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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Bonus Renzi 2026: cos’è diventato oggi (guida al Trattamento integrativo)

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Cos’era il Bonus Renzi: gli 80 euro in busta paga
  2. Come si è trasformato il Bonus Renzi nel Trattamento integrativo
  3. Perché la gente cerca ancora il Bonus Renzi 2026
  4. Bonus Renzi 2026: importi e soglie di reddito aggiornate
  5. Chi beneficia oggi del Bonus Renzi 2026
  6. Come si riceve il Bonus Renzi 2026 in busta paga
  7. Tabella Bonus Renzi 2026: esempi per fasce di reddito
  8. La timeline: dagli 80 euro al Trattamento integrativo
  9. Errori comuni sul Bonus Renzi 2026 da evitare

Il Bonus Renzi 2026 è uno di quei nomi che, nonostante gli anni, resta ancora saldamente nel linguaggio comune degli italiani. Molti lavoratori dipendenti continuano a cercarlo online, chiedendosi se esista ancora e a quanto ammonta oggi. La verità è che il Bonus Renzi, così come lo abbiamo conosciuto nel 2014 con i famosi 80 euro in busta paga, non esiste più con quel nome. Si è trasformato, evoluto e ha cambiato ufficialmente denominazione. Oggi la misura si chiama Trattamento integrativo, vale fino a 1.200 euro all’anno e viene erogata direttamente in busta paga. In questa guida ti spieghiamo con parole semplici cos’era il Bonus Renzi 2026, come si è trasformato, chi ne beneficia oggi e quali sono le soglie di reddito aggiornate. Se hai dubbi o non ti è stato erogato correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a recuperarlo in dichiarazione dei redditi.

Cos’era il Bonus Renzi: gli 80 euro in busta paga

Per capire cosa sia il Bonus Renzi 2026, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Il cosiddetto Bonus Renzi nasce nel 2014, durante il governo guidato da Matteo Renzi, da cui prende il nome colloquiale. La misura fu introdotta con il Decreto Legge n. 66/2014, articolo 1, e prevedeva un credito di 80 euro al mese in busta paga per i lavoratori dipendenti con un reddito complessivo inferiore a 26.000 euro all’anno.

L’obiettivo era chiaro: aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori con redditi medio-bassi, mettendo qualche euro in più direttamente nel loro stipendio mensile. Non si trattava di un rimborso da richiedere, ma di un credito d’imposta erogato automaticamente dal datore di lavoro. In parole semplici, un credito d’imposta è una somma che lo Stato riconosce al cittadino riducendo le tasse che deve pagare, o versandogliela direttamente.

Gli ex bonus 80 euro in busta paga divennero rapidamente popolarissimi, tanto che il nome “Bonus Renzi” entrò nel linguaggio quotidiano. Ancora oggi, chi cerca il Bonus Renzi 2026 pensa spesso a quei famosi 80 euro mensili.

Come si è trasformato il Bonus Renzi nel Trattamento integrativo

Il grande cambiamento arriva nel 2020. Con la Legge di Bilancio 2020 e il Decreto Legge n. 3/2020, il vecchio Bonus Renzi viene sostituito da una nuova misura chiamata Trattamento integrativo. Non è solo un cambio di nome: cambiano anche l’importo e le regole.

Con la riforma, il beneficio sale da 80 a 100 euro al mese, per un totale di 1.200 euro all’anno. La soglia di reddito viene innalzata a 28.000 euro. Nasce così quello che oggi molti chiamano ancora ex bonus 100 euro dipendenti, o più tecnicamente Trattamento integrativo.

Una novità importante riguarda il cosiddetto requisito di capienza IRPEF. Cosa significa? In pratica, per avere diritto al beneficio, l’imposta lorda che il lavoratore deve pagare (l’IRPEF) deve essere superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che gli spettano. L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, cioè la tassa principale che paghiamo sui nostri guadagni. Se le detrazioni azzerano completamente l’imposta, il diritto al Trattamento integrativo potrebbe venire meno o ridursi. Per approfondire tutti i dettagli operativi della misura attuale, ti consigliamo di leggere la nostra guida dedicata al Trattamento integrativo 2026.

Perché la gente cerca ancora il Bonus Renzi 2026

Se il Bonus Renzi è stato ufficialmente sostituito dal Trattamento integrativo già dal 2020, perché milioni di persone cercano ancora online il Bonus Renzi 2026? La risposta sta nella forza dell’abitudine linguistica.

Il nome “Bonus Renzi” è diventato un termine legacy, cioè un’espressione ereditata dal passato che continua a sopravvivere anche quando la realtà è cambiata. È un fenomeno comune: la gente usa il nome che ha imparato per primo, quello più semplice e immediato, anche se non è più tecnicamente corretto.

È un po’ come chi continua a chiamare la SIAE “il bollino” o il codice fiscale “il tesserino”. Il Bonus Renzi 2026 è di fatto l’ex bonus renzi trattamento integrativo: lo stesso spirito della misura, con requisiti aggiornati. Chi cerca “Bonus Renzi” e chi cerca “Trattamento integrativo” cercano quindi la stessa cosa. Ecco perché è importante fare chiarezza: sapere che si tratta della medesima agevolazione ti aiuta a non farti confondere e a capire davvero a cosa hai diritto.

Bonus Renzi 2026: importi e soglie di reddito aggiornate

Veniamo alla domanda più importante: quanto vale il Bonus Renzi 2026, cioè il Trattamento integrativo, e con quali soglie di reddito? Nel 2026 le regole prevedono tre fasce di reddito ben distinte, come confermato dalle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Ecco come funziona nel dettaglio:

  • Reddito fino a 15.000 euro: spetta il Trattamento integrativo pieno, pari a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese), a condizione che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente.
  • Reddito tra 15.000 e 28.000 euro: il beneficio spetta in misura ridotta. L’importo è pari alla differenza tra le detrazioni fiscali spettanti e l’imposta IRPEF lorda, entro il limite massimo di 1.200 euro annui.
  • Reddito superiore a 28.000 euro: non spetta alcun Trattamento integrativo.

La fascia intermedia, quella tra 15.000 e 28.000 euro, è la più complessa da calcolare. In questa situazione il beneficio non è fisso, ma dipende dall’incrocio tra le detrazioni a cui hai diritto e l’imposta che devi versare. Proprio per questa complessità, molti lavoratori si rivolgono al CAF Centro Fiscale di Udine per verificare l’importo esatto che spetta loro. Ti ricordiamo che tutti gli importi indicati fanno riferimento alla disciplina vigente confermata per il Bonus Renzi 2026.

Chi beneficia oggi del Bonus Renzi 2026

Un punto fondamentale da chiarire riguarda i beneficiari. Il Bonus Renzi 2026, cioè il Trattamento integrativo, è riservato esclusivamente a una categoria precisa di contribuenti: i lavoratori dipendenti e i soggetti a essi assimilati (come alcune collaborazioni).

È altrettanto importante sapere chi NON ne ha diritto:

  • I pensionati non possono ricevere il Trattamento integrativo, perché la pensione non è considerata reddito da lavoro dipendente ai fini di questa agevolazione.
  • I lavoratori autonomi con partita IVA non rientrano tra i beneficiari.
  • I forfettari (chi aderisce al regime forfettario) sono esclusi, perché il loro reddito è tassato con imposta sostitutiva e non con l’IRPEF ordinaria.

Quindi, se sei un dipendente con reddito nella fascia giusta, il Bonus Renzi 2026 ti spetta. Se invece sei un pensionato o un autonomo, purtroppo questa specifica misura non fa per te. Esistono però altre agevolazioni dedicate alle famiglie, come l’Assegno Unico 2026, di cui possono beneficiare anche i lavoratori autonomi. Per capire esattamente a cosa hai diritto in base alla tua situazione, il CAF Centro Fiscale a Udine è a tua disposizione.

Come si riceve il Bonus Renzi 2026 in busta paga

Una delle domande più frequenti riguarda le modalità di erogazione: come si riceve concretamente il Bonus Renzi 2026? La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non devi fare nulla.

Il Trattamento integrativo viene infatti erogato automaticamente dal tuo datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta. Un sostituto d’imposta è chi, per conto dello Stato, trattiene ed eroga somme legate alle tasse: nel caso del datore di lavoro, calcola e versa il beneficio direttamente nella tua busta paga mensile, insieme allo stipendio.

In pratica, ogni mese trovi il tuo ex bonus 100 euro dipendenti già accreditato, senza dover presentare alcuna domanda. Tuttavia, può capitare che l’erogazione non avvenga correttamente durante l’anno: ad esempio se hai cambiato lavoro, se il datore non ha applicato bene i calcoli, o se hai avuto redditi da più fonti. In questi casi, il Bonus Renzi 2026 può essere recuperato in sede di dichiarazione dei redditi con il modello 730. Il conguaglio permette di riottenere quanto ti spettava e non ti è stato versato.

Tabella Bonus Renzi 2026: esempi per fasce di reddito

Per rendere più concreto il funzionamento del Bonus Renzi 2026, vediamo alcuni esempi pratici in base al reddito. Ricorda che nella fascia tra 15.000 e 28.000 euro l’importo dipende dal rapporto tra detrazioni e imposta lorda, quindi i valori riportati sono indicativi e vanno verificati caso per caso.

Reddito annuoTrattamento integrativo spettanteNote
14.000 euro1.200 euro (pieno)Spetta l’importo intero se c’è capienza IRPEF
20.000 euroImporto ridottoPari alla differenza tra detrazioni e IRPEF lorda
25.000 euroImporto ridottoGeneralmente inferiore, va calcolato individualmente
28.000 euroFino a 0 euroSoglia limite: oltre non spetta nulla

Come vedi, il Bonus Renzi 2026 premia soprattutto i redditi più bassi con l’importo pieno di 1.200 euro. Man mano che il reddito sale verso i 28.000 euro, il beneficio si riduce progressivamente fino ad azzerarsi. La storia del bonus renzi 1200 euro mostra proprio questa logica: sostenere chi ha redditi medio-bassi. Per un calcolo preciso della tua fascia intermedia, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine, che verificano detrazioni e capienza IRPEF nel dettaglio.

La timeline: dagli 80 euro al Trattamento integrativo

Facciamo ora un riepilogo storico completo, in forma di timeline, per capire l’evoluzione del Bonus Renzi 2026 nel corso degli anni. È utile per orientarsi tra i vari nomi e importi che si sono succeduti.

  • 2014 – Nascita del Bonus Renzi: con il Decreto Legge n. 66/2014 arrivano gli 80 euro al mese in busta paga per redditi sotto i 26.000 euro. È l’era degli ex bonus 80 euro busta paga.
  • 2020 – Trasformazione: la Legge di Bilancio 2020 e il DL n. 3/2020 sostituiscono il vecchio bonus con il Trattamento integrativo. L’importo sale a 100 euro al mese (1.200 euro annui) e la soglia a 28.000 euro.
  • 2022 – Revisione soglie: con la riforma IRPEF vengono ridefinite le fasce, introducendo il meccanismo attuale con la soglia dei 15.000 euro per l’importo pieno.
  • 2026 – Situazione attuale: il Trattamento integrativo resta in vigore con importo massimo di 1.200 euro annui e le tre fasce di reddito che abbiamo visto.

Come si nota, il Bonus Renzi 2026 è il frutto di un percorso di oltre dieci anni. Il nome popolare è rimasto, ma la sostanza si è evoluta. Conoscere questa storia del bonus renzi 1200 euro aiuta a non confondersi tra vecchi e nuovi importi.

Errori comuni sul Bonus Renzi 2026 da evitare

Attorno al Bonus Renzi 2026 circolano ancora molti equivoci. Vediamo gli errori più diffusi, così da evitarli.

Il più frequente è pensare che il Bonus Renzi sia ancora una misura da richiedere separatamente. Molti cercano moduli, portali o domande da compilare, convinti di dover fare una richiesta. In realtà, come abbiamo visto, oggi il Trattamento integrativo è automatico: viene erogato direttamente in busta paga dal sostituto d’imposta, senza alcuna domanda.

Un altro errore comune è credere che spetti a tutti i lavoratori, indipendentemente dal reddito. Non è così: superata la soglia dei 28.000 euro, il beneficio non spetta più. Allo stesso modo, molti pensionati e autonomi si aspettano di riceverlo, ma sono esclusi.

Infine, c’è chi non verifica mai la busta paga e non si accorge che il Bonus Renzi 2026 non gli è stato erogato correttamente. In quel caso si rischia di perdere somme che spettano di diritto. La soluzione è controllare in sede di dichiarazione dei redditi ed eventualmente recuperare l’importo. Il CAF Centro Fiscale a Udine effettua proprio questa verifica per te.

Conclusione

Il Bonus Renzi 2026 non è scomparso: si è semplicemente evoluto nel Trattamento integrativo, mantenendo l’obiettivo di sostenere i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Abbiamo visto come dagli 80 euro del 2014 si sia passati agli attuali 1.200 euro annui, con soglie di reddito precise e il requisito di capienza IRPEF. Conoscere questa evoluzione ti permette di capire davvero a cosa hai diritto e di non farti confondere dai nomi legacy. Se hai il dubbio che il Bonus Renzi 2026 non ti sia stato erogato correttamente, o se rientri nella complessa fascia tra 15.000 e 28.000 euro e vuoi conoscere l’importo esatto, non lasciare nulla al caso.

Hai bisogno di assistenza per il recupero del Trattamento integrativo o per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) che online in tutta Italia. Puoi prenotare un appuntamento o contattarci al 0432 1638640, oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti verificano la tua busta paga, calcolano l’importo spettante e recuperano le somme non erogate direttamente nel tuo 730.

Domande Frequenti sul Bonus Renzi 2026

Il Bonus Renzi esiste ancora nel 2026?

Sì, ma non con quel nome. Il Bonus Renzi 2026 esiste sotto la denominazione ufficiale di Trattamento integrativo. La sostanza è la stessa (un beneficio in busta paga per i dipendenti), ma importo e soglie sono stati aggiornati: oggi vale fino a 1.200 euro annui per redditi entro i 28.000 euro.

Gli autonomi possono avere il Bonus Renzi 2026?

No. Il Bonus Renzi 2026 (Trattamento integrativo) è riservato ai lavoratori dipendenti e assimilati. I lavoratori autonomi con partita IVA e i forfettari sono esclusi, perché il loro reddito non è tassato con l’IRPEF ordinaria richiesta dalla misura.

I pensionati hanno diritto al Bonus Renzi 2026?

No. I pensionati non possono ricevere il Trattamento integrativo, perché la pensione non è considerata reddito da lavoro dipendente ai fini di questa specifica agevolazione. Esistono però altre misure dedicate ai pensionati che il CAF Centro Fiscale può illustrarti.

Un dipendente che ha anche partita IVA può ricevere il Bonus Renzi 2026?

Sì, è possibile. Se il rapporto di lavoro dipendente è quello prevalente e il reddito da lavoro dipendente rientra nelle soglie previste, il Bonus Renzi 2026 può spettare. Ogni situazione va però valutata singolarmente: gli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine verificano il tuo caso specifico.

Quanto vale il Bonus Renzi 2026?

Il Trattamento integrativo vale fino a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese) per i redditi fino a 15.000 euro con capienza IRPEF. Tra 15.000 e 28.000 euro l’importo è ridotto e va calcolato individualmente. Oltre i 28.000 euro non spetta nulla.

Come recupero il Bonus Renzi 2026 se non l’ho ricevuto in busta paga?

Se il Trattamento integrativo non ti è stato erogato correttamente durante l’anno, puoi recuperarlo tramite conguaglio nel modello 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa della verifica e del recupero delle somme che ti spettano.


Richiedi Assistenza per il Bonus Renzi 2026 (Trattamento Integrativo)

Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la tua busta paga, calcola l’importo spettante del Trattamento integrativo e ti aiuta a recuperarlo in dichiarazione dei redditi se non ti e stato erogato correttamente.

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    04/09/2026
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    Lady
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    Giulia Guida
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    Paola Zilli
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    Jacqueline B.
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    Maura Masutto
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    Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Come compilare i righi E71 e E72 del 730/2026: guida pratica alla detrazione affitto

    Dichiarazione dei redditi 730

    Sapere di avere diritto alla detrazione affitto è una cosa; sapere come compilare rigo E71 730 senza sbagliare colonne, codici e giorni è tutta un’altra questione. Ogni anno moltissimi contribuenti perdono il beneficio o ricevono lettere di controllo dall’Agenzia delle Entrate proprio per errori materiali nella compilazione dei righi E71 ed E72 del quadro E. In questa guida operativa vediamo passo passo come compilare rigo E71 730 colonna per colonna, quali sono i codici corretti da utilizzare, con esempi pratici numerici per canone libero, canone concordato, giovani under 31 e lavoratori dipendenti trasferiti. Se invece cerchi la panoramica generale su chi ha diritto all’agevolazione, importi e categorie beneficiarie, trovi tutto nel nostro approfondimento sul bonus affitto 2026, requisiti e come ottenerla nel 730.

    Indice dei contenuti

    1. Rigo E71 e E72: quando servono e come sceglierli
    2. Rigo E71: struttura del rigo colonna per colonna
    3. I codici del rigo E71: 1, 2 e 4
    4. Esempio pratico 1: giovane 25 anni con contratto libero
    5. Esempio pratico 2: canone concordato con due conviventi
    6. Rigo E72: lavoratori dipendenti trasferiti
    7. Esempio pratico 3: lavoratore trasferito da Udine a Milano
    8. Errori tipici che l’Agenzia contesta
    9. FAQ sulla compilazione dei righi E71 ed E72
    10. Perché conviene l’assistenza del CAF

    Rigo E71 e E72: quando servono e come sceglierli

    Il rigo E71 e il rigo E72 si trovano nella sezione V del quadro E del 730/2026 e servono a indicare la detrazione per canoni di locazione dell’abitazione principale. La distinzione operativa è netta: nel rigo E71 vanno indicate le detrazioni ordinarie legate alla tipologia di contratto (canone libero, canone concordato, giovani under 31), mentre nel rigo E72 confluisce esclusivamente la detrazione per lavoratori dipendenti trasferiti per motivi di lavoro in una regione diversa.

    Prima di iniziare la compilazione è importante capire in quale fattispecie ricadi. Per una panoramica dettagliata su chi ne ha diritto, importi previsti per ciascuna categoria e requisiti generali, ti rimandiamo al nostro articolo dedicato al bonus affitto 2026: detrazione canone locazione, requisiti e come ottenerla nel 730. In questa guida ci concentriamo esclusivamente sulla compilazione rigo E71 730 2026 e sul rigo E72: colonne, codici, giorni ed esempi numerici. Se invece cerchi la guida generale a tutte le voci detraibili, consulta il pillar sul quadro E del 730 e le spese detraibili.

    Rigo E71: struttura del rigo colonna per colonna

    Prima di parlare di codici, chiariamo la struttura fisica del rigo E71. Chi compila il 730 in autonomia inciampa spesso proprio qui: sbagliare una colonna può azzerare la detrazione. Il rigo E71 è organizzato in colonne, ciascuna con una funzione precisa che va rispettata alla lettera.

    • Colonna 1 (Tipologia): qui va inserito il codice numerico che identifica la tipologia di contratto e la relativa detrazione. I codici ammessi nel rigo E71 sono 1, 2 e 4 (li vediamo nel dettaglio nel paragrafo successivo)
    • Colonna 2 (Numero di giorni): i giorni dell’anno durante i quali l’immobile è stato adibito ad abitazione principale. Se il contratto ha coperto tutto l’anno, si indica 365; se hai cambiato casa a metà anno, indica solo i giorni effettivi
    • Colonna 3 (Percentuale): la percentuale di spettanza della detrazione. Se sei l’unico intestatario del contratto la percentuale è 100; se il contratto è cointestato al 50% con un convivente, ciascuno indica 50

    La colonna 4 del rigo E71, presente per alcune tipologie, accoglie il canone annuo effettivamente pagato ed è utilizzata dal sistema per calcolare in automatico l’importo della detrazione, in particolare per la fattispecie giovani (codice 4). È fondamentale usare la stessa cifra riportata sul contratto di locazione registrato, per evitare disallineamenti con la banca dati dell’Agenzia delle Entrate.

    I codici del rigo E71: 1, 2 e 4

    Nella colonna 1 del rigo E71 vanno indicati solo tre codici, corrispondenti alle tre fattispecie previste per l’abitazione principale. È un errore comune inserire il codice sbagliato pensando che valga anche per altre situazioni: attenzione perché la detrazione studenti fuori sede NON si compila nel rigo E71, ma nei righi E8-E10 con codice 18.

