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Tag Archivio per: regime forfettario 2026

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Quadro LM, Scadenza 31 Ottobre e Errori da Evitare

regime forfettario partita iva

Il Modello Redditi PF 2026 forfettari è la dichiarazione con cui ogni titolare di partita IVA in regime forfettario comunica all’Agenzia delle Entrate i ricavi o i compensi incassati nel 2025 e calcola l’imposta sostitutiva dovuta. L’imposta sostitutiva è una tassa unica che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP: invece di pagare più imposte separate, il forfettario ne paga una sola, con aliquota del 15% oppure del 5% nei primi anni di attività.

Molti contribuenti si chiedono perché non possano semplicemente usare il modello 730, più snello e conosciuto. La risposta è semplice: il 730 non prevede i quadri necessari per dichiarare il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Chi ha una partita IVA forfettaria deve quindi utilizzare il Modello Redditi Persone Fisiche, compilando in particolare il quadro LM.

In questa guida completa al Modello Redditi PF 2026 forfettari vediamo chi è obbligato a presentarlo, come funziona il quadro LM passo per passo, quali dati richiede il quadro RS, come si deducono i contributi INPS, quali sono le scadenze del 31 ottobre 2026 e dei versamenti, e soprattutto quali sono gli errori più comuni da evitare. Un errore in dichiarazione, infatti, si traduce quasi sempre in imposte pagate in eccesso oppure in una futura comunicazione di irregolarità.

Indice dei contenuti

  1. Modello Redditi PF 2026 Forfettari: Chi Deve Presentarlo e Perché Non Basta il 730
  2. Il Quadro LM del Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Come si Compila
  3. Il Quadro RS: gli Obblighi Informativi del Regime Forfettario
  4. Contributi INPS Deducibili nel Quadro LM
  5. Calcolo dell’Imposta Sostitutiva: Aliquota 15% e Aliquota Agevolata 5%
  6. Soglie da Controllare: 85.000, 100.000 e 35.000 Euro
  7. Scadenza 31 Ottobre 2026: Quando Presentare il Modello Redditi PF
  8. Versamenti 2026: Saldo, Acconti e Codici Tributo F24
  9. Gli Errori più Comuni nel Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari
  10. Ravvedimento Operoso: Come Rimediare a Errori e Ritardi
  11. Uscita dal Regime Forfettario in Corso d’Anno: Cosa Cambia in Dichiarazione
  12. Domande Frequenti sul Modello Redditi PF 2026 per Forfettari
  13. Assistenza del CAF per il Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

Modello Redditi PF 2026 Forfettari: Chi Deve Presentarlo e Perché Non Basta il 730

Il Modello Redditi PF 2026 forfettari riguarda tutte le persone fisiche che nel corso del 2025 hanno applicato il regime forfettario, anche solo per una parte dell’anno. Non conta quanto hai fatturato: l’obbligo dichiarativo esiste anche se hai incassato poco, e resta anche se hai avuto zero ricavi. In questo ultimo caso si parla di dichiarazione “a zero”, che serve comunque a documentare la posizione del contribuente.

Sono quindi tenuti alla presentazione del Modello Redditi PF i seguenti soggetti:

  • Professionisti forfettari con o senza cassa previdenziale (consulenti, grafici, formatori, fisioterapisti, psicologi, geometri e così via)
  • Ditte individuali artigiane e commerciali iscritte alla Camera di Commercio
  • Agenti e rappresentanti di commercio e altri intermediari
  • Chi ha aperto la partita IVA nel 2025, anche a fine anno e anche senza aver emesso fatture
  • Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025, per i mesi in cui è stata attiva
  • Chi affianca alla partita IVA un lavoro dipendente o una pensione

Quest’ultimo caso è il più insidioso. Immagina che Laura lavori come impiegata part-time e, la sera, svolga attività di traduttrice con partita IVA forfettaria. Laura non può presentare il 730 per lo stipendio e “ignorare” la partita IVA: deve dichiarare tutti i redditi in un unico Modello Redditi PF 2026, indicando lo stipendio nel quadro dedicato al lavoro dipendente e i compensi da traduzioni nel quadro LM. Le due imposte si calcolano separatamente, ma la dichiarazione è una sola.

Un aspetto poco noto: nel Modello Redditi PF trovano spazio anche gli oneri detraibili e deducibili (spese mediche, interessi del mutuo, ristrutturazioni, previdenza complementare). Se hai solo redditi forfettari, però, queste detrazioni fiscali non possono essere utilizzate: l’imposta sostitutiva non le assorbe. È una delle ragioni per cui vale la pena farsi valutare la convenienza complessiva del regime da un operatore esperto, soprattutto in presenza di un coniuge capiente a cui trasferire alcune spese.

Il Quadro LM del Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Come si Compila

Il quadro LM è il cuore del Modello Redditi PF 2026 forfettari. È la sezione in cui si dichiarano i ricavi e i compensi, si applica il coefficiente di redditività, si deducono i contributi previdenziali e si liquida l’imposta sostitutiva. Il quadro è diviso in sezioni: la Sezione II è dedicata al regime forfettario (la Sezione I riguarda invece il vecchio regime di vantaggio, ormai residuale).

La compilazione segue una logica precisa, che possiamo riassumere in quattro passaggi.

1. Dati identificativi dell’attività

Per prima cosa si indicano il codice attività e il requisito di accesso al regime. Chi beneficia dell’aliquota agevolata del 5% deve barrare l’apposita casella che attesta la condizione di nuova attività. Se svolgi più attività con codici diversi, va indicato il codice prevalente e, nei righi successivi, i ricavi vanno ripartiti per gruppo di appartenenza: è qui che nascono molti errori di calcolo, perché a coefficienti diversi corrispondono imposte diverse.

2. Coefficiente di redditività e codice ATECO

Il coefficiente di redditività è la percentuale dei tuoi incassi che il Fisco considera “reddito”. In parole semplici: lo Stato presume che una parte di quello che incassi serva a coprire i costi dell’attività, e tassa solo la percentuale rimanente. Non devi quindi dimostrare le spese sostenute, perché sono già considerate in modo forfettario. Il coefficiente dipende dal tipo di attività svolta:

  • 78% per le attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie
  • 86% per costruzioni e attività immobiliari
  • 67% per le altre attività economiche (voce residuale)
  • 62% per gli intermediari del commercio
  • 40% per commercio, industrie alimentari, alloggio e ristorazione
  • 54% per il commercio ambulante di prodotti non alimentari

Una precisazione tecnica utile: dal 1° gennaio 2025 la classificazione delle attività economiche in vigore è l’ATECO 2025, che ha rinumerato molti codici. Per individuare il coefficiente, però, resta il riferimento al codice ATECO 2007 corrispondente, fino all’emanazione del nuovo decreto di raccordo. Tradotto: se il tuo codice è stato riclassificato d’ufficio, il coefficiente non cambia, ma occorre verificare la corrispondenza corretta prima di compilare il Modello Redditi PF 2026.

3. Dal reddito lordo al reddito imponibile

Il calcolo procede così: ricavi o compensi incassati × coefficiente di redditività = reddito lordo. Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati nel 2025, ottenendo il reddito imponibile su cui applicare l’aliquota. Attenzione al principio di cassa: contano gli incassi effettivi del 2025, non le fatture emesse e non ancora pagate.

4. Un esempio pratico di quadro LM

Supponiamo che Marco sia un consulente informatico forfettario. Nel 2025 ha incassato 40.000 euro di compensi, con coefficiente al 78%, e ha versato 8.000 euro di contributi alla Gestione Separata INPS. Il suo reddito lordo è di 31.200 euro (40.000 × 78%); sottraendo i contributi si ottiene un reddito imponibile di 23.200 euro. L’imposta sostitutiva al 15% è quindi pari a 3.480 euro. Nota bene: se Marco si fosse dimenticato di indicare i contributi, avrebbe pagato 4.680 euro, cioè 1.200 euro in più del dovuto.

Per recuperare correttamente incassi e fatture dell’anno può essere molto utile consultare il cassetto fiscale con le fatture elettroniche, dove sono archiviati i documenti transitati dal Sistema di Interscambio.

Il Quadro RS: gli Obblighi Informativi del Regime Forfettario

Oltre al quadro LM, il Modello Redditi PF 2026 forfettari richiede la compilazione di una sezione specifica del quadro RS, dedicata agli obblighi informativi previsti dalla legge per chi applica il regime agevolato. Si tratta di dati che non incidono sul calcolo dell’imposta, ma che l’Agenzia delle Entrate utilizza per i controlli e per le analisi statistiche: una sorta di “fotografia” della tua attività.

Le informazioni richieste variano a seconda che si svolga un’attività d’impresa o una professione, e riguardano tipicamente:

  • il numero dei dipendenti e dei collaboratori impiegati nell’anno
  • i costi per il personale e per prestazioni di terzi
  • gli acquisti di materie prime, semilavorati e merci per le imprese
  • i consumi di energia elettrica, telefonia e carburante
  • i compensi corrisposti a terzi per attività direttamente collegate alla professione
  • i beni strumentali utilizzati, come immobili, veicoli e attrezzature

Molti forfettari saltano questa sezione pensando che sia facoltativa, dato che non modifica l’imposta da pagare. È un errore: l’omessa compilazione del quadro RS costituisce una dichiarazione irregolare e può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa, oltre a richiedere una dichiarazione integrativa. Anche per questo motivo è importante conservare durante l’anno le ricevute delle spese: pur non essendo deducibili, alcune di esse vanno comunque dichiarate.

Un caso particolare riguarda chi opera con l’aiuto di familiari: se hai costituito un’impresa familiare in regime forfettario, la gestione dei dati del quadro RS e dei contributi dei collaboratori richiede attenzioni ulteriori, perché l’imposta sostitutiva resta interamente a carico del titolare.

Contributi INPS Deducibili nel Quadro LM

La deduzione dei contributi previdenziali è il principale “sconto” riconosciuto nel Modello Redditi PF 2026 forfettari. La regola è chiara: i contributi obbligatori effettivamente versati nel 2025 si sottraggono dal reddito determinato con il coefficiente, riducendo la base su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Vale il principio di cassa: se hai pagato in ritardo, nel 2025, la rata di contributi di competenza 2024, quella rata si deduce nella dichiarazione di quest’anno.

I contributi deducibili cambiano in base alla gestione previdenziale di appartenenza. Ecco le aliquote di riferimento per il 2026, utili anche per stimare i versamenti futuri:

  • Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa): 26,07%, ridotta al 24% per chi ha già un’altra copertura pensionistica obbligatoria
  • Artigiani: aliquota 24% con contributo minimo annuo di 4.521,36 euro
  • Commercianti: aliquota 24,48% con contributo minimo annuo di 4.611,64 euro
  • Casse professionali (medici, avvocati, geometri, psicologi e altri albi): aliquote e minimi fissati dai singoli regolamenti

Artigiani e commercianti forfettari possono chiedere all’INPS la riduzione contributiva del 35%, che alleggerisce la cassa ma riduce anche l’accredito ai fini pensionistici. Attenzione a un punto spesso frainteso: in Gestione Separata la riduzione del 35% non esiste, perché è prevista solo per le gestioni di artigiani e commercianti. Chi versa alla Gestione Separata paga in acconto e a saldo insieme alle imposte, con gli stessi termini della dichiarazione.

Non sono deducibili, invece, le somme pagate a titolo di sanzioni o interessi e i contributi versati per soggetti estranei all’attività; fanno eccezione i contributi corrisposti per i collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico, oppure non a carico quando il titolare non esercita il diritto di rivalsa, che restano deducibili dal titolare ai sensi dell’art. 1 c. 64 della L. 190/2014. Ricorda inoltre che il reddito dichiarato nel quadro LM viene utilizzato anche per il calcolo dell’ISEE e per le prestazioni collegate: una dichiarazione corretta ha effetti che vanno molto oltre le imposte.

Calcolo dell’Imposta Sostitutiva: Aliquota 15% e Aliquota Agevolata 5%

Nel Modello Redditi PF 2026 forfettari l’imposta si calcola applicando al reddito imponibile una sola aliquota. Quella ordinaria è del 15%; le nuove attività beneficiano invece di un’aliquota ridotta al 5% per il periodo d’imposta di inizio attività e i quattro successivi, cioè per un massimo di cinque anni.

Per accedere al 5% non basta aver aperto la partita IVA di recente: servono tre requisiti, che vanno rispettati tutti insieme.

  • Non aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività d’impresa, arte o professione, nemmeno in forma associata o familiare
  • L’attività non deve costituire mera prosecuzione di un’attività svolta in precedenza come lavoratore dipendente o autonomo (con l’eccezione della pratica obbligatoria per l’accesso a una professione)
  • In caso di subentro in un’attività altrui, i ricavi del periodo precedente non devono superare il limite di 85.000 euro

Facciamo un esempio. Giulia ha aperto la partita IVA nel 2025 come artigiana, con coefficiente al 67%. Ha incassato 20.000 euro e versato 2.939 euro di contributi con la riduzione del 35%. Il reddito lordo è di 13.400 euro, l’imponibile scende a 10.461 euro e l’imposta al 5% ammonta a 523,05 euro. Con l’aliquota ordinaria del 15% avrebbe pagato oltre 1.500 euro: la differenza spiega perché verificare i requisiti dell’agevolazione è così importante, anche in fase di apertura della partita IVA.

Un chiarimento frequente: i cinque anni si contano per periodi d’imposta, non per mesi. Chi ha aperto la partita IVA a novembre 2021 ha “consumato” il primo anno con due soli mesi di attività, e dal 2026 applica quindi l’aliquota ordinaria del 15%.

Soglie da Controllare: 85.000, 100.000 e 35.000 Euro

La compilazione del Modello Redditi PF 2026 è anche il momento della verità sulle soglie del regime. Sono tre i numeri da tenere sotto controllo, e ciascuno produce conseguenze diverse. Per un quadro completo dei requisiti puoi consultare la nostra guida al regime forfettario 2026.

  • 85.000 euro di ricavi o compensi incassati: è il limite per restare nel regime. Se lo superi senza oltrepassare i 100.000, il forfettario resta valido per tutto l’anno in corso e si passa al regime ordinario dall’anno successivo
  • 100.000 euro: soglia di fuoriuscita immediata. L’IVA diventa dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento, e il reddito dell’intero anno va tassato con le regole ordinarie IRPEF
  • 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione percepiti nell’anno precedente: se superi questo limite, il regime forfettario non è applicabile (causa ostativa), salvo cessazione del rapporto di lavoro

La soglia di 35.000 euro è stata elevata dalla precedente misura di 30.000 euro e resta confermata sia per il 2025 sia per il 2026. È un punto che genera molta confusione: contano i redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente, non quelli dell’anno in cui applichi il regime. Un pensionato che percepisce 36.000 euro di pensione, quindi, non può utilizzare il forfettario per la sua attività autonoma.

Va poi ricordato il limite di 20.000 euro lordi di spese per lavoro dipendente e accessorio: superandolo si perde il regime. Non esiste più, invece, il vecchio limite sui beni strumentali, abrogato da anni: chi te lo indica ancora come requisito di accesso sta usando informazioni superate.

Scadenza 31 Ottobre 2026: Quando Presentare il Modello Redditi PF

Il termine ordinario per la presentazione telematica del Modello Redditi PF 2026 è il 31 ottobre 2026, come previsto dall’art. 2 del DPR 322/1998 nella formulazione vigente. Poiché nel 2026 il 31 ottobre cade di sabato e il 1° novembre è festivo, la trasmissione si considera tempestiva se effettuata entro il primo giorno lavorativo successivo, lunedì 2 novembre 2026.

Attenzione a non confondere le date con quelle del 730: la dichiarazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si chiude il 30 settembre, mentre il Modello Redditi PF dei forfettari ha un mese in più. La presentazione avviene esclusivamente in via telematica: non è ammessa la consegna allo sportello postale, riservata a casi particolari e con termini diversi.

Riepiloghiamo le date che ogni forfettario dovrebbe segnare in agenda:

  • 31 ottobre 2026 (slittamento a lunedì 2 novembre): invio telematico del Modello Redditi PF 2026 per l’anno d’imposta 2025
  • 30 giugno 2026 (per forfettari e soggetti ISA prorogato al 20 luglio 2026): saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e primo acconto 2026
  • 20 agosto 2026: stessi versamenti con maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse (termine lungo dopo la proroga)
  • 30 novembre 2026: secondo acconto dell’imposta sostitutiva
  • Entro 90 giorni dalla scadenza: possibilità di dichiarazione tardiva con sanzione ridotta

Chi presenta la dichiarazione tramite un intermediario abilitato, come un CAF o un professionista, riceve la ricevuta telematica di avvenuta presentazione: è il documento che prova il rispetto della scadenza e va conservato con cura insieme alla copia della dichiarazione.

Versamenti 2026: Saldo, Acconti e Codici Tributo F24

Nel regime forfettario presentazione e pagamento seguono calendari diversi, e questo disallineamento è fonte di molti equivoci. L’imposta sostitutiva relativa al 2025 si versa infatti a saldo entro il 30 giugno 2026, quindi ben prima della scadenza dichiarativa del 31 ottobre 2026. Alla stessa data si paga il primo acconto per l’anno in corso.

Gli acconti servono a versare in anticipo l’imposta dell’anno in corso e si calcolano, con il metodo storico, sull’imposta dell’anno precedente: 50% con la prima rata e 50% con la seconda (per i forfettari, come per i soggetti ISA, non vale la ripartizione 40/60). Riprendendo l’esempio di Marco, che ha chiuso il 2025 con 3.480 euro di imposta, nel 2026 verserà 1.740 euro con la prima rata e 1.740 euro a novembre. Se l’acconto complessivo risulta non superiore a 206 euro si versa in un’unica soluzione a novembre.

I pagamenti si effettuano con modello F24, utilizzando i codici tributo dedicati al regime forfettario:

  • 1792 – saldo dell’imposta sostitutiva
  • 1790 – prima rata di acconto (50%)
  • 1791 – seconda rata di acconto o acconto in unica soluzione (50%)
  • Codici INPS distinti per gestione (artigiani, commercianti, Gestione Separata), indicati nella sezione previdenziale del modello

I versamenti in scadenza al 30 giugno possono essere rateizzati, con applicazione di interessi, mentre il secondo acconto di novembre non è rateizzabile. Segnaliamo infine un adempimento collegato che i forfettari spesso trascurano: l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche superiori a 77,47 euro di imponibile, che si versa con codici tributo propri e scadenze trimestrali.

Gli Errori più Comuni nel Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

Dall’esperienza quotidiana allo sportello emergono sempre gli stessi sbagli. Conoscerli in anticipo è il modo migliore per non ritrovarsi con imposte pagate in eccesso o con una comunicazione di irregolarità dopo due anni. Ecco gli errori più frequenti nel Modello Redditi PF 2026 forfettari.

  • Dimenticare la deduzione dei contributi INPS: è l’errore più costoso, perché gonfia l’imponibile e fa pagare imposte non dovute
  • Applicare il coefficiente sbagliato: usare il 67% invece del 78%, o viceversa, altera l’intero calcolo
  • Omettere il quadro RS: rende la dichiarazione irregolare e sanzionabile
  • Confondere fatture emesse e incassi: nel forfettario vale il principio di cassa, contano i soldi effettivamente ricevuti
  • Sbagliare il calcolo degli acconti, versando il 100% a giugno o dimenticando la rata di novembre
  • Non dichiarare gli altri redditi (stipendio, pensione, affitti), convinti che l’imposta sostitutiva “copra tutto”
  • Applicare il 5% oltre il quinto periodo d’imposta o senza avere i requisiti di nuova attività

A questi si aggiungono errori più sottili ma altrettanto rilevanti: la mancata indicazione dei compensi soggetti a ritenuta d’acconto subita per errore dal committente, il trattamento dei rimborsi spese e la gestione dei contributi previdenziali addebitati in fattura, che per i professionisti senza cassa costituiscono parte integrante del compenso e concorrono al limite degli 85.000 euro.

Un buon controllo finale consiste nel confrontare i dati dichiarati con l’elenco delle fatture elettroniche e con i modelli F24 versati nell’anno. È esattamente la verifica incrociata che eseguiamo al CAF Centro Fiscale di Udine prima di trasmettere qualsiasi dichiarazione.

Ravvedimento Operoso: Come Rimediare a Errori e Ritardi

Se ti accorgi di un errore dopo l’invio, oppure se hai superato la scadenza, esiste uno strumento che permette di sistemare la posizione pagando sanzioni molto ridotte: il ravvedimento operoso. Funziona come una sorta di “autodenuncia premiata”: chi si mette in regola spontaneamente, prima che arrivi un controllo, paga una frazione della sanzione piena.

Nel caso del Modello Redditi PF 2026 forfettari possono verificarsi tre situazioni tipiche.

  • Dichiarazione tardiva entro 90 giorni: si considera valida e la sanzione fissa di 250 euro è riducibile a 25 euro con il ravvedimento
  • Dichiarazione omessa oltre i 90 giorni: la dichiarazione non è più regolarizzabile allo stesso modo e la sanzione è commisurata alle imposte dovute, con riduzioni possibili in caso di presentazione spontanea
  • Errori nei dati dichiarati: si rimedia con una dichiarazione integrativa, versando eventuali imposte, interessi e sanzione ridotta

Per i versamenti tardivi la sanzione si riduce progressivamente in funzione del ritardo: pochi giorni di scostamento costano una percentuale minima, mentre il ravvedimento entro 30 o 90 giorni beneficia di riduzioni a un decimo o a un nono del minimo, con l’aggiunta degli interessi legali calcolati giorno per giorno. Abbiamo approfondito l’intero meccanismo, con tutte le riduzioni applicabili, nella guida alla dichiarazione dei redditi tardiva 2026.

Il consiglio pratico è non improvvisare: sbagliare il calcolo del ravvedimento o il codice tributo dell’F24 equivale, per l’Agenzia delle Entrate, a non averlo fatto. Far predisporre il conteggio da un operatore esperto evita di pagare due volte.

Uscita dal Regime Forfettario in Corso d’Anno: Cosa Cambia in Dichiarazione

L’uscita dal regime agevolato è il caso che complica maggiormente il Modello Redditi PF 2026 forfettari. Se hai superato i 100.000 euro di incassi, il regime decade immediatamente: l’IVA è dovuta dall’operazione che ha determinato il superamento e il reddito dell’intero anno va determinato con le regole ordinarie, con obbligo di tenuta delle scritture contabili e compilazione dei quadri RE (lavoro autonomo) o RG (impresa) invece del quadro LM.

Se invece hai superato gli 85.000 euro restando sotto i 100.000, il 2025 si dichiara ancora nel quadro LM con l’imposta sostitutiva, e il passaggio al regime ordinario decorre dal 2026. La stessa logica vale quando si verifica una causa ostativa in corso d’anno, ad esempio l’acquisizione di una partecipazione in una società di persone o il superamento del limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente.

Il cambio di regime porta con sé adempimenti ulteriori, tra cui la gestione della cosiddetta rettifica della detrazione IVA, la fatturazione con IVA verso i clienti, la liquidazione periodica dell’imposta e l’applicazione della ritenuta d’acconto sui compensi professionali, che nel forfettario non si applica. Sono aspetti che tratteremo in approfondimenti dedicati: se la tua attività sta crescendo e ti stai avvicinando alle soglie, è opportuno pianificare il passaggio prima che avvenga, non dopo.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate, Modello Redditi Persone Fisiche 2026 – Quando e come presentarlo
  • Agenzia delle Entrate, Regime forfetario
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario
  • D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2 – Termini di presentazione della dichiarazione
  • INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 – Gestione Separata: aliquote, minimale e massimale 2026
  • INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 – Artigiani e commercianti: contributi 2026
  • Decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, art. 58 – Acconti in due rate del 50%
  • Agenzia delle Entrate, Come si paga l’Irpef – Professionisti (acconti di ISA e forfetari)

Domande Frequenti sul Modello Redditi PF 2026 per Forfettari

Un forfettario può presentare il 730 invece del Modello Redditi PF 2026?

No. Il 730 non contiene il quadro LM e non consente di dichiarare il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Chi ha una partita IVA forfettaria deve utilizzare il Modello Redditi PF 2026, inserendo nello stesso modello anche eventuali redditi da lavoro dipendente, pensione o locazione.

Devo presentare il Modello Redditi PF 2026 anche se non ho incassato nulla?

Sì. Se la partita IVA è stata attiva anche solo per una parte del 2025, l’obbligo dichiarativo rimane, con una dichiarazione “a zero”. Omettere la presentazione espone a sanzioni anche in assenza di imposta dovuta.

Qual è la vera scadenza del Modello Redditi PF 2026?

Il termine è il 31 ottobre 2026 per l’invio telematico. Cadendo di sabato, ed essendo il 1° novembre festivo, l’invio è tempestivo se effettuato entro lunedì 2 novembre 2026. Meglio però non arrivare all’ultimo giorno: eventuali documenti mancanti richiedono tempo per essere recuperati.

I contributi INPS si deducono per competenza o per cassa?

Per cassa: nel quadro LM si deducono i contributi obbligatori effettivamente versati nel 2025, anche se riferiti ad annualità precedenti. I contributi pagati nel 2026 si dedurranno nella dichiarazione dell’anno prossimo.

Posso scaricare le spese dell’attività nel quadro LM?

No, con un’unica eccezione. Nel regime forfettario i costi sono già considerati in modo forfettario dal coefficiente di redditività, quindi non si deducono analiticamente. L’unica deduzione ammessa riguarda i contributi previdenziali obbligatori.

Ho un lavoro dipendente da 36.000 euro: posso restare forfettario?

No. Il superamento del limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione nell’anno precedente costituisce causa ostativa e impedisce l’applicazione del regime, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato.

Chi può aiutarmi nella compilazione del Modello Redditi PF 2026?

La dichiarazione può essere predisposta e trasmessa da un intermediario abilitato. Il CAF Centro Fiscale si occupa dell’intera pratica: raccolta dei documenti, verifica degli incassi, calcolo dell’imposta sostitutiva e degli acconti, compilazione dei quadri LM e RS, invio telematico e consegna della ricevuta.

Assistenza del CAF per il Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

Il Modello Redditi PF 2026 forfettari sembra semplice, ma concentra in pochi righi calcoli che incidono direttamente su quanto pagherai: coefficiente, deduzione dei contributi, aliquota applicabile, acconti. Un dato inserito male non produce un errore evidente, produce una imposta sbagliata, in eccesso o in difetto. Nel primo caso perdi soldi, nel secondo rischi una contestazione a distanza di anni.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di partite IVA forfettarie nella compilazione del quadro LM e del quadro RS, nella predisposizione degli F24 e nella pianificazione dei versamenti. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia: puoi inviarci i documenti e ricevere la dichiarazione pronta, senza spostarti. Su richiesta forniamo un preventivo personalizzato, calibrato sulla tua situazione e sul numero di quadri da compilare.

La scadenza del 31 ottobre 2026 è vicina e i tempi di raccolta dei documenti non sono mai immediati: ti consigliamo di prenotare un appuntamento con qualche settimana di margine, così da avere il tempo di verificare incassi, contributi versati e requisiti del regime.

Hai bisogno di assistenza per il Modello Redditi PF 2026 e per il tuo regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per una consulenza dedicata.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il quadro LM e il quadro RS, calcolare l’imposta sostitutiva e gli acconti e trasmettere il tuo Modello Redditi PF 2026 in tempo per la scadenza del 31 ottobre. Su richiesta ti forniamo un preventivo personalizzato.

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    Ottobre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-08 13:00:002026-09-29 10:06:15Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Quadro LM, Scadenza 31 Ottobre e Errori da Evitare
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettaria

    regime forfettario partita iva

    Indice dei contenuti

    1. Fiscozen alternative 2026: perché fare un confronto prima di scegliere
    2. Quanto costano Fiscozen, FlexTax e CAF nel 2026
    3. Cosa è compreso nelle tre offerte
    4. Primo anno o anni successivi: come cambia il confronto
    5. Fiscozen o commercialista in sede: cosa non si vede nel prezzo
    6. Professioni sanitarie e Sistema TS: la differenza più concreta
    7. Fiscozen alternative: quale scegliere in base al tuo profilo
    8. Domande frequenti su Fiscozen e alternative
    9. Conclusione: la scelta giusta è quella fatta con i numeri veri

    Stai cercando Fiscozen alternative perché vuoi capire se esiste un modo più adatto a te per gestire la tua partita IVA forfettaria? È una domanda sensata. Nel 2026 i servizi di commercialista online in abbonamento sono cresciuti molto, e accanto a loro restano il commercialista tradizionale e i CAF che seguono le partite IVA. Ognuna di queste strade ha costi e caratteristiche diverse, e non sempre la più economica è quella giusta per te.

    In questa guida mettiamo a confronto tre opzioni concrete: Fiscozen, FlexTax e il CAF Centro Fiscale abbinato al software Fatturazione Italia. Lo facciamo con i listini pubblici e con onestà, anche dove i numeri non ci danno ragione: come vedrai, per un professionista FlexTax ha il prezzo pubblico più basso tra le offerte con il software compreso. Alla fine avrai tutti gli elementi per scegliere tra le Fiscozen alternative quella che fa davvero al caso tuo.

    Fiscozen alternative 2026: perché fare un confronto prima di scegliere

    Cercare Fiscozen alternative non significa che Fiscozen sia una cattiva scelta. Significa voler capire se, per il proprio caso, esiste un’opzione più conveniente o più adatta al proprio modo di lavorare. Il servizio che ti segue la partita IVA è un costo fisso che paghi ogni anno: una differenza di 100 euro, moltiplicata per cinque o dieci anni di attività, diventa una cifra importante.

    Prima di entrare nei numeri, un ripasso veloce. Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per le partite IVA con ricavi o compensi fino a 85.000 euro l’anno (articolo 1, commi 54-89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190). Invece di pagare IRPEF e addizionali, si versa un’unica imposta sostitutiva: in pratica una sola tassa al posto di tante, pari al 5% per i primi cinque anni se si rispettano i requisiti delle nuove attività, poi al 15%.

    A questa si aggiungono i contributi previdenziali, cioè i versamenti per la pensione. Molti professionisti li versano alla Gestione Separata INPS, mentre artigiani e commercianti pagano i contributi INPS artigiani e commercianti. Poi ci sono le fatture elettroniche, il bollo sulle fatture, i modelli F24 (il modulo con cui si pagano tasse e contributi) e la dichiarazione dei redditi ogni anno.

    Il forfettario è semplice, ma non è automatico. Ecco perché la maggior parte dei titolari di partita IVA si affida a qualcuno. La domanda vera è: a chi, e a quale prezzo? I prezzi dei concorrenti riportati qui sotto sono quelli pubblicati sui loro siti ufficiali e consultati a fine settembre 2026. I listini possono cambiare, quindi verificali sempre prima di sottoscrivere un abbonamento.

    Quanto costano Fiscozen, FlexTax e CAF nel 2026

    Partiamo dai numeri, tutti IVA inclusa e riferiti a un professionista in regime forfettario: ad esempio un consulente, un grafico, un traduttore o un fisioterapista. È il profilo più comune tra chi cerca alternative a Fiscozen. Per artigiani e commercianti i listini dei servizi online sono diversi, e li vediamo subito dopo.

    OpzioneCosto annuo (IVA inclusa)Software di fatturazione
    Fiscozen499 €Incluso (app del servizio)
    FlexTax366 €Incluso (FlexInvoice)
    CAF Centro Fiscale, solo gestioneda 350 €Non incluso
    CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia Startda 390 € (gestione da 350 € + software 40 €)A parte, prezzo convenzionato con la gestione completa al CAF
    CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia Proda 420 € (gestione da 350 € + software 70 €)A parte, prezzo convenzionato, Sistema TS incluso

    Il dato da guardare con franchezza è questo: tra le offerte con un prezzo pubblicato, FlexTax è la più economica con il software già compreso, a 366 € l’anno. Con il CAF la gestione parte da 350 € l’anno e il software si aggiunge a parte, al prezzo convenzionato riservato a chi affida al CAF la gestione completa: il totale indicativo parte da 390 € con il piano Start e da 420 € con il piano Pro, IVA inclusa. Se per te conta solo il prezzo più basso, con il software compreso, tra le Fiscozen alternative per professionisti vince FlexTax.

    Rispetto ai 499 € di Fiscozen, anche la combinazione con il piano Pro parte da una cifra più bassa, ma conviene confrontare le cifre a parità di servizi. E se usi già un altro programma di fatturazione e non vuoi cambiarlo, il solo servizio del CAF parte da 350 € l’anno IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa.

    Artigiani e commercianti: listini diversi

    Attenzione se sei artigiano o commerciante, cioè se hai una ditta iscritta alla Camera di Commercio (CCIAA). In questo caso i listini dei servizi online salgono. Secondo i prezzi pubblicati, Fiscozen chiede 599 € l’anno IVA inclusa. FlexTax indica 560 € per apertura e gestione e un listino più basso per chi ha già la partita IVA e cambia consulente.

    Per queste attività il confronto con il CAF va fatto sui numeri: la sola gestione parte da 350 € l’anno IVA inclusa. Aggiungendo il software al prezzo convenzionato, riservato a chi affida al CAF la gestione fiscale completa, il totale indicativo parte da 390 € (Start) o da 420 € (Pro), IVA inclusa, da mettere accanto ai listini dei servizi online. Se hai una ditta già avviata, quindi, il confronto tra le alternative a Fiscozen merita un’attenzione particolare.

    Cosa è compreso nelle tre offerte

    Il prezzo da solo dice poco se non sai cosa stai comprando. Qui sotto riassumiamo cosa dichiarano i tre servizi nei rispettivi listini ufficiali. Dove un servizio non è indicato, non lo diamo né per escluso né per compreso: prima di sottoscrivere, chiedi sempre un chiarimento diretto a chi ti seguirà.

    Fiscozen

    Fiscozen è un servizio di commercialista online in abbonamento. Nel listino pubblicato per il regime forfettario indica questi servizi:

    • commercialista dedicato;
    • app per la gestione e l’emissione delle fatture;
    • dichiarazione dei redditi e modelli F24;
    • apertura della partita IVA inclusa nell’abbonamento.

    È una formula tutto in uno: un solo abbonamento, un solo fornitore, un professionista di riferimento e un’app per le fatture. Il prezzo più alto del confronto paga proprio questa comodità.

    FlexTax

    Anche FlexTax propone un pacchetto unico, con un prezzo d’ingresso più basso. Nel listino pubblicato per il forfettario elenca:

    • tenuta della contabilità e degli adempimenti fiscali;
    • dichiarazione dei redditi e compilazione degli F24;
    • assistenza fiscale tramite ticket e telefono;
    • software per la fattura elettronica (FlexInvoice);
    • per le nuove partite IVA, gli adempimenti iniziali di iscrizione a INPS e Camera di Commercio.

    L’assistenza passa soprattutto da ticket e telefono. Per molti forfettari con un’attività lineare è più che sufficiente; chi preferisce parlare di persona con chi segue la pratica potrebbe sentirne la mancanza.

    CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia

    Il CAF Centro Fiscale funziona in modo diverso e offre due strade. La gestione della partita IVA forfettaria costa a partire da 350 € l’anno IVA inclusa e comprende la dichiarazione dei redditi. In questo caso il software di fatturazione non è incluso e puoi continuare con il programma che già usi.

    Se ti serve anche il software e affidi al CAF la gestione fiscale completa della partita IVA, puoi avere Fatturazione Italia, il portale che proponiamo ai nostri clienti, a un prezzo convenzionato: piano Start a 40 € IVA inclusa l’anno e piano Pro a 70 € IVA inclusa l’anno, con il Sistema TS incluso nel Pro. Il software resta separato e non è compreso nella gestione: il totale indicativo parte quindi da 390 € l’anno con lo Start e da 420 € con il Pro, IVA inclusa. L’apertura della partita IVA resta un servizio a parte.

    Come avere il prezzo convenzionato: è riservato a chi affida al CAF Centro Fiscale la gestione fiscale completa della partita IVA. Scrivici su WhatsApp al 366 6018121, mandaci una mail a info@centrofiscale.com oppure compila il modulo di richiesta.

    Se invece vuoi solo il software, senza il servizio del CAF, ecco i due piani di Fatturazione Italia pensati per i forfettari, con le condizioni principali (listino su fatturazioneitalia.it/prezzi):

    • Start: 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa), 150 fatture l’anno, con simulazione di imposte e contributi e bolli trimestrali con l’F24 compilato;
    • Pro: 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa), 500 fatture l’anno, Sistema TS incluso nel piano Pro;
    • prezzo bloccato per contratto per 3 anni dal primo pagamento;
    • prova gratuita di 14 giorni senza carta, che diventano 30 con il link di invito di un collega;
    • cambio programma senza perdere niente: da Aruba, Fatture in Cloud o Excel si portano fatture e anagrafiche, e nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS.

    Il servizio del CAF è disponibile online da tutta Italia oppure in sede a Udine e Cividale. L’apertura della partita IVA, se ti serve, è un servizio a parte: 120-150 € per i professionisti e 450-600 € per le ditte con iscrizione in Camera di Commercio. Per un’analisi più ampia dei programmi disponibili puoi leggere la nostra guida al miglior software di fatturazione elettronica 2026 e la recensione di Fatturazione Italia.

    Primo anno o anni successivi: come cambia il confronto

    Il confronto tra le Fiscozen alternative cambia parecchio se la partita IVA la devi ancora aprire. Fiscozen e FlexTax comprendono l’apertura nel prezzo del primo anno; al CAF l’apertura si paga a parte, una sola volta. Ecco il quadro completo, sempre IVA inclusa e con i listini di fine settembre 2026.

    ProfiloFiscozenFlexTaxCAF, gestione completa + Fatturazione Italia Start (prezzo convenzionato con la gestione completa)
    Professionista, primo anno con apertura499 €366 €Apertura 120-150 € + da 390 €
    Professionista, partita IVA già aperta499 €366 €Da 390 €
    Ditta artigiana o commerciale, primo anno con apertura599 €560 €Apertura 450-600 € + da 390 €
    Ditta artigiana o commerciale, partita IVA già aperta599 €Listino cambio consulenteDa 390 €

    Qui l’onestà è d’obbligo: nel primo anno il CAF parte svantaggiato, per i professionisti e ancora di più per le ditte. Il motivo è semplice: l’apertura è un costo una tantum, cioè che si paga una volta sola, e i servizi online lo assorbono nell’abbonamento. Dal secondo anno il quadro si riequilibra: restano la gestione e il software, da 390 € l’anno con lo Start (da 420 € con il Pro, che include il Sistema TS), contro i 366 € di FlexTax e i 499 € di Fiscozen, e il confronto va fatto a parità di servizi (per esempio il Sistema TS per i sanitari).

    Facciamo un esempio. Giulia è una grafica che apre la partita IVA nel 2026. Con FlexTax, a listini invariati, spende 366 € l’anno: in tre anni circa 1.098 €. Con Fiscozen arriva a circa 1.497 €. Con il CAF paga l’apertura una sola volta (120-150 €) e poi ogni anno la gestione, da 350 €, più il software al prezzo convenzionato riservato a chi affida al CAF la gestione completa, 40 € IVA inclusa l’anno con lo Start: il primo anno si parte da circa 510-540 €, dal secondo anno da 390 € l’anno. Il primo anno, per via dell’apertura, costa più di entrambi; dal secondo anno si spende più che con FlexTax e meno che con Fiscozen.

    Se per Giulia conta solo il costo, FlexTax è la scelta più economica. Se invece vuole un riferimento in carne e ossa a cui portare i documenti, o se in futuro avrà esigenze più complesse, la differenza va pesata sul valore del servizio, non solo sul prezzo. Per un quadro più ampio sui prezzi di mercato trovi utile anche la nostra guida al costo del commercialista per il forfettario.

    Fiscozen o commercialista in sede: cosa non si vede nel prezzo

    Chi cerca Fiscozen o commercialista di solito si chiede una cosa: un servizio online può sostituire davvero il consulente di fiducia? La risposta dipende da quanto è semplice la tua situazione. I servizi online sono comodi, hanno prezzi chiari e funzionano bene per chi ha un’attività lineare: pochi clienti, entrate regolari, nessun reddito dall’estero, nessuna situazione familiare particolare. Ne parliamo anche nella guida al commercialista online per il forfettario.

