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Tag Archivio per: limiti e controlli regime forfettario

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Novita Regime Forfettario 2026: Tutte le Modifiche della Legge di Bilancio

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l’impianto generale del regime forfettario, introducendo alcune modifiche puntuali che ogni partita IVA deve conoscere. Nessuna rivoluzione, ma aggiustamenti che incidono sui limiti, sulle cause ostative e sugli adempimenti dichiarativi del 2026.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutte le novita confermate per il 2026, le aspettative non andate a buon fine, le aliquote aggiornate e gli esempi pratici di calcolo delle imposte. La fonte normativa principale e la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 207), integrata dalle ultime risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate e dalle circolari INPS sui contributi.

Indice dei contenuti

  1. Cosa cambia nel regime forfettario nel 2026
  2. Limite ricavi 85.000 euro: confermato
  3. Limite 30.000 euro reddito da lavoro dipendente
  4. Aliquota 5% startup: requisiti e cause ostative
  5. Aliquota 15% standard e coefficienti di redditivita
  6. Limite spese personale ridotto a 20.000 euro
  7. Limite investimenti strumentali e fattura elettronica
  8. Novita aspettate ma non confermate
  9. Impatto pratico per categorie di professionisti
  10. Calcolo tasse 2026: esempi pratici
  11. Cosa cambia nella dichiarazione dei redditi 2026
  12. Adempimenti 2026: scadenze e modelli
  13. Aliquote contributive INPS 2026
  14. FAQ

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Cosa cambia nel regime forfettario nel 2026

La Legge di Bilancio 2026 non ha stravolto il regime forfettario: la struttura introdotta dalla legge 190/2014 e le modifiche del 2023-2024 restano l’ossatura di base. Le novita riguardano principalmente:

  • Conferma del limite ricavi a 85.000 euro (non e stato innalzato a 100.000 come ipotizzato in alcune bozze)
  • Conferma del limite 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente come causa ostativa
  • Conferma dell’aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni di nuova attivita
  • Riduzione del limite spese personale da 30.000 a 20.000 euro lordi (gia in vigore dal 2025, riconfermato per il 2026)
  • Adeguamento del Modello Redditi PF 2026 con quadro LM aggiornato
  • Esonero esterometro riconfermato per i forfettari

Le aliquote contributive INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti restano invariate rispetto al 2025. Anche le cause ostative strutturali (partecipazione in societa di persone, controllo SRL, ex datore di lavoro) sono confermate senza modifiche.

Limite ricavi 85.000 euro: confermato per il 2026

Il limite di ricavi e compensi per accedere e mantenere il regime forfettario resta a 85.000 euro annui. La Legge di Bilancio 2026 ha smentito l’ipotesi (circolata in fase di discussione parlamentare) di un innalzamento a 100.000 euro.

Resta in vigore il meccanismo della doppia soglia introdotto dalla Legge di Bilancio 2023:

SogliaEffettoQuando esce dal regime
Ricavi fino a 85.000 euroPermanenza nel forfettarioNessuna uscita
Ricavi tra 85.001 e 100.000 euroUscita ordinariaDall’anno successivo
Ricavi oltre 100.000 euroUscita immediataDallo stesso anno: ricalcolo IVA su tutte le fatture

Esempio pratico: un consulente forfettario fattura nel 2026 per 87.000 euro. Resta nel regime per tutto il 2026, ma dal 1 gennaio 2027 passa al regime ordinario o semplificato. Se invece fattura 105.000 euro, esce immediatamente: deve ricalcolare l’IVA su tutte le fatture emesse nell’anno e applicare l’IRPEF a scaglioni.

Limite 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente

Il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente resta una causa ostativa per accedere o restare nel regime forfettario. Confermato dalla Legge di Bilancio 2026 senza modifiche.

La causa ostativa non si applica se il rapporto di lavoro dipendente e cessato. Quindi un dipendente che ha guadagnato 35.000 euro nel 2025 e si e licenziato nel dicembre 2025 puo aprire una P.IVA in regime forfettario nel 2026.

Attenzione: il limite si calcola sul reddito imponibile da lavoro dipendente (rigo C5 del 730 o RC del modello Redditi), non sul lordo in busta paga. Anche pensioni e indennita NASPI rientrano nel calcolo.

Aliquota 5% startup: requisiti e cause ostative

La Legge di Bilancio 2026 conferma l’aliquota agevolata del 5% per i primi 5 anni di nuova attivita. Era circolata l’ipotesi di un’estensione a 7 anni: non e stata accolta.

I requisiti per accedere al 5% sono:

  • Nuova attivita effettiva: il contribuente non deve aver svolto, nei 3 anni precedenti, attivita artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare
  • No prosecuzione: l’attivita non deve costituire mera prosecuzione di altra precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (esclusa la pratica obbligatoria per esercitare la professione)
  • Limite ricavi prosecuzione: se l’attivita e prosecuzione di una precedente, l’ammontare dei ricavi nell’anno precedente deve essere stato inferiore al limite forfettario

Causa ostativa specifica del 5%: non si puo applicare l’aliquota agevolata se il contribuente fattura prevalentemente al proprio ex datore di lavoro (o a soggetti riconducibili). Il riferimento e l’ultimo biennio di lavoro dipendente.

Esempio: un grafico licenziatosi a giugno 2025 apre P.IVA forfettaria a luglio 2025. Se nel 2026 oltre il 50% del fatturato proviene dall’ex azienda, perde il 5% e applica il 15%. La verifica si fa anno per anno.

Aliquota 15% standard e coefficienti di redditivita

L’aliquota standard del 15% resta invariata anche per il 2026. Si applica:

  • A chi non ha i requisiti per il 5%
  • Dopo i primi 5 anni di attivita per chi era partito con il 5%
  • A chi rientra dopo essere uscito dal regime

I coefficienti di redditivita per categoria ATECO sono confermati senza modifiche dalla Legge di Bilancio 2026:

CategoriaCoefficienteEsempi
Industrie alimentari e bevande40%Pasticcerie, gelaterie
Commercio all’ingrosso e dettaglio40%Negozi, e-commerce
Commercio ambulante alimentari40%Mercati alimentari
Commercio ambulante altri prodotti54%Mercati abbigliamento
Costruzioni e immobili86%Edilizia, agenzie immobiliari
Intermediari del commercio62%Procacciatori d’affari, agenti
Attivita di servizi alberghieri e ristorazione40%B&B, ristoranti, bar
Attivita professionali, scientifiche, tecniche78%Avvocati, commercialisti, ingegneri, consulenti
Altre attivita economiche67%Categorie residuali

Il coefficiente serve per calcolare il reddito imponibile forfettario: si applica ai ricavi/compensi e si ottiene la base su cui calcolare prima i contributi INPS e poi l’imposta sostitutiva (5% o 15%).

Limite spese personale ridotto a 20.000 euro

Una delle modifiche piu rilevanti gia introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e confermata per il 2026 e la riduzione del limite di spese per personale e collaboratori dai precedenti 30.000 euro ai nuovi 20.000 euro lordi annui.

