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Tag Archivio per: acconti irpef

NOTIZIE

Acconto IRPEF 2026 a Novembre: Busta Paga Più Bassa, Ecco Perché

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

A novembre torna l’appuntamento con l’acconto IRPEF 2026 novembre: milioni di lavoratori dipendenti e pensionati troveranno in busta paga o nel cedolino della pensione una trattenuta in più del solito. Si tratta della seconda, o in alcuni casi unica, rata dell’acconto sull’imposta sul reddito delle persone fisiche. Non è un errore né una nuova tassa, ma un meccanismo ordinario con cui il Fisco anticipa parte delle imposte dell’anno in corso, attraverso il sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’INPS per chi percepisce una pensione. Per molti l’effetto pratico è un netto più basso proprio nel mese di novembre. Capire come funziona l’acconto IRPEF 2026 novembre, quali sono le soglie sotto le quali non si paga nulla e come viene calcolata la trattenuta aiuta a non farsi cogliere di sorpresa.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’acconto IRPEF 2026 a novembre
  2. Come funziona la trattenuta in busta paga e in pensione
  3. Soglie 2026: quando non si paga e quando la rata è doppia
  4. Regime forfettario e partite IVA: un calendario diverso
  5. Come verificare l’importo dell’acconto IRPEF trattenuto

Cos’è l’acconto IRPEF 2026 a novembre

L’acconto IRPEF è un pagamento anticipato dell’imposta sul reddito, calcolato sulla base dell’imposta dichiarata per l’anno precedente. Per i lavoratori dipendenti e i pensionati non va versato di persona: ci pensa il sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’INPS, trattenendo l’importo direttamente dalla retribuzione o dalla pensione. Il termine indica un soggetto che, per conto dello Stato, applica e versa le imposte al posto del contribuente. Quando si parla di acconto IRPEF 2026 novembre, quindi, ci si riferisce proprio alla trattenuta che compare nel cedolino di novembre, destinata a coprire in anticipo una parte dell’IRPEF dovuta per l’anno d’imposta in corso. Il meccanismo non è una novità: si ripete ogni anno secondo un calendario fissato dalla normativa fiscale, con la rata più consistente concentrata proprio a fine autunno.

Come funziona la trattenuta in busta paga e in pensione

Per chi lavora come dipendente, la trattenuta dell’acconto IRPEF 2026 novembre viene applicata direttamente in busta paga dal datore di lavoro, che agisce da sostituto d’imposta. Per i pensionati è l’INPS a occuparsene, applicando la trattenuta sul cedolino della pensione di novembre. In entrambi i casi il calcolo si basa sui dati della dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente, elaborati dal sostituto a partire dal modello 730 o dalla Certificazione Unica. Chi ha avuto un’imposta più alta nel 2025, ad esempio per redditi aggiuntivi o altre voci di reddito, si troverà quindi una trattenuta più consistente a novembre 2026. Non è un aumento delle tasse, ma il completamento di un calcolo già impostato in precedenza e distribuito su più mesi.

Soglie 2026: quando non si paga e quando la rata è doppia

La normativa fiscale prevede alcune soglie che determinano se e come si versa l’acconto IRPEF 2026 novembre. In sintesi:

  • se l’imposta dichiarata per l’anno precedente (il cosiddetto rigo “differenza”) non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto;
  • se l’importo è compreso tra 51,65 euro e 257,52 euro, l’acconto si versa in un’unica soluzione, interamente entro il 30 novembre;
  • se l’acconto raggiunge o supera i 257,52 euro, viene suddiviso in due rate: la prima, pari al 40%, entro il 30 giugno, la seconda, pari al 60%, entro il 30 novembre.

Per lavoratori dipendenti e pensionati con sostituto d’imposta, la prima rata è già stata trattenuta nei mesi scorsi, a partire dalla retribuzione di luglio per i dipendenti e dalla mensilità di agosto o settembre per i pensionati, mentre a novembre arriva il conto della seconda quota, quella più consistente. È proprio questa combinazione, un importo maggiore concentrato in un solo mese, a rendere la busta paga o la pensione di novembre percepibilmente più leggera.

Regime forfettario e partite IVA: un calendario diverso

Il discorso cambia per chi ha una partita IVA in regime forfettario o aderisce agli indici sintetici di affidabilità fiscale: per i forfettari l’acconto non riguarda l’IRPEF ma l’imposta sostitutiva, mentre i soggetti ISA restano in IRPEF; in entrambi i casi, però, l’acconto si versa in due rate del 50% (art. 58 del Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124) e non con la ripartizione 40%-60%, con soglie e scadenze che possono seguire un calendario differente rispetto a dipendenti e pensionati. Chi sta valutando il passaggio a questo regime agevolato può approfondire requisiti e novità nella guida su come passare al regime forfettario dal 2027. Per avere sott’occhio l’intero calendario degli adempimenti fiscali dei prossimi mesi, comprese le scadenze collegate agli acconti, è utile consultare anche l’articolo dedicato alle scadenze fiscali di settembre 2026, che riepiloga i principali appuntamenti con il Fisco.

Come verificare l’importo dell’acconto IRPEF trattenuto

Chi nota una trattenuta più alta del previsto può confrontare l’importo con i dati della propria Certificazione Unica o del modello 730 relativo ai redditi 2025. In caso di dubbi sul calcolo, o se si prevede un reddito più basso nell’anno in corso rispetto a quello preso a riferimento, esiste la possibilità di comunicare al sostituto d’imposta una riduzione dell’acconto IRPEF 2026 novembre, sulla base di una stima aggiornata dei redditi. Si tratta di una valutazione che richiede attenzione, perché un calcolo troppo prudente può comportare sanzioni se l’acconto versato risulta insufficiente rispetto a quanto effettivamente dovuto a saldo.

In sintesi, la trattenuta che molti lavoratori dipendenti e pensionati troveranno nella busta paga o nel cedolino di novembre 2026 non è un imprevisto, ma l’applicazione di una regola fiscale che si ripete ogni anno: il versamento della seconda o unica rata dell’acconto IRPEF 2026 novembre, calcolato sui redditi dichiarati per l’anno precedente. Le soglie di esenzione e di ripartizione restano quelle previste dalla normativa vigente, con un impatto sul netto percepito che varia molto da persona a persona. Resta da vedere se le prossime manovre di bilancio interverranno su questo meccanismo, un tema che periodicamente torna al centro del dibattito sulla semplificazione fiscale.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate – Come si paga l’Irpef: acconto, soglia di 51,65 euro, rate 40%-60% e soglia di 257,52 euro
  • Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, art. 58 (acconti in due rate del 50% per i soggetti ISA e forfettari) – Normattiva

Domande Frequenti sull’Acconto IRPEF 2026 a Novembre

Cos’è l’acconto IRPEF che compare in busta paga a novembre?

È il pagamento anticipato di parte dell’IRPEF dovuta per l’anno in corso, calcolato sui redditi dichiarati per l’anno precedente. Per dipendenti e pensionati viene trattenuto automaticamente dal sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’INPS.

Chi deve pagare l’acconto IRPEF 2026 a novembre?

Sono interessati lavoratori dipendenti e pensionati che, in base alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, hanno un’imposta dovuta superiore alle soglie previste dalla normativa. La trattenuta viene applicata direttamente dal sostituto d’imposta.

Qual è la soglia sotto la quale non si paga l’acconto IRPEF?

L’acconto non è dovuto se l’imposta dichiarata per l’anno precedente (rigo “differenza”) non supera 51,65 euro. Tra 51,65 e 257,52 euro l’acconto si versa in un’unica soluzione a novembre; dai 257,52 euro in su viene diviso in due rate, 40% a giugno e 60% a novembre.

Perché la pensione o lo stipendio di novembre risultano più bassi?

Perché in questo mese viene trattenuta la rata più consistente dell’acconto IRPEF, pari al 60% dell’importo totale quando l’acconto supera 257,52 euro, oppure l’intero importo se dovuto in unica soluzione.

Cosa fare se l’acconto IRPEF sembra calcolato in modo errato?

È possibile verificare l’importo confrontandolo con la Certificazione Unica o il modello 730 dell’anno precedente e, se necessario, comunicare al sostituto d’imposta una stima aggiornata dei redditi per correggere la trattenuta.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Ottobre 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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NOTIZIE

Acconto Irpef pensioni novembre: si può ridurre o annullare, ecco come

Pensione 2026 INPS

Indice dei contenuti

  1. Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni
  2. Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla
  3. Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

L’acconto Irpef pensioni novembre torna puntuale ogni anno: l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene sulla mensilità di novembre la seconda rata dell’imposta calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno in corso. Molti pensionati non sanno però che questa trattenuta non è immodificabile. Chi prevede che l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 sarà inferiore a quella stimata dall’INPS sulla base della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente può chiedere una riduzione, o in alcuni casi l’azzeramento, del secondo acconto Irpef di novembre. La finestra temporale per farlo, però, è già ristretta: la richiesta va comunicata entro il 10 ottobre 2026.

Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni

Il meccanismo dell’acconto Irpef non riguarda solo i lavoratori autonomi o le partite IVA: si applica anche ai pensionati, che vedono l’INPS agire come sostituto d’imposta al posto del datore di lavoro. Sulla base della dichiarazione dei redditi presentata (tipicamente il modello 730), l’Istituto calcola l’imposta presunta per l’anno in corso e la versa in due rate. La prima, pari al 40% dell’importo, viene trattenuta insieme al saldo a partire dalla mensilità di agosto, o settembre, a seconda dei tempi con cui l’INPS riceve il prospetto di liquidazione del 730/4. La seconda, che rappresenta il 60% dell’acconto, viene trattenuta direttamente sulla pensione di novembre. Quando l’acconto complessivo è inferiore a 257,52 euro, la trattenuta avviene invece in un’unica soluzione, sempre a novembre. Se l’imposta dovuta non supera i 51,65 euro, l’acconto non è dovuto affatto e non scatta alcuna trattenuta. Per un approfondimento sul funzionamento del cedolino e delle altre voci trattenute mese per mese, si può consultare la nostra guida su pagamenti, cedolino e trattenute delle pensioni.

Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla

La logica alla base della possibilità di ridurre l’acconto Irpef è semplice: l’importo calcolato dall’INPS è una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma la situazione reddituale del pensionato può essere cambiata nel frattempo. Chi ha perso una componente di reddito rispetto al 2025, oppure prevede di poter far valere per il 2026 spese detraibili più consistenti (ad esempio spese sanitarie o oneri detraibili non presenti nell’anno precedente), può stimare un’imposta finale più bassa di quella su cui è calcolato l’acconto. In questi casi è possibile segnalare la richiesta di riduzione dell’acconto Irpef, che può portare a una diminuzione dell’importo trattenuto a novembre oppure, se la nuova stima lo consente, al suo azzeramento totale. La comunicazione deve arrivare entro il 10 ottobre 2026: oltre tale data la trattenuta di novembre viene comunque applicata nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

Chiedere la riduzione o l’annullamento del secondo acconto Irpef non è un’operazione priva di conseguenze. Il pensionato che sceglie di versare un importo inferiore a quello indicato dall’INPS si assume, di fatto, la responsabilità del ricalcolo effettuato. Se a consuntivo, in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, dovesse emergere che l’imposta realmente dovuta era superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, scatterebbe la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto. Si tratta di una penalità che si aggiunge alla differenza d’imposta da versare, oltre agli interessi maturati. Per questo motivo la stima dei redditi e delle detrazioni applicabili al 2026 andrebbe fatta con attenzione, tenendo conto di tutte le variabili che possono incidere sull’imposta finale, prima di comunicare una riduzione che si rivelerebbe poi scoperta.

In sintesi, l’acconto Irpef pensioni novembre non è un importo fisso e immutabile: l’INPS applica una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma chi prevede una situazione reddituale diversa per il 2026 può chiedere di ridurla o azzerarla, comunicando la variazione entro il 10 ottobre 2026. Si tratta però di una scelta che comporta una responsabilità diretta sul ricalcolo effettuato, con possibili sanzioni in caso di stima errata. Per i dettagli operativi e gli aggiornamenti sulle scadenze è opportuno fare riferimento ai canali istituzionali e alle fonti ufficiali in materia previdenziale e fiscale.

Domande Frequenti sull’Acconto Irpef Pensioni di Novembre

Chi può chiedere la riduzione dell’acconto Irpef di novembre?

Possono farlo i pensionati che hanno indicato l’INPS come sostituto d’imposta nella dichiarazione dei redditi e che prevedono, per il 2026, un’imposta dovuta inferiore a quella calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno precedente.

Entro quando va comunicata la riduzione dell’acconto Irpef pensioni novembre?

La richiesta deve pervenire entro il 10 ottobre 2026: oltre questa data l’INPS applica sulla mensilità di novembre la trattenuta nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Cosa succede se non si presenta alcuna richiesta di riduzione?

In assenza di comunicazioni, l’INPS applica l’acconto calcolato in via ordinaria, trattenendo il 60% dell’importo sulla pensione di novembre (o l’intero acconto in unica soluzione se inferiore a 257,52 euro).

Cosa rischia chi chiede una riduzione dell’acconto Irpef che risulta poi insufficiente?

Se in sede di dichiarazione successiva l’imposta dovuta risulta superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, si applica la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto, oltre agli interessi sulla differenza non versata.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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04/09/2026
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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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paolino servidio
03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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Lady
01/09/2026
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Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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Giulia Guida
25/08/2026
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Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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23/07/2026
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Acconto IRPEF 2026 a Novembre: Busta Paga Più Bassa, Ecco Perché

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

A novembre torna l’appuntamento con l’acconto IRPEF 2026 novembre: milioni di lavoratori dipendenti e pensionati troveranno in busta paga o nel cedolino della pensione una trattenuta in più del solito. Si tratta della seconda, o in alcuni casi unica, rata dell’acconto sull’imposta sul reddito delle persone fisiche. Non è un errore né una nuova tassa, ma un meccanismo ordinario con cui il Fisco anticipa parte delle imposte dell’anno in corso, attraverso il sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’INPS per chi percepisce una pensione. Per molti l’effetto pratico è un netto più basso proprio nel mese di novembre. Capire come funziona l’acconto IRPEF 2026 novembre, quali sono le soglie sotto le quali non si paga nulla e come viene calcolata la trattenuta aiuta a non farsi cogliere di sorpresa.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’acconto IRPEF 2026 a novembre
  2. Come funziona la trattenuta in busta paga e in pensione
  3. Soglie 2026: quando non si paga e quando la rata è doppia
  4. Regime forfettario e partite IVA: un calendario diverso
  5. Come verificare l’importo dell’acconto IRPEF trattenuto

Cos’è l’acconto IRPEF 2026 a novembre

L’acconto IRPEF è un pagamento anticipato dell’imposta sul reddito, calcolato sulla base dell’imposta dichiarata per l’anno precedente. Per i lavoratori dipendenti e i pensionati non va versato di persona: ci pensa il sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’INPS, trattenendo l’importo direttamente dalla retribuzione o dalla pensione. Il termine indica un soggetto che, per conto dello Stato, applica e versa le imposte al posto del contribuente. Quando si parla di acconto IRPEF 2026 novembre, quindi, ci si riferisce proprio alla trattenuta che compare nel cedolino di novembre, destinata a coprire in anticipo una parte dell’IRPEF dovuta per l’anno d’imposta in corso. Il meccanismo non è una novità: si ripete ogni anno secondo un calendario fissato dalla normativa fiscale, con la rata più consistente concentrata proprio a fine autunno.

Come funziona la trattenuta in busta paga e in pensione

Per chi lavora come dipendente, la trattenuta dell’acconto IRPEF 2026 novembre viene applicata direttamente in busta paga dal datore di lavoro, che agisce da sostituto d’imposta. Per i pensionati è l’INPS a occuparsene, applicando la trattenuta sul cedolino della pensione di novembre. In entrambi i casi il calcolo si basa sui dati della dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente, elaborati dal sostituto a partire dal modello 730 o dalla Certificazione Unica. Chi ha avuto un’imposta più alta nel 2025, ad esempio per redditi aggiuntivi o altre voci di reddito, si troverà quindi una trattenuta più consistente a novembre 2026. Non è un aumento delle tasse, ma il completamento di un calcolo già impostato in precedenza e distribuito su più mesi.

Soglie 2026: quando non si paga e quando la rata è doppia

La normativa fiscale prevede alcune soglie che determinano se e come si versa l’acconto IRPEF 2026 novembre. In sintesi:

  • se l’imposta dichiarata per l’anno precedente (il cosiddetto rigo “differenza”) non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto;
  • se l’importo è compreso tra 51,65 euro e 257,52 euro, l’acconto si versa in un’unica soluzione, interamente entro il 30 novembre;
  • se l’acconto raggiunge o supera i 257,52 euro, viene suddiviso in due rate: la prima, pari al 40%, entro il 30 giugno, la seconda, pari al 60%, entro il 30 novembre.

Per lavoratori dipendenti e pensionati con sostituto d’imposta, la prima rata è già stata trattenuta nei mesi scorsi, a partire dalla retribuzione di luglio per i dipendenti e dalla mensilità di agosto o settembre per i pensionati, mentre a novembre arriva il conto della seconda quota, quella più consistente. È proprio questa combinazione, un importo maggiore concentrato in un solo mese, a rendere la busta paga o la pensione di novembre percepibilmente più leggera.

Regime forfettario e partite IVA: un calendario diverso

Il discorso cambia per chi ha una partita IVA in regime forfettario o aderisce agli indici sintetici di affidabilità fiscale: per i forfettari l’acconto non riguarda l’IRPEF ma l’imposta sostitutiva, mentre i soggetti ISA restano in IRPEF; in entrambi i casi, però, l’acconto si versa in due rate del 50% (art. 58 del Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124) e non con la ripartizione 40%-60%, con soglie e scadenze che possono seguire un calendario differente rispetto a dipendenti e pensionati. Chi sta valutando il passaggio a questo regime agevolato può approfondire requisiti e novità nella guida su come passare al regime forfettario dal 2027. Per avere sott’occhio l’intero calendario degli adempimenti fiscali dei prossimi mesi, comprese le scadenze collegate agli acconti, è utile consultare anche l’articolo dedicato alle scadenze fiscali di settembre 2026, che riepiloga i principali appuntamenti con il Fisco.

Come verificare l’importo dell’acconto IRPEF trattenuto

Chi nota una trattenuta più alta del previsto può confrontare l’importo con i dati della propria Certificazione Unica o del modello 730 relativo ai redditi 2025. In caso di dubbi sul calcolo, o se si prevede un reddito più basso nell’anno in corso rispetto a quello preso a riferimento, esiste la possibilità di comunicare al sostituto d’imposta una riduzione dell’acconto IRPEF 2026 novembre, sulla base di una stima aggiornata dei redditi. Si tratta di una valutazione che richiede attenzione, perché un calcolo troppo prudente può comportare sanzioni se l’acconto versato risulta insufficiente rispetto a quanto effettivamente dovuto a saldo.

In sintesi, la trattenuta che molti lavoratori dipendenti e pensionati troveranno nella busta paga o nel cedolino di novembre 2026 non è un imprevisto, ma l’applicazione di una regola fiscale che si ripete ogni anno: il versamento della seconda o unica rata dell’acconto IRPEF 2026 novembre, calcolato sui redditi dichiarati per l’anno precedente. Le soglie di esenzione e di ripartizione restano quelle previste dalla normativa vigente, con un impatto sul netto percepito che varia molto da persona a persona. Resta da vedere se le prossime manovre di bilancio interverranno su questo meccanismo, un tema che periodicamente torna al centro del dibattito sulla semplificazione fiscale.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate – Come si paga l’Irpef: acconto, soglia di 51,65 euro, rate 40%-60% e soglia di 257,52 euro
  • Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, art. 58 (acconti in due rate del 50% per i soggetti ISA e forfettari) – Normattiva

Domande Frequenti sull’Acconto IRPEF 2026 a Novembre

Cos’è l’acconto IRPEF che compare in busta paga a novembre?

