. Comunicazione preventiva all’inquilino

              Prima della registrazione, il locatore deve comunicare all’inquilino la scelta di avvalersi della cedolare secca. La comunicazione:

              • Deve essere effettuata tramite raccomandata A/R o PEC
              • Deve contenere il riferimento al contratto e alla rinuncia all’aggiornamento ISTAT del canone
              • Deve essere allegata alla registrazione del contratto

              La mancata comunicazione preventiva non invalida l’opzione, ma potrebbe comportare sanzioni amministrative.

              Opzione in sede di proroga del contratto

              Se il contratto è già stato registrato con regime ordinario, è possibile optare per la cedolare secca in occasione della proroga (rinnovo) del contratto.

              La procedura è analoga:

              1. Comunicare la scelta all’inquilino (raccomandata o PEC)
              2. Compilare il modello RLI per la proroga
              3. Barrare la casella “Cedolare secca” nella sezione Locatore
              4. Inviare telematicamente entro 30 giorni dalla scadenza del contratto

              Esempio: contratto 4+4 anni registrato nel 2022 con regime ordinario. Alla scadenza dei primi 4 anni (2026), in sede di rinnovo automatico è possibile optare per la cedolare secca per i successivi 4 anni.

              Opzione annuale (revoca e riesercizio)

              L’opzione per la cedolare secca ha validità per l’intera durata del contratto o della proroga, ma può essere revocata e riesercitata annualmente.

              La revoca deve essere comunicata:

              • Tramite modello RLI entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui si intende applicare il regime ordinario
              • La comunicazione ha effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo

              Esempio pratico:

              • Contratto registrato nel 2024 con cedolare secca
              • Nel dicembre 2025, il proprietario revoca l’opzione tramite RLI
              • Dal 1° gennaio 2026, si applica il regime ordinario
              • Nel dicembre 2026, il proprietario può riesercitare l’opzione per il 2027

              Opzione in dichiarazione dei redditi

              Se l’opzione non è stata esercitata in sede di registrazione o proroga, è possibile farlo in sede di dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF), compilando il Quadro RB (redditi da fabbricati).

              In questo caso:

              • L’opzione ha effetto dall’anno d’imposta della dichiarazione
              • Occorre comunque aver comunicato la scelta all’inquilino
              • Non si ha diritto al rimborso delle imposte di registro già pagate per l’anno in corso

              Importante: per evitare errori e sanzioni, è consigliabile affidarsi al CAF Centro Fiscale per la compilazione del modello RLI e della dichiarazione dei redditi.

              Dichiarazione dei Redditi con Cedolare Secca: Quadro RB

              I redditi assoggettati a cedolare secca vanno dichiarati nel modello 730 o nel Redditi Persone Fisiche compilando il Quadro RB (Redditi dei fabbricati).

              La compilazione del quadro RB è obbligatoria anche per chi ha optato per la cedolare secca, perché serve a determinare la base imponibile su cui calcolare l’imposta sostitutiva.

              Come compilare il Quadro RB per la cedolare secca

              Colonna 1 – Utilizzo:
              Indicare il codice “3” (immobile locato)

              Colonna 2 – Rendita catastale:
              Riportare la rendita catastale rivalutata del 5% dell’immobile

              Colonna 7 – Canone di locazione:
              Indicare l’importo del canone annuo percepito (somma dei canoni mensili effettivamente incassati nell’anno)

              Colonna 8 – Cedolare secca:
              Barrare la casella per indicare l’opzione per la cedolare secca

              Colonna 9 – Aliquota cedolare:
              Indicare:

              • Codice “1” per l’aliquota del 21% (contratti ordinari)
              • Codice “2” per l’aliquota del 10% (contratti a canone concordato)

              Colonna 10 – Imposte dovute:
              Il software fiscale calcola automaticamente l’imposta sostitutiva applicando l’aliquota corretta al canone annuo dichiarato.

