NOTIZIEIntrastat omesso o tardivo: la Cassazione esclude il cumulo giuridico delle sanzioniChi gestisce operazioni commerciali con l’estero all’interno dell’Unione Europea sa bene quanto sia importante rispettare gli obblighi di comunicazione periodica tramite i modelli Intrastat. Ma cosa succede quando questi modelli vengono presentati in ritardo o, peggio, omessi del tutto? La Corte di Cassazione ha risposto con l’ordinanza n. 15524/2026, chiarendo un punto fondamentale: per le violazioni Intrastat non si applica il più favorevole cumulo giuridico delle sanzioni, ma il cumulo materiale, che significa pagare la somma di tutte le sanzioni singole. Una pronuncia che ha conseguenze concrete per imprese e professionisti con operazioni intracomunitarie.Indice dei contenutiCosa sono i modelli Intrastat e chi deve presentarliCosa ha deciso la Cassazione con l’ordinanza 15524/2026Cumulo giuridico e cumulo materiale: qual è la differenzaPerché l’Intrastat è escluso dal cumulo giuridicoSanzioni applicabili per Intrastat omesso o tardivoCosa fare se hai omesso o presentato in ritardo i modelli IntrastatDomande frequentiCosa sono i modelli Intrastat e chi deve presentarliGli elenchi Intrastat sono dichiarazioni periodiche obbligatorie che i soggetti passivi IVA devono trasmettere all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli quando effettuano scambi di beni o prestazioni di servizi con altri Paesi dell’Unione Europea. In pratica, ogni azienda o libero professionista con partita IVA che compra o vende merci (o eroga/riceve servizi) verso o da altri Stati UE è obbligato a comunicare periodicamente questi movimenti tramite i modelli INTRA.Esistono due tipologie principali di modelli:INTRA-1: per le cessioni di beni e i servizi resi verso altri Paesi UE (operazioni attive);INTRA-2: per gli acquisti di beni e i servizi ricevuti da altri Paesi UE (operazioni passive).La periodicità di presentazione (mensile o trimestrale) dipende dal volume delle operazioni effettuate. La soglia per passare dalla periodicità trimestrale a quella mensile varia in base alla normativa e alle ultime modifiche (da ultimo il D.Lgs. 180/2023 e le circolari delle Dogane). Indicativamente, per le cessioni di beni si parla di 50.000 euro trimestrali, mentre per gli acquisti intracomunitari (INTRA-2) le soglie e gli obblighi sono stati ridefiniti negli ultimi anni. È sempre consigliabile verificare le soglie aggiornate sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Cosa ha deciso la Cassazione con l’ordinanza 15524/2026Con l’ordinanza n. 15524 del 2026, la Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto passivo IVA che aveva omesso di presentare i modelli INTRA-2 (elenchi acquisti intracomunitari) per più periodi consecutivi. Il contribuente sosteneva che le sanzioni dovessero essere calcolate applicando il cumulo giuridico, cioè il meccanismo che — in presenza di più violazioni della stessa indole — consente di irrogare una sanzione unica aumentata, invece di sommare tutte le singole sanzioni.La Cassazione ha rigettato questa tesi in modo netto. I giudici di legittimità hanno chiarito che l’omessa o irregolare trasmissione degli elenchi Intrastat integra una violazione sostanziale — non meramente formale — che può pregiudicare l’esercizio dell’attività di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria e si ricollega potenzialmente a un’evasione d’imposta sugli acquisti intracomunitari. Per questo tipo di violazione, il cumulo giuridico previsto dall’articolo 12 del D.Lgs. 472/1997 non è applicabile. Cumulo giuridico e cumulo materiale: qual è la differenzaPer capire l’impatto pratico della sentenza, è utile chiarire la differenza tra questi due meccanismi sanzionatori.Il cumulo giuridico (disciplinato dall’art. 12, commi 1 e 5, del D.Lgs. 472/1997) è un istituto favorevole al contribuente. Quando un soggetto commette più violazioni della stessa indole nel corso di più periodi d’imposta, si applica la sanzione che sarebbe irrogata per la violazione più grave, aumentata da un quarto fino al doppio. Questo meccanismo, in pratica, riduce notevolmente il peso complessivo delle sanzioni rispetto alla loro somma aritmetica. Immagina di aver omesso 6 comunicazioni Intrastat: anziché pagare 6 sanzioni intere, ne pagheresti una sola, opportunamente aumentata.Il cumulo materiale, invece, è l’opposto: ogni violazione viene sanzionata in modo autonomo e le sanzioni si sommano integralmente. Se hai omesso 6 modelli Intrastat e la sanzione per ciascun omesso elenco è, ad esempio, di 1.000 euro, pagheresti 6.000 euro complessivi senza alcuna riduzione. Perché l’Intrastat è escluso dal cumulo giuridicoLa Cassazione ha motivato l’esclusione del cumulo giuridico per le violazioni Intrastat su una base ragionata: si tratta di violazioni sostanziali e non meramente formali o procedurali. Questo è un elemento decisivo nel sistema delle sanzioni tributarie italiane.Nel diritto tributario si distinguono due categorie di violazioni:Violazioni formali: irregolarità che non incidono sulla determinazione dell’imposta e non pregiudicano i controlli (ad esempio, errori nella compilazione di dati anagrafici non rilevanti). Per queste violazioni il trattamento sanzionatorio può essere più favorevole.Violazioni sostanziali: comportamenti che ostacolano l’attività di accertamento o che si ricollegano a una potenziale evasione d’imposta. Per queste la legge prevede un trattamento più severo.L’omessa presentazione dei modelli INTRA-2 (elenchi acquisti) rientra nella seconda categoria perché impedisce all’Agenzia delle Dogane di verificare la corretta applicazione dell’IVA sugli acquisti intracomunitari. Si tratta di informazioni essenziali per il controllo incrociato tra i dati dichiarati dal venditore estero e quelli dell’acquirente italiano, e la loro mancanza può agevolare l’evasione d’imposta. Per questo la Suprema Corte ha confermato che si applica il cumulo materiale. Sanzioni applicabili per Intrastat omesso o tardivoLa disciplina sanzionatoria per le violazioni degli obblighi Intrastat è contenuta nell’articolo 11 del D.Lgs. 471/1997 e nell’articolo 7 del D.L. 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con la L. 19 dicembre 1992, n. 488. Le sanzioni variano in funzione del tipo e della gravità della violazione:Omessa presentazione del modello Intrastat: sanzione da 500 a 1.000 euro per ciascun elenco omesso;Presentazione tardiva: stessa sanzione ridotta se la presentazione avviene entro i termini del ravvedimento operoso;Dati errati o incompleti: sanzione da 500 a 1.000 euro per ciascun elenco contenente errori o omissioni, salvo che si tratti di violazioni meramente formali che non incidono sui controlli.Con la pronuncia della Cassazione, chi ha omesso più modelli Intrastat in periodi diversi si trova a dover pagare le sanzioni per ciascuno di essi, senza la possibilità di beneficiare della riduzione prevista dal cumulo giuridico. È un aggravio significativo, soprattutto per le aziende che abbiano accumulato più periodi di omissione. Cosa fare se hai omesso o presentato in ritardo i modelli IntrastatSe ti trovi nella situazione di aver omesso o presentato in ritardo uno o più modelli Intrastat, la strada più conveniente rimane quella del ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. 472/1997), che consente di regolarizzare spontaneamente la violazione beneficiando di sanzioni notevolmente ridotte rispetto a quelle ordinarie.Le riduzioni del ravvedimento operoso dipendono dal tempo trascorso dalla violazione. Si applicano le frazioni del minimo edittale previste dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 (come aggiornato dalla riforma sanzionatoria D.Lgs. 87/2024, in vigore per le violazioni commesse dall’1 settembre 2024):Entro 90 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a un nono del minimo;Entro 1 anno: sanzione ridotta a un settimo del minimo;Entro 2 anni: sanzione ridotta a un sesto del minimo;Oltre 2 anni: sanzione ridotta a un quinto del minimo.Tenendo conto della pronuncia della Cassazione, che esclude il cumulo giuridico, è ancora più importante intervenire tempestivamente tramite ravvedimento per ciascun periodo omesso, prima che l’Amministrazione finanziaria avvii un’attività di controllo. Una volta notificato un atto di contestazione, infatti, il ravvedimento non è più possibile per quella specifica violazione.Domande frequentiChe cos’è il cumulo giuridico delle sanzioni tributarie?Il cumulo giuridico è un meccanismo previsto dall’art. 12 del D.Lgs. 472/1997 che consente, in caso di più violazioni della stessa indole, di irrogare una sanzione unica aumentata anziché sommare tutte le sanzioni. È un istituto favorevole al contribuente che riduce il carico sanzionatorio complessivo.L’ordinanza 15524/2026 riguarda solo i modelli INTRA-2 o anche gli INTRA-1?La fattispecie esaminata dalla Cassazione riguardava specificamente i modelli INTRA-2 (elenchi acquisti intracomunitari). Tuttavia, il principio espresso — che le violazioni Intrastat sono sostanziali e non ammettono il cumulo giuridico — è riferibile in generale all’omessa presentazione degli elenchi Intrastat, comprendendo anche gli INTRA-1 (cessioni). Si raccomanda di consultare un professionista per valutare la situazione specifica.Posso usare il ravvedimento operoso per regolarizzare i modelli Intrastat omessi?Sì. Il ravvedimento operoso rimane disponibile per regolarizzare spontaneamente le violazioni Intrastat, purché non sia già stato notificato un atto di contestazione. Le sanzioni ridotte del ravvedimento si applicano a ciascun periodo omesso separatamente, ma la riduzione percentuale può comunque rendere il ravvedimento molto più conveniente rispetto ad attendere i controlli fiscali.Come cambiano le cose con questa sentenza rispetto al passato?La pronuncia chiarisce e conferma un indirizzo già delineato in precedenza: le violazioni Intrastat non sono trattabili con il cumulo giuridico. In pratica, chi sperava di limitare il danno sanzionatorio tramite questo istituto deve ora rivedere le proprie aspettative. Ogni periodo omesso viene sanzionato autonomamente.Quali soggetti sono obbligati alla presentazione dei modelli Intrastat?Sono obbligati tutti i soggetti passivi IVA — imprese e professionisti — che effettuano scambi di beni o prestazioni di servizi con altri Paesi dell’Unione Europea, superando le soglie previste dalla normativa. La periodicità (mensile o trimestrale) dipende dal volume delle operazioni.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 19:00:002026-08-31 08:49:40Intrastat omesso o tardivo: la Cassazione esclude il cumulo giuridico delle sanzioni
NOTIZIERateizzazione cartelle esattoriali fino a 8 anni: le novità sulla riscossione al via dal 2027Cosa cambia dalla rateizzazione delle cartelle esattoriali dal 2027La riforma della riscossione fiscale in Italia compie un passo decisivo: a partire dal 2027 sarà possibile rateizzare le cartelle esattoriali fino a 96 rate mensili, corrispondenti a 8 anni di dilazione. Una misura che amplia significativamente le possibilità di gestione dei debiti con il fisco, allontanando lo spettro di azioni esecutive per i contribuenti in difficoltà.Ma la novità non si ferma qui: il percorso di allargamento progressivo dei piani di rateizzazione è già in atto, con tappe intermedie nel 2025 e nel 2026 che stanno modificando radicalmente il rapporto tra contribuenti e Agenzia delle Entrate-Riscossione. Indice dei contenutiCosa cambia dalla rateizzazione delle cartelle esattoriali dal 2027Il percorso progressivo: da 72 a 96 rateCome fare domanda di rateizzazioneSoglie, importi e documentazione richiestaDecadenza dal piano di rate: quando si perde il beneficioDomande frequenti Il percorso progressivo: da 72 a 96 rateLa riforma della riscossione, introdotta con il D.Lgs. n. 110/2024 in attuazione della delega fiscale (L. 111/2023), ha ridisegnato il sistema di dilazione dei debiti iscritti a ruolo seguendo un calendario a tappe:PeriodoRate massimeAnni di dilazioneFino al 15 luglio 202572 rate6 anniDal 16 luglio 2025 al 31 dicembre 202684 rate7 anniDal 1° gennaio 202796 rate8 anniIl legislatore ha scelto un approccio graduale per permettere all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di adeguare i propri sistemi e al contempo evitare uno shock nel numero di richieste. Ogni fase del piano rispetta le scadenze stabilite dalla norma e si applica alle istanze presentate a partire dalla data indicata, non retroattivamente ai piani già in corso. Come fare domanda di