Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale

Tag Archivio per: imposta sostitutiva

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Scadenze forfettario 2026: calendario 2026-2027 e doppia botta del primo anno

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le scadenze forfettario 2026 sono il vero punto debole di chi lavora con la partita IVA in regime forfettario. Il regime in sé è semplice: niente IVA sulle fatture, una sola imposta sostitutiva e pochi adempimenti. Proprio per questo molti si rilassano e scoprono a giugno di dover pagare cifre che non avevano messo da parte. Il problema non sono le tasse, ma il calendario: imposte, contributi INPS, bollo sulle fatture elettroniche e dichiarazione arrivano in momenti diversi dell’anno, con regole che cambiano tra il primo anno di attività e quelli successivi.

In questa guida trovi il calendario completo delle scadenze del forfettario per il 2026 e il 2027, spiegato in parole semplici: cosa si paga, quando e perché. Vediamo anche la cosiddetta doppia botta del primo anno di partita IVA, cioè il momento in cui saldo e acconto arrivano insieme, e come prepararti con un accantonamento mensile. Se vuoi prima ripassare requisiti e aliquote, leggi la nostra guida al regime forfettario 2026. Poi tieni questa pagina come riferimento: le scadenze forfettario 2026 e 2027 sono tutte qui.

Indice dei contenuti

  1. Calendario scadenze forfettario 2026-2027: la tabella completa
  2. Imposta sostitutiva: saldo e acconti nelle scadenze forfettario 2026
  3. Contributi INPS del forfettario: Gestione Separata o artigiani e commercianti
  4. Bollo, dichiarazione dei redditi, Sistema TS e autofatture estero
  5. Primo anno di partita IVA: la doppia botta di giugno
  6. Scadenze forfettario 2026 e 2027: le date effettive tra weekend e festivi
  7. Come non perdere le scadenze: stima delle tasse e promemoria con Fatturazione Italia
  8. Domande frequenti sulle scadenze forfettario 2026
  9. Scadenze forfettario 2026: affidale al CAF Centro Fiscale

Calendario scadenze forfettario 2026-2027: la tabella completa

Partiamo dal quadro d’insieme. La tabella riassume le scadenze forfettario 2026 e degli anni successivi nella loro forma standard, cioè con la data fissata dalla legge. Non tutte le voci riguardano tutti: dipende dal tipo di attività e dalla gestione previdenziale a cui sei iscritto. Un libero professionista senza cassa, per esempio, paga la Gestione Separata INPS e non i contributi fissi; un artigiano o un commerciante fa il contrario.

ScadenzaCosa si paga o si presentaChi è interessato
31 gennaio (dell’anno dopo)Invio delle spese sanitarie al Sistema TSProfessionisti sanitari
16 febbraio4ª rata contributi fissi INPS dell’anno precedente; IVA autofatture estero del 4° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture estero
28 febbraioBollo fatture elettroniche del 4° trimestre dell’anno precedenteTutti i forfettari con fatture soggette a bollo
16 maggio1ª rata contributi fissi INPS; IVA autofatture estero del 1° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture estero
31 maggioBollo del 1° trimestreTutti i forfettari con fatture soggette a bollo
30 giugnoSaldo dell’anno precedente e primo acconto dell’anno in corso: imposta sostitutiva, Gestione Separata o eccedenza INPSTutti
20 agosto2ª rata contributi fissi INPS; IVA autofatture estero del 2° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture estero
30 settembreBollo del 2° trimestreTutti i forfettari con fatture soggette a bollo
31 ottobreDichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM)Tutti
16 novembre3ª rata contributi fissi INPS; IVA autofatture estero del 3° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture estero
30 novembreSecondo acconto: imposta sostitutiva, Gestione Separata o eccedenza INPS; bollo del 3° trimestreTutti

Come vedi, i due momenti più pesanti dell’anno sono il 30 giugno e il 30 novembre: lì si concentrano imposta e contributi calcolati sul reddito. Le altre date pesano meno sul portafoglio, ma vanno rispettate: anche un bollo di pochi euro pagato in ritardo comporta sanzioni e interessi. Nelle prossime sezioni vediamo ogni voce nel dettaglio e, più avanti, trovi le date effettive del 2026 e del 2027, già corrette per i giorni che cadono nel fine settimana.

Imposta sostitutiva: saldo e acconti nelle scadenze forfettario 2026

L’imposta sostitutiva è la tassa unica del forfettario: sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. In pratica, invece di pagare più imposte separate, ne paghi una sola. Si calcola sul reddito ottenuto applicando ai compensi il coefficiente di redditività, cioè la percentuale che la legge considera guadagno per la tua attività (ad esempio il 78% per molti professionisti), meno i contributi previdenziali versati nell’anno. L’aliquota è del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se l’attività è davvero nuova. Approfondisci il calcolo nella guida all’imposta sostitutiva del regime forfettario.

Il pagamento funziona con il meccanismo di saldo e acconto. Il saldo è la differenza tra l’imposta dovuta per l’anno appena chiuso e gli acconti già versati. L’acconto è un anticipo sull’imposta dell’anno in corso, calcolato di regola su quella dell’anno precedente. Tra le scadenze forfettario 2026, quindi, il 30 giugno si paga il saldo 2025 più il primo acconto 2026, mentre il 30 novembre si paga il secondo acconto 2026. I codici tributo F24 sono 1792 per il saldo, 1790 per il primo acconto e 1791 per il secondo.

Quanto si paga di acconto: le soglie di 51,65 e 206 euro

Con il metodo storico, quello usato di norma, l’acconto è pari all’imposta dovuta per l’anno precedente. Non sempre però si paga in due rate: tutto dipende dall’importo, secondo queste soglie.

  • Imposta dell’anno precedente fino a 51,65 euro: nessun acconto da versare.
  • Tra 51,65 e 206 euro: acconto in un’unica rata entro il 30 novembre.
  • Oltre 206 euro: due rate di pari importo, 50% entro il 30 giugno e 50% entro il 30 novembre (art. 58 DL 124/2019). La ripartizione 40% e 60%, con la soglia di 257,52 euro, vale per i contribuenti che non sono forfettari né soggetti ISA.

Facciamo un esempio. Supponiamo che Giulia abbia un’imposta sostitutiva 2025 di 1.000 euro e che nel 2025 non abbia versato acconti. A giugno 2026 paga il saldo di 1.000 euro più un primo acconto di 500 euro; a novembre paga il secondo acconto di 500 euro. Se invece la sua imposta 2025 fosse stata di 200 euro, avrebbe versato l’acconto 2026 in un’unica rata a novembre.

Il metodo previsionale: quando conviene

Esiste anche il metodo previsionale: invece di basarti sull’imposta dell’anno prima, calcoli gli acconti sull’imposta che prevedi di dover pagare per l’anno in corso. Conviene quando sai già che guadagnerai meno, per esempio perché hai perso un cliente importante o hai ridotto l’attività. Attenzione però: se la previsione si rivela troppo bassa, sulla differenza non versata scattano sanzioni e interessi. Per questo è una scelta da fare con il supporto di chi conosce i tuoi numeri, come il CAF Centro Fiscale.

Proroghe e rateizzazione dei versamenti di giugno

Due precisazioni utili. Primo: negli ultimi anni il termine di giugno per forfettari e soggetti ISA è stato spesso spostato in avanti. Nel 2026, ad esempio, l’art. 6 del DL n. 89 del 22 maggio 2026 ha consentito di versare saldo e primo acconto entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione. Non è però una regola fissa: per il 2027 la data ordinaria resta il 30 giugno, salvo nuove proroghe. Secondo: saldo e primo acconto si possono rateizzare in rate mensili, con interessi, a patto di concludere i pagamenti entro il 16 dicembre.

Contributi INPS del forfettario: Gestione Separata o artigiani e commercianti

Il regime forfettario riguarda le tasse, non la previdenza: i contributi INPS si pagano comunque e sono spesso la voce più pesante. Le regole cambiano a seconda della gestione a cui sei iscritto, che dipende dall’attività svolta e dall’eventuale albo professionale, non dal codice ATECO. Vediamo le due situazioni più comuni.

Gestione Separata INPS: 30 giugno e 30 novembre

La Gestione Separata INPS è la gestione previdenziale dei liberi professionisti senza una cassa di categoria: consulenti, formatori, grafici, ma anche diverse professioni sanitarie come fisioterapisti e logopedisti. Nel 2026 l’aliquota è del 26,07% (24% per chi ha già un’altra copertura previdenziale obbligatoria o è pensionato), applicata al reddito forfettario fino al massimale di 122.295 euro (circolare INPS n. 8/2026). Non ci sono contributi fissi: paghi in proporzione a quanto guadagni.

Le date coincidono con quelle dell’imposta sostitutiva: il 30 giugno si versano il saldo dell’anno precedente e il primo acconto, il 30 novembre il secondo acconto. Gli acconti valgono in tutto l’80% dei contributi dell’anno prima, divisi in due rate del 40%. Chi è iscritto a una cassa professionale (come ENPAM per i medici o ENPAP per gli psicologi) non paga la Gestione Separata e segue le scadenze della propria cassa. Tutti i dettagli sono nella guida alla Gestione Separata INPS 2026.

Artigiani e commercianti: quattro rate fisse più l’eccedenza

Per artigiani e commercianti il meccanismo è diverso. C’è una parte fissa, i contributi sul minimale, dovuta anche se guadagni poco o nulla: per il 2026 ammontano a 4.521,36 euro l’anno per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti (circolare INPS n. 14/2026). Si pagano in quattro rate: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio dell’anno successivo, con i modelli F24 predisposti dall’INPS, che il CAF recupera e verifica per te.

Se il reddito supera il minimale, pari a 18.808 euro per il 2026, sulla parte in più si pagano i contributi a percentuale, la cosiddetta eccedenza, con le stesse date dell’imposta sostitutiva: saldo e primo acconto a giugno, secondo acconto a novembre. Approfondisci importi ed esempi di calcolo nella guida ai contributi INPS 2026 per artigiani e commercianti.

Riduzione del 35%: solo per artigiani e commercianti

Su questo punto circola molta confusione. I forfettari iscritti alla gestione artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi, sia sulla parte fissa sia sull’eccedenza (art. 1, comma 77, L. 190/2014). Per chi è già in attività la richiesta va presentata entro il 28 febbraio dell’anno in cui si vuole lo sconto. Ricorda che contributi più bassi significano anche una pensione futura più bassa: è una scelta da valutare con attenzione.

Attenzione: la riduzione del 35% non esiste in Gestione Separata. Se sei un libero professionista senza cassa paghi sempre l’aliquota piena del 26,07% (o del 24%) sul reddito forfettario, senza sconti di alcun tipo. Chi sostiene il contrario sta confondendo due gestioni diverse: è un errore molto diffuso, anche in rete.

Bollo, dichiarazione dei redditi, Sistema TS e autofatture estero

Oltre a imposte e contributi, il calendario delle scadenze del forfettario comprende alcuni adempimenti che non dipendono dal reddito, ma dalle fatture emesse, dagli acquisti o dal tipo di attività. Sono date meno costose, ma altrettanto importanti.

Bollo sulle fatture elettroniche: quattro scadenze trimestrali

Le fatture del forfettario sono senza IVA e per questo, quando superano 77,47 euro, richiedono la marca da bollo da 2 euro. Sulle fatture elettroniche il bollo si paga in modo virtuale, sommando i bolli di ogni trimestre: 31 maggio per il primo trimestre, 30 settembre per il secondo, 30 novembre per il terzo e 28 febbraio dell’anno dopo per il quarto. I codici tributo F24 vanno da 2521 a 2524, uno per trimestre.

Se l’importo è basso si può rinviare: quando il bollo del primo trimestre è inferiore a 5.000 euro si può pagare insieme a quello del secondo, entro il 30 settembre, e se anche la somma dei primi due trimestri resta sotto questa soglia si arriva al 30 novembre. Per la maggior parte dei forfettari, quindi, i versamenti effettivi del bollo si riducono a due o tre l’anno. Trovi tutti i dettagli nella guida al bollo sulla fattura elettronica 2026.

Dichiarazione dei redditi: entro il 31 ottobre

Il forfettario presenta il Modello Redditi Persone Fisiche, compilando il quadro LM, entro il 31 ottobre dell’anno successivo a quello dei compensi: con la partita IVA forfettaria non si può usare il 730. Nel 2026 il 31 ottobre cade di sabato, quindi il termine slitta a lunedì 2 novembre 2026. Nota un dettaglio: le imposte si pagano a giugno, cioè prima dell’invio della dichiarazione, perciò il calcolo va fatto in anticipo. Al CAF Centro Fiscale la dichiarazione dei redditi è compresa nella gestione annuale della partita IVA forfettaria.

Sistema TS: invio annuale entro il 31 gennaio

Se sei un professionista sanitario (psicologo, fisioterapista, biologo nutrizionista, infermiere e così via) devi comunicare al Sistema Tessera Sanitaria le spese sanitarie dei pazienti, perché finiscano nella loro dichiarazione precompilata. Dalle spese del 2025 l’invio è annuale, entro il 31 gennaio dell’anno successivo (D.Lgs. 81/2025). Per le spese 2026, poiché il 31 gennaio 2027 è domenica, il termine è lunedì 1° febbraio 2027.

IVA sulle autofatture per acquisti dall’estero

Anche il forfettario, che non applica l’IVA sulle proprie fatture, in alcuni casi deve versare l’IVA: succede quando acquista servizi o beni da fornitori esteri, come le campagne pubblicitarie su Google o Meta, gli abbonamenti a software esteri o la merce da un fornitore di un altro Paese UE. In questi casi si emette un’autofattura, cioè una fattura intestata a sé stessi che si invia allo SdI (tipi TD17, TD18 o TD19), e si versa l’IVA, che per il forfettario resta un costo e non si recupera.

Sui tempi di versamento serve cautela. Con il correttivo D.Lgs. 81/2025, secondo le prime interpretazioni della stampa specializzata, per le operazioni dal 1° ottobre 2025 i forfettari versano questa IVA con cadenza trimestrale, entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio. Su codici tributo e modalità operative manca ancora un quadro di prassi definitivo dell’Agenzia delle Entrate: prima di pagare, fatti confermare importo e codici dal CAF. Approfondisci nelle guide sulle operazioni con l’estero nel regime forfettario e sulle spese estere della partita IVA.

Primo anno di partita IVA: la doppia botta di giugno

Arriviamo al punto che coglie di sorpresa quasi tutti. Nel primo anno di partita IVA non si pagano acconti: il metodo storico si basa sull’imposta dell’anno prima e, se l’anno prima non avevi l’attività, quell’imposta è zero. Lo stesso vale per gli acconti della Gestione Separata e dell’eccedenza INPS. Risultato: nel primo anno, a giugno e a novembre, non paghi nulla di imposta sostitutiva né di contributi a percentuale.

Sembra una buona notizia, ma è solo un rinvio. Il 30 giugno dell’anno successivo arrivano insieme il saldo del primo anno, cioè tutta l’imposta e tutti i contributi dovuti, e il primo acconto dell’anno in corso. A novembre si aggiunge il secondo acconto. È la cosiddetta doppia botta: nel secondo anno paghi, in pratica, le tasse di quasi due anni. Chi ha aperto la partita IVA nel 2026 la vivrà tra giugno e novembre 2027. Gli artigiani e i commercianti, invece, pagano fin da subito i contributi fissi alle scadenze trimestrali, in proporzione ai mesi di attività.

Un esempio pratico: i conti di Marco

Supponiamo che Marco, consulente iscritto alla Gestione Separata INPS, apra la partita IVA a gennaio 2026 e incassi nell’anno 30.000 euro. Con il coefficiente del 78% il suo reddito forfettario è di 23.400 euro. Essendo una nuova attività paga l’imposta sostitutiva al 5%, quindi 1.170 euro, mentre i contributi al 26,07% sono 6.100,38 euro. Per semplicità ignoriamo i bolli e l’effetto della deduzione dei contributi sul reddito del 2027. Ecco il suo calendario:

  • Nel 2026: nessun versamento di imposta sostitutiva né di contributi, perché non sono dovuti acconti.
  • 30 giugno 2027: saldo imposta 1.170 euro + primo acconto imposta 585 euro + saldo contributi 6.100,38 euro + primo acconto contributi 2.440,15 euro = 10.295,53 euro.
  • 30 novembre 2027: secondo acconto imposta 585 euro + secondo acconto contributi 2.440,15 euro = 3.025,15 euro.

In totale, nel 2027 Marco versa circa 13.320 euro, contro i circa 7.270 euro di tasse e contributi effettivamente legati al 2026. Non paga più del dovuto, perché gli acconti verranno scalati dal saldo del 2027, ma deve avere la liquidità pronta. Se a giugno 2027 il conto non basta, le alternative sono rateizzare con interessi oppure pagare in ritardo con sanzioni: meglio evitarlo con un po’ di pianificazione.

La soluzione: l’accantonamento mensile

Il modo più semplice per non subire la doppia botta è mettere da parte ogni mese una quota fissa degli incassi, magari su un conto separato. Nell’esempio di Marco, tasse e contributi legati al 2026 valgono circa 7.270 euro, cioè circa 606 euro al mese: poco meno di un quarto degli incassi. Accantonando questa cifra dal primo mese e continuando nel 2027, a giugno 2027 avrà già da parte quanto serve per saldo e primo acconto.

La percentuale giusta dipende dal coefficiente di redditività, dall’aliquota (5% o 15%) e dalla gestione previdenziale. Per un artigiano con i contributi fissi il calcolo è diverso, e lo stesso vale per chi passa dal 5% al 15% al termine del periodo agevolato. Per questo conviene farsi preparare una stima personalizzata dal CAF, oppure usare uno strumento che la calcoli sulle fatture reali, come vedremo tra poco.

Scadenze forfettario 2026 e 2027: le date effettive tra weekend e festivi

Quando una scadenza fiscale cade di sabato, domenica o in un giorno festivo, slitta automaticamente al primo giorno lavorativo successivo. Per questo le date sulla carta non sempre coincidono con quelle reali. Ecco le prossime scadenze forfettario 2026 e quelle del 2027, già corrette.

Data effettivaScadenzaNote
Mercoledì 30 settembre 2026Bollo 2° trimestre 2026Anche 1° trimestre, se rinviato
Lunedì 2 novembre 2026Dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2025)Il 31 ottobre è sabato
Lunedì 16 novembre 20263ª rata contributi fissi; IVA autofatture 3° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture
Lunedì 30 novembre 2026Secondo acconto imposta e contributi; bollo 3° trimestreTutti
Lunedì 1° febbraio 2027Sistema TS, spese 2026Il 31 gennaio è domenica
Martedì 16 febbraio 20274ª rata contributi fissi 2026; IVA autofatture 4° trimestre 2026Artigiani e commercianti; chi ha autofatture
Lunedì 1° marzo 2027Bollo 4° trimestre 2026Il 28 febbraio è domenica
Lunedì 17 maggio 20271ª rata contributi fissi 2027; IVA autofatture 1° trimestreIl 16 maggio è domenica
Lunedì 31 maggio 2027Bollo 1° trimestre 2027Rinviabile se sotto 5.000 euro
Mercoledì 30 giugno 2027Saldo 2026 e primo acconto 2027Salvo proroghe
Venerdì 20 agosto 20272ª rata contributi fissi; IVA autofatture 2° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture
Giovedì 30 settembre 2027Bollo 2° trimestre 2027Tutti
Martedì 2 novembre 2027Dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2026)Il 31 ottobre è domenica e il 1° novembre è festivo
Martedì 16 novembre 20273ª rata contributi fissi; IVA autofatture 3° trimestreArtigiani e commercianti; chi ha autofatture
Martedì 30 novembre 2027Secondo acconto imposta e contributi; bollo 3° trimestreTutti

Le date del 2027 sono quelle previste oggi dalla normativa: ogni anno possono arrivare proroghe, soprattutto per i versamenti di giugno, e le eventuali novità vanno verificate di volta in volta. Il consiglio però resta lo stesso: organizzarsi prima, senza contare sugli slittamenti. Un calendario sempre aggiornato ti evita di scoprire una scadenza il giorno dopo.

Come non perdere le scadenze: stima delle tasse e promemoria con Fatturazione Italia

Ricordare a memoria tutte le scadenze forfettario 2026 è difficile, soprattutto nei primi anni di attività. Per questo il software di fatturazione elettronica Fatturazione Italia, sviluppato da Be Smart, include due strumenti pensati proprio per chi è nel regime forfettario.

La pagina Tasse e contributi: tre numeri da tenere d’occhio

La pagina Tasse e contributi parte dalle fatture che emetti e mostra in alto tre card: quanto pagare entro il 30 giugno, con saldo dell’anno scorso e primo acconto separati, quanto pagare entro il 30 novembre e quanto mettere da parte ogni mese. Tiene conto dell’aliquota al 5% o al 15% e della gestione INPS corretta, Gestione Separata oppure artigiani e commercianti, applicando la riduzione del 35% solo dove spetta. Nel primo anno segnala la doppia botta in arrivo e suggerisce l’accantonamento mensile. È una stima indicativa: non sostituisce il calcolo del CAF o del commercialista, ma ti aiuta a non arrivare impreparato.

I promemoria fiscali nel portale

Il pannello I miei promemoria raccoglie le scadenze adatte al tuo profilo: bollo trimestrale, contributi fissi INPS, imposta sostitutiva, Gestione Separata, IVA sulle autofatture estero, soglia degli 85.000 euro di ricavi e dichiarazione dei redditi. Ogni voce si può attivare o disattivare e si sceglie con quanti giorni di anticipo essere avvisati. Gli avvisi compaiono come notifiche nel portale, con una spiegazione in parole semplici di cosa si paga.

Fatturazione Italia costa 49 euro l’anno con il piano Start (150 fatture) e 89 euro l’anno con il piano Pro (500 fatture, Sistema TS incluso, adatto ai professionisti sanitari), IVA inclusa, con prezzo bloccato per contratto per 3 anni. Puoi provarlo gratis per 30 giorni senza carta di credito, che diventano 60 se ricevi un invito. Per un confronto con le alternative leggi la nostra recensione di Fatturazione Italia e la guida ai migliori software di fatturazione elettronica 2026.

Domande frequenti sulle scadenze forfettario 2026

Quali sono le principali scadenze forfettario 2026?

Le due date più importanti sono il 30 giugno (saldo dell’anno precedente e primo acconto di imposta sostitutiva e contributi a percentuale) e il 30 novembre (secondo acconto). A queste si aggiungono il bollo trimestrale (31 maggio, 30 settembre, 30 novembre, 28 febbraio), la dichiarazione dei redditi entro il 31 ottobre (nel 2026 il 2 novembre) e, per artigiani e commercianti, i contributi fissi del 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio.

Nel primo anno di partita IVA devo pagare gli acconti?

No: nel primo anno non ci sono acconti di imposta sostitutiva né di contributi a percentuale, perché l’anno precedente non c’era reddito. Il 30 giugno dell’anno dopo, però, arrivano insieme il saldo del primo anno e il primo acconto del secondo: la cosiddetta doppia botta. Per affrontarla conviene accantonare ogni mese una quota degli incassi.

La riduzione del 35% dei contributi vale anche per la Gestione Separata?

No. La riduzione del 35% è riservata ai forfettari iscritti alla gestione artigiani e commercianti e va richiesta all’INPS. In Gestione Separata non esiste: i liberi professionisti senza cassa pagano l’aliquota piena del 26,07% (24% se hanno già un’altra copertura previdenziale).

Cosa succede se una scadenza cade di sabato o di domenica?

Slitta al primo giorno lavorativo successivo. Per esempio, nel 2027 il bollo del quarto trimestre 2026 si paga lunedì 1° marzo, perché il 28 febbraio è domenica, e l’invio delle spese 2026 al Sistema TS scade lunedì 1° febbraio.

Il software di fatturazione è compreso nel servizio del CAF?

No, sono due servizi separati. La gestione della partita IVA forfettaria del CAF Centro Fiscale costa 350 euro l’anno IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa. Il software Fatturazione Italia si attiva a parte: 49 euro l’anno con il piano Start o 89 euro l’anno con il piano Pro, IVA inclusa.

Scadenze forfettario 2026: affidale al CAF Centro Fiscale

Le scadenze forfettario 2026 non sono difficili se le conosci in anticipo: due appuntamenti pesanti, a giugno e a novembre, e una serie di date minori per bollo, contributi fissi e adempimenti. Il vero rischio è il primo anno, quando l’assenza di acconti fa sembrare tutto più leggero del reale. Un piano di accantonamento e un calendario sempre sotto controllo fanno la differenza.