              Calcolo dell’imposta sostitutiva

              L’imposta sostitutiva da versare è:

              Cedolare secca = Canone annuo lordo × Aliquota

              Dove:

              • Canone annuo lordo = somma di tutti i canoni mensili percepiti (anche se non tutti i mesi sono stati locati)
              • Aliquota = 21% o 10%

              Esempio di calcolo:

              Appartamento affittato per 12 mesi a 900 euro mensili

              • Canone annuo: 900 × 12 = 10.800 euro
              • Cedolare secca (21%): 10.800 × 21% = 2.268 euro

              Se l’immobile è stato locato solo per parte dell’anno (es. da giugno a dicembre), si considerano solo i mesi effettivi:

              • Canone annuo: 900 × 7 = 6.300 euro
              • Cedolare secca (21%): 6.300 × 21% = 1.323 euro

              Versamento dell’imposta: saldo e acconti

              Come per l’IRPEF, anche la cedolare secca prevede un sistema di versamenti con saldo e acconti:

              Saldo:

              • Versamento entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) dell’anno successivo
              • Codice tributo F24: 1840 (saldo cedolare secca abitazioni)

              Primo acconto (40%):

              • Versamento entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione)
              • Calcolato sul 40% dell’imposta dovuta per l’anno in corso
              • Codice tributo F24: 1840

              Secondo acconto (60%):

              • Versamento entro il 30 novembre
              • Calcolato sul 60% dell’imposta dovuta
              • Codice tributo F24: 1841 (acconto cedolare secca abitazioni)

              L’acconto non è dovuto se l’imposta complessiva è inferiore a 51,65 euro.

              Rateizzazione

              È possibile rateizzare il versamento del saldo e del primo acconto in rate mensili (da giugno/luglio fino a novembre), applicando gli interessi al tasso legale.

              Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella compilazione corretta del quadro RB e nel calcolo degli importi da versare, garantendo la conformità alle normative fiscali e l’ottimizzazione del carico tributario.



              Confronto Cedolare Secca vs Tassazione Ordinaria: Quale Conviene?

              Per valutare se la cedolare secca è conveniente rispetto alla tassazione ordinaria IRPEF, è necessario considerare diversi fattori: il reddito complessivo del contribuente, l’ammontare del canone di locazione, le spese deducibili e l’inflazione attesa.

              Simulazione comparativa per diverse fasce di reddito

              Vediamo un confronto dettagliato per un appartamento affittato a 1.000 euro mensili (12.000 euro annui) con diversi livelli di reddito del proprietario.

              CASO 1: Reddito basso (15.000 euro annui)

              Regime ordinario:

              • Reddito totale: 15.000 + 12.000 = 27.000 euro
              • IRPEF (aliquota media 20%): 2.400 euro
              • Addizionali (1,5%): 180 euro
              • Imposta di registro (2%): 240 euro
              • Totale: 2.820 euro

              Cedolare secca (21%):

              • Imposta: 12.000 × 21% = 2.520 euro

              Risparmio: 300 euro (10,6%)


              CASO 2: Reddito medio (35.000 euro annui)

              Regime ordinario:

              • Reddito totale: 35.000 + 12.000 = 47.000 euro
              • IRPEF (aliquota marginale 35%): 4.200 euro
              • Addizionali (2%): 240 euro
              • Imposta di registro: 240 euro
              • Totale: 4.680 euro

              Cedolare secca (21%):

              • Imposta: 2.520 euro

              Risparmio: 2.160 euro (46,2%)


              CASO 3: Reddito alto (55.000 euro annui)

              Regime ordinario:

              • Reddito totale: 55.000 + 12.000 = 67.000 euro
              • IRPEF (aliquota marginale 43%): 5.160 euro
              • Addizionali (2,5%): 300 euro
              • Imposta di registro: 240 euro
              • Totale: 5.700 euro

              Cedolare secca (21%):

              • Imposta: 2.520 euro

              Risparmio: 3.180 euro (55,8%)

