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Rottamazione quinquies: come recuperare online i moduli di pagamento senza SPID

ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

Hai aderito alla Rottamazione quinquies ma non riesci a trovare i tuoi moduli di pagamento? Hai perso la lettera inviata dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione o semplicemente non ricordi dove hai messo i bollettini? Non preoccuparti: esistono diverse modalità per recuperare online i moduli di pagamento della rottamazione, anche senza avere lo SPID. In questa guida ti spieghiamo come fare, passo dopo passo.

Cos’è la Rottamazione quinquies e perché i moduli sono fondamentali

La Rottamazione quinquies è la quinta edizione della cosiddetta «definizione agevolata delle cartelle esattoriali», introdotta dalla Legge n. 199/2025, poi integrata e modificata dal D.L. 38/2026 (convertito con Legge n. 88/2026). In parole semplici, si tratta di una misura che permette ai contribuenti di estinguere i debiti fiscali iscritti a ruolo pagando solo la quota capitale ed eliminando sanzioni, interessi di mora e aggi di riscossione.

La misura riguarda i carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. I contribuenti che hanno presentato domanda di adesione hanno ricevuto dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADER) — entro il 30 giugno 2026 — la «Comunicazione delle somme dovute» con l’importo da pagare e i moduli (bollettini) per effettuare i versamenti.

Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione oppure in 54 rate bimestrali, distribuite nell’arco di circa 9 anni (prima rata il 31 luglio 2026, ultima rata il 31 maggio 2035). Per il pagamento rateale si applicano interessi al tasso del 3% annuo, calcolati a partire dal 1° agosto 2026. Ogni rata ha un bollettino associato con il codice di pagamento. Questi bollettini sono essenziali: senza di essi non è possibile pagare correttamente, rischiando di perdere i benefici della rottamazione e incorrere nella decadenza dal piano.

Perché puoi perdere i moduli di pagamento

I motivi per cui un contribuente si trova senza i moduli di pagamento sono diversi e molto comuni:

  • La lettera cartacea è andata persa o smarrita durante un trasloco o semplicemente non si ricorda più dove è stata messa.
  • La comunicazione è stata inviata a un indirizzo non aggiornato nei registri dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
  • Non si è ricevuta la PEC (nel caso in cui si sia comunicato un indirizzo di posta certificata) o la si è cancellata per errore.
  • Il computer si è rotto o si è formattato il dispositivo su cui erano salvati i file PDF dei bollettini.
  • Si è cambiato account email e non si riesce più ad accedere ai vecchi messaggi.

Fortunatamente, in tutti questi casi è possibile recuperare i moduli di pagamento online, anche senza disporre di credenziali SPID, CIE o CNS.

Come recuperare i moduli senza SPID: il servizio ADER dedicato

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha predisposto un servizio dedicato al recupero dei documenti della rottamazione, accessibile anche da chi non possiede lo SPID, la CIE (Carta d’Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Si tratta di un’area web pubblica che richiede solo il codice fiscale e alcuni dati identificativi di base.

Procedura passo-passo per recuperare i moduli senza SPID

Ecco come procedere concretamente:

  1. Vai sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione: www.agenziaentrateriscossione.gov.it
  2. Nella home page, cerca la sezione dedicata alla «Definizione agevolata» o utilizza la barra di ricerca del sito digitando «rottamazione quinquies».
  3. Accedi alla pagina della Rottamazione quinquies e cerca il link «Documenti senza accesso» o equivalente (il servizio permette di scaricare la comunicazione delle somme dovute senza autenticazione).
  4. Il sistema ti chiederà di inserire il tuo codice fiscale e, per confermare la tua identità, uno dei seguenti dati:
    • il numero di cartella oppure
    • il codice documento riportato nella comunicazione originale, oppure
    • in alcuni casi, la data di nascita e il cap di residenza
  5. Dopo la verifica dei dati inseriti, il sistema genera e ti mostra i moduli PDF con i bollettini di pagamento, che puoi scaricare e stampare o utilizzare per pagare tramite i canali telematici.

Importante: il servizio senza autenticazione SPID è pensato proprio per garantire l’accessibilità a tutti i contribuenti, comprese le persone anziane o chi non ha ancora attivato le credenziali digitali. Tuttavia, ti consigliamo di avere a portata di mano la comunicazione originale di accoglimento della domanda (se ancora disponibile), perché potrebbe contenere il codice documento necessario.

Accesso con SPID, CIE o CNS: la via dell’area riservata

Se invece possiedi lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), la CIE o la CNS, puoi accedere all’area riservata del sito ADER per una gestione ancora più completa della tua posizione debitoria. Tramite l’area riservata puoi:

  • Visualizzare l’intera situazione debitoria in tempo reale
  • Scaricare tutti i moduli di pagamento delle rate ancora da saldare
  • Verificare lo stato dei pagamenti già effettuati
  • Controllare se sei in regola con le scadenze e se non sei incorso in decadenza dal piano
  • Richiedere eventuali rettifiche o chiarimenti sulla propria posizione

Se non hai ancora lo SPID, considera di attivarlo: è gratuito, richiede circa 15-20 minuti e ti permetterà di accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione italiana. I provider accreditati per il rilascio dello SPID sono ad esempio PosteID (tramite l’app Poste), Namirial, Aruba, Infocert e altri. Puoi attivarlo anche tramite la tua banca se offre questo servizio.

Le scadenze delle rate della Rottamazione quinquies nel 2026

Prima di metterti a cercare i moduli, è utile ricordare il calendario delle scadenze di pagamento previsto dalla normativa. La Rottamazione quinquies prevede il pagamento in un massimo di 54 rate bimestrali, con le seguenti scadenze:

RataScadenzaTolleranza
Unica soluzione o 1ª rata31 luglio 20265 agosto 2026
2ª rata30 settembre 20265 ottobre 2026
3ª rata30 novembre 20265 dicembre 2026
4ª → 51ª rata31 gennaio / 31 marzo / 31 maggio / 31 luglio / 30 settembre / 30 novembre di ciascun anno dal 2027+5 giorni
52ª rata31 gennaio 20355 febbraio 2035
53ª rata31 marzo 20355 aprile 2035
54ª rata31 maggio 20355 giugno 2035

Nota importante: il pagamento in unica soluzione o della prima rata (31 luglio 2026) non comporta l’applicazione di interessi. Per chi sceglie la rateizzazione, dal 1° agosto 2026 si applicano interessi al tasso del 3% annuo sull’importo residuo. Chi paga in unica soluzione entro il 31 luglio 2026 non paga interessi.

Cosa succede se si perde una rata: rischio decadenza

Questo è uno dei punti più critici della rottamazione: la decadenza dal piano. Se non paghi una rata entro la scadenza (compresi i 5 giorni di tolleranza), perdi automaticamente i benefici della definizione agevolata. In questo caso:

  • I versamenti già effettuati vengono comunque considerati a titolo di acconto sul debito originario
  • Il debito residuo torna a essere esigibile per intero, incluse sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione
  • Non è possibile accedere a una nuova rottamazione per gli stessi debiti (salvo diverse disposizioni normative future)
  • L’Agenzia delle Entrate-Riscossione può riprendere le azioni di recupero (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche)

Per questo motivo, è fondamentale recuperare i moduli di pagamento in tempo e non ritardare. Se hai perso i bollettini e la scadenza del 31 luglio 2026 si avvicina, agisci subito: hai ancora la tolleranza fino al 5 agosto 2026, ma non è consigliabile aspettare l’ultimo momento.

Come pagare i moduli recuperati: tutti i canali disponibili

Una volta recuperati i moduli PDF, puoi pagare la rata della Rottamazione quinquies attraverso numerosi canali:

Canali fisici (sportelli)

  • Sportelli ADER: puoi recarti fisicamente agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (previo appuntamento)
  • Uffici Postali: accettano i bollettini postali allegati alla comunicazione ADER
  • Tabaccai e ricevitorie: convenzionati con i circuiti Sisal e Lottomatica accettano pagamenti con i bollettini
  • Sportelli bancari: la maggior parte delle banche accetta i bollettini ADER allo sportello

Canali digitali e telematici

  • Home banking / Internet banking: inserisci il codice di pagamento (codice RAV o identificativo bollettino) nel tuo sportello online
  • App bancarie: molte app bancarie consentono la scansione del codice a barre o QR code del bollettino
  • Pagamento online ADER: direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione con carta di credito/debito
  • PagoPA: il sistema di pagamento unificato della Pubblica Amministrazione
  • ATM bancari: alcuni sportelli automatici permettono pagamenti bollettini

Suggerimento pratico: il metodo più comodo per chi non vuole recarsi fisicamente da nessuna parte è utilizzare l’home banking. Basta avere a portata di mano il codice RAV o il codice di pagamento riportato sul bollettino PDF scaricato dal sito ADER.

Problemi tecnici e soluzioni: cosa fare se il sito ADER non funziona

A volte il sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione può essere lento, in manutenzione o dare errori. Ecco alcune soluzioni alternative:

1. Riprova in un orario diverso

I sistemi informatici dell’amministrazione pubblica tendono a essere più congestionati nelle ore di punta (mattina presto e tarda mattinata nei giorni feriali). Prova a collegarti nelle ore serali o nel weekend.

2. Chiama il numero verde ADER

Il numero verde dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione è 060101. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00 e il sabato dalle 8:00 alle 14:00. Gli operatori possono:

  • Verificare la tua posizione relativa alla rottamazione
  • Inviarti i moduli di pagamento all’indirizzo email o PEC che hai comunicato
  • Darti informazioni sulle modalità di pagamento

3. Prenota uno sportello fisico

Se preferisci risolvere di persona, puoi prenotare un appuntamento allo sportello ADER più vicino a te tramite il sito ufficiale o chiamando il numero verde. Porta con te un documento d’identità valido e il codice fiscale: gli operatori dello sportello potranno stamparti i moduli direttamente.

4. Rivolgiti al tuo CAF

Il tuo CAF di riferimento può assisterti nel recupero dei moduli e nella verifica della tua posizione con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto per tutte le pratiche legate alla rottamazione delle cartelle: dalla verifica dell’adesione al controllo delle rate già pagate, fino all’assistenza per eventuali situazioni di decadenza o reclamo.

Tabella riepilogativa: metodi per recuperare i moduli senza SPID

MetodoStrumenti necessariTempo medioCosto
Sito ADER (area senza autenticazione)Codice fiscale + codice documento o numero cartella5-10 minutiGratuito
Numero verde ADER 060101Codice fiscale, documento d’identità a portata di mano15-30 minuti (attesa inclusa)Gratuito
Sportello ADER (appuntamento)Documento d’identità + codice fiscale1-2 giorni lavorativi (attesa appuntamento)Gratuito
CAF di riferimentoDocumento d’identità + codice fiscaleDa concordareVaria per servizio

Caso pratico: Maria ha perso i bollettini, ecco come li ha recuperati

Immagina la situazione di Maria, 62 anni, pensionata di Udine. Ha aderito alla Rottamazione quinquies e a luglio 2026, quando si avvicina la prima scadenza (31 luglio 2026), non riesce a trovare la lettera con i bollettini: era nella pila di posta sul tavolo e probabilmente è finita nel sacco della carta da riciclare.

Maria non ha lo SPID perché non si è mai sentita sicura nell’usarlo. Cosa fa?

  1. Va sul sito agenziaentrateriscossione.gov.it
  2. Trova la sezione Rottamazione quinquies e clicca su «Documenti senza accesso»
  3. Inserisce il suo codice fiscale e il numero di cartella che aveva annotato su un foglio
  4. In pochi secondi scarica il PDF con tutti i bollettini
  5. Utilizza il codice RAV per pagare tramite l’home banking della sua banca, comodamente da casa

Il tutto richiede circa 10 minuti. Senza nessuna competenza informatica avanzata e senza lo SPID. E soprattutto, pagando entro il 31 luglio 2026, evita l’applicazione degli interessi del 3% annuo che scattano per chi sceglie la rateizzazione a partire dal 1° agosto.

Domande frequenti (FAQ) sulla Rottamazione quinquies e i moduli senza SPID

Posso davvero scaricare i moduli senza SPID?

Sì. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha messo a disposizione un servizio di recupero documenti accessibile con il solo codice fiscale e alcuni dati identificativi, senza bisogno di SPID, CIE o CNS. Questa scelta è stata fatta proprio per garantire l’accesso anche ai cittadini che non hanno ancora attivato le credenziali digitali.

Ho cambiato indirizzo: i miei moduli sono stati inviati alla vecchia casa?

È possibile. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione invia le comunicazioni all’indirizzo di residenza risultante dall’Anagrafe Tributaria. Se hai cambiato residenza, è importante aggiornare i dati presso il Comune di residenza e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, puoi recuperare i moduli online come descritto in questa guida, indipendentemente dall’indirizzo a cui è stata spedita la comunicazione originale.

Posso pagare senza i bollettini, con un semplice bonifico?

No, non è possibile. Il pagamento della rottamazione deve essere effettuato utilizzando i codici specifici riportati sui bollettini (codice RAV o identificativo pagamento). Un bonifico generico non verrebbe associato alla tua pratica di rottamazione e non risulterebbe valido ai fini della definizione agevolata. Per questo è fondamentale recuperare i bollettini prima di effettuare qualsiasi versamento.

Cosa devo fare se la mia domanda di rottamazione risulta non accolta?

Può capitare che, accedendo al sito ADER per recuperare i moduli, tu scopra che la tua domanda di adesione non è stata accolta. Le cause più comuni sono: domanda presentata fuori termine, debiti non rientranti nell’ambito applicativo della rottamazione, o dati errati nella domanda. In questo caso ti consigliamo di:

  1. Verificare la comunicazione di diniego che ADER ha inviato (o che puoi trovare nell’area riservata)
  2. Contattare il numero verde 060101 per capire le motivazioni
  3. Rivolgerti a un CAF o a un consulente fiscale per valutare se e come contestare il diniego

Posso pagare in anticipo rispetto alla scadenza?

Sì, è possibile pagare le rate in anticipo rispetto alle scadenze previste. Non ci sono penalità per il pagamento anticipato. Anzi, estinguere prima il debito può darti maggiore tranquillità ed evitare il rischio di dimenticare le scadenze successive. Pagare in unica soluzione entro il 31 luglio 2026 ti consente inoltre di evitare completamente gli interessi del 3% annuo previsti per la rateizzazione.

Cosa succede se non riesco a pagare entro la scadenza?

La legge prevede una tolleranza di 5 giorni di calendario. Se il pagamento viene effettuato entro questo termine aggiuntivo, è comunque considerato valido. Ad esempio, per la prima rata con scadenza il 31 luglio 2026, il termine con tolleranza è il 5 agosto 2026. Oltre tale termine, si verifica la decadenza dal piano e si perde il beneficio della rottamazione. Non esiste la possibilità di «riattivare» il piano dopo la decadenza, salvo nuove misure legislative.

I debiti della Rottamazione quinquies possono essere oggetto di pignoramenti nel frattempo?

No. Fino al completamento del pagamento, i debiti inclusi nella rottamazione sono sospesi: l’ADER non può eseguire azioni esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche) sui carichi per i quali è stata presentata e accettata la domanda di definizione agevolata. Questa sospensione dura fino a quando sei in regola con i pagamenti.

La Rottamazione quinquies: normativa e link utili

Per completezza, ecco i principali riferimenti normativi e le risorse ufficiali della Rottamazione quinquies:

  • Legge n. 199/2025: norma istitutiva della Rottamazione quinquies
  • D.L. 38/2026 (convertito con Legge n. 88/2026): integrazioni e modifiche operative
  • Sito ADER: www.agenziaentrateriscossione.gov.it — per scaricare i moduli e accedere all’area riservata
  • Numero verde ADER: 060101 (lun-ven 8-20, sab 8-14)

Per approfondire altri aspetti della Rottamazione quinquies, consulta anche i nostri articoli correlati: come aderire alla rottamazione quinquies, le informazioni sugli esiti online e la tolleranza pagamenti fino al 5 agosto, e cosa succede con le cartelle rateizzate nella rottamazione quinquies.

Conclusione: non rischiare la decadenza, recupera subito i tuoi moduli

La Rottamazione quinquies è un’opportunità importante per chi ha debiti con il Fisco: permette di azzerare sanzioni e interessi, spesso la parte più pesante del debito complessivo. Perdere questa opportunità per non aver pagato una rata — magari solo perché non si trovano i bollettini — sarebbe un vero peccato, soprattutto considerando che la prima scadenza del 31 luglio 2026 (con tolleranza al 5 agosto) si avvicina.

La buona notizia è che il recupero dei moduli senza SPID è semplice e rapido. Basta andare sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, inserire il codice fiscale e i dati richiesti, e in pochi minuti hai a disposizione i PDF da scaricare. In alternativa, il numero verde 060101 e gli sportelli ADER fisici sono a tua disposizione.

Se hai dubbi sulla tua situazione, se non sei sicuro di essere in regola o se hai bisogno di assistenza per gestire la pratica di rottamazione, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri esperti possono verificare la tua posizione con ADER, aiutarti a recuperare i documenti e assisterti in tutta la procedura. Prenota un appuntamento o contattaci per un supporto personalizzato.

Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-11 17:23:222026-07-11 16:01:27Rottamazione quinquies: come recuperare online i moduli di pagamento senza SPID
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Assegno di Invalidità INPS: come funziona il passaggio alla pensione

Pensione 2026 INPS

Il passaggio dall’assegno ordinario di invalidità alla pensione è un momento cruciale nella vita previdenziale di chi soffre di una riduzione permanente della capacità lavorativa. L’INPS ha chiarito nel tempo le modalità, i requisiti e le procedure che regolano questa transizione, che non è automatica e richiede un’attenta valutazione delle condizioni del beneficiario. In questa guida aggiornata al 2026 esaminiamo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere: dalle differenze tra i due istituti previdenziali, fino agli aspetti pratici della domanda e al calcolo dell’importo.

Che cos’è l’assegno ordinario di invalidità INPS

L’assegno ordinario di invalidità (AOI) è una prestazione previdenziale erogata dall’INPS a favore dei lavoratori che, a causa di infermità fisica o mentale, abbiano visto ridursi la propria capacità lavorativa a meno di un terzo in modo permanente. Questa prestazione è disciplinata dalla Legge 222 del 12 giugno 1984, che costituisce ancora oggi il riferimento normativo principale.

A differenza della pensione di inabilità assoluta e permanente, l’assegno di invalidità presuppone che la riduzione della capacità lavorativa sia significativa ma non totale: il beneficiario può quindi, in linea teorica, svolgere ancora un’attività lavorativa, anche se ridotta rispetto a quella precedente.

Requisiti contributivi per l’assegno di invalidità

Per ottenere l’assegno ordinario di invalidità è necessario soddisfare due condizioni fondamentali:

  • Requisito sanitario: riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo in modo permanente, accertata dalla commissione medica dell’INPS.
  • Requisito contributivo: almeno 5 anni di contribuzione complessivi, di cui almeno 3 anni negli ultimi 5 che precedono la domanda (260 settimane totali, 156 settimane nel quinquennio).

L’assegno ha durata triennale e viene rinnovato su domanda dell’interessato. Dopo tre riconoscimenti consecutivi (ovvero dopo 9 anni), diventa definitivo e non è più soggetto a revisione sanitaria periodica.

Differenza tra assegno di invalidità e pensione di inabilità

È fondamentale non confondere l’assegno ordinario di invalidità con la pensione di inabilità. Si tratta di due prestazioni distinte con presupposti e importi diversi.

CaratteristicaAssegno di invaliditàPensione di inabilità
Riduzione capacità lavorativaPiù di 2/3 (inferiore a 1/3 residua)Totale e permanente (100%)
DurataTriennale (rinnovabile)Definitiva
Compatibilità con lavoroSì (con eventuali riduzioni)No (incompatibile)
Contributi richiesti5 anni (3 nel quinquennio)5 anni (3 nel quinquennio)
Integrazione al minimoSì, se redditi bassiSì, se redditi bassi

La pensione di inabilità assoluta e permanente spetta invece a chi non possa svolgere alcuna attività lavorativa, indipendentemente dalle mansioni: è quindi una condizione molto più grave che esclude qualsiasi forma di occupazione.

Il passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione: quando avviene

Il passaggio dall’assegno ordinario di invalidità alla pensione rappresenta uno degli aspetti più delicati e spesso fraintesi del sistema previdenziale italiano. L’INPS ha chiarito più volte, attraverso circolari e messaggi ufficiali, le regole che governano questa transizione.

Esistono due tipologie principali di passaggio che possono riguardare il beneficiario dell’assegno di invalidità:

  1. Passaggio alla pensione di vecchiaia: avviene al compimento dell’età pensionabile (67 anni nel 2026), se sussistono i requisiti contributivi minimi.
  2. Passaggio alla pensione di inabilità assoluta: avviene qualora le condizioni di salute peggiorino ulteriormente e la capacità lavorativa si azzeri completamente.

Il chiarimento INPS sul meccanismo di trasformazione

L’INPS ha ribadito che il passaggio dall’assegno ordinario di invalidità alla pensione di vecchiaia non è automatico. Il beneficiario deve presentare apposita domanda, e il cambio di prestazione avviene solo dopo verifica dei requisiti.

In particolare, l’INPS ha chiarito i seguenti punti fondamentali:

  • L’assegno di invalidità non si trasforma automaticamente in pensione al raggiungimento dei 67 anni.
  • Il beneficiario deve presentare domanda di pensione di vecchiaia attraverso i canali INPS (portale web, patronato, CAF).
  • Se i contributi accumulati durante la percezione dell’assegno sono sufficienti, il calcolo della pensione di vecchiaia includerà anche questi periodi.
  • In caso di peggioramento delle condizioni di salute, è possibile presentare domanda di pensione di inabilità in qualsiasi momento, indipendentemente dall’età anagrafica.

Requisiti per il passaggio alla pensione di vecchiaia nel 2026

Per accedere alla pensione di vecchiaia nel 2026, anche partendo dall’assegno ordinario di invalidità, è necessario soddisfare i seguenti requisiti previsti dalla Legge 214/2011 (Riforma Fornero) come aggiornata dalle successive leggi di bilancio:

  • Età anagrafica: 67 anni (sia per uomini che per donne nel 2026).
  • Contribuzione minima: 20 anni di contributi versati.
  • Soglia di importo (solo sistema contributivo puro): l’assegno risultante deve essere pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (nel 2026 circa 808-830 euro mensili, da verificare sulla circolare INPS annuale) per chi è privo di contribuzione ante 1996; tale soglia non si applica a chi ha contributi ante 1996.

Un aspetto importante: i periodi durante i quali è stato percepito l’assegno ordinario di invalidità sono comunque utili ai fini del calcolo della pensione. L’INPS valorizza questi periodi come se il lavoratore avesse continuato a versare contributi, sulla base della retribuzione percepita nei 12 mesi precedenti l’insorgenza dell’invalidità.

L’accredito figurativo durante la percezione dell’assegno

Uno degli aspetti più rilevanti chiariti dall’INPS riguarda il cosiddetto accredito figurativo. Durante il periodo di godimento dell’assegno di invalidità, l’INPS accredita al lavoratore una contribuzione figurativa che va a integrare la contribuzione reale versata in precedenza.

Questo meccanismo è fondamentale perché:

  • Consente al beneficiario di maturare il requisito contributivo di 20 anni necessario per la pensione di vecchiaia.
  • Influenza positivamente il calcolo dell’importo della futura pensione.
  • Permette di raggiungere anche i requisiti per la pensione anticipata, se combinati con contributi effettivi sufficienti.

Compatibilità dell’assegno di invalidità con il lavoro

L’assegno di invalidità è in linea di principio compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Tuttavia, la legge prevede alcune limitazioni importanti che dipendono dal reddito conseguito (art. 1 L. 222/1984):

  • Se il reddito da lavoro supera il quattro volte il trattamento minimo INPS (nel 2025-2026 circa 2.414 euro mensili lordi), l’assegno viene ridotto del 25%.
  • Se il reddito supera il cinque volte il trattamento minimo (circa 3.017 euro mensili lordi), l’assegno viene ridotto del 50%.

Questa compatibilità rappresenta una differenza sostanziale rispetto alla pensione di inabilità, che è invece incompatibile con qualsiasi forma di attività lavorativa. Chi continua a lavorare percependo l’assegno di invalidità accumula ulteriori contributi che potranno poi essere valorizzati al momento del pensionamento definitivo.

Tabella riepilogativa: riduzione assegno per reddito da lavoro 2026

Reddito da lavoro mensile (lordo)Riduzione assegno
Fino a circa 2.414 euroNessuna riduzione
Da circa 2.414 a 3.017 euroRiduzione del 25%
Oltre circa 3.017 euroRiduzione del 50%

Nota: gli importi indicati sono calcolati sul trattamento minimo INPS 2025 (circa 603 euro mensili, Circolare INPS n. 1/2025). Verificare con l’INPS o un patronato il valore aggiornato per il 2026, che viene rivalutato annualmente in base all’indice ISTAT.

Come presentare la domanda di passaggio alla pensione

Raggiunto il requisito anagrafico (67 anni) o verificatosi il peggioramento delle condizioni di salute, il beneficiario dell’assegno di invalidità deve seguire un iter preciso per il passaggio alla pensione.

Canali di presentazione della domanda

La domanda di pensione può essere presentata attraverso i seguenti canali ufficiali:

  1. Portale INPS (myINPS): accedendo con SPID, CIE o CNS alla sezione “Domande di prestazioni previdenziali”.
  2. Patronato: rivolgendosi a un patronato riconosciuto (INCA, ACLI, CGIL, CISL, UIL, ecc.) che assiste gratuitamente il lavoratore nella compilazione e presentazione della domanda.
  3. CAF abilitati: alcuni CAF, come il Centro Fiscale, offrono assistenza anche per le pratiche previdenziali INPS in collaborazione con i patronati convenzionati.

Documentazione necessaria

Per la presentazione della domanda di pensione è generalmente necessario predisporre:

  • Documento di identità in corso di validità.
  • Codice fiscale.
  • Estratto conto contributivo INPS (verificabile tramite myINPS).
  • Documentazione sanitaria attestante lo stato di invalidità (utile in caso di peggioramento per domanda di inabilità).
  • Coordinate bancarie (IBAN) per l’accredito della pensione.

Decorrenza della pensione

La decorrenza della pensione di vecchiaia segue regole precise anche per chi proviene dall’assegno di invalidità:

  • La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, se i requisiti sono già maturati.
  • Se la domanda viene presentata prima del compimento dei 67 anni, la pensione decorre comunque dal primo giorno del mese successivo al raggiungimento dell’età.
  • Non è possibile ottenere arretrati per periodi precedenti la domanda, salvo casi eccezionali previsti dalla legge.

Come si calcola la pensione per chi ha percepito l’assegno di invalidità

Il calcolo della pensione per chi ha beneficiato dell’assegno di invalidità segue le regole generali del sistema previdenziale italiano, con alcune specificità legate alla presenza della contribuzione figurativa.

Il sistema di calcolo applicabile

A seconda dell’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, si applicano sistemi di calcolo differenti:

  • Sistema retributivo: per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 (calcolo sulla retribuzione media degli ultimi anni di lavoro).
  • Sistema misto: per chi aveva contributi ante 1996 ma meno di 18 anni al 31/12/1995.
  • Sistema contributivo puro: per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 in poi (calcolo sui contributi effettivamente versati).

Per la quota di pensione calcolata con il metodo contributivo, anche i contributi figurativi accreditati durante l’assegno di invalidità entrano nel montante contributivo e concorrono alla formazione dell’importo pensionistico.

L’importo minimo garantito

Chi percepisce l’assegno di invalidità con redditi bassi ha diritto all’integrazione al trattamento minimo. Anche la pensione risultante dal passaggio, se di importo inferiore al minimo, può essere integrata, a condizione che il pensionato non superi determinati limiti di reddito complessivo.

Per il 2025, il trattamento minimo INPS è di circa 603 euro mensili (per tredici mensilità, confermato dalla Circolare INPS n. 1/2025). Il valore 2026 verrà aggiornato con rivalutazione ISTAT. L’integrazione al minimo spetta se il reddito personale non supera determinati limiti stabiliti annualmente dall’INPS con propria circolare.

Cosa succede se le condizioni peggiorano: il passaggio alla pensione di inabilità

Se durante la percezione dell’assegno ordinario di invalidità le condizioni di salute peggiorano al punto da rendere il lavoratore assolutamente e permanentemente inabile a qualsiasi attività lavorativa, è possibile richiedere la trasformazione in pensione di inabilità.

Procedura per la domanda di inabilità assoluta

In questo caso il percorso è il seguente:

  1. Presentazione della domanda di pensione di inabilità tramite patronato o portale INPS.
  2. Visita medica da parte della commissione medica INPS per l’accertamento dell’inabilità assoluta.
  3. In caso di esito positivo, liquidazione della pensione di inabilità con decorrenza dal mese successivo alla domanda.

La pensione di inabilità assoluta ha il vantaggio di non essere soggetta a revisione sanitaria periodica (una volta riconosciuta in via definitiva) e di essere incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, il che comporta però anche la perdita del diritto a percepire redditi da lavoro.

Il requisito dell’anzianità contributiva per la pensione di inabilità

Per la pensione di inabilità assoluta e permanente sono richiesti gli stessi requisiti contributivi dell’assegno di invalidità:

  • Almeno 5 anni di contribuzione totale.
  • Di cui almeno 3 anni nell’ultimo quinquennio.

In questo caso, i contributi figurativi accreditati durante la percezione dell’assegno di invalidità concorrono al raggiungimento di questi requisiti, facilitando l’accesso alla pensione di inabilità anche per chi ha poche annualità di contribuzione effettiva.

Cumulabilità e altri aspetti pratici

Oltre ai temi già trattati, esistono altri aspetti pratici rilevanti per il beneficiario dell’assegno di invalidità che si avvicina al pensionamento.

L’assegno di invalidità e la pensione anticipata

Il beneficiario dell’assegno di invalidità può, se ha maturato sufficienti anni di contribuzione (inclusi quelli figurativi), accedere anche alla pensione anticipata prima dei 67 anni. Nel 2026 i requisiti per la pensione anticipata sono:

  • Pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne (indipendentemente dall’età anagrafica).
  • Quota 103: 62 anni di età + 41 anni di contributi (prorogata dalla Legge di Bilancio 2025 con importo massimo di 4 volte il trattamento minimo fino ai 67 anni).
  • APE Sociale: 63 anni e 5 mesi di età + 30 anni di contributi per i soggetti in condizioni di disabilità grave (almeno il 74% di invalidità civile riconosciuta).

Per gli invalidi con percentuale riconosciuta pari ad almeno il 74%, l’APE Sociale rappresenta spesso la via di uscita anticipata più conveniente, permettendo di accedere alla pensione già a 63 anni e 5 mesi con soli 30 anni di contributi. È importante verificare con un patronato la compatibilità tra assegno di invalidità e APE Sociale, in quanto le due prestazioni non sono cumulabili.

Successione delle prestazioni: cosa fare in pratica

Il beneficiario dell’assegno di invalidità che si avvicina al pensionamento dovrebbe seguire questo schema pratico:

  1. Verificare l’estratto conto contributivo su myINPS per conoscere gli anni di contribuzione effettiva e figurativa accumulata.
  2. Calcolare l’età pensionabile più conveniente (vecchiaia a 67 anni, anticipata se si hanno i requisiti, APE Sociale se si rientra nelle categorie).
  3. Presentare domanda con congruo anticipo (almeno 3 mesi prima della decorrenza prevista) tramite patronato o portale INPS.
  4. Verificare la posizione medica: se le condizioni sono peggiorate significativamente, valutare la domanda di pensione di inabilità anziché di vecchiaia.

Le posizioni dell’INPS: circolari e messaggi di chiarimento

L’INPS ha emanato nel corso degli anni diversi documenti ufficiali per chiarire il funzionamento del passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione. Tra i più rilevanti:

  • Legge 222/1984: disciplina organica dell’assegno ordinario di invalidità e della pensione di inabilità, ancora oggi riferimento normativo principale.
  • Circolare INPS n. 90/1993: ha chiarito i criteri di calcolo della contribuzione figurativa durante il periodo di godimento dell’assegno di invalidità.
  • Circolare INPS n. 35/2012: ha precisato le modalità di applicazione del sistema contributivo ai titolari di assegno di invalidità nell’ambito della riforma Fornero.
  • Circolare INPS n. 1/2025: ha definito gli importi aggiornati del trattamento minimo (603 euro) e le soglie reddituali per la compatibilità con il lavoro.

È consigliabile consultare il sito ufficiale dell’INPS (www.inps.it) o rivolgersi a un patronato per avere accesso ai documenti ufficiali più aggiornati, poiché le circolari vengono periodicamente integrate e modificate.

Esempi pratici di passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione

Per rendere più concreto il funzionamento del meccanismo, presentiamo due esempi tipici.

Esempio 1: Marco, 67 anni, assegno di invalidità da 10 anni

Marco ha iniziato a lavorare a 22 anni e ha ricevuto l’assegno ordinario di invalidità a 57 anni, dopo aver maturato 35 anni di contribuzione effettiva. Durante i 10 anni di percezione dell’assegno ha accumulato ulteriori 10 anni di contribuzione figurativa, portando il totale a 45 anni.

Al compimento dei 67 anni, Marco deve presentare domanda di pensione di vecchiaia. Essendo nel sistema misto (aveva contributi ante 1996 ma meno di 18 anni al 31/12/1995, avendo iniziato a lavorare nel 1981), la pensione verrà calcolata in parte con il sistema retributivo e in parte con il contributivo. I 10 anni di contribuzione figurativa contribuiscono positivamente alla quota contributiva.

