NOTIZIEBonus bollette 60 euro, la guida su ISEE e come ottenerloDa agosto 2026 potrebbe arrivare un nuovo bonus bollette 60 euro per le famiglie con ISEE superiore alle soglie del bonus sociale ordinario ma comunque contenuto. Si tratta di una misura pensata per una fascia di reddito intermedia, quella che finora restava esclusa dagli sconti energetici riservati ai nuclei più fragili. Vediamo insieme come funziona, chi può richiederlo e soprattutto cosa serve fare per ottenerlo. Cos’è il bonus bollette 60 euro ISEEIl bonus bollette 60 euro è un contributo economico pensato per alleggerire il peso delle spese energetiche di quelle famiglie che hanno un ISEE troppo alto per accedere al bonus sociale ordinario, ma che comunque non rientrano tra i redditi più elevati. Il bonus sociale tradizionale, infatti, è riservato a chi ha un ISEE fino a 9.796 euro (soglia in vigore dal 1 gennaio 2026, che sale a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno quattro figli a carico). Questo nuovo contributo, invece, allarga la platea dei beneficiari fino a una soglia più alta.Secondo quanto emerso, la misura sarebbe rivolta alle famiglie con ISEE compreso tra circa 9.796 euro e 25.000 euro, una fascia che comprende molti nuclei familiari con redditi medio-bassi che finora restavano esclusi da qualsiasi agevolazione in bolletta. Per avere un quadro completo dei requisiti e delle soglie ISEE aggiornate al 2026, può essere utile consultare la nostra guida completa all’ISEE 2026.Un contributo volontario, non obbligatorio per tutti i fornitoriUn aspetto importante da chiarire subito riguarda la natura di questo bonus bollette: non si tratta di un obbligo di legge esteso a tutti i fornitori di energia, ma di un contributo volontario. In pratica, sono le singole aziende fornitrici di luce e gas a decidere se aderire o meno all’iniziativa, riconoscendo lo sconto ai propri clienti che rispettano i parametri ISEE previsti.Questo significa che non tutti i clienti con ISEE nella fascia indicata riceveranno automaticamente lo sconto: dipenderà dal fatto che il proprio fornitore abbia scelto di partecipare al programma. Le compagnie che intendono aderire dovrebbero comunicare la propria decisione all’autorità di regolazione del settore energetico entro una finestra temporale definita, presumibilmente tra metà luglio e fine agosto. È quindi consigliabile verificare, tramite il proprio fornitore, se rientra tra gli operatori aderenti. Quando arriva il bonus bollette in bollettaPer quanto riguarda la decorrenza, il nuovo bonus bollette 60 euro dovrebbe essere applicato a partire dalle fatture relative ai consumi di agosto 2026. Lo sconto verrebbe inserito direttamente nella prima bolletta utile, in automatico, senza che il cliente debba fare alcuna richiesta separata.Questo è un elemento centrale della misura: non è previsto un modulo da compilare o una domanda da presentare all’INPS o al proprio Comune. Il meccanismo dovrebbe funzionare in modo simile al bonus sociale, cioè tramite lo scambio automatico di dati tra INPS, l’autorità di regolazione energetica e i fornitori aderenti, che verificano la presenza di un ISEE valido collegato all’utenza domestica del richiedente.Requisiti per il bonus bollette 60 euro ISEEPer rientrare nella platea dei potenziali beneficiari del bonus bollette servono due condizioni principali. Vediamole nel dettaglio.Avere un ISEE in corso di validità, quindi una DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) aggiornata e non scaduta, con un valore compreso nella fascia individuata dalla misuraEssere titolari di una utenza domestica di energia elettrica o gas, intestata direttamente al richiedente o a un componente del nucleo familiare presente nella DSUAvere come fornitore una compagnia che ha scelto di aderire volontariamente all’iniziativaChi ha un ISEE scaduto o non aggiornato rischia di restare escluso dal beneficio, anche se rientrerebbe nei parametri economici richiesti. Per questo motivo, verificare la validità della propria attestazione ISEE è un passaggio da non sottovalutare. In alcuni casi può convenire anche valutare un ISEE corrente, utile quando la situazione reddituale è cambiata rispetto all’anno di riferimento della DSU ordinaria.Come funziona in pratica il bonus bolletteNella pratica, il funzionamento del bonus bollette 60 euro dovrebbe essere completamente automatico per il cliente finale. Non c’è nessuna domanda da presentare: è il sistema di scambio dati tra enti previdenziali e fornitori a individuare le utenze compatibili con i requisiti ISEE e a comunicarlo alle compagnie energetiche aderenti.Il cliente che rientra nei parametri vedrà quindi comparire lo sconto direttamente in bolletta, senza dover effettuare alcuna operazione. L’unica accortezza, come detto, riguarda la validità dell’ISEE: senza una DSU aggiornata, il sistema non potrà verificare il diritto al beneficio. Chi ha ancora dubbi o difficoltà nella compilazione della DSU può sempre rivolgersi al CAF per un supporto nella verifica e nell’aggiornamento della pratica.Va inoltre ricordato che questo nuovo contributo si affianca ad altre misure di sostegno già attive per le famiglie con redditi contenuti, come la Carta Dedicata a te 2026. Per chi invece vuole valutare un risparmio strutturale sui costi energetici, può essere utile anche dare un’occhiata al nostro approfondimento sul confronto tariffe luce e gas 2026. L’aiuto del CAF per l’ISEE e la DSUConsiderato che l’accesso al bonus bollette 60 euro dipende interamente dalla presenza di un ISEE valido nella fascia corretta, il primo passo per non perdere l’agevolazione è assicurarsi che la propria DSU sia aggiornata. Il CAF Centro Fiscale di Udine può supportarti nella compilazione o nel rinnovo dell’ISEE, verificando che tutti i dati reddituali e patrimoniali siano corretti e completi, così da evitare ritardi o esclusioni indebite dal beneficio.Restano ancora da definire alcuni dettagli attuativi della misura, come l’elenco preciso dei fornitori aderenti e le modalità operative dello scambio dati tra enti. Continueremo ad aggiornare questo articolo non appena arriveranno conferme ufficiali.Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 12:00:002026-07-18 09:54:41Bonus bollette 60 euro, la guida su ISEE e come ottenerlo
NOTIZIEBonus esentasse nel 730/2026: quali dichiarare e quali noCon l’avvicinarsi della scadenza per la dichiarazione dei redditi, molti contribuenti si chiedono quali bonus e indennità percepiti nel corso del 2025 debbano essere inseriti nel 730/2026. La domanda non è banale: alcune misure sono esenti da IRPEF e non vanno dichiarate, mentre altre concorrono a formare il reddito imponibile e devono essere indicate con attenzione, pena il rischio di errori e conguagli in fase di controllo. Vediamo insieme quali sono i bonus esentasse e quali invece rientrano tra i redditi da dichiarare nel 730/2026. Bonus esentasse 730/2026: cosa non si dichiaraPartiamo dai bonus esentasse, cioè quelle somme che la legge esclude espressamente dalla base imponibile IRPEF. Il caso più diffuso è l’Assegno Unico e Universale (AUU) per i figli a carico, erogato mensilmente dall’INPS. Si tratta di una prestazione che, per espressa previsione normativa, non concorre alla formazione del reddito complessivo: non va quindi inserita nel modello 730/2026 e non incide né sull’IRPEF dovuta né sul calcolo dell’ISEE ai fini della prestazione stessa. In pratica, chi ha percepito l’Assegno Unico nel 2025 non troverà (e non deve cercare) alcuna riga dedicata nel quadro dei redditi.Discorso simile vale per il cosiddetto bonus Renzi, oggi trasformato nel trattamento integrativo IRPEF. Questa somma, se spettante, viene già erogata direttamente in busta paga dal datore di lavoro (sostituto d’imposta) e non richiede una dichiarazione separata come “reddito”: semmai, in fase di 730, si verifica se il trattamento integrativo è stato correttamente riconosciuto durante l’anno o se serve un conguaglio a favore del contribuente. Per approfondire questo meccanismo, il CAF Centro Fiscale ha dedicato una guida al trattamento integrativo IRPEF 2026 e al recupero del bonus Renzi nel 730.Rientrano generalmente tra le somme esenti anche diversi bonus una tantum introdotti da specifici provvedimenti normativi (ad esempio contributi straordinari per il caro energia o per particolari categorie di famiglie), quando la norma istitutiva ne prevede espressamente la non tassabilità. In questi casi è sempre bene verificare puntualmente il testo della misura, perché non esiste una regola generale valida per ogni bonus: ogni provvedimento può stabilire un trattamento fiscale diverso.Cosa va inserito nel 730/2026: i redditi imponibiliSul fronte opposto troviamo le indennità che, pur avendo una funzione di sostegno al reddito, sono fiscalmente equiparate a un reddito da lavoro dipendente e devono quindi essere dichiarate nel 730/2026. L’esempio più rilevante è la NASpI, l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Anche se la NASpI è già soggetta a ritenuta IRPEF operata direttamente dall’INPS in qualità di sostituto d’imposta, questo non significa che non vada dichiarata: si tratta infatti di un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, che concorre alla formazione del reddito complessivo e va riportato nel Quadro C del modello 730 (o quadro RC del modello Redditi Persone Fisiche), sulla base di quanto indicato nella Certificazione Unica rilasciata dall’INPS.In altre parole, chi ha percepito la NASpI nel corso del 2025 dovrà controllare con attenzione la propria Certificazione Unica INPS e riportare l’importo indicato nella dichiarazione, proprio come farebbe con lo stipendio di un lavoro dipendente. Questo passaggio è fondamentale anche per calcolare correttamente eventuali detrazioni per lavoro dipendente spettanti sul periodo di percezione dell’indennità. Per capire come si gestiscono questi redditi all’interno della dichiarazione, può essere utile consultare la guida sul Quadro C del 730/2026 dedicato ai redditi di lavoro dipendente.Vale la pena ricordare che il trattamento fiscale delle indennità sostitutive di reddito (disoccupazione, malattia, maternità erogata da INPS in alcuni casi) può presentare differenze in base alla natura specifica della prestazione e alla categoria di lavoratore coinvolta. Per questo motivo, prima di compilare autonomamente il modello, è sempre consigliabile far verificare la propria posizione da un professionista, così da evitare errori che potrebbero generare successivi accertamenti o richieste di conguaglio da parte dell’Agenzia delle Entrate. Come riconoscere i bonus esentasse nella propria situazionePer orientarsi tra le diverse misure, un primo criterio pratico è controllare se il bonus percepito compare o meno nella Certificazione Unica (CU): se un’indennità è riportata nella CU come reddito, quasi certamente andrà inserita nel 730/2026. Se invece si tratta di un contributo non fiscalmente rilevante, come l’Assegno Unico, normalmente non comparirà tra i redditi imponibili della certificazione.Un secondo elemento utile riguarda la fonte normativa del bonus: molte misure una tantum prevedono espressamente, nel decreto o nella legge istitutiva, la clausola di esenzione fiscale. In assenza di questa indicazione, la regola generale del Testo Unico delle Imposte sui Redditi tende a considerare imponibili le somme che sostituiscono un reddito da lavoro. Tra gli aspetti da monitorare per la campagna 730/2026 rientra anche il tema dei rimborsi e conguagli sulle pensioni, un ambito in cui le tempistiche di erogazione INPS incidono direttamente sulle scadenze della dichiarazione: ne parliamo nell’approfondimento su pensioni, quattordicesima e rimborsi 730 a luglio 2026.Va infine ricordato che gli errori nella dichiarazione di redditi esenti o, al contrario, l’omissione di indennità imponibili come la NASpI, possono generare lettere di compliance o richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo affidarsi a un professionista che verifichi puntualmente ogni voce della Certificazione Unica resta la soluzione più sicura per evitare sorprese.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la compilazione del 730/2026, verificando caso per caso quali bonus vanno dichiarati e quali sono esenti, sia in ufficio che online. Per informazioni e un preventivo personalizzato, contattaci al numero 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 11:00:002026-07-18 09:56:10Bonus esentasse nel 730/2026: quali dichiarare e quali no
