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Tag Archivio per: acconto forfettario 2026

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Regime Forfettario a Rischio nel 2027? 5 Fatti da Sapere

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il regime forfettario a rischio nel 2027 è uno degli argomenti più cercati dalle partite IVA italiane negli ultimi mesi, e la preoccupazione è comprensibile: chi lavora con questo regime fiscale agevolato ha costruito il proprio equilibrio economico su regole precise e teme di vederle sparire da un giorno all’altro. Andiamo subito al punto, perché è la risposta che stai cercando: ad oggi non esiste alcuna legge approvata che abolisca il regime forfettario. Nel 2026 il regime è pienamente in vigore, con la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi e l’imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per le nuove attività). Detto questo, sarebbe disonesto raccontarti che non si stia discutendo di nulla: organismi internazionali come la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno effettivamente chiesto all’Italia di rivedere questa agevolazione. In questa guida ti spieghiamo con precisione cosa è successo, che peso giuridico hanno queste richieste e perché parlare di regime forfettario a rischio immediato è, oggi, prematuro.

Indice dei contenuti

  1. Perché si parla di regime forfettario a rischio: cosa è successo davvero
  2. Il regime forfettario oggi (2026) è pienamente in vigore
  3. Cosa si discute per il 2027: ipotesi, non norme
  4. Cosa fare adesso se sei in regime forfettario
  5. Regime forfettario a rischio: il punto per le partite IVA
  6. Assistenza per la tua partita IVA forfettaria a Udine e online
  7. Domande frequenti sul regime forfettario a rischio
  8. Conclusione: nessun panico, solo attenzione informata

Perché si parla di regime forfettario a rischio: cosa è successo davvero

L’allarme sul regime forfettario a rischio non nasce dal nulla, ma nemmeno da una legge. Nasce da due documenti internazionali pubblicati nella primavera del 2026, entrambi privi di efficacia vincolante per l’Italia. Le date e i contenuti che seguono sono ricostruiti sulla base di quanto riportato da fonti giornalistiche e da pubblicazioni specializzate in materia fiscale. Il primo è il rapporto del Fondo Monetario Internazionale diffuso il 27 maggio 2026, nel quale il FMI suggerisce all’Italia di abolire il regime forfettario, rivedere le rendite catastali e ampliare la base imponibile del sistema fiscale. Il secondo è il Country Report della Commissione europea del 3 giugno 2026, che chiede all’Italia di rendere il sistema tributario più favorevole alla crescita, intervenendo anche sulle agevolazioni considerate distorsive.

È fondamentale capire una cosa: una raccomandazione non è una norma. Quando il FMI o Bruxelles pubblicano un documento di questo tipo, stanno esprimendo un’opinione tecnica ed economica su come, secondo loro, un Paese dovrebbe muoversi. Il governo italiano non è obbligato a seguirla. Nella storia recente moltissime raccomandazioni internazionali all’Italia sono rimaste lettera morta, mentre altre sono state recepite solo in parte e dopo anni di discussione parlamentare.

C’è poi un dettaglio spesso trascurato nel racconto mediatico che alimenta l’idea di un regime forfettario a rischio: la Commissione europea non ha chiesto l’abolizione del regime. Ha chiesto una revisione volta a ridurre la differenza di trattamento fiscale tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi con redditi comparabili. Il FMI è stato più netto, parlando esplicitamente di eliminazione dell’aliquota preferenziale. Ma anche in questo caso siamo nel campo del suggerimento tecnico, non dell’obbligo.

Un dibattito che torna a ogni manovra di bilancio

Se segui il mondo fiscale da qualche anno, avrai notato un fenomeno ricorrente: ogni autunno, quando il Governo inizia a costruire la legge di bilancio, circolano voci su possibili modifiche o restrizioni del regime forfettario. È un classico. Da un lato ci sono proposte per ampliare il regime (si è parlato più volte di alzare la soglia da 85.000 a 100.000 euro), dall’altro pressioni per ridurlo o eliminarlo in nome dell’equità fiscale tra dipendenti e autonomi.

Il risultato, negli ultimi anni, è stato quasi sempre lo stesso: il regime è rimasto in piedi, con qualche aggiustamento tecnico su soglie e cause di esclusione. Questo non significa che sarà così per sempre, ma aiuta a mettere le voci del 2027 nella giusta prospettiva storica invece di leggerle come una condanna già scritta.

Il regime forfettario oggi (2026) è pienamente in vigore

Prima di preoccuparti per il futuro, è utile fissare bene il presente. Nel 2026 il regime forfettario funziona esattamente come prima e nulla è cambiato per effetto delle raccomandazioni internazionali. Chi oggi opera in regime forfettario continua ad applicare le regole ordinarie previste dalla Legge 190/2014, senza alcuna sospensione o modifica dovuta al dibattito in corso.

Ecco i pilastri del regime attualmente vigenti:

  • Soglia di ricavi e compensi: 85.000 euro annui. Superata questa cifra, si esce dal regime dall’anno successivo.
  • Uscita immediata a 100.000 euro: se si supera questa soglia nel corso dell’anno, si esce subito, con ricalcolo dell’IVA.
  • Imposta sostitutiva ordinaria: 15%. È una tassa unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP: invece di pagare più imposte separate, ne paghi una sola.
  • Aliquota agevolata: 5% per i primi 5 anni di attività, in presenza dei requisiti di novità dell’attività (non aver esercitato attività simili nei tre anni precedenti).
  • Reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente: massimo 35.000 euro, altrimenti scatta la causa ostativa che impedisce l’accesso al regime. Attenzione: questa soglia e’ una deroga temporanea prevista per il 2025 e prorogata al 2026 dalla Legge di Bilancio 2026; in assenza di un nuovo intervento normativo, dal 2027 il limite ordinario torna a 30.000 euro.

Il reddito imponibile, poi, non si calcola sottraendo i costi reali ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività, cioè una percentuale forfettaria stabilita per legge in base al codice ATECO dell’attività. Ad esempio, per le attività professionali il coefficiente è del 78%: significa che il fisco considera reddito il 78% di quanto hai incassato, presumendo che il restante 22% sia stato assorbito dai costi. Se vuoi il quadro completo delle regole attualmente applicabili, abbiamo raccolto tutto nella guida sulle novità del regime forfettario 2026 introdotte dalla Legge di Bilancio.

