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Tag Archivio per: partita iva regime forfettario

PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Costo Commercialista Forfettario 2026: Confronto Tariffe, Online e CAF

regime forfettario partita iva

Quanto costa un commercialista per un forfettario nel 2026? Se hai aperto o stai per aprire una partita IVA in regime forfettario, questa è probabilmente la domanda che ti stai ponendo in questo momento. La risposta varia enormemente: si passa dai 250€ annui di un CAF come il nostro fino ai 2.500€ di uno studio tradizionale in centro città. In mezzo troviamo i commercialisti online (Fiscozen, Aziendabile, Idealsofà) con tariffe tra 350 e 900€, e l’opzione fai-da-te che costa zero ma può rivelarsi la più costosa di tutte.

In questa guida completa analizziamo ogni opzione disponibile sul mercato italiano nel 2026: cosa include davvero la tariffa, quali sono i costi nascosti, come confrontare preventivi diversi e come scegliere il professionista giusto per il tuo fatturato e la tua attività. Alla fine troverai anche il dettaglio delle nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine: 250-450€/anno per forfettari semplici, tutto incluso.

Indice dei contenuti

  1. Quanto costa un commercialista per forfettario nel 2026
  2. Tabella riepilogativa dei prezzi
  3. Cosa include la tariffa standard
  4. Cosa non include: i costi extra nascosti
  5. Commercialista tradizionale in studio
  6. Commercialista online: Fiscozen, Aziendabile e altri
  7. CAF: la soluzione economica e territoriale
  8. Fai-da-te: rischi e quando è fattibile
  9. Cosa influenza davvero il prezzo
  10. Come scegliere il commercialista giusto
  11. Le nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine
  12. Domande frequenti

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Quanto costa un commercialista per forfettario nel 2026

Il costo medio di un commercialista per un forfettario nel 2026 si colloca in una forchetta molto ampia: da 250 a 2.500 euro l’anno, IVA esclusa. Questa variabilità dipende da tre fattori principali: il tipo di professionista scelto (studio fisico, servizio online o CAF), il volume di operazioni gestite e i servizi extra richiesti.

Per un forfettario “tipo” con 30-60 fatture l’anno e senza clienti esteri, le tariffe medie effettive si attestano su questi valori:

  • Commercialista tradizionale: 1.200-1.800€/anno + IVA
  • Commercialista online: 400-700€/anno + IVA
  • CAF: 300-500€/anno (IVA inclusa o esente)
  • Fai-da-te: 0€ ma con rischi di errore elevati

Il regime forfettario è particolarmente semplice dal punto di vista contabile: non richiede tenuta della contabilità ordinaria, non prevede IVA sulle fatture, non impone scritture contabili complesse. Questo giustifica tariffe più basse rispetto a un regime ordinario o a un’impresa con dipendenti. Pagare 2.000€ per un forfettario è quasi sempre eccessivo, salvo casi particolari di grande volume di operazioni o di attività con molti clienti esteri.

Tabella riepilogativa dei prezzi commercialista forfettario 2026

Ecco il confronto diretto tra le quattro opzioni disponibili per gestire la contabilità del tuo regime forfettario nel 2026:

TipologiaCosto annuo (IVA escl.)Cosa includeTarget consigliato
CAF (es. Centro Fiscale Udine)250-600€Dichiarazione, F24, contabilità base, 730 inclusoForfettari semplici, privati, famiglie
Commercialista online350-900€App, chat, dichiarazione, F24, fatturazione elettronicaFreelance digitali, partite IVA giovani
Commercialista tradizionale1.000-2.500€Consulenza personale, dichiarazione, contabilità completaProfessionisti strutturati, situazioni complesse
Fai-da-te0€ (+ eventuali sanzioni)Nulla, fai tutto da solo con softwareChi ha competenze fiscali avanzate

Nota: i prezzi sono riferimenti medi di mercato rilevati nel primo trimestre 2026. Le tariffe specifiche possono variare in base al professionista, alla città e ai servizi inclusi. Richiedi sempre un preventivo dettagliato per iscritto.

Cosa include normalmente la tariffa del commercialista forfettario

Prima di confrontare i prezzi, devi sapere cosa aspettarti dal pacchetto base di qualsiasi professionista che gestisce una partita IVA forfettaria. Un servizio completo deve includere questi elementi fondamentali:

Apertura Partita IVA (una tantum)

La pratica di apertura ComUnica presso Agenzia delle Entrate, INPS e Camera di Commercio (se necessaria). Costo tipico: 50-200€ una tantum, spesso incluso gratuitamente se sottoscrivi un contratto annuale. Alcuni commercialisti online offrono apertura P.IVA gratis come lead magnet.

Tenuta contabile semplificata

Il forfettario non tiene una contabilità ordinaria, ma ha comunque obblighi di registrazione: conservazione fatture emesse e ricevute, registro cronologico delle operazioni, numerazione progressiva delle fatture. Il commercialista gestisce questi adempimenti e li verifica periodicamente.

Compilazione e invio Modello Redditi PF

Ogni anno il forfettario deve presentare il Modello Redditi Persone Fisiche, con compilazione obbligatoria del Quadro LM (dedicato al regime forfettario) e dei quadri relativi ad altri redditi eventuali (immobili, dipendenti, investimenti). Invio telematico entro il 30 novembre 2026 (salvo proroghe).

Calcolo imposta sostitutiva e contributi INPS

Il commercialista calcola: imposta sostitutiva al 15% (o 5% nei primi 5 anni per le startup), contributi INPS (Gestione Separata al 26,07% o Artigiani/Commercianti con minimale fisso ~4.500€), acconti di novembre. Un errore di calcolo può costare molto in sanzioni.

Preparazione F24 con codici tributo

Tutti i versamenti seguono il modello F24 con codici tributo specifici: 1790 (imposta sostitutiva saldo), 1791 (primo acconto), 1792 (secondo acconto). Il commercialista predispone i modelli e ti indica scadenze e importi.

Gestione bollo virtuale sulle fatture

Il forfettario applica imposta di bollo 2€ su fatture superiori a 77,47€ (la maggior parte). Il bollo virtuale si paga trimestralmente con F24 code 2521-2524. Questo adempimento, pur semplice, richiede monitoraggio trimestrale.

Cosa NON include: i costi extra nascosti

Questa è la parte più importante da leggere prima di firmare qualsiasi contratto. Le tariffe pubblicizzate non coprono tutto: ci sono servizi extra che possono far lievitare significativamente il costo annuo reale.

Fatturazione elettronica

Dal 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite SDI. Alcuni commercialisti includono la piattaforma di fatturazione nel canone annuo; altri la fatturano separatamente a 100-300€/anno. Chiedi sempre esplicitamente: “La fatturazione elettronica è inclusa?”.

Consulenze straordinarie

Domande urgenti, pianificazione fiscale, simulazioni di crescita del fatturato, valutazioni sul passaggio al regime ordinario: sono consulenze orarie extra che costano tipicamente 80-150€/ora. Alcuni pacchetti includono 1-2 ore l’anno, altri le fatturano sempre a parte.

Pratiche INPS speciali

Richiesta di riduzione contributiva del 35% (artigiani e commercianti), domande di DIS-COLL, indennità di maternità, congedi, rateizzazione contributi arretrati. Ogni pratica ha un costo aggiuntivo tipico di 50-200€.

Rappresentanza in caso di accertamenti

Se l’Agenzia delle Entrate apre un accertamento o invia una comunicazione di irregolarità, la tariffa base non copre la difesa. Si tratta di consulenza legale-tributaria che può costare da 300€ (piccole comunicazioni) fino a diverse migliaia di euro per contenziosi complessi.

Comunicazioni LIPE (caso uscita dal regime)

Se superi 85.000€ di fatturato durante l’anno e cadi nel regime ordinario, dovrai gestire liquidazioni IVA periodiche (LIPE), IVA trimestrale, modello IVA annuale. Questo cambio regime comporta costi aggiuntivi di 500-1.200€/anno per la maggior complessità contabile.

Commercialista tradizionale in studio: 1.000-2.500€/anno

Il commercialista con studio fisico è l’opzione classica: ti ricevi in ufficio, parli con una persona in carne e ossa, costruisci una relazione di lungo termine. Resta la scelta preferita di molti liberi professionisti strutturati, avvocati, medici, consulenti con fatturati alti o clienti esteri.

I vantaggi del commercialista tradizionale

  • Relazione personale diretta: appuntamenti in studio, telefonate, risposte rapide su WhatsApp
  • Conoscenza locale del territorio: conosce banche, istituzioni, commercialisti locali, agenti delle entrate della zona
  • Supporto su misura: può adattare la strategia fiscale alle tue esigenze specifiche
  • Gestione di situazioni complesse: clienti esteri, investimenti, immobili, contenziosi
  • Consulenza integrata: spesso lavora insieme al commercialista anche un consulente del lavoro, un notaio, un avvocato

Gli svantaggi e quanto costa davvero

  • Costi significativamente più alti: 1.000-2.500€/anno + IVA anche per un forfettario semplice
  • Orari d’ufficio rigidi: raramente disponibili nel weekend o la sera
  • Scarsa digitalizzazione: molti studi ancora usano carta, moduli via mail, piattaforme datate
  • Tariffazione a ore: ogni “chiacchierata” viene conteggiata
  • Spesso over-qualified: paghi l’esperienza per un lavoro che è quasi standardizzato

Conviene a chi? A chi ha un fatturato vicino alla soglia dei 85.000€, a chi lavora con l’estero, a chi ha più fonti di reddito (immobili, investimenti, dipendenti occasionali), a chi vuole una consulenza strategica completa.

Commercialista online: Fiscozen, Aziendabile, Idealsofà e altri

Negli ultimi cinque anni sono esplose le piattaforme di commercialista online dedicate specificamente alle partite IVA forfettarie. Propongono un modello standardizzato, digitale, tendenzialmente low-cost: dashboard web, app mobile, chat con consulenti, fatturazione elettronica integrata.

Le principali piattaforme nel 2026

Fiscozen è il leader di mercato. Offre pacchetto Starter (~35€/mese, 420€/anno) con fatturazione elettronica illimitata, chat illimitata, dichiarazione annuale inclusa. Pacchetto Premium ~55€/mese (660€/anno). Recensioni generalmente positive su Trustpilot, ma alcune critiche sulla rotazione del personale assegnato.

Aziendabile propone tariffe simili (da ~30€/mese) con forte presenza di consulenti umani via videochiamata. Buone recensioni sull’attenzione individuale.

Idealsofà (TaxFix Italia) si concentra sulle partite IVA più piccole: canoni da ~25€/mese (300€/anno), ideale per freelance agli inizi con pochi adempimenti.

Altri player minori: ContaPlus, TaxRocks, Flexworker, PartitaIva.it. Tariffe comparabili, qualità variabile.

Vantaggi del commercialista online

  • Prezzo competitivo: 350-900€/anno con tutto incluso (fatturazione elettronica, chat)
  • Completamente digitale: app, dashboard, carica documenti dal telefono
  • Trasparenza di prezzo: canone fisso mensile, zero sorprese
  • Assistenza sempre disponibile: chat con risposta entro 24 ore, videochiamate su prenotazione
  • Apertura P.IVA gratuita: quasi tutti offrono l’apertura gratis se attivi l’abbonamento

Svantaggi del commercialista online

  • Standardizzazione: il servizio è pensato per forfettari “tipici”, non gestisce bene casi particolari
  • Supporto via chat/email: nessuna relazione face-to-face (videochiamata solo su appuntamento)
  • Rotazione del personale: potresti parlare con un consulente diverso ogni mese
  • Poca conoscenza locale: non conoscono il tuo territorio, le agenzie locali, eventuali agevolazioni regionali
  • Limiti su consulenza strategica: spesso ti rispondono “consulta un commercialista di fiducia” per questioni complesse

Conviene a chi? A freelance digitali (copywriter, sviluppatori, designer, social media manager), a partite IVA giovani con attività semplice, a chi privilegia la comodità digitale e un prezzo fisso trasparente.

CAF: la soluzione economica e territoriale

I Centri di Assistenza Fiscale (CAF) sono l’opzione più sottovalutata dai forfettari ma spesso la più conveniente. Pensati originariamente per il 730 dei dipendenti, i CAF qualificati (come il CAF Centro Fiscale di Udine) offrono oggi servizi completi per le partite IVA forfettarie, a prezzi significativamente inferiori rispetto a studi commercialisti e online.

Vantaggi del CAF per forfettari

  • Prezzi più bassi del mercato: 250-600€/anno comprensivi di quasi tutto
  • Supporto territoriale in presenza: ufficio fisico, appuntamenti in sede
  • 730 e ISEE inclusi o scontati: se hai anche redditi da lavoro dipendente o devi richiedere bonus
  • Assistenza successioni: molti CAF offrono anche gestione pratiche successorie
  • Pratiche patronato integrate: NASPI, pensioni, invalidità spesso disponibili nello stesso ufficio
  • Continuità del professionista: sempre la stessa persona di riferimento

Svantaggi del CAF

  • Alcuni servizi limitati: pianificazione fiscale strategica avanzata non sempre disponibile
  • Esperienza fiscale specialistica ridotta su nicchie molto particolari (crypto complessa, holding estere)
  • Digitalizzazione variabile: dipende dal CAF specifico
  • Meno consulenza “proattiva”: il CAF esegue, raramente propone ottimizzazioni

Conviene a chi? Al 90% dei forfettari standard: freelance, piccoli artigiani, commercianti, consulenti con situazione semplice. Soprattutto se vuoi anche assistenza 730, ISEE, pratiche patronato e successioni sotto lo stesso tetto.

Fai-da-te: rischi e quando è (davvero) fattibile

L’idea di gestire da soli la partita IVA forfettaria seduce molti, soprattutto chi ha appena iniziato e ha budget limitato. Il fai-da-te costa zero euro di parcella ma i rischi possono essere altissimi.

I rischi concreti del fai-da-te

  • Errori nel calcolo dell’imposta sostitutiva: sbagliare il coefficiente di redditività significa pagare troppo o troppo poco (con sanzioni)
  • Mancato versamento acconti di novembre: sanzione del 30% + interessi
  • Errori sul bollo virtuale fatture: accertamento con ricalcolo di anni pregressi
  • Compilazione errata Quadro LM: scarto telematico, omessa dichiarazione, sanzione minima 250€
  • Perdita del regime forfettario: per errata valutazione delle cause ostative (seconda partecipazione in SRL, compensi da ex datore, ecc.)
  • Stress continuo: scadenze da ricordare, normative in evoluzione, Agenzia Entrate da monitorare

Quando il fai-da-te è (forse) fattibile

Il fai-da-te può avere senso solo in casi molto specifici e con le competenze giuste:

  • Fatturato molto basso (sotto i 20-30.000€/anno)
  • Poche fatture (meno di 20-30 l’anno)
  • Un solo tipo di cliente (nessuna frammentazione contrattuale)
  • Nessun cliente estero, nessun rapporto con SRL
  • Nessun reddito secondario (immobili, investimenti, lavoro dipendente)
  • Conoscenza fiscale personale di base (saper leggere il TUIR, i codici tributo, il portale Entratel)

In tutti gli altri casi, risparmiare 300€ all’anno per rischiare sanzioni da 1.000-5.000€ non è una buona idea. E non stiamo considerando il tempo speso a studiare la normativa, compilare moduli, chiamare l’Agenzia Entrate.

Cosa influenza davvero il prezzo del commercialista forfettario

Quando confronti i preventivi, devi capire perché lo stesso tipo di attività può costare 300€ da un professionista e 1.800€ da un altro. Ecco i 5 fattori che spostano davvero il prezzo:

1. Volume di operazioni (numero di fatture)

Più fatture emetti, più lavoro amministrativo richiede la tua contabilità. Un forfettario con 10 fatture l’anno pagherà molto meno di uno con 200 fatture. Molti professionisti applicano scaglioni:

  • Fino a 30 fatture: tariffa base
  • 31-100 fatture: +20% circa
  • 101-300 fatture: +40-60%
  • Oltre 300 fatture: tariffa personalizzata

2. Categoria di attività (codice ATECO)

Alcune attività hanno complessità fiscali maggiori: commercio al dettaglio con magazzino, e-commerce con vendita UE, artigiani con dipendenti, professionisti con cassa autonoma. Il tuo codice ATECO influenza il coefficiente di redditività e la gestione contributiva (Gestione Separata vs. Artigiani vs. Casse professionali).

3. Numero di clienti esteri

Fatturare a clienti UE o extra-UE significa gestire inversione contabile, MOSS/OSS, esterometro, reverse charge. Aggiunge complessità significativa e spesso il commercialista applica un sovrapprezzo di 100-300€/anno se hai più del 20% di fatturato estero.

4. Servizi extra richiesti

Ogni servizio aggiuntivo ha un costo: 730 (50-80€), ISEE (20-40€), successione (500-2.000€), contratto d’affitto (50-100€), pratiche INPS (50-200€), visure camerali (20-30€), consulenza oraria (80-150€/h).

5. Localizzazione geografica

I prezzi variano sensibilmente per area. Un commercialista in Milano centro costa mediamente il 40-60% in più rispetto a un professionista di una piccola città del Sud o del Nord-Est. A Udine e in Friuli Venezia Giulia i prezzi sono in linea con la media nazionale, con buone opzioni tra 400 e 1.200€/anno per forfettari semplici.