rateizzazioneLa procedura per richiedere la rateizzazione delle cartelle esattoriali avviene attraverso i canali ufficiali dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADER). Esistono due modalità principali:Online: tramite l’area riservata del portale agenziaentrateriscossione.gov.it, accessibile con SPID, CIE o CNS. Il servizio è disponibile 24 ore su 24 e permette di ottenere il piano di rateizzazione in tempo reale per importi fino a 120.000 euro senza dover dimostrare la situazione di difficoltà economica.Allo sportello o per posta: per importi superiori a 120.000 euro o nei casi in cui sia richiesta documentazione ISEE, la domanda va presentata fisicamente o via raccomandata all’ADER.Una delle novità introdotte dalla riforma riguarda proprio la semplificazione della procedura per importi fino a 120.000 euro: il contribuente non deve più dimostrare la propria situazione di difficoltà economica. È sufficiente presentare la richiesta e viene concesso automaticamente il piano di dilazione. Soglie, importi e documentazione richiestaLe regole variano in base all’importo totale della cartella o delle cartelle per cui si chiede la dilazione:Fino a 120.000 euro: la rateizzazione è concessa in automatico, senza necessità di documentazione ISEE o altra prova di difficoltà economica. Il contribuente sceglie il numero di rate (fino al massimo previsto per il periodo in cui presenta la domanda).Superiore a 120.000 euro: è necessario dimostrare la temporanea situazione di difficoltà. Per le persone fisiche e i titolari di ditte individuali in regime semplificato si usa l’ISEE; per gli altri soggetti (società, enti) si utilizza l’indice di liquidità e il rapporto tra debito e valore della produzione.La riforma ha anche introdotto la possibilità di richiedere un numero di rate proporzionale alla difficoltà economica documentata: più grave è la situazione, più rate potranno essere concesse, fino al massimo di legge. Questo rappresenta un cambio di paradigma rispetto al passato, dove la durata massima era fissa indipendentemente dalle circostanze. Decadenza dal piano di rate: quando si perde il beneficioIl piano di rateizzazione decade — e il debito residuo torna immediatamente esigibile per intero — quando il contribuente non paga un numero di rate stabilito dalla normativa. La riforma ha modificato anche questa soglia:Prima della riforma: la decadenza scattava dopo il mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive.Con la nuova disciplina (D.Lgs. 110/2024): la soglia è stata elevata a 8 rate anche non consecutive. Questo dà più margine di manovra ai contribuenti in caso di temporanea impossibilità di pagamento.In caso di decadenza, il contribuente perde la rateizzazione e può subire azioni esecutive (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramento). È per questo che è fondamentale valutare attentamente la sostenibilità del piano prima di presentare la domanda.Domande frequenti sulla rateizzazione cartelle esattoriali 2027 Dal 2027 quante rate massime sono previste per le cartelle esattoriali?Dal 1° gennaio 2027 il numero massimo di rate mensili sale a 96, pari a 8 anni di dilazione. Si tratta dell’ultima tappa del piano di allargamento progressivo introdotto dal D.Lgs. 110/2024.Devo dimostrare difficoltà economica per chiedere la rateizzazione?No, per debiti fino a 120.000 euro la rateizzazione viene concessa automaticamente senza dover dimostrare alcuna difficoltà economica. Per importi superiori è invece necessario presentare documentazione (ISEE per persone fisiche, indici di bilancio per società).Cosa succede se non pago alcune rate?Con la nuova normativa, la decadenza dal piano di rateizzazione scatta dopo il mancato pagamento di 8 rate anche non consecutive (prima erano 5). Superata questa soglia, il debito residuo torna esigibile nella sua totalità e l’ADER può avviare azioni esecutive.Le nuove regole si applicano ai piani di rateizzazione già in corso?No, le nuove soglie massime di rate si applicano alle domande presentate a partire dalla data di entrata in vigore di ciascuna fase. I piani già in essere restano regolati dalle norme vigenti al momento della loro concessione.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-31 18:00:002026-08-31 08:39:19Rateizzazione cartelle esattoriali fino a 8 anni: le novità sulla riscossione al via dal 2027
NOTIZIEBonus mamme, premi e fringe benefit: cosa prevede la manovra 2027?Indice dei contenutiCosa è la manovra 2027 e a che punto siamoBonus mamme 2027: le ipotesi sul tavoloPremi di produzione 2027: la detassazione diventa strutturale?Fringe benefit 2027: soglie e novità previsteChi beneficia di queste misureDomande frequentiLa manovra 2027, ancora in fase di elaborazione, si preannuncia ricca di misure a favore delle famiglie e dei lavoratori dipendenti. Tra i temi centrali del dibattito politico-fiscale emergono il bonus mamme, la detassazione dei premi di produzione e l’ampliamento dei fringe benefit. Vediamo cosa è emerso finora e quali sono le ipotesi più accreditate.Cosa è la manovra 2027 e a che punto siamoLa legge di bilancio 2027 («manovra») è il provvedimento con cui il Governo stabilisce entrate e spese dello Stato per il prossimo anno. Viene presentata in Parlamento entro il 15 ottobre e deve essere approvata entro il 31 dicembre.Al momento la manovra 2027 è ancora in fase di costruzione: il Governo sta raccogliendo proposte dai ministeri e dalle categorie, mentre le prime indiscrezioni sui contenuti circolano da fonti parlamentari e sindacali. Le misure di cui parliamo in questo articolo sono quindi ipotesi e bozze, non ancora testo di legge definitivo.Tuttavia, alcune direzioni sembrano abbastanza chiare: conferma e potenziamento delle misure pro-famiglia già sperimentate nelle leggi di bilancio 2025 e 2026, con particolare attenzione al sostegno alle lavoratrici madri e alla detassazione di alcune voci retributive. Bonus mamme 2027: le ipotesi sul tavoloIl bonus mamme è un esonero contributivo introdotto dalla legge di bilancio 2024 e prorogato nelle manovre successive. In parole semplici: le lavoratrici dipendenti con figli non pagano (o pagano meno) i contributi previdenziali a loro carico, e quindi portano a casa uno stipendio netto più alto.Ecco le principali ipotesi che circolano per il 2027:Stabilizzazione a regime: il Governo valuta di rendere l’esonero permanente, eliminando la necessità di rinnovarlo ogni anno con la manovra. Questo darebbe maggiore certezza alle lavoratrici e alle aziende.Estensione alle lavoratrici autonome: una delle lacune storiche del bonus è che si applica solo al lavoro dipendente. Si discute se includere le titolari di partita IVA, che oggi ne sono escluse.Abbassamento della soglia da 3 a 2 figli: attualmente il beneficio pieno (esonero 100% dei contributi) riguarda le madri con almeno 3 figli. Si ipotizza di estenderlo anche a quelle con 2 figli, con un importo ridotto o modulato.Aumento del beneficio per madri sole: le famiglie monogenitoriali potrebbero ricevere un sostegno aggiuntivo rispetto all’esonero base.Per capire quanto vale concretamente, ricordiamo che con la manovra 2026 una lavoratrice madre di 2 figli con reddito fino a 40.000 euro poteva ottenere fino a circa 60 euro al mese in più in busta paga grazie all’esonero parziale. Il potenziamento 2027 punterebbe ad aumentare questo importo.Leggi anche: Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli 2026: Guida Completa ai 60 Euro Premi di produzione 2027: la detassazione diventa strutturale?I premi di produzione (o premi di risultato) sono somme che il datore di lavoro eroga ai dipendenti al raggiungimento di determinati obiettivi aziendali — ad esempio l’aumento del fatturato o la riduzione degli scarti di lavorazione. Attualmente, questi premi godono di una tassazione agevolata al 5% invece dell’aliquota IRPEF ordinaria, entro certi limiti.Le ipotesi per la manovra 2027 riguardano:Conferma dell’aliquota al 5%: l’agevolazione attuale (introdotta in via sperimentale e poi prorogata) potrebbe diventare permanente, con inserimento nel Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR).Aumento del tetto massimo: il limite attuale di 3.000 euro (elevabile a 4.000 in presenza di sistemi di partecipazione dei dipendenti) potrebbe essere innalzato, permettendo a più lavoratori di beneficiare della tassazione ridotta sull’intero importo del premio.Estensione della platea: oggi l’agevolazione è riservata a dipendenti con reddito fino a 80.000 euro nell’anno precedente. Si valuta se alzare questa soglia.In termini pratici: se un lavoratore riceve un premio di 2.000 euro, con la tassazione ordinaria (aliquota marginale, ad esempio 35%) ne porta a casa circa 1.300 euro. Con l’aliquota al 5%, ne porta a casa 1.900 euro. La differenza è significativa. Fringe benefit 2027: soglie e novità previsteI fringe benefit sono i cosiddetti «benefit in natura» che il datore di lavoro mette a disposizione del dipendente: auto aziendale, buoni pasto, polizze sanitarie integrative, rimborso dell’affitto o del mutuo, telefono cellulare aziendale e così via. In linea generale, questi benefit sono tassabili come reddito da lavoro dipendente, ma esiste una soglia di esenzione entro cui non entrano nel calcolo dell’IRPEF.La legge di bilancio 2026 ha già innalzato significativamente queste soglie. Per il 2027 le ipotesi sono:Soglia ordinaria confermata a 1.000 euro: per tutti i lavoratori dipendenti, i benefit fino a 1.000 euro all’anno non concorrono a formare il reddito imponibile.Soglia maggiorata per lavoratori con figli: i dipendenti con almeno un figlio a carico potrebbero beneficiare di una soglia più alta, ipotizzata tra 2.000 e 3.000 euro. Questa misura si intreccia con il sostegno alle famiglie al cuore della manovra.Ampliamento delle voci coperte: si discute di includere nella nozione di fringe benefit esente anche le spese per l’istruzione dei figli (rette scolastiche, centri estivi) e per l’assistenza agli anziani a carico.Nuovo «bonus trasporti»: l’abbonamento al trasporto pubblico per i pendolari potrebbe essere escluso del tutto dal reddito imponibile, indipendentemente dalle altre soglie.Leggi anche: Legge di Bilancio 2026 Approvata: Tutte le Novità su IRPEF, Pensioni, Bonus e Famiglie Chi beneficia di queste misureRiepiloghiamo a chi si rivolgono le misure in discussione per la manovra 2027:MisuraA chi si rivolgeVantaggio attesoBonus mamme 2027Lavoratrici dipendenti con 2+ figliEsonero contributivo, più netto in busta pagaPremi di produzioneLavoratori dipendenti con reddito fino a 80.000 euroTassazione al 5% fino a 3.000-4.000 euroFringe benefit ordinariTutti i lavoratori dipendentiEsenzione fino a 1.000 euro/annoFringe benefit con figliLavoratori con almeno 1 figlio a caricoSoglia elevata a 2.000-3.000 euro/annoÈ importante sottolineare che queste misure riguardano principalmente i lavoratori dipendenti. Chi ha una partita IVA in regime forfettario o ordinario non è direttamente interessato dall’esonero contributivo del bonus mamme né dalla tassazione agevolata sui premi.Leggi anche: Bonus Nuovi Nati 2026: Guida Completa INPS — Requisiti, Importo e Domanda Domande frequentiIl bonus mamme 2027 è già confermato?No. Al momento (agosto 2026) si tratta di ipotesi e indirizzi politici. La conferma ufficiale arriverà con la presentazione del disegno di legge di bilancio 2027, attesa per ottobre 2026.La detassazione dei premi di produzione al 5% vale per tutti i settori?Sì, purché il premio sia legato a obiettivi misurabili e previsto da un accordo aziendale o territoriale. Non vale per i premi erogati in modo generico e non documentato.I fringe benefit sostituiscono lo stipendio?No. I benefit in natura sono un’aggiunta alla retribuzione, non una sua sostituzione. Il datore di lavoro non può ridurre lo stipendio per compensare con i benefit, salvo accordi specifici di welfare aziendale.Quando entrano in vigore le misure della manovra 2027?Se la legge di bilancio 2027 viene approvata entro il 31 dicembre 2026, le misure entrano in vigore il 1° gennaio 2027. Alcune possono avere decorrenza retroattiva o scaglionata, ma in genere il punto di partenza è l’inizio dell’anno fiscale.Il bonus mamme vale anche per le libere professioniste?Con le norme attuali (2026), il bonus mamme è riservato alle lavoratrici dipendenti. L’estensione alle autonome è in discussione per il 2027 ma non è ancora confermata.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 17:00:002026-08-31 08:33:20Bonus mamme, premi e fringe benefit: cosa prevede la manovra 2027?