Cosa si discute per il 2027: ipotesi, non norme

Veniamo al cuore della questione regime forfettario a rischio: che cosa potrebbe realisticamente succedere con la manovra di bilancio 2027? La risposta onesta è che, alla data di pubblicazione di questo articolo, non risulta alcuna norma approvata né alcun testo ufficiale che preveda l’abolizione del regime forfettario. Quello che esiste è un dibattito politico ed economico, alimentato da tre elementi concreti.

Il primo elemento è il costo per le casse dello Stato: secondo le stime che circolano nel dibattito pubblico, l’agevolazione vale diversi miliardi di euro l’anno di minor gettito rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria. In una manovra che deve finanziare altre priorità, ogni agevolazione costosa finisce sul tavolo delle valutazioni. Il secondo elemento è il tema dell’equità fiscale tra dipendenti e autonomi, che è esattamente il punto sollevato da Bruxelles. Il terzo è la pressione internazionale di cui abbiamo parlato, che dà argomenti a chi vorrebbe intervenire.

Dall’altro lato della bilancia, però, ci sono forze politiche che spingono nella direzione opposta, cioè verso un ampliamento del regime: è stata avanzata più volte la proposta di innalzare la soglia dagli attuali 85.000 euro a 100.000 euro. Anche questa, va detto con chiarezza, è un’ipotesi ancora allo studio e non una misura approvata.

Come distinguere un’ipotesi da una norma vigente

Per orientarti tra i titoli allarmistici, tieni presente questa scala di attendibilità, che va dal più debole al più solido:

  • Dichiarazione politica o raccomandazione internazionale: nessun effetto giuridico, è solo un’opinione autorevole.
  • Proposta o emendamento: un testo scritto che qualcuno ha depositato, ma che può essere respinto o modificato.
  • Bozza o disegno di legge di bilancio: un testo del Governo, ancora modificabile durante l’esame parlamentare.
  • Legge approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale: solo a questo punto la regola esiste davvero e produce effetti.

Oggi, tutto ciò che riguarda l’abolizione del regime forfettario 2027 si colloca nel primo gradino della scala. Per approfondire quali modifiche tecniche si stanno realmente ipotizzando sul fronte degli adempimenti, puoi leggere il nostro approfondimento sulle anticipazioni sulla fatturazione dei forfettari nel 2027.

Cosa fare adesso se sei in regime forfettario

La domanda pratica che si pone chi legge di regime forfettario a rischio è sempre la stessa: devo cambiare qualcosa nella mia attività? La risposta, oggi, è no. Non c’è alcun motivo razionale per abbandonare il regime forfettario, rinunciare a nuove opportunità di lavoro o passare al regime ordinario sulla base di un dibattito che non ha ancora prodotto alcuna norma. Anzi, decisioni affrettate prese sull’onda dell’ansia rischiano di costarti molto più di qualsiasi riforma futura.

Immagina che Marco, grafico freelance con 40.000 euro di compensi annui, decida oggi di uscire dal forfettario per «anticipare» una riforma che forse non arriverà mai: passerebbe da un’imposta sostitutiva del 15% a una tassazione IRPEF progressiva, con costi di gestione contabile più alti, e tutto questo per un rischio ipotetico. Sarebbe una scelta economicamente dannosa oggi, in cambio di un vantaggio che potrebbe non esistere domani.

Quello che ha senso fare, invece, è un atteggiamento di attenzione informata:

  • Continua a operare normalmente applicando le regole 2026 vigenti (soglia 85.000 euro, aliquota 15% o 5%).
  • Monitora l’iter della manovra di bilancio, che si costruisce tipicamente tra l’autunno e la fine dell’anno.
  • Tieni sotto controllo i tuoi numeri: ricavi progressivi, coefficiente di redditività applicabile, contributi previdenziali dovuti.
  • Verifica la tua posizione con un professionista, soprattutto se sei vicino alle soglie o hai situazioni particolari (redditi da lavoro dipendente, partecipazioni societarie).
  • Diffida dei titoli sensazionalistici e verifica sempre se si parla di proposta o di legge già approvata.

Se una riforma dovesse davvero arrivare, storicamente il legislatore italiano ha quasi sempre previsto regimi transitori e tempi di adeguamento, proprio per non travolgere chi ha già impostato la propria attività su regole diverse. È un’ulteriore ragione per non farsi prendere dal panico.

Regime forfettario a rischio: il punto per le partite IVA

Riassumendo, quando leggi che il regime forfettario è a rischio nel 2027, la traduzione corretta è questa: organismi internazionali hanno raccomandato all’Italia di rivederlo, il tema è entrato nel dibattito politico in vista della prossima legge di bilancio, ma nessuna norma è stata approvata e il regime resta pienamente operativo con le regole che conosci.

Vale la pena aggiungere una considerazione di realismo politico: il regime forfettario interessa, secondo le stime disponibili, oltre due milioni di contribuenti in Italia, tra professionisti, artigiani, commercianti e piccole attività. Una sua abolizione secca avrebbe un impatto sociale ed elettorale molto rilevante, il che rende improbabile un intervento drastico e immediato. Sono invece più plausibili, storicamente, aggiustamenti graduali: modifiche alle cause ostative, ritocchi ai coefficienti di redditività, nuovi obblighi in materia di fatturazione elettronica e tracciabilità.

Questo non equivale a dire che il tema sia chiuso: significa distinguere tra un rischio reale ma remoto e graduale e un rischio imminente e catastrofico, che è quello raccontato da certi titoli. La differenza, per chi deve pianificare la propria attività, è enorme.

Assistenza per la tua partita IVA forfettaria a Udine e online

Il modo migliore per gestire l’incertezza normativa non è leggere decine di articoli contrastanti, ma avere qualcuno che segue la tua posizione nel concreto. Ogni situazione è diversa: chi è vicino alla soglia degli 85.000 euro, chi ha anche un reddito da lavoro dipendente, chi sta valutando l’apertura di una nuova partita IVA e vuole capire se conviene ancora partire con l’aliquota agevolata al 5%, chi ha ricevuto proposte di collaborazione che potrebbero far scattare una causa ostativa.

Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente professionisti e piccole attività in regime forfettario, sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia. I nostri operatori verificano i requisiti, calcolano l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali dovuti, gestiscono la fatturazione elettronica e, soprattutto, ti avvisano tempestivamente quando una novità normativa riguarda davvero la tua posizione, distinguendo le regole approvate dalle semplici ipotesi di dibattito.