Come scegliere il commercialista giusto: 7 consigli pratici

Non esiste il “commercialista migliore in assoluto”: esiste il professionista giusto per te. Ecco i 7 criteri per scegliere bene nel 2026:

  1. Richiedi sempre un preventivo scritto e dettagliato: cosa è incluso, cosa è extra, costi di uscita, tempistiche di risposta
  2. Verifica l’iscrizione all’Ordine: per commercialisti, cerca nell’Albo Dottori Commercialisti; per i CAF, verifica l’autorizzazione del Ministero
  3. Confronta almeno 3 preventivi: uno studio, uno online, un CAF
  4. Leggi le recensioni online: Google Reviews, Trustpilot, forum di categoria (HumanLabs per freelance)
  5. Testa la reattività: scrivi una domanda via email o chat e misura quanto ci mette a risponderti
  6. Chiedi a chi ti riferirai: è sempre la stessa persona o cambia ogni volta? Un riferimento unico è spesso meglio
  7. Non farti abbagliare solo dal prezzo: se un preventivo è molto sotto la media, probabilmente mancano servizi essenziali

Un consiglio pratico: chiedi una consulenza conoscitiva gratuita. Molti commercialisti (noi inclusi) la offrono. In 30 minuti capisci se la chimica funziona e se la competenza è quella giusta.

Le nostre tariffe al CAF Centro Fiscale di Udine: 250-450€ per forfettari

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per le partite IVA in regime forfettario a tariffe trasparenti e competitive. Ecco il nostro listino 2026 per i forfettari:

PacchettoPrezzo annuoInclude
Forfettario Base250€/annoDichiarazione Redditi PF, Quadro LM, F24, consulenza di base, fino a 30 fatture
Forfettario Standard350€/annoPacchetto Base + fatturazione elettronica inclusa, bollo virtuale trimestrale, fino a 100 fatture
Forfettario Plus450€/annoPacchetto Standard + consulenza oraria (2h/anno), pratiche INPS, fino a 300 fatture
Apertura P.IVAGRATUITAApertura e codifica ATECO gratis con sottoscrizione di un pacchetto annuale

In più, se sei un nostro cliente forfettario, hai diritto a tariffe agevolate su tutti gli altri servizi:

  • 730 personale: incluso gratuito nel Pacchetto Plus, 30€ negli altri
  • ISEE: 15€ (invece di 25€)
  • Successioni: sconto 10% sul listino
  • Pratiche patronato (NASPI, pensioni): incluse gratuitamente
  • Consulenza ordinaria: 100€/h (tariffa fissa, no maggiorazioni)

Perché scegliere noi

  • Presenza territoriale: ufficio in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine — ci vedi di persona quando vuoi
  • Continuità professionale: sempre la stessa persona di riferimento per la tua pratica
  • Competenza locale FVG: conosciamo il territorio, le banche locali, il sistema tavolare per successioni
  • Servizio integrato: CAF, patronato, successioni, contratti nello stesso ufficio
  • Consulenza gratuita iniziale: primo appuntamento conoscitivo senza impegno

📞 Chiamaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per fissare una consulenza gratuita. Oppure scrivi a info@centrofiscale.com e ti richiamiamo entro 24 ore.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti sul costo del commercialista forfettario

Quanto costa in media un commercialista per forfettario nel 2026?

Il costo medio varia da 250€/anno (CAF) a 2.500€/anno (studio tradizionale in grande città). La media di mercato per un forfettario standard con 30-60 fatture l’anno si attesta tra 400 e 900€ annui. Il CAF è generalmente l’opzione più economica per forfettari semplici.

Cosa deve includere il costo annuo di un commercialista forfettario?

Il pacchetto base deve includere: apertura P.IVA (una tantum o gratuita), Modello Redditi PF con Quadro LM, calcolo imposta sostitutiva e contributi INPS, F24 con codici tributo, bollo virtuale trimestrale, consulenza di base. La fatturazione elettronica a volte è inclusa, a volte è extra (100-300€/anno).

Meglio un commercialista online o tradizionale per il forfettario?

Dipende dalle tue priorità: il commercialista online (Fiscozen, Aziendabile) offre prezzi bassi e digitalizzazione completa, ideale per freelance giovani e situazioni semplici. Il commercialista tradizionale offre relazione personale e gestione di casi complessi. Una terza via è il CAF: presenza territoriale a prezzi simili al digitale.

Posso fare la dichiarazione dei redditi forfettario da solo?

Tecnicamente sì, tramite il software gratuito dell’Agenzia delle Entrate (compilazione web Redditi PF). In pratica però è sconsigliato: gli errori nel Quadro LM, nel calcolo del coefficiente di redditività o degli acconti possono costare molto in sanzioni. Il risparmio di 300€/anno non giustifica il rischio.

Quanto costa Fiscozen nel 2026?

Il pacchetto Fiscozen Starter parte da circa 35€/mese (420€/anno) e include fatturazione elettronica illimitata, chat con consulenti, dichiarazione annuale. Il pacchetto Premium costa circa 55€/mese (660€/anno) con servizi aggiuntivi. I prezzi esatti possono variare e vanno verificati sul sito ufficiale.

Il CAF può gestire la partita IVA forfettaria?

Sì, i CAF qualificati come il CAF Centro Fiscale di Udine offrono servizi completi per le partite IVA forfettarie: apertura P.IVA, Modello Redditi PF, Quadro LM, F24, fatturazione elettronica, consulenza. Le tariffe partono da 250€/anno, tra le più basse sul mercato.

Cosa succede se sbaglio la dichiarazione fai-da-te?

Le sanzioni variano in base all’errore: omesso versamento (sanzione del 30% + interessi), infedele dichiarazione (90-180% dell’imposta evasa), omessa dichiarazione (120-240% dell’imposta dovuta, minimo 250€). Un errore al Quadro LM può costare facilmente 1.000-3.000€, rispetto ai 300-500€ di un CAF.

Quando conviene passare dal forfettario al regime ordinario?

Obbligatoriamente quando superi 85.000€ di fatturato annuo. Volontariamente quando hai costi reali molto elevati (sopra il 40-50% del fatturato) e il coefficiente forfettario ti penalizza. La valutazione deve essere fatta con un commercialista perché il cambio di regime ha costi di gestione molto superiori (500-1.200€ in più all’anno di tenuta contabile).

Hai ancora dubbi sul tuo commercialista forfettario?

Scegliere il professionista giusto per la tua partita IVA forfettaria può far risparmiare centinaia di euro all’anno e soprattutto molto stress. Se vuoi capire quale opzione fa per te, fissa una consulenza gratuita con il CAF Centro Fiscale di Udine: analizziamo insieme la tua situazione e ti diciamo, senza impegno, qual è la soluzione più conveniente.

📍 Vieni a trovarci: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
📞 Telefono: 0432 1638640
💬 WhatsApp: 366 6018121
✉️ Email: info@centrofiscale.com

Questo articolo ha valore informativo e riflette la normativa vigente al momento della pubblicazione. Per la tua specifica situazione fiscale consulta sempre un professionista qualificato. Le tariffe delle piattaforme online citate sono riferimenti indicativi e vanno sempre verificate sui rispettivi siti ufficiali.

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Maggio 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-19 14:00:002026-05-31 22:23:38Costo Commercialista Forfettario 2026: Confronto Tariffe, Online e CAF
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Excel Calcolo Tasse Forfettario 2026: Tool Gratuito Scaricabile per Simulazione Imposte

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Stai cercando un Excel calcolo tasse forfettario 2026 per simulare quanto pagherai di imposte e contributi prima di aprire la partita IVA o per pianificare gli acconti del prossimo anno? In questa guida ti spieghiamo passo passo cosa deve calcolare un foglio Excel forfettario ben fatto, ti mettiamo a disposizione un tool interattivo gratuito per il calcolo immediato e ti diamo la possibilità di richiedere il file Excel scaricabile personalizzato dal CAF Centro Fiscale di Udine.

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato preferito dalle partite IVA italiane fino a 85.000 euro di compensi annui. Ma per pianificare bene il tuo lavoro autonomo serve sapere in anticipo quanto pagherai tra imposta sostitutiva, contributi previdenziali e acconti. Un Excel ben costruito ti aiuta a fare proprio questo.

Cosa trovi in questa guida

  • Tool interattivo per calcolo immediato tasse forfettario 2026
  • Tabella completa coefficienti redditività per tutti i codici ATECO
  • 4 scenari pre-calcolati per professionisti (20K, 35K, 50K, 75K euro)
  • Come si calcolano gli acconti per l’anno successivo
  • Errori comuni da evitare nel calcolo fai-da-te
  • File Excel gratuito su richiesta via email

Indice dei contenuti

  1. Perché serve un Excel calcolo tasse forfettario
  2. Cosa deve calcolare un Excel forfettario completo
  3. Tabella coefficienti redditività 2026 per codice ATECO
  4. Tool interattivo: calcola subito le tue tasse
  5. Scenari pre-calcolati per professionisti (coefficiente 78%)
  6. Come si calcolano gli acconti del forfettario
  7. Errori comuni nei calcoli fai-da-te
  8. Limiti dell’Excel: quando serve il commercialista
  9. Scarica il file Excel gratuito
  10. FAQ: domande frequenti

Perché serve un Excel calcolo tasse forfettario

Avere un Excel di calcolo tasse forfettario non è solo questione di curiosità fiscale: è uno strumento operativo di pianificazione che ti permette di prendere decisioni economiche più consapevoli. Vediamo i tre casi d’uso principali.

1. Pianificare le tasse durante l’anno

Nel regime forfettario non c’è ritenuta d’acconto sui compensi (eccetto il caso del “non sostituto d’imposta”): incassi al lordo e devi accantonare tu le somme per pagare le imposte a giugno e novembre. Senza un Excel preciso rischi di trovarti scoperto al momento dei pagamenti F24.

Mese per mese, sapere quanto stai accumulando di “debito fiscale” potenziale ti permette di tenere i soldi su un conto separato e arrivare alle scadenze tranquillo.

2. Simulare scenari prima di aprire la partita IVA

Stai pensando di passare da dipendente a libero professionista? Un Excel ti permette di rispondere a domande critiche:

  • Con 35.000 euro di compensi annui, quanto mi resta netto?
  • I primi 5 anni con aliquota startup al 5% quanto mi fanno risparmiare?
  • Conviene davvero passare al forfettario o resto da dipendente?
  • Con il mio codice ATECO (coefficiente 78%) quanta parte del fatturato è “tassata”?

3. Calcolare gli acconti per evitare sorprese

A novembre 2026 dovrai pagare il secondo acconto sull’imposta del 2026, calcolato sulla base di quanto hai versato nel 2025 (metodo storico) oppure su una stima del 2026 stesso (metodo previsionale). Un Excel aggiornato ti dice subito qual è la scelta più conveniente.

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Cosa deve calcolare un Excel forfettario completo

Un Excel calcolo tasse forfettario 2026 ben costruito deve elaborare in sequenza queste 6 grandezze fiscali, partendo dai compensi lordi fino al totale dovuto al fisco. Ti spieghiamo ogni passaggio con la formula corretta.

Step 1: Reddito imponibile lordo

Il primo calcolo del foglio Excel applica il coefficiente di redditività ai compensi incassati nell’anno (principio di cassa). La formula è:

Reddito imponibile = Compensi annui × Coefficiente redditività

Esempio: un consulente professionista (coefficiente 78%) con 30.000 euro di compensi ha un reddito imponibile lordo di 30.000 × 0,78 = 23.400 euro. Il restante 22% (6.600 euro) è considerato “spesa forfettaria” e non si tassa, indipendentemente dalle spese reali sostenute.

Step 2: Contributi previdenziali deducibili

I contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno (Gestione Separata INPS, Artigiani, Commercianti, casse private come Cassa Forense, ENPACL, ENPAM, INARCASSA, ecc.) sono integralmente deducibili dal reddito imponibile.

Attenzione: vale il principio di cassa, quindi vanno considerati solo i contributi effettivamente pagati nell’anno (anche se di competenza di anni precedenti). Se a gennaio 2026 paghi il saldo INPS 2025, quel versamento è deducibile dal reddito 2026.

Step 3: Reddito imponibile netto

Reddito netto = Reddito imponibile lordo − Contributi versati

Tornando al consulente con 23.400 euro di reddito lordo: se ha versato 5.500 euro di contributi alla Gestione Separata, il reddito netto su cui calcolerà l’imposta è 17.900 euro.

Step 4: Imposta sostitutiva (5% o 15%)

Sul reddito netto si applica l’imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP. Le aliquote sono due:

  • 5% per i primi 5 anni di attività se ricorrono i requisiti “startup” (no attività precedente nei 3 anni, no continuazione di lavoro dipendente, ecc.)
  • 15% in tutti gli altri casi (regime ordinario forfettario)

Imposta sostitutiva = Reddito netto × 0,05 (o 0,15)

Step 5: Acconti per l’anno successivo

Se l’imposta sostitutiva supera 51,65 euro, il forfettario deve versare anche gli acconti per l’anno successivo:

  • Primo acconto (40%) entro il 30 giugno (50% se aliquota è 5%? No: l’acconto è sempre 100% diviso in 40+60, ma il primo acconto è obbligatorio solo se l’imposta dell’anno precedente supera 257,52 euro)
  • Secondo acconto (60%) entro il 30 novembre

Regola pratica: se l’imposta dovuta per il 2026 è ad esempio 3.000 euro, gli acconti per il 2027 saranno 100% di 3.000 = 3.000 euro, divisi in 1.200 (giugno) + 1.800 (novembre).

Step 6: Totale tasse da pagare

Totale F24 = Saldo imposta anno corrente + Acconti anno successivo + Contributi INPS

Attenzione: è proprio in questo passaggio che molti forfettari “saltano sulla sedia”. A giugno dell’anno N si paga il saldo dell’anno N-1 + il primo acconto dell’anno N, che spesso supera l’imposta annuale stessa. Un Excel ben fatto ti mostra questo “doppio impatto” in chiaro.

Tabella coefficienti redditività 2026 per codice ATECO

Il coefficiente di redditività è il cuore del calcolo forfettario: determina quale percentuale dei tuoi compensi è considerata “reddito” da tassare. La legge 190/2014 (art. 1 commi 54-89) li raggruppa in 9 categorie, dal 40% all’86%. Ecco la tabella completa aggiornata al 2026.

CoefficienteSettore di attivitàCodici ATECO
40%Industrie alimentari e delle bevande10.1, 10.2, 11
40%Commercio all’ingrosso e al dettaglio45, 46, 47 (escluso 47.81, 47.82, 47.89)
40%Commercio ambulante prodotti alimentari e bevande47.81
54%Commercio ambulante altri prodotti47.82, 47.89
62%Intermediari del commercio (agenti, rappresentanti)46.1
67%Servizi di alloggio e ristorazione55, 56
78%Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, finanziarie, assicurativeM, N (parz.), Q, P, K (parz.)
86%Costruzioni e attività immobiliariF, L
67%Altre attività economiche (non comprese nelle precedenti)Categoria residuale

Importante: nel tuo Excel devi indicare con precisione il coefficiente che corrisponde al tuo codice ATECO principale. Se hai più codici ATECO con coefficienti diversi, devi calcolare il reddito imponibile separatamente per ciascuna attività e poi sommare.

I coefficienti più diffusi nel 2026

Le partite IVA forfettarie italiane si concentrano per oltre il 60% nei servizi professionali (78%): consulenti, freelance digitali, designer, traduttori, formatori, psicologi, architetti, avvocati, commercialisti, ingegneri. Subito dopo: commercianti (40%) e artigiani edili (86%).

Tool interattivo: calcola subito le tue tasse forfettario 2026

Inserisci i tuoi dati nel simulatore qui sotto e ottieni in tempo reale il calcolo del reddito imponibile, dell’imposta sostitutiva e delle tasse totali da pagare. Il tool è gratuito, non richiede registrazione e funziona direttamente nel browser.

Simulatore Tasse Forfettario 2026

Compila i campi e visualizza istantaneamente il calcolo

Massimo 85.000 euro per restare nel forfettario
INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti o cassa professionale
Spunta solo se rispetti tutti i requisiti per l’aliquota agevolata

Risultato del calcolo

Reddito imponibile lordo23.400,00 €
Contributi deducibili– 5.500,00 €
Reddito imponibile netto17.900,00 €
Aliquota applicata15%
Imposta sostitutiva2.685,00 €
Acconti per l’anno successivo (100%)2.685,00 €
TOTALE F24 (saldo + acconti)5.370,00 €

Il calcolo non include i contributi INPS dell’anno in corso che si aggiungono al totale F24.

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Come usare il simulatore: modifica uno qualsiasi dei campi per vedere aggiornarsi in tempo reale il risultato. Prova ad esempio a confrontare lo scenario con/senza aliquota startup spuntando la casella “Primi 5 anni”: vedrai immediatamente quanto vale il regime agevolato (-66% di imposta).

Scenari pre-calcolati per professionisti (coefficiente 78%)

Per i professionisti (consulenti, freelance, sanitari, architetti, ingegneri, avvocati, ecc.) che applicano il coefficiente 78%, ecco quattro scenari tipo che ti danno un’idea immediata del carico fiscale per fasce di compensi.

Compensi annuiReddito imponibile (78%)AliquotaImposta sostitutivaPressione effettiva
20.000 €15.600 €5% (startup)780 €3,9%
35.000 €27.300 €15%4.095 €11,7%
50.000 €39.000 €15%5.850 €11,7%
75.000 €58.500 €15%8.775 €11,7%

Lettura della tabella: gli scenari mostrano l’imposta sostitutiva al lordo dei contributi previdenziali deducibili. Nella realtà, sottraendo dal reddito imponibile i contributi versati (di solito tra il 24% e il 26% del reddito), l’imposta scende ulteriormente. Esempio pratico: con compensi 50.000 euro e contributi 7.000 euro, l’imposta sostitutiva passa da 5.850 a (39.000 – 7.000) × 15% = 4.800 euro.

