Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale
Finanza & Servizi, FINANZIAMENTI, Prestiti Ristrutturazione

Prestiti per ristrutturazione casa 2026: come funzionano

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Stai pianificando una ristrutturazione casa nel 2026 ma non hai disponibilità liquida immediata? I prestiti per ristrutturazione sono la soluzione più diffusa per finanziare lavori edilizi, dal rifacimento del bagno alla riqualificazione energetica dell’abitazione. In questa guida spieghiamo come funzionano, quanto costano e come si combinano con le detrazioni fiscali ancora disponibili nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Detrazioni fiscali per ristrutturazione 2026: il quadro normativo
  2. Come funziona un prestito per ristrutturazione
  3. Plafond bancari e importi finanziabili
  4. Prestito ristrutturazione + detrazione 50%: il calcolo della convenienza
  5. Documenti necessari per richiedere un prestito ristrutturazione
  6. Come richiedere il prestito: i passaggi
  7. Domande frequenti
  8. Conclusione

Detrazioni fiscali per ristrutturazione 2026: il quadro normativo

Prima di valutare il finanziamento, è fondamentale conoscere le agevolazioni fiscali disponibili nel 2026, perché incidono direttamente sulla convenienza del prestito.

AgevolazioneAliquotaTetto massimo spesaStato 2026
Bonus Ristrutturazioni (art. 16-bis TUIR)50%96.000 €/unità immobiliareProrogato per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024)
Ecobonus riqualificazione energetica50-65%Variabile per interventoMantenuto 2026 per prime case (ridotto per seconde case)
Sismabonus50-85%96.000 €/unitàIn vigore fino al 31/12/2024, prorogato fino al 31/03/2025 – VERIFICARE aggiornamento 2026

Nota: le aliquote e i massimali delle detrazioni 2026 sono soggetti a modifiche normative. Il Bonus Ristrutturazioni al 50% è stato confermato per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2025. Verifica sempre lo stato aggiornato su agenzia delle entrate o con il tuo CAF di riferimento prima di avviare i lavori.

Come funziona un prestito per ristrutturazione

Il prestito per ristrutturazione può essere di due tipi principali:

1. Prestito personale non finalizzato

La forma più semplice: richiedi un prestito personale e usi la somma per i lavori. Vantaggi: veloce, poca documentazione, flessibile. Svantaggi: TAEG più alto rispetto alle soluzioni garantite, importo massimo solitamente fino a 75.000 euro.

2. Finanziamento finalizzato alla ristrutturazione

Alcune banche e finanziarie offrono prodotti specifici per la ristrutturazione, spesso convenzionati con imprese edili o con tassi agevolati. Richiedono di solito il preventivo dei lavori e talvolta il SAL (Stato Avanzamento Lavori). Tassi generalmente più competitivi rispetto al prestito personale generico.

3. Mutuo di liquidità o mutuo ristrutturazione

Per importi elevati (oltre 50.000-75.000 euro), la soluzione più conveniente in termini di tasso è il mutuo con ipoteca. Il tasso è molto più basso (3-5% TAN indicativo 2026 vs 7-10% per prestiti personali), ma i tempi di approvazione sono più lunghi (4-8 settimane) e sono necessarie perizia e atto notarile.

Plafond bancari e importi finanziabili

Tipologia finanziamentoImporto minimoImporto massimoDurata tipica
Prestito personale1.000 €50.000-75.000 €12-120 mesi
Finanziamento finalizzato ristrutturazione5.000 €100.000 €24-120 mesi
Mutuo ristrutturazione (con ipoteca)20.000 €250.000+ €60-360 mesi

Prestito ristrutturazione + detrazione 50%: il calcolo della convenienza

La combinazione di prestito e detrazione fiscale può rendere la ristrutturazione molto conveniente. Ecco un esempio pratico:

Scenario: ristrutturazione bagno per 20.000 euro, prestito personale a TAEG 9%, 60 rate.

  • Rata mensile stimata: ~415 euro/mese
  • Totale interessi pagati in 5 anni: ~4.900 euro
  • Detrazione 50% su 20.000 euro = 10.000 euro recuperati in IRPEF (divisi in 10 quote annuali da 1.000 euro)
  • Costo netto effettivo dopo detrazione: 20.000 + 4.900 interessi – 10.000 detrazione = 14.900 euro
  • Rapporto costo effettivo/lavori: 74,5% (si paga il 74,5% del valore dei lavori grazie alla detrazione)

I calcoli sono indicativi. Il risparmio fiscale dipende dal reddito IRPEF effettivo del contribuente e dalla capienza fiscale.

Documenti necessari per richiedere un prestito ristrutturazione

  • Documento di identità valido e codice fiscale
  • Ultima busta paga o ultima dichiarazione dei redditi (per autonomi)
  • Preventivo firmato dell’impresa esecutrice dei lavori (richiesto per finanziamenti finalizzati)
  • Visura catastale o atto di proprietà dell’immobile
  • Per mutuo ristrutturazione: perizia tecnica e titolo abilitativo dei lavori (CILA o permesso di costruire)

Come richiedere il prestito: i passaggi

  • Passo 1: Ottieni preventivi da almeno 2-3 imprese per i lavori
  • Passo 2: Confronta le offerte di finanziamento di almeno 3 banche/finanziarie usando il TAEG
  • Passo 3: Richiedi il PIES (Prospetto Informativo Europeo Standardizzato) all’istituto prescelto
  • Passo 4: Verifica la tua situazione creditizia (CRIF) in anticipo per evitare sorprese
  • Passo 5: Firma il contratto solo dopo aver compreso tutte le condizioni, in particolare le spese accessorie e le penali

Domande frequenti

Il Bonus Ristrutturazioni al 50% è ancora valido nel 2026?

Sì, il Bonus Ristrutturazioni al 50% è stato prorogato dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) per il 2026. La detrazione si applica su spese fino a 96.000 euro per unità immobiliare, recuperabile in 10 quote annuali IRPEF. Per aggiornamenti normativi consulta il sito dell’Agenzia delle Entrate o il CAF Centro Fiscale di Udine.

Posso ottenere un prestito ristrutturazione senza essere proprietario?

Sì, per i prestiti personali non è necessario essere proprietari dell’immobile. La detrazione fiscale del 50% spetta invece al proprietario o ai soggetti che sostengono la spesa e hanno diritto alla detrazione (affittuario con consenso del proprietario, comodatario).

Quanto dura l’approvazione di un prestito ristrutturazione?

Per prestiti personali online: 24-72 ore. Per finanziamenti finalizzati bancari: 5-15 giorni lavorativi. Per mutui ristrutturazione con ipoteca: 4-8 settimane (perizia + istruttoria + atto notarile).

Conclusione

Un prestito per ristrutturazione 2026 combinato con il Bonus Ristrutturazioni al 50% può ridurre significativamente il costo effettivo dei lavori. La scelta tra prestito personale, finanziamento finalizzato o mutuo dipende dall’importo dei lavori e dalla tua capacità di rimborso. Confronta sempre il TAEG e richiedi il PIES prima di firmare. Consulta anche la nostra guida completa ai prestiti 2026 per un orientamento sulle diverse tipologie di finanziamento disponibili.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 12:30:002026-06-28 00:15:43Prestiti per ristrutturazione casa 2026: come funzionano
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari e dichiarazione precompilata 2026: l’intervento del commercialista resta indispensabile

regime forfettario partita iva

Ogni anno, con l’arrivo della stagione delle dichiarazioni fiscali, milioni di contribuenti italiani si interrogano sulla possibilita di compilare la propria dichiarazione dei redditi in autonomia, sfruttando il servizio di precompilata messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Per i titolari di partita IVA in regime forfettario, pero, il quadro e molto diverso: la precompilata non e uno strumento a loro disposizione nei termini ordinari, e il ruolo del commercialista — o di un CAF abilitato — rimane non solo utile ma in molti casi indispensabile.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio perche i forfettari non possono affidarsi al 730 precompilato, quali adempimenti dichiarativi li riguardano nel 2026, e in che cosa consiste concretamente il contributo professionale di un consulente fiscale nella gestione della loro posizione tributaria.

📬

Resta aggiornato sulle novita fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e la dichiarazione precompilata e chi puo usarla
  2. Perche i forfettari non possono usare il 730 precompilato
  3. La precompilata parziale del Modello Redditi: cosa c’e e cosa manca
  4. Come funziona il calcolo del reddito nel regime forfettario 2026
  5. I requisiti del regime forfettario nel 2026: le cause ostative da verificare
  6. Cosa fa concretamente il commercialista per un forfettario
  7. Scadenze dichiarative 2026 per i forfettari
  8. La novita 2026: i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui forfettari
  9. CAF e forfettari: quando il CAF puo essere un’alternativa al commercialista
  10. Errori comuni dei forfettari fai da te
  11. Il caso dei forfettari con redditi misti: la complessita aumenta
  12. FAQ — Domande frequenti

Cos’e la dichiarazione precompilata e chi puo usarla

La dichiarazione dei redditi precompilata e un servizio introdotto dall’Agenzia delle Entrate con il D.Lgs. 175/2014 e progressivamente esteso negli anni successivi. A partire dal 30 aprile di ogni anno, i contribuenti interessati possono accedere al proprio cassetto fiscale tramite SPID/CIE e trovare una bozza della dichiarazione gia compilata con i dati in possesso del Fisco: redditi da lavoro dipendente, pensioni, spese sanitarie, interessi sui mutui, contributi previdenziali.

Il modello messo a disposizione e il 730, pensato per i lavoratori dipendenti, i pensionati e alcune categorie di soggetti con redditi semplici. Il 730 ha il vantaggio di non richiedere versamenti diretti: il conguaglio fiscale (a debito o a credito) transita attraverso il sostituto d’imposta o viene rimborsato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

La questione fondamentale per i titolari di partita IVA in regime forfettario e la seguente: il 730 — anche nella versione precompilata — non e il modello dichiarativo che li riguarda.

Perche i forfettari non possono usare il 730 precompilato

Il regime forfettario e disciplinato dalla Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e prevede un sistema di tassazione completamente separato rispetto all’IRPEF ordinaria. Il reddito dei forfettari e determinato in modo forfetario, applicando un coefficiente di redditivita ai ricavi o compensi lordi, e su questo reddito si applica una imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di attivita, in presenza dei requisiti richiesti).

Questa caratteristica — l’imposta sostitutiva — e la ragione tecnica per cui il 730 non e utilizzabile. Il 730 e il modello dell’IRPEF progressiva, mentre il forfettario paga un’imposta sostitutiva che si dichiara nel Modello Redditi Persone Fisiche (Modello Redditi PF), specificamente nel Quadro LM (Lavoro autonomo, impresa e regimi fiscali agevolati).

Caratteristica730 precompilatoModello Redditi PF (forfettari)
Soggetti interessatiLavoratori dipendenti, pensionatiTitolari P.IVA regime forfettario
Tipo di tassazioneIRPEF progressiva (23%-43%)Imposta sostitutiva 15% (o 5%)
Quadro principaleQuadro C (lavoro dipendente)Quadro LM
Scadenza trasmissione30 settembre31 ottobre (tramite intermediario)
Versamenti direttiNo (tramite sostituto d’imposta)Si (acconto + saldo)
Precompilata disponibileSi (dal 30 aprile)Solo bozza parziale (Quadro LM vuoto)

E importante chiarire un aspetto: dal 2022, l’Agenzia delle Entrate ha esteso il servizio di precompilata anche ai titolari di partita IVA che presentano il Modello Redditi PF. Tuttavia, questa bozza per i forfettari e significativamente diversa — e molto piu incompleta — rispetto a quella per i lavoratori dipendenti.

La precompilata parziale del Modello Redditi: cosa c’e e cosa manca

La bozza precompilata del Modello Redditi PF contiene i dati che il Fisco gia conosce: informazioni anagrafiche, redditi da lavoro dipendente eventualmente percepiti in parallelo, interessi passivi su mutui, contributi previdenziali comunicati dagli enti previdenziali.

Tuttavia, il Quadro LM — il cuore della dichiarazione del forfettario — e completamente vuoto nella bozza precompilata. Il Fisco non conosce in automatico:

  • L’ammontare dei ricavi o compensi dell’anno di imposta
  • Il coefficiente di redditivita applicabile in base al codice ATECO
  • I contributi previdenziali obbligatori deducibili dal reddito lordo
  • L’imposta sostitutiva da versare (acconto e saldo)
  • Le eventuali perdite pregresse in regime agevolato
  • La presenza o meno dei requisiti per l’aliquota ridotta al 5%

Tutti questi dati devono essere inseriti manualmente. E non si tratta di semplice trascrizione: richiede conoscenza delle norme, verifica dei requisiti, calcolo corretto del reddito imponibile e delle imposte dovute.

Come funziona il calcolo del reddito nel regime forfettario 2026

Per capire perche la compilazione del Quadro LM richiede competenze specifiche, e utile ripercorrere la logica del calcolo del reddito nel regime forfettario.

Formula di calcolo:

Ricavi o compensi lordi × Coefficiente di redditivita = Reddito lordo

Reddito lordo − Contributi previdenziali obbligatori = Reddito netto imponibile

Reddito netto imponibile × 15% (o 5%) = Imposta sostitutiva dovuta

Il coefficiente di redditivita varia in base al codice ATECO dell’attivita svolta. La tabella prevista dalla Legge 190/2014, confermata per il 2026:

Gruppo di attivitaCoefficiente
Industrie alimentari e bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Intermediari del commercio62%
Alloggio, ristorazione e servizi di ristorazione67%
Attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione78%
Costruzioni e attivita immobiliari86%
Altre attivita economiche67%

Esempio pratico — Consulente informatico, ricavi 60.000 euro

  • Ricavi: 60.000 euro
  • Coefficiente attivita professionali: 78%
  • Reddito lordo: 60.000 × 78% = 46.800 euro
  • Contributi INPS Gestione Separata (aliquota 26,07%): circa 12.200 euro versati*
  • Reddito imponibile: 46.800 − 12.200 = 34.600 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.190 euro

*Calcolo semplificato. I contributi effettivamente deducibili sono quelli versati nell’anno di imposta.

I requisiti del regime forfettario nel 2026: le cause ostative da verificare

Un aspetto critico che spesso sfugge ai forfettari che si cimentano nell’auto-dichiarazione e la verifica delle cause ostative: le condizioni che, se verificate nell’anno precedente, escludono l’accesso o la permanenza nel regime. Per il 2026 (anno d’imposta 2025), le principali cause ostative previste dalla normativa vigente (L. 190/2014 e L. 207/2024):

  • Ricavi o compensi superiori a 85.000 euro nell’anno precedente: comporta l’uscita dal regime nell’anno successivo. Se i ricavi superano 100.000 euro nell’anno corrente, l’uscita e immediata con obbligo di applicare IVA dal mese successivo al superamento.
  • Redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024, da 30.000 euro): questa causa ostativa riguarda anche i pensionati con pensione superiore a tale importo.
  • Partecipazione in societa di persone, associazioni professionali o SRL con controllo diretto che svolgono attivita riconducibile a quella della P.IVA forfettaria.
  • Esercizio di attivita principalmente verso datori di lavoro attuali o dei due anni precedenti.
  • Spese per lavoro accessorio e personale superiori a 20.000 euro lordi nell’anno precedente (soglia ridotta dalla L. 207/2024 da 30.000 a 20.000 euro).

La verifica di queste cause ostative richiede conoscenza della normativa e capacita di interpretazione. Errori in questa fase possono comportare l’applicazione del regime sbagliato, con conseguenti obblighi di IVA e tassazione IRPEF o, al contrario, rischio di accertamento per applicazione indebita del regime agevolato.

Cosa fa concretamente il commercialista per un forfettario

1. Verifica annuale dei requisiti di permanenza

Il commercialista esegue ogni anno un controllo sistematico delle cause ostative. Il confronto tra redditi da lavoro dipendente e la soglia dei 35.000 euro richiede la lettura corretta della Certificazione Unica (CU), la distinzione tra redditi imponibili e non, e la verifica di eventuali redditi da pensione o collaborazione che concorrono al limite.

2. Compilazione corretta del Quadro LM

Il Quadro LM del Modello Redditi PF e articolato in sezioni distinte. La scelta della sezione corretta, l’inserimento preciso dei ricavi, la deduzione dei contributi e il calcolo dell’imposta richiedono competenze specifiche. Un errore nel codice ATECO puo portare all’applicazione del coefficiente di redditivita sbagliato e a un’imposta sostitutiva non corretta.

3. Gestione di redditi misti

Moltissimi forfettari hanno redditi di piu natura: la P.IVA forfettaria ma anche un lavoro dipendente part-time, proventi da locazioni, interessi, dividendi. In questi casi la dichiarazione si complica significativamente: il Modello Redditi PF deve raccogliere tutti i quadri rilevanti (LM per il forfettario, Quadro C per il lavoro dipendente, FA per affitti, RL per altri redditi).

4. Calcolo degli acconti e pianificazione del cash flow fiscale

Il regime forfettario prevede il versamento dell’imposta sostitutiva in acconto (prima rata 40% entro il 30 giugno, seconda rata 60% entro il 30 novembre) e in saldo (entro il 30 giugno dell’anno successivo). Il commercialista calcola gli importi, valuta l’opportunita di ridurre gli acconti se il reddito del periodo in corso e presumibilmente inferiore, e pianifica i versamenti per evitare sanzioni.

5. Verifica delle detrazioni accessorie

I forfettari non beneficiano delle detrazioni IRPEF ordinarie (spese mediche, interessi sul mutuo, spese per i figli a carico, ecc.) perche pagano un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF. Tuttavia, in presenza di redditi misti, alcune detrazioni possono essere applicate sulla quota di reddito soggetta a IRPEF. Capire cosa si puo o non si puo detrarre richiede un’analisi caso per caso.

Scadenze dichiarative 2026 per i forfettari

ScadenzaAdempimentoNote
30 aprile 2026Disponibilita bozza precompilata (Modello Redditi PF)Solo parzialmente compilata — Quadro LM vuoto
30 giugno 2026Saldo anno precedente + prima rata acconto (40%)F24 — codice tributo 1793
30 luglio 2026Versamento con maggiorazione 0,40% (proroga estiva)Alternativa al 30 giugno se si opta per la proroga
31 ottobre 2026Trasmissione Modello Redditi PF tramite intermediarioScadenza ordinaria per invio tramite CAF o commercialista
30 novembre 2026Seconda rata acconto imposta sostitutiva (60%)F24 — codice tributo 1793 (acconto seconda rata)

Il Modello Redditi PF, a differenza del 730, non viene inviato tramite il portale precompilata in modalita semplificata: il forfettario deve avvalersi di un intermediario abilitato (CAF con servizio P.IVA, commercialista, consulente del lavoro) oppure, se dotato di idoneo software, inviarlo tramite i canali Fisconline/Entratel.

