Il bonus mobili 2026 è l’agevolazione fiscale che permette di detrarre parte della spesa sostenuta per acquistare mobili nuovi e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. È una delle detrazioni più richieste dalle famiglie italiane, ma anche una delle più fraintese: non basta comprare un divano o un frigorifero nuovo per avere diritto allo sconto fiscale, perché il bonus è collegato a precise condizioni su ristrutturazione, tetto di spesa, classi energetiche e modalità di pagamento. In questa guida vediamo passo dopo passo come funziona il bonus mobili ed elettrodomestici 2026, chi può richiederlo e quali errori evitare per non perdere il diritto alla detrazione.
Indice dei contenuti
- Cosa prevede il disegno di legge di bilancio 2027 per bonus mobili ed elettrodomestici?
- Cos’è il Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026
- Detrazione IRPEF: percentuale e tetto di spesa 2026
- Il vincolo della ristrutturazione: quali interventi danno diritto al bonus
- Cosa si può acquistare: mobili ammessi
- Grandi elettrodomestici: le classi energetiche minime richieste
- Come si detrae il bonus: ripartizione in 10 quote annuali
- Pagamenti tracciabili: come pagare per non perdere il bonus
- Documenti da conservare
- Errori tipici che fanno perdere il diritto al bonus
- Aggiornamenti
- Domande frequenti
- Fonti
Cosa prevede il disegno di legge di bilancio 2027 per bonus mobili ed elettrodomestici?
Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri n. 195 del 28 ottobre 2026, prevede di mantenere per le spese sostenute nel 2027 il bonus mobili al 50% su un massimo di 5.000 euro e di rifinanziare con 50 milioni di euro il contributo per l’acquisto di elettrodomestici. Si tratta di un testo ancora all’esame del Parlamento: nulla è definitivo fino all’approvazione della legge.
In sintesi
- Il ddl prevede, per le spese del 2027, la detrazione del 50% sull’acquisto di mobili, su un ammontare non superiore a 5.000 euro, in dieci quote annuali di pari importo.
- Il bonus resta legato alla ristrutturazione: i lavori devono essere iniziati dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto.
- La detrazione per i lavori nel 2027 sarebbe del 50% per l’abitazione principale e del 36% per le altre unità immobiliari, con tetto di 96.000 euro per unità immobiliare.
- Il fondo dell’articolo 1, comma 109, della legge 207/2024, che finanzia il contributo per gli elettrodomestici dei commi 107 e 108, verrebbe rifinanziato con 50 milioni di euro per il 2027.
- Criteri, modalità e termini del contributo sarebbero definiti da un decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge.
Sul fronte della detrazione, l’articolo 4 del disegno di legge introduce nel testo unico delle imposte sui redditi (decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117) un articolo 360-quater con misure temporanee per il 2027. Per le spese documentate sostenute nell’anno 2027 sugli interventi di recupero del patrimonio edilizio è prevista una detrazione del 36% fino a 96.000 euro per unità immobiliare, elevata al 50% quando i lavori riguardano l’abitazione principale di chi ha la proprietà o un diritto reale di godimento. Restano esclusi gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili.
A chi fruisce di questa detrazione sarebbe riconosciuta anche quella per i mobili: 50% delle spese sostenute nel 2027, calcolata su un massimo di 5.000 euro e ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Il testo conferma il collegamento con i lavori, che devono essere iniziati dal 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto. Se i lavori sono stati fatti, o proseguiti, nell’anno precedente, il limite di 5.000 euro si calcola al netto delle spese di arredo già portate in detrazione in quell’anno. L’importo delle spese di arredo si considera a prescindere da quello speso per i lavori di ristrutturazione.