    Le cose cambiano quando la vita si complica. Immagina di avere, oltre alla partita IVA, un lavoro dipendente part-time, un immobile in affitto, figli a carico o un’eredità in arrivo. Oppure di lavorare con clienti esteri, con le regole sulle operazioni con l’estero nel forfettario e sulle spese estere della partita IVA. In questi casi avere un interlocutore che conosce tutta la tua situazione fa la differenza.

    Ecco gli aspetti del CAF Centro Fiscale che non compaiono in una tabella dei prezzi:

    • rapporto diretto: puoi parlare con chi segue la tua pratica, di persona o online;
    • sede fisica a Udine e Cividale, oltre al servizio online in tutta Italia;
    • dichiarazione dei redditi compresa nella gestione annuale del forfettario;
    • CAF e patronato nello stesso posto: ISEE, pratiche previdenziali e successioni della famiglia si gestiscono con lo stesso interlocutore;
    • software separato: se un giorno cambi consulente, le tue fatture restano nel tuo programma, e viceversa.

    Quest’ultimo punto merita una riflessione. Nei pacchetti tutto in uno il software è legato al servizio: se cambi consulente, di solito cambi anche il programma delle fatture. Con il CAF le due cose sono indipendenti, e scegli liberamente il software che preferisci.

    Professioni sanitarie e Sistema TS: la differenza più concreta

    Se sei un professionista sanitario in regime forfettario (fisioterapista, psicologo, logopedista, dietista, medico, infermiere e così via), c’è un adempimento in più: la comunicazione delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, in breve Sistema TS. È la banca dati da cui l’Agenzia delle Entrate prende le spese mediche dei pazienti per precompilare il loro 730. Dalle spese del 2025 l’invio è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo (art. 5 del decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81).

    Nei listini forfettario di Fiscozen e FlexTax che abbiamo consultato, il Sistema TS non risulta tra i servizi compresi. Con il CAF, invece, il Sistema TS si gestisce con il piano Pro di Fatturazione Italia, che lo include: con la gestione completa affidata al CAF costa 70 € IVA inclusa l’anno (a listino 89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa), con invio con un clic e opposizione del paziente gestita. Insieme alla gestione, il totale indicativo parte da 420 € l’anno IVA inclusa. Per psicologi e psicoterapeuti il portale gestisce anche il Bonus Psicologo e il contributo ENPAP compreso nel prezzo: la seduta da 70 € resta 70 €.

    Per un sanitario il confronto tra le Fiscozen alternative andrebbe quindi fatto a parità di servizi. Se scegli un’offerta senza Sistema TS, dovrai gestire la comunicazione delle spese in un altro modo, con tempo o costi aggiuntivi. Ricorda anche che le prestazioni sanitarie fatturate ai pazienti persone fisiche non passano dallo SdI, il Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche. Prima di firmare, chiedi sempre come viene gestito questo adempimento.

    Fiscozen alternative: quale scegliere in base al tuo profilo

    Arriviamo alla domanda pratica: tra Fiscozen e le sue alternative, quale fa per te? Non esiste una risposta valida per tutti. Proviamo a ragionare per profili, partendo dalle esigenze e non solo dal prezzo.

    Quando può convenire Fiscozen

    Fiscozen è adatto a chi vuole tutto in un pacchetto unico: commercialista dedicato, app per le fatture, dichiarazione e F24 con un solo abbonamento, e apertura della partita IVA compresa. È la scelta di chi dà la priorità alla comodità e considera accettabile il prezzo più alto del confronto.

    Quando può convenire FlexTax

    FlexTax è la scelta più economica per un professionista con una situazione semplice, soprattutto al primo anno, quando l’apertura è compresa nei 366 €. Va bene se ti basta un’assistenza via ticket e telefono e non hai bisogno del Sistema TS.

    Quando conviene il CAF Centro Fiscale

    Il CAF Centro Fiscale, con il software che usi già o con Fatturazione Italia al prezzo convenzionato, è la scelta giusta in questi casi:

    • vuoi un rapporto diretto e la possibilità di andare in sede a Udine o Cividale, pur potendo lavorare anche online;
    • sei un professionista sanitario e vuoi il Sistema TS compreso nel software (piano Pro di Fatturazione Italia, 70 € IVA inclusa l’anno se affidi al CAF la gestione completa);
    • sei artigiano o commerciante con la ditta già avviata e cerchi un costo annuo contenuto;
    • preferisci scegliere il software separatamente, o ne usi già uno;
    • in famiglia hai anche altre pratiche, come ISEE, pensioni o successioni.

    Se invece stai per aprire la partita IVA, hai un’attività semplice e il tuo unico criterio è spendere il meno possibile nel primo anno, i numeri dicono FlexTax. Preferiamo dirtelo chiaramente: una scelta fatta con tutte le informazioni è sempre una scelta migliore.

    Fonti

    • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario (Normattiva)
    • Agenzia delle Entrate – Scheda “Regime forfetario: che cos’è”
    • Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, art. 5 – Termine annuale di invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati delle spese sanitarie (Normattiva)

    Domande frequenti su Fiscozen e alternative

    Qual è la Fiscozen alternative più economica nel 2026?

    Per un professionista in regime forfettario, secondo i listini consultati a fine settembre 2026, è FlexTax a 366 € l’anno IVA inclusa, con software compreso. Con il CAF Centro Fiscale la gestione parte da 350 € l’anno IVA inclusa, senza software; con Fatturazione Italia al prezzo convenzionato, riservato a chi affida al CAF la gestione completa, il totale indicativo parte da 390 € (Start) o da 420 € (Pro), IVA inclusa. Per artigiani e commercianti con ditta già aperta conviene mettere a confronto il listino cambio consulente di FlexTax con il costo della gestione del CAF.

    Fiscozen o commercialista: cosa cambia davvero?

    Con un servizio online hai un pacchetto standard gestito in gran parte a distanza. Con un commercialista o un CAF in sede puoi avere un confronto diretto e far seguire nello stesso posto anche le altre pratiche fiscali della famiglia. Per chi ha una situazione semplice il servizio online può bastare; per chi ha più redditi o situazioni particolari conviene un interlocutore unico.

    Il software Fatturazione Italia è compreso nella gestione del CAF?

    No. La gestione del forfettario al CAF Centro Fiscale costa a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software non fa parte di questa formula: con la gestione completa affidata al CAF, Fatturazione Italia ha un prezzo convenzionato, 40 € IVA inclusa l’anno con il piano Start e 70 € IVA inclusa l’anno con il piano Pro (Sistema TS incluso nel Pro). Senza la gestione completa al CAF vale il listino: 49 € + IVA (Start) o 89 € + IVA (Pro) l’anno.

    Sono un professionista sanitario: quale opzione include il Sistema TS?

    Nei listini forfettario di Fiscozen e FlexTax consultati il Sistema TS non risulta tra i servizi compresi. Con il CAF Centro Fiscale il Sistema TS si gestisce con il piano Pro di Fatturazione Italia, che lo include: se affidi al CAF la gestione fiscale completa costa 70 € IVA inclusa l’anno, a listino 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa).

    Posso provare il software prima di pagare?

    Sì. Fatturazione Italia offre una prova gratuita di 14 giorni senza carta, sul piano Pro, che diventano 30 giorni se ti registri con il link di invito di un collega. Il prezzo di listino del piano scelto resta bloccato per contratto per 3 anni dal primo pagamento.

    Conclusione: la scelta giusta è quella fatta con i numeri veri

    Valutare le Fiscozen alternative significa guardare oltre il prezzo di copertina. FlexTax è il più economico per un professionista con un’attività semplice, Fiscozen offre il pacchetto più completo al prezzo più alto, il CAF Centro Fiscale offre la gestione a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, con il software a parte: con Fatturazione Italia al prezzo convenzionato, riservato a chi affida al CAF la gestione completa, il totale parte da 390 € (Start) o da 420 € (Pro), IVA inclusa. Il CAF diventa la scelta più interessante per sanitari, ditte già avviate e chi vuole un rapporto diretto.

    Nel primo anno, quando c’è da aprire la partita IVA, il CAF costa di più: te lo abbiamo detto senza giri di parole. Dal secondo anno contano altri fattori: il Sistema TS per i sanitari, la sede fisica a Udine e Cividale, la dichiarazione compresa e la libertà di scegliere il software. Qualunque strada tu scelga tra le Fiscozen alternative, l’importante è sapere esattamente cosa stai pagando.

    Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

    Partita IVA forfettaria con il CAF Centro Fiscale

    Gestione del regime forfettario a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software è a parte: con la gestione completa al CAF, Fatturazione Italia costa 40 € (Start) o 70 € (Pro) l’anno, IVA inclusa. Servizio disponibile online da tutta Italia o in sede a Udine e Cividale.

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    Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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      Settembre 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-29 16:00:002026-10-21 08:15:15Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettaria
      PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

      Partita IVA Igienista Dentale 2026: Guida Completa in 7 Punti

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Aprire la partita IVA igienista dentale è oggi la strada più frequente per chi esercita questa professione sanitaria e vuole collaborare con uno o più studi odontoiatrici. L’igienista dentale è un professionista sanitario laureato, iscritto all’Albo della FNO TSRM-PSTRP, che si occupa di prevenzione delle patologie orali, ablazione del tartaro, sigillature, educazione all’igiene orale e monitoraggio parodontale. Può lavorare come dipendente, ma nella maggior parte dei casi opera come libero professionista che fattura le proprie prestazioni allo studio.

      Nel 2026 le regole sono cambiate su un punto importante: è entrata pienamente in vigore la classificazione ATECO 2025, che ha ridisegnato i codici delle professioni sanitarie. Sapere quale codice indicare, a quale cassa previdenziale iscriversi e come emettere correttamente le fatture evita errori costosi fin dal primo giorno di attività.

      In questa guida completa vediamo, passo per passo, tutto quello che serve sapere sulla partita IVA igienista dentale: il codice ATECO 86.99.09, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, il regime forfettario con coefficiente di redditività al 78%, l’esenzione IVA delle prestazioni sanitarie e le regole per impostare correttamente la collaborazione con lo studio odontoiatrico.

      💡 Approfondimento: se vuoi un quadro generale valido per tutte le professioni sanitarie (fisioterapisti, psicologi, infermieri, dietisti, logopedisti), leggi la nostra guida Partita IVA per Professionisti Sanitari 2026, che raccoglie codici, casse e adempimenti di ogni categoria.

      Indice dei contenuti

      1. Partita IVA igienista dentale: perché aprirla nel 2026
      2. Codice ATECO 2025 per la partita IVA igienista dentale: 86.99.09
      3. Gestione Separata INPS: la previdenza dell’igienista dentale
      4. Regime forfettario per la partita IVA igienista dentale: coefficiente 78%
      5. Fattura elettronica, esenzione IVA art. 10 e Sistema Tessera Sanitaria
      6. Collaborare con lo studio odontoiatrico: come strutturare il rapporto
      7. Come aprire la partita IVA da igienista dentale senza errori
      8. Domande frequenti sulla partita IVA igienista dentale
      9. Apri la tua partita IVA da igienista dentale con il CAF Centro Fiscale

      Partita IVA igienista dentale: perché aprirla nel 2026

      La partita IVA igienista dentale serve ogni volta che l’attività viene svolta in modo abituale e continuativo al di fuori di un rapporto di lavoro dipendente. In parole semplici: se collabori stabilmente con uno studio odontoiatrico, se ricevi pazienti in autonomia o se presti servizio presso più strutture, non puoi limitarti alla prestazione occasionale. Quest’ultima è ammessa solo per incarichi sporadici e non organizzati, e resta comunque vincolata al limite di 5.000 euro lordi annui oltre il quale scatta comunque l’obbligo di iscrizione previdenziale.

      Immagina Giulia, neolaureata in Igiene Dentale, iscritta all’Albo TSRM-PSTRP: uno studio odontoiatrico le propone tre giornate a settimana in regime di collaborazione professionale. In questo caso Giulia deve aprire la partita IVA, scegliere il codice ATECO 2025 corretto, iscriversi alla Gestione Separata INPS e valutare il regime forfettario. Non si tratta di adempimenti complicati, ma ogni passaggio va fatto nell’ordine giusto.

      I vantaggi di lavorare con la partita IVA igienista dentale sono concreti:

      • Autonomia organizzativa: puoi collaborare con più studi e gestire la tua agenda
      • Tassazione agevolata: con il regime forfettario l’imposta è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti di nuova attività
      • Contributi proporzionali: in Gestione Separata INPS si versa solo in proporzione al reddito effettivo, senza contributi fissi minimi
      • Costi di gestione contenuti: contabilità semplificata e adempimenti ridotti rispetto al regime ordinario
      • Possibilità di crescita: apertura di uno studio proprio o collaborazioni multiple nel tempo

      Il rovescio della medaglia è che diventi responsabile dei tuoi adempimenti fiscali e previdenziali: niente ferie pagate, niente TFR, contributi a tuo carico. Per questo conviene partire con un’impostazione corretta, valutata insieme a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente professionisti sanitari in tutta Italia, sia in ufficio che online.

      Codice ATECO 2025 per la partita IVA igienista dentale: 86.99.09

      Il codice ATECO è la “targa” della tua attività: serve all’Agenzia delle Entrate e all’ISTAT per classificare che cosa fai. Per la partita IVA igienista dentale il codice da utilizzare nel 2026 è 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a., secondo la classificazione ATECO 2025.

      Attenzione a un punto che genera ancora molta confusione. Fino al 2024 l’igienista dentale utilizzava il codice 86.90.29 della vecchia classificazione ATECO 2007. Quel codice oggi è solo un riferimento storico: dal 1° gennaio 2025 è in vigore l’ATECO 2025, operativa negli archivi dell’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025, con riclassificazione d’ufficio delle posizioni già aperte. Chi scrive ancora che il 86.90.29 è “il codice attualmente in uso” riporta un’informazione superata.

      Ecco il quadro riassuntivo per l’igienista dentale:

      • Codice ATECO 2025: 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a.
      • Ex codice ATECO 2007 (in uso fino al 2024): 86.90.29, riferimento storico, non più da indicare in apertura
      • Coefficiente di redditività forfettario: 78%
      • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS
      • Albo professionale: FNO TSRM-PSTRP

      Una precisazione tecnica utile: per determinare il coefficiente di redditività del regime forfettario, l’allegato di legge fa ancora riferimento alla vecchia tabella ATECO 2007 in attesa del nuovo decreto di raccordo. Il risultato pratico non cambia: per l’igienista dentale il coefficiente resta 78%. Per il quadro completo di tutte le professioni sanitarie puoi consultare la nostra tabella completa dei codici ATECO 2025 per le professioni sanitarie.

      Gestione Separata INPS: la previdenza dell’igienista dentale

      Molte professioni hanno una cassa previdenziale privata dedicata: i medici e gli odontoiatri versano all’ENPAM, gli psicologi all’ENPAP, gli infermieri all’ENPAPI, i veterinari all’ENPAV. L’igienista dentale, invece, non ha una cassa professionale propria: pur essendo iscritto all’Albo della FNO TSRM-PSTRP, versa i contributi alla Gestione Separata INPS, istituita dall’art. 2 comma 26 della Legge 335/1995.

      Un principio da tenere a mente: l’iscrizione a una cassa o alla Gestione Separata dipende dall’appartenenza a un Albo con cassa di categoria, non dal codice ATECO scelto. Il codice serve a classificare l’attività ai fini statistici e fiscali, non a decidere dove versi i contributi.

      Aliquote Gestione Separata 2026

      Per i liberi professionisti senza cassa, l’aliquota contributiva della Gestione Separata INPS nel 2026 è pari al 26,07% del reddito imponibile: è composta dal 25% di contributo previdenziale IVS, dallo 0,72% per le prestazioni assistenziali (maternità, malattia, ANF) e dallo 0,35% per l’ISCRO. L’aliquota scende al 24% per chi è già coperto da un’altra forma pensionistica obbligatoria, ad esempio chi lavora anche come dipendente, o per i titolari di pensione diretta.

      Ci sono tre caratteristiche importanti della Gestione Separata che conviene conoscere quando si apre la partita IVA igienista dentale:

      • Nessun contributo fisso minimo: si versa in percentuale sul reddito effettivamente prodotto, quindi in un anno di avvio con pochi incassi i contributi restano proporzionalmente bassi
      • Nessuna riduzione del 35%: quell’agevolazione riguarda solo le gestioni artigiani e commercianti, non esiste in Gestione Separata (chi la promette commette un errore)
      • Rivalsa del 4% facoltativa: puoi addebitare in fattura allo studio odontoiatrico una rivalsa del 4%, che però concorre al tuo reddito imponibile

      I contributi si versano con il modello F24 seguendo le scadenze degli acconti e del saldo IRPEF (o dell’imposta sostitutiva, per i forfettari). Un esempio pratico: se nel 2026 dichiari un reddito imponibile di 20.000 euro e non hai altre coperture, i contributi dovuti alla Gestione Separata ammontano a circa 5.214 euro (20.000 × 26,07%). È una cifra che va pianificata per tempo, mettendo da parte mese per mese una quota degli incassi.

      Regime forfettario per la partita IVA igienista dentale: coefficiente 78%

      Il regime forfettario è la scelta più diffusa per chi apre la partita IVA igienista dentale. È un regime agevolato che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali con un’unica imposta sostitutiva: in pratica, invece di pagare più imposte separate, ne paghi una sola, calcolata su una base imponibile determinata in modo forfettario.

      Il meccanismo è semplice. Non si tiene conto delle spese effettive: lo Stato presume che una parte del tuo incasso sia costo. Per il codice 86.99.09 il coefficiente di redditività è il 78%: significa che il 78% di quanto incassi è considerato reddito tassabile, mentre il restante 22% è considerato forfettariamente spesa.

      Esempio di calcolo per un igienista dentale

      Supponiamo che Giulia incassi 40.000 euro nel 2026 fatturando allo studio odontoiatrico. Il calcolo è questo:

      1. Reddito lordo forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euro
      2. Contributi Gestione Separata: 31.200 × 26,07% = circa 8.134 euro
      3. Base imponibile netta: 31.200 − 8.134 = circa 23.066 euro (i contributi versati sono deducibili)
      4. Imposta sostitutiva al 5% (nuova attività): circa 1.153 euro

      Trascorsi i primi cinque anni, l’aliquota passa al 15%. Si tratta comunque di un carico fiscale nettamente più leggero rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria a scaglioni. Se vuoi farti un’idea più precisa dei guadagni netti del settore, leggi anche il nostro approfondimento su quanto guadagna un professionista sanitario nel 2026.

      Requisiti e cause di esclusione

      Per restare nel forfettario con la partita IVA igienista dentale devi rispettare alcuni paletti:

      • Ricavi o compensi entro 85.000 euro annui (superata la soglia di 100.000 euro l’uscita è immediata, già in corso d’anno)
      • Limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o assimilato percepiti nell’anno precedente: se li superi non puoi accedere al forfettario (limite valido per il biennio 2025-2026)
      • Spese per lavoro dipendente non superiori a 20.000 euro lordi annui
      • Nessuna partecipazione di controllo in società o associazioni professionali che svolgono attività riconducibili alla tua
      • Divieto di fatturare in prevalenza al datore di lavoro attuale o a quello dei due anni precedenti

      Quest’ultimo punto merita attenzione: se hai lavorato come dipendente in uno studio odontoiatrico e poi apri la partita IVA per fatturare allo stesso studio, il regime forfettario è precluso per i due anni successivi alla cessazione del rapporto. È un caso frequentissimo nel settore dentale e va verificato prima di aprire, non dopo.

      Fattura elettronica, esenzione IVA art. 10 e Sistema Tessera Sanitaria

      Le prestazioni dell’igienista dentale sono prestazioni sanitarie rese da una professione sanitaria riconosciuta e, in quanto tali, sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/1972. In concreto: anche in regime ordinario la fattura viene emessa senza applicare l’IVA, indicando la natura di operazione esente. In regime forfettario, l’IVA non viene comunque esposta per la natura stessa del regime agevolato.

      La fattura deve contenere la marca da bollo da 2 euro quando l’importo supera 77,47 euro, poiché si tratta di un documento senza addebito di IVA. Per un quadro completo delle regole di esenzione, comprese le prestazioni non terapeutiche, trovi tutti i dettagli nella nostra guida sull’IVA sulle prestazioni sanitarie 2026 (art. 10).

      Quando la fattura è elettronica e quando no

      Qui va fatta una distinzione fondamentale, che riguarda da vicino chi ha la partita IVA igienista dentale:

      • Fatture allo studio odontoiatrico (soggetto titolare di partita IVA): fattura elettronica obbligatoria tramite Sistema di Interscambio (SdI)
      • Fatture a pazienti persone fisiche con dati trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria: divieto strutturale di fattura elettronica via SdI, si emette fattura cartacea o in PDF

      Il divieto nasce da esigenze di tutela dei dati sanitari: i documenti che contengono spese sanitarie dei cittadini non transitano dallo SdI. Molti igienisti dentali si trovano quindi a gestire due canali diversi in parallelo, e qui gli errori sono frequenti.

      Sistema TS: l’invio dei dati è annuale

      Se ricevi pazienti privati, devi trasmettere i dati delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, che alimenta il 730 precompilato e consente ai tuoi pazienti di detrarre la spesa. Una buona notizia: dalle spese del periodo d’imposta 2025 l’invio è diventato annuale e non più semestrale o trimestrale, con termine fissato al 31 gennaio dell’anno successivo.

      Il paziente deve poter esercitare l’opposizione all’invio dei dati: è un diritto che va garantito e documentato. Se invece fatturi esclusivamente allo studio odontoiatrico, l’obbligo di trasmissione ricade sullo studio, che è il soggetto che incassa dal paziente.

      Collaborare con lo studio odontoiatrico: come strutturare il rapporto

      Il modello più diffuso è questo: l’igienista dentale apre la partita IVA, opera all’interno dello studio odontoiatrico con i propri pazienti o con quelli inviati dal titolare, e a fine mese emette fattura allo studio per le prestazioni svolte. Si tratta di un rapporto di collaborazione professionale, non di lavoro subordinato, e la differenza non è solo formale.

      Perché il rapporto sia genuinamente autonomo devono ricorrere alcuni elementi sostanziali. L’igienista deve conservare autonomia organizzativa nella gestione delle sedute, non essere soggetto a potere disciplinare e gerarchico, concordare gli orari senza subirli come turni imposti, ed essere retribuito in base alle prestazioni effettivamente eseguite (spesso con una percentuale sull’incassato) e non con un importo fisso mensile identico a uno stipendio.

      Il rischio da evitare è quello della cosiddetta “finta partita IVA”: se l’Ispettorato del Lavoro o l’INPS riqualificano il rapporto come lavoro subordinato, le conseguenze economiche ricadono soprattutto sullo studio (contributi, differenze retributive e sanzioni), ma coinvolgono anche il professionista sul piano fiscale. Attenzione anche alla mono-committenza prolungata: lavorare per un solo studio non è vietato in sé, ma se si accompagna a orari imposti, postazione fissa e assenza di autonomia diventa un indizio pesante.

      Ecco gli accorgimenti pratici che consigliamo a chi apre la partita IVA igienista dentale:

      • Contratto scritto di collaborazione professionale che descriva prestazioni, compenso, autonomia e durata
      • Compenso variabile collegato alle prestazioni svolte o all’incassato, con dettaglio in fattura
      • Pluralità di committenti quando possibile: collaborare con più studi rafforza l’autonomia
      • Copertura assicurativa RC professionale, obbligatoria per i professionisti sanitari
      • Iscrizione all’Albo TSRM-PSTRP sempre in regola, con ECM aggiornati

      Un ultimo aspetto: se sei anche dipendente part-time presso una struttura sanitaria pubblica o privata, verifica le regole sulle incompatibilità e ricorda che l’aliquota contributiva della Gestione Separata scende al 24% perché sei già coperto da un’altra gestione previdenziale.

      Come aprire la partita IVA da igienista dentale senza errori

      L’apertura della partita IVA igienista dentale non richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio, perché si tratta di attività professionale e non di impresa. Servono però alcuni passaggi coordinati tra loro, e un errore in fase di avvio si trascina per anni: un codice ATECO sbagliato, una scelta di regime non ponderata o un’iscrizione previdenziale tardiva possono costare sanzioni e imposte più alte del necessario.

      Questi sono gli adempimenti da mettere in fila:

      1. Apertura della posizione IVA con il codice ATECO 2025 86.99.09 e scelta del regime fiscale
      2. Iscrizione alla Gestione Separata INPS come libero professionista
      3. Attivazione del canale di fatturazione elettronica per le fatture verso lo studio odontoiatrico
      4. Accreditamento al Sistema Tessera Sanitaria se prevedi pazienti privati
      5. Verifica delle coperture: RC professionale e regolarità dell’iscrizione all’Albo

      Il CAF Centro Fiscale di Udine segue l’intero percorso: analisi preliminare della tua situazione, apertura della posizione, iscrizione previdenziale e gestione continuativa degli adempimenti durante l’anno. Il nostro team ti indica in anticipo il carico fiscale e contributivo atteso, così da pianificare gli accantonamenti senza sorprese. Per conoscere i costi del servizio ti forniamo un preventivo personalizzato in base alla tua attività.

      Domande frequenti sulla partita IVA igienista dentale

      Qual è il codice ATECO corretto per l’igienista dentale nel 2026?

      Il codice è 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a. della classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025 e operativa presso l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025. Il precedente 86.90.29 (ATECO 2007) è ormai solo un riferimento storico per le posizioni aperte prima della riclassificazione d’ufficio.

      L’igienista dentale deve iscriversi all’ENPAM?

      No. L’ENPAM è la cassa di medici e odontoiatri. L’igienista dentale, iscritto all’Albo della FNO TSRM-PSTRP, non ha una cassa professionale dedicata e versa i contributi alla Gestione Separata INPS. La cassa dipende dall’Albo di appartenenza, non dal codice ATECO.

      Esiste la riduzione del 35% dei contributi per l’igienista dentale forfettario?

      No. La riduzione contributiva del 35% per i forfettari riguarda solo le gestioni artigiani e commercianti. In Gestione Separata INPS quella riduzione non esiste: si applica l’aliquota piena del 26,07% (o 24% in caso di altra copertura previdenziale) sul reddito imponibile.

      Posso avere la partita IVA da igienista dentale se lavoro anche come dipendente?

      Sì, è possibile, ma per accedere al regime forfettario i redditi da lavoro dipendente o assimilato dell’anno precedente non devono superare 35.000 euro. Va inoltre verificato il divieto di fatturare in prevalenza all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti, oltre alle eventuali regole di incompatibilità del contratto.

      La fattura dell’igienista dentale ha l’IVA?

      No. Le prestazioni sanitarie dell’igienista dentale sono esenti IVA ex art. 10 DPR 633/1972. In regime ordinario la fattura si emette senza IVA indicando l’esenzione; in regime forfettario l’IVA non viene esposta per natura del regime. Sopra 77,47 euro serve la marca da bollo da 2 euro.

      Ogni quanto vanno inviati i dati al Sistema Tessera Sanitaria?

      L’invio è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello delle spese. Non ci sono più scadenze trimestrali o semestrali. L’obbligo riguarda le prestazioni fatturate direttamente ai pazienti: se fatturi solo allo studio odontoiatrico, la trasmissione spetta allo studio.

      Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

      Apri la tua partita IVA da igienista dentale con il CAF Centro Fiscale

      Aprire e gestire la partita IVA igienista dentale è alla portata di tutti, a patto di impostare correttamente i tre pilastri che abbiamo visto: il codice ATECO 2025 86.99.09, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS con aliquota 26,07% e la scelta consapevole del regime forfettario con coefficiente di redditività al 78%. A questo si aggiunge la corretta gestione delle fatture esenti IVA verso lo studio odontoiatrico e dell’invio annuale al Sistema TS.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno decine di professionisti sanitari nell’apertura e nella gestione della partita IVA, sia in ufficio in Viale Tullio 13 sia online in tutta Italia. Ci occupiamo di tutto: apertura della posizione, iscrizione previdenziale, fatturazione, dichiarazioni e pianificazione delle imposte. Ti forniamo sempre un preventivo personalizzato, senza sorprese.

      Hai bisogno di assistenza per la partita IVA da igienista dentale? Contattaci per fissare un appuntamento: il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Scrivici o chiamaci allo 0432 1638640, oppure contattaci su WhatsApp al 366 6018121.

      Settembre 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-28 19:00:002026-09-22 10:07:24Partita IVA Igienista Dentale 2026: Guida Completa in 7 Punti
      PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      NASPI Anticipata Partita IVA Forfettaria 2026: Guida e 7 Errori da Evitare

      Naspi Anticipata CAF Udine

      Chi perde il lavoro e vuole mettersi in proprio ha a disposizione uno strumento poco conosciuto ma molto potente: il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria, cioè la possibilità di farsi liquidare in anticipo dall’INPS le mensilità di disoccupazione non ancora percepite per trasformarle nel capitale iniziale di una nuova attività autonoma. Si tratta di un incentivo all’autoimprenditorialità previsto dall’articolo 8 del D.Lgs. 22/2015, che dal 1° gennaio 2026 ha però cambiato pelle: non si parla più di pagamento in unica soluzione, ma di due rate (70% e 30%).

      Il punto delicato non è tanto ottenere l’anticipazione, quanto non perderla dopo. Esistono infatti situazioni precise in cui l’INPS chiede indietro tutto l’importo già incassato. In questa guida vediamo in modo semplice come funziona la NASPI anticipata Partita IVA forfettaria nel 2026: requisiti, calcolo dell’importo, termine dei 30 giorni per la domanda, come si apre correttamente la Partita IVA in regime forfettario e soprattutto quali sono i 7 errori che costringono a restituire l’indennità.

      Indice dei contenuti

      • Cos’è la NASPI anticipata e perché interessa chi apre una Partita IVA forfettaria
      • NASPI anticipata 2026: addio all’unica soluzione, si passa a due rate
      • Requisiti per la NASPI anticipata con Partita IVA forfettaria
      • Come si calcola l’importo della NASPI anticipata
      • Come fare domanda all’INPS: il termine dei 30 giorni
      • Aprire Partita IVA forfettaria dopo la NASPI anticipata: guida pratica in 6 passi
      • Quando si rischia di restituire la NASPI anticipata: 7 errori da evitare
      • NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria a Udine: l’assistenza del CAF
      • Domande frequenti su NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria

      Cos’è la NASPI anticipata e perché interessa chi apre una Partita IVA forfettaria

      La NASPI è l’indennità mensile di disoccupazione che l’INPS riconosce a chi perde involontariamente il lavoro dipendente. Normalmente arriva sul conto corrente mese dopo mese. La NASPI anticipata, invece, è la possibilità di chiedere all’INPS di liquidare in anticipo tutte le mensilità che restano da percepire, trasformandole in un capitale da investire in una nuova attività.

      È qui che nasce il binomio NASPI anticipata Partita IVA forfettaria: l’anticipazione può essere richiesta solo da chi avvia un’attività di lavoro autonomo, un’impresa individuale, oppure sottoscrive una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale presta la propria attività lavorativa. In parole semplici, l’INPS non regala un capitale: lo mette a disposizione di chi decide davvero di mettersi in proprio.

      Il regime forfettario è la scelta naturale per la maggior parte di chi parte da zero: è il regime fiscale agevolato che consente di pagare una sola imposta sostitutiva (una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali) con aliquota del 5% nei primi cinque anni per le nuove attività, o del 15% negli altri casi. Ne parliamo in modo approfondito nella nostra guida Regime Forfettario 2026: guida completa per aprire Partita IVA.

      Due aspetti da conoscere subito. Il primo: durante il periodo coperto dall’anticipazione non maturano contribuzione figurativa (i contributi che l’INPS accredita gratuitamente durante la disoccupazione ordinaria) né l’assegno per il nucleo familiare collegato alla NASPI. Il secondo: chi invece vuole mantenere la NASPI mensile e affiancarla a una piccola attività autonoma segue regole completamente diverse, spiegate in NASPI e Partita IVA: compatibilità e limiti di reddito. Se ti interessa solo il meccanismo generale dell’anticipazione, trovi un approfondimento dedicato in NASPI anticipata 2026: la liquidazione dell’indennità.

      NASPI anticipata 2026: addio all’unica soluzione, si passa a due rate

      Questa è la novità più importante del 2026 e cambia il modo di pianificare l’investimento iniziale. Fino al 2025 l’anticipazione veniva liquidata in unica soluzione: un solo bonifico con tutto l’importo residuo. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 comma 176) ha modificato l’articolo 8 del D.Lgs. 22/2015 eliminando proprio il riferimento all’unica soluzione.

      Dal 1° gennaio 2026 la NASPI anticipata viene quindi corrisposta in due rate:

      • Prima rata: 70% dell’intero importo spettante, erogata al momento dell’accoglimento della domanda
      • Seconda rata: 30% residuo, erogata al termine del periodo teorico di durata della NASPI e comunque non oltre sei mesi dalla presentazione della domanda
      • La seconda rata è subordinata alla verifica della mancata rioccupazione con lavoro subordinato
      • Va verificata anche l’assenza di un trattamento pensionistico diretto (fa eccezione l’assegno ordinario di invalidità)

      Che cosa significa in concreto per chi apre una Partita IVA forfettaria? Che il capitale disponibile il primo giorno è più basso di quello che ci si aspettava, mentre il saldo arriva mesi dopo. Immagina che a Giulia spettino 12.000 euro di anticipazione: riceverà 8.400 euro subito e 3.600 euro alla fine del periodo teorico di NASPI (comunque entro sei mesi dalla domanda), sempre che nel frattempo non sia stata assunta come dipendente. Il business plan dei primi mesi va costruito su questa cifra, non sul totale.

      C’è anche un risvolto positivo, spesso trascurato: la seconda rata funziona come una riserva di liquidità che arriva proprio quando si presentano le prime scadenze fiscali e contributive dell’attività. Il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria va quindi pianificato su un orizzonte di 12-24 mesi, non solo sulla partenza.

      Requisiti per la NASPI anticipata con Partita IVA forfettaria

      I requisiti della NASPI anticipata Partita IVA forfettaria si muovono su due binari paralleli che devono correre insieme: da un lato le condizioni per avere diritto alla NASPI, dall’altro quelle per accedere al regime forfettario. Se salta uno dei due, il progetto va ripensato.

      I requisiti lato NASPI

      • Stato di disoccupazione involontaria: licenziamento, scadenza del contratto, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale in sede protetta
      • Almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro
      • Domanda di NASPI presentata entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro
      • Essere titolari di NASPI (o averne diritto) e avviare un’attività autonoma o un’impresa individuale
      • Presentare la domanda di anticipazione entro il termine perentorio di 30 giorni

      I requisiti lato regime forfettario

      Per restare nel regime forfettario occorre non superare 85.000 euro di ricavi o compensi annui (oltre 100.000 euro si esce immediatamente, già nell’anno in corso), non sostenere più di 20.000 euro lordi di spese per lavoro dipendente e accessorio, non detenere partecipazioni in società che configurano cause ostative.

      Un punto merita attenzione particolare. Il forfettario prevede una causa ostativa (cioè un impedimento all’accesso) per chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro. Questo limite, però, non opera quando il rapporto di lavoro è cessato, che è esattamente la condizione di chi percepisce la NASPI. La valutazione va comunque fatta caso per caso, perché la presenza di altri redditi da lavoro dipendente o di pensione può cambiare il quadro: è una verifica che conviene affidare a un professionista prima di aprire la Partita IVA.

      Come si calcola l’importo della NASPI anticipata

      Il calcolo parte sempre dalla NASPI mensile. L’INPS considera la retribuzione media imponibile degli ultimi quattro anni e riconosce il 75% di tale retribuzione fino alla soglia di 1.456,72 euro mensili; sulla parte che eccede quella soglia si aggiunge un ulteriore 25%. L’importo mensile non può comunque superare un tetto massimo fissato ogni anno dall’INPS, che per il 2026 è fissato in 1.584,70 euro lordi (circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026).

      La durata della NASPI è pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi. A partire dal sesto mese di percezione scatta inoltre la riduzione del 3% mensile, il cosiddetto décalage: l’assegno cala progressivamente mese dopo mese. L’anticipazione viene calcolata sulle mensilità residue non ancora percepite, tenendo conto di queste riduzioni.

      Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco abbia diritto a 18 mesi di NASPI con un importo mensile iniziale di 1.100 euro e che ne abbia già percepiti 3 prima di decidere per il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria. L’anticipazione sarà calcolata sui 15 mesi residui, con l’applicazione del décalage dal sesto mese: il totale si aggira intorno ai 15.000 euro lordi, di cui il 70% subito e il 30% alla fine del periodo. Il conteggio esatto lo elabora l’INPS sulla base degli imponibili reali.

      Due precisazioni fiscali importanti. La NASPI anticipata conserva la natura di indennità di disoccupazione: è quindi soggetta a IRPEF come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e l’INPS applica le ritenute. Allo stesso tempo non costituisce un ricavo della tua attività: non va fatturata, non entra nel calcolo dell’imposta sostitutiva del forfettario e non erode il limite degli 85.000 euro. Sono due mondi separati, ma vanno coordinati nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

      Come fare domanda all’INPS: il termine dei 30 giorni

      Il termine è la vera trappola di tutta la procedura. La domanda di anticipazione va presentata entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma, dell’impresa individuale o dalla sottoscrizione della quota di capitale sociale della cooperativa. Se invece l’attività era già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente poi cessato, i 30 giorni decorrono dalla data di presentazione della domanda di NASPI.

      Trenta giorni passano in fretta quando si sta avviando un’attività, tra scelta del codice ATECO, iscrizioni e primi clienti. Un ritardo anche di pochi giorni comporta il rigetto della domanda: l’indennità continuerà ad arrivare mensilmente (con i vincoli di cumulo previsti per il lavoro autonomo), ma il capitale iniziale è perso. Non esistono rimedi successivi.

      Per questo l’ordine corretto delle operazioni è decisivo. Ecco la sequenza che seguiamo con i nostri clienti:

      1. Verifica preliminare del diritto alla NASPI, della durata residua e della convenienza dell’anticipazione
      2. Simulazione dell’attività in regime forfettario: codice ATECO, coefficiente, contributi, imposta sostitutiva
      3. Apertura della Partita IVA e, se necessaria, iscrizione alla Camera di Commercio
      4. Presentazione della domanda di NASPI anticipata all’INPS entro i 30 giorni, con tutta la documentazione a supporto
      5. Monitoraggio della pratica e gestione degli adempimenti successivi fino alla seconda rata

      La domanda richiede dati precisi sull’attività avviata e sulla posizione contributiva: un campo compilato male o un documento mancante allungano i tempi o fanno respingere la pratica. Il CAF Centro Fiscale a Udine segue l’intera procedura, dalla verifica dei requisiti alla trasmissione all’INPS, con il vantaggio di avere patronato e assistenza fiscale sotto lo stesso tetto.

      Aprire Partita IVA forfettaria dopo la NASPI anticipata: guida pratica in 6 passi

      Arriviamo al cuore della questione. Ottenere la NASPI anticipata Partita IVA forfettaria è solo metà del lavoro: l’altra metà è costruire un’attività autonoma reale e correttamente inquadrata, perché è proprio questo che l’INPS si aspetta in cambio dell’anticipazione. Vediamo i sei passaggi operativi.

      1. Scelta del codice ATECO 2025

      Il codice ATECO identifica l’attività che si svolge. Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, operativa per l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025: molti codici storici sono stati sostituiti. Sceglierne uno sbagliato significa applicare il coefficiente di redditività sbagliato e, in alcuni casi, finire nella cassa previdenziale sbagliata.