              Quando la cedolare secca conviene SEMPRE

              La cedolare secca è sempre conveniente quando:

              • Il proprietario ha un reddito medio-alto (oltre 30.000 euro annui)
              • Non ci sono spese deducibili significative (mutuo, ristrutturazioni)
              • L’inflazione attesa è bassa (sotto il 3-4% annuo)
              • Si tratta di contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione (aliquota 10%)

              Quando valutare attentamente il regime ordinario

              Il regime ordinario potrebbe essere più conveniente quando:

              • Il proprietario ha un reddito molto basso (sotto i 20.000 euro annui)
              • Ci sono elevate spese deducibili: interessi passivi su mutuo superiori al 20-30% del canone
              • Si prevede alta inflazione (oltre il 5-6% annuo) e il contratto ha lunga durata
              • L’immobile richiede frequenti manutenzioni straordinarie deducibili

              Strumenti per la valutazione

              Per una valutazione precisa, è necessario considerare:

              1. Reddito complessivo del proprietario (da lavoro, pensione, altri redditi)
              2. Canone annuo dell’immobile
              3. Spese deducibili previste (mutuo, manutenzioni)
              4. Durata del contratto e inflazione attesa
              5. Tipologia di contratto (libero o concordato)
              6. Comune in cui si trova l’immobile (alta tensione o no)

              Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di consulenza personalizzata per valutare quale regime fiscale è più conveniente per la tua situazione specifica, con simulazioni dettagliate e calcoli precisi del risparmio fiscale.

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              Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

              Domande Frequenti sulla Cedolare Secca

              Posso applicare la cedolare secca se l’inquilino usa l’immobile come ufficio?

              No, la cedolare secca si applica solo alle locazioni per uso abitativo. Se l’inquilino utilizza l’immobile come ufficio o per attivita commerciale, anche se si tratta di un appartamento residenziale, non e possibile applicare la cedolare secca e si deve usare il regime ordinario IRPEF.

              Devo comunicare ogni anno all’inquilino che applico la cedolare secca?

              No, la comunicazione va fatta solo una volta, al momento della scelta iniziale per la cedolare secca. Se non revochi l’opzione, resta valida per tutta la durata del contratto senza necessita di comunicazioni annuali. Solo in caso di revoca o riesercizio dell’opzione occorre comunicarlo nuovamente.

              Se affitto due appartamenti, posso applicare la cedolare secca solo a uno dei due?

              Si, l’opzione per la cedolare secca si esercita separatamente per ciascun immobile locato. Puoi decidere di applicare la cedolare secca a uno o piu immobili e il regime ordinario ad altri, in base alla convenienza specifica di ciascun contratto.

              Posso aumentare il canone durante il contratto con cedolare secca?

              Con la cedolare secca rinunci all’aggiornamento automatico ISTAT del canone. Tuttavia, puoi comunque aumentare il canone se previsto contrattualmente per altre ragioni (es. migliorie concordate) o se tu e l’inquilino concordate un aumento volontario. In questo caso dovrai registrare l’adeguamento con modello RLI.

              La cedolare secca si applica anche agli affitti brevi tipo Airbnb?

              Si, per gli affitti brevi (fino a 30 giorni) si applica la cedolare secca al 21% sul primo immobile locato. Dal secondo immobile in poi si applica un’imposta sostitutiva al 26% (non piu cedolare secca ordinaria). E importante tenere traccia di quale immobile si considera come primo per l’anno fiscale.


              Hai bisogno di assistenza per la cedolare secca?

              Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

              • Valutare la convenienza della cedolare secca per il tuo caso specifico
              • Registrare il contratto di locazione con opzione per la cedolare
              • Compilare correttamente la dichiarazione dei redditi (quadro RB)
              • Calcolare saldo e acconti da versare
              • Gestire revoche e riesercizio dell’opzione

              I nostri esperti fiscali ti guideranno nella scelta del regime più vantaggioso, garantendo la piena conformità alle normative e il massimo risparmio fiscale. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online.

