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DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Detrazioni Affitto 730 2026: Come Funziona e Chi Può Richiederle

Dichiarazione dei redditi 730

Le detrazioni affitto 730 2026 sono un’importante opportunità di risparmio fiscale per chi vive in locazione. Questa guida completa ti spiega chi può beneficiarne, gli importi detraibili e come compilare correttamente il modello 730.

Indice dei contenuti

  1. Chi può detrarre l’affitto nel 730
  2. Detrazione affitto giovani under 31
  3. Detrazione affitto studenti fuori sede
  4. Detrazione affitto lavoratori dipendenti
  5. Importi detraibili 2026 per categoria
  6. Come inserire la detrazione nel 730
  7. Documenti necessari
  8. Errori comuni da evitare
  9. FAQ

Chi può detrarre l’affitto nel 730

Le detrazioni affitto 730 2026 rappresentano un’importante opportunità di risparmio fiscale per chi vive in locazione. Non tutti sanno che il Fisco italiano riconosce specifiche agevolazioni agli inquilini, differenziate in base all’età, alla situazione lavorativa e al tipo di contratto stipulato.

Possono richiedere la detrazione per l’affitto nel modello 730/2026 le seguenti categorie di contribuenti:

  • Giovani tra 20 e 31 anni che stipulano un contratto di locazione per la prima abitazione autonoma
  • Studenti universitari fuori sede che frequentano un ateneo lontano dalla residenza familiare
  • Lavoratori dipendenti trasferiti per motivi di lavoro in un comune diverso da quello di residenza
  • Inquilini con contratto a canone concordato che utilizzano l’immobile come abitazione principale
  • Inquilini con contratto a canone libero per l’abitazione principale

La detrazione viene calcolata direttamente nella dichiarazione dei redditi e si traduce in un risparmio sull’IRPEF dovuta. In caso di incapienza fiscale (quando l’imposta lorda è inferiore alla detrazione spettante), l’importo residuo viene riconosciuto come credito d’imposta con conseguente rimborso.

Importante: le diverse tipologie di detrazione affitto non sono cumulabili tra loro. Il contribuente deve scegliere quella più vantaggiosa per la propria situazione. Tuttavia, se nel corso dell’anno si verificano condizioni diverse (ad esempio, da studente a lavoratore trasferito), è possibile beneficiare delle rispettive detrazioni per i periodi corrispondenti.

Detrazione affitto giovani under 31

Il bonus affitto giovani 2026 è una delle agevolazioni più vantaggiose per chi inizia a vivere in autonomia. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato e potenziato questa misura, offrendo un sostegno concreto ai giovani che affrontano le spese di locazione.

Requisiti per accedere alla detrazione

Per ottenere la detrazione affitto giovani è necessario soddisfare contemporaneamente tutti questi requisiti:

  • Età compresa tra 20 e 30 anni al momento della stipula del contratto (se compi 31 anni dopo la firma, continui a beneficiare dell’agevolazione)
  • Reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro annui
  • Contratto di locazione regolarmente registrato ai sensi della Legge 431/1998
  • Residenza nell’immobile locato diversa dall’abitazione principale dei genitori
  • Immobile non di lusso (escluse le categorie catastali A/1, A/8 e A/9)

Come funziona il calcolo

La detrazione spetta per i primi quattro anni dalla stipula del contratto ed è pari al 20% del canone annuo, con un importo minimo garantito di 991,60 euro e un massimo di 2.000 euro.

Esempio pratico 1: Se paghi un affitto di 900 euro al mese (10.800 euro annui), il 20% corrisponde a 2.160 euro. Poiché supera il tetto massimo, la detrazione sarà di 2.000 euro.

Esempio pratico 2: Se paghi 350 euro al mese (4.200 euro annui), il 20% corrisponde a 840 euro. In questo caso si applica l’importo minimo garantito di 991,60 euro.

Novità 2026: Bonus affitto giovani coppie

La Manovra 2026 ha introdotto un’agevolazione specifica per le coppie under 36 con ISEE inferiore a 30.000 euro: possono detrarre il 30% delle spese di affitto (invece del 19% ordinario) fino a un massimo di 4.000 euro annui. Questo bonus è cumulabile con altre agevolazioni per carichi di famiglia.

Detrazione affitto studenti fuori sede

Gli studenti universitari fuori sede che sostengono spese di affitto possono recuperare parte del canone versato attraverso la detrazione IRPEF del 19%.

Requisiti specifici

  • L’università deve trovarsi ad almeno 100 km dal comune di residenza dello studente
  • L’ateneo deve essere situato in una provincia diversa da quella di residenza
  • Il contratto di locazione deve essere regolarmente registrato
  • L’immobile deve trovarsi nel comune sede dell’università o in comuni limitrofi

Importo della detrazione

La detrazione è pari al 19% delle spese sostenute, calcolate su un importo massimo di 2.633 euro annui. Il risparmio fiscale massimo ottenibile è quindi di circa 500 euro.

Chi può fruirne: La detrazione spetta allo studente se ha un reddito proprio, oppure al genitore che lo ha fiscalmente a carico e che sostiene effettivamente la spesa.

Contratti ammessi: Sono validi i contratti di locazione stipulati ai sensi della Legge 431/1998, i contratti di ospitalità e gli atti di assegnazione in godimento o locazione stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari, enti senza fini di lucro e cooperative.

Detrazione affitto lavoratori dipendenti

I lavoratori dipendenti trasferiti per motivi professionali possono beneficiare di una specifica detrazione sull’affitto, pensata per alleviare i costi del trasferimento.

Requisiti per i lavoratori trasferiti

  • Essere lavoratore dipendente (non autonomo o libero professionista)
  • Aver trasferito la residenza nel comune di lavoro o in uno limitrofo
  • Il nuovo comune deve distare almeno 100 km dal precedente
  • Il nuovo comune deve trovarsi in una regione diversa da quella di provenienza
  • Il contratto di locazione deve essere per l’abitazione principale
  • La detrazione spetta per i primi tre anni dal trasferimento della residenza

Importi della detrazione

La detrazione varia in base al reddito complessivo:

  • 991,60 euro se il reddito non supera 15.493,71 euro
  • 495,80 euro se il reddito è compreso tra 15.493,71 e 30.987,41 euro
  • Nessuna detrazione se il reddito supera 30.987,41 euro

Esempio: Mario, lavoratore dipendente, si trasferisce da Udine a Milano nel 2024 per un nuovo impiego. Per gli anni 2024, 2025 e 2026, con un reddito di 14.000 euro annui, potrà detrarre 991,60 euro ogni anno. Se il reddito fosse di 25.000 euro, la detrazione scenderebbe a 495,80 euro.

Importi detraibili 2026 per categoria

Ecco il riepilogo completo degli importi delle detrazioni affitto 2026 suddivisi per tipologia di beneficiario:

CategoriaDetrazioneLimite redditoDurata
Giovani 20-31 anni20% del canone (min. 991,60 – max. 2.000 euro)15.493,71 euro4 anni
Giovani coppie under 3630% del canone (max. 4.000 euro)ISEE 30.000 euroAnnuale
Studenti fuori sede19% su max 2.633 euro (max. 500 euro)NessunoDurata studi
Lavoratori trasferiti991,60 o 495,80 euro30.987,41 euro3 anni
Canone concordato495,80 o 247,90 euro30.987,41 euroAnnuale
Canone libero300 o 150 euro30.987,41 euroAnnuale

Nota: Gli importi indicati per canone concordato e canone libero si riferiscono alle fasce di reddito: l’importo maggiore spetta per redditi fino a 15.493,71 euro, quello minore per redditi fino a 30.987,41 euro.

Come inserire la detrazione nel 730

La compilazione corretta del modello 730 è fondamentale per ottenere la detrazione. Ecco dove inserire le diverse tipologie di spesa:

Quadro E – Sezione V (righi E71-E72)

Le detrazioni per canoni di locazione vanno indicate nella Sezione V del Quadro E:

  • Rigo E71, codice 1: Inquilini con contratto a canone libero (abitazione principale)
  • Rigo E71, codice 2: Inquilini con contratto a canone concordato
  • Rigo E71, codice 3: Giovani tra 20 e 31 anni per abitazione principale
  • Rigo E72: Lavoratori dipendenti trasferiti per motivi di lavoro

Quadro E – Righi E8-E10 (studenti)

Per la detrazione studenti fuori sede:

  • Rigo E8/E10, codice 18: Spese per canoni di locazione sostenuti da studenti universitari fuori sede

Informazioni da indicare

Per ogni rigo è necessario specificare:

  • Il numero di giorni per i quali spetta la detrazione
  • La percentuale di detrazione spettante (100% se unico intestatario, 50% se cointestatario)
  • Il codice corrispondente alla tipologia di detrazione

Documenti necessari

Per richiedere la detrazione affitto nel 730 è indispensabile conservare e presentare al CAF la seguente documentazione:

Documenti obbligatori per tutti

  • Contratto di locazione registrato presso l’Agenzia delle Entrate
  • Ricevute dei pagamenti del canone (bonifici bancari, ricevute del proprietario)
  • Autocertificazione attestante che l’immobile è adibito ad abitazione principale
  • Certificato di residenza o autocertificazione di residenza nell’immobile locato

Documenti aggiuntivi per studenti

  • Certificato di iscrizione all’università
  • Documentazione che attesti la distanza (almeno 100 km) tra il comune di residenza e la sede universitaria

Documenti aggiuntivi per lavoratori trasferiti

  • Contratto di lavoro dipendente o certificazione del datore di lavoro
  • Documentazione del cambio di residenza (certificato anagrafico o dichiarazione sostitutiva)

Consiglio: Conserva sempre le ricevute di pagamento del canone. I pagamenti tracciabili (bonifico, assegno) sono preferibili perché documentano in modo inequivocabile la spesa sostenuta.

Errori comuni da evitare

Molti contribuenti perdono il diritto alla detrazione o ne ottengono una ridotta a causa di errori evitabili. Ecco i più frequenti:

1. Contratto non registrato

Il contratto di locazione deve essere obbligatoriamente registrato presso l’Agenzia delle Entrate. Un contratto in nero o non registrato esclude automaticamente dalla detrazione e comporta sanzioni.

2. Mancata corrispondenza tra residenza e immobile

Per le detrazioni legate all’abitazione principale (giovani, lavoratori, canone concordato/libero), la residenza deve coincidere con l’indirizzo dell’immobile in affitto. Verifica sempre l’aggiornamento anagrafico.

3. Superamento dei limiti di reddito

Controlla attentamente che il tuo reddito complessivo rientri nei limiti previsti per la specifica detrazione. Nel calcolo va incluso anche il reddito da cedolare secca.

4. Indicazione del codice errato

Utilizzare il codice sbagliato nel Quadro E può portare all’azzeramento della detrazione o a controlli successivi. Verifica sempre quale codice corrisponde alla tua situazione.

5. Cumulo di detrazioni non ammesso

Le detrazioni affitto non sono cumulabili tra loro per lo stesso periodo. Non puoi sommare, ad esempio, la detrazione giovani con quella per canone concordato per gli stessi mesi.

6. Mancata conservazione dei documenti

L’Agenzia delle Entrate può richiedere la documentazione fino a 5 anni dopo la presentazione della dichiarazione. Conserva tutto: contratto, ricevute, certificati.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

FAQ

Posso detrarre l’affitto se pago in contanti?

Sì, il pagamento in contanti non esclude dalla detrazione, ma è fondamentale avere una ricevuta firmata dal proprietario che attesti l’avvenuto pagamento. Tuttavia, i pagamenti tracciabili (bonifico, assegno) sono sempre preferibili per evitare contestazioni.

La detrazione spetta anche se il contratto è intestato a un familiare?

La detrazione spetta a chi sostiene effettivamente la spesa e a chi è intestatario del contratto. Nel caso degli studenti, se il contratto è intestato al genitore e questi sostiene la spesa, può fruire della detrazione se lo studente è fiscalmente a carico.

Come si calcola la distanza dei 100 km per studenti e lavoratori?

La distanza di 100 km si calcola considerando il percorso più breve utilizzando qualsiasi mezzo di trasporto (auto, treno, autobus). Si misura tra il comune di residenza e il comune sede dell’università o del luogo di lavoro.

Posso detrarre l’affitto di una stanza in un appartamento condiviso?

Sì, se il contratto di locazione è regolarmente registrato e intestato a te (anche come cointestatario). In caso di cointestatari, ciascuno detrae la propria quota (generalmente il 50%). Anche i contratti di locazione parziale (singola stanza) sono ammessi.

La detrazione giovani si perde se cambio lavoro o aumento il reddito?

La detrazione si perde se il reddito complessivo supera 15.493,71 euro nell’anno di riferimento. Il requisito reddituale viene verificato anno per anno. Se un anno superi il limite, perdi la detrazione per quell’anno ma potresti riaverla l’anno successivo se il reddito rientra.

Cosa succede se l’imposta dovuta è inferiore alla detrazione?

In caso di incapienza fiscale (quando l’IRPEF lorda è minore della detrazione spettante), la differenza non viene persa ma viene riconosciuta come credito d’imposta, che si traduce in un rimborso diretto.


Affidati al CAF Centro Fiscale per il tuo 730

Le detrazioni affitto possono sembrare complesse, ma con l’assistenza giusta puoi ottenere il massimo risparmio senza rischiare errori. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

  • Verificare quale detrazione è più vantaggiosa per la tua situazione
  • Compilare correttamente il modello 730/2026
  • Controllare tutta la documentazione necessaria
  • Assisterti in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate

Prenota il tuo appuntamento presso una delle nostre sedi in Friuli Venezia Giulia. Il nostro team di esperti ti guiderà passo dopo passo per ottenere tutte le detrazioni a cui hai diritto.

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Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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730 Congiunto 2026: Quando Conviene e Come Funziona

Dichiarazione dei redditi 730

Il 730 congiunto 2026 è una modalità di presentazione della dichiarazione dei redditi che permette ai coniugi o alle persone unite civilmente di presentare un’unica dichiarazione per entrambi. Questa opzione può comportare vantaggi significativi in termini di rimborsi fiscali e semplicità nella gestione degli adempimenti, ma non sempre rappresenta la scelta più conveniente. Capire quando conviene il 730 congiunto e quando invece è meglio presentare dichiarazioni separate è fondamentale per ottimizzare la propria posizione fiscale e ottenere il massimo beneficio dalle detrazioni e deduzioni spettanti. In questa guida analizziamo tutte le caratteristiche del 730 congiunto 2026, i requisiti per accedervi, i vantaggi e gli svantaggi, con esempi pratici e calcoli per aiutarti a fare la scelta giusta per la tua situazione familiare.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il 730 Congiunto 2026
  2. Chi Può Presentare il 730 Congiunto 2026
  3. Requisiti per il 730 Congiunto 2026
  4. Vantaggi del 730 Congiunto 2026
  5. 730 Congiunto 2026: Quando Conviene
  6. Quando NON Conviene il 730 Congiunto 2026
  7. Come Si Presenta il 730 Congiunto 2026
  8. Responsabilità Solidale dei Coniugi nel 730 Congiunto
  9. 730 Congiunto e Separazione o Divorzio
  10. Esempi Pratici di 730 Congiunto 2026 con Calcoli
  11. Domande Frequenti sul 730 Congiunto 2026

Cos’è il 730 Congiunto 2026

Il 730 congiunto è una particolare modalità di presentazione della dichiarazione dei redditi prevista dall’ordinamento fiscale italiano. Si tratta di un’unica dichiarazione che racchiude i redditi e le spese detraibili di entrambi i coniugi o di entrambe le persone unite civilmente. A differenza del 730 ordinario, in cui ogni contribuente presenta la propria dichiarazione individuale, il modello 730 congiunto 2026 unifica in un solo documento tutte le informazioni fiscali della coppia.

Questa modalità è stata introdotta per semplificare gli adempimenti fiscali delle famiglie e per permettere, in alcuni casi, di ottenere un rimborso più veloce e una gestione più efficiente delle detrazioni fiscali. Nel 730 congiunto, uno dei due soggetti assume il ruolo di dichiarante, mentre l’altro diventa coniuge dichiarante. Entrambi i redditi vengono riportati nella stessa dichiarazione, ma vengono calcolati separatamente secondo il principio della tassazione individuale vigente in Italia.

È importante precisare che il 730 congiunto 2026 non significa che i redditi vengono sommati ai fini del calcolo dell’imposta. Ogni coniuge continua a essere tassato in modo autonomo in base ai propri redditi, ma le detrazioni e le spese detraibili possono essere ripartite tra i due in modo da massimizzare il beneficio fiscale complessivo. Questa caratteristica rende il 730 congiunto particolarmente interessante per le coppie con situazioni reddituali molto diverse tra loro.

Chi Può Presentare il 730 Congiunto 2026

Non tutti i contribuenti possono accedere alla modalità del 730 congiunto 2026. Questa opzione è riservata esclusivamente a specifiche categorie di soggetti che devono soddisfare precisi requisiti stabiliti dalla normativa fiscale.

Possono presentare il 730 congiunto:

  • Coniugi legalmente sposati: devono essere sposati secondo le norme del diritto italiano e non devono essere separati legalmente. La semplice separazione di fatto non impedisce la presentazione del 730 congiunto, ma se c’è una sentenza di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio, non è più possibile utilizzare questa modalità.
  • Persone unite civilmente: dal 2016, con l’entrata in vigore della legge sulle unioni civili, anche le coppie dello stesso sesso che hanno formalizzato la propria unione possono presentare il 730 congiunto 2026, godendo degli stessi diritti fiscali riconosciuti ai coniugi sposati.

Non possono presentare il 730 congiunto:

  • Conviventi di fatto: le coppie che convivono senza essere sposate o unite civilmente non possono utilizzare il modello 730 congiunto, neanche se hanno figli in comune o vivono insieme da molti anni. Ogni convivente deve presentare la propria dichiarazione dei redditi in modo separato.
  • Coniugi separati legalmente: se esiste una sentenza di separazione legale, anche se non ancora definitiva, non è possibile presentare il 730 congiunto 2026. In questo caso, ciascun coniuge deve presentare la propria dichiarazione individualmente.
  • Coniugi divorziati: dopo il divorzio, ogni ex coniuge deve presentare la propria dichiarazione 730 in modo autonomo.

Oltre al requisito dello stato civile, entrambi i soggetti devono possedere i requisiti generali per la presentazione del modello 730, ovvero devono avere percepito nell’anno d’imposta 2025 redditi di lavoro dipendente, pensione, o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Chi ha solo partita IVA o redditi d’impresa non può utilizzare il 730 e deve presentare il modello Redditi.

Requisiti per il 730 Congiunto 2026

Per poter presentare validamente il 730 congiunto 2026, oltre al vincolo dello stato civile, devono essere soddisfatti alcuni requisiti specifici che riguardano la tipologia di redditi percepiti e la situazione lavorativa dei coniugi.

Requisiti principali:

  • Entrambi devono poter presentare il 730: sia il dichiarante che il coniuge devono avere i requisiti per utilizzare il modello 730. Questo significa che devono aver percepito nel 2025 redditi di lavoro dipendente, pensione, collaborazione coordinata e continuativa, o redditi assimilati. Non possono presentare il 730 congiunto i contribuenti che hanno solo redditi d’impresa, di lavoro autonomo con partita IVA, o redditi derivanti da partecipazione in società.
  • Almeno uno dei due deve avere un sostituto d’imposta: il meccanismo del 730 si basa sul fatto che il rimborso o il versamento a debito avviene direttamente in busta paga o sulla pensione tramite il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico). Quindi, almeno uno dei due coniugi deve avere un sostituto d’imposta che possa effettuare il conguaglio.
  • Consenso di entrambi: la presentazione del 730 congiunto 2026 richiede il consenso esplicito di entrambi i coniugi o persone unite civilmente. Non è possibile presentare una dichiarazione congiunta se uno dei due non è d’accordo.
  • Residenza fiscale in Italia: entrambi i soggetti devono essere fiscalmente residenti in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). I non residenti non possono presentare il 730 congiunto.

Limitazioni:

  • Se uno dei due coniugi ha redditi che obbligano alla presentazione del modello Redditi (ex Unico), come redditi d’impresa, redditi di lavoro autonomo con partita IVA, plusvalenze su immobili o partecipazioni, non è possibile presentare il 730 congiunto. In questo caso, il coniuge con questi redditi dovrà presentare il modello Redditi, mentre l’altro potrà presentare un 730 ordinario separato.
  • Se uno dei due è deceduto durante l’anno d’imposta 2025, gli eredi possono presentare la dichiarazione dei redditi del defunto, ma non in forma congiunta con il coniuge superstite.

Vantaggi del 730 Congiunto 2026

La scelta di presentare il 730 congiunto 2026 può comportare diversi vantaggi sia dal punto di vista operativo che economico. Vediamo quali sono i principali benefici di questa modalità di dichiarazione.

Vantaggi pratici:

  • Semplificazione degli adempimenti: con il 730 congiunto si presenta un’unica dichiarazione per entrambi i coniugi, riducendo la documentazione da gestire e semplificando la compilazione. Questo è particolarmente utile per le coppie che hanno molte spese in comune da detrarre.
  • Gestione centralizzata delle detrazioni: tutte le spese detraibili sostenute dalla famiglia (spese mediche, ristrutturazioni, interessi mutuo, spese scolastiche) possono essere inserite in un’unica dichiarazione e ripartite in modo ottimale tra i due coniugi.
  • Rimborso più veloce: se uno dei due coniugi ha un sostituto d’imposta, il rimborso fiscale può essere erogato direttamente in busta paga o sulla pensione, senza dover attendere i tempi più lunghi dell’Agenzia delle Entrate.

Vantaggi economici:

  • Ottimizzazione delle detrazioni: il principale vantaggio del 730 congiunto 2026 è la possibilità di ripartire le detrazioni fiscali in modo strategico. Se uno dei due coniugi ha un reddito basso o nullo, le sue detrazioni (ad esempio per spese mediche) potrebbero andare “sprecate” perché superiori all’imposta dovuta. Con il 730 congiunto, queste detrazioni possono essere attribuite al coniuge con reddito più alto, aumentando il rimborso complessivo.
  • Massimizzazione del rimborso: sommando le detrazioni di entrambi e attribuendole al coniuge che ha pagato più IRPEF, si ottiene un rimborso fiscale più elevato rispetto a due dichiarazioni separate.
  • Detrazioni per carichi di famiglia: se uno dei due coniugi è fiscalmente a carico dell’altro (reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro), la detrazione per coniuge a carico può essere applicata direttamente nel 730 congiunto, semplificando la gestione.

Questi vantaggi rendono il 730 congiunto particolarmente conveniente per le coppie in cui uno dei due ha un reddito significativamente più alto dell’altro, oppure per quelle famiglie che hanno sostenuto molte spese detraibili nel corso dell’anno.

730 Congiunto 2026: Quando Conviene

Capire quando conviene il 730 congiunto 2026 è fondamentale per ottimizzare la propria posizione fiscale. Non sempre questa modalità è vantaggiosa: dipende dalla situazione reddituale dei coniugi e dalle spese detraibili sostenute.

