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Tag Archivio per: acconto IRPEF

NOTIZIE

Acconto Irpef pensioni novembre: si può ridurre o annullare, ecco come

Pensione 2026 INPS

Indice dei contenuti

  1. Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni
  2. Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla
  3. Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

L’acconto Irpef pensioni novembre torna puntuale ogni anno: l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene sulla mensilità di novembre la seconda rata dell’imposta calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno in corso. Molti pensionati non sanno però che questa trattenuta non è immodificabile. Chi prevede che l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 sarà inferiore a quella stimata dall’INPS sulla base della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente può chiedere una riduzione, o in alcuni casi l’azzeramento, del secondo acconto Irpef di novembre. La finestra temporale per farlo, però, è già ristretta: la richiesta va comunicata entro il 10 ottobre 2026.

Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni

Il meccanismo dell’acconto Irpef non riguarda solo i lavoratori autonomi o le partite IVA: si applica anche ai pensionati, che vedono l’INPS agire come sostituto d’imposta al posto del datore di lavoro. Sulla base della dichiarazione dei redditi presentata (tipicamente il modello 730), l’Istituto calcola l’imposta presunta per l’anno in corso e la versa in due rate. La prima, pari al 40% dell’importo, viene trattenuta insieme al saldo a partire dalla mensilità di agosto, o settembre, a seconda dei tempi con cui l’INPS riceve il prospetto di liquidazione del 730/4. La seconda, che rappresenta il 60% dell’acconto, viene trattenuta direttamente sulla pensione di novembre. Quando l’acconto complessivo è inferiore a 257,52 euro, la trattenuta avviene invece in un’unica soluzione, sempre a novembre. Se l’imposta dovuta non supera i 51,65 euro, l’acconto non è dovuto affatto e non scatta alcuna trattenuta. Per un approfondimento sul funzionamento del cedolino e delle altre voci trattenute mese per mese, si può consultare la nostra guida su pagamenti, cedolino e trattenute delle pensioni.

Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla

La logica alla base della possibilità di ridurre l’acconto Irpef è semplice: l’importo calcolato dall’INPS è una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma la situazione reddituale del pensionato può essere cambiata nel frattempo. Chi ha perso una componente di reddito rispetto al 2025, oppure prevede di poter far valere per il 2026 spese detraibili più consistenti (ad esempio spese sanitarie o oneri detraibili non presenti nell’anno precedente), può stimare un’imposta finale più bassa di quella su cui è calcolato l’acconto. In questi casi è possibile segnalare la richiesta di riduzione dell’acconto Irpef, che può portare a una diminuzione dell’importo trattenuto a novembre oppure, se la nuova stima lo consente, al suo azzeramento totale. La comunicazione deve arrivare entro il 10 ottobre 2026: oltre tale data la trattenuta di novembre viene comunque applicata nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

Chiedere la riduzione o l’annullamento del secondo acconto Irpef non è un’operazione priva di conseguenze. Il pensionato che sceglie di versare un importo inferiore a quello indicato dall’INPS si assume, di fatto, la responsabilità del ricalcolo effettuato. Se a consuntivo, in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, dovesse emergere che l’imposta realmente dovuta era superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, scatterebbe la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto. Si tratta di una penalità che si aggiunge alla differenza d’imposta da versare, oltre agli interessi maturati. Per questo motivo la stima dei redditi e delle detrazioni applicabili al 2026 andrebbe fatta con attenzione, tenendo conto di tutte le variabili che possono incidere sull’imposta finale, prima di comunicare una riduzione che si rivelerebbe poi scoperta.

In sintesi, l’acconto Irpef pensioni novembre non è un importo fisso e immutabile: l’INPS applica una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma chi prevede una situazione reddituale diversa per il 2026 può chiedere di ridurla o azzerarla, comunicando la variazione entro il 10 ottobre 2026. Si tratta però di una scelta che comporta una responsabilità diretta sul ricalcolo effettuato, con possibili sanzioni in caso di stima errata. Per i dettagli operativi e gli aggiornamenti sulle scadenze è opportuno fare riferimento ai canali istituzionali e alle fonti ufficiali in materia previdenziale e fiscale.

Domande Frequenti sull’Acconto Irpef Pensioni di Novembre

Chi può chiedere la riduzione dell’acconto Irpef di novembre?

Possono farlo i pensionati che hanno indicato l’INPS come sostituto d’imposta nella dichiarazione dei redditi e che prevedono, per il 2026, un’imposta dovuta inferiore a quella calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno precedente.

Entro quando va comunicata la riduzione dell’acconto Irpef pensioni novembre?

La richiesta deve pervenire entro il 10 ottobre 2026: oltre questa data l’INPS applica sulla mensilità di novembre la trattenuta nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Cosa succede se non si presenta alcuna richiesta di riduzione?

In assenza di comunicazioni, l’INPS applica l’acconto calcolato in via ordinaria, trattenendo il 60% dell’importo sulla pensione di novembre (o l’intero acconto in unica soluzione se inferiore a 257,52 euro).

Cosa rischia chi chiede una riduzione dell’acconto Irpef che risulta poi insufficiente?

Se in sede di dichiarazione successiva l’imposta dovuta risulta superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, si applica la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto, oltre agli interessi sulla differenza non versata.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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CAF Centro Fiscale Udine: dicono di noi

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Alexandra Bala
04/09/2026
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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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paolino servidio
03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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01/09/2026
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Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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Giulia Guida
25/08/2026
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Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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Paola Zilli
07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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Jacqueline B.
06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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Maura Masutto
06/08/2026
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Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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Issam Elhefnawi
31/07/2026
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Molto gentile
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Sibongile Moyana
30/07/2026
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
 
Settembre 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Acconto Irpef pensioni novembre: si può ridurre o annullare, ecco come

Pensione 2026 INPS

Indice dei contenuti

  1. Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni
  2. Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla
  3. Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

L’acconto Irpef pensioni novembre torna puntuale ogni anno: l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene sulla mensilità di novembre la seconda rata dell’imposta calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno in corso. Molti pensionati non sanno però che questa trattenuta non è immodificabile. Chi prevede che l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 sarà inferiore a quella stimata dall’INPS sulla base della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente può chiedere una riduzione, o in alcuni casi l’azzeramento, del secondo acconto Irpef di novembre. La finestra temporale per farlo, però, è già ristretta: la richiesta va comunicata entro il 10 ottobre 2026.

Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni

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Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla

La logica alla base della possibilità di ridurre l’acconto Irpef è semplice: l’importo calcolato dall’INPS è una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma la situazione reddituale del pensionato può essere cambiata nel frattempo. Chi ha perso una componente di reddito rispetto al 2025, oppure prevede di poter far valere per il 2026 spese detraibili più consistenti (ad esempio spese sanitarie o oneri detraibili non presenti nell’anno precedente), può stimare un’imposta finale più bassa di quella su cui è calcolato l’acconto. In questi casi è possibile segnalare la richiesta di riduzione dell’acconto Irpef, che può portare a una diminuzione dell’importo trattenuto a novembre oppure, se la nuova stima lo consente, al suo azzeramento totale. La comunicazione deve arrivare entro il 10 ottobre 2026: oltre tale data la trattenuta di novembre viene comunque applicata nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

Chiedere la riduzione o l’annullamento del secondo acconto Irpef non è un’operazione priva di conseguenze. Il pensionato che sceglie di versare un importo inferiore a quello indicato dall’INPS si assume, di fatto, la responsabilità del ricalcolo effettuato. Se a consuntivo, in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, dovesse emergere che l’imposta realmente dovuta era superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, scatterebbe la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto. Si tratta di una penalità che si aggiunge alla differenza d’imposta da versare, oltre agli interessi maturati. Per questo motivo la stima dei redditi e delle detrazioni applicabili al 2026 andrebbe fatta con attenzione, tenendo conto di tutte le variabili che possono incidere sull’imposta finale, prima di comunicare una riduzione che si rivelerebbe poi scoperta.

In sintesi, l’acconto Irpef pensioni novembre non è un importo fisso e immutabile: l’INPS applica una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma chi prevede una situazione reddituale diversa per il 2026 può chiedere di ridurla o azzerarla, comunicando la variazione entro il 10 ottobre 2026. Si tratta però di una scelta che comporta una responsabilità diretta sul ricalcolo effettuato, con possibili sanzioni in caso di stima errata. Per i dettagli operativi e gli aggiornamenti sulle scadenze è opportuno fare riferimento ai canali istituzionali e alle fonti ufficiali in materia previdenziale e fiscale.

Domande Frequenti sull’Acconto Irpef Pensioni di Novembre

Chi può chiedere la riduzione dell’acconto Irpef di novembre?

Possono farlo i pensionati che hanno indicato l’INPS come sostituto d’imposta nella dichiarazione dei redditi e che prevedono, per il 2026, un’imposta dovuta inferiore a quella calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno precedente.

Entro quando va comunicata la riduzione dell’acconto Irpef pensioni novembre?

La richiesta deve pervenire entro il 10 ottobre 2026: oltre questa data l’INPS applica sulla mensilità di novembre la trattenuta nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Cosa succede se non si presenta alcuna richiesta di riduzione?

In assenza di comunicazioni, l’INPS applica l’acconto calcolato in via ordinaria, trattenendo il 60% dell’importo sulla pensione di novembre (o l’intero acconto in unica soluzione se inferiore a 257,52 euro).

Cosa rischia chi chiede una riduzione dell’acconto Irpef che risulta poi insufficiente?

Se in sede di dichiarazione successiva l’imposta dovuta risulta superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, si applica la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto, oltre agli interessi sulla differenza non versata.

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Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa a Regionale e Comunale in 7 Punti

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Le addizionali IRPEF 2026 sono quelle voci che compaiono ogni mese in fondo alla busta paga e che spesso vengono lette di sfuggita, senza capire davvero di cosa si tratti. Eppure incidono sul netto in busta di milioni di lavoratori dipendenti e pensionati italiani. Si tratta di due imposte locali, l’addizionale regionale e l’addizionale comunale, che si aggiungono all’IRPEF nazionale e il cui gettito finisce nelle casse della Regione e del Comune in cui risiedi.

Capire come funzionano non è un esercizio da esperti contabili: serve a sapere quanto paghi realmente di tasse, a verificare che le trattenute siano corrette e a non farsi cogliere impreparati quando, con la dichiarazione dei redditi, arriva il conguaglio. In questa guida ti spieghiamo in parole semplici cosa sono le addizionali IRPEF 2026, come si calcolano, quando vengono trattenute e chi può essere esente. E se hai dubbi sulle cifre che vedi sul tuo cedolino, il CAF Centro Fiscale di Udine può verificarle insieme a te, sia in ufficio che online.

Indice dei contenuti

  1. Cosa Sono le Addizionali IRPEF 2026
  2. Addizionale Regionale e Comunale: Le Differenze
  3. Come si Calcolano le Addizionali IRPEF 2026
  4. Quando e Come si Pagano le Addizionali IRPEF
  5. Chi Paga le Addizionali IRPEF 2026 e Chi è Esente
  6. Come Leggere le Trattenute in Busta Paga e sul Cedolino
  7. Addizionali IRPEF a Udine e in Friuli Venezia Giulia
  8. Domande Frequenti sulle Addizionali IRPEF 2026

Cosa Sono le Addizionali IRPEF 2026

Le addizionali IRPEF 2026 sono imposte che si aggiungono all’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche che tutti i contribuenti versano allo Stato. Il termine “addizionale” indica proprio questo: non è una tassa autonoma e separata, ma un’imposta che si appoggia sull’IRPEF nazionale e ne segue la logica di base.

La differenza fondamentale rispetto all’IRPEF ordinaria sta nella destinazione del gettito. Mentre l’IRPEF nazionale finisce nel bilancio dello Stato, le addizionali IRPEF alimentano direttamente i bilanci degli enti locali: l’addizionale regionale finanzia la Regione (in particolare la spesa sanitaria), mentre l’addizionale comunale finanzia il Comune di residenza, contribuendo a servizi come trasporti locali, servizi sociali, manutenzione stradale e scuole.

Un principio importante da tenere a mente: le addizionali sono dovute solo se per lo stesso anno risulta dovuta l’IRPEF. Detto in parole semplici, se il tuo reddito è così basso da non generare alcuna imposta netta da versare (ad esempio perché le detrazioni azzerano completamente l’IRPEF), allora non paghi neanche le addizionali. È una tutela pensata proprio per i redditi più modesti.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che Marco sia un impiegato residente in un Comune del Nord Italia. Ogni mese, sulla sua busta paga, oltre all’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro, compaiono due righe: “addizionale regionale” e “addizionale comunale”. Sono importi generalmente contenuti, spesso di poche decine di euro al mese, ma sommati su dodici mesi possono rappresentare alcune centinaia di euro l’anno. Ecco perché vale la pena capirle.

Addizionale Regionale e Comunale: Le Differenze

Le due addizionali IRPEF vengono spesso citate insieme, ma hanno regole, soggetti impositori e tempistiche diverse. Vediamo di distinguerle con chiarezza.

L’addizionale regionale all’IRPEF

L’addizionale regionale è istituita e disciplinata dalle singole Regioni (e dalle Province autonome di Trento e Bolzano). Esiste un’aliquota base fissata a livello nazionale, ma ogni Regione ha la facoltà di aumentarla entro limiti stabiliti dalla legge. Il risultato è che le aliquote variano da regione a regione: chi vive in una Regione che ha applicato la maggiorazione massima paga più di chi risiede in una Regione che si è mantenuta vicina all’aliquota base.

Molte Regioni, inoltre, hanno adottato aliquote progressive a scaglioni, ricalcando la struttura dell’IRPEF nazionale: chi ha redditi più alti paga una percentuale maggiore. Alcune Regioni prevedono anche agevolazioni specifiche, ad esempio per famiglie numerose o per persone con disabilità a carico.

L’addizionale comunale all’IRPEF

L’addizionale comunale è invece deliberata dal singolo Comune di residenza. Qui la variabilità è ancora maggiore: ci sono Comuni che non l’hanno istituita affatto (in questo caso i residenti non la pagano), Comuni che applicano un’aliquota unica e Comuni che hanno scelto aliquote differenziate per scaglioni di reddito. Anche in questo caso esiste un tetto massimo fissato dalla normativa nazionale, entro il quale ogni amministrazione decide autonomamente.

Riassumendo, ecco le differenze principali tra le due addizionali IRPEF 2026:

  • Chi la istituisce: la Regione per l’addizionale regionale, il Comune per quella comunale
  • Destinazione: bilancio regionale (soprattutto sanità) contro bilancio comunale (servizi locali)
  • Obbligatorietà: la regionale è sempre dovuta almeno nella misura base, la comunale solo se il Comune l’ha deliberata
  • Esenzioni: molti Comuni fissano soglie di reddito sotto le quali l’addizionale comunale non si paga
  • Modalità di versamento: la regionale è dovuta in un’unica soluzione a saldo, senza acconto (pur essendo poi trattenuta in più rate mensili), mentre la comunale prevede acconto e saldo

Un elemento comune a entrambe è il criterio del domicilio fiscale: quello che conta è dove risiedi al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Su questo punto torneremo, perché genera molti dubbi in chi cambia casa.

Come si Calcolano le Addizionali IRPEF 2026

Il calcolo delle addizionali IRPEF 2026 segue una logica in due passaggi: prima si determina la base imponibile, poi si applica l’aliquota deliberata dalla propria Regione e dal proprio Comune.

La base imponibile è il reddito complessivo ai fini IRPEF, al netto degli oneri deducibili. Chiariamo subito questi termini: il reddito complessivo è la somma di tutti i redditi percepiti nell’anno (stipendio, pensione, redditi da lavoro autonomo, affitti e così via). Gli oneri deducibili sono invece quelle spese che si sottraggono dal reddito prima di calcolare l’imposta, come i contributi previdenziali obbligatori o i contributi versati alla previdenza complementare. Attenzione a non confonderli con le detrazioni, che invece si sottraggono dall’imposta già calcolata e che non riducono la base imponibile delle addizionali.

Ed è proprio qui che nasce una situazione che sorprende molti contribuenti: puoi avere detrazioni elevate che abbassano di molto l’IRPEF, ma la base su cui si calcolano le addizionali resta comunque quella del reddito al netto delle sole deduzioni. Le addizionali, quindi, si comportano in modo un po’ più “rigido” rispetto all’imposta principale.

Sul fronte delle aliquote, la regola d’oro è una sola: non esiste un’aliquota unica valida per tutta Italia. Le percentuali cambiano da regione a regione e da comune a comune, e spesso sono articolate a scaglioni progressivi. Questo significa che due lavoratori con lo stesso identico stipendio lordo, residenti in città diverse, possono ritrovarsi con un netto in busta paga differente proprio a causa delle addizionali IRPEF.

Per conoscere l’aliquota esatta che si applica al tuo caso è quindi indispensabile verificare la delibera della tua Regione e del tuo Comune. Il Dipartimento delle Finanze pubblica gli elenchi ufficiali aggiornati delle aliquote comunali e regionali. Se preferisci evitare la ricerca tra tabelle e delibere, gli operatori del CAF Centro Fiscale di Udine verificano per te l’aliquota corretta e ricalcolano le trattenute applicate.

Quando e Come si Pagano le Addizionali IRPEF

Le addizionali IRPEF 2026 non si pagano con un bollettino separato: per lavoratori dipendenti e pensionati vengono trattenute direttamente alla fonte dal sostituto d’imposta. Il sostituto d’imposta è semplicemente chi ti paga lo stipendio o la pensione (il datore di lavoro o l’INPS) e che per legge trattiene le imposte e le versa allo Stato al posto tuo.

Le tempistiche dell’addizionale regionale

L’addizionale regionale viene determinata in sede di conguaglio di fine anno sul reddito effettivamente percepito, e viene poi trattenuta in busta paga in modo rateale nell’anno successivo. Il prelievo è frazionato in un massimo di undici rate a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui viene effettuato il conguaglio: quando il conguaglio cade a dicembre, le rate vanno quindi in genere da gennaio a novembre: significa che l’addizionale regionale che vedi trattenuta oggi si riferisce, di norma, al reddito dell’anno precedente.

Questo spiega un fenomeno che genera parecchia confusione: capita di vedere una trattenuta di addizionale regionale anche in mesi in cui si è lavorato poco, oppure di vedere l’importo scomparire dal cedolino a dicembre. Non è un errore, è semplicemente il meccanismo della rateizzazione che si è concluso.

Le tempistiche dell’addizionale comunale

L’addizionale comunale funziona in modo diverso, perché prevede due momenti distinti:

  • L’acconto, trattenuto durante l’anno di riferimento, pari al 30% dell’addizionale calcolata applicando l’aliquota comunale dell’anno precedente al reddito imponibile dell’anno precedente
  • Il saldo, determinato a conguaglio e trattenuto nell’anno successivo, calcolato sul reddito effettivo dell’anno di riferimento e al netto dell’acconto già versato

Anche in questo caso il prelievo viene frazionato in più rate mensili, così da non pesare tutto in una sola busta paga. Il numero preciso di rate dipende dalla gestione del sostituto d’imposta e dal momento in cui il conguaglio viene effettuato.