Si tratta di una causa ostativa: chi nell’anno precedente ha sostenuto spese per personale superiori a 20.000 euro lordi non puo accedere o restare nel regime forfettario.

Il calcolo dei 20.000 euro include:

  • Lavoro dipendente: stipendi lordi pagati a dipendenti
  • Co.co.co.: collaborazioni coordinate e continuative
  • Lavoro accessorio: voucher, prestazioni occasionali
  • Utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro
  • Prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o suoi familiari (per imprese familiari)

Non si conteggiano le prestazioni occasionali pure (sotto 5.000 euro l’anno) e le consulenze professionali con P.IVA.

Esempio: un artigiano forfettario con un dipendente part-time da 18.000 euro lordi annui resta nel regime. Se assume un secondo collaboratore, supera i 20.000 e l’anno successivo esce dal forfettario.

Limite investimenti strumentali e fattura elettronica

Il limite di 20.000 euro per gli investimenti in beni strumentali nei 3 anni precedenti resta invariato per il 2026. La verifica si fa al lordo degli ammortamenti, considerando il costo di acquisto.

Cosa rientra nel calcolo:

  • Beni strumentali nuovi e usati di proprieta
  • Beni in locazione finanziaria (al valore di acquisto)
  • Leasing operativo e noleggio: si conteggia il canone annuo
  • Auto: 50% del valore per uso promiscuo

Sulla fatturazione elettronica, dal 2024 e obbligatoria per tutti i forfettari senza eccezioni: la storica esenzione e definitivamente terminata. Ogni fattura deve essere emessa in formato XML tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

Resta confermato l’esonero dall’esterometro (comunicazione operazioni transfrontaliere) per i forfettari sotto la soglia di 25.000 euro di ricavi nell’anno precedente. Sopra questa soglia, l’obbligo si estende e va effettuata la trasmissione XML al SDI per le operazioni con l’estero.

Sul bollo virtuale per le fatture sopra 77,47 euro la gestione resta trimestrale: l’Agenzia delle Entrate genera l’avviso F24 e il pagamento avviene entro il 30 del mese successivo a ciascun trimestre.

Novita aspettate ma non confermate dalla Legge di Bilancio 2026

Durante l’iter parlamentare erano state ipotizzate diverse modifiche al regime forfettario. Nessuna di queste e stata accolta nel testo finale della Legge di Bilancio 2026:

  • Innalzamento del limite a 100.000 euro: respinto. Il tetto resta a 85.000 euro
  • Estensione dell’aliquota 5% a 7 anni: respinta. Restano 5 anni
  • Riduzione delle aliquote contributive INPS Gestione Separata: non prevista. Aliquote invariate
  • Sgravio contributivo strutturale per nuovi forfettari: non confermato (resta solo il taglio del 50% per artigiani e commercianti, prorogato fino al 2026)
  • Nuovo coefficiente per influencer e creator digitali: non introdotto. Si applica il 78% (codice ATECO 73.11.02 o similari)

L’unica conferma rilevante a favore dei forfettari artigiani e commercianti e la proroga della riduzione contributiva del 35% sui contributi INPS, che resta in vigore per il 2026 su richiesta da inoltrare entro il 28 febbraio 2026.

Impatto pratico per categorie di professionisti

Professionisti (coefficiente 78%)

Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, psicologi, consulenti: nessuna modifica diretta. Il coefficiente 78% resta invariato. Chi e iscritto a Cassa Professionale (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP, ecc.) versa secondo i regolamenti delle rispettive casse, mentre chi e in Gestione Separata INPS applica le aliquote 26,07% / 24%.

Artigiani e commercianti (coefficiente 40%)

Per artigiani e commercianti la riduzione del limite spese personale a 20.000 euro e la novita piu impattante. Una bottega che impiega un dipendente e un collaboratore familiare puo facilmente superare la soglia. La riduzione contributiva del 35% resta confermata anche per il 2026.

Influencer, content creator e digital workers

Nessuna novita specifica. Si applicano le regole generali. Il codice ATECO piu utilizzato e il 73.11.02 (attivita di influencer e creator) con coefficiente 78%. La causa ostativa “ex datore di lavoro” puo riguardare chi era prima dipendente e ora lavora come freelance per la stessa azienda.

Calcolo tasse 2026: due esempi pratici

Esempio 1: consulente con 30.000 euro di compensi (5% startup)

Consulente al primo anno di attivita, codice ATECO professionale (78%), iscritto a Gestione Separata INPS:

Compensi lordi 202630.000 euro
Coefficiente redditivita 78%23.400 euro
Contributi INPS Gestione Separata 26,07%6.100 euro
Reddito imponibile (23.400 – 6.100)17.300 euro
Imposta sostitutiva 5%865 euro
Totale tasse + contributi6.965 euro
Netto annuo23.035 euro

Esempio 2: professionista con 60.000 euro di compensi (15% standard)

Stesso profilo, sesto anno di attivita (decade il 5%), 60.000 euro di compensi:

Compensi lordi 202660.000 euro
Coefficiente redditivita 78%46.800 euro
Contributi INPS Gestione Separata 26,07%12.200 euro
Reddito imponibile (46.800 – 12.200)34.600 euro
Imposta sostitutiva 15%5.190 euro
Totale tasse + contributi17.390 euro
Netto annuo42.610 euro

I valori sono indicativi. Per un calcolo personalizzato considerando contributi gia versati, deduzioni e situazioni specifiche, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza dedicata.

Cosa cambia nella dichiarazione dei redditi 2026 (per redditi 2025)

Il Modello Redditi PF 2026 (per i redditi prodotti nel 2025) presenta alcuni adeguamenti tecnici nei quadri rilevanti per i forfettari.

Quadro LM (regime forfettario)

Il quadro LM e stato aggiornato per recepire le verifiche sul nuovo limite spese personale di 20.000 euro. La sezione I (regime forfettario) richiede l’indicazione di:

  • Codice ATECO e coefficiente di redditivita
  • Ricavi/compensi 2025
  • Reddito determinato forfettariamente
  • Contributi previdenziali deducibili
  • Imposta sostitutiva (5% o 15%)
  • Acconti versati

Quadro RW (monitoraggio attivita estere e crypto)

Anche i forfettari devono compilare il quadro RW se detengono cryptovalute, conti esteri, immobili all’estero o altre attivita finanziarie estere. La novita 2026 riguarda l’IVAFE su crypto e l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze (33% dal 2026).

Quadro RT (capital gain)

Il quadro RT serve per dichiarare plusvalenze su cessioni di partecipazioni, titoli e crypto. Il regime forfettario e separato: il quadro LM non assorbe le plusvalenze finanziarie, che vanno tassate autonomamente.