È il pagamento anticipato di parte dell’IRPEF dovuta per l’anno in corso, calcolato sui redditi dichiarati per l’anno precedente. Per dipendenti e pensionati viene trattenuto automaticamente dal sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’INPS.

Chi deve pagare l’acconto IRPEF 2026 a novembre?

Sono interessati lavoratori dipendenti e pensionati che, in base alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, hanno un’imposta dovuta superiore alle soglie previste dalla normativa. La trattenuta viene applicata direttamente dal sostituto d’imposta.

Qual è la soglia sotto la quale non si paga l’acconto IRPEF?

L’acconto non è dovuto se l’imposta dichiarata per l’anno precedente (rigo “differenza”) non supera 51,65 euro. Tra 51,65 e 257,52 euro l’acconto si versa in un’unica soluzione a novembre; dai 257,52 euro in su viene diviso in due rate, 40% a giugno e 60% a novembre.

Perché la pensione o lo stipendio di novembre risultano più bassi?

Perché in questo mese viene trattenuta la rata più consistente dell’acconto IRPEF, pari al 60% dell’importo totale quando l’acconto supera 257,52 euro, oppure l’intero importo se dovuto in unica soluzione.

Cosa fare se l’acconto IRPEF sembra calcolato in modo errato?

È possibile verificare l’importo confrontandolo con la Certificazione Unica o il modello 730 dell’anno precedente e, se necessario, comunicare al sostituto d’imposta una stima aggiornata dei redditi per correggere la trattenuta.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Ottobre 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Acconto Irpef pensioni novembre: si può ridurre o annullare, ecco come

Pensione 2026 INPS

Indice dei contenuti

  1. Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni
  2. Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla
  3. Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

L’acconto Irpef pensioni novembre torna puntuale ogni anno: l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene sulla mensilità di novembre la seconda rata dell’imposta calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno in corso. Molti pensionati non sanno però che questa trattenuta non è immodificabile. Chi prevede che l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 sarà inferiore a quella stimata dall’INPS sulla base della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente può chiedere una riduzione, o in alcuni casi l’azzeramento, del secondo acconto Irpef di novembre. La finestra temporale per farlo, però, è già ristretta: la richiesta va comunicata entro il 10 ottobre 2026.

Come funziona l’acconto Irpef sulle pensioni

Il meccanismo dell’acconto Irpef non riguarda solo i lavoratori autonomi o le partite IVA: si applica anche ai pensionati, che vedono l’INPS agire come sostituto d’imposta al posto del datore di lavoro. Sulla base della dichiarazione dei redditi presentata (tipicamente il modello 730), l’Istituto calcola l’imposta presunta per l’anno in corso e la versa in due rate. La prima, pari al 40% dell’importo, viene trattenuta insieme al saldo a partire dalla mensilità di agosto, o settembre, a seconda dei tempi con cui l’INPS riceve il prospetto di liquidazione del 730/4. La seconda, che rappresenta il 60% dell’acconto, viene trattenuta direttamente sulla pensione di novembre. Quando l’acconto complessivo è inferiore a 257,52 euro, la trattenuta avviene invece in un’unica soluzione, sempre a novembre. Se l’imposta dovuta non supera i 51,65 euro, l’acconto non è dovuto affatto e non scatta alcuna trattenuta. Per un approfondimento sul funzionamento del cedolino e delle altre voci trattenute mese per mese, si può consultare la nostra guida su pagamenti, cedolino e trattenute delle pensioni.

Riduzione dell’acconto Irpef di novembre: quando conviene farla

La logica alla base della possibilità di ridurre l’acconto Irpef è semplice: l’importo calcolato dall’INPS è una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma la situazione reddituale del pensionato può essere cambiata nel frattempo. Chi ha perso una componente di reddito rispetto al 2025, oppure prevede di poter far valere per il 2026 spese detraibili più consistenti (ad esempio spese sanitarie o oneri detraibili non presenti nell’anno precedente), può stimare un’imposta finale più bassa di quella su cui è calcolato l’acconto. In questi casi è possibile segnalare la richiesta di riduzione dell’acconto Irpef, che può portare a una diminuzione dell’importo trattenuto a novembre oppure, se la nuova stima lo consente, al suo azzeramento totale. La comunicazione deve arrivare entro il 10 ottobre 2026: oltre tale data la trattenuta di novembre viene comunque applicata nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Riduzione acconto Irpef pensionati: la responsabilità del ricalcolo

Chiedere la riduzione o l’annullamento del secondo acconto Irpef non è un’operazione priva di conseguenze. Il pensionato che sceglie di versare un importo inferiore a quello indicato dall’INPS si assume, di fatto, la responsabilità del ricalcolo effettuato. Se a consuntivo, in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, dovesse emergere che l’imposta realmente dovuta era superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, scatterebbe la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto. Si tratta di una penalità che si aggiunge alla differenza d’imposta da versare, oltre agli interessi maturati. Per questo motivo la stima dei redditi e delle detrazioni applicabili al 2026 andrebbe fatta con attenzione, tenendo conto di tutte le variabili che possono incidere sull’imposta finale, prima di comunicare una riduzione che si rivelerebbe poi scoperta.

In sintesi, l’acconto Irpef pensioni novembre non è un importo fisso e immutabile: l’INPS applica una stima basata sui redditi dell’anno precedente, ma chi prevede una situazione reddituale diversa per il 2026 può chiedere di ridurla o azzerarla, comunicando la variazione entro il 10 ottobre 2026. Si tratta però di una scelta che comporta una responsabilità diretta sul ricalcolo effettuato, con possibili sanzioni in caso di stima errata. Per i dettagli operativi e gli aggiornamenti sulle scadenze è opportuno fare riferimento ai canali istituzionali e alle fonti ufficiali in materia previdenziale e fiscale.

Domande Frequenti sull’Acconto Irpef Pensioni di Novembre

Chi può chiedere la riduzione dell’acconto Irpef di novembre?

Possono farlo i pensionati che hanno indicato l’INPS come sostituto d’imposta nella dichiarazione dei redditi e che prevedono, per il 2026, un’imposta dovuta inferiore a quella calcolata in via presuntiva sui redditi dell’anno precedente.

Entro quando va comunicata la riduzione dell’acconto Irpef pensioni novembre?

La richiesta deve pervenire entro il 10 ottobre 2026: oltre questa data l’INPS applica sulla mensilità di novembre la trattenuta nella misura ordinaria indicata nel prospetto di liquidazione del 730 (modello 730-3).

Cosa succede se non si presenta alcuna richiesta di riduzione?

In assenza di comunicazioni, l’INPS applica l’acconto calcolato in via ordinaria, trattenendo il 60% dell’importo sulla pensione di novembre (o l’intero acconto in unica soluzione se inferiore a 257,52 euro).

Cosa rischia chi chiede una riduzione dell’acconto Irpef che risulta poi insufficiente?

Se in sede di dichiarazione successiva l’imposta dovuta risulta superiore a quella coperta dall’acconto ridotto, si applica la sanzione amministrativa per insufficiente versamento di acconto, oltre agli interessi sulla differenza non versata.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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01/09/2026
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Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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25/08/2026
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Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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Rimborso Acconti Compensazione: da Quando Partono i 48 Mesi

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Chi versa acconti d’imposta, che siano relativi a Irpef, Ires o Irap, può trovarsi in una situazione comune: l’acconto pagato risulta superiore all’imposta effettivamente dovuta, oppure non riesce a essere utilizzato in compensazione nel modello F24 entro i termini previsti. In questi casi scatta il diritto al rimborso, ma la domanda che genera più incertezza tra contribuenti e professionisti riguarda proprio la decorrenza del termine dei 48 mesi per chiederlo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riacceso il dibattito su questo punto, mettendo a confronto l’orientamento della giurisprudenza con la prassi seguita dall’Agenzia delle Entrate.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e il rimborso degli acconti in compensazione
  2. Il nodo della questione: da quando partono i 48 mesi
  3. La posizione della Cassazione
  4. Cosa sostiene invece l’Agenzia delle Entrate
  5. Cosa fare in pratica per non perdere il rimborso
  6. Domande frequenti sul rimborso acconti in compensazione

Cos’e il rimborso degli acconti in compensazione

Gli acconti d’imposta sono versamenti anticipati che il contribuente effettua durante l’anno, calcolati sulla base del reddito dichiarato per il periodo precedente. Il meccanismo, applicato tipicamente a giugno e novembre, serve allo Stato per incassare in anticipo parte del gettito fiscale. Il problema nasce quando, a consuntivo, l’imposta realmente dovuta risulta inferiore a quanto versato in acconto: in questo caso si genera un credito d’imposta che il contribuente può recuperare in dichiarazione, utilizzare in compensazione nel modello F24 per pagare altri tributi, oppure chiedere a rimborso tramite apposita istanza.

Per orientarsi tra le scadenze di versamento, può essere utile consultare il calendario delle scadenze per saldo e acconto Irpef 2026, dove sono riepilogate le date e le modalità di calcolo dei versamenti. Quando invece l’acconto non viene assorbito dalle compensazioni disponibili, entra in gioco la questione del rimborso vero e proprio, disciplinata dall’art. 38 del DPR 602/1973, che fissa in 48 mesi il termine di decadenza per presentare istanza.

Il nodo della questione: da quando partono i 48 mesi

Il punto centrale, spesso oggetto di contenzioso tra contribuenti e Agenzia delle Entrate, riguarda proprio da quando decorre il termine di 48 mesi previsto per il rimborso acconti in compensazione. Esistono infatti due possibili momenti di partenza, e la scelta dell’uno o dell’altro può fare la differenza tra un rimborso ancora spettante e un diritto ormai decaduto.

  • Se l’acconto non era dovuto fin dall’origine, o non lo era nella misura versata, il termine decorre dalla data del versamento dell’acconto stesso.
  • Se invece l’eccedenza emerge solo dal confronto tra l’acconto versato e l’imposta liquidata a saldo, il termine tende a decorrere dal versamento del saldo o dalla presentazione della dichiarazione dei redditi in cui il credito viene evidenziato.

Questa distinzione non e solo teorica: chi versa acconti che poi non riesce a compensare integralmente deve sapere con precisione quale sia il proprio dies a quo, cioè il giorno da cui inizia a decorrere il termine di decadenza. Per approfondire come funzionano le compensazioni nel Modello Redditi PF 2026, e utile capire anche in quali casi il credito può essere assorbito senza dover ricorrere a un’istanza di rimborso formale.

La posizione della Cassazione

Con l’ordinanza n. 25872 del 22 settembre 2025, la Corte di Cassazione ha affrontato proprio questo tema in un caso riguardante il versamento di un acconto Irap effettuato seguendo le indicazioni fornite in precedenza dall’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, un istituto bancario, aveva versato l’acconto senza scomputare alcune componenti che, secondo un successivo orientamento, non dovevano essere incluse nella base di calcolo, generando così un’eccedenza da recuperare.

La Cassazione ha stabilito che, in un caso simile, il termine di decadenza decorre dal versamento del saldo e non dalla data del versamento del solo acconto. Il principio richiamato dai giudici e quello della tutela dell’affidamento e della buona fede, previsto dall’art. 10 dello Statuto del contribuente (legge 212/2000): se al momento del pagamento dell’acconto il contribuente non poteva essere pienamente consapevole della non debenza della somma, non e corretto far partire da quel momento il conteggio dei 48 mesi. La Corte ha richiamato anche un proprio precedente, l’ordinanza n. 11783/2023, confermando un orientamento ormai più volte ribadito in sede di legittimita.

Cosa sostiene invece l’Agenzia delle Entrate

Nel contenzioso deciso dall’ordinanza n. 25872/2025, era stata proprio l’Agenzia delle Entrate a sostenere la tesi più restrittiva, cioè che il termine di decadenza dovesse decorrere dalla data del versamento dell’acconto, e non da quella successiva del saldo. Una linea interpretativa che, se applicata in modo generalizzato, rischia di penalizzare i contribuenti, riducendo di fatto il tempo utile per accorgersi dell’eccedenza e presentare l’istanza di rimborso.

La Cassazione ha respinto questa impostazione nel caso specifico, ma resta il fatto che l’orientamento della prassi amministrativa e quello della giurisprudenza non sempre coincidono. Questo scarto interpretativo e proprio cio che genera incertezza per chi si trova a dover valutare se il proprio diritto al rimborso acconti compensazione 48 mesi sia ancora esercitabile oppure già decaduto, soprattutto quando tra il versamento dell’acconto e la scoperta dell’eccedenza passano diversi anni.

Cosa fare in pratica per non perdere il rimborso

Di fronte a questa incertezza interpretativa, la scelta più prudente per chi ha versato acconti d’imposta poi rivelatisi eccedenti e non compensati e quella di non attendere l’ultimo momento utile per agire. Considerare come riferimento la data del versamento dell’acconto, anziche quella successiva del saldo o della dichiarazione, permette di restare al riparo da eventuali contestazioni sulla decadenza, presentando l’istanza con largo anticipo rispetto al termine più restrittivo possibile.

Nella pratica, prima di valutare un’istanza di rimborso e sempre opportuno verificare se il credito può essere recuperato attraverso i canali ordinari, come la compensazione in F24 o il riporto all’anno successivo in dichiarazione. Anche chi si trova a gestire un Modello 730 a debito e valuta il pagamento a rate dovrebbe tenere sotto controllo eventuali acconti versati in eccesso, perché possono incidere sul calcolo complessivo delle somme dovute o a credito. Tra gli aspetti da monitorare con attenzione rientrano:

  • La data esatta di versamento di ciascun acconto e del relativo saldo.
  • L’eventuale utilizzo, anche parziale, dell’acconto in compensazione nei periodi successivi.
  • La presenza di orientamenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate contrari alla giurisprudenza di Cassazione sul caso specifico.
  • La documentazione a supporto dell’istanza, utile in caso di successivo contenzioso.

La materia resta quindi delicata e in continua evoluzione, con pronunce della Cassazione che, caso per caso, possono spostare il momento da cui far decorrere il termine di decadenza. Per questo motivo la valutazione della decorrenza dei 48 mesi va sempre condotta analizzando la situazione concreta del contribuente, senza applicare automaticamente uno schema valido per ogni fattispecie.

Domande frequenti sul rimborso acconti in compensazione

Cosa sono gli acconti d’imposta e perché può nascere un credito?
Gli acconti sono somme versate in corso d’anno come anticipo dell’imposta dovuta per l’anno in corso, liquidata a saldo l’anno successivo. Se il reddito effettivo risulta più basso del previsto, o l’acconto non viene compensato, può generarsi un credito rimborsabile.

Da quando decorrono i 48 mesi per il rimborso di un acconto?
Dipende dal caso: se l’acconto non era dovuto fin dall’origine, il termine parte dal versamento dell’acconto; se l’eccedenza emerge solo a saldo, il termine tende a decorrere dal versamento del saldo o dalla dichiarazione.

Cosa ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza n. 25872/2025?
La Corte ha affermato che il termine decorre dal versamento del saldo quando il contribuente non poteva conoscere con certezza la non debenza della somma al momento del versamento dell’acconto, richiamando la tutela dell’affidamento prevista dallo Statuto del contribuente.

L’Agenzia delle Entrate e d’accordo con questa interpretazione?
Non sempre: in diversi contenziosi ha sostenuto la decorrenza dal versamento dell’acconto, posizione più restrittiva rispetto a quella accolta dalla Cassazione nel caso esaminato.

Cosa succede se il termine di 48 mesi e ormai scaduto?
Il diritto al rimborso si perde e l’Agenzia delle Entrate può legittimamente respingere l’istanza presentata fuori termine.

Il credito da acconto può essere recuperato anche in altro modo?
Si, spesso può essere indicato in dichiarazione e utilizzato in compensazione nel modello F24, oppure riportato all’anno successivo, evitando così il ricorso all’istanza di rimborso formale.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa a Regionale e Comunale in 7 Punti

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Le addizionali IRPEF 2026 sono quelle voci che compaiono ogni mese in fondo alla busta paga e che spesso vengono lette di sfuggita, senza capire davvero di cosa si tratti. Eppure incidono sul netto in busta di milioni di lavoratori dipendenti e pensionati italiani. Si tratta di due imposte locali, l’addizionale regionale e l’addizionale comunale, che si aggiungono all’IRPEF nazionale e il cui gettito finisce nelle casse della Regione e del Comune in cui risiedi.

Capire come funzionano non è un esercizio da esperti contabili: serve a sapere quanto paghi realmente di tasse, a verificare che le trattenute siano corrette e a non farsi cogliere impreparati quando, con la dichiarazione dei redditi, arriva il conguaglio. In questa guida ti spieghiamo in parole semplici cosa sono le addizionali IRPEF 2026, come si calcolano, quando vengono trattenute e chi può essere esente. E se hai dubbi sulle cifre che vedi sul tuo cedolino, il CAF Centro Fiscale di Udine può verificarle insieme a te, sia in ufficio che online.

Indice dei contenuti

  1. Cosa Sono le Addizionali IRPEF 2026
  2. Addizionale Regionale e Comunale: Le Differenze
  3. Come si Calcolano le Addizionali IRPEF 2026
  4. Quando e Come si Pagano le Addizionali IRPEF
  5. Chi Paga le Addizionali IRPEF 2026 e Chi è Esente
  6. Come Leggere le Trattenute in Busta Paga e sul Cedolino
  7. Addizionali IRPEF a Udine e in Friuli Venezia Giulia
  8. Domande Frequenti sulle Addizionali IRPEF 2026

Cosa Sono le Addizionali IRPEF 2026

Le addizionali IRPEF 2026 sono imposte che si aggiungono all’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche che tutti i contribuenti versano allo Stato. Il termine “addizionale” indica proprio questo: non è una tassa autonoma e separata, ma un’imposta che si appoggia sull’IRPEF nazionale e ne segue la logica di base.

La differenza fondamentale rispetto all’IRPEF ordinaria sta nella destinazione del gettito. Mentre l’IRPEF nazionale finisce nel bilancio dello Stato, le addizionali IRPEF alimentano direttamente i bilanci degli enti locali: l’addizionale regionale finanzia la Regione (in particolare la spesa sanitaria), mentre l’addizionale comunale finanzia il Comune di residenza, contribuendo a servizi come trasporti locali, servizi sociali, manutenzione stradale e scuole.

Un principio importante da tenere a mente: le addizionali sono dovute solo se per lo stesso anno risulta dovuta l’IRPEF. Detto in parole semplici, se il tuo reddito è così basso da non generare alcuna imposta netta da versare (ad esempio perché le detrazioni azzerano completamente l’IRPEF), allora non paghi neanche le addizionali. È una tutela pensata proprio per i redditi più modesti.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che Marco sia un impiegato residente in un Comune del Nord Italia. Ogni mese, sulla sua busta paga, oltre all’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro, compaiono due righe: “addizionale regionale” e “addizionale comunale”. Sono importi generalmente contenuti, spesso di poche decine di euro al mese, ma sommati su dodici mesi possono rappresentare alcune centinaia di euro l’anno. Ecco perché vale la pena capirle.

Addizionale Regionale e Comunale: Le Differenze

Le due addizionali IRPEF vengono spesso citate insieme, ma hanno regole, soggetti impositori e tempistiche diverse. Vediamo di distinguerle con chiarezza.