Confronto startup 5% vs ordinario 15%

Per chi è nei primi 5 anni di attività e rispetta i requisiti dell’aliquota agevolata, il risparmio è notevole. Esempio per un professionista con 35.000 euro di compensi:

  • Aliquota 5% startup: 27.300 × 5% = 1.365 euro di imposta
  • Aliquota 15% ordinaria: 27.300 × 15% = 4.095 euro di imposta
  • Risparmio: 2.730 euro all’anno (= 66,7% in meno)

Come si calcolano gli acconti del forfettario

Il calcolo degli acconti è uno degli aspetti che genera più dubbi tra i forfettari, perché richiede di “anticipare” allo Stato un’imposta su un reddito non ancora maturato. Vediamo le due metodologie ammesse e quale conviene.

Metodo storico

Si calcolano gli acconti dell’anno N sul 100% dell’imposta sostitutiva pagata nell’anno N-1. È il metodo automatico, quello che ti propone il commercialista o il software gestionale “in default”.

  • Se imposta 2025 = 4.000 euro → acconti 2026 = 4.000 euro totali
  • Primo acconto (40%): 1.600 euro entro 30 giugno 2026
  • Secondo acconto (60%): 2.400 euro entro 30 novembre 2026

Eccezione: se l’imposta dell’anno precedente è inferiore a 257,52 euro, l’acconto si versa in un’unica soluzione a novembre. Se inferiore a 51,65 euro, non si versa alcun acconto.

Metodo previsionale

Si calcolano gli acconti su una stima del reddito che si presume di realizzare nell’anno in corso. È utile quando sai già che il 2026 sarà nettamente peggiore (o migliore) del 2025.

Attenzione: con il metodo previsionale, se a fine anno l’imposta effettiva supera quella stimata e gli acconti versati sono insufficienti, scattano sanzioni e interessi per insufficiente versamento (sanzione 30% ridotta con ravvedimento operoso). Quindi il previsionale conviene solo se sei certo che il reddito 2026 sarà più basso del 2025.

Esempio pratico di calcolo acconti

Maria, consulente psicologa (coefficiente 78%, aliquota 15%) ha avuto nel 2025:

  • Compensi: 38.000 euro
  • Reddito imponibile lordo: 38.000 × 78% = 29.640 euro
  • Contributi ENPAP versati: 6.500 euro
  • Reddito netto: 23.140 euro
  • Imposta 2025: 23.140 × 15% = 3.471 euro

Nel 2026 Maria dovrà versare:

  • 30 giugno 2026: saldo 2025 (3.471 €) + primo acconto 2026 (40% di 3.471 = 1.388,40 €) = 4.859,40 euro
  • 30 novembre 2026: secondo acconto 2026 (60% di 3.471 = 2.082,60 euro) = 2.082,60 euro

Totale tasse 2026: 6.942 euro (escluso INPS e contributi cassa). Un Excel ben fatto deve mostrarti questa “doppia stretta” di giugno (saldo + acconto) per evitare sorprese a metà anno.

Errori comuni nei calcoli fai-da-te con Excel

Se costruisci da solo il tuo Excel calcolo tasse forfettario, evita questi 7 errori frequenti che possono portare a versamenti errati e sanzioni dell’Agenzia delle Entrate.

1. Confondere fatturato e compensi incassati

Nel forfettario vale il principio di cassa: tassi solo i compensi effettivamente incassati nell’anno, non quelli fatturati ma non ancora pagati dal cliente. Una fattura emessa a dicembre 2025 e incassata a gennaio 2026 è reddito 2026, non 2025.

2. Includere il bollo in fattura come compenso

I 2 euro di marca da bollo addebitati in fattura sopra i 77,47 euro non sono compenso: sono un rimborso spese che non concorre al reddito. Vanno scorporati dai compensi imponibili.

3. Dimenticare i contributi pagati nell’anno

I contributi previdenziali deducibili sono quelli versati nell’anno, non quelli di competenza. Se nel 2026 paghi anche il saldo INPS 2025, quel versamento è deducibile dal reddito 2026. Molti dimenticano questa “extra deduzione” e pagano più imposta del dovuto.

4. Applicare l’aliquota startup senza requisiti

L’aliquota 5% si applica solo se rispetti tutti e tre i requisiti: nessuna attività professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti, attività non in continuazione di precedente lavoro dipendente (salvo eccezioni), compensi sotto le soglie ATECO. Sbagliare l’aliquota porta a sanzioni dal 90% al 180% sull’imposta evasa.

5. Sbagliare il coefficiente per attività miste

Se hai più codici ATECO con coefficienti diversi (es. consulenza 78% + commercio online 40%), devi calcolare il reddito separatamente per ogni attività. Applicare un unico coefficiente medio è un errore comune che falsa il calcolo.

6. Calcolare l’INPS sul reddito netto

I contributi INPS dei forfettari (Gestione Separata, Artigiani, Commercianti) si calcolano sul reddito imponibile forfettario (compensi × coefficiente), al lordo dei contributi stessi. Calcolarli sul netto è un errore che porta a versamenti insufficienti.

7. Ignorare la riduzione contributiva 35%

Gli artigiani e commercianti forfettari possono richiedere la riduzione del 35% sui contributi INPS. Va espressamente domandata entro il 28 febbraio dell’anno di applicazione. Un Excel ben fatto deve avere un’opzione “applica riduzione 35%” da spuntare.

Limiti dell’Excel: quando serve il commercialista

Un foglio Excel di calcolo tasse forfettario è uno strumento eccellente per la pianificazione di base e la simulazione, ma non sostituisce la consulenza fiscale professionale in alcuni scenari critici.

Casi in cui l’Excel non basta

  • Cause ostative: superamento soglia 30.000 euro di redditi da lavoro dipendente, partecipazioni in società, controllo di SRL con attività riconducibile
  • Soglia 100.000 euro: uscita immediata dal regime con conseguenze IVA da gestire correttamente
  • Operazioni con l’estero: clienti UE, reverse charge, esportazioni, prestazioni servizi B2B intracomunitarie
  • Acquisti intracomunitari: superamento soglia 10.000 euro che obbliga a iscriversi al VIES e applicare l’IVA
  • Passaggio dal regime ordinario al forfettario (o viceversa) con rettifiche IVA da gestire
  • Attività professionali con cassa privata: Cassa Forense, INARCASSA, ENPAM, ENPAP hanno regole specifiche di contribuzione minima e massima
  • Errori dell’anno precedente da correggere: ravvedimento operoso, dichiarazione integrativa

Attenzione alle simulazioni semplificate: gli Excel scaricati da blog generalisti spesso non aggiornano i parametri (coefficienti, soglie, aliquote contributive) e non considerano le specificità del tuo settore. Un errore di calcolo del 5% su 50.000 euro di compensi significa 375 euro di tasse sbagliate.

Quando affidarsi a un CAF

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio dedicato alle partite IVA forfettarie con:

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  • Calcolo preciso di imposta sostitutiva, INPS e acconti
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  • Pianificazione fiscale personalizzata in base al tuo codice ATECO
  • Predisposizione F24 con codici tributo corretti (1790 per saldo, 1791 e 1792 per acconti)
  • Supporto in caso di richieste documentali dall’Agenzia delle Entrate

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Hai utilizzato il simulatore qui sopra e vuoi avere il file Excel completo offline per le tue simulazioni personalizzate? Il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione gratuitamente, su richiesta via email, un file Excel pronto all’uso con:

  • Calcolo automatico imposta sostitutiva (5% e 15%)
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  • Calcolo acconti con metodo storico e previsionale a confronto
  • Stima contributi INPS Gestione Separata / Artigiani / Commercianti
  • Pianificazione mensile flussi di cassa per accantonamento tasse
  • Confronto multi-scenario startup 5% vs ordinario 15%

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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FAQ: domande frequenti su Excel calcolo tasse forfettario

Posso usare l’Excel anche se ho aperto la partita IVA da meno di un anno?

Sì, ma con un’avvertenza: nel primo anno di attività non avrai un’imposta dell’anno precedente da utilizzare per gli acconti, quindi gli acconti per l’anno successivo si calcoleranno sull’imposta del primo anno completo. Inoltre, se rispetti i requisiti startup, applica l’aliquota agevolata 5% per i primi 5 periodi d’imposta.

L’Excel calcola anche i contributi INPS Gestione Separata?

Il file Excel completo che scarichi dal CAF include anche il calcolo dei contributi Gestione Separata INPS al 26,07% (per il 2026, aliquota da confermare con tabelle ufficiali) sul reddito forfettario, con possibilità di rateizzazione e applicazione del massimale annuo (circa 119.650 euro). Il simulatore online qui sopra si limita all’imposta sostitutiva.

Come faccio se ho compensi sopra 85.000 euro a metà anno?

Se superi 85.000 euro durante l’anno ma rimani sotto 100.000, esci dal regime forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro, esci immediatamente dal regime e devi applicare l’IVA su tutte le operazioni dal momento dello sforamento. In entrambi i casi, l’Excel di calcolo va sostituito con un foglio per il regime ordinario semplificato (calcolo IRPEF + addizionali).

Il simulatore considera la flat tax incrementale?

No, il simulatore di questa pagina è dedicato al regime forfettario standard. La flat tax incrementale (introdotta nel 2023, prorogata e modificata negli anni successivi) si applica solo a chi è in regime ordinario, non ai forfettari. Per simulare entrambi i regimi a confronto, rivolgiti al CAF.

Quanto risparmio passando dal regime ordinario al forfettario?

Dipende dai tuoi compensi e dalle tue spese reali. Indicativamente, un professionista con 40.000 euro di compensi e poche spese reali (under 5.000 euro) risparmia tra 3.000 e 5.000 euro all’anno con il forfettario rispetto all’ordinario. Se invece hai spese reali alte (ad esempio 15.000 euro), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente. L’Excel completo permette il confronto diretto.

Perché l’imposta calcolata nel mio Excel è diversa da quella del commercialista?

I motivi più frequenti: hai dimenticato di sottrarre i contributi previdenziali pagati nell’anno, hai applicato un coefficiente sbagliato, hai tassato compensi non incassati (errore principio di cassa), oppure hai applicato erroneamente l’aliquota startup. Confronta i passaggi nel tuo Excel con i 6 step indicati in questa guida.

I codici tributo da usare in F24 per pagare le tasse forfettario?

I codici tributo principali per il regime forfettario sono:

  • 1790: imposta sostitutiva forfettario – Saldo
  • 1791: imposta sostitutiva forfettario – Acconto prima rata
  • 1792: imposta sostitutiva forfettario – Acconto seconda rata

L’Excel completo del CAF integra questi codici nei modelli F24 pre-compilati per facilitarti la vita al momento dei versamenti.

In sintesi: pianifica le tasse forfettario senza sorprese

Un buon Excel calcolo tasse forfettario 2026 deve seguire i 6 step fiscali (compensi → reddito imponibile lordo → contributi → reddito netto → imposta → acconti), applicare il coefficiente redditività corretto per il tuo codice ATECO, considerare la doppia stretta di giugno con saldo + primo acconto, ed evitare i 7 errori di calcolo più frequenti. Il simulatore interattivo di questa pagina ti dà una stima immediata; il file Excel scaricabile gratuitamente via email è lo strumento operativo per la pianificazione mensile.

Vuoi pianificare le tue tasse forfettario senza errori?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale specializzata per partite IVA in regime forfettario. Calcolo imposte, acconti, F24 e pianificazione contributiva personalizzata.

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
Telefono: 0432 1638640
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Maggio 15, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-15 14:00:002026-05-31 22:24:14Excel Calcolo Tasse Forfettario 2026: Tool Gratuito Scaricabile per Simulazione Imposte
GESTIONE PARTITA IVA, Guide Fatturazione Elettronica, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Modello Fattura Regime Forfettario 2026: Template Word ed Esempi Pratici

fatturazione elettronica CAF Udine

Cercare un modello di fattura per il regime forfettario 2026 in formato Word, Excel o PDF è una delle ricerche più frequenti tra le partite IVA forfettarie italiane. La motivazione è chiara: ogni fattura forfettaria ha una struttura specifica, con diciture obbligatorie, codici natura IVA particolari e regole sul bollo che, se sbagliate, possono portare a sanzioni o contestazioni fiscali.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che serve: la struttura completa della fattura forfettaria 2026, gli elementi obbligatori, la dicitura corretta dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, le regole sull’imposta di bollo da 2 euro, tre esempi pratici compilati (B2B, B2C e fattura sotto 77,47 euro) e l’indicazione su come ottenere il modello Word/PDF gratuito.

Premessa: dal 2024 anche i forfettari fanno fattura elettronica

La prima cosa da chiarire è fondamentale: dal 1° gennaio 2024 anche le partite IVA in regime forfettario sono obbligate a emettere fattura elettronica (art. 18 D.L. 36/2022), senza eccezioni di fatturato. Fino al 2023 esisteva una soglia minima (25.000 euro di ricavi) sotto la quale era ancora possibile emettere fattura cartacea, ma nel 2026 questa esenzione non esiste più: tutti i forfettari, anche chi fattura 1.000 euro l’anno, devono usare il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

Questo significa che il classico “modello Word” o “modello PDF” della fattura forfettaria non ha più valore fiscale: il documento da emettere e trasmettere al cliente deve essere un file XML con firma digitale, inviato tramite SDI con codice destinatario o PEC.

A cosa serve allora un modello Word o PDF di fattura forfettaria? Ha tre utilità concrete:

  • Riferimento per compilare il software di fatturazione: avere sotto mano un esempio compilato aiuta a riempire correttamente i campi del software (Fatture e Corrispettivi, Aruba, Fatture in Cloud, ecc.) senza dimenticare la dicitura del regime, il codice natura N2.2 o l’imposta di bollo.
  • Uso interno e preventivi: per un preventivo da inviare a un cliente prima dell’incarico, oppure per archivio interno, il formato Word/PDF rimane comodo e veloce.
  • Imparare la struttura corretta: per chi ha appena aperto la partita IVA forfettaria, vedere un modello compilato è il modo più rapido per capire come deve essere fatta una fattura senza IVA con regime agevolato.

Quindi sì, il modello Word/PDF serve ancora, ma per uso pratico e didattico, non come documento fiscale ufficiale. La fattura “vera” deve sempre passare dal SDI in formato XML.

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Elementi obbligatori della fattura forfettaria 2026

Una fattura forfettaria, sia in formato XML che in modello cartaceo di riferimento, deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 21 del D.P.R. 633/1972, con alcune specificità tipiche del regime agevolato. Ecco la lista completa degli elementi obbligatori:

  1. Numero progressivo: numerazione univoca crescente nell’anno solare (es. 1/2026, 2/2026…). È ammessa anche la numerazione per sezionali (es. 1A/2026, 1B/2026).
  2. Data di emissione: la data in cui la fattura viene emessa e trasmessa al SDI (entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione per fattura immediata, entro il 15 del mese successivo per fattura differita).
  3. Dati emittente: nome e cognome (o ragione sociale), partita IVA, codice fiscale, indirizzo completo (via, CAP, città, provincia).
  4. Dati cliente: nome e cognome o denominazione, P.IVA o codice fiscale, indirizzo, codice destinatario (7 caratteri per chi ha SDI proprio, “0000000” per privati senza PEC) oppure indirizzo PEC.
  5. Descrizione dei beni o servizi: indicare in modo chiaro la natura, qualità e quantità della prestazione (es. “Consulenza fiscale per l’anno 2026” o “Corso online di marketing digitale – 8 ore”).
  6. Quantità e prezzo unitario: per ogni voce, indicare quante unità e il prezzo singolo.
  7. Imponibile: l’importo totale della prestazione, che per il forfettario coincide con il totale lordo (non c’è IVA da scorporare).
  8. Codice natura IVA N2.2: nel campo IVA del file XML va indicato “0,00%” e nel campo “Natura” il codice N2.2 – Non soggette – altri casi.
  9. Dicitura obbligatoria del regime forfettario: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”.
  10. Imposta di bollo da 2 euro: se l’imponibile supera 77,47 euro, è obbligatoria l’imposta di bollo. Va indicata in fattura con la dicitura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014”.
  11. Totale fattura: somma dell’imponibile più il bollo (se dovuto).
  12. Modalità di pagamento e IBAN: indicare se il pagamento è a vista, a 30 giorni, ecc., e includere l’IBAN per bonifico bancario.
  13. Firma: non obbligatoria per legge nella fattura elettronica (la firma digitale del SDI ha valore legale), ma consigliata nei modelli Word/PDF di riferimento.

Mancare uno di questi elementi può comportare il rigetto della fattura da parte del SDI (con scarto), oppure problemi in caso di controllo fiscale. La dicitura del regime forfettario è fondamentale: senza quella, la fattura potrebbe essere considerata “ordinaria” e teoricamente assoggettata a IVA.

Codice natura IVA N2.2: cos’è e perché si usa nel forfettario

Quando si compila la fattura elettronica forfettaria nel software, il sistema chiede sempre di indicare un codice natura IVA. Per il regime forfettario il codice corretto è N2.2 – Non soggette – altri casi.

Questo codice serve a comunicare al Sistema di Interscambio che l’operazione non è soggetta a IVA non perché esente o fuori campo, ma perché rientra in un regime speciale agevolato. Attenzione: il vecchio codice N2 generico è stato eliminato dal 1° gennaio 2021, sostituito da N2.1 (operazioni non soggette a IVA per mancanza di territorialità) e N2.2 (altri casi, tra cui il regime forfettario).