    • Codice 1: detrazione per inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale con contratto a canone libero (Legge 431/1998)
    • Codice 2: detrazione per inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale con contratto a canone concordato (importi maggiorati)
    • Codice 4: detrazione giovani tra 20 e 31 anni per un immobile diverso da quello dei genitori adibito ad abitazione principale

    Sui codici rigo E71 730 è utile ricordare due regole non scritte ma decisive. Prima: i codici non sono cumulabili nello stesso periodo, quindi non puoi indicare per gli stessi giorni sia il codice 1 sia il codice 4. Se hai avuto un cambio di situazione durante l’anno (per esempio hai firmato un nuovo contratto da giovane a marzo dopo aver avuto un canone libero fino a febbraio) devi utilizzare due righi distinti, ciascuno con il proprio codice e i propri giorni. Seconda regola: il codice 4 giovani spetta per quattro anni consecutivi dalla stipula del contratto, mentre codice 1 e 2 non hanno limite temporale.

    Esempio pratico 1: giovane 25 anni con contratto libero

    Vediamo un caso concreto di esempio compilazione E71 canone concordato e libero. Immagina Luca, 25 anni, che ha firmato un contratto di locazione a canone libero per la propria abitazione principale il 1° gennaio 2025. Il canone annuo è di 6.000 euro, contratto intestato solo a lui, ha vissuto nell’immobile tutto l’anno. Rientra nella fattispecie giovani (codice 4).

    • Colonna 1 (Tipologia): 4
    • Colonna 2 (Giorni): 365
    • Colonna 3 (Percentuale): 100
    • Colonna 4 (Canone): 6.000

    Il sistema calcola in automatico il 20% del canone (1.200 euro) e verifica che rientri tra il minimo garantito di 991,60 euro e il massimo di 2.000 euro. In questo caso Luca ottiene una detrazione di 1.200 euro, sempre che il reddito complessivo non superi i 15.493,71 euro (limite per il codice 4). Nota bene: se Luca avesse indicato per errore il codice 1 (canone libero senza limiti di età), avrebbe ottenuto solo 300 euro invece di 1.200. La scelta del codice giusto vale quasi 900 euro in questo caso.

    Esempio pratico 2: canone concordato con due conviventi

    Il secondo caso riguarda un contratto cointestato, una delle situazioni in cui gli errori sono più frequenti. Anna e Sara condividono un appartamento a canone concordato per tutto il 2025, contratto intestato a entrambe al 50%. Anna deve compilare il proprio 730 così, indicando la sua quota di spettanza:

    • Colonna 1 (Tipologia): 2 (canone concordato)
    • Colonna 2 (Giorni): 365
    • Colonna 3 (Percentuale): 50

    La detrazione base per canone concordato (codice 2) sotto la soglia di reddito di 15.493,71 euro è di 495,80 euro. Applicando la percentuale del 50% di spettanza inserita in colonna 3, Anna otterrà metà della detrazione: 247,90 euro. Sara compilerà il proprio 730 con gli stessi valori (percentuale 50%) ottenendo anch’ella 247,90 euro. Errore tipico da evitare: inserire il 100% pensando "vale per l’intero contratto" – si perde la detraz primo controllo.

    Rigo E72: lavoratori dipendenti trasferiti

    Il rigo E72 730 lavoratori trasferiti ha una struttura simile al rigo E71 ma senza il campo tipologia in colonna 1: qui la fattispecie è una sola. Chi lo compila? Solo i lavoratori dipendenti (non gli autonomi né i pensionati) che hanno trasferito la residenza nel comune di lavoro o in un comune limitrofo, distante almeno 100 km dal precedente e in una regione diversa, nei tre anni precedenti la richiesta della detrazione.

    Le colonne del rigo E72 da compilare sono:

    • Colonna 1 (Numero di giorni): giorni durante i quali l’immobile è stato adibito ad abitazione principale nell’anno di riferimento
    • Colonna 2 (Percentuale): percentuale di spettanza (100 se unico intestatario, altrimenti la quota di competenza)

    A differenza del rigo E71, nel rigo E72 non serve indicare il canone annuo perché la detrazione è forfettaria (991,60 euro o 495,80 euro a seconda della fascia di reddito) e il sistema la calcola automaticamente in base ai giorni e alla percentuale inseriti. Importante: la detrazione spetta solo per i primi tre anni dal trasferimento della residenza, quindi tieni traccia della data esatta perché oltre quel termine il beneficio decade.

    Esempio pratico 3: lavoratore trasferito da Udine a Milano

    Marco è un dipendente trasferito da Udine a Milano il 15 marzo 2025 per un nuovo incarico. Ha immediatamente trasferito la residenza a Milano e firmato un contratto di locazione per la sua abitazione principale. Reddito complessivo 2025: 14.000 euro. Compila il rigo E72 così:

    • Colonna 1 (Giorni): 292 (dal 15 marzo al 31 dicembre)
    • Colonna 2 (Percentuale): 100

    Il sistema calcola la detrazione forfettaria proporzionata ai giorni: (991,60 / 365) x 292 = circa 793 euro di detrazione. Se Marco avesse vissuto nell’appartamento per l’intero anno (365 giorni) avrebbe ottenuto l’intera detrazione di 991,60 euro. Attenzione: se il reddito complessivo di Marco fosse stato tra 15.493,71 e 30.987,41 euro, la detrazione forfettaria base sarebbe stata 495,80 euro (non 991,60), sempre da proporzionare ai giorni effettivi.

    Errori tipici che l’Agenzia contesta

    Analizzando le contestazioni più frequenti nelle lettere di compliance ricevute dai contribuenti, gli errori compilazione rigo E71 più comuni riguardano cinque situazioni ben identificabili. Se li conosci in anticipo, li eviti a monte.

    • Percentuale di spettanza sbagliata: inserire 100 in colonna 3 quando il contratto è cointestato è l’errore più frequente. La percentuale deve riflettere la quota effettiva di canone versato dal singolo contribuente
    • Codice errato: usare il codice 1 (canone libero) invece del codice 4 (giovani) fa perdere fino a 900 euro di detrazione per chi ha meno di 31 anni
    • Cumulo con altre detrazioni: indicare più codici sullo stesso rigo o cumulare rigo E71 e E72 per gli stessi giorni genera segnalazione automatica
    • Giorni eccedenti: superare i 365 giorni sommando due righi (per esempio 200 + 200 = 400) è incompatibile con il sistema
    • Codice 4 oltre i 31 anni compiuti: la fattispecie giovani decade nell’anno in cui si compiono i 31 anni, salvo il periodo residuo dei quattro anni dalla stipula

    Ricevere una lettera di compliance non è automaticamente una sanzione, ma richiede una risposta tempestiva con documentazione: contratto registrato, ricevute di pagamento, autocertificazione di abitazione principale. Se la risposta non è adeguata, l’Agenzia procede al recupero della detrazione con interessi e sanzioni.

    FAQ sulla compilazione dei righi E71 ed E72

    Posso compilare sia il rigo E71 sia il rigo E72 nello stesso 730?
    Sì, ma non per gli stessi giorni. Per esempio se sei un lavoratore trasferito e hai cambiato tipo di contratto durante l’anno, puoi indicare i giorni del primo contratto in E71 e quelli del secondo in E72, ma la somma dei giorni non può superare 365.

    Il codice 3 esiste nel rigo E71 del 730/2026?
    No. I codici ammessi nel rigo E71 sono solo 1, 2 e 4. Il codice 3 non è previsto per la sezione V del quadro E. Attenzione a non confondere con altri righi della dichiarazione dove il codice 3 può comparire con significato completamente diverso.

    Cosa metto in colonna 2 se ho cambiato casa a metà anno?
    Vanno indicati solo i giorni effettivi in cui ciascuna abitazione è stata la tua principale. Ogni contratto va su un rigo separato con il proprio codice e i propri giorni.

    Come si compila il rigo per uno studente universitario fuori sede?
    La detrazione studenti universitari fuori sede NON va nel rigo E71 né nel rigo E72, ma nei righi E8-E10 con il codice 18. È un errore comune ma bloccante ai fini del calcolo.

    Il canone in colonna 4 va indicato al lordo o al netto della cedolare secca?
    Va indicato l’importo del canone pattuito nel contratto, indipendentemente dal regime fiscale scelto dal proprietario. Il sistema calcola la detrazione sulla base della cifra dichiarata.

    Perché conviene l’assistenza del CAF

    Come hai visto, sapere come compilare rigo E71 730 richiede attenzione a codici, colonne, giorni, percentuali e limiti di reddito, con differenze anche significative in base alla tipologia di contratto e all’età del contribuente. Un errore che sembra piccolo (una percentuale sbagliata, un codice invertito) può azzerare centinaia di euro di detrazione o innescare una lettera di controllo dell’Agenzia delle Entrate.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine segue ogni anno centinaia di contribuenti nella compilazione del 730, verificando riga per riga la corretta indicazione dei codici e delle percentuali per canoni di locazione. Rivolgersi al CAF significa avere la certezza che il beneficio spettante sia calcolato per intero e correttamente documentato, senza rischi in caso di controlli successivi.

    Hai bisogno di assistenza per la compilazione dei righi E71 e E72 del 730/2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Puoi prenotare un appuntamento dalla pagina contatti oppure chiamarci al 0432 1638640 o scriverci su WhatsApp al 366 6018121.

    Luglio 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-07 13:00:002026-07-07 10:20:37Come compilare i righi E71 e E72 del 730/2026: guida pratica alla detrazione affitto
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Come compilare il quadro E del 730 nel 2026: guida spese detraibili

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il quadro E 730 spese detraibili è la sezione più consultata di tutta la dichiarazione dei redditi, perché è lì che si scaricano le spese che riducono l’IRPEF da pagare o aumentano il rimborso. Nel modello 730/2026 il quadro E è composto da 6 sezioni e da decine di righi, ognuno con regole precise: sbagliare un rigo o un codice significa perdere la detrazione o ricevere una lettera di controllo dall’Agenzia delle Entrate.

    In questa guida vediamo come compilare il quadro E 730 spese detraibili senza errori: quali spese detraibili 730 elenco vanno in ogni sezione, quali codici usare nei righi E8-E10, come gestire ristrutturazioni, Superbonus, Ecobonus e detrazioni per canoni di locazione. Alla fine trovi la sezione dedicata agli errori più comuni e le FAQ. Se preferisci affidarti a un professionista, il CAF Centro Fiscale a Udine compila il quadro E per te, garantendo la correttezza di ogni rigo.

    Indice dei contenuti

    1. Quadro E del 730: le 6 sezioni e a cosa servono
    2. Sezione I: detrazioni 19%/26% e i righi E1-E7 principali
    3. Sezione I: righi E8-E10 con i codici spesa più comuni
    4. Sezione II: oneri deducibili (E21-E32)
    5. Sezione III A: ristrutturazioni, Sismabonus, Superbonus (E41-E43)
    6. Sezione III C e IV: detrazioni 50-110% (E56-E59) e Ecobonus (E61-E62)
    7. Sezione V: detrazioni per canoni di locazione (E71-E72)
    8. Errori comuni da evitare
    9. Domande frequenti sul quadro E
    10. Consulenza CAF per la compilazione

    Quadro E del 730: le 6 sezioni e a cosa servono

    Il quadro E 730 spese detraibili raccoglie tutti gli oneri che riducono l’imposta o il reddito imponibile. È diviso in 6 sezioni, ciascuna con una logica precisa: alcune spese fanno abbassare l’IRPEF (detrazioni), altre riducono direttamente il reddito su cui si calcola l’imposta (deduzioni). Sapere in quale sezione va inserita ogni spesa è il primo passo per compilare correttamente il modello 730/2026.

    • Sezione I — Spese per le quali spetta la detrazione al 19% o 26% (righi E1-E10)
    • Sezione II — Oneri deducibili dal reddito complessivo (righi E21-E32)
    • Sezione III A — Spese per interventi di recupero patrimonio edilizio, Sismabonus e Superbonus (righi E41-E43)
    • Sezione III B — Dati catastali degli immobili oggetto degli interventi
    • Sezione III C — Altre detrazioni sui redditi al 50-110% (righi E56-E59)
    • Sezione IV — Spese per interventi di risparmio energetico Ecobonus (righi E61-E62)
    • Sezione V — Detrazioni per canoni di locazione (righi E71-E72)
    • Sezione VI — Altri dati residuali (rigo E83 e simili)

    Attenzione: la differenza tra detrazione e deduzione è fondamentale. La detrazione (Sezioni I, III, IV, V) riduce l’imposta lorda di una percentuale della spesa; la deduzione (Sezione II) abbassa invece il reddito imponibile, quindi il risparmio dipende dall’aliquota IRPEF applicata. Nei prossimi paragrafi analizziamo sezione per sezione i righi quadro E 730 più utilizzati.

    Sezione I: detrazioni 19%/26% e i righi E1-E7 principali

    La Sezione I del quadro E 730 spese detraibili è la più utilizzata dai contribuenti italiani, perché contiene le spese detraibili al 19% (in alcuni casi al 26%). I righi da E1 a E7 hanno un’etichetta specifica per ogni tipologia di spesa, mentre i righi E8-E10 sono generici e richiedono un codice numerico.

    • Rigo E1 — Spese sanitarie proprie e per familiari a carico (visite, farmaci, ticket, cure specialistiche). Detrazione 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro
    • Rigo E2 — Spese sanitarie sostenute per familiari non fiscalmente a carico affetti da patologie esenti
    • Rigo E3 — Spese sanitarie per portatori di handicap (mezzi ausiliari, sussidi tecnici)
    • Rigo E4 — Spese per acquisto di veicoli destinati a persone con disabilità
    • Rigo E5 — Spese per l’acquisto di cani guida per non vedenti
    • Rigo E6 — Spese sanitarie rateizzate negli anni precedenti (importo superiore a 15.493,71 euro)
    • Rigo E7 — Interessi passivi sul mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale

    Un esempio pratico: Marco ha speso 800 euro tra farmaci e visite specialistiche. Nel rigo E1 indica 800 euro. Il sistema calcola la detrazione sui 670,89 euro eccedenti la franchigia (800 – 129,11), riconoscendo un beneficio del 19%, pari a circa 127 euro di risparmio IRPEF. È essenziale conservare tutti gli scontrini parlanti e le ricevute per almeno 5 anni, in caso di controlli. Per la gestione delle spese sanitarie familiari è utile il servizio dedicato del CAF Centro Fiscale di Udine.

    Sezione I: righi E8-E10 con i codici spesa più comuni

    I righi E8, E9 ed E10 del quadro E 730 spese detraibili raccolgono tutte le altre spese detraibili al 19% (o 26% per alcune erogazioni liberali) che non hanno un rigo dedicato. Per ciascuna spesa va indicato un codice numerico nella colonna di sinistra e l’importo in quella di destra. Il codice identifica il tipo di spesa: sbagliarlo significa perdere la detrazione.

    • Codice 12 — Spese di istruzione per la frequenza di scuole dell’infanzia, primaria e secondaria
    • Codice 13 — Spese universitarie (tasse, corsi di laurea, master statali e non statali entro limiti)
    • Codice 14 — Spese funebri sostenute per la morte di familiari (max 1.550 euro per decesso)
    • Codice 15 — Spese per addetti all’assistenza personale (badanti) di persone non autosufficienti
    • Codice 16 — Spese per attività sportive praticate da ragazzi tra i 5 e i 18 anni
    • Codice 17 — Compensi di intermediazione immobiliare per l’acquisto dell’abitazione principale
    • Codice 35 — Erogazioni liberali a favore di ONLUS ed enti del terzo settore
    • Codice 36 — Erogazioni ad associazioni sportive dilettantistiche

    L’elenco completo dei codici (dal 12 al 99, con salti) è riportato nelle istruzioni ufficiali del modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate. Ogni codice ha limiti di importo e requisiti specifici: ad esempio le spese universitarie non statali hanno tetti annui differenziati per area disciplinare e regione. Per non sbagliare, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine.

    Un caso particolare che rientra tra i codici della Sezione I riguarda le famiglie con figli con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento): le spese per strumenti compensativi, sussidi tecnici e informatici e doposcuola specialistico hanno un codice dedicato e regole proprie. Per un approfondimento verticale su questa voce di spesa, consulta la nostra guida Spese Detraibili DSA 2026: guida completa per le famiglie con figli con Disturbi dell’Apprendimento.

    Sezione II: oneri deducibili (E21-E32)

    La Sezione II del quadro E 730 spese detraibili raccoglie gli oneri deducibili, cioè le spese che si sottraggono direttamente dal reddito complessivo prima del calcolo dell’IRPEF. Il vantaggio è proporzionale all’aliquota marginale: chi ha un’aliquota IRPEF alta risparmia di più. I righi vanno da E21 a E32.

    • Rigo E21 — Contributi previdenziali e assistenziali obbligatori (es. contributi INPS, gestione separata, casse professionali)
    • Rigo E22 — Assegno periodico corrisposto al coniuge separato o divorziato (esclusa la quota per i figli)
    • Rigo E23 — Contributi per addetti ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) nel limite annuo
    • Rigo E26 — Altri oneri deducibili con codici specifici (rendite, assegni alimentari, contributi consorzi)
    • Rigo E27 — Contributi versati ai fondi pensione integrativi (deducibili fino a 5.164,57 euro annui)

    Un caso frequente: Lucia ha una colf regolarmente contrattualizzata e ha versato 900 euro di contributi INPS a suo carico. Indica l’importo nel rigo E23 e ottiene la deduzione entro il limite di 1.549,37 euro annui. Se ha un’aliquota IRPEF del 35%, risparmia circa 315 euro. Ricorda: gli oneri deducibili vanno documentati con ricevute, F24 o bollettini nominativi.

    Sezione III A: ristrutturazioni, Sismabonus, Superbonus (E41-E43)

    La Sezione III A del quadro E è dedicata ai lavori edilizi agevolati. I righi E41-E43 ospitano gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (bonus ristrutturazioni), gli interventi Sismabonus e le spese ammesse al Superbonus. Per ogni intervento vanno indicati anno, importo totale, quota annuale e dati catastali dell’immobile (che si inseriscono poi nella Sezione III B).

    • Bonus ristrutturazioni — Detrazione del 50% per interventi su abitazione principale (nel 2026 aliquota confermata solo per prima casa; altri immobili al 36%)
    • Sismabonus — Detrazioni variabili in base alla riduzione della classe di rischio sismico
    • Superbonus — Aliquota residua per interventi ammessi nei limiti previsti dalla normativa vigente

    Le detrazioni edilizie si ripartiscono in 10 rate annuali di pari importo. Ogni anno va indicato l’importo della quota di competenza, non l’intero costo dei lavori. Nella Sezione III B vanno riportati i dati catastali dell’immobile (foglio, particella, subalterno, comune) sui quali sono stati eseguiti gli interventi: senza questi dati la detrazione può essere disconosciuta.

    Sezione III C e IV: detrazioni 50-110% (E56-E59) e Ecobonus (E61-E62)

    La Sezione III C del quadro E 730 spese detraibili ospita le altre detrazioni sui redditi derivanti da interventi edilizi speciali, con aliquote variabili dal 50% al 110%. I righi principali sono E56-E59, dedicati a specifiche misure agevolative.

    • Rigo E57 — Bonus mobili ed elettrodomestici per l’arredo di immobili ristrutturati (aliquota e limiti annuali definiti dalla legge di bilancio vigente)
    • Righi E56-E59 — Detrazioni per colonnine di ricarica veicoli elettrici e altre misure agevolative con aliquote 50-110%

    La Sezione IV è invece dedicata all’Ecobonus, cioè agli interventi di risparmio energetico qualificato. I righi E61-E62 ospitano spese per coibentazione, sostituzione infissi, caldaie a condensazione, pompe di calore, pannelli solari termici. Le aliquote sono variabili, in genere 50% o 65% a seconda dell’intervento e dell’immobile.

    Esempio: Anna ha sostituito la caldaia con una a condensazione ad alta efficienza spendendo 4.000 euro. Nel rigo E61 indica la spesa con il codice corrispondente, ottenendo una detrazione ripartita in 10 anni. Ogni anno riporta la quota di competenza nel 730 successivo, finché la detrazione non è completamente utilizzata.

    Sezione V: detrazioni per canoni di locazione (E71-E72)

    La Sezione V del quadro E 730 spese detraibili è riservata agli inquilini che vivono in affitto nell’abitazione principale. I righi E71 ed E72 permettono di ottenere una detrazione IRPEF forfettaria, il cui importo varia in base al reddito complessivo e alla tipologia di contratto.

    • Rigo E71 — Detrazione per inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale, con codice che identifica il tipo di contratto (canone libero, canone concordato, giovani under 31)
    • Rigo E72 — Detrazione per lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro

    Attenzione: la detrazione è forfettaria, cioè fissa in base al reddito e al tipo di contratto, non commisurata al canone effettivamente pagato. Il beneficio si esaurisce se il reddito complessivo supera i limiti previsti (in genere 30.987,41 euro). Per contratti a canone concordato ed inquilini giovani gli importi sono più favorevoli.

    Errori comuni da evitare nella compilazione

    Compilare il quadro E 730 spese detraibili senza errori richiede attenzione, perché ogni rigo ha regole diverse e i codici non ammettono confusione. Gli errori più frequenti che ci capitano di correggere presso il CAF Centro Fiscale di Udine sono i seguenti.