Esempio 2: Giulia, 65 anni, disabilità all’80% con possibilità APE Sociale

Giulia ha percepito l’assegno di invalidità per 8 anni e la sua percentuale di invalidità riconosciuta è aumentata all’80%. Con 33 anni di contribuzione totale (25 effettivi + 8 figurativi) e 65 anni di età, Giulia non ha ancora i requisiti per la pensione di vecchiaia (mancano 2 anni) né per la pensione anticipata ordinaria (mancherebbero anni di contributi).

Tuttavia, essendo la disabilità superiore al 74% e avendo più di 30 anni di contributi, Giulia avrebbe potuto accedere all’APE Sociale già a 63 anni e 5 mesi, se le condizioni di salute certificate fossero state compatibili con la categoria specifica. In alternativa, se l’inabilità fosse diventata assoluta, può presentare domanda di pensione di inabilità senza attendere i 67 anni.

Domande frequenti (FAQ)

Il passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione di vecchiaia è automatico?

No. L’INPS ha chiarito esplicitamente che il passaggio non avviene in modo automatico al compimento dei 67 anni. Il beneficiario deve presentare apposita domanda di pensione di vecchiaia attraverso il portale INPS o tramite patronato/CAF. Se non si presenta domanda, l’assegno di invalidità continua ad essere erogato, ma il beneficiario non inizia a ricevere la pensione di vecchiaia.

I contributi figurativi dell’assegno di invalidità servono per la pensione?

Sì. L’INPS accredita contribuzione figurativa per tutto il periodo di percezione dell’assegno di invalidità. Questa contribuzione è utile sia per raggiungere il requisito dei 20 anni necessari per la pensione di vecchiaia, sia per incrementare il montante contributivo su cui viene calcolata la quota contributiva della pensione.

L’assegno di invalidità è compatibile con il lavoro?

Sì, ma con limitazioni. Se si superano determinati limiti di reddito da lavoro (pari a 4 o 5 volte il trattamento minimo INPS), l’assegno viene ridotto del 25% o del 50%. Qualora le condizioni di salute migliorassero, la commissione medica in sede di revisione potrebbe anche revocare l’assegno.

Posso percepire sia l’assegno di invalidità che la pensione anticipata?

Non è possibile percepire contemporaneamente l’assegno di invalidità e una pensione INPS. Quando si ottiene la pensione (di qualsiasi tipo), l’assegno cessa. La pensione rappresenta la prestazione definitiva che sostituisce l’assegno temporaneo.

Cosa succede se l’assegno di invalidità non viene rinnovato?

L’assegno di invalidità ha durata triennale e deve essere rinnovato su domanda. Se la commissione medica in sede di revisione accerta che le condizioni di salute sono migliorate e la capacità lavorativa è tornata a livelli superiori a un terzo, l’assegno non viene rinnovato e cessa l’erogazione. In questo caso, il lavoratore torna a versare contributi previdenziali normali.

Chi assiste il beneficiario nella transizione alla pensione?

I patronati (INCA, ACLI, ENAS, ecc.) offrono assistenza gratuita per la presentazione della domanda di pensione e per tutti gli adempimenti connessi. I CAF come il Centro Fiscale possono affiancarsi ai patronati per la parte documentale e per la verifica della posizione contributiva.

Come il CAF Centro Fiscale può aiutarti

Il passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione è una procedura che richiede attenzione ai dettagli e conoscenza delle normative previdenziali vigenti. Il CAF Centro Fiscale collabora con patronati convenzionati per offrire assistenza completa ai propri assistiti in queste delicate situazioni:

  • Verifica della posizione contributiva tramite estratto conto INPS.
  • Analisi della situazione previdenziale individuale e scelta della tipologia di pensione più conveniente.
  • Supporto nella raccolta della documentazione necessaria.
  • Assistenza nella presentazione della domanda in coordinamento con il patronato.

Puoi anche leggere le nostre guide correlate per approfondire:

  • Pensione Anticipata 2026: Guida Completa a Quota 103, Opzione Donna, APE Sociale
  • Pensione in Cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS: Guida Completa 2026
  • Quattordicesima Pensionati 2026: Quando Arriva, Importo e Chi Ne Ha Diritto
  • Domanda Reversibilità INPS: Procedura e Documenti 2026

Per un appuntamento o una consulenza, contattaci tramite i canali ufficiali del Centro Fiscale.

Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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Bonus INPS per la stabilizzazione degli under 35: quando spetta lo sgravio del 100%

Bonus Partita IVA Under 35

Il bonus INPS per la stabilizzazione degli under 35 è uno degli incentivi più concreti del 2026 per le imprese che vogliono investire in capitale umano giovane. Si tratta di uno sgravio contributivo del 100% riconosciuto ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato un lavoratore che non ha ancora compiuto 35 anni — incluso il caso della trasformazione da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato, la cosiddetta stabilizzazione.

In questa guida ti spieghiamo tutto quello che devi sapere: quando spetta lo sgravio, quali sono i requisiti da rispettare, come si calcola il beneficio (500 euro mensili al Centro-Nord, 650 euro nelle regioni ZES del Mezzogiorno), come gestire la procedura INPS e cosa succede se il rapporto di lavoro si interrompe prima della scadenza. Tutte le informazioni sono aggiornate alla Circolare INPS n. 23 del 14 febbraio 2026.

Che cos’è il bonus INPS per la stabilizzazione degli under 35

Il bonus INPS per la stabilizzazione degli under 35 è un esonero contributivo totale, pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi in caso di assunzione o trasformazione del contratto di lavoro a tempo indeterminato di lavoratori che non hanno ancora compiuto 35 anni di età.

In parole semplici: il datore di lavoro che assume stabilmente un giovane under 35 non paga i contributi INPS per quel lavoratore per 24 mesi, fino a un massimale mensile di 500 euro (o 650 euro nelle regioni ZES del Mezzogiorno). Questo alleggerisce notevolmente il costo del lavoro e incentiva le imprese ad assumere giovani in modo stabile, anziché ricorrere a contratti precari o a proroghe continue di contratti a termine.

La misura è stata introdotta dal Decreto Coesione (DL 60/2024, convertito in Legge 95/2024), art. 22, e potenziata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 22), che ha prorogato l’incentivo e lo ha esteso fino ai 35 anni compiuti. La Circolare INPS n. 23 del 14 febbraio 2026 ne disciplina il funzionamento operativo per il 2026: procedure di domanda, modalità di calcolo e flusso UniEmens.

Il bonus giovani 2026 si applica sia alle nuove assunzioni dirette a tempo indeterminato sia alle trasformazioni di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato (stabilizzazione), purché il lavoratore rispetti i requisiti anagrafici e di pregresso lavorativo.

Requisiti per ottenere lo sgravio del 100%

Per accedere allo sgravio contributivo del 100%, devono essere soddisfatti specifici requisiti che riguardano sia il datore di lavoro che il lavoratore assunto. Vediamoli nel dettaglio.

Requisiti del lavoratore

  • Età inferiore a 35 anni al momento dell’assunzione o della trasformazione del contratto. La soglia è di 34 anni e 364 giorni: il giorno del compimento del 35° anno il lavoratore non è più agevolabile.
  • Mai assunto a tempo indeterminato in precedenza: il lavoratore non deve aver mai avuto, in tutta la sua vita lavorativa, un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con qualsiasi datore di lavoro. Questa è la condizione più restrittiva e quella che spesso esclude molti candidati.
  • Assunzione con contratto a tempo indeterminato: l’esonero spetta solo per contratti a tempo indeterminato, incluso l’apprendistato professionalizzante che si conclude con la conferma del lavoratore. Non spetta per contratti a termine, stagionali, in somministrazione o part-time ciclico.

Requisiti del datore di lavoro

  • Regolarità contributiva: il datore di lavoro deve essere in regola con il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali (DURC regolare). Se ci sono irregolarità, l’esonero non può essere riconosciuto.
  • Rispetto della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008).
  • Assenza di licenziamenti nei 6 mesi precedenti: il datore di lavoro non deve aver effettuato, nei sei mesi precedenti l’assunzione, licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva e per la stessa qualifica del lavoratore assunto.
  • Mantenimento dell’occupazione: il datore di lavoro deve mantenere il lavoratore in forza per tutta la durata del periodo di esonero. La cessazione del rapporto per motivi economici prima della scadenza dei 24 mesi comporta la revoca del beneficio e la restituzione dei contributi fruiti.

È importante notare che l’esonero non spetta per i rapporti di lavoro domestico (colf, badanti, baby sitter), per il lavoro accessorio, per i lavoratori già occupati a tempo indeterminato dallo stesso datore, né per le pubbliche amministrazioni.

Stabilizzazione: la casistica più comune

La stabilizzazione è il caso in cui un lavoratore con contratto a tempo determinato viene assunto a tempo indeterminato dallo stesso o da un altro datore di lavoro. È una delle situazioni più frequenti nel mercato del lavoro italiano, dove molti giovani iniziano la carriera con contratti precari e poi vengono stabilizzati.

Per quanto riguarda il bonus INPS, la stabilizzazione è equiparata a una nuova assunzione a tempo indeterminato. Quindi, se un’azienda ha assunto un giovane di 28 anni con contratto a termine per 12 mesi e poi decide di trasformare il contratto in indeterminato, può beneficiare dello sgravio del 100% sui contributi INPS per i successivi 24 mesi, a condizione che quel lavoratore non abbia mai avuto prima un contratto a tempo indeterminato.

Attenzione: la condizione storica di mai-contratto-indeterminato si verifica alla data dell’assunzione/trasformazione. Se il lavoratore ha avuto un contratto a tempo indeterminato con un altro datore di lavoro negli anni precedenti, anche se poi risolto, l’esonero non spetta. Questa verifica va condotta con cura, anche consultando l’estratto contributivo del lavoratore presso l’INPS.

Un esempio pratico: Marco ha 27 anni e lavora come impiegato in una PMI con contratto a termine dal gennaio 2025. A luglio 2026 l’azienda decide di stabilizzarlo. Prima di procedere, l’azienda verifica che Marco non abbia mai avuto un contratto a tempo indeterminato. L’estratto contributivo INPS di Marco mostra solo contratti a termine e stage. L’azienda può quindi beneficiare dello sgravio del 100% per 24 mesi a partire dal mese di stabilizzazione, risparmiando fino a 500 euro al mese di contributi.

Importo dello sgravio: quanto si risparmia concretamente

Lo sgravio è del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, esclusi i premi e contributi dovuti all’INAIL (che rimangono a carico del datore). Il beneficio è però soggetto a un massimale mensile:

  • 500 euro al mese per le assunzioni nelle regioni del Centro-Nord
  • 650 euro al mese per le assunzioni nelle regioni della ZES Unica del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia)

Questi limiti (500 e 650 euro mensili) non sono particolarmente penalizzanti per i contratti di fascia medio-bassa, dove i contributi datoriali raramente superano queste soglie. Per retribuzioni più elevate, il beneficio rimane comunque significativo.

Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che un’azienda con sede a Milano stabilizzi a luglio 2026 un lavoratore di 30 anni con retribuzione lorda mensile di 1.800 euro. La quota contributiva a carico del datore (INPS) è circa il 23% della retribuzione, ovvero circa 414 euro al mese. Con lo sgravio del 100%, l’azienda risparmia 414 euro al mese (entro il massimale di 500 euro). Su 24 mesi, il risparmio totale è di circa 9.936 euro.

Retribuzione lorda mensileContributi datore mensili (~23%)Sgravio mensile Centro-Nord (max 500)Risparmio su 24 mesi
1.200 euro276 euro276 euro (100%)circa 6.624 euro
1.800 euro414 euro414 euro (100%)circa 9.936 euro
2.200 euro506 euro500 euro (massimale)circa 12.000 euro
3.000 euro690 euro500 euro (massimale)circa 12.000 euro

Per le aziende del Mezzogiorno, il massimale più alto (650 euro/mese) consente di coprire per intero i contributi datoriali fino a retribuzioni di circa 2.800 euro lordi mensili, con un risparmio massimo di 15.600 euro su 24 mesi.

Durata del beneficio: 24 mesi per tutti

La durata dell’esonero è di 24 mesi dalla data di assunzione o trasformazione del contratto, sia per le imprese del Centro-Nord sia per quelle del Mezzogiorno. La differenza tra le due zone riguarda solo il massimale mensile (500 vs 650 euro), non la durata.

La durata standard dell’esonero contributivo giovani è di 24 mesi dalla data di assunzione, indipendentemente dal fatto che il rapporto sia full-time o part-time. Se il contratto viene interrotto prima dei 24 mesi per volontà del lavoratore (dimissioni), l’azienda perde l’agevolazione per il periodo residuo, ma non deve restituire quanto già fruito legittimamente.

È importante ricordare che il periodo di esonero decorre dal mese dell’assunzione o della trasformazione. Se l’assunzione avviene il 15 luglio 2026, il primo mese di esonero è luglio 2026 (per intero). Il beneficio si esaurisce quindi a giugno 2028.

Come richiedere il bonus: la procedura INPS

La procedura per accedere allo sgravio contributivo è gestita interamente attraverso i sistemi INPS. Non esiste una domanda preventiva da presentare: il datore di lavoro (o il suo consulente del lavoro) espone direttamente l’esonero nel flusso UniEmens, la denuncia contributiva mensile che ogni datore di lavoro deve presentare all’INPS entro il giorno 16 del mese successivo a quello di competenza.

In sintesi, la procedura si articola così:

  1. Verifica dei requisiti: prima di procedere, verificare che il lavoratore non abbia mai avuto un contratto a tempo indeterminato (consultare l’estratto contributivo INPS) e che il datore rispetti tutti i requisiti elencati sopra.
  2. Comunicazione di assunzione o trasformazione: effettuare la comunicazione obbligatoria al Centro per l’Impiego tramite il modello UNILAV entro le 24 ore precedenti l’inizio del rapporto di lavoro.
  3. Esposizione dell’esonero nel flusso UniEmens: nel mese successivo all’assunzione, il datore di lavoro (tramite il proprio consulente del lavoro o il CAF) espone nel flusso UniEmens il codice specifico dell’esonero, secondo le indicazioni della Circolare INPS n. 23 del 14 febbraio 2026. L’INPS verifica d’ufficio la sussistenza dei requisiti.
  4. Verifica da parte dell’INPS: l’ente previdenziale può effettuare verifiche a campione o mirate. Se emergono irregolarità (es. il lavoratore aveva già avuto un contratto a tempo indeterminato), l’INPS revoca il beneficio e il datore deve restituire i contributi non versati, con sanzioni e interessi.

Cumulabilità con altri incentivi: cosa si può combinare

Una delle domande più frequenti riguarda la cumulabilità dello sgravio under 35 con altri incentivi. La risposta è articolata e dipende dalla natura degli altri benefici.

In linea generale, il bonus INPS under 35 non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote contributive previsti dalla normativa vigente, riferiti al medesimo periodo. Questo significa che se un lavoratore è contemporaneamente agevolabile sia come under 35 che come lavoratrice donna o come assunto in ZES Unica, il datore di lavoro deve scegliere quale esonero applicare.

Fa eccezione la maxi deduzione del 120% per le nuove assunzioni a tempo indeterminato prevista dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, commi 399-400). Questa deduzione fiscale è cumulabile con gli esoneri contributivi INPS, incluso il bonus under 35, perché opera su un piano diverso (tassazione del reddito d’impresa, non contributi previdenziali). In pratica, il datore che stabilizza un under 35 può godere sia dello sgravio contributivo INPS sia della maxi deduzione IRPEF/IRES sul costo del lavoro.

IncentivoTipoCumulabile con bonus under 35?
Maxi deduzione 120% (IRPEF/IRES)FiscaleSì (piano diverso)
Bonus Donne (esonero contributivo)ContributivoNo (stesso piano)
Bonus ZES Unica (esonero contributivo)ContributivoNo (stesso piano)
Incentivi all’apprendistatoContributivoNo (regime alternativo)

Prima di procedere con l’assunzione o la stabilizzazione, è sempre consigliabile confrontarsi con un professionista — consulente del lavoro o CAF — per valutare quale combinazione di incentivi sia più conveniente nel caso specifico.

Cosa succede se il rapporto si interrompe prima dei 24 mesi

Se il rapporto di lavoro cessa prima del termine previsto per l’esonero, le conseguenze dipendono dalla causa della cessazione.

Dimissioni volontarie del lavoratore

Se il lavoratore si dimette spontaneamente, il datore di lavoro non è tenuto a restituire l’esonero già fruito. La cessazione del rapporto per volontà del lavoratore non comporta sanzioni per il datore. Tuttavia, l’esonero non spetta più per i mesi successivi alla data delle dimissioni.

Licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo

Anche in caso di licenziamento disciplinare (per giusta causa o giustificato motivo soggettivo), il datore di lavoro non è obbligato alla restituzione dell’esonero fruito. L’incentivo cessa dalla data del licenziamento.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Questa è la situazione più delicata. Se il datore di lavoro licenzia il lavoratore per motivi economici (riduzione del personale, ristrutturazione aziendale) durante il periodo di esonero, deve restituire l’esonero contributivo fruito, maggiorato degli interessi legali. La ratio è quella di evitare che le imprese assumano giovani solo per godere dell’incentivo e poi li licenzino prima della scadenza dei 24 mesi.

