NOTIZIEPermessi legge 104: il datore può obbligare alla programmazione?Ogni anno migliaia di lavoratori che assistono un familiare disabile si trovano a dover fare i conti con le richieste del proprio datore di lavoro: è lecito che il datore imponga di programmare in anticipo i permessi previsti dalla legge 104? La risposta non è semplice come sembra, e dipende da un equilibrio tra le esigenze organizzative dell’azienda e i diritti del dipendente. Ecco cosa dice la normativa.Indice dei contenutiCosa dice la legge 104 sui permessiIl datore può obbligare alla programmazione preventiva?Il preavviso ragionevole: cos’è e come funzionaCosa può fare il lavoratore in caso di diniegoDomande frequentiCosa dice la legge 104 sui permessiL’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 riconosce al lavoratore dipendente che assiste un familiare con disabilità grave il diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese. Questi permessi possono essere fruiti anche in modo frazionato, a ore, come chiarito dalla circolare INPS n. 45 del 2016.La legge stabilisce che il permesso è un diritto soggettivo del lavoratore: non si tratta di un favor del datore di lavoro, ma di una tutela riconosciuta direttamente dalla norma. Proprio per questo, in linea di principio, il lavoratore può usufruirne quando ne ha effettivo bisogno, senza dover giustificare le ragioni specifiche di ogni singola assenza. Il datore può obbligare alla programmazione preventiva?Questa è la domanda chiave. La risposta degli orientamenti giurisprudenziali e delle indicazioni ministeriali è: sì, ma entro limiti precisi.Il datore di lavoro non può imporre al dipendente di programmare i permessi con largo anticipo come se si trattasse di ferie ordinarie. Le ferie, infatti, sono soggette a pianificazione aziendale (art. 2109 c.c.), mentre i permessi della legge 104 sono legati a bisogni assistenziali che per loro natura possono essere imprevedibili.Tuttavia, la giurisprudenza ha riconosciuto che il datore può chiedere un preavviso ragionevole, a condizione che:La richiesta sia proporzionata alle esigenze organizzative reali dell’aziendaNon comprometta l’effettiva fruibilità del permessoSia flessibile nei casi di urgenza o imprevedibilità del bisogno assistenzialeNon venga usata come ostacolo indiretto all’esercizio del dirittoIn pratica, se un familiare disabile ha un malore improvviso, il lavoratore non può essere obbligato a rispettare un preavviso di 48 o 72 ore: il bisogno assistenziale imprevisto prevale sull’organizzazione aziendale. Il preavviso ragionevole: cos’è e come funzionaLa nozione di “preavviso ragionevole” non è definita in modo rigido dalla legge, ma viene delineata caso per caso dalla giurisprudenza e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). Alcuni CCNL prevedono espressamente che il lavoratore debba comunicare l’intenzione di fruire del permesso con un certo anticipo (spesso 24-48 ore), salvo urgenza.L’orientamento prevalente riconosce che:Per i permessi programmabili (visite mediche già fissate, terapie pianificate), un preavviso di 24-48 ore è generalmente considerato congruoPer i permessi urgenti (peggioramento improvviso delle condizioni del familiare, emergenze sanitarie), il lavoratore deve poter comunicare l’assenza anche con pochissimo anticipo o nella stessa mattinataIl diniego del datore, anche in presenza di mancato preavviso, è legittimo solo se l’assenza creerebbe un pregiudizio grave e documentato all’organizzazione aziendaleUn dettaglio importante: il Ministero del Lavoro ha chiarito che il datore non può chiedere al lavoratore di “giustificare” l’utilizzo del permesso specificando le attività di assistenza svolte. Il rispetto della privacy del familiare disabile e del lavoratore stesso impone un approccio basato sulla fiducia, non sul controllo. Cosa può fare il lavoratore in caso di diniegoSe il datore di lavoro nega il permesso in modo illegittimo — ad esempio imponendo una programmazione così rigida da rendere i permessi praticamente inutilizzabili — il lavoratore ha a disposizione diverse strade:Segnalazione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL): l’ispettorato può intervenire in caso di comportamenti ostruzionistici da parte del datoreRicorso al sindacato: il rappresentante sindacale aziendale (RSA/RSU) può aprire una vertenza e mediare con il datoreRicorso in sede civile: in casi estremi, il lavoratore può rivolgersi al giudice del lavoro per far dichiarare illegittimo il diniego e ottenere il risarcimento del dannoÈ importante sapere che il licenziamento o qualsiasi ritorsione nei confronti del lavoratore che esercita i propri diritti ai sensi della legge 104 è nullo per legge. La tutela è rafforzata anche dalla normativa antidiscriminatoria in materia di disabilità. Per un approfondimento sui diritti del lavoratore in caso di comportamenti scorretti del datore, puoi leggere il nostro articolo su licenziamento illegittimo e tutele spettanti al lavoratore. Domande frequenti Il datore può rifiutare il permesso se non è stato programmato in anticipo?In linea generale no, soprattutto in caso di urgenza. Il datore può richiedere un preavviso ragionevole (spesso stabilito dal CCNL), ma non può negare il permesso per motivi organizzativi salvo situazioni eccezionali e documentate. In ogni caso, non può imporre regole così rigide da rendere il diritto inutilizzabile in pratica.Devo spiegare al datore come userò i permessi legge 104?No. Il lavoratore non è tenuto a descrivere le attività di assistenza svolte durante il permesso. È sufficiente comunicare che si tratta di permesso ex art. 33 L. 104/1992 e, se previsto dal CCNL, rispettare il preavviso concordato.Posso usare i permessi 104 in modo frazionato a ore?Sì. Come previsto dalla Legge 183/2010 (Collegato Lavoro) e ulteriormente chiarito dalla circolare INPS n. 45/2016, i tre giorni mensili possono essere frazionati in ore. Le ore corrispondono all’orario giornaliero contrattuale diviso per le giornate mensili lavorative, calcolate su base mensile.Il datore può spostare i permessi già comunicati a un’altra data?No. Una volta che il lavoratore ha comunicato la fruizione del permesso e questa è stata accettata (o comunque non legittimamente negata), il datore non può unilateralmente spostare il permesso a un’altra data senza il consenso del lavoratore.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/ferie-e-malattia-badanti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 10:00:002026-08-30 14:43:54Permessi legge 104: il datore può obbligare alla programmazione?