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Tag Archivio per: pensioni inps

CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensione sospesa senza RED 2026: quando scatta la revoca e come evitare il recupero tardivo

Pensione 2026 INPS

La pensione sospesa senza RED è un problema che ogni anno colpisce decine di migliaia di pensionati italiani. Quando l’INPS non riceve la dichiarazione RED (Redditi e Esistenza in vita) entro le scadenze previste, la prestazione previdenziale viene prima sospesa e poi, nei casi più gravi, revocata. In questa guida spieghiamo con precisione quando scatta la sospensione della pensione per mancato RED, quando l’INPS procede alla revoca definitiva, quali sono i tempi per il recupero delle somme indebitamente percepite e come regolarizzarsi prima che la situazione degeneri.

Il modello RED (acronimo di Redditi e Esistenza in vita) è la dichiarazione che ogni anno i pensionati titolari di prestazioni reddito-dipendenti devono presentare all’INPS. Attraverso questa comunicazione l’ente verifica che i redditi del pensionato siano compatibili con la prestazione erogata. La mancata presentazione del RED non è una dimenticanza da poco: le conseguenze economiche possono essere molto serie e protrarsi nel tempo, come spiegheremo in dettaglio.

Indice dei contenuti
  • Cos’è il RED INPS e a chi si applica
  • Scadenze RED 2026: quando presentare la dichiarazione
  • Pensione sospesa senza RED: quando scatta la sospensione
  • Dalla sospensione alla revoca: iter INPS e tempistiche
  • Recupero indebito pensione: tempi e prescrizione
  • Come regolarizzarsi dopo la sospensione: passi operativi
  • Tutela del pensionato: ricorsi e difese possibili
  • Esempio pratico: il caso di Mario che salta il RED
  • Tabella riassuntiva: scadenze, sospensione e recupero
  • Domande frequenti sulla pensione sospesa senza RED

Cos’è il RED INPS e a chi si applica

Il modello RED è una dichiarazione annuale che l’INPS chiede ai pensionati titolari di prestazioni il cui importo varia in base al reddito. Non tutti i pensionati sono obbligati a presentarlo: solo chi percepisce prestazioni cosiddette reddito-dipendenti, cioè la cui erogazione è condizionata al reddito del titolare (e, in alcuni casi, del coniuge o del nucleo familiare).

Le principali prestazioni che richiedono il RED INPS sono le seguenti:

  • Pensione sociale e assegno sociale (ex art. 3 c. 6 L. 335/1995): prestazione non contributiva per chi ha compiuto 67 anni e non ha redditi sufficienti. L’assegno si riduce o si azzera al superamento di determinate soglie di reddito.
  • Assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti: le indennità di accompagnamento sono esenti, ma pensioni di inabilità e assegni mensili sono reddito-dipendenti.
  • Pensioni e assegni di invalidità liquidati con il sistema retributivo o misto, soggetti a riduzione in base al reddito da lavoro.
  • Pensione di reversibilità e indiretta: può essere soggetta a riduzione (dal 25% al 50%) se il superstite ha redditi propri superiori a certe soglie stabilite annualmente dall’INPS.
  • Pensioni integrate al trattamento minimo: l’integrazione al minimo (attualmente la pensione minima è pari a 611,85 euro mensili per il 2026, rivalutata dell’1,4% con DM MEF 19/11/2025) spetta solo se il pensionato non supera determinati redditi.
  • Prestazioni di accompagnamento e indennità di frequenza per minori: legate all’ISEE o al reddito familiare.

In pratica, tutte le volte che la tua pensione comprende una quota che dipende dal reddito, l’INPS deve periodicamente verificare che le condizioni per l’erogazione siano ancora soddisfatte. Il modello RED è lo strumento attraverso cui questa verifica avviene. Senza di esso, l’INPS non può confermare la spettanza della prestazione e procede alla sospensione cautelativa.

Scadenze RED 2026: quando presentare la dichiarazione

L’INPS fissa ogni anno le scadenze per la presentazione del RED. La campagna RED si svolge tipicamente tra giugno e ottobre di ogni anno, riferita ai redditi percepiti nell’anno precedente. Per l’anno 2026, la campagna RED riguarda i redditi 2025.

La scadenza ordinaria per la presentazione del modello RED è generalmente fissata al 31 ottobre dell’anno di campagna, salvo proroghe disposte dall’INPS con apposita circolare. È fondamentale monitorare le comunicazioni ufficiali INPS perché le date possono subire variazioni annuali.

L’INPS informa i pensionati interessati attraverso:

  • Lettera raccomandata all’indirizzo del pensionato: è la comunicazione ufficiale che indica l’obbligo di presentare il RED e la scadenza. La ricezione di questa lettera è fondamentale: non ignorarla mai.
  • Messaggio sul fascicolo previdenziale (portale INPS): area riservata del pensionato.
  • Comunicazione al patronato o al CAF delegato, se il pensionato ha già conferito delega.

Attenzione: non tutti i pensionati ricevono ogni anno la lettera. L’INPS la invia solo a chi è titolare di prestazioni reddito-dipendenti e per il quale non dispone già dei dati reddituali tramite altre fonti (per esempio, l’Agenzia delle Entrate). Se non ricevi la lettera ma percepisci una delle prestazioni elencate sopra, contatta il tuo patronato per verificare se sei obbligato alla presentazione del RED.

Per i pensionati residenti all’estero, la procedura è diversa: l’INPS invia annualmente le lettere attraverso gli istituti di pagamento esteri (Western Union e simili), e per i pensionati esteri vige l’obbligo di presentare il RedEst (dichiarazione di esistenza in vita), coordinato con il RED per le prestazioni reddito-dipendenti. L’articolo su Pensione INPS all’estero e RedEst approfondisce questo specifico scenario.

Pensione sospesa senza RED: quando scatta la sospensione

La pensione sospesa senza RED scatta automaticamente quando il pensionato non risponde alla richiesta di dichiarazione entro i termini stabiliti. Il meccanismo è il seguente: l’INPS, non avendo i dati reddituali necessari per confermare la spettanza della prestazione, adotta un provvedimento di sospensione cautelativa del pagamento.

In pratica, la sospensione della pensione per mancato RED avviene generalmente dopo un breve periodo successivo alla scadenza della campagna RED (tipicamente 1-2 mesi dalla scadenza), a meno che il pensionato non abbia nel frattempo presentato la dichiarazione o richiesto una proroga. L’INPS non sospende immediatamente al giorno dopo la scadenza: di norma vengono inviati solleciti e concessi brevi termini aggiuntivi.

La sospensione è comunicata al pensionato tramite provvedimento formale (lettera o raccomandata) che indica:

  • La data dalla quale la pensione è sospesa.
  • La motivazione (mancata presentazione del RED).
  • I termini e le modalità per regolarizzare la propria posizione.
  • Le conseguenze in caso di ulteriore inerzia (revoca definitiva).

È importante distinguere tra sospensione e revoca: la sospensione è una misura temporanea e reversibile. Se il pensionato presenta il RED nei termini indicati dall’INPS, la pensione viene riattivata e vengono corrisposti gli arretrati relativi al periodo di sospensione. La revoca, invece, è definitiva e comporta conseguenze ben più gravi.

Va sottolineato che la sospensione riguarda solo la quota reddito-dipendente della pensione, oppure l’intera prestazione se questa è interamente subordinata al reddito (come l’assegno sociale). Se il pensionato percepisce una pensione di vecchiaia ordinaria con una quota di integrazione al trattamento minimo, la sospensione riguarderà tipicamente la sola integrazione, non l’intera pensione.

Dalla sospensione alla revoca: iter INPS e tempistiche

Se dopo la sospensione il pensionato non si attiva per presentare il RED, l’INPS avvia il procedimento di revoca definitiva della prestazione. Questo è lo scenario peggiore, e comprenderne le tempistiche è fondamentale per evitarlo.

L’iter tipico si sviluppa così:

  • 1° fase — Richiesta RED: l’INPS invia la lettera di richiesta al pensionato (da giugno dell’anno di campagna). Scadenza ordinaria: 31 ottobre.
  • 2° fase — Sollecito: se il pensionato non risponde, l’INPS invia uno o più solleciti con concessione di un breve termine suppletivo (normalmente 30-60 giorni).
  • 3° fase — Sospensione cautelativa: decorso il termine suppletivo senza risposta, la pensione viene sospesa. Il provvedimento viene comunicato formalmente e indica un ulteriore termine per regolarizzarsi (di solito 30-60 giorni).
  • 4° fase — Revoca definitiva: se il pensionato non risponde neppure alla comunicazione di sospensione, l’INPS emette il provvedimento di revoca. La data di decorrenza della revoca viene fissata retroattivamente, spesso a partire dal mese in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

La revoca definitiva comporta che il pensionato non ha più diritto alla prestazione e che le somme già erogate nel periodo per il quale non ha prodotto il RED vengono considerate indebite, ovvero pagate senza titolo. L’INPS avvia quindi il procedimento di recupero dell’indebito.

È importante sapere che la revoca può essere impugnata. Il pensionato ha il diritto di presentare ricorso (prima in via amministrativa, poi eventualmente in sede giudiziaria) dimostrando che le condizioni per la spettanza della prestazione esistevano anche nel periodo contestato. In questo caso, però, il pensionato deve essere in grado di produrre la documentazione reddituale relativa agli anni contestati, il che può diventare complesso dopo alcuni anni.

Recupero indebito pensione: tempi e prescrizione

Il recupero dell’indebito pensionistico è uno dei temi più delicati e controversi di questa materia. Quando l’INPS accerta che ha erogato somme non dovute (perché il pensionato aveva redditi incompatibili o non aveva presentato il RED), chiede la restituzione di quanto pagato.

Vediamo le regole principali che governano questo recupero.

Modalità di recupero dell’indebito INPS

Il recupero dell’indebito pensionistico avviene tipicamente mediante trattenuta mensile sulla pensione, non tramite richiesta di pagamento in un’unica soluzione. La trattenuta è proporzionata all’importo della pensione in godimento e non può superare determinate soglie stabilite dalla normativa, per garantire al pensionato un importo minimo vitale.

Secondo la disciplina consolidata (art. 52 L. 88/1989 e successive modificazioni), il recupero avviene con le seguenti modalità:

  • Se l’indebito è dovuto a errore dell’INPS (senza responsabilità del pensionato), la trattenuta mensile non può superare il 20% della pensione lorda e il recupero non può essere retroattivo oltre il limite di prescrizione.
  • Se l’indebito è dovuto a comportamento del pensionato (omessa dichiarazione RED, false dichiarazioni), l’INPS può applicare trattenute più elevate, fino al 50% della pensione, e può procedere con maggiore severità nei tempi.
  • In ogni caso, la pensione netta residua non può scendere sotto il trattamento minimo INPS (611,85 euro mensili nel 2026).

Prescrizione del recupero indebito

Un aspetto cruciale per chi si trova in questa situazione è comprendere entro quando l’INPS può recuperare le somme indebite. La questione è regolata dalle norme sulla prescrizione.

Il diritto dell’INPS a recuperare le prestazioni indebitamente erogate è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c.c.), che decorre dal momento in cui l’ente ha conoscenza dell’indebito e si interrompe con ogni atto formale di recupero. Per le prestazioni collegate al reddito — come integrazione al minimo, maggiorazioni e quattordicesima — opera inoltre il più favorevole termine di decadenza dell’art. 13 della Legge 412/1991, che limita il recupero e tutela il pensionato quando l’indebito è imputabile a un errore dell’ente.

In presenza di un indebito risalente nel tempo, quindi, occorre verificare sia il decorso della prescrizione decennale sia l’eventuale operatività della decadenza prevista per le prestazioni legate al reddito. La prescrizione si interrompe con la notifica del provvedimento di recupero: da quel momento il termine ricomincia a decorrere.

Attenzione: la prescrizione non opera automaticamente. Il pensionato o i suoi eredi devono eccepirla espressamente in sede di ricorso o di opposizione al recupero. Chi non la eccepisce per tempo perde questo strumento di difesa.

Il recupero tardivo: quando l’INPS agisce dopo anni

Il cosiddetto recupero tardivo è la situazione in cui l’INPS notifica il provvedimento di recupero molti anni dopo l’erogazione indebita. Questo accade frequentemente quando la mancata presentazione del RED è rimasta nell’archivio INPS per anni senza che venissero avviati i controlli sistematici.

Con l’intensificazione dei controlli automatizzati (incrocio banche dati INPS-Agenzia Entrate-Comune), molti pensionati stanno ricevendo oggi richieste di restituzione di somme erogate anni fa, talvolta anche per periodi risalenti a oltre un decennio. In questi casi, è essenziale verificare:

  • Se la prescrizione decennale (o la decadenza dell’art. 13 L. 412/1991) è maturata per alcune delle annualità contestate.
  • Se il provvedimento di recupero è stato notificato correttamente (eventuale vizio di notifica può influire sui termini).
  • Se l’INPS ha rispettato il contraddittorio prima di emettere il provvedimento (il pensionato deve avere la possibilità di far valere le proprie ragioni).

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specializzata nelle pratiche di pensione e patronato, inclusa la gestione delle controversie con l’INPS per recupero indebito.

Come regolarizzarsi dopo la sospensione: passi operativi

Se la tua pensione è stata sospesa per mancato RED, la prima cosa da fare è agire immediatamente, senza aspettare. Ogni giorno di ritardo aumenta il rischio di passare dalla sospensione alla revoca definitiva. Ecco i passi operativi da seguire.

Passo 1: Verifica la situazione sulla lettera INPS

Recupera tutte le comunicazioni ricevute dall’INPS: lettera di richiesta RED, eventuali solleciti, provvedimento di sospensione. Questi documenti contengono le date limite entro cui agire e il numero di protocollo del tuo fascicolo, necessario per la presentazione tardiva del RED.

Passo 2: Raccogli la documentazione reddituale

Per presentare il RED (anche tardivo), devi avere a disposizione la documentazione sui tuoi redditi per l’anno di riferimento richiesto dall’INPS. I documenti tipicamente necessari sono:

  • CU (Certificazione Unica) dell’anno di riferimento, rilasciata dal sostituto d’imposta.
  • Modello Redditi PF o 730 dell’anno di riferimento (se presentato).
  • Estratti conto bancari e documentazione su eventuali altri redditi (affitti, investimenti, redditi esteri).
  • Atti notarili relativi a compravendite immobiliari o altri atti rilevanti ai fini reddituali.
  • Per pensionati con redditi all’estero: documentazione attestante i redditi percepiti nel Paese estero di residenza o di lavoro.

Se non hai tutta la documentazione, il CAF Centro Fiscale può aiutarti a recuperarla: in molti casi è possibile richiedere copia delle CU e delle dichiarazioni direttamente all’Agenzia delle Entrate o all’INPS tramite accesso agli atti.

Passo 3: Presenta il RED (anche tardivo)

La presentazione del RED tardivo è possibile anche dopo la scadenza ordinaria e, di norma, anche dopo il provvedimento di sospensione. L’INPS accetta la dichiarazione tardiva e, una volta processata, riattiva la pensione con corresponsione degli arretrati del periodo di sospensione.

La presentazione del RED richiede attenzione nella compilazione, poiché gli errori nella dichiarazione dei redditi possono portare a rettifiche successive con ulteriori richieste di recupero. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per questa procedura: il nostro team verifica la correttezza di tutti i dati prima della presentazione, riducendo al minimo il rischio di errori.

Passo 4: Monitora la riattivazione della pensione

Dopo la presentazione del RED, l’INPS elabora la dichiarazione e procede alla riattivazione della pensione. I tempi variano: in media da 30 a 90 giorni. Durante questo periodo è opportuno monitorare i pagamenti sul proprio estratto conto previdenziale, verificabile tramite il fascicolo previdenziale INPS (accessibile con SPID, CIE o CNS). Se dopo 90 giorni la pensione non è stata riattivata, è necessario presentare apposita istanza di sollecito, che il tuo patronato può predisporre.

Tutela del pensionato: ricorsi e difese possibili

Il pensionato che riceve un provvedimento di revoca o di recupero indebito non è privo di strumenti di difesa. La normativa prevede un articolato sistema di tutele, sia in via amministrativa che giudiziaria.

Ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS

Il primo strumento è il ricorso amministrativo, da presentare al Comitato Provinciale INPS entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento di revoca o di recupero. Il ricorso deve contenere:

  • I dati identificativi del pensionato.
  • Il riferimento al provvedimento impugnato (numero e data).
  • Le motivazioni del ricorso (ad es. redditi effettivi entro i limiti, vizi procedurali, prescrizione).
  • La documentazione a supporto (dichiarazioni reddituali, certificazioni, estratti).

Il Comitato Provinciale decide entro 90 giorni. Se il ricorso viene accolto, il provvedimento di revoca è annullato e la pensione viene ripristinata. Se viene rigettato, il pensionato può ricorrere in via giudiziaria.

Ricorso giudiziario al Tribunale del Lavoro

In caso di esito negativo del ricorso amministrativo (o di inerzia dell’INPS dopo 90 giorni), il pensionato può ricorrere al Tribunale del Lavoro in funzione di giudice delle controversie previdenziali. Il ricorso giudiziario deve essere proposto entro i termini di prescrizione del diritto (generalmente tre anni dalla data del provvedimento definitivo, salvo interruzioni).

In sede giudiziaria il giudice esamina sia i profili procedurali (corretta notifica, rispetto del contraddittorio) sia quelli sostanziali (effettiva spettanza della prestazione, correttezza del calcolo dell’indebito). La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha in più occasioni limitato il potere dell’INPS di recuperare somme quando vi sia stata colpa esclusiva dell’ente nel calcolare o erogare la prestazione.

Tutela costituzionale: il principio di irripetibilità

La Corte Costituzionale ha in diverse pronunce elaborato il principio secondo cui le prestazioni previdenziali e assistenziali percepite in buona fede non possono essere recuperate quando la loro indebita erogazione sia imputabile esclusivamente all’ente erogatore. Questo principio, spesso detto di irripetibilità dell’indebito previdenziale in buona fede, si applica però solo quando il pensionato non abbia commesso alcun atto omissivo o falso dichiarativo. Chi non ha presentato il RED non può invocare facilmente questo principio, poiché la mancata risposta alla richiesta configura comunque un comportamento omissivo.

Esempio pratico: il caso di Mario che salta il RED

Per rendere più concreta tutta la materia, seguiamo il caso di Mario, 74 anni, pensionato titolare di una pensione di vecchiaia con integrazione al trattamento minimo pari a circa 80 euro mensili.

A giugno 2025 l’INPS invia a Mario una lettera raccomandata in cui gli chiede di presentare il RED entro il 31 ottobre 2025 (relativo ai redditi 2024). Mario, che vive solo e ha difficoltà a muoversi, non riesce a recarsi al patronato e dimentica la scadenza. A novembre 2025 l’INPS invia un sollecito, ma Mario non apre la posta con regolarità. A gennaio 2026 l’INPS sospende l’integrazione al trattamento minimo (80 euro mensili). La lettera di sospensione, inviata a febbraio 2026, viene notata dalla figlia di Mario solo a maggio 2026.

A quel punto la figlia si rivolge al CAF Centro Fiscale di Udine. Gli esperti verificano la situazione: Mario ha un reddito complessivo 2024 di circa 12.000 euro (pensione principale + piccolo affitto), compatibile con l’integrazione al minimo. Il CAF raccoglie tutta la documentazione e presenta il RED tardivo a giugno 2026. L’INPS elabora la pratica e a settembre 2026 riattiva l’integrazione con il pagamento di tutti gli arretrati da gennaio a settembre 2026 (9 mesi × 80 euro = 720 euro).

Mario ha perso solo il tempo dell’iter burocratico, ma nessuna somma. Il caso si è risolto perché è stato agito entro i termini del provvedimento di sospensione, prima che l’INPS procedesse alla revoca. Se la figlia avesse aspettato altri 2-3 mesi, avrebbe trovato un provvedimento di revoca definitiva, con necessità di ricorso e tempi molto più lunghi.

Tabella riassuntiva: scadenze, sospensione e recupero

Di seguito una tabella riassuntiva con i punti chiave della materia, utile come riferimento rapido.

EventoTempistica tipicaAzione consigliata
Lettera INPS richiesta REDDa giugno dell’anno di campagnaPresentare subito al CAF o patronato
Scadenza ordinaria RED31 ottobre (verificare circolari INPS)Non superare la scadenza
Sollecito INPSNovembre-dicembre post-scadenzaPresentare RED immediatamente
Sospensione pensione1-2 mesi dopo la scadenza del termine suppletivoPresentare RED tardivo entro il termine del provvedimento
Revoca definitiva60-90 giorni dopo la sospensione senza rispostaRicorso amministrativo entro 90 giorni dalla notifica
Recupero indebitoContestuale o successivo alla revocaVerificare prescrizione decennale/decadenza L. 412/1991, eccepirla se maturata
Prescrizione credito INPS5 anni da ciascuna rata indebitaEccepire espressamente in sede di ricorso
Ricorso amministrativoEntro 90 giorni dal provvedimentoAffidarsi a patronato o legale specializzato

Domande frequenti sulla pensione sospesa senza RED

Cosa fare subito se la tua pensione è stata sospesa per mancato RED

La pensione sospesa senza RED è una situazione seria ma risolvibile, a patto di agire con tempestività. I punti fondamentali da ricordare sono: la sospensione è reversibile finché non diventa revoca; il RED può essere presentato anche tardivamente; il recupero dell’indebito è soggetto alla prescrizione decennale e alla decadenza dell’art. 13 L. 412/1991 (da eccepire espressamente); e chi ha redditi compatibili con la prestazione ha buone probabilità di ottenere la riattivazione piena con tutti gli arretrati.

Il fattore critico è il tempo: ogni mese di inattività dopo la sospensione aumenta il rischio di revoca definitiva e rende più complessa la regolarizzazione. Non aspettare. Contatta subito il tuo patronato o il CAF di fiducia per avviare la procedura di presentazione del RED tardivo.

Hai bisogno di assistenza per la pensione sospesa o per la presentazione del RED? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Hai bisogno di assistenza per la pensione sospesa o il RED?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in ogni fase: dalla verifica della posizione INPS alla presentazione del RED tardivo, fino alla gestione dei ricorsi. Operiamo sia in sede a Udine (Viale Tullio 13) che online per tutta Italia.

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
    Luglio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-23 11:08:542026-08-02 08:27:50Pensione sospesa senza RED 2026: quando scatta la revoca e come evitare il recupero tardivo
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Pagamento Pensioni Agosto 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

    Pensione 2026 INPS

    Il pagamento delle pensioni di agosto 2026 segue un calendario particolare perché il 1° agosto cade di sabato. Questo significa che chi riceve la pensione su conto corrente bancario vedrà l’accredito in anticipo, il venerdì 31 luglio 2026, mentre chi ritira allo sportello di Poste Italiane dovrà attendere il lunedì 3 agosto, seguendo il consueto calendario alfabetico. In questa guida completa trovi tutte le date di accredito, gli importi aggiornati con la rivalutazione pensioni 2026, le eventuali trattenute IRPEF dal modello 730 e le istruzioni per consultare il cedolino pensione su MyINPS.

    Indice dei contenuti

    1. Data Accredito Pensione Agosto 2026
    2. Calendario Ritiro Poste Italiane Agosto 2026
    3. Importi Pensioni Agosto 2026 con Rivalutazione
    4. Pensione Minima e Maggiorazione Sociale Agosto 2026
    5. Trattenute IRPEF e Conguagli 730 su Pensione Agosto 2026
    6. Rimborso 730 su Pensione: Chi lo Riceve ad Agosto
    7. Quattordicesima Mensilità: Pagamento ad Agosto 2026
    8. Come Consultare il Cedolino Pensione Agosto 2026
    9. Domande Frequenti

    Data Accredito Pensione Agosto 2026: Quando Arriva

    La data ufficiale di pagamento delle pensioni di agosto 2026 è il 1° agosto, come previsto dal calendario INPS che fissa l’accredito al primo giorno bancabile del mese. Tuttavia, poiché il 1° agosto 2026 cade di sabato, le banche anticipano l’operazione al giorno lavorativo precedente.