      2. Il coefficiente di redditività

      Nel forfettario non si deducono i costi reali: si applica ai ricavi un coefficiente di redditività, cioè una percentuale fissa stabilita per legge che determina quanta parte dell’incasso è considerata reddito tassabile. Va dal 40% del commercio e dei servizi di alloggio e ristorazione al 67% delle altre attività economiche, fino al 78% delle attività professionali e sanitarie e all’86% delle costruzioni. Il resto è considerato forfettariamente costo, anche se non l’hai sostenuto.

      3. Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

      L’aliquota agevolata del 5% per i primi cinque anni spetta solo alle nuove attività: non devi aver esercitato attività d’impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti e, soprattutto, la nuova attività non deve essere mera prosecuzione di quella svolta prima come lavoratore dipendente. È il punto più critico per chi arriva dalla NASPI e ricomincia a fare lo stesso mestiere, magari per l’ex datore di lavoro: in questi casi la valutazione va fatta con estrema attenzione, perché in mancanza dei requisiti si applica il 15%.

      4. Inquadramento previdenziale

      Chi apre una Partita IVA forfettaria deve iscriversi alla gestione previdenziale corretta, che dipende dall’attività e dall’eventuale albo professionale, non dal codice ATECO. I professionisti senza cassa di categoria versano alla Gestione Separata INPS con aliquota del 26,07% (24% se già coperti da altra tutela pensionistica). Artigiani e commercianti versano invece l’aliquota IVS del 24% (24,48% per i commercianti) con un contributo minimale annuo che nel 2026 vale 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, dovuto a prescindere dagli incassi, con possibilità di chiedere la riduzione del 35% riservata ai forfettari. Attenzione: quella riduzione non esiste in Gestione Separata.

      5. Apertura e iscrizioni

      L’apertura della Partita IVA avviene con la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate. Le ditte individuali devono aggiungere l’iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio e alla gestione INPS artigiani o commercianti, con tempistiche proprie. Coordinare queste date con i 30 giorni della domanda INPS è essenziale: il CAF Centro Fiscale costruisce il calendario delle scadenze prima di muovere il primo passo.

      6. Fatturazione elettronica e adempimenti correnti

      Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. In fattura si indica il codice natura N2.2 e la dicitura prevista dall’art. 1 c. 58 della L. 190/2014 relativa all’operazione senza applicazione dell’IVA; sopra i 77,47 euro di imponibile serve la marca da bollo da 2 euro. Il forfettario, inoltre, non subisce la ritenuta d’acconto sui propri compensi. Per il quadro completo puoi consultare la nostra pillar CAF Centro Fiscale di Udine dedicata alla Partita IVA in regime forfettario.

      Quando si rischia di restituire la NASPI anticipata: 7 errori da evitare

      Veniamo alla domanda che ci fanno tutti: quando l’INPS chiede indietro i soldi? La regola principale è scritta nella norma ed è netta. Chi ha ottenuto la NASPI anticipata e instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per il quale l’indennità sarebbe stata erogata mensilmente è tenuto a restituire per intero l’anticipazione ricevuta. Fa eccezione solo il rapporto di lavoro instaurato con la cooperativa della quale si è sottoscritta una quota di capitale sociale.

      Ecco i 7 errori che più spesso portano alla perdita del beneficio nel percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria:

      • Accettare un’assunzione come dipendente prima della scadenza del periodo teorico di NASPI, anche part-time, a termine o di breve durata: comporta la restituzione integrale e la perdita della seconda rata del 30%
      • Presentare la domanda oltre i 30 giorni dall’inizio dell’attività: la pratica viene respinta e il capitale non viene mai erogato
      • Aprire una Partita IVA “di facciata” e chiuderla subito dopo aver incassato: l’attività autonoma deve essere reale ed effettivamente esercitata
      • Accedere a un trattamento pensionistico diretto nel periodo considerato: salta l’erogazione della seconda rata (l’assegno ordinario di invalidità è escluso da questa penalizzazione)
      • Confondere l’anticipazione con la NASPI mensile: chi mantiene l’indennità mensile deve rispettare le soglie di cumulo e comunicare il reddito presunto all’INPS, adempimento che nell’anticipata non si applica allo stesso modo
      • Non comunicare all’INPS le variazioni rilevanti della propria situazione lavorativa nei tempi previsti
      • Sbagliare inquadramento fiscale o previdenziale: un codice ATECO errato o un’iscrizione previdenziale mancata generano contestazioni e sanzioni che si sommano ai problemi con la NASPI

      La lezione è semplice: dopo aver incassato l’anticipazione bisogna fare davvero l’imprenditore o il professionista per tutto il periodo coperto. Se durante il percorso arriva un’offerta di lavoro dipendente allettante, prima di firmare qualsiasi contratto è indispensabile fare due conti: la restituzione può superare il vantaggio economico del nuovo impiego. Una consulenza preventiva evita danni difficilmente rimediabili.

      NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria a Udine: l’assistenza del CAF

      Gestire da soli il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria significa incrociare due mondi che parlano lingue diverse: quello previdenziale dell’INPS e quello fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Tullio 13, ha entrambe le competenze internamente: il patronato segue la pratica NASPI, l’area fiscale cura l’apertura e la gestione della Partita IVA.

      Per chi vive in Friuli Venezia Giulia ci sono alcune specificità da considerare: i rapporti con i Centri per l’Impiego di Udine e Pordenone per lo stato di disoccupazione e la DID, le addizionali IRPEF regionali del FVG che incidono sul carico fiscale complessivo (e che nel forfettario, grazie all’imposta sostitutiva, non si applicano sui redditi dell’attività), oltre alle diverse misure regionali a sostegno dell’autoimpiego. Conoscere il territorio fa la differenza sui tempi di risposta.

      Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia: la pratica si può gestire interamente da remoto, con invio dei documenti in formato digitale e videoconsulenza. Per valutare il tuo caso puoi prenotare un appuntamento e ricevere un preventivo personalizzato sull’apertura e la gestione della Partita IVA in regime forfettario.

      Domande frequenti su NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria

      Nel 2026 la NASPI anticipata si riceve ancora in unica soluzione?

      No. Dal 1° gennaio 2026, per effetto dell’art. 1 c. 176 della L. 199/2025, il pagamento in unica soluzione è stato sostituito da due rate: il 70% alla liquidazione e il 30% al termine del periodo teorico di durata della NASPI e comunque non oltre sei mesi dalla domanda, previa verifica della mancata rioccupazione con lavoro subordinato.

      Posso chiedere la NASPI anticipata se ho già aperto la Partita IVA?

      Sì, ma solo se rispetti il termine dei 30 giorni. Se l’attività è stata avviata dopo la cessazione del lavoro dipendente, i 30 giorni decorrono dall’inizio attività; se la Partita IVA era già attiva durante il rapporto di lavoro poi cessato, decorrono dalla data della domanda di NASPI. Oltre quel termine la richiesta viene respinta.

      La NASPI anticipata va tassata nel regime forfettario?

      No, non entra nel reddito della tua attività. L’anticipazione resta un’indennità di disoccupazione soggetta a IRPEF come reddito assimilato al lavoro dipendente, con ritenute applicate dall’INPS. Non va fatturata e non incide sul limite degli 85.000 euro del regime forfettario.

      Se l’attività non decolla e chiudo la Partita IVA devo restituire tutto?

      La restituzione integrale è espressamente prevista quando si instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo. La semplice chiusura dell’attività per insuccesso è una situazione diversa, ma va valutata caso per caso insieme al patronato, anche perché una chiusura immediata dopo l’incasso può far dubitare dell’effettività dell’attività avviata.

      Conviene la NASPI anticipata o la NASPI mensile con Partita IVA?

      Dipende dal progetto. La NASPI anticipata Partita IVA forfettaria conviene a chi ha bisogno di liquidità immediata per investire e ha una prospettiva autonoma stabile. Chi invece prevede ricavi bassi e non esclude un ritorno al lavoro dipendente può valutare la NASPI mensile, rispettando però le soglie di cumulo e gli obblighi di comunicazione spiegati in NASPI e Partita IVA: compatibilità e limiti di reddito. È una scelta che va simulata con i numeri alla mano.

      Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


      Vuoi trasformare la NASPI nel capitale della tua nuova attività?

      Il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria premia chi lo imposta bene fin dal primo giorno: un termine sbagliato, un codice ATECO impreciso o una firma affrettata su un contratto di lavoro possono costare l’intera indennità. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in tutto il percorso, dalla verifica dei requisiti NASPI all’apertura della Partita IVA in regime forfettario, fino alla gestione ordinaria di fatture, contributi e dichiarazioni.

      Hai bisogno di assistenza per la NASPI anticipata e l’apertura della Partita IVA forfettaria? Richiedi una consulenza e un preventivo personalizzato compilando il form Contattaci del sito: ti ricontattiamo noi. Siamo a tua disposizione sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia. Puoi anche scriverci su WhatsApp al 366 6018121 o chiamarci allo 0432 1638640.

      Settembre 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-24 17:00:002026-09-18 17:40:51NASPI Anticipata Partita IVA Forfettaria 2026: Guida e 7 Errori da Evitare
      PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

      Impresa Familiare e Regime Forfettario 2026: Guida Completa a Coadiuvanti, Contributi INPS e Tassazione

      regime forfettario partita iva

      L’impresa familiare in regime forfettario è una delle formule più diffuse tra le piccole attività italiane: il negozio dove lavorano marito e moglie, la bottega artigiana in cui il figlio dà una mano tutti i giorni, l’agriturismo mandato avanti da due fratelli. Formalizzare questa collaborazione ha effetti importanti sia sul piano previdenziale sia su quello fiscale, ma attorno all’impresa familiare regime forfettario circolano molti equivoci. Il più frequente riguarda la tassazione: in tanti pensano che l’impresa familiare permetta di dividere il reddito tra i collaboratori e pagare meno tasse. Nel regime forfettario non è così.

      In questa guida spieghiamo con parole semplici cos’è l’impresa familiare, chi può essere coadiuvante, quali quote spettano ai familiari, come funziona davvero la tassazione dell’impresa familiare in regime forfettario e quanto incidono i contributi INPS dei collaboratori. Alla fine troverai le domande più frequenti e un invito a valutare la tua situazione concreta con il CAF Centro Fiscale di Udine, in ufficio o online.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è l’Impresa Familiare e Come si Costituisce
      2. Chi Può Essere Coadiuvante: Parenti Ammessi e Quote Massime
      3. Impresa Familiare e Regime Forfettario: Come Funziona la Tassazione
      4. Regime Ordinario e Forfettario a Confronto per l’Impresa Familiare
      5. Quando Conviene l’Impresa Familiare in Regime Forfettario
      6. Contributi INPS dei Coadiuvanti: Artigiani e Commercianti
      7. Adempimenti Pratici dell’Impresa Familiare in Regime Forfettario
      8. Esempio Pratico: l’Impresa Familiare di Marco e Laura
      9. Domande Frequenti sull’Impresa Familiare in Regime Forfettario
      10. Valuta il Tuo Caso con il CAF Centro Fiscale di Udine

      Cos’è l’Impresa Familiare e Come si Costituisce

      L’impresa familiare è disciplinata dall’art. 230-bis del Codice Civile ed è una forma di collaborazione in cui uno o più familiari prestano la loro attività in modo continuativo nell’impresa di un altro familiare. Attenzione: non è una società. L’impresa resta individuale, con un unico titolare che possiede la partita IVA, firma i contratti e risponde verso i terzi. I familiari collaborano, ma non diventano soci.

      Il Codice Civile riconosce ai collaboratori una serie di diritti concreti: il mantenimento, la partecipazione agli utili in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato, i diritti sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi dell’azienda, oltre al diritto di prelazione se l’azienda viene ceduta o divisa. Sono tutele che nascono automaticamente dal lavoro svolto, ma che senza un atto formale diventano difficili da dimostrare.

      L’atto costitutivo: il passaggio da non sbagliare

      Perché l’impresa familiare sia opponibile al Fisco — cioè riconosciuta anche dall’Agenzia delle Entrate e non solo tra familiari — serve un atto pubblico o una scrittura privata autenticata dal notaio. In parole semplici: un documento firmato davanti a un pubblico ufficiale, che indica chi sono i collaboratori, il loro grado di parentela e la quota di partecipazione agli utili spettante a ciascuno.

      Il momento in cui si firma l’atto è decisivo. L’atto deve essere stipulato entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui si vogliono far valere gli effetti fiscali, oppure contestualmente all’inizio dell’attività se l’impresa nasce già in forma familiare. Un atto firmato a metà anno produce effetti fiscali solo dall’anno successivo: è un errore molto comune, che rimanda di dodici mesi tutti i benefici. Gli effetti civilistici e previdenziali, invece, decorrono dall’effettivo inizio della collaborazione, che va comunicata all’INPS.

      📌 Approfondisci: prima di ragionare sull’impresa familiare è utile avere chiare le regole di base del regime agevolato. Leggi la nostra guida Regime Forfettario 2026: tutte le informazioni utili prima di aprire Partita IVA, con requisiti, limiti di ricavi, coefficienti di redditività e cause ostative aggiornate.

      Chi Può Essere Coadiuvante: Parenti Ammessi e Quote Massime

      Non tutti i familiari possono entrare in un’impresa familiare. La legge individua con precisione i soggetti ammessi come coadiuvanti o collaboratori familiari, termini che indicano semplicemente chi lavora nell’impresa senza esserne titolare. Rientrano nel perimetro:

      • il coniuge e la parte dell’unione civile;
      • i parenti entro il terzo grado: figli, genitori, fratelli e sorelle, nonni, nipoti (figli dei figli e figli dei fratelli), bisnonni, zii;
      • gli affini entro il secondo grado: suoceri, generi e nuore, cognati.

      Restano esclusi i cugini (parenti di quarto grado). Per il convivente di fatto la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 148 del 25 luglio 2024, ha dichiarato illegittimi gli artt. 230-bis e 230-ter del Codice Civile nella parte in cui lo escludevano: sul piano civilistico il convivente è oggi equiparato al coniuge nell’impresa familiare, mentre ai fini fiscali (art. 5 commi 4 e 5 del TUIR) e dell’iscrizione INPS continuano a rilevare coniuge, parenti e affini nei gradi sopra indicati. Un secondo requisito, altrettanto importante, riguarda la natura della collaborazione: il lavoro deve essere continuativo e prevalente, non un aiuto occasionale del sabato pomeriggio.

      La regola del 51% al titolare

      Le quote di partecipazione agli utili non sono libere. Il titolare deve conservare almeno il 51% del reddito dell’impresa, perché è lui a sopportare il rischio d’impresa e a esercitarne la direzione. Di conseguenza, tutti i collaboratori familiari insieme non possono superare complessivamente il 49%. Se i coadiuvanti sono tre, quel 49% va suddiviso tra loro: per esempio 20%, 15% e 14%.

      Questa regola nasce ai fini fiscali (art. 5 comma 4 del TUIR) ma viene usata come riferimento anche nella redazione dell’atto notarile. Come vedremo, nell’impresa familiare in regime forfettario le quote non servono a ripartire il reddito imponibile, però restano rilevanti sul piano civilistico per la divisione degli utili e per la valutazione della posizione contributiva dei familiari.

      Impresa Familiare e Regime Forfettario: Come Funziona la Tassazione

      Arriviamo al punto centrale. Nell’impresa familiare regime forfettario la tassazione funziona in modo profondamente diverso rispetto al regime ordinario, e capirlo evita delusioni e scelte sbagliate.

      Nel regime forfettario il reddito non si calcola sottraendo i costi effettivi dai ricavi: si applica ai ricavi incassati un coefficiente di redditività, cioè una percentuale fissa stabilita per legge in base al codice ATECO dell’attività. Ad esempio il 40% per il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 67% per alloggio e ristorazione, il 78% per le attività professionali e sanitarie, l’86% per le costruzioni. Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali versati, si applica l’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. L’aliquota è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività se ricorrono i requisiti di novità previsti dall’art. 1 comma 65 della L. 190/2014.

      Ed ecco l’aspetto decisivo: l’imposta sostitutiva è dovuta interamente dal titolare. Lo prevede espressamente l’art. 1 comma 64 della L. 190/2014: nelle imprese familiari l’imposta sostitutiva è calcolata sul reddito al lordo delle quote assegnate al coniuge e ai collaboratori familiari ed è dovuta dall’imprenditore. Nel regime forfettario il reddito non viene imputato pro-quota ai collaboratori familiari ai fini IRPEF. I coadiuvanti non compilano il quadro RH, non dichiarano una quota di reddito d’impresa e non pagano imposte su di essa: la tassazione sostitutiva assorbe tutto in capo al titolare, che liquida l’imposta nel quadro LM del Modello Redditi PF.

      Questo significa che l’impresa familiare in regime forfettario non produce alcun “spacchettamento” del reddito imponibile. Chi la costituisce sperando di dividere l’utile su più persone e abbattere la tassazione resterà deluso: l’imposta sostitutiva dovuta è esattamente la stessa che pagherebbe una ditta individuale senza collaboratori. Per un quadro completo delle regole in vigore quest’anno puoi consultare le novità del regime forfettario 2026 introdotte dalla Legge di Bilancio.

      Regime Ordinario e Forfettario a Confronto per l’Impresa Familiare

      Per capire fino in fondo la logica dell’impresa familiare in regime forfettario conviene metterla accanto al regime ordinario, dove il meccanismo è opposto.

      In regime ordinario (contabilità semplificata o ordinaria) opera l’art. 5 comma 4 del TUIR: il reddito d’impresa viene imputato pro-quota a ciascun collaboratore familiare, entro il limite complessivo del 49%, e ogni familiare lo dichiara nel proprio quadro RH del Modello Redditi PF, pagando l’IRPEF con le aliquote progressive personali. Poiché l’IRPEF cresce per scaglioni, dividere lo stesso reddito su tre persone può significare far scontare a ciascuna un’aliquota marginale più bassa, con un risparmio complessivo anche significativo. Perché l’imputazione sia valida servono comunque due condizioni: l’atto notarile tempestivo e l’attestazione, in dichiarazione, che i familiari hanno lavorato in modo continuativo e prevalente.

      • Regime ordinario: reddito ripartito pro-quota, ogni familiare paga l’IRPEF sulla propria quota nel quadro RH;
      • Regime forfettario: reddito determinato con i coefficienti, imposta sostitutiva 5% o 15% tutta a carico del titolare, nessuna quota IRPEF per i coadiuvanti;
      • In entrambi i casi: i familiari iscritti all’INPS pagano i propri contributi previdenziali.

      Ne consegue una valutazione tutt’altro che scontata. Con redditi contenuti l’imposta sostitutiva al 5% o 15% resta quasi sempre imbattibile. Ma quando il reddito cresce, i costi reali sono elevati (affitti, magazzino, personale) e ci sono più familiari con detrazioni e carichi di famiglia da sfruttare, il regime ordinario con più soggetti IRPEF può risultare più efficiente. È un confronto che va fatto con i numeri alla mano: ne parliamo in modo approfondito nell’articolo su quando la tassazione ordinaria è più conveniente dell’imposta sostitutiva.

      Quando Conviene l’Impresa Familiare in Regime Forfettario

      Se l’impresa familiare regime forfettario non riduce le imposte, perché tante attività la scelgono comunque? Perché i vantaggi si trovano su altri piani: previdenziale, giuridico e organizzativo. Vediamo i casi in cui ha davvero senso.

      • Tutela previdenziale del familiare: il coadiuvante iscritto all’INPS matura contributi validi per la pensione, oltre alla copertura per malattia, maternità e infortuni;
      • Regolarità del lavoro prestato: il familiare che lavora stabilmente in azienda deve essere inquadrato, altrimenti si rischiano contestazioni per lavoro irregolare in caso di controllo o ispezione;
      • Diritti civilistici riconosciuti: partecipazione agli utili, quota sugli incrementi aziendali, diritto di prelazione sull’azienda;
      • Continuità e passaggio generazionale: il figlio che collabora da anni si trova in una posizione più solida quando dovrà subentrare;
      • Gestione operativa quotidiana: il collaboratore può operare legittimamente in negozio, in cantiere o con i fornitori.

      Ci sono però situazioni in cui l’impresa familiare in regime forfettario conviene poco o nulla. La prima è quella di chi la costituisce con l’unico obiettivo di abbassare le imposte: come abbiamo visto, non funziona. La seconda riguarda il familiare che collabora in modo saltuario: in quel caso l’iscrizione INPS obbligatoria genera un costo contributivo fisso a fronte di un apporto lavorativo modesto. La terza è quella del familiare che ha già una copertura previdenziale piena come lavoratore dipendente a tempo pieno: il requisito della prevalenza difficilmente si considera soddisfatto.

      Contributi INPS dei Coadiuvanti: Artigiani e Commercianti

      Il capitolo previdenziale è il vero costo dell’impresa familiare, e va conosciuto prima di firmare l’atto. Ogni collaboratore che lavora in modo abituale e prevalente nell’impresa deve essere iscritto alla gestione INPS artigiani o commercianti, a seconda dell’attività svolta dall’impresa. L’iscrizione è individuale: ogni coadiuvante ha la sua posizione contributiva e i suoi contributi da versare, che si aggiungono a quelli del titolare.

      I contributi si compongono di due parti. La prima è il contributo sul minimale: una quota fissa dovuta anche se il reddito è basso o nullo, suddivisa in quattro rate trimestrali con scadenza a maggio, agosto, novembre e febbraio. La seconda è il contributo a percentuale sulla parte di reddito che eccede il minimale, versata con gli acconti e il saldo delle imposte. Per il 2026 le aliquote base sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti (comprensivo dello 0,48% per l’indennizzo di cessazione dell’attività commerciale), come indicato dalla circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026. Gli importi dei minimali vengono rivalutati ogni anno: verifica sempre i valori aggiornati per il 2026 prima di fare previsioni di spesa.

      La riduzione del 35% per i forfettari

      Chi opera in regime forfettario ha diritto a una riduzione contributiva del 35% prevista dall’art. 1 comma 77 della L. 190/2014. È un’agevolazione importante: taglia di oltre un terzo sia il contributo sul minimale sia quello a percentuale. La buona notizia è che la riduzione si estende anche ai collaboratori familiari dell’impresa familiare in regime forfettario, purché il titolare applichi il regime agevolato.

      Attenzione però: la riduzione non è automatica. Va richiesta con una comunicazione telematica all’INPS, da presentare entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole ottenere il beneficio, oppure al momento dell’iscrizione per chi apre l’attività in corso d’anno. Chi dimentica la comunicazione paga i contributi pieni per tutto l’anno. Va anche considerato l’altro lato della medaglia: contributi ridotti significano accredito contributivo proporzionalmente ridotto ai fini pensionistici, quindi la scelta va ponderata soprattutto per chi è vicino alla pensione. Trovi tutti i dettagli nella nostra guida ai contributi INPS artigiani e commercianti.

      Adempimenti Pratici dell’Impresa Familiare in Regime Forfettario

      Costituire e gestire correttamente un’impresa familiare in regime forfettario richiede una sequenza di passaggi che devono incastrarsi nei tempi giusti. Ecco quelli principali.

      1. Atto notarile di costituzione dell’impresa familiare, con indicazione di collaboratori, grado di parentela e quote di partecipazione;
      2. Comunicazione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio e apertura o aggiornamento della posizione INAIL dove prevista;
      3. Iscrizione INPS dei coadiuvanti alla gestione artigiani o commercianti, con l’eventuale richiesta di riduzione del 35%;
      4. Indicazione dell’impresa familiare in dichiarazione dei redditi: il titolare compila il quadro LM e valorizza i dati dell’impresa familiare, mentre i coadiuvanti in regime forfettario non hanno quote IRPEF da dichiarare;
      5. Tracciatura degli utili distribuiti ai familiari, che pur non essendo obbligatoria in forfettario è fortemente consigliata per documentare la ripartizione.

      Sul fronte contabile il regime forfettario è molto leggero: non impone il libro giornale né le scritture contabili ordinarie, ma solo la numerazione e conservazione delle fatture e dei documenti. Nell’impresa familiare, però, tenere un prospetto interno degli utili attribuiti a ciascun collaboratore è un’ottima abitudine: serve in caso di controlli, di contestazioni tra familiari o di passaggio generazionale. Resta ovviamente obbligatoria la fatturazione elettronica, ormai estesa a tutti i forfettari.

      Se stai valutando l’apertura di una nuova attività, la scelta della forma giuridica va fatta prima di aprire la partita IVA: cambiare in corsa costa tempo e denaro. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue l’intero percorso, dall’inquadramento ATECO alla gestione degli adempimenti annuali, in ufficio o da remoto in tutta Italia.

      Esempio Pratico: l’Impresa Familiare di Marco e Laura

      Immagina che Marco gestisca a Udine un negozio di alimentari con partita IVA in regime forfettario. La moglie Laura lavora con lui in negozio tutti i giorni: sta alla cassa, ordina la merce, gestisce i fornitori. Finora la sua collaborazione non è stata formalizzata in alcun modo.

      Marco decide di costituire l’impresa familiare con atto notarile firmato a dicembre, attribuendo a Laura una quota del 40% degli utili e mantenendo per sé il 60%, nel rispetto della soglia minima del 51%. Dall’anno successivo Laura viene iscritta come coadiuvante alla gestione commercianti INPS, con richiesta della riduzione contributiva del 35% riservata ai forfettari.

      Che cosa cambia in concreto? Sul fronte fiscale, nulla: il reddito continua a essere determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività del 40% previsto per il commercio, e l’imposta sostitutiva resta interamente a carico di Marco. Laura non dichiara alcuna quota di reddito d’impresa. Sul fronte previdenziale, invece, il cambiamento è netto: Laura inizia a versare contributi propri e a costruirsi una pensione, con copertura per malattia e maternità. Al tempo stesso la famiglia sostiene un costo contributivo aggiuntivo che prima non c’era. È esattamente questo il bilancio da valutare, numeri alla mano, prima di decidere.

      Domande Frequenti sull’Impresa Familiare in Regime Forfettario

      Si può aprire un’impresa familiare in regime forfettario?

      Sì. Non esiste alcuna causa ostativa che impedisca a un titolare di partita IVA in regime forfettario di costituire un’impresa familiare ai sensi dell’art. 230-bis del Codice Civile. L’impresa familiare non è una società, quindi non rientra nel divieto di partecipazione a società di persone previsto dall’art. 1 comma 57 della L. 190/2014. Cambia però il meccanismo di tassazione: l’imposta sostitutiva resta interamente a carico del titolare.

      Il coniuge collaboratore ha diritto alla pensione?

      Sì, se viene iscritto alla gestione INPS artigiani o commercianti come coadiuvante. L’iscrizione fa maturare contribuzione utile alla pensione di vecchiaia o anticipata, oltre alla copertura per malattia e maternità. È uno dei principali motivi per cui conviene formalizzare l’impresa familiare: il lavoro del coniuge smette di essere invisibile e inizia a generare diritti previdenziali.

      Quali parenti possono essere coadiuvanti nell’impresa familiare?

      Possono essere collaboratori il coniuge (e la parte di unione civile), i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. In concreto: coniuge, figli, genitori, fratelli e sorelle, nipoti, nonni, zii, bisnonni, suoceri, cognati, generi e nuore. Restano esclusi i cugini, che sono parenti di quarto grado.

      Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?

      Il limite di 85.000 euro si calcola sui ricavi complessivi dell’impresa familiare, non pro-quota per ciascun collaboratore: l’impresa familiare non moltiplica la soglia. Superati gli 85.000 euro si esce dal regime forfettario dall’anno successivo; oltre i 100.000 euro l’uscita è immediata nello stesso anno, con obbligo di applicare l’IVA. Da quel momento il reddito torna a essere imputato pro-quota ai familiari secondo l’art. 5 comma 4 del TUIR.

      L’impresa familiare in forfettario conviene rispetto alla ditta individuale semplice?

      Dal punto di vista puramente fiscale non porta risparmi, perché l’imposta sostitutiva resta identica e interamente a carico del titolare. I vantaggi sono altri: tutela previdenziale dei familiari, riconoscimento giuridico del loro lavoro, diritto agli utili, continuità aziendale e diritto di prelazione. Lo svantaggio è il costo dei contributi INPS aggiuntivi per ogni coadiuvante. La valutazione va fatta caso per caso.

      I coadiuvanti devono aprire una propria partita IVA?

      No. I collaboratori familiari non aprono una partita IVA autonoma: operano all’interno dell’unica partita IVA intestata al titolare. Vengono però iscritti individualmente alla gestione INPS artigiani o commercianti e ottengono una propria posizione contributiva. Se un familiare volesse fatturare in proprio, dovrebbe aprire una partita IVA separata, con regole e limiti distinti.

      Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

      Valuta il Tuo Caso con il CAF Centro Fiscale di Udine

      L’impresa familiare in regime forfettario è uno strumento utile, ma solo se scelto con consapevolezza. Come abbiamo visto, non abbatte l’imposta sostitutiva — che resta tutta in capo al titolare — mentre garantisce tutela previdenziale ai familiari e regolarizza il loro lavoro, con un costo contributivo che va messo in preventivo. La decisione dipende dai tuoi numeri: volume di ricavi, coefficiente di redditività, età e posizione previdenziale dei familiari coinvolti, prospettive di crescita dell’attività.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in questa valutazione: analizziamo la tua situazione concreta, confrontiamo impresa familiare in regime forfettario e alternative, curiamo l’iscrizione INPS dei coadiuvanti, la richiesta di riduzione contributiva del 35% e tutti gli adempimenti dichiarativi. Un errore nei tempi dell’atto costitutivo o una comunicazione INPS dimenticata possono costare un anno intero di benefici: meglio impostare tutto correttamente fin dall’inizio, con un preventivo personalizzato e senza sorprese.

      Hai bisogno di assistenza per l’impresa familiare in regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 che online in tutta Italia. Prenota un appuntamento, chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: i nostri operatori si occupano di tutto, dalla valutazione di convenienza alla gestione degli adempimenti.


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      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a valutare se conviene costituire un’impresa familiare in regime forfettario, a redigere l’atto con il notaio nei tempi corretti e a gestire l’iscrizione INPS dei coadiuvanti con la riduzione contributiva del 35%. Richiedi un preventivo personalizzato, senza impegno.

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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
        
        

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        Ottobre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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        Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Quadro LM, Scadenza 31 Ottobre e Errori da Evitare

        regime forfettario partita iva

        Il Modello Redditi PF 2026 forfettari è la dichiarazione con cui ogni titolare di partita IVA in regime forfettario comunica all’Agenzia delle Entrate i ricavi o i compensi incassati nel 2025 e calcola l’imposta sostitutiva dovuta. L’imposta sostitutiva è una tassa unica che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP: invece di pagare più imposte separate, il forfettario ne paga una sola, con aliquota del 15% oppure del 5% nei primi anni di attività.

        Molti contribuenti si chiedono perché non possano semplicemente usare il modello 730, più snello e conosciuto. La risposta è semplice: il 730 non prevede i quadri necessari per dichiarare il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Chi ha una partita IVA forfettaria deve quindi utilizzare il Modello Redditi Persone Fisiche, compilando in particolare il quadro LM.

        In questa guida completa al Modello Redditi PF 2026 forfettari vediamo chi è obbligato a presentarlo, come funziona il quadro LM passo per passo, quali dati richiede il quadro RS, come si deducono i contributi INPS, quali sono le scadenze del 31 ottobre 2026 e dei versamenti, e soprattutto quali sono gli errori più comuni da evitare. Un errore in dichiarazione, infatti, si traduce quasi sempre in imposte pagate in eccesso oppure in una futura comunicazione di irregolarità.

        Indice dei contenuti

        1. Modello Redditi PF 2026 Forfettari: Chi Deve Presentarlo e Perché Non Basta il 730
        2. Il Quadro LM del Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Come si Compila
        3. Il Quadro RS: gli Obblighi Informativi del Regime Forfettario
        4. Contributi INPS Deducibili nel Quadro LM
        5. Calcolo dell’Imposta Sostitutiva: Aliquota 15% e Aliquota Agevolata 5%
        6. Soglie da Controllare: 85.000, 100.000 e 35.000 Euro
        7. Scadenza 31 Ottobre 2026: Quando Presentare il Modello Redditi PF
        8. Versamenti 2026: Saldo, Acconti e Codici Tributo F24
        9. Gli Errori più Comuni nel Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari
        10. Ravvedimento Operoso: Come Rimediare a Errori e Ritardi
        11. Uscita dal Regime Forfettario in Corso d’Anno: Cosa Cambia in Dichiarazione
        12. Domande Frequenti sul Modello Redditi PF 2026 per Forfettari
        13. Assistenza del CAF per il Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

        Modello Redditi PF 2026 Forfettari: Chi Deve Presentarlo e Perché Non Basta il 730

        Il Modello Redditi PF 2026 forfettari riguarda tutte le persone fisiche che nel corso del 2025 hanno applicato il regime forfettario, anche solo per una parte dell’anno. Non conta quanto hai fatturato: l’obbligo dichiarativo esiste anche se hai incassato poco, e resta anche se hai avuto zero ricavi. In questo ultimo caso si parla di dichiarazione “a zero”, che serve comunque a documentare la posizione del contribuente.

        Sono quindi tenuti alla presentazione del Modello Redditi PF i seguenti soggetti:

        • Professionisti forfettari con o senza cassa previdenziale (consulenti, grafici, formatori, fisioterapisti, psicologi, geometri e così via)
        • Ditte individuali artigiane e commerciali iscritte alla Camera di Commercio
        • Agenti e rappresentanti di commercio e altri intermediari
        • Chi ha aperto la partita IVA nel 2025, anche a fine anno e anche senza aver emesso fatture
        • Chi ha chiuso la partita IVA nel 2025, per i mesi in cui è stata attiva
        • Chi affianca alla partita IVA un lavoro dipendente o una pensione

        Quest’ultimo caso è il più insidioso. Immagina che Laura lavori come impiegata part-time e, la sera, svolga attività di traduttrice con partita IVA forfettaria. Laura non può presentare il 730 per lo stipendio e “ignorare” la partita IVA: deve dichiarare tutti i redditi in un unico Modello Redditi PF 2026, indicando lo stipendio nel quadro dedicato al lavoro dipendente e i compensi da traduzioni nel quadro LM. Le due imposte si calcolano separatamente, ma la dichiarazione è una sola.

        Un aspetto poco noto: nel Modello Redditi PF trovano spazio anche gli oneri detraibili e deducibili (spese mediche, interessi del mutuo, ristrutturazioni, previdenza complementare). Se hai solo redditi forfettari, però, queste detrazioni fiscali non possono essere utilizzate: l’imposta sostitutiva non le assorbe. È una delle ragioni per cui vale la pena farsi valutare la convenienza complessiva del regime da un operatore esperto, soprattutto in presenza di un coniuge capiente a cui trasferire alcune spese.

        Il Quadro LM del Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Come si Compila

        Il quadro LM è il cuore del Modello Redditi PF 2026 forfettari. È la sezione in cui si dichiarano i ricavi e i compensi, si applica il coefficiente di redditività, si deducono i contributi previdenziali e si liquida l’imposta sostitutiva. Il quadro è diviso in sezioni: la Sezione II è dedicata al regime forfettario (la Sezione I riguarda invece il vecchio regime di vantaggio, ormai residuale).

        La compilazione segue una logica precisa, che possiamo riassumere in quattro passaggi.

        1. Dati identificativi dell’attività

        Per prima cosa si indicano il codice attività e il requisito di accesso al regime. Chi beneficia dell’aliquota agevolata del 5% deve barrare l’apposita casella che attesta la condizione di nuova attività. Se svolgi più attività con codici diversi, va indicato il codice prevalente e, nei righi successivi, i ricavi vanno ripartiti per gruppo di appartenenza: è qui che nascono molti errori di calcolo, perché a coefficienti diversi corrispondono imposte diverse.

        2. Coefficiente di redditività e codice ATECO

        Il coefficiente di redditività è la percentuale dei tuoi incassi che il Fisco considera “reddito”. In parole semplici: lo Stato presume che una parte di quello che incassi serva a coprire i costi dell’attività, e tassa solo la percentuale rimanente. Non devi quindi dimostrare le spese sostenute, perché sono già considerate in modo forfettario. Il coefficiente dipende dal tipo di attività svolta:

        • 78% per le attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie
        • 86% per costruzioni e attività immobiliari
        • 67% per le altre attività economiche (voce residuale)
        • 62% per gli intermediari del commercio
        • 40% per commercio, industrie alimentari, alloggio e ristorazione
        • 54% per il commercio ambulante di prodotti non alimentari

        Una precisazione tecnica utile: dal 1° gennaio 2025 la classificazione delle attività economiche in vigore è l’ATECO 2025, che ha rinumerato molti codici. Per individuare il coefficiente, però, resta il riferimento al codice ATECO 2007 corrispondente, fino all’emanazione del nuovo decreto di raccordo. Tradotto: se il tuo codice è stato riclassificato d’ufficio, il coefficiente non cambia, ma occorre verificare la corrispondenza corretta prima di compilare il Modello Redditi PF 2026.

        3. Dal reddito lordo al reddito imponibile

        Il calcolo procede così: ricavi o compensi incassati × coefficiente di redditività = reddito lordo. Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati nel 2025, ottenendo il reddito imponibile su cui applicare l’aliquota. Attenzione al principio di cassa: contano gli incassi effettivi del 2025, non le fatture emesse e non ancora pagate.

        4. Un esempio pratico di quadro LM

        Supponiamo che Marco sia un consulente informatico forfettario. Nel 2025 ha incassato 40.000 euro di compensi, con coefficiente al 78%, e ha versato 8.000 euro di contributi alla Gestione Separata INPS. Il suo reddito lordo è di 31.200 euro (40.000 × 78%); sottraendo i contributi si ottiene un reddito imponibile di 23.200 euro. L’imposta sostitutiva al 15% è quindi pari a 3.480 euro. Nota bene: se Marco si fosse dimenticato di indicare i contributi, avrebbe pagato 4.680 euro, cioè 1.200 euro in più del dovuto.

        Per recuperare correttamente incassi e fatture dell’anno può essere molto utile consultare il cassetto fiscale con le fatture elettroniche, dove sono archiviati i documenti transitati dal Sistema di Interscambio.

        Il Quadro RS: gli Obblighi Informativi del Regime Forfettario

        Oltre al quadro LM, il Modello Redditi PF 2026 forfettari richiede la compilazione di una sezione specifica del quadro RS, dedicata agli obblighi informativi previsti dalla legge per chi applica il regime agevolato. Si tratta di dati che non incidono sul calcolo dell’imposta, ma che l’Agenzia delle Entrate utilizza per i controlli e per le analisi statistiche: una sorta di “fotografia” della tua attività.

        Le informazioni richieste variano a seconda che si svolga un’attività d’impresa o una professione, e riguardano tipicamente:

        • il numero dei dipendenti e dei collaboratori impiegati nell’anno
        • i costi per il personale e per prestazioni di terzi
        • gli acquisti di materie prime, semilavorati e merci per le imprese
        • i consumi di energia elettrica, telefonia e carburante
        • i compensi corrisposti a terzi per attività direttamente collegate alla professione
        • i beni strumentali utilizzati, come immobili, veicoli e attrezzature

        Molti forfettari saltano questa sezione pensando che sia facoltativa, dato che non modifica l’imposta da pagare. È un errore: l’omessa compilazione del quadro RS costituisce una dichiarazione irregolare e può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa, oltre a richiedere una dichiarazione integrativa. Anche per questo motivo è importante conservare durante l’anno le ricevute delle spese: pur non essendo deducibili, alcune di esse vanno comunque dichiarate.

        Un caso particolare riguarda chi opera con l’aiuto di familiari: se hai costituito un’impresa familiare in regime forfettario, la gestione dei dati del quadro RS e dei contributi dei collaboratori richiede attenzioni ulteriori, perché l’imposta sostitutiva resta interamente a carico del titolare.

        Contributi INPS Deducibili nel Quadro LM

        La deduzione dei contributi previdenziali è il principale “sconto” riconosciuto nel Modello Redditi PF 2026 forfettari. La regola è chiara: i contributi obbligatori effettivamente versati nel 2025 si sottraggono dal reddito determinato con il coefficiente, riducendo la base su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Vale il principio di cassa: se hai pagato in ritardo, nel 2025, la rata di contributi di competenza 2024, quella rata si deduce nella dichiarazione di quest’anno.