ANF - ASSEGNI NUCLEO FAMILIARI, MATERNITA', PATRONATOANF Arretrati 2026: Come Richiederli, Prescrizione 5 Anni e Modulo SR16Hai scoperto di avere diritto agli Assegni per il Nucleo Familiare (ANF) per periodi passati in cui non ti sono stati corrisposti? Oppure il datore di lavoro non ha versato correttamente gli importi? Hai 5 anni di tempo per richiedere gli arretrati ANF tramite il modulo SR16 (o la procedura online equivalente). Questa guida spiega come fare e cosa serve.Per il quadro completo su chi ha ancora diritto agli ANF dopo l’Assegno Unico, leggi prima: ANF 2026: Cosa Resta dopo Assegno Unico — Guida ai Beneficiari Residuali.Quando si Generano Arretrati ANFGli arretrati ANF si generano in diverse circostanze:Datore di lavoro non ha erogato l’ANF: il dipendente non era a conoscenza del diritto o il datore ha omesso di richiedere e pagare l’assegnoANF erogato in misura errata: importo inferiore a quello spettante per errore di calcolo o categoria sbagliataTardiva presentazione della domanda: il lavoratore ha presentato la domanda ANF tardi rispetto all’inizio del dirittoVariazioni del nucleo familiare non comunicate tempestivamente: nascita di figlio disabile, modifica reddito, ecc.Periodi di cassa integrazione o malattia: in questi periodi l’ANF e a carico INPS e puo non essere stato erogato dal gestore della prestazione Prescrizione ANF: 5 Anni dalla MaturazioneIl diritto agli arretrati ANF si prescrive in 5 anni dalla data in cui il diritto e maturato. La prescrizione quinquennale e stabilita dall’art. 2948 del Codice Civile (prescrizione breve per prestazioni periodiche).Questo significa che nel 2026 puoi richiedere arretrati ANF fino al luglio 2021 (5 anni indietro). Ogni anno che passa fa perdere un anno di diritto: agire tempestivamente e fondamentale.Esempio: Maria ha scoperto di avere diritto all’ANF per il coniuge disabile dal 2019 al 2022 (quando il coniuge e deceduto). Nel 2026 puo richiedere gli arretrati solo dal 2021 in poi, perche quelli del 2019-2020 si sono prescritti.Atti Interruttivi della PrescrizioneLa prescrizione si interrompe con:La presentazione della domanda all’INPS (anche informale)Lettera raccomandata di messa in mora al datore o all’INPSQualsiasi atto scritto che riconosca il dirittoDopo l’interruzione, il termine ricomincia a decorrere da zero. Il Modulo SR16 e la Procedura di Richiesta ArretratiIl modulo per richiedere gli arretrati ANF e il SR16 (o SR163 per la versione aggiornata), disponibile sul portale INPS. La procedura puo avvenire in due modi:Procedura Online tramite MyINPSAccedi a MyINPS con SPID, CIE o CNSVai in “Prestazioni e servizi” → “ANF Assegno Nucleo Familiare”Seleziona “Domanda di arretrati” o “Ricostituzione ANF”Compila i dati del periodo per cui richiedi gli arretratiAllega la documentazione richiestaInvia e conserva il numero di protocolloProcedura tramite Patronato (Consigliata)Il Patronato compila e trasmette la domanda per tuo conto, verifica i periodi prescritti e non prescritti, calcola preventivamente l’importo degli arretrati e gestisce l’iter fino all’erogazione.Documenti Necessari per la Domanda di Arretrati ANFTipo di arretratoDocumenti necessariANF non erogato dal datore dipendenteCU degli anni interessati, buste paga, dichiarazione redditi nucleo familiareANF per coniuge a carico (residuale)Stato di famiglia, documentazione reddito coniuge, eventuale certificato invaliditaANF per familiari disabiliVerbale di invalidita o handicap INPS/ASL, documentazione nucleoANF durante CIG/malattiaDocumentazione periodi CIG o malattia INPS, dati reddito nucleo Caso Particolare: Datore di Lavoro Insolvente o FallitoSe l’azienda per cui lavoravi e fallita o in liquidazione e non ti ha erogato l’ANF, puoi comunque richiedere gli arretrati direttamente all’INPS tramite il Fondo di Garanzia. Il Fondo di Garanzia copre i crediti da lavoro (comprese le prestazioni accessorie come l’ANF) nei confronti di datori insolventi.La procedura in questo caso e piu complessa e richiede la documentazione del fallimento/insolvenza dell’azienda. Il Patronato e essenziale in questi scenari per navigare la burocrazia del Fondo di Garanzia.Tempistiche di Risposta INPS e Modalita di PagamentoUna volta presentata la domanda di arretrati ANF:Istruttoria INPS: 30-90 giorni per domande semplici, oltre 6 mesi per casi complessiPagamento: accreditato sul conto corrente indicato nella domanda (o tramite sportello postale)Importo: rivalutato secondo gli indici ISTAT per il periodo di ritardo? No: gli arretrati ANF non vengono rivalutati ma erogati per l’importo originariamente spettante nel periodoFAQ — Domande Frequenti sugli Arretrati ANFHo cambiato lavoro: chi paga gli arretrati ANF del vecchio datore?Se l’ANF non e stato erogato durante il rapporto con il vecchio datore, puoi chiederlo direttamente all’INPS tramite modulo SR16. Non serve rivolgersi al vecchio datore: la domanda va all’INPS che verifica la posizione e liquida direttamente.Posso richiedere arretrati ANF anche se non sono piu dipendente?Si, purche il periodo di mancato pagamento rientri nei 5 anni di prescrizione. Il diritto agli arretrati non si perde con la cessazione del rapporto di lavoro.Cosa succede se presento la domanda di arretrati ma risulto gia prescritto per parte del periodo?L’INPS liquida solo il periodo non prescritto. Nel provvedimento di liquidazione viene indicato il periodo effettivamente coperto e l’importo riconosciuto. E possibile fare ricorso se si ritiene che la prescrizione non sia correttamente applicata (ad esempio se vi sono stati atti interruttivi).Contatta il Patronato per Recuperare gli Arretrati ANFIl Patronato CAF Centro Fiscale di Udine analizza gratuitamente la tua posizione per verificare se hai diritto ad arretrati ANF non riscossi. Molti lavoratori non sanno di avere diritti maturati negli anni: con una semplice verifica possiamo recuperare quanto ti spetta. Leggi anche: Tabelle ANF INPS 2026/2027 e ANF Assegni Familiari Online.Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 11:00:002026-06-14 22:17:14ANF Arretrati 2026: Come Richiederli, Prescrizione 5 Anni e Modulo SR16
CAF, IMU, TASI E MODELLO F24IVA mensile luglio 2026: codice tributo 6006 e compilazione F24Chi ha la partita IVA e liquida l’imposta con periodicità mensile deve fare attenzione a una scadenza precisa: il 16 luglio 2026 scade il termine per il versamento dell’IVA mensile relativa al mese di giugno. Il codice da usare nel modello F24 è il codice tributo 6006, e capire come compilarlo correttamente evita errori che possono complicare la gestione della pratica con l’Agenzia delle Entrate.In questo articolo vediamo nel dettaglio cos’è il codice tributo 6006, chi è tenuto a versarlo, come si compila il modello F24 passo dopo passo e cosa succede se, per errore, si indica un periodo di riferimento sbagliato. Un adempimento che sembra tecnico, ma che con le informazioni giuste diventa gestibile senza ansie.Cos’è il codice tributo 6006 per l’IVA mensile Il codice tributo 6006 è il codice che l’Agenzia delle Entrate ha stabilito per identificare il versamento dell’IVA mensile relativa al mese di giugno. Non è un codice generico: fa parte di una serie numerata da 6001 a 6012, dove ogni codice corrisponde a un mese preciso dell’anno.In pratica funziona così: il codice 6001 si usa per l’IVA di gennaio, il 6002 per febbraio, e così via fino al 6006, che riguarda proprio il mese di giugno. Chi liquida l’IVA su base mensile deve quindi usare a luglio il codice 6006, perché si sta versando l’imposta maturata nel mese precedente, non quella del mese in corso.Questo meccanismo genera spesso confusione tra chi si occupa per la prima volta della gestione fiscale della propria attività: viene naturale pensare che a luglio si debba versare l’IVA di luglio, mentre in realtà si sta chiudendo i conti con il mese precedente. Ricordare questa logica aiuta a evitare l’errore più comune, cioè l’indicazione del mese sbagliato nel modello F24.Scadenza del 16 luglio 2026: chi deve versare La data da segnare in agenda è il 16 luglio 2026. Entro questo termine, i contribuenti con liquidazione IVA mensile devono versare l’imposta dovuta relativa alle operazioni di giugno, utilizzando il modello F24 con il codice tributo 6006.Sono tenuti a questo adempimento i soggetti che hanno optato (o sono obbligati) per la liquidazione mensile dell’IVA, tipicamente le imprese con volumi d’affari più consistenti o che comunque hanno scelto questa periodicità di versamento. Restano fuori da questo obbligo:i contribuenti che liquidano l’IVA con periodicità trimestrale, che seguono scadenze e codici tributo differenti;i titolari di partita IVA in regime forfettario, esenti dagli adempimenti IVA ordinari;i soggetti che nel mese di riferimento non hanno maturato alcun debito d’imposta.Per chi invece rientra nella liquidazione IVA mensile, il rispetto della scadenza è importante non solo per evitare sanzioni, ma anche per mantenere in ordine la propria posizione fiscale nel tempo. Per un quadro completo delle scadenze del mese, può essere utile consultare la nostra panoramica sulle scadenze fiscali di luglio 2026, dove sono riepilogati tutti gli adempimenti in calendario.Come compilare l’F24 con il codice tributo 6006 La compilazione del modello F24 per il versamento dell’IVA mensile luglio 2026 richiede attenzione ad alcuni campi specifici. Il codice tributo 6006 va inserito nella sezione Erario del modello, quella dedicata ai tributi statali come IVA, IRPEF e ritenute.Ecco gli elementi principali da indicare nella compilazione:Codice tributo: 6006, relativo all’IVA di giugno;Anno di riferimento: 2026, l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento;Rateazione/periodo: va indicato il periodo corretto, cioè il mese a cui si riferisce l’imposta (nel formato utilizzato dal software di compilazione, corrispondente al mese di giugno);Importo a debito versato: la somma dovuta risultante dalla liquidazione IVA mensile di giugno;Importo a credito compensato: da compilare solo se si utilizzano crediti d’imposta in compensazione.Un aspetto da non sottovalutare riguarda proprio il periodo di riferimento: è il campo che permette all’Agenzia delle Entrate di abbinare correttamente il versamento alla liquidazione IVA del mese giusto. Un errore qui, anche se l’importo versato è corretto, può creare un disallineamento nella registrazione del pagamento.Chi desidera approfondire il funzionamento generale del versamento IVA, comprese le regole su acconti, saldo annuale e ravvedimento operoso, può consultare la nostra guida dedicata al versamento IVA 2026, che riepiloga scadenze, calcolo e novità normative valide per l’intero anno.Cosa succede se si sbaglia il periodo di riferimento Uno degli errori più frequenti nella compilazione dell’F24 con il codice tributo 6006 riguarda proprio l’indicazione errata del periodo di riferimento. Può capitare, ad esempio, di indicare per sbaglio un mese diverso da giugno, oppure di confondere l’anno d’imposta.Quando questo accade, il versamento risulta comunque eseguito e l’importo viene acquisito dall’Erario, ma può verificarsi un problema di abbinamento: il sistema dell’Agenzia delle Entrate potrebbe non collegare correttamente il pagamento alla liquidazione IVA del mese corretto. Questo tipo di disallineamento, se non sistemato, può generare successivamente richieste di chiarimento o solleciti da parte dell’Amministrazione finanziaria, anche se nella sostanza l’imposta è stata versata regolarmente.Per correggere un errore di questo tipo, la strada generalmente percorribile è la presentazione di una istanza di correzione dei dati errati indicati nel modello F24, da inoltrare all’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate competente, spiegando la natura dell’errore e i dati corretti. Si tratta di una procedura che richiede una valutazione caso per caso, perché le modalità pratiche possono variare a seconda del tipo di errore commesso.Proprio per questo, in presenza di un errore nella compilazione del modello F24, è consigliabile non agire da soli ma rivolgersi a un professionista o al CAF, così da individuare la soluzione più corretta per il proprio caso specifico ed evitare ulteriori complicazioni nella gestione della pratica.Domande frequenti sull’IVA mensile luglio 2026 e il codice tributo 6006 Ecco le domande più comuni di chi deve gestire il versamento dell’IVA mensile luglio 2026 con il codice tributo 6006.Chi deve versare l’IVA mensilmente?Sono tenuti alla liquidazione IVA mensile i soggetti passivi IVA che hanno adottato questa periodicità, spesso in ragione del volume d’affari. Restano esclusi i contribuenti con liquidazione trimestrale e chi rientra nel regime forfettario.Cosa significa il codice tributo 6006?Il codice tributo 6006 identifica il versamento dell’IVA mensile relativa al mese di giugno. Si versa a luglio perché l’IVA mensile si liquida sempre con riferimento al mese precedente.Cosa succede se pago con il codice tributo o il periodo sbagliato?Se il periodo di riferimento indicato nell’F24 non è corretto, il versamento può non essere abbinato correttamente alla liquidazione IVA del mese giusto. In questi casi è necessario presentare un’istanza di correzione dei dati all’ufficio territoriale competente. È consigliabile farsi assistere da un professionista o dal CAF per gestire la correzione nel modo più adeguato al proprio caso.Posso ravvedermi se non rispetto la scadenza del 16 luglio?Sì, in caso di versamento tardivo o omesso è generalmente possibile ricorrere al ravvedimento operoso, versando l’imposta dovuta insieme a sanzioni ridotte e interessi calcolati in base al ritardo. Le regole specifiche di calcolo sono approfondite nella nostra guida al versamento IVA 2026.Qual è la differenza tra liquidazione IVA mensile e trimestrale?La differenza principale riguarda la periodicità con cui si calcola e versa l’imposta: chi liquida mensilmente versa ogni mese (con i codici tributo della serie 6001-6012), mentre chi liquida trimestralmente versa ogni tre mesi, generalmente con una maggiorazione a titolo di interesse. La scelta della periodicità dipende da requisiti e opzioni specifiche legate all’attività svolta.Conclusione: gestisci l’IVA mensile luglio 2026 senza erroriIl versamento dell’IVA mensile luglio 2026 con il codice tributo 6006 è un adempimento che richiede precisione, soprattutto nella compilazione del periodo di riferimento nel modello F24. Un errore, anche piccolo, può generare complicazioni che è meglio prevenire piuttosto che gestire in un secondo momento.Hai bisogno di assistenza per la compilazione del modello F24 o per la gestione della tua liquidazione IVA mensile? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 10:00:002026-07-16 09:38:40IVA mensile luglio 2026: codice tributo 6006 e compilazione F24