    • Confondere detrazione e deduzione: inserire un contributo previdenziale nel rigo E1 anziché in E21 fa perdere il beneficio
    • Sbagliare il codice nei righi E8-E10 (es. usare il codice 13 per spese scolastiche anziché il 12)
    • Non applicare la franchigia di 129,11 euro sulle spese sanitarie in E1
    • Dimenticare i dati catastali nella Sezione III B per le detrazioni edilizie
    • Indicare l’intero costo dei lavori anziché la quota annuale in E41-E43 (le detrazioni si ripartiscono in 10 rate)
    • Non conservare i giustificativi (scontrini parlanti, fatture, bonifici parlanti per ristrutturazioni)

    Il modello 730 precompilato dall’Agenzia delle Entrate contiene molti dati già inseriti, ma non è infallibile: mancano spesso spese sanitarie non trasmesse, detrazioni per familiari, oneri deducibili. Verificare e integrare il precompilato è indispensabile.

    Domande frequenti sul quadro E

    Consulenza CAF per la compilazione del quadro E

    Il quadro E 730 spese detraibili è la sezione dove si concentra il maggior valore economico per il contribuente, ma anche il maggior rischio di errori. Un rigo sbagliato, un codice errato o un giustificativo mancante possono trasformare un rimborso in una lettera di controllo. Per questo affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine è la scelta più sicura: i nostri operatori compilano ogni rigo del quadro E verificando tutti i codici spesa e la documentazione, così ottieni il massimo del rimborso senza rischi.

    Offriamo il servizio 730 sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) sia online in tutta Italia: raccogliamo i tuoi documenti, calcoliamo la dichiarazione e ti restituiamo il modello firmato. Per iniziare puoi prenotare un appuntamento o consultare la pagina dedicata al servizio 730 del CAF Centro Fiscale a Udine.

    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Luglio 6, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-06 07:42:322026-07-06 07:42:32Come compilare il quadro E del 730 nel 2026: guida spese detraibili
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Spese Detraibili DSA 2026: Guida Completa per le Famiglie con Figli con Disturbi dell’Apprendimento

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) riguardano circa il 5-6% degli studenti italiani: si tratta di condizioni neurobiologiche riconosciute dalla Legge 170/2010 che comprendono dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia. Affrontare un DSA comporta per le famiglie un impegno economico significativo: diagnosi specialistiche, sedute di logopedia, supporto psicologico, strumenti compensativi e percorsi di tutoraggio. La buona notizia è che molte di queste spese sono detraibili al 19% nella dichiarazione dei redditi 2026. Questa guida ti spiega quali spese puoi recuperare, come calcolare il beneficio e come indicarle correttamente nel Modello 730/2026.

    Cosa sono i DSA: definizione, Legge 170/2010 e tipi di disturbo

    I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono disturbi neurobiologici che interessano in modo specifico la capacità di lettura, scrittura e calcolo, in assenza di deficit cognitivi generali, problemi sensoriali o carenze educative. Sono stati riconosciuti ufficialmente in Italia con la Legge 8 ottobre 2010, n. 170, che ha introdotto norme su diagnosi, interventi e diritti a scuola.

    Il DM 5 luglio 2011 (Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni con DSA) ha definito le procedure diagnostiche e le misure dispensative e compensative da applicare in ambito scolastico.

    I quattro tipi di DSA

    • Dislessia — difficoltà nella decodifica del testo scritto (lettura lenta, imprecisa, con molti errori)
    • Disgrafia — difficoltà nella scrittura manuale (grafia illeggibile, lenta, scoordinata)
    • Disortografia — difficoltà nell’applicazione delle regole ortografiche (errori sistematici di scrittura)
    • Discalculia — difficoltà nell’elaborazione numerica e nel calcolo (lentezza, errori ripetuti nelle operazioni)

    Un bambino o ragazzo può avere uno o più di questi disturbi contemporaneamente (comorbidità). La diagnosi è competenza esclusiva di professionisti sanitari abilitati: Neuropsichiatra Infantile (NPI), psicologo clinico o struttura sanitaria pubblica o privata accreditata dal SSN.

    Importante: la diagnosi DSA rilasciata da una struttura accreditata è il documento base per accedere sia ai diritti scolastici sia alle agevolazioni fiscali descritte in questa guida.

    Quali spese DSA sono detraibili al 19%: lista completa

    La detrazione fiscale del 19% sulle spese sanitarie è disciplinata dall’art. 15, comma 1, lettera c) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Per le spese legate ai DSA, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito con la Circolare 20/E/2011 e successive risoluzioni quali oneri rientrano in questa categoria.

    Ecco la lista completa delle spese DSA detraibili:

    Spese sanitarie specialistiche (senza franchigia)

    • Diagnosi neuropsicologica — visita del Neuropsichiatra Infantile o dello psicologo per accertare il DSA
    • Logopedista — sedute di logopedia per dislessia, disgrafia, disortografia (si veda anche la nostra guida su Partita IVA Logopedista 2026 per capire il professionista con cui interagisci)
    • Psicologo clinico — percorsi di supporto psicologico specifici per i DSA
    • Neuropsicomotricista — terapia psicomotoria prescritta per il disturbo
    • Sedute di riabilitazione — presso strutture sanitarie accreditate SSN
    • Visite specialistiche di controllo — follow-up annuali del disturbo

    Per le spese sanitarie specialistiche non si applica la franchigia di 129,11 euro: la detrazione del 19% si calcola sull’intero importo speso.

    Spese mediche generali (con franchigia 129,11 euro)

    • Farmaci prescritti per comorbidità (es. ADHD associato al DSA)
    • Esami diagnostici strumentali (neuroimaging, EEG se prescritti)
    • Ticket SSN per prestazioni collegate al percorso DSA

    Strumenti compensativi e materiali didattici: il caso della detraibilità

    Questo è il punto più dibattuto. Secondo l’interpretazione prevalente dell’Agenzia delle Entrate:

    • Software specifici per DSA (es. sintesi vocale, programmi di scrittura predittiva): detraibili se prescritti da un medico come ausilio terapeutico, con fattura intestata al genitore o al paziente e relativa prescrizione
    • Libri parlanti e audiolibri: in linea di principio non detraibili come spesa medica, ma possono rientrare nelle spese di istruzione in alcuni casi
    • Tablet e device tecnologici: NON detraibili come spese mediche (sono beni di consumo generale)
    • Tutoraggio specializzato DSA: NON detraibile come spesa medica; potrebbe rientrare nelle spese di istruzione se fornito da istituto riconosciuto

    Consiglio pratico: prima di acquistare software o strumenti compensativi, chiedi al tuo NPI o psicologo di rilasciare una prescrizione medica esplicita. Questo documento è indispensabile per la detraibilità.

    Per la lista completa di tutte le spese sanitarie detraibili nel 730, consulta la nostra guida Spese Mediche Detraibili 730 2026: Checklist Completa.

    Requisiti per la detrazione spese DSA 2026

    Per portare in detrazione le spese DSA nella dichiarazione dei redditi 2026 (relativa all’anno fiscale 2025), devono essere soddisfatti questi requisiti:

    1. Diagnosi clinica certificata

    Il soggetto con DSA deve avere una diagnosi ufficiale rilasciata da:

    • Struttura pubblica del SSN (ASL, ospedali con UO di NPI)
    • Struttura privata accreditata con il SSN
    • Professionista privato abilitato (NPI, psicologo iscritto all’Albo) con documentazione conforme alle Linee Guida DM 5/7/2011

    La diagnosi è necessaria non solo per la scuola, ma anche per giustificare le spese specialistiche ai fini fiscali.

    2. Tracciabilità del pagamento (obbligatoria dal 2020)

    Dal 1° gennaio 2020, in base alla Legge di Bilancio 2020, le spese sanitarie sono detraibili solo se pagate con strumenti tracciabili:

    • Bonifico bancario o postale
    • Carta di credito o debito (bancomat)
    • App di pagamento digitale (PagoPA, Satispay, ecc.)
    • Assegno bancario

    Il pagamento in contanti comporta la perdita del diritto alla detrazione, anche se la spesa è legittima e documentata con fattura.

    Eccezione: le spese pagate al SSN (ticket, prestazioni in convenzione) sono escluse dall’obbligo di tracciabilità anche se pagate in contanti.

    3. Documentazione da conservare

    • Fattura o ricevuta fiscale del professionista (intestata al genitore se il figlio è fiscalmente a carico)
    • Ricevuta del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bonifico)
    • Prescrizione medica per gli strumenti compensativi (software, dispositivi)
    • Copia della diagnosi DSA (da conservare per eventuali controlli)

    I documenti vanno conservati per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, in caso di verifica dell’Agenzia delle Entrate.

    4. Il figlio deve essere fiscalmente a carico

    Se le spese riguardano un figlio minorenne o a carico, il genitore può portarle in detrazione nella propria dichiarazione. Il figlio è fiscalmente a carico se il suo reddito annuo non supera 4.000 euro (fino a 24 anni) o 2.840,51 euro (oltre i 24 anni).

    Per sapere come ripartire le detrazioni tra genitori separati o divorziati, consulta il nostro articolo Detrazioni Figli Genitori Separati 2026.

    Come si calcola la detrazione DSA 2026: esempi pratici

    La detrazione del 19% si calcola sull’importo totale delle spese sanitarie che supera la franchigia di 129,11 euro (per le spese mediche generali). Per le prestazioni specialistiche (logopedista, psicologo, NPI) la franchigia non si applica: si detrae il 19% sull’intero importo.

    Tabella riassuntiva calcolo detrazione

    Tipo di spesaFranchigiaBase di calcoloDetrazione 19%
    Logopedista: 1.200 euro/annoNessuna1.200 euro228 euro
    Psicologo DSA: 800 euro/annoNessuna800 euro152 euro
    Diagnosi NPI: 350 euroNessuna350 euro66,50 euro
    Farmaci prescritti: 400 euro129,11 euro270,89 euro51,47 euro
    Totale esempio——497,97 euro

    Esempio pratico: famiglia con figlio dislessico

    La famiglia Rossi ha un figlio di 10 anni con diagnosi di dislessia. Nel 2025 ha sostenuto queste spese:

    • Sedute di logopedia (30 sedute x 60 euro) = 1.800 euro
    • Visita di controllo NPI = 300 euro
    • Software per sintesi vocale con prescrizione medica = 200 euro
    • Farmaci per ADHD associato = 180 euro

    Calcolo:

    • Spese specialistiche (logopedia + NPI + software con prescrizione) = 1.800 + 300 + 200 = 2.300 euro → detrazione 19% = 437 euro
    • Farmaci = 180 euro – 129,11 euro (franchigia) = 50,89 euro → detrazione 19% = 9,67 euro
    • Detrazione totale: circa 446 euro da sottrarre direttamente all’IRPEF dovuta

    Questo significa che la famiglia recupererà circa 446 euro attraverso il 730, come riduzione diretta dell’imposta da pagare (o aumento del rimborso).

    Limite di reddito e tetto detrazioni 2026: cosa cambia per le famiglie DSA

    Il D.Lgs. 216/2023 (Riforma IRPEF — primo modulo) ha introdotto un tetto alle detrazioni fiscali per i redditi più elevati. Ecco come funziona nel 2026 (dichiarazione redditi 2025):

    Soglie di riduzione

    • Reddito fino a 120.000 euro: detrazioni al 100% (nessuna riduzione)
    • Reddito tra 120.000 e 240.000 euro: riduzione proporzionale progressiva
    • Reddito oltre 240.000 euro: detrazione azzerata

    Esenzione per figli a carico con disabilità

    Attenzione: le spese sanitarie per i figli con disabilità riconosciuta (art. 3 L. 104/1992) sono escluse dal tetto e detraibili per l’intero importo indipendentemente dal reddito. I DSA di per sé non costituiscono automaticamente una disabilità ai sensi della L. 104, ma se il disturbo è grave e accompagnato da certificazione di disabilità, si applica l’esenzione.

    Per la maggior parte delle famiglie con figli DSA (redditi sotto 120.000 euro), le detrazioni non subiscono riduzioni. Per approfondire il tema del tetto detrazioni, leggi il nostro articolo Detrazioni 2026 sopra 75.000 euro: le spese che non entrano nel tetto.

    Come indicare le spese DSA nel Modello 730/2026: guida pratica

    Le spese DSA vengono dichiarate nel Modello 730/2026 (redditi 2025) nella sezione dedicata alle spese sanitarie. Ecco dove trovarle:

    Righe del 730 da compilare

    Tipo di spesaRigo 730Codice
    Spese mediche generali (medico, farmaci con ricetta)E11
    Spese sanitarie per persone con disabilitàE33
    Spese per acquisto di sussidi tecnici e informatici (con prescrizione)E33
    Spese per veicoli per portatori di handicapE44

    Per la maggior parte delle famiglie DSA: le spese di logopedista, psicologo e NPI vanno in rigo E1 (spese sanitarie generali). Se il figlio ha anche riconoscimento di disabilità L. 104, alcune spese possono andare in E3.

    Il 730 precompilato e le spese DSA

    Dal 2024 l’Agenzia delle Entrate carica automaticamente nel 730 precompilato le spese sanitarie tracciate dal Sistema Tessera Sanitaria. Attenzione: molti professionisti privati (logopedisti, psicologi) non trasmettono i dati al STS se non sono tenuti a farlo. In questo caso devi aggiungere manualmente le spese nel 730 precompilato o nella dichiarazione tradizionale.

    Cosa fare:

    • Controlla il 730 precompilato su agenziaentrate.gov.it (disponibile da aprile/maggio 2026)
    • Verifica che le spese DSA siano presenti; se mancano, aggiungile con le ricevute
    • In caso di modifiche, la responsabilità della correttezza è del contribuente

    Scadenze 730/2026

    • 30 settembre 2026: scadenza per la presentazione del 730/2026 tramite CAF, patronato o intermediario abilitato
    • Ottobre/Novembre 2026: rimborso IRPEF in busta paga o pensione (per dipendenti e pensionati)

    Per un quadro completo delle novità del modello 730 quest’anno, leggi Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili.

    Bonus e agevolazioni aggiuntive per le famiglie con figli DSA

    Oltre alla detrazione fiscale del 19%, le famiglie con figli DSA possono accedere ad altri strumenti di supporto:

    Bonus Psicologo 2026

    Il Bonus Psicologo (fino a 1.500 euro di contributo INPS per le sedute di psicoterapia) è riservato a persone con ISEE sotto 50.000 euro. Se il figlio con DSA necessita di supporto psicologico clinico, il genitore può fare domanda per il proprio nucleo familiare. Le sedute non coperte dal bonus sono comunque detraibili al 19%.

    Detrazioni spese istruzione

    Le rette scolastiche e universitarie hanno detrazioni separate (art. 15, comma 1, lett. e) del TUIR). Alcune scuole private che offrono percorsi specifici per DSA potrebbero rientrare in queste detrazioni. Verifica che l’istituto sia riconosciuto dal MIUR.

    Contributi regionali e comunali in FVG

    La Regione Friuli Venezia Giulia e alcuni Comuni del territorio prevedono contributi specifici per famiglie con figli DSA o con disturbi dello sviluppo. Contatta il tuo CAF o il Patronato per verificare i bandi attivi nella tua area.

    ISEE e accesso ai servizi

    Con un ISEE aggiornato, le famiglie con figli DSA possono accedere a tariffe ridotte per le prestazioni del SSN e a contributi comunali per il materiale scolastico. Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare il tuo ISEE e verificare le agevolazioni disponibili.

    Domande frequenti sulle spese DSA detraibili (FAQ)

    Posso detrarre il logopedista anche se il mio reddito è alto?

    Sì, fino a 120.000 euro di reddito la detrazione è piena. Sopra tale soglia, la detrazione si riduce proporzionalmente fino ad azzerarsi a 240.000 euro. Il logopedista è una spesa specialistica detraibile senza franchigia.

    La diagnosi DSA deve essere rinnovata ogni anno per avere la detrazione?

    No. La diagnosi ha validità permanente ai fini fiscali (salvo che il professionista indichi una scadenza). Non è necessario rinnovarla ogni anno. È sufficiente conservarla e esibirla in caso di controllo.

    Posso detrarre le spese di un logopedista privato non iscritto al SSN?

    Sì, purché il professionista sia abilitato (iscritto all’Albo professionale dei logopedisti), rilasci fattura con codice fiscale, e il pagamento sia tracciabile. Non è necessario che sia convenzionato SSN.

    Il software per la sintesi vocale è detraibile senza prescrizione?

    No. Per i software e strumenti compensativi tecnologici (sintesi vocale, predizione del testo, mappe mentali) è necessaria una prescrizione medica che li qualifichi come ausilio terapeutico. Senza prescrizione, la spesa non è detraibile come spesa medica.

    Mio figlio ha 20 anni e ha un DSA: posso ancora detrarre le sue spese?

    Sì, se è fiscalmente a tuo carico (reddito non superiore a 4.000 euro se ha meno di 24 anni). La detrazione non ha limiti di età per i figli a carico. Se il figlio lavora e non è più a carico, le spese le potrà detrarre lui stesso nella propria dichiarazione.

    Ho pagato le sedute di logopedia in contanti. Perdo la detrazione?

    Purtroppo sì, per le spese sostenute dopo il 1° gennaio 2020. Il pagamento in contanti non permette la detrazione fiscale. Per le spese future, utilizza sempre un metodo tracciabile (bonifico, carta, app di pagamento).

    Conclusione: il CAF Centro Fiscale ti aiuta con il 730 e le spese DSA

    Le spese per i DSA rappresentano un onere reale e spesso significativo per le famiglie italiane. La detrazione fiscale del 19% è uno strumento concreto per alleviare questi costi, ma richiede attenzione: pagamenti tracciabili, documentazione corretta, diagnosi aggiornata, compilazione precisa del 730.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa nella compilazione del Modello 730/2026, inclusa la verifica e l’inserimento di tutte le spese detraibili per DSA. Il nostro team è a disposizione per:

    • Verificare quali spese DSA sono detraibili nel tuo caso specifico
    • Controllare che i documenti siano in ordine per eventuali controlli dell’AdE
    • Massimizzare il rimborso IRPEF nella tua dichiarazione dei redditi
    • Calcolare il tuo ISEE per accedere ad ulteriori agevolazioni

    Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine. Puoi contattarci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.


    Aggiornato a luglio 2026. Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale; per una consulenza personalizzata rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

    Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-05 10:26:322026-07-05 08:48:25Spese Detraibili DSA 2026: Guida Completa per le Famiglie con Figli con Disturbi dell’Apprendimento
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Spese Detraibili DSA 2026: Guida Completa per Famiglie con Figli con Disturbi dell’Apprendimento

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Spese Detraibili DSA 2026: Guida Completa per Famiglie con Figli con Disturbi dell’Apprendimento

    Se hai un figlio con diagnosi di DSA — dislessia, disgrafia, disortografia o discalculia — molte delle spese sostenute per la sua diagnosi e il suo supporto possono essere detratte nella dichiarazione dei redditi 2026. La normativa di riferimento (art. 15, comma 1, lettera e) e lettera e-bis) del TUIR, in combinato con la Legge 170/2010) riconosce alle famiglie importanti agevolazioni fiscali. In questa guida del CAF Centro Fiscale trovi tutto quello che devi sapere: quali spese sono ammesse, come calcolare la detrazione del 19%, quale documentazione conservare e come indicare tutto nel modello 730 o Redditi PF.

    Cosa Sono i DSA e Perche’ Rilevano ai Fini Fiscali

    I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono una categoria di disturbi del neurosviluppo disciplinata in Italia dalla Legge 8 ottobre 2010, n. 170. La legge riconosce quattro tipologie principali:

    • Dislessia: difficolta’ nella lettura (decodifica del testo)
    • Disgrafia: difficolta’ nella scrittura manuale (grafia)
    • Disortografia: difficolta’ nell’applicazione delle regole ortografiche
    • Discalculia: difficolta’ nel calcolo e nelle abilita’ numeriche

    Ai fini fiscali, la Legge 170/2010 e il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) riconoscono che le famiglie affrontano spese specifiche — mediche, psicologiche, educative — per la diagnosi e il supporto dei ragazzi con DSA. Il legislatore ha quindi esteso l’ambito di detraibilita’ delle spese sanitarie anche a questa categoria, equiparando le spese per la diagnosi e il trattamento dei DSA alle spese mediche ordinarie.

    Il Riferimento Normativo: Art. 15 TUIR e Legge 170/2010

    Il quadro normativo che consente la detraibilita’ delle spese DSA si articola su due livelli:

    • Art. 15, comma 1, lett. e) TUIR: detrazione del 19% delle spese di istruzione diverse da quelle universitarie (tasse scolastiche, rette, contributi). Il testo e’ stato interpretato estensivamente anche per le spese di supporto specialistico connesse a certificazione DSA.
    • Art. 15, comma 1, lett. e-bis) TUIR (introdotto dalla L. 232/2016 e confermato nelle successive leggi di bilancio): detrazione del 19% delle spese per l’acquisto di strumenti compensativi e sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento dei soggetti con DSA certificati, acquistati in seguito a prescrizione medica.
    • Art. 15, comma 1, lett. a) TUIR: detrazione del 19% per le spese mediche generiche e di assistenza specifica, nella quale rientrano le valutazioni neuropsicologiche e le sedute di logopedia o psicomotricita’ effettuate da professionisti abilitati.

