PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOFatture di Dicembre Incassate a Gennaio in Regime Forfettario: Guida 2026Indice dei contenutiFatture di dicembre incassate a gennaio: cosa dice il principio di cassaSoglia 85.000 euro: come gli incassi a cavallo d’anno spostano il conteggioStrategie di fine anno per chi è vicino al limiteChecklist di dicembre per la partita IVA forfettariaFattura elettronica e incasso: due date che non coincidonoSuperi la soglia per un incasso arrivato in ritardo: cosa succedeApprofondimenti correlati sul regime forfettarioDomande frequenti sulle fatture di dicembre incassate a gennaioLe fatture di dicembre incassate a gennaio sono uno dei nodi più delicati per chi lavora in regime forfettario. Il motivo è semplice: nel regime forfettario il reddito si determina con il principio di cassa, cioè conta il momento in cui il denaro entra davvero nelle tue tasche, non la data in cui hai emesso il documento. Una fattura inviata il 28 dicembre 2026 ma pagata dal cliente il 12 gennaio 2027 non fa reddito nel 2026: appartiene interamente al 2027.Sembra un dettaglio tecnico, ma ha conseguenze molto concrete. Sposta l’imposta sostitutiva da pagare, sposta i contributi e, soprattutto, sposta il conteggio della soglia di 85.000 euro che determina la permanenza nel regime agevolato. Chi a fine anno si trova vicino al limite deve sapere esattamente quali incassi finiranno nel vecchio anno e quali nel nuovo.In questa guida vediamo, con un taglio operativo, come gestire le fatture di dicembre incassate a gennaio nel regime forfettario: come funziona il principio di cassa, come monitorare gli incassi rispetto alla soglia degli 85.000 euro, quale checklist seguire a dicembre e cosa accade se un pagamento in ritardo ti fa sforare il limite.Fatture di dicembre incassate a gennaio: cosa dice il principio di cassaNel regime forfettario il reddito imponibile non si calcola sulla differenza tra ricavi e costi effettivi, ma applicando ai ricavi e compensi percepiti un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO dell’attività. Il coefficiente di redditività è una percentuale forfettaria che rappresenta, in modo convenzionale, la quota di incassi considerata guadagno: per le attività professionali, ad esempio, è pari al 78%, mentre per il commercio al dettaglio scende al 40%. Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che ne hanno i requisiti.La parola chiave è percepiti. Qui entra in gioco il principio di cassa, previsto dall’art. 1 comma 64 della Legge 190/2014: un compenso rileva fiscalmente nell’anno in cui viene incassato. Il principio di competenza — quello che invece lega il ricavo al momento in cui la prestazione è stata eseguita — nel forfettario non si applica alla determinazione del reddito. Per questo le fatture di dicembre incassate a gennaio slittano di fatto all’anno successivo.Facciamo un esempio. Immagina che Marco, consulente informatico in regime forfettario, chiuda un progetto il 15 dicembre 2026 e invii subito la fattura da 6.000 euro. Il cliente, che paga a 60 giorni, esegue il bonifico il 14 febbraio 2027. Quei 6.000 euro non entrano nel reddito 2026 di Marco: concorrono al reddito del 2027 e al conteggio della soglia del 2027. Marco emette il documento nel 2026 ma, dal punto di vista fiscale, quel compenso “vive” nell’anno dopo.Qual è la data che fa fede per l’incassoIndividuare con precisione il giorno dell’incasso è fondamentale proprio nei passaggi a cavallo d’anno, quando bastano pochi giorni per cambiare periodo d’imposta. In linea generale valgono questi criteri:Bonifico bancario: rileva la data in cui la somma diventa effettivamente disponibile sul tuo conto, non quella in cui il cliente ha disposto l’ordine.Assegno: rileva il momento in cui il titolo ti viene consegnato, anche se lo versi in banca nei giorni successivi.Contanti: rileva il giorno della consegna materiale del denaro, nei limiti di legge sull’uso del contante.Pagamenti elettronici e POS: occorre verificare il momento in cui la somma entra nella tua disponibilità, perché l’accredito può avvenire a distanza di giorni.Nei casi dubbi — bonifico disposto il 30 dicembre e accreditato il 2 gennaio, assegno ricevuto a fine anno e versato dopo — conviene far valutare la situazione a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente partite IVA forfettarie e ricostruisce con te l’esatta collocazione temporale di ogni incasso. Se vuoi approfondire la meccanica fiscale di base della prestazione eseguita a dicembre e pagata a gennaio, trovi tutti i dettagli nella guida dedicata alla prestazione a dicembre incassata a gennaio in forfettario.Soglia 85.000 euro: come gli incassi a cavallo d’anno spostano il conteggioIl regime forfettario resta applicabile finché i ricavi e compensi percepiti nell’anno non superano gli 85.000 euro. Anche questo limite si misura per cassa: non conta quanto hai fatturato, ma quanto hai effettivamente incassato dal 1° gennaio al 31 dicembre. Ecco perché le fatture di dicembre incassate a gennaio nel regime forfettario hanno un impatto diretto sul rischio di superamento della soglia.Le conseguenze dello sforamento sono graduate su due livelli, entrambi previsti dalla normativa sul regime agevolato:Incassi tra 85.001 e 100.000 euro: resti nel forfettario fino al 31 dicembre di quell’anno e passi al regime ordinario a partire dall’anno successivo.Incassi oltre 100.000 euro: l’uscita è immediata, già nell’anno in corso, con obbligo di applicare l’IVA a partire dall’operazione che ha fatto superare il limite.C’è poi un dettaglio che sfugge a molti: in caso di inizio attività in corso d’anno la soglia degli 85.000 euro va ragguagliata ai giorni di effettiva apertura della partita IVA. Chi ha aperto a settembre, quindi, ha un tetto proporzionalmente più basso e deve prestare ancora più attenzione agli incassi concentrati negli ultimi mesi.Torniamo a un caso concreto. Supponiamo che Giulia, grafica freelance, abbia incassato 81.500 euro entro il 20 dicembre 2026 e abbia altre tre fatture aperte per complessivi 7.000 euro. Se i clienti pagano tutti entro il 31 dicembre, Giulia chiude a 88.500 euro: supera gli 85.000, resta forfettaria per il 2026 ma dal 2027 passa al regime ordinario. Se invece due di quei bonifici arrivano a gennaio, l’anno si chiude sotto soglia e il forfettario prosegue senza interruzioni. La differenza, in termini di adempimenti e costi di gestione, è enorme.Strategie di fine anno per chi è vicino al limiteQuando gli incassi progressivi si avvicinano agli 85.000 euro, la gestione delle fatture di dicembre diventa una scelta strategica e non più solo amministrativa. Attenzione però a un punto fermo: non si tratta di “nascondere” ricavi o di ritardare artificiosamente documenti già dovuti, perché la fattura va comunque emessa nei termini di legge. Si tratta, più correttamente, di pianificare i tempi di pagamento in modo trasparente, concordandoli con i clienti.Monitorare gli incassi in tempo realeLa prima regola è non arrivare a dicembre senza un quadro aggiornato. Il forfettario non tiene le scritture contabili ordinarie, ma questo non significa che possa navigare a vista: un semplice registro degli incassi, anche in forma di foglio di calcolo, con data di incasso, cliente, importo e totale progressivo, è lo strumento minimo per sapere in ogni momento quanto manca alla soglia. Chi aggiorna il progressivo ogni mese si accorge per tempo se il rischio di superamento è concreto.Sollecitare o rinviare l’incasso: quando convieneIndividuata la posizione rispetto al limite, le direzioni possibili sono due e dipendono dalle prospettive dell’anno successivo. Ecco gli scenari tipici che valutiamo insieme ai nostri clienti forfettari:Anno in corso ben sotto soglia, anno nuovo con volumi attesi molto alti: può avere senso sollecitare gli incassi entro dicembre, così da “alleggerire” il nuovo anno e ridurre il rischio di sforare nel periodo successivo.Anno in corso vicinissimo agli 85.000 euro: concordare con il cliente un pagamento a gennaio, nel rispetto dei termini contrattuali, evita il superamento e la conseguente uscita dal regime agevolato dall’anno dopo.Incasso molto rilevante di fine anno: si può valutare con il cliente una dilazione in più tranche a cavallo dei due anni, una soluzione spesso gradita anche a chi paga.In tutti i casi la comunicazione con il cliente va gestita per iscritto e con anticipo, meglio se già in fase di accordo commerciale o di conferma d’ordine. È utile ricordare che la scelta non incide solo sul limite: sposta l’imposta sostitutiva e la base di calcolo dei contributi previdenziali all’anno successivo, con effetti importanti sulla liquidità. Per una valutazione su misura, prenota un appuntamento con i nostri consulenti prima della chiusura dell’anno.Checklist di dicembre per la partita IVA forfettariaDicembre è il mese in cui il regime forfettario richiede più attenzione. Una verifica ordinata delle posizioni aperte evita sorprese a primavera, quando si tirano le somme per la dichiarazione dei redditi. Ecco i controlli che consigliamo di completare entro le ultime settimane dell’anno:Calcola il totale incassato dal 1° gennaio alla data odierna e confrontalo con la soglia degli 85.000 euro.Elenca le fatture emesse e non ancora incassate, indicando scadenza prevista e probabilità di pagamento entro il 31 dicembre.Verifica le prestazioni già eseguite e non ancora fatturate: la fattura va emessa nei termini, anche se il pagamento arriverà dopo.Contatta i clienti con pagamenti in ritardo e definisci una data certa, valutando l’impatto sulla soglia.Controlla le marche da bollo sulle fatture con imponibile superiore a 77,47 euro, per evitare regolarizzazioni successive.Metti da parte la liquidità per imposta sostitutiva e contributi, calcolati sugli incassi effettivi dell’anno.Verifica le cause ostative, come il limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o assimilato: il dato che stai maturando quest’anno è quello che verrà controllato, come reddito dell’anno precedente, per la permanenza nel regime dal 1° gennaio successivo.L’ultimo punto merita una precisazione, perché negli anni è cambiato più volte: per il 2025 e il 2026 il limite di redditi da lavoro dipendente o da pensione che preclude l’accesso al forfettario è pari a 35.000 euro lordi annui, non più 30.000. La verifica si fa sui redditi percepiti nell’anno precedente (art. 1 c. 57 lett. d-ter della Legge 190/2014): se nel 2026 superi i 35.000 euro da dipendente, la causa ostativa scatta dal 2027, non retroattivamente. Chi affianca la partita IVA a un impiego dipendente deve tenerne conto nella verifica di fine anno.Fattura elettronica e incasso: due date che non coincidonoCon l’obbligo generalizzato di fattura elettronica anche per i forfettari si è diffusa una confusione comprensibile: molti pensano che faccia fede la data di invio al Sistema di Interscambio (lo SdI, la “centralina” dell’Agenzia delle Entrate che riceve e recapita le fatture elettroniche). In realtà le date rilevanti sono due e rispondono a logiche diverse.Data di emissione e trasmissione allo SdI: riguarda l’adempimento documentale. La fattura immediata va trasmessa entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione; quella differita entro il 15 del mese successivo.Data di incasso: è il momento che determina in quale anno il compenso concorre al reddito e al conteggio della soglia 85.000 euro.Detto in modo semplice: una fattura del 30 dicembre trasmessa regolarmente allo SdI resta una fattura del 2026 sul piano documentale, ma se viene pagata a gennaio produce reddito nel 2027. Nella tua gestione semplificata devi quindi tracciare entrambe le informazioni, affiancando allo storico dei documenti emessi quello degli incassi effettivi.Per farlo senza impazzire è utile appoggiarsi a un gestionale che registri lo stato di pagamento di ogni documento: soluzioni come fatturazioneitalia.it, pensate anche per le partite IVA in regime agevolato, permettono di vedere a colpo d’occhio quali fatture risultano incassate e quali restano in sospeso, semplificando il monitoraggio della soglia. Un discorso a parte riguarda l’IVA, che il forfettario non applica ma che torna centrale in caso di uscita dal regime: il tema è trattato nella guida sull’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026.Superi la soglia per un incasso arrivato in ritardo: cosa succedeCapita spesso: un cliente paga con mesi di ritardo una fattura vecchia e quell’incasso inatteso, sommato agli altri, fa scavallare il tetto. È importante sapere che non esistono correttivi retroattivi: se il denaro è entrato in quell’anno, in quell’anno conta, anche se la prestazione risale a molto tempo prima. Ecco perché il monitoraggio va fatto sugli incassi e non sul fatturato emesso.Se il totale percepito si ferma tra 85.001 e 100.000 euro, l’anno in corso si chiude comunque in forfettario: applichi l’imposta sostitutiva su tutto il reddito determinato con il coefficiente, senza conguagli. Dal 1° gennaio successivo, però, entri nel regime ordinario: IVA su tutte le fatture, registri contabili, liquidazioni periodiche, IRPEF a scaglioni e addizionali regionali e comunali. Un cambiamento importante, che va preparato per tempo e non improvvisato a gennaio.Se invece l’incasso in ritardo porta il totale oltre 100.000 euro, l’uscita è immediata e riguarda già l’anno in corso, con obbligo di IVA dall’operazione che ha determinato il superamento. In questa ipotesi la tempestività è tutto: intervenire subito consente di gestire correttamente le fatture successive ed evitare sanzioni. Per il quadro completo delle conseguenze puoi leggere gli approfondimenti sul superamento della soglia di 85.000 euro nel forfettario 2026 e sulla procedura per passare da forfettario a ordinario nel 2026.Approfondimenti correlati sul regime forfettarioIl tema degli incassi a cavallo d’anno si intreccia con altri aspetti della vita della partita IVA forfettaria. Abbiamo raccolto qui le guide che completano il quadro:Prestazione a dicembre incassata a gennaio in forfettario: come si tassa — la meccanica fiscale di base, utile soprattutto nel passaggio dal regime ordinario al forfettario.Esigibilità IVA nel regime forfettario 2026 — quando e come l’IVA torna rilevante per chi lascia il regime agevolato.Superamento della soglia di 85.000 euro nel forfettario 2026 — tutte le conseguenze dello sforamento, livello per livello.Passare da forfettario a ordinario 2026 — adempimenti, tempistiche e gestione del cambio di regime.Domande frequenti sulle fatture di dicembre incassate a gennaioLe fatture di dicembre incassate a gennaio in regime forfettario si dichiarano nell’anno di emissione?No. Nel regime forfettario vale il principio di cassa: il compenso concorre al reddito dell’anno in cui viene effettivamente incassato. Una fattura emessa a dicembre 2026 e pagata a gennaio 2027 si dichiara nel modello relativo al 2027, non in quello del 2026.Le fatture emesse e non incassate contano per la soglia degli 85.000 euro?No. Il limite di 85.000 euro si misura sui ricavi e compensi percepiti nell’anno solare. Le fatture emesse ma ancora da incassare al 31 dicembre non entrano nel conteggio di quell’anno: entreranno in quello dell’anno in cui arriverà il pagamento.Posso chiedere al cliente di pagare a gennaio per non superare la soglia?Sì, purché si tratti di un accordo trasparente sui termini di pagamento e la fattura venga comunque emessa nei termini di legge. Non è invece consentito ritardare l’emissione del documento o occultare incassi già avvenuti. Prima di muoverti, fai valutare la situazione ai nostri consulenti: la scelta migliore dipende anche dai volumi attesi per l’anno successivo.Per un bonifico disposto il 31 dicembre e accreditato il 2 gennaio, quale anno vale?Per chi riceve il pagamento rileva il momento in cui la somma entra nella propria disponibilità, quindi tipicamente l’accredito del 2 gennaio. Sono situazioni delicate proprio perché a cavallo d’anno: conserva sempre la contabile bancaria e fai verificare la data al CAF Centro Fiscale, che ricostruisce il corretto periodo d’imposta.Cosa succede se un incasso arrivato in ritardo mi fa superare gli 85.000 euro?Se resti entro i 100.000 euro, chiudi l’anno in forfettario e passi al regime ordinario dal 1° gennaio successivo. Se invece superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata nello stesso anno, con obbligo di applicare l’IVA a partire dall’operazione che ha causato lo sforamento.Devo tenere un registro degli incassi anche se sono forfettario?Il regime forfettario è esonerato dalle scritture contabili ordinarie, ma un prospetto degli incassi aggiornato è di fatto indispensabile per monitorare la soglia e determinare correttamente il reddito. Bastano data di incasso, cliente, importo e totale progressivo: i nostri operatori ti aiutano a impostarlo nel modo giusto.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Gestisci la tua partita IVA forfettaria senza rischiare sorpreseLe fatture di dicembre incassate a gennaio nel regime forfettario possono cambiare l’esito di un intero anno fiscale: basta un incasso anticipato o ritardato per superare la soglia degli 85.000 euro e ritrovarsi nel regime ordinario. Con un monitoraggio costante degli incassi e una pianificazione di fine anno, invece, tutto diventa gestibile.Il CAF Centro Fiscale di Udine segue la gestione completa delle partite IVA forfettarie: verifica degli incassi, controllo della soglia, fatturazione elettronica, dichiarazione dei redditi e adempimenti previdenziali. Ti prepariamo un preventivo personalizzato sulla base della tua attività, senza sorprese.Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario e per la chiusura dell’anno? Siamo a tua disposizione sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento.Settembre 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-19 13:50:392026-09-19 13:06:34Fatture di Dicembre Incassate a Gennaio in Regime Forfettario: Guida 2026