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CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa

calcolo imu CAF Udine

Una delle domande più frequenti che arrivano allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine riguarda l’IMU 2026: chi è obbligato a pagarla quando un immobile è affittato? La risposta può sembrare scontata ma genera spesso confusione tra proprietari e inquilini. In questo articolo chiariremo una volta per tutte chi paga l’IMU tra proprietario e inquilino, illustrando i principi normativi, i casi particolari, le scadenze del 2026 e come effettuare correttamente il calcolo e il versamento.

L’IMU (Imposta Municipale Propria) è un’imposta patrimoniale prevista dalla Legge n. 160/2019, che ha riformato l’intera disciplina dell’imposizione locale sugli immobili. Il principio base è semplice: l’imposta grava sul possessore dell’immobile, non su chi ci abita temporaneamente in virtù di un contratto di locazione. Detto in parole ancora più dirette: l’inquilino non paga mai l’IMU, salvo pochissime eccezioni che vedremo in seguito.

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Indice dei Contenuti

  1. Chi paga l’IMU: il principio base della legge
  2. IMU su immobile locato: l’imposta è sempre del proprietario
  3. Differenza tra IMU e TARI: chi paga cosa
  4. Casi particolari: canone concordato, comodato, separazione
  5. Come si calcola l’IMU su una seconda casa in affitto
  6. Scadenze IMU 2026: acconto 16 giugno e saldo 16 dicembre
  7. Cosa succede in caso di mancato pagamento dell’IMU
  8. Domande Frequenti (FAQ)

Chi paga l’IMU: il principio base della legge

La risposta alla domanda chi paga l’IMU tra proprietario e inquilino si trova direttamente nel testo di legge. L’art. 9 del D.Lgs. 23/2011 (confermato dalla Legge n. 160/2019 che ha riformato l’IMU) stabilisce con chiarezza che i soggetti passivi dell’imposta sono il proprietario dell’immobile, l’usufruttuario, il titolare del diritto d’uso, d’abitazione, di enfiteusi o di superficie.

L’inquilino, cioè chi occupa l’immobile in virtù di un contratto di locazione (affitto), non è mai soggetto passivo IMU. L’inquilino ha semplicemente il diritto di godere dell’immobile pagando un canone al proprietario, ma non ha alcun diritto reale sull’immobile stesso. E l’IMU colpisce proprio i diritti reali — la proprietà, l’usufrutto, il diritto d’uso — non il semplice godimento temporaneo.

Per capire ancora meglio la distinzione, è utile spiegare cosa si intende per diritto reale: si tratta di un diritto che attribuisce al titolare un potere diretto sulla cosa (nel nostro caso l’immobile), opponibile a chiunque. La proprietà è il diritto reale per eccellenza. L’inquilino, al contrario, ha un diritto personale di godimento, limitato nel tempo e derivante dal contratto, che non lo rende mai titolare dell’imposta patrimoniale.

SoggettoPaga IMU?Motivo
ProprietarioSìTitolare di diritto reale sull’immobile
UsufruttuarioSìHa il godimento dell’immobile per legge
Nuda proprietàNo (sospesa)Il soggetto passivo è l’usufruttuario
Inquilino (locatario)NoHa solo diritto personale, non reale
ComodatarioNoUsa l’immobile a titolo gratuito

IMU su immobile locato: l’imposta è sempre del proprietario

Immagina questa situazione: Marco è proprietario di un appartamento a Udine che affitta a Giulia con un regolare contratto di locazione. Chi dei due deve versare l’IMU 2026? La risposta è Marco, il proprietario. Giulia, come inquilina, non deve e non può essere chiamata a pagare l’IMU. Non importa quanto è lunga la durata del contratto, non importa se è un contratto a canone libero o a canone concordato: l’IMU su immobile locato spetta sempre al proprietario.

Questo è un principio assoluto, non derogabile nemmeno contrattualmente. Anche se proprietario e inquilino inserissero nel contratto una clausola che “trasferisce” l’onere IMU all’inquilino, tale clausola sarebbe nulla nei confronti del Comune (il Comune riscuoterà sempre dal proprietario), e civilisticamente potrebbe creare contestazioni. Il proprietario rimane l’unico soggetto passivo IMU davanti all’erario.

Vale la pena ricordare che la seconda casa — cioè ogni immobile che non sia l’abitazione principale — non è mai esente da IMU. L’esenzione IMU riguarda solo l’abitazione principale (la casa in cui il proprietario risiede e dimora abitualmente), con esclusione delle categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A/9). Un appartamento dato in affitto è per definizione una seconda casa del proprietario, quindi soggetto a IMU al tasso deliberato dal Comune.

Per approfondire il calcolo e le aliquote comunali, ti invitiamo a leggere la guida del CAF Centro Fiscale Udine su come calcolare l’IMU 2026, con formula, moltiplicatori e aliquote aggiornate.

Differenza tra IMU e TARI: chi paga cosa

Una confusione frequente riguarda la differenza tra IMU e TARI (Tassa sui Rifiuti). Molti inquilini ricevono avvisi di pagamento dal Comune e si chiedono se debbano pagare anche l’IMU. La risposta è no: le due imposte hanno natura e soggetti passivi completamente diversi.

La TARI è una tassa che colpisce chiunque occupi o detenga locali sul territorio comunale, a qualsiasi titolo. Questo significa che, nel caso di un immobile in affitto, la TARI è a carico dell’inquilino, in quanto è lui che occupa i locali e produce i rifiuti. Il proprietario non occupa l’immobile locato e quindi, salvo accordi diversi, non è il soggetto passivo TARI per quell’immobile.

Riassumendo la differenza fondamentale:

  • IMU: imposta patrimoniale → paga chi ha il diritto reale (proprietario/usufruttuario) → MAI l’inquilino
  • TARI: tassa per la gestione rifiuti → paga chi occupa l’immobile → in genere l’inquilino
  • TASI: soppressa dal 2020, confluita nell’IMU con la Legge 160/2019

Un altro aspetto da tenere a mente riguarda le imposte sulla locazione. Il proprietario che affitta un immobile paga anche imposte sul reddito da locazione, come l’IRPEF (in dichiarazione dei redditi) oppure la cedolare secca (10% per canone concordato o 21% per canone libero), ma queste sono imposte sui redditi, non sull’immobile. L’inquilino, dal canto suo, potrebbe beneficiare di detrazioni fiscali per affitto nel modello 730 2026, come la detrazione per inquilini a basso reddito o per giovani under 31.

Casi particolari: canone concordato, comodato, separazione

Chiarito il principio generale, esistono alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento. Vediamo i casi più frequenti che riguardano l’IMU su immobile locato con sfumature importanti.

Contratto a canone concordato: riduzione IMU del 25%

Uno dei casi più vantaggiosi per il proprietario è il contratto di locazione a canone concordato (art. 2, comma 3, L. 431/1998), stipulato con accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini. In questo caso la legge prevede una riduzione IMU del 25%: l’imposta base si riduce a tre quarti dell’importo ordinario.

Facciamo un esempio concreto. Se per un appartamento a canone libero l’IMU annua è di 600 euro, con un contratto a canone concordato il proprietario pagherà solo 450 euro (600 × 75% = 450 euro). Si tratta di un risparmio significativo che può rendere vantaggioso optare per questo tipo di contratto, soprattutto nelle grandi città dove gli accordi territoriali sono ben strutturati.

Attenzione: la riduzione IMU del 25% per il canone concordato si cumula con le agevolazioni sulla cedolare secca (aliquota ridotta al 10% per i contratti a canone concordato). Il proprietario può quindi beneficiare contemporaneamente di meno IRPEF/cedolare e meno IMU.

Comodato gratuito a parenti: riduzione IMU del 50%

Un’altra situazione diffusa è il comodato d’uso gratuito a parenti in primo grado (genitori-figli). In questo caso — purché il proprietario non possieda altri immobili in Italia al di fuori dell’abitazione principale e del comodato — la base imponibile IMU è ridotta del 50%. Anche qui il soggetto passivo è il proprietario che ha concesso il comodato, non il comodatario che vi abita gratuitamente.

I requisiti per ottenere la riduzione del 50% sono:

  • Il comodato deve essere concesso a figli o genitori (parenti in primo grado)
  • Il comodatario deve risiedervi e dimorarvi abitualmente
  • Il proprietario deve essere residente nello stesso Comune o nel Comune dove si trova la sua abitazione principale
  • Il contratto di comodato deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate
  • Il proprietario non deve possedere altri immobili in Italia (ad eccezione di quello dato in comodato e della propria abitazione principale)

Separazione e divorzio: la casa coniugale assegnata al coniuge

In caso di separazione o divorzio, la casa coniugale viene spesso assegnata al coniuge non proprietario (in genere per garantire la continuità abitativa ai figli minorenni). In questo caso la norma prevede un regime IMU speciale: l’immobile assegnato dal tribunale al coniuge non proprietario è equiparato all’abitazione principale, e quindi esente da IMU (purché non rientri nelle categorie di lusso A/1, A/8, A/9).

Il soggetto passivo IMU in questo caso è il coniuge assegnatario (anche se non proprietario), trattato per legge come se fosse il titolare del diritto reale. Per approfondire, consulta la guida completa sull’IMU sulla casa coniugale in caso di separazione.

L’inquilino usa l’immobile come abitazione principale: cambia qualcosa per il proprietario?

No. Anche se l’inquilino usa l’appartamento come sua unica abitazione principale, il proprietario deve comunque pagare l’IMU come seconda casa, perché l’esenzione per abitazione principale vale solo per il proprietario (o usufruttuario) che vi risiede e vi dimora abitualmente. Il fatto che ci abiti un inquilino non trasforma l’immobile in abitazione principale del proprietario.

In sintesi: l’abitazione principale esente da IMU è quella in cui il proprietario stesso ha la residenza anagrafica e la dimora abituale. Un appartamento affittato a terzi — anche se è la loro casa principale — rimane per il proprietario una seconda casa soggetta a IMU.

Come si calcola l’IMU su una seconda casa in affitto

Il calcolo dell’IMU 2026 su una seconda casa in affitto segue la formula standard dell’imposta municipale. Vediamo i passaggi con un esempio pratico.

La formula di calcolo IMU

IMU = Rendita Catastale × 1,05 (rivalutazione) × Coefficiente × Aliquota Comunale

I passaggi nel dettaglio:

  1. Rendita catastale rivalutata: si moltiplica la rendita catastale (riportata nella visura catastale) per 1,05 (rivalutazione del 5% obbligatoria per legge)
  2. Base imponibile: si moltiplica il risultato per il coefficiente moltiplicatore. Per le abitazioni (categoria A, escluso A/10): il coefficiente è 168 (160 base × 1,05 rivalutazione)
  3. Calcolo IMU: si applica alla base imponibile l’aliquota deliberata dal Comune. L’aliquota base legale è 0,86% (8,6 per mille), ma ogni Comune può deliberare aliquote diverse nel range tra 0,46% (minimo) e 1,06% (massimo)

Esempio pratico: calcolo IMU su appartamento affittato

Supponiamo che Marco possieda un appartamento (categoria catastale A/3, abitazione civile) affittato a Giulia. La rendita catastale dell’immobile è di 600 euro. Il Comune ha deliberato un’aliquota del 1,00% per le seconde case (dentro il range legale 0,46%–1,06%).

Calcolo:

  • Rendita rivalutata: 600 × 1,05 = 630 euro
  • Base imponibile: 630 × 168 = 105.840 euro
  • IMU annua: 105.840 × 1,00% = 1.058,40 euro
  • Acconto (16 giugno): 529,20 euro (50% dell’IMU annua calcolata con aliquota anno precedente)
  • Saldo (16 dicembre): la restante parte, a conguaglio se il Comune ha variato l’aliquota

Se il contratto di affitto fosse a canone concordato, l’IMU sarebbe ridotta del 25%: 1.058,40 × 75% = 793,80 euro annui invece di 1.058,40 euro.

Per un calcolo preciso basato sulla rendita catastale del tuo immobile e sulle aliquote deliberate dal tuo Comune, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale Udine per il calcolo IMU. Il nostro team verifica le aliquote comunali aggiornate e ti aiuta a calcolare esattamente quanto dovuto.

Codici tributo F24 per il versamento IMU

Il versamento dell’IMU si effettua tramite modello F24, oppure tramite apposito bollettino postale. I codici tributo da utilizzare per una seconda casa in affitto sono:

  • Codice tributo 3918: fabbricati diversi dall’abitazione principale (seconda casa, immobili locati)
  • Codice tributo 3912: abitazione principale di lusso (categorie A/1, A/8, A/9)
  • Codice tributo 3925: immobili categoria D, quota Stato
  • Codice tributo 3930: immobili categoria D, quota Comune

Scadenze IMU 2026: acconto 16 giugno e saldo 16 dicembre

Per l’anno di imposta 2026, le scadenze per il versamento dell’IMU sono:

RataScadenzaImporto
Acconto IMU 202616 giugno 202650% dell’IMU calcolata con le aliquote dell’anno precedente (2025)
Saldo IMU 202616 dicembre 2026Importo a conguaglio con le aliquote 2026 deliberate dal Comune

La scadenza dell’acconto IMU è il 16 giugno 2026. Per il 2026, il 16 giugno è un martedì, quindi la scadenza è confermata senza proroghe.

Un aspetto importante: l’acconto si calcola sulla base delle aliquote deliberate dal Comune nell’anno precedente (2025). Se il Comune non ha ancora approvato le nuove delibere per il 2026, si usano le aliquote 2025 sia per l’acconto che per il saldo. Qualora il Comune approvi nuove aliquote dopo la scadenza dell’acconto, la differenza si conguaglia con il saldo di dicembre.

Per un supporto completo sull’acconto IMU 2026, consulta anche la guida su acconto IMU 2026: scadenza, calcolo e versamento F24 e il IMU 2026 per pensionati e casi particolari.

Dichiarazione IMU: quando è obbligatoria

Oltre al versamento, esiste anche la dichiarazione IMU, che non è un obbligo annuale ma deve essere presentata quando ci sono variazioni che non risultano automaticamente all’Agenzia delle Entrate (acquisto o vendita di un immobile, variazioni di utilizzo, agevolazioni non conoscibili d’ufficio come il comodato). La scadenza per la dichiarazione IMU è il 30 giugno dell’anno successivo alla variazione. Per maggiori dettagli leggi la guida sulla dichiarazione IMU 2026.

Cosa succede in caso di mancato pagamento dell’IMU

Il mancato pagamento dell’IMU espone il proprietario a sanzioni e interessi. È importante sottolineare che le sanzioni riguardano esclusivamente il proprietario (soggetto passivo dell’imposta), mai l’inquilino. Vediamo quali sono le conseguenze e i rimedi.

Sanzioni per omesso o tardivo versamento IMU

In caso di omesso o insufficiente versamento IMU, il Comune può notificare un avviso di accertamento con sanzione ordinaria dal 25% al 30% dell’importo non versato, più interessi di mora. Il ravvedimento operoso consente di regolarizzare il versamento tardivo con sanzioni molto più basse rispetto all’accertamento. Le percentuali dipendono da quando si regolarizza:

  • Entro 14 giorni dalla scadenza: sanzione pari allo 0,1% giornaliero (fino all’1,4%)
  • Entro 30 giorni: sanzione dell’1,5%
  • Entro 90 giorni: sanzione del 1,67%
  • Entro 1 anno: sanzione del 3,75%
  • Oltre 1 anno: sanzione del 4,29%

Se hai perso la scadenza dell’acconto IMU del 16 giugno 2026, non aspettare: contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per calcolare il ravvedimento operoso e regolarizzare al più presto, minimizzando le sanzioni. Il servizio è disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia.

Prescrizione dell’IMU: quanti anni può andare indietro il Comune?

Il Comune può accertare l’omesso versamento IMU entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere effettuato il versamento. Ad esempio, per l’acconto IMU 2026 (scadenza 16 giugno 2026), il termine di prescrizione scade il 31 dicembre 2031. Questo significa che il proprietario deve conservare le ricevute di pagamento (F24) per almeno 5 anni.

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Domande Frequenti sull’IMU e la Locazione

L’inquilino deve pagare l’IMU?

No. L’inquilino non è mai soggetto passivo IMU. L’IMU è un’imposta patrimoniale che colpisce il possessore del diritto reale sull’immobile (proprietario, usufruttuario, ecc.). L’inquilino ha un diritto personale di godimento derivante dal contratto di locazione, non un diritto reale, e quindi non paga mai l’IMU. Questa regola è inderogabile anche contrattualmente: se il contratto prevede che l’inquilino paghi l’IMU, tale clausola è nulla nei confronti del Comune.

Il proprietario paga l’IMU anche se l’appartamento è affittato?

Sì. Il proprietario di un immobile locato è sempre soggetto passivo IMU per quell’immobile, poiché per lui si tratta di una seconda casa. L’unica agevolazione disponibile è la riduzione IMU del 25% in caso di contratto di locazione a canone concordato (art. 2 c. 3 L. 431/1998).

Quando è previsto l’acconto IMU 2026?

L’acconto IMU 2026 scade il 16 giugno 2026. L’importo da versare è pari al 50% dell’IMU calcolata con le aliquote deliberate dal Comune per l’anno precedente (2025). Il saldo IMU 2026 scade invece il 16 dicembre 2026.

Qual è l’aliquota IMU 2026 per una seconda casa in affitto?

L’aliquota IMU per le seconde case (incluse quelle in affitto) è deliberata da ogni singolo Comune nel range tra un minimo di 0,46% e un massimo di 1,06%. L’aliquota base legale di riferimento è 0,86% (8,6 per mille). Per conoscere l’aliquota esatta del tuo Comune, consulta il portale IMU del MEF.

Con il contratto a canone concordato si paga meno IMU?

Sì. Per i contratti di locazione a canone concordato (stipulati ai sensi dell’art. 2 c. 3 della L. 431/1998), la legge prevede una riduzione IMU del 25%. Il proprietario paga l’IMU calcolata su un importo pari al 75% di quello ordinario. La riduzione si cumula con l’aliquota agevolata della cedolare secca (10%) per questo tipo di contratto.

Chi paga l’IMU in caso di comodato gratuito?

In caso di comodato d’uso gratuito, il soggetto passivo IMU rimane il proprietario (concedente il comodato). Tuttavia, se il comodato è concesso a figli o genitori (parenti di primo grado) che vi risiedono stabilmente, e se sono rispettati tutti i requisiti di legge (contratto registrato, proprietario senza altri immobili in Italia), la base imponibile IMU è ridotta del 50%.

Hai bisogno di assistenza per l’IMU 2026?

Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per calcolare l’IMU dovuta, verificare le aliquote del tuo Comune e aiutarti nel versamento corretto tramite modello F24. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine (Viale Giuseppe Tullio 13) che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

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    Per consultare tutte le scadenze fiscali di giugno 2026, visita il calendario completo delle scadenze fiscali giugno 2026.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:46:332026-06-11 07:41:19IMU 2026: paga l’inquilino o il proprietario? Guida Completa
    CAF

    Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La legge italiana prevede importanti agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio, con l’obiettivo di ridurre il peso economico della fine del matrimonio. Esenzioni dall’imposta di bollo, dall’imposta di registro e da ogni altra tassa: ecco tutte le agevolazioni separazione 2026 che devi conoscere per risparmiare durante e dopo il procedimento di separazione o divorzio.

