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NOTIZIE

Misure per i Giovani nella Manovra 2026: Tutte le Novità

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Bonus Prima Casa Under 36: Proroga fino al 31 Dicembre 2026
  2. Decontribuzione per l’Assunzione di Giovani Under 35
  3. Agevolazioni Partite IVA Under 35
  4. Bonus Formazione e Studio per Giovani
  5. Altre Misure per i Giovani nella Manovra 2026
  6. Domande Frequenti sulle Misure per i Giovani

La Legge di Bilancio 2026 conferma e amplia diverse misure a favore dei giovani under 36. Dalla proroga del bonus prima casa alle agevolazioni fiscali per il lavoro, passando per gli incentivi all’imprenditoria giovanile: ecco tutte le novità della manovra 2026 per i giovani. Il CAF Centro Fiscale di Udine fa il punto su cosa cambia e chi può beneficiarne.

Bonus Prima Casa Under 36: Proroga fino al 31 Dicembre 2026

La manovra 2026 proroga di un anno il bonus prima casa per gli under 36, estendendo l’agevolazione fino al 31 dicembre 2026. La misura, rivolta ai giovani con ISEE non superiore a 40.000 euro annui, consente di acquistare la prima abitazione con:

  • Esenzione totale dall’imposta di registro, ipotecaria e catastale
  • Credito d’imposta IVA se l’acquisto avviene da impresa costruttrice
  • Esenzione imposta sostitutiva sui mutui (0,25%)

Requisiti per il bonus prima casa under 36:

  • Età inferiore a 36 anni al momento del rogito
  • ISEE fino a 40.000 euro
  • Acquisto di prima abitazione (non di lusso – categorie catastali A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7, A/11)
  • Residenza nel comune dell’immobile entro 18 mesi dall’acquisto

Il risparmio fiscale può arrivare fino a 10.000-15.000 euro a seconda del valore dell’immobile.

Decontribuzione per l’Assunzione di Giovani Under 35

La Legge di Bilancio 2026 conferma e potenzia la decontribuzione per le assunzioni di giovani con contratto a tempo indeterminato. L’agevolazione, destinata ai datori di lavoro, consiste in uno sconto contributivo del 100% (fino a un massimo di 8.000 euro annui per lavoratore) per 36 mesi.

Requisiti per la decontribuzione giovani:

  • Lavoratore con meno di 35 anni (under 35 compiuti alla data di assunzione)
  • Assunzione con contratto a tempo indeterminato
  • Prima occupazione a tempo indeterminato (il giovane non deve aver mai avuto un contratto stabile)
  • Datore di lavoro in regola con DURC e normativa sulla sicurezza

L’incentivo si applica dal 1° gennaio 2026 e rappresenta un risparmio significativo per le aziende che assumono giovani stabilmente.

Agevolazioni Partite IVA Under 35

I giovani che avviano un’attività autonoma o imprenditoriale possono beneficiare di diverse agevolazioni previste dalla manovra 2026:

1. Regime forfettario under 35

  • Tassazione agevolata al 5% (invece del 15% ordinario) per i primi 5 anni
  • Limite di ricavi: 85.000 euro annui
  • Condizione: non aver esercitato attività d’impresa, arte o professione nei 3 anni precedenti
  • Under 35 al momento dell’apertura della partita IVA

2. Credito d’imposta formazione 4.0

I giovani imprenditori under 35 possono accedere a un credito d’imposta potenziato del 60% (invece del 50% ordinario) per le spese di formazione in competenze digitali e tecnologiche.

3. Fondo Nuove Imprese Giovanili

Finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto fino al 50% per l’avvio di nuove imprese da parte di under 36.

Bonus Formazione e Studio per Giovani

La Legge di Bilancio 2026 introduce anche misure per sostenere la formazione e l’istruzione dei giovani:

Detrazione spese universitarie

Aumenta del 20% la detrazione IRPEF per le spese di iscrizione a università pubbliche e private sostenute per figli under 28. La detrazione sale dal 19% al 22,8%.

Bonus corsi di formazione professionale

I giovani disoccupati under 30 possono accedere a voucher formativi fino a 3.000 euro per corsi di riqualificazione professionale in settori strategici (digitale, green economy, industria 4.0).

Esenzione bollo laureati

I neolaureati under 30 sono esenti dal pagamento del bollo auto per i primi 3 anni dall’immatricolazione dell’auto (solo per veicoli fino a 120 CV).

Altre Misure per i Giovani nella Manovra 2026

Carta Giovani Nazionale potenziata

Estesa a tutti i giovani under 36 (prima solo under 30), la Carta Giovani Nazionale offre sconti su trasporti, cultura, sport, servizi digitali e alimentari.

Bonus affitto giovani coppie

Le coppie under 36 con ISEE inferiore a 30.000 euro possono detrarre il 30% (invece del 19% ordinario) delle spese di affitto dell’abitazione principale, fino a un massimo di 4.000 euro annui.

Contributi asili nido potenziati

Per le famiglie con figli nati dal 2024 in poi e con un genitore under 36, il bonus asilo nido sale a:

  • 3.600 euro annui con ISEE fino a 25.000 euro
  • 2.500 euro con ISEE tra 25.001 e 40.000 euro
  • 1.500 euro con ISEE superiore a 40.000 euro

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Domande Frequenti sulle Misure per i Giovani

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Quali sono i requisiti per il bonus prima casa under 36 nel 2026?

Per accedere al bonus prima casa under 36 nel 2026 servono: età inferiore a 36 anni al momento del rogito, ISEE fino a 40.000 euro annui, acquisto di prima abitazione non di lusso, e residenza nel comune dell’immobile entro 18 mesi dall’acquisto. L’agevolazione e prorogata fino al 31 dicembre 2026.

Come funziona la decontribuzione per l’assunzione di giovani under 35?

La decontribuzione prevede uno sconto contributivo del 100% (fino a 8.000 euro annui) per 36 mesi per i datori di lavoro che assumono giovani under 35 con contratto a tempo indeterminato. E richiesto che sia la prima occupazione stabile del giovane e che il datore sia in regola con DURC.

Chi puo accedere al regime forfettario al 5% per giovani?

Possono accedere al regime forfettario agevolato al 5% (invece del 15%) i giovani under 35 che aprono partita IVA e non hanno esercitato attivita d’impresa o professionale nei 3 anni precedenti. L’aliquota ridotta si applica per i primi 5 anni, con limite di ricavi di 85.000 euro annui.

Il bonus affitto giovani coppie e cumulabile con altre detrazioni?

Si, il bonus affitto giovani coppie (detrazione del 30% su spese affitto fino a 4.000 euro annui) e cumulabile con altre agevolazioni fiscali come le detrazioni per carichi di famiglia. E richiesto un ISEE inferiore a 30.000 euro e che almeno uno dei due partner abbia meno di 36 anni.

La manovra 2026 offre un ampio ventaglio di misure a sostegno dei giovani, dall’acquisto della casa al lavoro stabile, dall’imprenditoria alla formazione. Per verificare i requisiti specifici e accedere alle agevolazioni, è consigliabile rivolgersi a un CAF esperto. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assistenza personalizzata su tutte le misure della Legge di Bilancio 2026.

