PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOFatture di Dicembre Incassate a Gennaio in Regime Forfettario: Guida 2026Indice dei contenutiFatture di dicembre incassate a gennaio: cosa dice il principio di cassaSoglia 85.000 euro: come gli incassi a cavallo d’anno spostano il conteggioStrategie di fine anno per chi è vicino al limiteChecklist di dicembre per la partita IVA forfettariaFattura elettronica e incasso: due date che non coincidonoSuperi la soglia per un incasso arrivato in ritardo: cosa succedeApprofondimenti correlati sul regime forfettarioDomande frequenti sulle fatture di dicembre incassate a gennaioLe fatture di dicembre incassate a gennaio sono uno dei nodi più delicati per chi lavora in regime forfettario. Il motivo è semplice: nel regime forfettario il reddito si determina con il principio di cassa, cioè conta il momento in cui il denaro entra davvero nelle tue tasche, non la data in cui hai emesso il documento. Una fattura inviata il 28 dicembre 2026 ma pagata dal cliente il 12 gennaio 2027 non fa reddito nel 2026: appartiene interamente al 2027.Sembra un dettaglio tecnico, ma ha conseguenze molto concrete. Sposta l’imposta sostitutiva da pagare, sposta i contributi e, soprattutto, sposta il conteggio della soglia di 85.000 euro che determina la permanenza nel regime agevolato. Chi a fine anno si trova vicino al limite deve sapere esattamente quali incassi finiranno nel vecchio anno e quali nel nuovo.In questa guida vediamo, con un taglio operativo, come gestire le fatture di dicembre incassate a gennaio nel regime forfettario: come funziona il principio di cassa, come monitorare gli incassi rispetto alla soglia degli 85.000 euro, quale checklist seguire a dicembre e cosa accade se un pagamento in ritardo ti fa sforare il limite.Fatture di dicembre incassate a gennaio: cosa dice il principio di cassaNel regime forfettario il reddito imponibile non si calcola sulla differenza tra ricavi e costi effettivi, ma applicando ai ricavi e compensi percepiti un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO dell’attività. Il coefficiente di redditività è una percentuale forfettaria che rappresenta, in modo convenzionale, la quota di incassi considerata guadagno: per le attività professionali, ad esempio, è pari al 78%, mentre per il commercio al dettaglio scende al 40%. Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che ne hanno i requisiti.La parola chiave è percepiti. Qui entra in gioco il principio di cassa, previsto dall’art. 1 comma 64 della Legge 190/2014: un compenso rileva fiscalmente nell’anno in cui viene incassato. Il principio di competenza — quello che invece lega il ricavo al momento in cui la prestazione è stata eseguita — nel forfettario non si applica alla determinazione del reddito. Per questo le fatture di dicembre incassate a gennaio slittano di fatto all’anno successivo.Facciamo un esempio. Immagina che Marco, consulente informatico in regime forfettario, chiuda un progetto il 15 dicembre 2026 e invii subito la fattura da 6.000 euro. Il cliente, che paga a 60 giorni, esegue il bonifico il 14 febbraio 2027. Quei 6.000 euro non entrano nel reddito 2026 di Marco: concorrono al reddito del 2027 e al conteggio della soglia del 2027. Marco emette il documento nel 2026 ma, dal punto di vista fiscale, quel compenso “vive” nell’anno dopo. Qual è la data che fa fede per l’incassoIndividuare con precisione il giorno dell’incasso è fondamentale proprio nei passaggi a cavallo d’anno, quando bastano pochi giorni per cambiare periodo d’imposta. In linea generale valgono questi criteri:Bonifico bancario: rileva la data in cui la somma diventa effettivamente disponibile sul tuo conto, non quella in cui il cliente ha disposto l’ordine.Assegno: rileva il momento in cui il titolo ti viene consegnato, anche se lo versi in banca nei giorni successivi.Contanti: rileva il giorno della consegna materiale del denaro, nei limiti di legge sull’uso del contante.Pagamenti elettronici e POS: occorre verificare il momento in cui la somma entra nella tua disponibilità, perché l’accredito può avvenire a distanza di giorni.Nei casi dubbi — bonifico disposto il 30 dicembre e accreditato il 2 gennaio, assegno ricevuto a fine anno e versato dopo — conviene far valutare la situazione a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente partite IVA forfettarie e ricostruisce con te l’esatta collocazione temporale di ogni incasso. Se vuoi approfondire la meccanica fiscale di base della prestazione eseguita a dicembre e pagata a gennaio, trovi tutti i dettagli nella guida dedicata alla prestazione a dicembre incassata a gennaio in forfettario.Soglia 85.000 euro: come gli incassi a cavallo d’anno spostano il conteggioIl regime forfettario resta applicabile finché i ricavi e compensi percepiti nell’anno non superano gli 85.000 euro. Anche questo limite si misura per cassa: non conta quanto hai fatturato, ma quanto hai effettivamente incassato dal 1° gennaio al 31 dicembre. Ecco perché le fatture di dicembre incassate a gennaio