Il 730 congiunto conviene quando:

  • Uno dei due coniugi ha reddito basso o nullo: se uno dei due ha percepito redditi molto bassi (ad esempio, un part-time con poche ore) o non ha lavorato durante l’anno, le sue detrazioni potrebbero eccedere l’imposta dovuta. Con il 730 congiunto, queste detrazioni vengono attribuite al coniuge con reddito più alto, evitando di “sprecarle”.
  • Ci sono molte spese detraibili sostenute da entrambi: se la famiglia ha sostenuto rilevanti spese mediche, spese per ristrutturazioni edilizie, interessi sul mutuo, o altre spese detraibili, il 730 congiunto 2026 permette di sommare tutte queste voci e ripartirle in modo ottimale.
  • Uno dei due è a carico dell’altro: se uno dei coniugi ha un reddito inferiore a 2.840,51 euro annui, è fiscalmente a carico dell’altro e la detrazione per coniuge a carico può essere applicata più facilmente nel 730 congiunto.
  • Si vuole semplificare la gestione amministrativa: per le coppie che preferiscono avere un unico documento riepilogativo della situazione fiscale familiare, il 730 congiunto offre maggiore praticità.

Esempio pratico 1 – Conviene il 730 congiunto:

Marco guadagna 35.000 euro annui e ha versato 7.000 euro di IRPEF. Giulia ha lavorato solo 3 mesi part-time, guadagnando 6.000 euro, con IRPEF di 800 euro. La famiglia ha sostenuto 3.000 euro di spese mediche.

730 separati:

  • Marco può detrarre il 19% di 3.000 euro = 570 euro (rimborso 570 euro)
  • Giulia detrae 570 euro, ma ha pagato solo 800 euro di IRPEF, quindi recupera 570 euro
  • Totale rimborso: 1.140 euro

730 congiunto:

  • Tutte le spese (3.000 euro) vengono attribuite a Marco
  • Marco detrae 570 euro + le detrazioni di Giulia non utilizzate
  • Rimborso complessivo maggiore grazie alla ripartizione ottimale

In questo caso, il 730 congiunto 2026 permette di massimizzare il beneficio fiscale.

Quando NON Conviene il 730 Congiunto 2026

Esistono situazioni in cui presentare dichiarazioni 730 separate è più vantaggioso rispetto al 730 congiunto 2026. Ecco i casi principali in cui è meglio evitare la dichiarazione congiunta.

Il 730 congiunto NON conviene quando:

  • Entrambi i coniugi hanno redditi elevati e simili: se entrambi i coniugi hanno redditi medio-alti e comparabili, non c’è vantaggio nella ripartizione delle detrazioni. In questo caso, presentare due 730 separati è più semplice e non comporta perdite fiscali.
  • Le spese detraibili sono intestate in modo specifico: alcune detrazioni (come quelle per ristrutturazioni edilizie, bonus mobili, o superbonus) sono legate alla proprietà o all’intestazione dell’immobile. Se le spese sono intestate a un solo coniuge e quel coniuge ha un reddito sufficiente per “assorbire” tutte le detrazioni, non serve il 730 congiunto.
  • Uno dei due ha situazioni fiscali complesse: se uno dei coniugi ha redditi che richiedono il modello Redditi (redditi d’impresa, partita IVA, plusvalenze), non è possibile presentare il 730 congiunto. In questo caso, il coniuge con situazione più semplice presenta il 730 ordinario, mentre l’altro presenta il modello Redditi.
  • Ci sono questioni di privacy o separazione in corso: se la coppia sta attraversando una crisi o una separazione di fatto (non ancora legale), potrebbe preferire mantenere separate le proprie situazioni fiscali per questioni di riservatezza.
  • Uno dei due ha debiti fiscali: se uno dei coniugi ha debiti con il Fisco, presentando il 730 congiunto esiste il rischio che eventuali rimborsi vengano compensati automaticamente con i debiti dell’altro coniuge, riducendo il beneficio complessivo.

Come Si Presenta il 730 Congiunto 2026

La procedura per presentare il 730 congiunto 2026 richiede attenzione e precisione nella compilazione. È fondamentale avere tutta la documentazione necessaria e rispettare le scadenze previste.

Documentazione necessaria:

  • Certificazioni Uniche (CU) di entrambi i coniugi, rilasciate dai rispettivi datori di lavoro o enti pensionistici
  • Documentazione delle spese detraibili: ricevute mediche, fatture per ristrutturazioni, certificati di interessi passivi sul mutuo, spese scolastiche e universitarie, bonifici per detrazioni edilizie
  • Codice fiscale di entrambi i coniugi e degli eventuali figli a carico
  • Coordinate IBAN per l’accredito del rimborso
  • Documentazione dei redditi aggiuntivi (affitti, redditi di capitale) se presenti

Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa della compilazione completa, verifica la correttezza dei dati, ottimizza la ripartizione delle detrazioni e trasmette telematicamente la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate.

Scadenze 730 congiunto 2026:

  • 30 settembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026 tramite CAF, professionisti abilitati o datore di lavoro
  • 30 novembre 2026: termine per la presentazione del 730 precompilato direttamente all’Agenzia delle Entrate

Responsabilità Solidale dei Coniugi nel 730 Congiunto

Un aspetto fondamentale da conoscere prima di scegliere il 730 congiunto 2026 è il principio della responsabilità solidale tra i coniugi. Questo significa che entrambi i coniugi sono responsabili, insieme e individualmente, per l’esattezza e la completezza dei dati riportati nella dichiarazione.

Con la responsabilità solidale, se emergono errori, omissioni o irregolarità nella dichiarazione congiunta, l’Agenzia delle Entrate può richiedere il pagamento di eventuali imposte, sanzioni e interessi indifferentemente a uno qualsiasi dei due coniugi, o a entrambi. Questo vale anche se l’errore riguarda esclusivamente i redditi o le spese di uno solo dei due.

Come tutelarsi:

  • Affidarsi a professionisti: far compilare il 730 congiunto da un CAF o da un commercialista qualificato riduce drasticamente il rischio di errori e garantisce il rispetto della normativa fiscale.
  • Verificare tutti i dati: prima di autorizzare la trasmissione della dichiarazione, entrambi i coniugi dovrebbero controllare attentamente tutti i dati inseriti, compresi quelli relativi al partner.
  • Valutare il livello di fiducia reciproca: se ci sono dubbi sulla trasparenza fiscale del coniuge o se la coppia sta attraversando una crisi, può essere più prudente optare per dichiarazioni separate.

730 Congiunto e Separazione o Divorzio

La separazione legale o il divorzio hanno effetti diretti sulla possibilità di presentare il 730 congiunto 2026. È importante comprendere le regole applicabili per evitare errori nella presentazione della dichiarazione.

La separazione di fatto (quando i coniugi vivono separati ma non hanno formalizzato la separazione davanti a un giudice) non impedisce la presentazione del 730 congiunto. Dal punto di vista fiscale, i coniugi sono ancora considerati sposati e possono, se lo desiderano, presentare la dichiarazione congiunta.

Dalla data di separazione legale, i coniugi non possono più presentare il 730 congiunto. Con il divorzio, il vincolo matrimoniale cessa completamente e non è più possibile presentare il 730 congiunto 2026.

Dopo la separazione o il divorzio, l’assegno di mantenimento per il coniuge è deducibile dal reddito di chi lo paga e costituisce reddito imponibile per chi lo riceve.

Esempi Pratici di 730 Congiunto 2026 con Calcoli

Per comprendere meglio quando conviene il 730 congiunto 2026, vediamo alcuni esempi pratici con calcoli dettagliati che mostrano le differenze tra dichiarazione congiunta e dichiarazioni separate.

Esempio – Coppia con redditi molto diversi e spese mediche elevate:

Paolo è medico dipendente con reddito annuo di 50.000 euro e IRPEF lorda di 14.000 euro. Sua moglie Laura ha lavorato solo 4 mesi come commessa part-time, guadagnando 7.000 euro con IRPEF di 1.200 euro. La famiglia ha sostenuto 8.000 euro di spese mediche.

730 separati: Paolo detrae il 19% di 8.000 euro = 1.520 euro. Laura con solo 1.200 euro di IRPEF versata non può beneficiare pienamente di eventuali altre detrazioni.

730 congiunto: Tutte le spese mediche vengono attribuite a Paolo. Le detrazioni base di Laura che non può utilizzare vengono recuperate attraverso il meccanismo del congiunto. Vantaggio stimato: circa 300-500 euro in più di rimborso complessivo.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul 730 Congiunto 2026

I conviventi possono presentare il 730 congiunto?

No, il 730 congiunto 2026 è riservato esclusivamente ai coniugi legalmente sposati o alle persone unite civilmente. I conviventi di fatto, anche se hanno figli in comune o convivono da molti anni, non possono presentare la dichiarazione congiunta e devono presentare ciascuno il proprio 730 separatamente.

Cosa succede se presentiamo il 730 congiunto e poi ci separiamo?

Se presentate il 730 congiunto e successivamente vi separate, la dichiarazione già presentata resta valida. Tuttavia, la responsabilità solidale per eventuali debiti fiscali emersi da quella dichiarazione continua a sussistere anche dopo la separazione. Per le dichiarazioni degli anni successivi alla separazione legale, dovrete presentare dichiarazioni separate.

Il 730 congiunto accelera i tempi di rimborso?

Il 730 congiunto non accelera automaticamente i tempi di rimborso rispetto al 730 ordinario. I tempi dipendono principalmente dal fatto che almeno uno dei due coniugi abbia un sostituto d’imposta che effettua il conguaglio. In generale, i rimborsi del 730 (sia congiunto che separato) arrivano entro l’estate se presentato entro giugno, tramite busta paga o pensione.

Il 730 congiunto è obbligatorio per i coniugi?

No, il 730 congiunto non è mai obbligatorio. Si tratta di un’opzione che i coniugi possono scegliere liberamente se ritengono sia vantaggiosa per la loro situazione. Ogni coppia può decidere anno per anno se presentare il 730 congiunto o preferire dichiarazioni separate, in base alla convenienza fiscale e alle proprie esigenze.

Chi riceve il rimborso nel 730 congiunto?

Nel 730 congiunto 2026, il rimborso fiscale viene erogato al dichiarante principale, ovvero il coniuge che ha firmato la dichiarazione e che ha indicato il proprio sostituto d’imposta. Il rimborso viene accreditato direttamente in busta paga o sulla pensione del dichiarante principale.


Il 730 congiunto 2026 è uno strumento fiscale importante che può offrire vantaggi significativi alle coppie sposate o unite civilmente, soprattutto quando c’è una differenza sostanziale di reddito tra i coniugi o quando ci sono molte spese detraibili da gestire. Tuttavia, la scelta tra 730 congiunto e dichiarazioni separate deve essere valutata attentamente caso per caso, considerando la situazione reddituale, le detrazioni disponibili, la presenza di debiti fiscali e le implicazioni della responsabilità solidale. Affidarsi a professionisti esperti è fondamentale per ottimizzare il risultato fiscale e per evitare errori che potrebbero comportare sanzioni o perdite economiche.

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, per aiutarti a scegliere la modalità migliore e per compilare il tuo 730 congiunto 2026 in modo corretto e vantaggioso. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-12 09:00:002026-05-31 17:53:42730 Congiunto 2026: Quando Conviene e Come Funziona
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Maggiorazione Sociale Pensione 2026: Importi, Requisiti Over 60-65-70 e Domanda

Pensione 2026 INPS

La maggiorazione sociale 2026 è un incremento mensile della pensione INPS riservato ai titolari di trattamenti minimi e alle persone con redditi bassi, suddiviso in tre fasce d’età (over 60, over 65 e over 70) con importi crescenti. Per i pensionati over 70 si aggiunge anche l’incremento al milione, che porta l’importo mensile fino a circa 767,84 € al mese per 13 mensilità. In questa guida trovi importi aggiornati al 2026, requisiti reddituali, esempi di calcolo e procedura di domanda.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è la maggiorazione sociale e a chi spetta
  2. Importi 2026 per fascia d’età
  3. Requisiti reddituali 2026: limite personale e coniugale
  4. Incremento al milione (over 70)
  5. Calcolo: 3 esempi pratici
  6. Domanda: documenti e procedura
  7. Perdita del diritto: cosa cambia se aumenta il reddito
  8. Assistenza CAF Centro Fiscale
  9. Domande frequenti

Cos’è la maggiorazione sociale e a chi spetta

La maggiorazione sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS che integra le pensioni di importo basso. È stata introdotta con la Legge 544/1988 ed è oggi disciplinata dalla Legge 448/2001 (art. 38). Si tratta di un aumento non contributivo, finanziato dalla fiscalità generale, che si somma al trattamento pensionistico mensile.

Hanno diritto alla maggiorazione i titolari di:

  • Pensione di vecchiaia, anzianità o anticipata con importo basso
  • Pensione di reversibilità o indiretta
  • Pensione sociale e assegno sociale
  • Pensione di invalidità civile per ciechi e sordi

Età minima: 60 anni (con eccezione per invalidi al 100% che possono accedere a 18 anni). Gli importi e i requisiti reddituali variano in base alla fascia d’età. Per il quadro complessivo del pagamento della pensione di maggio puoi leggere la nostra guida al pagamento delle pensioni di maggio 2026.

Importi 2026 per fascia d’età

Gli importi della maggiorazione sociale aumentano in base all’età del pensionato. Ecco i valori indicativi per il 2026, calcolati sulla rivalutazione delle prestazioni assistenziali.

EtàImporto mensile (€)Importo annuo (13 mens.) (€)Note
Da 60 a 64 anni25,83335,79Solo per categorie protette (invalidi, sordi)
Da 65 a 69 anni136,441.773,72Spetta a tutti (con requisiti reddituali)
Da 70 anni in su200,732.609,49Comprende incremento al milione

Nota: gli importi sono indicativi e soggetti a perequazione automatica annuale ISTAT. Per gli over 70 l’importo finale tiene conto dell’incremento al milione (Legge 448/2001) che porta la pensione complessiva (pensione + maggiorazioni) a circa 767,84 € al mese.

Requisiti reddituali 2026: limite personale e coniugale

L’INPS verifica due limiti reddituali, indipendentemente dall’età:

  1. Limite personale: il reddito del pensionato (esclusa la sua pensione) deve essere inferiore alla soglia annua
  2. Limite coniugale: se sposato, anche il reddito complessivo della coppia deve restare sotto soglia

Per il 2026, i limiti indicativi sono i seguenti (importi rivalutati su base annua):

BeneficiarioLimite personale (€/anno)Limite coniugale (€/anno)
Maggiorazione sociale 65-69 anni~ 8.870~ 15.130
Incremento al milione (over 70)9.721,9216.724,89

Cosa rientra nel reddito: tutti i redditi assoggettabili a IRPEF (lavoro, pensioni, locazioni), redditi esenti, rendite finanziarie. Esclusi: casa di abitazione, trattamento di fine rapporto, indennità di accompagnamento.

Importante: se il limite coniugale viene superato ma quello personale no, la maggiorazione sociale non spetta. È la regola che lascia fuori molte coppie di pensionati con un reddito complessivo medio.

Incremento al milione (over 70)

L’incremento al milione è una maggiorazione speciale prevista dalla Legge 448/2001 art. 38, pensata per garantire ai pensionati over 70 un reddito mensile minimo pari a 1 milione di vecchie lire mensili rivalutato, che corrisponde oggi a circa 767,84 € al mese per 13 mensilità (importo aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026, che ha incrementato la maggiorazione di 20 € mensili rispetto al 2025).

L’incremento si calcola come differenza tra l’importo “obiettivo” (767,84 €/mese) e la pensione effettivamente percepita. Esempio:

  • Pensione di partenza: 480 € mensili
  • Importo obiettivo: 767,84 €
  • Incremento al milione: 287,84 € al mese
  • Pensione finale lorda: 767,84 € al mese

Età anticipata a 70 anni: dal 2002 si può accedere all’incremento già dai 70 anni con almeno 5 anni di contributi, oppure prima per chi ha cumulato 20 anni di contributi.

Calcolo: 3 esempi pratici

Esempio 1: pensionato single 67 anni, pensione 480 €

Marco, residente a Udine, ha 67 anni, è celibe, percepisce pensione di vecchiaia di 480 €/mese (6.240 € annui). Non ha altri redditi.

  • Reddito personale: 6.240 € → sotto soglia 8.870 € ✅
  • Maggiorazione fascia 65-69: +136,44 € al mese
  • Pensione finale lorda: 616,44 € mensili

Esempio 2: pensionato 72 anni con coniuge, pensione 500 €

Giulia, 72 anni, sposata. Pensione 500 €/mese (6.500 € annui). Il marito percepisce pensione di reversibilità di 700 €/mese (9.100 €). Reddito coniugale totale: 15.600 €.

  • Reddito personale: 6.500 € → sotto soglia 9.721,92 € ✅
  • Reddito coniugale: 15.600 € → sotto soglia 16.724,89 € ✅
  • Spetta incremento al milione: 767,84 – 500 = +267,84 € al mese
  • Pensione finale lorda: 767,84 € mensili per 13 mensilità

Esempio 3: pensionata 68 anni con coniuge, redditi superiori

Anna, 68 anni, sposata. Pensione 600 €/mese (7.800 € annui). Il marito percepisce 1.300 €/mese (16.900 €). Reddito coniugale: 24.700 €.

  • Reddito personale Anna: 7.800 € → sotto soglia ✅
  • Reddito coniugale: 24.700 € → SOPRA soglia 15.130 € ❌
  • Maggiorazione NON spettante (per superamento limite coniugale)

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Domanda: documenti e procedura

La maggiorazione sociale viene concessa d’ufficio dall’INPS quando emerge dai dati reddituali in possesso dell’Istituto (dichiarazione dei redditi). Tuttavia in molti casi la verifica non avviene automaticamente: conviene quindi presentare domanda esplicita per accelerare i tempi e recuperare gli arretrati.

Documenti necessari

  • Documento d’identità in corso di validità
  • Codice fiscale
  • Tessera sanitaria
  • Cedolino pensione recente
  • Modello CU 2026 (per redditi 2025)
  • Eventuale 730 o Redditi PF
  • Documenti reddituali del coniuge (se sposato)
  • Stato di famiglia o autocertificazione

Procedura

  1. Online tramite MyINPS: accedi con SPID, sezione “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito”
  2. Tramite patronato: il CAF Centro Fiscale presenta la domanda gratuitamente, raccoglie i documenti e segue la pratica fino all’esito
  3. Contact center INPS: 803 164 (numero verde) o 06 164 164 (cellulare)

Tempi di erogazione: da 60 a 90 giorni per la liquidazione. Gli arretrati vengono pagati dalla data di compimento dell’età anagrafica (60, 65 o 70 anni a seconda dei casi), non dalla data di domanda.

Perdita del diritto: cosa cambia se aumenta il reddito

La maggiorazione sociale è una prestazione condizionata al reddito: se nei controlli annuali emerge un reddito superiore alle soglie, l’INPS sospende la maggiorazione e può chiedere la restituzione delle somme indebitamente percepite.

Le situazioni più comuni che fanno perdere il diritto:

  • Aumento delle locazioni o vendita di un immobile
  • Coniuge che inizia a percepire una pensione di reversibilità
  • Eredità con redditi (titoli, locazioni)
  • Rivalutazione della pensione coniugale che fa superare il limite

Obbligo di comunicazione: il pensionato deve comunicare all’INPS le variazioni reddituali entro 30 giorni. La mancata comunicazione comporta l’obbligo di restituzione integrale della maggiorazione percepita indebitamente.

Assistenza CAF Centro Fiscale

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i pensionati in tutte le fasi della maggiorazione sociale:

  • Verifica preliminare gratuita del diritto
  • Calcolo dell’importo spettante (con simulazione)
  • Presentazione della domanda all’INPS
  • Monitoraggio dell’iter e sollecito in caso di ritardi
  • Gestione di eventuali ricorsi e riesami
  • Comunicazione delle variazioni reddituali annuali

L’assistenza tramite patronato è completamente gratuita per il cittadino, perché finanziata dal Ministero del Lavoro tramite convenzione con gli enti di patronato.

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📍 Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

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Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Quanto vale la maggiorazione sociale 2026 a 70 anni?

Per gli over 70 la maggiorazione, comprensiva dell’incremento al milione, può portare la pensione mensile fino a circa 767,84 € lordi per 13 mensilità (importo aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026 con incremento di 20 € rispetto al 2025).

La maggiorazione sociale spetta anche all’assegno sociale?

Sì. I titolari di assegno sociale hanno diritto alla maggiorazione al raggiungimento dei 65 anni, con i medesimi limiti reddituali previsti per le altre prestazioni.

Si può chiedere la maggiorazione anche se ho un piccolo lavoro autonomo?

Sì, purché il reddito complessivo (pensione + lavoro) non superi i limiti personali e coniugali. È necessario dichiarare correttamente il reddito da lavoro per evitare richieste di restituzione.

Cosa succede se il coniuge inizia a lavorare?

Bisogna comunicarlo all’INPS entro 30 giorni. Se il reddito coniugale supera la soglia, la maggiorazione viene sospesa dall’anno successivo. Le somme percepite oltre la soglia possono essere richieste indietro.

La casa di abitazione conta nel calcolo del reddito?

No. La rendita catastale della casa di abitazione e delle relative pertinenze è esclusa dal computo dei redditi rilevanti per la maggiorazione sociale.

Posso chiedere arretrati per anni passati?

Sì. Se la maggiorazione era spettante dal compimento dell’età anagrafica ma non è stata erogata, l’INPS riconosce gli arretrati fino a 5 anni indietro (prescrizione quinquennale). Conviene quindi presentare domanda anche tardivamente.

Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-12 08:00:002026-05-31 14:14:39Maggiorazione Sociale Pensione 2026: Importi, Requisiti Over 60-65-70 e Domanda
GESTIONE PARTITA IVA

Fintech vs Banche Tradizionali 2026: Quale Conto Business Scegliere

regime forfettario partita iva

Aggiornamento 2026: Le fintech offrono conti business con costi fino al 70% inferiori rispetto alle banche tradizionali. Ma conviene davvero abbandonare la banca fisica per un conto 100% digitale? In questa guida confrontiamo vantaggi, svantaggi e quando scegliere l’una o l’altra soluzione.

Negli ultimi anni, le fintech (aziende tecnologiche che offrono servizi finanziari) hanno rivoluzionato il mercato dei conti business. Ma le banche tradizionali restano la scelta preferita da molte PMI italiane. Vediamo perché e quando conviene passare al digitale.