    Indice dei contenuti

    1. L’esenzione dell’articolo 19 Legge 74/1987
    2. Quali atti sono esenti nella separazione
    3. Trasferimenti immobiliari esenti da imposte
    4. Agevolazioni prima casa per coniugi separati
    5. Negoziazione assistita e accordi in Comune
    6. Domande frequenti
    7. Conclusione

    L’Esenzione dell’Articolo 19: Il Pilastro delle Agevolazioni Separazione

    Il fondamento di tutte le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio e l’articolo 19 della Legge n. 74 del 1987. Questa norma stabilisce che tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

    La Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 202/2003, ha esteso questa esenzione anche ai procedimenti di separazione personale dei coniugi, non solo al divorzio. Questo significa che dal 2003 tutte le agevolazioni si applicano sia alla separazione che al divorzio. Per un quadro completo, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione 2026.

    Quali Atti Sono Esenti nella Separazione e nel Divorzio

    Le agevolazioni della separazione coprono una vasta gamma di atti e documenti. Ecco i principali atti esenti da imposte:

    • Sentenze di separazione e divorzio emesse dal tribunale
    • Verbali di separazione consensuale omologati
    • Accordi di negoziazione assistita (dal 2014)
    • Accordi conclusi davanti all’ufficiale di stato civile in Comune (dal 2014)
    • Atti notarili di trasferimento immobiliare eseguiti in attuazione degli accordi
    • Iscrizioni e trascrizioni nei registri immobiliari
    • Annotazioni di modifica degli atti di matrimonio

    L’esenzione si applica anche alle copie autentiche degli atti, alle certificazioni e a tutti i documenti connessi al procedimento. Il risparmio complessivo puo essere molto significativo, soprattutto quando ci sono trasferimenti di beni immobili.

    Trasferimenti Immobiliari Esenti da Imposte nella Separazione

    Una delle agevolazioni separazione piu rilevanti dal punto di vista economico riguarda i trasferimenti di beni immobili tra coniugi. Quando un coniuge trasferisce all’altro la proprieta (o una quota) di un immobile come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da:

    • Imposta di registro (normalmente 2% o 9% del valore catastale)
    • Imposta ipotecaria (normalmente 50 euro fissi o 2%)
    • Imposta catastale (normalmente 50 euro fissi o 1%)
    • Imposta di bollo
    • Tasse ipotecarie

    Per dare un’idea del risparmio: se un immobile ha un valore catastale di 200.000 euro, l’imposta di registro ordinaria sarebbe di 18.000 euro (9%) per una seconda casa. Con l’esenzione della separazione, il trasferimento e gratuito. Anche per la prima casa, si risparmiano circa 4.000 euro di imposte. Per le regole sulla casa coniugale e l’IMU, consulta la guida dedicata.

    Agevolazioni Prima Casa per Coniugi Separati

    Le agevolazioni prima casa nella separazione seguono regole speciali particolarmente favorevoli:

    • No decadenza: se cedi la tua quota all’ex coniuge nell’accordo di separazione, non perdi le agevolazioni prima casa anche se non sono trascorsi 5 anni dall’acquisto
    • Riacquisto agevolato: il coniuge che cede la quota puo acquistare un nuovo immobile con le agevolazioni prima casa
    • Credito d’imposta: se hai ceduto la prima casa e ne acquisti un’altra, puoi utilizzare il credito d’imposta per le imposte pagate sul primo acquisto

    Queste regole permettono di gestire la transizione immobiliare post-separazione senza penalizzazioni fiscali, un vantaggio che puo valere diverse migliaia di euro. E consigliabile verificare la propria situazione con un professionista prima di procedere.

    Negoziazione Assistita e Accordi in Comune: Stesse Esenzioni

    Dal 2014, con il Decreto Legge n. 132/2014, e possibile separarsi anche tramite negoziazione assistita (con gli avvocati) o con accordo davanti all’ufficiale di stato civile in Comune. Le agevolazioni fiscali si applicano anche a queste modalita.

    La negoziazione assistita e particolarmente vantaggiosa perche permette anche i trasferimenti immobiliari (cosa non possibile con l’accordo in Comune). Gli atti della negoziazione assistita godono delle stesse esenzioni previste dall’art. 19 della Legge 74/1987 per i procedimenti giudiziari.

    L’accordo in Comune, invece, e la via piu economica e rapida ma non consente trasferimenti patrimoniali: e indicato solo per le separazioni “semplici”, senza figli minori o incapaci e senza necessita di regolare questioni patrimoniali. In questo caso, l’accordo e completamente gratuito e non richiede nemmeno l’assistenza di un avvocato.

    Domande Frequenti sulle Agevolazioni Separazione

    L’esenzione vale anche per le unioni civili?

    Si, le stesse agevolazioni fiscali previste per la separazione e il divorzio si applicano anche allo scioglimento delle unioni civili, in base alla Legge n. 76/2016 (legge Cirinna).

    Devo pagare il notaio per il trasferimento immobiliare?

    Le imposte sono esenti, ma la parcella del notaio e comunque dovuta se il trasferimento avviene tramite atto notarile. L’onorario del notaio non rientra nell’esenzione. Se il trasferimento e disposto direttamente nella sentenza del tribunale o nella negoziazione assistita, non serve il notaio.

    L’esenzione copre anche la plusvalenza sulla vendita?

    L’esenzione dell’art. 19 copre le imposte indirette (registro, bollo, ipotecaria, catastale). La plusvalenza sulla vendita di immobili e un’imposta diretta (IRPEF) e segue regole diverse. Tuttavia, i trasferimenti tra coniugi nell’accordo di separazione non generano plusvalenza tassabile.

    Conclusione

    Le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio nel 2026 rappresentano un aiuto concreto per le coppie che affrontano la fine del matrimonio. Dall’esenzione dell’imposta di registro ai benefici sulla prima casa, conoscere questi vantaggi puo far risparmiare migliaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per aiutarti a sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:00:002026-04-08 09:35:24Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici
    NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

    Durata NASPI 2026: Per Quanto Tempo si Percepisce

    Naspi Anticipata CAF Udine

    Durata NASPI 2026: Per Quanto Tempo si Percepisce

    La durata della NASPI non e uguale per tutti: dipende da quanti contributi hai versato negli ultimi anni. Piu hai lavorato, piu a lungo percepirai l’indennita di disoccupazione.

    In questa guida ti spieghiamo come si calcola la durata della NASPI nel 2026, qual e il limite massimo e come funziona in casi particolari.

    Indice dei contenuti

    1. Come si calcola la durata
    2. Limite massimo 24 mesi
    3. Esempi pratici
    4. Sospensione e ripresa
    5. Casi di prolungamento
    6. Domande frequenti



    Come si Calcola la Durata NASPI

    La durata della NASPI e legata direttamente ai contributi versati.

    Formula di calcolo

    La NASPI dura un numero di settimane pari alla meta delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni.

    Durata NASPI = Settimane contributi (ultimi 4 anni) / 2

    Quali contributi contano

    Contano tutte le settimane di contribuzione contro la disoccupazione versate nei 48 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro:

    • Contributi da lavoro dipendente
    • Contributi figurativi per maternita
    • Contributi da CIG



    Limite Massimo: 24 Mesi

    Anche se hai lavorato ininterrottamente per molti anni, la NASPI ha un tetto massimo di 24 mesi (104 settimane).

    Quando si raggiunge il massimo

    Per avere 24 mesi di NASPI devi avere almeno 208 settimane di contributi (circa 4 anni) negli ultimi 4 anni.

    Non c’e un minimo

    Non esiste una durata minima: se hai solo 13 settimane di contributi (il minimo per accedere), la tua NASPI durera circa 6-7 settimane.



    Esempi Pratici di Durata

    Esempio 1: Contratto di 6 mesi

    Contributi: 26 settimane

    • Durata NASPI: 26 / 2 = 13 settimane (circa 3 mesi)

    Esempio 2: 1 anno di lavoro

    Contributi: 52 settimane

    • Durata NASPI: 52 / 2 = 26 settimane (6 mesi)

    Esempio 3: 2 anni di lavoro

    Contributi: 104 settimane

    • Durata NASPI: 104 / 2 = 52 settimane (1 anno)

    Esempio 4: 4 anni di lavoro

    Contributi: 208 settimane

    • Durata NASPI: 208 / 2 = 104 settimane (24 mesi – massimo)

    Esempio 5: 10 anni di lavoro

    Contributi ultimi 4 anni: 208 settimane (anche se hai lavorato 10 anni, contano solo gli ultimi 4)

    • Durata NASPI: 104 settimane (24 mesi – massimo)



    Sospensione e Ripresa della NASPI

    In alcuni casi la NASPI si sospende temporaneamente e poi riprende.

    Casi di sospensione

    • Nuovo lavoro a tempo determinato: la NASPI si sospende e riprende alla scadenza del contratto
    • Maternita: la NASPI si sospende durante il congedo obbligatorio
    • Malattia indennizzata: sospensione durante la malattia
    • Infortunio: sospensione durante l’infortunio

    Ripresa

    Al termine della sospensione, la NASPI riprende per il periodo residuo. I giorni di sospensione non si perdono.

    Esempio

    Hai diritto a 12 mesi di NASPI. Dopo 4 mesi trovi un lavoro a termine di 6 mesi. Alla scadenza del contratto, la NASPI riprende per gli 8 mesi residui.



    Casi Particolari e Prolungamento

    Maternita durante la NASPI

    Se durante la NASPI entri in maternita, l’indennita di maternita sostituisce la NASPI per il periodo del congedo. La NASPI riprende dopo, per il periodo residuo.

    NASPI anticipata

    Se richiedi la liquidazione anticipata della NASPI (per avviare un’attivita autonoma), ricevi tutto l’importo residuo in un’unica soluzione. Attenzione: non puoi piu ricevere la NASPI e se trovi un lavoro dipendente entro 24 mesi devi restituire l’importo.

    Proroga per over 55?

    Non sono previste durate maggiori per gli over 55. La formula di calcolo e identica. L’unica differenza e che la riduzione del 3% parte subito, dal primo mese.

    Domande Frequenti sulla Durata NASPI

    Ho lavorato 20 anni, perche la NASPI dura solo 2 anni?

    Perche contano solo i contributi degli ultimi 4 anni. Anche con 20 anni di lavoro, se negli ultimi 4 anni hai versato 4 anni di contributi, la NASPI dura al massimo 24 mesi.

    Posso prolungare la NASPI?

    No, la durata e fissa e calcolata all’inizio. Non sono previsti prolungamenti, salvo sospensioni che “congelano” il conteggio.

    Se trovo lavoro e poi lo perdo di nuovo?

    Se perdi di nuovo il lavoro involontariamente, puoi richiedere una nuova NASPI. La durata si calcola di nuovo sui contributi degli ultimi 4 anni (esclusi quelli gia usati per la NASPI precedente).

    Cosa succede quando finisce la NASPI?

    Quando la NASPI termina, se sei ancora disoccupato puoi valutare altre misure come l’Assegno di Inclusione (se ne hai i requisiti) o il Supporto Formazione Lavoro.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra NASPI 2026: Guida Completa per una panoramica completa.



    Verifica la Durata della Tua NASPI

    Il CAF Centro Fiscale di Udine puo verificare i tuoi contributi e calcolare esattamente quanto durera la tua NASPI.

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    Leggi anche la nostra guida completa alla NASPI 2026.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/02/Naspi-Anticipata.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 09:00:002026-03-17 19:05:16Durata NASPI 2026: Per Quanto Tempo si Percepisce
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze

    Modello 730 Dichiarazione dei redditi CAF Udine

    Il Modello Redditi 2026 porta con sé una delle novità più rilevanti degli ultimi anni per lavoratori autonomi e imprenditori: il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Si tratta di un accordo fiscale tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate che definisce in anticipo il reddito imponibile per due anni, con vantaggi significativi in termini di certezza e pianificazione fiscale.

    Se hai una partita IVA, sei soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) oppure sei in regime forfettario, questa guida è pensata per te. Nelle prossime sezioni troverai tutto quello che devi sapere: cos’è il CPB, chi può aderire, quali sono i limiti e le esclusioni, come compilare i quadri dedicati nel Modello Redditi 2026 e soprattutto le scadenze aggiornate da non perdere.

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    Cos’è il Concordato Preventivo Biennale (CPB) e come funziona

    Il Concordato Preventivo Biennale è uno strumento introdotto con il D.Lgs. 13/2024, nell’ambito della riforma fiscale voluta dalla Legge delega n. 111/2023. In parole semplici, si tratta di un accordo volontario tra il contribuente e il Fisco: l’Agenzia delle Entrate propone un reddito concordato (calcolato in base agli ISA, ai dati storici e ai parametri macroeconomici), e se il contribuente accetta, pagherà le tasse su quel reddito per i due anni successivi, indipendentemente da quello che guadagnerà effettivamente.

    Facciamo un esempio pratico. Immagina che Luigi sia un idraulico con partita IVA. L’Agenzia delle Entrate gli propone un reddito concordato di 35.000 euro per il biennio 2024-2025. Se Luigi accetta:

    • Se guadagna 40.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (risparmio fiscale);
    • Se guadagna 30.000 euro, paga comunque le tasse su 35.000 euro (nessun vantaggio in questo caso);
    • Ha la certezza di sapere in anticipo quanto pagherà di imposte, facilitando la pianificazione finanziaria.

    Il CPB è quindi conveniente soprattutto per chi prevede di aumentare i propri ricavi rispetto all’anno precedente, o per chi vuole semplicemente pianificare con certezza le proprie obbligazioni fiscali.

    Chi può aderire al CPB nel 2026: i requisiti

    Per il Modello Redditi 2026 (che riguarda i redditi 2025), il CPB entra nella sua seconda tornata applicativa. Possono accedere al concordato:

    CategoriaRequisito
    Persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomoApplicazione degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
    Contribuenti in regime forfettarioAmmessi con specifica proposta semplificata (introdotta dal D.Lgs. 108/2024)
    Società di persone, associazioni professionali, SNC, SASApplicazione degli ISA al soggetto
    Enti non commerciali con attività d’impresaApplicazione degli ISA alla parte commerciale

    Per accedere al CPB, il contribuente deve inoltre soddisfare queste condizioni preliminari:

    • Nessuna condanna penale per reati tributari nei tre anni precedenti;
    • Nessuna omessa dichiarazione nel triennio 2022-2024;
    • Nessun debito tributario o contributivo superiore a 5.000 euro (al netto di sospensioni o rateazioni in corso);
    • Attività avviata da almeno due periodi d’imposta (chi ha aperto la partita IVA da meno di due anni è escluso).

    Chi è escluso dal Concordato Preventivo Biennale

    Non tutti i contribuenti con partita IVA possono aderire al CPB. Sono esclusi:

    • Coloro che applicano regimi speciali IVA (es. regime del margine per beni usati, agenzie di viaggio, ecc.);
    • I contribuenti con redditi di impresa o lavoro autonomo non determinabili in modo univoco;
    • Chi ha cessato o avviato l’attività nell’anno d’imposta in esame;
    • Le società di capitali (S.r.l., S.p.A.) non sono soggetti ISA in senso stretto, quindi sono escluse;
    • I contribuenti con debiti tributari superiori a 5.000 euro non rateizzati o non sospesi.

    Attenzione: l’esclusione per debiti tributari va verificata alla data di presentazione della dichiarazione. Se hai un piano di rateizzazione in corso e stai rispettando le rate, il debito non conta ai fini dell’esclusione.

    Le cause di cessazione e decadenza dal CPB

    Una volta aderito al CPB, è importante sapere che l’accordo può cessare o decadere al verificarsi di determinate condizioni. La differenza è rilevante:

    • Cessazione: si verifica quando cambiano in modo sostanziale le condizioni dell’attività (es. cessione o affitto dell’azienda, modifica dell’attività che fa cambiare il codice ISA). In caso di cessazione, il concordato si interrompe ma senza sanzioni;
    • Decadenza: scatta invece quando il contribuente viola le regole del concordato (es. accertamento di maggiori redditi superiori al 30% di quelli concordati, omessa o infedele dichiarazione, reati tributari). In caso di decadenza, si perdono tutti i benefici e si è soggetti ad accertamento ordinario per tutto il biennio.

    Il limite della variazione del 30% è particolarmente importante: se in sede di accertamento emerge che il reddito effettivo supera quello concordato di oltre il 30%, il concordato decade retroattivamente.

    Modello Redditi 2026: i quadri dedicati al CPB

    Nel Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno d’imposta 2025), i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 trovano specifici quadri e righi dedicati. Ecco la mappa dei quadri principali:

    QuadroContenuto CPBChi lo compila
    Quadro LMRigo LM34 (forfettari): reddito concordato proposto, reddito concordato accettato, differenza rispetto al reddito effettivoContribuenti forfettari aderenti CPB
    Quadro RE / RF / RGRighi specifici per indicare il reddito concordato e il reddito effettivo; la base imponibile è il maggiore tra i dueProfessionisti (RE), imprese ordinarie (RF), imprese semplificate (RG)
    Quadro RRSezione II: contributi previdenziali calcolati sul reddito concordato (non su quello effettivo se inferiore)Tutti i soggetti ISA aderenti CPB
    Quadro ISAIndicatori di affidabilità: va compilato anche dai contribuenti CPB per determinare la proposta dell’anno successivoTutti i soggetti ISA

    Un aspetto da non sottovalutare riguarda i contributi previdenziali: se hai aderito al CPB e il tuo reddito concordato è superiore a quello effettivo, i contributi INPS (o alla cassa previdenziale di categoria) si calcolano sul reddito concordato, non su quello reale. Questo può rappresentare un costo aggiuntivo da pianificare. Per approfondire la compilazione del Quadro RR, puoi leggere la nostra guida su Quadro RR 2026: Come Compilare Contributi INPS e CPB nel Modello Redditi.

    Scadenze 2026 per il Modello Redditi e il CPB: calendario aggiornato

    Le scadenze per il Modello Redditi 2026 sono cruciali. Di seguito il calendario aggiornato con le date ufficiali:

    ScadenzaAdempimentoChi riguarda
    30 giugno 2026Saldo IRPEF anno d’imposta 2025 + primo acconto 2026 (rata unica o prima rata)Tutti i contribuenti Modello Redditi
    30 luglio 2026Stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%Chi differisce il pagamento
    20 luglio 2026Proroga versamenti per soggetti ISA e forfettari (se confermata dal MEF)Partite IVA ISA e forfettari
    31 ottobre 2026Termine per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 (trasmissione telematica)Contribuenti ISA e forfettari che intendono aderire
    30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PF 2026 (dichiarazione anno 2025)Tutti i soggetti Modello Redditi
    30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (con metodo storico)Tutti i contribuenti Modello Redditi

    Nota importante sulla proroga ISA/forfettari: ogni anno il MEF valuta se concedere la proroga al 20 luglio (o data analoga) per i contribuenti che applicano gli ISA e per i forfettari. Nel 2025 la proroga è stata confermata al 20 luglio. Per il 2026, ti consigliamo di monitorare i comunicati ufficiali. Puoi consultare la nostra notizia sulla Proroga versamenti dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per ISA e Forfettari.