Domande frequenti sul bonus INPS under 35

Un lavoratore che ha avuto un apprendistato conta come “già assunto a tempo indeterminato”?

Dipende dall’esito dell’apprendistato. Se il contratto di apprendistato professionalizzante si è concluso con la conferma del lavoratore a tempo indeterminato, quella conferma conta come contratto a tempo indeterminato e preclude il bonus. Se invece l’apprendistato è terminato senza conferma (recesso durante o alla scadenza), non costituisce un precedente contratto a tempo indeterminato ai fini del bonus.

Il lavoratore ha compiuto 35 anni durante il periodo di esonero: cosa succede?

L’età del lavoratore viene verificata solo al momento dell’assunzione o della trasformazione del contratto. Se il lavoratore era under 35 quando è stato assunto a tempo indeterminato, il beneficio continua per tutta la durata prevista (24 mesi), anche se nel frattempo compie 35 anni.

L’esonero si applica anche al part-time?

Sì, l’esonero si applica anche ai contratti a tempo indeterminato part-time. In questo caso, il massimale mensile (500 o 650 euro) viene riproporzionato in base alle ore lavorate rispetto al full-time previsto dal CCNL applicato. Un dipendente al 50% avrà un massimale dimezzato (250 o 325 euro/mese), riflettendo la minore retribuzione e i minori contributi.

Cosa devo verificare prima di procedere con la stabilizzazione?

Prima di procedere, verificare almeno: (1) l’estratto contributivo INPS del lavoratore per escludere precedenti contratti a tempo indeterminato; (2) il DURC aziendale, che deve essere regolare; (3) l’assenza di licenziamenti nelle stesse mansioni nei 6 mesi precedenti; (4) che l’unità produttiva rispetti le norme di sicurezza sul lavoro. Per questa verifica, il CAF Centro Fiscale è a tua disposizione.

Il bonus vale per le assunzioni tramite agenzia interinale?

No. Il lavoro in somministrazione (interinale) è escluso dall’incentivo. L’esonero spetta solo per i contratti diretti tra datore di lavoro e lavoratore, a tempo indeterminato. Questo vale sia per le assunzioni dirette sia per le trasformazioni da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato.

Norme di riferimento e fonti ufficiali

  • DL 60/2024 (Decreto Coesione), art. 22, convertito in Legge 95/2024: introduce l’esonero contributivo per le assunzioni di giovani under 35.
  • Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), art. 22: proroga l’incentivo ed estende la platea dei beneficiari fino ai 35 anni compiuti.
  • Circolare INPS n. 23 del 14 febbraio 2026: istruzioni operative per l’applicazione dell’esonero nel 2026 (procedure UniEmens, modalità di calcolo, massimali).
  • Sito INPS — Incentivi all’assunzione: nella sezione “Aziende” del sito inps.it è disponibile la pagina dedicata agli incentivi, con documenti e circolari aggiornate.

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Conclusioni: conviene stabilizzare un under 35 nel 2026?

Il bonus INPS per la stabilizzazione degli under 35 è uno strumento realmente conveniente per le imprese che vogliono investire nel capitale umano giovane. Uno sgravio del 100% dei contributi per 24 mesi può valere, a seconda della retribuzione, tra 6.000 e 12.000 euro di risparmio complessivo al Centro-Nord, e fino a 15.600 euro nelle regioni ZES del Mezzogiorno.

Naturalmente, prima di procedere è fondamentale verificare tutti i requisiti, in particolare la condizione storica di mai-contratto-indeterminato del lavoratore. Un errore in questa verifica può portare alla revoca dell’esonero e alla restituzione dei contributi, con pesanti conseguenze economiche per l’azienda.

Il nostro consiglio è di rivolgersi sempre a un professionista — consulente del lavoro o CAF — prima di procedere con la stabilizzazione. Il CAF Centro Fiscale offre servizi di consulenza per datori di lavoro e lavoratori su questo e molti altri temi previdenziali e fiscali. Prenota un appuntamento presso uno dei nostri sportelli per verificare la tua situazione specifica.

Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta

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Fatturare a clienti aziendali (B2B) come consulente in regime forfettario ha alcune specificità che, se non gestite correttamente, possono creare problemi: il cliente che applica la ritenuta d’acconto quando non dovrebbe, la marca da bollo dimenticata, il codice natura sbagliato che genera anomalie nel sistema SDI. Questa guida ti dà tutti i riferimenti pratici per emettere fatture B2B corrette nel 2026.

Obbligo SDI per i consulenti forfettari dal 2024: cosa cambia

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo di fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate si applica a tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia di ricavi. Prima di questa data, i forfettari con ricavi sotto i 25.000 euro erano esclusi dall’obbligo. Oggi, qualunque sia il tuo fatturato, devi emettere fattura elettronica XML via SDI.

In pratica: non puoi più emettere fatture cartacee o in formato PDF da inviare via email ai clienti. Ogni fattura deve passare dal canale SDI e avere:

  • Formato XML standard fattura PA (FatturaPA versione 1.2)
  • Codice destinatario del cliente (per B2B: codice alfanumerico a 7 caratteri o PEC del cliente)
  • Codice natura IVA N2.2 (per i forfettari)
  • Firma digitale (gestita automaticamente dai software di fatturazione abilitati)

Per la guida hub sulla fatturazione elettronica 2026, consulta: Fatturazione elettronica 2026: guida completa all’obbligo, software e adempimenti.

Codice destinatario cliente B2B: 7 caratteri o PEC

Per inviare correttamente la fattura elettronica a un cliente aziendale (B2B), devi inserire nel campo “Codice destinatario” dell’XML uno dei seguenti identificativi:

  • Codice SDI a 7 caratteri: codice univoco aziendale che identifica il “cassetto” SDI del cliente. Lo puoi chiedere direttamente al tuo cliente (di solito lo trovano nel portale del loro software gestionale o presso il loro commercialista). È il metodo più affidabile.
  • PEC aziendale: se il cliente non ha un codice SDI dedicato, puoi usare la sua PEC (Posta Elettronica Certificata aziendale). Il file XML arriverà comunque tramite SDI e verrà poi gestito manualmente dal cliente.
  • Codice “0000000”: sette zeri. Si usa solo per clienti privati (B2C) senza partita IVA o in casi particolari previsti dall’Agenzia delle Entrate. Per i clienti B2B NON si usa questo codice.

Consiglio pratico: quando inizi un nuovo rapporto con un cliente aziendale, chiedi subito codice SDI e PEC aziendale e salvali nella tua rubrica del software di fatturazione.

Codice natura N2.2: il codice IVA del forfettario in fattura

Nelle fatture elettroniche, le operazioni non soggette a IVA devono essere identificate con un codice natura. Per i forfettari, il codice corretto è N2.2: “Non soggette – altri casi”.

In concreto, nella riga della fattura XML (blocco DatiIVA) avrai:

AliquotaIVA: 0.00
Natura: N2.2

Il codice N2.2 si distingue da N2.1 (“Non soggette – artt. da 7 a 7-septies DPR 633/72”, che riguarda le operazioni fuori campo per regole di territorialità). Usare N2.1 al posto di N2.2 è un errore frequente che può causare anomalie nella gestione del file da parte del cliente.

Per un approfondimento tecnico sul codice N2.2 e la fatturazione forfettaria, leggi: Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti.

Dicitura obbligatoria in fattura: testo esatto da copiare

Ogni fattura emessa dal consulente in regime forfettario deve contenere la seguente dicitura obbligatoria:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 54-89 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.”

Questa dicitura è prevista dall’art. 1 c. 58 L. 190/2014 e comunica al cliente che sei forfettario e che quindi non addebiti IVA. Senza questa dicitura, un cliente potrebbe contestare la fattura o applicare erroneamente l’IVA.

La dicitura si inserisce di solito nel campo “Note” della fattura elettronica o nel campo descrittivo delle righe. I software di fatturazione moderni permettono di salvarla come template predefinito.

Marca da bollo 2 euro: quando si applica e chi la paga

Poiché i forfettari non addebitano l’IVA, scatta l’obbligo di marca da bollo virtuale di 2 euro su ogni fattura il cui imponibile supera 77,47 euro (art. 13 c. 1 DPR 642/72, Tariffa All. A Parte I).

Chi paga la marca da bollo?

La marca da bollo è a carico del consulente emittente, non del cliente. In pratica, il consulente anticipa 2 euro di bollo per ogni fattura sopra soglia, poi li versa all’Erario tramite F24.

Tuttavia, nella prassi commerciale, molti consulenti riaddebbitano i 2 euro al cliente come voce separata in fattura (“Marca da bollo virtuale: 2 euro”). Non è vietato, ma deve essere concordato con il cliente.

Come si versa la marca da bollo virtuale

Il bollo virtuale si versa tramite F24 con scadenze trimestrali stabilite dall’Agenzia delle Entrate. I codici tributo sono:

  • 2521: versamento imposta di bollo su fatture elettroniche – I trimestre
  • 2522: II trimestre
  • 2523: III trimestre
  • 2524: IV trimestre

L’Agenzia delle Entrate calcola automaticamente l’importo dovuto in base alle fatture trasmesse via SDI e lo comunica nel portale “Fatture e Corrispettivi”. Se l’importo trimestrale è inferiore a 250 euro, il versamento può essere posticipato.

Ritenuta d’acconto NON applicata: dicitura e gestione con il cliente B2B

La ritenuta d’acconto del 20% (art. 25 DPR 600/1973) si applica normalmente sui compensi corrisposti a professionisti. Ma i forfettari ne sono esenti per espressa disposizione di legge (art. 1 c. 67 L. 190/2014).

Il problema pratico: molti uffici amministrativi aziendali (paghe e contributi) applicano automaticamente la ritenuta del 20% su tutti i compensi a professionisti, senza distinguere se il professionista è forfettario o meno. Se non inserisci la dicitura, rischi di ricevere il pagamento decurtato del 20%.

La dicitura da inserire in fattura è:

“Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014.”

Anche con questa dicitura, capita che grandi aziende o PA applichino comunque la ritenuta per errore o per procedure interne rigide. In quel caso, hai due strade:

  • Segnalare l’errore all’ufficio amministrativo del cliente (mostrando la norma) e richiedere il saldo
  • Recuperare la ritenuta subita come credito in dichiarazione dei redditi (ma è un percorso più lungo)

Fattura proforma vs fattura definitiva: differenze pratiche

La fattura proforma è un documento non fiscale che precede la fattura definitiva. È utile per:

  • Richiedere anticipi o acconti prima di iniziare il lavoro
  • Far approvare il preventivo definitivo prima di emettere la fattura fiscale
  • Gestire clienti esteri o che richiedono approvazione interna prima del pagamento

Attenzione: la proforma non ha valore fiscale. Il momento fiscalmente rilevante (incasso) per un forfettario è quello in cui si riceve il pagamento. La fattura definitiva elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dall’incasso (o dalla data della prestazione, nel caso di pagamento differito).

Note di credito: quando emettere e come si gestiscono

Le note di credito (o note di debito al contrario) si emettono quando devi rettificare una fattura già emessa: errore nell’importo, servizio non erogato, accordo con il cliente su uno sconto post-fattura.

Per i forfettari, le note di credito si gestiscono come le fatture: elettronica via SDI, stesso codice natura N2.2, stessa dicitura regime forfettario. La nota di credito riduce il fatturato dell’anno in cui è emessa (o dell’anno di riferimento della fattura originale, se entro il 31 dicembre).

Per la guida completa sulla consulenza aziendale forfettaria, leggi: Partita IVA consulente aziendale 2026. E per vedere come si confrontano tutti i settori in termini di coefficienti: Coefficienti di redditività forfettario 2026: analisi per settore.

CAF Centro Fiscale: assistenza per la fatturazione forfettaria B2B

Gestire correttamente la fatturazione B2B come consulente forfettario richiede attenzione ai dettagli: codici, diciture, bolli, scadenze. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza e assistenza per professionisti e partite IVA forfettarie, dalla prima fattura alla dichiarazione dei redditi annuale.

Contattaci per un preventivo personalizzato gratuito:
CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine
Tel. 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-11 14:00:002026-07-11 14:00:00Fatturazione B2B consulente forfettario 2026: codici, marche da bollo, ritenuta
ANF - ASSEGNI NUCLEO FAMILIARI, MATERNITA', PATRONATO

ANF 2026 Cosa Resta dopo l’Assegno Unico: Guida Completa ai Beneficiari Residuali

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

ANF 2026: Cosa Resta degli Assegni Nucleo Familiare dopo l’Assegno Unico Universale

Dal 2022 l’Assegno Unico Universale (AUU) ha sostituito gli Assegni per il Nucleo Familiare (ANF) per i figli a carico. Ma gli ANF non sono scomparsi del tutto: nel 2026 esistono ancora per alcune categorie di familiari che l’Assegno Unico non copre. In questa guida spieghiamo con chiarezza chi ha ancora diritto agli ANF residuali nel 2026, per quali componenti del nucleo familiare, con quali importi e come fare domanda.

Cosa e’ l’Assegno Unico Universale e cosa ha sostituito

L’Assegno Unico Universale (AUU) e’ entrato in vigore dal 1° marzo 2022 con il D.Lgs. 29 dicembre 2021, n. 230 (attuativo della L. 46/2021 – delega al Governo). Ha sostituito diversi benefici preesistenti per i figli a carico:

  • Gli ANF per i figli minori (da 0 a 17 anni)
  • Gli ANF per i figli maggiorenni fino a 21 anni in particolari condizioni (studenti, apprendisti, NEET in ricerca di lavoro)
  • Le detrazioni IRPEF per figli a carico under 21 (inglobate nell’AUU)
  • Il premio alla nascita e il bonus bebe’

In sostanza: per i figli, il vecchio ANF non esiste piu’. L’AUU lo ha completamente sostituito e viene erogato direttamente dall’INPS (non piu’ tramite il datore di lavoro in busta paga per i dipendenti).

Chi ha ancora diritto agli ANF nel 2026: i 4 casi residuali

Nel 2026 gli ANF (Assegni per il Nucleo Familiare) sopravvivono per le categorie di familiari a carico che l’Assegno Unico non ha mai coperto. Sono quattro casi principali:

1. Coniuge a carico non legalmente separato

Il coniuge (o parte dell’unione civile) che non lavora o ha redditi molto bassi puo’ far aumentare l’importo degli ANF. La quota ANF per il coniuge a carico spetta quando:

  • Non vi e’ separazione legale (la separazione di fatto non e’ rilevante, ma la separazione legale esclude la quota)
  • Il reddito del nucleo familiare e’ entro i limiti annuali fissati dall’INPS (tabelle aggiornate ogni anno, di solito a luglio)
  • Il coniuge e’ considerato “a carico” del lavoratore richiedente

2. Fratelli, sorelle e nipoti orfani a carico

Fratelli, sorelle o nipoti rimasti orfani di entrambi i genitori e affidati al nucleo familiare del lavoratore. L’AUU non li copre perche’ l’AUU e’ destinato ai figli del beneficiario, non ad altri minori orfani. In questi casi gli ANF continuano a spettare.

3. Genitori e ascendenti a carico

I genitori anziani a carico del lavoratore rientrano ancora nel nucleo familiare ANF. Anche in questo caso l’AUU non interviene (copre solo i figli). La quota ANF per i genitori a carico spetta quando il genitore e’ convivente o fiscalmente a carico e il reddito complessivo del nucleo e’ entro soglia.

4. Figli maggiorenni inabili al lavoro oltre i 21 anni

L’AUU copre i figli a carico fino a 21 anni (con condizioni) e senza limiti di eta’ per i figli disabili. Tuttavia, per i figli maggiorenni con invalidita’ totale e permanente al lavoro che superano i 21 anni e non rientrano nella definizione AUU, possono ancora spettare gli ANF nella componente specifica.

Importi ANF 2026: come si calcolano e le tabelle INPS

Gli importi degli ANF residuali nel 2026 dipendono da due variabili principali:

  1. La composizione del nucleo familiare: numero e tipo di familiari a carico
  2. Il reddito complessivo del nucleo familiare: piu’ il reddito e’ basso, piu’ alto e’ l’importo ANF (struttura decrescente con l’aumento del reddito)

L’INPS pubblica ogni anno le tabelle degli importi ANF e i relativi limiti di reddito, di solito validi da luglio dell’anno in corso a giugno dell’anno successivo. Per le tabelle dettagliate con gli importi aggiornati, consulta: Tabelle ANF INPS 2026/2027: Importi e Fasce di Reddito.

La struttura degli importi e’ basata su fasce di reddito a scalare: per redditi del nucleo molto bassi, l’ANF e’ massimo; all’aumentare del reddito, l’importo diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi al superamento del limite massimo stabilito dall’INPS.