Biologi e Nutrizionisti, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariNutrizionista vs biologo nutrizionista: differenze fiscali e previdenzialiNutrizionista vs biologo nutrizionista: differenze fiscali e previdenziali“Nutrizionista” e “biologo nutrizionista” non sono sinonimi: si tratta di due figure professionali distinte, con percorsi formativi, abilitazioni, codici ATECO, casse previdenziali e adempimenti fiscali differenti. Capire le differenze e’ fondamentale sia per scegliere il percorso professionale corretto sia per gestire correttamente la propria posizione fiscale nel 2026.Chi e’ il biologo nutrizionistaIl biologo nutrizionista e’ un biologo iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB), sezione A (biologo) o sezione B (biologo junior). Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Biologiche o discipline affini e superato l’esame di Stato per l’abilitazione professionale. La sua competenza in ambito nutrizionale deriva dalla specializzazione post-laurea in nutrizione umana.Albo: Ordine Nazionale dei Biologi (ONB)Laurea: Scienze Biologiche LM-6 o equivalenteEsame di Stato: obbligatorio per iscrizione all’alboCassa previdenziale: ENPAB (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi)Codice ATECO: 86.90.30 (altre attivita’ paramediche indipendenti) o 72.11.00 (ricerca e sviluppo in biotecnologie) in base all’attivita’ prevalente; per l’attivita’ nutrizionale prevalente si usa comunemente il 86.90.30Chi e’ il dietista (o nutrizionista dietista)Il dietista e’ una professione sanitaria autonoma regolamentata, iscritta all’Ordine TSRM e PSTRP (sezione Dietisti). Ha conseguito la laurea triennale in Dietistica (L/SNT3) e puo’ esercitare senza necessita’ di ulteriore abilitazione (la laurea e’ abilitante).Albo: Ordine TSRM e PSTRP – sezione DietistiLaurea: Dietistica L/SNT3 (laurea triennale abilitante)Esame di Stato: non necessario (laurea abilitante)Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS (i dietisti non hanno una cassa autonoma propria)Codice ATECO: 86.90.09 (altre attivita’ per la salute dell’uomo NCA) o 86.90.30Attenzione: il termine “nutrizionista” non e’ titolo protetto in Italia. Chiunque puo’ definirsi nutrizionista, ma per esercitare legalmente la professione con valenza clinica e’ necessaria l’iscrizione all’albo dei Biologi o all’Ordine TSRM/Dietisti.Differenze nei codici ATECOLa scelta del codice ATECO corretto influenza il coefficiente di redditivita’ nel regime forfettario e l’appartenenza alla gestione previdenziale:FiguraCodice ATECO principaleCoefficiente forfettarioBiologo nutrizionista86.90.30 (attivita’ paramediche)78%Dietista86.90.09 o 86.90.3078%Biologo (ricerca prevalente)72.11.00 (biotecnologie)67%Entrambe le figure sanitarie principali (biologo nutrizionista con ATECO 86.90.30, dietista con 86.90.09 o 86.90.30) applicano il coefficiente di redditivita’ del 78% nel regime forfettario.Previdenza: ENPAB vs Gestione Separata INPSLa differenza previdenziale e’ sostanziale:ENPAB (per biologi)L’ENPAB (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi) e’ la cassa previdenziale autonoma per i biologi iscritti all’ONB. Caratteristiche principali 2026:Contributo soggettivo obbligatorio: percentuale sul reddito professionale (verifica le aliquote aggiornate sul sito ENPAB)Contributo integrativo: percentuale sul volume d’affari da rivalersi sui clienti (anche in regime forfettario, la rivalsa e’ facoltativa/contrattuale)Contributo minimo annuo obbligatorio anche in assenza di redditoGestione separata pensionistica autonomaGestione Separata INPS (per dietisti)I dietisti versano alla Gestione Separata INPS con aliquota del 26,23% per il 2026 (professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria). Non esiste un contributo minimo fisso: si versa solo sul reddito effettivo.Regime forfettario: requisiti comuniSia il biologo nutrizionista sia il dietista possono accedere al regime forfettario con le stesse condizioni generali:Ricavi/compensi annui non superiori a 85.000 euroAssenza delle cause di esclusione (soci di srl, reddito da lavoro dipendente > 30.000 euro, ecc.)Esenzione IVA per le prestazioni sanitarie (art. 10 c. 1 n. 18 DPR 633/1972): applicabile sia alle consulenze nutrizionali dei biologi sia alle prestazioni dei dietisti con finalita’ terapeuticaObbligo di trasmissione dati al Sistema TS per le spese detraibili dai pazientiImposta sostitutiva e tassazione effettivaCon il coefficiente 78% e i due scenari di aliquota:Ricavi annuiReddito imponibile (x78%)Imposta sostitutiva 5% (start-up)Imposta sostitutiva 15% (regime a regime)30.000 euro23.400 euro1.170 euro3.510 euro50.000 euro39.000 euro1.950 euro5.850 euro80.000 euro62.400 euro3.120 euro9.360 euroFAQ: domande frequentiUn biologo nutrizionista puo’ prescrivere diete terapeutiche?Si’. Il biologo nutrizionista iscritto alla sezione A dell’ONB e’ abilitato a elaborare piani nutrizionali personalizzati, incluse diete terapeutiche per soggetti con patologie metaboliche, obesita’, diabete ecc. Il dietista ha competenze analoghe ma con diverso percorso formativo.Le spese per il biologo nutrizionista sono detraibili al 19%?In linea di principio si’, se la prestazione ha finalita’ terapeutica e il biologo e’ iscritto all’albo. E’ necessario che il documento fiscale riporti il codice fiscale del paziente e che i dati vengano trasmessi al Sistema TS. Le spese per consulenze puramente estetiche o di benessere non sono detraibili.Posso essere sia biologo che dietista?No, sono due percorsi formativi distinti. Un biologo non e’ automaticamente dietista e viceversa. Tuttavia, un dietista puo’ successivamente laurearsi in biologia e iscriversi all’ONB, e un biologo puo’ acquisire ulteriori specializzazioni. Le due figure possono collaborare ma hanno competenze formalmente distinte.ConclusioneLa distinzione tra nutrizionista biologo e dietista ha implicazioni concrete sulla previdenza (ENPAB vs Gestione Separata INPS), sul codice ATECO e sulla gestione fiscale. Entrambe le figure possono accedere al regime forfettario con coefficiente 78% e godono dell’esenzione IVA per le prestazioni sanitarie. L’adempimento fondamentale comune e’ la trasmissione dati al Sistema TS per le spese detraibili dai pazienti.Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 10:00:002026-06-02 08:14:35Nutrizionista vs biologo nutrizionista: differenze fiscali e previdenziali
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariPartita IVA TSRM tecnico radiologia 2026: regime, contributi e fatturazionePartita IVA TSRM tecnico di radiologia medica 2026: regime fiscale, contributi e fatturazioneIl TSRM — Tecnico Sanitario di Radiologia Medica e’ una professione sanitaria regolamentata dalla Legge 251/2000 e soggetta all’Ordine TSRM PSTRP (Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione) istituito dalla Legge 3/2018. Nonostante il riconoscimento ordinistico, il TSRM non ha una cassa previdenziale di categoria dedicata: i contributi vanno versati alla Gestione Separata INPS.Questa guida e’ pensata per i TSRM che valutano o hanno gia’ avviato l’attivita’ libero-professionale parallela o esclusiva rispetto al lavoro dipendente SSN. Chiarisce il codice ATECO corretto, le aliquote contributive 2026, il regime fiscale piu’ conveniente e gli obblighi di fatturazione specifici del settore sanitario.Il TSRM: chi e’ e cosa fa da libero professionista Il TSRM opera nel campo della diagnostica per immagini (radiologia, TC, risonanza magnetica, ecografia), della radioterapia e della medicina nucleare. E’ responsabile dell’esecuzione degli esami strumentali prescritti dal medico radiologo, nel rispetto dei protocolli di radioprotezione e delle normative sulla sicurezza delle radiazioni ionizzanti.Come libero professionista, il TSRM tipicamente opera:In convenzione con studi radiologici privati o poliambulatoriCome sostituto di TSRM dipendenti in strutture privateIn consulenza per strutture che non hanno TSRM dipendenti (es. ambulatori osteopatici, studi odontoiatrici con RX)In libera professione presso strutture accreditate con il SSN (intramoenia allargata)A differenza del fisioterapista o dello psicologo, il TSRM raramente opera in modo del tutto autonomo verso il paziente finale: ha quasi sempre un medico radiologo di riferimento per i refertati. Questo non cambia la qualificazione fiscale: la prestazione tecnica del TSRM e’ comunque una prestazione sanitaria ai fini IVA e Sistema TS.Codice ATECO per il TSRM libero professionista Il codice ATECO corretto per il TSRM che esercita come libero professionista e’:Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario86.90.29Altre attivita’ paramediche NCA78%Il coefficiente del 78% si applica a tutte le professioni sanitarie, tecnico-scientifiche e assimilate nel regime forfettario. Questo significa che il TSRM in forfettario calcola l’imposta sostitutiva sull’imposta del 78% dei suoi compensi, non sull’intero importo fatturato.Regime forfettario per il TSRM: parametri 2026 Il regime forfettario e’ la scelta ottimale per la maggioranza dei TSRM che avviano la libera professione. I parametri chiave 2026:Soglia ricavi: fino a 85.000 euro/anno nell’anno precedenteUscita immediata: se si superano 100.000 euro nello stesso annoCausa ostativa dipendente: reddito da lavoro dipendente anno precedente superiore a 35.000 euro (L. 207/2024 — soglia elevata da 30.000 a 35.000 dal 2025)Coefficiente redditività: 78%Imposta sostitutiva: 15% (5% startup per i primi 5 anni)Caso tipico TSRM dipendente SSN + libera professione: un TSRM che lavora in ospedale con stipendio di 28.000 euro lordi + 15.000 euro di compensi da libera professione. Stipendio inferiore a 35.000 euro → nessuna causa ostativa → puo’ adottare il forfettario per la P.IVA. Reddito forfettario: 15.000 x 78% = 11.700 euro. Imposta sostitutiva: 1.755 euro (15%). Contributi GS INPS: 24% su 11.700 = 2.808 euro (aliquota ridotta perche’ ha gia’ INPS dipendenti).Contributi previdenziali TSRM: Gestione Separata INPS Il TSRM libero professionista non ha una cassa di categoria: i contributi si versano alla Gestione Separata INPS. Aliquote 2026:26,07% per TSRM con sola Partita IVA (nessuna altra copertura)24% per TSRM dipendente SSN + P.IVA (ha gia’ INPS dipendenti)In regime forfettario e’ possibile optare per la riduzione del 35% dell’aliquota contributiva (L. 190/2014 c. 77). Con questa opzione l’aliquota effettiva scende a circa 16,95% (26,07% x 65%) o 15,60% (24% x 65%). La riduzione abbassa il costo contributivo corrente ma riduce il montante pensionistico futuro.I contributi GS INPS si versano con F24: acconti a giugno (40%) e novembre (60%), saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo. Per confronto con le altre professioni: Contributi previdenziali professioni sanitarie 2026.IVA e fatturazione per il TSRM Le prestazioni tecniche del TSRM (esecuzione di esami radiologici, TC, RM, ecografia, radioterapia) sono qualificabili come prestazioni sanitarie esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/72, se rese da un professionista abilitato nell’esercizio di una professione sanitaria soggetta a vigilanza.In pratica:In regime ordinario: fattura senza IVA, codice natura N4 (esente art. 10 n. 18 DPR 633/72)In regime forfettario: fattura senza IVA, codice natura N2.2Fatture verso strutture radiologiche (non persone fisiche): obbligo fattura elettronica SDI, nessun obbligo Sistema TSPrestazioni verso persone fisiche: obbligo Sistema TS (codice SP) + documento commerciale o fattura SDI con tag TSNella pratica comune il TSRM libero professionista fattura principalmente a strutture (studi radiologici, poliambulatori), non direttamente al paziente. In questo caso l’obbligo Sistema TS non si attiva per le sue fatture (le trasmette la struttura). Ma se ha pazienti privati diretti, l’obbligo TS e’ suo.L’Ordine TSRM PSTRP (Legge 3/2018) La Legge 3/2018 ha istituito gli ordini professionali per 17 professioni sanitarie che ne erano prive, tra cui il TSRM. L’ordine di riferimento e’ l’Ordine TSRM PSTRP (che accorpa TSRM, Tecnici di Laboratorio Biomedico, Tecnici di Neurofisiopatologia, Tecnici Ortopedici, Logopedisti, Podologi, Ortottisti, Fisioterapisti, Terapisti Occupazionali, Educatori Professionali, Tecnici della Prevenzione, Dietisti).L’iscrizione all’albo e’ prerequisito per l’esercizio legale della professione, inclusa la libera professione. Per aprire la P.IVA da TSRM occorre essere regolarmente iscritti all’albo TSRM PSTRP della provincia di appartenenza.Dipendente SSN vs libero professionista: differenze pratiche AspettoTSRM dipendente SSNTSRM libero professionistaPrevidenzaINPS dipendenti (pensione SSN)GS INPS (26,07% o 24%)IVANon si applica (non fattura)N4 (ordinario) o N2.2 (forfettario)OrariContratto CCNL Comparto Sanita’AutonomoRischio economicoStipendio fissoVariabile con commesseIntramoeniaPossibile con autorizzazioneN/ARC professionaleCoperta dall’azienda SSNObbligatoria personale (L. 24/2017)Il TSRM puo’ cumulare attivita’ dipendente SSN e libera professione, con il limite della causa ostativa forfettario (reddito dipendente < 35.000 euro per mantenere il forfettario) e dei vincoli contrattuali del CCNL sanitario sull'attivita' extramuraria.Domande frequenti Devo iscrivermi all’albo TSRM PSTRP prima di aprire la P.IVA?Si. L’iscrizione all’albo TSRM PSTRP e’ obbligatoria per l’esercizio legale della professione, inclusa la libera professione. Senza iscrizione non si puo’ esercitare e non si ha la copertura legale per applicare l’esenzione IVA sanitaria.La struttura per cui lavoro mi chiede di aprire P.IVA: e’ legale?La richiesta e’ legale se il rapporto di lavoro e’ genuinamente autonomo (orari variabili, compenso a prestazione, assenza di vincolo gerarchico continuativo). Se invece si tratta di un rapporto parasubordinato mascherato da P.IVA (orari fissi, dipendenza gerarchica, continuita’ esclusiva), si e’ in presenza di un rapporto di lavoro subordinato mascherato, che espone la struttura a sanzioni. In caso di dubbio, consulta un consulente del lavoro.Posso avere più clienti contemporaneamente come TSRM libero professionista?Si. Il TSRM libero professionista puo’ lavorare per piu’ strutture contemporaneamente: piu’ studi radiologici, poliambulatori, cliniche private. Anzi, avere piu’ clienti e’ un indicatore di genuinita’ del rapporto di lavoro autonomo rispetto a rapporti monocommittenza che possono essere riqualificati come subordinati.Conclusione Il TSRM che apre la Partita IVA nel 2026 ha un percorso abbastanza lineare: ATECO 86.90.29, Gestione Separata INPS, regime forfettario quasi sempre conveniente nella fase iniziale, esenzione IVA per le prestazioni sanitarie. La complessita’ principale e’ nella gestione del cumulo con il lavoro dipendente SSN e nel rispetto della causa ostativa forfettario.Per apertura P.IVA, dichiarazione dei redditi e consulenza previdenziale come TSRM libero professionista, CAF Centro Fiscale offre supporto personalizzato. Richiedi un preventivo senza impegno.Leggi anche: Hub Professionisti Sanitari 2026, Partita IVA Fisioterapista, Contributi previdenziali sanitari, Partita IVA Logopedista.Richiedi preventivo gratuitoLuglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 09:00:002026-06-14 18:38:55Partita IVA TSRM tecnico radiologia 2026: regime, contributi e fatturazione
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIONovita Regime Forfettario 2026: Tutte le Modifiche della Legge di BilancioLa Legge di Bilancio 2026 ha confermato l’impianto generale del regime forfettario, introducendo alcune modifiche puntuali che ogni partita IVA deve conoscere. Nessuna rivoluzione, ma aggiustamenti che incidono sui limiti, sulle cause ostative e sugli adempimenti dichiarativi del 2026.In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutte le novita confermate per il 2026, le aspettative non andate a buon fine, le aliquote aggiornate e gli esempi pratici di calcolo delle imposte. La fonte normativa principale e la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 207), integrata dalle ultime risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate e dalle circolari INPS sui contributi.Indice dei contenutiCosa cambia nel regime forfettario nel 2026Limite ricavi 85.000 euro: confermatoLimite 30.000 euro reddito da lavoro dipendenteAliquota 5% startup: requisiti e cause ostativeAliquota 15% standard e coefficienti di redditivitaLimite spese personale ridotto a 20.000 euroLimite investimenti strumentali e fattura elettronicaNovita aspettate ma non confermateImpatto pratico per categorie di professionistiCalcolo tasse 2026: esempi praticiCosa cambia nella dichiarazione dei redditi 2026Adempimenti 2026: scadenze e modelliAliquote contributive INPS 2026FAQ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Cosa cambia nel regime forfettario nel 2026La Legge di Bilancio 2026 non ha stravolto il regime forfettario: la struttura introdotta dalla legge 190/2014 e le modifiche del 2023-2024 restano l’ossatura di base. Le novita riguardano principalmente:Conferma del limite ricavi a 85.000 euro (non e stato innalzato a 100.000 come ipotizzato in alcune bozze)Conferma del limite 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente come causa ostativaConferma dell’aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni di nuova attivitaRiduzione del limite spese personale da 30.000 a 20.000 euro lordi (gia in vigore dal 2025, riconfermato per il 2026)Adeguamento del Modello Redditi PF 2026 con quadro LM aggiornatoEsonero esterometro riconfermato per i forfettariLe aliquote contributive INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti restano invariate rispetto al 2025. Anche le cause ostative strutturali (partecipazione in societa di persone, controllo SRL, ex datore di lavoro) sono confermate senza modifiche. Limite ricavi 85.000 euro: confermato per il 2026Il limite di ricavi e compensi per accedere e mantenere il regime forfettario resta a 85.000 euro annui. La Legge di Bilancio 2026 ha smentito l’ipotesi (circolata in fase di discussione parlamentare) di un innalzamento a 100.000 euro.Resta in vigore il meccanismo della doppia soglia introdotto dalla Legge di Bilancio 2023:SogliaEffettoQuando esce dal regimeRicavi fino a 85.000 euroPermanenza nel forfettarioNessuna uscitaRicavi tra 85.001 e 100.000 euroUscita ordinariaDall’anno successivoRicavi oltre 100.000 euroUscita immediataDallo stesso anno: ricalcolo IVA su tutte le fattureEsempio pratico: un consulente forfettario fattura nel 2026 per 87.000 euro. Resta nel regime per tutto il 2026, ma dal 1 gennaio 2027 passa al regime ordinario o semplificato. Se invece fattura 105.000 euro, esce immediatamente: deve ricalcolare l’IVA su tutte le fatture emesse nell’anno e applicare l’IRPEF a scaglioni.Limite 30.000 euro di reddito da lavoro dipendenteIl limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente resta una causa ostativa per accedere o restare nel regime forfettario. Confermato dalla Legge di Bilancio 2026 senza modifiche.La causa ostativa non si applica se il rapporto di lavoro dipendente e cessato. Quindi un dipendente che ha guadagnato 35.000 euro nel 2025 e si e licenziato nel dicembre 2025 puo aprire una P.IVA in regime forfettario nel 2026.Attenzione: il limite si calcola sul reddito imponibile da lavoro dipendente (rigo C5 del 730 o RC del modello Redditi), non sul lordo in busta paga. Anche pensioni e indennita NASPI rientrano nel calcolo. Aliquota 5% startup: requisiti e cause ostativeLa Legge di Bilancio 2026 conferma l’aliquota agevolata del 5% per i primi 5 anni di nuova attivita. Era circolata l’ipotesi di un’estensione a 7 anni: non e stata accolta.I requisiti per accedere al 5% sono:Nuova attivita effettiva: il contribuente non deve aver svolto, nei 3 anni precedenti, attivita artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiareNo prosecuzione: l’attivita non deve costituire mera prosecuzione di altra precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (esclusa la pratica obbligatoria per esercitare la professione)Limite ricavi prosecuzione: se l’attivita e prosecuzione di una precedente, l’ammontare dei ricavi nell’anno precedente deve essere stato inferiore al limite forfettarioCausa ostativa specifica del 5%: non si puo applicare l’aliquota agevolata se il contribuente fattura prevalentemente al proprio ex datore di lavoro (o a soggetti riconducibili). Il riferimento e l’ultimo biennio di lavoro dipendente.Esempio: un grafico licenziatosi a giugno 2025 apre P.IVA forfettaria a luglio 2025. Se nel 2026 oltre il 50% del fatturato proviene dall’ex azienda, perde il 5% e applica il 15%. La verifica si fa anno per anno.Aliquota 15% standard e coefficienti di redditivitaL’aliquota standard del 15% resta invariata anche per il 2026. Si applica:A chi non ha i requisiti per il 5%Dopo i primi 5 anni di attivita per chi era partito con il 5%A chi rientra dopo essere uscito dal regimeI coefficienti di redditivita per categoria ATECO sono confermati senza modifiche dalla Legge di Bilancio 2026:CategoriaCoefficienteEsempiIndustrie alimentari e bevande40%Pasticcerie, gelaterieCommercio all’ingrosso e dettaglio40%Negozi, e-commerceCommercio ambulante alimentari40%Mercati alimentariCommercio ambulante altri prodotti54%Mercati abbigliamentoCostruzioni e immobili86%Edilizia, agenzie immobiliariIntermediari del commercio62%Procacciatori d’affari, agentiAttivita di servizi alberghieri e ristorazione40%B&B, ristoranti, barAttivita professionali, scientifiche, tecniche78%Avvocati, commercialisti, ingegneri, consulentiAltre attivita economiche67%Categorie residualiIl coefficiente serve per calcolare il reddito imponibile forfettario: si applica ai ricavi/compensi e si ottiene la base su cui calcolare prima i contributi INPS e poi l’imposta sostitutiva (5% o 15%). Limite spese personale ridotto a 20.000 euroUna delle modifiche piu rilevanti gia introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e confermata per il 2026 e la riduzione del limite di spese per personale e collaboratori dai precedenti 30.000 euro ai nuovi 20.000 euro lordi annui.Si tratta di una causa ostativa: chi nell’anno precedente ha sostenuto spese per personale superiori a 20.000 euro lordi non puo accedere o restare nel regime forfettario.Il calcolo dei 20.000 euro include:Lavoro dipendente: stipendi lordi pagati a dipendentiCo.co.co.: collaborazioni coordinate e continuativeLavoro accessorio: voucher, prestazioni occasionaliUtili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoroPrestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o suoi familiari (per imprese familiari)Non si conteggiano le prestazioni occasionali pure (sotto 5.000 euro l’anno) e le consulenze professionali con P.IVA.Esempio: un artigiano forfettario con un dipendente part-time da 18.000 euro lordi annui resta nel regime. Se assume un secondo collaboratore, supera i 20.000 e l’anno successivo esce dal forfettario.Limite investimenti strumentali e fattura elettronicaIl limite di 20.000 euro per gli investimenti in beni strumentali nei 3 anni precedenti resta invariato per il 2026. La verifica si fa al lordo degli ammortamenti, considerando il costo di acquisto.Cosa rientra nel calcolo:Beni strumentali nuovi e usati di proprietaBeni in locazione finanziaria (al valore di acquisto)Leasing operativo e noleggio: si conteggia il canone annuoAuto: 50% del valore per uso promiscuoSulla fatturazione elettronica, dal 2024 e obbligatoria per tutti i forfettari senza eccezioni: la storica esenzione e definitivamente terminata. Ogni fattura deve essere emessa in formato XML tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.Resta confermato l’esonero dall’esterometro (comunicazione operazioni transfrontaliere) per i forfettari sotto la soglia di 25.000 euro di ricavi nell’anno precedente. Sopra questa soglia, l’obbligo si estende e va effettuata la trasmissione XML al SDI per le operazioni con l’estero.Sul bollo virtuale per le fatture sopra 77,47 euro la gestione resta trimestrale: l’Agenzia delle Entrate genera l’avviso F24 e il pagamento avviene entro il 30 del mese successivo a ciascun trimestre. Novita aspettate ma non confermate dalla Legge di Bilancio 2026Durante l’iter parlamentare erano state ipotizzate diverse modifiche al regime forfettario. Nessuna di queste e stata accolta nel testo finale della Legge di Bilancio 2026:Innalzamento del limite a 100.000 euro: respinto. Il tetto resta a 85.000 euroEstensione dell’aliquota 5% a 7 anni: respinta. Restano 5 anniRiduzione delle aliquote contributive INPS Gestione Separata: non prevista. Aliquote invariateSgravio contributivo strutturale per nuovi forfettari: non confermato (resta solo il taglio del 50% per artigiani e commercianti, prorogato fino al 2026)Nuovo coefficiente per influencer e creator digitali: non introdotto. Si applica il 78% (codice ATECO 73.11.02 o similari)L’unica conferma rilevante a favore dei forfettari artigiani e commercianti e la proroga della riduzione contributiva del 35% sui contributi INPS, che resta in vigore per il 2026 su richiesta da inoltrare entro il 28 febbraio 2026.Impatto pratico per categorie di professionistiProfessionisti (coefficiente 78%)Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, psicologi, consulenti: nessuna modifica diretta. Il coefficiente 78% resta invariato. Chi e iscritto a Cassa Professionale (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP, ecc.) versa secondo i regolamenti delle rispettive casse, mentre chi e in Gestione Separata INPS applica le aliquote 26,07% / 24%.Artigiani e commercianti (coefficiente 40%)Per artigiani e commercianti la riduzione del limite spese personale a 20.000 euro e la novita piu impattante. Una bottega che impiega un dipendente e un collaboratore familiare puo facilmente superare la soglia. La riduzione contributiva del 35% resta confermata anche per il 2026.Influencer, content creator e digital workersNessuna novita specifica. Si applicano le regole generali. Il codice ATECO piu utilizzato e il 73.11.02 (attivita di influencer e creator) con coefficiente 78%. La causa ostativa “ex datore di lavoro” puo riguardare chi era prima dipendente e ora lavora come freelance per la stessa azienda.Calcolo tasse 2026: due esempi praticiEsempio 1: consulente con 30.000 euro di compensi (5% startup)Consulente al primo anno di attivita, codice ATECO professionale (78%), iscritto a Gestione Separata INPS:Compensi lordi 202630.000 euroCoefficiente redditivita 78%23.400 euroContributi INPS Gestione Separata 26,07%6.100 euroReddito imponibile (23.400 – 6.100)17.300 euroImposta sostitutiva 5%865 euroTotale tasse + contributi6.965 euroNetto annuo23.035 euroEsempio 2: professionista con 60.000 euro di compensi (15% standard)Stesso profilo, sesto anno di attivita (decade il 5%), 60.000 euro di compensi:Compensi lordi 202660.000 euroCoefficiente redditivita 78%46.800 euroContributi INPS Gestione Separata 26,07%12.200 euroReddito imponibile (46.800 – 12.200)34.600 euroImposta sostitutiva 15%5.190 euroTotale tasse + contributi17.390 euroNetto annuo42.610 euroI valori sono indicativi. Per un calcolo personalizzato considerando contributi gia versati, deduzioni e situazioni specifiche, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza dedicata. Cosa cambia nella dichiarazione dei redditi 2026 (per redditi 2025)Il Modello Redditi PF 2026 (per i redditi prodotti nel 2025) presenta alcuni adeguamenti tecnici nei quadri rilevanti per i forfettari.Quadro LM (regime forfettario)Il quadro LM e stato aggiornato per recepire le verifiche sul nuovo limite spese personale di 20.000 euro. La sezione I (regime forfettario) richiede l’indicazione di:Codice ATECO e coefficiente di redditivitaRicavi/compensi 2025Reddito determinato forfettariamenteContributi previdenziali deducibiliImposta sostitutiva (5% o 15%)Acconti versatiQuadro RW (monitoraggio attivita estere e crypto)Anche i forfettari devono compilare il quadro RW se detengono cryptovalute, conti esteri, immobili all’estero o altre attivita finanziarie estere. La novita 2026 riguarda l’IVAFE su crypto e l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze (33% dal 2026).Quadro RT (capital gain)Il quadro RT serve per dichiarare plusvalenze su cessioni di partecipazioni, titoli e crypto. Il regime forfettario e separato: il quadro LM non assorbe le plusvalenze finanziarie, che vanno tassate autonomamente.Adempimenti 2026: scadenze e modelliGli adempimenti 2026 per i forfettari sono semplificati ma non assenti. Ecco la mappa completa:AdempimentoQuandoNoteVersamenti F24 (saldo 2025 + acconto 2026)30 giugno 2026 (rateizzabile)Codice tributo 1790 (5%) o 1791 (15%)Modello Redditi PF 202630 ottobre 2026 (telematico)Quadro LM obbligatorioLIPE (liquidazioni IVA periodiche)NON DOVUTAForfettari esoneratiModello 77031 ottobre 2026SOLO se sostituti d’imposta (con dipendenti)Certificazione Unica (CU)31 marzo 2026SOLO se sostituti d’impostaBollo virtuale fattureTrimestraleAvviso automatico Agenzia EntrateComunicazione esterometroTrimestrale (se obbligati)Esonero sotto 25.000 euro ricaviIl forfettario non ha l’obbligo di presentare il modello IVA annuale, le LIPE, lo spesometro e la dichiarazione IRAP. Resta esonerato anche dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilita).Aliquote contributive INPS 2026 (invariate)Le aliquote contributive INPS per il 2026 restano allineate a quelle del 2025. Confermate dalla Legge di Bilancio e dalla circolare INPS di inizio anno:GestioneAliquota 2026NoteGestione Separata – professionisti senza altra cassa26,07%25% IVS + 1,07% prestazioniGestione Separata – pensionati o gia coperti24%Senza aliquota aggiuntivaArtigiani24,48%Riduzione 35% per forfettari su richiestaCommercianti24,48% + 0,48 indennitaRiduzione 35% per forfettari su richiestaPer artigiani e commercianti forfettari, la riduzione contributiva del 35% e prorogata fino al 2026 e va richiesta entro il 28 febbraio 2026 tramite il portale “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti”. FAQ – Domande frequenti1. Il limite di 85.000 euro sara aumentato a 100.000 euro nel 2026?No. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato il limite a 85.000 euro. La soglia di 100.000 euro resta come “uscita immediata” con ricalcolo IVA, non come nuovo tetto di accesso.2. L’aliquota 5% per le startup e stata estesa a 7 anni?No. Resta confermata per i primi 5 anni di nuova attivita. L’estensione a 7 anni era stata ipotizzata in fase di discussione parlamentare ma non e entrata nel testo finale.3. Come si calcolano i 20.000 euro di limite spese personale?Si sommano dipendenti (lordo busta paga), co.co.co., voucher di lavoro accessorio, utili agli associati con apporto di solo lavoro e prestazioni di familiari nelle imprese familiari. Non si conteggiano consulenze con P.IVA e prestazioni occasionali sotto 5.000 euro.4. Devo emettere fattura elettronica anche se sono forfettario?Si. Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. L’emissione avviene tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.5. Posso restare nel forfettario se ho 32.000 euro di reddito da pensione?No. La pensione rientra nei redditi da lavoro dipendente o assimilati ai fini della causa ostativa. Sopra i 30.000 euro non e possibile applicare il regime forfettario.6. Devo presentare LIPE o modello IVA come forfettario?No. I forfettari sono esonerati da LIPE, modello IVA annuale, spesometro, ISA e IRAP. Devono solo presentare il Modello Redditi PF con quadro LM e versare imposta sostitutiva e contributi.7. Quando si paga il bollo virtuale sulle fatture forfettarie?Trimestralmente: l’Agenzia delle Entrate genera l’avviso F24 entro il 15 del secondo mese successivo a ciascun trimestre. Il pagamento va fatto entro il 30 dello stesso mese. Si applica alle fatture sopra 77,47 euro non soggette a IVA.Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario 2026?Il regime forfettario resta uno strumento conveniente per partite IVA con ricavi entro 85.000 euro, ma le novita 2026 (limite spese personale, fattura elettronica obbligatoria, adempimenti dichiarativi) richiedono una pianificazione attenta per evitare uscite forzate o errori in dichiarazione.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per partite IVA in regime forfettario:Verifica requisiti e cause ostative per accesso o permanenzaCalcolo previsionale di tasse e contributi 2026Compilazione e invio del Modello Redditi PF con quadro LMGestione fatturazione elettronica e bollo virtualePratiche di richiesta riduzione contributiva 35% per artigiani e commerciantiConsulenza su passaggio da forfettario a contabilita semplificata o ordinariaContattaci per fissare un appuntamento presso la sede di Udine: i nostri consulenti analizzano la tua situazione e ti accompagnano in tutti gli adempimenti 2026 in piena conformita normativa.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATOCome Calcolare la Pensione nel 2026: Guida Completa ai 3 SistemiCapire come calcolare la pensione nel 2026 è il primo passo per programmare con serenità il proprio futuro. Molti lavoratori scoprono solo a pochi anni dal traguardo che l’importo dell’assegno pensionistico dipende da un metodo di calcolo preciso, che cambia in base a quando si è iniziato a versare i contributi. Non esiste infatti un’unica formula uguale per tutti: chi ha cominciato a lavorare negli anni Ottanta segue regole diverse rispetto a chi ha iniziato dopo il 1996.In questa guida ti spieghiamo con parole semplici come calcolare la pensione nel 2026, illustrando i tre sistemi di calcolo previsti dalla legge italiana: il sistema retributivo, il sistema contributivo e il sistema misto. Vedremo cos’è il montante contributivo, come funziona il coefficiente di trasformazione e useremo esempi pratici per rendere tutto più chiaro. L’obiettivo è aiutarti a orientarti, ricordando che per un calcolo preciso e personalizzato è sempre utile affidarsi a un patronato esperto.Indice dei contenutiCome Calcolare la Pensione 2026: perche il metodo cambia in base ai contributiIl sistema retributivo: come si calcola l’importoIl sistema contributivo: montante e coefficiente di trasformazioneIl sistema misto: la somma delle due quoteEsempi pratici per capire come calcolare la pensione 2026Come calcolare la pensione con l’uscita anticipataDomande frequenti su come calcolare la pensione 2026Affidati al CAF per calcolare la tua pensione 2026Come Calcolare la Pensione 2026: perché il metodo cambia in base ai contributi Quando ci si chiede come calcolare la pensione nel 2026, la prima cosa da capire è che l’Italia ha attraversato una grande riforma previdenziale nel 1995, la cosiddetta Riforma Dini (Legge 335/1995). Questa riforma ha cambiato il modo di calcolare le pensioni, introducendo un nuovo sistema basato sui contributi effettivamente versati. Da quel momento, il metodo di calcolo dell’importo dipende da una data spartiacque: il 31 dicembre 1995.In pratica, per sapere come calcolare la pensione serve rispondere a una domanda: quando ho iniziato a versare i contributi e quanti ne avevo accumulati alla fine del 1995? A seconda della risposta, rientri in uno dei tre sistemi. Vediamo insieme le tre finestre temporali che determinano il tuo metodo di calcolo.Sistema retributivo: riservato a chi al 31 dicembre 1995 aveva già maturato almeno 18 anni di contributi. Per costoro il retributivo si applica sulle anzianità fino al 2011.Sistema misto: per chi aveva iniziato a versare prima del 1996 ma con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Si combinano due quote di calcolo.Sistema contributivo: per chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi (oppure per chi sceglie volontariamente questa opzione).Se non sai in quale sistema rientri, la risposta si trova nel tuo estratto conto contributivo INPS, il documento che riepiloga tutti i contributi versati nel corso della tua carriera. Capire come calcolare la pensione nel 2026 parte proprio da qui.Il sistema retributivo: come si calcola l’importo Il sistema retributivo è il metodo più “generoso” e lega l’importo della pensione agli ultimi stipendi percepiti dal lavoratore. In parole semplici, questo sistema calcola l’assegno partendo dalla retribuzione media degli ultimi anni di lavoro (per i dipendenti) o dei redditi migliori (per gli autonomi), aggiornata con la rivalutazione, cioè un adeguamento che tiene conto dell’aumento del costo della vita nel tempo.Su questa retribuzione media viene applicata un’aliquota di rendimento per ogni anno di contributi versati. L’aliquota di rendimento è una percentuale (generalmente attorno al 2% annuo) che indica quanta parte dello stipendio “si trasforma” in pensione per ciascun anno lavorato. Più anni si lavorano, più alta sarà la percentuale complessiva accumulata.Il calcolo con il sistema retributivo si basa quindi su tre elementi principali che il patronato analizza con attenzione:La retribuzione media pensionabile, cioè la media degli stipendi (o redditi) degli ultimi anni, rivalutata.L’anzianità contributiva, cioè il numero di anni di contributi utili al calcolo.L’aliquota di rendimento, la percentuale annua che determina la quota di pensione maturata.