Le addizionali nel 730 e nel Modello Redditi

Chi presenta il modello 730 ritrova le addizionali IRPEF nel prospetto di liquidazione, il documento riepilogativo che mostra imposte dovute, trattenute già subite e risultato finale (a debito o a credito). Le somme dovute a saldo e in acconto vengono poi trattenute o rimborsate direttamente dal sostituto d’imposta, di norma a partire dalla retribuzione di luglio. Per i pensionati le operazioni partono generalmente da agosto (o da settembre per le dichiarazioni trasmesse più tardi), per i tempi tecnici necessari all’ente previdenziale.

Chi invece presenta il Modello Redditi Persone Fisiche (tipicamente lavoratori autonomi e titolari di partita IVA in regime ordinario) versa le addizionali autonomamente tramite F24, insieme al saldo IRPEF, secondo le scadenze ordinarie. Anche in questa ipotesi, la compilazione richiede attenzione: un errore nel domicilio fiscale o nell’aliquota comporta versamenti sbagliati e possibili sanzioni. Il CAF si occupa dell’intero calcolo e della predisposizione dei versamenti.

Chi Paga le Addizionali IRPEF 2026 e Chi è Esente

Le addizionali IRPEF 2026 riguardano una platea molto ampia di contribuenti. In linea generale le paga chiunque produca redditi che rientrano nella base imponibile IRPEF e che, per quell’anno, risulti debitore di IRPEF.

  • Lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, con trattenuta operata dal datore di lavoro
  • Pensionati, con trattenuta operata direttamente sul cedolino dall’ente previdenziale
  • Lavoratori autonomi e professionisti in regime ordinario, con versamento tramite F24
  • Titolari di redditi diversi soggetti a IRPEF, come alcuni redditi da locazione in regime ordinario

Sul fronte delle esenzioni occorre fare massima chiarezza, perché è il punto su cui circolano più informazioni imprecise. Non esiste una soglia di esenzione nazionale unica per l’addizionale comunale: ogni Comune può stabilire, con propria delibera, una soglia di reddito al di sotto della quale l’addizionale non è dovuta. Alcuni Comuni la prevedono, altri no, e l’importo di questa soglia cambia da amministrazione ad amministrazione. Per questo diffida di chi ti indica una cifra valida ovunque: quella cifra non esiste.

Una precisazione importante sulle soglie comunali: quando sono previste funzionano generalmente come una soglia “secca”. Significa che se il tuo reddito la supera anche di poco, l’addizionale è dovuta sull’intero imponibile e non solo sulla parte eccedente. È un dettaglio tecnico che spiega perché a volte un piccolo aumento di reddito produce un effetto sproporzionato sulla trattenuta.

Esiste poi una categoria di esenzione “naturale”: chi rientra nella cosiddetta no tax area, cioè chi ha un reddito talmente contenuto da non generare IRPEF netta, non paga alcuna addizionale. Lo stesso vale per chi percepisce esclusivamente redditi esenti o assoggettati a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta, come vedremo parlando del regime forfettario.

Come Leggere le Trattenute in Busta Paga e sul Cedolino

Sapere dove guardare è il primo passo per capire quanto stai effettivamente pagando di addizionale regionale e comunale in busta paga. Le due voci si trovano nella sezione dedicata alle ritenute fiscali, generalmente subito sotto la riga dell’IRPEF netta e sopra il calcolo del netto in busta.

Le diciture più frequenti che potresti trovare sono queste:

  • “Add. regionale” o “Addizionale regionale IRPEF”: la rata mensile riferita all’anno precedente
  • “Add. comunale acconto”: la quota di acconto relativa all’anno in corso
  • “Add. comunale saldo”: il conguaglio dell’anno precedente
  • “Add. reg./com. da 730”: le somme derivanti dal prospetto di liquidazione della dichiarazione

La distinzione tra acconto e saldo è quella che crea più perplessità. L’acconto è un anticipo calcolato su dati passati, il saldo è la sistemazione dei conti quando il reddito effettivo è noto. Se durante l’anno il tuo reddito è cresciuto, il saldo sarà a debito; se è diminuito, potresti addirittura ritrovarti un credito a rimborso.

Per i pensionati il funzionamento è analogo, con le voci riportate sul cedolino della pensione emesso dall’ente previdenziale. Se vuoi approfondire quanto incidono le trattenute fiscali sull’assegno, trovi utili le nostre guide su pensione e tasse nel 2026 e sugli importi del cedolino di agosto 2026. Se invece noti trattenute anomale o recuperi che non riconosci, può esserti utile l’approfondimento sulle trattenute e il recupero degli indebiti.

Il controllo più utile che puoi fare è confrontare la Certificazione Unica con quanto risulta dalle buste paga: la CU riepiloga tutte le addizionali trattenute nell’anno. Se i conti non tornano, portare i documenti al CAF permette di individuare subito l’anomalia, che spesso deriva da un Comune di residenza aggiornato in ritardo nei sistemi del datore di lavoro.

Addizionali IRPEF a Udine e in Friuli Venezia Giulia

Chi vive a Udine e in provincia si trova in un contesto con alcune particolarità. Il Friuli Venezia Giulia è una Regione a statuto speciale, con una propria autonomia in materia di finanza locale: le scelte sull’addizionale regionale IRPEF e le eventuali agevolazioni seguono quindi le delibere regionali, che possono differire dalle Regioni a statuto ordinario.

Sul fronte comunale, il territorio friulano è composto da moltissimi Comuni di piccole dimensioni, ciascuno con la propria delibera: tra un comune e quello confinante l’addizionale comunale può essere diversa, o presente in uno e assente nell’altro. Per chi lavora a Udine ma risiede in un comune limitrofo, quello che conta è sempre il Comune di residenza al 1° gennaio, non quello in cui si trova il posto di lavoro.

Il CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Tullio 13, segue quotidianamente lavoratori e pensionati del territorio nella verifica delle addizionali IRPEF 2026 e nella presentazione del modello 730. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online, così puoi scegliere la modalità più comoda.

Domande Frequenti sulle Addizionali IRPEF 2026

Le addizionali IRPEF sono uguali in tutta Italia?

No, e questa è la caratteristica principale delle addizionali IRPEF 2026. Ogni Regione e ogni Comune delibera la propria aliquota entro i limiti fissati dalla legge nazionale, spesso con scaglioni progressivi. Due persone con lo stesso stipendio ma residenti in città diverse possono quindi pagare importi differenti. Per conoscere l’aliquota esatta occorre verificare le delibere della propria Regione e del proprio Comune.

Cosa succede se cambio residenza durante l’anno?

Il riferimento è il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno cui si riferisce l’addizionale. Se ti trasferisci a marzo, per quell’anno le addizionali restano dovute al Comune e alla Regione in cui risiedevi a inizio anno; il nuovo Comune rileverà dall’anno successivo. È importante comunicare tempestivamente il cambio di residenza al datore di lavoro, perché trattenute basate su un Comune sbagliato generano conguagli e correzioni.

Le addizionali si pagano anche con il regime forfettario?

No. Chi opera in regime forfettario applica un’imposta sostitutiva, cioè una tassa unica che prende il posto di IRPEF, addizionali regionale e comunale e IRAP. Su quei redditi, quindi, le addizionali non sono dovute. Attenzione però: se nello stesso anno percepisci anche altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria (ad esempio un lavoro dipendente part-time o una pensione), su quei redditi le addizionali si applicano regolarmente.

Posso avere un rimborso se ho pagato più addizionale del dovuto?

Sì. Se le trattenute subite superano quanto effettivamente dovuto, il credito emerge dal prospetto di liquidazione del 730 e viene rimborsato direttamente in busta paga o sul cedolino della pensione. Succede spesso a chi ha avuto una riduzione di reddito o a chi ha subito trattenute basate su un Comune errato. Trovi maggiori dettagli nella nostra guida ai rimborsi dal modello 730.

I pensionati pagano le addizionali IRPEF sulla pensione?

Sì, la pensione è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e concorre alla base imponibile IRPEF. L’ente previdenziale opera quindi le trattenute delle addizionali IRPEF direttamente sul cedolino. Restano valide le esenzioni: chi ha un assegno così contenuto da non generare IRPEF netta non paga addizionali, così come chi rientra in una eventuale soglia di esenzione deliberata dal proprio Comune.

Perché in alcuni mesi la trattenuta cambia importo?

Perché sullo stesso cedolino possono convivere voci diverse: la rata dell’addizionale regionale riferita all’anno precedente, l’acconto dell’addizionale comunale dell’anno in corso e il saldo a conguaglio. Nei mesi in cui si sovrappongono più voci l’importo complessivo cresce, mentre quando una rateizzazione si conclude la trattenuta si riduce o sparisce. Non è un errore, ma il normale funzionamento del meccanismo.

Addizionali IRPEF 2026: Fatti Aiutare dal CAF

Le addizionali IRPEF 2026 sono uno degli elementi meno trasparenti della busta paga: aliquote che cambiano da un comune all’altro, acconti e saldi che si sovrappongono, soglie di esenzione decise localmente. Districarsi da soli tra delibere regionali e comunali è complicato, ma con il giusto supporto diventa semplice avere il quadro chiaro di quanto paghi e verificare che le trattenute siano corrette.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca nella presentazione del 730, nel controllo delle addizionali regionale e comunale in busta paga e nella verifica di eventuali crediti a rimborso. Porta con te la Certificazione Unica e le ultime buste paga: i nostri operatori ricostruiscono la tua posizione e ti spiegano ogni voce in parole semplici. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

Hai bisogno di assistenza per le addizionali IRPEF e la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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    Sibongile Moyana
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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    Agosto 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Come verificare il rimborso o debito IRPEF del modello 730/2026

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Come verificare il rimborso o debito IRPEF del modello 730/2026

    Hai presentato il modello 730 per l’anno d’imposta 2025 e ora ti stai chiedendo se riceverai un rimborso IRPEF o se dovrai pagare un debito? Sei nel posto giusto. In questa guida spieghiamo come verificare l’esito del tuo 730/2026, dove leggere il risultato fiscale, quando arriva il rimborso (in busta paga o sulla pensione) e cosa fare se risulta un saldo a debito.

    Il modello 730 è la dichiarazione dei redditi semplificata utilizzata da lavoratori dipendenti e pensionati. Il grande vantaggio è che il conguaglio fiscale — rimborso o debito — avviene direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione, senza che il contribuente debba effettuare pagamenti separati tramite F24.

    Cos’è il risultato fiscale del 730 e come si legge

    Quando presenti il modello 730, il sistema calcola la differenza tra le imposte che avresti dovuto pagare sull’anno d’imposta 2025 e quelle già versate durante l’anno attraverso le ritenute operate dal datore di lavoro o dall’INPS. Questo calcolo genera quello che i tecnici chiamano risultato fiscale o conguaglio.

    Il risultato può essere di tre tipi:

    • A credito (rimborso): hai pagato più imposte del dovuto durante il 2025. L’eccedenza ti viene restituita.
    • A debito (saldo da pagare): hai pagato meno imposte del dovuto. La differenza viene trattenuta dalla busta paga o pensione.
    • Pari (nessun conguaglio): le imposte pagate coincidono con quelle dovute. Nessuna differenza da regolare.

    Il risultato fiscale si trova nel prospetto di liquidazione del 730, che ti viene consegnato dal CAF o dal sostituto d’imposta che ha elaborato la dichiarazione. Il documento chiave è il modello 730-3, il prospetto di liquidazione, che riepiloga tutti i calcoli effettuati.

    Come verificare il rimborso o il debito IRPEF sul 730 precompilato

    Se hai utilizzato il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, puoi verificare il risultato fiscale direttamente online. Ecco come fare passo per passo.

    Accesso al portale dell’Agenzia delle Entrate

    1. Vai sul sito agenziaentrate.gov.it
    2. Clicca su “Accedi ai servizi” nell’area riservata
    3. Autenticati con SPID, CIE o CNS
    4. Seleziona la sezione “730 precompilato”
    5. Clicca su “Visualizza 730” per l’anno d’imposta 2025

    Una volta dentro, trovi il prospetto di liquidazione 730-3. La sezione che ti interessa è quella in fondo, dove sono riportati:

    • Importo a rimborso: indica quanto ti spetta di rimborso IRPEF
    • Importo a debito: indica quanto devi pagare
    • Addizionale regionale IRPEF: conguaglio dell’imposta regionale aggiuntiva
    • Addizionale comunale IRPEF: conguaglio dell’imposta comunale aggiuntiva

    Se hai presentato il 730 tramite CAF o commercialista

    Se hai presentato il 730 tramite un CAF (come il CAF Centro Fiscale) o un intermediario abilitato, ricevi una copia del modello 730-3 elaborato. Questo prospetto riporta il risultato fiscale nella parte finale. Il CAF ti consegna anche la ricevuta di trasmissione all’Agenzia delle Entrate, con il numero di protocollo della pratica.

    Puoi sempre verificare lo stato della dichiarazione anche dal portale online, accedendo con SPID come descritto sopra, anche se la pratica è stata gestita da un intermediario.

    Quando arriva il rimborso IRPEF del 730: il calendario 2026

    Una delle domande più frequenti è: quando arriva concretamente il rimborso? La risposta dipende da chi è il tuo sostituto d’imposta: il datore di lavoro (se sei dipendente) o l’INPS (se sei pensionato).

    Rimborso in busta paga per i lavoratori dipendenti

    Per i lavoratori dipendenti il rimborso IRPEF arriva direttamente in busta paga. Il datore di lavoro riceve dall’Agenzia delle Entrate i dati delle dichiarazioni elaborate e procede con i conguagli nelle retribuzioni. Il calendario indicativo per le dichiarazioni presentate entro il 30 settembre 2026 è il seguente:

    Data presentazione 730Mese conguaglio in busta paga
    Entro aprile 2026Luglio 2026
    Maggio 2026Agosto o settembre 2026
    Giugno 2026Settembre 2026
    Luglio 2026Ottobre 2026
    Agosto 2026Novembre 2026
    Settembre 2026Dicembre 2026

    Il rimborso appare come voce separata nella busta paga, solitamente denominata “conguaglio IRPEF a credito” o simile, ed è già al netto delle imposte (non genera ulteriore tassazione).

    Rimborso sul cedolino della pensione per i pensionati

    I pensionati ricevono il conguaglio direttamente sul cedolino della pensione, poiché l’INPS agisce come sostituto d’imposta. Per il 730/2026 (anno d’imposta 2025), l’INPS elabora i conguagli tipicamente a partire da agosto 2026, con liquidazione nel cedolino di agosto (per le dichiarazioni presentate entro fine luglio).

    Per i pensionati è importante sapere che:

    • Il rimborso viene accreditato direttamente sul conto corrente dove ricevono la pensione
    • Il cedolino INPS riporta la voce specifica del conguaglio 730
    • Se il rimborso è molto elevato rispetto all’importo mensile della pensione, l’INPS può rateizzare l’erogazione su più mesi
    • Puoi controllare il cedolino online tramite MyINPS (inps.it) con SPID o CIE

    Leggi anche: Pagamento Pensioni Agosto 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

    Il debito IRPEF nel 730: quando e come si paga

    Se dalla dichiarazione risulta un saldo a debito, non devi preoccuparti: anche in questo caso il meccanismo del 730 è automatico. Il sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS) effettua le trattenute in busta paga o pensione, senza che tu debba versare nulla tramite F24.

    Modalità di pagamento del debito IRPEF

    Il debito IRPEF emergente dal 730 viene trattenuto in automatico secondo questo schema:

    • In un’unica soluzione: se l’importo è contenuto, viene trattenuto interamente nella retribuzione o pensione del mese di luglio (per le dichiarazioni presentate in anticipo) o del mese successivo alla presentazione
    • A rate: se l’importo è più elevato, il debito viene rateizzato su più mesi (di norma da luglio a novembre per i lavoratori dipendenti)
    • Con maggiorazione: il debito IRPEF può essere rateizzato con l’applicazione di una maggiorazione percentuale stabilita per decreto, calcolata sul numero di rate scelte a partire dalla seconda

    Cosa fare se il datore di lavoro non riesce a trattenere il debito

    Può accadere che il datore di lavoro non riesca a trattenere l’intero importo del debito IRPEF dalla busta paga, ad esempio perché la retribuzione è insufficiente. In questo caso, il sostituto d’imposta comunica all’Agenzia delle Entrate l’importo non trattenuto e il contribuente dovrà versarlo tramite modello F24 entro la scadenza indicata.

    Analogamente, se il contribuente cessa il rapporto di lavoro prima che il sostituto abbia completato le trattenute, il saldo residuo deve essere versato autonomamente.

    Come calcolare il rimborso o il debito IRPEF: esempi pratici

    Per capire come si arriva al risultato fiscale del 730, vediamo due esempi pratici con i numeri reali del 2026 (anno d’imposta 2025).

    Esempio 1: Lavoratore dipendente con rimborso IRPEF

    Immagina Marco, 45 anni, impiegato con un reddito da lavoro dipendente di 30.000 euro lordi nel 2025. Durante l’anno il datore di lavoro ha operato ritenute per 5.800 euro. Ma Marco ha sostenuto spese mediche detraibili per 1.500 euro e ha un mutuo prima casa con interessi passivi per 2.000 euro.

    Le aliquote IRPEF 2025 (anno d’imposta 2025, applicabili al 730/2026) prevedono tre scaglioni:

    • 23% per redditi fino a 28.000 euro
    • 35% per redditi da 28.001 a 50.000 euro
    • 43% per redditi oltre 50.000 euro

    Con un reddito imponibile di 30.000 euro (al netto di deduzioni e detrazioni), l’IRPEF lorda sarebbe circa 7.120 euro. Applicando le detrazioni per lavoro dipendente (circa 1.955 euro, come previsto dalla normativa vigente) e le detrazioni per spese mediche (19% di 1.500 euro = 285 euro) e per interessi passivi mutuo (19% di 2.000 euro = 380 euro), l’imposta netta scenderebbe a circa 4.500 euro.

    Risultato: Marco ha versato 5.800 euro ma ne doveva 4.500, quindi riceve un rimborso di 1.300 euro in busta paga.

    Esempio 2: Pensionata con debito IRPEF

    Maria, 68 anni, pensionata con pensione di 18.000 euro l’anno e reddito da locazione di un appartamento (cedolare secca, che non confluisce nel 730 IRPEF ordinario). Nel 2025 ha anche ricevuto 800 euro di dividendi da una piccola partecipazione, assoggettati a ritenuta alla fonte. Questi redditi aggiuntivi non erano stati considerati dal suo sostituto d’imposta INPS quando ha calcolato le ritenute mensili.

    Dall’elaborazione del 730 emerge che le imposte dovute su questi redditi aggiuntivi sommano a 300 euro di debito IRPEF, che l’INPS tratterrà dal cedolino della pensione di agosto 2026 in un’unica soluzione.

    Perché il rimborso IRPEF 730 è bloccato o in ritardo

    A volte il rimborso atteso non arriva nei tempi previsti. Le ragioni più comuni sono le seguenti.