    Ecco nel dettaglio le date di accredito in base al canale di riscossione:

    • Conto corrente bancario: accredito il venerdì 31 luglio 2026 (anticipo perché il 1° agosto è sabato)
    • Conto corrente postale (BancoPosta): accredito il venerdì 31 luglio 2026
    • Libretto postale: accredito il venerdì 31 luglio 2026
    • Carta Postepay Evolution: accredito il venerdì 31 luglio 2026
    • Ritiro in contanti allo sportello Poste: dal lunedì 3 agosto 2026 secondo calendario alfabetico

    Chi ha la pensione accreditata direttamente su conto corrente, sia bancario che postale, potrà disporre della somma già dalla mattina del 31 luglio. È importante verificare sempre il proprio estratto conto, poiché in rari casi l’accredito potrebbe essere posticipato di qualche ora a causa dei tempi tecnici interbancari.

    Calendario Ritiro Poste Italiane Agosto 2026

    I pensionati che ritirano la pensione in contanti allo sportello di Poste Italiane devono seguire il calendario alfabetico stabilito per evitare assembramenti. Il ritiro del pagamento pensioni agosto 2026 inizia lunedì 3 agosto, poiché il 1° e il 2 agosto cadono nel weekend.

    Ecco il calendario alfabetico di agosto 2026 per il ritiro allo sportello:

    GiornoDataCognomi dalla lettera
    Lunedì3 agosto 2026A – B
    Martedì4 agosto 2026C – D
    Mercoledì5 agosto 2026E – K
    Giovedì6 agosto 2026L – O
    Venerdì7 agosto 2026P – R
    Sabato8 agosto 2026S – Z

    Ricorda che il calendario è indicativo e puoi ritirare la pensione anche nei giorni successivi a quello assegnato alla tua iniziale del cognome. Il calendario serve solo a evitare code e garantire un servizio più ordinato. Se non riesci a ritirare nel giorno previsto, puoi presentarti in qualsiasi giorno lavorativo successivo, entro la fine del mese.

    Importi Pensioni Agosto 2026 con Rivalutazione

    Gli importi delle pensioni di agosto 2026 includono la rivalutazione ISTAT applicata a partire da gennaio 2026. La perequazione automatica, ovvero l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, segue il meccanismo stabilito dalla Legge di Bilancio 2026 con aliquote differenziate in base all’importo della pensione.

    Ecco le fasce di rivalutazione applicate nel 2026 in base al trattamento minimo INPS (che nel 2026 è pari a 603,40 euro mensili):

    Fascia di pensioneImporto mensileRivalutazione 2026
    Fino a 4 volte il minimoFino a 2.413,60 euro100% dell’indice ISTAT
    Da 4 a 5 volte il minimoDa 2.413,61 a 3.017,00 euro90% dell’indice ISTAT
    Da 5 a 6 volte il minimoDa 3.017,01 a 3.620,40 euro75% dell’indice ISTAT
    Da 6 a 8 volte il minimoDa 3.620,41 a 4.827,20 euro50% dell’indice ISTAT
    Da 8 a 10 volte il minimoDa 4.827,21 a 6.034,00 euro40% dell’indice ISTAT
    Oltre 10 volte il minimoOltre 6.034,00 euro32% dell’indice ISTAT

    In pratica, chi percepisce una pensione fino a circa 2.400 euro mensili lordi riceve la rivalutazione piena, mentre per le pensioni più alte l’adeguamento è parziale. Il cedolino di agosto 2026 riflette già questi importi aggiornati, come confermato dall’INPS nella circolare di inizio anno. Per approfondire tutte le opzioni di uscita dal lavoro e i requisiti pensionistici, consulta la nostra guida sulle pensioni 2026.

    Pensione Minima e Maggiorazione Sociale Agosto 2026

    La pensione minima, chiamata tecnicamente “trattamento minimo”, rappresenta l’importo base garantito dall’INPS a chi ha maturato i requisiti contributivi minimi. Per il 2026, la pensione minima INPS è pari a 603,40 euro al mese (lordi), per 13 mensilità.

    Oltre al trattamento minimo, i pensionati con redditi bassi possono beneficiare della maggiorazione sociale, un’integrazione economica che aumenta l’importo della pensione. I requisiti per ottenerla sono:

    • Età compresa tra 60 e 64 anni: maggiorazione fino a 25,83 euro al mese, con limite di reddito personale di circa 6.898 euro annui
    • Età tra 65 e 69 anni: maggiorazione fino a 82,64 euro al mese, con limite di reddito personale di circa 8.642 euro annui
    • Età dai 70 anni in su: maggiorazione fino a 136,44 euro al mese (cosiddetto “incremento al milione”), con limite di reddito personale di circa 9.560 euro annui

    La maggiorazione sociale viene erogata automaticamente dall’INPS se i requisiti reddituali sono soddisfatti, ma è sempre consigliabile verificare il proprio cedolino per accertarsi che venga correttamente applicata. Se noti anomalie nell’importo della tua pensione di agosto 2026, puoi rivolgerti al Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per un controllo gratuito.

    Trattenute IRPEF e Conguagli 730 su Pensione Agosto 2026

    Il cedolino della pensione di agosto 2026 potrebbe presentare trattenute aggiuntive rispetto ai mesi precedenti. Questo accade perché l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, effettua i conguagli fiscali derivanti dal modello 730/2026 a partire dai ratei di pensione di agosto e settembre.

    Le principali trattenute che potresti trovare nel cedolino di agosto sono:

    • Conguaglio IRPEF a debito: se dal 730 precompilato 2026 risulta un’imposta aggiuntiva da versare, l’INPS trattiene l’importo direttamente dalla pensione
    • Addizionale regionale IRPEF: la quota annuale viene ripartita in rate mensili e trattenuta dal cedolino
    • Addizionale comunale IRPEF: analogamente, viene trattenuta mensilmente in base al Comune di residenza
    • Recupero di somme erogate in eccesso: l’INPS potrebbe recuperare importi pagati per errore nei mesi precedenti
    • Trattenute per cessione del quinto: se hai attivato un prestito con cessione del quinto sulla pensione

    Se il conguaglio IRPEF a debito supera un certo importo, l’INPS lo rateizza automaticamente nei mesi successivi per evitare che la pensione netta si riduca troppo in un solo mese. In ogni caso, è fondamentale controllare attentamente il cedolino e, in caso di dubbi sulle trattenute, rivolgersi a un professionista fiscale per verificare la correttezza dei calcoli.

    Rimborso 730 su Pensione: Chi lo Riceve ad Agosto 2026

    La buona notizia per molti pensionati è che il cedolino di agosto 2026 potrebbe contenere anche il rimborso IRPEF derivante dal modello 730. Se dalla dichiarazione dei redditi risulta un credito a tuo favore, l’INPS lo eroga direttamente come maggiorazione sulla pensione.

    Il rimborso arriva nel mese di agosto a condizione che tu abbia presentato il modello 730/2026 entro giugno. Ecco il calendario indicativo dei rimborsi:

    • 730 presentato entro maggio 2026: rimborso nel cedolino di agosto 2026
    • 730 presentato a giugno 2026: rimborso nel cedolino di agosto o settembre 2026
    • 730 presentato a luglio-settembre 2026: rimborso nei mesi successivi (settembre-novembre)

    Il rimborso compare nel cedolino come voce distinta, generalmente indicata come “conguaglio 730” con segno positivo. L’importo dipende dalle detrazioni fiscali spettanti: spese mediche, interessi sul mutuo, spese per ristrutturazione, bonus edilizi, spese scolastiche e universitarie, e così via.

    Se non hai ancora presentato il 730, c’è ancora tempo: la scadenza è fissata al 30 settembre 2026. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella compilazione e invio, assicurandosi che tutte le detrazioni spettanti siano correttamente inserite per massimizzare il tuo rimborso.

    Quattordicesima Mensilità: Pagamento ad Agosto 2026

    Un aspetto importante da considerare riguarda la quattordicesima mensilità, la somma aggiuntiva erogata dall’INPS ai pensionati con redditi bassi. La quattordicesima viene generalmente pagata nel mese di luglio insieme al rateo ordinario, ma in alcuni casi il pagamento o il conguaglio può slittare ad agosto 2026.

    Hanno diritto alla quattordicesima i pensionati che soddisfano questi requisiti:

    • Età: almeno 64 anni compiuti
    • Reddito personale: non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 14.488 euro annui nel 2026)
    • Tipo di pensione: pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria o fondi sostitutivi

    L’importo della quattordicesima varia in base agli anni di contributi versati e alla fascia di reddito. Per chi ha fino a 15 anni di contributi, l’importo è di 437 euro; con 15-25 anni sale a 546 euro; oltre 25 anni si arriva a 655 euro. Se i tuoi redditi sono ancora più bassi (entro 1,5 volte il minimo), gli importi aumentano rispettivamente a 655, 546 e 655 euro.

    Se non hai ricevuto la quattordicesima a luglio e ritieni di averne diritto, controlla il cedolino di agosto oppure rivolgiti al Patronato per verificare la tua situazione.

    Come Consultare il Cedolino Pensione Agosto 2026

    Il cedolino della pensione di agosto 2026 è consultabile online sul portale MyINPS generalmente a partire da una decina di giorni prima della data di accredito. Ecco la procedura passo dopo passo per visualizzare il tuo cedolino:

    1. Accedi al sito www.inps.it
    2. Clicca su “Accedi ai servizi” in alto a destra
    3. Autenticati con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
    4. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati” nella barra di ricerca
    5. Seleziona il mese di agosto 2026 dal menu a tendina
    6. Visualizza e scarica il cedolino in formato PDF

    Sul cedolino troverai tutte le voci che compongono il tuo pagamento: l’importo lordo della pensione, le trattenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali e comunali), eventuali conguagli dal 730, trattenute per cessione del quinto e l’importo netto che riceverai.

    Se non hai le credenziali SPID o incontri difficoltà nell’accesso al portale, puoi rivolgerti al Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine, dove un operatore qualificato potrà accedere al tuo cedolino e spiegarti ogni singola voce. Il servizio di consultazione cedolino è completamente gratuito.

    Domande Frequenti sul Pagamento Pensioni Agosto 2026

    Quando viene pagata la pensione di agosto 2026?

    La pensione di agosto 2026 viene accreditata il 31 luglio 2026 (venerdì) per chi riceve su conto corrente bancario o postale. Per il ritiro allo sportello di Poste Italiane, il calendario parte dal 3 agosto 2026 (lunedì) seguendo l’ordine alfabetico dei cognomi.

    Perché la pensione di agosto arriva a luglio?

    La pensione di agosto viene accreditata il 31 luglio perché il 1° agosto 2026 cade di sabato, giorno non bancabile. Le banche anticipano quindi il pagamento all’ultimo giorno lavorativo utile, che è il venerdì 31 luglio. L’importo si riferisce comunque alla mensilità di agosto.

    Il rimborso del 730 arriva con la pensione di agosto?

    Sì, se hai presentato il modello 730/2026 entro maggio-giugno, il rimborso IRPEF viene erogato dall’INPS nel cedolino di agosto come voce aggiuntiva. Se il 730 è stato presentato successivamente, il rimborso arriverà nei mesi seguenti.

    Cosa sono le trattenute aggiuntive nel cedolino di agosto?

    Le trattenute aggiuntive nel cedolino di agosto possono essere relative ai conguagli IRPEF dal 730 (se risulta un debito), alle addizionali regionali e comunali, oppure a recuperi di somme erogate in eccesso dall’INPS nei mesi precedenti.

    Come posso controllare il cedolino della pensione di agosto?

    Puoi consultare il cedolino online accedendo al servizio “Cedolino pensione” sul portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. In alternativa, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la consultazione.

    La pensione minima di agosto 2026 a quanto ammonta?

    La pensione minima INPS per il 2026 è di 603,40 euro mensili lordi. A questa cifra possono aggiungersi le maggiorazioni sociali per chi ha un reddito basso e un’età superiore ai 60 anni, con incrementi che possono arrivare fino a 136,44 euro al mese per gli over 70.


    Hai Dubbi sulla Tua Pensione? Il CAF Centro Fiscale di Udine Ti Aiuta

    Se hai domande sul pagamento della pensione di agosto 2026, sulle trattenute nel cedolino o sul rimborso del 730, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri operatori qualificati possono:

    • Verificare il tuo cedolino e spiegarti ogni voce
    • Controllare che la rivalutazione sia stata applicata correttamente
    • Assistere nella compilazione del modello 730 per ottenere il rimborso
    • Verificare il diritto alla quattordicesima e alla maggiorazione sociale
    • Gestire pratiche di pensione, Quota 41 e APE Sociale
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      Luglio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-20 14:00:002026-04-18 11:13:24Pagamento Pensioni Agosto 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026

      Pensione 2026 INPS

      Ogni lavoratore dipendente, prima o poi, si trova davanti a una scelta che incide in modo significativo sul proprio futuro economico: lasciare il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione complementare? Una decisione che, troppo spesso, viene presa senza le informazioni giuste — o, peggio ancora, senza scegliere affatto (e quindi lasciando tutto in azienda per inerzia).

      In questa guida analizziamo in dettaglio le due opzioni, confrontando tassazione, rendimento storico, liquidita’ in caso di necessita’ e vantaggi fiscali. Con esempi numerici reali e riferimenti alle normative vigenti nel 2026.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il TFR e come funziona
      2. Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensione
      3. Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensione
      4. Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributi
      5. Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione
      6. Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldi
      7. Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negoziali
      8. Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensione
      9. Esempio pratico con calcolo fiscale comparativo
      10. Quando conviene tenere il TFR in azienda
      11. Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro
      12. TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduli
      13. Domande frequenti su TFR e fondo pensione
      14. Conclusioni: dove conviene davvero?

      Cos’è il TFR e come funziona

      Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) — comunemente chiamato «liquidazione» — è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per ogni lavoratore dipendente. La base normativa è l’articolo 2120 del Codice Civile, integrato dal D.Lgs. 252/2005 per quanto riguarda la destinazione ai fondi pensione.

      Ogni anno, il datore di lavoro accantona una quota pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Sulla somma accantonata ogni anno viene applicata una rivalutazione pari all’1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (art. 2120 c.c.), con tassazione sostitutiva del 17% applicata annualmente sulla rivalutazione stessa.

      Questo meccanismo garantisce al lavoratore una somma certa, rivalutata nel tempo, che gli verrà corrisposta alla cessazione del rapporto di lavoro — per qualsiasi causa: licenziamento, dimissioni o pensionamento.

      TFR in azienda vs TFR al INPS

      Per le aziende con meno di 50 dipendenti, il TFR rimane fisicamente in azienda (fondo interno). Per le aziende con 50 o più dipendenti, invece, dal 2007 il TFR non destinato ai fondi pensione viene obbligatoriamente versato al Fondo di Tesoreria INPS (art. 1, c. 755-757, Legge 296/2006). In questo caso il lavoratore non vede differenze pratiche: il TFR viene ugualmente liquidato dall’azienda al momento della cessazione, ma la provvista è presso l’INPS.

      Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensione

      Dal 1° gennaio 2007 (D.Lgs. 252/2005, pienamente operativo dal 2007), ogni lavoratore dipendente del settore privato che inizia un nuovo rapporto di lavoro ha 6 mesi per scegliere dove destinare il TFR futuro:

      • Silenzio-assenso: se non si esprime entro 6 mesi, il TFR viene automaticamente destinato al fondo pensione negoziale di categoria (o, in assenza, al FondInps — il fondo residuale dell’INPS).
      • Scelta esplicita di mantenere il TFR in azienda: il lavoratore compila il modulo TFR2 e il TFR resta in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per le grandi imprese).
      • Scelta esplicita di versare al fondo pensione: il TFR fluisce verso il fondo prescelto.

      Attenzione: la scelta è irreversibile per il TFR futuro. Una volta deciso di destinare il TFR al fondo, non si può tornare indietro (salvo cambio di datore di lavoro, che apre una nuova finestra di scelta). Chi ha già scelto di mantenere il TFR in azienda può invece decidere di destinarlo al fondo in qualsiasi momento.

      Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensione

      Questo e’ il punto piu’ critico — e spesso il piu’ frainteso. Vediamolo con precisione.

      Tassazione del TFR rimasto in azienda

      Il TFR lasciato in azienda è tassato con il meccanismo della tassazione separata (artt. 17-21 TUIR, D.P.R. 917/1986). La logica è questa:

      • Si calcola un’aliquota media riferita al reddito del quinquennio precedente alla maturazione
      • Su tale aliquota media si applica una riduzione di un terzo per ogni anno oltre il primo (incentivo alla lunga carriera)
      • Il risultato e’ un’aliquota generalmente inferiore all’IRPEF ordinaria, con una soglia minima del 23% (primo scaglione IRPEF)

      In pratica: per un lavoratore con reddito medio di 28.000€ annui, l’aliquota media IRPEF sara’ intorno al 25-27%. Per chi ha redditi piu’ bassi (sotto i 15.000€), l’aliquota TFR si avvicina al minimo del 23%. Per redditi elevati (oltre 50.000€), puo’ salire fino al 35-40%.

      C’e’ pero’ una caratteristica importante: il datore di lavoro opera una ritenuta a titolo d’acconto al momento della liquidazione, e l’Agenzia delle Entrate ricalcola poi l’imposta definitiva entro i 4 anni successivi, eventualmente richiedendo un conguaglio o rimborsando la differenza.

      Tassazione del TFR versato al fondo pensione

      Le prestazioni erogate dal fondo pensione (rendita o capitale) derivanti dai versamenti di TFR sono tassate con un’aliquota agevolata massima del 15%, che si riduce ulteriormente con gli anni di iscrizione:

      Anni di iscrizione al fondoAliquota fiscale sulla prestazione
      Fino a 15 anni15%
      Oltre 15 anni (riduzione 0,30%/anno dal 16° anno)dal 14,70% in giu’
      Con 35+ anni di iscrizione9% (minimo assoluto)

      Fonte: art. 11, c. 6, D.Lgs. 252/2005. La riduzione e’ di 0,30 punti percentuali per ogni anno oltre il 15°, fino al minimo del 9% raggiunto dopo 35 anni di partecipazione (15 + 20 anni aggiuntivi x 0,30% = 6% di riduzione, da 15% a 9%).

      Questo significa che un lavoratore che inizia a 25 anni e va in pensione a 67 anni, con 42 anni di contribuzione al fondo, beneficera’ dell’aliquota minima del 9% — contro il 23-40% del TFR lasciato in azienda. Un risparmio fiscale enorme.

      Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributi

      Il fondo pensione offre un ulteriore vantaggio fiscale che il TFR in azienda non ha: la deducibilita’ dei contributi volontari dal reddito imponibile.

      Ai sensi dell’art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005, i contributi versati a forme pensionistiche complementari (sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, escluso il TFR) sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.

      Esempio pratico: se un lavoratore con reddito di 30.000€ versa 2.000€ aggiuntivi al fondo pensione, il reddito imponibile scende a 28.000€. Con aliquota marginale IRPEF del 35% (scaglione 28.001-50.000€ nel 2026), il risparmio fiscale immediato e’ di 700€ (2.000 x 35%). E’ come se lo Stato co-finanziasse il proprio risparmio previdenziale.

      Chi e’ under 35 e inizia a versare al fondo nei primi 5 anni dalla prima occupazione ha un ulteriore beneficio: nei 20 anni successivi ai primi 5, puo’ dedurre fino a 7.746,86€ annui (5.164,57€ base + quota non dedotta nei primi 5 anni, max 2.582,29€ aggiuntivi — art. 8, c. 6, D.Lgs. 252/2005).

      Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione

      Rivalutazione TFR in azienda

      Il TFR in azienda si rivaluta ogni anno del 1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (indice FOI — famiglie di operai e impiegati). In anni di inflazione zero o bassa (come 2014-2019), la rivalutazione era minima (circa 1,5-1,7%). In anni di alta inflazione (2022: +8,1%; 2023: +5,9%), la rivalutazione del TFR e’ stata piu’ sostenuta, ma non ha comunque tenuto il passo con l’inflazione reale.

      Nel 2024 l’inflazione si e’ attestata intorno al 1,0-1,1% (dati ISTAT provvisori), portando la rivalutazione TFR a circa 1,575% lordo prima della tassazione del 17% sulla rivalutazione stessa, per un rendimento netto di circa 1,3%.

      Rendimento storico dei fondi pensione

      I fondi pensione complementari italiani hanno registrato rendimenti molto variabili in base alla linea di investimento scelta. Secondo i dati COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), i rendimenti medi annui composti a lungo termine (15-20 anni) sono stati:

      Tipo di lineaRendimento medio annuo 10 anni (lordo)Rendimento medio annuo 20 anni (lordo)
      Garantita / Obbligazionaria1,5 – 2,5%2,0 – 3,0%
      Bilanciata3,0 – 5,0%4,0 – 5,5%
      Azionaria5,0 – 8,0%5,5 – 8,0%

      Fonte: Relazione annuale COVIP 2024. I dati storici mostrano che le linee bilanciate e azionarie, su orizzonti temporali lunghi (15-20 anni), hanno mediamente sovraperformato la rivalutazione del TFR in azienda — pur con volatilita’ negli anni di crisi (2008, 2020, 2022).

      Importante: i rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Per lavoratori con orizzonte temporale breve (meno di 10 anni alla pensione), la linea garantita — che tutela il capitale versato — puo’ essere preferibile a una azionaria.

      Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldi

      Uno dei timori piu’ comuni e’: «ma se ho bisogno di soldi, posso prenderli?». La risposta e’ si’ per entrambe le opzioni, con regole diverse.

      Anticipazione TFR in azienda (art. 2120 c.c.)

      Il lavoratore con almeno 8 anni di anzianita’ nello stesso rapporto di lavoro puo’ richiedere un’anticipazione del TFR maturato, nei seguenti casi:

      • Spese sanitarie straordinarie per se’ o familiari: fino al 70% del TFR maturato, senza limiti di frequenza
      • Acquisto o ristrutturazione prima casa: fino al 70% del TFR maturato, una volta sola nella vita
      • Congedo parentale / formazione (D.Lgs. 151/2001 e L. 53/2000): fino al 70% del TFR maturato

      L’anticipazione per prima casa e’ concessa nel limite del 4% degli aventi diritto in azienda (limite di contingentamento), il che in pratica puo’ comportare attese.

      Anticipazione dal fondo pensione (art. 11, D.Lgs. 252/2005)

      I fondi pensione consentono anticipazioni secondo regole proprie, ma la legge prevede minima:

      • Spese sanitarie straordinarie: in qualsiasi momento, fino al 75% della posizione individuale, tassate al 15% (riducibile al 9%) — nessun limite di anni di iscrizione
      • Acquisto o ristrutturazione prima casa: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 75% della posizione, tassate al 23%
      • Altre esigenze personali: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30% della posizione, tassate al 23%

      Le anticipazioni «per altre esigenze» sono particolarmente flessibili — non richiedono giustificazione specifica — ma sono tassate al 23%, piu’ del minimo del 15% sulle prestazioni previdenziali vere e proprie.

      Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negoziali

      Molti lavoratori dipendenti non sanno che iscrivendosi al fondo pensione negoziale di categoria (es. Cometa per i metalmeccanici, Fonte per il commercio, Previmoda per il tessile, ecc.) ottengono un vantaggio ulteriore: il contributo del datore di lavoro.

      Se il lavoratore versa la quota minima prevista dal CCNL (generalmente tra lo 0,5% e l’1,5% della retribuzione), il datore di lavoro e’ obbligato a versare a sua volta una quota — tipicamente tra lo 0,55% e il 2% della retribuzione. Questo contributo datoriale e’ aggiuntivo rispetto al normale TFR e rappresenta di fatto una remunerazione extra esentasse (non concorre al reddito imponibile del lavoratore).

      Esempio: un lavoratore metalmeccanico con RAL di 28.000€ che aderisce a Cometa versando l’1% (280€/anno) riceve dal datore di lavoro il 2% (560€/anno). Questi 560€ aggiuntivi non avrebbe ricevuto in nessun altro modo — sono disponibili solo aderendo al fondo. Chi non aderisce li lascia semplicemente sul tavolo.

      Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensione

      CaratteristicaTFR in aziendaFondo pensione complementare
      Tassazione finaleTassazione separata, min. 23% (aliquota media IRPEF ridotta)15% (fino al 9% con 35+ anni)
      Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazione ISTAT (lordo)Variabile: 1,5% – 8% per anno in base alla linea
      Deducibilita’ contributiNoSi’, fino a 5.164,57€/anno
      Contributo datorialeNoSi’ (solo fondi negoziali, se si versa la quota min.)
      Anticipazione prima casaDopo 8 anni, 70%, contingentata al 4%Dopo 8 anni, 75%, tassata al 23%
      Anticipazione spese sanitarieDopo 8 anni, 70%Subito, 75%, tassata al 15%
      Rischio perdita capitaleZero (garantito dall’azienda/INPS)Variabile: zero per linee garantite, presente per bilanciate/azionarie
      Protezione in caso di fallimento aziendaGarantita da INPS/Fondo di Garanzia INPSPatrimonio separato del fondo, non aggredibile

      Esempio pratico con calcolo fiscale comparativo

      Facciamo un esempio concreto per capire la differenza reale alla fine della carriera.