Adempimenti 2026: scadenze e modelli

Gli adempimenti 2026 per i forfettari sono semplificati ma non assenti. Ecco la mappa completa:

AdempimentoQuandoNote
Versamenti F24 (saldo 2025 + acconto 2026)30 giugno 2026 (rateizzabile)Codice tributo 1790 (5%) o 1791 (15%)
Modello Redditi PF 202630 ottobre 2026 (telematico)Quadro LM obbligatorio
LIPE (liquidazioni IVA periodiche)NON DOVUTAForfettari esonerati
Modello 77031 ottobre 2026SOLO se sostituti d’imposta (con dipendenti)
Certificazione Unica (CU)31 marzo 2026SOLO se sostituti d’imposta
Bollo virtuale fattureTrimestraleAvviso automatico Agenzia Entrate
Comunicazione esterometroTrimestrale (se obbligati)Esonero sotto 25.000 euro ricavi

Il forfettario non ha l’obbligo di presentare il modello IVA annuale, le LIPE, lo spesometro e la dichiarazione IRAP. Resta esonerato anche dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilita).

Aliquote contributive INPS 2026 (invariate)

Le aliquote contributive INPS per il 2026 restano allineate a quelle del 2025. Confermate dalla Legge di Bilancio e dalla circolare INPS di inizio anno:

GestioneAliquota 2026Note
Gestione Separata – professionisti senza altra cassa26,07%25% IVS + 1,07% prestazioni
Gestione Separata – pensionati o gia coperti24%Senza aliquota aggiuntiva
Artigiani24,48%Riduzione 35% per forfettari su richiesta
Commercianti24,48% + 0,48 indennitaRiduzione 35% per forfettari su richiesta

Per artigiani e commercianti forfettari, la riduzione contributiva del 35% e prorogata fino al 2026 e va richiesta entro il 28 febbraio 2026 tramite il portale “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti”.

FAQ – Domande frequenti

1. Il limite di 85.000 euro sara aumentato a 100.000 euro nel 2026?

No. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato il limite a 85.000 euro. La soglia di 100.000 euro resta come “uscita immediata” con ricalcolo IVA, non come nuovo tetto di accesso.

2. L’aliquota 5% per le startup e stata estesa a 7 anni?

No. Resta confermata per i primi 5 anni di nuova attivita. L’estensione a 7 anni era stata ipotizzata in fase di discussione parlamentare ma non e entrata nel testo finale.

3. Come si calcolano i 20.000 euro di limite spese personale?

Si sommano dipendenti (lordo busta paga), co.co.co., voucher di lavoro accessorio, utili agli associati con apporto di solo lavoro e prestazioni di familiari nelle imprese familiari. Non si conteggiano consulenze con P.IVA e prestazioni occasionali sotto 5.000 euro.

4. Devo emettere fattura elettronica anche se sono forfettario?

Si. Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni di soglia. L’emissione avviene tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

5. Posso restare nel forfettario se ho 32.000 euro di reddito da pensione?

No. La pensione rientra nei redditi da lavoro dipendente o assimilati ai fini della causa ostativa. Sopra i 30.000 euro non e possibile applicare il regime forfettario.

6. Devo presentare LIPE o modello IVA come forfettario?

No. I forfettari sono esonerati da LIPE, modello IVA annuale, spesometro, ISA e IRAP. Devono solo presentare il Modello Redditi PF con quadro LM e versare imposta sostitutiva e contributi.

7. Quando si paga il bollo virtuale sulle fatture forfettarie?

Trimestralmente: l’Agenzia delle Entrate genera l’avviso F24 entro il 15 del secondo mese successivo a ciascun trimestre. Il pagamento va fatto entro il 30 dello stesso mese. Si applica alle fatture sopra 77,47 euro non soggette a IVA.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario 2026?

Il regime forfettario resta uno strumento conveniente per partite IVA con ricavi entro 85.000 euro, ma le novita 2026 (limite spese personale, fattura elettronica obbligatoria, adempimenti dichiarativi) richiedono una pianificazione attenta per evitare uscite forzate o errori in dichiarazione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per partite IVA in regime forfettario:

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Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 08:00:002026-05-24 09:54:32Novita Regime Forfettario 2026: Tutte le Modifiche della Legge di Bilancio
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Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Se sei un contribuente in regime forfettario, luglio 2026 è un mese cruciale per la tua posizione fiscale. La scadenza del 30 luglio 2026 si avvicina rapidamente e porta con sé due adempimenti fondamentali: il saldo 2025 e il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere per affrontare queste scadenze con serenità: come si calcola l’imposta, quali codici tributo usare nel modello F24, come funziona la maggiorazione dello 0,40% per chi non ha pagato a giugno, e cosa fare se hai difficoltà di liquidità.

Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 per i forfettari seguono le stesse regole temporali previste per i contribuenti in regime ordinario: scadenza ordinaria il 30 giugno, con possibilità di differire al 30 luglio aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Un meccanismo pensato per dare un po’ di respiro a chi in giugno aveva meno liquidità disponibile. Prima di entrare nei dettagli numerici, però, è utile fare un passo indietro e capire di cosa stiamo parlando esattamente.

Indice dei contenuti

  1. Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari
  2. Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario
  3. Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva
  4. Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva
  5. La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio
  6. Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto
  7. Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari
  8. Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti
  9. Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso
  10. Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio
  11. Domande Frequenti

Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari

Luglio è storicamente il mese più impegnativo per chi ha una partita IVA in regime forfettario. Sul calendario fiscale di questo mese convivono diverse scadenze che, se non gestite con attenzione, possono portare a ritardi e sanzioni. Vediamo il quadro completo:

La scadenza principale è quella del 30 luglio 2026, entro cui chi non ha versato le imposte entro il 30 giugno può farlo con la maggiorazione dello 0,40%. Si tratta di una finestra temporale concessa dalla legge per tutti i contribuenti, compresi i forfettari. Ma non è l’unica data da tenere a mente. Per alcuni soggetti che applicano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) o che rientrano in particolari categorie professionali, il legislatore può prevedere slittamenti straordinari su date diverse. Questi casi particolari vanno verificati anno per anno: la regola generale resta quella del 30 giugno con possibilità di proroga al 30 luglio con maggiorazione.

Le imposte interessate da queste scadenze per i forfettari sono principalmente due: l’imposta sostitutiva (la tassa caratteristica del regime forfettario, che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali) e i contributi previdenziali INPS (per artigiani e commercianti). A queste si aggiungono, per chi ha collaboratori, eventuali adempimenti sul personale. In questa guida ci concentriamo sull’imposta sostitutiva e sui contributi INPS, che sono le voci che riguardano la stragrande maggioranza dei forfettari. Per approfondire il tema delle scadenze di luglio e della gestione della liquidità, ti consiglio di leggere anche il nostro articolo dedicato ai forfettari e alle scadenze fiscali di luglio 2026.

Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario

Uno dei grandi vantaggi del regime forfettario è la semplicità fiscale. Chi adotta questo regime non paga l’IRPEF ordinaria (con i suoi scaglioni progressivi), né l’IRAP, né le addizionali regionale e comunale. Al loro posto esiste un’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce tutte le altre. In parole semplici, invece di dover calcolare e versare imposte separate per ogni tipo di prelievo, il forfettario calcola un’unica imposta sul proprio reddito imponibile.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva è fissata al 15% per la maggior parte dei contribuenti (art. 1 c. 64 della L. 190/2014). Esiste però un’aliquota ridotta al 5% riservata a chi avvia una nuova attività, valida per i primi 5 anni di applicazione del regime forfettario, a condizione che si tratti di una nuova attività senza aver esercitato attività d’impresa, arte o professione analoga nei 3 anni precedenti. È un incentivo significativo per chi si lancia nel mondo del lavoro autonomo o dell’imprenditoria per la prima volta.