La novita 2026: i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui forfettari

Un tema sempre piu rilevante nel 2026 riguarda l’intensificazione dell’attivita di controllo dell’Agenzia delle Entrate sui forfettari. L’Agenzia ha aumentato le comunicazioni di anomalia inviate ai titolari di P.IVA, concentrandosi su:

  • Verifica del superamento della soglia di 85.000 euro di ricavi: l’incrocio dei dati delle fatture elettroniche con le dichiarazioni presentate permette di individuare i casi di mancata uscita dal regime.
  • Controllo delle cause ostative, in particolare la verifica del reddito da lavoro dipendente attraverso i flussi delle Certificazioni Uniche.
  • Verifica della corretta applicazione dell’imposta sostitutiva: sono stati segnalati casi di forfettari che applicavano erroneamente l’aliquota del 5% pur non avendo i requisiti (attivita non nuova, o gia esercitata nei tre anni precedenti).

In questo contesto, avere un professionista che ha verificato la correttezza della dichiarazione e degli adempimenti non e solo un vantaggio operativo: e una forma di tutela preventiva. In caso di comunicazione di irregolarita, il commercialista risponde tempestivamente, valuta la fondatezza della contestazione e, se necessario, presenta memorie difensive o procede al ravvedimento operoso nei termini.

CAF e forfettari: quando il CAF puo essere un’alternativa al commercialista

I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) sono abilitati ad assistere i contribuenti nella presentazione del Modello 730, ma non tutti i CAF sono abilitati alla presentazione del Modello Redditi PF, che e il modello dei forfettari.

I CAF che gestiscono anche le partite IVA in regime forfettario sono quelli che dispongono di intermediari abilitati (dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro) nel proprio organico o in convenzione. Questi CAF possono offrire:

  • Analisi della situazione fiscale complessiva del contribuente
  • Verifica dei requisiti di permanenza nel regime forfettario
  • Compilazione e trasmissione del Modello Redditi PF
  • Calcolo e supporto nella predisposizione dei versamenti F24
  • Assistenza in caso di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per i titolari di partita IVA in regime forfettario, con consulenti qualificati in grado di gestire la dichiarazione annuale e la pianificazione fiscale durante l’anno. Leggi anche: Ritenuta d’Acconto Regime Forfettario 2026: Quando Si Applica e Come Gestirla.

Errori comuni dei forfettari fai da te

  • Confondere il 730 con il Modello Redditi: alcuni forfettari presentano il 730 (sbagliato) invece del Modello Redditi PF, omettendo la dichiarazione dei ricavi dell’attivita.
  • Non dedurre i contributi INPS versati: la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori e una delle poche riduzioni consentite ai forfettari. Ometterla porta a pagare piu imposte del dovuto.
  • Applicare l’aliquota al 5% senza averne i diritti: la riduzione al 5% per i primi cinque anni si applica solo se l’attivita e nuova (nei tre anni precedenti non e stata esercitata attivita artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata).
  • Non comunicare l’uscita dal regime: chi supera i 85.000 euro di ricavi deve uscire dal forfettario dall’anno successivo e impostare correttamente la propria contabilita.
  • Ignorare la gestione dei versamenti F24: i codici tributo corretti, le scadenze e le modalita di compensazione non sono intuitive per chi non ha familiarita con la fiscalita delle partite IVA.

Il caso dei forfettari con redditi misti: la complessita aumenta

Una delle situazioni piu delicate e frequenti e quella del forfettario con redditi misti: chi svolge un’attivita professionale in regime forfettario ma ha anche un rapporto di lavoro dipendente, percepisce pensione, ha immobili in affitto o ha altri redditi soggetti a IRPEF.

In questi casi il Modello Redditi PF deve contenere:

  • Il Quadro LM per il reddito in regime forfettario (imposta sostitutiva)
  • Il Quadro C per i redditi da lavoro dipendente (dati dalla CU del datore di lavoro)
  • Il Quadro RB per gli eventuali redditi fondiari
  • Il Quadro RL per altri redditi (locazioni brevi, compensi occasionali)
  • Il Quadro RP per le detrazioni — applicabili pero solo sulla parte di reddito IRPEF, non su quello forfettario

Le detrazioni per carichi di famiglia si calcolano sull’IRPEF lorda dovuta sul reddito complessivo IRPEF (escludendo quello forfettario). Se la quota IRPEF e modesta, la detrazione potrebbe non trovare capienza. Questo aspetto richiede un’analisi professionale per ottimizzare la posizione fiscale del contribuente. Leggi anche: Partita IVA Logopedista 2026 e Partita IVA Veterinario 2026.

📬

Resta aggiornato sulle novita fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

FAQ — Domande frequenti

I forfettari possono usare la dichiarazione precompilata 2026?

I forfettari non possono usare il 730 precompilato, riservato ai lavoratori dipendenti e pensionati. Dal 2022 esiste una bozza precompilata del Modello Redditi PF, ma il Quadro LM — il cuore della dichiarazione del forfettario — e sempre vuoto e va compilato manualmente da un professionista.

Qual e il modello dichiarativo dei forfettari?

I titolari di partita IVA in regime forfettario devono presentare il Modello Redditi Persone Fisiche (Modello Redditi PF), compilando il Quadro LM. Questo modello va trasmesso tramite intermediario abilitato (CAF con servizio P.IVA, commercialista) entro il 31 ottobre di ogni anno.

Quando scade la dichiarazione dei redditi per i forfettari nel 2026?

La scadenza per la trasmissione del Modello Redditi PF tramite intermediario abilitato e il 31 ottobre 2026 (per l’anno d’imposta 2025). L’invio autonomo tramite Fisconline/Entratel scade invece al 30 novembre 2026.

Quanto paga di tasse un forfettario nel 2026?

Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito netto imponibile (ricavi × coefficiente − contributi previdenziali). Per le nuove attivita che rispettano i requisiti, l’aliquota e ridotta al 5% per i primi cinque anni. Non applica l’IVA sulle fatture e non beneficia delle detrazioni IRPEF ordinarie.

Posso detrarre le spese mediche se sono in regime forfettario?

No, se il reddito e interamente forfettario. Le detrazioni IRPEF (spese mediche, interessi mutuo, spese per figli a carico) si applicano sull’IRPEF dovuta, ma il forfettario paga un’imposta sostitutiva. Chi ha redditi misti (forfettario + lavoro dipendente) puo invece beneficiare delle detrazioni sulla quota di reddito soggetta a IRPEF.

Cosa succede se un forfettario supera i 85.000 euro di ricavi?

Se i ricavi superano 85.000 euro nell’anno, il forfettario perde il regime dall’anno successivo e deve passare al regime ordinario con IVA e contabilita ordinaria. Se i ricavi superano 100.000 euro nell’anno in corso, l’uscita dal regime e immediata: dall’operazione che ha determinato il superamento occorre applicare IVA e ricalcolare le imposte.

Il CAF puo assistere un forfettario nella dichiarazione dei redditi?

Si, ma solo i CAF dotati di intermediari abilitati (commercialisti, ragionieri) possono gestire il Modello Redditi PF dei forfettari. I CAF che gestiscono solo il 730 non possono assistere i titolari di P.IVA in regime forfettario. E fondamentale verificare preventivamente i servizi offerti dal CAF a cui ci si rivolge.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-23 12:23:482026-06-28 00:15:47Forfettari e dichiarazione precompilata 2026: l’intervento del commercialista resta indispensabile
CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

F24 del Condominio: Guida Completa al Versamento della Ritenuta d’Acconto 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il F24 del condominio per la ritenuta d’acconto è uno degli adempimenti fiscali più delicati che ogni amministratore di condominio deve gestire con precisione e puntualità. Quando il condominio paga un lavoratore autonomo — che sia un idraulico, un elettricista, un geometra o un avvocato — ha l’obbligo di trattenere una parte del compenso e versarla all’Agenzia delle Entrate tramite il modello F24. Si tratta della cosiddetta ritenuta d’acconto, un meccanismo che trasforma il condominio in un sostituto d’imposta.

Se sei un amministratore di condominio e ti trovi a gestire queste pratiche per la prima volta, oppure sei un condomino curioso di capire come funziona, questa guida ti spiega tutto: cos’è la ritenuta d’acconto del condominio, come si calcola, quali codici tributo usare, quando versarla e come compilare il modello F24 senza commettere errori.

📬

Resta aggiornato sulle novita fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

📋 Indice dei Contenuti
1. Cos’è la ritenuta d’acconto del condominio
2. Quando si applica la ritenuta d’acconto
3. Come si calcola la ritenuta d’acconto
4. Codici tributo F24 per il condominio
5. Come compilare il modello F24
6. Scadenze per il versamento della ritenuta
7. Certificazione Unica e Modello 770
8. Errori comuni da evitare
9. Domande frequenti

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la Ritenuta d’Acconto del Condominio
  2. Quando si Applica la Ritenuta d’Acconto al Condominio
  3. Come si Calcola la Ritenuta d’Acconto del Condominio
  4. Codici Tributo F24 per il Condominio: la Guida Completa
  5. Come Compilare il Modello F24 per il Condominio
  6. Scadenze per il Versamento della Ritenuta d’Acconto F24
  7. Certificazione Unica e Modello 770: gli Adempimenti Annuali del Condominio
  8. Errori Comuni da Evitare nel Versamento della Ritenuta F24
  9. Domande Frequenti sul F24 del Condominio

Cos’è la Ritenuta d’Acconto del Condominio

La ritenuta d’acconto è una trattenuta fiscale che il condominio applica sui compensi pagati a determinati professionisti e lavoratori autonomi. In pratica, quando l’amministratore paga una fattura a un artigiano o a un professionista che lavora in regime ordinario, non versa l’intero importo: trattiene una percentuale e la versa direttamente all’Agenzia delle Entrate per conto del lavoratore. È come se il condominio pagasse in anticipo una parte delle imposte dovute dal professionista.

Questo meccanismo è regolato dal DPR 600/1973, articolo 25, che individua i soggetti obbligati ad operare le ritenute. Il condominio, in quanto ente che eroga compensi a lavoratori autonomi, è equiparato a un sostituto d’imposta: deve quindi trattenere la ritenuta, versarla al Fisco tramite modello F24 entro le scadenze di legge, e poi certificare l’importo trattenuto al lavoratore attraverso la Certificazione Unica (CU).

È importante sottolineare che la ritenuta d’acconto non è un costo aggiuntivo per il condominio: è semplicemente una diversa modalità di pagamento. Se la fattura è di 1.000 euro, il condominio paga 800 euro al professionista e 200 euro (la ritenuta) all’Erario. Il totale erogato è sempre 1.000 euro.

Quando si Applica la Ritenuta d’Acconto al Condominio

Non tutte le fatture che il condominio riceve sono soggette a ritenuta. Capire quando applicare la ritenuta d’acconto è fondamentale per evitare errori che possono costare sanzioni. In linea di massima, la ritenuta si applica quando il condominio paga compensi per prestazioni di lavoro autonomo, cioè servizi professionali resi da persone fisiche o da imprese individuali in regime ordinario.

Ecco le categorie di prestatori soggetti a ritenuta quando lavorano per il condominio:

  • Professionisti con partita IVA in regime ordinario: geometri, architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, consulenti legali e tecnici
  • Lavoratori autonomi occasionali: chi effettua lavori senza partita IVA, con compensi che costituiscono reddito diverso ai sensi dell’art. 67 TUIR
  • Amministratori di condominio professionisti: quando percepiscono il compenso per la propria attività gestionale
  • Agenti e mediatori: nei casi in cui il condominio si avvalga di intermediari per locazioni di parti comuni

Attenzione: la situazione si complica con gli artigiani e le imprese. Un idraulico, un elettricista o una ditta di pulizie che emette fattura come impresa in regime ordinario IVA (società o ditta individuale con attività d’impresa) non è soggetto a ritenuta d’acconto. La ritenuta si applica solo alle prestazioni di lavoro autonomo, non a quelle di lavoro d’impresa. Per distinguere i due casi, il professionista inserisce in fattura la dicitura “prestazione soggetta a ritenuta d’acconto” se la ritenuta si applica.

Esiste però un’ulteriore categoria specifica per i condomìni: la ritenuta del 4% sulle spese di ristrutturazione pagate tramite bonifico parlante. Questa ritenuta viene operata direttamente dalla banca al momento del pagamento e non richiede alcun intervento dell’amministratore: è la banca stessa a trattenerla e versarla. Si tratta quindi di un meccanismo automatico e separato rispetto alla ritenuta d’acconto classica.

Come si Calcola la Ritenuta d’Acconto del Condominio

Il calcolo della ritenuta d’acconto per il condominio segue regole precise stabilite dalla normativa fiscale. L’aliquota applicata varia in base alla tipologia di prestazione e allo status del prestatore:

  • 20% del compenso imponibile: per le prestazioni di lavoro autonomo abituale (professionisti con partita IVA in regime ordinario)
  • 20% del compenso: per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale (senza partita IVA)
  • 4% del corrispettivo lordo IVA inclusa: per i bonifici relativi a lavori su cui spetta detrazione fiscale (ristrutturazione, risparmio energetico) — in questo caso la trattiene direttamente la banca

La base su cui calcolare la ritenuta è il compenso al netto dell’IVA e delle spese documentate rimborsate. Se la fattura include rimborsi spese documentati (es. materiali acquistati), queste somme non rientrano nella base imponibile della ritenuta. Vediamo un esempio pratico per chiarire il concetto.

Esempio: Il condominio riceve una fattura dal geometra che ha seguito la perizia per una causa condominiale. Il geometra è iscritto all’albo e lavora in regime ordinario. La fattura è così composta:

  • Compenso professionale: 500,00 euro
  • IVA 22%: 110,00 euro
  • Ritenuta d’acconto 20%: – 100,00 euro
  • Netto da pagare al geometra: 510,00 euro
  • Da versare all’Agenzia delle Entrate tramite F24: 100,00 euro

Il geometra riceverà quindi 510 euro invece di 610 (compenso + IVA). I 100 euro trattenuti verranno versati dal condominio al Fisco tramite modello F24 entro il 16 del mese successivo a quello di pagamento della fattura. Il geometra, in sede di dichiarazione dei redditi, utilizzerà la ritenuta subita come credito d’imposta.

Un caso particolare riguarda i professionisti in regime forfettario: questi soggetti sono esonerati dall’applicazione della ritenuta d’acconto. La fattura di un professionista forfettario non includerà mai la voce ritenuta, e il condominio pagherà l’intero importo indicato. Il professionista è tenuto a indicare in fattura la dicitura “operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge n. 190/2014 — Regime Forfettario: non soggetto a ritenuta d’acconto”.

Codici Tributo F24 per il Condominio: la Guida Completa

Il codice tributo è il cuore del modello F24: identifica il tipo di versamento che si sta effettuando. Usare il codice sbagliato significa rischiare che il pagamento non venga correttamente imputato, con conseguenti avvisi di irregolarità da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per il condominio, i codici tributo più rilevanti per il versamento della ritenuta d’acconto sono i seguenti:

Codice TributoDescrizioneTipo di prestazione
1040Ritenute su redditi di lavoro autonomoProfessionisti con P.IVA, geometri, avvocati, commercialisti, tecnici
1040Ritenute su redditi di lavoro autonomo occasionaleLavoratori occasionali senza P.IVA (redditi art. 67 TUIR)
1001Ritenute IRPEF su redditi di lavoro dipendenteSolo se il condominio ha dipendenti (portiere, addetto pulizie con rapporto di lavoro dipendente)
1004Ritenute IRPEF su redditi assimilati al lavoro dipendenteCompensi amministratore se il rapporto è assimilato al lavoro dipendente

Il codice tributo 1040 è il più utilizzato dalla gran parte dei condomìni, perché si applica ai compensi corrisposti a professionisti e lavoratori autonomi. Nella sezione Erario del modello F24, questo codice va inserito insieme al periodo di riferimento (il mese in cui è avvenuto il pagamento) e all’anno d’imposta (di solito l’anno in cui si paga).

Per i condomìni che hanno dipendenti (ad esempio un portiere), il codice tributo 1001 riguarda le ritenute IRPEF sullo stipendio. Anche in questo caso il versamento avviene con il modello F24, entro il 16 del mese successivo a quello di pagamento dello stipendio.

Come Compilare il Modello F24 per il Condominio

La compilazione del modello F24 per il versamento della ritenuta d’acconto del condominio richiede attenzione nella sezione Erario. Ecco i campi da compilare correttamente:

  • Codice fiscale del condominio: il codice fiscale del condominio stesso (non dell’amministratore). Ogni condominio deve avere il proprio codice fiscale, che si richiede all’Agenzia delle Entrate
  • Sezione Erario: qui si inseriscono le ritenute d’acconto su lavoro autonomo
  • Codice tributo: 1040 per lavoro autonomo professionale e occasionale
  • Rateazione / Regione / Prov. EC: lasciare in bianco per le ritenute
  • Anno di riferimento: l’anno in cui è stata effettuata la prestazione e il pagamento
  • Mese di riferimento: il mese in cui si è pagata la fattura (da indicare nel formato MM)
  • Importi a debito versati: l’ammontare della ritenuta da versare

Un aspetto che crea spesso confusione riguarda il codice fiscale del condominio. Molti amministratori, soprattutto dei piccoli condomìni, usano erroneamente il proprio codice fiscale personale. Questo è un errore grave: il versamento va imputato al condominio come soggetto passivo d’imposta, non all’amministratore. Se il condominio non ha ancora il codice fiscale, occorre richiederlo all’Agenzia delle Entrate con il modello AA5/6 prima di effettuare qualsiasi versamento.

Il modello F24 può essere presentato in tre modi: tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 online), tramite homebanking della propria banca, oppure — per importi inferiori a determinate soglie — in forma cartacea presso banche e uffici postali. Per i condomìni con più di una posizione debitoria mensile, il versamento telematico è fortemente consigliato perché consente anche la compensazione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gli amministratori nella compilazione e nel versamento del modello F24, garantendo la correttezza di ogni dato inserito e il rispetto delle scadenze fiscali.

Scadenze per il Versamento della Ritenuta d’Acconto F24

Le scadenze per il versamento della ritenuta d’acconto tramite F24 sono mensili e tassative. La regola generale è semplice: la ritenuta trattenuta nel mese precedente va versata entro il giorno 16 del mese successivo. Se il 16 cade di sabato o in un giorno festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo utile.