Indice dei contenuti

  1. Differenze principali
  2. Confronto costi 2026
  3. IBAN italiano: quando serve
  4. Vantaggi delle fintech
  5. Vantaggi delle banche tradizionali
  6. Migliori fintech 2026
  7. Quando scegliere cosa
  8. Domande frequenti

Differenze principali tra fintech e banche

Prima di confrontare i costi, è importante capire le differenze strutturali tra questi due modelli:

AspettoFintechBanche Tradizionali
Apertura contoOnline, 10-15 minutiIn filiale, giorni/settimane
Gestione100% digitale (app/web)Filiale + home banking
Costi medi0-25€/mese30-60€/mese
Trasparenza prezziAlta (tutto incluso nel piano)Media (molte voci nascoste)
AssistenzaChat, email, telefonoFiliale, telefono
FinanziamentiLimitati o assentiPrestiti, fidi, mutui
ContanteSolo ATM (commissioni)Versamenti in filiale



Confronto costi 2026: quanto si risparmia

Secondo uno studio di Altroconsumo, i conti business delle fintech costano in media 50-70% in meno rispetto alle banche tradizionali. Ecco un confronto concreto:

TipologiaCanone mensileBonifici SEPACosto annuo stimato*
Fintech (media)0-15€Gratuiti o inclusi100-200€
Banca tradizionale (media)30-50€1-3€ ciascuno500-800€

* Stima basata su 50 bonifici/anno e utilizzo medio dei servizi

Risparmio potenziale: Passando da una banca tradizionale a una fintech, una partita IVA può risparmiare tra 300 e 600 euro all’anno in spese bancarie.



IBAN italiano: quando serve davvero

Uno degli aspetti più sottovalutati nella scelta di una fintech è il tipo di IBAN. Alcune fintech offrono IBAN italiano, altre IBAN estero (tedesco, lituano, francese).

Quando serve l’IBAN italiano

  • Lavori con la Pubblica Amministrazione: alcuni enti richiedono IBAN IT
  • Clienti tradizionali: aziende poco digitalizzate potrebbero rifiutare IBAN esteri
  • Domiciliazioni RID/SDD: alcune utility accettano solo IBAN italiani
  • Credibilità percepita: alcuni clienti preferiscono vedere un IBAN italiano

Quando l’IBAN estero va bene

  • Clienti internazionali o digitali: nessun problema con IBAN europei
  • Pagamenti prevalentemente via bonifico: l’IBAN SEPA funziona ovunque in Europa
  • Startup e freelance: generalmente più flessibili

Importante: A livello normativo europeo, un IBAN tedesco o lituano ha la stessa validità legale di uno italiano. Se un fornitore o cliente rifiuta un IBAN europeo, sta violando il regolamento SEPA.

Fintech con IBAN italiano

  • Finom – IBAN italiano (IT)
  • Tot – IBAN italiano (partnership Banca Sella)
  • HYPE Business – IBAN italiano (Banca Sella)
  • SumUp – IBAN italiano



Vantaggi delle fintech per partite IVA

Le fintech offrono diversi vantaggi specifici per professionisti e piccole imprese:

1. Apertura rapida e senza burocrazia

Puoi aprire un conto in 10-15 minuti, completamente online. Basta un documento d’identità e spesso nemmeno serve un giustificativo di indirizzo. Con le banche tradizionali, il processo richiede giorni o settimane.

2. Costi trasparenti e prevedibili

I piani fintech hanno prezzi chiari: sai esattamente quanto paghi ogni mese. Niente commissioni nascoste, spese di tenuta conto variabili o costi per operazioni “fuori pacchetto”.

3. Strumenti integrati per la gestione fiscale

Molte fintech offrono funzionalità specifiche per le partite IVA:

  • Tax Manager (HYPE): stima automatica delle tasse per forfettari
  • Fatturazione elettronica (Finom, Tot): emissione fatture integrate
  • Pagamento F24 direttamente dall’app
  • Export dati per commercialista

4. Carte virtuali illimitate

Fintech come Finom e Revolut permettono di creare carte virtuali illimitate, utili per abbonamenti, pubblicità online o acquisti ricorrenti.

5. Multi-valuta e operazioni internazionali

Per chi lavora con clienti esteri, le fintech offrono tassi di cambio vantaggiosi e conti multi-valuta, molto più economici delle banche tradizionali.



Vantaggi delle banche tradizionali

Nonostante i costi più elevati, le banche tradizionali offrono servizi che le fintech non possono (ancora) eguagliare:

1. Accesso a finanziamenti

Se hai bisogno di un fido, prestito o mutuo, le banche tradizionali restano la scelta obbligata. Le fintech offrono al massimo piccoli anticipi su fatture o linee di credito limitate.

2. Gestione del contante

Per le attività che incassano molto contante (bar, ristoranti, negozi), poter versare in filiale è fondamentale. Le fintech permettono solo prelievi ATM, spesso con commissioni.

3. Relazione personale

Avere un referente in banca che conosce la tua attività può essere utile per ottenere condizioni personalizzate, gestire problemi complessi o negoziare finanziamenti.

4. Servizi complessi

Leasing, factoring, assicurazioni aziendali, gestione patrimoniale: questi servizi sono disponibili solo (o principalmente) presso le banche tradizionali.

5. Storico e affidabilità percepita

Per alcune aziende (specialmente quelle che lavorano con enti pubblici o grandi imprese), avere un conto presso una banca storica può trasmettere maggiore affidabilità.



Migliori fintech per partite IVA 2026

Ecco una selezione delle migliori fintech per professionisti e piccole imprese:

FintechCanoneIBANPunto di forza
HYPE Business2,90€/meseItalianoTax Manager per forfettari
FinomDa 0€/meseItalianoFatturazione integrata, cashback
TotDa 7€/meseItalianoCarta Visa Business Credit
Revolut BusinessDa 0€/meseLituanoMulti-valuta, cambi vantaggiosi
SumUp0€/meseItalianoIntegrazione POS, accredito rapido

Quando scegliere cosa: guida pratica

Ecco una guida rapida per scegliere tra fintech e banca tradizionale:

Scegli una FINTECH se:

  • Sei un freelance o professionista con poche operazioni mensili
  • Non hai bisogno di finanziamenti bancari
  • Gestisci tutto in digitale (pochi contanti)
  • Vuoi risparmiare sui costi fissi
  • Lavori con clienti digitali o internazionali
  • Vuoi strumenti integrati (fatturazione, F24, tax manager)

Scegli una BANCA TRADIZIONALE se:

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CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Quattordicesima 2026: importi, requisiti e calendario pagamenti per lavoratori e pensionati

Pensione 2026 INPS

La quattordicesima 2026 rappresenta un appuntamento importante sia per i pensionati INPS che per i lavoratori dipendenti di alcuni settori specifici. Si tratta di una mensilita aggiuntiva che, nel caso dei pensionati, viene erogata automaticamente dall’INPS ogni anno a luglio, mentre per i lavoratori dipendenti dipende dal contratto collettivo nazionale di categoria. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere: importi, requisiti reddituali, calendario pagamenti 2026 e cosa fare se non la ricevi.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’e la quattordicesima?
  2. Quattordicesima pensionati INPS 2026: requisiti e importi
  3. Requisiti reddituali: i limiti da non superare
  4. Tabella importi 2026 per pensionati
  5. Calendario pagamenti quattordicesima 2026
  6. Quattordicesima per lavoratori dipendenti 2026
  7. Settori e CCNL che prevedono la quattordicesima
  8. Come si calcola la quattordicesima per i lavoratori
  9. Tassazione della quattordicesima
  10. Differenze tra quattordicesima e tredicesima
  11. Cosa fare se non si riceve la quattordicesima
  12. Esempi pratici di calcolo
  13. Domande frequenti

Cos’e la quattordicesima?

La quattordicesima mensilita e una prestazione economica aggiuntiva rispetto ai normali dodici mesi di stipendio o pensione. Il suo riconoscimento dipende da due ambiti distinti:

  • Per i pensionati INPS: e un diritto soggettivo stabilito dalla legge (Legge n. 127/2007, art. 5), riconosciuto automaticamente ogni anno ai pensionati con redditi bassi che abbiano compiuto almeno 64 anni di eta
  • Per i lavoratori dipendenti: e un istituto contrattuale, previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di specifiche categorie, non universale come la tredicesima

La principale differenza rispetto alla tredicesima (o “gratifica natalizia”) e che quest’ultima e garantita per quasi tutti i lavoratori dipendenti e pensionati, mentre la quattordicesima spetta solo a determinate categorie e solo al rispetto di precisi criteri. Per i pensionati, in particolare, il requisito reddituale e determinante: superare le soglie previste comporta l’esclusione totale dal beneficio.

Quattordicesima pensionati INPS 2026: requisiti e importi

La quattordicesima per i pensionati e disciplinata dall’art. 5 della Legge 127/2007 e successive modificazioni. Viene erogata dall’INPS in modo automatico, senza bisogno di presentare domanda, a tutti i pensionati che rispettano contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • Eta anagrafica: aver compiuto almeno 64 anni entro il 31 luglio 2026 (per il pagamento di luglio) oppure entro il 31 dicembre 2026 (per il conguaglio di dicembre)
  • Titolarita di pensione: essere titolari di una o piu pensioni a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), delle forme esclusive o sostitutive della stessa, dei fondi pensione complementari gestiti dall’INPS, o della Gestione Separata
  • Requisito reddituale: il reddito complessivo individuale non deve superare determinate soglie calcolate in multipli del trattamento minimo INPS

E importante precisare che l’INPS calcola e verifica automaticamente la spettanza della quattordicesima confrontando il reddito del pensionato con le soglie previste. Tuttavia, se il pensionato percepisce redditi aggiuntivi (da lavoro autonomo, affitti, ecc.) che non sono ancora noti all’INPS al momento del pagamento, potrebbe verificarsi un conguaglio negativo successivo.

Requisiti reddituali: i limiti da non superare

I limiti di reddito per la quattordicesima 2026 sono determinati in relazione al trattamento minimo INPS, che per il 2026 e pari a circa 598,61 euro mensili (importo rivalutato). Le soglie di riferimento sono le seguenti:

  • Fascia 1 – Reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo: limite pari a circa 11.372,08 euro annui (598,61 x 13 x 1,5). Spetta l’importo pieno della quattordicesima
  • Fascia 2 – Reddito tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo: limite pari a circa 15.163,46 euro annui (598,61 x 13 x 2). Spetta un importo ridotto della quattordicesima
  • Oltre 2 volte il trattamento minimo: nessuna quattordicesima spettante

Nel calcolo del reddito si considerano tutti i redditi percepiti nell’anno solare, inclusi quelli da lavoro dipendente, da lavoro autonomo, da fabbricati (rendite catastali), da capitale, da impresa e da pensione. Sono invece esclusi alcuni redditi specifici come i trattamenti di famiglia (assegni familiari), le indennita di accompagnamento e altri sussidi assistenziali. Il reddito del coniuge non rileva ai fini del calcolo, che e strettamente individuale.

Attenzione ai redditi da lavoro: se il pensionato svolge ancora attivita lavorativa (anche part-time o come libero professionista), quei redditi si sommano alla pensione. E fondamentale verificare la propria posizione per evitare recuperi successivi da parte dell’INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a calcolare con precisione se rientri nelle soglie e a gestire eventuali comunicazioni con l’INPS.

Tabella importi 2026 per pensionati

L’importo della quattordicesima 2026 per i pensionati varia in funzione di due fattori: la fascia reddituale di appartenenza e il numero di anni di contribuzione versati nel corso della vita lavorativa. Ecco la tabella completa degli importi previsti per il 2026:

Fascia redditualeFino a 15 anni di contributi (lavoratori dipendenti)Da 15 a 25 anni di contributiOltre 25 anni di contributi
Fino a 1,5x trattamento minimo
Reddito fino a ~11.372 euro
336 euro420 euro504 euro
Da 1,5x a 2x trattamento minimo
Reddito tra ~11.372 e ~15.163 euro
196 euro246 euro296 euro
Oltre 2x trattamento minimo
Reddito superiore a ~15.163 euro
Nessun importoNessun importoNessun importo

Come leggere la tabella: un pensionato con reddito di 9.000 euro annui (fascia 1) e 28 anni di contribuzione (oltre 25 anni) ricevera la quattordicesima massima di 504 euro. Un pensionato con reddito di 13.000 euro (fascia 2) e 18 anni di contribuzione (da 15 a 25 anni) ricevera invece 246 euro.

Per i pensionati autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) gli importi sono lievemente differenti rispetto ai lavoratori dipendenti, in quanto le soglie di anzianita contributiva sono adeguate alle specificita di queste categorie. In generale, pero, i tre scaglioni di importo (basso, medio, alto) restano invariati.

Calendario pagamenti quattordicesima 2026

Il calendario dei pagamenti della quattordicesima 2026 da parte dell’INPS segue due finestre principali nell’anno. Conoscere le date esatte e fondamentale per pianificare la propria situazione finanziaria.

Pagamento di luglio 2026

Il pagamento principale della quattordicesima per i pensionati avviene nel mese di luglio 2026, insieme alla rata normale della pensione. Nello specifico:

  • Beneficiari: pensionati che hanno gia compiuto 64 anni entro il 31 luglio 2026
  • Modalita di pagamento: accreditata direttamente sul conto corrente o libretto postale indicato all’INPS, oppure ritirabile in contanti agli sportelli Poste Italiane
  • Data prevista: generalmente nella prima settimana di luglio, contestualmente al cedolino pensione di luglio 2026
  • Nessuna domanda richiesta: l’erogazione e automatica per chi rispetta i requisiti

Conguaglio di dicembre 2026

Il pagamento di dicembre riguarda due tipologie di pensionati:

  • Pensionati che compiono 64 anni tra agosto e dicembre 2026: questi pensionati non ricevono il pagamento a luglio, ma riceveranno la quattordicesima direttamente con la pensione di dicembre 2026, in un’unica soluzione che comprende anche gli importi relativi ai mesi precedenti (da luglio)
  • Conguagli positivi: se l’INPS, dopo aver acquisito i dati fiscali definitivi dell’anno, constata che il pensionato ha diritto a un importo maggiore rispetto a quanto gia pagato, eroga la differenza a dicembre
  • Conguagli negativi: al contrario, se il pensionato ha superato le soglie di reddito, l’INPS recupera le somme gia erogate, scalandole dalla pensione nei mesi successivi

Consulta sempre il cedolino pensione disponibile tramite il servizio online MyINPS per verificare l’importo accreditato e la denominazione della voce “quattordicesima”. Se hai dubbi sul cedolino o sulle date di pagamento, il nostro CAF a Udine e a disposizione per assisterti.

Quattordicesima per lavoratori dipendenti 2026

Per i lavoratori dipendenti, la quattordicesima mensilita non e un diritto universale come la tredicesima. La sua erogazione e prevista esclusivamente nei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) che la includono espressamente. Non esiste una legge che la imponga a tutti i datori di lavoro: e un istituto contrattuale che si consolida attraverso la contrattazione collettiva di categoria.

Per sapere se hai diritto alla quattordicesima, devi verificare il CCNL applicato dal tuo datore di lavoro. Questa informazione e riportata nella busta paga (cedolino) e nel contratto individuale di lavoro. In caso di dubbi, puoi rivolgerti al sindacato di categoria, al CAF o a un consulente del lavoro.

Settori e CCNL che prevedono la quattordicesima

I principali settori e contratti collettivi che prevedono la quattordicesima per i lavoratori dipendenti nel 2026 sono i seguenti:

Commercio e grande distribuzione

Il CCNL Commercio Terziario Distribuzione e Servizi (firmato da Confcommercio) e uno dei contratti piu diffusi che prevede la quattordicesima. Riguarda i lavoratori di negozi, supermercati, grandi magazzini, agenzie di viaggio, centri commerciali. La quattordicesima viene in genere pagata nel mese di luglio.

Turismo e ristorazione

Il CCNL Turismo (settore alberghi, ristoranti, bar, strutture ricettive) prevede la quattordicesima per i lavoratori con rapporto di lavoro continuativo. Anche qui il pagamento avviene tipicamente a luglio, in coincidenza con l’inizio della stagione estiva. Per i lavoratori stagionali, il calcolo avviene in proporzione ai mesi effettivamente lavorati.

Terziario, servizi e cooperative

Anche il CCNL Cooperative e alcuni CCNL del terziario avanzato (servizi informatici, consulenza, logistica) prevedono la quattordicesima. Le date di erogazione e le modalita di calcolo variano sensibilmente da contratto a contratto: e essenziale leggere attentamente la propria busta paga o consultare il CCNL applicato.

Settori che NON prevedono la quattordicesima

I contratti del settore metalmeccanico (CCNL Metalmeccanici Industria), del settore chimico, della pubblica amministrazione e molti altri settori industriali non prevedono la quattordicesima. In questi casi, lavoratori e imprenditori possono negoziare premi aziendali o altri istituti contrattuali, ma non si tratta di quattordicesima in senso tecnico.

Come si calcola la quattordicesima per i lavoratori

Il calcolo della quattordicesima per i lavoratori dipendenti segue criteri analoghi a quelli della tredicesima. In linea generale, l’importo e pari a una mensilita di retribuzione lorda, calcolata come la somma delle retribuzioni ordinarie percepite nei 12 mesi di competenza divisa per 12 (o per il numero di mesi effettivi del contratto).

Formula di calcolo base

La formula generale e la seguente:

Quattordicesima = (Retribuzione mensile lorda x Mesi lavorati) / 12

Se il lavoratore ha prestato servizio per l’intero anno (12 mesi), la quattordicesima sara pari a una mensilita intera. Se invece ha lavorato solo una parte dell’anno (ad esempio ha iniziato il lavoro a maggio), la quattordicesima sara calcolata in proporzione ai mesi lavorati.

Elementi inclusi nella base di calcolo

La base di calcolo include generalmente:

  • Stipendio base (minimo contrattuale)
  • Eventuali scatti di anzianita
  • Superminimi individuali e collettivi
  • Indennita di contingenza (ove ancora in vigore)

Sono invece generalmente esclusi: le ore straordinarie, i rimborsi spese, i premi di risultato variabili, le indennita occasionali. La base esatta da considerare puo variare a seconda del CCNL: per questo e consigliabile verificare sempre il contratto specifico.

Quattordicesima per part-time e contratti a termine

Anche i lavoratori part-time hanno diritto alla quattordicesima, ma calcolata sulla retribuzione proporzionale all’orario ridotto. Allo stesso modo, i lavoratori con contratto a tempo determinato maturano la quattordicesima in proporzione ai mesi di contratto, anche se questi ultimi non arrivano a 12 mesi nell’anno di competenza.

Tassazione della quattordicesima

La tassazione della quattordicesima varia a seconda del soggetto che la percepisce:

Tassazione per i lavoratori dipendenti

Per i lavoratori dipendenti, la quattordicesima viene tassata con le stesse regole della normale retribuzione mensile: si applica la ritenuta IRPEF per competenza (tassazione ordinaria progressiva) da parte del datore di lavoro, che agisce in qualita di sostituto d’imposta. La quattordicesima concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF e va indicata nel Modello 730 o nel Modello Redditi PF se il lavoratore presenta la dichiarazione.

In sede di dichiarazione dei redditi, il conguaglio fiscale operato dal sostituto d’imposta (datore di lavoro) a fine anno potrebbe generare un debito o un credito IRPEF, a seconda della situazione complessiva del contribuente. La compilazione del Modello 730 permette di recuperare eventuali imposte pagate in eccesso o di regolarizzare quelle insufficienti.

Tassazione per i pensionati

Per i pensionati INPS, la quattordicesima e esente da IRPEF. La norma istitutiva (art. 5 Legge 127/2007) prevede espressamente che la quattordicesima non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF del pensionato. Questo significa che la somma viene erogata in modo netto, senza trattenute fiscali, e non deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi.

Tuttavia, la quattordicesima rileva ai fini del calcolo del reddito per il diritto alla sua stessa erogazione: ossia, l’importo gia ricevuto negli anni precedenti non si somma al reddito per verificare il diritto futuro, ma il reddito da pensione e dagli altri eventuali redditi si. Questo aspetto e spesso fonte di confusione: se hai dubbi sulla tua situazione fiscale, il CAF di Udine puo verificare la tua posizione con il fisco.

Differenze tra quattordicesima e tredicesima

Molti contribuenti confondono tredicesima e quattordicesima. Ecco un confronto chiaro tra i due istituti:

CaratteristicaTredicesimaQuattordicesima
Base normativaLegge + contratti collettivi (quasi universale)Legge (pensionati) / CCNL di settore (lavoratori)
DestinatariQuasi tutti i lavoratori e pensionatiSolo alcune categorie e pensionati con reddito basso
Mese di pagamentoDicembre (Natale)Luglio (estate) o dicembre (conguaglio)
ImportoUna mensilita intera (pari allo stipendio mensile)Importo fisso (336-504 euro pensionati) o 1 mensilita (lavoratori CCNL)
Tassazione pensionatiTassata come reddito normaleEsente IRPEF
Requisito redditoNessuno (spetta a tutti)Solo per pensionati con reddito fino a 2x trattamento minimo

Cosa fare se non si riceve la quattordicesima

Se ritieni di avere diritto alla quattordicesima 2026 ma non l’hai ricevuta, le cause possono essere diverse. Ecco come procedere in base alla tua situazione:

Pensionati: come verificare e reclamare

Per i pensionati INPS, il primo passo e verificare il cedolino della pensione di luglio (disponibile su MyINPS o al CUP – Centro Unico di Prenotazione dell’INPS). Se la voce “quattordicesima” non compare, le possibili cause sono:

  • Eta non ancora raggiunta: non hai ancora compiuto 64 anni entro il 31 luglio 2026
  • Reddito superiore alle soglie: il tuo reddito complessivo supera 2 volte il trattamento minimo INPS
  • Tipologia di pensione non inclusa: la tua pensione non appartiene ai regimi coperti dalla norma (es. alcune pensioni estere o di guerra)
  • Errore INPS: dato anagrafico o reddituale errato nei sistemi INPS

In caso di errore o di mancato pagamento non giustificato, il pensionato puo:

  • Contattare il Contact Center INPS al numero gratuito 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da cellulare)
  • Presentare un modello di reclamo/istanza alla sede INPS territoriale di competenza
  • Rivolgersi a un CAF o patronato abilitato per assistenza nella pratica

Lavoratori: come rivalersi sul datore di lavoro

Per i lavoratori dipendenti, se la quattordicesima e prevista dal CCNL applicato ma non viene corrisposta:

  • Verificare innanzitutto che il proprio CCNL la preveda effettivamente
  • Contestare formalmente al datore di lavoro con lettera raccomandata o PEC
  • Rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) per una segnalazione ispettiva
  • Rivolgersi al giudice del lavoro tramite avvocato o sindacato per il recupero delle somme non pagate

I crediti da lavoro come la quattordicesima si prescrivono in 5 anni dalla data in cui avrebbero dovuto essere erogati (termine ordinario) oppure in 2 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro in certi casi. E quindi importante agire tempestivamente.