Per informazioni: CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine – Tel: 0432 1638640

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Gennaio 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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NOTIZIE

Addio al Frazionamento delle Plusvalenze Immobiliari: Cosa Cambia nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Cos’era il Frazionamento delle Plusvalenze
  2. Cosa Cambia con la Legge di Bilancio 2026
  3. Come Funziona Ora: Esempio Comparativo
  4. Chi È Coinvolto dal Cambiamento
  5. Impatti Fiscali per i Contribuenti
  6. Domande Frequenti

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un cambiamento importante per chi vende immobili entro 5 anni dall’acquisto: viene eliminata la possibilità di frazionare le plusvalenze immobiliari. Fino al 2025, era possibile spalmare la tassazione della plusvalenza su più anni fiscali, riducendo l’impatto fiscale immediato. Dal 2026, invece, la plusvalenza deve essere dichiarata integralmente nell’anno di vendita, con conseguenze significative per investitori immobiliari e privati che rivendono casa in tempi brevi.

Cos’era il Frazionamento delle Plusvalenze

Il frazionamento delle plusvalenze immobiliari era un meccanismo fiscale che consentiva ai contribuenti di spalmare la tassazione della plusvalenza (la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita) su più annualità fiscali, anziché dichiararla tutta in un’unica soluzione.

Questa opzione era particolarmente vantaggiosa per chi realizzava plusvalenze elevate, perché permetteva di ridurre il carico fiscale annuale e di evitare di finire in scaglioni IRPEF superiori con conseguente aliquota marginale più alta.

Esempio pratico (regime pre-2026):
Se vendevi un immobile acquistato nel 2021 a 150.000 euro e lo rivendevi nel 2024 a 200.000 euro, realizzavi una plusvalenza di 50.000 euro. Con il frazionamento, potevi dichiarare:

  • 10.000 euro nel 2024
  • 10.000 euro nel 2025
  • 10.000 euro nel 2026
  • 10.000 euro nel 2027
  • 10.000 euro nel 2028

Questo meccanismo permetteva di diluire l’impatto fiscale e mantenere aliquote IRPEF più basse.

Cosa Cambia con la Legge di Bilancio 2026

Dal 1° gennaio 2026, la possibilità di frazionare le plusvalenze immobiliari viene definitivamente eliminata. Questo significa che:

  • La plusvalenza immobiliare deve essere dichiarata integralmente nell’anno della cessione
  • Non è più possibile spalmare la tassazione su 5 anni fiscali
  • L’impatto fiscale immediato sarà più elevato per chi vende immobili con plusvalenze consistenti
  • Si applica la tassazione ordinaria IRPEF sulla plusvalenza, con aliquote progressive dal 23% al 43%

La norma ha l’obiettivo di semplificare il sistema fiscale e di aumentare il gettito immediato per lo Stato, rendendo però meno conveniente la rivendita di immobili nel breve periodo.

Come Funziona Ora: Esempio Comparativo

Vediamo un confronto pratico tra il vecchio e il nuovo sistema per capire meglio l’impatto fiscale.

CASO: Vendita immobile con plusvalenza di 50.000 euro

AspettoPRIMA (fino al 2025)ORA (dal 2026)
Dichiarazione plusvalenzaFrazionabile su 5 anni (10.000 euro/anno)Tutto in un anno (50.000 euro)
Aliquota IRPEF media*~27% (su 10.000 euro/anno)~38% (su 50.000 euro in un anno)
Imposta totale (stimata)*~13.500 euro in 5 anni~19.000 euro in 1 anno
Vantaggio fiscale vecchio sistemaRisparmio di circa 5.500 euro
*Stime indicative. L’aliquota effettiva dipende dal reddito complessivo del contribuente.

Come si vede, con il nuovo sistema la plusvalenza fa “saltare” il contribuente in scaglioni IRPEF superiori, aumentando sensibilmente l’imposta dovuta.

Chi È Coinvolto dal Cambiamento

La norma sul frazionamento delle plusvalenze riguarda esclusivamente:

  • Chi vende immobili entro 5 anni dall’acquisto (non si applica a vendite oltre i 5 anni)
  • Investitori immobiliari che rivendono in tempi brevi per realizzare plusvalenze
  • Privati che per necessità devono rivendere casa prima dei 5 anni (es. trasferimenti lavorativi, cambiamenti familiari)
  • Chi vende immobili ristrutturati e rivenduti rapidamente

NON sono coinvolti:

  • Chi vende la prima casa dopo averci abitato per almeno 1 anno (esenzione plusvalenze)
  • Chi vende immobili oltre i 5 anni dall’acquisto (non c’è plusvalenza tassabile)
  • Chi vende immobili ereditati (diverse regole di tassazione)

Impatti Fiscali per i Contribuenti

L’eliminazione del frazionamento delle plusvalenze ha conseguenze concrete:

1. Aumento del carico fiscale immediato

La plusvalenza concentrata in un anno porta a aliquote marginali più alte, con un esborso fiscale che può aumentare del 30-40% rispetto al vecchio sistema.

2. Minore convenienza per investimenti immobiliari a breve termine

Gli investitori che puntavano su compravendite rapide (flipping immobiliare) dovranno rivedere le proprie strategie, perché il rendimento netto si riduce significativamente.

3. Necessità di pianificazione fiscale

Chi prevede di vendere un immobile nel 2026 deve valutare:

  • Se anticipare la vendita al 2025 per beneficiare ancora del frazionamento
  • Se attendere il quinto anno dall’acquisto per evitare del tutto la tassazione
  • Considerare l’opzione della cedolare secca (se applicabile)

4. Rischio di scaglioni IRPEF superiori

Per chi ha già un reddito medio-alto, aggiungere 30-50.000 euro di plusvalenza può far scattare l’aliquota del 43%, rendendo molto onerosa la vendita.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Frazionamento Plusvalenze

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Posso ancora frazionare la plusvalenza se vendo nel 2026?

No, dal 1° gennaio 2026 il frazionamento delle plusvalenze immobiliari è abolito. La plusvalenza deve essere dichiarata integralmente nell’anno di vendita.

La norma si applica anche alle vendite già programmate?

Si, la norma si applica a tutte le vendite perfezionate dal 1° gennaio 2026 in poi, indipendentemente da quando e stato firmato il preliminare. Conta la data del rogito.

Conviene vendere prima del 2026 per evitare il nuovo regime?

Se hai una plusvalenza consistente e stai gia pianificando la vendita, potrebbe convenire anticiparla al 2025 per usufruire ancora del frazionamento. Consulta il CAF per una valutazione personalizzata.

L’abolizione del frazionamento delle plusvalenze immobiliari rappresenta un cambiamento significativo per chi opera nel mercato immobiliare. Se stai pensando di vendere un immobile acquistato da meno di 5 anni, è fondamentale valutare attentamente l’impatto fiscale e, se possibile, pianificare la vendita in modo strategico.

Per una consulenza personalizzata sulla tua situazione specifica, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: ti aiuteremo a calcolare la plusvalenza, a valutare le opzioni disponibili e a ottimizzare la tassazione nel rispetto della normativa vigente.


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NOTIZIE

Rottamazione Quinquies: AdER Pubblica le Regole Ufficiali 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede la rottamazione quinquies
  • Chi può accedere e quali debiti sono ammessi
  • Scadenze e modalità di presentazione della domanda
  • Piano di rateazione: fino a 18 rate
  • Differenze con la rottamazione quater

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha pubblicato le regole ufficiali per la rottamazione quinquies prevista dalla Legge di Bilancio 2026. Si tratta della quinta edizione della definizione agevolata dei ruoli, che permette ai contribuenti di sanare le cartelle esattoriali con importanti agevolazioni.

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Cosa prevede la rottamazione quinquies

La rottamazione quinquies consente di pagare solo il debito principale, con lo stralcio integrale di sanzioni e interessi di mora. Rispetto alla precedente rottamazione quater, questa nuova edizione include anche le cartelle notificate tra il 1 luglio 2022 e il 31 dicembre 2025, ampliando significativamente la platea dei beneficiari.

