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Eredità Criptovalute e Dichiarazione di Successione 2026: Guida Completa

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

L’eredità di criptovalute e la relativa dichiarazione di successione sono ormai un tema concreto per migliaia di famiglie italiane. Bitcoin, Ethereum, stablecoin, NFT e token conservati su exchange o su un wallet personale non spariscono con la morte del titolare: entrano a tutti gli effetti nell’asse ereditario e vanno dichiarati al Fisco entro dodici mesi dal decesso. Il problema, per gli eredi, è duplice: da un lato capire come indicare questi beni in un modello nato per case, terreni e conti correnti; dall’altro riuscire materialmente a recuperare le criptovalute, cosa che dipende dalle chiavi private e dall’accesso agli exchange.

In questa guida completa spieghiamo, con parole semplici, tutto quello che serve sapere sull’eredità di criptovalute nella dichiarazione di successione: come si valorizzano al giorno del decesso, quale imposta di successione si paga, cosa fare se le chiavi private sono andate perse, quali documenti chiedono le piattaforme di scambio e come pianificare per tempo il passaggio generazionale delle proprie cripto-attività. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente pratiche di successione che includono asset digitali, in ufficio e online in tutta Italia.

Eredità criptovalute e dichiarazione di successione: perché è obbligatoria

Partiamo dal punto più importante: l’eredità di criptovalute va sempre inserita nella dichiarazione di successione, esattamente come un conto corrente o un appartamento. La dichiarazione di successione è il documento fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate tutto ciò che il defunto possedeva alla data della morte. Non è un atto di divisione dell’eredità e non serve a “prendere possesso” dei beni: serve al Fisco per calcolare le imposte dovute.

Il termine è di 12 mesi dalla data del decesso. Entro quella scadenza gli eredi devono presentare il modello telematico completo di tutti i beni, cripto-attività comprese. Molte famiglie ignorano l’esistenza dei wallet del defunto e scoprono i bitcoin mesi dopo, magari aprendo un cassetto e trovando un dispositivo o un foglio con dodici parole scritte a mano. In quel caso non tutto è perduto: esiste la dichiarazione integrativa, che il CAF può predisporre per correggere o integrare quanto già presentato.

Attenzione a un equivoco molto diffuso. Alcuni pensano che, siccome le criptovalute sono “anonime” e vivono su una blockchain, il Fisco non possa saperlo. Dal 2026 non è più così: con l’entrata a regime della direttiva europea DAC8, gli exchange e i prestatori di servizi cripto comunicano automaticamente all’Amministrazione finanziaria i dati dei clienti italiani. Se il defunto aveva un conto su una piattaforma registrata, quel saldo è tracciato. Omettere le cripto-attività non è più una scorciatoia: è un rischio concreto di accertamento e sanzioni per gli eredi.

Cosa sono le cripto-attività ai fini successori

Con l’espressione cripto-attività si intende, in parole semplici, ogni rappresentazione digitale di valore o di diritti che può essere trasferita e conservata elettronicamente tramite tecnologia a registro distribuito (la cosiddetta blockchain). È una definizione volutamente ampia, che comprende:

  • Criptovalute in senso stretto, come Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH)
  • Stablecoin, cioè token ancorati al valore di una valuta come dollaro o euro (USDT, USDC)
  • NFT, i token non fungibili che rappresentano opere digitali, oggetti da collezione o diritti
  • Token di utilizzo o di investimento ricevuti tramite piattaforme e progetti
  • Posizioni in staking, lending e protocolli DeFi, cioè cripto “bloccate” per ottenere rendimenti

Ai fini della successione, tutte queste voci sono considerate beni mobili immateriali che concorrono a formare l’attivo ereditario. Non serve una categoria speciale: l’articolo 9 del D.Lgs. 346/1990 stabilisce che l’attivo ereditario è costituito da tutti i beni e i diritti che formano oggetto della successione, una formula già onnicomprensiva. La riforma operata dal D.Lgs. 139/2024 ha razionalizzato l’imposta di successione, ma non contiene disposizioni specifiche sul patrimonio digitale. Vale inoltre il principio generale del D.Lgs. 346/1990: se il defunto era residente in Italia, si dichiarano i beni ovunque si trovino, quindi anche le cripto detenute su piattaforme estere.