    Come si calcola la proposta CPB: il ruolo degli ISA

    La proposta di concordato viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate attraverso il software ISA (gli Indici Sintetici di Affidabilità), che misura l’affidabilità fiscale del contribuente su una scala da 1 a 10. Chi ha un punteggio ISA alto (8, 9 o 10) riceve in genere proposte di concordato più vantaggiose rispetto a chi ha punteggi bassi.

    Il calcolo della proposta tiene conto di:

    • Il reddito dichiarato negli ultimi due anni;
    • Il punteggio ISA dell’ultimo anno disponibile;
    • I parametri macroeconomici del settore (andamento del comparto, inflazione, ecc.);
    • Le variabili strutturali dell’attività (dipendenti, beni strumentali, localizzazione geografica).

    La proposta viene resa disponibile tramite il software ISA/CPB dell’Agenzia delle Entrate a partire dal mese di maggio di ogni anno. Il contribuente, con il supporto del proprio intermediario fiscale (CAF, commercialista), la analizza e decide se accettarla o rifiutarla entro la scadenza prevista.

    CPB e ravvedimento speciale: cosa prevede la sanatoria 2026

    Una delle novità piu’ discusse del 2026 riguarda la possibilità di ravvedimento speciale per i contribuenti che hanno aderito al CPB per il biennio 2024-2025 ma si trovano in situazioni di irregolarità. Il decreto legge che ha introdotto questa possibilità prevede che i soggetti CPB possano regolarizzare le annualità 2018-2022 versando un’imposta sostitutiva sulle eventuali differenze di reddito non dichiarate.

    Questa opportunità ha una finestra temporale precisa: occorre verificare le scadenze ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, poiché i termini possono essere modificati da provvedimenti successivi. Per tutti i dettagli sul ravvedimento speciale e le ultime proroghe, consulta il nostro articolo dedicato: Ravvedimento Speciale CPB 2026: Scadenza 16 Marzo e Calcolo Imposta F24.

    Vuoi sapere se c’e’ ancora la possibilita’ di riaprire il ravvedimento? Leggi anche: Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB.

    Vantaggi e svantaggi del CPB: conviene aderire?

    Prima di decidere se aderire al Concordato Preventivo Biennale, è fondamentale valutare attentamente pro e contro in base alla propria situazione specifica.

    Vantaggi CPBSvantaggi CPB
    Certezza fiscale per due anni: sai già quanto pagheraiSe guadagni meno del reddito concordato, paghi comunque di più
    Riduzione del rischio di accertamenti fiscali per i due anni copertiI contributi previdenziali si calcolano sul reddito concordato (anche se effettivo è inferiore)
    Se guadagni più del reddito concordato, non paghi imposte sulla parte eccedenteClausola di decadenza: un accertamento con scarto >30% fa perdere tutti i benefici
    Pianificazione finanziaria semplificataNon adatto a chi prevede un calo significativo dei ricavi
    Possibili benefici premiali ISA (esonero da alcune comunicazioni, accesso a contributi agevolati)Minore flessibilità nella gestione fiscale

    La valutazione va fatta caso per caso. In linea generale, il CPB conviene di più a chi:

    • Ha un punteggio ISA alto (7 o superiore);
    • Prevede un andamento positivo o stabile dell’attività nel biennio;
    • Vuole ridurre il rischio di accertamenti e avere certezza fiscale;
    • Ha una buona capacità di pianificazione finanziaria.

    Al contrario, è sconsigliato per chi prevede una riduzione significativa dei ricavi o si trova in una fase di riorganizzazione dell’attività.

    Modello Redditi 2026: le altre novità da conoscere

    Il Modello Redditi 2026 non riguarda solo il CPB. Ecco le principali novità che trovano spazio nel modello dichiarativo quest’anno:

    • Nuovo Quadro W (cripto-attività): i contribuenti che detengono criptovalute devono dichiarare il possesso nel Quadro W e calcolare l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) all’aliquota del 2 per mille. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze da cripto sale al 33% (era 26% fino al 2025), in base alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024);
    • Riforma scaglioni IRPEF: dal 2024 è in vigore la nuova struttura a tre scaglioni (23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro). Il Modello Redditi 2026 recepisce questa struttura;
    • Nuovi limiti per il forfettario: la soglia di reddito da lavoro dipendente che causa esclusione dal regime forfettario e’ stata elevata a 35.000 euro (da 30.000 euro) dalla Legge di Bilancio 2025 e resta confermata per il 2026;
    • Quadro RR sezione CPB: nuova sezione dedicata al calcolo dei contributi previdenziali per i soggetti aderenti al concordato;
    • Detrazioni 2026: il nuovo sistema di detrazioni IRPEF (introdotto dalla Legge di Bilancio 2025) prevede la riduzione delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro, con coefficiente variabile in base al numero di figli.

    Come presentare il Modello Redditi 2026: modalità e intermediari

    Il Modello Redditi PF 2026 può essere presentato attraverso diverse modalità:

    • Tramite il CAF (Centro di Assistenza Fiscale): è la soluzione piu’ comoda per privati e partite IVA che vogliono essere assistiti nella compilazione. Il CAF verifica la correttezza dei dati, gestisce la trasmissione telematica e fornisce l’assistenza in caso di controlli;
    • Tramite commercialista o consulente fiscale: consigliato per situazioni più complesse (società, operazioni straordinarie, ecc.);
    • In autonomia tramite i canali telematici AdE: possibile per chi ha sufficiente dimestichezza con i software fiscali (Entratel o Fiscoline).

    Per quanto riguarda il CPB nel 2026, la proposta di concordato viene elaborata con il software ISA/CPB distribuito dall’Agenzia delle Entrate e installabile dagli intermediari abilitati. Non è disponibile un percorso autonomo per il contribuente non abilitato: è necessario rivolgersi a un intermediario fiscale.

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    Domande frequenti (FAQ)

    Il Concordato Preventivo Biennale è obbligatorio?

    No, il CPB è del tutto volontario. Il contribuente riceve una proposta dall’Agenzia delle Entrate e può liberamente accettarla o rifiutarla. Non ci sono sanzioni o conseguenze negative per chi decide di non aderire. Semplicemente, chi non aderisce continua a dichiarare il reddito effettivo con le modalità ordinarie.

    Se aderisco al CPB e guadagno meno del reddito concordato, posso rescindere?

    In linea generale, no. Una volta accettata la proposta, il concordato è vincolante per i due anni coperti. Esistono però le cause di cessazione che permettono di uscire dall’accordo senza sanzioni in caso di eventi straordinari (es. cessione dell’azienda, trasformazione sostanziale dell’attività). Non basta invece il semplice fatto di aver guadagnato meno del previsto.

    Cosa succede se non pago le imposte sul reddito concordato?

    Il mancato versamento delle imposte dovute sul reddito concordato è equiparato al mancato versamento delle imposte ordinarie: si applicano le sanzioni previste dal D.Lgs. 472/1997 (sanzione del 30% sull’importo non versato, con possibilità di ravvedimento operoso). Il CPB non modifica le regole sanzionatorie per i ritardi nei pagamenti.

    I forfettari possono aderire al CPB nel 2026?

    Sì, i contribuenti in regime forfettario possono aderire al CPB con una procedura semplificata introdotta dal D.Lgs. 108/2024. La proposta per i forfettari è basata su parametri specifici legati al regime agevolato, diversi da quelli ISA usati per i soggetti in regime ordinario. Il reddito concordato viene indicato nel Quadro LM del Modello Redditi.

    Qual è la scadenza per aderire al CPB nel 2026?

    Per il biennio 2026-2027, la scadenza ordinaria per aderire al CPB per il biennio 2026-2027 è fissata al 31 ottobre 2026 (invio telematico tramite intermediario). Attenzione: questa data è distinta dal termine di presentazione del Modello Redditi PF 2026 che è il 30 novembre 2026. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate rende disponibile il software per la visualizzazione e accettazione della proposta a partire da maggio. Ti consigliamo di contattare il CAF Centro Fiscale per verificare la proposta personalizzata.

    Il CAF può assistermi per la valutazione del CPB?

    Assolutamente sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine è abilitato all’assistenza fiscale per partite IVA soggette a ISA e per i contribuenti forfettari. I nostri esperti possono analizzare con te la proposta di concordato, calcolare la convenienza in base alla tua situazione specifica e gestire la trasmissione telematica dell’accettazione. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.

    Per approfondire altri aspetti della dichiarazione dei redditi 2026, potresti trovare utile anche il nostro articolo su Il Quadro F del Modello 730/2026: Acconti, Crediti e Novità del Rigo F15.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/10/Modello-730-1-e1697092544252.png 625 940 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 08:46:332026-06-11 07:25:36Modello Redditi 2026 e Concordato Preventivo Biennale: regole, limiti e nuove scadenze
    Qonto

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’e Qonto
    2. Cos’e Hype Business
    3. Tabella di confronto Qonto vs Hype Business
    4. Punti a favore di Qonto
    5. Punti a favore di Hype Business
    6. Quando Hype Business puo bastare
    7. Quando Qonto e la scelta migliore
    8. Costi annui: simulazione concreta
    9. Domande frequenti

    Cos’e Qonto

    Qonto e una neobank europea fondata in Francia nel 2017, specializzata esclusivamente in conti business per liberi professionisti, freelance, partite IVA e PMI. Opera in Italia con licenza bancaria europea ed e supervisionata dall’ACPR francese, con depositi protetti dal fondo di garanzia europeo fino a 100.000 euro.

    A differenza dei conti personali con funzioni “business” aggiunte sopra, Qonto e nato fin dall’inizio per la gestione fiscale e contabile dell’attivita. Le caratteristiche principali:

    • IBAN italiano IT su tutti i piani (importante per F24, ricezione bonifici PA e clienti diffidenti verso IBAN esteri)
    • Fatturazione elettronica integrata con invio automatico al SdI (Sistema di Interscambio)
    • Gestione multi-utente con ruoli e permessi differenziati (titolare, contabile, collaboratore)
    • Carte fisiche e virtuali Mastercard con limiti personalizzabili per ogni dipendente
    • Categorizzazione automatica delle spese e gestione ricevute fiscali in app
    • Integrazioni native con Fatture in Cloud, TeamSystem, Aruba, Zucchetti e altri software contabili
    • Customer care in italiano via chat e telefono nei giorni lavorativi

    I piani partono da 9 euro/mese (Basic), passando per Smart (19 euro), Premium (39 euro) ed Essential, fino ai piani per societa Business e Enterprise con funzionalita avanzate.

    Cos’e Hype Business

    Hype Business e il conto online dedicato a partite IVA, freelance e piccoli professionisti del brand Hype, fintech italiana che dal 2021 e parte del Gruppo BPER Banca (una delle principali banche italiane). Il prodotto e gestito tecnicamente da Banca Sella e BPER, con piena licenza bancaria italiana e tutela del fondo interbancario fino a 100.000 euro.

    L’identita di Hype Business e diversa rispetto a Qonto: e un conto semplice, leggero, low cost, pensato per chi ha appena aperto la P.IVA, fattura poco e cerca un’alternativa economica al conto personale, senza voler imparare a usare gestionali complessi.

    • IBAN italiano IT (essendo prodotto bancario di gruppo italiano)
    • Apertura 100% online tramite app, in pochi minuti con SPID o documento + selfie video
    • Costo molto basso: circa 2,90 euro/mese, con possibilita di azzeramento canone se si rispettano determinate condizioni promozionali periodiche
    • Carta di debito fisica + carta virtuale, accettata su circuito Mastercard
    • Bonifici SEPA gratuiti in numero limitato, prelievi ATM con commissioni dopo la soglia
    • App user-friendly con grafica curata e notifiche push immediate
    • Categorizzazione spese base e funzioni di salvadanaio/risparmio

    Quello che non c’e in Hype Business e altrettanto importante per inquadrare il prodotto: nessuna fatturazione elettronica integrata, nessuna gestione multi-utente per studi o team, nessun ruolo “contabile” da invitare e integrazioni native con software contabili limitate o assenti. Per la fatturazione elettronica devi affidarti a un servizio esterno (Aruba, Fatture in Cloud, Fatturapa) e gestirla separatamente.

    Tabella di confronto Qonto vs Hype Business

    Ecco un confronto sintetico delle caratteristiche principali dei due conti, aggiornato a 2026. Le condizioni esatte vanno sempre verificate sui siti ufficiali.

    CaratteristicaQontoHype Business
    Apertura100% online, prova gratuita 30 giorni100% online via app, SPID o video selfie
    IBANItaliano IT (su tutti i piani)Italiano IT
    Costo mensileDa 9 euro/mese (Basic)Circa 2,90 euro/mese (gratis con condizioni promo)
    FunzionalitaAvanzate: ruoli utente, regole approvazione, contabilitaBase: pagamenti, carta, categorizzazione semplice
    Fatturazione elettronicaSI – integrata con SdINO – va gestita con software esterno
    CarteMastercard fisiche + virtuali, limiti per utenteMastercard debit fisica + virtuale
    Multi-utenteSI – team, ruoli, contabileNO – mono-utente
    Categorizzazione speseAvanzata, regole personalizzabili, export contabileBase, automatica per macro-categorie
    Integrazioni software contabiliSI – Fatture in Cloud, TeamSystem, Aruba, ZucchettiLimitate / non native
    Customer careChat e telefono in italiano (orari ufficio)Chat in app, supporto BPER per casi complessi
    Tutela depositiFGD europeo (FR) fino a 100k euroFITD italiano fino a 100k euro

    Punti a favore di Qonto

    Qonto si distingue per un approccio completamente professionale: non e un conto personale travestito da business, e fin dall’origine costruito attorno alle esigenze fiscali e contabili. Vediamo i suoi vantaggi reali.

    1. Fatturazione elettronica integrata

    Su Qonto puoi creare, inviare e ricevere fatture elettroniche direttamente dall’app o dalla dashboard web. Le fatture vengono trasmesse automaticamente al Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. Per un freelance o forfettario obbligato alla fatturazione elettronica, significa non dover acquistare un software separato (Aruba, Fatture in Cloud, ecc.). Hype Business non offre questa funzione.

    2. Gestione multi-utente con ruoli

    Se hai uno studio professionale, una piccola societa o lavori con un commercialista che vuoi coinvolgere direttamente, Qonto permette di invitare collaboratori e contabili con ruoli e permessi differenziati. Il commercialista puo accedere in sola lettura alle transazioni, scaricare estratti conto e pre-categorizzare le spese, senza dover ricevere PDF via email. Hype Business e mono-utente: una persona, un conto.

    3. Customer care professionale in italiano

    Il supporto clienti Qonto e in italiano, raggiungibile via chat e telefono negli orari di ufficio, con tempi di risposta tipicamente sotto le 24 ore lavorative per richieste non urgenti. Il personale e formato su tematiche fiscali italiane (P.IVA, F24, fatturazione SdI). Su Hype Business il supporto e principalmente via chat in-app: utile per problemi semplici, meno strutturato per casi business complessi.

    4. Integrazione con software contabili

    Qonto si integra in modo nativo con Fatture in Cloud, TeamSystem, Aruba, Zucchetti e con tool di esportazione contabile standard (CSV, Excel, formato gestionale). Le transazioni del conto vengono importate automaticamente e riconciliate con le fatture. Per chi lavora con un commercialista che usa uno di questi gestionali, e una funzione che fa risparmiare ore di lavoro mensili. Su Hype Business la sincronizzazione con software contabili e limitata o richiede esportazioni manuali.

    Punti a favore di Hype Business

    Hype Business non sara un prodotto “premium” come Qonto, ma ha alcuni punti di forza concreti che, per un certo profilo di P.IVA, possono pesare piu delle funzioni avanzate.

    1. Prezzo basso e azzerabile

    Il canone di circa 2,90 euro al mese rende Hype Business uno dei conti business piu economici sul mercato italiano. In piu, periodicamente sono attive promozioni che azzerano il canone al raggiungimento di determinate condizioni (ad esempio entrate accreditate sul conto sopra una certa soglia, o utilizzo regolare della carta). Per un forfettario alle prime armi che fattura 5.000-15.000 euro l’anno, la differenza con Qonto Basic (9 euro x 12 = 108 euro/anno) puo essere rilevante.

    2. Brand BPER e tutela bancaria italiana

    Hype fa parte del Gruppo BPER Banca, una delle principali banche italiane. Significa licenza bancaria italiana, tutela del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 euro e, in caso di problemi seri, la possibilita di rivolgersi a una rete bancaria fisica diffusa sul territorio. Per chi e diffidente verso le neobank “puramente online” e preferisce un brand con radici bancarie italiane, Hype Business e una scelta naturale.

    3. Semplicita d’uso assoluta

    L’app Hype e tra le piu intuitive del panorama italiano: poche schermate, grafica curata, niente menu nascosti o termini tecnici. Per chi non vuole imparare a usare un gestionale ma cerca solo un conto separato dalla persona fisica per ricevere bonifici e pagare con carta, l’esperienza Hype e quasi a prova di tutti. Qonto, pur essendo ben progettato, ha piu menu e funzioni e richiede un minimo di curva di apprendimento.

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    Quando Hype Business puo bastare

    Non sempre la soluzione piu completa e quella giusta. Ci sono profili di P.IVA per cui Hype Business e realmente la scelta piu sensata.

    Profilo 1: Micro-fatturati e nuove P.IVA

    Hai aperto la P.IVA da poco, fatturi pochi euro al mese (ad esempio sotto i 1.000 euro mensili), non hai ancora un volume di lavoro che giustifichi 9 euro/mese di conto. In questo caso Hype Business a 2,90 euro/mese (o gratis con promozione) ti fa risparmiare circa 70-100 euro l’anno rispetto a Qonto Basic. La fatturazione elettronica la gestisci con il portale gratuito dell’Agenzia delle Entrate “Fatture e Corrispettivi” o con un piano gratuito di Aruba/Fatture in Cloud.

    Profilo 2: Freelance occasionale o secondaria

    La P.IVA e un’attivita secondaria rispetto al lavoro dipendente principale: fatturi occasionalmente, magari 5-20 fatture l’anno, e ti serve solo un conto separato per non confondere le entrate professionali con quelle personali. Hype Business e perfetto per questo: costo minimo, IBAN italiano, app semplice, zero gestionale necessario.

    Profilo 3: Massima sensibilita al prezzo

    Per quanto un commercialista possa consigliarti Qonto per le funzionalita, se per te il canone mensile e una variabile critica, Hype Business resta la scelta razionale. La differenza di costo annua (108 euro Qonto Basic vs ~35 euro Hype Business) per un’attivita appena avviata puo essere significativa. Sempre meglio aprire un conto economico separato che continuare a usare il conto personale per la P.IVA.

    Quando Qonto e la scelta migliore

    In questi profili, invece, Qonto vale ogni euro speso in piu rispetto a Hype Business. Le funzioni avanzate non sono optional: sono leve concrete di efficienza fiscale e contabile.