Domande frequenti sul regime forfettario a rischio

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Conclusione: nessun panico, solo attenzione informata

Parlare di regime forfettario a rischio nel 2027 significa oggi parlare di un dibattito, non di una decisione. Le raccomandazioni di FMI e Commissione europea esistono davvero e vanno prese sul serio come segnale di un tema che tornerà nelle discussioni sulla manovra di bilancio, ma non hanno alcun valore vincolante e non hanno modificato nemmeno una virgola delle regole applicabili. Il regime forfettario 2026 resta pienamente operativo con la soglia di 85.000 euro e l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività).

Il consiglio più utile è quindi semplice: continua a lavorare serenamente, tieni sotto controllo i tuoi numeri e affidati a chi può segnalarti tempestivamente ciò che cambia davvero, filtrando il rumore di fondo. Se vuoi una verifica della tua posizione o valutare la convenienza del regime per la tua attività, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre un preventivo personalizzato e un’analisi su misura, in ufficio o comodamente online.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario o vuoi capire come proteggere la tua posizione dalle prossime novità normative? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 che online in tutta Italia. Contattaci per fissare un appuntamento e richiedere un preventivo personalizzato, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Agosto 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-27 09:00:002026-08-20 10:55:44Regime Forfettario a Rischio nel 2027? 5 Fatti da Sapere
Aruba Fatturazione, Finanza & Servizi, Software Fatturazione Elettronica

Aruba Fattura Elettronica 2026: è davvero gratis? Costi, versioni e cosa include

fatturazione elettronica CAF Udine

Negli ultimi giorni la ricerca “fattura elettronica gratis Aruba” è schizzata su Google, complice la curiosità di migliaia di partite IVA e forfettari che vogliono capire se davvero si può fatturare elettronicamente senza spendere nulla. La risposta breve è: sì, ma con dei limiti. Aruba, uno dei principali provider italiani accreditati con lo SDI (Sistema di Interscambio), offre effettivamente una versione gratuita del suo servizio di fatturazione elettronica, pensata soprattutto per chi ha volumi molto contenuti.

In questa guida vediamo, in modo onesto e senza giri di parole, cosa include davvero la versione gratuita di Aruba fattura elettronica, quali sono i suoi limiti reali, cosa cambia nelle versioni a pagamento e, soprattutto, a chi conviene l’una o l’altra. Non troverai tariffe esatte in euro: i listini dei software commerciali cambiano nel tempo, quindi per il dettaglio aggiornato dei prezzi ti rimandiamo sempre al sito ufficiale di Aruba o a un preventivo personalizzato. Quello che invece troverai qui è un’analisi chiara di cosa serve davvero a una partita IVA per essere in regola con gli obblighi fiscali collegati alla fattura elettronica.

Indice dei contenuti

  1. Cosa offre la versione gratuita di Aruba fattura elettronica
  2. Cosa include tipicamente Aruba fatturazione elettronica a pagamento
  3. Versione gratuita vs versione a pagamento: confronto per fasce
  4. A chi conviene davvero la versione gratuita
  5. “Gratis” nel software di fatturazione: cosa significa davvero
  6. Come attivare il servizio Aruba fattura elettronica
  7. Adempimenti collegati alla fatturazione elettronica
  8. Approfondimenti correlati sulla fattura elettronica
  9. Domande frequenti su Aruba fattura elettronica

Cosa offre la versione gratuita di Aruba fattura elettronica

La versione gratuita di Aruba fattura elettronica nasce per rispondere a un’esigenza precisa: permettere a chi ha pochissime fatture da emettere di adempiere all’obbligo di legge senza dover sottoscrivere un piano a pagamento. In pratica, con la versione base puoi generare una fattura elettronica in formato XML, firmarla digitalmente (se necessario) e inviarla al Sistema di Interscambio, che è l’infrastruttura statale che smista le fatture elettroniche tra emittente e destinatario.

Le funzioni tipicamente incluse nella versione gratuita riguardano l’essenziale: creazione della fattura tramite un’interfaccia guidata, invio allo SDI, ricezione delle notifiche di esito (accettata, scartata, ecc.) e archiviazione temporanea dei documenti. È una soluzione pensata per chi emette poche fatture all’anno, tipicamente professionisti in regime forfettario agli esordi o con un’attività molto ridotta.

I limiti reali della versione gratuita

Qui arriva la parte più importante, quella che il marketing spesso lascia sullo sfondo: la versione gratuita ha dei limiti strutturali che è bene conoscere prima di affidarti solo a quella. In generale, le versioni gratuite dei software di fatturazione elettronica (non solo Aruba) tendono a limitare uno o più di questi aspetti:

  • Numero di fatture emettibili: spesso c’è un tetto massimo annuo o mensile oltre il quale serve passare a un piano superiore
  • Conservazione a norma: la funzione di conservazione sostitutiva (obbligatoria per legge) può non essere inclusa, o essere limitata nel tempo
  • Multiutenza: un solo utente può accedere, niente accessi separati per commercialista, collaboratori o dipendenti
  • Funzioni avanzate: integrazione con gestionali, magazzino, preventivi, scadenzario pagamenti spesso mancano
  • Assistenza dedicata: il supporto clienti nella versione gratuita è generalmente più limitato rispetto ai piani a pagamento

Il punto più delicato riguarda proprio la conservazione a norma. Per legge, le fatture elettroniche vanno conservate con un processo di conservazione sostitutiva per un periodo di 10 anni. Alcune versioni gratuite dei software di fatturazione non includono questo servizio, oppure lo includono solo per un periodo limitato: in questo caso il rischio è ritrovarsi, magari dopo qualche anno, senza un accesso comodo alle fatture emesse in passato. Prima di scegliere una versione gratuita, verifica sempre con attenzione se la conservazione a norma è compresa e per quanto tempo, consultando le condizioni aggiornate sul sito ufficiale di Aruba.

Cosa include tipicamente Aruba fatturazione elettronica a pagamento

Quando i volumi di fatturazione crescono, o quando servono funzioni più strutturate, entrano in gioco le versioni a pagamento di Aruba fatturazione elettronica. Anche qui, senza addentrarci in cifre che possono cambiare nel tempo, possiamo ragionare per fasce di servizio, così da capire cosa aspettarsi salendo di livello.

Versione con conservazione a norma inclusa

Il primo salto di qualità rispetto al piano gratuito riguarda solitamente proprio la conservazione a norma estesa per l’intero periodo previsto dalla legge. Questo significa poter contare su un archivio digitale sicuro e consultabile per tutto il tempo richiesto dagli adempimenti fiscali, senza doversi preoccupare di backup manuali o rischi di perdita dei documenti.

Versione multiutenza

Per chi lavora con un commercialista o con collaboratori, le versioni superiori permettono generalmente di attivare più utenze collegate allo stesso account. In questo modo il commercialista può avere un accesso diretto per la gestione contabile, senza dover ricevere manualmente le fatture ogni volta.

Funzioni avanzate e integrazioni

Salendo ulteriormente di fascia, i piani più completi possono includere funzioni come scadenzario dei pagamenti, preventivi e documenti di trasporto, gestione magazzino e integrazioni con gestionali esterni o piattaforme di e-commerce. Sono funzioni pensate per attività con volumi più consistenti o con esigenze organizzative più complesse rispetto al semplice freelance.

Per il dettaglio aggiornato di cosa è incluso in ciascuna fascia, e per i relativi costi, il consiglio è di consultare sempre il sito ufficiale di Aruba o richiedere un preventivo personalizzato: i listini dei software commerciali vengono aggiornati periodicamente e un dato pubblicato oggi potrebbe non essere più valido tra qualche mese.

Versione gratuita vs versione a pagamento: confronto per fasce

Per orientarti meglio, ecco una tabella riassuntiva che mette a confronto le caratteristiche tipiche delle due fasce di servizio. Ricorda che si tratta di un quadro generale: per i dettagli precisi e aggiornati verifica sempre le condizioni attuali sul sito ufficiale Aruba.

CaratteristicaVersione gratuitaVersioni a pagamento
Emissione fatture verso SDIInclusa (con limiti di volume)Inclusa, generalmente senza limiti stringenti
Conservazione a norma (10 anni)Spesso assente o limitataGeneralmente inclusa nelle fasce intermedie/superiori
Multiutenza (commercialista, collaboratori)Non disponibileDisponibile nelle fasce superiori
Preventivi, DDT, scadenzarioNon disponibileDisponibile nelle fasce più complete
Integrazioni con gestionali/e-commerceNon disponibileDisponibile nelle fasce avanzate
Assistenza clientiLimitataPiù estesa
Adatto aChi emette pochissime fatture l’annoChi ha volumi maggiori o esigenze di conservazione/organizzazione

A chi conviene davvero la versione gratuita

La versione gratuita di Aruba fattura elettronica può essere una soluzione sensata per un profilo ben preciso: la partita IVA che emette un numero molto ridotto di fatture all’anno, magari un forfettario agli inizi dell’attività o chi svolge un lavoro autonomo saltuario. Se il tuo volume di fatturazione è basso e non hai esigenze di conservazione a lungo termine strutturata, di multiutenza o di integrazioni, la versione gratuita può bastare per restare in regola con l’obbligo di emissione.

Diverso è il discorso per chi ha volumi di fatturazione più consistenti, lavora con un commercialista che deve accedere ai documenti, oppure vuole avere la certezza di una conservazione a norma completa senza doversene preoccupare manualmente. In questi casi, valutare una versione a pagamento non è uno spreco, ma un investimento che evita rischi concreti: perdita di accesso alle fatture passate, errori nella gestione documentale, tempo perso in operazioni manuali che un piano superiore automatizzerebbe.

Un altro aspetto da considerare riguarda la crescita dell’attività: se prevedi che il numero di fatture aumenterà nei prossimi mesi, può avere senso valutare da subito un piano che preveda margine di crescita, invece di ritrovarsi a dover cambiare software o piano a metà anno fiscale.

“Gratis” nel software di fatturazione: cosa significa davvero

Il boom di ricerche su “fattura elettronica gratis Aruba” racconta bene un bisogno reale: molte partite IVA, soprattutto forfettarie, cercano di contenere i costi di gestione della propria attività. È un obiettivo legittimo, ma è importante affrontarlo con consapevolezza. Nel mondo dei software di fatturazione, il termine “gratis” indica quasi sempre una versione ridotta di un servizio più ampio, pensata per attirare nuovi utenti e permettere di provare il prodotto senza impegno economico.

Questo non significa che sia una scelta sbagliata: per chi ha esigenze semplici può essere perfettamente adeguata. Il punto è capire prima quali funzioni mancano, così da non trovarsi impreparati quando servono. Prima di attivare qualsiasi piano, gratuito o a pagamento, ti consigliamo di leggere con attenzione le condizioni di servizio aggiornate direttamente sul sito ufficiale del provider scelto, in questo caso Aruba.

Come attivare il servizio Aruba fattura elettronica

L’attivazione del servizio segue generalmente un percorso comune ai principali provider italiani accreditati SDI. In linea di massima, per attivare Aruba fattura elettronica serve disporre di un’identità digitale (come Aruba ID, oppure credenziali SPID o PEC, a seconda della modalità di riconoscimento richiesta), registrarsi sul portale del servizio, scegliere il piano più adatto (gratuito o a pagamento) e configurare i propri dati fiscali, incluso il codice destinatario SDI che identifica la tua attività per la ricezione delle fatture.

Va detto con chiarezza: la procedura tecnica di attivazione, per quanto guidata, richiede attenzione nella configurazione dei dati fiscali e nella scelta del piano più adatto alla propria attività. Un errore in questa fase (ad esempio un codice destinatario sbagliato, o un piano che non copre la conservazione a norma) può creare problemi più avanti, quando ormai le fatture sono già state emesse. Per questo motivo, prima di scegliere autonomamente il software e il piano, può essere utile un confronto con chi gestisce quotidianamente gli adempimenti fiscali delle partite IVA: il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta i propri clienti a orientarsi tra le diverse soluzioni di fatturazione elettronica disponibili sul mercato, individuando quella più adatta al proprio volume di attività e alle proprie esigenze di conservazione documentale.

Adempimenti collegati alla fatturazione elettronica

Scegliere il software giusto, gratuito o a pagamento, è solo una parte del percorso. La fatturazione elettronica comporta infatti una serie di adempimenti che vanno gestiti con attenzione, indipendentemente dal provider utilizzato.

  • Invio tramite SDI: ogni fattura deve transitare correttamente attraverso il Sistema di Interscambio, che verifica la validità formale del documento prima di recapitarlo al destinatario
  • Gestione degli scarti: se una fattura viene scartata dallo SDI per errori formali, va corretta e reinviata entro i termini di legge
  • Conservazione a norma: obbligo decennale di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche emesse e ricevute
  • Note di credito: eventuali storni o rettifiche vanno gestiti anch’essi in formato elettronico, con le stesse regole della fattura
  • Termini di emissione: rispettare i tempi previsti dalla normativa per l’emissione della fattura rispetto al momento dell’operazione

Per chi lavora in regime forfettario, dal 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica è diventato universale, senza più le soglie di esonero previste in passato: tutte le partite IVA forfettarie, indipendentemente dal fatturato, devono emettere fatture in formato elettronico. È un aspetto importante da tenere presente proprio quando si valuta se la versione gratuita di un software basta o se serve qualcosa di più strutturato.

Gestire correttamente questi adempimenti, insieme alla scelta del software più adatto, è uno degli aspetti in cui il CAF Centro Fiscale può fare la differenza: non ci limitiamo a consigliare il software, ma affianchiamo i nostri clienti nella gestione degli obblighi fiscali collegati, dalla dichiarazione dei redditi alla verifica periodica della propria posizione contributiva.

Approfondimenti correlati sulla fattura elettronica

Se vuoi approfondire altri aspetti della fatturazione elettronica, oltre al confronto specifico su Aruba, ti consigliamo questi contenuti correlati sul nostro sito: la guida alla fattura elettronica semplificata, quando usarla e quali sono i suoi limiti; la panoramica sugli obblighi di fattura elettronica per l’e-commerce e le vendite online; e la guida su come accedere al cassetto fiscale per consultare e scaricare le fatture elettroniche già emesse.

Utili anche i nostri confronti su altri software: la recensione di DocEasy fattura elettronica e quella di Facile Fattura Elettronica, per farti un’idea delle alternative sul mercato. Se invece hai bisogno di capire come leggere e interpretare un file XML di fattura elettronica, o vuoi sapere come funziona la fattura elettronica per il diritto camerale, trovi le guide dedicate sul nostro sito.

Domande frequenti su Aruba fattura elettronica

Aruba fattura elettronica è gratis per sempre?
La versione gratuita è pensata per restare tale nel tempo per chi rientra nei limiti previsti (ad esempio numero di fatture emesse), ma le condizioni possono essere aggiornate dal provider. Per la situazione più aggiornata verifica sempre le condizioni ufficiali sul sito Aruba.

Quante fatture posso emettere gratis con Aruba?
Il numero varia in base alle condizioni commerciali del momento e viene generalmente indicato in modo chiaro nella pagina del piano gratuito sul sito ufficiale Aruba. Superato il limite, serve passare a un piano superiore per continuare a fatturare.

La conservazione a norma è inclusa nella versione gratuita?
Non sempre, o non per l’intero periodo previsto dalla legge (10 anni). È uno degli aspetti da verificare con più attenzione prima di affidarsi solo al piano gratuito, soprattutto se prevedi di dover consultare le fatture passate a distanza di anni.

Aruba fattura elettronica va bene per i forfettari?
Sì, è una delle soluzioni utilizzate da molte partite IVA in regime forfettario. Dal 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica riguarda anche i forfettari senza soglie di esonero, quindi è importante scegliere un piano adeguato al proprio volume di fatturazione.

Come attivo Aruba fattura elettronica?
Serve registrarsi sul portale Aruba con un’identità digitale (Aruba ID, SPID o PEC a seconda dei casi), scegliere il piano più adatto e configurare i propri dati fiscali, incluso il codice destinatario SDI. Per evitare errori nella configurazione, può essere utile farsi affiancare da un professionista o dal CAF.

Cosa succede se supero il limite della versione gratuita?
In genere il sistema segnala il raggiungimento del limite e propone il passaggio a un piano a pagamento per continuare a emettere fatture senza interruzioni. È consigliabile monitorare periodicamente il proprio volume di fatturazione per non trovarsi impreparati.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

In conclusione: scegli con consapevolezza

La versione gratuita di Aruba fattura elettronica può essere una soluzione valida per chi emette poche fatture e non ha esigenze particolari di conservazione o multiutenza. Ma “gratis” non significa “completo”: prima di scegliere, è importante capire quali funzioni sono incluse e quali no, soprattutto per quanto riguarda la conservazione a norma, obbligatoria per legge per 10 anni.

Hai bisogno di assistenza per scegliere il software di fatturazione elettronica più adatto alla tua attività e per gestire correttamente gli adempimenti fiscali collegati? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Agosto 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-18 09:00:002026-08-18 09:00:00Aruba Fattura Elettronica 2026: è davvero gratis? Costi, versioni e cosa include
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Se sei un contribuente in regime forfettario, luglio 2026 è un mese cruciale per la tua posizione fiscale. La scadenza del 30 luglio 2026 si avvicina rapidamente e porta con sé due adempimenti fondamentali: il saldo 2025 e il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere per affrontare queste scadenze con serenità: come si calcola l’imposta, quali codici tributo usare nel modello F24, come funziona la maggiorazione dello 0,40% per chi non ha pagato a giugno, e cosa fare se hai difficoltà di liquidità.

Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 per i forfettari seguono le stesse regole temporali previste per i contribuenti in regime ordinario: scadenza ordinaria il 30 giugno, con possibilità di differire al 30 luglio aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Un meccanismo pensato per dare un po’ di respiro a chi in giugno aveva meno liquidità disponibile. Prima di entrare nei dettagli numerici, però, è utile fare un passo indietro e capire di cosa stiamo parlando esattamente.

Indice dei contenuti

  1. Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari
  2. Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario
  3. Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva
  4. Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva
  5. La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio
  6. Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto
  7. Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari
  8. Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti
  9. Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso
  10. Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio
  11. Domande Frequenti

Cosa sta per scadere: il quadro delle scadenze di luglio per i forfettari

Luglio è storicamente il mese più impegnativo per chi ha una partita IVA in regime forfettario. Sul calendario fiscale di questo mese convivono diverse scadenze che, se non gestite con attenzione, possono portare a ritardi e sanzioni. Vediamo il quadro completo:

La scadenza principale è quella del 30 luglio 2026, entro cui chi non ha versato le imposte entro il 30 giugno può farlo con la maggiorazione dello 0,40%. Si tratta di una finestra temporale concessa dalla legge per tutti i contribuenti, compresi i forfettari. Ma non è l’unica data da tenere a mente. Per alcuni soggetti che applicano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) o che rientrano in particolari categorie professionali, il legislatore può prevedere slittamenti straordinari su date diverse. Questi casi particolari vanno verificati anno per anno: la regola generale resta quella del 30 giugno con possibilità di proroga al 30 luglio con maggiorazione.

Le imposte interessate da queste scadenze per i forfettari sono principalmente due: l’imposta sostitutiva (la tassa caratteristica del regime forfettario, che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali) e i contributi previdenziali INPS (per artigiani e commercianti). A queste si aggiungono, per chi ha collaboratori, eventuali adempimenti sul personale. In questa guida ci concentriamo sull’imposta sostitutiva e sui contributi INPS, che sono le voci che riguardano la stragrande maggioranza dei forfettari. Per approfondire il tema delle scadenze di luglio e della gestione della liquidità, ti consiglio di leggere anche il nostro articolo dedicato ai forfettari e alle scadenze fiscali di luglio 2026.

Cos’è l’imposta sostitutiva: la tassa unica del regime forfettario

Uno dei grandi vantaggi del regime forfettario è la semplicità fiscale. Chi adotta questo regime non paga l’IRPEF ordinaria (con i suoi scaglioni progressivi), né l’IRAP, né le addizionali regionale e comunale. Al loro posto esiste un’imposta sostitutiva: una tassa unica che sostituisce tutte le altre. In parole semplici, invece di dover calcolare e versare imposte separate per ogni tipo di prelievo, il forfettario calcola un’unica imposta sul proprio reddito imponibile.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva è fissata al 15% per la maggior parte dei contribuenti (art. 1 c. 64 della L. 190/2014). Esiste però un’aliquota ridotta al 5% riservata a chi avvia una nuova attività, valida per i primi 5 anni di applicazione del regime forfettario, a condizione che si tratti di una nuova attività senza aver esercitato attività d’impresa, arte o professione analoga nei 3 anni precedenti. È un incentivo significativo per chi si lancia nel mondo del lavoro autonomo o dell’imprenditoria per la prima volta.

La base di calcolo dell’imposta sostitutiva non è il fatturato totale, ma il reddito imponibile, ottenuto applicando ai ricavi o compensi percepiti un coefficiente di redditività. Questo coefficiente, stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell’attività svolta, rappresenta in modo forfettario (da qui il nome del regime) la quota di ricavi che si presume sia reddito. Il codice ATECO è il codice numerico che classifica l’attività economica: ogni attività ne ha uno specifico, e i forfettari devono indicarlo nella dichiarazione dei redditi. Per approfondire come funziona la partita IVA in regime forfettario a Udine, puoi affidarti al CAF Centro Fiscale.

Come si calcola il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva

Il saldo 2025 dell’imposta sostitutiva è la somma che il forfettario deve versare come conguaglio finale delle imposte relative all’anno d’imposta 2025. Si tratta dell’importo risultante dalla dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM), al netto degli acconti già versati l’anno scorso. Vediamo passo per passo come si arriva a questo numero.

Il calcolo parte dai ricavi o compensi percepiti nel 2025 (anno d’imposta di riferimento). A questi si applica il coefficiente di redditività previsto per la propria attività. Ecco i coefficienti più comuni secondo la normativa vigente (L. 190/2014, tabella allegata):

Tipo di attività (macro-categoria)Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Intermediari del commercio62%
Attività dei servizi di alloggio e ristorazione67%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione78%
Altre attività economiche67%
Costruzioni e attività immobiliari86%

La formula di calcolo è la seguente: Reddito imponibile = Ricavi 2025 × Coefficiente di redditività. Da questo reddito imponibile si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno (INPS o cassa professionale di appartenenza), ottenendo così la base imponibile netta. Su quest’ultima si applica l’aliquota del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi cinque anni). Il risultato è l’imposta sostitutiva lorda dovuta per il 2025.

Dal totale dell’imposta lorda si detraggono gli acconti già versati nel corso del 2025 (in giugno/luglio per il primo acconto e in novembre per il secondo acconto). La differenza — positiva o negativa — è il saldo 2025. Se positiva, devi versare la differenza entro le scadenze di giugno/luglio. Se negativa, hai versato più del dovuto e potrai richiedere il rimborso oppure usare il credito in compensazione. Supponiamo che Giulia, una traduttrice freelance con ricavi 2025 pari a 40.000 euro: il suo reddito imponibile sarà 40.000 × 78% = 31.200 euro. Deducendo ad esempio 4.000 euro di contributi INPS gestione separata, la base netta diventa 27.200 euro. L’imposta sostitutiva al 15% sarà 4.080 euro. Se Giulia ha già versato 3.500 euro di acconti, il saldo 2025 sarà di 580 euro da versare entro il 30 luglio con la maggiorazione.

Come si calcola il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva

Contemporaneamente al saldo 2025, i forfettari devono affrontare anche il primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva. Si tratta di un versamento anticipato dell’imposta che si presume dovuta per il 2026, calcolato sulla base dell’anno precedente. Questo meccanismo degli acconti esiste perché lo Stato preferisce incassare le imposte in corso d’anno, senza aspettare che il contribuente le paghi tutte in un’unica soluzione l’anno successivo.

Il metodo ordinario per il calcolo degli acconti è il cosiddetto metodo storico: si prende l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 (quella indicata nella dichiarazione) e si calcola su di essa una percentuale. L’acconto totale annuo è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente. Questo acconto viene suddiviso in due rate: il primo acconto pari al 40% dell’imposta sostitutiva 2025, da versare entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione); il secondo acconto pari al restante 60%, da versare entro il 30 novembre 2026. Attenzione: se l’imposta sostitutiva dovuta per il 2025 è inferiore a 51,65 euro, non si è tenuti a versare gli acconti.

Esiste anche il cosiddetto metodo previsionale: se prevedi che nel 2026 i tuoi ricavi saranno significativamente inferiori rispetto al 2025, puoi calcolare gli acconti sulla base dell’imposta che stimi di dover pagare per il 2026, anziché su quella del 2025. Questo metodo può far risparmiare liquidità, ma comporta un rischio: se la stima è troppo ottimistica e alla fine del 2026 l’imposta effettiva risulta maggiore di quanto hai versato come acconto, potresti dover pagare interessi e sanzioni. Per questa ragione, il metodo previsionale va adottato solo con il supporto di un esperto. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a valutare quale metodo è più conveniente per la tua situazione, sia in ufficio che da remoto. Continuando con l’esempio di Giulia: la sua imposta 2025 è 4.080 euro. Il primo acconto 2026 sarà 4.080 × 40% = 1.632 euro, da versare entro il 30 luglio.

La maggiorazione dello 0,40%: pagare entro il 30 luglio

Se hai saltato la scadenza del 30 giugno per il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva, non è ancora troppo tardi. La legge (art. 17, comma 2, del DPR 435/2001) consente a tutti i contribuenti, compresi i forfettari, di versare entro i 30 giorni successivi alla scadenza ordinaria aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. In pratica, puoi pagare entro il 30 luglio 2026 con questo piccolo supplemento.

È importante capire che questa maggiorazione dello 0,40% non è una sanzione: è semplicemente un interesse che remunera il differimento di un mese. Lo Stato ti offre tempo in più, e in cambio chiede una cifra davvero contenuta. Come puoi verificare dai seguenti esempi, l’importo aggiuntivo è spesso irrisorio rispetto all’imposta principale:

Imposta sostitutiva da versareMaggiorazione 0,40%Totale da versare al 30 luglio
500 euro2,00 euro502,00 euro
1.000 euro4,00 euro1.004,00 euro
2.000 euro8,00 euro2.008,00 euro
3.500 euro14,00 euro3.514,00 euro
5.000 euro20,00 euro5.020,00 euro

La maggiorazione va calcolata separatamente su ogni importo che stai differendo: se devi versare sia il saldo 2025 che il primo acconto 2026, calcoli lo 0,40% su ciascuno dei due importi (non sulla loro somma). Il risultato pratico è lo stesso, ma tecnicamente si tratta di due versamenti distinti con due codici tributo diversi. La scadenza del 30 luglio 2026 cade di giovedì: un giorno lavorativo normale, che non slitta ad alcuna data successiva. Ti consigliamo di organizzarti con qualche giorno di anticipo per non rischiare di perdere anche questa seconda finestra. Per approfondire come funziona la maggiorazione dello 0,40% IRPEF di luglio 2026 in senso generale, leggi il nostro articolo dedicato.

Codici tributo F24 per i forfettari: saldo e acconto

Per versare correttamente il saldo e l’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, devi compilare il modello F24 con i codici tributo corretti. Usare il codice sbagliato può portare a versamenti non correttamente imputati, con successivi accertamenti o richieste di regolarizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. I codici tributo specifici per l’imposta sostitutiva dei forfettari sono:

Tipo versamentoCodice tributoAnno di riferimento
Saldo imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17902025
Primo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17922026
Secondo acconto imposta sostitutiva (regime forfettario/minimi)17912026

Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, nella colonna “codice tributo”. Nell’anno di riferimento va indicato l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento: per il saldo 2025, scrivi 2025; per il primo acconto 2026, scrivi 2026. L’errore più comune è invertire i codici 1790 e 1792, oppure indicare l’anno sbagliato: si consiglia di far compilare il modello F24 dal proprio consulente fiscale o dal CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di compilare e inviare il modello F24 per te, in modo che non ci siano errori. Per un quadro completo di tutti i codici tributo che ti possono riguardare come forfettario, leggi la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

Una precisazione importante: i codici tributo 1790, 1791 e 1792 riguardano l’imposta sostitutiva, ovvero la tassa sui redditi. Non vanno confusi con i codici per i contributi INPS (che sono diversi e che vedremo nel prossimo paragrafo) né con quelli per la marca da bollo sulle fatture (2521-2524). Il modello F24 va presentato esclusivamente per via telematica: se non disponi di un PIN INPS o credenziali Fisconline, puoi rivolgerti al CAF che lo invia per tuo conto.

Chi sceglie la rateizzazione: come funziona per i forfettari

Per chi ha difficoltà a pagare in un’unica soluzione, esiste la possibilità di rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva. La rateizzazione è consentita dalla normativa e permette di suddividere l’importo dovuto in un massimo di rate mensili, con aggiunta di un interesse mensile dello 0,33% sulle rate successive alla prima. Questo meccanismo si applica sia al saldo 2025 che al primo acconto 2026.

La prima rata deve essere versata entro la scadenza ordinaria (30 giugno) o con la maggiorazione dello 0,40% entro il 30 luglio. Le rate successive scadono il giorno 16 di ciascun mese, fino a un massimo di giugno dell’anno successivo. Il numero massimo di rate dipende da quando si inizia: chi inizia a luglio può rateizzare fino a novembre 2026 (5 rate), chi inizia a giugno può avere fino a 6 rate. Immagina che Roberto, un artigiano forfettario, debba versare in totale 3.000 euro tra saldo e acconto. Optando per la rateizzazione a partire da luglio, può suddividere in 5 rate mensili da circa 600 euro ciascuna, con un piccolo interesse aggiuntivo. Questo gli consente di non svuotare il conto corrente in un unico momento.

Un aspetto importante: la rateizzazione non si applica al secondo acconto di novembre, che deve essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Inoltre, in caso di mancato pagamento di una o più rate, decade il beneficio della dilazione e l’intero importo diventa immediatamente dovuto. Per scegliere la scelta più adatta alla tua situazione finanziaria e fiscale, affidati al CAF Centro Fiscale di Udine, disponibile sia in ufficio a Viale Giuseppe Tullio 13 che online in tutta Italia.

Contributi INPS: le scadenze parallele per artigiani e commercianti

Oltre all’imposta sostitutiva, i forfettari che svolgono attività di artigiano o commerciante iscritti alla gestione artigiani/commercianti INPS devono prestare attenzione anche alle scadenze INPS che si sovrappongono al calendario di luglio. Si tratta di adempimenti distinti dall’imposta sostitutiva, ma che possono impattare la liquidità nello stesso periodo.

I contributi INPS per artigiani e commercianti in regime forfettario godono di una riduzione del 35% sull’aliquota ordinaria (art. 1 c. 77 L. 190/2014). L’aliquota ordinaria per artigiani e commercianti nel 2026 è del 24,48%, che con la riduzione del 35% scende a circa il 15,91%. I contributi si calcolano sul reddito imponibile del regime forfettario, ossia sui ricavi al netto del coefficiente di redditività e dei contributi stessi (con un meccanismo circolare che nella pratica si risolve con un calcolo iterativo o mediante le tabelle INPS). È presente un contributo minimale annuo pari a circa 4.200 euro, da versare indipendentemente dal reddito prodotto: chi guadagna poco deve comunque coprire questo minimale. Per tutti i dettagli sui contributi INPS di artigiani e commercianti con partita IVA forfettaria, consulta il nostro articolo sul saldo e acconto contributi INPS 2026.

I professionisti senza cassa di categoria (medici, avvocati, ingegneri ecc. già iscritti alle rispettive casse previdenziali NON sono tenuti alla gestione separata INPS come tali) e chi svolge attività di lavoro autonomo puro versano invece i contributi alla gestione separata INPS, con aliquota del 26,07% (senza altra copertura previdenziale) o 24% (con altra copertura). Questi contributi si pagano sempre tramite modello F24, ma con codici tributo diversi da quelli dell’imposta sostitutiva (codici 1840 per i contributi gestione separata). Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella verifica della tua posizione previdenziale e nella compilazione dei modelli.