NOTIZIEBonus assunzione per madri di tre figli: come funziona?Con la circolare n. 82 del 29 luglio 2026, l’INPS ha reso finalmente operativo l’esonero contributivo per chi assume madri di almeno tre figli minorenni, una misura introdotta dalla legge di Bilancio 2026 e attiva dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un incentivo pensato per favorire il rientro nel mondo del lavoro di donne con carichi familiari pesanti, ma con requisiti molto specifici che ne limitano la platea.Indice dei contenutiCos’e’ il bonus assunzione madri di tre figli?Come funziona lo sgravio contributivoDurata dell’incentivoChi puo’ accedere: requisiti della lavoratriceCondizioni richieste al datore di lavoroE’ cumulabile con altri incentivi?Come fare domanda all’INPSAttenzione ai fondi disponibiliDomande frequentiCos’e’ il bonus assunzione madri di tre figli?Il bonus assunzione madri di tre figli e’ tecnicamente un esonero contributivo: significa che il datore di lavoro che assume una madre con almeno tre figli minorenni non deve versare i contributi previdenziali a suo carico (salvo alcune eccezioni). Non si tratta di un contributo in denaro diretto all’azienda o alla lavoratrice, ma di un risparmio sui costi del lavoro che si traduce in un incentivo concreto all’assunzione.La misura e’ stata introdotta dalla legge di Bilancio 2026 con l’obiettivo di sostenere la conciliazione tra lavoro e famiglia e di facilitare il reingresso nel mercato del lavoro delle donne con carichi familiari significativi. L’INPS ne ha stabilito le regole operative con la circolare n. 82/2026. Come funziona lo sgravio contributivoLo sgravio prevede l’azzeramento totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto massimo di:8.000 euro annui per lavoratrice (pari a 666,66 euro al mese)21,50 euro giornalieri nei casi in cui il rapporto inizi o termini nel corso del meseSono esclusi dallo sgravio:I premi e contributi INAIL (assicurazione contro gli infortuni)Il Fondo di tesoreria per il TFRI contributi versati ai fondi di solidarieta’ bilateraliIn parole semplici: un’azienda che assume una madre di tre figli risparmia fino a 8.000 euro l’anno di contributi, ma continua a pagare l’INAIL e altri oneri specifici. Durata dell’incentivoLa durata dell’esonero varia in base alla tipologia contrattuale:Tipo di contrattoDurata dello sgravioTempo determinato (anche tramite somministrazione)12 mesiTrasformazione da tempo determinato (gia’ agevolato) a indeterminato18 mesi dalla prima assunzioneTempo indeterminato diretto24 mesiSono completamente escluse dall’incentivo:Le pubbliche amministrazioniI contratti di apprendistatoIl lavoro domestico (colf e badanti)Il lavoro intermittente (anche a tempo indeterminato) Chi puo’ accedere: requisiti della lavoratricePer rientrare nel bonus, la lavoratrice deve soddisfare entrambe le seguenti condizioni al momento dell’assunzione:Avere almeno tre figli minorenni. Il requisito si cristallizza al momento dell’assunzione: se successivamente uno dei figli diventa maggiorenne, il diritto gia’ maturato dall’azienda non viene meno.Essere priva di impiego: nei sei mesi precedenti l’assunzione non deve aver avuto rapporti di lavoro subordinato, ne’ aver percepito redditi da lavoro autonomo o parasubordinato superiori alle soglie di esenzione IRPEF.Il combinato di questi due requisiti restringe significativamente la platea potenziale: si tratta di donne con tre o piu’ figli piccoli e senza un lavoro regolare da almeno sei mesi, una condizione che spesso si sovrappone a situazioni di marginalita’ sociale. L’incentivo non e’ quindi uno strumento di pianificazione HR su larga scala, ma una leva da attivare solo in presenza di un profilo molto specifico. Condizioni richieste al datore di lavoroIl datore di lavoro deve rispettare i principi generali sugli incentivi all’assunzione (art. 31 D.Lgs. 150/2015) e i requisiti della legge 296/2006:Nessun obbligo preesistente verso quella posizione lavorativaNessuna violazione del diritto di precedenza di altri lavoratoriNessuna sospensione in corso per crisi aziendaleDURC regolare (il documento che certifica la regolarita’ contributiva dell’azienda)Assenza di violazioni in materia di lavoro e sicurezzaRispetto dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni piu’ rappresentativeL’INPS ha inoltre chiarito che questo incentivo non si configura come aiuto di Stato, un aspetto rilevante per le aziende che operano in settori soggetti alla normativa europea sugli aiuti pubblici. E’ cumulabile con altri incentivi?La risposta dipende dall’incentivo. Ecco il quadro completo:Non cumulabile con:Esoneri per donne svantaggiate (legge 92/2012)Decontribuzione SudIncentivi per l’assunzione di persone disabiliIncentivi per i percettori di NASpICumulabile con:La maxideduzione IRES per i datori di lavoro che assumonoLo sgravio per le aziende con certificazione di parita’ di genereLa riduzione contributiva a carico della lavoratrice madre (misura in attesa di nuova disciplina dal 2027)In caso di lavoratrice che rientrerebbe in piu’ categorie agevolate, il datore di lavoro deve scegliere quale misura applicare: non e’ possibile sommarle.Come fare domanda all’INPSLa domanda si presenta tramite il modulo ELM3 sul Portale delle Agevolazioni dell’INPS. Attenzione a questi dettagli operativi:Per i mesi da gennaio a luglio 2026 (gia’ trascorsi prima dell’operativita’ della circolare), il recupero dello sgravio e’ possibile solo nei flussi UniEmens di agosto, settembre e ottobre 2026E’ obbligatorio indicare nella denuncia i codici fiscali di almeno tre figli minorenni della lavoratriceQuest’ultimo adempimento richiede alle aziende una raccolta documentale puntuale: bisogna reperire e comunicare i codici fiscali dei figli, un passaggio non sempre immediato specialmente nelle prime fasi di gestione del rapporto di lavoro. Per gli articoli correlati su esoneri contributivi e sgravi, consulta anche Sostituzione Maternita’ 2026: Sgravi Contributivi e Bonus INPS Annullati: Esoneri Contributivi Revocati. Attenzione ai fondi disponibiliCome per molti incentivi pubblici, anche questo sgravio e’ subordinato alla capienza delle risorse stanziate. Se l’INPS segnala il rischio di esaurimento dei fondi, le nuove domande non vengono piu’ accolte, anche se azienda e lavoratrice rispettano tutti i requisiti.Gli stanziamenti previsti dalla legge di Bilancio 2026:5,7 milioni di euro per il 2026Risorse crescenti negli anni successivi28,9 milioni di euro annui a regime dal 2035La dotazione iniziale e’ contenuta: nei primi anni di applicazione, la disponibilita’ effettiva di fondi potrebbe diventare un limite concreto anche per chi soddisfa tutti i requisiti. Chi intende avvalersi dell’incentivo ha interesse a presentare domanda quanto prima. Per approfondire le misure a sostegno delle famiglie, leggi anche Maggiorazioni Assegno Unico 2026 e Come Richiedere il Bonus Mamme 2026.Domande frequenti Cosa succede se uno dei figli compie 18 anni dopo l’assunzione?Il requisito dei tre figli minorenni si cristallizza al momento dell’assunzione. Se successivamente uno dei figli diventa maggiorenne, il diritto all’esonero gia’ maturato non viene meno: l’azienda continua a godere dello sgravio per l’intera durata prevista. Il bonus vale anche per le assunzioni tramite agenzia interinale?Si’, le assunzioni a tempo determinato tramite somministrazione (agenzia interinale) rientrano nell’incentivo e danno diritto allo sgravio per 12 mesi. Posso cumulare questo bonus con altri sgravi per donne svantaggiate?No. Il bonus non e’ cumulabile con gli esoneri per donne svantaggiate previsti dalla legge 92/2012, ne’ con la decontribuzione Sud, ne’ con gli incentivi per disabili o percettori di NASpI. Se la lavoratrice rientra in piu’ categorie, il datore di lavoro deve scegliere un solo incentivo da applicare. Come si recuperano gli sgravi per i mesi da gennaio a luglio 2026?Poiche’ la circolare INPS e’ arrivata a luglio 2026, i mesi precedenti non erano ancora stati regolamentati. Il recupero degli sgravi da gennaio a luglio 2026 puo’ avvenire solo nei flussi UniEmens di agosto, settembre e ottobre 2026. Il lavoro domestico (colf, badanti) rientra nel bonus?No. Il lavoro domestico e’ esplicitamente escluso dall’incentivo, insieme alle pubbliche amministrazioni, ai contratti di apprendistato e al lavoro intermittente.Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti. Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 14:00:002026-08-31 08:22:03Bonus assunzione per madri di tre figli: come funziona?
Conti Business (Partita IVA), Conti Correnti e Banche Online, Finanza & Servizi, QontoQonto per E-commerce 2026: Multi-IBAN, Integrazione Shopify/WooCommerce e Fatturazione Automatica per Negozi OnlineIndice dei contenutiQonto per e-commerce: perché è diverso da un conto ordinarioMulti-IBAN Qonto: gestire più marketplace con un solo contoIntegrazione Shopify e WooCommerce con QontoFatturazione automatica per negozi onlineGestione IVA OSS e vendite UE con QontoCarte virtuali e gestione spese per e-commercePiani e costi Qonto per e-commerceDomande frequenti su Qonto per e-commerceGestire un negozio online in Italia nel 2026 significa dover tenere sotto controllo flussi di pagamento provenienti da piattaforme diverse, emettere fatture elettroniche in modo puntuale e rispettare gli obblighi IVA europei sul regime OSS. Qonto si è affermato come uno dei conti business più utilizzati dagli e-commerce italiani proprio perché offre funzionalità pensate per questa realtà: Multi-IBAN nativo, integrazioni dirette con Shopify e WooCommerce, e strumenti di fatturazione automatica integrati nel conto. In questa guida vediamo nel dettaglio come sfruttare Qonto se gestisci un negozio online, sia che tu operi come ditta individuale sia come società.Se cerchi una panoramica generale su Qonto come conto business, puoi leggere anche il nostro articolo Qonto per E-commerce: Conto Business per Vendite Online che tratta gli aspetti di base dell’apertura e gestione del conto.Qonto per e-commerce: perché è diverso da un conto ordinarioUn conto corrente tradizionale è pensato per ricevere accrediti da un unico IBAN e gestire pagamenti generici. Un e-commerce, invece, lavora con PayPal, Stripe, Amazon Pay, bonifici diretti dai clienti e spesso con marketplace come Amazon o Etsy, ognuno con le proprie tempistiche e logiche di rendicontazione. Questo crea subito un problema: come conciliare tutti questi flussi in modo ordinato, senza perdere ore ogni settimana a incrociare movimenti?Qonto risponde a questa esigenza con alcune caratteristiche specifiche che i conti ordinari non hanno:Multi-IBAN nativo: puoi generare più IBAN virtuali collegati allo stesso conto principale, uno per ogni canale di vendita o marketplaceAPI aperte: Qonto si integra con gli strumenti di e-commerce più diffusi tramite connettori ufficiali o APIFatturazione integrata: emetti fatture elettroniche B2B e B2C direttamente dall’app, senza strumenti esterniSchede contabili per spesa: ogni acquisto pubblicitario, ogni abbonamento SaaS, ogni spesa di magazzino viene categorizzato automaticamenteAccesso multi-utente: il commercialista, il responsabile logistica e il team marketing possono avere accessi separati con permessi diversiImmagina di gestire un negozio di abbigliamento che vende su WooCommerce e contemporaneamente su Amazon Marketplace. Con un conto tradizionale avresti un unico estratto conto in cui confluisce tutto, rendendo difficile capire quante vendite arrivano da dove. Con Qonto puoi invece assegnare un IBAN dedicato a ogni canale e vedere in tempo reale quanto genera ciascuno. Multi-IBAN Qonto: gestire più marketplace con un solo contoLa funzione Multi-IBAN è forse la più utile per chi vende su più canali. In pratica, con Qonto puoi creare fino a un secondo IBAN aggiuntivo (nei piani superiori) associato allo stesso conto principale. Ogni IBAN ha il suo estratto conto separato, ma tutto confluisce nella stessa liquidità.Come funziona in pratica? Supponiamo che tu venda su tre canali:Sito WooCommerce diretto → IBAN principale QontoAmazon Marketplace → secondo IBAN QontoPagamenti PayPal → PayPal rimane separato, ma puoi programmare trasferimenti automatici verso il conto QontoIn questo modo, quando arriva il momento di fare il bilancio mensile o di preparare la dichiarazione IVA trimestrale, sai immediatamente quanto ha generato ogni singolo canale. Il vantaggio non è solo organizzativo: è anche fiscale. Il tuo commercialista (o il CAF se gestisce la contabilità) può leggere i movimenti per canale e calcolare con precisione le imposte da versare.Importante: il Multi-IBAN di Qonto genera IBAN con prefisso FR (Francia), poiché Qonto è un istituto di pagamento autorizzato dalla Banca di Francia. Questo è perfettamente legale e accettato in tutta la zona SEPA, ma alcuni clienti o marketplace potrebbero chiedere un IBAN italiano. In quel caso, valuta se questa limitazione è rilevante per il tuo modello di business. Integrazione Shopify e WooCommerce con QontoQonto non si integra direttamente con Shopify o WooCommerce come gateway di pagamento (per quelli si usano Stripe, PayPal o altri provider), ma si collega a questi ecosistemi attraverso integrazioni contabili e di riconciliazione. La differenza è importante da capire:Gateway di pagamento: lo strumento che accetta il pagamento del cliente al momento dell’acquisto (Stripe, PayPal, Klarna…)Integrazione contabile: il collegamento tra il conto business e la piattaforma e-commerce per riconciliare automaticamente gli incassiQonto si colloca nel secondo ambito. Vediamo come funziona per ogni piattaforma. Qonto e ShopifyShopify non ha un’integrazione nativa con Qonto, ma ci sono due percorsi principali:Tramite Zapier o Make (ex Integromat): puoi creare automazioni che, quando Shopify registra un pagamento completato, aggiornano un foglio di calcolo o inviano i dati a Qonto per la riconciliazioneTramite il commercialista: esporti i report di vendita da Shopify (CSV o PDF) e li incroci manualmente con i movimenti Qonto; meno automatico ma più controllatoLa strada più efficiente per chi gestisce volumi elevati (oltre 100 ordini al mese) è affidarsi a un software di fatturazione elettronica come Fatturazione Italia di BeSmart per emettere le fatture verso i clienti B2B e gestire le autofatture TD17/TD18/TD19 sugli acquisti da fornitori esteri (Google, Meta, Amazon, plugin e servizi