    Profilo 1: Gestione fiscale complessa

    Sei un libero professionista con 30+ fatture al mese, gestisci spese di trasferta, acquisti professionali, ricevi pagamenti da clienti diversi. Devi tracciare ogni movimento per il commercialista. Qonto con la sua categorizzazione automatica, fatturazione elettronica integrata e gestione ricevute ti fa risparmiare 5-10 ore al mese rispetto a un setup “Hype Business + software esterno + Excel”. Il costo extra (108 euro vs 35 euro/anno) si ripaga in poche ore di lavoro liberate.

    Profilo 2: Studi associati o team

    Hai uno studio con collaboratori, dipendenti o soci che devono accedere al conto, autorizzare bonifici, pagare con carte aziendali. Qonto con la gestione multi-utente, ruoli differenziati e regole di approvazione e l’unica soluzione possibile tra i due. Hype Business non puo essere usato da piu persone in modo strutturato: una persona, un conto, fine. Per uno studio di 3-4 persone, scegliere Hype significa creare confusione operativa.

    Profilo 3: Integrazioni con software contabili

    Lavori con un commercialista che usa TeamSystem, Zucchetti, Fatture in Cloud, Aruba e ti chiede di esportargli automaticamente movimenti e fatture. Con Qonto, la sincronizzazione e gia configurata e automatica. Con Hype Business, dovresti scaricare manualmente CSV ed estratti conto e inviarli al commercialista ogni mese: tempo perso che, su un anno, vale piu del costo extra di Qonto.

    Profilo 4: Volume fatturato medio-alto

    Fatturi oltre 30.000-40.000 euro l’anno e hai centinaia di transazioni annue. Qonto offre piani superiori (Smart, Premium) con limiti di bonifico piu alti, piu carte, regole di approvazione, conti spesa per progetti. Hype Business resta orientato al “single user low volume” e potrebbe non scalare con la tua attivita.

    Costi annui: simulazione concreta

    Il canone mensile e solo una parte del costo totale: vanno considerati anche fatturazione elettronica, software contabile, tempo del commercialista. Vediamo due simulazioni reali.

    Caso A: Forfettario alle prime armi (10.000 euro fatturato/anno)

    • Hype Business: 2,90 x 12 = ~35 euro + servizio fatturazione elettronica gratuito (Agenzia Entrate o piano free Aruba) = ~35 euro/anno
    • Qonto Basic: 9 x 12 = 108 euro/anno (fatturazione elettronica gia inclusa)
    • Differenza: ~73 euro/anno a favore di Hype
    • Considerazione: con poche fatture (10-20 l’anno) il valore aggiunto della fatturazione integrata Qonto e marginale. Hype vince per costo.

    Caso B: Libero professionista strutturato (50.000 euro fatturato/anno)

    • Hype Business: ~35 euro + software fatturazione elettronica a pagamento (~50-80 euro/anno) + tempo commercialista in piu per export manuali (~150-200 euro/anno) = ~250-300 euro/anno
    • Qonto Basic o Smart: 108-228 euro/anno con fatturazione e categorizzazione integrate, export automatico al commercialista = ~108-228 euro/anno
    • Differenza: a parita di setup completo, Qonto puo essere piu economico per profili strutturati una volta considerato tutto il quadro.

    Morale: il prezzo nominale del canone non e tutto. Per chi fa volumi bassi, Hype Business resta piu conveniente. Per chi gestisce un’attivita strutturata, Qonto puo addirittura essere il piu economico una volta sommati tutti i costi accessori.

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    Domande frequenti

    Hype Business e una banca o una fintech?

    Hype Business e un prodotto bancario del Gruppo BPER Banca, gestito tecnicamente in collaborazione con Banca Sella. Ha licenza bancaria italiana e i depositi sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 euro per intestatario. Non e una semplice fintech con istituto di moneta elettronica.

    Posso fare la fatturazione elettronica con Hype Business?

    No, non direttamente. Hype Business non include un sistema integrato di fatturazione elettronica. Devi affidarti a un servizio esterno come il portale gratuito “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate, oppure piattaforme a pagamento (Aruba, Fatture in Cloud, Fatturapa). Qonto, invece, ha la fatturazione elettronica integrata con invio automatico al SdI.

    Qonto ha IBAN italiano come Hype Business?

    Si. Da diversi anni Qonto fornisce IBAN italiani con codice IT su tutti i piani, identici a quelli delle banche tradizionali italiane. Sono accettati per F24, ricezione bonifici PA, RID/SDD, accrediti stipendi e qualsiasi operazione domestica. Il fatto che Qonto sia francese non genera quindi piu il problema dell’IBAN estero.

    Posso usare Hype Business se sono in regime forfettario?

    Si, Hype Business e perfettamente compatibile con il regime forfettario. Anzi, per molti forfettari alle prime armi e una buona scelta perche costa poco e separa il flusso della P.IVA dal conto personale. Devi pero ricordarti che la fatturazione elettronica – obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024 – va gestita con un servizio esterno.

    Quale dei due e piu sicuro?

    Entrambi sono egualmente sicuri dal punto di vista normativo. Hype Business beneficia del fondo italiano FITD fino a 100.000 euro, Qonto del fondo europeo equivalente fino allo stesso importo. Entrambi usano autenticazione forte (SCA/PSD2), notifiche push, blocco carte istantaneo. Le differenze sono operative, non di solidita.

    Posso passare da Hype Business a Qonto in seguito?

    Si, e una strategia molto comune: si inizia con Hype Business per contenere i costi quando il fatturato e basso, e si migra a Qonto quando l’attivita cresce e servono funzioni avanzate. Il passaggio richiede di comunicare il nuovo IBAN ai clienti e aggiornare RID/domiciliazioni. Niente di traumatico, ma serve un po’ di attenzione organizzativa.

    Posso aprire entrambi i conti contemporaneamente?

    Si, non c’e nessun divieto normativo. Alcuni professionisti tengono Qonto come conto operativo principale (con fatturazione e gestione fiscale) e Hype Business come conto secondario per movimentare piccole somme o ricevere pagamenti specifici. E una pratica legittima ma che ha un senso pratico solo se hai motivi chiari: altrimenti rischi solo di pagare due canoni inutili.

    Hype Business permette i bonifici istantanei gratuiti?

    I bonifici SEPA standard su Hype Business sono gratuiti entro un certo numero mensile, oltre il quale possono scattare commissioni. I bonifici istantanei (SEPA Instant) sono spesso a pagamento o disponibili in numero limitato. Su Qonto le condizioni variano per piano: il piano Basic include un certo numero di bonifici/mese, oltre serve passare a Smart o superiori. Verifica sempre i fogli informativi aggiornati sui rispettivi siti ufficiali.

    Le condizioni economiche e contrattuali di Qonto e Hype Business possono variare nel tempo. Verifica sempre i fogli informativi aggiornati sui rispettivi siti ufficiali (qonto.com e hype.it) prima di sottoscrivere un piano.

    Giugno 11, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 08:00:002026-05-24 09:36:57Qonto vs Hype Business 2026: Pro e Contro per la Tua Partita IVA
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Riscatto di Laurea per la Pensione: Niente Decadenza Triennale INPS

    riscatto anni laurea CAF Udine

    Il riscatto di laurea per la pensione e’ uno degli strumenti piu’ utili per chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro o aumentare l’importo del proprio assegno previdenziale. Eppure circolano ancora molte incertezze, e la piu’ diffusa e’ questa: “se non faccio domanda subito, perdo il diritto?”. La risposta e’ chiara: il riscatto di laurea non ha una scadenza triennale. La domanda puo’ essere presentata in qualsiasi momento della vita lavorativa, senza vincoli di tempo legati al conseguimento del titolo.

    In questa guida aggiornata al 2026 spieghiamo come funziona il riscatto della laurea, quanto costa, quando conviene, e come il nostro patronato puo’ aiutarti a presentare la domanda in modo corretto e tempestivo.

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    Cos’e’ il riscatto di laurea

    Il riscatto di laurea e’ un istituto previdenziale che consente al lavoratore di acquistare, a titolo oneroso, la copertura contributiva relativa agli anni trascorsi all’universita’. In pratica, versando un importo all’INPS, il periodo di studio viene “trasformato” in contribuzione previdenziale utile sia per raggiungere il diritto alla pensione sia per aumentarne l’importo.

    La normativa di riferimento e’ contenuta nell’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 184/1997, modificato ed integrato da successive disposizioni, in particolare dalla Legge di Bilancio 2019 che ha introdotto il cosiddetto riscatto agevolato per i soggetti interamente nel sistema contributivo.

    Il periodo riscattabile comprende:

    • La durata legale del corso di studi universitari (triennale, magistrale, vecchio ordinamento)
    • I diplomi universitari (di durata biennale o triennale)
    • Le specializzazioni post-laurea di durata almeno biennale
    • I dottorati di ricerca
    • I diplomi degli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM)

    Non e’ riscattabile il periodo fuori corso: si tiene conto solo della durata legale del corso, non degli anni effettivi impiegati per laurearsi.

    Nessuna decadenza triennale: il falso mito da sfatare

    La domanda di riscatto della laurea non e’ soggetta ad alcun termine di decadenza triennale. Questa e’ la risposta netta che emerge dalla normativa vigente e che l’INPS ha confermato in piu’ occasioni attraverso le proprie circolari operative.

    Il malinteso nasce probabilmente dalla confusione con altri istituti previdenziali (come alcune prestazioni a domanda) che prevedono termini di prescrizione. Per il riscatto di laurea, invece, il diritto rimane intatto per tutta la vita lavorativa dell’assicurato.

    Che tu abbia conseguito la laurea a 23 anni e voglia fare domanda a 50, o che tu abbia quasi 60 anni e stia pianificando la pensione: puoi presentare la domanda in qualsiasi momento. L’unico requisito temporale e’ che tu sia ancora in attivita’ lavorativa (o almeno iscritto all’AGO – Assicurazione Generale Obbligatoria) oppure che tu possa presentare domanda come soggetto non iscritto ad alcuna forma previdenziale obbligatoria.

    Cosa dice l’INPS: La domanda di riscatto puo’ essere presentata in qualsiasi momento della vita assicurativa, senza alcun termine di decadenza. Fonte: Circolare INPS n. 45/2021 e FAQ ufficiale INPS sul riscatto di laurea.

    Chi puo’ fare domanda di riscatto della laurea

    Possono chiedere il riscatto di laurea tutti i soggetti che soddisfano questi requisiti:

    • Aver conseguito il titolo di studio oggetto del riscatto (diploma universitario, laurea triennale, magistrale, vecchio ordinamento, dottorato di ricerca)
    • Essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) gestita dall’INPS, oppure alle forme sostitutive, esclusive o esonerative della stessa
    • Non aver ancora maturato il diritto alla pensione (ovvero la domanda deve essere presentata prima che si consolidi il trattamento pensionistico)

    La domanda puo’ essere presentata anche da soggetti che, al momento della domanda, non risultano ancora iscritti ad alcuna gestione previdenziale (i cosiddetti “non assicurati”). In questo caso il riscatto e’ possibile purche’ la persona consegua almeno 5 anni di contribuzione effettiva dopo il riscatto stesso.

    Puo’ fare domanda anche un familiare per conto di un altro soggetto (es. i genitori per un figlio), ma solo se quest’ultimo non e’ ancora iscritto a nessuna forma previdenziale obbligatoria. In questo caso i contributi da riscatto vengono versati nella gestione previdenziale che sara’ poi competente quando il soggetto iniziera’ a lavorare.

    Quanto costa il riscatto di laurea nel 2026

    Il costo del riscatto di laurea dipende dal sistema di calcolo applicabile al lavoratore, determinato dalla sua anzianita’ contributiva al 31 dicembre 1995:

    Sistema di calcoloChi riguardaCome si calcola il costo
    Retributivo / MistoChi aveva contributi al 31/12/1995Aliquota contributiva x retribuzione imponibile degli ultimi 12 mesi x anni da riscattare
    Contributivo puroChi ha iniziato a lavorare dopo il 1/1/1996Riscatto ordinario: aliquota x ultima retribuzione imponibile x anni; Riscatto agevolato: aliquota minima IVS x reddito minimo annuo artigiani/commercianti

    Per chi e’ interamente nel sistema contributivo puro (primo contributo versato dopo il 31/12/1995), la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018, art. 1, co. 188-189) ha introdotto il riscatto agevolato: il costo si calcola moltiplicando l’aliquota contributiva IVS in vigore per il reddito minimo imponibile degli artigiani e commercianti.

    Nel 2026, il reddito minimale INPS artigiani/commercianti e’ pari a circa 18.555 euro annui. L’aliquota IVS artigiani e’ del 24,48%. Il costo agevolato per anno e’ quindi di circa 4.540 euro per ogni anno di corso universitario da riscattare.

    Per una laurea triennale (3 anni) il costo agevolato si aggira intorno ai 13.620 euro, per una magistrale a ciclo unico quinquennale intorno ai 22.700 euro.

    Tipo di laureaAnni riscattabiliCosto agevolato (stima 2026)Costo ordinario (es. reddito 35.000 euro)
    Laurea triennale3 annicirca 13.600 eurocirca 26.000 euro
    Laurea magistrale (2 anni)2 annicirca 9.100 eurocirca 17.300 euro
    Laurea vecchio ordinamento (4 anni)4 annicirca 18.100 eurocirca 34.600 euro
    Laurea magistrale a ciclo unico (5 anni)5 annicirca 22.700 eurocirca 43.300 euro
    Dottorato di ricerca (3 anni)3 annicirca 13.600 eurocirca 26.000 euro

    Nota: I costi ordinari sono calcolati su un reddito imponibile lordo di esempio di 35.000 euro. I valori effettivi variano in base alla retribuzione individuale e all’anno di domanda.

    Deducibilita’ fiscale del riscatto di laurea

    Uno dei vantaggi spesso sottovalutati del riscatto di laurea e’ il beneficio fiscale che ne deriva. I versamenti effettuati sono interamente deducibili dal reddito imponibile IRPEF ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e) del TUIR (DPR 917/1986).

    Questo significa che, se versi 13.600 euro per riscattare 3 anni di laurea triennale, puoi portare l’intero importo in deduzione dal reddito nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui hai effettuato il versamento (o degli anni successivi se hai optato per il pagamento rateale).

    Il risparmio fiscale dipende dall’aliquota marginale IRPEF applicabile:

    Reddito lordo annuoAliquota marginale IRPEF 2026Risparmio su 13.600 euro versati
    fino a 28.000 euro23%circa 3.128 euro
    da 28.001 a 50.000 euro35%circa 4.760 euro
    oltre 50.000 euro43%circa 5.848 euro

    In pratica, per chi ha un reddito medio-alto, il costo netto del riscatto si riduce significativamente grazie alla deduzione fiscale. Il riscatto agevolato diventa quindi ancora piu’ conveniente quando si considera il risparmio IRPEF.

    Se paghi a rate, la deduzione avviene pro-quota nell’anno di versamento di ciascuna rata. Il pagamento rateale e’ consentito fino a 120 rate mensili senza interessi, il che consente di distribuire la spesa e i benefici fiscali nel tempo.

    Come presentare la domanda di riscatto laurea all’INPS

    La domanda di riscatto di laurea si presenta all’INPS tramite uno dei seguenti canali:

    • Portale INPS online: accedendo con SPID, CIE o CNS al servizio “Riscatto di laurea” nella sezione Servizi per il Cittadino
    • Patronato autorizzato: il nostro ufficio di patronato a Udine puo’ presentare la domanda per tuo conto, gratuitamente
    • Contact center INPS: chiamando il numero 803 164 (da rete fissa, gratuito) o 06 164164 (da cellulare)

    La procedura online sul portale INPS e’ stata semplificata negli ultimi anni. Una volta effettuato l’accesso, il sistema guida l’utente attraverso i passaggi principali:

    1. Selezione del titolo di studio da riscattare
    2. Indicazione dell’ateneo e degli anni accademici
    3. Scelta del sistema di calcolo (se applicabile: ordinario o agevolato)
    4. Indicazione della modalita’ di pagamento (in unica soluzione o a rate)
    5. Invio della domanda e ricezione del provvedimento di accoglimento con importo da versare

    Dopo l’accoglimento della domanda, l’INPS emette il provvedimento di accoglimento con l’indicazione dell’importo da versare. Il pagamento avviene tramite modello F24 con i codici tributo specifici indicati dall’INPS nel provvedimento stesso.

    Documenti necessari per la domanda

    Per presentare la domanda di riscatto di laurea occorre avere a disposizione i seguenti documenti:

    • Documento di identita’ in corso di validita’ (carta d’identita’ o passaporto)
    • Codice fiscale
    • Certificato di laurea (con indicazione degli anni accademici di iscrizione e della data di conseguimento del titolo) oppure autocertificazione ai sensi del DPR 445/2000
    • Estratto contributivo INPS aggiornato (utile ma non obbligatorio, consigliato per verificare la propria posizione)
    • SPID, CIE o CNS per accedere al portale INPS online

    Se la domanda viene presentata tramite patronato, il nostro operatore raccogliera’ tutta la documentazione necessaria e curera’ la trasmissione telematica in tuo nome. Il servizio e’ completamente gratuito per i nostri assistiti.

    Hai bisogno di verificare la tua posizione contributiva prima di fare domanda? Leggi la nostra guida su come richiedere e leggere l’estratto contributivo INPS.

    Riscatto agevolato vs riscatto ordinario: quando conviene quale

    La scelta tra riscatto ordinario e riscatto agevolato dipende da diversi fattori. Ecco un confronto pratico:

    CaratteristicaRiscatto OrdinarioRiscatto Agevolato
    Chi puo’ usarloTutti gli iscritti AGOSolo contributivo puro (primo contributo dopo 1/1/1996)
    Base di calcolo costoRetribuzione/reddito attualeMinimale INPS artigiani/commercianti
    Costo tipico (laurea triennale)15.000-30.000 eurocirca 13.600 euro
    Utilita’ per pensioneAumenta importo E anticipa dirittoAumenta importo E anticipa diritto
    Deducibilita’ IRPEFSi’ (100% deducibile)Si’ (100% deducibile)
    Pagamento ratealeFino a 120 rate mensiliFino a 120 rate mensili

    Il riscatto agevolato conviene quasi sempre per i soggetti interamente nel contributivo puro, anche perche’ il costo fisso basato sul minimale e’ spesso inferiore al costo ordinario calcolato sulla retribuzione effettiva (soprattutto per chi ha redditi medio-alti).

    Riscatto di laurea e pensione anticipata: come cambia la data

    Uno degli obiettivi principali di chi valuta il riscatto di laurea e’ anticipare la data di pensionamento. Vediamo con un esempio concreto come il riscatto incide sui requisiti pensionistici nel 2026.

    Esempio pratico:

    • Lavoratrice dipendente, nata nel 1975, laurea magistrale conseguita nel 2000 (5 anni di corso)
    • Ha iniziato a lavorare nel 2001, con primo contributo INPS nel 2001 (sistema contributivo puro)
    • Nel 2026 ha 25 anni di contributi effettivi
    • Senza riscatto: raggiunge i 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata nel 2043-2044
    • Con riscatto di 5 anni di laurea: raggiunge i 42 anni e 10 mesi nel 2038-2039, con un anticipo di circa 5 anni

    Il riscatto quindi non solo aumenta l’importo dell’assegno (perche’ aggiunge anni di contribuzione al montante), ma puo’ significativamente anticipare il momento in cui si matura il diritto. Per chi e’ nel sistema contributivo puro, la pensione di vecchiaia ordinaria richiede 20 anni di contributi e 67 anni di eta’ (2026), mentre la pensione anticipata richiede 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) a prescindere dall’eta’.