    La Legge 170/2010 all’art. 5 impone alle istituzioni scolastiche di attivare percorsi didattici personalizzati e all’art. 7 prevede misure di supporto per le famiglie, aprendo la strada all’agevolazione fiscale per le spese connesse.

    Aliquota di Detrazione: Quanto si Recupera

    Le spese detraibili per i DSA beneficiano di un’aliquota del 19% sull’importo sostenuto, con alcune differenze a seconda della tipologia di spesa:

    Tipologia di spesaFranchigiaAliquota detrazioneRiferimento normativo
    Spese mediche (visite specialistiche, logopedia, psicomotricita’)129,11 euro (spese mediche generali aggregate)19%Art. 15 c. 1 lett. a) TUIR
    Strumenti compensativi e sussidi tecnici (hardware/software DSA)Nessuna franchigia specifica19%Art. 15 c. 1 lett. e-bis) TUIR
    Spese di istruzione (tasse, contributi scolastici)Nessuna franchigia19%Art. 15 c. 1 lett. e) TUIR

    Nota importante sulla franchigia spese mediche: la franchigia di 129,11 euro si applica all’insieme di TUTTE le spese mediche dell’anno (non solo quelle DSA). La detrazione del 19% scatta sull’importo che supera questa soglia.

    Effetto del reddito sulla detrazione: per i redditi superiori a 75.000 euro (fino a 100.000 euro), la detrazione del 19% sugli oneri di cui all’art. 15 TUIR viene ridotta in proporzione (cosiddetto meccanismo di riduzione progressiva introdotto dalla Legge di Bilancio 2020, confermato per il 2026). Per redditi oltre 100.000 euro la detrazione non spetta.

    Quali Spese DSA Sono Detraibili: Elenco Completo 2026

    1. Spese di Diagnosi e Valutazione Neuropsicologica

    Rientrano in questa categoria le spese per:

    • Visita neuropsichiatrica infantile per diagnosi di DSA
    • Valutazione logopedica (batterie standardizzate MT, BVSCO-2, ecc.)
    • Valutazione psicologica clinica (test cognitivi come WISC-V, prove di abilita’)
    • Valutazione neuropsicologica da parte di equipe multidisciplinare
    • Referti, relazioni e certificazioni diagnostiche rilasciate da strutture pubbliche o private accreditate SSN

    Sono detraibili sia le spese sostenute presso strutture pubbliche (ASL/IRCCS) che quelle presso centri privati convenzionati o accreditati. Per le strutture private non convenzionate, la detraibilita’ e’ comunque riconosciuta purche’ il professionista (neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista) sia iscritto all’albo professionale di riferimento.

    2. Spese per Trattamenti e Terapie Riabilitative

    Una volta ottenuta la diagnosi, le famiglie spesso avviano percorsi di supporto. Sono detraibili:

    • Sedute di logopedia effettuate da logopedista iscritto all’albo (Albo dei Logopedisti, AIOLOGO)
    • Trattamento psicomotorio con psicomotricista abilitato
    • Supporto psicologico individuale (psicologo o psicoterapeuta iscritto all’Ordine)
    • Tutoraggio specializzato DSA effettuato da professionisti con formazione specifica certificata
    • Riabilitazione neuropsicologica effettuata da equipe sanitaria

    Per le sedute con professionisti sanitari (logopedista, psicologo, psicomotricista) la detraibilita’ e’ piena al 19% tra le spese mediche. Il tutoraggio specializzato DSA (non sanitario) ha invece una detraibilita’ piu’ dibattuta: il MEF e l’Agenzia delle Entrate hanno riconosciuto la detraibilita’ solo quando svolto da professionisti con qualifica riconosciuta e nell’ambito di un percorso prescritto dal medico/specialista.

    3. Strumenti Compensativi e Sussidi Tecnici (art. 15, lett. e-bis TUIR)

    Questa e’ la categoria piu’ specifica per i DSA. L’art. 15, comma 1, lett. e-bis) TUIR (come modificato dalla L. 232/2016) prevede la detrazione del 19% sull’acquisto di strumenti compensativi e sussidi tecnici e informatici per i soggetti con DSA certificati. Rientrano in questa categoria:

    • Software di sintesi vocale (es. Balabolka, ReadSpeaker, DSA tools)
    • Software per la produzione di mappe mentali e concettuali (es. CmapTools, iMindMap)
    • Audiolibri e testi in formato digitale accessibile (EPUB accessibili, audiolibri Bookshare/LIA)
    • Tablet o computer acquistati specificamente come strumenti compensativi, su prescrizione
    • Scanner per la digitalizzazione dei testi scolastici
    • Vocabolari digitali parlanti
    • Calcolatrice parlante o con display ingrandito
    • Software di dettatura vocale (es. Dragon NaturallySpeaking)

    Condizione fondamentale: gli strumenti compensativi sono detraibili solo se:

    1. Acquistati in seguito a prescrizione del medico (neuropsichiatra, pediatra) o raccomandazione dello specialista che ha effettuato la diagnosi DSA
    2. Il figlio ha una certificazione DSA rilasciata da struttura pubblica o privata accreditata SSN
    3. Il bene e’ pertinente e necessario al disturbo (es. software lettura per dislessico)

    4. Spese di Istruzione Connesse al Percorso DSA

    Alcune spese scolastiche sono detraibili al 19% in base all’art. 15, comma 1, lett. e) TUIR:

    • Tasse scolastiche e contributi obbligatori pagati alle scuole statali o paritarie
    • Rette per iscrizione a scuole paritarie o private riconosciute
    • Spese per corsi extrascolastici specifici per DSA tenuti da enti riconosciuti

    Per le spese di istruzione generali (non specifiche DSA) esistono dei limiti massimi detraibili fissati annualmente con decreto del MIUR/Ministero dell’Istruzione, diversi per ordine scolastico. Per l’anno d’imposta 2025 (modello 730/2026) consultare le istruzioni ministeriali aggiornate, in quanto i limiti vengono aggiornati anno per anno.

    Spese NON Detraibili: Cosa Esclude il Fisco

    Non tutte le spese sostenute per i figli con DSA sono ammesse in detrazione. In particolare, sono escluse:

    • Materiale didattico ordinario (libri scolastici, quaderni, cancelleria) non qualificato come strumento compensativo
    • Ripetizioni private generali non qualificate come tutoraggio DSA specializzato
    • Spese di trasporto ai centri riabilitativi (salvo specifiche casistiche di disabilita’ grave certificata ai sensi della L. 104)
    • Spese alimentari, abbigliamento, alloggio eventualmente sostenute durante terapie residenziali
    • Farmaci (a meno che non siano prescritti da medico per disturbi correlati)
    • Strumenti compensativi acquistati senza prescrizione medica
    • Valutazioni non effettuate da professionisti iscritti all’albo

    La Certificazione DSA: Documento Chiave per la Detrazione

    La certificazione DSA e’ il documento fondamentale per accedere alle agevolazioni fiscali. Ecco cosa sapere:

    Chi Puo’ Rilasciare la Certificazione

    Ai sensi della Legge 170/2010 e delle Linee Guida ministeriali (D.M. 12 luglio 2011), la certificazione diagnostica di DSA puo’ essere rilasciata da:

    • Servizi del SSN: Unita’ Operative di Neuropsichiatria Infantile (UONPIA) delle ASL e IRCCS pubblici
    • Strutture private accreditate o convenzionate con il SSN
    • Strutture private non accreditate: solo in alcune regioni e in presenza di specifici accordi; la certificazione deve essere rilasciata da equipe multidisciplinare (neuropsichiatra + psicologo + logopedista)

    Attenzione: la certificazione prodotta da un singolo professionista privato (non equipe) potrebbe non essere riconosciuta dalla scuola ai fini del PDP (Piano Didattico Personalizzato), ma ai fini fiscali l’Agenzia delle Entrate guarda alla qualifica del professionista, non alla struttura di provenienza. E’ comunque consigliabile ottenere la diagnosi da strutture SSN o accreditate per avere certezza sia sul piano scolastico che su quello fiscale.

    Cosa Deve Contenere il Documento

    Per essere valida ai fini fiscali, la certificazione DSA deve riportare:

    • Diagnosi clinica specifica (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) con riferimento ai codici ICD-10 o DSM-5
    • Nome e cognome del soggetto, data di nascita
    • Data della valutazione
    • Nome e qualifica del professionista o dell’equipe (con numero di iscrizione all’albo)
    • Raccomandazioni per gli strumenti compensativi (utile per detrarre gli strumenti ex lett. e-bis)

    Come Indicare le Spese DSA nel Modello 730 (2026) o Redditi PF

    Le spese DSA si indicano nel modello 730 o nel modello Redditi Persone Fisiche nelle seguenti sezioni:

    Quadro E del Modello 730 (Oneri e Spese)

    Le spese DSA si distribuiscono tra piu’ righe del Quadro E:

    Tipologia spesa DSARigo 730Note
    Visite specialistiche (neuropsichiatra, neurologo), esami diagnosticiE1 – Spese sanitarieCon franchigia 129,11 euro aggregata
    Logopedia, psicomotricita’, terapia con professionisti sanitariE1 – Spese sanitarieProfessionista deve essere iscritto all’albo
    Strumenti compensativi e sussidi tecnici (art. 15 lett. e-bis)E8/E20 – cod. 33Con prescrizione medica, certificazione DSA
    Tasse scolastiche e rette (art. 15 lett. e)E8/E20 – cod. 12 o 13Nei limiti dei massimali annui MIUR

    Codice specifico per gli strumenti compensativi DSA nel 730 2026: utilizza il codice 33 nella sezione E8/E20, che corrisponde alle “spese per l’acquisto di strumenti compensativi e sussidi tecnici e informatici per persone con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) certificati”.

    Chi Puo’ Detrarre: Genitore o Figlio?

    Le spese per i figli con DSA possono essere detratte:

    • Dal genitore che ha il figlio fiscalmente a carico (eta’ inferiore a 24 anni o reddito non superiore a 4.000 euro per under 24, ovvero 2.840,51 euro per over 24)
    • Dal figlio stesso se non e’ fiscalmente a carico dei genitori
    • In caso di genitori separati o divorziati, le spese si detraggono in base agli accordi di separazione; se non c’e’ accordo specifico, si ripartiscono al 50%

    Il figlio e’ considerato fiscalmente a carico se il suo reddito complessivo non supera 2.840,51 euro (4.000 euro per figli fino a 24 anni).

    Documentazione da Conservare

    In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, devi essere in grado di esibire:

    • Certificazione diagnostica DSA (rilasciata da equipe accreditata, con codici ICD/DSM e firma del professionista)
    • Fatture o ricevute fiscali di tutte le spese sostenute (intestate al genitore che detrae o al figlio)
    • Prescrizione medica per gli strumenti compensativi (art. 15 lett. e-bis)
    • Scontrini o ricevute di acquisto degli strumenti compensativi, con indicazione del bene acquistato
    • Prove di pagamento tracciabile: le spese sanitarie detraibili devono essere pagate con metodi tracciabili (bonifico, carte di credito/debito, PagoBancomat) per l’anno d’imposta 2025. Il pagamento in contanti non e’ ammesso ai fini della detrazione (salvo spese per ticket SSN o farmaci).

    Obbligo di pagamento tracciabile (dal 2020): per le spese diverse da farmaci e ticket, il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili (bonifico, carta, assegno). I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione, nemmeno per le spese di logopedia o tutoraggio DSA.

    Spese DSA Rimborsate da Assicurazione o Datore di Lavoro: Cosa Cambia

    Se parte delle spese DSA e’ stata rimborsata da una polizza assicurativa sanitaria o dal datore di lavoro:

    • Le spese rimborsate da polizza privata i cui premi non sono stati detratti (es. polizza pagata interamente dal datore di lavoro come benefit non incluso nel 730): le spese rimborsate da questa polizza non sono detraibili
    • Le spese rimborsate da polizze i cui premi sono stati detratti: la spesa rimborsata non e’ detraibile solo per la quota coperta dal rimborso
    • Le spese rimborsate dal datore di lavoro in forma non imponibile: non sono detraibili
    • Le spese che rimangono a carico del contribuente dopo il rimborso: sono pienamente detraibili per la quota a carico

    Esempio Pratico di Calcolo della Detrazione DSA

    Vediamo un esempio concreto per capire come funziona la detrazione nella pratica:

    Situazione: Il sig. Marco ha un figlio di 12 anni con diagnosi di dislessia. Nel corso del 2025 ha sostenuto le seguenti spese:

    • Valutazione neuropsicologica: 400 euro
    • 20 sedute di logopedia (40 euro ciascuna): 800 euro
    • Software di sintesi vocale (con prescrizione): 150 euro
    • Tablet come strumento compensativo (con prescrizione): 350 euro
    • Totale spese sanitarie DSA (visite + logopedia): 1.200 euro
    • Totale spese strumenti compensativi: 500 euro

    Calcolo nel 730/2026:

    • Spese sanitarie totali anno (incluse quelle non DSA): ipotizziamo 1.700 euro in totale
    • Franchigia 129,11 euro: base imponibile = 1.700 – 129,11 = 1.570,89 euro
    • Detrazione 19% su 1.570,89 = 298,47 euro (spese mediche/logopedia)
    • Strumenti compensativi (art. 15 lett. e-bis): 500 euro x 19% = 95 euro
    • Totale recuperato: circa 393 euro

    L’importo recuperato dipende anche dal reddito complessivo del contribuente e dall’eventuale applicazione del meccanismo di riduzione per redditi superiori a 75.000 euro.

    DSA e Disabilita’: Differenze Fiscali con la Legge 104

    E’ importante non confondere le agevolazioni per i DSA con quelle previste per le persone con disabilita’ ai sensi della Legge 104/1992:

    AspettoDSA (L. 170/2010)Disabilita’ (L. 104/1992)
    Detrazione spese mediche19% (con franchigia 129,11 euro)19% senza franchigia per spese specifiche disabilita’
    Agevolazioni veicoliNon previsteIVA agevolata 4%, detrazione 19%
    DeduzioniNon previste (solo detrazioni)Deduzioni per spese assistenza specifica
    Permessi lavorativiNon previsti per i genitori3 giorni/mese ex L.104 per familiari
    Esenzione ticket SSNNon automatica per DSASi’ se disabilita’ riconosciuta

    La diagnosi di DSA non equivale automaticamente a un riconoscimento di disabilita’ ai sensi della L. 104. In alcuni casi gravi, un bambino con DSA puo’ avere anche un riconoscimento di disabilita’ in base a una valutazione separata della Commissione medica; in quel caso si applicano entrambi i regimi di agevolazione.

    Bonus e Agevolazioni Complementari per Famiglie con Figli DSA

    Oltre alle detrazioni fiscali nel 730, le famiglie con figli DSA possono accedere ad altre forme di supporto:

    • Assegno Unico Universale (AUU): spetta a tutti i nuclei familiari con figli a carico, senza distinzione per DSA
    • ISEE agevolato: le spese sostenute per il sostegno ai figli con DSA possono incidere sulla situazione economica rilevante per alcune prestazioni ISEE-dipendenti
    • Deduzioni per erogazioni liberali a enti che sostengono la ricerca sui DSA (es. Associazione Italiana Dislessia)
    • Agevolazioni regionali e comunali: alcune regioni hanno predisposto fondi specifici per il supporto alle famiglie con DSA (verifica sul sito della tua regione o comune)
    • Detrazione spese universitarie: se il figlio con DSA frequenta l’universita’, alcune rette aggiuntive legate al supporto DSA possono rientrare nelle spese universitarie detraibili

    Come il CAF Centro Fiscale Puo’ Aiutarti

    La compilazione del 730 per una famiglia con figli DSA richiede attenzione nella corretta distribuzione delle spese tra i vari righi del Quadro E. Gli esperti del CAF Centro Fiscale sono in grado di:

    • Verificare la detraibilita’ di ogni singola spesa sostenuta
    • Assicurarsi che la documentazione sia completa e conforme
    • Indicare correttamente le spese nei righi E1, E8/E20 con i codici giusti
    • Massimizzare il recupero fiscale per la tua famiglia

    Per qualsiasi dubbio o per la compilazione del tuo modello 730/2026, contatta il CAF per un preventivo personalizzato.

    FAQ: Domande Frequenti sulle Spese DSA Detraibili

    Le spese per un logopedista privato sono detraibili?

    Si’, purche’ il logopedista sia regolarmente iscritto all’albo professionale e emetta fattura fiscale regolare. Il pagamento deve essere tracciabile (no contanti). La spesa rientra nel rigo E1 come spesa sanitaria.

    Posso detrarre l’acquisto di un tablet come strumento compensativo?

    Si’, ma solo se: (a) il figlio ha una certificazione DSA ufficiale; (b) il tablet e’ stato acquistato su indicazione/prescrizione del medico/specialista come strumento compensativo per il DSA; (c) hai la fattura di acquisto con descrizione del bene. La detrazione e’ del 19% ai sensi dell’art. 15, lett. e-bis TUIR, codice 33 nel 730.

    Serve la diagnosi SSN o va bene quella di un privato?

    Ai fini fiscali e’ sufficiente che la diagnosi sia effettuata da professionisti iscritti ai rispettivi albi (neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista). La struttura SSN e’ obbligatoria solo per alcune regioni ai fini del riconoscimento scolastico, ma per le detrazioni fiscali non e’ richiesta necessariamente la struttura pubblica.

    Posso detrarre le spese di tutoraggio specializzato DSA?

    E’ un’area grigia. Il tutoraggio svolto da professionisti con qualifica riconosciuta (es. educatori professionali, logopedisti) nell’ambito di un percorso prescritto puo’ essere detraibile come spesa sanitaria. Il tutoraggio generico svolto da insegnanti privati senza qualifica specifica non e’ detraibile. Consulta il CAF per valutare caso per caso.

    Le spese pagate in contanti sono detraibili?

    No, salvo eccezioni (farmaci, ticket SSN). Dal 2020 tutte le spese sanitarie diverse da farmaci e ticket devono essere pagate con strumenti tracciabili per essere detraibili. Conserva sempre la ricevuta del pagamento elettronico.

    Mio figlio ha 20 anni e DSA: posso ancora detrarre le spese?

    Si’, se il figlio e’ ancora fiscalmente a carico. Per i figli fino a 24 anni, il limite di reddito per essere considerati a carico e’ 4.000 euro; per i figli over 24 e’ 2.840,51 euro. Se il figlio supera questi limiti, dovra’ detrarre le spese nel proprio 730.

    Come faccio a sapere qual e’ il limite per le spese di istruzione?

    I limiti massimi detraibili per le spese di istruzione (art. 15 lett. e) sono stabiliti annualmente con decreto del Ministero dell’Istruzione. Per il 730/2026 (anno d’imposta 2025), consulta le istruzioni ufficiali del modello 730 pubblicate dall’Agenzia delle Entrate o rivolgiti al CAF per avere il dato aggiornato.

    Conclusione: Tieni Tutti i Documenti e Affidati a un Esperto

    La detraibilita’ delle spese per i DSA e’ un’opportunita’ concreta per le famiglie italiane: il meccanismo del 19% su spese mediche, terapeutiche e su strumenti compensativi puo’ generare un recupero fiscale significativo ogni anno. La chiave e’ la corretta documentazione (certificazione DSA, fatture, prescrizioni, prove di pagamento tracciabile) e la corretta compilazione del 730.

    Se hai dubbi su quali spese sono detraibili nel tuo caso specifico, o vuoi essere sicuro di non perdere nessuna agevolazione, contatta il CAF Centro Fiscale per un preventivo personalizzato. I nostri consulenti fiscali sono a disposizione per analizzare la tua documentazione e massimizzare il tuo rimborso fiscale 2026.

    Per approfondire le detrazioni correlate, leggi anche: Spese Mediche Detraibili 730 2026: Checklist Completa.

    Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 09:40:062026-07-05 09:41:21Spese Detraibili DSA 2026: Guida Completa per Famiglie con Figli con Disturbi dell’Apprendimento
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello Redditi PF 2026: calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dei contributi INPS per artigiani e commercianti

    contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

    Ogni anno, con la presentazione del Modello Redditi PF, artigiani e commercianti devono fare i conti con il versamento dei contributi INPS alla Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti). Nel 2026, il Modello Redditi PF relativo all’anno d’imposta 2025 porta con sé l’obbligo di calcolare correttamente il saldo dei contributi 2025 e il primo acconto dei contributi 2026. Si tratta di adempimenti spesso sottovalutati che, se gestiti con errori, possono generare sanzioni o interessi non dovuti.

    In questa guida completa analizziamo nel dettaglio le aliquote vigenti, i minimali e i massimali contributivi, la logica del Quadro RR del Modello Redditi PF, le scadenze di versamento tramite F24 e i codici tributo da utilizzare. I valori esatti di minimale e massimale 2025 sono fissati dalla Circolare INPS annuale (di solito pubblicata a gennaio/febbraio) e devono essere sempre verificati sul portale INPS.it prima di procedere al calcolo.