SaaS), tipici di chi vende online. Se gestisci un e-commerce con fatturato rilevante, ti consigliamo di valutare questa soluzione: scopri di più su fatturazioneitalia.it.Qonto e WooCommerceWooCommerce, essendo open source e basato su WordPress, offre più possibilità di personalizzazione. Esistono plugin specifici che collegano WooCommerce a Qonto per:Generare automaticamente una fattura Qonto per ogni ordine completatoAbbinare i pagamenti ricevuti su IBAN Qonto agli ordini WooCommerce corrispondentiEsportare i dati di vendita nel formato richiesto dal tuo commercialistaTra i plugin più utilizzati troviamo integrazioni via API Qonto sviluppate da agenzie italiane specializzate in WooCommerce. Se non hai un tecnico interno, il consiglio è di rivolgerti a uno sviluppatore che conosca le API di Qonto (documentate pubblicamente sul portale developer di Qonto) per una configurazione su misura.Fatturazione automatica per negozi onlineLa fatturazione è uno degli aspetti più onerosi per un e-commerce italiano. Ecco perché:Le vendite B2B (ad altre aziende o professionisti con P.IVA) richiedono fattura elettronica obbligatoria via SDI (Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate)Le vendite B2C (ai privati) richiedono scontrino o ricevuta fiscale, a meno che il cliente non richieda esplicitamente fatturaLe vendite verso UE a privati sopra la soglia OSS richiedono gestione IVA paese per paese (o iscrizione al regime OSS)Qonto offre un modulo di fatturazione integrato nell’app che consente di:Creare e inviare preventivi e fatture direttamente dall’app mobile o desktopGenerare fatture ricorrenti per abbonamenti o clienti fissiMonitorare i pagamenti in scadenza e inviare reminder automaticiEsportare le fatture in formato PDF o CSV per il commercialistaTuttavia, è importante sapere che il modulo fatturazione di Qonto non è un software di fatturazione elettronica certificato SDI: le fatture Qonto sono documenti commerciali, non fatture elettroniche nel senso normativo italiano. Per la fatturazione elettronica obbligatoria verso soggetti con P.IVA italiani, dovrai comunque usare un software certificato collegato al Sistema di Interscambio.La soluzione ottimale per un e-commerce è quindi un sistema a due livelli:Qonto per la gestione del conto, dei flussi di cassa e delle fatture commerciali ai clienti privatiSoftware di fatturazione elettronica (come Fatturazione Italia) per le fatture elettroniche SDI verso clienti B2B, collegato al tuo conto Qonto Gestione IVA OSS e vendite UE con QontoSe vendi a consumatori finali in altri paesi dell’Unione Europea, dal 1° luglio 2021 sei soggetto al regime OSS (One Stop Shop). In sintesi: quando le tue vendite verso un paese UE superano 10.000 euro annui complessivi, devi applicare l’IVA del paese del consumatore, non quella italiana.Questo crea una complessità contabile non banale: devi tenere traccia di quanta IVA hai incassato per ogni paese UE e versarla trimestralmente attraverso il portale OSS dell’Agenzia delle Entrate.Qonto supporta la gestione OSS in modo indiretto:Separazione per valuta: se ricevi pagamenti in valute diverse (es. transazioni in GBP dal Regno Unito), Qonto li gestisce con conversione automaticaTag per categoria: puoi etichettare i movimenti in entrata per paese di provenienza, facilitando l’estrazione dei dati per il calcolo OSSExport CSV dettagliato: il tuo commercialista può scaricare l’estratto conto Qonto e incrociarlo con i dati delle vendite per paese per compilare la dichiarazione OSS trimestraleSe il tuo e-commerce vende in più paesi UE e il volume è rilevante, è fondamentale affidarsi a un professionista per la gestione OSS. Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella verifica della soglia OSS e nell’impostazione della contabilità adeguata. Per un preventivo personalizzato, contattaci attraverso il modulo qui sotto. Carte virtuali e gestione spese per e-commerceUn aspetto spesso trascurato nella gestione di un e-commerce è il controllo delle spese operative: pubblicità su Meta e Google Ads, abbonamenti SaaS (Shopify, plugin, tool di email marketing), corrieri, packaging, marketplace fees. Queste spese sono deducibili ai fini fiscali, ma solo se documentate correttamente.Qonto offre un sistema di carte virtuali illimitate (nei piani superiori) molto utile per l’e-commerce:Carta virtuale dedicata a Meta Ads: limite mensile preimpostato, tutte le spese pubblicitarie Facebook/Instagram su questa cartaCarta virtuale per Google Ads: separata dalla precedente, così vedi immediatamente il costo per canaleCarta virtuale per abbonamenti SaaS: Shopify, Klaviyo, plugin WooCommerce, tool di analytics – tutti su una carta solaCarta virtuale usa e getta: per acquisti spot da fornitori non ricorrenti, con limite di importo e scadenza automaticaOgni carta ha il suo estratto conto e la ricevuta viene allegata automaticamente al movimento (basta fotografarla con l’app). A fine trimestre, il commercialista ha tutto il necessario per dedurre correttamente le spese.Piani e costi Qonto per e-commerceQonto offre diversi piani in abbonamento mensile o annuale. I piani più adatti a un e-commerce dipendono dal volume di transazioni e dalle funzionalità necessarie:Piano Essential (1 utente): adatto per e-commerce monocanale agli inizi, con volumi contenuti. Include IBAN, carta fisica, accesso app e alcune integrazioni di base.Piano Business (fino a 5 utenti): il punto d’ingresso per chi ha un team. Aggiunge più carte virtuali, trasferimenti internazionali inclusi e funzionalità avanzate di riconciliazione.Piano Enterprise (utenti illimitati): per e-commerce strutturati con più canali, team commerciale e necessità di Multi-IBAN, approvazioni a cascata e integrazioni ERP.Per conoscere i prezzi aggiornati e capire quale piano è più adatto al tuo e-commerce, ti consigliamo di verificare direttamente sul sito ufficiale Qonto, che aggiorna periodicamente le tariffe. Non riportiamo prezzi specifici per evitare di dare informazioni obsolete.Qonto offre spesso periodi di prova gratuiti e promozioni per le nuove aperture. Puoi aprire il tuo conto Qonto tramite il link affiliato di Centro Fiscale per accedere alle condizioni promozionali disponibili al momento: apri il tuo conto Qonto business. Domande frequenti su Qonto per e-commercePosso usare Qonto come unico conto per il mio e-commerce?Sì, Qonto può essere il conto principale del tuo e-commerce. Tieni presente che per la fatturazione elettronica obbligatoria verso clienti B2B italiani avrai bisogno di un software SDI separato (Qonto non copre questa funzione). Per tutto il resto – incassi, pagamenti fornitori, carte, spese operative – Qonto è una soluzione completa.Qonto accetta pagamenti da PayPal e Stripe?Qonto non è un gateway di pagamento, quindi non “accetta” pagamenti direttamente dai tuoi clienti. PayPal e Stripe raccolgono i pagamenti sul tuo conto PayPal/Stripe, da cui puoi poi trasferire i fondi sul tuo IBAN Qonto. I tempi di trasferimento dipendono dalle policy di PayPal e Stripe (solitamente 1-3 giorni lavorativi).Qonto è adatto per dropshipping?Sì. Il dropshipping richiede frequenti pagamenti ai fornitori (spesso internazionali) e la gestione di rimborsi. Qonto supporta i bonifici SEPA istantanei e i pagamenti internazionali in valuta estera, con commissioni trasparenti. Le carte virtuali sono molto utili per pagare i fornitori dropshipping in modo tracciato e sicuro.Posso aprire un conto Qonto come ditta individuale e-commerce?Sì. Qonto accetta sia persone fisiche con partita IVA (ditte individuali, liberi professionisti) sia società (SRL, SNC, SAS). Per i forfettari, Qonto è una scelta molto diffusa grazie alla semplicità dell’apertura online e alla gratuità o basso costo dei trasferimenti SEPA.Come funziona il Multi-IBAN di Qonto?Il Multi-IBAN di Qonto permette di generare un secondo IBAN collegato allo stesso conto principale. Entrambi gli IBAN condividono lo stesso saldo, ma i movimenti vengono visualizzati separatamente. Questa funzione è disponibile nei piani superiori di Qonto e richiede attivazione dall’app. Gli IBAN generati sono IBAN francesi (prefisso FR), validi in tutta la zona SEPA.Qonto è sicuro per il mio business?Qonto è un istituto di pagamento autorizzato e vigilato dalla Banca di Francia (ACPR). I fondi depositati sono protetti fino a 100.000 euro per titolare attraverso il meccanismo di garanzia dei depositi europeo (FGDR francese), equivalente al FITD italiano. Dal punto di vista della sicurezza informatica, Qonto implementa autenticazione a due fattori e notifiche in tempo reale per ogni movimento.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Hai bisogno di supporto per la contabilità del tuo e-commerce?Gestire la fiscalità di un e-commerce – dall’IVA OSS alla fatturazione elettronica, dalla scelta del regime fiscale alla gestione delle spese deducibili – richiede competenze specifiche. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per e-commerce e attività online. Richiedi un preventivo personalizzato compilando il modulo di contatto qui sotto.Errore: Modulo di contatto non trovato.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-31 13:00:002026-09-27 08:41:26Qonto per E-commerce 2026: Multi-IBAN, Integrazione Shopify/WooCommerce e Fatturazione Automatica per Negozi Online
CAF, SUCCESSIONISuccessione con Eredi Minorenni 2026: Autorizzazione Giudice Tutelare, Accettazione con Beneficio d’Inventario e Tavolare FVGIndice dei contenutiQuando ci sono eredi minorenni nella successioneAutorizzazione del giudice tutelare: quando e percheAccettazione con beneficio d’inventario per i minoriRuolo del tutore e del curatore specialeDichiarazione di successione con eredi minorenniSistema tavolare FVG e successioni con minorenniCome ti aiuta CAF Centro FiscaleDomande frequenti (FAQ)Quando tra gli eredi di un defunto figurano figli minorenni o altri soggetti incapaci, la procedura di successione si arricchisce di passaggi obbligatori che molte famiglie ignorano. Non basta la firma del genitore superstite: la legge italiana prevede l’intervento del giudice tutelare e impone la forma di accettazione dell’eredita piu tutelante, cioe quella con beneficio di inventario. In Friuli Venezia Giulia si aggiunge la specificita del sistema tavolare, che regola la trascrizione dei diritti reali immobiliari in modo differente dal resto d’Italia.Questa guida spiega passo per passo cosa devono fare i genitori o i tutori legali quando i minori sono chiamati all’eredita, quali autorizzazioni servono e come il CAF Centro Fiscale di Udine supporta le famiglie in queste pratiche complesse.Quando ci sono eredi minorenni nella successioneUn minore (chi non ha ancora compiuto 18 anni) non puo compiere atti giuridici patrimoniali in autonomia. Nella successione, il genitore esercente la responsabilita genitoriale agisce in sua rappresentanza, ma con limiti precisi fissati dal Codice Civile:Art. 320 c.c.: i genitori non possono alienare, ipotecare, dare in pegno o accettare/rinunciare a eredita senza autorizzazione del giudice tutelare.Art. 471 c.c.: i minori non emancipati non possono accettare l’eredita se non con beneficio di inventario.Art. 374 c.c.: il tutore (quando non vi sono genitori) deve chiedere l’autorizzazione del giudice tutelare per qualsiasi atto che esorbita l’ordinaria amministrazione.In pratica, ogni volta che muore un familiare e tra gli eredi legali o testamentari vi e un figlio minorenne, il genitore superstite non puo accettare l’eredita per conto del figlio con un semplice atto notarile: deve prima ottenere il via libera del tribunale. Esempi tipiciMuore il padre: la madre e tutore naturale dei figli minorenni ed erede a propria volta. Per conto dei figli deve chiedere l’autorizzazione al giudice.Muori entrambi i genitori: viene nominato un tutore (spesso un parente prossimo) che agisce sotto la vigilanza del giudice tutelare.Muore un nonno: i nipoti minorenni subentrano per rappresentazione al genitore premorto. Stessa procedura.Autorizzazione del giudice tutelare: quando e percheIl giudice tutelare e il magistrato del Tribunale ordinario competente per residenza del minore. Esercita un controllo preventivo sugli atti patrimoniali piu rilevanti che riguardano soggetti privi di piena capacita agendi. Come si chiede l’autorizzazioneIl genitore esercente la responsabilita genitoriale (o il tutore) deve presentare un ricorso al giudice tutelare presso il Tribunale del circondario in cui il minore ha la residenza. Il ricorso deve contenere:Dati del minore e del ricorrente (genitore/tutore).Dati del defunto e data del decesso.Elenco dei beni dell’asse ereditario (immobili, conti correnti, titoli, autovetture, debiti).Motivo per cui si ritiene opportuno accettare (o rinunciare) all’eredita.Indicazione che si intende procedere con beneficio di inventario (obbligatorio per i minori).Il giudice puo richiedere ulteriori informazioni o documentazione e fissa un’udienza. In genere, se l’asse ereditario e attivo (piu beni che debiti) e l’accettazione e nell’interesse del minore, l’autorizzazione viene concessa.TempiI tempi variano da tribunale a tribunale. In genere si va da 30 a 90 giorni. E fondamentale tenere presente che il termine ordinario per accettare l’eredita e di 10 anni dalla morte del de cuius (art. 480 c.c.), ma le situazioni concrete possono richiedere tempi piu rapidi (es. conto corrente bloccato che serve per le spese familiari).Accettazione con beneficio d’inventario per i minoriCome anticipato, i minori non possono accettare l’eredita in modo puro e semplice: la legge impone il beneficio di inventario (art. 471 c.c.). Questa forma di accettazione separa il patrimonio del minore da quello ereditato: i creditori del defunto possono soddisfarsi solo sui beni ereditati, non su quelli propri del minore.Per un approfondimento sulla procedura generale, leggi la nostra guida sull’accettazione con beneficio di inventario 2026. Procedura operativaOttenuta l’autorizzazione del giudice tutelare, il genitore/tutore si reca dal notaio.Davanti al notaio (o in Tribunale, con la dichiarazione inserita nel verbale) si rende la dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario.Entro 3 mesi dalla dichiarazione si deve redigere l’inventario dei beni ereditari (art. 485 c.c.); in alternativa, si puo fare l’inventario prima e poi la dichiarazione entro 40 giorni.L’inventario e redatto dal notaio o da un