Cosa succede se non si paga entro il 30 luglio: ravvedimento operoso

Se il 30 luglio 2026 passa senza che tu abbia versato l’imposta sostitutiva e la maggiorazione, non significa che sei perduto: esiste lo strumento del ravvedimento operoso, che permette di regolarizzare i versamenti omessi con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie. Prima ci si ravvede, meno si paga. Questo principio è sancito dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, che disciplina le modalità e i termini del ravvedimento.

Le sanzioni del ravvedimento operoso dipendono da quanto tempo è passato dalla scadenza. Il D.Lgs. 87/2024 ha aggiornato le regole applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi. Per un versamento omesso, la sanzione base è pari al 25% dell’imposta non versata. Grazie al ravvedimento, questa sanzione si riduce drasticamente:

  • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni): sanzione di 0,0833% per ogni giorno di ritardo (art. 13 c. 1 lett. a-bis D.Lgs. 472/97, post D.Lgs. 87/2024)
  • Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione fissa pari a 1,25% dell’imposta (1/10 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione fissa pari a 1,39% dell’imposta (1/9 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento lungo (oltre 90 giorni, entro 1 anno): sanzione fissa pari a 3,125% dell’imposta (1/8 della sanzione base 25%)
  • Ravvedimento biennale (oltre 1 anno, entro 2 anni): sanzione fissa pari a 3,572% dell’imposta (1/7 della sanzione base 25%)

A queste sanzioni si aggiungono gli interessi legali calcolati sull’importo non versato per i giorni di ritardo. Conviene sempre regolarizzare il prima possibile: più si aspetta, più la sanzione cresce. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di assistenza per il ravvedimento operoso: calcoliamo insieme l’esatto importo dovuto (imposta + sanzione + interessi) e compiliamo il modello F24 corretto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121, sia di persona a Udine che online da tutta Italia.

Tabelle riepilogative: scadenze, codici e calcoli in un colpo d’occhio

Per aiutarti a orientarti rapidamente, abbiamo raccolto tutte le informazioni principali in tre tabelle riepilogative. Tienile come riferimento rapido per non perdere nessuna scadenza.

Tabella 1 — Scadenze luglio 2026 per i forfettari

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione 0,40%
Saldo imposta sostitutiva 202530 giugno 202630 luglio 2026
Primo acconto imposta sostitutiva 2026 (40%)30 giugno 202630 luglio 2026
Saldo contributi INPS artigiani/commercianti 202530 giugno 202630 luglio 2026
Secondo acconto imposta sostitutiva 2026 (60%)—30 novembre 2026

Tabella 2 — Codici tributo F24 per il regime forfettario

Codice tributoDescrizioneSezione F24
1790Saldo imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1792Primo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1791Secondo acconto imposta sostitutiva regime forfettario/minimiErario
1840Contributi INPS gestione separataINPS
2521-2524Imposta di bollo fatture elettronicheErario

Tabella 3 — Esempio di calcolo completo (professionista forfettario)

VoceEsempio (ricavi 2025: 35.000 euro)
Ricavi 202535.000 euro
Coefficiente di redditività (professionisti: 78%)× 78% = 27.300 euro
Contributi INPS gestione separata (da sottrarre)– 2.800 euro (stima)
Base imponibile netta= 24.500 euro
Imposta sostitutiva 15%= 3.675 euro
Acconti già versati nel 2025– 3.200 euro
Saldo 2025 (cod. 1790)= 475 euro
Primo acconto 2026 al 40% (cod. 1792)= 3.675 × 40% = 1.470 euro
Totale da versare al 30 luglio1.945 euro (+ maggiorazione 0,40% se differito da giugno)

Domande Frequenti

Entro quando i forfettari devono versare il saldo 2025 e il primo acconto 2026?

La scadenza ordinaria è il 30 giugno 2026. Chi non ha pagato entro quella data può farlo entro il 30 luglio 2026 aggiungendo una maggiorazione dello 0,40%. Dopo il 30 luglio si incorre in sanzioni e si deve ricorrere al ravvedimento operoso.

Qual è l’aliquota dell’imposta sostitutiva nel regime forfettario?

L’aliquota standard è del 15% sul reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività − contributi previdenziali). Per chi avvia una nuova attività, nei primi 5 anni si applica un’aliquota ridotta al 5%, a condizione di non aver esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti.

Quali codici tributo si usano nel modello F24 per i forfettari?

I codici tributo per l’imposta sostitutiva del regime forfettario sono: 1790 per il saldo (anno 2025), 1792 per il primo acconto (anno 2026), 1791 per il secondo acconto (anno 2026). Questi codici vanno inseriti nella sezione Erario del modello F24, indicando l’anno di riferimento corretto.

Posso rateizzare il saldo e il primo acconto dell’imposta sostitutiva?

Sì, è possibile rateizzare in rate mensili con un interesse dello 0,33% mensile sulle rate successive alla prima. Chi inizia da luglio può avere fino a 5 rate (luglio-novembre). Il secondo acconto di novembre non può essere rateizzato e va versato in un’unica soluzione.

Cosa succede se un forfettario non paga entro il 30 luglio?

Scatta l’obbligo del ravvedimento operoso: oltre all’imposta dovuta, si aggiungono interessi legali e una sanzione ridotta che va da 0,0833% al giorno (ravvedimento sprint, entro 14 giorni) al 3,572% (entro 2 anni). Prima si regolarizza, meno si paga. Il CAF Centro Fiscale può calcolare l’esatto importo e compilare il modello F24 per il ravvedimento.

I contributi INPS dei forfettari hanno una scadenza diversa dall’imposta sostitutiva?

No, le scadenze sono generalmente allineate: anche i contributi INPS di artigiani e commercianti forfettari seguono le stesse date dell’imposta sostitutiva (30 giugno ordinario, 30 luglio con maggiorazione). I codici tributo sono però diversi: per la gestione separata si usa il codice 1840.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario, il calcolo del saldo 2025 e del primo acconto 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti si occupano di tutto: dal calcolo dell’imposta alla compilazione del modello F24, fino all’invio telematico. Affidati a noi per evitare errori costosi e dormire sonni tranquilli.

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Luglio 16, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-16 15:07:312026-07-16 15:27:09Forfettari: si avvicina la scadenza del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte

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