        I contributi deducibili cambiano in base alla gestione previdenziale di appartenenza. Ecco le aliquote di riferimento per il 2026, utili anche per stimare i versamenti futuri:

        • Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa): 26,07%, ridotta al 24% per chi ha già un’altra copertura pensionistica obbligatoria
        • Artigiani: aliquota 24% con contributo minimo annuo di 4.521,36 euro
        • Commercianti: aliquota 24,48% con contributo minimo annuo di 4.611,64 euro
        • Casse professionali (medici, avvocati, geometri, psicologi e altri albi): aliquote e minimi fissati dai singoli regolamenti

        Artigiani e commercianti forfettari possono chiedere all’INPS la riduzione contributiva del 35%, che alleggerisce la cassa ma riduce anche l’accredito ai fini pensionistici. Attenzione a un punto spesso frainteso: in Gestione Separata la riduzione del 35% non esiste, perché è prevista solo per le gestioni di artigiani e commercianti. Chi versa alla Gestione Separata paga in acconto e a saldo insieme alle imposte, con gli stessi termini della dichiarazione.

        Non sono deducibili, invece, le somme pagate a titolo di sanzioni o interessi e i contributi versati per soggetti estranei all’attività; fanno eccezione i contributi corrisposti per i collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico, oppure non a carico quando il titolare non esercita il diritto di rivalsa, che restano deducibili dal titolare ai sensi dell’art. 1 c. 64 della L. 190/2014. Ricorda inoltre che il reddito dichiarato nel quadro LM viene utilizzato anche per il calcolo dell’ISEE e per le prestazioni collegate: una dichiarazione corretta ha effetti che vanno molto oltre le imposte.

        Calcolo dell’Imposta Sostitutiva: Aliquota 15% e Aliquota Agevolata 5%

        Nel Modello Redditi PF 2026 forfettari l’imposta si calcola applicando al reddito imponibile una sola aliquota. Quella ordinaria è del 15%; le nuove attività beneficiano invece di un’aliquota ridotta al 5% per il periodo d’imposta di inizio attività e i quattro successivi, cioè per un massimo di cinque anni.

        Per accedere al 5% non basta aver aperto la partita IVA di recente: servono tre requisiti, che vanno rispettati tutti insieme.

        • Non aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività d’impresa, arte o professione, nemmeno in forma associata o familiare
        • L’attività non deve costituire mera prosecuzione di un’attività svolta in precedenza come lavoratore dipendente o autonomo (con l’eccezione della pratica obbligatoria per l’accesso a una professione)
        • In caso di subentro in un’attività altrui, i ricavi del periodo precedente non devono superare il limite di 85.000 euro

        Facciamo un esempio. Giulia ha aperto la partita IVA nel 2025 come artigiana, con coefficiente al 67%. Ha incassato 20.000 euro e versato 2.939 euro di contributi con la riduzione del 35%. Il reddito lordo è di 13.400 euro, l’imponibile scende a 10.461 euro e l’imposta al 5% ammonta a 523,05 euro. Con l’aliquota ordinaria del 15% avrebbe pagato oltre 1.500 euro: la differenza spiega perché verificare i requisiti dell’agevolazione è così importante, anche in fase di apertura della partita IVA.

        Un chiarimento frequente: i cinque anni si contano per periodi d’imposta, non per mesi. Chi ha aperto la partita IVA a novembre 2021 ha “consumato” il primo anno con due soli mesi di attività, e dal 2026 applica quindi l’aliquota ordinaria del 15%.

        Soglie da Controllare: 85.000, 100.000 e 35.000 Euro

        La compilazione del Modello Redditi PF 2026 è anche il momento della verità sulle soglie del regime. Sono tre i numeri da tenere sotto controllo, e ciascuno produce conseguenze diverse. Per un quadro completo dei requisiti puoi consultare la nostra guida al regime forfettario 2026.

        • 85.000 euro di ricavi o compensi incassati: è il limite per restare nel regime. Se lo superi senza oltrepassare i 100.000, il forfettario resta valido per tutto l’anno in corso e si passa al regime ordinario dall’anno successivo
        • 100.000 euro: soglia di fuoriuscita immediata. L’IVA diventa dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento, e il reddito dell’intero anno va tassato con le regole ordinarie IRPEF
        • 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione percepiti nell’anno precedente: se superi questo limite, il regime forfettario non è applicabile (causa ostativa), salvo cessazione del rapporto di lavoro

        La soglia di 35.000 euro è stata elevata dalla precedente misura di 30.000 euro e resta confermata sia per il 2025 sia per il 2026. È un punto che genera molta confusione: contano i redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente, non quelli dell’anno in cui applichi il regime. Un pensionato che percepisce 36.000 euro di pensione, quindi, non può utilizzare il forfettario per la sua attività autonoma.

        Va poi ricordato il limite di 20.000 euro lordi di spese per lavoro dipendente e accessorio: superandolo si perde il regime. Non esiste più, invece, il vecchio limite sui beni strumentali, abrogato da anni: chi te lo indica ancora come requisito di accesso sta usando informazioni superate.

        Scadenza 31 Ottobre 2026: Quando Presentare il Modello Redditi PF

        Il termine ordinario per la presentazione telematica del Modello Redditi PF 2026 è il 31 ottobre 2026, come previsto dall’art. 2 del DPR 322/1998 nella formulazione vigente. Poiché nel 2026 il 31 ottobre cade di sabato e il 1° novembre è festivo, la trasmissione si considera tempestiva se effettuata entro il primo giorno lavorativo successivo, lunedì 2 novembre 2026.

        Attenzione a non confondere le date con quelle del 730: la dichiarazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si chiude il 30 settembre, mentre il Modello Redditi PF dei forfettari ha un mese in più. La presentazione avviene esclusivamente in via telematica: non è ammessa la consegna allo sportello postale, riservata a casi particolari e con termini diversi.

        Riepiloghiamo le date che ogni forfettario dovrebbe segnare in agenda:

        • 31 ottobre 2026 (slittamento a lunedì 2 novembre): invio telematico del Modello Redditi PF 2026 per l’anno d’imposta 2025
        • 30 giugno 2026 (per forfettari e soggetti ISA prorogato al 20 luglio 2026): saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e primo acconto 2026
        • 20 agosto 2026: stessi versamenti con maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse (termine lungo dopo la proroga)
        • 30 novembre 2026: secondo acconto dell’imposta sostitutiva
        • Entro 90 giorni dalla scadenza: possibilità di dichiarazione tardiva con sanzione ridotta

        Chi presenta la dichiarazione tramite un intermediario abilitato, come un CAF o un professionista, riceve la ricevuta telematica di avvenuta presentazione: è il documento che prova il rispetto della scadenza e va conservato con cura insieme alla copia della dichiarazione.

        Versamenti 2026: Saldo, Acconti e Codici Tributo F24

        Nel regime forfettario presentazione e pagamento seguono calendari diversi, e questo disallineamento è fonte di molti equivoci. L’imposta sostitutiva relativa al 2025 si versa infatti a saldo entro il 30 giugno 2026, quindi ben prima della scadenza dichiarativa del 31 ottobre 2026. Alla stessa data si paga il primo acconto per l’anno in corso.

        Gli acconti servono a versare in anticipo l’imposta dell’anno in corso e si calcolano, con il metodo storico, sull’imposta dell’anno precedente: 50% con la prima rata e 50% con la seconda (per i forfettari, come per i soggetti ISA, non vale la ripartizione 40/60). Riprendendo l’esempio di Marco, che ha chiuso il 2025 con 3.480 euro di imposta, nel 2026 verserà 1.740 euro con la prima rata e 1.740 euro a novembre. Se l’acconto complessivo risulta non superiore a 206 euro si versa in un’unica soluzione a novembre.

        I pagamenti si effettuano con modello F24, utilizzando i codici tributo dedicati al regime forfettario:

        • 1792 – saldo dell’imposta sostitutiva
        • 1790 – prima rata di acconto (50%)
        • 1791 – seconda rata di acconto o acconto in unica soluzione (50%)
        • Codici INPS distinti per gestione (artigiani, commercianti, Gestione Separata), indicati nella sezione previdenziale del modello

        I versamenti in scadenza al 30 giugno possono essere rateizzati, con applicazione di interessi, mentre il secondo acconto di novembre non è rateizzabile. Segnaliamo infine un adempimento collegato che i forfettari spesso trascurano: l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche superiori a 77,47 euro di imponibile, che si versa con codici tributo propri e scadenze trimestrali.

        Gli Errori più Comuni nel Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

        Dall’esperienza quotidiana allo sportello emergono sempre gli stessi sbagli. Conoscerli in anticipo è il modo migliore per non ritrovarsi con imposte pagate in eccesso o con una comunicazione di irregolarità dopo due anni. Ecco gli errori più frequenti nel Modello Redditi PF 2026 forfettari.

        • Dimenticare la deduzione dei contributi INPS: è l’errore più costoso, perché gonfia l’imponibile e fa pagare imposte non dovute
        • Applicare il coefficiente sbagliato: usare il 67% invece del 78%, o viceversa, altera l’intero calcolo
        • Omettere il quadro RS: rende la dichiarazione irregolare e sanzionabile
        • Confondere fatture emesse e incassi: nel forfettario vale il principio di cassa, contano i soldi effettivamente ricevuti
        • Sbagliare il calcolo degli acconti, versando il 100% a giugno o dimenticando la rata di novembre
        • Non dichiarare gli altri redditi (stipendio, pensione, affitti), convinti che l’imposta sostitutiva “copra tutto”
        • Applicare il 5% oltre il quinto periodo d’imposta o senza avere i requisiti di nuova attività

        A questi si aggiungono errori più sottili ma altrettanto rilevanti: la mancata indicazione dei compensi soggetti a ritenuta d’acconto subita per errore dal committente, il trattamento dei rimborsi spese e la gestione dei contributi previdenziali addebitati in fattura, che per i professionisti senza cassa costituiscono parte integrante del compenso e concorrono al limite degli 85.000 euro.

        Un buon controllo finale consiste nel confrontare i dati dichiarati con l’elenco delle fatture elettroniche e con i modelli F24 versati nell’anno. È esattamente la verifica incrociata che eseguiamo al CAF Centro Fiscale di Udine prima di trasmettere qualsiasi dichiarazione.

        Ravvedimento Operoso: Come Rimediare a Errori e Ritardi

        Se ti accorgi di un errore dopo l’invio, oppure se hai superato la scadenza, esiste uno strumento che permette di sistemare la posizione pagando sanzioni molto ridotte: il ravvedimento operoso. Funziona come una sorta di “autodenuncia premiata”: chi si mette in regola spontaneamente, prima che arrivi un controllo, paga una frazione della sanzione piena.

        Nel caso del Modello Redditi PF 2026 forfettari possono verificarsi tre situazioni tipiche.

        • Dichiarazione tardiva entro 90 giorni: si considera valida e la sanzione fissa di 250 euro è riducibile a 25 euro con il ravvedimento
        • Dichiarazione omessa oltre i 90 giorni: la dichiarazione non è più regolarizzabile allo stesso modo e la sanzione è commisurata alle imposte dovute, con riduzioni possibili in caso di presentazione spontanea
        • Errori nei dati dichiarati: si rimedia con una dichiarazione integrativa, versando eventuali imposte, interessi e sanzione ridotta

        Per i versamenti tardivi la sanzione si riduce progressivamente in funzione del ritardo: pochi giorni di scostamento costano una percentuale minima, mentre il ravvedimento entro 30 o 90 giorni beneficia di riduzioni a un decimo o a un nono del minimo, con l’aggiunta degli interessi legali calcolati giorno per giorno. Abbiamo approfondito l’intero meccanismo, con tutte le riduzioni applicabili, nella guida alla dichiarazione dei redditi tardiva 2026.

        Il consiglio pratico è non improvvisare: sbagliare il calcolo del ravvedimento o il codice tributo dell’F24 equivale, per l’Agenzia delle Entrate, a non averlo fatto. Far predisporre il conteggio da un operatore esperto evita di pagare due volte.

        Uscita dal Regime Forfettario in Corso d’Anno: Cosa Cambia in Dichiarazione

        L’uscita dal regime agevolato è il caso che complica maggiormente il Modello Redditi PF 2026 forfettari. Se hai superato i 100.000 euro di incassi, il regime decade immediatamente: l’IVA è dovuta dall’operazione che ha determinato il superamento e il reddito dell’intero anno va determinato con le regole ordinarie, con obbligo di tenuta delle scritture contabili e compilazione dei quadri RE (lavoro autonomo) o RG (impresa) invece del quadro LM.

        Se invece hai superato gli 85.000 euro restando sotto i 100.000, il 2025 si dichiara ancora nel quadro LM con l’imposta sostitutiva, e il passaggio al regime ordinario decorre dal 2026. La stessa logica vale quando si verifica una causa ostativa in corso d’anno, ad esempio l’acquisizione di una partecipazione in una società di persone o il superamento del limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente.

        Il cambio di regime porta con sé adempimenti ulteriori, tra cui la gestione della cosiddetta rettifica della detrazione IVA, la fatturazione con IVA verso i clienti, la liquidazione periodica dell’imposta e l’applicazione della ritenuta d’acconto sui compensi professionali, che nel forfettario non si applica. Sono aspetti che tratteremo in approfondimenti dedicati: se la tua attività sta crescendo e ti stai avvicinando alle soglie, è opportuno pianificare il passaggio prima che avvenga, non dopo.

        Fonti

        • Agenzia delle Entrate, Modello Redditi Persone Fisiche 2026 – Quando e come presentarlo
        • Agenzia delle Entrate, Regime forfetario
        • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario
        • D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2 – Termini di presentazione della dichiarazione
        • INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 – Gestione Separata: aliquote, minimale e massimale 2026
        • INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 – Artigiani e commercianti: contributi 2026
        • Decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, art. 58 – Acconti in due rate del 50%
        • Agenzia delle Entrate, Come si paga l’Irpef – Professionisti (acconti di ISA e forfetari)

        Domande Frequenti sul Modello Redditi PF 2026 per Forfettari

        Un forfettario può presentare il 730 invece del Modello Redditi PF 2026?

        No. Il 730 non contiene il quadro LM e non consente di dichiarare il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Chi ha una partita IVA forfettaria deve utilizzare il Modello Redditi PF 2026, inserendo nello stesso modello anche eventuali redditi da lavoro dipendente, pensione o locazione.

        Devo presentare il Modello Redditi PF 2026 anche se non ho incassato nulla?

        Sì. Se la partita IVA è stata attiva anche solo per una parte del 2025, l’obbligo dichiarativo rimane, con una dichiarazione “a zero”. Omettere la presentazione espone a sanzioni anche in assenza di imposta dovuta.

        Qual è la vera scadenza del Modello Redditi PF 2026?

        Il termine è il 31 ottobre 2026 per l’invio telematico. Cadendo di sabato, ed essendo il 1° novembre festivo, l’invio è tempestivo se effettuato entro lunedì 2 novembre 2026. Meglio però non arrivare all’ultimo giorno: eventuali documenti mancanti richiedono tempo per essere recuperati.

        I contributi INPS si deducono per competenza o per cassa?

        Per cassa: nel quadro LM si deducono i contributi obbligatori effettivamente versati nel 2025, anche se riferiti ad annualità precedenti. I contributi pagati nel 2026 si dedurranno nella dichiarazione dell’anno prossimo.

        Posso scaricare le spese dell’attività nel quadro LM?

        No, con un’unica eccezione. Nel regime forfettario i costi sono già considerati in modo forfettario dal coefficiente di redditività, quindi non si deducono analiticamente. L’unica deduzione ammessa riguarda i contributi previdenziali obbligatori.

        Ho un lavoro dipendente da 36.000 euro: posso restare forfettario?

        No. Il superamento del limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione nell’anno precedente costituisce causa ostativa e impedisce l’applicazione del regime, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato.

        Chi può aiutarmi nella compilazione del Modello Redditi PF 2026?

        La dichiarazione può essere predisposta e trasmessa da un intermediario abilitato. Il CAF Centro Fiscale si occupa dell’intera pratica: raccolta dei documenti, verifica degli incassi, calcolo dell’imposta sostitutiva e degli acconti, compilazione dei quadri LM e RS, invio telematico e consegna della ricevuta.

        Assistenza del CAF per il Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

        Il Modello Redditi PF 2026 forfettari sembra semplice, ma concentra in pochi righi calcoli che incidono direttamente su quanto pagherai: coefficiente, deduzione dei contributi, aliquota applicabile, acconti. Un dato inserito male non produce un errore evidente, produce una imposta sbagliata, in eccesso o in difetto. Nel primo caso perdi soldi, nel secondo rischi una contestazione a distanza di anni.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di partite IVA forfettarie nella compilazione del quadro LM e del quadro RS, nella predisposizione degli F24 e nella pianificazione dei versamenti. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia: puoi inviarci i documenti e ricevere la dichiarazione pronta, senza spostarti. Su richiesta forniamo un preventivo personalizzato, calibrato sulla tua situazione e sul numero di quadri da compilare.

        La scadenza del 31 ottobre 2026 è vicina e i tempi di raccolta dei documenti non sono mai immediati: ti consigliamo di prenotare un appuntamento con qualche settimana di margine, così da avere il tempo di verificare incassi, contributi versati e requisiti del regime.

        Hai bisogno di assistenza per il Modello Redditi PF 2026 e per il tuo regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per una consulenza dedicata.

        Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


        Richiedi Assistenza per il Modello Redditi PF 2026 dei Forfettari

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il quadro LM e il quadro RS, calcolare l’imposta sostitutiva e gli acconti e trasmettere il tuo Modello Redditi PF 2026 in tempo per la scadenza del 31 ottobre. Su richiesta ti forniamo un preventivo personalizzato.

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          Ottobre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-10-08 13:00:002026-09-29 10:06:15Modello Redditi PF 2026 per Forfettari: Quadro LM, Scadenza 31 Ottobre e Errori da Evitare
          PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

          Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettaria

          regime forfettario partita iva

          Indice dei contenuti

          1. Fiscozen alternative 2026: perché fare un confronto prima di scegliere
          2. Quanto costano Fiscozen, FlexTax e CAF nel 2026
          3. Cosa è compreso nelle tre offerte
          4. Primo anno o anni successivi: come cambia il confronto
          5. Fiscozen o commercialista in sede: cosa non si vede nel prezzo
          6. Professioni sanitarie e Sistema TS: la differenza più concreta
          7. Fiscozen alternative: quale scegliere in base al tuo profilo
          8. Domande frequenti su Fiscozen e alternative
          9. Conclusione: la scelta giusta è quella fatta con i numeri veri

          Stai cercando Fiscozen alternative perché vuoi capire se esiste un modo più adatto a te per gestire la tua partita IVA forfettaria? È una domanda sensata. Nel 2026 i servizi di commercialista online in abbonamento sono cresciuti molto, e accanto a loro restano il commercialista tradizionale e i CAF che seguono le partite IVA. Ognuna di queste strade ha costi e caratteristiche diverse, e non sempre la più economica è quella giusta per te.

          In questa guida mettiamo a confronto tre opzioni concrete: Fiscozen, FlexTax e il CAF Centro Fiscale abbinato al software Fatturazione Italia. Lo facciamo con i listini pubblici e con onestà, anche dove i numeri non ci danno ragione: come vedrai, per un professionista FlexTax ha il prezzo pubblico più basso tra le offerte con il software compreso. Alla fine avrai tutti gli elementi per scegliere tra le Fiscozen alternative quella che fa davvero al caso tuo.

          Fiscozen alternative 2026: perché fare un confronto prima di scegliere

          Cercare Fiscozen alternative non significa che Fiscozen sia una cattiva scelta. Significa voler capire se, per il proprio caso, esiste un’opzione più conveniente o più adatta al proprio modo di lavorare. Il servizio che ti segue la partita IVA è un costo fisso che paghi ogni anno: una differenza di 100 euro, moltiplicata per cinque o dieci anni di attività, diventa una cifra importante.

          Prima di entrare nei numeri, un ripasso veloce. Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per le partite IVA con ricavi o compensi fino a 85.000 euro l’anno (articolo 1, commi 54-89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190). Invece di pagare IRPEF e addizionali, si versa un’unica imposta sostitutiva: in pratica una sola tassa al posto di tante, pari al 5% per i primi cinque anni se si rispettano i requisiti delle nuove attività, poi al 15%.

          A questa si aggiungono i contributi previdenziali, cioè i versamenti per la pensione. Molti professionisti li versano alla Gestione Separata INPS, mentre artigiani e commercianti pagano i contributi INPS artigiani e commercianti. Poi ci sono le fatture elettroniche, il bollo sulle fatture, i modelli F24 (il modulo con cui si pagano tasse e contributi) e la dichiarazione dei redditi ogni anno.

          Il forfettario è semplice, ma non è automatico. Ecco perché la maggior parte dei titolari di partita IVA si affida a qualcuno. La domanda vera è: a chi, e a quale prezzo? I prezzi dei concorrenti riportati qui sotto sono quelli pubblicati sui loro siti ufficiali e consultati a fine settembre 2026. I listini possono cambiare, quindi verificali sempre prima di sottoscrivere un abbonamento.

          Quanto costano Fiscozen, FlexTax e CAF nel 2026

          Partiamo dai numeri, tutti IVA inclusa e riferiti a un professionista in regime forfettario: ad esempio un consulente, un grafico, un traduttore o un fisioterapista. È il profilo più comune tra chi cerca alternative a Fiscozen. Per artigiani e commercianti i listini dei servizi online sono diversi, e li vediamo subito dopo.

          OpzioneCosto annuo (IVA inclusa)Software di fatturazione
          Fiscozen499 €Incluso (app del servizio)
          FlexTax366 €Incluso (FlexInvoice)
          CAF Centro Fiscale, solo gestioneda 350 €Non incluso
          CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia Startda 390 € (gestione da 350 € + software 40 €)A parte, prezzo convenzionato con la gestione completa al CAF
          CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia Proda 420 € (gestione da 350 € + software 70 €)A parte, prezzo convenzionato, Sistema TS incluso

          Il dato da guardare con franchezza è questo: tra le offerte con un prezzo pubblicato, FlexTax è la più economica con il software già compreso, a 366 € l’anno. Con il CAF la gestione parte da 350 € l’anno e il software si aggiunge a parte, al prezzo convenzionato riservato a chi affida al CAF la gestione completa: il totale indicativo parte da 390 € con il piano Start e da 420 € con il piano Pro, IVA inclusa. Se per te conta solo il prezzo più basso, con il software compreso, tra le Fiscozen alternative per professionisti vince FlexTax.

          Rispetto ai 499 € di Fiscozen, anche la combinazione con il piano Pro parte da una cifra più bassa, ma conviene confrontare le cifre a parità di servizi. E se usi già un altro programma di fatturazione e non vuoi cambiarlo, il solo servizio del CAF parte da 350 € l’anno IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa.

          Artigiani e commercianti: listini diversi

          Attenzione se sei artigiano o commerciante, cioè se hai una ditta iscritta alla Camera di Commercio (CCIAA). In questo caso i listini dei servizi online salgono. Secondo i prezzi pubblicati, Fiscozen chiede 599 € l’anno IVA inclusa. FlexTax indica 560 € per apertura e gestione e un listino più basso per chi ha già la partita IVA e cambia consulente.

          Per queste attività il confronto con il CAF va fatto sui numeri: la sola gestione parte da 350 € l’anno IVA inclusa. Aggiungendo il software al prezzo convenzionato, riservato a chi affida al CAF la gestione fiscale completa, il totale indicativo parte da 390 € (Start) o da 420 € (Pro), IVA inclusa, da mettere accanto ai listini dei servizi online. Se hai una ditta già avviata, quindi, il confronto tra le alternative a Fiscozen merita un’attenzione particolare.

          Cosa è compreso nelle tre offerte

          Il prezzo da solo dice poco se non sai cosa stai comprando. Qui sotto riassumiamo cosa dichiarano i tre servizi nei rispettivi listini ufficiali. Dove un servizio non è indicato, non lo diamo né per escluso né per compreso: prima di sottoscrivere, chiedi sempre un chiarimento diretto a chi ti seguirà.

          Fiscozen

          Fiscozen è un servizio di commercialista online in abbonamento. Nel listino pubblicato per il regime forfettario indica questi servizi:

          • commercialista dedicato;
          • app per la gestione e l’emissione delle fatture;
          • dichiarazione dei redditi e modelli F24;
          • apertura della partita IVA inclusa nell’abbonamento.

          È una formula tutto in uno: un solo abbonamento, un solo fornitore, un professionista di riferimento e un’app per le fatture. Il prezzo più alto del confronto paga proprio questa comodità.

          FlexTax

          Anche FlexTax propone un pacchetto unico, con un prezzo d’ingresso più basso. Nel listino pubblicato per il forfettario elenca:

          • tenuta della contabilità e degli adempimenti fiscali;
          • dichiarazione dei redditi e compilazione degli F24;
          • assistenza fiscale tramite ticket e telefono;
          • software per la fattura elettronica (FlexInvoice);
          • per le nuove partite IVA, gli adempimenti iniziali di iscrizione a INPS e Camera di Commercio.

          L’assistenza passa soprattutto da ticket e telefono. Per molti forfettari con un’attività lineare è più che sufficiente; chi preferisce parlare di persona con chi segue la pratica potrebbe sentirne la mancanza.

          CAF Centro Fiscale + Fatturazione Italia

          Il CAF Centro Fiscale funziona in modo diverso e offre due strade. La gestione della partita IVA forfettaria costa a partire da 350 € l’anno IVA inclusa e comprende la dichiarazione dei redditi. In questo caso il software di fatturazione non è incluso e puoi continuare con il programma che già usi.

          Se ti serve anche il software e affidi al CAF la gestione fiscale completa della partita IVA, puoi avere Fatturazione Italia, il portale che proponiamo ai nostri clienti, a un prezzo convenzionato: piano Start a 40 € IVA inclusa l’anno e piano Pro a 70 € IVA inclusa l’anno, con il Sistema TS incluso nel Pro. Il software resta separato e non è compreso nella gestione: il totale indicativo parte quindi da 390 € l’anno con lo Start e da 420 € con il Pro, IVA inclusa. L’apertura della partita IVA resta un servizio a parte.

          Come avere il prezzo convenzionato: è riservato a chi affida al CAF Centro Fiscale la gestione fiscale completa della partita IVA. Scrivici su WhatsApp al 366 6018121, mandaci una mail a info@centrofiscale.com oppure compila il modulo di richiesta.

          Se invece vuoi solo il software, senza il servizio del CAF, ecco i due piani di Fatturazione Italia pensati per i forfettari, con le condizioni principali (listino su fatturazioneitalia.it/prezzi):

          • Start: 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa), 150 fatture l’anno, con simulazione di imposte e contributi e bolli trimestrali con l’F24 compilato;
          • Pro: 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa), 500 fatture l’anno, Sistema TS incluso nel piano Pro;
          • prezzo bloccato per contratto per 3 anni dal primo pagamento;
          • prova gratuita di 14 giorni senza carta, che diventano 30 con il link di invito di un collega;
          • cambio programma senza perdere niente: da Aruba, Fatture in Cloud o Excel si portano fatture e anagrafiche, e nessuna fattura importata viene rimandata allo SDI o al Sistema TS.

          Il servizio del CAF è disponibile online da tutta Italia oppure in sede a Udine e Cividale. L’apertura della partita IVA, se ti serve, è un servizio a parte: 120-150 € per i professionisti e 450-600 € per le ditte con iscrizione in Camera di Commercio. Per un’analisi più ampia dei programmi disponibili puoi leggere la nostra guida al miglior software di fatturazione elettronica 2026 e la recensione di Fatturazione Italia.

          Primo anno o anni successivi: come cambia il confronto

          Il confronto tra le Fiscozen alternative cambia parecchio se la partita IVA la devi ancora aprire. Fiscozen e FlexTax comprendono l’apertura nel prezzo del primo anno; al CAF l’apertura si paga a parte, una sola volta. Ecco il quadro completo, sempre IVA inclusa e con i listini di fine settembre 2026.

          ProfiloFiscozenFlexTaxCAF, gestione completa + Fatturazione Italia Start (prezzo convenzionato con la gestione completa)
          Professionista, primo anno con apertura499 €366 €Apertura 120-150 € + da 390 €
          Professionista, partita IVA già aperta499 €366 €Da 390 €
          Ditta artigiana o commerciale, primo anno con apertura599 €560 €Apertura 450-600 € + da 390 €
          Ditta artigiana o commerciale, partita IVA già aperta599 €Listino cambio consulenteDa 390 €

          Qui l’onestà è d’obbligo: nel primo anno il CAF parte svantaggiato, per i professionisti e ancora di più per le ditte. Il motivo è semplice: l’apertura è un costo una tantum, cioè che si paga una volta sola, e i servizi online lo assorbono nell’abbonamento. Dal secondo anno il quadro si riequilibra: restano la gestione e il software, da 390 € l’anno con lo Start (da 420 € con il Pro, che include il Sistema TS), contro i 366 € di FlexTax e i 499 € di Fiscozen, e il confronto va fatto a parità di servizi (per esempio il Sistema TS per i sanitari).

          Facciamo un esempio. Giulia è una grafica che apre la partita IVA nel 2026. Con FlexTax, a listini invariati, spende 366 € l’anno: in tre anni circa 1.098 €. Con Fiscozen arriva a circa 1.497 €. Con il CAF paga l’apertura una sola volta (120-150 €) e poi ogni anno la gestione, da 350 €, più il software al prezzo convenzionato riservato a chi affida al CAF la gestione completa, 40 € IVA inclusa l’anno con lo Start: il primo anno si parte da circa 510-540 €, dal secondo anno da 390 € l’anno. Il primo anno, per via dell’apertura, costa più di entrambi; dal secondo anno si spende più che con FlexTax e meno che con Fiscozen.

          Se per Giulia conta solo il costo, FlexTax è la scelta più economica. Se invece vuole un riferimento in carne e ossa a cui portare i documenti, o se in futuro avrà esigenze più complesse, la differenza va pesata sul valore del servizio, non solo sul prezzo. Per un quadro più ampio sui prezzi di mercato trovi utile anche la nostra guida al costo del commercialista per il forfettario.

          Fiscozen o commercialista in sede: cosa non si vede nel prezzo

          Chi cerca Fiscozen o commercialista di solito si chiede una cosa: un servizio online può sostituire davvero il consulente di fiducia? La risposta dipende da quanto è semplice la tua situazione. I servizi online sono comodi, hanno prezzi chiari e funzionano bene per chi ha un’attività lineare: pochi clienti, entrate regolari, nessun reddito dall’estero, nessuna situazione familiare particolare. Ne parliamo anche nella guida al commercialista online per il forfettario.

          Le cose cambiano quando la vita si complica. Immagina di avere, oltre alla partita IVA, un lavoro dipendente part-time, un immobile in affitto, figli a carico o un’eredità in arrivo. Oppure di lavorare con clienti esteri, con le regole sulle operazioni con l’estero nel forfettario e sulle spese estere della partita IVA. In questi casi avere un interlocutore che conosce tutta la tua situazione fa la differenza.

          Ecco gli aspetti del CAF Centro Fiscale che non compaiono in una tabella dei prezzi:

          • rapporto diretto: puoi parlare con chi segue la tua pratica, di persona o online;
          • sede fisica a Udine e Cividale, oltre al servizio online in tutta Italia;
          • dichiarazione dei redditi compresa nella gestione annuale del forfettario;
          • CAF e patronato nello stesso posto: ISEE, pratiche previdenziali e successioni della famiglia si gestiscono con lo stesso interlocutore;
          • software separato: se un giorno cambi consulente, le tue fatture restano nel tuo programma, e viceversa.

          Quest’ultimo punto merita una riflessione. Nei pacchetti tutto in uno il software è legato al servizio: se cambi consulente, di solito cambi anche il programma delle fatture. Con il CAF le due cose sono indipendenti, e scegli liberamente il software che preferisci.

          Professioni sanitarie e Sistema TS: la differenza più concreta

          Se sei un professionista sanitario in regime forfettario (fisioterapista, psicologo, logopedista, dietista, medico, infermiere e così via), c’è un adempimento in più: la comunicazione delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, in breve Sistema TS. È la banca dati da cui l’Agenzia delle Entrate prende le spese mediche dei pazienti per precompilare il loro 730. Dalle spese del 2025 l’invio è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo (art. 5 del decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81).

          Nei listini forfettario di Fiscozen e FlexTax che abbiamo consultato, il Sistema TS non risulta tra i servizi compresi. Con il CAF, invece, il Sistema TS si gestisce con il piano Pro di Fatturazione Italia, che lo include: con la gestione completa affidata al CAF costa 70 € IVA inclusa l’anno (a listino 89 € + IVA l’anno, 108,58 € IVA inclusa), con invio con un clic e opposizione del paziente gestita. Insieme alla gestione, il totale indicativo parte da 420 € l’anno IVA inclusa. Per psicologi e psicoterapeuti il portale gestisce anche il Bonus Psicologo e il contributo ENPAP compreso nel prezzo: la seduta da 70 € resta 70 €.

          Per un sanitario il confronto tra le Fiscozen alternative andrebbe quindi fatto a parità di servizi. Se scegli un’offerta senza Sistema TS, dovrai gestire la comunicazione delle spese in un altro modo, con tempo o costi aggiuntivi. Ricorda anche che le prestazioni sanitarie fatturate ai pazienti persone fisiche non passano dallo SdI, il Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche. Prima di firmare, chiedi sempre come viene gestito questo adempimento.

          Fiscozen alternative: quale scegliere in base al tuo profilo

          Arriviamo alla domanda pratica: tra Fiscozen e le sue alternative, quale fa per te? Non esiste una risposta valida per tutti. Proviamo a ragionare per profili, partendo dalle esigenze e non solo dal prezzo.

          Quando può convenire Fiscozen

          Fiscozen è adatto a chi vuole tutto in un pacchetto unico: commercialista dedicato, app per le fatture, dichiarazione e F24 con un solo abbonamento, e apertura della partita IVA compresa. È la scelta di chi dà la priorità alla comodità e considera accettabile il prezzo più alto del confronto.

          Quando può convenire FlexTax

          FlexTax è la scelta più economica per un professionista con una situazione semplice, soprattutto al primo anno, quando l’apertura è compresa nei 366 €. Va bene se ti basta un’assistenza via ticket e telefono e non hai bisogno del Sistema TS.

          Quando conviene il CAF Centro Fiscale

          Il CAF Centro Fiscale, con il software che usi già o con Fatturazione Italia al prezzo convenzionato, è la scelta giusta in questi casi:

          • vuoi un rapporto diretto e la possibilità di andare in sede a Udine o Cividale, pur potendo lavorare anche online;
          • sei un professionista sanitario e vuoi il Sistema TS compreso nel software (piano Pro di Fatturazione Italia, 70 € IVA inclusa l’anno se affidi al CAF la gestione completa);
          • sei artigiano o commerciante con la ditta già avviata e cerchi un costo annuo contenuto;
          • preferisci scegliere il software separatamente, o ne usi già uno;
          • in famiglia hai anche altre pratiche, come ISEE, pensioni o successioni.

          Se invece stai per aprire la partita IVA, hai un’attività semplice e il tuo unico criterio è spendere il meno possibile nel primo anno, i numeri dicono FlexTax. Preferiamo dirtelo chiaramente: una scelta fatta con tutte le informazioni è sempre una scelta migliore.

          Fonti

          • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – Regime forfetario (Normattiva)
          • Agenzia delle Entrate – Scheda “Regime forfetario: che cos’è”
          • Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, art. 5 – Termine annuale di invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati delle spese sanitarie (Normattiva)

          Domande frequenti su Fiscozen e alternative

          Qual è la Fiscozen alternative più economica nel 2026?

          Per un professionista in regime forfettario, secondo i listini consultati a fine settembre 2026, è FlexTax a 366 € l’anno IVA inclusa, con software compreso. Con il CAF Centro Fiscale la gestione parte da 350 € l’anno IVA inclusa, senza software; con Fatturazione Italia al prezzo convenzionato, riservato a chi affida al CAF la gestione completa, il totale indicativo parte da 390 € (Start) o da 420 € (Pro), IVA inclusa. Per artigiani e commercianti con ditta già aperta conviene mettere a confronto il listino cambio consulente di FlexTax con il costo della gestione del CAF.

          Fiscozen o commercialista: cosa cambia davvero?

          Con un servizio online hai un pacchetto standard gestito in gran parte a distanza. Con un commercialista o un CAF in sede puoi avere un confronto diretto e far seguire nello stesso posto anche le altre pratiche fiscali della famiglia. Per chi ha una situazione semplice il servizio online può bastare; per chi ha più redditi o situazioni particolari conviene un interlocutore unico.

          Il software Fatturazione Italia è compreso nella gestione del CAF?

          No. La gestione del forfettario al CAF Centro Fiscale costa a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software non fa parte di questa formula: con la gestione completa affidata al CAF, Fatturazione Italia ha un prezzo convenzionato, 40 € IVA inclusa l’anno con il piano Start e 70 € IVA inclusa l’anno con il piano Pro (Sistema TS incluso nel Pro). Senza la gestione completa al CAF vale il listino: 49 € + IVA (Start) o 89 € + IVA (Pro) l’anno.

          Sono un professionista sanitario: quale opzione include il Sistema TS?

          Nei listini forfettario di Fiscozen e FlexTax consultati il Sistema TS non risulta tra i servizi compresi. Con il CAF Centro Fiscale il Sistema TS si gestisce con il piano Pro di Fatturazione Italia, che lo include: se affidi al CAF la gestione fiscale completa costa 70 € IVA inclusa l’anno, a listino 89 € + IVA l’anno (108,58 € IVA inclusa).

          Posso provare il software prima di pagare?

          Sì. Fatturazione Italia offre una prova gratuita di 14 giorni senza carta, sul piano Pro, che diventano 30 giorni se ti registri con il link di invito di un collega. Il prezzo di listino del piano scelto resta bloccato per contratto per 3 anni dal primo pagamento.

          Conclusione: la scelta giusta è quella fatta con i numeri veri

          Valutare le Fiscozen alternative significa guardare oltre il prezzo di copertina. FlexTax è il più economico per un professionista con un’attività semplice, Fiscozen offre il pacchetto più completo al prezzo più alto, il CAF Centro Fiscale offre la gestione a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, con il software a parte: con Fatturazione Italia al prezzo convenzionato, riservato a chi affida al CAF la gestione completa, il totale parte da 390 € (Start) o da 420 € (Pro), IVA inclusa. Il CAF diventa la scelta più interessante per sanitari, ditte già avviate e chi vuole un rapporto diretto.

          Nel primo anno, quando c’è da aprire la partita IVA, il CAF costa di più: te lo abbiamo detto senza giri di parole. Dal secondo anno contano altri fattori: il Sistema TS per i sanitari, la sede fisica a Udine e Cividale, la dichiarazione compresa e la libertà di scegliere il software. Qualunque strada tu scelga tra le Fiscozen alternative, l’importante è sapere esattamente cosa stai pagando.

          Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

          Partita IVA forfettaria con il CAF Centro Fiscale

          Gestione del regime forfettario a partire da 350 € l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software è a parte: con la gestione completa al CAF, Fatturazione Italia costa 40 € (Start) o 70 € (Pro) l’anno, IVA inclusa. Servizio disponibile online da tutta Italia o in sede a Udine e Cividale.

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            Settembre 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-29 16:00:002026-10-21 08:15:15Fiscozen alternative 2026: FlexTax o CAF? Guida ai costi per la partita IVA forfettaria
            PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti Sanitari

            Partita IVA Igienista Dentale 2026: Guida Completa in 7 Punti

            Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

            Aprire la partita IVA igienista dentale è oggi la strada più frequente per chi esercita questa professione sanitaria e vuole collaborare con uno o più studi odontoiatrici. L’igienista dentale è un professionista sanitario laureato, iscritto all’Albo della FNO TSRM-PSTRP, che si occupa di prevenzione delle patologie orali, ablazione del tartaro, sigillature, educazione all’igiene orale e monitoraggio parodontale. Può lavorare come dipendente, ma nella maggior parte dei casi opera come libero professionista che fattura le proprie prestazioni allo studio.