Chi percepisce gli ANF e come arrivano: dipendenti, pensionati, colf

Le modalita’ di erogazione degli ANF residuali variano in base alla categoria del lavoratore:

Lavoratori dipendenti del settore privato

Gli ANF vengono erogati dal datore di lavoro in busta paga, che poi recupera l’importo dai contributi da versare all’INPS (conguaglio). Il lavoratore presenta la domanda al datore tramite modulo ANF/DIP (SR16), che a sua volta la trasmette all’INPS.

Lavoratori domestici (colf e badanti)

Per colf e badanti la procedura e’ diversa: il datore (la famiglia) non funziona come sostituto d’imposta per gli ANF. La domanda va presentata direttamente all’INPS tramite il modulo specifico per lavoratori domestici (ANF/COLF o SR16), e l’INPS eroga l’importo direttamente al lavoratore con accredito sul conto corrente.

Pensionati

I pensionati che hanno familiari a carico residuali (coniuge, genitori, fratelli orfani) possono avere ancora diritto agli ANF. In questo caso l’INPS li eroga direttamente con la pensione mensile. La domanda si presenta tramite MyINPS o Patronato.

Lavoratori autonomi della Gestione Separata

I collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla Gestione Separata hanno diritto agli ANF residuali in base alle stesse regole dei dipendenti. La domanda va presentata all’INPS (non al committente). Verifica con il Patronato i requisiti specifici per la GS.

Come fare domanda ANF 2026: modulo SR16 e procedura online

La domanda di ANF residuali nel 2026 si presenta con il modulo SR16 (o ANF/DIP per i dipendenti privati). Ecco come fare:

Per i dipendenti privati

  1. Accedi a MyINPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il modulo SR16 nella sezione “Moduli”
  3. Compila il modulo inserendo i dati del nucleo familiare e il reddito complessivo previsto
  4. Consegna il modulo compilato al datore di lavoro (che lo inserira’ nel flusso UNIEMENS)
  5. Il datore elabora l’ANF in busta paga a partire dal mese successivo alla domanda

Per colf, badanti, GS e pensionati

  1. Accedi a MyINPS e cerca il servizio “Assegni per il Nucleo Familiare – Domanda Online”
  2. Oppure rivolgiti al Patronato (il servizio e’ gratuito)
  3. Inserisci i dati del nucleo familiare: componenti, codici fiscali, reddito complessivo previsto
  4. Allega eventuale documentazione (stato di famiglia, dichiarazione di invalidita’, ecc.)
  5. L’INPS eroga l’importo direttamente sul conto corrente indicato

Validita’ della domanda

La domanda ANF va rinnovata ogni anno, di solito a luglio quando entrano in vigore le nuove tabelle INPS. Il reddito dichiarato e’ quello dell’anno precedente: per la domanda 2026/2027 si utilizza il reddito 2025.

Arretrati ANF: prescrizione 5 anni

Se non hai mai richiesto gli ANF cui avevi diritto, o se il datore non li ha erogati correttamente, puoi recuperare gli arretrati degli ultimi 5 anni. Il diritto agli ANF si prescrive in 5 anni dalla maturazione di ciascuna rata.

La domanda di recupero arretrati si presenta tramite il modulo ANF/PRES (per i dipendenti che devono recuperare da INPS) o tramite domanda di ricostituzione al Patronato. Servono: CU degli anni pregressi, dichiarazioni dei redditi, documentazione del nucleo familiare per ogni anno reclamato.

Coordinamento ANF residuali e Assegno Unico nel 2026

E’ possibile percepire contemporaneamente l’Assegno Unico Universale (per i figli) e gli ANF residuali (per il coniuge, i genitori o i fratelli orfani a carico). Non si escludono a vicenda perche’ coprono familiare diversi. E’ invece vietato il doppio binario per la stessa persona: se per un figlio disabile prendi l’AUU maggiorato, non puoi richiedere anche l’ANF per lo stesso soggetto.

Per approfondire: Assegno Unico 2026: Importi e Scadenze | ANF Assegni Familiari Online: Come Richiederli | Tabelle ANF INPS 2026/2027

Domande frequenti sugli ANF 2026

Con l’Assegno Unico ho ancora diritto agli ANF?

Dipende dalla composizione del tuo nucleo. Per i figli, l’AUU ha sostituito gli ANF. Ma se hai anche il coniuge a carico, o genitori anziani a carico, o fratelli/sorelle orfani affidati a te, quegli ANF residuali esistono ancora e puoi richiederli.

Gli ANF si calcolano sul reddito ISEE o sul reddito fiscale?

Gli ANF si calcolano sul reddito complessivo del nucleo familiare ai fini fiscali (non sull’ISEE). Si tratta della somma dei redditi imponibili di tutti i componenti del nucleo, come risulta dalle dichiarazioni dei redditi o CU dell’anno precedente. L’ISEE non e’ il parametro per gli ANF.

Il coniuge separato legalmente entra nel nucleo ANF?

No. Il coniuge separato legalmente non fa piu’ parte del nucleo familiare ANF. La separazione di fatto (senza provvedimento del tribunale) non rileva: il coniuge convivente o non legalmente separato rientra comunque nel nucleo. La separazione legale o il divorzio eliminano il coniuge dal nucleo ANF.

Quanto dura la domanda ANF: va rinnovata ogni anno?

Si’, la domanda ANF ha validita’ annuale (da luglio a giugno dell’anno successivo) e va rinnovata ogni anno. Se non la rinnovi, gli ANF si interrompono anche se hai ancora diritto. Il CAF Centro Fiscale ti invia promemoria per il rinnovo se ti affidi a noi per la pratica.

I lavoratori autonomi (P.IVA) hanno diritto agli ANF?

Solo se iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, co.co.co.). I titolari di P.IVA iscritti solo a gestioni autonome (artigiani, commercianti) non hanno diritto agli ANF come beneficio INPS. Gli artigiani e commercianti non hanno mai avuto accesso agli ANF ordinari.

Il CAF e il Patronato per gli ANF: assistenza gratuita

Il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente per:

  • Verificare se hai ancora diritto agli ANF residuali dopo l’introduzione dell’Assegno Unico
  • Compilare e inviare il modulo SR16 (o ANF/COLF per lavoratori domestici)
  • Recuperare gli arretrati ANF degli ultimi 5 anni
  • Calcolare l’importo spettante in base al reddito del tuo nucleo familiare
  • Coordinare ANF residuali e Assegno Unico Universale per massimizzare i benefici

Per un preventivo personalizzato e per prenotare un appuntamento, chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Siamo a Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B.

Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-11 11:00:002026-06-14 21:53:36ANF 2026 Cosa Resta dopo l’Assegno Unico: Guida Completa ai Beneficiari Residuali
SUCCESSIONI

Accettazione Eredità 2026: Tipologie, Termini e Come Procedere

Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine

Quando una persona cara viene a mancare, gli eredi si trovano di fronte a una scelta importante: accettare o rinunciare all’eredità. L’accettazione eredità 2026 è un atto giuridico con cui l’erede manifesta la volontà di subentrare nei diritti e negli obblighi del defunto. Questa decisione non è sempre semplice, soprattutto quando non si conoscono con certezza le condizioni patrimoniali del defunto.

La legge italiana prevede diverse modalità di accettazione eredità: espressa, tacita o con beneficio di inventario. Ciascuna forma ha caratteristiche specifiche, conseguenze diverse e richiede particolare attenzione. Comprendere quale tipo di accettazione espressa o accettazione tacita si adatta meglio alla propria situazione è fondamentale per tutelare il proprio patrimonio personale.

In questa guida completa sull’accettazione eredità 2026 scoprirai tutto ciò che devi sapere: le tipologie di accettazione, i termini per accettare eredità, le procedure da seguire e i casi in cui conviene l’accettazione beneficio inventario. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in ogni fase, garantendo la massima tutela dei tuoi diritti.

Indice dei Contenuti

  • Cos’è l’Accettazione dell’Eredità
  • Accettazione Espressa dell’Eredità
  • Accettazione Tacita dell’Eredità
  • Accettazione con Beneficio di Inventario
  • Termini per Accettare l’Eredità
  • Quando Conviene il Beneficio di Inventario
  • Accettazione Eredità e Minori/Incapaci
  • Domande Frequenti

Cos’è l’Accettazione dell’Eredità

L’accettazione eredità è l’atto con cui una persona chiamata all’eredità dichiara di voler diventare erede, acquisendo tutti i diritti e gli obblighi patrimoniali del defunto. Questa manifestazione di volontà può avvenire in diverse forme, ciascuna con effetti giuridici specifici.

A differenza della semplice apertura della successione, che avviene automaticamente con il decesso, l’accettazione eredità 2026 è un atto volontario e personale. Nessuno può essere costretto ad accettare un’eredità: ogni chiamato ha il diritto di valutare la convenienza dell’accettazione e, se lo ritiene opportuno, di rinunciare all’eredità.

Quando si accetta un’eredità senza il beneficio di inventario, si risponde dei debiti del defunto anche con il proprio patrimonio personale. Questo significa che se il defunto aveva debiti superiori ai beni ereditari, gli eredi potrebbero trovarsi a pagare con le proprie risorse. Per questo motivo, è fondamentale valutare attentamente la situazione patrimoniale prima di procedere.

La normativa italiana prevede tre diverse modalità per come accettare eredità: l’accettazione espressa, l’accettazione tacita e l’accettazione con beneficio di inventario. Ciascuna forma ha requisiti e conseguenze diverse, che approfondiremo nelle prossime sezioni.

Accettazione Espressa dell’Eredità (Atto Notarile)

L’accettazione espressa è la forma più chiara e formale di accettazione dell’eredità. Si realizza attraverso una dichiarazione formale contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata, in cui l’erede manifesta espressamente la volontà di accettare l’eredità.

Solitamente, l’accettazione espressa avviene tramite atto notarile. Il notaio redige un documento ufficiale in cui l’erede dichiara formalmente: “Io sottoscritto, in qualità di erede di [nome defunto], accetto l’eredità a me devoluta”. Questo atto viene poi trascritto nei registri pubblici e costituisce prova certa dell’avvenuta accettazione.

Quando si Usa l’Accettazione Espressa

L’accettazione espressa è particolarmente indicata quando:

  • Si desidera certezza giuridica sull’accettazione dell’eredità
  • È necessario presentare la dichiarazione formale a banche, enti o pubbliche amministrazioni
  • Si vuole evitare contestazioni future da parte di altri eredi o creditori
  • È richiesta per particolari operazioni, come la vendita di beni ereditari immediatamente dopo l’accettazione
  • La situazione patrimoniale del defunto è chiara e positiva

L’accettazione espressa eredità può essere pura e semplice oppure con beneficio di inventario. Nel primo caso, i patrimoni dell’erede e del defunto si confondono completamente; nel secondo, restano separati, offrendo maggiore tutela all’erede.

Il CAF Centro Fiscale di Udine collabora con notai di fiducia per guidarti nella scelta della forma di accettazione più adatta alle tue esigenze e garantire la corretta redazione di tutti gli atti necessari.

Accettazione Tacita dell’Eredità (Comportamenti Concludenti)

L’accettazione tacita si verifica quando l’erede compie atti o comportamenti concludenti che manifestano inequivocabilmente la volontà di accettare l’eredità, anche senza una dichiarazione formale. Si tratta di azioni che solo un erede può compiere e che presuppongono necessariamente la volontà di accettare.

A differenza dell’accettazione espressa, quella tacita non richiede la presenza di un notaio né la redazione di un atto formale. Tuttavia, può comportare conseguenze giuridiche rilevanti, poiché l’accettazione tacita eredità è sempre pura e semplice, senza la possibilità del beneficio di inventario.

Esempi di Atti che Comportano Accettazione Tacita

Secondo il Codice Civile e la giurisprudenza, costituiscono accettazione tacita i seguenti comportamenti:

  • Vendita di beni ereditari – Vendere un immobile o un bene mobile del defunto
  • Donazione di beni ereditari – Regalare beni facenti parte dell’eredità
  • Riscossione di crediti – Incassare crediti intestati al defunto
  • Pagamento di debiti ereditari con denaro dell’eredità
  • Affitto o locazione di immobili ereditari – Stipulare contratti di affitto per beni del defunto
  • Liquidazione di conti correnti e prelievo di somme per uso personale
  • Trasferimento di proprietà di veicoli o altri beni registrati

Atti che NON Comportano Accettazione Tacita

Non tutti gli atti compiuti dopo il decesso costituiscono accettazione tacita eredità. Sono considerati atti conservativi o di amministrazione temporanea, e quindi non comportano accettazione:

  • Organizzazione e pagamento delle spese funebri
  • Custodia e manutenzione ordinaria di beni ereditari
  • Pagamento di imposte e tributi per evitare sanzioni
  • Riscossione di frutti e rendite solo per la conservazione dei beni
  • Inventario dei beni ereditari
  • Presentazione della dichiarazione di successione

È fondamentale prestare estrema attenzione ai comportamenti adottati dopo il decesso di un familiare. Un atto apparentemente innocuo potrebbe comportare l’accettazione tacita con conseguente responsabilità illimitata per i debiti del defunto. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella valutazione di ogni azione per evitare conseguenze indesiderate.

Accettazione con Beneficio di Inventario

L’accettazione con beneficio di inventario è una forma particolare di accettazione che consente all’erede di tenere separato il proprio patrimonio personale da quello ereditario. In questo modo, l’erede risponde dei debiti del defunto solo nei limiti del valore dei beni ricevuti in eredità, senza intaccare il proprio patrimonio.

Questa modalità rappresenta una tutela fondamentale quando non si ha certezza sulla situazione patrimoniale del defunto o quando si sa che esistono debiti di importo incerto. L’accettazione beneficio inventario evita la confusione dei patrimoni e garantisce che eventuali debiti ereditari non ricadano sul patrimonio personale dell’erede.

Come Funziona il Beneficio di Inventario

L’accettazione con beneficio di inventario richiede il rispetto di precise formalità:

  1. Dichiarazione presso il Tribunale – L’accettazione deve essere dichiarata con atto ricevuto da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del luogo di apertura della successione
  2. Redazione dell’inventario – Entro 3 mesi dalla dichiarazione (o dalla conoscenza della qualità di erede) deve essere redatto l’inventario completo di tutti i beni e debiti ereditari
  3. Inserimento nei registri – L’accettazione viene iscritta nel registro delle successioni
  4. Separazione dei patrimoni – I beni ereditari restano distinti dal patrimonio personale dell’erede

L’inventario deve essere redatto da un notaio o da un ufficiale giudiziario e deve elencare dettagliatamente tutti i beni mobili e immobili, i crediti e i debiti del defunto. Questo documento costituisce la base per determinare l’attivo ereditario e calcolare la responsabilità dell’erede.

Obbligatorietà del Beneficio di Inventario

In alcuni casi, l’accettazione beneficio inventario è obbligatoria per legge:

  • Minori (persone che non hanno ancora compiuto 18 anni)
  • Minori emancipati
  • Interdetti (persone dichiarate incapaci di intendere e volere)
  • Inabilitati (persone con capacità ridotta)
  • Persone giuridiche (associazioni, fondazioni)
  • Enti pubblici

Per questi soggetti, l’accettazione pura e semplice è vietata: devono necessariamente accettare con beneficio di inventario per tutelare il loro patrimonio. In caso di violazione, l’atto può essere impugnato e dichiarato nullo.

Termini per Accettare l’Eredità (10 Anni e Casi Particolari)

I termini accettazione eredità sono regolati dal Codice Civile e variano a seconda della posizione dell’erede e delle modalità di accettazione scelte. Conoscere le scadenze è fondamentale per non perdere il diritto di accettare o per evitare conseguenze indesiderate.

Termine Ordinario: 10 Anni

Il termine ordinario per accettare eredità è di 10 anni dalla data di apertura della successione (che coincide con la data del decesso). Questo termine si applica agli eredi che non sono nel possesso dei beni ereditari e che non hanno compiuto atti di accettazione tacita.

Trascorsi i 10 anni senza aver accettato espressamente o tacitamente, il diritto di accettare si prescrive e l’eredità viene devoluta agli altri eredi o, in mancanza, allo Stato.

Termine per Chi è nel Possesso dei Beni: 3 Mesi + 40 Giorni

Gli eredi che sono nel possesso dei beni ereditari (ad esempio, chi viveva con il defunto o aveva la disponibilità materiale dei beni) devono rispettare termini più brevi:

  • Entro 3 mesi dall’apertura della successione devono fare l’inventario dei beni
  • Entro 40 giorni dal completamento dell’inventario devono decidere se accettare (con o senza beneficio di inventario) o rinunciare

Se non rispettano questi termini, sono considerati eredi puri e semplici (accettazione tacita automatica) e rispondono dei debiti anche con il proprio patrimonio personale.

Termine per Accettare con Beneficio di Inventario

Per l’accettazione con beneficio di inventario, i termini sono i seguenti:

  • Eredi NON nel possesso dei beni: possono accettare con beneficio di inventario in qualsiasi momento entro i 10 anni
  • Eredi nel possesso dei beni: devono dichiarare l’accettazione beneficiata entro 3 mesi e completare l’inventario entro 40 giorni dalla dichiarazione
  • Minori e incapaci: l’inventario deve essere redatto entro 3 mesi dalla maggiore età o dalla fine dell’incapacità

Prescrizione per Terzi (Actio Interrogatoria)

I creditori del defunto o altri soggetti interessati possono sollecitare l’erede a prendere una decisione attraverso l’actio interrogatoria. In questo caso, il giudice fissa un termine (generalmente non superiore a 3 mesi) entro il quale l’erede deve dichiarare se accetta o rinuncia. Decorso il termine senza risposta, l’erede perde il diritto di accettare.