Con il servizio Partita IVA forfettario del CAF Centro Fiscale ci occupiamo di tutto: calcolo di imposte e contributi, preparazione degli F24, gestione di acconti e rateizzazioni, dichiarazione dei redditi e richiesta della riduzione contributiva per artigiani e commercianti. La gestione annuale costa 350 euro IVA inclusa, dichiarazione dei redditi compresa; l’apertura della partita IVA costa 120-150 euro per i professionisti e 450-600 euro per le ditte con iscrizione in Camera di Commercio. Il software di fatturazione è un servizio separato e non è compreso nella gestione. Per confrontare le alternative, leggi quanto costa un commercialista per il forfettario e come funziona il commercialista online per il forfettario.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario?

Il CAF Centro Fiscale è a tua disposizione, sia in ufficio a Udine e Cividale che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Scopri il servizio Partita IVA forfettario

Prova Fatturazione Italia gratis per 30 giorni, senza carta di credito

Settembre 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-28 15:00:002026-09-27 11:04:36Scadenze forfettario 2026: calendario 2026-2027 e doppia botta del primo anno
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Passare al Regime Forfettario dal 2027: Requisiti, Rettifica IVA e Cosa Fare Entro il 31 Dicembre 2026

regime forfettario partita iva

Passare al regime forfettario 2027 è una scelta che si prepara adesso, non a gennaio. Chi oggi lavora in regime ordinario con partita IVA e vuole entrare nel regime forfettario dal 1° gennaio 2027 deve fare i conti entro il 31 dicembre 2026: verificare i requisiti, misurare i ricavi dell’anno, controllare il magazzino e soprattutto calcolare la rettifica IVA, cioè la quota di IVA già detratta che dovrà essere restituita allo Stato.

La buona notizia è che non serve alcuna comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate: il regime forfettario si applica per comportamento concludente, cioè comportandosi da forfettario fin dalla prima fattura del nuovo anno. La notizia meno comoda è che chi arriva impreparato al 1° gennaio rischia errori costosi: fatture emesse con l’IVA quando non andava più applicata, rettifiche non calcolate, cause di esclusione ignorate.

In questa guida completa trovi tutto quello che serve per valutare con lucidità il passaggio al regime forfettario 2027: requisiti di accesso, limite di 85.000 euro, cause ostative, coefficienti di redditività collegati al codice ATECO 2025, imposta sostitutiva al 15% o al 5%, funzionamento della rettifica IVA e una checklist operativa da chiudere entro il 31 dicembre 2026.

Indice dei contenuti

  1. Perché il 31 dicembre 2026 è la data chiave per il regime forfettario 2027
  2. Requisiti per accedere al regime forfettario 2027: il limite di 85.000 euro
  3. Il limite di redditi da lavoro dipendente e pensione: 35.000 o 30.000 euro?
  4. Le altre cause di esclusione dal regime forfettario 2027
  5. Coefficienti di redditività e codice ATECO 2025: come si calcola il reddito
  6. Imposta sostitutiva al 15% (o al 5%): quanto si paga davvero
  7. Rettifica IVA: cosa devi restituire allo Stato quando entri nel forfettario
  8. Inventario e calcolo della rettifica: il lavoro da fare al 31 dicembre 2026
  9. Fatture a cavallo d’anno 2026/2027: competenza e principio di cassa
  10. Checklist degli adempimenti entro il 31 dicembre 2026
  11. Fatturazione elettronica nel regime forfettario 2027
  12. Contributi INPS e casse previdenziali: cosa non cambia nel forfettario
  13. Come si comunica l’opzione per il regime forfettario 2027
  14. Conviene davvero passare al regime forfettario dal 2027?
  15. Domande frequenti sul regime forfettario 2027

Perché il 31 dicembre 2026 è la data chiave per il regime forfettario 2027

Il regime forfettario 2027 si applica per anno solare intero: o sei forfettario dal 1° gennaio 2027, oppure resti in regime ordinario per tutto l’anno. Non esiste una via di mezzo, non si cambia a metà strada. Ecco perché il 31 dicembre 2026 è uno spartiacque: è l’ultimo giorno in cui la tua posizione fiscale è fotografabile e modificabile.

Alla mezzanotte del 31 dicembre 2026 si cristallizzano tre elementi decisivi: l’ammontare dei ricavi e compensi incassati nel 2026, il reddito da lavoro dipendente o da pensione percepito nell’anno, e la consistenza di magazzino e beni strumentali su cui hai detratto l’IVA. Su questi tre numeri si gioca tutto: l’accesso al regime e il costo del passaggio.

Immagina Marco, grafico freelance a Udine, oggi in regime ordinario con contabilità semplificata. A novembre 2026 ha incassato 61.000 euro e ha in previsione altre due fatture da 8.000 euro. Se incassa tutto entro dicembre resta sotto gli 85.000 euro e può entrare nel regime forfettario 2027. Se invece un cliente gli chiede di anticipare pagamenti importanti, il quadro cambia: incassare o rinviare l’incasso di una fattura diventa una decisione fiscale, non solo commerciale.

Il CAF Centro Fiscale affianca professionisti e piccole imprese proprio in questa fase di chiusura dell’anno, quando poche scelte fatte nei giorni giusti valgono migliaia di euro di imposte. Per una valutazione su misura della tua posizione puoi richiedere un preventivo personalizzato senza impegno.

Requisiti per accedere al regime forfettario 2027: il limite di 85.000 euro

Il requisito principale per il regime forfettario 2027 è il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi percepiti nell’anno precedente, quindi nel 2026. La soglia è fissata dall’art. 1 commi 54-89 della Legge 190/2014, la norma che disciplina l’intero regime. Attenzione: conta quanto hai incassato, non quanto hai fatturato, se sei un professionista che applica il principio di cassa.

Il limite di 85.000 euro va ragguagliato ad anno se l’attività è iniziata in corso d’anno. Se hai aperto la partita IVA il 1° luglio 2026 e hai incassato 50.000 euro in sei mesi, il parametro da confrontare con la soglia è il dato riproporzionato su dodici mesi: in questo caso circa 100.000 euro, quindi il requisito non sarebbe rispettato. È un dettaglio tecnico che sfugge spesso e che produce accessi al regime poi contestati.

Una volta dentro il regime forfettario, il limite continua a essere monitorato con due effetti diversi, che è bene conoscere in anticipo:

  • Ricavi tra 85.001 e 100.000 euro: resti forfettario per tutto l’anno in corso ed esci dal regime dall’anno successivo;
  • Ricavi oltre 100.000 euro: l’uscita è immediata, nello stesso anno, con obbligo di applicare l’IVA a partire dall’operazione che ha determinato il superamento (art. 1 c. 71 L. 190/2014), mentre le operazioni precedenti restano senza IVA;
  • in entrambi i casi il reddito dell’anno di fuoriuscita torna a essere tassato con IRPEF ordinaria e addizionali.

Se la tua attività è in crescita e i ricavi 2026 viaggiano vicino alla soglia, entrare nel regime forfettario 2027 può rivelarsi un boomerang: rischieresti di uscirne dopo un anno, sopportando due volte i costi del cambio di regime. È esattamente il tipo di simulazione che conviene far fare a un professionista prima di decidere.

Il limite di redditi da lavoro dipendente e pensione: 35.000 o 30.000 euro?

Seconda verifica obbligatoria: l’art. 1 c. 57 lett. d-ter) della L. 190/2014 esclude dal regime chi nell’anno precedente ha percepito redditi da lavoro dipendente, assimilati o da pensione oltre una determinata soglia. Il valore da considerare è quello lordo indicato nella Certificazione Unica, non il netto in busta paga. Qui però c’è un passaggio normativo che molti danno per scontato: la soglia ordinaria di legge è di 30.000 euro ed è stata elevata a 35.000 euro soltanto per gli anni 2025 e 2026.

L’innalzamento a 35.000 euro è stato disposto dall’art. 1 c. 12 della L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025) ed esteso al 2026 dalla L. 199/2025: il testo vigente recita «per gli anni 2025 e 2026». Vuol dire che la soglia maggiorata vale per chi applica il regime nel 2025 (redditi 2024) e nel 2026 (redditi 2025). Per l’ingresso nel forfettario dal 2027, che si verifica sui redditi del 2026, alla data di questa guida la proroga non risulta ancora disposta: salvo conferma nella Legge di Bilancio 2027, il limite tornerebbe a essere quello ordinario di 30.000 euro. Chi nel 2026 si colloca tra i 30.000 e i 35.000 euro deve quindi attendere il testo definitivo della manovra prima di comportarsi da forfettario.

La causa ostativa non opera se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente e non ne è iniziato un altro. Facciamo un esempio: Silvia ha lavorato come dipendente fino a settembre 2026 percependo 38.000 euro lordi e da ottobre lavora solo con la sua partita IVA. Poiché il rapporto è cessato e non ne ha aperti altri, può comunque accedere al regime forfettario 2027. Se invece avesse mantenuto anche un contratto part-time, il superamento della soglia — 30.000 euro, salvo proroga dei 35.000 euro anche per il 2027 — la bloccherebbe.

Nel conteggio rientrano anche i redditi assimilati: collaborazioni coordinate e continuative, compensi da amministratore, borse di studio, e naturalmente i trattamenti pensionistici. Per i pensionati che aprono o mantengono una partita IVA questo è spesso il punto più delicato dell’intera verifica.

Le altre cause di esclusione dal regime forfettario 2027

Oltre alle due soglie, l’art. 1 comma 57 della L. 190/2014 elenca una serie di cause ostative: situazioni che impediscono l’accesso al regime forfettario 2027 anche a chi rispetta i limiti di ricavo. Vale la pena leggerle una per una, perché riguardano più contribuenti di quanto si pensi.

  • Partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari: sono vietate e vanno dismesse entro il 31 dicembre 2026;
  • Controllo diretto o indiretto di S.r.l. o associazioni in partecipazione che svolgono attività riconducibili a quella della partita IVA individuale;
  • Spese per lavoro dipendente e collaboratori superiori a 20.000 euro lordi all’anno (limite in vigore dal 2025);
  • Cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi effettuate in via esclusiva o prevalente (art. 1 c. 57 lett. c);
  • Regimi speciali IVA o regimi forfettari di determinazione del reddito (agricoltura, editoria, agenzie di viaggio, vendita sali e tabacchi e altri);
  • Residenza fiscale all’estero, salvo residenti in Stati UE/SEE che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo;
  • attività prevalentemente rivolta al datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni (o a soggetti a esso riconducibili).

Il punto delle partecipazioni societarie merita un chiarimento pratico. Se possiedi una quota del 20% in una S.n.c., per entrare nel regime forfettario 2027 devi cederla o rinunciarvi entro il 31 dicembre 2026: farlo a gennaio è tardi. Per le S.r.l. invece il divieto scatta solo in presenza congiunta di controllo e di attività riconducibile: possedere una quota di minoranza in una società che fa tutt’altro mestiere non è un ostacolo.

Un chiarimento utile sui beni strumentali: il vecchio tetto di 20.000 euro non è più una condizione di accesso al regime. L’art. 1 c. 54 della L. 190/2014, nel testo vigente, richiede soltanto ricavi o compensi entro 85.000 euro e spese per lavoro dipendente e collaboratori entro 20.000 euro lordi. I beni strumentali restano però decisivi per un altro motivo, quello che vediamo tra poco: la rettifica IVA. Se hai fatto investimenti importanti negli ultimi anni, una verifica preventiva evita brutte sorprese.

Coefficienti di redditività e codice ATECO 2025: come si calcola il reddito

Nel regime forfettario 2027 il reddito non si calcola sottraendo i costi effettivi dai ricavi. Si applica invece un coefficiente di redditività: una percentuale fissa, stabilita per legge in base all’attività svolta, che rappresenta in modo forfettario la parte di incassi considerata reddito. In parole semplici: lo Stato presume che una certa quota dei tuoi incassi sia guadagno e il resto siano spese, senza chiederti alcuna prova.

Il coefficiente dipende dal codice ATECO della tua attività. Dal 1° gennaio 2025 la classificazione in vigore è l’ATECO 2025 (operativa per gli adempimenti dell’Agenzia delle Entrate dal 1° aprile 2025, con riclassificazione d’ufficio delle posizioni già aperte). L’allegato 4 della L. 190/2014, che contiene i coefficienti, è però ancora scritto con i vecchi codici ATECO 2007: fino all’emanazione del decreto di aggiornamento si applica il coefficiente del codice ATECO 2007 corrispondente. Se vuoi approfondire la mappatura dei nuovi codici, abbiamo dedicato una guida specifica al codice ATECO 2025 per le professioni sanitarie.

Gruppo di attivitàCoefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Costruzioni e attività immobiliari86%
Intermediari del commercio62%
Servizi di alloggio e ristorazione40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi78%
Altre attività economiche67%

Un esempio concreto rende tutto più chiaro. Laura è psicologa (codice ATECO 2025 86.93.00, coefficiente 78%) e prevede di incassare 40.000 euro nel 2027. Il suo reddito forfettario sarà di 31.200 euro (40.000 × 78%), da cui potrà dedurre i contributi previdenziali effettivamente versati. Un fisioterapista (86.95.00) applica lo stesso 78%, mentre un commerciante al dettaglio con gli stessi incassi dichiarerebbe solo 16.000 euro di reddito grazie al coefficiente del 40%.

Si capisce così perché il regime forfettario 2027 è particolarmente vantaggioso per chi ha pochi costi e penalizzante per chi ne ha molti: i costi reali sono irrilevanti, conta solo il coefficiente. Un professionista con il 78% e spese effettive del 10% guadagna moltissimo dal regime; un artigiano con costi al 60% e coefficiente all’86% probabilmente no.

Imposta sostitutiva al 15% (o al 5%): quanto si paga davvero

Sul reddito così determinato si applica l’imposta sostitutiva. Il termine spaventa ma il concetto è semplice: è un’unica tassa che prende il posto di IRPEF, addizionale regionale e addizionale comunale. Invece di pagare più imposte separate con aliquote crescenti, ne paghi una sola con aliquota fissa. In Friuli Venezia Giulia questo significa anche non versare l’addizionale regionale FVG e quella comunale del tuo Comune.

  • 15%: aliquota ordinaria del regime forfettario;
  • 5%: aliquota ridotta per i primi 5 anni di attività, riservata alle nuove iniziative.

L’aliquota al 5% spetta a chi non ha esercitato attività d’impresa, arte o professione nei tre anni precedenti, non prosegue un’attività già svolta da altri (salvo il caso del praticantato obbligatorio) e, in caso di attività precedentemente svolta come dipendente, rispetta i limiti di ricavo previsti. Chi passa dall’ordinario al regime forfettario 2027 con una partita IVA aperta da anni applica quindi, di norma, il 15%: il quinquennio agevolato si conta dall’inizio dell’attività, non dall’ingresso nel regime.

Torniamo a Laura: reddito forfettario 31.200 euro, contributi versati alla propria cassa per circa 4.000 euro. La base imponibile scende a 27.200 euro e l’imposta sostitutiva al 15% è pari a 4.080 euro. Nel regime ordinario, con IRPEF a scaglioni e addizionali, lo stesso reddito genererebbe un carico sensibilmente superiore. Il confronto, però, va sempre fatto sui numeri reali: costi effettivi, detrazioni fiscali che nel forfettario si perdono, presenza di un coniuge o figli a carico.

Un aspetto spesso sottovalutato: nel regime forfettario non si detraggono spese mediche, interessi del mutuo, ristrutturazioni e simili, se non hai altri redditi tassati a IRPEF. Per una famiglia con detrazioni importanti il risparmio si può ridurre parecchio. È una valutazione che facciamo caso per caso nelle consulenze del CAF Centro Fiscale di Udine.

Rettifica IVA: cosa devi restituire allo Stato quando entri nel forfettario

È la parte più tecnica del passaggio al regime forfettario 2027 ed è anche quella che genera il conto inatteso. La rettifica IVA è disciplinata dall’art. 19-bis2 del DPR 633/1972, richiamato dall’art. 1 comma 61 della L. 190/2014, e serve a riequilibrare una situazione altrimenti squilibrata.

La logica è questa. Finché sei in regime ordinario, quando acquisti un computer, un macchinario o della merce, detrai l’IVA perché su ciò che vendi applichi a tua volta l’IVA. Nel regime forfettario, invece, non addebiti più l’IVA in fattura e non detrai nulla. Se ti portassi nel nuovo regime dei beni acquistati con IVA detratta, useresti quei beni per un’attività che l’IVA non la applica più: da qui l’obbligo di restituire proporzionalmente l’imposta detratta.

Beni strumentali e ammortizzabili

Per i beni ammortizzabili (attrezzature, arredi, macchinari, computer) la legge prevede un periodo di osservazione di 5 anni dall’entrata in funzione, che sale a 10 anni per gli immobili dalla data di acquisto. Si restituiscono tanti quinti (o decimi) dell’IVA detratta quanti sono gli anni mancanti al completamento del periodo. Se il periodo è già concluso, non si deve nulla.

Esempio pratico: Andrea acquista nel 2024 un macchinario da 10.000 euro più 2.200 euro di IVA, interamente detratta. Entrando nel regime forfettario dal 1° gennaio 2027, il quinquennio 2024-2028 non è concluso: mancano due anni (2027 e 2028), quindi dovrà restituire due quinti dell’IVA detratta, cioè 880 euro. Restano esclusi dalla rettifica i beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro e quelli con coefficiente di ammortamento superiore al 25%.

Rimanenze di magazzino e servizi non utilizzati

Per le rimanenze di magazzino il ragionamento è più drastico: la merce acquistata e non ancora venduta al 31 dicembre 2026 sarà venduta da forfettario, quindi senza applicare l’IVA. L’imposta detratta su quella merce va quindi restituita per intero. Lo stesso principio vale per i servizi pagati ma non ancora utilizzati, come un canone o un abbonamento anticipato che copre periodi successivi.

Per un negozio o un artigiano con magazzino consistente la rettifica IVA può valere diverse migliaia di euro. È il motivo per cui alcune attività commerciali scelgono di smaltire le scorte nell’ultimo trimestre del 2026 prima di entrare nel regime forfettario 2027: meno merce a magazzino al 31 dicembre, meno IVA da restituire.

Quando e come si versa la rettifica IVA

La rettifica IVA si calcola e si espone nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno di applicazione del regime ordinario: per chi entra nel regime forfettario 2027 si tratta della dichiarazione IVA 2027, anno d’imposta 2026, da presentare entro il 30 aprile 2027. L’importo non si può spalmare su più anni: confluisce per intero nel saldo IVA annuale, che si versa entro il 16 marzo 2027, con possibilità di differire il pagamento al termine previsto per le imposte sui redditi applicando la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese.

Novità 2027: addio alla rettifica “per masse”

Sul fronte normativo c’è un cambiamento importante da conoscere. L’art. 9 del D.Lgs. 4 dicembre 2025 n. 186 ha disposto l’abrogazione del comma 3 dell’art. 19-bis.2 del DPR 633/1972, cioè proprio della norma che consente la rettifica semplificata “per masse” in caso di mutamento di regime. L’efficacia dell’abrogazione è stata poi differita al 1° gennaio 2027 dall’art. 4 comma 12-octies del DL 31 dicembre 2025 n. 200 (Milleproroghe), convertito dalla L. 27 febbraio 2026 n. 26, con salvezza delle rettifiche in corso al 1° gennaio 2027 fino alla loro conclusione e dei comportamenti anteriori alla legge di conversione. Dalla stessa data si applica il Testo Unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10), che riordina l’intera disciplina dell’imposta e abroga, fra gli altri, gli articoli del DPR 633/1972 in materia di detrazione e di rettifica.

Cosa significa in pratica? Che il passaggio al regime forfettario 2027 cade esattamente sulla linea di confine tra vecchia e nuova disciplina e va gestito con particolare attenzione, perché la rettifica riferita al 2026 si calcola su un periodo in cui la norma è ancora in vigore, mentre il cambio di regime decorre dal giorno in cui l’abrogazione produce effetti. In assenza di chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, la scelta prudente è quantificare comunque l’importo e verificare con il proprio consulente quale metodo di rettifica applicare al caso specifico prima di presentare la dichiarazione IVA: la normativa è in evoluzione e le due letture possibili (rettifica “per masse” oppure rettifica analitica bene per bene) possono portare a risultati diversi. È uno dei casi in cui affidarsi a un professionista non è un lusso ma una tutela concreta.

Inventario e calcolo della rettifica: il lavoro da fare al 31 dicembre 2026

Per calcolare la rettifica IVA servono dati precisi, e quei dati si raccolgono solo con una fotografia della situazione al 31 dicembre 2026. Non è un adempimento formale da inviare a qualcuno: è documentazione che devi conservare e che il tuo consulente userà per compilare correttamente la dichiarazione.

  • Inventario di magazzino al 31 dicembre 2026: quantità, descrizione, costo di acquisto e IVA detratta su ogni voce;
  • Registro dei beni ammortizzabili: data di acquisto, data di entrata in funzione, costo, IVA detratta, quote di ammortamento già dedotte;
  • Elenco dei servizi pagati in anticipo e non ancora utilizzati al 31 dicembre;
  • Fatture di acquisto relative agli ultimi cinque anni (dieci per gli immobili), necessarie a provare l’IVA effettivamente detratta;
  • eventuali beni in leasing o finanziamenti in corso, che seguono regole proprie.

Il consiglio operativo è semplice: fai la simulazione a novembre, non a dicembre. Se la rettifica IVA risulta troppo onerosa, hai ancora il tempo per decidere di rinviare l’ingresso nel regime forfettario di un anno, quando i beni saranno più vicini alla fine del periodo di osservazione e il magazzino più leggero. Rimandare di dodici mesi, in molti casi, costa meno che entrare subito.

Fatture a cavallo d’anno 2026/2027: competenza e principio di cassa

Il passaggio al regime forfettario 2027 crea una zona grigia proprio a cavallo tra dicembre e gennaio. Il punto è che il regime forfettario applica il principio di cassa: il ricavo si considera realizzato quando il denaro entra effettivamente sul conto, non quando emetti la fattura.

Cosa succede quindi a una fattura emessa a dicembre 2026, con IVA e in regime ordinario, ma incassata a gennaio 2027 quando sei già forfettario? La regola generale è che l’operazione segue il regime vigente al momento della sua effettuazione ai fini IVA, quindi resta correttamente assoggettata a IVA; il trattamento ai fini reddituali, invece, dipende dal criterio applicato nell’anno in cui il corrispettivo è percepito. Il rischio da evitare è la doppia tassazione o, all’opposto, l’omessa dichiarazione dello stesso incasso.

È un tema che abbiamo approfondito in due guide dedicate: Fatture a cavallo d’anno 2026/2027 e fatture di dicembre incassate a gennaio in regime forfettario. Se hai fatture importanti in sospeso a fine 2026, verifica la posizione prima di emetterle: a volte anticipare o posticipare di pochi giorni cambia sensibilmente il risultato fiscale.

Occhio anche agli incassi tracciati: con la diffusione del bonifico istantaneo e dei nuovi controlli sul beneficiario, la data di accredito è documentata al secondo. Ne parliamo nella guida sul bonifico istantaneo per partite IVA, utile per capire quando un pagamento si considera davvero incassato.

Checklist degli adempimenti entro il 31 dicembre 2026

Riassumiamo in modo operativo tutto quello che va chiuso prima di entrare nel regime forfettario 2027. Considera questa lista come l’agenda degli ultimi tre mesi del 2026.

  1. Verifica i ricavi incassati nel 2026: devono restare entro 85.000 euro, eventualmente ragguagliati ad anno;
  2. Controlla i redditi da lavoro dipendente o pensione del 2026: soglia ordinaria 30.000 euro lordi, elevata a 35.000 euro per i soli anni 2025 e 2026 e da confermare per il 2027 con la Legge di Bilancio;
  3. Dismetti le partecipazioni vietate in società di persone o associazioni professionali entro il 31 dicembre 2026;
  4. Verifica le spese per lavoro dipendente e collaboratori: non devono superare 20.000 euro lordi nel 2026;
  5. Calcola la rettifica IVA su beni ammortizzabili, rimanenze e servizi anticipati;
  6. Redigi l’inventario di magazzino e aggiorna il registro dei beni ammortizzabili;
  7. Simula la convenienza: confronta imposta sostitutiva, detrazioni perse e costi reali;
  8. Programma le fatture di fine anno tenendo conto del cambio di regime;
  9. Aggiorna il software di fatturazione con natura N2.2 e le diciture obbligatorie del regime;
  10. Fatti assistere da un professionista prima di gennaio, non dopo.

L’ultimo punto non è retorico. La maggior parte dei problemi che vediamo arriva da contribuenti che hanno iniziato a fatturare da forfettari senza verificare un requisito, e si sono ritrovati a dover riemettere mesi di fatture con IVA. Una valutazione gratuita preventiva costa zero e previene esattamente questo scenario.

Fatturazione elettronica nel regime forfettario 2027

Chiariamo un equivoco diffuso: entrare nel regime forfettario 2027 non libera dalla fatturazione elettronica. L’obbligo è generalizzato dal 1° gennaio 2024 anche per i forfettari, senza più alcuna soglia di esonero. Tutte le fatture vanno quindi emesse in formato XML e trasmesse tramite il Sistema di Interscambio (SdI).

Cambiano però i contenuti del documento. Nel regime forfettario la fattura riporta il codice natura N2.2 (operazione non soggetta) e la dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”. Se l’imponibile supera 77,47 euro va applicata la marca da bollo da 2 euro, il cui versamento avviene trimestralmente con F24 (codici tributo 2521, 2522, 2523, 2524).

Altra differenza importante: sui compensi del forfettario non si applica la ritenuta d’acconto. In fattura va inserita la dicitura che ne richiede la non applicazione ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014. Per chi lavora con committenti aziendali è un cambiamento che va comunicato per tempo, per evitare che l’amministrazione del cliente trattenga comunque il 20%.

Restano poi obblighi settoriali da non dimenticare. I professionisti sanitari, per esempio, devono continuare a gestire l’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, ora a cadenza annuale, come spiegato nella guida dedicata alla partita IVA per osteopati tra ATECO 2025, IVA e Sistema TS.

Contributi INPS e casse previdenziali: cosa non cambia nel forfettario

Il regime forfettario 2027 è un regime fiscale: non modifica gli obblighi previdenziali. I contributi restano dovuti alla gestione di appartenenza, calcolati sul reddito forfettario determinato con il coefficiente e non sul reddito effettivo.

  • Professionisti senza cassa iscritti alla Gestione Separata INPS: aliquota 26,07% se privi di altra copertura previdenziale, 24% se già assicurati altrove o pensionati;
  • Artigiani: aliquota 24% con contributo minimale annuo di circa 4.521,36 euro;
  • Commercianti: aliquota 24,48% con minimale annuo di circa 4.611,64 euro;
  • Professionisti con cassa (ENPAM, ENPAP, ENPAB, Inarcassa, Cassa Forense, CIPAG e altre): si applicano integralmente le regole della propria cassa.

Un’agevolazione esiste, ma è più ristretta di quanto si creda: la riduzione contributiva del 35% prevista dall’art. 1 c. 77 della L. 190/2014 spetta solo agli artigiani e commercianti iscritti alle gestioni IVS INPS, su domanda. Non esiste alcuna riduzione del 35% nella Gestione Separata né nelle casse professionali: chi te la promette ti sta dando un’informazione sbagliata.

Ricorda infine che i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno sono deducibili dal reddito forfettario, prima di applicare l’imposta sostitutiva. È l’unica deduzione ammessa nel regime, e per questo va documentata con precisione.

Come si comunica l’opzione per il regime forfettario 2027

Ecco la domanda che riceviamo più spesso: a chi va comunicato il passaggio? La risposta è rassicurante: a nessuno, in via preventiva. Per accedere al regime forfettario 2027 non serve presentare istanze, moduli o comunicazioni all’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre 2026. Il regime è considerato quello naturale per chi possiede i requisiti.

L’accesso avviene per comportamento concludente: un’espressione tecnica che significa semplicemente comportarsi da forfettario. In concreto, dal 1° gennaio 2027 emetti fatture senza IVA con natura N2.2 e le diciture di legge, non liquidi più l’IVA periodica e non applichi la ritenuta d’acconto. La scelta viene poi formalizzata nel quadro LM del Modello Redditi Persone Fisiche relativo al primo anno di applicazione, quindi nella dichiarazione presentata nel 2028 per l’anno d’imposta 2027.

Chi in passato aveva optato volontariamente per il regime ordinario deve prestare attenzione a un vincolo: l’opzione per l’ordinario è vincolante per almeno tre anni, dopodiché si rinnova tacitamente di anno in anno fino a revoca. Se hai esercitato l’opzione, verifica che il triennio minimo sia concluso prima di programmare il rientro nel regime forfettario. La gestione del quadro LM e delle opzioni è parte del servizio di assistenza per il Modello Redditi del nostro CAF.

Conviene davvero passare al regime forfettario dal 2027?

Non esiste una risposta valida per tutti. Il regime forfettario 2027 conviene quasi sempre a chi ha costi ridotti, clientela privata, nessun dipendente e un volume d’affari stabile ben sotto gli 85.000 euro. In questi casi il risparmio rispetto all’IRPEF ordinaria è netto, e si aggiunge la drastica semplificazione degli adempimenti: niente liquidazioni IVA periodiche, niente registri IVA, niente studi di settore o indici di affidabilità.

Il regime conviene molto meno, o non conviene affatto, in presenza di costi elevati (affitto del locale, merce, collaboratori), di investimenti programmati su cui si perderebbe la detrazione dell’IVA, di detrazioni familiari importanti o di clienti esteri che richiedono una gestione IVA articolata. Anche una rettifica IVA particolarmente pesante può ribaltare il calcolo nel breve periodo.

Il metodo corretto è uno solo: mettere a confronto, sugli stessi numeri, tre scenari — regime ordinario 2027, regime forfettario 2027 con rettifica IVA, forfettario differito al 2028. Solo il confronto sui tuoi dati reali dice quale strada conviene. È il lavoro che facciamo ogni autunno con decine di partite IVA del Friuli Venezia Giulia, in ufficio a Udine oppure online in tutta Italia.

Domande frequenti sul regime forfettario 2027

Posso rateizzare la rettifica IVA dovuta per l’ingresso nel forfettario?

No. La rettifica IVA non si spalma su più annualità: si determina in un’unica soluzione nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno di regime ordinario e confluisce integralmente nel saldo annuale. Resta possibile utilizzare le ordinarie modalità di versamento del saldo IVA, compreso il differimento con la maggiorazione dello 0,40% mensile: il nostro ufficio valuta con te la soluzione più sostenibile.

Devo comunicare all’Agenzia delle Entrate il passaggio entro il 31 dicembre 2026?

No, nessuna comunicazione preventiva. Il regime forfettario 2027 si applica per comportamento concludente dal 1° gennaio e viene formalizzato nel quadro LM del Modello Redditi PF relativo al 2027. L’unica eccezione riguarda chi aveva optato per il regime ordinario ed è ancora vincolato al triennio minimo.

Cosa succede se ho beni ammortizzabili quasi completamente ammortizzati?

Se il periodo di osservazione di cinque anni dall’entrata in funzione (dieci per gli immobili) è già concluso al 31 dicembre 2026, non devi restituire nulla su quei beni. Se manca un solo anno, restituisci un quinto dell’IVA detratta. Per questo, quando i beni strumentali sono vicini alla scadenza del periodo, attendere un anno può ridurre sensibilmente il costo del passaggio.

Ho un lavoro dipendente da 33.000 euro lordi: posso accedere al regime forfettario 2027?

Dipende dalla Legge di Bilancio 2027. La soglia ordinaria dell’art. 1 c. 57 lett. d-ter) L. 190/2014 è di 30.000 euro lordi; l’innalzamento a 35.000 euro è previsto per i soli anni 2025 e 2026 e, al momento, non risulta esteso al 2027. Con 33.000 euro di redditi 2026 rientreresti quindi solo se la proroga verrà confermata: meglio verificare a gennaio, prima di emettere la prima fattura senza IVA. Ricorda poi l’altra causa ostativa, quella sulla prevalenza: l’attività con partita IVA non deve essere rivolta prevalentemente al tuo datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni.

Nel regime forfettario 2027 posso ancora detrarre le spese mediche o il mutuo?

Solo se possiedi altri redditi tassati a IRPEF, come un lavoro dipendente o una pensione. Il reddito assoggettato a imposta sostitutiva è escluso dalla base IRPEF, quindi non consente di utilizzare detrazioni e deduzioni. L’unica somma deducibile dal reddito forfettario sono i contributi previdenziali versati.

Se supero gli 85.000 euro nel 2027 cosa succede?

Dipende da quanto superi. Tra 85.001 e 100.000 euro resti nel regime forfettario per tutto il 2027 ed esci dal 2028. Oltre 100.000 euro l’uscita è immediata: l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento (art. 1 c. 71 L. 190/2014), mentre le operazioni precedenti restano senza IVA, e il reddito dell’intero anno torna alla tassazione IRPEF ordinaria.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Vuoi sapere se il regime forfettario 2027 conviene davvero alla tua attività?

Il passaggio al regime forfettario 2027 si decide entro il 31 dicembre 2026: dopo, per un anno intero, non si torna indietro. Il CAF Centro Fiscale di Udine analizza la tua posizione, verifica requisiti e cause ostative, calcola la rettifica IVA e ti consegna il confronto tra regime ordinario e forfettario sui tuoi numeri reali, con un preventivo personalizzato e una valutazione gratuita iniziale.

Contattaci per prenotare un appuntamento: siamo in Viale Tullio 13 a Udine e seguiamo i clienti anche online in tutta Italia. Puoi chiamarci allo 0432 1638640 oppure scriverci su WhatsApp al 366 6018121: ti rispondiamo con i tempi e le informazioni necessarie per arrivare preparato al 1° gennaio 2027.

Settembre 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-26 18:00:002026-09-20 14:55:00Passare al Regime Forfettario dal 2027: Requisiti, Rettifica IVA e Cosa Fare Entro il 31 Dicembre 2026
NOTIZIE

Crediti bonus edilizi ai professionisti: imposta sostitutiva al 26%

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Una novita normativa introduce un regime fiscale specifico per i professionisti che acquistano crediti d’imposta da bonus edilizi (superbonus, ecobonus, bonus ristrutturazioni e simili) a un prezzo inferiore al loro valore nominale. In questi casi, invece della tassazione progressiva IRPEF, potra trovare applicazione una imposta sostitutiva del 26% sul solo differenziale positivo tra valore nominale del credito e prezzo pagato per acquistarlo. Vediamo nel dettaglio come funziona la nuova disciplina, chi puo applicarla e da quando.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e l’imposta sostitutiva del 26% sui crediti da bonus edilizi
  2. Chi puo applicare l’imposta sostitutiva del 26%
  3. Come si calcola il differenziale tassato al 26%
  4. Decorrenza e possibilita di applicazione retroattiva
  5. Cosa cambia rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria

Cos’e l’imposta sostitutiva del 26% sui crediti da bonus edilizi

Negli ultimi anni si e diffusa la prassi, tra professionisti come commercialisti, avvocati e altri esercenti arti e professioni, di acquistare crediti d’imposta da bonus edilizi da soggetti terzi, pagandoli a un valore inferiore rispetto a quello nominale. Il credito viene poi utilizzato in compensazione nel modello F24 oppure ceduto ulteriormente, generando un guadagno pari alla differenza tra il valore nominale del credito e il prezzo effettivamente sostenuto per acquistarlo.

Fino a oggi questo guadagno, secondo l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate, concorreva alla formazione del reddito di lavoro autonomo ed era quindi tassato con le aliquote IRPEF ordinarie, potenzialmente fino al 43% per gli scaglioni piu alti. La nuova disciplina introduce invece la possibilita di applicare una imposta sostitutiva del 26% sul solo differenziale positivo, cioe sulla parte di guadagno realizzata al momento dell’utilizzo o della cessione del credito. La norma e stata introdotta dal decreto correttivo Omnibus (D.Lgs. 7 agosto 2026 n. 148, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto 2026), che con l’articolo 3 ha inserito nell’articolo 54 del TUIR i nuovi commi 3-quater e 3-quinquies, dedicati al trattamento fiscale di questi crediti.

Chi puo applicare l’imposta sostitutiva del 26%

La nuova imposta sostitutiva riguarda gli esercenti arti e professioni, sia che operino individualmente sia in forma associata (studi associati, associazioni professionali e societa tra professionisti), quando acquistano crediti d’imposta da bonus edilizi da soggetti terzi. E importante sottolineare che il regime agevolato si applica soltanto ai crediti effettivamente acquistati, cioe pagati con proprie risorse economiche.

Restano invece esclusi dal nuovo regime i crediti d’imposta ricevuti dal professionista come corrispettivo per una prestazione professionale resa, ad esempio quando un commercialista o un tecnico accetta il credito d’imposta del cliente come forma di pagamento della propria parcella. In questa ipotesi il credito mantiene la natura di compenso professionale e continua a essere tassato secondo le regole ordinarie del reddito di lavoro autonomo, senza possibilita di optare per l’imposta sostitutiva del 26%.

Come si calcola il differenziale tassato al 26%

La base imponibile su cui si applica l’imposta sostitutiva non e l’intero valore del credito, ma solo il cosiddetto differenziale positivo. In pratica si tratta della differenza tra il valore nominale del credito d’imposta e il prezzo pagato dal professionista per acquistarlo.

Facciamo un esempio pratico per capire meglio il meccanismo. Supponiamo che un professionista acquisti da un privato un credito d’imposta da bonus edilizi del valore nominale di 10.000 euro, pagandolo 8.500 euro. Il differenziale positivo e quindi pari a 1.500 euro. Su questo importo, e non sull’intero valore del credito, si applichera l’imposta sostitutiva del 26% nel momento in cui il credito viene utilizzato in compensazione oppure ceduto a terzi. Il differenziale, inoltre, non concorre alla formazione del reddito di lavoro autonomo tassato con le aliquote IRPEF ordinarie: l’imposta sostitutiva si versa secondo le modalita previste per il saldo delle imposte sui redditi. Restano invece da chiarire gli effetti sulla base imponibile previdenziale, aspetto su cui si attendono indicazioni ufficiali.

Decorrenza e possibilita di applicazione retroattiva

Il nuovo regime dell’imposta sostitutiva al 26% si applica ai crediti d’imposta acquistati dai professionisti a partire dal 12 agosto 2026, data di entrata in vigore del decreto correttivo, con il differenziale positivo realizzato tramite compensazione o cessione da quella data in avanti. La norma, tuttavia, prevede anche una possibilita di applicazione retroattiva: i professionisti che hanno acquistato crediti da bonus edilizi a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024 possono scegliere di applicare comunque il nuovo regime, presentando se necessario una dichiarazione integrativa ai sensi dell’articolo 2, comma 8, del DPR 322/1998, senza pero avere diritto al rimborso delle maggiori imposte gia versate.

Questo significa che chi ha gia dichiarato il differenziale come reddito ordinario negli anni scorsi potrebbe valutare, con l’assistenza di un professionista o di un CAF, la convenienza di rettificare la propria posizione tramite gli strumenti dichiarativi disponibili, come il modello Redditi PF. Va detto che i dettagli operativi su termini e modalita di esercizio dell’opzione retroattiva dovranno essere chiariti dai provvedimenti attuativi e dalle istruzioni ai modelli dichiarativi 2026.

Cosa cambia rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria

La differenza pratica tra il vecchio e il nuovo regime e sostanziale. Con la tassazione IRPEF ordinaria, il differenziale realizzato dal professionista si sommava agli altri redditi da lavoro autonomo e veniva tassato con le aliquote progressive, che possono arrivare fino al 43% per i redditi piu elevati, oltre alle addizionali regionali e comunali. Con l’imposta sostitutiva del 26%, invece, il differenziale viene tassato con un’aliquota fissa e separata, indipendentemente dal livello di reddito complessivo del professionista.

Per i professionisti con redditi medio-alti, questo puo tradursi in un risparmio fiscale significativo. Resta pero fondamentale documentare correttamente la natura del credito, distinguendo tra crediti acquistati da terzi e crediti ricevuti come compenso professionale, poiche solo i primi possono beneficiare del nuovo regime agevolato al 26%.

Domande frequenti sull’imposta sostitutiva al 26% sui crediti bonus edilizi

Cos’e l’imposta sostitutiva del 26% sui crediti da bonus edilizi?

E un’imposta fissa che sostituisce la tassazione IRPEF ordinaria sul differenziale positivo (valore nominale meno prezzo di acquisto) realizzato dai professionisti quando utilizzano in compensazione o cedono crediti d’imposta da bonus edilizi acquistati da terzi.

Chi puo scegliere di applicare l’imposta sostitutiva al 26%?

Possono beneficiarne gli esercenti arti e professioni, sia in forma individuale sia associata, che acquistano crediti d’imposta da bonus edilizi da soggetti terzi pagandoli con risorse proprie. Sono esclusi i crediti ricevuti come compenso per una prestazione professionale.

Da quando si applica la nuova norma?

La nuova disciplina riguarda i crediti acquistati dai professionisti dal 12 agosto 2026, data di entrata in vigore del D.Lgs. 148/2026, con la possibilita di optare per l’applicazione del nuovo regime anche ai crediti acquistati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024.

E possibile applicare l’imposta sostitutiva anche ai crediti acquistati in passato?

Si, la norma prevede la possibilita di applicare il nuovo regime anche ai crediti acquistati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024, presentando eventualmente una dichiarazione integrativa ai sensi dell’articolo 2, comma 8, del DPR 322/1998, senza diritto al rimborso delle imposte gia versate.

Cosa succede se il credito viene ricevuto come compenso professionale?

In questo caso il credito non rientra nel nuovo regime agevolato: mantiene la natura di compenso per l’attivita professionale svolta e continua a essere tassato secondo le regole ordinarie del reddito di lavoro autonomo, con le aliquote IRPEF progressive.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-09 14:00:002026-09-08 11:46:19Crediti bonus edilizi ai professionisti: imposta sostitutiva al 26%
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Quanto Guadagna un Avvocato in Regime Forfettario 2026: Simulazione Netto con Cassa Forense e Tasse

regime forfettario partita iva

Stai pensando di aprire la partita IVA come avvocato o sei già iscritto all’Albo e vuoi capire quanto ti rimane in tasca alla fine del mese? La domanda è legittima e la risposta dipende da un meccanismo fiscale che molti professionisti sottovalutano: il regime forfettario. In questo articolo analizziamo, con simulazioni numeriche concrete, quanto guadagna davvero un avvocato in regime forfettario nel 2026, tenendo conto di Cassa Forense, imposta sostitutiva e coefficiente di redditività.

I numeri che vedrai non sono teorici: sono calcolati sulle aliquote e sulle soglie vigenti nel 2026, verificate sulla normativa aggiornata (L. 190/2014 e successive modifiche).

Indice dei contenuti

  • Regime Forfettario per Avvocati 2026: Come Funziona
  • Il Coefficiente di Redditività al 78%: Cosa Significa
  • Cassa Forense 2026: Contributi Soggettivi e Integrativi
  • Simulazione Netto Avvocato Forfettario 2026 (Tabelle)
  • Imposta Sostitutiva: 5% o 15%? Quando si Applica Ciascuna
  • Forfettario vs Regime Ordinario: Quando Conviene?
  • Fatturazione Elettronica dell’Avvocato Forfettario
  • Domande Frequenti (FAQ)

Regime Forfettario per Avvocati 2026: Come Funziona

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge 190/2014, pensato per i professionisti e le piccole partite IVA con compensi annui che non superano 85.000 euro. Per un avvocato che rientra in questi limiti, rappresenta spesso la scelta fiscalmente più conveniente, soprattutto nei primi anni di attività.

Come funziona in concreto? Il meccanismo è diverso dall’ordinario e si basa su tre pilastri:

  • Nessuna IVA sulle fatture emesse (le parcelle non riportano IVA)
  • Reddito forfettizzato tramite un coefficiente fisso (il 78% per gli avvocati)
  • Imposta sostitutiva al 5% o al 15% invece dell’IRPEF ordinaria

Il grande vantaggio è la semplicità: non devi conservare le ricevute delle spese deducibili (a parte i contributi previdenziali), non calcoli l’IRAP e non presenti la dichiarazione IVA. La burocrazia si riduce sensibilmente. La controindicazione è che le spese reali sostenute non vengono dedotte: il fisco applica automaticamente il 78% come percentuale di reddito, indipendentemente da quanto hai speso in studio, cancelleria, software o formazione.

Per capire meglio i requisiti di accesso e le cause ostative, ti consigliamo la lettura della nostra guida completa: Partita IVA Avvocato Forfettario 2026: Guida Completa su ATECO 69.10.10, Cassa Forense e Contributi.

Requisiti principali 2026

  • Compensi annui sotto 85.000 euro (uscita immediata se si supera 100.000 euro)
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione nell’anno precedente sotto 35.000 euro
  • Spese per lavoro accessorio/personale sotto 20.000 euro lordi
  • Nessuna partecipazione in società di persone, srl in trasparenza o associazioni professionali (cause ostative art. 1 c. 57 L. 190/2014)

Il Coefficiente di Redditività al 78%: Cosa Significa

Il coefficiente di redditività è il cuore del meccanismo forfettario. In parole semplici: il fisco assume che, su ogni euro incassato, tu ne spenda una quota fissa in costi d’esercizio. Il restante è considerato reddito su cui pagare le imposte.

Per gli avvocati (e in generale per le attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie), il coefficiente è 78%. Significa che, su 100 euro incassati, il fisco considera 78 euro come reddito imponibile e presume che i restanti 22 euro siano andati in spese.

Compensi annui lordiReddito imponibile (78%)
20.000 euro15.600 euro
30.000 euro23.400 euro
40.000 euro31.200 euro
50.000 euro39.000 euro
70.000 euro54.600 euro
85.000 euro66.300 euro

Da questo reddito imponibile si deducono poi i contributi previdenziali versati a Cassa Forense, che abbassano ulteriormente la base su cui calcolare l’imposta sostitutiva. È uno dei pochi veri “sconti” rimasti nel forfettario.

Attenzione alla convenienza reale: se le tue spese effettive di studio superano il 22% dei compensi (cioè più di quanto il forfettario deduce forfettariamente), potresti pagare più tasse del necessario. In quel caso, il regime ordinario potrebbe essere più conveniente. Approfondisci questo confronto nella nostra guida su quando la tassazione ordinaria è più conveniente.

Cassa Forense 2026: Contributi Soggettivi e Integrativi

Gli avvocati iscritti all’Albo sono obbligatoriamente iscritti a Cassa Forense (la cassa previdenziale degli avvocati). I contributi versati a Cassa Forense non vengono versati all’INPS e hanno un meccanismo diverso rispetto alla Gestione Separata.

I due tipi di contributo Cassa Forense 2026

  • Contributo soggettivo: il 16% del reddito professionale netto (cioè il reddito imponibile forfettario). È la quota che costruisce la tua pensione futura.
  • Contributo integrativo: il 4% del volume d’affari (fatturato lordo). Tecnicamente dovrebbe essere rivalso sul cliente (addebitato in parcella come “contributo integrativo Cassa Forense”), ma in regime forfettario diventa un costo a carico del professionista in quanto non si applica l’IVA.
  • Contributo minimo annuo 2026: circa 2.875 euro (importo indicativo, da verificare sul portale Cassa Forense per l’anno di riferimento). Si paga comunque anche se i redditi sono molto bassi.

Per un approfondimento sulla compilazione del Modello 5 Cassa Forense (il modulo annuale di comunicazione redditi), leggi la nostra guida: Modello 5 2026 Cassa Forense: Guida Completa alla Compilazione.

Nota importante per il forfettario: i contributi soggettivi versati a Cassa Forense sono deducibili dal reddito forfettario prima del calcolo dell’imposta sostitutiva. Non così il contributo integrativo. Questo significa che la base imponibile per le imposte si riduce ulteriormente, a beneficio del professionista.

Simulazione Netto Avvocato Forfettario 2026 (Tabelle)

Vediamo ora delle simulazioni concrete. Le calcoliamo su tre scenari rappresentativi: avvocato che inizia (aliquota 5%), avvocato a regime (aliquota 15%), e avvocato con fatturato più alto.