Mese di pagamento fatturaScadenza versamento F24
Gennaio 202616 febbraio 2026
Febbraio 202616 marzo 2026
Marzo 202616 aprile 2026
Aprile 202618 maggio 2026 (il 16 è sabato)
Maggio 202616 giugno 2026
Giugno 202616 luglio 2026
Luglio 202617 agosto 2026 (sospensione ferragosto)
Agosto 202616 settembre 2026
Settembre 202616 ottobre 2026
Ottobre 202616 novembre 2026
Novembre 202616 dicembre 2026
Dicembre 202618 gennaio 2027 (il 16 è sabato)

Esiste un’eccezione importante per il mese di agosto: i versamenti con scadenza dal 1° al 20 agosto possono essere effettuati entro il 20 agosto senza alcuna maggiorazione, oppure entro il 20 settembre con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse. Per i condomìni che pagano fatture di luglio con ritenuta da versare entro il 16 agosto, conviene pianificare il pagamento prima della chiusura estiva.

Il mancato rispetto delle scadenze F24 comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. Il ravvedimento operoso consente di regolarizzare i versamenti tardivi con sanzioni ridotte: si parte dallo 0,1% per ogni giorno di ritardo fino a 14 giorni, con le seguenti aliquote aggiornate post D.Lgs. 87/2024: 1,25% entro 30 giorni (breve), 1,39% entro 90 giorni, 3,125% entro 1 anno. Più si aspetta, più la sanzione aumenta. Rivolgersi tempestivamente al CAF Centro Fiscale di Udine consente di calcolare correttamente l’importo del ravvedimento ed evitare ulteriori complicazioni.

Certificazione Unica e Modello 770: gli Adempimenti Annuali del Condominio

Il versamento mensile della ritenuta tramite F24 non è l’unico adempimento fiscale del condominio come sostituto d’imposta. A fine anno, l’amministratore deve anche rilasciare la Certificazione Unica (CU) a tutti i professionisti a cui ha trattenuto ritenute durante l’anno, e trasmettere il Modello 770 all’Agenzia delle Entrate.

La Certificazione Unica è il documento che attesta al lavoratore autonomo l’ammontare delle ritenute subite nel corso dell’anno. È essenziale per la dichiarazione dei redditi del professionista: senza questo documento, il percipiente non può portare in detrazione le ritenute subite. La CU deve essere consegnata al lavoratore autonomo entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento. Per il 2025, la CU andava consegnata entro il 17 marzo 2026 (il 16 cadeva di domenica).

Il Modello 770 è invece la dichiarazione annuale del sostituto d’imposta che il condominio deve trasmettere all’Agenzia delle Entrate, riepilogando tutte le ritenute operate e versate durante l’anno. La scadenza per il Modello 770 relativo all’anno 2025 è il 31 luglio 2026. Si tratta di un adempimento complesso che richiede la disponibilità di tutti i dati dei versamenti effettuati mese per mese: una buona organizzazione durante l’anno (conservare tutti i modelli F24 pagati) semplifica enormemente la compilazione del 770.

Per i condomìni con la Certificazione Unica relativa ai lavoratori autonomi, è fondamentale conoscere la distinzione tra i diversi quadri del Modello 770: il Quadro SA riguarda i compensi per lavoro autonomo professionale, mentre il Quadro SB riguarda le prestazioni occasionali. Un’ulteriore attenzione va posta per l’amministratore di condominio professionista: se percepisce il compenso come lavoratore autonomo, il condominio deve operare la ritenuta e includerlo nel 770. Se invece il rapporto è configurato come amministrazione condominiale nell’ambito di attività d’impresa, la disciplina cambia.

La gestione della Certificazione Unica per lavoratori autonomi e del Modello 770 richiede competenza tecnica e attenzione ai dettagli. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per tutti questi adempimenti, sia per i piccoli condomìni con poche ritenute da gestire, sia per i complessi condominiali più strutturati.

Errori Comuni da Evitare nel Versamento della Ritenuta F24

Nella pratica quotidiana della gestione condominiale, si riscontrano alcuni errori ricorrenti che possono generare problemi con l’Agenzia delle Entrate. Conoscerli in anticipo permette di evitarli e di gestire l’adempimento in modo corretto.

Il primo errore, già menzionato, è utilizzare il codice fiscale sbagliato nel modello F24. L’amministratore deve inserire il codice fiscale del condominio, non il proprio. Ogni condominio — anche un piccolo edificio di tre appartamenti — deve avere il proprio codice fiscale. Se il condominio non l’ha mai richiesto, l’amministratore deve sanare questa situazione prima di effettuare qualsiasi versamento.

Il secondo errore frequente riguarda la confusione tra lavoro autonomo e lavoro d’impresa. Come abbiamo visto, la ritenuta del 20% si applica alle prestazioni di lavoro autonomo, non alle imprese. Applicare la ritenuta a una ditta di costruzioni che emette fattura come impresa crea problemi a entrambe le parti: il professionista si ritrova con una trattenuta non dovuta che dovrà recuperare, il condominio deve correggere il versamento. Verificare sempre il regime fiscale del prestatore prima di operare la ritenuta.

Il terzo errore tipico è non verificare se il professionista è in regime forfettario. I professionisti forfettari sono esonerati dalla ritenuta (come spiegato in precedenza) e lo indicano in fattura. Applicare comunque la ritenuta a un forfettario significa ridurre ingiustamente il suo compenso. La fattura del professionista forfettario riporterà sempre la dicitura di esonero.

Altri errori comuni includono: dimenticare di versare la ritenuta (molto frequente nei condomìni piccoli dove l’amministratore è un condomino non professionista), usare il codice tributo errato (es. usare il 1001 invece del 1040), indicare un periodo di riferimento sbagliato, o — nei casi più gravi — non rilasciare la Certificazione Unica entro i termini. Ogni omissione comporta sanzioni che si aggiungono all’importo dovuto.

Una buona pratica per l’amministratore di condominio è tenere un registro delle ritenute operate durante l’anno: per ogni fattura ricevuta da un lavoratore autonomo, annotare data di pagamento, nome del percipiente, codice fiscale, compenso lordo e ritenuta operata. Questo documento semplifica enormemente la compilazione del Modello 770 a fine anno e consente di verificare in qualsiasi momento che tutti i versamenti siano stati effettuati.

Hai bisogno di assistenza per la gestione delle ritenute d’acconto del condominio e per la compilazione del modello F24? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio dedicato agli amministratori condominiali, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

📬

Resta aggiornato sulle novita fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Domande Frequenti sul F24 del Condominio

Il condominio deve sempre versare la ritenuta d’acconto?

Il condominio è obbligato a operare la ritenuta d’acconto solo quando paga compensi a lavoratori autonomi (professionisti con P.IVA in regime ordinario o lavoratori occasionali senza P.IVA). Non si applica ai pagamenti verso imprese (ditte, SRL, SNC) per lavori di manutenzione ordinaria, né verso professionisti in regime forfettario. Se il condominio non ha mai pagato professionisti con ritenuta, non ha l’obbligo di presentare il Modello 770.

Cosa succede se l’amministratore dimentica di versare la ritenuta entro il 16 del mese?

Il mancato versamento entro la scadenza F24 comporta l’applicazione di sanzioni e interessi di mora. È possibile rimediare attraverso il ravvedimento operoso, che permette di versare tardivamente con sanzioni ridotte: 0,1% per ogni giorno di ritardo (fino a 14 giorni), poi 1,25% entro 30 giorni (breve), poi 1,39% entro 90 giorni (medio), poi 3,125% entro 1 anno (percentuali post riforma D.Lgs. 87/2024, in vigore dal 1° settembre 2024). Più si aspetta, più la sanzione aumenta. Meglio regolarizzare subito con l’aiuto del CAF Centro Fiscale.

Il geometra che segue la perizia condominiale è soggetto a ritenuta?

Dipende dal regime fiscale del geometra. Se il geometra ha partita IVA in regime ordinario, il condominio deve operare la ritenuta del 20% sul suo compenso (al netto dell’IVA) e versarla tramite F24 con codice tributo 1040. Se invece il geometra è in regime forfettario, non si applica alcuna ritenuta e il condominio paga l’intero importo fatturato. Il geometra indicherà sempre in fattura quale regime si applica.

Qual è la differenza tra la ritenuta del 4% sui bonifici e la ritenuta d’acconto del 20%?

Sono due meccanismi distinti. La ritenuta del 4% si applica sui bonifici bancari per lavori di ristrutturazione e risparmio energetico che danno diritto a detrazione fiscale (es. bonus casa, ecobonus): viene trattenuta automaticamente dalla banca al momento del pagamento e l’amministratore non deve fare nulla. La ritenuta d’acconto del 20% riguarda invece i compensi per prestazioni di lavoro autonomo (professionisti, consulenti) e deve essere calcolata e versata dall’amministratore tramite modello F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento.

Il compenso dell’amministratore di condominio è soggetto a ritenuta?

Sì, nella maggior parte dei casi. Se l’amministratore di condominio è un libero professionista (con P.IVA in regime ordinario), il suo compenso è soggetto alla ritenuta d’acconto del 20%. Il condominio deve trattenerla e versarla con il codice tributo 1040. Se l’amministratore è in regime forfettario, non si applica ritenuta. Se è un condomino non professionista che non riceve compenso, ovviamente la questione non si pone. In ogni caso, l’amministratore indica in fattura il trattamento fiscale applicabile.

Hai bisogno di assistenza per il versamento della ritenuta d’acconto del condominio tramite F24? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per guidarti in ogni adempimento fiscale condominiale, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team di esperti si occuperà di tutto.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 10:23:482026-06-28 00:09:31F24 del Condominio: Guida Completa al Versamento della Ritenuta d’Acconto 2026
CAF

Bonus Ristrutturazione Casa 2026: Detrazioni e Limiti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il bonus ristrutturazione 2026 consente di detrarre dall’IRPEF una percentuale delle spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia degli immobili residenziali. Nel 2026 le aliquote sono cambiate rispetto al 2025: la detrazione scende al 36% per la prima casa e al 30% per le altre abitazioni, su un massimo di 96.000 euro di spesa. In questa guida vediamo nel dettaglio come funziona, quali lavori sono ammessi e come ottenere la detrazione.

Questa guida fa parte del nostro approfondimento su tutti i bonus e agevolazioni per le famiglie nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e il Bonus Ristrutturazione
  2. Aliquote e Limiti di Spesa 2026
  3. Lavori Ammessi
  4. Chi Puo Richiederlo
  5. Come Pagare: Il Bonifico Parlante
  6. Documenti da Conservare
  7. Come Inserire la Detrazione in Dichiarazione
  8. Altri Bonus Casa 2026
  9. Domande Frequenti
  10. Assistenza CAF

Cos’e il Bonus Ristrutturazione

Il bonus ristrutturazione e una detrazione fiscale IRPEF sulle spese sostenute per lavori edilizi su immobili residenziali. Non si tratta di un contributo diretto, ma di un risparmio sulle tasse: l’importo detraibile viene suddiviso in 10 rate annuali di pari importo e scalato dall’IRPEF dovuta in sede di dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF).

Aliquote e Limiti di Spesa nel 2026

La Legge di Bilancio 2025 ha previsto un decalage progressivo delle aliquote di detrazione per il triennio 2025-2027:

AnnoPrima CasaAltre AbitazioniTetto di Spesa
202550%36%96.000 euro
202636%30%96.000 euro
202736%30%96.000 euro

Esempio pratico: se nel 2026 spendi 50.000 euro per ristrutturare la tua prima casa, la detrazione sara del 36%, cioe 18.000 euro, suddivisa in 10 rate annuali da 1.800 euro ciascuna.

Lavori Ammessi al Bonus Ristrutturazione

Rientrano nel bonus ristrutturazione i seguenti interventi:

Manutenzione straordinaria

  • Sostituzione di infissi e serramenti
  • Rifacimento dell’impianto elettrico o idraulico
  • Installazione di ascensori o scale di sicurezza
  • Sostituzione della caldaia
  • Realizzazione di servizi igienici

Restauro e risanamento conservativo

  • Consolidamento strutturale dell’edificio
  • Ripristino dell’aspetto storico-architettonico
  • Adeguamento delle altezze dei solai

Ristrutturazione edilizia

  • Demolizione e ricostruzione con stessa volumetria
  • Modifica della facciata
  • Cambio di destinazione d’uso
  • Realizzazione di una mansarda o di un soppalco

Altri interventi ammessi

  • Eliminazione delle barriere architettoniche
  • Bonifica dall’amianto
  • Interventi per prevenire atti illeciti (inferriate, porte blindate, allarmi)
  • Cablatura e contenimento dell’inquinamento acustico

Chi Puo Richiedere il Bonus Ristrutturazione

Possono beneficiare della detrazione:

  • Proprietari dell’immobile
  • Nudi proprietari
  • Usufruttuari
  • Inquilini (locatari) con contratto regolare
  • Comodatari
  • Familiari conviventi del proprietario (coniuge, parenti entro il terzo grado)

Non e richiesto un limite di reddito o di ISEE: la detrazione spetta a chiunque sostenga la spesa e abbia un titolo sull’immobile.

Come Pagare: Il Bonifico Parlante

Per usufruire della detrazione, i pagamenti devono essere effettuati tramite bonifico parlante (bancario o postale), che deve contenere:

  • Causale del versamento: riferimento alla norma (art. 16-bis del DPR 917/1986)
  • Codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • Codice fiscale o Partita IVA del destinatario del pagamento (impresa/professionista)

Attenzione: i pagamenti in contanti, con assegni o con carte di credito non danno diritto alla detrazione (fanno eccezione gli oneri di urbanizzazione, le ritenute d’acconto e l’imposta di bollo, che possono essere pagati con modalita diverse).

Documenti da Conservare

  • Ricevute dei bonifici parlanti
  • Fatture o ricevute fiscali delle imprese
  • Titolo abilitativo (permesso di costruire, SCIA, CILA) o dichiarazione sostitutiva per lavori in edilizia libera
  • Comunicazione preventiva all’ASL (se richiesta per motivi di sicurezza)
  • Comunicazione ENEA (solo per interventi che comportano risparmio energetico)

Come Inserire la Detrazione in Dichiarazione dei Redditi

La detrazione per ristrutturazione si inserisce nel Modello 730 (Quadro E, Sezione III A) o nel Modello Redditi PF (Quadro RP). E necessario indicare:

  • Anno di sostenimento della spesa
  • Importo totale della spesa
  • Numero della rata (da 1 a 10)
  • Dati catastali dell’immobile

Il CAF Centro Fiscale inserisce automaticamente i dati della ristrutturazione nella compilazione del 730, verificando la correttezza della documentazione.

Altri Bonus Casa 2026

Oltre al bonus ristrutturazione, nel 2026 sono disponibili altre agevolazioni per la casa:

  • Ecobonus: detrazione dal 50% al 65% per interventi di efficientamento energetico (cappotto termico, pannelli solari, pompe di calore)
  • Sismabonus: detrazione dal 50% all’85% per interventi antisismici nelle zone a rischio
  • Bonus mobili: detrazione al 50% su un massimo di 5.000 euro per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati all’immobile ristrutturato
  • Bonus verde: detrazione al 36% su un massimo di 5.000 euro per la sistemazione di giardini e aree verdi

Domande Frequenti sul Bonus Ristrutturazione 2026

Il bonus vale anche per la manutenzione ordinaria?

Per le singole unita abitative, no: la manutenzione ordinaria (tinteggiatura, sostituzione di piastrelle, ecc.) non e detraibile. Lo e invece per le parti comuni condominiali.

Posso cedere il credito o usare lo sconto in fattura?

Dal 2025, la cessione del credito e lo sconto in fattura sono stati eliminati per il bonus ristrutturazione ordinario. La detrazione e fruibile solo in dichiarazione dei redditi.

Come si calcola la detrazione per la seconda casa?

Per le abitazioni diverse dalla prima casa, nel 2026 la detrazione e al 30%. Su una spesa di 50.000 euro, la detrazione sara di 15.000 euro in 10 rate da 1.500 euro.

Compila il 730 con il CAF Centro Fiscale

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nell’inserimento delle detrazioni per ristrutturazione nel Modello 730, verificando la completezza della documentazione e il rispetto dei requisiti.

Prenota il Tuo Appuntamento

Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

Oppure compila il modulo:

    Il tuo nome (*)

    La tua email (*)

    Il tuo telefono (*)

    Richiesta (eventuale)

    Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

    CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel: 0432 1638640

    Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 09:00:002026-04-08 10:19:44Bonus Ristrutturazione Casa 2026: Detrazioni e Limiti
    PATRONATO

    Pensione Anticipata 2026: Requisiti e Come Fare Domanda

    SERVIZI CAF Centro Fiscale

    La pensione anticipata 2026 rappresenta una delle principali vie d’uscita dal mondo del lavoro per chi ha accumulato un’anzianità contributiva significativa, ma non ha ancora raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia. Con i requisiti contributivi di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, questa forma pensionistica consente di ritirarsi prima, a prescindere dall’età anagrafica.

    In questa guida completa analizziamo tutti i requisiti per la pensione anticipata nel 2026, le modalità per presentare domanda all’INPS, le finestre mobili previste, il calcolo dell’importo pensionistico e le alternative disponibili, come la pensione anticipata contributiva per chi ha esclusivamente contributi versati dal 1996 in poi.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è la pensione anticipata
    2. Requisiti pensione anticipata ordinaria 2026
    3. Pensione anticipata contributiva: requisiti 64 anni
    4. Finestre mobili 2026: quando si prende la pensione
    5. Come fare domanda INPS: procedura online
    6. Calcolo importo pensione anticipata
    7. Penalizzazioni e decurtazioni: quando si applicano
    8. Domande frequenti (FAQ)
    9. Assistenza CAF per la domanda di pensione

    Cos’è la pensione anticipata

    La pensione anticipata è una prestazione previdenziale che consente di accedere alla pensione prima di aver raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia (attualmente 67 anni), a condizione di aver maturato un elevato numero di anni di contributi.

    A differenza della pensione di vecchiaia, dove il requisito principale è l’età anagrafica (67 anni con almeno 20 anni di contributi), la pensione anticipata si basa esclusivamente sull’anzianità contributiva, senza limiti di età minima o massima.

    Esistono due tipologie principali:

    • Pensione anticipata ordinaria: richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne (tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di inizio dell’attività lavorativa)
    • Pensione anticipata contributiva: richiede 64 anni di età e 20 anni di contributi, ma è riservata esclusivamente a chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (lavoratori contributivi puri)

    Requisiti pensione anticipata ordinaria 2026

    Per accedere alla pensione anticipata ordinaria nel 2026, è necessario soddisfare i seguenti requisiti contributivi, che non sono soggetti ad adeguamento alla speranza di vita (congelati dal 2019):

    Requisiti contributivi per uomini

    • 42 anni e 10 mesi di contributi (pari a 2.227 settimane)
    • Nessun requisito di età anagrafica minima o massima
    • Sono validi tutti i tipi di contributi: obbligatori, volontari, figurativi, da riscatto

    Requisiti contributivi per donne

    • 41 anni e 10 mesi di contributi (pari a 2.175 settimane)
    • Nessun requisito di età anagrafica
    • Tutti i tipi di contributi sono validi (obbligatori, volontari, figurativi, riscatto laurea, ricongiunzione)

    Contributi validi per il calcolo

    Ai fini del raggiungimento dei requisiti contributivi per la pensione anticipata, sono considerati validi:

    • Contributi obbligatori: versati dal datore di lavoro o dal lavoratore autonomo
    • Contributi volontari: versati dal lavoratore per coprire periodi non lavorati
    • Contributi figurativi: accreditati per maternità, disoccupazione (NASPI), malattia, cassa integrazione
    • Contributi da riscatto: riscatto laurea, riscatto periodi non coperti da contribuzione
    • Contributi da ricongiunzione: unificazione di contributi versati in diverse gestioni previdenziali

    Nota importante: per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (contributivi puri), è richiesto anche che l’importo della pensione sia almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1.603 euro lordi mensili nel 2026).