cancelliere del Tribunale, con redazione di verbale.Se l’inventario non viene redatto nei termini, il minore (alla maggiore eta) diventa erede puro e semplice: una conseguenza molto grave se l’eredita fosse gravata da debiti.CostiLa procedura comporta costi notarili (per la dichiarazione e l’inventario) e spese di cancelleria. Per un preventivo personalizzato sulle pratiche di successione con minori, contatta il CAF Centro Fiscale.Ruolo del tutore e del curatore specialeVi sono situazioni in cui il conflitto di interessi tra il genitore superstite e il minore e evidente: per esempio, se il genitore e a sua volta erede nella stessa successione, potrebbe avere interessi divergenti da quelli del figlio. In questi casi il giudice tutelare nomina un curatore speciale (art. 321 c.c.) che agisce nell’interesse esclusivo del minore per quella specifica pratica. Quando scatta il curatore specialeQuando il genitore superstite e anch’esso erede (conflitto di interessi potenziale).Quando i minori hanno interessi contrastanti tra loro (es. due figli di due genitori diversi).Quando entrambi i genitori sono deceduti e non vi e un tutore gia nominato.Il curatore speciale e solitamente un avvocato o un parente del minore nominato dal giudice. Non sostituisce il tutore in via permanente, ma opera per la durata della singola pratica successoria.Dichiarazione di successione con eredi minorenniLa dichiarazione di successione e il documento fiscale da presentare all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso (art. 31 D.Lgs. 346/1990). Se tra gli eredi vi sono minorenni, la dichiarazione e redatta dal legale rappresentante (genitore o tutore) per conto loro. Punti criticiAttesa dell’autorizzazione giudiziale: in teoria, la dichiarazione di successione non richiede che l’accettazione sia gia avvenuta, ma nella pratica e meglio coordinarsi con il notaio per evitare incompatibilita. Se l’autorizzazione del giudice arriva vicina alla scadenza dei 12 mesi, si puo presentare la dichiarazione con riserva o richiedere proroga.Quote del minore: la dichiarazione deve indicare la quota spettante al minore separatamente da quella degli altri eredi.Esenzioni imposte: i figli del de cuius godono della franchigia di 1.000.000 di euro per l’imposta di successione; per i figli con grave disabilita (legge 104) la franchigia sale a 1.500.000 euro.Per approfondire la dichiarazione di successione in generale, consulta la nostra guida sulla successione legittima 2026 e quella sulla accettazione dell’eredita 2026.Sistema tavolare FVG e successioni con minorenniLe province di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone (ex province del Litorale austriaco e della Venezia Giulia) adottano il sistema tavolare (Libro Fondiario), disciplinato dal R.D. 28 marzo 1929 n. 499. A differenza del catasto ordinario, il sistema tavolare ha efficacia costitutiva: il trasferimento della proprieta immobiliare si perfeziona solo con l’intavolazione (iscrizione nel Libro Fondiario).Per una panoramica completa, leggi la guida sul sistema tavolare Friuli Venezia Giulia.Implicazioni per le successioni con minorenni in FVGDomanda di intavolazione: dopo la dichiarazione di successione e la voltura catastale, gli immobili ubicati in FVG devono essere intavolati nel Libro Fondiario. La domanda e presentata al Tribunale competente (Udine, Trieste, Gorizia, Pordenone).Autorizzazione giudiziale doppia: in caso di minorenni, il genitore/tutore che chiede l’intavolazione deve presentare la stessa autorizzazione del giudice tutelare gia ottenuta per l’accettazione. Il giudice tavolare (che e lo stesso della sezione civile) verifica la legittimita dell’atto prima di disporre l’iscrizione.Tempi aggiuntivi: rispetto a una successione ordinaria senza immobili in FVG, la presenza del tavolare aggiunge mediamente 30-60 giorni alla procedura.Comunione tavolare: se il minore diventa comproprietario con altri adulti, la quota del minore e annotata separatamente nel foglio tavolare con indicazione del rappresentante legale.Per le specifiche della voltura tavolare a Udine, il nostro team segue le pratiche dall’autorizzazione giudiziale all’intavolazione finale.Come ti aiuta CAF Centro FiscaleLa gestione di una successione con eredi minorenni richiede il coordinamento tra diversi soggetti: il CAF per la dichiarazione fiscale, il notaio per l’accettazione con inventario, il Tribunale per l’autorizzazione giudiziale. CAF Centro Fiscale di Udine supporta le famiglie nella parte fiscale e documentale, coordinandosi con i professionisti legali quando necessario.Cosa facciamo per te:Redazione e invio telematico della dichiarazione di successione (modello SuccessioniOnline).Calcolo delle imposte di successione, ipotecarie e catastali con verifica delle franchigie.Richiesta della voltura catastale per gli immobili in catasto ordinario.Supporto per la documentazione necessaria all’autorizzazione del giudice tutelare.Coordinamento con lo studio notarile per l’accettazione con beneficio di inventario.Assistenza nelle pratiche di intavolazione tavolare per immobili in FVG.Per un preventivo personalizzato e una consulenza sulla tua situazione specifica, prenota un appuntamento presso la sede di Udine o contattaci direttamente. Domande frequenti (FAQ)Un genitore puo accettare l’eredita per il figlio minore senza andare dal giudice?No. L’art. 320 del Codice Civile stabilisce che i genitori non possono accettare eredita per conto del figlio minore senza la previa autorizzazione del giudice tutelare. L’accettazione senza autorizzazione e annullabile.Cosa succede se si accetta l’eredita per il minore senza beneficio di inventario?L’art. 471 c.c. impone il beneficio di inventario per i minori: un’accettazione pura e semplice e giuridicamente inefficace. Se per errore venisse registrata, il minore (alla maggiore eta) ha diritto di far valere la nullita dell’atto e di procedere correttamente.L’eredita puo essere rinunciata per conto del figlio minore?Si, ma anche la rinuncia richiede l’autorizzazione del giudice tutelare e deve essere nell’interesse del minore. Il giudice valuta la composizione dell’asse ereditario: se ci sono piu debiti che beni, la rinuncia puo essere autorizzata.Come funziona la dichiarazione di successione se il minore e l’unico erede?La dichiarazione e presentata dal genitore/tutore in qualita di legale rappresentante del minore. I dati del minore compaiono come erede, con indicazione del rappresentante legale. L’obbligo di presentazione e rispetto dei termini (12 mesi) rimane invariato.Il sistema tavolare influenza i tempi in FVG?Si. Il sistema tavolare aggiunge la fase di intavolazione (iscrizione nel Libro Fondiario) che non e necessaria nel resto d’Italia. In caso di eredi minorenni, il giudice tutolare deve autorizzare anche l’atto di intavolazione, allungando i tempi di qualche settimana rispetto a una successione ordinaria.Entro quanto tempo bisogna fare la dichiarazione di successione se c’e un minore?Il termine ordinario e di 12 mesi dalla morte del de cuius, indipendentemente dalla presenza di eredi minorenni. In situazioni in cui l’autorizzazione del giudice tutelare arrivi tardivamente, e opportuno contattare l’Agenzia delle Entrate per verificare la possibilita di proroga o presentare la dichiarazione nei termini con i dati disponibili, integrando successivamente.Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.Hai una successione con figli minorenni?Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta dalla dichiarazione di successione all’intavolazione tavolare, coordinandosi con notai e Tribunale. Contattaci per un preventivo personalizzato.Prenota una consulenza gratuitaWhatsApp: 366 6018121Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/11/SUCCESSIONE-PER-RAPPRESENTAZIONE-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-31 12:00:002026-08-31 08:14:26Successione con Eredi Minorenni 2026: Autorizzazione Giudice Tutelare, Accettazione con Beneficio d’Inventario e Tavolare FVG
NOTIZIEOmessa dichiarazione IVA: come funziona la nuova liquidazione automatizzata dell’AgenziaIndice dei contenutiCos’è la liquidazione automatizzata IVAChi riguarda la proceduraCome funziona la procedura passo per passoSanzioni applicabiliCosa fare se si riceve la comunicazioneDomande frequentiL’Agenzia delle Entrate ha avviato l’applicazione concreta della procedura di liquidazione automatizzata dell’IVA per le dichiarazioni omesse, introdotta dalla riforma delle sanzioni fiscali (D.Lgs. n. 87/2024). Si tratta di una novità significativa che riguarda contribuenti titolari di partita IVA che non hanno presentato la dichiarazione annuale IVA nei termini previsti. Ecco come funziona, chi coinvolge e cosa fare se si riceve una comunicazione.Cos’è la liquidazione automatizzata IVALa liquidazione automatizzata è una procedura con cui l’Agenzia delle Entrate calcola d’ufficio l’IVA dovuta dal contribuente che non ha presentato la dichiarazione annuale, utilizzando i dati già in suo possesso: le liquidazioni periodiche IVA (LIPE), le fatture elettroniche transitate attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) e altri elementi presenti nelle banche dati fiscali.In pratica, invece di avviare direttamente un accertamento formale (più lungo e costoso sia per il Fisco che per il contribuente), l’Agenzia invia una comunicazione preventiva con i dati che ha ricostruito e l’IVA che ritiene dovuta, lasciando al contribuente la possibilità di regolarizzare la propria posizione o contestare i calcoli.Il fondamento normativo è il D.Lgs. n. 87 del 14 giugno 2024, che ha riformato il sistema sanzionatorio tributario introducendo anche meccanismi automatizzati di liquidazione per specifiche violazioni dichiarative, tra cui appunto l’omessa dichiarazione IVA. La riforma si applica alle violazioni commesse a partire dal 1° settembre 2024. Chi riguarda la proceduraLa procedura si applica ai titolari di partita IVA (professionisti, ditte individuali, società) che:Non hanno presentato la dichiarazione annuale IVA entro i termini ordinari (28 febbraio dell’anno successivo) né entro i 90 giorni successivi (termine per la dichiarazione tardiva, con sanzione ridotta);Hanno però trasmesso regolarmente le liquidazioni periodiche IVA (LIPE) e/o emesso fatture elettroniche, fornendo all’Agenzia i dati necessari per ricostruire l’imposta dovuta;Non rientrano nei casi di esonero dalla dichiarazione IVA (ad esempio i contribuenti in regime forfettario, esonerati dall’IVA).Non si tratta, quindi, di una procedura che riguarda i contribuenti che hanno semplicemente commesso errori nella dichiarazione presentata (infedele dichiarazione): in quel caso si applicano regole diverse. Qui si parla esclusivamente di chi la dichiarazione non l’ha presentata affatto. Come funziona la procedura passo per passoIl processo si articola in fasi precise:Selezione dei contribuenti: L’Agenzia identifica, tramite incrocio di banche dati, i soggetti che avrebbero dovuto presentare la dichiarazione IVA ma non lo hanno fatto.Ricostruzione dell’imposta: Sulla base delle LIPE e delle fatture elettroniche disponibili, l’ufficio calcola l’IVA a debito non dichiarata.Comunicazione preventiva al contribuente: L’Agenzia invia una comunicazione (tramite PEC o raccomandata) contenente i dati elaborati, l’IVA presunta a debito e le sanzioni applicabili. Il contribuente ha 30 giorni per rispondere, presentare documenti o regolarizzare.Pagamento o contestazione: Se il contribuente accetta i dati e paga quanto indicato, la procedura si chiude. In alternativa, può presentare osservazioni scritte.Iscrizione a ruolo: Se non si riceve risposta o pagamento entro i termini, le somme vengono iscritte a ruolo tramite cartella esattoriale. Sanzioni applicabiliL’omessa dichiarazione IVA è una violazione grave. Con la riforma del D.Lgs. n. 87/2024 (applicabile alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024), le sanzioni previste dall’art. 5 del D.Lgs. n. 471/1997 sono state modificate:Sanzione base fissa: 120% dell’IVA dovuta e non dichiarata (in vigore per violazioni dal 1° settembre 2024; il vecchio regime prevedeva una forbice dal 120% al 240%), con un minimo di 250 euro anche in assenza di imposta;Riduzione per ravvedimento spontaneo: con la riforma, chi regolarizza prima dell’accertamento definitivo può ridurre la sanzione del 75%;Sanzioni accessorie: nei casi più gravi possono scattare conseguenze penali ai sensi del D.Lgs. n. 74/2000 (reato di omessa dichiarazione, soglia di punibilità: imposta evasa superiore a 50.000 euro annui per periodo d’imposta).La stessa riforma ha introdotto il principio del cumulo giuridico, che attenua le sanzioni quando più violazioni sono riconducibili a un unico comportamento omissivo sistematico. Cosa fare se si riceve la comunicazioneSe si riceve una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate relativa all’omessa dichiarazione IVA, è fondamentale non ignorarla. Ecco cosa fare:Verificare se la dichiarazione è stata effettivamente omessa: controllare il cassetto fiscale e l’archivio dell’intermediario (commercialista/CAF).Valutare il ravvedimento operoso: il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997, come riformato dal D.Lgs. 87/2024) consente di regolarizzare la posizione con sanzioni ridotte.Presentare la dichiarazione omessa: anche dopo la comunicazione, presentare la dichiarazione IVA tardiva consente di far emergere l’IVA realmente dovuta.Rivolgersi a un professionista: data la complessità delle implicazioni sanzionatorie, è opportuno farsi assistere da un commercialista o da un CAF abilitato. Domande frequentiLa liquidazione automatizzata è uguale all’accertamento?No. La liquidazione automatizzata è una procedura semplificata basata sui dati già in possesso dell’Agenzia (LIPE, fatture elettroniche). L’accertamento formale è un procedimento più complesso soggetto a termini diversi.Ho 30 giorni per rispondere: posso chiedere una proroga?Il termine di 30 giorni è ordinatorio, non perentorio. Tuttavia, attivarsi tempestivamente è consigliabile perché le sanzioni aumentano all’aumentare del ritardo.Il regime forfettario è interessato dalla procedura?No. I contribuenti in regime forfettario sono esonerati dagli obblighi dichiarativi IVA. La procedura non li riguarda.Cosa succede se ignoro la comunicazione?Le somme vengono iscritte a ruolo. Si riceverà una cartella esattoriale con le somme originarie, le sanzioni piene e gli interessi maturati, precludendo le riduzioni sanzionatorie disponibili nella fase preventiva.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-31 11:00:002026-08-31 08:15:50Omessa dichiarazione IVA: come funziona la nuova liquidazione automatizzata dell’Agenzia