    Vuoi verificare la tua posizione pensionistica attuale? Consulta la nostra guida completa sulle Pensioni 2026 e su Quota 103.

    Riscatto di laurea e sistema misto o retributivo

    Per chi aveva gia’ contributi prima del 31 dicembre 1995 (sistema misto o retributivo), il calcolo del riscatto e’ diverso e generalmente piu’ oneroso. Il costo si calcola applicando l’aliquota contributiva in vigore per il settore di appartenenza (ad esempio 33% per i lavoratori dipendenti) alla retribuzione imponibile degli ultimi 12 mesi, moltiplicato per gli anni da riscattare.

    Esempio per lavoratore dipendente nel sistema misto:

    • Retribuzione lorda annua: 35.000 euro
    • Aliquota contributiva: 33%
    • Anni da riscattare: 4 (laurea vecchio ordinamento)
    • Costo totale: 35.000 x 33% x 4 = 46.200 euro

    In questo caso il costo e’ significativo, ma va sempre valutato in relazione al beneficio pensionistico atteso e alla deduzione IRPEF ottenibile. Per i lavoratori nel sistema misto, il riscatto incide sulla quota retributiva della pensione, che viene calcolata con criteri piu’ generosi, rendendo spesso il riscatto molto conveniente sul lungo periodo.

    Quando conviene e quando no: valutazione pratica

    Il riscatto di laurea conviene generalmente quando:

    • Mancano pochi anni (3-5) al raggiungimento del diritto alla pensione anticipata: il vantaggio e’ massimo perche’ si anticipa concretamente il pensionamento
    • Si e’ nel sistema contributivo puro e si puo’ accedere al riscatto agevolato (costo contenuto)
    • Si ha un reddito elevato e si beneficia dell’aliquota marginale IRPEF piu’ alta (43%): il risparmio fiscale riduce notevolmente il costo netto
    • Si e’ abbastanza giovani da “ammortizzare” il costo con l’anticipo pensionistico: piu’ anni si anticipa la pensione, piu’ si percepisce l’assegno

    Il riscatto di laurea e’ meno conveniente quando:

    • Si e’ molto lontani dalla pensione (piu’ di 15-20 anni) e il beneficio in termini di anticipo e’ marginale rispetto al costo
    • Si e’ nel sistema misto con retribuzione alta e il costo ordinario diventa molto elevato
    • Si prevede di cambiare gestione previdenziale (es. passare a una cassa professionale): il riscatto INPS rimane utile solo per la quota AGO
    • Si hanno gia’ maturato i requisiti minimi per la pensione e il riscatto serve solo ad aumentare l’importo: occorre fare un’analisi costi/benefici accurata

    La valutazione di convenienza e’ sempre personalizzata. Ti consigliamo di rivolgerti al nostro patronato per una simulazione gratuita basata sulla tua specifica situazione contributiva e reddituale. Possiamo accedere al tuo estratto conto INPS e calcolare con precisione il beneficio atteso.

    Riscatto di laurea: domande frequenti (FAQ)

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    Il diritto al riscatto di laurea scade dopo 3 anni?

    No. Il riscatto di laurea non e’ soggetto ad alcuna decadenza triennale ne’ a termini di prescrizione legati al conseguimento del titolo. La domanda puo’ essere presentata in qualsiasi momento della vita lavorativa, anche decenni dopo la laurea. Lo chiarisce la normativa vigente (D.Lgs. 184/1997) e lo conferma l’INPS nelle proprie guide operative.

    Posso riscattare solo alcuni anni del corso?

    Si’. Non e’ obbligatorio riscattare l’intera durata del corso. Puoi scegliere di riscattare un numero inferiore di anni (es. solo 2 anni su 5) per ridurre il costo, ottimizzando il risultato pensionistico in base al tuo obiettivo specifico (anticipo di pensionamento o solo aumento dell’importo).

    Il riscatto di laurea agevolato e’ conveniente per tutti?

    Il riscatto agevolato e’ accessibile solo a chi e’ interamente nel sistema contributivo puro (primo contributo versato dopo il 31/12/1995). Per questi lavoratori il costo fisso basato sul minimale INPS e’ spesso molto inferiore al costo ordinario. La convenienza effettiva dipende pero’ da quanti anni mancano alla pensione: piu’ sei vicino, piu’ conviene.

    Posso pagare a rate il riscatto di laurea?

    Si’. Il pagamento puo’ essere rateizzato fino a 120 rate mensili senza applicazione di interessi. Le rate si versano tramite modello F24 con i codici tributo indicati da INPS nel provvedimento di accoglimento. La rateizzazione non modifica la deducibilita’ fiscale: ogni rata versata nell’anno e’ deducibile nella dichiarazione dei redditi di quell’anno.

    Cosa succede se cambio lavoro dopo il riscatto?

    I contributi da riscatto rimangono nella gestione INPS in cui sono stati versati. Se cambi lavoro o datore di impresa, i contributi riscattati non si perdono: continuano a maturare nella tua posizione assicurativa INPS e concorrono al calcolo della pensione futura. In caso di passaggio a una cassa professionale (es. Cassa Forense, ENPAM), i contributi riscattati restano all’INPS e potranno eventualmente essere oggetto di totalizzazione o cumulo con la cassa professionale.

    Il patronato puo’ aiutarmi a fare domanda?

    Certamente. Il nostro patronato a Udine offre gratuitamente il servizio di presentazione della domanda di riscatto di laurea. I nostri operatori verificano la tua posizione contributiva, calcolano il costo preventivo, e curano tutta la procedura telematica con INPS. Puoi anche richiedere una simulazione per capire se e quando il riscatto conviene nel tuo caso specifico.

    I debiti con l’INPS bloccano la domanda di riscatto?

    In linea di principio, avere debiti con l’INPS non blocca formalmente la presentazione della domanda di riscatto. Tuttavia, e’ sempre consigliabile regolarizzare la propria posizione contributiva prima di procedere. Se hai debiti INPS in sospeso, puoi valutare il pagamento rateale fino a 60 rate prima di avviare il riscatto.

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/riscatto-laurea.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 07:46:332026-06-11 07:15:47Riscatto di Laurea per la Pensione: Niente Decadenza Triennale INPS
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

    IMU 2026 Pensionati: Acconto 16 Giugno, Esenzioni AIRE e Casi Particolari

    calcolo imu CAF Udine

    Il 16 giugno 2026 scade l’acconto IMU per tutti i proprietari di immobili, pensionati inclusi. La regola generale prevede l’esenzione sulla prima casa (eccetto categorie A/1, A/8, A/9), ma per i pensionati ci sono casi particolari da conoscere: pensionati AIRE all’estero (riduzione del 50%), comodato d’uso a figli o genitori, case in affitto. Vediamo nel dettaglio cosa pagare, i codici tributo da usare nel modello F24 e quando il CAF può aiutarti nel calcolo.

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

    Scadenza 16 giugno 2026: cosa pagare

    Il 16 giugno 2026 è la scadenza dell’acconto IMU, pari al 50% dell’imposta complessiva annua dovuta per il 2026. Per chi ha già pagato l’intera imposta in un’unica soluzione, la scadenza non rileva. Il saldo a conguaglio è fissato per il 16 dicembre 2026.

    Prima casa: quando si paga e quando no

    La prima casa è esente da IMU, ma con eccezioni:

    • Esenti: tutte le abitazioni principali tranne quelle classificate come “di lusso” (categorie catastali A/1 abitazioni signorili, A/8 ville, A/9 castelli).
    • Si paga IMU “ridotta”: prime case di lusso con aliquota 0,40% (modificabile dai Comuni fino allo 0,60%) e detrazione fissa di 200 €.
    • NON esenti le pertinenze oltre i limiti: massimo 3 pertinenze (1 per categoria C/2, C/6, C/7); oltre questi limiti l’IMU si paga normalmente.

    Pensionati AIRE: regola 50% esenzione

    I pensionati residenti all’estero (iscritti all’AIRE) hanno una regola particolare per l’immobile italiano:

    • Riduzione del 50% dell’IMU sull’unico immobile posseduto in Italia (non concesso in affitto né in comodato).
    • Requisito: essere titolare di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia, residente in uno Stato di residenza fiscale.
    • L’agevolazione vale per una sola unità immobiliare a scelta del contribuente.
    • Non si applica alla TARI, che resta dovuta interamente.

    Comodato gratuito ai figli/genitori

    Per gli immobili concessi in comodato gratuito a parenti di primo grado (figli o genitori) con contratto registrato, si applica una riduzione del 50% della base imponibile IMU. Requisiti:

    • Contratto di comodato registrato all’Agenzia delle Entrate.
    • Il comodante deve possedere al massimo 2 immobili nello stesso Comune.
    • Il comodatario (figlio/genitore) deve risiedere e dimorare abitualmente nell’immobile.
    • L’agevolazione non vale per categorie A/1, A/8, A/9.

    Casa in affitto: aliquote 2026

    Per gli immobili dati in affitto le aliquote IMU 2026 sono:

    • Aliquota standard: 0,76% (modificabile dai Comuni da 0,46% a 1,14%).
    • Aliquota ridotta per affitti concordati: ulteriore sconto del 25% sull’imposta calcolata, se il contratto è registrato con canone concordato.
    • Aliquota maggiorata: alcuni Comuni applicano l’aliquota massima 1,14% sugli immobili sfitti.

    Codici tributo F24 (3912, 3918)

    CodiceTipologia
    3912Abitazione principale (lusso) e pertinenze
    3918Fabbricati diversi dall’abitazione principale
    3913Fabbricati rurali strumentali
    3914Terreni agricoli
    3916Aree fabbricabili
    3925Immobili categoria D (quota Stato)
    3930Immobili categoria D (quota Comune)

    Calcolo IMU al CAF: come funziona

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio completo di calcolo IMU 2026:

    • Verifica delle aliquote applicate dal tuo Comune (Udine e altri Comuni FVG).
    • Calcolo dell’imposta tenendo conto di rivalutazioni, riduzioni e detrazioni.
    • Compilazione del modello F24 con codici tributo e numero di rate.
    • Pagamento diretto in CAF oppure stampa F24 per pagamento in banca/posta.

    Per chi ha presentato il modello 730, il calcolo IMU è coordinato con la dichiarazione dei redditi.

    FAQ

    Pensionato all’estero paga IMU sulla casa in Italia?

    Sì, ma con riduzione del 50% se è iscritto AIRE, titolare di pensione in convenzione internazionale, e l’immobile in Italia è uno solo (non affittato, non in comodato).

    IMU comodato figli: come ottenere riduzione 50%?

    Serve un contratto di comodato registrato all’Agenzia delle Entrate, il proprietario deve avere max 2 immobili nello stesso Comune e il figlio (o genitore) deve risiedere effettivamente nell’immobile.

    Quando si paga il saldo IMU 2026?

    Il saldo a conguaglio scade il 16 dicembre 2026.

    Posso pagare in unica rata?

    Sì, è possibile versare l’intera IMU annuale entro il 16 giugno 2026 senza acconto+saldo. Conviene se le aliquote comunali sono già definitive a giugno.

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    Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-11 07:00:002026-06-11 07:00:00IMU 2026 Pensionati: Acconto 16 Giugno, Esenzioni AIRE e Casi Particolari
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Limite di reddito per la quattordicesima pensione: cosa rileva?

    Pensione 2026 INPS

    Limite di reddito per la quattordicesima pensione: cosa rileva?

    La quattordicesima pensione e’ una somma aggiuntiva erogata dall’INPS ogni anno a luglio ai pensionati con redditi bassi. Per riceverla, pero’, e’ necessario non superare specifici limiti di reddito, che variano in base agli anni di contribuzione e alla categoria previdenziale di appartenenza. Ma cosa si intende esattamente per “reddito” ai fini della quattordicesima? Cosa rileva e cosa invece viene escluso dal computo? In questa guida trovi tutte le risposte aggiornate al 2026.

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    Cos’e’ la quattordicesima pensione e chi ne ha diritto

    La quattordicesima pensione e’ una prestazione previdenziale introdotta dal D.L. 81/2007 (convertito dalla L. 127/2007) e successivamente potenziata dalla Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016, art. 1, cc. 187-188). Viene erogata ogni anno con il cedolino di luglio ai pensionati che rispettano determinati requisiti di eta’ e reddito.

    Possono ricevere la quattordicesima i pensionati che, al 1° luglio dell’anno di riferimento, abbiano compiuto almeno 64 anni di eta’ e il cui reddito complessivo non superi le soglie stabilite dalla normativa vigente. L’importo della somma aggiuntiva varia in base agli anni di contribuzione versati e alla cassa previdenziale di appartenenza (dipendenti, autonomi, ex INPDAP ecc.).

    Il limite di reddito nel 2026: soglie aggiornate

    Il limite di reddito per la quattordicesima pensione e’ espresso come multiplo del trattamento minimo INPS (c.d. pensione minima). Il valore del trattamento minimo viene rivalutato ogni anno dall’INPS sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo, tramite apposita circolare pubblicata a inizio anno. Le soglie di accesso alla quattordicesima si basano sul reddito complessivo annuo del pensionato, confrontato con multipli del trattamento minimo calcolato su 13 mensilita’.

    Le soglie strutturali, definite dalla L. 232/2016 e aggiornate annualmente dall’INPS, sono le seguenti:

    SogliaMultiplo del trattamento minimo annuo (13 mesi)Effetto
    Prima soglia1,5 volteDiritto alla quattordicesima piena
    Seconda soglia2 volteDiritto alla quattordicesima ridotta proporzionalmente
    Oltre la seconda sogliaOltre 2 volteNessun diritto alla quattordicesima

    Nota: i valori monetari precisi delle soglie per il 2026 dipendono dall’importo del trattamento minimo rivalutato con la circolare INPS di inizio anno. Per conoscere le soglie esatte applicabili alla tua situazione, ti invitiamo a verificare il tuo cedolino di luglio o a contattare un CAF o Patronato. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a disposizione per una verifica personalizzata.

    Cosa si intende per “reddito” ai fini della quattordicesima: la regola generale

    La questione centrale e’: cosa rileva ai fini del reddito per la quattordicesima? La risposta non e’ banale, perche’ il legislatore ha adottato una nozione di reddito diversa rispetto, ad esempio, a quella usata per la dichiarazione dei redditi IRPEF.

    Ai fini della quattordicesima pensione, la normativa (art. 5, D.L. 81/2007 e successive modificazioni) fa riferimento al reddito personale complessivo assoggettabile all’IRPEF del pensionato, con alcune esclusioni specifiche previste dalla legge. La verifica viene effettuata dall’INPS sulla base dei dati reddituali a sua disposizione (dichiarazioni fiscali, banche dati integrate con l’Agenzia delle Entrate).

    Redditi che rilevano (inclusi nel computo)

    • Pensioni di ogni tipo: pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianita’, di invalidita’, pensione ai superstiti (reversibilita’). Tutte le pensioni erogate dall’INPS o da altri enti previdenziali entrano nel computo.
    • Redditi da lavoro dipendente e assimilati: se il pensionato svolge ancora attivita’ lavorativa dipendente (part-time, lavoro occasionale ecc.), questi redditi si sommano alle pensioni.
    • Redditi da lavoro autonomo: se il pensionato esercita un’attivita’ professionale o artigianale, il reddito netto (ricavi meno costi) entra nel computo.
    • Redditi fondiari (fabbricati e terreni): le rendite catastali degli immobili di proprieta’, rivalutate secondo le norme vigenti, contribuiscono al reddito rilevante. Fa eccezione l’abitazione principale, esclusa dal computo.
    • Redditi da capitale tassati in modo ordinario: interessi attivi, dividendi da partecipazioni qualificate e altri redditi di capitale non soggetti a ritenuta definitiva rientrano nel calcolo.
    • Redditi diversi: plusvalenze, redditi da affitto in regime ordinario IRPEF, proventi da attivita’ occasionali.

    Redditi esclusi dal computo (non rilevano)

    • Redditi esenti IRPEF: pensioni di guerra, assegni straordinari di sostegno al reddito esenti, indennita’ di accompagnamento, pensione sociale, assegno sociale, sussidi economici erogati da enti pubblici o privati.
    • Rendita catastale dell’abitazione principale: l’immobile in cui il pensionato abita non viene conteggiato ai fini del calcolo del reddito rilevante per la quattordicesima.
    • Trattamento di fine rapporto (TFR): le somme percepite come liquidazione non entrano nel reddito ai fini della quattordicesima.
    • Redditi soggetti a imposta sostitutiva definitiva: ad esempio, gli affitti tassati con cedolare secca (quando questa sostituisce integralmente IRPEF e addizionali) e i rendimenti finanziari soggetti a ritenuta a titolo definitivo.
    • Assegno di mantenimento ricevuto dall’ex coniuge: non costituisce reddito imponibile IRPEF ai sensi dell’art. 10, TUIR (deduzione per il coniuge che lo paga), e non rileva ai fini della quattordicesima.
    • La quattordicesima stessa: la somma aggiuntiva percepita negli anni precedenti non influenza il calcolo dell’anno corrente.

    Reddito individuale o familiare? Un punto cruciale

    Uno degli aspetti piu’ importanti e’ che il limite di reddito per la quattordicesima e’ calcolato sul reddito individuale del pensionato, non su quello familiare o del nucleo convivente. Questo vuol dire che:

    • Se il coniuge ha redditi elevati ma il pensionato personalmente non supera la soglia, il diritto alla quattordicesima viene riconosciuto.
    • Al contrario, se il pensionato supera individualmente la soglia, non ha diritto alla quattordicesima anche se il nucleo familiare e’ complessivamente in difficolta’ economica.
    • Nel caso di coppia di pensionati (entrambi con diritto potenziale), la verifica viene fatta separatamente per ciascuno.

    Questo elemento distingue la quattordicesima da altre prestazioni INPS (come l’assegno sociale) che invece guardano al reddito familiare. La scelta del legislatore e’ stata quella di tutelare il singolo pensionato a basso reddito, indipendentemente dalla situazione patrimoniale familiare.

    Gli importi della quattordicesima nel 2026

    L’importo della quattordicesima non e’ fisso per tutti: dipende dalla categoria lavorativa (dipendenti, autonomi, ex dipendenti pubblici) e dagli anni di contribuzione versati nell’arco della vita lavorativa. La tabella seguente riporta i valori indicativi per i pensionati con reddito entro la prima soglia, soggetti a rivalutazione annuale INPS:

    CategoriaAnni contribuzioneImporto indicativo 2026
    Ex lavoratori dipendentiFino a 15 annicirca 437 euro
    Ex lavoratori dipendentiDa 15 a 25 annicirca 546 euro
    Ex lavoratori dipendentiOltre 25 annicirca 655 euro
    Ex lavoratori autonomiFino a 18 annicirca 336 euro
    Ex lavoratori autonomiDa 18 a 28 annicirca 420 euro
    Ex lavoratori autonomiOltre 28 annicirca 504 euro

    Gli importi esatti vengono aggiornati ogni anno dall’INPS con circolare specifica. I valori indicati si riferiscono agli importi applicati negli anni recenti e sono soggetti a rivalutazione. Verifica il tuo cedolino di luglio o contatta un CAF per il dato preciso aggiornato al 2026.