      Scenario: Marco, 30 anni, RAL 28.000€, lavora come dipendente privato per 35 anni fino a 65 anni. Il TFR annuale accantonato e’ circa 28.000 / 13,5 = 2.074€/anno.

      Ipotesi A — TFR rimane in azienda

      • TFR accantonato lordo in 35 anni (rivalutazione ipotetica 1,7% annuo): circa 88.000€
      • Aliquota media IRPEF stimata (basata su reddito quinquennio): circa 25%
      • TFR netto incassato: circa 66.000€

      Ipotesi B — TFR versato al fondo pensione (linea bilanciata)

      • TFR versato al fondo: 2.074€/anno per 35 anni
      • Rendimento ipotetico 4% annuo composto (linea bilanciata storica): il montante lordo arriva a circa 155.000€
      • Aliquota fiscale con 35 anni di iscrizione: 9%
      • Montante netto incassato: circa 141.000€

      Differenza: circa 75.000€ in favore del fondo pensione, a parita’ di contribuzione. La differenza e’ dovuta sia al miglior rendimento della linea bilanciata rispetto alla rivalutazione TFR, sia alla tassazione finale nettamente inferiore (9% vs 25%).

      Questo calcolo e’ semplificativo e non tiene conto di inflazione, variazioni retributive e fluttuazioni di mercato. Tuttavia mostra chiaramente l’ordine di grandezza della differenza potenziale.

      Quando conviene tenere il TFR in azienda

      Nonostante il fondo pensione appaia vantaggioso nella maggior parte dei casi, ci sono situazioni in cui potrebbe essere preferibile mantenere il TFR in azienda:

      • Orizzonte temporale breve: se si prevede di lasciare il lavoro o andare in pensione entro 5-8 anni, la flessibilita’ del TFR in azienda (incassabile subito alla cessazione senza vincoli pensionistici) puo’ essere piu’ utile
      • Necessita’ di liquidita’ imminente: chi sa gia’ di dover accedere ai fondi per un’acquisto casa a breve preferira’ il TFR in azienda (nessun vincolo temporale dopo 8 anni) vs il fondo (serve iscriversi 8 anni prima)
      • Redditi molto bassi: con redditi sotto 15.000€, l’aliquota TFR si avvicina al 23% e il risparmio fiscale della deducibilita’ e’ limitato
      • Avversione assoluta al rischio: chi non sopporta alcuna variabilita’ del proprio patrimonio potrebbe preferire la certezza della rivalutazione TFR rispetto ai fondi (anche se esistono linee garantite)

      Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro

      Una domanda frequente: «Se cambio lavoro, cosa succede al fondo pensione?». La risposta e’ rassicurante: la posizione individuale rimane nel fondo e continua a rivalutarsi. Si hanno queste opzioni (art. 14, D.Lgs. 252/2005):

      • Trasferimento ad altro fondo: si porta tutta la posizione al nuovo fondo senza costi e senza perdere l’anzianita’ di iscrizione (ai fini del conteggio degli anni per l’aliquota decrescente)
      • Mantenimento della posizione nel fondo originario anche senza versare nuovi contributi
      • Riscatto totale (in casi particolari: invalidita’, disoccupazione superiore a 12 mesi, ecc.) — tassato al 23%
      • Riscatto parziale (50% della posizione) in caso di disoccupazione tra 12 e 48 mesi — tassato al 23%

      Per approfondire la comparazione tra fondo pensione e altre forme di investimento complementare, leggi anche: Fondo Pensione o Assicurazione Vita: quale conviene nel 2026?

      TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduli

      Sul piano operativo, ecco le cose pratiche da sapere:

      • Modulo TFR1: per destinare il TFR a un fondo pensione specifico
      • Modulo TFR2: per mantenere il TFR in azienda (scelta esplicita)
      • Finestra di scelta: 6 mesi dall’assunzione per i nuovi assunti
      • Silenzio-assenso: se non si compila nessun modulo entro 6 mesi → TFR destinato al fondo negoziale di categoria (o FondInps se non esiste fondo di categoria)
      • Cambio di scelta: chi ha scelto di tenere il TFR in azienda puo’ successivamente scegliere di versarlo al fondo con una comunicazione scritta al datore di lavoro

      Per informazioni sulle pensioni e sul calcolo delle prestazioni previdenziali, puoi consultare anche: Tassazione del TFR: l’aliquota media e’ piu’ bassa dell’IRPEF ordinaria

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      Domande frequenti su TFR e fondo pensione

      Posso versare solo il TFR al fondo pensione senza contributi aggiuntivi?

      Si’. Il TFR puo’ essere destinato al fondo senza che il lavoratore versi contributi aggiuntivi propri. In questo caso, pero’, il datore di lavoro non e’ obbligato a versare il proprio contributo (salvo diversa previsione del CCNL). Per ottenere il contributo datoriale, di norma serve versare almeno la quota minima prevista dal contratto.

      Il fondo pensione e’ sicuro se fallisce il gestore?

      Si’. I fondi pensione hanno un patrimonio separato e autonomo rispetto alla societa’ di gestione. In caso di insolvenza della SGR o dell’ente gestore, il patrimonio degli iscritti non e’ aggredibile dai creditori — a differenza del TFR in azienda che, per le piccole imprese, e’ esposto al rischio di insolvenza aziendale (anche se protetto dal Fondo di Garanzia INPS).

      Se prendo un’anticipazione dal fondo pensione, perdo gli anni ai fini dell’aliquota agevolata?

      No. L’anticipazione non interrompe il conteggio degli anni di iscrizione ai fini del calcolo dell’aliquota decrescente (15% → 9%). Gli anni continuano a maturare indipendentemente dall’avvenuta anticipazione.

      Qual e’ il limite di deducibilita’ dei contributi al fondo pensione nel 2026?

      Il limite rimane 5.164,57 euro annui (art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005). Questo importo comprende sia i contributi volontari del lavoratore che quelli del datore di lavoro (escluso il TFR). Il TFR versato al fondo non rientra in questo limite e non e’ deducibile (perche’ non e’ mai stato tassato come reddito).

      Posso cambiare linea di investimento all’interno del fondo pensione?

      Si’. La maggior parte dei fondi pensione consente di cambiare linea (da garantita a bilanciata, da bilanciata ad azionaria) almeno una volta all’anno, senza costi o perdita di posizione. E’ consigliabile orientarsi verso linee piu’ aggressive nelle fasi iniziali (lontano dalla pensione) e progressivamente spostarsi su linee piu’ conservative avvicinandosi all’eta’ pensionabile.

      Cosa succede al fondo pensione in caso di morte dell’iscritto?

      In caso di morte dell’iscritto, la posizione individuale e’ trasferita agli eredi o ai beneficiari designati. Gli eredi ricevono il capitale senza dover pagare imposta di successione (la posizione del fondo pensione non rientra nell’attivo ereditario ai fini dell’imposta di successione — Cass. n. 11421/2022 per i fondi pensione complementari).

      Conclusioni: dove conviene davvero?

      La risposta, nella quasi totalita’ dei casi, e’: il fondo pensione complementare conviene di piu’. I motivi sono tre:

      • Tassazione inferiore: si parte dal 15% e si arriva al 9% dopo 35 anni, contro il 23-40% del TFR in azienda
      • Contributo datoriale gratuito: nei fondi negoziali, il datore versa una quota aggiuntiva che non si ottiene in nessun altro modo
      • Deducibilita’ dei contributi: risparmio fiscale immediato sull’IRPEF, fino a 5.164,57€/anno

      L’unica vera eccezione e’ chi ha un orizzonte temporale brevissimo (meno di 5 anni al pensionamento) o chi necessita con certezza di liquidita’ a breve — ma anche in questi casi si possono scegliere linee garantite che tutelano il capitale.

      Se non hai ancora scelto dove destinare il tuo TFR, o vuoi valutare se cambiare scelta, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre una consulenza personalizzata. Prenota un appuntamento presso i nostri uffici in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine — oppure chiamaci al 0432 1638640.

      Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 05:31:352026-07-03 07:54:04TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026
      PATRONATO

      Quattordicesima Pensionati 2026: Quando Arriva, Importo e Chi Ne Ha Diritto

      Pensione 2026 INPS

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la Quattordicesima Pensionati e Come Funziona
      2. Quando Arriva la Quattordicesima Pensionati 2026: Date di Pagamento
      3. Chi Ha Diritto alla Quattordicesima Pensionati 2026: Requisiti
      4. Importo Quattordicesima Pensionati 2026: Tabella Aggiornata
      5. Quattordicesima e Pensione di Reversibilità: Spetta?
      6. Quattordicesima e Assegno Sociale: Non Spetta
      7. Come Verificare se Spetta la Quattordicesima 2026
      8. Cosa Fare se Non Ricevi la Quattordicesima Pensionati 2026
      9. Domande Frequenti sulla Quattordicesima Pensionati 2026

      La quattordicesima pensionati 2026 rappresenta una delle prestazioni INPS più attese dai pensionati italiani, soprattutto con l’arrivo dell’estate. Si tratta di una somma aggiuntiva che viene erogata una volta l’anno ai pensionati con redditi bassi, un vero e proprio aiuto economico che può arrivare fino a 655 euro. Ma quando arriva la quattordicesima 2026? Chi ne ha diritto? E soprattutto, quanto spetta in base ai propri anni di contributi?

      In questa guida completa rispondiamo a tutte le domande sulla quattordicesima pensionati 2026: dalle date di pagamento agli importi aggiornati, dai requisiti di reddito e di età fino alle istruzioni per verificare se ti spetta consultando il cedolino pensione. Se hai dubbi sulla tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a verificare tutto con precisione.

      Cos’è la Quattordicesima Pensionati e Come Funziona

      La quattordicesima pensionati 2026 è una somma aggiuntiva, tecnicamente chiamata “somma aggiuntiva” (art. 5, commi 1-4, della Legge 3 agosto 2007, n. 127), che l’INPS eroga ai pensionati con redditi più bassi. Non si tratta di un bonus una tantum, ma di una prestazione strutturale che viene pagata automaticamente ogni anno a chi ne ha diritto.

      A differenza della tredicesima, che spetta a tutti i pensionati, la quattordicesima pensione 2026 è riservata esclusivamente a chi ha un reddito complessivo individuale al di sotto di determinate soglie. L’importo varia in base a due fattori principali: gli anni di contributi versati e la fascia di reddito in cui si rientra.

      La misura è stata introdotta nel 2007 e successivamente potenziata dalla Legge di Bilancio 2017, che ha ampliato la platea dei beneficiari e aumentato gli importi per chi ha redditi più bassi. Oggi ne beneficiano circa 3,2 milioni di pensionati italiani.

      Quando Arriva la Quattordicesima Pensionati 2026: Date di Pagamento

      La domanda più frequente è: quando arriva la quattordicesima 2026? Il pagamento avviene in due momenti diversi durante l’anno, a seconda della situazione del pensionato.

      Per chi ha già maturato il diritto alla quattordicesima (cioè ha già compiuto 64 anni entro il primo semestre 2026 e rientra nei limiti di reddito), il pagamento avviene con la pensione di luglio 2026. Si tratta dell’accredito principale che riguarda la maggior parte dei beneficiari.

      Per chi invece matura i requisiti nel secondo semestre 2026 (ad esempio compie 64 anni tra luglio e dicembre), la quattordicesima pensionati 2026 viene erogata con la pensione di dicembre 2026, come conguaglio di fine anno.

      È importante sapere che la quattordicesima non arriva in un bonifico separato: viene accreditata direttamente nella pensione del mese di riferimento (luglio o dicembre), quindi vedrai un importo più alto del solito nel cedolino.

      Calendario pagamento quattordicesima 2026

      Ecco il riepilogo delle date di pagamento:

      • Luglio 2026 (1° luglio per chi ha conto corrente, 2 luglio per chi ritira alle Poste): pagamento per chi ha già i requisiti al 30 giugno 2026
      • Dicembre 2026: pagamento per chi matura i requisiti tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2026
      • Su domanda: chi non la riceve automaticamente può presentare domanda INPS tramite il CAF Centro Fiscale

      Se nel cedolino di luglio non trovi la quattordicesima INPS 2026, non preoccuparti subito: potresti rientrare nel gruppo di dicembre, oppure potrebbe essere necessario presentare una domanda specifica.

      Chi Ha Diritto alla Quattordicesima Pensionati 2026: Requisiti

      Non tutti i pensionati ricevono la quattordicesima pensione 2026. Per averne diritto è necessario soddisfare contemporaneamente tre requisiti fondamentali: età, tipo di pensione e reddito.

      Il primo requisito riguarda l’età anagrafica: bisogna aver compiuto almeno 64 anni di età. Il requisito si considera soddisfatto nel momento del compimento degli anni, motivo per cui chi compie 64 anni nel secondo semestre riceve la quattordicesima a dicembre anziché a luglio.

      Il secondo requisito riguarda il tipo di pensione. La quattordicesima spetta ai titolari di:

      • Pensione di vecchiaia o pensione anticipata
      • Pensione di anzianità
      • Pensione di invalidità (assegno ordinario di invalidità o pensione di inabilità)
      • Pensione ai superstiti (reversibilità e indiretta)
      • Pensione anticipata con qualsiasi formula (Quota 103, Opzione Donna, APE Sociale)

      Il terzo requisito, forse il più importante, riguarda il reddito complessivo individuale. Si considera solo il reddito del pensionato, non quello del coniuge o del nucleo familiare.

      Soglie di reddito per la quattordicesima 2026

      Le soglie di reddito per la quattordicesima pensionati 2026 sono collegate al trattamento minimo INPS, che per il 2026 è pari a circa 598,61 euro mensili (7.781,93 euro annui, inclusa la tredicesima). Le fasce di reddito sono due:

      • Fascia 1 (importo pieno): reddito annuo fino a 1,5 volte il trattamento minimo, ovvero fino a circa 11.672,90 euro
      • Fascia 2 (importo ridotto): reddito annuo tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo, ovvero tra circa 11.672,90 e 15.563,86 euro

      Chi ha un reddito superiore a 2 volte il trattamento minimo (circa 15.563,86 euro annui) non ha diritto alla quattordicesima. È fondamentale ricordare che nel calcolo del reddito si considerano tutti i redditi assoggettabili a IRPEF, comprese altre prestazioni assistenziali, ma sono esclusi la casa di abitazione, il TFR e gli arretrati soggetti a tassazione separata.

      Importo Quattordicesima Pensionati 2026: Tabella Aggiornata

      L’importo della quattordicesima pensionati 2026 varia in base a due parametri: la fascia di reddito e gli anni di contribuzione versati. Più anni di contributi hai versato, più alto è l’importo che ricevi.

      Ecco la tabella aggiornata degli importi della quattordicesima 2026:

      Importi per la Fascia 1 (reddito fino a 1,5 volte il minimo)

      Per i pensionati con reddito annuo fino a circa 11.672,90 euro (1,5 volte il trattamento minimo), gli importi sono i più alti:

      Anni di contributiLavoratori dipendentiLavoratori autonomiImporto annuo
      Fino a 15 anniFino a 15 anniFino a 18 anni437 euro
      Da 15 a 25 anniDa 15 a 25 anniDa 18 a 28 anni546 euro
      Oltre 25 anniOltre 25 anniOltre 28 anni655 euro

      Questi importi rappresentano il massimo ottenibile con la quattordicesima INPS 2026.

      Importi per la Fascia 2 (reddito tra 1,5 e 2 volte il minimo)

      Per i pensionati con reddito annuo tra circa 11.672,90 e 15.563,86 euro, gli importi sono ridotti:

      Anni di contributiLavoratori dipendentiLavoratori autonomiImporto annuo
      Fino a 15 anniFino a 15 anniFino a 18 anni336 euro
      Da 15 a 25 anniDa 15 a 25 anniDa 18 a 28 anni420 euro
      Oltre 25 anniOltre 25 anniOltre 28 anni504 euro

      Gli importi della Fascia 2 sono stati introdotti dalla Legge di Bilancio 2017, che ha ampliato la platea dei beneficiari includendo anche i pensionati con redditi leggermente superiori alla soglia originaria.

      Come si calcola l’importo esatto

      Il calcolo dell’importo della quattordicesima pensionati 2026 segue regole precise. Per chi rientra pienamente nella fascia di riferimento, l’importo è quello indicato nelle tabelle sopra, erogato in un’unica soluzione.

      Tuttavia, in alcuni casi l’importo può essere proporzionato:

      • Se il diritto alla pensione è maturato durante l’anno (e non dal 1° gennaio), la quattordicesima viene calcolata in proporzione ai mesi di pensione effettivi
      • Se il reddito si colloca a cavallo della soglia, l’importo viene ridotto in modo che la somma di pensione + quattordicesima non superi il limite della fascia superiore (cosiddetto meccanismo di “clausola di salvaguardia”)

      Per verificare con certezza l’importo spettante nella tua situazione specifica, è consigliabile rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che può effettuare un calcolo personalizzato in base ai tuoi dati contributivi e reddituali.

      Quattordicesima e Pensione di Reversibilità: Spetta?

      Una domanda molto frequente riguarda il rapporto tra quattordicesima e pensione di reversibilità. La risposta è sì: la quattordicesima pensionati 2026 spetta anche a chi percepisce la pensione ai superstiti, sia essa una reversibilità (se il pensionato era già in pensione) o una pensione indiretta (se il lavoratore è deceduto prima di andare in pensione).

      Per averne diritto, il titolare della reversibilità deve comunque soddisfare tutti i requisiti generali: aver compiuto 64 anni e avere un reddito individuale al di sotto delle soglie previste. Gli anni di contributi da considerare sono quelli del lavoratore o pensionato deceduto, non quelli del superstite.

      È importante sottolineare che il reddito da considerare è sempre quello individuale del superstite, non quello del nucleo familiare. Questo significa che la pensione di reversibilità stessa viene conteggiata nel reddito, ma non i redditi dell’eventuale nuovo coniuge.

      Quattordicesima e Assegno Sociale: Non Spetta

      Al contrario della reversibilità, chi percepisce l’assegno sociale (ex pensione sociale) non ha diritto alla quattordicesima pensionati 2026. L’assegno sociale, infatti, è una prestazione di tipo assistenziale e non previdenziale: viene erogato a chi ha compiuto 67 anni e non ha redditi sufficienti, ma non si basa su contributi versati.

      Poiché la quattordicesima pensione 2026 è calcolata proprio sulla base degli anni di contribuzione, chi non ha mai versato contributi (o non ha maturato una pensione contributiva) resta escluso dalla prestazione.

      Attenzione però a non confondere l’assegno sociale con l’assegno ordinario di invalidità (AOI): quest’ultimo è una prestazione previdenziale basata sui contributi e dà diritto alla quattordicesima, a patto che si soddisfino i requisiti di età e reddito.

      Come Verificare se Spetta la Quattordicesima 2026

      Per sapere se hai diritto alla quattordicesima pensionati 2026, il metodo più immediato è controllare il cedolino pensione sul portale MyINPS. Il cedolino di luglio mostrerà una voce aggiuntiva se la quattordicesima è stata riconosciuta.

      Però attenzione: consultare il cedolino da soli può generare confusione, soprattutto se l’importo è diverso da quello atteso o se la voce non compare. Per una verifica completa e sicura, ti consigliamo di rivolgerti al CAF Centro Fiscale, dove i nostri operatori possono:

      • Verificare i tuoi anni di contribuzione effettivi (che potrebbero differire da quelli che ricordi)
      • Controllare il tuo reddito complessivo e capire in quale fascia rientri
      • Verificare se ci sono eventuali incompatibilità con altre prestazioni
      • Presentare domanda nel caso in cui la quattordicesima non sia stata erogata automaticamente

      Spesso l’INPS eroga la quattordicesima d’ufficio sulla base dei dati in suo possesso, ma non sempre i dati sono aggiornati. Se il tuo reddito è cambiato rispetto all’anno precedente, o se hai maturato il requisito anagrafico di recente, potrebbe essere necessario un intervento manuale.

      Cosa Fare se Non Ricevi la Quattordicesima Pensionati 2026

      Se nel cedolino di luglio 2026 non trovi la quattordicesima INPS 2026 e ritieni di averne diritto, è possibile che l’INPS non abbia tutti i dati necessari per il calcolo automatico. In questo caso, è necessario presentare domanda.

      La procedura richiede attenzione per evitare errori che potrebbero ritardare l’erogazione. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: dalla verifica dei requisiti alla presentazione della domanda, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

      I motivi più comuni per cui la quattordicesima non viene erogata automaticamente sono:

      • Dati reddituali non aggiornati: l’INPS si basa sulle dichiarazioni dei redditi precedenti, che potrebbero non riflettere la situazione attuale
      • Contributi non ricongiunti: se hai lavorato con diverse casse previdenziali, i periodi contributivi potrebbero non essere stati sommati
      • Cambio di situazione: nuovo pensionamento, raggiungimento dei 64 anni nel corso dell’anno, variazione di reddito
      • Errori nei database INPS: a volte i dati risultano incompleti o errati

      In tutti questi casi, il nostro team verifica la tua posizione contributiva e reddituale, e presenta la domanda per il riconoscimento della quattordicesima pensione 2026 con tutta la documentazione necessaria.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sulla Quattordicesima Pensionati 2026

      Quando viene pagata la quattordicesima pensionati 2026?

      La quattordicesima pensionati 2026 viene pagata con la pensione di luglio 2026 per chi ha già maturato i requisiti entro il 30 giugno. Chi matura i requisiti nel secondo semestre (luglio-dicembre) la riceve con la pensione di dicembre 2026.

      Quanto è l’importo della quattordicesima pensione 2026?

      L’importo varia da un minimo di 336 euro a un massimo di 655 euro in base agli anni di contributi versati e alla fascia di reddito. Chi ha più di 25 anni di contributi e un reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo riceve l’importo massimo di 655 euro.

      La quattordicesima spetta con la pensione di reversibilità?

      Sì, la quattordicesima spetta anche ai titolari di pensione di reversibilità e pensione indiretta, a patto che il beneficiario abbia almeno 64 anni e un reddito individuale al di sotto delle soglie previste. Gli anni di contributi considerati sono quelli del lavoratore deceduto.

      Qual è il reddito massimo per avere la quattordicesima 2026?

      Il reddito massimo per avere diritto alla quattordicesima è pari a 2 volte il trattamento minimo INPS, ovvero circa 15.563,86 euro annui per il 2026. Chi ha un reddito fino a 1,5 volte il minimo (circa 11.672,90 euro) riceve importi più alti.

      La quattordicesima si paga sull’assegno sociale?

      No, la quattordicesima non spetta ai titolari di assegno sociale. L’assegno sociale è una prestazione assistenziale, non previdenziale, e la quattordicesima richiede un minimo di anni di contribuzione versati.

      Come faccio a sapere se mi spetta la quattordicesima?

      Per verificare se hai diritto alla quattordicesima pensionati 2026, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri operatori controllano la tua posizione contributiva, il reddito e ti assistono nella domanda se necessario. Puoi anche controllare il cedolino pensione di luglio per vedere se compare la voce aggiuntiva.


      La quattordicesima pensionati 2026 rappresenta un importante sostegno economico per milioni di pensionati italiani con redditi medio-bassi. Con importi che vanno da 336 a 655 euro, conoscere i requisiti e le date di pagamento è fondamentale per non perdere questo diritto.

      Hai bisogno di assistenza per verificare se ti spetta la quattordicesima pensione 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.
      Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

      Leggi anche: Pagamento Pensioni Giugno 2026 | Pensione Anticipata | APE Sociale 2026 | NASPI 2026

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      Alexandra Bala
      04/09/2026
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      ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
      Luglio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-25 08:00:002026-05-31 16:55:25Quattordicesima Pensionati 2026: Quando Arriva, Importo e Chi Ne Ha Diritto
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      Pensione sospesa senza RED 2026: quando scatta la revoca e come evitare il recupero tardivo

      Pensione 2026 INPS

      La pensione sospesa senza RED è un problema che ogni anno colpisce decine di migliaia di pensionati italiani. Quando l’INPS non riceve la dichiarazione RED (Redditi e Esistenza in vita) entro le scadenze previste, la prestazione previdenziale viene prima sospesa e poi, nei casi più gravi, revocata. In questa guida spieghiamo con precisione quando scatta la sospensione della pensione per mancato RED, quando l’INPS procede alla revoca definitiva, quali sono i tempi per il recupero delle somme indebitamente percepite e come regolarizzarsi prima che la situazione degeneri.