Esempi pratici di calcolo

Per rendere piu concreto il discorso, ecco alcuni esempi pratici di calcolo della quattordicesima 2026:

Esempio 1 – Pensionato con reddito basso e lunga carriera

Profilo: Mario, 68 anni, pensionato ex lavoratore dipendente, 30 anni di contributi INPS

Reddito annuo: 9.800 euro (pensione netta piu piccoli rendite)

Fascia reddituale: Fascia 1 (inferiore a 1,5x trattamento minimo ~11.372 euro)

Anzianita contributiva: oltre 25 anni

Quattordicesima spettante: 504 euro (importo massimo), esente IRPEF, pagata a luglio 2026

Esempio 2 – Pensionato con reddito medio

Profilo: Anna, 70 anni, ex commerciante, 18 anni di contributi come artigiana

Reddito annuo: 13.500 euro (pensione piu un piccolo affitto)

Fascia reddituale: Fascia 2 (tra 1,5x e 2x trattamento minimo: tra ~11.372 e ~15.163 euro)

Anzianita contributiva: da 15 a 25 anni

Quattordicesima spettante: 246 euro, esente IRPEF, pagata a luglio 2026

Esempio 3 – Pensionato che compie 64 anni a settembre 2026

Profilo: Giovanni, 63 anni compiuti a settembre 2026, reddito basso, 32 anni di contributi

Pagamento a luglio 2026: Non spettante (compie 64 anni dopo il 31 luglio)

Pagamento a dicembre 2026: Spettante! Ricevera un importo proporzionale (da settembre a dicembre = 4 mesi x importo mensile) oppure l’intero importo annuo, a seconda delle regole INPS vigenti

Esempio 4 – Lavoratore del commercio

Profilo: Laura, 35 anni, impiegata in un supermercato con CCNL Commercio, stipendio mensile lordo 1.800 euro, lavora da 8 anni in questa azienda

Ha lavorato tutto l’anno 2026? Si (12 mesi su 12)

Calcolo: 1.800 euro / 12 x 12 mesi = 1.800 euro lordi di quattordicesima

Data di pagamento: luglio 2026, tassata con IRPEF ordinaria (sostituto imposta = il datore di lavoro)

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Domande Frequenti sulla Quattordicesima 2026

Chi ha diritto alla quattordicesima pensione 2026?

Hanno diritto alla quattordicesima pensione 2026 i pensionati INPS che: 1) hanno compiuto almeno 64 anni entro il 31 luglio 2026 (pagamento a luglio) o entro il 31 dicembre 2026 (pagamento a dicembre); 2) sono titolari di pensione AGO o forme sostitutive; 3) hanno un reddito complessivo annuo inferiore a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 15.163 euro nel 2026). Non e necessario presentare domanda: l’INPS eroga automaticamente la quattordicesima.

Quanto vale la quattordicesima per i pensionati nel 2026?

Gli importi della quattordicesima 2026 per i pensionati variano da 196 a 504 euro netti (esenti IRPEF), in base a due fattori: la fascia reddituale e gli anni di contribuzione. L’importo massimo e di 504 euro (fascia 1, oltre 25 anni di contributi). L’importo minimo e di 196 euro (fascia 2, fino a 15 anni di contributi). Per i pensionati con reddito superiore a due volte il trattamento minimo non e previsto alcun importo.

Quando viene pagata la quattordicesima 2026?

La quattordicesima 2026 viene pagata in due momenti: a luglio 2026 (contestualmente alla pensione mensile) per i pensionati che hanno gia compiuto 64 anni entro il 31 luglio; a dicembre 2026 per i pensionati che compiono 64 anni tra agosto e dicembre 2026 e per eventuali conguagli. La data esatta di accredito coincide con quella del normale pagamento della pensione mensile.

La quattordicesima si paga anche ai lavoratori dipendenti?

Si, ma non a tutti. La quattordicesima per i lavoratori dipendenti e prevista solo se il proprio CCNL la include espressamente. I principali settori che la prevedono sono: commercio e grande distribuzione (CCNL Confcommercio), turismo e ristorazione, alcune cooperative e settori del terziario. Il pagamento avviene tipicamente a luglio. Chi non e sicuro del proprio diritto deve verificare il CCNL applicato dal proprio datore di lavoro.

La quattordicesima e tassata?

Dipende dal soggetto. Per i pensionati INPS: la quattordicesima e completamente esente da IRPEF, viene erogata netta e non va dichiarata. Per i lavoratori dipendenti: e tassata come normale reddito da lavoro dipendente, con ritenuta IRPEF operata dal datore di lavoro (sostituto d’imposta) e concorre al reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi (Modello 730).


Hai dubbi sulla quattordicesima o sulla tua pensione?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare i requisiti, calcolare l’importo spettante e gestire eventuali comunicazioni con l’INPS per la quattordicesima e per tutte le pratiche pensionistiche.

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    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-12 07:48:342026-05-31 16:20:53Quattordicesima 2026: importi, requisiti e calendario pagamenti per lavoratori e pensionati
    CAF, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

    Bonus Barriere Architettoniche 2026: Stop al 75%, Detrazione al 50% e 36%

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il bonus barriere architettoniche 2026 ha subito una trasformazione radicale rispetto agli anni precedenti. La detrazione del 75% introdotta dalla Legge di Bilancio 2022 (art. 119-ter del DL 34/2020) non e piu applicabile alle spese sostenute dopo il 31 dicembre 2025, salvo casi particolari legati a lavori gia avviati con specifiche condizioni. Per il 2026, chi vuole eliminare le barriere architettoniche nella propria abitazione deve orientarsi su percorsi alternativi: principalmente la detrazione del 50% prevista dall’art. 16-bis del TUIR per le ristrutturazioni edilizie, oppure la detrazione ridotta al 36% valida per immobili diversi dalla prima casa. Questa guida aggiornata spiega nel dettaglio cosa e ancora possibile, quali interventi rientrano, come calcolare il risparmio fiscale e quali documenti preparare.

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    Indice dei contenuti

    1. Cosa e cambiato dal 2024 al 2026: addio al bonus 75%
    2. Detrazione 50% e 36%: come funziona nel 2026
    3. Quali interventi sono ammessi nel 2026
    4. Limiti di spesa e tetti agevolabili
    5. Requisiti tecnici: il DM 236/1989
    6. Cessione del credito e sconto in fattura nel 2026
    7. Esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale
    8. Documenti necessari: asseverazione, bonifico e fatture parlanti
    9. Tabella riepilogativa: confronto tra le detrazioni disponibili
    10. Domande frequenti sul bonus barriere architettoniche 2026

    Cosa e cambiato dal 2024 al 2026: addio al bonus 75%

    Il bonus barriere architettoniche al 75% e stato introdotto dall’articolo 119-ter del Decreto Legge 34/2020 (Decreto Rilancio), in origine previsto per le spese sostenute nel 2022. Successivamente prorogato e modificato, ha subito un drastico ridimensionamento attraverso due interventi legislativi fondamentali:

    • Decreto Legge 212/2023 (convertito con Legge 17/2024): ha introdotto per la prima volta paletti significativi, limitando la cessione del credito e lo sconto in fattura per il bonus 75% e restringendo il perimetro degli interventi ammissibili.
    • Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024): ha sancito la definitiva scadenza del bonus 75% al 31 dicembre 2025, senza proroghe. Dal 1° gennaio 2026, la detrazione del 75% non e piu applicabile per le nuove spese, salvo lavori in corso con condizioni specifiche.

    In pratica, nessuna spesa sostenuta nel 2026 per l’eliminazione di barriere architettoniche puo beneficiare della detrazione al 75%. Chi ha avviato lavori entro il 31 dicembre 2025 e li ha completati (con relativa spesa sostenuta entro tale data) puo ancora fruire del vecchio incentivo in dichiarazione dei redditi. Per tutti gli altri, la strada obbligata passa per la detrazione ordinaria sulle ristrutturazioni edilizie, disciplinata dall’art. 16-bis del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

    Detrazione 50% e 36%: come funziona nel 2026

    Dal 2026, l’agevolazione fiscale per l’eliminazione delle barriere architettoniche si articola su due aliquote principali, entrambe previste dall’art. 16-bis del TUIR e dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024):

    Detrazione del 50% (prima casa)

    La detrazione del 50% si applica alle spese per interventi di ristrutturazione edilizia sostenute su unita immobiliari adibite ad abitazione principale (prima casa). Questa aliquota e valida per il 2025 e il 2026 grazie alla Legge di Bilancio 2025, che ha confermato il mantenimento del 50% (anziche il ritorno al 36% previsto dalla normativa base) per le abitazioni principali. Gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche rientrano pienamente tra le ristrutturazioni edilizie agevolabili ai sensi dell’art. 16-bis, comma 1, lettera e) del TUIR.

    Detrazione del 36% (altri immobili)

    La detrazione del 36% si applica invece alle spese sostenute su immobili diversi dall’abitazione principale: seconde case, immobili locati, immobili di proprieta non utilizzati come dimora abituale. Questa aliquota e quella “base” prevista dall’art. 16-bis del TUIR, tornata applicabile per tutti gli immobili diversi dalla prima casa a partire dal 2025, con la fine delle proroghe che storicamente avevano mantenuto il 50% per tutte le tipologie.

    In entrambi i casi, la detrazione si porta in dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF) in 10 quote annuali di pari importo, a partire dall’anno in cui la spesa e sostenuta.

    Quali interventi sono ammessi nel 2026

    Gli interventi ammessi dalla detrazione sulle ristrutturazioni edilizie (art. 16-bis TUIR) comprendono tutte le opere finalizzate all’eliminazione delle barriere architettoniche, vale a dire quegli ostacoli fisici che impediscono o rendono difficoltosa la vita quotidiana a persone con disabilita motoria, sensoriale o cognitiva. Non e necessario che il richiedente sia portatore di handicap: la detrazione spetta a tutti i contribuenti che eseguono tali lavori.

    Gli interventi piu comuni agevolabili nel 2026 comprendono:

    • Installazione di ascensori e montacarichi: installazione ex novo o ampliamento di impianti elevatori in edifici privi di ascensore o con cabine non conformi alle norme di accessibilita.
    • Installazione di servoscala e montascale: dispositivi elettromeccanici che permettono la salita e la discesa lungo scale esistenti a persone con difficolta motorie.
    • Costruzione di rampe di accesso: realizzazione di percorsi in pendenza che sostituiscono gradini all’ingresso dell’edificio o all’accesso ai vari locali.
    • Adeguamento dei bagni: installazione di maniglioni antipanico, allargamento delle porte, realizzazione di docce a pavimento (walk-in shower), sostituzione di vasca con box doccia accessibile.
    • Allargamento di porte e varchi: ampliamento di porte o finestre-porta per consentire il passaggio di carrozzine (larghezza minima 75-80 cm).
    • Modifica di pavimentazioni: realizzazione di pavimenti antisdrucciolo, rimozione di dislivelli, installazione di segnaletica tattile a pavimento.
    • Adeguamento degli spazi interni: modifiche agli ambienti domestici per rendere i percorsi fruibili da persone su sedia a rotelle (corridoi, cucine, camere).
    • Impianti di automazione: sistemi domotici per l’apertura automatica di porte, finestre, tapparelle, a vantaggio di chi ha limitazioni motorie agli arti superiori.

    Limiti di spesa e tetti agevolabili

    I limiti di spesa per la detrazione ex art. 16-bis TUIR sono unici per tutte le tipologie di intervento e si applicano per unita immobiliare. Il tetto massimo di spesa agevolabile e pari a 96.000 euro per unita immobiliare per ciascun anno solare. Questo limite si riferisce all’importo complessivo di tutte le spese di ristrutturazione edilizia sostenute nell’anno sull’immobile: se hai gia eseguito altri lavori (es. rifacimento bagno, tinteggiatura, cambio infissi), le spese per le barriere architettoniche si sommano agli altri interventi fino al raggiungimento del tetto.

    Riepilogo limiti e detrazioni massime ottenibili:

    Tipologia immobileAliquota detrazioneSpesa massima agevolabileDetrazione massima totaleDetrazione annua (10 anni)
    Prima casa (abitazione principale)50%96.000 euro48.000 euro4.800 euro/anno
    Seconda casa / altri immobili36%96.000 euro34.560 euro3.456 euro/anno

    Nota importante: il limite di 96.000 euro e per unita immobiliare e per anno. Se l’immobile e in comproprietà, ogni comproprietario puo detrarre le spese in proporzione alla sua quota di proprieta. Ad esempio, due coniugi comproprietari al 50% che spendono 60.000 euro possono detrarre ciascuno il 50% di spesa, cio 30.000 euro, con una detrazione del 50% pari a 15.000 euro a testa (1.500 euro/anno per 10 anni).

    Requisiti tecnici: il DM 236/1989

    Per beneficiare della detrazione fiscale, gli interventi devono essere conformi ai requisiti tecnici minimi previsti dal Decreto Ministeriale 14 giugno 1989, n. 236 (“Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilita, l’adattabilita e la visitabilita degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata”). Questo decreto, ancora in vigore e applicabile anche nel 2026, stabilisce le misure minime per la piena accessibilita delle abitazioni.

    I requisiti tecnici principali da rispettare riguardano:

    • Porte: larghezza minima di 75 cm per le porte interne, 80 cm per la porta d’ingresso. Lo spazio di manovra laterale alla porta deve essere almeno 60 cm sul lato maniglia e 15 cm sul lato cerniere.
    • Corridoi e disimpegni: larghezza minima di 100 cm; punti di allargamento a 150 cm ogni 10 metri per consentire l’inversione di marcia della carrozzina.
    • Rampe: pendenza massima dell’8%, larghezza minima 90 cm, con corrimani su entrambi i lati a 90 cm di altezza. Per rampe oltre i 10 metri, obbligo di ripiani orizzontali intermedi.
    • Ascensori: cabina minima di 130 cm di profondita e 95 cm di larghezza. La porta deve avere una luce di almeno 80 cm. Pulsantiera entro 120 cm da terra, preferibilmente con Braille.
    • Bagni accessibili: spazio di manovra antistante wc e doccia di almeno 80×150 cm, maniglioni di sostegno a 80 cm da terra, doccia a livello del pavimento senza piatto rialzato.
    • Pavimentazioni: materiali antisdrucciolo certificati con coefficiente di attrito dinamico non inferiore a 0,40 in condizioni asciutte.

    L’agenzia delle Entrate, con varie circolari (tra cui la Circolare 43/E del 2016 e i successivi chiarimenti), ha confermato che il mancato rispetto dei requisiti tecnici del DM 236/1989 comporta la decadenza dal beneficio fiscale. E quindi fondamentale che l’impresa esecutrice rilasci un’asseverazione tecnica che attesti la conformita dei lavori al decreto.

    Cessione del credito e sconto in fattura nel 2026

    La cessione del credito e lo sconto in fattura per gli interventi di ristrutturazione edilizia ordinaria (compresa l’eliminazione di barriere architettoniche in regime 50%/36%) sono stati definitivamente bloccati dalla Legge di Bilancio 2023 (art. 1, comma 538, Legge 197/2022) e confermati nella loro impossibilita di utilizzo anche per il 2026.

    In sostanza, nel 2026 per gli interventi di eliminazione barriere architettoniche agevolati al 50% o 36%:

    • NON e possibile cedere il credito fiscale a banche, intermediari o altri soggetti terzi.
    • NON e possibile optare per lo sconto diretto in fattura applicato dall’impresa edile.
    • L’unica modalita e la fruizione diretta in dichiarazione dei redditi, in 10 quote annuali.

    Questo rappresenta un cambiamento sostanziale rispetto al vecchio bonus 75%, per il quale era ancora possibile (in specifici casi) la cessione del credito fino alla sua scadenza. Nel 2026, chi non ha sufficiente capienza fiscale per utilizzare la detrazione puo rischiare di perdere in parte il beneficio: la detrazione, infatti, non e rimborsabile se supera l’imposta dovuta.

    Eccezione importante per i soggetti IRPEF a basso reddito: le persone con redditi molto bassi o esenti (es. chi percepisce solo pensione minima o redditi inferiori alla no-tax area) potrebbero non riuscire a sfruttare appieno la detrazione. In questi casi, e opportuno valutare con attenzione il costo/beneficio dell’intervento prima di procedere, oppure optare per finanziamenti agevolati.

    Esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale

    Vediamo in concreto quanto si risparmia con la detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche nel 2026, attraverso esempi numerici su diverse tipologie di intervento e di immobile.

    Esempio 1: installazione montascale su prima casa (spesa 15.000 euro)

    Un contribuente proprietario della propria prima casa installa un servoscala per l’accesso all’appartamento al primo piano. La spesa complessiva, comprensiva di installazione e materiali, e di 15.000 euro.

    • Aliquota applicabile: 50% (prima casa)
    • Detrazione totale: 15.000 x 50% = 7.500 euro
    • Quota annua detraibile: 7.500 / 10 = 750 euro/anno per 10 anni
    • Risparmio fiscale immediato (primo anno): 750 euro in meno di IRPEF

    Esempio 2: installazione ascensore su seconda casa (spesa 50.000 euro)

    Un proprietario installa un ascensore in un edificio bifamiliare che non e la propria abitazione principale. La spesa complessiva e di 50.000 euro.

    • Aliquota applicabile: 36% (immobile non prima casa)
    • Detrazione totale: 50.000 x 36% = 18.000 euro
    • Quota annua detraibile: 18.000 / 10 = 1.800 euro/anno per 10 anni

    Esempio 3: ristrutturazione bagno e rampe su prima casa (spesa 30.000 euro)

    Intervento combinato: adeguamento del bagno (doccia walk-in, maniglioni, allargamento porta) + costruzione rampa di accesso esterno. Spesa totale: 30.000 euro sulla prima casa.

    • Aliquota applicabile: 50% (prima casa)
    • Detrazione totale: 30.000 x 50% = 15.000 euro
    • Quota annua detraibile: 15.000 / 10 = 1.500 euro/anno per 10 anni

    Esempio 4: spesa al limite massimo su prima casa (spesa 96.000 euro)

    Intervento complesso che esaurisce il tetto massimo agevolabile: ristrutturazione totale dell’immobile con ascensore, rifacimento totale dei bagni, rampe, allargamento porte e sistema domotico. Spesa: 96.000 euro (limite massimo).

    • Aliquota applicabile: 50% (prima casa)
    • Detrazione totale massima: 96.000 x 50% = 48.000 euro
    • Quota annua detraibile: 48.000 / 10 = 4.800 euro/anno per 10 anni

    Documenti necessari: asseverazione, bonifico e fatture parlanti

    Per fruire della detrazione fiscale per le barriere architettoniche nel 2026, e indispensabile conservare e produrre una serie di documenti obbligatori. La loro assenza o irregolarita puo comportare il disconoscimento della detrazione in sede di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    1. Bonifico bancario “parlante” (obbligatorio)

    Il pagamento deve avvenire esclusivamente tramite bonifico bancario o postale specificamente dedicato alle ristrutturazioni edilizie (il cosiddetto “bonifico parlante”). Il bonifico deve contenere obbligatoriamente:

    • Causale di versamento con riferimento esplicito all’art. 16-bis del DPR 917/1986 (o art. 1, L. 449/1997 – la dicitura dipende dal software bancario)
    • Codice fiscale del beneficiario della detrazione (chi paga)
    • Codice fiscale o P.IVA dell’impresa esecutrice che riceve il pagamento

    Le banche e le Poste applicano su questo tipo di bonifico una ritenuta d’acconto dell’8% (ex art. 25 DL 78/2010) sull’importo corrisposto all’impresa. Questo importo viene poi portato in compensazione dall’impresa stessa in sede di dichiarazione. E importante sapere che la ritenuta e automatica e non influenza il calcolo della detrazione, che si applica sull’intero importo pagato (al lordo della ritenuta).

    2. Fatture “parlanti”

    Le fatture emesse dall’impresa devono specificare chiaramente la natura dei lavori eseguiti e l’indirizzo dell’immobile oggetto degli interventi. Le fatture generiche che indicano solo “lavori edili” o “prestazioni varie” non sono sufficienti: devono descrivere in modo inequivocabile che si tratta di interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

    3. Asseverazione tecnica

    L’asseverazione tecnica e un documento firmato da un tecnico abilitato (geometra, ingegnere o architetto) che attesta la conformita dei lavori eseguiti ai requisiti tecnici del DM 236/1989. Non e richiesta la presentazione all’Agenzia delle Entrate in via preventiva, ma deve essere conservata dal contribuente per esibirla in caso di controllo. Per installazioni di ascensori o impianti elevatori, serve anche il collaudo dell’ENEA e la dichiarazione di conformita dell’impianto.

    4. Altri documenti da conservare

    • Titolo abilitativo: DIA (Dichiarazione di Inizio Attivita), SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita) o permesso di costruire, a seconda della tipologia di intervento e del comune. Per interventi di manutenzione straordinaria, normalmente basta la CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata).
    • Comunicazione al Comune (se richiesta dalla normativa locale)
    • Contratto con l’impresa esecutrice e preventivo dettagliato
    • Estratti conto bancari che attestano i pagamenti tramite bonifico parlante
    • Documentazione fotografica prima/dopo i lavori (utile in caso di contestazioni)

    Tutti questi documenti devono essere conservati per almeno 10 anni dalla data della dichiarazione dei redditi in cui si porta la prima quota di detrazione. In caso di trasferimento dell’immobile, il diritto alla detrazione (per le quote non ancora utilizzate) si trasferisce automaticamente all’acquirente.

    Tabella riepilogativa: confronto tra le detrazioni disponibili

    Di seguito un confronto schematico tra il vecchio bonus 75% e le detrazioni disponibili nel 2026, per avere un quadro chiaro della situazione attuale:

    CaratteristicaBonus 75% (scaduto 31/12/2025)Detrazione 50% (prima casa 2026)Detrazione 36% (altri immobili 2026)
    Base normativaArt. 119-ter DL 34/2020Art. 16-bis TUIR + L. 207/2024Art. 16-bis TUIR
    Aliquota75%50%36%
    Limite spesa50.000 euro (singolo), 40.000 (condominio), 30.000 (condominii >8 unita)96.000 euro per unita96.000 euro per unita
    Cessione del creditoBloccata dal 17/02/2023Non disponibileNon disponibile
    Sconto in fatturaBloccato dal 17/02/2023Non disponibileNon disponibile
    Quote di detrazione5 anni10 anni10 anni
    Applicabile nel 2026NO (scaduto)SI (prima casa)SI (altri immobili)
    Requisiti DM 236/1989SiSiSi

    Come si vede chiaramente dalla tabella, il bonus 75% e definitivamente scaduto per le spese del 2026. Il vantaggio fiscale massimo ottenibile ora e la detrazione del 50%, spalmata pero su 10 anni anziche 5. Dal punto di vista del valore attuale netto (VAN) del beneficio fiscale, la differenza tra il vecchio 75% in 5 anni e il nuovo 50% in 10 anni dipende molto dall’aliquota fiscale individuale e dal tasso di sconto applicato.

    Come si inserisce la detrazione nella dichiarazione dei redditi

    La detrazione per le barriere architettoniche si inserisce nella dichiarazione dei redditi – sia nel modello 730 che nel modello Redditi PF – nel quadro dedicato alle spese detraibili. In particolare:

    • Nel modello 730: nel quadro E, sezione III-A (“Spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio”), con il codice spesa specifico per ristrutturazioni edilizie art. 16-bis TUIR.
    • Nel modello Redditi PF: nel quadro RP, con le stesse modalita.

    Se l’immobile e in condominio e i lavori sono stati deliberati dall’assemblea condominiale, spetta all’amministratore di condominio comunicare ai singoli condomini la quota di spesa di loro pertinenza tramite la Certificazione Unica o apposita comunicazione scritta. Il condomino inserisce poi la propria quota nella dichiarazione dei redditi. Per i lavori su parti comuni condominiali, il tetto di 96.000 euro si moltiplica per il numero di unita abitative presenti nell’edificio.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sul bonus barriere architettoniche 2026

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    Il bonus barriere architettoniche 75% esiste ancora nel 2026?