    Pensione anticipata contributiva: requisiti 64 anni

    La pensione anticipata contributiva è una forma specifica di pensionamento anticipato riservata esclusivamente ai lavoratori contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 e non hanno contributi versati nel sistema retributivo.

    Requisiti nel 2026

    • 64 anni di età (requisito soggetto ad adeguamento alla speranza di vita)
    • 20 anni di contributi effettivi (almeno 1.040 settimane)
    • Primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996 o successivo
    • Importo minimo della pensione: almeno 3 volte l’assegno sociale (circa 1.717 euro lordi mensili nel 2026)

    Differenze con la pensione anticipata ordinaria

    A differenza della pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi), la pensione anticipata contributiva:

    • Richiede molti meno anni di contributi (20 invece di 42/41)
    • Prevede un requisito anagrafico (64 anni)
    • Richiede un importo minimo di pensione (3 volte l’assegno sociale)
    • È calcolata esclusivamente con il sistema contributivo (generalmente meno favorevole del sistema misto o retributivo)

    Per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, questa opzione non è accessibile: l’unica via per la pensione anticipata resta quella ordinaria con i requisiti contributivi di 42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi.

    Finestre mobili 2026: quando si prende la pensione

    Una volta maturati i requisiti contributivi per la pensione anticipata, non si accede immediatamente al trattamento pensionistico. È necessario attendere il periodo di finestra mobile, che decorre dalla data di maturazione dei requisiti.

    Finestre per la pensione anticipata ordinaria

    Per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi), la finestra mobile è di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti:

    • Lavoratori dipendenti: 3 mesi di attesa
    • Lavoratori autonomi: 3 mesi di attesa

    Esempio pratico: se un lavoratore dipendente uomo matura i 42 anni e 10 mesi di contributi il 15 marzo 2026, potrà accedere alla pensione dal 1° luglio 2026 (primo giorno del mese successivo alla scadenza dei 3 mesi).

    Finestre per la pensione anticipata contributiva

    Per la pensione anticipata contributiva (64 anni + 20 anni contributi), le finestre mobili sono:

    • Lavoratori dipendenti: 3 mesi dalla maturazione dei requisiti
    • Lavoratori autonomi: 6 mesi dalla maturazione dei requisiti

    Decorrenza del primo pagamento

    Il primo pagamento della pensione avviene generalmente il primo giorno del mese successivo alla scadenza della finestra mobile. L’INPS eroga le pensioni con le seguenti cadenze:

    • Ufficio postale: dal primo giorno bancabile del mese
    • Accredito bancario: generalmente il primo del mese (se giorno lavorativo)

    Come fare domanda INPS: procedura online

    La domanda di pensione anticipata deve essere presentata esclusivamente online all’INPS. Sono disponibili tre modalità:

    1. Portale INPS con SPID, CIE o CNS

    Accedi al sito www.inps.it con le tue credenziali digitali (SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi):

    1. Accedi all’area personale “MyINPS”
    2. Nella sezione “Pensione e Previdenza”, seleziona “Domanda di pensione”
    3. Scegli “Pensione anticipata” come tipo di prestazione
    4. Compila tutti i campi richiesti (dati anagrafici, contributivi, modalità di pagamento)
    5. Allega i documenti richiesti (se necessario)
    6. Invia la domanda e conserva la ricevuta con il protocollo

    2. Contact Center INPS

    Puoi presentare domanda telefonicamente chiamando il Contact Center INPS:

    • Numero verde: 803 164 (gratuito da rete fissa)
    • Numero ordinario: 06 164 164 (da cellulare, a pagamento)

    Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 alle 20:00; sabato dalle 8:00 alle 14:00.

    3. Tramite CAF o Patronato

    Il metodo più semplice e sicuro è rivolgersi a un CAF patronato come il CAF Centro Fiscale di Udine. Il professionista:

    • Verifica preventivamente i requisiti contributivi e anagrafici
    • Raccoglie tutta la documentazione necessaria
    • Compila correttamente la domanda online
    • Monitora lo stato della pratica fino all’esito
    • Ti assiste in caso di richieste integrative o problematiche

    Documenti necessari

    Per presentare la domanda di pensione anticipata, prepara la seguente documentazione:

    • Documento d’identità in corso di validità
    • Codice fiscale
    • Estratto contributivo (scaricabile dal portale INPS o fornito dal CAF)
    • IBAN del conto corrente per l’accredito della pensione
    • Modello AP139 (se hai contributi esteri da totalizzare)
    • Eventuale documentazione aggiuntiva per riscatti, ricongiunzioni, totalizzazioni

    Tempi di lavorazione

    L’INPS ha fino a 90 giorni per istruire la domanda e comunicare l’esito. Nei casi complessi (contributi da ricongiunzione, riscatti, contributi esteri), i tempi possono allungarsi. È consigliabile presentare la domanda almeno 6 mesi prima della data prevista di pensionamento.

    Calcolo importo pensione anticipata

    L’importo della pensione anticipata dipende dal sistema di calcolo applicabile al lavoratore, in base alla data di inizio dell’attività lavorativa e all’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

    Sistema di calcolo retributivo

    Si applica ai lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Il calcolo è basato sulla media delle ultime retribuzioni (sistema più favorevole):

    • Quota A: anzianità contributiva fino al 31/12/1992, calcolata sulla media delle ultime 5 anni (dipendenti) o 10 anni (autonomi)
    • Quota B: anzianità dal 01/01/1993 al 31/12/2011, calcolata sulla media delle ultime 10 anni (dipendenti) o 15 anni (autonomi)
    • Quota C: anzianità dal 01/01/2012 in poi, calcolata con il sistema contributivo

    Sistema di calcolo misto

    Si applica a chi ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, ma ha iniziato a lavorare prima del 1996:

    • Contributi fino al 31/12/1995: calcolo con sistema retributivo
    • Contributi dal 01/01/1996 in poi: calcolo con sistema contributivo

    Sistema di calcolo contributivo

    Si applica a chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (contributivi puri). Il calcolo è basato sui contributi effettivamente versati:

    1. Montante contributivo: somma di tutti i contributi versati, rivalutati annualmente in base al PIL
    2. Coefficiente di trasformazione: percentuale che varia in base all’età di pensionamento (più alta a 67 anni, più bassa a 64 anni)
    3. Importo annuo pensione = Montante contributivo × Coefficiente di trasformazione

    Esempio: montante di 400.000 euro a 64 anni → coefficiente 5,094% → pensione annua lorda 20.376 euro (circa 1.568 euro lordi/mese per 13 mensilità).

    Simulazione calcolo pensione

    Per ottenere una simulazione precisa dell’importo della tua pensione anticipata:

    • Accedi al portale INPS con SPID
    • Vai su “Pensione e Previdenza” → “La mia pensione futura”
    • Inserisci i dati richiesti (età di pensionamento prevista, retribuzione)
    • Ottieni la simulazione indicativa dell’importo

    In alternativa, rivolgiti al CAF Centro Fiscale per una simulazione professionale che tenga conto di tutti i fattori (riscatti, ricongiunzioni, contributi figurativi).

    Penalizzazioni e decurtazioni: quando si applicano

    La pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi) non prevede penalizzazioni sull’importo della pensione, indipendentemente dall’età anagrafica al momento del pensionamento.

    Tuttavia, esistono alcuni casi particolari in cui possono applicarsi decurtazioni:

    Opzione contributiva donne

    Le donne che scelgono di andare in pensione con l’Opzione Donna (regime sperimentale) accettano volontariamente una decurtazione dell’assegno pensionistico, poiché la pensione viene calcolata interamente con il sistema contributivo (meno favorevole). La riduzione può arrivare al 20-30% rispetto al calcolo ordinario.

    Pensione anticipata contributiva

    Chi accede alla pensione anticipata contributiva a 64 anni (anziché attendere i 67 anni della pensione di vecchiaia) subisce una riduzione indiretta dell’importo pensionistico, dovuta all’applicazione di un coefficiente di trasformazione più basso (il coefficiente aumenta con l’età).

    Esempio: stesso montante contributivo a 64 anni → coefficiente 5,094%; a 67 anni → coefficiente 5,723%. La differenza comporta circa il 12% in meno di pensione.

    Quota 103 e altre quote

    Le pensioni anticipate cosiddette “a quota” (come Quota 103: 62 anni + 41 anni contributi) prevedono penalizzazioni temporanee:

    • Importo massimo: non superiore a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.800 euro lordi/mese) fino ai 67 anni
    • Divieto di cumulo con redditi da lavoro (tranne lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro/anno)

    Domande frequenti (FAQ)

    Posso andare in pensione anticipata a 60 anni?

    Sì, se hai maturato i requisiti contributivi richiesti (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne). La pensione anticipata ordinaria non prevede limiti di età, quindi puoi accedervi anche a 58-60 anni, purché tu abbia accumulato l’anzianità contributiva necessaria.

    I contributi figurativi contano per la pensione anticipata?

    Sì, i contributi figurativi (maternità, NASPI, malattia, cassa integrazione) sono validi ai fini del raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi. Tuttavia, per i lavoratori contributivi puri (dal 1996), sono validi solo i contributi obbligatori ai fini del requisito minimo dei 20 anni per la pensione anticipata contributiva.

    Quanto tempo dopo la domanda si riceve la pensione?

    L’INPS ha fino a 90 giorni per istruire la domanda. Dopo l’approvazione, devi attendere la scadenza della finestra mobile (3 mesi per la pensione anticipata ordinaria). Il primo pagamento avviene il mese successivo alla decorrenza della pensione.

    Posso lavorare dopo aver ottenuto la pensione anticipata?

    Sì, la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi) è cumulabile con i redditi da lavoro senza limiti. Puoi continuare a lavorare come dipendente, autonomo o freelance, e cumulare stipendio e pensione.

    Attenzione: per le pensioni a “quota” (es. Quota 103), esistono divieti di cumulo con redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni).

    Come si calcola l’importo netto della pensione?

    L’importo lordo della pensione è soggetto a:

    • Ritenute IRPEF: aliquote progressive dal 23% al 43% in base agli scaglioni di reddito
    • Addizionali regionali e comunali: variano in base al comune di residenza (in Friuli Venezia Giulia, circa 1,23% regionale)
    • Detrazioni per redditi da pensione: riducono l’IRPEF dovuta

    Indicativamente, l’importo netto è circa il 75-85% del lordo, a seconda della fascia di reddito.

    Conviene riscattare la laurea per anticipare la pensione?

    Il riscatto della laurea consente di accreditare gli anni di studio universitario come contributi validi per la pensione. Può essere conveniente se:

    • Ti mancano pochi anni per raggiungere i requisiti (es. hai 40 anni di contributi e riscatti 2 anni di laurea per arrivare a 42)
    • Hai un reddito elevato e il costo del riscatto è deducibile fiscalmente
    • Il sistema di calcolo applicabile è retributivo (più favorevole)

    Rivolgiti al CAF Centro Fiscale per una simulazione personalizzata costi/benefici del riscatto laurea.

    Assistenza CAF per la domanda di pensione

    La domanda di pensione anticipata è una pratica complessa che richiede una verifica accurata dei requisiti contributivi, il calcolo dell’importo previsionale e la corretta compilazione della documentazione.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di assistenza completo per la pensione anticipata:

    • Verifica prerequisiti: analisi dell’estratto contributivo per verificare il raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi / 41 anni e 10 mesi
    • Simulazione importo: calcolo indicativo della pensione in base al sistema retributivo/misto/contributivo applicabile
    • Presentazione domanda INPS: compilazione e invio telematico della domanda di pensione anticipata
    • Monitoraggio pratica: verifica dello stato di lavorazione e gestione richieste integrative INPS
    • Assistenza post-pensionamento: gestione modello RED, verifica cedolini, assistenza per cumulo redditi

    Prenota un appuntamento

    Per ricevere assistenza personalizzata sulla pensione anticipata 2026, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Email: info@centrofiscale.com
    • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

    Il nostro team di esperti è a tua disposizione per verificare i requisiti, calcolare l’importo della pensione e presentare la domanda all’INPS in modo sicuro e veloce.

    Non lasciare la tua pensione al caso: affidati ai professionisti del CAF Centro Fiscale di Udine.

    Leggi anche

    • TFR 2026: Calcolo, Tassazione, Anticipo e Quando Spetta
    • Riscatto Laurea 2026: Costi, Calcolo e Quando Conviene per l…
    • Pensione di Vecchiaia 2026: Requisiti di Eta e Contributi, C…
    • Opzione Donna 2026: Requisiti, Novità e Alternative alla Pen…
    Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/SERVIZI-CAF-3.png 780 1000 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-23 09:00:002026-02-23 15:21:22Pensione Anticipata 2026: Requisiti e Come Fare Domanda
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il Quadro RR del Modello Redditi PF 2026 è la sezione dedicata ai contributi previdenziali INPS che devono versare gli artigiani, i commercianti e i lavoratori iscritti alla Gestione separata. Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB), ci sono inoltre regole specifiche che cambiano le basi imponibili di calcolo. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: come si compila, quali aliquote si applicano nel 2026, come si calcolano i contributi minimi e massimi, e come il Concordato Preventivo interagisce con il Quadro RR.

    Se hai una partita IVA come artigiano o commerciante, o sei un libero professionista iscritto alla Gestione separata INPS, questo articolo fa per te. Leggi anche: Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo.

    📬

    Resta aggiornato sulle novità fiscali

    Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

    🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

    Indice dei contenuti

    1. Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi
    2. Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026
    3. Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026
    4. Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR
    5. Scadenze di versamento contributi 2026
    6. Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile
    7. Errori comuni nella compilazione del Quadro RR
    8. Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026
    9. Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo
    10. Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026
    11. FAQ: Quadro RR Redditi 2026
    12. Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

    Che cos’è il Quadro RR del Modello Redditi

    Il Quadro RR è una sezione del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), il modello dichiarativo che sostituisce il 730 per chi ha redditi da lavoro autonomo o d’impresa. Il quadro RR serve a calcolare e dichiarare i contributi previdenziali INPS dovuti da:

    • Artigiani iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Sezione RR1)
    • Commercianti iscritti alla Gestione Commercianti INPS (Sezione RR1)
    • Lavoratori autonomi e collaboratori iscritti alla Gestione separata INPS (Sezione RR2)
    • Soggetti che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) e devono calcolare i contributi sul reddito concordato (Sezione RR3)

    In pratica, nel Quadro RR dichiari quanti contributi devi versare all’INPS in base al tuo reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Non è un quadro opzionale: se sei iscritto all’INPS come artigiano, commerciante o Gestione separata, devi compilarlo obbligatoriamente.

    Differenza rispetto al 730: Il 730 è il modello semplificato che usano i lavoratori dipendenti e pensionati. Il Modello Redditi PF è invece per chi ha partita IVA, redditi esteri, partecipazioni in società o situazioni fiscali più articolate. Il Quadro RR esiste solo nel Modello Redditi, non nel 730.

    Sezione RR1: Contributi Artigiani e Commercianti 2026

    La Sezione RR1 del Quadro RR riguarda gli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti INPS. Questi contributi finanziano la pensione e le prestazioni previdenziali per chi svolge un’attività artigianale (idraulico, elettricista, falegname, acconciatore, ecc.) o commerciale (negozio, e-commerce, agente di commercio, ecc.).

    Aliquote contributive 2026

    Per il 2026, l’aliquota contributiva per artigiani e commercianti è pari al 24,48% del reddito d’impresa. Questa percentuale è applicata sia dagli artigiani sia dai commercianti, con lievi differenze di codici INPS ma stessa aliquota base.

    CategoriaAliquota 2026Riduzione ForfettariAliquota Netta Forfettari
    Artigiani (titolari)24,48%-35%15,91%
    Commercianti (titolari)24,48%-35%15,91%
    Collaboratori familiari under 2124,48%-35%15,91%
    Collaboratori familiari 21+24,48%-35%15,91%

    La riduzione del 35% si applica ai titolari in regime forfettario. È una agevolazione molto importante: invece di pagare il 24,48% sul reddito imponibile, i forfettari pagano circa il 15,91%. Questo significa un risparmio contributivo significativo rispetto a chi è in regime ordinario.

    Contributo minimo annuo (minimale) 2026

    Un concetto fondamentale del Quadro RR è il contributo minimo, detto anche minimale. Si tratta dell’importo minimo che devi versare all’INPS ogni anno, indipendentemente da quanto hai guadagnato. Anche se il tuo reddito è zero, devi comunque pagare il minimale.

    Per il 2026, il contributo minimo annuo per artigiani e commercianti è pari a circa 4.200 euro. Questo importo viene rivalutato ogni anno dall’INPS in base all’inflazione (precisamente, in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo).

    Come funziona in pratica? Il minimale è calcolato applicando l’aliquota contributiva a un reddito minimale convenzionale stabilito dall’INPS. Se il tuo reddito reale supera questo reddito convenzionale, paghi i contributi sul reddito reale. Se è inferiore, paghi comunque il minimale.

    Esempio pratico (Marco, idraulico in regime forfettario):
    Marco ha ricavi per 30.000 euro nel 2025. Il coefficiente di redditività del suo codice ATECO è 67%. Il suo reddito imponibile è 30.000 × 67% = 20.100 euro. Con la riduzione del 35%, i contributi INPS si calcolano su 20.100 × 15,91% ≈ 3.198 euro. Poiché questo importo è inferiore al minimale di 4.200 euro, Marco dovrà comunque versare 4.200 euro di contributi minimi.

    Contributo massimo (massimale) 2026

    Esiste anche un massimale contributivo: una soglia di reddito oltre la quale non si pagano più contributi. Questo tetto è diverso per le Gestioni Artigiani/Commercianti rispetto alla Gestione separata.

    Per le Gestioni Artigiani e Commercianti, il massimale di reddito per il 2026 è pari a circa 86.983 euro (primo scaglione) con un’aliquota aggiuntiva dell’1% oltre questa soglia fino al massimale assoluto. Questi valori sono pubblicati ogni anno con circolare INPS.