      Il modello RED (acronimo di Redditi e Esistenza in vita) è la dichiarazione che ogni anno i pensionati titolari di prestazioni reddito-dipendenti devono presentare all’INPS. Attraverso questa comunicazione l’ente verifica che i redditi del pensionato siano compatibili con la prestazione erogata. La mancata presentazione del RED non è una dimenticanza da poco: le conseguenze economiche possono essere molto serie e protrarsi nel tempo, come spiegheremo in dettaglio.

      Indice dei contenuti
      • Cos’è il RED INPS e a chi si applica
      • Scadenze RED 2026: quando presentare la dichiarazione
      • Pensione sospesa senza RED: quando scatta la sospensione
      • Dalla sospensione alla revoca: iter INPS e tempistiche
      • Recupero indebito pensione: tempi e prescrizione
      • Come regolarizzarsi dopo la sospensione: passi operativi
      • Tutela del pensionato: ricorsi e difese possibili
      • Esempio pratico: il caso di Mario che salta il RED
      • Tabella riassuntiva: scadenze, sospensione e recupero
      • Domande frequenti sulla pensione sospesa senza RED

      Cos’è il RED INPS e a chi si applica

      Il modello RED è una dichiarazione annuale che l’INPS chiede ai pensionati titolari di prestazioni il cui importo varia in base al reddito. Non tutti i pensionati sono obbligati a presentarlo: solo chi percepisce prestazioni cosiddette reddito-dipendenti, cioè la cui erogazione è condizionata al reddito del titolare (e, in alcuni casi, del coniuge o del nucleo familiare).

      Le principali prestazioni che richiedono il RED INPS sono le seguenti:

      • Pensione sociale e assegno sociale (ex art. 3 c. 6 L. 335/1995): prestazione non contributiva per chi ha compiuto 67 anni e non ha redditi sufficienti. L’assegno si riduce o si azzera al superamento di determinate soglie di reddito.
      • Assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti: le indennità di accompagnamento sono esenti, ma pensioni di inabilità e assegni mensili sono reddito-dipendenti.
      • Pensioni e assegni di invalidità liquidati con il sistema retributivo o misto, soggetti a riduzione in base al reddito da lavoro.
      • Pensione di reversibilità e indiretta: può essere soggetta a riduzione (dal 25% al 50%) se il superstite ha redditi propri superiori a certe soglie stabilite annualmente dall’INPS.
      • Pensioni integrate al trattamento minimo: l’integrazione al minimo (attualmente la pensione minima è pari a 611,85 euro mensili per il 2026, rivalutata dell’1,4% con DM MEF 19/11/2025) spetta solo se il pensionato non supera determinati redditi.
      • Prestazioni di accompagnamento e indennità di frequenza per minori: legate all’ISEE o al reddito familiare.

      In pratica, tutte le volte che la tua pensione comprende una quota che dipende dal reddito, l’INPS deve periodicamente verificare che le condizioni per l’erogazione siano ancora soddisfatte. Il modello RED è lo strumento attraverso cui questa verifica avviene. Senza di esso, l’INPS non può confermare la spettanza della prestazione e procede alla sospensione cautelativa.

      Scadenze RED 2026: quando presentare la dichiarazione

      L’INPS fissa ogni anno le scadenze per la presentazione del RED. La campagna RED si svolge tipicamente tra giugno e ottobre di ogni anno, riferita ai redditi percepiti nell’anno precedente. Per l’anno 2026, la campagna RED riguarda i redditi 2025.

      La scadenza ordinaria per la presentazione del modello RED è generalmente fissata al 31 ottobre dell’anno di campagna, salvo proroghe disposte dall’INPS con apposita circolare. È fondamentale monitorare le comunicazioni ufficiali INPS perché le date possono subire variazioni annuali.

      L’INPS informa i pensionati interessati attraverso:

      • Lettera raccomandata all’indirizzo del pensionato: è la comunicazione ufficiale che indica l’obbligo di presentare il RED e la scadenza. La ricezione di questa lettera è fondamentale: non ignorarla mai.
      • Messaggio sul fascicolo previdenziale (portale INPS): area riservata del pensionato.
      • Comunicazione al patronato o al CAF delegato, se il pensionato ha già conferito delega.

      Attenzione: non tutti i pensionati ricevono ogni anno la lettera. L’INPS la invia solo a chi è titolare di prestazioni reddito-dipendenti e per il quale non dispone già dei dati reddituali tramite altre fonti (per esempio, l’Agenzia delle Entrate). Se non ricevi la lettera ma percepisci una delle prestazioni elencate sopra, contatta il tuo patronato per verificare se sei obbligato alla presentazione del RED.

      Per i pensionati residenti all’estero, la procedura è diversa: l’INPS invia annualmente le lettere attraverso gli istituti di pagamento esteri (Western Union e simili), e per i pensionati esteri vige l’obbligo di presentare il RedEst (dichiarazione di esistenza in vita), coordinato con il RED per le prestazioni reddito-dipendenti. L’articolo su Pensione INPS all’estero e RedEst approfondisce questo specifico scenario.

      Pensione sospesa senza RED: quando scatta la sospensione

      La pensione sospesa senza RED scatta automaticamente quando il pensionato non risponde alla richiesta di dichiarazione entro i termini stabiliti. Il meccanismo è il seguente: l’INPS, non avendo i dati reddituali necessari per confermare la spettanza della prestazione, adotta un provvedimento di sospensione cautelativa del pagamento.

      In pratica, la sospensione della pensione per mancato RED avviene generalmente dopo un breve periodo successivo alla scadenza della campagna RED (tipicamente 1-2 mesi dalla scadenza), a meno che il pensionato non abbia nel frattempo presentato la dichiarazione o richiesto una proroga. L’INPS non sospende immediatamente al giorno dopo la scadenza: di norma vengono inviati solleciti e concessi brevi termini aggiuntivi.

      La sospensione è comunicata al pensionato tramite provvedimento formale (lettera o raccomandata) che indica:

      • La data dalla quale la pensione è sospesa.
      • La motivazione (mancata presentazione del RED).
      • I termini e le modalità per regolarizzare la propria posizione.
      • Le conseguenze in caso di ulteriore inerzia (revoca definitiva).

      È importante distinguere tra sospensione e revoca: la sospensione è una misura temporanea e reversibile. Se il pensionato presenta il RED nei termini indicati dall’INPS, la pensione viene riattivata e vengono corrisposti gli arretrati relativi al periodo di sospensione. La revoca, invece, è definitiva e comporta conseguenze ben più gravi.

      Va sottolineato che la sospensione riguarda solo la quota reddito-dipendente della pensione, oppure l’intera prestazione se questa è interamente subordinata al reddito (come l’assegno sociale). Se il pensionato percepisce una pensione di vecchiaia ordinaria con una quota di integrazione al trattamento minimo, la sospensione riguarderà tipicamente la sola integrazione, non l’intera pensione.

      Dalla sospensione alla revoca: iter INPS e tempistiche

      Se dopo la sospensione il pensionato non si attiva per presentare il RED, l’INPS avvia il procedimento di revoca definitiva della prestazione. Questo è lo scenario peggiore, e comprenderne le tempistiche è fondamentale per evitarlo.

      L’iter tipico si sviluppa così:

      • 1° fase — Richiesta RED: l’INPS invia la lettera di richiesta al pensionato (da giugno dell’anno di campagna). Scadenza ordinaria: 31 ottobre.
      • 2° fase — Sollecito: se il pensionato non risponde, l’INPS invia uno o più solleciti con concessione di un breve termine suppletivo (normalmente 30-60 giorni).
      • 3° fase — Sospensione cautelativa: decorso il termine suppletivo senza risposta, la pensione viene sospesa. Il provvedimento viene comunicato formalmente e indica un ulteriore termine per regolarizzarsi (di solito 30-60 giorni).
      • 4° fase — Revoca definitiva: se il pensionato non risponde neppure alla comunicazione di sospensione, l’INPS emette il provvedimento di revoca. La data di decorrenza della revoca viene fissata retroattivamente, spesso a partire dal mese in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

      La revoca definitiva comporta che il pensionato non ha più diritto alla prestazione e che le somme già erogate nel periodo per il quale non ha prodotto il RED vengono considerate indebite, ovvero pagate senza titolo. L’INPS avvia quindi il procedimento di recupero dell’indebito.

      È importante sapere che la revoca può essere impugnata. Il pensionato ha il diritto di presentare ricorso (prima in via amministrativa, poi eventualmente in sede giudiziaria) dimostrando che le condizioni per la spettanza della prestazione esistevano anche nel periodo contestato. In questo caso, però, il pensionato deve essere in grado di produrre la documentazione reddituale relativa agli anni contestati, il che può diventare complesso dopo alcuni anni.

      Recupero indebito pensione: tempi e prescrizione

      Il recupero dell’indebito pensionistico è uno dei temi più delicati e controversi di questa materia. Quando l’INPS accerta che ha erogato somme non dovute (perché il pensionato aveva redditi incompatibili o non aveva presentato il RED), chiede la restituzione di quanto pagato.

      Vediamo le regole principali che governano questo recupero.

      Modalità di recupero dell’indebito INPS

      Il recupero dell’indebito pensionistico avviene tipicamente mediante trattenuta mensile sulla pensione, non tramite richiesta di pagamento in un’unica soluzione. La trattenuta è proporzionata all’importo della pensione in godimento e non può superare determinate soglie stabilite dalla normativa, per garantire al pensionato un importo minimo vitale.

      Secondo la disciplina consolidata (art. 52 L. 88/1989 e successive modificazioni), il recupero avviene con le seguenti modalità:

      • Se l’indebito è dovuto a errore dell’INPS (senza responsabilità del pensionato), la trattenuta mensile non può superare il 20% della pensione lorda e il recupero non può essere retroattivo oltre il limite di prescrizione.
      • Se l’indebito è dovuto a comportamento del pensionato (omessa dichiarazione RED, false dichiarazioni), l’INPS può applicare trattenute più elevate, fino al 50% della pensione, e può procedere con maggiore severità nei tempi.
      • In ogni caso, la pensione netta residua non può scendere sotto il trattamento minimo INPS (611,85 euro mensili nel 2026).

      Prescrizione del recupero indebito

      Un aspetto cruciale per chi si trova in questa situazione è comprendere entro quando l’INPS può recuperare le somme indebite. La questione è regolata dalle norme sulla prescrizione.

      Il diritto dell’INPS a recuperare le prestazioni indebitamente erogate è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c.c.), che decorre dal momento in cui l’ente ha conoscenza dell’indebito e si interrompe con ogni atto formale di recupero. Per le prestazioni collegate al reddito — come integrazione al minimo, maggiorazioni e quattordicesima — opera inoltre il più favorevole termine di decadenza dell’art. 13 della Legge 412/1991, che limita il recupero e tutela il pensionato quando l’indebito è imputabile a un errore dell’ente.

      In presenza di un indebito risalente nel tempo, quindi, occorre verificare sia il decorso della prescrizione decennale sia l’eventuale operatività della decadenza prevista per le prestazioni legate al reddito. La prescrizione si interrompe con la notifica del provvedimento di recupero: da quel momento il termine ricomincia a decorrere.

      Attenzione: la prescrizione non opera automaticamente. Il pensionato o i suoi eredi devono eccepirla espressamente in sede di ricorso o di opposizione al recupero. Chi non la eccepisce per tempo perde questo strumento di difesa.

      Il recupero tardivo: quando l’INPS agisce dopo anni

      Il cosiddetto recupero tardivo è la situazione in cui l’INPS notifica il provvedimento di recupero molti anni dopo l’erogazione indebita. Questo accade frequentemente quando la mancata presentazione del RED è rimasta nell’archivio INPS per anni senza che venissero avviati i controlli sistematici.

      Con l’intensificazione dei controlli automatizzati (incrocio banche dati INPS-Agenzia Entrate-Comune), molti pensionati stanno ricevendo oggi richieste di restituzione di somme erogate anni fa, talvolta anche per periodi risalenti a oltre un decennio. In questi casi, è essenziale verificare:

      • Se la prescrizione decennale (o la decadenza dell’art. 13 L. 412/1991) è maturata per alcune delle annualità contestate.
      • Se il provvedimento di recupero è stato notificato correttamente (eventuale vizio di notifica può influire sui termini).
      • Se l’INPS ha rispettato il contraddittorio prima di emettere il provvedimento (il pensionato deve avere la possibilità di far valere le proprie ragioni).

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specializzata nelle pratiche di pensione e patronato, inclusa la gestione delle controversie con l’INPS per recupero indebito.

      Come regolarizzarsi dopo la sospensione: passi operativi

      Se la tua pensione è stata sospesa per mancato RED, la prima cosa da fare è agire immediatamente, senza aspettare. Ogni giorno di ritardo aumenta il rischio di passare dalla sospensione alla revoca definitiva. Ecco i passi operativi da seguire.

      Passo 1: Verifica la situazione sulla lettera INPS

      Recupera tutte le comunicazioni ricevute dall’INPS: lettera di richiesta RED, eventuali solleciti, provvedimento di sospensione. Questi documenti contengono le date limite entro cui agire e il numero di protocollo del tuo fascicolo, necessario per la presentazione tardiva del RED.

      Passo 2: Raccogli la documentazione reddituale

      Per presentare il RED (anche tardivo), devi avere a disposizione la documentazione sui tuoi redditi per l’anno di riferimento richiesto dall’INPS. I documenti tipicamente necessari sono:

      • CU (Certificazione Unica) dell’anno di riferimento, rilasciata dal sostituto d’imposta.
      • Modello Redditi PF o 730 dell’anno di riferimento (se presentato).
      • Estratti conto bancari e documentazione su eventuali altri redditi (affitti, investimenti, redditi esteri).
      • Atti notarili relativi a compravendite immobiliari o altri atti rilevanti ai fini reddituali.
      • Per pensionati con redditi all’estero: documentazione attestante i redditi percepiti nel Paese estero di residenza o di lavoro.

      Se non hai tutta la documentazione, il CAF Centro Fiscale può aiutarti a recuperarla: in molti casi è possibile richiedere copia delle CU e delle dichiarazioni direttamente all’Agenzia delle Entrate o all’INPS tramite accesso agli atti.

      Passo 3: Presenta il RED (anche tardivo)

      La presentazione del RED tardivo è possibile anche dopo la scadenza ordinaria e, di norma, anche dopo il provvedimento di sospensione. L’INPS accetta la dichiarazione tardiva e, una volta processata, riattiva la pensione con corresponsione degli arretrati del periodo di sospensione.

      La presentazione del RED richiede attenzione nella compilazione, poiché gli errori nella dichiarazione dei redditi possono portare a rettifiche successive con ulteriori richieste di recupero. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per questa procedura: il nostro team verifica la correttezza di tutti i dati prima della presentazione, riducendo al minimo il rischio di errori.

      Passo 4: Monitora la riattivazione della pensione

      Dopo la presentazione del RED, l’INPS elabora la dichiarazione e procede alla riattivazione della pensione. I tempi variano: in media da 30 a 90 giorni. Durante questo periodo è opportuno monitorare i pagamenti sul proprio estratto conto previdenziale, verificabile tramite il fascicolo previdenziale INPS (accessibile con SPID, CIE o CNS). Se dopo 90 giorni la pensione non è stata riattivata, è necessario presentare apposita istanza di sollecito, che il tuo patronato può predisporre.

      Tutela del pensionato: ricorsi e difese possibili

      Il pensionato che riceve un provvedimento di revoca o di recupero indebito non è privo di strumenti di difesa. La normativa prevede un articolato sistema di tutele, sia in via amministrativa che giudiziaria.

      Ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS

      Il primo strumento è il ricorso amministrativo, da presentare al Comitato Provinciale INPS entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento di revoca o di recupero. Il ricorso deve contenere:

      • I dati identificativi del pensionato.
      • Il riferimento al provvedimento impugnato (numero e data).
      • Le motivazioni del ricorso (ad es. redditi effettivi entro i limiti, vizi procedurali, prescrizione).
      • La documentazione a supporto (dichiarazioni reddituali, certificazioni, estratti).

      Il Comitato Provinciale decide entro 90 giorni. Se il ricorso viene accolto, il provvedimento di revoca è annullato e la pensione viene ripristinata. Se viene rigettato, il pensionato può ricorrere in via giudiziaria.

      Ricorso giudiziario al Tribunale del Lavoro

      In caso di esito negativo del ricorso amministrativo (o di inerzia dell’INPS dopo 90 giorni), il pensionato può ricorrere al Tribunale del Lavoro in funzione di giudice delle controversie previdenziali. Il ricorso giudiziario deve essere proposto entro i termini di prescrizione del diritto (generalmente tre anni dalla data del provvedimento definitivo, salvo interruzioni).

      In sede giudiziaria il giudice esamina sia i profili procedurali (corretta notifica, rispetto del contraddittorio) sia quelli sostanziali (effettiva spettanza della prestazione, correttezza del calcolo dell’indebito). La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha in più occasioni limitato il potere dell’INPS di recuperare somme quando vi sia stata colpa esclusiva dell’ente nel calcolare o erogare la prestazione.

      Tutela costituzionale: il principio di irripetibilità

      La Corte Costituzionale ha in diverse pronunce elaborato il principio secondo cui le prestazioni previdenziali e assistenziali percepite in buona fede non possono essere recuperate quando la loro indebita erogazione sia imputabile esclusivamente all’ente erogatore. Questo principio, spesso detto di irripetibilità dell’indebito previdenziale in buona fede, si applica però solo quando il pensionato non abbia commesso alcun atto omissivo o falso dichiarativo. Chi non ha presentato il RED non può invocare facilmente questo principio, poiché la mancata risposta alla richiesta configura comunque un comportamento omissivo.

      Esempio pratico: il caso di Mario che salta il RED

      Per rendere più concreta tutta la materia, seguiamo il caso di Mario, 74 anni, pensionato titolare di una pensione di vecchiaia con integrazione al trattamento minimo pari a circa 80 euro mensili.

      A giugno 2025 l’INPS invia a Mario una lettera raccomandata in cui gli chiede di presentare il RED entro il 31 ottobre 2025 (relativo ai redditi 2024). Mario, che vive solo e ha difficoltà a muoversi, non riesce a recarsi al patronato e dimentica la scadenza. A novembre 2025 l’INPS invia un sollecito, ma Mario non apre la posta con regolarità. A gennaio 2026 l’INPS sospende l’integrazione al trattamento minimo (80 euro mensili). La lettera di sospensione, inviata a febbraio 2026, viene notata dalla figlia di Mario solo a maggio 2026.

      A quel punto la figlia si rivolge al CAF Centro Fiscale di Udine. Gli esperti verificano la situazione: Mario ha un reddito complessivo 2024 di circa 12.000 euro (pensione principale + piccolo affitto), compatibile con l’integrazione al minimo. Il CAF raccoglie tutta la documentazione e presenta il RED tardivo a giugno 2026. L’INPS elabora la pratica e a settembre 2026 riattiva l’integrazione con il pagamento di tutti gli arretrati da gennaio a settembre 2026 (9 mesi × 80 euro = 720 euro).

      Mario ha perso solo il tempo dell’iter burocratico, ma nessuna somma. Il caso si è risolto perché è stato agito entro i termini del provvedimento di sospensione, prima che l’INPS procedesse alla revoca. Se la figlia avesse aspettato altri 2-3 mesi, avrebbe trovato un provvedimento di revoca definitiva, con necessità di ricorso e tempi molto più lunghi.

      Tabella riassuntiva: scadenze, sospensione e recupero

      Di seguito una tabella riassuntiva con i punti chiave della materia, utile come riferimento rapido.

      EventoTempistica tipicaAzione consigliata
      Lettera INPS richiesta REDDa giugno dell’anno di campagnaPresentare subito al CAF o patronato
      Scadenza ordinaria RED31 ottobre (verificare circolari INPS)Non superare la scadenza
      Sollecito INPSNovembre-dicembre post-scadenzaPresentare RED immediatamente
      Sospensione pensione1-2 mesi dopo la scadenza del termine suppletivoPresentare RED tardivo entro il termine del provvedimento
      Revoca definitiva60-90 giorni dopo la sospensione senza rispostaRicorso amministrativo entro 90 giorni dalla notifica
      Recupero indebitoContestuale o successivo alla revocaVerificare prescrizione decennale/decadenza L. 412/1991, eccepirla se maturata
      Prescrizione credito INPS5 anni da ciascuna rata indebitaEccepire espressamente in sede di ricorso
      Ricorso amministrativoEntro 90 giorni dal provvedimentoAffidarsi a patronato o legale specializzato

      Domande frequenti sulla pensione sospesa senza RED

      Cosa fare subito se la tua pensione è stata sospesa per mancato RED

      La pensione sospesa senza RED è una situazione seria ma risolvibile, a patto di agire con tempestività. I punti fondamentali da ricordare sono: la sospensione è reversibile finché non diventa revoca; il RED può essere presentato anche tardivamente; il recupero dell’indebito è soggetto alla prescrizione decennale e alla decadenza dell’art. 13 L. 412/1991 (da eccepire espressamente); e chi ha redditi compatibili con la prestazione ha buone probabilità di ottenere la riattivazione piena con tutti gli arretrati.

      Il fattore critico è il tempo: ogni mese di inattività dopo la sospensione aumenta il rischio di revoca definitiva e rende più complessa la regolarizzazione. Non aspettare. Contatta subito il tuo patronato o il CAF di fiducia per avviare la procedura di presentazione del RED tardivo.

      Hai bisogno di assistenza per la pensione sospesa o per la presentazione del RED? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

      Hai bisogno di assistenza per la pensione sospesa o il RED?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in ogni fase: dalla verifica della posizione INPS alla presentazione del RED tardivo, fino alla gestione dei ricorsi. Operiamo sia in sede a Udine (Viale Tullio 13) che online per tutta Italia.

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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
        Luglio 23, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-23 11:08:542026-08-02 08:27:50Pensione sospesa senza RED 2026: quando scatta la revoca e come evitare il recupero tardivo
        CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

        Pagamento Pensioni Agosto 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

        Pensione 2026 INPS

        Il pagamento delle pensioni di agosto 2026 segue un calendario particolare perché il 1° agosto cade di sabato. Questo significa che chi riceve la pensione su conto corrente bancario vedrà l’accredito in anticipo, il venerdì 31 luglio 2026, mentre chi ritira allo sportello di Poste Italiane dovrà attendere il lunedì 3 agosto, seguendo il consueto calendario alfabetico. In questa guida completa trovi tutte le date di accredito, gli importi aggiornati con la rivalutazione pensioni 2026, le eventuali trattenute IRPEF dal modello 730 e le istruzioni per consultare il cedolino pensione su MyINPS.

        Indice dei contenuti

        1. Data Accredito Pensione Agosto 2026
        2. Calendario Ritiro Poste Italiane Agosto 2026
        3. Importi Pensioni Agosto 2026 con Rivalutazione
        4. Pensione Minima e Maggiorazione Sociale Agosto 2026
        5. Trattenute IRPEF e Conguagli 730 su Pensione Agosto 2026
        6. Rimborso 730 su Pensione: Chi lo Riceve ad Agosto
        7. Quattordicesima Mensilità: Pagamento ad Agosto 2026
        8. Come Consultare il Cedolino Pensione Agosto 2026
        9. Domande Frequenti

        Data Accredito Pensione Agosto 2026: Quando Arriva

        La data ufficiale di pagamento delle pensioni di agosto 2026 è il 1° agosto, come previsto dal calendario INPS che fissa l’accredito al primo giorno bancabile del mese. Tuttavia, poiché il 1° agosto 2026 cade di sabato, le banche anticipano l’operazione al giorno lavorativo precedente.

        Ecco nel dettaglio le date di accredito in base al canale di riscossione:

        • Conto corrente bancario: accredito il venerdì 31 luglio 2026 (anticipo perché il 1° agosto è sabato)
        • Conto corrente postale (BancoPosta): accredito il venerdì 31 luglio 2026
        • Libretto postale: accredito il venerdì 31 luglio 2026
        • Carta Postepay Evolution: accredito il venerdì 31 luglio 2026
        • Ritiro in contanti allo sportello Poste: dal lunedì 3 agosto 2026 secondo calendario alfabetico

        Chi ha la pensione accreditata direttamente su conto corrente, sia bancario che postale, potrà disporre della somma già dalla mattina del 31 luglio. È importante verificare sempre il proprio estratto conto, poiché in rari casi l’accredito potrebbe essere posticipato di qualche ora a causa dei tempi tecnici interbancari.

        Calendario Ritiro Poste Italiane Agosto 2026

        I pensionati che ritirano la pensione in contanti allo sportello di Poste Italiane devono seguire il calendario alfabetico stabilito per evitare assembramenti. Il ritiro del pagamento pensioni agosto 2026 inizia lunedì 3 agosto, poiché il 1° e il 2 agosto cadono nel weekend.

        Ecco il calendario alfabetico di agosto 2026 per il ritiro allo sportello:

        GiornoDataCognomi dalla lettera
        Lunedì3 agosto 2026A – B
        Martedì4 agosto 2026C – D
        Mercoledì5 agosto 2026E – K
        Giovedì6 agosto 2026L – O
        Venerdì7 agosto 2026P – R
        Sabato8 agosto 2026S – Z

        Ricorda che il calendario è indicativo e puoi ritirare la pensione anche nei giorni successivi a quello assegnato alla tua iniziale del cognome. Il calendario serve solo a evitare code e garantire un servizio più ordinato. Se non riesci a ritirare nel giorno previsto, puoi presentarti in qualsiasi giorno lavorativo successivo, entro la fine del mese.

        Importi Pensioni Agosto 2026 con Rivalutazione

        Gli importi delle pensioni di agosto 2026 includono la rivalutazione ISTAT applicata a partire da gennaio 2026. La perequazione automatica, ovvero l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, segue il meccanismo stabilito dalla Legge di Bilancio 2026 con aliquote differenziate in base all’importo della pensione.

        Ecco le fasce di rivalutazione applicate nel 2026 in base al trattamento minimo INPS (che nel 2026 è pari a 603,40 euro mensili):

        Fascia di pensioneImporto mensileRivalutazione 2026
        Fino a 4 volte il minimoFino a 2.413,60 euro100% dell’indice ISTAT
        Da 4 a 5 volte il minimoDa 2.413,61 a 3.017,00 euro90% dell’indice ISTAT
        Da 5 a 6 volte il minimoDa 3.017,01 a 3.620,40 euro75% dell’indice ISTAT
        Da 6 a 8 volte il minimoDa 3.620,41 a 4.827,20 euro50% dell’indice ISTAT
        Da 8 a 10 volte il minimoDa 4.827,21 a 6.034,00 euro40% dell’indice ISTAT
        Oltre 10 volte il minimoOltre 6.034,00 euro32% dell’indice ISTAT

        In pratica, chi percepisce una pensione fino a circa 2.400 euro mensili lordi riceve la rivalutazione piena, mentre per le pensioni più alte l’adeguamento è parziale. Il cedolino di agosto 2026 riflette già questi importi aggiornati, come confermato dall’INPS nella circolare di inizio anno. Per approfondire tutte le opzioni di uscita dal lavoro e i requisiti pensionistici, consulta la nostra guida sulle pensioni 2026.

        Pensione Minima e Maggiorazione Sociale Agosto 2026

        La pensione minima, chiamata tecnicamente “trattamento minimo”, rappresenta l’importo base garantito dall’INPS a chi ha maturato i requisiti contributivi minimi. Per il 2026, la pensione minima INPS è pari a 603,40 euro al mese (lordi), per 13 mensilità.

        Oltre al trattamento minimo, i pensionati con redditi bassi possono beneficiare della maggiorazione sociale, un’integrazione economica che aumenta l’importo della pensione. I requisiti per ottenerla sono:

        • Età compresa tra 60 e 64 anni: maggiorazione fino a 25,83 euro al mese, con limite di reddito personale di circa 6.898 euro annui
        • Età tra 65 e 69 anni: maggiorazione fino a 82,64 euro al mese, con limite di reddito personale di circa 8.642 euro annui
        • Età dai 70 anni in su: maggiorazione fino a 136,44 euro al mese (cosiddetto “incremento al milione”), con limite di reddito personale di circa 9.560 euro annui

        La maggiorazione sociale viene erogata automaticamente dall’INPS se i requisiti reddituali sono soddisfatti, ma è sempre consigliabile verificare il proprio cedolino per accertarsi che venga correttamente applicata. Se noti anomalie nell’importo della tua pensione di agosto 2026, puoi rivolgerti al Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per un controllo gratuito.

        Trattenute IRPEF e Conguagli 730 su Pensione Agosto 2026

        Il cedolino della pensione di agosto 2026 potrebbe presentare trattenute aggiuntive rispetto ai mesi precedenti. Questo accade perché l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, effettua i conguagli fiscali derivanti dal modello 730/2026 a partire dai ratei di pensione di agosto e settembre.

        Le principali trattenute che potresti trovare nel cedolino di agosto sono:

        • Conguaglio IRPEF a debito: se dal 730 precompilato 2026 risulta un’imposta aggiuntiva da versare, l’INPS trattiene l’importo direttamente dalla pensione
        • Addizionale regionale IRPEF: la quota annuale viene ripartita in rate mensili e trattenuta dal cedolino
        • Addizionale comunale IRPEF: analogamente, viene trattenuta mensilmente in base al Comune di residenza
        • Recupero di somme erogate in eccesso: l’INPS potrebbe recuperare importi pagati per errore nei mesi precedenti
        • Trattenute per cessione del quinto: se hai attivato un prestito con cessione del quinto sulla pensione

        Se il conguaglio IRPEF a debito supera un certo importo, l’INPS lo rateizza automaticamente nei mesi successivi per evitare che la pensione netta si riduca troppo in un solo mese. In ogni caso, è fondamentale controllare attentamente il cedolino e, in caso di dubbi sulle trattenute, rivolgersi a un professionista fiscale per verificare la correttezza dei calcoli.

        Rimborso 730 su Pensione: Chi lo Riceve ad Agosto 2026

        La buona notizia per molti pensionati è che il cedolino di agosto 2026 potrebbe contenere anche il rimborso IRPEF derivante dal modello 730. Se dalla dichiarazione dei redditi risulta un credito a tuo favore, l’INPS lo eroga direttamente come maggiorazione sulla pensione.

        Il rimborso arriva nel mese di agosto a condizione che tu abbia presentato il modello 730/2026 entro giugno. Ecco il calendario indicativo dei rimborsi:

        • 730 presentato entro maggio 2026: rimborso nel cedolino di agosto 2026
        • 730 presentato a giugno 2026: rimborso nel cedolino di agosto o settembre 2026
        • 730 presentato a luglio-settembre 2026: rimborso nei mesi successivi (settembre-novembre)

        Il rimborso compare nel cedolino come voce distinta, generalmente indicata come “conguaglio 730” con segno positivo. L’importo dipende dalle detrazioni fiscali spettanti: spese mediche, interessi sul mutuo, spese per ristrutturazione, bonus edilizi, spese scolastiche e universitarie, e così via.

        Se non hai ancora presentato il 730, c’è ancora tempo: la scadenza è fissata al 30 settembre 2026. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella compilazione e invio, assicurandosi che tutte le detrazioni spettanti siano correttamente inserite per massimizzare il tuo rimborso.

        Quattordicesima Mensilità: Pagamento ad Agosto 2026

        Un aspetto importante da considerare riguarda la quattordicesima mensilità, la somma aggiuntiva erogata dall’INPS ai pensionati con redditi bassi. La quattordicesima viene generalmente pagata nel mese di luglio insieme al rateo ordinario, ma in alcuni casi il pagamento o il conguaglio può slittare ad agosto 2026.

        Hanno diritto alla quattordicesima i pensionati che soddisfano questi requisiti:

        • Età: almeno 64 anni compiuti
        • Reddito personale: non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 14.488 euro annui nel 2026)
        • Tipo di pensione: pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria o fondi sostitutivi

        L’importo della quattordicesima varia in base agli anni di contributi versati e alla fascia di reddito. Per chi ha fino a 15 anni di contributi, l’importo è di 437 euro; con 15-25 anni sale a 546 euro; oltre 25 anni si arriva a 655 euro. Se i tuoi redditi sono ancora più bassi (entro 1,5 volte il minimo), gli importi aumentano rispettivamente a 655, 546 e 655 euro.

        Se non hai ricevuto la quattordicesima a luglio e ritieni di averne diritto, controlla il cedolino di agosto oppure rivolgiti al Patronato per verificare la tua situazione.

        Come Consultare il Cedolino Pensione Agosto 2026

        Il cedolino della pensione di agosto 2026 è consultabile online sul portale MyINPS generalmente a partire da una decina di giorni prima della data di accredito. Ecco la procedura passo dopo passo per visualizzare il tuo cedolino:

        1. Accedi al sito www.inps.it
        2. Clicca su “Accedi ai servizi” in alto a destra
        3. Autenticati con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
        4. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati” nella barra di ricerca
        5. Seleziona il mese di agosto 2026 dal menu a tendina
        6. Visualizza e scarica il cedolino in formato PDF

        Sul cedolino troverai tutte le voci che compongono il tuo pagamento: l’importo lordo della pensione, le trattenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali e comunali), eventuali conguagli dal 730, trattenute per cessione del quinto e l’importo netto che riceverai.

        Se non hai le credenziali SPID o incontri difficoltà nell’accesso al portale, puoi rivolgerti al Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine, dove un operatore qualificato potrà accedere al tuo cedolino e spiegarti ogni singola voce. Il servizio di consultazione cedolino è completamente gratuito.

        Domande Frequenti sul Pagamento Pensioni Agosto 2026

        Quando viene pagata la pensione di agosto 2026?

        La pensione di agosto 2026 viene accreditata il 31 luglio 2026 (venerdì) per chi riceve su conto corrente bancario o postale. Per il ritiro allo sportello di Poste Italiane, il calendario parte dal 3 agosto 2026 (lunedì) seguendo l’ordine alfabetico dei cognomi.

        Perché la pensione di agosto arriva a luglio?

        La pensione di agosto viene accreditata il 31 luglio perché il 1° agosto 2026 cade di sabato, giorno non bancabile. Le banche anticipano quindi il pagamento all’ultimo giorno lavorativo utile, che è il venerdì 31 luglio. L’importo si riferisce comunque alla mensilità di agosto.

        Il rimborso del 730 arriva con la pensione di agosto?

        Sì, se hai presentato il modello 730/2026 entro maggio-giugno, il rimborso IRPEF viene erogato dall’INPS nel cedolino di agosto come voce aggiuntiva. Se il 730 è stato presentato successivamente, il rimborso arriverà nei mesi seguenti.

        Cosa sono le trattenute aggiuntive nel cedolino di agosto?

        Le trattenute aggiuntive nel cedolino di agosto possono essere relative ai conguagli IRPEF dal 730 (se risulta un debito), alle addizionali regionali e comunali, oppure a recuperi di somme erogate in eccesso dall’INPS nei mesi precedenti.

        Come posso controllare il cedolino della pensione di agosto?

        Puoi consultare il cedolino online accedendo al servizio “Cedolino pensione” sul portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. In alternativa, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la consultazione.

        La pensione minima di agosto 2026 a quanto ammonta?

        La pensione minima INPS per il 2026 è di 603,40 euro mensili lordi. A questa cifra possono aggiungersi le maggiorazioni sociali per chi ha un reddito basso e un’età superiore ai 60 anni, con incrementi che possono arrivare fino a 136,44 euro al mese per gli over 70.


        Hai Dubbi sulla Tua Pensione? Il CAF Centro Fiscale di Udine Ti Aiuta

        Se hai domande sul pagamento della pensione di agosto 2026, sulle trattenute nel cedolino o sul rimborso del 730, il Patronato del CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri operatori qualificati possono:

        • Verificare il tuo cedolino e spiegarti ogni voce
        • Controllare che la rivalutazione sia stata applicata correttamente
        • Assistere nella compilazione del modello 730 per ottenere il rimborso
        • Verificare il diritto alla quattordicesima e alla maggiorazione sociale
        • Gestire pratiche di pensione, Quota 41 e APE Sociale
        Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

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          Luglio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-20 14:00:002026-04-18 11:13:24Pagamento Pensioni Agosto 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS
          CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

          TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026

          Pensione 2026 INPS

          Ogni lavoratore dipendente, prima o poi, si trova davanti a una scelta che incide in modo significativo sul proprio futuro economico: lasciare il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione complementare? Una decisione che, troppo spesso, viene presa senza le informazioni giuste — o, peggio ancora, senza scegliere affatto (e quindi lasciando tutto in azienda per inerzia).

          In questa guida analizziamo in dettaglio le due opzioni, confrontando tassazione, rendimento storico, liquidita’ in caso di necessita’ e vantaggi fiscali. Con esempi numerici reali e riferimenti alle normative vigenti nel 2026.

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          Indice dei contenuti

          1. Cos’è il TFR e come funziona
          2. Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensione
          3. Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensione
          4. Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributi
          5. Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione
          6. Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldi
          7. Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negoziali
          8. Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensione
          9. Esempio pratico con calcolo fiscale comparativo
          10. Quando conviene tenere il TFR in azienda
          11. Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro
          12. TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduli
          13. Domande frequenti su TFR e fondo pensione
          14. Conclusioni: dove conviene davvero?

          Cos’è il TFR e come funziona

          Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) — comunemente chiamato «liquidazione» — è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per ogni lavoratore dipendente. La base normativa è l’articolo 2120 del Codice Civile, integrato dal D.Lgs. 252/2005 per quanto riguarda la destinazione ai fondi pensione.

          Ogni anno, il datore di lavoro accantona una quota pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Sulla somma accantonata ogni anno viene applicata una rivalutazione pari all’1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (art. 2120 c.c.), con tassazione sostitutiva del 17% applicata annualmente sulla rivalutazione stessa.

          Questo meccanismo garantisce al lavoratore una somma certa, rivalutata nel tempo, che gli verrà corrisposta alla cessazione del rapporto di lavoro — per qualsiasi causa: licenziamento, dimissioni o pensionamento.

          TFR in azienda vs TFR al INPS

          Per le aziende con meno di 50 dipendenti, il TFR rimane fisicamente in azienda (fondo interno). Per le aziende con 50 o più dipendenti, invece, dal 2007 il TFR non destinato ai fondi pensione viene obbligatoriamente versato al Fondo di Tesoreria INPS (art. 1, c. 755-757, Legge 296/2006). In questo caso il lavoratore non vede differenze pratiche: il TFR viene ugualmente liquidato dall’azienda al momento della cessazione, ma la provvista è presso l’INPS.

          Le due scelte: lasciare il TFR o versarlo al fondo pensione

          Dal 1° gennaio 2007 (D.Lgs. 252/2005, pienamente operativo dal 2007), ogni lavoratore dipendente del settore privato che inizia un nuovo rapporto di lavoro ha 6 mesi per scegliere dove destinare il TFR futuro:

          • Silenzio-assenso: se non si esprime entro 6 mesi, il TFR viene automaticamente destinato al fondo pensione negoziale di categoria (o, in assenza, al FondInps — il fondo residuale dell’INPS).
          • Scelta esplicita di mantenere il TFR in azienda: il lavoratore compila il modulo TFR2 e il TFR resta in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per le grandi imprese).
          • Scelta esplicita di versare al fondo pensione: il TFR fluisce verso il fondo prescelto.

          Attenzione: la scelta è irreversibile per il TFR futuro. Una volta deciso di destinare il TFR al fondo, non si può tornare indietro (salvo cambio di datore di lavoro, che apre una nuova finestra di scelta). Chi ha già scelto di mantenere il TFR in azienda può invece decidere di destinarlo al fondo in qualsiasi momento.

          Confronto fiscale: tassazione TFR in azienda vs fondo pensione

          Questo e’ il punto piu’ critico — e spesso il piu’ frainteso. Vediamolo con precisione.

          Tassazione del TFR rimasto in azienda

          Il TFR lasciato in azienda è tassato con il meccanismo della tassazione separata (artt. 17-21 TUIR, D.P.R. 917/1986). La logica è questa:

          • Si calcola un’aliquota media riferita al reddito del quinquennio precedente alla maturazione
          • Su tale aliquota media si applica una riduzione di un terzo per ogni anno oltre il primo (incentivo alla lunga carriera)
          • Il risultato e’ un’aliquota generalmente inferiore all’IRPEF ordinaria, con una soglia minima del 23% (primo scaglione IRPEF)

          In pratica: per un lavoratore con reddito medio di 28.000€ annui, l’aliquota media IRPEF sara’ intorno al 25-27%. Per chi ha redditi piu’ bassi (sotto i 15.000€), l’aliquota TFR si avvicina al minimo del 23%. Per redditi elevati (oltre 50.000€), puo’ salire fino al 35-40%.

          C’e’ pero’ una caratteristica importante: il datore di lavoro opera una ritenuta a titolo d’acconto al momento della liquidazione, e l’Agenzia delle Entrate ricalcola poi l’imposta definitiva entro i 4 anni successivi, eventualmente richiedendo un conguaglio o rimborsando la differenza.

          Tassazione del TFR versato al fondo pensione

          Le prestazioni erogate dal fondo pensione (rendita o capitale) derivanti dai versamenti di TFR sono tassate con un’aliquota agevolata massima del 15%, che si riduce ulteriormente con gli anni di iscrizione:

          Anni di iscrizione al fondoAliquota fiscale sulla prestazione
          Fino a 15 anni15%
          Oltre 15 anni (riduzione 0,30%/anno dal 16° anno)dal 14,70% in giu’
          Con 35+ anni di iscrizione9% (minimo assoluto)

          Fonte: art. 11, c. 6, D.Lgs. 252/2005. La riduzione e’ di 0,30 punti percentuali per ogni anno oltre il 15°, fino al minimo del 9% raggiunto dopo 35 anni di partecipazione (15 + 20 anni aggiuntivi x 0,30% = 6% di riduzione, da 15% a 9%).

          Questo significa che un lavoratore che inizia a 25 anni e va in pensione a 67 anni, con 42 anni di contribuzione al fondo, beneficera’ dell’aliquota minima del 9% — contro il 23-40% del TFR lasciato in azienda. Un risparmio fiscale enorme.

          Vantaggi fiscali aggiuntivi del fondo pensione: la deducibilita’ dei contributi

          Il fondo pensione offre un ulteriore vantaggio fiscale che il TFR in azienda non ha: la deducibilita’ dei contributi volontari dal reddito imponibile.

          Ai sensi dell’art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005, i contributi versati a forme pensionistiche complementari (sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, escluso il TFR) sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF fino a un massimo di 5.164,57 euro annui.

          Esempio pratico: se un lavoratore con reddito di 30.000€ versa 2.000€ aggiuntivi al fondo pensione, il reddito imponibile scende a 28.000€. Con aliquota marginale IRPEF del 35% (scaglione 28.001-50.000€ nel 2026), il risparmio fiscale immediato e’ di 700€ (2.000 x 35%). E’ come se lo Stato co-finanziasse il proprio risparmio previdenziale.

          Chi e’ under 35 e inizia a versare al fondo nei primi 5 anni dalla prima occupazione ha un ulteriore beneficio: nei 20 anni successivi ai primi 5, puo’ dedurre fino a 7.746,86€ annui (5.164,57€ base + quota non dedotta nei primi 5 anni, max 2.582,29€ aggiuntivi — art. 8, c. 6, D.Lgs. 252/2005).

          Rendimento a confronto: TFR in azienda vs fondo pensione

          Rivalutazione TFR in azienda

          Il TFR in azienda si rivaluta ogni anno del 1,5% fisso + 75% dell’aumento dell’indice ISTAT (FOI – famiglie di operai e impiegati) (indice FOI — famiglie di operai e impiegati). In anni di inflazione zero o bassa (come 2014-2019), la rivalutazione era minima (circa 1,5-1,7%). In anni di alta inflazione (2022: +8,1%; 2023: +5,9%), la rivalutazione del TFR e’ stata piu’ sostenuta, ma non ha comunque tenuto il passo con l’inflazione reale.

          Nel 2024 l’inflazione si e’ attestata intorno al 1,0-1,1% (dati ISTAT provvisori), portando la rivalutazione TFR a circa 1,575% lordo prima della tassazione del 17% sulla rivalutazione stessa, per un rendimento netto di circa 1,3%.

          Rendimento storico dei fondi pensione

          I fondi pensione complementari italiani hanno registrato rendimenti molto variabili in base alla linea di investimento scelta. Secondo i dati COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), i rendimenti medi annui composti a lungo termine (15-20 anni) sono stati:

          Tipo di lineaRendimento medio annuo 10 anni (lordo)Rendimento medio annuo 20 anni (lordo)
          Garantita / Obbligazionaria1,5 – 2,5%2,0 – 3,0%
          Bilanciata3,0 – 5,0%4,0 – 5,5%
          Azionaria5,0 – 8,0%5,5 – 8,0%

          Fonte: Relazione annuale COVIP 2024. I dati storici mostrano che le linee bilanciate e azionarie, su orizzonti temporali lunghi (15-20 anni), hanno mediamente sovraperformato la rivalutazione del TFR in azienda — pur con volatilita’ negli anni di crisi (2008, 2020, 2022).

          Importante: i rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Per lavoratori con orizzonte temporale breve (meno di 10 anni alla pensione), la linea garantita — che tutela il capitale versato — puo’ essere preferibile a una azionaria.

          Anticipazione e liquidabilita’: quando puoi accedere ai soldi

          Uno dei timori piu’ comuni e’: «ma se ho bisogno di soldi, posso prenderli?». La risposta e’ si’ per entrambe le opzioni, con regole diverse.

          Anticipazione TFR in azienda (art. 2120 c.c.)

          Il lavoratore con almeno 8 anni di anzianita’ nello stesso rapporto di lavoro puo’ richiedere un’anticipazione del TFR maturato, nei seguenti casi:

          • Spese sanitarie straordinarie per se’ o familiari: fino al 70% del TFR maturato, senza limiti di frequenza
          • Acquisto o ristrutturazione prima casa: fino al 70% del TFR maturato, una volta sola nella vita
          • Congedo parentale / formazione (D.Lgs. 151/2001 e L. 53/2000): fino al 70% del TFR maturato

          L’anticipazione per prima casa e’ concessa nel limite del 4% degli aventi diritto in azienda (limite di contingentamento), il che in pratica puo’ comportare attese.

          Anticipazione dal fondo pensione (art. 11, D.Lgs. 252/2005)

          I fondi pensione consentono anticipazioni secondo regole proprie, ma la legge prevede minima:

          • Spese sanitarie straordinarie: in qualsiasi momento, fino al 75% della posizione individuale, tassate al 15% (riducibile al 9%) — nessun limite di anni di iscrizione
          • Acquisto o ristrutturazione prima casa: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 75% della posizione, tassate al 23%
          • Altre esigenze personali: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30% della posizione, tassate al 23%

          Le anticipazioni «per altre esigenze» sono particolarmente flessibili — non richiedono giustificazione specifica — ma sono tassate al 23%, piu’ del minimo del 15% sulle prestazioni previdenziali vere e proprie.

          Il contributo del datore di lavoro: il vantaggio nascosto dei fondi negoziali

          Molti lavoratori dipendenti non sanno che iscrivendosi al fondo pensione negoziale di categoria (es. Cometa per i metalmeccanici, Fonte per il commercio, Previmoda per il tessile, ecc.) ottengono un vantaggio ulteriore: il contributo del datore di lavoro.

          Se il lavoratore versa la quota minima prevista dal CCNL (generalmente tra lo 0,5% e l’1,5% della retribuzione), il datore di lavoro e’ obbligato a versare a sua volta una quota — tipicamente tra lo 0,55% e il 2% della retribuzione. Questo contributo datoriale e’ aggiuntivo rispetto al normale TFR e rappresenta di fatto una remunerazione extra esentasse (non concorre al reddito imponibile del lavoratore).

          Esempio: un lavoratore metalmeccanico con RAL di 28.000€ che aderisce a Cometa versando l’1% (280€/anno) riceve dal datore di lavoro il 2% (560€/anno). Questi 560€ aggiuntivi non avrebbe ricevuto in nessun altro modo — sono disponibili solo aderendo al fondo. Chi non aderisce li lascia semplicemente sul tavolo.