NOTIZIEPermessi legge 104: il datore può obbligare alla programmazione?Ogni anno migliaia di lavoratori che assistono un familiare disabile si trovano a dover fare i conti con le richieste del proprio datore di lavoro: è lecito che il datore imponga di programmare in anticipo i permessi previsti dalla legge 104? La risposta non è semplice come sembra, e dipende da un equilibrio tra le esigenze organizzative dell’azienda e i diritti del dipendente. Ecco cosa dice la normativa.Indice dei contenutiCosa dice la legge 104 sui permessiIl datore può obbligare alla programmazione preventiva?Il preavviso ragionevole: cos’è e come funzionaCosa può fare il lavoratore in caso di diniegoDomande frequentiCosa dice la legge 104 sui permessiL’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 riconosce al lavoratore dipendente che assiste un familiare con disabilità grave il diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese. Questi permessi possono essere fruiti anche in modo frazionato, a ore, come chiarito dalla circolare INPS n. 45 del 2016.La legge stabilisce che il permesso è un diritto soggettivo del lavoratore: non si tratta di un favor del datore di lavoro, ma di una tutela riconosciuta direttamente dalla norma. Proprio per questo, in linea di principio, il lavoratore può usufruirne quando ne ha effettivo bisogno, senza dover giustificare le ragioni specifiche di ogni singola assenza. Il datore può obbligare alla programmazione preventiva?Questa è la domanda chiave. La risposta degli orientamenti giurisprudenziali e delle indicazioni ministeriali è: sì, ma entro limiti precisi.Il datore di lavoro non può imporre al dipendente di programmare i permessi con largo anticipo come se si trattasse di ferie ordinarie. Le ferie, infatti, sono soggette a pianificazione aziendale (art. 2109 c.c.), mentre i permessi della legge 104 sono legati a bisogni assistenziali che per loro natura possono essere imprevedibili.Tuttavia, la giurisprudenza ha riconosciuto che il datore può chiedere un preavviso ragionevole, a condizione che:La richiesta sia proporzionata alle esigenze organizzative reali dell’aziendaNon comprometta l’effettiva fruibilità del permessoSia flessibile nei casi di urgenza o imprevedibilità del bisogno assistenzialeNon venga usata come ostacolo indiretto all’esercizio del dirittoIn pratica, se un familiare disabile ha un malore improvviso, il lavoratore non può essere obbligato a rispettare un preavviso di 48 o 72 ore: il bisogno assistenziale imprevisto prevale sull’organizzazione aziendale. Il preavviso ragionevole: cos’è e come funzionaLa nozione di “preavviso ragionevole” non è definita in modo rigido dalla legge, ma viene delineata caso per caso dalla giurisprudenza e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). Alcuni CCNL prevedono espressamente che il lavoratore debba comunicare l’intenzione di fruire del permesso con un certo anticipo (spesso 24-48 ore), salvo urgenza.L’orientamento prevalente riconosce che:Per i permessi programmabili (visite mediche già fissate, terapie pianificate), un preavviso di 24-48 ore è generalmente considerato congruoPer i permessi urgenti (peggioramento improvviso delle condizioni del familiare, emergenze sanitarie), il lavoratore deve poter comunicare l’assenza anche con pochissimo anticipo o nella stessa mattinataIl diniego del datore, anche in presenza di mancato preavviso, è legittimo solo se l’assenza creerebbe un pregiudizio grave e documentato all’organizzazione aziendaleUn dettaglio importante: il Ministero del Lavoro ha chiarito che il datore non può chiedere al lavoratore di “giustificare” l’utilizzo del permesso specificando le attività di assistenza svolte. Il rispetto della privacy del familiare disabile e del lavoratore stesso impone un approccio basato sulla fiducia, non sul controllo. Cosa può fare il lavoratore in caso di diniegoSe il datore di lavoro nega il permesso in modo illegittimo — ad esempio imponendo una programmazione così rigida da rendere i permessi praticamente inutilizzabili — il lavoratore ha a disposizione diverse strade:Segnalazione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL): l’ispettorato può intervenire in caso di comportamenti ostruzionistici da parte del datoreRicorso al sindacato: il rappresentante sindacale aziendale (RSA/RSU) può aprire una vertenza e mediare con il datoreRicorso in sede civile: in casi estremi, il lavoratore può rivolgersi al giudice del lavoro per far dichiarare illegittimo il diniego e ottenere il risarcimento del dannoÈ importante sapere che il licenziamento o qualsiasi ritorsione nei confronti del lavoratore che esercita i propri diritti ai sensi della legge 104 è nullo per legge. La tutela è rafforzata anche dalla normativa antidiscriminatoria in materia di disabilità. Per un approfondimento sui diritti del lavoratore in caso di comportamenti scorretti del datore, puoi leggere il nostro articolo su licenziamento illegittimo e tutele spettanti al lavoratore. Domande frequenti Il datore può rifiutare il permesso se non è stato programmato in anticipo?In linea generale no, soprattutto in caso di urgenza. Il datore può richiedere un preavviso ragionevole (spesso stabilito dal CCNL), ma non può negare il permesso per motivi organizzativi salvo situazioni eccezionali e documentate. In ogni caso, non può imporre regole così rigide da rendere il diritto inutilizzabile in pratica.Devo spiegare al datore come userò i permessi legge 104?No. Il lavoratore non è tenuto a descrivere le attività di assistenza svolte durante il permesso. È sufficiente comunicare che si tratta di permesso ex art. 33 L. 104/1992 e, se previsto dal CCNL, rispettare il preavviso concordato.Posso usare i permessi 104 in modo frazionato a ore?Sì. Come previsto dalla Legge 183/2010 (Collegato Lavoro) e ulteriormente chiarito dalla circolare INPS n. 45/2016, i tre giorni mensili possono essere frazionati in ore. Le ore corrispondono all’orario giornaliero contrattuale diviso per le giornate mensili lavorative, calcolate su base mensile.Il datore può spostare i permessi già comunicati a un’altra data?No. Una volta che il lavoratore ha comunicato la fruizione del permesso e questa è stata accettata (o comunque non legittimamente negata), il datore non può unilateralmente spostare il permesso a un’altra data senza il consenso del lavoratore.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/ferie-e-malattia-badanti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 10:00:002026-08-30 14:43:54Permessi legge 104: il datore può obbligare alla programmazione?
NOTIZIEAssegno sociale: si tiene conto anche del mantenimento?ASSEGNO UNICO UNIVERSALEIndice dei contenutiCos'e' l'assegno socialeRequisiti reddituali 2026Il mantenimento conta come reddito?Cosa dice la leggeEsempi praticiDomande frequentiChi percepisce un assegno mensile di mantenimento dall’ex coniuge e si avvicina all’età pensionabile si trova spesso a chiedersi: questi soldi vengono conteggiati nel reddito rilevante per l’assegno sociale INPS? La risposta ha conseguenze concrete sull’importo che si può ricevere — o sul diritto stesso a percepirlo. Vediamo cosa stabilisce la normativa vigente. Cos’è l’assegno socialeL’assegno sociale è una prestazione economica erogata dall’INPS a favore dei cittadini che abbiano compiuto 67 anni (età pensionabile ordinaria per il 2026), che siano residenti stabilmente in Italia e che si trovino in condizioni economiche disagiate. In pratica, si tratta di un sostegno riservato a chi non ha accumulato contributi previdenziali sufficienti per ottenere una pensione di vecchiaia.Non è una pensione in senso stretto — non si fonda su versamenti precedenti — ma una misura assistenziale finanziata dalla fiscalità generale. Per questo motivo è subordinata al reddito: chi ha risorse economiche superiori a determinate soglie non ne ha diritto, o ne percepisce un importo ridotto. Requisiti reddituali 2026L’importo dell’assegno sociale viene rivalutato dall’INPS ogni anno in base all’indice ISTAT del costo della vita. Le soglie di reddito rilevanti sono legate direttamente all’importo annuale dell’assegno:Persona non coniugata: il reddito annuo deve essere inferiore all’importo annuale dell’assegno (pari alle 13 mensilità). Se il reddito è zero, si percepisce l’intera cifra mensile; se è parziale, la differenza viene integrata fino alla soglia.Persona coniugata: si considera il reddito cumulato con il coniuge. La soglia è il doppio dell’importo annuale dell’assegno. Se il reddito familiare supera questa soglia, la prestazione non spetta.Il calcolo avviene su base annua: l’INPS somma tutti i redditi percepiti nell’anno di riferimento e verifica se rientrano nei limiti previsti. Ecco perché è cruciale sapere quali voci di reddito entrano nel conteggio. Il mantenimento conta come reddito?La risposta è sì: l’assegno mensile di mantenimento corrisposto dall’ex coniuge (o dal coniuge separato) rientra nel reddito rilevante ai fini dell’assegno sociale. Questo vale sia per il mantenimento disposto dal giudice in sede di separazione o divorzio, sia per quello stabilito consensualmente.Il motivo è di natura fiscale e previdenziale: l’assegno di mantenimento al coniuge costituisce reddito imponibile IRPEF per chi lo riceve (rientra tra i redditi soggetti ad IRPEF ai sensi del TUIR — Testo Unico delle Imposte sui Redditi, DPR 917/1986). Poiché l’INPS utilizza come base di calcolo i redditi assoggettabili a IRPEF, il mantenimento entra nel computo.Attenzione: non tutto l’assegno percepito dall’ex coniuge ha lo stesso trattamento fiscale. È importante distinguere:Quota di mantenimento per il coniuge separato/divorziato: tassabile in capo al percettore, quindi conta nel reddito INPS. Chi la versa, invece, può dedurla ai sensi dell’art. 10 c. 1 lett. c) TUIR.Quota di mantenimento per i figli: non costituisce reddito per il genitore che la riceve (art. 3 c. 3 TUIR esclude questi importi dalla base imponibile). Questa parte non conta nel reddito ai fini dell’assegno sociale. Cosa dice la leggeLa normativa di riferimento è la legge 8 agosto 1995, n. 335 (riforma Dini del sistema pensionistico), che all’art. 3, comma 6, ha introdotto l’assegno sociale in sostituzione della vecchia pensione sociale. L’INPS, nelle proprie circolari e messaggi applicativi, ha chiarito nel tempo cosa si intende per reddito rilevante:Si considerano tutti i redditi imponibili ai fini IRPEF, compresi quelli soggetti a tassazione separata.Sono esclusi i trattamenti non imponibili IRPEF, come le rendite INAIL, le pensioni di guerra, gli assegni di accompagnamento e l’assegno sociale stesso.Sono inclusi i redditi fondiari (anche se l’immobile è inutilizzato), i redditi da lavoro, le pensioni estere, i redditi di capitale e — appunto — gli assegni di mantenimento per il coniuge.La logica del sistema è quella della prova dei mezzi (means test): chi possiede già risorse economiche — qualunque sia la loro origine — non ha bisogno dello stesso sostegno di chi non ne ha affatto. Esempi praticiPer capire meglio, immaginiamo due situazioni concrete:Caso 1 — Maria, divorziata, 68 anni, senza altri redditi: riceve dall’ex marito un assegno di mantenimento di 300 euro al mese. Poiché il suo reddito annuo (3.600 euro) è inferiore alla soglia prevista, Maria ha diritto all’integrazione: l’INPS le eroga la differenza fino all’importo massimo dell’assegno sociale, riducendo progressivamente la prestazione all’aumentare del suo reddito.Caso 2 — Giuseppe, separato, 70 anni: corrisponde all’ex moglie un assegno di mantenimento. Dal punto di vista dell’assegno sociale, ciò che rileva per Giuseppe non è quanto paga, ma quanto percepisce. Se ha una piccola pensione estera di 400 euro al mese, dovrà sommare solo i suoi redditi personali; le uscite non si deducono ai fini del calcolo dell’assegno sociale (anche se sono deducibili dall’IRPEF per chi le versa).Caso 3 — Anna, divorziata con figli, 67 anni: riceve 500 euro al mese di mantenimento totale, di cui il giudice ha specificato 200 euro per sé e 300 euro per i figli a carico. Nel computo del reddito INPS entrano solo i 200 euro mensili a lei destinati; i 300 per i figli sono esclusi perché non costituiscono reddito imponibile del genitore.Domande frequenti L’assegno di mantenimento pagato dall’ex coniuge riduce l’assegno sociale?Sì. Viene considerato reddito imponibile IRPEF e quindi riduce — o azzera — l’importo dell’assegno sociale a cui si ha diritto. L’INPS verifica il reddito anno per anno e aggiorna di conseguenza l’importo erogato.Anche il mantenimento informale (non stabilito dal giudice) conta?In linea teorica sì, se è assoggettato a IRPEF. In pratica, gli accordi non formalizzati sono difficili da accertare. L’INPS si basa sui dati fiscali dichiarati; se il mantenimento non è stato dichiarato nel 730 o nel Modello Redditi, non risulta nel calcolo. Tuttavia, non dichiararlo correttamente espone al rischio di sanzioni fiscali.Cosa succede se il mio reddito (incluso il mantenimento) varia di anno in anno?L’assegno sociale viene rideterminato ogni anno in base al reddito dell’anno precedente. Se il mantenimento si riduce (ad esempio per accordo tra le parti o per sentenza), l’INPS aggiornerà l’importo erogato nella direzione più favorevole al beneficiario.La quota di mantenimento destinata ai figli si somma al mio reddito?No. La parte dell’assegno destinata al mantenimento dei figli non è reddito del genitore che la riceve e gestisce; non entra quindi nel computo ai fini dell’assegno sociale.Posso chiedere l’assegno sociale anche se convivo con qualcuno senza essere sposato?Sì. La convivenza di fatto non fa scattare la somma dei redditi del convivente, a differenza del matrimonio. Il reddito considerato è solo quello personale del richiedente. Se però sei coniugato (anche solo separato senza divorzio definitivo), l’INPS include anche il reddito del coniuge nel calcolo.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/ASSEGNO-UNICO-2023.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 09:00:002026-08-30 14:37:49Assegno sociale: si tiene conto anche del mantenimento?