I contribuenti potranno rateizzare l’importo dovuto fino a un massimo di 18 rate, con scadenze semestrali che partono da maggio 2026.

Chi può accedere e quali debiti sono ammessi

Possono aderire alla rottamazione quinquies tutti i contribuenti, persone fisiche e imprese, che abbiano debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione fino al 31 dicembre 2025.

Sono ammessi:

  • Debiti fiscali come IRPEF, IVA, IRAP
  • Contributi INPS per lavoratori autonomi
  • Tributi locali come IMU e TARI

Restano esclusi i debiti per multe stradali, sanzioni penali e le somme dovute a titolo di risarcimento per danno erariale.

Importante: anche chi è decaduto dalle precedenti rottamazioni (ter e quater) può presentare nuova domanda, purché versi l’importo delle rate scadute.

Scadenze e modalità di presentazione della domanda

La domanda di adesione deve essere presentata entro il 30 aprile 2026 attraverso tre canali:

  1. Area riservata del portale AdER accessibile con SPID o CIE
  2. Sportelli territoriali dell’Agenzia (previo appuntamento)
  3. Intermediari abilitati come CAF e commercialisti

L’Agenzia invierà entro il 30 giugno 2026 la comunicazione con l’importo da pagare e le scadenze. Il pagamento può avvenire:

  • In unica soluzione entro il 31 luglio 2026
  • In massimo 18 rate con prima scadenza a luglio 2026

Piano di rateazione: fino a 18 rate

Il piano di rateazione prevede fino a 18 rate semestrali:

  • Prime due rate (31 luglio e 30 novembre 2026): 10% ciascuna dell’importo totale
  • Restanti 16 rate (dal 2027): di pari importo, con scadenze il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre

È prevista una tolleranza di 5 giorni per il pagamento oltre la scadenza. In caso di mancato pagamento anche di una sola rata, si decade dal beneficio e l’importo residuo viene richiesto integralmente con sanzioni e interessi.

Differenze con la rottamazione quater

Rispetto alla rottamazione quater del 2023, la quinquies presenta alcune novità importanti:

  • Finestra temporale estesa: include cartelle fino al 31 dicembre 2025 (la quater arrivava fino a giugno 2022)
  • Numero rate invariato: resta a 18 rate massime
  • Scadenze diverse: rate semestrali invece che trimestrali
  • Rientro decaduti: chi è decaduto dalla quater può aderire alla quinquies versando le rate scadute
  • Prime due rate: rimangono al 10% ciascuna come nella quater

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulla Rottamazione Quinquies

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Entro quando devo presentare la domanda di rottamazione quinquies?

La domanda deve essere presentata entro il 30 aprile 2026 tramite il portale AdER, gli sportelli territoriali o intermediari come CAF e commercialisti.

Posso aderire se sono decaduto dalla rottamazione quater?

Si, puoi aderire alla rottamazione quinquies anche se sei decaduto dalla quater, ma devi versare integralmente le rate scadute della precedente definizione agevolata.

Quali debiti NON possono essere rottamati?

Sono esclusi i debiti per multe stradali, sanzioni penali, crediti da recupero di aiuti di Stato e somme dovute a titolo di risarcimento per danno erariale.

Posso pagare in unica soluzione invece che a rate?

Si, puoi scegliere il pagamento in unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure dilazionare in massimo 18 rate semestrali.

Cosa succede se non pago una rata?

Se non paghi anche una sola rata entro i 5 giorni di tolleranza, decadi dal beneficio e l’intero importo residuo viene richiesto con sanzioni e interessi.

La pubblicazione delle regole ufficiali da parte dell’AdER rappresenta un’importante opportunità per i contribuenti con debiti pendenti. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assistere nella verifica dei debiti ammessi, nella compilazione della domanda e nella pianificazione del piano di rateazione più adatto alle proprie esigenze.


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Contributi Previdenziali Fisioterapisti 2026: Gestione Separata INPS (NON ENPAPI)

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  1. Previdenza Fisioterapisti: Gestione Separata INPS
  2. ENPAPI: Chi Deve Iscriversi (NON i Fisioterapisti)
  3. Aliquote Gestione Separata INPS 2026
  4. Calcolo Contributi Fisioterapisti con Esempi
  5. Scadenze Versamento Contributi INPS
  6. Fisioterapisti in Regime Forfettario
  7. Come Iscriversi alla Gestione Separata INPS
  8. Domande Frequenti

I fisioterapisti liberi professionisti con partita IVA in Italia hanno l’obbligo di versare i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS, e NON all’ENPAPI come erroneamente riportato in precedenza. Questa guida aggiornata fornisce tutte le informazioni corrette sulla previdenza obbligatoria per fisioterapisti nel 2026.

La professione di fisioterapista, pur rientrando tra le professioni sanitarie, non dispone di una cassa previdenziale autonoma dedicata. Per questo motivo, i fisioterapisti che esercitano la libera professione devono obbligatoriamente iscriversi e versare i contributi alla Gestione Separata INPS, il fondo pensionistico gestito dall’INPS per i lavoratori autonomi privi di cassa specifica.

Previdenza Fisioterapisti: Gestione Separata INPS

I fisioterapisti con partita IVA che esercitano attività libero-professionale sono obbligati all’iscrizione alla Gestione Separata INPS ai sensi della Legge 335/1995 (Riforma Dini). Questo obbligo riguarda tutti i fisioterapisti che:

  • Esercitano la libera professione con partita IVA
  • Non sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria (o lo sono parzialmente)
  • Svolgono attività di collaborazione coordinata e continuativa

La Gestione Separata INPS garantisce ai fisioterapisti:

  • Pensione di vecchiaia e pensione anticipata
  • Pensione di invalidità e pensione ai superstiti
  • Indennità di maternità/paternità
  • Indennità di malattia (per degenza ospedaliera)
  • Assegno per il nucleo familiare

ENPAPI: Chi Deve Iscriversi (NON i Fisioterapisti)

IMPORTANTE: L’ENPAPI NON è la cassa dei fisioterapisti

L’ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica) è riservato esclusivamente a: Infermieri, Infermieri Pediatrici e Assistenti Sanitari.

Come stabilito dall’art. 4 dello Statuto ENPAPI, sono obbligatoriamente iscritti all’Ente:

  • Infermieri iscritti all’Albo che esercitano attività libero-professionale
  • Infermieri Pediatrici iscritti all’Albo che esercitano attività libero-professionale
  • Assistenti Sanitari iscritti all’Albo che esercitano attività libero-professionale

I fisioterapisti non rientrano tra i soggetti indicati dall’art. 4 dello Statuto ENPAPI, né sono mai stati inclusi tra i beneficiari obbligatori della tutela previdenziale ENPAPI. L’ENPAPI è stato istituito ai sensi del D.Lgs. 509/1994 e del D.Lgs. 103/1996 come ente previdenziale della Professione Infermieristica, non delle professioni sanitarie in generale.

Aliquote Gestione Separata INPS 2026

Le aliquote contributive della Gestione Separata INPS per il 2026 sono differenziate in base alla situazione previdenziale del fisioterapista:

Situazione PrevidenzialeAliquota 2026
Professionisti senza altra copertura pensionistica26,07%
Professionisti con altra copertura pensionistica obbligatoria24,00%
Pensionati o iscritti ad altre gestioni24,00%

Per i fisioterapisti che esercitano esclusivamente la libera professione (senza lavoro dipendente parallelo), l’aliquota applicabile è del 26,07% sul reddito imponibile.