          Tabella riassuntiva: TFR in azienda vs fondo pensione

          CaratteristicaTFR in aziendaFondo pensione complementare
          Tassazione finaleTassazione separata, min. 23% (aliquota media IRPEF ridotta)15% (fino al 9% con 35+ anni)
          Rivalutazione annua1,5% + 75% inflazione ISTAT (lordo)Variabile: 1,5% – 8% per anno in base alla linea
          Deducibilita’ contributiNoSi’, fino a 5.164,57€/anno
          Contributo datorialeNoSi’ (solo fondi negoziali, se si versa la quota min.)
          Anticipazione prima casaDopo 8 anni, 70%, contingentata al 4%Dopo 8 anni, 75%, tassata al 23%
          Anticipazione spese sanitarieDopo 8 anni, 70%Subito, 75%, tassata al 15%
          Rischio perdita capitaleZero (garantito dall’azienda/INPS)Variabile: zero per linee garantite, presente per bilanciate/azionarie
          Protezione in caso di fallimento aziendaGarantita da INPS/Fondo di Garanzia INPSPatrimonio separato del fondo, non aggredibile

          Esempio pratico con calcolo fiscale comparativo

          Facciamo un esempio concreto per capire la differenza reale alla fine della carriera.

          Scenario: Marco, 30 anni, RAL 28.000€, lavora come dipendente privato per 35 anni fino a 65 anni. Il TFR annuale accantonato e’ circa 28.000 / 13,5 = 2.074€/anno.

          Ipotesi A — TFR rimane in azienda

          • TFR accantonato lordo in 35 anni (rivalutazione ipotetica 1,7% annuo): circa 88.000€
          • Aliquota media IRPEF stimata (basata su reddito quinquennio): circa 25%
          • TFR netto incassato: circa 66.000€

          Ipotesi B — TFR versato al fondo pensione (linea bilanciata)

          • TFR versato al fondo: 2.074€/anno per 35 anni
          • Rendimento ipotetico 4% annuo composto (linea bilanciata storica): il montante lordo arriva a circa 155.000€
          • Aliquota fiscale con 35 anni di iscrizione: 9%
          • Montante netto incassato: circa 141.000€

          Differenza: circa 75.000€ in favore del fondo pensione, a parita’ di contribuzione. La differenza e’ dovuta sia al miglior rendimento della linea bilanciata rispetto alla rivalutazione TFR, sia alla tassazione finale nettamente inferiore (9% vs 25%).

          Questo calcolo e’ semplificativo e non tiene conto di inflazione, variazioni retributive e fluttuazioni di mercato. Tuttavia mostra chiaramente l’ordine di grandezza della differenza potenziale.

          Quando conviene tenere il TFR in azienda

          Nonostante il fondo pensione appaia vantaggioso nella maggior parte dei casi, ci sono situazioni in cui potrebbe essere preferibile mantenere il TFR in azienda:

          • Orizzonte temporale breve: se si prevede di lasciare il lavoro o andare in pensione entro 5-8 anni, la flessibilita’ del TFR in azienda (incassabile subito alla cessazione senza vincoli pensionistici) puo’ essere piu’ utile
          • Necessita’ di liquidita’ imminente: chi sa gia’ di dover accedere ai fondi per un’acquisto casa a breve preferira’ il TFR in azienda (nessun vincolo temporale dopo 8 anni) vs il fondo (serve iscriversi 8 anni prima)
          • Redditi molto bassi: con redditi sotto 15.000€, l’aliquota TFR si avvicina al 23% e il risparmio fiscale della deducibilita’ e’ limitato
          • Avversione assoluta al rischio: chi non sopporta alcuna variabilita’ del proprio patrimonio potrebbe preferire la certezza della rivalutazione TFR rispetto ai fondi (anche se esistono linee garantite)

          Il fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro

          Una domanda frequente: «Se cambio lavoro, cosa succede al fondo pensione?». La risposta e’ rassicurante: la posizione individuale rimane nel fondo e continua a rivalutarsi. Si hanno queste opzioni (art. 14, D.Lgs. 252/2005):

          • Trasferimento ad altro fondo: si porta tutta la posizione al nuovo fondo senza costi e senza perdere l’anzianita’ di iscrizione (ai fini del conteggio degli anni per l’aliquota decrescente)
          • Mantenimento della posizione nel fondo originario anche senza versare nuovi contributi
          • Riscatto totale (in casi particolari: invalidita’, disoccupazione superiore a 12 mesi, ecc.) — tassato al 23%
          • Riscatto parziale (50% della posizione) in caso di disoccupazione tra 12 e 48 mesi — tassato al 23%

          Per approfondire la comparazione tra fondo pensione e altre forme di investimento complementare, leggi anche: Fondo Pensione o Assicurazione Vita: quale conviene nel 2026?

          TFR e fondo pensione: le scadenze e i moduli

          Sul piano operativo, ecco le cose pratiche da sapere:

          • Modulo TFR1: per destinare il TFR a un fondo pensione specifico
          • Modulo TFR2: per mantenere il TFR in azienda (scelta esplicita)
          • Finestra di scelta: 6 mesi dall’assunzione per i nuovi assunti
          • Silenzio-assenso: se non si compila nessun modulo entro 6 mesi → TFR destinato al fondo negoziale di categoria (o FondInps se non esiste fondo di categoria)
          • Cambio di scelta: chi ha scelto di tenere il TFR in azienda puo’ successivamente scegliere di versarlo al fondo con una comunicazione scritta al datore di lavoro

          Per informazioni sulle pensioni e sul calcolo delle prestazioni previdenziali, puoi consultare anche: Tassazione del TFR: l’aliquota media e’ piu’ bassa dell’IRPEF ordinaria

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          Domande frequenti su TFR e fondo pensione

          Posso versare solo il TFR al fondo pensione senza contributi aggiuntivi?

          Si’. Il TFR puo’ essere destinato al fondo senza che il lavoratore versi contributi aggiuntivi propri. In questo caso, pero’, il datore di lavoro non e’ obbligato a versare il proprio contributo (salvo diversa previsione del CCNL). Per ottenere il contributo datoriale, di norma serve versare almeno la quota minima prevista dal contratto.

          Il fondo pensione e’ sicuro se fallisce il gestore?

          Si’. I fondi pensione hanno un patrimonio separato e autonomo rispetto alla societa’ di gestione. In caso di insolvenza della SGR o dell’ente gestore, il patrimonio degli iscritti non e’ aggredibile dai creditori — a differenza del TFR in azienda che, per le piccole imprese, e’ esposto al rischio di insolvenza aziendale (anche se protetto dal Fondo di Garanzia INPS).

          Se prendo un’anticipazione dal fondo pensione, perdo gli anni ai fini dell’aliquota agevolata?

          No. L’anticipazione non interrompe il conteggio degli anni di iscrizione ai fini del calcolo dell’aliquota decrescente (15% → 9%). Gli anni continuano a maturare indipendentemente dall’avvenuta anticipazione.

          Qual e’ il limite di deducibilita’ dei contributi al fondo pensione nel 2026?

          Il limite rimane 5.164,57 euro annui (art. 8, c. 4, D.Lgs. 252/2005). Questo importo comprende sia i contributi volontari del lavoratore che quelli del datore di lavoro (escluso il TFR). Il TFR versato al fondo non rientra in questo limite e non e’ deducibile (perche’ non e’ mai stato tassato come reddito).

          Posso cambiare linea di investimento all’interno del fondo pensione?

          Si’. La maggior parte dei fondi pensione consente di cambiare linea (da garantita a bilanciata, da bilanciata ad azionaria) almeno una volta all’anno, senza costi o perdita di posizione. E’ consigliabile orientarsi verso linee piu’ aggressive nelle fasi iniziali (lontano dalla pensione) e progressivamente spostarsi su linee piu’ conservative avvicinandosi all’eta’ pensionabile.

          Cosa succede al fondo pensione in caso di morte dell’iscritto?

          In caso di morte dell’iscritto, la posizione individuale e’ trasferita agli eredi o ai beneficiari designati. Gli eredi ricevono il capitale senza dover pagare imposta di successione (la posizione del fondo pensione non rientra nell’attivo ereditario ai fini dell’imposta di successione — Cass. n. 11421/2022 per i fondi pensione complementari).

          Conclusioni: dove conviene davvero?

          La risposta, nella quasi totalita’ dei casi, e’: il fondo pensione complementare conviene di piu’. I motivi sono tre:

          • Tassazione inferiore: si parte dal 15% e si arriva al 9% dopo 35 anni, contro il 23-40% del TFR in azienda
          • Contributo datoriale gratuito: nei fondi negoziali, il datore versa una quota aggiuntiva che non si ottiene in nessun altro modo
          • Deducibilita’ dei contributi: risparmio fiscale immediato sull’IRPEF, fino a 5.164,57€/anno

          L’unica vera eccezione e’ chi ha un orizzonte temporale brevissimo (meno di 5 anni al pensionamento) o chi necessita con certezza di liquidita’ a breve — ma anche in questi casi si possono scegliere linee garantite che tutelano il capitale.

          Se non hai ancora scelto dove destinare il tuo TFR, o vuoi valutare se cambiare scelta, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre una consulenza personalizzata. Prenota un appuntamento presso i nostri uffici in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, Udine — oppure chiamaci al 0432 1638640.

          Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 05:31:352026-07-03 07:54:04TFR in Azienda o nel Fondo Pensione: Cosa Cambia Davvero e Dove Conviene nel 2026
          PATRONATO

          Quattordicesima Pensionati 2026: Quando Arriva, Importo e Chi Ne Ha Diritto

          Pensione 2026 INPS

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è la Quattordicesima Pensionati e Come Funziona
          2. Quando Arriva la Quattordicesima Pensionati 2026: Date di Pagamento
          3. Chi Ha Diritto alla Quattordicesima Pensionati 2026: Requisiti
          4. Importo Quattordicesima Pensionati 2026: Tabella Aggiornata
          5. Quattordicesima e Pensione di Reversibilità: Spetta?
          6. Quattordicesima e Assegno Sociale: Non Spetta
          7. Come Verificare se Spetta la Quattordicesima 2026
          8. Cosa Fare se Non Ricevi la Quattordicesima Pensionati 2026
          9. Domande Frequenti sulla Quattordicesima Pensionati 2026

          La quattordicesima pensionati 2026 rappresenta una delle prestazioni INPS più attese dai pensionati italiani, soprattutto con l’arrivo dell’estate. Si tratta di una somma aggiuntiva che viene erogata una volta l’anno ai pensionati con redditi bassi, un vero e proprio aiuto economico che può arrivare fino a 655 euro. Ma quando arriva la quattordicesima 2026? Chi ne ha diritto? E soprattutto, quanto spetta in base ai propri anni di contributi?

          In questa guida completa rispondiamo a tutte le domande sulla quattordicesima pensionati 2026: dalle date di pagamento agli importi aggiornati, dai requisiti di reddito e di età fino alle istruzioni per verificare se ti spetta consultando il cedolino pensione. Se hai dubbi sulla tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a verificare tutto con precisione.

          Cos’è la Quattordicesima Pensionati e Come Funziona

          La quattordicesima pensionati 2026 è una somma aggiuntiva, tecnicamente chiamata “somma aggiuntiva” (art. 5, commi 1-4, della Legge 3 agosto 2007, n. 127), che l’INPS eroga ai pensionati con redditi più bassi. Non si tratta di un bonus una tantum, ma di una prestazione strutturale che viene pagata automaticamente ogni anno a chi ne ha diritto.

          A differenza della tredicesima, che spetta a tutti i pensionati, la quattordicesima pensione 2026 è riservata esclusivamente a chi ha un reddito complessivo individuale al di sotto di determinate soglie. L’importo varia in base a due fattori principali: gli anni di contributi versati e la fascia di reddito in cui si rientra.

          La misura è stata introdotta nel 2007 e successivamente potenziata dalla Legge di Bilancio 2017, che ha ampliato la platea dei beneficiari e aumentato gli importi per chi ha redditi più bassi. Oggi ne beneficiano circa 3,2 milioni di pensionati italiani.

          Quando Arriva la Quattordicesima Pensionati 2026: Date di Pagamento

          La domanda più frequente è: quando arriva la quattordicesima 2026? Il pagamento avviene in due momenti diversi durante l’anno, a seconda della situazione del pensionato.

          Per chi ha già maturato il diritto alla quattordicesima (cioè ha già compiuto 64 anni entro il primo semestre 2026 e rientra nei limiti di reddito), il pagamento avviene con la pensione di luglio 2026. Si tratta dell’accredito principale che riguarda la maggior parte dei beneficiari.

          Per chi invece matura i requisiti nel secondo semestre 2026 (ad esempio compie 64 anni tra luglio e dicembre), la quattordicesima pensionati 2026 viene erogata con la pensione di dicembre 2026, come conguaglio di fine anno.

          È importante sapere che la quattordicesima non arriva in un bonifico separato: viene accreditata direttamente nella pensione del mese di riferimento (luglio o dicembre), quindi vedrai un importo più alto del solito nel cedolino.

          Calendario pagamento quattordicesima 2026

          Ecco il riepilogo delle date di pagamento:

          • Luglio 2026 (1° luglio per chi ha conto corrente, 2 luglio per chi ritira alle Poste): pagamento per chi ha già i requisiti al 30 giugno 2026
          • Dicembre 2026: pagamento per chi matura i requisiti tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2026
          • Su domanda: chi non la riceve automaticamente può presentare domanda INPS tramite il CAF Centro Fiscale

          Se nel cedolino di luglio non trovi la quattordicesima INPS 2026, non preoccuparti subito: potresti rientrare nel gruppo di dicembre, oppure potrebbe essere necessario presentare una domanda specifica.

          Chi Ha Diritto alla Quattordicesima Pensionati 2026: Requisiti

          Non tutti i pensionati ricevono la quattordicesima pensione 2026. Per averne diritto è necessario soddisfare contemporaneamente tre requisiti fondamentali: età, tipo di pensione e reddito.

          Il primo requisito riguarda l’età anagrafica: bisogna aver compiuto almeno 64 anni di età. Il requisito si considera soddisfatto nel momento del compimento degli anni, motivo per cui chi compie 64 anni nel secondo semestre riceve la quattordicesima a dicembre anziché a luglio.

          Il secondo requisito riguarda il tipo di pensione. La quattordicesima spetta ai titolari di:

          • Pensione di vecchiaia o pensione anticipata
          • Pensione di anzianità
          • Pensione di invalidità (assegno ordinario di invalidità o pensione di inabilità)
          • Pensione ai superstiti (reversibilità e indiretta)
          • Pensione anticipata con qualsiasi formula (Quota 103, Opzione Donna, APE Sociale)

          Il terzo requisito, forse il più importante, riguarda il reddito complessivo individuale. Si considera solo il reddito del pensionato, non quello del coniuge o del nucleo familiare.

          Soglie di reddito per la quattordicesima 2026

          Le soglie di reddito per la quattordicesima pensionati 2026 sono collegate al trattamento minimo INPS, che per il 2026 è pari a circa 598,61 euro mensili (7.781,93 euro annui, inclusa la tredicesima). Le fasce di reddito sono due:

          • Fascia 1 (importo pieno): reddito annuo fino a 1,5 volte il trattamento minimo, ovvero fino a circa 11.672,90 euro
          • Fascia 2 (importo ridotto): reddito annuo tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo, ovvero tra circa 11.672,90 e 15.563,86 euro

          Chi ha un reddito superiore a 2 volte il trattamento minimo (circa 15.563,86 euro annui) non ha diritto alla quattordicesima. È fondamentale ricordare che nel calcolo del reddito si considerano tutti i redditi assoggettabili a IRPEF, comprese altre prestazioni assistenziali, ma sono esclusi la casa di abitazione, il TFR e gli arretrati soggetti a tassazione separata.

          Importo Quattordicesima Pensionati 2026: Tabella Aggiornata

          L’importo della quattordicesima pensionati 2026 varia in base a due parametri: la fascia di reddito e gli anni di contribuzione versati. Più anni di contributi hai versato, più alto è l’importo che ricevi.

          Ecco la tabella aggiornata degli importi della quattordicesima 2026:

          Importi per la Fascia 1 (reddito fino a 1,5 volte il minimo)

          Per i pensionati con reddito annuo fino a circa 11.672,90 euro (1,5 volte il trattamento minimo), gli importi sono i più alti:

          Anni di contributiLavoratori dipendentiLavoratori autonomiImporto annuo
          Fino a 15 anniFino a 15 anniFino a 18 anni437 euro
          Da 15 a 25 anniDa 15 a 25 anniDa 18 a 28 anni546 euro
          Oltre 25 anniOltre 25 anniOltre 28 anni655 euro

          Questi importi rappresentano il massimo ottenibile con la quattordicesima INPS 2026.

          Importi per la Fascia 2 (reddito tra 1,5 e 2 volte il minimo)

          Per i pensionati con reddito annuo tra circa 11.672,90 e 15.563,86 euro, gli importi sono ridotti:

          Anni di contributiLavoratori dipendentiLavoratori autonomiImporto annuo
          Fino a 15 anniFino a 15 anniFino a 18 anni336 euro
          Da 15 a 25 anniDa 15 a 25 anniDa 18 a 28 anni420 euro
          Oltre 25 anniOltre 25 anniOltre 28 anni504 euro

          Gli importi della Fascia 2 sono stati introdotti dalla Legge di Bilancio 2017, che ha ampliato la platea dei beneficiari includendo anche i pensionati con redditi leggermente superiori alla soglia originaria.

          Come si calcola l’importo esatto

          Il calcolo dell’importo della quattordicesima pensionati 2026 segue regole precise. Per chi rientra pienamente nella fascia di riferimento, l’importo è quello indicato nelle tabelle sopra, erogato in un’unica soluzione.

          Tuttavia, in alcuni casi l’importo può essere proporzionato:

          • Se il diritto alla pensione è maturato durante l’anno (e non dal 1° gennaio), la quattordicesima viene calcolata in proporzione ai mesi di pensione effettivi
          • Se il reddito si colloca a cavallo della soglia, l’importo viene ridotto in modo che la somma di pensione + quattordicesima non superi il limite della fascia superiore (cosiddetto meccanismo di “clausola di salvaguardia”)

          Per verificare con certezza l’importo spettante nella tua situazione specifica, è consigliabile rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che può effettuare un calcolo personalizzato in base ai tuoi dati contributivi e reddituali.

          Quattordicesima e Pensione di Reversibilità: Spetta?

          Una domanda molto frequente riguarda il rapporto tra quattordicesima e pensione di reversibilità. La risposta è sì: la quattordicesima pensionati 2026 spetta anche a chi percepisce la pensione ai superstiti, sia essa una reversibilità (se il pensionato era già in pensione) o una pensione indiretta (se il lavoratore è deceduto prima di andare in pensione).

          Per averne diritto, il titolare della reversibilità deve comunque soddisfare tutti i requisiti generali: aver compiuto 64 anni e avere un reddito individuale al di sotto delle soglie previste. Gli anni di contributi da considerare sono quelli del lavoratore o pensionato deceduto, non quelli del superstite.

          È importante sottolineare che il reddito da considerare è sempre quello individuale del superstite, non quello del nucleo familiare. Questo significa che la pensione di reversibilità stessa viene conteggiata nel reddito, ma non i redditi dell’eventuale nuovo coniuge.

          Quattordicesima e Assegno Sociale: Non Spetta

          Al contrario della reversibilità, chi percepisce l’assegno sociale (ex pensione sociale) non ha diritto alla quattordicesima pensionati 2026. L’assegno sociale, infatti, è una prestazione di tipo assistenziale e non previdenziale: viene erogato a chi ha compiuto 67 anni e non ha redditi sufficienti, ma non si basa su contributi versati.

          Poiché la quattordicesima pensione 2026 è calcolata proprio sulla base degli anni di contribuzione, chi non ha mai versato contributi (o non ha maturato una pensione contributiva) resta escluso dalla prestazione.

          Attenzione però a non confondere l’assegno sociale con l’assegno ordinario di invalidità (AOI): quest’ultimo è una prestazione previdenziale basata sui contributi e dà diritto alla quattordicesima, a patto che si soddisfino i requisiti di età e reddito.

          Come Verificare se Spetta la Quattordicesima 2026

          Per sapere se hai diritto alla quattordicesima pensionati 2026, il metodo più immediato è controllare il cedolino pensione sul portale MyINPS. Il cedolino di luglio mostrerà una voce aggiuntiva se la quattordicesima è stata riconosciuta.

          Però attenzione: consultare il cedolino da soli può generare confusione, soprattutto se l’importo è diverso da quello atteso o se la voce non compare. Per una verifica completa e sicura, ti consigliamo di rivolgerti al CAF Centro Fiscale, dove i nostri operatori possono:

          • Verificare i tuoi anni di contribuzione effettivi (che potrebbero differire da quelli che ricordi)
          • Controllare il tuo reddito complessivo e capire in quale fascia rientri
          • Verificare se ci sono eventuali incompatibilità con altre prestazioni
          • Presentare domanda nel caso in cui la quattordicesima non sia stata erogata automaticamente

          Spesso l’INPS eroga la quattordicesima d’ufficio sulla base dei dati in suo possesso, ma non sempre i dati sono aggiornati. Se il tuo reddito è cambiato rispetto all’anno precedente, o se hai maturato il requisito anagrafico di recente, potrebbe essere necessario un intervento manuale.

          Cosa Fare se Non Ricevi la Quattordicesima Pensionati 2026

          Se nel cedolino di luglio 2026 non trovi la quattordicesima INPS 2026 e ritieni di averne diritto, è possibile che l’INPS non abbia tutti i dati necessari per il calcolo automatico. In questo caso, è necessario presentare domanda.

          La procedura richiede attenzione per evitare errori che potrebbero ritardare l’erogazione. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: dalla verifica dei requisiti alla presentazione della domanda, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

          I motivi più comuni per cui la quattordicesima non viene erogata automaticamente sono:

          • Dati reddituali non aggiornati: l’INPS si basa sulle dichiarazioni dei redditi precedenti, che potrebbero non riflettere la situazione attuale
          • Contributi non ricongiunti: se hai lavorato con diverse casse previdenziali, i periodi contributivi potrebbero non essere stati sommati
          • Cambio di situazione: nuovo pensionamento, raggiungimento dei 64 anni nel corso dell’anno, variazione di reddito
          • Errori nei database INPS: a volte i dati risultano incompleti o errati

          In tutti questi casi, il nostro team verifica la tua posizione contributiva e reddituale, e presenta la domanda per il riconoscimento della quattordicesima pensione 2026 con tutta la documentazione necessaria.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sulla Quattordicesima Pensionati 2026

          Quando viene pagata la quattordicesima pensionati 2026?

          La quattordicesima pensionati 2026 viene pagata con la pensione di luglio 2026 per chi ha già maturato i requisiti entro il 30 giugno. Chi matura i requisiti nel secondo semestre (luglio-dicembre) la riceve con la pensione di dicembre 2026.

          Quanto è l’importo della quattordicesima pensione 2026?

          L’importo varia da un minimo di 336 euro a un massimo di 655 euro in base agli anni di contributi versati e alla fascia di reddito. Chi ha più di 25 anni di contributi e un reddito fino a 1,5 volte il trattamento minimo riceve l’importo massimo di 655 euro.

          La quattordicesima spetta con la pensione di reversibilità?

          Sì, la quattordicesima spetta anche ai titolari di pensione di reversibilità e pensione indiretta, a patto che il beneficiario abbia almeno 64 anni e un reddito individuale al di sotto delle soglie previste. Gli anni di contributi considerati sono quelli del lavoratore deceduto.

          Qual è il reddito massimo per avere la quattordicesima 2026?

          Il reddito massimo per avere diritto alla quattordicesima è pari a 2 volte il trattamento minimo INPS, ovvero circa 15.563,86 euro annui per il 2026. Chi ha un reddito fino a 1,5 volte il minimo (circa 11.672,90 euro) riceve importi più alti.

          La quattordicesima si paga sull’assegno sociale?

          No, la quattordicesima non spetta ai titolari di assegno sociale. L’assegno sociale è una prestazione assistenziale, non previdenziale, e la quattordicesima richiede un minimo di anni di contribuzione versati.

          Come faccio a sapere se mi spetta la quattordicesima?

          Per verificare se hai diritto alla quattordicesima pensionati 2026, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri operatori controllano la tua posizione contributiva, il reddito e ti assistono nella domanda se necessario. Puoi anche controllare il cedolino pensione di luglio per vedere se compare la voce aggiuntiva.


          La quattordicesima pensionati 2026 rappresenta un importante sostegno economico per milioni di pensionati italiani con redditi medio-bassi. Con importi che vanno da 336 a 655 euro, conoscere i requisiti e le date di pagamento è fondamentale per non perdere questo diritto.

          Hai bisogno di assistenza per verificare se ti spetta la quattordicesima pensione 2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.
          Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

          Leggi anche: Pagamento Pensioni Giugno 2026 | Pensione Anticipata | APE Sociale 2026 | NASPI 2026

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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
          Maggio 25, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-25 08:00:002026-05-31 16:55:25Quattordicesima Pensionati 2026: Quando Arriva, Importo e Chi Ne Ha Diritto
          ASSEGNO UNICO, CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, NASPI / DISOCCUPAZIONE, NOTIZIE

          Pagamenti INPS Maggio 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI e ADI

          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Indice dei contenuti

          1. Calendario Completo Pagamenti INPS Maggio 2026
          2. Pensioni Maggio 2026: Data di Accredito
          3. Assegno Unico Maggio 2026: Date di Pagamento
          4. NASpI Maggio 2026: Quando Arriva la Disoccupazione
          5. Assegno di Inclusione (ADI) Maggio 2026
          6. Carta Dedicata a Te 2026: Prossima Ricarica
          7. Bonus Nido Maggio 2026: Rimborsi Mensili
          8. Bonus Mamme 2026: Esonero Contributivo in Busta Paga
          9. Come Verificare i Pagamenti su MyINPS
          10. Domande Frequenti

          I pagamenti INPS maggio 2026 rappresentano un appuntamento fondamentale per milioni di italiani che attendono l’accredito di pensioni, Assegno Unico, NASpI, Assegno di Inclusione e altri benefici. Conoscere in anticipo le date esatte dei pagamenti INPS di maggio 2026 permette di pianificare le proprie spese e verificare tempestivamente eventuali ritardi.

          In questa guida trovi il calendario completo e aggiornato con tutte le date di accredito previste per maggio 2026, suddivise per prestazione. Per ciascun pagamento indichiamo la data prevista, le eventuali variazioni e come controllare lo stato del proprio accredito direttamente dal portale MyINPS.

          Calendario Completo Pagamenti INPS Maggio 2026

          Ecco il calendario riepilogativo di tutti i pagamenti INPS previsti per maggio 2026. La tabella mostra la data di accredito stimata per ciascuna prestazione:

          PrestazioneData Pagamento Maggio 2026Beneficiari
          PensioniVenerdi 1 maggio 2026 (anticipo giovedi 30 aprile per Poste)Pensionati INPS
          Assegno Unico (in corso)15-17-18-19 maggio 2026Famiglie con figli a carico
          Assegno Unico (nuove domande)Fine maggio (dal 24 al 31)Nuovi richiedenti
          NASpIVariabile, tra il 7 e il 20 maggioDisoccupati con NASpI attiva
          Assegno di Inclusione (ADI)Mercoledi 27 maggio 2026Nuclei con componenti fragili
          ADI (primo pagamento)15 maggio 2026Nuovi beneficiari ADI
          Bonus NidoEntro fine maggio (rimborsi mensili)Genitori con figli al nido
          Bonus MammeIn busta paga di maggioMadri lavoratrici dipendenti
          Carta Dedicata a TeRicarica prevista luglio 2026Famiglie ISEE sotto 15.000 euro

          Nota importante: le date indicate sono basate sulle disposizioni INPS e sullo storico dei pagamenti dei mesi precedenti. Possono verificarsi leggere variazioni in base all’istituto bancario o all’ufficio postale di riferimento.

          Pensioni Maggio 2026: Data di Accredito

          Le pensioni di maggio 2026 vengono accreditate il primo giorno bancabile del mese. Poiche il 1 maggio 2026 cade di venerdi e non e festivo bancario in quanto giorno lavorativo per le banche (anche se e la Festa dei Lavoratori, le banche elaborano i bonifici il giorno prima), la situazione e la seguente:

          • Accredito su conto corrente bancario: venerdi 1 maggio 2026 (il bonifico viene disposto il 30 aprile con valuta 1 maggio)
          • Accredito su conto BancoPosta: venerdi 1 maggio 2026
          • Ritiro in contanti alle Poste: a partire da giovedi 30 aprile 2026, in base al calendario alfabetico stabilito da Poste Italiane

          Calendario alfabetico ritiro pensioni in Posta – Maggio 2026

          Per chi ritira la pensione in contanti presso gli uffici postali, Poste Italiane organizza l’affluenza secondo il cognome del titolare. Il calendario per maggio 2026 prevede indicativamente:

          CognomiGiorno di ritiro
          A – CMercoledi 30 aprile
          D – GGiovedi 30 aprile (pomeriggio) / Venerdi 1 maggio
          H – MSabato 2 maggio (solo mattina)
          N – RLunedi 4 maggio
          S – ZMartedi 5 maggio

          Attenzione: il calendario definitivo viene pubblicato da Poste Italiane qualche giorno prima. Verifica sempre presso il tuo ufficio postale di riferimento.

          Importi pensioni maggio 2026

          L’importo della pensione di maggio 2026 resta invariato rispetto ai mesi precedenti, salvo eventuali conguagli fiscali o trattenute IRPEF. Ricordiamo che dal 2026 la rivalutazione ISTAT e applicata nella misura del:

          • 100% per pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo
          • 90% per pensioni tra 4 e 5 volte il minimo
          • 75% per pensioni superiori a 5 volte il minimo

          Assegno Unico Maggio 2026: Date di Pagamento

          L’Assegno Unico e Universale di maggio 2026 viene erogato dall’INPS con tempistiche diverse a seconda che si tratti di un pagamento ricorrente o di una nuova domanda.

          Pagamenti per beneficiari gia in corso

          Per chi percepisce gia l’Assegno Unico e ha l’ISEE aggiornato al 2026, i pagamenti di maggio sono previsti nelle seguenti date:

          • 15 maggio 2026 (giovedi) – primo ciclo di pagamento
          • 17 maggio 2026 (sabato) – secondo ciclo
          • 18 maggio 2026 (domenica, valuta lunedi 19) – terzo ciclo
          • 19 maggio 2026 (lunedi) – quarto ciclo

          La data esatta dipende dal ciclo di pagamento INPS assegnato a ciascun beneficiario. Puoi verificare il tuo ciclo accedendo al Fascicolo Previdenziale del Cittadino su MyINPS.

          Pagamenti per nuove domande e conguagli

          Chi ha presentato una nuova domanda di Assegno Unico o ha aggiornato l’ISEE nei mesi precedenti potrebbe ricevere il pagamento nella seconda parte di maggio, indicativamente tra il 24 e il 31 maggio 2026. In questo caso e possibile ricevere anche gli arretrati relativi ai mesi precedenti.

          Importi Assegno Unico 2026 aggiornati

          Gli importi dell’Assegno Unico 2026, rivalutati del 0,8%, sono i seguenti:

          ISEE familiareImporto per figlio minorenneImporto per figlio 18-20 anni
          Fino a 17.090,61 euro199,40 euro/mese96,90 euro/mese
          Da 17.090,61 a 45.574,96 euroDa 199,40 a 57 euro/meseDa 96,90 a 28 euro/mese
          Oltre 45.574,96 euro (o senza ISEE)57 euro/mese28 euro/mese

          Ricorda: se non hai ancora aggiornato l’ISEE 2026, l’INPS eroga l’importo minimo (57 euro per figlio). Presentando l’ISEE aggiornato entro il 30 giugno 2026, riceverai gli arretrati dalla rata di marzo.

          NASpI Maggio 2026: Quando Arriva la Disoccupazione

          La NASpI di maggio 2026 non ha una data fissa di pagamento. L’INPS eroga l’indennita di disoccupazione in base alla data di presentazione della domanda e al ciclo di elaborazione assegnato.

          Date indicative NASpI maggio 2026

          In base allo storico dei mesi precedenti, i pagamenti NASpI di maggio 2026 sono previsti:

          • Prima finestra: tra il 7 e il 10 maggio 2026
          • Seconda finestra: tra il 12 e il 16 maggio 2026
          • Pagamenti residui: tra il 18 e il 22 maggio 2026

          Per chi ha presentato domanda di recente, il primo pagamento potrebbe arrivare con un ritardo di 30-45 giorni dall’invio della domanda.

          Come sapere quando arriva la NASpI

          Per conoscere la data esatta del tuo pagamento NASpI:

          1. Accedi a MyINPS con SPID, CIE o CNS
          2. Vai su “Fascicolo Previdenziale del Cittadino”
          3. Seleziona “Prestazioni” → “Pagamenti”
          4. Cerca la voce relativa alla NASpI
          5. Verifica la data di disposizione del pagamento

          Quando lo stato del pagamento risulta “In elaborazione”, l’accredito avviene generalmente entro 2-3 giorni lavorativi.

          Importo NASpI maggio 2026

          Ricordiamo che la NASpI si riduce del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di percezione (dall’ottavo mese per chi ha compiuto 55 anni). L’importo massimo mensile per il 2026 e pari a 1.562,82 euro.

          Assegno di Inclusione (ADI) Maggio 2026

          L’Assegno di Inclusione (ADI) di maggio 2026 segue il calendario standard fissato dall’INPS, con due date distinte a seconda che si tratti di un pagamento ricorrente o del primo accredito.

          Date pagamento ADI maggio 2026

          • Pagamento ricorrente (dal secondo mese in poi): mercoledi 27 maggio 2026
          • Primo pagamento (nuovi beneficiari): giovedi 15 maggio 2026

          L’importo dell’ADI viene accreditato sulla Carta di Inclusione, la carta prepagata emessa da PostePay. La carta puo essere utilizzata per acquisti nei negozi convenzionati, per pagare le utenze domestiche e per effettuare un prelievo in contanti fino a 100 euro al mese.

          Importi ADI 2026

          L’Assegno di Inclusione prevede un importo base che varia in base alla composizione del nucleo familiare:

          • Componente base: 500 euro/mese (6.000 euro/anno) per nuclei in affitto
          • Integrazione affitto: fino a 280 euro/mese aggiuntivi
          • Scala di equivalenza: l’importo aumenta con il numero di componenti fragili (minori, disabili, over 60)

          Carta Dedicata a Te 2026: Prossima Ricarica

          La Carta Dedicata a Te e la social card da 500 euro destinata alle famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro per l’acquisto di beni alimentari di prima necessita e carburante.

          A maggio 2026 non e prevista alcuna ricarica

          La Carta Dedicata a Te 2026 segue un calendario di ricarica diverso rispetto alle altre prestazioni INPS:

          • Ricarica annuale: prevista per luglio 2026 (come avvenuto nel 2025 e 2024)
          • Importo previsto: 500 euro per nucleo familiare
          • Primo acquisto obbligatorio: entro il 14 settembre 2026 (pena la decadenza)

          Se hai gia la Carta Dedicata a Te ricevuta nel 2024 o 2025, la stessa carta verra ricaricata automaticamente se il tuo nucleo familiare mantiene i requisiti. Non e necessario presentare una nuova domanda.

          Bonus Nido Maggio 2026: Rimborsi Mensili

          Il Bonus Nido prevede rimborsi mensili per le rette dell’asilo nido pagate dai genitori. A maggio 2026 i beneficiari possono ricevere il rimborso delle mensilita gia rendicontate.

          Come funziona il pagamento

          Il Bonus Nido non ha una data fissa di pagamento mensile. L’INPS eroga il rimborso entro 30-45 giorni dall’inserimento della ricevuta di pagamento nella piattaforma dedicata. Per ottenere il rimborso di maggio:

          1. Accedi al servizio “Bonus asilo nido” su MyINPS
          2. Carica la ricevuta di pagamento della retta di aprile o maggio
          3. Attendi la conferma di presa in carico
          4. Il rimborso arriva entro 30-45 giorni sul conto indicato nella domanda

          Importi Bonus Nido 2026

          ISEE familiareImporto annuo massimoImporto mensile massimo
          Fino a 25.000 euro3.600 euro327,27 euro
          Da 25.001 a 40.000 euro2.500 euro227,27 euro
          Oltre 40.000 euro1.500 euro136,37 euro

          Novita 2026: per le famiglie con un secondo figlio nato dal 2024 e ISEE fino a 40.000 euro, l’importo massimo sale a 3.600 euro annui indipendentemente dalla fascia ISEE.

          Bonus Mamme 2026: Esonero Contributivo in Busta Paga

          Il Bonus Mamme 2026 non e un pagamento INPS diretto, ma un esonero contributivo che si applica direttamente in busta paga. Le madri lavoratrici dipendenti con almeno 2 figli (di cui uno sotto i 10 anni) beneficiano di una riduzione dei contributi previdenziali a loro carico.

          Come si applica a maggio 2026

          • Esonero massimo: fino a 3.000 euro annui (250 euro/mese circa)
          • Applicazione: automatica in busta paga dal datore di lavoro
          • Requisiti: madre lavoratrice dipendente con 2+ figli (almeno uno under 10)
          • Durata: fino al compimento dei 10 anni del figlio piu piccolo

          Se nella busta paga di maggio non vedi l’esonero applicato, contatta l’ufficio paghe della tua azienda o rivolgiti al CAF Centro Fiscale per una verifica.

          Come Verificare i Pagamenti su MyINPS

          Per controllare lo stato dei pagamenti INPS di maggio 2026 puoi utilizzare diversi canali messi a disposizione dall’Istituto.

          Fascicolo Previdenziale del Cittadino

          Il metodo piu completo e rapido per verificare tutti i pagamenti INPS:

          1. Accedi a www.inps.it con SPID, CIE o CNS
          2. Cerca “Fascicolo Previdenziale del Cittadino” nella barra di ricerca
          3. Seleziona “Prestazioni” dal menu a sinistra
          4. Clicca su “Pagamenti”
          5. Filtra per prestazione (pensione, NASpI, Assegno Unico, ecc.)

          Qui troverai l’elenco completo con data di disposizione, importo lordo e netto, stato del pagamento.

          App INPS Mobile

          Puoi verificare i pagamenti anche dall’app ufficiale INPS:

          • Scarica l’app “INPS Mobile” da App Store o Google Play
          • Accedi con SPID o CIE
          • Vai nella sezione “I miei pagamenti”
          • Visualizza la data e l’importo dell’ultimo pagamento disposto

          Contact Center INPS

          Se non riesci ad accedere online, puoi chiamare il Contact Center INPS:

          • 803 164 (da rete fissa, gratuito)
          • 06 164 164 (da cellulare, a pagamento)
          • Orario: lunedi-venerdi 8:00-20:00, sabato 8:00-14:00

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sui Pagamenti INPS Maggio 2026

          Quando vengono pagate le pensioni a maggio 2026?

          Le pensioni di maggio 2026 vengono accreditate il 1 maggio 2026 per chi ha il conto in banca. Per chi ritira in contanti alle Poste, il ritiro inizia dal 30 aprile seguendo il calendario alfabetico comunicato da Poste Italiane.

          Quando arriva l’Assegno Unico a maggio 2026?

          L’Assegno Unico di maggio 2026 viene pagato tra il 15 e il 19 maggio per chi lo percepisce regolarmente. Per le nuove domande o i conguagli, il pagamento avviene nella seconda meta di maggio (dal 24 al 31).

          La NASpI di maggio quando viene pagata?

          La NASpI non ha una data fissa. A maggio 2026 i pagamenti sono previsti tra il 7 e il 22 maggio, con la maggior parte degli accrediti concentrati nella seconda settimana del mese. Verifica la data esatta nel Fascicolo Previdenziale su MyINPS.

          Quando arriva l’Assegno di Inclusione a maggio?

          L’ADI di maggio 2026 viene accreditato il 27 maggio per chi lo percepisce gia. Per i nuovi beneficiari, il primo pagamento e previsto il 15 maggio.

          Come faccio a sapere se il mio pagamento INPS e stato disposto?

          Accedi al Fascicolo Previdenziale del Cittadino su MyINPS con SPID, CIE o CNS. Nella sezione “Prestazioni → Pagamenti” puoi vedere la data di disposizione e lo stato di ciascun pagamento. Lo stato “In elaborazione” significa che l’accredito arrivera entro 2-3 giorni lavorativi.

          Cosa fare se il pagamento INPS non arriva?

          Se il pagamento non risulta nel Fascicolo Previdenziale entro le date previste, puoi:

          1. Attendere 2-3 giorni lavorativi aggiuntivi (possibili ritardi tecnici)
          2. Verificare che l’IBAN comunicato all’INPS sia corretto
          3. Contattare il Contact Center INPS al numero 803 164
          4. Rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per assistenza nella verifica e nell’eventuale sollecito

          Hai bisogno di assistenza per i pagamenti INPS? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a verificare lo stato delle tue prestazioni, presentare domande e risolvere eventuali problemi con l’INPS. Contattaci per una consulenza gratuita.

          Aprile 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-28 08:00:002026-05-31 16:10:50Pagamenti INPS Maggio 2026: Calendario Completo Pensioni, Assegno Unico, NASpI e ADI
          CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

          Modello RED Pensioni 2026: Scadenza, Proroga e Guida Invio INPS

          Pensione 2026 INPS

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è il Modello RED e Chi Deve Presentarlo
          2. Scadenza Modello RED 2026 e Possibile Proroga
          3. Chi è Obbligato a Presentare il Modello RED
          4. Quali Redditi Vanno Dichiarati nel Modello RED
          5. Come Compilare il Modello RED: Guida Pratica
          6. Documenti Necessari per il Modello RED
          7. Come Inviare il Modello RED all’INPS
          8. Sanzioni e Conseguenze per Ritardi o Omissioni
          9. Esoneri ed Esclusioni dal Modello RED
          10. Domande Frequenti sul Modello RED

          Sei un pensionato INPS e hai ricevuto una comunicazione che ti chiede di presentare il Modello RED 2026? Oppure vuoi sapere se rientri tra i soggetti obbligati e quali sono le scadenze da rispettare per evitare sanzioni o la sospensione della pensione?

          Il Modello RED (Redditi Esenti da Dichiarazione) è una dichiarazione annuale obbligatoria che molti pensionati devono inviare all’INPS per comunicare i propri redditi percepiti nell’anno precedente. Questa dichiarazione serve all’Istituto per verificare che continui a sussistere il diritto alla prestazione previdenziale o assistenziale goduta.

          In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sul Modello RED 2026: dalla scadenza del 31 marzo (con eventuale proroga) a chi deve presentarlo, da quali redditi dichiarare a come compilarlo correttamente, fino alle modalità di invio e alle sanzioni previste per chi non lo presenta.

          Scoprirai se sei obbligato a presentare il Modello RED, quali documenti servono, come evitare errori che potrebbero portare alla sospensione della pensione e quando puoi essere esonerato dalla presentazione.

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          Cos’è il Modello RED e Chi Deve Presentarlo

          Il Modello RED (acronimo di Redditi Esenti da Dichiarazione) è una dichiarazione reddituale annuale che l’INPS richiede ad alcuni pensionati per verificare il mantenimento dei requisiti reddituali necessari per continuare a percepire determinate prestazioni economiche.

          A differenza del modello 730 o del modello Redditi, il Modello RED si concentra su redditi che non sempre confluiscono nella dichiarazione fiscale ordinaria o che l’INPS non può acquisire automaticamente tramite l’Agenzia delle Entrate.

          A Cosa Serve il Modello RED

          L’INPS utilizza il Modello RED per verificare annualmente che il beneficiario di una prestazione economica continui a rispettare i limiti di reddito previsti dalla legge. Questo controllo è fondamentale per:

          • Prestazioni assistenziali (come l’assegno sociale, le maggiorazioni sociali, le pensioni di invalidità civile)
          • Prestazioni previdenziali collegate al reddito (pensioni ai superstiti, integrazioni al minimo, pensioni di reversibilità)
          • Assegni familiari e altre prestazioni economiche condizionate dal reddito del nucleo familiare

          Se il pensionato non presenta il Modello RED entro i termini, l’INPS può sospendere cautelativamente la prestazione fino alla regolarizzazione della posizione.

          Differenza tra Modello RED e Dichiarazione dei Redditi

          È importante comprendere che il Modello RED NON sostituisce la dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi). Sono due adempimenti distinti e complementari:

          CaratteristicaModello RED730/Modello Redditi
          DestinatarioINPSAgenzia delle Entrate
          ScopoVerificare diritto a prestazioni INPSDeterminare imposte da pagare/rimborsare
          ObbligatorietàSolo se richiesto da INPSObbligatorio se reddito oltre soglie
          Scadenza31 marzo 2026 (possibile proroga)30 settembre 2026 (per 730) o 30 novembre (Redditi)
          Redditi inclusiRedditi che incidono su prestazioni INPSTutti i redditi imponibili

          ATTENZIONE: Anche se presenti il 730 o il Modello Redditi, se l’INPS ti richiede il Modello RED sei comunque obbligato a presentarlo. I due adempimenti non si escludono a vicenda.

          Scadenza Modello RED 2026 e Possibile Proroga

          La scadenza ordinaria per la presentazione del Modello RED 2026 è fissata al 31 marzo 2026. Entro questa data, i pensionati obbligati devono comunicare all’INPS i redditi percepiti nell’anno 2025.

          Scadenza 31 Marzo 2026: Date Importanti

          Ecco il calendario completo delle scadenze relative al Modello RED 2026:

          DataEvento
          Febbraio 2026L’INPS invia le comunicazioni ai pensionati obbligati a presentare il RED
          31 marzo 2026Scadenza ordinaria per l’invio del Modello RED
          Aprile 2026Possibile comunicazione di proroga da parte dell’INPS
          Da aprile 2026Inizio delle sospensioni cautelative per chi non ha presentato il RED

          Proroga del Modello RED: Quando Viene Concessa

          Negli ultimi anni, l’INPS ha spesso concesso una proroga della scadenza del Modello RED, spostando il termine dal 31 marzo a fine aprile o inizio maggio. Questa proroga viene comunicata tramite:

          • Messaggio INPS ufficiale pubblicato sul sito istituzionale
          • Comunicazioni dirette ai pensionati interessati
          • Notizie sui canali CAF e patronati

          Motivi della proroga:

          • Elevato numero di pratiche da gestire
          • Problemi tecnici sulla piattaforma INPS
          • Richieste di CAF e patronati per dare più tempo agli assistiti
          • Sovrapposizione con altre scadenze fiscali (es. dichiarazione dei redditi precompilata)

          IMPORTANTE: Anche se negli anni passati ci sono state proroghe, non è garantito che la proroga venga concessa ogni anno. Per questo motivo, il consiglio è di non aspettare l’ultimo momento e presentare il Modello RED entro febbraio o inizio marzo 2026.

          Come Verificare la Scadenza Aggiornata

          Per verificare se è stata concessa una proroga e quale sia la scadenza effettiva del Modello RED 2026, puoi:

          1. Consultare il sito INPS alla sezione “Messaggi” o “Comunicati stampa”
          2. Accedere al tuo cassetto previdenziale sul portale INPS con SPID, CIE o CNS
          3. Contattare il CAF Centro Fiscale di Udine al numero 0432 1638640 o tramite WhatsApp 366 6018121
          4. Verificare la lettera ricevuta dall’INPS con la richiesta del Modello RED (contiene la scadenza)

          Chi è Obbligato a Presentare il Modello RED

          Non tutti i pensionati sono obbligati a presentare il Modello RED. L’obbligo sussiste solo per chi percepisce determinate prestazioni economiche collegate al reddito e che l’INPS non può verificare autonomamente tramite l’Agenzia delle Entrate.

          Prestazioni INPS che Richiedono il Modello RED

          Devi presentare il Modello RED 2026 se percepisci una delle seguenti prestazioni economiche:

          • Assegno sociale (ex pensione sociale)
          • Maggiorazioni sociali sulle pensioni
          • Pensioni e assegni di invalidità civile (per inabili civili, ciechi, sordi)
          • Pensioni ai superstiti (reversibilità e indirette)
          • Integrazioni al trattamento minimo delle pensioni
          • Pensioni di guerra indirette ai superstiti
          • Assegni familiari ai pensionati
          • Maggiorazione della pensione per figli a carico
          • Indennità di accompagnamento (in alcuni casi)

          Come Sapere Se Devi Presentare il Modello RED

          L’INPS invia una comunicazione diretta ai pensionati obbligati a presentare il Modello RED. Questa comunicazione arriva:

          • Per posta cartacea (raccomandata) all’indirizzo di residenza
          • Sul cassetto previdenziale online accessibile con SPID/CIE/CNS
          • Tramite SMS o email (se hai attivato le notifiche INPS)

          La lettera contiene:

          • L’elenco dei redditi che devi dichiarare
          • La scadenza per presentare il Modello RED
          • Il codice fiscale e i dati identificativi della prestazione
          • Le modalità di invio (online, tramite CAF, ecc.)