Nei principali software di fatturazione (Fatture e Corrispettivi, Aruba, Fatture in Cloud, Subito Fatture, ecc.) il codice N2.2 è di solito già preimpostato come default per gli utenti che dichiarano di essere in regime forfettario in fase di configurazione. È comunque sempre buona norma verificare prima dell’invio che nel campo “Natura” della fattura compaia esattamente “N2.2”.

Per approfondire la disciplina IVA del forfettario, leggi anche la nostra guida sull’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026, che spiega tutti i casi particolari (reverse charge, acquisti UE, importazioni, OSS).

Imposta di bollo da 2 euro: quando va applicata e come

Una delle peculiarità della fattura forfettaria è l’imposta di bollo da 2 euro. Si tratta di un’imposta sostitutiva (in luogo dell’IVA) che il forfettario deve applicare quando l’imponibile della singola fattura supera 77,47 euro.

Quando si applica il bollo da 2 euro

  • Fattura con imponibile superiore a 77,47 euro: bollo da 2 euro obbligatorio.
  • Fattura con imponibile pari o inferiore a 77,47 euro: bollo non dovuto.
  • La soglia si calcola sul singolo documento, non sul totale annuo.
  • Il bollo si applica anche alle ricevute fiscali e quietanze rilasciate dal forfettario.

Bollo virtuale e versamento trimestrale con F24

Dal 2019, con l’arrivo della fattura elettronica obbligatoria, il bollo si applica in modalità virtuale: non si attacca più la marca da bollo cartacea sulla fattura, ma si versa cumulativamente all’Agenzia delle Entrate con modello F24 ogni trimestre.

I codici tributo F24 da utilizzare per il versamento del bollo virtuale sulle fatture elettroniche sono:

  • 2521 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 1° trimestre (gennaio-marzo)
  • 2522 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 2° trimestre (aprile-giugno)
  • 2523 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 3° trimestre (luglio-settembre)
  • 2524 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 4° trimestre (ottobre-dicembre)

Le scadenze di versamento sono il 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo. Se l’importo trimestrale è inferiore a 5.000 euro, il versamento può essere posticipato al trimestre successivo.

Indicazione obbligatoria in fattura

Quando si emette una fattura con bollo, in fattura va sempre indicata la dicitura: “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014”. Nel software di fatturazione c’è di solito un flag dedicato che, se attivato, inserisce automaticamente sia l’importo (2 euro) che la dicitura nel file XML.

Il bollo viene addebitato al cliente: il forfettario lo incassa insieme al corrispettivo della prestazione e poi lo riversa all’erario. Quindi se la prestazione è 1.500 euro, il cliente paga 1.502 euro (1.500 + 2 di bollo).

Esempio pratico 1: fattura B2B per consulenza professionale

Vediamo ora un esempio concreto di fattura forfettaria B2B (cliente azienda con partita IVA), che è il caso più frequente per consulenti, commercialisti, avvocati, formatori e professionisti in genere.

Scenario: Mario Rossi, dottore commercialista in regime forfettario, emette fattura a “Alfa SRL” per un incarico di consulenza fiscale per l’anno 2026.

FATTURA N. 12/2026

Data emissione: 11/05/2026

EMITTENTE
Mario Rossi
Dottore Commercialista
Via Roma 12 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 02345678901
C.F.: RSSMRA80A01L483Z
Cassa: CNPADC
CLIENTE
Alfa SRL
Via Garibaldi 45 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 03456789012
C.F.: 03456789012
Codice destinatario: ABCDEF1
DescrizioneQ.tàPrezzo unit.Imponibile
Consulenza fiscale e tributaria – Anno 2026
(servizio continuativo gennaio-dicembre 2026)
1€ 1.500,00€ 1.500,00
Imponibile€ 1.500,00
IVA (Natura N2.2)€ 0,00
Imposta di bollo€ 2,00
TOTALE FATTURA€ 1.502,00

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 – regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.
Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014.

Modalità di pagamento: Bonifico bancario a 30 giorni data fattura

IBAN: IT60 X054 2811 1010 0000 0123 456 – Banca Friuli

Punti chiave dell’esempio:

  • Cliente con partita IVA → cliente “soggetto IVA” (B2B)
  • Codice destinatario di 7 caratteri perché Alfa SRL ha SDI proprio
  • Imponibile 1.500 euro > 77,47 → bollo 2 euro obbligatorio
  • Totale fattura: 1.500 + 2 = 1.502 euro
  • Codice natura IVA: N2.2 (compilato nel software, non visibile sulla rappresentazione cartacea)
  • Dicitura art. 1 c. 58 L. 190/2014 sempre presente

Esempio pratico 2: fattura B2C a un privato (corso online)

Vediamo ora il caso B2C: il forfettario emette fattura a un cliente privato (consumatore finale), che non ha partita IVA né codice destinatario.

Scenario: Giulia Bianchi, formatrice in regime forfettario, vende un corso online di marketing digitale a Luca Verdi, privato cittadino.

FATTURA N. 5/2026

Data emissione: 11/05/2026

EMITTENTE
Giulia Bianchi
Formatrice / Consulente marketing
Via Mazzini 8 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 02567891234
C.F.: BNCGLI85B41L483K
Cassa: Gestione Separata INPS
CLIENTE
Luca Verdi
Via Dante 22 – 33170 Pordenone (PN)
C.F.: VRDLCU90C15G888J
Codice destinatario: 0000000
(privato senza PEC)
DescrizioneQ.tàPrezzo unit.Imponibile
Corso online “Marketing digitale per piccole imprese” – 8 ore
Accesso piattaforma e materiale didattico
1€ 200,00€ 200,00
Imponibile€ 200,00
IVA (Natura N2.2)€ 0,00
Imposta di bollo€ 2,00
TOTALE FATTURA€ 202,00

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 – regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.
Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014.

Modalità di pagamento: Bonifico bancario / PayPal anticipato

IBAN: IT45 K030 6909 6061 0000 0098 765

Punti chiave dell’esempio B2C:

  • Cliente privato → si indica solo il codice fiscale, non la P.IVA
  • Codice destinatario 0000000 (sette zeri): obbligatorio per privati senza PEC
  • La fattura passa comunque dal SDI: il privato la riceve come copia analogica via email o cartacea, oppure può scaricarla dal proprio cassetto fiscale
  • Imponibile 200 euro > 77,47 → bollo 2 euro obbligatorio
  • Totale: 200 + 2 = 202 euro

Importante: per i clienti privati, oltre alla trasmissione SDI, è buona norma consegnare anche una copia analogica (PDF via email, oppure stampata) al momento del pagamento. Il SDI riconsegna la fattura nel cassetto fiscale del privato, ma molti consumatori non sanno come accedervi.

Esempio pratico 3: fattura sotto 77,47 euro (senza bollo)

Terzo caso: fattura di piccolo importo, sotto la soglia dei 77,47 euro. È il classico esempio di una piccola prestazione occasionale o di un acconto, dove l’imposta di bollo NON va applicata.

Scenario: Andrea Costa, grafico freelance in regime forfettario, fattura un piccolo lavoro (logo veloce) a un cliente privato.

FATTURA N. 18/2026

Data emissione: 11/05/2026

EMITTENTE
Andrea Costa
Grafico freelance
Via Aquileia 33 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 02789012345
C.F.: CSTNDR92D10L483W
Cassa: Gestione Separata INPS
CLIENTE
Sara Neri
Via Cavour 7 – 33100 Udine (UD)
C.F.: NRESRA88E55L483B
Codice destinatario: 0000000
DescrizioneQ.tàPrezzo unit.Imponibile
Realizzazione logo personale base
(consegna 1 file PNG + 1 file vettoriale)
1€ 50,00€ 50,00
Imponibile€ 50,00
IVA (Natura N2.2)€ 0,00
Imposta di bollonon dovuta (imp. < 77,47 €)
TOTALE FATTURA€ 50,00

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 – regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.

Modalità di pagamento: Bonifico immediato

IBAN: IT78 P020 0805 3640 0000 0654 321

Punti chiave:

  • Imponibile 50 euro < 77,47 → nessuna imposta di bollo
  • Totale fattura = imponibile = 50 euro
  • La dicitura del regime forfettario è comunque obbligatoria
  • Nel software di fatturazione il flag “Imposta di bollo” va lasciato disattivato

Attenzione: la soglia di 77,47 euro si applica al singolo documento. Quindi se nello stesso giorno emetti due fatture da 50 euro ciascuna, in nessuna delle due c’è bollo (anche se la somma è 100 euro). Se invece emetti un’unica fattura da 100 euro, il bollo è dovuto.

Download modello fattura forfettaria Word/PDF gratuito

Il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione gratuitamente un modello di fattura forfettaria 2026 in formato Word e PDF, già strutturato con tutti gli elementi obbligatori, le diciture corrette dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 e i campi pre-impostati per imposta di bollo e codice destinatario.

Cosa contiene il modello scaricabile:

  • Modello Word editabile (.docx) per uso interno e preventivi
  • Modello PDF compilabile (.pdf) come traccia di riferimento
  • Versione con bollo (per fatture > 77,47 euro)
  • Versione senza bollo (per fatture < 77,47 euro)
  • Esempio compilato B2B e B2C
  • Mini-guida con istruzioni di compilazione

Come riceverlo: invia una richiesta via email a successioni@centrofiscale.com indicando nome, cognome e città di residenza. Il modello viene inviato gratuitamente in allegato entro 24-48 ore.

Ricorda: questo modello è valido come strumento di riferimento e per uso interno. Per la fattura ufficiale verso un cliente devi sempre usare un software di fatturazione elettronica che invii il file XML al SDI.

Software gratuiti per fattura elettronica forfettaria

Per emettere fatture elettroniche valide nel 2026, ecco i principali software disponibili sul mercato, con un focus su quelli adatti ai forfettari:

1. “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)

È il portale ufficiale e gratuito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile dall’area riservata con SPID/CIE/CNS. Permette di:

  • Compilare e inviare fatture elettroniche con interfaccia web
  • Conservare a norma le fatture emesse e ricevute
  • Visualizzare il proprio cassetto fiscale
  • Calcolare automaticamente il bollo virtuale dovuto

Pro: totalmente gratuito, ufficiale, integrato con SDI.
Contro: interfaccia spartana, poche funzioni di gestione (no scadenzario, no numerazione automatica progettata).

2. Software a pagamento (più completi)

  • Fatture in Cloud (TeamSystem) – Da circa 4 €/mese, una delle soluzioni più usate dai forfettari. Numerazione automatica, scadenzario, gestione bollo, conservazione decennale a norma inclusa.
  • Aruba Fatturazione Elettronica – Da circa 1 €/mese (piano base), molto economico. Buona integrazione con i servizi PEC Aruba.
  • Subito Fatture, FattureGratis, Fattura24 – Altre alternative valide, con prezzi e funzionalità variabili.

Per chi è agli inizi e fattura poco, il portale gratuito dell’Agenzia delle Entrate è più che sufficiente. Quando il volume di fatture cresce, conviene passare a un software dedicato per risparmiare tempo nella gestione.

Errori comuni nella fattura forfettaria (e come evitarli)

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale, ecco gli errori più frequenti che troviamo sulle fatture dei forfettari, soprattutto chi ha appena aperto la P.IVA:

  1. Dimenticare la dicitura art. 1 c. 58 L. 190/2014: senza questa frase, la fattura potrebbe essere riqualificata come operazione ordinaria con IVA.
  2. Indicare aliquota IVA invece di N2.2: alcuni software, se non configurati correttamente, mettono di default l’aliquota 22%. Verificare sempre che il campo “Natura” sia N2.2 e l’aliquota 0%.
  3. Bollo non applicato sopra 77,47 euro: dimenticare il bollo significa dover comunque versare l’imposta in F24 più la sanzione (30% dell’imposta non versata).
  4. Bollo applicato anche sotto 77,47 euro: errore opposto, meno grave ma scorretto.
  5. Numerazione non progressiva: ogni fattura deve avere numero univoco crescente. Saltare numeri (es. 1, 2, 4, 5…) o ripetere lo stesso numero è una violazione formale.
  6. Codice destinatario sbagliato: per privati va sempre “0000000” (sette zeri); per imprese, va il codice di 7 caratteri o la PEC del cliente.
  7. Indicare ritenuta d’acconto: il forfettario non è soggetto a ritenuta (art. 1 c. 67 L. 190/2014). Se il cliente la trattiene per errore, va richiesta la riemissione.
  8. Errore sul codice fiscale del cliente privato: 16 caratteri obbligatori. Un errore qui può far scartare la fattura dal SDI.
  9. Mancato versamento bollo trimestrale: dimenticare la scadenza del 31 maggio (1° trim.) o successive comporta sanzioni.
  10. Non conservare le fatture: anche le fatture emesse via SDI vanno conservate per 10 anni a norma. Il portale gratuito Agenzia Entrate include questa conservazione.

Un controllo periodico delle fatture emesse, ancora meglio se affidato a un CAF o a un commercialista, evita la maggior parte di questi errori.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti sulla fattura forfettaria 2026

Posso ancora emettere fattura cartacea nel 2026 se sono forfettario?

No. Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari, anche con ricavi sotto 25.000 euro, devono emettere fattura elettronica via SDI. La fattura cartacea o il PDF non hanno più valore fiscale come documento ufficiale.

Cosa succede se mando per errore una fattura cartacea?

La fattura non emessa via SDI è considerata “non emessa” ai fini fiscali. La sanzione amministrativa va dal 90% al 180% dell’imposta non documentata, con minimo 250 euro per fattura. È sempre possibile sanare la situazione con il ravvedimento operoso, riducendo le sanzioni.

Quale codice natura IVA usare in fattura forfettaria?

Sempre N2.2 – Non soggette – altri casi. Il vecchio codice N2 generico è stato eliminato dal 2021 e non è più valido.

Devo applicare la ritenuta d’acconto sulle mie fatture?

No. I contribuenti in regime forfettario non sono soggetti a ritenuta d’acconto (art. 1 c. 67 L. 190/2014). Va indicato in fattura: “Non si applica ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”. Se il cliente la trattiene per errore, va richiesta la riemissione corretta.

Come faccio a sapere il codice destinatario del mio cliente?

Per le aziende: si chiede direttamente al cliente, che lo comunica al momento della prima fattura. Per i privati: usa “0000000” (sette zeri). Se il cliente fornisce solo la PEC, va inserita nel campo “PEC destinatario” e il codice destinatario va a “0000000”.

Quando devo versare il bollo da 2 euro all’Agenzia delle Entrate?

Il versamento è trimestrale, con questi codici tributo F24: 2521 (1° trim.), 2522 (2° trim.), 2523 (3° trim.), 2524 (4° trim.). Le scadenze sono il 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo. Se l’importo dovuto nel trimestre è inferiore a 5.000 euro, si può rinviare al trimestre successivo.

Se il cliente paga in ritardo, quando devo versare il bollo?

Il bollo si versa in base alla data di emissione della fattura, non alla data di pagamento. Quindi anche se il cliente paga a 90 giorni, il bollo va comunque versato nei termini trimestrali in base a quando è stata emessa la fattura.

Posso usare un modello Word personalizzato come fattura ufficiale?

No. La fattura ufficiale deve essere in formato XML e transitare dal SDI. Il modello Word può servire come bozza interna, preventivo o documento di lavoro, ma non sostituisce la fattura elettronica obbligatoria.

Il CAF può aiutarmi a emettere le fatture?

Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per partite IVA forfettarie: configurazione del software di fatturazione, controllo periodico delle fatture emesse, calcolo e versamento del bollo trimestrale, conservazione a norma. Contatta il CAF per un preventivo personalizzato.

Hai bisogno di aiuto con la fattura forfettaria? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine

Hai aperto da poco la partita IVA in regime forfettario e non sai come configurare il software di fatturazione? Vuoi un controllo delle fatture emesse per essere sicuro di non aver sbagliato la dicitura, il codice natura o il bollo? Vuoi ricevere il modello Word/PDF gratuito con esempi compilati?

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di partite IVA forfettarie nella gestione della fatturazione elettronica, dei versamenti trimestrali del bollo e della dichiarazione dei redditi annuale. Il nostro team segue il forfettario in tutte le sue fasi: dall’apertura della P.IVA alla configurazione del software, dall’emissione corretta della prima fattura al monitoraggio dei limiti di 85.000 e 100.000 euro.

Contattaci per:

  • Ricevere il modello fattura forfettaria 2026 Word/PDF gratuito
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CAF Centro Fiscale Udine
Email: successioni@centrofiscale.com
Sito: centrofiscale.com

Ultimo aggiornamento: maggio 2026. Le informazioni contenute in questo articolo sono basate sulla normativa fiscale italiana vigente al momento della pubblicazione (art. 1 c. 54-89 L. 190/2014, D.M. 17/06/2014, Provvedimento Agenzia Entrate n. 89757/2018). Per situazioni specifiche è sempre consigliato richiedere un parere personalizzato.

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Maggio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-11 08:00:002026-05-31 22:24:34Modello Fattura Regime Forfettario 2026: Template Word ed Esempi Pratici
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Esigibilita IVA nel Regime Forfettario 2026: Come Funziona e Casi Particolari

regime forfettario partita iva

L’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026 è uno dei temi più cercati e meno chiari da chi gestisce una partita IVA agevolata, soprattutto nei momenti delicati di passaggio da o verso il regime ordinario. La domanda è ricorrente: il forfettario, che non addebita IVA in fattura, deve preoccuparsi dell’esigibilità? E cosa succede in casi particolari come reverse charge, acquisti intracomunitari, importazioni o superamento delle soglie di 85.000 e 100.000 euro?

