PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOCosto Commercialista Forfettario 2026: Confronto Tariffe, Online e CAFQuanto costa un commercialista per un forfettario nel 2026? Se hai aperto o stai per aprire una partita IVA in regime forfettario, questa è probabilmente la domanda che ti stai ponendo in questo momento. La risposta varia enormemente: si passa dai 250€ annui di un CAF come il nostro fino ai 2.500€ di uno studio tradizionale in centro città. In mezzo troviamo i commercialisti online (Fiscozen, Aziendabile, Idealsofà) con tariffe tra 350 e 900€, e l’opzione fai-da-te che costa zero ma può rivelarsi la più costosa di tutte.In questa guida completa analizziamo ogni opzione disponibile sul mercato italiano nel 2026: cosa include davvero la tariffa, quali sono i costi nascosti, come confrontare preventivi diversi e come scegliere il professionista giusto per il tuo fatturato e la tua attività. Alla fine troverai anche il dettaglio delle nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine: 250-450€/anno per forfettari semplici, tutto incluso.Indice dei contenutiQuanto costa un commercialista per forfettario nel 2026Tabella riepilogativa dei prezziCosa include la tariffa standardCosa non include: i costi extra nascostiCommercialista tradizionale in studioCommercialista online: Fiscozen, Aziendabile e altriCAF: la soluzione economica e territorialeFai-da-te: rischi e quando è fattibileCosa influenza davvero il prezzoCome scegliere il commercialista giustoLe nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di UdineDomande frequenti★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Quanto costa un commercialista per forfettario nel 2026Il costo medio di un commercialista per un forfettario nel 2026 si colloca in una forchetta molto ampia: da 250 a 2.500 euro l’anno, IVA esclusa. Questa variabilità dipende da tre fattori principali: il tipo di professionista scelto (studio fisico, servizio online o CAF), il volume di operazioni gestite e i servizi extra richiesti.Per un forfettario “tipo” con 30-60 fatture l’anno e senza clienti esteri, le tariffe medie effettive si attestano su questi valori:Commercialista tradizionale: 1.200-1.800€/anno + IVACommercialista online: 400-700€/anno + IVACAF: 300-500€/anno (IVA inclusa o esente)Fai-da-te: 0€ ma con rischi di errore elevatiIl regime forfettario è particolarmente semplice dal punto di vista contabile: non richiede tenuta della contabilità ordinaria, non prevede IVA sulle fatture, non impone scritture contabili complesse. Questo giustifica tariffe più basse rispetto a un regime ordinario o a un’impresa con dipendenti. Pagare 2.000€ per un forfettario è quasi sempre eccessivo, salvo casi particolari di grande volume di operazioni o di attività con molti clienti esteri. Tabella riepilogativa dei prezzi commercialista forfettario 2026Ecco il confronto diretto tra le quattro opzioni disponibili per gestire la contabilità del tuo regime forfettario nel 2026:TipologiaCosto annuo (IVA escl.)Cosa includeTarget consigliatoCAF (es. Centro Fiscale Udine)250-600€Dichiarazione, F24, contabilità base, 730 inclusoForfettari semplici, privati, famiglieCommercialista online350-900€App, chat, dichiarazione, F24, fatturazione elettronicaFreelance digitali, partite IVA giovaniCommercialista tradizionale1.000-2.500€Consulenza personale, dichiarazione, contabilità completaProfessionisti strutturati, situazioni complesseFai-da-te0€ (+ eventuali sanzioni)Nulla, fai tutto da solo con softwareChi ha competenze fiscali avanzateNota: i prezzi sono riferimenti medi di mercato rilevati nel primo trimestre 2026. Le tariffe specifiche possono variare in base al professionista, alla città e ai servizi inclusi. Richiedi sempre un preventivo dettagliato per iscritto.Cosa include normalmente la tariffa del commercialista forfettarioPrima di confrontare i prezzi, devi sapere cosa aspettarti dal pacchetto base di qualsiasi professionista che gestisce una partita IVA forfettaria. Un servizio completo deve includere questi elementi fondamentali:Apertura Partita IVA (una tantum)La pratica di apertura ComUnica presso Agenzia delle Entrate, INPS e Camera di Commercio (se necessaria). Costo tipico: 50-200€ una tantum, spesso incluso gratuitamente se sottoscrivi un contratto annuale. Alcuni commercialisti online offrono apertura P.IVA gratis come lead magnet.Tenuta contabile semplificataIl forfettario non tiene una contabilità ordinaria, ma ha comunque obblighi di registrazione: conservazione fatture emesse e ricevute, registro cronologico delle operazioni, numerazione progressiva delle fatture. Il commercialista gestisce questi adempimenti e li verifica periodicamente.Compilazione e invio Modello Redditi PFOgni anno il forfettario deve presentare il Modello Redditi Persone Fisiche, con compilazione obbligatoria del Quadro LM (dedicato al regime forfettario) e dei quadri relativi ad altri redditi eventuali (immobili, dipendenti, investimenti). Invio telematico entro il 30 novembre 2026 (salvo proroghe).Calcolo imposta sostitutiva e contributi INPSIl commercialista calcola: imposta sostitutiva al 15% (o 5% nei primi 5 anni per le startup), contributi INPS (Gestione Separata al 26,07% o Artigiani/Commercianti con minimale fisso ~4.500€), acconti di novembre. Un errore di calcolo può costare molto in sanzioni.Preparazione F24 con codici tributoTutti i versamenti seguono il modello F24 con codici tributo specifici: 1790 (imposta sostitutiva saldo), 1791 (primo acconto), 1792 (secondo acconto). Il commercialista predispone i modelli e ti indica scadenze e importi.Gestione bollo virtuale sulle fattureIl forfettario applica imposta di bollo 2€ su fatture superiori a 77,47€ (la maggior parte). Il bollo virtuale si paga trimestralmente con F24 code 2521-2524. Questo adempimento, pur semplice, richiede monitoraggio trimestrale. Cosa NON include: i costi extra nascostiQuesta è la parte più importante da leggere prima di firmare qualsiasi contratto. Le tariffe pubblicizzate non coprono tutto: ci sono servizi extra che possono far lievitare significativamente il costo annuo reale.Fatturazione elettronicaDal 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite SDI. Alcuni commercialisti includono la piattaforma di fatturazione nel canone annuo; altri la fatturano separatamente a 100-300€/anno. Chiedi sempre esplicitamente: “La fatturazione elettronica è inclusa?”.Consulenze straordinarieDomande urgenti, pianificazione fiscale, simulazioni di crescita del fatturato, valutazioni sul passaggio al regime ordinario: sono consulenze orarie extra che costano tipicamente 80-150€/ora. Alcuni pacchetti includono 1-2 ore l’anno, altri le fatturano sempre a parte.Pratiche INPS specialiRichiesta di riduzione contributiva del 35% (artigiani e commercianti), domande di DIS-COLL, indennità di maternità, congedi, rateizzazione contributi arretrati. Ogni pratica ha un costo aggiuntivo tipico di 50-200€.Rappresentanza in caso di accertamentiSe l’Agenzia delle Entrate apre un accertamento o invia una comunicazione di irregolarità, la tariffa base non copre la difesa. Si tratta di consulenza legale-tributaria che può costare da 300€ (piccole comunicazioni) fino a diverse migliaia di euro per contenziosi complessi.Comunicazioni LIPE (caso uscita dal regime)Se superi 85.000€ di fatturato durante l’anno e cadi nel regime ordinario, dovrai gestire liquidazioni IVA periodiche (LIPE), IVA trimestrale, modello IVA annuale. Questo cambio regime comporta costi aggiuntivi di 500-1.200€/anno per la maggior complessità contabile. Commercialista tradizionale in studio: 1.000-2.500€/annoIl commercialista con studio fisico è l’opzione classica: ti ricevi in ufficio, parli con una persona in carne e ossa, costruisci una relazione di lungo termine. Resta la scelta preferita di molti liberi professionisti strutturati, avvocati, medici, consulenti con fatturati alti o clienti esteri.I vantaggi del commercialista tradizionaleRelazione personale diretta: appuntamenti in studio, telefonate, risposte rapide su WhatsAppConoscenza locale del territorio: conosce banche, istituzioni, commercialisti locali, agenti delle entrate della zonaSupporto su misura: può adattare la strategia fiscale alle tue esigenze specificheGestione di situazioni complesse: clienti esteri, investimenti, immobili, contenziosiConsulenza integrata: spesso lavora insieme al commercialista anche un consulente del lavoro, un notaio, un avvocatoGli svantaggi e quanto costa davveroCosti significativamente più alti: 1.000-2.500€/anno + IVA anche per un forfettario sempliceOrari d’ufficio rigidi: raramente disponibili nel weekend o la seraScarsa digitalizzazione: molti studi ancora usano carta, moduli via mail, piattaforme datateTariffazione a ore: ogni “chiacchierata” viene conteggiataSpesso over-qualified: paghi l’esperienza per un lavoro che è quasi standardizzatoConviene a chi? A chi ha un fatturato vicino alla soglia dei 85.000€, a chi lavora con l’estero, a chi ha più fonti di reddito (immobili, investimenti, dipendenti occasionali), a chi vuole una consulenza strategica completa.Commercialista online: Fiscozen, Aziendabile, Idealsofà e altriNegli ultimi cinque anni sono esplose le piattaforme di commercialista online dedicate specificamente alle partite IVA forfettarie. Propongono un modello standardizzato, digitale, tendenzialmente low-cost: dashboard web, app mobile, chat con consulenti, fatturazione elettronica integrata.Le principali piattaforme nel 2026Fiscozen è il leader di mercato. Offre pacchetto Starter (~35€/mese, 420€/anno) con fatturazione elettronica illimitata, chat illimitata, dichiarazione annuale inclusa. Pacchetto Premium ~55€/mese (660€/anno). Recensioni generalmente positive su Trustpilot, ma alcune critiche sulla rotazione del personale assegnato.Aziendabile propone tariffe simili (da ~30€/mese) con forte presenza di consulenti umani via videochiamata. Buone recensioni sull’attenzione individuale.Idealsofà (TaxFix Italia) si concentra sulle partite IVA più piccole: canoni da ~25€/mese (300€/anno), ideale per freelance agli inizi con pochi adempimenti.Altri player minori: ContaPlus, TaxRocks, Flexworker, PartitaIva.it. Tariffe comparabili, qualità variabile.Vantaggi del commercialista onlinePrezzo competitivo: 350-900€/anno con tutto incluso (fatturazione elettronica, chat)Completamente digitale: app, dashboard, carica documenti dal telefonoTrasparenza di prezzo: canone fisso mensile, zero sorpreseAssistenza sempre disponibile: chat con risposta entro 24 ore, videochiamate su prenotazioneApertura P.IVA gratuita: quasi tutti offrono l’apertura gratis se attivi l’abbonamentoSvantaggi del commercialista onlineStandardizzazione: il servizio è pensato per forfettari “tipici”, non gestisce bene casi particolariSupporto via chat/email: nessuna relazione face-to-face (videochiamata solo su appuntamento)Rotazione del personale: potresti parlare con un consulente diverso ogni mesePoca conoscenza locale: non conoscono il tuo territorio, le agenzie locali, eventuali agevolazioni regionaliLimiti su consulenza strategica: spesso ti rispondono “consulta un commercialista di fiducia” per questioni complesseConviene a chi? A freelance digitali (copywriter, sviluppatori, designer, social media manager), a partite IVA giovani con attività semplice, a chi privilegia la comodità digitale e un prezzo fisso trasparente. CAF: la soluzione economica e territorialeI Centri di Assistenza Fiscale (CAF) sono l’opzione più sottovalutata dai forfettari ma spesso la più conveniente. Pensati originariamente per il 730 dei dipendenti, i CAF qualificati (come il CAF Centro Fiscale di Udine) offrono oggi servizi completi per le partite IVA forfettarie, a prezzi significativamente inferiori rispetto a studi commercialisti e online.Vantaggi del CAF per forfettariPrezzi più bassi del mercato: 250-600€/anno comprensivi di quasi tuttoSupporto territoriale in presenza: ufficio fisico, appuntamenti in sede730 e ISEE inclusi o scontati: se hai anche redditi da lavoro dipendente o devi richiedere bonusAssistenza successioni: molti CAF offrono anche gestione pratiche successoriePratiche patronato integrate: NASPI, pensioni, invalidità spesso disponibili nello stesso ufficioContinuità del professionista: sempre la stessa persona di riferimentoSvantaggi del CAFAlcuni servizi limitati: pianificazione fiscale strategica avanzata non sempre disponibileEsperienza fiscale specialistica ridotta su nicchie molto particolari (crypto complessa, holding estere)Digitalizzazione variabile: dipende dal CAF specificoMeno consulenza “proattiva”: il CAF esegue, raramente propone ottimizzazioniConviene a chi? Al 90% dei forfettari standard: freelance, piccoli artigiani, commercianti, consulenti con situazione semplice. Soprattutto se vuoi anche assistenza 730, ISEE, pratiche patronato e successioni sotto lo stesso tetto.Fai-da-te: rischi e quando è (davvero) fattibileL’idea di gestire da soli la partita IVA forfettaria seduce molti, soprattutto chi ha appena iniziato e ha budget limitato. Il fai-da-te costa zero euro di parcella ma i rischi possono essere altissimi.I rischi concreti del fai-da-teErrori nel calcolo dell’imposta sostitutiva: sbagliare il coefficiente di redditività significa pagare troppo o troppo poco (con sanzioni)Mancato versamento acconti di novembre: sanzione del 30% + interessiErrori sul bollo virtuale fatture: accertamento con ricalcolo di anni pregressiCompilazione errata Quadro LM: scarto telematico, omessa dichiarazione, sanzione minima 250€Perdita del regime forfettario: per errata valutazione delle cause ostative (seconda partecipazione in SRL, compensi da ex datore, ecc.)Stress continuo: scadenze da ricordare, normative in evoluzione, Agenzia Entrate da monitorareQuando il fai-da-te è (forse) fattibileIl fai-da-te può avere senso solo in casi molto specifici e con le competenze giuste:Fatturato molto basso (sotto i 20-30.000€/anno)Poche fatture (meno di 20-30 l’anno)Un solo tipo di cliente (nessuna frammentazione contrattuale)Nessun cliente estero, nessun rapporto con SRLNessun reddito secondario (immobili, investimenti, lavoro dipendente)Conoscenza fiscale personale di base (saper leggere il TUIR, i codici tributo, il portale Entratel)In tutti gli altri casi, risparmiare 300€ all’anno per rischiare sanzioni da 1.000-5.000€ non è una buona idea. E non stiamo considerando il tempo speso a studiare la normativa, compilare moduli, chiamare l’Agenzia Entrate. Cosa influenza davvero il prezzo del commercialista forfettarioQuando confronti i preventivi, devi capire perché lo stesso tipo di attività può costare 300€ da un professionista e 1.800€ da un altro. Ecco i 5 fattori che spostano davvero il prezzo:1. Volume di operazioni (numero di fatture)Più fatture emetti, più lavoro amministrativo richiede la tua contabilità. Un forfettario con 10 fatture l’anno pagherà molto meno di uno con 200 fatture. Molti professionisti applicano scaglioni:Fino a 30 fatture: tariffa base31-100 fatture: +20% circa101-300 fatture: +40-60%Oltre 300 fatture: tariffa personalizzata2. Categoria di attività (codice ATECO)Alcune attività hanno complessità fiscali maggiori: commercio al dettaglio con magazzino, e-commerce con vendita UE, artigiani con dipendenti, professionisti con cassa autonoma. Il tuo codice ATECO influenza il coefficiente di redditività e la gestione contributiva (Gestione Separata vs. Artigiani vs. Casse professionali).3. Numero di clienti esteriFatturare a clienti UE o extra-UE significa gestire inversione contabile, MOSS/OSS, esterometro, reverse charge. Aggiunge complessità significativa e spesso il commercialista applica un sovrapprezzo di 100-300€/anno se hai più del 20% di fatturato estero.4. Servizi extra richiestiOgni servizio aggiuntivo ha un costo: 730 (50-80€), ISEE (20-40€), successione (500-2.000€), contratto d’affitto (50-100€), pratiche INPS (50-200€), visure camerali (20-30€), consulenza oraria (80-150€/h).5. Localizzazione geograficaI prezzi variano sensibilmente per area. Un commercialista in Milano centro costa mediamente il 40-60% in più rispetto a un professionista di una piccola città del Sud o del Nord-Est. A Udine e in Friuli Venezia Giulia i prezzi sono in linea con la media nazionale, con buone opzioni tra 400 e 1.200€/anno per forfettari semplici.Come scegliere il commercialista giusto: 7 consigli praticiNon esiste il “commercialista migliore in assoluto”: esiste il professionista giusto per te. Ecco i 7 criteri per scegliere bene nel 2026:Richiedi sempre un preventivo scritto e dettagliato: cosa è incluso, cosa è extra, costi di uscita, tempistiche di rispostaVerifica l’iscrizione all’Ordine: per commercialisti, cerca nell’Albo Dottori Commercialisti; per i CAF, verifica l’autorizzazione del MinisteroConfronta almeno 3 preventivi: uno studio, uno online, un CAFLeggi le recensioni online: Google Reviews, Trustpilot, forum di categoria (HumanLabs per freelance)Testa la reattività: scrivi una domanda via email o chat e misura quanto ci mette a rispondertiChiedi a chi ti riferirai: è sempre la stessa persona o cambia ogni volta? Un riferimento unico è spesso meglioNon farti abbagliare solo dal prezzo: se un preventivo è molto sotto la media, probabilmente mancano servizi essenzialiUn consiglio pratico: chiedi una consulenza conoscitiva gratuita. Molti commercialisti (noi inclusi) la offrono. In 30 minuti capisci se la chimica funziona e se la competenza è quella giusta. Le nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine: 250-450€ per forfettariIl CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per le partite IVA in regime forfettario a tariffe trasparenti e competitive. Ecco il nostro listino 2026 per i forfettari:PacchettoPrezzo annuoIncludeForfettario Base250€/annoDichiarazione Redditi PF, Quadro LM, F24, consulenza di base, fino a 30 fattureForfettario Standard350€/annoPacchetto Base + fatturazione elettronica inclusa, bollo virtuale trimestrale, fino a 100 fattureForfettario Plus450€/annoPacchetto Standard + consulenza oraria (2h/anno), pratiche INPS, fino a 300 fattureApertura P.IVAGRATUITAApertura e codifica ATECO gratis con sottoscrizione di un pacchetto annualeIn più, se sei un nostro cliente forfettario, hai diritto a tariffe agevolate su tutti gli altri servizi:730 personale: incluso gratuito nel Pacchetto Plus, 30€ negli altriISEE: 15€ (invece di 25€)Successioni: sconto 10% sul listinoPratiche patronato (NASPI, pensioni): incluse gratuitamenteConsulenza ordinaria: 100€/h (tariffa fissa, no maggiorazioni)Perché scegliere noiPresenza territoriale: ufficio in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine — ci vedi di persona quando vuoiContinuità professionale: sempre la stessa persona di riferimento per la tua praticaCompetenza locale FVG: conosciamo il territorio, le banche locali, il sistema tavolare per successioniServizio integrato: CAF, patronato, successioni, contratti nello stesso ufficioConsulenza gratuita iniziale: primo appuntamento conoscitivo senza impegno📞 Chiamaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare una consulenza gratuita. Oppure scrivi a info@centrofiscale.com e ti richiamiamo entro 24 ore.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 3 anni. 📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Fatturazione elettronicaDomande frequenti sul costo del commercialista forfettarioQuanto costa in media un commercialista per forfettario nel 2026?Il costo medio varia da 250€/anno (CAF) a 2.500€/anno (studio tradizionale in grande città). La media di mercato per un forfettario standard con 30-60 fatture l’anno si attesta tra 400 e 900€ annui. Il CAF è generalmente l’opzione più economica per forfettari semplici.Cosa deve includere il costo annuo di un commercialista forfettario?Il pacchetto base deve includere: apertura P.IVA (una tantum o gratuita), Modello Redditi PF con Quadro LM, calcolo imposta sostitutiva e contributi INPS, F24 con codici tributo, bollo virtuale trimestrale, consulenza di base. La fatturazione elettronica a volte è inclusa, a volte è extra (100-300€/anno).Meglio un commercialista online o tradizionale per il forfettario?Dipende dalle tue priorità: il commercialista online (Fiscozen, Aziendabile) offre prezzi bassi e digitalizzazione completa, ideale per freelance giovani e situazioni semplici. Il commercialista tradizionale offre relazione personale e gestione di casi complessi. Una terza via è il CAF: presenza territoriale a prezzi simili al digitale.Posso fare la dichiarazione dei redditi forfettario da solo?Tecnicamente sì, tramite il software gratuito dell’Agenzia delle Entrate (compilazione web Redditi PF). In pratica però è sconsigliato: gli errori nel Quadro LM, nel calcolo del coefficiente di redditività o degli acconti possono costare molto in sanzioni. Il risparmio di 300€/anno non giustifica il rischio.Quanto costa Fiscozen nel 2026?Il pacchetto Fiscozen Starter parte da circa 35€/mese (420€/anno) e include fatturazione elettronica illimitata, chat con consulenti, dichiarazione annuale. Il pacchetto Premium costa circa 55€/mese (660€/anno) con servizi aggiuntivi. I prezzi esatti possono variare e vanno verificati sul sito ufficiale.Il CAF può gestire la partita IVA forfettaria?Sì, i CAF qualificati come il CAF Centro Fiscale di Udine offrono servizi completi per le partite IVA forfettarie: apertura P.IVA, Modello Redditi PF, Quadro LM, F24, fatturazione elettronica, consulenza. Le tariffe partono da 250€/anno, tra le più basse sul mercato.Cosa succede se sbaglio la dichiarazione fai-da-te?Le sanzioni variano in base all’errore: omesso versamento (sanzione del 30% + interessi), infedele dichiarazione (90-180% dell’imposta evasa), omessa dichiarazione (120-240% dell’imposta dovuta, minimo 250€). Un errore al Quadro LM può costare facilmente 1.000-3.000€, rispetto ai 300-500€ di un CAF.Quando conviene passare dal forfettario al regime ordinario?Obbligatoriamente quando superi 85.000€ di fatturato annuo. Volontariamente quando hai costi reali molto elevati (sopra il 40-50% del fatturato) e il coefficiente forfettario ti penalizza. La valutazione deve essere fatta con un commercialista perché il cambio di regime ha costi di gestione molto superiori (500-1.200€ in più all’anno di tenuta contabile).Hai ancora dubbi sul tuo commercialista forfettario?Scegliere il professionista giusto per la tua partita IVA forfettaria può far risparmiare centinaia di euro all’anno e soprattutto molto stress. Se vuoi capire quale opzione fa per te, fissa una consulenza gratuita con il CAF Centro Fiscale di Udine: analizziamo insieme la tua situazione e ti diciamo, senza impegno, qual è la soluzione più conveniente.📍 Vieni a trovarci: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine 📞 Telefono: 0432 1638640 💬 WhatsApp: 366 6018121 ✉️ Email: info@centrofiscale.comQuesto articolo ha valore informativo e riflette la normativa vigente al momento della pubblicazione. Per la tua specifica situazione fiscale consulta sempre un professionista qualificato. Le tariffe delle piattaforme online citate sono riferimenti indicativi e vanno sempre verificate sui rispettivi siti ufficiali.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-19 14:00:002026-08-17 10:16:48Costo Commercialista Forfettario 2026: Confronto Tariffe, Online e CAF
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOContributi Previdenziali Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa al Risparmio FiscaleI contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario 2026 rappresentano l’unico vero strumento di risparmio fiscale a disposizione di chi opera con la flat tax. A differenza del regime forfettario ordinario dove i costi reali non vengono considerati, i contributi previdenziali godono di un trattamento speciale: si sottraggono direttamente dal reddito imponibile, riducendo la base su cui si calcola l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività). In questa guida completa scoprirai come funziona la deduzione dei contributi previdenziali, quanto puoi risparmiare concretamente e come evitare gli errori più comuni nella dichiarazione delle spese deducibili. Indice dei contenutiPerché i contributi previdenziali sono l’unica deduzione nel forfettarioCome funziona la deduzione dei contributi nel regime forfettarioContributi INPS Gestione Separata: aliquote e calcolo 2026Contributi INPS Commercianti e Artigiani nel forfettarioContributi Casse Professionali: ENPAM, Cassa Forense, INARCASSACalcolo pratico: quanto risparmi deducendo i contributiContributi versati in ritardo: sono deducibili?Contributi volontari e riscatto laurea nel forfettarioCome indicare i contributi nel Quadro LM della dichiarazioneErrore comune: contributi nel 730 se sei forfettarioStrategia: conviene versare contributi aggiuntivi?Domande frequentiPerché i contributi previdenziali sono l’unica deduzione nel regime forfettarioIl regime forfettario funziona in modo completamente diverso dal regime ordinario. Mentre nel sistema tradizionale puoi sottrarre tutte le spese sostenute per l’attività (affitto ufficio, cancelleria, utenze, software), nel forfettario i costi vengono determinati in modo forfettario attraverso il coefficiente di redditività. In pratica, lo Stato presume che tu abbia delle spese pari a una certa percentuale dei ricavi, e su quella base calcola il tuo reddito imponibile.Questo significa che non puoi dedurre l’affitto dello studio, il costo del computer o le bollette del telefono. Tuttavia, c’è un’eccezione fondamentale: i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno si deducono dal reddito imponibile già determinato con il coefficiente. È una regola prevista dall’articolo 1, comma 64, della Legge 190/2014 (la legge istitutiva del regime forfettario) e confermata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 2016.Per capire meglio: se hai ricavi di 50.000 euro e il tuo coefficiente di redditività è del 78% (come per gli avvocati), il reddito lordo forfettario è 39.000 euro. Da qui puoi sottrarre i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Se hai pagato 10.000 euro di contributi alla Cassa Forense, il reddito imponibile scende a 29.000 euro, e su questa cifra paghi il 15% di imposta sostitutiva. Come funziona la deduzione dei contributi nel regime forfettarioLa deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario segue un meccanismo preciso che è importante comprendere per evitare errori. Il punto chiave è questo: i contributi si deducono dal reddito imponibile, non dall’imposta. Questa distinzione è fondamentale.Ecco come funziona il calcolo, passo dopo passo:Calcolo dei ricavi — somma di tutti i compensi/ricavi incassati nell’anno (criterio di cassa)Applicazione del coefficiente di redditività — ogni codice ATECO ha il suo (dal 40% al 86%)Reddito lordo forfettario = ricavi x coefficiente di redditivitàSottrazione dei contributi previdenziali versati nell’annoReddito imponibile netto = reddito lordo – contributi previdenzialiImposta sostitutiva = reddito imponibile netto x 15% (o 5%)Un aspetto cruciale: i contributi previdenziali deducibili si sottraggono dal reddito e non dall’imposta. Questo significa che il risparmio effettivo non corrisponde all’intero importo dei contributi, ma alla percentuale dell’imposta sostitutiva applicata su quell’importo. Se versi 5.000 euro di contributi e paghi il 15% di imposta, il risparmio reale è di 750 euro (5.000 x 15%). Se sei nel regime agevolato al 5%, il risparmio scende a 250 euro.Un’altra regola importante: se i contributi previdenziali superano il reddito forfettario, l’eccedenza non può essere portata in detrazione nel modello 730 o nel modello Redditi PF come reddito complessivo. L’eccedenza si perde, a meno che tu non abbia anche altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria (ad esempio, un reddito da lavoro dipendente). Contributi INPS Gestione Separata: aliquote e calcolo 2026La Gestione Separata INPS è la cassa previdenziale di riferimento per i liberi professionisti senza cassa (consulenti, copywriter, web designer, formatori, traduttori e molte altre categorie). Nel 2026, le aliquote contributive della Gestione Separata sono:26,07% per i professionisti senza altra copertura previdenziale (aliquota piena)24% per chi ha già un’altra copertura previdenziale (ad esempio, un lavoro dipendente parallelo o iscrizione a un’altra cassa)Questi contributi INPS si calcolano sul reddito imponibile forfettario (ricavi x coefficiente di redditività, prima della deduzione dei contributi stessi). Il calcolo avviene quindi in modo circolare: i contributi riducono il reddito, ma il reddito determina i contributi. Per questo motivo si utilizza una formula matematica che risolve il “circolo”.Esempio pratico con Gestione Separata: Marco è un consulente informatico forfettario con ricavi di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 78%. Il suo reddito lordo è 31.200 euro. Con l’aliquota del 26,07%, i contributi INPS ammontano a circa 6.437 euro (calcolati con la formula iterativa). Il reddito imponibile dopo la deduzione scende a 24.763 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva: 3.714 euro. Senza la deduzione, l’imposta sarebbe stata 4.680 euro. Il risparmio fiscale grazie alla deduzione dei contributi è di 966 euro. Contributi INPS Commercianti e Artigiani nel forfettarioChi esercita un’attività commerciale o artigianale nel regime forfettario è iscritto alla Gestione Commercianti o Artigiani INPS. Il sistema contributivo per queste categorie è diverso dalla Gestione Separata perché prevede un contributo minimo obbligatorio (i cosiddetti “minimali”), indipendentemente dal reddito effettivo.Nel 2026, i parametri principali sono:Contributo fisso annuo (minimali): circa 4.427 euro per i commercianti e circa 4.385 euro per gli artigiani (importi indicativi, aggiornati annualmente dall’INPS sulla base della variazione ISTAT)Aliquota percentuale: 24,48% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti (+ 0,48% di contributo maternità) sul reddito eccedente il minimale fino al massimaleRiduzione forfettaria del 35%: i forfettari possono richiedere una riduzione del 35% sia sui contributi fissi che sulla percentuale eccedente (art. 1, comma 77, Legge 190/2014)La riduzione del 35% è un vantaggio esclusivo dei forfettari che può essere richiesta all’INPS tramite il cassetto previdenziale. Attenzione però: questa riduzione comporta un accredito contributivo proporzionalmente inferiore ai fini pensionistici. Chi la sceglie accumula meno contributi per la pensione futura.Tutti i contributi versati alla Gestione Commercianti o Artigiani, sia i minimali che l’eventuale percentuale eccedente, sono interamente deducibili dal reddito forfettario. Anche i contributi versati con la riduzione del 35% sono deducibili per l’importo effettivamente pagato. Contributi Casse Professionali: ENPAM, Cassa Forense, INARCASSAI professionisti iscritti a un albo professionale (medici, avvocati, architetti, ingegneri, psicologi, commercialisti, geometri, infermieri) versano i contributi alla propria cassa di previdenza e non all’INPS. Anche questi contributi previdenziali sono interamente deducibili nel regime forfettario, seguendo le stesse regole dei contributi INPS.Ecco le principali casse professionali e le aliquote indicative per il 2026:Cassa Forense (avvocati): contributo soggettivo del 15% sul reddito professionale + contributo integrativo del 4% (quest’ultimo addebitato al cliente in fattura)ENPAM (medici e odontoiatri): Quota A fissa annua (circa 1.500-3.000 euro in base all’età) + Quota B proporzionale (aliquota variabile dal 2% al 24,5%)INARCASSA (architetti e ingegneri): contributo soggettivo del 14,5% + contributo integrativo del 4%ENPAP (psicologi): contributo soggettivo del 10% + contributo integrativo del 2%CIPAG (geometri): contributo soggettivo del 18% circa + contributo integrativoENPAPI (infermieri): contributo soggettivo del 16% + contributo integrativo del 4%Cassa Dottori Commercialisti (CNPADC): contributo soggettivo dal 12% al 100% del reddito + contributo integrativo del 4%Attenzione alla distinzione: il contributo soggettivo è sempre deducibile perché è a carico del professionista. Il contributo integrativo (il famoso 4% o 2% in fattura) è generalmente a carico del cliente e non è deducibile dal reddito del professionista, salvo specifiche eccezioni previste dallo statuto della cassa. Consulta sempre il regolamento della tua cassa o rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine per un chiarimento personalizzato.Calcolo pratico: quanto risparmi deducendo i contributiVediamo con esempi concreti quanto si risparmia grazie alla deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario 2026. Ricorda: il risparmio è pari ai contributi moltiplicati per l’aliquota dell’imposta sostitutiva (15% o 5%). Esempio 1: Consulente con Gestione Separata (aliquota 15%)Ricavi annui: 45.000 euroCoefficiente di redditività: 78%Reddito lordo: 35.100 euroContributi INPS versati (26,07%): circa 7.246 euroReddito imponibile: 35.100 – 7.246 = 27.854 euroImposta sostitutiva (15%): 4.178 euroSenza deduzione, l’imposta sarebbe: 35.100 x 15% = 5.265 euroRisparmio fiscale: 1.087 euroEsempio 2: Avvocato con Cassa Forense (aliquota 15%)Ricavi annui: 60.000 euroCoefficiente di redditività: 78%Reddito lordo: 46.800 euroContributi Cassa Forense versati (soggettivo 15%): circa 7.020 euroReddito imponibile: 46.800 – 7.020 = 39.780 euroImposta sostitutiva (15%): 5.967 euroSenza deduzione: 46.800 x 15% = 7.020 euroRisparmio fiscale: 1.053 euroEsempio 3: Nuova attività con aliquota agevolata al 5%Ricavi annui: 30.000 euroCoefficiente di redditività: 67%Reddito lordo: 20.100 euroContributi INPS versati: circa 4.148 euroReddito imponibile: 20.100 – 4.148 = 15.952 euroImposta sostitutiva (5%): 798 euroSenza deduzione: 20.100 x 5% = 1.005 euroRisparmio fiscale: 207 euroCome puoi notare, il risparmio è proporzionalmente maggiore per chi paga il 15% rispetto a chi gode dell’aliquota agevolata del 5%. In ogni caso, la deduzione dei contributi previdenziali è sempre conveniente e non va mai dimenticata nella dichiarazione dei redditi.Contributi versati in ritardo: sono deducibili?Una domanda molto frequente riguarda i contributi previdenziali versati in ritardo: sono comunque deducibili nel regime forfettario? La risposta è sì, con alcune precisazioni importanti.Il principio fondamentale è il criterio di cassa: i contributi sono deducibili nell’anno in cui vengono effettivamente pagati, indipendentemente dal periodo di competenza. Questo significa che:Se paghi nel 2026 i contributi relativi al 2025 (perché eri in ritardo), li deduci nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno di imposta 2026)Se paghi una rateizzazione INPS con più rate nell’anno, deduci solo le rate effettivamente versate in quell’annoSe paghi sanzioni e interessi per ritardato pagamento, questi non sono deducibili — solo la quota capitale dei contributi è ammessa alla deduzioneAnche i contributi pagati tramite cartella esattoriale (perché non versati spontaneamente) mantengono la deducibilità per la parte relativa ai contributi veri e propri, escludendo sanzioni, interessi e aggio di riscossione. Contributi volontari e riscatto laurea nel forfettarioOltre ai contributi obbligatori, esistono altre forme di contribuzione previdenziale che meritano un approfondimento per chi opera nel regime forfettario.Contributi volontari INPSI contributi volontari sono versamenti che il lavoratore autonomo può effettuare per coprire periodi non lavorati o per integrare la posizione previdenziale. Nel regime forfettario, i contributi volontari autorizzati dall’INPS sono deducibili dal reddito forfettario, a condizione che siano relativi alla propria posizione previdenziale.Riscatto della laureaIl riscatto della laurea è un tema complesso per i forfettari. I contributi versati per il riscatto degli anni di studio universitario sono tecnicamente contributi previdenziali e quindi dovrebbero essere deducibili. Tuttavia, la deducibilità dipende dalla gestione previdenziale:Se il riscatto è nella stessa gestione (es. Gestione Separata INPS) dove versi i contributi da forfettario, è deducibile dal reddito forfettarioSe il riscatto è in una gestione diversa (es. riscatto nella gestione dipendenti per un ex lavoratore subordinato ora forfettario), la questione è controversa. La prassi dell’Agenzia delle Entrate tende a considerarli deducibili dal reddito complessivo IRPEF, ma non dal reddito forfettarioDato che il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva che esclude il reddito dalla base imponibile IRPEF, chi non ha altri redditi IRPEF rischia di perdere la deducibilità del riscatto laurea in una gestione diversa. È un caso in cui rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine può fare la differenza per ottimizzare la scelta.Come indicare i contributi nel Quadro LM della dichiarazioneI contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario si indicano nel Quadro LM del Modello Redditi Persone Fisiche. Ecco i passaggi pratici:Rigo LM22 (colonna 1): indica il totale dei ricavi o compensi percepiti nell’annoRigo LM34: il reddito lordo calcolato applicando il coefficiente di redditivitàRigo LM35: qui si indicano i contributi previdenziali deducibili — l’importo totale dei contributi obbligatori versati nell’anno di imposta (criterio di cassa)Rigo LM36: il reddito netto (rigo LM34 meno rigo LM35) su cui si calcola l’imposta sostitutivaRigo LM37 o LM38: l’imposta sostitutiva calcolata (15% o 5%) Documenti da conservare: per giustificare la deduzione dei contributi, conserva le ricevute di pagamento dei contributi INPS (modelli F24) o le attestazioni della cassa professionale. L’INPS mette a disposizione nel cassetto previdenziale la situazione dei contributi versati, che può servire come riscontro.Eccedenza contributi: se l’importo dei contributi previdenziali (rigo LM35) supera il reddito lordo (rigo LM34), il reddito netto al rigo LM36 sarà pari a zero. L’eccedenza dei contributi non può essere riportata negli anni successivi nel Quadro LM, ma se hai altri redditi soggetti a IRPEF, puoi dedurla nel Quadro RP (sezione II, rigo RP21) dal reddito complessivo.Errore comune: contributi nel 730 se sei forfettarioUno degli errori più frequenti tra i forfettari riguarda il tentativo di dedurre i contributi previdenziali nel modello 730. Chiariamo subito: se sei un forfettario e il tuo unico reddito è quello dell’attività in regime forfettario, non puoi usare il 730.Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali. Di conseguenza, il reddito forfettario non concorre al reddito complessivo IRPEF. Il modello 730 si usa per dichiarare redditi soggetti a IRPEF (lavoro dipendente, pensione, fabbricati, ecc.), e le deduzioni/detrazioni nel 730 funzionano solo su redditi IRPEF.Ecco gli scenari possibili:Solo reddito forfettario: usi il Modello Redditi PF con il Quadro LM. I contributi li deduci al rigo LM35. Non presenti il 730.Reddito forfettario + reddito dipendente/pensione: presenti sia il Modello Redditi PF (Quadro LM per il forfettario) sia il 730 (per il reddito dipendente). I contributi relativi all’attività forfettaria li deduci nel Quadro LM. L’eventuale eccedenza può andare nel 730 (Quadro E/RP).Reddito forfettario + redditi da fabbricati: usi il Modello Redditi PF completo, con Quadro LM per il forfettario e Quadro RB per i fabbricati.Attenzione: un errore nella collocazione dei contributi previdenziali deducibili può generare incongruenze nella dichiarazione e controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per evitare problemi, affidati a un professionista o al CAF Centro Fiscale per la compilazione.Strategia: conviene versare contributi aggiuntivi per abbattere il reddito?Dato che i contributi previdenziali sono l’unica deduzione possibile nel regime forfettario, può sorgere una domanda strategica: conviene versare contributi aggiuntivi per ridurre il reddito imponibile?La risposta dipende dalla tua situazione specifica. Ecco un’analisi dei pro e contro:Quando potrebbe convenireSei vicino alla pensione e vuoi aumentare il montante contributivo per migliorare l’assegno pensionistico futuroHai redditi elevati (vicino agli 85.000 euro di ricavi) e ogni euro di deduzione aiuta a mantenere il carico fiscale sotto controlloVuoi riscattare la laurea nella stessa gestione previdenziale per un doppio vantaggio: deduzione + anni di contribuzioneLa tua cassa professionale prevede contribuzione volontaria aggiuntiva con vantaggi previdenziali significativiQuando non convieneHai appena aperto la partita IVA e sei al 5%: il risparmio fiscale è minimo (solo 5% dei contributi aggiuntivi)Hai bisogno di liquidità: i contributi versati non sono recuperabili nel breve periodoIl rendimento previdenziale è basso: in alcune casse professionali, il rendimento dei contributi volontari è inferiore a quello di investimenti alternativiIn termini numerici, se paghi il 15% di imposta sostitutiva, ogni 1.000 euro di contributi aggiuntivi ti fa risparmiare 150 euro di tasse. Se paghi il 5%, il risparmio è solo di 50 euro. La convenienza va quindi valutata anche in ottica previdenziale, non solo fiscale. Un consulto presso il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a simulare gli scenari e scegliere la strategia più adatta al tuo caso. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. 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Ad esempio, 8.000 euro di contributi con aliquota 15% generano un risparmio di 1.200 euro.Posso dedurre i contributi previdenziali nel 730 se sono forfettario?No, se il tuo unico reddito è quello da attività forfettaria. I contributi vanno indicati nel Quadro LM del Modello Redditi PF. Solo se hai anche redditi IRPEF (lavoro dipendente, pensione) puoi eventualmente dedurre l’eccedenza nel 730.Cosa succede se i contributi superano il reddito forfettario?Se i contributi previdenziali superano il reddito lordo forfettario, il reddito imponibile diventa zero e non paghi imposta sostitutiva. L’eccedenza non si riporta agli anni successivi nel Quadro LM, ma può essere dedotta dal reddito complessivo IRPEF se hai altri redditi.Il contributo integrativo del 4% in fattura è deducibile?Generalmente no. Il contributo integrativo (4% o 2% a seconda della cassa) è addebitato al cliente ed è un onere a suo carico. È deducibile solo il contributo soggettivo, cioè quello a carico del professionista. Fanno eccezione alcune casse con regolamenti specifici.Come faccio a sapere quanto ho versato di contributi nell’anno?Per i contributi INPS, accedi al cassetto previdenziale su inps.it dove trovi il riepilogo dei versamenti. Per le casse professionali, consulta l’area riservata del sito della tua cassa o richiedi l’attestazione annuale. I modelli F24 con cui hai effettuato i pagamenti sono la prova documentale da conservare.ConclusioneI contributi previdenziali deducibili rappresentano il principale e unico strumento di risparmio fiscale nel regime forfettario 2026. Che tu sia un professionista iscritto a una cassa, un commerciante, un artigiano o un collaboratore con Gestione Separata INPS, conoscere il meccanismo della deduzione ti permette di ottimizzare il carico fiscale e evitare errori nella dichiarazione dei redditi.Ricorda i punti chiave: i contributi si deducono dal reddito (non dall’imposta), valgono quelli effettivamente pagati nell’anno (criterio di cassa), e vanno indicati nel Quadro LM del Modello Redditi PF. Se hai dubbi sulla deducibilità di contributi specifici (riscatto laurea, contributi volontari, contributi in ritardo), non improvvisare: una consulenza professionale può farti risparmiare molto di più di quanto costa.Hai bisogno di aiuto con la deduzione dei contributi previdenziali?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della dichiarazione dei redditi, verificando che tutti i contributi previdenziali siano correttamente dedotti per massimizzare il tuo risparmio fiscale.Scrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale — Viale Giuseppe Tullio 13, scala B — Udine | Tel. 0432 1638640📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze e detrazioni: una email a settimana con tutto quello che ti serve sapere. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Aprile 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-22 08:00:002026-08-17 10:16:15Contributi Previdenziali Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa al Risparmio Fiscale
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOChiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa FareChiudere la partita IVA con regime forfettario è una decisione importante che molti professionisti e freelance si trovano ad affrontare nel 2026. Che tu stia valutando di tornare al lavoro dipendente, che la tua attività non sia più redditizia, o che tu voglia semplicemente cessare l’attività autonoma, è fondamentale conoscere la procedura corretta, i costi (spoiler: la chiusura è gratuita) e tutti gli adempimenti finali da completare. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come chiudere la partita IVA forfettaria nel 2026, cosa succede ai contributi INPS, come gestire le fatture ancora da incassare e se è possibile richiedere la NASpI dopo la chiusura. Indice dei contenutiQuando conviene chiudere la partita IVA forfettariaProcedura online: modello AA9/12 e SPIDTempistiche: entro quando comunicare la chiusuraCosti della chiusura: quanto si pagaCosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata)Professionisti con cassa previdenziale propriaAdempimenti fiscali finali dopo la chiusuraFatture emesse ma non ancora incassateChiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?Si può riaprire la partita IVA come forfettario?Errori da evitare quando si chiude la partita IVADomande frequenti (FAQ)Quando conviene chiudere la partita IVA forfettariaLa decisione di chiudere la partita IVA con regime forfettario può dipendere da diverse situazioni. Non esiste un obbligo di chiusura legato al fatturato zero, ma ci sono circostanze in cui mantenere aperta la posizione fiscale diventa controproducente o addirittura costoso.Il primo caso è l’inattività prolungata: se non emetti fatture da diversi mesi e non prevedi di riprendere l’attività nel breve periodo, mantenere la partita IVA aperta comporta comunque l’obbligo di versare i contributi INPS minimi alla Gestione Separata o alla tua cassa di previdenza. Anche se il regime forfettario non prevede un minimale contributivo fisso per la Gestione Separata (i contributi sono proporzionali al reddito), alcune casse professionali richiedono un contributo minimo annuale indipendentemente dal fatturato.Il secondo scenario frequente è il passaggio al lavoro dipendente. Quando si trova un’occupazione stabile, molti professionisti preferiscono chiudere la partita IVA per semplificare la propria posizione fiscale. In questo caso, è importante sapere che il forfettario è compatibile con il lavoro dipendente, purché il reddito da lavoro dipendente non superi i 30.000 euro lordi annui (una delle cause ostative del regime forfettario). Se il nuovo stipendio supera questa soglia, la chiusura diventa comunque obbligatoria per l’anno successivo.Altre situazioni in cui conviene valutare la chiusura includono:Cambio di regime fiscale: se i tuoi ricavi superano gli 85.000 euro e devi passare al regime ordinario, potresti decidere di chiudere e riaprire con una forma giuridica diversa (ad esempio una SRL)Pensionamento: quando si va in pensione e non si intende proseguire l’attivitàTrasferimento all’estero: chi sposta la residenza fiscale fuori dall’Italia deve chiudere la partita IVA italianaAttività non più sostenibile economicamente: se le spese superano costantemente i ricavi Procedura online per chiudere la partita IVA forfettaria: modello AA9/12La chiusura della partita IVA avviene tramite la presentazione del modello AA9/12 (per le persone fisiche) all’Agenzia delle Entrate. Questo modello, lo stesso utilizzato per l’apertura e le variazioni, contiene una sezione specifica dedicata alla cessazione dell’attività.La procedura più rapida e comoda è quella online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Ecco i passaggi da seguire:Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) all’indirizzo agenziaentrate.gov.itVai nella sezione “Servizi” – “Dichiarazioni” – “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività”Seleziona “Cessazione attività” e compila il modello AA9/12Indica la data di cessazione effettiva dell’attività (non la data di invio del modulo)Inserisci il codice ATECO della tua attivitàConferma e invia telematicamenteConserva la ricevuta di avvenuta presentazioneIn alternativa alla procedura online, puoi presentare il modello AA9/12 anche:Di persona presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, portando un documento di identità validoTramite raccomandata A/R all’ufficio competente, allegando una fotocopia del documento di identitàTramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF) con delegaSe hai bisogno di assistenza per la compilazione del modello e la gestione di tutti gli adempimenti successivi, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a completare la procedura in modo corretto, evitando errori che potrebbero causare problemi con il Fisco. Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura della partita IVALa legge prevede un termine preciso per comunicare la cessazione dell’attività all’Agenzia delle Entrate: il modello AA9/12 deve essere presentato entro 30 giorni dalla data di effettiva cessazione dell’attività. Questo significa che se il tuo ultimo giorno di attività è il 15 aprile 2026, hai tempo fino al 15 maggio 2026 per inviare la comunicazione.Cosa succede se non rispetti i 30 giorni? La presentazione tardiva del modello comporta una sanzione amministrativa che va da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997). Tuttavia, è possibile regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta:Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (55,56 euro circa)Entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 del minimoEntro 1 anno: sanzione ridotta a 1/8 del minimoÈ importante sottolineare che la data di cessazione indicata nel modello è quella che conta ai fini fiscali e contributivi. Tutti gli adempimenti successivi (ultima dichiarazione dei redditi, saldo contributi) fanno riferimento a questa data, non alla data di invio del modulo. Costi della chiusura partita IVA forfettaria: quanto si pagaEcco una buona notizia: chiudere la partita IVA è completamente gratuito. La presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate non comporta alcun costo, né imposte di bollo, né diritti di segreteria. Questo vale sia per la procedura online che per quella in presenza.A differenza di quanto molti pensano, non esiste alcuna “tassa di chiusura” o costo amministrativo legato alla cessazione della partita IVA. L’unico costo che potresti sostenere è l’onorario del commercialista o del CAF se decidi di farti assistere nella procedura e nella gestione degli adempimenti finali.Attenzione però: “chiusura gratuita” non significa “nessun costo in assoluto”. Dovrai comunque versare:Saldo contributi INPS proporzionali al reddito dell’ultimo periodo di attivitàImposta sostitutiva (5% o 15%) sui redditi prodotti fino alla data di cessazioneEventuali contributi alla cassa previdenziale (per professionisti iscritti a un ordine)Questi non sono costi di chiusura, ma obblighi fiscali ordinari legati all’ultimo periodo di attività. Li vedremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata) dopo la chiusuraLa gestione dei contributi previdenziali è uno degli aspetti più importanti quando si chiude la partita IVA forfettaria. Il trattamento varia a seconda che tu sia iscritto alla Gestione Separata INPS o a una cassa professionale.Per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei forfettari senza cassa di categoria), ecco cosa succede:I contributi INPS sono proporzionali al reddito: si pagano solo in proporzione ai ricavi effettivamente prodotti fino alla data di cessazioneL’aliquota contributiva 2026 per la Gestione Separata è del 26,07% (per chi non ha altra copertura previdenziale) applicata sul reddito imponibile forfettarioIl saldo contributivo dell’ultimo periodo va versato con il modello F24 alle scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo, o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)Non esistono contributi minimi nella Gestione Separata: se hai fatturato zero, non devi versare nullaFacciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, consulente informatico forfettario con coefficiente di redditività del 78%, chiuda la partita IVA il 30 giugno 2026 dopo aver fatturato 15.000 euro. Il suo reddito imponibile sarà 15.000 x 78% = 11.700 euro. I contributi INPS dovuti saranno 11.700 x 26,07% = 3.050,19 euro, da versare con il saldo della dichiarazione dei redditi 2027 (relativa all’anno 2026).Dopo la chiusura, ricorda di presentare la cancellazione dalla Gestione Separata all’INPS. La cancellazione avviene solitamente in automatico con la chiusura della partita IVA, ma è buona prassi verificare la propria posizione nel Cassetto Previdenziale INPS accedendo con SPID. Professionisti con cassa previdenziale propriaSe sei un professionista iscritto a un ordine (avvocato, architetto, ingegnere, psicologo, medico, geometra), i tuoi contributi non vanno alla Gestione Separata INPS ma alla cassa previdenziale di categoria. In questo caso, la chiusura della partita IVA richiede adempimenti aggiuntivi.Ecco cosa fare:Comunica la cessazione alla cassa previdenziale: ogni cassa ha le proprie modalità e tempistiche. Ad esempio, la Cassa Forense richiede una comunicazione entro 30 giorni, mentre INARCASSA (architetti e ingegneri) prevede la cancellazione contestuale alla cessazione dell’attivitàVerifica il saldo contributivo: la maggior parte delle casse previdenziali prevede un contributo minimo annuale indipendente dal reddito. Dovrai versare il contributo minimo proporzionato ai mesi di iscrizione nell’anno di cessazioneRichiedi la ricongiunzione o totalizzazione: se hai versato contributi in più gestioni (ad esempio prima come dipendente e poi come professionista), valuta la possibilità di ricongiunzione contributiva per unificare i periodi ai fini pensionisticiImportante: la cancellazione dall’ordine professionale è un passaggio separato dalla chiusura della partita IVA. Se vuoi mantenere l’iscrizione all’albo senza esercitare la professione, dovrai comunque pagare la quota associativa annuale, ma non i contributi previdenziali alla cassa (nella maggior parte dei casi).Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura della partita IVAChiudere la partita IVA non significa aver concluso tutti gli obblighi con il Fisco. Ci sono alcuni adempimenti fiscali finali che devi completare anche dopo la cessazione dell’attività:Ultima dichiarazione dei redditi: dovrai presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) relativa all’anno in cui hai chiuso la partita IVA. In questa dichiarazione inserirai i ricavi prodotti dall’1 gennaio alla data di cessazione, applicando il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO e l’imposta sostitutiva al 5% o al 15%. La scadenza è la stessa di sempre: 30 novembre dell’anno successivo.Versamento imposta sostitutiva e contributi: il saldo dell’imposta sostitutiva e dei contributi INPS va versato con modello F24 entro il 30 giugno dell’anno successivo (con possibilità di rateizzazione). Per i forfettari i codici tributo sono:1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Saldo1793 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Primo acconto1794 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Secondo accontoNessun acconto per l’anno successivo: dato che hai cessato l’attività, non dovrai versare acconti per l’anno seguente. Se hai già versato acconti durante l’anno di cessazione, potrai recuperare l’eccedenza in sede di dichiarazione dei redditi.IVA: chi è in regime forfettario non addebita IVA in fattura e quindi non deve presentare la dichiarazione IVA né versare alcun saldo IVA. Questo è un vantaggio del forfettario anche in fase di chiusura. Fatture emesse ma non ancora incassate: come gestirleUn dubbio molto comune riguarda le fatture emesse prima della chiusura ma non ancora incassate. Il regime forfettario funziona con il principio di cassa: i ricavi si considerano prodotti nel momento in cui vengono effettivamente incassati, non quando la fattura viene emessa.Questo crea una situazione particolare in caso di chiusura. Ecco come gestirla:Fatture incassate prima della chiusura: rientrano normalmente nel reddito dell’ultimo anno di attività e saranno soggette all’imposta sostitutiva forfettariaFatture incassate dopo la chiusura: questi importi vanno dichiarati nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui vengono effettivamente percepiti, come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. l, TUIR). Non saranno più soggetti all’imposta sostitutiva forfettaria ma all’IRPEF ordinariaFatture non incassabili (crediti inesigibili): se hai certezza che il cliente non pagherà, puoi emettere una nota di credito prima della chiusura per azzerare il creditoIl consiglio pratico è di cercare di incassare tutte le fatture in sospeso prima di chiudere la partita IVA. In questo modo beneficerai ancora della tassazione agevolata forfettaria (5% o 15%) anziché dell’IRPEF ordinaria con aliquote progressive (dal 23% al 43%).Se hai fatture di importo significativo ancora da incassare, potrebbe essere strategico posticipare la chiusura di qualche settimana o mese, in attesa dei pagamenti. Un commercialista o il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare la convenienza economica di questa scelta.Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Molti si chiedono se sia possibile riceverla dopo aver chiuso la partita IVA forfettaria. La risposta dipende dalla tua situazione lavorativa precedente.Caso 1: Avevi un lavoro dipendente prima o durante l’attività autonomaSe hai perso involontariamente un lavoro dipendente e hai i requisiti contributivi (almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti e 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti), puoi richiedere la NASpI. La chiusura della partita IVA forfettaria non preclude il diritto alla NASpI se la perdita del lavoro dipendente è il motivo scatenante.Anzi, se avevi una partita IVA aperta durante la NASpI, il reddito presunto da attività autonoma comportava una riduzione dell’indennità. Chiudendo la partita IVA, la NASpI viene erogata per intero.Caso 2: Eri solo lavoratore autonomo (mai dipendente)Se hai lavorato esclusivamente come lavoratore autonomo con partita IVA, purtroppo non hai diritto alla NASpI. L’indennità di disoccupazione è riservata ai lavoratori subordinati. Per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata esisteva il DIS-COLL, ma era destinato ai collaboratori coordinati e continuativi, non ai titolari di partita IVA.Esiste però una possibilità interessante: la NASpI anticipata per avvio attività funziona al contrario. Chi percepisce la NASpI può chiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione per aprire una partita IVA. Se poi l’attività non va a buon fine e la chiudi entro la durata originaria della NASpI, dovrai restituire l’importo anticipato. Si può riaprire la partita IVA come forfettario dopo averla chiusa?Sì, è possibile riaprire la partita IVA e aderire nuovamente al regime forfettario, purché al momento della riapertura tu possieda tutti i requisiti previsti e non ricada in nessuna delle cause ostative. Non esiste un periodo minimo di attesa tra chiusura e riapertura.Tuttavia, c’è un aspetto importante che riguarda l’aliquota agevolata al 5%. Questa aliquota ridotta (invece del 15%) spetta ai primi 5 anni di attività per chi avvia una nuova attività. Se riapri la partita IVA con la stessa attività (stesso codice ATECO) che avevi prima, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerarla una prosecuzione e non una nuova attività, escludendoti dall’aliquota al 5%.Le condizioni per l’aliquota al 5% prevedono che:Non devi aver esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa (anche in forma associata o familiare)L’attività non deve essere una mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomoSe prosegui l’attività di un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare i limiti previstiIn pratica, se chiudi la partita IVA come consulente informatico nel 2026 e ne riapri una come consulente informatico nel 2027, molto probabilmente non potrai applicare il 5% ma dovrai usare il 15%. Se invece riapri con un codice ATECO diverso e un’attività effettivamente nuova, potresti avere diritto all’aliquota ridotta.Errori da evitare quando si chiude la partita IVA forfettariaChiudere la partita IVA sembra un’operazione semplice, ma ci sono diversi errori comuni che possono causare problemi, sanzioni o perdite economiche. Ecco i principali da evitare:Non comunicare la chiusura entro 30 giorni: come abbiamo visto, il ritardo comporta sanzioni da 500 a 2.000 euro. Non dimenticare di inviare il modello AA9/12Dimenticare il saldo dei contributi: anche dopo la chiusura, i contributi INPS o alla cassa professionale restano dovuti per il periodo di attività. Il mancato pagamento genera cartelle esattoriali con interessi e sanzioniNon presentare l’ultima dichiarazione dei redditi: molti pensano che chiudendo la partita IVA non serva più dichiarare i redditi dell’ultimo anno. Sbagliato: la dichiarazione è obbligatoriaChiudere con fatture in sospeso senza valutare l’impatto fiscale: gli incassi post-chiusura saranno tassati con IRPEF ordinaria e non con l’imposta sostitutiva forfettariaNon comunicare alla cassa previdenziale: se sei iscritto a una cassa di categoria, la chiusura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate non viene automaticamente comunicata alla cassa. Devi farlo tuChiudere solo per evitare i contributi minimi: prima di chiudere, valuta se esistono riduzioni contributive (ad esempio il regime agevolato INPS Artigiani/Commercianti con riduzione del 35%)Non cancellare eventuali posizioni INAIL: se avevi un’assicurazione INAIL attiva, devi comunicare anche la cessazione a questo entePer evitare dimenticanze, il consiglio è di affidarsi a un professionista o al CAF Centro Fiscale che possa guidarti attraverso tutti i passaggi e verificare che nessun adempimento venga trascurato. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 3 anni. 📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Fatturazione elettronicaDomande frequenti (FAQ) sulla chiusura della partita IVA forfettariaQuanto costa chiudere la partita IVA forfettaria?La chiusura della partita IVA è completamente gratuita. Non sono previsti bolli, diritti di segreteria o tasse di chiusura. L’unico eventuale costo è l’onorario di un commercialista o CAF se ti fai assistere nella procedura.Posso chiudere la partita IVA online da solo?Sì, puoi farlo in autonomia accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e compilando il modello AA9/12 nella sezione cessazione. La procedura richiede pochi minuti se hai i dati necessari (codice ATECO, data di cessazione).Cosa succede se non chiudo la partita IVA e non fatturo?Se non fatturo per 3 anni consecutivi, l’Agenzia delle Entrate può procedere alla chiusura d’ufficio della partita IVA. Tuttavia, nel frattempo potresti accumulare obblighi dichiarativi e, per alcune casse previdenziali, contributi minimi da versare comunque. È sempre meglio chiudere formalmente quando si cessa l’attività.Posso riaprire la partita IVA forfettaria dopo averla chiusa?Sì, non ci sono limiti temporali. Puoi riaprirla anche il giorno dopo, purché tu abbia i requisiti. Attenzione però all’aliquota al 5%: se riapri con la stessa attività, potrebbe essere considerata una prosecuzione e non una nuova attività, perdendo l’agevolazione.Devo pagare contributi INPS anche dopo aver chiuso?Devi pagare il saldo contributivo relativo al periodo in cui la partita IVA era ancora aperta. Dopo la data di cessazione, non maturano più contributi. Il saldo va versato con le scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo).Le fatture incassate dopo la chiusura come vengono tassate?Le fatture emesse durante il regime forfettario ma incassate dopo la chiusura vanno dichiarate come redditi diversi nell’anno di effettivo incasso. Saranno soggette all’IRPEF ordinaria (aliquote dal 23% al 43%) e non più all’imposta sostitutiva forfettaria.Hai bisogno di assistenza per chiudere la partita IVA?Chiudere la partita IVA forfettaria richiede attenzione a diversi aspetti: dalla comunicazione all’Agenzia delle Entrate al saldo dei contributi, dalla gestione delle fatture in sospeso all’ultima dichiarazione dei redditi. Un errore in questa fase può costare caro in termini di sanzioni e tasse aggiuntive.Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase della chiusura: compilazione del modello AA9/12, calcolo del saldo contributivo, presentazione dell’ultima dichiarazione dei redditi e verifica che tutti gli adempimenti siano completati correttamente.Scrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel: 0432 1638640Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-08-17 10:16:11Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOCause Ostative Regime Forfettario 2026: Elenco Completo, Limiti e Come VerificareLe cause ostative regime forfettario sono le condizioni che impediscono a un contribuente di accedere o di restare nel regime forfettario. Se stai valutando di aprire una partita IVA con tassazione agevolata, oppure sei già forfettario e temi di perdere i requisiti, conoscere ogni singola causa ostativa è fondamentale per evitare brutte sorprese con il Fisco.In questa guida aggiornata al 2026 troverai l’elenco completo delle cause ostative previste dall’articolo 1, comma 57, della Legge 190/2014. Ti spiegheremo in modo semplice cosa significa ciascuna, come verificare la tua posizione e cosa fare se ricadi in una di esse. Parleremo anche del limite degli 85.000 euro di ricavi e delle differenze tra esclusione e decadenza. Indice dei contenutiCosa sono le cause ostative del regime forfettarioElenco completo delle cause ostative 2026Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euroPartecipazione in società di persone, SRL e associazioniAttività prevalente verso l’ex datore di lavoroRegimi speciali IVAResidenza fiscale all’esteroVendita di immobili, terreni e veicoli nuoviIl limite degli 85.000 euro di ricaviCome verificare la propria posizioneDifferenza tra esclusione e decadenzaCosa fare se ricadi in una causa ostativaDomande frequentiCosa sono le cause ostative del regime forfettarioLe cause ostative sono delle condizioni specifiche che, se presenti, impediscono a un contribuente di aderire al regime forfettario oppure ne provocano l’uscita. In termini più semplici, si tratta di “paletti” stabiliti dalla legge: se anche uno solo di questi paletti si applica alla tua situazione, non puoi beneficiare della tassazione agevolata al 15% (o al 5% per i primi 5 anni di attività).Le cause ostative sono elencate nell’articolo 1, comma 57, della Legge 190/2014 (la Legge di Stabilità 2015 che ha introdotto il forfettario), successivamente modificato dalla Legge di Bilancio 2019 e dalla Legge di Bilancio 2023. Queste norme definiscono chi non può accedere al regime, anche se rispetta il limite di ricavi.È importante distinguere le cause ostative dai requisiti di accesso. I requisiti principali (come il limite di 85.000 euro di ricavi) definiscono chi può entrare nel regime. Le cause ostative, invece, rappresentano situazioni particolari che escludono il contribuente a prescindere dal fatturato. Puoi avere ricavi ben sotto la soglia, ma se rientri in una causa ostativa, il forfettario non fa per te. Elenco completo delle cause ostative 2026Ecco tutte le cause ostative regime forfettario attualmente in vigore nel 2026, secondo l’art. 1 comma 57 della L. 190/2014 e successive modificazioni:Redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro lordi nell’anno precedente (se il rapporto di lavoro è cessato)Partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiariPartecipazioni di controllo in SRL che svolgono attività economicamente riconducibili a quella del forfettario (SRL trasparenti o con attività connessa)Attività esercitata prevalentemente verso l’ex datore di lavoro (o soggetti ad esso riconducibili) degli ultimi 2 anni precedentiUtilizzo di regimi speciali IVA (agricoltura, editoria, agenzie di viaggio, ecc.)Residenza fiscale all’estero, salvo residenti in UE o SEE con adeguato scambio di informazioni che producano almeno il 75% del reddito in ItaliaVendita esclusiva o prevalente di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuoviNei prossimi paragrafi analizzeremo nel dettaglio ciascuna causa ostativa, con esempi pratici per capire se e quando si applicano alla tua situazione. Redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euroQuesta è probabilmente la causa ostativa più frequente e quella che genera più dubbi. Il meccanismo funziona così: se nell’anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati (collaborazioni coordinate e continuative, pensioni, borse di studio, ecc.) per un importo superiore a 35.000 euro lordi, non puoi accedere al forfettario nell’anno successivo.Attenzione: questa causa ostativa si applica solo se il rapporto di lavoro è cessato entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Se invece il rapporto è ancora in corso al 31 dicembre, la soglia non conta e la causa ostativa scatta sempre, indipendentemente dall’importo percepito. In pratica, chi è ancora dipendente non può contemporaneamente essere forfettario, a meno che il reddito da lavoro dipendente non superi i 35.000 euro lordi e il rapporto sia cessato.Esempio praticoImmagina che Marco abbia lavorato come dipendente fino a settembre 2025, con uno stipendio lordo annuo di 40.000 euro. A ottobre 2025 si è licenziato per aprire la partita IVA. Marco non può accedere al forfettario nel 2026, perché nell’anno precedente (2025) ha percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro. Dovrà aspettare il 2027, a condizione che nel 2026 non percepisca più redditi di quel tipo sopra soglia.Se invece Marco avesse avuto uno stipendio lordo di 30.000 euro nel 2025, potrebbe tranquillamente aderire al forfettario nel 2026. La soglia è di 35.000 euro lordi, non netti. Partecipazione in società di persone, SRL e associazioniNon possono aderire al regime forfettario coloro che detengono partecipazioni in:Società di persone (SNC, SAS) – qualsiasi quota, anche minimaAssociazioni professionali o studi associatiImprese familiari (art. 5 del TUIR)SRL trasparenti (che hanno optato per la trasparenza fiscale ex art. 116 TUIR)SRL ordinarie se il forfettario detiene una partecipazione di controllo (diretto o indiretto) e la SRL svolge attività economicamente riconducibile a quella del forfettarioQuest’ultima fattispecie merita una spiegazione. Non basta avere una quota in una SRL per essere esclusi: la causa ostativa scatta solo se contemporaneamente detieni il controllo della SRL (oltre il 50% delle quote, o anche meno se hai comunque influenza dominante) e l’attività della SRL è collegata alla tua attività da forfettario. Ad esempio, se sei un consulente informatico forfettario e possiedi il 60% di una SRL che fa consulenza IT, sei escluso. Se invece la SRL gestisce un bar, non c’è connessione economica e la causa ostativa non si applica.Come risolvere il problema delle partecipazioniSe vuoi accedere al forfettario ma hai partecipazioni ostative, devi cederle entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui vuoi aderire. La cessione deve essere effettiva: non basta un accordo verbale, serve un atto formale (cessione quote dal notaio per le SRL, atto scritto per le società di persone). Attività prevalente verso l’ex datore di lavoroQuesta causa ostativa è stata introdotta per contrastare le “false partite IVA”, cioè quei casi in cui un datore di lavoro licenzia un dipendente e lo riprende come collaboratore esterno, approfittando della tassazione agevolata del forfettario. La norma prevede che non puoi aderire al regime se:Eserciti la tua attività prevalentemente nei confronti di chi è stato il tuo datore di lavoro nei 2 anni precedentiOppure verso soggetti direttamente o indirettamente riconducibili all’ex datore (ad esempio società controllate, collegate o appartenenti allo stesso gruppo)Il termine “prevalentemente” è stato interpretato dall’Agenzia delle Entrate come la percezione di oltre il 50% dei ricavi complessivi dal singolo ex datore di lavoro. Se fatturi 60.000 euro in totale e 35.000 provengono dall’ex datore, siamo al 58%: la causa ostativa si applica.Periodo di “quarantena”: il vincolo dura 2 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se ti sei licenziato nel 2024, non puoi fatturare prevalentemente verso l’ex datore nel 2025 e nel 2026. Dal 2027 in poi sarai libero.Questa regola non si applica a chi ha concluso il periodo di praticantato obbligatorio per l’accesso ad arti o professioni (ad esempio, un avvocato che ha fatto pratica presso uno studio legale può poi lavorare per quello stesso studio come forfettario). Regimi speciali IVAIl regime forfettario non è compatibile con i regimi speciali IVA. Se la tua attività rientra in uno di questi regimi, non puoi optare per il forfettario:Regime speciale per l’agricoltura (art. 34 DPR 633/72)Regime per vendita sali e tabacchiRegime per commercio di fiammiferiRegime per editoria (giornali, riviste, libri)Regime per gestione di servizi di telecomunicazioneRegime per agenzie di viaggio e turismo (art. 74-ter)Regime per agriturismoRegime per vendite a domicilioRegime per rivendita beni usati, oggetti d’arte e antiquariato (regime del margine)In questi casi, le specifiche modalità di determinazione dell’IVA previste dal regime speciale sono incompatibili con l’esenzione IVA totale del forfettario. Se svolgi più attività e solo una rientra in un regime speciale, l’incompatibilità si estende a tutte le attività.Residenza fiscale all’esteroNon possono aderire al regime forfettario i contribuenti che hanno la residenza fiscale all’estero. Esiste però un’eccezione importante: possono accedere al forfettario i residenti in uno Stato UE o SEE (Spazio Economico Europeo) che abbia un accordo di adeguato scambio di informazioni con l’Italia, a condizione che producano in Italia almeno il 75% del reddito complessivo.In pratica, se sei un italiano residente in Francia (UE) e guadagni il 90% del tuo reddito con clienti italiani, puoi comunque aderire al forfettario. Se invece risiedi in Svizzera, anche se produci tutto il reddito in Italia, non puoi accedere al regime perché la Svizzera non fa parte dell’UE né del SEE (anche se ha accordi bilaterali con l’Italia, non rientra nella fattispecie prevista dalla norma).Paesi SEE ammessi (oltre ai 27 UE): Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Vendita di immobili, terreni e veicoli nuoviÈ escluso dal regime forfettario chi effettua in via esclusiva o prevalente cessioni di:Fabbricati o porzioni di fabbricatiTerreni edificabili (ai sensi dell’art. 10, n. 8, DPR 633/72)Mezzi di trasporto nuovi destinati alla vendita intracomunitariaQuesta causa ostativa riguarda principalmente gli operatori immobiliari e i commercianti di auto. Non si applica a chi vende occasionalmente un immobile nell’ambito della propria attività. La vendita deve essere l’oggetto principale dell’attività per far scattare l’esclusione.Attenzione: se sei un agente immobiliare che media la vendita di immobili (ma non li vende direttamente), questa causa ostativa non si applica perché l’oggetto della tua attività è la mediazione, non la cessione.Il limite degli 85.000 euro di ricaviOltre alle cause ostative appena elencate, il regime forfettario prevede un tetto massimo di ricavi o compensi pari a 85.000 euro annui (innalzato da 65.000 a 85.000 dalla Legge di Bilancio 2023). Questo non è tecnicamente una “causa ostativa” ma un requisito di accesso e permanenza. Tuttavia, è così strettamente collegato che merita un approfondimento.Come funziona il superamento del limiteLe conseguenze del superamento dipendono dall’importo:Ricavi tra 85.001 e 100.000 euro: esci dal regime forfettario dall’anno successivo. Per l’anno in corso resti forfettario e mantieni la tassazione agevolataRicavi superiori a 100.000 euro: l’uscita è immediata, cioè si applica il regime ordinario già dall’anno in corso. Dovrai applicare l’IVA sulle operazioni effettuate dal momento del superamento e presentare le relative dichiarazioniQuesta distinzione è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 ed è molto importante: la soglia dei 100.000 euro funziona come un “paracadute” che evita la fuoriuscita immediata per chi supera di poco gli 85.000 euro, ma punisce severamente chi sfora in modo significativo.Esempio pratico: superamento graduale vs immediatoLaura è una consulente forfettaria. Nel 2025 fattura 92.000 euro. Supera gli 85.000 ma resta sotto i 100.000: nel 2025 resta forfettaria, ma dal 1° gennaio 2026 passa automaticamente al regime ordinario. Se invece Laura avesse fatturato 105.000 euro nel 2025, avrebbe perso il regime già nel 2025 stesso, con l’obbligo di applicare l’IVA retroattivamente sulle operazioni successive al superamento.Per una panoramica completa sui limiti e i controlli automatici del forfettario, ti consigliamo la nostra guida dedicata. Se invece vuoi capire quali spese puoi dedurre nel forfettario, leggi il nostro approfondimento. Come verificare la propria posizionePer capire se hai cause ostative che ti impediscono di accedere al forfettario, segui questa checklist di verifica:Checklist cause ostative regime forfettarioVerifica i redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente: controlla la tua CU (Certificazione Unica) e somma tutti i redditi da lavoro dipendente e assimilati. Se superano i 35.000 euro lordi e il rapporto è cessato, hai una causa ostativaVerifica le partecipazioni societarie: controlla se sei socio di SNC, SAS, studi associati, imprese familiari o SRL trasparenti. Per le SRL ordinarie, verifica se hai il controllo e se l’attività è riconducibile alla tuaVerifica il fatturato verso l’ex datore: se hai avuto un datore di lavoro negli ultimi 2 anni, calcola la percentuale di fatturato che proviene da lui. Se supera il 50%, hai una causa ostativaVerifica il regime IVA: la tua attività rientra in uno dei regimi speciali IVA? Se sì, non puoi aderire al forfettarioVerifica la residenza fiscale: se non risiedi in Italia, verifica di essere in un Paese UE/SEE e di produrre almeno il 75% del reddito in ItaliaVerifica l’oggetto dell’attività: la tua attività principale è la vendita di immobili, terreni edificabili o veicoli nuovi? Se sì, sei esclusoVerifica i ricavi dell’anno precedente: controlla se hai superato gli 85.000 euro (o i 100.000 euro) di ricavi o compensiSe hai risposto “no” a tutte le domande e i tuoi ricavi sono sotto gli 85.000 euro, puoi aderire al regime forfettario senza problemi. In caso di dubbio, ti consigliamo di rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica personalizzata: i nostri esperti possono analizzare la tua situazione specifica e consigliarti la scelta migliore.Differenza tra esclusione e decadenzaSpesso si confondono due concetti diversi: l’esclusione e la decadenza dal regime forfettario. Ecco le differenze:Esclusione (o impossibilità di accesso): si verifica quando una causa ostativa è presente fin dall’inizio. Il contribuente non ha mai avuto diritto di aderire al forfettario. Se ha applicato il regime per errore, l’Agenzia delle Entrate può recuperare le imposte non versate con sanzioni e interessi. L’esclusione opera dall’origine.Decadenza (o fuoriuscita): si verifica quando un contribuente che era legittimamente forfettario perde i requisiti durante l’anno (ad esempio supera i 100.000 euro di ricavi) o all’inizio dell’anno successivo (superamento della soglia di 85.000 senza sfondare i 100.000, o sopravvenienza di una causa ostativa). La decadenza opera in genere dall’anno successivo, tranne nel caso del superamento dei 100.000 euro che è immediato.In entrambi i casi, il passaggio al regime ordinario comporta l’obbligo di:Applicare l’IVA su tutte le operazioniTenere la contabilità ordinaria o semplificataVersare l’IRPEF con le aliquote progressive (invece dell’imposta sostitutiva)Pagare IRAP e addizionali regionali e comunaliPresentare la dichiarazione dei redditi con il modello ordinario Cosa fare se ricadi in una causa ostativaSe scopri di avere una causa ostativa, non farti prendere dal panico. Ecco le azioni concrete che puoi intraprendere a seconda della situazione:Se hai partecipazioni societarieLa soluzione è cedere le quote entro il 31 dicembre dell’anno precedente all’adesione. Se vuoi essere forfettario nel 2027, devi cedere le partecipazioni entro il 31 dicembre 2026. La cessione deve risultare da atto formale con data certa.Se fatturi prevalentemente verso l’ex datoreHai due opzioni: diversifica i clienti in modo che il fatturato verso l’ex datore scenda sotto il 50%, oppure attendi che passino i 2 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Durante l’attesa puoi operare con il regime ordinario.Se hai superato i 35.000 euro da dipendenteDovrai attendere l’anno successivo in cui il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente sia sotto soglia. Se ti sei licenziato nel 2025 con stipendio oltre 35.000 euro, potrai aderire al forfettario dal 2027 (quando il “precedente” sarà il 2026, anno in cui non avrai avuto redditi da dipendente).Se stai per superare gli 85.000 euroMonitora attentamente i ricavi durante l’anno. Se ti avvicini alla soglia, valuta con il tuo consulente se conviene rallentare l’emissione di fatture o se è meglio superare il limite e passare al regime ordinario. Ricorda: superare i 100.000 euro comporta l’uscita immediata, quindi se sei vicino a quella soglia la pianificazione è fondamentale.In ogni caso, il consiglio è sempre lo stesso: non improvvisare. Un errore nella gestione delle cause ostative può costare caro in termini di sanzioni e imposte arretrate. Rivolgiti a un professionista che possa analizzare la tua situazione nel dettaglio. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 3 anni. 📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Fatturazione elettronicaDomande frequenti sulle cause ostative del forfettarioPosso essere forfettario se ho una partecipazione in una SRL?Dipende. Se la SRL è trasparente (ha optato per il regime di trasparenza fiscale), la risposta è no. Se è una SRL ordinaria, sei escluso solo se detieni una partecipazione di controllo (oltre il 50%) e l’attività della SRL è economicamente riconducibile alla tua. Una partecipazione minoritaria in una SRL con attività diversa dalla tua non è una causa ostativa.Il limite dei 35.000 euro è calcolato al lordo o al netto?Il limite è calcolato al lordo, cioè sul reddito complessivo da lavoro dipendente prima delle detrazioni e delle tasse. Il dato lo trovi nella tua Certificazione Unica (CU), alla voce “Redditi di lavoro dipendente e assimilati”.Sono pensionato: posso aprire partita IVA forfettaria?Sì, a patto che la pensione (che è un reddito assimilato al lavoro dipendente) non superi i 35.000 euro lordi nell’anno precedente. Se la tua pensione è sotto questa soglia, puoi tranquillamente aprire una partita IVA forfettaria. Molti pensionati scelgono questa strada per arrotondare con attività di consulenza o libera professione.Se una causa ostativa cessa, posso rientrare nel forfettario?Sì. Il regime forfettario è un regime naturale per chi ne ha i requisiti. Se una causa ostativa viene meno (ad esempio cedi le quote societarie o passano i 2 anni dall’ex datore di lavoro), puoi rientrare nel forfettario dall’anno successivo a quello in cui la causa è cessata, senza limiti nel numero di rientri.Le cause ostative valgono anche per il regime forfettario al 5%?Sì, le cause ostative si applicano sia al regime forfettario con aliquota al 15% sia a quello agevolato al 5% (riservato ai primi 5 anni di nuova attività). In aggiunta, per il regime al 5% ci sono requisiti ulteriori: non devi aver esercitato attività d’impresa, arti o professioni nei 3 anni precedenti, e l’attività non deve essere una prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente (salvo il periodo di praticantato).Cosa rischio se applico il forfettario senza averne diritto?Se l’Agenzia delle Entrate accerta che hai applicato il regime forfettario pur avendo una causa ostativa, dovrai versare le imposte ordinarie (IRPEF, addizionali, IRAP) sulla differenza, più le sanzioni per infedele dichiarazione (dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta) e gli interessi di mora. Per questo motivo è fondamentale verificare con attenzione la propria posizione prima di aderire al regime.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze e detrazioni: una email a settimana con tutto quello che ti serve sapere. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Hai dubbi sulle cause ostative? Chiedi al CAF Centro FiscaleVerificare la presenza di cause ostative richiede un’analisi attenta della propria situazione personale e patrimoniale. Un errore può costare caro in termini di sanzioni e imposte arretrate. I consulenti del CAF Centro Fiscale di Udine sono specializzati nella gestione delle partite IVA forfettarie e possono aiutarti a verificare se hai i requisiti per aderire al regime.Scrivici su WhatsApp: 366 6018121Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato:Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640Aprile 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-18 14:00:002026-08-17 10:16:06Cause Ostative Regime Forfettario 2026: Elenco Completo, Limiti e Come Verificare
Modello 770 e Certificazione Unica, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOCU 2026 e forfettari: la deroga per medici SSN e indennita non transitanti nello SdILa Certificazione Unica 2026 relativa ai redditi 2025 ha introdotto importanti novita per i contribuenti in regime forfettario. Con il D.Lgs. n. 1/2024, primo provvedimento attuativo della riforma fiscale, e stato abolito l’obbligo di invio della CU per i compensi erogati ai forfettari. Tuttavia, esistono eccezioni rilevanti che riguardano specificamente i medici convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale e le indennita non transitanti nel Sistema di Interscambio (SdI).In questa guida completa analizziamo nel dettaglio cosa cambia per la CU 2026, quando l’esonero non si applica, come compilare correttamente la certificazione per i medici forfettari e quali codici utilizzare. Indice dei contenutiL’esonero dalla CU per i forfettari: il quadro normativoLa deroga per i medici convenzionati SSNIndennita e compensi fuori dal Sistema di InterscambioI codici da utilizzare nella CU 2026Il foglio di liquidazione: documento sostitutivo della fatturaCome compilare la CU 2026 per i medici forfettariScadenze per l’invio della CU 2026Esempi pratici: MMG, PLS e specialisti ambulatorialiAssistenza del CAF Centro FiscaleL’esonero dalla CU per i forfettari: il quadro normativo Il Decreto Legislativo n. 1 dell’8 gennaio 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 9 del 12 gennaio 2024, ha rappresentato una svolta significativa per i contribuenti in regime forfettario. L’articolo 3 del decreto, rubricato “Eliminazione della Certificazione Unica relativa ai soggetti forfettari e ai soggetti in regime fiscale di vantaggio”, ha modificato l’articolo 4 del DPR 322/1998 inserendo il nuovo comma 6-septies.La norma stabilisce che, a decorrere dall’anno d’imposta 2024, i soggetti che corrispondono compensi ai contribuenti che applicano:Il regime forfettario di cui all’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge 190/2014Il regime fiscale di vantaggio di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 98/2011sono esonerati dagli adempimenti previsti dai commi 6-ter, 6-quater e 6-quinquies del medesimo articolo 4, ovvero dalla predisposizione e invio della Certificazione Unica.La ratio dell’esoneroLa semplificazione trova fondamento in una considerazione pratica: dal 1 gennaio 2024, tutti i contribuenti in regime forfettario sono obbligati all’emissione di fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SdI). I dati reddituali di questi soggetti sono quindi gia a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, rendendo superflua la duplicazione delle informazioni attraverso la CU.In pratica, l’ultima Certificazione Unica inviata per i forfettari e stata quella 2024, relativa ai compensi corrisposti nel 2023. Per tutti i compensi erogati ai forfettari nell’anno d’imposta 2024 e successivi, non e piu dovuto l’invio della CU all’Agenzia delle Entrate.La deroga per i medici convenzionati SSN L’esonero dalla CU per i forfettari presenta una deroga fondamentale che riguarda i medici convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale. La Risposta a interpello n. 132 del 13 maggio 2025 dell’Agenzia delle Entrate ha definitivamente chiarito la questione.Il quesito dell’ASL e la risposta dell’AgenziaUn’Azienda Sanitaria Provinciale aveva chiesto all’Agenzia delle Entrate se fosse legittimo non emettere la Certificazione Unica 2025 per i compensi erogati ai medici forfettari convenzionati nel corso del 2024. La risposta e stata inequivocabile: per le ASL che corrispondono compensi ai medici convenzionati con il SSN in regime forfettario o di vantaggio, permane l’obbligo di rilascio della CU.Perche i medici SSN sono esclusi dall’esoneroLa motivazione risiede nel mancato coordinamento normativo tra le disposizioni sulla CU e quelle sulla fatturazione elettronica. I medici convenzionati con il SSN rientrano tra i soggetti per i quali vige il divieto permanente di fatturazione elettronica tramite SdI.Il D.Lgs. n. 81/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno 2025, ha reso definitivo il divieto di emissione di fattura elettronica via SdI per:Soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera SanitariaSoggetti che documentano prestazioni sanitarie verso persone fisicheQuesto divieto, inizialmente introdotto nel 2019 per ragioni di privacy (tutela dei dati sanitari sensibili), e ora a regime dal 2026. Di conseguenza, i redditi dei medici convenzionati non transitano per il Sistema di Interscambio e non sono visibili telematicamente all’Agenzia delle Entrate.Categorie di medici interessate dalla derogaL’obbligo di CU permane specificamente per i compensi erogati a:Medici di Medicina Generale (MMG)Pediatri di Libera Scelta (PLS)Medici di Continuita Assistenziale (ex guardia medica) con rapporto a tempo determinatoMedici specialisti ambulatoriali convenzionatiPer tutti questi professionisti, indipendentemente dall’adesione al regime forfettario, la CU resta obbligatoria.Indennita e compensi fuori dal Sistema di Interscambio Oltre ai medici SSN, esistono altre tipologie di compensi per cui l’esonero dalla CU non si applica. Si tratta delle indennita non assoggettate a ritenuta d’acconto che non richiedono l’emissione di fattura elettronica.Tipologie di indennita soggette a CULe istruzioni alla Certificazione Unica 2026 specificano che restano soggette all’obbligo di certificazione:Indennita di maternita corrisposte agli iscritti alla Gestione Separata INPSContributi di maternita erogati dalle casse previdenziali professionaliIndennita per malattia e infortunio non documentate da fatturaAltre indennita non assoggettate a ritenuta che non transitano per il SdIQueste somme devono essere indicate nei punti 4 e 7 della sezione dedicata al lavoro autonomo della Certificazione Unica, con l’indicazione dell’apposito codice nel punto 6.Esempio pratico: indennita di maternita forfettariaUna professionista in regime forfettario iscritta alla Gestione Separata INPS percepisce nel 2025 l’indennita di maternita. L’INPS, in qualita di sostituto d’imposta, e tenuto a rilasciare la CU 2026 indicando:Punto 4: importo lordo dell’indennitaPunto 6: codice 25 (indennita non soggetta a ritenuta per forfettari)Punto 7: importo netto corrispostoI codici da utilizzare nella CU 2026 La Certificazione Unica 2026 prevede codici specifici per identificare le diverse tipologie di compensi erogati ai contribuenti forfettari. Le istruzioni hanno introdotto una novita importante rispetto all’anno precedente.Il nuovo codice 24 per i medici SSN forfettariNel modello CU 2026, per i compensi erogati ai medici convenzionati con il SSN in regime forfettario si utilizza il codice 24. Questo codice sostituisce il codice 25 che era stato utilizzato in via transitoria nella CU 2025.Il codice 24 va indicato nel punto 6 della sezione redditi di lavoro autonomo e si applica a:Medici di medicina generale forfettariPediatri di libera scelta forfettariMedici di continuita assistenziale forfettari (rapporto a tempo determinato)Specialisti ambulatoriali forfettari convenzionati SSNIl codice 25 per le indennitaIl codice 25 torna alla sua funzione originaria: la certificazione delle indennita non soggette a ritenuta d’acconto erogate a contribuenti forfettari. Si utilizza per:Indennita di maternitaContributi di maternita da casse professionaliAltre indennita non assoggettate a ritenutaTabella riepilogativa dei codici CU 2026CodiceDescrizioneSoggetti interessati24Compensi medici SSN non soggetti a ritenutaMMG, PLS, medici continuita assistenziale, specialisti SSN forfettari25Indennita non soggette a ritenutaForfettari che percepiscono indennita (es. maternita)26Indennita non soggette a ritenutaContribuenti in regime di vantaggioIl foglio di liquidazione: documento sostitutivo della fattura Per comprendere appieno la deroga prevista per i medici SSN, e fondamentale analizzare il foglio di liquidazione dei corrispettivi, documento centrale nel rapporto tra medici convenzionati e Aziende Sanitarie.Il fondamento normativo: DM 31 ottobre 1974L’articolo 2 del Decreto del Ministro delle Finanze del 31 ottobre 1974 stabilisce che “nei rapporti tra gli esercenti la professione sanitaria e gli enti mutualistici per prestazioni medico-sanitarie generiche e specialistiche, il foglio di liquidazione dei corrispettivi compilato dai detti enti tiene luogo della fattura di cui all’art. 21 del DPR 633/72″.Questa norma, mai abrogata, e stata confermata dalla prassi amministrativa attraverso:Risoluzione n. 98/E/2015Risposta all’interpello n. 558/2021Risposta all’interpello n. 132/2025Contenuto del foglio di liquidazioneIl foglio di liquidazione deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 21 del DPR 633/72 per la fattura:Dati identificativi dell’ASL emittenteDati identificativi del medico percipienteData di emissioneDescrizione delle prestazioniImporti lordi e nettiEventuali trattenuteIl documento deve essere prodotto in triplice copia: una per il medico, una per l’ASL e una per l’Agenzia delle Entrate competente.Perche il foglio di liquidazione non transita per il SdIA differenza delle fatture elettroniche dei forfettari, il foglio di liquidazione:Non viene trasmesso al Sistema di InterscambioNon e accessibile automaticamente dall’Agenzia delle EntrateContiene dati sensibili sanitari soggetti a tutela privacyProprio questa “invisibilita telematica” giustifica il mantenimento dell’obbligo di CU per i medici convenzionati, anche se forfettari.Come compilare la CU 2026 per i medici forfettariLe Aziende Sanitarie Locali e Provinciali devono prestare particolare attenzione alla corretta compilazione della Certificazione Unica per i medici convenzionati in regime forfettario.Sezione Redditi di Lavoro AutonomoI compensi erogati ai medici forfettari vanno indicati nella sezione dedicata ai redditi di lavoro autonomo, non nella sezione lavoro dipendente (anche se il rapporto di convenzione presenta alcuni tratti para-subordinati).Campi da compilarePer la corretta compilazione della CU 2026 relativa ai medici SSN forfettari:Punto 4: Ammontare lordo corrispostoPunto 6: Codice 24 (compensi medici SSN non soggetti a ritenuta)Punto 7: Ammontare delle somme non soggette a ritenuta (uguale al punto 4)Punto 8: Non compilare (nessuna ritenuta effettuata)Attenzione: nessuna ritenuta d’accontoE fondamentale ricordare che sui compensi dei medici forfettari l’ASL non deve operare alcuna ritenuta d’acconto. I forfettari sono esonerati dalla ritenuta ai sensi dell’art. 1, comma 67, della Legge 190/2014. L’intero importo lordo corrisposto deve essere indicato sia al punto 4 che al punto 7.Scadenze per l’invio della CU 2026 Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 15 gennaio 2026 (prot. n. 15707/2026) ha approvato il modello CU 2026 e fissato le scadenze per l’anno corrente.Calendario scadenze CU 2026ScadenzaAdempimentoSoggetti interessati16 marzo 2026Trasmissione telematica CURedditi da lavoro dipendente e assimilati16 marzo 2026Consegna al percipienteTutti i percipienti (dipendenti e autonomi)30 aprile 2026Trasmissione telematica CURedditi da lavoro autonomo (inclusi medici forfettari)31 ottobre 2026Trasmissione telematica CURedditi esenti o non inseribili in precompilataNovita 2026: un mese in piu per i lavoratori autonomiUna novita rilevante per il 2026 e lo slittamento al 30 aprile della scadenza per la trasmissione delle CU relative ai redditi da lavoro autonomo. Questo comporta un mese aggiuntivo rispetto alla precedente scadenza del 31 marzo, dando piu tempo alle ASL per la predisposizione delle certificazioni dei medici convenzionati.Sanzioni per omessa o tardiva trasmissioneA differenza del 2025, quando l’Agenzia delle Entrate aveva fornito chiarimenti tardivi (13 maggio) consentendo di fatto l’invio senza sanzioni, per il 2026 il regime sanzionatorio e pienamente operativo:100 euro per ogni CU omessa, tardiva o errataSanzione ridotta a 33,33 euro se la CU corretta viene trasmessa entro 60 giorni dalla scadenzaEsempi pratici: MMG, PLS e specialisti ambulatorialiPer chiarire l’applicazione concreta delle norme, analizziamo alcuni casi pratici relativi a diverse tipologie di medici convenzionati.Esempio 1: Medico di Medicina Generale in regime forfettarioSituazione: Il Dott. Rossi e medico di medicina generale con 1.200 pazienti, convenzionato con l’ASL di Udine. Applica il regime forfettario dal 2020.Compensi 2025:Quota capitaria annua: 55.000 euroIndennita accessorie: 8.000 euroTotale lordo: 63.000 euroCU 2026 dell’ASL:Punto 4: 63.000 euroPunto 6: Codice 24Punto 7: 63.000 euroPunto 8: 0 (nessuna ritenuta)L’ASL deve trasmettere la CU entro il 30 aprile 2026 e consegnarla al Dott. Rossi entro il 16 marzo 2026.Esempio 2: Pediatra di Libera Scelta forfettarioSituazione: La Dott.ssa Bianchi e pediatra di libera scelta con 800 assistiti. Opera in regime forfettario.Compensi 2025:Quota capitaria annua: 42.000 euroBilanci di salute e vaccinazioni: 6.500 euroTotale lordo: 48.500 euroCU 2026: L’ASL compila la certificazione con codice 24, indicando l’intero importo di 48.500 euro come somma non soggetta a ritenuta.Esempio 3: Medico di Continuita AssistenzialeSituazione: Il Dott. Verdi presta servizio di continuita assistenziale (ex guardia medica) con contratto a tempo determinato. Ha scelto il regime forfettario.Compensi 2025:Compenso orario per 1.800 ore: 36.000 euroIndennita notturna e festiva: 4.200 euroTotale lordo: 40.200 euroCU 2026: Anche in questo caso l’ASL e obbligata all’invio della CU con codice 24, nonostante il regime forfettario del medico.Esempio 4: Specialista ambulatoriale con attivita mistaSituazione: La Dott.ssa Neri e cardiologa specialista ambulatoriale convenzionata (18 ore settimanali) e svolge anche attivita privata. Applica il regime forfettario.Compensi 2025:Compensi SSN: 45.000 euro (foglio di liquidazione)Compensi attivita privata: 25.000 euro (fattura elettronica)Trattamento CU:Compensi SSN (45.000 euro): l’ASL rilascia CU con codice 24Compensi privati (25.000 euro): i clienti privati non devono rilasciare CU (compensi documentati da fattura elettronica)Assistenza del CAF Centro FiscaleLa gestione della Certificazione Unica per i medici convenzionati in regime forfettario presenta complessita che richiedono competenza specifica. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza qualificata per:Verifica della corretta compilazione delle CU ricevuteAssistenza nella dichiarazione dei redditi per medici forfettariConsulenza sul regime forfettario per professionisti sanitariSupporto per ASL e strutture sanitarie nella predisposizione delle CUIl nostro team di esperti fiscali e costantemente aggiornato sulle novita normative e sulla prassi dell’Agenzia delle Entrate in materia di certificazioni e regime forfettario per i professionisti del settore sanitario.ContattaciPer maggiori informazioni o per fissare un appuntamento:Telefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Email: info@centrofiscale.comSede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineArticolo aggiornato a marzo 2026 con le ultime disposizioni dell’Agenzia delle Entrate.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione della Certificazione Unica e del Modello 730/Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 5 anni. 📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Fatturazione elettronicaFonti normative e prassi D.Lgs. n. 1/2024 – Razionalizzazione e semplificazione adempimenti tributariD.Lgs. n. 81/2025 – Divieto permanente fatturazione elettronica prestazioni sanitarieDM 31 ottobre 1974, art. 2 – Foglio di liquidazione corrispettiviRisposta interpello n. 132/2025 – Agenzia delle EntrateRisposta interpello n. 558/2021 – Agenzia delle EntrateProvvedimento Direttore AdE n. 15707/2026 – Approvazione modello CU 2026Legge n. 190/2014, art. 1, commi 54-89 – Regime forfettarioMarzo 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png 0 0 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-02 07:22:112026-05-31 22:34:50CU 2026 e forfettari: la deroga per medici SSN e indennita non transitanti nello SdI
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIONuove Partite IVA 2026: Bonus, Incentivi e Agevolazioni per Chi ApreAggiornamento del 4 settembre 2026 – RettificaAliquota della Gestione Separata INPS 2026 rettificata: 26,07% per i liberi professionisti senza altra tutela pensionistica obbligatoria e 24% per pensionati o già assicurati altrove (circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026). Una versione precedente riportava erroneamente il 26,23%; gli esempi di calcolo sono stati ricalcolati. Indice dei contenutiCosa significa aprire una Partita IVA nel 2026Regime forfettario 2026: l’aliquota al 5% per i primi 5 anniRequisiti e limiti del regime forfettario 2026Contributi INPS ridotti per le nuove attivitàISCRO: l’indennità straordinaria per i lavoratori autonomiFlat tax incrementale 2026: come funzionaBonus, startup e crediti d’imposta per le nuove impreseConfronto tra regimi fiscali: forfettario vs ordinarioCome aprire la Partita IVA nel 2026: la proceduraErrori comuni da evitare quando si apre una Partita IVADomande Frequenti sulle nuove Partite IVA 2026Aprire una nuova Partita IVA nel 2026 può essere una scelta strategica e conveniente, grazie a un pacchetto di bonus, agevolazioni fiscali e incentivi pensati appositamente per chi avvia un’attività in proprio. Il legislatore, con la Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) e le disposizioni ancora in vigore del regime forfettario, ha mantenuto un sistema di vantaggi fiscali significativi per i nuovi lavoratori autonomi, i freelance e i piccoli imprenditori che scelgono di mettersi in proprio nel 2026. Questa guida completa ti illustra tutto ciò che devi sapere: dall’aliquota agevolata al 5% sui redditi, ai contributi INPS ridotti, dall’ISCRO all’indennità di disoccupazione per autonomi, fino ai crediti d’imposta per le startup innovative.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Nota normativa 2026: il limite di ricavi/compensi per accedere e restare nel regime forfettario nel 2026 è 85.000 euro annui (con uscita immediata oltre i 100.000 euro). Qualsiasi cifra inferiore (es. 65.000 euro) eventualmente citata negli esempi di questo articolo si riferisce a scenari di reddito ipotetico, non al limite normativo. Fonte: L. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023).Cosa significa aprire una Partita IVA nel 2026 Aprire una Partita IVA significa registrarsi fiscalmente come lavoratore autonomo, libero professionista o piccolo imprenditore presso l’Agenzia delle Entrate, ottenendo un codice identificativo univoco per l’esercizio di un’attività economica. Nel 2026, questa scelta è agevolata da un sistema di incentivi fiscali e previdenziali che la rende accessibile e conveniente anche per chi parte da zero. La decisione di aprire nuove Partite IVA nel 2026 viene spesso presa da freelance, consulenti, artigiani, commercianti, professionisti e giovani under 35 che vogliono trasformare le proprie competenze in un’attività redditizia.Il punto di partenza per valutare la convenienza è capire quale regime fiscale si potrà adottare. Per la stragrande maggioranza di chi apre oggi una nuova attività, la scelta obbligata — e vantaggiosissima — è il regime forfettario: un sistema semplificato che prevede una tassazione ridotta, esonero da IVA, esonero da ISA e una gestione contabile estremamente snella. Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge n. 190/2014 (art. 1, commi 54-89), modificata dalla Legge di Bilancio 2023 che ha innalzato la soglia di ricavi a 85.000 euro annui.Regime forfettario 2026: l’aliquota al 5% per i primi 5 anni Il vantaggio principale per chi apre una nuova Partita IVA nel 2026 è l’applicazione dell’aliquota agevolata al 5% di imposta sostitutiva per i primi cinque anni di attività. Per capire cosa significa in concreto: l’imposta sostitutiva è una tassa unica che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali. In pratica, invece di pagare aliquote IRPEF ordinarie che vanno dal 23% al 43% del reddito, il nuovo forfettario paga solo il 5% sul reddito imponibile. Si tratta di un risparmio fiscale enorme, soprattutto nei primi anni in cui l’attività è ancora in fase di avvio.Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, grafico freelance, apra la sua Partita IVA nel 2026 e nel primo anno fatturi 30.000 euro. Con il codice ATECO per attività grafiche, il coefficiente di redditività (ovvero la percentuale del fatturato considerata come reddito) è del 78%. Il reddito imponibile sarà quindi 23.400 euro (30.000 × 78%). Su questa cifra, Marco pagherà il 5% di imposta sostitutiva, pari a soli 1.170 euro. Se fosse in regime ordinario IRPEF, pagherebbe almeno il 23%, ovvero circa 5.382 euro. Il risparmio supera i 4.200 euro nel primo anno.Dopo i primi cinque anni, l’aliquota sale al 15% (comunque inferiore alle aliquote IRPEF ordinarie), rendendo il regime forfettario conveniente anche a lungo termine per chi non supera la soglia di 85.000 euro di ricavi. Per sapere tutto su questo regime agevolato, consulta la nostra guida completa al regime forfettario 2026.Il coefficiente di redditività: come si calcola il reddito imponibileIl coefficiente di redditività è un moltiplicatore forfettario che l’Agenzia delle Entrate applica ai ricavi per determinare il reddito imponibile, senza necessità di tenere la contabilità analitica delle spese. Ogni attività ha il suo coefficiente in base al codice ATECO. Ecco i principali:Categoria di attivitàCoefficiente di redditivitàCommercio al dettaglio di alimentari40%Intermediari del commercio62%Costruzioni e attività immobiliari86%Servizi professionali (avvocati, consulenti, ecc.)78%Artigiani e altri servizi67%Altre attività economiche67%Il reddito imponibile si calcola semplicemente moltiplicando i ricavi annui per il coefficiente. Su questo reddito si applica poi il 5% (o 15% dopo i 5 anni). Non è necessario conservare ricevute di spese, non serve un commercialista per la contabilità analitica, e non si applica l’IVA alle fatture emesse.Requisiti e limiti del regime forfettario 2026 Per accedere al regime forfettario nel 2026 e beneficiare dell’aliquota al 5%, è necessario soddisfare determinati requisiti previsti dalla legge. Il requisito principale riguarda il limite di ricavi: l’attività non deve aver superato (nell’anno precedente, se già avviata) la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Per chi apre una nuova Partita IVA, questo limite non si applica al primo anno, poiché si presume che i ricavi saranno inferiori alla soglia.Esistono però anche cause di esclusione che impediscono l’accesso al regime agevolato:Partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari: non è possibile aderire al forfettario se si è contemporaneamente soci in una SNC, SAS o si esercita attività d’impresa in un’impresa familiare.Attività prevalente verso datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti: se più del 50% dei ricavi proviene da un soggetto che è stato (o è tuttora) datore di lavoro, si è esclusi. Questa regola è stata introdotta per evitare che le aziende trasformassero i dipendenti in finti autonomi.Regime speciale IVA o determinazione del reddito su base catastale: alcune attività che usano regimi IVA speciali non possono accedere al forfettario.Ricavi superiori a 85.000 euro nell’anno precedente: chi supera la soglia nell’anno in corso esce dal forfettario dall’anno successivo. Tuttavia, se i ricavi superano i 100.000 euro in un anno, l’uscita è immediata nello stesso anno.Per l’applicazione dell’aliquota al 5% (anziché 15%), sono necessarie condizioni aggiuntive specifiche per le nuove attività: l’attività non deve essere stata esercitata nei tre anni precedenti, nemmeno in forma associata; l’attività da avviare non deve essere mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo (salvo il caso del praticantato obbligatorio); se è la prosecuzione di un’attività altrui, i ricavi di quell’attività nell’anno precedente non devono aver superato i 85.000 euro.Contributi INPS ridotti per le nuove attività Un secondo grande vantaggio per chi apre una nuova Partita IVA nel 2026 riguarda i contributi previdenziali INPS. I lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS (come la maggior parte dei freelance e dei professionisti senza cassa previdenziale di categoria) pagano i contributi in percentuale sul reddito effettivo. Nel 2026, l’aliquota per la Gestione Separata è del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale (circolare INPS n. 8/2026). Questo importo è deducibile dal reddito complessivo, ma per i forfettari si applica in modo forfettario: è deducibile in misura del 35% dei contributi versati direttamente dal reddito imponibile forfettario.Per gli artigiani e i commercianti iscritti all’INPS Artigiani e Commercianti, esiste invece una specifica agevolazione: i contributi in regime forfettario prevedono una riduzione del 35% rispetto alle aliquote ordinarie. Questa riduzione, introdotta dalla Legge n. 190/2014 (art. 1, comma 77), si applica su domanda e comporta un risparmio concreto nei contributi minimi obbligatori. Per il 2026, i contributi minimi per gli artigiani in regime forfettario con riduzione al 35% sono di circa 3.100-3.200 euro annui (contro i circa 4.800 euro del regime ordinario), mentre per i commercianti si attestano su valori simili.Per i professionisti con cassa di previdenza di categoria (avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM, geometri con CIPAG, ecc.), il discorso è diverso: si applicano le aliquote specifiche della propria cassa. Tuttavia, anche in questo caso, la tassazione ridotta al 5% sul reddito complessivo riduce significativamente il carico fiscale totale, rendendo la Partita IVA in regime forfettario molto vantaggiosa.Esempio di calcolo contributi INPS per nuova Partita IVA 2026Riprendiamo l’esempio di Marco, grafico con Partita IVA aperta nel 2026 e 30.000 euro di ricavi. Ipotizzando che sia iscritto alla Gestione Separata INPS:Reddito imponibile lordo: 23.400 euro (30.000 × 78%)Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): circa 6.100 euroDeduzione contributi (35% forfettario): circa 2.135 euroReddito imponibile netto: circa 21.265 euroImposta sostitutiva al 5%: circa 1.063 euroTotale tasse + contributi: circa 7.200 euro su 30.000 euro di fatturato (24% del fatturato totale)Si tratta di un carico fiscale e previdenziale complessivo relativamente basso, specialmente se confrontato con quello di un lavoratore dipendente (dove il costo del lavoro per il datore di lavoro supera il 40% della retribuzione lorda). La nuova Partita IVA nel 2026 rimane quindi una scelta competitiva dal punto di vista economico.ISCRO: l’indennità straordinaria per i lavoratori autonomi Un elemento spesso sottovalutato da chi sta valutando di aprire una Partita IVA è la disponibilità di una forma di tutela in caso di calo del reddito: l’ISCRO, ovvero l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. Questo strumento, introdotto in via sperimentale dal 2021 e reso strutturale dalla Legge delega sulla riforma fiscale (L. 111/2023) e dal successivo decreto attuativo, è destinato ai liberi professionisti e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS.L’ISCRO funziona come una sorta di “cassa integrazione per autonomi”: se il tuo reddito da lavoro autonomo nell’anno precedente è stato inferiore al 70% della media dei redditi dei due anni precedenti ancora, puoi accedere a questa indennità. In pratica, se hai avuto un calo significativo dei guadagni, l’INPS ti fornisce un sussidio mensile per un massimo di 6 mesi.L’importo dell’ISCRO 2026 è compreso tra un minimo del 25% e un massimo del 50% dell’ultimo reddito annuo percepito, con un importo mensile che si aggira tipicamente tra i 250 e i 800 euro. Per accedere all’ISCRO è necessario:Essere iscritto alla Gestione Separata INPS da almeno 4 anniNon essere titolare di pensione diretta o trattamenti di sostegno al redditoAvere un reddito nell’anno precedente inferiore al 70% della media biennaleAvere un reddito nell’anno precedente non superiore a 12.000 euro (soglia 2026, da verificare con aggiornamenti INPS)Essere in regola con i versamenti contributiviL’ISCRO rappresenta una tutela importante per i nuovi lavoratori autonomi, che spesso non dispongono della rete di protezione del lavoro dipendente. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i propri clienti anche nella verifica dei requisiti e nella presentazione della domanda ISCRO all’INPS.Flat tax incrementale 2026: come funzionaLa flat tax incrementale è un’agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (art. 1, commi 55-57, L. 197/2022) che si rivolge ai contribuenti in regime ordinario (non forfettario) che registrano un incremento del reddito rispetto agli anni precedenti. Nel 2026, questo strumento rimane disponibile per i lavoratori autonomi e le imprese individuali che non aderiscono al regime forfettario.Il meccanismo è il seguente: sull’incremento di reddito rispetto al reddito più alto degli ultimi tre anni, si applica un’aliquota fissa del 15% invece delle aliquote IRPEF ordinarie (che possono arrivare al 43%). Tuttavia, l’incremento agevolato non può superare il 5% del reddito di riferimento degli anni precedenti, con un massimale di 40.000 euro. Si tratta quindi di un’agevolazione con impatto limitato ma comunque significativa per chi ha redditi in crescita.Esempio pratico di flat tax incrementale: supponiamo che una consulente, Giulia, abbia avuto i seguenti redditi: 2023: 55.000 euro; 2024: 60.000 euro; 2025: 65.000 euro. Il reddito più alto del triennio precedente al 2026 è 65.000 euro. L’incremento massimo agevolabile è il 5% di 65.000 euro = 3.250 euro. Se nel 2026 il reddito di Giulia è 70.000 euro, l’incremento effettivo è 5.000 euro. Sull’incremento agevolato di 3.250 euro pagherà il 15% (487,50 euro) invece dell’aliquota IRPEF del 43% (1.397,50 euro). Risparmio: circa 910 euro.Bonus, startup e crediti d’imposta per le nuove imprese Il quadro degli incentivi per le nuove Partite IVA nel 2026 si arricchisce di una serie di bonus e crediti d’imposta destinati a chi avvia un’attività innovativa o investe in digitalizzazione e formazione. Vediamo i principali strumenti disponibili.Bonus investimenti in startup innovativeLa Legge di Bilancio 2025 ha prorogato e ampliato le agevolazioni per gli investimenti in startup innovative e PMI innovative, estendendo il beneficio anche ai contribuenti in regime forfettario. In precedenza, i forfettari erano esclusi da questo bonus. La novità consente a chi aderisce al regime forfettario di beneficiare di una detrazione del 30% dell’investimento effettuato nel capitale di startup innovative (quotate o non quotate), con un investimento massimo annuo di 1 milione di euro. Per le startup a vocazione sociale o nei settori dell’energia e del turismo, la detrazione può salire fino al 65%.Il Bonus Investimenti Startup Innovative 2026 esteso ai forfettari è una novità rilevante, già prevista dalla normativa vigente. Il Bonus Startup Innovative per Forfettari 2026 è dettagliatamente illustrato nella nostra guida dedicata.Transizione 5.0 e crediti d’imposta per la digitalizzazioneIl piano Transizione 5.0, finanziato con risorse del PNRR e introdotto dal DL n. 19/2024 (art. 38), prevede crediti d’imposta per le imprese che investono in beni strumentali nuovi nel biennio 2024-2025, con effetti che si ripercuotono sulle dichiarazioni del 2026. Il piano si affianca a Transizione 4.0 e prevede crediti d’imposta variabili tra il 25% e il 45% degli investimenti in beni materiali e immateriali ad alto contenuto tecnologico, con condizione che l’investimento determini una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva di almeno il 3%.Anche le nuove Partite IVA in forma di impresa individuale possono in linea teorica accedere a questi crediti, purché effettuino investimenti in beni qualificati. Si tratta però di uno strumento più adatto alle imprese strutturate che ai freelance professionisti.Bando Imprese Giovanili FVG 2026Per chi vive e opera in Friuli Venezia Giulia, è disponibile il Bando Imprese Giovanili FVG 2026, che eroga contributi fino a 40.000 euro per l’avvio di nuove imprese da parte di giovani under 40. Il Bando Imprese Giovanili FVG 2026 rappresenta un’opportunità concreta per chi vuole aprire la propria Partita IVA in regione e ha necessità di un contributo iniziale per avviare l’attività.NASPI anticipata per avvio attività autonomaUn’opportunità spesso sconosciuta è la possibilità di ricevere la NASpI in forma anticipata (pagamento in un’unica soluzione) per chi la utilizza come capitale iniziale per avviare un’attività autonoma o imprenditoriale. Questa opzione, prevista dall’art. 8 del D.Lgs. 22/2015, consente ai lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro di ricevere l’intero importo della NASpI non ancora erogata in un’unica soluzione, da utilizzare come capitale iniziale per la nuova attività. Per approfondire, leggi la nostra guida sulla NASpI 2026.Confronto tra regimi fiscali: forfettario vs ordinarioUna delle domande più frequenti di chi valuta di aprire una nuova Partita IVA nel 2026 è: quale regime fiscale conviene? La risposta dipende da diversi fattori, ma per la maggior parte dei nuovi lavoratori autonomi con ricavi sotto i 85.000 euro, il regime forfettario è quasi sempre la scelta più vantaggiosa, almeno nei primi anni. Vediamo un confronto diretto tra i due regimi.CaratteristicaRegime ForfettarioRegime OrdinarioLimite ricavi85.000 euro/annoNessun limiteAliquota tasse (nuovi)5% (primi 5 anni)23%-43% IRPEF progressivaAliquota tasse (regime normale)15%23%-43% IRPEF progressivaIVA sulle fattureNon si applica22% (o altra aliquota)ContabilitàSemplificata (no registri IVA)Completa (registri IVA obbligatori)Deduzione speseSolo forfettaria (coefficiente)Spese reali documentateStudi di settore/ISAEsoneratoObbligatorioRitenuta d’accontoNon subisce ritenutaSubisce ritenuta 20%Costo commercialistaMolto bassoElevatoIl regime ordinario può risultare conveniente in casi specifici: quando le spese reali documentate sono molto elevate (ad esempio per chi ha costi significativi di struttura, dipendenti o macchinari) e supererebbero il coefficiente forfettario; quando il professionista ha redditi da lavoro dipendente che generano capienza IRPEF sufficiente a sfruttare detrazioni e deduzioni; quando si prevede di superare in breve la soglia degli 85.000 euro di ricavi. Per tutti gli altri casi, il regime forfettario nel 2026 rimane nettamente più conveniente.Per approfondire tutti i dettagli sull’imposta sostitutiva del regime forfettario e sulla dichiarazione precompilata per forfettari 2026, consulta le nostre guide specializzate.Come aprire la Partita IVA nel 2026: la procedura Aprire una nuova Partita IVA nel 2026 richiede alcuni passaggi amministrativi che, se eseguiti correttamente fin dall’inizio, evitano problemi futuri. La procedura corretta prevede la scelta del codice ATECO, la selezione del regime fiscale, l’apertura presso l’Agenzia delle Entrate e l’iscrizione all’ente previdenziale di riferimento. Si tratta di passaggi apparentemente semplici ma ricchi di insidie per chi non conosce la normativa: un codice ATECO sbagliato, ad esempio, può comportare un coefficiente di redditività errato e quindi calcoli fiscali e contributivi scorretti.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i propri clienti in ogni fase dell’apertura della Partita IVA, dalla scelta del codice ATECO più adatto all’attività svolta, alla valutazione del regime fiscale più conveniente, fino all’iscrizione previdenziale. Il nostro servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online, per clienti in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121 per una consulenza personalizzata sull’apertura della tua Partita IVA.Il codice ATECO: come sceglierlo correttamenteIl codice ATECO (Attività Economiche) è un codice alfanumerico che classifica l’attività svolta dalla Partita IVA. La scelta è fondamentale per due motivi: determina il coefficiente di redditività (e quindi le tasse da pagare) e stabilisce l’ente previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, INPS Artigiani e Commercianti, o cassa professionale). Scegliere il codice ATECO sbagliato può portare a significativi errori di calcolo nelle tasse e nei contributi. Il CAF Centro Fiscale analizza la tua specifica attività per identificare il codice ATECO più corretto e vantaggioso.Iscrizione all’ente previdenziale: quali sono le opzioniIn base all’attività svolta, chi apre una Partita IVA deve iscriversi all’ente previdenziale competente:Gestione Separata INPS: per i liberi professionisti senza cassa di categoria (consulenti, informatici, grafici, traduttori, ecc.) e per i collaboratori occasionali.INPS Artigiani: per i lavoratori che esercitano attività artigianali (idraulici, elettricisti, falegnami, parrucchieri, estetisti, ecc.).INPS Commercianti: per chi svolge attività commerciale (negozianti, agenti di commercio, ecc.).Casse professionali di categoria: per le professioni ordinistiche (avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM, geometri con CIPAG, notai con Cassa Nazionale del Notariato, ecc.).Errori comuni da evitare quando si apre una Partita IVAAprire una Partita IVA nel 2026 senza una corretta pianificazione fiscale può portare a errori costosi. Ecco i principali errori che il CAF Centro Fiscale riscontra frequentemente nei nuovi lavoratori autonomi e come evitarli.1. Non accantonare le tasse durante l’annoIl principale errore di chi apre una nuova Partita IVA è dimenticare che le tasse si pagano in un’unica soluzione (o in due rate con il meccanismo degli acconti e del saldo). Molti nuovi titolari di Partita IVA non accantonano durante l’anno la quota corrispondente alle tasse da pagare, trovandosi poi in difficoltà al momento del versamento. La regola pratica è semplice: accantona sempre almeno il 25-30% di ogni incasso per far fronte a tasse e contributi. In regime forfettario al 5%, questo margine è più che sufficiente.2. Scegliere il codice ATECO sbagliatoCome già accennato, il codice ATECO ha un impatto diretto sul coefficiente di redditività e quindi sulle tasse. Un errore nella scelta può portare a pagare più tasse del dovuto (o meno, con il rischio di contestazioni dall’Agenzia delle Entrate). Il CAF Centro Fiscale di Udine fornisce una consulenza specializzata per la corretta identificazione del codice ATECO in base all’attività concretamente svolta.3. Non verificare i requisiti per l’aliquota al 5%L’aliquota ridotta al 5% per le nuove attività non è automatica: è necessario verificare che si rispettino le condizioni di novità dell’attività. Se un nuovo titolare di Partita IVA applica il 5% senza averne i requisiti, rischia di dover corrispondere la differenza (10 punti percentuali) all’Agenzia delle Entrate con sanzioni e interessi. È fondamentale affidarsi a professionisti per la verifica preliminare dei requisiti.4. Non tenere traccia dei ricavi e superare inconsapevolmente l’85.000 euroChi aderisce al regime forfettario deve monitorare costantemente i propri ricavi durante l’anno. Superare la soglia di 85.000 euro comporta l’uscita dal regime nell’anno successivo. Peggio ancora, superare i 100.000 euro nello stesso anno comporta l’obbligo di applicare l’IVA sulle fatture emesse dal momento del superamento, con tutte le conseguenze gestionali e fiscali del caso. Il monitoraggio costante è indispensabile.5. Trascurare gli adempimenti previdenzialiI contributi INPS o della cassa professionale sono un obbligo, non un’opzione. Trascurarli significa accumulare debiti previdenziali con sanzioni e interessi crescenti. Inoltre, per accedere a prestazioni come l’ISCRO o la futura pensione, è necessario essere in regola con i versamenti contributivi. Il CAF Centro Fiscale gestisce anche la corretta pianificazione e il pagamento dei contributi previdenziali per i propri clienti.📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 5 anni. 📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Fatturazione elettronicaDomande Frequenti sulle nuove Partite IVA 2026 Quanto si paga di tasse con una nuova Partita IVA nel 2026?Con il regime forfettario per i nuovi, si paga solo il 5% di imposta sostitutiva sul reddito imponibile (calcolato come ricavi x coefficiente di redditivita). Ad esempio, con 30.000 euro di fatturato e un coefficiente del 78%, il reddito imponibile e 23.400 euro e le tasse sono solo 1.170 euro. A questo si aggiungono i contributi previdenziali INPS (circa il 26% del reddito per la Gestione Separata). Il carico fiscale totale nei primi cinque anni e molto contenuto rispetto al lavoro dipendente.Posso aprire una Partita IVA se sono ancora dipendente?Si, e possibile essere contemporaneamente lavoratori dipendenti e titolari di Partita IVA. Tuttavia, occorre verificare il contratto di lavoro dipendente (alcune categorie hanno clausole di esclusiva) e soprattutto rispettare la regola forfettaria: non piu del 50% dei ricavi della Partita IVA puo provenire dall’attuale datore di lavoro o da datori degli ultimi 2 anni, altrimenti si perde il diritto al regime forfettario. E fondamentale una valutazione preventiva con il CAF.Per quanti anni dura l’aliquota al 5% per le nuove Partite IVA?L’aliquota agevolata al 5% per le nuove attivita dura per i primi 5 anni dall’apertura della Partita IVA, a condizione che si mantengano i requisiti del regime forfettario (ricavi sotto 85.000 euro annui e assenza delle cause di esclusione). Dal sesto anno in poi, l’aliquota sale al 15%, che rimane comunque molto vantaggiosa rispetto alle aliquote IRPEF ordinarie (23%-43%).Cosa succede se supero l’85.000 euro di ricavi nel 2026?Se i ricavi superano 85.000 euro ma restano sotto i 100.000 euro, si esce dal regime forfettario dall’anno successivo (2027), tornando al regime ordinario IRPEF. Se i ricavi superano 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita dal forfettario e immediata e occorre applicare l’IVA sulle fatture dal momento del superamento. E importante monitorare i ricavi durante l’anno e pianificare per tempo l’eventuale transizione al regime ordinario.Il regime forfettario e conveniente se ho molte spese?Il regime forfettario applica una deduzione forfettaria delle spese tramite il coefficiente di redditivita (che va dal 40% all’86% del fatturato). Se le spese reali dell’attivita superano significativamente la quota deducibile forfettariamente, il regime ordinario potrebbe risultare piu conveniente. Il CAF Centro Fiscale esegue un’analisi personalizzata per determinare quale regime sia piu vantaggioso in base alla situazione specifica di ogni cliente.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Apri la tua Partita IVA con il supporto del CAF Centro FiscaleIl CAF Centro Fiscale di Udine ti guida in ogni fase: dalla scelta del codice ATECO alla verifica dei requisiti per l’aliquota al 5%, dall’iscrizione previdenziale alla gestione annuale della tua Partita IVA. Servizio disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia.Contattaci su WhatsAppOppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattatoIl tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔCAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640Articoli correlati su Partita IVA e Regime ForfettarioRegime Forfettario 2026: Guida completa con requisiti, aliquote e novitàImposta Sostitutiva Regime Forfettario 2026: Aliquote, Calcolo e Versamento F24Dichiarazione Precompilata Forfettari 2026: Contributi INPS nel ModelloBando Imprese Giovanili FVG 2026: Contributi fino a 40.000 euroBonus Investimenti Startup Innovative 2026: Esteso ai ForfettariPartita IVA a Udine 2026: Guida Completa per Professionisti e FreelanceCAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI Pubblicato su Tresy Mia 02/01/2026 Esperienza ottima. Grazie al supporto whap con Roberta Pubblicato su Alessandra Capello 30/12/2025 Servizio ottimo!!!! Super efficiente!!!!! Operatore molto disponibile e gentile!!!! Soddisfattissima!!!!!! Pubblicato su Samuel R. 27/12/2025 Mi sono rivolto a loro online e Mirsada è riuscita a fare di tutto! Veramente estremamente preparata e competente oltre a professionale. Bravi davvero Pubblicato su Serhii Kovalchuk 22/12/2025 Professionalità e umanità: una combinazione rara. Grazie CAF! Essendo stranieri, affrontare le pratiche burocratiche in Italia può essere molto complesso, ma il vostro CAF è stata una piacevolissima eccezione. Siamo sinceri: io e mia moglie non abbiamo mai incontrato persone così disponibili e gentili come qui. Un ringraziamento speciale va a Sara. È una vera professionista: estremamente competente, precisa ed efficace in ogni questione che le abbiamo sottoposto. La sua disponibilità è stata straordinaria. Apprezziamo moltissimo anche la comodità della comunicazione via WhatsApp. Vivendo a 30 km da Udine, la possibilità di chiarire dubbi e ricevere consulenze rapide online è un enorme vantaggio che facilita tutto il processo. Grazie a tutto il centro per un'assistenza così preziosa e di qualità. Un grazie di cuore a Sara per il suo ottimo lavoro! Pubblicato su SILVIA P 22/12/2025 Ho conosciuto questo centro grazie a un collega per una pratica per mia madre, per la quale mia sorella aveva avuto ben 3 appuntamenti presso altro centro in altra regione, per sentirsi dire che mia madre non me aveva diritto. Qui non solo la pratica è stata evasa, ma in tempi record e senza dovermici recare personalmente. E, da sottolineare, a 3 gg da natale. Perciò grazie e super consigliato. Efficienza e velocità. Ah, non l'ho detto, pratica fatta in giornata. Bravi! Pubblicato su Noura Omrani 22/12/2025 Sono super bravi gentili e professionali consiglio Pubblicato su Moldovan Madalina Ancuta 22/12/2025 Bravissimi, molto cordiali e disponibili, e soprattutto molto veloci. Raccomando volentieri!!😀 Pubblicato su Valentina Simeoni 21/12/2025 Mi sono rivolta a questo patronato per risolvere una questione con il congedo maternità. Sono rimasta estremamente soddisfatta, mi hanno dato appuntamento in brevissimo tempo, il personale é giovane ,preparato e competente. Ho avuto il piacere di conoscere Sara che é stata gentilissima e velocissima nel darmi una mano. Sicuramente mi affiderò a loro per il prossimo ISEE e 730. Pubblicato su Xhoana Lika 19/12/2025 Ho avuto un’ottima esperienza al CAF grazie a Sara. È una ragazza molto preparata, disponibile e paziente, mi ha seguita passo dopo passo chiarendo ogni dubbio e aiutandomi con diverse pratiche in modo preciso e professionale. Si vede che lavora con competenza e attenzione verso le persone. Davvero consigliata! Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro FiscaleFebbraio 17, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Bonus-Partita-IVA-Under-35.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-02-17 07:17:122026-09-04 12:15:27Nuove Partite IVA 2026: Bonus, Incentivi e Agevolazioni per Chi Apre
Fisioterapisti, PARTITA IVAAprire Partita IVA Fisioterapista 2026: Codice ATECO, Software, Sistema TS e AdempimentiAggiornamento del 4 settembre 2026 – RettificaUna versione precedente di questo articolo indicava erroneamente l’iscrizione obbligatoria all’ENPAPI per i fisioterapisti. Il fisioterapista libero professionista è iscritto alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995): l’ENPAPI è riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari (D.I. 24 marzo 1998; interpello Min. Lavoro n. 1/2024). Approfondisci nella guida ai contributi previdenziali dei fisioterapisti (Gestione Separata INPS).Aprire partita IVA fisioterapista 2026 è una decisione importante che molti neo-iscritti all’albo TSRM-PSTRP affrontano subito dopo aver concluso gli studi. Tra codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS Gestione Separata, Sistema TS e divieto di fattura elettronica per le prestazioni a privati, la materia non è affatto banale. Eppure, con la guida giusta, si tratta di un percorso lineare che permette di iniziare a esercitare la libera professione in pochi giorni. In questa guida aggiornata vediamo passo passo tutto ciò che serve sapere per aprire partita IVA fisioterapista 2026, dalle aliquote al software di fatturazione, fino alle implicazioni dello studio condiviso.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno decine di fisioterapisti nell’avvio dell’attività, gestendo apertura, iscrizione alla Gestione Separata INPS, accreditamento Sistema TS e contabilità annuale. Continua a leggere per scoprire perché pianificare bene il day 1 ti farà risparmiare migliaia di euro nei primi cinque anni.Indice dei contenutiQuando un fisioterapista deve aprire P.IVACodice ATECO fisioterapisti: 86.90.21 e nuovo 86.95.00Forfettario o ordinario per fisioterapistiProcedura step-by-step apertura P.IVA fisioterapistaGestione Separata INPS: la previdenza del fisioterapista (non ENPAPI)Sistema TS per fisioterapisti: obbligo dall’iscrizione alboDivieto SdI per prestazioni a privati 2026Scegliere il software di fatturazione al day 1Studio condiviso vs studio proprioErrori più comuni del neo-fisioterapistaFAQ aprire partita IVA fisioterapista 2026 Quando un fisioterapista deve aprire P.IVAIl fisioterapista deve aprire partita IVA nel momento in cui inizia a esercitare la professione in forma abituale e continuativa, anche se i compensi sono modesti. La legge italiana non fissa una soglia di reddito sotto la quale si può lavorare senza partita IVA: il vero discrimine è l’abitualità. Un fisioterapista che effettua trattamenti regolari nel proprio studio o presso pazienti, anche solo poche ore a settimana, è a tutti gli effetti un libero professionista tenuto ad aprire P.IVA.Esiste una sola eccezione: la prestazione occasionale. Si applica quando l’attività è davvero sporadica, non organizzata e non ripetuta nel tempo. In questo caso si emette una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto del 20%, fino a un limite di 5.000 euro netti all’anno. Superata questa soglia, scatta l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS. Per un neo-fisioterapista che vuole costruire una professione duratura, la prestazione occasionale è una soluzione temporanea: prima si apre la partita IVA, prima si accede ai vantaggi del regime forfettario e si costruisce una posizione previdenziale presso la Gestione Separata INPS.Un caso tipico che vediamo in CAF: Marco, fisioterapista neo-iscritto all’albo TSRM-PSTRP, inizia a collaborare con una palestra e con due studi medici. Anche se nei primi mesi i compensi sono bassi, l’attività è già abituale. Marco deve aprire la P.IVA prima della prima fattura, perché emettere ricevute occasionali in modo continuativo equivale a evasione contributiva e fiscale.Codice ATECO fisioterapisti: 86.90.21 e nuovo 86.95.00Il codice ATECO fisioterapista classifica l’attività ai fini fiscali, previdenziali e statistici. Per anni il codice di riferimento è stato 86.90.21 – Altre attività paramediche indipendenti, utilizzato in maniera generica per molte professioni sanitarie autonome. Dal 1° aprile 2025, con l’entrata in vigore della classificazione ATECO 2025, è stato introdotto un codice specifico: 86.95.00 – Attività professionale di fisioterapista.Questa novità ha un significato importante: per la prima volta i fisioterapisti hanno un codice dedicato, separato dalle altre attività paramediche. La transizione è gestita in maniera automatica per molte posizioni già attive, ma chi apre partita IVA fisioterapista 2026 deve indicare direttamente il nuovo codice 86.95.00 nel modello AA9/12. Chi già opera con il vecchio 86.90.21 è bene verifichi presso l’Agenzia delle Entrate che la migrazione sia avvenuta correttamente; in caso contrario, va comunicata con il modello AA9/12 o tramite ComUnica.Coefficiente di redditività 78%Il codice ATECO 86.95.00 è compatibile con il regime forfettario ed è classificato come attività professionale. Questo significa che il coefficiente di redditività applicabile è del 78%. In parole semplici, il coefficiente è la percentuale di ricavi che viene considerata reddito imponibile: il restante 22% rappresenta forfettariamente i costi che il legislatore presume tu sostenga, e non è tassato.Esempio pratico: Sara apre P.IVA come fisioterapista nel 2026 e fattura 40.000 euro. Il reddito imponibile sarà 40.000 × 78% = 31.200 euro. Su questa cifra si calcolano l’imposta sostitutiva e i contributi INPS Gestione Separata. Non importa se Sara ha speso 5.000 euro o 12.000 euro per affitti, attrezzature e formazione: il regime forfettario non considera le spese effettive. Forfettario o ordinario per fisioterapistiPer la quasi totalità dei neo-fisioterapisti, il regime forfettario 2026 è la scelta vincente. Il motivo è duplice: nei primi cinque anni si applica l’aliquota agevolata del 5% sull’imposta sostitutiva, e la contabilità è ridotta al minimo. Vediamo perché conviene quasi sempre, ma anche quando può essere utile valutare il regime ordinario.Quando conviene il forfettarioIl fisioterapista forfettario 2026 beneficia di:Aliquota 5% per i primi cinque anni (start-up), poi 15%Nessuna IVA in fattura, nessun versamento IVA, nessun registro IVAEsonero dalla ritenuta d’acconto del 20% (utile se fatturi a studi medici o cooperative)Nessun ISA né studi di settoreCoefficiente di redditività 78%: tassi solo il 78% del fatturatoContabilità semplificata e costi di gestione molto contenutiPer un neo-fisioterapista con fatturato fino a 50.000-60.000 euro e spese contenute, il risparmio fiscale rispetto al regime ordinario può arrivare a 5.000-8.000 euro all’anno.Considerando che il limite di ricavi per accedere al regime forfettario è di 85.000 euro, la maggior parte degli studi professionali di fisioterapia rientra comodamente in questo perimetro.Quando valutare l’ordinarioIl regime ordinario può essere preferibile in pochi casi specifici: se prevedi investimenti molto alti in attrezzature (lettini elettrici, apparecchiature elettromedicali, tecar, laser) superiori a 15.000-20.000 euro, perché nel forfettario non li detrai. Oppure se la tua attività supererà prevedibilmente gli 85.000 euro nei primi anni. Per una valutazione personalizzata, il CAF Centro Fiscale offre una simulazione gratuita di convenienza tra forfettario e ordinario. Se vuoi una panoramica generica, consulta la guida regime forfettario 2026 e la guida apertura partita IVA.Procedura step-by-step apertura P.IVA fisioterapistaAprire partita IVA fisioterapista 2026 richiede una sequenza precisa di adempimenti, alcuni preliminari (iscrizione all’albo) e altri immediatamente successivi (iscrizione alla Gestione Separata INPS, Sistema TS). Saltare uno step o sbagliare un codice può costare mesi di correzioni. Ecco la procedura completa nel modo corretto.Iscrizione all’albo TSRM-PSTRP: è il prerequisito assoluto. Senza iscrizione all’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, non puoi esercitare. Si presenta domanda all’Ordine territorialmente competente con titolo, autocertificazione e pagamento tassa annuale.Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate: è il modulo di apertura partita IVA. Vanno indicati codice ATECO 86.95.00, opzione per il regime forfettario, regime fiscale del 5% (se hai i requisiti start-up), domicilio fiscale e sede dell’attività.Iscrizione alla Gestione Separata INPS: il fisioterapista non ha una cassa di categoria, quindi si iscrive alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995) contestualmente all’inizio dell’attività, dal portale INPS con SPID/CIE o tramite il CAF. Non ci si iscrive all’ENPAPI, che è riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari.Accreditamento Sistema TS: tutti i fisioterapisti iscritti all’albo con partita IVA devono accreditarsi al Sistema Tessera Sanitaria per la trasmissione dei dati delle spese sanitarie.SCIA al Comune (se hai studio aperto al pubblico): in molte regioni è prevista una Segnalazione Certificata di Inizio Attività, eventualmente con autorizzazione sanitaria.Polizza RC professionale: è obbligatoria per legge per tutte le professioni sanitarie. Va attivata prima della prima prestazione.Scelta software di fatturazione: lo affrontiamo in dettaglio più avanti, ma va deciso prima della prima fattura.Il CAF Centro Fiscale gestisce in autonomia tutti questi passaggi per i propri clienti: dall’apertura P.IVA al modulo AA9/12, all’iscrizione alla Gestione Separata INPS, fino all’accreditamento Sistema TS. In media il fisioterapista ottiene la P.IVA in 48-72 ore dalla firma dei moduli. Gestione Separata INPS: la previdenza del fisioterapista (non ENPAPI) Il fisioterapista libero professionista non ha una cassa di previdenza di categoria. Per questo si iscrive alla Gestione Separata INPS, il regime residuale previsto dall’art. 2, comma 26, della Legge 8 agosto 1995 n. 335 per i lavoratori autonomi privi di cassa. L’iscrizione è obbligatoria, gratuita e va fatta contestualmente all’apertura della P.IVA dal portale INPS (SPID/CIE) o tramite il CAF.ENPAPI non c’entra. L’ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica) è riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari iscritti ai rispettivi albi (decreto interministeriale 24 marzo 1998, D.Lgs. 103/1996): i fisioterapisti non vi rientrano e non vi sono mai rientrati. La Legge 3/2018 ha riordinato solo albi e ordini, senza incidere sugli obblighi previdenziali (interpello Ministero del Lavoro n. 1/2024). L’unica eccezione è la doppia abilitazione: chi è iscritto anche all’albo degli infermieri, infermieri pediatrici o assistenti sanitari versa all’ENPAPI per quell’attività e alla Gestione Separata per la fisioterapia. Approfondisci nella guida ai contributi previdenziali dei fisioterapisti e nell’articolo ENPAPI e fisioterapisti: perché non è la cassa corretta.Aliquota 2026: 26,07% (o 24%)La Gestione Separata prevede un’unica aliquota sul reddito imponibile (circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026): 26,07% per i liberi professionisti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, 24% per pensionati o già assicurati altrove (es. fisioterapista anche dipendente). Per un fisioterapista forfettario il reddito di riferimento è il 78% dei ricavi; su richiesta si può applicare la riduzione del 35% (aliquota effettiva 16,95%, con contributi accreditati in proporzione). Non esiste un contributo minimo annuo. Esempio: su 31.200 euro di imponibile (40.000 euro di ricavi) i contributi sono 8.134 euro, oppure 5.288 euro con la riduzione.Rivalsa 4%, scadenze e deducibilitàIl fisioterapista può addebitare in fattura al cliente una rivalsa INPS del 4%: è facoltativa (a differenza del contributo integrativo delle casse private) e, se non applicata, il contributo resta interamente a carico del professionista. I contributi si versano con F24 insieme alle imposte: saldo e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre.I contributi INPS versati sono deducibili dal reddito anche per chi è in regime forfettario: rappresentano una delle poche deduzioni utili in questo regime e abbattono direttamente la base imponibile dell’imposta sostitutiva.Sistema TS per fisioterapisti: obbligo dall’iscrizione alboIl Sistema Tessera Sanitaria (Sistema TS) è la piattaforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze che raccoglie i dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini, per renderle disponibili nella dichiarazione dei redditi precompilata. Tutti i fisioterapisti iscritti all’albo TSRM-PSTRP con partita IVA sono obbligati a trasmettere i dati delle fatture emesse a privati, senza eccezioni. L’obbligo nasce dal momento stesso dell’iscrizione all’albo.Sono esclusi solo i fisioterapisti dipendenti di strutture pubbliche SSN: in quel caso l’obbligo ricade sulla struttura ospedaliera e non sul professionista. Per il libero professionista privato, invece, non esistono soglie minime: anche una sola fattura a un paziente privato va trasmessa. Per approfondire il tema della fatturazione fisioterapista e Sistema TS, leggi la guida dedicata del CAF.Trasmissione annuale dal 2026Una novità 2026: con il DLgs 81/2025, l’invio dei dati al Sistema TS è diventato annuale e non più semestrale. La scadenza ordinaria è fissata al 31 gennaio dell’anno successivo a quello delle fatture. Per i dati riferiti al 2025, il termine slitta al 2 febbraio 2026, con possibilità di correzione e integrazione entro il 9 febbraio 2026. Le scadenze esatte vanno comunque verificate annualmente sul portale del Sistema TS, perché possono variare per ragioni di calendario.Il paziente può sempre opporsi alla trasmissione dei propri dati con apposita dichiarazione. In quel caso il fisioterapista trasmette l’importo aggregato come spesa sanitaria con opposizione, senza identificare il contribuente. Divieto SdI per prestazioni a privati 2026Il divieto di fatturazione elettronica via SdI per le prestazioni sanitarie verso privati è diventato permanente dal 2026. Si tratta di una delle novità più importanti per chi apre partita IVA fisioterapista 2026: contrariamente a quanto accade per tutte le altre attività, il fisioterapista non deve emettere fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio quando il cliente è una persona fisica.La base normativa è il DLgs 81/2025, che ha modificato in modo strutturale l’articolo 10-bis del DL 119/2018. Prima il divieto era prorogato anno per anno; ora è a regime. La ragione è la tutela della privacy sanitaria: i dati delle fatture passerebbero sul SdI, esponendoli a rischi rispetto al diritto del paziente alla riservatezza.Cosa fare in praticaIl fisioterapista, per le fatture a privati cittadini, deve:Emettere fattura cartacea o in PDF, NON tramite SdITrasmettere comunque i dati al Sistema TS entro le scadenze annualiConservare la copia della fattura (cartacea o digitale) per 10 anniApporre la marca da bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro se esenti IVARestano invece soggette a fattura elettronica via SdI le prestazioni B2B (verso cliniche private, cooperative, società di servizi) e B2G (verso enti pubblici). Un esempio: il fisioterapista che collabora con una palestra emette fattura elettronica al gestore della palestra (B2B), ma per i pazienti che paga in studio emette fattura cartacea/PDF.Scegliere il software di fatturazione al day 1Uno degli errori più comuni del neo-fisioterapista è rimandare la scelta del software fatturazione fisioterapista. Spesso si inizia con il foglio Word, poi si passa a un programma generalista, e dopo sei mesi ci si ritrova con fatture sparse, errori di numerazione e dati mancanti per il Sistema TS. Il consiglio del CAF è netto: scegli il software al day 1, prima di emettere la prima fattura, e fallo tenendo conto dei requisiti specifici di una professione sanitaria.Cosa deve avere un buon software per fisioterapistiTrasmissione Sistema TS in 1 click: invio automatizzato delle fatture al portale TS, gestione dell’opposizione del paziente, controllo erroriEsclusione automatica SdI per privati: il software deve riconoscere il cliente persona fisica e NON inviare la fattura via SdISetup forfettario zero-config: nessuna configurazione manuale di aliquote, esclusione IVA, dicitura forfettaria, gestione bollo automaticoGestione dell’eventuale rivalsa INPS 4% direttamente in fatturaNumerazione progressiva e archivio digitale conservatoSupporto CAF/commercialista per esportazione dati a fine annoFatturazione Italia: la scelta consigliataTra i software che soddisfano tutti questi requisiti, il CAF Centro Fiscale consiglia Fatturazione Italia, una soluzione italiana pensata specificamente per professionisti forfettari e sanitari. I punti di forza concreti:Sistema TS in 1 click con gestione dell’opposizione del paziente e correzione erroriZero-config per il forfettario: appena ti registri, la piattaforma applica le regole giuste senza che tu debba toccare nullaPrezzo bloccato per 5 anni: nessun aumento, nessuna sorpresa nei rinnovi30 giorni di trial gratuito con tutte le funzionalità attiveSupporto CAF integrato: il tuo commercialista o il CAF Centro Fiscale possono accedere ai tuoi dati per chiusure annuali e dichiarazioniProva Fatturazione Italia gratis per 30 giorni: è il modo più semplice per partire bene al day 1 senza rischi.Esistono anche soluzioni verticali per il mondo sanitario come Komodo, che integrano gestione fatture, agenda pazienti e cartella clinica digitale. Sono utili se prevedi un volume di pazienti elevato e vuoi un gestionale completo. Per chi inizia, però, una soluzione fatturazione-only ben configurata è spesso sufficiente. Studio condiviso vs studio proprio: implicazioni fiscaliMolti neo-fisioterapisti iniziano in uno studio condiviso con altri colleghi o subaffittando un locale presso uno studio medico, una palestra o un poliambulatorio. Le implicazioni fiscali sono diverse rispetto all’apertura di uno studio proprio, e possono incidere sulla scelta del regime fiscale e sulla deducibilità dei costi.Studio condiviso o subaffittoIn studio condiviso, il fisioterapista paga un canone mensile (spesso forfettario) per l’uso degli spazi e dei servizi (sala d’attesa, segreteria, utenze). In regime forfettario questi costi non sono detraibili: il forfait del 22% li copre già. Lo studio principale emette fattura per il subaffitto al fisioterapista, che la conserva ma non la deduce.Attenzione a una trappola tipica: lo studio principale non può configurarsi come datore di lavoro mascherato. Se il fisioterapista lavora solo per quello studio, con orari imposti e pazienti assegnati, c’è il rischio che l’Ispettorato del Lavoro riqualifichi il rapporto come subordinato. Per evitarlo, il fisioterapista deve mantenere autonomia organizzativa, avere più clienti, e gestire l’agenda.Studio proprioLo studio proprio comporta investimenti iniziali più alti (lettini, ecografo portatile, tecar, arredi) e costi di gestione (affitto, utenze, pulizie, abbonamenti software). Per il fisioterapista forfettario nessuno di questi costi è deducibile in modo diretto: vale sempre il coefficiente 78%. Se prevedi investimenti molto pesanti nei primi anni, è l’unico caso in cui il regime ordinario può diventare conveniente.Errori più comuni del neo-fisioterapistaNegli anni in cui assistiamo fisioterapisti neo-iscritti, alcuni errori si ripetono con una frequenza sorprendente. Conoscerli in anticipo permette di evitarli e di partire con una posizione fiscale pulita.Iniziare con ricevute occasionali per troppo tempo: oltre i 5.000 euro o oltre i pochi mesi, è una pratica a rischio sanzioni.Dimenticare l’iscrizione alla Gestione Separata INPS: comporta iscrizione d’ufficio, recupero dei contributi e sanzioni civili.Non accreditarsi al Sistema TS: chi non trasmette i dati delle spese sanitarie subisce sanzioni da 100 a 500 euro per ogni comunicazione omessa.Emettere fattura elettronica via SdI a un privato: viola il divieto permanente 2026 ed espone a contestazioni privacy.Non valutare la rivalsa INPS 4% in fattura: è facoltativa, ma se non la applichi l’intero contributo resta a tuo carico.Scegliere il software dopo i primi mesi: si finisce con la doppia migrazione e fatture non conformi al Sistema TS.Confondere ricavi e reddito imponibile: nel forfettario si tassa il 78% dei ricavi, non il 100%.Non pianificare gli acconti: a novembre arriva un esborso doppio (saldo + acconti) che spiazza chi non si è organizzato.Il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i fisioterapisti a evitarli tutti grazie a un percorso strutturato di affiancamento nei primi 12 mesi di attività. 📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 5 anni. 📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Fatturazione elettronicaFAQ aprire partita IVA fisioterapista 2026Quanto costa aprire partita IVA come fisioterapista?L’apertura partita IVA all’Agenzia delle Entrate è gratuita. I costi reali sono: iscrizione albo TSRM-PSTRP (variabile a seconda dell’Ordine territoriale, in media 130-180 euro all’anno), polizza RC professionale (da 150 a 400 euro all’anno), eventuali costi del commercialista o CAF per la pratica di apertura. Nel complesso si parte con poche centinaia di euro.Posso aprire P.IVA come fisioterapista mentre sono ancora dipendente?Sì, è una situazione perfettamente legittima e molto frequente. Il fisioterapista dipendente con reddito da lavoro dipendente entro 35.000 euro può accedere senza problemi al regime forfettario 2026 (soglia 2026 da L. 207/2024) per l’attività libero-professionale. Sopra i 35.000 euro di reddito da dipendente (soglia vigente dal 2026), scatta una causa di esclusione dal forfettario. Per i dettagli, vedi la guida dedicata al fisioterapista dipendente con partita IVA.ENPAPI o gestione separata INPS per i fisioterapisti?Gestione Separata INPS. I fisioterapisti liberi professionisti non hanno una cassa di categoria e versano alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995) con aliquota 2026 del 26,07% (24% se già coperti da altra tutela pensionistica obbligatoria), circolare INPS n. 8/2026. L’ENPAPI è riservato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari e non ha mai esteso la copertura ai fisioterapisti (interpello Ministero del Lavoro n. 1/2024). L’iscrizione va fatta contestualmente all’apertura della P.IVA.Devo emettere fattura elettronica anche se sono fisioterapista in forfettario?Sì per le fatture B2B e B2G (a cliniche, palestre, cooperative, enti pubblici), NO per le fatture a privati cittadini. Per i privati vige il divieto permanente SdI 2026 introdotto dal DLgs 81/2025. Resta però l’obbligo di trasmettere i dati al Sistema TS annualmente.Quanto guadagna in media un fisioterapista con partita IVA?Il guadagno netto dipende da volume pazienti, città, specializzazione e gestione fiscale. Un fisioterapista neo-iscritto nei primi due anni può realisticamente fatturare 20.000-35.000 euro, con netto in tasca tra 15.000 e 27.000 euro grazie al regime forfettario al 5%. A regime, fisioterapisti consolidati superano facilmente i 50.000 euro di fatturato. Il CAF può elaborare una simulazione personalizzata.ConclusioneAprire partita IVA fisioterapista 2026 è un’opportunità concreta per costruire una carriera autonoma redditizia, ma richiede pianificazione corretta del day 1: codice ATECO giusto (86.95.00), regime forfettario con aliquota 5% per i primi cinque anni, iscrizione alla Gestione Separata INPS, accreditamento Sistema TS, scelta del software fatturazione conforme al divieto SdI e alle trasmissioni Sistema TS. Sbagliare anche solo uno di questi passaggi può costare mesi di rettifiche e migliaia di euro tra sanzioni e maggiori imposte.Hai bisogno di assistenza per aprire partita IVA come fisioterapista? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per una consulenza personalizzata su apertura P.IVA, regime forfettario, iscrizione alla Gestione Separata INPS e Sistema TS.Stima del tuo netto annuo in forfettario (fisioterapisti)Cosa potresti portare a casa al netto di tasse e contributi Gestione Separata INPS, con coefficiente di redditività al 78% e aliquota IRPEF al 15% (scendere al 5% nei primi 5 anni se sei in startup):Ricavi annuiImponibile (78%)Contributi GestioneIRPEF 15%Netto stimato25.000 euro19.500 euro4.680 euro2.223 euro18.097 euro50.000 euro39.000 euro9.360 euro4.446 euro36.194 euro80.000 euro62.400 euro14.976 euro7.114 euro57.910 euroStime semplificate basate su contributi Gestione Separata INPS. Valori puramente indicativi: il tuo netto reale dipende da deduzioni, anzianità contributiva, redditi extra e altri fattori. Per una simulazione esatta richiedi un preventivo personalizzato.Errori comuni nel forfettario per fisioterapistiDopo aver assistito centinaia di fisioterapisti in regime forfettario al CAF Centro Fiscale, ecco gli sbagli che vediamo ripetersi più spesso. Conoscerli ti aiuta a evitarli:Non trasmettere le prestazioni al Sistema Tessera Sanitaria entro fine mese successivo (sanzione 100 euro/prestazione, max 50.000/anno)Confondere prestazione sanitaria esente IVA con prestazione di benessere/estetica (NON esente)Errore sulla soglia 35.000 euro redditi dipendenti per chi lavora anche in ospedale o studio terzi (causa ostativa L. 207/2024)Non applicare l’opposizione 730 quando il paziente la richiedeTrascurare l’obbligo di iscrizione all’Albo TSRM-PSTRP per esercitare in libera professioneConfondere fatturazione B2C (privato) con B2B (centro medico): codici e marche da bollo diversiNon scegliere correttamente fra GS aliquota 24% (con altra previdenza obbligatoria) o 26,07% (sola GS)Simulazione personalizzata gratuita per fisioterapistiVuoi sapere esattamente quanto pagheresti di tasse e contributi Gestione Separata INPS nel tuo caso specifico? Il CAF Centro Fiscale prepara una simulazione personalizzata gratuita sulla base dei tuoi ricavi, della tua situazione previdenziale e dell’anno fiscale corrente — pensata su misura per i fisioterapisti in regime forfettario.Cosa ricevi nella simulazione:Stima del netto annuo nel forfettario applicabile al tuo casoConfronto con il regime ordinario (semplificato + IRAP se applicabile)Calcolo contributi Gestione Separata INPS sulla tua fascia di reddito realeVerifica cause ostative L. 207/2024 (soglia 35k redditi dipendenti)Indicazioni operative su fatturazione, marche da bollo e Sistema TS (se applicabile)Richiedi la tua simulazione personalizzata →Servizio gratuito, senza impegno. Risposta del nostro team entro 1 giorno lavorativo.Febbraio 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-02-03 09:00:002026-09-04 12:15:18Aprire Partita IVA Fisioterapista 2026: Codice ATECO, Software, Sistema TS e Adempimenti
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIORegime Forfettario 2026: Guida aggiornata con Limiti, Aliquote e 7 RequisitiScorrere alla sezione successiva Scorrere alla sezione successiva Indice dei contenuti Cos’è il Regime Forfettario 2026 Limiti di Ricavi per il Regime Forfettario 2026 Aliquote e Calcolo delle Imposte I 7 Requisiti Essenziali per Aderire Coefficienti di Redditività per Settore Contributi INPS e Previdenza Quando Conviene il Regime Forfettario Scadenze Fiscali 2026 Domande Frequenti Il […]Continua a leggere Dicembre 29, 2025/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2025-12-29 08:20:002026-05-30 00:43:20Regime Forfettario 2026: Guida aggiornata con Limiti, Aliquote e 7 Requisiti