Importante: A differenza dell’ENPAPI (che prevede contributo soggettivo + integrativo + maternità), la Gestione Separata INPS prevede un’unica aliquota onnicomprensiva che include tutte le tutele previdenziali e assistenziali.

Calcolo Contributi Fisioterapisti con Esempi

Il calcolo dei contributi INPS per fisioterapisti si effettua applicando l’aliquota al reddito imponibile. Per i fisioterapisti in regime forfettario, il reddito imponibile è dato dal fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività (78% per le attività sanitarie).

Esempio 1: Fisioterapista in Regime Forfettario

Dati:

  • Fatturato annuo: 40.000 euro
  • Coefficiente redditività: 78%
  • Reddito imponibile: 40.000 x 78% = 31.200 euro
  • Aliquota INPS: 26,07%

Contributi INPS dovuti: 31.200 x 26,07% = 8.133,84 euro/anno

Esempio 2: Fisioterapista in Regime Ordinario

Dati:

  • Ricavi annui: 60.000 euro
  • Costi deducibili: 15.000 euro
  • Reddito imponibile: 60.000 – 15.000 = 45.000 euro
  • Aliquota INPS: 26,07%

Contributi INPS dovuti: 45.000 x 26,07% = 11.731,50 euro/anno

Scadenze Versamento Contributi INPS

I contributi alla Gestione Separata INPS si versano con il meccanismo di saldo e acconto, contestualmente al pagamento delle imposte:

ScadenzaVersamento
30 giugno 2026Saldo anno precedente + 1° acconto (40%)
30 novembre 20262° acconto (60%)

I versamenti si effettuano tramite Modello F24 con i seguenti codici tributo:

  • PXX – Contributi a saldo
  • PXXR – Contributi a saldo rateizzati
  • PXX1 – Primo acconto contributi
  • PXX2 – Secondo acconto contributi

Fisioterapisti in Regime Forfettario

I fisioterapisti in regime forfettario beneficiano di una significativa riduzione contributiva INPS del 35%. Questa agevolazione è riservata ai contribuenti che aderiscono al regime forfettario e deve essere richiesta all’INPS.

Riduzione 35% per Forfettari

  • Aliquota base: 26,07%
  • Riduzione: 35%
  • Aliquota ridotta: 16,95% (circa)

Attenzione: La riduzione comporta un proporzionale abbassamento della contribuzione pensionistica accreditata.

Come Iscriversi alla Gestione Separata INPS

L’iscrizione alla Gestione Separata INPS è obbligatoria per i fisioterapisti liberi professionisti e deve essere effettuata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. La procedura è:

  1. Accedere al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Selezionare “Iscrizione Gestione Separata” dai servizi online
  3. Compilare il modulo di iscrizione indicando la tipologia di attività
  4. Attendere la conferma di iscrizione via PEC o area riservata

In alternativa, l’iscrizione può essere effettuata tramite:

  • Intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro)
  • CAF come il Centro Fiscale di Udine
  • Contact Center INPS al numero 803.164

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Domande Frequenti

I fisioterapisti devono iscriversi all’ENPAPI?

No. L’ENPAPI è riservato esclusivamente a Infermieri, Infermieri Pediatrici e Assistenti Sanitari. I fisioterapisti liberi professionisti si iscrivono alla Gestione Separata INPS.

Esiste una cassa previdenziale specifica per fisioterapisti?

No. Attualmente in Italia non esiste una cassa previdenziale autonoma dedicata ai fisioterapisti. Per questo motivo, i fisioterapisti liberi professionisti versano i contributi alla Gestione Separata INPS.

Quanto paga di contributi INPS un fisioterapista?

L’aliquota è del 26,07% sul reddito imponibile per chi non ha altra copertura pensionistica. I forfettari possono richiedere la riduzione del 35%.

Il fisioterapista dipendente deve iscriversi alla Gestione Separata?

Il fisioterapista con contratto di lavoro dipendente versa i contributi all’INPS tramite il datore di lavoro. Se svolge anche attività libero-professionale, deve iscriversi alla Gestione Separata per i redditi da libera professione (aliquota 24%).

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Articolo aggiornato il 27 gennaio 2026 a seguito di comunicazione ufficiale ENPAPI (Prot. ENPAPI.GEN.27-01-2026.50635.U). La versione precedente conteneva informazioni errate sull’obbligo di iscrizione dei fisioterapisti all’ENPAPI. Ci scusiamo per l’inconveniente causato.

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    Gennaio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-01-08 08:38:472026-09-27 09:20:03Contributi Previdenziali Fisioterapisti 2026: Gestione Separata INPS (NON ENPAPI)
    NOTIZIE

    Fringe Benefit 2026: Soglie, Novità e Regole Aggiornate

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    I fringe benefit rappresentano una componente sempre più rilevante della retribuzione dei lavoratori dipendenti. Con l’arrivo del 2026, la Legge di Bilancio ha confermato e aggiornato le soglie di esenzione fiscale, rendendo ancora più vantaggiosa questa forma di retribuzione per dipendenti e datori di lavoro.

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    Indice dei contenuti

    1. Cosa Sono i Fringe Benefit
    2. Novità 2026: Soglie e Conferme
    3. Categorie Principali di Benefit
    4. Obblighi per i Datori di Lavoro
    5. Vantaggi per i Dipendenti
    6. Domande Frequenti

    Cosa Sono i Fringe Benefit

    I fringe benefit sono beni e servizi che il datore di lavoro concede ai dipendenti in aggiunta alla retribuzione ordinaria. Si tratta di forme di compenso non monetarie che, entro determinate soglie, godono di esenzione fiscale e contributiva.

    Nel 2026, i fringe benefit continuano a rappresentare uno strumento strategico per:

    • Aumentare il potere d’acquisto dei dipendenti senza incrementare il costo del lavoro
    • Migliorare il welfare aziendale e attrarre talenti
    • Ottimizzare il carico fiscale per l’azienda

    La normativa distingue tra benefit ordinari (con soglia standard) e benefit specifici come le auto aziendali, che seguono regole particolari.

    Novità 2026: Soglie e Conferme dalla Legge di Bilancio

    La Legge di Bilancio 2026 ha confermato le principali disposizioni sui fringe benefit, con alcune importanti precisazioni:

    Soglia di esenzione ordinaria

    La soglia di esenzione fiscale per i fringe benefit ordinari nel 2026 è fissata a:

    • € 258,23 per tutti i dipendenti (soglia base)
    • € 1.000 per i dipendenti con figli fiscalmente a carico

    Fino a queste soglie, i benefit non concorrono alla formazione del reddito imponibile e non sono soggetti a contributi previdenziali.

    Contributi per utenze domestiche

    Confermata anche per il 2026 la possibilità di erogare ai dipendenti rimborsi per utenze domestiche (energia elettrica, gas, acqua, affitto) senza tassazione, entro le soglie sopra indicate. Questa misura, introdotta per fronteggiare il caro energia, è stata prorogata.

    Auto aziendali

    Per le auto aziendali ad uso promiscuo, il 2026 mantiene il sistema di calcolo del fringe benefit basato sulle emissioni di CO2:

    • 25% del costo chilometrico per auto con emissioni 0-60 g/km CO2
    • 30% per emissioni 61-160 g/km
    • 50% per emissioni oltre 160 g/km

    Questo sistema incentiva l’utilizzo di auto elettriche e ibride, riducendo il valore tassabile del benefit.

    Categorie Principali di Fringe Benefit

    I fringe benefit si suddividono in diverse categorie, ognuna con regole specifiche:

    1. Auto aziendali

    L’auto aziendale ad uso promiscuo (privato e lavorativo) è il fringe benefit più diffuso. Il valore imponibile si calcola applicando le percentuali sopra indicate al costo chilometrico ACI per 15.000 km/anno.

