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Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Se sei un contribuente in regime forfettario, luglio 2026 è un mese cruciale per la tua posizione fiscale. La scadenza del 30 luglio 2026 si avvicina rapidamente e porta con sé due adempimenti fondamentali: il saldo 2025 e il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere per affrontare queste scadenze con serenità: come si calcola l’imposta, quali codici tributo usare nel modello F24, come funziona la maggiorazione dello 0,40% per chi non ha pagato a giugno, e cosa fare se hai difficoltà di liquidità.

Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 per i forfettari seguono le stesse regole temporali previste per i contribuenti in regime ordinario: scadenza ordinaria il 30 giugno, con possibilità di differire al 30 luglio aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Un meccanismo pensato per dare un po’ di respiro a chi in giugno aveva meno liquidità disponibile. Prima di entrare nei dettagli numerici, però, è utile fare un passo indietro e capire di cosa stiamo parlando esattamente.

Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari

Luglio è storicamente il mese più impegnativo per chi ha una partita IVA in regime forfettario. Sul calendario fiscale di questo mese convivono diverse scadenze che, se non gestite con attenzione, possono portare a ritardi e sanzioni. Vediamo il quadro completo:

La scadenza principale è quella del 30 luglio 2026, entro cui chi non ha versato le imposte entro il 30 giugno può farlo con la maggiorazione dello 0,40%. Si tratta di una finestra temporale concessa dalla legge per tutti i contribuenti, compresi i forfettari. Ma non è l’unica data da tenere a mente. Per alcuni soggetti che applicano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) o che rientrano in particolari categorie professionali, il legislatore può prevedere slittamenti straordinari su date diverse. Questi casi particolari vanno verificati anno per anno: la regola generale resta quella del 30 giugno con possibilità di proroga al 30 luglio con maggiorazione.

Le imposte interessate da queste scadenze per i forfettari sono principalmente due: l’imposta sostitutiva (la tassa caratteristica del regime forfettario, che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali) e i contributi previdenziali INPS (per artigiani e commercianti). A queste si aggiungono, per chi ha collaboratori, eventuali adempimenti sul personale. In questa guida ci concentriamo sull’imposta sostitutiva e sui contributi INPS, che sono le voci che riguardano la stragrande maggioranza dei forfettari. Per approfondire il tema delle scadenze di luglio e della gestione della liquidità, ti consiglio di leggere anche il nostro articolo dedicato ai forfettari e alle scadenze fiscali di luglio 2026.

Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario

Uno dei grandi vantaggi del regime forfettario è la semplicità fiscale. Chi adotta questo regime non paga l’IRPEF ordinaria (con i suoi scaglioni progressivi), né l’IRAP, né le addizionali regionale e comunale. Al loro posto esiste un’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce tutte le altre. In parole semplici, invece di dover calcolare e versare imposte separate per ogni tipo di prelievo, il forfettario calcola un’unica imposta sul proprio reddito imponibile.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva è fissata al 15% per la maggior parte dei contribuenti (art. 1 c. 64 della L. 190/2014). Esiste però un’aliquota ridotta al 5% riservata a chi avvia una nuova attività, valida per i primi 5 anni di applicazione del regime forfettario, a condizione che si tratti di una nuova attività senza aver esercitato attività d’impresa, arte o professione analoga nei 3 anni precedenti. È un incentivo significativo per chi si lancia nel mondo del lavoro autonomo o dell’imprenditoria per la prima volta.

La base di calcolo dell’imposta sostitutiva non è il fatturato totale, ma il reddito imponibile, ottenuto applicando ai ricavi o compensi percepiti un coefficiente di redditività. Questo coefficiente, stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell’attività svolta, rappresenta in modo forfettario (da qui il nome del regime) la quota di ricavi che si presume sia reddito. Il codice ATECO è il codice numerico che classifica l’attività economica: ogni attività ne ha uno specifico, e i forfettari devono indicarlo nella dichiarazione dei redditi. Per approfondire come funziona la partita IVA in regime forfettario a Udine, puoi affidarti al CAF Centro Fiscale.

Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva

Il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva è la somma che il forfettario deve versare come conguaglio finale delle imposte relative all’anno d’imposta 2025. Si tratta dell’importo risultante dalla dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM), al netto degli acconti già versati l’anno scorso. Vediamo passo per passo come si arriva a questo numero.

Il calcolo parte dai ricavi o compensi percepiti nel 2025 (anno d’imposta di riferimento). A questi si applica il coefficiente di redditività previsto per la propria attività. Ecco i coefficienti più comuni secondo la normativa vigente (L. 190/2014, tabella allegata):

Tipo di attività (macro-categoria)Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Intermediari del commercio62%
Attività dei servizi di alloggio e ristorazione67%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione78%
Altre attività economiche67%
Costruzioni e attività immobiliari86%

La formula di calcolo è la seguente: Reddito imponibile = Ricavi 2025 × Coefficiente di redditività. Da questo reddito imponibile si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno (INPS o cassa professionale di appartenenza), ottenendo così la base imponibile netta. Su quest’ultima si applica l’aliquota del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi cinque anni). Il risultato è l’imposta sostitutiva lorda dovuta per il 2025.

Dal totale dell’imposta lorda si detraggono gli acconti già versati nel corso del 2025 (in giugno/luglio per il primo acconto e in novembre per il secondo acconto). La differenza — positiva o negativa — è il saldo 2025. Se positiva, devi versare la differenza entro le scadenze di giugno/luglio. Se negativa, hai versato più del dovuto e potrai richiedere il rimborso oppure usare il credito in compensazione. Supponiamo che Giulia, una traduttrice freelance con ricavi 2025 pari a 40.000 euro: il suo reddito imponibile sarà 40.000 × 78% = 31.200 euro. Deducendo ad esempio 4.000 euro di contributi INPS gestione separata, la base netta diventa 27.200 euro. L’imposta sostitutiva al 15% sarà 4.080 euro. Se Giulia ha già versato 3.500 euro di acconti, il saldo 2025 sarà di 580 euro da versare entro il 30 luglio con la maggiorazione.

Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva

Contemporaneamente al saldo 2025, i forfettari devono affrontare anche il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. Si tratta di un versamento anticipato dell’imposta che si presume dovuta per il 2026, calcolato sulla base dell’anno precedente. Questo meccanismo degli acconti esiste perché lo Stato preferisce incassare le imposte in corso d’anno, senza aspettare che il contribuente le paghi tutte in un’unica soluzione l’anno successivo.

Il metodo ordinario per il calcolo degli acconti è il cosiddetto metodo storico: si prende l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 (quella indicata nella dichiarazione) e si calcola su di essa una percentuale. L’acconto totale annuo è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente. Questo acconto viene suddiviso in due rate: il primo acconto pari al 40% dell’imposta sostitutiva 2025, da versare entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione); il secondo acconto pari al restante 60%, da versare entro il 30 novembre 2026. Attenzione: se l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 è inferiore a 51,65 euro, non si è tenuti a versare gli acconti.

Esiste anche il cosiddetto metodo previsionale: se prevedi che nel 2026 i tuoi ricavi saranno significativamente inferiori rispetto al 2025, puoi calcolare gli acconti sulla base dell’imposta che stimi di dover pagare per il 2026, anziché su quella del 2025. Questo metodo può far risparmiare liquidità, ma comporta un rischio: se la stima è troppo ottimistica e alla fine del 2026 l’imposta effettiva risulta maggiore di quanto hai versato come acconto, potresti dover pagare interessi e sanzioni. Per questa ragione, il metodo previsionale va adottato solo con il supporto di un esperto. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a valutare quale metodo è più conveniente per la tua situazione, sia in ufficio che da remoto. Continuando con l’esempio di Giulia: la sua imposta 2025 è 4.080 euro. Il primo acconto 2026 sarà 4.080 × 40% = 1.632 euro, da versare entro il 30 luglio.

La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio

Se hai saltato la scadenza del 30 giugno per il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva, non è ancora troppo tardi. La legge (art. 17, comma 2, del DPR 435/2001) consente a tutti i contribuenti, compresi i forfettari, di versare entro i 30 giorni successivi alla scadenza ordinaria aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. In pratica, puoi pagare entro il 30 luglio 2026 con questo piccolo supplemento.

È importante capire che questa maggiorazione dello 0,40% non è una sanzione: è semplicemente un interesse che remunera il differimento di un mese. Lo Stato ti offre tempo in più, e in cambio chiede una cifra davvero contenuta. Come puoi verificare dai seguenti esempi, l’importo aggiuntivo è spesso irrisorio rispetto all’imposta principale:

Imposta sostitutiva da versareMaggiorazione 0,40%Totale da versare al 30 luglio
500 euro2,00 euro502,00 euro
1.000 euro4,00 euro1.004,00 euro
2.000 euro8,00 euro2.008,00 euro
3.500 euro14,00 euro3.514,00 euro
5.000 euro20,00 euro5.020,00 euro

La maggiorazione va calcolata separatamente su ogni importo che stai differendo: se devi versare sia il saldo 2025 che il primo acconto 2026, calcoli lo 0,40% su ciascuno dei due importi (non sulla loro somma). Il risultato pratico è lo stesso, ma tecnicamente si tratta di due versamenti distinti con due codici tributo diversi. La scadenza del 30 luglio 2026 cade di giovedì: un giorno lavorativo normale, che non slitta ad alcuna data successiva. Ti consigliamo di organizzarti con qualche giorno di anticipo per non rischiare di perdere anche questa seconda finestra. Per approfondire come funziona la maggiorazione dello 0,40% IRPEF di luglio 2026 in senso generale, leggi il nostro articolo dedicato.

Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto

Per versare correttamente il saldo e l’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, devi compilare il modello F24 con i codici tributo corretti. Usare il codice sbagliato può portare a versamenti non correttamente imputati, con successivi accertamenti o richieste di regolarizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. I codici tributo specifici per l’imposta sostitutiva dei forfettari sono:

Tipo versamentoCodice tributoAnno di riferimento
Saldo imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17902025
Primo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17922026
Secondo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17912026

Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, nella colonna “codice tributo”. Nell’anno di riferimento va indicato l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento: per il saldo 2025, scrivi 2025; per il primo acconto 2026, scrivi 2026. L’errore più comune è invertire i codici 1790 e 1792, oppure indicare l’anno sbagliato: si consiglia di far compilare il modello F24 dal proprio consulente fiscale o dal CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di compilare e inviare il modello F24 per te, in modo che non ci siano errori. Per un quadro completo di tutti i codici tributo che ti possono riguardare come forfettario, leggi la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

Una precisazione importante: i codici tributo 1790, 1791 e 1792 riguardano l’imposta sostitutiva, ovvero la tassa sui redditi. Non vanno confusi con i codici per i contributi INPS (che sono diversi e che vedremo nel prossimo paragrafo) né con quelli per la marca da bollo sulle fatture (2521-2524). Il modello F24 va presentato esclusivamente per via telematica: se non disponi di un PIN INPS o credenziali Fisconline, puoi rivolgerti al CAF che lo invia per tuo conto.

Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari

Per chi ha difficoltà a pagare in un’unica soluzione, esiste la possibilità di rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva. La rateizzazione è consentita dalla normativa e permette di suddividere l’importo dovuto in un massimo di rate mensili, con aggiunta di un interesse mensile dello 0,33% sulle rate successive alla prima. Questo meccanismo si applica sia al saldo 2025 che al primo acconto 2026.

La prima rata deve essere versata entro la scadenza ordinaria (30 giugno) o con la maggiorazione dello 0,40% entro il 30 luglio. Le rate successive scadono il giorno 16 di ciascun mese, fino a un massimo di giugno dell’anno successivo. Il numero massimo di rate dipende da quando si inizia: chi inizia a luglio può rateizzare fino a novembre 2026 (5 rate), chi inizia a giugno può avere fino a 6 rate. Immagina che Roberto, un artigiano forfettario, debba versare in totale 3.000 euro tra saldo e acconto. Optando per la rateizzazione a partire da luglio, può suddividere in 5 rate mensili da circa 600 euro ciascuna, con un piccolo interesse aggiuntivo. Questo gli consente di non svuotare il conto corrente in un unico momento.

Un aspetto importante: la rateizzazione non si applica al secondo acconto di novembre, che deve essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Inoltre, in caso di mancato pagamento di una o più rate, decade il beneficio della dilazione e l’intero importo diventa immediatamente dovuto. Per scegliere la scelta più adatta alla tua situazione finanziaria e fiscale, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine, disponibile sia in ufficio a Viale Giuseppe Tullio 13 che online in tutta Italia.

Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti

Oltre all’imposta sostitutiva, i forfettari che svolgono attività di artigiano o commerciante iscritti alla gestione artigiani/commercianti INPS devono prestare attenzione anche alle scadenze INPS che si sovrappongono al calendario di luglio. Si tratta di adempimenti distinti dall’imposta sostitutiva, ma che possono impattare la liquidità nello stesso periodo.

I contributi INPS per artigiani e commercianti in regime forfettario godono di una riduzione del 35% sull’aliquota ordinaria (art. 1 c. 77 L. 190/2014). L’aliquota ordinaria per artigiani e commercianti nel 2026 è del 24,48%, che con la riduzione del 35% scende a circa il 15,91%. I contributi si calcolano sul reddito imponibile del regime forfettario, ossia sui ricavi al netto del coefficiente di redditività e dei contributi stessi (con un meccanismo circolare che nella pratica si risolve con un calcolo iterativo o mediante le tabelle INPS). È presente un contributo minimale annuo pari a circa 4.200 euro, da versare indipendentemente dal reddito prodotto: chi guadagna poco deve comunque coprire questo minimale. Per tutti i dettagli sui contributi INPS di artigiani e commercianti con partita IVA forfettaria, consulta il nostro articolo sul saldo e acconto contributi INPS 2026.

I professionisti senza cassa di categoria (medici, avvocati, ingegneri ecc. già iscritti alle rispettive casse previdenziali NON sono tenuti alla gestione separata INPS come tali) e chi svolge attività di lavoro autonomo puro versano invece i contributi alla gestione separata INPS, con aliquota del 26,07% (senza altra copertura previdenziale) o 24% (con altra copertura). Questi contributi si pagano sempre tramite modello F24, ma con codici tributo diversi da quelli dell’imposta sostitutiva (codici 1840 per i contributi gestione separata). Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella verifica della tua posizione previdenziale e nella compilazione dei modelli.

Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso

Se il 30 luglio 2026 passa senza che tu abbia versato l’imposta sostitutiva e la maggiorazione, non significa che sei perduto: esiste lo strumento del ravvedimento operoso, che permette di regolarizzare i versamenti omessi con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie. Prima ci si ravvede, meno si paga. Questo principio è sancito dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, che disciplina le modalità e i termini del ravvedimento.

Le sanzioni del ravvedimento operoso dipendono da quanto tempo è passato dalla scadenza. Il D.Lgs. 87/2024 ha aggiornato le regole applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi. Per un versamento omesso, la sanzione base è pari al 25% dell’imposta non versata. Grazie al ravvedimento, questa sanzione si riduce drasticamente:

  • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni): sanzione di 0,0833% per ogni giorno di ritardo (art. 13 c. 1 lett. a-bis D.Lgs. 472/97, post D.Lgs. 87/2024)
  • Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione fissa pari a 1,25% dell’imposta (1/10 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione fissa pari a 1,39% dell’imposta (1/9 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento lungo (oltre 90 giorni, entro 1 anno): sanzione fissa pari a 3,125% dell’imposta (1/8 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento biennale (oltre 1 anno, entro 2 anni): sanzione fissa pari a 3,572% dell’imposta (1/7 della sanzione base 25%)

A queste sanzioni si aggiungono gli interessi legali calcolati sull’importo non versato per i giorni di ritardo. Conviene sempre regolarizzare il prima possibile: più si aspetta, più la sanzione cresce. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di assistenza per il ravvedimento operoso: calcoliamo insieme l’esatto importo dovuto (imposta + sanzione + interessi) e compiliamo il modello F24 corretto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, sia di persona a Udine che online da tutta Italia.

Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio

Per aiutarti a orientarti rapidamente, abbiamo raccolto tutte le informazioni principali in tre tabelle riepilogative. Tienile come riferimento rapido per non perdere nessuna scadenza.

Tabella 1 — Scadenze luglio 2026 per i forfettari

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
Saldo imposta sostitutiva 202530 giugno 202630 luglio 2026
Primo acconto imposta sostitutiva 2026 (40%)30 giugno 202630 luglio 2026
Saldo contributi INPS artigiani/commercianti 202530 giugno 202630 luglio 2026
Secondo acconto imposta sostitutiva 2026 (60%)30 novembre 2026

Tabella 2 — Codici tributo F24 per il regime forfettario

Codice tributoDescrizioneSezione F24
1790Saldo imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1792Primo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1791Secondo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1840Contributi INPS gestione separataINPS
2521-2524Imposta di bollo fatture elettronicheErario

Tabella 3 — Esempio di calcolo completo (professionista forfettario)

VoceEsempio (ricavi 2025: 35.000 euro)
Ricavi 202535.000 euro
Coefficiente di redditività (professionisti: 78%)× 78% = 27.300 euro
Contributi INPS gestione separata (da sottrarre)– 2.800 euro (stima)
Base imponibile netta= 24.500 euro
Imposta sostitutiva 15%= 3.675 euro
Acconti già versati nel 2025– 3.200 euro
Saldo 2025 (cod. 1790)= 475 euro
Primo acconto 2026 al 40% (cod. 1792)= 3.675 × 40% = 1.470 euro
Totale da versare al 30 luglio1.945 euro (+ maggiorazione 0,40% se differito da giugno)

Domande Frequenti

Entro quando i forfettari devono versare il saldo 2025 e il primo acconto 2026?

La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026. Chi non ha pagato entro quella data può farlo entro il 30 luglio 2026 aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Dopo il 30 luglio si incorre in sanzioni e si deve ricorrere al ravvedimento operoso.

Qual è l’aliquota dell’imposta sostitutiva nel regime forfettario?

L’aliquota standard è del 15% sul reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività − contributi previdenziali). Per chi avvia una nuova attività, nei primi 5 anni si applica un’aliquota ridotta al 5%, a condizione di non aver esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti.

Quali codici tributo si usano nel modello F24 per i forfettari?

I codici tributo per l’imposta sostitutiva del regime forfettario sono: 1790 per il saldo (anno 2025), 1792 per il primo acconto (anno 2026), 1791 per il secondo acconto (anno 2026). Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, indicando l’anno di riferimento corretto.

Posso rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva?

Sì, è possibile rateizzare in rate mensili con un interesse dello 0,33% mensile sulle rate successive alla prima. Chi inizia da luglio può avere fino a 5 rate (luglio-novembre). Il secondo acconto di novembre non può essere rateizzato e va versato in un’unica soluzione.

Cosa succede se un forfettario non paga entro il 30 luglio?

Scatta l’obbligo del ravvedimento operoso: oltre all’imposta dovuta, si aggiungono interessi legali e una sanzione ridotta che va da 0,0833% al giorno (ravvedimento sprint, entro 14 giorni) al 3,572% (entro 2 anni). Prima si regolarizza, meno si paga. Il CAF Centro Fiscale può calcolare l’esatto importo e compilare il modello F24 per il ravvedimento.

I contributi INPS dei forfettari hanno una scadenza diversa dall’imposta sostitutiva?

No, le scadenze sono generalmente allineate: anche i contributi INPS di artigiani e commercianti forfettari seguono le stesse date dell’imposta sostitutiva (30 giugno ordinario, 30 luglio con maggiorazione). I codici tributo sono però diversi: per la gestione separata si usa il codice 1840.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario, il calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti si occupano di tutto: dal calcolo dell’imposta alla compilazione del modello F24, fino all’invio telematico. Affidati a noi per evitare errori costosi e dormire sonni tranquilli.

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