Il CAF Centro Fiscale di Udine monitora tutte le scadenze e ti avvisa tempestivamente per garantire il rispetto dei termini per accettare eredità ed evitare la perdita di diritti.

Quando Conviene il Beneficio di Inventario

La scelta tra accettazione pura e semplice e accettazione con beneficio di inventario dipende da diversi fattori. Il beneficio di inventario rappresenta una tutela importante, ma comporta costi e formalità aggiuntive. Ecco quando è particolarmente consigliato.

Situazioni in Cui Conviene il Beneficio di Inventario

L’accettazione beneficio inventario è fortemente consigliata in questi casi:

  • Debiti del defunto incerti o sconosciuti – Quando non si ha certezza sull’entità dei debiti lasciati dal defunto
  • Attività imprenditoriale del defunto – Se il defunto era titolare di impresa, potrebbero emergere debiti commerciali o fiscali significativi
  • Contenzioso in corso – Se esistono cause legali pendenti che potrebbero generare obbligazioni future
  • Rapporti con il Fisco – Quando ci sono accertamenti fiscali in corso o debiti tributari non definiti
  • Garanzie prestate dal defunto – Se il defunto aveva prestato fideiussioni o garanzie per debiti altrui
  • Patrimonio complesso – Quando l’eredità comprende molti beni e rapporti giuridici difficili da valutare
  • Più eredi con interessi divergenti – Per evitare controversie sulla gestione dei debiti

Vantaggi del Beneficio di Inventario

Scegliere l’accettazione con beneficio di inventario offre numerosi vantaggi:

  • Protezione del patrimonio personale – I debiti ereditari sono pagati solo con i beni ereditari, senza intaccare il patrimonio personale dell’erede
  • Certezza contabile – L’inventario fornisce un quadro completo e dettagliato dell’eredità
  • Ordine di pagamento dei creditori – I creditori vengono soddisfatti secondo un ordine di preferenza stabilito dalla legge
  • Diritto di abbandono – Se i debiti superano l’attivo, l’erede può abbandonare l’eredità senza ulteriori conseguenze
  • Trasparenza – Tutti gli altri eredi e i creditori hanno visibilità completa sull’eredità

Svantaggi e Costi del Beneficio di Inventario

Il beneficio di inventario comporta anche alcuni svantaggi da valutare:

  • Costi notarili – La redazione dell’inventario comporta onorari del notaio o dell’ufficiale giudiziario (indicativamente da 1.000 a 3.000 euro a seconda della complessità)
  • Tempi più lunghi – La procedura richiede più tempo rispetto all’accettazione semplice
  • Obblighi contabili – L’erede deve tenere una contabilità separata per la gestione dei beni ereditari
  • Limitazioni nella gestione – Alcuni atti richiedono l’autorizzazione del giudice

Il CAF Centro Fiscale di Udine analizza la tua situazione specifica e ti aiuta a valutare il rapporto costi-benefici dell’accettazione con beneficio di inventario, collaborando con professionisti esperti per garantirti la massima tutela.

Accettazione Eredità e Minori/Incapaci

Quando l’eredità è devoluta a minori, interdetti o inabilitati, la normativa prevede tutele rafforzate per proteggere i soggetti più vulnerabili. L’accettazione eredità per questi soggetti segue regole specifiche e richiede l’intervento di rappresentanti legali e autorità giudiziarie.

Obbligo del Beneficio di Inventario

I minori (chi non ha ancora compiuto 18 anni), gli interdetti e gli inabilitati possono accettare l’eredità esclusivamente con beneficio di inventario. Questo obbligo è previsto dall’articolo 471 del Codice Civile per evitare che il patrimonio del minore o dell’incapace possa essere pregiudicato da debiti ereditari.

Se venisse compiuta un’accettazione pura e semplice in violazione di questa norma, l’atto sarebbe annullabile e potrebbe essere impugnato dal minore stesso una volta raggiunta la maggiore età o dal tutore.

Chi Decide per il Minore o l’Incapace

Per i minori, la decisione di accettare o rinunciare all’eredità spetta:

  • Ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale (entrambi congiuntamente)
  • Al tutore, se i genitori sono decaduti dalla responsabilità genitoriale o sono assenti

Per gli interdetti e gli inabilitati, decide il tutore o il curatore nominato dal Tribunale.

Autorizzazione del Giudice Tutelare

L’accettazione eredità da parte di minori o incapaci richiede sempre l’autorizzazione del Giudice Tutelare. I genitori o il tutore devono presentare un’istanza al Tribunale, allegando:

  • Certificato di morte del defunto
  • Atto di notorietà o testamento che attesti la vocazione ereditaria
  • Documentazione sulla consistenza patrimoniale dell’eredità
  • Eventuale inventario dei beni

Il Giudice Tutelare valuta la convenienza dell’accettazione nell’interesse del minore o dell’incapace. Se l’eredità presenta debiti rilevanti o situazioni incerte, il Giudice può negare l’autorizzazione o condizionarla all’adozione di particolari cautele.

Procedura per l’Accettazione con Beneficio di Inventario

Una volta ottenuta l’autorizzazione del Giudice Tutelare, il genitore o tutore procede con:

  1. Dichiarazione di accettazione presso il notaio o il cancelliere del Tribunale
  2. Redazione dell’inventario entro 3 mesi dalla dichiarazione (a cura di notaio o ufficiale giudiziario)
  3. Trascrizione dell’accettazione nei registri pubblici
  4. Gestione separata dei beni ereditari rispetto al patrimonio del minore

Rinuncia all’Eredità per Minori e Incapaci

Anche la rinuncia all’eredità da parte di minori o incapaci richiede l’autorizzazione del Giudice Tutelare. Questa autorizzazione viene concessa quando la rinuncia risulta vantaggiosa per il minore, ad esempio in presenza di debiti ereditari superiori all’attivo.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste genitori e tutori in tutte le fasi della procedura, dalla raccolta della documentazione alla richiesta di autorizzazione al Giudice Tutelare, garantendo la piena tutela degli interessi del minore o dell’incapace.

Domande Frequenti sull’Accettazione Eredità 2026

Quanto tempo ho per accettare un’eredità?

Il termine ordinario per accettare eredità è di 10 anni dalla data di apertura della successione. Tuttavia, se sei nel possesso dei beni ereditari, devi fare l’inventario entro 3 mesi e decidere entro 40 giorni dal completamento dell’inventario, altrimenti sei considerato erede puro e semplice.

Posso accettare solo una parte dell’eredità?

No, l’accettazione eredità non può essere parziale. Non è possibile accettare solo i beni e rifiutare i debiti, né accettare solo alcuni beni. L’eredità si accetta o si rifiuta nella sua totalità. L’unica eccezione è l’accettazione con beneficio di inventario, che consente di limitare la responsabilità per i debiti.

Cosa succede se accetto tacitamente senza saperlo?

Se compi atti che configurano accettazione tacita (come vendere beni ereditari o riscuotere crediti del defunto), diventi automaticamente erede puro e semplice e rispondi dei debiti anche con il tuo patrimonio personale. Per questo è fondamentale consultare un esperto prima di compiere qualsiasi azione sui beni del defunto.

L’accettazione con beneficio di inventario è obbligatoria?

L’accettazione beneficio inventario è obbligatoria per minori, interdetti, inabilitati, persone giuridiche ed enti pubblici. Per tutti gli altri soggetti è facoltativa, ma fortemente consigliata quando la situazione patrimoniale del defunto è incerta.

Quanto costa l’accettazione con beneficio di inventario?

I costi dell’accettazione con beneficio di inventario dipendono dalla complessità dell’eredità. Indicativamente, gli onorari notarili per la redazione dell’inventario variano da 1.000 a 3.000 euro. A questi si aggiungono le spese per eventuali perizie e le imposte di registro. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti fornisce un preventivo trasparente basato sulla tua situazione specifica.

Posso cambiare idea dopo aver accettato l’eredità?

No, l’accettazione eredità è irrevocabile. Una volta accettata, non puoi più rinunciare. L’unica eccezione è il caso di vizi del consenso (errore, dolo, violenza) che possono portare all’annullamento dell’accettazione attraverso un’azione giudiziaria. Per questo è fondamentale valutare attentamente prima di accettare.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per l’Accettazione Eredità

L’accettazione eredità 2026 è una scelta delicata che richiede competenza giuridica e fiscale. Scegliere tra accettazione espressa, accettazione tacita o accettazione con beneficio di inventario può fare la differenza tra tutelare il tuo patrimonio e assumerti responsabilità eccessive.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre un servizio completo:

  • Analisi della situazione patrimoniale del defunto
  • Valutazione della convenienza delle diverse forme di accettazione
  • Assistenza nella raccolta della documentazione necessaria
  • Coordinamento con notai e avvocati di fiducia
  • Gestione delle autorizzazioni del Giudice Tutelare per minori e incapaci
  • Monitoraggio dei termini accettazione eredità
  • Redazione e presentazione della dichiarazione di successione

In Friuli Venezia Giulia, dove vige il sistema tavolare, il CAF Centro Fiscale di Udine offre competenze specifiche che i CAF nazionali non possiedono, garantendo la corretta gestione di tutte le formalità per immobili tavolari.

Hai bisogno di assistenza per l’accettazione eredità? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.
Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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Luglio 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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CONGEDO PARENTALE, MATERNITA', PATRONATO

Calcolo Indennita 80% Congedo Parentale 2026: Esempi Pratici e Importi Netti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dal 2023 il congedo parentale prevede un’indennita all’80% della retribuzione per un mese aggiuntivo rispetto al passato, ma il calcolo concreto in busta paga continua a generare confusione. Quanto ti arriva davvero? Dipende dalla tua retribuzione, dal tipo di fruizione e dai tetti INPS. In questa guida trovi le formule, i tetti 2026 e esempi pratici con importi lordi e netti per capire esattamente cosa aspettarti.

Le Tre Percentuali del Congedo Parentale 2026

Prima di calcolare gli importi, è fondamentale capire la struttura dell’indennita, modificata dal D.Lgs. 105/2022 (recepimento direttiva UE 2019/1158) e dalle Leggi di Bilancio 2023 e 2024:

PeriodoPercentuale indennitaDurata e limiti
1° mese al 80%80% RMGPer ciascun genitore, entro i 6 anni del figlio (dal 2024)
2° mese al 80%80% RMGPer il secondo genitore (non trasferibile), entro 6 anni (L. 213/2023)
Ulteriori mesi (fino al 3°-9°) al 30%30% RMGMesi rimanenti fino al 9° totale tra entrambi i genitori
Mesi non retribuiti0%Oltre il 9° mese complessivo, fino al 12° anno del figlio

In sintesi: nel 2026, ciascun genitore ha diritto a 1 mese all’80%, fruibile entro i 6 anni del bambino. Il secondo genitore ha un ulteriore mese all’80% non cedibile al partner. I restanti mesi del congedo parentale (fino al 9° totale) vengono indennizzati al 30%.

Per il quadro completo sul congedo parentale, leggi la guida: Congedo Parentale Lavoratori Autonomi e Forfettario 2026 e l’articolo Congedo Parentale 2026: Durata, Indennita e Domanda INPS.

La Retribuzione Media Giornaliera (RMG): Formula di Calcolo

Tutta la matematica del congedo parentale ruota attorno alla Retribuzione Media Giornaliera (RMG), che l’INPS calcola dividendo la retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi 12 mesi per 365 giorni.

Formula:

RMG = Retribuzione imponibile previdenziale ultimi 12 mesi / 365

La retribuzione imponibile previdenziale è la retribuzione lorda comprensiva di tutti gli elementi fissi e variabili (stipendio base, straordinari abituali, premi fissi, ratei tredicesima/quattordicesima), al netto delle sole voci escluse dalla base imponibile previdenziale.

Il Tetto Massimo INPS 2026

L’INPS applica un tetto massimo giornaliero alla RMG su cui calcola l’indennita. Il massimale giornaliero viene aggiornato annualmente in base agli indici ISTAT. Per il 2026, il massimale di riferimento per il congedo parentale segue i tetti delle prestazioni a sostegno del reddito INPS (verificare l’importo aggiornato sul sito INPS all’inizio dell’anno). A titolo indicativo, il tetto giornaliero si colloca intorno a 100-110 euro al giorno.

Esempi Pratici di Calcolo: Da 1.500 a 3.500 Euro di Stipendio

Esempio 1: Dipendente con Stipendio 1.500 euro/mese

Ipotizziamo un lavoratore con retribuzione lorda mensile di 1.500 euro (comprensiva di rateo tredicesima: 1.500 x 13/12 = 1.625 euro medi ai fini previdenziali annui).

  • Retribuzione annua imponibile: 1.500 x 13 = 19.500 euro
  • RMG = 19.500 / 365 = circa 53,42 euro/giorno
  • Indennita 80%/giorno: 53,42 x 80% = 42,74 euro
  • Per un mese al 80% (30 giorni): 42,74 x 30 = circa 1.282 euro lordi
  • Indennita 30%/giorno: 53,42 x 30% = 16,03 euro
  • Per un mese al 30% (30 giorni): 16,03 x 30 = circa 481 euro lordi

Esempio 2: Dipendente con Stipendio 2.500 euro/mese

  • Retribuzione annua imponibile: 2.500 x 13 = 32.500 euro
  • RMG = 32.500 / 365 = circa 89,04 euro/giorno
  • Indennita 80%/giorno: 89,04 x 80% = 71,23 euro
  • Per un mese al 80% (30 giorni): 71,23 x 30 = circa 2.137 euro lordi
  • Indennita 30%/giorno: 89,04 x 30% = 26,71 euro
  • Per un mese al 30% (30 giorni): 26,71 x 30 = circa 801 euro lordi

Esempio 3: Dipendente con Stipendio 3.500 euro/mese

  • Retribuzione annua imponibile: 3.500 x 13 = 45.500 euro
  • RMG = 45.500 / 365 = circa 124,66 euro/giorno
  • Attenzione al tetto INPS: se la RMG supera il massimale giornaliero, l’indennita viene calcolata sul massimale (non sulla RMG effettiva)
  • Se applicato tetto a 100 euro/giorno: indennita 80% = 80 euro/giorno x 30 = 2.400 euro lordi (anziche i 2.992 euro teorici)

Quanto Arriva in Busta Paga: Lordo vs Netto

L’indennita di congedo parentale calcolata dall’INPS è un importo lordo. In busta paga ci arriva il netto dopo le trattenute. Le detrazioni che si applicano sono:

  • Contributi previdenziali a carico del lavoratore: circa 9,19% della RMG (contributi FPLD)
  • IRPEF: secondo aliquote scaglione applicato al reddito complessivo annuo

Calcolo netto indicativo per il dipendente con stipendio 2.500 euro (mese al 80%):

  • Indennita lorda mensile: 2.137 euro
  • Contributi lavoratore (9,19%): -196 euro
  • Imponibile IRPEF: 1.941 euro
  • IRPEF 23% (primo scaglione fino 28.000 euro): -446 euro
  • Detrazioni lavoro dipendente proporzionali al periodo: circa +110 euro
  • Netto stimato: circa 1.405-1.500 euro

Il calcolo preciso dipende dalla situazione fiscale individuale (detrazioni, carichi di famiglia, altre deduzioni). Il netto che arriva in busta è sensibilmente inferiore all’importo lordo, specialmente per chi ha redditi più alti e si trova in scaglioni IRPEF superiori.

Casi Particolari: Part-Time e Tempo Determinato

Congedo Parentale con Part-Time

Per i lavoratori part-time, la RMG viene calcolata sulla retribuzione effettivamente percepita (proporzionata all’orario ridotto). Quindi l’indennita assoluta sara inferiore rispetto a un lavoratore full-time con la stessa mansione, ma la percentuale di sostituzione rimane la stessa (80% o 30% della propria RMG).

Congedo Parentale con Contratto a Tempo Determinato

Il lavoratore a tempo determinato ha diritto al congedo parentale solo durante il periodo di vigenza del contratto. Se il contratto scade durante il congedo, l’indennita INPS si interrompe alla scadenza del contratto. Attenzione: nei contratti stagionali o di brevissima durata le regole sono ulteriormente specifiche — il Patronato puo aiutarti a verificare i tuoi diritti esatti.

Come Presentare la Domanda all’INPS

La domanda di congedo parentale va presentata:

  • Tramite portale MyINPS (servizio “Congedo parentale”)
  • Tramite Patronato (assistenza gratuita per dipendenti e autonomi)
  • Tramite contact center INPS (numero verde 803.164)

La domanda va presentata prima dell’inizio del congedo, con indicazione del periodo richiesto. Per le modalita frazionate (ore o giorni), consulta la nostra guida specifica sul Congedo Parentale Frazionato 2026.