    Sezione RR2: Contributi Gestione Separata INPS 2026

    La Gestione separata INPS è la cassa previdenziale dedicata a una vasta platea di lavoratori autonomi che non hanno una cassa professionale propria. Ci rientrano, tra gli altri:

    • Liberi professionisti senza albo o con cassa professionale non obbligatoria (web designer, consulenti, copywriter, fotografi, social media manager)
    • Collaboratori a progetto e lavoratori parasubordinati
    • Amministratori di società e sindaci
    • Venditori a domicilio
    • Dottorandi e assegnisti di ricerca con compensi
    • Alcune categorie di lavoratori autonomi “occasionali” sopra i 5.000 euro annui

    La Sezione RR2 del Quadro RR serve a dichiarare e calcolare i contributi dovuti alla Gestione separata.

    Aliquote Gestione separata 2026

    Le aliquote della Gestione separata dipendono dalla tua situazione previdenziale:

    SituazioneAliquota 2026Note
    Iscritto solo alla Gestione separata (no altra copertura)26,07%Include base 25% + maternità 0,72% + DIS-COLL 0,35%
    Iscritto ad altra cassa previdenziale (es. Cassa Forense, ENPAM)24%Ridotta perché già coperto altrove
    Pensionato già in pensione24%Ridotta perché già in godimento pensione

    L’aliquota del 26,07% è quella più comune e si applica a chi non ha altra copertura previdenziale. Questa percentuale include:

    • 25% → contributo pensionistico base
    • 0,72% → indennità di maternità/paternità
    • 0,35% → DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i collaboratori)

    Massimale e minimale Gestione separata 2026

    Anche per la Gestione separata esistono soglie minime e massime:

    • Minimale 2026: circa 19.000 euro di reddito (importo indicativo, soggetto a conferma circolare INPS). Attenzione: il minimale per la Gestione separata non funziona come per artigiani/commercianti — non esiste un contributo minimo fisso, ma il reddito minimo per maturare un anno utile ai fini pensionistici
    • Massimale 2026: circa 119.650 euro di reddito. Oltre questa soglia non si versano contributi sulla parte eccedente

    Chi paga i contributi alla Gestione separata? La risposta dipende dalla tipologia del rapporto:

    • Collaboratori (co.co.co, co.co.pro): il committente versa i 2/3 del contributo, il lavoratore ne versa solo 1/3 (trattenuto dalla busta paga)
    • Liberi professionisti autonomi: versano il 100% del contributo direttamente tramite F24

    Esempio pratico (Sara, graphic designer freelance):
    Sara è iscritta alla Gestione separata senza altra copertura previdenziale. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro di compensi. I suoi contributi INPS sono: 28.000 × 26,07% = 7.299,60 euro da versare tramite F24, in sede di dichiarazione (saldo) e acconti (giugno e novembre). Leggi anche: Partita IVA UX UI Designer 2026.

    Sezione RR3: Il Concordato Preventivo Biennale e il Quadro RR

    Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) è uno strumento introdotto dal D.Lgs. 13/2024 che permette a contribuenti con partita IVA — artigiani, commercianti e professionisti — di concordare con il Fisco un reddito predefinito per due anni. In cambio di questa “pace fiscale”, le tasse si pagano sul reddito concordato, indipendentemente da quello effettivo (salvo eventi eccezionali).

    Ma come interagisce il CPB con il Quadro RR e i contributi INPS? È qui che molti contribuenti si trovano in difficoltà.

    Contributi INPS sul reddito concordato o su quello effettivo?

    La regola generale è che i contributi previdenziali INPS si calcolano sul reddito effettivo, non su quello concordato. Questo è un punto cruciale e spesso frainteso.

    Tuttavia, il D.Lgs. 13/2024 e le successive istruzioni dell’Agenzia delle Entrate (Provvedimento del 15 giugno 2024 e circolari successive) hanno chiarito che:

    • I contribuenti in CPB possono optare per versare i contributi previdenziali anche sulla parte di reddito concordato che eccede quello effettivo (cosiddetto “adeguamento contributivo volontario”)
    • Questa opzione è vantaggiosa per chi vuole aumentare la propria posizione previdenziale (più contributi = pensione più alta)
    • Chi non esercita l’opzione versa i contributi solo sul reddito effettivo

    Attenzione: le istruzioni ufficiali al Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) fornite dall’Agenzia delle Entrate contengono indicazioni specifiche sulla compilazione della Sezione RR3 per i contribuenti CPB. È essenziale fare riferimento a queste istruzioni ufficiali.

    Come si compila la Sezione RR3

    La Sezione RR3 del Quadro RR è stata introdotta specificamente per i soggetti in CPB. I campi principali da compilare sono:

    CampoCosa inserire
    RR3, col. 1Reddito concordato comunicato dall’AdE
    RR3, col. 2Reddito effettivo dichiarato nell’anno
    RR3, col. 3Differenza (se positiva: reddito concordato > effettivo)
    RR3, col. 4Contributi calcolati sul differenziale (opzionale)
    RR3, col. 5Indicazione dell’opzione per il versamento aggiuntivo

    Esempio pratico (Luigi, commerciante in CPB):
    Luigi ha concordato con il Fisco un reddito di 45.000 euro per il biennio 2024-2025. Il suo reddito effettivo 2025 è stato invece di 38.000 euro. Nel Quadro RR, Luigi:

    • Inserisce 45.000 euro nel campo del reddito concordato (RR3, col. 1)
    • Inserisce 38.000 euro come reddito effettivo (RR3, col. 2)
    • Il differenziale è 7.000 euro (RR3, col. 3)
    • Se vuole versare contributi aggiuntivi, indica l’opzione e calcola i contributi su 7.000 euro aggiuntivi
    • Se non vuole l’opzione, i contributi si calcolano solo sui 38.000 euro effettivi

    Scadenze di versamento contributi 2026

    I contributi emergenti dal Quadro RR si versano tramite il modello F24, nelle stesse scadenze del saldo IRPEF. Ecco il calendario per il 2026 (anno di imposta 2025):

    ScadenzaCosa si versaNote
    30 giugno 2026Saldo contributi 2025 + 1° acconto 2026 (40%)Con eventuale maggiorazione 0,40% se si paga entro il 31 luglio
    30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione interessi 0,40%Solo per chi non riesce a pagare entro il 30 giugno
    30 novembre 20262° acconto contributi 2026 (60%)Non prorogabile di norma

    I codici tributo F24 per la Gestione separata sono principalmente:

    • 1840 → Contributi Gestione separata (saldo/acconto)
    • 1841 → Contributi Gestione separata (2° acconto)

    Per gli artigiani e commercianti, i codici tributo INPS sono comunicati direttamente dall’INPS con i modelli di pagamento precompilati (MAV) inviati a casa.

    Consulta anche il nostro articolo sulle Scadenze Fiscali Luglio 2026 per non dimenticare nessuna data importante.

    Deducibilità dei contributi INPS: come abbatte il reddito imponibile

    Un aspetto molto importante dei contributi INPS dichiarati nel Quadro RR è la loro deducibilità fiscale. I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito complessivo, riducendo così la base imponibile IRPEF.

    Regime ordinario: deducibilità integrale

    Per chi è in regime ordinario (non forfettario), i contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo significa che riducono la base su cui si calcola l’IRPEF. Se hai versato 5.000 euro di contributi, il tuo reddito imponibile scende di 5.000 euro, con un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale IRPEF applicata (23%, 35% o 43%).

    Regime forfettario: deducibilità parziale (quota forfettaria)

    Per i forfettari la situazione è diversa. I contributi INPS sono deducibili dal reddito lordo, ma il calcolo avviene in modo specifico:

    • Si calcola il reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività)
    • Da questo si sottraggono i contributi previdenziali versati
    • Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi 5 anni)

    Quindi i contributi INPS abbassano anche l’imposta sostitutiva del forfettario, non solo l’IRPEF. È un doppio vantaggio: meno contributi rispetto all’ordinario (riduzione 35%) e deducibilità dall’imposta sostitutiva.

    Esempio: Giulia è forfettaria, agente di commercio. Ricavi 2025: 50.000 euro. Coefficiente di redditività: 62%. Reddito lordo: 31.000 euro. Contributi INPS versati (con riduzione 35%): circa 4.200 euro (minimale). Reddito netto imponibile: 31.000 – 4.200 = 26.800 euro. Imposta sostitutiva 15%: 26.800 × 15% = 4.020 euro.

    Errori comuni nella compilazione del Quadro RR

    Ecco gli errori più frequenti che i contribuenti commettono nel compilare il Quadro RR, e come evitarli:

    1. Confondere Sezione RR1 e RR2

    Artigiani e commercianti compilano la Sezione RR1. I professionisti e collaboratori iscritti alla Gestione separata compilano la Sezione RR2. Non si compilano entrambe, salvo casi particolari (es. chi è contemporaneamente artigiano e ha anche collaborazioni).

    2. Dimenticare i contributi versati durante l’anno

    I contributi versati come acconti durante l’anno (a giugno e novembre) devono essere riportati nel Quadro RR per il calcolo del saldo. Se dimentichi di inserirli, rischi di pagare più del dovuto o di generare un rimborso non richiesto.

    3. Non applicare la riduzione del 35% per i forfettari

    I titolari in regime forfettario hanno diritto alla riduzione del 35% sui contributi INPS. È un vantaggio automatico ma bisogna barrare l’apposita casella nel Quadro RR e calcolare correttamente il contributo ridotto.

    4. Sbagliare la base imponibile per la Gestione separata

    Per la Gestione separata, la base imponibile è il reddito netto di lavoro autonomo (compensi al netto delle spese documentate), non i compensi lordi. Un errore frequente è applicare l’aliquota ai compensi lordi, pagando contributi in eccesso.

    5. Omettere la Sezione RR3 per i contribuenti CPB

    Chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale deve compilare la Sezione RR3. Omettere questa sezione costituisce un errore nella dichiarazione che può essere oggetto di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Quadro RR e Concordato Preventivo: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate 2026

    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato diverse circolari e provvedimenti per chiarire l’interazione tra il CPB e il Quadro RR. I chiarimenti principali riguardano:

    Reddito concordato e base imponibile contributiva

    Come già anticipato, la base imponibile per i contributi INPS resta il reddito effettivo, non quello concordato. Il CPB opera principalmente sul versante fiscale (tasse), non su quello previdenziale. Tuttavia, come spiegato, esiste la possibilità di versare contributi aggiuntivi sul differenziale (opzione volontaria).

    Cause di cessazione del CPB e impatto sul Quadro RR

    Il CPB decade in caso di eventi eccezionali: fallimento, cessazione dell’attività, modifiche significative dell’attività. In questi casi, il Quadro RR dovrà essere compilato considerando il reddito effettivo per intero, senza riferimento al reddito concordato. È necessario in questi casi verificare se spettano rimborsi sui contributi eventualmente versati in eccesso.

    Forfettari e CPB

    I contribuenti in regime forfettario nel 2024 potevano aderire al CPB solo con caratteristiche specifiche previste dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Per il biennio 2025-2026, le condizioni di accesso al CPB e i relativi obblighi dichiarativi nel Quadro RR sono stabiliti dalle istruzioni al Modello Redditi PF 2026, che si consiglia di consultare direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

    Come compilare il Quadro RR: guida pratica passo per passo

    Vediamo un riepilogo pratico su come procedere alla compilazione del Quadro RR del Modello Redditi PF 2026:

    Step 1: Identifica la sezione corretta

    Verifica a quale gestione INPS sei iscritto:

    • Artigiano o commerciante → Sezione RR1
    • Lavoratore autonomo/collaboratore → Sezione RR2
    • Aderente al CPB → Sezione RR3 (in aggiunta alle precedenti)

    Step 2: Calcola il reddito imponibile

    Il reddito da inserire nel Quadro RR proviene da altri quadri del Modello Redditi:

    • Per artigiani/commercianti → reddito d’impresa dal Quadro RF o RG o LM (se forfettari)
    • Per Gestione separata → reddito da lavoro autonomo dal Quadro RE

    Step 3: Applica l’aliquota corretta

    Usa l’aliquota appropriata:

    • Artigiani/commercianti regime ordinario: 24,48%
    • Artigiani/commercianti in forfettario: 24,48% ridotto del 35% → circa 15,91%
    • Gestione separata senza altra copertura: 26,07%
    • Gestione separata con altra copertura o pensionati: 24%

    Step 4: Verifica il minimale

    Se i contributi calcolati risultano inferiori al minimale annuo (circa 4.200 euro per artigiani/commercianti nel 2026), si versa comunque il minimale.

    Step 5: Sottrai i contributi già versati

    Dal totale dei contributi dovuti, sottrai gli acconti già versati durante l’anno. Il risultato è il saldo da versare entro il 30 giugno 2026 (con possibile proroga al 31 luglio con maggiorazione).

    Domande frequenti sul Quadro RR Redditi 2026

    📬

    Resta aggiornato sulle novità fiscali

    Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

    🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

    FAQ: Quadro RR Redditi 2026

    Il Quadro RR è obbligatorio per tutti?
    No. È obbligatorio solo per chi è iscritto alle Gestioni Artigiani, Commercianti o alla Gestione separata INPS. Chi versa contributi solo a una cassa professionale (INPDAP, ENPAM, Cassa Forense, ecc.) non compila il Quadro RR.

    Se ho aderito al CPB devo compilare la Sezione RR3?
    Sì, è obbligatoria se hai aderito al Concordato Preventivo Biennale per il periodo d’imposta 2025.

    Qual è la scadenza per versare i contributi del Quadro RR?
    La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026 (saldo 2025 + 1° acconto 2026). Con proroga (e maggiorazione 0,40%) al 30 luglio 2026. Il 2° acconto va invece versato entro il 30 novembre 2026.

    I forfettari hanno la riduzione del 35% anche sui contributi della Gestione separata?
    No. La riduzione del 35% si applica solo agli artigiani e commercianti in regime forfettario iscritti alle rispettive gestioni INPS. I forfettari iscritti alla Gestione separata versano l’aliquota piena (26,07% o 24% secondo la propria situazione).

    Posso rateizzare i contributi emergenti dal Quadro RR?
    Sì, è possibile rateizzare in un massimo di 6 rate mensili, a partire dalla scadenza di giugno. La rateizzazione comporta l’applicazione di interessi legali sulle rate successive alla prima.

    Cosa succede se non compilo il Quadro RR?
    L’omessa compilazione del Quadro RR costituisce un errore nella dichiarazione. L’INPS può emettere avvisi di addebito per i contributi non versati, con sanzioni e interessi. È sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato per la compilazione corretta.

    Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale per il Modello Redditi 2026

    La compilazione del Modello Redditi PF, e in particolare del Quadro RR, richiede una conoscenza approfondita della normativa previdenziale e fiscale in continua evoluzione. Errori nella dichiarazione possono portare a pagamenti in eccesso o a sanzioni dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

    • Compilazione del Modello Redditi PF (compresi tutti i quadri, incluso RR)
    • Calcolo corretto dei contributi INPS per artigiani, commercianti e Gestione separata
    • Gestione del Concordato Preventivo Biennale (Sezione RR3)
    • Verifica delle scadenze e dei codici tributo F24
    • Consulenza sul regime forfettario e sulla convenienza del CPB

    Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B. Puoi contattarci al 0432 1638640 oppure su WhatsApp al 366 6018121. Consulta anche il nostro articolo sul Trattamento integrativo 2026 e sugli Investimenti strumentali nel regime forfettario 2026.

    Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 08:23:482026-06-28 00:15:49Quadro RR Redditi 2026: chiarimenti su contributi, Gestione separata e Concordato Preventivo
    Qonto

    Qonto e Fatturazione Elettronica 2026: Integrazione Diretta e Come Funziona

    regime forfettario partita iva

    Per chi gestisce una Partita IVA in Italia, la fatturazione elettronica non e’ piu’ una scelta: dal 2024 e’ obbligatoria praticamente per tutti, inclusi i forfettari (anche sotto la soglia di 25.000 euro di ricavi, che era l’ultima esenzione rimasta). Questo significa che ogni Partita IVA deve emettere fatture in formato XML conforme al tracciato del Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate, e conservarle per 10 anni con conservazione sostitutiva a norma.

    Tradizionalmente, per gestire fattura elettronica e conto business si usavano due strumenti separati: un software di fatturazione (Aruba, Fatture in Cloud, Register, TeamSystem) e un conto corrente bancario o digitale. Qonto ha invece scelto un approccio diverso, integrando la fatturazione elettronica direttamente nel conto: emetti la fattura, la invii al SDI e riconcili l’incasso senza mai uscire dall’app. In questa guida vediamo come funziona la fatturazione integrata Qonto nel 2026, i tipi di fattura supportati, come gestire bollo e conservazione, e quando questo modulo e’ sufficiente o quando serve un software dedicato.

    Disclosure – Trasparenza

    Questa guida contiene link affiliati a Qonto identificati dall’etichetta “Sponsor”. Se apri un conto Qonto tramite questi link, CAF Centro Fiscale puo’ ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

    Le commissioni non influenzano il nostro giudizio: indichiamo apertamente vantaggi e limiti del modulo di fatturazione Qonto e segnaliamo dove software dedicati (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem) restano piu’ adatti per esigenze complesse. CAF Centro Fiscale non e’ partner ne’ agente di Qonto, e non e’ una banca: il conto va richiesto direttamente sul sito ufficiale Qonto.

    Scelta in evidenza – Sponsor

    Qonto: fatturazione elettronica integrata nel conto

    Apri un conto Qonto e ottieni fattura elettronica XML, invio SDI, conservazione 10 anni incluse nel piano. Niente software esterno, niente costi aggiuntivi, riconciliazione automatica con l’incasso.

    Apri Qonto – prova gratuita 30 giorni

    Link sponsorizzato. Condizioni e prezzi aggiornati su qonto.com.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e’ la fatturazione elettronica integrata
    2. Come funziona la fatturazione in Qonto
    3. Tipi di fattura supportati (TD01, TD04, TD24, autofatture)
    4. Codici natura per forfettari (N2.2)
    5. Bollo virtuale 2 euro: gestione automatica
    6. Conservazione sostitutiva 10 anni inclusa
    7. Confronto con software esterni di fatturazione
    8. Limiti del modulo Qonto fatturazione
    9. Configurazione iniziale step-by-step
    10. Domande frequenti

    Cos’e’ la fatturazione elettronica integrata

    Per fatturazione elettronica integrata si intende la possibilita’ di emettere, inviare al SDI e archiviare le fatture direttamente dall’interfaccia del conto corrente, senza dover utilizzare un software terzo. In altre parole: non apri Aruba o Fatture in Cloud per generare il file XML, lo carichi sul portale Agenzia delle Entrate, attendi l’esito e poi torni in banca a riconciliare l’incasso. Tutto avviene in un’unica app: il conto e’ anche il software di fatturazione.