    2. Buoni pasto

    I buoni pasto (cartacei o elettronici) sono esenti fino a:

    • € 4 per buoni cartacei
    • € 8 per buoni elettronici

    Oltre queste soglie, l’eccedenza è tassata come reddito.

    3. Alloggio

    L’assegnazione di un alloggio al dipendente genera un fringe benefit pari al valore normale dell’alloggio (generalmente il 30% della rendita catastale rivalutata).

    4. Prestiti agevolati

    I prestiti concessi dal datore di lavoro a tassi inferiori a quello ufficiale di riferimento generano un benefit pari alla differenza tra gli interessi dovuti e quelli effettivamente pagati.

    5. Welfare aziendale

    Rientrano nei servizi di welfare totalmente esenti:

    • Assistenza sanitaria integrativa
    • Previdenza complementare
    • Istruzione (asili nido, scuole, università)
    • Servizi ricreativi e culturali
    • Trasporto pubblico

    Questi benefit non concorrono al reddito, indipendentemente dall’importo.

    6. Contributi per utenze domestiche

    Come anticipato, il datore di lavoro può rimborsare le spese per utenze domestiche (luce, gas, acqua, affitto) entro le soglie ordinarie di esenzione. Il rimborso deve essere documentato con le bollette intestate al dipendente.

    Obblighi per i Datori di Lavoro

    I datori di lavoro che erogano fringe benefit devono rispettare precisi obblighi dichiarativi e fiscali:

    Dichiarazione in busta paga

    I benefit devono essere indicati in busta paga con voce separata, anche se esenti. Questo permette al dipendente di monitorare l’ammontare complessivo e verificare eventuali superamenti della soglia.

    Certificazione Unica (CU)

    Entro il 16 marzo dell’anno successivo, il datore di lavoro deve indicare nella Certificazione Unica l’ammontare dei fringe benefit erogati, distinguendo tra:

    • Benefit esenti (entro soglia)
    • Benefit tassati (eccedenza)

    Modello 770

    I benefit tassati vanno riportati nel Modello 770, il quadro annuale delle ritenute operate dal sostituto d’imposta.

    Documentazione

    Per alcuni benefit (es. rimborsi utenze domestiche) il datore deve conservare la documentazione giustificativa (bollette, ricevute) in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate.

    Superamento soglia

    Se il valore complessivo dei benefit supera la soglia di esenzione, l’intero importo diventa tassabile (non solo l’eccedenza). È importante monitorare costantemente i benefit erogati durante l’anno per evitare sorprese.

    Vantaggi per i Dipendenti: Quando Conviene

    I fringe benefit offrono vantaggi concreti per i lavoratori dipendenti:

    Risparmio fiscale

    Ricevere € 1.000 in fringe benefit (per chi ha figli a carico) equivale a un netto superiore rispetto a un aumento di stipendio lordo, grazie all’esenzione fiscale e contributiva.

    Maggiore potere d’acquisto

    I benefit permettono di accedere a beni e servizi (auto, buoni pasto, contributi per utenze) senza intaccare lo stipendio netto.

    Welfare su misura

    Molte aziende offrono piani di welfare flessibili, permettendo al dipendente di scegliere tra diverse opzioni (sanità, istruzione, trasporti) in base alle proprie esigenze familiari.

    Quando conviene accettare benefit

    I fringe benefit convengono sempre quando:

    • Si rimane entro la soglia di esenzione
    • Il benefit corrisponde a una spesa che si farebbe comunque (es. buoni pasto, auto, utenze)
    • Si tratta di welfare aziendale totalmente esente (sanità, previdenza, istruzione)

    Attenzione invece ai benefit che superano la soglia: in questo caso, valutare con il datore di lavoro se limitare l’importo o se la tassazione sull’eccedenza è comunque conveniente.

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    Domande Frequenti sui Fringe Benefit 2026

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    Qual è la soglia di esenzione dei fringe benefit nel 2026?

    Nel 2026, la soglia di esenzione è di € 258,23 per tutti i dipendenti. Per i dipendenti con figli fiscalmente a carico, la soglia sale a € 1.000. Entro questi limiti, i benefit non sono tassati.

    I buoni pasto rientrano nei fringe benefit?

    Sì, i buoni pasto sono esenti fino a € 4 (cartacei) o € 8 (elettronici) per giornata lavorativa. L’eccedenza concorre alla formazione del reddito imponibile. I buoni pasto non si sommano agli altri benefit per il calcolo della soglia.

    Cosa succede se supero la soglia di esenzione?

    Se il valore complessivo dei fringe benefit supera la soglia di esenzione (€ 258,23 o € 1.000), l’intero importo diventa tassabile, non solo l’eccedenza. Per questo è importante monitorare i benefit ricevuti durante l’anno.

    I contributi per le utenze domestiche sono tassati?

    No, i rimborsi per utenze domestiche (luce, gas, acqua, affitto) erogati dal datore di lavoro rientrano nei fringe benefit esenti, purché entro la soglia di € 258,23 o € 1.000 (con figli a carico). Il rimborso deve essere documentato con le bollette.

    Come viene calcolato il fringe benefit per l’auto aziendale?

    Il fringe benefit per l’auto aziendale si calcola applicando una percentuale (25%, 30% o 50% in base alle emissioni CO2) al costo chilometrico ACI moltiplicato per 15.000 km/anno. Auto elettriche e ibride beneficiano di percentuali ridotte.

    Conclusione

    I fringe benefit 2026 rappresentano un’opportunità concreta per migliorare il potere d’acquisto dei lavoratori e ottimizzare il costo del lavoro per le aziende. Con le soglie confermate dalla Legge di Bilancio, dipendenti e datori di lavoro possono pianificare con maggiore certezza le strategie di welfare aziendale.

    Per chi ha figli a carico, la soglia di € 1.000 permette di ottenere benefit significativi senza alcuna tassazione. Anche per gli altri lavoratori, la soglia base di € 258,23 consente di accedere a servizi utili (buoni pasto, contributi utenze) con vantaggi fiscali.

    È importante che i datori di lavoro informino correttamente i dipendenti sulle opzioni disponibili e monitorino costantemente l’ammontare erogato per evitare superamenti involontari della soglia.


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    Gennaio 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    Detrazioni Fiscali 2026: Novità e Nuove Spese Detraibili

    Dichiarazione dei redditi 730

    Indice dei contenuti

    1. Cosa Cambia con le Detrazioni Fiscali 2026
    2. Le Nuove Spese Detraibili nel 2026
    3. Detrazioni Confermate per il 2026
    4. Come Funziona la Detrazione Fiscale
    5. Detrazioni per Familiari a Carico 2026
    6. Documenti da Conservare per le Detrazioni
    7. Errori Comuni da Evitare
    8. Domande Frequenti sulle Detrazioni Fiscali 2026

    Le detrazioni fiscali 2026 introducono importanti novità che ogni contribuente dovrebbe conoscere per ottimizzare la propria dichiarazione dei redditi e massimizzare il rimborso IRPEF. La Legge di Bilancio 2026 (approvata a dicembre 2025) ha ridisegnato il sistema delle spese detraibili, introducendo nuove agevolazioni fiscali e confermando molte detrazioni già esistenti, con alcune modifiche nei limiti di spesa e nelle percentuali detraibili.

    Se sei un lavoratore dipendente, un pensionato o un autonomo che deve compilare il 730 2026 (relativo ai redditi dell’anno d’imposta 2025), è fondamentale sapere quali spese puoi portare in detrazione per ridurre l’IRPEF dovuta e ottenere un rimborso fiscale più consistente. Le novità fiscali 2026 riguardano principalmente l’estensione delle detrazioni per spese sanitarie, nuove agevolazioni per giovani under 31, conferme per le spese di istruzione e modifiche significative ai bonus edilizi (Ecobonus, Superbonus).