La base di calcolo dell’imposta sostitutiva non è il fatturato totale, ma il reddito imponibile, ottenuto applicando ai ricavi o compensi percepiti un coefficiente di redditività. Questo coefficiente, stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell’attività svolta, rappresenta in modo forfettario (da qui il nome del regime) la quota di ricavi che si presume sia reddito. Il codice ATECO è il codice numerico che classifica l’attività economica: ogni attività ne ha uno specifico, e i forfettari devono indicarlo nella dichiarazione dei redditi. Per approfondire come funziona la partita IVA in regime forfettario a Udine, puoi affidarti al CAF Centro Fiscale.

Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva

Il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva è la somma che il forfettario deve versare come conguaglio finale delle imposte relative all’anno d’imposta 2025. Si tratta dell’importo risultante dalla dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM), al netto degli acconti già versati l’anno scorso. Vediamo passo per passo come si arriva a questo numero.

Il calcolo parte dai ricavi o compensi percepiti nel 2025 (anno d’imposta di riferimento). A questi si applica il coefficiente di redditività previsto per la propria attività. Ecco i coefficienti più comuni secondo la normativa vigente (L. 190/2014, tabella allegata):

Tipo di attività (macro-categoria)Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Intermediari del commercio62%
Attività dei servizi di alloggio e ristorazione67%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione78%
Altre attività economiche67%
Costruzioni e attività immobiliari86%

La formula di calcolo è la seguente: Reddito imponibile = Ricavi 2025 × Coefficiente di redditività. Da questo reddito imponibile si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno (INPS o cassa professionale di appartenenza), ottenendo così la base imponibile netta. Su quest’ultima si applica l’aliquota del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi cinque anni). Il risultato è l’imposta sostitutiva lorda dovuta per il 2025.

Dal totale dell’imposta lorda si detraggono gli acconti già versati nel corso del 2025 (in giugno/luglio per il primo acconto e in novembre per il secondo acconto). La differenza — positiva o negativa — è il saldo 2025. Se positiva, devi versare la differenza entro le scadenze di giugno/luglio. Se negativa, hai versato più del dovuto e potrai richiedere il rimborso oppure usare il credito in compensazione. Supponiamo che Giulia, una traduttrice freelance con ricavi 2025 pari a 40.000 euro: il suo reddito imponibile sarà 40.000 × 78% = 31.200 euro. Deducendo ad esempio 4.000 euro di contributi INPS gestione separata, la base netta diventa 27.200 euro. L’imposta sostitutiva al 15% sarà 4.080 euro. Se Giulia ha già versato 3.500 euro di acconti, il saldo 2025 sarà di 580 euro da versare entro il 30 luglio con la maggiorazione.

Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva

Contemporaneamente al saldo 2025, i forfettari devono affrontare anche il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. Si tratta di un versamento anticipato dell’imposta che si presume dovuta per il 2026, calcolato sulla base dell’anno precedente. Questo meccanismo degli acconti esiste perché lo Stato preferisce incassare le imposte in corso d’anno, senza aspettare che il contribuente le paghi tutte in un’unica soluzione l’anno successivo.

Il metodo ordinario per il calcolo degli acconti è il cosiddetto metodo storico: si prende l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 (quella indicata nella dichiarazione) e si calcola su di essa una percentuale. L’acconto totale annuo è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente. Questo acconto viene suddiviso in due rate: il primo acconto pari al 40% dell’imposta sostitutiva 2025, da versare entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione); il secondo acconto pari al restante 60%, da versare entro il 30 novembre 2026. Attenzione: se l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 è inferiore a 51,65 euro, non si è tenuti a versare gli acconti.

Esiste anche il cosiddetto metodo previsionale: se prevedi che nel 2026 i tuoi ricavi saranno significativamente inferiori rispetto al 2025, puoi calcolare gli acconti sulla base dell’imposta che stimi di dover pagare per il 2026, anziché su quella del 2025. Questo metodo può far risparmiare liquidità, ma comporta un rischio: se la stima è troppo ottimistica e alla fine del 2026 l’imposta effettiva risulta maggiore di quanto hai versato come acconto, potresti dover pagare interessi e sanzioni. Per questa ragione, il metodo previsionale va adottato solo con il supporto di un esperto. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a valutare quale metodo è più conveniente per la tua situazione, sia in ufficio che da remoto. Continuando con l’esempio di Giulia: la sua imposta 2025 è 4.080 euro. Il primo acconto 2026 sarà 4.080 × 40% = 1.632 euro, da versare entro il 30 luglio.

La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio

Se hai saltato la scadenza del 30 giugno per il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva, non è ancora troppo tardi. La legge (art. 17, comma 2, del DPR 435/2001) consente a tutti i contribuenti, compresi i forfettari, di versare entro i 30 giorni successivi alla scadenza ordinaria aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. In pratica, puoi pagare entro il 30 luglio 2026 con questo piccolo supplemento.

È importante capire che questa maggiorazione dello 0,40% non è una sanzione: è semplicemente un interesse che remunera il differimento di un mese. Lo Stato ti offre tempo in più, e in cambio chiede una cifra davvero contenuta. Come puoi verificare dai seguenti esempi, l’importo aggiuntivo è spesso irrisorio rispetto all’imposta principale:

Imposta sostitutiva da versareMaggiorazione 0,40%Totale da versare al 30 luglio
500 euro2,00 euro502,00 euro
1.000 euro4,00 euro1.004,00 euro
2.000 euro8,00 euro2.008,00 euro
3.500 euro14,00 euro3.514,00 euro
5.000 euro20,00 euro5.020,00 euro

La maggiorazione va calcolata separatamente su ogni importo che stai differendo: se devi versare sia il saldo 2025 che il primo acconto 2026, calcoli lo 0,40% su ciascuno dei due importi (non sulla loro somma). Il risultato pratico è lo stesso, ma tecnicamente si tratta di due versamenti distinti con due codici tributo diversi. La scadenza del 30 luglio 2026 cade di giovedì: un giorno lavorativo normale, che non slitta ad alcuna data successiva. Ti consigliamo di organizzarti con qualche giorno di anticipo per non rischiare di perdere anche questa seconda finestra. Per approfondire come funziona la maggiorazione dello 0,40% IRPEF di luglio 2026 in senso generale, leggi il nostro articolo dedicato.

Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto

Per versare correttamente il saldo e l’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, devi compilare il modello F24 con i codici tributo corretti. Usare il codice sbagliato può portare a versamenti non correttamente imputati, con successivi accertamenti o richieste di regolarizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. I codici tributo specifici per l’imposta sostitutiva dei forfettari sono:

Tipo versamentoCodice tributoAnno di riferimento
Saldo imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17902025
Primo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17922026
Secondo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17912026

Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, nella colonna “codice tributo”. Nell’anno di riferimento va indicato l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento: per il saldo 2025, scrivi 2025; per il primo acconto 2026, scrivi 2026. L’errore più comune è invertire i codici 1790 e 1792, oppure indicare l’anno sbagliato: si consiglia di far compilare il modello F24 dal proprio consulente fiscale o dal CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di compilare e inviare il modello F24 per te, in modo che non ci siano errori. Per un quadro completo di tutti i codici tributo che ti possono riguardare come forfettario, leggi la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

Una precisazione importante: i codici tributo 1790, 1791 e 1792 riguardano l’imposta sostitutiva, ovvero la tassa sui redditi. Non vanno confusi con i codici per i contributi INPS (che sono diversi e che vedremo nel prossimo paragrafo) né con quelli per la marca da bollo sulle fatture (2521-2524). Il modello F24 va presentato esclusivamente per via telematica: se non disponi di un PIN INPS o credenziali Fisconline, puoi rivolgerti al CAF che lo invia per tuo conto.

Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari

Per chi ha difficoltà a pagare in un’unica soluzione, esiste la possibilità di rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva. La rateizzazione è consentita dalla normativa e permette di suddividere l’importo dovuto in un massimo di rate mensili, con aggiunta di un interesse mensile dello 0,33% sulle rate successive alla prima. Questo meccanismo si applica sia al saldo 2025 che al primo acconto 2026.

La prima rata deve essere versata entro la scadenza ordinaria (30 giugno) o con la maggiorazione dello 0,40% entro il 30 luglio. Le rate successive scadono il giorno 16 di ciascun mese, fino a un massimo di giugno dell’anno successivo. Il numero massimo di rate dipende da quando si inizia: chi inizia a luglio può rateizzare fino a novembre 2026 (5 rate), chi inizia a giugno può avere fino a 6 rate. Immagina che Roberto, un artigiano forfettario, debba versare in totale 3.000 euro tra saldo e acconto. Optando per la rateizzazione a partire da luglio, può suddividere in 5 rate mensili da circa 600 euro ciascuna, con un piccolo interesse aggiuntivo. Questo gli consente di non svuotare il conto corrente in un unico momento.

Un aspetto importante: la rateizzazione non si applica al secondo acconto di novembre, che deve essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Inoltre, in caso di mancato pagamento di una o più rate, decade il beneficio della dilazione e l’intero importo diventa immediatamente dovuto. Per scegliere la scelta più adatta alla tua situazione finanziaria e fiscale, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine, disponibile sia in ufficio a Viale Giuseppe Tullio 13 che online in tutta Italia.

Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti

Oltre all’imposta sostitutiva, i forfettari che svolgono attività di artigiano o commerciante iscritti alla gestione artigiani/commercianti INPS devono prestare attenzione anche alle scadenze INPS che si sovrappongono al calendario di luglio. Si tratta di adempimenti distinti dall’imposta sostitutiva, ma che possono impattare la liquidità nello stesso periodo.

I contributi INPS per artigiani e commercianti in regime forfettario godono di una riduzione del 35% sull’aliquota ordinaria (art. 1 c. 77 L. 190/2014). L’aliquota ordinaria per artigiani e commercianti nel 2026 è del 24,48%, che con la riduzione del 35% scende a circa il 15,91%. I contributi si calcolano sul reddito imponibile del regime forfettario, ossia sui ricavi al netto del coefficiente di redditività e dei contributi stessi (con un meccanismo circolare che nella pratica si risolve con un calcolo iterativo o mediante le tabelle INPS). È presente un contributo minimale annuo pari a circa 4.200 euro, da versare indipendentemente dal reddito prodotto: chi guadagna poco deve comunque coprire questo minimale. Per tutti i dettagli sui contributi INPS di artigiani e commercianti con partita IVA forfettaria, consulta il nostro articolo sul saldo e acconto contributi INPS 2026.

I professionisti senza cassa di categoria (medici, avvocati, ingegneri ecc. già iscritti alle rispettive casse previdenziali NON sono tenuti alla gestione separata INPS come tali) e chi svolge attività di lavoro autonomo puro versano invece i contributi alla gestione separata INPS, con aliquota del 26,07% (senza altra copertura previdenziale) o 24% (con altra copertura). Questi contributi si pagano sempre tramite modello F24, ma con codici tributo diversi da quelli dell’imposta sostitutiva (codici 1840 per i contributi gestione separata). Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella verifica della tua posizione previdenziale e nella compilazione dei modelli.

Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso

Se il 30 luglio 2026 passa senza che tu abbia versato l’imposta sostitutiva e la maggiorazione, non significa che sei perduto: esiste lo strumento del ravvedimento operoso, che permette di regolarizzare i versamenti omessi con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie. Prima ci si ravvede, meno si paga. Questo principio è sancito dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, che disciplina le modalità e i termini del ravvedimento.

Le sanzioni del ravvedimento operoso dipendono da quanto tempo è passato dalla scadenza. Il D.Lgs. 87/2024 ha aggiornato le regole applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi. Per un versamento omesso, la sanzione base è pari al 25% dell’imposta non versata. Grazie al ravvedimento, questa sanzione si riduce drasticamente:

  • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni): sanzione di 0,0833% per ogni giorno di ritardo (art. 13 c. 1 lett. a-bis D.Lgs. 472/97, post D.Lgs. 87/2024)
  • Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione fissa pari a 1,25% dell’imposta (1/10 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione fissa pari a 1,39% dell’imposta (1/9 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento lungo (oltre 90 giorni, entro 1 anno): sanzione fissa pari a 3,125% dell’imposta (1/8 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento biennale (oltre 1 anno, entro 2 anni): sanzione fissa pari a 3,572% dell’imposta (1/7 della sanzione base 25%)

A queste sanzioni si aggiungono gli interessi legali calcolati sull’importo non versato per i giorni di ritardo. Conviene sempre regolarizzare il prima possibile: più si aspetta, più la sanzione cresce. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di assistenza per il ravvedimento operoso: calcoliamo insieme l’esatto importo dovuto (imposta + sanzione + interessi) e compiliamo il modello F24 corretto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, sia di persona a Udine che online da tutta Italia.

Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio

Per aiutarti a orientarti rapidamente, abbiamo raccolto tutte le informazioni principali in tre tabelle riepilogative. Tienile come riferimento rapido per non perdere nessuna scadenza.

Tabella 1 — Scadenze luglio 2026 per i forfettari

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
Saldo imposta sostitutiva 202530 giugno 202630 luglio 2026
Primo acconto imposta sostitutiva 2026 (40%)30 giugno 202630 luglio 2026
Saldo contributi INPS artigiani/commercianti 202530 giugno 202630 luglio 2026
Secondo acconto imposta sostitutiva 2026 (60%)—30 novembre 2026

Tabella 2 — Codici tributo F24 per il regime forfettario

Codice tributoDescrizioneSezione F24
1790Saldo imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1792Primo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1791Secondo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1840Contributi INPS gestione separataINPS
2521-2524Imposta di bollo fatture elettronicheErario

Tabella 3 — Esempio di calcolo completo (professionista forfettario)

VoceEsempio (ricavi 2025: 35.000 euro)
Ricavi 202535.000 euro
Coefficiente di redditività (professionisti: 78%)× 78% = 27.300 euro
Contributi INPS gestione separata (da sottrarre)– 2.800 euro (stima)
Base imponibile netta= 24.500 euro
Imposta sostitutiva 15%= 3.675 euro
Acconti già versati nel 2025– 3.200 euro
Saldo 2025 (cod. 1790)= 475 euro
Primo acconto 2026 al 40% (cod. 1792)= 3.675 × 40% = 1.470 euro
Totale da versare al 30 luglio1.945 euro (+ maggiorazione 0,40% se differito da giugno)

Domande Frequenti

Entro quando i forfettari devono versare il saldo 2025 e il primo acconto 2026?