Il “voucher” per gli elettrodomestici è invece un contributo diverso dalla detrazione. Il disegno di legge prevede di rifinanziare con 50 milioni di euro per il 2027 il fondo di cui all’articolo 1, comma 109, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, destinato al contributo dei commi 107 e 108. I criteri, le modalità e i termini per l’erogazione sarebbero fissati da un decreto ministeriale da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge: finché il decreto non c’è, importi, requisiti e modalità di richiesta non sono noti.
Cos’è il Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026
Il bonus mobili è una detrazione IRPEF, cioè uno sconto sulle imposte sui redditi dovute, riconosciuto a chi acquista mobili nuovi e grandi elettrodomestici ad alta efficienza energetica da destinare all’arredo di un immobile che è stato oggetto di un intervento di ristrutturazione edilizia. Non si tratta quindi di un bonus autonomo: è collegato a un altro beneficio fiscale, quello per le ristrutturazioni, e non può esistere senza di esso.
L’obiettivo della norma è duplice: da un lato sostenere chi ha già investito in lavori edilizi (rifacimento del bagno, sostituzione degli impianti, e così via), dall’altro incentivare l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico, in continuità con le politiche di risparmio energetico che riguardano anche l’Ecobonus.
Detrazione IRPEF: percentuale e tetto di spesa 2026
Per il 2026 il bonus mobili riconosce una detrazione IRPEF del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Su questo aspetto la normativa non è cambiata rispetto agli anni precedenti: la percentuale di detrazione resta fissata al 50%.
Quello che invece è cambiato più volte negli anni è il tetto massimo di spesa su cui calcolare la detrazione. Per il 2026 il limite è fissato a 5.000 euro per singola unità immobiliare. Significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 2.500 euro (il 50% di 5.000 euro), da recuperare in dieci anni.
È importante conoscere l’evoluzione di questo tetto, perché online circolano ancora informazioni non aggiornate riferite agli anni passati:
| Anno | Tetto massimo di spesa | Riferimento |
|---|---|---|
| 2022 | 10.000 euro | Normativa previgente |
| 2023 | 8.000 euro | Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) |
| 2024-2026 | 5.000 euro | L. 234/2021 e L. 197/2022 per il 2024, prorogato per il 2025 dalla L. 207/2024 e per il 2026 dalla L. 199/2025 |
Il tetto di spesa si applica per singola unità immobiliare: se possiedi più immobili oggetto di ristrutturazione, il limite di 5.000 euro vale separatamente per ciascuno di essi, a condizione che ognuno abbia i requisiti per accedere al bonus.
Il vincolo della ristrutturazione: quali interventi danno diritto al bonus
Il requisito che genera più dubbi riguarda il legame tra bonus mobili e lavori edilizi. La regola, prevista dall’articolo 16, comma 2, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, è precisa: per usufruire del bonus mobili 2026 i lavori di ristrutturazione devono essere iniziati non prima del 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei mobili.
Tradotto in parole semplici: per gli acquisti effettuati nel 2026, i lavori di ristrutturazione devono essere stati iniziati a partire dal 1° gennaio 2025. Non conta la data di fine lavori, ma quella di inizio: puoi quindi acquistare mobili ed elettrodomestici anche mentre la ristrutturazione è ancora in corso, oppure dopo che è terminata, purché rientri in questa finestra temporale.
Non tutti gli interventi edilizi danno diritto al bonus mobili. Rientrano tra quelli validi, tra gli altri:
- Manutenzione straordinaria su singole unità immobiliari residenziali
- Restauro e risanamento conservativo
- Ristrutturazione edilizia vera e propria
- Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle parti comuni di edifici condominiali: in questo caso il bonus spetta solo per arredare le parti comuni (per esempio la guardiola o la sala riunioni), non il proprio appartamento
- Ricostruzione o ripristino dell’immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza
Non sono invece sufficienti la semplice manutenzione ordinaria su una singola unità abitativa (per esempio la sola tinteggiatura di un appartamento, senza altri lavori) o interventi che non rientrano tra quelli agevolabili dal bonus ristrutturazioni. Non danno diritto al bonus mobili neppure la realizzazione di box o posti auto pertinenziali e le misure contro furti e intrusioni (per esempio grate o porte blindate), salvo che siano anche lavori di manutenzione, restauro o ristrutturazione edilizia. Se hai dubbi sulla tipologia di lavori che hai fatto o che stai per fare, ti consigliamo di verificare con attenzione la nostra guida al Bonus Casa, che spiega nel dettaglio quali interventi sono ammessi al bonus ristrutturazioni e quindi, di conseguenza, al bonus mobili collegato.
Un caso particolare riguarda l’acquisto di mobili senza CILA: in alcune situazioni specifiche è possibile accedere al bonus anche senza la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata. Abbiamo dedicato un approfondimento a questo tema nella guida Bonus Mobili Senza CILA 2026.
Cosa si può acquistare: mobili ammessi
Per quanto riguarda i mobili, la regola generale è che devono essere nuovi (non sono ammessi mobili usati o d’antiquariato) e destinati ad arredare l’immobile oggetto di ristrutturazione. Rientrano tra i mobili agevolabili, a titolo di esempio:
- Letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli e sedie
- Divani, poltrone e materassi
- Apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo
Sono invece esclusi, tra gli altri, porte, pavimentazioni, tende e tendaggi, oltre ad altri complementi di arredo che la normativa non considera mobili in senso stretto. L’elenco dettagliato di cosa rientra e cosa no, con tutte le categorie di prodotto, è disponibile nella nostra guida verticale Bonus mobili 2026: cosa rientra nella detrazione.
Grandi elettrodomestici: le classi energetiche minime richieste
Per i grandi elettrodomestici la regola è più stringente rispetto ai mobili: non basta che il prodotto sia nuovo, deve anche rispettare una classe energetica minima. La classe energetica è quella lettera, dalla A alla G secondo la nuova etichetta energetica europea, che trovi sull’etichetta obbligatoria applicata al prodotto e nella relativa scheda tecnica.
Per il 2026, in base alla normativa vigente, occorre rispettare almeno queste classi energetiche minime:
| Tipo di elettrodomestico | Classe energetica minima richiesta |
|---|---|
| Forni | Classe A |
| Lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie | Classe E |
| Frigoriferi e congelatori | Classe F |
Per gli apparecchi che sul mercato non dispongono ancora di etichetta energetica obbligatoria (per esempio alcune piccole categorie di prodotto), è sufficiente che siano nuovi, senza vincoli di classe. Il consiglio pratico è sempre lo stesso: controlla l’etichetta energetica prima di acquistare e conserva la documentazione che la attesta, perché in caso di controllo dovrai poter dimostrare che l’elettrodomestico rispettava la classe minima richiesta al momento dell’acquisto.
Rientrano tra i grandi elettrodomestici agevolabili, oltre a quelli della tabella, anche piani cottura, forni a microonde, piastre e stufe elettriche, radiatori e altri apparecchi elettrici di riscaldamento, ventilatori elettrici e apparecchi per il condizionamento. Se l’elettrodomestico incassato (per esempio un forno da incasso) non rispetta la classe energetica minima, quella parte di spesa va esclusa dal calcolo della detrazione.
Come si detrae il bonus: ripartizione in 10 quote annuali
Una volta calcolata la detrazione (50% della spesa, entro il tetto di 5.000 euro), l’importo non viene restituito in un’unica soluzione. La legge prevede infatti che la detrazione sia ripartita obbligatoriamente in 10 quote annuali di pari importo: non è possibile scegliere una rateizzazione diversa, né più breve né più lunga.
Facciamo un esempio pratico: se hai speso 5.000 euro per mobili ed elettrodomestici nel 2026, la detrazione totale sarà di 2.500 euro (il 50%). Questo importo verrà suddiviso in 10 quote da 250 euro l’una, da far valere una ogni anno nella dichiarazione dei redditi per dieci anni, a partire da quella relativa all’anno in cui hai sostenuto la spesa.
La detrazione va indicata nel quadro dedicato del modello 730 oppure nel corrispondente quadro del modello Redditi Persone Fisiche, a seconda di quale dichiarazione presenti. Va sempre incrociata correttamente con l’anno di sostenimento della spesa e con l’eventuale detrazione già in corso relativa alla ristrutturazione principale.
Pagamenti tracciabili: come pagare per non perdere il bonus
Uno degli aspetti su cui si perde più facilmente il diritto alla detrazione riguarda le modalità di pagamento. La normativa richiede infatti che i pagamenti avvengano esclusivamente con strumenti tracciabili:
- Bonifico bancario o postale (anche non necessariamente il bonifico “parlante” tipico delle ristrutturazioni, ma è comunque la modalità più sicura e tracciabile)
- Pagamento con carta di credito
- Pagamento con carta di debito (bancomat)
Sono invece vietati i pagamenti in contanti, con assegno o con qualsiasi altro mezzo non tracciabile. Un pagamento effettuato nel modo sbagliato fa perdere la detrazione, anche se il mobile o l’elettrodomestico acquistato è perfettamente ammissibile per requisiti e caratteristiche. Non esiste possibilità di sanatoria successiva: se il pagamento non è tracciabile, quella spesa semplicemente non entra nel calcolo del bonus.
Attenzione anche ai pagamenti misti: se paghi in parte con carta e in parte in contanti (per esempio un acconto in contanti e il saldo con bonifico), solo la parte pagata con strumento tracciabile potrà essere portata in detrazione.
Documenti da conservare
Per non avere problemi in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate, è fondamentale conservare con cura tutta la documentazione relativa all’acquisto. In particolare occorre tenere:
- Fatture o scontrini “parlanti” di acquisto, che riportino natura, qualità e quantità dei beni acquistati (uno scontrino generico che riporta solo l’importo non è sufficiente se non è accompagnato da altra documentazione che attesti questi elementi)
- Ricevute dei bonifici bancari o postali, oppure gli estratti conto che attestano il pagamento con carta di credito o debito
- Documentazione attestante la classe energetica degli elettrodomestici acquistati, in caso non risulti già dallo scontrino o dalla fattura
- Documentazione relativa ai lavori di ristrutturazione collegati (comunicazione di inizio lavori quando prevista, fatture dei lavori edilizi, eventuali bonifici parlanti relativi alla ristrutturazione)
Questi documenti vanno conservati per tutto il periodo in cui hai diritto a fruire della detrazione (le 10 quote annuali) più il tempo utile per un eventuale controllo fiscale successivo. In pratica vanno tenuti fino a quando scadono i termini per il controllo della dichiarazione in cui indichi l’ultima delle 10 quote, quindi ben oltre i 10 anni dall’acquisto.
Errori tipici che fanno perdere il diritto al bonus
Sulla base delle richieste più frequenti che riceviamo, ecco gli errori più comuni che possono far perdere, in tutto o in parte, il diritto al bonus mobili:
- Acquistare i mobili prima dell’inizio della ristrutturazione: se i lavori edilizi non sono ancora iniziati (o non rientrano nella finestra temporale ammessa), l’acquisto non dà diritto al bonus, anche se poi i lavori vengono effettivamente fatti in seguito.
- Pagare in contanti o con assegno: come visto, è la causa più frequente di perdita del beneficio, spesso per piccoli acquisti che si pensa non “valgano la pena” di essere tracciati.
- Non verificare la classe energetica dell’elettrodomestico: acquistare un frigorifero o una lavatrice senza controllare l’etichetta energetica può portare a scoprire, solo in fase di dichiarazione dei redditi, che quella spesa non è detraibile.
- Superare il tetto di spesa senza saperlo: sommando più acquisti nel corso dell’anno si può superare inconsapevolmente il limite di 5.000 euro, con la conseguenza che la parte eccedente non genera alcuna detrazione.
- Confondere il tipo di intervento di ristrutturazione: pensare che qualsiasi lavoro in casa dia diritto al bonus, quando in realtà la semplice manutenzione ordinaria su una singola unità abitativa non rientra tra gli interventi ammessi.
- Non conservare la documentazione: perdere fatture, scontrini parlanti o ricevute di bonifico rende molto difficile dimostrare il diritto alla detrazione in caso di controllo, anche a distanza di anni.
- Confondere l’anno di riferimento del tetto di spesa: applicare per errore il tetto di un anno diverso (per esempio ricordare gli 8.000 euro del 2023 invece dei 5.000 euro validi per il 2026) porta a calcolare una detrazione sbagliata.
Aggiornamenti
- 05/11/2026 – Aggiunte le novità del disegno di legge di bilancio 2027 (art. 4, approvato dal Consiglio dei ministri n. 195 del 28 ottobre 2026): bonus mobili al 50% su 5.000 euro per le spese del 2027 e rifinanziamento di 50 milioni di euro per il contributo sugli elettrodomestici. Il testo è ancora all’esame del Parlamento.
Domande frequenti
Posso richiedere il bonus mobili senza aver fatto ristrutturazioni importanti?
No. Il bonus mobili è sempre collegato a un intervento di ristrutturazione edilizia (o manutenzione straordinaria) iniziato non prima del 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto. Senza questo requisito, l’acquisto di mobili o elettrodomestici non è agevolabile.
Il tetto di 5.000 euro è per persona o per immobile?
Il tetto di spesa è calcolato per singola unità immobiliare oggetto di ristrutturazione, non per persona. Se più persone dello stesso nucleo familiare convivono nello stesso immobile, il tetto resta comunque 5.000 euro complessivi per quell’unità immobiliare.
Posso pagare in più rate con carta di credito?
Sì, l’importante è che il pagamento avvenga tramite carta di credito o debito, bonifico bancario o postale. La rateizzazione concessa dal circuito della carta di credito non incide sulla tracciabilità del pagamento ai fini del bonus.
Cosa succede se non rispetto la classe energetica minima?
Se l’elettrodomestico acquistato non rispetta la classe energetica minima richiesta (A per i forni, E per lavatrici/lavasciuga/lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori), quella specifica spesa non può essere portata in detrazione, anche se il resto dell’acquisto (per esempio i mobili) rimane agevolabile.
Devo comunicare qualcosa all’ENEA per il bonus mobili?
Per i soli mobili no. Per i grandi elettrodomestici con etichetta energetica, invece, i dati dell’acquisto vanno trasmessi all’ENEA, sul sito dedicato, entro 90 giorni dalla fine dei lavori o dal collaudo (articolo 1, comma 3, della legge 205/2017). La mancata o tardiva trasmissione non fa perdere la detrazione (risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 46/E del 2019). Per il resto basta conservare la documentazione e indicare la detrazione nella dichiarazione dei redditi.
Cosa cambia per il bonus mobili nel 2027 secondo il disegno di legge di bilancio?
Il disegno di legge di bilancio 2027 prevede che il bonus mobili resti al 50% su un massimo di 5.000 euro per unità immobiliare, ripartito in dieci quote annuali, per le spese sostenute nel 2027 da chi fruisce della detrazione per la ristrutturazione. Trattandosi di un disegno di legge, le regole diventano definitive solo con l’approvazione del Parlamento.
Fonti
- Comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 195 del 28 ottobre 2026 – disegno di legge di bilancio 2027
- Disegno di legge di bilancio 2027, articolo 4 (testo bollinato del 30 ottobre 2026): articolo 360-quater del testo unico delle imposte sui redditi, d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117
- Legge 30 dicembre 2024, n. 207, articolo 1, commi 107 e 108
Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