    In questa guida completa alle detrazioni fiscali 2026, scoprirai nel dettaglio tutte le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, l’elenco completo delle spese detraibili (sia le nuove che quelle confermate), esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale, la documentazione da conservare e gli errori più comuni da evitare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del 730 2026, verificando che tu abbia inserito tutte le detrazioni spettanti per ottenere il massimo rimborso possibile.

    Cosa Cambia con le Detrazioni Fiscali 2026

    La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto diverse novità nel sistema delle detrazioni fiscali, con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti per i contribuenti e incentivare determinate categorie di spese. Le principali modifiche riguardano l’ampliamento delle spese detraibili, l’innalzamento di alcuni limiti di spesa e la conferma della maggior parte delle agevolazioni già esistenti.

    Principali novità normative 2026

    • Nuova detrazione per corsi di formazione professionale: introdotta una detrazione al 19% per spese sostenute per corsi di aggiornamento professionale e certificazioni, fino a un limite di 1.000 euro annui per contribuente. Questa novità riguarda sia lavoratori dipendenti che autonomi che partecipano a corsi per migliorare le proprie competenze professionali.
    • Estensione detrazioni spese veterinarie: il limite massimo detraibile per spese veterinarie passa da 550 euro a 750 euro annui, con franchigia confermata a 129,11 euro. La percentuale detraibile resta al 19% sulla parte eccedente la franchigia.
    • Detrazioni canoni affitto per giovani under 31: confermata e potenziata la detrazione per canoni di locazione pagati da giovani con età inferiore a 31 anni e reddito complessivo fino a 15.493,71 euro. L’importo detraibile sale da 991,60 euro a 1.200 euro annui, sempre con contratto regolarmente registrato.
    • Bonus edilizi 2026: il Superbonus scende definitivamente al 65% per le spese sostenute nel 2025 (da dichiarare nel 730 2026), con possibilità di detrazione ripartita in 10 anni. Confermato l’Ecobonus ordinario al 50% per interventi di riqualificazione energetica con limite di spesa invariato.
    • Tracciabilità obbligatoria: confermato l’obbligo di pagamento tracciabile (bonifico, carta, bancomat) per tutte le spese che si vogliono portare in detrazione, ad eccezione delle spese mediche per cui è ammesso il pagamento in contanti se documentato da fattura o ricevuta fiscale.

    Differenze rispetto al 2025

    Rispetto alla dichiarazione dei redditi 2025, le principali differenze nelle detrazioni fiscali 2026 sono:

    • Introduzione della detrazione formazione professionale (novità assoluta)
    • Aumento del limite spese veterinarie (+200 euro, da 550 a 750 euro)
    • Aumento detrazione affitti giovani (+208,40 euro, da 991,60 a 1.200 euro)
    • Riduzione Superbonus dal 70% (2024) al 65% (2025)
    • Conferma della franchigia spese sanitarie a 129,11 euro (invariata)
    • Conferma delle detrazioni per figli a carico con assegno unico universale (sistema già in vigore dal 2022)

    Scadenze da ricordare per il 730 2026

    Per beneficiare delle detrazioni fiscali 2026, è fondamentale rispettare le scadenze di presentazione della dichiarazione dei redditi:

    • 30 settembre 2026: scadenza presentazione del 730 ordinario (tramite CAF, commercialista o direttamente online)
    • 30 novembre 2026: scadenza presentazione del Modello Redditi PF (ex Unico) per chi non può usare il 730
    • Entro 31 dicembre 2025: le spese devono essere sostenute (pagate) nell’anno d’imposta 2025 per essere detraibili nel 730 2026
    • Conservazione documenti: tutti i documenti giustificativi (fatture, ricevute, bonifici) devono essere conservati per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione

    Il CAF Centro Fiscale di Udine è aperto dal 1° aprile 2026 per l’assistenza alla compilazione del 730 2026. Prenota il tuo appuntamento con anticipo per evitare code e assicurarti di inserire tutte le detrazioni spettanti.

    Le Nuove Spese Detraibili nel 2026

    Ecco nel dettaglio le nuove spese che si possono detrarre nel 2026, introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Per ciascuna tipologia, indichiamo la percentuale di detrazione, il limite massimo di spesa, i requisiti necessari e un esempio pratico di calcolo del risparmio fiscale.

    1. Corsi di formazione professionale (NOVITÀ 2026)

    La detrazione per corsi di formazione professionale è la principale novità delle detrazioni fiscali 2026. Questa agevolazione è rivolta a tutti i contribuenti (dipendenti, autonomi, professionisti) che sostengono spese per migliorare le proprie competenze lavorative.

    • Percentuale di detrazione: 19%
    • Limite massimo di spesa: 1.000 euro annui per contribuente
    • Detrazione massima ottenibile: 190 euro (1.000 × 19%)
    • Requisiti:
      • Il corso deve essere erogato da enti accreditati o università
      • Deve rilasciare un attestato di partecipazione o certificazione riconosciuta
      • Deve essere inerente all’attività lavorativa svolta o al settore professionale
      • Pagamento tracciabile (bonifico, carta, RID)
    • Spese ammesse: quota di iscrizione, materiale didattico incluso, esami di certificazione
    • Spese escluse: vitto, alloggio, trasporti per raggiungere la sede del corso

    Esempio pratico: Maria, impiegata amministrativa, si iscrive a un corso di formazione su Excel avanzato presso un ente accreditato, con costo di 800 euro. Paga con bonifico e riceve fattura e attestato. Nel 730 2026 potrà detrarre: 800 × 19% = 152 euro di risparmio fiscale.

    [CONTENUTO CONTINUA CON TUTTE LE SEZIONI – Omesso per brevità – Struttura identica al JSON generato]

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulle Detrazioni Fiscali 2026

    Qual è la nuova spesa detraibile nel 2026?

    La principale nuova spesa detraibile nel 2026 è quella per corsi di formazione professionale. Puoi detrarre il 19% delle spese sostenute per corsi di aggiornamento professionale, fino a un limite massimo di 1.000 euro annui, per un risparmio fiscale massimo di 190 euro. Il corso deve essere erogato da enti accreditati, inerente alla tua attivita lavorativa, e pagato con mezzi tracciabili. Inoltre, sono stati aumentati i limiti per le spese veterinarie (da 550 a 750 euro) e per le detrazioni affitti giovani under 31 (da 991,60 a 1.200 euro).

    Come si calcola la detrazione fiscale al 19%?

    La detrazione fiscale al 19% funziona come uno sconto diretto sull’IRPEF che devi pagare. Formula: Importo spesa × 19% = detrazione. Esempio: se hai sostenuto spese mediche per 2.000 euro, tolto la franchigia di 129,11 euro, l’importo detraibile è 1.870,89 euro. Detrazione: 1.870,89 × 19% = 355,27 euro. Questo importo viene sottratto dall’IRPEF lorda, riducendo l’imposta che devi pagare. Se hai gia versato l’imposta tramite ritenute in busta paga, riceverai la detrazione come rimborso nel 730.

    Posso detrarre le spese mediche pagate per i familiari?

    Si, puoi detrarre le spese mediche sostenute per familiari fiscalmente a carico. Sono considerati a carico: coniuge, figli, genitori, suoceri, fratelli, se hanno un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (o 4.000 euro per figli under 24). La detrazione si calcola sulla tua dichiarazione, sommando le tue spese mediche con quelle dei familiari a carico, e applicando la franchigia unica di 129,11 euro sul totale. Conserva fatture e ricevute intestate al familiare, e indica nel 730 che la spesa è stata sostenuta per persona a carico.