FAQ — Domande Frequenti sul Calcolo del Congedo Parentale

Il mese all’80% vale anche per i papà?

Si, dal 2022 (D.Lgs. 105/2022) l’indennita all’80% non e piu riservata alle sole madri. Entrambi i genitori hanno diritto a un mese ciascuno all’80%. Il secondo genitore ha un ulteriore mese all’80% non cedibile al partner, per un totale di 2 mesi all’80% per nucleo familiare (piu il mese del secondo genitore non trasferibile).

Posso fruire del mese all’80% in modo frazionato?

Si. Il mese all’80% puo essere fruito anche a giorni o a ore, a seconda di quanto previsto dal CCNL applicabile. La percentuale di indennita rimane l’80% indipendentemente dalla modalita di fruizione.

Come posso sapere il mio tetto INPS esatto per il 2026?

I massimali giornalieri vengono pubblicati dall’INPS con circolare annuale a inizio anno. Puoi verificare il massimale aggiornato sul portale INPS nella sezione “Prestazioni” oppure chiederlo al Patronato, che ha accesso diretto alle tabelle aggiornate.

Hai Bisogno di Aiuto con il Congedo Parentale?

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella presentazione della domanda di congedo parentale, nel calcolo dell’indennita spettante e nella verifica dei diritti specifici per il tuo contratto. Contattaci per un appuntamento senza impegno.

Luglio 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 10:00:002026-06-14 22:04:29Calcolo Indennita 80% Congedo Parentale 2026: Esempi Pratici e Importi Netti
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Copywriter SEO 2026: ATECO, Regime Forfettario e Diritto d’Autore

regime forfettario partita iva

Sei un copywriter SEO freelance, un content writer o un ghostwriter e vuoi capire come funziona fiscalmente la tua attivita’? Il mondo della scrittura professionale ha alcune specificita’ fiscali interessanti — in particolare il tema del diritto d’autore — che vale la pena conoscere.

In questa guida ti spiego tutto sulla partita IVA per copywriter e content writer nel 2026: codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS, e la differenza tra prestazione professionale e cessione di diritti d’autore.

Codice ATECO per copywriter e content writer

La scelta del codice ATECO dipende dalla natura prevalente della tua attivita’. Ecco le opzioni principali:

Codice ATECODescrizionePer chi
73.11.02Conduzione di campagne pubblicitarieCopywriter prevalentemente pubblicitario, scrittura per advertising, copy per landing page e ads
74.30.00Traduzione e interpretariatoSe fai anche localizzazione, traduzione di testi, adattamento linguistico
90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieContent writer, ghostwriter, creazione di contenuti originali con spiccata componente creativa/letteraria
74.90.99Altre attivita’ professionali, scientifiche e tecnicheConsulenza editoriale, strategia dei contenuti, content strategy

La scelta pratica:

  • Scrivi testi pubblicitari, copy per email marketing, landing page, ads Facebook/Google → 73.11.02
  • Scrivi articoli SEO, blog post, guide per aziende → 73.11.02 o 74.90.99
  • Scrivi libri, romanzi, contenuti creativi → 90.03.09
  • Fai anche traduzioni → 74.30.00

Buona notizia: tutti questi codici hanno coefficiente di redditivita’ 78% nel regime forfettario, quindi la scelta non influenza la tassazione.

Regime forfettario per copywriter 2026

Il regime forfettario e’ la scelta quasi unanime tra i copywriter freelance italiani. Semplice da gestire, fiscalmente conveniente, e con poca burocrazia.

Requisiti 2026

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 euro
  • Redditi da dipendente nell’anno precedente non superiori a 35.000 euro (nuovo limite da Legge di Bilancio 2025)
  • Nessuna partecipazione in societa’ di persone
  • Nessun regime IVA speciale

Tassazione

Paghi un’imposta sostitutiva calcolata su: ricavi x 78% = reddito imponibile. L’aliquota e’:

  • 5% per i primi 5 anni di nuova attivita’
  • 15% dal sesto anno in poi

Esempio — Copywriter con 25.000 euro di ricavi annui:

  • Reddito imponibile forfettario: 25.000 x 78% = 19.500 euro
  • Contributi GS INPS al 26,07%: ~5.084 euro
  • Imponibile imposta: 19.500 – 5.084 = 14.416 euro
  • Imposta sostitutiva al 15%: ~2.162 euro
  • Totale: circa 7.246 euro su 25.000 euro di ricavi

Il tema del diritto d’autore per i copywriter

Questa e’ una delle specificita’ piu’ interessanti per i copywriter. In Italia, alcune categorie di autori hanno un trattamento fiscale speciale quando cedono i diritti d’autore sulle proprie opere.

Cessione diritti d’autore: come funziona nel regime ordinario

Nel regime ordinario (fuori dal forfettario), i redditi derivanti dalla cessione di diritti d’autore hanno un trattamento agevolato: si deduce forfettariamente il 25% delle spese di produzione (percentuale che sale al 40% per autori under 35). Questo significa che paghi IRPEF solo sul 75% (o 60%) del compenso ricevuto per la cessione dei diritti.

Cessione diritti d’autore nel regime forfettario

Nel regime forfettario, questa agevolazione non si applica. Tutti i compensi — sia per la prestazione professionale che per la cessione di diritti — confluiscono nel reddito forfettario e sono tassati allo stesso modo (imposta sostitutiva su 78% dei ricavi).

In pratica, per la maggior parte dei copywriter freelance con redditi sotto gli 85.000 euro, il forfettario rimane conveniente anche senza la deduzione dei diritti d’autore. Ma se sei un autore con royalties significative, potrebbe valere la pena confrontare le due opzioni con un commercialista.

Prestazione professionale vs cessione diritti: quando si differenziano

Per i copywriter, e’ importante distinguere:

  • Prestazione professionale: scrivi un testo su commissione, il cliente diventa proprietario del contenuto. Questa e’ la situazione piu’ comune per articoli SEO, blog post, testi web. Classificata come reddito di lavoro autonomo.
  • Cessione diritti d’autore: crei un’opera tutelata dalla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) e cedi i diritti di sfruttamento economico. Classificata come redditi diversi o redditi di lavoro autonomo a seconda della continuita’. Applicabile tipicamente a romanzi, opere letterarie originali, sceneggiature.

Per la maggior parte dei testi SEO e contenuti web, si tratta di prestazione professionale (non cessione diritti d’autore in senso stretto), perche’ manca la componente creativa originale protetta dalla legge 633/41.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

I copywriter freelance non hanno un albo professionale e nemmeno una cassa previdenziale dedicata. L’unica opzione e’ la Gestione Separata INPS:

SituazioneAliquota GS INPS 2026
Copywriter freelance puro (nessun altro lavoro dipendente o pensione)26,07%
Copywriter freelance + dipendente o pensionato24%

L’iscrizione va fatta su INPS.it entro 30 giorni dall’apertura della P.IVA. I contributi si versano con il Modello F24 a giugno (saldo anno precedente) e a novembre/dicembre (acconto anno in corso).

Fatturare a un’agenzia: come funziona

Molti copywriter SEO lavorano principalmente con agenzie (web agency, SEO agency, agenzie di comunicazione). Dal punto di vista fiscale, la fattura a un’agenzia italiana funziona esattamente come quella a qualsiasi azienda:

  • Nessuna IVA (sei forfettario)
  • Nessuna ritenuta d’acconto (da indicare in fattura)
  • Marca da bollo se l’importo supera 77,47 euro
  • Fatturazione elettronica obbligatoria (via SDI)

Attenzione: alcune agenzie chiedono ai freelance di applicare la ritenuta d’acconto del 20% pensando che sia sempre dovuta. Nel forfettario non e’ cosi’ — il forfettario e’ esente da ritenuta, e devi comunicarlo all’agenzia con la dicitura in fattura.

Domande frequenti

Posso lavorare come copywriter senza partita IVA?

Se i compensi sono occasionali e non superano i 5.000 euro netti l’anno, puoi emettere ricevute per prestazione occasionale. Se l’attivita’ e’ continuativa o superi quella soglia, la partita IVA e’ obbligatoria.

Ho un contratto di collaborazione con un’agenzia: e’ compatibile col forfettario?

Dipende dalla natura del contratto. Se e’ un contratto di collaborazione a progetto o un contratto di consulenza autonoma, e’ compatibile col forfettario. Se e’ un rapporto di lavoro subordinato (dipendente), il reddito conta ai fini della causa ostativa dei 35.000 euro.

Devo emettere fattura per ogni articolo o posso fare una fattura mensile?

Puoi emettere una fattura mensile riepilogativa che include tutti i lavori consegnati in quel mese. Non c’e’ obbligo di fatturare ogni singolo articolo separatamente. La fattura differita (entro il 15 del mese successivo a quello di consegna) e’ la soluzione piu’ pratica per chi ha molti lavori piccoli.

Conclusione

La partita IVA per copywriter SEO nel 2026 e’ semplice da aprire e conveniente nel regime forfettario. Tassa piatta al 15% (5% i primi anni), no IVA, burocrazia ridotta.

Il tema del diritto d’autore e’ interessante ma per la maggior parte dei content writer quotidiani ha impatto limitato nel forfettario. Se sei un autore con royalties significative, e’ il caso di fare un’analisi comparativa col regime ordinario.

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Leggi anche: Spese Estere con Partita IVA 2026 | Gestione Separata INPS 2026 | Aprire Partita IVA 2026

Luglio 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 09:00:002026-06-14 18:38:51Partita IVA Copywriter SEO 2026: ATECO, Regime Forfettario e Diritto d’Autore
CAF, SUCCESSIONI

Successione Conto Corrente 2026: Sblocco e Procedura

Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine

Successione Conto Corrente 2026: Procedura e Sblocco

Quando una persona viene a mancare, i suoi conti correnti vengono bloccati dalla banca fino al completamento della successione. Gli eredi non possono prelevare o disporre delle somme fino a quando non presentano la documentazione necessaria.

Questa guida spiega come sbloccare il conto corrente del defunto, quali documenti servono e quanto tempo richiede la procedura nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Perche la banca blocca il conto
  2. Documenti per sbloccare il conto
  3. Procedura di sblocco
  4. Eccezione per spese funerarie
  5. Conto cointestato
  6. Tempi di sblocco
  7. Domande frequenti



Perche la Banca Blocca il Conto

Alla morte del titolare, la banca ha l’obbligo legale di bloccare il conto corrente.

Motivi del blocco

  • Tutelare i diritti degli eredi (evitare prelievi non autorizzati)
  • Garantire il corretto adempimento fiscale
  • Verificare chi ha diritto alle somme
  • Attendere l’eventuale rinuncia all’eredita

Cosa viene bloccato

  • Prelievi e bonifici in uscita
  • Utilizzo di carte di debito/credito
  • Pagamenti automatici (utenze, mutui)
  • Accesso all’home banking

Cosa NON viene bloccato

  • Accrediti in entrata (stipendi, pensioni arretrate)
  • La banca continua a ricevere somme a favore del defunto



Documenti per Sbloccare il Conto Corrente

Per sbloccare il conto servono documenti che provano la qualita di erede e il completamento degli adempimenti fiscali.

Documenti sempre necessari

  • Certificato di morte
  • Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (o atto notorio notarile) che attesta gli eredi
  • Documenti di identita di tutti gli eredi
  • Codici fiscali di tutti gli eredi

Se c’e testamento

  • Copia del testamento pubblicato
  • Verbale di pubblicazione del notaio

Documenti fiscali

  • Dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate
  • Attestazione di avvenuta presentazione
  • Oppure: autocertificazione di esenzione (se l’attivo ereditario non supera 100.000 euro e non ci sono immobili)



Procedura di Sblocco del Conto Corrente

Ecco i passaggi per sbloccare il conto e ottenere le somme.

Step 1: Comunicare il decesso alla banca

Presentarsi in filiale con il certificato di morte. La banca:

  • Blocca il conto
  • Fornisce l’elenco documenti necessari
  • Rilascia il saldo alla data del decesso (serve per la successione)

Step 2: Presentare la dichiarazione di successione

Presentare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso. Il conto corrente va indicato nel quadro apposito.

Step 3: Raccogliere i documenti

  • Dichiarazione sostitutiva atto notorio con indicazione eredi
  • Copia dichiarazione di successione presentata
  • Documenti di tutti gli eredi

Step 4: Presentare richiesta alla banca

Consegnare tutta la documentazione alla banca. Tutti gli eredi devono firmare la richiesta di sblocco (o delegare uno di loro).

Step 5: Liquidazione

La banca verifica i documenti e procede a:

  • Chiudere il conto e liquidare il saldo agli eredi
  • Oppure cointestare il conto agli eredi (raro)
  • Oppure trasferire il saldo su conto indicato dagli eredi



Eccezione per Spese Funerarie

E possibile ottenere un anticipo per le spese funerarie prima del completamento della successione.

Come funziona

  • Presentare alla banca le fatture delle spese funerarie
  • La banca puo autorizzare il pagamento diretto all’impresa funebre
  • Oppure rimborsare l’erede che ha anticipato le spese

Importo massimo

Di solito le banche autorizzano il pagamento delle sole spese funerarie documentate, fino a un massimo ragionevole (generalmente 5.000-10.000 euro).

Documenti necessari

  • Fattura dell’impresa funebre
  • Certificato di morte
  • Documento dell’erede richiedente
  • Dichiarazione di essere erede legittimo



Conto Corrente Cointestato

Se il conto era cointestato, le regole cambiano.

Cointestazione a firma disgiunta

Il cointestatario superstite puo continuare a operare sulla propria quota (normalmente il 50%). La quota del defunto viene comunque bloccata.

Cointestazione a firma congiunta

L’intero conto viene bloccato fino al completamento della successione.

Cosa finisce in successione

Solo la quota del defunto (generalmente il 50%) rientra nell’asse ereditario e va indicata nella dichiarazione di successione.

Sblocco della quota

Per sbloccare la quota del defunto servono gli stessi documenti del conto intestato singolarmente. Il cointestatario superstite deve comunque collaborare.

Tempi di Sblocco

I tempi dipendono dalla rapidita nel raccogliere i documenti.

Tempi medi

  • Dichiarazione di successione: 1-3 mesi dalla morte (tempo di preparazione)
  • Verifica banca: 7-15 giorni lavorativi dalla consegna documenti
  • Liquidazione: 3-5 giorni lavorativi dopo l’approvazione

Totale indicativo

In media, il conto viene sbloccato 2-4 mesi dopo il decesso, se gli eredi si attivano rapidamente.

Fattori che allungano i tempi

  • Testamento contestato
  • Eredi irreperibili
  • Documentazione incompleta
  • Eredita con debiti o problemi



Domande Frequenti sulla Successione del Conto Corrente

Posso prelevare prima di fare la successione?

No, il conto e bloccato. L’unica eccezione e per le spese funerarie documentate. Prelevare con le credenziali del defunto e illegale.

Se c’e un solo erede?

La procedura e identica, ma piu semplice perche non servono firme di altri. Basta la dichiarazione sostitutiva con indicazione dell’unico erede.

E se un erede non firma?

La banca non puo sbloccare il conto senza il consenso di tutti gli eredi. In caso di contrasto, potrebbe essere necessario un intervento del giudice.

Il saldo comprende gli interessi maturati?

Si, la banca calcola gli interessi fino alla data di chiusura del conto. Verranno anche trattenute eventuali spese di chiusura.

Devo pagare tasse sul conto ereditato?

Il saldo del conto rientra nell’attivo ereditario e concorre al calcolo dell’imposta di successione, con le franchigie previste (1 milione euro per coniuge/figli).

📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa Successioni 2026 per una panoramica completa.

Assistenza Successioni a Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutte le pratiche di successione, incluso lo sblocco dei conti correnti.

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Luglio 10, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire una partita IVA in regime forfettario non significa essere costretti a una sola attività. Molti professionisti e piccoli imprenditori scoprono nel tempo nuove opportunità di business e si chiedono se sia possibile gestire più codici ATECO contemporaneamente all’interno della stessa partita IVA forfettaria. La risposta è sì, ma con regole precise da conoscere per non rischiare contestazioni dall’Agenzia delle Entrate e per scegliere la combinazione fiscalmente più conveniente.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo come registrare più codici ATECO, come funziona il coefficiente di redditività con attività multiple, quale soglia rispettare per il limite degli 85.000€ e quali sono i casi pratici più frequenti — dall’architetto che vende online all’estetista che organizza corsi formativi.

Questa guida è complementare al nostro approfondimento sulla doppia partita IVA, che riguarda invece l’apertura di due partite IVA distinte.

Indice dei contenuti

  1. Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?
  2. ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza
  3. Come registrare più ATECO: modello AA9/12
  4. Coefficiente di redditività con più ATECO
  5. Limite 85.000€ e somma dei compensi
  6. Casi pratici: combinazioni reali
  7. Combinazioni vantaggiose e svantaggiose
  8. Cambio di prevalenza durante l’anno
  9. Impatto sulla gestione previdenziale
  10. Limite investimenti 20.000€ con più ATECO
  11. Domande frequenti

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Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?