nel regime forfettario hanno un impatto diretto sul rischio di superamento della soglia.Le conseguenze dello sforamento sono graduate su due livelli, entrambi previsti dalla normativa sul regime agevolato:Incassi tra 85.001 e 100.000 euro: resti nel forfettario fino al 31 dicembre di quell’anno e passi al regime ordinario a partire dall’anno successivo.Incassi oltre 100.000 euro: l’uscita è immediata, già nell’anno in corso, con obbligo di applicare l’IVA a partire dall’operazione che ha fatto superare il limite.C’è poi un dettaglio che sfugge a molti: in caso di inizio attività in corso d’anno la soglia degli 85.000 euro va ragguagliata ai giorni di effettiva apertura della partita IVA. Chi ha aperto a settembre, quindi, ha un tetto proporzionalmente più basso e deve prestare ancora più attenzione agli incassi concentrati negli ultimi mesi.Torniamo a un caso concreto. Supponiamo che Giulia, grafica freelance, abbia incassato 81.500 euro entro il 20 dicembre 2026 e abbia altre tre fatture aperte per complessivi 7.000 euro. Se i clienti pagano tutti entro il 31 dicembre, Giulia chiude a 88.500 euro: supera gli 85.000, resta forfettaria per il 2026 ma dal 2027 passa al regime ordinario. Se invece due di quei bonifici arrivano a gennaio, l’anno si chiude sotto soglia e il forfettario prosegue senza interruzioni. La differenza, in termini di adempimenti e costi di gestione, è enorme. Strategie di fine anno per chi è vicino al limiteQuando gli incassi progressivi si avvicinano agli 85.000 euro, la gestione delle fatture di dicembre diventa una scelta strategica e non più solo amministrativa. Attenzione però a un punto fermo: non si tratta di “nascondere” ricavi o di ritardare artificiosamente documenti già dovuti, perché la fattura va comunque emessa nei termini di legge. Si tratta, più correttamente, di pianificare i tempi di pagamento in modo trasparente, concordandoli con i clienti. Monitorare gli incassi in tempo realeLa prima regola è non arrivare a dicembre senza un quadro aggiornato. Il forfettario non tiene le scritture contabili ordinarie, ma questo non significa che possa navigare a vista: un semplice registro degli incassi, anche in forma di foglio di calcolo, con data di incasso, cliente, importo e totale progressivo, è lo strumento minimo per sapere in ogni momento quanto manca alla soglia. Chi aggiorna il progressivo ogni mese si accorge per tempo se il rischio di superamento è concreto.Sollecitare o rinviare l’incasso: quando convieneIndividuata la posizione rispetto al limite, le direzioni possibili sono due e dipendono dalle prospettive dell’anno successivo. Ecco gli scenari tipici che valutiamo insieme ai nostri clienti forfettari:Anno in corso ben sotto soglia, anno nuovo con volumi attesi molto alti: può avere senso sollecitare gli incassi entro dicembre, così da “alleggerire” il nuovo anno e ridurre il rischio di sforare nel periodo successivo.Anno in corso vicinissimo agli 85.000 euro: concordare con il cliente un pagamento a gennaio, nel rispetto dei termini contrattuali, evita il superamento e la conseguente uscita dal regime agevolato dall’anno dopo.Incasso molto rilevante di fine anno: si può valutare con il cliente una dilazione in più tranche a cavallo dei due anni, una soluzione spesso gradita anche a chi paga.In tutti i casi la comunicazione con il cliente va gestita per iscritto e con anticipo, meglio se già in fase di accordo commerciale o di conferma d’ordine. È utile ricordare che la scelta non incide solo sul limite: sposta l’imposta sostitutiva e la base di calcolo dei contributi previdenziali all’anno successivo, con effetti importanti sulla liquidità. Per una valutazione su misura, prenota un appuntamento con i nostri consulenti prima della chiusura dell’anno.Checklist di dicembre per la partita IVA forfettariaDicembre è il mese in cui il regime forfettario richiede più attenzione. Una verifica ordinata delle posizioni aperte evita sorprese a primavera, quando si tirano le somme per la dichiarazione dei redditi. Ecco i controlli che consigliamo di completare entro le ultime settimane dell’anno:Calcola il totale incassato dal 1° gennaio alla data odierna e confrontalo con la soglia degli 85.000 euro.Elenca le fatture emesse e non ancora incassate, indicando scadenza prevista e probabilità di pagamento entro il 31 dicembre.Verifica le prestazioni già eseguite e non ancora fatturate: la fattura va emessa nei termini, anche se il pagamento arriverà dopo.Contatta i clienti con pagamenti in ritardo e definisci una data certa, valutando l’impatto sulla soglia.Controlla le marche da bollo sulle fatture con imponibile superiore a 77,47 euro, per evitare regolarizzazioni successive.Metti da parte la liquidità per imposta sostitutiva e contributi, calcolati sugli incassi effettivi dell’anno.Verifica le cause ostative, come il limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o assimilato: il dato che stai maturando quest’anno è quello che verrà controllato, come reddito dell’anno precedente, per la permanenza nel regime dal 1° gennaio successivo.L’ultimo punto merita una precisazione, perché negli anni è cambiato più volte: per il 2025 e il 2026 il limite di redditi da lavoro dipendente o da pensione che preclude l’accesso al forfettario è pari a 35.000 euro lordi annui, non più 30.000. La verifica si fa sui redditi percepiti nell’anno precedente (art. 1 c. 57 lett. d-ter della Legge 190/2014): se nel 2026 superi i 35.000 euro da dipendente, la causa ostativa scatta dal 2027, non retroattivamente. Chi affianca la partita IVA a un impiego dipendente deve tenerne conto nella verifica di fine anno. Fattura elettronica e incasso: due date che non coincidonoCon l’obbligo generalizzato di fattura elettronica anche per i forfettari si è diffusa una confusione comprensibile: molti pensano che faccia fede la data di invio al Sistema di Interscambio (lo SdI, la “centralina” dell’Agenzia delle Entrate che riceve e recapita le fatture elettroniche). In realtà le date rilevanti sono due e rispondono a logiche diverse.Data di emissione e trasmissione allo SdI: riguarda l’adempimento documentale. La fattura immediata va trasmessa entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione; quella differita entro il 15 del mese successivo.Data di incasso: è il momento che determina in quale anno il compenso concorre al reddito e al conteggio della soglia 85.000 euro.Detto in modo semplice: una fattura del 30 dicembre trasmessa regolarmente allo SdI resta una fattura del 2026 sul piano documentale, ma se viene pagata a gennaio produce reddito nel 2027. Nella tua gestione semplificata devi quindi tracciare entrambe le informazioni, affiancando allo storico dei documenti emessi quello degli incassi effettivi.Per farlo senza impazzire è utile appoggiarsi a un gestionale che registri lo stato di pagamento di ogni documento: soluzioni come fatturazioneitalia.it, pensate anche per le partite IVA in regime agevolato, permettono di vedere a colpo d’occhio quali fatture risultano incassate e quali restano in sospeso, semplificando il monitoraggio della soglia, con un avviso quando si arriva all’80% degli 85.000 €. La pagina Tasse stima in modo indicativo quanto pagare entro il 30 giugno e il 30 novembre e quanto mettere da parte ogni mese, e i promemoria via email ricordano le scadenze di bollo, INPS e imposta sostitutiva; i bolli trimestrali escono con il modello F24 già compilato, mentre il pagamento resta a tuo carico. Un discorso a parte riguarda l’IVA, che il forfettario non applica ma che torna centrale in caso di uscita dal regime: il tema è trattato nella guida sull’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026. Superi la soglia per un incasso arrivato in ritardo: cosa succedeCapita spesso: un cliente paga con mesi di ritardo una fattura vecchia e quell’incasso inatteso, sommato agli altri, fa scavallare il tetto. È importante sapere che non esistono correttivi retroattivi: se il denaro è entrato in quell’anno, in quell’anno conta, anche se la prestazione risale a molto tempo prima. Ecco perché il monitoraggio va fatto sugli incassi e non sul fatturato emesso.Se il totale percepito si ferma tra 85.001 e 100.000 euro, l’anno in corso si chiude comunque in forfettario: applichi l’imposta sostitutiva su tutto il reddito determinato con il coefficiente, senza conguagli. Dal 1° gennaio successivo, però, entri nel regime ordinario: IVA su tutte le fatture, registri contabili, liquidazioni periodiche, IRPEF a scaglioni e addizionali regionali e comunali. Un cambiamento importante, che va preparato per tempo e non improvvisato a gennaio.Se invece l’incasso in ritardo porta il totale oltre 100.000 euro, l’uscita è immediata e riguarda già l’anno in corso, con obbligo di IVA dall’operazione che ha determinato il superamento. In questa ipotesi la tempestività è tutto: intervenire subito consente di gestire correttamente le fatture successive ed evitare sanzioni. Per il quadro completo delle conseguenze puoi leggere gli approfondimenti sul superamento della soglia di 85.000 euro nel forfettario 2026 e sulla procedura per passare da forfettario a ordinario nel 2026.Approfondimenti correlati sul regime forfettarioIl tema degli incassi a cavallo d’anno si intreccia con altri aspetti della vita della partita IVA forfettaria. Abbiamo raccolto qui le guide che completano il quadro:Prestazione a dicembre incassata a gennaio in forfettario: come si tassa — la meccanica fiscale di base, utile soprattutto nel passaggio dal regime ordinario al forfettario.Esigibilità IVA nel regime forfettario 2026 — quando e come l’IVA torna rilevante per chi lascia il regime agevolato.Superamento della soglia di 85.000 euro nel forfettario 2026 — tutte le conseguenze dello sforamento, livello per livello.Passare da forfettario a ordinario 2026 — adempimenti, tempistiche e gestione del cambio di regime. Domande frequenti sulle fatture di dicembre incassate a gennaioLe fatture di dicembre incassate a gennaio in regime forfettario si dichiarano nell’anno di emissione?No. Nel regime forfettario vale il principio di cassa: il compenso concorre al reddito dell’anno in cui viene effettivamente incassato. Una fattura emessa a dicembre 2026 e pagata a gennaio 2027 si dichiara nel modello relativo al 2027, non in quello del 2026.Le fatture emesse e non incassate contano per la soglia degli 85.000 euro?No. Il limite di 85.000 euro si misura sui ricavi e compensi percepiti nell’anno solare. Le fatture emesse ma ancora da incassare al 31 dicembre non entrano nel conteggio di quell’anno: entreranno in quello dell’anno in cui arriverà il pagamento.Posso chiedere al cliente di pagare a gennaio per non superare la soglia?Sì, purché si tratti di un accordo trasparente sui termini di pagamento e la fattura venga comunque emessa nei termini di legge. Non è invece consentito ritardare l’emissione del documento o occultare incassi già avvenuti. Prima di muoverti, fai valutare la situazione ai nostri consulenti: la scelta migliore dipende anche dai volumi attesi per l’anno successivo.Per un bonifico disposto il 31 dicembre e accreditato il 2 gennaio, quale anno vale?Per chi riceve il pagamento rileva il momento in cui la somma entra nella propria disponibilità, quindi tipicamente l’accredito del 2 gennaio. Sono situazioni delicate proprio perché a cavallo d’anno: conserva sempre la contabile bancaria e fai verificare la data al CAF Centro Fiscale, che ricostruisce il corretto periodo d’imposta.Cosa succede se un incasso arrivato in ritardo mi fa superare gli 85.000 euro?Se resti entro i 100.000 euro, chiudi l’anno in forfettario e passi al regime ordinario dal 1° gennaio successivo. Se invece superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata nello stesso anno, con obbligo di applicare l’IVA a partire dall’operazione che ha causato lo sforamento.Devo tenere un registro degli incassi anche se sono forfettario?Il regime forfettario è esonerato dalle scritture contabili ordinarie, ma un prospetto degli incassi aggiornato è di fatto indispensabile per monitorare la soglia e determinare correttamente il reddito. Bastano data di incasso, cliente, importo e totale progressivo: i nostri operatori ti aiutano a impostarlo nel modo giusto.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Gestisci la tua partita IVA forfettaria senza rischiare sorpreseLe fatture di dicembre incassate a gennaio nel regime forfettario possono cambiare l’esito di un intero anno fiscale: basta un incasso anticipato o ritardato per superare la soglia degli 85.000 euro e ritrovarsi nel regime ordinario. Con un monitoraggio costante degli incassi e una pianificazione di fine anno, invece, tutto diventa gestibile.Il CAF Centro Fiscale di Udine segue la gestione completa delle partite IVA forfettarie: verifica degli incassi, controllo della soglia, fatturazione elettronica, dichiarazione dei redditi e adempimenti previdenziali. Ti prepariamo un preventivo personalizzato sulla base della tua attività, senza sorprese.Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario e per la chiusura dell’anno? Siamo a tua disposizione sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare un appuntamento.Settembre 19, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-19 13:50:392026-10-11 22:25:19Fatture di Dicembre Incassate a Gennaio in Regime Forfettario: Guida 2026
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOSuperamento Soglia 85.000 Euro Forfettario 2026: Cosa Succede e Come Gestire il PassaggioIndice dei contenutiCosa succede quando superi 85.000 euro in regime forfettarioLa soglia dei 100.000 euro: uscita immediata nello stesso annoCome cambia la tassazione: dal 15% (o 5%) all’IRPEF ordinariaIVA: quando diventi soggetto passivo e come gestire le fattureContributi previdenziali dopo l’uscita dal forfettarioAdempimenti pratici: registri, LIPE, dichiarazioniStrategie per gestire il passaggio senza sorpreseCasi pratici: professionista, artigiano, commercianteErrori da evitare nell’anno di transizioneIl regime forfettario è uno dei regimi fiscali più apprezzati da lavoratori autonomi, freelance e piccoli imprenditori italiani. Aliquota ridotta, pochi adempimenti burocratici, niente IVA da gestire: un sistema pensato per semplificare la vita a chi ha ricavi contenuti. Ma cosa succede quando i tuoi guadagni crescono e ti avvicini — o superi — la soglia dei 85.000 euro annui?Non è una situazione rara: molti professionisti e piccoli imprenditori che hanno scelto il forfettario si trovano, anno dopo anno, a fare i conti con ricavi in crescita. Superare la soglia non è necessariamente un problema — anzi, significa che il business funziona — ma richiede di capire esattamente cosa cambia, quando cambia e come prepararsi al passaggio al regime ordinario.In questa guida ti spieghiamo tutto in modo chiaro: dalla differenza tra i due limiti (85.000 e 100.000 euro), alle conseguenze fiscali e previdenziali, fino alle strategie pratiche per gestire la transizione senza brutte sorprese. Cosa succede quando superi 85.000 euro in regime forfettarioIl limite di 85.000 euro è la soglia massima di ricavi o compensi annui che puoi incassare restando nel regime forfettario. Questa cifra è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), che ha innalzato il precedente tetto di 65.000 euro.Se nel corso dell’anno superi questa soglia ma rimani sotto i 100.000 euro, la regola è la seguente:Nell’anno in cui superi la soglia, rimani ancora in regime forfettario e continui ad applicare le stesse regole (imposta sostitutiva al 15% o 5%, niente IVA in fattura).A partire dall’anno successivo, esci dal regime forfettario e devi passare al regime ordinario (o al regime semplificato, se hai i requisiti).Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Giulia sia una consulente marketing in regime forfettario. Nel 2026 incassa 91.000 euro di compensi. Poiché ha superato 85.000 ma non ha raggiunto 100.000 euro, per il 2026 applica ancora le regole del forfettario. Dal 1° gennaio 2027, invece, dovrà operare in regime ordinario.Questo principio è definito nella normativa di riferimento: la L. 190/2014 art. 1 c. 54-89 (Legge di Stabilità 2015, che ha istituito il regime forfettario nella sua forma attuale).Un punto importante: il superamento della soglia si calcola sui ricavi o compensi effettivamente percepiti nell’anno solare, non su quelli fatturati. Per i professionisti (che usano il principio di cassa) conta quando incassi il denaro; per le imprese (principio di competenza) conta quando matura il diritto al compenso.Per approfondire le cause che possono farti uscire dal forfettario anche prima del superamento della soglia, consulta la nostra guida sulle cause ostative al regime forfettario 2026. La soglia dei 100.000 euro: uscita immediata nello stesso annoEsiste una seconda soglia, molto più critica: 100.000 euro. Se superi questa cifra nel corso dell’anno, l’uscita dal regime forfettario è immediata, non dal gennaio successivo.Cosa significa “uscita immediata”? Significa che dal momento in cui incassi il compenso che porta il totale annuo oltre 100.000 euro, sei obbligato ad applicare l’IVA sulle fatture successive emesse nello stesso anno. In pratica:Le fatture emesse prima del superamento della soglia: restano valide come fatture forfettarie (senza IVA)Le fatture emesse dopo il superamento: devono riportare l’IVA al 22% (o all’aliquota corretta per la tua attività)Devi effettuare il versamento dell’IVA sulle operazioni effettuate dall’inizio dell’anno fino alla data di superamento (il cosiddetto “ricalcolo IVA”)Questo è il scenario più delicato, perché richiede un’azione immediata nel mezzo dell’anno fiscale. Molti contribuenti si trovano impreparati, soprattutto se il superamento avviene in modo improvviso (ad esempio, con un contratto particolarmente redditizio).Il ricalcolo IVA è complesso: devi determinare l’IVA teoricamente dovuta sulle operazioni effettuate prima del superamento della soglia, versarla all’erario e aggiornare la tua contabilità. In questa situazione, il supporto di un professionista o di un CAF è quasi indispensabile. Come cambia la tassazione: dal 15% (o 5%) all’IRPEF ordinariaUno degli aspetti che più preoccupa chi esce dal forfettario è il cambiamento della tassazione sul reddito. Vediamo concretamente cosa cambia. In regime forfettarioNel forfettario paghi un’imposta sostitutiva — cioè una tassa unica che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali. In parole semplici: invece di calcolare il reddito reale e applicarci le aliquote IRPEF progressive, applichi un’aliquota flat:15% per chi è già in attività da più di cinque anni (o da più di tre anni con la precedente normativa)5% per le nuove attività nei primi cinque anni di esercizio, a condizione di non aver esercitato attività simili nei tre anni precedentiL’imposta sostitutiva si calcola non sull’intero fatturato, ma sul reddito imponibile forfettario: ricavi × coefficiente di redditività. Il coefficiente varia in base all’attività svolta (ad esempio: 78% per professionisti e attività sanitarie, 40% per il commercio al dettaglio e all’ingrosso, 67% per la ristorazione e l’alloggio).Nel regime ordinario (o semplificato)Uscendo dal forfettario, il tuo reddito viene tassato con le aliquote IRPEF progressive vigenti. Per il 2026, le aliquote sono:23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile35% da 28.001 a 50.000 euro43% oltre 50.000 euroA queste si aggiungono le addizionali regionali e comunali, che variano da Comune a Comune (in FVG indicativamente 1,23% regionale + addizionale comunale).Ma attenzione: nel regime ordinario puoi dedurre le spese effettive (che nel forfettario erano escluse), come i costi per attrezzatura, affitto ufficio, utenze, compensi a collaboratori, quote di ammortamento. Questo può ridurre significativamente il reddito imponibile rispetto al metodo forfettario.Esempio pratico: Marco è un architetto che fattura 90.000 euro. In forfettario il suo reddito imponibile sarebbe 90.000 × 78% = 70.200 euro, tassati al 15% = 10.530 euro di imposta sostitutiva. Nel regime ordinario, se ha 30.000 euro di spese documentabili, il reddito imponibile scende a 60.000 euro, tassati con aliquote progressive: risulta un’IRPEF lorda di circa 18.440 euro, più addizionali. L’aumento di carico fiscale c’è, ma con una buona gestione delle deduzioni si può contenere.Per stimare le tue tasse con precisione, puoi usare il nostro tool Excel gratuito per il calcolo delle tasse in regime forfettario, utile anche per confrontare i due scenari.IVA: quando diventi soggetto passivo e come gestire le fattureUno dei vantaggi più apprezzati del regime forfettario è l’esonero dall’IVA: non la applichi sulle fatture che emetti, non la recuperi sugli acquisti. Nel momento in cui esci dal forfettario, questo vantaggio viene meno. Dal 1° gennaio dell’anno successivo (superamento tra 85.000 e 100.000 euro)Se hai superato 85.000 euro ma sei rimasto sotto 100.000, l’obbligo IVA scatta dal 1° gennaio dell’anno successivo. Questo ti dà tempo per organizzarti:Aprire la posizione IVA: devi comunicare all’Agenzia delle Entrate il cambio di regime (variazione della partita IVA tramite modello AA9)Aggiornare il codice ATECO, se necessario (spesso il codice resta lo stesso)Attivare la contabilità IVA: registri IVA acquisti e vendite, liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali)Modificare il software di fatturazione per emettere fatture con IVAInformare i tuoi clienti del cambio: le fatture del nuovo anno avranno l’IVA applicata, quindi il loro costo apparente aumenteràLe liquidazioni IVA periodicheNel regime ordinario devi versare l’IVA raccolta dai clienti all’erario, al netto dell’IVA pagata ai fornitori. Le liquidazioni avvengono:Mensilmente, se hai ricavi superiori a 400.000 euro (per servizi) o 700.000 euro (per cessioni di beni) — situazione rara per chi viene dal forfettarioTrimestralmente, nella maggior parte dei casi (entro il 16 del secondo mese dopo il trimestre)Ogni anno, inoltre, dovrai presentare la Dichiarazione IVA annuale (di norma entro il 30 aprile).Contributi previdenziali dopo l’uscita dal forfettarioAnche il regime previdenziale cambia quando esci dal forfettario. Le conseguenze dipendono dalla tua posizione contributiva.Gestione Separata INPS (liberi professionisti senza cassa di categoria)Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS (tipico dei professionisti senza albo o con cassa di categoria che non versano alla cassa), nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% sui contributi dovuti. Questa agevolazione si perde uscendo dal forfettario.Le aliquote Gestione Separata per il 2026 sono:26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale24% per chi è già coperto da altra gestione (es. dipendente part-time)Nel forfettario, grazie alla riduzione del 35%, l’aliquota effettiva scende a circa il 16,95% (26,07% × 0,65). Dal regime ordinario paghi la quota piena.Artigiani e commercianti (INPS IVS)Per artigiani e commercianti iscritti alla gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti), nel forfettario si applica una riduzione del 35% anche sui contributi fissi e sulla quota eccedente il minimale. Uscendo dal forfettario:L’aliquota standard torna al 24,48% sul reddito imponibileIl minimale contributivo annuo per il 2026 è di circa 4.200 euroScompare la riduzione del 35%Casse di previdenza private (libere professioni)Se sei iscritto a una cassa di previdenza privata (Cassa Forense per gli avvocati, INARCASSA per gli architetti, ENPAM per i medici, ENPAP per gli psicologi, ecc.), i contributi vengono calcolati in base al reddito professionale effettivo — con o senza forfettario. Uscendo dal forfettario, il reddito su cui si calcolano i contributi può cambiare se le deduzioni del regime ordinario riducono il reddito imponibile, ma le regole specifiche variano da cassa a cassa.Adempimenti pratici: registri, LIPE, dichiarazioniIl passaggio al regime ordinario porta con sé una serie di adempimenti contabili e fiscali che nel forfettario erano completamente assenti. Ecco i principali. Registri contabiliNel regime semplificato (il più comune per chi viene dal forfettario con ricavi sotto certi limiti), devi tenere:Registro IVA acquisti: annotazione di tutte le fatture di acquisto con l’IVA detraibileRegistro IVA vendite: annotazione di tutte le fatture emesse con l’IVA raccoltaRegistro cronologico incassi e pagamenti (per i professionisti in contabilità semplificata)LIPE (Liquidazione IVA Periodica Elettronica)Le LIPE sono le comunicazioni trimestrali dei dati IVA all’Agenzia delle Entrate. Vanno presentate telematicamente entro:I trimestre: 31 maggioII trimestre: 16 settembreIII trimestre: 30 novembreIV trimestre: 28 febbraio dell’anno successivoDichiarazione dei redditiNon compilerai più il quadro LM del Modello Redditi, dedicato al forfettario. Dovrai compilare i quadri ordinari:Quadro RE (Modello Redditi PF): per professionisti e artistiQuadro RF o RG: per imprese in contabilità ordinaria o semplificataRitenuta d’accontoNel forfettario sei esonerato dalla ritenuta d’acconto (non la subisci e non devi versarla). Nel regime ordinario, invece, i clienti che sono sostituti d’imposta devono applicarti la ritenuta del 20% sui compensi (per professionisti). Questa non è un’imposta aggiuntiva — è un acconto che viene scalato dalle imposte da pagare — ma incide sul flusso di cassa: ricevi meno liquidità nell’immediato.Strategie per gestire il passaggio senza sorpreseLa transizione dal forfettario al regime ordinario non deve essere traumatica. Con la giusta pianificazione, puoi affrontarla in modo ordinato e minimizzare l’impatto fiscale.1. Monitora i ricavi durante l’annoNon aspettare dicembre per verificare se hai superato la soglia. Monitora i tuoi ricavi mensilmente, specialmente se sei in una fase di crescita. Quando ti avvicini agli 80.000 euro, inizia a pianificare concretamente il passaggio.Se usi un software di fatturazione elettronica, molte soluzioni hanno funzioni di monitoraggio dei ricavi. In alternativa, un semplice foglio Excel aggiornato ogni mese è sufficiente. Dai un’occhiata al nostro tool Excel gratuito per il monitoraggio dei ricavi forfettari.2. Valuta il timing delle fattureSe ti rendi conto che stai per superare la soglia negli ultimi mesi dell’anno, potresti valutare (nei limiti di quanto consentito dalle regole fiscali) di posticipare alcuni incassi all’anno successivo, quando sarai già nel regime ordinario. Questo vale soprattutto per i professionisti che adottano il principio di cassa.Attenzione: non si tratta di evasione, ma di corretta pianificazione fiscale. Tuttavia, fai sempre riferimento a un professionista per valutare le modalità corrette e i rischi.3. Documenta tutte le spese dall’inizio dell’anno di transizioneDal momento in cui sai che l’anno successivo sarai nel regime ordinario, inizia a conservare tutte le fatture di spesa in modo sistematico. Anche le spese sostenute nell’anno di superamento della soglia (in cui sei ancora in forfettario) non sono deducibili; ma le spese dell’anno successivo sì. Abituarsi per tempo ti eviterà di perdere deduzioni importanti.4. Scegli il regime contabile correttoChi esce dal forfettario può accedere alla contabilità semplificata (riservata a chi ha ricavi sotto certi limiti: 400.000 euro per servizi, 700.000 euro per cessioni di beni) o alla contabilità ordinaria. Per la maggior parte di chi viene dal forfettario con ricavi intorno a 90.000-100.000 euro, il regime semplificato è la scelta naturale.5. Affidati a un commercialista o a un CAFL’anno di transizione è il momento in cui il supporto professionale è più prezioso. Un consulente fiscale può aiutarti a:Calcolare l’esatto carico fiscale nel nuovo regimePianificare gli acconti IRPEF da versareImpostare correttamente la contabilità IVAOttimizzare le deduzioni disponibili nel regime ordinarioEvitare sanzioni per ritardi o dimenticanzeCasi pratici: professionista, artigiano, commerciante Caso 1: Professionista (consulente IT)Luca è un consulente informatico iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 incassa 92.000 euro. Nel 2027 passerà al regime ordinario.Cambiamenti principali:Imposta sostitutiva 15% → IRPEF progressiva (ma con possibilità di dedurre i costi reali: abbonamenti software, spese home office, attrezzatura informatica)Contributi Gestione Separata: perde la riduzione del 35%, passa da ~16,95% a 26,07%Deve aggiungere IVA al 22% sulle fatture ai clienti privati (se i clienti sono aziende, l’IVA è neutra per loro)Deve presentare LIPE trimestrali e Dichiarazione IVACaso 2: Artigiana (parrucchiera)Sara è una parrucchiera con partita IVA individuale, iscritta alla gestione artigiani INPS. Nel 2026 fattura 88.000 euro.Cambiamenti principali:I suoi clienti sono quasi tutti privati: l’aggiunta dell’IVA (10% per i servizi di parrucchiere) aumenta il prezzo percepito. Dovrà valutare se assorbire parte del costo o trasferirlo ai clientiContributi artigiani: perde la riduzione del 35%, aliquota torna al 24,48%Può dedurre i costi del salone (affitto, utenze, prodotti) che nel forfettario non erano deducibiliCaso 3: Commerciante (e-commerce)Roberta vende prodotti artigianali online. Nel 2026 raggiunge 95.000 euro di ricavi. La sua situazione è diversa da un professionista perché ha molti costi deducibili: materie prime, packaging, spedizioni, piattaforme di vendita, pubblicità online.Cambiamenti principali:L’IVA sugli acquisti (materie prime, spedizioni) diventa detraibile: questo è un vantaggio non trascurabileIl regime ordinario le permette di dedurre tutti i costi di produzione e commercializzazioneL’impatto fiscale netto dipende molto dal margine: se i costi sono il 60% dei ricavi, il reddito imponibile è 38.000 euro, molto meno del reddito forfettario (95.000 × 40% = 38.000 euro in questo caso, quindi simile — ma con IVA a credito da recuperare)Se gestisci un’attività con più codici ATECO, la situazione si fa più complessa: leggi la nostra guida su più ATECO in regime forfettario per capire come calcolare la soglia in presenza di attività multiple.Errori da evitare nell’anno di transizioneL’anno in cui esci dal forfettario è delicato. Ecco