La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026. Chi non ha pagato entro quella data può farlo entro il 30 luglio 2026 aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Dopo il 30 luglio si incorre in sanzioni e si deve ricorrere al ravvedimento operoso.

Qual è l’aliquota dell’imposta sostitutiva nel regime forfettario?

L’aliquota standard è del 15% sul reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività − contributi previdenziali). Per chi avvia una nuova attività, nei primi 5 anni si applica un’aliquota ridotta al 5%, a condizione di non aver esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti.

Quali codici tributo si usano nel modello F24 per i forfettari?

I codici tributo per l’imposta sostitutiva del regime forfettario sono: 1790 per il saldo (anno 2025), 1792 per il primo acconto (anno 2026), 1791 per il secondo acconto (anno 2026). Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, indicando l’anno di riferimento corretto.

Posso rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva?

Sì, è possibile rateizzare in rate mensili con un interesse dello 0,33% mensile sulle rate successive alla prima. Chi inizia da luglio può avere fino a 5 rate (luglio-novembre). Il secondo acconto di novembre non può essere rateizzato e va versato in un’unica soluzione.

Cosa succede se un forfettario non paga entro il 30 luglio?

Scatta l’obbligo del ravvedimento operoso: oltre all’imposta dovuta, si aggiungono interessi legali e una sanzione ridotta che va da 0,0833% al giorno (ravvedimento sprint, entro 14 giorni) al 3,572% (entro 2 anni). Prima si regolarizza, meno si paga. Il CAF Centro Fiscale può calcolare l’esatto importo e compilare il modello F24 per il ravvedimento.

I contributi INPS dei forfettari hanno una scadenza diversa dall’imposta sostitutiva?

No, le scadenze sono generalmente allineate: anche i contributi INPS di artigiani e commercianti forfettari seguono le stesse date dell’imposta sostitutiva (30 giugno ordinario, 30 luglio con maggiorazione). I codici tributo sono però diversi: per la gestione separata si usa il codice 1840.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario, il calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti si occupano di tutto: dal calcolo dell’imposta alla compilazione del modello F24, fino all’invio telematico. Affidati a noi per evitare errori costosi e dormire sonni tranquilli.

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04/09/2026
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paolino servidio
03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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Lady
01/09/2026
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25/08/2026
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Paola Zilli
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Jacqueline B.
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Maura Masutto
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31/07/2026
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Molto gentile
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
 
Luglio 16, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 15:07:312026-07-16 15:27:09Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Investimenti Strumentali Regime Forfettario 2026: Acquisto Beni e Auto

Risparmio e Investimenti

Una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine riguarda gli investimenti strumentali nel regime forfettario: se compro un computer, un’auto o un macchinario per la mia attività, posso scaricarlo dalle tasse? La risposta, purtroppo, è quasi sempre no. Nel forfettario il meccanismo di calcolo delle imposte è completamente diverso da quello del regime ordinario, è questo ha conseguenze importanti per chi deve investire nella propria attività.

In questa guida ti spieghiamo in modo semplice come funzionano gli investimenti strumentali nel regime forfettario 2026, qual e il temuto limite di 20.000 euro sui beni strumentali, cosa rientra e cosa non rientra in questo calcolo, come gestire l’acquisto di un’auto e quando conviene valutare il passaggio al regime ordinario. Troverai anche esempi pratici per categoria professionale e una checklist operativa per non sbagliare.

Indice dei contenuti

  1. Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deducono
  2. L’unica vera eccezione: i contributi previdenziali
  3. Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcola
  4. Cosa rientra nel limite 20.000 euro
  5. Cosa non rientra nel limite 20.000 euro
  6. Auto in regime forfettario: conviene davvero?
  7. Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliere
  8. Attrezzature professionali per categoria
  9. Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquisti
  10. Registro investimenti e quadro RS
  11. Esempio pratico: il caso di un web designer
  12. Beni usati e acquisti all’estero
  13. Domande frequenti

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Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deducono

Partiamo dal principio più importante, perché è la chiave per capire tutto il resto: nel regime forfettario i costi reali della tua attività non sono deducibili. Questo significa che, qualunque spesa tu sostenga (computer, auto, attrezzature, mobili, software), non potrai sottrarla dai ricavi per ridurre le tasse. La spesa esce dalle tue tasche per intero, senza alcun risparmio fiscale.

Il motivo è semplice: il forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Il coefficiente di redditività è una percentuale fissa stabilita per legge in base al codice ATECO della tua attività. Per esempio, un consulente con coefficiente 78% paga le tasse sul 78% del fatturato, qualunque siano stati i suoi costi reali. Il restante 22% è considerato “costo forfettario” già compreso nel calcolo. Per questo si chiama “regime forfettario”: i costi sono già stati forfetizzati a monte.

Cosa significa in pratica? Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco, consulente informatico in forfettario, fatturi 50.000 euro nel 2026 e abbia un coefficiente di redditività del 78%. Marco paghera l’imposta sostitutiva del 15% su 39.000 euro (cioè sul 78% di 50.000), quindi circa 5.850 euro di tasse. Se durante l’anno Marco ha comprato un MacBook da 3.500 euro, due monitor da 800 euro l’uno, una sedia ergonomica da 600 euro e un software da 500 euro (totale 6.200 euro), quei 6.200 euro non riducono in nessun modo le sue tasse. Sono soldi usciti dal suo conto e basta.

Questo è un punto su cui molti commettono errori, soprattutto chi viene dal regime ordinario o da un’esperienza da dipendente. Nel forfettario non esistono “spese aziendali da scaricare”. Non esiste l’IVA detraibile. Non esiste l’ammortamento. Non esistono i costi di gestione. Esiste solo il forfait. Per approfondire l’argomento puoi leggere la nostra guida sulle spese deducibili nel regime forfettario 2026, dove trovi l’elenco completo di cio che si può (e cio che non si può) sottrarre.

L’unica vera eccezione: i contributi previdenziali

Se hai letto fin qui pensando “ma quindi proprio nulla e deducibile?”, ti diamo una buona notizia. Esiste una sola eccezione alla regola dell’indeducibilita totale dei costi nel forfettario: i contributi previdenziali obbligatori. Questi contributi (INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti, oppure Casse private come Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ENPAP, ENPAPI) sono gli unici “costi” che puoi sottrarre dal reddito imponibile prima di applicare l’imposta sostitutiva del 15%.