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo il concetto di esigibilità immediata e differita, la regola generale per il forfettario (esonero da addebito IVA ex art. 1 comma 58 della Legge 190/2014), tutti i casi particolari in cui anche il forfettario “incontra” l’IVA, e cosa accade quando si esce dal regime agevolato. Con esempi pratici, calcoli e una sezione FAQ finale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’esigibilità IVA: la definizione tecnica
  2. Emissione fattura vs esigibilità: la differenza
  3. Esigibilità immediata: la regola generale
  4. Esigibilità differita e IVA per cassa
  5. Forfettario: nessuna IVA in fattura, nessuna esigibilità tradizionale
  6. Casi particolari di IVA per i forfettari
  7. Reverse charge interno: come si comporta il forfettario
  8. Acquisti intracomunitari e prestazioni UE
  9. Importazioni extra-UE: IVA in dogana
  10. Vendite a privati UE: regime OSS
  11. Uscita dal forfettario: 85.000 e 100.000 euro
  12. Calcolo IVA pro-rata in caso di uscita
  13. Comunicazioni LIPE per i forfettari uscenti
  14. Esempi pratici con calcoli
  15. FAQ – Domande frequenti

Cos’è l’esigibilità IVA: la definizione tecnica

L’esigibilità IVA è il momento in cui l’imposta sul valore aggiunto diventa “dovuta” all’erario. È il punto temporale preciso in cui sorge il debito IVA del cedente/prestatore verso lo Stato e, contemporaneamente, il diritto alla detrazione per il cessionario/committente. La disciplina è contenuta nell’art. 6 del DPR 633/1972 (Decreto IVA), modificato più volte negli ultimi quindici anni.

Capire l’esigibilità è fondamentale perché determina:

  • Quando l’IVA va versata all’Agenzia delle Entrate (con F24)
  • In quale liquidazione periodica (mensile o trimestrale) far confluire l’operazione
  • Quando il cliente può detrarre l’IVA pagata sugli acquisti
  • Quale anno fiscale “vede” l’operazione ai fini della dichiarazione IVA

Esistono due grandi famiglie di esigibilità: esigibilità immediata (la regola generale) ed esigibilità differita (l’eccezione, legata all’incasso). Una terza categoria, l’esigibilità “split payment” verso la PA, è rilevante solo per chi fattura alla Pubblica Amministrazione e i forfettari ne sono esclusi.

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Emissione fattura vs esigibilità: la differenza

Molti contribuenti, anche esperti, confondono il momento di emissione della fattura con il momento di esigibilità dell’IVA. Sono due concetti distinti, anche se nella maggior parte dei casi coincidono.

Il momento di effettuazione dell’operazione (art. 6 DPR 633/72) è:

  • Beni mobili: consegna o spedizione
  • Beni immobili: stipula del contratto/atto
  • Prestazioni di servizi: pagamento del corrispettivo

La fattura deve essere emessa (in formato elettronico via SDI dal 2024 per quasi tutti, forfettari inclusi) entro 12 giorni dall’effettuazione per le fatture immediate, oppure entro il giorno 15 del mese successivo per le fatture differite. L’esigibilità IVA coincide, di regola, con il momento di effettuazione dell’operazione, non con la data di emissione della fattura.

Esempio: se consegno una merce il 28 maggio 2026 e fatturo l’8 giugno 2026, l’IVA è esigibile a maggio 2026, non a giugno. Per i forfettari, come vedremo, questa distinzione è in gran parte irrilevante perché non addebitano IVA, ma diventa cruciale in caso di reverse charge o uscita dal regime.

Esigibilità immediata: la regola generale

L’esigibilità immediata è il regime ordinario applicato alla stragrande maggioranza delle operazioni IVA in Italia. Significa che l’IVA è dovuta all’erario nel momento stesso in cui l’operazione è effettuata, indipendentemente dal fatto che il cliente abbia pagato o meno.

In pratica, il fornitore in regime ordinario:

  1. Emette fattura con IVA (per esempio 22%)
  2. Inserisce l’IVA nella liquidazione periodica del mese/trimestre di emissione
  3. Versa l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo (mensili) o entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre (trimestrali)
  4. Lo deve fare anche se il cliente non ha ancora pagato

Questo crea il classico problema di finanza d’impresa: anticipare al fisco un’IVA che non è ancora stata incassata dal cliente. Per mitigare il problema, il legislatore ha introdotto due eccezioni: l’esigibilità differita per le fatture verso enti pubblici e il regime di IVA per cassa (cash accounting).

Esigibilità differita e IVA per cassa

L’esigibilità differita sposta il momento di versamento dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo. È il principio di “cassa” applicato all’IVA. In Italia, esistono due forme principali:

Esigibilità differita “automatica” (art. 6 c. 5 DPR 633/72)

Si applica obbligatoriamente alle cessioni e prestazioni effettuate verso enti pubblici (Stato, Regioni, Comuni, ASL, Università, ecc.). L’IVA diventa esigibile al pagamento, non all’emissione della fattura. Tuttavia, dal 2015 lo “split payment” ha sostituito in larga parte questa disciplina per la PA. I forfettari, comunque, non addebitano IVA neanche verso la PA, quindi la questione li riguarda marginalmente.

IVA per cassa – Cash accounting (art. 32-bis DL 83/2012)

Introdotto dal Decreto Crescita 2012, il regime di IVA per cassa consente di posticipare:

  • Il versamento dell’IVA a debito al momento dell’incasso della fattura
  • La detrazione dell’IVA a credito al momento del pagamento al fornitore

L’opzione è disponibile per i contribuenti con volume d’affari fino a 2 milioni di euro annui e va esercitata in dichiarazione IVA. Esiste un limite temporale: trascorso un anno dall’effettuazione dell’operazione, l’IVA diventa comunque esigibile, anche se la fattura non è stata pagata (salvo procedure concorsuali).

I forfettari non possono optare per l’IVA per cassa, semplicemente perché non applicano IVA in fattura. Il regime per cassa è pensato per i contribuenti ordinari semplificati o i piccoli professionisti che vogliono allineare obblighi fiscali e flussi di cassa.

Forfettario: nessuna IVA in fattura, nessuna esigibilità tradizionale

Veniamo al cuore della questione. Il regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, modificato dalla Legge di Bilancio 2023 e successive) prevede un esonero generalizzato dall’addebito dell’IVA. Lo stabilisce in modo cristallino il comma 58:

“I contribuenti che applicano il regime forfettario non addebitano l’imposta sul valore aggiunto a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti.”

Questo significa, per il forfettario:

  • Niente IVA in fattura verso il cliente (no rivalsa)
  • Niente detrazione IVA sugli acquisti effettuati
  • Nessun obbligo di liquidazione periodica IVA (mensile o trimestrale)
  • Nessun obbligo di versamento IVA con F24
  • Nessuna dichiarazione annuale IVA (modello IVA)
  • Nessuna comunicazione LIPE (Liquidazioni Periodiche IVA)

In sostanza, per il forfettario “puro” il concetto di esigibilità IVA non esiste. Le fatture devono però riportare la dicitura obbligatoria:

Dicitura obbligatoria in fattura forfettaria:
“Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – regime forfettario. Non soggetta a IVA ai sensi dell’art. 1 comma 58 L. 190/2014.”

Nel formato XML della fattura elettronica, il forfettario indica come natura IVA il codice “N2.2” (operazioni non soggette – altri casi). La marca da bollo da 2 euro va apposta sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro.

Casi particolari di IVA per i forfettari

Detto questo, esistono almeno cinque situazioni in cui anche il forfettario “incontra” l’IVA e deve gestirne il versamento. È fondamentale conoscerle, perché in questi casi il debito IVA esiste eccome, e va versato.

  1. Reverse charge interno (cessione di rottami, edilizia in subappalto, fabbricati strumentali)
  2. Reverse charge UE (acquisti intracomunitari di beni e servizi)
  3. Importazioni extra-UE (IVA dovuta in dogana)
  4. Operazioni con autofattura (prestazioni da soggetti extra-UE)
  5. Vendite a privati UE oltre soglia 10.000 euro (regime OSS)

In tutti questi casi il forfettario, pur restando nel regime agevolato per i ricavi nazionali, deve versare l’IVA con F24 e in alcuni casi presentare comunicazioni specifiche. Vediamoli uno per uno.

Reverse charge interno: come si comporta il forfettario

Il reverse charge interno (inversione contabile) è disciplinato dall’art. 17 commi 5 e 6 del DPR 633/72. Si applica a operazioni come:

  • Cessione di rottami, cascami ferrosi e non ferrosi
  • Cessione di fabbricati strumentali in opzione IVA
  • Subappalti in edilizia (settore costruzioni)
  • Cessione di console, tablet, PC, microprocessori (cessione B2B)
  • Cessione di oro industriale
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti in edifici

La regola del reverse charge è semplice: l’IVA è assolta dal cessionario/committente, non dal cedente/prestatore. Per il forfettario, le situazioni si dividono in due:

Forfettario come cedente/prestatore

Se il forfettario emette una fattura per un’operazione in reverse charge (per esempio, un piccolo edile forfettario in subappalto), non addebita IVA (come sempre) e indica nella fattura la natura “N2.2” (forfettario). Non scatta l’inversione contabile, perché il forfettario non è soggetto IVA. Il cliente quindi non deve integrare la fattura.

Forfettario come cessionario/committente

Caso completamente diverso: se il forfettario riceve una fattura senza IVA in reverse charge (ad esempio, acquista rottami o riceve un servizio in edilizia subappalto), deve:

  1. Integrare la fattura con l’IVA (di regola 22%, salvo aliquote specifiche)
  2. Versare l’IVA all’erario con F24, codice tributo specifico
  3. Non detrarla (perché il forfettario non ha diritto a detrazione)
  4. L’IVA versata diventa costo deducibile ai fini del coefficiente di redditività

Il versamento avviene entro il 16 del mese successivo all’operazione. Va indicato nel quadro VJ del modello IVA (che il forfettario deve presentare se ha avuto reverse charge). Il codice tributo F24 dipende dalla tipologia (es. 6099 per IVA mensile reverse charge).

Attenzione: in caso di reverse charge ricevuto, il forfettario è tenuto a presentare la dichiarazione IVA annuale (modello IVA) limitatamente alle operazioni con reverse charge. Va compilato il quadro VJ e versato l’IVA in F24.

Acquisti intracomunitari e prestazioni UE

Il forfettario che acquista beni o servizi da soggetti UE deve gestire il reverse charge intracomunitario. La disciplina è contenuta nell’art. 7-bis e seguenti del DPR 633/72, integrati dal DL 331/1993.

Acquisti di beni intracomunitari

Se il forfettario acquista beni da un fornitore UE, esistono due regimi a seconda della soglia annua di 10.000 euro:

  • Sotto i 10.000 euro/anno: il fornitore UE addebita la propria IVA (es. IVA tedesca al 19%). Il forfettario paga e basta. Non integra né versa IVA italiana.
  • Oltre i 10.000 euro/anno: il forfettario deve iscriversi al VIES, comunicare al fornitore di voler acquistare in regime intracomunitario, e integrare la fattura con IVA italiana, da versare con F24 entro il 16 del mese successivo.

Servizi ricevuti da soggetti UE

Per i servizi B2B (es. abbonamento software cloud da Irlanda, Google Ads, hosting estero), si applica sempre il reverse charge ex art. 7-ter, indipendentemente dalla soglia. Il forfettario deve:

  1. Iscriversi al VIES (Modello AA9/12 o online)
  2. Comunicare la propria partita IVA italiana al fornitore
  3. Ricevere fattura senza IVA
  4. Integrare con IVA italiana (22% standard)
  5. Versare l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo
  6. Presentare modello INTRA mensile o trimestrale (acquisti)

L’IVA versata in reverse charge UE è un costo per il forfettario, non recuperabile, ma “assorbito” dal coefficiente di redditività che riconosce un costo forfettizzato.

Importazioni extra-UE: IVA in dogana

Quando un forfettario importa beni da Paesi extra-UE (Cina, USA, UK post-Brexit, Svizzera, ecc.), l’IVA è dovuta in dogana, calcolata sul valore del bene + dazi + spese di trasporto. Si tratta di un’IVA esigibile immediatamente al momento dell’introduzione del bene nel territorio italiano.

Il forfettario:

  • Paga l’IVA in dogana (di solito tramite spedizioniere)
  • Non può detrarla
  • L’IVA versata è un costo incluso nel valore del bene importato
  • Non deve presentare alcuna dichiarazione IVA per la sola importazione

Per i piccoli importatori (es. acquisti su Alibaba, AliExpress) che superano la soglia di 150 euro per spedizione, l’IVA è calcolata e riscossa in dogana. Sotto la soglia, dal 2021 vige il regime IOSS (Import One Stop Shop) gestito direttamente dal venditore.

Vendite a privati UE: regime OSS oltre 10.000 euro

Caso meno noto ma sempre più rilevante per e-commerce e creator: il forfettario che vende beni o servizi digitali a privati consumatori UE. La disciplina è il regime OSS (One Stop Shop), attivo dal 1° luglio 2021.

  • Sotto i 10.000 euro/anno di vendite UE B2C: si applica l’IVA italiana (per il forfettario, niente IVA – dicitura N2.2)
  • Oltre i 10.000 euro/anno: si applica l’IVA del Paese di destinazione del consumatore. Il forfettario deve:
  1. Iscriversi al regime OSS tramite portale Agenzia Entrate
  2. Applicare l’IVA del Paese del cliente (es. 19% Germania, 20% Francia)
  3. Versare l’IVA trimestralmente tramite OSS
  4. Presentare dichiarazione OSS trimestrale

In questo caso, il forfettario perde di fatto l’agevolazione IVA italiana ma resta nel regime forfettario per i ricavi (purché entro 85.000 euro). L’IVA OSS versata è un costo, non un’imposta sostitutiva.

Uscita dal forfettario: 85.000 e 100.000 euro

Veniamo al tema più delicato: quando il forfettario diventa contribuente IVA “vero”, cioè inizia ad addebitare IVA in fattura e a gestirne l’esigibilità in modo ordinario. Le due soglie chiave sono 85.000 e 100.000 euro.

Soglia 85.000 euro: uscita dall’anno successivo

Se il forfettario, in un anno, supera 85.000 euro di ricavi/compensi ma resta sotto i 100.000 euro, esce dal regime dall’anno successivo. Esempio:

  • Anno 2026: ricavi 90.000 euro (forfettario)
  • Anno 2027: passa al regime ordinario dal 1° gennaio
  • Le fatture 2026 restano senza IVA
  • Dal 1° gennaio 2027 le fatture si emettono con IVA al 22% (o aliquota applicabile)

Soglia 100.000 euro: uscita immediata stesso anno

Se invece i ricavi superano 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita è immediata e retroattiva al momento del superamento. È la novità più impattante introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e confermata negli anni successivi.

  • Tutte le operazioni effettuate fino alla fattura che fa superare la soglia (esclusa) restano forfettarie
  • La fattura che determina lo “sforo” e tutte quelle successive devono essere emesse con IVA
  • Se il superamento avviene a metà anno, il contribuente deve attivarsi immediatamente: aprire i registri IVA, iscriversi a INPS Gestione Separata o gestione artigiani/commercianti come “ordinario”, presentare LIPE

Esempio pratico: Mario, forfettario, a settembre 2026 emette fattura di 8.000 euro che fa superare i 100.000 euro complessivi. Quella fattura va emessa con IVA al 22% (1.760 euro). Tutte le fatture successive devono avere IVA. Le fatture pregresse del 2026 restano senza IVA. Da settembre 2026 Mario diventa contribuente IVA ordinario “trimestrale” di norma.

Calcolo IVA pro-rata in caso di uscita

Quando si esce dal forfettario, scatta una norma poco conosciuta ma importante: il diritto alla detrazione “retroattiva” dell’IVA sui beni strumentali e sulle rimanenze, prevista dall’art. 1 c. 61 L. 190/2014.

In pratica, il contribuente che passa al regime ordinario può detrarre l’IVA assolta in regime forfettario su:

  • Rimanenze finali di beni acquistati e non venduti
  • Beni strumentali ammortizzabili acquistati negli ultimi 5 anni (10 anni per immobili)
  • Servizi non ancora utilizzati alla data di uscita (es. canoni anticipati)

Il calcolo è pro-rata temporis per i beni ammortizzabili: si recupera la quota di IVA proporzionale al periodo residuo di ammortamento. Esempio:

  • PC acquistato nel 2024 a 1.220 euro (1.000 + IVA 220)
  • Periodo ammortamento PC: 5 anni (quote del 20%)
  • Uscita dal forfettario: 1° gennaio 2027
  • Quote residue: 2027, 2028 (2 anni su 5)
  • IVA detraibile: 220 × (2/5) = 88 euro

La detrazione si effettua nella prima dichiarazione IVA del nuovo regime, presentando una rettifica ai sensi dell’art. 19-bis2 DPR 633/72. È un’operazione delicata che richiede di conservare le fatture di acquisto degli anni precedenti.

Comunicazioni LIPE per i forfettari uscenti

Una volta usciti dal regime forfettario, il contribuente è tenuto a tutti gli adempimenti IVA ordinari, tra cui le LIPE – Liquidazioni Periodiche IVA. Si tratta di comunicazioni trimestrali (telematiche) che riepilogano le operazioni IVA del trimestre.

Scadenze LIPE 2026-2027:

  • I trimestre (gen-mar): entro 31 maggio
  • II trimestre (apr-giu): entro 30 settembre
  • III trimestre (lug-set): entro 30 novembre
  • IV trimestre (ott-dic): entro fine febbraio dell’anno successivo (oppure dichiarazione IVA annuale presentata entro fine febbraio)

Per chi esce dal forfettario per superamento dei 100.000 euro a metà anno, la prima LIPE deve essere presentata per il trimestre di superamento. Esempio: superamento il 15 settembre 2026, prima LIPE per il III trimestre 2026 entro il 30 novembre 2026.