Come si calcola il netto: la formula passo per passo

  1. Compensi lordi = quanto fatturi nell’anno
  2. Reddito imponibile forfettario = Compensi × 78%
  3. Contributo soggettivo Cassa Forense = Reddito imponibile × 16%
  4. Base imponibile imposta sostitutiva = Reddito imponibile − Contributo soggettivo
  5. Imposta sostitutiva = Base imponibile × 5% (o 15%)
  6. Contributo integrativo Cassa Forense = Compensi lordi × 4%
  7. Reddito netto disponibile = Compensi − Contributo soggettivo − Imposta sostitutiva − Contributo integrativo

Scenario A: Avvocato neo-iscritto con aliquota startup 5% — Compensi 30.000 euro

VoceImporto
Compensi lordi annui30.000 euro
Reddito imponibile forfettario (×78%)23.400 euro
Contributo soggettivo Cassa Forense (16%)3.744 euro
Base imponibile imposta sostitutiva19.656 euro
Imposta sostitutiva (5%)983 euro
Contributo integrativo Cassa Forense (4% su lordo)1.200 euro
Reddito netto disponibile24.073 euro/anno (≈ 2.006 euro/mese)

Scenario B: Avvocato a regime con aliquota 15% — Compensi 30.000 euro

VoceImporto
Compensi lordi annui30.000 euro
Reddito imponibile forfettario (×78%)23.400 euro
Contributo soggettivo Cassa Forense (16%)3.744 euro
Base imponibile imposta sostitutiva19.656 euro
Imposta sostitutiva (15%)2.948 euro
Contributo integrativo Cassa Forense (4% su lordo)1.200 euro
Reddito netto disponibile22.108 euro/anno (≈ 1.842 euro/mese)

Scenario C: Avvocato a regime con aliquota 15% — Compensi 50.000 euro

VoceImporto
Compensi lordi annui50.000 euro
Reddito imponibile forfettario (×78%)39.000 euro
Contributo soggettivo Cassa Forense (16%)6.240 euro
Base imponibile imposta sostitutiva32.760 euro
Imposta sostitutiva (15%)4.914 euro
Contributo integrativo Cassa Forense (4% su lordo)2.000 euro
Reddito netto disponibile36.846 euro/anno (≈ 3.071 euro/mese)

Scenario D: Avvocato a regime con aliquota 15% — Compensi 70.000 euro

VoceImporto
Compensi lordi annui70.000 euro
Reddito imponibile forfettario (×78%)54.600 euro
Contributo soggettivo Cassa Forense (16%)8.736 euro
Base imponibile imposta sostitutiva45.864 euro
Imposta sostitutiva (15%)6.880 euro
Contributo integrativo Cassa Forense (4% su lordo)2.800 euro
Reddito netto disponibile51.584 euro/anno (≈ 4.299 euro/mese)

Nota: i calcoli sopra non tengono conto di eventuali addizionali locali, ritenute o contributi minimi Cassa Forense. Le simulazioni hanno scopo informativo; per il calcolo personalizzato sulla tua situazione, consulta un esperto.

Imposta Sostitutiva: 5% o 15%? Quando si Applica Ciascuna

L’imposta sostitutiva è una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. In pratica, invece di calcolare diversi tributi separati (che nel regime ordinario possono avere un impatto pesante), paghi una sola aliquota fissa sul reddito imponibile.

Esistono due aliquote:

  • Aliquota agevolata al 5% — si applica ai primi 5 anni di attività, a condizione che si tratti di una nuova attività e che nei 3 anni precedenti non si sia esercitata attività d’impresa, arte o professione in forma individuale, associata o familiare. È il cosiddetto regime startup.
  • Aliquota ordinaria al 15% — si applica a regime, cioè dopo i primi 5 anni o quando non si verificano i requisiti startup.

Il risparmio del 5% nei primi anni è considerevole. Riprendendo lo Scenario B (30.000 euro di compensi), la differenza tra il 5% e il 15% vale circa 1.965 euro all’anno (2.948 − 983). Su 5 anni, stiamo parlando di quasi 10.000 euro in più di netto per il professionista che parte con l’aliquota agevolata.

Attenzione ai requisiti startup: non basta aprire una nuova partita IVA. Se nei 3 anni precedenti hai già esercitato attività professionale (anche in forma di associazione professionale o come dipendente di studio legale con partita IVA), l’Agenzia delle Entrate potrebbe disconoscere il 5%. Verifica con il tuo consulente fiscale prima di applicare l’aliquota ridotta.

Forfettario vs Regime Ordinario: Quando Conviene?

Il forfettario non è sempre la scelta migliore. Vediamo i casi in cui il regime ordinario può essere più conveniente per un avvocato:

  • Spese di studio molto elevate: se l’avvocato sostiene costi reali superiori al 22% dei compensi (la quota che il forfettario presume come spese), nel regime ordinario deduce l’effettivo, risparmiando di più.
  • Acquisto di beni strumentali rilevanti: nel forfettario non puoi ammortizzare computer, attrezzature, arredi studio. Se hai investimenti importanti, il regime ordinario ti permette di dedurli.
  • Collaboratori e dipendenti oltre 20.000 euro: questa voce può far perdere il requisito del forfettario.
  • Clienti con IVA detraibile: se i tuoi clienti sono principalmente aziende, la mancata applicazione dell’IVA in parcella non è un vantaggio per loro e potrebbe ridurre la tua competitività.

In generale, il forfettario è conveniente per avvocati con compensi tra 20.000 e 60.000 euro annui, spese di esercizio contenute e clientela privata (persone fisiche). Per fatturati più alti, specialmente vicini agli 85.000 euro, è necessaria un’analisi personalizzata.

Fatturazione Elettronica dell’Avvocato Forfettario

Dal 2024, anche gli avvocati in regime forfettario sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI). Non ci sono più esoneri per i forfettari, indipendentemente dal fatturato.

Nella fattura elettronica dell’avvocato forfettario devono comparire obbligatoriamente:

  • Codice natura N2.2 (operazione fuori campo IVA regime forfettario)
  • Dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario — operazione senza applicazione di IVA”
  • Richiesta di non applicazione ritenuta d’acconto: “Si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”
  • Marca da bollo da 2 euro se l’imponibile supera 77,47 euro (quasi sempre, per le parcelle legali)

Per gestire la fatturazione in modo semplice ed economico, molti avvocati forfettari scelgono soluzioni SaaS come Fatturazione Italia (disponibile su fatturazioneitalia.it), che offre il prezzo bloccato per 3 anni, la voce cassa previdenziale (Cassa Forense) già impostabile in fattura e gestisce automaticamente tutte le specifiche del regime forfettario (codice N2.2, bollo virtuale, dicitura di esonero IVA). Puoi approfondire anche le funzioni e i prezzi delle principali soluzioni nella nostra guida su Facile Fattura Elettronica: Recensione 2026.

Domande Frequenti (FAQ)

Quanto paga di tasse un avvocato forfettario nel 2026?

Dipende dal fatturato e dall’aliquota applicabile. Con 30.000 euro di compensi e aliquota al 15%, l’imposta sostitutiva è circa 2.948 euro. Con l’aliquota startup al 5%, scende a 983 euro. A questi si aggiungono i contributi Cassa Forense (soggettivo 16% + integrativo 4% del volume d’affari).

L’avvocato forfettario versa i contributi all’INPS?

No. Gli avvocati iscritti all’Albo versano i contributi previdenziali a Cassa Forense, non all’INPS Gestione Separata. Cassa Forense è la cassa previdenziale autonoma della categoria forense.

Il contributo integrativo Cassa Forense è deducibile nel forfettario?

No, solo il contributo soggettivo (il 16% del reddito professionale) è deducibile dal reddito imponibile forfettario. Il contributo integrativo (4% del volume d’affari) non è deducibile ai fini dell’imposta sostitutiva nel regime forfettario.

Il forfettario può emettere parcelle con il contributo integrativo Cassa Forense?

Sì. L’avvocato forfettario può (e spesso deve, per statuto Cassa Forense) addebitare il contributo integrativo del 4% in parcella. Tuttavia, non applicando l’IVA, la rivalsa non può essere maggiorata dell’IVA su quel 4%, diversamente da quanto avviene nel regime ordinario. Il 4% rimane un costo aggiuntivo che in molti casi finisce per incidere sul netto del professionista.

Cosa succede se supero i 85.000 euro di compensi?

Se superi la soglia di 85.000 euro nell’anno, esci dal regime forfettario dall’anno successivo. Se invece superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata nello stesso anno e devi ricalcolare e applicare l’IVA sulle operazioni eccedenti.

Posso applicare l’aliquota al 5% se mi sono già iscritto all’Albo in passato?

Dipende. Il requisito per l’aliquota al 5% è che nei 3 anni precedenti non si sia esercitata un’attività d’impresa, arte o professione in forma individuale. La sola iscrizione all’Albo senza aver aperto partita IVA o esercitato in concreto l’attività potrebbe non essere ostativa, ma è un tema delicato che va verificato caso per caso con il consulente fiscale.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Vuoi aprire la Partita IVA come Avvocato Forfettario? Contattaci

Gestire Cassa Forense, l’imposta sostitutiva e la fatturazione elettronica non è complicato con il supporto giusto. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste avvocati e professionisti nell’apertura della partita IVA forfettaria, nella verifica dei requisiti, nella predisposizione del Modello 5 Cassa Forense e nella dichiarazione annuale (Quadro LM).

Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: un esperto CAF analizzerà la tua situazione e ti indicherà se il forfettario è la scelta giusta per te, con simulazione del netto atteso.

Errore: Modulo di contatto non trovato.

Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 09:21:402026-09-27 08:57:31Quanto Guadagna un Avvocato in Regime Forfettario 2026: Simulazione Netto con Cassa Forense e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Calcolo Tasse Forfettario 2026: Simulatore Online con Esempi Pratici

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il calcolo delle tasse del regime forfettario 2026 è molto più semplice di quanto si pensi: una volta capita la formula, in pochi minuti puoi sapere esattamente quanto pagherai allo Stato. In questa guida ti spieghiamo passo passo come funziona, ti mettiamo a disposizione un simulatore online gratuito e analizziamo 4 esempi pratici concreti per categorie diverse: psicologo, web designer, idraulico e architetto. Tutto aggiornato ai coefficienti 2026 e alle aliquote contributive vigenti.

Indice dei contenuti

  1. Come si calcolano le tasse del regime forfettario
  2. Formula base del calcolo: la regola in 2 passaggi
  3. Coefficienti di redditivita 2026: la tabella completa
  4. Contributi previdenziali: cosa pagare e quanto
  5. Aliquota agevolata 5%: i requisiti per la startup
  6. Aliquota standard 15%: quando si applica
  7. Acconti e saldo: come funzionano i versamenti
  8. Simulatore online: calcola le tue tasse forfettario 2026
  9. Esempi pratici di calcolo: 4 casi reali
  10. Cosa non si puo detrarre nel forfettario
  11. Cosa si detrae: solo i contributi previdenziali
  12. F24 e codici tributo: come pagare
  13. Ravvedimento operoso: hai pagato in ritardo?
  14. Domande frequenti sul calcolo tasse forfettario

Come si calcolano le tasse del regime forfettario

Il regime forfettario è un sistema fiscale agevolato che sostituisce IRPEF, addizionali regionali, IVA e IRAP con un’unica imposta sostitutiva. Il calcolo segue una logica forfettaria: non si detraggono le spese reali ma si applica un coefficiente di redditività ai compensi incassati.

La filosofia del forfettario è semplificare al massimo gli adempimenti: niente registri IVA, niente studi di settore, niente ISA, niente ritenuta d’acconto. Bastano la fattura elettronica e la dichiarazione dei redditi annuale.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Formula base del calcolo: la regola in 2 passaggi

L’intero calcolo dell’imposta sostitutiva del forfettario si riassume in due semplici formule. Memorizzale: ti permetteranno di stimare le tasse in qualsiasi momento.

Formula 1 – Reddito imponibile

Compensi × Coefficiente redditività − Contributi versati = Reddito imponibile


Formula 2 – Imposta sostitutiva

Reddito imponibile × Aliquota (5% o 15%) = Imposta da pagare

I tre elementi chiave che entrano in gioco sono:

  • Compensi annui: il totale fatturato nell’anno (massimo 85.000€)
  • Coefficiente di redditività: percentuale fissata per legge in base al codice ATECO
  • Contributi previdenziali versati: l’unica voce deducibile dal reddito imponibile

Coefficienti di redditività 2026: la tabella completa

I coefficienti di redditività sono percentuali fisse stabilite dalla legge in base al gruppo ATECO. Più alto è il coefficiente, più alta è la base imponibile su cui si calcolano le tasse. Ecco la tabella aggiornata 2026:

CoefficienteCategoria attivitàEsempi tipici
40%Industrie alimentari e bevande, commercioBar, ristoranti take-away, negozi alimentari, e-commerce
54%Commercio ambulante prodotti alimentariVenditori ambulanti, mercatari food
62%Intermediari del commercioAgenti di commercio, procacciatori, mediatori
67%Alloggio e ristorazioneB&B, affittacamere, ristoranti tradizionali
78%Attività professionali e tecnicheAvvocati, commercialisti, consulenti, web designer, psicologi, ingegneri
86%Costruzioni e attività immobiliariIdraulici, elettricisti, edili, agenti immobiliari

Il coefficiente più diffuso è il 78%, perché copre tutta la macro-categoria delle attività professionali e tecniche: dai liberi professionisti iscritti agli albi (avvocati, ingegneri, commercialisti) ai consulenti senza albo (web designer, copywriter, social media manager, marketing specialist).

Attenzione: il coefficiente non riflette la redditività reale. Significa che se sei un professionista (78%), lo Stato presume che il 22% dei tuoi compensi siano spese: non importa se in realtà spendi di più o di meno. È il prezzo della semplificazione.

Contributi previdenziali: cosa pagare e quanto

Oltre all’imposta sostitutiva, ogni forfettario versa contributi previdenziali. Sono l’unica voce che si può dedurre dal reddito imponibile, quindi è fondamentale conoscere bene quanto si paga. La cassa di appartenenza dipende dall’attività svolta.

Gestione Separata INPS

È la cassa per i professionisti senza albo e collaboratori. Si applica al reddito imponibile (compensi × coefficiente):

  • 26,07%: aliquota piena (chi non ha altra copertura previdenziale)
  • 24%: aliquota ridotta (chi ha già un lavoro dipendente o pensione)

Non c’è minimale: si paga in proporzione a quanto si fattura. È adatta a chi inizia con compensi bassi.

INPS Artigiani e Commercianti

È la cassa per idraulici, elettricisti, parrucchieri, estetisti, negozianti, ristoratori. Funziona diversamente:

  • Minimale fisso 2026: circa 4.200€/anno (rateizzato in 4 rate trimestrali) anche con compensi zero
  • Aliquota: 24,48% sul reddito eccedente il minimale (17.504€)
  • Riduzione 35%: i forfettari possono richiedere lo sconto del 35% sui contributi

Riduzione 35% artigiani/commercianti: è facoltativa ma molto vantaggiosa nei primi anni. Va richiesta entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione tramite cassetto previdenziale INPS. Attenzione: riduce sia i contributi che la pensione futura.

Casse professionali (ENPAM, Cassa Forense, ENPAP, Inarcassa, ecc.)

Per i professionisti iscritti a un albo (medici, avvocati, psicologi, architetti, ingegneri, geometri, infermieri, commercialisti) c’è una cassa specifica. Le aliquote variano:

  • Cassa Forense (avvocati): 16% soggettivo + 4% integrativo, contributo minimo circa 3.500€
  • ENPAM (medici): 19,50% per quota A + B, contributo minimo variabile
  • ENPAP (psicologi): 10% soggettivo + 2% integrativo, contributo minimo 780€
  • Inarcassa (architetti/ingegneri): 14,5% soggettivo + 4% integrativo, minimo 2.555€
  • CIPAG (geometri): 14,5% soggettivo + 5% integrativo, minimo 2.940€
  • ENPAPI (infermieri): 16% soggettivo + 4% integrativo, minimo 1.515€

Le casse professionali sono obbligatorie e sostitutive della Gestione Separata: chi è iscritto a un albo non versa anche all’INPS.

Aliquota agevolata 5%: i requisiti per la startup

Nei primi 5 anni di attività l’aliquota può scendere dal 15% al 5%, un risparmio enorme. Ma l’agevolazione è soggetta a 3 requisiti precisi e non derogabili.

Requisiti per l’aliquota 5%

  1. Nuova attività: il contribuente non deve aver esercitato altra attività professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti
  2. Non prosecuzione: l’attività non deve essere una semplice prosecuzione di una precedente, anche svolta come lavoro dipendente (con eccezione del praticantato obbligatorio)
  3. Limite compensi: in caso di prosecuzione di attività altrui, i compensi del cedente non devono superare 85.000€

L’aliquota agevolata dura 5 anni dall’apertura della partita IVA. Dal sesto anno in poi si torna automaticamente al 15%, anche se si rispettano tutti i requisiti del forfettario.

Aliquota standard 15%: quando si applica

Dopo il quinto anno (o se non si hanno i requisiti startup) si applica l’aliquota standard del 15%. Anche questa è comunque molto conveniente rispetto all’IRPEF ordinaria che, sui medesimi redditi, comporterebbe aliquote del 23-35%.

Il 15% è una flat tax sostitutiva: non ci sono scaglioni, non ci sono addizionali regionali e comunali. La percentuale è la stessa che si fatturino 15.000€ o 85.000€.

Acconti e saldo: come funzionano i versamenti

L’imposta sostitutiva si paga in 3 momenti dell’anno: il saldo dell’anno precedente più due acconti per l’anno in corso. Il meccanismo degli acconti è uguale all’IRPEF.

VersamentoScadenzaImporto
Saldo anno precedente30 giugnoImposta dovuta meno acconti già versati
Primo acconto30 giugno40% dell’imposta anno precedente
Secondo acconto30 novembre60% dell’imposta anno precedente

Gli acconti complessivi sono il 100% dell’imposta dell’anno precedente. Se l’imposta del 2025 è stata 3.000€, nel 2026 verseremo 1.200€ il 30 giugno (40%) e 1.800€ il 30 novembre (60%) come acconti, oltre al saldo 2025 di 3.000€ sempre il 30 giugno.

Soglia minimo acconto: non si versa l’acconto se l’imposta dell’anno precedente è inferiore a 51,65€. Se è inferiore a 257,52€ si versa l’acconto in un’unica soluzione il 30 novembre.

Simulatore online: calcola le tue tasse forfettario 2026

Usa il simulatore gratuito qui sotto per calcolare in tempo reale quanto pagherai di tasse e contributi nel 2026. Inserisci i tuoi compensi previsti, scegli la categoria di attività e la cassa previdenziale: il sistema ti darà subito reddito netto, tasse e acconti.

Calcolatore Tasse Forfettario 2026

Inserisci i tuoi dati per stimare imposta e contributi

Risultato del calcolo

Vuoi una consulenza personalizzata? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta nell’apertura e gestione del forfettario.

Chiamaci: 0432 1638640

Disclaimer simulatore: i risultati sono indicativi e basati su aliquote 2026. Per il calcolo definitivo considera anche eventuali deduzioni specifiche, conguagli e variazioni normative. Per una consulenza personalizzata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine.

Esempi pratici di calcolo: 4 casi reali

Vediamo ora 4 casi pratici con calcoli completi: psicologo startup, web designer al secondo anno, idraulico artigiano e architetto vicino al limite. Numeri reali, formule esposte passo passo.

Esempio 1 – Psicologo startup, compensi 25.000€

Profilo: Maria, 28 anni, psicologa appena iscritta all’albo, apre P.IVA forfettaria nel 2026 e fattura 25.000€ nel primo anno.

Compensi25.000 €
Coefficiente professionale78%
Reddito lordo (25.000 × 78%)19.500 €
Contributi ENPAP (10% + 2% integrativo)~ 2.450 €
Reddito imponibile (19.500 − 2.450)17.050 €
Aliquota startup5%
Imposta sostitutiva~ 853 €
Netto in tasca (compensi − tasse − contributi)~ 21.700 €

Maria pagherà 853€ di imposta più 2.450€ di contributi: una pressione fiscale totale del 13% circa, contro il 30%+ di un dipendente con stesso lordo.

Esempio 2 – Web designer al 2° anno, compensi 45.000€

Profilo: Luca, web designer freelance senza albo, ha aperto P.IVA nel 2025 e nel 2026 (secondo anno) fattura 45.000€. Niente altro lavoro: paga Gestione Separata piena.

Compensi45.000 €
Coefficiente professionale78%
Reddito lordo (45.000 × 78%)35.100 €
Contributi Gestione Separata 26,07% su 35.100~ 9.150 €
Reddito imponibile25.950 €
Aliquota startup (2° anno)5%
Imposta sostitutiva~ 1.297 €
Netto in tasca~ 34.553 €

Nota: se Luca avesse già finito il quinquennio startup, l’aliquota sarebbe 15% e l’imposta salirebbe a circa 3.892€, con netto in tasca di ~31.958€.

Esempio 3 – Idraulico artigiano, compensi 65.000€

Profilo: Marco, idraulico in regime forfettario dal 2018 (oltre il quinquennio startup). Iscritto INPS Artigiani con riduzione 35%.

Compensi65.000 €
Coefficiente costruzioni86%
Reddito lordo (65.000 × 86%)55.900 €
Contributi INPS Artigiani con −35%~ 8.500 €
Reddito imponibile47.400 €
Aliquota standard15%
Imposta sostitutiva~ 7.110 €
Netto in tasca~ 49.390 €

La riduzione 35% sui contributi fa risparmiare ogni anno circa 4.500€ rispetto al pieno regime, ma riduce anche la pensione futura.

Esempio 4 – Architetto vicino al limite, compensi 80.000€

Profilo: Sofia, architetto Inarcassa, P.IVA forfettaria dal 2019 (oltre quinquennio). Compensi 80.000€: vicina al limite degli 85.000€.

Compensi80.000 €
Coefficiente professionale78%
Reddito lordo (80.000 × 78%)62.400 €
Contributi Inarcassa (14,5% + 4%)~ 11.000 €
Reddito imponibile51.400 €
Aliquota standard15%
Imposta sostitutiva~ 7.710 €
Netto in tasca~ 61.290 €

Sofia è a 5.000€ dal limite: deve fare attenzione perché superare 85.000€ nel 2026 fa uscire dal forfettario nel 2027 con conseguente aumento delle aliquote.

Cosa non si può detrarre nel forfettario

Il regime forfettario è semplificato proprio perché elimina la maggior parte delle detrazioni e deduzioni. Ecco la lista di ciò che NON si può scaricare:

  • Spese di gestione attività: affitto studio, bollette, materiali, attrezzature, software, cancelleria. Tutto sostituito dal coefficiente forfettario
  • Detrazioni IRPEF: spese mediche, ristrutturazioni, ecobonus, spese scolastiche, mutuo prima casa, oneri detraibili
  • Detrazione 19% per familiari a carico: il forfettario non beneficia delle detrazioni per coniuge e figli a carico
  • Investimenti aziendali: niente ammortamenti, niente super/iper-ammortamento
  • Perdite: anche in caso di anno con perdite, non si possono compensare con anni futuri
  • Spese di rappresentanza, formazione, viaggi: tutte coperte dal coefficiente

Conseguenza pratica: se hai molte spese mediche detraibili (ad esempio 5.000€ per cure dentistiche), nel forfettario perdi i 950€ di detrazione 19% che avresti nel regime ordinario. Valuta sempre con il CAF se il forfettario è davvero la scelta migliore.

Cosa si detrae: solo i contributi previdenziali

L’unica voce deducibile nel forfettario sono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati. Sono deducibili dal reddito imponibile, abbattendo la base su cui si calcola l’imposta.

Cosa si include nei contributi deducibili:

  • Contributi Gestione Separata INPS
  • Contributi INPS Artigiani e Commercianti (anche minimale fisso)
  • Contributi alle casse professionali (ENPAM, Cassa Forense, ENPAP, Inarcassa, ecc.)
  • Eventuali contributi versati per riscatti, ricongiunzioni
  • Contributi versati ad enti previdenziali esteri equivalenti

Regola del cassa: i contributi sono deducibili nell’anno in cui sono effettivamente versati, non nell’anno di competenza. Se versi a gennaio 2027 i contributi del 2026, li dedurrai nella dichiarazione 2027 (anno fiscale 2026).

F24 e codici tributo: come pagare

I versamenti dell’imposta sostitutiva si effettuano tramite modello F24, lo stesso strumento usato per IRPEF e contributi. I codici tributo specifici per il forfettario sono 4 numeri facili da ricordare:

Codice tributoDescrizionePeriodo
1790Imposta sostitutiva forfettario – 1° acconto30 giugno
1791Imposta sostitutiva forfettario – 2° acconto30 novembre
1792Imposta sostitutiva forfettario – Saldo30 giugno
1668Interessi rateazione (se rateizzato)Mensile

Esempio di F24 compilato (saldo + acconto)

Vediamo come si compila l’F24 per il saldo 2025 + primo acconto 2026 di un forfettario con imposta annua 3.000€ (saldo da pagare 1.800€ perché ha già versato 1.200€ di acconti):

SEZIONE ERARIO – Modello F24 ordinario

Codice tributoRateazioneAnnoImporto a debito
1792010120251.800,00
1790010120261.200,00
TOTALE3.000,00

Il campo “Rateazione” si compila come 0101 se non si rateizza, oppure come 0106, 0206, … 0606 se si sceglie la rateazione mensile (massimo 6 rate fino a novembre).

Rateizzazione del saldo

Il saldo e il primo acconto possono essere rateizzati fino a 6 rate mensili (da giugno a novembre). Si applicano interessi dello 0,33% mensili (4% annuo). Il secondo acconto del 30 novembre invece deve essere versato in unica soluzione.

Quando conviene rateizzare? Se hai liquidità limitata e l’imposta è elevata (3.000€ o più), la rateizzazione è quasi indolore: gli interessi su 6 rate sono circa 50€ ogni 1.000€. Ma se puoi pagare in un’unica soluzione, risparmi.

Ravvedimento operoso: hai pagato in ritardo?

Se non hai versato in tempo l’imposta sostitutiva, puoi usare il ravvedimento operoso: paghi tu stesso una sanzione ridotta evitando l’accertamento. Le percentuali della sanzione dipendono dai giorni di ritardo:

Tipo ravvedimentoTermineSanzione
SprintEntro 14 giorni0,1% per ogni giorno (max 1,4%)
BreveDa 15 a 30 giorni1,5%
IntermedioDa 31 a 90 giorni1,67%
LungoEntro 1 anno3,75%
BiennaleEntro 2 anni4,29%

Oltre alla sanzione ridotta, vanno calcolati anche gli interessi legali al tasso vigente (per il 2026: 2%). Il codice tributo per la sanzione è 8911, per gli interessi 1989.

Esempio: hai dimenticato di versare 1.000€ entro il 30 giugno 2026 e ti accorgi a settembre. Sono passati ~75 giorni: ravvedimento intermedio 1,67% = 16,70€ di sanzione. Più ~4€ di interessi. Totale ravvedimento: ~20€.

Domande frequenti sul calcolo tasse forfettario

Quanto si paga di tasse con un fatturato di 30.000 euro?

Dipende da coefficiente, cassa e anno di apertura. Esempio professionista 78% in startup con Gestione Separata: reddito lordo 23.400€ meno 6.100€ di contributi = 17.300€ imponibile. Imposta 5% = 865€. Con aliquota 15% sale a 2.595€.

Quando si paga la tassa del forfettario?

L’imposta sostitutiva si paga il 30 giugno (saldo dell’anno precedente + primo acconto 40%) e il 30 novembre (secondo acconto 60%). È possibile rateizzare il saldo e il primo acconto fino a 6 rate mensili.

Qual è il coefficiente per i web designer e consulenti senza albo?

Il coefficiente è 78%, lo stesso dei professionisti iscritti agli albi. La macro-categoria delle “attività professionali e tecniche” copre tutti i lavori intellettuali: web designer, copywriter, social media manager, consulenti, traduttori.

Come funziona l’aliquota 5% per le startup?

Si applica per 5 anni dall’apertura della partita IVA se non hai esercitato altra attività nei 3 anni precedenti, se la nuova attività non è prosecuzione di una precedente (anche da dipendente) e se non superi i compensi del cedente. Dal 6° anno passi automaticamente al 15%.

Devo versare i contributi anche se non fatturo nulla?

Dipende dalla cassa: Gestione Separata INPS no (versamento proporzionale al reddito), INPS Artigiani/Commercianti sì (minimale 4.200€/anno indipendentemente dai compensi), casse professionali hanno minimali variabili (ENPAP 780€, Inarcassa 2.555€, ecc.).

Posso detrarre le spese mediche o le ristrutturazioni casa?

No, il regime forfettario non consente detrazioni IRPEF: niente spese mediche, ristrutturazioni, ecobonus, mutuo prima casa, spese scolastiche o altri oneri detraibili. L’unica deduzione ammessa sono i contributi previdenziali obbligatori versati.

Cosa succede se sbaglio il calcolo dell’acconto?

Se versi meno del dovuto, scatta una sanzione del 30% (riducibile con ravvedimento operoso). Se versi di più, l’eccedenza diventa credito d’imposta e si compensa nelle dichiarazioni successive. È sempre meglio usare il metodo storico (100% imposta anno precedente) che il previsionale.

Il CAF Centro Fiscale può aiutarmi a calcolare le tasse del forfettario?

Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i contribuenti forfettari nell’apertura della partita IVA, nella tenuta degli adempimenti annuali (dichiarazione redditi, F24), nella scelta della cassa previdenziale e nel calcolo personalizzato di tasse e contributi. Contattaci al 0432 1638640 per un preventivo gratuito.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

Il calcolo delle tasse del forfettario è semplice in teoria, ma nella pratica ogni situazione ha le sue particolarità: la scelta della cassa, la verifica dei requisiti startup, la richiesta della riduzione 35%, la compilazione dell’F24. Sbagliare costa: dalle sanzioni alla perdita del regime agevolato.

Prenota una consulenza al CAF Centro Fiscale

I nostri consulenti ti aiutano a calcolare con precisione tasse e contributi, ottimizzare il regime forfettario e non pagare un euro in più del dovuto.

CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Chiama: 0432 1638640 WhatsApp: 366 6018121

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Luglio 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-22 08:00:002026-05-24 09:54:31Calcolo Tasse Forfettario 2026: Simulatore Online con Esempi Pratici
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Imposta sostitutiva 2026: quando la tassazione ordinaria è più conveniente

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Se sei un lavoratore autonomo o una partita IVA in regime forfettario, probabilmente ti sei chiesto almeno una volta: conviene davvero pagare l’imposta sostitutiva del 15% o, in certi casi, sarebbe meglio passare alla tassazione ordinaria IRPEF? La risposta non è sempre scontata e dipende da molti fattori: il tuo reddito, le spese che sostieni, i carichi familiari, le detrazioni a cui hai diritto.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio la differenza tra imposta sostitutiva e tassazione ordinaria nel 2026, con esempi pratici e tabelle comparative per aiutarti a capire qual è la scelta più conveniente per la tua situazione specifica.

Cos’è l’imposta sostitutiva: spiegazione semplice

L’imposta sostitutiva è una tassa unica che, come suggerisce il nome, sostituisce un insieme di imposte ordinarie. Nel caso del regime forfettario, l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi 5 anni) sostituisce tre imposte che altrimenti dovresti pagare separatamente:

  • IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche)
  • Addizionale regionale IRPEF
  • Addizionale comunale IRPEF

In pratica, invece di calcolare la tua aliquota marginale IRPEF, aggiungere le addizionali regionali (che variano da regione a regione, generalmente tra lo 0,7% e il 3,33%) e quella comunale, paghi un’unica aliquota fissa applicata sul reddito imponibile forfettizzato.

La base imponibile del forfettario non è il ricavo lordo, ma il reddito imponibile calcolato applicando il coefficiente di redditività alla tipologia di attività svolta. Per esempio, un professionista (commercialista, avvocato, consulente) con coefficiente del 78% che incassa 50.000 euro di ricavi paga l’imposta sostitutiva su 39.000 euro (50.000 × 78%), non sull’intero importo.

Come funziona la tassazione ordinaria IRPEF 2026

Chi non è in regime forfettario — oppure ha superato i limiti di ricavi (85.000 euro annui, con uscita immediata a 100.000 euro) — entra nella tassazione ordinaria IRPEF. Questo sistema è basato su scaglioni progressivi: più guadagni, più alta è l’aliquota marginale che si applica sulla parte di reddito che supera la soglia.

Dal 2024, con la riforma IRPEF (D.Lgs. 216/2023), gli scaglioni sono stati ridotti da quattro a tre:

Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026
Da 0 a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

A questi scaglioni si aggiungono le addizionali regionali e comunali che, in media, portano la pressione fiscale effettiva a circa 1-3 punti percentuali in più. Tuttavia, chi è in regime ordinario può beneficiare di numerose detrazioni e deduzioni che abbassano la base imponibile o direttamente l’imposta dovuta: spese mediche, interessi sul mutuo prima casa, figli a carico, spese per istruzione, bonus edilizi e molto altro.

Confronto diretto: imposta sostitutiva vs IRPEF ordinaria

Vediamo ora un confronto pratico tra i due sistemi, partendo da alcune premesse fondamentali.

Nel regime forfettario:

  • L’imposta è fissa al 15% (o 5% per i primi 5 anni di nuova attività)
  • Si applica sul reddito forfettizzato (ricavi × coefficiente di redditività)
  • Non si possono dedurre le spese effettive sostenute
  • Non si beneficia di detrazioni IRPEF (mutuo, spese mediche, figli, ecc.)
  • I contributi INPS si deducono integralmente dal reddito imponibile
  • Non si applica l’IRAP (salvo casi specifici di utilizzo di lavoro dipendente)

Nel regime ordinario:

  • L’imposta è progressiva secondo gli scaglioni IRPEF (23%, 35%, 43%)
  • Si deducono le spese professionali effettive (cancelleria, software, affitti, trasferte, ecc.)
  • Si beneficia di tutte le detrazioni IRPEF: spese mediche, interessi mutuo, figli a carico, ecc.
  • Si pagano le addizionali regionale e comunale
  • Potrebbe applicarsi l’IRAP per alcune categorie

Esempio pratico 1: Consulente con ricavi 40.000 euro

Supponiamo che Marco sia un consulente informatico con ricavi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 78%. Ha spese professionali effettive di circa 5.000 euro l’anno, un mutuo sulla prima casa, due figli a carico e spese mediche per 2.000 euro.

VoceRegime ForfettarioRegime Ordinario
Ricavi40.000 €40.000 €
Reddito imponibile (ante contributi)31.200 € (40.000 × 78%)35.000 € (40.000 – 5.000 spese)
Contributi INPS (Gestione Separata 26,07%)~8.134 € (dedotti da imponibile)~8.134 € (dedotti da reddito)
Reddito imponibile finale23.066 €26.866 €
Imposta sul reddito3.460 € (15% su 23.066)~6.179 € (IRPEF scaglioni)
Addizionali regionali/comunali0~600 €
Detrazioni (mutuo, figli, spese mediche)0-2.400 € (stima)
Imposta netta dovuta~3.460 €~4.379 €

In questo esempio, il regime forfettario risulta più conveniente di circa 900 euro l’anno. Tuttavia, se Marco avesse detrazioni molto più elevate (ad esempio un mutuo importante, tre figli, o spese mediche significative), il vantaggio del forfettario potrebbe ridursi o addirittura invertirsi.

Quando la tassazione ordinaria può essere più conveniente

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non sempre l’imposta sostitutiva al 15% è la scelta ottimale. Esistono alcune situazioni specifiche in cui la tassazione IRPEF ordinaria può risultare più vantaggiosa. Ecco le più comuni.

1. Spese professionali elevate e reali

Il regime forfettario non consente di dedurre le spese professionali effettive: vengono sostituite dal coefficiente di redditività che, nella migliore delle ipotesi, presume una quota di spese del 22% (per i professionisti con coefficiente 78%). Se le tue spese reali sono significativamente superiori alla quota forfettizzata — per esempio sei un fotografo con molte attrezzature, un medico con uno studio attrezzato, un artigiano con materiali costosi — il regime ordinario ti permette di dedurre l’eccedenza abbassando la base imponibile effettiva.

Esempio: Un architetto con ricavi di 60.000 euro ha spese effettive di 20.000 euro (affitto studio, software, trasferte, assicurazione professionale). Con il forfettario, il reddito imponibile è 60.000 × 78% = 46.800 euro. Con l’ordinario è 60.000 – 20.000 = 40.000 euro. La differenza di base imponibile è 6.800 euro, che all’aliquota ordinaria del 23% vale circa 1.564 euro di risparmio.

2. Detrazioni IRPEF molto elevate

Chi ha un mutuo consistente sulla prima casa, numerosi figli a carico, spese mediche significative, spese per istruzione o bonus edilizi importanti, nel regime ordinario può portare in detrazione queste voci direttamente dall’imposta dovuta. Nel regime forfettario, invece, nessuna di queste detrazioni è applicabile.

Le principali detrazioni che si perdono nel forfettario includono:

  • Interessi passivi sul mutuo prima casa (detrazione 19% su max 4.000 euro = fino a 760 euro/anno)
  • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19% sulla parte eccedente 129,11 euro)
  • Detrazione per figli a carico oltre 21 anni (950 euro per figlio)
  • Spese per istruzione (rette scolastiche, università)
  • Contributi a fondi pensione integrativi (deducibili fino a 5.164,57 euro)
  • Bonus ristrutturazioni e riqualificazione energetica

Se la somma delle detrazioni a cui hai diritto supera la differenza di imposta tra i due regimi, il regime ordinario diventa più conveniente.

3. Redditi molto bassi: la no tax area

Per i lavoratori dipendenti esiste la cosiddetta “no tax area”: una fascia di reddito esente da IRPEF grazie alle detrazioni automatiche per lavoro dipendente. Analogamente, anche per i lavoratori autonomi esistono detrazioni di base che, con redditi molto bassi, possono azzerare o ridurre drasticamente l’IRPEF dovuta in regime ordinario.

Se il tuo reddito annuo è molto contenuto (indicativamente sotto i 12.000-15.000 euro), la tassazione effettiva in regime ordinario potrebbe risultare inferiore al 15% dell’imposta sostitutiva forfettaria, grazie alle detrazioni per lavoro autonomo e familiari.

Esempio pratico 2: quando il regime ordinario vince

Prendiamo il caso di Laura, grafica freelance con ricavi di 45.000 euro, coefficiente 78%, ma con molte spese deducibili: affitto studio (6.000 euro/anno), software e abbonamenti professionali (3.000 euro), attrezzature (2.000 euro/anno), formazione (1.500 euro). Totale spese reali: 12.500 euro. Ha anche un mutuo sulla prima casa con interessi di 3.500 euro e tre figli a carico.

VoceRegime ForfettarioRegime Ordinario
Ricavi45.000 €45.000 €
Reddito ante contributi35.100 € (45.000 × 78%)32.500 € (45.000 – 12.500)
Contributi INPS (~26,07%)~9.151 €~8.473 €
Reddito imponibile netto25.949 €24.027 €
Imposta lorda sul reddito3.892 € (15%)~5.526 € (23% su 24.027)
Addizionali regionali/comunali0~550 €
Detrazioni: mutuo (19% × 3.500)0-665 €
Detrazioni: 3 figli a carico (950 × 3)0-2.850 €
Altre detrazioni stimate0-400 €
Imposta netta totale3.892 €2.161 €

In questo scenario, la tassazione ordinaria fa risparmiare a Laura circa 1.731 euro l’anno. Il regime forfettario, apparentemente più semplice e con aliquota più bassa, in realtà comporta un onere fiscale significativamente maggiore per chi ha figli numerosi e mutuo.

Il fattore contributi INPS nel confronto

Un elemento spesso trascurato nel confronto è il trattamento dei contributi INPS. In entrambi i regimi, i contributi INPS sono deducibili dal reddito imponibile ai fini dell’imposta. Tuttavia, per gli artigiani e i commercianti in regime forfettario è prevista una riduzione del 35% sui contributi fissi, il che abbassa ulteriormente il carico contributivo totale nel forfettario.

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, il contributo è del 26,07% (senza altra copertura previdenziale) o del 24% (con altra copertura, ad esempio pensionati). Questo vale sia in regime forfettario che ordinario, quindi non cambia il confronto tra i due sistemi per questa categoria.

Il caso speciale: imposta sostitutiva al 5% per le nuove attività

Per chi avvia una nuova attività senza aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività d’impresa o di lavoro autonomo nella stessa forma, il regime forfettario prevede un’aliquota agevolata del 5% per i primi 5 anni. Questo è un vantaggio enorme rispetto alla tassazione ordinaria, che difficilmente può essere compensato da detrazioni e spese deducibili.

Con il 5%, l’imposta sostitutiva è così bassa che anche chi ha molte detrazioni raramente trova conveniente la tassazione ordinaria. L’unico caso in cui potrebbe valere la pena valutare l’ordinario anche durante i primi 5 anni è quello di chi ha perdite d’esercizio significative (cosa difficile da verificare nel forfettario dove si usa il coefficiente).

Tabella riepilogativa: regime forfettario vs ordinario 2026

CaratteristicaRegime ForfettarioRegime Ordinario
Aliquota imposta5% (startup) o 15% fisso23% – 35% – 43% progressivo
Addizionali regionali/comunaliNOSI (0,7% – 3,33% + comunale)
IRAPNO (per la maggior parte)Dipende dall’attività
Deduzione spese effettiveNO (solo coefficiente forfettario)SI (spese inerenti e documentate)
Detrazioni IRPEF (mutuo, mediche, figli)NOSI
Riduzione contributi INPS (artig./comm.)SI (-35%)NO
IVANon addebitata né detrattaPieno regime IVA
Limite ricavi85.000 euro (100.000 uscita immediata)Nessun limite
Ritenuta d’acconto ricevutaNO (esonero)SI (20%)
Semplificazione contabileMassimaContabilità completa

Altri fattori da considerare oltre all’imposta

Il confronto tra imposta sostitutiva e tassazione ordinaria non riguarda solo il carico fiscale immediato. Ci sono altri aspetti importanti da valutare prima di prendere una decisione.

L’IVA: un fattore spesso sottovalutato

Nel regime forfettario non si applica l’IVA né sulle fatture emesse né sugli acquisti. Questo può essere un vantaggio se i tuoi clienti sono privati (consumatori finali) che non possono recuperare l’IVA: le tue tariffe appaiono più competitive. Viceversa, se lavori prevalentemente con aziende e professionisti in grado di detrarre l’IVA, la presenza o assenza di IVA in fattura non cambia il costo finale per loro.

Attenzione però: se acquisti beni strumentali o servizi con IVA significativa (attrezzature, software, affitti), in regime forfettario non puoi recuperare quella IVA, che diventa un costo aggiuntivo. Questo elemento va aggiunto al calcolo complessivo di convenienza.

La semplificazione contabile e i costi del commercialista

Il regime forfettario è molto più semplice da gestire: non hai l’obbligo di tenere i registri contabili tradizionali, non devi liquidare l’IVA periodicamente, e la dichiarazione dei redditi (quadro LM del Modello Redditi PF) è più snella. Questo significa costi di gestione contabile più bassi e meno tempo dedicato agli adempimenti.

Chi passa al regime ordinario deve mettere in conto un aumento delle spese per il commercialista e una maggiore complessità burocratica. Questi costi — spesso tra i 1.000 e i 3.000 euro aggiuntivi l’anno rispetto al forfettario — andrebbero sottratti dal risparmio fiscale teorico per avere il vantaggio netto reale.

Pensione futura e contributi previdenziali

Un aspetto strategico da non trascurare è l’impatto sulla pensione futura. I contributi INPS versati (sia in regime forfettario che ordinario) determinano il montante contributivo che concorre al calcolo della pensione con il sistema contributivo. La riduzione del 35% sui contributi fissi per artigiani e commercianti forfettari significa contributi più bassi, ma anche una pensione futura potenzialmente ridotta. Chi guarda al lungo periodo potrebbe preferire contributi pieni in regime ordinario.

La questione delle perdite fiscali

In regime forfettario non si generano perdite fiscali riportabili agli anni successivi: anche se hai spese superiori ai ricavi forfettizzati, non puoi sfruttare questo svantaggio nei periodi successivi. In regime ordinario, le perdite d’esercizio del primo triennio di attività sono riportabili integralmente negli anni successivi, e le perdite degli anni seguenti sono deducibili nei limiti dell’80% del reddito. Se stai attraversando un periodo di investimento iniziale con costi elevati, l’ordinario può offrire una migliore gestione delle perdite.

Come calcolare la convenienza nel tuo caso specifico

Data la complessità del confronto, non esiste una risposta valida per tutti. Il calcolo di convenienza tra imposta sostitutiva e tassazione ordinaria deve tenere conto di:

  1. Ricavi previsti e loro andamento nel tempo
  2. Spese professionali effettive confrontate con il coefficiente di redditività
  3. Carico familiare: figli, coniuge a carico, anziani a carico
  4. Mutuo prima casa: interessi passivi detraibili
  5. Spese mediche e sanitarie
  6. Contributi a fondi pensione
  7. IVA non recuperabile sugli acquisti professionali
  8. Costi aggiuntivi di gestione contabile in regime ordinario
  9. Riduzione contributi INPS disponibile nel forfettario (solo per artigiani/commercianti)
  10. Prospettiva di lungo periodo: crescita ricavi, pensione futura

La simulazione corretta richiede di calcolare l’imposta effettiva in entrambi i regimi, applicando tutte le detrazioni e deduzioni reali a cui hai diritto, e poi confrontare il netto finale. Questo calcolo è preciso e personalizzato: è il tipo di analisi che i professionisti del CAF Centro Fiscale eseguono quotidianamente per i propri clienti.

Il check rapido: la regola del pollice

Se vuoi fare una prima valutazione rapida, ecco alcuni indicatori che suggeriscono di approfondire il confronto con la tassazione ordinaria:

  • Hai figli a carico (specialmente più di due)
  • Hai un mutuo sulla prima casa con interessi superiori a 2.000 euro/anno
  • Le tue spese professionali effettive superano significativamente la quota forfettizzata
  • Hai spese mediche o per disabilità rilevanti
  • Stai investendo molto nell’attività e potresti avere perdite nei primi anni
  • I tuoi ricavi sono inferiori a 15.000-20.000 euro e hai detrazioni familiari significative

Se ti riconosci in almeno due di queste situazioni, vale la pena fare un calcolo dettagliato prima di assumere che il regime forfettario sia automaticamente più conveniente.

Come si esce dal regime forfettario e si passa all’ordinario

Se hai deciso che per la tua situazione la tassazione ordinaria è più conveniente, devi sapere come funziona il passaggio. Il regime forfettario è il regime “naturale” per chi ha i requisiti: per uscirne volontariamente si applica il principio dell’opzione.

Secondo le norme vigenti, chi vuole applicare la tassazione ordinaria pur avendo i requisiti per il forfettario può farlo per opzione, manifestata con il comportamento concludente (ovvero applicando l’IVA e tenendo la contabilità ordinaria) e confermata nella dichiarazione dei redditi. L’opzione ha effetto per almeno 3 anni: non puoi entrare e uscire dal forfettario ogni anno a piacimento.

Al contrario, se superi il limite di ricavi di 85.000 euro (o 100.000 euro con uscita immediata), il passaggio al regime ordinario avviene automaticamente dall’anno successivo (o immediatamente per la soglia dei 100.000 euro).

Prima di optare per l’uscita volontaria, è quindi essenziale essere certi che la convenienza economica del regime ordinario sia duratura e non solo relativa a un anno particolare.

Domande frequenti (FAQ)

L’imposta sostitutiva al 15% è sempre più conveniente dell’IRPEF?

No, non sempre. Il 15% dell’imposta sostitutiva sembra basso rispetto al 23% del primo scaglione IRPEF, ma si applica su un reddito forfettizzato (coefficiente di redditività) senza poter detrarre nulla. Chi ha molte detrazioni familiari o professionali può pagare meno con la tassazione ordinaria, nonostante le aliquote apparentemente più alte.

Se sono in regime forfettario posso detrarre le spese mediche?

No. Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF, quindi non puoi beneficiare delle detrazioni IRPEF per spese mediche, mutuo, figli a carico o altri oneri detraibili. Questa è una delle principali limitazioni del regime agevolato.

Posso uscire dal forfettario ogni anno per scegliere il regime più conveniente?

No. Se esci volontariamente dal regime forfettario (pur avendo i requisiti per restare) per optare per la tassazione ordinaria, l’opzione vincola per almeno 3 anni. Non è possibile fare un confronto annuale e scegliere il regime più conveniente di volta in volta.

Qual è il reddito soglia sotto il quale l’ordinario diventa conveniente?

Non esiste una soglia universale: dipende dalle detrazioni disponibili e dalla categoria di attività. Indicativamente, con ricavi inferiori a 15.000-18.000 euro e detrazioni familiari significative, la tassazione ordinaria può diventare competitiva. Ma anche con ricavi più alti e spese professionali elevate, il confronto può pendere dalla parte dell’ordinario. Serve sempre una simulazione personalizzata.

Se perdo i requisiti del forfettario, torno automaticamente all’IRPEF ordinaria?

Sì. Se superi il limite di 85.000 euro di ricavi, dall’anno successivo esci automaticamente dal regime forfettario ed entri nella tassazione ordinaria IRPEF. Se superi i 100.000 euro in corso d’anno, l’uscita è immediata già dall’anno in cui avviene il superamento, con obbligo di applicare l’IVA sulle operazioni successive.

I contributi INPS sono deducibili anche nel regime forfettario?

Sì. I contributi INPS versati sono deducibili dal reddito imponibile anche nel regime forfettario, prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva. Per gli artigiani e i commercianti forfettari, in aggiunta, è prevista una riduzione del 35% sui contributi previdenziali fissi, che abbassa ulteriormente il carico complessivo.

Conclusione: come scegliere il regime fiscale più conveniente per te

La scelta tra imposta sostitutiva al 15% del regime forfettario e tassazione ordinaria IRPEF non è mai automatica né scontata. In molti casi il forfettario è più conveniente grazie all’aliquota fissa bassa, alla semplicità contabile e all’esonero dalle addizionali. Ma esistono situazioni concrete — numerosi figli a carico, mutuo importante, spese professionali elevate, redditi bassi con detrazioni significative — in cui la tassazione ordinaria risulta più vantaggiosa anche per chi avrebbe diritto al regime agevolato.

La cosa più importante da ricordare è che un confronto serio tra i due regimi richiede una simulazione personalizzata basata sulla tua situazione fiscale reale: ricavi, spese, carichi familiari, detrazioni disponibili. Non affidarti a regole generali o a calcoli approssimativi.

Se vuoi capire quale regime è davvero più conveniente per la tua situazione specifica, il CAF Centro Fiscale di Udine offre una consulenza personalizzata per analizzare il tuo profilo fiscale e aiutarti a prendere la decisione migliore. I nostri esperti possono eseguire la simulazione comparativa tenendo conto di tutti i fattori rilevanti, inclusi quelli che spesso vengono trascurati nel calcolo fai-da-te.

Puoi contattarci al 0432 1638640 o scriverci su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento. Siamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B a Udine.

Leggi anche: Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte e IRPEF maggiorazione 2026: scadenza 30 luglio, come pagare senza sanzioni.

Luglio 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 16:07:312026-07-16 15:34:39Imposta sostitutiva 2026: quando la tassazione ordinaria è più conveniente
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Se sei un contribuente in regime forfettario, luglio 2026 è un mese cruciale per la tua posizione fiscale. La scadenza del 30 luglio 2026 si avvicina rapidamente e porta con sé due adempimenti fondamentali: il saldo 2025 e il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere per affrontare queste scadenze con serenità: come si calcola l’imposta, quali codici tributo usare nel modello F24, come funziona la maggiorazione dello 0,40% per chi non ha pagato a giugno, e cosa fare se hai difficoltà di liquidità.

Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 per i forfettari seguono le stesse regole temporali previste per i contribuenti in regime ordinario: scadenza ordinaria il 30 giugno, con possibilità di differire al 30 luglio aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Un meccanismo pensato per dare un po’ di respiro a chi in giugno aveva meno liquidità disponibile. Prima di entrare nei dettagli numerici, però, è utile fare un passo indietro e capire di cosa stiamo parlando esattamente.

Indice dei contenuti

  1. Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari
  2. Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario
  3. Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva
  4. Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva
  5. La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio
  6. Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto
  7. Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari
  8. Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti
  9. Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso
  10. Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio
  11. Domande Frequenti

Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari

Luglio è storicamente il mese più impegnativo per chi ha una partita IVA in regime forfettario. Sul calendario fiscale di questo mese convivono diverse scadenze che, se non gestite con attenzione, possono portare a ritardi e sanzioni. Vediamo il quadro completo:

La scadenza principale è quella del 30 luglio 2026, entro cui chi non ha versato le imposte entro il 30 giugno può farlo con la maggiorazione dello 0,40%. Si tratta di una finestra temporale concessa dalla legge per tutti i contribuenti, compresi i forfettari. Ma non è l’unica data da tenere a mente. Per alcuni soggetti che applicano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) o che rientrano in particolari categorie professionali, il legislatore può prevedere slittamenti straordinari su date diverse. Questi casi particolari vanno verificati anno per anno: la regola generale resta quella del 30 giugno con possibilità di proroga al 30 luglio con maggiorazione.

Le imposte interessate da queste scadenze per i forfettari sono principalmente due: l’imposta sostitutiva (la tassa caratteristica del regime forfettario, che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali) e i contributi previdenziali INPS (per artigiani e commercianti). A queste si aggiungono, per chi ha collaboratori, eventuali adempimenti sul personale. In questa guida ci concentriamo sull’imposta sostitutiva e sui contributi INPS, che sono le voci che riguardano la stragrande maggioranza dei forfettari. Per approfondire il tema delle scadenze di luglio e della gestione della liquidità, ti consiglio di leggere anche il nostro articolo dedicato ai forfettari e alle scadenze fiscali di luglio 2026.

Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario

Uno dei grandi vantaggi del regime forfettario è la semplicità fiscale. Chi adotta questo regime non paga l’IRPEF ordinaria (con i suoi scaglioni progressivi), né l’IRAP, né le addizionali regionale e comunale. Al loro posto esiste un’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce tutte le altre. In parole semplici, invece di dover calcolare e versare imposte separate per ogni tipo di prelievo, il forfettario calcola un’unica imposta sul proprio reddito imponibile.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva è fissata al 15% per la maggior parte dei contribuenti (art. 1 c. 64 della L. 190/2014). Esiste però un’aliquota ridotta al 5% riservata a chi avvia una nuova attività, valida per i primi 5 anni di applicazione del regime forfettario, a condizione che si tratti di una nuova attività senza aver esercitato attività d’impresa, arte o professione analoga nei 3 anni precedenti. È un incentivo significativo per chi si lancia nel mondo del lavoro autonomo o dell’imprenditoria per la prima volta.

La base di calcolo dell’imposta sostitutiva non è il fatturato totale, ma il reddito imponibile, ottenuto applicando ai ricavi o compensi percepiti un coefficiente di redditività. Questo coefficiente, stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell’attività svolta, rappresenta in modo forfettario (da qui il nome del regime) la quota di ricavi che si presume sia reddito. Il codice ATECO è il codice numerico che classifica l’attività economica: ogni attività ne ha uno specifico, e i forfettari devono indicarlo nella dichiarazione dei redditi. Per approfondire come funziona la partita IVA in regime forfettario a Udine, puoi affidarti al CAF Centro Fiscale.

Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva

Il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva è la somma che il forfettario deve versare come conguaglio finale delle imposte relative all’anno d’imposta 2025. Si tratta dell’importo risultante dalla dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM), al netto degli acconti già versati l’anno scorso. Vediamo passo per passo come si arriva a questo numero.

Il calcolo parte dai ricavi o compensi percepiti nel 2025 (anno d’imposta di riferimento). A questi si applica il coefficiente di redditività previsto per la propria attività. Ecco i coefficienti più comuni secondo la normativa vigente (L. 190/2014, tabella allegata):

Tipo di attività (macro-categoria)Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Intermediari del commercio62%
Attività dei servizi di alloggio e ristorazione67%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione78%
Altre attività economiche67%
Costruzioni e attività immobiliari86%

La formula di calcolo è la seguente: Reddito imponibile = Ricavi 2025 × Coefficiente di redditività. Da questo reddito imponibile si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno (INPS o cassa professionale di appartenenza), ottenendo così la base imponibile netta. Su quest’ultima si applica l’aliquota del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi cinque anni). Il risultato è l’imposta sostitutiva lorda dovuta per il 2025.

Dal totale dell’imposta lorda si detraggono gli acconti già versati nel corso del 2025 (in giugno/luglio per il primo acconto e in novembre per il secondo acconto). La differenza — positiva o negativa — è il saldo 2025. Se positiva, devi versare la differenza entro le scadenze di giugno/luglio. Se negativa, hai versato più del dovuto e potrai richiedere il rimborso oppure usare il credito in compensazione. Supponiamo che Giulia, una traduttrice freelance con ricavi 2025 pari a 40.000 euro: il suo reddito imponibile sarà 40.000 × 78% = 31.200 euro. Deducendo ad esempio 4.000 euro di contributi INPS gestione separata, la base netta diventa 27.200 euro. L’imposta sostitutiva al 15% sarà 4.080 euro. Se Giulia ha già versato 3.500 euro di acconti, il saldo 2025 sarà di 580 euro da versare entro il 30 luglio con la maggiorazione.

Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva

Contemporaneamente al saldo 2025, i forfettari devono affrontare anche il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. Si tratta di un versamento anticipato dell’imposta che si presume dovuta per il 2026, calcolato sulla base dell’anno precedente. Questo meccanismo degli acconti esiste perché lo Stato preferisce incassare le imposte in corso d’anno, senza aspettare che il contribuente le paghi tutte in un’unica soluzione l’anno successivo.

Il metodo ordinario per il calcolo degli acconti è il cosiddetto metodo storico: si prende l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 (quella indicata nella dichiarazione) e si calcola su di essa una percentuale. L’acconto totale annuo è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente. Questo acconto viene suddiviso in due rate: il primo acconto pari al 40% dell’imposta sostitutiva 2025, da versare entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione); il secondo acconto pari al restante 60%, da versare entro il 30 novembre 2026. Attenzione: se l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 è inferiore a 51,65 euro, non si è tenuti a versare gli acconti.

Esiste anche il cosiddetto metodo previsionale: se prevedi che nel 2026 i tuoi ricavi saranno significativamente inferiori rispetto al 2025, puoi calcolare gli acconti sulla base dell’imposta che stimi di dover pagare per il 2026, anziché su quella del 2025. Questo metodo può far risparmiare liquidità, ma comporta un rischio: se la stima è troppo ottimistica e alla fine del 2026 l’imposta effettiva risulta maggiore di quanto hai versato come acconto, potresti dover pagare interessi e sanzioni. Per questa ragione, il metodo previsionale va adottato solo con il supporto di un esperto. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a valutare quale metodo è più conveniente per la tua situazione, sia in ufficio che da remoto. Continuando con l’esempio di Giulia: la sua imposta 2025 è 4.080 euro. Il primo acconto 2026 sarà 4.080 × 40% = 1.632 euro, da versare entro il 30 luglio.

La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio

Se hai saltato la scadenza del 30 giugno per il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva, non è ancora troppo tardi. La legge (art. 17, comma 2, del DPR 435/2001) consente a tutti i contribuenti, compresi i forfettari, di versare entro i 30 giorni successivi alla scadenza ordinaria aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. In pratica, puoi pagare entro il 30 luglio 2026 con questo piccolo supplemento.

È importante capire che questa maggiorazione dello 0,40% non è una sanzione: è semplicemente un interesse che remunera il differimento di un mese. Lo Stato ti offre tempo in più, e in cambio chiede una cifra davvero contenuta. Come puoi verificare dai seguenti esempi, l’importo aggiuntivo è spesso irrisorio rispetto all’imposta principale:

Imposta sostitutiva da versareMaggiorazione 0,40%Totale da versare al 30 luglio
500 euro2,00 euro502,00 euro
1.000 euro4,00 euro1.004,00 euro
2.000 euro8,00 euro2.008,00 euro
3.500 euro14,00 euro3.514,00 euro
5.000 euro20,00 euro5.020,00 euro

La maggiorazione va calcolata separatamente su ogni importo che stai differendo: se devi versare sia il saldo 2025 che il primo acconto 2026, calcoli lo 0,40% su ciascuno dei due importi (non sulla loro somma). Il risultato pratico è lo stesso, ma tecnicamente si tratta di due versamenti distinti con due codici tributo diversi. La scadenza del 30 luglio 2026 cade di giovedì: un giorno lavorativo normale, che non slitta ad alcuna data successiva. Ti consigliamo di organizzarti con qualche giorno di anticipo per non rischiare di perdere anche questa seconda finestra. Per approfondire come funziona la maggiorazione dello 0,40% IRPEF di luglio 2026 in senso generale, leggi il nostro articolo dedicato.

Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto

Per versare correttamente il saldo e l’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, devi compilare il modello F24 con i codici tributo corretti. Usare il codice sbagliato può portare a versamenti non correttamente imputati, con successivi accertamenti o richieste di regolarizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. I codici tributo specifici per l’imposta sostitutiva dei forfettari sono:

Tipo versamentoCodice tributoAnno di riferimento
Saldo imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17902025
Primo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17922026
Secondo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17912026

Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, nella colonna “codice tributo”. Nell’anno di riferimento va indicato l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento: per il saldo 2025, scrivi 2025; per il primo acconto 2026, scrivi 2026. L’errore più comune è invertire i codici 1790 e 1792, oppure indicare l’anno sbagliato: si consiglia di far compilare il modello F24 dal proprio consulente fiscale o dal CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di compilare e inviare il modello F24 per te, in modo che non ci siano errori. Per un quadro completo di tutti i codici tributo che ti possono riguardare come forfettario, leggi la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

Una precisazione importante: i codici tributo 1790, 1791 e 1792 riguardano l’imposta sostitutiva, ovvero la tassa sui redditi. Non vanno confusi con i codici per i contributi INPS (che sono diversi e che vedremo nel prossimo paragrafo) né con quelli per la marca da bollo sulle fatture (2521-2524). Il modello F24 va presentato esclusivamente per via telematica: se non disponi di un PIN INPS o credenziali Fisconline, puoi rivolgerti al CAF che lo invia per tuo conto.

Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari

Per chi ha difficoltà a pagare in un’unica soluzione, esiste la possibilità di rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva. La rateizzazione è consentita dalla normativa e permette di suddividere l’importo dovuto in un massimo di rate mensili, con aggiunta di un interesse mensile dello 0,33% sulle rate successive alla prima. Questo meccanismo si applica sia al saldo 2025 che al primo acconto 2026.

La prima rata deve essere versata entro la scadenza ordinaria (30 giugno) o con la maggiorazione dello 0,40% entro il 30 luglio. Le rate successive scadono il giorno 16 di ciascun mese, fino a un massimo di giugno dell’anno successivo. Il numero massimo di rate dipende da quando si inizia: chi inizia a luglio può rateizzare fino a novembre 2026 (5 rate), chi inizia a giugno può avere fino a 6 rate. Immagina che Roberto, un artigiano forfettario, debba versare in totale 3.000 euro tra saldo e acconto. Optando per la rateizzazione a partire da luglio, può suddividere in 5 rate mensili da circa 600 euro ciascuna, con un piccolo interesse aggiuntivo. Questo gli consente di non svuotare il conto corrente in un unico momento.

Un aspetto importante: la rateizzazione non si applica al secondo acconto di novembre, che deve essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Inoltre, in caso di mancato pagamento di una o più rate, decade il beneficio della dilazione e l’intero importo diventa immediatamente dovuto. Per scegliere la scelta più adatta alla tua situazione finanziaria e fiscale, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine, disponibile sia in ufficio a Viale Giuseppe Tullio 13 che online in tutta Italia.

Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti

Oltre all’imposta sostitutiva, i forfettari che svolgono attività di artigiano o commerciante iscritti alla gestione artigiani/commercianti INPS devono prestare attenzione anche alle scadenze INPS che si sovrappongono al calendario di luglio. Si tratta di adempimenti distinti dall’imposta sostitutiva, ma che possono impattare la liquidità nello stesso periodo.

I contributi INPS per artigiani e commercianti in regime forfettario godono di una riduzione del 35% sull’aliquota ordinaria (art. 1 c. 77 L. 190/2014). L’aliquota ordinaria per artigiani e commercianti nel 2026 è del 24,48%, che con la riduzione del 35% scende a circa il 15,91%. I contributi si calcolano sul reddito imponibile del regime forfettario, ossia sui ricavi al netto del coefficiente di redditività e dei contributi stessi (con un meccanismo circolare che nella pratica si risolve con un calcolo iterativo o mediante le tabelle INPS). È presente un contributo minimale annuo pari a circa 4.200 euro, da versare indipendentemente dal reddito prodotto: chi guadagna poco deve comunque coprire questo minimale. Per tutti i dettagli sui contributi INPS di artigiani e commercianti con partita IVA forfettaria, consulta il nostro articolo sul saldo e acconto contributi INPS 2026.

I professionisti senza cassa di categoria (medici, avvocati, ingegneri ecc. già iscritti alle rispettive casse previdenziali NON sono tenuti alla gestione separata INPS come tali) e chi svolge attività di lavoro autonomo puro versano invece i contributi alla gestione separata INPS, con aliquota del 26,07% (senza altra copertura previdenziale) o 24% (con altra copertura). Questi contributi si pagano sempre tramite modello F24, ma con codici tributo diversi da quelli dell’imposta sostitutiva (codici 1840 per i contributi gestione separata). Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella verifica della tua posizione previdenziale e nella compilazione dei modelli.

Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso

Se il 30 luglio 2026 passa senza che tu abbia versato l’imposta sostitutiva e la maggiorazione, non significa che sei perduto: esiste lo strumento del ravvedimento operoso, che permette di regolarizzare i versamenti omessi con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie. Prima ci si ravvede, meno si paga. Questo principio è sancito dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, che disciplina le modalità e i termini del ravvedimento.

Le sanzioni del ravvedimento operoso dipendono da quanto tempo è passato dalla scadenza. Il D.Lgs. 87/2024 ha aggiornato le regole applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi. Per un versamento omesso, la sanzione base è pari al 25% dell’imposta non versata. Grazie al ravvedimento, questa sanzione si riduce drasticamente:

  • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni): sanzione di 0,0833% per ogni giorno di ritardo (art. 13 c. 1 lett. a-bis D.Lgs. 472/97, post D.Lgs. 87/2024)
  • Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione fissa pari a 1,25% dell’imposta (1/10 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione fissa pari a 1,39% dell’imposta (1/9 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento lungo (oltre 90 giorni, entro 1 anno): sanzione fissa pari a 3,125% dell’imposta (1/8 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento biennale (oltre 1 anno, entro 2 anni): sanzione fissa pari a 3,572% dell’imposta (1/7 della sanzione base 25%)

A queste sanzioni si aggiungono gli interessi legali calcolati sull’importo non versato per i giorni di ritardo. Conviene sempre regolarizzare il prima possibile: più si aspetta, più la sanzione cresce. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di assistenza per il ravvedimento operoso: calcoliamo insieme l’esatto importo dovuto (imposta + sanzione + interessi) e compiliamo il modello F24 corretto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, sia di persona a Udine che online da tutta Italia.

Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio

Per aiutarti a orientarti rapidamente, abbiamo raccolto tutte le informazioni principali in tre tabelle riepilogative. Tienile come riferimento rapido per non perdere nessuna scadenza.

Tabella 1 — Scadenze luglio 2026 per i forfettari

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
Saldo imposta sostitutiva 202530 giugno 202630 luglio 2026
Primo acconto imposta sostitutiva 2026 (40%)30 giugno 202630 luglio 2026
Saldo contributi INPS artigiani/commercianti 202530 giugno 202630 luglio 2026
Secondo acconto imposta sostitutiva 2026 (60%)—30 novembre 2026

Tabella 2 — Codici tributo F24 per il regime forfettario

Codice tributoDescrizioneSezione F24
1790Saldo imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1792Primo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1791Secondo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1840Contributi INPS gestione separataINPS
2521-2524Imposta di bollo fatture elettronicheErario

Tabella 3 — Esempio di calcolo completo (professionista forfettario)

VoceEsempio (ricavi 2025: 35.000 euro)
Ricavi 202535.000 euro
Coefficiente di redditività (professionisti: 78%)× 78% = 27.300 euro
Contributi INPS gestione separata (da sottrarre)– 2.800 euro (stima)
Base imponibile netta= 24.500 euro
Imposta sostitutiva 15%= 3.675 euro
Acconti già versati nel 2025– 3.200 euro
Saldo 2025 (cod. 1790)= 475 euro
Primo acconto 2026 al 40% (cod. 1792)= 3.675 × 40% = 1.470 euro
Totale da versare al 30 luglio1.945 euro (+ maggiorazione 0,40% se differito da giugno)

Domande Frequenti

Entro quando i forfettari devono versare il saldo 2025 e il primo acconto 2026?

La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026. Chi non ha pagato entro quella data può farlo entro il 30 luglio 2026 aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Dopo il 30 luglio si incorre in sanzioni e si deve ricorrere al ravvedimento operoso.

Qual è l’aliquota dell’imposta sostitutiva nel regime forfettario?

L’aliquota standard è del 15% sul reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività − contributi previdenziali). Per chi avvia una nuova attività, nei primi 5 anni si applica un’aliquota ridotta al 5%, a condizione di non aver esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti.

Quali codici tributo si usano nel modello F24 per i forfettari?

I codici tributo per l’imposta sostitutiva del regime forfettario sono: 1790 per il saldo (anno 2025), 1792 per il primo acconto (anno 2026), 1791 per il secondo acconto (anno 2026). Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, indicando l’anno di riferimento corretto.

Posso rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva?

Sì, è possibile rateizzare in rate mensili con un interesse dello 0,33% mensile sulle rate successive alla prima. Chi inizia da luglio può avere fino a 5 rate (luglio-novembre). Il secondo acconto di novembre non può essere rateizzato e va versato in un’unica soluzione.

Cosa succede se un forfettario non paga entro il 30 luglio?

Scatta l’obbligo del ravvedimento operoso: oltre all’imposta dovuta, si aggiungono interessi legali e una sanzione ridotta che va da 0,0833% al giorno (ravvedimento sprint, entro 14 giorni) al 3,572% (entro 2 anni). Prima si regolarizza, meno si paga. Il CAF Centro Fiscale può calcolare l’esatto importo e compilare il modello F24 per il ravvedimento.

I contributi INPS dei forfettari hanno una scadenza diversa dall’imposta sostitutiva?

No, le scadenze sono generalmente allineate: anche i contributi INPS di artigiani e commercianti forfettari seguono le stesse date dell’imposta sostitutiva (30 giugno ordinario, 30 luglio con maggiorazione). I codici tributo sono però diversi: per la gestione separata si usa il codice 1840.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario, il calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti si occupano di tutto: dal calcolo dell’imposta alla compilazione del modello F24, fino all’invio telematico. Affidati a noi per evitare errori costosi e dormire sonni tranquilli.

Contatta CAF Centro Fiscale su WhatsApp
ECCELLENTE
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
In base a 920 recensioni
Google
Pubblicato su Google Google
Alexandra Bala profile picture
Alexandra Bala
04/09/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
Pubblicato su Google Google
paolino servidio profile picture
paolino servidio
03/09/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
Pubblicato su Google Google
Lady profile picture
Lady
01/09/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
Pubblicato su Google Google
Giulia Guida profile picture
Giulia Guida
25/08/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
Pubblicato su Google Google
Paola Zilli profile picture
Paola Zilli
07/08/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
Pubblicato su Google Google
Jacqueline B. profile picture
Jacqueline B.
06/08/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
Pubblicato su Google Google
Maura Masutto profile picture
Maura Masutto
06/08/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
Pubblicato su Google Google
Issam Elhefnawi profile picture
Issam Elhefnawi
31/07/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Molto gentile
Pubblicato su Google Google
Sibongile Moyana profile picture
Sibongile Moyana
30/07/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
Pubblicato su Google Google
Sabrina Cirina profile picture
Sabrina Cirina
23/07/2026
Google star 1Google star 2Google star 3Google star 4Google star 5
Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
 
Luglio 16, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 15:07:312026-07-16 15:27:09Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.

Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Indice dei contenuti

  1. Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo
  2. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario
  3. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?
  4. Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione
  5. Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile
  6. I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio
  7. Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità
  8. Codici Tributo F24 per il Forfettario
  9. Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia
  10. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo
  11. Domande Frequenti (FAQ)

Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo

Il 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.

Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:

  • Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)
  • Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025
  • Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzati

Vedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese.

Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario

Il regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:

  • 15% per chi è già in attività
  • 5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedente

Il calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:

Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’anno

Il coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:

Categoria attivitàCoefficiente
Professionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante alimentari e bevande40%
Commercio ambulante altro54%
Intermediari del commercio62%
Alloggio e ristorazione67%
Costruzioni e immobiliari86%
Altre attività economiche67%

Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026.

Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?

Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025.

Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202545.000 euro
Coefficiente redditività (78%)35.100 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile31.600 euro
Imposta sostitutiva (15%)4.740 euro
Primo acconto (50% del dovuto)2.370 euro
Totale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)

Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.

Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202565.000 euro
Coefficiente redditività (78%)50.700 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile47.200 euro
Imposta sostitutiva (15%)7.080 euro
Primo acconto (50% del dovuto)3.540 euro
Totale da versare entro il 20 luglio10.620 euro

Scenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)

VoceImporto
Ricavi 202585.000 euro
Coefficiente redditività (78%)66.300 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile62.800 euro
Imposta sostitutiva (15%)9.420 euro
Primo acconto (50% del dovuto)4.710 euro
Totale da versare entro il 20 luglio14.130 euro

Attenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.

Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione

La rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026:

Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)

Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.

Rateizzazione in 6 rate mensili da luglio

Se non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:

  • Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)
  • Rate successive: entro il 16 di ogni mese
  • Interessi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla prima
  • Nessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmente

Il piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.

N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi
1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)
2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)
3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)
4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)
5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)
6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)

Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile

La regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile.

Quanto Mettere da Parte?

Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonare
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%
Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%
Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%

Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.

App e Strumenti Utili

Molti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:

  • Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazione
  • Software di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo reale
  • Promemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rate

I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio

  1. Dimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.
  2. Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).
  3. Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.
  4. Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.
  5. Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.
  6. Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.
  7. Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.

Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità

Se il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti:

1. Rateizzazione fino a dicembre

Come spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.

2. Compensazione con crediti fiscali

Se hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.

3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionale

Se nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.

4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle Entrate

In caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.

Codici Tributo F24 per il Forfettario

Per versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:

CodiceDescrizioneQuando si usa
1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 2025
1791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)
1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)

Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.

Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia

Anche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:

  • Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.
  • Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.
  • Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.
  • Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).
  • Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.

Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione.

Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo

Gestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:

  • Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabili
  • Compilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rata
  • Piano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquidità
  • Verifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglie
  • Assistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparato

Contattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.

📬

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Bonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email.

🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.

Domande Frequenti (FAQ)

Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?

No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.

Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?

Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.

Posso pagare con il 730 precompilato?

No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.

Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?

Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.

I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?

Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).

Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?

I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.

Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?

Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

“Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie e i miei figli?” È una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta richiede una distinzione importante: avere familiari a carico è una cosa, poter usufruire delle detrazioni IRPEF è un’altra. Il forfettario con familiari a carico si trova in una posizione particolare, perché paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF, e questo cambia tutto.

In questa guida 2026 spieghiamo in modo chiaro quando ha senso dichiarare i familiari a carico anche se sei forfettario, quali vantaggi ottieni davvero (e quali no), e come ottimizzare la situazione fiscale di una famiglia in cui uno dei coniugi è in regime forfettario.

Indice dei contenuti

  1. La domanda tipica: forfettario e familiari a carico
  2. Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva
  3. A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario
  4. Esempio pratico: la coppia Marco e Anna
  5. Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026
  6. Figli a carico: assegno unico e detrazioni
  7. Strategia ottimale per coppia con un forfettario
  8. Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria
  9. Assegno unico e ISEE per i forfettari
  10. Errori comuni da evitare
  11. Domande frequenti

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

La domanda tipica: forfettario e familiari a carico

“Sono in forfettario, posso portare a carico moglie e figli?” La risposta breve è sì, ma con una distinzione importante. Il forfettario familiari a carico li può dichiarare, ma il significato di “averli a carico” cambia rispetto a un lavoratore dipendente o a una partita IVA in regime ordinario.

Avere un familiare a carico significa due cose ben distinte:

  • Ai fini fiscali (IRPEF): ti permette di detrarre un importo dalla tua imposta sui redditi. Funziona solo se paghi IRPEF.
  • Ai fini extra-fiscali: rileva per ISEE, assegno unico, agevolazioni regionali, bonus famiglia. Funziona indipendentemente dal regime fiscale.

Il forfettario non paga IRPEF, ma un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni se in possesso dei requisiti) o del 15%. Di conseguenza, dichiarare il coniuge o i figli a carico non gli porta alcun risparmio fiscale diretto, ma resta importante per molti altri benefici.

Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva

Per capire perché il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni, bisogna partire dalla natura dell’imposta sostitutiva. Si tratta di una tassa unica che, come dice il nome, sostituisce IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP. Si calcola sul reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività dell’attività) ed è un’imposta “piatta”: non ha scaglioni e, soprattutto, non prevede detrazioni.

Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli sopra i 21 anni, altri familiari conviventi) sono previste dall’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e si applicano esclusivamente all’IRPEF. Lo stesso vale per:

  • Detrazioni da lavoro dipendente o da pensione
  • Detrazioni per oneri (spese sanitarie, mutui, scolastiche, ristrutturazioni)
  • Detrazioni per affitti, premi assicurativi, erogazioni liberali

Tutte queste agevolazioni operano riducendo l’IRPEF dovuta. Se non si paga IRPEF, non c’è nulla da abbattere. Per il forfettario, quindi, dichiarare il coniuge a carico in dichiarazione dei redditi non genera alcun risparmio: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% resta esattamente la stessa.

È un tema che genera spesso confusione perché chi proviene da un lavoro dipendente è abituato a “scaricare” il coniuge a carico in busta paga o in 730. Passando al forfettario, questo automatismo viene meno. Non è una penalizzazione, ma una conseguenza diretta del regime semplificato che il forfettario ha scelto.

A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario

Se le detrazioni IRPEF non spettano, ha senso comunque dichiarare moglie, marito o figli a carico? Sì, in moltissimi casi. La dichiarazione di familiare a carico è infatti il presupposto per accedere a numerose prestazioni e agevolazioni che nulla hanno a che vedere con l’IRPEF. Vediamo quali sono le più importanti.

Assegno unico e benefici INPS

L’assegno unico universale per i figli spetta a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dal regime fiscale del genitore. I forfettari ne hanno diritto come tutti gli altri. L’importo dipende dall’ISEE familiare: senza ISEE si riceve la quota minima, con ISEE basso si arriva agli importi massimi. Per ottenere l’assegno corretto è essenziale presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e che i figli siano nello stato di famiglia.

ISEE e prestazioni agevolate

Il calcolo ISEE considera il reddito di tutti i componenti del nucleo familiare. Per il forfettario, il reddito rilevante ai fini ISEE è il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente di redditività), non i ricavi lordi. Avere familiari a carico nel nucleo abbassa l’ISEE pro capite e dà accesso a:

  • Bonus asilo nido
  • Bonus bollette (sociale e idrico)
  • Mensa e trasporto scolastico agevolati
  • Riduzioni rette universitarie
  • Carta acquisti e altre misure di sostegno

Detrazioni dell’altro coniuge non forfettario

Se il forfettario è sposato con un dipendente, un pensionato o un’altra partita IVA in regime ordinario, l’altro coniuge può portare in detrazione il coniuge forfettario a carico (se ne ha i requisiti reddituali). Inoltre, le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo o ristrutturazione sostenute per il forfettario possono essere detratte da chi paga IRPEF, riducendo le tasse della famiglia.

Agevolazioni regionali e comunali

Molte regioni e Comuni offrono bonus famiglia, contributi affitto, riduzioni TARI e altre agevolazioni che richiedono la dichiarazione dei familiari a carico. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Carta famiglia regionale prevede sconti su servizi pubblici e privati per i nuclei con figli.

Esempio pratico: la coppia Marco e Anna

Per chiarire il funzionamento del forfettario familiari a carico, prendiamo il caso reale di una coppia che si rivolge al nostro CAF di Udine.

Marco, 38 anni, è consulente informatico in regime forfettario con compensi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 67%. Il suo reddito imponibile forfettario è 26.800 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva pari a circa 4.020 euro. Anna, 35 anni, sua moglie, è disoccupata e non percepisce alcun reddito.

Marco si chiede: “Posso portare Anna a carico per pagare meno tasse?”. La risposta è no, non può ottenere alcun risparmio fiscale diretto. Marco paga un’imposta sostitutiva fissa del 15% del suo reddito forfettario, che non si riduce con le detrazioni per coniuge a carico. Sarebbe la stessa cifra anche se fosse single.

Tuttavia, la coppia ha tutto l’interesse a dichiarare Anna nel nucleo familiare e nello stato di famiglia di Marco. Perché?

  • ISEE familiare: il nucleo conta due persone, anziché una. Anche se Marco ha un reddito medio, l’ISEE pro capite si riduce. Questo apre la porta a bonus bollette, eventuale carta acquisti se l’ISEE scende sotto certe soglie.
  • Eventuale assegno unico: se la coppia ha o avrà figli, Anna deve essere nello stato di famiglia per percepire correttamente l’assegno unico.
  • Spese sanitarie di Anna: le visite mediche e i farmaci pagati per Anna potrebbero essere portati in detrazione… ma solo se qualcuno della famiglia paga IRPEF. Nel caso di Marco e Anna, purtroppo, queste spese sono perse fiscalmente, perché lui non ha IRPEF da abbattere.
  • Bonus regionali FVG: per la Carta famiglia o altre agevolazioni regionali, la composizione del nucleo conta.

Ora cambiamo lo scenario: Anna trova lavoro come dipendente con uno stipendio di 22.000 euro lordi annui. La situazione cambia radicalmente. Anna paga IRPEF in busta paga e ha quindi imposta da abbattere. La coppia farà bene a:

  • Intestare ad Anna tutte le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo, di ristrutturazione
  • Far detrarre tutto sul 730 di Anna, recuperando IRPEF
  • Marco non perde nulla, perché comunque non potrebbe scaricare quelle spese

Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026

Per essere considerato fiscalmente a carico, il coniuge non deve superare un determinato limite di reddito. Per il 2026 la soglia resta confermata a 2.840,51 euro lordi annui. Si tratta del reddito complessivo del coniuge: stipendi, pensioni, redditi da fabbricati, redditi diversi.

Per il forfettario familiari a carico, questo limite è un’informazione che rileva soprattutto in due casi:

  • Marco è forfettario, Anna sotto soglia: Anna è fiscalmente a carico. Marco la dichiara, ma non ottiene detrazioni. Conta per ISEE e altre prestazioni.
  • Anna è dipendente, Marco è forfettario: Marco non è “a carico” di Anna fiscalmente, perché il reddito forfettario si conta per intero (e supera 2.840,51 euro). Anna non potrà avere Marco a carico nel proprio 730.

Attenzione: ai fini del calcolo della soglia di 2.840,51 euro, il reddito forfettario rileva integralmente. Anche se Marco paga imposta sostitutiva, il suo reddito imponibile forfettario (es. 26.800 euro) si somma al reddito complessivo della famiglia ai fini del limite. Quindi Marco non può mai essere fiscalmente a carico di Anna se i suoi compensi superano la soglia.

Per il calcolo della Reddito di Riferimento ai fini ISEE (RFC) e per altre prestazioni, valgono regole specifiche che il CAF Centro Fiscale può aiutarti a interpretare correttamente.

Figli a carico: assegno unico e detrazioni

La gestione dei figli a carico per il forfettario familiari a carico dipende dall’età del figlio. Dal 2022 con l’introduzione dell’assegno unico universale, le regole sono state semplificate ma occorre fare attenzione a due fasce di età.

Figli sotto i 21 anni: assegno unico

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico sono state sostituite dall’assegno unico universale. L’assegno spetta a tutte le famiglie, comprese quelle in cui il genitore è in regime forfettario. L’importo dipende dall’ISEE e dall’età del figlio.

In questa fascia di età, il fatto che Marco sia forfettario non comporta alcuna penalizzazione: l’assegno è uguale a quello che riceverebbe se fosse dipendente con lo stesso reddito imponibile.

Figli sopra i 21 anni: detrazioni

Per i figli con almeno 21 anni di età, l’assegno unico non spetta più (salvo casi specifici di disabilità). Tornano in vigore le detrazioni IRPEF per figli a carico, pari a 950 euro all’anno base, con maggiorazioni se ci sono più figli o condizioni particolari.

Anche queste detrazioni, però, sono utilizzabili solo da chi paga IRPEF. Il forfettario non potrà beneficiarne. Se uno dei due genitori è dipendente o pensionato, conviene attribuire la detrazione al 100% al genitore non forfettario, in modo da massimizzare il risparmio familiare.

Limite di reddito del figlio per essere a carico

Il limite di reddito per considerare un figlio fiscalmente a carico è di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni e di 2.840,51 euro per i figli con più di 24 anni. Questi limiti valgono per la dichiarazione di familiare a carico in generale, indipendentemente dal regime fiscale del genitore.

Strategia ottimale per coppia con un forfettario

Quando in una coppia c’è un forfettario e un coniuge che paga IRPEF (dipendente, pensionato, partita IVA in regime ordinario), la strategia fiscale ottimale è chiara: tutte le detrazioni vanno concentrate sul coniuge che ha IRPEF da abbattere. È il principio di base per ottimizzare le tasse della famiglia.

Ecco le regole pratiche da seguire:

Spese sanitarie

Visite specialistiche, farmaci, dentista, occhiali da vista, ticket: tutto andrebbe pagato e fatturato al coniuge non forfettario, che potrà portare in detrazione il 19% della spesa eccedente la franchigia di 129,11 euro. Per i farmaci, conservare gli scontrini parlanti.

Mutuo prima casa

Gli interessi del mutuo prima casa danno diritto a una detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi. Se il mutuo è cointestato, ciascun coniuge detrae la sua quota. Se il forfettario è cointestatario, perde la sua quota di detrazione, perché non può abbattere imposta sostitutiva. Quando possibile, intestare il mutuo solo al coniuge non forfettario massimizza il risparmio. È una scelta da valutare in fase di acquisto della casa, considerando anche aspetti civilistici e patrimoniali.

Spese scolastiche e universitarie

Mensa, gite, libri, tasse universitarie: pagare con strumenti tracciabili intestati al coniuge non forfettario per detrarre il 19% (con tetti specifici per ordine e grado).

Ristrutturazioni e bonus casa

Bonus ristrutturazione, ecobonus, sismabonus: la fattura va intestata al coniuge che paga IRPEF, e i bonifici devono partire dal suo conto corrente. Se è il forfettario a sostenere la spesa, la detrazione è di fatto persa, salvo cessione del credito o sconto in fattura quando ancora possibili.

Premi assicurativi e previdenza

Premi vita, polizze infortuni, contributi a fondi pensione: vanno intestati e pagati dal coniuge non forfettario per beneficiare delle relative detrazioni e deduzioni.

Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria

Vediamo ora alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento, perché spesso fonte di errori e di domande al CAF.

Coppia con entrambi i coniugi forfettari

Se sia il marito che la moglie sono in regime forfettario, nessuno dei due paga IRPEF. Questo significa che tutte le detrazioni a cui la famiglia avrebbe normalmente diritto (sanitarie, mutuo, scolastiche, mobili, ecc.) sono di fatto perse: non c’è IRPEF da abbattere. È una situazione fiscalmente penalizzante per le famiglie con spese detraibili importanti, e va valutata attentamente prima di decidere il regime fiscale di entrambi i coniugi.

Il vantaggio dell’imposta sostitutiva al 5% o 15% deve essere confrontato con la perdita delle detrazioni: in alcune situazioni, mantenere uno dei due in regime ordinario per “salvare” le detrazioni familiari può convenire. Si tratta di calcoli che richiedono una simulazione personalizzata.

Forfettario con sostituto d’imposta (P.IVA secondaria)

Un caso particolare è quello del lavoratore dipendente che apre una partita IVA forfettaria come attività secondaria (compatibilmente con i limiti previsti dal regime). In questo caso, il contribuente:

  • Sul reddito da lavoro dipendente paga IRPEF normale, con tutte le detrazioni del caso (familiari, lavoro dipendente, oneri)
  • Sul reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva, senza detrazioni

In questa situazione, le detrazioni per familiari a carico continuano ad applicarsi sull’IRPEF del lavoro dipendente. La presenza della partita IVA forfettaria non le elimina: continueranno a essere riconosciute in busta paga (o a conguaglio nella CU) e in dichiarazione dei redditi unica.

Forfettario con redditi da locazione o altri redditi

Un altro caso è quello del forfettario che possiede anche un immobile dato in affitto con cedolare secca (anch’essa imposta sostitutiva) o con tassazione ordinaria IRPEF. Solo i redditi soggetti a IRPEF danno diritto a usare le detrazioni. Se l’unico reddito IRPEF è quello da locazione ordinaria, le detrazioni si applicano solo su quella, fino a capienza dell’imposta dovuta.

Assegno unico e ISEE per i forfettari

Uno degli aspetti che più interessa il forfettario familiari a carico con figli è l’assegno unico universale. La regola di base è semplice: i forfettari hanno diritto all’assegno unico esattamente come tutti gli altri lavoratori. Non esistono esclusioni.

L’importo dell’assegno dipende dall’ISEE familiare. Per il 2026, la regola base prevede:

  • Importo massimo: per ISEE fino a circa 17.227 euro
  • Importo decrescente: tra 17.227 euro e circa 45.939 euro
  • Importo minimo: per ISEE oltre la soglia o senza ISEE presentato

Per ottenere l’importo corretto è essenziale presentare la DSU. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i contribuenti nella presentazione della DSU e nel calcolo ISEE.

Come si calcola il reddito del forfettario nell’ISEE

Ai fini ISEE, il reddito del forfettario è calcolato come ricavi annui per coefficiente di redditività della propria attività ATECO. Non si considerano i ricavi lordi, ma il reddito imponibile forfettario, lo stesso su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Esempio: se Marco fattura 40.000 euro e ha coefficiente 67%, il suo reddito ISEE è 26.800 euro.

A questo si applicano i normali criteri di calcolo ISEE: somma dei redditi del nucleo, sottrazione di franchigie e detrazioni ISEE, divisione per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità del nucleo. Avere il coniuge nello stato di famiglia aumenta la scala di equivalenza e abbassa l’ISEE finale.

Quando conviene presentare l’ISEE

Per i forfettari con figli, presentare l’ISEE conviene praticamente sempre, anche se il reddito sembra alto. Le soglie per beneficiare di assegno unico maggiorato, bonus nido, mensa e altre prestazioni sono spesso più alte di quanto si pensi, e perdere queste agevolazioni per non aver presentato la DSU è un peccato che capita spesso.

Errori comuni da evitare

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrono alcuni errori tipici sul tema forfettario familiari a carico. Vediamo i più frequenti per aiutarti a evitarli.

Errore 1: pensare di “recuperare” le detrazioni perse

Alcuni forfettari pensano che, accumulando detrazioni non utilizzate, le possano “recuperare” su anni successivi o scontare sull’imposta sostitutiva. Non è possibile: le detrazioni IRPEF non utilizzate sono semplicemente perse, non si trasformano in credito spendibile sul forfettario.

Errore 2: intestare al forfettario le spese detraibili

Spesso, per abitudine, il forfettario continua a intestarsi visite mediche, mutuo, polizze. Se il coniuge paga IRPEF, è un errore: intestare al coniuge sbagliato significa perdere la detrazione. Va sempre verificato chi sostiene la spesa e quale documento di pagamento (intestazione bonifico, ricevuta) viene rilasciato.

Errore 3: non presentare ISEE perché “tanto non serve”

Molti forfettari trascurano la DSU pensando che il loro reddito sia troppo alto. In realtà, l’ISEE serve per molte prestazioni con soglie variabili e in alcuni casi anche per assegno unico maggiorato. Non costa nulla presentarla e i benefici possono essere significativi.

Errore 4: confondere “a carico” fiscale e ISEE

“A carico fiscale” (sotto i 2.840,51 euro) e “componente del nucleo familiare ISEE” sono concetti diversi. Una persona può non essere a carico fiscalmente, ma rientrare ugualmente nel nucleo ISEE. Sono due piani normativi distinti che vanno gestiti separatamente.

Errore 5: dimenticare la comunicazione del nucleo a INPS

Per l’assegno unico è fondamentale comunicare correttamente la composizione familiare nella domanda INPS e tenerla aggiornata in caso di nascite, matrimoni, separazioni, morti. Variazioni non comunicate possono comportare riduzioni dell’assegno o richieste di restituzione.

Domande frequenti

Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie?

Sì, puoi dichiararla nello stato di famiglia e ai fini ISEE, ma non ottieni alcuna detrazione IRPEF perché paghi imposta sostitutiva. Avere la moglie a carico, però, ti serve per ISEE, assegno unico, bonus famiglia regionali e altre prestazioni.

Il forfettario paga IRPEF?

No. Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni con i requisiti) o del 15% del reddito imponibile forfettario. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. Le detrazioni IRPEF non si applicano.

Il forfettario può detrarre le spese sanitarie del coniuge?

No, perché non paga IRPEF. Se l’altro coniuge è dipendente o pensionato, è quest’ultimo che dovrebbe sostenere e detrarre quelle spese. Conviene quindi pagare le visite, i farmaci e i ticket con strumenti tracciabili intestati al coniuge che ha IRPEF da abbattere.

I forfettari hanno diritto all’assegno unico?

Sì, esattamente come tutti gli altri lavoratori. L’importo dipende dall’ISEE familiare. Per il calcolo, il reddito del forfettario è quello imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi.

Qual è il limite di reddito per essere coniuge a carico nel 2026?

Il limite è confermato a 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo. Per il forfettario rileva il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi. Quindi un forfettario con compensi anche solo di poche migliaia di euro non può essere a carico del coniuge.

Se sia io che mio marito siamo forfettari, perdiamo tutte le detrazioni?

Sì, se nessuno dei due paga IRPEF, tutte le detrazioni a cui avreste diritto sono di fatto perse. È una situazione che va valutata attentamente: in alcuni casi può convenire che uno dei due resti in regime ordinario per non perdere le detrazioni familiari di valore. Una simulazione personalizzata al CAF può chiarire qual è l’opzione fiscalmente più vantaggiosa.

I figli sotto i 21 anni si possono detrarre dal forfettario?

Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF sono state sostituite dall’assegno unico, che spetta a tutti, compresi i forfettari. Per i figli sopra i 21 anni la detrazione IRPEF di 950 euro torna in vigore, ma solo per chi paga IRPEF. Il forfettario non può utilizzarla.

Il forfettario paga IRAP e addizionali regionali?

No. L’imposta sostitutiva del regime forfettario sostituisce anche IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF. È uno dei vantaggi più rilevanti del regime, che compensa in parte la perdita delle detrazioni.

Conviene davvero il forfettario se ho molte spese detraibili in famiglia?

Dipende. Se sei l’unico percettore di reddito della famiglia e hai spese detraibili importanti (mutuo, sanitarie, scolastiche), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente complessivamente. Se invece hai un coniuge che paga IRPEF e può “assorbire” le detrazioni, il forfettario resta vantaggioso. È un calcolo da fare caso per caso, idealmente con una simulazione fatta dal commercialista o dal CAF.

Conclusione: il forfettario non perde tutto, ma serve strategia

Il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni IRPEF, perché paga un’imposta sostitutiva. Tuttavia, avere familiari a carico continua a essere fondamentale per ISEE, assegno unico, bonus famiglia, agevolazioni regionali e per consentire all’altro coniuge (se non forfettario) di portare in detrazione le spese sostenute.

La vera differenza la fa la strategia di coppia: se uno dei due paga IRPEF, conviene concentrare su di lui tutte le detrazioni. Se entrambi sono forfettari, occorre valutare con attenzione se i risparmi del 5% o 15% di imposta sostitutiva compensino davvero la perdita delle detrazioni familiari.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per valutare la situazione fiscale di tutta la famiglia, calcolare l’ISEE, gestire la domanda di assegno unico e ottimizzare la dichiarazione dei redditi del coniuge non forfettario. Contattaci per fissare un appuntamento e fare il punto sulla tua situazione.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 08:00:002026-05-24 09:54:41Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Excel Calcolo Tasse Forfettario 2026: Tool Gratuito Scaricabile per Simulazione Imposte

regime forfettario partita iva

Stai cercando un Excel calcolo tasse forfettario 2026 per simulare quanto pagherai di imposte e contributi prima di aprire la partita IVA o per pianificare gli acconti del prossimo anno? In questa guida ti spieghiamo passo passo cosa deve calcolare un foglio Excel forfettario ben fatto, ti mettiamo a disposizione un tool interattivo gratuito per il calcolo immediato e ti diamo la possibilità di richiedere il file Excel scaricabile personalizzato dal CAF Centro Fiscale di Udine.

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato preferito dalle partite IVA italiane fino a 85.000 euro di compensi annui. Ma per pianificare bene il tuo lavoro autonomo serve sapere in anticipo quanto pagherai tra imposta sostitutiva, contributi previdenziali e acconti. Un Excel ben costruito ti aiuta a fare proprio questo.

Cosa trovi in questa guida

  • Tool interattivo per calcolo immediato tasse forfettario 2026
  • Tabella completa coefficienti redditività per tutti i codici ATECO
  • 4 scenari pre-calcolati per professionisti (20K, 35K, 50K, 75K euro)
  • Come si calcolano gli acconti per l’anno successivo
  • Errori comuni da evitare nel calcolo fai-da-te
  • File Excel gratuito su richiesta via email

Indice dei contenuti

  1. Perché serve un Excel calcolo tasse forfettario
  2. Cosa deve calcolare un Excel forfettario completo
  3. Tabella coefficienti redditività 2026 per codice ATECO
  4. Tool interattivo: calcola subito le tue tasse
  5. Scenari pre-calcolati per professionisti (coefficiente 78%)
  6. Come si calcolano gli acconti del forfettario
  7. Errori comuni nei calcoli fai-da-te
  8. Limiti dell’Excel: quando serve il commercialista
  9. Scarica il file Excel gratuito
  10. FAQ: domande frequenti

Perché serve un Excel calcolo tasse forfettario

Avere un Excel di calcolo tasse forfettario non è solo questione di curiosità fiscale: è uno strumento operativo di pianificazione che ti permette di prendere decisioni economiche più consapevoli. Vediamo i tre casi d’uso principali.

1. Pianificare le tasse durante l’anno

Nel regime forfettario non c’è ritenuta d’acconto sui compensi (eccetto il caso del “non sostituto d’imposta”): incassi al lordo e devi accantonare tu le somme per pagare le imposte a giugno e novembre. Senza un Excel preciso rischi di trovarti scoperto al momento dei pagamenti F24.

Mese per mese, sapere quanto stai accumulando di “debito fiscale” potenziale ti permette di tenere i soldi su un conto separato e arrivare alle scadenze tranquillo.

2. Simulare scenari prima di aprire la partita IVA

Stai pensando di passare da dipendente a libero professionista? Un Excel ti permette di rispondere a domande critiche:

  • Con 35.000 euro di compensi annui, quanto mi resta netto?
  • I primi 5 anni con aliquota startup al 5% quanto mi fanno risparmiare?
  • Conviene davvero passare al forfettario o resto da dipendente?
  • Con il mio codice ATECO (coefficiente 78%) quanta parte del fatturato è “tassata”?

3. Calcolare gli acconti per evitare sorprese

A novembre 2026 dovrai pagare il secondo acconto sull’imposta del 2026, calcolato sulla base di quanto hai versato nel 2025 (metodo storico) oppure su una stima del 2026 stesso (metodo previsionale). Un Excel aggiornato ti dice subito qual è la scelta più conveniente.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Cosa deve calcolare un Excel forfettario completo

Un Excel calcolo tasse forfettario 2026 ben costruito deve elaborare in sequenza queste 6 grandezze fiscali, partendo dai compensi lordi fino al totale dovuto al fisco. Ti spieghiamo ogni passaggio con la formula corretta.

Step 1: Reddito imponibile lordo

Il primo calcolo del foglio Excel applica il coefficiente di redditività ai compensi incassati nell’anno (principio di cassa). La formula è:

Reddito imponibile = Compensi annui × Coefficiente redditività

Esempio: un consulente professionista (coefficiente 78%) con 30.000 euro di compensi ha un reddito imponibile lordo di 30.000 × 0,78 = 23.400 euro. Il restante 22% (6.600 euro) è considerato “spesa forfettaria” e non si tassa, indipendentemente dalle spese reali sostenute.

Step 2: Contributi previdenziali deducibili

I contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno (Gestione Separata INPS, Artigiani, Commercianti, casse private come Cassa Forense, ENPACL, ENPAM, INARCASSA, ecc.) sono integralmente deducibili dal reddito imponibile.

Attenzione: vale il principio di cassa, quindi vanno considerati solo i contributi effettivamente pagati nell’anno (anche se di competenza di anni precedenti). Se a gennaio 2026 paghi il saldo INPS 2025, quel versamento è deducibile dal reddito 2026.

Step 3: Reddito imponibile netto

Reddito netto = Reddito imponibile lordo − Contributi versati

Tornando al consulente con 23.400 euro di reddito lordo: se ha versato 5.500 euro di contributi alla Gestione Separata, il reddito netto su cui calcolerà l’imposta è 17.900 euro.

Step 4: Imposta sostitutiva (5% o 15%)

Sul reddito netto si applica l’imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP. Le aliquote sono due:

  • 5% per i primi 5 anni di attività se ricorrono i requisiti “startup” (no attività precedente nei 3 anni, no continuazione di lavoro dipendente, ecc.)
  • 15% in tutti gli altri casi (regime ordinario forfettario)

Imposta sostitutiva = Reddito netto × 0,05 (o 0,15)

Step 5: Acconti per l’anno successivo

Se l’imposta sostitutiva supera 51,65 euro, il forfettario deve versare anche gli acconti per l’anno successivo:

  • Primo acconto (40%) entro il 30 giugno (50% se aliquota è 5%? No: l’acconto è sempre 100% diviso in 40+60, ma il primo acconto è obbligatorio solo se l’imposta dell’anno precedente supera 257,52 euro)
  • Secondo acconto (60%) entro il 30 novembre

Regola pratica: se l’imposta dovuta per il 2026 è ad esempio 3.000 euro, gli acconti per il 2027 saranno 100% di 3.000 = 3.000 euro, divisi in 1.200 (giugno) + 1.800 (novembre).

Step 6: Totale tasse da pagare

Totale F24 = Saldo imposta anno corrente + Acconti anno successivo + Contributi INPS

Attenzione: è proprio in questo passaggio che molti forfettari “saltano sulla sedia”. A giugno dell’anno N si paga il saldo dell’anno N-1 + il primo acconto dell’anno N, che spesso supera l’imposta annuale stessa. Un Excel ben fatto ti mostra questo “doppio impatto” in chiaro.

Tabella coefficienti redditività 2026 per codice ATECO

Il coefficiente di redditività è il cuore del calcolo forfettario: determina quale percentuale dei tuoi compensi è considerata “reddito” da tassare. La legge 190/2014 (art. 1 commi 54-89) li raggruppa in 9 categorie, dal 40% all’86%. Ecco la tabella completa aggiornata al 2026.

CoefficienteSettore di attivitàCodici ATECO
40%Industrie alimentari e delle bevande10.1, 10.2, 11
40%Commercio all’ingrosso e al dettaglio45, 46, 47 (escluso 47.81, 47.82, 47.89)
40%Commercio ambulante prodotti alimentari e bevande47.81
54%Commercio ambulante altri prodotti47.82, 47.89
62%Intermediari del commercio (agenti, rappresentanti)46.1
67%Servizi di alloggio e ristorazione55, 56
78%Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, finanziarie, assicurativeM, N (parz.), Q, P, K (parz.)
86%Costruzioni e attività immobiliariF, L
67%Altre attività economiche (non comprese nelle precedenti)Categoria residuale

Importante: nel tuo Excel devi indicare con precisione il coefficiente che corrisponde al tuo codice ATECO principale. Se hai più codici ATECO con coefficienti diversi, devi calcolare il reddito imponibile separatamente per ciascuna attività e poi sommare.

I coefficienti più diffusi nel 2026

Le partite IVA forfettarie italiane si concentrano per oltre il 60% nei servizi professionali (78%): consulenti, freelance digitali, designer, traduttori, formatori, psicologi, architetti, avvocati, commercialisti, ingegneri. Subito dopo: commercianti (40%) e artigiani edili (86%).

Tool interattivo: calcola subito le tue tasse forfettario 2026

Inserisci i tuoi dati nel simulatore qui sotto e ottieni in tempo reale il calcolo del reddito imponibile, dell’imposta sostitutiva e delle tasse totali da pagare. Il tool è gratuito, non richiede registrazione e funziona direttamente nel browser.

Simulatore Tasse Forfettario 2026

Compila i campi e visualizza istantaneamente il calcolo

Massimo 85.000 euro per restare nel forfettario
INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti o cassa professionale
Spunta solo se rispetti tutti i requisiti per l’aliquota agevolata

Risultato del calcolo

Reddito imponibile lordo23.400,00 €
Contributi deducibili– 5.500,00 €
Reddito imponibile netto17.900,00 €
Aliquota applicata15%
Imposta sostitutiva2.685,00 €
Acconti per l’anno successivo (100%)2.685,00 €
TOTALE F24 (saldo + acconti)5.370,00 €

Il calcolo non include i contributi INPS dell’anno in corso che si aggiungono al totale F24.

Prenota una consulenza con il CAF di Udine

Come usare il simulatore: modifica uno qualsiasi dei campi per vedere aggiornarsi in tempo reale il risultato. Prova ad esempio a confrontare lo scenario con/senza aliquota startup spuntando la casella “Primi 5 anni”: vedrai immediatamente quanto vale il regime agevolato (-66% di imposta).

Scenari pre-calcolati per professionisti (coefficiente 78%)

Per i professionisti (consulenti, freelance, sanitari, architetti, ingegneri, avvocati, ecc.) che applicano il coefficiente 78%, ecco quattro scenari tipo che ti danno un’idea immediata del carico fiscale per fasce di compensi.

Compensi annuiReddito imponibile (78%)AliquotaImposta sostitutivaPressione effettiva
20.000 €15.600 €5% (startup)780 €3,9%
35.000 €27.300 €15%4.095 €11,7%
50.000 €39.000 €15%5.850 €11,7%
75.000 €58.500 €15%8.775 €11,7%

Lettura della tabella: gli scenari mostrano l’imposta sostitutiva al lordo dei contributi previdenziali deducibili. Nella realtà, sottraendo dal reddito imponibile i contributi versati (di solito tra il 24% e il 26% del reddito), l’imposta scende ulteriormente. Esempio pratico: con compensi 50.000 euro e contributi 7.000 euro, l’imposta sostitutiva passa da 5.850 a (39.000 – 7.000) × 15% = 4.800 euro.

Confronto startup 5% vs ordinario 15%

Per chi è nei primi 5 anni di attività e rispetta i requisiti dell’aliquota agevolata, il risparmio è notevole. Esempio per un professionista con 35.000 euro di compensi:

  • Aliquota 5% startup: 27.300 × 5% = 1.365 euro di imposta
  • Aliquota 15% ordinaria: 27.300 × 15% = 4.095 euro di imposta
  • Risparmio: 2.730 euro all’anno (= 66,7% in meno)

Come si calcolano gli acconti del forfettario

Il calcolo degli acconti è uno degli aspetti che genera più dubbi tra i forfettari, perché richiede di “anticipare” allo Stato un’imposta su un reddito non ancora maturato. Vediamo le due metodologie ammesse e quale conviene.

Metodo storico

Si calcolano gli acconti dell’anno N sul 100% dell’imposta sostitutiva pagata nell’anno N-1. È il metodo automatico, quello che ti propone il commercialista o il software gestionale “in default”.

  • Se imposta 2025 = 4.000 euro → acconti 2026 = 4.000 euro totali
  • Primo acconto (40%): 1.600 euro entro 30 giugno 2026
  • Secondo acconto (60%): 2.400 euro entro 30 novembre 2026

Eccezione: se l’imposta dell’anno precedente è inferiore a 257,52 euro, l’acconto si versa in un’unica soluzione a novembre. Se inferiore a 51,65 euro, non si versa alcun acconto.

Metodo previsionale

Si calcolano gli acconti su una stima del reddito che si presume di realizzare nell’anno in corso. È utile quando sai già che il 2026 sarà nettamente peggiore (o migliore) del 2025.

Attenzione: con il metodo previsionale, se a fine anno l’imposta effettiva supera quella stimata e gli acconti versati sono insufficienti, scattano sanzioni e interessi per insufficiente versamento (sanzione 30% ridotta con ravvedimento operoso). Quindi il previsionale conviene solo se sei certo che il reddito 2026 sarà più basso del 2025.

Esempio pratico di calcolo acconti

Maria, consulente psicologa (coefficiente 78%, aliquota 15%) ha avuto nel 2025:

  • Compensi: 38.000 euro
  • Reddito imponibile lordo: 38.000 × 78% = 29.640 euro
  • Contributi ENPAP versati: 6.500 euro
  • Reddito netto: 23.140 euro
  • Imposta 2025: 23.140 × 15% = 3.471 euro

Nel 2026 Maria dovrà versare:

  • 30 giugno 2026: saldo 2025 (3.471 €) + primo acconto 2026 (40% di 3.471 = 1.388,40 €) = 4.859,40 euro
  • 30 novembre 2026: secondo acconto 2026 (60% di 3.471 = 2.082,60 euro) = 2.082,60 euro

Totale tasse 2026: 6.942 euro (escluso INPS e contributi cassa). Un Excel ben fatto deve mostrarti questa “doppia stretta” di giugno (saldo + acconto) per evitare sorprese a metà anno.

Errori comuni nei calcoli fai-da-te con Excel

Se costruisci da solo il tuo Excel calcolo tasse forfettario, evita questi 7 errori frequenti che possono portare a versamenti errati e sanzioni dell’Agenzia delle Entrate.

1. Confondere fatturato e compensi incassati

Nel forfettario vale il principio di cassa: tassi solo i compensi effettivamente incassati nell’anno, non quelli fatturati ma non ancora pagati dal cliente. Una fattura emessa a dicembre 2025 e incassata a gennaio 2026 è reddito 2026, non 2025.

2. Includere il bollo in fattura come compenso

I 2 euro di marca da bollo addebitati in fattura sopra i 77,47 euro non sono compenso: sono un rimborso spese che non concorre al reddito. Vanno scorporati dai compensi imponibili.

3. Dimenticare i contributi pagati nell’anno

I contributi previdenziali deducibili sono quelli versati nell’anno, non quelli di competenza. Se nel 2026 paghi anche il saldo INPS 2025, quel versamento è deducibile dal reddito 2026. Molti dimenticano questa “extra deduzione” e pagano più imposta del dovuto.

4. Applicare l’aliquota startup senza requisiti

L’aliquota 5% si applica solo se rispetti tutti e tre i requisiti: nessuna attività professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti, attività non in continuazione di precedente lavoro dipendente (salvo eccezioni), compensi sotto le soglie ATECO. Sbagliare l’aliquota porta a sanzioni dal 90% al 180% sull’imposta evasa.

5. Sbagliare il coefficiente per attività miste

Se hai più codici ATECO con coefficienti diversi (es. consulenza 78% + commercio online 40%), devi calcolare il reddito separatamente per ogni attività. Applicare un unico coefficiente medio è un errore comune che falsa il calcolo.

6. Calcolare l’INPS sul reddito netto

I contributi INPS dei forfettari (Gestione Separata, Artigiani, Commercianti) si calcolano sul reddito imponibile forfettario (compensi × coefficiente), al lordo dei contributi stessi. Calcolarli sul netto è un errore che porta a versamenti insufficienti.

7. Ignorare la riduzione contributiva 35%

Gli artigiani e commercianti forfettari possono richiedere la riduzione del 35% sui contributi INPS. Va espressamente domandata entro il 28 febbraio dell’anno di applicazione. Un Excel ben fatto deve avere un’opzione “applica riduzione 35%” da spuntare.

Limiti dell’Excel: quando serve il commercialista

Un foglio Excel di calcolo tasse forfettario è uno strumento eccellente per la pianificazione di base e la simulazione, ma non sostituisce la consulenza fiscale professionale in alcuni scenari critici.

Casi in cui l’Excel non basta

  • Cause ostative: superamento soglia 30.000 euro di redditi da lavoro dipendente, partecipazioni in società, controllo di SRL con attività riconducibile
  • Soglia 100.000 euro: uscita immediata dal regime con conseguenze IVA da gestire correttamente
  • Operazioni con l’estero: clienti UE, reverse charge, esportazioni, prestazioni servizi B2B intracomunitarie
  • Acquisti intracomunitari: superamento soglia 10.000 euro che obbliga a iscriversi al VIES e applicare l’IVA
  • Passaggio dal regime ordinario al forfettario (o viceversa) con rettifiche IVA da gestire
  • Attività professionali con cassa privata: Cassa Forense, INARCASSA, ENPAM, ENPAP hanno regole specifiche di contribuzione minima e massima
  • Errori dell’anno precedente da correggere: ravvedimento operoso, dichiarazione integrativa

Attenzione alle simulazioni semplificate: gli Excel scaricati da blog generalisti spesso non aggiornano i parametri (coefficienti, soglie, aliquote contributive) e non considerano le specificità del tuo settore. Un errore di calcolo del 5% su 50.000 euro di compensi significa 375 euro di tasse sbagliate.

Quando affidarsi a un CAF

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio dedicato alle partite IVA forfettarie con:

  • Verifica annuale della permanenza nel regime e cause ostative
  • Calcolo preciso di imposta sostitutiva, INPS e acconti
  • Compilazione e invio modello Redditi PF (quadro LM)
  • Pianificazione fiscale personalizzata in base al tuo codice ATECO
  • Predisposizione F24 con codici tributo corretti (1790 per saldo, 1791 e 1792 per acconti)
  • Supporto in caso di richieste documentali dall’Agenzia delle Entrate

Scarica il file Excel calcolo tasse forfettario gratuito

Hai utilizzato il simulatore qui sopra e vuoi avere il file Excel completo offline per le tue simulazioni personalizzate? Il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione gratuitamente, su richiesta via email, un file Excel pronto all’uso con:

  • Calcolo automatico imposta sostitutiva (5% e 15%)
  • Tabella interattiva con tutti i coefficienti redditività ATECO
  • Calcolo acconti con metodo storico e previsionale a confronto
  • Stima contributi INPS Gestione Separata / Artigiani / Commercianti
  • Pianificazione mensile flussi di cassa per accantonamento tasse
  • Confronto multi-scenario startup 5% vs ordinario 15%

Richiedi gratis l’Excel calcolo tasse forfettario 2026

Invia una email con oggetto “Richiesta Excel forfettario” all’indirizzo:

info@centrofiscale.com

Riceverai il file entro 24 ore lavorative direttamente sulla tua casella di posta. Nessun costo, nessuna registrazione.

Specifica nel testo della mail il tuo codice ATECO principale (o il settore di attività): ti invieremo la versione dell’Excel pre-impostata con il coefficiente redditività corretto per il tuo caso.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?

Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Per le fatture elettroniche ti consigliamo fatturazioneitalia.it: da 49 € l’anno IVA inclusa con prezzo bloccato 3 anni, Sistema Tessera Sanitaria nel piano Pro e 30 giorni di prova gratuita senza carta.

📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Prova gratis 30 giorni

FAQ: domande frequenti su Excel calcolo tasse forfettario

Posso usare l’Excel anche se ho aperto la partita IVA da meno di un anno?

Sì, ma con un’avvertenza: nel primo anno di attività non avrai un’imposta dell’anno precedente da utilizzare per gli acconti, quindi gli acconti per l’anno successivo si calcoleranno sull’imposta del primo anno completo. Inoltre, se rispetti i requisiti startup, applica l’aliquota agevolata 5% per i primi 5 periodi d’imposta.

L’Excel calcola anche i contributi INPS Gestione Separata?

Il file Excel completo che scarichi dal CAF include anche il calcolo dei contributi Gestione Separata INPS al 26,07% (per il 2026, aliquota da confermare con tabelle ufficiali) sul reddito forfettario, con possibilità di rateizzazione e applicazione del massimale annuo (circa 119.650 euro). Il simulatore online qui sopra si limita all’imposta sostitutiva.

Come faccio se ho compensi sopra 85.000 euro a metà anno?

Se superi 85.000 euro durante l’anno ma rimani sotto 100.000, esci dal regime forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro, esci immediatamente dal regime e devi applicare l’IVA su tutte le operazioni dal momento dello sforamento. In entrambi i casi, l’Excel di calcolo va sostituito con un foglio per il regime ordinario semplificato (calcolo IRPEF + addizionali).

Il simulatore considera la flat tax incrementale?

No, il simulatore di questa pagina è dedicato al regime forfettario standard. La flat tax incrementale (introdotta nel 2023, prorogata e modificata negli anni successivi) si applica solo a chi è in regime ordinario, non ai forfettari. Per simulare entrambi i regimi a confronto, rivolgiti al CAF.

Quanto risparmio passando dal regime ordinario al forfettario?

Dipende dai tuoi compensi e dalle tue spese reali. Indicativamente, un professionista con 40.000 euro di compensi e poche spese reali (under 5.000 euro) risparmia tra 3.000 e 5.000 euro all’anno con il forfettario rispetto all’ordinario. Se invece hai spese reali alte (ad esempio 15.000 euro), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente. L’Excel completo permette il confronto diretto.

Perché l’imposta calcolata nel mio Excel è diversa da quella del commercialista?

I motivi più frequenti: hai dimenticato di sottrarre i contributi previdenziali pagati nell’anno, hai applicato un coefficiente sbagliato, hai tassato compensi non incassati (errore principio di cassa), oppure hai applicato erroneamente l’aliquota startup. Confronta i passaggi nel tuo Excel con i 6 step indicati in questa guida.

I codici tributo da usare in F24 per pagare le tasse forfettario?

I codici tributo principali per il regime forfettario sono:

  • 1790: imposta sostitutiva forfettario – Saldo
  • 1791: imposta sostitutiva forfettario – Acconto prima rata
  • 1792: imposta sostitutiva forfettario – Acconto seconda rata

L’Excel completo del CAF integra questi codici nei modelli F24 pre-compilati per facilitarti la vita al momento dei versamenti.

In sintesi: pianifica le tasse forfettario senza sorprese

Un buon Excel calcolo tasse forfettario 2026 deve seguire i 6 step fiscali (compensi → reddito imponibile lordo → contributi → reddito netto → imposta → acconti), applicare il coefficiente redditività corretto per il tuo codice ATECO, considerare la doppia stretta di giugno con saldo + primo acconto, ed evitare i 7 errori di calcolo più frequenti. Il simulatore interattivo di questa pagina ti dà una stima immediata; il file Excel scaricabile gratuitamente via email è lo strumento operativo per la pianificazione mensile.

Vuoi pianificare le tue tasse forfettario senza errori?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale specializzata per partite IVA in regime forfettario. Calcolo imposte, acconti, F24 e pianificazione contributiva personalizzata.

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp: 366 6018121
Email: info@centrofiscale.com

Prenota un appuntamento

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Maggio 15, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-15 14:00:002026-09-27 00:05:16Excel Calcolo Tasse Forfettario 2026: Tool Gratuito Scaricabile per Simulazione Imposte
Pagina 1 di 212

Ultime notizie

  • Dichiarazione dei redditi 730
    730 scaduto il 30 settembre: come recuperare bonus e rimborsoOttobre 5, 2026 - 10:30 amin: NOTIZIE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Anticipazione TFM amministratori: regole civilistiche e trattamento fiscaleOttobre 4, 2026 - 11:00 amin: NOTIZIE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Ecobonus 2027: il Governo valuta una detrazione al 65% per l’efficienza energeticaOttobre 4, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • Dichiarazione dei redditi 730
    730 scaduto il 30 settembre: come recuperare bonus e rimborsoOttobre 5, 2026 - 10:30 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Anticipazione TFM amministratori: regole civilistiche e trattamento fiscaleOttobre 4, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Ecobonus 2027: il Governo valuta una detrazione al 65% per l’efficienza energeticaOttobre 4, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    CPB 2026-2027: adesione o rinnovo entro il 2 novembre, regole e vantaggiOttobre 4, 2026 - 7:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Bonus edilizi dopo il decesso: a quale erede passa la detrazioneOttobre 3, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Sanzione disciplinare ingiusta al lavoro: come contestarlaOttobre 3, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Bonus malus auto: conta la colpa o l’importo del danno causato?Ottobre 3, 2026 - 7:00 am
  • fatturazione elettronica CAF Udine
    Autofattura TD17 forfettario: guida 2026 a TD18 e TD19 per acquisti da Google, Meta, Amazon ed esteroOttobre 2, 2026 - 3:00 pm
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • Dichiarazione dei redditi 730
    730 scaduto il 30 settembre: come recuperare bonus e rimborsoOttobre 5, 2026 - 10:30 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Anticipazione TFM amministratori: regole civilistiche e trattamento fiscaleOttobre 4, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Ecobonus 2027: il Governo valuta una detrazione al 65% per l’efficienza energeticaOttobre 4, 2026 - 9:00 am
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto