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Tag Archivio per: bonus

NOTIZIE

Bonus Librerie Under 35: Domande Prorogate al 13 Ottobre 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Nuova proroga per il bonus librerie under 35: il Ministero della Cultura ha spostato al 13 ottobre 2026 il termine per presentare la domanda di partecipazione al bando che sostiene l’apertura di nuove librerie da parte dei giovani. La decisione è arrivata con il Decreto Direttoriale Generale (DDG) n. 792 del 13 agosto 2026, che ha concesso più tempo a chi vuole trasformare la passione per i libri in un’attività imprenditoriale. Il contributo, non a caso soprannominato bonus librai under 35, può arrivare fino a 24.000 euro per ogni progetto ammesso.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il bonus librerie under 35
  2. La proroga del bonus librerie under 35 al 13 ottobre 2026
  3. Chi può richiedere il bonus librerie under 35: i requisiti
  4. Come fare domanda per il bonus librerie under 35
  5. Altre agevolazioni per famiglie e giovani nel 2026
  6. Domande frequenti sul bonus librerie under 35

Cos’è il bonus librerie under 35

Il bonus librerie under 35 è un bando promosso dal Ministero della Cultura, gestito dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali (DGBIC), con l’obiettivo di favorire la nascita e il consolidamento di librerie indipendenti gestite da giovani imprenditori. La misura mette a disposizione una dotazione complessiva di 4 milioni di euro, destinata a finanziare l’avvio di nuove attività di vendita di libri sul territorio nazionale.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le librerie di quartiere, soprattutto nei piccoli centri, svolgono un ruolo culturale e sociale importante, ma faticano a reggere la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. Per questo il bonus librerie under 35 premia chi sceglie di investire in questo settore in giovane età, offrendo un sostegno economico concreto alle spese di avviamento.

La proroga del bonus librerie under 35 al 13 ottobre 2026

La finestra per presentare domanda era originariamente aperta dalle ore 15:00 del 15 giugno 2026, con una prima scadenza fissata a settembre. Con il DDG n. 792 del 13 agosto 2026, il Ministero della Cultura ha deciso di prorogare i termini fino alle ore 15:00 del 13 ottobre 2026, dando così più tempo ai giovani interessati a completare la documentazione richiesta.

Questa non è una novità isolata: i bandi legati al mondo della cultura e dell’editoria vengono spesso prorogati per garantire la massima partecipazione, soprattutto quando la modulistica richiede tempo per essere predisposta correttamente. Chi non ha ancora presentato domanda per il bonus librerie under 35 ha quindi ancora qualche settimana a disposizione, ma è consigliabile non ridursi agli ultimi giorni utili.

Chi può richiedere il bonus librerie under 35: i requisiti

Il bando è riservato ai giovani fino a 35 anni e che intendono aprire una nuova libreria, oppure consolidare un’attività avviata da poco. Tra i requisiti principali richiesti dal bando figurano:

  • Età anagrafica: il titolare o il legale rappresentante dell’impresa non deve superare i 35 anni
  • Iscrizione al Registro delle Imprese, secondo i criteri di ammissione previsti dal bando
  • Apertura di una nuova libreria sul territorio nazionale, oppure consolidamento di un’attività già avviata nei tempi indicati dal bando
  • Rispetto delle finestre temporali previste per l’avvio dell’attività, differenziate a seconda della tipologia di comune e della data di apertura

La dotazione finanziaria complessiva del bonus librerie under 35 è suddivisa in due quote: una parte è riservata a iniziative avviate in determinati comuni a partire da fine 2023, l’altra è destinata alle librerie aperte più di recente o ancora da avviare. Questa suddivisione serve a garantire una distribuzione più equa delle risorse su tutto il territorio nazionale.

Come fare domanda per il bonus librerie under 35

La domanda per il bonus librerie under 35 va presentata esclusivamente tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) all’indirizzo dedicato del Ministero della Cultura, utilizzando in modo obbligatorio la modulistica ufficiale pubblicata sul sito dell’amministrazione. Non sono ammesse altre modalità di invio, come l’email ordinaria o la consegna a mano.

Prima di inviare la documentazione è fondamentale verificare con attenzione ogni allegato richiesto: eventuali errori formali, moduli incompleti o mancanza di firme possono infatti compromettere l’ammissibilità della domanda. Considerato che si tratta di un bando pubblico con risorse limitate, la corretta predisposizione della pratica fa spesso la differenza tra un progetto ammesso e uno escluso dal finanziamento.

Altre agevolazioni per famiglie e giovani nel 2026

Il bonus librerie under 35 non è l’unica misura pensata per sostenere giovani e famiglie nel corso del 2026. Ad esempio, per le famiglie con un reddito più contenuto è attivo il bonus ISEE sotto i 30.000 euro, che comprende agevolazioni su trasporti, mensa scolastica e libri di testo. Chi invece sta ristrutturando casa può valutare il bonus mobili 2026, con l’elenco completo dei beni che rientrano nell’agevolazione, oppure approfondire requisiti e modalità per ottenere la detrazione legata all’acquisto di arredi ed elettrodomestici.

Domande frequenti sul bonus librerie under 35

Cos’è il bonus librerie under 35?

È un bando del Ministero della Cultura che finanzia l’apertura o il consolidamento di librerie gestite da giovani fino a 35 anni, con un contributo che può arrivare fino a 24.000 euro.

Qual è la nuova scadenza per presentare la domanda?

Il termine, inizialmente fissato a settembre 2026, è stato prorogato alle ore 15:00 del 13 ottobre 2026 con il DDG n. 792 del 13 agosto 2026.

Chi può partecipare al bando librerie under 35?

Possono partecipare i giovani fino a 35 anni che intendono aprire una nuova libreria sul territorio nazionale o consolidare un’attività avviata di recente, nel rispetto dei requisiti di iscrizione al Registro delle Imprese previsti dal bando.

Come si presenta la domanda?

La domanda va inviata esclusivamente via PEC, utilizzando la modulistica ufficiale disponibile sul sito del Ministero della Cultura.

Il bando resta dunque aperto ancora per alcune settimane, con la nuova scadenza fissata al 13 ottobre 2026. Per i giovani interessati ad aprire una libreria si tratta di un’occasione da non lasciarsi sfuggire, considerata la dotazione limitata di risorse messe a disposizione dal Ministero della Cultura.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 12:00:002026-09-05 08:51:48Bonus Librerie Under 35: Domande Prorogate al 13 Ottobre 2026
NOTIZIE

Come ottenere i bonus disabilità tramite giudice e tribunale

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Hai fatto domanda per il riconoscimento della disabilità o dell’invalidità civile, ma l’INPS ti ha risposto con un diniego? Oppure la commissione medica ha attribuito una percentuale di invalidità inferiore a quella che ti aspettavi, impedendoti di accedere ai bonus disabilità a cui avresti diritto? Sappi che non sei obbligato ad accettare quella decisione: esiste una strada legale per far valere i tuoi diritti davanti al giudice del tribunale.

In questo articolo spieghiamo in modo semplice come funziona il percorso giudiziario per ottenere il riconoscimento della disabilità e, di conseguenza, i benefici economici e assistenziali collegati.

Indice dei contenuti

  • Cosa sono i bonus disabilità
  • Quando si può ricorrere al giudice
  • Come funziona il ricorso giudiziario
  • Il procedimento davanti al tribunale
  • Tempi e costi del ricorso
  • Domande frequenti

Cosa sono i bonus disabilità

Con il termine bonus disabilità si intende un insieme di prestazioni economiche e agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato italiano alle persone con invalidità o disabilità certificata. A seconda della percentuale di invalidità riconosciuta, si ha diritto a benefici diversi:

  • Assegno di invalidità civile: per percentuali tra il 74% e il 99%
  • Pensione di inabilità: per invalidità al 100%
  • Indennità di accompagnamento: per chi non è in grado di deambulare autonomamente o non può compiere gli atti quotidiani della vita
  • Legge 104: agevolazioni lavorative, permessi retribuiti, detrazioni fiscali
  • Agevolazioni fiscali: detrazioni IRPEF per spese mediche, acquisto di veicoli adattati, IVA agevolata

Per accedere a questi benefici, il punto di partenza è il riconoscimento formale della disabilità da parte delle commissioni mediche dell’INPS. Quando questo riconoscimento viene negato o risulta insufficiente, entra in gioco la possibilità di rivolgersi al giudice.

Quando si può ricorrere al giudice

Il ricorso al tribunale è possibile in due situazioni principali:

  • Diniego totale: l’INPS nega qualsiasi forma di invalidità o disabilità
  • Percentuale insufficiente: la commissione medica riconosce un grado di invalidità inferiore alla soglia necessaria per accedere al beneficio desiderato (ad esempio, riconosce il 60% quando ne servono 74% per l’assegno di invalidità)

Prima di arrivare in tribunale, però, è obbligatorio percorrere una fase preliminare: il cosiddetto accertamento tecnico preventivo (ATP), disciplinato dall’art. 445-bis del Codice di Procedura Civile (introdotto dall’art. 38 del D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011). Si tratta di una procedura che si svolge in sede giudiziaria, ma con un carattere prevalentemente tecnico-medico, finalizzata a valutare le condizioni di salute dell’interessato prima che si apra un vero e proprio processo.

Questa fase è obbligatoria e non può essere saltata: senza l’ATP, il giudice non può essere adito per ottenere il riconoscimento della disabilità o i relativi benefici economici INPS.

Come funziona il ricorso giudiziario

Il percorso giudiziario per ottenere i bonus disabilità si articola in più fasi. Vediamole nel dettaglio.

Fase 1 – Ricorso amministrativo (facoltativo ma consigliato)

Prima ancora di rivolgersi al giudice, è possibile presentare un ricorso amministrativo all’INPS entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento di diniego. La commissione medica superiore dell’INPS rivaluta il caso. Se l’esito è ancora negativo, si procede con la fase giudiziaria.

Fase 2 – Accertamento tecnico preventivo (ATP)

È la fase obbligatoria. Si deposita un ricorso al Tribunale (sezione lavoro) competente per il proprio domicilio, chiedendo la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), cioè un medico nominato dal giudice, che esamina le condizioni di salute del ricorrente.

Il CTU redige una relazione tecnica che valuta il grado di invalidità. Le parti (il ricorrente e l’INPS) possono nominare propri consulenti medici (CTP, Consulente Tecnico di Parte) per partecipare all’accertamento e contestare le conclusioni del CTU se non le condividono.

Se l’INPS accetta le conclusioni del CTU, la procedura si chiude con un accordo e il riconoscimento della disabilità avviene senza necessità di un processo. Se invece l’INPS non accetta, si passa alla fase successiva.

Il procedimento davanti al tribunale

Se l’ATP non si chiude con un accordo, si apre il vero e proprio giudizio di merito davanti al Tribunale, sezione lavoro. Il processo si svolge secondo le regole del rito del lavoro, che è generalmente più veloce rispetto al rito ordinario civile.

Il giudice, sulla base della relazione del CTU e degli atti di causa, emette una sentenza che può:

  • Accogliere il ricorso: riconoscendo la percentuale di invalidità richiesta e condannando l’INPS a erogare le prestazioni spettanti
  • Rigettare il ricorso: confermando la valutazione dell’INPS
  • Riconoscere una percentuale diversa da quella richiesta (ad esempio, il 74% invece del 100%)

In caso di sentenza favorevole, l’INPS è tenuto a pagare anche gli arretrati delle prestazioni non erogate, calcolati dalla data della domanda originaria. Questo è un aspetto molto importante: anche se il processo dura anni, il diritto alle somme decorre comunque dalla domanda iniziale.

Se sei interessato alle tutele legate alla disabilità, potresti trovare utile anche il nostro articolo su rinvio sfratto disabili: tutele e procedura 2026 e quello su Legge 104: permessi, agevolazioni e domanda 2026.

Tempi e costi del ricorso

Tempi: la fase ATP può concludersi in pochi mesi (3-6 mesi nei tribunali più efficienti), ma nei tribunali più congestionati può richiedere oltre un anno. Il giudizio di merito, se necessario, aggiunge ulteriori 6-18 mesi. In totale, il percorso completo può durare da 1 a 3 anni.

Costi: il ricorso per ATP è esente dal contributo unificato (cioè non si pagano le spese di iscrizione a ruolo) grazie all’esenzione prevista per le controversie previdenziali. Tuttavia bisogna mettere in conto:

  • Il compenso dell’avvocato (obbligatorio per il patrocinio in giudizio)
  • L’eventuale compenso del consulente di parte (CTP)
  • L’anticipazione del compenso del CTU, che viene poi rimborsata in caso di sentenza favorevole

Chi ha un reddito ISEE sotto la soglia di legge (attualmente fissata a 11.746,68 euro) può chiedere il patrocinio a spese dello Stato, che copre le spese legali e le competenze del CTU.

Per sapere se hai i requisiti ISEE per accedere al patrocinio gratuito, puoi consultare il nostro articolo sulla dichiarazione 730 e i servizi del CAF.

Domande frequenti

Posso rivolgermi direttamente al giudice senza fare prima ricorso all’INPS?

Il ricorso amministrativo all’INPS è facoltativo. È invece obbligatorio passare dalla fase ATP davanti al tribunale prima di avviare il giudizio di merito.

Se il giudice mi dà ragione, da quando decorrono le prestazioni?

Le prestazioni economiche decorrono dalla data della domanda amministrativa originaria presentata all’INPS, non dalla data della sentenza. Ciò significa che avrai diritto agli arretrati per tutti gli anni in cui la prestazione non è stata erogata.

Ho bisogno obbligatoriamente di un avvocato?

Sì. Nel procedimento davanti al tribunale (sia nella fase ATP che nel giudizio di merito) è obbligatorio il patrocinio di un avvocato abilitato. Non puoi agire in proprio.

Il patronato può aiutarmi in questa procedura?

Il patronato può assisterti nella fase amministrativa (presentazione della domanda, eventuale ricorso all’INPS) e nel monitoraggio della pratica. Per la fase giudiziaria (ATP e giudizio di merito) è invece necessario un avvocato. Il patronato può indirizzarti verso i professionisti giusti e aiutarti a raccogliere la documentazione medica necessaria.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-03 19:00:002026-09-01 14:44:12Come ottenere i bonus disabilità tramite giudice e tribunale
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Bonus mamme, premi e fringe benefit: cosa prevede la manovra 2027?

Bonus mamma

Indice dei contenuti

  • Cosa è la manovra 2027 e a che punto siamo
  • Bonus mamme 2027: le ipotesi sul tavolo
  • Premi di produzione 2027: la detassazione diventa strutturale?
  • Fringe benefit 2027: soglie e novità previste
  • Chi beneficia di queste misure
  • Domande frequenti

La manovra 2027, ancora in fase di elaborazione, si preannuncia ricca di misure a favore delle famiglie e dei lavoratori dipendenti. Tra i temi centrali del dibattito politico-fiscale emergono il bonus mamme, la detassazione dei premi di produzione e l’ampliamento dei fringe benefit. Vediamo cosa è emerso finora e quali sono le ipotesi più accreditate.

Cosa è la manovra 2027 e a che punto siamo

La legge di bilancio 2027 («manovra») è il provvedimento con cui il Governo stabilisce entrate e spese dello Stato per il prossimo anno. Viene presentata in Parlamento entro il 15 ottobre e deve essere approvata entro il 31 dicembre.

Al momento la manovra 2027 è ancora in fase di costruzione: il Governo sta raccogliendo proposte dai ministeri e dalle categorie, mentre le prime indiscrezioni sui contenuti circolano da fonti parlamentari e sindacali. Le misure di cui parliamo in questo articolo sono quindi ipotesi e bozze, non ancora testo di legge definitivo.

Tuttavia, alcune direzioni sembrano abbastanza chiare: conferma e potenziamento delle misure pro-famiglia già sperimentate nelle leggi di bilancio 2025 e 2026, con particolare attenzione al sostegno alle lavoratrici madri e alla detassazione di alcune voci retributive.

Bonus mamme 2027: le ipotesi sul tavolo

Il bonus mamme è un esonero contributivo introdotto dalla legge di bilancio 2024 e prorogato nelle manovre successive. In parole semplici: le lavoratrici dipendenti con figli non pagano (o pagano meno) i contributi previdenziali a loro carico, e quindi portano a casa uno stipendio netto più alto.

Ecco le principali ipotesi che circolano per il 2027:

  • Stabilizzazione a regime: il Governo valuta di rendere l’esonero permanente, eliminando la necessità di rinnovarlo ogni anno con la manovra. Questo darebbe maggiore certezza alle lavoratrici e alle aziende.
  • Estensione alle lavoratrici autonome: una delle lacune storiche del bonus è che si applica solo al lavoro dipendente. Si discute se includere le titolari di partita IVA, che oggi ne sono escluse.
  • Abbassamento della soglia da 3 a 2 figli: attualmente il beneficio pieno (esonero 100% dei contributi) riguarda le madri con almeno 3 figli. Si ipotizza di estenderlo anche a quelle con 2 figli, con un importo ridotto o modulato.
  • Aumento del beneficio per madri sole: le famiglie monogenitoriali potrebbero ricevere un sostegno aggiuntivo rispetto all’esonero base.

Per capire quanto vale concretamente, ricordiamo che con la manovra 2026 una lavoratrice madre di 2 figli con reddito fino a 40.000 euro poteva ottenere fino a circa 60 euro al mese in più in busta paga grazie all’esonero parziale. Il potenziamento 2027 punterebbe ad aumentare questo importo.

Leggi anche: Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli 2026: Guida Completa ai 60 Euro

Premi di produzione 2027: la detassazione diventa strutturale?

I premi di produzione (o premi di risultato) sono somme che il datore di lavoro eroga ai dipendenti al raggiungimento di determinati obiettivi aziendali — ad esempio l’aumento del fatturato o la riduzione degli scarti di lavorazione. Attualmente, questi premi godono di una tassazione agevolata al 5% invece dell’aliquota IRPEF ordinaria, entro certi limiti.

Le ipotesi per la manovra 2027 riguardano:

  • Conferma dell’aliquota al 5%: l’agevolazione attuale (introdotta in via sperimentale e poi prorogata) potrebbe diventare permanente, con inserimento nel Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR).
  • Aumento del tetto massimo: il limite attuale di 3.000 euro (elevabile a 4.000 in presenza di sistemi di partecipazione dei dipendenti) potrebbe essere innalzato, permettendo a più lavoratori di beneficiare della tassazione ridotta sull’intero importo del premio.
  • Estensione della platea: oggi l’agevolazione è riservata a dipendenti con reddito fino a 80.000 euro nell’anno precedente. Si valuta se alzare questa soglia.

In termini pratici: se un lavoratore riceve un premio di 2.000 euro, con la tassazione ordinaria (aliquota marginale, ad esempio 35%) ne porta a casa circa 1.300 euro. Con l’aliquota al 5%, ne porta a casa 1.900 euro. La differenza è significativa.

Fringe benefit 2027: soglie e novità previste

I fringe benefit sono i cosiddetti «benefit in natura» che il datore di lavoro mette a disposizione del dipendente: auto aziendale, buoni pasto, polizze sanitarie integrative, rimborso dell’affitto o del mutuo, telefono cellulare aziendale e così via. In linea generale, questi benefit sono tassabili come reddito da lavoro dipendente, ma esiste una soglia di esenzione entro cui non entrano nel calcolo dell’IRPEF.

La legge di bilancio 2026 ha già innalzato significativamente queste soglie. Per il 2027 le ipotesi sono:

  • Soglia ordinaria confermata a 1.000 euro: per tutti i lavoratori dipendenti, i benefit fino a 1.000 euro all’anno non concorrono a formare il reddito imponibile.
  • Soglia maggiorata per lavoratori con figli: i dipendenti con almeno un figlio a carico potrebbero beneficiare di una soglia più alta, ipotizzata tra 2.000 e 3.000 euro. Questa misura si intreccia con il sostegno alle famiglie al cuore della manovra.
  • Ampliamento delle voci coperte: si discute di includere nella nozione di fringe benefit esente anche le spese per l’istruzione dei figli (rette scolastiche, centri estivi) e per l’assistenza agli anziani a carico.
  • Nuovo «bonus trasporti»: l’abbonamento al trasporto pubblico per i pendolari potrebbe essere escluso del tutto dal reddito imponibile, indipendentemente dalle altre soglie.

Leggi anche: Legge di Bilancio 2026 Approvata: Tutte le Novità su IRPEF, Pensioni, Bonus e Famiglie

Chi beneficia di queste misure

Riepiloghiamo a chi si rivolgono le misure in discussione per la manovra 2027:

MisuraA chi si rivolgeVantaggio atteso
Bonus mamme 2027Lavoratrici dipendenti con 2+ figliEsonero contributivo, più netto in busta paga
Premi di produzioneLavoratori dipendenti con reddito fino a 80.000 euroTassazione al 5% fino a 3.000-4.000 euro
Fringe benefit ordinariTutti i lavoratori dipendentiEsenzione fino a 1.000 euro/anno
Fringe benefit con figliLavoratori con almeno 1 figlio a caricoSoglia elevata a 2.000-3.000 euro/anno

È importante sottolineare che queste misure riguardano principalmente i lavoratori dipendenti. Chi ha una partita IVA in regime forfettario o ordinario non è direttamente interessato dall’esonero contributivo del bonus mamme né dalla tassazione agevolata sui premi.

Leggi anche: Bonus Nuovi Nati 2026: Guida Completa INPS — Requisiti, Importo e Domanda

Domande frequenti

Il bonus mamme 2027 è già confermato?

No. Al momento (agosto 2026) si tratta di ipotesi e indirizzi politici. La conferma ufficiale arriverà con la presentazione del disegno di legge di bilancio 2027, attesa per ottobre 2026.

La detassazione dei premi di produzione al 5% vale per tutti i settori?

Sì, purché il premio sia legato a obiettivi misurabili e previsto da un accordo aziendale o territoriale. Non vale per i premi erogati in modo generico e non documentato.

I fringe benefit sostituiscono lo stipendio?

No. I benefit in natura sono un’aggiunta alla retribuzione, non una sua sostituzione. Il datore di lavoro non può ridurre lo stipendio per compensare con i benefit, salvo accordi specifici di welfare aziendale.

Quando entrano in vigore le misure della manovra 2027?

Se la legge di bilancio 2027 viene approvata entro il 31 dicembre 2026, le misure entrano in vigore il 1° gennaio 2027. Alcune possono avere decorrenza retroattiva o scaglionata, ma in genere il punto di partenza è l’inizio dell’anno fiscale.

Il bonus mamme vale anche per le libere professioniste?

Con le norme attuali (2026), il bonus mamme è riservato alle lavoratrici dipendenti. L’estensione alle autonome è in discussione per il 2027 ma non è ancora confermata.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 17:00:002026-08-31 08:33:20Bonus mamme, premi e fringe benefit: cosa prevede la manovra 2027?
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Bonus assunzione per madri di tre figli: come funziona?

Bonus mamma

Con la circolare n. 82 del 29 luglio 2026, l’INPS ha reso finalmente operativo l’esonero contributivo per chi assume madri di almeno tre figli minorenni, una misura introdotta dalla legge di Bilancio 2026 e attiva dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un incentivo pensato per favorire il rientro nel mondo del lavoro di donne con carichi familiari pesanti, ma con requisiti molto specifici che ne limitano la platea.

Indice dei contenuti

  • Cos’e’ il bonus assunzione madri di tre figli?
  • Come funziona lo sgravio contributivo
  • Durata dell’incentivo
  • Chi puo’ accedere: requisiti della lavoratrice
  • Condizioni richieste al datore di lavoro
  • E’ cumulabile con altri incentivi?
  • Come fare domanda all’INPS
  • Attenzione ai fondi disponibili
  • Domande frequenti

Cos’e’ il bonus assunzione madri di tre figli?

Il bonus assunzione madri di tre figli e’ tecnicamente un esonero contributivo: significa che il datore di lavoro che assume una madre con almeno tre figli minorenni non deve versare i contributi previdenziali a suo carico (salvo alcune eccezioni). Non si tratta di un contributo in denaro diretto all’azienda o alla lavoratrice, ma di un risparmio sui costi del lavoro che si traduce in un incentivo concreto all’assunzione.

La misura e’ stata introdotta dalla legge di Bilancio 2026 con l’obiettivo di sostenere la conciliazione tra lavoro e famiglia e di facilitare il reingresso nel mercato del lavoro delle donne con carichi familiari significativi. L’INPS ne ha stabilito le regole operative con la circolare n. 82/2026.

Come funziona lo sgravio contributivo

Lo sgravio prevede l’azzeramento totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto massimo di:

  • 8.000 euro annui per lavoratrice (pari a 666,66 euro al mese)
  • 21,50 euro giornalieri nei casi in cui il rapporto inizi o termini nel corso del mese

Sono esclusi dallo sgravio:

  • I premi e contributi INAIL (assicurazione contro gli infortuni)
  • Il Fondo di tesoreria per il TFR
  • I contributi versati ai fondi di solidarieta’ bilaterali

In parole semplici: un’azienda che assume una madre di tre figli risparmia fino a 8.000 euro l’anno di contributi, ma continua a pagare l’INAIL e altri oneri specifici.

Durata dell’incentivo

La durata dell’esonero varia in base alla tipologia contrattuale:

Tipo di contrattoDurata dello sgravio
Tempo determinato (anche tramite somministrazione)12 mesi
Trasformazione da tempo determinato (gia’ agevolato) a indeterminato18 mesi dalla prima assunzione
Tempo indeterminato diretto24 mesi

Sono completamente escluse dall’incentivo:

  • Le pubbliche amministrazioni
  • I contratti di apprendistato
  • Il lavoro domestico (colf e badanti)
  • Il lavoro intermittente (anche a tempo indeterminato)

Chi puo’ accedere: requisiti della lavoratrice

Per rientrare nel bonus, la lavoratrice deve soddisfare entrambe le seguenti condizioni al momento dell’assunzione:

  1. Avere almeno tre figli minorenni. Il requisito si cristallizza al momento dell’assunzione: se successivamente uno dei figli diventa maggiorenne, il diritto gia’ maturato dall’azienda non viene meno.
  2. Essere priva di impiego: nei sei mesi precedenti l’assunzione non deve aver avuto rapporti di lavoro subordinato, ne’ aver percepito redditi da lavoro autonomo o parasubordinato superiori alle soglie di esenzione IRPEF.

Il combinato di questi due requisiti restringe significativamente la platea potenziale: si tratta di donne con tre o piu’ figli piccoli e senza un lavoro regolare da almeno sei mesi, una condizione che spesso si sovrappone a situazioni di marginalita’ sociale. L’incentivo non e’ quindi uno strumento di pianificazione HR su larga scala, ma una leva da attivare solo in presenza di un profilo molto specifico.

Condizioni richieste al datore di lavoro

Il datore di lavoro deve rispettare i principi generali sugli incentivi all’assunzione (art. 31 D.Lgs. 150/2015) e i requisiti della legge 296/2006:

  • Nessun obbligo preesistente verso quella posizione lavorativa
  • Nessuna violazione del diritto di precedenza di altri lavoratori
  • Nessuna sospensione in corso per crisi aziendale
  • DURC regolare (il documento che certifica la regolarita’ contributiva dell’azienda)
  • Assenza di violazioni in materia di lavoro e sicurezza
  • Rispetto dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni piu’ rappresentative

L’INPS ha inoltre chiarito che questo incentivo non si configura come aiuto di Stato, un aspetto rilevante per le aziende che operano in settori soggetti alla normativa europea sugli aiuti pubblici.

E’ cumulabile con altri incentivi?

La risposta dipende dall’incentivo. Ecco il quadro completo:

Non cumulabile con:

  • Esoneri per donne svantaggiate (legge 92/2012)
  • Decontribuzione Sud
  • Incentivi per l’assunzione di persone disabili
  • Incentivi per i percettori di NASpI

Cumulabile con:

  • La maxideduzione IRES per i datori di lavoro che assumono
  • Lo sgravio per le aziende con certificazione di parita’ di genere
  • La riduzione contributiva a carico della lavoratrice madre (misura in attesa di nuova disciplina dal 2027)

In caso di lavoratrice che rientrerebbe in piu’ categorie agevolate, il datore di lavoro deve scegliere quale misura applicare: non e’ possibile sommarle.

Come fare domanda all’INPS

La domanda si presenta tramite il modulo ELM3 sul Portale delle Agevolazioni dell’INPS. Attenzione a questi dettagli operativi:

  • Per i mesi da gennaio a luglio 2026 (gia’ trascorsi prima dell’operativita’ della circolare), il recupero dello sgravio e’ possibile solo nei flussi UniEmens di agosto, settembre e ottobre 2026
  • E’ obbligatorio indicare nella denuncia i codici fiscali di almeno tre figli minorenni della lavoratrice

Quest’ultimo adempimento richiede alle aziende una raccolta documentale puntuale: bisogna reperire e comunicare i codici fiscali dei figli, un passaggio non sempre immediato specialmente nelle prime fasi di gestione del rapporto di lavoro. Per gli articoli correlati su esoneri contributivi e sgravi, consulta anche Sostituzione Maternita’ 2026: Sgravi Contributivi e Bonus INPS Annullati: Esoneri Contributivi Revocati.

Attenzione ai fondi disponibili

Come per molti incentivi pubblici, anche questo sgravio e’ subordinato alla capienza delle risorse stanziate. Se l’INPS segnala il rischio di esaurimento dei fondi, le nuove domande non vengono piu’ accolte, anche se azienda e lavoratrice rispettano tutti i requisiti.

Gli stanziamenti previsti dalla legge di Bilancio 2026:

  • 5,7 milioni di euro per il 2026
  • Risorse crescenti negli anni successivi
  • 28,9 milioni di euro annui a regime dal 2035

La dotazione iniziale e’ contenuta: nei primi anni di applicazione, la disponibilita’ effettiva di fondi potrebbe diventare un limite concreto anche per chi soddisfa tutti i requisiti. Chi intende avvalersi dell’incentivo ha interesse a presentare domanda quanto prima. Per approfondire le misure a sostegno delle famiglie, leggi anche Maggiorazioni Assegno Unico 2026 e Come Richiedere il Bonus Mamme 2026.

Domande frequenti

Cosa succede se uno dei figli compie 18 anni dopo l’assunzione?

Il requisito dei tre figli minorenni si cristallizza al momento dell’assunzione. Se successivamente uno dei figli diventa maggiorenne, il diritto all’esonero gia’ maturato non viene meno: l’azienda continua a godere dello sgravio per l’intera durata prevista.

Il bonus vale anche per le assunzioni tramite agenzia interinale?

Si’, le assunzioni a tempo determinato tramite somministrazione (agenzia interinale) rientrano nell’incentivo e danno diritto allo sgravio per 12 mesi.

Posso cumulare questo bonus con altri sgravi per donne svantaggiate?

No. Il bonus non e’ cumulabile con gli esoneri per donne svantaggiate previsti dalla legge 92/2012, ne’ con la decontribuzione Sud, ne’ con gli incentivi per disabili o percettori di NASpI. Se la lavoratrice rientra in piu’ categorie, il datore di lavoro deve scegliere un solo incentivo da applicare.

Come si recuperano gli sgravi per i mesi da gennaio a luglio 2026?

Poiche’ la circolare INPS e’ arrivata a luglio 2026, i mesi precedenti non erano ancora stati regolamentati. Il recupero degli sgravi da gennaio a luglio 2026 puo’ avvenire solo nei flussi UniEmens di agosto, settembre e ottobre 2026.

Il lavoro domestico (colf, badanti) rientra nel bonus?

No. Il lavoro domestico e’ esplicitamente escluso dall’incentivo, insieme alle pubbliche amministrazioni, ai contratti di apprendistato e al lavoro intermittente.


Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 14:00:002026-08-31 08:22:03Bonus assunzione per madri di tre figli: come funziona?
Architetti e Ingegneri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Bonus Ristrutturazione 2026 per Architetti: Asseverazioni, Sconto in Fattura e Responsabilità Professionale

detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia

Il bonus ristrutturazione 2026 continua ad essere uno degli strumenti più utilizzati in edilizia, e per gli architetti rappresenta sia un’opportunità professionale sia un terreno ricco di insidie normative. Asseverazioni tecniche, sconto in fattura, visto di conformità: ogni passaggio ha implicazioni dirette sulla responsabilità professionale. In questa guida spieghiamo tutto quello che un architetto deve sapere per lavorare con i bonus edilizi senza rischi.

Se sei un architetto con partita IVA e vuoi capire anche come ottimizzare il tuo regime fiscale mentre gestisci le pratiche dei tuoi clienti, ti consigliamo di leggere anche la nostra guida su quanto guadagna un architetto nel 2026.

In questa pagina:
  • Bonus ristrutturazione 2026: cosa cambia per gli architetti
  • Asseverazione tecnica: obblighi e responsabilità
  • Sconto in fattura 2026: come funziona ancora
  • Cessione del credito e visto di conformità
  • Detrazione 50%: massimali e regole 2026
  • Responsabilità professionale dell’architetto
  • Aspetti fiscali: architetto in regime forfettario
  • Errori da evitare nelle pratiche di bonus edilizi
  • Domande frequenti

Bonus ristrutturazione 2026: cosa cambia per gli architetti

Il bonus ristrutturazione — la detrazione IRPEF per lavori di recupero del patrimonio edilizio — è confermato nel 2026 con aliquote differenziate in base al tipo di immobile. La Legge di Bilancio 2026 ha mantenuto il sistema di agevolazioni per il recupero edilizio, pur inserendolo in un contesto di progressiva riduzione post-Superbonus.

Ecco il quadro aggiornato per il 2026:

  • Prima abitazione (abitazione principale): detrazione del 50% sulle spese sostenute, con un massimale di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare
  • Altri immobili (seconde case, immobili locati, uso gratuito): detrazione del 36% con lo stesso massimale di 96.000 euro per unità immobiliare
  • Ripartizione: la detrazione si recupera in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi

Attenzione: le aliquote esatte e i massimali applicabili dipendono dal tipo di immobile e dalla situazione reddituale del committente. Per le pratiche in corso è fondamentale verificare la normativa vigente al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, non solo al momento dell’avvio del cantiere.

Per una panoramica completa su tutti i bonus ancora attivi, consulta anche il nostro articolo sui bonus in scadenza nel 2026.

Asseverazione tecnica: obblighi e responsabilità

L’asseverazione tecnica è il documento con cui un professionista abilitato — come un architetto — certifica che i lavori realizzati rispettano i requisiti previsti dalla normativa per ottenere il bonus. Si tratta di una dichiarazione che ha valore legale e che espone il professionista firmatario a responsabilità civile e, in alcuni casi, penale.

Per il bonus ristrutturazione ordinario (detrazione 36-50%), l’asseverazione tecnica non è obbligatoria nella forma strutturata prevista per il Superbonus. Tuttavia, per specifici bonus collegati — in particolare il Sismabonus e le detrazioni per interventi di efficienza energetica (Ecobonus) — l’asseverazione è un requisito imprescindibile.

Quando l’asseverazione è obbligatoria

  • Sismabonus (detrazione 70-85%): obbligatoria asseverazione sismica da parte di un professionista abilitato alla progettazione strutturale, attestante la riduzione di una o due classi di rischio sismico dell’edificio
  • Ecobonus (detrazione 50-65%): obbligatoria asseverazione energetica con attestato APE ante e post intervento, da depositare all’ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori
  • Sconto in fattura / cessione del credito: obbligatorio il visto di conformità rilasciato da un CAF o da un professionista abilitato (dottore commercialista, consulente del lavoro, etc.)

Immagina che il tuo cliente voglia realizzare un cappotto termico e contestualmente rinforzare la struttura di un vecchio edificio anni ’70. Tu come architetto dovrai produrre:

  • La documentazione tecnica di progetto (permessi, CILA, ecc.)
  • L’asseverazione sismica (se si richiede il Sismabonus)
  • La comunicazione ENEA per l’intervento energetico
  • L’attestato APE post-intervento

Ogni documento firmato è una tua responsabilità professionale diretta.

Sconto in fattura 2026: come funziona ancora

Lo sconto in fattura è una modalità alternativa alla detrazione IRPEF: invece di recuperare il bonus in 10 anni nella dichiarazione dei redditi, il committente ottiene uno sconto immediato sul corrispettivo dovuto all’impresa esecutrice. Quest’ultima poi cede il credito corrispondente alle banche o ad altri intermediari finanziari.

Dal 2023, la normativa (D.L. 11/2023, il cosiddetto Decreto Blocca Cessioni) ha fortemente limitato l’accesso a sconto in fattura e cessione del credito. Nel 2026, questa modalità è residuale e riservata solo a specifiche categorie di interventi:

  • Superbonus residuale: solo per cantieri con CILAS presentata entro il 16 febbraio 2023 (o entro il 31 dicembre 2023 per condomini con delibera entro il 18 novembre 2022)
  • Barriere architettoniche (bonus 75%): la cessione del credito e lo sconto in fattura sono ancora consentiti per questi interventi specifici
  • Calamità naturali: soggetti colpiti da eventi sismici e catastrofali con dichiarazione di stato di emergenza
  • Case popolari (IACP): istituti autonomi case popolari e cooperative di abitazione

Per gli interventi ordinari di ristrutturazione (detrazione 36-50%) lo sconto in fattura non è più disponibile dal 17 febbraio 2023. Il committente può usufruire solo della detrazione pluriennale in dichiarazione dei redditi.

Questo è un aspetto cruciale da comunicare correttamente ai tuoi clienti: chi si aspettasse di poter ancora applicare lo sconto in fattura su una ristrutturazione ordinaria rimarrebbe deluso — e potenzialmente potrebbe rivalersi sul progettista che non l’ha informato adeguatamente.

Cessione del credito e visto di conformità

Dove la cessione del credito è ancora consentita (barriere architettoniche, Superbonus residuale), entra in gioco il visto di conformità. Si tratta di un controllo formale sulla documentazione fiscale, rilasciato esclusivamente da soggetti autorizzati:

  • CAF (Centri di Assistenza Fiscale)
  • Dottori commercialisti e ragionieri abilitati
  • Consulenti del lavoro
  • Responsabili dei Centri di Assistenza Fiscale

L’architetto non può rilasciare il visto di conformità. Questa è una distinzione fondamentale: il professionista tecnico (architetto, ingegnere, geometra) produce l’asseverazione tecnica, mentre il professionista fiscale (CAF, commercialista) produce il visto di conformità. Sono due documenti distinti e complementari.

Per le pratiche che ancora prevedono la cessione del credito, dovrai quindi lavorare in sinergia con un CAF o un commercialista. Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta professionisti tecnici e i loro clienti nell’ottenimento del visto di conformità per le pratiche edilizie con cessione del credito ancora ammessa.

Puoi approfondire il tema leggendo anche la nostra guida sul visto di conformità 2026.

Detrazione 50%: massimali e regole 2026

La detrazione 50% sugli interventi sull’abitazione principale e il 36% sugli altri immobili sono le aliquote confermate per il 2026. Il limite massimo di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare in entrambi i casi, da recuperare in 10 quote annuali di pari importo.

Questo significa, in concreto:

  • Prima abitazione: 50% su max 96.000 euro = detrazione massima 48.000 euro, recuperata in 10 anni (4.800 euro/anno)
  • Altri immobili: 36% su max 96.000 euro = detrazione massima 34.560 euro, recuperata in 10 anni (3.456 euro/anno)
  • Il massimale di 96.000 euro si applica per ciascuna unità immobiliare, indipendentemente dal numero di comproprietari

Supponiamo che il tuo cliente Luca sia proprietario di un appartamento non adibito ad abitazione principale e voglia ristrutturare il bagno e la cucina per un totale di 30.000 euro di lavori. Nel 2026, potrà detrarre il 36% di 30.000 euro = 10.800 euro, spalmato in 10 anni (1.080 euro/anno in riduzione IRPEF).

Consulta anche la nostra guida alle detrazioni fiscali 2026 per un quadro completo di tutte le agevolazioni disponibili.

Responsabilità professionale dell’architetto

Lavorare sui bonus edilizi implica per l’architetto un livello di responsabilità professionale più elevato rispetto al normale incarico di progettazione. Le conseguenze di un errore documentale possono essere gravi: dalla decadenza del bonus per il cliente, alle sanzioni amministrative, fino alla responsabilità penale per falso in atto pubblico nei casi più gravi.

Le tre aree di rischio principali

  • Responsabilità civile verso il cliente: se a causa di un errore nell’asseverazione il cliente perde il diritto alla detrazione o subisce un accertamento fiscale, può rivalersi sull’architetto per i danni subiti. Qui entra in gioco la polizza RC professionale, che deve coprire esplicitamente i danni derivanti da errori nelle pratiche di bonus edilizi
  • Responsabilità amministrativa verso l’Agenzia delle Entrate: le sanzioni per asseverazioni false o incomplete vanno da 2.000 a 15.000 euro per ciascuna asseverazione irregolare (art. 119 c. 14 D.L. 34/2020). Nei casi più gravi, l’architetto viene inserito nella lista dei soggetti non abilitati a rilasciare asseverazioni
  • Responsabilità penale: nei casi di falso ideologico o truffa aggravata (es. asseverazioni rilasciate per lavori mai eseguiti o non conformi), le conseguenze possono essere molto serie, con procedimenti penali a carico del professionista

Come tutelarsi

  • Verifica sempre lo stato dei lavori prima di asseverare: sopralluoghi documentati con foto e relazioni tecniche
  • Conserva tutta la documentazione: per almeno 10 anni dall’ultimazione dei lavori (termine di accertamento fiscale)
  • Aggiorna la polizza RC professionale: verifica che copra esplicitamente le attività legate ai bonus edilizi e aumenta il massimale se necessario
  • Forma il team: se lavori con collaboratori di studio, assicurati che conoscano le norme aggiornate — la tua firma è quella che conta
  • Non improvvisare il fiscale: per la parte tributaria (visto di conformità, dichiarazioni) rivolgiti sempre a un CAF o commercialista abilitato

Aspetti fiscali: architetto in regime forfettario

Molti architetti lavorano in regime forfettario (fino a 85.000 euro di compensi annui). Questo regime ha caratteristiche specifiche che impattano sulla gestione delle pratiche di bonus edilizi.

In regime forfettario:

  • Non si applica IVA sulle fatture emesse ai clienti (la tariffa professionale è esente IVA). Attenzione: questo significa che nella gestione dello sconto in fattura (dove ancora ammesso), il meccanismo si complica perché il calcolo del credito cedibile considera anche l’IVA dei lavori — gestita dall’impresa edile, non dall’architetto
  • Non si beneficia delle detrazioni IRPEF in dichiarazione dei redditi: l’architetto forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni di attività) e non porta in detrazione spese come quelle per ristrutturazione della propria abitazione tramite il modello 730
  • Il coefficiente di redditività per i professionisti tecnici è 78%: significa che su 100 euro di compensi, 78 sono considerati reddito imponibile su cui si paga l’imposta sostitutiva

Se sei un architetto che opera principalmente sui bonus edilizi e stai valutando se mantenere o abbandonare il regime forfettario, ti consigliamo di confrontarti con un professionista fiscale. Il regime più conveniente dipende dal volume dei compensi, dalla composizione delle spese e dalla situazione personale.

Per approfondire il regime forfettario per i professionisti tecnici, leggi anche il nostro articolo su architetto forfettario e INARCASSA 2026.

Errori da evitare nelle pratiche di bonus edilizi

L’esperienza maturata in anni di gestione delle pratiche di detrazione edilizia ci permette di identificare gli errori più comuni che possono invalidare il beneficio o generare responsabilità per l’architetto:

  • Pagamenti non tracciabili: il committente deve pagare i lavori tramite bonifico bancario parlante (con causale specifica), MAI in contanti. Un pagamento errato invalida la detrazione — e se l’architetto non ha avvertito il cliente, può essere ritenuto corresponsabile
  • CILA o permessi presentati tardivamente: la comunicazione di inizio lavori deve precedere l’avvio del cantiere. Avviare i lavori prima delle comunicazioni obbligatorie può compromettere il diritto alla detrazione
  • Confondere le categorie di lavori: gli interventi di manutenzione ordinaria (tinteggiature, piccole riparazioni) non danno diritto alla detrazione 36-50%; solo la manutenzione straordinaria, il restauro e i lavori strutturali la consentono sulle parti comuni; per le singole unità abitative, invece, anche la manutenzione ordinaria è detraibile. Una classificazione errata espone al recupero dell’imposta con sanzioni
  • Fatture intestate male: le fatture dei fornitori devono essere intestate al committente che usufruisce della detrazione, non all’architetto o all’impresa. Un errore di intestazione può essere corretto, ma va fatto in tempi rapidi
  • Asseverazione energetica tardiva: la comunicazione all’ENEA per l’Ecobonus deve essere trasmessa entro 90 giorni dalla data di fine lavori. Un ritardo comporta la perdita del bonus energetico
  • Trascurare i massimali: se un immobile è già stato oggetto di interventi detraibili in anni precedenti, il massimale di spesa detraibile potrebbe essere già parzialmente o totalmente esaurito. Verifica sempre la situazione storica del bene

Domande frequenti

L’architetto può rilasciare il visto di conformità per la cessione del credito?

No. Il visto di conformità può essere rilasciato solo da soggetti fiscalmente abilitati: CAF, dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro iscritti ai rispettivi albi. L’architetto può produrre l’asseverazione tecnica (verifica dei lavori e dei requisiti), che è un documento diverso e complementare al visto di conformità fiscale.

Lo sconto in fattura è ancora disponibile nel 2026 per le ristrutturazioni?

No, non per le ristrutturazioni ordinarie. Dal 17 febbraio 2023 (D.L. 11/2023) lo sconto in fattura e la cessione del credito sono stati aboliti per la maggior parte degli interventi edilizi. Nel 2026 rimangono disponibili solo per il Superbonus residuale (cantieri con CILAS presentata prima del 17 febbraio 2023) e per gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche (bonus 75%).

Quale aliquota di detrazione si applica nel 2026 per le ristrutturazioni?

Nel 2026 si applica il 50% per la prima abitazione e il 36% per gli altri immobili (seconde case, immobili locati). Il massimale di spesa detraibile è di 96.000 euro per unità immobiliare in entrambi i casi. La detrazione si recupera in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi.

Cosa rischia un architetto che firma un’asseverazione falsa?

Le sanzioni amministrative per asseverazioni irregolari vanno da 2.000 a 15.000 euro per ciascun documento (art. 119 c. 14 D.L. 34/2020). Nei casi più gravi (lavori mai eseguiti, frodi organizzate) si può configurare il reato di falso ideologico o truffa aggravata ai danni dello Stato, con conseguenze penali per il professionista firmatario. È fondamentale asseverare solo ciò che si può personalmente verificare e documentare.

Un architetto in regime forfettario può detrarre il bonus ristrutturazione sulla propria abitazione?

No. Chi è in regime forfettario paga un’imposta sostitutiva e non compila il modello 730 né il quadro RP del Modello Redditi PF dove si riportano le detrazioni per spese edilizie. Di conseguenza, non può usufruire della detrazione per le ristrutturazioni della propria abitazione. Tuttavia, se il coniuge non forfettario ha redditi IRPEF sufficienti, potrebbe detrarre lui la spesa a proprio carico.


Hai bisogno di supporto fiscale per le pratiche di bonus edilizi?

Il CAF Centro Fiscale di Udine affianca architetti e studi tecnici nella gestione degli aspetti fiscali delle pratiche edilizie: visto di conformità, assistenza nelle detrazioni, verifica della documentazione fiscale. Contattaci per una consulenza personalizzata.

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri consulenti sono a tua disposizione per analizzare la tua situazione specifica e guidarti attraverso le opportunità ancora disponibili nel 2026.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/detrazioni-fiscali-per-ristrutturazione-edilizia.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-26 08:31:002026-08-26 07:51:14Bonus Ristrutturazione 2026 per Architetti: Asseverazioni, Sconto in Fattura e Responsabilità Professionale
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Bonus con ISEE basso: soglie aggiornate e doppio indicatore 2026

BONUS FVG 2025 75% - ISEE

Se hai un reddito basso o una situazione familiare complessa, l’ISEE è lo strumento che ti permette di accedere a una serie di bonus e agevolazioni statali. Nel 2026 le soglie sono state aggiornate e, per alcune categorie di cittadini, entra in gioco il cosiddetto doppio indicatore ISEE: una novità che può cambiare sensibilmente l’accesso alle prestazioni sociali.

In questo articolo ti spieghiamo quali bonus puoi ottenere con un ISEE basso nel 2026, quali sono le nuove soglie e come funziona il sistema a doppio indicatore introdotto dalla riforma.

Indice dei contenuti

  • Cos’e’ l’ISEE e perche’ conta
  • Il doppio indicatore ISEE 2026
  • Bonus e agevolazioni con ISEE basso 2026
  • Soglie ISEE aggiornate 2026
  • Come calcolare e aggiornare il proprio ISEE
  • Domande frequenti

Cos’è l’ISEE e perché conta

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è un valore numerico che misura la condizione economica del tuo nucleo familiare, tenendo conto di redditi, patrimoni e composizione della famiglia. Lo calcola l’INPS sulla base della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) che presenti tramite CAF o in autonomia.

Il suo valore è fondamentale perché determina se hai diritto a decine di prestazioni sociali: dalla riduzione delle bollette all’assegno unico per i figli, dal bonus asilo nido alle agevolazioni su tasse universitarie e molto altro.

Come si ottiene: presenti la DSU al CAF (o online sul sito INPS) indicando redditi, patrimoni e composizione del nucleo familiare. L’ISEE ha validità dall’1 gennaio al 31 dicembre dell’anno di rilascio.

Il doppio indicatore ISEE 2026

Uno degli aspetti più rilevanti della revisione ISEE in corso nel 2026 riguarda il doppio indicatore: un sistema che affianca all’ISEE ordinario un secondo valore specifico per alcune categorie di prestazioni.

In particolare, per le prestazioni universitarie e per alcune agevolazioni legate ai servizi scolastici, viene calcolato un ISEE universitario che esclude dal nucleo familiare i genitori quando lo studente non è più convivente o fiscalmente a carico. Questo sistema a doppio indicatore risponde a una storica critica: il vecchio metodo penalizzava gli studenti fuori sede con famiglie benestanti anche quando loro stessi non disponevano di redditi.

Con il doppio indicatore, quindi, puoi avere un ISEE ordinario elevato (superiore alle soglie standard) ma comunque accedere a determinate prestazioni se il tuo ISEE specifico di categoria risulta basso. Questa distinzione è importante: non basta sapere il proprio ISEE generico, occorre verificare quale tipologia di indicatore si applica alla prestazione che si vuole richiedere.

Bonus e agevolazioni con ISEE basso 2026

Ecco le principali agevolazioni accessibili con un ISEE basso nel 2026, con le relative soglie:

AgevolazioneSoglia ISEEA chi spetta
Bonus luce e gasfino a 9.796 euro
(20.000 euro per famiglie con 4+ figli)
Famiglie con contratto luce/gas intestato
Assegno Unico per i figliimporto massimo fino a 17.468,51 euro; importo minimo oltre 45.574 euroFamiglie con figli under 21
Carta Acquisti (Social Card)fino a 8.052,75 euroOver 65 e bambini under 3
Carta Dedicata a Tefino a 15.000 euroFamiglie in difficoltà, spesa alimentare
Bonus asilo nidoimporto massimo fino a 25.000 euro; decrescente fino a 40.000 euroFamiglie con bambini 0-3 anni
Reddito di Inclusione (REI/ADI)varia in base al nucleoFamiglie in povertà assoluta

Oltre a queste misure nazionali, esistono numerose agevolazioni regionali e comunali (sconti sui trasporti, esenzioni ticket sanitario, bonus affitto) che dipendono dalla tua regione o comune di residenza e che spesso usano soglie ISEE più alte di quelle statali.

Approfondisci gli importi dell’Assegno Unico 2026 con tabella ISEE aggiornata e le ultime novità sul Bonus Bolletta Luce per il mese in corso.

Soglie ISEE aggiornate 2026

Rispetto al 2025, diverse soglie ISEE sono state rivalutate per tenere il passo con l’inflazione. Le variazioni più rilevanti riguardano:

  • Bonus bollette elettrico e gas: la soglia è salita da 9.530 euro a 9.796 euro (e a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno 4 figli), in seguito alla delibera ARERA 2/2026/R/com del 1° gennaio 2026.
  • Assegno Unico figli: la soglia ISEE per l’importo massimo (203,80 euro per figlio) è stata rivalutata a 17.468,51 euro (+1,4% rispetto al 2025).
  • Carta Acquisti: la soglia rimane a 8.052,75 euro per over 65 e bambini.
  • Carta Dedicata a Te: confermata a 15.000 euro.

Queste rivalutazioni significano che alcune famiglie che nel 2025 erano appena sopra soglia, nel 2026 potrebbero rientrare nel perimetro del diritto a determinati bonus. È quindi sempre opportuno verificare il proprio ISEE aggiornato all’inizio dell’anno.

Scopri anche le novità sul conguaglio Assegno Unico 2026 e le detrazioni familiari a carico 2026.

Come calcolare e aggiornare il proprio ISEE

Per ottenere o aggiornare il tuo ISEE nel 2026, devi presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU). Puoi farlo:

  • Tramite il CAF (il modo più semplice: portano tutto loro);
  • Online sul sito INPS tramite SPID, CIE o CNS;
  • Tramite il Comune di residenza.

Dovrai avere a disposizione:

  • Documento d’identità e codice fiscale di tutti i membri del nucleo familiare;
  • Dichiarazioni dei redditi o CU dell’anno precedente (redditi 2024 per l’ISEE 2026);
  • Saldo e giacenza media dei conti correnti al 31 dicembre 2024;
  • Dati su immobili e terreni;
  • Eventuale saldo di criptovalute al 31 dicembre 2024 (obbligo in vigore dal 2024).

Se nel corso del 2026 la tua situazione reddituale cambia in modo significativo (riduzione del reddito superiore al 25% rispetto all’anno precedente), puoi richiedere l’ISEE corrente, valido per 6 mesi, che riflette la situazione economica aggiornata e può darti accesso a prestazioni altrimenti precluse.

Per approfondire i pagamenti di agosto e settembre, leggi anche: Pagamento Assegno Unico Settembre 2026: Date INPS e Importi.

Domande frequenti

Qual è la soglia ISEE per ottenere il bonus luce nel 2026?

Nel 2026 la soglia ISEE per il bonus luce e gas è di 9.796 euro. Sale a 20.000 euro per le famiglie con almeno 4 figli a carico. La soglia è stata aggiornata dal 1° gennaio 2026 con la delibera ARERA 2/2026/R/com (era 9.530 euro nel 2025).

Cos’è il doppio indicatore ISEE e chi ne beneficia?

Il doppio indicatore ISEE è un sistema che affianca all’ISEE ordinario un secondo valore calcolato su una platea familiare diversa. Si applica principalmente agli studenti universitari e ad alcune prestazioni scolastiche: permette di avere un ISEE specifico più basso anche quando quello ordinario del nucleo familiare è elevato. In pratica, uno studente fuori sede può accedere alle borse di studio universitarie in base al proprio ISEE universitario, non a quello dei genitori.

Come faccio a sapere se ho diritto a un bonus con il mio ISEE?

Ogni prestazione ha una soglia ISEE specifica. Il modo più diretto è confrontare il tuo valore ISEE con le soglie indicate nella tabella riportata in questo articolo. Per un quadro completo delle agevolazioni a cui hai diritto in base alla tua situazione familiare, puoi consultare l’INPS o rivolgerti a un CAF.

Posso aggiornare l’ISEE durante l’anno se perdo il lavoro?

Sì. Se la tua situazione reddituale peggiora in modo significativo (calo del reddito superiore al 25% rispetto all’anno di riferimento), puoi richiedere l’ISEE corrente. Ha validità di 6 mesi e riflette la situazione economica aggiornata. Utile per accedere in tempi rapidi alle prestazioni sociali di emergenza.

Le criptovalute vanno dichiarate nell’ISEE?

Sì, dal 2024 le criptovalute devono essere incluse nella DSU per il calcolo dell’ISEE. Il valore da dichiarare è il saldo al 31 dicembre dell’anno precedente (per l’ISEE 2026: saldo cripto al 31 dicembre 2024). Questo vale anche per importi modesti: l’obbligo non prevede franchigie.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/10/BONUS-FVG-2025-75-ISEE.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-25 08:26:082026-08-25 08:27:24Bonus con ISEE basso: soglie aggiornate e doppio indicatore 2026
CAF, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026: Guida Completa a Detrazione, Tetto di Spesa e Requisiti

Bonus Mobili

Il bonus mobili 2026 è l’agevolazione fiscale che permette di detrarre parte della spesa sostenuta per acquistare mobili nuovi e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. È una delle detrazioni più richieste dalle famiglie italiane, ma anche una delle più fraintese: non basta comprare un divano o un frigorifero nuovo per avere diritto allo sconto fiscale, perché il bonus è collegato a precise condizioni su ristrutturazione, tetto di spesa, classi energetiche e modalità di pagamento. In questa guida vediamo passo dopo passo come funziona il bonus mobili ed elettrodomestici 2026, chi può richiederlo e quali errori evitare per non perdere il diritto alla detrazione.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026
  2. Detrazione IRPEF: percentuale e tetto di spesa 2026
  3. Il vincolo della ristrutturazione: quali interventi danno diritto al bonus
  4. Cosa si può acquistare: mobili ammessi
  5. Grandi elettrodomestici: le classi energetiche minime richieste
  6. Come si detrae il bonus: ripartizione in 10 quote annuali
  7. Pagamenti tracciabili: come pagare per non perdere il bonus
  8. Documenti da conservare
  9. Errori tipici che fanno perdere il diritto al bonus
  10. Domande frequenti sul bonus mobili 2026
  11. Il CAF può aiutarti con il bonus mobili 2026

Cos’è il Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026

Il bonus mobili è una detrazione IRPEF, cioè uno sconto sulle imposte sui redditi dovute, riconosciuto a chi acquista mobili nuovi e grandi elettrodomestici ad alta efficienza energetica da destinare all’arredo di un immobile che è stato oggetto di un intervento di ristrutturazione edilizia. Non si tratta quindi di un bonus autonomo: è collegato a un altro beneficio fiscale, quello per le ristrutturazioni, e non può esistere senza di esso.

L’obiettivo della norma è duplice: da un lato sostenere chi ha già investito in lavori edilizi (rifacimento bagno, tinteggiatura, sostituzione impianti, e così via), dall’altro incentivare l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico, in continuità con le politiche di risparmio energetico che riguardano anche l’Ecobonus.

Detrazione IRPEF: percentuale e tetto di spesa 2026

Per il 2026 il bonus mobili riconosce una detrazione IRPEF del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Su questo aspetto la normativa non è cambiata rispetto agli anni precedenti: la percentuale di detrazione resta fissata al 50%.

Quello che invece è cambiato più volte negli anni è il tetto massimo di spesa su cui calcolare la detrazione. Per il 2026 il limite è fissato a 5.000 euro per singola unità immobiliare. Significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 2.500 euro (il 50% di 5.000 euro), da recuperare in dieci anni.

È importante conoscere l’evoluzione di questo tetto, perché online circolano ancora informazioni non aggiornate riferite agli anni passati:

AnnoTetto massimo di spesaRiferimento
202210.000 euroNormativa previgente
20238.000 euroLegge di Bilancio 2023 (L. 197/2022)
2024-20265.000 euroLegge di Bilancio 2024 (L. 213/2023), prorogata fino al 2026

Il tetto di spesa si applica per singola unità immobiliare: se possiedi più immobili oggetto di ristrutturazione, il limite di 5.000 euro vale separatamente per ciascuno di essi, a condizione che ognuno abbia i requisiti per accedere al bonus.

Il vincolo della ristrutturazione: quali interventi danno diritto al bonus

Il requisito che genera più dubbi riguarda il legame tra bonus mobili e lavori edilizi. La regola, prevista dall’articolo 16-bis del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), è precisa: per usufruire del bonus mobili 2026 i lavori di ristrutturazione devono essere iniziati non prima del 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei mobili.

Tradotto in parole semplici: per gli acquisti effettuati nel 2026, i lavori di ristrutturazione devono essere stati iniziati a partire dal 1° gennaio 2025. Non conta la data di fine lavori, ma quella di inizio: puoi quindi acquistare mobili ed elettrodomestici anche mentre la ristrutturazione è ancora in corso, oppure dopo che è terminata, purché rientri in questa finestra temporale.

Non tutti gli interventi edilizi danno diritto al bonus mobili. Rientrano tra quelli validi, tra gli altri:

  • Manutenzione straordinaria su singole unità immobiliari residenziali
  • Restauro e risanamento conservativo
  • Ristrutturazione edilizia vera e propria
  • Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle parti comuni di edifici condominiali
  • Ricostruzione o ripristino dell’immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza
  • Interventi finalizzati alla prevenzione di atti illeciti da parte di terzi

Non sono invece sufficienti la semplice manutenzione ordinaria su una singola unità abitativa (per esempio la sola tinteggiatura di un appartamento, senza altri lavori) o interventi che non rientrano tra quelli agevolabili dal bonus ristrutturazioni. Se hai dubbi sulla tipologia di lavori che hai fatto o che stai per fare, ti consigliamo di verificare con attenzione la nostra guida al Bonus Casa, che spiega nel dettaglio quali interventi sono ammessi al bonus ristrutturazioni e quindi, di conseguenza, al bonus mobili collegato.

Un caso particolare riguarda l’acquisto di mobili senza CILA: in alcune situazioni specifiche è possibile accedere al bonus anche senza la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata. Abbiamo dedicato un approfondimento a questo tema nella guida Bonus Mobili Senza CILA 2026.

Cosa si può acquistare: mobili ammessi

Per quanto riguarda i mobili, la regola generale è che devono essere nuovi (non sono ammessi mobili usati o d’antiquariato) e destinati ad arredare l’immobile oggetto di ristrutturazione. Rientrano tra i mobili agevolabili, a titolo di esempio:

  • Letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli e sedie
  • Divani, poltrone e materassi
  • Apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo

Sono invece esclusi, tra gli altri, porte, pavimentazioni, tende e tendaggi, oltre ad altri complementi di arredo che la normativa non considera mobili in senso stretto. L’elenco dettagliato di cosa rientra e cosa no, con tutte le categorie di prodotto, è disponibile nella nostra guida verticale Bonus mobili 2026: cosa rientra nella detrazione.

Grandi elettrodomestici: le classi energetiche minime richieste

Per i grandi elettrodomestici la regola è più stringente rispetto ai mobili: non basta che il prodotto sia nuovo, deve anche rispettare una classe energetica minima. La classe energetica è quella lettera, dalla A alla G secondo la nuova etichetta energetica europea, che trovi sull’etichetta obbligatoria applicata al prodotto e nella relativa scheda tecnica.

Per il 2026, in base alla normativa vigente, occorre rispettare almeno queste classi energetiche minime:

Tipo di elettrodomesticoClasse energetica minima richiesta
ForniClasse A
Lavatrici, lavasciuga e lavastoviglieClasse E
Frigoriferi e congelatoriClasse F

Per gli apparecchi che sul mercato non dispongono ancora di etichetta energetica obbligatoria (per esempio alcune piccole categorie di prodotto), è sufficiente che siano nuovi, senza vincoli di classe. Il consiglio pratico è sempre lo stesso: controlla l’etichetta energetica prima di acquistare e conserva la documentazione che la attesta, perché in caso di controllo dovrai poter dimostrare che l’elettrodomestico rispettava la classe minima richiesta al momento dell’acquisto.

Rientrano tra i grandi elettrodomestici agevolabili, oltre a quelli della tabella, anche piani cottura, apparecchi per il condizionamento e la ventilazione, stufe elettriche e apparecchiature per la sicurezza domestica. Se l’elettrodomestico incassato (per esempio un forno da incasso) non rispetta la classe energetica minima, quella parte di spesa va esclusa dal calcolo della detrazione.

Come si detrae il bonus: ripartizione in 10 quote annuali

Una volta calcolata la detrazione (50% della spesa, entro il tetto di 5.000 euro), l’importo non viene restituito in un’unica soluzione. La legge prevede infatti che la detrazione sia ripartita obbligatoriamente in 10 quote annuali di pari importo: non è possibile scegliere una rateizzazione diversa, né più breve né più lunga.

Facciamo un esempio pratico: se hai speso 5.000 euro per mobili ed elettrodomestici nel 2026, la detrazione totale sarà di 2.500 euro (il 50%). Questo importo verrà suddiviso in 10 quote da 250 euro l’una, da far valere una ogni anno nella dichiarazione dei redditi, a partire dall’anno di sostenimento della spesa fino al decimo anno successivo.

La detrazione va indicata nel quadro dedicato del modello 730 oppure nel corrispondente quadro del modello Redditi Persone Fisiche, a seconda di quale dichiarazione presenti. Va sempre incrociata correttamente con l’anno di sostenimento della spesa e con l’eventuale detrazione già in corso relativa alla ristrutturazione principale.

Pagamenti tracciabili: come pagare per non perdere il bonus

Uno degli aspetti su cui si perde più facilmente il diritto alla detrazione riguarda le modalità di pagamento. La normativa richiede infatti che i pagamenti avvengano esclusivamente con strumenti tracciabili:

  • Bonifico bancario o postale (anche non necessariamente il bonifico “parlante” tipico delle ristrutturazioni, ma è comunque la modalità più sicura e tracciabile)
  • Pagamento con carta di credito
  • Pagamento con carta di debito (bancomat)

Sono invece vietati i pagamenti in contanti, con assegno o con qualsiasi altro mezzo non tracciabile. Un pagamento effettuato nel modo sbagliato fa perdere la detrazione, anche se il mobile o l’elettrodomestico acquistato è perfettamente ammissibile per requisiti e caratteristiche. Non esiste possibilità di sanatoria successiva: se il pagamento non è tracciabile, quella spesa semplicemente non entra nel calcolo del bonus.

Attenzione anche ai pagamenti misti: se paghi in parte con carta e in parte in contanti (per esempio un acconto in contanti e il saldo con bonifico), solo la parte pagata con strumento tracciabile potrà essere portata in detrazione.

Documenti da conservare

Per non avere problemi in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate, è fondamentale conservare con cura tutta la documentazione relativa all’acquisto. In particolare occorre tenere:

  • Fatture o scontrini “parlanti” di acquisto, che riportino natura, qualità e quantità dei beni acquistati (uno scontrino generico che riporta solo l’importo non è sufficiente se non è accompagnato da altra documentazione che attesti questi elementi)
  • Ricevute dei bonifici bancari o postali, oppure gli estratti conto che attestano il pagamento con carta di credito o debito
  • Documentazione attestante la classe energetica degli elettrodomestici acquistati, in caso non risulti già dallo scontrino o dalla fattura
  • Documentazione relativa ai lavori di ristrutturazione collegati (comunicazione di inizio lavori quando prevista, fatture dei lavori edilizi, eventuali bonifici parlanti relativi alla ristrutturazione)

Questi documenti vanno conservati per tutto il periodo in cui hai diritto a fruire della detrazione (le 10 quote annuali) più il tempo utile per un eventuale controllo fiscale successivo. In pratica, è buona norma non disfarsene per almeno 10 anni dall’acquisto.

Errori tipici che fanno perdere il diritto al bonus

Sulla base delle richieste più frequenti che riceviamo, ecco gli errori più comuni che possono far perdere, in tutto o in parte, il diritto al bonus mobili:

  1. Acquistare i mobili prima dell’inizio della ristrutturazione: se i lavori edilizi non sono ancora iniziati (o non rientrano nella finestra temporale ammessa), l’acquisto non dà diritto al bonus, anche se poi i lavori vengono effettivamente fatti in seguito.
  2. Pagare in contanti o con assegno: come visto, è la causa più frequente di perdita del beneficio, spesso per piccoli acquisti che si pensa non “valgano la pena” di essere tracciati.
  3. Non verificare la classe energetica dell’elettrodomestico: acquistare un frigorifero o una lavatrice senza controllare l’etichetta energetica può portare a scoprire, solo in fase di dichiarazione dei redditi, che quella spesa non è detraibile.
  4. Superare il tetto di spesa senza saperlo: sommando più acquisti nel corso dell’anno si può superare inconsapevolmente il limite di 5.000 euro, con la conseguenza che la parte eccedente non genera alcuna detrazione.
  5. Confondere il tipo di intervento di ristrutturazione: pensare che qualsiasi lavoro in casa dia diritto al bonus, quando in realtà la semplice manutenzione ordinaria su una singola unità abitativa non rientra tra gli interventi ammessi.
  6. Non conservare la documentazione: perdere fatture, scontrini parlanti o ricevute di bonifico rende molto difficile dimostrare il diritto alla detrazione in caso di controllo, anche a distanza di anni.
  7. Confondere l’anno di riferimento del tetto di spesa: applicare per errore il tetto di un anno diverso (per esempio ricordare gli 8.000 euro del 2023 invece dei 5.000 euro validi per il 2026) porta a calcolare una detrazione sbagliata.

Domande frequenti sul bonus mobili 2026

Posso richiedere il bonus mobili senza aver fatto ristrutturazioni importanti?
No. Il bonus mobili è sempre collegato a un intervento di ristrutturazione edilizia (o manutenzione straordinaria) iniziato non prima del 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto. Senza questo requisito, l’acquisto di mobili o elettrodomestici non è agevolabile.

Il tetto di 5.000 euro è per persona o per immobile?
Il tetto di spesa è calcolato per singola unità immobiliare oggetto di ristrutturazione, non per persona. Se più persone dello stesso nucleo familiare convivono nello stesso immobile, il tetto resta comunque 5.000 euro complessivi per quell’unità immobiliare.

Posso pagare in più rate con carta di credito?
Sì, l’importante è che il pagamento avvenga tramite carta di credito o debito, bonifico bancario o postale. La rateizzazione concessa dal circuito della carta di credito non incide sulla tracciabilità del pagamento ai fini del bonus.

Cosa succede se non rispetto la classe energetica minima?
Se l’elettrodomestico acquistato non rispetta la classe energetica minima richiesta (A per i forni, E per lavatrici/lavasciuga/lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori), quella specifica spesa non può essere portata in detrazione, anche se il resto dell’acquisto (per esempio i mobili) rimane agevolabile.

Devo comunicare qualcosa all’ENEA per il bonus mobili?
No, a differenza di altri bonus casa legati al risparmio energetico (come l’Ecobonus), per il bonus mobili non è prevista alcuna comunicazione preventiva all’ENEA. È sufficiente conservare la documentazione fiscale e indicare la detrazione nella dichiarazione dei redditi.

Il CAF può aiutarti con il bonus mobili 2026

Tra tetto di spesa, requisiti sulla ristrutturazione collegata, classi energetiche degli elettrodomestici e obbligo di pagamento tracciabile, gestire correttamente il bonus mobili nella dichiarazione dei redditi richiede attenzione. Un errore nella compilazione del quadro dedicato, o una documentazione incompleta, può far perdere in parte o del tutto il diritto alla detrazione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a verificare se i tuoi acquisti rispettano tutti i requisiti, a raccogliere correttamente la documentazione necessaria e a inserire in modo corretto la detrazione nel tuo 730 o modello Redditi, così da non perdere nemmeno una delle 10 quote annuali a cui hai diritto. Contattaci per un preventivo personalizzato e senza impegno.

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Hai dubbi sui requisiti, sul tetto di spesa o su come inserire correttamente la detrazione nella tua dichiarazione dei redditi? Il nostro staff verifica la tua situazione e ti guida passo dopo passo.

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    Agosto 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640x342.jpg 342 640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-03 10:00:002026-08-05 07:44:10Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026: Guida Completa a Detrazione, Tetto di Spesa e Requisiti
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Bonus Renzi nella Dichiarazione dei Redditi 2026: Come Leggerlo nel 730

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 è uno degli argomenti che generano più dubbi tra i lavoratori dipendenti. Ogni anno, in fase di 730, migliaia di persone scoprono di dover restituire somme che avevano già incassato in busta paga, oppure al contrario si accorgono di avere diritto a un credito mai ricevuto. Non si tratta di errori del datore di lavoro, ma del normale funzionamento del conguaglio annuale.

    In questa guida non ripercorriamo la storia della misura: se vuoi sapere cos’è e come si è trasformato nel tempo, trovi tutto negli approfondimenti dedicati al bonus Renzi e a cosa è diventato oggi e al trattamento integrativo 2026. Qui ci concentriamo su una cosa sola: come si legge e come si gestisce il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026, riga per riga.

    Vedremo dove si trova nel modello 730 2026, come interpretare il risultato del conguaglio quando esce a credito o a debito, quali situazioni fanno scattare la restituzione e cosa fare concretamente in ciascun caso. Il trattamento integrativo — questo il nome tecnico corretto del bonus Renzi — è infatti un beneficio che viene anticipato mensilmente dal datore di lavoro ma verificato definitivamente solo a fine anno, ed è proprio questo doppio passaggio a generare i conguagli.

    Indice dei contenuti

    1. Dove si trova il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026
    2. Come funziona il conguaglio annuale del trattamento integrativo
    3. Conguaglio a credito: il bonus spettava ma non è stato erogato
    4. Conguaglio a debito: il bonus percepito ma non spettante
    5. Come si paga il conguaglio a debito del bonus Renzi
    6. Errori da evitare con il bonus Renzi nel 730
    7. Scadenze da ricordare per la dichiarazione 2026
    8. Assistenza per il 730 e i conguagli a Udine
    9. Domande frequenti sul bonus Renzi nella dichiarazione 2026

    Dove si trova il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026

    Il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 non ha un quadro tutto suo: si inserisce all’interno della sezione dedicata al lavoro dipendente. Nel modello 730/2026 — quello che riguarda i redditi percepiti nel 2025 — il trattamento integrativo si gestisce nel Quadro C, la parte del modello riservata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati (stipendi, pensioni, collaborazioni).

    Il rigo C14: il cuore del calcolo

    Il rigo che serve è il C14, dedicato appunto al trattamento integrativo. Qui vanno riportati due dati fondamentali che il datore di lavoro certifica nella Certificazione Unica (CU), cioè il documento che ogni sostituto d’imposta consegna al lavoratore entro marzo e che riepiloga stipendi, ritenute e bonus erogati nell’anno:

    • Codice bonus: indica se il trattamento integrativo è stato riconosciuto dal datore di lavoro (in tutto o in parte) oppure no
    • Bonus erogato: l’importo del bonus Renzi effettivamente accreditato in busta paga durante l’anno

    Nel modello Redditi Persone Fisiche 2026 (quello che si usa quando non si può presentare il 730, ad esempio se non si ha un sostituto d’imposta) la logica è identica, ma cambia la collocazione: il dato confluisce nel rigo RC14 del Quadro RC, sempre nella sezione dedicata al lavoro dipendente. Il meccanismo di verifica però è lo stesso in entrambi i modelli.

    Un punto spesso trascurato: il rigo C14 va compilato anche se il bonus non è stato erogato. Molti pensano che, non avendo ricevuto nulla in busta paga, non ci sia niente da dichiarare. È l’errore più comune, e costa caro: senza quel dato il sistema non può verificare la spettanza e l’eventuale credito resta lettera morta. Nella compilazione del 730 con il CAF Centro Fiscale di Udine questo controllo viene fatto in automatico incrociando la CU.

    Come funziona il conguaglio annuale del trattamento integrativo

    Per capire perché in dichiarazione può uscire un credito o un debito, bisogna afferrare un concetto semplice: il trattamento integrativo viene erogato in via provvisoria durante l’anno e verificato in via definitiva alla fine.

    Il datore di lavoro, mese dopo mese, non può sapere quale sarà il tuo reddito complessivo a fine anno. Fa quindi una previsione basata su ciò che conosce: lo stipendio che ti sta pagando lui. Se la previsione dice che rientri nei parametri, ti anticipa il bonus Renzi in busta paga. Ma è solo una stima.

    Il reddito complessivo, in parole semplici, è la somma di tutti i redditi che hai percepito nell’anno da qualsiasi fonte: stipendi da uno o più datori, pensioni, affitti, lavoro autonomo occasionale, e così via. È questo il valore che conta davvero per stabilire se il trattamento integrativo spettava. E questo valore emerge solo in dichiarazione, quando tutti i pezzi vengono messi insieme.

    Le soglie di reddito e la verifica di spettanza

    La verifica a consuntivo si basa su soglie di reddito complessivo. Semplificando il meccanismo:

    • Fino a 15.000 euro di reddito complessivo: il trattamento integrativo spetta per intero, a condizione che l’IRPEF lorda sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente
    • Tra 15.000 e 28.000 euro: il beneficio spetta solo in presenza di determinate condizioni legate all’ammontare delle detrazioni spettanti, e l’importo può ridursi progressivamente
    • Oltre 28.000 euro: il bonus Renzi non spetta più

    Il punto cruciale è che queste soglie si applicano al reddito complessivo, non al singolo stipendio. Immagina che Marco abbia guadagnato 14.000 euro da un datore di lavoro: quel datore, vedendo un reddito sotto i 15.000, gli eroga regolarmente il trattamento integrativo. Se però Marco ha percepito anche 16.000 euro da un secondo lavoro, il suo reddito complessivo sale a 30.000 euro e il bonus non gli spettava. In sede di bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026, quella somma andrà restituita.

    Attenzione anche a un dettaglio tecnico: nel calcolo del reddito complessivo ai fini di questa verifica non si considera il reddito dell’abitazione principale e delle relative pertinenze. È un aspetto che sfugge facilmente e che può cambiare l’esito del conguaglio.

    Conguaglio a credito: il bonus spettava ma non è stato erogato

    Il primo scenario è quello favorevole. Il trattamento integrativo ti spettava, ma durante l’anno non l’hai ricevuto in busta paga, o l’hai ricevuto solo in parte. In questo caso il 730 2026 ti riconosce la differenza come credito, che ti verrà rimborsato.

    Le situazioni che generano un credito sono più frequenti di quanto si pensi. Ecco le principali:

    • Cambio di lavoro in corso d’anno: il nuovo datore, non conoscendo i redditi precedenti, può aver prudenzialmente sospeso l’erogazione
    • Datore di lavoro che non ha applicato il beneficio: capita quando il lavoratore non ha comunicato di volerne usufruire o per una stima errata del sostituto
    • Rapporto di lavoro breve o stagionale: il reddito previsto sembrava troppo basso per far scattare l’IRPEF necessaria, ma il quadro annuale è diverso
    • Lavoratore senza sostituto d’imposta: ad esempio chi ha lavorato come colf o badante, dove il datore privato non opera come sostituto e quindi non può erogare il bonus
    • Rientro da un periodo di aspettativa o congedo: la ripresa a metà anno può falsare la previsione del datore

    Il caso di colf e badanti merita una nota a parte: chi lavora presso famiglie non ha un sostituto d’imposta che possa anticipare il bonus Renzi, per cui l’unico modo per ottenerlo è proprio la dichiarazione. Se ti riconosci in questa situazione, il CAF Centro Fiscale a Udine segue abitualmente questo tipo di pratiche.

    Come arriva materialmente il rimborso? Se presenti il 730 con sostituto d’imposta, il credito ti viene accreditato direttamente in busta paga, di norma con la retribuzione di luglio (o del mese successivo alla trasmissione, se la dichiarazione viene inviata più tardi). Se invece presenti il 730 senza sostituto, il rimborso arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate, con tempi più lunghi. Nel modello Redditi PF il credito confluisce nel calcolo finale dell’imposta.

    Conguaglio a debito: il bonus percepito ma non spettante

    Lo scenario opposto è quello che preoccupa di più. Hai incassato il trattamento integrativo in busta paga mese dopo mese, ma dai conti finali risulta che non ti spettava, o ti spettava in misura inferiore. In questo caso il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 genera un conguaglio a debito: dovrai restituire quanto ricevuto in eccesso.

    È importante chiarire subito un punto, perché genera molta ansia: non si tratta di una sanzione né di un accertamento. Non hai commesso alcuna irregolarità e non ci sono multe. È semplicemente il ricalcolo di un anticipo che si è rivelato eccessivo, esattamente come accade con qualsiasi altro conguaglio fiscale.

    I casi tipici che generano il conguaglio a debito

    Nella pratica quotidiana del CAF, le situazioni che più spesso portano a restituire il bonus Renzi sono queste:

    • Più datori di lavoro nello stesso anno: è il caso numero uno. Ogni datore calcola il bonus sul proprio stipendio, ignorando gli altri. Sommando tutto si superano le soglie
    • Redditi da lavoro autonomo occasionale: una consulenza, una collaborazione spot, un incarico saltuario si sommano al reddito complessivo
    • Redditi da locazione: affittare un immobile fa crescere il reddito rilevante ai fini del trattamento integrativo, anche se percepito in regime di cedolare secca. La cedolare secca non concorre infatti al reddito complessivo IRPEF, ma la norma impone comunque di sommarla separatamente in questa specifica verifica
    • Aumenti di stipendio, straordinari o premi non previsti a inizio anno
    • Coesistenza di stipendio e pensione, o di più trattamenti pensionistici
    • Indennità INPS percepite nell’anno che concorrono al reddito, come la NASpI

    Supponiamo che Giulia abbia lavorato da gennaio a giugno per un’azienda, percependo 13.000 euro e ricevendo regolarmente il trattamento integrativo. Da luglio cambia lavoro e guadagna altri 14.000 euro, ricevendo di nuovo il bonus dal nuovo datore. Nessuno dei due ha sbagliato: ciascuno ha applicato correttamente la norma sul proprio reddito. Ma il reddito complessivo di Giulia è 27.000 euro, e in dichiarazione emergerà che parte del bonus Renzi va restituita.

    Discorso analogo per chi ha percepito indennità di disoccupazione: la NASpI gestita dal CAF Centro Fiscale a Udine è un reddito imponibile a tutti gli effetti e va sommato agli altri nella verifica finale.

    Come si paga il conguaglio a debito del bonus Renzi

    Una volta accertato il debito, la modalità di restituzione dipende da come presenti la dichiarazione. Vediamo i tre scenari possibili.

    730 con sostituto d’imposta: trattenuta in busta paga

    È la strada più comoda. Se presenti il 730 2026 indicando il tuo datore di lavoro come sostituto, sarà lui a trattenere l’importo direttamente dalla busta paga, di norma a partire da luglio. Non devi fare nulla: nessun F24 da compilare, nessuna scadenza da ricordare.

    C’è anche una tutela importante: puoi chiedere la rateizzazione barrando l’apposita casella in dichiarazione. Le rate vengono trattenute dal sostituto d’imposta da luglio a novembre, quindi al massimo 5 rate mensili, con l’applicazione di un interesse dello 0,33% mensile (che sale allo 0,40% mensile in caso di incapienza della retribuzione). In questo modo l’impatto sullo stipendio resta contenuto e diluito.

    730 senza sostituto e modello Redditi PF: pagamento con F24

    Se non hai un sostituto d’imposta (perché disoccupato, perché lavori per un privato, o per altre ragioni), il conguaglio si versa con modello F24. Lo stesso vale se presenti il modello Redditi Persone Fisiche anziché il 730.

    In questi casi il debito segue le scadenze ordinarie delle imposte sui redditi: il versamento va effettuato entro il 30 giugno 2026, oppure entro il 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse. È anche possibile rateizzare l’importo in più rate mensili fino a novembre.

    Il conguaglio del bonus Renzi non viaggia da solo: si somma algebricamente a tutte le altre voci della dichiarazione. Può capitare che un debito sul trattamento integrativo venga completamente assorbito dalle detrazioni per spese mediche, ristrutturazioni o interessi sul mutuo, trasformando il risultato finale in un rimborso. Per questo è essenziale che la dichiarazione sia compilata nella sua interezza, senza tralasciare nulla: sapere quali bonus vanno dichiarati nel 730/2026 e quali no aiuta a evitare sia debiti inattesi sia crediti persi.

    Errori da evitare con il bonus Renzi nel 730

    La gestione del bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 nasconde alcune trappole ricorrenti. Conoscerle in anticipo evita brutte sorprese e, soprattutto, evita di lasciare soldi sul tavolo.

    • Non compilare il rigo C14 quando il bonus non è stato erogato: come detto, è l’errore più costoso perché fa perdere il credito spettante
    • Dimenticare una Certificazione Unica: chi ha avuto più datori deve raccogliere tutte le CU. Una CU mancante falsa l’intero calcolo
    • Fidarsi ciecamente del precompilato: il modello precompilato è un ottimo punto di partenza, ma non sempre riporta correttamente i dati di rapporti di lavoro frammentati
    • Non dichiarare redditi occasionali: anche una prestazione da poche centinaia di euro entra nel reddito complessivo e può spostare l’esito
    • Presentare il 730 senza sostituto per evitare la trattenuta: non risolve nulla, sposta solo il pagamento sull’F24 con scadenze più stringenti

    Il 730 precompilato merita un chiarimento in più. Dal 30 aprile 2026 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione già impostata con i dati in suo possesso. Il dato del trattamento integrativo di norma è già presente, ma la sua correttezza dipende da quanto hanno trasmesso i sostituti d’imposta. In presenza di più rapporti di lavoro nell’anno, o di redditi non certificati da terzi, il precompilato va sempre integrato e controllato. Affidare la verifica a chi gestisce ogni giorno queste pratiche riduce drasticamente il rischio di errori e di successive comunicazioni dall’Agenzia.

    Scadenze da ricordare per la dichiarazione 2026

    Chi deve sistemare il trattamento integrativo in dichiarazione ha davanti alcune date chiave. Segnarle in agenda evita corse dell’ultimo minuto:

    • 30 aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato (la data è slittata rispetto al 15 aprile degli anni scorsi)
    • 30 giugno 2026: versamento del saldo con F24 per chi presenta il 730 senza sostituto o il modello Redditi PF
    • 30 luglio 2026: stessa scadenza con maggiorazione dello 0,40%
    • 30 settembre 2026: termine ultimo per l’invio del modello 730/2026
    • 25 ottobre 2026: presentazione del 730 integrativo, se emergono correzioni a favore del contribuente
    • 30 novembre 2026: termine per l’invio del modello Redditi Persone Fisiche

    Il 730 integrativo è una risorsa preziosa spesso ignorata: se dopo aver inviato la dichiarazione ti accorgi che il bonus Renzi spettante non è stato considerato, hai tempo fino al 25 ottobre per correggere e recuperare il credito. Meglio ancora, però, è fare le cose bene la prima volta.

    Assistenza per il 730 e i conguagli a Udine

    Gestire correttamente il bonus Renzi nella dichiarazione dei redditi 2026 significa incrociare Certificazioni Uniche, redditi accessori, detrazioni e soglie. È un lavoro di precisione dove un dato dimenticato può tradursi in centinaia di euro persi o in un debito che si poteva evitare.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine segue ogni anno migliaia di dichiarazioni e conosce a fondo le casistiche più delicate: lavoratori con più datori nell’anno, colf e badanti senza sostituto d’imposta, pensionati con redditi aggiuntivi, chi ha percepito indennità INPS. I nostri operatori raccolgono i documenti, verificano la spettanza del trattamento integrativo e ti spiegano in anticipo cosa aspettarti dal conguaglio, prima ancora di trasmettere la dichiarazione.

    Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online, comodamente da casa tua e da tutta Italia: ci invii i documenti, noi elaboriamo la pratica e ti aggiorniamo a ogni passaggio. Per conoscere i dettagli del servizio e ricevere un preventivo personalizzato, puoi prenotare un appuntamento senza impegno.

    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi e la gestione del conguaglio del bonus Renzi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Domande frequenti sul bonus Renzi nella dichiarazione 2026

    Agosto 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-03 09:00:002026-08-05 07:44:13Bonus Renzi nella Dichiarazione dei Redditi 2026: Come Leggerlo nel 730
    NOTIZIE, PATRONATO

    Bonus 500 Euro, INPS Dispone i Pagamenti: Le Date Uscite

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    L’INPS ha disposto i pagamenti di diversi bonus da 500 euro destinati a lavoratori, famiglie e percettori di sostegni al reddito. Se stai aspettando un accredito sul tuo conto corrente o sulla tua Postepay Evolution, questa guida ti spiega quando arrivano i pagamenti, quali sono le date di uscita ufficiali e come verificare di avere diritto al bonus.

    Negli ultimi mesi del 2026 l’INPS ha comunicato il via libera a una serie di erogazioni: dal bonus legato al Supporto Formazione Lavoro (SFL) al rimborso ISEE per le famiglie, passando per le integrazioni previste dall’Assegno di Inclusione (ADI). Vediamo tutto nel dettaglio.

    Indice dei contenuti

    1. Quali Sono i Bonus INPS da 500 Euro Attivi nel 2026
    2. Bonus SFL da 500 Euro: Cos’è e Chi Può Richiederlo
    3. Le Date di Pagamento del Bonus SFL: Quando Arrivano i Soldi
    4. Come Ricevere il Bonus: Postepay, IBAN o Poste Italiane?
    5. Bonus 500 Euro e Assegno di Inclusione (ADI): Differenze e Date di Pagamento
    6. Cosa Fare se il Pagamento Non è Arrivato
    7. Come Fare Domanda per il Bonus SFL da 500 Euro
    8. INPS e il Calendario Pagamenti 2026: Tutte le Scadenze
    9. Il Bonus SFL Si Cumula con Altre Prestazioni?
    10. Come Verificare il Pagamento del Bonus SFL su MyINPS
    11. Rinnovo e Proroga del Bonus SFL: È Possibile?
    12. Domande Frequenti sul Bonus 500 Euro INPS
    13. Contatta il CAF per Supporto su Bonus e Prestazioni INPS

    Quali Sono i Bonus INPS da 500 Euro Attivi nel 2026

    Il termine “bonus 500 euro INPS” raggruppa in realtà diverse misure che prevedono erogazioni di circa 500 euro. Ecco le principali attive nel 2026:

    • Bonus SFL (Supporto Formazione Lavoro): indennità mensile da 500 euro per i beneficiari del programma di inclusione attiva che frequentano corsi di formazione o tirocini.
    • Integrazione ADI (Assegno di Inclusione): per alcune categorie di nuclei familiari, la quota integrativa mensile può raggiungere o superare i 500 euro.
    • Bonus INPS per lavoratori domestici: contributi e indennità per colf e badanti in specifiche situazioni.
    • Bonus una tantum per percettori NASpI: in alcuni casi l’INPS eroga integrazioni una tantum legate alla perdita del lavoro.

    Ogni misura ha requisiti diversi, modalità di richiesta diverse e, soprattutto, date di pagamento diverse. Analizziamo ciascuna nel dettaglio.

    Bonus SFL da 500 Euro: Cos’è e Chi Può Richiederlo

    Il Supporto Formazione Lavoro (SFL) è una misura introdotta dal Decreto Lavoro (D.L. 48/2023, convertito con L. 85/2023) come alternativa al Reddito di Cittadinanza per le persone che non rientrano nei requisiti dell’ADI. In parole semplici: se sei in età lavorativa, senza gravi problemi di salute e senza figli minori o disabili nel nucleo familiare, potresti accedere all’SFL invece che all’Assegno di Inclusione.

    L’indennità mensile è fissa: 500 euro al mese, erogata per tutta la durata del percorso formativo o del tirocinio, con un massimo di 12 mesi non rinnovabili.

    Requisiti per Accedere all’SFL

    Per avere diritto al bonus SFL da 500 euro devi rispettare tutti questi criteri:

    RequisitoDettaglio
    Età18-59 anni (o 60+ se non rientra in ADI)
    ISEEInferiore a 6.000 euro annui
    ResidenzaItalia da almeno 5 anni (ultimi 2 continuativi)
    Stato occupazionaleNon occupato o occupato con reddito da lavoro inferiore a 3.000 euro annui
    Nucleo familiareSenza componenti minorenni, ultra 60enni o persone con disabilità (altrimenti spetta ADI)
    Adesione obbligatoriaPartecipazione attiva a percorso formativo o tirocinio

    Attenzione: il bonus si sospende automaticamente se smetti di partecipare al percorso formativo senza giustificazione. Il pagamento viene erogato a mese posticipato, cioè ricevi i 500 euro per il mese di luglio a fine luglio o inizio agosto.

    Le Date di Pagamento del Bonus SFL: Quando Arrivano i Soldi

    L’INPS elabora i pagamenti del Supporto Formazione Lavoro con cadenza mensile. Le date di accredito dipendono dal metodo di pagamento scelto e dalla banca o ufficio postale di riferimento. Ecco il calendario aggiornato per il secondo semestre 2026:

    Mese di competenzaData elaborazione INPSData accredito stimataNote
    Giugno 2026Fine giugno 20261-5 luglio 2026Già erogato
    Luglio 202625-31 luglio 20261-5 agosto 2026In elaborazione
    Agosto 2026Fine agosto 20261-5 settembre 2026Previsto
    Settembre 2026Fine settembre 20261-5 ottobre 2026Previsto

    In genere il pagamento viene accreditato entro i primi 5 giorni lavorativi del mese successivo a quello di competenza. Tuttavia, ritardi possono verificarsi in caso di:

    • Verifica in corso da parte dell’INPS sulla regolarità della frequenza al percorso formativo
    • IBAN non correttamente comunicato o modificato di recente
    • Sospensione temporanea per assenza ingiustificata dal programma
    • Controllo ISEE o aggiornamento DSU in corso

    Come Ricevere il Bonus: Postepay, IBAN o Poste Italiane?

    L’INPS eroga il bonus SFL esclusivamente tramite bonifico bancario o postale. Non è possibile ricevere il pagamento in contanti agli sportelli INPS. Le modalità accettate sono:

    • IBAN bancario: l’accredito avviene direttamente sul conto corrente indicato in fase di domanda (o modificato successivamente tramite MyINPS)
    • Postepay Evolution: carta prepagata Poste Italiane con IBAN associato, accettata dall’INPS
    • Libretto Postale: libretto di risparmio delle Poste con IBAN

    Se hai sbagliato a inserire l’IBAN durante la domanda, puoi modificarlo accedendo a MyINPS (myinps.inps.it) con SPID o CIE, nella sezione “Gestione pagamenti”. La modifica viene applicata dal mese successivo.

    Bonus 500 Euro e Assegno di Inclusione (ADI): Differenze e Date di Pagamento

    Molti confondono il bonus SFL con l’Assegno di Inclusione (ADI). Si tratta di due misure diverse, anche se entrambe ereditate dalla riforma del Reddito di Cittadinanza. Ecco le principali differenze:

    CaratteristicaSFL (bonus 500 euro)ADI (Assegno di Inclusione)
    A chi spettaPersone 18-59 anni senza carichi familiari protettiNuclei con minori, over 60 o disabili
    Importo base500 euro/mese fissiVariabile (da 480 a 630 euro + quota affitto)
    DurataMax 12 mesi, non rinnovabile18 mesi, rinnovabile per blocchi di 12
    CondizionePartecipazione a percorso formativoPatto di attivazione digitale + coinvolgimento servizi sociali
    Data pagamentoEntro 5 gg lavorativi del mese successivo27 del mese di competenza (via carta ADI)

    L’ADI viene erogato il 27 di ogni mese sulla Carta ADI rilasciata da Poste Italiane. Il bonus SFL, invece, viene accreditato su IBAN bancario o postale entro i primi giorni del mese successivo.

    Date Pagamento ADI 2026: Calendario Aggiornato

    MeseData pagamento ADINote
    Luglio 202627 luglio 2026Erogato
    Agosto 202627 agosto 2026In programma
    Settembre 202627 settembre 2026Previsto
    Ottobre 202627 ottobre 2026Previsto

    Cosa Fare se il Pagamento Non è Arrivato

    Se la data di pagamento prevista è passata e non hai ricevuto il bonus sul tuo IBAN o sulla Carta ADI, ecco i passaggi da seguire:

    Verifica lo Stato del Pagamento su MyINPS

    1. Accedi a MyINPS (myinps.inps.it) con SPID, CIE o CNS
    2. Vai nella sezione “Le mie prestazioni” e seleziona la misura (SFL o ADI)
    3. Verifica lo stato: “In elaborazione”, “Pagato”, “Sospeso” o “Decaduto”
    4. Se lo stato è “Sospeso”, controlla se c’è una comunicazione INPS nella tua area personale

    Contatta il CAF o il Patronato

    Se non riesci a trovare informazioni chiare sul tuo profilo MyINPS, il patronato (come il CAF Centro Fiscale di Udine) può contattare l’INPS per tuo conto e verificare la causa del mancato pagamento. I patronati hanno canali preferenziali con gli istituti previdenziali e possono ottenere informazioni in tempi rapidi.

    Cause Comuni di Mancato Pagamento

    • ISEE scaduto: la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) è valida fino al 31 dicembre dell’anno in cui viene presentata. Se non hai rinnovato l’ISEE, il pagamento può essere sospeso
    • Assenza dal percorso formativo: anche una sola assenza ingiustificata può causare la sospensione del bonus SFL per quel mese
    • Variazione del nucleo familiare: nuovi componenti del nucleo non comunicati all’INPS possono bloccare temporaneamente i pagamenti
    • IBAN errato o conto chiuso: se il bonifico viene rifiutato dalla banca, l’INPS lo reimposta ma occorre aggiornare i dati bancari
    • Superamento del limite reddituale: se nel corso dell’anno hai avuto redditi da lavoro superiori ai 3.000 euro, potresti non avere più diritto al bonus

    Come Fare Domanda per il Bonus SFL da 500 Euro

    Se non hai ancora presentato domanda ma pensi di avere i requisiti, ecco come procedere:

    Passo 1: Verifica i Requisiti

    Prima di tutto, assicurati di soddisfare i requisiti anagrafici, reddituali e patrimoniali. Come indicato nella tabella di sopra, il requisito fondamentale è l’ISEE inferiore a 6.000 euro. Se non hai ancora calcolato il tuo ISEE 2026, puoi farlo tramite il CAF presentando la DSU.

    Passo 2: Registrati su SIISL

    A differenza dell’ADI (che si richiede online o tramite CAF/patronato), per l’SFL il percorso passa obbligatoriamente attraverso il SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa), la piattaforma del Ministero del Lavoro. Devi:

    1. Registrarti su SIISL con SPID o CIE
    2. Compilare il “Patto di Attivazione Digitale” (PAD)
    3. Essere convocato dai Centri per l’Impiego (CPI) o dagli enti di formazione accreditati
    4. Iniziare il percorso formativo o di tirocinio concordato

    Solo dopo l’avvio effettivo del percorso formativo l’INPS inizia a erogare i 500 euro mensili. I tempi di attesa dalla registrazione all’avvio del pagamento possono variare da 2 a 6 settimane.

    Passo 3: Comunica l’IBAN a INPS

    Una volta che l’INPS ha ricevuto la comunicazione sull’avvio del tuo percorso, dovrai indicare l’IBAN su cui ricevere i pagamenti. Puoi farlo tramite MyINPS oppure tramite il patronato.

    INPS e il Calendario Pagamenti 2026: Tutte le Scadenze

    L’INPS gestisce decine di prestazioni con calendari di pagamento differenti. Ecco una panoramica delle principali misure e delle loro date di erogazione nel corso del 2026:

    Prestazione INPSData pagamento mensileModalità
    Pensioni (tutte le categorie)1° giorno bancabile del meseBonifico bancario / Poste
    Assegno Unico UniversaleTra il 17 e il 19 del meseBonifico IBAN
    ADI (Assegno di Inclusione)27 del meseCarta ADI Poste
    SFL (bonus 500 euro)Entro 5 gg lavorativi del mese successivoBonifico IBAN
    NASpI (indennità disoccupazione)Tra il 15 e il 25 del meseBonifico IBAN
    Cassa Integrazione Guadagni (CIG)Tra il 15 e il 20 del meseBonifico IBAN

    Per controllare in tempo reale i pagamenti INPS relativi ad agosto 2026, puoi leggere il nostro articolo dedicato: Pagamenti INPS Agosto 2026: Calendario Completo.

    Il Bonus SFL Si Cumula con Altre Prestazioni?

    Una domanda frequente riguarda la cumulabilità del bonus SFL con altre prestazioni INPS o agevolazioni. Ecco cosa prevede la normativa:

    Prestazioni Cumulabili con SFL

    • Assegno Unico Universale: se hai figli a carico, puoi continuare a percepire l’Assegno Unico anche durante il periodo SFL
    • Redditi da lavoro occasionale: puoi lavorare fino a 3.000 euro annui senza perdere l’SFL (ma devi comunicare i redditi all’INPS)
    • Borse di studio regionali e comunali: in genere non interferiscono con l’SFL

    Prestazioni NON Cumulabili con SFL

    • ADI (Assegno di Inclusione): non è possibile percepire contemporaneamente SFL e ADI. Si accede all’una o all’altra misura in base alla composizione del nucleo familiare
    • NASpI o DIS-COLL: se percepisci l’indennità di disoccupazione NASpI, non puoi contemporaneamente percepire l’SFL
    • Reddito da lavoro dipendente superiore a 3.000 euro/anno: se superi questa soglia, perdi il diritto all’SFL

    Come Verificare il Pagamento del Bonus SFL su MyINPS

    Verificare lo stato del pagamento sul portale INPS è semplice e puoi farlo in qualsiasi momento. Segui questi passaggi:

    1. Vai su myinps.inps.it e accedi con SPID di livello 2 (o CIE/CNS)
    2. Nel menu principale, seleziona “Le mie prestazioni”
    3. Clicca su “Supporto Formazione Lavoro” o cerca nella lista delle prestazioni attive
    4. Visualizzerai la cronologia dei pagamenti con date e importi
    5. In caso di anomalie (importo diverso da 500 euro o pagamento mancante), troverai una nota esplicativa

    Se il portale mostra la dicitura “Pagamento in elaborazione”, non preoccuparti: significa che l’INPS sta processando il bonifico e l’accredito avverrà entro 48-72 ore lavorative.

    Rinnovo e Proroga del Bonus SFL: È Possibile?

    Il Supporto Formazione Lavoro ha una durata massima di 12 mesi non rinnovabili. Questo significa che, al termine del periodo, non puoi presentare una nuova domanda per lo stesso beneficio.

    Tuttavia, se la tua situazione familiare è cambiata (ad esempio hai avuto un figlio o un familiare con disabilità si è aggiunto al nucleo), potresti avere accesso all’ADI. Oppure, se hai trovato lavoro durante il percorso SFL, potresti avere diritto ad altre agevolazioni INPS per lavoratori di nuova occupazione.

    Per valutare la tua situazione specifica e capire a quali bonus hai ancora diritto dopo la scadenza dell’SFL, ti consigliamo di consultare un patronato o un CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza gratuita per la verifica dei requisiti alle principali prestazioni INPS.

    Domande Frequenti sul Bonus 500 Euro INPS

    Quando arriva il bonus SFL di luglio 2026?

    Il bonus SFL di luglio 2026 (competenza luglio) viene erogato tra il 25 luglio e il 5 agosto 2026. L’INPS elabora i pagamenti a fine mese e l’accredito sul conto avviene generalmente entro i primi 5 giorni lavorativi del mese successivo. Per verificare la data esatta, accedi a MyINPS con SPID.

    Il bonus SFL è tassato?

    No, il bonus SFL da 500 euro mensili non è soggetto a tassazione IRPEF. Non devi dichiararlo nel modello 730 o nel Modello Redditi come reddito imponibile. È equiparato alle prestazioni assistenziali esenti, come il Reddito di Cittadinanza che lo ha preceduto.

    Posso ricevere il bonus su Postepay?

    Sì, ma solo sulla Postepay Evolution (quella con IBAN associato), non sulla Postepay standard. La Postepay standard non ha un IBAN e non può ricevere bonifici bancari. Se hai solo una Postepay standard, dovrai aprire un conto corrente postale o bancario oppure richiedere la conversione in Postepay Evolution (gratuita presso gli uffici postali).

    Cosa succede se salto una lezione del percorso formativo?

    L’assenza non giustificata dal percorso formativo può causare la sospensione del bonus SFL per il mese interessato. Se l’assenza è giustificata (malattia documentata, gravi motivi familiari), va comunicata tempestivamente all’ente di formazione e/o al Centro per l’Impiego. Dopo tre assenze ingiustificate consecutive, il beneficio può essere decaduto definitivamente.

    Posso cambiare l’IBAN per ricevere il bonus?

    Sì. Puoi modificare l’IBAN in qualsiasi momento accedendo a MyINPS > Gestione pagamenti > Modifica coordinate bancarie. La modifica viene applicata dal mese successivo a quello in cui la effettui. Per sicurezza, effettua la modifica entro il 20 del mese per essere sicuro che venga recepita per il pagamento del mese corrente.

    Il bonus SFL conta per l’ISEE?

    Il bonus SFL non rientra nel reddito ISEE, ma viene incluso nel reddito complessivo ai fini IRPEF solo se supera determinate soglie (cosa che non avviene per 500 euro mensili esenti). Tuttavia, nella DSU per l’ISEE del 2027 (che farà riferimento al 2026) potrebbe essere necessario indicare le somme percepite come prestazioni assistenziali: ti consigliamo di verificare con il CAF al momento della presentazione della DSU.

    Contatta il CAF per Supporto su Bonus e Prestazioni INPS

    Gestire le pratiche con l’INPS può sembrare complicato, ma con il supporto giusto diventa molto più semplice. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

    • Calcolo e presentazione dell’ISEE (DSU) per accedere ai bonus
    • Verifica dei requisiti per SFL, ADI, NASpI e altre prestazioni INPS
    • Assistenza nelle comunicazioni con l’INPS in caso di mancato pagamento
    • Aggiornamento dati bancari e pratiche patronato

    Per maggiori informazioni sulle prestazioni INPS e i pagamenti di agosto 2026, consulta anche:
    – Bonus 500 Euro INPS: Date Pagamenti e Come Riceverlo nel 2026
    – Bonus 500 Euro SFL: Date di Uscita di Luglio 2026

    Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine, oppure contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team di esperti in patronato e fiscalità ti aiuterà a verificare la tua situazione e a ottenere i bonus a cui hai diritto.

    Luglio 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-25 12:59:142026-08-05 07:45:07Bonus 500 Euro, INPS Dispone i Pagamenti: Le Date Uscite
    NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

    Bonus 500 Euro INPS: Date Pagamenti e Come Riceverlo nel 2026

    Bonus mamma

    Il bonus 500 euro INPS sta finalmente arrivando nei conti correnti di migliaia di giovani italiani. L’Incentivo Decreto Coesione, introdotto dal Decreto-Legge 60/2024, prevede un contributo mensile di 500 euro per 36 mesi destinato ai giovani under 35 disoccupati che decidono di avviare una nuova attività imprenditoriale o libero-professionale in uno dei settori strategici individuati dal Governo. In questo articolo trovi tutte le date di pagamento, i requisiti necessari, i settori ammessi e cosa fare se il bonifico non è ancora arrivato.

    L’INPS ha recentemente comunicato i calendari aggiornati per l’erogazione del bonus. Se hai già presentato domanda, leggere questa guida ti permetterà di capire quando aspettarti il pagamento e come verificare lo stato della tua pratica. Se invece stai valutando se rientrare nei requisiti, troverai tutte le informazioni utili per capire se fare domanda al prossimo riapertura dei termini.

    Indice dei Contenuti

    1. Cos’è il Bonus 500 Euro INPS: l’Incentivo Decreto Coesione
    2. Date Pagamento Bonus 500 Euro INPS 2026: Calendario Aggiornato
    3. Requisiti Bonus 500 Euro INPS: Chi Può Ottenerlo
    4. Settori Strategici dell’Incentivo Decreto Coesione
    5. Come Fare Domanda per il Bonus 500 Euro INPS
    6. Bonus 500 Euro INPS Non Arrivato: Cosa Fare
    7. Durata e Importo Totale del Bonus 500 Euro INPS
    8. Bonus 500 Euro INPS e NASpì: Cumulo e Compatibilità
    9. Domande Frequenti sul Bonus 500 Euro INPS
    10. Come Ricevere Assistenza per il Bonus 500 Euro INPS

    Cos’è il Bonus 500 Euro INPS: l’Incentivo Decreto Coesione

    Il bonus 500 euro INPS è formalmente denominato Incentivo Decreto Coesione ed è stato istituito con il Decreto-Legge 60/2024, convertito nella Legge 95/2024. Si tratta di una delle misure più significative degli ultimi anni per il sostegno all’autoimprenditorialità giovanile.

    In parole semplici, il meccanismo funziona così: un giovane under 35, che si trova senza lavoro o non lo ha mai avuto, decide di aprire una partita IVA o costituire una nuova impresa in un settore strategico. L’INPS gli riconosce allora un contributo mensile di 500 euro per tre anni consecutivi, per un totale massimo di 18.000 euro nel corso del triennio. Non si tratta di un prestito: il bonus è a fondo perduto e non va restituito, a patto che l’attività venga mantenuta per tutta la durata del contributo.

    Il decreto coesione prende il nome dalla politica europea di coesione territoriale, uno dei pilastri della programmazione europea 2021-2027 che mira a ridurre le disparità economiche tra le diverse aree dell’Unione. In Italia, questa misura è pensata in particolare per incentivare i giovani del Sud a non emigrare, avviando attività produttive nei propri territori.

    Date Pagamento Bonus 500 Euro INPS 2026: Calendario Aggiornato

    Per chi ha già presentato la domanda e attende i pagamenti, le date di erogazione del bonus 500 euro INPS seguono un calendario mensile che l’Istituto ha stabilito nel corso del 2026. I pagamenti vengono effettuati tramite accredito diretto sul conto corrente indicato al momento della domanda, oppure tramite bonifico domiciliato in posta.

    Ecco il calendario indicativo dei pagamenti per il secondo semestre 2026. Le date possono slittare di qualche giorno lavorativo in presenza di festività o di volumi elevati di pratiche da processare:

    Mese di competenzaData pagamento previstaNote
    Luglio 2026Fine luglio / inizio agosto 2026Prima tranche per i nuovi ammessi
    Agosto 2026Fine agosto 2026Attenzione a possibili slittamenti per ferragosto
    Settembre 2026Fine settembre 2026Pagamento ordinario
    Ottobre 2026Fine ottobre 2026Pagamento ordinario
    Novembre 2026Fine novembre 2026Pagamento ordinario
    Dicembre 2026Metà / fine dicembre 2026Anticipo possibile prima delle festività

    È importante sapere che l’INPS eroga il bonus 500 euro INPS in via posticipata rispetto al mese di competenza. Questo significa che il contributo di luglio 2026 arriverà tipicamente a fine luglio o nei primi giorni di agosto, non all’inizio del mese. Se la tua domanda è stata accettata e non hai ancora ricevuto il primo pagamento, verifica lo stato della pratica nel portale MyINPS.

    Requisiti Bonus 500 Euro INPS: Chi Può Ottenerlo

    Non tutti possono accedere al bonus 500 euro mensili INPS. La misura è selettiva e richiede il rispetto di precisi requisiti anagrafici, occupazionali e settoriali. Vediamo nel dettaglio chi ha diritto all’incentivo.

    I requisiti anagrafici e occupazionali sono i seguenti. Il richiedente deve:

    • Avere meno di 35 anni al momento della presentazione della domanda
    • Essere in stato di disoccupazione o inoccupazione (non aver lavorato negli ultimi 6 mesi, o non aver mai lavorato)
    • Avere la residenza o il domicilio in Italia
    • Non essere già titolare di partita IVA attiva (salvo apertura contestuale alla domanda)

    Per quanto riguarda il tipo di attività, il richiedente deve avviare una delle seguenti:

    • Avvio di una attività imprenditoriale (apertura di ditta individuale, costituzione di società di persone o di capitali)
    • Avvio di una attività libero-professionale (apertura di partita IVA come lavoratore autonomo in uno dei settori strategici)

    L’attività avviata deve ricadere in uno dei settori strategici individuati dal decreto. Tra i principali: tecnologie digitali e innovazione, transizione ecologica e sostenibilità ambientale, salute e scienze della vita, industria culturale e creativa, agroalimentare e filiere produttive locali. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a verificare se la tua idea di business rientra nei settori ammessi.

    Settori Strategici dell’Incentivo Decreto Coesione

    Uno degli aspetti più importanti dell’incentivo decreto coesione è la limitazione ai settori strategici. Non tutte le attività economiche sono ammesse al beneficio: il decreto ha individuato specifici ambiti produttivi ritenuti prioritari per lo sviluppo del Paese.

    I settori ammessi all’incentivo da 500 euro mensili comprendono:

    • Transizione digitale e innovazione tecnologica: sviluppo software, cybersecurity, intelligenza artificiale, servizi cloud, e-commerce
    • Transizione ecologica: energie rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, mobilità sostenibile
    • Salute e scienze della vita: biotecnologie, dispositivi medici, telemedicina, servizi sanitari innovativi
    • Cultura e industria creativa: produzione audiovisiva, design, artigianato di qualità, turismo culturale
    • Agroalimentare e filiere locali: agricoltura sostenibile, trasformazione alimentare, filiere km zero
    • Made in Italy: moda, lusso, manifattura di eccellenza

    Se non sei sicuro che la tua attività rientri in uno di questi settori, è fondamentale verificarlo prima di presentare domanda. Un errore nella classificazione dell’attività può portare al rigetto della domanda o alla revoca del bonus già erogato. Il team del CAF Centro Fiscale è in grado di supportarti nella verifica preliminare e nella corretta compilazione della domanda.

    Come Fare Domanda per il Bonus 500 Euro INPS

    La procedura di presentazione della domanda per il bonus 500 euro INPS richiede attenzione e precisione. La prima finestra di domande si è chiusa nel 2025, mentre una riapertura dei termini è avvenuta tra il 31 gennaio e il 2 marzo 2026, estesa anche ai liberi professionisti under 35 con partita IVA, categoria inizialmente esclusa dalla misura.

    La procedura richiede la preparazione di numerosi documenti e la corretta compilazione di tutti i campi del modulo INPS. Un errore o una dimenticanza può comportare il rigetto della domanda o lunghi ritardi nell’istruttoria. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: dalla raccolta documenti alla presentazione della domanda, garantendo la correttezza di ogni passaggio.

    I documenti tipicamente richiesti per la domanda includono:

    • Documento di identità in corso di validità e codice fiscale
    • Visura camerale dell’impresa o attestazione di apertura partita IVA
    • Piano di attività o business plan semplificato (se richiesto dal bando)
    • IBAN del conto corrente intestato al richiedente
    • Dichiarazione sostitutiva dello stato di disoccupazione/inoccupazione
    • Documentazione attestante il settore strategico dell’attività

    Tieni presente che l’INPS verifica la veridicità di tutte le dichiarazioni rese. Dichiarazioni false o incomplete portano alla decadenza automatica dal beneficio e all’obbligo di restituzione delle somme già percepite, oltre a possibili conseguenze penali.

    Bonus 500 Euro INPS Non Arrivato: Cosa Fare

    Molti beneficiari segnalano ritardi nell’accredito del bonus 500 euro INPS. Se il pagamento non è ancora arrivato, non bisogna allarmarsi subito: ci sono motivi specifici che possono ritardare l’erogazione, e in molti casi la situazione si risolve spontaneamente nel giro di pochi giorni.

    Le cause più comuni di ritardo nel pagamento del bonus 500 euro mensili INPS sono:

    • Pratica ancora in istruttoria: l’INPS deve verificare tutti i requisiti prima di procedere al pagamento. I tempi di verifica possono variare da poche settimane a qualche mese
    • Documentazione incompleta: se manca un documento o ce n’è uno non conforme, l’istruttoria viene sospesa in attesa di integrazione
    • IBAN errato o conto non intestato al beneficiario: l’INPS non può effettuare il pagamento se i dati bancari non corrispondono al titolare della pratica
    • Festività e sovraccarico del sistema: in corrispondenza di ferragosto, Natale e altre festività i tempi si allungano di qualche giorno lavorativo
    • Sospensione per verifica straordinaria: l’INPS può disporre verifiche aggiuntive in qualsiasi momento

    Se il pagamento non arriva entro 30 giorni dalla data prevista, è necessario contattare l’INPS. Il CAF Centro Fiscale a Udine può seguire la pratica per tuo conto, verificare lo stato dell’istruttoria e, se necessario, presentare formale richiesta di chiarimento all’INPS. Per l’ISEE corrente 2026 e altri bonus correlati, il CAF gestisce tutte le pratiche in modo integrato.

    Durata e Importo Totale del Bonus 500 Euro INPS

    Uno degli aspetti più rilevanti dell’incentivo decreto coesione è la sua durata triennale. A differenza di molti altri bonus una tantum, questo contributo garantisce una continuità di reddito che permette al giovane imprenditore o libero professionista di pianificare gli investimenti iniziali con maggiore serenità.

    Ecco il prospetto completo del valore economico del bonus:

    PeriodoImporto mensileTotale periodo
    Anno 1 (mesi 1-12)500 euro6.000 euro
    Anno 2 (mesi 13-24)500 euro6.000 euro
    Anno 3 (mesi 25-36)500 euro6.000 euro
    Totale triennio500 euro/mese18.000 euro

    È fondamentale sapere che il bonus 500 euro INPS non è cumulabile con alcuni altri sussidi di disoccupazione. Se il beneficiario percepisce la NASpI o altri ammortizzatori sociali, l’accesso all’incentivo può influire sulle altre prestazioni. Per capire come si combinano i diversi benefici nella tua situazione personale, rivolgiti al CAF Centro Fiscale che ha esperienza nella gestione integrata di bonus e prestazioni INPS. Puoi leggere anche la nostra guida sull’Assegno Unico Luglio 2026 per capire come si coordina con altri pagamenti INPS.

    Bonus 500 Euro INPS e NASpI: Cumulo e Compatibilità

    Una delle domande più frequenti riguarda la compatibilità tra il bonus 500 euro INPS e la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), l’indennità di disoccupazione. La risposta dipende dalla situazione specifica di ciascun beneficiario e richiede un’analisi attenta.

    In linea generale, l’avvio di un’attività imprenditoriale o libero-professionale durante la NASpI comporta specifiche conseguenze sulla prestazione di disoccupazione. Chi avvia una partita IVA e presenta domanda per l’incentivo decreto coesione deve comunicarlo all’INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Questo può portare alla riduzione dell’80% della NASpI mensile residua, oppure all’opzione di percepire la NASpI anticipata in un’unica soluzione.

    Per approfondire le regole della NASpI 2026 e come si combina con l’avvio di una nuova attività, il Patronato CAF Centro Fiscale a Udine offre consulenza gratuita. La gestione corretta di questi aspetti è fondamentale per non perdere benefici a cui si ha diritto o per evitare indebiti che l’INPS richiederebbe di restituire.

    Domande Frequenti sul Bonus 500 Euro INPS

    Il bonus 500 euro INPS è tassabile?

    Il bonus 500 euro mensili erogato dall’INPS come Incentivo Decreto Coesione è soggetto alle norme fiscali generali sui contributi e incentivi pubblici. Ti consigliamo di verificare con il CAF Centro Fiscale la corretta modalità di dichiarazione nella tua situazione specifica, poiché il trattamento fiscale dipende anche dalla forma giuridica dell’attività avviata.

    Posso fare domanda se ho già aperto una partita IVA?

    La riapertura dei termini del 31 gennaio – 2 marzo 2026 ha esteso il bonus anche ai liberi professionisti under 35 con partita IVA già aperta, purché risultino in stato di disoccupazione o inoccupazione al momento della domanda. Verifica la tua situazione specifica con il patronato CAF Centro Fiscale.

    Quanto tempo ci vuole per ricevere il primo pagamento dopo l’accettazione della domanda?

    Dopo l’accettazione della domanda, l’INPS tipicamente procede al primo pagamento entro 30-60 giorni. I tempi possono variare in base al volume di pratiche da processare e alla completezza della documentazione fornita. Il CAF Centro Fiscale può monitorare lo stato della tua pratica.

    Cosa succede se chiudo la partita IVA durante i 36 mesi del bonus?

    La cessazione dell’attività imprenditoriale o libero-professionale durante il periodo di fruizione del bonus comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituire le somme percepite dal momento della cessazione. È quindi fondamentale mantenere l’attività attiva per tutta la durata del contributo.

    Il bonus vale anche per le regioni del Nord Italia?

    Il Decreto Coesione nasce con una vocazione prioritariamente meridionale, ma la misura dell’incentivo da 500 euro al mese è stata estesa su scala nazionale. Giovani under 35 residenti o domiciliati in tutta Italia, incluso il Nord e il Friuli Venezia Giulia, possono presentare domanda se rispettano gli altri requisiti previsti.

    Come Ricevere Assistenza per il Bonus 500 Euro INPS

    Il bonus 500 euro INPS è una misura preziosa per i giovani under 35 che vogliono avviare un’attività, ma la sua corretta gestione — dalla domanda iniziale al monitoraggio dei pagamenti, fino alla dichiarazione fiscale — richiede competenze specifiche. Un errore in uno qualsiasi di questi passaggi può costare caro: dal rigetto della domanda alla revoca del beneficio già erogato.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per l’incentivo decreto coesione e tutti gli altri bonus INPS: dalla verifica preliminare dei requisiti alla presentazione della domanda, dal monitoraggio dei pagamenti alla gestione fiscale del contributo. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online, per assistere i giovani imprenditori di tutta Italia.

    Vuoi verificare se hai diritto al bonus 500 euro INPS o hai bisogno di assistenza per la tua pratica? Contattaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il nostro team di esperti è a tua disposizione per guidarti in ogni fase.

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
    Luglio 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-07-23 10:08:542026-07-23 08:34:02Bonus 500 Euro INPS: Date Pagamenti e Come Riceverlo nel 2026
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