    Per i pensionati con reddito compreso tra la prima e la seconda soglia (fascia intermedia), l’importo viene ridotto proporzionalmente: la quattordicesima viene corrisposta solo per la parte di reddito mancante al raggiungimento della soglia superiore. In pratica, se il reddito si avvicina alla seconda soglia, la somma percepita sara’ molto ridotta.

    Come viene verificato il reddito dall’INPS

    L’INPS esegue la verifica reddituale in due fasi:

    1. Liquidazione provvisoria (luglio): l’INPS calcola la quattordicesima sulla base dei redditi dell’anno precedente disponibili nelle banche dati (dichiarazione dei redditi presentata, CU, Modello 730). Se i dati sono gia’ acquisiti e il pensionato risulta in regola, la somma viene accreditata automaticamente a luglio senza che il pensionato debba fare nulla.
    2. Conguaglio successivo: l’INPS effettua controlli incrociati con l’Agenzia delle Entrate. Se emergono redditi non considerati nella fase provvisoria e il pensionato aveva un reddito superiore alla soglia, l’INPS procede al recupero della somma erogata in eccesso, trattenendola dalle rate di pensione successive.

    E’ quindi fondamentale che il pensionato non faccia affidamento sulla quattordicesima se ha avuto redditi aggiuntivi nel corso dell’anno (lavoro, affitti in regime ordinario, plusvalenze) che potrebbero portarlo oltre la soglia: il recupero dell’INPS puo’ arrivare anche con notevole ritardo.

    Cosa succede se il reddito supera la soglia di poco

    Il sistema prevede una clausola di salvaguardia: se il reddito del pensionato supera la soglia massima (la seconda soglia, pari a 2 volte il minimo annuo) di un importo inferiore alla quattordicesima stessa, l’INPS eroga una somma ridotta tale da non far sforare il tetto complessivo. In altre parole, la quattordicesima viene automaticamente ridotta fino al punto di pareggio: il pensionato non potra’ mai trovarsi nella situazione paradossale di perdere piu’ di quanto riceve.

    Esempio pratico: si ipotizzi un pensionato con reddito annuo di 200 euro inferiore alla seconda soglia. Se avrebbe diritto a una quattordicesima di 546 euro, l’INPS gli eroga solo 200 euro (la differenza tra il suo reddito e la soglia massima), cosi’ che il reddito complessivo raggiunga esattamente la soglia senza sforarla.

    Casistiche particolari: redditi che possono generare dubbi

    Affitti: cedolare secca o regime ordinario?

    Un tema spesso fonte di dubbi riguarda gli immobili in affitto. Se il pensionato affitta un appartamento, il reddito derivante rileva ai fini della quattordicesima? La risposta dipende dal regime fiscale scelto:

    • Regime ordinario IRPEF: il reddito da locazione entra nel reddito complessivo e si somma alla pensione. Rileva ai fini della quattordicesima.
    • Cedolare secca: la cedolare e’ un’imposta sostitutiva dell’IRPEF (D.Lgs. 23/2011, art. 3). I redditi soggetti a cedolare secca non rientrano nel reddito complessivo IRPEF e quindi non rilevano ai fini della quattordicesima. Questo puo’ essere un fattore determinante per chi affitta un immobile di modesto valore: scegliere la cedolare secca non solo semplifica la tassazione, ma potrebbe preservare il diritto alla quattordicesima.

    Pensione di reversibilita’

    La pensione di reversibilita’ (o ai superstiti) e’ una vera e propria prestazione pensionistica ed e’ quindi inclusa nel reddito complessivo ai fini della quattordicesima. Il coniuge superstite che riceve la reversibilita’ deve quindi sommarla a eventuali altre pensioni o redditi propri per verificare il superamento o meno della soglia.

    Assegno di invalidita’ e pensione di inabilita’

    L’assegno ordinario di invalidita’ (AOI) e la pensione di inabilita’ totale sono trattamenti pensionistici INPS e rientrano nel computo del reddito ai fini della quattordicesima, al pari di qualsiasi altra pensione. Diverso e’ il caso dell’indennita’ di accompagnamento (L. 18/1980): essendo esente IRPEF, non rileva ai fini del calcolo del limite reddituale.

    Rendite INAIL

    Le rendite INAIL per infortuni o malattie professionali sono esenti da IRPEF (art. 34, DPR 601/1973) e quindi non rientrano nel computo reddituale ai fini della quattordicesima. Questo e’ un elemento da tenere a mente per i pensionati che percepiscono anche una rendita INAIL: quella somma non incide sul diritto alla quattordicesima.

    Redditi da capitale soggetti a ritenuta definitiva

    Gli interessi di conto corrente, i proventi di BOT, BTP e altri titoli di Stato soggetti a imposta sostitutiva del 12,5%, o i dividendi di partecipazioni non qualificate soggetti alla ritenuta definitiva del 26%, non rientrano nel reddito complessivo IRPEF e quindi non rilevano ai fini della quattordicesima. I redditi di capitale tassati in via definitiva alla fonte rimangono fuori dal conteggio.

    Come fare la domanda se l’INPS non riconosce la quattordicesima automaticamente

    Nella maggior parte dei casi l’INPS riconosce la quattordicesima automaticamente, senza necessita’ di presentare alcuna domanda. Tuttavia, in alcuni casi il pensionato potrebbe non ricevere la somma pur avendone diritto: ad esempio, se i dati reddituali non erano ancora disponibili a luglio (pensionato che non aveva ancora presentato il 730 o il Modello Redditi) oppure in presenza di errori nelle banche dati.

    In questi casi e’ possibile presentare istanza all’INPS attraverso il Patronato, allegando la documentazione reddituale (CU, dichiarazione dei redditi). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la verifica del diritto alla quattordicesima e per la presentazione delle istanze di riesame all’INPS.

    Puoi verificare autonomamente la tua situazione accedendo al fascicolo previdenziale del cittadino sul sito INPS.it, sezione “Cedolino pensione”.

    La quattordicesima per i pensionati con redditi misti (pensione + lavoro)

    Una situazione sempre piu’ frequente e’ quella del pensionato che continua a lavorare dopo il pensionamento. In Italia e’ possibile cumulare pensione e reddito da lavoro in molti casi (con o senza limiti, a seconda del tipo di pensione). Ma come incide questa situazione sulla quattordicesima?

    La risposta e’ semplice: il reddito da lavoro (sia dipendente che autonomo) si somma alla pensione nel calcolo del reddito complessivo rilevante. Quindi:

    • Un pensionato che guadagna anche 3.000-4.000 euro l’anno da lavoro part-time potrebbe superare la soglia e perdere il diritto alla quattordicesima.
    • Chi svolge attivita’ di lavoro occasionale (prestazioni occasionali ex art. 2222 c.c.) deve comunque considerare questi proventi nel computo reddituale se imponibili IRPEF.
    • I redditi da lavoro percepiti durante l’anno fiscale precedente (rispetto a luglio dell’anno di erogazione) sono quelli che contano: l’INPS guarda sempre ai redditi dell’anno fiscale precedente.

    Quattordicesima e pensione anticipata: attenzione all’eta’

    E’ bene ricordare che il requisito del compimento di 64 anni entro il 1° luglio dell’anno di erogazione e’ imprescindibile: anche un pensionato con reddito bassissimo non riceve la quattordicesima se non ha ancora raggiunto quell’eta’. I pensionati che vanno in pensione anticipata (ad esempio con Quota 103 o con 41 anni di contributi indipendenti dall’eta’) ma che non hanno ancora 64 anni dovranno aspettare il compimento dell’eta’ per beneficiare della somma aggiuntiva.

    Allo stesso modo, chi compie 64 anni a luglio dopo il giorno 1 del mese non riceve la quattordicesima quell’anno, ma la ricevera’ a partire dall’anno successivo.

    Per approfondire tutti gli aspetti del beneficio, inclusi importi esatti e calendario di pagamento, puoi consultare il nostro articolo dedicato: Quattordicesima Pensione Luglio 2026: Importi, Requisiti e Chi Ne Ha Diritto.

    Riassunto: riepilogo in tabella di cosa rileva e cosa no

    Tipologia redditoRileva ai fini della quattordicesima?
    Pensione di vecchiaia / anticipata / anzianita’SI
    Pensione di reversibilita’SI
    Assegno ordinario di invalidita’ (AOI)SI
    Redditi da lavoro dipendenteSI
    Redditi da lavoro autonomoSI
    Redditi da fabbricati (regime IRPEF ordinario)SI
    Redditi da affitto (cedolare secca)NO
    Rendita catastale abitazione principaleNO
    Indennita’ di accompagnamento (L. 18/1980)NO
    Rendita INAIL (art. 34, DPR 601/1973)NO
    Interessi/titoli soggetti a ritenuta definitivaNO
    Pensione sociale / assegno socialeNO
    TFR (liquidazione)NO

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    FAQ: domande frequenti sul limite di reddito per la quattordicesima

    Il reddito del coniuge influenza il diritto alla quattordicesima?

    No. La quattordicesima si basa esclusivamente sul reddito personale del pensionato. Il reddito del coniuge, anche se elevato, non incide sul diritto alla somma aggiuntiva.

    Se affitto un box auto con cedolare secca, il canone entra nel calcolo?

    No. I canoni di locazione assoggettati a cedolare secca non rientrano nel reddito complessivo IRPEF e non vengono considerati ai fini del limite reddituale per la quattordicesima.

    Devo fare domanda per ricevere la quattordicesima?

    No, in generale l’INPS la eroga automaticamente a luglio. Se pero’ non la ricevi pur avendone diritto, puoi rivolgerti a un CAF o Patronato per verificare la tua posizione e presentare eventuale istanza.

    Se percepisco la rendita INAIL per un infortunio, conta ai fini del limite?

    No. Le rendite INAIL sono esenti IRPEF (art. 34, DPR 601/1973) e non concorrono al reddito complessivo rilevante ai fini della quattordicesima.

    Come posso sapere se l’INPS ha calcolato correttamente la mia quattordicesima?

    Puoi controllare il cedolino di luglio sul sito INPS (area personale, fascicolo previdenziale) oppure rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica gratuita della tua posizione previdenziale.

    La pensione di reversibilita’ conta nel limite di reddito per la quattordicesima?

    Si. La reversibilita’ e’ una pensione a tutti gli effetti e viene inclusa nel reddito complessivo del beneficiario ai fini del calcolo del limite per la quattordicesima.

    Conclusione: cosa fare se hai dubbi sul tuo reddito

    Il calcolo del reddito rilevante ai fini della quattordicesima pensione puo’ rivelarsi piu’ complesso del previsto, soprattutto in presenza di redditi diversi dalla sola pensione. Se hai affitti in regime ordinario, rendite finanziarie, redditi da lavoro occasionale o sei in una situazione reddituale borderline rispetto alle soglie INPS, ti consigliamo di rivolgerti a un CAF o Patronato per una verifica accurata prima di fare affidamento sulla somma aggiuntiva.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per i pensionati: dalla verifica del diritto alla quattordicesima alla consulenza sul cedolino, dalla dichiarazione dei redditi (730) al patronato INPS. Contattaci telefonicamente al 0432 1638640 o via WhatsApp al 366 6018121 per un appuntamento.

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    Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Fotografo Professionista 2026: Regime Forfettario, SIAE e Fatturazione

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire la partita IVA fotografo professionista nel 2026 è il passaggio chiave per trasformare la passione per la fotografia in un’attività strutturata e fiscalmente in regola. Che tu lavori nei matrimoni, nella fotografia di prodotto, nei ritratti o negli eventi aziendali, gestire correttamente codice ATECO, regime forfettario, contributi INPS Gestione Separata, fatturazione e diritti d’autore fa la differenza tra un’attività che cresce e una che accumula problemi fiscali.

    In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega passo passo come avviare e gestire la tua partita IVA da fotografo: requisiti pratici, codici ATECO corretti (74.20.11 e 74.20.19), coefficiente di redditività al 67%, contributi previdenziali, fatturazione B2C e B2B, gestione SIAE e diritti d’autore, liberatorie GDPR per i soggetti fotografati, e tutti gli aspetti fiscali specifici delle nicchie creative come matrimoni, stock photography e vendita estero.

    Indice dei contenuti

    1. Chi è il fotografo professionista: differenza con il dilettante
    2. Serve l’iscrizione a un albo? No, ecco perché
    3. Requisiti pratici per diventare fotografo professionista
    4. Codice ATECO fotografo 2026: 74.20.11 e 74.20.19
    5. Regime forfettario fotografo: coefficiente 67% e aliquota
    6. Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS
    7. Fatturazione fotografo: B2C e B2B
    8. SIAE e diritto d’autore del fotografo
    9. Liberatoria modelli e GDPR
    10. Diritti d’autore in regime forfettario: tassazione separata
    11. Attrezzatura fotografica: cosa puoi (e non puoi) dedurre
    12. Fatturazione matrimoni: tipologie di servizi
    13. Stock photography: come fatturare Shutterstock e Getty
    14. Fatturazione clienti esteri: reverse charge e servizi digitali
    15. E-commerce fotografo: vendita stampe, album e corsi
    16. Assicurazione RC professionale fotografo
    17. Tariffe tipiche fotografo professionista 2026
    18. Calcolo tasse fotografo: esempi pratici 25K, 40K, 70K
    19. Marketing fotografo: Instagram, Google Business e portali
    20. Errori comuni da evitare
    21. Domande frequenti (FAQ)

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    Chi è il fotografo professionista: differenza con il dilettante

    Il fotografo professionista è chi esercita l’attività fotografica in modo abituale, organizzato e con finalità di guadagno. Questa abitualità è ciò che fa scattare l’obbligo di apertura della partita IVA, indipendentemente dal fatturato annuo.

    Il fotografo dilettante, invece, può ricevere compensi in modo occasionale (massimo 5.000 euro lordi annui da uno stesso committente, con regole specifiche), emettendo una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto del 20% se il committente è sostituto d’imposta. È una formula adatta solo a chi fa qualche servizio sporadico l’anno, non a chi ha un’attività strutturata.

    • Sei professionista se: hai un sito web, un account Instagram dedicato all’attività, accetti più clienti durante l’anno, fai pubblicità, hai listini, organizzi servizi ricorrenti
    • Sei occasionale se: fai 1-2 servizi l’anno per amici/parenti, non hai un’organizzazione, non promuovi attivamente l’attività

    La giurisprudenza dell’Agenzia delle Entrate è chiara: bastano 3-4 servizi fotografici l’anno con clienti diversi per configurare l’abitualità. Anche se non superi i 5.000 euro, se l’attività è continuativa devi aprire la partita IVA.

    Serve l’iscrizione a un albo? No, ecco perché

    Una buona notizia per chi vuole aprire la partita IVA fotografo: la fotografia non è una professione regolamentata. Non esiste un albo dei fotografi, non servono esami di Stato, non serve un titolo di studio specifico.

    Questo significa che chiunque, maggiorenne e con i requisiti generali per fare impresa, può aprire una partita IVA da fotografo. L’unica eccezione storica era l’iscrizione al Registro dei Fotografi presso le Camere di Commercio, abolita ormai da anni con la liberalizzazione delle attività.

    Tuttavia, essere un buon fotografo professionista richiede competenze reali. Anche se la legge non lo impone, il mercato premia chi ha:

    • Un portfolio professionale (sito web, Instagram curato, lavori pubblicati)
    • Conoscenze tecniche di esposizione, composizione, illuminazione
    • Capacità di post-produzione (Lightroom, Photoshop, Capture One)
    • Competenze relazionali per gestire clienti e modelli
    • (Opzionale) Corsi, workshop o specializzazioni in nicchie specifiche

    Requisiti pratici per diventare fotografo professionista

    Dal punto di vista pratico-operativo, ecco cosa serve davvero per partire come fotografo con partita IVA:

    Portfolio

    È il tuo biglietto da visita. Non serve uno studio fotografico costoso: anche un sito personale gratuito (con WordPress.com, Wix, Squarespace) e un profilo Instagram aggiornato sono sufficienti per iniziare. Il portfolio deve essere specializzato: meglio mostrare 30 foto eccellenti in un’unica nicchia (es. matrimoni) che 200 foto miste di qualità altalenante.

    Attrezzatura minima

    • Corpo macchina: una mirrorless full-frame o APS-C di livello professionale (Sony A7, Canon R, Nikon Z, Fujifilm)
    • Obiettivi: almeno 2-3 lenti per coprire le focali principali (24-70mm, 70-200mm, fisso luminoso 35-85mm)
    • Backup: secondo corpo macchina (anche entry-level) per emergenze, soprattutto nei matrimoni
    • Schede SD/CFexpress: doppia registrazione (mai affidarsi a una sola scheda nei matrimoni)
    • Flash e luci: almeno un flash speedlight, eventualmente luci continue LED per video
    • Computer e software: PC potente, Lightroom + Photoshop (abbonamento Adobe Creative Cloud Foto, circa 12 euro/mese)

    Location: serve uno studio fotografico?

    Dipende dalla nicchia. Per matrimoni ed eventi non serve, il fotografo lavora on location. Per ritratti, prodotto, food uno studio è utile ma non indispensabile all’inizio: puoi noleggiare studi a ore (50-150 euro mezza giornata) oppure allestire un piccolo set in casa con fondali e luci.

    Codice ATECO fotografo 2026: 74.20.11 e 74.20.19

    Il codice ATECO identifica fiscalmente la tua attività ed è obbligatorio in fase di apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate. Per i fotografi professionisti i codici principali sono:

    Codice ATECODescrizioneQuando usarlo
    74.20.11Attività di riprese fotograficheFotografo matrimoni, ritratti, eventi, sportiva, paesaggio
    74.20.19Altre attività fotograficheServizi fotografici diversi, fotogiornalismo, stock photography
    74.20.20Laboratori fotografici per sviluppo e stampaStampa fotografica, sviluppo, restauro foto
    59.12.00Attività di post-produzione cinematografica e audiovisivaSolo se fai prevalentemente post-produzione video/cinema

    Quale scegliere? Per la maggior parte dei fotografi professionisti il codice corretto è 74.20.11 – Attività di riprese fotografiche, perché copre tutti i servizi fotografici “live” (matrimoni, ritratti, eventi, prodotto, reportage). Se hai un’attività mista (riprese + vendita stock) puoi avere il 74.20.11 come codice prevalente e aggiungere il 74.20.19 come secondario.

    Importante: il codice ATECO determina il coefficiente di redditività nel regime forfettario. Per entrambi i codici 74.20.11 e 74.20.19 il coefficiente è 67% (categoria “altre attività”), e NON il 78% delle professioni intellettuali. Approfondiamo questo punto cruciale nel prossimo capitolo.

    Regime forfettario fotografo: coefficiente 67% e aliquota

    Il regime forfettario è la scelta naturale per il 90% dei fotografi che aprono partita IVA. È un regime fiscale semplificato che sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali con un’unica imposta sostitutiva.

    Caratteristiche del forfettario fotografo

    • Limite di ricavi: 85.000 euro annui (se superi vai automaticamente in regime ordinario l’anno successivo, oppure subito se sfori 100.000 euro)
    • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (se rispetti i requisiti “nuova attività”), poi 15%
    • Coefficiente di redditività: 67% per ATECO 74.20.11 e 74.20.19 (categoria “altre attività”)
    • No IVA in fattura: emetti fatture senza IVA con la dicitura “Operazione in franchigia da IVA”
    • No ritenuta d’acconto: il cliente non trattiene il 20%, riceverai il pagamento intero
    • Niente studi di settore o ISA
    • Contabilità semplificata: basta numerare le fatture in ordine cronologico

    Come si calcola la tassa nel forfettario fotografo

    Il coefficiente di redditività al 67% significa che il fisco considera reddito imponibile solo il 67% di quanto fatturi: il restante 33% è considerato “costo forfettario” e non paga tasse. Vediamo un esempio pratico:

    Esempio: Marco è fotografo di matrimoni, primo anno di attività, fattura 30.000 euro lordi.

    • Reddito imponibile = 30.000 × 67% = 20.100 euro
    • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%) deducibili = circa 5.240 euro
    • Reddito tassabile = 20.100 – 5.240 = 14.860 euro
    • Imposta sostitutiva 5% (start-up) = 743 euro

    Attenzione: il coefficiente del fotografo è 67%, NON il 78% delle professioni intellettuali. Questo è un errore comune: i fotografi NON rientrano tra le professioni con coefficiente 78% (avvocati, ingegneri, commercialisti, psicologi). Il loro è considerato un’attività di servizi non protetta.

    Requisiti aliquota 5% start-up

    Per pagare il 5% invece del 15% nei primi 5 anni devi rispettare 3 requisiti:

    • Non aver esercitato attività professionale nei 3 anni precedenti
    • L’attività non deve essere mera prosecuzione di una attività precedente come dipendente o autonomo
    • Se prosegui un’attività altrui, i ricavi del cedente nell’anno precedente non devono superare 85.000 euro

    Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS

    I fotografi non hanno una cassa previdenziale dedicata come avvocati (Cassa Forense) o ingegneri (Inarcassa). Si iscrivono obbligatoriamente alla Gestione Separata INPS, la cassa pensionistica per i lavoratori autonomi privi di cassa specifica.

    Aliquote contributive 2026

    • 26,07% per chi non è iscritto ad altre forme previdenziali (chi fa SOLO il fotografo)
    • 24% per chi è già iscritto ad altra gestione obbligatoria (es. dipendente che apre partita IVA come secondo lavoro, pensionato)

    Come si calcolano i contributi

    I contributi si calcolano sul reddito imponibile (quello già al 67% nel forfettario), e si versano con il modello F24 in 4 rate:

    • 2 rate di acconto (giugno e novembre dell’anno in corso)
    • Saldo (giugno dell’anno successivo, contestualmente al saldo IRPEF/imposta sostitutiva)

    Esempio: Giulia, fotografa primo anno, fattura 25.000 euro nel 2026.

    • Reddito imponibile = 25.000 × 67% = 16.750 euro
    • Contributi GS INPS = 16.750 × 26,07% = 4.367 euro

    Buona notizia: i contributi INPS versati sono integralmente deducibili dal reddito imponibile dell’anno successivo. Ricordati che per accedere alla pensione servono almeno 5 anni di contributi versati.

    Fatturazione fotografo: B2C e B2B

    I fotografi lavorano con due tipologie di clienti molto diverse, e la fatturazione fotografo ha regole leggermente differenti per ciascuna.

    Fatturazione B2C (Business to Consumer)

    Sono i clienti privati: sposi che ti ingaggiano per il matrimonio, famiglie per servizi ritratto, neogenitori per servizi newborn, eventi privati come compleanni e battesimi. Caratteristiche:

    • Non ti danno una partita IVA (sono privati con codice fiscale)
    • Devi emettere fattura elettronica tramite SDI (obbligatoria dal 2024 anche per forfettari oltre 25.000 euro di ricavi anno precedente, e dal 2024 per tutti i forfettari)
    • Inserisci come destinatario il codice fiscale del cliente e codice destinatario “0000000”
    • Pagamento di solito in contanti, bonifico o POS
    • Per pagamenti in contanti sopra 5.000 euro: divieto, devi usare strumenti tracciabili

    Fatturazione B2B (Business to Business)

    Sono aziende, agenzie pubblicitarie, e-commerce, hotel, ristoranti, brand di moda. Caratteristiche:

    • Hanno partita IVA e codice destinatario SDI (o PEC)
    • Fattura elettronica con codice destinatario corretto (es. “M5UXCR1” tipico)
    • Pagamenti tracciati: bonifico bancario, di solito a 30-60 giorni
    • Spesso richiedono contratto scritto con clausole su utilizzo immagini, esclusiva, durata licenza
    • Possono richiedere fattura proforma prima della pubblicazione

    Cosa scrivere in fattura: descrizione corretta

    Evita descrizioni generiche come “servizio fotografico”. Inserisci sempre:

    • Tipologia di servizio specifica (“Servizio fotografico matrimonio Mario Rossi e Lucia Bianchi del 15/06/2026, Hotel XYZ Udine”)
    • Numero ore o giornate
    • Numero foto consegnate o tipo di prodotto finale (album, file digitali, stampe)
    • Eventuali diritti di utilizzo concessi

    SIAE e diritto d’autore del fotografo

    Il diritto d’autore del fotografo è regolato dalla Legge 633/1941 sul diritto d’autore (LDA). Capire questo aspetto è cruciale per contratti, licenze e tutela del proprio lavoro.

    Tre tipologie di “fotografia” secondo la legge

    • Opera fotografica (art. 2 LDA): foto con carattere creativo e originale → tutela piena come opera d’autore (durata 70 anni dopo la morte dell’autore)
    • Fotografia semplice (art. 87 LDA): foto di persone, oggetti, paesaggi senza particolare creatività → tutela ridotta (20 anni dalla creazione)
    • Riproduzioni fotografiche (art. 87 c.2): foto di documenti, pagine di libri, manufatti → nessuna tutela autoriale

    La distinzione è importante perché definisce per quanto tempo i tuoi diritti sono protetti e che tutele puoi rivendicare in caso di uso non autorizzato.

    SIAE: serve iscriversi?

    La SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) tutela principalmente musica, opere letterarie e cinematografiche. Per il fotografo non è obbligatoria, ma può essere utile in casi specifici:

    • Se realizzi libri fotografici editi (la SIAE gestisce il diritto di prestito bibliotecario)
    • Se vendi licenze d’uso multiple e vuoi un sistema di tutela centralizzato
    • Per opere fotografiche di particolare valore artistico

    In alternativa, esistono società di gestione collettiva specifiche per fotografi (es. SIAE sezione OLAF, oppure organismi internazionali come CEPIC). Per la stragrande maggioranza dei fotografi professionisti italiani non c’è alcuna iscrizione obbligatoria alla SIAE.

    Cessione dei diritti d’immagine: clausola obbligatoria

    Il fotografo detiene sempre i diritti sulle foto che scatta, anche se il cliente le ha pagate. Quando un cliente ti commissiona un servizio, paga la prestazione e una licenza d’uso, non i diritti d’autore.

    Per evitare contestazioni, ogni contratto/preventivo deve specificare:

    • Ambito di utilizzo: solo personale? Anche commerciale? Online? Stampa?
    • Territorio: Italia? Mondiale?
    • Durata: illimitata? 5 anni? 10 anni?
    • Esclusiva: il fotografo può rivenderle ad altri? (Es. matrimonio: di solito non rivendibili)
    • Modifica: il cliente può ritagliare/filtrare? (Sempre indicare obbligo di non snaturare l’opera)
    • Credito: in caso di pubblicazione il cliente deve indicare il fotografo?

    Liberatoria modelli e GDPR

    Quando fotografi persone identificabili devi rispettare il GDPR (Regolamento UE 2016/679) e l’art. 96 della Legge sul Diritto d’Autore: il ritratto di una persona non può essere pubblicato senza il suo consenso, salvo eccezioni (notorietà, esigenze di giustizia, eventi pubblici).

    Quando serve la liberatoria modello

    • Sempre: per pubblicazione online (sito, social, portfolio), uso commerciale, vendita stock
    • Eccezioni: persone in eventi pubblici (concerti, manifestazioni), foto di insieme dove non sono identificabili singolarmente
    • Minori: liberatoria firmata da entrambi i genitori (anche separati), MAI usare foto di minori senza consenso scritto

    Cosa deve contenere una liberatoria GDPR-compliant

    • Dati anagrafici del soggetto (nome, cognome, data nascita, codice fiscale)
    • Dati del titolare del trattamento (tu, fotografo)
    • Finalità: portfolio? Pubblicazione? Vendita stock? Pubblicità?
    • Durata del consenso (es. illimitata o fino a revoca)
    • Diritti dell’interessato (accesso, rettifica, cancellazione, opposizione)
    • Firma del soggetto e data
    • Per minori: firma di entrambi i genitori

    Conserva sempre le liberatorie firmate per almeno 10 anni: in caso di contestazioni sono la tua tutela legale.

    Diritti d’autore in regime forfettario: tassazione separata

    Un tema che genera molta confusione: i diritti d’autore in regime forfettario sono tassati separatamente? La risposta è “dipende”.

    I diritti d’autore (es. royalty su un libro fotografico, vendita di licenze ricorrenti su stock photo, royalty da pubblicazioni) sono fiscalmente classificati come redditi assimilati al lavoro autonomo ai sensi dell’art. 53 c.2 lett. b TUIR. Hanno un trattamento agevolato:

    • Riduzione forfettaria del 25% (40% se hai meno di 35 anni) per assorbire le spese
    • Tassati al 23% IRPEF (prima aliquota) con ritenuta d’acconto del 20%

    Nel regime forfettario, i diritti d’autore NON entrano nel forfettario ma sono dichiarati nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche, separatamente. Questo è vantaggioso perché:

    • NON consumano il limite di 85.000 euro del forfettario
    • Hanno una tassazione potenzialmente più favorevole
    • Sono compatibili con il forfettario “principale”

    Attenzione: la distinzione tra “compenso per servizio fotografico” (forfettario) e “diritto d’autore” (quadro RL) è sottile. La fattura per un servizio matrimoniale o ritratto è compenso per servizio, non diritto d’autore. I diritti d’autore veri sono solo le royalty ricorrenti su opere già create. Per casi complessi consulta il CAF Centro Fiscale di Udine per inquadrare correttamente i tuoi ricavi.

    Attrezzatura fotografica: cosa puoi (e non puoi) dedurre

    Domanda da 1 milione di euro: posso scaricare la fotocamera nuova in regime forfettario? Risposta: NO direttamente, ed è uno dei motivi per cui il forfettario non sempre è la scelta ottimale per chi investe molto in attrezzatura.

    Forfettario: spese non deducibili analiticamente

    Nel forfettario il 33% di forfait (la differenza tra 100% e coefficiente 67%) sostituisce TUTTE le spese di gestione. Quindi: fotocamere, obiettivi, computer, software, affitto studio, benzina, assicurazione attrezzatura, formazione… nulla è deducibile analiticamente. Lo “sconto” è già forfettizzato nel coefficiente.

    Questo significa che se compri una macchina fotografica da 4.000 euro:

    • In forfettario: paghi tasse sul 67% del fatturato indipendentemente dall’acquisto
    • In regime ordinario semplificato: ammortizzi il bene in 4 anni (25% l’anno) e abbatti il reddito imponibile

    Quando il regime ordinario conviene

    Valuta il regime ordinario semplificato se:

    • Investi più del 33% del fatturato in attrezzatura/spese (es. fatturi 30K e spendi 12K in attrezzatura nuova)
    • Hai un affitto studio elevato (1.000+ euro/mese)
    • Hai costi di personale (assistenti, post-produttori freelance)
    • Vai stabilmente oltre 85.000 euro/anno

    Leasing e noleggio attrezzatura

    In regime forfettario leasing e noleggio non sono deducibili (rientrano nel forfait 33%). In regime ordinario invece:

    • Leasing: i canoni sono deducibili come costo
    • Noleggio operativo: 100% deducibile, no investimento iniziale, attrezzatura sempre aggiornata
    • Noleggio breve (lenti specifiche per un singolo lavoro): 100% deducibile in ordinario, e va a costo del lavoro

    Fatturazione matrimoni: tipologie di servizi

    Il matrimonio è il segmento più redditizio per molti fotografi. La fatturazione di un servizio matrimoniale è complessa perché include più “voci” che è bene specificare in fattura per chiarezza fiscale e contrattuale.

    Voci tipiche di un servizio matrimoniale

    • Cerimonia religiosa o civile: copertura fotografica della funzione
    • Ricevimento: ore di copertura del pranzo/cena (di solito fino al taglio della torta)
    • Servizio coppia / family formal: ritratti dei novelli sposi e famiglie
    • Album fotografico: realizzazione e stampa album fine art
    • File digitali: consegna foto modificate in alta risoluzione
    • Pre-wedding shooting: servizio engagement prima del matrimonio
    • Eventuali extra: secondo fotografo, drone (con patentino EASA), video

    Come strutturare la fattura matrimonio

    Hai due opzioni:

    • Fattura unica “all-inclusive”: una voce sola “Servizio fotografico matrimonio Mario Rossi e Lucia Bianchi del 15/06/2026 – prestazione + album + file digitali” e l’importo totale
    • Fattura dettagliata: più righe per voce (cerimonia, ricevimento, album, file). Più trasparente, utile in caso di contestazioni

    Acconto e saldo

    Per matrimoni è prassi richiedere:

    • Acconto 30-50% alla firma del contratto (mesi prima del matrimonio): emetti fattura di acconto
    • Saldo il giorno dell’evento o alla consegna foto: emetti fattura di saldo con riferimento all’acconto

    Attenzione fiscale: se ricevi acconto a dicembre 2026 per matrimonio a giugno 2027, l’acconto va comunque fatturato e tassato nel 2026 (anno di incasso, principio di cassa per il forfettario).

    Ricevuta di pagamento per il cliente

    Quando il cliente paga in contanti o con carta in giornata e chiede una “ricevuta”, emetti la fattura elettronica e consegnale (anche in PDF su WhatsApp/email) la copia di cortesia. NON esiste più la “ricevuta fiscale” cartacea: la fattura elettronica ha sostituito tutto. Per pagamenti in contanti ricorda il limite di 5.000 euro (sopra è obbligatorio strumento tracciato).

    Stock photography: come fatturare Shutterstock e Getty

    La stock photography è un’entrata interessante per molti fotografi: carichi le tue foto su piattaforme come Shutterstock, Getty Images, Adobe Stock, Alamy, iStock, e ricevi royalty ogni volta che qualcuno scarica una tua immagine.

    Inquadramento fiscale

    I compensi da piattaforme stock sono compensi professionali e vanno fatturati come tutte le altre prestazioni (NON sono diritti d’autore in senso stretto). Le piattaforme:

    • Richiedono il tuo codice fiscale e partita IVA in fase di registrazione
    • Ti chiedono di compilare il modulo W-8BEN (per piattaforme USA come Shutterstock e Getty) per evitare la doppia tassazione USA
    • Pagano in dollari o euro, di solito su PayPal o bonifico, mensilmente o sopra una soglia (es. 35 USD)

    Fatturazione stock: chi è il committente?

    La piattaforma è il committente. Per Shutterstock devi emettere fattura a:

    Shutterstock, Inc. – 350 Fifth Avenue, 21st Floor, New York, NY 10118 – USA

    Trattandosi di committente extra-UE, l’operazione è fuori campo IVA per carenza di territorialità (art. 7-ter DPR 633/72). In fattura inserisci:

    • Codice destinatario “XXXXXXX” (per esteri non UE)
    • Natura operazione N2.1 (“operazioni non soggette ad IVA art. 7-ter”)
    • Importo in euro (cambio del giorno della prestazione)

    Frequenza fatturazione: di solito mensile, riepilogando i compensi del mese con un unico documento.

    Fatturazione clienti esteri: reverse charge e servizi digitali

    Lavorare con clienti esteri è ormai comune per i fotografi: brand internazionali, agenzie estere, e-commerce. Le regole IVA cambiano in base alla tipologia di cliente e al Paese.

    Cliente B2B Unione Europea

    Se il cliente è un’azienda europea con partita IVA (verifica al VIES):

    • Operazione non imponibile IVA (art. 7-ter DPR 633/72)
    • Devi iscriverti al VIES in fase di apertura partita IVA o successivamente
    • In fattura: P.IVA estera del cliente, dicitura “Inversione contabile – art. 7-ter DPR 633/72”
    • Adempimento Esterometro / SDI: invio dati operazioni transfrontaliere

    Cliente B2C Unione Europea

    Se vendi servizi a privati UE (es. famiglia tedesca per servizio matrimoniale in Italia):

    • Per fotografi forfettari: operazione fuori campo IVA (regime di franchigia)
    • Per fotografi ordinari: applichi IVA italiana al 22%

    Cliente extra-UE (USA, UK post-Brexit, Svizzera)

    • Operazione fuori campo IVA per territorialità (art. 7-ter)
    • Fattura senza IVA, indicare cliente estero e codice destinatario “XXXXXXX”
    • Comunicazione operazioni transfrontaliere via SDI

    Servizi digitali e MOSS/OSS

    Se vendi file digitali a privati UE (es. download di stampe digitali via Etsy, vendita corsi online tramite tua piattaforma), si applica l’OSS (One Stop Shop): l’IVA è dovuta nel Paese del consumatore. Per forfettari fino a 10.000 euro/anno di vendite UE B2C non si applica (vale franchigia italiana). Sopra questa soglia, devi iscriverti all’OSS.

    E-commerce fotografo: vendita stampe, album e corsi

    Molti fotografi affiancano al servizio “live” un e-commerce di prodotti fotografici: stampe fine art, libri fotografici, calendari personalizzati, corsi online, preset Lightroom, contratti modello. Vediamo gli aspetti fiscali principali.

    Vendita stampe e prodotti fisici

    • Codice ATECO aggiuntivo: 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet) come secondario
    • Coefficiente di redditività diverso: per il commercio al dettaglio è 40%
    • Se hai sia servizio fotografico che e-commerce, si applica il coefficiente prevalente OPPURE si separano contabilmente i due settori (più complesso)
    • Magazzino: in forfettario non c’è l’obbligo di inventario, ma è bene tenere traccia interna delle giacenze

    Vendita corsi online

    Se vendi corsi online di fotografia tramite tuo sito o piattaforme come Udemy, Teachable:

    • Codice ATECO: 85.59.20 (corsi di formazione e aggiornamento professionale) o resta su 74.20.11 se inquadrato come “consulenza fotografica”
    • Vendita a privati UE: attenzione soglia OSS 10.000 euro
    • Per Udemy/Teachable: emetti fattura alla piattaforma (committente extra-UE), che gestisce IVA verso utenti finali

    Vendita preset, template e digital products

    I file digitali venduti tramite Etsy, Gumroad, propri shop seguono la stessa logica della vendita fisica online + regole digital products. Per piccole somme (sotto 1.000 euro/anno) la complicazione spesso non vale il guadagno: meglio convogliarle nel servizio fotografico principale.

    Assicurazione RC professionale fotografo

    L’assicurazione RC professionale per fotografi non è obbligatoria per legge, ma è fortemente consigliata e in molti casi richiesta dai clienti (specialmente brand e location di matrimoni di alto livello).

    Cosa copre una RC fotografo

    • Danni a terzi: rovesci una luce sulla sposa, treppiede cade sul cliente
    • Danni a cose: rompi un oggetto in location del matrimonio (vasi, lampadari)
    • Errori professionali: file persi per malfunzionamento attrezzatura, mancata consegna
    • Furto e danno attrezzatura (in genere copertura aggiuntiva)

    Costi indicativi

    • RC base con massimale 500.000 euro: 200-400 euro/anno
    • RC + tutela attrezzatura (massimale 20.000 euro): 500-800 euro/anno
    • Pacchetti completi per fotografi matrimoni: 800-1.500 euro/anno

    Compagnie specializzate per fotografi: Reale Mutua, Allianz, AXA, Cattolica, Hiscox. Esistono anche broker specializzati come Yolo Group e polizze online dedicate. In regime forfettario il costo dell’assicurazione non è deducibile direttamente (rientra nel forfait 33%).

    Tariffe tipiche fotografo professionista 2026

    Le tariffe variano enormemente in base a esperienza, area geografica, nicchia. Ecco una panoramica realistica per il 2026, basata su dati di settore italiani.

    Tipologia servizioRange tariffario 2026Note
    Matrimonio cerimonia + ricevimento1.500 – 5.000 euroFotografi top: 5.000-15.000 euro
    Servizio ritratto / ritratto famiglia300 – 800 euroSessione 1-2 ore + 20-30 file modificati
    Servizio prodotto e-commerce200 – 500 euroPrezzo per giornata o per N foto (es. 30 euro a foto)
    Servizio newborn250 – 600 euroSessione in studio 2-3 ore
    Evento aziendale (mezza giornata)400 – 800 euroConferenze, inaugurazioni
    Evento aziendale (giornata intera)700 – 1.500 euroConvegni, fiere
    Real estate (foto immobili)100 – 300 euro a immobile15-25 foto per appartamento
    Food photography300 – 700 euro a giornataSpesso pacchetti mensili con ristoranti
    Stock photography (per foto)0,10 – 5 euro per downloadVolumi grandi richiesti per redditività

    Differenze territoriali: Milano, Roma, Firenze hanno tariffe del 30-50% più alte rispetto a piccole città. Il Friuli Venezia Giulia si colloca su tariffe medio-basse rispetto al nord Italia, ma il mercato dei matrimoni è in forte crescita grazie a location come ville storiche e siti UNESCO.

    Calcolo tasse fotografo: esempi pratici 25K, 40K, 70K

    Vediamo tre casi concreti di calcolo tasse e contributi per fotografi in regime forfettario, ipotizzando aliquota 5% (start-up primi 5 anni). Tutti i calcoli sono indicativi e arrotondati per chiarezza.

    Caso 1: Marco, fotografo matrimoni primo anno – fatturato 25.000 euro

    • Reddito imponibile = 25.000 × 67% = 16.750 euro
    • Contributi GS INPS (26,07%) = 16.750 × 26,07% = 4.367 euro
    • Reddito tassabile = 16.750 – 4.367 = 12.383 euro
    • Imposta sostitutiva 5% = 619 euro
    • TOTALE da versare = 4.367 + 619 = 4.986 euro (~20% del fatturato)
    • Netto in tasca: 25.000 – 4.986 = 20.014 euro

    Caso 2: Lucia, fotografa ritratti e prodotto – fatturato 40.000 euro

    • Reddito imponibile = 40.000 × 67% = 26.800 euro
    • Contributi GS INPS (26,07%) = 26.800 × 26,07% = 6.987 euro
    • Reddito tassabile = 26.800 – 6.987 = 19.813 euro
    • Imposta sostitutiva 5% = 991 euro
    • TOTALE da versare = 6.987 + 991 = 7.978 euro (~20% del fatturato)
    • Netto in tasca: 40.000 – 7.978 = 32.022 euro

    Caso 3: Andrea, fotografo affermato – fatturato 70.000 euro

    • Reddito imponibile = 70.000 × 67% = 46.900 euro
    • Contributi GS INPS (26,07%) = 46.900 × 26,07% = 12.227 euro
    • Reddito tassabile = 46.900 – 12.227 = 34.673 euro
    • Imposta sostitutiva 5% = 1.734 euro
    • TOTALE da versare = 12.227 + 1.734 = 13.961 euro (~20% del fatturato)
    • Netto in tasca: 70.000 – 13.961 = 56.039 euro

    Importante: dopo i primi 5 anni l’aliquota sale al 15%, triplicando l’imposta sostitutiva. Nel caso 3 (70.000 euro fatturato) si passerebbe da 1.734 a 5.201 euro. Considera sempre la “exit strategy” dal forfettario quando ti avvicini a 80.000+ euro o ai 5 anni.

    Marketing fotografo: Instagram, Google Business e portali

    Avere la partita IVA è solo l’inizio: per trovare clienti come fotografo servono strategie di marketing efficaci. Ecco i canali principali che funzionano nel 2026.

    Instagram

    Il social per eccellenza dei fotografi. Strategie chiave:

    • Profilo professionale (Business o Creator) per accedere a statistiche e ads
    • Bio chiara con nicchia, città, link prenotazione
    • Pubblicare 3-5 contenuti/settimana (mix post, Reel, Stories)
    • Hashtag locali (#fotografomatrimonioudine, #fotografofvg)
    • Reel tematici (behind the scenes, before-after editing)
    • Collaborazioni con wedding planner, location, fioristi

    Google Business Profile

    Fondamentale per la SEO locale. Compila il profilo con foto, recensioni, descrizione completa. Le ricerche tipo “fotografo matrimonio Udine” spesso premiano profili Google ben curati prima del sito web.

    Portali di settore

    • Zankyou e Matrimonio.com: i portali italiani di matrimoni più visitati. Costo abbonamento da 800 a 3.000 euro/anno
    • The Knot: portale internazionale per matrimoni
    • WedReviews e SposiAmoci: recensioni clienti
    • Behance e 500px: portfolio per clienti corporate e agenzie

    Sito web professionale

    Anche se Instagram è il primo canale, il sito web resta indispensabile per:

    • Apparire in ricerche Google (SEO)
    • Mostrare un portfolio professionale curato per nicchia
    • Ricevere richieste di preventivo via form
    • Pubblicare blog con casi studio e SEO long-tail

    Errori comuni da evitare

    • Pensare di essere “occasionali” dopo il 3° servizio fotografico: sei già professionista e devi aprire la partita IVA
    • Usare il coefficiente 78% credendo di essere “professionista intellettuale”: il coefficiente fotografo è 67%
    • Non emettere fattura per acconti matrimoni: l’acconto va fatturato e tassato nell’anno di incasso
    • Usare foto di clienti per il portfolio senza liberatoria: violazione GDPR, multe da 1.000 a 20.000 euro
    • Non iscriversi al VIES prima di lavorare con clienti UE B2B
    • Ignorare il limite contanti 5.000 euro per pagamenti matrimoni: sanzioni dal 1% al 40% dell’importo
    • Confondere diritto d’autore con compenso prestazione: porta a errori dichiarativi nel quadro RL
    • Non fare assicurazione RC: un singolo danno in un matrimonio può costare decine di migliaia di euro
    • Sottovalutare il consumo del forfait 33%: se investi molto in attrezzatura, valuta il regime ordinario

    Domande frequenti (FAQ)

    Quanto costa aprire la partita IVA come fotografo?

    L’apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate è gratuita. Costi indiretti: assistenza commercialista o CAF (50-150 euro per la pratica AA9/12), eventuale iscrizione al VIES (gratuita), software di fatturazione elettronica (40-100 euro/anno o gratuito per alcuni provider come Aruba/Fatture in Cloud per forfettari).

    Posso fare il fotografo come secondo lavoro?

    Sì, se sei dipendente puoi aprire partita IVA come secondo lavoro (verifica il tuo CCNL: alcuni settori pubblici hanno limitazioni). I contributi INPS Gestione Separata scendono al 24%. Il datore di lavoro deve essere informato se richiesto da contratto.

    Posso fatturare un matrimonio senza partita IVA?

    Solo se è un caso davvero occasionale: 1 matrimonio l’anno, compenso massimo 5.000 euro lordi annui, tramite ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto 20%. Se fai più matrimoni, ti pubblicizzi su Instagram come “fotografo”, hai un sito web, sei già nell’attività abituale e devi aprire la partita IVA.

    I miei clienti possono detrarre la fattura del fotografo?

    I clienti privati non possono detrarre servizi fotografici personali (matrimoni, ritratti). Le aziende possono dedurre la spesa fotografica come costo se inerente all’attività (es. foto prodotti per e-commerce, foto eventi aziendali). I matrimoni e ricorrenze familiari restano spese personali non deducibili.

    Posso usare le foto dei matrimoni per il mio portfolio?

    Sì, ma solo con liberatoria scritta degli sposi. Inserisci la clausola sull’utilizzo a fini portfolio nel contratto di servizio fotografico, specificando: pubblicazione su sito, social, portfolio cartaceo, eventuale invio a riviste di settore. Senza autorizzazione esplicita non puoi pubblicare nulla.

    Cosa succede se supero i 85.000 euro di fatturato?

    Da 85.001 a 100.000 euro: passi al regime ordinario l’anno successivo. Sopra 100.000 euro: passi al regime ordinario nello stesso anno, dovrai applicare IVA sulle fatture future e gestire la contabilità ordinaria. Pianifica con il commercialista o CAF il passaggio.

    Devo fatturare il “buono” o “voucher” matrimonio?

    Sì. Anche se vendi un voucher anticipato (es. “buono regalo per servizio fotografico”), nel momento dell’incasso devi emettere fattura. Quando il cliente userà il voucher, emetti nota di consegna o documento di completamento, ma la fattura è già stata emessa al momento del pagamento.

    Posso unire più nicchie sotto la stessa partita IVA?

    Assolutamente sì. Una partita IVA con codice ATECO 74.20.11 copre tutte le nicchie fotografiche (matrimoni, ritratti, eventi, prodotto, food, real estate). Puoi anche aggiungere codici secondari per altre attività (es. 47.91.10 per e-commerce, 85.59.20 per corsi). Il codice prevalente è quello con il fatturato maggiore.

    Devo pagare l’IRAP come fotografo forfettario?

    No, in regime forfettario l’IRAP è esclusa: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. È uno dei vantaggi principali del forfettario.

    Conviene farsi aiutare da un CAF per la partita IVA fotografo?

    Sì, soprattutto all’inizio. Un CAF specializzato come Centro Fiscale di Udine ti aiuta a: scegliere il codice ATECO corretto, valutare se forfettario o ordinario, gestire iscrizione INPS Gestione Separata e VIES, impostare la fatturazione elettronica, capire come gestire i diritti d’autore separatamente. Il costo annuo medio è di 600-1.200 euro a seconda del volume di lavoro, una spesa che si ripaga ampiamente in errori evitati.

    Apri la tua partita IVA fotografo con il CAF Centro Fiscale di Udine

    Aprire una partita IVA fotografo professionista nel 2026 è una scelta strategica per chi vuole trasformare la passione in professione strutturata. Tra regime forfettario al 5%/15% con coefficiente 67%, codice ATECO 74.20.11, contributi Gestione Separata INPS, gestione del diritto d’autore e liberatorie GDPR, fatturazione B2C/B2B e clienti esteri, il fisco del fotografo richiede attenzione e competenza.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in ogni fase: dall’apertura della partita IVA all’inquadramento fiscale, dalla gestione delle dichiarazioni alla pianificazione del passaggio dal forfettario all’ordinario quando crescerai. Siamo specializzati nelle partite IVA di professioni creative e ti offriamo consulenza personalizzata per il tuo caso specifico, sia che tu fotografi matrimoni in tutto il Friuli Venezia Giulia, sia che lavori con brand e e-commerce internazionali.

    Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13 a Udine, chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Trasforma la tua passione fotografica in un’attività solida e in regola.

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    Giugno 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-10 14:00:002026-05-23 07:42:42Partita IVA Fotografo Professionista 2026: Regime Forfettario, SIAE e Fatturazione
    CAF

    Casa Coniugale nella Separazione: IMU, Tasse e Diritto di Abitazione

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La casa coniugale e spesso il bene piu importante nella separazione. Chi paga l’IMU? Cosa succede al diritto di abitazione? La casa assegnata dal giudice e esente da imposte? Queste sono domande frequentissime tra i coniugi che si separano. In questa guida analizziamo tutti gli aspetti fiscali legati alla casa coniugale nella separazione, con particolare attenzione all’IMU e alle tasse nel 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Assegnazione della casa coniugale
    2. IMU sulla casa coniugale dopo la separazione
    3. Il diritto di abitazione nella separazione
    4. Casa in comproprieta: chi paga cosa
    5. Vendita della casa coniugale e tasse
    6. Domande frequenti
    7. Conclusione

    Assegnazione della Casa Coniugale nella Separazione

    L’assegnazione della casa coniugale e un provvedimento del giudice che attribuisce a uno dei coniugi il diritto di continuare a vivere nell’abitazione familiare. La finalita principale e tutelare i figli, garantendo loro la continuita dell’ambiente domestico. Per questo motivo, la casa viene generalmente assegnata al genitore collocatario, cioe quello con cui i figli vivono prevalentemente.

    L’assegnazione puo avvenire anche in assenza di figli, ma in questo caso il giudice la dispone solo in situazioni particolari. E importante sottolineare che l’assegnazione della casa non trasferisce la proprieta: il coniuge assegnatario ottiene un diritto di abitazione, che e un diritto reale di godimento diverso dalla proprieta. Per tutti gli aspetti fiscali della separazione, consulta la guida completa 2026.

    IMU sulla Casa Coniugale dopo la Separazione: Chi Paga

    La questione dell’IMU sulla casa coniugale e una delle piu importanti dal punto di vista fiscale. La regola e chiara: il soggetto passivo dell’IMU e il coniuge assegnatario, in quanto titolare del diritto di abitazione. Non importa chi sia il proprietario dell’immobile.

    La buona notizia e che se il coniuge assegnatario ha la residenza e la dimora abituale nell’immobile, questo e considerato abitazione principale ed e quindi esente da IMU (salvo immobili di lusso, categorie A/1, A/8 e A/9). Questo significa che nella maggior parte dei casi, nessuno paga l’IMU sulla casa coniugale assegnata.

    Il coniuge proprietario non assegnatario non deve pagare l’IMU sulla casa assegnata all’altro. Tuttavia, se possiede altri immobili, su quelli dovra pagare l’IMU secondo le aliquote ordinarie del comune, senza poter beneficiare dell’esenzione per abitazione principale.

    Il Diritto di Abitazione nella Separazione: Cosa Comporta

    Il diritto di abitazione e un diritto reale che conferisce al coniuge assegnatario la facolta di vivere nell’immobile con la propria famiglia. Questo diritto ha importanti conseguenze fiscali e pratiche:

    • Il diritto e opponibile ai terzi se trascritto nei registri immobiliari (fondamentale in caso di vendita dell’immobile da parte del proprietario)
    • Il coniuge assegnatario e responsabile per l’IMU (ma esente se abitazione principale)
    • Le spese ordinarie di manutenzione sono a carico dell’assegnatario
    • Le spese straordinarie restano a carico del proprietario
    • La TARI (tassa rifiuti) e a carico dell’occupante, cioe il coniuge assegnatario

    Il diritto di abitazione cessa quando vengono meno i presupposti che lo hanno originato: ad esempio, quando i figli diventano economicamente autosufficienti, quando l’assegnatario va a convivere con un nuovo partner o si risposa, o per decisione del giudice.

    Casa in Comproprieta: Come Funzionano le Tasse nella Separazione

    Quando la casa coniugale e in comproprieta (ad esempio 50% ciascun coniuge), le regole fiscali possono sembrare complesse, ma in realta il principio resta lo stesso.

    Per l’IMU, il coniuge assegnatario e soggetto passivo per l’intera quota dell’immobile (non solo per la sua meta). L’esenzione per abitazione principale si applica percio all’intero immobile. Il coniuge comproprietario non assegnatario non deve pagare nulla sull’immobile assegnato.

    Per la dichiarazione dei redditi, il coniuge assegnatario dichiara il reddito catastale dell’immobile per l’intera quota, beneficiando pero della deduzione per abitazione principale. Il coniuge non assegnatario non dichiara nulla per quell’immobile. Per le regole sulla dichiarazione post-separazione, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione.

    Vendita della Casa Coniugale e Tasse nella Separazione

    In molti casi, i coniugi decidono di vendere la casa coniugale e dividere il ricavato. Ecco le implicazioni fiscali principali:

    • Se la vendita avviene entro 5 anni dall’acquisto, la plusvalenza e tassata (salvo esenzioni per abitazione principale)
    • Se la casa era stata acquistata con agevolazioni prima casa e viene venduta entro 5 anni, si decade dalle agevolazioni a meno che non si riacquisti entro un anno
    • Il trasferimento tra coniugi nell’ambito della separazione e esente da imposte (Legge 74/1987)

    Un’opzione frequente e che un coniuge acquisti la quota dell’altro: se questo avviene nell’accordo di separazione, l’operazione e esente da imposte. Se avviene successivamente come compravendita ordinaria, si applicano le imposte normali. Per le esenzioni complete, leggi agevolazioni fiscali separazione 2026.

    Domande Frequenti sulla Casa Coniugale

    Se vado via di casa devo continuare a pagare il mutuo?

    Si, se sei cointestatario del mutuo, l’obbligo di pagamento resta indipendentemente dall’assegnazione della casa. Il mutuo e un rapporto con la banca che non viene modificato dalla separazione. Tuttavia, le rate di mutuo possono essere considerate dal giudice nella determinazione dell’assegno di mantenimento.

    Posso detrarre gli interessi del mutuo se non vivo piu nella casa?

    In linea generale, la detrazione degli interessi del mutuo prima casa richiede che l’immobile sia adibito ad abitazione principale. Tuttavia, per i coniugi separati esiste un’eccezione: il coniuge che si e trasferito puo continuare a detrarre gli interessi se l’immobile resta abitazione principale dell’altro coniuge e dei figli.

    L’assegnazione della casa incide sull’ISEE?

    Si, l’immobile assegnato come abitazione principale beneficia dell’abbattimento di un terzo del valore ai fini ISEE. Inoltre, se il coniuge assegnatario non e proprietario, l’immobile non viene conteggiato nel suo patrimonio. Per approfondire, leggi la guida sull’ISEE dopo la separazione.

    Conclusione

    La gestione fiscale della casa coniugale nella separazione richiede attenzione per non commettere errori sull’IMU e sulle dichiarazioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella verifica di tutte le imposte sulla casa e nella compilazione delle dichiarazioni post-separazione. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-10 09:00:002026-04-08 09:35:23Casa Coniugale nella Separazione: IMU, Tasse e Diritto di Abitazione
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