L’addizionale regionale all’IRPEF

L’addizionale regionale è istituita e disciplinata dalle singole Regioni (e dalle Province autonome di Trento e Bolzano). Esiste un’aliquota base fissata a livello nazionale, ma ogni Regione ha la facoltà di aumentarla entro limiti stabiliti dalla legge. Il risultato è che le aliquote variano da regione a regione: chi vive in una Regione che ha applicato la maggiorazione massima paga più di chi risiede in una Regione che si è mantenuta vicina all’aliquota base.

Molte Regioni, inoltre, hanno adottato aliquote progressive a scaglioni, ricalcando la struttura dell’IRPEF nazionale: chi ha redditi più alti paga una percentuale maggiore. Alcune Regioni prevedono anche agevolazioni specifiche, ad esempio per famiglie numerose o per persone con disabilità a carico.

L’addizionale comunale all’IRPEF

L’addizionale comunale è invece deliberata dal singolo Comune di residenza. Qui la variabilità è ancora maggiore: ci sono Comuni che non l’hanno istituita affatto (in questo caso i residenti non la pagano), Comuni che applicano un’aliquota unica e Comuni che hanno scelto aliquote differenziate per scaglioni di reddito. Anche in questo caso esiste un tetto massimo fissato dalla normativa nazionale, entro il quale ogni amministrazione decide autonomamente.

Riassumendo, ecco le differenze principali tra le due addizionali IRPEF 2026:

  • Chi la istituisce: la Regione per l’addizionale regionale, il Comune per quella comunale
  • Destinazione: bilancio regionale (soprattutto sanità) contro bilancio comunale (servizi locali)
  • Obbligatorietà: la regionale è sempre dovuta almeno nella misura base, la comunale solo se il Comune l’ha deliberata
  • Esenzioni: molti Comuni fissano soglie di reddito sotto le quali l’addizionale comunale non si paga
  • Modalità di versamento: la regionale è dovuta in un’unica soluzione a saldo, senza acconto (pur essendo poi trattenuta in più rate mensili), mentre la comunale prevede acconto e saldo

Un elemento comune a entrambe è il criterio del domicilio fiscale: quello che conta è dove risiedi al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Su questo punto torneremo, perché genera molti dubbi in chi cambia casa.

Come si Calcolano le Addizionali IRPEF 2026

Il calcolo delle addizionali IRPEF 2026 segue una logica in due passaggi: prima si determina la base imponibile, poi si applica l’aliquota deliberata dalla propria Regione e dal proprio Comune.

La base imponibile è il reddito complessivo ai fini IRPEF, al netto degli oneri deducibili. Chiariamo subito questi termini: il reddito complessivo è la somma di tutti i redditi percepiti nell’anno (stipendio, pensione, redditi da lavoro autonomo, affitti e così via). Gli oneri deducibili sono invece quelle spese che si sottraggono dal reddito prima di calcolare l’imposta, come i contributi previdenziali obbligatori o i contributi versati alla previdenza complementare. Attenzione a non confonderli con le detrazioni, che invece si sottraggono dall’imposta già calcolata e che non riducono la base imponibile delle addizionali.

Ed è proprio qui che nasce una situazione che sorprende molti contribuenti: puoi avere detrazioni elevate che abbassano di molto l’IRPEF, ma la base su cui si calcolano le addizionali resta comunque quella del reddito al netto delle sole deduzioni. Le addizionali, quindi, si comportano in modo un po’ più “rigido” rispetto all’imposta principale.

Sul fronte delle aliquote, la regola d’oro è una sola: non esiste un’aliquota unica valida per tutta Italia. Le percentuali cambiano da regione a regione e da comune a comune, e spesso sono articolate a scaglioni progressivi. Questo significa che due lavoratori con lo stesso identico stipendio lordo, residenti in città diverse, possono ritrovarsi con un netto in busta paga differente proprio a causa delle addizionali IRPEF.

Per conoscere l’aliquota esatta che si applica al tuo caso è quindi indispensabile verificare la delibera della tua Regione e del tuo Comune. Il Dipartimento delle Finanze pubblica gli elenchi ufficiali aggiornati delle aliquote comunali e regionali. Se preferisci evitare la ricerca tra tabelle e delibere, gli operatori del CAF Centro Fiscale di Udine verificano per te l’aliquota corretta e ricalcolano le trattenute applicate.

Quando e Come si Pagano le Addizionali IRPEF

Le addizionali IRPEF 2026 non si pagano con un bollettino separato: per lavoratori dipendenti e pensionati vengono trattenute direttamente alla fonte dal sostituto d’imposta. Il sostituto d’imposta è semplicemente chi ti paga lo stipendio o la pensione (il datore di lavoro o l’INPS) e che per legge trattiene le imposte e le versa allo Stato al posto tuo.

Le tempistiche dell’addizionale regionale

L’addizionale regionale viene determinata in sede di conguaglio di fine anno sul reddito effettivamente percepito, e viene poi trattenuta in busta paga in modo rateale nell’anno successivo. Il prelievo è frazionato in un massimo di undici rate a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui viene effettuato il conguaglio: quando il conguaglio cade a dicembre, le rate vanno quindi in genere da gennaio a novembre: significa che l’addizionale regionale che vedi trattenuta oggi si riferisce, di norma, al reddito dell’anno precedente.

Questo spiega un fenomeno che genera parecchia confusione: capita di vedere una trattenuta di addizionale regionale anche in mesi in cui si è lavorato poco, oppure di vedere l’importo scomparire dal cedolino a dicembre. Non è un errore, è semplicemente il meccanismo della rateizzazione che si è concluso.

Le tempistiche dell’addizionale comunale

L’addizionale comunale funziona in modo diverso, perché prevede due momenti distinti:

  • L’acconto, trattenuto durante l’anno di riferimento, pari al 30% dell’addizionale calcolata applicando l’aliquota comunale dell’anno precedente al reddito imponibile dell’anno precedente
  • Il saldo, determinato a conguaglio e trattenuto nell’anno successivo, calcolato sul reddito effettivo dell’anno di riferimento e al netto dell’acconto già versato

Anche in questo caso il prelievo viene frazionato in più rate mensili, così da non pesare tutto in una sola busta paga. Il numero preciso di rate dipende dalla gestione del sostituto d’imposta e dal momento in cui il conguaglio viene effettuato.

Le addizionali nel 730 e nel Modello Redditi

Chi presenta il modello 730 ritrova le addizionali IRPEF nel prospetto di liquidazione, il documento riepilogativo che mostra imposte dovute, trattenute già subite e risultato finale (a debito o a credito). Le somme dovute a saldo e in acconto vengono poi trattenute o rimborsate direttamente dal sostituto d’imposta, di norma a partire dalla retribuzione di luglio. Per i pensionati le operazioni partono generalmente da agosto (o da settembre per le dichiarazioni trasmesse più tardi), per i tempi tecnici necessari all’ente previdenziale.

Chi invece presenta il Modello Redditi Persone Fisiche (tipicamente lavoratori autonomi e titolari di partita IVA in regime ordinario) versa le addizionali autonomamente tramite F24, insieme al saldo IRPEF, secondo le scadenze ordinarie. Anche in questa ipotesi, la compilazione richiede attenzione: un errore nel domicilio fiscale o nell’aliquota comporta versamenti sbagliati e possibili sanzioni. Il CAF si occupa dell’intero calcolo e della predisposizione dei versamenti.

Chi Paga le Addizionali IRPEF 2026 e Chi è Esente

Le addizionali IRPEF 2026 riguardano una platea molto ampia di contribuenti. In linea generale le paga chiunque produca redditi che rientrano nella base imponibile IRPEF e che, per quell’anno, risulti debitore di IRPEF.

  • Lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, con trattenuta operata dal datore di lavoro
  • Pensionati, con trattenuta operata direttamente sul cedolino dall’ente previdenziale
  • Lavoratori autonomi e professionisti in regime ordinario, con versamento tramite F24
  • Titolari di redditi diversi soggetti a IRPEF, come alcuni redditi da locazione in regime ordinario

Sul fronte delle esenzioni occorre fare massima chiarezza, perché è il punto su cui circolano più informazioni imprecise. Non esiste una soglia di esenzione nazionale unica per l’addizionale comunale: ogni Comune può stabilire, con propria delibera, una soglia di reddito al di sotto della quale l’addizionale non è dovuta. Alcuni Comuni la prevedono, altri no, e l’importo di questa soglia cambia da amministrazione ad amministrazione. Per questo diffida di chi ti indica una cifra valida ovunque: quella cifra non esiste.

Una precisazione importante sulle soglie comunali: quando sono previste funzionano generalmente come una soglia “secca”. Significa che se il tuo reddito la supera anche di poco, l’addizionale è dovuta sull’intero imponibile e non solo sulla parte eccedente. È un dettaglio tecnico che spiega perché a volte un piccolo aumento di reddito produce un effetto sproporzionato sulla trattenuta.

Esiste poi una categoria di esenzione “naturale”: chi rientra nella cosiddetta no tax area, cioè chi ha un reddito talmente contenuto da non generare IRPEF netta, non paga alcuna addizionale. Lo stesso vale per chi percepisce esclusivamente redditi esenti o assoggettati a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta, come vedremo parlando del regime forfettario.

Come Leggere le Trattenute in Busta Paga e sul Cedolino

Sapere dove guardare è il primo passo per capire quanto stai effettivamente pagando di addizionale regionale e comunale in busta paga. Le due voci si trovano nella sezione dedicata alle ritenute fiscali, generalmente subito sotto la riga dell’IRPEF netta e sopra il calcolo del netto in busta.

Le diciture più frequenti che potresti trovare sono queste:

  • “Add. regionale” o “Addizionale regionale IRPEF”: la rata mensile riferita all’anno precedente
  • “Add. comunale acconto”: la quota di acconto relativa all’anno in corso
  • “Add. comunale saldo”: il conguaglio dell’anno precedente
  • “Add. reg./com. da 730”: le somme derivanti dal prospetto di liquidazione della dichiarazione

La distinzione tra acconto e saldo è quella che crea più perplessità. L’acconto è un anticipo calcolato su dati passati, il saldo è la sistemazione dei conti quando il reddito effettivo è noto. Se durante l’anno il tuo reddito è cresciuto, il saldo sarà a debito; se è diminuito, potresti addirittura ritrovarti un credito a rimborso.

Per i pensionati il funzionamento è analogo, con le voci riportate sul cedolino della pensione emesso dall’ente previdenziale. Se vuoi approfondire quanto incidono le trattenute fiscali sull’assegno, trovi utili le nostre guide su pensione e tasse nel 2026 e sugli importi del cedolino di agosto 2026. Se invece noti trattenute anomale o recuperi che non riconosci, può esserti utile l’approfondimento sulle trattenute e il recupero degli indebiti.

Il controllo più utile che puoi fare è confrontare la Certificazione Unica con quanto risulta dalle buste paga: la CU riepiloga tutte le addizionali trattenute nell’anno. Se i conti non tornano, portare i documenti al CAF permette di individuare subito l’anomalia, che spesso deriva da un Comune di residenza aggiornato in ritardo nei sistemi del datore di lavoro.

Addizionali IRPEF a Udine e in Friuli Venezia Giulia

Chi vive a Udine e in provincia si trova in un contesto con alcune particolarità. Il Friuli Venezia Giulia è una Regione a statuto speciale, con una propria autonomia in materia di finanza locale: le scelte sull’addizionale regionale IRPEF e le eventuali agevolazioni seguono quindi le delibere regionali, che possono differire dalle Regioni a statuto ordinario.

Sul fronte comunale, il territorio friulano è composto da moltissimi Comuni di piccole dimensioni, ciascuno con la propria delibera: tra un comune e quello confinante l’addizionale comunale può essere diversa, o presente in uno e assente nell’altro. Per chi lavora a Udine ma risiede in un comune limitrofo, quello che conta è sempre il Comune di residenza al 1° gennaio, non quello in cui si trova il posto di lavoro.

Il CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Tullio 13, segue quotidianamente lavoratori e pensionati del territorio nella verifica delle addizionali IRPEF 2026 e nella presentazione del modello 730. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online, così puoi scegliere la modalità più comoda.

Domande Frequenti sulle Addizionali IRPEF 2026

Le addizionali IRPEF sono uguali in tutta Italia?

No, e questa è la caratteristica principale delle addizionali IRPEF 2026. Ogni Regione e ogni Comune delibera la propria aliquota entro i limiti fissati dalla legge nazionale, spesso con scaglioni progressivi. Due persone con lo stesso stipendio ma residenti in città diverse possono quindi pagare importi differenti. Per conoscere l’aliquota esatta occorre verificare le delibere della propria Regione e del proprio Comune.

Cosa succede se cambio residenza durante l’anno?

Il riferimento è il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno cui si riferisce l’addizionale. Se ti trasferisci a marzo, per quell’anno le addizionali restano dovute al Comune e alla Regione in cui risiedevi a inizio anno; il nuovo Comune rileverà dall’anno successivo. È importante comunicare tempestivamente il cambio di residenza al datore di lavoro, perché trattenute basate su un Comune sbagliato generano conguagli e correzioni.

Le addizionali si pagano anche con il regime forfettario?

No. Chi opera in regime forfettario applica un’imposta sostitutiva, cioè una tassa unica che prende il posto di IRPEF, addizionali regionale e comunale e IRAP. Su quei redditi, quindi, le addizionali non sono dovute. Attenzione però: se nello stesso anno percepisci anche altri redditi soggetti a IRPEF ordinaria (ad esempio un lavoro dipendente part-time o una pensione), su quei redditi le addizionali si applicano regolarmente.

Posso avere un rimborso se ho pagato più addizionale del dovuto?

Sì. Se le trattenute subite superano quanto effettivamente dovuto, il credito emerge dal prospetto di liquidazione del 730 e viene rimborsato direttamente in busta paga o sul cedolino della pensione. Succede spesso a chi ha avuto una riduzione di reddito o a chi ha subito trattenute basate su un Comune errato. Trovi maggiori dettagli nella nostra guida ai rimborsi dal modello 730.

I pensionati pagano le addizionali IRPEF sulla pensione?

Sì, la pensione è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e concorre alla base imponibile IRPEF. L’ente previdenziale opera quindi le trattenute delle addizionali IRPEF direttamente sul cedolino. Restano valide le esenzioni: chi ha un assegno così contenuto da non generare IRPEF netta non paga addizionali, così come chi rientra in una eventuale soglia di esenzione deliberata dal proprio Comune.

Perché in alcuni mesi la trattenuta cambia importo?

Perché sullo stesso cedolino possono convivere voci diverse: la rata dell’addizionale regionale riferita all’anno precedente, l’acconto dell’addizionale comunale dell’anno in corso e il saldo a conguaglio. Nei mesi in cui si sovrappongono più voci l’importo complessivo cresce, mentre quando una rateizzazione si conclude la trattenuta si riduce o sparisce. Non è un errore, ma il normale funzionamento del meccanismo.

Addizionali IRPEF 2026: Fatti Aiutare dal CAF

Le addizionali IRPEF 2026 sono uno degli elementi meno trasparenti della busta paga: aliquote che cambiano da un comune all’altro, acconti e saldi che si sovrappongono, soglie di esenzione decise localmente. Districarsi da soli tra delibere regionali e comunali è complicato, ma con il giusto supporto diventa semplice avere il quadro chiaro di quanto paghi e verificare che le trattenute siano corrette.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca nella presentazione del 730, nel controllo delle addizionali regionale e comunale in busta paga e nella verifica di eventuali crediti a rimborso. Porta con te la Certificazione Unica e le ultime buste paga: i nostri operatori ricostruiscono la tua posizione e ti spiegano ogni voce in parole semplici. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online in tutta Italia.

Hai bisogno di assistenza per le addizionali IRPEF e la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


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    Alexandra Bala
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Giulia Guida
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    Jacqueline B.
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    Maura Masutto
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    Sibongile Moyana
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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    Agosto 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Come verificare il rimborso o debito IRPEF del modello 730/2026

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Come verificare il rimborso o debito IRPEF del modello 730/2026

    Hai presentato il modello 730 per l’anno d’imposta 2025 e ora ti stai chiedendo se riceverai un rimborso IRPEF o se dovrai pagare un debito? Sei nel posto giusto. In questa guida spieghiamo come verificare l’esito del tuo 730/2026, dove leggere il risultato fiscale, quando arriva il rimborso (in busta paga o sulla pensione) e cosa fare se risulta un saldo a debito.

    Il modello 730 è la dichiarazione dei redditi semplificata utilizzata da lavoratori dipendenti e pensionati. Il grande vantaggio è che il conguaglio fiscale — rimborso o debito — avviene direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione, senza che il contribuente debba effettuare pagamenti separati tramite F24.

    Cos’è il risultato fiscale del 730 e come si legge

    Quando presenti il modello 730, il sistema calcola la differenza tra le imposte che avresti dovuto pagare sull’anno d’imposta 2025 e quelle già versate durante l’anno attraverso le ritenute operate dal datore di lavoro o dall’INPS. Questo calcolo genera quello che i tecnici chiamano risultato fiscale o conguaglio.

    Il risultato può essere di tre tipi:

    • A credito (rimborso): hai pagato più imposte del dovuto durante il 2025. L’eccedenza ti viene restituita.
    • A debito (saldo da pagare): hai pagato meno imposte del dovuto. La differenza viene trattenuta dalla busta paga o pensione.
    • Pari (nessun conguaglio): le imposte pagate coincidono con quelle dovute. Nessuna differenza da regolare.

    Il risultato fiscale si trova nel prospetto di liquidazione del 730, che ti viene consegnato dal CAF o dal sostituto d’imposta che ha elaborato la dichiarazione. Il documento chiave è il modello 730-3, il prospetto di liquidazione, che riepiloga tutti i calcoli effettuati.

    Come verificare il rimborso o il debito IRPEF sul 730 precompilato

    Se hai utilizzato il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, puoi verificare il risultato fiscale direttamente online. Ecco come fare passo per passo.

    Accesso al portale dell’Agenzia delle Entrate

    1. Vai sul sito agenziaentrate.gov.it
    2. Clicca su “Accedi ai servizi” nell’area riservata
    3. Autenticati con SPID, CIE o CNS
    4. Seleziona la sezione “730 precompilato”
    5. Clicca su “Visualizza 730” per l’anno d’imposta 2025

    Una volta dentro, trovi il prospetto di liquidazione 730-3. La sezione che ti interessa è quella in fondo, dove sono riportati:

    • Importo a rimborso: indica quanto ti spetta di rimborso IRPEF
    • Importo a debito: indica quanto devi pagare
    • Addizionale regionale IRPEF: conguaglio dell’imposta regionale aggiuntiva
    • Addizionale comunale IRPEF: conguaglio dell’imposta comunale aggiuntiva

    Se hai presentato il 730 tramite CAF o commercialista

    Se hai presentato il 730 tramite un CAF (come il CAF Centro Fiscale) o un intermediario abilitato, ricevi una copia del modello 730-3 elaborato. Questo prospetto riporta il risultato fiscale nella parte finale. Il CAF ti consegna anche la ricevuta di trasmissione all’Agenzia delle Entrate, con il numero di protocollo della pratica.

    Puoi sempre verificare lo stato della dichiarazione anche dal portale online, accedendo con SPID come descritto sopra, anche se la pratica è stata gestita da un intermediario.

    Quando arriva il rimborso IRPEF del 730: il calendario 2026

    Una delle domande più frequenti è: quando arriva concretamente il rimborso? La risposta dipende da chi è il tuo sostituto d’imposta: il datore di lavoro (se sei dipendente) o l’INPS (se sei pensionato).

    Rimborso in busta paga per i lavoratori dipendenti

    Per i lavoratori dipendenti il rimborso IRPEF arriva direttamente in busta paga. Il datore di lavoro riceve dall’Agenzia delle Entrate i dati delle dichiarazioni elaborate e procede con i conguagli nelle retribuzioni. Il calendario indicativo per le dichiarazioni presentate entro il 30 settembre 2026 è il seguente:

    Data presentazione 730Mese conguaglio in busta paga
    Entro aprile 2026Luglio 2026
    Maggio 2026Agosto o settembre 2026
    Giugno 2026Settembre 2026
    Luglio 2026Ottobre 2026
    Agosto 2026Novembre 2026
    Settembre 2026Dicembre 2026

    Il rimborso appare come voce separata nella busta paga, solitamente denominata “conguaglio IRPEF a credito” o simile, ed è già al netto delle imposte (non genera ulteriore tassazione).

    Rimborso sul cedolino della pensione per i pensionati

    I pensionati ricevono il conguaglio direttamente sul cedolino della pensione, poiché l’INPS agisce come sostituto d’imposta. Per il 730/2026 (anno d’imposta 2025), l’INPS elabora i conguagli tipicamente a partire da agosto 2026, con liquidazione nel cedolino di agosto (per le dichiarazioni presentate entro fine luglio).

    Per i pensionati è importante sapere che:

    • Il rimborso viene accreditato direttamente sul conto corrente dove ricevono la pensione
    • Il cedolino INPS riporta la voce specifica del conguaglio 730
    • Se il rimborso è molto elevato rispetto all’importo mensile della pensione, l’INPS può rateizzare l’erogazione su più mesi
    • Puoi controllare il cedolino online tramite MyINPS (inps.it) con SPID o CIE

    Leggi anche: Pagamento Pensioni Agosto 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

    Il debito IRPEF nel 730: quando e come si paga

    Se dalla dichiarazione risulta un saldo a debito, non devi preoccuparti: anche in questo caso il meccanismo del 730 è automatico. Il sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS) effettua le trattenute in busta paga o pensione, senza che tu debba versare nulla tramite F24.

    Modalità di pagamento del debito IRPEF

    Il debito IRPEF emergente dal 730 viene trattenuto in automatico secondo questo schema:

    • In un’unica soluzione: se l’importo è contenuto, viene trattenuto interamente nella retribuzione o pensione del mese di luglio (per le dichiarazioni presentate in anticipo) o del mese successivo alla presentazione
    • A rate: se l’importo è più elevato, il debito viene rateizzato su più mesi (di norma da luglio a novembre per i lavoratori dipendenti)
    • Con maggiorazione: il debito IRPEF può essere rateizzato con l’applicazione di una maggiorazione percentuale stabilita per decreto, calcolata sul numero di rate scelte a partire dalla seconda

    Cosa fare se il datore di lavoro non riesce a trattenere il debito

    Può accadere che il datore di lavoro non riesca a trattenere l’intero importo del debito IRPEF dalla busta paga, ad esempio perché la retribuzione è insufficiente. In questo caso, il sostituto d’imposta comunica all’Agenzia delle Entrate l’importo non trattenuto e il contribuente dovrà versarlo tramite modello F24 entro la scadenza indicata.

    Analogamente, se il contribuente cessa il rapporto di lavoro prima che il sostituto abbia completato le trattenute, il saldo residuo deve essere versato autonomamente.

    Come calcolare il rimborso o il debito IRPEF: esempi pratici

    Per capire come si arriva al risultato fiscale del 730, vediamo due esempi pratici con i numeri reali del 2026 (anno d’imposta 2025).

    Esempio 1: Lavoratore dipendente con rimborso IRPEF

    Immagina Marco, 45 anni, impiegato con un reddito da lavoro dipendente di 30.000 euro lordi nel 2025. Durante l’anno il datore di lavoro ha operato ritenute per 5.800 euro. Ma Marco ha sostenuto spese mediche detraibili per 1.500 euro e ha un mutuo prima casa con interessi passivi per 2.000 euro.

    Le aliquote IRPEF 2025 (anno d’imposta 2025, applicabili al 730/2026) prevedono tre scaglioni:

    • 23% per redditi fino a 28.000 euro
    • 35% per redditi da 28.001 a 50.000 euro
    • 43% per redditi oltre 50.000 euro

    Con un reddito imponibile di 30.000 euro (al netto di deduzioni e detrazioni), l’IRPEF lorda sarebbe circa 7.120 euro. Applicando le detrazioni per lavoro dipendente (circa 1.955 euro, come previsto dalla normativa vigente) e le detrazioni per spese mediche (19% di 1.500 euro = 285 euro) e per interessi passivi mutuo (19% di 2.000 euro = 380 euro), l’imposta netta scenderebbe a circa 4.500 euro.

    Risultato: Marco ha versato 5.800 euro ma ne doveva 4.500, quindi riceve un rimborso di 1.300 euro in busta paga.

    Esempio 2: Pensionata con debito IRPEF

    Maria, 68 anni, pensionata con pensione di 18.000 euro l’anno e reddito da locazione di un appartamento (cedolare secca, che non confluisce nel 730 IRPEF ordinario). Nel 2025 ha anche ricevuto 800 euro di dividendi da una piccola partecipazione, assoggettati a ritenuta alla fonte. Questi redditi aggiuntivi non erano stati considerati dal suo sostituto d’imposta INPS quando ha calcolato le ritenute mensili.

    Dall’elaborazione del 730 emerge che le imposte dovute su questi redditi aggiuntivi sommano a 300 euro di debito IRPEF, che l’INPS tratterrà dal cedolino della pensione di agosto 2026 in un’unica soluzione.

    Perché il rimborso IRPEF 730 è bloccato o in ritardo

    A volte il rimborso atteso non arriva nei tempi previsti. Le ragioni più comuni sono le seguenti.

    Controllo preventivo dell’Agenzia delle Entrate

    L’Agenzia delle Entrate può sospendere il rimborso per effettuare un controllo preventivo sulla dichiarazione. Questo accade tipicamente quando:

    • Il rimborso supera determinati importi soglia
    • Ci sono anomalie o incongruenze nei dati dichiarati
    • La dichiarazione è stata presentata come “non conforme” al precompilato (con modifiche sostanziali)
    • Il contribuente è già soggetto a verifiche fiscali

    In questi casi l’Agenzia delle Entrate invia una comunicazione di sospensione entro 4 mesi dalla presentazione del 730. Se non arriva nessuna comunicazione, il rimborso viene erogato normalmente.

    Dichiarazione non conforme al precompilato

    Se hai modificato in modo sostanziale il 730 precompilato (aggiungendo oneri detraibili non presenti, modificando redditi, ecc.), la dichiarazione rientra nella categoria “non conforme”. In questo caso l’Agenzia delle Entrate può avviare controlli preventivi prima di erogare il rimborso. I tempi si allungano rispetto al caso standard.

    Problemi con il sostituto d’imposta

    In alcuni casi il ritardo dipende dal sostituto d’imposta (datore di lavoro), che potrebbe aver ricevuto i dati in ritardo o avere difficoltà operative nell’elaborare i conguagli. Se sei a luglio inoltrato e non hai ancora visto il rimborso in busta paga, puoi chiedere chiarimenti direttamente all’ufficio paghe della tua azienda.

    Leggi anche: Detrazione assicurazioni nel 730/2026, ecco in quali casi

    Come controllare lo stato del rimborso 730 online

    Per monitorare lo stato del rimborso IRPEF e della tua dichiarazione 730/2026, hai a disposizione diversi strumenti digitali ufficiali.

    Il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate

    Il cassetto fiscale è l’area personale disponibile sul sito agenziaentrate.gov.it. Accedendo con SPID, CIE o CNS puoi visualizzare:

    • Le dichiarazioni presentate (730, Redditi PF, ecc.)
    • Lo stato dei rimborsi in lavorazione
    • Le eventuali comunicazioni o avvisi dell’Agenzia
    • I versamenti effettuati

    Per verificare lo stato del rimborso: accedi al cassetto fiscale → sezione “Rimborsi” → seleziona l’anno d’imposta 2025. Il sistema mostra lo stato: “in lavorazione”, “in pagamento” o “erogato”.

    L’app “AE” dell’Agenzia delle Entrate

    L’app mobile AE (disponibile per iOS e Android) permette di accedere al cassetto fiscale anche da smartphone. È possibile verificare lo stato del rimborso, visualizzare la dichiarazione presentata e ricevere notifiche push su comunicazioni dell’Agenzia.

    MyINPS per i pensionati

    I pensionati possono controllare il cedolino della pensione e le trattenute operate dall’INPS (inclusi i conguagli 730) tramite il portale MyINPS sul sito inps.it. La sezione “Cedolino della pensione” mostra tutte le voci, inclusi eventuali rimborsi o trattenute per il conguaglio fiscale.

    Addizionali regionale e comunale IRPEF nel 730: come funzionano

    Oltre all’IRPEF principale, il conguaglio del 730 riguarda anche le addizionali regionali e comunali, imposte aggiuntive calcolate sul reddito imponibile e versate alla Regione e al Comune di residenza.

    Addizionale regionale IRPEF

    L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta che ogni Regione stabilisce autonomamente entro i limiti fissati dalla legge nazionale. Le aliquote variano da regione a regione e possono essere differenziate per scaglioni di reddito. Nel modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) il saldo dell’addizionale regionale viene trattenuto in busta paga con le stesse modalità dell’IRPEF principale.

    Addizionale comunale IRPEF

    L’addizionale comunale IRPEF è determinata dal Comune di residenza (al 1° gennaio dell’anno d’imposta). Anche in questo caso le aliquote variano da Comune a Comune. Il 730 calcola sia il saldo dell’addizionale dell’anno precedente che l’acconto per l’anno in corso (pari al 30% dell’addizionale dell’anno precedente), entrambi trattenuti in busta paga.

    Leggi anche: Vendita di energia fotovoltaica al GSE: come tassare i proventi e dichiararli nel 730 e nel modello Redditi 2026

    Acconti IRPEF nel 730: cosa sono e come incidono

    Il modello 730 calcola anche gli acconti IRPEF per l’anno successivo, ovvero anticipi sulle imposte che potrebbero essere dovute nell’anno in corso (2026) in base al reddito dichiarato per il 2025.

    Gli acconti si suddividono in:

    • Primo acconto (40% dell’imposta dovuta): normalmente da pagare entro giugno/luglio
    • Secondo acconto (60% dell’imposta dovuta): da pagare entro novembre

    Nel 730, questi acconti vengono trattenuti automaticamente in busta paga o pensione, senza necessità di versamento tramite F24. Tuttavia, se il contribuente prevede di avere un reddito inferiore nell’anno successivo, può optare per la riduzione o la non applicazione degli acconti, comunicandolo al sostituto d’imposta prima delle scadenze.

    730 senza sostituto d’imposta: rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate

    Esiste una casistica particolare: quella del 730 senza sostituto d’imposta. Si verifica quando il contribuente, pur potendo utilizzare il modello 730 (perché nel 2025 era dipendente o pensionato), al momento della presentazione della dichiarazione non ha più un sostituto d’imposta (ad esempio perché ha cambiato lavoro e il nuovo rapporto non è ancora partito, è in aspettativa, in cassa integrazione straordinaria, ecc.).

    In questo caso:

    • Se risulta un rimborso, questo viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario (l’IBAN va indicato in dichiarazione) o assegno
    • Se risulta un debito, il contribuente deve versare autonomamente l’importo tramite F24 entro le scadenze previste (generalmente luglio per il saldo, senza la comodità della trattenuta automatica)

    I tempi per il rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate sono generalmente più lunghi rispetto al conguaglio in busta paga: possono occorrere diversi mesi, fino a un anno, soprattutto se la dichiarazione è soggetta a controlli.

    Cosa fare se il rimborso 730 non arriva: procedure e tutele

    Se i tempi previsti sono trascorsi e il rimborso IRPEF non è ancora arrivato, ci sono alcune azioni concrete che puoi intraprendere.

    Verifica sul cassetto fiscale

    Il primo passo è sempre verificare lo stato nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Se il rimborso è in stato “erogato” ma non l’hai ricevuto, potrebbe esserci un problema con le coordinate bancarie (IBAN errato o assenza di IBAN aggiornato). Contatta l’Agenzia delle Entrate o il tuo CAF per aggiornare le coordinate.

    Istanza di rimborso

    Se il rimborso risulta ancora “in lavorazione” dopo molti mesi, puoi presentare una istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate (tramite il servizio online o al front office). Questo sollecita l’ufficio a verificare la pratica e, se tutto è regolare, ad accelerare l’erogazione.

    Ricorso in caso di silenzio-rifiuto

    Se trascorrono 90 giorni dalla presentazione dell’istanza senza risposta, si configura il cosiddetto silenzio-rifiuto. In questo caso hai la facoltà di ricorrere alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado competente per territorio. È però una procedura che raramente si rende necessaria per i rimborsi 730: nella maggioranza dei casi le istanze vengono evase nei tempi ragionevoli.

    Domande frequenti (FAQ) sul rimborso e debito IRPEF 730/2026

    Posso scegliere di non ricevere il rimborso del 730 in busta paga?

    No, il meccanismo del conguaglio in busta paga è automatico per chi ha un sostituto d’imposta. Non è prevista la possibilità di scegliere di ricevere il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate se hai un datore di lavoro o sei pensionato INPS, a meno che non ti trovi nella casistica del “730 senza sostituto”.

    Il rimborso 730 è tassato?

    No. Il rimborso IRPEF che ricevi in busta paga o sul cedolino della pensione non è ulteriormente tassato. Si tratta di una restituzione di imposte già pagate, non di un nuovo reddito. Non compare nella busta paga come voce imponibile.

    Quanto tempo ho per presentare il 730/2026?

    Il termine ordinario per la presentazione del modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) è il 30 settembre 2026. Prima presenti la dichiarazione, prima riceverai l’eventuale rimborso in busta paga.

    Posso fare il 730 se ho cambiato lavoro durante il 2025?

    Sì. Se nel 2025 hai avuto più datori di lavoro (inclusi periodi di disoccupazione), puoi comunque presentare il modello 730. Dovrai indicare tutti i redditi percepiti tramite le relative Certificazioni Uniche (CU) e, se al momento della presentazione non hai un sostituto d’imposta attivo, potrai indicare il sostituto come assente e ricevere il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    Cosa succede se mi accorgo di un errore nel 730 già presentato?

    Se ti accorgi di un errore dopo aver presentato il 730, puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Se l’errore si scopre dopo questa data, occorrerà presentare il modello Redditi PF integrativo. In entrambi i casi, conviene rivolgersi al CAF che ha seguito la pratica originale per gestire la correzione in modo corretto.

    Il rimborso 730 può essere pignorato dai creditori?

    I rimborsi fiscali, in linea generale, possono essere oggetto di pignoramento da parte dei creditori, nei limiti previsti dalla legge. Tuttavia, se il rimborso transita come voce della busta paga, si applicano i limiti di pignorabilità delle retribuzioni (in genere il quinto dello stipendio netto). Se erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente, si applicano le norme ordinarie sui pignoramenti bancari. Per situazioni specifiche, è sempre consigliabile consultare un esperto.

    Conclusione: affidati al CAF per gestire il tuo 730/2026

    Verificare il rimborso o il debito IRPEF derivante dal modello 730 non è complicato, ma richiede di conoscere i giusti canali e le tempistiche. Il prospetto 730-3 è il documento chiave, i portali online dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS permettono di monitorare lo stato in tempo reale, e il meccanismo automatico di conguaglio in busta paga rende il processo molto comodo rispetto ad altri modelli dichiarativi.

    Se hai dubbi su come leggere il tuo prospetto di liquidazione, se il rimborso atteso è in ritardo, o se vuoi assicurarti che la tua dichiarazione 730/2026 sia stata elaborata correttamente con tutte le detrazioni spettanti, il CAF Centro Fiscale è a tua disposizione. I nostri esperti possono verificare la tua situazione fiscale, controllare il prospetto di liquidazione e aiutarti a risolvere eventuali problemi con il rimborso o la gestione del debito IRPEF.

    Prenota ora il tuo appuntamento con il CAF Centro Fiscale e metti al sicuro la tua dichiarazione dei redditi.

    Luglio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-21 11:20:112026-09-28 20:56:18Come verificare il rimborso o debito IRPEF del modello 730/2026
    NOTIZIE

    Acconti Partite IVA al 20 luglio, calcolo per IRPEF e Forfettari

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il 20 luglio 2026 è una data da segnare in rosso per chi ha la partita IVA. Entro questo termine va versato il saldo delle imposte relative al 2025 e il primo acconto delle imposte 2026, sia per chi opera in regime ordinario sia per chi è in regime forfettario. Il calcolo non è identico per tutti: cambia il rigo di riferimento della dichiarazione, cambia la base di calcolo, e si aggiungono anche i contributi previdenziali INPS. Vediamo come orientarsi con qualche esempio pratico.

    Chi preferisce evitare errori di calcolo o dimenticanze può sempre rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che segue l’intera pratica dalla verifica dei righi in dichiarazione fino alla predisposizione del modello F24, sia in ufficio che online.

    Perché la scadenza del 20 luglio per gli acconti partite IVA

    Normalmente il saldo delle imposte dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso si versano entro fine giugno. Per il 2026, però, i termini sono slittati: i titolari di partita IVA soggetti agli ISA (gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale), chi ha cause di esclusione dagli ISA e i contribuenti forfettari possono versare senza maggiorazioni entro il 20 luglio 2026.

    Chi ha bisogno di qualche settimana in più può ancora pagare fino al 20 agosto 2026, ma con una maggiorazione a titolo di interesse corrispettivo sull’importo dovuto. In entrambi i casi si tratta di una scadenza che riguarda il saldo 2025 e il primo acconto 2026 di IRPEF, imposta sostitutiva del forfettario, IRAP (dove dovuta) e i contributi INPS eccedenti il minimale. Per il quadro completo di tutti gli adempimenti del mese, consulta la nostra pagina sulle scadenze fiscali di luglio 2026.

    Come si calcola l’acconto delle imposte

    Il meccanismo dell’acconto è lo stesso ogni anno, cambia solo la base di calcolo. In pratica, il Fisco chiede di anticipare parte dell’imposta che si prevede di dover pagare per l’anno in corso, calcolandola sulla base di quanto dichiarato l’anno precedente. Questo perché l’Erario non vuole aspettare la dichiarazione dell’anno successivo per incassare quanto dovuto.

    L’acconto delle imposte si calcola generalmente al 100% dell’imposta dell’anno precedente e può essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre, oppure suddiviso in due rate se l’importo dovuto supera una certa soglia. La ripartizione tra le due rate dipende dalla tipologia di contribuente: per i soggetti ISA (chi applica gli indici sintetici di affidabilità) e per i contribuenti forfettari – cioè proprio i destinatari della proroga al 20 luglio – le due rate sono di pari importo, 50% e 50%. In questo caso la prima rata (il 50% del totale) si versa insieme al saldo, quindi entro il 20 luglio (o 20 agosto con maggiorazione), mentre la seconda rata (il restante 50%) si versa entro il 30 novembre 2026. Solo per i contribuenti che non applicano gli ISA la ripartizione resta 40% e 60%.

    Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Marco, libero professionista in regime ordinario soggetto agli ISA, abbia un’imposta di riferimento di 3.000 euro per il 2025. L’acconto 2026 sarà quindi pari a 3.000 euro complessivi: essendo un soggetto ISA, le rate sono di pari importo, cioè 1.500 euro (50%) da versare entro il 20 luglio insieme al saldo 2025, e i restanti 1.500 euro (50%) entro il 30 novembre.

    Regime ordinario: il rigo RN34 del modello Redditi PF

    Per chi presenta il modello Redditi Persone Fisiche in regime ordinario, il riferimento per calcolare gli acconti partite IVA al 20 luglio è il rigo RN34, cioè la differenza IRPEF dovuta risultante dalla dichiarazione. È questo importo, opportunamente elaborato secondo le regole di calcolo dell’acconto, a determinare quanto va versato come anticipo per il 2026.

    Il calcolo tiene conto anche di eventuali detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta maturati nell’anno precedente, che possono ridurre l’imposta netta dovuta e, di conseguenza, anche l’acconto da versare. Chi ha avuto un’annata particolarmente diversa rispetto alla precedente – ad esempio un calo di fatturato importante – può valutare, con l’assistenza di un professionista, il cosiddetto metodo previsionale: invece di calcolare l’acconto sull’imposta dell’anno prima, lo si calcola stimando l’imposta effettiva che si prevede di dover pagare per l’anno in corso. Attenzione però: se la previsione si rivela sbagliata e si versa meno del dovuto, scattano sanzioni per insufficiente versamento.

    Chi ha dubbi sui codici tributo da utilizzare nel modello F24 per versare saldo e acconto IRPEF può consultare la nostra guida ai codici tributo F24 2026, oppure affidarsi direttamente al CAF Centro Fiscale per la compilazione.

    Forfettari: il rigo LM42 del modello Redditi PF

    Chi lavora in regime forfettario non paga l’IRPEF ordinaria, ma un’imposta sostitutiva che riassume in un’unica aliquota IRPEF, addizionali regionali e comunali. In parole semplici, invece di pagare più tasse separate, il forfettario ne versa una sola, calcolata sul reddito imponibile determinato applicando il coefficiente di redditività della propria attività.

    Per calcolare gli acconti partite IVA al 20 luglio nel caso dei forfettari, il riferimento è il rigo LM42 del modello Redditi PF, che indica l’imposta sostitutiva dovuta per l’anno precedente. Anche in questo caso l’acconto può essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre, oppure in due rate di pari importo (50% entro il 20 luglio, 50% entro il 30 novembre) se l’importo lo consente: per i forfettari, infatti, la ripartizione dell’acconto è sempre al 50% e 50%.

    Facciamo un esempio. Supponiamo che Giulia, grafica freelance in regime forfettario con aliquota sostitutiva ordinaria, abbia versato 2.000 euro di imposta sostitutiva per il 2025 (rigo LM42). L’acconto 2026 sarà calcolato sulla stessa cifra e, trattandosi di un forfettario, ripartito in due rate uguali: 1.000 euro entro il 20 luglio e i restanti 1.000 euro entro il 30 novembre, salvo conguaglio nella dichiarazione dell’anno successivo.

    Chi è forfettario da poco, o vuole capire come cambia il calcolo con le ultime modifiche normative, può approfondire con la nostra guida alle novità del regime forfettario 2026. Utile anche l’articolo su come funziona la dichiarazione precompilata 2026 per i forfettari, per capire cosa cambia nella predisposizione della dichiarazione da cui deriva anche il calcolo degli acconti.

    I contributi INPS del Quadro RR versati con lo stesso F24

    Oltre alle imposte, entro il 20 luglio molte partite IVA devono versare anche il saldo e il primo acconto dei contributi previdenziali INPS, calcolati nel Quadro RR del modello Redditi PF. Questo riguarda in particolare chi è iscritto alla Gestione Separata INPS (tipicamente i liberi professionisti senza cassa) e chi versa i contributi come artigiano o commerciante.

    Anche per i contributi vale la stessa logica delle imposte: si versa il saldo di quanto dovuto per il 2025 (calcolato sul reddito effettivo, al netto di quanto già versato con gli acconti dell’anno scorso) e il primo acconto per il 2026, applicando l’aliquota prevista per la propria gestione di appartenenza. Le aliquote e i minimali possono cambiare da un anno all’altro con la Legge di Bilancio, quindi è sempre consigliabile far verificare l’importo esatto a chi segue la pratica, per evitare di versare somme sbagliate o insufficienti.

    Un aspetto da non sottovalutare: i contributi eccedenti il minimale annuo di artigiani e commercianti, così come i contributi dovuti dagli iscritti alla Gestione Separata, seguono le stesse scadenze e maggiorazioni previste per le imposte. Chi salta il 20 luglio può ancora versare entro il 20 agosto con la maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse.

    Cosa fare entro il 20 luglio per gli acconti partite IVA

    Con scadenze così ravvicinate e un calcolo che richiede di incrociare più righi della dichiarazione (RN34 per l’IRPEF, LM42 per l’imposta sostitutiva forfettaria, il Quadro RR per i contributi INPS), è facile commettere errori, specialmente per chi gestisce la propria partita IVA senza un supporto professionale continuativo.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine segue i titolari di partita IVA, sia forfettari che in regime ordinario, nella verifica dei calcoli, nella predisposizione del modello F24 e nella scelta più conveniente tra pagamento in unica soluzione o rateizzazione. Ogni situazione è diversa: per questo motivo mettiamo a disposizione un preventivo personalizzato per l’assistenza fiscale, valutando caso per caso il carico di lavoro necessario.

    Domande frequenti sugli acconti partite IVA al 20 luglio

    Cosa succede se non pago l’acconto entro il 20 luglio 2026?
    È comunque possibile versare entro il 20 agosto 2026, applicando la maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse corrispettivo. Oltre questa data si applicano sanzioni più elevate per omesso o insufficiente versamento.

    Gli acconti delle partite IVA al 20 luglio riguardano solo l’IRPEF?
    No. Riguardano anche l’imposta sostitutiva dei forfettari (rigo LM42), l’IRAP dove dovuta e i contributi previdenziali INPS del Quadro RR eccedenti il minimale.

    Posso pagare l’acconto in un’unica soluzione invece che in due rate?
    Sì, è possibile versare l’intero acconto in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026, senza suddividerlo in due rate. Quando invece si sceglie la rateazione, per i soggetti ISA e i forfettari le due rate sono di pari importo (50% e 50%).

    Come faccio a sapere l’importo esatto del mio acconto?
    L’importo dipende dai righi RN34 o LM42 della dichiarazione dei redditi precedente, oltre che dal Quadro RR per i contributi INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica questi dati per calcolare l’importo corretto da versare con il modello F24.

    La scadenza del 20 luglio vale anche per i forfettari?
    Sì, riguarda sia i contribuenti in regime ordinario sia quelli in regime forfettario, oltre ai soggetti ISA e ai soci di società in trasparenza fiscale.

    Hai bisogno di assistenza per calcolare e versare correttamente gli acconti della tua partita IVA? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 13:00:002026-07-18 12:23:50Acconti Partite IVA al 20 luglio, calcolo per IRPEF e Forfettari
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    Il 30 giugno 2026 e la prima scadenza per il versamento del saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e del primo acconto IRPEF per il 2026. Per chi non riesce a rispettare questa data, c’e la possibilita di differire al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40%. In questa guida vediamo chi deve pagare, come si calcola l’importo, quali codici tributo F24 usare e cosa fare in caso di ritardo.

    Quando scade il saldo IRPEF 2026

    Le scadenze per il pagamento del saldo IRPEF 2026 sono:

    • 30 giugno 2026 (martedi): scadenza ordinaria per saldo IRPEF 2025 + primo acconto IRPEF 2026
    • 30 luglio 2026 (giovedi): scadenza differita con maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto

    Il 30 giugno 2026 cade di martedi: non ci sono proroghe automatiche per giorni festivi, quindi la scadenza e ferma. Chi sceglie di pagare entro il 30 luglio paga l’importo aumentato dello 0,40% a titolo di interesse.

    Per il secondo acconto IRPEF 2026 la scadenza ordinaria e il 1° dicembre 2026 (30 novembre 2026 cade di domenica, slittamento al lunedi successivo).

    Chi deve pagare il saldo IRPEF entro il 30 giugno

    Sono tenuti al versamento del saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026:

    • Titolari di Partita IVA (regime ordinario e forfettario) che presentano il Modello Redditi PF
    • Lavoratori autonomi e professionisti che hanno redditi non soggetti a ritenuta alla fonte
    • Persone fisiche con redditi da affitti, rendite, plusvalenze non assoggettati a cedolare secca o imposta sostitutiva
    • Contribuenti 730 con conguaglio a debito che non hanno un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che puo trattenere il dovuto dalla busta paga o dalla pensione
    • Societa di persone e soci per la quota di reddito imputata per trasparenza

    Non devono pagare autonomamente entro il 30 giugno i dipendenti e pensionati che hanno presentato il 730 con sostituto d’imposta: per loro il conguaglio a debito viene trattenuto direttamente dalla busta paga o dalla pensione a partire dal mese di luglio 2026.

    Codici tributo F24 per il saldo IRPEF 2026

    Per il versamento tramite Modello F24, questi sono i principali codici tributo:

    Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento nel F24
    4001Saldo IRPEF persone fisiche2025
    4033Primo acconto IRPEF2026
    4034Secondo acconto IRPEF2026 (scadenza 1° dicembre)
    3800Addizionale regionale IRPEF (saldo)2025
    3801Addizionale comunale IRPEF (saldo)2025
    2003Saldo IRES societa di capitali2025
    2001Primo acconto IRES2026

    Attenzione all’anno di riferimento: nel modello F24 il campo “anno di riferimento” deve riportare l’anno d’imposta corretto (2025 per il saldo, 2026 per il primo acconto). Un errore in questo campo puo causare problemi di imputazione del pagamento.

    Per approfondire la dichiarazione dei redditi: Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva e Come Funziona

    Come si calcola il saldo IRPEF e il primo acconto

    Il calcolo del saldo IRPEF si basa sulle aliquote IRPEF 2026 (anno d’imposta 2025), che sono tre scaglioni:

    • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
    • 35% da 28.001 a 50.000 euro
    • 43% oltre 50.000 euro

    La formula di calcolo e:

    Saldo IRPEF = IRPEF lorda – detrazioni – acconti versati nel 2025

    Se il risultato e positivo (a debito), si versa entro il 30 giugno. Se e negativo (a credito), si genera un rimborso o si usa in compensazione F24.

    Per il primo acconto IRPEF 2026, il metodo ordinario (storico) prevede:

    • Se l’imposta netta dell’anno precedente e inferiore a 52 euro: nessun acconto
    • Da 52 a 257,99 euro: versamento in unica soluzione entro il 30 novembre (o 1° dicembre 2026)
    • Da 258 euro in su: primo acconto del 40% entro il 30 giugno + secondo acconto del 60% entro il 1° dicembre

    In alternativa al metodo storico, e possibile usare il metodo previsionale: si stima l’imposta che si paghera per il 2026 e si versa l’acconto su quella base, con rischio di sanzioni se la stima e sottostimata.

    Per chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale, le regole di calcolo degli acconti possono essere diverse: Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole e scadenze

    Versamento in unica soluzione o in due rate

    Entro il 30 giugno 2026 si versano contemporaneamente:

    • Il saldo IRPEF 2025 (codice 4001)
    • Il primo acconto IRPEF 2026 (codice 4033), se dovuto e superiore a 258 euro
    • Le addizionali regionali e comunali IRPEF (codici 3800 e 3801)

    Non esiste una rateizzazione automatica per queste voci nel modello F24: l’importo va versato in un’unica soluzione nella data di scadenza (o differito al 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%).

    Diversa e la situazione per i contributi INPS artigiani e commercianti, che hanno cadenze trimestrali separate.

    Differimento al 30 luglio 2026: come funziona la maggiorazione

    Chi non riesce a versare entro il 30 giugno puo usufruire del differimento al 30 luglio 2026 pagando una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario previsto dalla legge, non di una sanzione.

    Esempio pratico: se devi versare un saldo IRPEF di 1.000 euro, pagando entro il 30 luglio dovrai versare 1.004 euro (1.000 + 0,40% = 4 euro di interessi).

    La maggiorazione si applica sia al saldo che all’acconto. Non ci sono codici tributo separati per la maggiorazione: va aggiunta direttamente all’importo del versamento.

    Modalita di versamento: F24 online, banca e addebito conto

    Il Modello F24 si puo versare con le seguenti modalita:

    • F24 online tramite portale Agenzia delle Entrate (accesso con SPID, CIE o credenziali Fisconline): gratuito, disponibile 24/7
    • Homebanking della propria banca: disponibile per tutti i titolari di conto corrente, spesso con addebito diretto
    • Allo sportello bancario o postale: solo per F24 con saldo a debito; possibile commissione
    • Tramite CAF o intermediario abilitato: il CAF compila e trasmette il modello F24 per conto del contribuente

    Ricorda che i versamenti F24 a zero (per compensazione integrale del credito) devono essere trasmessi obbligatoriamente in via telematica attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario abilitato.

    Link correlato: IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

    Ravvedimento operoso: cosa succede se si paga in ritardo

    Se si supera anche la scadenza del 30 luglio senza versare, e possibile regolarizzare la posizione attraverso il ravvedimento operoso, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 e riformato dal D.Lgs. 87/2024.

    Con la riforma del D.Lgs. 87/2024 (in vigore dal 1° settembre 2024), la sanzione base per omesso versamento e passata al 25% (precedentemente era il 30%). Le tipologie di ravvedimento piu comuni sono:

    Tipo di ravvedimentoQuandoSanzione ridotta
    Sprint (brevissimo)Entro 14 giorni dalla scadenza0,1% al giorno (max 1,4%)
    BreveDal 15° al 30° giorno1,5% (1/10 di 15%)
    MedioDal 31° al 90° giorno1,67% (1/9 del 15%)
    Lungo (entro 1 anno)Entro 1 anno dalla scadenza3,125% (1/8 del 25%)
    BiennaleEntro 2 anni dalla scadenza3,57% (1/7 del 25%)
    Oltre 2 anniOltre 2 anni dalla scadenza4,17% (1/6 del 25%)

    Alle sanzioni si aggiungono sempre gli interessi legali (2,5% annuo nel 2026) calcolati sui giorni di ritardo. Il ravvedimento non e possibile dopo l’avvio di un accertamento o di una verifica fiscale.

    Il codice tributo da usare per la sanzione da ravvedimento e il 8901 (per IRPEF). Gli interessi si versano con il codice tributo 1989.

    Saldo IRES per societa e enti: stessa scadenza del 30 giugno

    Anche le societa di capitali con esercizio coincidente con l’anno solare (gennaio-dicembre) devono versare entro il 30 giugno 2026:

    • Saldo IRES 2025: codice tributo 2003
    • Primo acconto IRES 2026: codice tributo 2001
    • Saldo IRAP 2025: codice tributo 3800 (sezione Erario)
    • Primo acconto IRAP 2026: codice tributo 3812

    Per le societa con esercizio non coincidente con l’anno solare, la scadenza e il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio.

    Domande frequenti (FAQ)

    Ho presentato il 730: devo comunque versare l’IRPEF entro il 30 giugno?

    Dipende dalla tua situazione. Se hai un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che gestisce il conguaglio, no: sara lui a trattenerti il dovuto dalla busta paga a partire da luglio. Se non hai un sostituto d’imposta, dovrai versare tu tramite F24 entro il 30 giugno.

    Posso compensare il saldo IRPEF con un credito IVA o INPS?

    Si, e possibile compensare il debito IRPEF con crediti fiscali o contributivi tramite il modello F24. La compensazione orizzontale (tra tributi diversi) e consentita nei limiti di legge. Per crediti superiori a 5.000 euro, la compensazione richiede il visto di conformita sulla dichiarazione dei redditi.

    Cosa succede se non posso pagare entro il 30 luglio?

    Se non paghi entro il 30 luglio, scatta l’omesso versamento. La sanzione base e del 25% dell’importo non versato (post D.Lgs. 87/2024). Puoi pero regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce significativamente la sanzione a seconda di quanto e rapido il pagamento.

    Il secondo acconto IRPEF si paga anch’esso a giugno?

    No. Il secondo acconto IRPEF 2026 scade il 1° dicembre 2026 (il 30 novembre cade di domenica). Si versa con il codice tributo 4034.

    Come si calcola l’addizionale regionale e comunale IRPEF?

    Le addizionali regionali e comunali si calcolano applicando le aliquote deliberate da Regione e Comune di residenza al reddito imponibile IRPEF. Il saldo delle addizionali scade insieme al saldo IRPEF (30 giugno), mentre l’acconto dell’addizionale comunale scade al secondo acconto IRPEF (1° dicembre).

    Come possiamo aiutarti: il CAF Centro Fiscale di Udine

    Il calcolo del saldo IRPEF richiede la corretta lettura della dichiarazione dei redditi e la verifica di acconti, detrazioni e crediti. Se hai dubbi o vuoi essere sicuro di versare l’importo corretto entro il 30 giugno 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per:

    • Calcolo del saldo IRPEF e del primo acconto da dichiarazione dei redditi o 730
    • Compilazione e invio del modello F24
    • Verifica della possibilita di compensazione con crediti fiscali
    • Assistenza per il ravvedimento operoso in caso di versamento tardivo
    • Consulenza su differimento al 30 luglio con calcolo della maggiorazione

    Contattaci per un preventivo personalizzato o prenota un appuntamento. Non aspettare l’ultimo giorno: avere il tempo per verificare tutti i calcoli fa la differenza.

    Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 07:54:012026-06-12 07:54:14Saldo IRPEF 2026: scadenza 30 giugno, codici tributo F24 e calcolo acconto
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2026

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali piu’ importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani. Entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) e’ necessario versare il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e il primo acconto IRPEF per il 2026. Il secondo acconto IRPEF ha invece scadenza al 30 novembre 2026.

    In questa guida completa al saldo e acconto IRPEF 2026 trovi il calendario delle scadenze aggiornato, le aliquote IRPEF 2026 ridotte a tre scaglioni dopo la riforma fiscale, il metodo per calcolare i versamenti sia con il metodo storico sia con quello previsionale, i codici tributo F24 da utilizzare e tutti gli esempi pratici per capire quanto pagare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, calcolando con precisione il saldo e l’acconto IRPEF dovuti.

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    Indice dei contenuti

    1. Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale
    2. Calendario delle scadenze IRPEF 2026
    3. Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore
    4. Come calcolare il saldo IRPEF 2026
    5. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale
    6. Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate
    7. Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito
    8. Soglie minime per i versamenti IRPEF
    9. Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF
    10. Rateizzazione dei versamenti IRPEF
    11. Errori e ritardi: ravvedimento operoso
    12. Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026
    13. Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

    Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un meccanismo di versamento che funziona in due tempi. Da un lato si paga il saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno appena trascorso (il 2025) e quanto e’ gia’ stato versato durante l’anno tramite ritenute, acconti e crediti d’imposta. Dall’altro lato si versano gli acconti IRPEF per l’anno in corso (il 2026), che anticipano l’imposta che si stima di dover pagare l’anno successivo sulla base dei redditi attuali.

    Questo sistema, regolato dall’art. 17 della Legge 97/1977 e dal DPR 322/1998, riguarda tutte le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF), quindi lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario, professionisti, imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati che hanno redditi ulteriori (locazioni, attivita’ occasionali, dividendi) e che non utilizzano il sostituto d’imposta come tramite per i conguagli.

    Per chi presenta il modello 730 dipendente o pensionato, il saldo e l’acconto IRPEF vengono trattenuti automaticamente dal datore di lavoro o dall’INPS in busta paga o nella rata di pensione, senza bisogno di compilare un F24. Per chi presenta il modello Redditi PF (titolari di partita IVA in regime ordinario, contribuenti senza sostituto, soggetti con redditi particolari) il versamento avviene tramite F24 telematico entro le scadenze fissate dall’Agenzia delle Entrate.

    La distinzione tra saldo e acconto IRPEF e’ fondamentale. Il saldo chiude i conti dell’anno precedente: se hai versato meno di quanto dovuto, paghi la differenza; se hai versato di piu’, maturi un credito che puoi compensare. L’acconto, invece, e’ un’anticipazione dell’imposta futura: serve allo Stato per incassare gradualmente le imposte durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione successiva. Per un approfondimento completo sui versamenti, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

    Calendario delle scadenze IRPEF 2026

    Il calendario delle scadenze IRPEF 2026 e’ definito dall’Agenzia delle Entrate sulla base del DPR 322/1998 e tiene conto sia della dichiarazione dei redditi anno d’imposta 2025 sia degli adempimenti per i versamenti. Ecco le date chiave da tenere a mente per non incorrere in sanzioni o ritardi.

    ScadenzaAdempimentoNote
    30 aprile 2026Apertura 730 precompilatoDal 2026 anticipata dal 15 al 30 aprile
    30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026Termine ordinario (senza maggiorazione)
    30 luglio 2026Saldo IRPEF + 1° acconto con maggiorazione 0,40%Differimento di 30 giorni
    30 settembre 2026Invio definitivo modello 730/2026Scadenza dichiarazione
    25 ottobre 2026730 integrativoCorrezioni a favore
    30 novembre 20262° acconto IRPEF 2026Rata unica
    30 novembre 2026Invio modello Redditi PF 2026Dichiarazione titolari P.IVA

    La data piu’ importante e’ senza dubbio il 30 giugno 2026, scadenza ordinaria per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026. Chi non riesce a versare entro questa data ha la possibilita’ di differire di 30 giorni, fino al 30 luglio 2026, pagando pero’ una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario, non di una sanzione: il contribuente che sceglie questa opzione non commette alcun illecito, semplicemente paga una piccola somma in piu’ per avere 30 giorni di tempo aggiuntivo.

    Il 30 novembre 2026 e’ invece la scadenza per il secondo acconto IRPEF, che si paga in un’unica soluzione senza possibilita’ di differimento. Per chi presenta il modello Redditi PF, il 30 novembre coincide anche con la data ultima per l’invio telematico della dichiarazione. Per gli adempimenti relativi al modello 730 a debito, leggi la guida su come pagare il 730 a debito a rate.

    Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore

    Per calcolare il saldo e l’acconto IRPEF 2026 e’ necessario partire dalle aliquote IRPEF attualmente in vigore. Dal 2024, con il DLgs 216/2023, e’ stata introdotta una riforma che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF. Questa struttura e’ confermata anche per il 2026 ed e’ la base per calcolare l’imposta dovuta sui redditi del 2025 (saldo) e per stimare quella del 2026 (acconto).

    Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta dovuta
    Fino a 28.000 euro23%23% del reddito imponibile
    Oltre 28.000 fino a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000
    Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000

    Rispetto al sistema in vigore fino al 2023 (quattro scaglioni: 23% / 25% / 35% / 43%), la riforma ha unito i primi due scaglioni applicando l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro di reddito. Questo significa un beneficio fiscale per chi ha redditi tra 15.000 e 28.000 euro, che prima erano tassati al 25% e ora scendono al 23%. La terza aliquota del 35% resta in vigore per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre la quarta aliquota del 43% si applica oltre i 50.000 euro.

    Oltre all’IRPEF nazionale, sui redditi delle persone fisiche gravano anche le addizionali regionali (variano da regione a regione, generalmente tra l’1,23% e il 3,33%) e le addizionali comunali (definite dal singolo Comune, fino allo 0,8%). Le addizionali si pagano separatamente, con codici tributo specifici, ma seguono lo stesso calendario del saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026 per il saldo dell’anno precedente. Per approfondire le detrazioni fiscali che riducono l’IRPEF dovuta, consulta la nostra sezione dedicata.

    Come calcolare il saldo IRPEF 2026

    Il calcolo del saldo IRPEF 2026 riguarda l’imposta dovuta sui redditi prodotti nel 2025. La procedura prevede diversi passaggi, che il modello 730 o il modello Redditi PF eseguono automaticamente, ma che e’ utile conoscere per capire come si arriva all’importo finale da versare il 30 giugno.

    Passaggi per il calcolo del saldo IRPEF

    • 1. Determinazione del reddito complessivo: somma di tutti i redditi del 2025 (lavoro dipendente, autonomo, fabbricati, capitale, diversi).
    • 2. Calcolo del reddito imponibile: reddito complessivo meno deduzioni (es. contributi previdenziali, assegni al coniuge, rendita catastale abitazione principale).
    • 3. Applicazione delle aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000, 43% oltre 50.000.
    • 4. Calcolo dell’IRPEF lorda: imposta risultante dall’applicazione delle aliquote agli scaglioni.
    • 5. Scomputo delle detrazioni d’imposta: detrazioni per lavoro dipendente (fino a 1.955 euro), per familiari a carico, per oneri (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).
    • 6. Calcolo dell’IRPEF netta: IRPEF lorda meno detrazioni.
    • 7. Sottrazione di ritenute e acconti gia’ versati: ritenute IRPEF subite, acconti versati nel novembre 2025.
    • 8. Risultato finale: se positivo, e’ il saldo IRPEF a debito; se negativo, e’ un credito da compensare o rimborsare.

    Il saldo IRPEF e’ quindi una differenza algebrica tra cio’ che si dovrebbe pagare e cio’ che si e’ gia’ pagato durante l’anno tramite ritenute alla fonte e acconti. Per un lavoratore dipendente con un solo reddito, in genere il sostituto d’imposta (datore di lavoro) trattiene gia’ tutta l’IRPEF dovuta in busta paga, quindi il saldo a giugno e’ spesso pari a zero o addirittura a credito. Per un autonomo o un titolare di partita IVA in regime ordinario, invece, il saldo IRPEF e’ quasi sempre a debito, perche’ l’imposta sui compensi non e’ trattenuta alla fonte (salvo eccezioni come la ritenuta d’acconto del 20% per professionisti).

    Un esempio concreto: Marco, libero professionista, nel 2025 ha avuto un reddito imponibile di 45.000 euro. L’IRPEF lorda si calcola cosi’: 23% su 28.000 = 6.440 euro, piu’ 35% su (45.000 – 28.000) = 35% su 17.000 = 5.950 euro. Totale IRPEF lorda: 12.390 euro. Supponendo detrazioni per 1.500 euro e ritenute d’acconto subite per 3.000 euro, l’IRPEF netta e’ 12.390 – 1.500 = 10.890 euro. Sottraendo le ritenute (3.000) e il primo e secondo acconto versati nel 2025 (poniamo 5.000 euro totali), il saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2026 e’: 10.890 – 3.000 – 5.000 = 2.890 euro.

    Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale

    L’acconto IRPEF 2026 e’ un’anticipazione dell’imposta che si presume di dover pagare l’anno prossimo (il 2027) sui redditi del 2026. Il contribuente puo’ scegliere tra due metodi di calcolo: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dei redditi attuali. La scelta tra i due metodi e’ libera e ognuno ha vantaggi e rischi.

    Metodo storico: calcolo automatico sul 2025

    Il metodo storico e’ il piu’ semplice e il piu’ usato. L’acconto IRPEF si calcola in misura pari al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente (anno d’imposta 2025), risultante dalla dichiarazione dei redditi. Si prende quindi l’IRPEF netta indicata nel rigo dichiarativo del modello 730 o del modello Redditi PF 2026 e si versa quella cifra (al netto delle riduzioni previste). Il vantaggio del metodo storico e’ che non comporta rischi: se applichi correttamente la regola del 100%, non rischi sanzioni per insufficiente versamento. Lo svantaggio e’ che, se nel 2026 i redditi sono nettamente inferiori al 2025, potresti versare un acconto piu’ alto del dovuto.

    Metodo previsionale: stima sui redditi 2026

    Il metodo previsionale permette di versare un acconto piu’ basso (o anche nessun acconto) se si prevede che il reddito 2026 sara’ inferiore a quello del 2025. In pratica, il contribuente calcola in via previsionale l’IRPEF che dovra’ pagare nel 2027 sui redditi del 2026 e versa il 100% di quella cifra come acconto. Il vantaggio e’ un risparmio finanziario nell’immediato. Il rischio, pero’, e’ importante: se la stima si rivela sbagliata e l’imposta effettiva 2026 supera l’acconto versato di oltre il 20%, scatta una sanzione del 25% sull’importo non versato (oltre agli interessi), salva la possibilita’ di ravvedimento operoso.

    La scelta tra metodo storico e previsionale deve essere ragionata. Il metodo previsionale conviene quando si ha la quasi certezza di un calo di reddito (ad esempio per cessazione di un’attivita’, per riduzione del fatturato gia’ confermata, per passaggio al regime forfettario). In tutti gli altri casi, il metodo storico e’ piu’ prudente. Il CAF Centro Fiscale aiuta i clienti a valutare quale metodo sia piu’ conveniente in base alla situazione personale.

    Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate

    L’acconto IRPEF 2026, calcolato con metodo storico o previsionale, va versato in due rate distinte secondo le regole stabilite dal DPR 322/1998 e dalle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. La ripartizione e gli importi delle rate dipendono dal valore complessivo dell’acconto dovuto.

    Acconto totale dovuto1° rata2° rataScadenze
    Fino a 257,52 euroNon dovuta100% in unica soluzione30 novembre 2026
    Oltre 257,52 euro40% dell’acconto totale60% dell’acconto totale30 giugno e 30 novembre 2026

    La soglia di 257,52 euro e’ il punto di discrimine tra rata unica e doppia rata. Se l’acconto IRPEF complessivo dovuto e’ inferiore o uguale a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno: tutto l’importo si versa in unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se invece l’acconto supera 257,52 euro, si divide in due tranche: il 40% entro il 30 giugno 2026 (insieme al saldo IRPEF) e il restante 60% entro il 30 novembre 2026.

    Continuando l’esempio di Marco visto sopra: la sua IRPEF netta 2025 era di 10.890 euro. Applicando il metodo storico, l’acconto totale 2026 e’ pari al 100% di questa cifra, quindi 10.890 euro. Suddividendo in rate: 4.356 euro (40%) da versare entro il 30 giugno 2026 insieme al saldo, e 6.534 euro (60%) entro il 30 novembre 2026. Quindi a giugno Marco dovra’ pagare in totale: saldo IRPEF 2.890 + primo acconto 4.356 = 7.246 euro; a novembre versera’ il secondo acconto di 6.534 euro.

    E’ importante sottolineare che la prima rata d’acconto si paga insieme al saldo: entrambi entro il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione). Il secondo acconto, invece, e’ un versamento autonomo da fare entro il 30 novembre, senza possibilita’ di differimento ne’ di rateizzazione (salvo che per i forfettari, che hanno regole specifiche in alcune annualita’).

    Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito

    La maggiorazione dello 0,40% e’ una facolta’ prevista dalla normativa fiscale che permette al contribuente di posticipare di 30 giorni il pagamento del saldo IRPEF e del primo acconto IRPEF. Anziche’ versare entro il 30 giugno 2026 (scadenza ordinaria), si puo’ versare entro il 30 luglio 2026 applicando un interesse forfettario dello 0,40% sull’imposta dovuta.

    Per applicare la maggiorazione, basta moltiplicare l’importo dell’IRPEF dovuta per 1,004. Ad esempio, se devi versare 5.000 euro entro il 30 giugno, posticipando al 30 luglio dovrai pagare 5.000 x 1,004 = 5.020 euro. La maggiorazione non e’ una sanzione, ma un costo finanziario opzionale: il contribuente non commette alcuna irregolarita’ scegliendo di pagare con i 30 giorni di differimento. La condizione e’ che il versamento avvenga entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione gia’ inclusa nell’importo versato sul codice tributo corrispondente.

    Attenzione: la maggiorazione dello 0,40% non si applica al secondo acconto IRPEF in scadenza il 30 novembre. Per quella data non e’ previsto alcun differimento ordinario: chi paga in ritardo deve ricorrere al ravvedimento operoso, che comporta sanzioni piu’ alte. Inoltre, la maggiorazione non e’ deducibile come interesse passivo: e’ un costo finale per il contribuente.

    Soglie minime per i versamenti IRPEF

    Non sempre il saldo e acconto IRPEF vanno versati: la normativa fiscale prevede infatti soglie minime al di sotto delle quali il versamento non e’ dovuto. Queste soglie servono a evitare versamenti minimi che genererebbero piu’ costi amministrativi che gettito fiscale.

    Tipologia versamentoSoglia minimaConseguenza
    Saldo IRPEF12 euroSotto soglia: non dovuto
    Acconto IRPEF totale51,65 euroSotto soglia: nessun acconto dovuto
    1° rata acconto (in due rate)40% di 257,52 = 103,01 euroSotto soglia: prima rata non dovuta, tutto in seconda rata
    Addizionale regionale12 euroSotto soglia: non dovuta
    Addizionale comunale12 euroSotto soglia: non dovuta

    La soglia di 51,65 euro per l’acconto IRPEF totale e’ particolarmente rilevante per i piccoli contribuenti. Se l’IRPEF netta 2025 e’ inferiore a 51,65 euro, non si paga alcun acconto per il 2026. Sopra questa soglia, scatta l’obbligo di versamento con le regole gia’ viste (rata unica o doppia rata in base alla soglia di 257,52 euro).

    Per il saldo IRPEF la soglia e’ invece di 12 euro: se l’imposta a debito risultante dalla dichiarazione e’ inferiore a questo importo, non si versa nulla. La stessa soglia di 12 euro vale per le addizionali regionale e comunale, calcolate separatamente dall’IRPEF nazionale. Queste soglie minime semplificano la vita ai contribuenti e all’amministrazione fiscale, evitando versamenti irrisori.

    Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF

    Per versare il saldo e acconto IRPEF 2026 tramite modello F24 telematico, e’ fondamentale utilizzare i codici tributo corretti. L’Agenzia delle Entrate ha definito codici specifici per ciascun tipo di versamento, distinguendo tra saldo, primo acconto, secondo acconto e addizionali. Un errore nei codici tributo puo’ rendere il versamento inefficace e generare sanzioni.

    Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento (rateo)
    4001Saldo IRPEF2025
    4033Primo acconto IRPEF2026
    4034Secondo acconto IRPEF2026
    3801Addizionale regionale IRPEF2025
    3844Addizionale comunale IRPEF – saldo2025
    3843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026

    Nel modello F24 ogni codice tributo va compilato con il relativo anno di riferimento (es. 2025 per il saldo, 2026 per gli acconti) e con l’importo a debito. E’ possibile compensare crediti d’imposta (es. crediti IRPEF di anni precedenti, crediti IVA) con i versamenti dovuti, riducendo l’esborso effettivo. La compensazione orizzontale fino a 5.000 euro non richiede visto di conformita’; oltre questa soglia, e’ necessario il visto del professionista abilitato (commercialista, CAF) sulla dichiarazione.

    I versamenti tramite F24 devono essere effettuati esclusivamente in via telematica per i titolari di partita IVA. I privati possono utilizzare il F24 ordinario cartaceo presso banche, poste o agenti della riscossione, oppure il F24 online tramite home banking o servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per la lista completa dei codici tributo, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

    Rateizzazione dei versamenti IRPEF

    Il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF 2026 possono essere rateizzati, distribuendo l’importo in piu’ versamenti mensili. Questa possibilita’ e’ particolarmente utile per chi ha importi elevati da pagare e preferisce diluire l’esborso nell’arco di alcuni mesi. La normativa di riferimento e’ l’art. 20 DLgs 241/1997, modificato dalla L. 122/2010.

    • Privati (non titolari di P.IVA): possono rateizzare in massimo 7 rate mensili di pari importo. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a dicembre.
    • Titolari di partita IVA: possono rateizzare in massimo 6 rate mensili. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a novembre.
    • Interessi: sulle rate successive alla prima si applica un tasso annuo del 4%, calcolato in misura giornaliera.
    • Secondo acconto: non e’ rateizzabile, si paga in unica soluzione entro il 30 novembre 2026.

    La rateizzazione si comunica direttamente nel modello F24, indicando nella colonna “rateazione/regione” il numero della rata in pagamento e il numero totale di rate scelte (es. “0107” per la prima rata su sette). E’ importante mantenere la stessa rateazione per tutta la durata: se si saltano rate o si modificano gli importi, l’amministrazione fiscale considera l’intero importo come non versato e applica sanzioni.

    Errori e ritardi: ravvedimento operoso

    Se non si versa il saldo o l’acconto IRPEF entro le scadenze previste, e’ possibile sanare il ritardo tramite ravvedimento operoso, regolato dall’art. 13 DLgs 472/1997. Il ravvedimento riduce le sanzioni in proporzione alla rapidita’ con cui si regolarizza la posizione. La riforma sanzioni entrata in vigore con il DLgs 87/2024 ha rivisto al ribasso le sanzioni base, rendendo il ravvedimento ancora piu’ conveniente.

    Tempo di ravvedimentoSanzione ridottaInteressi
    Entro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno di ritardoTasso legale annuo
    Da 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)Tasso legale annuo
    Da 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)Tasso legale annuo
    Entro il termine dichiarazione anno successivo3,125% (1/8 del 25%)Tasso legale annuo
    Oltre, ma entro 2 anni3,57% (1/7 del 25%)Tasso legale annuo

    Il ravvedimento operoso e’ particolarmente vantaggioso se applicato nei primi 30 giorni dalla scadenza. Per regolarizzare, si versa con F24 l’imposta originariamente dovuta, la sanzione ridotta (codice tributo 8901 per IRPEF) e gli interessi legali (codice tributo 1989). E’ una procedura accessibile anche senza l’aiuto di un professionista, ma se hai dubbi sui calcoli e’ bene rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.

    Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026

    Per fissare i concetti, vediamo tre esempi pratici di calcolo del saldo e acconto IRPEF 2026 in situazioni diverse: lavoratore dipendente con redditi aggiuntivi, professionista in regime ordinario, e pensionato con seconda casa.

    Esempio 1: dipendente con redditi da locazione

    Anna e’ dipendente di una grande azienda, reddito 2025 di 32.000 euro lordi (CU rilasciata dal datore di lavoro). Ha anche un appartamento in affitto con cedolare secca al 21% che produce un reddito di 7.200 euro annui. Il sostituto d’imposta ha gia’ trattenuto in busta paga l’IRPEF sul reddito da lavoro. L’IRPEF residua dovuta riguarda quindi la sola sezione ordinaria del reddito complessivo (la cedolare e’ tassazione separata). Calcolando: 23% su 28.000 + 35% su (32.000-28.000) = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro di IRPEF lorda. Detrazione lavoro dipendente per 32.000 euro: circa 1.910 euro. IRPEF netta: 7.840 – 1.910 = 5.930 euro. Trattenute dal datore: 5.930 euro (ipotesi conguaglio in busta). Saldo IRPEF da versare: 0 euro. Acconto IRPEF 2026: 100% di 5.930 = 5.930 euro, di cui prima rata 40% = 2.372 entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 3.558 entro il 30/11/2026.

    Esempio 2: professionista in regime ordinario

    Luca, avvocato, reddito imponibile 2025 di 60.000 euro (compensi al netto dei costi). IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 22.000 + 43% su 10.000 = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro. Detrazioni varie: 1.200 euro. IRPEF netta: 17.240 euro. Ritenute d’acconto subite sui compensi: 4.800 euro. Acconti gia’ versati nel 2025: 10.000 euro (40% + 60% sul 2024). Saldo IRPEF 2026: 17.240 – 4.800 – 10.000 = 2.440 euro. Acconto 2026 (metodo storico, 100% di 17.240): 17.240 euro, di cui prima rata 40% = 6.896 euro + saldo 2.440 = 9.336 euro entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 10.344 euro entro il 30/11/2026.

    Esempio 3: pensionato con seconda casa

    Giuseppe, pensionato INPS, pensione 2025 di 18.000 euro annui. Possiede una seconda casa che usa come dimora secondaria (rendita catastale rivalutata: 800 euro). Reddito complessivo: 18.000 + 800 = 18.800 euro. IRPEF lorda: 23% su 18.800 = 4.324 euro. Detrazione pensione: circa 1.880 euro. IRPEF netta: 4.324 – 1.880 = 2.444 euro. L’INPS ha trattenuto in pensione l’IRPEF sui 18.000 euro di pensione, circa 2.260 euro (pari al 23% al netto delle detrazioni pro-quota). Saldo IRPEF da versare per la seconda casa: circa 184 euro. Acconto 2026: 100% di 2.444 = 2.444 euro, di cui prima rata 40% = 977,60 euro (sopra soglia 257,52, quindi divisibile in due) + saldo 184 = 1.162 euro circa entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 1.466 euro entro il 30/11/2026.

    Questi esempi mostrano come il saldo e acconto IRPEF 2026 possa variare sensibilmente in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta. In casi complessi (redditi misti, partita IVA, immobili) e’ fondamentale rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che possono costare in termini di sanzioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ specializzato nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, con particolare attenzione alle esigenze dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia, dove il sistema tavolare richiede competenze specifiche per la gestione degli immobili nelle dichiarazioni dei redditi.

    Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

    Quando scade il saldo IRPEF 2026?

    Il saldo IRPEF 2026 (relativo ai redditi 2025) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile differire il versamento al 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% sull’imposta dovuta.

    Quanto si paga di acconto IRPEF nel 2026?

    L’acconto IRPEF 2026 e’ pari al 100% dell’IRPEF netta dovuta per l’anno d’imposta 2025 (metodo storico). In alternativa, si puo’ utilizzare il metodo previsionale, basato sulla stima del reddito 2026. L’acconto si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre 2026, se l’acconto totale supera 257,52 euro.

    Quali sono le aliquote IRPEF 2026?

    Le aliquote IRPEF 2026 sono articolate in tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La riforma del DLgs 216/2023 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF a partire dal 2024.

    Cosa succede se non pago il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026?

    Se non versi entro il 30 giugno 2026, hai due opzioni: pagare entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, oppure ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare il ritardo con sanzioni ridotte. Piu’ tardi paghi, piu’ alta sara’ la sanzione.

    Posso rateizzare il saldo IRPEF 2026?

    Si’, il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF possono essere rateizzati. I privati possono dividere il versamento in massimo 7 rate mensili (con interessi del 4% annuo sulle rate successive alla prima), mentre i titolari di partita IVA in massimo 6 rate. Il secondo acconto non e’ rateizzabile.

    Quando il secondo acconto IRPEF non si paga?

    Il secondo acconto IRPEF 2026 (scadenza 30 novembre) non e’ dovuto quando l’imposta netta dell’anno precedente e’ inferiore a 51,65 euro. Inoltre, quando l’acconto totale e’ inferiore a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno e l’intero importo viene versato in unica soluzione il 30 novembre.

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    Conclusione: gestire il saldo e acconto IRPEF 2026 con il CAF

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un adempimento articolato che richiede attenzione su scadenze, calcoli e codici tributo. Le date fondamentali da memorizzare sono il 30 giugno 2026 per saldo e primo acconto (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e il 30 novembre 2026 per il secondo acconto. Le aliquote IRPEF 2026 restano confermate a tre scaglioni (23% / 35% / 43%) come stabilito dal DLgs 216/2023.

    Se vuoi essere certo di calcolare correttamente il saldo e acconto IRPEF 2026, evitare sanzioni e cogliere tutte le opportunita’ di risparmio fiscale (detrazioni, deduzioni, compensazioni), affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori sono specializzati in dichiarazione dei redditi, sia con modello 730 sia con modello Redditi PF, e ti supportano in ogni fase: dalla raccolta documenti al calcolo dell’imposta, dalla compilazione del modello al versamento tramite F24. Prenota un appuntamento chiamando il nostro centralino o tramite il sito centrofiscale.com.

    Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 08:44:012026-05-22 08:09:57Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello 730 a Debito 2026: Come Pagare a Rate e Calendario Versamenti

    Dichiarazione dei redditi 730

    Hai compilato il Modello 730/2026 per i redditi 2025 e hai scoperto che, anziche un rimborso, ti spetta un conguaglio a debito? Niente panico: la normativa italiana ti permette di pagare a rate le somme dovute, sia se hai un sostituto d imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) sia se sei privo di sostituto. In questa guida, aggiornata alla normativa vigente per il 2026, ti spieghiamo passo passo come funziona la rateizzazione del 730 a debito, quali sono le scadenze, gli interessi applicati, il numero massimo di rate ammesse e come evitare sanzioni in caso di tardivo o omesso pagamento.

    La scadenza per l invio definitivo del 730/2026 e fissata al 30 settembre 2026, ma e fortemente consigliato presentare la dichiarazione il prima possibile (a partire dal 30 aprile 2026, data di disponibilita del precompilato), proprio per pianificare con anticipo eventuali pagamenti rateali. Vediamo insieme tutti i dettagli operativi.

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    Indice dei contenuti

    1. Che cosa significa Modello 730 a debito
    2. Quando il 730 risulta a debito: le cause piu frequenti
    3. Rateizzazione del 730 con sostituto d imposta
    4. Rateizzazione del 730 senza sostituto d imposta
    5. Numero massimo rate, interessi e calendario versamenti
    6. Esempio pratico di rateizzazione 730 2026
    7. Come richiedere la rateizzazione del 730
    8. Errori da evitare e casi particolari
    9. Cosa succede se non pago il 730 a debito
    10. Ravvedimento operoso per omesso o tardivo pagamento
    11. Domande frequenti (FAQ)

    Che cosa significa Modello 730 a debito

    Quando si presenta il Modello 730, l Agenzia delle Entrate (o l intermediario che presenta la dichiarazione: CAF, professionista abilitato, sostituto d imposta) procede al conguaglio fiscale: ovvero confronta l IRPEF realmente dovuta sulla base dei redditi 2025 con quella gia trattenuta in busta paga o nella pensione durante l anno. Il risultato puo essere:

    • 730 a credito: hai versato piu imposte del dovuto e ti spetta un rimborso IRPEF, che ti verra accreditato dal sostituto d imposta a partire dalla retribuzione di luglio (o di agosto per i pensionati), oppure direttamente dall Agenzia delle Entrate se non hai un sostituto.
    • 730 a debito: hai versato meno imposte di quanto dovuto e devi versare la differenza all Erario. Questa somma viene trattenuta dalla busta paga di luglio o tramite modello F24 nel caso in cui non vi sia un sostituto d imposta.
    • 730 a zero: l IRPEF dovuta coincide con quella gia versata, quindi non vi e ne credito ne debito da regolare.

    Il 730 a debito, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non e un errore o una “multa”: e semplicemente il risultato di un saldo IRPEF che, per varie ragioni, non era stato interamente coperto dalle ritenute mensili. La buona notizia e che il legislatore consente di diluire il pagamento in piu rate mensili, sia per i contribuenti con sostituto d imposta sia per i contribuenti privi di sostituto.

    Quando il 730 risulta a debito: le cause piu frequenti

    Le ragioni per cui il Modello 730 puo risultare a debito sono numerose e dipendono dalla situazione reddituale e patrimoniale del contribuente nell anno d imposta 2025. Le casistiche piu frequenti che riscontriamo presso il CAF Centro Fiscale sono le seguenti:

    • Piu rapporti di lavoro nello stesso anno: se hai cambiato datore di lavoro o hai avuto piu redditi da lavoro dipendente contemporaneamente (es. dipendente + collaborazione), ciascun sostituto applica le ritenute IRPEF su una base reddituale piu bassa rispetto al reddito complessivo, generando un debito al conguaglio.
    • Pensione + lavoro dipendente: pensionato che lavora come dipendente o riceve piu pensioni; in genere INPS e datore di lavoro non comunicano tra loro e ciascuno applica detrazioni e aliquote come se fosse l unica fonte di reddito.
    • Redditi diversi: locazioni di immobili (cedolare secca o tassazione ordinaria), redditi di capitale non assoggettati a ritenuta a titolo d imposta, plusvalenze, redditi occasionali.
    • Bonus e premi di risultato erogati con detassazione errata o non applicabile.
    • Detrazioni minori del previsto: ad esempio nucleo familiare cambiato in corso d anno, perdita del coniuge o figlio a carico, fine del beneficio dell Assegno Unico per figli che hanno superato i 21 anni.
    • Errori del sostituto d imposta: applicazione errata delle aliquote IRPEF a 3 scaglioni (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre), in vigore dal 2024 ai sensi del D.Lgs. 216/2023.
    • Mancata trattenuta di addizionali regionali e comunali: in alcuni casi, le addizionali vengono ricalcolate in sede di dichiarazione generando un saldo a debito.
    • Cedolare secca su locazioni: se non hai versato gli acconti, l intero importo finisce a saldo nel 730.

    Quando il debito IRPEF e particolarmente elevato (parliamo di importi superiori a 1.000-1.500 euro), la rateizzazione diventa un opportunita preziosa per non incidere troppo sul reddito mensile disponibile.

    Rateizzazione del 730 con sostituto d imposta

    Se sei un lavoratore dipendente o un pensionato con sostituto d imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), la rateizzazione del 730 a debito e particolarmente semplice e vantaggiosa. Non e necessario presentare alcuna domanda all Agenzia delle Entrate o predisporre F24: e sufficiente indicare nel modello 730, nel quadro relativo ai dati del sostituto, il numero di rate prescelto (da 2 a un massimo di rate variabile in base al mese di presentazione).

    Come funziona la trattenuta in busta paga o pensione

    Il sostituto d imposta (datore di lavoro o ente previdenziale) provvedera autonomamente a trattenere la somma dovuta secondo queste modalita:

    • Prima rata: trattenuta dalla retribuzione corrisposta nel mese di luglio 2026 per i lavoratori dipendenti, o dalla pensione di agosto/settembre 2026 per i pensionati.
    • Rate successive: trattenute mensilmente fino a novembre 2026 al massimo (l ultima rata utile e quella di novembre).
    • Acconto IRPEF di novembre/dicembre: oltre alle rate del saldo, viene trattenuto anche il secondo acconto IRPEF con scadenza 1 dicembre 2026 (essendo il 30 novembre 2026 un giorno festivo o non lavorativo l acconto viene rinviato al primo giorno utile).

    Sulle rate successive alla prima il sostituto applica gli interessi mensili dello 0,33% (corrispondenti a un tasso annuo del 4%) come previsto dall art. 20 del D.P.R. 602/1973 e dal D.M. del Ministero dell Economia e delle Finanze del 21/05/2009. La prima rata e sempre esente da interessi.

    Capienza in busta paga

    Se la retribuzione del mese non e sufficiente a coprire l intera trattenuta (per ferie non pagate, congedi, malattia prolungata, sospensione del rapporto), il sostituto d imposta differisce la trattenuta alla mensilita successiva, applicando un interesse del 4% annuo. Se nemmeno a dicembre la capienza e sufficiente, il sostituto comunica al lavoratore l importo residuo da versare autonomamente tramite F24.

    Rateizzazione del 730 senza sostituto d imposta

    Da diversi anni, il Modello 730 puo essere presentato anche dai contribuenti privi di sostituto d imposta: lavoratori a chiamata, lavoratori stagionali, percettori di NASPI senza nuovo lavoro, soggetti che hanno cessato il rapporto di lavoro nel corso del 2025 e non hanno trovato una nuova collocazione, eredi che presentano il 730 per il defunto.

    In questi casi il conguaglio non puo avvenire in busta paga e il contribuente deve provvedere autonomamente:

    • Se il 730 e a credito: il rimborso viene erogato direttamente dall Agenzia delle Entrate, mediante accredito sul conto corrente bancario o postale (IBAN da comunicare in dichiarazione) oppure con titolo di credito spedito per posta.
    • Se il 730 e a debito: il contribuente deve compilare e presentare un modello F24, anche con la possibilita di rateizzare il pagamento.

    Scadenze di versamento F24 per il 730 senza sostituto

    Le scadenze applicabili sono le stesse del Modello Redditi PF e fanno riferimento al calendario fiscale dell Agenzia delle Entrate:

    • 30 giugno 2026 (data ufficiale, da verificare in base ai differimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale): versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 senza maggiorazione. (Storicamente la data e fissata al 30 giugno; nel 2024 e stata differita al 31 luglio, nel 2025 al 30 luglio).
    • 30 luglio 2026: versamento con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, prevista dall art. 17 del D.P.R. 435/2001.
    • 1 dicembre 2026: versamento del secondo acconto IRPEF 2026 (poiche il 30 novembre cade di domenica, slitta al primo giorno feriale).

    Importante: nel 2026, in base alle proroghe annualmente concesse dal Governo (in genere disposte con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), e altamente probabile che la scadenza ordinaria del 30 giugno venga rinviata. Verifica sempre le ultime disposizioni dell Agenzia delle Entrate o consulta il CAF Centro Fiscale.

    Numero massimo rate, interessi e calendario versamenti

    La normativa che disciplina la rateizzazione del saldo IRPEF e degli acconti e contenuta nell art. 20 del D.Lgs. 241/1997 (come modificato dal D.Lgs. n. 1/2024 – cosiddetto “Decreto Adempimenti”) e nelle istruzioni dei modelli dichiarativi pubblicate annualmente dall Agenzia delle Entrate. La principale novita degli ultimi anni e l estensione del termine ultimo per la rateazione al 16 dicembre dell anno di presentazione (in luogo del precedente 30 novembre), introdotta per uniformare il sistema di rateazione di tutti i versamenti unitari risultanti da dichiarazione.

    Tabella riassuntiva: numero rate massimo

    Tipologia contribuenteMese inizio rateazioneMese ultima rataNumero massimo rate
    Dipendente con sostitutoLuglio 2026Novembre 20265 rate
    Pensionato con sostitutoAgosto 2026Novembre 20264 rate
    Senza sostituto (F24) – prima scadenzaGiugno 2026Dicembre 20267 rate
    Senza sostituto (F24) – con +0,40%Luglio 2026Dicembre 20266 rate

    Va sottolineato che il numero di rate effettivamente attivabili dipende dal mese in cui inizia la trattenuta o il versamento: chi presenta tardivamente il 730 (a settembre) avra a disposizione un numero inferiore di rate rispetto a chi lo presenta a maggio o giugno.

    Interessi di rateazione

    Sull importo di ogni rata successiva alla prima si applica un interesse mensile, calcolato in misura percentuale crescente. La prima rata e sempre senza interessi; le rate successive scontano interessi pari allo 0,33% mensile (cioe il 4% su base annua), come fissato dal Decreto MEF del 21 maggio 2009 in vigore.

    RataInteresse applicato
    1° rata0,00% (nessun interesse)
    2° rata0,33%
    3° rata0,66%
    4° rata0,99%
    5° rata1,32%
    6° rata1,65%
    7° rata1,98%

    Per i contribuenti che pagano tramite modello F24 e che hanno scelto il differimento al 30 luglio 2026 con maggiorazione dello 0,40%, l interesse di rateazione si applica oltre alla maggiorazione gia incassata dallo Stato.

    Esempio pratico di rateizzazione 730 2026

    Per rendere piu chiaro il funzionamento della rateizzazione, vediamo un esempio concreto. Immaginiamo Marco, dipendente di un azienda metalmeccanica, che ha presentato il 730/2026 e ha un debito IRPEF totale di 1.500 euro. Ha deciso di rateizzare in 5 rate mensili (da luglio a novembre 2026). Il calcolo sara il seguente:

    • Importo rata base: 1.500 ÷ 5 = 300,00 euro.
    • Rata 1 (luglio 2026): 300,00 euro (nessun interesse).
    • Rata 2 (agosto 2026): 300,00 + (300,00 × 0,33%) = 300,99 euro.
    • Rata 3 (settembre 2026): 300,00 + (300,00 × 0,66%) = 301,98 euro.
    • Rata 4 (ottobre 2026): 300,00 + (300,00 × 0,99%) = 302,97 euro.
    • Rata 5 (novembre 2026): 300,00 + (300,00 × 1,32%) = 303,96 euro.

    Totale versato con rateizzazione: 1.509,90 euro (importo capitale 1.500 euro + 9,90 euro di interessi). Il costo aggiuntivo della rateizzazione, in questo caso, e estremamente contenuto (meno dell 1% del debito).

    Se Marco invece avesse scelto di pagare tutto in un unica soluzione a luglio 2026, avrebbe versato 1.500,00 euro senza alcun interesse. La scelta tra rateizzazione e pagamento integrale dipende quindi dalla disponibilita di liquidita e dalla volonta di diluire il sacrificio fiscale su piu mesi.

    Come richiedere la rateizzazione del 730

    La procedura per richiedere la rateizzazione del 730 a debito e diversa a seconda che il contribuente abbia o meno un sostituto d imposta.

    Con sostituto d imposta

    • Nel quadro F (Acconti, ritenute, eccedenze ed altri dati) del Modello 730, e necessario indicare il numero di rate prescelto (da 2 a 5 per i dipendenti, da 2 a 4 per i pensionati).
    • Se ti rivolgi a un CAF o a un commercialista abilitato, sara sufficiente comunicare la tua scelta in fase di compilazione.
    • Una volta presentata la dichiarazione, il sostituto ricevera automaticamente i dati e attivera le trattenute.
    • Non e possibile modificare il numero di rate dopo l invio del 730: e quindi importante decidere correttamente in fase di compilazione.

    Senza sostituto d imposta (versamento tramite F24)

    • Si compila il modello F24 ordinario, indicando i seguenti codici tributo nella sezione Erario (consultabili nell istruzioni Agenzia delle Entrate):
    Codice tributoDescrizione
    4001IRPEF – Saldo
    4033IRPEF – Acconto prima rata
    4034IRPEF – Acconto seconda rata o unica soluzione
    3801Addizionale regionale IRPEF
    3844Addizionale comunale IRPEF – Saldo
    1668Interessi pagamento dilazionato
    • Si indica nel campo “Rateazione/Mese rif” il numero della rata e il totale di rate (es. 0105 per la prima di cinque rate, 0205 per la seconda di cinque, ecc.).
    • Il modello F24 puo essere presentato online tramite i servizi telematici dell Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline) oppure tramite home banking, oppure ancora presso uffici postali, banche e tabaccai abilitati (per importi sotto 1.000 euro, salvo presenza di compensazioni).
    • Attenzione: se vi sono compensazioni con crediti d imposta, il modello F24 deve essere presentato obbligatoriamente con modalita telematiche.

    Errori da evitare e casi particolari

    Nella prassi quotidiana del CAF Centro Fiscale di Udine, riscontriamo spesso alcuni errori ricorrenti in tema di rateizzazione del 730 a debito. Ecco i piu frequenti, con le indicazioni per evitarli.

    • Indicare un numero di rate eccessivo: se presenti il 730 a settembre 2026 e indichi 5 rate, il sistema potrebbe non riuscire a completare la trattenuta nei mesi residui. In questi casi e meglio limitarsi a 2-3 rate o pagare in unica soluzione.
    • Errore nel codice tributo F24: usare 4034 (acconto) al posto di 4001 (saldo) genera ritardi nei controlli automatizzati e potenziali sanzioni. Verifica sempre con il CAF o con il commercialista.
    • Dimenticare l acconto: se l IRPEF dovuta supera 51,65 euro, sei automaticamente tenuto a versare anche gli acconti (in genere il 100% del debito dell anno precedente). Non escluderli dalla pianificazione finanziaria.
    • Sottovalutare le addizionali regionali e comunali: la rateizzazione si applica anche su queste imposte; tuttavia ognuna ha il proprio codice tributo e va indicata separatamente nel F24.
    • 730 congiunto: nel caso di dichiarazione congiunta tra coniugi, le scelte di rateizzazione devono essere coerenti per entrambi (la presentazione e unica ma le imposte sono individuali).
    • Pensionati con cedolino di importo basso: se la pensione mensile e modesta e il debito 730 e alto, prevedi la possibilita che il sostituto non riesca a recuperare l intero importo entro novembre.

    Cosa succede se non pago il 730 a debito

    L omesso o tardivo versamento del 730 a debito ha conseguenze ben precise, disciplinate dal D.Lgs. 471/1997. La sanzione amministrativa ordinaria per omesso versamento e pari al 25% dell imposta non versata (ridotta dal precedente 30% per effetto del D.Lgs. 87/2024, che ha riformato il sistema sanzionatorio in vigore dal 1° settembre 2024).

    Le conseguenze pratiche di un mancato versamento sono:

    • Avviso bonario: l Agenzia delle Entrate, in seguito al controllo automatizzato della dichiarazione (art. 36-bis DPR 600/1973), invia una comunicazione di irregolarita con l importo dovuto comprensivo di sanzione e interessi.
    • Riduzione sanzione con avviso bonario: pagando entro 30 giorni dal ricevimento dell avviso, la sanzione si riduce a un terzo (8,33% al posto del 25%).
    • Mancato pagamento dell avviso bonario: emissione di cartella esattoriale da parte dell Agenzia delle Entrate-Riscossione, con sanzione piena e interessi maturati.
    • Possibili azioni esecutive: in caso di ulteriore inadempimento, pignoramento di conto corrente, fermo amministrativo, ipoteca su immobili.

    Ravvedimento operoso per omesso o tardivo pagamento

    Il ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. 472/1997) e lo strumento che permette al contribuente di regolarizzare spontaneamente l omesso o tardivo versamento, pagando l imposta dovuta, gli interessi legali (oggi pari al 2% annuo dal 1° gennaio 2024 e in evoluzione annuale) e una sanzione ridotta. La riforma sanzionatoria del D.Lgs. 87/2024 ha modificato le percentuali, applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024.

    Tempistica regolarizzazioneSanzione ridotta
    Entro 14 giorni dal mancato pagamento0,083% per ogni giorno di ritardo (1/10 dello 0,83% giornaliero)
    Da 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)
    Da 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)
    Da 91 giorni a 1 anno3,125% (1/8 del 25%)
    Da 1 anno a 2 anni3,572% (1/7 del 25%)
    Oltre 2 anni4,17% (1/6 del 25%)

    Il versamento del ravvedimento avviene tramite modello F24, indicando i codici tributo specifici:

    • 8901: sanzione pecuniaria ravvedimento IRPEF.
    • 1989: interessi sul ravvedimento IRPEF.

    Per un calcolo preciso del ravvedimento, ti consigliamo di affidarti al CAF Centro Fiscale di Udine che dispone di software certificati per il calcolo automatizzato di sanzioni e interessi.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti (FAQ)

    Posso cambiare il numero di rate dopo aver presentato il 730?

    No, una volta presentata la dichiarazione il numero di rate scelto non e modificabile. L unica eccezione e la presentazione di un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026, che pero serve a correggere errori sostanziali, non a modificare le rate.

    Si possono rateizzare anche gli acconti IRPEF?

    Si, il primo acconto IRPEF puo essere rateizzato negli stessi termini del saldo. Il secondo acconto, invece, deve essere versato in unica soluzione entro il 30 novembre (1 dicembre 2026 essendo il 30 domenica).

    Cosa succede se cambio lavoro a meta anno?

    Se hai cambiato datore di lavoro nel 2026 e il nuovo sostituto d imposta non ha ancora attivato le ritenute, comunica tempestivamente al tuo nuovo datore l obbligo di operare il conguaglio. In alcuni casi e necessario presentare un 730/2026 senza sostituto per gestire autonomamente il debito tramite F24.

    Il 730 precompilato indica gia il numero di rate?

    No, il 730 precompilato disponibile dal 30 aprile 2026 (la scadenza e stata posticipata di 15 giorni rispetto al precedente 15 aprile) non propone un numero di rate prestabilito. La scelta della rateazione spetta sempre al contribuente, in fase di accettazione/modifica della precompilata.

    Posso pagare il 730 a debito anche con carta di credito?

    Per il pagamento del modello F24 telematico, e possibile utilizzare il portale dell Agenzia delle Entrate con addebito SEPA su conto corrente, oppure pagare tramite home banking, app bancarie e in alcuni casi con carta di credito presso strumenti convenzionati. Verifica le opzioni del tuo istituto bancario.

    Conviene rateizzare o pagare in unica soluzione?

    Da un punto di vista strettamente economico, pagare in unica soluzione e leggermente piu conveniente perche non si applicano gli interessi mensili. Tuttavia, se il debito e elevato (oltre 1.000-2.000 euro) e impatta significativamente sul bilancio familiare, la rateizzazione e una soluzione molto vantaggiosa con un costo aggiuntivo molto contenuto (inferiore al 2% del capitale anche su 6-7 rate).

    Hai bisogno di assistenza per il tuo 730?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua completa disposizione per aiutarti a compilare il Modello 730/2026 in modo corretto, pianificare al meglio la rateizzazione del debito e gestire l intera procedura di versamento con F24. Garantiamo:

    • Compilazione del 730 da parte di operatori qualificati e abilitati Agenzia delle Entrate.
    • Analisi del 730 precompilato e integrazione con redditi e oneri detraibili/deducibili.
    • Pianificazione della rateazione in base alla tua specifica situazione finanziaria.
    • Predisposizione del modello F24 con ravvedimento operoso in caso di ritardi.
    • Assistenza in caso di avvisi bonari o cartelle esattoriali.

    Contattaci subito per fissare un appuntamento presso la nostra sede di Udine. La nostra esperienza pluriennale al servizio dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia e la migliore garanzia per la tua tranquillita fiscale.

    Maggio 22, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 07:25:292026-05-31 14:09:59Modello 730 a Debito 2026: Come Pagare a Rate e Calendario Versamenti
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno dei passaggi fiscali piu importanti per contribuenti, partite IVA, lavoratori autonomi e dipendenti che presentano la dichiarazione dei redditi. La gestione corretta di queste scadenze permette di evitare sanzioni, interessi e ravvedimenti, garantendo al tempo stesso una pianificazione finanziaria piu efficace per l’intero anno.

    In questa guida completa trovi il calendario delle scadenze IRPEF 2026 riferite all’anno d’imposta 2025, le modalita per calcolare il saldo e gli acconti con il metodo storico e previsionale, i codici tributo da utilizzare nel modello F24, le regole per la rateizzazione e i casi specifici per dipendenti, autonomi, forfettari e pensionati.

    Indice dei contenuti

    1. Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo
    2. Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF
    3. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale
    4. Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali
    5. Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento
    6. Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026
    7. Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario
    8. IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730
    9. Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento
    10. Domande frequenti

    Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo

    Le scadenze IRPEF 2026 riguardano l’anno d’imposta 2025 e seguono il calendario stabilito dal DPR 435/2001 e successive modifiche. Conoscere con esattezza le date e i meccanismi del versamento e fondamentale per evitare ritardi e per programmare la liquidita aziendale e familiare.

    Ecco le principali scadenze da segnare in calendario per il 2026:

    • 30 giugno 2026: termine ordinario per il versamento del saldo IRPEF 2025 e del primo acconto IRPEF 2026, senza alcuna maggiorazione.
    • 30 luglio 2026: termine prorogato con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse, per chi sceglie di differire il pagamento.
    • 30 novembre 2026: scadenza unica per il versamento del secondo o unico acconto IRPEF relativo all’anno d’imposta 2026.
    • 30 settembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026.
    • 30 novembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello Redditi PF 2026.

    Per i soggetti ISA (Indici Sintetici di Affidabilita fiscale) e per i contribuenti in regime forfettario, e prevista una proroga abituale al 20 luglio 2026 senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto attuativo. La proroga viene generalmente comunicata con DPCM nei mesi precedenti la scadenza.

    Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF

    Il sistema fiscale italiano per l’IRPEF si basa su un meccanismo di versamento anticipato: il contribuente paga in via preventiva una parte dell’imposta che si presume dovuta per l’anno in corso (acconto), per poi conguagliare l’anno successivo con il saldo. In sintesi:

    • il saldo IRPEF rappresenta il conguaglio definitivo dell’imposta dovuta per l’anno d’imposta concluso (es. nel 2026 si paga il saldo riferito al 2025);
    • il primo acconto IRPEF e una somma versata anticipatamente per l’anno d’imposta in corso (es. nel 2026 si versa l’acconto per l’IRPEF 2026);
    • il secondo acconto IRPEF integra il primo per coprire l’intero anticipo previsto dalla legge.

    Il meccanismo nasce dalla necessita dello Stato di anticipare il gettito fiscale ed evitare l’eccessiva concentrazione dei versamenti in un unico momento. Per il contribuente, questo comporta la necessita di una pianificazione finanziaria piu attenta, soprattutto per chi ha redditi variabili.

    L’importo dell’acconto e calcolato in misura pari al 100% dell’IRPEF dovuta per l’anno precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute (cosiddetta “imposta storica”). Il contribuente puo tuttavia scegliere di applicare il metodo previsionale, ricalcolando l’acconto sulla base dei redditi attesi per l’anno in corso.

    Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale

    Il contribuente puo scegliere tra due modalita di calcolo dell’acconto IRPEF: il metodo storico e il metodo previsionale. La scelta dipende dalla situazione reddituale dell’anno in corso e dalle previsioni future.

    Metodo storico

    Il metodo storico e il metodo standard ed e calcolato sull’imposta dovuta nell’anno precedente. Si fa riferimento al rigo “Differenza” della dichiarazione dei redditi (rigo RN34 del Modello Redditi PF, rigo 70 del 730), che rappresenta l’IRPEF dovuta al netto di detrazioni, crediti e ritenute.

    • se l’imposta dell’anno precedente e inferiore o pari a 51,65 euro: nessun acconto e dovuto;
    • se l’imposta e superiore a 51,65 euro: l’acconto e pari al 100% dell’imposta storica.

    Esempio pratico: se la dichiarazione 2026 (anno d’imposta 2025) presenta un’IRPEF dovuta pari a 4.000 euro, l’acconto totale per il 2026 sara di 4.000 euro, da versare in due rate.

    Metodo previsionale

    Il metodo previsionale consente di calcolare l’acconto in base ai redditi che si presume di conseguire nell’anno in corso. E particolarmente utile quando si prevede una riduzione significativa del reddito, ad esempio per cessazione dell’attivita, riduzione del fatturato o cambio di regime fiscale.

    Attenzione: scegliendo il metodo previsionale, in caso di errato calcolo (acconto versato inferiore al dovuto), si applicano sanzioni sulla differenza, riducibili tramite ravvedimento operoso. E quindi consigliabile applicare il metodo previsionale solo con previsioni prudenziali e documentabili.

    Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali

    L’acconto IRPEF viene generalmente versato in due rate, con scadenze e percentuali differenti. La suddivisione dipende dall’importo complessivo dell’acconto dovuto.

    • Acconto inferiore a 257,52 euro: versamento in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026.
    • Acconto pari o superiore a 257,52 euro: versamento in due rate:
      • prima rata – 40% dell’acconto, entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%);
      • seconda rata – 60% dell’acconto, entro il 30 novembre 2026.

    Esempio pratico: con un’IRPEF storica 2025 di 3.000 euro, l’acconto totale per il 2026 e pari a 3.000 euro. La prima rata di acconto (40%) sara di 1.200 euro entro il 30 giugno 2026, mentre la seconda rata (60%) sara di 1.800 euro entro il 30 novembre 2026. Al saldo IRPEF 2025 (da versare insieme alla prima rata) si aggiungera il primo acconto, generando un esborso complessivo significativo a fine giugno.

    Per i contribuenti soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), la suddivisione dell’acconto e tipicamente 50% + 50%, secondo quanto previsto dal D.L. 124/2019.

    Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento

    I versamenti del saldo e degli acconti IRPEF vanno effettuati tramite modello F24, utilizzando codici tributo specifici. La compilazione corretta del modello e fondamentale per evitare errori che potrebbero generare avvisi bonari o cartelle esattoriali.

    I principali codici tributo IRPEF da utilizzare nel 2026 sono:

    • 4001 – IRPEF saldo: per il versamento del saldo della dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2025);
    • 4033 – IRPEF acconto prima rata: per il versamento del primo acconto IRPEF (anno d’imposta 2026);
    • 4034 – IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione: per il versamento del secondo acconto o dell’acconto in unica soluzione.

    Nel modello F24, in corrispondenza dell’anno di riferimento, occorre indicare:

    • 2025 per il codice 4001 (saldo dell’anno d’imposta concluso);
    • 2026 per i codici 4033 e 4034 (acconto sull’anno d’imposta in corso).

    I versamenti vanno effettuati esclusivamente tramite F24 telematico: i contribuenti titolari di partita IVA hanno l’obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 web, F24 online o intermediari). I privati senza partita IVA possono utilizzare anche l’home banking abilitato.

    Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026

    Il contribuente puo scegliere di rateizzare il saldo IRPEF e il primo acconto, suddividendo l’importo in piu rate mensili. La seconda rata di acconto (quella di novembre) non e mai rateizzabile e va versata in un’unica soluzione.

    Le regole della rateizzazione sono diverse per titolari di partita IVA e per i contribuenti privati senza partita IVA:

    • Titolari di partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro il 16 di ogni mese (l’ultima entro il 16 dicembre 2026);
    • Privati senza partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro la fine di ogni mese (l’ultima entro il 30 novembre 2026).

    Sulle rate successive alla prima si applicano interessi mensili dello 0,33% (4% annuo), non capitalizzati. La prima rata coincide con la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%).

    Per indicare la rateizzazione nel modello F24, occorre compilare il campo “rateazione/regione/prov.” con il formato NNRR, dove NN e il numero della rata in pagamento e RR e il numero totale di rate scelte (es. 0107 per la prima di sette rate).

    Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario

    I contribuenti in regime forfettario non versano l’IRPEF ordinaria ma sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attivita, in presenza dei requisiti di legge). Anche per loro vale il meccanismo del saldo + acconto, con le stesse scadenze IRPEF:

    • 30 giugno 2026: saldo imposta sostitutiva 2025 + primo acconto 2026;
    • 30 luglio 2026: stesso termine con maggiorazione 0,40%;
    • 30 novembre 2026: secondo o unico acconto imposta sostitutiva 2026.

    I codici tributo dell’imposta sostitutiva forfettaria sono diversi da quelli IRPEF:

    • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – saldo;
    • 1790 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto prima rata;
    • 1791 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto seconda rata o acconto unica soluzione.

    I contribuenti forfettari beneficiano abitualmente della proroga al 20 luglio per il versamento senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto annuale. La proroga riguarda anche chi applica gli ISA, sebbene per i forfettari la motivazione sia diversa (esonero ISA per legge).

    IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730

    I lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano il modello 730/2026 non utilizzano in genere il modello F24 per il versamento del saldo e degli acconti. Le somme dovute (o a credito) sono gestite direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) attraverso le trattenute o i rimborsi in busta paga o nel cedolino della pensione.

    Il calendario delle operazioni di conguaglio per il 730/2026 e il seguente:

    • Luglio 2026: prima trattenuta del saldo IRPEF e del primo acconto, ovvero rimborso di eventuale credito;
    • Agosto-novembre 2026: eventuale rateizzazione delle trattenute fino a un massimo di novembre;
    • Novembre 2026: trattenuta della seconda rata di acconto IRPEF (oppure unica rata).

    Per i pensionati, le trattenute avvengono sul cedolino della pensione INPS o dell’ente erogatore. Eventuali ritardi nelle trattenute possono verificarsi per problematiche tecniche degli enti previdenziali, come accaduto in passato con casi di errata trasmissione delle Certificazioni Uniche.

    Il contribuente che presenta il 730 senza sostituto d’imposta (es. lavoratori che hanno perso l’occupazione, contribuenti con redditi diversi) deve versare in F24 come i titolari di partita IVA, rispettando le scadenze del 30 giugno e 30 novembre 2026.

    Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento

    Il mancato o insufficiente versamento del saldo o degli acconti IRPEF entro le scadenze previste comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. La sanzione base e pari al 25% dell’importo non versato (come previsto dal D.Lgs. 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024), oltre agli interessi legali maturati dal giorno successivo alla scadenza.

    Il contribuente puo regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in base al ritardo:

    • entro 14 giorni: sanzione 0,083% per ogni giorno di ritardo;
    • da 15 a 30 giorni: sanzione 1,25%;
    • da 31 a 90 giorni: sanzione 1,39%;
    • oltre 90 giorni ed entro 1 anno: sanzione 3,125%;
    • oltre 1 anno ed entro 2 anni: sanzione 3,572%;
    • oltre 2 anni: sanzione 4,167%.

    Gli interessi legali da applicare per i versamenti tardivi sono pari al 2% annuo dal 1° gennaio 2025 (Decreto MEF 10 dicembre 2024). Per i versamenti effettuati nel corso del 2026, occorrera verificare se il tasso legale e stato eventualmente aggiornato con decreto ministeriale.

    I codici tributo per sanzioni e interessi da ravvedimento sono:

    • 8901 – sanzione pecuniaria IRPEF;
    • 1989 – interessi sul ravvedimento IRPEF.

    Domande frequenti

    Quando si paga il saldo IRPEF 2025?

    Il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 si versa entro il 30 giugno 2026, senza maggiorazione. E possibile prorogare il versamento al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse.

    Quando si versa il secondo acconto IRPEF 2026?

    Il secondo acconto IRPEF per l’anno d’imposta 2026 si versa entro il 30 novembre 2026. Se l’acconto totale e inferiore a 257,52 euro, si versa in unica soluzione sempre entro il 30 novembre.

    Come si calcola l’acconto IRPEF 2026?

    L’acconto IRPEF si calcola con il metodo storico applicando il 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente (rigo “Differenza” della dichiarazione). In alternativa, si puo applicare il metodo previsionale stimando i redditi dell’anno in corso, ma con il rischio di sanzioni in caso di errato calcolo.

    Quali sono i codici tributo per il saldo e gli acconti IRPEF?

    I codici tributo IRPEF sono: 4001 per il saldo, 4033 per il primo acconto e 4034 per il secondo acconto o acconto in unica soluzione.

    Posso rateizzare il secondo acconto IRPEF?

    No, la seconda rata di acconto IRPEF non e rateizzabile e va versata in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Solo il saldo e la prima rata di acconto possono essere rateizzati fino a un massimo di 7 rate mensili.

    Cosa succede se non pago in tempo l’IRPEF?

    In caso di omesso o tardivo versamento si applica una sanzione del 25% sull’importo non versato, oltre agli interessi legali. E possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in funzione del ritardo (da 0,083% a 4,167%).

    Hai bisogno di assistenza per il calcolo e il versamento IRPEF?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste contribuenti, lavoratori dipendenti, pensionati, partite IVA e contribuenti forfettari nel calcolo del saldo e degli acconti IRPEF, nella compilazione del modello F24 e nella pianificazione delle scadenze fiscali 2026.

    Il nostro team di esperti fiscali e tributari ti supporta nella scelta del metodo di calcolo piu vantaggioso (storico o previsionale), nella verifica della rateizzazione e nella gestione di eventuali ravvedimenti operosi. Contatta il CAF Centro Fiscale per fissare un appuntamento e ottenere assistenza personalizzata sulle scadenze IRPEF 2026.

    Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 22:48:572026-05-21 22:49:25Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
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