Guide Fatturazione ElettronicaNote di Credito e Debito Elettroniche 2026: Guida Completa con EsempiLe note di credito e debito elettroniche sono documenti fiscali fondamentali per correggere, integrare o stornare una fattura già emessa. Dal 2019, in Italia, devono essere emesse obbligatoriamente in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio (SdI), esattamente come le fatture. In questa guida 2026 spieghiamo passo passo cosa sono, quando emetterle, come compilarle (con esempi XML reali) e quali sono i limiti temporali previsti dall’art. 26 del DPR 633/72.Se gestisci una partita IVA, sei un professionista o un imprenditore, prima o poi ti troverai a dover emettere una nota di credito (per uno sconto, un reso o un errore) o una nota di debito (per integrare un importo). Capire come si compilano correttamente è essenziale per evitare sanzioni, scarti dello SdI e problemi con la detrazione IVA.Indice dei contenutiCos’è la nota di credito elettronicaCos’è la nota di debito elettronicaCodici TipoDocumento: TD04 e TD05Quando emettere una nota di creditoQuando emettere una nota di debitoTempi e limiti: art. 26 DPR 633/72Compilazione della nota di credito XMLEsempio pratico XMLTre esempi pratici realiIVA su crediti non riscossiContabilizzazione delle noteNote di credito e regime forfettarioInvio tramite SdI e conservazioneErrori comuni da evitareDomande frequenti (FAQ)Cos’è la nota di credito elettronicaLa nota di credito è un documento fiscale che serve a stornare, ridurre o annullare una fattura precedentemente emessa. In pratica, è una sorta di “fattura al contrario”: riduce il debito del cliente verso il fornitore e, di conseguenza, il ricavo del fornitore.Immagina che Marco, idraulico in regime ordinario, abbia emesso una fattura da 1.500 euro a un cliente. Il cliente, dopo qualche giorno, restituisce parte del materiale per un valore di 300 euro. Marco non può modificare la fattura originale (è già transitata nello SdI), quindi emette una nota di credito da 300 euro per stornare la parte resa.Dal 1° gennaio 2019, la nota di credito deve essere emessa obbligatoriamente in formato elettronico e trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI), proprio come la fattura. Non sono più ammesse note di credito cartacee, salvo le rarissime eccezioni previste dalla legge (es. operazioni con soggetti non residenti senza stabile organizzazione). ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Cos’è la nota di debito elettronicaLa nota di debito è il documento speculare alla nota di credito: serve ad aumentare o integrare l’importo di una fattura già emessa. Si utilizza quando, dopo l’emissione della fattura, emerge la necessità di addebitare al cliente ulteriori somme.Esempi tipici di nota di debito:Aumento del prezzo concordato successivamente alla fatturaSpese accessorie non incluse nella fattura originale (trasporto, imballaggio, oneri amministrativi)Errori in difetto: la fattura è stata emessa per un importo inferiore a quello dovutoInteressi di mora per ritardato pagamentoPenali contrattuali a carico del clienteAnche la nota di debito è obbligatoriamente elettronica e segue lo stesso iter di trasmissione tramite SdI. La differenza con la nota di credito è il codice TipoDocumento da indicare nel file XML: TD05 invece di TD04.Codici TipoDocumento: TD04 e TD05Nel file XML della fatturazione elettronica, il campo TipoDocumento identifica la natura del documento. Per le note esistono due codici specifici:CodiceDescrizioneUsoTD04Nota di creditoStorno totale o parziale di una fatturaTD05Nota di debitoIntegrazione/aumento di una fatturaEsistono altri codici “TD” per casi particolari (autofatture, integrazioni reverse charge, ecc.), ma per le note “ordinarie” tra cedente e cessionario residenti in Italia i codici da usare sono esclusivamente TD04 e TD05. Quando emettere una nota di creditoL’art. 26 del DPR 633/72 elenca le situazioni in cui è possibile (e talvolta obbligatorio) emettere una nota di credito. Vediamole una per una con esempi concreti.1. Errore nella fattura originaleSe hai sbagliato un importo, una descrizione, l’aliquota IVA o i dati del cliente, la fattura è già “viva” nel sistema SdI. Per correggerla devi emettere una nota di credito a storno totale e poi una nuova fattura corretta.2. Storno di vendita (reso merce)Il cliente restituisce la merce (in tutto o in parte). La nota di credito storna il valore della merce resa. Tipico nel commercio al dettaglio, e-commerce e B2B.3. Sconti e abbuoni successiviConcedi al cliente uno sconto dopo l’emissione della fattura (es. sconto fedeltà, abbuono per pagamento anticipato). La nota di credito documenta la riduzione del prezzo.4. Procedure concorsuali del clienteSe il cliente fallisce, è in liquidazione giudiziale o in altra procedura concorsuale, puoi emettere una nota di credito per recuperare almeno l’IVA versata su un credito che non incasserai. La procedura è specifica e richiede documentazione (vedi sezione dedicata).5. Risoluzione del contrattoSe il contratto viene risolto per inadempimento, recesso, nullità o altra causa, le fatture già emesse vanno stornate con nota di credito. È una causa “sopravvenuta” che non ha limiti temporali.6. Variazioni in diminuzione del corrispettivoQualunque riduzione concordata o imposta dell’importo originario (es. a seguito di contestazioni, perizie, accordi transattivi) richiede l’emissione di una nota di credito.Quando emettere una nota di debitoLa nota di debito si emette quando l’importo originario della fattura deve aumentare. I casi più frequenti sono:Aumento prezzo successivo: il cliente accetta una variazione in aumento (es. costi materie prime aumentati, lavoro extra concordato).Recupero spese non fatturate: trasporto, imballaggio, montaggio o altre spese accessorie non addebitate inizialmente.Errori in difetto: hai fatturato 1.000 euro invece di 1.200. Puoi emettere nota di debito per la differenza di 200 euro (oppure stornare con nota di credito ed emettere fattura corretta).Interessi di mora: per ritardato pagamento, secondo quanto previsto dalle condizioni contrattuali o dal D.Lgs. 231/2002.Penali contrattuali: addebito al cliente di penali previste dal contratto.Una precisazione importante: non tutte le note di debito sono soggette a IVA. Per esempio, gli interessi di mora e le penali contrattuali sono fuori campo IVA (codice natura N2.2). Il software gestionale dovrebbe gestire correttamente questi casi. Tempi e limiti: art. 26 DPR 633/72L’art. 26 del DPR 633/72 distingue due categorie di cause che danno origine a una variazione, ciascuna con tempi diversi per l’emissione della nota di credito:Cause “originarie” o errori formali: 1 annoSe la variazione dipende da cause originarie (errore di calcolo, sopravvenuto accordo tra le parti, sconti contrattualmente previsti dopo l’emissione), la nota di credito deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione. Oltre questo termine, non è più possibile recuperare l’IVA.Cause “sopravvenute”: nessun limite temporalePer le cause sopravvenute (risoluzione contrattuale, dichiarazione di nullità, annullamento, rescissione, fallimento o procedura concorsuale del cliente, ecc.) non è previsto alcun limite temporale. La nota di credito può essere emessa anche dopo molti anni dall’operazione originaria, purché entro la scadenza della dichiarazione IVA dell’anno in cui si è verificato il presupposto per il recupero.Procedure concorsuali: regola specificaPer il caso di mancato pagamento del corrispettivo a causa di procedure concorsuali, il D.L. 73/2021 (cd. “Decreto Sostegni-bis”) ha modificato l’art. 26 prevedendo che la nota di credito possa essere emessa già dalla data di apertura della procedura (sentenza dichiarativa di fallimento, decreto di omologazione del concordato, ecc.), senza attendere la chiusura.Ravvedimento operosoSe hai dimenticato di emettere una nota di credito nei termini, in alcuni casi è possibile ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare la posizione, pagando una sanzione ridotta. La valutazione caso per caso è fondamentale: rivolgiti al CAF Centro Fiscale o al tuo commercialista.Compilazione della nota di credito XMLIl file XML di una nota di credito è strutturalmente simile a quello di una fattura, ma con alcuni campi specifici. Vediamo i punti chiave da compilare correttamente:TipoDocumento: TD04 per nota di credito, TD05 per nota di debito.Data: la data di emissione della nota (non quella della fattura originale).Numero: progressivo univoco. Può essere continuo con quello delle fatture (es. F2026/123, F2026/124 NC) oppure separato con una serie dedicata (es. NC2026/1, NC2026/2). Entrambe le scelte sono ammesse, basta che sia coerente nel tempo.DatiFattureCollegate: blocco fondamentale che identifica la fattura originale a cui la nota si riferisce. Contiene IdDocumento (numero fattura originale) e Data (data fattura originale).Importi: a seconda del software, gli importi possono essere indicati come negativi (es. -200,00) o come positivi con il segno di “diminuzione” intrinseco al TipoDocumento TD04. Verifica come il tuo gestionale gestisce questa casistica.Aliquota IVA: deve essere la stessa applicata nella fattura originale.Causale: campo opzionale ma molto utile (es. “Storno parziale per reso merce”, “Errore di fatturazione”).Esempio pratico XML di nota di creditoEcco una porzione semplificata di un file XML di nota di credito (TD04). Mostriamo solo i campi più rilevanti per chiarezza, omettendo intestazioni e dati anagrafici completi:<FatturaElettronicaBody> <DatiGenerali> <DatiGeneraliDocumento> <TipoDocumento>TD04</TipoDocumento> <Divisa>EUR</Divisa> <Data>2026-08-31</Data> <Numero>NC2026/15</Numero> <Causale>Storno parziale per reso merce</Causale> </DatiGeneraliDocumento> <DatiFattureCollegate> <RiferimentoNumeroLinea>1</RiferimentoNumeroLinea> <IdDocumento>F2026/107</IdDocumento> <Data>2026-07-15</Data> </DatiFattureCollegate> </DatiGenerali> <DatiBeniServizi> <DettaglioLinee> <NumeroLinea>1</NumeroLinea> <Descrizione>Reso parziale merce - storno</Descrizione> <Quantita>1.00</Quantita> <PrezzoUnitario>200.00</PrezzoUnitario> <PrezzoTotale>200.00</PrezzoTotale> <AliquotaIVA>22.00</AliquotaIVA> </DettaglioLinee> <DatiRiepilogo> <AliquotaIVA>22.00</AliquotaIVA> <ImponibileImporto>200.00</ImponibileImporto> <Imposta>44.00</Imposta> </DatiRiepilogo> </DatiBeniServizi> </FatturaElettronicaBody>Il blocco DatiFattureCollegate è obbligatorio: senza di esso lo SdI accetta comunque il documento, ma il cliente non riesce a collegare la nota alla fattura originaria, con problemi di registrazione contabile e detrazione IVA. Tre esempi pratici realiVediamo tre casi tipici che capitano nella pratica quotidiana di una partita IVA, con la soluzione corretta da adottare.Esempio 1: Errore di importo nella fatturaMaria, consulente in regime ordinario, emette la fattura F2026/45 al cliente Alpha Srl per 1.000 euro + IVA. Si accorge il giorno dopo che il compenso pattuito era 1.200 euro + IVA. Ha sbagliato in difetto.Soluzioni possibili:Soluzione A (più pulita): Maria emette nota di credito TD04 da 1.000 euro per stornare totalmente la fattura sbagliata, e poi emette una nuova fattura da 1.200 euro. Il cliente registra entrambe e tutto torna.Soluzione B: Maria emette una nota