              Contattaci su WhatsApp

              CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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              CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

              ECCELLENTE
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              Alexandra Bala
              04/09/2026
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              ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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              paolino servidio
              03/09/2026
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              Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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              Lady
              01/09/2026
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              Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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              Giulia Guida
              25/08/2026
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              Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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              Paola Zilli
              07/08/2026
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              Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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              Jacqueline B.
              06/08/2026
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              Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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              Maura Masutto
              06/08/2026
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              Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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              Issam Elhefnawi
              31/07/2026
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              Molto gentile
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              Sibongile Moyana
              30/07/2026
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              Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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              Sabrina Cirina
              23/07/2026
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              Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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              Marzo 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-21 23:41:462026-05-31 16:53:27Cedolare Secca Affitti 2026: Guida Completa con Aliquote, Requisiti e Vantaggi
              CAF

              Congedo per Cure agli Invalidi dal 50%: Guida Completa ai 30 Giorni Senza Legge 104

              Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

              Il congedo per cure per lavoratori con invalidità dal 50% è un diritto poco conosciuto che garantisce 30 giorni di permesso retribuito all’anno, anche senza il riconoscimento della Legge 104. Previsto dal D.Lgs. 119/2011, questo congedo consente ai lavoratori dipendenti con invalidità riconosciuta dal 50% di assentarsi dal lavoro per sottoporsi a cure mediche, terapie e trattamenti, mantenendo la piena retribuzione INPS.

              A differenza dei permessi Legge 104, il congedo per cure invalidi non richiede la certificazione di handicap grave (comma 3, art. 3 L. 104/92), ma solo l’accertamento sanitario ASL che attesti una percentuale di invalidità pari o superiore al 50%. Questo lo rende accessibile a una platea molto più ampia di lavoratori con patologie croniche, disabilità permanenti o condizioni invalidanti.

              In questa guida completa del CAF Centro Fiscale scoprirai come funziona il congedo per cure invalidi 2026, quali sono i requisiti di invalidità, come richiedere i 30 giorni di permesso retribuito, la procedura INPS e le differenze con altri istituti previdenziali.

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              Indice dei contenuti

              1. Cos’è il congedo per cure agli invalidi
              2. Differenza tra congedo cure e permessi Legge 104
              3. Requisiti di invalidità: dal 50% in su
              4. Retribuzione e contributi durante il congedo
              5. Come richiedere il congedo per cure INPS
              6. Casi particolari e cumulo con altri permessi
              7. Domande Frequenti

              Cos’è il congedo per cure agli invalidi

              Il congedo per cure è un permesso retribuito di 30 giorni all’anno riconosciuto ai lavoratori dipendenti (pubblici e privati) con invalidità accertata pari o superiore al 50%. Introdotto dall’art. 7, D.Lgs. 119/2011, questo diritto consente di assentarsi dal lavoro per:

              • Cure mediche ricorrenti (fisioterapia, dialisi, chemioterapia)
              • Visite specialistiche programmate
              • Trattamenti riabilitativi collegati all’invalidità
              • Terapie continuative per patologie croniche
              • Ricoveri ospedalieri brevi per controlli

              Il congedo non è frazionabile in ore: si utilizza solo per giornate intere. I 30 giorni spettano complessivamente nell’anno solare (1° gennaio – 31 dicembre) e non sono cumulabili con l’anno successivo se non utilizzati.

              La retribuzione è garantita dall’INPS tramite indennità economica pari al 100% della retribuzione giornaliera, comprensiva di tredicesima e contributi pensionistici. Il datore di lavoro anticipa lo stipendio e recupera poi dall’INPS tramite conguaglio contributivo.

              Chi può richiederlo:

              • Lavoratori subordinati (tempo indeterminato, determinato, part-time)
              • Dipendenti pubblici (PA, scuola, sanità)
              • Lavoratori con contratto a progetto (se configurato come lavoro subordinato)

              Esclusi: autonomi, liberi professionisti, partite IVA, collaboratori occasionali.