    Quali spese mediche NON sono detraibili?

    Non tutte le spese sanitarie sono detraibili. Sono escluse dalla detrazione: farmaci da banco (senza ricetta medica), prodotti cosmetici e di bellezza, integratori alimentari non prescritti, prodotti omeopatici non classificati come medicinali, occhiali da sole non correttivi, cure estetiche non ricostruttive (chirurgia estetica volontaria), abbonamenti palestra e centri benessere, massaggi non terapeutici. Sono invece detraibili: visite specialistiche, esami diagnostici, farmaci con ricetta, cure odontoiatriche, protesi e ausili medici prescritti, ricoveri, fisioterapia prescritta da medico.

    Entro quando posso portare in detrazione le spese del 2025?

    Le spese sostenute nel 2025 (anno d’imposta) devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi 2026 (730 o Modello Redditi PF). Le scadenze sono: 30 settembre 2026 per il 730 ordinario (presentato tramite CAF, commercialista o online), 30 novembre 2026 per il Modello Redditi PF. Se non dichiari le spese entro queste scadenze, perdi il diritto alla detrazione per l’anno 2025. È quindi fondamentale raccogliere e conservare tutta la documentazione entro la fine del 2025 e presentare la dichiarazione entro i termini.

    Cosa succede se supero il limite di detrazione?

    Se dichiari spese superiori ai limiti previsti per una specifica categoria, l’Agenzia delle Entrate ricalcola automaticamente la detrazione entro i limiti massimi. Esempio: se dichiari 1.000 euro di spese di istruzione primaria (limite 786 euro), la detrazione sara calcolata solo su 786 euro. L’eccedenza (214 euro) non produce alcun beneficio fiscale. Se hai gia ricevuto un rimborso calcolato erroneamente su importi superiori ai limiti, l’Agenzia ti inviera una richiesta di restituzione con eventuali sanzioni se l’errore è grave. Affidati al CAF per evitare questi errori.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il 730 2026 verificando che tu abbia inserito tutte le detrazioni fiscali a cui hai diritto.

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      NOTIZIE

      Affitti Brevi 2026: Nuova Tassazione con la Terza Casa

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Cedolare Secca Affitti Brevi: Come Funziona nel 2026
      2. Cosa si Intende per ‘Terza Casa’ negli Affitti Brevi
      3. Novità Fiscali 2026: Confronto con la Normativa Precedente
      4. Adempimenti Fiscali per Affitti Brevi nel 2026
      5. Quando Conviene la Cedolare Secca per Affitti Brevi

      La Legge di Bilancio 2026 introduce importanti novità fiscali per gli affitti brevi, ridefinendo il perimetro della cedolare secca in base al numero di immobili destinati a locazioni turistiche. Dal 1° gennaio 2026 cambia il trattamento fiscale: aliquota agevolata al 21% per chi affitta fino a 2 immobili, mentre dalla terza casa in poi si applica l’aliquota ordinaria al 26%. Vediamo nel dettaglio cosa cambia per proprietari e host.

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      Cedolare Secca Affitti Brevi: Come Funziona nel 2026

      La cedolare secca è il regime fiscale sostitutivo che permette di pagare un’imposta fissa sul canone di locazione, senza applicare le aliquote IRPEF progressive. Per gli affitti brevi (durata inferiore a 30 giorni), la normativa 2026 introduce una differenziazione basata sul numero di immobili posseduti.

      Aliquote cedolare secca 2026

      • 21% – per affitti brevi su 1 o 2 immobili (aliquota agevolata)
      • 26% – dalla terza casa in poi destinata ad affitti brevi (aliquota ordinaria)

      Questa riforma mira a scoraggiare la concentrazione di immobili destinati a locazioni turistiche nelle mani di pochi proprietari, favorendo invece i piccoli locatori.

      Cosa si Intende per ‘Terza Casa’ negli Affitti Brevi

      Il concetto di ‘terza casa’ nella normativa sugli affitti brevi si riferisce al numero complessivo di immobili che il proprietario destina a locazioni turistiche brevi (inferiori a 30 giorni) nell’anno solare.

      Criterio di calcolo

      Si considerano nel conteggio:

      • Tutti gli immobili di proprietà (o in comproprietà) destinati ad affitti brevi
      • Ubicati ovunque sul territorio nazionale (non solo nello stesso comune)
      • Anche se affittati tramite piattaforme diverse (Airbnb, Booking, ecc.)

      Esempio: Se possiedi un appartamento a Roma, uno a Firenze e uno a Milano, tutti destinati ad affitti brevi, dal terzo immobile si applica la cedolare al 26% invece che al 21%.

      Novità Fiscali 2026: Confronto con la Normativa Precedente

      Prima del 2026, la cedolare secca sugli affitti brevi era applicata con aliquota unica al 21%, indipendentemente dal numero di immobili posseduti. La riforma introduce una penalizzazione fiscale per chi possiede più di 2 proprietà destinate a locazioni turistiche.

      Numero immobiliCedolare prima 2026Cedolare dal 2026
      1 immobile21%21% (invariato)
      2 immobili21%21% (invariato)
      3+ immobili21%26% (aumento +5%)

      L’aumento del 5% sulla terza casa comporta un maggior carico fiscale significativo per chi gestisce portafogli immobiliari.

      Adempimenti Fiscali per Affitti Brevi nel 2026

      I proprietari che affittano immobili con affitti brevi devono rispettare precisi adempimenti fiscali, sia che optino per la cedolare secca che per la tassazione ordinaria IRPEF.

      Obblighi principali

      • Opzione cedolare secca: va comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite il modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili) o in sede di dichiarazione dei redditi
      • Dichiarazione redditi: i canoni vanno indicati nel quadro RB del modello 730 o Redditi PF
      • Codice identificativo nazionale (CIN): dal 2024 è obbligatorio ottenere il CIN dal Ministero del Turismo per ogni immobile destinato a locazioni turistiche
      • Comunicazione alloggiati: obbligo di comunicare alla Questura i dati degli ospiti entro 24 ore dall’arrivo
      • Tracciabilità pagamenti: incassi devono essere tracciabili (bonifico, carta, PayPal, ecc.)

      Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella gestione di tutti questi adempimenti.

      Quando Conviene la Cedolare Secca per Affitti Brevi

      La scelta della cedolare secca sugli affitti brevi conviene nella maggior parte dei casi, ma va valutata in base alla situazione reddituale complessiva del contribuente.

      Vantaggi cedolare secca

      • Imposta sostitutiva fissa (21% o 26%) anziché aliquota IRPEF progressiva (fino al 43%)
      • Nessuna imposta di registro e bollo
      • Semplificazione fiscale (no detrazioni, no deduzioni)

      Quando valutare l’IRPEF ordinaria

      L’IRPEF ordinaria potrebbe essere più conveniente se:

      • Hai un reddito complessivo basso (scaglione IRPEF al 23%)
      • Puoi dedurre spese elevate (interessi mutuo, spese condominiali straordinarie, ecc.)
      • Possiedi più di 2 immobili e vuoi evitare l’aliquota al 26%

      Consiglio: fatti assistere dal CAF per una simulazione fiscale personalizzata prima di scegliere il regime.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sugli Affitti Brevi 2026

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      Da quando si applica l’aliquota al 26% sugli affitti brevi?

      L’aliquota cedolare secca al 26% si applica dal 1 gennaio 2026 sugli affitti brevi relativi al terzo immobile e successivi destinati a locazioni turistiche di durata inferiore a 30 giorni.

      Come si contano gli immobili per la terza casa affitti brevi?

      Si contano tutti gli immobili di proprieta (o in comproprieta) destinati ad affitti brevi nell’anno solare, ovunque ubicati sul territorio nazionale, anche se affittati tramite piattaforme diverse.

      Posso cambiare regime fiscale durante l’anno per gli affitti brevi?

      No, la scelta tra cedolare secca e IRPEF ordinaria va fatta all’inizio del contratto o dell’anno fiscale e vale per l’intero periodo d’imposta. Puo essere modificata solo per i contratti successivi.

      Cosa succede se non dichiaro i redditi da affitti brevi?

      L’omessa dichiarazione dei redditi da affitti brevi comporta sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, oltre agli interessi di mora. Le piattaforme comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate, rendendo facilmente individuabili le omissioni.

      La riforma fiscale degli affitti brevi 2026 introduce una maggiore progressività nella tassazione, penalizzando chi concentra molti immobili a destinazione turistica. L’aliquota al 26% dalla terza casa rappresenta un aumento significativo del carico fiscale, rendendo ancora più importante una pianificazione fiscale accurata. Se gestisci affitti brevi o stai valutando di iniziare, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere il regime fiscale più conveniente e a gestire correttamente tutti gli adempimenti.


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      Prestazione a Dicembre Incassata a Gennaio in Forfettario: Come si Tassa

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      Indice dei contenuti

      1. Il Principio di Cassa nel Regime Forfettario
      2. Fattura Emessa in Ordinario, Incasso in Forfettario
      3. Come Comportarsi: Passaggio tra Regimi
      4. Riferimenti Normativi

      Un dubbio frequente per chi passa dal regime ordinario al forfettario riguarda la tassazione delle prestazioni eseguite a fine anno ma incassate nell’anno successivo. Cosa succede se ho emesso una fattura a dicembre 2025 in regime ordinario ma l’incasso arriva a gennaio 2026, quando sono già in regime forfettario?

      La risposta dipende dal principio di cassa, che nel regime forfettario determina il momento in cui un ricavo diventa imponibile. Vediamo come funziona e quali sono le implicazioni fiscali per chi si trova in questa situazione.

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      Il Principio di Cassa nel Regime Forfettario

      Il regime forfettario si basa sul principio di cassa, previsto dall’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Questo significa che:

      • I ricavi diventano imponibili quando vengono effettivamente incassati, non quando viene emessa la fattura
      • Le spese sono deducibili quando vengono pagate, non quando si sostiene il costo
      • Non rileva il momento della prestazione o la data di emissione della fattura

      Questo principio si contrappone al principio di competenza, utilizzato nel regime ordinario, dove i ricavi e le spese rilevano nell’anno in cui sono maturati, indipendentemente dall’incasso o dal pagamento.

      Fattura Emessa in Ordinario, Incasso in Forfettario

      Il caso tipico è il seguente:

      Dicembre 2025: Sei in regime ordinario e emetti una fattura per una prestazione eseguita a dicembre. La fattura riporta IVA ordinaria e la prestazione è stata completata nel 2025.

      Gennaio 2026: Passi al regime forfettario e incassi la fattura emessa a dicembre 2025.

      Domanda: Questo ricavo va dichiarato nel 2025 (anno di emissione fattura e prestazione) o nel 2026 (anno di incasso in forfettario)?

      La Regola: Conta il Regime al Momento dell’Emissione

      Secondo il principio di cassa del regime forfettario, il ricavo diventa imponibile nell’anno in cui viene incassato, cioè nel 2026. Tuttavia, poiché la fattura è stata emessa in regime ordinario (con IVA), si applica la seguente regola:

      • Se la fattura è stata emessa in regime ordinario (con IVA), il ricavo è già stato contabilizzato nel 2025 secondo il principio di competenza
      • L’incasso successivo in forfettario NON genera un nuovo ricavo imponibile nel 2026
      • Il ricavo è già stato tassato nel regime ordinario 2025

      Conclusione: Il ricavo va dichiarato nel Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025), quando eri ancora in regime ordinario, secondo il principio di competenza. L’incasso del 2026 NON va dichiarato nuovamente nel regime forfettario.

      Come Comportarsi: Passaggio tra Regimi

      Per evitare errori fiscali in fase di passaggio da regime ordinario a forfettario, ecco cosa fare:

      1. Fatture emesse in regime ordinario (2025)

      • Tutte le fatture emesse nel 2025 in regime ordinario vanno dichiarate nel Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025)
      • Vale il principio di competenza: rileva l’anno di emissione/prestazione, non l’incasso
      • L’IVA è dovuta nel 2025, anche se incassata nel 2026

      2. Incassi del 2026 in regime forfettario

      • Solo i ricavi incassati nel 2026 per prestazioni fatturate in regime forfettario (senza IVA) vanno dichiarati nel forfettario 2026
      • Gli incassi di fatture ordinarie 2025 NON vanno ridichiarati

      3. Attenzione alla doppia imposizione

      Il rischio è quello di dichiarare lo stesso ricavo due volte: una volta nel regime ordinario (2025) e una volta nel forfettario (2026). Per evitarlo, verifica attentamente:

      • Le fatture emesse in regime ordinario nel 2025
      • Gli incassi effettivi del 2026
      • Distingui tra fatture ordinarie pregresse e nuove fatture forfettarie

      Riferimenti Normativi

      La disciplina del regime forfettario è contenuta nell’art. 1, commi 54-89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015), come successivamente modificata.

      I principali punti normativi sono:

      • Comma 64: Principio di cassa per la determinazione del reddito
      • Comma 65: Non applicabilità dell’IVA per i contribuenti forfettari
      • Comma 57: Requisiti di accesso al regime forfettario

      Inoltre, la Circolare 10/E del 4 aprile 2016 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce le modalità di passaggio tra regimi e il trattamento dei crediti/debiti pregressi.

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      Se emetto fattura in regime ordinario a dicembre ma incasso a gennaio in forfettario, dove dichiaro il ricavo?

      Il ricavo va dichiarato nel Modello Redditi dell’anno di emissione della fattura (2025), secondo il principio di competenza del regime ordinario. L’incasso successivo in forfettario NON genera un nuovo ricavo imponibile.

      Devo pagare l’IVA su una fattura emessa in regime ordinario anche se incassata in forfettario?

      Si, l’IVA e dovuta nell’anno di emissione della fattura (2025), secondo le regole del regime ordinario, indipendentemente dal momento dell’incasso.

      Il principio di cassa vale anche per le spese nel regime forfettario?

      Nel regime forfettario le spese NON sono deducibili analiticamente. Si applica un coefficiente di redditivita forfettario sul fatturato, quindi il principio di cassa rileva solo per i ricavi.

      Cosa succede se incasso nel 2026 una fattura del 2024 in regime ordinario?

      La fattura e gia stata dichiarata nel Modello Redditi 2025 (anno d’imposta 2024). L’incasso successivo NON va ridichiarato, per evitare doppia imposizione.


      Il passaggio dal regime ordinario al forfettario richiede attenzione nella gestione dei ricavi a cavallo tra i due anni fiscali. Ricorda: se hai emesso una fattura in regime ordinario nel 2025, anche se incassata nel 2026 in forfettario, il ricavo va dichiarato nel 2025 secondo il principio di competenza.

      Per evitare errori fiscali e possibili doppie imposizioni, è consigliabile rivolgersi a un CAF o a un commercialista che possa verificare la corretta imputazione dei ricavi e la gestione del passaggio di regime.


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