Esempi pratici con calcoli

Esempio 1: Forfettario “puro” senza casi particolari

Anna, copywriter forfettaria, fattura nel 2026 a clienti italiani per 35.000 euro. Tutte le fatture sono senza IVA con dicitura N2.2.

  • IVA da versare: 0 euro
  • LIPE: non dovute
  • Modello IVA: non dovuto
  • Esigibilità IVA: concetto non applicabile

Esempio 2: Forfettario con servizio UE (Google Ads)

Marco, web designer forfettario, nel 2026 spende 2.000 euro in Google Ads (Irlanda). Riceve fattura senza IVA con reverse charge UE.

  • Integrazione fattura: 2.000 × 22% = 440 euro IVA
  • F24 codice 6099 entro il 16 del mese successivo: 440 euro
  • Modello INTRA acquisti servizi: dovuto
  • Modello IVA annuale (quadro VJ): dovuto
  • I 440 euro versati sono un costo “assorbito” dal coefficiente forfettario

Esempio 3: Forfettario edile con reverse charge interno

Giuseppe, idraulico forfettario in Friuli, lavora in subappalto per 8.000 euro per un’impresa edile. Emette fattura senza IVA (forfettario) ma non scatta il reverse charge: la fattura riporta solo la dicitura forfettaria N2.2.

Diversamente: se Giuseppe acquista materiale di rottame da 1.500 euro per 1.000 euro di valore reale, la fattura del rivenditore è in reverse charge. Giuseppe deve integrare con IVA al 22% (220 euro) e versarla.

Esempio 4: Uscita per superamento 100.000 euro

Laura, consulente forfettaria, nel 2026 ha già fatturato 95.000 euro al 30 giugno. A luglio emette una fattura da 8.000 euro: ricavi totali 103.000 euro = uscita immediata.

  • Fattura di luglio: 8.000 + IVA 22% (1.760) = 9.760 euro
  • Tutte le fatture successive con IVA
  • Apertura registri IVA con effetto dal 1° luglio (o dalla data della fattura “sforo”)
  • Prima LIPE: III trimestre 2026, entro 30 novembre 2026
  • Modello IVA 2027 con quadro VJ e VL
  • Possibile rettifica IVA su beni strumentali e rimanenze (art. 19-bis2)

Esempio 5: Vendita digitale a privati UE oltre soglia

Sara, content creator forfettaria, vende corsi online a privati UE per 15.000 euro nel 2026. Supera la soglia di 10.000 euro: deve iscriversi a OSS.

  • Vendite a francesi: IVA francese 20%
  • Vendite a tedeschi: IVA tedesca 19%
  • Versamento OSS trimestrale tramite portale Agenzia Entrate
  • I ricavi (al netto IVA OSS) restano nel forfettario, purché totali sotto 85.000 euro

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FAQ – Domande frequenti

Il forfettario deve preoccuparsi dell’esigibilità IVA?

Per le operazioni “ordinarie” (cessioni e prestazioni B2B e B2C in Italia), no: il forfettario non addebita IVA in fattura ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, quindi il concetto di esigibilità non si applica. Diventa rilevante in caso di reverse charge, acquisti UE, importazioni, vendite OSS o uscita dal regime.

Cosa significa “esigibilità immediata” sulla fattura?

Significa che l’IVA è dovuta all’erario nel momento in cui l’operazione è effettuata (consegna del bene o pagamento del servizio), indipendentemente dall’incasso effettivo. È la regola standard per i contribuenti ordinari. Il forfettario, non addebitando IVA, riporta in fattura “esigibilità immediata” come campo formale ma senza imposta dovuta.

Posso scegliere l’IVA per cassa se sono forfettario?

No. L’IVA per cassa (art. 32-bis DL 83/2012) è disponibile solo per chi addebita IVA in fattura. Il forfettario, esonerato dall’addebito IVA, non può optare per il regime cash accounting. Se vuoi la “logica per cassa” anche sui ricavi, il forfettario è già di per sé un regime di cassa per le imposte sui redditi.

Cosa succede se ricevo una fattura in reverse charge come forfettario?

Devi integrare la fattura con l’IVA italiana (di solito 22%), versarla con F24 entro il 16 del mese successivo (codice tributo specifico) e presentare la dichiarazione IVA annuale con il quadro VJ compilato. Non puoi detrarre l’IVA versata, che diventa un costo. Esempi tipici: acquisto rottami, lavori in subappalto edile ricevuti, console/PC B2B.

Devo iscrivermi al VIES se sono forfettario e compro su Amazon Business?

Se acquisti da Amazon Business sotto i 10.000 euro/anno da fornitori UE, no: paghi l’IVA del Paese di origine. Se superi i 10.000 euro/anno o ricevi servizi B2B da fornitori UE (es. AWS, Microsoft Ireland, Google Ads Ireland), sì: devi iscriverti al VIES e gestire il reverse charge intracomunitario, con integrazione e versamento IVA italiana.

Se supero 100.000 euro a metà anno, devo riemettere le fatture precedenti con IVA?

No. Le fatture emesse prima di quella che determina il superamento restano senza IVA (forfettarie). Solo la fattura che fa “sforare” e tutte quelle successive devono essere emesse con IVA. È una novità della Legge di Bilancio 2023 che ha eliminato la “retroattività” piena dell’uscita immediata.

Posso recuperare l’IVA pagata in regime forfettario quando passo all’ordinario?

Sì, parzialmente. L’art. 19-bis2 DPR 633/72 consente la rettifica della detrazione per beni strumentali ammortizzabili (entro 5 anni dall’acquisto, 10 anni per immobili) e per le rimanenze finali. Si calcola pro-rata temporis e si fa valere nella prima dichiarazione IVA del nuovo regime. È un’operazione tecnica, conviene farsi assistere da un commercialista o CAF.

Devo presentare LIPE se sono forfettario?

No, il forfettario “puro” non presenta LIPE perché non liquida IVA. Eccezione: se hai operazioni in reverse charge (interno o UE) o vendite OSS, devi presentare il modello IVA annuale con i quadri specifici (VJ, ecc.), ma non le LIPE trimestrali. Le LIPE diventano obbligatorie solo se esci dal forfettario e passi al regime ordinario.

L’IVA in dogana sulle importazioni è recuperabile?

No, il forfettario non può recuperare l’IVA versata in dogana sulle importazioni extra-UE. È un costo definitivo, che entra nel valore d’acquisto del bene. Solo passando al regime ordinario potresti detrarre l’IVA su acquisti futuri, ma non su quelli pregressi (salvo la rettifica per beni strumentali ex art. 19-bis2).

Cosa devo fare se ho dubbi sul mio regime IVA come forfettario?

Il consiglio è di rivolgersi a un CAF o commercialista esperto in regime forfettario. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA forfettarie su tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia per fatturazione elettronica, gestione casi particolari, passaggio al regime ordinario e adempimenti IVA. Prima visita gratuita su appuntamento al 0432 1638640.

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Maggio 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-07 08:00:002026-05-31 22:25:10Esigibilita IVA nel Regime Forfettario 2026: Come Funziona e Casi Particolari
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare

regime forfettario partita iva

Chiudere la partita IVA con regime forfettario è una decisione importante che molti professionisti e freelance si trovano ad affrontare nel 2026. Che tu stia valutando di tornare al lavoro dipendente, che la tua attività non sia più redditizia, o che tu voglia semplicemente cessare l’attività autonoma, è fondamentale conoscere la procedura corretta, i costi (spoiler: la chiusura è gratuita) e tutti gli adempimenti finali da completare. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come chiudere la partita IVA forfettaria nel 2026, cosa succede ai contributi INPS, come gestire le fatture ancora da incassare e se è possibile richiedere la NASpI dopo la chiusura.

Indice dei contenuti

  1. Quando conviene chiudere la partita IVA forfettaria
  2. Procedura online: modello AA9/12 e SPID
  3. Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura
  4. Costi della chiusura: quanto si paga
  5. Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata)
  6. Professionisti con cassa previdenziale propria
  7. Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura
  8. Fatture emesse ma non ancora incassate
  9. Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?
  10. Si può riaprire la partita IVA come forfettario?
  11. Errori da evitare quando si chiude la partita IVA
  12. Domande frequenti (FAQ)

Quando conviene chiudere la partita IVA forfettaria

La decisione di chiudere la partita IVA con regime forfettario può dipendere da diverse situazioni. Non esiste un obbligo di chiusura legato al fatturato zero, ma ci sono circostanze in cui mantenere aperta la posizione fiscale diventa controproducente o addirittura costoso.

Il primo caso è l’inattività prolungata: se non emetti fatture da diversi mesi e non prevedi di riprendere l’attività nel breve periodo, mantenere la partita IVA aperta comporta comunque l’obbligo di versare i contributi INPS minimi alla Gestione Separata o alla tua cassa di previdenza. Anche se il regime forfettario non prevede un minimale contributivo fisso per la Gestione Separata (i contributi sono proporzionali al reddito), alcune casse professionali richiedono un contributo minimo annuale indipendentemente dal fatturato.

Il secondo scenario frequente è il passaggio al lavoro dipendente. Quando si trova un’occupazione stabile, molti professionisti preferiscono chiudere la partita IVA per semplificare la propria posizione fiscale. In questo caso, è importante sapere che il forfettario è compatibile con il lavoro dipendente, purché il reddito da lavoro dipendente non superi i 30.000 euro lordi annui (una delle cause ostative del regime forfettario). Se il nuovo stipendio supera questa soglia, la chiusura diventa comunque obbligatoria per l’anno successivo.

Altre situazioni in cui conviene valutare la chiusura includono:

  • Cambio di regime fiscale: se i tuoi ricavi superano gli 85.000 euro e devi passare al regime ordinario, potresti decidere di chiudere e riaprire con una forma giuridica diversa (ad esempio una SRL)
  • Pensionamento: quando si va in pensione e non si intende proseguire l’attività
  • Trasferimento all’estero: chi sposta la residenza fiscale fuori dall’Italia deve chiudere la partita IVA italiana
  • Attività non più sostenibile economicamente: se le spese superano costantemente i ricavi

Procedura online per chiudere la partita IVA forfettaria: modello AA9/12

La chiusura della partita IVA avviene tramite la presentazione del modello AA9/12 (per le persone fisiche) all’Agenzia delle Entrate. Questo modello, lo stesso utilizzato per l’apertura e le variazioni, contiene una sezione specifica dedicata alla cessazione dell’attività.

La procedura più rapida e comoda è quella online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Ecco i passaggi da seguire:

  1. Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) all’indirizzo agenziaentrate.gov.it
  2. Vai nella sezione “Servizi” – “Dichiarazioni” – “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività”
  3. Seleziona “Cessazione attività” e compila il modello AA9/12
  4. Indica la data di cessazione effettiva dell’attività (non la data di invio del modulo)
  5. Inserisci il codice ATECO della tua attività
  6. Conferma e invia telematicamente
  7. Conserva la ricevuta di avvenuta presentazione

In alternativa alla procedura online, puoi presentare il modello AA9/12 anche:

  • Di persona presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, portando un documento di identità valido
  • Tramite raccomandata A/R all’ufficio competente, allegando una fotocopia del documento di identità
  • Tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF) con delega

Se hai bisogno di assistenza per la compilazione del modello e la gestione di tutti gli adempimenti successivi, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a completare la procedura in modo corretto, evitando errori che potrebbero causare problemi con il Fisco.

Tempistiche: entro quando comunicare la chiusura della partita IVA

La legge prevede un termine preciso per comunicare la cessazione dell’attività all’Agenzia delle Entrate: il modello AA9/12 deve essere presentato entro 30 giorni dalla data di effettiva cessazione dell’attività. Questo significa che se il tuo ultimo giorno di attività è il 15 aprile 2026, hai tempo fino al 15 maggio 2026 per inviare la comunicazione.

Cosa succede se non rispetti i 30 giorni? La presentazione tardiva del modello comporta una sanzione amministrativa che va da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997). Tuttavia, è possibile regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta:

  • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (55,56 euro circa)
  • Entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 del minimo
  • Entro 1 anno: sanzione ridotta a 1/8 del minimo

È importante sottolineare che la data di cessazione indicata nel modello è quella che conta ai fini fiscali e contributivi. Tutti gli adempimenti successivi (ultima dichiarazione dei redditi, saldo contributi) fanno riferimento a questa data, non alla data di invio del modulo.

Costi della chiusura partita IVA forfettaria: quanto si paga

Ecco una buona notizia: chiudere la partita IVA è completamente gratuito. La presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate non comporta alcun costo, né imposte di bollo, né diritti di segreteria. Questo vale sia per la procedura online che per quella in presenza.

A differenza di quanto molti pensano, non esiste alcuna “tassa di chiusura” o costo amministrativo legato alla cessazione della partita IVA. L’unico costo che potresti sostenere è l’onorario del commercialista o del CAF se decidi di farti assistere nella procedura e nella gestione degli adempimenti finali.

Attenzione però: “chiusura gratuita” non significa “nessun costo in assoluto”. Dovrai comunque versare:

  • Saldo contributi INPS proporzionali al reddito dell’ultimo periodo di attività
  • Imposta sostitutiva (5% o 15%) sui redditi prodotti fino alla data di cessazione
  • Eventuali contributi alla cassa previdenziale (per professionisti iscritti a un ordine)

Questi non sono costi di chiusura, ma obblighi fiscali ordinari legati all’ultimo periodo di attività. Li vedremo nel dettaglio nelle prossime sezioni.

Cosa succede ai contributi INPS (Gestione Separata) dopo la chiusura

La gestione dei contributi previdenziali è uno degli aspetti più importanti quando si chiude la partita IVA forfettaria. Il trattamento varia a seconda che tu sia iscritto alla Gestione Separata INPS o a una cassa professionale.

Per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei forfettari senza cassa di categoria), ecco cosa succede:

  • I contributi INPS sono proporzionali al reddito: si pagano solo in proporzione ai ricavi effettivamente prodotti fino alla data di cessazione
  • L’aliquota contributiva 2026 per la Gestione Separata è del 26,07% (per chi non ha altra copertura previdenziale) applicata sul reddito imponibile forfettario
  • Il saldo contributivo dell’ultimo periodo va versato con il modello F24 alle scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo, o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%)
  • Non esistono contributi minimi nella Gestione Separata: se hai fatturato zero, non devi versare nulla

Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, consulente informatico forfettario con coefficiente di redditività del 78%, chiuda la partita IVA il 30 giugno 2026 dopo aver fatturato 15.000 euro. Il suo reddito imponibile sarà 15.000 x 78% = 11.700 euro. I contributi INPS dovuti saranno 11.700 x 26,07% = 3.050,19 euro, da versare con il saldo della dichiarazione dei redditi 2027 (relativa all’anno 2026).

Dopo la chiusura, ricorda di presentare la cancellazione dalla Gestione Separata all’INPS. La cancellazione avviene solitamente in automatico con la chiusura della partita IVA, ma è buona prassi verificare la propria posizione nel Cassetto Previdenziale INPS accedendo con SPID.

Professionisti con cassa previdenziale propria

Se sei un professionista iscritto a un ordine (avvocato, architetto, ingegnere, psicologo, medico, geometra), i tuoi contributi non vanno alla Gestione Separata INPS ma alla cassa previdenziale di categoria. In questo caso, la chiusura della partita IVA richiede adempimenti aggiuntivi.

Ecco cosa fare:

  1. Comunica la cessazione alla cassa previdenziale: ogni cassa ha le proprie modalità e tempistiche. Ad esempio, la Cassa Forense richiede una comunicazione entro 30 giorni, mentre INARCASSA (architetti e ingegneri) prevede la cancellazione contestuale alla cessazione dell’attività
  2. Verifica il saldo contributivo: la maggior parte delle casse previdenziali prevede un contributo minimo annuale indipendente dal reddito. Dovrai versare il contributo minimo proporzionato ai mesi di iscrizione nell’anno di cessazione
  3. Richiedi la ricongiunzione o totalizzazione: se hai versato contributi in più gestioni (ad esempio prima come dipendente e poi come professionista), valuta la possibilità di ricongiunzione contributiva per unificare i periodi ai fini pensionistici

Importante: la cancellazione dall’ordine professionale è un passaggio separato dalla chiusura della partita IVA. Se vuoi mantenere l’iscrizione all’albo senza esercitare la professione, dovrai comunque pagare la quota associativa annuale, ma non i contributi previdenziali alla cassa (nella maggior parte dei casi).

Adempimenti fiscali finali dopo la chiusura della partita IVA

Chiudere la partita IVA non significa aver concluso tutti gli obblighi con il Fisco. Ci sono alcuni adempimenti fiscali finali che devi completare anche dopo la cessazione dell’attività:

Ultima dichiarazione dei redditi: dovrai presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) relativa all’anno in cui hai chiuso la partita IVA. In questa dichiarazione inserirai i ricavi prodotti dall’1 gennaio alla data di cessazione, applicando il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO e l’imposta sostitutiva al 5% o al 15%. La scadenza è la stessa di sempre: 30 novembre dell’anno successivo.

Versamento imposta sostitutiva e contributi: il saldo dell’imposta sostitutiva e dei contributi INPS va versato con modello F24 entro il 30 giugno dell’anno successivo (con possibilità di rateizzazione). Per i forfettari i codici tributo sono:

  • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Saldo
  • 1793 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Primo acconto
  • 1794 – Imposta sostitutiva regime forfettario – Secondo acconto

Nessun acconto per l’anno successivo: dato che hai cessato l’attività, non dovrai versare acconti per l’anno seguente. Se hai già versato acconti durante l’anno di cessazione, potrai recuperare l’eccedenza in sede di dichiarazione dei redditi.