di debito TD05 da 200 euro per integrare la differenza. Più rapida, ma meno chiara dal punto di vista contabile.Entrambe le soluzioni sono legittime. Il consiglio: se la differenza è piccola, usa la nota di debito; se è significativa o coinvolge altri elementi (descrizione, aliquota), preferisci lo storno totale + nuova fattura.Esempio 2: Reso parziale di merceLuca, e-commerce di articoli sportivi, vende a un cliente B2B 5 paia di scarpe per un totale di 500 euro + IVA con fattura F2026/210. Il cliente, dopo una settimana, restituisce 2 paia (200 euro di merce).Soluzione: Luca emette una nota di credito TD04 da 200 euro + IVA, indicando nel campo DatiFattureCollegate il riferimento alla fattura F2026/210. La nota di credito storna parzialmente la fattura: il cliente paga effettivamente solo 300 euro + IVA per le 3 paia trattenute.Esempio 3: Cliente in fallimentoRoberto, fornitore di servizi IT, ha emesso nel 2025 una fattura da 5.000 euro + 1.100 euro di IVA = 6.100 euro al cliente Beta Spa. Il cliente non paga e nel 2026 viene dichiarato fallito (oggi: liquidazione giudiziale).Soluzione: Roberto, dalla data della sentenza di apertura della procedura, può emettere una nota di credito TD04 da 5.000 euro + 1.100 euro IVA. Recupera così l’IVA di 1.100 euro che aveva già versato all’erario. Il credito chirografario di 5.000 euro resta nella massa fallimentare e verrà eventualmente recuperato pro-quota.Documentazione necessaria:Sentenza dichiarativa di fallimento o decreto di apertura della proceduraEventuale insinuazione al passivoConservazione della corrispondenza con il curatoreIVA su crediti non riscossi: la procedura specificaRecuperare l’IVA su crediti non riscossi è uno dei casi più complessi della disciplina delle note di credito. La regola generale prevede che il fornitore possa recuperare l’IVA versata su una fattura non incassata, ma solo in casi specifici e con documentazione precisa.Casi ammessi al recupero IVAProcedure concorsuali (fallimento, liquidazione giudiziale, concordato preventivo, amministrazione straordinaria)Procedure esecutive individuali rimaste infruttuose (pignoramento negativo)Accordi di ristrutturazione del debito omologati ex art. 182-bis L.F.Piani attestati di risanamento ex art. 67 L.F.Documentazione giuridica necessariaPer ogni caso serve documentazione specifica:Sentenza/decreto dell’autorità giudiziariaAtti del curatore o commissarioProvvedimenti di omologazioneVerbale di pignoramento negativo (per esecuzioni individuali)Attenzione: il semplice mancato pagamento, senza alcuna procedura giudiziale, non dà diritto al recupero IVA. Anche un cliente “scomparso” o “che non risponde” non basta: serve sempre un atto formale.Contabilizzazione delle note di credito e debitoVediamo come si registrano le note in contabilità, dal punto di vista del fornitore (chi le emette) e del cliente (chi le riceve).Lato fornitore (chi emette la nota di credito)Storna il ricavo precedentemente registrato (in tutto o in parte)Storna l’IVA a debito nella liquidazione del periodoRiduce il credito verso il clienteLato cliente (chi riceve la nota di credito)Storna il costo precedentemente registratoStorna l’IVA detratta (se l’aveva detratta)Riduce il debito verso il fornitoreEffetti sulla liquidazione IVALa rettifica IVA si effettua nella liquidazione del periodo in cui la nota di credito è registrata. Per il fornitore l’IVA precedentemente versata torna a credito; per il cliente l’IVA precedentemente detratta torna a debito. Il sistema si auto-bilancia, garantendo neutralità fiscale.Note di credito e regime forfettarioPer chi è in regime forfettario le regole sono semplificate, ma esistono comunque alcune particolarità da conoscere.Stesso obbligo di emissione elettronica: dal 2024 anche i forfettari (a prescindere dal volume d’affari) sono tenuti alla fatturazione elettronica, e quindi anche all’emissione elettronica delle note di credito e debito.Nessuna IVA da stornare: il forfettario non addebita IVA in fattura (regime sostitutivo), quindi la nota di credito storna solo l’imponibile.Codice natura N2.2: come nelle fatture, va indicato che l’operazione non è imponibile IVA per regime forfettario.Bollo da 2 euro: se la fattura originale prevedeva l’imposta di bollo (per importi superiori a 77,47 euro), anche la nota di credito potrebbe richiederlo, da gestire secondo le indicazioni del software.Effetto sul fatturato: la nota di credito riduce il fatturato del forfettario nell’anno di emissione. È rilevante per il calcolo del reddito imponibile e per la verifica del limite di 85.000 euro.Vuoi approfondire le regole del regime forfettario e capire se ti conviene? Leggi la nostra guida completa al regime forfettario 2026.Invio tramite SdI e conservazioneLe note di credito e debito seguono esattamente lo stesso iter delle fatture elettroniche. Vediamo i passaggi:Compilazione del file XML tramite il software gestionale (Fatture in Cloud, Aruba, Danea Easyfatt, TeamSystem o altro)Firma digitale (facoltativa per fatture B2B/B2C, obbligatoria solo per la PA)Trasmissione allo SdI tramite il proprio canale (web, PEC, FTP, SDIcoop)Recapito al cliente tramite codice destinatario o PEC indicati nella notaRicevuta di consegna o di mancato recapito (con messa a disposizione nell’area riservata del cliente)Conservazione digitale per 10 anni ai sensi dell’art. 2220 c.c. e dei DM 17/06/2014 e succ. modificheIl codice destinatario da indicare nella nota è lo stesso del cliente nella fattura originale. Se il cliente non ha codice SDI, si usa il codice convenzionale “0000000” e si inserisce la sua PEC.Per la conservazione decennale, l’Agenzia delle Entrate offre il servizio gratuito “Conservazione” tramite il portale Fatture e Corrispettivi: una soluzione comoda e sicura che molti software integrano automaticamente. Errori comuni da evitareAnche i professionisti più esperti incappano in errori quando si tratta di note di credito e debito. Ecco i più frequenti, con il modo per evitarli.1. Dimenticare il blocco DatiFattureCollegateÈ l’errore più comune. Se non specifichi il riferimento alla fattura originale, il cliente non riesce a collegare la nota in contabilità e potrebbe rifiutarla. Verifica sempre che il software inserisca correttamente IdDocumento e Data della fattura.2. Numerazione progressiva sbagliataSe decidi di tenere una numerazione separata per le note (es. NC2026/1, NC2026/2), assicurati di mantenerla coerente. Saltare numeri o duplicarli causa scarti SDI e problemi nel registro IVA.3. Emissione fuori terminePer le cause originarie (errori, sconti) hai 1 anno. Oltre questo termine, l’IVA non è più recuperabile. Tieni un calendario delle fatture aperte e dei resi pendenti per non rischiare di perdere il diritto.4. Aliquota IVA diversa dalla fattura originaleLa nota di credito deve usare la stessa aliquota IVA applicata nella fattura originale. Se la fattura era al 22% e la nota la fai al 10%, lo storno è errato: il cliente registra una rettifica sbagliata.5. Confondere TD04 e TD05TD04 = nota di credito (riduce). TD05 = nota di debito (aumenta). Sembra banale, ma molti gestionali permettono la modifica manuale e qualcuno sbaglia. Verifica sempre prima di trasmettere.6. Non conservare la documentazione di supportoPer le note di credito su procedure concorsuali o cause sopravvenute, conserva sempre i documenti giuridici (sentenze, decreti, accordi). In caso di verifica fiscale sono indispensabili.Domande frequenti (FAQ)Posso emettere una nota di credito cartacea?No, dal 2019 (e dal 2024 anche per i forfettari) tutte le note di credito tra soggetti residenti in Italia devono essere emesse obbligatoriamente in formato elettronico tramite SdI. Le uniche eccezioni riguardano operazioni con soggetti non residenti senza stabile organizzazione, casi marginali e rari.La numerazione delle note deve essere separata da quella delle fatture?Non è obbligatorio. Puoi scegliere se usare una numerazione continua con le fatture (es. F2026/100 e poi NC F2026/101) oppure una numerazione separata con sigla dedicata (NC2026/1, NC2026/2). L’importante è la coerenza nel tempo e l’univocità per anno solare.Cosa succede se dimentico DatiFattureCollegate?Lo SdI accetta comunque la nota e la trasmette al cliente. Tuttavia, dal punto di vista contabile, la nota risulta “scollegata” dalla fattura originale: il cliente potrebbe avere difficoltà a registrarla correttamente e a detrarre/stornare l’IVA. Inoltre, in caso di verifica, manca la tracciabilità del rapporto causale. Riemetti subito una nota corretta o concorda con il cliente come gestire la situazione.Posso emettere una nota di credito a distanza di 5 anni dalla fattura?Sì, ma solo per cause sopravvenute (risoluzione contrattuale, fallimento, nullità contrattuale, ecc.) e comunque entro la scadenza della dichiarazione IVA dell’anno in cui si verifica il presupposto. Per errori formali o cause originarie, il termine è di 1 anno.Il forfettario può emettere note di credito senza IVA?Sì, il forfettario non addebita IVA in fattura (regime sostitutivo) e quindi anche la nota di credito è senza IVA. Si storna solo l’imponibile, indicando il codice natura N2.2 (“operazioni non soggette ad altri casi”). L’effetto è sul fatturato dell’anno e sul calcolo del reddito imponibile.Cosa fare se il cliente rifiuta la nota di credito?Lo SdI non prevede il rifiuto di una nota di credito da parte del cliente B2B (a differenza delle fatture verso la PA). Una volta emessa correttamente e trasmessa, la nota è valida ai fini fiscali. Eventuali contestazioni si gestiscono in via stragiudiziale o giudiziale.Quanti anni devo conservare le note di credito?Come tutte le scritture contabili, le note vanno conservate per 10 anni in formato digitale (art. 2220 c.c.). Puoi usare il servizio gratuito di conservazione dell’Agenzia delle Entrate o un servizio privato che rispetti i requisiti di legge (DM 17/06/2014).Posso emettere una nota di debito per interessi di mora?Sì, gli interessi di mora previsti contrattualmente o per legge (D.Lgs. 231/2002) si addebitano con nota di debito TD05. Sono fuori campo IVA (codice natura N2.2): non hanno natura corrispettiva ma risarcitoria.Hai bisogno di aiuto con le note di credito e debito?La gestione delle note di credito e debito è uno degli aspetti più delicati della fatturazione elettronica. Sbagliare un codice TipoDocumento, dimenticare il riferimento alla fattura collegata o emettere fuori termine può costarti caro: scarti SDI, problemi con la detrazione IVA e, in caso di verifica, sanzioni.Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di assistenza alla fatturazione elettronica per partite IVA, professionisti e piccole imprese: dall’emissione delle note alla gestione di casi complessi (procedure concorsuali, recupero IVA, ravvedimento operoso). Lavoriamo con i principali software di fatturazione e ti seguiamo passo passo.Prenota una consulenza presso il CAF Centro Fiscale di Udine:Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – UdineTelefono: 0432 1638640WhatsApp: 366 6018121Email: info@centrofiscale.comApprofondimenti correlati: Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea 2026 | Regime forfettario 2026★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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