    La differenza con il modello “conto + software esterno”

    Nel modello tradizionale italiano hai due abbonamenti separati: il conto corrente (banca o neobank) e il software di fatturazione (Aruba, Fatture in Cloud, Register, TeamSystem). Quando emetti una fattura, la generi sul software, la invii al SDI tramite il software stesso, e quando il cliente paga vedi l’accredito sul conto. Per collegare le due cose devi ricontrollare manualmente, oppure attivare integrazioni complesse (PSD2, sincronizzazioni MT940). Risultato: doppio costo, doppia configurazione, riconciliazione manuale.

    Con la fatturazione integrata di Qonto, il modulo di emissione vive nello stesso ambiente del conto. Quando il cliente paga la fattura via bonifico, Qonto riconosce l’importo, lo abbina alla fattura emessa e chiude la posizione automaticamente. Non hai piu’ bisogno di andare a controllare “questo accredito a quale fattura corrisponde”: e’ il sistema a farlo per te.

    Per chi e’ utile la fatturazione integrata

    L’integrazione e’ particolarmente utile per freelance, forfettari, piccole Partite IVA che emettono poche decine di fatture al mese, sempre verso clienti italiani, con tipologie standard (TD01 ordinaria) e necessita’ di automazione/riconciliazione. Per chi gestisce centinaia di fatture, autofatture estere complesse, fattura differita con DDT, integrazioni con magazzino o gestionale, restano piu’ adatti i software dedicati come Fatture in Cloud o TeamSystem, eventualmente integrati con il conto Qonto via API o CSV.

    Come funziona la fatturazione in Qonto

    Il flusso operativo per emettere una fattura elettronica con Qonto e’ lineare e si compone di cinque passaggi essenziali, tutti gestiti dall’app o dall’interfaccia web del conto. Vediamoli nel dettaglio.

    1. Crei la fattura dall’app o dal web Qonto

    Apri la sezione “Fatturazione” (o “Fatture” a seconda della lingua dell’interfaccia) e clicchi su “Nuova fattura”. Qonto ti propone un modulo con tutti i campi obbligatori per la fattura elettronica italiana: numero progressivo automatico, data di emissione, dati del tuo studio/azienda (gia’ precompilati con i dati del conto), regime fiscale (forfettario, ordinario, semplificato), e la sezione cliente.

    2. Compili i dati del cliente (anagrafica salvabile)

    Inserisci denominazione, P.IVA o codice fiscale, indirizzo, codice destinatario SDI o PEC del cliente. Se e’ un cliente nuovo, salvi l’anagrafica nella rubrica clienti integrata: la prossima fattura compilera’ tutti i campi automaticamente. La rubrica e’ senza limiti di clienti e accessibile da qualsiasi dispositivo.

    Per i clienti privati senza P.IVA puoi inserire solo il codice fiscale e il codice destinatario “0000000” (sette zeri): la fattura verra’ inviata al SDI che la rendera’ disponibile sul cassetto fiscale del cliente.

    3. Aggiungi le righe di fatturazione e Qonto genera l’XML SDI

    Aggiungi le righe di prestazione/prodotto: descrizione, quantita’, prezzo unitario, aliquota IVA (o codice natura per esenzioni). Qonto calcola automaticamente totali, IVA, eventuale bollo, ritenuta d’acconto se applicabile. Quando salvi, il sistema genera il file XML conforme al tracciato 1.2.x del SDI: non devi conoscere il formato XML, lo fa Qonto per te. Puoi visualizzare un’anteprima della fattura in PDF prima dell’invio.

    4. Invii la fattura direttamente al SDI

    Cliccando “Invia”, Qonto trasmette il file XML al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate tramite la propria infrastruttura accreditata. Ricevi una ricevuta di consegna (o di mancata consegna) entro pochi minuti, e la fattura compare nello storico con stato “Inviata”, “Consegnata” o “Errore”. In caso di errore (P.IVA non valida, codice destinatario errato), Qonto ti mostra il motivo e ti permette di correggere e rinviare.

    5. Riconciliazione automatica con l’incasso

    Quando il cliente paga la fattura via bonifico sul tuo IBAN Qonto, il sistema riconosce l’importo e la causale e abbina automaticamente l’accredito alla fattura emessa: la fattura passa in stato “Pagata”. Per importi che non corrispondono esattamente, Qonto ti suggerisce l’abbinamento e tu lo confermi con un tap. Questo elimina ore di riconciliazione mensile.

    Tipi di fattura supportati (TD01, TD04, TD24, autofatture)

    Il modulo di fatturazione Qonto supporta i principali tipi documento previsti dal tracciato SDI dell’Agenzia delle Entrate. Vediamo quali e quando si usano.

    TD01 – Fattura ordinaria

    E’ il tipo documento standard, quello che usi nel 90% dei casi: fattura immediata emessa al momento della prestazione o cessione di beni. La emetti subito dopo aver erogato il servizio o consegnato il bene, indicando data e numero progressivo. E’ il tipo TD01 supportato pienamente da Qonto in tutte le sue varianti: con IVA al 22%, ridotta (10%, 4%, 5%), in regime forfettario (senza IVA, codice natura N2.2), o con reverse charge.

    TD04 – Nota di credito

    La nota di credito serve per stornare totalmente o parzialmente una fattura gia’ emessa: ad esempio se hai fatturato 1.000 euro e poi devi rimborsare 200 euro per un servizio non erogato, emetti una nota di credito TD04 di 200 euro. Su Qonto la generi richiamando la fattura originaria: il sistema precompila i dati del cliente e ti permette di indicare l’importo da stornare e la motivazione. Anche la nota credito viene inviata al SDI come una fattura.

    TD24 – Fattura differita

    La fattura differita e’ utilizzata quando emetti una fattura riepilogativa entro il giorno 15 del mese successivo rispetto alle prestazioni o consegne effettuate nel mese precedente, con riferimento ai DDT (documenti di trasporto) o documenti di consegna. E’ tipica del commercio all’ingrosso o di chi consegna beni piu’ volte al mese. Qonto supporta TD24 ma con interfaccia base: per chi gestisce molti DDT, un software dedicato e’ piu’ efficiente.

    TD17 / TD18 / TD19 – Autofatture

    Le autofatture servono in tre casi specifici previsti dal tracciato SDI:

    • TD17: integrazione/autofattura per acquisto di servizi da soggetto estero (UE o extra-UE). Esempio: paghi Google Ads, Meta, AWS – devi emettere autofattura.
    • TD18: integrazione per acquisto di beni intracomunitari (da fornitore UE).
    • TD19: integrazione/autofattura ex art. 17 c.2 DPR 633/72 per acquisti da fornitori esteri non residenti.

    Qonto supporta l’emissione di autofatture TD17, TD18, TD19, particolarmente utili per chi paga abbonamenti SaaS esteri (Google, Meta, Stripe, Zoom, Notion, ecc.). Compili i dati del fornitore estero, l’importo, calcoli l’IVA italiana da reverse charge, e il sistema invia l’autofattura al SDI a tuo nome.

    Codici natura per forfettari (N2.2): pre-impostati

    Se sei in regime forfettario, le tue fatture non hanno IVA: emetti fattura “fuori campo IVA” indicando il codice natura appropriato sul tracciato XML SDI. Il codice corretto per il forfettario e’ N2.2 – “Non soggette – altri casi”, accompagnato dalla dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014”.

    Pre-configurazione automatica per forfettari

    Quando configuri il conto Qonto e indichi nella sezione fiscale che sei in regime forfettario, il modulo di fatturazione pre-imposta automaticamente il codice natura N2.2 su ogni nuova fattura, inserisce la dicitura di legge nelle note, calcola correttamente la marca da bollo da 2 euro per fatture sopra i 77,47 euro, e gestisce la ritenuta d’acconto al 20% se sei un forfettario soggetto (es. agente di commercio, professionista che fattura a sostituti d’imposta).

    Questo riduce il rischio di errori formali che il SDI rifiuterebbe (codice natura mancante, dicitura assente, bollo non gestito), e che richiederebbero correzioni e rinvii. Per un forfettario alle prime armi, e’ un grande vantaggio rispetto a dover configurare manualmente regime e codici su un software esterno.

    Cosa fare se cambi regime (da forfettario a ordinario)

    Se nel corso dell’anno superi le soglie del forfettario o decidi di passare al regime ordinario, puoi aggiornare l’impostazione fiscale nelle preferenze del conto Qonto: dal momento del cambio, le nuove fatture verranno emesse con IVA al 22% (o aliquote ridotte) anziche’ con codice natura N2.2. Per la pratica del cambio regime, e’ sempre consigliabile farsi seguire da un commercialista o dal CAF.

    Sponsor

    Qonto e’ progettato per i forfettari italiani: codice natura N2.2 pre-impostato, dicitura di legge automatica, bollo virtuale e conservazione 10 anni inclusi. Niente software esterno da configurare.

    Apri Qonto – prova 30 giorni

    Bollo virtuale 2 euro: gestione automatica

    Le fatture fuori campo IVA di importo superiore a 77,47 euro sono soggette a imposta di bollo da 2 euro. Questo riguarda principalmente i forfettari (le cui fatture non hanno IVA) ma anche fatture esenti, non soggette o con reverse charge. Il bollo non si applica con marca cartacea: si paga in modalita’ virtuale all’Agenzia delle Entrate, con liquidazione trimestrale tramite F24.

    Come Qonto calcola il bollo automaticamente

    Quando emetti una fattura forfettaria sopra 77,47 euro, Qonto:

    1. Inserisce automaticamente nella sezione “DatiBollo” del file XML l’indicazione “SI” e l’importo di 2 euro.
    2. Aggiunge la dicitura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale” nelle note della fattura.
    3. Tiene un conteggio cumulativo dei bolli dovuti per trimestre, visibile nel report fiscale.
    4. Fornisce un riepilogo trimestrale con l’importo totale dei bolli da versare con F24, da utilizzare per il pagamento.

    Pagamento del bollo: chi addebita il costo

    L’imposta di bollo da 2 euro e’ a carico tuo come emittente, anche se molti professionisti la riaddebitano al cliente in fattura come “rivalsa imposta di bollo” sotto i 2 euro. Qonto ti permette di scegliere:

    • Bollo a carico del fornitore: aggiunto al riepilogo dei bolli da versare, non addebitato al cliente.
    • Bollo riaddebitato al cliente: aggiunto come riga separata in fattura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ex DM 17/06/2014” con importo 2 euro.

    La scelta e’ impostabile come default nelle preferenze, modificabile fattura per fattura. Il pagamento materiale del bollo all’Agenzia delle Entrate (tramite F24 ELIDE codice tributo 2501) resta una tua responsabilita’: Qonto ti fornisce il riepilogo, ma il versamento lo fai tu (o il tuo commercialista) entro le scadenze trimestrali.

    Conservazione sostitutiva 10 anni inclusa

    Le fatture elettroniche emesse e ricevute devono essere conservate per 10 anni (art. 2220 c.c. e norme fiscali) in modalita’ che garantisca autenticita’, integrita’ e leggibilita’ nel tempo. Non basta avere il PDF sull’hard disk: serve la conservazione sostitutiva a norma con timbro temporale, firma digitale del conservatore e indice di conservazione (manuale di conservazione). E’ un servizio che molti software vendono separatamente, oppure richiedono di attivare con il proprio canale (es. Aruba lo offre per 24-50 euro/anno extra).

    Conservazione integrata in Qonto

    Qonto include la conservazione sostitutiva 10 anni direttamente nel piano (sui piani che includono il modulo fatturazione): tutte le fatture emesse vengono automaticamente inviate a un conservatore accreditato AgID, con timbro temporale e firma digitale, e archiviate per 10 anni. Non devi attivare niente, non devi pagare nulla in piu’, non devi ricordarti di scaricare un pacchetto annuale.

    In caso di richiesta della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate, scarichi le fatture conservate dall’app con il pacchetto di distribuzione conforme alla normativa. Anche dopo la chiusura del conto, puoi richiedere l’estrazione dell’archivio.

    Conservazione delle fatture passive (ricevute)

    Per le fatture passive (quelle che ricevi dai tuoi fornitori), il quadro e’ un po’ diverso. Qonto puo’ importare le fatture passive ricevute via PEC, ma per la conservazione obbligatoria delle fatture passive il regime e’ meno automatizzato rispetto alle attive. Per i forfettari, l’obbligo di conservazione delle fatture passive e’ comunque ridotto rispetto al regime ordinario, ma resta consigliabile archiviare. Verifica sul sito Qonto le condizioni esatte aggiornate sulla conservazione delle passive nel tuo piano.

    Confronto con software esterni di fatturazione

    Vediamo concretamente tre scenari di costo e organizzazione per la fatturazione elettronica di un forfettario o piccola Partita IVA in Italia.

    Scenario 1 – Aruba (esterno) + qualunque conto bancario

    Aruba Fatturazione Elettronica Pro per forfettari costa indicativamente 24-50 euro/anno a seconda del piano (Easy, Premium), include emissione fatture XML, invio SDI, conservazione 10 anni. A questo va aggiunto il conto corrente: una banca tradizionale (Intesa, Unicredit) puo’ costare 60-180 euro/anno per un conto business, una neobank (Revolut Business, N26 Business, Hype Business) tra 0 e 100 euro/anno.

    Totale stimato: 50-230 euro/anno, con due abbonamenti separati, due login, riconciliazione manuale tra fatture e incassi. Vantaggio: software di fatturazione robusto, indipendente dal conto, conservi i dati anche se cambi banca.

    Scenario 2 – Fatture in Cloud + Qonto integrazione

    Fatture in Cloud (TeamSystem) e’ uno dei software di fatturazione piu’ usati in Italia, con piani a partire da circa 5-15 euro/mese. Si integra nativamente con il conto Qonto via API: le fatture emesse su Fatture in Cloud vengono riconciliate con gli incassi sul conto Qonto in modo automatico.

    Questo scenario e’ utile se hai gia’ un’attivita’ avviata su Fatture in Cloud (con storico clienti, anagrafiche, modelli) e non vuoi migrare. Hai il meglio dei due mondi: software dedicato robusto + conto Qonto con riconciliazione. Costo stimato: 60-180 euro/anno software + piano Qonto (a partire dal piano gratuito o Basic, fino ai piani premium).

    Scenario 3 – Qonto nativo (tutto incluso nel piano)

    Con il modulo fatturazione integrato di Qonto, paghi solo il piano del conto: a seconda del piano (Basic gratuito, Smart, Premium), ottieni emissione fatture XML, invio SDI, conservazione 10 anni, gestione bollo, codici natura forfettari pre-impostati, riconciliazione automatica. Costo: solo il piano Qonto, da 0 euro/mese (piano gratuito) a piani superiori, senza software extra.

    Questo e’ lo scenario piu’ economico e semplice per forfettari e piccole Partite IVA con esigenze standard: pochi clienti, fatture TD01 ordinarie, qualche autofattura per Google Ads o Meta. Limite: meno funzioni avanzate (statistiche, gestione magazzino, integrazioni multipli) rispetto a un software dedicato.

    Tabella comparativa sintetica

    ScenarioCosto annuo stimatoRiconciliazioneAdatto per
    Aruba + conto qualunque50-230 euroManualeChi vuole software indipendente
    Fatture in Cloud + Qonto60-300 euroAutomatica via APIChi gia’ usa Fatture in Cloud
    Qonto nativo (tutto incluso)0-200 euro (solo piano)Automatica nativaForfettari, piccole P.IVA

    Nota: prezzi indicativi soggetti a variazione. Verifica sempre le condizioni aggiornate sui siti ufficiali dei provider.

    Limiti del modulo Qonto fatturazione

    Per essere onesti: il modulo Qonto fatturazione e’ eccellente per i casi standard, ma non e’ un software gestionale completo. Vediamo i limiti che vanno conosciuti prima di scegliere.

    Solo emissione, ricezione passive limitata

    Il modulo e’ progettato principalmente per l’emissione di fatture attive. La ricezione e gestione delle fatture passive (quelle che ricevi dai fornitori) e’ presente ma con funzioni base: importazione, visualizzazione, abbinamento agli incassi. Manca una contabilita’ fornitori avanzata con scadenziario, sollecito automatico, gestione note credito ricevute, ecc. Per chi ha molti fornitori e vuole automatizzare il ciclo passivo, serve un software dedicato.

    Statistiche e reportistica basic

    Qonto offre statistiche di fatturato di base: totale fatturato per periodo, numero di fatture emesse, clienti attivi, incassi pendenti. Mancano analisi avanzate come marginalita’ per cliente o servizio, previsioni di cassa, dashboard personalizzabili, export contabili dettagliati per il commercialista in formato OIC o XBRL. Per un commercialista che riceve l’export Qonto, va comunque bene per il forfettario semplice.

    Per forfettari va benissimo, per ordinari complessi serve software dedicato

    La sintesi onesta e’ questa:

    • Forfettari (anche con autofatture estere): il modulo Qonto e’ piu’ che sufficiente, anzi probabilmente la soluzione piu’ efficiente.
    • Piccole Partite IVA in regime ordinario semplificato (sotto 100 fatture/mese, clienti italiani): il modulo Qonto e’ adeguato.
    • Aziende con magazzino, DDT frequenti, gestione fornitori complessa, integrazioni gestionali (ERP): meglio un software dedicato (TeamSystem, Zucchetti, SAP) integrato con il conto Qonto via API.
    • Studi professionali con piu’ professionisti, fatturazione cumulativa, ritenute differenziate, parcelle complesse: meglio software dedicati alla categoria (parcellazione studi).

    Configurazione iniziale step-by-step

    Vediamo i passaggi pratici per attivare la fatturazione elettronica su Qonto la prima volta. Considera 30-45 minuti di setup iniziale, una tantum.

    Step 1 – Apri il conto Qonto e completa il KYC

    Se non hai ancora il conto, registrati su Qonto e completa il processo KYC (verifica identita’ e dati attivita’): documento d’identita’, visura camerale o codice ATECO se libero professionista, prova del domicilio fiscale. Il conto viene attivato in poche ore o entro 1-2 giorni lavorativi. Approfondimento: trovi la guida completa al processo nell’articolo dedicato all’apertura del conto Qonto.

    Step 2 – Configura i dati fiscali

    Vai in Impostazioni – Profilo fiscale:

    • Indica il regime fiscale: forfettario, ordinario, semplificato.
    • Imposta i tuoi dati anagrafici completi: ragione sociale, P.IVA, codice fiscale, indirizzo della sede.
    • Configura il logo da inserire sulle fatture (opzionale ma consigliato).
    • Imposta la numerazione: anno/numero progressivo (es. 2026/0001).
    • Configura le preferenze bollo: a carico tuo o riaddebitato al cliente.

    Step 3 – Importa o crea l’anagrafica clienti

    Se hai gia’ un’anagrafica clienti su un altro software (Aruba, Fatture in Cloud), esportala in CSV e importala su Qonto: il sistema mappa i campi automaticamente. In alternativa, aggiungi i clienti uno alla volta inserendo P.IVA: Qonto interroga il database della Camera di Commercio e precompila ragione sociale, indirizzo, codice destinatario dove disponibile.

    Step 4 – Crea i tuoi modelli di fattura

    Per accelerare la fatturazione ricorrente, crei modelli con descrizione, prezzo, aliquota IVA pre-impostati per i servizi piu’ frequenti (es. “Consulenza oraria – 50 euro – IVA esente N2.2”). Quando emetti una nuova fattura, scegli il modello e il sistema compila tutto: devi solo specificare il cliente e la quantita’.

    Step 5 – Emetti la prima fattura di test

    Prima di andare in produzione, emetti una fattura di test verso un cliente reale (anche di importo basso). Verifica che:

    • Il file XML viene accettato dal SDI (stato “Consegnata” o equivalente).
    • Il codice natura e’ corretto se sei forfettario.
    • Il bollo e’ calcolato correttamente se sopra soglia.
    • Il PDF generato ha il tuo logo e la dicitura di legge.
    • Il cliente riceve la fattura sul suo cassetto fiscale o tramite codice destinatario.

    Sponsor

    Inizia ora con Qonto: fatturazione elettronica integrata

    Apri il conto Qonto e ottieni emissione XML, invio SDI, conservazione 10 anni e riconciliazione automatica incluse nel piano. Codice natura N2.2 e bollo virtuale gestiti automaticamente per i forfettari.

    Apri Qonto – prova gratuita 30 giorni

    Bonifico SEPA, IBAN italiano IT, app mobile, supporto in italiano.

    Link sponsorizzato. Condizioni e prezzi aggiornati su qonto.com.

    Domande frequenti

    La fatturazione elettronica Qonto e’ inclusa nel piano gratuito?

    Le funzioni base di emissione fattura, invio SDI e conservazione sostitutiva sono generalmente incluse nei piani Qonto, anche in quelli a basso costo. Le condizioni esatte (numero di fatture mensili incluse, eventuali limiti) variano per piano: verifica sempre sul sito ufficiale Qonto i dettagli aggiornati al momento dell’apertura del conto.

    Posso emettere fatture verso clienti esteri con Qonto?

    Si’, puoi emettere fatture verso clienti esteri (UE ed extra-UE) con Qonto. Per i clienti UE con P.IVA valida (verificabile su VIES) la fattura e’ fuori campo IVA art. 7-ter o reverse charge. Per i clienti extra-UE le fatture sono non imponibili art. 8-bis. Il sistema gestisce questi casi e indirizza la fattura al SDI con codice destinatario “XXXXXXX” (sette X) per gli esteri non residenti.

    Qonto fa anche le autofatture per Google Ads e Meta?

    Si’, il modulo supporta l’emissione di autofatture TD17 (servizi esteri) tipiche degli abbonamenti a Google Ads, Meta Ads, AWS, Stripe, Notion, Zoom e altri SaaS internazionali. Inserisci i dati del fornitore estero, l’importo, e Qonto calcola l’IVA italiana da reverse charge e invia l’autofattura al SDI a tuo nome. E’ uno dei plus piu’ apprezzati per chi fa marketing digitale.

    La conservazione 10 anni Qonto e’ a norma AgID?

    Si’, Qonto si appoggia a un conservatore accreditato AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) che applica timbro temporale, firma digitale e indice di conservazione conformi alla normativa. In caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, scarichi il pacchetto di distribuzione direttamente dall’app. Verifica sempre le condizioni aggiornate del servizio sul sito Qonto.

    Posso integrare Qonto con il software del mio commercialista?

    Si’, Qonto offre export contabili in formato CSV/Excel/PDF che il commercialista puo’ importare nel proprio gestionale (TeamSystem, Zucchetti, Sistemi). Inoltre integrazioni native sono disponibili con Fatture in Cloud, Pennylane, Quickbooks e altri software via API. Per integrazioni complesse, parla con il tuo commercialista per verificare la compatibilita’ con il suo sistema.

    Cosa succede alle fatture conservate se chiudo il conto Qonto?

    Se chiudi il conto, hai diritto a scaricare l’archivio completo delle fatture conservate: il pacchetto di distribuzione include i file XML originali, le ricevute SDI, il manuale di conservazione e l’indice. Conservi questo pacchetto per tutto il periodo di obbligo (10 anni dalla data della fattura piu’ recente). E’ opportuno scaricare l’archivio prima di chiudere il rapporto e archiviarlo in modo sicuro.

    Qonto gestisce la ritenuta d’acconto?

    Si’, il modulo permette di indicare la ritenuta d’acconto (tipicamente 20% per professionisti) quando emetti fattura verso un sostituto d’imposta. Il sistema calcola il netto a pagare e indica correttamente il blocco “DatiRitenuta” nel file XML. Per i forfettari, la ritenuta non si applica (regime sostitutivo) e va indicata la dicitura specifica: anche questa e’ pre-impostata nel modulo Qonto.

    Posso emettere fatture in valuta estera (USD, GBP) con Qonto?

    Per la fatturazione elettronica italiana via SDI, l’importo deve essere espresso anche in euro (e’ il requisito del tracciato XML). Puoi indicare la valuta originale (USD, GBP) ed il tasso di cambio applicato, ma il file XML inviato al SDI riportera’ anche il controvalore in euro. Qonto gestisce questo flusso, e per gli incassi in valuta estera trovi anche servizi di cambio nei piani superiori. Approfondimento: per chi opera molto con clienti esteri, valuta anche il confronto Qonto vs Revolut Business.

    Articolo a scopo informativo. Le condizioni del servizio Qonto, i piani, i prezzi e le funzionalita’ sono soggetti a variazione: verifica sempre i dettagli aggiornati direttamente sul sito ufficiale Qonto al momento dell’apertura del conto. CAF Centro Fiscale non e’ partner ne’ agente di Qonto e non e’ una banca: per la consulenza fiscale specifica sulla fatturazione elettronica e sul regime forfettario, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine o al tuo commercialista di fiducia.

    Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-23 08:00:002026-05-24 09:36:52Qonto e Fatturazione Elettronica 2026: Integrazione Diretta e Come Funziona
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

    Modello OBIS-M 2026: Cos’e, A Cosa Serve e Come Scaricarlo da INPS

    Modello 770 e certificazione unica

    Il Modello OBIS-M è la certificazione INPS che riepiloga l’importo annuo della pensione, le ritenute fiscali e tutte le voci necessarie per la dichiarazione dei redditi e per le pratiche bancarie. Per il 2026 è disponibile online su MyINPS dalla seconda metà di gennaio. Vediamo a cosa serve, come scaricarlo in 4 passi, le differenze con la Certificazione Unica e come correggere eventuali errori.

    Hai bisogno di assistenza per la tua pensione?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

    OBIS-M cos’è

    L’OBIS-M (Obbligo di Informazione Mensile) è il prospetto fiscale e previdenziale della pensione INPS. Mostra:

    • Importo lordo annuale della pensione.
    • Ritenute IRPEF applicate.
    • Addizionali regionali e comunali.
    • Detrazioni applicate.
    • Imponibile fiscale ai fini dichiarazione redditi.
    • Cessioni del quinto e trattenute volontarie.

    Quando serve: 730, banca, ISEE, mutuo

    L’OBIS-M è richiesto in diverse situazioni:

    • Modello 730 / Redditi PF: documenta i redditi da pensione.
    • Pratiche bancarie: mutuo, prestiti, cessione del quinto, conto corrente con verifica reddito.
    • ISEE: certificazione dei redditi pensione per DSU.
    • Bonus e agevolazioni: bonus sociali, esenzioni ticket sanitario, contributi affitto.

    Differenza OBIS-M e CU pensionati

    • OBIS-M: documento informativo annuale completo (importi, trattenute, detrazioni) emesso a inizio anno.
    • Certificazione Unica (CU) pensionati: certificazione fiscale ufficiale dei redditi di lavoro/pensione dell’anno precedente, equivalente al CUD. Si ottiene dopo il 16 marzo di ogni anno.
    • Quando usare cosa: per il 730 serve la CU; per pratiche bancarie va bene anche l’OBIS-M.

    Scaricare da MyINPS in 4 passi

    1. Accedi a inps.it con SPID, CIE o CNS.
    2. Cerca il servizio “Obis-M” o “Certificazione pensione”.
    3. Seleziona l’anno desiderato (per il 2026, l’OBIS-M è disponibile da gennaio).
    4. Clicca su “Scarica PDF” e salva il documento sul tuo dispositivo.

    Richiesta cartacea: dove e come

    Se non hai SPID o accesso digitale, puoi richiedere la copia cartacea:

    • Presso lo sportello INPS della tua sede territoriale (su appuntamento).
    • Tramite numero verde 803.164 (richiesta invio a casa).
    • Al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine (gratuito).

    Lettura: dato per dato

    L’OBIS-M è strutturato in sezioni:

    • Sezione 1 – Dati anagrafici e pensione: nome, codice fiscale, tipo pensione, decorrenza.
    • Sezione 2 – Importi mensili: rate gennaio-dicembre con dettaglio lordo/IRPEF/netto.
    • Sezione 3 – Riepilogo annuale: totali per voce.
    • Sezione 4 – Ritenute fiscali: IRPEF, addizionale regionale, comunale.
    • Sezione 5 – Detrazioni applicate: lavoro pensionato, familiari a carico.

    Errori comuni e come correggerli

    • Detrazioni familiari mancanti: comunica all’INPS lo stato di famiglia aggiornato tramite “Detrazione carichi familiari” su MyINPS.
    • Importi rivalutazione non aggiornati: richiedi rettifica al patronato.
    • Cessioni quinto incongruenti: contatta la finanziaria e INPS per verificare il piano residuo.

    Per i dettagli sul cedolino mensile vedi la guida cedolino pensione; per l’ISEE pensionati la guida ISEE 2026.

    FAQ

    Quando esce OBIS-M 2026?

    L’OBIS-M relativo all’anno 2026 (importi correnti) è disponibile da gennaio 2026; la CU per la dichiarazione 730/2026 (anno 2025) esce dopo il 16 marzo 2026.

    OBIS-M e CU sono uguali?

    No: OBIS-M è informativo, CU è certificazione fiscale ufficiale. Per il 730 serve la CU; per pratiche bancarie va bene OBIS-M.

    Posso averlo per anni precedenti?

    Sì, su MyINPS sono disponibili gli OBIS-M degli ultimi 5 anni. Per anni più vecchi, richiesta al patronato o sportello INPS.

    Serve all’ISEE?

    Sì, l’OBIS-M è uno dei documenti necessari per la compilazione DSU ISEE 2026 dei pensionati.

    Vuoi un controllo personalizzato della tua pensione?

    Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri esperti analizzano cedolino, contributi e diritti per garantirti la pensione corretta.

    Tel: 0432 1638640  |  WhatsApp: 366 6018121

    Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

    Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Cu-e-770.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-23 07:00:002026-06-23 07:00:00Modello OBIS-M 2026: Cos’e, A Cosa Serve e Come Scaricarlo da INPS
    CAF

    Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo IRPEF, IVA, Contributi e Modello Redditi

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Calendario completo scadenze luglio 2026
    2. 16 luglio: versamenti IRPEF e ritenute
    3. 16 luglio: IVA mensile giugno 2026
    4. 16 luglio: contributi INPS gestione separata
    5. 20 luglio: LIPE secondo trimestre 2026
    6. 30 luglio: saldo IRPEF con maggiorazione 0,40%
    7. 30 luglio: diritto annuale CCIAA con maggiorazione
    8. Contributi colf e badanti: nessuna scadenza a luglio
    9. Modello Redditi PF 2026: conviene prepararsi
    10. FAQ – Domande frequenti

    Il mese di luglio 2026 è uno dei periodi più impegnativi dell’anno dal punto di vista fiscale. Si concentrano in poche settimane il versamento delle ritenute IRPEF, l’IVA mensile, i contributi INPS e, soprattutto, il saldo IRPEF con maggiorazione dello 0,40% per chi ha differito il pagamento dalla scadenza del 30 giugno. A questi si aggiungono la comunicazione LIPE del secondo trimestre e il diritto annuale alla Camera di Commercio.

    In questa guida completa, aggiornata alle ultime disposizioni dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS, troverai il calendario dettagliato delle scadenze fiscali di luglio 2026 con date, codici tributo, importi e indicazioni pratiche per non dimenticare nessun adempimento. Se hai bisogno di assistenza per i versamenti o la dichiarazione dei redditi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.

    📬

    Resta aggiornato sulle scadenze fiscali

    Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

    🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

    Calendario completo scadenze fiscali luglio 2026

    Ecco il calendario dettagliato di tutte le principali scadenze fiscali del mese di luglio 2026, organizzato giorno per giorno secondo lo Scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Tieni presente che quando una scadenza cade di sabato o domenica, il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo.

    DataAdempimentoChi deve adempiereCodice Tributo
    16 luglioVersamento ritenute IRPEF lavoro dipendenteDatori di lavoro, sostituti d’imposta1001
    16 luglioVersamento ritenute IRPEF lavoro autonomoCommittenti che pagano professionisti1040
    16 luglioVersamento IVA mensile (giugno 2026)Contribuenti IVA mensili6006
    16 luglioVersamento IVA II trimestre 2026Contribuenti IVA trimestrali6032
    16 luglioContributi INPS gestione separata (rata)Committenti per collaboratoriCXX / C10
    16 luglioAddizionali regionali e comunali IRPEFDatori di lavoro3802 / 3848
    20 luglioLIPE – Comunicazione liquidazioni periodiche IVA (II trimestre)Soggetti passivi IVA–
    25 luglioPresentazione modelli INTRASTAT (giugno o II trimestre)Operatori intracomunitari–
    30 luglioSaldo IRPEF + primo acconto con maggiorazione 0,40%Chi ha differito dal 30 giugno4001 / 4033
    30 luglioSaldo cedolare secca con maggiorazione 0,40%Locatori che hanno differito1842
    30 luglioImposta sostitutiva regime forfettario con maggiorazione 0,40%Forfettari che hanno differito1790 / 1791
    30 luglioDiritto annuale CCIAA con maggiorazione 0,40%Imprese iscritte al Registro3850
    30 luglioIVIE e IVAFE con maggiorazione 0,40%Titolari immobili/attività estere4041 / 4043
    31 luglioPresentazione Modello 770 (ritenute anno 2025)Sostituti d’imposta–

    16 luglio: versamenti IRPEF e ritenute

    Il 16 luglio 2026 è la prima data cruciale del mese. Entro questo giorno, tutti i datori di lavoro e sostituti d’imposta devono effettuare il versamento delle ritenute operate nel mese di giugno sulle retribuzioni dei dipendenti e sui compensi dei lavoratori autonomi. Si tratta di un adempimento mensile ricorrente, ma è fondamentale non sottovalutarlo: i ritardi comportano sanzioni e interessi.

    Le ritenute IRPEF sul lavoro dipendente si versano con il codice tributo 1001 tramite modello F24. Per i compensi ai lavoratori autonomi (ad esempio consulenti, professionisti, collaboratori occasionali), il codice tributo da utilizzare è il 1040. In entrambi i casi, il periodo di riferimento da indicare nell’F24 è “06/2026”.

    Oltre alle ritenute IRPEF, il 16 luglio scadono anche le addizionali regionali e comunali trattenute in busta paga. Le addizionali regionali si versano con codice tributo 3802, mentre quelle comunali con il 3848. Ricorda che le addizionali comunali prevedono anche un eventuale acconto (codice 3847) che va versato mensilmente da marzo a novembre.

    Attenzione: il versamento deve essere effettuato esclusivamente tramite modello F24 telematico (Entratel o Fisconline). I datori di lavoro domestici (colf e badanti) non sono sostituti d’imposta e quindi non devono effettuare queste ritenute.

    16 luglio: IVA mensile giugno 2026

    Sempre entro il 16 luglio, i contribuenti con liquidazione IVA mensile devono versare l’imposta risultante dalla liquidazione relativa al mese di giugno 2026. Il codice tributo è il 6006 (dove le ultime due cifre indicano il mese di riferimento: 06 = giugno).

    Per i contribuenti IVA trimestrali, luglio rappresenta un mese particolarmente importante perché scade il versamento dell’IVA relativa al secondo trimestre 2026 (aprile-maggio-giugno). Il codice tributo da utilizzare è il 6032. A differenza del versamento mensile, l’IVA trimestrale prevede una maggiorazione dell’1% a titolo di interessi, calcolata sull’importo dovuto.

    Chi opera in regime forfettario è esonerato dalla liquidazione periodica IVA e quindi non ha questo adempimento. Tuttavia, i forfettari che hanno differito il pagamento dell’imposta sostitutiva dal 30 giugno dovranno versarla entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%.

    16 luglio: contributi INPS gestione separata

    Il 16 luglio 2026 è anche il termine per il versamento dei contributi INPS alla gestione separata relativi ai compensi erogati nel mese di giugno. Questo adempimento riguarda i committenti che utilizzano collaboratori iscritti alla gestione separata INPS, ma anche i liberi professionisti senza cassa previdenziale propria.

    Le aliquote contributive 2026 per la gestione separata sono:

    • 26,07% per i collaboratori non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie
    • 24% per i professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata
    • 35,03% per i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie (per i quali è prevista anche la contribuzione DIS-COLL)

    Il versamento si effettua con modello F24 utilizzando i codici tributo della serie “CXX” o “C10”. Un aspetto importante: per i collaboratori, il contributo è ripartito per 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del collaboratore, ma il versamento deve essere effettuato interamente dal committente.

    20 luglio: LIPE secondo trimestre 2026

    Entro il 20 luglio 2026 (termine ordinario, salvo proroghe), i soggetti passivi IVA devono inviare la Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA (LIPE) relativa al secondo trimestre (aprile-maggio-giugno 2026). Si tratta di un adempimento telematico obbligatorio introdotto dal DL 193/2016 per consentire all’Agenzia delle Entrate di incrociare i dati dichiarati con quelli effettivamente versati.

    La LIPE deve essere trasmessa in via telematica tramite i servizi Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite un intermediario abilitato come il CAF Centro Fiscale di Udine. Nel modulo occorre indicare il totale delle operazioni attive e passive, l’IVA a debito o a credito risultante dalla liquidazione e l’eventuale credito del periodo precedente.

    La mancata o tardiva presentazione della LIPE comporta una sanzione da 500 a 2.000 euro per ciascuna comunicazione. Tuttavia, se l’invio avviene entro 15 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta alla metà (da 250 a 1.000 euro). Il ravvedimento operoso permette di ridurre ulteriormente l’importo della sanzione.

    30 luglio: saldo IRPEF e primo acconto con maggiorazione 0,40%

    Il 30 luglio 2026 è la scadenza più importante del mese per milioni di contribuenti. Chi non ha versato il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026 entro la scadenza ordinaria del 30 giugno, può farlo entro il 30 luglio applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo. Non si tratta di una sanzione, ma di un interesse legittimo per il differimento del pagamento di 30 giorni.

    La maggiorazione dello 0,40% si applica sull’intero importo dovuto, compreso il primo acconto. In pratica, se devi versare 3.000 euro di saldo IRPEF, la maggiorazione sarà di soli 12 euro (3.000 x 0,40%). I codici tributo da utilizzare nel modello F24 sono:

    • 4001 – Saldo IRPEF (anno d’imposta 2025)
    • 4033 – Primo acconto IRPEF (anno d’imposta 2026)
    • 4034 – Secondo o unico acconto IRPEF (se versato con il saldo)

    La stessa maggiorazione si applica anche alle imposte sostitutive che scadevano al 30 giugno. Quindi, anche i contribuenti in regime forfettario che non hanno versato al 30 giugno possono pagare entro il 30 luglio con lo 0,40% in più. I codici tributo per i forfettari sono il 1790 (saldo imposta sostitutiva) e il 1791 (primo acconto).

    Consiglio pratico: se hai presentato il Modello 730 con sostituto d’imposta, il saldo e gli acconti vengono trattenuti direttamente in busta paga o dalla pensione. In quel caso, non devi fare nulla a luglio. La maggiorazione riguarda solo chi paga con F24 (Modello Redditi PF).

    Per chi ha la cedolare secca sugli affitti, il 30 luglio è il termine per versare il saldo con maggiorazione utilizzando il codice tributo 1842. Anche le imposte patrimoniali sugli immobili esteri (IVIE, codice 4041) e sulle attività finanziarie estere (IVAFE, codice 4043) seguono la stessa tempistica.

    30 luglio: diritto annuale Camera di Commercio con maggiorazione

    Le imprese iscritte al Registro delle Imprese che non hanno versato il diritto annuale alla Camera di Commercio entro il 30 giugno, possono farlo entro il 30 luglio 2026 con la consueta maggiorazione dello 0,40%. Il diritto annuale CCIAA è un tributo obbligatorio per tutte le imprese e si versa con il codice tributo 3850 tramite modello F24.

    L’importo del diritto annuale varia in base alla forma giuridica e al fatturato dell’impresa. Le ditte individuali versano un importo fisso (generalmente 53 euro per le sedi principali, più eventuali maggiorazioni regionali), mentre le società pagano in base a scaglioni di fatturato. Per conoscere l’importo esatto dovuto dalla tua impresa, puoi consultare il sito della tua Camera di Commercio territoriale o rivolgerti al CAF Centro Fiscale.

    Contributi colf e badanti: nessuna scadenza a luglio

    Buone notizie per i datori di lavoro domestico: a luglio 2026 non ci sono scadenze per il versamento dei contributi di colf, badanti e babysitter. I contributi INPS per il lavoro domestico si versano trimestralmente con scadenze fisse:

    • 10 aprile – contributi I trimestre (gennaio-marzo)
    • 10 luglio – contributi II trimestre (aprile-giugno)
    • 10 ottobre – contributi III trimestre (luglio-settembre)
    • 10 gennaio – contributi IV trimestre (ottobre-dicembre)

    La scadenza del 10 luglio per il II trimestre è già passata al momento in cui leggi questa guida (se la consulti dopo il 10 luglio). La prossima scadenza per i contributi domestici sarà il 10 ottobre 2026. Il pagamento avviene tramite il Portale dei pagamenti INPS, bollettino MAV oppure avviso pagoPA. Se hai bisogno di assistenza per calcolare l’importo dei contributi della tua colf o badante, il CAF Centro Fiscale può aiutarti.

    Modello Redditi PF 2026: conviene prepararsi già a luglio

    Anche se la scadenza per l’invio del Modello Redditi PF 2026 (relativo ai redditi 2025) è fissata al 30 novembre 2026, luglio è il momento ideale per iniziare a preparare la documentazione. Chi ha versato il saldo IRPEF con maggiorazione entro il 30 luglio ha ormai definito gli importi dovuti, e predisporre il modello in anticipo permette di evitare la corsa dell’ultimo minuto.

    Il Modello Redditi PF è obbligatorio per chi non può presentare il Modello 730, ovvero:

    • Titolari di partita IVA (anche in regime forfettario)
    • Contribuenti con redditi esteri da dichiarare nel Quadro RW
    • Chi possiede criptovalute da dichiarare nel Quadro W
    • Chi ha redditi di natura diversa non gestibili nel 730
    • Contribuenti non residenti in Italia

    Se hai dubbi su quale modello utilizzare o se hai bisogno di assistenza per la compilazione, puoi prenotare un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori ti guideranno nella scelta del modello più adatto e nella corretta compilazione di tutti i quadri.

    FAQ – Domande frequenti sulle scadenze fiscali di luglio 2026

    Cosa succede se non pago l’IRPEF entro il 30 luglio con maggiorazione?

    Se non versi entro il 30 luglio, il pagamento diventa tardivo e scattano le sanzioni per omesso versamento (30% dell’importo non versato, riducibile con il ravvedimento operoso). Fino al 30 luglio, invece, paghi solo lo 0,40% in più senza alcuna sanzione. Conviene quindi rispettare questa scadenza per evitare costi molto più elevati.

    La maggiorazione dello 0,40% si applica anche agli acconti?

    Sì, la maggiorazione dello 0,40% si applica a tutti gli importi che avevano scadenza al 30 giugno e vengono differiti al 30 luglio, compresi il saldo, il primo acconto IRPEF, l’imposta sostitutiva dei forfettari e le imposte patrimoniali estere (IVIE e IVAFE).

    Devo pagare i contributi della badante a luglio?

    La scadenza dei contributi INPS per colf e badanti del secondo trimestre è il 10 luglio. Se stai leggendo questa guida prima di tale data, ricordati di effettuare il pagamento. La prossima scadenza successiva sarà il 10 ottobre 2026 per il terzo trimestre.

    Cos’è la LIPE e chi deve inviarla?

    La LIPE (Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA) è un adempimento telematico trimestrale obbligatorio per tutti i soggetti passivi IVA. Serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle liquidazioni IVA effettuate nel trimestre. La scadenza per il secondo trimestre 2026 è il 20 luglio (salvo proroghe). Sono esonerati i contribuenti in regime forfettario e i contribuenti minimi.

    Posso rateizzare il saldo IRPEF di luglio?

    Sì, è possibile rateizzare il saldo IRPEF e il primo acconto. Se scegli di differire al 30 luglio con maggiorazione, puoi comunque pagare a rate. La prima rata scade il 30 luglio (con lo 0,40% sull’intero importo), e le rate successive scadono il 16 di ogni mese, con interessi del 4% annuo calcolati dal giorno del differimento. L’ultima rata non può andare oltre il 16 novembre 2026.

    Entro quando devo inviare il Modello Redditi PF 2026?

    Il termine per l’invio telematico del Modello Redditi PF 2026 (redditi 2025) è il 30 novembre 2026. Tuttavia, i versamenti delle imposte (saldo e acconti) hanno scadenze anticipate: 30 giugno (ordinaria) o 30 luglio (con maggiorazione 0,40%). È quindi consigliabile predisporre il modello in anticipo per calcolare correttamente gli importi dovuti.

    Hai bisogno di assistenza per le scadenze di luglio?

    Le scadenze fiscali di luglio 2026 sono numerose e complesse. Tra ritenute, IVA, contributi, maggiorazioni e comunicazioni telematiche, il rischio di dimenticare un adempimento è concreto. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per aiutarti con:

    • Calcolo e versamento del saldo IRPEF con maggiorazione
    • Compilazione e invio della LIPE trimestrale
    • Predisposizione del Modello Redditi PF
    • Calcolo dei contributi INPS e consulenza previdenziale
    • Assistenza per F24 e codici tributo
    Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

    Oppure compila il modulo per essere ricontattato:

      Il tuo nome (*)

      La tua email (*)

      Il tuo telefono (*)

      Richiesta (eventuale)

      Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

      CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640

      Giugno 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-22 14:00:002026-04-18 10:23:27Scadenze Fiscali Luglio 2026: Calendario Completo IRPEF, IVA, Contributi e Modello Redditi
      CAF, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

      Bonus mobili 2026: bonifico ordinario o parlante? Qualè quello giusto

      Bonus Mobili

      Hai acquistato un divano, una cucina o degli elettrodomestici nel 2026 e vuoi detrarre il 50% con il bonus mobili? Devi sapere una cosa fondamentale: il tipo di bonifico che usi può farti perdere tutta la detrazione. Ogni anno migliaia di contribuenti perdono il diritto al rimborso fiscale per aver usato il bonifico sbagliato.

      In questa guida spieghiamo in modo chiaro la differenza tra bonifico ordinario e bonifico parlante, quando è obbligatorio usare quello parlante, cosa rischi se hai già pagato con un bonifico ordinario e come rimediare. Informazioni aggiornate al 2026 con riferimenti normativi precisi.

      Indice dei contenuti

      1. Bonifico ordinario e bonifico parlante: le differenze
      2. Quando è obbligatorio il bonifico parlante: tutte le detrazioni edilizie
      3. Bonus mobili 2026: il bonifico parlante è obbligatorio?
      4. Cosa succede se ho fatto un bonifico ordinario? Perdo la detrazione?
      5. Cosa fare se ho già pagato con bonifico ordinario nel 2026
      6. Come compilare correttamente il bonifico parlante
      7. Esempi pratici: cucina, divano ed elettrodomestici
      8. La ritenuta dell’8%: cos’è e chi la paga
      9. Domande frequenti sul bonus mobili e bonifico parlante
      10. Il CAF ti aiuta con il 730 e le detrazioni edilizie

      Bonifico ordinario e bonifico parlante: le differenze

      Il bonifico ordinario è il classico trasferimento bancario: inserisci IBAN, importo e una causale libera. Nessuna ritenuta, nessuna comunicazione automatica al Fisco.

      Il bonifico parlante (detto anche bonifico bancario/postale agevolato o bonifico soggetto a ritenuta) è un bonifico con causale strutturata che la banca è obbligata a comunicare all’Agenzia delle Entrate. Quando esegui un bonifico parlante, la banca del fornitore applica automaticamente una ritenuta d’acconto dell’8% sull’importo che riceve. Questa ritenuta è a carico del fornitore, non tuo.

      La struttura del bonifico parlante deve contenere obbligatoriamente:

      • La norma agevolativa di riferimento (es. “Art. 16-bis TUIR – Detrazione 50% recupero patrimonio edilizio”)
      • Il codice fiscale del beneficiario che effettua il pagamento (il tuo)
      • Il codice fiscale o Partita IVA del destinatario (il fornitore dei mobili o degli elettrodomestici)

      Quando è obbligatorio il bonifico parlante: tutte le detrazioni edilizie

      Il bonifico parlante è obbligatorio per tutte le detrazioni fiscali legate ai lavori edilizi e agli acquisti connessi:

      • Bonus ristrutturazione 50% (art. 16-bis TUIR): lavori di recupero del patrimonio edilizio
      • Ecobonus: interventi di risparmio energetico (pannelli solari, caldaie, cappotto termico)
      • Sismabonus: interventi antisismici
      • Bonus mobili 50%: acquisto di mobili e grandi elettrodomestici collegati a ristrutturazione
      • Bonus verde: sistemazione di giardini e terrazzi

      La norma di riferimento è l’art. 16-bis del TUIR (DPR 917/1986), che stabilisce che il pagamento deve avvenire tramite bonifico bancario o postale dal quale risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o P.IVA del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.

      Bonus mobili 2026: il bonifico parlante è obbligatorio?

      Sì, per il bonus mobili 2026 il bonifico parlante è obbligatorio. Il bonus permette di detrarre il 50% della spesa (massimale 5.000 euro per il 2026) per mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore a E per forni, A per lavatrici/lavasciuga/lavastoviglie, E per frigoriferi e congelatori. L’acquisto deve essere collegato a lavori di ristrutturazione.

      Se paghi con bonifico ordinario, il collegamento fiscale non è tracciabile nel modo richiesto dalla norma e la detrazione viene negata in caso di controllo.

      Cosa succede se ho fatto un bonifico ordinario? Perdo la detrazione?

      La risposta è generalmente sì: con un bonifico ordinario si perde il diritto alla detrazione.

      La Risoluzione AdE n. 55/E del 2018 ha confermato che il bonifico “parlante” è una condizione formale essenziale per le detrazioni edilizie. In precedenza la Risoluzione n. 53/E del 2012 aveva ribadito l’obbligo del tracciamento specifico. La Corte di Cassazione, sezione tributaria, in più pronunce ha confermato che il bonifico parlante non è una mera formalità ma una condizione sostanziale per il riconoscimento della detrazione.

      Casi in cui la detrazione potrebbe essere recuperata:

      • Pagamento misto (parte con parlante, parte con ordinario): si recupera almeno la quota pagata correttamente
      • Bonifico ordinario che conteneva comunque elementi essenziali (causale con normativa e codici fiscali): zona grigia, valutare con professionista
      • Documentazione integrativa (fattura dettagliata, dichiarazione fornitore): strada incerta, non garantita

      Cosa fare se ho già pagato con bonifico ordinario nel 2026

      Se ti sei accorto dell’errore, ecco le opzioni concrete da valutare prima della dichiarazione dei redditi:

      • Storno e ri-esecuzione del pagamento: se il fornitore è disponibile, annulla il primo pagamento e rifai il bonifico come “parlante”. Soluzione più sicura.
      • Dichiarazione integrativa: indica la spesa e allega tutta la documentazione disponibile. In caso di contestazioni, valuta con un CAF.
      • Non inserire la spesa: se il pagamento è definitivo e non rimediabile, la scelta più prudente è escluderla dalle detrazioni per evitare sanzioni future.

      Cessione del credito o sconto in fattura: nel 2026 queste opzioni non sono disponibili per bonus mobili e ristrutturazione 50% ordinari. Non sono alternative praticabili.

      Come compilare correttamente il bonifico parlante

      • Causale: “Pagamento ai sensi dell’art. 16-bis DPR 917/1986 – detrazione 50% recupero edilizio – acquisto mobili/elettrodomestici”
      • Codice fiscale beneficiario: il tuo CF
      • CF o P.IVA del fornitore: dati fiscali del negozio
      • IBAN del fornitore e importo corretto

      Molte banche hanno la voce “bonifico per ristrutturazioni edilizie” o “bonifico soggetto a ritenuta” nell’home banking. Il sistema precompila i campi e applica automaticamente la ritenuta dell’8%.

      Esempi pratici: cucina, divano ed elettrodomestici

      Esempio 1 – Cucina da 4.000 euro
      Hai ristrutturato il bagno nel 2026. Acquisti cucina da 4.000 euro con bonifico parlante. Detrazione 50% = 2.000 euro in 10 rate annuali da 200 euro nel 730.

      Esempio 2 – Divano e tavolo da 2.500 euro
      Ristrutturazione documentata + acquisto arredi. Bonifico parlante obbligatorio. Detrazione 50% = 1.250 euro in 10 anni. Massimale bonus mobili 2026: 5.000 euro per unità immobiliare.

      Esempio 3 – Lavatrice classe A da 800 euro
      Rientra nel bonus mobili se collegata a ristrutturazione. Classe energetica minima per lavatrici: A. Un elettrodomestico di classe B non dà diritto alla detrazione.

      La ritenuta dell’8%: cos’è e chi la paga

      La banca del fornitore applica automaticamente una ritenuta d’acconto dell’8% sulle somme accreditate (art. 25 D.L. 78/2010). La ritenuta non riduce la tua detrazione: tu deduci il 50% dell’intera somma pagata. È il fornitore a subirla come anticipo IRPEF/IRES da recuperare nella propria dichiarazione.

      Domande frequenti sul bonus mobili e bonifico parlante

      Posso pagare il bonus mobili con carta di credito?
      No. Il pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante. Carta di credito, contanti e assegno non danno diritto alla detrazione.

      Ho comprato mobili usati: posso detrarre?
      No. Il bonus mobili riguarda solo mobili e grandi elettrodomestici nuovi.

      La fattura non basta?
      No. Serve sia la fattura sia il bonifico parlante. Fattura + bonifico parlante = detrazione garantita. Fattura + bonifico ordinario = detrazione a rischio.

      Sono in regime forfettario: posso usufruire del bonus mobili?
      Il bonus mobili è una detrazione IRPEF. I forfettari pagano un’imposta sostitutiva e in genere non possono beneficiare delle detrazioni IRPEF per l’immobile usato anche per lavoro.

      Il CAF ti aiuta con il 730 e le detrazioni edilizie

      Hai acquistato mobili o eseguito lavori di ristrutturazione nel 2026 e vuoi detrarre tutto correttamente nel 730? Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un appuntamento. Professionisti esperti verificheranno i bonifici effettuati e massimizzeranno le detrazioni a cui hai diritto. Consulta anche la guida sul Bonus Ristrutturazione Casa 2026 e sull’Ecobonus 2026.

      Giugno 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640x342.jpg 342 640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-22 11:00:002026-06-28 00:09:36Bonus mobili 2026: bonifico ordinario o parlante? Qualè quello giusto
      Pagina 78 di 190«‹7677787980›»

      Ultime notizie

      • Pensioni ottobre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteOttobre 2, 2026 - 11:00 amin: NOTIZIE
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 amin: NOTIZIE
      Search Search

      Seguici su Facebook

      Categorie Articoli

      Ultimi Articoli

      • Pensioni ottobre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteOttobre 2, 2026 - 11:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        CAF Udine Online vs Sportello Fisico 2026: 730, ISEE e RED da Remoto in Tutto il FVGOttobre 1, 2026 - 3:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e SanzioniOttobre 1, 2026 - 1:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Spese alberghiere professionisti: cosa verificare in dichiarazioneOttobre 1, 2026 - 7:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        ISEE 2027: Guida Completa a Prima Casa, Redditi, Patrimoni e 10 Documenti da PreparareSettembre 30, 2026 - 1:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Codice Tributo 5518 F24 Accise: la Sanzione per i Concorsi a Premio VietatiSettembre 30, 2026 - 11:00 am
      CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

      Contatti

      Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
      Email: info@centrofiscale.com
      Telefono: 0432 1638640
      WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
      WhatsApp Patronato: 324 7411699

      Ultimi Articoli

      • Pensioni ottobre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenuteOttobre 2, 2026 - 11:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        APE Sociale ed E-commerce: la Soglia dei 5.000 Euro SpiegataOttobre 2, 2026 - 9:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Debiti previdenziali: nell’opposizione al merito basta citare l’ente creditore, non l’Agenzia delle Entrate-RiscossioneOttobre 2, 2026 - 7:00 am
      © Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
      mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
      • Collegamento a Facebook
      • Collegamento a Instagram
      • Collegamento a Rss questo sito
      Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto