Conguaglio pensioni 2026: saldo atteso a zero a dicembre

Pensione 2026 INPS

Nel cedolino di dicembre 2026 i pensionati non dovrebbero trovare né arretrati né trattenute legate alla rivalutazione delle pensioni. Il motivo è che l’aumento dell’1,4% applicato dal 1° gennaio 2026 in via provvisoria coincide con il dato che l’ISTAT ha poi certificato in via definitiva: la variazione media annua dell’indice FOI al netto dei tabacchi del 2025 è risultata pari a +1,4%. Se il quadro sarà formalizzato dal decreto interministeriale atteso entro il 20 novembre 2026, il conguaglio pensioni 2026 si chiuderà a saldo zero.

Una precisazione doverosa: allo stato si tratta di una previsione fondata su dati già definitivi, non di un atto ufficiale. La percentuale definitiva per il 2026 sarà fissata dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro, che ogni anno chiude i conti sulla perequazione. Vediamo come funziona il meccanismo e che cosa aspettarsi davvero in busta.

Come funziona il conguaglio della rivalutazione delle pensioni

Ogni anno le pensioni vengono adeguate al costo della vita con un meccanismo chiamato perequazione automatica: serve a compensare, almeno in parte, la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione. L’adeguamento avviene però in due tempi, ed è proprio da qui che nasce il conguaglio.

La prima fase è la rivalutazione provvisoria. Un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro, da emanare entro il 20 novembre di ciascun anno (art. 24, comma 5, della legge 28 febbraio 1986, n. 41), fissa la percentuale che si applica dal 1° gennaio successivo. Lo stesso decreto determina anche «le modalità di corresponsione dei conguagli derivanti dagli scostamenti tra i valori come sopra determinati e quelli accertati».

La seconda fase è la rivalutazione definitiva, che arriva quando l’ISTAT accerta il dato reale. Qui va chiarito un punto su cui si fa spesso confusione: la rivalutazione riconosciuta nel 2026 non misura l’inflazione del 2026, ma quella del 2025. Il parametro è infatti la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, tra la media del 2024 e la media del 2025.

Se il valore definitivo risulta superiore a quello provvisorio, l’INPS riconosce un arretrato; se risulta inferiore, applica una trattenuta per recuperare quanto pagato in più. Se i due valori coincidono, il conguaglio è pari a zero e in busta non cambia nulla.

Perché per il 2026 il conguaglio dovrebbe essere pari a zero

Il decreto interministeriale del 19 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2025, ha determinato la percentuale di perequazione «in misura pari a +1,4 dal 1° gennaio 2026». Quel valore era provvisorio per una ragione tecnica: la comunicazione ISTAT del 3 novembre 2025 richiamata nel decreto calcolava il +1,4% ipotizzando, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2025, variazioni dell’indice pari rispettivamente a -0,2, -0,1 e +0,1.

Quelle stime sono state poi verificate. Nel comunicato ISTAT sui prezzi al consumo di dicembre 2025, diffuso il 16 gennaio 2026, l’Istituto ha scritto che «in media d’anno, la crescita dell’indice FOI, al netto dei tabacchi, è pari a +1,4% (era +0,8% nel 2024)». In altre parole, l’indice provvisorio applicato dall’INPS da gennaio 2026 coincide con la variazione media annua effettivamente registrata nel 2025: non c’è alcuno scostamento da recuperare o da restituire.

La circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, con cui l’Istituto ha illustrato le operazioni di rinnovo delle pensioni per il 2026, ricorda del resto che l’1,4% è applicato «salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo»: l’eventuale differenza viene sistemata quando il Ministero chiude i conti con il decreto di fine anno.

Resta quindi un solo passaggio formale: il decreto MEF-Lavoro da emanare entro il 20 novembre 2026, che fisserà in misura definitiva la percentuale applicata nel 2026 e, in via previsionale, quella per il 2027. Salvo scostamenti rispetto ai dati ISTAT già certificati, il saldo sarà pari a zero.

Da non confondere: il conguaglio zero di dicembre 2025

Un anno fa era circolata una notizia molto simile, e vale la pena non sovrapporre le due situazioni. A dicembre 2025 il conguaglio fu effettivamente pari a zero, ma riguardava la rivalutazione dello 0,8% applicata nel corso del 2025: l’articolo 1 del decreto del 19 novembre 2025 ha confermato in via definitiva proprio quella percentuale, tanto che la circolare INPS 153/2025 conclude che «nessun conguaglio è dovuto a titolo di rivalutazione per l’anno 2025».

Che il conguaglio possa invece esserci lo dimostra il precedente più recente: per il 2023 la rivalutazione provvisoria era del 7,3% ed è stata poi determinata in via definitiva nell’8,1%. La differenza, pari a 0,8 punti, è stata riconosciuta come arretrato sulla rata di pensione di dicembre 2023, come documentato nella circolare INPS n. 1 del 2 gennaio 2024.

La regola, insomma, non è che a dicembre non succeda mai nulla: a dicembre si muove qualcosa solo quando il dato definitivo si discosta da quello provvisorio. Per il 2026, allo stato dei dati disponibili, non si discosta.

Le fasce di rivalutazione applicate nel 2026

La percentuale dell’1,4% non arriva uguale a tutti. Il meccanismo previsto dall’articolo 34, comma 1, della legge 448/1998 prevede infatti che la rivalutazione sia riconosciuta per fasce di importo, calcolate sul trattamento pensionistico complessivo. Per il 2026 la circolare INPS 153/2025 indica questi scaglioni:

  • 100% dell’indice (quindi 1,400%) per i trattamenti fino a quattro volte il minimo, cioè fino a 2.413,60 euro lordi al mese;
  • 90% dell’indice (1,260%) per la fascia compresa tra 2.413,61 e 3.017,00 euro;
  • 75% dell’indice (1,050%) per la parte che supera cinque volte il minimo, cioè oltre 3.017,00 euro.

Il riferimento è il trattamento minimo INPS, fissato per il 2026 a 611,85 euro mensili (valore provvisorio indicato dall’Istituto). Poiché l’eventuale conguaglio seguirebbe le stesse fasce, anche un piccolo scostamento si tradurrebbe in importi diversi da pensionato a pensionato: in questo caso, però, la differenza da ripartire è pari a zero.

Cosa aspettarsi dal cedolino di dicembre 2026

Se il decreto di novembre confermerà il quadro attuale, nel cedolino di dicembre 2026 non comparirà alcuna voce riconducibile alla perequazione: né arretrati né trattenute. L’importo lordo continuerà semplicemente a incorporare la rivalutazione dell’1,4% già in vigore da gennaio.

Questo non significa che l’accredito di dicembre sarà identico a quello degli altri mesi. In quel cedolino incidono altre voci, che con la perequazione non hanno nulla a che vedere: la tredicesima, il conguaglio fiscale di fine anno sull’IRPEF e le addizionali IRPEF regionali e comunali, che seguono regole proprie. Per orientarsi tra le singole trattenute può essere utile il nostro approfondimento su cedolino e trattenute della pensione.

Per le date di accredito restano invece validi i riferimenti abituali, raccolti nel calendario dei pagamenti INPS e nella guida alle date di pagamento delle pensioni.

Domande frequenti sul conguaglio pensioni 2026

Che cos’è il conguaglio pensioni 2026?

È la differenza tra la rivalutazione provvisoria dell’1,4% applicata sugli assegni dal 1° gennaio 2026 e la percentuale definitiva, che sarà fissata dal decreto MEF-Lavoro atteso entro il 20 novembre 2026 sulla base dei dati ISTAT accertati. Se le due percentuali coincidono, il conguaglio è pari a zero.

Perché a dicembre 2026 non dovrebbero esserci arretrati né trattenute?

Perché il +1,4% applicato in via provvisoria coincide con la variazione media annua dell’indice FOI al netto dei tabacchi del 2025, pari a +1,4% e certificata dall’ISTAT il 16 gennaio 2026. In assenza di scostamenti non c’è nulla da conguagliare.

Su quale inflazione si calcola la rivalutazione del 2026?

Su quella dell’anno precedente: la percentuale applicata nel 2026 deriva dalla variazione dell’indice FOI senza tabacchi tra la media del 2024 e la media del 2025. L’inflazione del 2026 inciderà invece sulla rivalutazione che sarà riconosciuta dal 1° gennaio 2027.

Qual è la percentuale di rivalutazione delle pensioni nel 2026?

È pari a +1,4% dal 1° gennaio 2026, fissata in via provvisoria dal decreto interministeriale del 19 novembre 2025 (Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2025), con applicazione al 100%, 90% o 75% a seconda della fascia di importo.

Quando arriverà la conferma ufficiale del saldo a zero?

Con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro, da emanare entro il 20 novembre 2026: lo stesso provvedimento fisserà anche la percentuale provvisoria di rivalutazione per il 2027.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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