Il meccanismo e questo: prima si calcola il reddito imponibile applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, poi si sottraggono i contributi previdenziali pagati nell’anno e infine si applica l’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti per il forfettario “startup”). Questo unico spiraglio di deducibilita è regolato in modo preciso e ti consigliamo di approfondirlo nella nostra guida sui contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario, dove trovi calcoli, esempi e tutte le casse professionali.

Tutto il resto, invece, segue la regola generale. Niente affitti deducibili, niente carburanti, niente formazione, niente attrezzature: nel forfettario sono considerati già compresi nel coefficiente. Per gli investimenti strumentali, in particolare, c’e una complicazione in più: anche se non li puoi dedurre, devi comunque tenerne traccia perché oltre una certa soglia ti fanno uscire dal regime.

Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcola

Veniamo al punto forse più delicato di tutti. Anche se i beni strumentali non sono deducibili, esiste comunque un limite operativo che devi rispettare per restare nel forfettario: il valore complessivo dei beni strumentali utilizzati nei 3 anni precedenti non deve superare 20.000 euro. Se sfori questa soglia, scatta una causa ostativa e nell’anno successivo dovrai uscire dal regime forfettario per passare al regime ordinario.

Attenzione a un dettaglio importante: il limite si calcola sui beni “utilizzati” nei 3 anni precedenti, non solo su quelli acquistati nell’anno in corso. Quindi se ad inizio 2026 hai già un computer comprato nel 2024 da 2.000 euro, una stampante professionale del 2025 da 1.500 euro e attrezzature varie del 2024 per 3.000 euro, sei già a 6.500 euro di beni “in uso” e dovrai calcolare quanto puoi ancora investire prima di sforare.

La logica del legislatore è chiara: il forfettario è pensato per piccole attività con struttura leggera. Se la tua attività richiede investimenti importanti in beni strumentali (un magazzino pieno di macchinari, una flotta di veicoli, server e infrastrutture costose), non e più compatibile con un regime semplificato e devi passare a quello ordinario, dove peraltro potrai dedurti tutti questi costi attraverso l’ammortamento.

Importante: il limite di 20.000 euro è una causa ostativa di permanenza, non di accesso. Significa che si verifica anno per anno guardando ai 3 esercizi precedenti. Se sfori nel 2026, esci dal forfettario nel 2027. Se nel 2027 hai dismesso alcuni beni e torni sotto la soglia, potrai eventualmente rientrare nel forfettario dal 2028 (sempre rispettando tutti gli altri requisiti). Tieni un controllo costante della situazione.

Cosa rientra nel limite 20.000 euro

A questo punto la domanda e: cosa devo conteggiare in quel limite? La regola generale e che rientrano tutti i beni strumentali pluriennali, cioè i beni che durano più di un esercizio e che vengono utilizzati per produrre il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Vediamo gli esempi più comuni:

  • PC, laptop, smartphone e tablet usati per lavoro: vanno conteggiati al costo di acquisto comprensivo di IVA (perché il forfettario non detrae l’IVA, quindi il costo “reale” include l’imposta).
  • Macchinari professionali di qualsiasi tipo: macchine da cucire per sarti, attrezzature da estetista, strumenti di laboratorio, attrezzi da elettricista, macchine fotografiche professionali.
  • Auto aziendale: rientra al 50% del costo di acquisto, perché si presume un uso promiscuo (privato e professionale). Se hai pagato 30.000 euro per un’auto, ne conti 15.000 nel limite 20K.
  • Mobili e arredi per ufficio o studio: scrivanie, sedie ergonomiche, librerie, lampade da lavoro, armadi per archivio.
  • Software acquistati una tantum: licenze perpetue (es. AutoCAD perpetuo, Office 2024 in versione perpetua, software gestionali con licenza definitiva).
  • Apparecchiature elettroniche di valore: stampanti professionali, server, sistemi di videosorveglianza, attrezzature audio-video.

Il valore da conteggiare e il costo storico di acquisto, cioè quanto hai effettivamente speso al momento dell’acquisto, IVA inclusa (visto che nel forfettario l’IVA non è detraibile). Non si applicano riduzioni per ammortamenti o usura: il bene “vale” quanto l’hai pagato fino a quando lo dismetti dall’attività.

Cosa non rientra nel limite 20.000 euro

Non tutto cio che compri per la tua attività rientra nel calcolo. Vediamo cosa non si conteggia nel limite di 20.000 euro, perché questo ti permette di pianificare meglio gli acquisti senza rischiare di sforare:

  • Materiali di consumo: carta, cancelleria, toner, materiale di pulizia, piccola minuteria. Sono spese ricorrenti che si esauriscono nell’esercizio.
  • Spese ricorrenti e abbonamenti: abbonamenti software SaaS (Adobe Creative Cloud, Microsoft 365 in abbonamento, gestionali in cloud), domini e hosting, abbonamenti a banche dati professionali. Non sono beni strumentali ma servizi.
  • Affitti e leasing operativi: il canone di locazione di un ufficio non rientra. Anche il noleggio a lungo termine (NLT) e il leasing operativo non si conteggiano, perché non c’e acquisto.
  • Materie prime e merci: per artigiani e commercianti, il magazzino e le materie prime usate per produrre i beni venduti non rientrano. Sono costi di produzione, non beni strumentali.
  • Terreni e immobili: per espressa previsione normativa, gli immobili sono esclusi dal calcolo del limite 20K, sia che si tratti di acquisto sia di affitto. Questo vale anche per chi compra lo studio professionale o il negozio.
  • Beni di valore inferiore a 516,46 euro: tradizionalmente sono considerati beni di “modico valore” e secondo la prassi prevalente non rientrano nel calcolo. Su questo punto è sempre meglio confrontarsi con un consulente per casi specifici.

Questo elenco apre opportunita interessanti di pianificazione. Se sai di dover investire molto, puoi orientarti verso soluzioni in abbonamento o noleggio per non saturare il limite di 20.000 euro. Per esempio, scegliere Microsoft 365 in abbonamento annuale anziche Office in licenza perpetua ti tiene fuori dal calcolo. Allo stesso modo, una formula di noleggio a lungo termine per l’auto è fiscalmente più “leggera” rispetto all’acquisto, almeno ai fini del limite.

Auto in regime forfettario: conviene davvero?

L’acquisto di un’auto nel regime forfettario e uno dei temi più spinosi. La domanda che ci sentiamo fare più spesso e: “ma se compro un’auto come partita IVA forfettaria, posso scaricarla?”. La risposta breve è no, non puoi dedurre il costo. Vediamo nel dettaglio cosa succede:

  • Costo di acquisto: completamente non deducibile. L’auto la paghi con i tuoi soldi senza alcun beneficio fiscale.
  • Limite 20.000 euro: il valore dell’auto rientra al 50% del costo di acquisto IVA inclusa. Esempio: auto da 30.000 euro = 15.000 euro contati nel limite, auto da 20.000 euro = 10.000 euro contati.
  • IVA: non detraibile, perché il forfettario non gestisce l’IVA. Tutti i costi auto includono il 22% di IVA che paghi e non recuperi mai.
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, bollo: tutti costi non deducibili.

Per fare un confronto onesto: nel regime ordinario un professionista può dedurre il 20% del costo dell’auto attraverso l’ammortamento (con un tetto di costo deducibile di 18.075,99 euro), detrarre il 40% dell’IVA e dedurre il 20% delle spese di gestione. Nel forfettario, invece, zero deduzioni e zero detrazioni IVA. Per le imprese (es. agenti di commercio, autotrasporto) le percentuali ordinarie sono ancora più alte (80% o anche 100% in alcuni casi), rendendo la differenza tra forfettario e ordinario ancora più marcata.

Conclusione pratica: se per la tua attività l’auto è un investimento marginale (un consulente che si sposta poco, un freelance che lavora da casa), il forfettario va benissimo anche con un’auto modesta. Ma se sei un agente di commercio, un installatore, un fotografo che gira tutta Italia, o comunque qualcuno per cui l’auto è uno strumento di lavoro principale, il regime ordinario potrebbe essere economicamente più conveniente nonostante la maggiore complessita.

Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliere

La scelta della modalità di acquisizione del bene ha un impatto importante sul calcolo del limite 20.000 euro. Vediamo le tre opzioni principali:

  • Acquisto diretto: il bene entra nel patrimonio. Si conteggia nel limite 20K per il valore di acquisto (al 50% per le auto).
  • Leasing finanziario: a fine contratto è prevista l’opzione di riscatto. Fiscalmente il bene si considera “utilizzato” e i canoni rientrano nel calcolo del limite 20.000 euro.
  • Leasing operativo o noleggio a lungo termine (NLT): non c’e opzione di riscatto, il bene resta del noleggiatore. Non si conteggia nel limite 20K perché non c’e acquisto e non c’e disponibilita “patrimoniale” del bene.

Per chi e in forfettario e ha bisogno di un veicolo importante, il noleggio a lungo termine (NLT) o il leasing operativo sono spesso la soluzione più intelligente. Non sono deducibili (come tutto il resto nel forfettario), ma almeno non vanno a saturare il limite di 20.000 euro, lasciandoti spazio per altri investimenti come computer, attrezzature o software. In più, il noleggio include spesso assicurazione, manutenzione e bollo in un canone unico, semplificando la gestione.

Anche per i macchinari e l’attrezzatura professionale, il leasing operativo sta diventando un’opzione sempre più diffusa. Per esempio, un fotografo può noleggiare illuminazione professionale per un servizio specifico, un estetista può prendere a noleggio un macchinario per laser senza saturare il limite, un informatico può usare formule di “hardware as a service” per server e workstation.

Attrezzature professionali per categoria

Vediamo concretamente cosa rientra nel calcolo del limite 20.000 euro per alcune categorie professionali tipiche dei nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine:

Fotografo professionista

  • Corpi macchina fotografici professionali (3.000-8.000 euro l’uno)
  • Obiettivi (da 500 a 3.000 euro ciascuno)
  • Sistema di illuminazione, flash, softbox
  • Computer per post-produzione, monitor calibrati, hard disk esterni
  • Software con licenza perpetua (ma Adobe in abbonamento NO)
  • Drone se uso professionale

Un fotografo che inizia con un set completo da 12.000-15.000 euro e già molto vicino al limite. Conviene scaglionare gli acquisti negli anni o orientarsi su noleggio per le attrezzature di nicchia.

Estetista o centro estetico

  • Lettino professionale (1.000-3.000 euro)
  • Macchinari per trattamenti (laser, radiofrequenza, ultrasuoni: 5.000-15.000 euro l’uno)
  • Lampade lupe, sterilizzatori, scaldacera
  • Mobili e arredi del centro
  • Cassa fiscale e POS

Le estetiste sono tra le categorie che più rapidamente saturano il limite 20K, soprattutto se aprono un centro estetico nuovo con macchinari moderni. In molti casi conviene valutare già in partenza il regime ordinario.

Elettricista o artigiano installatore

  • Furgone (al 50% del costo per il limite 20K)
  • Attrezzatura specifica: cercacavi, pinze amperometriche, oscilloscopi, scale
  • Magazzino con materiali di scorta (i materiali sono costi di produzione, non beni strumentali)
  • Trapani, avvitatori, sega circolare

Consulente informatico

  • Workstation potenti (2.000-5.000 euro)
  • Monitor multipli, anche curvi e ad alta risoluzione
  • Server per laboratorio o testing
  • Sedia ergonomica, scrivania regolabile
  • Smartphone professionale (al 100% se uso esclusivo lavorativo)

Per un informatico in forfettario, in genere il limite 20K è gestibile distribuendo gli acquisti su 2-3 anni. La maggior parte dei software professionali oggi e in abbonamento, quindi non incide sul limite.

Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquisti

Ci sono due scenari principali in cui valutare il passaggio al regime ordinario diventa una scelta razionale dal punto di vista degli investimenti:

  • Hai bisogno di investire più di 20.000 euro in 3 anni: se la tua attività richiede strumentazione importante, sei comunque costretto ad uscire dal forfettario quando sfori il limite. Tanto vale pianificare il passaggio in modo strategico.
  • Vuoi dedurre costi importanti: se ogni anno sostieni costi reali per più del 30-40% del fatturato (tra investimenti, affitti, dipendenti, materie prime), il forfettario probabilmente ti sta facendo pagare più tasse di quante ne pagheresti in ordinario, anche con aliquota marginale più alta.

La valutazione di convenienza tra forfettario e ordinario è sempre specifica per ogni contribuente. Dipende dal coefficiente di redditività del codice ATECO, dal volume di costi reali, dai contributi previdenziali, dalla situazione familiare (perché in ordinario IRPEF si applicano le detrazioni per familiari a carico, mentre in forfettario no). Al CAF Centro Fiscale di Udine facciamo simulazioni personalizzate per capire qual e il regime più conveniente nel tuo caso specifico.

Nel regime ordinario potrai dedurre il costo dei beni strumentali tramite l’ammortamento, cioè distribuendo la deduzione su più esercizi in base alla vita utile del bene (in genere dal 5% al 25% all’anno a seconda della categoria). Inoltre, per certi tipi di beni esistono incentivi specifici come l’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che permette deduzioni fino al 130-140% del costo per beni 4.0.

Registro investimenti e quadro RS

Anche se nel forfettario la contabilita e semplificata, gli investimenti strumentali devono essere tracciati e comunicati al Fisco. Vediamo cosa devi fare in pratica:

  • Tieni un registro investimenti: non e formalmente obbligatorio nel forfettario, ma e fortemente consigliato. Annota data di acquisto, descrizione del bene, fornitore, importo IVA inclusa, modalità (acquisto, leasing, NLT). Ti serve per dimostrare in caso di controllo di non aver superato il limite 20K.
  • Conserva fatture e documenti di acquisto: le fatture vanno conservate per 10 anni (5 anni per i normali documenti fiscali, ma per beni strumentali è prudente tenerle finche il bene è in uso più altri 5 anni).
  • Comunica i dati nel Quadro RS della dichiarazione dei redditi: il forfettario compila il quadro LM ma anche un quadro RS specifico dove vanno indicati alcuni dati riepilogativi sui beni strumentali e sui costi sostenuti, anche se non deducibili.

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