            Nel 2026 le regole sono cambiate su un punto importante: è entrata pienamente in vigore la classificazione ATECO 2025, che ha ridisegnato i codici delle professioni sanitarie. Sapere quale codice indicare, a quale cassa previdenziale iscriversi e come emettere correttamente le fatture evita errori costosi fin dal primo giorno di attività.

            In questa guida completa vediamo, passo per passo, tutto quello che serve sapere sulla partita IVA igienista dentale: il codice ATECO 86.99.09, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, il regime forfettario con coefficiente di redditività al 78%, l’esenzione IVA delle prestazioni sanitarie e le regole per impostare correttamente la collaborazione con lo studio odontoiatrico.

            💡 Approfondimento: se vuoi un quadro generale valido per tutte le professioni sanitarie (fisioterapisti, psicologi, infermieri, dietisti, logopedisti), leggi la nostra guida Partita IVA per Professionisti Sanitari 2026, che raccoglie codici, casse e adempimenti di ogni categoria.

            Indice dei contenuti

            1. Partita IVA igienista dentale: perché aprirla nel 2026
            2. Codice ATECO 2025 per la partita IVA igienista dentale: 86.99.09
            3. Gestione Separata INPS: la previdenza dell’igienista dentale
            4. Regime forfettario per la partita IVA igienista dentale: coefficiente 78%
            5. Fattura elettronica, esenzione IVA art. 10 e Sistema Tessera Sanitaria
            6. Collaborare con lo studio odontoiatrico: come strutturare il rapporto
            7. Come aprire la partita IVA da igienista dentale senza errori
            8. Domande frequenti sulla partita IVA igienista dentale
            9. Apri la tua partita IVA da igienista dentale con il CAF Centro Fiscale

            Partita IVA igienista dentale: perché aprirla nel 2026

            La partita IVA igienista dentale serve ogni volta che l’attività viene svolta in modo abituale e continuativo al di fuori di un rapporto di lavoro dipendente. In parole semplici: se collabori stabilmente con uno studio odontoiatrico, se ricevi pazienti in autonomia o se presti servizio presso più strutture, non puoi limitarti alla prestazione occasionale. Quest’ultima è ammessa solo per incarichi sporadici e non organizzati, e resta comunque vincolata al limite di 5.000 euro lordi annui oltre il quale scatta comunque l’obbligo di iscrizione previdenziale.

            Immagina Giulia, neolaureata in Igiene Dentale, iscritta all’Albo TSRM-PSTRP: uno studio odontoiatrico le propone tre giornate a settimana in regime di collaborazione professionale. In questo caso Giulia deve aprire la partita IVA, scegliere il codice ATECO 2025 corretto, iscriversi alla Gestione Separata INPS e valutare il regime forfettario. Non si tratta di adempimenti complicati, ma ogni passaggio va fatto nell’ordine giusto.

            I vantaggi di lavorare con la partita IVA igienista dentale sono concreti:

            • Autonomia organizzativa: puoi collaborare con più studi e gestire la tua agenda
            • Tassazione agevolata: con il regime forfettario l’imposta è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti di nuova attività
            • Contributi proporzionali: in Gestione Separata INPS si versa solo in proporzione al reddito effettivo, senza contributi fissi minimi
            • Costi di gestione contenuti: contabilità semplificata e adempimenti ridotti rispetto al regime ordinario
            • Possibilità di crescita: apertura di uno studio proprio o collaborazioni multiple nel tempo

            Il rovescio della medaglia è che diventi responsabile dei tuoi adempimenti fiscali e previdenziali: niente ferie pagate, niente TFR, contributi a tuo carico. Per questo conviene partire con un’impostazione corretta, valutata insieme a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente professionisti sanitari in tutta Italia, sia in ufficio che online.

            Codice ATECO 2025 per la partita IVA igienista dentale: 86.99.09

            Il codice ATECO è la “targa” della tua attività: serve all’Agenzia delle Entrate e all’ISTAT per classificare che cosa fai. Per la partita IVA igienista dentale il codice da utilizzare nel 2026 è 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a., secondo la classificazione ATECO 2025.

            Attenzione a un punto che genera ancora molta confusione. Fino al 2024 l’igienista dentale utilizzava il codice 86.90.29 della vecchia classificazione ATECO 2007. Quel codice oggi è solo un riferimento storico: dal 1° gennaio 2025 è in vigore l’ATECO 2025, operativa negli archivi dell’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025, con riclassificazione d’ufficio delle posizioni già aperte. Chi scrive ancora che il 86.90.29 è “il codice attualmente in uso” riporta un’informazione superata.

            Ecco il quadro riassuntivo per l’igienista dentale:

            • Codice ATECO 2025: 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a.
            • Ex codice ATECO 2007 (in uso fino al 2024): 86.90.29, riferimento storico, non più da indicare in apertura
            • Coefficiente di redditività forfettario: 78%
            • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS
            • Albo professionale: FNO TSRM-PSTRP

            Una precisazione tecnica utile: per determinare il coefficiente di redditività del regime forfettario, l’allegato di legge fa ancora riferimento alla vecchia tabella ATECO 2007 in attesa del nuovo decreto di raccordo. Il risultato pratico non cambia: per l’igienista dentale il coefficiente resta 78%. Per il quadro completo di tutte le professioni sanitarie puoi consultare la nostra tabella completa dei codici ATECO 2025 per le professioni sanitarie.

            Gestione Separata INPS: la previdenza dell’igienista dentale

            Molte professioni hanno una cassa previdenziale privata dedicata: i medici e gli odontoiatri versano all’ENPAM, gli psicologi all’ENPAP, gli infermieri all’ENPAPI, i veterinari all’ENPAV. L’igienista dentale, invece, non ha una cassa professionale propria: pur essendo iscritto all’Albo della FNO TSRM-PSTRP, versa i contributi alla Gestione Separata INPS, istituita dall’art. 2 comma 26 della Legge 335/1995.

            Un principio da tenere a mente: l’iscrizione a una cassa o alla Gestione Separata dipende dall’appartenenza a un Albo con cassa di categoria, non dal codice ATECO scelto. Il codice serve a classificare l’attività ai fini statistici e fiscali, non a decidere dove versi i contributi.

            Aliquote Gestione Separata 2026

            Per i liberi professionisti senza cassa, l’aliquota contributiva della Gestione Separata INPS nel 2026 è pari al 26,07% del reddito imponibile: è composta dal 25% di contributo previdenziale IVS, dallo 0,72% per le prestazioni assistenziali (maternità, malattia, ANF) e dallo 0,35% per l’ISCRO. L’aliquota scende al 24% per chi è già coperto da un’altra forma pensionistica obbligatoria, ad esempio chi lavora anche come dipendente, o per i titolari di pensione diretta.

            Ci sono tre caratteristiche importanti della Gestione Separata che conviene conoscere quando si apre la partita IVA igienista dentale:

            • Nessun contributo fisso minimo: si versa in percentuale sul reddito effettivamente prodotto, quindi in un anno di avvio con pochi incassi i contributi restano proporzionalmente bassi
            • Nessuna riduzione del 35%: quell’agevolazione riguarda solo le gestioni artigiani e commercianti, non esiste in Gestione Separata (chi la promette commette un errore)
            • Rivalsa del 4% facoltativa: puoi addebitare in fattura allo studio odontoiatrico una rivalsa del 4%, che però concorre al tuo reddito imponibile

            I contributi si versano con il modello F24 seguendo le scadenze degli acconti e del saldo IRPEF (o dell’imposta sostitutiva, per i forfettari). Un esempio pratico: se nel 2026 dichiari un reddito imponibile di 20.000 euro e non hai altre coperture, i contributi dovuti alla Gestione Separata ammontano a circa 5.214 euro (20.000 × 26,07%). È una cifra che va pianificata per tempo, mettendo da parte mese per mese una quota degli incassi.

            Regime forfettario per la partita IVA igienista dentale: coefficiente 78%

            Il regime forfettario è la scelta più diffusa per chi apre la partita IVA igienista dentale. È un regime agevolato che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali con un’unica imposta sostitutiva: in pratica, invece di pagare più imposte separate, ne paghi una sola, calcolata su una base imponibile determinata in modo forfettario.

            Il meccanismo è semplice. Non si tiene conto delle spese effettive: lo Stato presume che una parte del tuo incasso sia costo. Per il codice 86.99.09 il coefficiente di redditività è il 78%: significa che il 78% di quanto incassi è considerato reddito tassabile, mentre il restante 22% è considerato forfettariamente spesa.

            Esempio di calcolo per un igienista dentale

            Supponiamo che Giulia incassi 40.000 euro nel 2026 fatturando allo studio odontoiatrico. Il calcolo è questo:

            1. Reddito lordo forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euro
            2. Contributi Gestione Separata: 31.200 × 26,07% = circa 8.134 euro
            3. Base imponibile netta: 31.200 − 8.134 = circa 23.066 euro (i contributi versati sono deducibili)
            4. Imposta sostitutiva al 5% (nuova attività): circa 1.153 euro

            Trascorsi i primi cinque anni, l’aliquota passa al 15%. Si tratta comunque di un carico fiscale nettamente più leggero rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria a scaglioni. Se vuoi farti un’idea più precisa dei guadagni netti del settore, leggi anche il nostro approfondimento su quanto guadagna un professionista sanitario nel 2026.

            Requisiti e cause di esclusione

            Per restare nel forfettario con la partita IVA igienista dentale devi rispettare alcuni paletti:

            • Ricavi o compensi entro 85.000 euro annui (superata la soglia di 100.000 euro l’uscita è immediata, già in corso d’anno)
            • Limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o assimilato percepiti nell’anno precedente: se li superi non puoi accedere al forfettario (limite valido per il biennio 2025-2026)
            • Spese per lavoro dipendente non superiori a 20.000 euro lordi annui
            • Nessuna partecipazione di controllo in società o associazioni professionali che svolgono attività riconducibili alla tua
            • Divieto di fatturare in prevalenza al datore di lavoro attuale o a quello dei due anni precedenti

            Quest’ultimo punto merita attenzione: se hai lavorato come dipendente in uno studio odontoiatrico e poi apri la partita IVA per fatturare allo stesso studio, il regime forfettario è precluso per i due anni successivi alla cessazione del rapporto. È un caso frequentissimo nel settore dentale e va verificato prima di aprire, non dopo.

            Fattura elettronica, esenzione IVA art. 10 e Sistema Tessera Sanitaria

            Le prestazioni dell’igienista dentale sono prestazioni sanitarie rese da una professione sanitaria riconosciuta e, in quanto tali, sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/1972. In concreto: anche in regime ordinario la fattura viene emessa senza applicare l’IVA, indicando la natura di operazione esente. In regime forfettario, l’IVA non viene comunque esposta per la natura stessa del regime agevolato.

            La fattura deve contenere la marca da bollo da 2 euro quando l’importo supera 77,47 euro, poiché si tratta di un documento senza addebito di IVA. Per un quadro completo delle regole di esenzione, comprese le prestazioni non terapeutiche, trovi tutti i dettagli nella nostra guida sull’IVA sulle prestazioni sanitarie 2026 (art. 10).

            Quando la fattura è elettronica e quando no

            Qui va fatta una distinzione fondamentale, che riguarda da vicino chi ha la partita IVA igienista dentale:

            • Fatture allo studio odontoiatrico (soggetto titolare di partita IVA): fattura elettronica obbligatoria tramite Sistema di Interscambio (SdI)
            • Fatture a pazienti persone fisiche con dati trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria: divieto strutturale di fattura elettronica via SdI, si emette fattura cartacea o in PDF

            Il divieto nasce da esigenze di tutela dei dati sanitari: i documenti che contengono spese sanitarie dei cittadini non transitano dallo SdI. Molti igienisti dentali si trovano quindi a gestire due canali diversi in parallelo, e qui gli errori sono frequenti.

            Sistema TS: l’invio dei dati è annuale

            Se ricevi pazienti privati, devi trasmettere i dati delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, che alimenta il 730 precompilato e consente ai tuoi pazienti di detrarre la spesa. Una buona notizia: dalle spese del periodo d’imposta 2025 l’invio è diventato annuale e non più semestrale o trimestrale, con termine fissato al 31 gennaio dell’anno successivo.

            Il paziente deve poter esercitare l’opposizione all’invio dei dati: è un diritto che va garantito e documentato. Se invece fatturi esclusivamente allo studio odontoiatrico, l’obbligo di trasmissione ricade sullo studio, che è il soggetto che incassa dal paziente.

            Collaborare con lo studio odontoiatrico: come strutturare il rapporto

            Il modello più diffuso è questo: l’igienista dentale apre la partita IVA, opera all’interno dello studio odontoiatrico con i propri pazienti o con quelli inviati dal titolare, e a fine mese emette fattura allo studio per le prestazioni svolte. Si tratta di un rapporto di collaborazione professionale, non di lavoro subordinato, e la differenza non è solo formale.

            Perché il rapporto sia genuinamente autonomo devono ricorrere alcuni elementi sostanziali. L’igienista deve conservare autonomia organizzativa nella gestione delle sedute, non essere soggetto a potere disciplinare e gerarchico, concordare gli orari senza subirli come turni imposti, ed essere retribuito in base alle prestazioni effettivamente eseguite (spesso con una percentuale sull’incassato) e non con un importo fisso mensile identico a uno stipendio.

            Il rischio da evitare è quello della cosiddetta “finta partita IVA”: se l’Ispettorato del Lavoro o l’INPS riqualificano il rapporto come lavoro subordinato, le conseguenze economiche ricadono soprattutto sullo studio (contributi, differenze retributive e sanzioni), ma coinvolgono anche il professionista sul piano fiscale. Attenzione anche alla mono-committenza prolungata: lavorare per un solo studio non è vietato in sé, ma se si accompagna a orari imposti, postazione fissa e assenza di autonomia diventa un indizio pesante.

            Ecco gli accorgimenti pratici che consigliamo a chi apre la partita IVA igienista dentale:

            • Contratto scritto di collaborazione professionale che descriva prestazioni, compenso, autonomia e durata
            • Compenso variabile collegato alle prestazioni svolte o all’incassato, con dettaglio in fattura
            • Pluralità di committenti quando possibile: collaborare con più studi rafforza l’autonomia
            • Copertura assicurativa RC professionale, obbligatoria per i professionisti sanitari
            • Iscrizione all’Albo TSRM-PSTRP sempre in regola, con ECM aggiornati

            Un ultimo aspetto: se sei anche dipendente part-time presso una struttura sanitaria pubblica o privata, verifica le regole sulle incompatibilità e ricorda che l’aliquota contributiva della Gestione Separata scende al 24% perché sei già coperto da un’altra gestione previdenziale.

            Come aprire la partita IVA da igienista dentale senza errori

            L’apertura della partita IVA igienista dentale non richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio, perché si tratta di attività professionale e non di impresa. Servono però alcuni passaggi coordinati tra loro, e un errore in fase di avvio si trascina per anni: un codice ATECO sbagliato, una scelta di regime non ponderata o un’iscrizione previdenziale tardiva possono costare sanzioni e imposte più alte del necessario.

            Questi sono gli adempimenti da mettere in fila:

            1. Apertura della posizione IVA con il codice ATECO 2025 86.99.09 e scelta del regime fiscale
            2. Iscrizione alla Gestione Separata INPS come libero professionista
            3. Attivazione del canale di fatturazione elettronica per le fatture verso lo studio odontoiatrico
            4. Accreditamento al Sistema Tessera Sanitaria se prevedi pazienti privati
            5. Verifica delle coperture: RC professionale e regolarità dell’iscrizione all’Albo

            Il CAF Centro Fiscale di Udine segue l’intero percorso: analisi preliminare della tua situazione, apertura della posizione, iscrizione previdenziale e gestione continuativa degli adempimenti durante l’anno. Il nostro team ti indica in anticipo il carico fiscale e contributivo atteso, così da pianificare gli accantonamenti senza sorprese. Per conoscere i costi del servizio ti forniamo un preventivo personalizzato in base alla tua attività.

            Domande frequenti sulla partita IVA igienista dentale

            Qual è il codice ATECO corretto per l’igienista dentale nel 2026?

            Il codice è 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a. della classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025 e operativa presso l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025. Il precedente 86.90.29 (ATECO 2007) è ormai solo un riferimento storico per le posizioni aperte prima della riclassificazione d’ufficio.

            L’igienista dentale deve iscriversi all’ENPAM?

            No. L’ENPAM è la cassa di medici e odontoiatri. L’igienista dentale, iscritto all’Albo della FNO TSRM-PSTRP, non ha una cassa professionale dedicata e versa i contributi alla Gestione Separata INPS. La cassa dipende dall’Albo di appartenenza, non dal codice ATECO.

            Esiste la riduzione del 35% dei contributi per l’igienista dentale forfettario?

            No. La riduzione contributiva del 35% per i forfettari riguarda solo le gestioni artigiani e commercianti. In Gestione Separata INPS quella riduzione non esiste: si applica l’aliquota piena del 26,07% (o 24% in caso di altra copertura previdenziale) sul reddito imponibile.

            Posso avere la partita IVA da igienista dentale se lavoro anche come dipendente?

            Sì, è possibile, ma per accedere al regime forfettario i redditi da lavoro dipendente o assimilato dell’anno precedente non devono superare 35.000 euro. Va inoltre verificato il divieto di fatturare in prevalenza all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti, oltre alle eventuali regole di incompatibilità del contratto.

            La fattura dell’igienista dentale ha l’IVA?

            No. Le prestazioni sanitarie dell’igienista dentale sono esenti IVA ex art. 10 DPR 633/1972. In regime ordinario la fattura si emette senza IVA indicando l’esenzione; in regime forfettario l’IVA non viene esposta per natura del regime. Sopra 77,47 euro serve la marca da bollo da 2 euro.

            Ogni quanto vanno inviati i dati al Sistema Tessera Sanitaria?

            L’invio è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello delle spese. Non ci sono più scadenze trimestrali o semestrali. L’obbligo riguarda le prestazioni fatturate direttamente ai pazienti: se fatturi solo allo studio odontoiatrico, la trasmissione spetta allo studio.

            Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

            Apri la tua partita IVA da igienista dentale con il CAF Centro Fiscale

            Aprire e gestire la partita IVA igienista dentale è alla portata di tutti, a patto di impostare correttamente i tre pilastri che abbiamo visto: il codice ATECO 2025 86.99.09, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS con aliquota 26,07% e la scelta consapevole del regime forfettario con coefficiente di redditività al 78%. A questo si aggiunge la corretta gestione delle fatture esenti IVA verso lo studio odontoiatrico e dell’invio annuale al Sistema TS.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno decine di professionisti sanitari nell’apertura e nella gestione della partita IVA, sia in ufficio in Viale Tullio 13 sia online in tutta Italia. Ci occupiamo di tutto: apertura della posizione, iscrizione previdenziale, fatturazione, dichiarazioni e pianificazione delle imposte. Ti forniamo sempre un preventivo personalizzato, senza sorprese.

            Hai bisogno di assistenza per la partita IVA da igienista dentale? Contattaci per fissare un appuntamento: il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Scrivici o chiamaci allo 0432 1638640, oppure contattaci su WhatsApp al 366 6018121.

            Settembre 28, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-28 19:00:002026-09-22 10:07:24Partita IVA Igienista Dentale 2026: Guida Completa in 7 Punti
            PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

            NASPI Anticipata Partita IVA Forfettaria 2026: Guida e 7 Errori da Evitare

            Naspi Anticipata CAF Udine

            Chi perde il lavoro e vuole mettersi in proprio ha a disposizione uno strumento poco conosciuto ma molto potente: il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria, cioè la possibilità di farsi liquidare in anticipo dall’INPS le mensilità di disoccupazione non ancora percepite per trasformarle nel capitale iniziale di una nuova attività autonoma. Si tratta di un incentivo all’autoimprenditorialità previsto dall’articolo 8 del D.Lgs. 22/2015, che dal 1° gennaio 2026 ha però cambiato pelle: non si parla più di pagamento in unica soluzione, ma di due rate (70% e 30%).

            Il punto delicato non è tanto ottenere l’anticipazione, quanto non perderla dopo. Esistono infatti situazioni precise in cui l’INPS chiede indietro tutto l’importo già incassato. In questa guida vediamo in modo semplice come funziona la NASPI anticipata Partita IVA forfettaria nel 2026: requisiti, calcolo dell’importo, termine dei 30 giorni per la domanda, come si apre correttamente la Partita IVA in regime forfettario e soprattutto quali sono i 7 errori che costringono a restituire l’indennità.

            Indice dei contenuti

            • Cos’è la NASPI anticipata e perché interessa chi apre una Partita IVA forfettaria
            • NASPI anticipata 2026: addio all’unica soluzione, si passa a due rate
            • Requisiti per la NASPI anticipata con Partita IVA forfettaria
            • Come si calcola l’importo della NASPI anticipata
            • Come fare domanda all’INPS: il termine dei 30 giorni
            • Aprire Partita IVA forfettaria dopo la NASPI anticipata: guida pratica in 6 passi
            • Quando si rischia di restituire la NASPI anticipata: 7 errori da evitare
            • NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria a Udine: l’assistenza del CAF
            • Domande frequenti su NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria

            Cos’è la NASPI anticipata e perché interessa chi apre una Partita IVA forfettaria

            La NASPI è l’indennità mensile di disoccupazione che l’INPS riconosce a chi perde involontariamente il lavoro dipendente. Normalmente arriva sul conto corrente mese dopo mese. La NASPI anticipata, invece, è la possibilità di chiedere all’INPS di liquidare in anticipo tutte le mensilità che restano da percepire, trasformandole in un capitale da investire in una nuova attività.

            È qui che nasce il binomio NASPI anticipata Partita IVA forfettaria: l’anticipazione può essere richiesta solo da chi avvia un’attività di lavoro autonomo, un’impresa individuale, oppure sottoscrive una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale presta la propria attività lavorativa. In parole semplici, l’INPS non regala un capitale: lo mette a disposizione di chi decide davvero di mettersi in proprio.

            Il regime forfettario è la scelta naturale per la maggior parte di chi parte da zero: è il regime fiscale agevolato che consente di pagare una sola imposta sostitutiva (una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali) con aliquota del 5% nei primi cinque anni per le nuove attività, o del 15% negli altri casi. Ne parliamo in modo approfondito nella nostra guida Regime Forfettario 2026: guida completa per aprire Partita IVA.

            Due aspetti da conoscere subito. Il primo: durante il periodo coperto dall’anticipazione non maturano contribuzione figurativa (i contributi che l’INPS accredita gratuitamente durante la disoccupazione ordinaria) né l’assegno per il nucleo familiare collegato alla NASPI. Il secondo: chi invece vuole mantenere la NASPI mensile e affiancarla a una piccola attività autonoma segue regole completamente diverse, spiegate in NASPI e Partita IVA: compatibilità e limiti di reddito. Se ti interessa solo il meccanismo generale dell’anticipazione, trovi un approfondimento dedicato in NASPI anticipata 2026: la liquidazione dell’indennità.

            NASPI anticipata 2026: addio all’unica soluzione, si passa a due rate

            Questa è la novità più importante del 2026 e cambia il modo di pianificare l’investimento iniziale. Fino al 2025 l’anticipazione veniva liquidata in unica soluzione: un solo bonifico con tutto l’importo residuo. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 comma 176) ha modificato l’articolo 8 del D.Lgs. 22/2015 eliminando proprio il riferimento all’unica soluzione.

            Dal 1° gennaio 2026 la NASPI anticipata viene quindi corrisposta in due rate:

            • Prima rata: 70% dell’intero importo spettante, erogata al momento dell’accoglimento della domanda
            • Seconda rata: 30% residuo, erogata al termine del periodo teorico di durata della NASPI e comunque non oltre sei mesi dalla presentazione della domanda
            • La seconda rata è subordinata alla verifica della mancata rioccupazione con lavoro subordinato
            • Va verificata anche l’assenza di un trattamento pensionistico diretto (fa eccezione l’assegno ordinario di invalidità)

            Che cosa significa in concreto per chi apre una Partita IVA forfettaria? Che il capitale disponibile il primo giorno è più basso di quello che ci si aspettava, mentre il saldo arriva mesi dopo. Immagina che a Giulia spettino 12.000 euro di anticipazione: riceverà 8.400 euro subito e 3.600 euro alla fine del periodo teorico di NASPI (comunque entro sei mesi dalla domanda), sempre che nel frattempo non sia stata assunta come dipendente. Il business plan dei primi mesi va costruito su questa cifra, non sul totale.

            C’è anche un risvolto positivo, spesso trascurato: la seconda rata funziona come una riserva di liquidità che arriva proprio quando si presentano le prime scadenze fiscali e contributive dell’attività. Il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria va quindi pianificato su un orizzonte di 12-24 mesi, non solo sulla partenza.

            Requisiti per la NASPI anticipata con Partita IVA forfettaria

            I requisiti della NASPI anticipata Partita IVA forfettaria si muovono su due binari paralleli che devono correre insieme: da un lato le condizioni per avere diritto alla NASPI, dall’altro quelle per accedere al regime forfettario. Se salta uno dei due, il progetto va ripensato.

            I requisiti lato NASPI

            • Stato di disoccupazione involontaria: licenziamento, scadenza del contratto, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale in sede protetta
            • Almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro
            • Domanda di NASPI presentata entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro
            • Essere titolari di NASPI (o averne diritto) e avviare un’attività autonoma o un’impresa individuale
            • Presentare la domanda di anticipazione entro il termine perentorio di 30 giorni

            I requisiti lato regime forfettario

            Per restare nel regime forfettario occorre non superare 85.000 euro di ricavi o compensi annui (oltre 100.000 euro si esce immediatamente, già nell’anno in corso), non sostenere più di 20.000 euro lordi di spese per lavoro dipendente e accessorio, non detenere partecipazioni in società che configurano cause ostative.

            Un punto merita attenzione particolare. Il forfettario prevede una causa ostativa (cioè un impedimento all’accesso) per chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro. Questo limite, però, non opera quando il rapporto di lavoro è cessato, che è esattamente la condizione di chi percepisce la NASPI. La valutazione va comunque fatta caso per caso, perché la presenza di altri redditi da lavoro dipendente o di pensione può cambiare il quadro: è una verifica che conviene affidare a un professionista prima di aprire la Partita IVA.

            Come si calcola l’importo della NASPI anticipata

            Il calcolo parte sempre dalla NASPI mensile. L’INPS considera la retribuzione media imponibile degli ultimi quattro anni e riconosce il 75% di tale retribuzione fino alla soglia di 1.456,72 euro mensili; sulla parte che eccede quella soglia si aggiunge un ulteriore 25%. L’importo mensile non può comunque superare un tetto massimo fissato ogni anno dall’INPS, che per il 2026 è fissato in 1.584,70 euro lordi (circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026).

            La durata della NASPI è pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi. A partire dal sesto mese di percezione scatta inoltre la riduzione del 3% mensile, il cosiddetto décalage: l’assegno cala progressivamente mese dopo mese. L’anticipazione viene calcolata sulle mensilità residue non ancora percepite, tenendo conto di queste riduzioni.

            Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco abbia diritto a 18 mesi di NASPI con un importo mensile iniziale di 1.100 euro e che ne abbia già percepiti 3 prima di decidere per il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria. L’anticipazione sarà calcolata sui 15 mesi residui, con l’applicazione del décalage dal sesto mese: il totale si aggira intorno ai 15.000 euro lordi, di cui il 70% subito e il 30% alla fine del periodo. Il conteggio esatto lo elabora l’INPS sulla base degli imponibili reali.

            Due precisazioni fiscali importanti. La NASPI anticipata conserva la natura di indennità di disoccupazione: è quindi soggetta a IRPEF come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e l’INPS applica le ritenute. Allo stesso tempo non costituisce un ricavo della tua attività: non va fatturata, non entra nel calcolo dell’imposta sostitutiva del forfettario e non erode il limite degli 85.000 euro. Sono due mondi separati, ma vanno coordinati nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

            Come fare domanda all’INPS: il termine dei 30 giorni

            Il termine è la vera trappola di tutta la procedura. La domanda di anticipazione va presentata entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma, dell’impresa individuale o dalla sottoscrizione della quota di capitale sociale della cooperativa. Se invece l’attività era già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente poi cessato, i 30 giorni decorrono dalla data di presentazione della domanda di NASPI.

            Trenta giorni passano in fretta quando si sta avviando un’attività, tra scelta del codice ATECO, iscrizioni e primi clienti. Un ritardo anche di pochi giorni comporta il rigetto della domanda: l’indennità continuerà ad arrivare mensilmente (con i vincoli di cumulo previsti per il lavoro autonomo), ma il capitale iniziale è perso. Non esistono rimedi successivi.

            Per questo l’ordine corretto delle operazioni è decisivo. Ecco la sequenza che seguiamo con i nostri clienti:

            1. Verifica preliminare del diritto alla NASPI, della durata residua e della convenienza dell’anticipazione
            2. Simulazione dell’attività in regime forfettario: codice ATECO, coefficiente, contributi, imposta sostitutiva
            3. Apertura della Partita IVA e, se necessaria, iscrizione alla Camera di Commercio
            4. Presentazione della domanda di NASPI anticipata all’INPS entro i 30 giorni, con tutta la documentazione a supporto
            5. Monitoraggio della pratica e gestione degli adempimenti successivi fino alla seconda rata

            La domanda richiede dati precisi sull’attività avviata e sulla posizione contributiva: un campo compilato male o un documento mancante allungano i tempi o fanno respingere la pratica. Il CAF Centro Fiscale a Udine segue l’intera procedura, dalla verifica dei requisiti alla trasmissione all’INPS, con il vantaggio di avere patronato e assistenza fiscale sotto lo stesso tetto.

            Aprire Partita IVA forfettaria dopo la NASPI anticipata: guida pratica in 6 passi

            Arriviamo al cuore della questione. Ottenere la NASPI anticipata Partita IVA forfettaria è solo metà del lavoro: l’altra metà è costruire un’attività autonoma reale e correttamente inquadrata, perché è proprio questo che l’INPS si aspetta in cambio dell’anticipazione. Vediamo i sei passaggi operativi.

            1. Scelta del codice ATECO 2025

            Il codice ATECO identifica l’attività che si svolge. Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, operativa per l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025: molti codici storici sono stati sostituiti. Sceglierne uno sbagliato significa applicare il coefficiente di redditività sbagliato e, in alcuni casi, finire nella cassa previdenziale sbagliata.

            2. Il coefficiente di redditività

            Nel forfettario non si deducono i costi reali: si applica ai ricavi un coefficiente di redditività, cioè una percentuale fissa stabilita per legge che determina quanta parte dell’incasso è considerata reddito tassabile. Va dal 40% del commercio e dei servizi di alloggio e ristorazione al 67% delle altre attività economiche, fino al 78% delle attività professionali e sanitarie e all’86% delle costruzioni. Il resto è considerato forfettariamente costo, anche se non l’hai sostenuto.

            3. Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

            L’aliquota agevolata del 5% per i primi cinque anni spetta solo alle nuove attività: non devi aver esercitato attività d’impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti e, soprattutto, la nuova attività non deve essere mera prosecuzione di quella svolta prima come lavoratore dipendente. È il punto più critico per chi arriva dalla NASPI e ricomincia a fare lo stesso mestiere, magari per l’ex datore di lavoro: in questi casi la valutazione va fatta con estrema attenzione, perché in mancanza dei requisiti si applica il 15%.

            4. Inquadramento previdenziale

            Chi apre una Partita IVA forfettaria deve iscriversi alla gestione previdenziale corretta, che dipende dall’attività e dall’eventuale albo professionale, non dal codice ATECO. I professionisti senza cassa di categoria versano alla Gestione Separata INPS con aliquota del 26,07% (24% se già coperti da altra tutela pensionistica). Artigiani e commercianti versano invece l’aliquota IVS del 24% (24,48% per i commercianti) con un contributo minimale annuo che nel 2026 vale 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, dovuto a prescindere dagli incassi, con possibilità di chiedere la riduzione del 35% riservata ai forfettari. Attenzione: quella riduzione non esiste in Gestione Separata.

            5. Apertura e iscrizioni

            L’apertura della Partita IVA avviene con la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate. Le ditte individuali devono aggiungere l’iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio e alla gestione INPS artigiani o commercianti, con tempistiche proprie. Coordinare queste date con i 30 giorni della domanda INPS è essenziale: il CAF Centro Fiscale costruisce il calendario delle scadenze prima di muovere il primo passo.

            6. Fatturazione elettronica e adempimenti correnti

            Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. In fattura si indica il codice natura N2.2 e la dicitura prevista dall’art. 1 c. 58 della L. 190/2014 relativa all’operazione senza applicazione dell’IVA; sopra i 77,47 euro di imponibile serve la marca da bollo da 2 euro. Il forfettario, inoltre, non subisce la ritenuta d’acconto sui propri compensi. Per il quadro completo puoi consultare la nostra pillar CAF Centro Fiscale di Udine dedicata alla Partita IVA in regime forfettario.

            Quando si rischia di restituire la NASPI anticipata: 7 errori da evitare

            Veniamo alla domanda che ci fanno tutti: quando l’INPS chiede indietro i soldi? La regola principale è scritta nella norma ed è netta. Chi ha ottenuto la NASPI anticipata e instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per il quale l’indennità sarebbe stata erogata mensilmente è tenuto a restituire per intero l’anticipazione ricevuta. Fa eccezione solo il rapporto di lavoro instaurato con la cooperativa della quale si è sottoscritta una quota di capitale sociale.

            Ecco i 7 errori che più spesso portano alla perdita del beneficio nel percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria:

            • Accettare un’assunzione come dipendente prima della scadenza del periodo teorico di NASPI, anche part-time, a termine o di breve durata: comporta la restituzione integrale e la perdita della seconda rata del 30%
            • Presentare la domanda oltre i 30 giorni dall’inizio dell’attività: la pratica viene respinta e il capitale non viene mai erogato
            • Aprire una Partita IVA “di facciata” e chiuderla subito dopo aver incassato: l’attività autonoma deve essere reale ed effettivamente esercitata
            • Accedere a un trattamento pensionistico diretto nel periodo considerato: salta l’erogazione della seconda rata (l’assegno ordinario di invalidità è escluso da questa penalizzazione)
            • Confondere l’anticipazione con la NASPI mensile: chi mantiene l’indennità mensile deve rispettare le soglie di cumulo e comunicare il reddito presunto all’INPS, adempimento che nell’anticipata non si applica allo stesso modo
            • Non comunicare all’INPS le variazioni rilevanti della propria situazione lavorativa nei tempi previsti
            • Sbagliare inquadramento fiscale o previdenziale: un codice ATECO errato o un’iscrizione previdenziale mancata generano contestazioni e sanzioni che si sommano ai problemi con la NASPI

            La lezione è semplice: dopo aver incassato l’anticipazione bisogna fare davvero l’imprenditore o il professionista per tutto il periodo coperto. Se durante il percorso arriva un’offerta di lavoro dipendente allettante, prima di firmare qualsiasi contratto è indispensabile fare due conti: la restituzione può superare il vantaggio economico del nuovo impiego. Una consulenza preventiva evita danni difficilmente rimediabili.

            NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria a Udine: l’assistenza del CAF

            Gestire da soli il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria significa incrociare due mondi che parlano lingue diverse: quello previdenziale dell’INPS e quello fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Tullio 13, ha entrambe le competenze internamente: il patronato segue la pratica NASPI, l’area fiscale cura l’apertura e la gestione della Partita IVA.

            Per chi vive in Friuli Venezia Giulia ci sono alcune specificità da considerare: i rapporti con i Centri per l’Impiego di Udine e Pordenone per lo stato di disoccupazione e la DID, le addizionali IRPEF regionali del FVG che incidono sul carico fiscale complessivo (e che nel forfettario, grazie all’imposta sostitutiva, non si applicano sui redditi dell’attività), oltre alle diverse misure regionali a sostegno dell’autoimpiego. Conoscere il territorio fa la differenza sui tempi di risposta.

            Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia: la pratica si può gestire interamente da remoto, con invio dei documenti in formato digitale e videoconsulenza. Per valutare il tuo caso puoi prenotare un appuntamento e ricevere un preventivo personalizzato sull’apertura e la gestione della Partita IVA in regime forfettario.

            Domande frequenti su NASPI anticipata e Partita IVA forfettaria

            Nel 2026 la NASPI anticipata si riceve ancora in unica soluzione?

            No. Dal 1° gennaio 2026, per effetto dell’art. 1 c. 176 della L. 199/2025, il pagamento in unica soluzione è stato sostituito da due rate: il 70% alla liquidazione e il 30% al termine del periodo teorico di durata della NASPI e comunque non oltre sei mesi dalla domanda, previa verifica della mancata rioccupazione con lavoro subordinato.

            Posso chiedere la NASPI anticipata se ho già aperto la Partita IVA?

            Sì, ma solo se rispetti il termine dei 30 giorni. Se l’attività è stata avviata dopo la cessazione del lavoro dipendente, i 30 giorni decorrono dall’inizio attività; se la Partita IVA era già attiva durante il rapporto di lavoro poi cessato, decorrono dalla data della domanda di NASPI. Oltre quel termine la richiesta viene respinta.

            La NASPI anticipata va tassata nel regime forfettario?

            No, non entra nel reddito della tua attività. L’anticipazione resta un’indennità di disoccupazione soggetta a IRPEF come reddito assimilato al lavoro dipendente, con ritenute applicate dall’INPS. Non va fatturata e non incide sul limite degli 85.000 euro del regime forfettario.

            Se l’attività non decolla e chiudo la Partita IVA devo restituire tutto?

            La restituzione integrale è espressamente prevista quando si instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo. La semplice chiusura dell’attività per insuccesso è una situazione diversa, ma va valutata caso per caso insieme al patronato, anche perché una chiusura immediata dopo l’incasso può far dubitare dell’effettività dell’attività avviata.

            Conviene la NASPI anticipata o la NASPI mensile con Partita IVA?

            Dipende dal progetto. La NASPI anticipata Partita IVA forfettaria conviene a chi ha bisogno di liquidità immediata per investire e ha una prospettiva autonoma stabile. Chi invece prevede ricavi bassi e non esclude un ritorno al lavoro dipendente può valutare la NASPI mensile, rispettando però le soglie di cumulo e gli obblighi di comunicazione spiegati in NASPI e Partita IVA: compatibilità e limiti di reddito. È una scelta che va simulata con i numeri alla mano.

            Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


            Vuoi trasformare la NASPI nel capitale della tua nuova attività?

            Il percorso NASPI anticipata Partita IVA forfettaria premia chi lo imposta bene fin dal primo giorno: un termine sbagliato, un codice ATECO impreciso o una firma affrettata su un contratto di lavoro possono costare l’intera indennità. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in tutto il percorso, dalla verifica dei requisiti NASPI all’apertura della Partita IVA in regime forfettario, fino alla gestione ordinaria di fatture, contributi e dichiarazioni.

            Hai bisogno di assistenza per la NASPI anticipata e l’apertura della Partita IVA forfettaria? Richiedi una consulenza e un preventivo personalizzato compilando il form Contattaci del sito: ti ricontattiamo noi. Siamo a tua disposizione sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia. Puoi anche scriverci su WhatsApp al 366 6018121 o chiamarci allo 0432 1638640.

            Settembre 24, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-24 17:00:002026-09-18 17:40:51NASPI Anticipata Partita IVA Forfettaria 2026: Guida e 7 Errori da Evitare
            PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

            Impresa Familiare e Regime Forfettario 2026: Guida Completa a Coadiuvanti, Contributi INPS e Tassazione

            regime forfettario partita iva

            L’impresa familiare in regime forfettario è una delle formule più diffuse tra le piccole attività italiane: il negozio dove lavorano marito e moglie, la bottega artigiana in cui il figlio dà una mano tutti i giorni, l’agriturismo mandato avanti da due fratelli. Formalizzare questa collaborazione ha effetti importanti sia sul piano previdenziale sia su quello fiscale, ma attorno all’impresa familiare regime forfettario circolano molti equivoci. Il più frequente riguarda la tassazione: in tanti pensano che l’impresa familiare permetta di dividere il reddito tra i collaboratori e pagare meno tasse. Nel regime forfettario non è così.

            In questa guida spieghiamo con parole semplici cos’è l’impresa familiare, chi può essere coadiuvante, quali quote spettano ai familiari, come funziona davvero la tassazione dell’impresa familiare in regime forfettario e quanto incidono i contributi INPS dei collaboratori. Alla fine troverai le domande più frequenti e un invito a valutare la tua situazione concreta con il CAF Centro Fiscale di Udine, in ufficio o online.

            Indice dei contenuti

            1. Cos’è l’Impresa Familiare e Come si Costituisce
            2. Chi Può Essere Coadiuvante: Parenti Ammessi e Quote Massime
            3. Impresa Familiare e Regime Forfettario: Come Funziona la Tassazione
            4. Regime Ordinario e Forfettario a Confronto per l’Impresa Familiare
            5. Quando Conviene l’Impresa Familiare in Regime Forfettario
            6. Contributi INPS dei Coadiuvanti: Artigiani e Commercianti
            7. Adempimenti Pratici dell’Impresa Familiare in Regime Forfettario
            8. Esempio Pratico: l’Impresa Familiare di Marco e Laura
            9. Domande Frequenti sull’Impresa Familiare in Regime Forfettario
            10. Valuta il Tuo Caso con il CAF Centro Fiscale di Udine

            Cos’è l’Impresa Familiare e Come si Costituisce

            L’impresa familiare è disciplinata dall’art. 230-bis del Codice Civile ed è una forma di collaborazione in cui uno o più familiari prestano la loro attività in modo continuativo nell’impresa di un altro familiare. Attenzione: non è una società. L’impresa resta individuale, con un unico titolare che possiede la partita IVA, firma i contratti e risponde verso i terzi. I familiari collaborano, ma non diventano soci.

            Il Codice Civile riconosce ai collaboratori una serie di diritti concreti: il mantenimento, la partecipazione agli utili in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato, i diritti sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi dell’azienda, oltre al diritto di prelazione se l’azienda viene ceduta o divisa. Sono tutele che nascono automaticamente dal lavoro svolto, ma che senza un atto formale diventano difficili da dimostrare.

            L’atto costitutivo: il passaggio da non sbagliare

            Perché l’impresa familiare sia opponibile al Fisco — cioè riconosciuta anche dall’Agenzia delle Entrate e non solo tra familiari — serve un atto pubblico o una scrittura privata autenticata dal notaio. In parole semplici: un documento firmato davanti a un pubblico ufficiale, che indica chi sono i collaboratori, il loro grado di parentela e la quota di partecipazione agli utili spettante a ciascuno.

            Il momento in cui si firma l’atto è decisivo. L’atto deve essere stipulato entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui si vogliono far valere gli effetti fiscali, oppure contestualmente all’inizio dell’attività se l’impresa nasce già in forma familiare. Un atto firmato a metà anno produce effetti fiscali solo dall’anno successivo: è un errore molto comune, che rimanda di dodici mesi tutti i benefici. Gli effetti civilistici e previdenziali, invece, decorrono dall’effettivo inizio della collaborazione, che va comunicata all’INPS.

            📌 Approfondisci: prima di ragionare sull’impresa familiare è utile avere chiare le regole di base del regime agevolato. Leggi la nostra guida Regime Forfettario 2026: tutte le informazioni utili prima di aprire Partita IVA, con requisiti, limiti di ricavi, coefficienti di redditività e cause ostative aggiornate.

            Chi Può Essere Coadiuvante: Parenti Ammessi e Quote Massime

            Non tutti i familiari possono entrare in un’impresa familiare. La legge individua con precisione i soggetti ammessi come coadiuvanti o collaboratori familiari, termini che indicano semplicemente chi lavora nell’impresa senza esserne titolare. Rientrano nel perimetro:

            • il coniuge e la parte dell’unione civile;
            • i parenti entro il terzo grado: figli, genitori, fratelli e sorelle, nonni, nipoti (figli dei figli e figli dei fratelli), bisnonni, zii;
            • gli affini entro il secondo grado: suoceri, generi e nuore, cognati.

            Restano esclusi i cugini (parenti di quarto grado). Per il convivente di fatto la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 148 del 25 luglio 2024, ha dichiarato illegittimi gli artt. 230-bis e 230-ter del Codice Civile nella parte in cui lo escludevano: sul piano civilistico il convivente è oggi equiparato al coniuge nell’impresa familiare, mentre ai fini fiscali (art. 5 commi 4 e 5 del TUIR) e dell’iscrizione INPS continuano a rilevare coniuge, parenti e affini nei gradi sopra indicati. Un secondo requisito, altrettanto importante, riguarda la natura della collaborazione: il lavoro deve essere continuativo e prevalente, non un aiuto occasionale del sabato pomeriggio.

            La regola del 51% al titolare

            Le quote di partecipazione agli utili non sono libere. Il titolare deve conservare almeno il 51% del reddito dell’impresa, perché è lui a sopportare il rischio d’impresa e a esercitarne la direzione. Di conseguenza, tutti i collaboratori familiari insieme non possono superare complessivamente il 49%. Se i coadiuvanti sono tre, quel 49% va suddiviso tra loro: per esempio 20%, 15% e 14%.

            Questa regola nasce ai fini fiscali (art. 5 comma 4 del TUIR) ma viene usata come riferimento anche nella redazione dell’atto notarile. Come vedremo, nell’impresa familiare in regime forfettario le quote non servono a ripartire il reddito imponibile, però restano rilevanti sul piano civilistico per la divisione degli utili e per la valutazione della posizione contributiva dei familiari.

            Impresa Familiare e Regime Forfettario: Come Funziona la Tassazione

            Arriviamo al punto centrale. Nell’impresa familiare regime forfettario la tassazione funziona in modo profondamente diverso rispetto al regime ordinario, e capirlo evita delusioni e scelte sbagliate.

            Nel regime forfettario il reddito non si calcola sottraendo i costi effettivi dai ricavi: si applica ai ricavi incassati un coefficiente di redditività, cioè una percentuale fissa stabilita per legge in base al codice ATECO dell’attività. Ad esempio il 40% per il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 67% per alloggio e ristorazione, il 78% per le attività professionali e sanitarie, l’86% per le costruzioni. Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali versati, si applica l’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. L’aliquota è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività se ricorrono i requisiti di novità previsti dall’art. 1 comma 65 della L. 190/2014.

            Ed ecco l’aspetto decisivo: l’imposta sostitutiva è dovuta interamente dal titolare. Lo prevede espressamente l’art. 1 comma 64 della L. 190/2014: nelle imprese familiari l’imposta sostitutiva è calcolata sul reddito al lordo delle quote assegnate al coniuge e ai collaboratori familiari ed è dovuta dall’imprenditore. Nel regime forfettario il reddito non viene imputato pro-quota ai collaboratori familiari ai fini IRPEF. I coadiuvanti non compilano il quadro RH, non dichiarano una quota di reddito d’impresa e non pagano imposte su di essa: la tassazione sostitutiva assorbe tutto in capo al titolare, che liquida l’imposta nel quadro LM del Modello Redditi PF.

            Questo significa che l’impresa familiare in regime forfettario non produce alcun “spacchettamento” del reddito imponibile. Chi la costituisce sperando di dividere l’utile su più persone e abbattere la tassazione resterà deluso: l’imposta sostitutiva dovuta è esattamente la stessa che pagherebbe una ditta individuale senza collaboratori. Per un quadro completo delle regole in vigore quest’anno puoi consultare le novità del regime forfettario 2026 introdotte dalla Legge di Bilancio.

            Regime Ordinario e Forfettario a Confronto per l’Impresa Familiare

            Per capire fino in fondo la logica dell’impresa familiare in regime forfettario conviene metterla accanto al regime ordinario, dove il meccanismo è opposto.

            In regime ordinario (contabilità semplificata o ordinaria) opera l’art. 5 comma 4 del TUIR: il reddito d’impresa viene imputato pro-quota a ciascun collaboratore familiare, entro il limite complessivo del 49%, e ogni familiare lo dichiara nel proprio quadro RH del Modello Redditi PF, pagando l’IRPEF con le aliquote progressive personali. Poiché l’IRPEF cresce per scaglioni, dividere lo stesso reddito su tre persone può significare far scontare a ciascuna un’aliquota marginale più bassa, con un risparmio complessivo anche significativo. Perché l’imputazione sia valida servono comunque due condizioni: l’atto notarile tempestivo e l’attestazione, in dichiarazione, che i familiari hanno lavorato in modo continuativo e prevalente.

            • Regime ordinario: reddito ripartito pro-quota, ogni familiare paga l’IRPEF sulla propria quota nel quadro RH;
            • Regime forfettario: reddito determinato con i coefficienti, imposta sostitutiva 5% o 15% tutta a carico del titolare, nessuna quota IRPEF per i coadiuvanti;
            • In entrambi i casi: i familiari iscritti all’INPS pagano i propri contributi previdenziali.

            Ne consegue una valutazione tutt’altro che scontata. Con redditi contenuti l’imposta sostitutiva al 5% o 15% resta quasi sempre imbattibile. Ma quando il reddito cresce, i costi reali sono elevati (affitti, magazzino, personale) e ci sono più familiari con detrazioni e carichi di famiglia da sfruttare, il regime ordinario con più soggetti IRPEF può risultare più efficiente. È un confronto che va fatto con i numeri alla mano: ne parliamo in modo approfondito nell’articolo su quando la tassazione ordinaria è più conveniente dell’imposta sostitutiva.

            Quando Conviene l’Impresa Familiare in Regime Forfettario

            Se l’impresa familiare regime forfettario non riduce le imposte, perché tante attività la scelgono comunque? Perché i vantaggi si trovano su altri piani: previdenziale, giuridico e organizzativo. Vediamo i casi in cui ha davvero senso.

            • Tutela previdenziale del familiare: il coadiuvante iscritto all’INPS matura contributi validi per la pensione, oltre alla copertura per malattia, maternità e infortuni;
            • Regolarità del lavoro prestato: il familiare che lavora stabilmente in azienda deve essere inquadrato, altrimenti si rischiano contestazioni per lavoro irregolare in caso di controllo o ispezione;
            • Diritti civilistici riconosciuti: partecipazione agli utili, quota sugli incrementi aziendali, diritto di prelazione sull’azienda;
            • Continuità e passaggio generazionale: il figlio che collabora da anni si trova in una posizione più solida quando dovrà subentrare;
            • Gestione operativa quotidiana: il collaboratore può operare legittimamente in negozio, in cantiere o con i fornitori.

            Ci sono però situazioni in cui l’impresa familiare in regime forfettario conviene poco o nulla. La prima è quella di chi la costituisce con l’unico obiettivo di abbassare le imposte: come abbiamo visto, non funziona. La seconda riguarda il familiare che collabora in modo saltuario: in quel caso l’iscrizione INPS obbligatoria genera un costo contributivo fisso a fronte di un apporto lavorativo modesto. La terza è quella del familiare che ha già una copertura previdenziale piena come lavoratore dipendente a tempo pieno: il requisito della prevalenza difficilmente si considera soddisfatto.

            Contributi INPS dei Coadiuvanti: Artigiani e Commercianti

            Il capitolo previdenziale è il vero costo dell’impresa familiare, e va conosciuto prima di firmare l’atto. Ogni collaboratore che lavora in modo abituale e prevalente nell’impresa deve essere iscritto alla gestione INPS artigiani o commercianti, a seconda dell’attività svolta dall’impresa. L’iscrizione è individuale: ogni coadiuvante ha la sua posizione contributiva e i suoi contributi da versare, che si aggiungono a quelli del titolare.

            I contributi si compongono di due parti. La prima è il contributo sul minimale: una quota fissa dovuta anche se il reddito è basso o nullo, suddivisa in quattro rate trimestrali con scadenza a maggio, agosto, novembre e febbraio. La seconda è il contributo a percentuale sulla parte di reddito che eccede il minimale, versata con gli acconti e il saldo delle imposte. Per il 2026 le aliquote base sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti (comprensivo dello 0,48% per l’indennizzo di cessazione dell’attività commerciale), come indicato dalla circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026. Gli importi dei minimali vengono rivalutati ogni anno: verifica sempre i valori aggiornati per il 2026 prima di fare previsioni di spesa.

            La riduzione del 35% per i forfettari

            Chi opera in regime forfettario ha diritto a una riduzione contributiva del 35% prevista dall’art. 1 comma 77 della L. 190/2014. È un’agevolazione importante: taglia di oltre un terzo sia il contributo sul minimale sia quello a percentuale. La buona notizia è che la riduzione si estende anche ai collaboratori familiari dell’impresa familiare in regime forfettario, purché il titolare applichi il regime agevolato.

            Attenzione però: la riduzione non è automatica. Va richiesta con una comunicazione telematica all’INPS, da presentare entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole ottenere il beneficio, oppure al momento dell’iscrizione per chi apre l’attività in corso d’anno. Chi dimentica la comunicazione paga i contributi pieni per tutto l’anno. Va anche considerato l’altro lato della medaglia: contributi ridotti significano accredito contributivo proporzionalmente ridotto ai fini pensionistici, quindi la scelta va ponderata soprattutto per chi è vicino alla pensione. Trovi tutti i dettagli nella nostra guida ai contributi INPS artigiani e commercianti.

            Adempimenti Pratici dell’Impresa Familiare in Regime Forfettario

            Costituire e gestire correttamente un’impresa familiare in regime forfettario richiede una sequenza di passaggi che devono incastrarsi nei tempi giusti. Ecco quelli principali.

            1. Atto notarile di costituzione dell’impresa familiare, con indicazione di collaboratori, grado di parentela e quote di partecipazione;
            2. Comunicazione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio e apertura o aggiornamento della posizione INAIL dove prevista;
            3. Iscrizione INPS dei coadiuvanti alla gestione artigiani o commercianti, con l’eventuale richiesta di riduzione del 35%;
            4. Indicazione dell’impresa familiare in dichiarazione dei redditi: il titolare compila il quadro LM e valorizza i dati dell’impresa familiare, mentre i coadiuvanti in regime forfettario non hanno quote IRPEF da dichiarare;
            5. Tracciatura degli utili distribuiti ai familiari, che pur non essendo obbligatoria in forfettario è fortemente consigliata per documentare la ripartizione.

            Sul fronte contabile il regime forfettario è molto leggero: non impone il libro giornale né le scritture contabili ordinarie, ma solo la numerazione e conservazione delle fatture e dei documenti. Nell’impresa familiare, però, tenere un prospetto interno degli utili attribuiti a ciascun collaboratore è un’ottima abitudine: serve in caso di controlli, di contestazioni tra familiari o di passaggio generazionale. Resta ovviamente obbligatoria la fatturazione elettronica, ormai estesa a tutti i forfettari.

            Se stai valutando l’apertura di una nuova attività, la scelta della forma giuridica va fatta prima di aprire la partita IVA: cambiare in corsa costa tempo e denaro. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue l’intero percorso, dall’inquadramento ATECO alla gestione degli adempimenti annuali, in ufficio o da remoto in tutta Italia.

            Esempio Pratico: l’Impresa Familiare di Marco e Laura

            Immagina che Marco gestisca a Udine un negozio di alimentari con partita IVA in regime forfettario. La moglie Laura lavora con lui in negozio tutti i giorni: sta alla cassa, ordina la merce, gestisce i fornitori. Finora la sua collaborazione non è stata formalizzata in alcun modo.

            Marco decide di costituire l’impresa familiare con atto notarile firmato a dicembre, attribuendo a Laura una quota del 40% degli utili e mantenendo per sé il 60%, nel rispetto della soglia minima del 51%. Dall’anno successivo Laura viene iscritta come coadiuvante alla gestione commercianti INPS, con richiesta della riduzione contributiva del 35% riservata ai forfettari.

            Che cosa cambia in concreto? Sul fronte fiscale, nulla: il reddito continua a essere determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività del 40% previsto per il commercio, e l’imposta sostitutiva resta interamente a carico di Marco. Laura non dichiara alcuna quota di reddito d’impresa. Sul fronte previdenziale, invece, il cambiamento è netto: Laura inizia a versare contributi propri e a costruirsi una pensione, con copertura per malattia e maternità. Al tempo stesso la famiglia sostiene un costo contributivo aggiuntivo che prima non c’era. È esattamente questo il bilancio da valutare, numeri alla mano, prima di decidere.

            Domande Frequenti sull’Impresa Familiare in Regime Forfettario

            Si può aprire un’impresa familiare in regime forfettario?

            Sì. Non esiste alcuna causa ostativa che impedisca a un titolare di partita IVA in regime forfettario di costituire un’impresa familiare ai sensi dell’art. 230-bis del Codice Civile. L’impresa familiare non è una società, quindi non rientra nel divieto di partecipazione a società di persone previsto dall’art. 1 comma 57 della L. 190/2014. Cambia però il meccanismo di tassazione: l’imposta sostitutiva resta interamente a carico del titolare.

            Il coniuge collaboratore ha diritto alla pensione?

            Sì, se viene iscritto alla gestione INPS artigiani o commercianti come coadiuvante. L’iscrizione fa maturare contribuzione utile alla pensione di vecchiaia o anticipata, oltre alla copertura per malattia e maternità. È uno dei principali motivi per cui conviene formalizzare l’impresa familiare: il lavoro del coniuge smette di essere invisibile e inizia a generare diritti previdenziali.

            Quali parenti possono essere coadiuvanti nell’impresa familiare?

            Possono essere collaboratori il coniuge (e la parte di unione civile), i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. In concreto: coniuge, figli, genitori, fratelli e sorelle, nipoti, nonni, zii, bisnonni, suoceri, cognati, generi e nuore. Restano esclusi i cugini, che sono parenti di quarto grado.

            Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?

            Il limite di 85.000 euro si calcola sui ricavi complessivi dell’impresa familiare, non pro-quota per ciascun collaboratore: l’impresa familiare non moltiplica la soglia. Superati gli 85.000 euro si esce dal regime forfettario dall’anno successivo; oltre i 100.000 euro l’uscita è immediata nello stesso anno, con obbligo di applicare l’IVA. Da quel momento il reddito torna a essere imputato pro-quota ai familiari secondo l’art. 5 comma 4 del TUIR.

            L’impresa familiare in forfettario conviene rispetto alla ditta individuale semplice?

            Dal punto di vista puramente fiscale non porta risparmi, perché l’imposta sostitutiva resta identica e interamente a carico del titolare. I vantaggi sono altri: tutela previdenziale dei familiari, riconoscimento giuridico del loro lavoro, diritto agli utili, continuità aziendale e diritto di prelazione. Lo svantaggio è il costo dei contributi INPS aggiuntivi per ogni coadiuvante. La valutazione va fatta caso per caso.

            I coadiuvanti devono aprire una propria partita IVA?

            No. I collaboratori familiari non aprono una partita IVA autonoma: operano all’interno dell’unica partita IVA intestata al titolare. Vengono però iscritti individualmente alla gestione INPS artigiani o commercianti e ottengono una propria posizione contributiva. Se un familiare volesse fatturare in proprio, dovrebbe aprire una partita IVA separata, con regole e limiti distinti.

            Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

            Valuta il Tuo Caso con il CAF Centro Fiscale di Udine

            L’impresa familiare in regime forfettario è uno strumento utile, ma solo se scelto con consapevolezza. Come abbiamo visto, non abbatte l’imposta sostitutiva — che resta tutta in capo al titolare — mentre garantisce tutela previdenziale ai familiari e regolarizza il loro lavoro, con un costo contributivo che va messo in preventivo. La decisione dipende dai tuoi numeri: volume di ricavi, coefficiente di redditività, età e posizione previdenziale dei familiari coinvolti, prospettive di crescita dell’attività.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in questa valutazione: analizziamo la tua situazione concreta, confrontiamo impresa familiare in regime forfettario e alternative, curiamo l’iscrizione INPS dei coadiuvanti, la richiesta di riduzione contributiva del 35% e tutti gli adempimenti dichiarativi. Un errore nei tempi dell’atto costitutivo o una comunicazione INPS dimenticata possono costare un anno intero di benefici: meglio impostare tutto correttamente fin dall’inizio, con un preventivo personalizzato e senza sorprese.

            Hai bisogno di assistenza per l’impresa familiare in regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 che online in tutta Italia. Prenota un appuntamento, chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: i nostri operatori si occupano di tutto, dalla valutazione di convenienza alla gestione degli adempimenti.


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            Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a valutare se conviene costituire un’impresa familiare in regime forfettario, a redigere l’atto con il notaio nei tempi corretti e a gestire l’iscrizione INPS dei coadiuvanti con la riduzione contributiva del 35%. Richiedi un preventivo personalizzato, senza impegno.

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              CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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              Alexandra Bala
              04/09/2026
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              ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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              paolino servidio
              03/09/2026
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              Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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              Lady
              01/09/2026
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              Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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              Giulia Guida
              25/08/2026
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              Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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              Paola Zilli
              07/08/2026
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              Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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              Jacqueline B.
              06/08/2026
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              Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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              Maura Masutto
              06/08/2026
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              Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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              Issam Elhefnawi
              31/07/2026
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              Molto gentile
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              Sibongile Moyana
              30/07/2026
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              Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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              Sabrina Cirina
              23/07/2026
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              Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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              Settembre 15, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-15 14:00:002026-09-10 10:10:05Impresa Familiare e Regime Forfettario 2026: Guida Completa a Coadiuvanti, Contributi INPS e Tassazione
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              Congedo Parentale per P.IVA Forfettarie 2026: Indennità INPS, Requisiti e Domanda

              regime forfettario partita iva

              Il congedo parentale per P.IVA forfettari 2026 è una delle tutele previdenziali più importanti per le libere professioniste e i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS. Se hai una partita IVA in regime forfettario e stai aspettando un figlio, o hai appena avuto un figlio, hai diritto a un’indennità economica erogata dall’INPS per i periodi di astensione dal lavoro. Questa guida completa ti spiega tutto: i requisiti per accedere al congedo parentale, gli importi dell’indennità INPS 2026, la durata massima e la procedura per fare domanda all’INPS. Scopri come tutelare la tua attività e la tua famiglia anche da autonomo.

              Indice dei contenuti

              • Congedo Parentale P.IVA Forfettari 2026: Cos’è e Chi Ne Ha Diritto
              • Requisiti per il Congedo Parentale Forfettari: Cosa Chiede l’INPS
              • Importi dell’Indennità di Congedo Parentale INPS per Forfettari 2026
              • Congedo Parentale e Regime Forfettario: Impatto sulla Fatturazione
              • Domanda di Congedo Parentale INPS per Forfettari: Come Procedere
              • Maternità Anticipata e Congedo di Maternità: Differenza con il Congedo Parentale
              • Congedo Parentale Forfettari 2026 e Novità Normative
              • Contributi INPS e Regime Forfettario: Come si Calcola la Base per il Congedo
              • Regime Forfettario e Maternità: Domande Pratiche per il 2026
              • Congedo Parentale Forfettari: Il Ruolo del CAF e del Patronato
              • Documenti Necessari per la Domanda di Congedo Parentale INPS

              Congedo Parentale P.IVA Forfettari 2026: Cos’è e Chi Ne Ha Diritto

              Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, retribuito parzialmente dall’INPS, che spetta ai genitori per prendersi cura del figlio nei primi anni di vita. Per i titolari di partita IVA in regime forfettario, il diritto al congedo parentale esiste ma funziona in modo diverso rispetto ai lavoratori dipendenti.

              I liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS — la cassa previdenziale per freelance, collaboratori e autonomi senza altra cassa professionale — hanno diritto all’indennità di congedo parentale INPS a condizione di rispettare determinati requisiti contributivi. Questo vale sia per le madri che per i padri titolari di P.IVA forfettaria.

              Chi ha una partita IVA forfettaria e versa i contributi alla Gestione Separata INPS (cioè non è iscritto a una cassa professionale autonoma come ENPAM per i medici, Cassa Forense per gli avvocati, INARCASSA per gli architetti) può richiedere il congedo parentale. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per verificare la tua situazione specifica.

              Requisiti per il Congedo Parentale Forfettari: Cosa Chiede l’INPS

              Per ottenere l’indennità di congedo parentale dalla Gestione Separata INPS, i titolari di partita IVA forfettaria devono soddisfare requisiti contributivi precisi, stabiliti dal D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternità/Paternità) e successive modifiche.

              I requisiti principali sono:

              • Iscrizione alla Gestione Separata INPS: devi essere regolarmente iscritto come lavoratore autonomo alla Gestione Separata INPS, il che avviene automaticamente quando apri la partita IVA e versi i contributi.
              • Contributi versati nel periodo di riferimento: devi aver versato almeno 3 mesi di contribuzione alla Gestione Separata nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo parentale.
              • Nessun altro rapporto di lavoro dipendente attivo: al momento della fruizione del congedo, non devi svolgere contemporaneamente attività lavorativa dipendente.
              • Figlio di età non superiore ai 12 anni: il congedo parentale può essere fruito per figli fino al dodicesimo anno di vita.

              Un aspetto critico per i forfettari: l’aliquota contributiva alla Gestione Separata, nel 2026, è del 26,07% sul reddito imponibile per chi non ha altra copertura previdenziale (e del 24% per chi ha già un’altra forma di copertura). Chi applica la riduzione contributiva del 35% prevista per i forfettari mantiene comunque i diritti alle prestazioni INPS, ma con un importo dell’indennità proporzionalmente inferiore.

              Riduzione Contributiva Forfettari e Diritti INPS

              I titolari di partita IVA in regime forfettario possono optare per la riduzione del 35% sui contributi INPS. Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata la riduzione si applica sull’aliquota del 26,07%. L’esercizio dell’opzione non esclude dal diritto al congedo parentale, ma comporta una base contributiva più bassa e un’indennità INPS più ridotta. Il CAF Centro Fiscale a Udine può aiutarti a valutare la scelta più conveniente per la tua situazione.

              Importi dell’Indennità di Congedo Parentale INPS per Forfettari 2026

              L’importo dell’indennità di congedo parentale per la Gestione Separata INPS viene calcolato in modo diverso rispetto ai lavoratori dipendenti. Non si tratta di una percentuale dello stipendio mensile, ma di una percentuale della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita dall’INPS.

              Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, l’indennità di congedo parentale è pari al 30% del reddito convenzionale giornaliero (calcolato come il reddito annuo di riferimento diviso 365). Il reddito di riferimento è la media dei redditi imponibili degli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del congedo, con un massimale annuo che per il 2026 è di circa 119.650 euro (rivalutato ISTAT).

              A titolo illustrativo (i calcoli esatti vanno sempre verificati con l’INPS o con il CAF):

              • Con un reddito imponibile annuo di 20.000 euro, il reddito giornaliero convenzionale è di circa 54,79 euro, e l’indennità giornaliera al 30% sarà di circa 16,44 euro.
              • Con un reddito imponibile annuo di 40.000 euro, l’indennità giornaliera è di circa 32,88 euro.

              Si tratta di cifre indicative: il calcolo preciso dipende dal reddito effettivo e dal minimale/massimale INPS vigente. Per questo è sempre consigliabile rivolgersi al CAF Centro Fiscale per una simulazione personalizzata.

              Durata Massima del Congedo Parentale per P.IVA 2026

              La durata massima del congedo parentale per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS è pari a 3 mesi complessivi (non trasferibili tra i genitori) per ogni figlio, fino al compimento dei 12 anni del figlio.

              Il congedo può essere fruito:

              • In modo continuativo (tutti i 3 mesi consecutivi)
              • In modo frazionato su base mensile
              • Su base giornaliera (novità introdotta dal D.Lgs. 105/2022)

              Nota importante: per i forfettari e liberi professionisti, la fruizione su base giornaliera è stata resa possibile dalla riforma del 2022, ma l’INPS richiede che il giorno di congedo sia completo: il lavoratore autonomo non deve aver esercitato attività lavorativa in quel giorno. Documentare correttamente i periodi di astensione è fondamentale per non incorrere in sanzioni o revoca dell’indennità.

              Congedo Parentale e Regime Forfettario: Impatto sulla Fatturazione

              Uno degli aspetti più pratici che interessa chi ha una partita IVA forfettaria è capire come il congedo parentale si concilia con la propria attività professionale. A differenza dei lavoratori dipendenti, un libero professionista non smette di lavorare automaticamente quando fruisce del congedo parentale.

              Tuttavia, l’INPS è chiara sul punto: durante i giorni di congedo parentale per cui si richiede l’indennità, il lavoratore autonomo non deve aver svolto attività lavorativa. Continuare a emettere fatture durante i giorni di congedo dichiarati potrebbe portare alla revoca dell’indennità e, nei casi più gravi, a sanzioni per indebita percezione.

              Dal punto di vista del regime forfettario, l’indennità di congedo parentale erogata dall’INPS non rientra nel reddito imponibile forfettario ai fini dell’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi 5 anni). Attenzione al limite di 85.000 euro di ricavi/compensi del regime forfettario 2026: i periodi di congedo possono ridurre i compensi annui, facilitando il rispetto del limite.

              Domanda di Congedo Parentale INPS per Forfettari: Come Procedere

              La domanda di congedo parentale INPS per i titolari di partita IVA in regime forfettario (iscritti alla Gestione Separata) deve essere presentata prima di iniziare il periodo di astensione o, in alternativa, entro i termini previsti dalla normativa. La procedura richiede la raccolta di documentazione specifica e la verifica della regolarità contributiva.

              I documenti solitamente necessari includono:

              • Documento di identità e codice fiscale
              • Codice fiscale del figlio e certificato di nascita
              • Dichiarazione di non svolgimento di attività lavorativa nei giorni di congedo
              • Eventuale documentazione reddituale (per il calcolo dell’indennità)

              Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa della raccolta di tutta la documentazione necessaria e della presentazione della domanda di congedo parentale INPS per conto dei propri clienti. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

              Congedo Parentale Padre con P.IVA Forfettaria

              Anche il padre titolare di partita IVA forfettaria ha diritto al congedo parentale, con gli stessi requisiti e gli stessi importi della madre. La riforma del D.Lgs. 105/2022 ha esteso e rafforzato le tutele paternità anche per i lavoratori autonomi.

              In particolare, il padre forfettario può fruire del congedo di paternità obbligatorio (attualmente 10 giorni lavorativi) e del congedo parentale di 3 mesi, fruibili fino ai 12 anni del figlio. Il Patronato CAF Centro Fiscale può assistere sia la madre che il padre nella gestione delle pratiche previdenziali INPS.

              Maternità Anticipata e Congedo di Maternità: Differenza con il Congedo Parentale

              È importante chiarire la differenza tra il congedo di maternità (astensione obbligatoria) e il congedo parentale, perché molti titolari di partita IVA forfettaria confondono le due prestazioni INPS.

              Il congedo di maternità (astensione obbligatoria) è:

              • Obbligatorio: la madre non può lavorare nei periodi previsti dalla legge (di norma 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto)
              • Indennizzato all’80% della retribuzione convenzionale giornaliera per le iscritte alla Gestione Separata
              • Richiede almeno 3 mesi di contribuzione nei 12 mesi precedenti la data presunta del parto

              Il congedo parentale, invece, è:

              • Facoltativo: il genitore sceglie se e quando fruirne, fino ai 12 anni del figlio
              • Indennizzato al 30% della retribuzione convenzionale giornaliera (percentuale inferiore rispetto alla maternità obbligatoria)
              • Di durata massima 3 mesi per genitore, non trasferibili

              Per le libere professioniste in regime forfettario, il percorso tipico è: prima il congedo di maternità (80%, obbligatorio), poi eventualmente il congedo parentale (30%, facoltativo). Il CAF Centro Fiscale a Udine gestisce entrambe le domande, coordinando il percorso previdenziale completo.

              Congedo Parentale Forfettari 2026 e Novità Normative

              Le regole sul congedo parentale per i lavoratori autonomi e i forfettari hanno subito alcune importanti modifiche negli ultimi anni, e il 2026 consolida il quadro normativo attuale.

              Le principali novità e punti fermi per il 2026:

              • Frazionabilità giornaliera: introdotta dal D.Lgs. 105/2022, confermata anche per il 2026. I forfettari possono fruire del congedo parentale giorno per giorno, non solo per mesi interi.
              • Estensione fino ai 12 anni: il D.Lgs. 105/2022 ha elevato il limite di età da 8 a 12 anni per la fruizione del congedo parentale.
              • Aliquota Gestione Separata 2026: rimane al 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, inclusa la quota di finanziamento delle prestazioni maternità/paternità.

              Resta invariata la struttura di base: i forfettari devono rispettare i requisiti contributivi minimi (almeno 3 mesi nei 12 precedenti). Il regime forfettario 2026 non subisce modifiche specifiche relativamente alle tutele parentali.

              Contributi INPS e Regime Forfettario: Come si Calcola la Base per il Congedo

              Per capire a quanto ammonta l’indennità di congedo parentale per i forfettari, è fondamentale capire come funziona la contribuzione alla Gestione Separata INPS.

              I titolari di partita IVA in regime forfettario versano alla Gestione Separata i contributi sul proprio reddito imponibile, calcolato applicando il coefficiente di redditività alla categoria di attività. Per le attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie (che comprende la maggior parte dei professionisti con P.IVA forfettaria) il coefficiente è del 78%. Esempio: se fatturi 30.000 euro, il reddito imponibile forfettario è 30.000 x 78% = 23.400 euro.

              Su questo reddito imponibile si calcolano i contributi INPS alla Gestione Separata all’aliquota del 26,07% (nel 2026, per chi non ha altra copertura). Quindi: 23.400 x 26,07% = circa 6.100 euro di contributi annui. Questa base contributiva determina poi i diritti alle prestazioni INPS, incluso il congedo parentale, fino al massimale annuo di circa 119.650 euro di reddito imponibile per il 2026.

              Regime Forfettario e Maternità: Domande Pratiche per il 2026

              Molte libere professioniste con partita IVA forfettaria si trovano ad affrontare domande pratiche legate alla maternità e al congedo parentale. Ecco alcuni scenari frequenti.

              Posso richiedere il congedo parentale se ho aperto la partita IVA da poco? Sì, ma devi aver versato almeno 3 mesi di contributi alla Gestione Separata nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo. Se hai aperto la P.IVA da meno di 3 mesi, potrebbe mancare il requisito minimo.

              Posso fatturare durante il congedo parentale? No, nei giorni per cui richiedi l’indennità di congedo non puoi aver svolto attività lavorativa. Continuare a emettere fatture nei giorni dichiarati come congedo è incompatibile con l’indennità e può comportare la revoca della prestazione.

              Il congedo parentale riduce i miei ricavi forfettari? I mesi di congedo corrispondono a periodi in cui presumibilmente fatturi meno. L’indennità INPS non è considerata ricavo ai fini del tetto forfettario di 85.000 euro. Se durante l’anno superi i 100.000 euro di ricavi, perdi immediatamente il regime forfettario; se superi gli 85.000 ma rimani sotto i 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo.

              Congedo Parentale Forfettari: Il Ruolo del CAF e del Patronato

              La gestione del congedo parentale per partita IVA forfettaria richiede competenze che spaziano dal diritto previdenziale alla fiscalità del regime agevolato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre, attraverso il Patronato, un servizio completo per le pratiche INPS legate alla maternità e al congedo parentale.

              Il servizio comprende:

              • Verifica dei requisiti contributivi presso la Gestione Separata INPS
              • Calcolo dell’indennità stimata in base ai tuoi redditi effettivi
              • Raccolta di tutta la documentazione necessaria
              • Compilazione e trasmissione della domanda all’INPS
              • Monitoraggio dell’iter della pratica e assistenza in caso di problemi
              • Supporto per eventuali ricorsi o integrazioni documentali

              Il servizio è disponibile sia in ufficio (Viale Tullio 13, Udine) che online in tutta Italia, consentendoti di gestire la pratica comodamente da casa tua.

              Documenti Necessari per la Domanda di Congedo Parentale INPS

              Per presentare la domanda di congedo parentale INPS per iscritti alla Gestione Separata, è necessario raccogliere la seguente documentazione:

              • Documento di identità valido del richiedente
              • Codice fiscale del richiedente e del figlio
              • Certificato di nascita del figlio (o provvedimento di adozione/affidamento)
              • Dichiarazione di non svolgimento di attività lavorativa nei giorni di congedo
              • Autocertificazione sulla situazione contributiva presso la Gestione Separata INPS
              • Eventuale dichiarazione dell’altro genitore con indicazione dei periodi di congedo da lui/lei fruiti

              L’INPS può richiedere ulteriori documenti in funzione della specifica situazione. Il CAF Centro Fiscale verifica sempre in anticipo l’elenco completo dei documenti necessari, evitando richieste di integrazione che rallentano i tempi di erogazione dell’indennità.

              Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


              Hai bisogno di assistenza per il congedo parentale o la maternità con P.IVA?

              Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce le pratiche INPS per la maternità e il congedo parentale dei lavoratori autonomi e forfettari. Servizio disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia. Il nostro team si occupa di tutto: dalla verifica dei requisiti alla presentazione della domanda.

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                Agosto 28, 2026/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-28 07:48:362026-08-28 10:15:26Congedo Parentale per P.IVA Forfettarie 2026: Indennità INPS, Requisiti e Domanda
                PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

                Novita Regime Forfettario 2026: Tutte le Modifiche della Legge di Bilancio

                Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

                La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l’impianto generale del regime forfettario, introducendo alcune modifiche puntuali che ogni partita IVA deve conoscere. Nessuna rivoluzione, ma aggiustamenti che incidono sui limiti, sulle cause ostative e sugli adempimenti dichiarativi del 2026.

                In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutte le novita confermate per il 2026, le aspettative non andate a buon fine, le aliquote aggiornate e gli esempi pratici di calcolo delle imposte. La fonte normativa principale e la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 207), integrata dalle ultime risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate e dalle circolari INPS sui contributi.

                Indice dei contenuti

                1. Cosa cambia nel regime forfettario nel 2026
                2. Limite ricavi 85.000 euro: confermato
                3. Limite 30.000 euro reddito da lavoro dipendente
                4. Aliquota 5% startup: requisiti e cause ostative
                5. Aliquota 15% standard e coefficienti di redditivita
                6. Limite spese personale ridotto a 20.000 euro
                7. Limite investimenti strumentali e fattura elettronica
                8. Novita aspettate ma non confermate
                9. Impatto pratico per categorie di professionisti
                10. Calcolo tasse 2026: esempi pratici
                11. Cosa cambia nella dichiarazione dei redditi 2026
                12. Adempimenti 2026: scadenze e modelli
                13. Aliquote contributive INPS 2026
                14. FAQ

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                Cosa cambia nel regime forfettario nel 2026

                La Legge di Bilancio 2026 non ha stravolto il regime forfettario: la struttura introdotta dalla legge 190/2014 e le modifiche del 2023-2024 restano l’ossatura di base. Le novita riguardano principalmente:

                • Conferma del limite ricavi a 85.000 euro (non e stato innalzato a 100.000 come ipotizzato in alcune bozze)
                • Conferma del limite 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente come causa ostativa
                • Conferma dell’aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni di nuova attivita
                • Riduzione del limite spese personale da 30.000 a 20.000 euro lordi (gia in vigore dal 2025, riconfermato per il 2026)
                • Adeguamento del Modello Redditi PF 2026 con quadro LM aggiornato
                • Esonero esterometro riconfermato per i forfettari

                Le aliquote contributive INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti restano invariate rispetto al 2025. Anche le cause ostative strutturali (partecipazione in societa di persone, controllo SRL, ex datore di lavoro) sono confermate senza modifiche.

                Limite ricavi 85.000 euro: confermato per il 2026

                Il limite di ricavi e compensi per accedere e mantenere il regime forfettario resta a 85.000 euro annui. La Legge di Bilancio 2026 ha smentito l’ipotesi (circolata in fase di discussione parlamentare) di un innalzamento a 100.000 euro.

                Resta in vigore il meccanismo della doppia soglia introdotto dalla Legge di Bilancio 2023:

                SogliaEffettoQuando esce dal regime
                Ricavi fino a 85.000 euroPermanenza nel forfettarioNessuna uscita
                Ricavi tra 85.001 e 100.000 euroUscita ordinariaDall’anno successivo
                Ricavi oltre 100.000 euroUscita immediataDallo stesso anno: ricalcolo IVA su tutte le fatture

                Esempio pratico: un consulente forfettario fattura nel 2026 per 87.000 euro. Resta nel regime per tutto il 2026, ma dal 1 gennaio 2027 passa al regime ordinario o semplificato. Se invece fattura 105.000 euro, esce immediatamente: deve ricalcolare l’IVA su tutte le fatture emesse nell’anno e applicare l’IRPEF a scaglioni.

                Limite 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente

                Il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente resta una causa ostativa per accedere o restare nel regime forfettario. Confermato dalla Legge di Bilancio 2026 senza modifiche.

                La causa ostativa non si applica se il rapporto di lavoro dipendente e cessato. Quindi un dipendente che ha guadagnato 35.000 euro nel 2025 e si e licenziato nel dicembre 2025 puo aprire una P.IVA in regime forfettario nel 2026.

                Attenzione: il limite si calcola sul reddito imponibile da lavoro dipendente (rigo C5 del 730 o RC del modello Redditi), non sul lordo in busta paga. Anche pensioni e indennita NASPI rientrano nel calcolo.

                Aliquota 5% startup: requisiti e cause ostative

                La Legge di Bilancio 2026 conferma l’aliquota agevolata del 5% per i primi 5 anni di nuova attivita. Era circolata l’ipotesi di un’estensione a 7 anni: non e stata accolta.

                I requisiti per accedere al 5% sono:

                • Nuova attivita effettiva: il contribuente non deve aver svolto, nei 3 anni precedenti, attivita artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare
                • No prosecuzione: l’attivita non deve costituire mera prosecuzione di altra precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (esclusa la pratica obbligatoria per esercitare la professione)
                • Limite ricavi prosecuzione: se l’attivita e prosecuzione di una precedente, l’ammontare dei ricavi nell’anno precedente deve essere stato inferiore al limite forfettario

                Causa ostativa specifica del 5%: non si puo applicare l’aliquota agevolata se il contribuente fattura prevalentemente al proprio ex datore di lavoro (o a soggetti riconducibili). Il riferimento e l’ultimo biennio di lavoro dipendente.

                Esempio: un grafico licenziatosi a giugno 2025 apre P.IVA forfettaria a luglio 2025. Se nel 2026 oltre il 50% del fatturato proviene dall’ex azienda, perde il 5% e applica il 15%. La verifica si fa anno per anno.

                Aliquota 15% standard e coefficienti di redditivita

                L’aliquota standard del 15% resta invariata anche per il 2026. Si applica:

                • A chi non ha i requisiti per il 5%
                • Dopo i primi 5 anni di attivita per chi era partito con il 5%
                • A chi rientra dopo essere uscito dal regime

                I coefficienti di redditivita per categoria ATECO sono confermati senza modifiche dalla Legge di Bilancio 2026:

                CategoriaCoefficienteEsempi
                Industrie alimentari e bevande40%Pasticcerie, gelaterie
                Commercio all’ingrosso e dettaglio40%Negozi, e-commerce
                Commercio ambulante alimentari40%Mercati alimentari
                Commercio ambulante altri prodotti54%Mercati abbigliamento
                Costruzioni e immobili86%Edilizia, agenzie immobiliari
                Intermediari del commercio62%Procacciatori d’affari, agenti
                Attivita di servizi alberghieri e ristorazione40%B&B, ristoranti, bar
                Attivita professionali, scientifiche, tecniche78%Avvocati, commercialisti, ingegneri, consulenti
                Altre attivita economiche67%Categorie residuali

                Il coefficiente serve per calcolare il reddito imponibile forfettario: si applica ai ricavi/compensi e si ottiene la base su cui calcolare prima i contributi INPS e poi l’imposta sostitutiva (5% o 15%).

                Limite spese personale ridotto a 20.000 euro

                Una delle modifiche piu rilevanti gia introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e confermata per il 2026 e la riduzione del limite di spese per personale e collaboratori dai precedenti 30.000 euro ai nuovi 20.000 euro lordi annui.

                Si tratta di una causa ostativa: chi nell’anno precedente ha sostenuto spese per personale superiori a 20.000 euro lordi non puo accedere o restare nel regime forfettario.

                Il calcolo dei 20.000 euro include:

                • Lavoro dipendente: stipendi lordi pagati a dipendenti
                • Co.co.co.: collaborazioni coordinate e continuative
                • Lavoro accessorio: voucher, prestazioni occasionali
                • Utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro
                • Prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o suoi familiari (per imprese familiari)

                Non si conteggiano le prestazioni occasionali pure (sotto 5.000 euro l’anno) e le consulenze professionali con P.IVA.

                Esempio: un artigiano forfettario con un dipendente part-time da 18.000 euro lordi annui resta nel regime. Se assume un secondo collaboratore, supera i 20.000 e l’anno successivo esce dal forfettario.

                Limite investimenti strumentali e fattura elettronica

                Il limite di 20.000 euro per gli investimenti in beni strumentali nei 3 anni precedenti resta invariato per il 2026. La verifica si fa al lordo degli ammortamenti, considerando il costo di acquisto.

                Cosa rientra nel calcolo:

                • Beni strumentali nuovi e usati di proprieta
                • Beni in locazione finanziaria (al valore di acquisto)
                • Leasing operativo e noleggio: si conteggia il canone annuo
                • Auto: 50% del valore per uso promiscuo

                Sulla fatturazione elettronica, dal 2024 e obbligatoria per tutti i forfettari senza eccezioni: la storica esenzione e definitivamente terminata. Ogni fattura deve essere emessa in formato XML tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

                Resta confermato l’esonero dall’esterometro (comunicazione operazioni transfrontaliere) per i forfettari sotto la soglia di 25.000 euro di ricavi nell’anno precedente. Sopra questa soglia, l’obbligo si estende e va effettuata la trasmissione XML al SDI per le operazioni con l’estero.

                Sul bollo virtuale per le fatture sopra 77,47 euro la gestione resta trimestrale: l’Agenzia delle Entrate genera l’avviso F24 e il pagamento avviene entro il 30 del mese successivo a ciascun trimestre.

                Novita aspettate ma non confermate dalla Legge di Bilancio 2026

                Durante l’iter parlamentare erano state ipotizzate diverse modifiche al regime forfettario. Nessuna di queste e stata accolta nel testo finale della Legge di Bilancio 2026:

                • Innalzamento del limite a 100.000 euro: respinto. Il tetto resta a 85.000 euro
                • Estensione dell’aliquota 5% a 7 anni: respinta. Restano 5 anni
                • Riduzione delle aliquote contributive INPS Gestione Separata: non prevista. Aliquote invariate
                • Sgravio contributivo strutturale per nuovi forfettari: non confermato (resta solo il taglio del 50% per artigiani e commercianti, prorogato fino al 2026)
                • Nuovo coefficiente per influencer e creator digitali: non introdotto. Si applica il 78% (codice ATECO 73.11.02 o similari)

                L’unica conferma rilevante a favore dei forfettari artigiani e commercianti e la proroga della riduzione contributiva del 35% sui contributi INPS, che resta in vigore per il 2026 su richiesta da inoltrare entro il 28 febbraio 2026.

                Impatto pratico per categorie di professionisti

                Professionisti (coefficiente 78%)

                Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, psicologi, consulenti: nessuna modifica diretta. Il coefficiente 78% resta invariato. Chi e iscritto a Cassa Professionale (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP, ecc.) versa secondo i regolamenti delle rispettive casse, mentre chi e in Gestione Separata INPS applica le aliquote 26,07% / 24%.

                Artigiani e commercianti (coefficiente 40%)

                Per artigiani e commercianti la riduzione del limite spese personale a 20.000 euro e la novita piu impattante. Una bottega che impiega un dipendente e un collaboratore familiare puo facilmente superare la soglia. La riduzione contributiva del 35% resta confermata anche per il 2026.

                Influencer, content creator e digital workers

                Nessuna novita specifica. Si applicano le regole generali. Il codice ATECO piu utilizzato e il 73.11.02 (attivita di influencer e creator) con coefficiente 78%. La causa ostativa “ex datore di lavoro” puo riguardare chi era prima dipendente e ora lavora come freelance per la stessa azienda.

                Calcolo tasse 2026: due esempi pratici

                Esempio 1: consulente con 30.000 euro di compensi (5% startup)

                Consulente al primo anno di attivita, codice ATECO professionale (78%), iscritto a Gestione Separata INPS:

                Compensi lordi 202630.000 euro
                Coefficiente redditivita 78%23.400 euro
                Contributi INPS Gestione Separata 26,07%6.100 euro
                Reddito imponibile (23.400 – 6.100)17.300 euro
                Imposta sostitutiva 5%865 euro
                Totale tasse + contributi6.965 euro
                Netto annuo23.035 euro

                Esempio 2: professionista con 60.000 euro di compensi (15% standard)

                Stesso profilo, sesto anno di attivita (decade il 5%), 60.000 euro di compensi:

                Compensi lordi 202660.000 euro
                Coefficiente redditivita 78%46.800 euro
                Contributi INPS Gestione Separata 26,07%12.200 euro
                Reddito imponibile (46.800 – 12.200)34.600 euro
                Imposta sostitutiva 15%5.190 euro
                Totale tasse + contributi17.390 euro
                Netto annuo42.610 euro

                I valori sono indicativi. Per un calcolo personalizzato considerando contributi gia versati, deduzioni e situazioni specifiche, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza dedicata.

                Cosa cambia nella dichiarazione dei redditi 2026 (per redditi 2025)

                Il Modello Redditi PF 2026 (per i redditi prodotti nel 2025) presenta alcuni adeguamenti tecnici nei quadri rilevanti per i forfettari.

                Quadro LM (regime forfettario)

                Il quadro LM e stato aggiornato per recepire le verifiche sul nuovo limite spese personale di 20.000 euro. La sezione I (regime forfettario) richiede l’indicazione di:

                • Codice ATECO e coefficiente di redditivita
                • Ricavi/compensi 2025
                • Reddito determinato forfettariamente
                • Contributi previdenziali deducibili
                • Imposta sostitutiva (5% o 15%)
                • Acconti versati

                Quadro RW (monitoraggio attivita estere e crypto)

                Anche i forfettari devono compilare il quadro RW se detengono cryptovalute, conti esteri, immobili all’estero o altre attivita finanziarie estere. La novita 2026 riguarda l’IVAFE su crypto e l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze (33% dal 2026).

                Quadro RT (capital gain)

                Il quadro RT serve per dichiarare plusvalenze su cessioni di partecipazioni, titoli e crypto. Il regime forfettario e separato: il quadro LM non assorbe le plusvalenze finanziarie, che vanno tassate autonomamente.

                Adempimenti 2026: scadenze e modelli

                Gli adempimenti 2026 per i forfettari sono semplificati ma non assenti. Ecco la mappa completa:

                AdempimentoQuandoNote
                Versamenti F24 (saldo 2025 + acconto 2026)30 giugno 2026 (rateizzabile)Codice tributo 1790 (5%) o 1791 (15%)
                Modello Redditi PF 202630 ottobre 2026 (telematico)Quadro LM obbligatorio
                LIPE (liquidazioni IVA periodiche)NON DOVUTAForfettari esonerati
                Modello 77031 ottobre 2026SOLO se sostituti d’imposta (con dipendenti)
                Certificazione Unica (CU)31 marzo 2026SOLO se sostituti d’imposta
                Bollo virtuale fattureTrimestraleAvviso automatico Agenzia Entrate
                Comunicazione esterometroTrimestrale (se obbligati)Esonero sotto 25.000 euro ricavi

                Il forfettario non ha l’obbligo di presentare il modello IVA annuale, le LIPE, lo spesometro e la dichiarazione IRAP. Resta esonerato anche dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilita).

                Aliquote contributive INPS 2026 (invariate)

                Le aliquote contributive INPS per il 2026 restano allineate a quelle del 2025. Confermate dalla Legge di Bilancio e dalla circolare INPS di inizio anno:

                GestioneAliquota 2026Note
                Gestione Separata – professionisti senza altra cassa26,07%25% IVS + 1,07% prestazioni
                Gestione Separata – pensionati o gia coperti24%Senza aliquota aggiuntiva
                Artigiani24,48%Riduzione 35% per forfettari su richiesta
                Commercianti24,48% + 0,48 indennitaRiduzione 35% per forfettari su richiesta

                Per artigiani e commercianti forfettari, la riduzione contributiva del 35% e prorogata fino al 2026 e va richiesta entro il 28 febbraio 2026 tramite il portale “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti”.

                FAQ – Domande frequenti

                1. Il limite di 85.000 euro sara aumentato a 100.000 euro nel 2026?

                No. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato il limite a 85.000 euro. La soglia di 100.000 euro resta come “uscita immediata” con ricalcolo IVA, non come nuovo tetto di accesso.

                2. L’aliquota 5% per le startup e stata estesa a 7 anni?

                No. Resta confermata per i primi 5 anni di nuova attivita. L’estensione a 7 anni era stata ipotizzata in fase di discussione parlamentare ma non e entrata nel testo finale.

                3. Come si calcolano i 20.000 euro di limite spese personale?

                Si sommano dipendenti (lordo busta paga), co.co.co., voucher di lavoro accessorio, utili agli associati con apporto di solo lavoro e prestazioni di familiari nelle imprese familiari. Non si conteggiano consulenze con P.IVA e prestazioni occasionali sotto 5.000 euro.

                4. Devo emettere fattura elettronica anche se sono forfettario?

                Si. Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. L’emissione avviene tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

                5. Posso restare nel forfettario se ho 32.000 euro di reddito da pensione?

                No. La pensione rientra nei redditi da lavoro dipendente o assimilati ai fini della causa ostativa. Sopra i 30.000 euro non e possibile applicare il regime forfettario.

                6. Devo presentare LIPE o modello IVA come forfettario?

                No. I forfettari sono esonerati da LIPE, modello IVA annuale, spesometro, ISA e IRAP. Devono solo presentare il Modello Redditi PF con quadro LM e versare imposta sostitutiva e contributi.

                7. Quando si paga il bollo virtuale sulle fatture forfettarie?

                Trimestralmente: l’Agenzia delle Entrate genera l’avviso F24 entro il 15 del secondo mese successivo a ciascun trimestre. Il pagamento va fatto entro il 30 dello stesso mese. Si applica alle fatture sopra 77,47 euro non soggette a IVA.

                Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario 2026?

                Il regime forfettario resta uno strumento conveniente per partite IVA con ricavi entro 85.000 euro, ma le novita 2026 (limite spese personale, fattura elettronica obbligatoria, adempimenti dichiarativi) richiedono una pianificazione attenta per evitare uscite forzate o errori in dichiarazione.

                Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per partite IVA in regime forfettario:

                • Verifica requisiti e cause ostative per accesso o permanenza
                • Calcolo previsionale di tasse e contributi 2026
                • Compilazione e invio del Modello Redditi PF con quadro LM
                • Gestione fatturazione elettronica e bollo virtuale
                • Pratiche di richiesta riduzione contributiva 35% per artigiani e commercianti
                • Consulenza su passaggio da forfettario a contabilita semplificata o ordinaria

                Contattaci per fissare un appuntamento presso la sede di Udine: i nostri consulenti analizzano la tua situazione e ti accompagnano in tutti gli adempimenti 2026 in piena conformita normativa.

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                Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 08:00:002026-05-24 09:54:32Novita Regime Forfettario 2026: Tutte le Modifiche della Legge di Bilancio
                PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

                Imposta sostitutiva 2026: quando la tassazione ordinaria è più conveniente

                Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

                Se sei un lavoratore autonomo o una partita IVA in regime forfettario, probabilmente ti sei chiesto almeno una volta: conviene davvero pagare l’imposta sostitutiva del 15% o, in certi casi, sarebbe meglio passare alla tassazione ordinaria IRPEF? La risposta non è sempre scontata e dipende da molti fattori: il tuo reddito, le spese che sostieni, i carichi familiari, le detrazioni a cui hai diritto.

                In questo articolo analizziamo nel dettaglio la differenza tra imposta sostitutiva e tassazione ordinaria nel 2026, con esempi pratici e tabelle comparative per aiutarti a capire qual è la scelta più conveniente per la tua situazione specifica.

                Cos’è l’imposta sostitutiva: spiegazione semplice

                L’imposta sostitutiva è una tassa unica che, come suggerisce il nome, sostituisce un insieme di imposte ordinarie. Nel caso del regime forfettario, l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi 5 anni) sostituisce tre imposte che altrimenti dovresti pagare separatamente:

                • IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche)
                • Addizionale regionale IRPEF
                • Addizionale comunale IRPEF

                In pratica, invece di calcolare la tua aliquota marginale IRPEF, aggiungere le addizionali regionali (che variano da regione a regione, generalmente tra lo 0,7% e il 3,33%) e quella comunale, paghi un’unica aliquota fissa applicata sul reddito imponibile forfettizzato.

                La base imponibile del forfettario non è il ricavo lordo, ma il reddito imponibile calcolato applicando il coefficiente di redditività alla tipologia di attività svolta. Per esempio, un professionista (commercialista, avvocato, consulente) con coefficiente del 78% che incassa 50.000 euro di ricavi paga l’imposta sostitutiva su 39.000 euro (50.000 × 78%), non sull’intero importo.

                Come funziona la tassazione ordinaria IRPEF 2026

                Chi non è in regime forfettario — oppure ha superato i limiti di ricavi (85.000 euro annui, con uscita immediata a 100.000 euro) — entra nella tassazione ordinaria IRPEF. Questo sistema è basato su scaglioni progressivi: più guadagni, più alta è l’aliquota marginale che si applica sulla parte di reddito che supera la soglia.

                Dal 2024, con la riforma IRPEF (D.Lgs. 216/2023), gli scaglioni sono stati ridotti da quattro a tre:

                Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026
                Da 0 a 28.000 euro23%
                Da 28.001 a 50.000 euro35%
                Oltre 50.000 euro43%

                A questi scaglioni si aggiungono le addizionali regionali e comunali che, in media, portano la pressione fiscale effettiva a circa 1-3 punti percentuali in più. Tuttavia, chi è in regime ordinario può beneficiare di numerose detrazioni e deduzioni che abbassano la base imponibile o direttamente l’imposta dovuta: spese mediche, interessi sul mutuo prima casa, figli a carico, spese per istruzione, bonus edilizi e molto altro.

                Confronto diretto: imposta sostitutiva vs IRPEF ordinaria

                Vediamo ora un confronto pratico tra i due sistemi, partendo da alcune premesse fondamentali.

                Nel regime forfettario:

                • L’imposta è fissa al 15% (o 5% per i primi 5 anni di nuova attività)
                • Si applica sul reddito forfettizzato (ricavi × coefficiente di redditività)
                • Non si possono dedurre le spese effettive sostenute
                • Non si beneficia di detrazioni IRPEF (mutuo, spese mediche, figli, ecc.)
                • I contributi INPS si deducono integralmente dal reddito imponibile
                • Non si applica l’IRAP (salvo casi specifici di utilizzo di lavoro dipendente)

                Nel regime ordinario:

                • L’imposta è progressiva secondo gli scaglioni IRPEF (23%, 35%, 43%)
                • Si deducono le spese professionali effettive (cancelleria, software, affitti, trasferte, ecc.)
                • Si beneficia di tutte le detrazioni IRPEF: spese mediche, interessi mutuo, figli a carico, ecc.
                • Si pagano le addizionali regionale e comunale
                • Potrebbe applicarsi l’IRAP per alcune categorie

                Esempio pratico 1: Consulente con ricavi 40.000 euro

                Supponiamo che Marco sia un consulente informatico con ricavi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 78%. Ha spese professionali effettive di circa 5.000 euro l’anno, un mutuo sulla prima casa, due figli a carico e spese mediche per 2.000 euro.

                VoceRegime ForfettarioRegime Ordinario
                Ricavi40.000 €40.000 €
                Reddito imponibile (ante contributi)31.200 € (40.000 × 78%)35.000 € (40.000 – 5.000 spese)
                Contributi INPS (Gestione Separata 26,07%)~8.134 € (dedotti da imponibile)~8.134 € (dedotti da reddito)
                Reddito imponibile finale23.066 €26.866 €
                Imposta sul reddito3.460 € (15% su 23.066)~6.179 € (IRPEF scaglioni)
                Addizionali regionali/comunali0~600 €
                Detrazioni (mutuo, figli, spese mediche)0-2.400 € (stima)
                Imposta netta dovuta~3.460 €~4.379 €

                In questo esempio, il regime forfettario risulta più conveniente di circa 900 euro l’anno. Tuttavia, se Marco avesse detrazioni molto più elevate (ad esempio un mutuo importante, tre figli, o spese mediche significative), il vantaggio del forfettario potrebbe ridursi o addirittura invertirsi.

                Quando la tassazione ordinaria può essere più conveniente

                Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non sempre l’imposta sostitutiva al 15% è la scelta ottimale. Esistono alcune situazioni specifiche in cui la tassazione IRPEF ordinaria può risultare più vantaggiosa. Ecco le più comuni.

                1. Spese professionali elevate e reali

                Il regime forfettario non consente di dedurre le spese professionali effettive: vengono sostituite dal coefficiente di redditività che, nella migliore delle ipotesi, presume una quota di spese del 22% (per i professionisti con coefficiente 78%). Se le tue spese reali sono significativamente superiori alla quota forfettizzata — per esempio sei un fotografo con molte attrezzature, un medico con uno studio attrezzato, un artigiano con materiali costosi — il regime ordinario ti permette di dedurre l’eccedenza abbassando la base imponibile effettiva.

                Esempio: Un architetto con ricavi di 60.000 euro ha spese effettive di 20.000 euro (affitto studio, software, trasferte, assicurazione professionale). Con il forfettario, il reddito imponibile è 60.000 × 78% = 46.800 euro. Con l’ordinario è 60.000 – 20.000 = 40.000 euro. La differenza di base imponibile è 6.800 euro, che all’aliquota ordinaria del 23% vale circa 1.564 euro di risparmio.

                2. Detrazioni IRPEF molto elevate

                Chi ha un mutuo consistente sulla prima casa, numerosi figli a carico, spese mediche significative, spese per istruzione o bonus edilizi importanti, nel regime ordinario può portare in detrazione queste voci direttamente dall’imposta dovuta. Nel regime forfettario, invece, nessuna di queste detrazioni è applicabile.

                Le principali detrazioni che si perdono nel forfettario includono:

                • Interessi passivi sul mutuo prima casa (detrazione 19% su max 4.000 euro = fino a 760 euro/anno)
                • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19% sulla parte eccedente 129,11 euro)
                • Detrazione per figli a carico oltre 21 anni (950 euro per figlio)
                • Spese per istruzione (rette scolastiche, università)
                • Contributi a fondi pensione integrativi (deducibili fino a 5.164,57 euro)
                • Bonus ristrutturazioni e riqualificazione energetica

                Se la somma delle detrazioni a cui hai diritto supera la differenza di imposta tra i due regimi, il regime ordinario diventa più conveniente.

                3. Redditi molto bassi: la no tax area

                Per i lavoratori dipendenti esiste la cosiddetta “no tax area”: una fascia di reddito esente da IRPEF grazie alle detrazioni automatiche per lavoro dipendente. Analogamente, anche per i lavoratori autonomi esistono detrazioni di base che, con redditi molto bassi, possono azzerare o ridurre drasticamente l’IRPEF dovuta in regime ordinario.

                Se il tuo reddito annuo è molto contenuto (indicativamente sotto i 12.000-15.000 euro), la tassazione effettiva in regime ordinario potrebbe risultare inferiore al 15% dell’imposta sostitutiva forfettaria, grazie alle detrazioni per lavoro autonomo e familiari.

                Esempio pratico 2: quando il regime ordinario vince

                Prendiamo il caso di Laura, grafica freelance con ricavi di 45.000 euro, coefficiente 78%, ma con molte spese deducibili: affitto studio (6.000 euro/anno), software e abbonamenti professionali (3.000 euro), attrezzature (2.000 euro/anno), formazione (1.500 euro). Totale spese reali: 12.500 euro. Ha anche un mutuo sulla prima casa con interessi di 3.500 euro e tre figli a carico.

                VoceRegime ForfettarioRegime Ordinario
                Ricavi45.000 €45.000 €
                Reddito ante contributi35.100 € (45.000 × 78%)32.500 € (45.000 – 12.500)
                Contributi INPS (~26,07%)~9.151 €~8.473 €
                Reddito imponibile netto25.949 €24.027 €
                Imposta lorda sul reddito3.892 € (15%)~5.526 € (23% su 24.027)
                Addizionali regionali/comunali0~550 €
                Detrazioni: mutuo (19% × 3.500)0-665 €
                Detrazioni: 3 figli a carico (950 × 3)0-2.850 €
                Altre detrazioni stimate0-400 €
                Imposta netta totale3.892 €2.161 €

                In questo scenario, la tassazione ordinaria fa risparmiare a Laura circa 1.731 euro l’anno. Il regime forfettario, apparentemente più semplice e con aliquota più bassa, in realtà comporta un onere fiscale significativamente maggiore per chi ha figli numerosi e mutuo.

                Il fattore contributi INPS nel confronto

                Un elemento spesso trascurato nel confronto è il trattamento dei contributi INPS. In entrambi i regimi, i contributi INPS sono deducibili dal reddito imponibile ai fini dell’imposta. Tuttavia, per gli artigiani e i commercianti in regime forfettario è prevista una riduzione del 35% sui contributi fissi, il che abbassa ulteriormente il carico contributivo totale nel forfettario.

                Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, il contributo è del 26,07% (senza altra copertura previdenziale) o del 24% (con altra copertura, ad esempio pensionati). Questo vale sia in regime forfettario che ordinario, quindi non cambia il confronto tra i due sistemi per questa categoria.

                Il caso speciale: imposta sostitutiva al 5% per le nuove attività

                Per chi avvia una nuova attività senza aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività d’impresa o di lavoro autonomo nella stessa forma, il regime forfettario prevede un’aliquota agevolata del 5% per i primi 5 anni. Questo è un vantaggio enorme rispetto alla tassazione ordinaria, che difficilmente può essere compensato da detrazioni e spese deducibili.

                Con il 5%, l’imposta sostitutiva è così bassa che anche chi ha molte detrazioni raramente trova conveniente la tassazione ordinaria. L’unico caso in cui potrebbe valere la pena valutare l’ordinario anche durante i primi 5 anni è quello di chi ha perdite d’esercizio significative (cosa difficile da verificare nel forfettario dove si usa il coefficiente).

                Tabella riepilogativa: regime forfettario vs ordinario 2026

                CaratteristicaRegime ForfettarioRegime Ordinario
                Aliquota imposta5% (startup) o 15% fisso23% – 35% – 43% progressivo
                Addizionali regionali/comunaliNOSI (0,7% – 3,33% + comunale)
                IRAPNO (per la maggior parte)Dipende dall’attività
                Deduzione spese effettiveNO (solo coefficiente forfettario)SI (spese inerenti e documentate)
                Detrazioni IRPEF (mutuo, mediche, figli)NOSI
                Riduzione contributi INPS (artig./comm.)SI (-35%)NO
                IVANon addebitata né detrattaPieno regime IVA
                Limite ricavi85.000 euro (100.000 uscita immediata)Nessun limite
                Ritenuta d’acconto ricevutaNO (esonero)SI (20%)
                Semplificazione contabileMassimaContabilità completa

                Altri fattori da considerare oltre all’imposta

                Il confronto tra imposta sostitutiva e tassazione ordinaria non riguarda solo il carico fiscale immediato. Ci sono altri aspetti importanti da valutare prima di prendere una decisione.

                L’IVA: un fattore spesso sottovalutato

                Nel regime forfettario non si applica l’IVA né sulle fatture emesse né sugli acquisti. Questo può essere un vantaggio se i tuoi clienti sono privati (consumatori finali) che non possono recuperare l’IVA: le tue tariffe appaiono più competitive. Viceversa, se lavori prevalentemente con aziende e professionisti in grado di detrarre l’IVA, la presenza o assenza di IVA in fattura non cambia il costo finale per loro.

                Attenzione però: se acquisti beni strumentali o servizi con IVA significativa (attrezzature, software, affitti), in regime forfettario non puoi recuperare quella IVA, che diventa un costo aggiuntivo. Questo elemento va aggiunto al calcolo complessivo di convenienza.

                La semplificazione contabile e i costi del commercialista

                Il regime forfettario è molto più semplice da gestire: non hai l’obbligo di tenere i registri contabili tradizionali, non devi liquidare l’IVA periodicamente, e la dichiarazione dei redditi (quadro LM del Modello Redditi PF) è più snella. Questo significa costi di gestione contabile più bassi e meno tempo dedicato agli adempimenti.

                Chi passa al regime ordinario deve mettere in conto un aumento delle spese per il commercialista e una maggiore complessità burocratica. Questi costi — spesso tra i 1.000 e i 3.000 euro aggiuntivi l’anno rispetto al forfettario — andrebbero sottratti dal risparmio fiscale teorico per avere il vantaggio netto reale.

                Pensione futura e contributi previdenziali

                Un aspetto strategico da non trascurare è l’impatto sulla pensione futura. I contributi INPS versati (sia in regime forfettario che ordinario) determinano il montante contributivo che concorre al calcolo della pensione con il sistema contributivo. La riduzione del 35% sui contributi fissi per artigiani e commercianti forfettari significa contributi più bassi, ma anche una pensione futura potenzialmente ridotta. Chi guarda al lungo periodo potrebbe preferire contributi pieni in regime ordinario.

                La questione delle perdite fiscali

                In regime forfettario non si generano perdite fiscali riportabili agli anni successivi: anche se hai spese superiori ai ricavi forfettizzati, non puoi sfruttare questo svantaggio nei periodi successivi. In regime ordinario, le perdite d’esercizio del primo triennio di attività sono riportabili integralmente negli anni successivi, e le perdite degli anni seguenti sono deducibili nei limiti dell’80% del reddito. Se stai attraversando un periodo di investimento iniziale con costi elevati, l’ordinario può offrire una migliore gestione delle perdite.

                Come calcolare la convenienza nel tuo caso specifico

                Data la complessità del confronto, non esiste una risposta valida per tutti. Il calcolo di convenienza tra imposta sostitutiva e tassazione ordinaria deve tenere conto di:

                1. Ricavi previsti e loro andamento nel tempo
                2. Spese professionali effettive confrontate con il coefficiente di redditività
                3. Carico familiare: figli, coniuge a carico, anziani a carico
                4. Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili
                5. Spese mediche e sanitarie
                6. Contributi a fondi pensione
                7. IVA non recuperabile sugli acquisti professionali
                8. Costi aggiuntivi di gestione contabile in regime ordinario
                9. Riduzione contributi INPS disponibile nel forfettario (solo per artigiani/commercianti)
                10. Prospettiva di lungo periodo: crescita ricavi, pensione futura

                La simulazione corretta richiede di calcolare l’imposta effettiva in entrambi i regimi, applicando tutte le detrazioni e deduzioni reali a cui hai diritto, e poi confrontare il netto finale. Questo calcolo è preciso e personalizzato: è il tipo di analisi che i professionisti del CAF Centro Fiscale eseguono quotidianamente per i propri clienti.

                Il check rapido: la regola del pollice

                Se vuoi fare una prima valutazione rapida, ecco alcuni indicatori che suggeriscono di approfondire il confronto con la tassazione ordinaria:

                • Hai figli a carico (specialmente più di due)
                • Hai un mutuo sulla prima casa con interessi superiori a 2.000 euro/anno
                • Le tue spese professionali effettive superano significativamente la quota forfettizzata
                • Hai spese mediche o per disabilità rilevanti
                • Stai investendo molto nell’attività e potresti avere perdite nei primi anni
                • I tuoi ricavi sono inferiori a 15.000-20.000 euro e hai detrazioni familiari significative

                Se ti riconosci in almeno due di queste situazioni, vale la pena fare un calcolo dettagliato prima di assumere che il regime forfettario sia automaticamente più conveniente.

                Come si esce dal regime forfettario e si passa all’ordinario

                Se hai deciso che per la tua situazione la tassazione ordinaria è più conveniente, devi sapere come funziona il passaggio. Il regime forfettario è il regime “naturale” per chi ha i requisiti: per uscirne volontariamente si applica il principio dell’opzione.

                Secondo le norme vigenti, chi vuole applicare la tassazione ordinaria pur avendo i requisiti per il forfettario può farlo per opzione, manifestata con il comportamento concludente (ovvero applicando l’IVA e tenendo la contabilità ordinaria) e confermata nella dichiarazione dei redditi. L’opzione ha effetto per almeno 3 anni: non puoi entrare e uscire dal forfettario ogni anno a piacimento.

                Al contrario, se superi il limite di ricavi di 85.000 euro (o 100.000 euro con uscita immediata), il passaggio al regime ordinario avviene automaticamente dall’anno successivo (o immediatamente per la soglia dei 100.000 euro).

                Prima di optare per l’uscita volontaria, è quindi essenziale essere certi che la convenienza economica del regime ordinario sia duratura e non solo relativa a un anno particolare.

                Domande frequenti (FAQ)

                L’imposta sostitutiva al 15% è sempre più conveniente dell’IRPEF?

                No, non sempre. Il 15% dell’imposta sostitutiva sembra basso rispetto al 23% del primo scaglione IRPEF, ma si applica su un reddito forfettizzato (coefficiente di redditività) senza poter detrarre nulla. Chi ha molte detrazioni familiari o professionali può pagare meno con la tassazione ordinaria, nonostante le aliquote apparentemente più alte.

                Se sono in regime forfettario posso detrarre le spese mediche?

                No. Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF, quindi non puoi beneficiare delle detrazioni IRPEF per spese mediche, mutuo, figli a carico o altri oneri detraibili. Questa è una delle principali limitazioni del regime agevolato.

                Posso uscire dal forfettario ogni anno per scegliere il regime più conveniente?

                No. Se esci volontariamente dal regime forfettario (pur avendo i requisiti per restare) per optare per la tassazione ordinaria, l’opzione vincola per almeno 3 anni. Non è possibile fare un confronto annuale e scegliere il regime più conveniente di volta in volta.

                Qual è il reddito soglia sotto il quale l’ordinario diventa conveniente?

                Non esiste una soglia universale: dipende dalle detrazioni disponibili e dalla categoria di attività. Indicativamente, con ricavi inferiori a 15.000-18.000 euro e detrazioni familiari significative, la tassazione ordinaria può diventare competitiva. Ma anche con ricavi più alti e spese professionali elevate, il confronto può pendere dalla parte dell’ordinario. Serve sempre una simulazione personalizzata.

                Se perdo i requisiti del forfettario, torno automaticamente all’IRPEF ordinaria?

                Sì. Se superi il limite di 85.000 euro di ricavi, dall’anno successivo esci automaticamente dal regime forfettario ed entri nella tassazione ordinaria IRPEF. Se superi i 100.000 euro in corso d’anno, l’uscita è immediata già dall’anno in cui avviene il superamento, con obbligo di applicare l’IVA sulle operazioni successive.

                I contributi INPS sono deducibili anche nel regime forfettario?

                Sì. I contributi INPS versati sono deducibili dal reddito imponibile anche nel regime forfettario, prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva. Per gli artigiani e i commercianti forfettari, in aggiunta, è prevista una riduzione del 35% sui contributi previdenziali fissi, che abbassa ulteriormente il carico complessivo.

                Conclusione: come scegliere il regime fiscale più conveniente per te

                La scelta tra imposta sostitutiva al 15% del regime forfettario e tassazione ordinaria IRPEF non è mai automatica né scontata. In molti casi il forfettario è più conveniente grazie all’aliquota fissa bassa, alla semplicità contabile e all’esonero dalle addizionali. Ma esistono situazioni concrete — numerosi figli a carico, mutuo importante, spese professionali elevate, redditi bassi con detrazioni significative — in cui la tassazione ordinaria risulta più vantaggiosa anche per chi avrebbe diritto al regime agevolato.

                La cosa più importante da ricordare è che un confronto serio tra i due regimi richiede una simulazione personalizzata basata sulla tua situazione fiscale reale: ricavi, spese, carichi familiari, detrazioni disponibili. Non affidarti a regole generali o a calcoli approssimativi.

                Se vuoi capire quale regime è davvero più conveniente per la tua situazione specifica, il CAF Centro Fiscale di Udine offre una consulenza personalizzata per analizzare il tuo profilo fiscale e aiutarti a prendere la decisione migliore. I nostri esperti possono eseguire la simulazione comparativa tenendo conto di tutti i fattori rilevanti, inclusi quelli che spesso vengono trascurati nel calcolo fai-da-te.

                Puoi contattarci al 0432 1638640 o scriverci su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B a Udine.

                Leggi anche: Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte e IRPEF maggiorazione 2026: scadenza 30 luglio, come pagare senza sanzioni.

                Luglio 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 16:07:312026-07-16 15:34:39Imposta sostitutiva 2026: quando la tassazione ordinaria è più conveniente
                PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

                Contabilita Semplificata vs Forfettario 2026: Quale Regime Conviene

                Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

                Sei davanti al bivio fiscale piu importante della tua vita da partita IVA: regime forfettario o contabilita semplificata? La scelta sbagliata puo costarti migliaia di euro all’anno in tasse e adempimenti inutili. In questa guida completa 2026 troverai il confronto definitivo punto per punto, tre esempi numerici concreti e una tabella decisionale per capire in cinque minuti quale regime fa per te.

                Il regime forfettario, con la sua aliquota sostitutiva del 5% o 15% e gli adempimenti minimi, sembra sempre la scelta piu conveniente. In realta esistono situazioni specifiche in cui la contabilita semplificata, pur con IVA al 22% e IRPEF a scaglioni 23-43%, permette di pagare meno tasse e gestire meglio l’attivita. Vediamo insieme tutti i dettagli.

                Indice dei contenuti

                1. Cos’e il regime forfettario 2026 (riepilogo veloce)
                2. Cos’e la contabilita semplificata 2026
                3. Confronto punto per punto: tabella completa
                4. Quando conviene il regime forfettario
                5. Quando conviene la contabilita semplificata
                6. Esempio 1: consulente 50K compensi, 5K costi
                7. Esempio 2: consulente 50K compensi, 25K costi
                8. Esempio 3: artigiano 70K compensi, 30K costi
                9. Come passare da forfettario a semplificata
                10. Come passare da semplificata a forfettario
                11. Casi particolari: startup, sportivi, professioni
                12. Tabella decisionale: scegli in 5 minuti
                13. Domande frequenti (FAQ)

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                Cos’e il regime forfettario 2026 (riepilogo veloce)

                Il regime forfettario e il regime fiscale agevolato pensato per piccole partite IVA, professionisti e ditte individuali. Introdotto dalla Legge di Stabilita 2015 e modificato negli anni, nel 2026 mantiene le caratteristiche principali consolidate dalle ultime riforme.

                Caratteristiche principali del forfettario 2026

                • Limite ricavi/compensi: 85.000 euro (annui, ragguagliati ad anno se inizi attivita in corso d’anno)
                • Aliquota sostitutiva 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attivita (no mera prosecuzione, niente attivita uguale nei 3 anni precedenti)
                • Aliquota sostitutiva 15% dal sesto anno o se non rispetti i requisiti startup
                • Coefficiente di redditivita per categoria ATECO (dal 40% al 86%): determina la base imponibile in modo forfettario
                • NO IVA in fattura: non addebiti IVA al cliente e non puoi detrarre quella sugli acquisti
                • NO ritenuta d’acconto: il cliente non ti trattiene il 20% (con dichiarazione esplicita)
                • Costi NON deducibili: paghi le tasse sul forfettario indipendentemente dai costi reali sostenuti
                • Adempimenti minimi: niente registri IVA, niente LIPE, niente dichiarazione IVA

                Coefficienti di redditivita per categoria

                Categoria attivitaCoefficienteEsempio ATECO
                Industrie alimentari e bevande40%10.xx, 11.xx
                Commercio all’ingrosso e dettaglio40%45-46-47.xx
                Commercio ambulante alimentari40%47.81
                Commercio ambulante altri prodotti54%47.82-47.89
                Costruzioni e immobiliare86%41-43, 68.xx
                Intermediari del commercio62%46.1x
                Servizi alloggio e ristorazione40%55-56.xx
                Attivita professionali (avvocati, commercialisti, ingegneri)78%69-71-74.xx
                Altre attivita economiche67%varie

                Esempio pratico: un consulente con codice ATECO professionale (coefficiente 78%) che fattura 50.000 euro avra una base imponibile forfettaria di 39.000 euro (50.000 x 78%), indipendentemente dai costi reali sostenuti. Questo e il punto cruciale del confronto con la semplificata.

                Cos’e la contabilita semplificata 2026

                La contabilita semplificata e il regime contabile naturale per imprese individuali e societa di persone che superano i limiti del forfettario ma restano entro soglie precise. E “semplificata” rispetto alla contabilita ordinaria (obbligatoria oltre certi limiti), ma comporta comunque adempimenti significativi.

                Caratteristiche principali della semplificata 2026

                • Limite ricavi servizi: 500.000 euro annui (oltre, scatta la contabilita ordinaria)
                • Limite ricavi commercio: 800.000 euro annui (oltre, scatta la contabilita ordinaria)
                • Tassazione IRPEF a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro (scaglioni 2026)
                • Addizionali regionali e comunali: dall’1,23% al 3,33% circa (variano per regione/comune)
                • IVA ordinaria: applichi il 22% (o aliquote ridotte 4%, 5%, 10% per beni specifici) e detrai quella sugli acquisti
                • Costi DEDUCIBILI: deduci tutti i costi inerenti l’attivita (materie prime, affitti, utenze, consulenze, carburante, etc.)
                • Ammortamenti beni strumentali: deduci il costo dei beni strumentali (computer, auto, macchinari) in piu anni secondo coefficienti ministeriali
                • Tenuta registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi) e Modello Redditi PF
                • Adempimenti: dichiarazione IVA annuale, LIPE trimestrali, F24 mensile o trimestrale, esterometro

                Principio di cassa o competenza?

                Dal 2017 la contabilita semplificata applica il principio di cassa (con alcune eccezioni). Significa che ricavi e costi rilevano nell’anno in cui sono effettivamente incassati o pagati, non nell’anno in cui maturano. Questo e un vantaggio per chi gestisce cantieri o consulenze pluriennali.

                Confronto punto per punto: tabella completa

                Ecco la tabella di confronto definitiva tra regime forfettario e contabilita semplificata. Tienila a portata di mano: e il riassunto piu utile dell’intera guida.

                CaratteristicaRegime forfettarioContabilita semplificata
                Limite ricavi/compensi85.000 euro500K servizi / 800K commercio
                TassazioneSostitutiva 5% (startup) o 15%IRPEF scaglioni 23-35-43% + addizionali
                Costi deducibiliNO (forfait per coefficiente)SI (tutti i costi inerenti)
                AmmortamentiNOSI (beni strumentali)
                IVANO (non addebiti, non detrai)SI 22% (o aliquote ridotte)
                Ritenuta d’accontoNO (con dichiarazione)SI 20% per professionisti
                AdempimentiMinimi (no LIPE, no dich. IVA)Medi (LIPE, IVA, esterometro)
                Detrazioni IRPEFNO (no IRPEF da detrarre)SI (figli, coniuge, ristrutturazioni)
                AccontiSI (giugno + novembre)SI (giugno + novembre)
                BilanciNONO (semplificata, non ordinaria)
                F24TrimestraleMensile o trimestrale (volume)
                Fattura elettronicaSI (obbligatoria 2024+)SI (obbligatoria)
                ISA (indici affidabilita)NOSI
                Contributi INPSRiduzione 35% opzionale (artigiani/commercianti)Standard senza riduzione

                Quando conviene il regime forfettario

                Il forfettario e oggettivamente piu conveniente in queste situazioni specifiche:

                • Compensi sotto 85.000 euro: e l’unico modo per accedervi, oltre il limite il regime decade automaticamente
                • Pochi costi inerenti: se i tuoi costi reali sono inferiori al complemento del coefficiente (es: per coeff. 78%, costi sotto il 22% del fatturato), il forfait ti fa risparmiare
                • Attivita di servizi/professionali pure: consulenza, coaching, formazione, servizi digitali con minime spese vive
                • Cliente prevalente B2C: se vendi a privati o forfettari, l’IVA al 22% sarebbe un sovrapprezzo che il cliente non recupera
                • Vita semplice fiscale: niente registri IVA, niente LIPE, niente dichiarazione IVA, contabilita gestibile con foglio excel
                • Riduzione contributi INPS 35%: artigiani e commercianti possono optare per il taglio dei contributi minimi (~1.300 euro/anno risparmiati)
                • Niente ritenuta d’acconto: liquidita immediata, niente attesa rimborsi a credito

                Regola pratica: se hai costi inferiori al 25-30% del fatturato e fatturi sotto 85K, nel 90% dei casi il forfettario e la scelta migliore.

                Quando conviene la contabilita semplificata

                La contabilita semplificata, nonostante l’IRPEF a scaglioni e gli adempimenti maggiori, conviene oggettivamente in queste situazioni:

                • Compensi sopra 85.000 euro: il forfettario e impossibile, scegli tra semplificata e ordinaria (sotto i limiti, semplificata)
                • Costi importanti: se i costi reali superano il forfait del coefficiente (es: oltre 22% per coeff. 78%, oltre 14% per coeff. 86%), la deducibilita ti fa risparmiare
                • Acquisto beni strumentali: macchinari, auto aziendali, attrezzature professionali con IVA significativa che recuperi
                • Cliente prevalente B2B: aziende e P.IVA ordinarie che recuperano l’IVA, quindi il 22% non pesa
                • Necessita detrazioni IRPEF: figli a carico (950 euro per figlio), coniuge a carico (~800 euro), ristrutturazioni 50%, ecobonus 65%, spese mediche
                • Magazzino e rimanenze: per chi vende prodotti, la deducibilita dei costi di acquisto e fondamentale
                • Investimenti pluriennali: ammortamenti deducibili su 5-8 anni per beni strumentali importanti
                • Compensazioni F24: crediti IRPEF, IVA o contributi compensabili con altre imposte

                Regola pratica: se hai costi superiori al 30-40% del fatturato e/o famiglia con detrazioni significative, fai sempre la doppia simulazione con il tuo CAF prima di scegliere.

                Esempio 1: consulente 50K compensi, 5K costi

                Profilo: consulente informatico, ATECO 62.02.00 (coefficiente 78%), Gestione Separata INPS, compensi annui 50.000 euro, costi reali 5.000 euro (laptop, software, formazione).

                Calcolo regime forfettario

                • Imponibile forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro
                • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): 39.000 x 26,07% = 10.167 euro (deducibili)
                • Base imponibile dopo contributi: 39.000 – 10.167 = 28.833 euro
                • Imposta sostitutiva 15%: 28.833 x 15% = 4.325 euro
                • Totale tasse + contributi: 14.492 euro
                • Reddito netto: 50.000 – 5.000 (costi reali) – 14.492 = 30.508 euro

                Calcolo contabilita semplificata

                • Reddito imponibile: 50.000 – 5.000 (costi reali) = 45.000 euro
                • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): 45.000 x 26,07% = 11.732 euro (deducibili)
                • Base imponibile IRPEF: 45.000 – 11.732 = 33.268 euro
                • IRPEF: 23% su 28.000 = 6.440 + 35% su 5.268 = 1.844 = 8.284 euro
                • Addizionali regionali/comunali (~2%): 33.268 x 2% = 665 euro
                • Totale tasse + contributi: 20.681 euro
                • Reddito netto: 50.000 – 5.000 – 20.681 = 24.319 euro

                Risultato Esempio 1: il forfettario fa risparmiare 6.189 euro all’anno. Con costi bassi e fatturato sotto 85K, il regime agevolato e nettamente piu conveniente. Anche considerando l’IVA al 22% (non addebitata in forfettario), per clienti B2C il vantaggio e ancora maggiore.

                Esempio 2: consulente 50K compensi, 25K costi

                Profilo: stesso consulente ATECO 62.02.00, ma con costi reali elevati: 25.000 euro (ufficio in affitto, collaboratori esterni, attrezzature, viaggi, formazione intensiva). Coniuge a carico, 1 figlio a carico.

                Calcolo regime forfettario

                • Imponibile forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro (i costi reali NON contano)
                • Contributi INPS: 10.167 euro
                • Imposta sostitutiva 15%: 4.325 euro
                • Totale tasse + contributi: 14.492 euro (uguale all’esempio 1!)
                • Reddito netto: 50.000 – 25.000 (costi reali) – 14.492 = 10.508 euro

                Calcolo contabilita semplificata

                • Reddito imponibile: 50.000 – 25.000 = 25.000 euro
                • Contributi INPS (26,07% su 25K): 25.000 x 26,07% = 6.518 euro
                • Base imponibile IRPEF: 25.000 – 6.518 = 18.482 euro
                • IRPEF lorda 23%: 4.251 euro
                • Detrazioni: coniuge ~690 + figlio ~950 + lavoro autonomo ~1.000 = -2.640 euro
                • IRPEF netta: 4.251 – 2.640 = 1.611 euro
                • Addizionali (~2%): 370 euro
                • Totale tasse + contributi: 8.499 euro
                • Reddito netto: 50.000 – 25.000 – 8.499 = 16.501 euro

                Risultato Esempio 2: la semplificata fa risparmiare 5.993 euro all’anno! Quando i costi reali superano largamente il forfait (qui 50% vs 22%) e ci sono detrazioni familiari, il regime ordinario torna nettamente piu conveniente. Inoltre la semplificata permette di recuperare l’IVA sui 25K di costi (~5.500 euro) se i clienti sono B2B.

                Esempio 3: artigiano 70K compensi, 30K costi

                Profilo: artigiano edile, ATECO 43.32.00 (coefficiente 86%), iscritto Gestione Artigiani INPS, ricavi 70.000 euro, costi reali 30.000 euro (materiali, mezzo, attrezzature, sub-appalti). Single, no detrazioni familiari.

                Calcolo regime forfettario

                • Imponibile forfettario: 70.000 x 86% = 60.200 euro
                • Contributi Gestione Artigiani fissi minimi: ~4.300 euro
                • Contributi eccedenti il minimale (24% su quota oltre 18.555 euro): (60.200 – 18.555) x 24% = ~10.000 euro
                • Totale contributi INPS: ~14.300 euro
                • Base imponibile dopo contributi: 60.200 – 14.300 = 45.900 euro
                • Imposta sostitutiva 15%: 45.900 x 15% = 6.885 euro
                • Totale tasse + contributi: 21.185 euro
                • Reddito netto: 70.000 – 30.000 – 21.185 = 18.815 euro

                Calcolo contabilita semplificata

                • Reddito imponibile: 70.000 – 30.000 = 40.000 euro
                • Contributi Gestione Artigiani: ~4.300 minimi + 24% su (40.000 – 18.555) = ~9.450 = ~13.750 euro
                • Base imponibile IRPEF: 40.000 – 13.750 = 26.250 euro
                • IRPEF 23%: 6.038 euro
                • Detrazione lavoro autonomo: ~-1.100 euro
                • IRPEF netta: 4.938 euro
                • Addizionali (~2%): 525 euro
                • Totale tasse + contributi: 19.213 euro
                • Reddito netto: 70.000 – 30.000 – 19.213 = 20.787 euro

                Risultato Esempio 3: la semplificata fa risparmiare 1.972 euro all’anno, ma con adempimenti molto piu pesanti. Bisogna inoltre considerare l’IVA al 22% sui materiali (recuperata in semplificata, costo netto in forfettario): per 30K di costi con IVA al 10-22%, sono altri 3.000-6.600 euro di vantaggio per la semplificata. In sintesi: con coefficiente alto 86% e costi importanti, la semplificata vince anche economicamente.

                Come passare da forfettario a semplificata

                Il passaggio dal regime forfettario alla contabilita semplificata puo avvenire per scelta volontaria o per fuoriuscita obbligatoria (superamento limite 85.000 euro o cause di esclusione).

                Procedura passo passo

                1. Comportamento concludente: dal 1 gennaio dell’anno scelto, inizi ad addebitare IVA in fattura e tieni i registri IVA. Non e necessaria una comunicazione preventiva ad AdE
                2. Comunicazione in dichiarazione IVA: nel quadro VO della dichiarazione IVA dell’anno successivo, comunichi l’opzione per il regime ordinario/semplificato
                3. Apertura registri IVA: registro acquisti, registro vendite o corrispettivi, eventuale registro beni ammortizzabili (se opti per esso)
                4. Iscrizione VIES: se hai clienti o fornitori UE, iscrizione tramite ANR/3 o quadro AA9 (telematicamente)
                5. Versamenti F24: passi da trimestrale a mensile/trimestrale a seconda del volume d’affari
                6. Vincolo triennale: l’opzione vincola per almeno 3 anni, salvo modifica normativa

                Fuoriuscita obbligatoria per superamento 85K

                Se nel corso dell’anno superi i ricavi/compensi di 85.000 euro:

                • Tra 85.001 e 100.000 euro: esci dal forfettario dall’anno successivo
                • Oltre 100.000 euro: esci nello stesso anno, devi addebitare IVA da quel momento e ricalcolare l’IVA sulle fatture gia emesse oltre soglia

                Come passare da semplificata a forfettario

                Il passaggio inverso, dalla semplificata al forfettario, e possibile solo se rispetti tutti i requisiti al 31 dicembre dell’anno precedente.

                Requisiti per accedere al forfettario

                • Ricavi/compensi anno precedente sotto 85.000 euro
                • Spese per lavoro dipendente/collaboratori sotto 20.000 euro lordi
                • Niente partecipazione in societa di persone, associazioni professionali, srl in regime di trasparenza
                • Niente rapporto di lavoro dipendente con redditi superiori a 30.000 euro (limite 2026, salvo modifiche)
                • Niente attivita prevalente verso ex datore di lavoro nei 2 anni precedenti

                Procedura

                1. Verifica requisiti al 31/12 dell’anno precedente
                2. Dal 1 gennaio applichi il regime forfettario, smetti di addebitare IVA
                3. Comunicazione in dichiarazione IVA dell’anno successivo (quadro VO)
                4. Rettifica IVA detratta: dovrai versare l’IVA detratta sui beni strumentali ancora in ammortamento, proporzionalmente agli anni residui
                5. Magazzino: se hai rimanenze, le valuti al costo e nel forfettario non sono piu deducibili

                Attenzione: se sei uscito dal forfettario per superamento dei 100.000 euro, devi attendere requisiti rispettati per almeno un anno intero prima di rientrare. La pianificazione qui e fondamentale.

                Casi particolari: startup, sportivi, professioni

                Aliquota 5% startup forfettario

                Il vantaggio dell’aliquota 5% per i primi 5 anni di attivita e enorme rispetto a qualsiasi alternativa. Esempio concreto: consulente con 50.000 euro di compensi e coefficiente 78%:

                • Forfettario aliquota 5%: imponibile 28.833 x 5% = 1.442 euro di tasse
                • Forfettario aliquota 15%: 4.325 euro di tasse
                • Semplificata IRPEF 23%+addizionali: oltre 8.500 euro di tasse

                Nei primi 5 anni il forfettario startup batte qualsiasi altro regime, salvo casi estremi di costi altissimi e detrazioni familiari multiple.

                Riforma sport: regole diverse

                Per istruttori, allenatori e collaboratori sportivi dilettantistici, la Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021 e modifiche) prevede regole specifiche:

                • Compensi sportivi dilettantistici esenti fino a 15.000 euro annui (non concorrono al limite forfettario)
                • Tra 15.000 e 50.000 euro: tassazione progressiva specifica
                • Oltre 50.000 euro: tassazione ordinaria con possibilita di forfettario se P.IVA
                • Contributi INPS Gestione Separata sport con aliquote agevolate per i primi anni

                Professioni con cassa autonoma

                Avvocati (Cassa Forense), medici (ENPAM), ingegneri/architetti (Inarcassa), psicologi (ENPAP), geometri (CIPAG), commercialisti (CNPADC) hanno contributi alla cassa professionale calcolati sul reddito IRPEF (semplificata) o sul forfettario (regime agevolato), con minimali specifici. Per questi professionisti il calcolo conviene/non conviene dipende anche dal contributo soggettivo e integrativo della cassa, che varia molto tra ordini.

                Tabella decisionale: scegli in 5 minuti

                Usa questa tabella decisionale rapida per orientarti. Rispondi alle domande in ordine: la prima risposta “no” tipicamente determina la scelta.

                DomandaSe SISe NO
                Fatturato sotto 85.000 euro?Forfettario possibileSemplificata obbligatoria
                Costi sotto il complemento del coefficiente?Forfettario convieneValuta semplificata
                Cliente prevalente B2C?Forfettario conviene (no IVA)Valuta semplificata (IVA neutra B2B)
                Sei nei primi 5 anni di attivita (startup)?Forfettario 5% imbattibileValuta entrambi i regimi
                Hai famiglia con detrazioni IRPEF?Valuta semplificata (detrazioni)Forfettario va bene
                Investi in beni strumentali con IVA?Semplificata conviene (recuperi IVA)Forfettario va bene
                Vuoi vita fiscale semplice?Forfettario sempre meglioSemplificata accettabile
                Hai dipendenti con costi oltre 20K?Forfettario impossibileForfettario possibile

                Regola d’oro finale

                Non scegliere mai sull’istinto. Fai sempre fare al tuo CAF o commercialista una doppia simulazione numerica con i tuoi dati reali: fatturato previsto, costi previsti, situazione familiare, tipo di clienti. La differenza puo essere di migliaia di euro all’anno e cambia con il variare delle aliquote IRPEF, dei coefficienti e delle soglie.

                Domande frequenti (FAQ)

                Posso passare ogni anno da un regime all’altro?

                No. L’opzione per la semplificata vincola per almeno 3 anni. Per il forfettario, l’accesso e libero ma ogni anno occorre verificare i requisiti. La pianificazione pluriennale e fondamentale.

                Cosa succede se sforo gli 85.000 euro a meta anno?

                Dipende dall’importo. Se ti fermi tra 85.001 e 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci nello stesso anno, con obbligo di addebitare IVA da quel momento e regolarizzare. La gestione e complessa, fatti seguire da un CAF.

                In semplificata posso dedurre l’auto?

                Si, ma con limiti: 20% del costo deducibile per autovetture (40% per agenti/rappresentanti), entro un tetto di 18.075,99 euro come valore di acquisto. L’IVA e detraibile al 40%. Per veicoli commerciali (autocarri) la deducibilita e al 100%.

                I contributi INPS sono uguali nei due regimi?

                L’aliquota e identica (26,07% Gestione Separata, ~24% Artigiani/Commercianti oltre minimale). Cambia la base imponibile: nel forfettario calcoli i contributi sul reddito forfettario (es. 78% del fatturato), in semplificata sul reddito reale (fatturato meno costi). Solo artigiani e commercianti forfettari possono optare per la riduzione contributiva del 35%.

                In forfettario posso fatturare a clienti UE?

                Si, ma serve l’iscrizione al VIES. Per beni: cessione intracomunitaria non imponibile (no IVA, no aliquota). Per servizi B2B: reverse charge (cliente UE applica IVA del suo paese). Servizi B2C: applichi IVA italiana se sotto 10.000 euro/anno UE, altrimenti OSS. La gestione operativa resta semplice ma servono adempimenti specifici.

                La detrazione del 50% per ristrutturazione si applica al forfettario?

                No, perche le detrazioni IRPEF richiedono il pagamento di IRPEF da cui scalarle. Il forfettario paga imposta sostitutiva, non IRPEF, quindi non puo usare le detrazioni (50% ristrutturazioni, 65% ecobonus, spese mediche, etc.). La semplificata puo. Questo e un fattore decisivo per chi ha ristrutturazioni in corso o spese mediche significative.

                Come faccio a sapere quale regime conviene a me?

                L’unico modo affidabile e una simulazione numerica con dati reali: fatturato previsto, costi reali, situazione familiare, contributi INPS/cassa. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre questa simulazione gratuita: fissa un appuntamento, porta dati 2025 e proiezioni 2026, e in 30 minuti hai una risposta precisa con i numeri di tasse e contributi nei due scenari.

                Conclusione: la scelta giusta dipende dai numeri

                La scelta tra regime forfettario e contabilita semplificata non ha una risposta universale. Dipende dal tuo fatturato, dai costi reali, dal coefficiente di redditivita della tua categoria, dal tipo di clienti, dalla tua situazione familiare e dagli investimenti pianificati.

                Sintesi finale:

                • Forfettario: ideale se sotto 85K, pochi costi, vita fiscale semplice, primi 5 anni di attivita
                • Semplificata: ideale se sopra 85K (obbligatoria), costi importanti, B2B, detrazioni familiari, investimenti pluriennali

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                Articolo aggiornato a maggio 2026 sulla base della normativa vigente. Le aliquote, i coefficienti e le soglie sono soggette a modifiche legislative. Verifica sempre con il tuo consulente prima di prendere decisioni operative.

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                Luglio 14, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-14 08:00:002026-05-24 09:54:33Contabilita Semplificata vs Forfettario 2026: Quale Regime Conviene
                PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

                Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple

                Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

                Aprire una partita IVA in regime forfettario non significa essere costretti a una sola attività. Molti professionisti e piccoli imprenditori scoprono nel tempo nuove opportunità di business e si chiedono se sia possibile gestire più codici ATECO contemporaneamente all’interno della stessa partita IVA forfettaria. La risposta è sì, ma con regole precise da conoscere per non rischiare contestazioni dall’Agenzia delle Entrate e per scegliere la combinazione fiscalmente più conveniente.

                In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo come registrare più codici ATECO, come funziona il coefficiente di redditività con attività multiple, quale soglia rispettare per il limite degli 85.000€ e quali sono i casi pratici più frequenti — dall’architetto che vende online all’estetista che organizza corsi formativi.

                Questa guida è complementare al nostro approfondimento sulla doppia partita IVA, che riguarda invece l’apertura di due partite IVA distinte.

                Indice dei contenuti

                1. Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?
                2. ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza
                3. Come registrare più ATECO: modello AA9/12
                4. Coefficiente di redditività con più ATECO
                5. Limite 85.000€ e somma dei compensi
                6. Casi pratici: combinazioni reali
                7. Combinazioni vantaggiose e svantaggiose
                8. Cambio di prevalenza durante l’anno
                9. Impatto sulla gestione previdenziale
                10. Limite investimenti 20.000€ con più ATECO
                11. Domande frequenti

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                Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?

                Sì, una partita IVA in regime forfettario può avere più codici ATECO. La normativa italiana (Legge 190/2014) non pone alcun divieto a esercitare attività multiple sotto la stessa partita IVA. Anzi, è una situazione molto comune: il libero professionista che diversifica i ricavi, l’artigiano che amplia la gamma di servizi, il commerciante che aggiunge una linea online.

                L’unico vincolo riguarda la compatibilità tra codici ATECO: ogni nuovo codice deve essere coerente con la natura giuridica della partita IVA (ditta individuale, libero professionista) e non deve attivare cause ostative al regime forfettario. Per esempio, un dipendente non può aprire un’attività che si configuri come prevalentemente rivolta verso il proprio datore di lavoro.

                L’Agenzia delle Entrate, attraverso varie risposte ad interpello (ad esempio Risposta n. 169/2020), ha chiarito che il forfettario “non è incompatibile con l’esercizio di più attività identificate con codici ATECO differenti”. L’importante è gestire correttamente la fatturazione separata e applicare il giusto coefficiente di redditività.

                ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza

                Quando hai più codici ATECO, l’Agenzia delle Entrate richiede di indicarne uno come principale (prevalente) e gli altri come secondari (accessori). La distinzione non è formale: ha conseguenze fiscali concrete sul calcolo del reddito e sulla cassa previdenziale di iscrizione.

                ATECO principale

                L’ATECO principale identifica l’attività prevalente, quella da cui deriva la quota maggiore di fatturato. Il criterio per stabilire la prevalenza è chiaro: è prevalente l’attività che genera oltre il 51% dei compensi annui. In caso di parità o difficoltà di calcolo, vale il principio della “stabilità”: prevale l’attività esercitata in modo più strutturato e continuativo.

                ATECO secondari

                Gli ATECO secondari sono attività complementari, accessorie o di diversificazione che generano una parte minoritaria del fatturato. Possono essere uno o più di uno (la legge non fissa un limite numerico, anche se l’Agenzia delle Entrate generalmente accetta fino a 5-6 codici secondari senza obiezioni).

                Importante: ogni codice ATECO deve essere effettivamente esercitato. Aprire codici “preventivi” che non corrispondono ad attività reali è sconsigliato e può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in caso di controlli.

                Come registrare più ATECO: modello AA9/12

                La registrazione di codici ATECO multipli avviene tramite il modello AA9/12, il documento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per dichiarare inizio attività, variazioni e cessazioni delle persone fisiche. Esistono due scenari principali.

                1. Apertura iniziale con più ATECO

                Se sai già fin dall’inizio di voler esercitare più attività, puoi indicare tutti i codici ATECO direttamente in fase di apertura della partita IVA. Nel modello AA9/12 troverai il quadro B (attività esercitate): qui inserisci il codice prevalente e, nel riquadro dedicato, gli eventuali codici secondari.

                2. Variazione successiva

                Se hai già una partita IVA aperta e vuoi aggiungere un nuovo ATECO, presenti un AA9/12 di variazione. La modifica è gratuita e va effettuata entro 30 giorni dall’inizio effettivo della nuova attività. La variazione produce effetti immediati: dal giorno della comunicazione puoi fatturare anche con il nuovo codice.

                Modalità di invio

                • Online via SPID/CIE sul sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Servizi – Partita IVA”)
                • Tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF)
                • In presenza presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (su appuntamento)

                Se hai una partita IVA artigiana o commerciale iscritta in Camera di Commercio, oltre all’AA9/12 dovrai aggiornare anche la visura camerale tramite ComUnica.

                Coefficiente di redditività con più ATECO

                Questo è probabilmente il punto più delicato e meno conosciuto. Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola moltiplicando i compensi per un coefficiente di redditività che varia da attività a attività (40% commercio, 67% servizi, 78% professioni, 86% costruzioni, ecc.).

                Quando hai più ATECO, la regola dell’Agenzia delle Entrate (chiarita nella Circolare 10/E/2016) è chiara: si applica il coefficiente di redditività dell’attività prevalente a tutto il fatturato complessivo. Non si fa una media ponderata, non si applicano coefficienti differenti alle singole attività.

                Esempio concreto

                • Attività A (coefficiente 78%): fatturato 32.000€ → 80% del totale
                • Attività B (coefficiente 40%): fatturato 8.000€ → 20% del totale
                • Coefficiente unico applicato: 78% (perché A è prevalente)
                • Reddito imponibile = 40.000€ × 78% = 31.200€

                Questa regola può essere svantaggiosa se l’attività prevalente ha un coefficiente alto e quella secondaria un coefficiente basso. Al contrario, può essere conveniente se la prevalenza è invertita.

                La soglia del 51%

                Per essere considerata prevalente, un’attività deve generare più del 51% dei compensi annui. Se nessuna attività raggiunge questa soglia (per esempio 45% + 35% + 20%), prevale comunque quella con la quota maggiore. Il calcolo si fa a fine anno sulla base della contabilità effettiva, non delle previsioni iniziali.

                Limite 85.000€ e somma dei compensi

                La soglia di permanenza nel regime forfettario è di 85.000€ di compensi annui. Con più codici ATECO la regola è semplice: il limite si calcola sulla somma totale di tutti i compensi, senza distinzioni per attività.

                Esempio: se incassi 60.000€ con l’attività principale (architetto) e 30.000€ con l’attività secondaria (e-commerce), il totale è 90.000€ — oltre il limite. Anche se nessuna delle due attività singolarmente supererebbe gli 85.000€, la somma fa scattare la fuoriuscita dal forfettario (con regole differenti se hai superato 100.000€ rispetto a 85.000-100.000€).

                Per gli aspetti operativi del superamento della soglia, ti rimandiamo alla nostra guida specifica sulla soglia di 85.000€ nel regime forfettario.

                Casi pratici: combinazioni reali

                Caso 1 — Architetto con e-commerce di design

                Marco è architetto e vuole vendere online complementi d’arredo da lui disegnati.

                • ATECO principale: 71.11.00 (Attività degli studi di architettura) — coefficiente 78%
                • ATECO secondario: 47.91.10 (Commercio al dettaglio prodotti via internet) — coefficiente 40%
                • Fatturato: 30.000€ architetto + 10.000€ e-commerce = 40.000€
                • Coefficiente applicato: 78% (architetto prevalente con 75% del totale)
                • Reddito imponibile: 40.000€ × 78% = 31.200€
                • Imposta sostitutiva 15%: 4.680€

                Se Marco fosse partito con due partite IVA separate, avrebbe pagato 78% sui 30K (architetto) + 40% sui 10K (e-commerce). Risultato: 23.400€ + 4.000€ = 27.400€ di reddito, contro i 31.200€ con un’unica P.IVA. Differenza: 3.800€.

                Caso 2 — Estetista con corsi formativi

                Laura ha un centro estetico e tiene anche corsi di trucco semi-permanente.

                • ATECO 96.02.02 (Servizi degli istituti di bellezza) — coefficiente 67%
                • ATECO 85.51.00 (Corsi sportivi e ricreativi e altra istruzione) — coefficiente 78%

                Scenario A — Estetista prevalente (70% fatturato): Si applica il coefficiente 67% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 33.500€.

                Scenario B — Corsi prevalenti (60% fatturato): Si applica il coefficiente 78% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 39.000€.

                In questo caso a Laura conviene mantenere l’estetica come prevalente, non solo per coerenza con la sua attività storica ma anche perché il coefficiente 67% è più favorevole del 78%.

                Caso 3 — Personal trainer con vendita integratori

                Luca è personal trainer e vuole vendere integratori ai suoi clienti.

                • ATECO 85.51.00 o 93.13.00 (attività sportive) — coefficiente 78%
                • ATECO 47.75.10 o simili (commercio al dettaglio prodotti per igiene/integratori) — coefficiente 40%

                Attenzione: la vendita di integratori al pubblico richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio, l’apertura di posizione INPS gestione commercianti e potenzialmente la SCIA al Comune. Non è un semplice “aggiungo un ATECO al volo”: va valutato attentamente l’aspetto autorizzativo, oltre a quello fiscale.

                Combinazioni vantaggiose e svantaggiose

                Combinazioni potenzialmente vantaggiose

                La logica fiscale è chiara: più basso è il coefficiente di redditività, più basso è il reddito imponibile. Quindi, a parità di compensi, conviene avere come prevalente l’attività con coefficiente più basso.

                Confronto a parità di 100.000€ di compensi:

                • Coefficiente 78% (professionisti) → reddito 78.000€ → imposta 11.700€
                • Coefficiente 67% (servizi) → reddito 67.000€ → imposta 10.050€
                • Coefficiente 40% (commercio) → reddito 40.000€ → imposta 6.000€

                La differenza tra avere un’attività commerciale prevalente (40%) e una professionale prevalente (78%) può valere oltre 5.000€ di imposte all’anno a parità di fatturato.

                Combinazioni svantaggiose (e rischiose)

                Attenzione però a queste situazioni:

                • Cambiare ATECO prevalente ogni anno per “ottimizzare”: l’Agenzia delle Entrate può contestare comportamenti elusivi se la prevalenza appare costruita artificialmente
                • Aprire ATECO che non eserciti realmente: rischio di accertamento e perdita del regime forfettario
                • Combinare attività incompatibili con il regime forfettario (es. attività finanziarie particolari, immobiliari ai sensi dell’art. 1 comma 57 L.190/2014)
                • Ignorare il cambio di prevalenza: se la prevalenza cambia di fatto e non lo comunichi, la cassa previdenziale di riferimento può essere quella sbagliata

                Il principio guida è la genuinità: ogni attività deve essere reale, ogni cambio di prevalenza deve essere giustificato dai numeri effettivi.

                Cambio di prevalenza durante l’anno

                Cosa succede se nel corso dell’anno l’attività che era prevalente diventa secondaria? Per esempio, un grafico che a inizio anno fa l’80% di fatturato come libero professionista e poi sviluppa una linea di prodotti digitali venduti online che a dicembre rappresenta il 60% del fatturato.

                La regola operativa è la seguente:

                • Il coefficiente di redditività applicato all’intero anno fiscale è quello dell’attività che risulta prevalente a fine anno (sulla base dei compensi totali del periodo d’imposta)
                • Il cambio di ATECO principale in visura va comunicato con AA9/12 di variazione entro 30 giorni dal momento in cui ti rendi conto del cambio strutturale
                • Le cause ostative vanno valutate sull’attività prevalente reale: per esempio, se un dipendente sviluppa un’attività che si rivolge prevalentemente al proprio datore di lavoro e questa diventa l’attività principale (anche solo come ATECO secondario), può scattare la causa ostativa

                Per le cause ostative complete del regime forfettario, vedi la nostra guida dedicata alle cause ostative del regime forfettario.

                Impatto sulla gestione previdenziale

                Ogni codice ATECO è collegato a una cassa previdenziale. Quando hai più ATECO, possono verificarsi tre scenari:

                1. Tutti gli ATECO afferiscono alla stessa cassa

                Esempio: due attività professionali entrambe in Gestione Separata INPS, oppure due attività entrambe artigiane. In questo caso paghi i contributi normalmente sulla base del reddito complessivo.

                2. ATECO prevalente determina la cassa

                Quando le attività afferiscono a casse diverse, in genere la cassa di iscrizione segue l’attività prevalente. Esempio: estetista (artigiana — INPS gestione artigiani) + corsi formativi occasionali (Gestione Separata) → l’iscrizione principale è agli artigiani.

                3. Doppia iscrizione previdenziale

                In alcuni casi è obbligatoria la doppia iscrizione. Esempio reale:

                • Marco è psicologo (ATECO 86.90.30, coefficiente 78%) iscritto a ENPAP
                • Apre un corso online di psicologia (ATECO 85.51.00, coefficiente 78%)
                • Stesso coefficiente, MA la cassa è diversa: i compensi dei corsi vanno in Gestione Separata INPS
                • Risultato: Marco paga ENPAP sull’attività di psicologo + Gestione Separata sui ricavi dei corsi → doppia iscrizione obbligatoria

                Casi tipici di doppia iscrizione:

                • Professionista con cassa autonoma + attività commerciale → cassa professionale + Gestione commercianti
                • Artigiano + libero professionista senza cassa → Gestione artigiani + Gestione Separata
                • Avvocato + corsi formativi → Cassa Forense + Gestione Separata

                La doppia iscrizione comporta doppi obblighi contributivi e raddoppia gli adempimenti. Va valutata attentamente prima di aprire un ATECO secondario su una cassa diversa.

                Limite investimenti 20.000€ con più ATECO

                Tra i requisiti del regime forfettario c’è il limite di 20.000€ lordi per spese di lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori. Con più ATECO la regola è la stessa del limite degli 85.000€: il calcolo si fa sulla somma di tutte le attività, non per singolo codice.

                Esempio: se hai 12.000€ di spese personale per l’attività A e 10.000€ per l’attività B, il totale è 22.000€ — fuori dal limite, quindi causa di fuoriuscita dal forfettario nell’anno successivo.

                Anche il limite ulteriore dei 30.000€ di redditi da lavoro dipendente (causa ostativa) si valuta complessivamente sui redditi della persona, non per singola attività.

                Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: tempistiche

                Riepiloghiamo gli obblighi comunicativi quando hai più ATECO:

                • Apertura nuovo ATECO secondario: AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività
                • Cambio di prevalenza (variazione ATECO principale): AA9/12 entro 30 giorni dal cambio strutturale
                • Chiusura ATECO secondario non più esercitato: AA9/12 di variazione (consigliato per non avere ATECO “inattivi” in visura)
                • Variazioni anagrafiche: 30 giorni

                Le omissioni comportano sanzioni amministrative (da 250€ a 2.000€ ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 471/1997). Più importante: un ATECO non aggiornato può portare a problemi con la cassa previdenziale e con eventuali bandi/agevolazioni il cui requisito è proprio il codice ATECO.

                Domande frequenti su più ATECO in regime forfettario

                Posso avere più di 5 codici ATECO sulla stessa partita IVA?

                Sì, la legge non pone un limite numerico esplicito. Tuttavia, è prassi non avere più di 4-6 codici ATECO secondari attivi contemporaneamente. Avere troppi codici inattivi può attirare attenzione in caso di controlli e complica la gestione previdenziale.

                Devo emettere fatture separate per ciascun ATECO?

                No, non è obbligatorio: la fattura è unica per partita IVA. Ma è consigliabile tenere una contabilità interna distinta per attività, in modo da poter calcolare facilmente la prevalenza a fine anno e giustificare il coefficiente applicato in caso di verifica.

                Se ho due ATECO con coefficienti diversi, quale uso per la fattura elettronica?

                Sulla fattura indichi sempre l’ATECO principale (visura). Il coefficiente di redditività si applica solo al momento del calcolo del reddito imponibile in dichiarazione, quindi non c’entra direttamente con la singola fattura. La fattura segue la regola del regime forfettario standard: senza IVA, con bollo se importo > 77,47€, riferimento alla L. 190/2014.

                Posso passare da un solo ATECO a due ATECO senza chiudere e riaprire la P.IVA?

                Sì. Basta presentare un AA9/12 di variazione aggiungendo il nuovo codice ATECO. Non serve chiudere la partita IVA né cambiare numero di P.IVA.

                Cambiando ATECO principale rischio di perdere il regime forfettario?

                No, il cambio di ATECO principale non comporta automaticamente la perdita del regime, a condizione che:

                • la nuova attività prevalente non attivi una causa ostativa (es. attività rivolta prevalentemente a un ex datore di lavoro)
                • tu rispetti tutti i limiti (85.000€, 20.000€ spese, 30.000€ redditi dipendente)
                • la nuova attività sia compatibile con il regime forfettario

                Aggiungere un ATECO secondario costa qualcosa?

                L’aggiornamento del modello AA9/12 in Agenzia delle Entrate è gratuito. Eventuali costi possono derivare da: aggiornamento visura camerale (16€ + diritti CCIAA per attività iscritte al Registro Imprese), eventuale parcella del commercialista o del CAF, eventuali licenze/SCIA/autorizzazioni specifiche per la nuova attività.

                Più ATECO con casse diverse: pago il doppio dei contributi?

                Sì, in caso di doppia iscrizione previdenziale paghi i contributi a entrambe le casse, secondo le regole di ciascuna. Per la Gestione Separata INPS l’aliquota è applicata sui compensi netti dell’attività afferente, non su tutti i redditi della partita IVA.

                Hai dubbi sui codici ATECO della tua P.IVA forfettaria?

                Aggiungere o cambiare codici ATECO nella tua partita IVA forfettaria ha implicazioni fiscali (coefficiente di redditività), previdenziali (cassa di riferimento, possibile doppia iscrizione) e autorizzative (CCIAA, SCIA, licenze). Una scelta sbagliata può costare migliaia di euro all’anno o farti uscire dal regime forfettario.

                Al CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo la tua situazione, calcoliamo il coefficiente di redditività ottimale, gestiamo la pratica AA9/12 e ti supportiamo per la corretta gestione della cassa previdenziale. Ti aiutiamo a scegliere la combinazione ATECO più conveniente per la tua attività.

                • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
                • Telefono: 0432 1638640
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                Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata sulla gestione di più ATECO nella tua partita IVA forfettaria.

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                Luglio 10, 2026/da Andrea Damiani
                https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 08:00:002026-05-24 09:54:34Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple
                Pagina 1 di 3123

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