È importante ricordare che, dal 2012, anche chi rientrava nel retributivo ha iniziato a maturare la pensione con il sistema contributivo per le anzianità successive. Questo significa che, di fatto, quasi tutti oggi hanno una pensione che unisce più metodi di calcolo, come vedremo parlando del sistema misto.Il sistema contributivo: montante e coefficiente di trasformazione Il sistema contributivo è il metodo che si applica a chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, ed è quello che riguarderà la maggior parte dei futuri pensionati. A differenza del retributivo, qui l’importo non dipende dagli ultimi stipendi, ma da tutti i contributi versati durante l’intera vita lavorativa. Capire come calcolare la pensione nel 2026 con questo sistema richiede di conoscere due concetti chiave: il montante contributivo e il coefficiente di trasformazione.Cos’è il montante contributivoIl montante contributivo è la somma di tutti i contributi versati anno dopo anno, rivalutati nel tempo. Immagina il montante come un salvadanaio virtuale: ogni anno vi si aggiunge una quota di contributi e l’intero capitale accumulato viene aumentato di anno in anno grazie a un tasso di capitalizzazione. Questo tasso corrisponde alla media quinquennale del PIL nominale (cioè la crescita economica media del Paese negli ultimi cinque anni), un dato ufficiale calcolato dall’INPS su base ISTAT.Ogni anno il lavoratore accantona una quota di contributi pari a una percentuale del proprio reddito, chiamata aliquota di computo. Per i lavoratori dipendenti l’aliquota di computo è pari al 33% del reddito da lavoro. Attenzione a non confonderla con lo stipendio netto: si tratta di una percentuale figurativa usata per calcolare quanto viene messo da parte per la pensione. Per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti) l’aliquota di computo è pari al 24%, così come per gli iscritti alla Gestione Separata INPS, anch’essa fissata al 24% ai soli fini del calcolo pensionistico. È bene ricordare che l’aliquota di computo (quella usata per costruire il montante) non coincide sempre con l’aliquota di finanziamento effettivamente versata, che varia in base alla gestione previdenziale di appartenenza e viene aggiornata periodicamente: per i valori aggiornati alla tua posizione conviene sempre verificare con il patronato.Per sapere a quanto ammonta il tuo montante puoi consultare l’estratto conto contributivo INPS 2026: è il documento ufficiale dove trovi tutti i contributi accreditati. Se vuoi anche una stima della pensione futura, è utile l’estratto contributivo con verifica pensione 2026.Il coefficiente di trasformazioneUna volta calcolato il montante, per ottenere l’importo della pensione annua lo si moltiplica per il coefficiente di trasformazione. Questo coefficiente è una percentuale che dipende dall’età a cui si va in pensione: più si va in pensione tardi, più il coefficiente è alto e quindi più elevata sarà la pensione. Il motivo è semplice: chi va in pensione più tardi avrà, statisticamente, un numero minore di anni da coprire, quindi riceve un assegno annuo più generoso.I coefficienti vengono aggiornati periodicamente con decreto ministeriale. Nella tabella seguente trovi i coefficienti di trasformazione ufficiali in vigore per il biennio 2025-2026, per alcune fasce di età, stabiliti con Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro del 20 novembre 2024. Per il calcolo esatto della tua pensione resta sempre necessario partire dal montante contributivo aggiornato indicato nell’estratto conto INPS.Età al pensionamentoCoefficiente di trasformazione (biennio 2025-2026)62 anni4,795%65 anni5,250%66 anni5,423%67 anni5,608%68 anni5,808%69 anni6,024%70 anni6,258%71 anni6,510%Coefficienti di trasformazione ufficiali per il biennio 2025-2026 (Decreto Direttoriale Ministero del Lavoro 20 novembre 2024, di concerto con il MEF). Il montante contributivo va comunque verificato con l’estratto conto INPS.Nel 2026 l’età per la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni. Per approfondire i requisiti di accesso puoi leggere la nostra guida sulla pensione di vecchiaia 2026, mentre in questo articolo ci concentriamo solo sul metodo di calcolo dell’importo.Il sistema misto: la somma delle due quote Il sistema misto è oggi il caso più diffuso e riguarda chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996 ma con meno di 18 anni di anzianità al 31 dicembre 1995. In questo caso la pensione si ottiene sommando due quote distinte, calcolate con metodi diversi a seconda del periodo. Si parla in questi casi di calcolo pro-rata, cioè proporzionale ai periodi.Quota retributiva: calcolata con il sistema retributivo per i contributi versati fino al 31 dicembre 1995 (e, per alcuni, fino al 2011).Quota contributiva: calcolata con il sistema contributivo per i contributi versati dal 1° gennaio 1996 in poi, sulla base del montante e del coefficiente di trasformazione.La pensione finale nel sistema misto è dunque la somma delle due quote. Proprio per questa combinazione di regole, il calcolo diventa più complesso e richiede attenzione: un errore nel conteggio degli anni o nella rivalutazione può cambiare l’importo dell’assegno. Ecco perché conoscere come calcolare la pensione nel 2026 in questi casi è più semplice affidandosi al supporto di un patronato specializzato come il CAF Centro Fiscale di Udine.Esempi pratici per capire come calcolare la pensione 2026 Gli esempi aiutano a capire meglio come calcolare la pensione nel 2026. I numeri che seguono sono volutamente semplificati e servono solo a illustrare il meccanismo: il calcolo reale è più articolato e va sempre verificato con i dati ufficiali dell’estratto conto.Esempio 1 – Sistema contributivo. Immagina che Marco vada in pensione a 67 anni con un montante contributivo accumulato di 300.000 euro. Applicando il coefficiente di trasformazione a 67 anni (5,608%), la pensione annua lorda sarà di circa 16.824 euro, cioè circa 1.294 euro lordi al mese su 13 mensilità. Se Marco decidesse di andare in pensione più tardi, con un coefficiente più alto, l’importo mensile crescerebbe.Esempio 2 – Effetto del montante. Supponiamo che Laura vada in pensione sempre a 67 anni ma con un montante inferiore, pari a 200.000 euro. Con lo stesso coefficiente del 5,608%, la sua pensione annua lorda sarà di circa 11.216 euro, cioè circa 863 euro lordi al mese. Questo mostra quanto sia decisivo il montante contributivo: più contributi si versano nel corso della carriera, più alta sarà la pensione.Questi esempi sono puramente esemplificativi e non tengono conto di tutti i fattori (rivalutazioni annuali, tassazione, eventuali quote retributive nel sistema misto). Per una stima attendibile della tua pensione, la cosa migliore è richiedere una consulenza dedicata al patronato, che analizza il tuo estratto conto reale.Come calcolare la pensione con l’uscita anticipataChi non attende i 67 anni ma esce prima con la pensione anticipata deve sapere che uscire in anticipo, nel sistema contributivo, comporta un coefficiente di trasformazione più basso e quindi un assegno mensile inferiore. Per approfondire questo aspetto puoi leggere la nostra guida su pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi 2026, dove spieghiamo quanto si può perdere anticipando l’uscita.Un altro elemento che incide sul montante e quindi sul calcolo sono i contributi figurativi, cioè quei periodi (come la disoccupazione o la maternità) in cui non hai versato contributi ma che l’INPS accredita comunque. Per sapere quali valgono ai fini della pensione, ti rimandiamo all’articolo sui contributi figurativi validi per la pensione anticipata 2026. Questi periodi possono fare la differenza nel calcolo dell’importo finale.Domande frequenti su come calcolare la pensione 2026 Affidati al CAF per calcolare la tua pensione 2026Come hai visto, sapere come calcolare la pensione nel 2026 richiede di individuare il sistema giusto (retributivo, contributivo o misto) e di conoscere elementi tecnici come il montante contributivo, l’aliquota di computo e il coefficiente di trasformazione. Un piccolo errore nel calcolo può tradursi in un assegno più basso di quello che ti spetta, per questo è fondamentale affidarsi a professionisti esperti.Il CAF Centro Fiscale di Udine analizza il tuo estratto conto contributivo, individua il sistema di calcolo corretto e ti fornisce una stima chiara e personalizzata della tua futura pensione. Che tu sia un lavoratore dipendente, un autonomo o un iscritto alla Gestione Separata, i nostri esperti ti accompagnano passo dopo passo. Per una consulenza dedicata puoi fissare un appuntamento e ricevere un preventivo personalizzato.Hai bisogno di assistenza per il calcolo della tua pensione? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Luglio 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/calcolo-pensione-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-17 17:00:002026-07-16 09:45:06Come Calcolare la Pensione nel 2026: Guida Completa ai 3 Sistemi
Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica da Scontrino Carburante 2026: Come Ottenerla Quando Non l’Hai ChiestaSei alla pompa, fai rifornimento, paghi con il bancomat aziendale e ricevi solo lo scontrino non fiscale (quello della cassa, il cosiddetto corrispettivo telematico). Magari hai fretta, magari hai dimenticato di chiedere la fattura. Quando torni in ufficio o porti la documentazione al commercialista, scopri che quello scontrino non basta: senza fattura elettronica, quella spesa non e deducibile e l’IVA non e detraibile. Si puo rimediare?La risposta e: si, ma solo entro tempi precisi e con procedure specifiche. In questa guida operativa vediamo come recuperare la fattura elettronica dopo il rifornimento, quali app usare per Eni, Q8 e Tamoil, cosa fare se il distributore rifiuta e come prevenire il problema in futuro. Per la guida generale alla fatturazione elettronica del carburante puoi leggere il nostro articolo principale: Fattura Elettronica Carburante 2026: Guida Completa Eni, Q8, Tamoil, Esso e IP.Indice dei contenutiLa situazione tipica: scontrino, niente fatturaPerche lo scontrino non basta: la scheda carburante e abolitaOpzione 1: Tornare al distributore entro fine meseOpzione 2: Recuperare la fattura tramite appOpzione 3: Codice fiscale gia registratoOpzione 4: Tessera business e fatturazione cumulativaCosa NON si puo fareTempistiche: la regola di fine meseRichiesta formale via PEC alla compagniaCosa succede se non recuperi la fatturaForfettario: serve comunque la fattura?Come prevenire il problemaFAQ – Domande frequentiLa situazione tipica: scontrino, niente fatturaLo scenario si ripete ogni giorno in tutta Italia, soprattutto per partite IVA, agenti di commercio, artigiani e amministratori di societa che usano l’auto per lavoro:Arrivi al distributore di carburanteFai il pieno o un rifornimento parzialePaghi con bancomat aziendale o carta di credito tracciabile (gia il primo requisito di legge per la deducibilita)La cassa ti consegna uno scontrino non fiscale (corrispettivo telematico) con importo, litri, data e oraNon chiedi – o non puoi chiedere – la fattura elettronicaTi allontani con il solo scontrino in manoQuel pezzetto di carta termica, di per se, non ti permette di scaricare nulla. Per il fisco italiano dal 2019 in poi, la spesa per carburante e fiscalmente rilevante solo se documentata da fattura elettronica trasmessa via Sistema di Interscambio (SDI), unita a un pagamento tracciabile. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Perche lo scontrino non basta: la scheda carburante e abolitaFino al 31 dicembre 2018 esisteva la scheda carburante cartacea: un blocchetto vidimato in cui annotavi mensilmente o trimestralmente i rifornimenti, con timbro del gestore. Era un sistema flessibile: bastava il timbro, anche senza fattura per ogni singolo rifornimento.Dal 1 gennaio 2019, con l’introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica B2B (Legge di Bilancio 2018, art. 1 commi 909-928), la scheda carburante e stata abolita. Da quel momento valgono solo due requisiti, entrambi obbligatori:Fattura elettronica emessa dal distributore e trasmessa via SDIPagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento riconosciute)Lo scontrino della cassa (corrispettivo telematico) certifica che la transazione e avvenuta, ma non e un documento fiscalmente valido per la detrazione IVA o la deducibilita del costo per chi ha partita IVA. Non e nemmeno riconvertibile in scheda carburante: quel sistema non esiste piu.In pratica, senza fattura elettronica:L’IVA al 22% non e detraibile (per autoveicoli aziendali, in misura piena o al 40% a seconda dell’uso)Il costo non e deducibile (al 100%, 80% per agenti, 20% per uso promiscuo, secondo i casi)Quel rifornimento, fiscalmente, e come se non fosse mai avvenuto Opzione 1: Tornare al distributore entro fine meseLa prima soluzione, la piu diretta, e tornare fisicamente al distributore dove hai fatto il rifornimento, con lo scontrino in mano. Funziona se vai entro un termine preciso.Cosa portareLo scontrino originale (o una foto leggibile) con data, ora, importo e numero progressivoI tuoi dati fiscali: ragione sociale o nome e cognome, indirizzo, partita IVA, codice fiscaleIl codice destinatario SDI a 7 caratteri (oppure l’indirizzo PEC) per la ricezione della fattura elettronicaEventuale targa del veicolo rifornito (utile ma non obbligatoria)Cosa fa il gestoreIl gestore della stazione di servizio (che spesso e un affittuario indipendente, non la compagnia petrolifera) recupera la transazione dal sistema di cassa, inserisce i tuoi dati e emette la fattura elettronica retroattivamente, datandola al giorno effettivo del rifornimento.La fattura ti arrivera al codice destinatario o alla PEC entro pochi giorni, con tutti i dati corretti per la registrazione contabile.Il termine: entro fine mese di erogazioneAttenzione al termine fondamentale: la fattura puo essere emessa entro la fine del mese in cui e avvenuto il rifornimento. Ad esempio:Rifornimento del 5 luglio 2026 -> fattura emettibile fino al 31 luglio 2026Rifornimento del 28 luglio 2026 -> fattura emettibile fino al 31 luglio 2026 (hai pochissimi giorni)Rifornimento del 1 agosto 2026 -> fattura emettibile fino al 31 agosto 2026Oltre il mese, l’emissione retroattiva diventa molto problematica: il sistema di cassa potrebbe aver chiuso la liquidazione periodica IVA e il gestore potrebbe rifiutare. In pratica, chi va al distributore ai primi del mese successivo trova spesso porte chiuse. Opzione 2: Recuperare la fattura tramite appLa soluzione piu rapida e meno faticosa e usare le app ufficiali delle compagnie petrolifere. Quasi tutte oggi prevedono la fatturazione “a posteriori” partendo dallo scontrino, spesso scansionando un QR code stampato sul documento stesso.Eni Station+ (Eni e Agip)Disponibile per: distributori Eni e Agip in tutta ItaliaCome funziona: registri il tuo profilo business inserendo P.IVA e codice destinatario SDI; al rifornimento successivo, anche se hai pagato fuori app con bancomat, scansiona il QR code presente sullo scontrino entro 24-48 oreRisultato: la fattura elettronica viene generata automaticamente e inviata via SDI al codice destinatario indicatoVantaggio: niente fila in cassa, niente discussioni con il gestoreQ8 Smart e Q8 EasyDisponibile per: distributori Q8 e Q8easyCome funziona: dopo aver registrato il profilo aziendale, l’app riconosce automaticamente gli scontrini recenti emessi nel raggio della tua posizione; selezioni quello giusto, confermi i dati e ricevi la fatturaVantaggio: intelligenza geografica, niente bisogno di QR codeLimite: deve esserci stato un riconoscimento del cliente (carta fedelta, login attivo) o lo scontrino deve essere stato emesso entro un periodo recente (in genere 24-48h)Tamoil AppDisponibile per: stazioni Tamoil aderentiCome funziona: simile a Eni, scansione QR code dello scontrino e generazione automatica della fatturaTempi: tipicamente entro 24-72 ore dal rifornimentoAltre app utiliEsso Card / Esso Plus: sistema fedelta che, se collegato al profilo business, attiva fatturazione cumulativa o singolaEnergy IP / IP Plus: stessa logica, con alcune stazioni che supportano fatturazione “post-scontrino”App di pagamento integrate (es. Telepass Pay, Drivalia, MyCicero per il fuel): se hai pagato tramite queste, la fattura e generata automaticamente Opzione 3: Codice fiscale gia registratoUna soluzione molto semplice, spesso sottovalutata: se sei gia cliente registrato presso il distributore o la compagnia (con codice fiscale o partita IVA collegati al profilo), la fattura puo arrivare in automatico anche se non hai chiesto nulla in cassa.Come verificareAccedi al tuo cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate (servizi telematici)Vai in “Fatture e Corrispettivi” -> “Fatture elettroniche ricevute”Cerca per data del rifornimento o per ragione sociale del fornitoreSe la fattura e stata emessa, la trovi li, anche se non e arrivata via mailCapita spesso che la fattura sia stata recapitata correttamente al codice destinatario ma non sia arrivata via email perche il commercialista non l’ha ancora inoltrata, o perche e finita nello SPAM. Il cassetto fiscale e la fonte ufficiale: se c’e li, e valida a tutti gli effetti.Opzione 4: Tessera business e fatturazione cumulativaPer chi fa molti rifornimenti al mese, la soluzione piu professionale sono le carte business (chiamate anche “carte carburante” o “fuel card”) emesse dalle principali compagnie:Eni Multicard / Eni Plus BusinessQ8 Card / Q8 TankcardTamoil Easy CardEsso CardShell Card (per chi opera anche all’estero)UTA, DKV, Edenred (carte multimarca per flotte aziendali)VantaggiOgni rifornimento e automaticamente registrato a tuo nomeA fine mese ricevi una fattura elettronica cumulativa con il riepilogo di tutti i rifornimenti, perfettamente dettagliataNessun rischio di “scontrino solo”: il sistema sa gia chi seiSpesso include reportistica avanzata su consumi, chilometraggio, controllo flottaE’ la soluzione consigliata per agenti di commercio, flotte aziendali, autotrasportatori, ma anche per professionisti con molti spostamenti. L’attivazione e gratuita o costa poche decine di euro l’anno, ampiamente compensate dal risparmio in tempo e dal rischio azzerato di “scontrini persi”. Cosa NON si puo farePer chiarezza assoluta, ecco una lista di cose che molti contribuenti credono di poter fare ma che non sono ammesse dal fisco italiano:Richiedere la fattura mesi dopo il rifornimento. Oltre il mese di erogazione, il distributore non puo (e di solito non vuole) emettere fattura retroattiva. La pratica si chiama “fatturazione differita” ma ha tempi precisi che, per il carburante, coincidono con il mese.Riconvertire lo scontrino in scheda carburante. La scheda carburante e abolita dal 2019. Anche se trovi vecchi modelli online, non hanno alcun valore fiscale.Allegare lo scontrino in dichiarazione come “giustificativo”. Il fisco vuole fattura elettronica, non scontrini cartacei. Allegarli serve a poco.Far fare al commercialista una “fattura riepilogativa” interna. Il commercialista non puo emettere fattura al posto del distributore, perche non ha venduto il carburante.Richiedere il rimborso IVA su scontrino al fornitore. Lo scontrino non contiene l’identificazione del cessionario (cioe il tuo) e quindi non e idoneo come documento contabile B2B.Pretendere la fattura se hai pagato in contanti. Anche con fattura, il pagamento non tracciato rende la spesa non deducibile e l’IVA non detraibile. Servono entrambi i requisiti.Tempistiche: la regola di fine meseRiassumiamo schematicamente i tempi entro cui agire per non perdere il diritto a deducibilita e detrazione IVA:Entro 24-48 ore: tempo ideale per l’uso delle app (Eni Station+, Q8 Smart, Tamoil). E’ il momento in cui lo scontrino e ancora “fresco” nei sistemi e il QR code o il riconoscimento geografico funzionano al meglio.Entro fine mese di erogazione: e’ il termine ultimo per richiedere fattura al distributore. Per legge la fattura puo essere emessa entro questo termine (anche piu tardi se la prestazione e gia stata fatturata in formato elettronico, ma con il carburante il riferimento operativo e fine mese).Entro il 15 del mese successivo: termine massimo per la liquidazione IVA mensile del fornitore. Oltre questo, il gestore potrebbe rifiutare di emettere fattura retroattiva perche complicherebbe la sua contabilita.Oltre fine mese: nella stragrande maggioranza dei casi, l’importo e perso ai fini IVA e ai fini reddito.Consiglio pratico: il giorno 25 di ogni mese, fai un controllo dei tuoi scontrini di carburante “orfani” e attiva il recupero. Aspettare gli ultimi giorni e rischioso, perche se trovi resistenza dal gestore non hai piu tempo per soluzioni alternative. Richiesta formale via PEC alla compagniaSe il gestore del singolo distributore rifiuta di emettere la fattura nonostante tu sia nei termini, hai a disposizione una via alternativa: la richiesta formale alla compagnia petrolifera (la societa “madre” del marchio).Come procedereRecupera l’indirizzo PEC del servizio clienti della compagnia (Eni, Q8, Tamoil, Esso, IP). Lo trovi sul sito ufficiale, sezione contatti aziendaliScrivi una mail/PEC con: dati anagrafici e P.IVA, dati del distributore (indirizzo, gestore se noto), copia dello scontrino, prova del pagamento tracciato (estratto conto o ricevuta bancomat)Indica i tuoi dati di fatturazione: ragione sociale, P.IVA, codice destinatario o PECChiedi esplicitamente l’emissione della fattura elettronica per la transazione, citando il diritto del cessionario soggetto IVA a ricevere fattura ai sensi dell’art. 22 DPR 633/72Cosa puoi ottenereLa compagnia, nei limiti dei tempi tecnici, contattera il gestore del distributore e, se la transazione e tracciata e regolare, fara emettere la fattura. Non e una garanzia assoluta, ma molto spesso funziona, soprattutto per le compagnie strutturate (Eni e Q8 hanno servizi clienti molto efficienti).Se la richiesta arriva oltre il mese di erogazione, la possibilita di ottenere la fattura si riduce drasticamente. Ma la PEC vale la pena di farla comunque, soprattutto se l’importo e significativo.Cosa succede se non recuperi la fatturaSe nessuna delle opzioni precedenti funziona e ti rimane in mano solo lo scontrino, ecco le conseguenze fiscali concrete:IVA non detraibile. Quel 22% di IVA e perso: non puo essere portato in detrazione nella liquidazione periodica.Costo non deducibile. L’importo (al netto IVA) non puo essere portato come costo nel reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Non riduce l’imponibile.Spesa “in nero” fiscalmente. Anche se hai pagato con bancomat e quindi e tutto tracciato, dal punto di vista fiscale e come se quel rifornimento non fosse mai avvenuto. Hai pagato di tasca tua, senza alcun beneficio fiscale.Carico personale del titolare/socio. In caso di societa, l’addebito del bancomat aziendale per una spesa non deducibile potrebbe essere riqualificato come prelievo personale (utile da socio o compenso amministratore), con relative conseguenze.Esempio numerico: 70 euro di rifornimento (importo medio per un’auto aziendale).IVA inclusa nei 70 euro: circa 12,62 euroImponibile (costo netto): circa 57,38 euroSenza fattura: perdi 12,62 euro di IVA + circa 15,90 euro di IRES/IRPEF non risparmiate sul costo non dedotto (al 27,9% di tassazione media)Costo reale del rifornimento “in nero”: circa 28,52 euro in piu rispetto a uno con fattura correttaSu 50 rifornimenti l’anno, sono oltre 1.400 euro di tasse pagate in piu per pura mancanza di documentazione. Ne vale la pena perdere 5 minuti per una fattura. Forfettario: serve comunque la fattura?Domanda frequente per le partite IVA piu piccole: “Sono in regime forfettario, le spese non le scarico comunque. Mi serve davvero la fattura del carburante?”La risposta corretta e: fiscalmente no, contabilmente si.Ai fini IRPEF/IRES: il forfettario calcola il reddito con coefficienti di redditivita predeterminati. Le spese effettive non vengono dedotte. Quindi avere o non avere la fattura del carburante non cambia la tua tassazione.Ai fini IVA: il forfettario non addebita IVA in fattura ne la detrae sugli acquisti. Anche qui, la fattura del carburante non porta vantaggi diretti.Tuttavia, e bene avere la fattura per:Registro contabile e tenuta documentale (sempre obbligatoria, anche per i forfettari)Tracciabilita aziendale in caso di controlli o di passaggio futuro al regime ordinarioEventuale verifica del fatturato e dei costi sostenuti, utile in fase di pianificazione fiscaleCoerenza tra movimenti bancari e operazioni dichiarate (l’addebito del bancomat aziendale deve corrispondere a un giustificativo)Se sei forfettario e hai ricevuto solo lo scontrino, in pratica non perdi soldi se non recuperi la fattura, ma e una buona abitudine farlo lo stesso. Soprattutto se prevedi di superare le soglie e passare al regime ordinario in futuro.Come prevenire il problemaRecuperare una fattura “scordata” e’ fattibile ma fastidioso. La strategia migliore e prevenire. Ecco quattro abitudini che azzerano il rischio di “scontrini orfani”:1. Iscriviti alle app dei distributori abitualiSe ti rifornisci sempre nei soliti 2-3 distributori (sotto casa, sotto l’ufficio, sull’autostrada per il cliente principale), scarica e configura le app di quelle compagnie. Eni Station+, Q8 Smart e Tamoil App sono tutte gratuite, e una volta inseriti i dati fiscali la fatturazione e automatica o quasi.2. Carta business con fatturazione automaticaUna fuel card aziendale (Eni Multicard, Q8 Card, Shell Card o multimarca come UTA, DKV) elimina alla radice il problema: ogni rifornimento e gia tuo, la fattura cumulativa arriva a fine mese senza che tu debba muovere un dito. Costo: pochi euro l’anno o gratuito.3. Usa SEMPRE la carta aziendale tracciataNiente contanti, mai. Il pagamento tracciabile e un requisito di legge per la deducibilita: se paghi in contanti, anche con fattura non puoi dedurre nulla. Tieni separata la carta aziendale da quella personale e non confondere i due circuiti.4. Routine di fine meseFissa un promemoria il 25 di ogni mese: controlla il cassetto fiscale per verificare le fatture ricevute, confrontale con gli addebiti del bancomat aziendale e individua eventuali “buchi”. Hai ancora 5-6 giorni per recuperare. Questa routine, abbinata a una fuel card, ti protegge al 99%. FAQ – Domande frequentiPosso usare lo scontrino come prova della spesa anche senza fattura?No. Lo scontrino e’ un corrispettivo telematico ed e prova della transazione commerciale, ma non e documento fiscalmente valido per la deducibilita o detraibilita IVA in capo a soggetti con partita IVA. Per il fisco italiano, dal 2019 l’unico documento valido e la fattura elettronica trasmessa via SDI.Quanto tempo ho per richiedere la fattura dopo il rifornimento?Operativamente entro la fine del mese di erogazione. Per le app (Eni Station+, Q8 Smart, Tamoil), il tempo utile e tipicamente 24-72 ore. Oltre il mese, le possibilita di ottenere fattura retroattiva si riducono drasticamente.Il gestore del distributore puo rifiutare di emettere la fattura?Si, puo rifiutarsi se: (a) non sei nei termini (oltre fine mese), (b) non hai prove sufficienti del pagamento, (c) il sistema di cassa ha gia chiuso la liquidazione IVA, (d) sei un soggetto non identificato (nessun codice destinatario o PEC). Se ritieni il rifiuto ingiustificato, puoi rivolgerti via PEC alla compagnia petrolifera.Esiste ancora la scheda carburante cartacea?No. La scheda carburante cartacea e abolita dal 1 gennaio 2019. Eventuali blocchetti ancora in circolazione non hanno alcun valore fiscale. Dal 2019 vale solo la combinazione fattura elettronica + pagamento tracciabile.Cosa succede se ho pagato in contanti e ho solo lo scontrino?Anche se recuperassi la fattura, il pagamento non tracciato rende la spesa non deducibile e l’IVA non detraibile. Per il carburante e’ obbligatorio per legge (art. 1 c. 922 L. 205/2017) il pagamento con strumenti tracciabili: bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento riconosciute. Senza questo, la fattura non basta.Sono in regime forfettario: devo recuperare comunque la fattura?Fiscalmente no (il forfettario non deduce le spese effettive), ma contabilmente si consiglia di averla per: tenuta documentale corretta, tracciabilita aziendale, eventuale passaggio futuro al regime ordinario, coerenza con i movimenti bancari aziendali.Se uso un’app di pagamento, la fattura arriva automaticamente?Solo se l’app e configurata con i tuoi dati fiscali (P.IVA, codice destinatario o PEC) e se hai effettuato il pagamento direttamente tramite l’app, non con bancomat fisico in cassa. App come Eni Station+, Q8 Easy, Telepass Pay e MyCicero generano la fattura in automatico al momento del pagamento.Posso recuperare scontrini di rifornimenti fatti molti mesi fa?Praticamente no. Oltre il mese di erogazione, l’emissione di fattura retroattiva e estremamente difficile e nella maggior parte dei casi viene rifiutata. L’importo va considerato fiscalmente perso: non puoi piu detrarre IVA ne dedurre il costo.Conclusione: prevenire e meglio che recuperareRecuperare una fattura elettronica del carburante quando hai solo lo scontrino e possibile, ma a tempo. Hai a disposizione opzioni concrete: tornare al distributore, usare le app di Eni, Q8 e Tamoil, controllare il cassetto fiscale, scrivere via PEC alla compagnia. Ma tutto deve avvenire entro la fine del mese di erogazione, altrimenti l’importo e perso ai fini IVA e ai fini reddito.La strategia vincente e la prevenzione: app installate, fuel card aziendale, pagamento sempre tracciato, controllo a fine mese del cassetto fiscale. Cinque minuti di organizzazione che valgono migliaia di euro l’anno in tasse correttamente risparmiate.Per la guida completa alla fatturazione elettronica del carburante con tutte le compagnie e i casi particolari (auto promiscua, agenti di commercio, regime forfettario, autotrasporto) leggi: Fattura Elettronica Carburante 2026: Guida Completa Eni, Q8, Tamoil, Esso e IP.Hai dubbi sulla deducibilita del carburante della tua auto aziendale o vuoi un controllo della tua contabilita carburanti? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiutiamo a configurare correttamente fuel card, app di compagnia e procedure interne per non perdere mai una fattura. Chiamaci al 0432 1638640, scrivici su WhatsApp al 366 6018121 o vieni in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Luglio 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-17 14:00:002026-05-24 09:36:42Fattura Elettronica da Scontrino Carburante 2026: Come Ottenerla Quando Non l’Hai Chiesta
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATORicongiunzione Contributi INPS 2026: Onerosa, Gratuita e Quando ConvieneHai contributi sparsi in diverse gestioni INPS (ad esempio dipendente + libero professionista, oppure INPS + INPDAP/ex-INPDAP)? Riunirli in un’unica posizione puo consentire di raggiungere prima i requisiti pensionistici. Ma attenzione: esistono diverse modalita di raccolta dei contributi, alcune gratuite e alcune molto costose. In questa guida trovi le differenze tra ricongiunzione onerosa, gratuita e cumulo contributivo 2026 e come scegliere lo strumento piu conveniente.I Quattro Strumenti per Unire i ContributiPrima di entrare nel merito della ricongiunzione, e utile avere il quadro completo degli strumenti disponibili:StrumentoNormaCostoDove confluisconoRicongiunzione onerosa verso INPSL. 29/1979Pagamento onere calcolatoGestione INPS presceltaRicongiunzione libere professioniL. 45/1990Pagamento onereCassa professionaleCumulo contributivoL. 228/2012GratuitoNessuna unificazione: contributi sommati virtualmenteTotalizzazione internazionaleReg. UE 883/2004GratuitaSolo per periodi esteri UE/convenzionatiPer capire il tuo estratto conto e verificare dove si trovano i tuoi contributi, leggi prima: Estratto Conto Contributivo INPS 2026: Guida Completa. Ricongiunzione Onerosa: Legge 29/1979La Legge 29/1979 consente ai lavoratori che hanno avuto periodi di lavoro in diverse gestioni INPS di trasferire tutti i contributi verso una gestione unica. E una ricongiunzione onerosa: bisogna pagare un importo all’INPS per la trasformazione.Chi Puo UsarlaLavoratori con contributi in piu gestioni INPS (es. FPLD + Gestione Separata + Gestione Commercianti)Lavoratori che vogliono unificare tutto in un’unica gestione per calcolo pensione piu sempliceCome si Calcola il Costo della Ricongiunzione L. 29/1979L’onere di ricongiunzione viene calcolato dall’INPS sulla base della riserva matematica necessaria per finanziare la maggior pensione derivante dall’unificazione dei contributi. I fattori che incidono sul costo sono:Eta del richiedente al momento della domanda (piu si e anziani, piu e costoso)Entita dei contributi da ricongiungereDifferenza tra la retribuzione nella gestione di partenza e quella di destinazioneCoefficienti attuariali INPS aggiornati periodicamenteIl pagamento puo essere effettuato in un’unica soluzione o rateizzato (fino a 120 rate mensili senza interessi). L’onere versato e deducibile fiscalmente. Ricongiunzione verso le Casse Professionali: Legge 45/1990La Legge 45/1990 consente il percorso inverso rispetto alla L. 29: trasferire i contributi dall’INPS verso una cassa professionale privatizzata (ad esempio Cassa Forense per avvocati, ENPAM per medici, INARCASSA per ingegneri/architetti).Anche in questo caso si tratta di ricongiunzione onerosa con pagamento di un onere. E utile per professionisti che hanno iniziato come lavoratori dipendenti (con contributi INPS/FPLD) e poi sono passati all’attivita professionale.Il Cumulo Contributivo: Lo Strumento Gratuito (L. 228/2012)La Legge 228/2012 (Legge di Stabilita 2013) ha introdotto il cumulo contributivo, reso strutturale dalla L. 232/2016. Si tratta di uno strumento completamente gratuito che consente di sommare i periodi contributivi in diverse gestioni per raggiungere i requisiti pensionistici, senza unificare fisicamente i contributi.Come funziona: ciascuna gestione eroga la propria quota di pensione proporzionale ai contributi versati, e le quote si sommano. Non c’e un unico assegno pensionistico ma la somma delle quote provenienti dalle diverse gestioni.Vantaggi del CumuloCompletamente gratuito (nessun onere)Permette di accedere alla pensione di vecchiaia e anticipata sommando i periodiNon richiede scelta definitiva — si puo optare dopo aver valutato la convenienzaLimiti del CumuloNon funziona per pensione con uscita anticipata tramite Quota 103, APE Social o simili misure con requisiti specifici (che richiedono tutti i contributi nella stessa gestione)L’importo finale e calcolato con il metodo contributivo per i periodi post-1996, non con il retributivoLe tempistiche di liquidazione sono spesso piu lunghe Tabella Comparativa: Quando Conviene CosaSituazioneStrumento consigliatoMotivoVuoi pensione di vecchiaia 67 anni, hai contributi in 2 gestioni INPSCumulo (gratuito)Sufficiente per raggiungere il requisito. Non ha senso pagare la ricongiunzione.Vuoi pensione anticipata con 42+1 anni contributi, hai contributi frammentatiCumulo (se disponibile) o Ricongiunzione L. 29Valutare se il cumulo copre i requisiti. Se no, ricongiunzione per unificare.Sei professionista con cassa privatizzata e hai contributi INPS da dipendenteRicongiunzione L. 45 verso cassaConsolida nella cassa professionale dove sei piu attivo e dove la pensione sara piu alta.Hai contributi molto vecchi in gestione inattiva (es. 5 anni come dipendente poi autonomo per 30 anni)Valutare cumulo primaSe i 5 anni in FPLD generano quota modesta, conviene prendere le due pensioni separate.Caso Pratico: Dipendente + Gestione SeparataLucia ha lavorato come dipendente per 20 anni (contributi FPLD) e poi come professionista autonoma con P.IVA per 15 anni (contributi Gestione Separata). Totale: 35 anni di contributi ma in due gestioni diverse.Con cumulo L. 228/2012: sommando i 35 anni, Lucia raggiunge i requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini… ma non li ha). Per la vecchiaia a 67 anni puo usare il cumulo gratuitamente.Con ricongiunzione L. 29: potrebbe unificare tutti i contributi nell’FPLD, ma dovrebbe pagare un onere per il trasferimento degli anni Gestione Separata. Conveniente solo se l’importo pensionistico risultante e significativamente piu alto e giustifica il costo.La simulazione specifica va fatta con il Patronato, che usa gli strumenti di calcolo INPS per confrontare le due strade.Come Fare DomandaLa domanda di ricongiunzione (L. 29 o L. 45) si presenta:Online tramite MyINPS (sezione “Ricongiunzioni contributive”)Tramite Patronato (che assiste anche nella simulazione preventiva)L’INPS invia il preventivo dell’onere: il richiedente ha tempo per valutare e accettare o rinunciare prima che la ricongiunzione sia definitiva. Una volta accettata e irrevocabile.FAQ — Domande Frequenti sulla RicongiunzionePosso annullare la ricongiunzione dopo averla pagata?No. Una volta che la ricongiunzione e stata perfezionata con il versamento dell’onere e la comunicazione di accettazione, e definitiva e irrevocabile. Per questo e fondamentale effettuare una simulazione preventiva con il Patronato prima di decidere.L’onere di ricongiunzione e deducibile dalle tasse?Si, gli oneri di ricongiunzione contributiva sono deducibili dal reddito complessivo ai sensi dell’art. 10 del TUIR (D.P.R. 917/1986). La deduzione si applica integralmente sull’importo versato, riducendo l’imponibile IRPEF.Cumulo e ricongiunzione possono coesistere?No. Si sceglie uno dei due strumenti per lo stesso periodo contributivo. Non e possibile ricongingere degli anni e poi cumulare gli stessi. Va definita la strategia complessiva prima di procedere con qualsiasi domanda.Contatta il Patronato per una Simulazione GratuitaLa scelta tra ricongiunzione onerosa e cumulo gratuito dipende dalla situazione contributiva individuale e non si puo generalizzare. Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di simulazione previdenziale gratuita per aiutarti a scegliere la strada migliore verso la pensione. Leggi anche: Attestazioni INPS 2026: Riscatto, Ricongiunzioni e Rendite.Luglio 17, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-17 11:00:002026-06-14 22:14:39Ricongiunzione Contributi INPS 2026: Onerosa, Gratuita e Quando Conviene