    Chi deve versare i contributi INPS alla Gestione IVS

    La Gestione IVS (o Gestione degli artigiani e dei commercianti) è la cassa previdenziale INPS dedicata a:

    • Artigiani: titolari e collaboratori di imprese artigiane (falegname, idraulico, elettricista, meccanico, parrucchiere, estetista, ecc.)
    • Commercianti: titolari e collaboratori di imprese commerciali (negozianti, agenti, rappresentanti di commercio, ecc.)
    • Coadiuvanti e coadiutori familiari: familiari che collaborano nell’impresa

    L’iscrizione alla Gestione IVS è obbligatoria e comporta il versamento di contributi fissi (sul reddito minimale) e di contributi proporzionali al reddito effettivo. Anche chi aderisce al regime forfettario è iscritto alla Gestione IVS, con la possibilità di ridurre i contributi del 35% presentando apposita comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio di ogni anno.

    Aliquote contributive IVS 2025: artigiani e commercianti

    Le aliquote contributive per il 2025 (anno di imposta del Modello Redditi PF 2026) sono le seguenti, fissate dalla Circolare INPS annuale:

    CategoriaAliquota IVS 2025Note
    Artigiani (titolari)24,00%Sul reddito d’impresa fino al massimale
    Commercianti (titolari)24,48%Sul reddito d’impresa fino al massimale
    Coadiuvanti/coadiutori familiariPari al titolareStessa aliquota, eventuale riduzione per under 21
    Forfettari con riduzione 35% (artigiani)~15,60%24% × 65% (con comunicazione INPS entro 28/02)
    Forfettari con riduzione 35% (commercianti)~15,91%24,48% × 65% (con comunicazione INPS entro 28/02)

    Nota: le aliquote IVS artigiani (24%) e commercianti (24,48%) sono confermate dalla Circolare INPS n. 17 del 2025. La riduzione del 35% per i forfettari e’ prevista dalla L. 190/2014 art. 1 c. 77 ed e’ stata confermata anche per il 2025.

    Minimale e massimale contributivo 2025

    Il sistema contributivo della Gestione IVS prevede un reddito minimale al di sotto del quale si versano comunque contributi fissi, e un massimale oltre il quale non si versano contributi aggiuntivi. Entrambi i valori vengono aggiornati ogni anno con rivalutazione ISTAT e sono pubblicati dalla Circolare INPS all’inizio dell’anno.

    Reddito minimale 2025 e contributo fisso

    Il reddito minimale annuo per il 2025 e il corrispondente contributo fisso minimo sono indicati nella Circolare INPS n. 17 del 2025 (o circolare equivalente). A titolo indicativo, negli anni recenti il reddito minimale si attestava intorno a 17.500-18.000 euro. Il contributo fisso annuo (somma delle quattro rate trimestrali) per un artigiano e’ pari al minimale moltiplicato per l’aliquota 24%; per un commerciante per il 24,48%.

    Importante: i contributi fissi sul minimale vengono versati in quattro rate durante l’anno (scadenze 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio dell’anno successivo), indipendentemente dal reddito effettivo. Il Modello Redditi PF 2026 riporta nel Quadro RR Sezione I queste rate gia’ versate.

    Reddito massimale 2025

    Il reddito massimale distingue tra due categorie di iscritti:

    • Senza anzianita’ contributiva anteriore al 1° gennaio 1996: massimale piu’ basso (indicativamente intorno a 86.000-87.000 euro per il 2025)
    • Con anzianita’ contributiva anteriore al 1° gennaio 1996: massimale piu’ elevato (indicativamente intorno a 113.000 euro per il 2025)

    Oltre il massimale non si versano ulteriori contributi IVS. I valori precisi vanno verificati sulla Circolare INPS dell’anno corrente disponibile su INPS.it, sezione “Gestione degli artigiani e dei commercianti”.

    Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026: come funziona

    Il Quadro RR del Modello Redditi PF e’ la sezione dedicata alla liquidazione dei contributi previdenziali INPS per artigiani e commercianti. E’ composto da due sezioni principali:

    • Sezione I – Contributi dovuti sul reddito minimale: contiene le rate fisse gia’ versate nel corso dell’anno. Si tratta di un riepilogo dei versamenti gia’ effettuati trimestralmente, da confrontare con quanto effettivamente pagato.
    • Sezione II – Contributi dovuti sul reddito eccedente il minimale: qui si calcola il contributo aggiuntivo sulla parte di reddito che supera il minimale. Comprende il saldo 2025 e il primo acconto 2026.

    I dati del Quadro RR vengono poi riportati nel prospetto di liquidazione del Modello Redditi PF, e i versamenti a saldo e in acconto si effettuano tramite modello F24 nelle scadenze previste.

    Sezione I: contributi sul minimale

    Nel Quadro RR Sezione I vengono indicate le quattro rate fisse versate nel 2025. Queste rate vanno indicate anche se si e’ in regime forfettario con riduzione, con i valori ridotti del 35%. Se tutte le rate sono state regolarmente versate, non vi e’ alcun saldo da versare in questa sezione.

    Sezione II: contributi sull’eccedenza del minimale

    Questa e’ la sezione piu’ importante per chi ha prodotto un reddito superiore al minimale. Il contributo viene calcolato sulla differenza tra il reddito d’impresa effettivo (dichiarato nel Quadro RF/RD/LM) e il reddito minimale:

    Formula: (Reddito effettivo – Reddito minimale) x Aliquota = Contributo sull’eccedenza

    Come si calcola il saldo 2025: esempi pratici

    I seguenti esempi sono a scopo illustrativo e utilizzano valori ipotetici di minimale. Sostituisci i valori esatti con quelli della Circolare INPS 2025.

    Esempio 1: artigiano con reddito 35.000 euro

    Dati: artigiano (es. elettricista), reddito d’impresa 2025 = 35.000 euro, aliquota IVS 24%, minimale ipotetico = M euro, contributo fisso gia’ versato = CF euro.

    • Contributo sul minimale (gia’ versato): CF euro
    • Reddito eccedente il minimale: 35.000 – M euro
    • Contributo sull’eccedenza: (35.000 – M) x 24%
    • Gia’ versato in acconto sull’eccedenza (anno precedente): acconto versato
    • Saldo 2025 da versare: contributo eccedenza – acconto versato

    A titolo di esempio concreto con minimale 2024 (circa 17.504 euro): reddito eccedente = 35.000 – 17.504 = 17.496 euro; contributo eccedenza = 17.496 x 24% = 4.199 euro. Se l’acconto versato era 3.500 euro, il saldo sarebbe 699 euro.

    Esempio 2: commerciante con reddito 55.000 euro

    Dati: commerciante (es. negoziante), reddito d’impresa 2025 = 55.000 euro, aliquota IVS 24,48%.

    • Reddito eccedente il minimale (es. 55.000 – 17.504 = 37.496 euro con valore 2024 a titolo illustrativo)
    • Contributo sull’eccedenza: 37.496 x 24,48% = 9.181 euro (indicativo)
    • Gia’ versato in acconto: es. 7.000 euro
    • Saldo 2025 indicativo: 9.181 – 7.000 = 2.181 euro

    Esempio 3: artigiano forfettario con riduzione 35%

    Dati: artigiano in regime forfettario, reddito imponibile 2025 (dopo coefficiente di redditivita’) = 28.000 euro, aliquota IVS ridotta 15,60% (24% x 65%).

    • Minimale ridotto per il forfettario: M x 65%
    • Reddito eccedente il minimale ridotto: 28.000 – (M x 65%)
    • Contributo sull’eccedenza ridotto: (28.000 – minimale ridotto) x 15,60%
    • Contributo fisso ridotto (gia’ versato): CF x 65%

    Il risparmio rispetto al regime ordinario e’ significativo. Per questo motivo la riduzione del 35% e’ una delle agevolazioni piu’ vantaggiose del regime forfettario.

    Il calcolo del primo acconto 2026 dei contributi INPS

    Insieme al saldo 2025, nel Modello Redditi PF 2026 si calcola anche il primo acconto dei contributi INPS 2026. L’acconto viene calcolato con il metodo storico, prendendo come base il contributo sull’eccedenza del minimale dell’anno precedente (2025).

    Metodo di calcolo dell’acconto

    Il primo acconto e’ pari al 40% del contributo complessivo dovuto per il 2025 sulla parte eccedente il minimale. Il secondo acconto (da versare in autunno) sara’ pari al restante 60%.

    • Primo acconto 2026: contributo eccedenza 2025 x 40%
    • Secondo acconto 2026: contributo eccedenza 2025 x 60%

    Riprendendo l’Esempio 1 (artigiano con reddito 35.000 euro, contributo eccedenza indicativo 4.199 euro):

    • Primo acconto 2026 (40%): 4.199 x 40% = circa 1.680 euro
    • Secondo acconto 2026 (60%): 4.199 x 60% = circa 2.519 euro

    Metodo previsionale per il calcolo dell’acconto

    In alternativa al metodo storico, e’ possibile utilizzare il metodo previsionale: si stima il reddito che si prevede di conseguire nel 2026 e si calcola l’acconto su quella base. Questo metodo e’ conveniente se si prevede un reddito 2026 significativamente inferiore al 2025. Tuttavia, attenzione: se la previsione risulta inferiore al reddito effettivo, si potranno applicare sanzioni e interessi sulla differenza.

    Scadenze di versamento: F24 e codici tributo

    Il versamento del saldo contributi 2025 e del primo acconto 2026 avviene tramite modello F24. Le scadenze fiscali di luglio 2026 sono particolarmente rilevanti per artigiani e commercianti.

    Scadenze 2026

    AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
    Saldo contributi INPS 202530 giugno 202630 luglio 2026
    1° acconto contributi INPS 202630 giugno 202630 luglio 2026
    2° acconto contributi INPS 202630 novembre 2026–
    Rate fisse minimale 2026 (1a)16 maggio 2026–
    Rate fisse minimale 2026 (2a)20 agosto 2026–
    Rate fisse minimale 2026 (3a)16 novembre 2026–
    Rate fisse minimale 2026 (4a)16 febbraio 2027–

    Importante: il pagamento con scadenza 30 luglio invece del 30 giugno comporta una maggiorazione dello 0,40% sull’importo da versare (non si tratta di una sanzione, ma di un interesse legale previsto dalla normativa).

    Codici tributo F24 per artigiani e commercianti

    Per il versamento tramite F24, nella sezione “INPS” devono essere utilizzati i seguenti codici tributo. Per l’approfondimento completo, consulta la nostra guida sui codici tributo F24 2026.

    CodiceDescrizioneChi lo usa
    0101Contributi IVS artigiani – quota fissa sul minimaleArtigiani
    0102Contributi IVS commercianti – quota fissa sul minimaleCommercianti
    0103Contributi IVS artigiani – quota proporzionale eccedenzaArtigiani
    0104Contributi IVS commercianti – quota proporzionale eccedenzaCommercianti

    Il codice sede INPS da indicare e’ quello della sede INPS competente per il domicilio fiscale del contribuente. La causale contributi e’ “CONTRIBUTI GESTIONE ARTIGIANI” o “CONTRIBUTI GESTIONE COMMERCIANTI” a seconda della categoria.

    Rateizzazione dei contributi: e’ possibile?

    Il saldo e il primo acconto dei contributi INPS versati tramite Modello Redditi PF 2026 possono essere rateizzati fino a un massimo di 6 rate mensili, con interessi dello 0,33% mensile. La prima rata scade con il versamento ordinario (30 giugno o 30 luglio 2026 con maggiorazione), le successive scadono il 16 di ogni mese successivo.

    La rateizzazione e’ particolarmente utile per chi ha un saldo elevato e preferisce distribuire il pagamento nel corso dell’estate. Tuttavia, occorre fare attenzione a non confondere la rateizzazione dei contributi INPS con quella delle imposte IRPEF: sono due versamenti distinti, con codici tributo e logiche diverse.

    Casi particolari: pensionati, inizio attivita’ e cessazione

    Artigiani/commercianti pensionati

    I soggetti che, oltre all’attivita’ di artigiano o commerciante, percepiscono anche una pensione INPS, versano in linea generale i contributi IVS alle aliquote ordinarie. La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto alcune modifiche per specifiche categorie, ma si tratta di situazioni particolari che richiedono una valutazione caso per caso con un professionista abilitato.

    Inizio attivita’ nel 2025

    Chi ha avviato l’attivita’ di artigiano o commerciante nel corso del 2025 (es. a luglio 2025) dovra’ versare i contributi minimali in misura proporzionale ai mesi di iscrizione. I contributi sul minimale si conteggiano per mesi interi di iscrizione all’INPS.

    Cessazione attivita’ nel 2025

    Chi ha cessato l’attivita’ nel corso del 2025 e’ tenuto a presentare il Modello Redditi PF 2026 per i redditi prodotti fino alla data di cessazione. I contributi INPS saranno dovuti in misura proporzionale al periodo di attivita’, anche per la quota eccedente il minimale, in base al reddito prodotto.

    Modello Redditi PF 2026 vs Modello 730: quale usare

    Una domanda frequente riguarda se artigiani e commercianti possono utilizzare il Modello 730 invece del Modello Redditi PF. La risposta e’ no: il Modello 730 e’ destinato esclusivamente ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Chi esercita attivita’ d’impresa (artigiani, commercianti) deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, compilando:

    • Quadro RF: redditi d’impresa in regime ordinario
    • Quadro RD: redditi d’impresa in regime semplificato
    • Quadro LM: redditi d’impresa in regime forfettario
    • Quadro RR: contributi previdenziali INPS (artigiani/commercianti)

    Per approfondire le differenze tra i modelli dichiarativi, consulta la nostra guida al Modello 730 2026.

    La deducibilita’ dei contributi INPS dal reddito

    I contributi versati alla Gestione IVS INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi. Questo vale sia per il regime ordinario che per il regime forfettario:

    • Regime ordinario: i contributi INPS si deducono dal reddito complessivo (Quadro RP, rigo RP21). Questo riduce la base imponibile IRPEF e quindi l’imposta dovuta.
    • Regime forfettario: i contributi INPS si deducono dal reddito forfettario (riduzione diretta del reddito imponibile dichiarato nel Quadro LM). Non concorrono alla formazione del reddito complessivo, ma abbattono direttamente l’imponibile sostitutivo del 15%.

    Esempio pratico – Regime ordinario: un artigiano con reddito d’impresa 35.000 euro e contributi INPS totali versati (fissi + eccedenza) di circa 8.400 euro avra’ un reddito complessivo imponibile ridotto a circa 26.600 euro, con un risparmio IRPEF di circa 2.100 euro (aliquota marginale 35%). Il risparmio effettivo dipende dall’aliquota marginale applicabile al reddito totale del contribuente.

    Errori frequenti da evitare

    • Dimenticare il primo acconto 2026: il Modello Redditi PF 2026 non richiede solo il saldo 2025, ma anche il primo acconto 2026. Molti contribuenti si concentrano solo sul saldo e si dimenticano l’acconto, generando poi problemi al momento del secondo acconto di novembre.
    • Usare i codici tributo sbagliati: confondere i codici artigiani con quelli commercianti, o usare i codici del minimale per il versamento dell’eccedenza.
    • Non applicare la riduzione forfettaria: chi e’ in regime forfettario e ha presentato la comunicazione INPS per la riduzione del 35% deve applicarla anche nel calcolo del saldo e dell’acconto. Se dimenticata, si versano contributi in eccesso.
    • Non verificare il massimale: superato il massimale reddituale, non si versano ulteriori contributi IVS. Ignorare questo limite porta a versamenti eccessivi.
    • Confondere i contributi INPS con l’IRPEF: sono due pagamenti distinti, con scadenze, codici tributo e modalita’ di calcolo diverse.
    • Usare valori di minimale/massimale dell’anno precedente: questi valori cambiano ogni anno. Verificare sempre la Circolare INPS aggiornata prima di procedere al calcolo.

    Come il CAF puo’ aiutarti

    Il calcolo corretto del saldo e dell’acconto dei contributi INPS richiede la conoscenza dei dati reddituali 2025, delle aliquote aggiornate, dei minimali e massimali specifici e della situazione previdenziale individuale. Un errore in questa fase puo’ portare a versamenti insufficienti (con sanzioni e interessi) o eccessivi (con necessita’ di rimborso).

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione del Modello Redditi PF 2026, incluso il Quadro RR per artigiani e commercianti. Il nostro team di consulenti fiscali verifica i dati INPS, calcola il saldo e l’acconto esatti e predispone il modello F24 con i codici tributo corretti.

    Hai un’attivita’ artigiana o commerciale e devi presentare il Modello Redditi PF 2026? Prenota un appuntamento presso il nostro ufficio di Udine (Viale Giuseppe Tullio 13, scala B) oppure contattaci al 0432 1638640 o via WhatsApp al 366 6018121.

    FAQ: domande frequenti su contributi INPS artigiani e commercianti 2026

    Qual e’ l’aliquota IVS per gli artigiani nel 2025?

    Per il 2025, l’aliquota IVS per gli artigiani e’ del 24% sul reddito d’impresa. Per i commercianti l’aliquota e’ del 24,48%. I forfettari che hanno presentato la comunicazione INPS possono applicare una riduzione del 35%, portando le aliquote rispettivamente a circa 15,60% e 15,91%.

    Quando scade il versamento del saldo contributi INPS 2025?

    Il saldo dei contributi INPS 2025 (eccedenza del minimale) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile versare entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. Il versamento avviene tramite modello F24.

    Cos’e’ il reddito minimale INPS per artigiani e commercianti?

    Il reddito minimale e’ una soglia annua fissata dall’INPS: al di sotto di questa soglia si versano comunque i contributi fissi calcolati su di essa. Sopra il minimale si versano contributi aggiuntivi proporzionali al reddito effettivo. Il valore viene aggiornato ogni anno con rivalutazione ISTAT e pubblicato nella Circolare INPS annuale (disponibile su INPS.it).

    Un artigiano forfettario deve versare i contributi INPS?

    Si’, l’artigiano in regime forfettario e’ iscritto alla Gestione IVS INPS e deve versare i contributi come tutti gli altri artigiani. Tuttavia, puo’ beneficiare di una riduzione del 35% presentando apposita comunicazione all’INPS entro il 28 febbraio di ogni anno. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sul minimale che a quelli proporzionali sull’eccedenza.

    Posso rateizzare il pagamento dei contributi INPS 2025?

    Si’, e’ possibile rateizzare il saldo e il primo acconto dei contributi INPS in un massimo di 6 rate mensili, con interessi dello 0,33% mensile. La prima rata scade alla data ordinaria del versamento (30 giugno o 30 luglio con maggiorazione).

    Come trovo i valori aggiornati di minimale e massimale INPS?

    I valori aggiornati vengono comunicati ogni anno dall’INPS con apposita Circolare (di solito a gennaio/febbraio). Puoi consultare il sito INPS.it nella sezione dedicata alla Gestione degli Artigiani e Commercianti, oppure rivolgerti al tuo CAF o commercialista di fiducia.

    Conclusione

    Il calcolo dei contributi INPS nel Modello Redditi PF 2026 e’ un adempimento fondamentale per tutti gli artigiani e commercianti. Comprendere la logica del Quadro RR, applicare correttamente le aliquote IVS (24% per artigiani, 24,48% per commercianti), rispettare i valori di minimale e massimale aggiornati e versare nei termini previsti sono passaggi essenziali per evitare sanzioni e ottimizzare il carico contributivo.

    Ricorda che il saldo 2025 e il primo acconto 2026 si versano entrambi entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%), mentre il secondo acconto 2026 scade il 30 novembre. Se sei in regime forfettario, verifica di aver applicato la riduzione del 35% e di aver presentato la comunicazione INPS. Se hai dubbi o necessiti di assistenza, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione per una consulenza personalizzata.

    Per ulteriori informazioni sulle scadenze fiscali di luglio 2026 e su come gestire al meglio le tasse se sei un lavoratore autonomo, consulta le nostre guide aggiornate.

    Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 08:26:322026-07-05 08:39:47Modello Redditi PF 2026: calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dei contributi INPS per artigiani e commercianti
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili

    Dichiarazione dei redditi 730

    Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili

    Il Modello 730 2026 riguarda i redditi percepiti nel corso del 2025 e porta con sé alcune novità importanti rispetto agli anni precedenti. Tra le principali: il precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026 (non più dal 15 aprile come in passato), e il tetto massimo complessivo per la maggior parte delle detrazioni al 19% è stato fissato in 75.000 euro di reddito complessivo, con alcune spese escluse da questo limite. Capire quali spese si possono portare in detrazione e quali si possono dedurre dal reddito è fondamentale per pagare il giusto e non lasciare soldi sul tavolo.

    In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che devi sapere: le scadenze 2026, le principali novità normative, l’elenco delle spese detraibili e deducibili più comuni, con gli importi aggiornati e le condizioni per beneficiarne.