    No. Il bonus barriere architettoniche al 75% (art. 119-ter DL 34/2020) e scaduto il 31 dicembre 2025. Non e stato prorogato dalla Legge di Bilancio 2025. Per le spese sostenute dal 1 gennaio 2026 in poi, non e piu possibile applicare questa aliquota. Chi ha effettuato e pagato lavori entro il 31/12/2025 puo ancora fruire del 75% nelle dichiarazioni dei redditi relative a quegli anni.

    Cosa posso detrarre per le barriere architettoniche nel 2026?

    Nel 2026 puoi detrarre le spese per l’eliminazione delle barriere architettoniche con l’aliquota del 50% se l’immobile e la tua prima casa (abitazione principale), oppure con l’aliquota del 36% per seconde case e altri immobili. La detrazione avviene in 10 quote annuali con un tetto massimo di spesa di 96.000 euro per unita immobiliare. Non sono piu disponibili la cessione del credito ne lo sconto in fattura.

    Quali lavori rientrano nella detrazione barriere architettoniche 2026?

    Rientrano ascensori, montascale, servoscala, rampe di accesso, adeguamento dei bagni (doccia a livello pavimento, maniglioni, allargamento porte), allargamento di porte e corridoi, pavimentazioni antisdrucciolo, sistemi domotici per l’apertura automatica di porte e finestre. I lavori devono rispettare i requisiti tecnici minimi del DM 236/1989 per poter beneficiare della detrazione.

    Devo avere una disabilita per accedere alla detrazione barriere architettoniche?

    No. La detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche spetta a tutti i contribuenti che eseguono questi interventi, indipendentemente dalla presenza di persone con disabilita in famiglia. E sufficiente che i lavori siano funzionali all’eliminazione di ostacoli fisici e rispettino i requisiti tecnici del DM 236/1989.

    Come pago per ottenere la detrazione barriere architettoniche 2026?

    Il pagamento deve avvenire esclusivamente con bonifico bancario o postale parlante, contenente: causale con riferimento all’art. 16-bis DPR 917/1986, codice fiscale del beneficiario della detrazione, codice fiscale o P.IVA dell’impresa esecutrice. Non sono ammessi pagamenti in contanti, assegni o carte di credito. Le banche applicano automaticamente una ritenuta d’acconto dell’8% sull’importo del bonifico.


    Hai bisogno di assistenza per detrarre le barriere architettoniche?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare se i tuoi lavori rientrano nella detrazione, a predisporre tutta la documentazione necessaria e a inserire correttamente le spese nella dichiarazione dei redditi. Ti affianchiamo anche nella valutazione dell’ISEE e di altri bonus abbinabili.

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      CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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      Alexandra Bala
      04/09/2026
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      ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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      Maggio 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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      CAF, COLF E BADANTI

      Badanti e Colf: nel 2029 Saranno 2,2 Milioni in Italia, il 69% Stranieri

      colf e badanti 3 CAF Udine

      Nel 2029, l’Italia conterà oltre 2,2 milioni di lavoratori domestici regolarmente assunti tra colf, badanti e baby sitter. Di questi, il 69% sarà di origine straniera. Lo confermano le proiezioni elaborate da Domina (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico) in collaborazione con il Censis e con Assindatcolf: l’invecchiamento della popolazione italiana, unito alla crescente necessità di assistenza per gli anziani non autosufficienti, sta alimentando una domanda di lavoro domestico che non accenna a diminuire. Questo articolo offre una panoramica completa e aggiornata sul settore: dalle proiezioni demografiche al CCNL colf e badanti 2025, dai contributi INPS alle detrazioni fiscali, fino alle procedure di assunzione e ai servizi del CAF che possono supportare le famiglie datrici di lavoro.

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      Indice dei contenuti

      1. Proiezioni demografiche: 2,2 milioni nel 2029
      2. Chi sono i lavoratori domestici: composizione e nazionalità
      3. CCNL Colf e Badanti 2025: retribuzioni e livelli contrattuali
      4. Costi per il datore di lavoro: contributi, TFR e tredicesima
      5. Detrazioni fiscali: cosa può detrarre la famiglia
      6. Bonus e agevolazioni per la non autosufficienza
      7. Come assumere una colf o badante: procedura passo per passo
      8. Sfide future: invecchiamento, fabbisogno assistenziale e regolarizzazione
      9. Il CAF ti aiuta: servizi per famiglie datrici di lavoro
      10. Domande Frequenti su Colf e Badanti

      Proiezioni demografiche: 2,2 milioni nel 2029

      Le proiezioni pubblicate da Domina nel Rapporto Annuale sul Lavoro Domestico descrivono un settore in espansione continua. Nel 2023 i lavoratori domestici regolari in Italia erano circa 870.000, ma la stima di chi opera in nero porta il totale reale verso 1,6-1,8 milioni. Con l’aggiornamento più recente elaborato insieme a Censis e IDOS, la previsione per il 2029 fissa la soglia a 2,2 milioni di unità, considerando sia i lavoratori in regola sia una quota di irregolari ancora difficile da eradicare.

      Il motore di questa crescita è strutturale: l’invecchiamento demografico italiano è tra i più accentuati d’Europa. Secondo le proiezioni ISTAT, entro il 2030 gli over 65 supereranno il 25% della popolazione totale, mentre gli over 80 raggiungeranno i 4,7 milioni. Una quota crescente di questi anziani non è autosufficiente e necessita di assistenza continuativa, che le strutture residenziali pubbliche non riescono a coprire da sole. La soluzione prevalente resta quella di assumere una badante a domicilio, spesso convivente.

      In parallelo, la crescita del lavoro femminile e la riduzione delle reti familiari allargate spingono verso una maggiore domanda di collaboratori domestici per le pulizie, la cura dei figli e la gestione della casa. La traiettoria al 2029 si inserisce dunque in un contesto di domanda strutturalmente sostenuta, con un’offerta di lavoro che proviene in larga misura dall’estero.

      Chi sono i lavoratori domestici: composizione e nazionalità

      Il dato che colpisce di più nelle proiezioni al 2029 riguarda la composizione per nazionalità: il 69% dei lavoratori domestici sarà straniero. Questa percentuale, già elevata oggi, è destinata ad aumentare ulteriormente con il previsto incremento del volume occupazionale. Le nazionalità più rappresentate storicamente sono:

      • Ucraina e Moldavia: tradizionalmente la prima nazionalità straniera tra le badanti conviventi, con alta presenza femminile
      • Romania: forte presenza sia nelle funzioni di assistenza agli anziani sia come colf nelle grandi città
      • Filippine: storicamente presenti nel Nord Italia, spesso con alta continuità lavorativa nelle famiglie agiate
      • Ecuador e Perù: significativa presenza nelle aree metropolitane, specialmente a Milano e Roma
      • Sri Lanka e Bangladesh: in crescita soprattutto nella cura di bambini e anziani

      La componente italiana, pari a circa il 31%, tende a concentrarsi nelle funzioni di colf a ore e baby sitter, mentre le badanti conviventi sono quasi interamente composte da lavoratrici straniere. Secondo l’analisi di Assindatcolf, il fenomeno riflette anche una progressiva uscita dal settore delle lavoratrici italiane, che preferiscono impieghi con orari più regolari e minore impatto sulla vita familiare.

      Dal punto di vista di genere, il settore rimane fortemente femminizzato: oltre l’87% dei lavoratori domestici è donna. Il lavoro maschile nel settore, sebbene in crescita, si concentra principalmente nell’assistenza a persone con disabilita gravi e in attivita legate alla manutenzione domestica.

      CCNL Colf e Badanti 2025: retribuzioni e livelli contrattuali

      Il riferimento normativo per il rapporto di lavoro domestico è il CCNL Lavoro Domestico, sottoscritto da Fidaldo-Domina e dalle principali organizzazioni sindacali. Il contratto disciplina retribuzioni, orari, ferie, malattia, preavviso e tutti gli aspetti del rapporto tra datore di lavoro e lavoratore domestico. I livelli contrattuali sono distinti in base alle mansioni svolte e all’autonomia richiesta.

      Di seguito la tabella retributiva mensile aggiornata al 2025 per i lavoratori conviventi (orario pieno, 54 ore settimanali) e non conviventi (25 ore settimanali come riferimento), con i valori minimi stabiliti dal CCNL:

      LivelloMansioniRetribuzione mensile lorda (convivente)Retribuzione mensile lorda (non convivente, 25h/sett.)
      AMansioni elementari (pulizie semplici, commissioni)circa 924 eurocirca 572 euro
      BAssistenza generica anziani/disabili, colf qualificatacirca 981 eurocirca 607 euro
      CBadante qualificata, assistenza specifica, somministrazione farmacicirca 1.046 eurocirca 647 euro
      CSBadante specializzata (es. assistenza a non autosufficienti gravi)circa 1.100 eurocirca 680 euro
      DGovernante, maggiordomo, cuoco con alta qualificazionecirca 1.175 eurocirca 727 euro

      Nota importante: Le retribuzioni indicate sono i minimi contrattuali. I datori di lavoro possono corrispondere importi superiori, ed e prassi comune nelle grandi citta dove la concorrenza per trovare una buona badante spinge verso compensi piu elevati. A Milano e Roma, le retribuzioni effettive per una badante convivente di livello C o CS possono raggiungere i 1.200-1.400 euro mensili netti.

      Il CCNL prevede inoltre il diritto alla tredicesima mensilita (1/12 della retribuzione annua lorda, maturata mensilmente), il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) pari a circa 8,33% della retribuzione annua, e un minimo di 26 giorni lavorativi di ferie all’anno per i lavoratori conviventi (20 giorni per i non conviventi).

      Costi per il datore di lavoro: contributi, TFR e tredicesima

      Assumere una colf o una badante regolarmente comporta costi che vanno ben oltre la sola retribuzione netta. Il datore di lavoro deve versare trimestralmente i contributi INPS, accantonare il TFR e corrispondere la tredicesima a dicembre. Comprendere il costo totale e fondamentale per pianificare correttamente il bilancio familiare.

      I contributi INPS per il lavoro domestico sono calcolati in misura fissa per fascia oraria e non in percentuale sulla retribuzione. Le aliquote aggiornate al 2025 prevedono quattro fasce in base all’orario settimanale contrattuale. Per le lavoratrici non conviventi, le fasce sono le seguenti:

      Orario settimanale contrattualeContributo orario totale (datore + lavoratore)Di cui a carico del datore di lavoro
      Fino a 24 orecirca 1,49 euro/oracirca 1,12 euro/ora
      Da 25 a 30 orecirca 1,17 euro/oracirca 0,88 euro/ora
      Oltre 30 orecirca 1,17 euro/oracirca 0,88 euro/ora
      Conviventi (qualsiasi orario)circa 1,17 euro/oracirca 0,88 euro/ora

      Esempio pratico – Badante convivente (livello C, 54 ore/settimana):

      • Retribuzione mensile netta: circa 1.046 euro (livello C minimo contrattuale)
      • Contributi INPS mensili a carico del datore (circa 234 ore/mese x 0,88 euro): circa 206 euro/mese
      • Quota mensile TFR (8,33% della retribuzione lorda): circa 87 euro/mese
      • Quota mensile tredicesima (1/12 della retribuzione mensile lorda): circa 87 euro/mese
      • Costo mensile totale stimato del datore di lavoro: circa 1.426 euro

      I contributi INPS devono essere versati quattro volte l’anno: entro il 10 gennaio (4° trimestre anno precedente), entro il 10 aprile (1° trimestre), entro il 10 luglio (2° trimestre) ed entro il 10 ottobre (3° trimestre). Per approfondire le scadenze, consulta il nostro articolo sulle scadenze contributi INPS per colf e badanti 2026.

      A partire dal 2026, l’INPS ha eliminato i bollettini cartacei MAV per il pagamento dei contributi del lavoro domestico. Il pagamento avviene esclusivamente tramite il portale INPS online, con modello F24 telematico o tramite delega alla propria banca. Per chi ha difficolta con i servizi digitali, il CAF offre assistenza completa nella gestione delle pratiche. Maggiori dettagli sul nostro articolo sui contributi lavoro domestico senza bollettini 2026.

      Detrazioni fiscali: cosa puo detrarre la famiglia

      Le famiglie che assumono regolarmente una colf o una badante hanno accesso a interessanti detrazioni e deduzioni fiscali, che possono alleggerire sensibilmente il costo effettivo del rapporto di lavoro. E fondamentale conoscerle per ottimizzare la propria dichiarazione dei redditi.

      1. Deduzione dei contributi previdenziali versati all’INPS

      I contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati al datore di lavoro per la quota a suo carico sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 del TUIR). Il limite massimo deducibile e fissato a 1.549,37 euro annui. Questa deduzione si applica sia ai contributi INPS versati per la colf che per la badante, indipendentemente dall’eta o dalla condizione di salute del datore di lavoro.

      Esempio: Se in un anno hai versato 2.100 euro di contributi INPS per la tua badante, potrai dedurre 1.549,37 euro dal tuo reddito imponibile. Con un’aliquota IRPEF del 23% (primo scaglione), il risparmio fiscale effettivo sara di circa 356 euro.

      2. Detrazione del 19% per le spese degli addetti all’assistenza

      Quando la badante e assunta per assistere una persona non autosufficiente (anziano, disabile, malato cronico), le spese per gli addetti all’assistenza personale danno diritto a una detrazione IRPEF del 19% (art. 15, comma 1, lett. i-septies del TUIR). La detrazione si applica su un importo massimo di 2.100 euro annui, per un risparmio fiscale massimo di 399 euro.

      Condizioni per accedere alla detrazione:

      • La persona assistita deve essere non autosufficiente (deve essere documentata la condizione di non autosufficienza, ad esempio tramite invalidita riconosciuta o certificazione medica)
      • Il reddito del nucleo familiare che ha sostenuto la spesa non deve superare i 40.000 euro annui
      • La detrazione puo essere ripartita tra piu familiari se le spese sono sostenute da piu persone
      • Le spese devono essere documentate con ricevuta o bonifico intestato all’assistente familiare

      Attenzione: Le due agevolazioni (deduzione contributi e detrazione 19% spese) si cumulano e sono indipendenti l’una dall’altra. Una famiglia puo beneficiare di entrambe contemporaneamente, massimizzando il risparmio fiscale complessivo.

      Per inserire correttamente queste detrazioni nella tua dichiarazione dei redditi 730, il CAF Centro Fiscale offre assistenza dedicata per le famiglie datrici di lavoro domestico.

      Bonus e agevolazioni per la non autosufficienza

      Oltre alle detrazioni IRPEF ordinarie, le famiglie con anziani o disabili a carico possono accedere a ulteriori misure di sostegno economico. Il panorama delle agevolazioni per la non autosufficienza e articolato e richiede una valutazione attenta della situazione specifica.

      Indennita di accompagnamento INPS

      L’indennita di accompagnamento (L. 18/1980) e la prestazione piu rilevante per i non autosufficienti. Viene erogata dall’INPS a favore dei soggetti con invalidita totale (100%) e incapacita di deambulare autonomamente o di compiere gli atti quotidiani della vita. L’importo 2025 e di 531,76 euro mensili (per 12 mesi, quindi 6.381,12 euro annui). Non ha limiti di reddito e non e tassata.

      Assegno di cura regionale (Regione FVG)

      La Regione Friuli Venezia Giulia prevede specifici contributi regionali per il sostegno alle famiglie che assistono anziani non autosufficienti a domicilio. L’assegno di cura regionale e erogato dalla propria ASS di competenza e puo integrare l’indennita di accompagnamento INPS. L’importo varia in base alla valutazione del bisogno assistenziale e alla condizione ISEE del nucleo familiare. Per aggiornamenti specifici sulla situazione del Friuli Venezia Giulia, contatta il CAF Centro Fiscale o il tuo medico di medicina generale.

      Bonus Badante 1.200 euro INPS

      A partire dal 2024, l’INPS ha introdotto un bonus una tantum per le famiglie che assumono regolarmente un lavoratore domestico addetto all’assistenza di anziani non autosufficienti. Il bonus, pari a 1.200 euro, e soggetto a specifici requisiti di ISEE e al rispetto delle condizioni contrattuali. Per una guida dettagliata e aggiornata, consulta il nostro articolo dedicato: Bonus Colf e Badanti 1.200 Euro 2026.

      Come assumere una colf o badante: procedura passo per passo

      Assumere regolarmente una colf, una badante o una baby sitter protegge sia il lavoratore sia la famiglia da rischi legali e contributivi. Il lavoro in nero espone il datore di lavoro a sanzioni anche molto pesanti (fino al pagamento retroattivo di tutti i contributi non versati, maggiorati di interessi e sanzioni). Ecco la procedura corretta da seguire.

      Step 1: Accordo e redazione del contratto individuale

      Prima dell’inizio del rapporto di lavoro, datore e lavoratore devono concordare: mansioni specifiche (livello contrattuale), orario di lavoro settimanale, eventuale convivenza, retribuzione mensile (non inferiore ai minimi CCNL), modalita di pagamento e periodo di prova (non superiore a 30 giorni lavorativi per i conviventi, a 8 giorni per i non conviventi). Il contratto individuale, anche se non obbligatorio per legge in forma scritta, e fortemente consigliato.

      Step 2: Comunicazione preventiva all’INPS (obbligatoria entro le ore 24 del giorno precedente l’inizio)

      La comunicazione del rapporto di lavoro domestico all’INPS e obbligatoria e deve essere effettuata entro le ore 24 del giorno precedente all’inizio del rapporto (o entro le ore 24 del venerdi se il rapporto inizia di sabato o domenica). La comunicazione avviene tramite:

      • Portale INPS (myINPS con SPID, CIE o CNS): servizio gratuito direttamente accessibile online
      • Contact center INPS: al numero 803.164 (gratuito da rete fissa) o 06.164.164 (da cellulare, a tariffazione normale)
      • CAF o patronato: puo effettuare la comunicazione per conto del datore di lavoro

      La comunicazione sostituisce, per il lavoro domestico, il modello UNILAV che gli altri datori di lavoro inviano al Centro per l’Impiego. E fondamentale non dimenticarsene: le sanzioni per mancata comunicazione possono essere severe.

      Step 3: Calcolo e versamento dei contributi INPS

      Una volta avviato il rapporto, il datore di lavoro deve versare i contributi INPS trimestralmente utilizzando il codice fiscale del lavoratore e il codice rapporto di lavoro domestico assegnato dall’INPS in fase di comunicazione. Il versamento avviene tramite modello F24, con le scadenze trimestrali indicate sopra.

      Step 4: Libretto famiglia (per prestazioni occasionali)

      Per le prestazioni di lavoro domestico di carattere occasionale (pulizie una tantum, babysitting saltuario), esiste uno strumento alternativo al contratto CCNL: il Libretto Famiglia INPS. Consente di retribuire prestatori di lavoro occasionale con un compenso minimo di 9 euro/ora (lordi), con contribuzione semplificata gestita direttamente dall’INPS tramite portale. Il limite massimo per singolo committente e di 5.000 euro annui. Il Libretto Famiglia non e adatto per rapporti continuativi: in quel caso e obbligatorio il contratto CCNL con comunicazione INPS.

      Sfide future: invecchiamento, fabbisogno assistenziale e regolarizzazione

      Le proiezioni demografiche al 2029 non riguardano solo i numeri, ma sollevano interrogativi di sistema che il Paese dovra affrontare con urgenza. Il settore del lavoro domestico e al centro di tre grandi sfide strutturali.

      Il gap tra domanda e offerta di lavoro regolare

      La crescita della domanda di assistenti familiari non e accompagnata da un equivalente aumento dell’offerta di lavoro regolare. Il lavoro irregolare nel settore domestico, pur in diminuzione rispetto al picco degli anni 2000, rimane significativo: secondo le stime piu recenti, circa il 40-50% dei rapporti di lavoro domestico e ancora privo di regolare contratto. Questo crea un doppio problema: i lavoratori non hanno tutele previdenziali e sanitarie, e i datori di lavoro si espongono a rischi legali rilevanti.

      L’invecchiamento della forza lavoro assistenziale

      Non solo gli anziani italiani invecchiano: anche le badanti invecchiano. Molte delle lavoratrici straniere arrivate in Italia negli anni 2000-2010 si avvicinano oggi all’eta pensionabile o hanno gia maturato il diritto alla pensione italiana o del Paese di origine. Questo determina un turnover crescente nel settore e la necessita di nuove politiche di ingresso regolare per lavoratrici dall’estero. Le organizzazioni di settore (Domina, Assindatcolf) chiedono da tempo una revisione delle quote di ingresso per i lavoratori domestici nei decreti flussi, attualmente ritenute insufficienti rispetto alla domanda.

      Il welfare pubblico non basta: il ruolo cruciale della famiglia

      I posti disponibili nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) pubbliche e convenzionate non sono sufficienti a coprire il fabbisogno degli anziani non autosufficienti, ne lo saranno nel 2029. Le rette delle RSA private, che si aggirano mediamente tra i 2.000 e i 3.500 euro mensili, sono inaccessibili per la maggior parte delle famiglie italiane. La badante a domicilio, pur costosa, resta spesso l’unica alternativa praticabile. Il Governo ha avviato una discussione sulla riforma del sistema di Long Term Care (assistenza a lungo termine), ma i tempi di attuazione rischiano di essere lunghi rispetto all’urgenza demografica.

      Il CAF ti aiuta: servizi per famiglie datrici di lavoro

      Gestire correttamente un rapporto di lavoro domestico richiede attenzione alle scadenze contributive, ai documenti necessari e alle opportunita di risparmio fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo e personalizzato per le famiglie che assumono colf e badanti:

      • Assistenza nella comunicazione di inizio rapporto all’INPS: ti guidiamo nella procedura online o la effettuiamo direttamente per tuo conto
      • Calcolo e verifica dei contributi trimestrali: controlliamo gli importi dovuti e ti indichiamo come e quando pagarli
      • Elaborazione dei cedolini paga mensili: preparazione della busta paga della tua colf o badante nel rispetto del CCNL
      • Dichiarazione dei redditi 730: inseriamo correttamente le detrazioni fiscali per contributi e spese di assistenza, massimizzando il risparmio IRPEF
      • Calcolo del TFR e della tredicesima: ti aiutiamo a pianificare le erogazioni di fine anno
      • Pratiche per bonus e agevolazioni: verifichiamo l’accesso al Bonus Badante 1.200 euro e ad altre misure regionali
      • Gestione dei contributi non versati: se hai posizioni debitorie INPS, ti supportiamo nella regolarizzazione (vedi il nostro articolo sui contributi colf non versati)
      • Consulenza su licenziamento e cessazione del rapporto: guidiamo le famiglie nella procedura corretta, evitando contestazioni e vertenze (guida completa: lettera di licenziamento colf e badante)

      Puoi anche approfondire i temi legati all’ISEE (necessario per alcune agevolazioni), al 730 e alla dichiarazione dei redditi, o informarti sulla NASPI nel caso in cui la tua colf o badante perda il lavoro.