    Controllo preventivo dell’Agenzia delle Entrate

    L’Agenzia delle Entrate può sospendere il rimborso per effettuare un controllo preventivo sulla dichiarazione. Questo accade tipicamente quando:

    • Il rimborso supera determinati importi soglia
    • Ci sono anomalie o incongruenze nei dati dichiarati
    • La dichiarazione è stata presentata come “non conforme” al precompilato (con modifiche sostanziali)
    • Il contribuente è già soggetto a verifiche fiscali

    In questi casi l’Agenzia delle Entrate invia una comunicazione di sospensione entro 4 mesi dalla presentazione del 730. Se non arriva nessuna comunicazione, il rimborso viene erogato normalmente.

    Dichiarazione non conforme al precompilato

    Se hai modificato in modo sostanziale il 730 precompilato (aggiungendo oneri detraibili non presenti, modificando redditi, ecc.), la dichiarazione rientra nella categoria “non conforme”. In questo caso l’Agenzia delle Entrate può avviare controlli preventivi prima di erogare il rimborso. I tempi si allungano rispetto al caso standard.

    Problemi con il sostituto d’imposta

    In alcuni casi il ritardo dipende dal sostituto d’imposta (datore di lavoro), che potrebbe aver ricevuto i dati in ritardo o avere difficoltà operative nell’elaborare i conguagli. Se sei a luglio inoltrato e non hai ancora visto il rimborso in busta paga, puoi chiedere chiarimenti direttamente all’ufficio paghe della tua azienda.

    Leggi anche: Detrazione assicurazioni nel 730/2026, ecco in quali casi

    Come controllare lo stato del rimborso 730 online

    Per monitorare lo stato del rimborso IRPEF e della tua dichiarazione 730/2026, hai a disposizione diversi strumenti digitali ufficiali.

    Il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate

    Il cassetto fiscale è l’area personale disponibile sul sito agenziaentrate.gov.it. Accedendo con SPID, CIE o CNS puoi visualizzare:

    • Le dichiarazioni presentate (730, Redditi PF, ecc.)
    • Lo stato dei rimborsi in lavorazione
    • Le eventuali comunicazioni o avvisi dell’Agenzia
    • I versamenti effettuati

    Per verificare lo stato del rimborso: accedi al cassetto fiscale → sezione “Rimborsi” → seleziona l’anno d’imposta 2025. Il sistema mostra lo stato: “in lavorazione”, “in pagamento” o “erogato”.

    L’app “AE” dell’Agenzia delle Entrate

    L’app mobile AE (disponibile per iOS e Android) permette di accedere al cassetto fiscale anche da smartphone. È possibile verificare lo stato del rimborso, visualizzare la dichiarazione presentata e ricevere notifiche push su comunicazioni dell’Agenzia.

    MyINPS per i pensionati

    I pensionati possono controllare il cedolino della pensione e le trattenute operate dall’INPS (inclusi i conguagli 730) tramite il portale MyINPS sul sito inps.it. La sezione “Cedolino della pensione” mostra tutte le voci, inclusi eventuali rimborsi o trattenute per il conguaglio fiscale.

    Addizionali regionale e comunale IRPEF nel 730: come funzionano

    Oltre all’IRPEF principale, il conguaglio del 730 riguarda anche le addizionali regionali e comunali, imposte aggiuntive calcolate sul reddito imponibile e versate alla Regione e al Comune di residenza.

    Addizionale regionale IRPEF

    L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta che ogni Regione stabilisce autonomamente entro i limiti fissati dalla legge nazionale. Le aliquote variano da regione a regione e possono essere differenziate per scaglioni di reddito. Nel modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) il saldo dell’addizionale regionale viene trattenuto in busta paga con le stesse modalità dell’IRPEF principale.

    Addizionale comunale IRPEF

    L’addizionale comunale IRPEF è determinata dal Comune di residenza (al 1° gennaio dell’anno d’imposta). Anche in questo caso le aliquote variano da Comune a Comune. Il 730 calcola sia il saldo dell’addizionale dell’anno precedente che l’acconto per l’anno in corso (pari al 30% dell’addizionale dell’anno precedente), entrambi trattenuti in busta paga.

    Leggi anche: Vendita di energia fotovoltaica al GSE: come tassare i proventi e dichiararli nel 730 e nel modello Redditi 2026

    Acconti IRPEF nel 730: cosa sono e come incidono

    Il modello 730 calcola anche gli acconti IRPEF per l’anno successivo, ovvero anticipi sulle imposte che potrebbero essere dovute nell’anno in corso (2026) in base al reddito dichiarato per il 2025.

    Gli acconti si suddividono in:

    • Primo acconto (40% dell’imposta dovuta): normalmente da pagare entro giugno/luglio
    • Secondo acconto (60% dell’imposta dovuta): da pagare entro novembre

    Nel 730, questi acconti vengono trattenuti automaticamente in busta paga o pensione, senza necessità di versamento tramite F24. Tuttavia, se il contribuente prevede di avere un reddito inferiore nell’anno successivo, può optare per la riduzione o la non applicazione degli acconti, comunicandolo al sostituto d’imposta prima delle scadenze.

    730 senza sostituto d’imposta: rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate

    Esiste una casistica particolare: quella del 730 senza sostituto d’imposta. Si verifica quando il contribuente, pur potendo utilizzare il modello 730 (perché nel 2025 era dipendente o pensionato), al momento della presentazione della dichiarazione non ha più un sostituto d’imposta (ad esempio perché ha cambiato lavoro e il nuovo rapporto non è ancora partito, è in aspettativa, in cassa integrazione straordinaria, ecc.).

    In questo caso:

    • Se risulta un rimborso, questo viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario (l’IBAN va indicato in dichiarazione) o assegno
    • Se risulta un debito, il contribuente deve versare autonomamente l’importo tramite F24 entro le scadenze previste (generalmente luglio per il saldo, senza la comodità della trattenuta automatica)

    I tempi per il rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate sono generalmente più lunghi rispetto al conguaglio in busta paga: possono occorrere diversi mesi, fino a un anno, soprattutto se la dichiarazione è soggetta a controlli.

    Cosa fare se il rimborso 730 non arriva: procedure e tutele

    Se i tempi previsti sono trascorsi e il rimborso IRPEF non è ancora arrivato, ci sono alcune azioni concrete che puoi intraprendere.

    Verifica sul cassetto fiscale

    Il primo passo è sempre verificare lo stato nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Se il rimborso è in stato “erogato” ma non l’hai ricevuto, potrebbe esserci un problema con le coordinate bancarie (IBAN errato o assenza di IBAN aggiornato). Contatta l’Agenzia delle Entrate o il tuo CAF per aggiornare le coordinate.

    Istanza di rimborso

    Se il rimborso risulta ancora “in lavorazione” dopo molti mesi, puoi presentare una istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate (tramite il servizio online o al front office). Questo sollecita l’ufficio a verificare la pratica e, se tutto è regolare, ad accelerare l’erogazione.

    Ricorso in caso di silenzio-rifiuto

    Se trascorrono 90 giorni dalla presentazione dell’istanza senza risposta, si configura il cosiddetto silenzio-rifiuto. In questo caso hai la facoltà di ricorrere alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado competente per territorio. È però una procedura che raramente si rende necessaria per i rimborsi 730: nella maggioranza dei casi le istanze vengono evase nei tempi ragionevoli.

    Domande frequenti (FAQ) sul rimborso e debito IRPEF 730/2026

    Posso scegliere di non ricevere il rimborso del 730 in busta paga?

    No, il meccanismo del conguaglio in busta paga è automatico per chi ha un sostituto d’imposta. Non è prevista la possibilità di scegliere di ricevere il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate se hai un datore di lavoro o sei pensionato INPS, a meno che non ti trovi nella casistica del “730 senza sostituto”.

    Il rimborso 730 è tassato?

    No. Il rimborso IRPEF che ricevi in busta paga o sul cedolino della pensione non è ulteriormente tassato. Si tratta di una restituzione di imposte già pagate, non di un nuovo reddito. Non compare nella busta paga come voce imponibile.

    Quanto tempo ho per presentare il 730/2026?

    Il termine ordinario per la presentazione del modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) è il 30 settembre 2026. Prima presenti la dichiarazione, prima riceverai l’eventuale rimborso in busta paga.

    Posso fare il 730 se ho cambiato lavoro durante il 2025?

    Sì. Se nel 2025 hai avuto più datori di lavoro (inclusi periodi di disoccupazione), puoi comunque presentare il modello 730. Dovrai indicare tutti i redditi percepiti tramite le relative Certificazioni Uniche (CU) e, se al momento della presentazione non hai un sostituto d’imposta attivo, potrai indicare il sostituto come assente e ricevere il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    Cosa succede se mi accorgo di un errore nel 730 già presentato?

    Se ti accorgi di un errore dopo aver presentato il 730, puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Se l’errore si scopre dopo questa data, occorrerà presentare il modello Redditi PF integrativo. In entrambi i casi, conviene rivolgersi al CAF che ha seguito la pratica originale per gestire la correzione in modo corretto.

    Il rimborso 730 può essere pignorato dai creditori?

    I rimborsi fiscali, in linea generale, possono essere oggetto di pignoramento da parte dei creditori, nei limiti previsti dalla legge. Tuttavia, se il rimborso transita come voce della busta paga, si applicano i limiti di pignorabilità delle retribuzioni (in genere il quinto dello stipendio netto). Se erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente, si applicano le norme ordinarie sui pignoramenti bancari. Per situazioni specifiche, è sempre consigliabile consultare un esperto.

    Conclusione: affidati al CAF per gestire il tuo 730/2026

    Verificare il rimborso o il debito IRPEF derivante dal modello 730 non è complicato, ma richiede di conoscere i giusti canali e le tempistiche. Il prospetto 730-3 è il documento chiave, i portali online dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS permettono di monitorare lo stato in tempo reale, e il meccanismo automatico di conguaglio in busta paga rende il processo molto comodo rispetto ad altri modelli dichiarativi.

    Se hai dubbi su come leggere il tuo prospetto di liquidazione, se il rimborso atteso è in ritardo, o se vuoi assicurarti che la tua dichiarazione 730/2026 sia stata elaborata correttamente con tutte le detrazioni spettanti, il CAF Centro Fiscale è a tua disposizione. I nostri esperti possono verificare la tua situazione fiscale, controllare il prospetto di liquidazione e aiutarti a risolvere eventuali problemi con il rimborso o la gestione del debito IRPEF.

    Prenota ora il tuo appuntamento con il CAF Centro Fiscale e metti al sicuro la tua dichiarazione dei redditi.

    Luglio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-21 11:20:112026-09-28 20:56:18Come verificare il rimborso o debito IRPEF del modello 730/2026
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia

    Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

    Il 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.

    Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.

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    Indice dei contenuti

    1. Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo
    2. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario
    3. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?
    4. Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione
    5. Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile
    6. I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio
    7. Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità
    8. Codici Tributo F24 per il Forfettario
    9. Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia
    10. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo
    11. Domande Frequenti (FAQ)

    Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo

    Il 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.

    Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:

    • Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)
    • Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025
    • Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzati

    Vedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese.

    Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario

    Il regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:

    • 15% per chi è già in attività
    • 5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedente

    Il calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:

    Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’anno

    Il coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:

    Categoria attivitàCoefficiente
    Professionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%
    Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
    Commercio ambulante alimentari e bevande40%
    Commercio ambulante altro54%
    Intermediari del commercio62%
    Alloggio e ristorazione67%
    Costruzioni e immobiliari86%
    Altre attività economiche67%

    Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026.

    Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?

    Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025.

    Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euro

    VoceImporto
    Ricavi 202545.000 euro
    Coefficiente redditività (78%)35.100 euro
    Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
    Base imponibile31.600 euro
    Imposta sostitutiva (15%)4.740 euro
    Primo acconto (50% del dovuto)2.370 euro
    Totale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)

    Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.

    Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euro

    VoceImporto
    Ricavi 202565.000 euro
    Coefficiente redditività (78%)50.700 euro
    Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
    Base imponibile47.200 euro
    Imposta sostitutiva (15%)7.080 euro
    Primo acconto (50% del dovuto)3.540 euro
    Totale da versare entro il 20 luglio10.620 euro

    Scenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)

    VoceImporto
    Ricavi 202585.000 euro
    Coefficiente redditività (78%)66.300 euro
    Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
    Base imponibile62.800 euro
    Imposta sostitutiva (15%)9.420 euro
    Primo acconto (50% del dovuto)4.710 euro
    Totale da versare entro il 20 luglio14.130 euro

    Attenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.

    Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione

    La rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026:

    Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)

    Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.

    Rateizzazione in 6 rate mensili da luglio

    Se non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:

    • Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)
    • Rate successive: entro il 16 di ogni mese
    • Interessi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla prima
    • Nessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmente

    Il piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.

    N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi
    1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)
    2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)
    3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)
    4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)
    5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)
    6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)

    Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile

    La regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile.

    Quanto Mettere da Parte?

    Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonare
    Professionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%
    Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%
    Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%
    Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%

    Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.

    App e Strumenti Utili

    Molti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:

    • Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazione
    • Software di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo reale
    • Promemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rate

    I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio

    1. Dimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.
    2. Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).
    3. Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.
    4. Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.
    5. Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.
    6. Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.
    7. Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.

    Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità

    Se il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti:

    1. Rateizzazione fino a dicembre

    Come spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.

    2. Compensazione con crediti fiscali

    Se hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.

    3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionale

    Se nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.

    4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle Entrate

    In caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.

    Codici Tributo F24 per il Forfettario

    Per versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:

    CodiceDescrizioneQuando si usa
    1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 2025
    1791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)
    1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)

    Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.

    Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia

    Anche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:

    • Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.
    • Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.
    • Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.
    • Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).
    • Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.

    Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione.

    Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo

    Gestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:

    • Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabili
    • Compilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rata
    • Piano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquidità
    • Verifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglie
    • Assistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparato

    Contattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.

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    Domande Frequenti (FAQ)

    Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?

    No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.

    Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?

    Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.

    Posso pagare con il 730 precompilato?

    No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.

    Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?

    Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.

    I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?

    Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).

    Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?

    I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.

    Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?

    Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).

    Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Il 30 giugno 2026 e la prima scadenza per il versamento del saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e del primo acconto IRPEF per il 2026. Per chi non riesce a rispettare questa data, c’e la possibilita di differire al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. In questa guida vediamo chi deve pagare, come si calcola l’importo, quali codici tributo F24 usare e cosa fare in caso di ritardo.

    Quando scade il saldo IRPEF 2026

    Le scadenze per il pagamento del saldo IRPEF 2026 sono:

    • 30 giugno 2026 (martedi): scadenza ordinaria per saldo IRPEF 2025 + primo acconto IRPEF 2026
    • 30 luglio 2026 (giovedi): scadenza differita con maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto

    Il 30 giugno 2026 cade di martedi: non ci sono proroghe automatiche per giorni festivi, quindi la scadenza e ferma. Chi sceglie di pagare entro il 30 luglio paga l’importo aumentato dello 0,40% a titolo di interesse.

    Per il secondo acconto IRPEF 2026 la scadenza ordinaria e il 1° dicembre 2026 (30 novembre 2026 cade di domenica, slittamento al lunedi successivo).

    Chi deve pagare il saldo IRPEF entro il 30 giugno

    Sono tenuti al versamento del saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026:

    • Titolari di Partita IVA (regime ordinario e forfettario) che presentano il Modello Redditi PF
    • Lavoratori autonomi e professionisti che hanno redditi non soggetti a ritenuta alla fonte
    • Persone fisiche con redditi da affitti, rendite, plusvalenze non assoggettati a cedolare secca o imposta sostitutiva
    • Contribuenti 730 con conguaglio a debito che non hanno un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che puo trattenere il dovuto dalla busta paga o dalla pensione
    • Societa di persone e soci per la quota di reddito imputata per trasparenza

    Non devono pagare autonomamente entro il 30 giugno i dipendenti e pensionati che hanno presentato il 730 con sostituto d’imposta: per loro il conguaglio a debito viene trattenuto direttamente dalla busta paga o dalla pensione a partire dal mese di luglio 2026.

    Codici tributo F24 per il saldo IRPEF 2026

    Per il versamento tramite Modello F24, questi sono i principali codici tributo:

    Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento nel F24
    4001Saldo IRPEF persone fisiche2025
    4033Primo acconto IRPEF2026
    4034Secondo acconto IRPEF2026 (scadenza 1° dicembre)
    3800Addizionale regionale IRPEF (saldo)2025
    3801Addizionale comunale IRPEF (saldo)2025
    2003Saldo IRES societa di capitali2025
    2001Primo acconto IRES2026

    Attenzione all’anno di riferimento: nel modello F24 il campo “anno di riferimento” deve riportare l’anno d’imposta corretto (2025 per il saldo, 2026 per il primo acconto). Un errore in questo campo puo causare problemi di imputazione del pagamento.

    Per approfondire la dichiarazione dei redditi: Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva e Come Funziona

    Come si calcola il saldo IRPEF e il primo acconto

    Il calcolo del saldo IRPEF si basa sulle aliquote IRPEF 2026 (anno d’imposta 2025), che sono tre scaglioni:

    • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
    • 35% da 28.001 a 50.000 euro
    • 43% oltre 50.000 euro

    La formula di calcolo e:

    Saldo IRPEF = IRPEF lorda – detrazioni – acconti versati nel 2025

    Se il risultato e positivo (a debito), si versa entro il 30 giugno. Se e negativo (a credito), si genera un rimborso o si usa in compensazione F24.

    Per il primo acconto IRPEF 2026, il metodo ordinario (storico) prevede:

    • Se l’imposta netta dell’anno precedente e inferiore a 52 euro: nessun acconto
    • Da 52 a 257,99 euro: versamento in unica soluzione entro il 30 novembre (o 1° dicembre 2026)
    • Da 258 euro in su: primo acconto del 40% entro il 30 giugno + secondo acconto del 60% entro il 1° dicembre

    In alternativa al metodo storico, e possibile usare il metodo previsionale: si stima l’imposta che si paghera per il 2026 e si versa l’acconto su quella base, con rischio di sanzioni se la stima e sottostimata.

    Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale, le regole di calcolo degli acconti possono essere diverse: Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole e scadenze

    Versamento in unica soluzione o in due rate

    Entro il 30 giugno 2026 si versano contemporaneamente:

    • Il saldo IRPEF 2025 (codice 4001)
    • Il primo acconto IRPEF 2026 (codice 4033), se dovuto e superiore a 258 euro
    • Le addizionali regionali e comunali IRPEF (codici 3800 e 3801)

    Non esiste una rateizzazione automatica per queste voci nel modello F24: l’importo va versato in un’unica soluzione nella data di scadenza (o differito al 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%).

    Diversa e la situazione per i contributi INPS artigiani e commercianti, che hanno cadenze trimestrali separate.

    Differimento al 30 luglio 2026: come funziona la maggiorazione

    Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo usufruire del differimento al 30 luglio 2026 pagando una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario previsto dalla legge, non di una sanzione.

    Esempio pratico: se devi versare un saldo IRPEF di 1.000 euro, pagando entro il 30 luglio dovrai versare 1.004 euro (1.000 + 0,40% = 4 euro di interessi).

    La maggiorazione si applica sia al saldo che all’acconto. Non ci sono codici tributo separati per la maggiorazione: va aggiunta direttamente all’importo del versamento.