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    Indice dei contenuti

    1. Le novità del Modello 730 2026
    2. Scadenze del Modello 730 2026
    3. Spese detraibili al 19%: l’elenco completo
    4. Spese deducibili dal reddito: differenza con le detrazioni
    5. Detrazioni per familiari a carico nel 730/2026
    6. Ristrutturazione edilizia e risparmio energetico
    7. Come presentare il 730/2026: le modalità disponibili
    8. Documenti da portare al CAF per il 730
    9. Cosa succede se si sbaglia il 730: ravvedimento e 730 integrativo
    10. Domande frequenti sul Modello 730 2026

    Le novità del Modello 730 2026

    Il 730/2026 introduce alcune modifiche rispetto agli anni precedenti, sia nelle scadenze sia nelle regole sulle detrazioni. Ecco le principali novità che devi conoscere.

    Precompilato disponibile dal 30 aprile (non più dal 15 aprile)

    Dal 2026, il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate è consultabile dal 30 aprile, non più dal 15 aprile come avveniva in passato. Questa modifica è stata introdotta per consentire all’Agenzia di raccogliere più dati dai sostituti d’imposta e dai sistemi di trasmissione delle spese (Sistema Tessera Sanitaria, catasto, ecc.) prima di popolare la dichiarazione.

    Scaglioni IRPEF: tre aliquote dal 2024 in poi

    Una novità già operativa dal 2024 e confermata per il 2026 riguarda la struttura dell’IRPEF. Prima del 2024 esistevano quattro scaglioni; ora ne esistono tre (riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023):

    Scaglione di redditoAliquota IRPEF
    Fino a 28.000 euro23%
    Da 28.001 a 50.000 euro35%
    Oltre 50.000 euro43%

    La fascia intermedia (25% tra 15.001 e 28.000 euro) è stata eliminata, unificata nella prima aliquota al 23%. Questo ha portato a un risparmio fiscale per chi ha redditi medio-bassi.

    Nuovo tetto di 75.000 euro per le detrazioni al 19%

    Dal 2025 (anno d’imposta dichiarato nel 730/2026) è in vigore una nuova regola: la maggior parte delle detrazioni al 19% sono soggette a un limite decrescente al crescere del reddito. Nello specifico:

    • Chi ha un reddito complessivo fino a 75.000 euro può detrarre al 19% in base alle regole ordinarie (salvo il limite individuale per spesa)
    • Chi supera i 75.000 euro vede ridursi progressivamente le detrazioni disponibili
    • Alcune spese sono escluse dal tetto: spese sanitarie, interessi su mutui prima casa stipulati prima del 2025, premi assicurativi vita/infortuni, spese per persone con disabilità. Per questi ultimi il limite non si applica. Puoi leggere l’analisi completa nella nostra guida detrazioni 2026 e limite 75.000 euro.

    Scadenze del Modello 730 2026

    Ecco le scadenze principali da segnare in agenda per il Modello 730/2026:

    AdempimentoScadenza
    Disponibilità 730 precompilato30 aprile 2026
    Invio definitivo Modello 73030 settembre 2026
    Invio Modello Redditi PF (autonomi)30 novembre 2026
    730 integrativo (correzione errori)25 ottobre 2026

    Chi può presentare il 730? I lavoratori dipendenti, i pensionati, e chi percepisce redditi assimilati (es. collaboratori coordinati e continuativi). Chi ha partita IVA con redditi d’impresa o lavoro autonomo deve invece presentare il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026.

    Se hai già presentato il 730 e hai ricevuto il rimborso sul cedolino, puoi verificare i dettagli nella nostra guida: rimborso 730 2026: quando viene accreditato e come controllarlo. Per i pensionati invece, puoi trovare informazioni specifiche nell’articolo sul rimborso 730 luglio 2026.

    Spese detraibili al 19%: l’elenco completo

    Le detrazioni fiscali al 19% riducono direttamente l’imposta dovuta (non il reddito imponibile). Significa che se hai una spesa detraibile di 1.000 euro, risparmi 190 euro di tasse. Ecco le principali categorie.

    Spese sanitarie

    Le spese mediche sono detraibili al 19% sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro. Non c’è un limite massimo di spesa e sono escluse dal tetto dei 75.000 euro.

    Rientrano in questa categoria:

    • Visite mediche specialistiche (cardiologo, ortopedico, oculista, ecc.)
    • Esami diagnostici (analisi del sangue, ecografie, TAC, risonanze)
    • Ricoveri e interventi chirurgici
    • Acquisto di farmaci con scontrino farmaceutico intestato
    • Protesi ortopediche, dentarie, acustiche
    • Occhiali da vista e lenti a contatto (con scontrino o fattura)
    • Fisioterapia e terapie riabilitative
    • Spese per disabilità (ausili, carrozzine, montascale) — senza franchigia

    Attenzione al pagamento tracciabile: le spese sanitarie devono essere pagate con metodi tracciabili (carta di credito, bancomat, bonifico, app di pagamento). Fanno eccezione i farmaci e i ticket sanitari, che si possono pagare anche in contanti.

    Interessi passivi su mutuo per la prima casa

    Gli interessi passivi pagati sul mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa sono detraibili al 19%, con un limite massimo di 4.000 euro per i mutui d’acquisto e di 2.582,28 euro per i mutui di ristrutturazione. Attenzione: per i mutui stipulati prima del 2025, questa detrazione non rientra nel tetto dei 75.000 euro.

    Spese per istruzione

    Sono detraibili al 19% le spese per:

    • Università pubblica: rette e tasse universitarie integralmente
    • Università privata: fino all’importo delle tasse di una pubblica analoga
    • Asilo nido: fino a 632 euro per figlio
    • Scuola dell’infanzia, primaria e secondaria: fino a 800 euro per figlio
    • Mensa scolastica e spese di trasporto scolastico
    • Conservatori e accademie: spese per l’iscrizione dei figli

    Premi assicurativi

    I premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni sono detraibili al 19% fino a 530 euro. Sale a 750 euro se il contratto copre il rischio di non autosufficienza. Per le polizze contro gli eventi calamitosi su immobili, il limite è di 1.291,14 euro. Se vuoi approfondire il confronto tra fondi pensione e assicurazioni vita, leggi la nostra guida: fondo pensione o assicurazione vita: quale conviene.

    Spese veterinarie

    Le spese per le cure degli animali domestici sono detraibili al 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, fino a un massimo di 550 euro. Anche queste devono essere pagate con metodi tracciabili.

    Spese funebri

    Le spese per servizi funebri sono detraibili al 19% fino a 1.550 euro per ogni decesso di un familiare a carico.

    Erogazioni liberali (donazioni)

    Le donazioni a ONLUS, APS e organizzazioni del Terzo Settore sono detraibili al 30% (35% per le ASD) fino a 30.000 euro. Le donazioni a partiti politici sono detraibili al 26% tra 30 e 100.000 euro.

    Spese deducibili dal reddito: differenza con le detrazioni

    Prima di elencare le spese deducibili, chiariamo la differenza fondamentale rispetto alle detrazioni:

    • Detrazione al 19%: riduce direttamente l’imposta da pagare (l’IRPEF). Se hai una spesa detraibile di 1.000 euro, l’IRPEF scende di 190 euro.
    • Deduzione dal reddito: riduce il reddito imponibile su cui si calcola l’IRPEF. Se hai una deduzione di 1.000 euro e sei nello scaglione al 23%, paghi 230 euro di IRPEF in meno. Se sei nello scaglione al 35%, risparmi 350 euro.

    Le deduzioni, quindi, valgono di più per chi ha redditi più alti (perché l’aliquota è più alta). Vediamo le principali.

    Contributi previdenziali e assistenziali

    I contributi INPS pagati nel 2025 sono integralmente deducibili dal reddito. Rientrano in questa categoria:

    • Contributi alla Gestione Separata INPS (per collaboratori, professionisti senza cassa, ecc.)
    • Contributi artigiani e commercianti
    • Contributi volontari INPS per riscatto anni di studio, ricongiunzione, ecc.
    • Contributi a casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, ecc.)
    • Contributi per colf e badanti: il datore può dedurre fino a 1.549,37 euro all’anno

    Fondi pensione complementare

    I versamenti a fondi pensione integrativi sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui. È uno dei meccanismi di risparmio fiscale più potenti disponibili per i lavoratori dipendenti: oltre al risparmio IRPEF immediato, il capitale si accumula con vantaggi fiscali in fase di rendita.

    Assegno di mantenimento al coniuge separato

    L’assegno periodico corrisposto all’ex coniuge (non quello per i figli) in base a provvedimento dell’autorità giudiziaria è integralmente deducibile. Non si deduce l’assegno per i figli.

    Spese mediche per persone con disabilità

    Le spese sanitarie sostenute per persone con disabilità grave (legge 104/1992) sono deducibili integralmente dal reddito, senza franchigia e senza limite massimo. Questa categoria comprende anche le spese per assistenza personale.

    Erogazioni liberali a enti religiosi

    Le donazioni a istituzioni religiose riconosciute (come la CEI, le chiese valdesi, ecc.) sono deducibili fino a 1.032,91 euro per ciascuna istituzione.

    Detrazioni per familiari a carico nel 730/2026

    Un familiare è considerato “a carico” quando ha un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli fino a 24 anni).

    Detrazione per coniuge a carico

    La detrazione per il coniuge fiscalmente a carico è pari a 950 euro (aggiornata rispetto al precedente valore di 800 euro) ed è decrescente al crescere del reddito. Si azzera per redditi molto elevati.

    Detrazione per figli a carico (over 21 anni)

    Per i figli di età superiore a 21 anni (non sostituiti dall’Assegno Unico Universale), la detrazione è di 950 euro per figlio. I figli fino a 21 anni rientrano invece nell’Assegno Unico Universale, prestazione mensile erogata direttamente dall’INPS.

    Detrazione per altri familiari a carico

    Per genitori, suoceri, fratelli, sorelle e altri familiari conviventi a carico, la detrazione è pari a 750 euro per ciascun familiare, decrescente con il reddito.

    Ristrutturazione edilizia e risparmio energetico

    Questa categoria di detrazioni interessa moltissimi contribuenti che hanno effettuato lavori in casa nel 2025. Ecco le principali aliquote applicabili nel 730/2026:

    Tipologia lavoriDetrazioneLimite spesa (per unità)Rate
    Ristrutturazione edilizia (art. 16-bis TUIR)50%96.000 euro10 anni
    Bonus mobili ed elettrodomestici (collegato a ristrutturazione)50%5.000 euro10 anni
    Ecobonus (risparmio energetico standard)50% o 65%Variabile per intervento10 anni
    Sismabonus (aree sismiche)50%-85%96.000 euro per unità5 anni

    Nota importante: Il Superbonus al 110% e al 70% (per lavori avviati rispettivamente prima del 2023 e nel 2024) continua a comparire nel 730/2026 per i contribuenti che stanno ancora recuperando le quote annuali in detrazione. Chi ha ceduto il credito o optato per lo sconto in fattura non inserisce nulla in dichiarazione.

    Come presentare il 730/2026: le modalità disponibili

    Per presentare il Modello 730 hai tre possibilità:

    1. Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la modalità più semplice e sicura. Il CAF verifica la documentazione, compila la dichiarazione e la trasmette. In caso di errore del CAF, la responsabilità è del CAF stesso, non del contribuente.
    2. Tramite il datore di lavoro o ente pensionistico (sostituto d’imposta): se il datore di lavoro offre questo servizio, puoi presentare il 730 direttamente.
    3. In autonomia tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate: accedendo al sito con SPID, CIE o CNS, puoi modificare e inviare il 730 precompilato. Richiede però competenza specifica.

    Perché scegliere il CAF? Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la correttezza dei dati, ti aiuta a non dimenticare nessuna spesa detraibile e risponde in caso di eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate. La responsabilità per eventuali errori nella dichiarazione presentata tramite CAF è del CAF stesso.

    Documenti da portare al CAF per il 730

    Quando prenoti un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine, porta con te:

    • Documento d’identità e codice fiscale (tuo e dei familiari a carico)
    • CU (Certificazione Unica) del datore di lavoro o ente pensionistico
    • Documentazione spese sanitarie: scontrini farmaceutici, fatture medici/strutture sanitarie (il Sistema Tessera Sanitaria ne precarica molte, ma verifica sempre)
    • Documentazione mutuo prima casa: certificato degli interessi passivi rilasciato dalla banca
    • Fatture ristrutturazione edilizia e bonifici parlanti
    • Scontrini/fatture spese scolastiche (rette asilo nido, università, ecc.)
    • Premi assicurativi: polizze vita/infortuni con indicazione del premio annuo
    • Estratti conto fondi pensione con versamenti effettuati nel 2025
    • 730 dell’anno precedente (utile per confronto e per verificare eventuali eccedenze)
    • Per chi ha carichi di famiglia non già presenti in anagrafe: autocertificazione

    Cosa succede se si sbaglia il 730: ravvedimento e 730 integrativo

    Se ti accorgi di aver commesso un errore nel 730 già inviato, puoi rimediare:

    • 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026: puoi presentare un 730 correttivo tramite CAF o sostituto d’imposta. Se il secondo 730 è a favore del contribuente (maggior rimborso o minor debito), viene elaborato entro novembre 2026.
    • Modello Redditi PF integrativo: se l’errore non è correggibile tramite 730 integrativo (ad esempio perché hai presentato autonomamente o per redditi non inseribili nel 730), puoi presentare il Modello Redditi PF integrativo entro il 30 novembre 2026.
    • Ravvedimento operoso: se hai omesso di presentare la dichiarazione entro il 30 settembre 2026, puoi presentarla in ritardo entro 90 giorni con una sanzione ridotta di 25 euro (1/10 di 250 euro). Oltre i 90 giorni la dichiarazione si considera omessa e le sanzioni sono ben più severe (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta).

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    Domande frequenti sul Modello 730 2026

    Quando è disponibile il 730 precompilato 2026?

    Dal 30 aprile 2026 sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile con SPID, CIE o CNS. Rispetto agli anni precedenti, la disponibilità è stata posticipata dal 15 aprile al 30 aprile.

    Entro quando si deve presentare il Modello 730?

    La scadenza è il 30 settembre 2026. Per i chi presenta autonomamente via portale AdE o tramite CAF.

    Quali spese non rientrano nel limite dei 75.000 euro?

    Sono escluse dal tetto: spese sanitarie, interessi su mutui prima casa stipulati prima del 2025, premi assicurativi vita e infortuni, spese per persone con disabilità e spese di recupero del patrimonio edilizio (ristrutturazioni) già avviate prima del 2025.

    Posso detrarre le spese pagate in contanti?

    Per la maggior parte delle spese detraibili (sanitarie, veterinarie, scolastiche, ecc.) il pagamento deve essere tracciabile (carta, bonifico, app di pagamento). Fanno eccezione i farmaci e i ticket del Servizio Sanitario Nazionale, che si possono pagare in contanti.

    Ho una colf o badante: cosa posso dedurre?

    I contributi INPS versati per colf e badanti sono deducibili fino a 1.549,37 euro annui. Se hai sostenuto spese per l’assistenza a un anziano non autosufficiente, puoi detrarre anche le spese di assistenza fino a un massimo di 2.100 euro (al 19%), a condizione che l’assistito abbia un reddito non superiore a 40.000 euro. Per tutti i dettagli leggi la nostra guida specifica: detrazione spese assistenza anziani 2026.

    Quando mi viene rimborsato l’importo a credito?

    Se hai un rimborso, questo viene erogato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico con il cedolino di luglio (per i dipendenti) o agosto/settembre (per i pensionati). Per informazioni dettagliate sui tempi consulta il nostro articolo: rimborso 730 2026: quando arriva e come controllarlo.


    Hai bisogno di aiuto con il tuo 730? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per compilare e trasmettere la tua dichiarazione dei redditi in modo corretto e senza stress. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine. Puoi contattarci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Prenota il tuo appuntamento: la nostra assistenza è personalizzata e professionale.

    Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 04:31:352026-07-03 07:54:07Modello 730 2026: Novità, Spese Detraibili e Deducibili
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detrazione spese assistenza anziani 2026: guida completa per il 730

    Dichiarazione dei redditi 730

    La detrazione spese assistenza anziani 2026 è un beneficio fiscale che permette di recuperare il 19% delle spese sostenute per pagare una badante o un addetto all’assistenza personale, fino a un massimo di 2.100 euro. Puoi beneficiarne se hai un anziano non autosufficiente in famiglia e un reddito complessivo non superiore a 40.000 euro. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere per compilare correttamente il modello 730 2026 e ottenere il rimborso IRPEF spettante.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la detrazione spese assistenza anziani 2026
    2. Requisiti per accedere alla detrazione
    3. Importo e calcolo della detrazione
    4. Chi è considerato non autosufficiente
    5. Spese ammesse e documenti necessari
    6. Come compilare il 730: istruzioni pratiche
    7. Tetto detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro
    8. Detrazione se l’anziano non è a carico fiscalmente
    9. Tabella riassuntiva: i numeri chiave
    10. Domande frequenti (FAQ)

    Cos’è la detrazione spese assistenza anziani 2026

    La detrazione spese assistenza anziani 2026 è disciplinata dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di una detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute per retribuire gli addetti all’assistenza personale di soggetti che non sono in grado di svolgere autonomamente le attività quotidiane di base.

    In parole semplici: se hai pagato una badante per assistere un anziano non autosufficiente — che sia un genitore, un nonno, o un altro familiare — puoi portare quella spesa in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Il Fisco ti restituisce il 19% delle spese, fino a un massimo calcolato su 2.100 euro. Significa che il rimborso massimo ottenibile è di 399 euro (19% × 2.100 euro).

    Questa agevolazione si inserisce nel quadro delle detrazioni fiscali previste per le spese che le famiglie italiane sostengono per far fronte a bisogni essenziali. L’obiettivo del legislatore è alleviare il peso economico di chi si prende cura di un anziano non autosufficiente, una spesa spesso molto elevata e difficilmente evitabile.

    Requisiti per accedere alla detrazione

    Per poter fruire della detrazione assistenza anziani nel 730 2026, devono ricorrere contemporaneamente alcune condizioni essenziali. Vediamole nel dettaglio.

    Il primo requisito riguarda il reddito complessivo del dichiarante. La legge stabilisce che la detrazione spetta soltanto se il reddito complessivo non supera 40.000 euro. Si tratta del reddito complessivo del soggetto che sostiene la spesa, non dell’anziano assistito. Superato questo limite, il beneficio non è accessibile.

    Il secondo requisito riguarda la condizione dell’assistito: la persona che riceve le cure deve essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana. Non basta una generica difficoltà: occorre che la non autosufficienza sia documentata (vedi sezione dedicata più avanti). L’assistito può essere il dichiarante stesso oppure un familiare — anche non fiscalmente a carico.

    Il terzo requisito riguarda la natura delle spese: devono trattarsi di compensi pagati ad addetti all’assistenza personale. Rientrano quindi le retribuzioni pagate alla badante, all’assistente familiare o a qualsiasi altro operatore che svolga concretamente l’assistenza alla persona. Non rientrano, invece, le spese per il ricovero in strutture residenziali (RSA, case di riposo), né i costi per farmaci o visite mediche, che seguono regole diverse.

    In sintesi, i requisiti sono:

    • Reddito complessivo del dichiarante: non superiore a 40.000 euro
    • Condizione dell’assistito: non autosufficienza certificata negli atti quotidiani
    • Natura della spesa: compensi per addetti all’assistenza personale (badante, assistente)
    • Tracciabilità del pagamento: le spese devono essere documentate e tracciabili

    Importo e calcolo della detrazione

    L’art. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR stabilisce che la detrazione è pari al 19% delle spese sostenute, calcolata su un importo massimo di 2.100 euro. Questo significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 399 euro (calcolato come 19% × 2.100 euro).

    Il limite di 2.100 euro è complessivo per l’intero nucleo familiare, non per ogni singola persona assistita. Ciò vuol dire che, anche se in famiglia ci sono due anziani non autosufficienti, la soglia massima su cui calcolare la detrazione rimane 2.100 euro in totale.

    Un aspetto importante riguarda la ripartizione della detrazione tra più dichiaranti. Se le spese per la badante vengono sostenute da più familiari (ad esempio, due figli che dividono il costo), ognuno può detrarre la propria quota, ma sempre nel rispetto del limite complessivo di 2.100 euro. In pratica:

    • Fratello A paga 1.000 euro → detrae 19% di 1.000 = 190 euro
    • Fratella B paga 1.100 euro → detrae 19% di 1.100 = 209 euro
    • Totale detratto: 399 euro (il massimo consentito, poiché 1.000 + 1.100 = 2.100 euro)

    Se invece uno dei due fratelli pagasse da solo 3.000 euro, potrebbe detrarre solo il 19% di 2.100 euro = 399 euro. La parte eccedente (900 euro) non è detraibile in questa voce. Facciamo un esempio pratico completo:

    Esempio pratico: Mario ha un reddito complessivo di 28.000 euro e ha pagato la badante per la madre non autosufficiente 4.800 euro nell’anno 2025. Nel modello 730 2026, Mario può inserire nella riga E41 del quadro E un importo massimo di 2.100 euro. La detrazione spettante sarà 399 euro (2.100 × 19%), che verrà direttamente scalata dall’IRPEF dovuta o rimborsata nel cedolino stipendio di luglio (per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta).

    Chi è considerato non autosufficiente

    La normativa fiscale definisce non autosufficiente la persona che non è in grado di compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana. Non è richiesta necessariamente una disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992, anche se spesso le due condizioni si sovrappongono.

    Le istruzioni ministeriali al modello 730 precisano che la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana si riferisce all’incapacità di svolgere almeno alcune delle seguenti attività in modo autonomo:

    • Assunzione degli alimenti (alimentarsi da soli)
    • Deambulazione (muoversi autonomamente)
    • Vestirsi e svestirsi
    • Igiene personale (lavarsi, curare la propria persona)
    • Espletamento delle funzioni fisiologiche
    • Interazioni cognitive essenziali

    La non autosufficienza deve essere attestata da un medico. Nella pratica, è sufficiente una certificazione medica rilasciata dal medico curante (medico di medicina generale) o da un medico specialista che attesti lo stato di non autosufficienza. Non è necessaria una specifica commissione INPS o ASL, anche se l’eventuale verbale di invalidità civile o la certificazione di handicap grave ex Legge 104 sono certamente documenti validi e facilmente spendibili.

    Un punto spesso frainteso: non è necessario che l’anziano abbia un’età minima. La detrazione spetta per qualsiasi persona non autosufficiente, indipendentemente dall’età. Un adulto di 50 anni con grave malattia degenerativa che necessita di assistenza h24 può rientrare nella fattispecie tanto quanto un ultraottantenne.

    Analogamente, non è richiesto che l’assistito sia fiscalmente a carico del dichiarante. Anche se l’anziano ha una propria pensione e non risulta fiscalmente a carico del figlio che paga la badante, quest’ultimo può comunque detrarre le spese sostenute. Questo è un aspetto molto importante che spesso le famiglie ignorano.

    Spese ammesse e documenti necessari

    Non tutte le spese legate alla cura di un anziano sono detraibili con questa voce specifica. È fondamentale capire cosa rientra e cosa no nella detrazione per spese di assistenza personale.

    Spese ammesse: rientrano nella detrazione le retribuzioni corrisposte alla badante o all’assistente familiare, compresi i contributi previdenziali INPS pagati dalla famiglia. In particolare sono detraibili:

    • Stipendio netto corrisposto alla badante
    • Contributi INPS per lavoro domestico (quota a carico del datore di lavoro)
    • Compensi ad agenzie di assistenza che forniscono il personale
    • Retribuzioni per assistenti familiari iscritti all’INPS come lavoratori domestici

    Spese NON ammesse in questa voce: non rientrano nella detrazione i-septies le spese per:

    • Ricovero in RSA o casa di riposo (segue regole diverse)
    • Farmaci e medicinali (detraibili come spese sanitarie nella lett. c)
    • Visite mediche e specialistiche (lett. c)
    • Protesi e ausili (lett. c)
    • Spese per la casa (adattamenti, ascensori, ecc. — seguono bonus edilizi)

    Per quanto riguarda i documenti da conservare, l’Agenzia delle Entrate richiede che il contribuente sia in grado di dimostrare la spesa sostenuta e la condizione di non autosufficienza dell’assistito. In particolare è necessario conservare:

    • Ricevute di pagamento (bonifico bancario, assegno, ricevuta firmata dalla badante)
    • Buste paga della lavoratrice domestica
    • Ricevuta versamento contributi INPS (il bollettino PagoPA/MAV)
    • Certificazione medica attestante la non autosufficienza dell’assistito
    • Contratto di lavoro con la badante (CCNL Lavoro Domestico)

    Attenzione alla tracciabilità del pagamento: sebbene la normativa non imponga in modo assoluto il pagamento tracciabile per questa specifica detrazione (a differenza delle spese edilizie e di alcune spese sanitarie), è fortemente consigliato pagare la badante con bonifico bancario o assegno. I pagamenti in contanti, pur non esplicitamente vietati, sono più difficili da documentare in caso di controllo fiscale.

    Le spese per colf e badanti hanno un trattamento fiscale complesso. Il CAF Centro Fiscale a Udine è specializzato nella gestione di queste pratiche: dalla stipula del contratto al versamento dei contributi INPS, fino alla corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

    Come compilare il 730: istruzioni pratiche

    Nella dichiarazione dei redditi 2026 (modello 730/2026 per l’anno d’imposta 2025), la detrazione spese assistenza anziani va inserita nel Quadro E — Oneri e spese, precisamente nella sezione dedicata alle spese per le quali spetta la detrazione del 19%.

    La voce specifica è la riga E41 del modello 730, codice spesa 30. In questa riga dovrai indicare:

    • Colonna 1: il codice 30 (spese per addetti all’assistenza personale)
    • Colonna 2: l’importo della spesa sostenuta, fino a un massimo di 2.100 euro

    Attenzione: l’importo da inserire è la spesa effettivamente sostenuta, non la detrazione. Il software della dichiarazione precompilata o del CAF calcolerà automaticamente il 19% da applicare. Se hai speso 3.500 euro per la badante, inserisci comunque 2.100 euro (il massimo detraibile).

    Un aspetto fondamentale: nel quadro E dovrai anche dichiarare il codice fiscale della persona non autosufficiente assistita. Questa informazione è obbligatoria e permette all’Agenzia delle Entrate di verificare la spettanza della detrazione. Ricorda di averlo pronto al momento della compilazione.

    Riguardo al 730 precompilato 2026: dal 30 aprile 2026 (data anticipata rispetto al passato) l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello precompilato. Le spese per la badante potrebbero non essere già presenti nel precompilato, soprattutto se il pagamento è avvenuto in contanti o tramite modalità non comunicata al Fisco. In questo caso dovrai integrare manualmente il dato. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per la compilazione corretta del modello 730: i nostri operatori verificano che tutte le detrazioni spettanti siano inserite correttamente.

    La scadenza per presentare il 730 2026 è il 30 settembre 2026. Per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta, il rimborso eventuale viene erogato direttamente nella busta paga (di norma a partire da luglio/agosto). Per i pensionati il rimborso arriva nel cedolino pensione.

    Tetto detrazioni 2026 per redditi sopra 75.000 euro

    Una novità importante introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) riguarda il tetto massimo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con redditi elevati. A partire dall’anno d’imposta 2025 (dichiarazione 2026), chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro non può più detrarre liberamente tutte le spese: subisce un limite.

    In base al nuovo art. 16-ter TUIR introdotto dalla L. 207/2024, il totale delle detrazioni ammissibili viene limitato a un importo base moltiplicato per un coefficiente familiare:

    • Reddito tra 75.001 e 100.000 euro → importo base 14.000 euro
    • Reddito superiore a 100.000 euro → importo base 8.000 euro

    L’importo base viene poi moltiplicato per un coefficiente che dipende dal numero di figli a carico:

    • Nessun figlio a carico → coefficiente 0,50
    • 1 figlio a carico → coefficiente 0,70
    • 2 figli a carico → coefficiente 0,85
    • Più di 2 figli o almeno 1 figlio disabile → coefficiente 1,00

    Esempio pratico: Lucia ha un reddito di 90.000 euro e nessun figlio a carico. L’importo base è 14.000 euro, moltiplicato per 0,50 = 7.000 euro. Questo è il massimo totale di detrazioni (al netto degli oneri esclusi) che Lucia può far valere nella dichiarazione 2026.

    Attenzione: la detrazione per spese di assistenza personale (lett. i-septies) è inclusa nel computo del tetto. A differenza delle spese sanitarie (lett. c) che sono esplicitamente escluse dal tetto, le spese per la badante rientrano nel calcolo. Questo significa che un contribuente con reddito superiore a 75.000 euro dovrà tenere conto di questo limite anche per la detrazione dell’assistenza anziani.

    Va comunque ricordato che la detrazione i-septies ha già un suo requisito di reddito massimo: non spetta a chi supera 40.000 euro. Per questa ragione, il tetto da 75.000 euro nella maggior parte dei casi non interferisce con la detrazione per assistenza anziani, poiché chi ha redditi sopra 40.000 euro già non può fruire di questa voce specifica. Il problema del tetto si pone solo in situazioni marginali (ad esempio, se la detrazione viene fruita da un soggetto che ha un reddito intorno a 40.000 euro in un anno e supera 75.000 in un altro).

    Hai dubbi su come interagiscono le diverse detrazioni con il tetto del reddito? Il team del CAF Centro Fiscale di Udine può verificare la tua situazione specifica e ottimizzare la dichiarazione dei redditi.

    Detrazione se l’anziano non è a carico fiscalmente

    Uno degli aspetti più interessanti e meno noti della detrazione per spese di assistenza personale è che la legge non richiede che l’anziano assistito sia fiscalmente a carico del dichiarante. La norma (art. 15 c. 1 lett. i-septies TUIR) non pone questa condizione.

    Questo significa che il figlio che paga la badante per il padre pensionato può detrarre la spesa anche se il padre ha una pensione propria e quindi non è considerato fiscalmente a carico (ricordiamo che si è fiscalmente a carico se il reddito annuo non supera 2.840,51 euro, o 4.000 euro per i figli under 24). Nella pratica, quasi nessun anziano che riceve pensione è fiscalmente a carico del figlio, ma questo non impedisce la detrazione delle spese di assistenza.

    In questo scenario il dichiarante deve verificare solo il proprio reddito complessivo (non deve superare 40.000 euro) e le spese sostenute devono essere effettivamente a carico suo — cioè deve essere lui/lei a pagare la badante, non l’anziano stesso.

    Un caso frequente: la pensione del padre non autosufficiente non è sufficiente per pagare la badante. I figli integrano la somma mancante. In questo caso, ciascun figlio può detrarre la quota di spesa che ha effettivamente sostenuto (sempre nel rispetto del limite complessivo di 2.100 euro). L’importante è avere la documentazione (bonifici, ricevute) che dimostri chi ha pagato e quanto.

    Esistono inoltre deduzioni INPS specifiche per i contributi versati per colf e badanti: si tratta della deduzione dal reddito complessivo dei contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici. Questa deduzione è distinta dalla detrazione i-septies ed è fruibile anche quando il reddito supera 40.000 euro. Il CAF Centro Fiscale a Udine ti aiuta a sfruttare entrambe le agevolazioni.

    Tabella riassuntiva: i numeri chiave

    Ecco una tabella con tutti i dati essenziali sulla detrazione spese assistenza anziani 2026 da tenere sempre a portata di mano durante la compilazione del 730.

    ParametroValore 2026Note
    Norma di riferimentoArt. 15 c. 1 lett. i-septies TUIRDPR 917/1986
    Aliquota detrazione19%Standard art. 15 TUIR
    Spesa massima detraibile2.100 euroLimite complessivo per nucleo
    Risparmio fiscale massimo399 euro19% × 2.100 euro
    Limite reddito dichiaranteNon superiore a 40.000 euroReddito complessivo annuo
    Condizione dell’assistitoNon autosufficiente certificatoCertificazione medica obbligatoria
    Anziano a carico?Non richiestoDetrae anche il figlio con padre pensionato
    Riga del 730Quadro E, riga E41, codice 30Modello 730/2026
    Scadenza 730 202630 settembre 2026Proroga possibile con +0,40%
    Tetto redditi > 75.000Si applica (art. 16-ter TUIR)Ma raramente interagisce con questa voce

    Domande frequenti (FAQ)

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    Conclusione

    La detrazione spese assistenza anziani 2026 è un’agevolazione importante per le famiglie che sostengono il costo di una badante per un familiare non autosufficiente. Con un risparmio fiscale massimo di 399 euro e la possibilità di cumulare questa voce con la deduzione dei contributi INPS, si tratta di un beneficio che vale la pena non perdere.

    I punti chiave da ricordare: reddito massimo 40.000 euro, spesa massima 2.100 euro, certificazione medica obbligatoria, inserimento in Quadro E riga E41 codice 30 del modello 730. Le spese vanno documentate e, preferibilmente, pagate in modo tracciabile.

    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri esperti verificano che tutte le detrazioni spettanti — compresa quella per la badante — siano correttamente inserite nel tuo 730.
    Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Trovi il nostro ufficio in Viale Tullio 13, Udine. Il servizio è disponibile sia in presenza che online in tutta Italia.

    Luglio 2, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 03:31:352026-07-02 00:22:09Detrazione spese assistenza anziani 2026: guida completa per il 730
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Detraibilità Spese Asili Nido 2026: Come Fare con il 730 o il Modello PF

    bonus asilo nido | CAF Udine

    Le spese per la frequenza degli asili nido rientrano tra le detrazioni fiscali che i genitori possono far valere nella dichiarazione dei redditi 2026. Si tratta di un beneficio concreto: fino a 632 euro per figlio come importo massimo su cui calcolare la detrazione del 19%, con un risparmio effettivo di circa 120 euro a figlio. Ma attenzione: la norma distingue tra la detrazione IRPEF e il Bonus Asilo Nido, che sono due agevolazioni separate con regole diverse. Questa guida spiega tutto quello che devi sapere per compilare correttamente il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche (PF) 2026.

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    Indice dei contenuti

    1. Detrazione IRPEF per spese asilo nido: cos’è e chi ne ha diritto
    2. Quanto si detrae: importi, calcoli ed esempi pratici
    3. Come indicare le spese asilo nido nel modello 730 2026: il rigo E8/E10
    4. Spese asilo nido nel Modello PF 2026: il quadro RP, rigo RP2
    5. Documenti necessari per la detrazione
    6. Detrazione asilo nido vs Bonus Asilo Nido INPS: differenze fondamentali
    7. Asili nido che danno diritto alla detrazione: quali sono ammessi
    8. Casi pratici e situazioni speciali
    9. Tabella riepilogativa: tutto sulla detrazione asilo nido 2026
    10. Come presentare la dichiarazione dei redditi con il CAF
    11. Domande frequenti (FAQ)

    Detrazione IRPEF per spese asilo nido: cos’è e chi ne ha diritto

    La detrazione fiscale per le spese degli asili nido è disciplinata dall’articolo 2 della Legge n. 448/2001, confluita poi nell’art. 1, comma 335, della Legge n. 266/2005. In base a questa norma, i genitori possono detrarre dall’IRPEF il 19% delle spese sostenute per la frequenza di:

    • Asili nido pubblici e privati
    • Forme di assistenza domiciliare equiparate (se erogate da strutture autorizzate)
    • Sezioni primavera (per bambini da 24 a 36 mesi)

    La detrazione si applica su un importo massimo di 632 euro per figlio. Il risparmio fiscale massimo per figlio è quindi di circa 120 euro (632 × 19% = 120,08 euro).

    Chi ne ha diritto: entrambi i genitori possono beneficiare della detrazione, ma la spesa non deve essere conteggiata due volte. In caso di genitori separati o divorziati, la detrazione spetta al genitore che ha sostenuto effettivamente la spesa e ne è in possesso della documentazione (ricevuta o fattura intestata a lui/lei).

    Quanto si detrae: importi, calcoli ed esempi pratici

    Ecco i parametri fondamentali della detrazione per spese asilo nido nella dichiarazione dei redditi 2026 (relativa ai redditi 2025):

    ParametroValore
    Aliquota di detrazione19%
    Spesa massima detraibile per figlio632 euro
    Risparmio IRPEF massimo per figliocirca 120 euro
    Limite reddito complessivoNessun limite specifico (ma vedi riduzione per redditi > 120.000 euro)
    N. figli rilevantiTutti i figli fino a 3 anni di età

    Esempi di calcolo

    Esempio 1 – Spesa annua inferiore al tetto:

    Hai speso 500 euro nell’anno per un figlio all’asilo nido. La detrazione spettante sarà: 500 × 19% = 95 euro.

    Esempio 2 – Spesa annua superiore al tetto:

    Hai speso 1.200 euro per il figlio. La detrazione si calcola comunque solo sul tetto massimo: 632 × 19% = 120,08 euro. La parte eccedente (568 euro) non è detraibile.

    Esempio 3 – Due figli all’asilo nido:

    Hai due figli, entrambi sotto i 3 anni, con spese totali di 1.500 euro (750 per ciascuno). La detrazione si calcola per ogni figlio separatamente: 632 × 19% × 2 = 240,16 euro totali.

    Riduzione per redditi elevati

    Come per tutte le detrazioni del 19%, a partire da un reddito complessivo superiore a 120.000 euro la detrazione subisce una riduzione progressiva, fino ad azzerarsi a 240.000 euro di reddito. Questa riduzione è prevista dall’art. 15, comma 3-bis, del TUIR (introdotta dalla Legge di Bilancio 2020). Se il tuo reddito complessivo è superiore a tale soglia, calcola la detrazione spettante con la seguente formula:

    Detrazione ridotta = Detrazione calcolata × [(240.000 – reddito complessivo) / 120.000]

    Come indicare le spese asilo nido nel modello 730 2026: il rigo E8/E10

    Nel modello 730/2026 (relativo ai redditi dell’anno 2025), le spese per l’asilo nido si inseriscono nel Quadro E – Oneri e spese, specificamente nella sezione righi E8 a E10 (“Altre spese”).

    Istruzioni passo per passo per il 730

    1. Accedi al modello 730 (cartaceo o precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate).
    2. Vai al Quadro E – Oneri e spese, sezione I.
    3. Individua i righi E8, E9 o E10 (il primo disponibile tra quelli non ancora compilati).
    4. Nella colonna 1 (codice onere), inserisci il codice 33 (spese per frequenza asilo nido e altri istituti per infanzia).
    5. Nella colonna 2 (importo), inserisci la spesa effettivamente sostenuta, fino a un massimo di 632 euro per figlio.
    6. Se hai più figli, usa righi distinti (E8 per il primo figlio, E9 per il secondo, E10 per il terzo).

    Attenzione al codice: il codice onere da inserire è il 33, non il 12 (che riguarda le spese di istruzione secondaria) né il 13 (università). Un errore nel codice può far rigettare la detrazione o causare problemi in fase di controllo automatizzato dall’Agenzia delle Entrate.

    Il 730 precompilato e le spese asilo nido

    Se utilizzi il 730 precompilato, le spese dell’asilo nido potrebbero già essere presenti se la struttura ha trasmesso i dati all’Agenzia delle Entrate tramite la comunicazione delle spese sanitarie e degli oneri detraibili (modello SS-21). Tuttavia, non tutte le strutture effettuano questa comunicazione automaticamente. Controlla sempre se le spese sono presenti nel precompilato e, in caso contrario, inseriscile manualmente. Puoi leggere la nostra guida su 730 precompilato 2026 per capire come visualizzare e modificare la dichiarazione.

    Spese asilo nido nel Modello PF 2026: il quadro RP, rigo RP2

    Chi è tenuto a presentare il Modello Redditi Persone Fisiche (PF) 2026 invece del 730 (ad esempio liberi professionisti con redditi di lavoro autonomo, contribuenti con redditi esteri, ecc.) inserisce le stesse spese nel Quadro RP – Oneri e spese.

    Come compilare il Quadro RP del Modello PF

    1. Apri il Quadro RP del Modello Redditi PF 2026.
    2. Nella sezione dedicata alle altre spese detraibili (righi da RP8 a RP14), individua il primo rigo libero.
    3. Nella colonna “codice”, inserisci il codice 33.
    4. Nella colonna “importo”, inserisci la spesa sostenuta per figlio (max 632 euro).
    5. Per più figli usa righi distinti.

    La logica è identica al 730: cambia solo la denominazione del quadro (RP invece di E) e la numerazione dei righi. Il calcolo della detrazione avviene nello stesso modo: 19% sull’importo indicato, fino al massimo di 632 euro per figlio.

    730 o Modello PF: quale scegliere?

    CaratteristicaModello 730Modello PF (Redditi)
    A chi è destinatoLavoratori dipendenti e pensionatiAutonomi, professionisti, redditi diversi
    Rimborso/debitoIn busta paga o pensione (luglio/agosto)Tramite F24 (versamento) o rimborso diretto
    Quadro spese asiloQuadro E, righi E8-E10, codice 33Quadro RP, righi RP8-RP14, codice 33
    Scadenza presentazione 202630 settembre 202630 novembre 2026 (telematico)

    Documenti necessari per la detrazione

    Per poter detrarre le spese dell’asilo nido è fondamentale conservare la documentazione a supporto, che potrà essere richiesta dall’Agenzia delle Entrate in caso di controllo. Ecco cosa devi avere:

    • Ricevute di pagamento o fatture intestate al genitore che effettua la detrazione, con indicazione del nome del bambino, del periodo di frequenza e dell’importo pagato
    • Bonifico bancario o ricevuta POS (o altro mezzo di pagamento tracciabile) come prova del pagamento effettivo
    • Iscrizione alla struttura (contratto o documento attestante la frequenza del figlio)
    • Per strutture private: verifica che l’asilo sia autorizzato dai Comuni ai sensi dell’art. 6 della Legge 65/2017

    Pagamenti tracciabili: a differenza di alcune altre detrazioni (come le spese sanitarie), per le spese dell’asilo nido non è sempre obbligatorio il pagamento tracciabile (bonifico, carta, ecc.) secondo le istruzioni del modello 730. Tuttavia, è fortemente consigliato per avere prova certa del pagamento in caso di controllo fiscale. Dal 2020 molte detrazioni richiedono obbligatoriamente il pagamento tracciabile; verificare le istruzioni ufficiali dell’anno corrente.