              Differenza tra congedo cure e permessi Legge 104

              Molti lavoratori confondono il congedo per cure invalidi con i permessi Legge 104. Si tratta di due istituti completamente diversi, con requisiti, finalità e modalità di utilizzo differenti.

              AspettoCongedo per curePermessi Legge 104
              RequisitoInvalidità ≥ 50%Handicap grave (art. 3 comma 3)
              Giorni/mesi30 giorni all’anno3 giorni al mese
              FinalitàCure mediche per séAssistenza a familiare disabile
              FrazionabilitàSolo giornate intereOre o giorni
              Retribuzione100% INPS100% datore + INPS
              CumulabilitàNO con L.104 per séSÌ con congedo cure

              Esempio pratico:

              Mario ha invalidità 67% (senza L.104 art. 3 comma 3). Può utilizzare i 30 giorni di congedo per cure per le sue terapie fisioterapiche. Se in futuro ottiene anche la certificazione handicap grave, può richiedere i permessi L.104 per assistere un familiare disabile, ma NON può cumulare entrambi per sé stesso.

              La differenza chiave è la certificazione richiesta:

              • Congedo cure: serve solo il verbale invalidità ASL con percentuale ≥ 50%
              • Permessi 104: serve il verbale handicap grave (art. 3 comma 3, L.104/92)

              Molte persone con invalidità media (50-74%) non hanno accesso alla L.104, ma possono comunque beneficiare del congedo per cure di 30 giorni.

              Requisiti di invalidità: dal 50% in su

              Per accedere al congedo per cure, è necessario possedere un verbale di invalidità civile rilasciato dall’ASL o dalla Commissione Medica INPS che attesti una percentuale di invalidità pari o superiore al 50%.

              Come ottenere il riconoscimento di invalidità:

              1. Certificato medico introduttivo: il tuo medico curante invia telematicamente all’INPS il certificato che attesta la tua patologia invalidante
              2. Domanda di invalidità: entro 90 giorni dal certificato, presenti domanda all’INPS (online, tramite CAF o patronato)
              3. Visita medica: la Commissione ASL-INPS ti convoca per accertamento sanitario
              4. Verbale definitivo: ricevi il verbale con la percentuale riconosciuta (es. 50%, 67%, 75%, 100%)

              Percentuali di invalidità e diritti:

              InvaliditàCongedo 30 giorniAltri benefici
              46-49%❌ NOIscrizione collocamento mirato
              50-66%✅ SÌCongedo cure
              67-73%✅ SÌCongedo + esenzione ticket (categorie)
              74-99%✅ SÌCongedo + assegno invalidità INPS
              100%✅ SÌCongedo + pensione invalidità civile

              Patologie che danno diritto al congedo:

              • Patologie oncologiche (anche in remissione con invalidità ≥50%)
              • Malattie cardiovascolari gravi (cardiopatie, post-infarto)
              • Diabete insulino-dipendente con complicanze
              • Insufficienza renale cronica (dialisi)
              • Sclerosi multipla e malattie neurodegenerative
              • Disabilità motorie permanenti
              • Malattie respiratorie croniche gravi (BPCO, fibrosi cistica)

              Il verbale di invalidità è permanente se non indica una data di revisione. Se c’è revisione, devi ripetere la visita alla scadenza per confermare la percentuale.



              Retribuzione e contributi durante il congedo

              Durante i 30 giorni di congedo per cure, il lavoratore riceve una retribuzione piena al 100%, comprensiva di tutti gli elementi stipendiali ordinari:

              • Stipendio base
              • Scatti di anzianità
              • Indennità fisse (es. indennità vacanza contrattuale)
              • Quota tredicesima (maturata proporzionalmente)
              • Quota quattordicesima (se prevista dal CCNL)

              Esclusi dal calcolo:

              • Straordinari
              • Premi di produzione variabili
              • Indennità trasferta
              • Benefit occasionali

              Come funziona il pagamento:

              1. Anticipo del datore: il datore di lavoro eroga lo stipendio normalmente in busta paga
              2. Conguaglio INPS: il datore recupera l’importo anticipato tramite compensazione contributiva (denuncia UniEmens)
              3. Nessun costo per l’azienda: il congedo è interamente a carico INPS

              Contributi previdenziali:

              I 30 giorni di congedo sono coperti da contribuzione figurativa INPS, quindi:

              • ✅ Valgono per la pensione (anzianità contributiva)
              • ✅ Utili per il calcolo dell’anzianità lavorativa
              • ✅ Coperti per TFR (trattamento di fine rapporto)
              • ✅ Considerati periodo lavorato ai fini contrattuali

              Esempio retribuzione:

              Laura, impiegata con RAL 28.000 euro, utilizza 15 giorni di congedo per cure nel mese di marzo. In busta paga riceverà:

              • Stipendio marzo: 2.333 euro (importo pieno, nessuna decurtazione)
              • Contributi previdenziali: versati regolarmente dall’INPS
              • TFR: matura normalmente

              Il datore di lavoro anticiperà l’intero stipendio e recupererà i 15 giorni di indennità INPS tramite conguaglio contributivo nelle denunce successive.

              Come richiedere il congedo per cure INPS

              La procedura per richiedere i 30 giorni di congedo per cure prevede due passaggi: comunicazione al datore di lavoro e certificazione medica.

              Step 1: Richiesta scritta al datore di lavoro

              Invia una comunicazione formale (raccomandata o PEC) al tuo datore di lavoro con:

              • Domanda di congedo per cure ai sensi dell’art. 7, D.Lgs. 119/2011
              • Copia del verbale di invalidità (con percentuale ≥50%)
              • Periodo richiesto (es. “dal 15 al 20 marzo 2026”)
              • Motivazione generica (es. “per sottoporsi a trattamenti terapeutici”)

              Fac-simile lettera di richiesta:

              Oggetto: Richiesta congedo per cure - art. 7 D.Lgs. 119/2011
              
              Il/La sottoscritto/a [NOME COGNOME], dipendente con qualifica [QUALIFICA],
              chiede di usufruire del congedo per cure previsto dall'art. 7 del D.Lgs. 119/2011
              per il periodo dal [DATA INIZIO] al [DATA FINE] per complessivi [N] giorni.
              
              Si allega verbale di riconoscimento invalidità civile pari al [XX]%.
              
              Cordiali saluti,
              [FIRMA]

              Step 2: Certificazione medica

              Durante il congedo, devi presentare al datore di lavoro:

              • Certificato medico che attesti la necessità delle cure
              • Documentazione sanitaria (es. prenotazione visita, ricetta terapia)
              • Attestazioni di presenza alle cure (se richiesto dal CCNL)

              Il certificato medico non deve necessariamente essere un certificato di malattia, ma una dichiarazione del medico specialista o curante che confermi che il lavoratore deve sottoporsi a trattamenti terapeutici correlati all’invalidità.

              Tempi di preavviso:

              La legge non prevede un preavviso minimo obbligatorio. Tuttavia, per esigenze organizzative aziendali, è consigliabile:

              • Preavviso di 3-5 giorni per periodi programmabili
              • Comunicazione immediata per cure urgenti o ricoveri improvvisi

              Il datore di lavoro non può rifiutare il congedo se il lavoratore ha i requisiti di legge. L’eventuale diniego è illegittimo e può essere impugnato.

              Gestione del congedo:

              • Il datore autorizza il congedo e registra l’assenza come “congedo cure art. 7 D.Lgs. 119/2011”
              • Il lavoratore non deve inviare domanda all’INPS: è il datore a gestire il recupero tramite conguaglio contributivo
              • In busta paga, l’assenza risulta come permesso retribuito al 100%



              Casi particolari e cumulo con altri permessi

              Il congedo per cure presenta alcune peculiarità in caso di cumulo con altri istituti previdenziali o in situazioni lavorative particolari.