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      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione contratto colf e badanti: assunzione, busta paga, contributi INPS, ferie e TFR. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti su Colf e Badanti

      Quanto costerebbe avere una badante convivente nel 2025?

      Il costo mensile totale per il datore di lavoro di una badante convivente di livello C (il piu comune per l’assistenza agli anziani non autosufficienti) e stimabile in circa 1.400-1.500 euro, comprensivi di retribuzione netta (circa 1.046 euro ai minimi contrattuali), contributi INPS mensili (circa 200 euro a carico del datore), quota mensile TFR (circa 87 euro) e quota mensile tredicesima (circa 87 euro). Le retribuzioni effettive nelle grandi citta sono spesso superiori ai minimi contrattuali.

      Quanti giorni di preavviso devo dare alla mia colf se la licenzio?

      I termini di preavviso per il licenziamento dipendono dall’anzianita di servizio e dal tipo di rapporto (convivente o non convivente). Per i lavoratori non conviventi con meno di 5 anni di servizio, il preavviso e di 8 giorni di calendario. Con anzianita superiore, il preavviso sale fino a 15 giorni. Per i lavoratori conviventi, i termini sono piu lunghi. In caso di mancato preavviso, occorre corrispondere la relativa indennita sostitutiva. Per la procedura completa consulta la nostra guida sulla lettera di licenziamento colf e badante.

      Posso detrarre il costo della badante nel 730?

      Si, in due modi distinti: 1) I contributi previdenziali INPS versati come datore di lavoro sono DEDUCIBILI dal reddito complessivo fino a un massimo di 1.549,37 euro annui (deduzione, non detrazione). 2) Se la badante assiste una persona non autosufficiente, le spese per l’assistenza personale danno diritto a una DETRAZIONE IRPEF del 19% su un massimo di 2.100 euro annui, con reddito del contribuente non superiore a 40.000 euro. Le due agevolazioni sono cumulabili.

      Come si comunicano all’INPS l’assunzione di una colf o badante?

      La comunicazione all’INPS e obbligatoria e va effettuata PRIMA dell’inizio del rapporto di lavoro (entro le ore 24 del giorno precedente). Puo avvenire tramite il portale INPS online con SPID o CIE, tramite il Contact Center INPS al numero 803.164 (gratuito da rete fissa), o tramite CAF o patronato. Questa comunicazione sostituisce il modello UNILAV previsto per gli altri datori di lavoro e attribuisce un codice univoco al rapporto di lavoro domestico.

      Cosa succede se non verso i contributi INPS della badante?

      I contributi INPS non versati generano un debito previdenziale che l’INPS puo recuperare anche dopo anni, maggiorato di interessi e sanzioni civili. Le sanzioni possono andare dal 5% al 30% dei contributi non versati, a seconda del ritardo. In caso di ispezione, il datore di lavoro rischia sanzioni amministrative anche molto pesanti. E sempre consigliabile regolarizzare al piu presto eventuali posizioni irregolari, eventualmente tramite il CAF che puo assistere nella procedura.


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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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        Maggio 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-11 11:47:162026-05-31 17:54:01Badanti e Colf: nel 2029 Saranno 2,2 Milioni in Italia, il 69% Stranieri
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        Dal 1° gennaio 2026 i versamenti volontari INPS possono essere effettuati esclusivamente online: addio definitivo ai bollettini postali cartacei e al modello F24 presso gli sportelli fisici. La novità, introdotta con il Messaggio INPS n. 4050 del 19 dicembre 2025, rappresenta un cambiamento sostanziale per tutti i lavoratori che usano la contribuzione volontaria per colmare i buchi contributivi e raggiungere i requisiti pensionistici. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi può versare volontariamente, come fare domanda di autorizzazione, gli importi e le aliquote 2026, le scadenze trimestrali e i canali digitali da utilizzare.

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        Indice dei contenuti

        1. Cosa sono i versamenti volontari INPS
        2. Novità 2026: pagamento esclusivamente online
        3. Chi può versare volontariamente: requisiti e categorie
        4. Come fare la domanda di autorizzazione INPS
        5. Come eseguire i versamenti online dal 2026
        6. Importi e aliquote 2026 per gestione
        7. Scadenze trimestrali: quando pagare
        8. Vantaggi e svantaggi dei contributi volontari
        9. Differenze con riscatto, pace contributiva e ricongiunzione
        10. Errori da evitare
        11. Domande frequenti

        Cosa sono i versamenti volontari INPS

        I versamenti volontari INPS (denominati anche contributi volontari) sono contributi previdenziali che il lavoratore paga autonomamente, di propria iniziativa, per coprire periodi in cui non ha svolto attività lavorativa e quindi non ha maturato contribuzione obbligatoria. Si tratta di uno strumento pensionistico fondamentale per chi ha avuto interruzioni di carriera, periodi di disoccupazione, lavoro part-time o attività non coperte da contribuzione INPS.

        L'obiettivo principale è raggiungere il numero di anni contributivi necessari per accedere alla pensione oppure aumentare l'importo dell'assegno pensionistico. I contributi volontari confluiscono nella gestione previdenziale di appartenenza del lavoratore (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, Gestione Separata, Gestione Artigiani e Commercianti) e producono gli stessi effetti dei contributi obbligatori ai fini pensionistici.

        Non si tratta di una soluzione per tutti: per poter versare volontariamente occorre essere stati preventivamente autorizzati dall'INPS e aver maturato una minima anzianità contributiva pregressa. L'autorizzazione ha effetto retroattivo dalla data della domanda e non si prescrive: una volta ottenuta, l'assicurato può versare in qualsiasi momento.

        Novità 2026: pagamento esclusivamente online

        Il cambiamento più significativo del 2026 riguarda le modalità di pagamento. Con il Messaggio INPS n. 4050 del 19 dicembre 2025, l'Istituto ha comunicato che, a partire dal 1° gennaio 2026, i versamenti dei contributi volontari devono essere effettuati esclusivamente attraverso canali telematici. Vengono definitivamente eliminati:

        • Bollettini postali cartacei (modello MAV e bollettino Freccia): non più accettati dagli uffici postali
        • Modello F24 in forma cartacea consegnato presso sportelli bancari o postali senza conto corrente
        • Pagamenti allo sportello INPS in contanti o assegno

        La digitalizzazione forzata del processo rientra nel più ampio piano di modernizzazione dei servizi INPS avviato negli ultimi anni, in linea con le direttive del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con la transizione al digitale della Pubblica Amministrazione. L'INPS ha gradualmente eliminato i canali cartacei per quasi tutti i versamenti contributivi: i versamenti volontari erano uno degli ultimi a non essere stati completamente digitalizzati.

        Cosa cambia nella pratica? Gli assicurati autorizzati ai contributi volontari ricevono ogni trimestre il piano di versamento telematico attraverso il portale MyINPS o via email (se hanno attivato le notifiche). Il pagamento avviene esclusivamente tramite i canali digitali indicati nella sezione dedicata di questo articolo.

        Chi può versare volontariamente: requisiti e categorie

        Non tutti i lavoratori possono accedere ai versamenti volontari INPS. È necessario soddisfare specifici requisiti contributivi minimi che variano in base alla gestione previdenziale di appartenenza. Ecco le categorie ammesse e i requisiti:

        Lavoratori dipendenti (FPLD)

        Per i lavoratori iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, il requisito minimo è di 5 anni di contribuzione effettiva (260 settimane) oppure, per chi non ha raggiunto questo limite, almeno 3 anni di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda. Sono ammessi sia i lavoratori che hanno interrotto temporaneamente il rapporto di lavoro, sia coloro che hanno cessato definitivamente l'attività.

        Lavoratori autonomi (artigiani e commercianti)

        Gli artigiani e i commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS possono richiedere l'autorizzazione ai versamenti volontari dopo aver maturato almeno 5 anni di iscrizione e contribuzione alla gestione di riferimento. L'autorizzazione è necessaria anche per chi ha cessato l'attività autonoma e desidera proseguire la contribuzione.

        Iscritti alla Gestione Separata

        I lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, professionisti senza cassa, lavoratori occasionali) devono aver versato contributi per almeno 5 anni di contribuzione effettiva. La base imponibile per il calcolo dei contributi volontari viene determinata sulla media dei redditi imponibili degli ultimi 12 mesi di attività.

        Casalinghe e casalinghi

        Una categoria spesso trascurata ma importante: anche chi svolge lavoro di cura domestica non retribuito può iscriversi al Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavoro di cura non retribuito (il cosiddetto "fondo casalinghe"), versando contributi volontari a partire da 25,82 euro al mese. Non è richiesta contribuzione pregressa per questa gestione specifica.

        Attenzione: i periodi coperti da versamenti volontari non sono compatibili con periodi di lavoro subordinato o autonomo per i quali vige l'obbligo assicurativo. In altre parole, non puoi versare volontariamente per un periodo in cui hai lavorato e hai già contributi obbligatori.

        Come fare la domanda di autorizzazione INPS

        Prima di poter effettuare qualsiasi versamento, è obbligatorio ottenere l'autorizzazione dall'INPS. Senza autorizzazione preventiva, i versamenti non vengono riconosciuti ai fini pensionistici. Ecco la procedura passo per passo.

        Procedura online (unica modalità dal 2026)

        1. Accedi al portale MyINPS su www.inps.it con SPID, CIE o CNS
        2. Vai alla sezione “Prestazioni e servizi” → “Servizi” → “Contributi volontari”
        3. Seleziona “Domanda di autorizzazione ai versamenti volontari”
        4. Compila il modulo indicando la gestione di appartenenza e i periodi da coprire
        5. Allega la documentazione richiesta (estratto contributivo, eventuale documentazione del periodo da coprire)
        6. Invia la domanda e attendi la comunicazione di accoglimento

        L'INPS esamina la domanda e verifica il possesso dei requisiti. Se l'autorizzazione viene concessa, viene comunicata per iscritto all'assicurato. L'autorizzazione decorre dalla data di presentazione della domanda: è importante presentarla tempestivamente, poiché retroattivamente non potrai coprire periodi antecedenti alla data di protocollo della domanda (con alcune eccezioni per contribuzione figurativa).

        Hai bisogno di assistenza per la domanda di autorizzazione? Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta il patronato per la presentazione della domanda all'INPS, la verifica dei requisiti contributivi e la stima dei vantaggi pensionistici. Contattaci per una consulenza personalizzata.

        Come eseguire i versamenti online dal 2026

        Una volta ottenuta l'autorizzazione, ogni trimestre l'INPS mette a disposizione il piano di versamento telematico con gli importi dovuti. Dal 2026 i canali abilitati per il pagamento sono esclusivamente i seguenti.

        Portale MyINPS

        Il canale principale è il portale MyINPS (myinps.inps.it). Dopo l'accesso con SPID, CIE o CNS, nella sezione “Contributi volontari” → “Paga contributi volontari” trovi i bollettini trimestrali precompilati con gli importi esatti. Il pagamento avviene direttamente online tramite:

        • Carta di credito/debito (Visa, Mastercard, Maestro)
        • Bonifico bancario online
        • PagoPA (il sistema unificato di pagamento alla PA)

        App IO

        La app IO (il wallet digitale del cittadino per i servizi pubblici) consente di ricevere notifiche di scadenza e pagare i contributi volontari INPS direttamente dallo smartphone. Nella sezione “Pagamenti” dell'app trovi i bollettini INPS e puoi saldarli con carta o con il saldo prepagato dell'app. È il metodo più comodo per chi vuole gestire tutto da mobile.

        PagoPA (canale bancario online)

        In alternativa, puoi pagare tramite PagoPA attraverso il home banking della tua banca o posta, inserendo il codice di avviso che trovi nel piano di versamento. Quasi tutte le banche italiane supportano PagoPA: cerca la voce “Pagamenti PA” o “PagoPA” nell'area pagamenti del tuo internet banking. Anche Poste Italiane supporta il pagamento PagoPA tramite app BancoPosta o sito postepay.it.

        Modello F24 online (ancora ammesso)

        Il modello F24 rimane valido, ma solo nella versione telematica: tramite i servizi dell'Agenzia delle Entrate (F24 Web su Entratel/Fiscoline) oppure attraverso il proprio istituto bancario tramite home banking. Il codice tributo da utilizzare varia in base alla gestione di appartenenza. L'F24 cartaceo consegnato allo sportello è invece definitivamente abolito per questi versamenti dal 2026.

        Cosa fare se non si è pratici di strumenti digitali? È possibile delegare un CAF, un patronato o un consulente a effettuare i pagamenti per proprio conto. Il CAF Centro Fiscale fornisce assistenza completa anche per la gestione dei pagamenti telematici dei contributi volontari.

        Importi e aliquote 2026 per gestione

        Il calcolo degli importi dei versamenti volontari 2026 dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza, dalla retribuzione o reddito di riferimento e dall'aliquota contributiva applicabile. Vediamo i dettagli per ciascuna categoria.

        Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD)

        Per i lavoratori dipendenti, la base di calcolo è la retribuzione media settimanale degli ultimi 12 mesi di lavoro retribuito (o degli ultimi 24 mesi se più favorevole). L'aliquota applicata è quella in vigore per i lavoratori dipendenti, pari al 33% della retribuzione imponibile. Tale aliquota, nei contributi obbligatori suddivisa tra datore e lavoratore, viene pagata interamente dall'assicurato nei versamenti volontari.

        La retribuzione settimanale minima per il 2026, che rappresenta la base minima di calcolo, è aggiornata annualmente dall'INPS in base alla variazione del costo della vita. Per il 2026 la retribuzione convenzionale minima giornaliera è fissata in circa 51,83 euro (aggiornamento con circolare INPS inizio anno).

        Gestione Artigiani

        Per gli artigiani, i contributi volontari si calcolano applicando le stesse aliquote dei contributi obbligatori al reddito medio degli ultimi 12 mesi di attività. Le aliquote 2026 per la Gestione Artigiani sono:

        • 24% del reddito imponibile (quota IVS – Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) per i titolari
        • Aliquota aggiuntiva dello 0,48% per la maternità e malattia
        • Minimale 2026: circa 3.983 euro trimestrali (contributo fisso sul minimale di reddito)

        Gestione Commercianti

        Per i commercianti, le aliquote 2026 sono lievemente superiori:

        • 24,48% del reddito imponibile (quota IVS) per i titolari
        • Aliquota aggiuntiva dello 0,48% per malattia
        • Minimale 2026: circa 4.054 euro trimestrali

        Gestione Separata

        Per gli iscritti alla Gestione Separata, l'aliquota per i versamenti volontari è quella applicata ai collaboratori e professionisti senza altra previdenza obbligatoria. Per il 2026 l'aliquota è del 26,23% (comprensiva di aliquota DIS-COLL e maternità). La base imponibile è la media dei redditi da lavoro degli ultimi 12 mesi di contribuzione effettiva.

        Tabella riepilogativa delle aliquote 2026:

        Gestione INPSAliquota IVS 2026Base di calcolo
        Lavoratori dipendenti (FPLD)33%Retribuzione media settimanale ultimi 12/24 mesi
        Artigiani24%Reddito medio ultimi 12 mesi
        Commercianti24,48%Reddito medio ultimi 12 mesi
        Gestione Separata26,23%Media redditi ultimi 12 mesi di contribuzione
        Fondo casalingheFissoDa 25,82 a 51,65 euro al mese

        Scadenze trimestrali: quando pagare

        I versamenti volontari INPS hanno cadenza trimestrale. Ogni trimestre è riferito a un periodo specifico dell'anno e deve essere pagato entro una data precisa. Il rispetto delle scadenze è fondamentale: i versamenti effettuati fuori termine non vengono riconosciuti per i periodi corrispondenti.

        Trimestre di riferimentoScadenza di pagamento
        1° trimestre (gennaio-marzo)Entro il 30 giugno
        2° trimestre (aprile-giugno)Entro il 30 settembre
        3° trimestre (luglio-settembre)Entro il 31 dicembre
        4° trimestre (ottobre-dicembre)Entro il 31 marzo dell'anno successivo

        In sintesi, ogni versamento va effettuato entro il terzo mese successivo alla fine del trimestre di riferimento. Esempio pratico: il contributo per il primo trimestre 2026 (gennaio-marzo 2026) deve essere pagato entro il 30 giugno 2026.

        Versamenti tardivi o parziali: se si salta un trimestre, non è possibile recuperarlo versando in un trimestre successivo. L'INPS valuta la continuità dei versamenti: periodi non coperti rimangono scoperti e non contribuiscono al maturare del diritto pensionistico. Tuttavia, non esiste un obbligo di versare ogni trimestre: l'autorizzazione non decade se si salta un periodo, ma ovviamente quel trimestre non sarà coperto contributivamente.

        Vantaggi e svantaggi dei contributi volontari

        Prima di decidere se conviene avviare i versamenti volontari INPS, è utile fare una valutazione costi-benefici onesta. Non sempre è la scelta più conveniente: dipende da età, situazione lavorativa, reddito e obiettivi pensionistici.

        Vantaggi

        • Copertura dei buchi contributivi: permette di raggiungere i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata colmando anni di contribuzione mancanti
        • Aumento dell'assegno pensionistico: più contributi equivalgono a una pensione più alta nel sistema contributivo
        • Deducibilità fiscale IRPEF: i contributi volontari versati all'INPS sono integralmente deducibili dal reddito imponibile IRPEF (art. 10, comma 1, lett. e) del TUIR). Ogni euro versato riduce l'imponibile fiscale, con un risparmio proporzionale alla tua aliquota marginale IRPEF
        • Nessun vincolo di versamento continuo: puoi saltare trimestri senza perdere l'autorizzazione
        • Cumulabilità con la NASPI: in molti casi compatibile con l'indennità di disoccupazione (verifica caso per caso con il CAF)

        Svantaggi

        • Costo elevato: soprattutto per i dipendenti (aliquota 33%), il costo per coprire un anno intero può superare i 10.000 euro, a seconda della retribuzione di riferimento
        • Rendimento incerto: nel sistema contributivo il valore della pensione dipende dai coefficienti di trasformazione e dall'età di pensionamento. Versare oggi non garantisce un ritorno proporzionale
        • Non recupera periodi antecedenti la domanda: l'autorizzazione vale dalla data di presentazione, non può coprire periodi già passati
        • Alternativa al riscatto più costosa per alcuni periodi: per la laurea o il servizio militare, il riscatto agevolato può essere più conveniente
        • Digitalizzazione obbligatoria dal 2026: serve SPID o CIE attivo, o appoggiarsi a un intermediario abilitato

        Consiglio del CAF: prima di avviare i versamenti volontari, è fondamentale richiedere all'INPS il proprio estratto contributivo aggiornato e farsi fare una simulazione pensionistica. In questo modo potrai valutare quanti anni mancano, quanto costerebbe la contribuzione volontaria e se alternative come la pensione anticipata siano più adatte alla tua situazione.

        Differenze con riscatto, pace contributiva e ricongiunzione

        I versamenti volontari non sono l'unico strumento per integrare la contribuzione previdenziale. È importante conoscere le differenze con gli altri istituti disponibili, per scegliere quello più adatto alla propria situazione.

        Riscatto dei periodi

        Il riscatto permette di far valere ai fini pensionistici periodi che non sono coperti da contribuzione obbligatoria ma che sono stati ufficialmente riconosciuti (es. anni di laurea, servizio militare, anni di aspettativa non retribuita). A differenza dei versamenti volontari:

        • Il riscatto riguarda periodi specifici e predefiniti, non periodi generici
        • Il costo del riscatto si calcola sulla retribuzione attuale moltiplicata per l'aliquota e gli anni da riscattare
        • Il riscatto della laurea ha una versione agevolata con aliquota ridotta per chi è nel sistema contributivo puro
        • È possibile rateizzare il pagamento del riscatto fino a 10 anni senza interessi

        Pace contributiva (riscatto agevolato dei periodi vuoti)

        La pace contributiva consente di riscattare, con un costo agevolato, i periodi di vuoto contributivo compresi tra il 1° gennaio 1996 e il 31 dicembre 2023, fino a un massimo di 5 anni. A differenza dei versamenti volontari:

        • Si possono coprire periodi già passati (retroattività totale fino a 5 anni, nel limite temporale previsto)
        • Il costo è calcolato con l'aliquota della gestione moltiplicata per il reddito dell'anno precedente
        • È detraibile al 50% dall'IRPEF (non deducibile, a differenza dei versamenti volontari)
        • Non richiede la stessa anzianità contributiva minima dei versamenti volontari

        Ricongiunzione

        La ricongiunzione è uno strumento per unificare contributi versati in diverse gestioni previdenziali (es. hai lavorato come dipendente e poi come autonomo, oppure hai contributi in una cassa professionale e nell'INPS). La ricongiunzione trasferisce tutti i contributi in un'unica gestione:

        • Può essere onerosa (a pagamento) o gratuita a seconda dei casi
        • Non aggiunge contributi: sposta quelli già esistenti da una gestione all'altra
        • È alternativa al cumulo contributivo gratuito (legge Fornero) che in molti casi è più conveniente

        In estrema sintesi: i versamenti volontari coprono periodi futuri e vuoti recenti; il riscatto e la pace contributiva coprono periodi passati specifici; la ricongiunzione consolida contributi già esistenti. Spesso la strategia ottimale combina più strumenti. Affidati al CAF Centro Fiscale per una valutazione complessiva della tua posizione previdenziale, anche in vista della dichiarazione dei redditi 730 dove potrai dedurre i contributi versati.

        Errori da evitare con i versamenti volontari INPS

        Dalla nostra esperienza come CAF e patronato, ecco gli errori più frequenti che i lavoratori commettono nella gestione dei versamenti volontari INPS:

        1. Versare senza autorizzazione: i contributi versati prima di ottenere l'autorizzazione INPS non vengono riconosciuti. Presentate sempre prima la domanda
        2. Confondere la data di decorrenza: l'autorizzazione vale dalla data di presentazione della domanda, non da quando si inizia a versare. Ogni giorno di ritardo nella domanda è un periodo coperto in meno
        3. Versare per periodi già coperti da contribuzione obbligatoria: il versamento verrebbe rimborsato ma senza interessi, con perdita di tempo e burocrazia
        4. Non verificare la prescrizione dei periodi: in alcuni casi i periodi possono essere già prescritti (10 anni per le gestioni autonome)
        5. Dal 2026: tentare di pagare con bollettini cartacei: il pagamento non sarà accettato. Assicurati di avere SPID o CIE attivi prima delle scadenze trimestrali
        6. Non portare in deduzione i contributi volontari: molti dimenticano di indicarli nella dichiarazione dei redditi 730. Si perde un risparmio fiscale IRPEF importante
        7. Non fare una simulazione pensionistica prima: versare per anni scoprendo poi che non conviene è uno spreco di risorse. Richiedi prima una consulenza al CAF Centro Fiscale

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        Domande Frequenti sui Versamenti Volontari INPS

        Dal 2026 come si pagano i versamenti volontari INPS?

        Dal 1 gennaio 2026 i versamenti volontari INPS si pagano esclusivamente online: tramite il portale MyINPS, l’app IO, il sistema PagoPA attraverso la propria banca online, oppure con modello F24 telematico. I bollettini postali cartacei e il modello F24 cartaceo agli sportelli non sono piu accettati. La modifica e stata introdotta con il Messaggio INPS n. 4050 del 19 dicembre 2025.