gli errori più comuni che vediamo al CAF, e come evitarli.Errore 1: Non comunicare il cambio di regimeL’uscita dal forfettario non è automaticamente comunicata all’Agenzia delle Entrate. Devi presentare il modello AA9 (variazione partita IVA) per aggiornare il regime fiscale. Farlo in ritardo può causare problemi nelle liquidazioni IVA e nella dichiarazione dei redditi.Errore 2: Continuare a emettere fatture senza IVADal 1° gennaio dell’anno in cui sei in regime ordinario, ogni fattura deve riportare l’IVA. Se per distrazione emetti fatture senza IVA (come facevi nel forfettario), vai incontro a sanzioni. Aggiorna immediatamente il software di fatturazione.Errore 3: Non versare gli acconti IRPEFNel forfettario versavi l’acconto dell’imposta sostitutiva. Nel regime ordinario devi versare gli acconti IRPEF (a novembre, e talvolta a giugno). Il calcolo si basa sull’imposta dell’anno precedente — ma nel primo anno di uscita dal forfettario, il metodo storico non è applicabile: si usa il metodo previsionale. Rivolgersi a un professionista per il calcolo corretto è fondamentale.Errore 4: Dimenticare il ricalcolo IVA (solo se superi 100.000 euro)Se superi la soglia dei 100.000 euro, devi effettuare il ricalcolo dell’IVA sulle operazioni effettuate dall’inizio dell’anno. Molti contribuenti non lo fanno, convinti che il forfettario valga per l’intero anno. È un errore grave, che comporta sanzioni significative.Errore 5: Non conservare i documenti di spesa dall’inizio dell’anno di transizioneNel regime ordinario ogni spesa deducibile deve essere documentata. Molti neo-usciti dal forfettario buttano le ricevute di spesa “per abitudine” acquisita negli anni del forfettario, perdendo così deduzioni preziose. Cambia abitudine sin dal 1° gennaio del primo anno nel regime ordinario.Domande frequenti Posso rientrare nel regime forfettario dopo esserne uscito?Sì, è possibile rientrare nel regime forfettario negli anni successivi, a condizione di rispettare nuovamente tutti i requisiti (ricavi sotto 85.000 euro nell’anno precedente, assenza di cause ostative). Non c’è un limite al numero di volte che puoi entrare e uscire dal regime, ma ogni transizione richiede attenzione alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate.Cosa succede se supero 85.000 euro di poco (ad esempio 85.500 euro)?Anche un superamento minimo della soglia ti obbliga a uscire dal forfettario l’anno successivo. Non esistono soglie di tolleranza o franchigie: 85.001 euro comporta le stesse conseguenze di 90.000 euro. Per questo motivo, monitorare i ricavi con attenzione è fondamentale negli ultimi mesi dell’anno.Come si calcolano i 85.000 euro: al lordo o al netto?La soglia dei 85.000 euro si riferisce ai ricavi o compensi lordi, cioè prima di qualsiasi deduzione o detrazione. Non si contano i rimborsi spese documentati addebitati al cliente a titolo di riaddebito (che non sono ricavi del forfettario), ma si conta tutto il resto degli incassi dell’attività.Se supero la soglia a dicembre, posso ancora emettere fatture forfettarie fino al 31 dicembre?Se il superamento è tra 85.000 e 100.000 euro, sì: rimani forfettario per tutto l’anno in cui superi la soglia, incluso dicembre. Le fatture emesse entro il 31 dicembre saranno ancora senza IVA. Dal 1° gennaio dell’anno successivo, invece, dovrai applicare l’IVA su ogni fattura.Devo tenere una contabilità formale nell’anno in cui supero la soglia (ma resto forfettario)?No. Nell’anno del superamento della soglia (se tra 85.000 e 100.000), sei ancora in regime forfettario e mantieni gli stessi obblighi (minimi) di contabilità: essenzialmente, conservare le fatture e i documenti. L’obbligo di tenere i registri IVA e la contabilità semplificata scatta dall’anno successivo.Cosa conviene fare prima di uscire dal forfettario?Prima di uscire dal forfettario è utile fare una simulazione del carico fiscale nel regime ordinario, confrontandolo con quello attuale. Valuta: quanto potresti dedurre in spese reali? Qual è il tuo margine effettivo? Ha senso posticipare alcuni investimenti all’anno di transizione per sfruttare le deduzioni? Un consulente o il nostro CAF possono aiutarti in questa analisi.Hai superato i 85.000 euro o sei vicino alla soglia e non sai come muoverti? Il team del CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata sul passaggio dal regime forfettario al regime ordinario. Analizziamo la tua situazione specifica, calcoliamo l’impatto fiscale reale e ti guidiamo in ogni adempimento — dalla comunicazione all’Agenzia delle Entrate all’impostazione della contabilità IVA.Richiedi un preventivo personalizzato senza impegno: il passaggio al regime ordinario, con il supporto giusto, può essere gestito in modo semplice e senza sorprese.Il tuo nome (*)La tua email (*)Il tuo telefono (*)Richiesta (eventuale) Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.mΔ Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 18:00:002026-08-30 09:46:44Superamento Soglia 85.000 Euro Forfettario 2026: Cosa Succede e Come Gestire il Passaggio