    Modalita di versamento: F24 online, banca e addebito conto

    Il Modello F24 si puo versare con le seguenti modalita:

    • F24 online tramite portale Agenzia delle Entrate (accesso con SPID, CIE o credenziali Fisconline): gratuito, disponibile 24/7
    • Homebanking della propria banca: disponibile per tutti i titolari di conto corrente, spesso con addebito diretto
    • Allo sportello bancario o postale: solo per F24 con saldo a debito; possibile commissione
    • Tramite CAF o intermediario abilitato: il CAF compila e trasmette il modello F24 per conto del contribuente

    Ricorda che i versamenti F24 a zero (per compensazione integrale del credito) devono essere trasmessi obbligatoriamente in via telematica attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario abilitato.

    Link correlato: IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

    Ravvedimento operoso: cosa succede se si paga in ritardo

    Se si supera anche la scadenza del 30 luglio senza versare, e possibile regolarizzare la posizione attraverso il ravvedimento operoso, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 e riformato dal D.Lgs. 87/2024.

    Con la riforma del D.Lgs. 87/2024 (in vigore dal 1° settembre 2024), la sanzione base per omesso versamento e passata al 25% (precedentemente era il 30%). Le tipologie di ravvedimento piu comuni sono:

    Tipo di ravvedimentoQuandoSanzione ridotta
    Sprint (brevissimo)Entro 14 giorni dalla scadenza0,1% al giorno (max 1,4%)
    BreveDal 15° al 30° giorno1,5% (1/10 di 15%)
    MedioDal 31° al 90° giorno1,67% (1/9 del 15%)
    Lungo (entro 1 anno)Entro 1 anno dalla scadenza3,125% (1/8 del 25%)
    BiennaleEntro 2 anni dalla scadenza3,57% (1/7 del 25%)
    Oltre 2 anniOltre 2 anni dalla scadenza4,17% (1/6 del 25%)

    Alle sanzioni si aggiungono sempre gli interessi legali (2,5% annuo nel 2026) calcolati sui giorni di ritardo. Il ravvedimento non e possibile dopo l’avvio di un accertamento o di una verifica fiscale.

    Il codice tributo da usare per la sanzione da ravvedimento e il 8901 (per IRPEF). Gli interessi si versano con il codice tributo 1989.

    Saldo IRES per societa e enti: stessa scadenza del 30 giugno

    Anche le societa di capitali con esercizio coincidente con l’anno solare (gennaio-dicembre) devono versare entro il 30 giugno 2026:

    • Saldo IRES 2025: codice tributo 2003
    • Primo acconto IRES 2026: codice tributo 2001
    • Saldo IRAP 2025: codice tributo 3800 (sezione Erario)
    • Primo acconto IRAP 2026: codice tributo 3812

    Per le societa con esercizio non coincidente con l’anno solare, la scadenza e il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio.

    Domande frequenti (FAQ)

    Ho presentato il 730: devo comunque versare l’IRPEF entro il 30 giugno?

    Dipende dalla tua situazione. Se hai un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che gestisce il conguaglio, no: sara lui a trattenerti il dovuto dalla busta paga a partire da luglio. Se non hai un sostituto d’imposta, dovrai versare tu tramite F24 entro il 30 giugno.

    Posso compensare il saldo IRPEF con un credito IVA o INPS?

    Si, e possibile compensare il debito IRPEF con crediti fiscali o contributivi tramite il modello F24. La compensazione orizzontale (tra tributi diversi) e consentita nei limiti di legge. Per crediti superiori a 5.000 euro, la compensazione richiede il visto di conformita sulla dichiarazione dei redditi.

    Cosa succede se non posso pagare entro il 30 luglio?

    Se non paghi entro il 30 luglio, scatta l’omesso versamento. La sanzione base e del 25% dell’importo non versato (post D.Lgs. 87/2024). Puoi pero regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce significativamente la sanzione a seconda di quanto e rapido il pagamento.

    Il secondo acconto IRPEF si paga anch’esso a giugno?

    No. Il secondo acconto IRPEF 2026 scade il 1° dicembre 2026 (il 30 novembre cade di domenica). Si versa con il codice tributo 4034.

    Come si calcola l’addizionale regionale e comunale IRPEF?

    Le addizionali regionali e comunali si calcolano applicando le aliquote deliberate da Regione e Comune di residenza al reddito imponibile IRPEF. Il saldo delle addizionali scade insieme al saldo IRPEF (30 giugno), mentre l’acconto dell’addizionale comunale scade al secondo acconto IRPEF (1° dicembre).

    Come possiamo aiutarti: il CAF Centro Fiscale di Udine

    Il calcolo del saldo IRPEF richiede la corretta lettura della dichiarazione dei redditi e la verifica di acconti, detrazioni e crediti. Se hai dubbi o vuoi essere sicuro di versare l’importo corretto entro il 30 giugno 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per:

    • Calcolo del saldo IRPEF e del primo acconto da dichiarazione dei redditi o 730
    • Compilazione e invio del modello F24
    • Verifica della possibilita di compensazione con crediti fiscali
    • Assistenza per il ravvedimento operoso in caso di versamento tardivo
    • Consulenza su differimento al 30 luglio con calcolo della maggiorazione

    Contattaci per un preventivo personalizzato o prenota un appuntamento. Non aspettare l’ultimo giorno: avere il tempo per verificare tutti i calcoli fa la differenza.

    Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 07:54:012026-06-12 07:54:14Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2026

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali piu’ importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani. Entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) e’ necessario versare il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e il primo acconto IRPEF per il 2026. Il secondo acconto IRPEF ha invece scadenza al 30 novembre 2026.

    In questa guida completa al saldo e acconto IRPEF 2026 trovi il calendario delle scadenze aggiornato, le aliquote IRPEF 2026 ridotte a tre scaglioni dopo la riforma fiscale, il metodo per calcolare i versamenti sia con il metodo storico sia con quello previsionale, i codici tributo F24 da utilizzare e tutti gli esempi pratici per capire quanto pagare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, calcolando con precisione il saldo e l’acconto IRPEF dovuti.

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    Indice dei contenuti

    1. Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale
    2. Calendario delle scadenze IRPEF 2026
    3. Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore
    4. Come calcolare il saldo IRPEF 2026
    5. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale
    6. Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate
    7. Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito
    8. Soglie minime per i versamenti IRPEF
    9. Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF
    10. Rateizzazione dei versamenti IRPEF
    11. Errori e ritardi: ravvedimento operoso
    12. Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026
    13. Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

    Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un meccanismo di versamento che funziona in due tempi. Da un lato si paga il saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno appena trascorso (il 2025) e quanto e’ gia’ stato versato durante l’anno tramite ritenute, acconti e crediti d’imposta. Dall’altro lato si versano gli acconti IRPEF per l’anno in corso (il 2026), che anticipano l’imposta che si stima di dover pagare l’anno successivo sulla base dei redditi attuali.

    Questo sistema, regolato dall’art. 17 della Legge 97/1977 e dal DPR 322/1998, riguarda tutte le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF), quindi lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario, professionisti, imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati che hanno redditi ulteriori (locazioni, attivita’ occasionali, dividendi) e che non utilizzano il sostituto d’imposta come tramite per i conguagli.

    Per chi presenta il modello 730 dipendente o pensionato, il saldo e l’acconto IRPEF vengono trattenuti automaticamente dal datore di lavoro o dall’INPS in busta paga o nella rata di pensione, senza bisogno di compilare un F24. Per chi presenta il modello Redditi PF (titolari di partita IVA in regime ordinario, contribuenti senza sostituto, soggetti con redditi particolari) il versamento avviene tramite F24 telematico entro le scadenze fissate dall’Agenzia delle Entrate.

    La distinzione tra saldo e acconto IRPEF e’ fondamentale. Il saldo chiude i conti dell’anno precedente: se hai versato meno di quanto dovuto, paghi la differenza; se hai versato di piu’, maturi un credito che puoi compensare. L’acconto, invece, e’ un’anticipazione dell’imposta futura: serve allo Stato per incassare gradualmente le imposte durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione successiva. Per un approfondimento completo sui versamenti, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

    Calendario delle scadenze IRPEF 2026

    Il calendario delle scadenze IRPEF 2026 e’ definito dall’Agenzia delle Entrate sulla base del DPR 322/1998 e tiene conto sia della dichiarazione dei redditi anno d’imposta 2025 sia degli adempimenti per i versamenti. Ecco le date chiave da tenere a mente per non incorrere in sanzioni o ritardi.

    ScadenzaAdempimentoNote
    30 aprile 2026Apertura 730 precompilatoDal 2026 anticipata dal 15 al 30 aprile
    30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026Termine ordinario (senza maggiorazione)
    30 luglio 2026Saldo IRPEF + 1° acconto con maggiorazione 0,40%Differimento di 30 giorni
    30 settembre 2026Invio definitivo modello 730/2026Scadenza dichiarazione
    25 ottobre 2026730 integrativoCorrezioni a favore
    30 novembre 20262° acconto IRPEF 2026Rata unica
    30 novembre 2026Invio modello Redditi PF 2026Dichiarazione titolari P.IVA

    La data piu’ importante e’ senza dubbio il 30 giugno 2026, scadenza ordinaria per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026. Chi non riesce a versare entro questa data ha la possibilita’ di differire di 30 giorni, fino al 30 luglio 2026, pagando pero’ una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario, non di una sanzione: il contribuente che sceglie questa opzione non commette alcun illecito, semplicemente paga una piccola somma in piu’ per avere 30 giorni di tempo aggiuntivo.

    Il 30 novembre 2026 e’ invece la scadenza per il secondo acconto IRPEF, che si paga in un’unica soluzione senza possibilita’ di differimento. Per chi presenta il modello Redditi PF, il 30 novembre coincide anche con la data ultima per l’invio telematico della dichiarazione. Per gli adempimenti relativi al modello 730 a debito, leggi la guida su come pagare il 730 a debito a rate.

    Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore

    Per calcolare il saldo e l’acconto IRPEF 2026 e’ necessario partire dalle aliquote IRPEF attualmente in vigore. Dal 2024, con il DLgs 216/2023, e’ stata introdotta una riforma che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF. Questa struttura e’ confermata anche per il 2026 ed e’ la base per calcolare l’imposta dovuta sui redditi del 2025 (saldo) e per stimare quella del 2026 (acconto).

    Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta dovuta
    Fino a 28.000 euro23%23% del reddito imponibile
    Oltre 28.000 fino a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000
    Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000

    Rispetto al sistema in vigore fino al 2023 (quattro scaglioni: 23% / 25% / 35% / 43%), la riforma ha unito i primi due scaglioni applicando l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro di reddito. Questo significa un beneficio fiscale per chi ha redditi tra 15.000 e 28.000 euro, che prima erano tassati al 25% e ora scendono al 23%. La terza aliquota del 35% resta in vigore per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre la quarta aliquota del 43% si applica oltre i 50.000 euro.

    Oltre all’IRPEF nazionale, sui redditi delle persone fisiche gravano anche le addizionali regionali (variano da regione a regione, generalmente tra l’1,23% e il 3,33%) e le addizionali comunali (definite dal singolo Comune, fino allo 0,8%). Le addizionali si pagano separatamente, con codici tributo specifici, ma seguono lo stesso calendario del saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026 per il saldo dell’anno precedente. Per approfondire le detrazioni fiscali che riducono l’IRPEF dovuta, consulta la nostra sezione dedicata.

    Come calcolare il saldo IRPEF 2026

    Il calcolo del saldo IRPEF 2026 riguarda l’imposta dovuta sui redditi prodotti nel 2025. La procedura prevede diversi passaggi, che il modello 730 o il modello Redditi PF eseguono automaticamente, ma che e’ utile conoscere per capire come si arriva all’importo finale da versare il 30 giugno.

    Passaggi per il calcolo del saldo IRPEF

    • 1. Determinazione del reddito complessivo: somma di tutti i redditi del 2025 (lavoro dipendente, autonomo, fabbricati, capitale, diversi).
    • 2. Calcolo del reddito imponibile: reddito complessivo meno deduzioni (es. contributi previdenziali, assegni al coniuge, rendita catastale abitazione principale).
    • 3. Applicazione delle aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000, 43% oltre 50.000.
    • 4. Calcolo dell’IRPEF lorda: imposta risultante dall’applicazione delle aliquote agli scaglioni.
    • 5. Scomputo delle detrazioni d’imposta: detrazioni per lavoro dipendente (fino a 1.955 euro), per familiari a carico, per oneri (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).
    • 6. Calcolo dell’IRPEF netta: IRPEF lorda meno detrazioni.
    • 7. Sottrazione di ritenute e acconti gia’ versati: ritenute IRPEF subite, acconti versati nel novembre 2025.
    • 8. Risultato finale: se positivo, e’ il saldo IRPEF a debito; se negativo, e’ un credito da compensare o rimborsare.

    Il saldo IRPEF e’ quindi una differenza algebrica tra cio’ che si dovrebbe pagare e cio’ che si e’ gia’ pagato durante l’anno tramite ritenute alla fonte e acconti. Per un lavoratore dipendente con un solo reddito, in genere il sostituto d’imposta (datore di lavoro) trattiene gia’ tutta l’IRPEF dovuta in busta paga, quindi il saldo a giugno e’ spesso pari a zero o addirittura a credito. Per un autonomo o un titolare di partita IVA in regime ordinario, invece, il saldo IRPEF e’ quasi sempre a debito, perche’ l’imposta sui compensi non e’ trattenuta alla fonte (salvo eccezioni come la ritenuta d’acconto del 20% per professionisti).

    Un esempio concreto: Marco, libero professionista, nel 2025 ha avuto un reddito imponibile di 45.000 euro. L’IRPEF lorda si calcola cosi’: 23% su 28.000 = 6.440 euro, piu’ 35% su (45.000 – 28.000) = 35% su 17.000 = 5.950 euro. Totale IRPEF lorda: 12.390 euro. Supponendo detrazioni per 1.500 euro e ritenute d’acconto subite per 3.000 euro, l’IRPEF netta e’ 12.390 – 1.500 = 10.890 euro. Sottraendo le ritenute (3.000) e il primo e secondo acconto versati nel 2025 (poniamo 5.000 euro totali), il saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2026 e’: 10.890 – 3.000 – 5.000 = 2.890 euro.

    Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale

    L’acconto IRPEF 2026 e’ un’anticipazione dell’imposta che si presume di dover pagare l’anno prossimo (il 2027) sui redditi del 2026. Il contribuente puo’ scegliere tra due metodi di calcolo: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dei redditi attuali. La scelta tra i due metodi e’ libera e ognuno ha vantaggi e rischi.

    Metodo storico: calcolo automatico sul 2025

    Il metodo storico e’ il piu’ semplice e il piu’ usato. L’acconto IRPEF si calcola in misura pari al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente (anno d’imposta 2025), risultante dalla dichiarazione dei redditi. Si prende quindi l’IRPEF netta indicata nel rigo dichiarativo del modello 730 o del modello Redditi PF 2026 e si versa quella cifra (al netto delle riduzioni previste). Il vantaggio del metodo storico e’ che non comporta rischi: se applichi correttamente la regola del 100%, non rischi sanzioni per insufficiente versamento. Lo svantaggio e’ che, se nel 2026 i redditi sono nettamente inferiori al 2025, potresti versare un acconto piu’ alto del dovuto.

    Metodo previsionale: stima sui redditi 2026

    Il metodo previsionale permette di versare un acconto piu’ basso (o anche nessun acconto) se si prevede che il reddito 2026 sara’ inferiore a quello del 2025. In pratica, il contribuente calcola in via previsionale l’IRPEF che dovra’ pagare nel 2027 sui redditi del 2026 e versa il 100% di quella cifra come acconto. Il vantaggio e’ un risparmio finanziario nell’immediato. Il rischio, pero’, e’ importante: se la stima si rivela sbagliata e l’imposta effettiva 2026 supera l’acconto versato di oltre il 20%, scatta una sanzione del 25% sull’importo non versato (oltre agli interessi), salva la possibilita’ di ravvedimento operoso.

    La scelta tra metodo storico e previsionale deve essere ragionata. Il metodo previsionale conviene quando si ha la quasi certezza di un calo di reddito (ad esempio per cessazione di un’attivita’, per riduzione del fatturato gia’ confermata, per passaggio al regime forfettario). In tutti gli altri casi, il metodo storico e’ piu’ prudente. Il CAF Centro Fiscale aiuta i clienti a valutare quale metodo sia piu’ conveniente in base alla situazione personale.

    Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate

    L’acconto IRPEF 2026, calcolato con metodo storico o previsionale, va versato in due rate distinte secondo le regole stabilite dal DPR 322/1998 e dalle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. La ripartizione e gli importi delle rate dipendono dal valore complessivo dell’acconto dovuto.

    Acconto totale dovuto1° rata2° rataScadenze
    Fino a 257,52 euroNon dovuta100% in unica soluzione30 novembre 2026
    Oltre 257,52 euro40% dell’acconto totale60% dell’acconto totale30 giugno e 30 novembre 2026

    La soglia di 257,52 euro e’ il punto di discrimine tra rata unica e doppia rata. Se l’acconto IRPEF complessivo dovuto e’ inferiore o uguale a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno: tutto l’importo si versa in unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se invece l’acconto supera 257,52 euro, si divide in due tranche: il 40% entro il 30 giugno 2026 (insieme al saldo IRPEF) e il restante 60% entro il 30 novembre 2026.

    Continuando l’esempio di Marco visto sopra: la sua IRPEF netta 2025 era di 10.890 euro. Applicando il metodo storico, l’acconto totale 2026 e’ pari al 100% di questa cifra, quindi 10.890 euro. Suddividendo in rate: 4.356 euro (40%) da versare entro il 30 giugno 2026 insieme al saldo, e 6.534 euro (60%) entro il 30 novembre 2026. Quindi a giugno Marco dovra’ pagare in totale: saldo IRPEF 2.890 + primo acconto 4.356 = 7.246 euro; a novembre versera’ il secondo acconto di 6.534 euro.

    E’ importante sottolineare che la prima rata d’acconto si paga insieme al saldo: entrambi entro il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione). Il secondo acconto, invece, e’ un versamento autonomo da fare entro il 30 novembre, senza possibilita’ di differimento ne’ di rateizzazione (salvo che per i forfettari, che hanno regole specifiche in alcune annualita’).

    Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito

    La maggiorazione dello 0,40% e’ una facolta’ prevista dalla normativa fiscale che permette al contribuente di posticipare di 30 giorni il pagamento del saldo IRPEF e del primo acconto IRPEF. Anziche’ versare entro il 30 giugno 2026 (scadenza ordinaria), si puo’ versare entro il 30 luglio 2026 applicando un interesse forfettario dello 0,40% sull’imposta dovuta.

    Per applicare la maggiorazione, basta moltiplicare l’importo dell’IRPEF dovuta per 1,004. Ad esempio, se devi versare 5.000 euro entro il 30 giugno, posticipando al 30 luglio dovrai pagare 5.000 x 1,004 = 5.020 euro. La maggiorazione non e’ una sanzione, ma un costo finanziario opzionale: il contribuente non commette alcuna irregolarita’ scegliendo di pagare con i 30 giorni di differimento. La condizione e’ che il versamento avvenga entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione gia’ inclusa nell’importo versato sul codice tributo corrispondente.