C’è poi un aspetto che confonde spesso gli eredi: la successione è cosa diversa dal monitoraggio fiscale annuale. Finché era in vita, il titolare doveva indicare le proprie cripto nel Quadro W della dichiarazione dei redditi e versare l’imposta sul valore delle cripto-attività. Su questo abbiamo pubblicato due approfondimenti dedicati: la guida alla dichiarazione criptovalute 2026 con staking, DeFi e NFT e quella sul Quadro W del 730/2026. Dopo il decesso, invece, entra in gioco la dichiarazione di successione, e l’anno del decesso richiede comunque una dichiarazione dei redditi presentata dagli eredi.

Come indicare l’eredità di criptovalute nella dichiarazione di successione

Ed eccoci alla domanda operativa più frequente: dove si scrivono le criptovalute nel modello? Il modello telematico “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali” è organizzato in quadri: ci sono i quadri per i terreni e i fabbricati, quello per aziende e partecipazioni, quello per azioni, obbligazioni e altri titoli, fino al quadro dedicato agli altri beni. Non esiste, ad oggi, una casella con scritto “criptovalute”.

La prassi consolidata, quando si tratta di eredità di criptovalute, è quindi indicarle nel quadro degli altri beni mobili, descrivendo in modo analitico la natura dell’asset, la quantità e il controvalore in euro. In alcune situazioni particolari, ad esempio quando il defunto vantava un semplice credito verso una piattaforma che deteneva le somme per suo conto, si utilizza la voce dei crediti. La scelta non è un dettaglio formale: incide sulla liquidazione dell’imposta e sulla difendibilità della dichiarazione in caso di controllo, ed è uno dei motivi per cui conviene affidare la pratica a chi la gestisce abitualmente.

Quali documenti servono per dichiarare le cripto

Poiché il valore delle cripto-attività non risulta da un estratto conto bancario tradizionale, la dichiarazione va sostenuta da documentazione probatoria. Nella pratica quotidiana serve raccogliere:

  • Il saldo attestato dall’exchange alla data del decesso, richiesto formalmente alla piattaforma
  • Gli indirizzi pubblici dei wallet riconducibili al defunto e la relativa consistenza
  • Uno screenshot o report delle quotazioni utilizzate per convertire in euro
  • Le dichiarazioni fiscali precedenti del defunto con il Quadro W, utili a ricostruire la storia del patrimonio
  • L’eventuale report di un software di portafoglio o del commercialista che seguiva la posizione

Il nostro consiglio è di non improvvisare la ricostruzione. Una dichiarazione di successione con cripto-attività valorizzate male, o priva di allegati, è il tipico caso che genera richieste di chiarimenti anni dopo. Gli operatori del CAF Centro Fiscale di Udine preparano il fascicolo documentale insieme agli eredi e curano il dialogo con l’ufficio competente.

Come si valorizzano le criptovalute al momento del decesso

La regola cardine è semplice da enunciare e insidiosa da applicare: le cripto-attività si valorizzano al valore di mercato in euro alla data di apertura della successione, cioè al giorno del decesso. Non conta quanto il defunto le aveva pagate, non conta quanto valgono oggi che gli eredi le stanno vendendo: conta la fotografia del giorno della morte.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che il signor Bianchi muoia il 12 marzo 2026 lasciando 1,5 Bitcoin. Se in quella data un Bitcoin quotava, poniamo, 90.000 euro, il valore da riportare nell’asse ereditario è 135.000 euro, anche se sei mesi dopo gli eredi riescono a venderli a 70.000 euro l’uno oppure a 120.000. Le oscillazioni successive non modificano la base imponibile della imposta di successione: rilevano semmai come plusvalenza o minusvalenza in capo agli eredi quando venderanno.

Il punto delicato è quale quotazione usare, dato che il prezzo varia leggermente tra una piattaforma e l’altra e cambia di minuto in minuto. I criteri più solidi, e più facilmente difendibili davanti a un controllo, sono questi:

  • Usare la quotazione della piattaforma su cui l’asset era effettivamente detenuto, quando le cripto stanno su un exchange
  • Per i wallet personali, adottare un indice di riferimento affidabile e utilizzarlo in modo coerente per tutti gli asset
  • Fissare un orario convenzionale (ad esempio la chiusura della giornata del decesso) e documentarlo
  • Conservare la prova della quotazione con data e fonte, allegandola alla pratica
  • Applicare lo stesso criterio a tutte le cripto-attività, senza scegliere di volta in volta il valore più conveniente

Per gli NFT il discorso si complica, perché ogni token è unico e spesso illiquido: in questi casi si ricorre all’ultimo prezzo di scambio noto o a una perizia. Anche le posizioni in staking o vincolate in protocolli DeFi vanno valorizzate, comprese le ricompense maturate e non ancora riscosse alla data del decesso.

Imposta di successione sulle criptovalute: aliquote e franchigie 2026

Chiarito il valore, vediamo quanto si paga. L’imposta di successione sulle criptovalute non ha aliquote speciali: si applicano le stesse regole previste per gli altri beni, che dipendono dal grado di parentela tra defunto ed erede. La franchigia è la soglia entro la quale non si paga nulla: solo la parte eccedente viene tassata.

  • Coniuge e figli o altri discendenti: aliquota 4% con franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun erede
  • Fratelli e sorelle: aliquota 6% con franchigia di 100.000 euro a testa
  • Altri parenti fino al quarto grado e affini nei limiti di legge: aliquota 6%, senza franchigia
  • Estranei e conviventi di fatto: aliquota 8%, senza alcuna franchigia
  • Erede con handicap grave riconosciuto: franchigia elevata a 1.500.000 euro, qualunque sia il grado di parentela

Un dato rassicurante: nella maggior parte delle successioni familiari con cripto-attività, l’imposta di successione effettiva è pari a zero, perché il valore complessivo resta sotto il milione di euro per figlio o coniuge. Restano però dovute le imposte fisse e, se nell’eredità ci sono immobili, le imposte ipotecaria (2%) e catastale (1%) calcolate sul valore catastale, con i minimi di legge.

Attenzione a un aspetto poco intuitivo e molto rilevante: l’imposta si calcola sui beni caduti in successione a prescindere dal fatto che gli eredi riescano davvero a impossessarsene. Se i bitcoin del defunto sono in un wallet inaccessibile, per il Fisco quel valore resta parte dell’attivo. È esattamente per questo che la pianificazione successoria di cui parliamo più avanti non è un lusso da grandi patrimoni, ma una necessità pratica. Per il funzionamento generale della procedura può esserti utile anche la nostra guida su come funziona la successione 2026 step by step.

Wallet custodial e non custodial: la differenza che decide tutto

Per capire cosa possono realmente recuperare gli eredi bisogna distinguere due mondi. Un wallet custodial è un portafoglio in cui le chiavi sono custodite da un intermediario, tipicamente un exchange come quelli più noti a livello internazionale. Il titolare accede con email e password, un po’ come con l’home banking: la piattaforma sa chi è il cliente perché lo ha identificato con la procedura KYC (Know Your Customer, cioè la verifica dell’identità con documento e selfie). In caso di decesso esiste quindi un soggetto a cui rivolgersi.

Un wallet non custodial, invece, è un portafoglio in cui solo il titolare possiede le chiavi private. Può essere un’app sul telefono, un’estensione del browser oppure un hardware wallet, cioè una chiavetta fisica simile a una pennetta USB. Qui non c’è nessuna azienda, nessun servizio clienti, nessuna procedura di recupero: chi ha le chiavi ha le monete. È la celebre massima del settore, not your keys, not your coins.

La conseguenza per la successione è enorme. Nel primo caso l’erede affronta una procedura burocratica, magari lenta e in inglese, ma con un esito ragionevolmente certo. Nel secondo caso l’esito dipende unicamente da una cosa: che il defunto abbia lasciato, da qualche parte e in modo recuperabile, la seed phrase. Abbiamo trattato il quadro d’insieme dell’eredità digitale, dai conti online ai wallet, nell’approfondimento su successione digitale 2026.

Chiavi private e seed phrase: cosa succede se l’erede non le ha

La chiave privata è, in sostanza, la password matematica che autorizza a spostare le criptovalute da un indirizzo. La seed phrase (detta anche frase di recupero) è una sequenza di 12 o 24 parole in inglese che permette di rigenerare tutte le chiavi di un wallet: chi la possiede controlla i fondi, chiunque sia. Non esiste un ufficio a cui chiedere il duplicato, non esiste un “password dimenticata”, non esiste un giudice che possa ordinare alla blockchain di restituire le monete.

Questo significa che, se il defunto non ha lasciato indicazioni, le cripto conservate in un wallet non custodial diventano irrecuperabili in modo permanente. Restano visibili sulla blockchain, si può constatare che esistono, ma nessuno potrà più muoverle. È una perdita che riguarda già oggi una quota rilevante dei bitcoin esistenti al mondo, e nella maggior parte dei casi la causa non è un hacker: è una morte improvvisa senza istruzioni.

Se sei un erede che sospetta la presenza di cripto-attività, prima di rassegnarti vale la pena cercare con metodo. Gli indizi più frequenti sono:

  • Un hardware wallet in cassetto o cassaforte, spesso scambiato per una comune chiavetta USB
  • Fogli o quaderni con elenchi di 12 o 24 parole apparentemente senza senso, da custodire e non fotografare
  • Email di conferma o notifiche di piattaforme di scambio nella casella di posta del defunto
  • Bonifici bancari verso exchange negli estratti conto degli ultimi anni
  • Il Quadro W delle dichiarazioni dei redditi precedenti, dove le cripto dovevano essere indicate
  • App di portafoglio installate su smartphone, tablet o computer del defunto

Un avvertimento importante: se trovi una seed phrase, non digitarla mai su siti web o in chat e non consegnarla a sedicenti “recuperatori di wallet”, che nella quasi totalità dei casi sono truffatori. Porta invece la documentazione al CAF Centro Fiscale di Udine: valutiamo insieme come ricostruire il patrimonio e impostare correttamente la pratica.

Accesso agli exchange: la procedura per l’erede

Quando le criptovalute sono su un exchange centralizzato la partita si gioca sul terreno che conosciamo meglio: quello dei documenti. Le principali piattaforme dispongono di un canale dedicato alle richieste degli eredi e, ricevuta la segnalazione del decesso, procedono normalmente a congelare il conto per impedire operazioni non autorizzate. Da quel momento l’account non è più operativo e ogni movimento passa dal reparto legale della società.

La documentazione richiesta varia da piattaforma a piattaforma, ma il nucleo è quasi sempre lo stesso:

  • Certificato di morte del titolare del conto
  • Documento di identità in corso di validità dell’erede richiedente
  • Atto notorio o dichiarazione sostitutiva che attesta la qualità di erede
  • Copia della dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate
  • Eventuale testamento pubblicato, se esistente
  • Indicazione del conto o wallet di destinazione intestato all’erede su cui trasferire gli asset

Nella pratica le difficoltà maggiori sono tre. La prima è linguistica e formale: molti exchange hanno sede all’estero e chiedono documenti tradotti, talvolta con apostille o asseverazione. La seconda riguarda i tempi, che possono superare diversi mesi. La terza è la modalità di consegna: alcune piattaforme trasferiscono le cripto “in natura” su un wallet dell’erede, altre le liquidano e bonificano l’equivalente in euro, con conseguenze fiscali diverse da valutare prima, non dopo.

Un errore da evitare assolutamente è utilizzare le credenziali del defunto per accedere all’account e spostare i fondi in autonomia. Anche se tecnicamente possibile, è una condotta che espone a contestazioni civili verso gli altri coeredi e a problemi con la piattaforma, oltre a lasciare un’operazione fuori tracciato rispetto alla dichiarazione. La strada corretta è quella formale: il nostro ufficio prepara la pratica di successione e la documentazione a supporto, così che la richiesta all’exchange sia completa fin dal primo invio.

Sanzioni per omessa o infedele dichiarazione delle cripto-attività

Dimenticare le criptovalute nella dichiarazione di successione ha un costo. Dopo la riforma delle sanzioni tributarie del D.Lgs. 87/2024, applicabile alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024, il quadro è il seguente:

  • Omessa dichiarazione: sanzione pari al 120% dell’imposta liquidata
  • Presentazione tardiva entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta al 45%
  • Dichiarazione infedele, cioè con beni omessi o valori errati: sanzione dell’80% della maggiore imposta
  • Se non è dovuta imposta: sanzione fissa da 250 a 1.000 euro (da 150 a 500 euro per il ritardo entro 30 giorni)

C’è una buona notizia: esiste il ravvedimento operoso, cioè la possibilità di regolarizzare spontaneamente pagando la sanzione in misura ridotta, tanto più ridotta quanto prima ci si muove. Anche una successione dimenticata da anni, o presentata senza indicare i wallet, può essere sistemata. Va però fatto prima che arrivi la comunicazione dell’ufficio, perché dopo il beneficio si perde.

Ricordiamo infine che le sanzioni sulla successione si sommano, se ricorrono, a quelle sul monitoraggio fiscale del defunto e degli eredi negli anni successivi: chi eredita cripto-attività dovrà indicarle nel proprio Quadro W a partire dall’anno in cui ne acquisisce la disponibilità.

Pianificazione successoria per chi detiene criptovalute

Se stai leggendo questa guida da titolare di cripto-attività e non da erede, questa è la sezione più importante. Pianificare significa fare in modo che, il giorno in cui non ci sarai, i tuoi familiari sappiano cosa possiedi, dove si trova e come accedervi, senza che queste informazioni siano esposte a rischi mentre sei in vita.

Le regole d’oro per non far sparire il patrimonio digitale

  • Redigi un inventario aggiornato delle tue posizioni: quali asset, su quali piattaforme, con quali tipi di wallet, senza inserire password o chiavi
  • Scrivi un testamento che indichi l’esistenza del patrimonio digitale e a chi è destinato
  • Non scrivere mai la seed phrase nel testamento: il testamento pubblicato diventa conoscibile e le chiavi finirebbero esposte
  • Affida chiavi e istruzioni a strumenti dedicati: plico sigillato dal notaio, cassetta di sicurezza, o soluzioni di custodia con accesso condiviso
  • Valuta un wallet multifirma, che richiede più chiavi per operare e permette di distribuire il rischio tra persone di fiducia
  • Nomina un esecutore testamentario o una persona di fiducia con competenze tecniche minime
  • Rivedi il piano ogni anno: cambi di exchange, nuovi wallet e nuove password rendono le istruzioni rapidamente obsolete

Il principio da tenere a mente è la separazione tra informazione e accesso. Gli eredi devono sapere che esiste un wallet e presso chi recuperare le istruzioni; le chiavi vere e proprie devono restare protette fino al momento in cui servono davvero. Una pianificazione fatta bene evita sia la perdita del patrimonio sia le liti tra coeredi, e semplifica enormemente la successiva dichiarazione di successione.

Se la situazione familiare è semplice e non ci sono conflitti tra eredi, in molti casi la pratica può essere gestita senza atto notarile: ne parliamo nella guida su successione senza notaio 2026. Se invece ci sono immobili da trasferire, testamenti da pubblicare o patrimoni complessi, il notaio resta una figura necessaria e il CAF lavora al suo fianco sulla parte fiscale.

Eredità di criptovalute in Friuli Venezia Giulia e sistema tavolare

Chi affronta una successione in Friuli Venezia Giulia ha una complicazione in più, che non riguarda le cripto ma quasi sempre le accompagna: gli immobili. In gran parte delle province di Udine, Gorizia, Trieste e in una porzione di quella di Pordenone vige il sistema tavolare (o Libro Fondiario), un registro immobiliare diverso dal catasto del resto d’Italia, di derivazione austriaca e disciplinato dal R.D. 499/1929.

La differenza pratica è sostanziale: nel sistema tavolare l’iscrizione ha efficacia costitutiva, cioè si diventa proprietari solo con l’iscrizione. Dopo la successione la voltura non è automatica come altrove: serve una separata domanda di intavolazione al Libro Fondiario, corredata da dichiarazione di successione e accettazione di eredità, e in alcuni casi dal certificato di eredità rilasciato dal giudice tavolare, un istituto che esiste solo qui. Ignorare questo passaggio significa restare formalmente non proprietari, con problemi seri al momento di vendere.

È il motivo per cui, in una successione mista fatta di appartamenti in Friuli e wallet su piattaforme estere, i CAF nazionali spesso vanno in difficoltà su entrambi i fronti. Il CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Tullio 13, lavora da anni sia sulle pratiche tavolari sia sulla fiscalità delle cripto-attività, in ufficio e online in tutta Italia. Puoi prenotare un appuntamento e ricevere un preventivo personalizzato sulla base della complessità reale della tua pratica.

Domande frequenti sull’eredità di criptovalute

Le criptovalute perse perché mancano le chiavi private vanno comunque dichiarate?

Sì, se risultano esistenti alla data del decesso vanno indicate nell’attivo ereditario: l’inaccessibilità di fatto non fa venire meno l’esistenza giuridica del bene. È tuttavia possibile documentare l’impossibilità di disporne, elemento che assume rilievo nella gestione dei rapporti tra coeredi e nel confronto con l’ufficio. Ogni caso va valutato singolarmente: portaci la documentazione e la esaminiamo insieme.

Quanto costa dichiarare le criptovalute in successione?

Il costo si compone di due parti. La prima è l’imposta di successione, che dipende dal valore complessivo e dal grado di parentela: nella maggioranza delle successioni tra coniugi e figli non è dovuta nulla, grazie alla franchigia di un milione di euro a testa. La seconda è l’assistenza professionale per la pratica, che varia in base al numero di beni, alla presenza di immobili e alla complessità della ricostruzione dei wallet. Il CAF Centro Fiscale rilascia un preventivo personalizzato dopo una prima analisi della situazione.

Ho ereditato un wallet hardware: cosa devo fare?

Per prima cosa custodiscilo in un luogo sicuro e non tentare inserimenti ripetuti del PIN, perché alcuni dispositivi si azzerano dopo un certo numero di tentativi errati. Cerca poi la seed phrase tra i documenti del defunto, senza mai digitarla online. Sul piano fiscale, il contenuto del wallet va valorizzato alla data del decesso e inserito nella dichiarazione di successione insieme agli altri beni. Se ci sono più eredi, ogni movimentazione va concordata per non pregiudicare i diritti altrui.

L’exchange è estero: cambia qualcosa per la dichiarazione?

Ai fini della dichiarazione di successione non cambia nulla: se il defunto era residente in Italia, si dichiarano i beni ovunque si trovino, quindi anche le cripto su piattaforme estere. Cambia però la parte operativa, perché la richiesta all’exchange può richiedere documenti tradotti e tempi più lunghi. Dal 2026, con lo scambio automatico di informazioni previsto dalla DAC8, i saldi detenuti presso i prestatori di servizi cripto sono comunque conoscibili dall’Amministrazione finanziaria.

Devo pagare le tasse quando vendo le criptovalute ereditate?

Sì, ma si tratta di un’imposta diversa e successiva. L’imposta di successione colpisce il trasferimento a causa di morte; quando poi l’erede vende o converte le cripto realizza una eventuale plusvalenza, tassata secondo le regole ordinarie sulle cripto-attività. Il valore dichiarato in successione diventa il riferimento di partenza per calcolare quel guadagno, motivo in più per valorizzare correttamente gli asset fin dall’inizio.

Ho scoperto i bitcoin del defunto dopo aver già presentato la successione

È una situazione frequente e si risolve con una dichiarazione di successione integrativa, che aggiunge i beni emersi dopo. Se la scoperta avviene entro i dodici mesi dal decesso si rientra nei termini ordinari; se avviene dopo, si valuta il ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni. Prima ci si muove, minore è il costo della regolarizzazione.

Gli eredi devono indicare le cripto ereditate nella propria dichiarazione dei redditi?

Sì. Dal momento in cui l’erede acquisisce la disponibilità delle cripto-attività, queste entrano nel suo monitoraggio fiscale annuale e vanno indicate nel Quadro W, con la relativa imposta sul valore delle cripto-attività calcolata sul saldo di fine anno. È un adempimento distinto dalla successione, che si ripete ogni anno finché gli asset restano nel patrimonio.

Assistenza per l’eredità di criptovalute: il CAF Centro Fiscale di Udine

Gestire l’eredità di criptovalute e la relativa dichiarazione di successione significa muoversi su tre piani contemporaneamente: quello civilistico dei diritti degli eredi, quello fiscale della valorizzazione e delle imposte, quello tecnico dei wallet e degli exchange. È un terreno nuovo, dove gli errori si pagano due volte: in sanzioni e, molto peggio, in patrimonio perso per sempre.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in ogni fase: ricostruzione del patrimonio digitale del defunto, valorizzazione degli asset alla data del decesso, compilazione e invio della dichiarazione di successione completa di cripto-attività, predisposizione della documentazione per le richieste agli exchange, gestione degli aspetti tavolari per gli immobili in Friuli Venezia Giulia e successivi adempimenti dichiarativi degli eredi. Ti forniamo un preventivo personalizzato sulla base della tua situazione concreta, senza sorprese.

Hai bisogno di assistenza per l’eredità di criptovalute o per una dichiarazione di successione? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: i nostri operatori si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti all’invio telematico della pratica.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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