              Congedo per cure + Permessi Legge 104 per familiare

              Se hai invalidità ≥50% (congedo per te) e assisti un familiare con handicap grave (L.104), puoi cumulare entrambi:

              • ✅ 30 giorni congedo cure per le tue terapie
              • ✅ 3 giorni al mese L.104 per assistere il familiare

              Congedo per cure + Malattia

              Se durante il congedo per cure ti ammali di altra patologia acuta, puoi:

              • Interrompere il congedo cure
              • Passare a malattia ordinaria (con certificato medico di malattia)
              • Riprendere il congedo cure quando guarisci dalla malattia acuta

              I giorni di malattia non decurtano i 30 giorni di congedo.

              Congedo per cure durante periodo di prova

              Il congedo per cure è un diritto anche durante il periodo di prova. Il datore di lavoro non può licenziare per aver richiesto il congedo, ma può recedere per altre motivazioni connesse all’idoneità lavorativa.

              Part-time

              I lavoratori part-time hanno diritto agli stessi 30 giorni dei full-time (non proporzionali). La retribuzione è calcolata sulla base della retribuzione giornaliera effettiva del part-time.

              Contratto a tempo determinato

              I lavoratori a tempo determinato hanno pieno diritto al congedo, anche se il contratto è di breve durata. I 30 giorni spettano per anno solare, non per contratto.

              Settore pubblico

              Nel pubblico impiego, il congedo per cure è regolamentato dagli stessi principi del settore privato, ma la gestione amministrativa può variare:

              • Scuola: richiesta tramite SIDI con autorizzazione dirigente scolastico
              • Sanità: comunicazione al responsabile UOC con certificato medico
              • PA: domanda protocollata all’ufficio personale

              Licenziamento durante congedo

              Il licenziamento durante il congedo per cure è nullo se motivato dall’assenza per cure. Il lavoratore può impugnare il licenziamento entro 60 giorni.

              Maternità/Paternità + Congedo cure

              Durante maternità obbligatoria o congedo parentale, il congedo per cure è sospeso. Puoi richiederlo prima o dopo il periodo di maternità/paternità, ma non in contemporanea.

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              Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

              Domande Frequenti sul Congedo per Cure Invalidi

              Il congedo per cure spetta anche con invalidita al 50% esatta?

              Si, il diritto scatta con invalidita pari o superiore al 50%. Chi ha esattamente il 50% di invalidita riconosciuta ha pieno diritto ai 30 giorni di congedo retribuito, alle stesse condizioni di chi ha percentuali superiori.

              Posso usare il congedo per cure senza la Legge 104?

              Si, il congedo per cure non richiede la certificazione di handicap grave prevista dalla Legge 104. Serve solo il verbale di invalidita civile con percentuale pari o superiore al 50%, rilasciato dalla Commissione ASL-INPS.

              Il congedo per cure decurta ferie o permessi?

              No, i 30 giorni di congedo per cure sono autonomi e non decurtano ferie, permessi ROL o altri istituti contrattuali. Sono un diritto aggiuntivo e indipendente previsto per legge.

              Devo dimostrare di aver fatto effettivamente le cure?

              Si, e necessario presentare al datore di lavoro certificazione medica che attesti la necessita delle cure. Alcuni CCNL richiedono anche attestazioni di presenza (es. ricevute prenotazioni, certificati medici post-visita). Il datore puo richiedere verifiche.

              Il congedo per cure vale per la pensione?

              Si, i 30 giorni di congedo sono coperti da contribuzione figurativa INPS, quindi valgono ai fini del calcolo della pensione, dell’anzianita contributiva e del TFR. Sono considerati periodo effettivamente lavorato.


              Hai bisogno di assistenza per il riconoscimento invalidita o il congedo cure?

              Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con:

              • Domanda di invalidita civile INPS
              • Verifica requisiti per congedo cure
              • Redazione lettera di richiesta al datore
              • Assistenza pratiche previdenziali
              • Ricorsi per verbali negativi
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                ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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                paolino servidio
                03/09/2026
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                Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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                Lady
                01/09/2026
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                Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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                Giulia Guida
                25/08/2026
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                Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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                Paola Zilli
                07/08/2026
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                Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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                Jacqueline B.
                06/08/2026
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                Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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                Maura Masutto
                06/08/2026
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                Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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                Issam Elhefnawi
                31/07/2026
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                Molto gentile
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                Sibongile Moyana
                30/07/2026
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                Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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                Sabrina Cirina
                23/07/2026
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                Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

                Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro Fiscale

                Marzo 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-21 21:41:462026-05-31 16:21:14Congedo per Cure agli Invalidi dal 50%: Guida Completa ai 30 Giorni Senza Legge 104
                CAF

                Rimborsi Fiscali 2026: Guida Completa Passo dopo Passo

                Dichiarazione dei redditi 730

                Hai diritto a un rimborso fiscale ma non sai come ottenerlo? Questa guida completa passo dopo passo ti accompagnera in tutte le fasi della richiesta di rimborso fiscale 2026.

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                  CAF, CRIPTOVALUTE

                  Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa

                  Hai guadagnato con Crypto.com nel 2025 e adesso non sai come comportarti con il Fisco italiano? Sei nel posto giusto. La dichiarazione dei redditi per chi usa Crypto.com è diventata obbligatoria e sempre più controllata: dal 2026 è entrata…
                  Giugno 24, 2026
                  /
                  0 Commenti
                  https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 02:23:482026-06-28 00:18:04Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa
                  Dichiarazione dei redditi 730
                  CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

                  Spese mediche detraibili nel 730/2026: pagamento, documenti e regole

                  Nel modello 730/2026 (anno d'imposta 2025) le spese mediche rappresentano una delle voci di detrazione IRPEF più utilizzate dai contribuenti italiani. L'aliquota è del 19% sull'importo eccedente la franchigia di 129,11 euro, ma per beneficiarne…
                  Giugno 24, 2026
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                  0 Commenti
                  https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-24 00:23:482026-06-28 00:09:13Spese mediche detraibili nel 730/2026: pagamento, documenti e regole
                  detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia
                  CAF, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

                  Bonus Condizionatori 2026: Detrazione fino al 50% con e senza Ristrutturazione

                  Il bonus condizionatori 2026 permette di detrarre dal reddito IRPEF una quota significativa della spesa per l'acquisto e l'installazione di un impianto di climatizzazione. A seconda della situazione, si può accedere a: la detrazione…
                  Giugno 23, 2026
                  /
                  0 Commenti
                  https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/detrazioni-fiscali-per-ristrutturazione-edilizia.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 22:23:482026-06-28 00:09:16Bonus Condizionatori 2026: Detrazione fino al 50% con e senza Ristrutturazione
                  Pagina 57 di 248«‹5556575859›»

                  ECCELLENTE
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                  In base a 920 recensioni
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                  Alexandra Bala
                  04/09/2026
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                  ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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                  paolino servidio
                  03/09/2026
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                  Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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                  Lady
                  01/09/2026
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                  Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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                  Giulia Guida
                  25/08/2026
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                  Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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                  Paola Zilli
                  07/08/2026
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                  Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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                  Jacqueline B.
                  06/08/2026
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                  Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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                  Maura Masutto
                  06/08/2026
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                  Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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                  Issam Elhefnawi
                  31/07/2026
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                  Molto gentile
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                  Sibongile Moyana
                  30/07/2026
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                  Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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                  Sabrina Cirina
                  23/07/2026
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                  Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

                  Marzo 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
                  https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-21 20:41:462026-03-21 17:52:10Rimborsi Fiscali 2026: Guida Completa Passo dopo Passo
                  Pagina 48 di 75«‹4647484950›»

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