          Se NON ricevi la comunicazione INPS, NON sei obbligato a presentare il Modello RED per quell’anno.

          Casi Particolari: Nucleo Familiare e Redditi Coniuge

          Per alcune prestazioni (come l’assegno sociale o le maggiorazioni sociali), l’INPS verifica anche il reddito del coniuge o del nucleo familiare. In questi casi:

          • Dovrai dichiarare sia i tuoi redditi che quelli del coniuge
          • Se il coniuge ha presentato la dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi), l’INPS potrebbe acquisire i dati automaticamente
          • Se il coniuge non ha presentato la dichiarazione, dovrai dichiarare i suoi redditi nel tuo Modello RED

          Quali Redditi Vanno Dichiarati nel Modello RED

          Il Modello RED richiede la dichiarazione di redditi specifici che potrebbero non essere stati comunicati all’Agenzia delle Entrate o che l’INPS non può acquisire automaticamente. Vediamo nel dettaglio quali redditi vanno dichiarati e quali invece sono esenti.

          Redditi da Dichiarare Obbligatoriamente

          Nel Modello RED 2026 devi dichiarare i seguenti redditi percepiti nel 2025:

          • Redditi da lavoro dipendente (stipendi, salari, emolumenti)
          • Redditi da lavoro autonomo occasionale
          • Redditi da pensione (pensioni italiane e estere, comprese quelle erogate da enti diversi dall’INPS)
          • Redditi da lavoro autonomo professionale (anche in regime forfettario)
          • Redditi da fabbricati (affitti, canoni di locazione)
          • Redditi da terreni (agricoli e non coltivati)
          • Redditi di capitale (interessi bancari, dividendi azionari)
          • Redditi diversi (plusvalenze immobiliari, affitti brevi, ecc.)
          • Redditi prodotti all’estero (lavoro, pensioni, immobili esteri)
          • Redditi del coniuge (se richiesto dall’INPS nella comunicazione)

          Redditi Esenti (NON da Dichiarare)

          Non vanno dichiarati nel Modello RED i seguenti redditi, in quanto esenti ai fini delle prestazioni INPS:

          • Reddito della prima casa (abitazione principale e relative pertinenze)
          • TFR e indennità di fine rapporto
          • Rendite INAIL per infortunio sul lavoro o malattia professionale
          • Pensioni di guerra
          • Pensioni privilegiate ordinarie (comprese quelle per ciechi civili assoluti)
          • Assegno per il nucleo familiare (ANF)
          • Assegno Unico Universale per i figli
          • Indennità di accompagnamento
          • Pensioni erogate da Stati esteri in regime di convenzione bilaterale (solo in alcuni casi)
          • Arretrati di lavoro dipendente relativi ad anni precedenti

          Tabella Riepilogativa: Cosa Dichiarare

          Tipo di RedditoDa Dichiarare nel RED?
          Stipendio da lavoro dipendenteSÌ
          Pensione INPSSÌ
          Pensione esteraSÍ
          Affitti percepitiSÌ
          Lavoro autonomo occasionaleSÌ
          Interessi bancariSÌ
          Prima casa (rendita catastale)NO
          TFR percepitoNO
          Assegno Unico figliNO
          Rendita INAILNO
          Indennità di accompagnamentoNO

          Come Calcolare i Redditi da Dichiarare

          Per compilare correttamente il Modello RED, devi sommare tutti i redditi imponibili percepiti nel 2025, escludendo quelli esenti. Per farlo:

          1. Raccogli la documentazione (CU 2026, estratti conto bancari, contratti di affitto, ecc.)
          2. Verifica ogni singolo reddito se rientra tra quelli da dichiarare
          3. Calcola il totale dei redditi imponibili
          4. Compila il Modello RED indicando ogni categoria di reddito nell’apposita sezione

          Esempio pratico:

          Mario è pensionato e nel 2025 ha percepito:

          • Pensione INPS: 12.000 euro (SÌ, da dichiarare)
          • Affitto appartamento: 6.000 euro (SÌ, da dichiarare)
          • Indennità di accompagnamento: 6.000 euro (NO, esente)
          • Rendita prima casa: 800 euro (NO, esente)
          • TFR ricevuto: 15.000 euro (NO, esente)

          Reddito totale da dichiarare nel Modello RED: 12.000 + 6.000 = 18.000 euro

          Come Compilare il Modello RED: Guida Pratica

          La compilazione del Modello RED può sembrare complessa, ma seguendo questa guida passo-passo riuscirai a completarlo correttamente. Il modello si compone di diverse sezioni, ognuna dedicata a una categoria di redditi.

          Struttura del Modello RED

          Il Modello RED 2026 è suddiviso in queste sezioni principali:

          1. Quadro A – Dati identificativi: codice fiscale, dati anagrafici, tipo di prestazione
          2. Quadro B – Redditi soggetto dichiarante: tutti i redditi del pensionato
          3. Quadro C – Redditi del coniuge (se richiesto)
          4. Quadro D – Redditi di altri componenti del nucleo (per prestazioni assistenziali)
          5. Quadro E – Dichiarazioni integrative: situazioni particolari (residenza, separazione, ecc.)

          Guida Step-by-Step alla Compilazione

          Ecco come compilare correttamente ogni sezione del Modello RED:

          STEP 1: Quadro A – Dati Identificativi

          • Inserisci il tuo codice fiscale
          • Verifica che nome, cognome e data di nascita siano corretti
          • Indica il tipo di prestazione per cui stai presentando il RED (la comunicazione INPS ti indica quale)
          • Inserisci l’anno di riferimento dei redditi: 2025

          STEP 2: Quadro B – Redditi del Dichiarante

          In questa sezione devi indicare tutti i tuoi redditi percepiti nel 2025, suddivisi per categoria:

          • Sezione B1 – Redditi da lavoro dipendente: riporta l’importo indicato nella Certificazione Unica (CU) 2026 al rigo 1 (reddito complessivo)
          • Sezione B2 – Redditi da pensione: somma di tutte le pensioni percepite (INPS, INPDAP, enti privati, estere)
          • Sezione B3 – Redditi da lavoro autonomo: reddito netto da partita IVA o collaborazioni occasionali
          • Sezione B4 – Redditi fondiari: affitti percepiti, rendite da terreni (esclusa prima casa)
          • Sezione B5 – Redditi di capitale: interessi bancari, dividendi
          • Sezione B6 – Redditi diversi: plusvalenze, affitti brevi

          ATTENZIONE: Riporta gli importi al lordo (prima delle trattenute fiscali), tranne dove espressamente richiesto il netto.

          STEP 3: Quadro C – Redditi del Coniuge

          Se la comunicazione INPS ti richiede di dichiarare anche i redditi del coniuge (es. per assegno sociale, maggiorazione sociale), compila questa sezione con le stesse modalità del Quadro B, indicando:

          • Codice fiscale del coniuge
          • Tutti i redditi del coniuge suddivisi per categoria
          • Se il coniuge ha presentato il 730 o Modello Redditi, puoi barrare la casella apposita (l’INPS acquisirà i dati automaticamente)

          STEP 4: Quadro E – Dichiarazioni Integrative

          In questa sezione devi indicare eventuali situazioni particolari:

          • Cambio di residenza nel 2025
          • Separazione o divorzio avvenuti durante l’anno
          • Ricovero in strutture sanitarie o assistenziali
          • Decesso del coniuge
          • Altre situazioni che potrebbero influire sul diritto alla prestazione

          Errori Comuni da Evitare

          Ecco gli errori più frequenti nella compilazione del Modello RED:

          • Dimenticare redditi minori (es. interessi bancari, piccoli affitti)
          • Dichiarare redditi esenti (es. indennità di accompagnamento, TFR)
          • Indicare importi netti invece che lordi
          • Non dichiarare redditi del coniuge quando richiesto
          • Sbagliare l’anno di riferimento (nel 2026 si dichiarano i redditi del 2025)
          • Omettere pensioni estere o redditi prodotti all’estero

          Documenti Necessari per il Modello RED

          Per compilare correttamente il Modello RED, devi avere a disposizione tutta la documentazione relativa ai redditi percepiti nel 2025. Ecco l’elenco completo dei documenti necessari.

          Documenti Obbligatori per Tutti

          • Comunicazione INPS con la richiesta di presentare il Modello RED
          • Documento di identità in corso di validità (carta d’identità, patente, passaporto)
          • Codice fiscale del dichiarante e del coniuge (se richiesto)
          • Tessera sanitaria o codice fiscale plastificato

          Documenti per Redditi da Lavoro

          Se hai percepito redditi da lavoro dipendente o pensione nel 2025:

          • Certificazione Unica (CU) 2026 rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico entro il 16 marzo 2026
          • Ultimi cedolini stipendio/pensione del 2025 (dicembre + tredicesima)
          • Contratto di lavoro se assunto nel corso del 2025

          Documenti per Redditi da Immobili

          Se possiedi immobili locati o terreni:

          • Contratti di affitto registrati con indicazione dei canoni percepiti nel 2025
          • Quietanze di pagamento degli affitti ricevuti
          • Visura catastale aggiornata degli immobili posseduti
          • Rendita catastale di fabbricati e terreni
          • Dichiarazione IMU 2025 (se proprietario di immobili diversi dalla prima casa)

          Documenti per Altri Redditi

          A seconda dei redditi percepiti:

          • Estratto conto bancario/postale (per interessi, dividendi, capital gain)
          • Fatture emesse per prestazioni occasionali o professionali
          • Dichiarazione dei redditi esteri se hai percepito redditi all’estero
          • CU estere tradotte se hai percepito pensioni estere
          • Modello 730/2025 o Redditi 2025 (dichiarazione anno precedente, se presentata)

          Documenti per il Coniuge (se richiesto)

          Se devi dichiarare anche i redditi del coniuge:

          • Certificazione Unica (CU) del coniuge
          • Codice fiscale del coniuge
          • Eventuale modello 730/Redditi del coniuge
          • Documenti reddituali del coniuge (come per il dichiarante)

          Checklist Documentale Completa

          Prima di presentare il Modello RED, verifica di avere tutti i documenti necessari con questa checklist:

          DocumentoObbligatorio?Note
          Comunicazione INPS✅ SÌIndica quali redditi dichiarare
          Documento identità✅ SÌIn corso di validità
          Codice fiscale✅ SÌDel dichiarante e coniuge
          CU 2026✅ SÌ (se lavoratore/pensionato)Rilasciata entro 16/3/2026
          Contratti affitto✅ SÌ (se proprietario)Solo immobili locati
          Estratto conto bancario⚠️ Se hai interessi rilevantiAnno 2025
          Dichiarazione redditi esteri✅ SÌ (se redditi esteri)Tradotta in italiano
          730/Redditi anno precedente❌ FacoltativoUtile come riferimento

          SUGGERIMENTO: Se ti rivolgi al CAF Centro Fiscale di Udine per la compilazione assistita, porta con te tutti i documenti elencati. In questo modo eviterai di dover tornare più volte e velocizzerai la pratica.

          Come Inviare il Modello RED all’INPS

          Una volta compilato il Modello RED, devi trasmetterlo all’INPS entro la scadenza del 31 marzo 2026 (salvo proroga). Esistono diverse modalità di invio: vediamole nel dettaglio.

          Modalità 1: Invio Online tramite Portale INPS

          Puoi inviare il Modello RED autonomamente accedendo al sito INPS con le tue credenziali digitali:

          1. Vai su www.inps.it
          2. Accedi con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
          3. Cerca il servizio “Dichiarazione Reddituale – RED”
          4. Compila il modello online seguendo le istruzioni
          5. Verifica i dati inseriti
          6. Invia la dichiarazione
          7. Scarica e conserva la ricevuta di avvenuta presentazione

          PRO: Gratuito, veloce, disponibile 24/7

          CONTRO: Richiede dimestichezza con l’informatica e possesso di SPID/CIE/CNS

          Modalità 2: Tramite CAF o Patronato

          La modalità più semplice e sicura è rivolgersi a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o a un patronato. Il servizio è completamente gratuito per i pensionati.

          Come fare con il CAF Centro Fiscale di Udine:

          1. Prenota un appuntamento chiamando il 0432 1638640 o tramite WhatsApp 366 6018121
          2. Porta tutti i documenti elencati nella sezione precedente
          3. Il nostro operatore compilerà il Modello RED per te, verificando la correttezza dei dati
          4. Firmerai la dichiarazione
          5. Il CAF trasmetterà telematicamente il Modello RED all’INPS
          6. Riceverai la ricevuta di avvenuta presentazione

          PRO: Assistenza qualificata, zero errori, servizio gratuito, nessuna competenza informatica richiesta

          CONTRO: Necessità di recarsi fisicamente presso il CAF (ma possiamo aiutarti anche a distanza in alcuni casi)

          Modalità 3: Tramite Contact Center INPS

          Puoi chiedere assistenza telefonica al Contact Center INPS:

          • Numero verde INPS: 803 164 (gratuito da rete fissa)
          • Da cellulare: 06 164 164 (a pagamento secondo il piano tariffario)

          L’operatore ti guiderà nella compilazione telefonica del Modello RED.

          PRO: Non serve recarsi fisicamente da nessuna parte

          CONTRO: Tempi di attesa lunghi, possibili errori di comunicazione telefonica

          Quale Modalità Scegliere?

          La scelta dipende dalle tue esigenze:

          Se sei…Modalità consigliata
          Pratico con computer e SPIDInvio online autonomo
          Hai situazione reddituale sempliceInvio online o Contact Center
          Hai redditi complessi o dubbiCAF (CONSIGLIATO)
          Non hai SPID/CIE/CNSCAF (OBBLIGATORIO)
          Vuoi assistenza personalizzataCAF Centro Fiscale Udine

          Ricevuta e Verifica dell’Invio

          Dopo aver inviato il Modello RED, conserva sempre la ricevuta. Puoi verificare l’avvenuta ricezione:

          • Accedendo al tuo cassetto previdenziale sul sito INPS
          • Controllando che la sospensione della pensione non venga applicata
          • Chiamando il Contact Center INPS per conferma

          Sanzioni e Conseguenze per Ritardi o Omissioni

          La mancata presentazione del Modello RED entro i termini previsti comporta gravi conseguenze sia economiche che previdenziali. Vediamo nel dettaglio quali sono le sanzioni e come evitarle.

          Sospensione della Prestazione

          Se non presenti il Modello RED entro la scadenza, l’INPS può sospendere cautelativamente la tua prestazione economica. Questo significa:

          • Stop al pagamento della pensione, assegno sociale, integrazione al minimo, ecc.
          • La sospensione parte generalmente dal mese successivo alla scadenza
          • La pensione rimane sospesa fino a quando non presenti il Modello RED
          • Nessun arretrato automatico: dovrai richiedere espressamente il pagamento dei mesi arretrati

          Esempio:

          Se la scadenza è il 31 marzo 2026 e tu presenti il Modello RED il 15 maggio 2026, la tua pensione potrebbe essere sospesa da aprile a maggio. Dovrai poi chiedere il recupero dei ratei non pagati.

          Revoca della Prestazione

          In casi più gravi, se ometti ripetutamente la presentazione del Modello RED o se viene accertato che non avevi diritto alla prestazione, l’INPS può:

        • Revocare definitivamente la prestazione economica
        • Richiedere la restituzione di quanto percepito indebitamente
        • Applicare sanzioni amministrative
        • Recupero Somme Indebitamente Percepite

          Se dall’esame del Modello RED risulta che non avevi diritto (o avevi diritto parziale) alla prestazione percepita, l’INPS:

          1. Calcola l’importo indebitamente percepito
          2. Invia una comunicazione di debito
          3. Procede al recupero tramite trattenute sulla pensione futura (di solito 1/5 dell’importo mensile)
          4. In alternativa, puoi restituire l’importo in un’unica soluzione

          Importante: Il recupero può riguardare anche più anni arretrati, con un debito potenzialmente molto elevato.

          Sanzioni Amministrative

          Oltre al recupero delle somme, l’INPS può applicare sanzioni amministrative in caso di:

          • Dichiarazioni false o incomplete: sanzione da 5.000 a 50.000 euro
          • Omessa presentazione ripetuta: sanzione variabile
          • Occultamento doloso di redditi: possibile denuncia penale per truffa aggravata ai danni dello Stato

          Come Evitare Sanzioni e Sospensioni

          Per evitare problemi:

          1. Presenta il Modello RED entro la scadenza (non aspettare l’ultimo giorno)
          2. Dichiara TUTTI i redditi richiesti, anche quelli minimi
          3. Conserva tutta la documentazione per almeno 10 anni
          4. In caso di dubbi, rivolgiti al CAF per una compilazione assistita
          5. Verifica la ricevuta di avvenuta presentazione

          Cosa Fare Se Hai Dimenticato la Scadenza

          Se hai superato la scadenza senza presentare il Modello RED:

          1. Presentalo SUBITO, anche se in ritardo (meglio tardi che mai)
          2. Contatta l’INPS per verificare se la pensione è stata sospesa
          3. Chiedi il pagamento degli arretrati se la sospensione è già avvenuta
          4. Rivolgiti al CAF per assistenza nella regolarizzazione

          Nella maggior parte dei casi, se presenti il Modello RED in ritardo ma prima che l’INPS concluda i controlli, puoi ottenere il ripristino della prestazione senza ulteriori sanzioni.

          Esoneri ed Esclusioni dal Modello RED

          Non tutti i pensionati sono obbligati a presentare il Modello RED. Esistono infatti alcuni casi di esonero previsti dalla normativa INPS. Vediamo quando NON devi presentare il Modello RED.

          Esonero Automatico dall’INPS

          L’INPS può esonerare automaticamente dalla presentazione del Modello RED i pensionati che si trovano in queste situazioni:

          • Redditi già noti all’INPS: se l’Istituto ha già acquisito tutti i tuoi redditi tramite l’Agenzia delle Entrate
          • Pensionati con solo reddito da pensione INPS (nessun altro reddito)
          • Dichiarazione dei redditi già presentata: se hai fatto il 730 o il Modello Redditi, l’INPS può acquisire automaticamente i dati
          • Prestazioni non collegate al reddito: se percepisci prestazioni che non dipendono dal reddito (es. pensione di vecchiaia senza integrazioni)

          Come sapere se sei esonerato?

          Se sei esonerato, NON riceverai la comunicazione INPS con la richiesta di presentare il Modello RED. L’assenza di comunicazione = esonero automatico.

          Esonero per Tipologia di Prestazione

          Alcune prestazioni non richiedono mai il Modello RED:

          • Pensione di vecchiaia ordinaria senza integrazioni al minimo
          • Pensione di anzianità/anticipata senza integrazioni
          • Indennità di accompagnamento (non collegata al reddito)
          • Pensioni di guerra dirette
          • TFR e liquidazioni

          Esonero per Età Avanzata

          In alcuni casi, l’INPS può esonerare pensionati molto anziani (es. oltre 90 anni) dalla presentazione del Modello RED, soprattutto se la situazione reddituale è stabile da anni e nota all’Istituto.

          Comunicazione di Esonero

          Se sei esonerato, potresti ricevere una comunicazione esplicita di esonero dall’INPS, oppure semplicemente non riceverai alcuna comunicazione di richiesta del Modello RED.

          ATTENZIONE: Se negli anni precedenti eri esonerato ma quest’anno ricevi la comunicazione INPS, significa che la tua situazione è cambiata e sei obbligato a presentare il RED.

          Tabella Riepilogativa Esoneri

          SituazioneObbligato a presentare RED?
          Ricevo solo pensione INPS, nessun altro redditoNO (esonero automatico)
          Ricevo pensione + affittiSÌ (se INPS lo richiede)
          Ricevo assegno socialeSÌ
          Ricevo pensione con integrazione al minimoSÌ
          Ricevo pensione di reversibilitàSÌ (se INPS lo richiede)
          Ricevo solo indennità di accompagnamentoNO
          Ho fatto il 730 e l’INPS ha acquisito i datiFORSE NO (verifica comunicazione INPS)
          Non ho ricevuto comunicazione INPSNO (sei esonerato)

          Come Verificare Se Sei Obbligato

          Per avere la certezza se devi presentare il Modello RED:

          1. Controlla la posta (cartacea e sul cassetto previdenziale INPS)
          2. Se ricevi comunicazione INPS → SEI OBBLIGATO
          3. Se NON ricevi comunicazione → SEI ESONERATO
          4. In caso di dubbi, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sul Modello RED

          Ecco le risposte alle domande più frequenti sul Modello RED pensioni 2026.

          Quando scade il Modello RED 2026?

          La scadenza ordinaria è il 31 marzo 2026. Tuttavia, l’INPS può concedere una proroga (comunicata tramite messaggio ufficiale). Negli anni passati le proroghe hanno spostato la scadenza a fine aprile o inizio maggio.

          Cosa succede se non presento il Modello RED?

          L’INPS può sospendere cautelativamente la tua prestazione economica (pensione, assegno sociale, integrazione al minimo, ecc.) fino a quando non regolarizzi la situazione. La sospensione comporta stop ai pagamenti.

          Devo presentare il Modello RED anche se ho fatto il 730?

          Sì, se l’INPS te lo richiede. Il Modello RED e la dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi) sono adempimenti distinti che possono coesistere. Tuttavia, se hai fatto il 730 e l’INPS ha già acquisito tutti i tuoi redditi tramite l’Agenzia delle Entrate, potresti essere esonerato automaticamente (verificherai dall’assenza di comunicazione INPS).

          Il servizio del CAF per il Modello RED è a pagamento?

          No, il servizio di assistenza per la compilazione e l’invio del Modello RED presso il CAF Centro Fiscale di Udine è completamente gratuito per i pensionati.

          Quali redditi NON devo dichiarare nel Modello RED?

          Non vanno dichiarati: reddito prima casa, TFR, rendite INAIL, pensioni di guerra, assegno unico figli, indennità di accompagnamento, ANF.

          Posso presentare il Modello RED in ritardo?

          Sì, è sempre meglio presentarlo in ritardo che non presentarlo affatto. Presentandolo anche dopo la scadenza puoi ottenere il ripristino della prestazione e il pagamento degli arretrati (anche se dovrai richiederli esplicitamente).

          Come faccio a sapere se devo presentare il Modello RED?

          L’INPS invia una comunicazione diretta (per posta o sul cassetto previdenziale) ai pensionati obbligati. Se non ricevi comunicazione, sei esonerato.

          Posso inviare il Modello RED online da solo?

          Sì, se hai SPID, CIE o CNS puoi accedere al portale INPS e compilare autonomamente il Modello RED online. Tuttavia, se hai dubbi o situazioni complesse, è consigliabile rivolgersi al CAF.

          Devo dichiarare anche i redditi del coniuge?

          Solo se richiesto dall’INPS nella comunicazione. Per alcune prestazioni (come assegno sociale, maggiorazioni sociali), l’INPS verifica anche il reddito del coniuge. In quel caso dovrai dichiarare sia i tuoi redditi che quelli del coniuge.

          Quanto tempo ci vuole per presentare il Modello RED al CAF?

          Con tutti i documenti in ordine, la compilazione e l’invio richiedono circa 30 minuti presso il CAF Centro Fiscale di Udine. Prenota il tuo appuntamento chiamando il 0432 1638640.

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          Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella compilazione e nell’invio del Modello RED 2026.

          Cosa facciamo per te:

          • ✅ Compilazione assistita del Modello RED
          • ✅ Verifica documentale completa
          • ✅ Invio telematico all’INPS
          • ✅ Consegna ricevuta di avvenuta presentazione
          • ✅ Assistenza su pratiche pensionistiche
          • ✅ Servizio completamente gratuito
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          Oppure chiamaci allo 0432 1638640

          CAF Centro Fiscale Udine
          Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
          Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

          Marzo 3, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-03 07:20:352026-05-31 10:13:24Modello RED Pensioni 2026: Scadenza, Proroga e Guida Invio INPS

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