    Detrazione asilo nido vs Bonus Asilo Nido INPS: differenze fondamentali

    Molti genitori confondono la detrazione fiscale per spese asilo nido con il Bonus Asilo Nido INPS. Si tratta di due agevolazioni completamente diverse e, in linea di principio, cumulabili (con alcune limitazioni). Ecco le differenze principali:

    CaratteristicaDetrazione IRPEF (730/PF)Bonus Asilo Nido INPS
    Tipo di beneficioRiduzione dell’imposta IRPEF da pagareContributo a fondo perduto mensile
    A chi spettaGenitore che paga le retteGenitore che presenta domanda INPS
    Importo19% su max 632 euro per figlio (~120 euro/anno)Da 1.500 a 3.000 euro/anno (in base all’ISEE)
    Limite ISEENessuno (ma riduzione sopra 120.000 euro di reddito)Sì: fino a 25.000 euro ISEE per il massimo
    Come si ottieneCompilando il 730 o il Modello PFDomanda online all’INPS (MyINPS o CAF)
    CumulabilitàSì, ma la base della detrazione va ridotta del bonus percepitoSì, con la detrazione fiscale (con coordinamento)

    Coordinamento tra bonus INPS e detrazione fiscale

    Punto cruciale: se hai ricevuto il Bonus Asilo Nido INPS, non puoi detrarre la parte di spesa già coperta dal bonus. Secondo il principio generale di non cumulabilita dei benefici fiscali, la spesa detraibile deve essere ridotta del contributo INPS percepito. In pratica:

    Spesa detraibile = Rette pagate – Bonus INPS ricevuto

    Esempio pratico: hai pagato 2.400 euro di rette nell’anno e hai ricevuto 1.500 euro di Bonus INPS. La spesa netta è 2.400 – 1.500 = 900 euro. La detrazione si calcola su questa spesa netta, ma comunque nel limite di 632 euro: 632 × 19% = 120,08 euro.

    Asili nido che danno diritto alla detrazione: quali sono ammessi

    Non tutte le strutture di accoglienza per bambini danno diritto alla detrazione. La norma (art. 1, comma 335, L. 266/2005) ammette le spese per la frequenza di:

    • Asili nido pubblici (comunali, statali)
    • Asili nido privati autorizzati dai Comuni ai sensi della normativa vigente (Legge 65/2017 e normative regionali)
    • Sezioni primavera annesse a scuole dell’infanzia, per bambini da 24 a 36 mesi
    • Strutture equiparate a asili nido con autorizzazione regionale o comunale

    Non danno diritto alla detrazione: baby-sitter private (salvo specifiche ipotesi con altri benefici), ludoteche non autorizzate come asili nido, doposcuola per bambini sopra i 3 anni.

    Attenzione all’età del bambino: la normativa si riferisce a bambini di età compresa tra 0 e 3 anni (fino al compimento del terzo anno di età). Le spese per la frequenza della scuola dell’infanzia (“scuola materna”) dopo i 3 anni rientrano in un diverso codice onere (codice 12 per le spese di istruzione).

    Casi pratici e situazioni speciali

    Genitori separati o divorziati

    In caso di genitori separati, la detrazione spetta al genitore che ha effettivamente sostenuto la spesa. Se la spesa è stata ripartita tra entrambi i genitori, ciascuno può detrarre la propria quota, sempre nel rispetto del limite di 632 euro complessivi per figlio (non duplicato). È necessario che ogni genitore abbia le ricevute intestate a proprio nome per la quota di spesa che intende detrarre.

    Figlio fiscalmente a carico

    La detrazione per spese asilo nido non richiede necessariamente che il figlio sia “fiscalmente a carico” come per le detrazioni per figli a carico. La spesa è detraibile da chi l’ha sostenuta, indipendentemente dalla situazione fiscale del figlio. Tuttavia, se il figlio è a carico di entrambi i genitori, è opportuno che la detrazione venga ripartita in modo congruente con i pagamenti effettivi.

    Regime forfettario: attenzione!

    I contribuenti in regime forfettario non possono beneficiare della detrazione IRPEF per le spese dell’asilo nido. Questo perché chi è nel regime forfettario non paga l’IRPEF ordinaria (ma l’imposta sostitutiva del 5% o 15%), e quindi non ha imposta IRPEF su cui applicare la detrazione. In questo caso, l’unica agevolazione fruibile rimane il Bonus Asilo Nido INPS (che è un contributo a fondo perduto, non una detrazione fiscale).

    Pagamento effettuato da nonni o altri familiari

    Se la retta dell’asilo nido è stata pagata materialmente dai nonni o da un altro familiare, la detrazione spetta comunque al genitore del bambino, a condizione che la spesa sia documentata a nome del genitore e che il pagamento possa essere ricondotto a lui/lei. È prassi comune che i nonni contribuiscano economicamente, ma la fattura o ricevuta deve essere intestata al genitore per la fruibilità della detrazione.

    Tabella riepilogativa: tutto sulla detrazione asilo nido 2026

    VoceDettaglio
    Normativa di riferimentoArt. 1, c. 335, L. 266/2005; art. 2, L. 448/2001
    Aliquota detrazione19%
    Spesa massima detraibile per figlio632 euro
    Risparmio massimo per figlio~120 euro
    Codice onere (730/PF)Codice 33
    Rigo 730E8, E9 o E10 (Quadro E)
    Rigo Modello PFRP8-RP14 (Quadro RP)
    Età del bambino0-3 anni (fino a compimento 3 anni)
    Strutture ammesseAsili nido pubblici e privati autorizzati, Sezioni Primavera
    Limite redditoNessuno specifico; riduzione per redditi > 120.000 euro
    ForfettariNon possono usufruire della detrazione IRPEF
    Coordinamento con bonus INPSSpesa detraibile = rette – bonus INPS ricevuto

    Come presentare la dichiarazione dei redditi con il CAF

    Compilare correttamente il 730 o il Modello PF con tutte le spese detraibili — incluse quelle per l’asilo nido — può sembrare complicato, specialmente se ci sono situazioni particolari come il Bonus INPS percepito, la separazione dei genitori o la presenza di più figli. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di assistenza per la dichiarazione dei redditi: i nostri consulenti verificano tutti gli oneri detraibili, inseriscono correttamente i codici e massimizzano il rimborso IRPEF spettante.

    Per informazioni sul servizio e sui costi, contattaci per un preventivo personalizzato. Puoi anche consultare la nostra guida sul rimborso 730 2026 per sapere quando riceverai i soldi in busta paga.

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    Domande frequenti (FAQ)

    Posso detrarre le spese dell’asilo nido anche se mio figlio ha compiuto 3 anni durante l’anno?

    Sì. La detrazione si applica alle spese sostenute nell’anno solare per la frequenza dell’asilo nido, anche se il bambino compie 3 anni nel corso dell’anno. Puoi detrarre tutte le spese pagate fino al momento in cui il bambino inizia la scuola dell’infanzia, anche se ha già compiuto 3 anni.

    Le spese per la baby-sitter sono detraibili come spese asilo nido?

    No. Le spese per baby-sitter private non rientrano nella detrazione per asilo nido (codice 33). Esistono però altri benefici specifici, come il Bonus Baby-sitter (voucher INPS per acquisto di servizi di baby-sitting), che ha requisiti e modalità distinti. Non confondere le due agevolazioni.

    La detrazione asilo nido è cumulabile con la detrazione per figli a carico?

    Sì, le due detrazioni sono autonome e cumulabili. La detrazione per figli a carico (ora sostituita dall’Assegno Unico per i figli fino a 21 anni) e la detrazione per spese asilo nido riguardano aspetti diversi e non si escludono a vicenda.

    Cosa succede se non ho la ricevuta dell’asilo nido?

    Senza documentazione non è possibile beneficiare della detrazione. Contatta l’asilo nido e richiedi una ricevuta o fattura riepilogativa dell’anno. La maggior parte delle strutture la emette su richiesta. In assenza di documentazione, l’Agenzia delle Entrate può disconoscere la detrazione in caso di controllo.

    Posso detrarre anche le spese per la mensa dell’asilo nido?

    Se le spese di mensa sono incluse nella retta globale dell’asilo nido e documentate come tali, rientrano nella detrazione. Se invece sono fatturate separatamente da un soggetto diverso dalla struttura educativa, è necessario verificare caso per caso se possono essere considerate parte integrante del servizio di asilo nido. In caso di dubbio, rivolgiti al CAF per una verifica.

    Ho ricevuto il Bonus Asilo Nido INPS: come lo dichiaro nel 730?

    Il Bonus Asilo Nido INPS non va dichiarato come reddito nel 730 (non è tassabile). Tuttavia, devi ridurre la spesa detraibile dell’importo del bonus ricevuto. Quindi: spesa detraibile = rette totali pagate – bonus INPS percepito nell’anno, nel limite di 632 euro per figlio.

    Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/bonus-asilo-nido.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-02 00:31:352026-07-03 07:54:16Detraibilità Spese Asili Nido 2026: Come Fare con il 730 o il Modello PF
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Rimborso 730 2026: Quando Viene Accreditato sul Conto e Come Controllare Online

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Hai presentato il modello 730/2026 e ti aspetti un rimborso IRPEF? La domanda che tutti i contribuenti si pongono è la stessa: quando viene accreditato il rimborso del 730 sul conto corrente? La risposta dipende da chi sei: lavoratore dipendente con sostituto d’imposta, pensionato o contribuente senza sostituto. In questa guida trovi le date precise, le modalità di accredito e come controllare lo stato del rimborso online, direttamente dall’Agenzia delle Entrate o dall’INPS.

    Indice dei contenuti

    1. Come funziona il rimborso 730: le basi
    2. Date accredito rimborso 730/2026: il calendario completo
    3. Contribuenti senza sostituto d’imposta: rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate
    4. Come controllare lo stato del rimborso 730 online
    5. Il rimborso 730 non è ancora arrivato: cosa fare
    6. Domande frequenti sul rimborso 730/2026
    7. Articoli correlati sul rimborso 730 e la dichiarazione dei redditi
    8. Hai dubbi sul rimborso 730? Il CAF Centro Fiscale ti assiste

    Come funziona il rimborso 730: le basi

    Il modello 730 è la dichiarazione dei redditi “assistita”: significa che non sei tu a versare o ricevere importi direttamente dall’Erario, ma lo fa per te il tuo sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro (se sei dipendente) o l’INPS (se sei pensionato). In alternativa, se non hai un sostituto d’imposta, l’Agenzia delle Entrate eroga il rimborso direttamente.

    Se dalla dichiarazione emerge un credito a tuo favore — cioè hai pagato più IRPEF di quanto dovevi — il sistema provvede automaticamente ad accreditartelo. Non devi fare nessuna richiesta aggiuntiva: il rimborso avviene in modo automatico, rispettando il calendario stabilito dalla normativa (DPR n. 322/1998 e istruzioni Agenzia delle Entrate).

    Date accredito rimborso 730/2026: il calendario completo

    Le tempistiche del rimborso cambiano in base alla categoria di contribuente. Ecco il calendario aggiornato per l’anno di imposta 2025 (730 presentato nel 2026):

    Lavoratori dipendenti (sostituto d’imposta privato)

    Per i lavoratori dipendenti con azienda o ente privato come sostituto d’imposta, il rimborso viene erogato direttamente in busta paga. Le tempistiche dipendono da quando il CAF o il datore di lavoro ha inviato il 730 all’Agenzia delle Entrate:

    • 730 inviato entro il 31 maggio 2026: rimborso in busta paga di luglio 2026
    • 730 inviato entro il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga di luglio 2026 (per la maggior parte dei sostituti)
    • 730 inviato entro il 15 luglio 2026: rimborso in busta paga di agosto 2026
    • 730 inviato entro il 29 settembre 2026: rimborso in busta paga di settembre/ottobre 2026

    In pratica: la maggior parte dei lavoratori dipendenti che ha presentato il 730 tramite CAF entro giugno riceverà il rimborso già nella busta paga di luglio 2026. L’importo apparirà come voce separata nella busta paga, solitamente etichettata come “conguaglio IRPEF a credito” o “rimborso IRPEF 730”.

    Pensionati (sostituto d’imposta INPS)

    Per i pensionati, il sostituto d’imposta è l’INPS, che eroga il rimborso direttamente sulla pensione. Le date sono leggermente diverse rispetto ai lavoratori dipendenti:

    • 730 inviato entro il 31 maggio 2026: rimborso sulla pensione di agosto 2026
    • 730 inviato entro il 15 luglio 2026: rimborso sulla pensione di settembre 2026
    • 730 inviato entro il 29 settembre 2026: rimborso sulla pensione di ottobre/novembre 2026

    Questo significa che per i pensionati c’è circa un mese di ritardo rispetto ai dipendenti. È una differenza strutturale legata ai tempi di elaborazione dell’INPS in quanto sostituto d’imposta. Il rimborso comparirà nel cedolino della pensione come voce aggiuntiva.

    Per approfondire il tema dei rimborsi sui pensionati, puoi consultare la nostra guida dedicata: Rimborso 730 Pensionati 2026: quando arriva sulla pensione.

    Contribuenti senza sostituto d’imposta: rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate

    Se sei un lavoratore autonomo, un professionista o un contribuente senza un datore di lavoro (sostituto d’imposta), il rimborso non avviene tramite busta paga ma direttamente dall’Agenzia delle Entrate. In questo caso:

    • Il rimborso viene accreditato sul conto corrente bancario o postale che hai indicato nella dichiarazione
    • I tempi sono generalmente più lunghi rispetto ai lavoratori dipendenti: di solito da settembre a dicembre 2026, ma possono protrarsi fino all’anno successivo in caso di controlli
    • L’Agenzia delle Entrate può richiedere documentazione aggiuntiva prima di procedere con l’accredito

    Se hai diritto a un rimborso da parte dell’Agenzia delle Entrate ma non hai indicato un IBAN al momento della dichiarazione, l’Agenzia ti invierà un vaglia postale o una comunicazione per aggiornare i dati bancari. È fondamentale tenere aggiornate queste informazioni sul cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

    Come controllare lo stato del rimborso 730 online

    Puoi verificare in qualsiasi momento a che punto è il tuo rimborso IRPEF attraverso due strumenti ufficiali: il portale dell’Agenzia delle Entrate e, per i pensionati, MyINPS.

    Verifica rimborso su Agenzia delle Entrate (per tutti)

    L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un servizio di verifica dello stato del rimborso accessibile con SPID, CIE o credenziali Fisconline:

    1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi all’area riservata con SPID o CIE
    2. Clicca su “Il mio cassetto fiscale”
    3. Vai alla sezione “Rimborsi”
    4. Troverai l’elenco dei rimborsi con lo stato: in lavorazione, liquidato o erogato

    In alternativa, puoi usare il servizio “Controlla il tuo rimborso” direttamente sulla home dell’Agenzia delle Entrate, disponibile senza autenticazione inserendo codice fiscale e anno d’imposta.

    Verifica rimborso su MyINPS (solo per pensionati)

    I pensionati che hanno presentato il 730 attraverso l’INPS come sostituto d’imposta possono verificare lo stato del conguaglio sul cedolino della pensione:

    1. Accedi a myinps.inps.it con SPID o CIE
    2. Vai su “Pensione e Previdenza” → “Cedolino della pensione”
    3. Seleziona il mese in cui ti aspetti il rimborso (agosto o settembre 2026)
    4. Nel cedolino troverai la voce “conguaglio fiscale a credito” o “rimborso IRPEF 730”

    Per ulteriori dettagli sui conguagli fiscali INPS sulla pensione, leggi: Modello 730 2026 Pensionati: Come Verificare i Conguagli Fiscali INPS.

    Il rimborso 730 non è ancora arrivato: cosa fare

    Se la data prevista è passata e il rimborso non è ancora arrivato, prima di allarmarsi è utile verificare alcune situazioni comuni:

    Il sostituto d’imposta ha liquidità insufficiente

    Il datore di lavoro (sostituto d’imposta) anticipa il rimborso al dipendente utilizzando le ritenute fiscali che ha già trattenuto agli altri dipendenti. Se la somma delle ritenute è inferiore al rimborso da erogare, il datore di lavoro può non essere in grado di anticiparlo integralmente. In questo caso deve comunicarlo all’Agenzia delle Entrate, che provvederà direttamente all’accredito. I tempi in questo caso si allungano (anche di diversi mesi).

    Rimborso bloccato per controllo preventivo

    L’Agenzia delle Entrate può sospendere l’erogazione di rimborsi superiori a determinate soglie per effettuare controlli preventivi sulla dichiarazione. In questi casi riceverai una comunicazione tramite il tuo cassetto fiscale o per posta. Non significa necessariamente che ci sono irregolarità: è una verifica di routine che può richiedere qualche settimana aggiuntiva.

    IBAN non aggiornato o errato

    Se il rimborso deve essere erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate ma l’IBAN comunicato è errato o il conto è stato chiuso, l’accredito non andrà a buon fine. Verifica e aggiorna il tuo IBAN nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate prima possibile.

    Domande frequenti sul rimborso 730/2026

    Quando arriva esattamente il rimborso 730 sulla busta paga di luglio 2026?

    Il giorno preciso dipende da quando il tuo datore di lavoro elabora le buste paga. La maggior parte delle aziende liquida lo stipendio di luglio nella seconda o ultima settimana del mese. Il rimborso comparirà nella stessa busta paga come voce separata. Se il tuo datore paga lo stipendio il 27 luglio, troverai il rimborso quel giorno.

    Il rimborso 730 è tassato?

    No. Il rimborso del 730 non è un reddito: è la restituzione di imposte che hai pagato in eccesso nel corso dell’anno. Non viene quindi tassato e non devi dichiararti nel 730 dell’anno successivo.

    Posso chiedere il rimborso in un’unica soluzione anche se ho un debito fiscale?

    Se dalla dichiarazione emerge sia un credito IRPEF sia un debito (ad esempio addizionali regionali o comunali), il sistema li compensa automaticamente. Riceverai solo la differenza netta. Se il debito è superiore al credito, verrà effettuata una trattenuta mensile sulla tua busta paga o pensione a partire da luglio, spalmata in più rate fino a dicembre 2026.

    Ho presentato il 730 correttivo: cambia qualcosa per il rimborso?

    Se hai presentato un 730 correttivo o integrativo, i tempi di lavorazione si allungano rispetto alla dichiarazione originale. Il rimborso verrà ricalcolato sulla base dell’ultima dichiarazione presentata, ma i tempi possono slittare di qualche settimana o mese a seconda della data di presentazione del correttivo.

    Quanto dura il diritto a ricevere il rimborso IRPEF?

    Il diritto al rimborso IRPEF si prescrive in 10 anni dalla data in cui si è generato il credito. Non rischi quindi di perdere il rimborso nel breve periodo, ma è comunque consigliabile tenere monitorate le pratiche per non incorrere in disguidi.

    Posso ricevere il rimborso 730 sul conto di un familiare?

    Per i dipendenti, il rimborso viene erogato in busta paga e quindi non è possibile reindirizzarlo su un altro conto. Per i rimborsi diretti dall’Agenzia delle Entrate, l’IBAN deve essere intestato al contribuente richiedente: non è possibile indicare l’IBAN di un familiare o di un terzo.

    Articoli correlati sul rimborso 730 e la dichiarazione dei redditi

    Per approfondire altri aspetti della dichiarazione dei redditi 2026 e dei rimborsi, ti consigliamo:

    • Rimborso 730 Luglio 2026: chi lo riceve e importo
    • Rimborso 730 Pensionati 2026: quando arriva e quanto tempo
    • Trattamento integrativo 2026: chi spetta e calcolo 730
    • Spese mediche detraibili nel 730/2026: pagamento e documenti

    Hai dubbi sul rimborso 730? Il CAF Centro Fiscale ti assiste

    Se non hai ancora ricevuto il rimborso nei tempi previsti, se vuoi verificare lo stato della pratica o se hai bisogno di aiuto per interpretare le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri operatori ti aiutano a:

    • Verificare lo stato del rimborso 730 sul cassetto fiscale
    • Controllare se la dichiarazione è stata trasmessa correttamente
    • Presentare istanza di rimborso in caso di crediti non erogati
    • Gestire pratiche di 730 correttivo o integrativo
    • Aggiornare le coordinate bancarie presso l’Agenzia delle Entrate

    Prenota un appuntamento presso i nostri sportelli: offrire assistenza concreta e accessibile ai cittadini è la nostra missione da oltre 30 anni.

    Giugno 30, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-30 12:00:002026-07-03 07:54:30Rimborso 730 2026: Quando Viene Accreditato sul Conto e Come Controllare Online
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