IVA: chi è in regime forfettario non addebita IVA in fattura e quindi non deve presentare la dichiarazione IVA né versare alcun saldo IVA. Questo è un vantaggio del forfettario anche in fase di chiusura.

Fatture emesse ma non ancora incassate: come gestirle

Un dubbio molto comune riguarda le fatture emesse prima della chiusura ma non ancora incassate. Il regime forfettario funziona con il principio di cassa: i ricavi si considerano prodotti nel momento in cui vengono effettivamente incassati, non quando la fattura viene emessa.

Questo crea una situazione particolare in caso di chiusura. Ecco come gestirla:

  • Fatture incassate prima della chiusura: rientrano normalmente nel reddito dell’ultimo anno di attività e saranno soggette all’imposta sostitutiva forfettaria
  • Fatture incassate dopo la chiusura: questi importi vanno dichiarati nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui vengono effettivamente percepiti, come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. l, TUIR). Non saranno più soggetti all’imposta sostitutiva forfettaria ma all’IRPEF ordinaria
  • Fatture non incassabili (crediti inesigibili): se hai certezza che il cliente non pagherà, puoi emettere una nota di credito prima della chiusura per azzerare il credito

Il consiglio pratico è di cercare di incassare tutte le fatture in sospeso prima di chiudere la partita IVA. In questo modo beneficerai ancora della tassazione agevolata forfettaria (5% o 15%) anziché dell’IRPEF ordinaria con aliquote progressive (dal 23% al 43%).

Se hai fatture di importo significativo ancora da incassare, potrebbe essere strategico posticipare la chiusura di qualche settimana o mese, in attesa dei pagamenti. Un commercialista o il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare la convenienza economica di questa scelta.

Chiusura partita IVA e NASpI: si può avere la disoccupazione?

La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Molti si chiedono se sia possibile riceverla dopo aver chiuso la partita IVA forfettaria. La risposta dipende dalla tua situazione lavorativa precedente.

Caso 1: Avevi un lavoro dipendente prima o durante l’attività autonoma

Se hai perso involontariamente un lavoro dipendente e hai i requisiti contributivi (almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti e 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti), puoi richiedere la NASpI. La chiusura della partita IVA forfettaria non preclude il diritto alla NASpI se la perdita del lavoro dipendente è il motivo scatenante.

Anzi, se avevi una partita IVA aperta durante la NASpI, il reddito presunto da attività autonoma comportava una riduzione dell’indennità. Chiudendo la partita IVA, la NASpI viene erogata per intero.

Caso 2: Eri solo lavoratore autonomo (mai dipendente)

Se hai lavorato esclusivamente come lavoratore autonomo con partita IVA, purtroppo non hai diritto alla NASpI. L’indennità di disoccupazione è riservata ai lavoratori subordinati. Per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata esisteva il DIS-COLL, ma era destinato ai collaboratori coordinati e continuativi, non ai titolari di partita IVA.

Esiste però una possibilità interessante: la NASpI anticipata per avvio attività funziona al contrario. Chi percepisce la NASpI può chiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione per aprire una partita IVA. Se poi l’attività non va a buon fine e la chiudi entro la durata originaria della NASpI, dovrai restituire l’importo anticipato.

Si può riaprire la partita IVA come forfettario dopo averla chiusa?

Sì, è possibile riaprire la partita IVA e aderire nuovamente al regime forfettario, purché al momento della riapertura tu possieda tutti i requisiti previsti e non ricada in nessuna delle cause ostative. Non esiste un periodo minimo di attesa tra chiusura e riapertura.

Tuttavia, c’è un aspetto importante che riguarda l’aliquota agevolata al 5%. Questa aliquota ridotta (invece del 15%) spetta ai primi 5 anni di attività per chi avvia una nuova attività. Se riapri la partita IVA con la stessa attività (stesso codice ATECO) che avevi prima, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerarla una prosecuzione e non una nuova attività, escludendoti dall’aliquota al 5%.

Le condizioni per l’aliquota al 5% prevedono che:

  • Non devi aver esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa (anche in forma associata o familiare)
  • L’attività non deve essere una mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo
  • Se prosegui l’attività di un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare i limiti previsti

In pratica, se chiudi la partita IVA come consulente informatico nel 2026 e ne riapri una come consulente informatico nel 2027, molto probabilmente non potrai applicare il 5% ma dovrai usare il 15%. Se invece riapri con un codice ATECO diverso e un’attività effettivamente nuova, potresti avere diritto all’aliquota ridotta.

Errori da evitare quando si chiude la partita IVA forfettaria

Chiudere la partita IVA sembra un’operazione semplice, ma ci sono diversi errori comuni che possono causare problemi, sanzioni o perdite economiche. Ecco i principali da evitare:

  • Non comunicare la chiusura entro 30 giorni: come abbiamo visto, il ritardo comporta sanzioni da 500 a 2.000 euro. Non dimenticare di inviare il modello AA9/12
  • Dimenticare il saldo dei contributi: anche dopo la chiusura, i contributi INPS o alla cassa professionale restano dovuti per il periodo di attività. Il mancato pagamento genera cartelle esattoriali con interessi e sanzioni
  • Non presentare l’ultima dichiarazione dei redditi: molti pensano che chiudendo la partita IVA non serva più dichiarare i redditi dell’ultimo anno. Sbagliato: la dichiarazione è obbligatoria
  • Chiudere con fatture in sospeso senza valutare l’impatto fiscale: gli incassi post-chiusura saranno tassati con IRPEF ordinaria e non con l’imposta sostitutiva forfettaria
  • Non comunicare alla cassa previdenziale: se sei iscritto a una cassa di categoria, la chiusura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate non viene automaticamente comunicata alla cassa. Devi farlo tu
  • Chiudere solo per evitare i contributi minimi: prima di chiudere, valuta se esistono riduzioni contributive (ad esempio il regime agevolato INPS Artigiani/Commercianti con riduzione del 35%)
  • Non cancellare eventuali posizioni INAIL: se avevi un’assicurazione INAIL attiva, devi comunicare anche la cessazione a questo ente

Per evitare dimenticanze, il consiglio è di affidarsi a un professionista o al CAF Centro Fiscale che possa guidarti attraverso tutti i passaggi e verificare che nessun adempimento venga trascurato.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti (FAQ) sulla chiusura della partita IVA forfettaria

Quanto costa chiudere la partita IVA forfettaria?

La chiusura della partita IVA è completamente gratuita. Non sono previsti bolli, diritti di segreteria o tasse di chiusura. L’unico eventuale costo è l’onorario di un commercialista o CAF se ti fai assistere nella procedura.

Posso chiudere la partita IVA online da solo?

Sì, puoi farlo in autonomia accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS e compilando il modello AA9/12 nella sezione cessazione. La procedura richiede pochi minuti se hai i dati necessari (codice ATECO, data di cessazione).

Cosa succede se non chiudo la partita IVA e non fatturo?

Se non fatturo per 3 anni consecutivi, l’Agenzia delle Entrate può procedere alla chiusura d’ufficio della partita IVA. Tuttavia, nel frattempo potresti accumulare obblighi dichiarativi e, per alcune casse previdenziali, contributi minimi da versare comunque. È sempre meglio chiudere formalmente quando si cessa l’attività.

Posso riaprire la partita IVA forfettaria dopo averla chiusa?

Sì, non ci sono limiti temporali. Puoi riaprirla anche il giorno dopo, purché tu abbia i requisiti. Attenzione però all’aliquota al 5%: se riapri con la stessa attività, potrebbe essere considerata una prosecuzione e non una nuova attività, perdendo l’agevolazione.

Devo pagare contributi INPS anche dopo aver chiuso?

Devi pagare il saldo contributivo relativo al periodo in cui la partita IVA era ancora aperta. Dopo la data di cessazione, non maturano più contributi. Il saldo va versato con le scadenze ordinarie (30 giugno dell’anno successivo).

Le fatture incassate dopo la chiusura come vengono tassate?

Le fatture emesse durante il regime forfettario ma incassate dopo la chiusura vanno dichiarate come redditi diversi nell’anno di effettivo incasso. Saranno soggette all’IRPEF ordinaria (aliquote dal 23% al 43%) e non più all’imposta sostitutiva forfettaria.


Hai bisogno di assistenza per chiudere la partita IVA?

Chiudere la partita IVA forfettaria richiede attenzione a diversi aspetti: dalla comunicazione all’Agenzia delle Entrate al saldo dei contributi, dalla gestione delle fatture in sospeso all’ultima dichiarazione dei redditi. Un errore in questa fase può costare caro in termini di sanzioni e tasse aggiuntive.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase della chiusura: compilazione del modello AA9/12, calcolo del saldo contributivo, presentazione dell’ultima dichiarazione dei redditi e verifica che tutti gli adempimenti siano completati correttamente.

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    Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-05-31 22:27:05Chiudere Partita IVA Regime Forfettario 2026: Procedura Online, Costi e Cosa Fare
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Nuove Partite IVA 2026: Bonus, Incentivi e Agevolazioni per Chi Apre

    Bonus Partita IVA Under 35

    Indice dei contenuti

    1. Cosa significa aprire una Partita IVA nel 2026
    2. Regime forfettario 2026: l’aliquota al 5% per i primi 5 anni
    3. Requisiti e limiti del regime forfettario 2026
    4. Contributi INPS ridotti per le nuove attività
    5. ISCRO: l’indennità straordinaria per i lavoratori autonomi
    6. Flat tax incrementale 2026: come funziona
    7. Bonus, startup e crediti d’imposta per le nuove imprese
    8. Confronto tra regimi fiscali: forfettario vs ordinario
    9. Come aprire la Partita IVA nel 2026: la procedura
    10. Errori comuni da evitare quando si apre una Partita IVA
    11. Domande Frequenti sulle nuove Partite IVA 2026

    Aprire una nuova Partita IVA nel 2026 può essere una scelta strategica e conveniente, grazie a un pacchetto di bonus, agevolazioni fiscali e incentivi pensati appositamente per chi avvia un’attività in proprio. Il legislatore, con la Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) e le disposizioni ancora in vigore del regime forfettario, ha mantenuto un sistema di vantaggi fiscali significativi per i nuovi lavoratori autonomi, i freelance e i piccoli imprenditori che scelgono di mettersi in proprio nel 2026. Questa guida completa ti illustra tutto ciò che devi sapere: dall’aliquota agevolata al 5% sui redditi, ai contributi INPS ridotti, dall’ISCRO all’indennità di disoccupazione per autonomi, fino ai crediti d’imposta per le startup innovative.

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    Nota normativa 2026: il limite di ricavi/compensi per accedere e restare nel regime forfettario nel 2026 è 85.000 euro annui (con uscita immediata oltre i 100.000 euro). Qualsiasi cifra inferiore (es. 65.000 euro) eventualmente citata negli esempi di questo articolo si riferisce a scenari di reddito ipotetico, non al limite normativo. Fonte: L. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023).

    Cosa significa aprire una Partita IVA nel 2026

    Aprire una Partita IVA significa registrarsi fiscalmente come lavoratore autonomo, libero professionista o piccolo imprenditore presso l’Agenzia delle Entrate, ottenendo un codice identificativo univoco per l’esercizio di un’attività economica. Nel 2026, questa scelta è agevolata da un sistema di incentivi fiscali e previdenziali che la rende accessibile e conveniente anche per chi parte da zero. La decisione di aprire nuove Partite IVA nel 2026 viene spesso presa da freelance, consulenti, artigiani, commercianti, professionisti e giovani under 35 che vogliono trasformare le proprie competenze in un’attività redditizia.

    Il punto di partenza per valutare la convenienza è capire quale regime fiscale si potrà adottare. Per la stragrande maggioranza di chi apre oggi una nuova attività, la scelta obbligata — e vantaggiosissima — è il regime forfettario: un sistema semplificato che prevede una tassazione ridotta, esonero da IVA, esonero da ISA e una gestione contabile estremamente snella. Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge n. 190/2014 (art. 1, commi 54-89), modificata dalla Legge di Bilancio 2023 che ha innalzato la soglia di ricavi a 85.000 euro annui.

    Regime forfettario 2026: l’aliquota al 5% per i primi 5 anni

    Il vantaggio principale per chi apre una nuova Partita IVA nel 2026 è l’applicazione dell’aliquota agevolata al 5% di imposta sostitutiva per i primi cinque anni di attività. Per capire cosa significa in concreto: l’imposta sostitutiva è una tassa unica che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali. In pratica, invece di pagare aliquote IRPEF ordinarie che vanno dal 23% al 43% del reddito, il nuovo forfettario paga solo il 5% sul reddito imponibile. Si tratta di un risparmio fiscale enorme, soprattutto nei primi anni in cui l’attività è ancora in fase di avvio.

    Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, grafico freelance, apra la sua Partita IVA nel 2026 e nel primo anno fatturi 30.000 euro. Con il codice ATECO per attività grafiche, il coefficiente di redditività (ovvero la percentuale del fatturato considerata come reddito) è del 78%. Il reddito imponibile sarà quindi 23.400 euro (30.000 × 78%). Su questa cifra, Marco pagherà il 5% di imposta sostitutiva, pari a soli 1.170 euro. Se fosse in regime ordinario IRPEF, pagherebbe almeno il 23%, ovvero circa 5.382 euro. Il risparmio supera i 4.200 euro nel primo anno.

    Dopo i primi cinque anni, l’aliquota sale al 15% (comunque inferiore alle aliquote IRPEF ordinarie), rendendo il regime forfettario conveniente anche a lungo termine per chi non supera la soglia di 85.000 euro di ricavi. Per sapere tutto su questo regime agevolato, consulta la nostra guida completa al regime forfettario 2026.

    Il coefficiente di redditività: come si calcola il reddito imponibile

    Il coefficiente di redditività è un moltiplicatore forfettario che l’Agenzia delle Entrate applica ai ricavi per determinare il reddito imponibile, senza necessità di tenere la contabilità analitica delle spese. Ogni attività ha il suo coefficiente in base al codice ATECO. Ecco i principali:

    Categoria di attivitàCoefficiente di redditività
    Commercio al dettaglio di alimentari40%
    Intermediari del commercio62%
    Costruzioni e attività immobiliari86%
    Servizi professionali (avvocati, consulenti, ecc.)78%
    Artigiani e altri servizi67%
    Altre attività economiche67%

    Il reddito imponibile si calcola semplicemente moltiplicando i ricavi annui per il coefficiente. Su questo reddito si applica poi il 5% (o 15% dopo i 5 anni). Non è necessario conservare ricevute di spese, non serve un commercialista per la contabilità analitica, e non si applica l’IVA alle fatture emesse.

    Requisiti e limiti del regime forfettario 2026

    Per accedere al regime forfettario nel 2026 e beneficiare dell’aliquota al 5%, è necessario soddisfare determinati requisiti previsti dalla legge. Il requisito principale riguarda il limite di ricavi: l’attività non deve aver superato (nell’anno precedente, se già avviata) la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Per chi apre una nuova Partita IVA, questo limite non si applica al primo anno, poiché si presume che i ricavi saranno inferiori alla soglia.

    Esistono però anche cause di esclusione che impediscono l’accesso al regime agevolato:

    • Partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari: non è possibile aderire al forfettario se si è contemporaneamente soci in una SNC, SAS o si esercita attività d’impresa in un’impresa familiare.
    • Attività prevalente verso datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti: se più del 50% dei ricavi proviene da un soggetto che è stato (o è tuttora) datore di lavoro, si è esclusi. Questa regola è stata introdotta per evitare che le aziende trasformassero i dipendenti in finti autonomi.
    • Regime speciale IVA o determinazione del reddito su base catastale: alcune attività che usano regimi IVA speciali non possono accedere al forfettario.
    • Ricavi superiori a 85.000 euro nell’anno precedente: chi supera la soglia nell’anno in corso esce dal forfettario dall’anno successivo. Tuttavia, se i ricavi superano i 100.000 euro in un anno, l’uscita è immediata nello stesso anno.

    Per l’applicazione dell’aliquota al 5% (anziché 15%), sono necessarie condizioni aggiuntive specifiche per le nuove attività: l’attività non deve essere stata esercitata nei tre anni precedenti, nemmeno in forma associata; l’attività da avviare non deve essere mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo (salvo il caso del praticantato obbligatorio); se è la prosecuzione di un’attività altrui, i ricavi di quell’attività nell’anno precedente non devono aver superato i 85.000 euro.

    Contributi INPS ridotti per le nuove attività

    Un secondo grande vantaggio per chi apre una nuova Partita IVA nel 2026 riguarda i contributi previdenziali INPS. I lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS (come la maggior parte dei freelance e dei professionisti senza cassa previdenziale di categoria) pagano i contributi in percentuale sul reddito effettivo. Nel 2026, l’aliquota per la Gestione Separata è del 26,23% per chi non ha altra copertura previdenziale. Questo importo è deducibile dal reddito complessivo, ma per i forfettari si applica in modo forfettario: è deducibile in misura del 35% dei contributi versati direttamente dal reddito imponibile forfettario.

    Per gli artigiani e i commercianti iscritti all’INPS Artigiani e Commercianti, esiste invece una specifica agevolazione: i contributi in regime forfettario prevedono una riduzione del 35% rispetto alle aliquote ordinarie. Questa riduzione, introdotta dalla Legge n. 190/2014 (art. 1, comma 77), si applica su domanda e comporta un risparmio concreto nei contributi minimi obbligatori. Per il 2026, i contributi minimi per gli artigiani in regime forfettario con riduzione al 35% sono di circa 3.100-3.200 euro annui (contro i circa 4.800 euro del regime ordinario), mentre per i commercianti si attestano su valori simili.

    Per i professionisti con cassa di previdenza di categoria (avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM, geometri con CIPAG, ecc.), il discorso è diverso: si applicano le aliquote specifiche della propria cassa. Tuttavia, anche in questo caso, la tassazione ridotta al 5% sul reddito complessivo riduce significativamente il carico fiscale totale, rendendo la Partita IVA in regime forfettario molto vantaggiosa.

    Esempio di calcolo contributi INPS per nuova Partita IVA 2026

    Riprendiamo l’esempio di Marco, grafico con Partita IVA aperta nel 2026 e 30.000 euro di ricavi. Ipotizzando che sia iscritto alla Gestione Separata INPS:

    • Reddito imponibile lordo: 23.400 euro (30.000 × 78%)
    • Contributi INPS Gestione Separata (26,23%): circa 6.138 euro
    • Deduzione contributi (35% forfettario): circa 2.148 euro
    • Reddito imponibile netto: circa 21.252 euro
    • Imposta sostitutiva al 5%: circa 1.063 euro
    • Totale tasse + contributi: circa 7.200 euro su 30.000 euro di fatturato (24% del fatturato totale)

    Si tratta di un carico fiscale e previdenziale complessivo relativamente basso, specialmente se confrontato con quello di un lavoratore dipendente (dove il costo del lavoro per il datore di lavoro supera il 40% della retribuzione lorda). La nuova Partita IVA nel 2026 rimane quindi una scelta competitiva dal punto di vista economico.

    ISCRO: l’indennità straordinaria per i lavoratori autonomi

    Un elemento spesso sottovalutato da chi sta valutando di aprire una Partita IVA è la disponibilità di una forma di tutela in caso di calo del reddito: l’ISCRO, ovvero l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. Questo strumento, introdotto in via sperimentale dal 2021 e reso strutturale dalla Legge delega sulla riforma fiscale (L. 111/2023) e dal successivo decreto attuativo, è destinato ai liberi professionisti e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS.

    L’ISCRO funziona come una sorta di “cassa integrazione per autonomi”: se il tuo reddito da lavoro autonomo nell’anno precedente è stato inferiore al 70% della media dei redditi dei due anni precedenti ancora, puoi accedere a questa indennità. In pratica, se hai avuto un calo significativo dei guadagni, l’INPS ti fornisce un sussidio mensile per un massimo di 6 mesi.

    L’importo dell’ISCRO 2026 è compreso tra un minimo del 25% e un massimo del 50% dell’ultimo reddito annuo percepito, con un importo mensile che si aggira tipicamente tra i 250 e i 800 euro. Per accedere all’ISCRO è necessario:

    • Essere iscritto alla Gestione Separata INPS da almeno 4 anni
    • Non essere titolare di pensione diretta o trattamenti di sostegno al reddito
    • Avere un reddito nell’anno precedente inferiore al 70% della media biennale
    • Avere un reddito nell’anno precedente non superiore a 12.000 euro (soglia 2026, da verificare con aggiornamenti INPS)
    • Essere in regola con i versamenti contributivi

    L’ISCRO rappresenta una tutela importante per i nuovi lavoratori autonomi, che spesso non dispongono della rete di protezione del lavoro dipendente. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i propri clienti anche nella verifica dei requisiti e nella presentazione della domanda ISCRO all’INPS.

    Flat tax incrementale 2026: come funziona

    La flat tax incrementale è un’agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (art. 1, commi 55-57, L. 197/2022) che si rivolge ai contribuenti in regime ordinario (non forfettario) che registrano un incremento del reddito rispetto agli anni precedenti. Nel 2026, questo strumento rimane disponibile per i lavoratori autonomi e le imprese individuali che non aderiscono al regime forfettario.

    Il meccanismo è il seguente: sull’incremento di reddito rispetto al reddito più alto degli ultimi tre anni, si applica un’aliquota fissa del 15% invece delle aliquote IRPEF ordinarie (che possono arrivare al 43%). Tuttavia, l’incremento agevolato non può superare il 5% del reddito di riferimento degli anni precedenti, con un massimale di 40.000 euro. Si tratta quindi di un’agevolazione con impatto limitato ma comunque significativa per chi ha redditi in crescita.

    Esempio pratico di flat tax incrementale: supponiamo che una consulente, Giulia, abbia avuto i seguenti redditi: 2023: 55.000 euro; 2024: 60.000 euro; 2025: 65.000 euro. Il reddito più alto del triennio precedente al 2026 è 65.000 euro. L’incremento massimo agevolabile è il 5% di 65.000 euro = 3.250 euro. Se nel 2026 il reddito di Giulia è 70.000 euro, l’incremento effettivo è 5.000 euro. Sull’incremento agevolato di 3.250 euro pagherà il 15% (487,50 euro) invece dell’aliquota IRPEF del 43% (1.397,50 euro). Risparmio: circa 910 euro.

    Bonus, startup e crediti d’imposta per le nuove imprese

    Il quadro degli incentivi per le nuove Partite IVA nel 2026 si arricchisce di una serie di bonus e crediti d’imposta destinati a chi avvia un’attività innovativa o investe in digitalizzazione e formazione. Vediamo i principali strumenti disponibili.

    Bonus investimenti in startup innovative

    La Legge di Bilancio 2025 ha prorogato e ampliato le agevolazioni per gli investimenti in startup innovative e PMI innovative, estendendo il beneficio anche ai contribuenti in regime forfettario. In precedenza, i forfettari erano esclusi da questo bonus. La novità consente a chi aderisce al regime forfettario di beneficiare di una detrazione del 30% dell’investimento effettuato nel capitale di startup innovative (quotate o non quotate), con un investimento massimo annuo di 1 milione di euro. Per le startup a vocazione sociale o nei settori dell’energia e del turismo, la detrazione può salire fino al 65%.

    Il Bonus Investimenti Startup Innovative 2026 esteso ai forfettari è una novità rilevante, già prevista dalla normativa vigente. Il Bonus Startup Innovative per Forfettari 2026 è dettagliatamente illustrato nella nostra guida dedicata.

    Transizione 5.0 e crediti d’imposta per la digitalizzazione

    Il piano Transizione 5.0, finanziato con risorse del PNRR e introdotto dal DL n. 19/2024 (art. 38), prevede crediti d’imposta per le imprese che investono in beni strumentali nuovi nel biennio 2024-2025, con effetti che si ripercuotono sulle dichiarazioni del 2026. Il piano si affianca a Transizione 4.0 e prevede crediti d’imposta variabili tra il 25% e il 45% degli investimenti in beni materiali e immateriali ad alto contenuto tecnologico, con condizione che l’investimento determini una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva di almeno il 3%.

    Anche le nuove Partite IVA in forma di impresa individuale possono in linea teorica accedere a questi crediti, purché effettuino investimenti in beni qualificati. Si tratta però di uno strumento più adatto alle imprese strutturate che ai freelance professionisti.

    Bando Imprese Giovanili FVG 2026

    Per chi vive e opera in Friuli Venezia Giulia, è disponibile il Bando Imprese Giovanili FVG 2026, che eroga contributi fino a 40.000 euro per l’avvio di nuove imprese da parte di giovani under 40. Il Bando Imprese Giovanili FVG 2026 rappresenta un’opportunità concreta per chi vuole aprire la propria Partita IVA in regione e ha necessità di un contributo iniziale per avviare l’attività.

    NASPI anticipata per avvio attività autonoma

    Un’opportunità spesso sconosciuta è la possibilità di ricevere la NASpI in forma anticipata (pagamento in un’unica soluzione) per chi la utilizza come capitale iniziale per avviare un’attività autonoma o imprenditoriale. Questa opzione, prevista dall’art. 8 del D.Lgs. 22/2015, consente ai lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro di ricevere l’intero importo della NASpI non ancora erogata in un’unica soluzione, da utilizzare come capitale iniziale per la nuova attività. Per approfondire, leggi la nostra guida sulla NASpI 2026.

    Confronto tra regimi fiscali: forfettario vs ordinario

    Una delle domande più frequenti di chi valuta di aprire una nuova Partita IVA nel 2026 è: quale regime fiscale conviene? La risposta dipende da diversi fattori, ma per la maggior parte dei nuovi lavoratori autonomi con ricavi sotto i 85.000 euro, il regime forfettario è quasi sempre la scelta più vantaggiosa, almeno nei primi anni. Vediamo un confronto diretto tra i due regimi.

    CaratteristicaRegime ForfettarioRegime Ordinario
    Limite ricavi85.000 euro/annoNessun limite
    Aliquota tasse (nuovi)5% (primi 5 anni)23%-43% IRPEF progressiva
    Aliquota tasse (regime normale)15%23%-43% IRPEF progressiva
    IVA sulle fattureNon si applica22% (o altra aliquota)
    ContabilitàSemplificata (no registri IVA)Completa (registri IVA obbligatori)
    Deduzione speseSolo forfettaria (coefficiente)Spese reali documentate
    Studi di settore/ISAEsoneratoObbligatorio
    Ritenuta d’accontoNon subisce ritenutaSubisce ritenuta 20%
    Costo commercialistaMolto bassoElevato

    Il regime ordinario può risultare conveniente in casi specifici: quando le spese reali documentate sono molto elevate (ad esempio per chi ha costi significativi di struttura, dipendenti o macchinari) e supererebbero il coefficiente forfettario; quando il professionista ha redditi da lavoro dipendente che generano capienza IRPEF sufficiente a sfruttare detrazioni e deduzioni; quando si prevede di superare in breve la soglia degli 85.000 euro di ricavi. Per tutti gli altri casi, il regime forfettario nel 2026 rimane nettamente più conveniente.

    Per approfondire tutti i dettagli sull’imposta sostitutiva del regime forfettario e sulla dichiarazione precompilata per forfettari 2026, consulta le nostre guide specializzate.

    Come aprire la Partita IVA nel 2026: la procedura

    Aprire una nuova Partita IVA nel 2026 richiede alcuni passaggi amministrativi che, se eseguiti correttamente fin dall’inizio, evitano problemi futuri. La procedura corretta prevede la scelta del codice ATECO, la selezione del regime fiscale, l’apertura presso l’Agenzia delle Entrate e l’iscrizione all’ente previdenziale di riferimento. Si tratta di passaggi apparentemente semplici ma ricchi di insidie per chi non conosce la normativa: un codice ATECO sbagliato, ad esempio, può comportare un coefficiente di redditività errato e quindi calcoli fiscali e contributivi scorretti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i propri clienti in ogni fase dell’apertura della Partita IVA, dalla scelta del codice ATECO più adatto all’attività svolta, alla valutazione del regime fiscale più conveniente, fino all’iscrizione previdenziale. Il nostro servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online, per clienti in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121 per una consulenza personalizzata sull’apertura della tua Partita IVA.

    Il codice ATECO: come sceglierlo correttamente

    Il codice ATECO (Attività Economiche) è un codice alfanumerico che classifica l’attività svolta dalla Partita IVA. La scelta è fondamentale per due motivi: determina il coefficiente di redditività (e quindi le tasse da pagare) e stabilisce l’ente previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, INPS Artigiani e Commercianti, o cassa professionale). Scegliere il codice ATECO sbagliato può portare a significativi errori di calcolo nelle tasse e nei contributi. Il CAF Centro Fiscale analizza la tua specifica attività per identificare il codice ATECO più corretto e vantaggioso.

    Iscrizione all’ente previdenziale: quali sono le opzioni

    In base all’attività svolta, chi apre una Partita IVA deve iscriversi all’ente previdenziale competente:

    • Gestione Separata INPS: per i liberi professionisti senza cassa di categoria (consulenti, informatici, grafici, traduttori, ecc.) e per i collaboratori occasionali.
    • INPS Artigiani: per i lavoratori che esercitano attività artigianali (idraulici, elettricisti, falegnami, parrucchieri, estetisti, ecc.).
    • INPS Commercianti: per chi svolge attività commerciale (negozianti, agenti di commercio, ecc.).
    • Casse professionali di categoria: per le professioni ordinistiche (avvocati con Cassa Forense, medici con ENPAM, geometri con CIPAG, notai con Cassa Nazionale del Notariato, ecc.).

    Errori comuni da evitare quando si apre una Partita IVA

    Aprire una Partita IVA nel 2026 senza una corretta pianificazione fiscale può portare a errori costosi. Ecco i principali errori che il CAF Centro Fiscale riscontra frequentemente nei nuovi lavoratori autonomi e come evitarli.

    1. Non accantonare le tasse durante l’anno

    Il principale errore di chi apre una nuova Partita IVA è dimenticare che le tasse si pagano in un’unica soluzione (o in due rate con il meccanismo degli acconti e del saldo). Molti nuovi titolari di Partita IVA non accantonano durante l’anno la quota corrispondente alle tasse da pagare, trovandosi poi in difficoltà al momento del versamento. La regola pratica è semplice: accantona sempre almeno il 25-30% di ogni incasso per far fronte a tasse e contributi. In regime forfettario al 5%, questo margine è più che sufficiente.

    2. Scegliere il codice ATECO sbagliato

    Come già accennato, il codice ATECO ha un impatto diretto sul coefficiente di redditività e quindi sulle tasse. Un errore nella scelta può portare a pagare più tasse del dovuto (o meno, con il rischio di contestazioni dall’Agenzia delle Entrate). Il CAF Centro Fiscale di Udine fornisce una consulenza specializzata per la corretta identificazione del codice ATECO in base all’attività concretamente svolta.

    3. Non verificare i requisiti per l’aliquota al 5%

    L’aliquota ridotta al 5% per le nuove attività non è automatica: è necessario verificare che si rispettino le condizioni di novità dell’attività. Se un nuovo titolare di Partita IVA applica il 5% senza averne i requisiti, rischia di dover corrispondere la differenza (10 punti percentuali) all’Agenzia delle Entrate con sanzioni e interessi. È fondamentale affidarsi a professionisti per la verifica preliminare dei requisiti.

    4. Non tenere traccia dei ricavi e superare inconsapevolmente l’85.000 euro

    Chi aderisce al regime forfettario deve monitorare costantemente i propri ricavi durante l’anno. Superare la soglia di 85.000 euro comporta l’uscita dal regime nell’anno successivo. Peggio ancora, superare i 100.000 euro nello stesso anno comporta l’obbligo di applicare l’IVA sulle fatture emesse dal momento del superamento, con tutte le conseguenze gestionali e fiscali del caso. Il monitoraggio costante è indispensabile.

    5. Trascurare gli adempimenti previdenziali

    I contributi INPS o della cassa professionale sono un obbligo, non un’opzione. Trascurarli significa accumulare debiti previdenziali con sanzioni e interessi crescenti. Inoltre, per accedere a prestazioni come l’ISCRO o la futura pensione, è necessario essere in regola con i versamenti contributivi. Il CAF Centro Fiscale gestisce anche la corretta pianificazione e il pagamento dei contributi previdenziali per i propri clienti.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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    Domande Frequenti sulle nuove Partite IVA 2026

    Quanto si paga di tasse con una nuova Partita IVA nel 2026?

    Con il regime forfettario per i nuovi, si paga solo il 5% di imposta sostitutiva sul reddito imponibile (calcolato come ricavi x coefficiente di redditivita). Ad esempio, con 30.000 euro di fatturato e un coefficiente del 78%, il reddito imponibile e 23.400 euro e le tasse sono solo 1.170 euro. A questo si aggiungono i contributi previdenziali INPS (circa il 26% del reddito per la Gestione Separata). Il carico fiscale totale nei primi cinque anni e molto contenuto rispetto al lavoro dipendente.

    Posso aprire una Partita IVA se sono ancora dipendente?

    Si, e possibile essere contemporaneamente lavoratori dipendenti e titolari di Partita IVA. Tuttavia, occorre verificare il contratto di lavoro dipendente (alcune categorie hanno clausole di esclusiva) e soprattutto rispettare la regola forfettaria: non piu del 50% dei ricavi della Partita IVA puo provenire dall’attuale datore di lavoro o da datori degli ultimi 2 anni, altrimenti si perde il diritto al regime forfettario. E fondamentale una valutazione preventiva con il CAF.

    Per quanti anni dura l’aliquota al 5% per le nuove Partite IVA?

    L’aliquota agevolata al 5% per le nuove attivita dura per i primi 5 anni dall’apertura della Partita IVA, a condizione che si mantengano i requisiti del regime forfettario (ricavi sotto 85.000 euro annui e assenza delle cause di esclusione). Dal sesto anno in poi, l’aliquota sale al 15%, che rimane comunque molto vantaggiosa rispetto alle aliquote IRPEF ordinarie (23%-43%).

    Cosa succede se supero l’85.000 euro di ricavi nel 2026?

    Se i ricavi superano 85.000 euro ma restano sotto i 100.000 euro, si esce dal regime forfettario dall’anno successivo (2027), tornando al regime ordinario IRPEF. Se i ricavi superano 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita dal forfettario e immediata e occorre applicare l’IVA sulle fatture dal momento del superamento. E importante monitorare i ricavi durante l’anno e pianificare per tempo l’eventuale transizione al regime ordinario.

    Il regime forfettario e conveniente se ho molte spese?

    Il regime forfettario applica una deduzione forfettaria delle spese tramite il coefficiente di redditivita (che va dal 40% all’86% del fatturato). Se le spese reali dell’attivita superano significativamente la quota deducibile forfettariamente, il regime ordinario potrebbe risultare piu conveniente. Il CAF Centro Fiscale esegue un’analisi personalizzata per determinare quale regime sia piu vantaggioso in base alla situazione specifica di ogni cliente.


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