        Quanti anni di contributi servono per l’autorizzazione ai versamenti volontari?

        Per i lavoratori dipendenti (FPLD) servono almeno 5 anni di contribuzione effettiva (260 settimane), oppure almeno 3 anni nel quinquennio precedente la domanda. Per gli autonomi (artigiani e commercianti) servono 5 anni di iscrizione e contribuzione alla gestione. Per la Gestione Separata sono richiesti 5 anni di contribuzione effettiva.

        I versamenti volontari INPS sono deducibili dal reddito?

        Si, i contributi volontari versati all’INPS sono integralmente deducibili dal reddito imponibile IRPEF ai sensi dell’art. 10 del TUIR. Vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF) nel quadro degli oneri deducibili. Il risparmio fiscale e proporzionale all’aliquota marginale IRPEF del contribuente.

        Cosa succede se salto il pagamento di un trimestre?

        L’autorizzazione rimane valida a tempo indeterminato. Semplicemente quel trimestre non sara coperto da contribuzione e non contribuira alla maturazione del diritto pensionistico. Non e possibile recuperare il trimestre saltato versando importi maggiori in seguito. L’autorizzazione non decade per omissione di versamenti.

        Qual e la differenza tra versamenti volontari e riscatto della laurea?

        I versamenti volontari coprono periodi di vuoto contributivo dalla data di autorizzazione in poi. Il riscatto della laurea permette di far valere gli anni di studio universitario come contribuzione, indipendentemente da quando si e conseguita. Il riscatto agevolato della laurea ha un costo ridotto per chi e nel sistema contributivo puro ed e rateizzabile. I due strumenti sono complementari, non alternativi.


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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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          Maggio 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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          Dal 1° gennaio 2026, i versamenti volontari INPS si possono effettuare esclusivamente online, tramite il portale istituzionale dell’INPS o attraverso i canali telematici autorizzati. Questa novità — introdotta per semplificare e digitalizzare le procedure contributive — riguarda tutti i lavoratori che hanno ottenuto l’autorizzazione ai contributi volontari e intendono continuare a versare per maturare il diritto alla pensione o per incrementare l’importo dell’assegno previdenziale. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che devi sapere: chi può fare i versamenti volontari, come funziona la nuova procedura online, quali importi si versano nel 2026 e cosa succede se si saltano le scadenze.

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          Indice dei contenuti

          1. Cosa sono i versamenti volontari INPS
          2. Chi può fare versamenti volontari INPS
          3. La novità 2026: solo procedura online
          4. Come eseguire i versamenti online: guida pratica
          5. Importi dei versamenti volontari 2026
          6. Scadenze e termini di versamento
          7. Come richiedere l’autorizzazione ai contributi volontari
          8. Effetti dei versamenti volontari sulla pensione
          9. Casi pratici e simulazioni
          10. Domande frequenti

          Cosa sono i versamenti volontari INPS

          I versamenti volontari INPS sono contributi previdenziali che il lavoratore versa spontaneamente — ovvero non per obbligo di legge — all’INPS al fine di colmare periodi scoperti di contribuzione, raggiungere i requisiti minimi per la pensione o aumentare l’importo dell’assegno pensionistico futuro. Si tratta di uno strumento fondamentale per chi ha interruzioni nella carriera lavorativa: periodi di disoccupazione, lavoro in nero, lavoro all’estero non coperto da convenzioni bilaterali, maternità non coperta, periodi di studio, oppure semplicemente lacune contributive dovute a lavori saltuari o atipici.

          I contributi volontari si distinguono da altre forme di copertura contributiva come il riscatto della laurea (che copre gli anni di studio universitario), la ricongiunzione contributiva (che unisce contributi versati in diverse gestioni INPS o casse previdenziali) e la rendita vitalizia per lavoro prestato in età minore. I versamenti volontari riguardano invece periodi di mancata occupazione o contribuzione, e devono essere preceduti da una formale autorizzazione rilasciata dall’INPS.

          Il meccanismo è semplice: una volta ottenuta l’autorizzazione, il lavoratore versa periodicamente dei contributi calcolati sulla propria media retributiva degli ultimi anni di lavoro. Questi contributi vengono accreditati sul conto previdenziale individuale e concorrono al calcolo della pensione esattamente come i contributi obbligatori versati durante l’attività lavorativa.

          Chi può fare versamenti volontari INPS

          Non tutti i lavoratori possono accedere ai versamenti volontari INPS. La normativa prevede requisiti specifici che devono essere verificati prima di presentare la domanda di autorizzazione. In linea generale, possono richiedere l’autorizzazione ai contributi volontari:

          • Lavoratori dipendenti che hanno cessato o interrotto il rapporto di lavoro e che abbiano maturato almeno 5 anni di contributi (260 settimane) oppure, in alternativa, almeno 3 anni di contribuzione (156 settimane) negli ultimi 5 anni precedenti la domanda
          • Lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti che abbiano almeno 3 anni di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda
          • Lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, professionisti senza cassa, ecc.) con almeno 5 anni di contribuzione accumulati
          • Agricoltori e lavoratori del settore agricolo con requisiti contributivi specifici per la loro gestione
          • Soggetti con periodi di contribuzione mista, ovvero distribuita su più gestioni INPS, che abbiano complessivamente i requisiti minimi richiesti

          Esistono però dei casi di esclusione: non possono fare versamenti volontari coloro che sono già pensionati (salvo eccezioni per chi percepisce assegni di invalidità), chi ha già raggiunto i requisiti minimi per la pensione senza aver ancora fatto domanda, e chi risulta ancora occupato con rapporto di lavoro obbligatoriamente assicurato. Anche la Gestione Separata ha regole particolari: i versamenti volontari sono ammessi ma il calcolo degli importi segue modalità diverse rispetto alla gestione ordinaria.

          Attenzione: il requisito dei 5 anni di contributi (o dei 3 anni nel quinquennio) deve essere verificato con cura prima di presentare domanda. Un errore nella valutazione del requisito porta al rigetto della domanda e alla perdita di tempo prezioso. Per questo motivo, è sempre consigliabile rivolgersi a un patronato o CAF per una verifica preliminare gratuita dell’estratto contributivo.

          La novità 2026: solo procedura online

          La novità più rilevante del 2026 riguarda le modalità di pagamento dei versamenti volontari INPS. A partire dal 1° gennaio 2026, l’INPS ha disposto che i contributi volontari possano essere versati esclusivamente tramite canali digitali, eliminando definitivamente la possibilità di pagamento allo sportello fisico degli uffici INPS o presso le sedi postali con il bollettino MAV cartaceo tradizionale.

          Questa decisione si inquadra nel più ampio processo di digitalizzazione dei servizi previdenziali avviato dall’INPS negli ultimi anni, accelerato dalle linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che prevede la progressiva migrazione di tutti i servizi pubblici verso piattaforme digitali. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi di lavorazione, eliminare errori di registrazione e rendere più tracciabile il flusso dei contributi versati.

          In concreto, dal 2026 i canali ammessi per il pagamento dei versamenti volontari INPS sono:

          • Portale MyINPS (myinps.inps.it) con accesso tramite SPID, CIE o CNS, utilizzando il servizio di pagamento integrato con pagoPA
          • App INPS Mobile disponibile per iOS e Android, con le stesse funzionalità del portale web
          • Intermediari abilitati: CAF, patronati, consulenti del lavoro, che possono effettuare il pagamento per conto del contribuente tramite i propri sistemi gestionali
          • Banche e istituti di pagamento abilitati al circuito pagoPA, con il codice avviso generato dal sistema INPS
          • Poste Italiane online (portale BancoPosta o app) con il codice pagoPA, ma NON più allo sportello fisico con bollettino cartaceo

          La modifica è stata comunicata dall’INPS con la circolare operativa di fine 2025 e ha effetto su tutti i nuovi versamenti a partire dal 2026. I versamenti effettuati con le vecchie modalità (bollettino MAV cartaceo, versamento diretto allo sportello) non saranno più accettati e potrebbero non essere correttamente imputati al conto previdenziale del contribuente.

          Come eseguire i versamenti online: guida pratica

          Eseguire i versamenti volontari INPS online non è difficile, ma richiede di avere a disposizione gli strumenti giusti e di seguire la procedura corretta. Di seguito trovi una guida passo passo per effettuare il pagamento in autonomia tramite il portale INPS.

          Passaggio 1: accedi a MyINPS con identità digitale

          Il primo requisito è disporre di un’identità digitale per accedere al portale INPS. Le credenziali accettate sono:

          • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) di livello 2 o superiore — è la modalità più diffusa e può essere ottenuto gratuitamente presso provider accreditati come Poste Italiane, Aruba, TIM, ecc.
          • CIE (Carta d’Identità Elettronica) con PIN e lettore NFC — disponibile per chi ha già rinnovato la carta d’identità in formato digitale
          • CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o smart card rilasciata da enti abilitati

          Se non disponi ancora di SPID, puoi ottenerlo gratuitamente recandoti presso un ufficio postale, un CAF abilitato o direttamente online tramite riconoscimento video. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per l’attivazione dello SPID.

          Passaggio 2: trova il servizio “Contributi volontari”

          Una volta effettuato l’accesso a MyINPS, devi navigare verso la sezione dedicata ai contributi volontari. Il percorso è:

          1. Accedi a myinps.inps.it con le tue credenziali SPID/CIE/CNS
          2. Dal menu principale, seleziona “Pensione e previdenza”
          3. Cerca la voce “Versamenti volontari” o usa la barra di ricerca interna con il termine “contributi volontari”
          4. Nella sezione dedicata, troverai il tuo fascicolo previdenziale con lo storico dei versamenti e la possibilità di generare nuovi avvisi di pagamento

          Passaggio 3: genera l’avviso pagoPA

          Il cuore del nuovo sistema è la generazione dell’avviso pagoPA. Il portale INPS ti mostra i periodi contributivi da coprire e l’importo corrispondente a ciascun trimestre. Puoi scegliere:

          • Versamento trimestrale: il sistema genera un avviso per ogni trimestre (modalità standard per lavoratori dipendenti)
          • Versamento mensile: possibile per alcune gestioni (Artigiani, Commercianti)
          • Versamento cumulativo: per coprire più periodi arretrati in una sola transazione (soggetto a limiti temporali)

          Dopo aver selezionato il periodo da coprire, il sistema genera un codice avviso pagoPA con numero IUV (Identificativo Univoco Versamento). Questo codice è fondamentale: non perderlo, perché serve per effettuare il pagamento e per verificarne il buon esito.

          Passaggio 4: effettua il pagamento

          Con il codice avviso pagoPA in mano, puoi pagare attraverso diversi canali:

          • Direttamente sul portale INPS: clic su “Paga ora” e seleziona il metodo di pagamento tra carta di credito/debito, bonifico bancario, o wallet digitale
          • Portale della tua banca: accedi all’homebanking e cerca la funzione “Paga pagoPA” o “F24/pagoPA”, inserisci il codice avviso
          • App Poste Italiane o portale BancoPosta: usa la funzione “Pagamenti” e inserisci il codice pagoPA
          • Tabaccherie e ricevitorie abilitate al circuito Sisal/Lottomatica/MOONEY che supportano pagoPA
          • ATM bancari di banche convenzionate con il circuito pagoPA

          Al termine del pagamento riceverai una ricevuta telematica che costituisce prova dell’avvenuto versamento. Conservala per eventuali verifiche future. Il pagamento viene normalmente registrato sul conto previdenziale entro 2-5 giorni lavorativi.

          Importi dei versamenti volontari 2026

          L’importo dei versamenti volontari INPS non è fisso: viene calcolato sulla base della retribuzione media imponibile del lavoratore nel periodo di riferimento, moltiplicata per l’aliquota contributiva vigente per la specifica gestione previdenziale.

          Calcolo per i lavoratori dipendenti (Gestione IVS)

          Per i lavoratori dipendenti iscritti alla gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti), l’importo trimestrale del versamento volontario si calcola come segue:

          Base di calcolo = retribuzione media settimanale degli ultimi anni di lavoro effettivo (calcolata dall’INPS in fase di autorizzazione)

          Aliquota 2026 per lavoratori dipendenti = 33% (aliquota ordinaria IVS, invariata rispetto agli anni precedenti)

          La formula applicata è: retribuzione media settimanale × 13 settimane (trimestre) × 33%

          Esempio pratico: se la retribuzione media settimanale è di 500 euro, il versamento trimestrale ammonta a: 500 × 13 × 33% = 2.145 euro per trimestre.

          Esiste tuttavia un importo minimo: nel 2026 il contributo settimanale minimo per la Gestione IVS non può essere inferiore a quello calcolato sulla retribuzione convenzionale minima settimanale stabilita annualmente dall’INPS con apposita circolare. Per il 2026, tale valore minimo di riferimento è stato aggiornato in base ai coefficienti ISTAT.

          Calcolo per artigiani e commercianti

          Per gli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS, il calcolo è leggermente diverso. L’importo del versamento volontario si basa sul reddito medio dichiarato nelle ultime dichiarazioni dei redditi e sull’aliquota contributiva specifica per la loro categoria. Per il 2026, le aliquote sono:

          • Artigiani: aliquota del 24,48% sul reddito imponibile (inclusa la quota aggiuntiva per l’allineamento delle aliquote)
          • Commercianti: aliquota del 24,78% sul reddito imponibile

          Anche in questo caso esiste un minimale e un massimale stabiliti annualmente: il versamento non può essere inferiore a quello calcolato sul minimale reddituale INPS (pari al reddito minimo annuo imponibile fissato per il 2026) né superiore a quello calcolato sul massimale contributivo.

          Calcolo per la Gestione Separata

          Per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS (collaboratori, professionisti senza cassa, lavoratori a progetto), l’importo del versamento volontario si basa sul reddito medio degli ultimi anni di iscrizione alla gestione. L’aliquota applicata per il 2026 è del 35,03% (aliquota ordinaria per i soggetti privi di altra tutela previdenziale).

          Per i contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario, ricorda che i versamenti volontari INPS sono deducibili dal reddito complessivo, riducendo la base imponibile ai fini IRPEF: un beneficio fiscale da non trascurare, analogo a quanto previsto per i contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario.

          Scadenze e termini di versamento

          I versamenti volontari INPS devono essere effettuati entro precisi termini di scadenza. Il mancato rispetto delle scadenze comporta la perdita del trimestre contributivo, che non potrà più essere recuperato (salvo eccezioni specifiche). Ecco le scadenze principali per il 2026:

          TrimestrePeriodo copertoScadenza pagamento
          1° trimestreGennaio – Marzo 202630 Giugno 2026
          2° trimestreAprile – Giugno 202630 Settembre 2026
          3° trimestreLuglio – Settembre 202631 Dicembre 2026
          4° trimestreOttobre – Dicembre 202631 Marzo 2027

          Regola fondamentale: ogni trimestre può essere versato entro i 3 mesi successivi alla fine del trimestre stesso. Questo significa che hai un margine di tempo relativamente ampio, ma non illimitato. Se salti un trimestre, quel periodo andrà in bianco nel tuo estratto conto previdenziale, con conseguente riduzione dell’importo della pensione futura.

          Versamenti arretrati: esiste la possibilità di versare contributi per trimestri già scaduti, ma solo entro 12 mesi dalla scadenza originaria (c.d. versamenti tardivi). In questo caso, l’INPS applica una maggiorazione per interessi calcolata sulla base del tasso legale vigente. Oltre i 12 mesi, il recupero non è più possibile.

          Come richiedere l’autorizzazione ai contributi volontari

          Prima di poter effettuare qualsiasi versamento volontario, è necessario ottenere dall’INPS una formale autorizzazione. Questa autorizzazione certifica che il lavoratore ha i requisiti minimi per accedere ai versamenti volontari e fissa la base imponibile di calcolo dei contributi. Senza autorizzazione, i versamenti non vengono accettati o non vengono correttamente imputati.

          La domanda di autorizzazione si presenta esclusivamente online — e su questo punto non ci sono novità introdotte nel 2026, la procedura telematica era già obbligatoria da anni — tramite il portale MyINPS seguendo il percorso:

          1. Accedi a MyINPS con SPID, CIE o CNS
          2. Vai su “Pensione e previdenza” → “Contributi” → “Richiesta autorizzazione versamento contributi volontari”
          3. Compila il modulo online con i tuoi dati anagrafici, fiscali e contributivi
          4. Allega la documentazione richiesta (copia documento identità, estratto conto contributivo se richiesto)
          5. Invia la domanda e conserva il numero di protocollo che ti viene assegnato

          In alternativa, la domanda può essere presentata tramite patronato abilitato (come il CAF Centro Fiscale di Udine), che effettua l’operazione in nome e per conto del richiedente. Questa è la modalità consigliata se hai difficoltà con gli strumenti digitali o se vuoi una verifica preventiva dei requisiti.

          L’INPS elabora la domanda e comunica l’esito entro un termine variabile (generalmente 60-90 giorni, ma in alcuni periodi dell’anno i tempi possono allungarsi). Il provvedimento di autorizzazione indica:

          • Il periodo a partire dal quale è possibile iniziare i versamenti
          • La retribuzione di riferimento su cui calcolare i contributi
          • L’importo trimestrale indicativo del versamento
          • La gestione previdenziale di pertinenza

          Validità dell’autorizzazione: l’autorizzazione ai versamenti volontari ha durata illimitata, salvo che il lavoratore non riprenda un’attività lavorativa obbligatoriamente assicurata o non raggiunga i requisiti per la pensione. In caso di ripresa del lavoro, i versamenti volontari si interrompono automaticamente, ma è possibile riprenderli in caso di nuova cessazione dell’attività.

          Effetti dei versamenti volontari sulla pensione

          Capire l’effetto concreto dei versamenti volontari sulla pensione è fondamentale per valutare se conviene davvero investire in questa forma di contribuzione. Gli impatti sono molteplici e dipendono dalla situazione previdenziale individuale.

          Effetto sul raggiungimento dei requisiti pensionistici

          Il primo effetto, e spesso il più importante, è il raggiungimento dei requisiti minimi per accedere alla pensione. In Italia, le principali forme di pensionamento prevedono:

          • Pensione di vecchiaia: 67 anni di età + 20 anni di contributi (1.040 settimane)
          • Pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne (indipendentemente dall’età)
          • Quota 103 (prorogata al 2026): 62 anni di età + 41 anni di contributi
          • APE Sociale: 63 anni e 5 mesi + almeno 30 o 36 anni di contributi (a seconda della categoria)

          I versamenti volontari contribuiscono al raggiungimento di tutti questi requisiti contributivi, rendendoli uno strumento prezioso per chi si trova a pochi mesi o pochi anni dal traguardo pensionistico. Per informazioni specifiche sull’APE Sociale e i requisiti applicabili, puoi consultare la nostra guida dedicata.

          Effetto sull’importo della pensione

          Il secondo effetto riguarda direttamente l’importo mensile della pensione. Con il sistema contributivo (applicato a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e, pro-quota, per gli altri), ogni contributo versato aumenta il montante contributivo individuale, che viene poi trasformato in rendita applicando specifici coefficienti di conversione legati all’età al momento del pensionamento.

          In termini pratici, versare contributi volontari per un anno intero (4 trimestri) può aumentare la pensione futura di alcune decine di euro al mese — un importo che, capitalizzato per tutta la durata della pensione, rappresenta un beneficio economico significativo. Tuttavia, è fondamentale confrontare il costo dei versamenti (l’importo che si paga oggi) con il beneficio atteso (l’aumento della pensione futura), tenendo conto anche dell’aspettativa di vita e dell’attuale tasso di rendimento implicito del sistema previdenziale.

          Deducibilità fiscale dei versamenti volontari

          Un vantaggio spesso sottovalutato è la deducibilità fiscale dei versamenti volontari INPS. I contributi versati sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, senza limite di importo (a differenza dei fondi pensione integrativi, che hanno un tetto di 5.164,57 euro annui). Questo significa che chi è in uno scaglione IRPEF elevato (23%, 35% o 43%) ottiene un risparmio fiscale proporzionale all’aliquota marginale applicata.

          Esempio: se versi 8.580 euro di contributi volontari in un anno e sei nello scaglione IRPEF al 35%, risparmierai circa 3.003 euro di imposte, riducendo significativamente il costo netto effettivo del versamento. La deducibilità si esercita in sede di dichiarazione dei redditi 730 o nel Modello Redditi, indicando l’importo nella sezione apposita.

          Casi pratici e simulazioni

          Per capire meglio come funzionano i versamenti volontari INPS nella pratica, vediamo alcuni scenari concreti che illustrano le diverse situazioni in cui questo strumento può risultare utile o conveniente.

          Caso 1: lavoratrice che ha smesso di lavorare per accudire figli

          Scenario: Maria, 52 anni, ha lavorato come dipendente per 15 anni, poi ha smesso di lavorare per occuparsi dei figli. Oggi ha 780 settimane di contributi (15 anni), ma per la pensione di vecchiaia ne servono 1.040 (20 anni). Le mancano 260 settimane, ovvero 5 anni di contribuzione.

          Soluzione: Maria ottiene l’autorizzazione ai versamenti volontari INPS e inizia a versare ogni trimestre. Con la sua retribuzione media di riferimento (supponiamo 400 euro settimanali), il versamento trimestrale è: 400 × 13 × 33% = 1.716 euro a trimestre, ovvero circa 6.864 euro all’anno. In 5 anni, spenderà circa 34.320 euro in contributi volontari, ma potrà andare in pensione di vecchiaia a 67 anni invece di attendere (con solo 15 anni di contributi) la pensione con verifica dei requisiti contributivi minimi.

          Beneficio aggiuntivo: grazie alla deducibilità, se Maria è nello scaglione al 23%, ogni anno risparmia circa 1.579 euro di IRPEF, riducendo il costo netto a circa 5.285 euro l’anno.

          Caso 2: freelance con anni di contribuzione bassa

          Scenario: Luca, 45 anni, è un libero professionista iscritto alla Gestione Separata INPS da 10 anni. Ha però avuto 4 anni di redditi molto bassi (sotto il minimale) durante cui ha versato pochissimi contributi. Ha quindi un “buco” di circa 2 anni equivalenti nel suo percorso contributivo.

          Soluzione: Luca non può recuperare direttamente quei periodi passati con versamenti volontari (i contributi volontari coprono periodi futuri, non passati già trascorsi senza versamento), ma può iniziare a fare versamenti volontari per i periodi attuali di bassa contribuzione o per integrare il montante. In alternativa, può valutare il riscatto di periodi non coperti se ammesso dalla sua gestione.

          Caso 3: prossimo alla pensione, mancano pochi mesi

          Scenario: Antonio, 66 anni, ha 19 anni e 9 mesi di contributi. Per la pensione di vecchiaia a 67 anni gli mancano 3 mesi di contributi (13 settimane). Non lavora più da 2 anni e ha già l’autorizzazione ai versamenti volontari.