Sì, una partita IVA in regime forfettario può avere più codici ATECO. La normativa italiana (Legge 190/2014) non pone alcun divieto a esercitare attività multiple sotto la stessa partita IVA. Anzi, è una situazione molto comune: il libero professionista che diversifica i ricavi, l’artigiano che amplia la gamma di servizi, il commerciante che aggiunge una linea online.

L’unico vincolo riguarda la compatibilità tra codici ATECO: ogni nuovo codice deve essere coerente con la natura giuridica della partita IVA (ditta individuale, libero professionista) e non deve attivare cause ostative al regime forfettario. Per esempio, un dipendente non può aprire un’attività che si configuri come prevalentemente rivolta verso il proprio datore di lavoro.

L’Agenzia delle Entrate, attraverso varie risposte ad interpello (ad esempio Risposta n. 169/2020), ha chiarito che il forfettario “non è incompatibile con l’esercizio di più attività identificate con codici ATECO differenti”. L’importante è gestire correttamente la fatturazione separata e applicare il giusto coefficiente di redditività.

ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza

Quando hai più codici ATECO, l’Agenzia delle Entrate richiede di indicarne uno come principale (prevalente) e gli altri come secondari (accessori). La distinzione non è formale: ha conseguenze fiscali concrete sul calcolo del reddito e sulla cassa previdenziale di iscrizione.

ATECO principale

L’ATECO principale identifica l’attività prevalente, quella da cui deriva la quota maggiore di fatturato. Il criterio per stabilire la prevalenza è chiaro: è prevalente l’attività che genera oltre il 51% dei compensi annui. In caso di parità o difficoltà di calcolo, vale il principio della “stabilità”: prevale l’attività esercitata in modo più strutturato e continuativo.

ATECO secondari

Gli ATECO secondari sono attività complementari, accessorie o di diversificazione che generano una parte minoritaria del fatturato. Possono essere uno o più di uno (la legge non fissa un limite numerico, anche se l’Agenzia delle Entrate generalmente accetta fino a 5-6 codici secondari senza obiezioni).

Importante: ogni codice ATECO deve essere effettivamente esercitato. Aprire codici “preventivi” che non corrispondono ad attività reali è sconsigliato e può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in caso di controlli.

Come registrare più ATECO: modello AA9/12

La registrazione di codici ATECO multipli avviene tramite il modello AA9/12, il documento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per dichiarare inizio attività, variazioni e cessazioni delle persone fisiche. Esistono due scenari principali.

1. Apertura iniziale con più ATECO

Se sai già fin dall’inizio di voler esercitare più attività, puoi indicare tutti i codici ATECO direttamente in fase di apertura della partita IVA. Nel modello AA9/12 troverai il quadro B (attività esercitate): qui inserisci il codice prevalente e, nel riquadro dedicato, gli eventuali codici secondari.

2. Variazione successiva

Se hai già una partita IVA aperta e vuoi aggiungere un nuovo ATECO, presenti un AA9/12 di variazione. La modifica è gratuita e va effettuata entro 30 giorni dall’inizio effettivo della nuova attività. La variazione produce effetti immediati: dal giorno della comunicazione puoi fatturare anche con il nuovo codice.

Modalità di invio

  • Online via SPID/CIE sul sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Servizi – Partita IVA”)
  • Tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF)
  • In presenza presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (su appuntamento)

Se hai una partita IVA artigiana o commerciale iscritta in Camera di Commercio, oltre all’AA9/12 dovrai aggiornare anche la visura camerale tramite ComUnica.

Coefficiente di redditività con più ATECO

Questo è probabilmente il punto più delicato e meno conosciuto. Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola moltiplicando i compensi per un coefficiente di redditività che varia da attività a attività (40% commercio, 67% servizi, 78% professioni, 86% costruzioni, ecc.).

Quando hai più ATECO, la regola dell’Agenzia delle Entrate (chiarita nella Circolare 10/E/2016) è chiara: si applica il coefficiente di redditività dell’attività prevalente a tutto il fatturato complessivo. Non si fa una media ponderata, non si applicano coefficienti differenti alle singole attività.

Esempio concreto

  • Attività A (coefficiente 78%): fatturato 32.000€ → 80% del totale
  • Attività B (coefficiente 40%): fatturato 8.000€ → 20% del totale
  • Coefficiente unico applicato: 78% (perché A è prevalente)
  • Reddito imponibile = 40.000€ × 78% = 31.200€

Questa regola può essere svantaggiosa se l’attività prevalente ha un coefficiente alto e quella secondaria un coefficiente basso. Al contrario, può essere conveniente se la prevalenza è invertita.

La soglia del 51%

Per essere considerata prevalente, un’attività deve generare più del 51% dei compensi annui. Se nessuna attività raggiunge questa soglia (per esempio 45% + 35% + 20%), prevale comunque quella con la quota maggiore. Il calcolo si fa a fine anno sulla base della contabilità effettiva, non delle previsioni iniziali.

Limite 85.000€ e somma dei compensi

La soglia di permanenza nel regime forfettario è di 85.000€ di compensi annui. Con più codici ATECO la regola è semplice: il limite si calcola sulla somma totale di tutti i compensi, senza distinzioni per attività.

Esempio: se incassi 60.000€ con l’attività principale (architetto) e 30.000€ con l’attività secondaria (e-commerce), il totale è 90.000€ — oltre il limite. Anche se nessuna delle due attività singolarmente supererebbe gli 85.000€, la somma fa scattare la fuoriuscita dal forfettario (con regole differenti se hai superato 100.000€ rispetto a 85.000-100.000€).

Per gli aspetti operativi del superamento della soglia, ti rimandiamo alla nostra guida specifica sulla soglia di 85.000€ nel regime forfettario.

Casi pratici: combinazioni reali

Caso 1 — Architetto con e-commerce di design

Marco è architetto e vuole vendere online complementi d’arredo da lui disegnati.

  • ATECO principale: 71.11.00 (Attività degli studi di architettura) — coefficiente 78%
  • ATECO secondario: 47.91.10 (Commercio al dettaglio prodotti via internet) — coefficiente 40%
  • Fatturato: 30.000€ architetto + 10.000€ e-commerce = 40.000€
  • Coefficiente applicato: 78% (architetto prevalente con 75% del totale)
  • Reddito imponibile: 40.000€ × 78% = 31.200€
  • Imposta sostitutiva 15%: 4.680€

Se Marco fosse partito con due partite IVA separate, avrebbe pagato 78% sui 30K (architetto) + 40% sui 10K (e-commerce). Risultato: 23.400€ + 4.000€ = 27.400€ di reddito, contro i 31.200€ con un’unica P.IVA. Differenza: 3.800€.

Caso 2 — Estetista con corsi formativi

Laura ha un centro estetico e tiene anche corsi di trucco semi-permanente.

  • ATECO 96.02.02 (Servizi degli istituti di bellezza) — coefficiente 67%
  • ATECO 85.51.00 (Corsi sportivi e ricreativi e altra istruzione) — coefficiente 78%

Scenario A — Estetista prevalente (70% fatturato): Si applica il coefficiente 67% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 33.500€.

Scenario B — Corsi prevalenti (60% fatturato): Si applica il coefficiente 78% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 39.000€.

In questo caso a Laura conviene mantenere l’estetica come prevalente, non solo per coerenza con la sua attività storica ma anche perché il coefficiente 67% è più favorevole del 78%.

Caso 3 — Personal trainer con vendita integratori

Luca è personal trainer e vuole vendere integratori ai suoi clienti.

  • ATECO 85.51.00 o 93.13.00 (attività sportive) — coefficiente 78%
  • ATECO 47.75.10 o simili (commercio al dettaglio prodotti per igiene/integratori) — coefficiente 40%

Attenzione: la vendita di integratori al pubblico richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio, l’apertura di posizione INPS gestione commercianti e potenzialmente la SCIA al Comune. Non è un semplice “aggiungo un ATECO al volo”: va valutato attentamente l’aspetto autorizzativo, oltre a quello fiscale.

Combinazioni vantaggiose e svantaggiose

Combinazioni potenzialmente vantaggiose

La logica fiscale è chiara: più basso è il coefficiente di redditività, più basso è il reddito imponibile. Quindi, a parità di compensi, conviene avere come prevalente l’attività con coefficiente più basso.

Confronto a parità di 100.000€ di compensi:

  • Coefficiente 78% (professionisti) → reddito 78.000€ → imposta 11.700€
  • Coefficiente 67% (servizi) → reddito 67.000€ → imposta 10.050€
  • Coefficiente 40% (commercio) → reddito 40.000€ → imposta 6.000€

La differenza tra avere un’attività commerciale prevalente (40%) e una professionale prevalente (78%) può valere oltre 5.000€ di imposte all’anno a parità di fatturato.

Combinazioni svantaggiose (e rischiose)

Attenzione però a queste situazioni:

  • Cambiare ATECO prevalente ogni anno per “ottimizzare”: l’Agenzia delle Entrate può contestare comportamenti elusivi se la prevalenza appare costruita artificialmente
  • Aprire ATECO che non eserciti realmente: rischio di accertamento e perdita del regime forfettario
  • Combinare attività incompatibili con il regime forfettario (es. attività finanziarie particolari, immobiliari ai sensi dell’art. 1 comma 57 L.190/2014)
  • Ignorare il cambio di prevalenza: se la prevalenza cambia di fatto e non lo comunichi, la cassa previdenziale di riferimento può essere quella sbagliata

Il principio guida è la genuinità: ogni attività deve essere reale, ogni cambio di prevalenza deve essere giustificato dai numeri effettivi.

Cambio di prevalenza durante l’anno

Cosa succede se nel corso dell’anno l’attività che era prevalente diventa secondaria? Per esempio, un grafico che a inizio anno fa l’80% di fatturato come libero professionista e poi sviluppa una linea di prodotti digitali venduti online che a dicembre rappresenta il 60% del fatturato.

La regola operativa è la seguente:

  • Il coefficiente di redditività applicato all’intero anno fiscale è quello dell’attività che risulta prevalente a fine anno (sulla base dei compensi totali del periodo d’imposta)
  • Il cambio di ATECO principale in visura va comunicato con AA9/12 di variazione entro 30 giorni dal momento in cui ti rendi conto del cambio strutturale
  • Le cause ostative vanno valutate sull’attività prevalente reale: per esempio, se un dipendente sviluppa un’attività che si rivolge prevalentemente al proprio datore di lavoro e questa diventa l’attività principale (anche solo come ATECO secondario), può scattare la causa ostativa

Per le cause ostative complete del regime forfettario, vedi la nostra guida dedicata alle cause ostative del regime forfettario.

Impatto sulla gestione previdenziale

Ogni codice ATECO è collegato a una cassa previdenziale. Quando hai più ATECO, possono verificarsi tre scenari:

1. Tutti gli ATECO afferiscono alla stessa cassa

Esempio: due attività professionali entrambe in Gestione Separata INPS, oppure due attività entrambe artigiane. In questo caso paghi i contributi normalmente sulla base del reddito complessivo.

2. ATECO prevalente determina la cassa

Quando le attività afferiscono a casse diverse, in genere la cassa di iscrizione segue l’attività prevalente. Esempio: estetista (artigiana — INPS gestione artigiani) + corsi formativi occasionali (Gestione Separata) → l’iscrizione principale è agli artigiani.

3. Doppia iscrizione previdenziale

In alcuni casi è obbligatoria la doppia iscrizione. Esempio reale:

  • Marco è psicologo (ATECO 86.90.30, coefficiente 78%) iscritto a ENPAP
  • Apre un corso online di psicologia (ATECO 85.51.00, coefficiente 78%)
  • Stesso coefficiente, MA la cassa è diversa: i compensi dei corsi vanno in Gestione Separata INPS
  • Risultato: Marco paga ENPAP sull’attività di psicologo + Gestione Separata sui ricavi dei corsi → doppia iscrizione obbligatoria

Casi tipici di doppia iscrizione:

  • Professionista con cassa autonoma + attività commerciale → cassa professionale + Gestione commercianti
  • Artigiano + libero professionista senza cassa → Gestione artigiani + Gestione Separata
  • Avvocato + corsi formativi → Cassa Forense + Gestione Separata

La doppia iscrizione comporta doppi obblighi contributivi e raddoppia gli adempimenti. Va valutata attentamente prima di aprire un ATECO secondario su una cassa diversa.

Limite investimenti 20.000€ con più ATECO

Tra i requisiti del regime forfettario c’è il limite di 20.000€ lordi per spese di lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori. Con più ATECO la regola è la stessa del limite degli 85.000€: il calcolo si fa sulla somma di tutte le attività, non per singolo codice.

Esempio: se hai 12.000€ di spese personale per l’attività A e 10.000€ per l’attività B, il totale è 22.000€ — fuori dal limite, quindi causa di fuoriuscita dal forfettario nell’anno successivo.

Anche il limite ulteriore dei 30.000€ di redditi da lavoro dipendente (causa ostativa) si valuta complessivamente sui redditi della persona, non per singola attività.

Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: tempistiche

Riepiloghiamo gli obblighi comunicativi quando hai più ATECO:

  • Apertura nuovo ATECO secondario: AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività
  • Cambio di prevalenza (variazione ATECO principale): AA9/12 entro 30 giorni dal cambio strutturale
  • Chiusura ATECO secondario non più esercitato: AA9/12 di variazione (consigliato per non avere ATECO “inattivi” in visura)
  • Variazioni anagrafiche: 30 giorni

Le omissioni comportano sanzioni amministrative (da 250€ a 2.000€ ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 471/1997). Più importante: un ATECO non aggiornato può portare a problemi con la cassa previdenziale e con eventuali bandi/agevolazioni il cui requisito è proprio il codice ATECO.

Domande frequenti su più ATECO in regime forfettario

Posso avere più di 5 codici ATECO sulla stessa partita IVA?

Sì, la legge non pone un limite numerico esplicito. Tuttavia, è prassi non avere più di 4-6 codici ATECO secondari attivi contemporaneamente. Avere troppi codici inattivi può attirare attenzione in caso di controlli e complica la gestione previdenziale.

Devo emettere fatture separate per ciascun ATECO?

No, non è obbligatorio: la fattura è unica per partita IVA. Ma è consigliabile tenere una contabilità interna distinta per attività, in modo da poter calcolare facilmente la prevalenza a fine anno e giustificare il coefficiente applicato in caso di verifica.

Se ho due ATECO con coefficienti diversi, quale uso per la fattura elettronica?

Sulla fattura indichi sempre l’ATECO principale (visura). Il coefficiente di redditività si applica solo al momento del calcolo del reddito imponibile in dichiarazione, quindi non c’entra direttamente con la singola fattura. La fattura segue la regola del regime forfettario standard: senza IVA, con bollo se importo > 77,47€, riferimento alla L. 190/2014.

Posso passare da un solo ATECO a due ATECO senza chiudere e riaprire la P.IVA?

Sì. Basta presentare un AA9/12 di variazione aggiungendo il nuovo codice ATECO. Non serve chiudere la partita IVA né cambiare numero di P.IVA.

Cambiando ATECO principale rischio di perdere il regime forfettario?

No, il cambio di ATECO principale non comporta automaticamente la perdita del regime, a condizione che:

  • la nuova attività prevalente non attivi una causa ostativa (es. attività rivolta prevalentemente a un ex datore di lavoro)
  • tu rispetti tutti i limiti (85.000€, 20.000€ spese, 30.000€ redditi dipendente)
  • la nuova attività sia compatibile con il regime forfettario

Aggiungere un ATECO secondario costa qualcosa?

L’aggiornamento del modello AA9/12 in Agenzia delle Entrate è gratuito. Eventuali costi possono derivare da: aggiornamento visura camerale (16€ + diritti CCIAA per attività iscritte al Registro Imprese), eventuale parcella del commercialista o del CAF, eventuali licenze/SCIA/autorizzazioni specifiche per la nuova attività.

Più ATECO con casse diverse: pago il doppio dei contributi?

Sì, in caso di doppia iscrizione previdenziale paghi i contributi a entrambe le casse, secondo le regole di ciascuna. Per la Gestione Separata INPS l’aliquota è applicata sui compensi netti dell’attività afferente, non su tutti i redditi della partita IVA.

Hai dubbi sui codici ATECO della tua P.IVA forfettaria?

Aggiungere o cambiare codici ATECO nella tua partita IVA forfettaria ha implicazioni fiscali (coefficiente di redditività), previdenziali (cassa di riferimento, possibile doppia iscrizione) e autorizzative (CCIAA, SCIA, licenze). Una scelta sbagliata può costare migliaia di euro all’anno o farti uscire dal regime forfettario.

Al CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo la tua situazione, calcoliamo il coefficiente di redditività ottimale, gestiamo la pratica AA9/12 e ti supportiamo per la corretta gestione della cassa previdenziale. Ti aiutiamo a scegliere la combinazione ATECO più conveniente per la tua attività.

  • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
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Luglio 10, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 08:00:002026-05-24 09:54:34Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple
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