    Attenzione: la maggiorazione dello 0,40% non si applica al secondo acconto IRPEF in scadenza il 30 novembre. Per quella data non e’ previsto alcun differimento ordinario: chi paga in ritardo deve ricorrere al ravvedimento operoso, che comporta sanzioni piu’ alte. Inoltre, la maggiorazione non e’ deducibile come interesse passivo: e’ un costo finale per il contribuente.

    Soglie minime per i versamenti IRPEF

    Non sempre il saldo e acconto IRPEF vanno versati: la normativa fiscale prevede infatti soglie minime al di sotto delle quali il versamento non e’ dovuto. Queste soglie servono a evitare versamenti minimi che genererebbero piu’ costi amministrativi che gettito fiscale.

    Tipologia versamentoSoglia minimaConseguenza
    Saldo IRPEF12 euroSotto soglia: non dovuto
    Acconto IRPEF totale51,65 euroSotto soglia: nessun acconto dovuto
    1° rata acconto (in due rate)40% di 257,52 = 103,01 euroSotto soglia: prima rata non dovuta, tutto in seconda rata
    Addizionale regionale12 euroSotto soglia: non dovuta
    Addizionale comunale12 euroSotto soglia: non dovuta

    La soglia di 51,65 euro per l’acconto IRPEF totale e’ particolarmente rilevante per i piccoli contribuenti. Se l’IRPEF netta 2025 e’ inferiore a 51,65 euro, non si paga alcun acconto per il 2026. Sopra questa soglia, scatta l’obbligo di versamento con le regole gia’ viste (rata unica o doppia rata in base alla soglia di 257,52 euro).

    Per il saldo IRPEF la soglia e’ invece di 12 euro: se l’imposta a debito risultante dalla dichiarazione e’ inferiore a questo importo, non si versa nulla. La stessa soglia di 12 euro vale per le addizionali regionale e comunale, calcolate separatamente dall’IRPEF nazionale. Queste soglie minime semplificano la vita ai contribuenti e all’amministrazione fiscale, evitando versamenti irrisori.

    Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF

    Per versare il saldo e acconto IRPEF 2026 tramite modello F24 telematico, e’ fondamentale utilizzare i codici tributo corretti. L’Agenzia delle Entrate ha definito codici specifici per ciascun tipo di versamento, distinguendo tra saldo, primo acconto, secondo acconto e addizionali. Un errore nei codici tributo puo’ rendere il versamento inefficace e generare sanzioni.

    Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento (rateo)
    4001Saldo IRPEF2025
    4033Primo acconto IRPEF2026
    4034Secondo acconto IRPEF2026
    3801Addizionale regionale IRPEF2025
    3844Addizionale comunale IRPEF – saldo2025
    3843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026

    Nel modello F24 ogni codice tributo va compilato con il relativo anno di riferimento (es. 2025 per il saldo, 2026 per gli acconti) e con l’importo a debito. E’ possibile compensare crediti d’imposta (es. crediti IRPEF di anni precedenti, crediti IVA) con i versamenti dovuti, riducendo l’esborso effettivo. La compensazione orizzontale fino a 5.000 euro non richiede visto di conformita’; oltre questa soglia, e’ necessario il visto del professionista abilitato (commercialista, CAF) sulla dichiarazione.

    I versamenti tramite F24 devono essere effettuati esclusivamente in via telematica per i titolari di partita IVA. I privati possono utilizzare il F24 ordinario cartaceo presso banche, poste o agenti della riscossione, oppure il F24 online tramite home banking o servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per la lista completa dei codici tributo, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

    Rateizzazione dei versamenti IRPEF

    Il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF 2026 possono essere rateizzati, distribuendo l’importo in piu’ versamenti mensili. Questa possibilita’ e’ particolarmente utile per chi ha importi elevati da pagare e preferisce diluire l’esborso nell’arco di alcuni mesi. La normativa di riferimento e’ l’art. 20 DLgs 241/1997, modificato dalla L. 122/2010.

    • Privati (non titolari di P.IVA): possono rateizzare in massimo 7 rate mensili di pari importo. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a dicembre.
    • Titolari di partita IVA: possono rateizzare in massimo 6 rate mensili. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a novembre.
    • Interessi: sulle rate successive alla prima si applica un tasso annuo del 4%, calcolato in misura giornaliera.
    • Secondo acconto: non e’ rateizzabile, si paga in unica soluzione entro il 30 novembre 2026.

    La rateizzazione si comunica direttamente nel modello F24, indicando nella colonna “rateazione/regione” il numero della rata in pagamento e il numero totale di rate scelte (es. “0107” per la prima rata su sette). E’ importante mantenere la stessa rateazione per tutta la durata: se si saltano rate o si modificano gli importi, l’amministrazione fiscale considera l’intero importo come non versato e applica sanzioni.

    Errori e ritardi: ravvedimento operoso

    Se non si versa il saldo o l’acconto IRPEF entro le scadenze previste, e’ possibile sanare il ritardo tramite ravvedimento operoso, regolato dall’art. 13 DLgs 472/1997. Il ravvedimento riduce le sanzioni in proporzione alla rapidita’ con cui si regolarizza la posizione. La riforma sanzioni entrata in vigore con il DLgs 87/2024 ha rivisto al ribasso le sanzioni base, rendendo il ravvedimento ancora piu’ conveniente.

    Tempo di ravvedimentoSanzione ridottaInteressi
    Entro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno di ritardoTasso legale annuo
    Da 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)Tasso legale annuo
    Da 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)Tasso legale annuo
    Entro il termine dichiarazione anno successivo3,125% (1/8 del 25%)Tasso legale annuo
    Oltre, ma entro 2 anni3,57% (1/7 del 25%)Tasso legale annuo

    Il ravvedimento operoso e’ particolarmente vantaggioso se applicato nei primi 30 giorni dalla scadenza. Per regolarizzare, si versa con F24 l’imposta originariamente dovuta, la sanzione ridotta (codice tributo 8901 per IRPEF) e gli interessi legali (codice tributo 1989). E’ una procedura accessibile anche senza l’aiuto di un professionista, ma se hai dubbi sui calcoli e’ bene rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.

    Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026

    Per fissare i concetti, vediamo tre esempi pratici di calcolo del saldo e acconto IRPEF 2026 in situazioni diverse: lavoratore dipendente con redditi aggiuntivi, professionista in regime ordinario, e pensionato con seconda casa.

    Esempio 1: dipendente con redditi da locazione

    Anna e’ dipendente di una grande azienda, reddito 2025 di 32.000 euro lordi (CU rilasciata dal datore di lavoro). Ha anche un appartamento in affitto con cedolare secca al 21% che produce un reddito di 7.200 euro annui. Il sostituto d’imposta ha gia’ trattenuto in busta paga l’IRPEF sul reddito da lavoro. L’IRPEF residua dovuta riguarda quindi la sola sezione ordinaria del reddito complessivo (la cedolare e’ tassazione separata). Calcolando: 23% su 28.000 + 35% su (32.000-28.000) = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro di IRPEF lorda. Detrazione lavoro dipendente per 32.000 euro: circa 1.910 euro. IRPEF netta: 7.840 – 1.910 = 5.930 euro. Trattenute dal datore: 5.930 euro (ipotesi conguaglio in busta). Saldo IRPEF da versare: 0 euro. Acconto IRPEF 2026: 100% di 5.930 = 5.930 euro, di cui prima rata 40% = 2.372 entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 3.558 entro il 30/11/2026.

    Esempio 2: professionista in regime ordinario

    Luca, avvocato, reddito imponibile 2025 di 60.000 euro (compensi al netto dei costi). IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 22.000 + 43% su 10.000 = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro. Detrazioni varie: 1.200 euro. IRPEF netta: 17.240 euro. Ritenute d’acconto subite sui compensi: 4.800 euro. Acconti gia’ versati nel 2025: 10.000 euro (40% + 60% sul 2024). Saldo IRPEF 2026: 17.240 – 4.800 – 10.000 = 2.440 euro. Acconto 2026 (metodo storico, 100% di 17.240): 17.240 euro, di cui prima rata 40% = 6.896 euro + saldo 2.440 = 9.336 euro entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 10.344 euro entro il 30/11/2026.

    Esempio 3: pensionato con seconda casa

    Giuseppe, pensionato INPS, pensione 2025 di 18.000 euro annui. Possiede una seconda casa che usa come dimora secondaria (rendita catastale rivalutata: 800 euro). Reddito complessivo: 18.000 + 800 = 18.800 euro. IRPEF lorda: 23% su 18.800 = 4.324 euro. Detrazione pensione: circa 1.880 euro. IRPEF netta: 4.324 – 1.880 = 2.444 euro. L’INPS ha trattenuto in pensione l’IRPEF sui 18.000 euro di pensione, circa 2.260 euro (pari al 23% al netto delle detrazioni pro-quota). Saldo IRPEF da versare per la seconda casa: circa 184 euro. Acconto 2026: 100% di 2.444 = 2.444 euro, di cui prima rata 40% = 977,60 euro (sopra soglia 257,52, quindi divisibile in due) + saldo 184 = 1.162 euro circa entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 1.466 euro entro il 30/11/2026.

    Questi esempi mostrano come il saldo e acconto IRPEF 2026 possa variare sensibilmente in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta. In casi complessi (redditi misti, partita IVA, immobili) e’ fondamentale rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che possono costare in termini di sanzioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ specializzato nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, con particolare attenzione alle esigenze dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia, dove il sistema tavolare richiede competenze specifiche per la gestione degli immobili nelle dichiarazioni dei redditi.

    Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

    Quando scade il saldo IRPEF 2026?

    Il saldo IRPEF 2026 (relativo ai redditi 2025) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile differire il versamento al 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% sull’imposta dovuta.

    Quanto si paga di acconto IRPEF nel 2026?

    L’acconto IRPEF 2026 e’ pari al 100% dell’IRPEF netta dovuta per l’anno d’imposta 2025 (metodo storico). In alternativa, si puo’ utilizzare il metodo previsionale, basato sulla stima del reddito 2026. L’acconto si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre 2026, se l’acconto totale supera 257,52 euro.

    Quali sono le aliquote IRPEF 2026?

    Le aliquote IRPEF 2026 sono articolate in tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La riforma del DLgs 216/2023 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF a partire dal 2024.

    Cosa succede se non pago il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026?

    Se non versi entro il 30 giugno 2026, hai due opzioni: pagare entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, oppure ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare il ritardo con sanzioni ridotte. Piu’ tardi paghi, piu’ alta sara’ la sanzione.

    Posso rateizzare il saldo IRPEF 2026?

    Si’, il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF possono essere rateizzati. I privati possono dividere il versamento in massimo 7 rate mensili (con interessi del 4% annuo sulle rate successive alla prima), mentre i titolari di partita IVA in massimo 6 rate. Il secondo acconto non e’ rateizzabile.

    Quando il secondo acconto IRPEF non si paga?

    Il secondo acconto IRPEF 2026 (scadenza 30 novembre) non e’ dovuto quando l’imposta netta dell’anno precedente e’ inferiore a 51,65 euro. Inoltre, quando l’acconto totale e’ inferiore a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno e l’intero importo viene versato in unica soluzione il 30 novembre.

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    Conclusione: gestire il saldo e acconto IRPEF 2026 con il CAF

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un adempimento articolato che richiede attenzione su scadenze, calcoli e codici tributo. Le date fondamentali da memorizzare sono il 30 giugno 2026 per saldo e primo acconto (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e il 30 novembre 2026 per il secondo acconto. Le aliquote IRPEF 2026 restano confermate a tre scaglioni (23% / 35% / 43%) come stabilito dal DLgs 216/2023.

    Se vuoi essere certo di calcolare correttamente il saldo e acconto IRPEF 2026, evitare sanzioni e cogliere tutte le opportunita’ di risparmio fiscale (detrazioni, deduzioni, compensazioni), affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori sono specializzati in dichiarazione dei redditi, sia con modello 730 sia con modello Redditi PF, e ti supportano in ogni fase: dalla raccolta documenti al calcolo dell’imposta, dalla compilazione del modello al versamento tramite F24. Prenota un appuntamento chiamando il nostro centralino o tramite il sito centrofiscale.com.

    Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 08:44:012026-05-22 08:09:57Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno dei passaggi fiscali piu importanti per contribuenti, partite IVA, lavoratori autonomi e dipendenti che presentano la dichiarazione dei redditi. La gestione corretta di queste scadenze permette di evitare sanzioni, interessi e ravvedimenti, garantendo al tempo stesso una pianificazione finanziaria piu efficace per l’intero anno.

    In questa guida completa trovi il calendario delle scadenze IRPEF 2026 riferite all’anno d’imposta 2025, le modalita per calcolare il saldo e gli acconti con il metodo storico e previsionale, i codici tributo da utilizzare nel modello F24, le regole per la rateizzazione e i casi specifici per dipendenti, autonomi, forfettari e pensionati.

    Indice dei contenuti

    1. Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo
    2. Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF
    3. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale
    4. Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali
    5. Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento
    6. Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026
    7. Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario
    8. IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730
    9. Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento
    10. Domande frequenti

    Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo

    Le scadenze IRPEF 2026 riguardano l’anno d’imposta 2025 e seguono il calendario stabilito dal DPR 435/2001 e successive modifiche. Conoscere con esattezza le date e i meccanismi del versamento e fondamentale per evitare ritardi e per programmare la liquidita aziendale e familiare.

    Ecco le principali scadenze da segnare in calendario per il 2026:

    • 30 giugno 2026: termine ordinario per il versamento del saldo IRPEF 2025 e del primo acconto IRPEF 2026, senza alcuna maggiorazione.
    • 30 luglio 2026: termine prorogato con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse, per chi sceglie di differire il pagamento.
    • 30 novembre 2026: scadenza unica per il versamento del secondo o unico acconto IRPEF relativo all’anno d’imposta 2026.
    • 30 settembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026.
    • 30 novembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello Redditi PF 2026.

    Per i soggetti ISA (Indici Sintetici di Affidabilita fiscale) e per i contribuenti in regime forfettario, e prevista una proroga abituale al 20 luglio 2026 senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto attuativo. La proroga viene generalmente comunicata con DPCM nei mesi precedenti la scadenza.

    Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF

    Il sistema fiscale italiano per l’IRPEF si basa su un meccanismo di versamento anticipato: il contribuente paga in via preventiva una parte dell’imposta che si presume dovuta per l’anno in corso (acconto), per poi conguagliare l’anno successivo con il saldo. In sintesi:

    • il saldo IRPEF rappresenta il conguaglio definitivo dell’imposta dovuta per l’anno d’imposta concluso (es. nel 2026 si paga il saldo riferito al 2025);
    • il primo acconto IRPEF e una somma versata anticipatamente per l’anno d’imposta in corso (es. nel 2026 si versa l’acconto per l’IRPEF 2026);
    • il secondo acconto IRPEF integra il primo per coprire l’intero anticipo previsto dalla legge.

    Il meccanismo nasce dalla necessita dello Stato di anticipare il gettito fiscale ed evitare l’eccessiva concentrazione dei versamenti in un unico momento. Per il contribuente, questo comporta la necessita di una pianificazione finanziaria piu attenta, soprattutto per chi ha redditi variabili.

    L’importo dell’acconto e calcolato in misura pari al 100% dell’IRPEF dovuta per l’anno precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute (cosiddetta “imposta storica”). Il contribuente puo tuttavia scegliere di applicare il metodo previsionale, ricalcolando l’acconto sulla base dei redditi attesi per l’anno in corso.

    Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale

    Il contribuente puo scegliere tra due modalita di calcolo dell’acconto IRPEF: il metodo storico e il metodo previsionale. La scelta dipende dalla situazione reddituale dell’anno in corso e dalle previsioni future.

    Metodo storico

    Il metodo storico e il metodo standard ed e calcolato sull’imposta dovuta nell’anno precedente. Si fa riferimento al rigo “Differenza” della dichiarazione dei redditi (rigo RN34 del Modello Redditi PF, rigo 70 del 730), che rappresenta l’IRPEF dovuta al netto di detrazioni, crediti e ritenute.

    • se l’imposta dell’anno precedente e inferiore o pari a 51,65 euro: nessun acconto e dovuto;
    • se l’imposta e superiore a 51,65 euro: l’acconto e pari al 100% dell’imposta storica.

    Esempio pratico: se la dichiarazione 2026 (anno d’imposta 2025) presenta un’IRPEF dovuta pari a 4.000 euro, l’acconto totale per il 2026 sara di 4.000 euro, da versare in due rate.

    Metodo previsionale

    Il metodo previsionale consente di calcolare l’acconto in base ai redditi che si presume di conseguire nell’anno in corso. E particolarmente utile quando si prevede una riduzione significativa del reddito, ad esempio per cessazione dell’attivita, riduzione del fatturato o cambio di regime fiscale.

    Attenzione: scegliendo il metodo previsionale, in caso di errato calcolo (acconto versato inferiore al dovuto), si applicano sanzioni sulla differenza, riducibili tramite ravvedimento operoso. E quindi consigliabile applicare il metodo previsionale solo con previsioni prudenziali e documentabili.

    Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali

    L’acconto IRPEF viene generalmente versato in due rate, con scadenze e percentuali differenti. La suddivisione dipende dall’importo complessivo dell’acconto dovuto.

    • Acconto inferiore a 257,52 euro: versamento in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026.
    • Acconto pari o superiore a 257,52 euro: versamento in due rate:
      • prima rata – 40% dell’acconto, entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%);
      • seconda rata – 60% dell’acconto, entro il 30 novembre 2026.

    Esempio pratico: con un’IRPEF storica 2025 di 3.000 euro, l’acconto totale per il 2026 e pari a 3.000 euro. La prima rata di acconto (40%) sara di 1.200 euro entro il 30 giugno 2026, mentre la seconda rata (60%) sara di 1.800 euro entro il 30 novembre 2026. Al saldo IRPEF 2025 (da versare insieme alla prima rata) si aggiungera il primo acconto, generando un esborso complessivo significativo a fine giugno.

    Per i contribuenti soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), la suddivisione dell’acconto e tipicamente 50% + 50%, secondo quanto previsto dal D.L. 124/2019.

    Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento

    I versamenti del saldo e degli acconti IRPEF vanno effettuati tramite modello F24, utilizzando codici tributo specifici. La compilazione corretta del modello e fondamentale per evitare errori che potrebbero generare avvisi bonari o cartelle esattoriali.

    I principali codici tributo IRPEF da utilizzare nel 2026 sono:

    • 4001 – IRPEF saldo: per il versamento del saldo della dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2025);
    • 4033 – IRPEF acconto prima rata: per il versamento del primo acconto IRPEF (anno d’imposta 2026);
    • 4034 – IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione: per il versamento del secondo acconto o dell’acconto in unica soluzione.

    Nel modello F24, in corrispondenza dell’anno di riferimento, occorre indicare:

    • 2025 per il codice 4001 (saldo dell’anno d’imposta concluso);
    • 2026 per i codici 4033 e 4034 (acconto sull’anno d’imposta in corso).

    I versamenti vanno effettuati esclusivamente tramite F24 telematico: i contribuenti titolari di partita IVA hanno l’obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 web, F24 online o intermediari). I privati senza partita IVA possono utilizzare anche l’home banking abilitato.

    Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026

    Il contribuente puo scegliere di rateizzare il saldo IRPEF e il primo acconto, suddividendo l’importo in piu rate mensili. La seconda rata di acconto (quella di novembre) non e mai rateizzabile e va versata in un’unica soluzione.

    Le regole della rateizzazione sono diverse per titolari di partita IVA e per i contribuenti privati senza partita IVA:

    • Titolari di partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro il 16 di ogni mese (l’ultima entro il 16 dicembre 2026);
    • Privati senza partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro la fine di ogni mese (l’ultima entro il 30 novembre 2026).

    Sulle rate successive alla prima si applicano interessi mensili dello 0,33% (4% annuo), non capitalizzati. La prima rata coincide con la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%).

    Per indicare la rateizzazione nel modello F24, occorre compilare il campo “rateazione/regione/prov.” con il formato NNRR, dove NN e il numero della rata in pagamento e RR e il numero totale di rate scelte (es. 0107 per la prima di sette rate).

    Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario

    I contribuenti in regime forfettario non versano l’IRPEF ordinaria ma sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attivita, in presenza dei requisiti di legge). Anche per loro vale il meccanismo del saldo + acconto, con le stesse scadenze IRPEF:

    • 30 giugno 2026: saldo imposta sostitutiva 2025 + primo acconto 2026;
    • 30 luglio 2026: stesso termine con maggiorazione 0,40%;
    • 30 novembre 2026: secondo o unico acconto imposta sostitutiva 2026.

    I codici tributo dell’imposta sostitutiva forfettaria sono diversi da quelli IRPEF:

    • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – saldo;
    • 1790 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto prima rata;
    • 1791 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto seconda rata o acconto unica soluzione.

    I contribuenti forfettari beneficiano abitualmente della proroga al 20 luglio per il versamento senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto annuale. La proroga riguarda anche chi applica gli ISA, sebbene per i forfettari la motivazione sia diversa (esonero ISA per legge).

    IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730

    I lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano il modello 730/2026 non utilizzano in genere il modello F24 per il versamento del saldo e degli acconti. Le somme dovute (o a credito) sono gestite direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) attraverso le trattenute o i rimborsi in busta paga o nel cedolino della pensione.

    Il calendario delle operazioni di conguaglio per il 730/2026 e il seguente:

    • Luglio 2026: prima trattenuta del saldo IRPEF e del primo acconto, ovvero rimborso di eventuale credito;
    • Agosto-novembre 2026: eventuale rateizzazione delle trattenute fino a un massimo di novembre;
    • Novembre 2026: trattenuta della seconda rata di acconto IRPEF (oppure unica rata).

    Per i pensionati, le trattenute avvengono sul cedolino della pensione INPS o dell’ente erogatore. Eventuali ritardi nelle trattenute possono verificarsi per problematiche tecniche degli enti previdenziali, come accaduto in passato con casi di errata trasmissione delle Certificazioni Uniche.

    Il contribuente che presenta il 730 senza sostituto d’imposta (es. lavoratori che hanno perso l’occupazione, contribuenti con redditi diversi) deve versare in F24 come i titolari di partita IVA, rispettando le scadenze del 30 giugno e 30 novembre 2026.

    Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento

    Il mancato o insufficiente versamento del saldo o degli acconti IRPEF entro le scadenze previste comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. La sanzione base e pari al 25% dell’importo non versato (come previsto dal D.Lgs. 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024), oltre agli interessi legali maturati dal giorno successivo alla scadenza.

    Il contribuente puo regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in base al ritardo:

    • entro 14 giorni: sanzione 0,083% per ogni giorno di ritardo;
    • da 15 a 30 giorni: sanzione 1,25%;
    • da 31 a 90 giorni: sanzione 1,39%;
    • oltre 90 giorni ed entro 1 anno: sanzione 3,125%;
    • oltre 1 anno ed entro 2 anni: sanzione 3,572%;
    • oltre 2 anni: sanzione 4,167%.

    Gli interessi legali da applicare per i versamenti tardivi sono pari al 2% annuo dal 1° gennaio 2025 (Decreto MEF 10 dicembre 2024). Per i versamenti effettuati nel corso del 2026, occorrera verificare se il tasso legale e stato eventualmente aggiornato con decreto ministeriale.

    I codici tributo per sanzioni e interessi da ravvedimento sono:

    • 8901 – sanzione pecuniaria IRPEF;
    • 1989 – interessi sul ravvedimento IRPEF.

    Domande frequenti

    Quando si paga il saldo IRPEF 2025?

    Il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 si versa entro il 30 giugno 2026, senza maggiorazione. E possibile prorogare il versamento al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse.

    Quando si versa il secondo acconto IRPEF 2026?

    Il secondo acconto IRPEF per l’anno d’imposta 2026 si versa entro il 30 novembre 2026. Se l’acconto totale e inferiore a 257,52 euro, si versa in unica soluzione sempre entro il 30 novembre.

    Come si calcola l’acconto IRPEF 2026?

    L’acconto IRPEF si calcola con il metodo storico applicando il 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente (rigo “Differenza” della dichiarazione). In alternativa, si puo applicare il metodo previsionale stimando i redditi dell’anno in corso, ma con il rischio di sanzioni in caso di errato calcolo.

    Quali sono i codici tributo per il saldo e gli acconti IRPEF?

    I codici tributo IRPEF sono: 4001 per il saldo, 4033 per il primo acconto e 4034 per il secondo acconto o acconto in unica soluzione.

    Posso rateizzare il secondo acconto IRPEF?

    No, la seconda rata di acconto IRPEF non e rateizzabile e va versata in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Solo il saldo e la prima rata di acconto possono essere rateizzati fino a un massimo di 7 rate mensili.

    Cosa succede se non pago in tempo l’IRPEF?

    In caso di omesso o tardivo versamento si applica una sanzione del 25% sull’importo non versato, oltre agli interessi legali. E possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in funzione del ritardo (da 0,083% a 4,167%).

    Hai bisogno di assistenza per il calcolo e il versamento IRPEF?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste contribuenti, lavoratori dipendenti, pensionati, partite IVA e contribuenti forfettari nel calcolo del saldo e degli acconti IRPEF, nella compilazione del modello F24 e nella pianificazione delle scadenze fiscali 2026.

    Il nostro team di esperti fiscali e tributari ti supporta nella scelta del metodo di calcolo piu vantaggioso (storico o previsionale), nella verifica della rateizzazione e nella gestione di eventuali ravvedimenti operosi. Contatta il CAF Centro Fiscale per fissare un appuntamento e ottenere assistenza personalizzata sulle scadenze IRPEF 2026.

    Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello Redditi PF 2026: le compensazioni

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La compensazione nel Modello Redditi PF 2026 è uno degli strumenti più potenti a disposizione del contribuente: permette di utilizzare i crediti d’imposta maturati (IRPEF, addizionali, IVA, contributi INPS) per pagare altri debiti tributari, riducendo l’esborso effettivo o azzerandolo del tutto. Per l’anno d’imposta 2025 — dichiarato con Modello Redditi PF 2026 — le regole sono cambiate in più punti: nuove soglie per il visto di conformità, controlli automatici rafforzati dell’Agenzia delle Entrate, codici tributo aggiornati e tempi precisi per evitare sanzioni.

    In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto ciò che serve sapere per compensare correttamente nel 2026: come funziona la compensazione orizzontale e quella verticale, quali sono i limiti, quando serve il visto di conformità, quali sono le scadenze del modello F24, i codici tributo da usare e gli esempi pratici per non sbagliare. Aggiornato con i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate e le novità della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e del decreto attuativo D.Lgs. 1/2024.

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    Che cos’è la compensazione nel Modello Redditi PF 2026

    La compensazione è il meccanismo che consente al contribuente di utilizzare un credito d’imposta — cioè una somma che lo Stato deve restituirgli — per estinguere un debito tributario, evitando di chiedere un rimborso (che richiederebbe tempi lunghi) e di versare materialmente le imposte dovute. È disciplinata dall’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 e rappresenta uno dei principali vantaggi della dichiarazione dei redditi.

    Quando si compila il Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), il sistema calcola in automatico l’imposta dovuta e la confronta con quanto già versato durante l’anno (ritenute, acconti, crediti d’imposta). Se il saldo è negativo, è emerso un credito che può essere:

    • Compensato con altri debiti tributari o contributivi (la scelta più rapida);
    • Chiesto a rimborso all’Agenzia delle Entrate (tempi medi: 12-18 mesi);
    • Riportato alla dichiarazione dell’anno successivo come “credito da utilizzare in compensazione”.

    Per il contribuente che presenta il Modello Redditi PF (e non il 730), la compensazione è particolarmente importante: a differenza del 730 — dove il rimborso arriva automaticamente in busta paga o pensione — chi usa il Modello Redditi non riceve rimborso d’ufficio, quindi se vuole “recuperare” il credito deve necessariamente utilizzarlo tramite modello F24.

    Compensazione orizzontale vs verticale: la differenza

    La normativa distingue due tipi di compensazione, con regole nettamente diverse:

    TipoCosa permetteEsempio
    Verticale (interna)Compensare crediti e debiti dello stesso tributoCredito IRPEF 2024 usato per pagare saldo IRPEF 2025
    Orizzontale (esterna)Compensare crediti e debiti di tributi diversiCredito IRPEF usato per pagare IMU, IVA o contributi INPS

    La compensazione orizzontale è quella più utile ma anche la più controllata: si effettua obbligatoriamente tramite modello F24 ed è soggetta a limiti, soglie e adempimenti (come il visto di conformità) che vedremo in dettaglio.

    Quali crediti possono essere compensati nel 2026

    Dal Modello Redditi PF 2026 possono emergere diversi tipi di crediti, ciascuno con regole specifiche. Ecco l’elenco completo:

    1. Credito IRPEF (rigo RN45 / quadro RX)

    È il credito più comune: deriva da ritenute subite (lavoro dipendente, autonomo, redditi diversi) superiori all’IRPEF effettivamente dovuta, oppure da detrazioni e deduzioni che riducono l’imposta sotto le ritenute già versate. Si dichiara nel quadro RX e si compensa con codice tributo 4001 nel modello F24.

    2. Credito addizionale regionale e comunale

    Anche le addizionali (regionale e comunale) possono generare crediti, gestiti tramite i quadri specifici della dichiarazione. Si compensano rispettivamente con i codici tributo 3801 (addizionale regionale) e 3844 (addizionale comunale).

    3. Credito IVA annuale (per titolari di partita IVA)

    Riservato a chi presenta la dichiarazione IVA annuale: il credito IVA che emerge può essere compensato orizzontalmente, ma è soggetto a regole specifiche aggiuntive — visto di conformità obbligatorio già da importi superiori a 5.000 euro, comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate per importi sopra una determinata soglia, F24 da presentare esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia.

    4. Crediti d’imposta agevolativi

    Rientrano in questa categoria moltissime agevolazioni fiscali utilizzabili tramite F24:

    • Bonus edilizi (Ecobonus, Sismabonus, Bonus mobili, Bonus barriere architettoniche 75%);
    • Superbonus residuale per spese 2025 ammesse;
    • Credito d’imposta canoni di locazione e bonus affitti;
    • Credito d’imposta investimenti in beni strumentali (Industria 4.0 / Transizione 5.0);
    • Crediti d’imposta ricerca e sviluppo;
    • Bonus colonnine elettriche, bonus librerie e altri crediti minori.

    Ciascun bonus ha un proprio codice tributo dedicato, indicato nel provvedimento dell’Agenzia che lo istituisce. Attenzione: alcuni crediti agevolativi sono vincolati alla dichiarazione, cioè non possono essere usati se non sono stati indicati prima nel Modello Redditi.

    5. Eccedenze di acconti versati

    Se nel 2025 hai versato acconti IRPEF, IRES o IRAP superiori al dovuto (perché il reddito è risultato inferiore alle previsioni), l’eccedenza si trasforma in credito utilizzabile in compensazione nel 2026.

    Limiti e soglie della compensazione nel 2026

    La compensazione orizzontale è soggetta a limiti quantitativi precisi stabiliti per legge. Conoscerli è fondamentale per evitare lo scarto del modello F24 e le relative sanzioni.

    Limite annuale generale: 2.000.000 euro

    Il tetto massimo di compensazione orizzontale per ciascun contribuente è fissato a 2 milioni di euro all’anno. Il limite è stato elevato in via permanente dall’art. 22 del D.L. 73/2021 (decreto Sostegni-bis), confermato per il 2026. Per la stragrande maggioranza delle persone fisiche questo limite non rappresenta un problema, ma è bene conoscerlo.

    Soglia 5.000 euro: scatta il visto di conformità

    Per i crediti IRPEF, IRAP e addizionali superiori a 5.000 euro annui, la compensazione orizzontale è subordinata all’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione da cui emerge il credito. Il visto è rilasciato da:

    • Un CAF (come il CAF Centro Fiscale di Udine);
    • Un professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro, revisore);
    • Per la dichiarazione precompilata 730, è incluso nel servizio dell’Agenzia.

    Senza visto di conformità, il credito eccedente i 5.000 euro non può essere compensato: deve essere chiesto a rimborso oppure riportato all’anno successivo. La sanzione per compensazione indebita senza visto va dal 30% al 100% del credito utilizzato indebitamente.

    Soglia 5.000 euro per crediti IVA

    Per il credito IVA, la soglia è ancora più severa: il visto di conformità scatta già a 5.000 euro sull’anno solare, e per importi superiori a 50.000 euro il credito può essere richiesto solo se la dichiarazione è asseverata da un revisore (per le società).

    Divieto di compensazione con cartelle scadute

    Una regola fondamentale introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e rafforzata nel 2025: è vietato compensare se il contribuente ha cartelle esattoriali scadute di importo superiore a 100.000 euro, per le quali non sia stata accordata la sospensione o non sia in corso una rateazione regolarmente pagata. Il divieto vale dal 1° luglio 2024 e si applica a tutti i debiti tributari erariali iscritti a ruolo.

    Modello F24: come funziona la compensazione operativa

    La compensazione orizzontale si effettua esclusivamente tramite modello F24. Il funzionamento è semplice nel principio ma richiede precisione nella compilazione.

    Come si compila il modello F24 per compensare

    Il modello F24 è strutturato in sezioni: Erario, Regioni, IMU, INPS, Altri Enti. In ogni sezione si possono inserire importi a debito (somme da pagare) e importi a credito (compensazioni). Il modello considera il saldo finale:

    • Se il saldo è positivo → bisogna pagare la differenza;
    • Se il saldo è zero → debiti e crediti si annullano (il famoso “F24 a saldo zero”);
    • Se il saldo è negativo → l’eccedenza non si pagherà ma si potrà usare in successivi F24.

    F24 a saldo zero: regole speciali

    Quando il modello F24 risulta a saldo zero (perché crediti e debiti si compensano esattamente), va comunque presentato all’Agenzia delle Entrate, ma con modalità specifiche:

    • Deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel, Fisconline o tramite intermediari abilitati come il CAF);
    • Non tramite home banking o canali bancari (che invece sono ammessi per F24 con saldo positivo da pagare);
    • La mancata presentazione dell’F24 a saldo zero entro i termini comporta una sanzione fissa di 100 euro, ridotta a 50 euro se presentato con ritardo non superiore a 5 giorni.

    Obbligo di canali telematici dell’Agenzia per chi compensa

    Dal 2024 (D.L. 124/2019 e successive integrazioni) tutti i contribuenti — anche le persone fisiche non titolari di partita IVA — che utilizzano la compensazione nel modello F24 devono presentarlo esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, non più tramite home banking. Questa regola serve a permettere all’Agenzia il controllo preventivo del credito.

    In pratica:

    • Se nel tuo F24 non c’è compensazione (paghi solo importi a debito senza usare crediti) → puoi usare home banking;
    • Se nel tuo F24 c’è anche una sola compensazione → devi usare Entratel/Fisconline o un intermediario come il CAF.

    Quando si può iniziare a compensare il credito 2025

    La tempistica della compensazione è un punto delicato del Modello Redditi PF 2026 e non sempre chiaro al contribuente.

    Regola generale: dal giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta

    I crediti emergenti dal Modello Redditi PF possono essere utilizzati in compensazione a partire dal giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta in cui sono maturati. Per il Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) ciò significa che, in teoria, la compensazione è possibile dal 1° gennaio 2026.

    Limite specifico: 5.000 euro fino alla presentazione della dichiarazione

    Tuttavia, l’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 stabilisce un limite operativo importante: la compensazione orizzontale di crediti superiori a 5.000 euro può essere effettuata solo a partire dal decimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito.

    Esempio pratico: se presenti il Modello Redditi PF 2026 il 30 giugno 2026 e dichiari un credito di 8.000 euro, potrai compensarlo solo dal 10 luglio 2026 in poi. Se il credito fosse stato di 4.000 euro, avresti potuto compensarlo già da gennaio 2026 (limite della soglia 5.000).

    Quadro riepilogativo delle tempistiche 2026

    Importo creditoDa quando compensabileVisto conformità
    Fino a 5.000 euroDal 1° gennaio 2026Non richiesto
    Tra 5.001 e 2.000.000 euroDal 10° giorno dopo l’invio della dichiarazioneObbligatorio
    Oltre 2.000.000 euroNon compensabile (eccedenza a rimborso)N/A

    Scadenze fiscali 2026: quando pagare e quando compensare

    Per il Modello Redditi PF 2026, le date chiave da segnare in calendario sono le seguenti:

    Scadenze invio dichiarazione

    • 30 aprile 2026: disponibilità del Modello Redditi PF precompilato sul sito Agenzia delle Entrate;
    • 31 ottobre 2026: termine ordinario di invio telematico del Modello Redditi PF (D.Lgs. 13/2024, art. 11);
    • 15 dicembre 2026: termine ultimo per la dichiarazione integrativa entro l’anno (art. 2 c. 8-bis DPR 322/1998), ferma restando la facoltà di integrativa a favore entro i termini di accertamento.

    Scadenze versamenti e compensazioni

    • 30 giugno 2026: saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026 (compensabile);
    • 30 luglio 2026: stesso versamento con maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per chi differisce;
    • 30 novembre 2026: 2° o unico acconto IRPEF 2026 (compensabile).

    Rateazione del saldo + acconto

    Le somme dovute a saldo e in acconto possono essere rateizzate in rate mensili. La rateazione decorre dalla scadenza ordinaria (30 giugno) e si conclude entro novembre dello stesso anno per i non titolari di partita IVA, entro dicembre per i titolari di partita IVA. Su ogni rata successiva alla prima si applica un interesse fisso del 4% annuo (frazionato mensilmente). Anche le rate possono contenere compensazioni.

    Codici tributo da usare nel modello F24

    Ogni imposta o credito ha il proprio codice tributo. Ecco i più frequenti per il Modello Redditi PF 2026:

    CodiceDescrizioneAnno di riferimento
    4001Saldo IRPEF2025
    40331° acconto IRPEF2026
    40342° acconto IRPEF2026
    3801Addizionale regionale IRPEF2025
    3844Addizionale comunale a saldo2025
    3843Acconto addizionale comunale2026
    1668Interessi rateizzazione2026
    1842Cedolare secca acconto2026
    6099IVA annuale a credito (compensazione)2025

    Attenzione: l’anno di riferimento va sempre indicato correttamente nel modello F24. Un errore nell’anno o nel codice tributo comporta lo scarto del modello e la necessità di ripresentarlo con sanzioni per ritardato versamento.

    Esempi pratici di compensazione nel Modello Redditi PF 2026

    Vediamo tre casi concreti che possono interessare i contribuenti del CAF Centro Fiscale di Udine.

    Esempio 1: Lavoratore dipendente con detrazioni

    Situazione: Marco, lavoratore dipendente di Udine, dal Modello Redditi PF 2026 risulta un credito IRPEF di 1.800 euro grazie alle detrazioni per lavori di ristrutturazione e bonus mobili. Marco non ha partita IVA e non deve versare altre imposte erariali. Possiede però un appartamento e a giugno deve pagare l’acconto IMU di 600 euro.

    Soluzione: Marco compila un F24 con:

    • Sezione Erario: credito IRPEF 1.800 euro (codice 4001/2025) a credito;
    • Sezione IMU: debito IMU 600 euro (codice 3918/2026) a debito.

    Il saldo finale è di 1.200 euro a credito, che Marco potrà usare in F24 successivi (ad esempio per il saldo IMU di dicembre). Trattandosi di importi sotto i 5.000 euro, non serve visto di conformità.

    Esempio 2: Professionista forfettario con credito IRPEF

    Situazione: Laura è una grafica freelance in regime forfettario. Per errore di calcolo degli acconti, dal Modello Redditi PF 2026 emerge un credito di imposta sostitutiva di 2.500 euro. A giugno deve versare i contributi INPS Gestione Separata 2025 a saldo per 3.000 euro.

    Soluzione: Laura compila un F24 con:

    • Credito imposta sostitutiva forfettari (codice 1792) per 2.500 euro a credito;
    • Contributi INPS Gestione Separata (codice 1840) per 3.000 euro a debito.

    Versamento effettivo: 500 euro. Anche in questo caso, sotto soglia 5.000 euro, nessun visto richiesto.

    Esempio 3: Credito IRPEF oltre 5.000 euro con visto

    Situazione: Giovanni ha sostenuto importanti lavori di ristrutturazione edilizia e Superbonus per la propria abitazione. Dal Modello Redditi PF 2026 emerge un credito IRPEF di 7.500 euro.

    Soluzione: Per compensare oltre 5.000 euro, Giovanni deve:

    1. Far apporre il visto di conformità al CAF Centro Fiscale di Udine prima di trasmettere la dichiarazione;
    2. Attendere il 10° giorno successivo all’invio del Modello Redditi PF;
    3. Solo dopo, presentare l’F24 con la compensazione del credito.

    Senza visto, l’F24 sarà scartato dall’Agenzia delle Entrate e Giovanni rischia sanzioni dal 30% al 100% del credito utilizzato indebitamente, oltre agli interessi.

    Visto di conformità: quando è obbligatorio

    Il visto di conformità è una “certificazione” rilasciata da un CAF o da un professionista abilitato che attesta la corrispondenza tra i dati indicati in dichiarazione e la documentazione del contribuente. Senza il visto, la compensazione di crediti rilevanti non è ammessa.

    Soglie e crediti che richiedono il visto

    • IRPEF, addizionali e IRAP: visto obbligatorio per compensazione orizzontale superiore a 5.000 euro annui;
    • IVA annuale: visto obbligatorio già per crediti compensati superiori a 5.000 euro;
    • Crediti d’imposta agevolativi di importo significativo (Superbonus, R&S, Industria 4.0): possono richiedere visto e/o asseverazione tecnica.

    Costi del visto di conformità

    Il costo del visto presso un CAF varia generalmente tra 30 e 80 euro, in funzione della complessità della dichiarazione. Presso commercialisti, le tariffe sono normalmente più alte. Il visto comporta per il rilasciante una responsabilità solidale con il contribuente per le sanzioni eventuali in caso di errori formali.

    Cosa controlla il visto

    Il professionista che appone il visto verifica:

    • La corrispondenza tra dati dichiarati e documenti (CU, fatture, bonifici, contratti);
    • La corretta applicazione delle detrazioni e deduzioni;
    • L’esatto computo di imposte e crediti;
    • La regolarità formale della dichiarazione.

    Errori comuni nella compensazione e sanzioni

    Le compensazioni errate sono tra le contestazioni più frequenti dell’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più diffusi e le sanzioni applicabili.

    Errore 1: compensazione di credito inesistente

    Si verifica quando il credito utilizzato in F24 non esiste affatto (es. mai dichiarato) o è completamente fittizio. È l’errore più grave, sanzionato dal 100% al 200% del credito indebitamente utilizzato (art. 13 D.Lgs. 471/1997, comma 5). Il termine per l’accertamento è di 8 anni dalla compensazione.

    Errore 2: compensazione di credito non spettante

    Il credito esiste ma è stato utilizzato in misura superiore al consentito (es. oltre il limite annuale, oltre la soglia senza visto). Sanzione: 30% del credito non spettante, ridotta al 25% dal 1° settembre 2024 per effetto del D.Lgs. 87/2024 di riforma del sistema sanzionatorio. Termine accertamento: 5 anni.

    Errore 3: scarto del modello F24

    L’Agenzia controlla preventivamente i modelli F24 con compensazioni e, in caso di anomalie, può sospendere il modello per 30 giorni o scartarlo definitivamente. Se l’F24 è scartato, il versamento si considera non eseguito: scattano sanzioni per omesso versamento (30%, ridotto al 25% dal 2024) e interessi.

    Ravvedimento operoso

    Per chi ha commesso errori in buona fede, l’art. 13 D.Lgs. 472/1997 consente di sanare la violazione tramite ravvedimento operoso con sanzioni fortemente ridotte: dal 1/10 (30 giorni) al 1/5 (dopo 2 anni) della sanzione ordinaria. Il ravvedimento richiede il pagamento dell’imposta, della sanzione ridotta e degli interessi legali.

    Novità 2026: controlli rafforzati sulle compensazioni

    Il 2026 porta alcune novità importanti sulla disciplina delle compensazioni, derivanti dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e dai decreti attuativi della Riforma fiscale.

    Sistema di controllo preventivo potenziato

    Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate utilizza un sistema di controllo preventivo automatizzato sui modelli F24 con compensazioni, basato su algoritmi di analisi del rischio. I controlli incrociano:

    • I dati delle dichiarazioni precedenti;
    • Le banche dati di terze parti (INPS, sostituti d’imposta);
    • La storia delle compensazioni del contribuente;
    • La coerenza dei codici tributo utilizzati.

    F24 considerati a rischio vengono sospesi per 30 giorni, durante i quali l’Agenzia può chiedere chiarimenti o procedere allo scarto definitivo.

    Nuove sanzioni ridotte (D.Lgs. 87/2024)

    Dal 1° settembre 2024 sono in vigore le nuove sanzioni amministrative:

    • Omesso versamento: 25% (prima 30%);
    • Credito non spettante: 25%;
    • Credito inesistente: 70% con minimo (prima 100-200%);
    • Ritardo fino a 90 giorni: 12,5%.

    Estensione obbligo F24 telematico Agenzia

    Dal 2024 l’obbligo di uso esclusivo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate per F24 con compensazione è esteso a tutti i contribuenti, non solo titolari di partita IVA. La regola è confermata nel 2026 e i controlli vengono rafforzati: le banche segnalano automaticamente all’Agenzia ogni F24 con compensazione presentato tramite home banking, e questo viene scartato.

    Il ruolo del CAF Centro Fiscale di Udine

    Affidarsi a un CAF qualificato come il CAF Centro Fiscale di Udine per il Modello Redditi PF 2026 e per le compensazioni offre numerosi vantaggi pratici:

    • Visto di conformità: rilasciato direttamente dal CAF per compensazioni oltre i 5.000 euro, senza dover ricorrere a professionisti esterni;
    • Predisposizione del Modello F24 con codici tributo corretti, anni di riferimento appropriati e calcolo automatico del saldo;
    • Trasmissione telematica dell’F24 tramite i canali ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, con ricevuta di accettazione;
    • Verifica preventiva di rischi di scarto del modello, attraverso il controllo dei dati prima dell’invio;
    • Assistenza in caso di contestazione dell’Agenzia, con possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso o all’autotutela;
    • Pianificazione fiscale: gestione strategica dei crediti per ottimizzare la liquidità annuale.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine opera con esperienza pluriennale nel territorio friulano, offrendo assistenza completa a privati, famiglie, partite IVA forfettarie e ordinarie, pensionati ed eredi. Lo studio si trova in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, e accoglie i clienti su appuntamento, anche con consulenze online o telefoniche per chi non può recarsi in sede.

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    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sulla compensazione nel Modello Redditi PF 2026

    Posso compensare il credito IRPEF anche se non ho partita IVA?

    Sì. La compensazione nel modello F24 è disponibile a tutti i contribuenti, anche persone fisiche senza partita IVA. Per ogni F24 con compensazione, però, è obbligatorio l’utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o tramite un intermediario abilitato come il CAF).

    Cosa succede se compenso un credito superiore a 5.000 euro senza visto di conformità?

    Il modello F24 viene scartato dall’Agenzia delle Entrate. Il versamento si considera non effettuato, con applicazione delle sanzioni per omesso versamento (25% dal 2024) più interessi. Inoltre, l’Agenzia può aprire una verifica per credito utilizzato indebitamente.

    Posso compensare un credito IRPEF con un debito IMU?

    Sì, è una classica compensazione orizzontale consentita dalla normativa. Devi compilare un unico modello F24 con le due voci e presentarlo tramite Fisconline/Entratel o il CAF. Attenzione ai codici tributo e all’anno di riferimento.

    Qual è il termine entro cui posso usare il credito 2025?

    Il credito può essere utilizzato in compensazione finché non si prescrive. La prescrizione ordinaria è di 10 anni, ma è prassi utilizzare il credito entro 4-5 anni per evitare contestazioni. Ogni anno, nel quadro RX della dichiarazione, va indicato il credito residuo riportato.

    Quanto costa il visto di conformità presso il CAF Centro Fiscale di Udine?

    Il costo del visto di conformità varia in base alla complessità della dichiarazione, generalmente tra 30 e 80 euro. Per i clienti che fanno predisporre l’intera dichiarazione dal CAF, spesso il visto è incluso o a costo agevolato. Contatta lo studio per un preventivo personalizzato.

    Devo presentare l’F24 anche se è a saldo zero?

    Sì, è obbligatorio. Il modello F24 a saldo zero (cioè con crediti e debiti che si compensano integralmente) va comunque trasmesso all’Agenzia delle Entrate entro la scadenza ordinaria del versamento. La mancata presentazione comporta una sanzione fissa di 100 euro, ridotta a 50 euro se l’F24 viene presentato con ritardo non superiore a 5 giorni.

    Hai bisogno di assistenza per il Modello Redditi PF 2026?

    La gestione delle compensazioni nel Modello Redditi PF 2026 può sembrare complessa, ma con il supporto giusto è un’opportunità da non perdere per ottimizzare la propria posizione fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in ogni passaggio: dalla compilazione della dichiarazione, all’apposizione del visto di conformità, fino alla trasmissione telematica dei modelli F24.

    Prenota un appuntamento presso lo studio del CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi chiamarci al 0432 1638640, scriverci su WhatsApp al 366 6018121 o inviarci una email a info@centrofiscale.com. Il nostro team è specializzato in fiscalità per famiglie, professionisti, partite IVA forfettarie e ordinarie del territorio friulano.

    Maggio 19, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-19 09:28:382026-05-31 17:50:28Modello Redditi PF 2026: le compensazioni
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il Quadro F del modello 730/2026 è una delle sezioni più tecniche e spesso trascurate della dichiarazione dei redditi. Eppure, una compilazione errata di questa parte può determinare il versamento di acconti d’imposta sbagliati, la perdita di crediti o sanzioni per omissioni. Il Quadro F raccoglie informazioni fondamentali: gli acconti IRPEF versati nell’anno precedente, i crediti d’imposta residui, gli acconti sulla cedolare secca, l’imposta sostitutiva sul TFR e, novità del 2026, il rigo F15 dedicato a situazioni specifiche legate alla revisione del calendario fiscale. In questa guida completa spieghiamo ogni rigo, con esempi pratici, tabelle e indicazioni per evitare gli errori più frequenti.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Quadro F del 730/2026: panoramica
    2. Rigo F1: acconti IRPEF versati nel 2025
    3. Righi F2, F3, F4: addizionali e acconti cedolare
    4. Rigo F5: eccedenza IRPEF e utilizzo del credito
    5. Rigo F6: acconti cedolare secca 2025
    6. Righi F7 e F8: crediti d’imposta e detrazioni non fruite
    7. Righi F9–F12: ritenute, imposte sostitutive e rimborsi
    8. Rigo F13: imposta sostitutiva sul TFR e rivalutazioni
    9. Rigo F14: imposta sostitutiva locazioni brevi
    10. Rigo F15: la novità del 730/2026 — compensazione e revisione acconti
    11. Compilazione del Quadro F passo per passo
    12. Errori comuni e come evitarli
    13. Casi pratici: esempi di compilazione

    Cos’è il Quadro F del 730/2026: panoramica

    Il Quadro F del modello 730/2026 è la sezione riservata alle informazioni che il contribuente deve fornire in merito agli acconti d’imposta già versati, ai crediti maturati negli anni precedenti e ad alcune situazioni particolari che incidono sul calcolo dell’imposta finale. Si tratta di una sezione cruciale perché i dati inseriti qui vengono utilizzati dal CAF o dal sostituto d’imposta per calcolare l’eventuale rimborso o saldo da pagare.

    Secondo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il 730/2026, il Quadro F è strutturato in più righi numerati da F1 a F15, ciascuno con una funzione specifica. La novità più rilevante dell’anno è il rigo F15, introdotto dalla legge di bilancio 2026 per gestire situazioni legate alla revisione del calendario fiscale e alla possibilità di compensare determinate imposte sostitutive. Vediamo ogni rigo nel dettaglio.

    Rigo F1: acconti IRPEF versati nel 2025

    Il rigo F1 è probabilmente il rigo più importante del Quadro F. In questo rigo vanno indicate le somme versate a titolo di acconto IRPEF nel corso del 2025, sia la prima che la seconda o unica rata. Queste somme vengono automaticamente portate in deduzione dell’imposta dovuta per l’anno di riferimento (2025).

    Chi ha presentato il modello 730/2025 o il modello Redditi PF 2025 e ha versato gli acconti tramite modello F24, deve riportare tali importi qui. L’Agenzia delle Entrate evidenzia che gli acconti IRPEF 2025 ammontavano generalmente al 100% dell’imposta risultante dalla dichiarazione precedente, con la prima rata pari al 40% entro il 30 giugno 2025 e la seconda rata del 60% entro il 30 novembre 2025.

    Tipologia accontoPercentualeScadenza 2025Codice tributo F24
    Prima rata acconto IRPEF40%30 giugno 20254033
    Seconda rata acconto IRPEF60%1° dicembre 20254034
    Unica rata acconto IRPEF100%1° dicembre 20254034

    Attenzione: chi ha optato per il pagamento rateizzato tramite sostituto d’imposta (mediante trattenuta dalla busta paga o dalla pensione) non deve compilare questo rigo, in quanto le trattenute sono già conteggiate dal sostituto. Il rigo F1 riguarda esclusivamente i versamenti diretti tramite F24.

    Per i contribuenti che nel 2025 hanno aderito al concordato preventivo biennale (CPB), gli acconti IRPEF possono differire da quelli standard, in quanto determinati sulla base del reddito concordato. In questo caso, è necessario verificare attentamente i versamenti effettuati prima di compilare F1. Consulta la nostra guida completa al 730 2026 per un quadro d’insieme sulla dichiarazione.

    Righi F2, F3, F4: addizionali regionali, comunali e acconti

    I righi F2, F3 e F4 riguardano rispettivamente l’acconto dell’addizionale comunale IRPEF, le eccedenze di addizionale regionale e comunale, e ulteriori situazioni di acconto specifiche. Ecco nel dettaglio cosa indicare in ciascun rigo.

    Rigo F2: acconto addizionale comunale

    Nel rigo F2 si indica l’acconto dell’addizionale comunale IRPEF versato nell’anno precedente. L’addizionale comunale viene calcolata sul reddito imponibile IRPEF con aliquote che variano da comune a comune (generalmente comprese tra lo 0,1% e lo 0,9%). L’acconto per il 2025 era pari al 30% dell’addizionale comunale dovuta nell’anno precedente (per la sola quota che non sia già stata trattenuta dal sostituto).

    I lavoratori dipendenti e pensionati che hanno il sostituto d’imposta non devono compilare questo rigo poiché l’addizionale è già stata trattenuta in busta paga. Il rigo F2 è rilevante per chi ha presentato il 730 senza sostituto o il modello Redditi PF. L’addizionale regionale IRPEF segue invece un meccanismo diverso e si calcola con aliquote determinate dalla propria Regione di residenza.

    Righi F3 e F4: eccedenze e acconti diversi

    Il rigo F3 accoglie le eccedenze di addizionale regionale che risultano dal prospetto di liquidazione della dichiarazione precedente e che il contribuente non ha potuto compensare. Il rigo F4 è utilizzato per indicare l’acconto del 20% sulla tassazione separata versato autonomamente, quando non è stato operato dal sostituto d’imposta.

    Rigo F5: eccedenza IRPEF e utilizzo del credito

    Il rigo F5 riguarda l’eccedenza IRPEF risultante dal prospetto di liquidazione del 730 dell’anno precedente. Quando nella dichiarazione dei redditi precedente è emerso un credito IRPEF (importo a rimborso), e il contribuente ha optato per il riporto in compensazione invece del rimborso immediato, tale importo viene indicato nel rigo F5.

    Questa eccedenza può essere utilizzata in tre modi alternativi:

    • A scomputo dell’acconto IRPEF dovuto per l’anno corrente (casella 1 del rigo F5)
    • A rimborso, chiedendone la restituzione tramite il modello 730 (casella 2)
    • In compensazione tramite modello F24 per altri tributi dovuti (casella 3)

    È fondamentale indicare la scelta corretta, perché una selezione errata può portare a versamenti duplicati o a crediti non utilizzati. Chi, per esempio, ha un credito IRPEF di 300 euro dalla dichiarazione 2025 e nel 2026 prevede di dover versare un acconto significativo, può convenire optare per il riporto a scomputo dell’acconto (casella 1), riducendo così il versamento F24 di novembre 2026.

    Rigo F6: acconti cedolare secca versati nel 2025

    Il rigo F6 è dedicato ai proprietari di immobili che hanno optato per la cedolare secca sulle locazioni e che hanno versato gli acconti relativi all’anno 2025. La cedolare secca 2026 si applica con aliquota ordinaria del 21% per i contratti a canone libero e del 10% per i contratti a canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa (ridotta al 10% anche per alcune tipologie di contratti transitori).

    Gli acconti cedolare secca 2025 erano dovuti nella misura del 100% dell’imposta risultante dal precedente periodo d’imposta, con le stesse scadenze dell’acconto IRPEF: prima rata (40%) a giugno 2025 e seconda rata (60%) a novembre 2025. Chi aveva un’imposta cedolare secca 2024 inferiore a 257,52 euro versava un’unica rata a novembre 2025.

    Aliquota cedolare seccaTipologia contrattoCodice tributo F24
    21%Contratti a canone libero (4+4)1840
    10%Canone concordato, comuni alta tensione1842
    21%Locazioni brevi (Airbnb, ecc.)1919

    Importante per il 2026: la legge di bilancio 2025 (L. 207/2024) ha confermato che le locazioni brevi continuano ad applicare la cedolare secca al 26% per i proprietari che affittano più di un immobile. Chi affitta un solo immobile in locazione breve mantiene l’aliquota del 21%. Per approfondire, consulta la nostra guida su cedolare secca o IRPEF: quando conviene.

    Righi F7 e F8: crediti d’imposta e detrazioni non fruite

    I righi F7 e F8 sono riservati a specifici crediti d’imposta maturati dal contribuente che non sono stati ancora interamente utilizzati. Si tratta di crediti “capaci” di ridurre direttamente l’imposta lorda dovuta, non semplici detrazioni.

    Rigo F7: credito d’imposta per il riacquisto della prima casa

    Nel rigo F7 si indica il credito d’imposta per il riacquisto della prima casa. Questo credito spetta a chi ha venduto un’abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa e ne ha acquistata un’altra entro un anno, versando in precedenza l’imposta di registro ordinaria (9%) sull’immobile ceduto. Il credito è pari alla minore tra l’imposta di registro pagata sull’immobile venduto e quella pagata sul nuovo acquisto.

    Rigo F8: altri crediti d’imposta

    Il rigo F8 comprende un insieme eterogeneo di crediti d’imposta residui, tra cui:

    • Credito d’imposta per immobili colpiti da calamità naturali (sisma, alluvioni)
    • Crediti per investimenti in startup o PMI innovative non ancora compensati
    • Credito d’imposta per ricerca e sviluppo maturato da lavoratori autonomi
    • Credito per l’acquisto di veicoli elettrici o ibridi nei casi previsti
    • Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro derivanti dal periodo COVID ancora residui

    Ogni credito riportato nel rigo F8 deve essere documentato e tracciabile: è indispensabile conservare la documentazione che attesta la spesa sostenuta e il diritto al credito. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su questi crediti, in particolare su quelli legati a misure di incentivo straordinario come il bonus ristrutturazioni e spese mediche detraibili.

    Righi F9–F12: ritenute, imposte sostitutive e rimborsi

    I righi F9, F10, F11 e F12 riguardano ritenute d’acconto subite, rimborsi da ripartire tra più soggetti e altre situazioni che richiedono rettifiche al calcolo dell’imposta finale.

    Rigo F9: ritenute su redditi a tassazione separata

    Il rigo F9 accoglie le ritenute subite su redditi soggetti a tassazione separata che non sono stati assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta (definitiva). Tipici esempi sono: le ritenute su arretrati di lavoro dipendente, le ritenute su somme da precedenti rapporti di lavoro (TFR anticipato in casi particolari), le ritenute su indennità di fine rapporto non gestite completamente dal sostituto.

    Righi F10, F11, F12: acconti tassazione separata e rettifiche

    Il rigo F10 riguarda l’acconto del 20% sulla tassazione separata già versato autonomamente (distinto dall’acconto gestito dal sostituto). Questo rigo interessa principalmente chi ha percepito TFR da datori privati e deve autonomamente versare l’acconto in attesa della liquidazione definitiva da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Il rigo F11 è usato per indicare le rate del trattamento integrativo 2022 (ex Bonus Renzi/Gualtieri) da restituire, qualora il sostituto non abbia già effettuato il recupero. Il rigo F12 raccoglie invece i rimborsi da ripartire tra più soggetti in caso di dichiarazione congiunta o di crediti condivisi tra coobbligati.

    Rigo F13: imposta sostitutiva sul TFR e rivalutazioni

    Il rigo F13 è dedicato all’imposta sostitutiva dell’11% sulla rivalutazione del trattamento di fine rapporto (TFR) lasciato in azienda. Questa imposta grava sulla quota di TFR rivalutata annualmente (secondo gli indici ISTAT dell’inflazione), ed è dovuta ogni anno indipendentemente dalla presenza di un acconto versato nell’anno precedente.

    Il meccanismo funziona così: il datore di lavoro calcola la rivalutazione del TFR maturata nell’anno (applicando il coefficiente pari all’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT) e versa l’imposta sostitutiva dell’11% tramite modello F24 (codice tributo 1712). L’importo versato deve essere indicato nel rigo F13 del 730 del dipendente solo se il dipendente ha gestito autonomamente questo versamento (caso raro) o se emergono differenze da regolarizzare.

    VoceDettaglio
    Imposta sostitutiva TFR11% sulla rivalutazione annua del TFR
    Base di calcoloRivalutazione = 1,5% + 75% inflazione ISTAT
    Codice tributo F241712
    Scadenza versamento datore16 dicembre di ciascun anno

    Per i lavoratori con TFR conferito ai fondi di previdenza complementare, l’imposta sostitutiva sull’11% non è dovuta sul TFR trasferito al fondo, ma eventualmente sulle quote maturate nella fase di accumulo nel fondo stesso (tassazione del rendimento al 20%). Questo aspetto non confluisce nel rigo F13 ma nei quadri dedicati alla previdenza complementare.

    Rigo F14: imposta sostitutiva locazioni brevi

    Il rigo F14, consolidato nelle istruzioni 730/2026, riguarda l’imposta sostitutiva sulle locazioni brevi (contratti di locazione di durata inferiore a 30 giorni, stipulati anche tramite piattaforme come Airbnb, Booking, Vrbo). Questo rigo è stato oggetto di revisione in seguito alle modifiche apportate dal D.L. 145/2023 (convertito con modificazioni) e dalle relative circolari ministeriali.

    Chi utilizza la cedolare secca per le locazioni brevi e ha già subito ritenute dalla piattaforma intermediaria (nel caso di Airbnb Italia S.r.l., la ritenuta del 21% è operata automaticamente) deve riportare in F14 l’eventuale differenza tra l’imposta dovuta e le ritenute già subite, oppure il credito emergente in caso di eccedenza. Per approfondire la cedolare secca 2026 e tutte le sue implicazioni, ti consigliamo la nostra guida dedicata.

    Rigo F15: la novità del 730/2026 — compensazione e revisione acconti

    Il rigo F15 rappresenta la principale novità del Quadro F nel modello 730/2026. Introdotto in attuazione delle disposizioni contenute nella legge delega fiscale (L. 111/2023) e dei relativi decreti attuativi, questo rigo gestisce situazioni specifiche legate alla revisione del sistema degli acconti d’imposta e alla possibilità di compensare determinate somme derivanti da imposte sostitutive speciali.

    Cosa indica il rigo F15

    Il rigo F15 si articola in più colonne e serve a gestire le seguenti casistiche:

    • Colonna 1 — Acconto ridotto per riduzione previsionale del reddito: il contribuente che prevede una significativa riduzione del proprio reddito nel 2026 rispetto al 2025 può indicare nel rigo F15, colonna 1, la quota di acconto IRPEF che intende versare in misura ridotta rispetto a quanto risulta dalla dichiarazione. È necessario conservare documentazione idonea a dimostrare la previsione di riduzione (ad esempio, situazione lavorativa mutata, cassa integrazione, riduzione attività professionale).
    • Colonna 2 — Imposta sostitutiva per rivalutazione di partecipazioni o terreni: chi ha rivalutato partecipazioni societarie o terreni (ai sensi delle proroghe periodiche delle leggi di bilancio) e ha versato l’imposta sostitutiva prevista indica in questa colonna il relativo importo già corrisposto, ai fini del corretto conteggio in sede di liquidazione 730.
    • Colonna 3 — Residui imposta sostitutiva concordato preventivo biennale (CPB): i contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale per il biennio 2024-2025 e hanno versato acconti di imposta sostitutiva sul maggior reddito concordato possono indicare eventuali residui o eccedenze da riportare nel calcolo del saldo 2025.
    • Colonna 4 — Codice situazione speciale: un codice numerico da 1 a 5 che identifica la casistica applicabile, secondo la tabella prevista nelle istruzioni ministeriali del 730/2026.

    Istruzioni operative per il rigo F15

    Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il 730/2026 (pagina 87 del fascicolo istruzioni, versione aggiornata marzo 2026) chiariscono che:

    • Il rigo F15 NON va compilato se il contribuente non rientra in nessuna delle casistiche previste: la maggior parte dei contribuenti ordinari (lavoratori dipendenti, pensionati senza particolari situazioni) lascerà il rigo F15 in bianco.
    • La compilazione errata del rigo F15, in particolare l’inserimento di importi non dovuti nella colonna 1 (riduzione previsionale), può determinare l’applicazione di sanzioni per infedele dichiarazione e interessi sugli acconti non versati.
    • Per i contribuenti che aderiscono al CPB e indicano residui in colonna 3, il valore deve corrispondere esattamente agli importi risultanti dalla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate relativa al concordato accettato.

    Esempio pratico rigo F15 — concordato preventivo biennale: Marco è un artigiano con reddito concordato per il 2024-2025. Nel 2025 ha versato un acconto di imposta sostitutiva CPB di 1.200 euro (codice tributo 4068). Nell’elaborare il 730/2026, questo importo confluirà nel rigo F15, colonna 3, riducendo l’eventuale saldo a debito IRPEF risultante dalla liquidazione finale.

    Compilazione del Quadro F passo per passo

    Ecco una guida operativa alla compilazione del Quadro F del 730/2026, rigo per rigo, pensata per il contribuente che compila autonomamente o si reca al CAF:

    Fase 1: raccogliere i documenti necessari

    Prima di compilare il Quadro F, occorre reperire i seguenti documenti:

    • Ricevute F24 di tutti i versamenti di acconto effettuati a giugno e novembre 2025 (codici 4033, 4034, 1840, 1842)
    • Prospetto di liquidazione del 730/2025 (il “modello 730-3”) per verificare acconti, eccedenze e crediti riportati
    • Certificazione Unica 2026 (CU) rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico, per controllare le ritenute già operate
    • Eventuali comunicazioni del concordato preventivo biennale (per i soggetti ISA)
    • Contratti di locazione con cedolare secca e relativi F24 per la cedolare

    Fase 2: compilare i righi nell’ordine corretto

    L’ordine logico di compilazione del Quadro F è il seguente:

    1. F1: inserire il totale degli acconti IRPEF versati con F24 a giugno e novembre 2025 (sommare la prima e la seconda rata)
    2. F2: inserire l’acconto addizionale comunale versato autonomamente (se applicabile)
    3. F5: indicare l’eccedenza IRPEF riportata dal 730 precedente e scegliere la modalità di utilizzo (scomputo/rimborso/compensazione)
    4. F6: inserire il totale degli acconti cedolare secca versati a giugno e novembre 2025
    5. F7/F8: indicare i crediti d’imposta specifici se si è nella casistica prevista
    6. F13: indicare l’imposta sostitutiva sul TFR se non già gestita dal sostituto
    7. F15: compilare solo se si è in una delle casistiche specifiche previste (CPB, riduzione previsionale, rivalutazioni)

    Fase 3: verifica con il modello 730-3

    Una volta compilato il Quadro F, il CAF o il sostituto d’imposta produce il modello 730-3 (prospetto di liquidazione) che riporta il calcolo finale dell’imposta. Il contribuente deve verificare che:

    • Gli acconti indicati in F1 siano integralmente sottratti all’imposta lorda dovuta
    • L’eventuale credito F5 sia stato correttamente applicato secondo la modalità scelta
    • Il risultato finale (rimborso o debito) sia ragionevole e coerente con la propria situazione fiscale

    Errori comuni e come evitarli

    La compilazione del Quadro F è soggetta ad errori frequenti che possono avere conseguenze spiacevoli. Ecco i principali errori e come evitarli:

    ErroreConseguenzaCome evitarlo
    Omettere una rata di acconto IRPEF versataImposta risultante maggiorata, rimborso ridottoControllare tutti gli F24 pagati a giugno e novembre
    Compilare F15 senza rientrare nella casisticaSanzione + interessi su acconto insufficienteVerificare attentamente le istruzioni AdE
    Indicare in F6 acconto cedolare mai versatoReato di dichiarazione infedeleVerificare i versamenti cedolare secca con F24
    Non indicare eccedenza IRPEF da anno precedente (F5)Credito non utilizzato, doppio pagamentoControllare il prospetto 730-3 dell’anno scorso
    Scegliere rimborso in F5 ma avere debiti verso AdECompensazione automatica da AdE, rimborso ridottoVerificare la propria posizione sul cassetto fiscale
    Confondere acconto cedolare (F6) con IRPEF (F1)Duplicazione o omissione di importiTenere separate le ricevute per tipologia di tributo

    Casi pratici: esempi di compilazione del Quadro F

    Per rendere concreta la compilazione del Quadro F, presentiamo tre casi tipici con i relativi dati da inserire.

    Caso 1 — Lavoratore dipendente standard

    Luca è un impiegato. Il suo sostituto d’imposta (datore di lavoro) ha già trattenuto tutto il necessario dalla busta paga nel corso del 2025. Non ha effettuato versamenti autonomi tramite F24. Non ha immobili in locazione con cedolare secca. Non rientra nel CPB.

    Compilazione Quadro F: tutti i righi F1–F15 rimangono in bianco o a zero. Gli acconti sono stati trattenuti dal sostituto d’imposta e risultano già nella CU 2026. Il 730 verrà liquidato senza intervenire sul Quadro F.

    Caso 2 — Pensionato con immobile locato a cedolare secca

    Maria è pensionata INPS. Ha un appartamento affittato con contratto 4+4 a canone libero e ha optato per la cedolare secca al 21%. Nel 2025 ha versato autonomamente: acconto cedolare secca prima rata (giugno 2025): 420 euro; seconda rata (novembre 2025): 630 euro. Totale acconto cedolare versato: 1.050 euro. Eccedenza IRPEF dalla dichiarazione 2025: 180 euro (sceglie rimborso).

    Compilazione Quadro F:

    • F1: 0 (INPS ha trattenuto gli acconti IRPEF pensione)
    • F5: 180 euro — casella rimborso selezionata
    • F6: 1.050 euro (totale acconti cedolare secca versati con F24)

    Caso 3 — Professionista con CPB e riduzione previsionale del reddito

    Federica è una consulente fiscale con regime ISA che ha aderito al concordato preventivo biennale. Nel 2025 ha versato un acconto IRPEF ordinario (F1) di 3.200 euro (prima + seconda rata) e un acconto di imposta sostitutiva CPB (codice tributo 4068) di 900 euro. Per il 2026 prevede una significativa riduzione del reddito a causa di un’interruzione del principale mandato professionale.

    Compilazione Quadro F:

    • F1: 3.200 euro (acconti IRPEF versati con F24)
    • F15, colonna 3: 900 euro (imposta sostitutiva CPB)
    • F15, colonna 1: importo ridotto acconto 2026 (da calcolare sulla base del reddito previsionale 2026)
    • F15, colonna 4: codice situazione speciale CPB (secondo tabella istruzioni AdE)

    Attenzione: per Federica è essenziale farsi assistere da un CAF o da un consulente fiscale abilitato, poiché la compilazione del rigo F15 richiede una valutazione precisa e documentata per evitare sanzioni. Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata sul 730/2026 e sulle implicazioni del concordato preventivo biennale. Leggi anche la nostra guida sulla detrazione del mutuo nel 730/2026 per ottimizzare ulteriormente la tua dichiarazione.

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    Domande Frequenti sul Quadro F del 730/2026

    Cosa succede se dimentico di indicare un acconto IRPEF versato nel rigo F1?

    Se dimentichi di indicare un acconto IRPEF nel rigo F1, il calcolo finale risultera errato e potrebbe emergere un debito d’imposta che in realta non esiste. Questo errore comporta un rimborso inferiore al dovuto o un versamento non necessario. Puoi correggere presentando un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026 oppure, in alternativa, presentare il modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026.

    Il rigo F15 va compilato da tutti i contribuenti?

    No. Il rigo F15 va compilato solo da chi rientra in specifiche casistiche: contribuenti in regime ISA che hanno aderito al concordato preventivo biennale, chi ha rivalutato partecipazioni o terreni e versato la relativa imposta sostitutiva, o chi prevede una riduzione significativa documentabile del reddito 2026. La grande maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati lascia il rigo F15 completamente in bianco.

    Posso indicare in F6 l’acconto cedolare secca anche se l’ho versato in ritardo?

    Si, l’acconto cedolare secca versato tardivamente (con ravvedimento operoso) puo comunque essere indicato nel rigo F6, a patto che sia stato effettivamente versato prima della presentazione del modello 730. Il versamento tardivo con ravvedimento non preclude l’indicazione dell’importo, ma le sanzioni e gli interessi del ravvedimento non sono recuperabili tramite la dichiarazione.

    Cosa significa ‘eccedenza IRPEF’ nel rigo F5 e quando conviene scegliere il rimborso?

    L’eccedenza IRPEF nel rigo F5 e il credito IRPEF emerso dalla dichiarazione dell’anno precedente che non e stato ancora utilizzato. Conviene scegliere il rimborso diretto quando non si prevedono debiti futuri significativi o quando si ha urgenza della liquidita. Conviene invece optare per il riporto a scomputo dell’acconto se si prevede di dover versare acconti IRPEF a novembre 2026 (si riduce il versamento F24). Non conviene scegliere la compensazione F24 se non si hanno altri tributi da compensare.

    Gli acconti trattenuti in busta paga vanno indicati nel Quadro F?

    No. Gli acconti IRPEF e di addizionale comunale trattenuti dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico attraverso la busta paga NON vanno indicati nel Quadro F. Questi importi sono gia ricompresi nelle ritenute certificate dalla Certificazione Unica (CU 2026) e vengono automaticamente considerati dal CAF o dal sostituto d’imposta in fase di liquidazione. Il Quadro F riguarda solo i versamenti autonomi effettuati tramite modello F24.

    Cosa fare se ho commesso un errore nel Quadro F del 730 già presentato?

    Se hai gia presentato il 730/2026 e ti accorgi di un errore nel Quadro F (ad esempio un acconto omesso o un importo errato), puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Il 730 integrativo sostituisce completamente il precedente. Se scopri l’errore dopo tale data, devi presentare il modello Redditi PF 2026 (ex Unico) entro il 30 novembre 2026 oppure, nei casi piu gravi, procedere con la dichiarazione integrativa nei termini di legge.


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      Alexandra Bala
      04/09/2026
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      ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Sabrina Cirina
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      Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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