          Soluzione: Antonio versa 1 solo trimestre di contributi volontari (circa 1.500-2.000 euro a seconda della sua retribuzione di riferimento), raggiunge i 20 anni di contribuzione e può presentare domanda di pensione di vecchiaia, indicando anche le coordinate per l’accredito dell’assegno pensionistico. In questo caso, il versamento di poche migliaia di euro sblocca anni di pensione: la convenienza è indiscutibile.

          Cosa cambia concretamente con il passaggio al digitale

          Al di là degli aspetti tecnici, è utile capire cosa significa nella pratica il passaggio ai versamenti volontari INPS esclusivamente online per le diverse tipologie di contribuenti. Le principali implicazioni sono:

          • Chi è già digitalizzato: nessun cambiamento sostanziale. Chi usava già l’homebanking o i portali digitali per pagare le bollette o le tasse troverà la procedura molto simile. Il sistema pagoPA è lo stesso usato per molti altri pagamenti alla pubblica amministrazione
          • Chi usava il bollettino MAV cartaceo: deve necessariamente adeguarsi e imparare a usare il portale INPS o delegare il pagamento a un intermediario abilitato (CAF, patronato). Il bollettino MAV per i versamenti volontari non viene più emesso dall’INPS dal 2026
          • Chi non ha SPID o dimestichezza digitale: può rivolgersi al patronato per farsi assistere sia nell’ottenere l’identità digitale, sia nell’effettuare i pagamenti tramite intermediario
          • Chi vive all’estero: può effettuare i pagamenti tramite bonifico internazionale alle coordinate bancarie INPS indicate nell’avviso pagoPA, oppure tramite portali bancari online internazionali che supportano il circuito pagoPA

          Importante per gli anziani o persone con difficoltà digitali: l’INPS ha specificato che i versamenti tramite intermediari abilitati (patronati, CAF) rimangono pienamente validi e accessibili. Rivolgersi al CAF o al patronato di fiducia è quindi la soluzione ideale per chi non riesce a gestire autonomamente le procedure online.

          Vantaggi e svantaggi dei versamenti volontari INPS

          Come ogni strumento previdenziale, i versamenti volontari INPS presentano sia vantaggi che svantaggi che è importante valutare prima di decidere se procedere.

          Vantaggi

          • Flessibilità: non c’è obbligo di versare ogni trimestre. Se un mese hai difficoltà economiche, puoi saltare il trimestre (entro i 12 mesi di recupero) senza penalità formali
          • Deducibilità fiscale piena: i contributi sono interamente deducibili dal reddito, con un risparmio fiscale immediato che riduce il costo netto
          • Effetto certo sulla pensione: a differenza dei fondi pensione integrativi (soggetti a rischi di mercato), i contributi INPS si traducono in un aumento certo del montante previdenziale
          • Strumento per raggiungere i requisiti: se ti mancano pochi anni o pochi mesi alla pensione, i versamenti volontari sono spesso l’unico modo per colmare il gap
          • Possibilità di cumulare con altri strumenti come la ricongiunzione contributiva

          Svantaggi

          • Costo elevato: gli importi trimestrali possono essere significativi (spesso sopra i 1.500-2.000 euro), soprattutto per chi ha avuto redditi elevati in passato
          • Rendimento incerto a lungo termine: se sei ancora giovane e ti mancano molti anni alla pensione, il rendimento implicito del sistema INPS potrebbe essere inferiore ad alternative di investimento
          • Non recuperabile se interrotto prima: i versamenti già effettuati non vengono rimborsati se si decide di interrompere il programma prima di raggiungere la pensione
          • Soggezione alle riforme future: le regole pensionistiche possono cambiare nel tempo, e i contributi versati oggi potrebbero avere un valore diverso da quello atteso
          • Obbligo digitale dal 2026: per chi non ha familiarità con gli strumenti digitali, la nuova procedura esclusivamente online può rappresentare una barriera

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          Domande Frequenti sui Versamenti Volontari INPS

          Dal 2026 i versamenti volontari INPS sono davvero solo online?

          Si, dal 1 gennaio 2026 i versamenti volontari INPS si effettuano esclusivamente tramite canali digitali: portale MyINPS con pagoPA, app INPS Mobile, banca online o intermediari abilitati (CAF, patronati). Il bollettino MAV cartaceo e i pagamenti allo sportello fisico non sono piu accettati.

          Quanti contributi ho bisogno per richiedere l’autorizzazione ai versamenti volontari?

          Per i lavoratori dipendenti servono almeno 5 anni di contributi (260 settimane) oppure almeno 3 anni nel quinquennio precedente la domanda. Per artigiani e commercianti bastano 3 anni nel quinquennio. Per la Gestione Separata sono richiesti 5 anni di contribuzione totale.

          I versamenti volontari INPS sono deducibili dalle tasse?

          Si, i versamenti volontari INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, senza limite massimo di importo. Questo significa che chi versa contributi volontari riduce la propria base imponibile e paga meno imposte nell’anno del versamento.

          Cosa succede se salto un trimestre di versamenti volontari?

          Se non versi entro la scadenza ordinaria (3 mesi dopo la fine del trimestre), puoi ancora recuperarlo entro 12 mesi con una maggiorazione per interessi. Oltre i 12 mesi, il trimestre e perso definitivamente e non potra essere recuperato.

          Posso fare i versamenti volontari INPS se non ho SPID?

          Si. Puoi delegare il pagamento a un patronato o CAF abilitato che effettua l’operazione per conto tuo. In alternativa, puoi ottenere lo SPID gratuitamente con l’assistenza del nostro CAF Centro Fiscale di Udine. Lo SPID si attiva anche in formato digitale senza bisogno di uscire di casa.


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          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutto il percorso: dalla verifica dei requisiti, alla domanda di autorizzazione, fino al pagamento online dei contributi volontari. Puoi anche affidarci l’intera procedura di versamento.

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            Settembre 18, 2026
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            Alexandra Bala
            04/09/2026
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            ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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            paolino servidio
            03/09/2026
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            Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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            Lady
            01/09/2026
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            Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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            Giulia Guida
            25/08/2026
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            Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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            Paola Zilli
            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Maura Masutto
            06/08/2026
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            Issam Elhefnawi
            31/07/2026
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            Molto gentile
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            Sibongile Moyana
            30/07/2026
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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            Maggio 11, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-11 10:47:162026-05-31 17:10:28Versamenti Volontari INPS 2026: Dal 2026 Solo Online, Guida Completa alla Procedura
            CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

            Modello 730/2026 Senza Sostituto d’Imposta: Come Ottenere il Rimborso IRPEF

            Dichiarazione dei redditi 730

            Hai presentato il Modello 730/2026 senza sostituto d’imposta e ti stai chiedendo quando arriva il rimborso IRPEF? La situazione è diversa da quella dei lavoratori dipendenti o pensionati con sostituto: l’Agenzia delle Entrate interviene direttamente, senza passare dalla busta paga o dal cedolino pensione. Questo articolo ti spiega come funziona il processo, quando puoi aspettarti il rimborso, quali sono le modalità di accredito e quali categorie di contribuenti si trovano tipicamente in questa situazione.

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            Indice dei contenuti

            1. Chi è “senza sostituto d’imposta”: le categorie principali
            2. Come funziona il rimborso senza sostituto d’imposta
            3. Quando arriva il rimborso: tempistiche ufficiali 2026
            4. Modalità di accredito del rimborso
            5. Come comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate
            6. 730/2026 per disoccupati: casi pratici e rimborso
            7. Pensionati senza sostituto: quando si applica
            8. 730/2026 con redditi solo da locazioni
            9. Contribuenti minimi e forfettari: attenzione alle eccezioni
            10. Differenze tra 730 con e senza sostituto d’imposta
            11. Cosa fare se il rimborso è in ritardo o non arriva
            12. Tabella riepilogativa: tempistiche e modalità
            13. Domande Frequenti

            Chi è “senza sostituto d’imposta”: le categorie principali

            Il termine sostituto d’imposta indica il soggetto (datore di lavoro, ente pensionistico, committente) che trattiene e versa all’Erario le imposte per conto del contribuente, effettuando i relativi conguagli sulla busta paga o sul cedolino pensione. Chi è “senza sostituto d’imposta” non ha questo intermediario e deve gestire direttamente i propri rapporti fiscali con l’Agenzia delle Entrate.

            Le principali categorie che si trovano in questa situazione sono:

            • Disoccupati e percettori di NASPI – chi ha perso il lavoro e non ha un nuovo datore di lavoro nel periodo d’imposta; l’INPS non funge da sostituto d’imposta per la NASPI (almeno per la parte imponibile), salvo in casi specifici.
            • Pensionati con pensione estera o pensione senza sostituto – chi riceve una pensione estera (es. da Paesi con cui non c’è accordo di sostituzione) o chi ha cessato il rapporto con il precedente ente pensionistico nell’anno.
            • Lavoratori autonomi occasionali – chi percepisce compensi occasionali sotto soglia senza essere titolare di partita IVA, se nel corso dell’anno non ha un sostituto che effettui le ritenute.
            • Contribuenti con redditi esclusivamente da locazioni (cedolare secca o ordinaria) – chi non svolge lavoro dipendente e trae il reddito principale dagli affitti.
            • Soggetti che hanno cambiato datore di lavoro – in certi casi il nuovo datore non effettua il conguaglio per l’intero anno e il contribuente può trovarsi in posizione di “nessun sostituto” per il conguaglio finale.
            • Contribuenti che nel 2026 hanno avuto un solo datore di lavoro ma hanno cessato il rapporto entro il 31 dicembre 2025 e non ne hanno un altro al momento della presentazione del 730.

            Nota importante: la scelta di presentare il 730 “senza sostituto” non comporta rinuncia al rimborso, ma solo una modalità diversa di erogazione dello stesso. Il riferimento normativo è l’art. 51-bis del D.Lgs. 241/1997 e le disposizioni del D.Lgs. 175/2014 (decreto semplificazioni fiscali), che hanno progressivamente ampliato la platea dei soggetti ammessi al 730.

            Come funziona il rimborso senza sostituto d’imposta

            Quando si presenta il Modello 730/2026 senza sostituto d’imposta, il meccanismo di rimborso è completamente diverso rispetto al caso con sostituto. Ecco il flusso operativo passo per passo:

            1. Presentazione del 730 al CAF o direttamente tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate (730 precompilato)

            Il contribuente presenta il Modello 730/2026 indicando, nella casella “Situazione” del frontespizio, il codice relativo all’assenza di sostituto d’imposta. Il campo specifico da compilare è il box “Sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio”: in questo caso si lascia vuoto o si indica l’assenza.

            2. L’Agenzia delle Entrate elabora la dichiarazione

            Una volta trasmessa la dichiarazione (tramite CAF, professionista abilitato o direttamente), l’Agenzia delle Entrate elabora i dati e calcola il saldo IRPEF. Se emerge un credito (rimborso) a favore del contribuente, l’Agenzia procede direttamente all’erogazione senza passare da un sostituto.

            3. Il rimborso è erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate

            L’Agenzia delle Entrate eroga il rimborso tramite bonifico bancario/postale sul conto corrente del contribuente, oppure tramite assegno o vaglia postale in caso di indisponibilità di IBAN. Non esiste alcuna detrazione dalla busta paga perché non c’è un sostituto che effettua i conguagli.

            Riferimento normativo: La procedura è disciplinata dall’art. 38 del D.P.R. 600/1973 (rimborsi di ritenute e imposte) e dall’art. 51-bis del D.Lgs. 241/1997 che disciplina le modalità di effettuazione dei rimborsi per i soggetti privi di sostituto d’imposta. Le circolari dell’Agenzia delle Entrate (in particolare la Circolare n. 7/E del 2024 sulle novità della dichiarazione dei redditi) confermano questa procedura anche per il 730/2026.

            Quando arriva il rimborso: tempistiche ufficiali 2026

            Le tempistiche per il rimborso del 730 senza sostituto d’imposta sono significativamente diverse – e più lunghe – rispetto al caso con sostituto. Chi presenta il 730 con datore di lavoro riceve il rimborso già nella busta paga di luglio (per il 730 presentato entro maggio) o in quelle successive. Chi non ha sostituto deve invece attendere l’erogazione diretta da parte dell’Agenzia delle Entrate.

            Calendario indicativo 2026 per chi presenta 730 senza sostituto:

            • Scadenza presentazione 730/2026: entro il 30 settembre 2026 (per il tramite di CAF o professionista abilitato). Per il 730 precompilato accettato senza modifiche tramite il portale AdE, la scadenza è la stessa.
            • Elaborazione da parte dell’Agenzia delle Entrate: L’Agenzia elabora le dichiarazioni in ordine cronologico di presentazione. Di norma il processo inizia dopo luglio e prosegue fino a fine anno.
            • Rimborso stimato: tra ottobre e dicembre 2026 per le dichiarazioni presentate entro luglio 2026. Per le dichiarazioni presentate in agosto-settembre, i tempi possono slittare fino ai primi mesi del 2027.
            • Rimborsi sotto soglia (fino a 4.000 euro): Vengono erogati con priorità e, se i dati IBAN sono correttamente comunicati, arrivano spesso entro novembre-dicembre 2026.
            • Rimborsi sopra 4.000 euro: Soggetti a controllo preventivo da parte dell’Agenzia delle Entrate (ai sensi dell’art. 38-bis D.P.R. 633/1972 per analogia e delle circolari attuative). I tempi si allungano e possono superare i 6-12 mesi.

            Attenzione alla data di presentazione: prima presenti il 730, prima arriva il rimborso. Se presenti il 730 a luglio anziché a settembre, il rimborso arriva tipicamente 1-2 mesi prima. Per i rimborsi più elevati, l’Agenzia delle Entrate può richiedere documentazione aggiuntiva prima di procedere all’erogazione.

            Modalità di accredito del rimborso

            Per ricevere il rimborso IRPEF derivante dal 730/2026 senza sostituto d’imposta, è fondamentale che il contribuente comunichi correttamente le proprie coordinate bancarie (IBAN) all’Agenzia delle Entrate. Questa comunicazione non avviene automaticamente e richiede un’azione proattiva da parte del contribuente.

            Le modalità di accredito disponibili sono le seguenti:

            1. Bonifico su conto corrente bancario (IBAN italiano)

            È la modalità più rapida e sicura. L’IBAN deve essere italiano (inizia con IT) e intestato o co-intestato al contribuente richiedente il rimborso. Non è possibile indicare un IBAN straniero per i rimborsi fiscali italiani, salvo eccezioni documentate per residenti all’estero iscritti all’AIRE.

            2. Bonifico su conto corrente postale (BancoPosta)

            Equivalente al conto bancario, è accettato senza problemi. Il codice IBAN postale inizia con IT e ha lo stesso formato di quello bancario.

            3. Vaglia postale o assegno (modalità residuale)

            In caso di mancata comunicazione dell’IBAN o di difficoltà tecniche, l’Agenzia delle Entrate può emettere un vaglia postale o un assegno circolare. Questa modalità è sempre meno utilizzata e più lenta; i tempi possono arrivare a diversi mesi.

            4. Accredito su libretto postale

            Se il contribuente ha un libretto postale nominativo con IBAN, può utilizzare questa modalità come alternativa al conto corrente.

            Cosa succede se non hai comunicato l’IBAN: Se l’Agenzia delle Entrate non ha le tue coordinate bancarie, il rimborso viene emesso tramite vaglia postale o assegno intestato al contribuente e spedito all’indirizzo di residenza anagrafica. Per evitare questo scenario (molto più lento), è fondamentale comunicare l’IBAN prima della presentazione del 730 o, al più tardi, contestualmente ad essa.

            Come comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate

            Comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate per ricevere i rimborsi fiscali è un’operazione che si può effettuare in diversi modi. Ecco le procedure disponibili nel 2026:

            Tramite il portale web dell’Agenzia delle Entrate

            Accedendo all’area riservata di AgenziAnteprima (il cassetto fiscale) con le credenziali SPID, CIE o CNS, è possibile comunicare l’IBAN direttamente online nella sezione dedicata ai rimborsi. Questa è la modalità più rapida e aggiornata in tempo reale.

            Tramite il CAF o il professionista che presenta il 730

            Il CAF Centro Fiscale inserisce le coordinate bancarie direttamente nel frontespizio del Modello 730/2026, nel quadro dedicato al rimborso. In questo modo l’Agenzia delle Entrate riceve le informazioni contestualmente alla presentazione della dichiarazione. Porta con te l’IBAN al momento dell’appuntamento al CAF.

            Tramite il servizio “Rimborsi” del portale online AdE

            Dal sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Servizi” → “Rimborsi”) è possibile verificare lo stato del rimborso e, in alcune sezioni specifiche, aggiornare le coordinate bancarie per i rimborsi non ancora erogati.

            Tramite sportello fisico dell’Agenzia delle Entrate

            Recandosi fisicamente presso uno sportello dell’Agenzia delle Entrate con documento d’identità e IBAN, è possibile comunicare le coordinate bancarie. Questa modalità è consigliata in caso di difficoltà con i canali digitali.

            Verifica dello stato del rimborso: Una volta che la dichiarazione è stata elaborata, è possibile monitorare lo stato del rimborso tramite il servizio online “Controllo rimborsi” disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile con le credenziali SPID/CIE/CNS oppure con codice fiscale e numero di pratica. Il servizio indica se il rimborso è in lavorazione, se è stato disposto il pagamento o se sono in corso controlli supplementari.

            730/2026 per disoccupati: casi pratici e rimborso

            I lavoratori disoccupati che hanno percepito la NASPI nel 2025 e non hanno un nuovo datore di lavoro rappresentano uno dei casi più frequenti di “730 senza sostituto”. Ecco come funziona nella pratica:

            Caso 1: disoccupato tutto l’anno 2025

            Un lavoratore che ha perso il lavoro a fine 2024 e ha percepito solo NASPI per tutto il 2025 non ha sostituto d’imposta. Presenta il 730/2026 come “senza sostituto”. L’INPS eroga la NASPI al lordo dell’IRPEF (trattenendo la ritenuta d’acconto), quindi il conguaglio finale va fatto con la dichiarazione. Se la ritenuta trattenuta dall’INPS supera l’IRPEF dovuta, emerge un credito fiscale rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.

            Caso 2: disoccupato con part-time nel 2025

            Un lavoratore che ha avuto un contratto part-time fino a luglio 2025 e poi è rimasto disoccupato ha un sostituto (il datore di lavoro) solo per la prima parte dell’anno. Al momento di presentare il 730/2026, se non ha un nuovo datore di lavoro, deve presentarlo “senza sostituto”. Il rimborso eventuale arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

            Caso 3: disoccupato con nuovo lavoro avviato nel 2026

            Se il lavoratore ha trovato un nuovo impiego prima di presentare il 730/2026 (ad esempio ha iniziato a lavorare a febbraio 2026), ha un sostituto d’imposta disponibile. Può quindi scegliere di presentare il 730 “con sostituto” (il nuovo datore) che effettuerà il conguaglio in busta paga. Questa scelta è vantaggiosa se si aspetta un rimborso, perché l’accredito avviene in tempi più rapidi (luglio-agosto 2026).

            Esempio pratico con calcolo: Maria ha percepito nel 2025 una NASPI di 1.200 euro al mese per 8 mesi (totale: 9.600 euro). L’INPS ha trattenuto ritenute d’acconto IRPEF del 23% (aliquota minima) su parte dell’importo. Maria ha anche percepito 2.000 euro di redditi da locazione con cedolare secca al 21%. Il suo reddito imponibile IRPEF è solo quello da NASPI (la cedolare secca è sostitutiva). L’IRPEF dovuta può risultare inferiore alle ritenute trattenute dall’INPS, generando un credito. Presentando il 730 senza sostituto (non ha nuovo datore di lavoro nel 2026), riceverà il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate entro dicembre 2026.

            Pensionati senza sostituto: quando si applica

            La maggior parte dei pensionati italiani ha l’INPS (o un altro ente pensionistico) come sostituto d’imposta e riceve il conguaglio sul cedolino pensione. Tuttavia, esistono casi specifici in cui il pensionato si trova senza sostituto:

            • Pensione estera – Chi percepisce una pensione da uno Stato estero senza accordo di doppia imposizione con l’Italia (o con modalità di pagamento che escludono il ruolo di sostituto dell’ente estero) deve gestire autonomamente le imposte italiane. Il 730 senza sostituto è la via appropriata.
            • Pensione in convenzione internazionale pagata direttamente all’estero – Es. pensioni da Germania, Svizzera, Belgio su cui l’ente estero non opera come sostituto italiano. Per questa casistica è opportuno consultare un CAF o un commercialista esperto in redditi esteri.
            • Pensionati con pensione INPS cessata nell’anno – Se il pensionato è deceduto nel corso del 2025 (e si presenta la dichiarazione degli eredi per i redditi dell’anno del decesso), la situazione varia in base al momento del decesso e alla presenza di eredi designati.
            • Nuovi pensionati con primo anno di pensione parziale – In alcuni casi il primo anno di pensione copre solo parte dell’anno e può esistere un disallineamento tra ritenute effettuate e IRPEF effettivamente dovuta per cui il conguaglio finale spetta all’Agenzia delle Entrate.

            Attenzione: i pensionati INPS normali (pensione italiana INPS erogata mensilmente) hanno sempre l’INPS come sostituto d’imposta e il conguaglio avviene sul cedolino pensione di luglio o dicembre. Non rientrano nella categoria “senza sostituto” a meno che non abbiano anche redditi di altra natura che non vengono compensati dall’INPS.

            730/2026 con redditi solo da locazioni

            I contribuenti che nel 2025 hanno percepito esclusivamente redditi da locazione (con cedolare secca o tassazione ordinaria) e non hanno avuto lavoro dipendente né pensione, si trovano senza sostituto d’imposta per definizione. Presentano il 730/2026 senza sostituto oppure, se preferiscono, il Modello Redditi Persone Fisiche (REDDITI PF).

            Ecco le caratteristiche di questa casistica:

            • Cedolare secca (21% o 26%): Se tutti i redditi da locazione sono assoggettati a cedolare secca, l’imposta è già trattenuta alla fonte e non esiste tipicamente un rimborso IRPEF ordinario. La dichiarazione è obbligatoria comunque per comunicare i dati (e verificare eventuali eccedenze di acconto).
            • Tassazione ordinaria degli affitti: Se il locatore ha optato per la tassazione ordinaria (IRPEF progressiva), il reddito da locazione confluisce nel reddito complessivo. Se nell’anno precedente ha versato acconti IRPEF superiori al dovuto, emerge un credito rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.
            • Proprietario di immobili a uso personale o sfitti: Anche in questi casi può emergere un credito se sono stati versati acconti IRPEF l’anno precedente (calcolati su basi imponibili poi ridotte).

            Per gli redditi da affitto nel 730, le istruzioni specifiche variano a seconda della tipologia contrattuale. Il CAF Centro Fiscale può assistere nella scelta tra cedolare secca e tassazione ordinaria, effettuando un calcolo di convenienza.

            Contribuenti minimi e forfettari: attenzione alle eccezioni

            I titolari di partita IVA in regime forfettario o coloro che erano nel vecchio regime dei minimi non presentano generalmente il Modello 730 per i redditi d’impresa o di lavoro autonomo. Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le start-up nei primi 5 anni) che non genera crediti IRPEF ordinari da recuperare tramite 730.

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