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Aprire Partita IVA Logopedista 2026: Codice ATECO 86.99.09, Gestione Separata INPS e Sistema TS

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire una partita IVA logopedista nel 2026 significa fare i conti con un dettaglio tecnico che molte guide online continuano a sbagliare: il codice ATECO. Dal 1° gennaio 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, operativa per l’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025 con riclassificazione d’ufficio delle posizioni già esistenti. Il codice corretto per il logopedista è oggi 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a., mentre il vecchio 86.90.29 appartiene alla classificazione ATECO 2007 (aggiornamento 2022) e non è più il codice attuale.

In questa guida affrontiamo la partita IVA logopedista da un punto di vista molto concreto: quale codice usare, perché il logopedista versa i contributi alla Gestione Separata INPS e non a una cassa di categoria, come funziona il regime forfettario con coefficiente di redditività 78%, quando si applica l’esenzione IVA delle prestazioni sanitarie e quali sono gli obblighi verso il Sistema Tessera Sanitaria. Nessun tecnicismo lasciato a se stesso: ogni termine viene spiegato in parole semplici.

Indice dei contenuti

Partita IVA logopedista 2026: cosa cambia con ATECO 2025

Il logopedista è una professione sanitaria dell’area della riabilitazione, iscritta all’albo gestito dalla FNO TSRM-PSTRP (la Federazione nazionale degli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione). Questo dato, apparentemente burocratico, è la chiave di lettura di tutta la parte fiscale e previdenziale: è l’iscrizione all’albo a determinare la posizione contributiva, non il codice attività.

Chi apre la partita IVA logopedista oggi si trova davanti a una classificazione delle attività economiche rinnovata. L’ATECO è semplicemente un codice numerico che dice allo Stato “che lavoro fai”: serve all’Agenzia delle Entrate, all’INPS e all’ISTAT per inquadrare statisticamente l’attività. La versione in vigore è l’ATECO 2025, entrata in applicazione dal 1° gennaio 2025 e adottata operativamente dall’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025.

Chi era già titolare di partita IVA con il vecchio codice non ha dovuto presentare alcuna domanda: la riclassificazione è avvenuta d’ufficio. Il problema, nella pratica, è un altro: molte guide, moduli fai-da-te e persino alcuni articoli online continuano a riportare il codice superato, creando confusione in chi sta valutando di mettersi in proprio. Per questo la nostra partita IVA logopedista parte proprio dalla correzione di questo errore.

Un secondo aspetto da chiarire subito riguarda le casse previdenziali. Molti pensano che ogni professione sanitaria abbia il proprio ente di previdenza: non è così. Per i logopedisti non esiste alcuna cassa autonoma, e il riferimento corretto è la Gestione Separata INPS. Vedremo più avanti perché questo punto genera tanti errori, compreso il mito di una riduzione contributiva che nella Gestione Separata non esiste.

Codice ATECO 86.99.09: il codice corretto del logopedista

Il codice da indicare per la partita IVA logopedista è 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a. (dove “n.c.a.” significa “non classificate altrove”, cioè una categoria residuale che raccoglie le attività sanitarie indipendenti non elencate specificamente). È il codice della classificazione ATECO 2025, quindi quello attualmente in uso.

Il precedente 86.90.29 era il riferimento della classificazione ATECO 2007 (aggiornamento 2022): va citato solo come nota storica, utile a chi ritrova quel numero su vecchi documenti, certificati di attribuzione o visure. Chiunque scriva ancora che il logopedista “deve usare il codice 86.90.29” sta lavorando su una classificazione superata.

Nello stesso gruppo 86.99.09 confluiscono diverse professioni sanitarie tecniche e riabilitative, come dietisti, podologi, igienisti dentali e tecnici di radiologia. Il fisioterapista, invece, ha un codice proprio (86.95.00) e lo psicologo un altro ancora (86.93.00): l’elenco completo, professione per professione, lo trovi nella nostra tabella dei codici ATECO 2025 per le professioni sanitarie.

ATECO 2025 e coefficiente di redditività: una doppia lettura

C’è un passaggio tecnico che spiazza anche i professionisti più attenti. L’allegato della legge che fissa i coefficienti di redditività del regime forfettario è ancora costruito sulla vecchia classificazione: fino all’emanazione del nuovo decreto, per individuare il coefficiente resta il riferimento il codice ATECO 2007 corrispondente. In concreto, quindi, la partita IVA logopedista si apre con il codice ATECO 2025 86.99.09, ma il coefficiente applicato ai compensi continua a essere quello della categoria di appartenenza storica, pari al 78%.

Questa doppia lettura è il motivo per cui conviene farsi affiancare nella fase di apertura: un codice indicato male non è solo un errore formale, può riflettersi sull’inquadramento dell’attività e sul calcolo delle imposte. Gli operatori del CAF Centro Fiscale di Udine verificano il codice corretto prima di trasmettere la pratica di apertura.

Gestione Separata INPS: contributi della partita IVA logopedista

La previdenza è il capitolo in cui si concentrano gli errori più gravi. Per il logopedista non esiste una cassa professionale dedicata: i contributi si versano alla Gestione Separata INPS, il fondo previdenziale previsto per i professionisti senza cassa di categoria. L’obbligo di iscrizione nasce dall’albo professionale e dall’assenza di una cassa, non dal codice ATECO scelto in fase di apertura.

Le aliquote della Gestione Separata 2026 per la partita IVA logopedista sono due:

  • 26,07% per chi non ha altra copertura pensionistica obbligatoria (è il caso più comune del libero professionista “puro”);
  • 24% per chi è già assicurato altrove, ad esempio perché svolge anche un lavoro dipendente oppure è titolare di pensione.

I contributi si calcolano sul reddito imponibile dell’attività, cioè su quanto risulta tassabile e non sul giro d’affari lordo. Nella Gestione Separata non è previsto alcun contributo minimo fisso: se in un anno l’attività produce poco reddito, i contributi restano proporzionalmente bassi. È una differenza sostanziale rispetto ad artigiani e commercianti, che invece versano i cosiddetti “minimali” anche senza incassi.

I versamenti seguono le scadenze della dichiarazione dei redditi, con saldo dell’anno precedente e acconti per l’anno in corso tramite modello F24. È inoltre facoltativo addebitare in fattura una rivalsa del 4% al cliente: si tratta di una maggiorazione, non di un contributo aggiuntivo versato all’INPS, e concorre a formare il reddito professionale.

Attenzione: nessuna riduzione del 35% per il logopedista

Capita spesso di leggere che il professionista in regime forfettario può chiedere una riduzione contributiva del 35%. È falso per la partita IVA logopedista: quella agevolazione riguarda esclusivamente artigiani e commercianti iscritti alle relative gestioni INPS. Nella Gestione Separata la riduzione del 35% non esiste e non può essere richiesta in alcun modo.

Allo stesso modo, il logopedista non si iscrive a ENPAPI: quella cassa copre soltanto infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari. Non esistono casse “dedicate” ai logopedisti, ai fisioterapisti o ai podologi. Chi vi dice il contrario sta applicando regole di altre professioni.

Regime forfettario logopedista: coefficiente 78% e limiti

La maggior parte di chi apre una partita IVA logopedista sceglie il regime forfettario, il regime agevolato riservato alle piccole attività. Il meccanismo è semplice: non si tengono i conti delle spese sostenute, ma si applica ai compensi incassati un coefficiente di redditività, cioè una percentuale fissa che lo Stato considera “reddito”. Per il logopedista il coefficiente è 78%: significa che su 100 euro incassati, 78 euro sono considerati reddito e 22 euro spese forfettarie, senza necessità di dimostrarle.

Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali effettivamente versati, si applica l’imposta sostitutiva. L’imposta sostitutiva è una tassa unica che prende il posto di IRPEF e addizionali regionali e comunali: invece di pagare più imposte separate, se ne paga una sola. L’aliquota ordinaria è il 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività in presenza dei requisiti di novità dell’attività.

Un esempio pratico aiuta a capire. Immagina che Giulia, logopedista appena iscritta all’albo, incassi 30.000 euro in un anno. Il reddito forfettario è il 78% di 30.000, cioè 23.400 euro. Su questa base si calcolano i contributi alla Gestione Separata al 26,07%, circa 6.100 euro. Il reddito imponibile scende quindi a circa 17.300 euro: applicando l’aliquota del 5% l’imposta è di circa 865 euro, che diventano circa 2.595 euro con l’aliquota ordinaria del 15%. Si tratta di un calcolo semplificato, utile solo a rendere l’idea.

Per restare nel forfettario servono però alcune condizioni. I compensi annui non devono superare 85.000 euro. Soprattutto, chi affianca la libera professione a un impiego dipendente deve tenere d’occhio un secondo limite: i redditi da lavoro dipendente o assimilato non possono superare 35.000 euro (soglia valida per il 2025 e il 2026). Chi supera quel tetto non può accedere al regime, o ne esce dall’anno successivo.

È una situazione molto frequente tra i logopedisti che lavorano part-time in una struttura e in parallelo seguono pazienti privati. Vale la pena ricordare, inoltre, che nel forfettario le detrazioni fiscali (spese mediche, ristrutturazioni, interessi sul mutuo) non possono essere scaricate dall’imposta sostitutiva: se non ci sono altri redditi IRPEF, si perdono. Un confronto preventivo tra forfettario e regime ordinario, quindi, non è un lusso ma una scelta di convenienza.

IVA ed esenzione art. 10 n. 18 per le prestazioni sanitarie

Le prestazioni del logopedista rientrano tra le prestazioni sanitarie esenti IVA ai sensi dell’art. 10 n. 18 del DPR 633/72, a condizione che siano rese nell’esercizio della professione sanitaria e abbiano finalità di diagnosi, cura e riabilitazione della persona. Valutazione del linguaggio, trattamento dei disturbi della comunicazione, riabilitazione della deglutizione o della voce sono tipicamente prestazioni con finalità terapeutica, quindi esenti.

Attenzione però: l’esenzione segue la finalità sanitaria, non la qualifica di chi emette la fattura. Se lo stesso professionista svolge attività che non hanno scopo di cura – per esempio docenza, formazione ad altri operatori, consulenze organizzative, dizione o public speaking a fini professionali – quelle prestazioni escono dal perimetro dell’art. 10 n. 18 e sono soggette a IVA con aliquota ordinaria del 22%. È uno dei punti su cui conviene un controllo caso per caso.

Esenzione IVA non vuol dire assenza di obblighi. La fattura va sempre emessa, riportando la dicitura di operazione esente art. 10 n. 18 DPR 633/72, e sulle fatture esenti di importo superiore a 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo da 2 euro, che può essere addebitata al paziente. Anche i forfettari, che non applicano IVA sulle proprie prestazioni, devono gestire correttamente queste indicazioni per non incorrere in contestazioni.

Un ultimo aspetto: quando la partita IVA logopedista collabora con cooperative, poliambulatori, cliniche o scuole, la fattura è intestata a un soggetto titolare di partita IVA e le regole di fatturazione cambiano rispetto al paziente privato. Ne parliamo nel prossimo paragrafo, insieme al Sistema TS.

Sistema TS e fatturazione: gli adempimenti annuali

Il Sistema Tessera Sanitaria (abbreviato Sistema TS) è la banca dati che raccoglie le spese sanitarie sostenute dai cittadini e le riversa nella dichiarazione precompilata, così che il paziente possa detrarle. I professionisti sanitari iscritti agli albi, logopedisti compresi, rientrano tra i soggetti tenuti a trasmettere i dati delle prestazioni pagate dai privati.

La notizia buona, per chi apre oggi una partita IVA logopedista, è che la cadenza dell’invio si è semplificata: la trasmissione è diventata annuale, da effettuare entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di incasso (regola operativa dal periodo d’imposta 2025). Non ci sono più scadenze mensili o semestrali da rincorrere, ma questo non significa poter improvvisare: i dati vanno raccolti in modo ordinato durante l’anno, perché l’invio riguarda ogni singolo documento di spesa.

C’è poi una regola che sorprende sempre: per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche è vietato emettere fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio. È un divieto a tutela della privacy dei dati sanitari, ormai strutturale. Al paziente privato, quindi, si consegna una fattura cartacea o in PDF; la fattura elettronica via SdI resta obbligatoria quando il cliente è un altro soggetto con partita IVA, come una cooperativa o un poliambulatorio, o una pubblica amministrazione.

Gestire due binari paralleli – fatture cartacee ai pazienti e fatture elettroniche alle strutture, più l’invio annuale al Sistema TS – è più semplice con un software che tenga traccia di tutto. Tra le soluzioni disponibili sul mercato c’è per esempio fatturazioneitalia.it, che gestisce la fatturazione elettronica e la trasmissione dei dati al Sistema TS in un unico ambiente. Resta comunque fondamentale un controllo professionale sulla correttezza dei dati trasmessi.

Ricordiamo infine che i dati inviati al Sistema TS alimentano le detrazioni fiscali dei pazienti nel modello 730: un errore nella trasmissione si traduce in una detrazione mancata per il paziente e in una possibile sanzione per il professionista.

Gli errori più frequenti sulla partita IVA logopedista

Dall’esperienza quotidiana con i professionisti sanitari emergono sempre gli stessi inciampi. Riconoscerli in anticipo è il modo più economico per evitarli, perché una partita IVA logopedista impostata male si corregge, ma con tempo e costi che si potevano risparmiare.

  • indicare il vecchio codice 86.90.29 come codice attuale, quando la classificazione in vigore è ATECO 2025 con codice 86.99.09;
  • chiedere la riduzione contributiva del 35%, che nella Gestione Separata INPS non esiste;
  • cercare l’iscrizione a una cassa di categoria inesistente, o confondere ENPAPI (solo infermieri) con la previdenza dei logopedisti;
  • credere che il codice ATECO determini la cassa previdenziale: l’obbligo dipende dall’albo e dall’assenza di cassa;
  • ignorare il limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente, perdendo il regime forfettario senza accorgersene;
  • emettere fattura elettronica a un paziente per una prestazione sanitaria, violando il divieto a tutela dei dati sanitari.

Nessuno di questi errori è banale: tra contributi calcolati a vuoto, regimi perduti e sanzioni formali, il conto può diventare significativo. Per questo la fase di apertura merita una consulenza dedicata, con un preventivo personalizzato in base alla situazione reale: professione esclusiva, doppio lavoro, collaborazioni con strutture o studio proprio.

Approfondimento consigliato
Per una panoramica su tutte le professioni sanitarie – codici, casse, obblighi IVA e adempimenti – leggi la nostra guida completa Partita IVA per Professionisti Sanitari 2026, il punto di partenza per confrontare la tua situazione con quella delle altre professioni dell’albo TSRM-PSTRP.

Domande frequenti sulla partita IVA logopedista

Qual è il codice ATECO corretto per la partita IVA logopedista nel 2026?

Il codice corretto e attuale è 86.99.09 – Altre attività paramediche indipendenti n.c.a., previsto dalla classificazione ATECO 2025 in vigore dal 1° gennaio 2025. Il vecchio 86.90.29 apparteneva alla classificazione ATECO 2007 e non è più il codice attuale.

Il logopedista deve iscriversi a ENPAPI o a una cassa di categoria?

No. Per i logopedisti non esiste alcuna cassa autonoma: i contributi si versano alla Gestione Separata INPS. ENPAPI copre soltanto infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari.

Esiste la riduzione del 35% dei contributi per il logopedista forfettario?

No. La riduzione del 35% riguarda esclusivamente artigiani e commercianti iscritti alle relative gestioni INPS. Nella Gestione Separata, dove è iscritto il logopedista, quella riduzione non esiste e non può essere richiesta.

Quanti contributi INPS paga una partita IVA logopedista?

L’aliquota della Gestione Separata 2026 è del 26,07% se il professionista non ha altra copertura pensionistica obbligatoria, oppure del 24% se è già assicurato altrove, per esempio come lavoratore dipendente. I contributi si calcolano sul reddito imponibile e non è previsto alcun minimale fisso.

Le prestazioni del logopedista sono esenti IVA?

Sì, quando hanno finalità di diagnosi, cura e riabilitazione della persona si applica l’esenzione prevista dall’art. 10 n. 18 del DPR 633/72. Le prestazioni prive di finalità sanitaria, come docenze o consulenze organizzative, seguono invece le regole ordinarie con IVA al 22%.

Ogni quanto vanno inviati i dati al Sistema TS?

La trasmissione dei dati delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di incasso. Non sono più previsti invii mensili o semestrali.

Posso avere la partita IVA logopedista e un lavoro dipendente?

Sì, ma nel regime forfettario i redditi da lavoro dipendente o assimilato non devono superare 35.000 euro, soglia valida per il 2025 e il 2026. Oltre quel limite non si può accedere al regime agevolato o se ne esce dall’anno successivo.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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Aprire e gestire una partita IVA logopedista con il codice ATECO corretto, l’inquadramento previdenziale giusto e gli adempimenti del Sistema TS sotto controllo non è un percorso da affrontare con il fai-da-te. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue i professionisti sanitari dall’apertura alla gestione ordinaria: verifica del codice 86.99.09, iscrizione alla Gestione Separata INPS, valutazione di convenienza tra regime forfettario e ordinario, corretta gestione dell’esenzione IVA e delle fatture ai pazienti, con un preventivo personalizzato sulla tua situazione.

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